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DELLE OPERE

D I

GABBRIELLÒ CHIABRÈRA TOMO QUARfO

CONTENENTE

le Poesie liriche

Omeffe nellà edizione di Roma , alcune Favole

Drarnatiche, e altre cx>mpofizjoni mentovàte

nell'Indice $ che jeguè Prefazione,

GIUNTOVI PARECCHIE RIME Dt DIVERSI POETI IN LODE DELL'AUTORE.

jl Stia Eccella ti Signor

GIACOMOSORAN20'

IN VENEZIA^ Prèsso Angiolo Geremìa In Campo di S. Salvatore

tftìi lÌQtnzJ VEy SUPERIORI , S VRJFlitGÌO „"

ANGIOLO GEREMIA A* Lettori .

Tràna cola forfè ad alcuno parrà , che avendo noi nel primo tomo di quefìa edi- zione tefluto il catalogo delle compofi^ zioni di Gabbriello Chiabrera , le quali non fi hanno nella imprefllone di Roma $ poche di effe fi ritrovino nel prefente Volutile, che di Rime aggiunte dee efler compoflo . La rarità incredibile di que' minuti componimenti , cagionata non meno dalla lunghezza degli anni , che dalla loro fquilltezza , ed eleganza , ne fu la cagio- ne» coficchè non eflendoci permeflb l'accrefcere la rio- ftra impreflìone, come avremmo desiderato, e veden- do noi , eflerfi già renduta vana ogni fatica e dili- genza da noi imprefa affine di ritrovarli, fummo co- rretti ad inferire parecchie altre cofe . Ciò fono al- cune compofizioni liriche : non pochi Sonetti fparfi per le molte edizioni delle Rime del noftro Autóre da noi accuratamente più volte difaminate , e colla prefata im- preflìone di Roma collazionate : e altre poefie efiftenti in varie Raccolte, e in diverfi Canzonieri di Rimatori, i quali al tempo del Chiabrera fiorirono. Fra le det- te Compofizioni fi è imprefla la Cannone per j4gù- fiino BarbarigOi la che fi legge anche nel primo To- mo a car# 196. ma la varietà notabile nella teflltura

* z delle

$elie ftanze e ne* veriì ci fece rifolvere ad inferirla jiel Quarto ; per Ja qual cagione alcune poche l'ime già ftampspe ne* voltimi antecedenti fi fono giudicate degne di entrare anche inquefto , il che però non abbiamo ftimato, chefoffe da fari] di quelle compofizipni le quali feconon portaflerp diverrà nelle de/inenze o ne' veri!, (ìegna di ofleryazione ; perciò la Cmzont per iVfc- fola Qrftno , £he leggeii a car. 47, del primo To- mo, e che fi ritrova eziandio f?a le Rime dell' Au- tore della impresone di Venezia del Combi da Pier Girolamo Gentile raccolte , quantunque divcrfa in molti luoghi dalla lezione tenuta da npi, non fi èri- itampa^ j imperocché le varietà erano bensì molte , ma affai minute e di poco momento . Alle mento- vate pompofizioni varianti in piti luoghi il aggiunga- no altresì le Canzoni per Famagofta, e per AftorBa- giioni , che dallo fteflò Pier Girolamo Gentile furo- no date in luce, nelle quali il fcorge una leggera di- vcrfità di lezione in molti luoghi , il che alle volte abbiapio offervato anche nelle cottoli z ioni più lun- ghe, vogliam dire ne' Poemetti , e fpezialmente nelle Nozze di gefiro) il quale Idillio nella impresone di Roma fi trova dal PaoJucci collocato nel III. Tomo ira le altre poefie di ilmif genere, e da noi nel Quar- to nè fenza ragione: imperocché eflendo pervenuta in ivofifè mani la edizione di quel Poemetto fatta in Ve- nezia da Giacomo Violati Tanno 16 13. in 12. viri- rrovammo alcuni verli , che contenevano la propor- zione , e le lodi di Ferdinando Riario Marchefe di Caftiglione, a ct|i il Chiabrera indirizzò il componi* ^.ento . Una tale feoperta c'induffe a trasferirlo dal

To-

Tomo HI. nel preferite Tomo IV. il quale per cagio* ne de' vertf aggiunti ci parve che potette avere giù- rifdizione fopra di lui . Alle Nozze di Zefiro aggiu- gnemmo il Forefio Poemetto di tre Canti ftampato in Genova la prima volta da Benedetto Guafco Tan- no in il. che non Tappiamo per qual motivo ila flato ometto dal Paolucci , che non ebbe difficol- tà di porre nel Tomo III. IcFefte dell Anno Crìftìa- ttoy Poema divifo in tre libri, e della fletta lunghez- za del medefimo Foretto ; quando non fi dovette di- re, eh* egli noi vide, e pure npn è di quella rarità, che tanto nocque a quefta noftra RiftampacolF aver- ci tenute nafeofte Y Egloghe Pefcat or ie pubblicate die- tro all' Andromeda) le favolette, il Romttlo , e al- tre compofizioni , per la cui mancanza ci è conve- nuto inferire gì' Intermedi) alla Idropica del Cavalhr Giovambattfta Guarini con la loro definizione , indi la Spofizione del Sonetto del Petrarca ; Se lamentar augelli o verdi fronde* la quale non è già ftata po- ca fortuna, che fiatt ritrovata, tant'ella è rara] e fi* nalmente due Favole Bofchereccie j e una compottzio- ne Dramatica pubblicate da Sebaftiano Combi in Ve- nezia V anno 1605. fra le Rime del Chiabrera ordi- nate e difpofte da Pier Girolamo Gentile A quefte poelle abbiamo aggiunta la Fegghia delle Grazie im? pretta in Firenze con altre Rime dell' Autore > e f e o 1 Andromeda, o la Erminia Tragedia , o V Alciopo Favola Eofchereccia , o le Fegghìe Rampate in Ge- nova dal Pavoni , intorno alle quali Opere altra no- tizia non abbiamo, che del femplipe titolo , fi lotte- rò ritrovate; certa cpfa è, che la Gelopea > la Me*

ganira, è Rapimento di Cefalo i come alquanto men rare, per edere ftate tre volte pubblicate in Venezia * non avrebbono occupato luogo alcuno in quefto votame* Dietro alla Vegghia delle Grazie abbiamo porta una breve raccolta di rime di varj Autori in lode del Om- brerà, fcelte da noi falle notizie , che fi- leggono nella Parte I. del Tomo XXXVIIL del Giornale de' lettera- ti d' Italia, dove e delle Opere del Chiabrera , e degli Scrittori , che di lui ragionano, efattamente fi favella. Da cotefto libro fi fono da noi eftratte molte cofe , e confettiamo , che fenza tale fcorta alcune farebbono ri- male efclufe da quefto Volume, fpecialmente parecchie com'pofizioni liriche , che vanno difperfe in libri poco meno che ignoti , i quali , dappoiché ci furono additta* ti, colle diligenti ricerche finalmente fi fono ritrovati. Due foli non fi fono potuti rinvenire: cioè i Proverbi di Giacomo Peri impreflì in Venezia dal Cornai neliéxy. in iz. e il Prencipe Jacopo Lomeltino^ ftampato in Ge- nova da Giufeppe Pavoni nel \6z6. in foglio , nel pri- mo de'quali evvi una fcelta di rime di Gabbriello Chia- brera 3 di Luigi Grotto , e di Lodovico Ricci , che fi avrebbono dovuto efaminare : e nel fecondo una Canzo- ne a car. 54. Ma ritornando a favellare delle Rime da noi raunate in lode dell' Autore , dal qual pròpofito ci era- vamo difviati , fe altro merito non avefle in ciò la no- ftra fatica, avrà almen quello , di aver ivi inferiti tre Sonetti di Niccolò Connio Genovefe inediti, edeftrat- ti dal Canzoniero di quell'Autore , efiftente pretto il chiariffimo Signor Appoftolo Zeno, il quale fecondo il fuo coftume , che è di giovare , cortefemente ce li la- fciò trafcrivere In fine del Tomo abbiamo inferito un

breve*

breve Difcorfo di Lorenzo Fabri fopra le maniere de? verli Tofcani dal Chiabrera ufate 3 il quale fi trova nella edizione clie fece il fepramentovàto PierGiroiamo Gentile delle Poefie dell' Autore impreffe dal Combi in Venezia V anno 1605. e 161Q. in 12. e in tre pmi divife. Ora che a' Leggitori fi è fafto piano tutto ciò , che a quefto Quarto Tomo appartiene 5 ci rimane fola- mente a foggiungere, che indarno avremmo cercata la maggior parte delle cofe qui contenute , fe colla fua doviziofiffima raccolta non ce le avelie fomminiftratè cortefemente il P. D. Pier Caterino Zeno C. R. S. Que fi* Uomo nato per giovare alle lettere , non folamente ci diede agio di prendere quanto fu di meftieri , per accrefeere la prefente Riftampa, e di fare il confronto di alcune fingolariffime edizioni delle Rime del no- flro Autore, efi/lenti fra gli altri fuoi ìaritfìmi libri, ma ci contribuì non poche notizie intorno agli fcritti di lui , come intorno alla fcelfa delle cofe > che doveano effer da noi inferite in quefta novella impreffione, la quale ^enghiamp per fermo , che per le giunte notabiliffime, che ìe fi fon fatte, dovrà ri- cevere un pieno aggradimenti da tutti coloro , che tengono in prezzo le lettere Ifofcane , e fanno ftima delle compofizioni maraviglio^ di Gabbriello Chia- brera .

INDI-

INDICE

Delle cofe y che fi contengono in quefio Volume.

Rime del Chiabrera eftratte nuovamente da vàrj Libri acaréi.J4P Le Nozze di Zefiro toenietto 54 Il Forerto Poemetto 6% Intermedi alla Idropica del Guarini 107 Difcorfo fopra un Sonetto del Petrarca 141 Meganira Favola Bofchereccia Ì61 Gelopea Favola Bofchereccia zijf Il Rapimento di Cefalo 2p7 Vegghia delle Grazie 337 Rime di divertì in Lode dell' Autore 3$ %

Difcorfo di Lorenzo Fabri fopra le maniere de' verfi Tofcani ufate dal Chiabrew jji

jCAN*

c I n z o n i>

ALV1LLUS.ED ECCEL.SIG.

D. GIOVANNI MEDICI.

Da alcune Poefje (bara la morte del Prencipe D. FRÀN CE SC O MEDICI.

lieto agli occhi tuoi venni fovente Signor fregio de'verfi^ondio mi pre- E la cetera mia d oro lucente (gio, Fei rifonar del tuo valore egregio . Òr non così ; che d Aganippe il fonte Torbido bevo ; e da meftizia oppreffo , Del domeftico Allor fpoglio la fronte E vi pongo in fua vece atro Ciprejjo . Lachefi acerba ; ah che terribil ira Oltra Pufatofiil m? avvampa il core , E con beflemmie a faettar mi tira * IngiufiiJJime Dee vojìro furore . Sol venti volte , il Sol per vie diftorte Aprile adduffe alla Ragion fiorita 3 Chiabreta i-arte IV. A E con

^ Rime del Chiabrera

E con orrido ghiaccio iniqua morte Secco /• Aprii di così nobil vita ? Non fu pietà nel Giel y che fejfe fchertno All' ajpra piaga ? ed arreflajfe il pianto y Che -l cor dove a y benché robufio y e fermo Dell'alta madre tormentar cotanto? Spero ffi indarno a noflro prò ; quel giorno Riforfe a jerenar Barbaro Impero y Che per Francefcp fervìtute > e f cor no Già pur s'immaginava entro rl penfierq . Dunque > Vergine Clio , meco dlfcendi A far fidi' Arno lamentevol fuono ; Ma fu quinci y Signor y forfè riprendi y Che forte alla pena io m' abbandono . Tu faldo in Campo ogni mortai cordoglio y Ove ti sfida y in paragone è vìnto ; Ne v'ha flutto di duoly che dallo fcogliq Del magnanimo cor non fta rifpinto. Penfty che morte ci minaccia a tergo ; Che come vento il noflro s'azan^a^ Che fulle Stelle è fempìterno albergo ; E che la terra poche ore e fianca . Queflaè fcola d' Eroi y dalle cui norme Unqua vero valor non ti fampagna; Joy che dal volgo vii non torco l'orme y Dico y è ragion y che net dolor fi piagna .

In

Parte IV. 3

In lode di Sifto V. Al Sig. ANTONIO COSTANTINI.

palJc Rime del Sig, Antonio Coftantini In lode di Papa Sifto V,e di divcrfì famofi Poetijin Mantova pretto Aurelio, e Lodovico Ofanni 16 1 1. in 4.

BEnchè la facra mano Del tuo dìvin Paflore Forza avejfe, e valore Sulle celejìi porte, Et non per tanto in vano Potea fentir defio Di contraftar l'obblìo Compagno della morte ; Moflro di denti adamantino , e forte A vincer la memoria, Che dey nomi famofi Fra noi vola y e rivola, Cuafiando ogni lor gloria Con aliti fumofi Dell' infern al fua gola, Contra cruda afpre^a Non temprano bincudi De* gran Ciclopi ignudi Strale fonoro y ardente ; Nei hello Ermo ha ricchezza Nel fuo liquido Regno ,

A 2 Che

4 Rime del C hi ab re r a

Che '! terribil fdegno A placar fea polente ; Soldi Permeffo omhrofo acqua lucente Febo immortai diffonde > Chy all' odiofa pefìe Fuga apporta y e veneno > E terfo entro quell' onde Quaggiù valor celefie Splende ognora fereno. Quinci /' alte corone

Chiare fian fempre y e conte >

Che cerchiaro la fronte

A' Pafìor Savonefe;

Ed Arno d* un Leone

Gode a? tìtoli egregi >

Onde fon vinti i Regi

Più larghi y e più corte/i;

Quinci fcherne /' onor de9 gran Farneft

Lete profondo y e cieco ;

In fin P Aonìe Dee

Soverchiano ogni affatto ;

Ed or vengono teco

Con cetre Aganippee

Per Siflo y e per Moni alto Quanto il Romano Impero

'A figli y ed ay Nipoti

De' Popoli devoti

Fia

Parte IV Fia caro, e riverito > Tanto con fuono altiero D* infaticabil canto Sarà di Sifto il vanta Meravigliando udito : EJferbenpuò che fi cofparga il Dell9 atterrate moli > Orti ì fonti > [culture > Gran Templi al fin fon frali ; Corfo di pochi foli Lafcia ben mal fecure L9 opere de* mortali . Ma V occhio che mirarle Non potrà dar fpavento Al peregrin > eh intento Fifa nel guardo i rai > Potrà ben ammirarle y O Coflantin gentile , Nel tuo facondo flìle Salde via più che mai; All' oprar fuo caduco il pregio Dell9 immort alitate . Ma fuoi gìujii penfieri y Ma di pietà fuo ^elo > Opre da te lodate Ci fan pronti } e leggieri A gire inverfo il Cielo .

A 5

6

Rime del Chiabrera

Per Santin da Parma.

Dalla I. Parte delle Rime dell'Autore raccolte dal Gentile in Venezia per SebaftianoCombi 16 iò.

QXJando Febo al Re Fe%eò Pafturò gregge lanofe > * Per temprar he figlio reo Pur con note armonio f e Alma cetra egli compofe. E dr. Anfrifo in fulla riva Al piacer de'fuoni uditi Tutto il del fi raddolciva $ Ne per monti % ne per liti Fur latrati^ o fur muggiti, A'fuoi corft pofe il freno

L* onda allor del chiaro fiume, E Lauretta in del f ereno Ohbliando il fuo Coflume Non fapea batter le piume , Dìfcendean dall' alte piagge Alle corde lufmghiere E le Ninfe erme , e felvagge > E le Ninfe fontaniere Alle corde lufingbiere . V Alme Dive il fen velate Sol di lucido ornamento ,

EU

P ARTE I V. 7

È la fronte inghirlandate

Faticavano al concento

Sempre in dan^a i pie d' argento . È quel Dio fui caro argentò

Delle còrde alme hèatè

Variava il bel concento

Alle Ninfé inghirlandate ;

E fot d? orò il fen velate . jQudndo poi iornojfi al Regno

Delle felle auree J erene >

Ei lafcio quel iiobil legno

Per confortò infra le pene

Alle vite egre y è terrene . Ò? > Sani tri i tra U tue dita i

Ei ben rifveglid il core y

Ch' a dannar fempre invìi d

Fatto in terrà a tutte l'ore

Meffaggier di dolce amore . Tu irafeiughi i caldi pianti ,

Accompagni i prieghi àrdenti ^

Rac confoli negli amanti

Il coir vinto da ì torménti

Fra gli decefi fuggimenti . Ma già nòh lafci in vano

fervor de' voti miei >

Non fiancar la nobil mano

Sopra i caft o dolci , o rei

A4 Df

8 Rime del Chiabrera

De gl'incendj Dioneì , Grande in arme intornio a? campì Della Mofa un tempo avverfa^ Più fra t nembi > più fra i lampi Di gran gente al fin difperfa Soggiogando il mar dJinvprfal

Parte IV.

Dalle Rime dell' Autore Parts Seconda In Genova Appretto Giufeppe Pavoni lóoy.inS.

FAma y che dx auree piume Tutta guernita il tergo Di non fermare albergo Hai per fermo cofiume; Te non torbido fiume, Te non mar procellofo Co' fier muggiti arrefia; Ma fu giogo nevofo , Ma tra folta forefla Vai pronta y vai leggiera Eterna mejjaggiera ^ Con occhi vigilanti

Trafvoli notte , e giorno ; E canti d% ogni intorno Con lìngue di diamanti; Canti de% grqn Regnanti t Canti del vulgo fcuro: Ne mortale accidente JOa" tuoi canti è f ecuro ; Pur via più vivamente . \

&if

io Rime del ChIabrera

Difveli i varj ardori

Degli amorcfi cori. Che Medea tanto ardeffè

A* raggi di Giafone >

E che fui vagò Adone

tdalia fi firuggeffe ;

Cb% Ippomene giungeffè

La fuggitiva amata >

Tu ci racconti; é conti

Semel è fulminata;

D' Ermafrodita i fonti;

tJ Augel Ganibiedeo ;

E i corfo Aretufeo , Divulgai a meraviglia

Pietate i è feritati ;

E pregi di beliate

Begli occhi, è Mìe ciglia /

Ma si altri a mirar piglia

Per /' atnoirofa teoria

Chiufa nel tuo bel canto $

Non fente far memoria

Dell' ammirabil vanto $

Che *n amor più fi prezza $

Cioè vera fermerà ì Nel petto al grande Alcide ,

E di Tefeo nel tore

Fiot* di fatto amore

Non

Parte IV.

Non mai per te fi vide;

Via meno il fier Pelide

Fatto amator godea

Titolo tanto egregio;

Ma fe per forte, o Dea>

Efempìó di tal pregiò

Hai di veder defio ,

Mofirarloti voglio io. Jo d' un volto fereno

Almo fplendor mirai ,

E da cari rai

Tutto avvampommi il feno ;

che venijfe meno

Ivi l* accolto ardore )

Il valfe a fare orgoglio ;

f degno y rigore y

for%a di cordoglio ,

sformo di martire y

violenza di ire, Emmi caro il foco Di fomma bellezza > Ch" io foftengo ogni afprezZA Come foave gioco ; Ognora in ogni loco Tanta beltà vagheggio; Se forge il Sol dall' onde y Neil' Alba io la riveggio;

i% Rime del Chiabrera

E sytì nel mar s* afcondc^ Nel feti dell' aria ofcura

Cintia la mi figura . In frefca aura che mova.

In vago fior di piaggia >

In pianta afpra felvaggia

Jl mio penfier la trova ,

Ed in van fi riprova

Novo arco y e novo dardo

Farmi piaga amor afa;

Che nebbiofo ogni fguardo %

Ogni guancia rugofa y

Ogni chioma canuta

Ef per me divenuta. Vile ed tgnobil merto y

Cui non fi mercede -

Per fempiterna fede >

Meco non fa per certo;

Veggano il fianco aperto

Gli occhi che mi ferirò

Fin che rimango in vita;

E l'ultimo fofpira

Dell' eflrema partita

Col nome tuo s' invìi %

0 fin de' miei defii ,

Parte IV IJ

In Lode del Sig*

GIO: VINCENZO IMPERIALE per lo Stato Ruftico ec.

Dalle Lodi per lo Stato Ruftico del Sig. Gii Vincenzo Imperiale. In Venezia per il Deu- chino 1613. In il. alla pag. 81. 82.

COn la [corta poffente Delle Mufe immortali Ahi alberghi reali Io trafcorfi fovente Ivi d'oro lucente

Vidi coperte fiammeggiar le mura y E con vaghi colori

Ingannar gli occhi altrui nobil pittura .

Vidi ecceifi lavori

In marmi peregrini >

E con arte infinita

Dar fembian^a di vita

A duri fafji alpini.

Ivi pur gli occhi miei

Ben fovente ammiraro

Allor j che rìmiraro

Altiffmi Imenei.

Cetre di novi Orfei

Alle vejìigia altrui volgemmo il freno ;

14 Rime del Chiabr era

E fernmìnìl beltate

Altrui fpargea di care fiamme il fieno ;

Bionde chiome gemmate ,

E di vivo ofiro ajperfi

Bei forrifi cortefi y

Foco di guardi acce fi,

Miracolo a veder fi, 0 lucid" acque y e vive

Del re al Mincio ombrofo ì

O d'Arno glorio/o

Incliti Numiy e Dive y

Qual fulle voflre rive

Già vidi ornarfiy e paleggiar defirieri?

E -n ftmulati affalti

Quaì vidi Afte vibrar veri guerrieri?

Vidi fra gemme y e f malti

Così fplendere un giorno

Ampi teatri egregi y

Che d'ogni antico i fregi

Volano meno intorno. Ivi non pur fui mare

Mojfe finto Aquilone y

Ma dell'alma Giunone

Le nubi or fofche, or chiare ;

Ivi ficcome appare

Del Gange ufcendo a feminar rugiade Sorfe bugiarda Aurora

E del

P A * T E IV- 15

E del Cielo illuflrò l'alme contrade; Così forfè avvalora I peregrini ingegni Nel corpo infermo y e frale ^ Se defìra liberale Quaggiù governa i regni. Pur fa^iq il guardo mio Di pompa y e d' alterezza , Or folamente appresa Non fuperbo difto ; Corfo di puro Rìq >

Che ferpeggiando lava erma campagna , Par y eh' oggi a fe mi chiami , E Rufignuql y che fui mattin fi lagna Entro felvaggi rami . Deh chi mi feorge dove Io goda ombre romite? E piagge colorite? E frefche erbette y e nove? Ove d* Arcadia i monti y Defiderate fedi Dalle Città y miei piedi A colà gir fon pronti: Tu y che gli Aonii fonti Governi Euterpe y e d" Aganippe l'onde y Additami il fentiero ; dicoy ed a' miei detti ella rifponde:

Dolce,

io Rime del Chiàbrera

Dolce, e gentil penfiero,

Fedel, V'infiamma il petto;

Alla vìrtude odiata

Piaggia disabitata

E ben grato ricetto « Da che ferro , ed acciaro

Divenne infra gente

Quel primo oro lucente

A rimembrar caro >

Intra i bofcbi volarù

Pace, ed Amore, e ratto feco tnfteme

Tranquillità feri* venne ;

Indi conforto, e non frodata fpeme

Seco fpiegò le penne y

tra forefie ofcure

Stanfi le Dee giojofe

Per Vanirne orgoglio fe Mal note, e ben ficure > Qr /' al vulgo nemico Le pompe a dietro lajfty Governerà tuoi pajft Spirto di Febo amico y Chiaro per f angue antico. Fulgida Stella alla Liguria fplènde ; E fu leggiadre piume Contro le nubi inverfo il Cielo afcende , B fuo gentil coftume

P A R ? È ì Vi ìf

Di dolci preghi al fuonó

Pronta porger la mano y

Ed io lièi corfo umano

Giammai non l'abbandonò*

PER AGOSTINO BARBÀRIGO

Proveditore dell' armata morì d'una freccia nella Bat- taglia centra il Turcd a Lepanto.

Dalle Canzoni de!!' Autore inìpreffe in Genova per Girolamo Bartoli 1586. in 4.

TT*% / cotanti fàfpiri

J j Di cotanti lamenti ,

Che debita pietaie altrui nòti nota

A me fvelle dal core y

Ronfia chi (priègo ) in àfcoltaP s'adiri ;

Volgan più toflo il Cor y volgan le gènti

Morte a biafmar y eh' ineforabil rota

Fortuna di dolore;

Fatta avverrà d' Italia al primo onorè

falce in giro mena y

E colà miete y ove le dia più péna * Ma tu del gran Tirreno

O Vergine reindy _ '

Dalla firage barbarica nimica

H Barbarico altero

Raccogli ye chiudi alla bell'Adria in feno

La cener vincitrice y pellegrina;

Chiabrera Parte l V* B

%$ Rime del Chiabrerà

Eia fcvra il faffo fuo tempo > che dica

Bon viator firaniero ;

Ecco i flagri dell' Ottomano impero

gran folgore armato,

Ora nume d9 Italia in ciel traslato . Ben tal apparfe in guerra

've fuo pregio eterno

Ammirò l'onda> e la rivera Argiva ;

E ben lauree gemmate

Tefl'eva al gran valor la patria terra;

Ma duramente il vìnfe arco d'Inferno y

Qua do eipiù 'l varco alla vittoria aprì- lunate Spoglie , archi , arme lunate , (va; gna1 degli Ampio f angue ìnfedel (vifle beate) °ttorhc"è Intorno il mar tinge a; la Luna Es gra ve in fu H morir gli occhi chiude a . Quai dunque or d' Ippocrene ,

Qual fu dal gran Permejfo

Altra chiamerò mufa al mìo dolore ^

Se non quella , che fpira

Dolci medi di lagrime y e di pene?

O Febo y or tu mi cingi atro cipreffoy

E tempra- le corde auree canore ,

Che n'ululi la lira;

Io ckarifla tormento , e d'ira;

Jo dell' Italia mefla

Mìfero Cigno alla flagion fhnejìa .

jy

\

P ARTE IV-

D' ANSALDO CEBAV Dalle Rime di Anfaldo Cebà*

ALcun giorno Sorge il Sol nell'Oriente E ne varca all'1 Occidente Tutto adorno; Alcun giorno ei fa ritorno Nubilofo y

E di nebbie ì raggi afcofo . Spejfo avviene

Che Nettun rimbomba altiero che in mar cauto Nocchiero Noi fofliene ;

Speffb ancor l'onde ferene Rende il vento

D9 Anfitrite al pie d argento . loy che miro Cielo , e mar così cangiar fi y Che i turbarfiy e 9l tranquillar fi Vanno in giroy Di mio mal poco fofpiro ; An^i a/petto

Dietro il pianto alcun diletto. Sempre fcuray Buon Cebà2 non fa mia vitay * 6 i

io Rime del Chi aererà

Anco un vedrò fornita

Mia {ventura:

Mal fa rota fi figura

La Fortuna

S'aver può fermezza alcuna".

Rifpofla D* ANSALDO CEB A\ All' Autore,

MEntr' intorno D'Ippocrene all' onde lente l Che non s* apre a volgar gente y Fai foggiorno

Da far onta al tempo > e f corna i Che ripofo

Più ti chiede il cor bramofo*- Le catene.

Onde flringe un dolce impero A cercar piacer non vero ; Le Sirene >

Onde avvien che V avveleno Rio concento

Non pon farti il cor contento. Ne '/ de/ir oy

Ch% è prefio a follevarfi3 E tardo a difarmarfi , guanti aprirò

L. ìn*

Parte IV. %i L* Indie mai te/or y Tiro Nel tuo petto

Ti pon far giammai perfetto. Sol la cura

Di feguir per via fpedita^ Gabbriel , chi s'ha vejìita Tua natura, Per amarti oltre mifura, ciafcuna

Voglia tua far men digiuna.

Per gli Eroi DELL'ILLUSTRIS. CASA CIBO; Dalla prima parte delle Rime dell' Autore raccolta dal Gentile* In Venezia per Sebaft. Combi idio.in iz.

COn tra il tempo torbido rimira 1 pregi di quejl* alme peregrine ; Ma per danno di lor non prova al fine poffente venen, che non fi fcherna > "Bella virtute anco i mortali eterna .

Dalle Poefie Ditirambiche Del Sig. CARLO MARUCELLI.

QÙefii verfi non mai Lete ricopra, perchè fian rivolti a baffo fegno > tot» perchè nuovo fien jcher^p dy ingegno y Che dell' uom grande è da pre^arfi ogn'opra.

B 5 Dma

si Rime del -Chiabrbra

Dalle Poefìe Liriche Diverfe DI GABBRIELLO CHI A BRERA

In Firenze nella Stamperia di Francefco Livi air Infegna dellarNave 1^74 . in ii.allapag.tfjk

TRa nobìt gente > Ognor fi (ente y L9 alto pregio di quefia al fin fen va . Sua gran beltade Per troppa etade Quafi Febo nel mar tofio cadrà * 1 tanti onori y

I bei colori,

Di che la guancia un tempo alma fiorì % Impalliditi Son fmarrìti y Come rofa di maggio a mezzo dì» Sotto fine ciglia y O meravìglia y

II bel foco d'amor non arde più; Sol vi fi feorge

Lume y che porge

Segno del grande ardor y che ivi già fu. In tal maniera Mattina y e feray

Donna yfento parlar dovunque io vo;

Ne

Parti IV. Ne v'entri in core Perciò dolore ;

Cofa mortale eterna ejfer non Ma v% empia il petto Dolce diletto ,

Che mentre fiamma da vojlri occhi ufcì$ Così $% accefe y Ogn'uom córte/e > Cb* a' rai del vostro volto incenerì . Tra quali in feno Jo pur non meno

Oggi ferbo il defir , che m'infiammò;

E tutto atdente

Eternamente

Reina del mio cor v% inchinerò .

B 4 Dalia

24 jR ime del Chiabrera Duolfi .

Dalie Poefie di Gabbriello Chiabrera Volume fecondo. In Firenze per Zanobi Pignoni 16x7. In iz. a pag, 7.

COn forrìfi cortefi, Con dolci [guardi accefi^ E con atti foavi Bella tigre giuravi ^ Che lieto io ri* arderei x E lieto io morirei; Laffo y ch'io moro y ed ardo$ Ne veggio rifo y 0 /guardo Ch'irato non m* accori ; trovo a' miei dolori Pur ombra di mercede $ Ecco la bella fede y Che con atti foavi Metta t%n giuravi*

AGLI OCCHI DI GELOPEA.

✓^v Cebi quando vi miro \J Mojomì di martiro ,

Cb> io pur mi venga meno ?

E non vi bacì almeno; ^

E quando io non vi miro

Mojomi di martiro,

Cfr io pur mi venga meno

E non vi miri almeno;

Così mia dura forte

Menami ognora a morte '

Co I duol di non baciarvi %

Co 'l duol di non mirarvi*

Dalle

Rime del Chi a br èra

Dalle Poefie Liriche diverfe

Di GABBRIELLO CHI ABRER A,

In Firenze nella Stamperia di Francesco Livi 1674. in 12,. alla pag* yz.

QUeJìa y che 7 boti Vulcano Coppa temprommi alle fornaci accefe , ^Qual fa la man cortefe y Che mila colmi di gran vino Ifpano ? . O dell'alma viriate > Onde rinfranca i cor Tofca ver dea ? Chi me la colmerà , perch'oggi io bea Alla cara falute Di Cofmo nojìro Re? Ma s9 ei col pie leggiero

Scorgerà dan^e all' amorofe fere , O fe fugaci fere

Atterrerà fu corridor de f riero y Io fra fuoni y e fra canti Di bel Trebbian eh' altrui la lingua allaccia , O di manna y che fili a aurea Vernaccia 9 O di nettar di Chianti Votar ne vo'ben tre. Quando di grembo a Teti

Sorge a' mortali un difiato giorno Volgere il piede intorno

Con

Parte IV. Z7

Con le liete Baccanti altri non viet* ,

Quando fai quando? quando

Ch'efca quel giorno , ed apparifca al fine?

Io vo già di Corimbi ornato il crine

Tonando, e ritonando

O Bon Bacco Evoè . S'oltra l'uman co fumé

Valfe virtù di fconofciuta fronde.

Sicché nel fen dell' onde

Glauco fi trasformale in nuovo Nume, . Non fa fu quefe rive ì Erba poffente a ricrear le membra

Di lui, che fui terren Dio ne rajfembra,

Se giufiiija prefcrive,

O difpenfa mercè? Ma tu dal monte ombro fo

Ove con dolce fuon mi furi i pafft, \ Perch'ei le ciglia abbaffi

Ritrova , o Clio , di Pafitea lo fpofo ;

Ei dalle porte eburne ,

Onde governa a fuo voler le chiavi

De' fogni tranquillifffni foavì

Le turbe taciturne

Tragga con ejfo fe . E quinci et rapprefenti

Giocondo mormorio d'aure volanti ;

Augelt che dolce canti;

E per

z& Rime dei Chi abrera

E per fiorita riva acque correnti; Cervi ratti , e leggieri Via dileguar con le ramose fronti , E fu quelle orme cacciator ben pronti $ E rapidi levreri Non perdonare al pie . Poi fe neW alto chiofìro

Febo sferra di rai V accefe rote, Mufe con nove note Rinnovate diletto al Signor nofiro ; Ma non battaglie , ed armi Cantate > o f angue fparfo in full' arene ; A far nel petto altrui P alme f erene ^ Apollo a'noftri carmi D' amor materia die . Dite l'alte querele;

Che fovra Etna fpargea P arfo gigante Quando dolente amante Chiamò l'amata Calate a crudele ; Ben con lunghi fofpiri Ei facea rifonar piagge y e caverne ; Ma della ninfa V aiterete interne A fuoi caldi defirì Piegar mai non potè . Con belle ciglia y e chiare

Anima y egli dice a, non mai tranquilla Dimmi Cariddiy e Scilla

No®

Parte IV. %9

Non fono affai \ per dare infamia al mare Perchè piena et orgoglio Fulmina tua beltà fempre fdegnofa? Pur fe lo fc empio altrui y pur fe bramofa Sei dell' altrui cordoglio y Rivolgi gli occhi in me. O che nel mar fi bagni,

O che dall' Ocean Febo riforga. Altro non èy che feorga Fuor eh' immenfi tormenti a me compagni Sempre nel fen raccolgo Gelofo ghiaccio > onde il mio cor vien manco Moro in queflo fienaio, e fe dal fianco Unqua lo fpirto f dolgo , Sempre rimbomba cime . Deh come in te eftinfe

Ogni pietà del mio martire ejlremo ?

Più dice a Poìifemo ,

Ma non poteo ; cotanta pena il vìnfe ;

Come pofeia fpietato

Il puro f angue del rivai diffufey

Chiudete in petto y e noi ridite o Mufe ;

Altrui grave peccato

Da raccontar non è ,

SO

$o Rime del Chiabrei- a

SONETTI

Al Principe D. CARLO MEDICI Cardinale; lodagli la liberalità.

Dalle Poefie Liriche diverfe dell'Autore."

In Firenze nella Stamperia di - Q FranceCcoLivi 1074. in 12-

SEmpre del vulgo vìi vegghìa la cura Gemme adunando , e non è mai lontano Ball* arche aurate, e pofcia ampio Oceani W inghiotte il nome , e cieco obblio [el fur .

Anima altiera , e di goder ficura Fama di grido eterno , apre la mano Larga dell'or; noi ti rammento in vano, Spirto real, dal cui mattin s' o/cura

Ogni altro Sol; tu del purpurea manto ; Tu del gran Vaticano innalza i pregi ; Ed to tuoi pregi innalzerò col canto .

Deh non per ira la mia fe fi /pregi, O l'ardir fi condanni; è giufio il vanto Quando fen fa tributo a merti egregi .

Al Si-

Parte IV. $i

Al Signor GIO: BATISTA STROZZI, ch'ei non penfi full' avvenire .

I

STrozV , chi gode fui gioir preferite Appaghi il cor ; quel che per uorn s'atte* Tempo avvenir , verrà quafi torrente Quando tributo al mar tranquillo rende ;

O quafi fiume altier quando fremente Conturba l'onda, ed adirato fcende ; Allor da lunge il peregrin y the fente J gran rimbombi x alto ftupor ne prende .

Ma quei di fvelte piante empie le firade > E sformando nei campi argini, e mura Porta diluvio alle crefciute biade .

Strozzi nube ricopre orrida y e fcura Ciòy eh* a noi ferba la futura et ade ; Di lontana fiagion non prendiam cura .

Al Sfc

Rime del Chiabrera

Al Signor CRISTOFANO BRONZINO dipartendoti da lui.

Già con la notte pareggiando il giorno Febo de' raggi fuoì tempra P ardore ; Ed a* lidi paterni io fo ritorno \ foy Bronziny fe V ufcirò dal core .

Deb fe forma di Pindo il facro orrore

Mai tuo pennello > onde i più chiari han fcorno^ Me dipingi tra polve y e tra f udore. Non dell' altiera fronde il capo adorno «

Per P alte di Permeffo ombrofe fcene Efpommi agli occhi altrui mtfero Cigno Lento lento poggiar verfo Jppocrene *

Ben col pefo cadrei delle mie pene J Ma Cofmo dell' Italia afro benigno y Con l'inclita fua man pur mi fofiene\

Al St-

Parte IV. 3$

Al Sig. DOMENICO B AMORINI non è da fidarli nei mojldo.

ZEfiro cor[ey e prefì i nembi a fcberno La terra di bei fior fece gioconda ; Poi [otto il carro dell' ardore etemo Le [piche n'indorò Cerere bionda;

Oggi buon genitor di buon Falerno

Vien[ene Autunno y che di [rutti abbonda ; Indi [pargerà neve orrido verno , E d'ogni rivo porrà [reno all' onda.

Or [e nulla quaggiù tien [ermo il piede > Che non /' apprende dal volubil anno A [ugace piacer non preflar [e de?

Teco parla così carco d' affanno y

B amber in bene amato , un , che [el vede y [ciorfi [a dal mani[efio inganno ,

Chiabrera Parte

C Ai

54

Rime del Chiabrera

Al Sig. LUCA PALLAVICINO mandandogli alcune {orti di Vino .

COI foave licor de* buon Falerni, Luca, nel raggirar de ì torbidi anni Tempra il vigor degli Iperborei verni E del petto gentil fgombra gli affanni.

Sull'altrui libertà fanft tiranni

Del cor , rei ferve, i deftder) interni; Or perchè l'alma a travagliar condanni Affai men forte, che i giudicj eterni?

Sefian tempere, o fe terrafft a freno Marte, o s\ Inopia abbatterà le genti 9 Il Re del cielo il rinchiude in feno.

Indarno fon quaggiù noftri fp aventi ; Sia l'appetto dell' uom fempre fereno , Purché proprio fallir mai noi tormenti.

Per

A R T E IV. ||

Per una Giuditta dipinta Dal STg. CRISTOFANO ALLORI BRONZINO i

QXJale fptendor ? qual de* begli occhi àrdore \ Quale minaccia di Sembiante dittero ? ^ E come a bella donna afpro rigore Fon nella bianca man ferro guerriero ?

A che tien per h crin (fpettacol fiero !) Tefchio cofparfo di mortai pallore? Chi è cojìei y che nèW altrui penftero Può di fe fifvegliar tanto fiupore ?

Élla è Giuditta ; allor eh* alti martìri Sgombrò felice dalla patria terra y Moffe così del nobil guardo i giri .

Così jlrinfe tacciar ; così fe guerra Al duce fer ; credilo tu che miri; Chi qui dipinfe in imitar non erra #

C * Ai

2<$

Rimi del Chiairha

Al Signor BERNARDO CASTELLO-

QUal duo Leoni in Maurìtana arena MoJJì ruggendo ad ajfalire armenti , Or fa macel delle nemiche genti y Castello il gra Farnese, e'I gràde Eumena.

Ma per Atropo ria , cui nulla affrena y

Pur i lor giorni a mano a man fan /penti Onde la fronte y e i nobili occhi ardenti Mai fempre adombrerà tomba terrena

O quanto allor di rimirar fa vaga La gente i volti , e le fuperbe luci} E gli atti ferociffimi guerrieri l

Adunque movi > e tu che puoi l* appaga , Avviva in carte i defiati Duci , E fregia Marte de' tuoi fili alteri.

Alio

Parte IV.

Allo Stellò;

ODo che pien $ infolito lamento (petto , Piangendo il mio CASTELLO inonda il E pur fofpira Carlo il fuo diletto y Sul fior de gli anni indegnamente [pento .

Vefti piume volubili di vento

E conduciti, Mufa y al fuo cofpetto y Lui riconforta y e con alcun tuo detto 9 O Melpomene, tempra il fuo tormento .

Ma fe frefco dolor lo per cote y

Ch^ egli dal lagrimar non fi f compagni 3 E pafca V alma di cordoglio folo;

Tu fu cetera mefla amare note

Rinnova y e feco fofpirofa piagni y A cori amici vien comune il duolo .

C 3 Fer

Il

Rime del Chjabreha

Per lo Steflb,

CHe dice Orfeo , che full' eburnea lira Spargere al del fervidi canti io f cerno? A che dice Arion che fuonay e fpira Soave fi y eh' all' Ocean f# fcherno ?

jyice Arion y che nell' ofeuro inferno Sotto gran fajfo Sififo fofpira ; E dice Orfeo , che d'avoltojo eterno Eterna fame Prometeo mar tir a:

E che rìtrar gli orribili tormenti

Vifìa crudeli Perchè gli altrui dolori Fojfero fpecchio ad emendar le genti .

Or chi può tanto in femplici colori?

Cafìello ad allettar gli occhi , e le mentì Hobìle Orfeo fra nobili Pittori *

Al

Parte IV 39

Al Signor PAOLO VIN CENZO RATTO.

VINCENZO , fe giammai per me fi vede D% amore fe faville arder due ciglia , E fatto chioma d* or guancia vermiglia > Oper legge di fuon volubil piede ;

La bella Clio y che fu Caftalia fede A cetere temprar mi riconftglia; E così m? empie il cor di meraviglia, Ch' avvegna fianco a novi canti ei riede.

Fa come per /' Aprii vago augelletto 9 Che lufmgato dal mattin fereno Ben mille note vuol difeior dal petto .

Or fe queflo mio dir dimoftra appieno y Che poco al fommo Febo io fon diletto ; Che affai ti pregio fi dimoflri almeno .

C 4 In Alone

Rime del Ghiabrera

In morte dell' ECCELLENTiS. D, ZENOBrA DORIA .

Pianta y eh9 eccelfa in falla piaggia alpina Spande le ehiome onor della forerà Unqua non forge più y (e per tempera ^ O per for^a di fulmine mina .

Ma beli' anima al del fale divina Dopo /' orror della fìagion funefla . A che tanto lagnarft? Atropo infefla Fa di corpo mortai vana rapina *

La nobil Donna a9 pie9 di Dio fteura Sfavilla in alto y ove mirabil9 arte Farà d9 altrui giovar con fu a preghiera J

E già fedele al Juo Signor procura y Ed al Figlio gentil ramo di Maìrte y Tranquillo il fen dell9 Anf trite Ibera*

Ai

Parte IV. 41

Al Sig. GIACOMO CORSI. Dalle Rime dell' Autore raccolte dal Gentile, e im- prese dal Combiin 12. 1610.

QUefle mie labbra y e quefla lingua appena Del tuo caro licor y Cor fi y bagnai > *—Chepoflo in fuga y e dato bando a* guai La [cura fronte mi tornò ferena .

Corfemi un caldo poi di vena in vena

Qual ne'frefchi anni in gioventù provai y Sicché membrando d'un bel guardo i rat Fui quafi pronto all' amorofa pena .

E fe di Pindo aggioghi affretto il corfo y Via più y che del Permeffo y alma Ver de a y Io mi rinfranco d'un tuo nobil jorfo ;

Gli fpirti avviva y il cuor fianco ricrea : A languidi penfier porgi foccorfo y Cb* io non difpero al fin fronda Febea .

Dalla

4*

Rime del Chiairera

Dalla Seconda Parte delle Rime del Chiabrcra; raccolta da Giufeppe Pavoni. In Venezia , per Scbaftian Combi itfio.in iz.

QUando nel Cielo io rimirar fole a Nube a' raggi del fol vaga indorarfì, * E quando tra bei fior full* erba fparfi Crìfiallo di rufcel girne vedea j

Quando folto aura, che gentil correa , Scorgeva il fen del mar tutto incr e fparfi } E rotta full* arena argento farfi &onda y che di Zajfir dianzi fplendea ;

Allor fifo attendeay ficcome attende

XJomy che per acquetarne alta vaghezza Meraviglìofe vijie a guardar prende ,

Or non così ; che la mia luce avvezza A tenebroft panni y e fofche bende Ornai non fa prezza? bellezza*

, Al

P A R T B IV. 4J

Al Co; PROSPERO BONARELLI. Dal Solimano Tragedia del Co: Profpero Bonarelli < In Firenze nella Stamperia di Pietro Cecconcelli 1620. in 4.

Q

Ueflo gentil y che con leggiadri canti Ofcura in paragon cigni y e ferene Oggi in Teatri y e fu dorate Scene Condanna Turchi a mtferabil pianti .

Ma fe co i Duci a fommi Eroi fembianti Unqua dispiegherà vele Tirrene 9 Sformerà gli empi a foftener catene y O ben lunge da luì girfen tremanti .

Così pronto fu' pie per doppia Jlrada Spronando fe col fuo valore ifìejfo Po* far y che 'l nojìro Re lieto fen vada.

Pregio ben raro ad un mortai conceffo Omar fi con la penna, e con la fpada, E ne i Campì di Marte , e fui Permeffo .

Dalla

^4 Rime del Chiabuera

AFILLI. Dalla %. Parte delle Rime dell' Autore raccolte da Giufeppe Pavoni . In Venezia per Sebaftiano Combi 1610. in 12.

SU quefìa riva, e quando il vien fuori > E quando ei cade in mar y Filli fuperba y Sfoga mifero amante i fuoi dolori y E per te la fua vita afpray ed acerba .

Spejfo del pianto fuo rinfrefca i fiori > E fpejfo fervidi baci all' erba y E par eh' intento quefia piaggia adori y Ove del tuo bel piede orma fi [erba .

Arfo talora il cor d alti defiri

Mette il fren della vita in abbandono y E l' anima lo lafcia infra i fofpiri .

Afcolta y 0 Filli y di mie voci il fuono : Gran pietate è dovuta a gran martiri y Non f degnar ; fono Amor 7 che ti ragiono ,

Poi*

Par % e IV«

A FILLI,

POi eh" al defir y che rimirarti ognora y Filli y mi coflringea y tu flringi il freno , Acciò fen^a tua vijìa il cor non mora La pietade dy Amor non mi vien meno ;

Ei mi moflra tua guancia in bella Aurora y E tua fronte ferena in del fereno y Ed in nubi gentil y che *l fole indora y Tua bionda chioma y ed in bei gigli il fa.

V pur de" tuoi begli occhi il vago lume y Ond'efce il giorno di mia vita ofcuray Ne gli alti lumi ha di mojlrar co fiume ^

Ma crefeendo conforto a mia ventura

In ogni Antro y in ogni Alpe y in ogni Fiumi E dovunque riguardo y il mi figura .

46 Rime del Chiabrera

Al Signor GABBRIEL CHIABRERA di Pier Giufeppe Giuftiniano . Dal Canzonier di Pier Giufeppe Giuftiniano*

QXJat Peregrina che fuor di fua Contrada Per chiufa Valle, e per aperto Campo , Con pie, che tema ad ogni pajfo inciampo y Compagno delle tenebre fen vada;

Tale, o Chiahrera mio , per quella ftrada> Che a Pindo e f corta, e eh* io varcare avvampo % U orme notturne della mente io ftampo >

Onde convien , che mifero alfin cada *

i

Tu y che la via ben fai, fami, fe godi $ Che più non mi precipiti il defto , Duce con /' ammonir , Sol con le lodi,

E chi fa , eh* anco un , poflo in obblio Pianger , com? un crin biondo il cor mi annodi ^ Non follevi Giuditta il canto mìo ?

Rif-

Parte IV. 47

Rifpofta

Del Signor GABBRIELLO CHI AERERÀ:

COn due bei gioghi nella Terra Argiva Fende un monte gentil /* aure férene f Ed indi zerfo il pian ls almo Ippocrene Scende rigando P odorata riva.

Al mormorio della beli' acqua viva Pur con cetera d% or Febo fen viene > Ivi degna del fuon P alme terrene y E é altra piaggia la fua voce è fchiva .

Caro mìo Giujlinian y la Greca fcola Altrui corona > e con invitte piume Cigno di Grecia oltre /* obblio fen vola.

Corri alle ripe di quel chiaro fumé y E la tua nobil Jete ivi confola; viver ai fovra /' uman cojiume *

Al

48 Rime del Chiabrera

D'i Gabbriel Chiabrera ad Anfaldo Cebà per Federico Spinola. Dalle Rinae d' Anfaldo Cebà. In Roma per Rortolanaio Zanetti 161 1. in 4,

IL pregio altier , che P immortai Farnese Colf e dell' ampio Scalde infoile fponde Il nobil cor di Federico accefe Sicché 'l cercò dell' Ocean fra /' onde .

Sajffelo il Belga , e'I congiurato Inglefe > Che giogo al fin non attende ano altronde i Ma [pento fui fiorir dell' alte imprefe Ci cofparge di lagrime profonde .

Centurion non fuMime forfè

Mai per altrui virtù noftra fperanxa Oggi 'nterrotta come fragil gelo .

Pur / * et come halen quaggiù trafcorfe Eterno in alto di bei rai r avanza , E fa più chiaro dell' Italia il cielo ;

Rif-

P A K T E IV. 49

Rifpofh

D' Anfaldo Cebà fopra il medefimoJ

I* Ardente fiamma > ondei fuo [angue fpefe II Re del del con piaghe afpre > e profonde , II cor cred' io di Federico accede A dargli i fuo dell' Ocean full' onde ì

i generofo ardor del gran Farnefe Forfè prende a le fue faville altronde y Ma quel , eh" all'un veflì /' aurato amefe . Spinfe l% altro di S calde in fulle fponde .

O fe 'l cor d Ale ff andrò unqua difior f? Di men degno fplendore altra fembian^a } Dond' ei cangiajfe fotto l arme il pelo .

// cor di Federico y in cui non forfè , Se non di vera gloria alma fperan^a y Accenderà d\ un più bel lume il Cielo «

Ghiabrera Parte IV. D Del

50

Rime del Chiabrerà

bel Reverendifs, Don ANGELO GRILLO Dalla nuova fcelta di Rime di divertì illuftri Poeti» In Bergamo per Comin Ventura

QVeftiy eh' al fuon di lagrima fa lira Or piangi ejiinti folgori di Marte ^ Han vita nelle tue funefte carte > E la tua fama la lor fama infpira .

Ed al tuo caldo fofpìrar fofpìra

Chi legge i cajì infaufli a parte a parte Nelle mefìe querele , e ammira /' arte y E '/ carme > in cui la propria morte fpira ì

E perdendo han maggior vittoria quivi y Che non avrian vincendo ove i lor bulli Giacquer ; ma non /' ardir > no 'Igran valore

Deh y fe d\ onor terren , fpirtì divini , Nel ciel vi cai , miratevi ora augujìi y Ed immortali in jiil y che mai non muore .

Rif.

£ A R T E W* fi

Rìfpoftà

Dei Signor GABBRI E L CHÌABRÉR A

COmè /' Anime Amor crudo mar t ir a y Angelo y e come i cor divelle y e parte % E con qual violenta , e con qual arte Guardo di Donna à vaneggiar ne tiray

Tojcana infegna; e tormenti , e d'ira% Di facelle y e di dardi empie le Carte , E le fovra Arno melodìe cofparte Cigno di Citerea gorgheggia 3 e fpira.

Ma le belle alme > Italia , onde fiorivi y Che ti cinfero il crìn d* allori augtifli 3 Qual noftro Fin do è , che cantando mot et

Io Ieri già mojft al nohil canto , e rivi Sparfi di pianto agli onorati buflii Ma che feci io? fe non mi fcufa Amore?

D % Rif-

y t Rime del Chiabréra

DelSigncr G ABBR IELLO GHIA BRERA

Alia Signora ISABELLA A NDREINI. Dalle Rime tT Ifabella Andreini Padovana Comica Gelofa. In Milano Appreflò Girolamo Bordone 1601. in 4.

NEI giorno , che fuhlime in baffi manti Isabella imitava alto furore ; E Jlolta con angelici fembianti Ebbe del fenno altrui gloria maggiore;

Allor faggia tra 9l fuon > faggia tra ì canti Non moffe pie y che non [corgeffe Amore y Ne voce aprì y che non creajfe amanti } Ne rifo fe> che non beaffe un core.

Chi fu quel giorno a rimirar felice Di tutv altro quaggiù ceffe il defìo > Che fua vita per fempre ebbe ferena ,

O di fcena dolcifftma Sirena y O di Teatri Italici Fenice, 0 tra" Coturni infuperabil Cito .

% Rif-

Parts IV/ f;f-

Rifpofta S

LA tua gran Mufa or che nón può ? quandelta Me jìolta fa dell* altrui fen no altera Vitirice ; ónde y ch'ogni più dotta jchìera Furor infano alto [aver appalla <

Quefte mie fpogtie y il cdntò y la favella y // rifo y e i moto fpiran grafie y e vera Fatta ( pur fud mercè ) d* Amor guerriera Avvento mille a i cor faci y e quàdrella .

Ma ella iantó Còri lo jìile tidornó

Ha for^a ; in me col fuo valor accenda Poco ; onde gloria ne sfavilli intorno .

Per lei mìa carme a nobil fama afeenda y(gtorn® CHIABRERA illuflre y ed avverrà y che un Degno camino di rime anch'io ti renda,

ti $ POE-

|4 Rime pel Chi abrera

POEMETTI

Le Nozze di Zefiro, Al Signore FERDINANDO RI ARIO Marchefe di Cadigliene*

S Tanca celebrar armi d* Eroi Sull' alto Pindo > io jet pepiera a Clio y Che mi narrale i trapalati ficheti } Quando il foavé Zefiro fu Spofo , Ella mi fu cortefe^ or tu mi afcolta > Pregio de'noflri lidi y onde difeendi > E pregio del bel Reno > ove foggìorni , A te fa caro > o Ferdinando y il dono y Poi che dell" alma mia tanto fei caro ^ Caro per la virtù > che in te forifee , E per l'amato nome qnde t'appelli y Che tal chiamojfi i mio gran Re , cui /* Arno Scorfe fermare in full? terre Afre a Già fuggitiva ; e con mìrabìl ficettrù Rinnovò gloriofo al fecol nofiro La bella etate > e di Saturno ì giorni ; Or fui cerchio di latte almo fiammeggia Aflro dy Italia y ed io rigonfio il petto > E fpargo per lo Ciel fpirto Febeo Per lui cantando % e fimi grand* Avi illuflrì ; Mancando triegua al faticato fianco

Oggi

Parte IV. %% Oggi a> pie di Parnafo io mi rkorco Entro le nozze del piacevol vento . Avvenne un m , che delle ìnflabìli onde La fuperba Reina a se davanti Fece venir fra cento fide ancelle Lafua più fida meffaggiera; a nome Appelloffi Procella ; ave a fembianti A rimirare altieri; i piè leggiadri, Sicché trafcorrer fa l' umide vie Jn un momento; e con volubil corfo Cercare i campi dell' aereo regno ; Ora inverfo coftei fciolfe la voce , E diffe Anfitrite: Affretta i pajfi Intra le nubi colorite , e trova Ne'feggi fuoi l'alma Giunone, e dille: Che dove forga in del la terza Aurora , Deve all' amabil Zefiro fpofarfi Calma tra le mie Ninfe, a me più cara; E però prego Jua cortefe Altezza A volere onorar quefli Imenei Con fua prefenza. Ella qui tacque , e ratta La meffaggiera fi metteva in via ; Lafciò gli umidi fondi, e fen venne, Ove l' alma Giunon face a foggiorno Tra' chiari nembi; ella inchìnolla, e poi Fe dal petto volar quefle parole : L'alta Anfitrite a te mi manda, e dice,

D 4 Che

Rime del Chi a brera

Che dove forga in del la ter^a Aurora Deve all'amabil Zefiro fpofarft Calma y tra le fue Ninfe a lei più cara; E però prega tua cortefe Altera A volere onorar qttefli Imenei Con tua prefenza. Così detto tacque, E dell1 aria inchinò /' Imperadrice , Ed ella, dolce raggirando il guardo Lampeggiò con un ri/o , onde j erena U aure dintorno, e fa venir tranquillo Fra le tempefie il rio furor de' nembi E tal diede rifpcfta: Emmi foave Afcoltar delle no^e , onde s'allegra La voflra Corte , e più foave ancora Sarammi il rimirarlo; io prontamente Son per venirvi , e vive grafìe rendo Alla t ua donna del giocondo invito . Non più di f s'ella; e di veloce corfo La mejfaggiera dentro il Mar difcefe , Ivi fe di Giunon palefe i detti Ad Anfitrite , ed Anfitrite allora Cura commife a fua f e del famiglia D'apprejìar l'alta pompa, e fare adorni Cón lungo fiudio i ben fondati alberghi; Appena /' alba tra rugiade , e rofe Al difiato giorno il varco aperfe , Che giojofa del Mar forfè ogni Ninfa;

La bel-

Parte IV. 57 La Iella Eudora dalle chiome doro y E la foave ad ascoltar Melita Furono al letto d' Anf trite y e pronte La follevar dalle notturne piume ; Lifi an a (fa inghirlandata i crini D1 Arabo nardo y ed Elime ne y efperta Con bei trapunti a ben fregiare i manti y Alla fpofa gentil furono intorno Per adornarle il fior della beliate ; Ma con effe Ferufa y Erinomeay Succinte i fianchi , e coturnate i piedi y Aperfer loggia , ove le regie menfe Innalzar ft dove ano > inclita loggia; Loggia ad altri Imenei non mai difchiufa ; Con cento alte colonne ella rifplende JD' almo crìjìallo y a riguardar lucente y Cui la bafe facean terfi ametifli y Terfi coralli il capitello y e fopra Si vede a sfavillar fregio y e cornice fcelto y e ferenifftmo zaffiro ; Le falde lafire y ove riponfi il paffo y Eran berillo y e biancheggiava il tetto Di compartite in oro ampie conchiglie y Che già chilifero in grembo Indiche perle ; In tal foggiamo le leggiadre ancelle Spendevano i penfter full' apparecchio De' gran conviti y e già nel Mar difcefa

' S'ap-

58 Rime del Chiabrera

S% apprejjava Giunone a* gran palagi.

Attor die fiato alla canora conca ,

E rigonfia Trìton /' umide gote .

Così chiamata la cerulea Corte

Tutta adunojft ne" reali alberghi ;

In niezz0 a cut mirabilmente adorna

Gioconda a riverir mojfe Annitrite

Jj alma Giunone ; e quando pofe il piede

Sulle gran foglie y ejfa inchinolla y e pofeia

Fe dal petto volar fatte note :

Forfè fa flato grave a voflra Altera

il lungo fentier ; ma tanto onore

Scuole a cìafcun venir dal voflro afpetto y

Ch' io non feppi frenar le mie preghiere ;

Così dìffe Anf trite; a cui rifpofe

La fuprema Reina delle nubi ;

Dolce mi tornerebbe ogni fatica

A te fervendo y che cotanto onoro ;

Or che dirò y che di tue grafie godo ?

Così rifpoflo s* avviar o dove

Splendea fianca dorata y e lietamente

Ivi pofaro in fu dorate fedi ;

Ne molto andò y chei correttor dei venti

Seco in me%z° Libico y e di Coro

Zefiro feorfe ; et di f or ita etate

Volgea lucidi f guardi y e d" aurei f or n

Gì* innanellati crìn tutto cofparfo,

Mo-

Parte I V. $5? Moveva apprejffo al fuo ftgnore il paffo ; Ma come furo all' alte donne innanzi , Elle s* aliavo dalle fedi ; allora Piega il ginocchio y e con leggiadri accenti Gentilmente la lingua Eolo dìfciolfe ; Del gran favore > ond egli è fatto degna Dal tuo benigno fpirto > alta Reina > Viene queflo fedele a darti grafie , » Ed io con feco ; in afcoltando fajfe Zefiro preffo ad Anfitrite ? e bacia 1 ricchi lembi della regia gonna, Ed a Gìunon non men ; lieta Anfitrite Pofcia y eh" all' accogliente è pojio fine A fe chiamò la giovinetta fpofa ; Ed ella venne % ed apparì feccome In verde prato un arbofcel fiorito Al vezzeggiar di Primavera y 0 quale In del fe mira l% ammirabile Iri , O tra belle aure la rofata Aurora ; Era fua gonna di cerulee fete Serpeggiata d* argento ; e P aurea cbìoma Splendea raccolta con gentil lavoro Tra reti dr oro ; in così nobil pompa Vermiglia il volto > alabafìrina il feno , Spargendo d' ogn* intorno aure Sabee y Piena di lampi il guardo ella fen venne * Per cotanta beltà ciafettn fu prefo

Di

6o Rime del Chiabrera Di meraviglia y e l9 agitato fpofo Ora fafft di neve y ora di foco y E dall' aperte labbra a pena fpande Un mormorio ; che la favella intiera Interrotta fra9 denti ft difperfe ; Ciafcun dolce ne rife ; onde gioconda La gran donna del Mar ciafcuno addujfe > E fe federe ali9 adornate menfe ; Poi che d9 alme vivande ebber diletto Prefo a bafan^a y e con nettarei forfi Colmato il cor d9 incomparabil gioja y Tutta lieta Gìunon volgendo il guardo Incomincio : non è ragion y eh9 indarno Io fa fata prefente a9 tuoi conforti y Leggiadra Ninfa; an%i voglio io che duri Teco dell9 amor mio lunga memoria; Però non mai per le marine piagge Ti farai rimirar y che '/ mio gran Regno Non fa tranquillo ; io così giuro y e fempre Nel Mondo il mireran gli occhi mortali ; Al dolce fuono de9 Giunonj detti Sorfe de9 feri venti il buon tiranno y E prefe a dire : O dell9 inf abile onda Ad ogni voglia tua moderatrice y Per onorar la tua grande^a io fcelfi Fra tutti i miei fedeli il più gentile y E lo fei fpofo alla tua Ninfa ; or odi

Ciò

P A «! T E IV. 6l

Ciò che per fuo conforto io qui prometto ; Non vo'che del mio Regno egli trascorra > Soffiando intorno y fe non pochi giorni Dell' anno dolce y e più fiorito : e voglio y Ch'egli non mova, fe non quando il Sole Avrà compita la metà del calle y E sferrerà Piroo verfo l'Occafo: Così ben lungamente a lui conceffo Sarà fervire alla diletta fpofa y E del caro Imeneo fornir le leggi Soavemente . Ei così dijfe ; Allora La Reina del Mar giojofa impoje y Che alle cetre dy Amor foffero fcoffe Le corde d' oro ; e finche notte ofcura Non riconduce a carolar le felle y Furo li fpofi in dilettevol dan^a . Ed io lor porgo y o Ferdinando y ì prie^ Per quefti vaghi for y che in Elicona Colf a lor gloria y acciò fempre fecondi Siano nel baffo Mondo a? tuoi de fri ; E fe giammai nel Mar f dorrai le vele y La bella Calma V accompagni y e dove Spronerai corridor fopra la terra , Zefiro dolce ti f ereni il Cielo.

I 1

6i Rime del Chìabrèra

IL FORESTO

CANTO PRIMO*

PEr qu al maniera fi traeffe a morie Attila fiero , e dal mortai perigliò Aveffer fchermò d* Aquile a le mura , Oggi lungo il belìo Arno a cantar prendo Su nova cétra ; ne feguendo Euterpe Chieggo bugiardo onor dalle fue note ; Diranno i verfi miei del bon Foreflo Veraci palme y Italiano Ettorrè $ E fommo pregiò degli Ejlenfi Eroi ; FRANCESCO, che di lui tanto ti pregi % E pur co pregi tuoi tanto il pareggi Dammi P orecchio , ed udirai fupremi E di pietate > e di foriera efempi Negli avi antichi te mirando efprejfo ; Ei come certe le novelle intefè Del furor empio > che metteva a terra Degli Italici fcettri ogni faìuie ^ Lafciò la fede Monfetcè , e ratto E tutto ardente ad Aquilea fen corfe ; Ivi col brando invitto > è col fembiantè Coraggiofe tornò l'alme fmarrite ; Ma per quel tempo fu nopfe piuftiè

Lan*

Parte IV. 6> Languia crucciofo > e fofienea con ira Non Ueve angoscia di ferite acerbe: E non per tanto net celefìi cbiofìri & eterno Regnator fcelto /* avea Sommo campion dell' off olite mura ; fu nelP alta regìon fìellante Ove legge, e tiene a freno il mondo Ver Pietro fuo fedel così dìcea Pure in guifji mortai con note eterne ; Credeji il cor dei colà già regnanti y Che qui nell' aitò cìel non fia chi regni ; E però forge la malitia > e quinci Veggonjt fulminar nofìri dij degni: Provòllo Acabho > e di colui lo fcempìo Ch* in Gelboè fe ileffo ancife > ed ora Efempio non vulgar ne fa Menapo > E feco /' Unno al Vatican rubello : Ecco affretta minacciofo , ed arde Di porre in fiamma } e dare in polve al vento Il tuo f aerato y e venerabil tempio Ma noi farà ; via fe ne vien veloce E faffì da vicino il gran momento > Oye egli ha da faldar tanti fuòi torti : Moverà gìujìe le bilancie > e tronchi Fian per lo fcampo fuo tutti ì perdoni: difse > ed a quel dir d'eterei lampi Tutti i campi del del furo cofparfi:

Ma

64 Rime del Chiabrera

Ala giù nel mondo ad Aquile a dintorno Fremeva Aletto invenenata i crini D" angui fif chianti , e [eco alto Megera Divampava da gli occhi incendio d*ira9 E cruda nei fembiantì empia diceva ; Ornai /' anno fecondo il Sol rivolge y Ch* Attila moffe dalla patria fede E qui fra l* armi e fra gli affalti ognora Via più fuperbo queflo popol trova ; Tenor di fama ad afcoltarfi indegno ; Nulla può dunque /' infernal poffan^a ? A che più travagliar ? tutte le palme Sono f erbate al guerreggiar dei cieli ; Che fi frangano in pezz*> e fi a conforto Lo fuggimen to lor de gli occhi miei ; Tal befìemmiando fife il ciglio in terra y E battendo le palme ella foggiunge ; Di che paventa? e che foflien dJ affanno Per effo noi queflo Menapo ? ei fempre , Et fempre a lato alla conforte amata Gode di lei come in flagion quieta y E con pompa adornando il fior de gli anni Sa rallegrar la principeffa Agave: Se dilettando in così nobil figlia ; Ed è chi lafcia le natie contrade, E vefie ufbergo y ed il morir difpre%za Per difefa di lui; gran meraviglia)

Con-

Parte IV. & Condotto ha di Schiaverà inclite fpade Il fiero Adraflc > e qui /' Italia è cor fa : Ouì fiammeggia d? acciar popol di Marte ; Ma fol Forejìo è chi mi tiene in forfè > E chi mi toglie la fperanza ; fìirpe Eccelfa y invitta , che viri ut e apprezza > Che d'ogni altiero pregio afeende in cima , Se non che troppo il Vaticano adora ; Que\li già delle piaghe , onde e percoffo Sanò rifaffi y e s9 abbandona il letto y E vefle /' armi y o Regnai or degli Unni Quanti trafeorreran fiumi di f angue? Così Megera ; Aletto indi rifpofe: Se baflajfe il voler y fe foffe affai O forza aveffe una preghiera ardente A fotterra mandar popol nemico y Ornai troncato a brano } a brano , ornai Spento Menapo > e ogni male in fondo Queflì popoli fuoi foran fommerft; Ma noi fiamo ombre ; a mio mal grado il die E troppo è dij r armato il noflro Inferno ; Però m* affliggo ; ed oggimai non veggo Ch" Attila sy apra que fi varchi y e giunga Con afa vincitrice in vai di Tebro Ed ivi flrugga la magion di Piero ; Non però perdo l- alterezza J franco Fia mio cor vubellante al fommo Olimpo. Chiabrera Parte IV. E Sem-

€R Rime del Chiabrera Sempre più d* ora in or ; por tifi pena ; Infernale campìon non fa pentirfi ; Mentre così diceva atra cosparge Ira dagli occhi y e dibattendo l% ali Onde /' aria contrada y ella discende Alle di Flegetonte orribili onde ; Ivi tra/corre y ivi imperverfa ; a nome Chiama i più forti de% Tartarei mojìri; Tefifone s* vdì y eh' errando intorno Face a di Stìge nei fulfurei campi Stadio degli empi y onde fier latrati? Qual ria novella per gl* imperj nojlri? Afta forfè è comma (fa a cangiar fede ? O corre Libia ad adorar la croce? Tal Tefifone diffe ; e quivi Aletto Con occhi biechi e con terribil fuono y Dammi /' orecchio ; il Regnator degli Unni J fette colli d* atterrar bramofo E pcflo in corfo ; ma non ha fortezza A far fi aperte d% Aquile a le mura ; Menapo i preghi y e le minaccia /pregia y E franco per valor d' almi campioni Mena in mezzo gli acciar vita gioconda i Ma non il campo nofiro indietro torni Forfè annodato dall' indugio y o forfè Dati fi al di/per ar y prendo paura ; Hor chi farà divieto a' nojlri f cor ni?

Chi

P A Tt T -E ÌV. é

Chi P antecederà ? da porre ih opra For^a ed ingegno non è quefìo il tempo $ Allor traendo per furor muggiti T efifone gridò y non fa per certo : punto ceffa , ma volando afcefe Su negre piume alla città fieccatd, E come ella fi sfaccia a penfar prende { guai rion ricco paflor y cui fa rapina Odiofo lupo i a vendicar fi volge Con fdegnofo penfier per vdrj modi i Ed amerebbe di sbranar la belva Con fpeffìjftmi colpì > ed a lei fpéntd Rimproverar le pecorelle ancife i Tale il mojlro inferndl tenta , e ritenid Le fue furie fbranar per varie fìrade fa pofar lo fcellerato ingegno : Ma quafi fianco in con figliar fe fleffó Alfin difponfi efer citar le frodi ; Dunque fottìi candido lino invola y Che camicia dal vulgo afa appellar fi ^ Ed era ricco di Menapo arnefe ; Indi in vai di Acheronte egli fen vola / E dove ribombando atra forefia Tartaro inonda tra fulfurei gorghi , Ivi ben fette volte ella la bagna ; Poi dell' orride piume il negro volò Tutto rivolge alle campagne apriche

E > &d

£8 R ime del Chi aererà

Del chiaro mondo ; e dove erbette, e fiori

Smaltano delle valli il chìufo grembo

La più foave primavera miete y

E t appefìata tela empie d% odori y

Mortale inganno ; indi trovava Areta

"Dell" alto Cielo al gran Rettor diletta;

Viveva Areta in folitaria piaggia y

Ma chiara molto ; di ciò y eh' invoglia

Nojìre vaghezz? ? che cotanto brama

Jl forsennato mondo y ella era fchiva;

Erano fuoi conviti erba di prato

1 rivi il fuo Falerno ; e fe per l9 alto

Febo sferzava ad illuflrare il Cancro

Jl cotanto di rat fparfo Piroo y

O j ' ci face a col Capricorno albergo y

-Ella fui terren duro amava il fonno

Dare alle franche membra ; edindi in pianti y

Indi in fofpiri y indi in preghiere ardenti

Facea vederfi alla bontate eterna

Mercè chiedendo ; il di coflei fembiante

Prefe lo fpirto abitator di Stige ;

Ed afpettò y che la Reina Elvira

Senza corte de' fuoi faceffe chiufa

Dimora dentro dal reale albergo ;

Allor fajfft veder ; ma bigio involve

Manto fue membra y e fprezzatt veli

Tutta copri a la fcarmigliata chkma ;

Ambo

Ambo h guancie pallore off e fi* ; E fatto il ciglio roffeggtavan gli occhi Di molto lacrimar chiaro argomento ; Al fuo venir la maejià d'Elvira, Che della [anta donna avea contesa Rafferenofjì ; e per le labbra liete Fe dal petto volar quefle parole : Oggi per qual cagion ? molti fon giorni Che non ti vidi , Areta ; or come , e dove Per te deggio adoprar no fra poffan^a ? Dillo del cielo ? e del mio cor ben cara ; Qui tacque Elvira: e /' infernal fembian^ Dimejfa il guardo , e man f net a in voce Tal dìè rifpofla: o del Signore eccelfo Sentenza ofeure: e della mente eterna Profondi impenetrabili decreti: Ecco diluvio di fchierate genti Inonda intorno y e fcellerati Regi Fan paventarne ì più temuti oltraggi : Ma l* aita del ciel non farà fcarfa Per nojìro f campo , fe cangiando file Ci volger em del pentimento all' arte ; Intanto a" rifehi di Menapo intanto A fua vita real fa proveduto Con novo ufbergo y e fu novella incude Fatto temprar da non mortale ingegno ; " Ecco il ti porgo ; e eh" e\ ne ve fa il tufo

E 3 Sfd

9fe Rime del Chiabrera

$ia tuo penfter ; non volerà quadrello y

Spada non vibrerajjì ; afa ferrata

Non potrà tanto y che ne leva il j r angue

JMentre di quefio arnefe il trovi adorno ;

E quanto poffa il guerreggiar s* inafpri ;

Qui tacque il tnoflro y ed offeriva il dono

All' alta donna y che i Tartarei Uni

Accettò dalla man Teftfonea;

Ed indi chiara bei raggi il guardo

Fece fentir quefle parole alate :

S* alcuna in tanto duol po' lyfwgarmt

Non vana fpeme y e fe gli fpirti afflitti

O/ano ricercar qualche fofìegno >

Solo il fanno trovar nel franco petto

E neW alta virtù del gran Menapo ;

Or fe pegno caro a me confervì y

Se mei difendi y io fin che miri il fole y

fin che V anima mia meco foggio ma

Non farò più di te y che di me fleffa ?

dìffe Elvira; a cui rifpofe il mofro:

Non ti la mia man b alta ventura

Che tanto apprezzi > 9d accettar non deggio

Il tenor delle lodi onde mx onori ;

JLodif Dio ; nel così dir sx inchina

Segno di riverir /* altiera donna;

Ne più fe motto ; ma levoffy e fparve ;

Sparve wwe talor nube di fumo

Al

Parte IV. 7 Al trafvolar di horeal bufera; Ma d* Elvira i penfier furo forprefi Da meraviglia y e le nudriro il petto Di non ufata in core uman dolcezza; Corfero pofcia le dorate rote Dell%almo Febo y e fi l avaro in fondo Delle del gran Nereo piaggie ondeggianti E diede bando alle cure afpre il mondo ; Ma quando apparve /* Acidalìa fella Cara del chiaro giorno apportatrice Si rnojfe Elvira y e ritrovò Mendpo Soletto in letto ; ivi gli die contezza Della venuta vecchiarella y e come Lafciò lo f campo per la regia vita ; Al primo fuon della novella udita Scoffe fi il Re giocondamente y e forfè A feder fulle piume ; indi circonda Tre volte il collo alla conforte amata Pur con le braccia y e la coprì di baci ; E prefaìa per man fa d? ognintorno Soave rifonar quefle parole : O dell' anima mia folo conforto y Solo diletto y 0 delle mie fperanz? Combattute da guai folo fofìegno y Quando venijìì a me che il tuo cofpetto Non mi colma ff e bramata gioja? Ne fff arricchijfe di dolcezza ? ed ora

E 4 £

JZ R lìvl E DEL CHXA BRERA

Ne veni a farmi fen^a fin felice ;

Ecco y la vita mìa contra le plaghe

De' micidiali acciar fia riverita;

Farò mirarmi fra perigli y ed alti

Quivi darò della foriera e f empi y

Aprendo il varco alle vittorie ; ornai

Franco è mio feettro > e la corona in fronte

Ripoferà del fuccejfore Infante

A noi caro ; dicea forprefo

Da foverchio piacer d'alta fperan^a;

Ma verfo il fommo correttor del mondo y

Onde ei ere de a y eh" a lui veniffe il dono

Cotanto [ingoiar y non mandò lodi y

Non mandò preghi ; e fi guerniva il bufio

Del fier venen della palude inferna

Mal medicato de gli odor fio avi ;

Ed addobbojft delle regie vefìi

paffo in pajfo ; ove Dedalea mano

Fatto ave a fiammeggiar vago trapunto

Ricco di gemme , e di rugiade Eoe ;

Poi di feltro inpennato il crìn ricopre y

Ed al fianco finifiro il brando appende y

Ed efee in ampia loggia; ogni parete

Avean dipinto Policleti y e TLeufi ;

Con lungo fin dio ; agli occhi altrui conforto;

Vario fplendor Paretonj marmi y

E marmi Arguivi ricopria gli Jpazj

Del

Parte IV. 75 Del pavimento ; in re al magione Sole ano i Duci riverir Menapo Ufo venirvi con la prima aurora ; In fu quel punto era forgiunto Adrafio > E feco Erneflo ; Adrafio unico germe Perafan de gli Schiavon tiranno ; Ave a cofiui trenta fiate Aprile Fiorir veduto , e rifpìendeva altiero Del più bel fior della mortai beltate : Spada cingeva y e avvolge a d* ufbergo Per franca far la Principe ff a Agave , Onde era amante y e riamato ; folo S' attendeva ceffar l'opre di Marte > Ed indi celebrar lieti Imenei ; Ma di Trevigi y e delle belle intorno Molte cafiella era fignore Erneflo Già figlimi d\ Erimanto ; era leggiadro y Bello a mirar y ma di beltà guerriera ; E poco dianzi egli varcò venti anni > Fortemente diletto al cor d' Elvira > Onde ofava fperar la regia fpofa: Cofior guerniti di metallo y e d" oro Moveano il nobil pie dentro la loggia Fin che Menapo fe veder fi ; allora Fermar 0 i paffi y ed abbajfaro in terra Qua fi il ginocchio y * dimofiraro al vento Scoperto il cria di riverenza in atto ;

II

74 Rime del Chiabrera

2/ Re cortefe con la man fe fegno Che ne vengano a fe ; pofcia commìfe Coprire il capo y e finalmente ei dijfe: Molto amati campioni y alla cui kefir a Voglio devere il regno , e la cui vampa Di vero amor tanto m% accende il petto , Che fpegner noi potranno acque d* obblio , Vojira virtù finqut fiata è ficcome àrgine all' inondar del fier nemico ; E falvò la Città ; ma quinci innanzi Con più franchezza maneggiate /* armi y Che mefaggio del del reca novelle D' alto foccorfo ; e diceva ; ed ecco D afferra giel y che fa tremarlo y e cafca. E gridò nel cadere : ahi che mi moro . Qual per Cielo feren fpande colomba L9 ali dipinte y e va cercando rivi y Ove lavar la dilicata piuma y Ma trova arder y che bene efperto f cocca Dardo impennato y e gli trafigge il volo ; Onde trabocca y e non teme a del colpo y Tal quel Re mal fortunato avvenne ; Tutto cofperfo di pallore ei verfa Sofpiri odiofi di fulfureo fumo Dall* atra bocca , e fortemente anela; E vuol parlar y ma di parlare in vece Ei fcUmguava ; diffe al fine : o duci,

P A R T E IV. 75

Al mìo fanctul deh lealtatey e fe ;

Altro non giunfe ; e fu quel punto l' alma

Se ne volava alle magioni eteme ;

Ernefìo y Adrafìo y e le feguacì fchiere

Ciò rimirando non facean parola

Ma l% un ver /' altro s' afjìfava in volto ;

Come arator > fe nell' alzar del giorno

Vede repente fcolorirft il Sole

Allor y eh' et foffre dalla Luna oltraggio ,

Lafeìa l* aratro in abbandono y e guarda

Il forvenir dell' affrettata notte

Ingombro di Jiupor y fimilemente

Stetter penfofa quella nobìl turba

Sul venir men del Rey pofeia dogliofì

Mìfero gridi y e riverfando pianti

Face ano alto rifonare omei;

Immantenente la città percojfa

Fu dall' afpre novelle y onde cordoglio

Tutte trafeorfe quelle vie funefìc ;

Ne penò molto ad impiagar l' orecchie

Della donna re al ; fui primier fuono

Fu quafi pietra ne' fembianti ; ed indi

Tornando viva ella f cagliò lontano

L' aurea corona y e fi divelle i crini y

E trajfe mugghi di profonda angofeia :

Pur dianzi H del mi promettea foccorfoy

Ed or mi fpoglia é ogni aita ? e dove

Dov?

76 Rime del Ghia b u e & a

2?d9f appoggiar fi la mortai fperan^a?

Fra quefli detti ella fremeva y i fiumi

Sparge a di pianto in falle Ielle gu anele ;

E poi di novo cominciò lamenti :

Manti fuperbi , e regj letti, letti

Non più y ma tombe , a che dolente punto

Or mi traete ? o me felice > £ era

Nafcendo deflinata a vulgar culla ;

Mifera Elvira ; in crudel fìagione

Chi ti fa fchermo ? chi ti ferba il regno ?

Chi da f campo al fgliuol? dice y e prende

Rapido corfo a ritrovar le membra

Del fuo Re fpento ; ella incontrò per via

Erneflo > Adrafto > che recava in braccio

Il freddo corpo del Signore efiinto

Verfo le flange dell tifato albergo ;

Efft come fur preffo y e vider tinti

Di mortai pallidezza i bei fembianti

Dell" alta Donna y e come f curo il guardo >

E delle chiòme rabbuffato l'oro

Corretti da pietà fparfero pianto ;

Ma la Reina quanto po' s' avventa

Verfo il caro conforte y il collo cinge

Tenacemente , e mille volte il bacia > .

E fovra il petto abbandonata gemma

Delle lagrime fue non punto avara ;

Or come al lamentar non ponea fine

Adra-

Parte IV. 77 Adrafto le diceva : inclita Donna Deh perchè V abbandoni ? a" grandi èbiafmo Non trionfar delle fortune avverfe ; Ella dopo graviffimo fofpiro Guardando fiffamente il corpo ejlinto Fece a fe forza intra finghio^i > e diffe : O di quante gioconde avea fperan^e Solo fofìegno , e ne" miei guai conforto y E fola vita del mio cor Menapo y Perchè vivere io più ? forfè per fempre Qui lagrimar tua miferabil morte? Ma s'io volefft > onde n' avrò poffan^a? Sono io diamante ? ho di macigno il petto ? Ah eh' io fenio perirmi ; in quefte note Cadde fui fuolo ; ivi fi fcofj'e alquanto y Pofcia anelando fe ne andò lo fpirto ; Quei Duci afflìtti tenebrofa pompa Fero apprefìarfi , e dolorofi onori Per li regj fepolcrì ; ed indi franche Voi fero l' alme a travagliare in guerra.

CANTO SECONDO.

A per /' orride imprefe al fin condotte T efifone empia raddoppiò /' orgoglio > E fatta vaga di fpiegar fluoi vanti Tra'moflri inferni ella ne va veloce

Alle

jo Rime del Chi aererà Alle à Aver no penofijftme ombre ; Colà fuperba in vijìa al^a la fronte ^ E tr asolando conTartareì gridi Faceva alto fonar gli antri infocati ; JDicea h frodi , onde ella fpenfè i giorni Di quello eccelfo regnator y dice a Le fere angofeie della trifla Elvira; Onde ella cadde ; // general cordoglio Ove è rimafa la citiate opprejfa Non tacque punto ; ornai le mura aperte Per cui tanto fudoffì ; oggimai /' afte Andran degli Unni a guerreggiar fui Tebto Colà faranfi i venerati altari Stanca di belve ; e quello eccelfo y ed alto Monte del Vatican darà tributo Di folte fpiche a vincitori aratri ; Tal per V Èrebo tetro alteramente Pur beftemmiando ridice a fuoi prègi ; E /' inferne falangi unqua non ftanche F accano udir P abbominevol nome Con fomme lodi; allora infra quei moflri Uno ve n* ebbe y che fveglib l'ingegno > E cercò gloria in danneggiar la Terra Preffo a perir fen^a il re al governo y Ed in profondo affanno ornai fepolta ; Quefto folca neW infernal baratro Afmodeo dirft ; ed era fempre intento

A4

Parte IV.

Ad affinar della lu (furia t arte Sono opera di lui quanto d* amaro Vede fi [offerir da petti amanti Di tormento y e di pena > ei mofse , e /eco Se lufingando egli dicea per via : Se Tefifone nojlra ornar le tempie Brama di lauri gloriofi y e chiede In riva d* Acheronte al^ar trofeo y Non brama a torto ; egli è hen degno ; ed io Amo , eh' a bello oprar fi dia mercede Perchè la fpero ; e non è forfè giuflo Che fiorifeano in me falde fperan^e ? Starà forte Aquile a fe fcojft Troja? Eh non è ver > che Simoentay eXanto Corfer di J angue ? ed il Sigeo non feorfe Il figli uol di Peleo ferrar fi in tomba? \ Sparta già diede al mondo occhi chiari y Che per arte di me pofero in fiamma Deli'Afia i regni y io di cotanti rat Feci fui Nilo fiammeggiare un volto y Ch'orbo ne venne il gran campion di Roma ; Onde Egitto ne pianfe , e chiufo in nembi D* alto cordoglio fofpirò Tarpea : Ne quefio giorno apparirà men forte La mia pofsan^a ; parlando ei giunfe Alla città mal fortunata; e quivi Con pronto ingegno efaminò le flradc

Da

8o Rime del Chiabrera Da porla in polve ; e ritrovolle in brevi; Or discendendo dal Permeffo ombroso Cantane Euterpe y e P una > e l' altra guancia Di f re fiche rofe colorita yo Clio ; Era d' Elvira, e di Menapo figlia La giovinetta Principerà Agave ; Di cotanta beltà y eh" almi guerrieri Per lei giojofi diflruggeanfii in fiamma; Uno era Adraflo del Signor y che regna Intra feri Schiavoni unico erede y Chiaro per lo fplendor dei bei Sembianti y Chiarq per l" opre del gentil coflume y Chiaro non men per la franchezza in armi ; Quinci fovranamente al Re fu caro y E caro infteme alla Reina Elvira y E fe godean della bramata pace Dell'inclita fanciulla y il facean fpojo ; In tale flato egli lattava il core y E nudriva il defiire y e cotal volta Faceva atti d'amor per la fiperan%a ; E tempo fu y eh" egli mandolle in dono Alto regalo; incatenate gemme y Perle di Gange y e di Perù piropi ; Quinci pendea f colpito in piaflra d' oro Il navigar dell' Agenorea figlia Sul toro ingannator ; vedeanfi P acque Schermar gioconde y e fu per l'alto l'aure;

E vez~

Parti* I JjL 8 i

E vezzeggiando il trasformato amante Dar baci al pie della beltà rapita ; Con fatto guerrier facea contefa D'amore in campo ; e per le regie noigf Dell'alma Agave fofpirava Ernejìo Prencipe di Trevigi ; in lui virtude E ben fondata nobiltà fplendea y E sfavillava dell'età fui fiore; Quefio tenor di cofe al fiero mojìro Tofio fu noto y ed ei J vegliò fuo fpirto A porre in opra non piacevol froda ; Compofe a fe d' intorno aeree membra Ufcite ornai di gioventute y ed ara D' alcuna crefpa il volto y e vela i crin} y E dentro a fofchì manti egli s' involve ; : E affi Front e a y della fanciulla Agave Nudrice un tempo ; e così fatto apparve dove Ernejìo in folitaria fianca Guerniafi d' arme ; egli il f aluta y e dice : Ernejìo già tu fai y che fui d' Agave Nudrice ; or odi me y eh' a te ne vegno Inviata da lei; mentre fur vivi 1 genitori ella celò fue voglie ? Ne volle far contrajìo a'fuoi defiri , Or y che vive in balia di fe medefma Offre la fua beltate alla tua fede Per farti fi confort e ; or quando y e dove Chiaòrera Parte I V, F Fa

ti Rime del Chiabrera

Fa di mefiiero y adoprerai l'ingegno Di c av altero y e w* amatore ; intanto Tu di quefio monil cingiti ly oro Al collo intorno ; ella il ti manda , ed ama Speffio mirar y che tu ne vada adorno ; Nel così dire egli porge a P arnefe y Onde era fiato liberale Adrafio Ver la beltà d Agave ; in qual maniera Città fieccata da nemiche J r quadre Langue in me fio digtun ; ma fe le giunge Soccorfo amico apre le labbra al rifo ; Ciafcuno apprende a rallegrar Jembianza^ E fulla fronte f erenar la fpeme y Tale in quel punto fe veder fi Ernefio ; Ridean fue labbra , e sfavillava ti guardo y E fulle guancie non fo che di lieto Subito apparve ; ei cento volte y e cento Baciò le gemme y e ribaciolle ; al fine Fe dal petto volar quefie parole : O immenfa beltà y eh" altro non fai Salvo y che '/ fervo tuo render felice Immenfamente ; a tuo favor fian pronti Sempre di tutto il del tutti i favori ; Ed io trabocchi degli abiffi in fondo S9 unqua mi pentirò d* ejferti fervo ; O bella fronte; o belle ciglia yo fpecchi D'ogni altiera bellezza , infra mortali

An-

p a r r e W. %1 Andrete voi di gentilezza tfempìo > Ed io di fede ; ei così dijfe ; il moftrò Prende commiato ed indi move i pajft; E non gli move indarno ; Adrafto trovd E per tal mòdo gli ragiona : Adrafto > Mentre genitor fi rejfe Agave Ebber le vele tue vento fecondo ; Or non è calma ; io veggo molto Érnefìo Andar briofo ; e mi ritorna a mente , Che ufanzà femminil non è fermezza Serbare amando ; così dettò et tacque; Ma fiamma i e gelo in un balen trafcorfe All' amante guerrier per ogni vena , E di varj color fi tinfe il volto; Fiammeggiava lo fguardo y e dentro al petto Fr etnea per ira y e di fe jlefso tolto Motto far non potea; quinci di Averno Lo fcellerato mefsaggier diparte > E trafvolava alle f ue frodi intento ; Per cotal modo corfe il giorno , è chiufo Si flette Febo dentro il Mar $ Atlante: Ma come V alba femìnò fue rofe ; Il poco avanzo dei miglior guerrieri y E quelle tefle più canute andaro Verfo il palagio a raunarfi , ed ivi Cercare appoggio al ruinofo impero . Per quel cammino raffrontoffi Adrafto

F z Con

§4 Rime del Chi aererà

Con effo Ernejìo ; Ernejìo iva pompofo In fpoglie d* oro y e gli pendea fui petto Il d' Agave monil tanto pregiato ; Ed ei fattone alt ter rnovea giocondo ; Come lo fcorfe Adraflo immantenente Ficcagli il guardo addoffo y e bieco il guata Ma rimirando poi /' oro , e le gemme Onde alla bella Agave ei fece dono Splendere al collo del rivale intorno Vajfene in foco d% ira ; ofcura il ciglio ; Dibatte i denti y e duramente freme Così gridando: ondecotejio bai tratto Real t eforo ? e come indegnamente Te ne ar ricchi fciì alle parole acerbe Meravigliando die rifpofla Ernejìo : Portolo perchè voglio ; e l%ebbì in dono Da tal , che la mia fe ne fece degna ; Non è ciò ver y foggiunfe Adraflo ; il porti Perchè ne fofli ladro ; allora entrambo Sfodrano i brandi ; e già ne va per /' alto Feroce il fuon de* ripercoffi acciari ; E t aria s' empie di faville ; quale Se per bella giovenca in prato erbofo Agitati d* amor danfi battaglia Tori cornapuntati y alto muggito Spandono all' aura y e con la fronte baffa Non mai fon fianchi a rifrefcare af salti ; Mira fi intanto lacerati fianchi

D1 am~

P A R ? E IV. $f

D* ampie ferite y e di ben calda vena Sangue abbondante riversar go%X.aje : Non con minor pofsan^a , e minor ira Provano quei guerrier di trarft a morte Con fpeffi colpi ; ora nel petto ^ ed ora Nel ventre > ora ne* fianchi , or nella fronte Erano intente a ritrovare entrata Del tiobil f angue l' afjetate fpade y Ma fempre indarnoi; così fatta è l' arte Ch' aveano entrambo nel mejìier dell' armi: Al fin ficcarne fulmine fremente Ch' avventa Giove adunator de* nembi Scaglioffi Adraflo $ ed allungò la fpada Quanto mai più potea verfo il nemico ; Trovogli il braccio deflro , ed ivi fquarcid

I nervi y e frange l'offa ; indi la tragge E fortemente glie /' immerge in petto ; Subito cadde in full a piaggia , e lunge Fece d' intorno rifonare il piano ;

Ivi gemendo intra finghio^i fugge L'alma pronta a volar per le ferite > Ed ei vìen freddo con mortai negrezza;

II vincitor volge le fpalle y e rie de Pieno di rabbia a fuoi ripofii alberghi ; Ed ivi penfa all' infedele Agave Profondamente arfo di f degno , e feco Quafi faldando fue ragioni ei dice:

F * Spen*

Rime del Chiabrera Spento è V infame y e del fuo f ciocco ardire Data ha la pena ; or quelle carni indente Giaccianfi fpofle per convito ai cani ; Ma qual di te prendo vendetta Agave? O dell' arfo mio cor fola Regina Or fra chi regnerai y fe tu non regni Come fovrana fra le donne ingrate ? O occhi ove é amor tante faville Splendere io vidi y e voi gentil fembianti Chi l% arte V infegnò di tanti inganni? Di tante frodi? e dicendo et batte La trijìa fronte con la defìra y e penfa Fijfo col guardo in terra; indi fi fcote E col pie batte il pavimento y e grida : Cingi la fpada Adrafio ; e/ci dal regno y E vieni pronto ad incontrar per coffe y Vieni; che pofcia tradimenti y ed onte Non mancheranti ; ah crudel gente y ah nome Femmina nata all' onde inferne ; fcenda Fulmine y che l' involva; atra tempejìa Le fpengay e le fommerga ; indi r emenda E dice: adunque lafcerajfi Agave? Ella fi lafci; de' nemici in preda? E de' nemici in preda; eternamente Sarà ciò pena de'fuoi vili amori; dice ; e ver le mura il piede affretta ; Giunge alla porta ; e chi guardava i varchi

A lui

r

Parte IV. 87 A lui ben noto trapaffar confante ; Egli fen efce e per diritto calle Stampa i vejìigi verfo i ricebi alberghi Del Re degli Unni; per ventura il vide , E ravvisilo Abftrto , uom di gran pregio E molto innanzi ali* Ungaro Tiranno^ Coflui feroce maneggiando /' armi Sulla muraria in fanguinofo ajjalto Rimafe prigionier ; Menapo all' ora Molto gli fi mofirò di cor gentile E con atti cor te fi ebbe lo /eco ; Allora Adraflo lo fi fece amico ; Però da lui non fu tofto f corto Che prontamente gli fi move incontra ; E con un oh di meraviglia chiede Donde ? e perchè ? nel così dir /' abbraccia y Poi dolcemente lo riguarda in vifo ; Poflo il termine ufato alle accogliente Rtfponde Adraflo al cavaliero ; io parto Dalla citiate infino a qui difefa Per me contra ragion ; vegno bramofo Di dar le mie fatiche al Signor voflro; Però condurmi al fuo real cofpetto Sia di te cura; qui tacque egli ; Ahfirto Per man lo prende y e fe ne vanno in tr ambo Dove il duce fovran facea dimora ; Il ritrovar 0 ; et di corata acciaro

S 4 Vtfii-

88 Rime del Chi auréra

Veflìva ardente per piropi , ed oro ; E dal finterò fianco aurea gli pende Fulgida fcimitarra y il petto y ei tergo Tutto sy involve di purpureo manto y Manto y cui distìngue ano alme a mirar ft Gemme y tefor dell' Eritree maremme ; Tal paleggiava entro a guerrier più [celti Con effo lor trattando opre di Alarte ; Abftrto inchino gli jc? appreffa , e mojìra Il campion flrano ; e di lui contesa; Attila il chiama y e ben /' accoglie y e parla Ver lui cortefe in cotal guifa : ho caro Voi meco aver campion di tanto pregio Per onorarvi ; e P avverrà y eh9 io deggia Operando moffrarlo io farò pronto; Allora il cavalier con altererà Non fen^a riverenza a parlar prefe: Alto Signor da gran ragion commoffo Mi feci difenfor di quefle mura A voi nemiche , e da ragion non meno Per oltraggi foffertì oggi ne vegno A dare affatto , e traboccarle in terra Per te non meno ; e non ragiono a voto j Menapo Re da fubitano affalto Fu percoffo da morte > ed indi Elvira Chiufe gli occhi per doglie in fonno eterno j Il figlio fucceffor puoffi dir bimbo y

P A R T E IV. Sp

fcarfio è d anni y e che governi il regno Tefia non è di riverir fi degna; La greggia popolar vinta y accasciata Poco non fa fe con le donne afflitte Prega gli altari^ i duci , uno hai davanti ; Ernejio d'anni per mia man trafitto Versò /' alma col f angue ; e più non vive ; Non negherò che ci riman \ F or e fio Jllujlre per ftdgor di nobili avi Onde difeende e per t efior pofifiente ; Grande in afta vibrar , grande per fienno y E per trionfi^ e per vittorie grande ; Ma carco di ferite or fi condanna Star fiotto coltre , e ripofiar tra piume ; Dunque qual cor paventa ? e chi configlia Pofar fiommo Signor la tua pojfan^a ? Che non fi fpande ogni bandiera al vento ? Che non fquilla ogni tromba ì io non ti ficorgo Con mortai rifeo a rinnovare afjalti ; Vi conduco a gioir d' una vittoria Che vi fi dona in dono ; in tal maniera Parlava Adrafto ; ed inchinato ei tacque ; Rfponde il Re ; tempo è da porre indugio E tempo è d' affrettar ; fe di fvent tira Dell' inimico a guerreggiar ne chiama. Corriamo ally armi ; come dunque fiorga La bella Aurora , e ne rimeni il giorno

Cìa-

yo Rime del Chiabrera

Ciafcun i* accìnga al generale affatto; Di tutto ciò prendi penfiero Ah/irto Con pronto ftudio y e non [offrir y che /cerni Di tuo valore , e di tua fede il pregio Chiaro cotanto ; ei più non dìffe ; e tacque La maeftà dell' Ungaro tiranno ; Incontanente i cavalier partirò ; E fece Abfirto trafvolar palefe Il decreto reale infra le f quadre ; E co% duci minor toflo difpiega Tutto il tenor della battaglia y e loro Crefce coraggio ad incontrar la morte Con forti detti; e fe ne va veloce ha fama intorno , e dibattendo l% ali Grida y eh* all' apparir del bel mattino Dar affi affatto y e la cittate in preda Rimar rafft al valor dei più guerrieri; Sguinci le turbe intalentate a guerra Danno bando al ripofo ; altri racconcia Archi mal tefiy altri faette arrota; Chi brandi terge ; chi cimieri impiuma; Chi prova il ferro de' dorati usberghi 9 Se fa poffente a dileggiare i colpi Quando più crudo adir er affi Al art e ; Qual fe talor d* Autunno alma fiagione Baffareo liberal dell' aureo moflo Vuol) che fi calchi in ben cerchiati tini

1 grap-

Parte IV7 pi /grappoli acinofi y ognun V adopra Uomini y e donne in affilar coltelli, In teffer vimiy in rifai dar graticci ; Ogni cofa è bigonci > ogni lavoro El rivedere, e racconciare arnefi Della bramata da ciafcun vendemmia ; Tale era quivi rimirar le turbe Intente a raffinar le fpoglie, e /' armi.

CANTO TERZO.

COn fervido cor y con fremente Rabbia nel petto f attende a y che P Alba Crocaddobbata aprìffe varco in cielo Mettendo in corfo l* immortai Piroo ; Ma fu per /' alto dell' Olimpo eccelfo y Eteree cime y onde il Rettor fupremo Scote la terra y e la legge all' onde y O pur col cenno fa tremar gli abiffi Altro fi ftabiliva alto decreto ; E quefto fu y che nella mente eterna Fermò dell" univerfo il gran Monarca Fare Attila dolente y e di fue colpe Efporre al guardo uman giufìa vendetta; Però dinanzi a lampeggiante trono Di fplendore infinito y ove ei f* a/fide y Fe di Pietro venir P alma diletta;

Indi

pi Rime del Chiabrera

Indi fciogliendo dell'eterea voce

fc immenfo fuon divinamente et diffe:

Venuto è P ora che 7 Signor degli Unni

Saldo difpregiator di mia pìetate

Con la giufii^ia fi corregga ; ho fcelto

Per leale minìfìro a dargli morte

Forelìo illuflre regnator d% Atefie y

Nipote d' avi che in Jeguir vinate

Diedero a lui hen manifejìo efempio y

Ed egli è tal y che sferrerà ben forte

A gloria procacciar figli e nipoti ;

Ma di predente non hafiante ali* arme

Tra fafce y e piaghe ha per albergo il letto ;

Tu movi e porta a lui falute y e for^a

Da reggere armi ; più non giunfe , e tacque

La fempre invitta y ed eternai poffan^a ;

Allor per tutto il cielo arfe di lampi

Nova chiarezza y e le falangi eccelfe

Dell' efercito eterno al^aro note

Cantando del gran Dio le glorie immenfe ;

Ma lafcia Pietro de'fupremi campi

La non per or da mifurarfi ampie^a y

JE prende il volo fuo verfo Oriente

Nel baffo mondo ; ei rajj'embrava fella

Che d'oro flrifeia per feren notturno ;

fi posò y che nel mirabile orto >

Onde mal faggio difeaccioffi Adamo

Den-

Parte IV". 93 Dentro non foffe ; ivi per aria lieta, Che non fa d* aquilon /offrire oltraggio Sorgono piante > a cui non laficia Aprile Un qua di frondi vedovar fi i rami, E si allegrava tutto il fuol de' fiori, Quanti ne foglia difiar lo [guardo Per fuo conforto > infra cotanti un fola Ne colf e Pietro ; ed era il fior contento Pur di tre foglie ; una verdeggia, l'altra Era qual pura neve; e qual piropo Splendea la terza sfavillando in ofìro ; Così fornito fe ne vien del cielo L' alto me/faggio 've giace infermo campion defiinato alla grande opra ; Correa la notte , e del cammino ofcuro Era fui mezzo , egli animanti in terra Tutti gode ano in difilato fonno ; Ma non F or e fio chiude a gli occhi y e pofa Dava nel petto a' gravi fuoi penfieri ; Anzi fpiaceva a fe mede fimo , e caldi Traea fofpir quando afcoltava il fuono Delle trombe alla guerra eccitatrici > \ Dicendo fico : fen andranno a terra Quefle onorate mura , e eh' io tir affi j Colpo di fpada per le fue difefe li Sul punto e fremo non farà memoria? fatto onor per così bella imprefa

Illu^

94 Rime del Chiabrera

Illuflrerammi ? e per fatto affatto Tra fommi duci volerà mio nome? Così dicendo ora il fmijìro > ed ora Il lato dejìro rivolge a trai lini Tutto cr uccio fo non cìnger fpada: Ed ecco entrar del regnator fuperno Il mefsaggier nella rìnchiufa fianca Difondendovi dentro un Mar di lampi: Vinto Foreflo con le man fa fchermo Al fubito ferir del troppo lume: Ma Pietro fa volar fuono celejìe Formando note umanamente > e dìfse : Foreflo io fcendo dalle altere eccelfe Del Par adì fot /' immortai pofsan^a Del fempre invitto correttor del mondo Mi manda a te : dammi V orecchio y e credi In quefla notte ha da condurfi a morte Attila fcellerato : or tu difponti A troncar con tua man /' indegna vita ; Opra y che fa pofsente a porre in corfo L9 alme ben nate y ed acquiflar corone ; E veggio un forte fra gli altìer nipoti Farfene fpe echio tal > che prefso al Lambii Spegnerà Re non men feroce y ed empio ; Degli altri io tacerò ; fama non vana Alto ne canterà tempo in tempo ; guì tacque ; ed indi col mirabil fiore

Toccò

Parte IV» 95

Toccò le piaghe , ed elle venner fané ;

E del corpo guerrìer le nobil membra

Doppiar o forza: più veloce il piede y

Il polfo della man via più gagliardo y

E per le vene via più ferve il f angue ;

Onde in guifa cotal Pietro ragiona :

Della bramata giovenil fortezZa

Io ti lafcio giojofo ; or vejìi i panni y

E vefli l' armi ; io riporrotti in mezz°

Degli fìeccatiy ove ripofa l'Unno ;

Qui tacque: ed indi al cavalliers9 invola ;

Ratto Foreflo delle veftì ufate

Adorna il bufo rinfrancato y e cinge

Brando temprato fu maeftra incude

Con lungo fludio y ed adornò non manco

ha fronte giovenil d* elmo lucente y

Che ricco incendio di piropi ardenti

D" ognintorno ver far non è mai fianco ;

Al fine imbraccia ben faldo acciaro

Ben forte feudo y in cui perle fpiega

Gangetico tefor ; candide piume

L1 aquila Efienfe , quando armato il mira

Pietro nel porta infra le regie tende y

Ove pofava il regnator degli Unni ;

Notte correva intanto y e più y che'l mezz°

Ornai fornito ave a di fua carriera;

E mìrarfi facean /' eteree piaggie

Po-

$>6 Rime del Chiabrera

Popolate di lumi , onde per /' ombra Potè a giojrfi di chiarezza in terra ; E Pietro dijfe al bon Foreflo : il campo , In che provarfi dee la tua viri ut e Hai qui predente; tu rinfranca ti core ; E fe qui [penderai la nohil vita y Fia bene fpefa; e co fi detto ei /parve . Il cav alter pien di penfier volge a L* animo forte a cominciar ly af salto ; Ne molto dimorò ; fchiera d armati Moveva intorno a vifitar le guardie Di quei ripari y ed incontroffi in luì ; Dorielo il duce al%a la voce y e grida: Donde fi vieni dove fi va chi fiete? Rendimi il nome ; il c av alter cele fie Sy avventò crudo y e gli fquarciò la firozZa i E quei fgozzafo traboccò fui piano ; Come talora all' apparir d* Arturo Fulmine ardente y che fcofcende i nembi Lampeggia y e tuona in un momento y e fere y Cotal F or e fio mi f e man al brando y Spinfe la defiray e lacerò quell* Unno In un fol punto ; e come quercia in monte Ove fcherniva il minacciar degli Aufirì Subito cafca fulminata y e lunge Fa coprami fonar le rive ombro fe y Cotal fen venne quel Barone a terra;

E l>

Parte IV. c>j E l% aureo feudo y e la corazza, e /' elmo Alto fonar o ; meraviglia immenfa Quinci forprefe i cavalier feguaci ; Mafier Foreflo follevò la fpada Inverfo il capo d* Agricaltey e fende Giù per la fronte y e per lo collo in guifat Che fopra il deftro y e fui finifiro fianco Si rovefeiava la partita tefla; Ma le midolle del cervello fparfe Cor fero a terra j le ginocchia ei piega E col petto in fui terren y dove Sonno ferro eternamente il prefe ; Non per quefìo cefo /* inclita deflra ; Nearco affronta; era d orribil belve Non mai pago uccifor ; ben grave d* anni Ma cruda y e verde fi gode a vecchiezza * Ve f iva in vece di ferrato ufbergo - Orride fete di cinghiale alpejlre y In rimirar da fpaventarfi arnefe 1 Ma non paventa del campione Eflenfc V alto coraggio y che tra coflay e cojia Vibra ferita , e duramente ejìinfe Quelle frejchezz? del polmon vento fo ; Ei diede alquanti crolli y indi col tergo La terra impr effe y e f colorito in vifo Con narici affilate y alzò finghiozz0 > E dir voleay ma della vita il filo

Chiabrera Parte IV. G Atro-

BlME DEL CHIABRERA

Atropo gli recife; oltre fen pajja Por e fio j e taglia a Rimedon deflra% E fa cadérne P arrotata fcurè Onde egli prometted colpi di pregio Villanamente ; e poi novo immerge Neil' anguìnaglid il fanguinojo acciaro ; Rimedon cafcd y ed il guerrier calpejia Le lorde membra; indi atterrava Ofelte ; Queftì fidando in fe medefmo note* Faceva udir barbarefcò orgoglio Al vincitor ben già dd prejjb ; ed egli Profondandogli in petto orribil punta Tutto il fegato fcempìa ; onda di f angue Sgorgò fuor di quello antro f ed il fuperbò Rimafe defedi a e fica corbi ; Allor comincia ad ingombrar viltaté & anima forte di quei duci y ed alto Ciafcun gridava ali* armi ; entro i ripari Sono i nemici ; alP arme y all' arme , all' arme ; Al gran rimbombo , che per P aria vola Moffe la (quadra delle regie guardie ; Era duce Nearco j ei giva altiero Per anni fr efebi > e per guerrier fembiantì^ E tutto involto di purpuree fpoglie Portava in cima del cìmier con arte Scolpito il monte delle fiamme Etnee ; Venia f alt andò 7 e fier ficcome toro

Se

Parte IV. p$ Se per hella giovenca in valle ombrofa Scalpita co' pie l' erba > e fa col corno E col mugghiar brava disfida all' aure ; Dall' altra parte fe he vien l* Èftenfe Come Leon quando le ciglia aggrotta , E con la còda fmifurata i fianchi Afpro flagella y e che ruggendo ei tuona ; Allor rimbomba la Càucafea jelva, E fui periglio di pafciuti armenti Stan tremando ì bifolchi ; or chi baflante Fora a narrar le minacciate piaghe ? il fuon de' brandi? il fiammeggiar dell* arrnit E de nobili cor /' alto dìfdegno Sparfo per gli òcchi ? il feritor primiero Fu la barbara de fra ; èi lancia un' afia Non men di tofco , che di ferro armata ; Ei sformò le fuè fior^e ; il dardo fende L' aria roncando ^ e nello feudo avverfo Strada s' aperfe y ma non gtunfe al petté Óve era vaga di ferir la punta ; JSlearco sfodrd di forbito acciaro Gran feimitarra > e deflinava piaga Verfo la tempia del nemico ; ei fchùrmo Faffi pur con la fpada; indi per cote L' elmo per modo tal y che d ognintorno L' Etna dell' oro feminò faville ^ Sangue non corfe già fòa fiottò il colpo

G i

ìoo Rime del Chiabrera Tentenna , e mal fi foflenea Nearco ; Non lafcia il brando ripa far Forejio y Ma fpinfe l' armi entro il belico y e dietro Va furìofo , e lacerò le reni; Tale in duo fonti di bollente /angue Atrocemente innebbriò la fpadaj Cafcò Nearco , e fui ferrar de gli occhi Obblio noi prefe de' paterni alberghi ; Mal fortunato y ivi lafciò partendo Carijfima beltà d* inclita fpofa, Ed in fuo grembo ammammellato infante ^ Che mai non vedrà più ; fcorfe caf cario $inclfo poffejfor d' ampio teforo y E per quefìa cagione al Re diletto Vide cafcarlo ; ed avvampogli il vifo y E per entro le vene incendio dr ira ; E fra fuoi mife un alto grido : o pera; E chi di noi più moflrerà la fronte Non vendicato al Re? tanto difpregio? .Oggi tanta vili atei ì cor codardi Serbinfì a' corbi y ed al digiun de* cani ; Ed io primiero ; ei così grida, e fcaglia Il dardo y e cento fecondaro ; alcuni Forte fero fonar l' aurea celata; Altri graffiar o dei gemmato manto J ricchi fregi ; e chi per coffe P oro > E lo jplendor del ben temprato feudo

Ivi

P A R T È IV. 1CÌ

tvt oltraggiando del reale augello

Jj invitte piume ; a tanti gridi y a tanti

Colpi , ed a tante dell9 orribil Al art e

Acerbe furie tenne fai do il piede

L* alto guerrier , fa cangiar fembiantè j

guai s* armando talor ro^Za falange

I moni anati cacciator fen vanno

Giocondi a guerreggiar porco filvefire ,

Egli tra canne paludofe y e giunchi

Suo forte albergo } fe ne fia ben franto y

E guarda bieco , e per foverchio dy ira

Gli occhi rivolge rojjeggtanti $ e rnoflra

Pronte a ferir le formidabil fanne ;

Ma di fp erato alfin /■ avventa ed apré

I chiufi varchi y e frange fpiedi e fventrd

Veltri y e molojji y ed ogni incontro abbati f >

E dell' oppofla gioventù fa feempio

Mifer amente ; a tal fembian^a in campo

Trattava /* armi /' immortai Forejìo ;

Per fama intanto $ e per meffaggi intefò

Attila aveva il non temuto afjalto y

E la fredda paura , onde eran piene

Tutte le fquadre ; di flupor §* ingombra

Come ciò fojffe : e travagliato in vifia

Appella i duci y e ciò y eh" oprar fi deggìa

Non è ben certo ; allaperjine et penfa

Di prova far quanto poteff? in guerra ?

Ci 3 La

%n% Rime dei Chiabrer^ £a maefiate y ed il reale a/petto ; Dunque la fpada al manco lato appende ; E fidato morion ricopre E le tempie r e la tefla; e feudo imbraccia Armi dorate , armi gemmate ; ed ivi Ei rifplendea ficcome in elei ferenq II temuto fulgor del can celere ; fatto efee di tenda y e l' orme affretta > E collerica fiamma ar degli in petto ; Ch* ei mena f manie ; e fece parla , e nota Non po' formar ; fe fra fiellanti chiofiri O nelt ofcuro delle tombe inferne Alcuno è , che governi y e regga il corfo Della fperanza , e dell' uman fpavento y Co fluì fenta mìe vociy e porga ajuto In quefio punto a disfogar miei f degni , E r alcuno non è y che regga il mondo > Nulla non me ne cai ; potrà mìa defira fulminare y e tonar fopra i nemici Per fe medefma ; in guifa tal fen corre Gorgogliando bejìemmie entro alla firozz^* E già nel ciel verfo le porte Eoe A gran paffi venia quafi gigante Il fol portando P alma luce al mondo , Ed Attila girando il guardo intorno Potea jpecchiarfi nella fuga indegna ^Degli f magati popoli ; ciafeuno^

Lun-

P A R T E IV. IOJ

Lungo da fe gtttava archi y e faretre ; Afte y e brocchier fon difpre^xati ; ognuno Difcarcafì dell'armi, e fol fi fpera Nel veloce volar del pie codardo ; Tanta viltate riguardar non valfe Il Re fuperbo y che doppiando l'ira Non tonajfe dal cor minaccie y ed onte Verfo ì difperfe ; q di guerrieri a nome Chiamati a torto; a gran ragion le fpade, A gran ragion da voi cacciate l'afte, Che fon ZaPP?> ed aratri ì voftri arnefi; Ite alle ftalle % ed al grugnir de' porci y Per cui nafcefte ; oh s'io ritorno al regno ; S' io vi ritorno ! s\ dicendo ei fpande Vampe dagli occhi, e fa crocchiare ì denti Per lo difdegno y e per la rabbia ; intanta Q carco di trofei ramo di Alarte Af ro d Italia y e per la via del deh llluftre fcorta degli Eftenfe Eroi Vibravi il brando fulminofo ye tronche Sbranavi membra non mai fianco y ed ampia Ver f andò f angue fune favi % campì ; E come avvien, che divenendo fa%ia Di fpecchiarfi nel Sol volgeft a terra Aquila altiera ; e tra belle erb? y e giunchi Vede ftagnarfi un pelaghetto ; quivi Lieta con largo pie voga per l' onde

G % L'oca

'te>4 Rime bel C«iab^sra Vocacianciera y e vezzeggiando pompa Fanno del lungo collo t gru dipìnti } E nel criflallo van tergendo P alt X cigni cari d* Amatunta al nume ; Ma vago di ghermir fcendendo a piombo Ly augel di Giove col vigor del roflro Sparnazza gP infelici ; allor per P aura Volano penne dijftpate > e fronda Del piccoletto Mar torna fanguigna > Tale era quivi a rimirar fra P armi Il Gedeon della magion d* Atefle; Quinci in mirar la miferabil flrage Tanto di rabbia in petto Attila colfe, Che forfennava ; et mìfe P ali al piede Per topo guerreggiar P afpro nemico ; Mojfe ; ma lafso lui y che di fua vita L? efiremo fil gomitolava Cloto ; Tojìo y ch'ei fu da prefsò alza la dejira Col ferrp mìci al ver/o la fronte Tanto odiata , e fa volar in fcheggie L? oro delP elmo y ma rimafe efpofìo Il defiro fianco alP inimico y ed egli Sofpinge delP acciar P afpra acutezza, E fpe^a Po/so y e trova il core y ed apre Fiume di f angue y che la f abbia inonda J Cafca il tiranno y e fa fonar P arena Con la percola; ei fcofse poco il piede y

Che

Parte IV. 105 Che glielo il doma > ed un negror caper fe Eternamente la real palpebra ; Allor Foreflo follevò dal petto La nobil voce y e fece udir tal grido: Chiunque fprezza Menarca eterno La data legge , e prende a fchermo il cielo Qui fermi il guardo ; raf sembrò quel grido Strepito d'Ocean , s'unqua sbadirà Il Tridentier dalle cerulee chiome ; Quinci barbaro cor non pià rammenta Che fi a battaglia; e dileguò veloce Per la campagna da temenza opprejfo ; Quivi cinta di nembi errava intorno La fempre vaga d'ogni mal Megera y E feco Aletto; a cui diceva: or quando Pur dove ano venir tante fventure > Porta di qui lontano il Signor morto y Che fu fervo di noi ; vergogna inìmenfa Fora far fi veder vivanda di cani Il mar fempre devoto a fligj numi ; Ed io procurerò , eh9 abbiano fcampo L% afflitto avanzo delle turbe ; entrambo Chiufer le labbra , e fe mette ano all' opra ; Ma venuta a fuo fin /' eccelfa imprefa Piega Foreflo le ginocchia y e rende Fervide grafie al correttor del mondo ; Indi fe volge alla città; ben folte

Di

lo6 Rime del Chiabrera

gente ne venìan fiumare allegre Ver/o il Uberator ; tuono di gridi Efle portava fu per /' alto , ed Efle Pronte quaggiufo rifpondean le valli , Efle per tutto rifonava y ed Efle ; Così raccolto nel difefi alberghi y Con la Iella arte dell' amabil pace Delle battaglie rifior aro i danni; Fin qui dicea lungo /' Aonia riva La bella Euterpe delle cetre amica; Ed io de* lauri per le fcor^e eterne Le care note ad ora ad or fcrivea; Tu vero fucceffor der tuoi grand' Avi FRANCESCO in feggio riponevi Aflreaì £ di Cerere i campi aveva in cura Per alloggiarvi Pace amabil dea; O lor felici , e fortunati loro > Che fotto il nume tuo\ novo Saturno > Godono in quefla etate il fecol d* oro .

Parte IV. 107

Dal Libro intitolato :: Compendio delle fontuof? Fejìe fatte /< Anno 1 608. nella Città di Man- tova, perle Reali Nozz? del Sereni/}: Pren- cipe D. Francefco Gonzaga con la Serenifs. Infante Margherita di Savoja . In Mantova preffo Aurelio y e Lodovico Ofanna Stampa-, tori Ducali 1608. In ^.principia allapag. 74.

RAgunate dunque che furono nel Teatro tutte le perfone delle quali egli era capace, avendofi ayuto iempre riguardo da quei Miniftri , che n avevano la cura di non conceder Y entrata in efio ad altri , che a' Gentiluomini foraftieri, a'qisali furono date a que- llo effetto alcune medaglie di rame, fi? bene il luo- go non fu pQi, ^ come neH>! altra rappre tentazione ) capace di tutti a perlochè furono molti d' effi neceflj- tati a rimane^ di fuori. I Cardinali, i Prencipi, gU Ambafciatori , e le Dame invitate, andarono a collo- carfi ne* luoghi affegnati loro. Ed accefi, che furono i torchi dentro al Teatro , & diede dall^ parte di dentro del palco, il folito fegno del fuono delle trom- be, e nel cominciar a tuonar la terza volta fparì con tanta velocità in un batter à\ ciglia la gran cortina, che copriva il palco , eh* anchorch' ella s' alzaffe in alto, pochi furono, quelli , che s* avvidero come ella fufle fparita ; onde feopertofi il palco alle vifte degli fpettatori, il videro dai lati d'affo molte fabbriche di palazzi, e di Torri di rilievo, traforati con logge, e portici fatti con tanta fimiglianza , che fubito fq da ciafeheduno quella feena riconofeiuta per la Città di

Man-

io8 Rime del Chiabrera Mantova , la quale era illuminata di maniera , che lenza vederfi alcun lume aceefo in effa , moftrava lo fplendoré , non già di torchi , o d'altri fuochi * ma de' puri raggi del Sole, cofa alcuna riiancaVa in efifa, perchè gli Spettatori avellerò a credere, che ivi fuffe giorno, e che fplendeffe allora naturalmente il Sole, ( così bene -erano divifate l'ombre, e la luce da quei rifleffi ) fe »on , eh' elfi non aveflero faputo, che di già era fopiraggiunta la nòtte. Non prima fparì quella gran cortina, che li videro aerarla tre bel- liffime nuvole chiilfe, fabbricate con tanto artifizio, che di nulla moftravano differenti a quelle , thè fono formate nell'aria da i vapori della terra; Ed eflendo il piano del palco tutto coperto d* una pia- cevol onda , tanto fimigliànte al vera , che propria- mente pareva , che ivi ftagnaffe un placidiffimo lago ; A videro gorgogliar quell'onde nel mezxo, t /puntar da effe la tefta d'una donna, che forgendo a poco a poco, agli abiti, ed alPinfegne moftravà d'effer Man- to figlia di Tirefia , fondatrice di Mantova, la quale il venne alzando tanto mifuratamente che quando le trombe finirono di fonare, fi trovò ella fopra unalfo* letta, ch'era incorno bagnata da queir acque, e fermata/i tra certe canne , ch'erano piantate fopra di effe al fuono d'alani Stromenti, ch'erano dietro alla Scena, cantò dolcemente le feguenti parole ^ che rapì gli animi di tutti gli afcolranti.

Ha

P A R l4 E IV\ lOp

Ha cento luflri con etereo giro Febo trafcorfo l'univerfo intorno y Da che l' aurora vagheggiar defiro Di queflo amato y e fortunato giorno ; E con quanta dolcezza oggi 'l rimiro y Tanto fea di dolor meco foggiorno y E per l' addietro m' affliggeva il petto y Ch'afpro è l'indugio in afpettar diletta*

Non vanamente del deftr m% acce fi y Ne fur le mie vaghete oltre mifura] Che pienamente da lontan comprefi Di quefi' alma fìagion P alta ventura f Prencipi eccelfi y e per dejlino a/cefi Ove altri indarno formontar procura y Ch'i pregi del gran fanguey onde fplendete 9 Col pregio di grandi opre anco ornerete .

lo mofft il pie dalle contrade Argive y E qui mie man l'alta Città f ondar o l Che l' onor deflinato a quejìe rive Mei fegreto de' Fati erami chiaro ; Qui mille y e mille palme y e mille olive y Mille trofei y mille bell'alme al^aro y E domar mille belve y e mille moflri , Ma faran fa come ombra a i lampi voftri.

Or

no Rime del Chiabrerà

Or mentre lieti y e full a frefcd etatè Il fior cogliete de* reali amori y Accendonfi nel del flellè beate y Perchè del ferro Jìagion s'indori ; Ecco le grafie y ed Imeneo mirate Portarvi face de'fupernì ardori y Ónde fien yojìri letti almi y e fecondi ± É+ dolce fiume di gioir v* inondi *

Quando Manto cominciò à cantaré la quarta ftanza , in un fubito s' aprirono le tre Nuvole , ch'erano nell' aria ì ed in quella di mezzo fi vide Imeneo cori face ili mano $ per gli abiti ; ch'a- veva intorno ricchi di mòle* orò, e per i rifletti d' alcuni lumi , che còri molto artifizio èrano nafeofti dentro ad effe nuvole , tanto rifplendente , che ben raffomigliava uri Nume celefte . Nella nuvola ch'era dalla parte deftrà fi vedevano le tre Grazie, tanto ben collocate anch'effe , é tantó belle , che innamo- ravano* le vifte de' guardanti i e nella finiftrà la Fe- condità , e la Pace 9 tutte con faci accefe in mano adornate di fiori , ed oro , le quali fpiravano foavif- fimi odori.

Poiché Manto ebbe finità di cantar la ftanza fud- detta , cominciò a tuffarfi nell'ifteffe acque ond'era ufeità , e neir ifteffo tempo cominciarono le nuvole a calar al baffo pian piano , cantando quei Numi , eh' erano , in effe le parole che feguono cori grandifllmo diletto de gli afcoltanti :

Pron«

Parte IV. m

Pronte fendiamo à volo,

ci pefa lafciar V amate piagge

Dello fiellato poto y

Giuflo deftrè ad apprefiar ne tragge

Caro parto d'Eroi ,

Che far fi dee fpecchio del del in terra

Amato in pace > è paventato in guerra ±

Fu comporto qucftò cantò con tanta rnifura , ché net finir de gli ultimi accenti * le nuvole fi tro- varono giunte fui palco i lafciandofi di dietro gli edi- fizi i ché ràppréfentavanò la Città 3 ed occupando tutta ìa vifta d'effi > onde fermando Imeneo il pie full' Ifoletta , cantò gì' infraferitti ver/i;

Coppia re al y che di fua mano mfiemè Soavemente aggiunfe altera fieli a^ I cui fplendor fullà flagìon novella Sori dell'Italia alto ornamento , e fpeme;

Comanda il del y che con amabil face Dolce le vene rifcaldartfio deggia, Ei popolo gentil di vofìrd reggia Le Grafie fian Feconditàte y e Pace .

Or ne" rinchiulì campi y a voi ben noti , Iterate aa ogni or cor fi foaviy Ed empite di gaudio il cor de gli Avi Dando loro a mirar almi Nipoti.

Apra*

%%% Rime del Chiabrera

Aprano nohili occhi al del fereno >

E fen^a lungo indugio ornino il mondo Vincenzi, nome a rammentar giocondo y E Carli y caro a rammentar non meno .

In tanto affai ti di letizia y e fochi Menino ore ferme a'voflri giorni E de'Teatrì y a meraviglia adorni $ Udite ì canti) e rimirate i giochi.

Mentre Imeneo cantò il fecondo -quadernario , le Grazie ufcite della nuvola , e camminando lentamen- te lungo F Ifo letta , fi pofero a feder alla parte de- ftra d* eflfa , facendo anche il fimile la Fecondità , e la Pace alla finiftra , onde le tre nuvole rimanendo vote, mirabilmente fi diffòlverono ad un batter d oc- chi; e di tre che erano , fe ne fece una fola , ma però d* altra forma, perciochè pareva una denfa neb- bia j che ingombrale tutta la profpettiva del palco dietro alFIfoIetta, Imeneo poiché ebbe finito di can- tare s' accodò alla Fecondità ed alla Pace , e non pretto fi fu pofto a feder loro al fianco , che V Ifo- la fi fpezzò dividendofi in due parti eguali , F una delle quali fi mode verfo F una parte del palco, e F altra verfo F altra , portando quei Numi per F onde, fuori della fcena , ed in quelli ifteflb punto fparirono lc acque , e la nuvola ; e la fcena rapprefentando la Città di Padova , rimafe libera per F Opera da reci- tari! .

Finito che fu di rapprefentar dagF Iftrioni il pri- mo Atto dèlia Commedia, fi udì un cfolcifsimo con-

cer-

Parte IV. itjf

certo di voci > e di finimenti , che fieevà rimbom- bar tutto il Teatro d' una gratiSsima armonia, ed ili tanto fi mutò la Scena, la quale rappreSentava in tut- te le Sae parti un graziofo, e dilettevole giardino tat- to di rilievo ; con varietà d'alberi e di piante fiorite, circondato intorno da belliiEme Spalliere di verdura , con varj ornamenti 3 e con vaghe fontane lavorate di Mufaico, Sopra le quali erano ftatue di Marmo, che gettavano acque odorifere tanto lontano , che Spruz- zavano in alcune parti del Teatro ( ma però legger- mente ) gli Spettatori , e con ! eilinimi pergolati , e loggie di verdura nella profpettiva . DiSpolèa la Sce- ra in quefta maniera , udendoli tuttavia garrir mille uccelletti , eh' andavano Scherzando per quelle fron- di , fi videro comparir per entro il giardino Sedici Donzelle, veftite molto vagamente in abito di Ninfe, con vefti di bellissimi drappi diviSate di varj colori , con ricchi fregi d* oro , e con molte gioje in tefta , e nel mezzo di effe , una Donzella , eh' all' abito più pompofo dell' altre , ed alla gravità degli atti , c de* Sembianti , fu agevolmente conosciuta per Si- gnora di quelle , onde non fu alcuno , che non avvi- Saffe lei efler Proferpina, la quale giunta che fu con le compagne , Sotto quelle logge in tal parte , che poteva effer molto ben veduta dagli Spettatori , fer- moSsi a vifta di tutti , ed in un Subito quattro d* effe Donzelle cominciarono con bellissimo garbo a So- nar con gli ftrumenti , eh' avevano in mano , una dolcissima aria da ballo , ed a quel Suono movendo/I altre òtto di effe ordinatamente, uScirono a due a due fuori di quelle logge , paflando con paSsi miSurati a Chiabrera Parte IV. H rem-

H4 ime ì)el Chiabreka

tempo di ballo per mezzo il giardino , è giunte nel prato dinanzi a dette logge , verfo gli fpefcatori co- minciarono un ballettò > con maniere così graziofe * e con atti così leggiadri * che à vederle era cofa d* ineftimàbiie diletto : 1* 'altre quattro Donzelle * ch'e- rano ririiafte nella paité di dentro delle logge , infie- me con quelle , che Tuonavano , cominciarono anch' effe a muover dolcemente le voci al canto, ed accom- pagnando co* loro accenti il fuono di quefte > e la danza di quelle , formarono dilettofa melodia, che V udito degli afcoltanti non ebbe; per allora che invi- diare agli occhi ; e le parole eh' effe' cantarono* foni le feguenti:

Fingono in vdrj canti I forsennati amanti

Quel che ferbano in feri rinchiuda ardore s

E tra ceppi, e catene

Appellano lor pene ,

Dolce mercè di gratto fo amore «

Che fuoi ftrali pungenti Apportano tormenti Colmi d" ineflimabile gioire i E ch'ogni fua ferita Tronca ogni fìl di vita, Ma che f campo di morte è quel morire i

Parte IV\

tra mortali affanni A fe tefsono inganni y E di feguire Amor datino cónfiglio , - Io per fatto efempio Da Signor cotanto empio Sempre via più veloce a fuggir pigliò $

Tri vano altri mi dice Farne colui felice y Che dell amata libertà ne priva ; E! foave ogni forte y Ed è foave morte y di chi muor la Uberi a$é è vìvdò

Mentre i che le Donzelle danzavano con vezzófe maniere a bel canto , Proferpina qua fi che allettata da tanta vaghezza, come fe defidérafle d' èffe- re loro più preffo, fi fece alquanto innanzi , ma con tanta màeftà , e con gravi modi , ch^ deftò negli animi di chiunque la vide, un non fo che di maravi- glia e di riverenza infieme , e fermatafi dinanzi al- quanto ad una gran porta tutta coperta di fiondi , e eli fiori , la qual divideva nel mezzo della Scena quel- la parte del giardino, dov* erano le logge, da quel- la , ove nel prato danzavano le otto Donzelle, quafi, che un certo virginal rifpetto la riteriefle dall' andar £iù avanti^ moftrava di rimirarle da quella parte con

H 2 mol-

i i6 Rime del Chiabrera

molto diletto . Quando ecco fui fine del ballo , che dalla parte finiftra del palco , fi vide balenar d' im- provvifo una grandilfima fiamma , che in un momen- to difparve, ed allora da quella ifteffa parte fi videro due negrifllmi cavalli ufcire e tirar dal fondo della terra un carro , che moftrava d' efTer di ferro ruggi- nofo, il quale da molte parti verfava ardentiflìme fiam- me» Era quefto carro feguitato da molte Ombre orri- bili, e moftruofe; ed ivi entro era Plutone , il quale frenando i Cavalli dietro appunto alle fpalle di Pro- ferpina , fcefe dal Carro , e rapitala in un momento vi tornò fopra con effo lei , e sferzando i Cavalli ra- pidamente partiffi . E 1' apparir di lui, il rubarla , e io fparir dipoi , fu così repentino , e con tanta pre- ftezza , che parve propriamente un lampo . Reftarono a così improvvifo, e. miferabile fpettacolo , non meno fconfolati gli fpettatori, che le Donzelle iftefife , le quali fovraggiunte a così fiera vifta da grande fpaven- to fe ne fuggirono chi qua , e chi . Intanto fenza alcuna intermifilone di tempo , non effendo ancor el- le fuori della Scena , fi udì rifuonar per V aria un dilettevole, ma picciol fuono , il quale ufciva di una nuvoletta molto ben formata , che veniva lentamente fcendendo dal Cielo , la quale fermando/! a mezz'aria s'aperfe, inoltrando il vacuo della fua parte di dentro tutto adorno di fiori , e cV oro, e pieno d' un luci- diamo fplendore , In mezzo d' efla fi vedeva collo- cata a federe una donna , eh* all' abito , agli orna- menti , ed alla naturai bellezza , fu torto raffigurata per Venere , la quale con foavifsima voce accompa- gnata col fuono degli finimenti > che s' udivano fuo-

nar

Parte

IV.

nar nella parte di dentro della Scena , cantò il Ma* drigal che fegue :

Non tofto ebbe Venere finito di cantar quefto Madrigale , che la nuvola il rinchiufe di nuo- vo , tornando nella forma di prima , e cominciando a falir in alto , dalla banda fini/Ira del palco compar- ve un carro tirato da due orribili Dragoni , alle cui bocche non mancavano mai nuove fiamme . Sopra di effo era Cerere tutta dolente, la qual verfando le la- grime dagli occhi Con due gran tronchi di pino ac- cefi in mano, andava cercando la perduta figliuola fe- guita da molti agricoltori coronati di fpiche d* oro ; e giunta tantò avanti , che potè eflere molto ben ve* duta dagli fpettatori , tirando il freno à fuoi Dra- goni,-.fi. fermò cantando con voce flebile , ma di- lettofa intìeme , quel che fegue :

In

i i 8 Rimede lChiabrera

In qual alpe, in qual felva or ti ricerco? In qual piaggia ? in qual porto ? O dell'afflitto cor folo conforto? Ab ben di mia fperan^a Or cangiato ; ab dolor cbe mi tormenta; Sei tu fmarrita> o fpentaì E cbe cofa te creder m' avanza ? Qerto non piango a torto y O dell'afflitto cor folo conforto.

Al finir del fuq canto , il vide alla parte deftra dirimpetto al carro , con maraviglia grandifsima de' riguardanti , volar per r aria la Fama, perciocché ella lenza nuvola di forte alcuna volando , era fofte- nuta , e portata per V aria dalle Aie proprie penne , e fonando una gran tromba d'argento, pareva, che non una fola , ma un concerto di trombe fonafle infieme. Giunlè ella , battendo per V aria T ali , a mezzo il Palco , e librandoci in fulle penne , cantò con melo- dia dplcifsima i feguenti yerli , intramezzando di quando iti quando il^anto col fucino della fua tromba:

Afciuga i pianti, o nell' angofce involta Cerere y io fon la Fama; Tu fai ben y cbe per me tutto fi mira; E che tutto s'af colta ; Oggi il foco d' amor Pluton martira

" » -i

Parte IV. np cb'ei tua figlia invola; Ma dell'alta rapina Cerere ti confola; Dell' Èrebo profondo dia è regina y Tutto ly abiffo immenfo a lei s'inchina. Non turbi tuo penfiero La regione ofcura; Cerere } è gran ventura In qualunque contrada un grande Impero .

Poich' ella ebbe ciato fine alle fue parole battendo T ali di nuovo fe ne volò per V aria verfo la parte finiftra ; fin tanto , che fi nafcofe agli occhi de' riguardanti , i quali rimafero tutti ftupidi a cos bella, e maravigliofa vifta, e Cerere rallentando nellì ifteffo tempo il morfo a* fuoi Dragoni , ufcì di Sce- na , la ^ual* in un subito tramutata/! ritornò all' ef- fere di prima per la rapprefentazione dell' Opera .

Non torto ebbero finito gV Iftrioni di rapprefen» tare il fecondo Atto della Commedia , che fi udì un grandifsimo concerto di mufici Stranienti rintonar il Teatro , e la Scena fi vide coperta di fopra , e d* ogni intorno da una moltitudine di nuvole folte e chiare , che V ingombravano tutta , e '1 pavimento del palco in ogni fua parte vicina , come lonta- na, anche fin* oltre gli ultimi confini della profpetti- va ( che pareva effere lontanifsima ) apparve conver- rò in mare placido e tranquillo , il quale appunto nelle fue più rimote e lontane parti fi vedeva pieno

H 4 di

tao Rime del ChiabUèrà di peici d: varie forti i che andavano ora in qua/la ora in quella parte guizzando ; fopra d' elfo mare s alzavano a i fianchi della profpettiva due fommità di monti alpeftri > che forgevano da una iftefla radi- ce , e per 1* aria fi vedevano volar mille Amorini » i quali con mazzetti di fiori , con frutti , con tìrali* con faci , ed altre cofe fimili , pareva che fchenuf- fero con certe nuvolette , eh* andavano girando in- torno . Ed in un medefimo tempo dalla finiftra parte del palco li vide comparir nel mare un Toro for- mato con tanto artifizio , che non mancavano molti di credere , eh' egli folle vivo , e che fen' giffe per quelle acque a Quotali Era quel Toro coronato d'una graziofa ghirlanda di fiori , e fopra il fuo dorfo por- tava una Donzella , "eh* all' abito } ed al portamento moflrava ci* efferc anzi Reina, che no j la quale tut- ta timorofa attenendo/? con la deftra al fuo finiftro corno , e con V altra alzando il lembo della vetta , quafl che le premeffe eh' egli non fo(Te bagnato dall' onde , andava di quando in quando rattcnendo con V ifteffa mano una quantità di fiori , onde aveva pieno il grembo , i quali cadendole di feno , s* andavano fpargendo con fua gran doglia per V onde ; ed affif- fando di continuo gli occhi a quella parte onde ella veniva , fi moftrava nel volto tutta dolente 9 e la- grimofa , perlochè fubito avviarono gli fpettatori eh5 ella fuffe la famofa Europa. Poich' ella fu giunta nel mezzo del palco , per effer donna intendentifsima di iriufica , cantò con gran diletto , e con maggior ma* raviglia degli ascoltanti , con .voce molto delicata e dolce , il madrigale , che fegue ;

Parte IV.

ili

Cari paterni regni >

Ahi duol , ch'il cor mi paffa.

Ove vi lafcio? Ahi laffa>

A quali jirazj indegni

Mìfera la mia vita y

A quali indegni fchernì > ahi fon rapita ?

Cantando ella con dolcifsima armonia quefte lagri- niofe fiote , che deftarono per la pietà le lagrime ne- gli afcoltanti 5 fi fcoperfe alla parte dtftra , ed ap* punto ali* incontro del Toro , una nuvola molto va- ga , la quale era tutta coperta dentro , e d' intorno di var] trofei da uomini , e di Dei , e ss udiva d* efla ufcire un dilettevole fuono di varj frumenti , onde voltato*! ciafcuno a quella , tolto videro dentro di efia Amore collocato con bellifsimo garbo , ed attendendo gli fpettatori a quel nuovo fpettacolo, vi- dero fcender quella nuvola per l'aere a poco a poco, fino a tanto eh* ella fu giunta in parce , donde po- teva eflere agévolmente veduta da tutti , "ed allora fermata*! udirono Amore , che confolando la dolente Europa , incominciò a cantare in quella guifa :

Sgombra Porr or dalle turiate ciglia. Non contrijìi tuo cor tema morte \ O d" Agenore antico altera figlia ; Al Monarca del del ne vai conforte ; E dy alta prole il renderai giocondo >

1X2, Rime del Chiabrera

Appellerà]]} ineflimahil forte

Col nome tuo parte miglior del mondo i

Poiché Amore ebbe finito di cantare, e che li fua nuvola traverfando il Cielo , ricominciò a falire , fin tanto eh" ella difparve , e che il Toro , fopra di cai era Europa , fi mode per feguitar fuo cammino, ufcì dall' onde una Balena , fopra di cui erafi Glau- co a federe con petto fquamofo , e barba , e chioma ifpida , e folta , il quale cantò di quefta maniera , rimbombando la fua voce in modo , che s' udirono divertì ftrumenti ordinatamente 1' un dopo l'altro re- plicar in forma d' Ecco da varie parti , col fuono , i fuoi ultimi accenti ,

/

Qr che fen va rinchìufo in forme nove y E fitto sferza per la man d' Amore Mugghia nelly Oceano il fommo Giove y

Accendi y o bella Ninfa y accendi Amore , Non fuggir me y che del tuo vifo a ì lampi Qgnor per entro il fen crefee l% ardore .

Ardendo il gran Tonante ogni altro avvampi

»

Finito eh' ebbe Glauco di cantare , & ritornò nell onde i e dalla deftra parte del Cielo fi vide maravi- gliofamente ufeire un c^rro tirato da due Pavoni , fopra di cui fi vedeva feder Giunone > non era fofte- nuto quefto carro da nuvola alcuna , ma folamente

dalla

Parte IV. izj

dalla forza <Je i dne Pavoni , che il tiravano battei do T ali per ¥ aere , e poi eh' egli fi fu ( abbaf- fandofi) avanzato tanto innanzi, che fi trovò a mezz* aria, fermatoti dirimpetto al fianco finiftro della pro^ fpettiva, dove forgeva ( come dicemmo ) nel mezzo dell' onde una fommità di monte ; Giunone fcoffe alla yifta di tutti nell' aria lo fcettro , e di fubito udifsi un terremoto molto grande , al cui rimbombo il fpezzò una parte di detto monte , /coprendo una gran caverna , dove fi vide Eolo alto fopra ¥ acqu^ del mare per lo fpazio di tre braccia , e rivolgendo/i Giunone a lui cantò di quefta maniera :

Eolo y de' miei dolor deh fa vendetta > Donna corre del Mar le vìe profonde; ; Ch' i pregi miei difprezz** i Or tu dif dogli i venti y agita /' onde ; E per tal' opra alta mercede afpetta ,

Poiché Giunone ebbe finito di cantare , EoIq con voce molto fonora, ? grande le rifpofe in quella for- ma :

Reina > ovvunque il tuo valor m* impieghi , Impone alta ragione y Che per me nulla al tuo voler fi nieghi . Venti crefeete, venti Per giufla cagione

Vo-

H4 Rime del Chiabrera Vojìro ufato furor movete , venti Indomiti frementi .

E in fui fine di quefto canto udendofi un' altro ter- remoto , fi fpezzò 1' altra fommità del monte * eh* era dal fianco deftro della profpettiva , e videll di fopra un altra caverna piena di Venti , alcuni de* quali volarono fubito, e con impeto molto grande per T aria , ed in un iftante tufbandofi il mare , che prima era tutto tranquillo, fi cominciarono ad alzar i onde al Cielo , ed in quel tempo iftello il carro di Giunone ricominciò a falire dall' altra parte facendo il fuo cammino in modo , che parve eh' egli abbaffan- dofi prima , ed alzandofi poi, formaffe , girando, un cerchio , cofa mirabile a vedere per così ftravagante moro . E mentre ella falì , i Venti eh' erano rimafti nella caverna rifpofero ad Eolo in quella forma:

Non fien tuoi detti in vano > Addenferemo i nembi y .E turberemo il grembo all' Oceano ; Vedrai l onde mugghi ant i ^ Ed a lor mugghi i liti rimbombanti *

Ma non ebbero torto finito i Venti le lor paro- le, che la caverna d' Eolo fi rinchiude , e nella più lontana parte della profpettiva, tanto in là, che ap- pena, pareva, che vi giungefie la vifta , fi vide com- parir V arco celefte divifato molto vagamente di bel-

lifsw

P A R f E IV: IZJ

lifllmi colori , fopra di cui fi vedeva feder Iride ap. punto nel niezzo , la qual poi fpiccandofi dallo fteflò arco, e battendo le penne, col folo foftentamento di erte calò perpendicolarmente verfo terra con molta maraviglia di chiunque la vide, cantando, mentre ve- niva volando a baffo, fin eh' arrivò a nafeonderfi nelF onde, come fegue;

Venti , che ferì in volto s E rigonfi le gote , Avete ornai vojìro furor difciolto ; Giove y che tuona , e /' univerfo [cote Varca il mare amorofo ; State, o venti, a ripofo.

Alle quali parole i Venti col medefimo concerto di prima,, rifpofero nella forma, che fegue:

Non fia contra il Signore il fervo ardito , Onda per noi non forga, pur percota il Uto .

Ed in un fubito tornando i Venti , eh' erano fcioltì alla caverna, fi rinchiufe il Monte, e tranquillo^ il Mare, mutandoli poi la feena nel fuo primo edere per 1* Opera.

Al finir del terzo Atto della Commedia , nntonando il Teatro un'armoniofo e gran concerto di mufica, fi vide in un' iftante tramutar la Scena, e divenir tutta

bai-

Ì2Ó Rime del ChiàbrerA balzi, dirupi , e burroni di monti orridi e fpavento^ Ciy pieni d' oicure e tenebrofe grotte , che rendevano terrore a riguardarle, e per entrò a quelle caverne li Vedevano Orfi, Taffi , Ghiri > ed altri animali addor- mentati • E mentre le vifté erano intenie a riguardar una foìitudine così orrida * ecco che dal fianco fini- ftro della profpettiva fi fcòperfe Mercùrio , il quale rotando per queir aere folitario , é foico con fuoi talari , difcéfe: un pezzo a baffo, é fermaridòfi poi in falV aria air incontro à* una caverna tenebro fa , den- tro 9 e fuori circondata di fterpi e di fpine , qual* età nel delirò fianco d' éfla prospettiva , cantò cdmé fegue i

Amica de gli Amanti

Rotte > che con orror d'umidi veli

La terra adombri y e i Cieli ,

Sali a4 campi flellanti y

E doppio fpazio colafsu dimora;

jQueflo è Giove impero ,

Cai per tal modo Alcmenà oggi ititi amor d$

Ch" a sfogar fuoi martiri

Tenebre lungfhe ei brama :

Non hati freno i deferi

Di che per gran beltà fi firug^é $ ed ama 0

Alle prime parole di Mercurio Ci vide ufeir da quel- la caverna un* orrore , che ingombrava 1* aria intor- no , e la notte li ftorfe (opra uri carro ftellato > ti- rato

Parte IV. 127 rato da un cavai negro, ed un bianco venirfene fuo- ri , e poiché Mercurio ebbe finito di cantare, e che £ Volfe con fuoi talari > rotando il Cielo , cominciò ella a levarli cori quel carro in alto , fempré anne- gando 1' aria * dond' ella pàflava , é dietro a lei fi vedevano fcatùrir quelle caverne varj fogni e fan- tafmé , che di mano in mano fe n'ufcivano fuori fopra di- verfè nuvolette le quali erano 3 vederle tutte fimiglian- ti ad un folto > è denfo fumò , e tra le altre , una fe ne vide alquanto maggiore , e più vicina ad effo carro , in fulla quale era Morfeo * Forbetore , e Fan^ tàfo* ché cantavano cori elfo lei In forma tale s

Forza immenfa d'Amore, Che porre in petto a Giove ei noti paventa Ifmìfurato ardore, E così fòrtemente egli 3l tormenta , Che non volgerà Feho il carro intorno Ni fia dìman ché riconduca il giorno *

Mentre così cantavano , il carro della notte s' an- dava approffimando al Cielo , e nafcondendofi allora tutti i torchi > e gli altri lumi , che illuminavano il Teatro , fi vide in un5 iftànte giteli' aria divenir tutta negra , e tenebrofa * e fu nel Cielo fplender la Luna , e sfavillar per ogni parte lucidifsime ftelle , tanto fimi- ìglianti al vero 3 eh* ingannarono la vifta di chiunque le vide, e mentre che ella notte formontò dentro al Cie- lo, apparvero fopra una gran nuvola le tre Parche , che con graziofo concerto cantarono i feguenti verii :

Da

123

Rime del Chiabrera

Da che sferra i defìrier Febo immortale Per la jirada infinita y Stame di mortai vita Non vide a queflo , che tefftamo eguale , Ne meraviglie vide

Al mondo mai, qual ei vedrà d* Alcide

La fiorefla di Lernay e d* Erimanto > // fier moflro Nemeo y Lo f mi furato Anteo y Dell' alto Eroe celebreranno il vanto y Celebrerallo Atlante y Che verrà men fiotto il gran del flellante «

Stirpe dy almo valor cotanto altera , In van per l'Oriente y In van per /' Occidente y Ne" dt futuri rimirar fi fipera . Vedralla il Mincio allora Ch" avrà fiuoì Regi dalla nobil Dora

In fui fine di quefto canto fi vide dalla più lonta- na parte , e nel mezzo appunto della profpettiva , com- parir da baffo un carro d'oro tutto rifplendente , por- tato in alto da due grandi Aquile, le quali moftrava- no T afpetto loro in faccia a gli fpettatori, e ibpra di effo fi vedeva Giove. Quello carro spiccatoi! da terra

an-

Parte

IV.

129

àrido forgendo con bellitfìma maniera verfo il Cielo» volgendoti ora a delirateci ora a finiftra , e Giove in tanto cantava nella forma, che fegue , effendo repli- cati due volte i lìioi ultimi accenti a guifa d'Ecco, dalle voci di perfettiffimi Mutici.

Sorga l% Aurora, e fiati tranquilli ì mari 7

D' Amore ogni onda mormorare impari; \ Sorga l'Aurora, e de' pacati orrori H mondo fi rifiori -

Fra tanfo , che Giove cantando s ergeva col fuo carra verfo il Cielo, fotto 1' ifteflfo carro, e nelle più infime parti della profpettiva, fi vedeva fpuntar a po~ co a poco F Aurora» la quale appunto pareva, eh* al- lora mandaffe i fuoi raggi fuori dell* onde , e che co- ixùnciafle a rifehiarar d' intorno le pili baffe parti dell'aria, ed avanzandoti di momento in momento fo- pra F Orizzonte 9 diftefein modo i fuoi fplendori, che fece fparir ad una ad una tutte le (Ielle ; lequali men- tre cominciarono a fparire , fi vide per artifizio dell * Ingegnerò, nell'aria una gran Cometa con lunga co- da di fuoco tanto ben formata, che il dubitò nel Tea- tro, che in quella parte fi fo'Te accefo accidentalmeii* te il fuoco, e che quella tela arde/Te, onde gridaro- no molti ad alta voce, che fi dovefle eflinguere; ed intanto avanzandoli il giorno , illuminò la feena, la qual poi tramutofll per la Commedia nelF effer di prima * Rime del Chiabrera Parte IV. 1 Poi-

!jO Ri MB DEL CHI ABRERA

Poiché il quarto Atto della Commedia ebbe il filò fine, udiffi una grande , e dilettevole finfonia di dol- ciumi finimenti, e la Scena fi vide tutta converfa in bofchi foltiffimi d'alberi , ed incolline tutte verdeg- gianti , fopra le quali fi fcorgevano Palazzi , Torri , Camelli, ed altri edifizj, e ne'Ior fianchi diverfe fon- ti , che mandavano fuori ben mille rufcelletti d* acqua, che correvano precipitofamente al baffo , ed oltre il confine della profpettiva fi fcoperfe una gran nuvola , fopra di cui erano molte Ninfe bofchereccie con abiti bellitfìmi, tutte adornate di frondi , e di fiori, e con varj finimenti in mano /che fonati da effe for- mavano una dolciffìma armonia; e non fi tofto alzofll quella nuvola da terra che fe ne videro levar due aL tre, Puna alla deftra parte della profpettiva, e l'al- tra alla finiftra , in una delle quali erano le Ninfe Najadi, e nell'altra le Napee con abiti così diftinti, che di ful ito furono riconofciute ; ed alzatefi quefte a! pari della prima , dove erano le Driadi , poiché furono in parte alquanto eminente , cominciarono a cantare quando alternatamente , e quando tutte infie- me, con dolciffimo concerto le parole che feguono:

Ornate i crini y t puri feni ornate , Fra le beltà del Cielo Oggi farem veder no fera beliate ; La bella Ebe fi fpofa > E' da gioire alla fìagion giojofa. Oggi lafcìamo i monti y Oggi lanciamo i prati ,

Oggi

Parte IV. tjH Oggi taf ci amo i fonti $ Così comanda Giove r Vuol/i ubbidire a chi governa ì fati i

Nel fine di quefto canto apertoli nell'ultima parfe della profpettiva il Cielo , fi vide dentro un bel- Iiffimo ripófto, o credenza, che vogliam dire, in par- te molto bene efpofia alla vifta de* riguardanti , tutto pieno di vai! d'oro, e di gioje, che percoffi da'lutrìi eh' erano dentro nafeofti , abbagliavano col loro fplendore gli occhi aìtrdi . Sotto detto riporto èra appa- fecchiata una ricca menfa . dove era Ercole , ed Ebe i Cònvito con Giove, e d'intorno ad eflfa potevanll ve- dere! molti Dei, che fervivano ad éffa menfa> i (juall concerto cantavano le feguenti paròle :

Dopo domati i moftri >

Dopo lunghi fudor da/prò cdntrrimo $ Dopo vegghiar y dopo gelar al fine i Qui ne" fupernt chiofìri Ercole di mortai fajft divino Volganft a lor falute Dunque gli umani ingegni i ÌJimmenfo ben de% fempiterni regnè E premio di virtute .

Mentre che quefti Dei cantavano, e cfié le nuvo- le ftrddette Salivano in alto ? VidefI ufeir pian piano

l % dalle

i$z Rime del Chiabrera

dalle ftrade, che dividevano quelle colline ? e $a quei bofchi fei uomini vediti alla Greca , di concetto , con belliflimi corfale^ti , e coni fuperbi cimieri fqpra elmi d'oro concertati co i verti menti loro i i quali guardavano con maraviglia il Cielo : Avevano quefti nella deftra manp una palla d' argento per ciafche- duno legata con una catena d'oro alquanto lunga al braccio, e nella finiftra alcune targhe ali* antica., e poiché gli Dei ebbero finito il loro concerto , s' udi- rono molti finimenti fonar nel Cielo un' aria da bal- lo, e le Ninfe cantar a quel fuono fopra le nuvole i prefenti verfi \

^Appena gli occhi aperfe il figliuol polente Del grande Anfitrione^ Cb* affatto egli fofferfe Da gemino ferpente 9 <Qui jofpingea Giunone.

Finito quefto canto > gli finimenti ripigliarono a fonar l'aria da balio , e quei fei movendofi danzarono molto leggiadramente , e percotendofi con quelle palle, che avevano in mano con bel garbo in varie maniere , parevano imitare quel giucco, che fu inftituito ne gli Olimpici di Ercole : Ritirati^ poi fui fin dell' aria , tre nel!* una parte , e tre nell'altra delia feena , le Ninfe fu nuov'aria di fuono ripigliarono così il canto;

Parte IV.

Poficìa crescendo gli anni Per gravo fi fientieri Mafie mai fiempre il piede ± Ebbe non lievi affanni Atterrando i dejìrieri Del crudo Diomede.

È* in fui fine di qtiefto ufcirono altri fei pur veftiti alla Greca, ma però con differenti colori da i primi, quali avevano in mano archi e faette , ed avendo queilé Ninfe riprefa una nuova aria di ballo , prefeh) aneli eflì a ballar a quel fudnò con tfiolta leggiadria * moflran- clo di tirarli in varie maniere diverfi colpi di fame , le quali erano però in modo accomodate , che lor cocca non ufeiva mai dalla corda, ma folarriente s'udi- va quello ftrepito , che fa la faetea nelF ìfeir dell' arco' tefo; e finita l'aria, fi ritirarono in ìfbhiera con gli altri fei, dividendo/! anch'elfi a tre per parte . E Ninfe a nuovo fuono ricominciarono così:

Ravvivò la confort e

Ch'era venuta a morìe Al regnai or Fereo y Trajffe /' augello a morte $ Che divorava il fieno Del vinto Prometeo ,

Calando tra tanto da quei monti fa altri pur con abi* to Greco di color diverto dall' altre due quadriglie , c

I 3 con

Rime del Chiabrera

fon le fpade ignude ne!F una mano^ e nell'altra bel- li fsi me targhe, al ripigliar d'un'altr'arla dopo ilfud- detto canto ballarono una bellifsima morefca , fchie- randofi dipoi anch' efsi con gli altri, E mentre le Nin- fe cantarono le feguenti parole ;

Yinfe làggtu /otterrà Di Cerbero i furori Guardia dell' atro Inferno: Or dopo tanta guerra D* Ambrofta almi liquori Bee full7 Olimpo etemo;

Ufcirono di quei bofchi altri fei , che furono gli ultimi con abito fimìle, ma non dello fletto colore , e con l'afte inargentate nelle mani, le quali avevano le j*mze «elle l$r cime fimili a quelle ch'oggi veggia- mo portar i Turchi , fecero quelli un altro balletto differente sì, ma non men bello degli altri, con varie partite di leggiadra morefca; e fermatili poi men- tre le Ninfe feguitarono quell'ultima ftanza^

Cb% fu #et Cielo afcend? Fra rifchi acerbi ed empi^ Sia cara rimembranza;

oro nel fòco fplende E trar perìgli e fcempì ìioftro valor sr avanza*

Finita eh' ella fu , il moffero tutti ventiquattro » cioè dqcìici per par$e, facendQ un* altto balletto niol-

m

Parte IV. ij>

to bello, e graziofo, intrecciando/1 inficine in varie guife, così rapprefentando la forma di una battaglia non meno fpaventofa per la fierezza de* colpi , che fi vibravano l'un l'altro con Tarmi nude, che beila per l'ordine, col quale dopo molti intrecciamene fpic- cando leggerifsimi falci , fparirono di feena, ch'in un fubito ritornò nell'elìer di prima per la continuazio- ne della Commedia.

Nel finir poi I* ultime parole d' efla Commedia , nella parte del Teatro, ch'era dietro alle fpalle de- gli fpettatori fi videro d' improvvifo balenar alcuni lampi, ed in un tempo s'udì un tuono tanto gran- de, e tanto fpaventevole, che gli fpettatori credette- ro ch'egli foffe veramente tuono naturale, cagionato da turbazione di tempo , e che qualche folgore foffe dalla region dell'aere caduto a terra, onde volgendo/! tutti indietro, verfò quella parte, d'onde s'erano ve- duti i lampi , udirono molti colpi di faette , e rin- novandofi il tuono con maggior rimbombo di prima > quafi che la procella foffe più vicina , gì* Ifìrioni fi ritirarono dentro la feena , ed in un momento fi vide il palco converfo in un Mare fiero , e tempeftofo , e l'aria piena di fpaventofi ed orridi nembi ; da'qua- li ufeivano ad ora ad ora minacciofi lampi , e non molto andarono quelli nembi girando per l'aere, che cominciarono a verfar una groffa e ruinofa gragnuo- la, con impeto così grande, che sbigottiva i riguar- danti. Ora mentre ch'il Mare co'l fuo maggior im- petomandava l'onde in alto , e che di lafsù fra tuoni, Ciampi cadeva orribile tempefta , che pareva , che ruinafle il mondo 2 ecco che nel mezzo del Mare

I 4 eoa-

Il* RlAlE f>EL CklÀBltERA

comparve Nettuno fopra il fuo carro tirato da due cavalli marmi , il quale percotendo col fuo tridente quell'onde irate , fece acquetar il furor del Cielo , Perlochè celiando i tuoni , e la tempefta , ma però leggendo fi di quando in quando qualche piceiol lam- po, egli cantò di quella maniera:

Alla heata etate ,

Che largo il del defiina

Del Mincio alt* alto Rege,

Ed all' alta Regina ,

Mal convengonfi in Mar l' onde turiate ;

Onde il furor ceffate ,

Solo increspate a mormorio di tento

Il manfueto fino , onde d* argento .

£ mentre che Nettuno cantò i fopraferitti vero* ; videro" molte Nereidi andar per quell'-onde a nuoto , le quali a poco a poco s'andarono rendendo placide, e tranquille , talché quando Nettuno ebbe finito di can- tare , eralì fatto il Mare tutto quieto, ed allora dalla delira parte della fcena comparve Zefiro nell'aria , con la tefta, e con l'ali coperte di varj fiori , fopra una nuvoletta , dalla quale andava cadendo certa pioggia gentile a guifa di rugiada , ed arrivato che fu a mezz' aria cantò i ver/ì , che feguono :

A che, fulmini, e lampi , A che , nembi piovofi , Oggi fcotcte dell' aria i campì?

Del

Parte IV, I37

Del fortunato Mincio a? regj Spofi Non confente il deflin y che venga meno Craziofo fereno.

Afpra famiglia dell" orribil Verno % ; t)mai qui prendete efilio eterno .

Qui vuol il del eh* eterna fi raggiri Amabilijfim* aria di zaffiri*

Partendo Zefiro in fui finir del canto fi raflerenò tempo, ed apertoli il Cielo dall'uno all'altro lato della profpettiva , fi videro dentro gV infiniti Dei» già deferitti da Marco Varrone, nella lor gloria, con tane' oro, tante giojer e tanti fplendori, eh3 era co fa lòpra ogni uman penfiero belliffimo a vedere, e nell'ultima , e più interna parte di detto Cielo, che pareva lontana quanto può portar il guardo, vedevafi quafi una gran sfera d' oro piena di tanto fplendore , che mal fi poteva diftinguere quel eh* ella foffe , h qual andava fenz'intermiffione alcuna fempre rotando, c di dentro s'udiva ufeir un'armonia veramente foaviflìma, con voci, che parevano propriamente ce- lefti, le quali cantavano T infrascritte parole :

Stelle y fe mai phvefle Alma vìrtute in terra > e fe giocondo A* voftri raggi mai divenne il mondo ? Secolo vien, che del favor celejle Interamente è degno; Dajft del Mincio al Regno

San-

Rime del Chiabrera Sangue reàly che di gentil coturni Far affi fpecchio a? più famofi Eroi ; jQvefto nel Cielo è certo > Stelle benigne y or voi Di gran f angue fecondate il merto .

Or mentre gli Spettatori (lavano intenti a mirar tanta gloria , e ad adir quella celefte melodia , tutto quel Cielo venne avanzandoli a poco a poco innanzi fin' oltre alla metà del palco con tutti quelli che gli erano fopra, inoltrando di farfi tanto più ampio e fpaziofo a* riguardanti : mentre fi moveva in quella maniera » fi vedeva ogni fua parte girar con moti contrarj in varie guife , con incredibile ftupore di chiunque il vide. In tanto eflendofi porto fine al ce- lefte canto, /piccandoli dall' eftremità di fuori del Cie- lo , la Letizia accompagnata dal Rifo , dal Gioco s dalla Ricchezza, e dalla Bellezza , che fonavano va- ri finimenti, fe ne calò con molta maeftà verfo terra cantando di quella maniera :

Afftfa in aurea fede

M'albergo il Cielo y e trai' umane genti

Ben rare volte occhio mortai mi vede:

Con gli uomini dolenti

Non può far la Letizia unqua foggiorno ;

Ma da* giri lucenti

Mi chiama a far con voi gioconda fianca

Valor d% incliti Regi$

Che

Parte IV. i^p

Che de gli Dei fuper ni hanno fembian^a, Or dunque al mìo ventre Apprendete mortali V arte ignota fra voi del ben gioire ,

E così cantando calatati a baffo , comparve fopra un' Ifola, che ti icoperfe in mezzo del Mare al cefi far della tempefta , da una parte un coro di fei Nin- fe, e dall'altra uno di fei Partorì, con belliffimi abi- ti , e molto ricchi , e con bellifsime faci in mano , i quali al fuono degli finimenti, che fu in Cielo for- mava un'aria da ballo, fecero fu queir Ifola un gra- ziofo balletto > gettando di quando in quando fiamme odorate in ogni parte della Scena in fegno di nozze, ed accompagnando il Corp celefle il fuono, e'1 ballo col canto de'verfi , che feguono , movendoti in tàfb to quell'onde con placidifsimo moto.

Da quel dì, che l* auree flrad?

Fra rugiade

Cor/e in del la vaga Aurora % Non fori real Donzella Saggia y e bella y Come lei y eh" orna la Dora,

Come lui ^chr al Mincio P onde Fa feconde r

Non fori real Q arpone %

jLjd Rime du Priabrèra jD<# quel eh" in Oriente dolente

La/dò /' Alba il fuo Tifone * Or ne' regni d* Annitrite Meno udite

Sian le voci lufinghiere ^ Onde Teti umida Dea Già vincea

Le bellezze al mondo aiterei E via men dibatta /' ali Tra mortali

La chiara dita memoftdy Onde il Telalo Peleo Far poteo

Lungo [corno ali* altrui gloria* Che fa fot sf unqua fi vede Sorto erede

Ùì corone indite tanto? Appo lui perderà /' ira Che ¥ ammira Con dolòr del Frigio Xanto*

Nel fine 'del ballò i ballarmi fecero riverenza a* Prin- cipi, e nell' ifteffo tempo ufeirono gì* ìftnoni a m il ilrnile , chinandoti ancora tutti quelli del Cielo , e il diede fine air Opera.

Di-

Parte IV; l4|

Difcorfo fopra il Sonetto del Petrarca

Se lamentar augelli y o verdi fronde Del Sig. G A B E R 1ELL O CHI AERERÀ,

SE lamentar augelli y o verdi fronde Mover foavemente all' ctur$ efliva, O roco mormorar di lucid'onde S'ode d'una fiorita ^ e frefca riva;

yv* io feggia dx Amor penfofoy e feriva y Leiy che 'l ciel ne mofirò y terra nafeonde i Veggio y ed odo y ed intendo : ch'ancor viv$ Di lontano a'fofpir miei rifponde »

Deh perch'innanzi tempo ti confume?

Mi dice con pi etate : a che pur verfi Dagli occhi tri fi un dolor ofo fumé ?

me non pianger tu y eh' i miei ferfi

Morendo y eterni j e nell'eterno lume y Quando mojlrai di chiuder gli occhi y aperfi x

Gip;

iq% RlM£ DEI ChìAbUÈRA

Gio: Vincenzo Vercellino, e Gio: Batifta forzano.

V. rXOnde , e dove Signor Gioì Èatifta > F. Ieri £. JL^ Venni di Genova ; quefta mattina fui ad ado- rar la Madonna Santiffimadi Mifericordia , óra io cer- cava a cafa il Signor Chiabrera* ma non è vero, eh' io ve Tabbia trovato; ecco onde io vengo; dove mi vada non mei fb. V, II Signor Chiabrera non è da cercar/! in Cafa a queft'ora ; egli dee effere a Sira- cufa . F. Come Domine a Siracufa i già ben vec-* chio fa così fatti viaggi > V. Non è quetfa, cfì io dico , Siracufa di Sicilia , ella è Siracufa di* Parnafo * F. Non apprendo . V* Dirovvi . Voi fa- pete ov' era la Chiefa di S. Lucia falla ftfada di Si Jacopo; quella ) ch'era già vecchia fi è abbattuta , ed effene murata un* altra alquanto maggiore della vec- chia , rimafe un poco di ruina fopra uno feoglio ; il Signor Chiabrera ha di muraglia recinto quel luoco, ed tulio partito in picciolo giardinetto, ed in piccio- ia Cameretta , dalla quale fi paffà in Una logget'ta , ed in un poco di Galleria. F. Deh perchè gli Venne vaghez- za di fcarfe abitazioni ? Perchè le condizioni del picciolo luogo non fono piccioie, vili § Chiefa lo guarda dal vento tramontano r, ficchè il ver- no non Vi po' freddo , ed effendo fpofto al mezz<> giorno per h loggetta entra il Sole , e favvi V aria tepida fbavemente ; ma per la ftagione del caldo gò- defi il fiato de* venti marini , il quale rinfrefea alcu- na volsa foverchio j giungete, che è fulla Via di Sv

Jaco-

Parte IV. 145

Jacopo frequentata da Cittadini, e da uomini di vil- la per modo, che ftavviii folitario, ed accompagnato, com' altri vuole. F. Voi me lo rapprefentate fatto, che mi prende voglia di più intenderne . V. L'avanzo diravvelo l'occhio; andiamo colà, troveremovi il Sig. fuo; fe non vi dimoraffe, ho meco la chiave; perchè di fuo buon grado poflb entrarvi , e foggiornarvi a mio talento . andiamo , ed anco di buon palio j veramente è bella quefta veduta di Mare é V. Già fa- pete, che i Poeti cantano Venere eflervi nata , elfi non invano il cantano. F. I Piani di Lombardia non vergognino di effer vinti ; e quefie fono pianure mo- ventifi ; giammai $' occhio a lor ritorna , che le trovi quelle medetfme . V. Ora iiamo giunti ? io aprirò, perchè il Signor Chiabrera non e' è , egli dee efiere alla fua Villa di Leggine : mirate , eccovi Genova , che ci C\ moftra manifeftiffima ; mirate tutte le rive, e tutti i capi delle montagne ; mirate bar- che 5 che veleggiano, e che vogano; ma entriamo nel- la ftanza : già non credo che defiderate più lume ; qui fulla fera luce come di bel mezzo giorno. F. Per verità che fatto fcoglio non poteva meglio adornar- ci ; Sediamo, e confortiamoci. Ma che fogli fono fui Tavolino ì non fo , nome di Autore non legge $ ben veggo fcritto , Difcorfo fovra un Sonetto del Pe- trarca . F. Quefta Scrittura darà compimento alnoftro diletto V. Veramente il Signor Chiabrera de' com- ponimenti volgari non fuole tenere i volgari ; qui ambedui non portiamo leggere ; uno legga , e l'altro afcolti. F. Io farò l'uditore, perchè la mia vift a in- comincia a farfi fievole. V. dunque incomincierò

F. Io

144 Rime del Chiàbrera

F. Io ve ne prego. V. Udite.

Condottomi in quefto luogo, io non fo, Signori } fe la prefente azione debba eflermi cara, o difcara, e fe la mia memoria doverà rimanermi gioconda , o no; veramente eflere porto in feggia deftlhata ad uo- mini chiari per favellare è grande onore , ed effere afcoltato da perfone d* ingegno, e d'intelletto fublimc via più ; ma quefte condizioni avrebbono forza , quan- do io poterti tanto, o quanto accompagnarle ; certo io non ho per lo fpazio della mia vita tentato d* onorarmi in fatta maniera , ne altrettante parole ho fatte in profa giammai; che dunque pofso io afpettare per l'e- fercizio d'un' arte , la quale io non apprefi > ed è ve- ro che la voftra fingolar gentilezza perdonerà le mie colpe , ma fenza dubbio il voftro alto fapere piena- mente le comprenderà ; e per tal modo le cofe, che ad uomo efercitato in quefti affari darebbono coraggio , a* miei pari poflfono dare fpavenfo, non pertanto io vo- glio fare animo a me medefimo, e di buon grado por- mi in quefto arringo : la voftra vaghezza di fentirmi farà fcufa della prefunzione, che poteffe oppormifi ; e qual colpa di villano coftume uguale alla mia >s' io non aveffi ubbidito ? Softerranno dunque le S. S. V. V, per brevifluiK) fpazio la noja d' udire un uomo , che parla non perchè fappia parlare , ma perchè fuprefo da de- siderio di fervire ; ed è in quefto luogo non per tor* lo a chi con tanto valore 1* onora > ma per doverfi pre- giare della ventura di ellervi potuto venire, e di que- fto non più ; ben dirò due parole fopra la materia del mio difeorfo. So, Signori , fe fofll efperto d* al- cuna feienza , vi porterei all' orecchie alcun (ogget- ti

Parte IV. 145 ò,~ onde potettero le S. S. V. V. adornare la fubli- mità del loro intelletto, ma io ho fpefo gli anni ne gli orti delle Mufe > fulle pendici del Parnafo , e però tenterò di ricrearvi la dolcezza d* alcuna leg- giadra poefia , e non farà fuor di ragione : già i fe- creti del Liceo , e dell'Accademia fogliono qui ma- nifeftarfi ad uomini , i quali fono adottati dagli Ad- itoteli , e dagli Ippocrati ; dunque richiamando la mente voftra da quelle cime * io condurrolla a ripo- farli tra la foavità delle Mufe ; e perchè tra* noftri Poeti niuno ce ne ha, il quale abbia più grazia con gli animi gentili , che il Petrarca , a lui m' appog- gierò ; e perchè, fecondo Tuniverfale fentenza , egli avanzò fe medefimo nella feconda parte delle /Iie Ri- me: tra quefte io ho fcelto un Sonetto, ed intorno lui anderò ragionando quanto la fievolezza mia con- fentirà Il Sonetto è quefto:

Se lamentar augelli ec.

Per ben conofcere fe il Petrarca come Poeta inna- morato cantò dirittamente in fatti verfi 3 parmi che fia bene cominciare di qui ; Signori haffi por co- ftante, che Amore fia defiderio di bellezza, ma que- fto sì fatto defidèrio non può divenire Amore fenza rajuto della fperanza, che prende un'anima di go- derla > ma fe veduta una cofa bella, vaga di poflc- derla pareggiatafi feco fpera di farla fua , e poterla godere , allora il fattamente detfderofo , è, e puofsi appellare innamorato , e perchè io favello d'Amore per intendere i configli di Poeta innamorato, io con- fermerò i miei detti puri con l'autorità de* Poeti Chiabrera Parte IV. K Non #

tq6 Rime del Chiabrér a

Non credo , che fi legga Amore più famofamenté cantato di quello di Medea, e di quello di Bidone; certamente Apollonio Rodiano dice' , che in Coleo nel Palagio di Aetà a maraviglia fplendea Giafone di bellezza, e: che Medea nafeoftamenté guardandolo infiammava^ , ed ufeiva di medelana ; ma Virgi- lio canta , che alla prefénza di Didone Enea appar- ve di perfona, e di faccia fémbiante a gli Dei , co- tanto Venere fi*a Madre avea compartito di bellez-^ za alle chiome, ed allo fplendore degli occhi - ecco come due chiarirmi Poeti rappfeferirando V innamo- rarfi di due Reiné celébratifsimé , danno cagione alla bellezza; ma quanto pertiene alla fperanza, dice Virgilio che Anna favellando a Didoné , diede con fue ragioni fperanza alla mente dubbiofa , e la qmte era tra due , di che ella prefé rifoluàione di amorofamence trattare quello flraniero , e peregrino Barone.

Spemqué dedii duby mentì* Son le parole del gran Poeta in quei luogo,- condot- to a quefto termine l'affetto amorofo dal desiderio , e dalla fperanza egli fale al colmo , é diviene per- fetto per la forza di un perpetuo penfamento , il quale fempre girati intorno alla bellezza de/Iderata > quefto fiero penfamento non mai difeompagnato dall* amante appo Virgilio ha nome di cura,

At Regma gravi jamdudum [ancia cura ì Leggiamo nel principio del quarto, ed altrove;

Parte IV. 147

Non licuìt thalami expertem fine crimine» vitam

Degere rnorefer<e > tales nec tangere curas . Ed altrove:

At non infelìx animi Ph<eni{fa nec unquam Solvìtur in fornnos oculìs yaut pefiora no£ìem Accipit .

E dando ragioni di grave vigilia egli Soggiunge ; Ingeminant cur<e 1

Ora per tal guifa vinta l'anima amante sbandifce da fe tutte l'altre rimembranze ; ed alla deliaca bellez- za rivoJgefi con tutta fua forza perpetuamente; non mi lafcia mentire Teocrito, il quale fa dire a Con- tadinella innamorata , che tuttoché il pelago tacef- fe, e taceffero i bofchi, non taceva il fuo cordoglio, ma dilèruggevala un fuoco per colui , che lei dispre- giava y lafciali chiaramente intendere Apollonio Ro- diano , il quale canta , che Medea arfa per la bel- lezza di Giafone non prendeva fonno per la notte profonda tuttoché anco una Madre foglia chiudere gli occhi dolenti fopra i cari figliuoli fepolti ; e fe pure infievolita dagli affanni un' aidma innamorata fi lafcia in poff^nza del fonno non faper tatto queftó partirà da diletti penfieri , e non li dipor- ta fognando dalle fue cure. Narra Omero, che ftan- co Achille per la càccia data ad Ettore, al fine chiù- fe le palpebre ; ed allora Patroclo gli fi fece vedere

K z con

X48 Rime del Chiabrera con quegli occhi Splendidi , con quelle vefti ufate » e con quella ufcta fua voce , folamente gli ap* parve , ma feco fece querela, e feco tenne un breve ragionamento; tace Virgilio, di quefta pafsione grande, ma ci racconta che Didone vagheggiava» ed udiva Enea, quantunque egli folle lontano, dice eh' el- la vi penfava ad ognóra fopra la fortezza di quel CavaKero, e fopra la nobiltà , che nel petto le era- no impreffe le Sembianze , e le paròle di lui ; affer- ma maravigliando , che in obblio eran poffce le Tor- ri , ne il provedeva all'armi , ed i Porti , e le mu-* nglie rimanevano addietro.

Pendent opera interrupta y mìntfque Murorum ingente* y <equataque Machina c&lo ,

è da maravigliare di ciò, perchè l? anima in- namorata non è vaga di vile, o di popolarefca cofa, anzi è bramofa della bellezza > la quale fecondo l'o- pinione di grandissimi Uomini , è uno Splendore di Dio; ma per non falire tant'alto , contentiamoci di dire eh' ella nafee da buona proporzione delle par* ti fra loro , e fatta proporzione non può , fai* vo dall' umana ragione , efler comprefa . E dun- que dirittamente fortifsimo il desiderio della bellez* za neiruomo ; poiché ella è folamente acconcia ad eifere dagli uomini conosciuta , fattamente differo i Poeti , i quali rappref ntavano 1; altrui pafsioni nei veriì ; ed a loro è diritto predar fede , eifendo di tant'alto intelletto, ma non per tanto maggiore ere. derida dee darfi a quei Poeti > i quali non V altrui j

Parte IV. tyjj

nìa le proprie fotìferenze hanno pófio fottó le noftr£ orecchie ; e tra còftofo liiogo per certo non neghe- rai al Petrarca per alcuni tempi dèlia vita infiam- mato, e riarfo d'amóre; dunque che dice egli di fa medeilmo ? chfc provava cómè ld trattavano i fuoi pen- sieri ? Certamente non era abbandonato dalla cura a~ tnorofa , anzi vie felvaggiè non fapeva trovare che Tempre Amore non atìdaflè ftcd ragionando ; e perchè i peregrini talora pofà fiero , e pofaffero i Viganti, e gli aratori, ed ancò gli arménti * non pe- rò a lui fi toglievano i fiioi penfamènti giammai , anzi di fe ifredéfimo maravigliando*! afferma , che m ftanco di penfàré, Eccome i fdoi penfiéri nòn fi fhncaffero in Laura; riè debbo dihienticarrfti* ch'egli Jafciò fctitto , che pèrche mira (Te mille cófe fìfó * Cd attento, rìondiméno itolo una Donnà mirava , ed il fuò vifo . E però feorgendo il mondo filila prima- vera, rimembrava di Làura, come di giovinetta, feor- gendoló full'eftaté rimembra vafenè come di Donna . Che fi avanzale cogli anni ; fdbtgtrtAù V Autunno rimern- bravafene come di Donna fu fuoi perfetti giorni ; ché più ? fe guardava talora levarfi il Sole , vede il lumìe di Laura apparire ; fe tramontarlo j vedevàlo di- partire: e per non fare lungo ragionamento , egli can- ta , che nel!' acqua chiara , e nelF erba verde j e ne* tronchi degli alberi , e nelle nuvole la vagheggiava . Ecco alle S. S. V. V. ritratto Amòre per le paro- le del Petrarca, uomo ottimamente fperto dèlia' fila cjiialità, non diverfamente da quello , che Virgilio , ed altri Poeti ce lo ritraeflero ; ed una cofà Voglio Aggiungere, ed è, che fe per forza d'Amore il Pe-

K i trar*

150 Rime del Chi a breha trarca e da vicino, e da lontano in ogni cofa vede- va la donna deilderata , benché veramente non la ve»» deffe , non dee ftrano parere , che più per forza d' Amore non udendola 1* udiffe , e che nelle ftraniere voci egii afcoltaìfe la voce di lei ; non può dico ftrano parere, non certamente, e che? non è tanta la forza d'Amore fopra l'orecchie, quanta fopra gli oc- chi degli innamorati : ne ila chi il faccia all'incontro e dica , quelli pensamenti (I fanno , ed è ragione che il credano d'un amante, mentre la deaerata bellezza ri, moro nel mordo fra gli uomini ; ma tol- ta dì questa vita, ma ipenta , non è da darfi ^d intende- re, che più fe ne torme »ti T anima , e fegua le va- ghezze fae quali vaneggiandone forfennata « Io , Si- gnori , non fono in fcola di Èlofofanti , di/corro pia- cevolmente con intelletti non meno fublimì > che gentili ? e fpongo i verfi d'un' arnorofo Poeta, e pe- rò rifpondo, e la mia rifpofta s* appoggia alla gran fama di Virgilio ; egli nel fello libro trascorrendo le regioni, ove i trapalati di vita fanno foggiorno , $ ritrovati coloro,

Quos durus Amor crudelhate peredit $

Soggu

Cur& non ipfa tn morte relinquunt %

Qin, dico, ^rgcmencoi l{o, fe accetta, ch'uno tra mo.ti mantenga la palone /ottenuta per un vivo > perchè un vivo non mai terrà lapalììone fofienutaper un morto # può dunque cantare il Petrarca , Se Ur me tànrec*

VeSr

Parte IV. tfl Veggio } ed odo} ed intendo y ecf

Ma che udiva, e che intendeva di lei? egli dice eh' intendeva le rifpofte . ch'ella faceva a' fuoi fofpiri ; cerchiamo dunque di che foflero i fofpiri del Petrar. ca , e quindi intenderemo come fatte fòfiero le rif- pofte di Laura; di che fofpirava il Petrarca ; e di che, Signori, dee fofpirare V innamorato , a cui ila la donna amata venuta meno per morte ? fenza dubbio il Petrarca nelle fue Rime duolfi per lo danno fatto a lui, e per lo torto fatto a Laura; i fuoi danni e- rano gravi , perchè in un punto privofsi di tutte le dolcezze, che per lo fpazio di ventanni avea per vane maniere raccolte della bellezza di Laura; non, meno perchè Laura gli fi tolfe in fu quel tempo quando menomando la gioventù a lui prometteva^ vi- ta più domeftica, scompagniceli lei più familiare. E veramente, Signori, era gran danno perdere una don- na, di cui traeva infiniti conforti : ma maggiore fu perderla in quella Ragione, quando più grandi, e più defiderati dovea goderli; quefìa acerbità di ftato mi- re tanto cordoglio nel Petrarca , eh1 egli divenne un' animale iilveftre, che quanto vedeva, e quanto afcal- tava, eragli noja; erafi tanto caricato di pena , che non zefiri, non fiori, non ufignuoli lo confolavano punto, ne perchè j-ideflero i prati , o fi ferenafle il Cielo , o fi rallegrale Giove, egli fi rallegrava giani* mai ; di tanta difayventura afflico fofpirava il Pe- trarca, ed a Tuoi fatti fofpiri Laura rifponde; ma, Signori, rifponde per modo, chequafi non fa , falvo biafimarlo, ficcarne fofpiri fenza! cagione formati , g come non degni della ragione d'un' uomo.

K 4 Ter-

15* Rime del Chi a brera'

Perchè innanzi tempo ti confume?

. . . . A che pur verft Dagli occhi trip un dolor ofo fiume?

Così dice ella, e pare che non voglia, falvo coltoti ci erniario, risvegliate il fuo intelletto. E per vero di- re, ove è ito l'intelletto del. Petrarca ? uomo oltre i cinquantanni di fua vita ammirava che fi mori/le? era nova in quel tempo i* ufanza dei Seppellire ? tanto avea {Indiato , ed era ignorante delia fragilità della vita? O durando Laura, egli maggiori averebbe rac- colti i conforti amorofi ? dunque doveafì a lui privi- legio di godere perfettamente? quella terra, che per ciafcuno è regione di pianti , dovea per lui tornare in regno di gioja ? Forfè, diremo, potea fcufarfi dei fofpirare, ed affermare, che non per fe, ma per Lau- ra Spandeva fofpiri , cioè eh' ella innanzi tempo era tornata nel fuo paefe , ed alia par fua folla , ch'ella s'era perduta.

Nell'età fua più verde, e più fiorita, guando Amor fuole avere in noi piò for^a .

Tutto ciò è vero, ma chi avealo conftituito giudi- ce fopra la mifura del viver umano ? Laura poteva vivere più lungamente ? ed io dico eh" ella poteva anco morire più tolto ; perchè dunque non dar gra^ zie di ciò, che s'era a lui conceduto, anziché far

que-

PARTE IV." 155

querela eli ciò , che gli fi toglieva ì Vivamente gli fi fa fentir Laura , o Signori , Di me non pianger tu ; Chi vede , o Petrarca, uno ftorpiato piangere fo- pra la ventura d'amico, che fi rifana* qual nocchie- ro nella procella fi attrita fopra il diletto navigan- te , che fi chiude ne i porti * Di me non pianger tu ; Vivere non è quello , che ne mena a morire ; anzi è quello , che ne mena a mai fempre durare ; a tale flato io trapaffando fon pervenuta, e però di me con- fegnata all' immortalità non pianger tu rimafto fotto la falce della morte $ il mondo è campo di battaglia , vi fi combatte in forfè di vincere, e di effer vinto j ma qui nel cielo non fi mira , falvo trionfi , e però di me riporta tra le palme della vittoria non pian- ger tu confinato tra i pericoli della guerra . Di me non pianger tu; che miei d) ec. Il Sole, onde tanto voi mortali prendete conforto non tramonta ogni fe- ra? npn vi la/cia la metà della vita in tenebre ? io all' incontro godomi un lume , il quale forgere , fa tramontare j e quando in quefto aperfi gli oc- chi , io non gli chiufi a coterto voftro : fa inganni ; feci fembiante, moftrai di chiuderli ; ma veramente gli aperfi , e perciò di me non pianger tu ; di me eternamente luminofa, di me fornita d'immenfa con- tentezza; di me finalmente divenuta beata ; non pian- ger tu mio fedele, tu, che cotanto m'amarti, tu che ti trasformarti in me perfettamente. Di me non pianger tu: Qui pareami , Signori, e per ventura può alle S. S. V. V. parere che quefta Damigella Francefe vo- glia troppo altamente governare l'anima del Petrar* ca? e togliendolo affatto dalle psfsioni umane , difu- ma-

154 Rime dei Chiabrera «lanario. E quando fu, che fopra i carifepolti fc&irfi fpendeffero lagrime, e non fi trae/Fero guai» Forfè il Petrarca, come Poeta, non ben configliofsi appun- tandola cosi fevera alla mente de* Lettori ; certamem te Vigilio volle che Evandro moftrate grave cordo-1 gho falla morte di Pallante fuo figliuolo, e che AnJ na acerbamente fi querelane alla novella di Didone fua Sorella uccifalì. Omero ftimò ben fatto, che fo- P«*a il corpo d'Ettore piangete Priamo, Eccuba ,* ed Andromaca; e per Patroclo fi dolfe , non che altri, ma Achille medefimo. Nelle Tragedie niuna cofa faf. fi pm fpeflb, con tanto sforzo, come lamentarli, e dimoftrarfi tribolato; forte ragione, Signori , per verità; ma io m'ingegnerò di rifpondere in quella maniera. ì Poeti, avvegnaché fempre rapprefentino, non rapprefentano fempre ad un modo ; alcuna volta Ci mettono innanzi gli uomini, quali effi fono , ed altra quali efler doverebbono , e ciò fanno fecondo i fini , che fi propongono nelle Poetfe , e fecondo che meglio lor fembra di poterle condurre , Quale Uomo verrebbe biatfmato dagli uomini comunali, s'egli e- ìeggete di viveri! fenza affanni & una perpetua gio- vinezza ? certo quella arebbe fembianza d' uomini , quali sd ognora fi veggono; Omero all'incontro can. tò, ch'Ulite fece rifiuto di quella offerta, e di bon grado fi tolfe dall' Ifola di Calipfo . Comunemente un' Uomo non fi fporrebbe a morte certiffìma per vendicare l'Amico ; ma Achille, tuttoché da "Ten- de Dea fi facete certo , che giovinetto rimarrebbe ammazzato fui Campo di Tro/a, non rellò di dare

bat-

Parte IV. 15?

-attaglia ad Ettore; e per quefta guifa Omero formò l'immagine de'Cavalieri , non quali ci vivono, ma qua- li ci doverebbono vivere . Andiamo alle Tragedie . Euripide nella favola intitolata gli Eraclidi , ivi Ma- caria fui fiore degli anni fi lafcia (cannare per lo fcampo de' giovanetti fratelli , e non fi canta ciò , perchè tutto il giorno fi faccia ; ma perchè deve- rebbe farfi. Alcefte appo il medefimo , nella Trage- dia così chiamata, accetta da fua polla la morte, per- chè Ameto fuo marito fi confervi in vita ; dunque diciamo che il Petrarca non fmarrì la ftrada del poe- tare , quantunque finga Laura maeftra di tanta feve- rità > anzi egli portoffi da buon Poeta , per due ra- gioni 3 una perchè Laura era amante, l'altra perchè ella fi rapprefenta beatificata ; chi non ama non fi penfiero, Signori, vive i e lafcia altrui vivere a vo- glia fua; d'altra parte amore è cofa piena di pen- fa mento ; ammenda i fuoi cari ; gli corregge fe er- rano, procaccia eh' eflì s'avanzino. Dice il Petrarca, che ni una madre con tanto affetto non porge con fi- glio in dubbio flato al figliuolo, fpofa al confor- te , come Laura porgevalo a lui, ma come beata , e come Cittadina del Cielo , perchè non dovea cara- mente riprenderlo delle paflìoni foyerchie ? e perchè non farlo accorto delle fue diftrjfure ì fenza dubbio dovea Laura ragionare delle cofe mondane , ficcome di vanità. fatte fono , e fatte le conofceya , che i celefli ci follavano oltre le operazioni umane. Vedefi nei Poemi famofi ; nel fecondo dell' Eneida leggefi, che nell'eflrema ruina di Troia Enea feorfe Elena nel tempio di Verta , e pieno d' ira avven«

tofiì

ìf$ RìME DEL CtììASRÉRA

Solfi per ammazzarla, Venere affacciofleli > e Io -frenò* e diceagli :

Quid furìs?

Avea quel Cavaliero fottó lo fguardo la patria ince- nerita, le ricchezze predate , le vergini fchiave , i Cittadini tagliati in pezzi ; dovea fofferire che la cagione di tante miferie tornaffe gioconda in Spar- ta, e trionfante dell' Afia foggiogata ? non era quivi Tira d' Enea fecondo T umanità > e pure Venere ve lo fconfiglia , e riprendelo come perfona agitata da non giufto furore :

Quid furisi

E tutto ciò , perchè altri foìio i penfìeri de gli uò- mini, ed altri quelli degli Dei. Veggiamo ilmilmen* te tale cofa in Omero « Priamo vecchio abbandonati^- fimo piangeva la morte di Ettore , e decelerava il fuo corpo per feppellirlo : era in mano d'Achille adi- ratiffimo; dovea quel vecchio Re partirfi dicafafua> porli in balia dell' avverfario > certo no; ma viene I- ride mandata da Giove, e dagliene configlio, e volle che Priamo faccia azione , alla quale comunemente gli uomini non volgono il penfamento . Diremo dun- que che il Petrarca fecondo la mortale condizione lamentavaii della Donna perduta ; 'ma che volendo falire a grado di maggior pregio , egli dovea cefla* re i fuoi lamenti , e che Laura eia perfonaggio atti£- fimo a condurvelo ,e però egli fece venirla ad ammo- nirlo in quello verfo:

m

Parte IV.

*57

me non pianger tu]

Altamente dunque, Signori, onorò la fia Donna il Pe- trarca , e per gentile maniera egli ritraile V imper- fezioni di le mede/Imo per efprimere V eccellenza di lei; confettò efiere fornito di pocofenno, accioo ch'ella appariffe faviflima : e certamente, nona torto, un leggiadro Poeta è celebratiflimo, e caro tenuto dal mondo. Egli follevò l'animo degli amanti al col- mo de* leggiadri penfieri , e fempre ne i veni fuoì cagione di virtuofamente penfare , Eccome in que- fto Sonetto puofli comprendere , intorno al quale , riguardando alla materia , ho difeorfo poco, riguar- dando alla mia penona , troppo ; ma rivolgendo la mente alle S. S. V. abbaftanza.

V. Io fono giunto alla fine ; or che dite voi fa* pra le cofe lettevi ? F. Lealmente io poffa dirvi » che le cofe , e le parole udite hannomi tenuto at- tentifsimo ; e che in udendo , la mente mia non è punto fiancata V, Il comprendeva in parte dal ri- mirarvi immobile : a me % fe io debbo aprire il mio fentimeuto , pareva di mano in mano fatte cofe dovere eflere ftate neU' intelletto del Petrarca allo- ra eh* egli metteva infieme il Sonetto ; e ftimo eh* egli non dovefle pentirii d' averle penfate : cotanta fono acconcie a' verfi , che in fe le rinchiudono ,

Ietto alcune lezioni intorno a fimiglianti Poefie ri- piene di famma dottrina 3 dello fponitore >

che?

e eh' altrui fp<

fannole intendere F. Ha

Ì58 Rime del Chìabrera, the del Poeta» V. Allora ftanno gli uditori maravi- gliando della faenza di chi difcorre $ ma non per certo dell' eccellenza di chi compofe , F# Vogliamo noi credere , eh' ella fià fcritriira del Signor Ghia- brerà ? V. Ella è di lui certamente , è mi rammen- to udirla recitare néir Accademia 5 la quale qui in Savona fi raunavà in càfa Ambrofio Satinerò ; F. Ora ila con Dk> ; abbiamo una piacevole lezione udita , ed in un piacevole luogo ] luogo , che può bello parere a chiunque apprezza cofe altre , che le pom- pofe s V. Se le miferie di querta mal nata guerra non sr interponevano , il vedrebbe oggidì quefto ri- porto alberghetto non così privo d' ogni ornamento < F. Di che voieva egli adornarlo ? di pitture perav- ventura ? V. Ha promeffa da Bernardo Gattello , é da Luciano Borzoni ambedue eccellenti Pittori , ed ambedue fuoi diletti compari j eh* effi illuftreranno quefte muraglie con loro pennelli . F. Faranno fe- condo il verfò del Poeta , in poca piazza mirabili cofe i V. Ma il Signor Chìabrera non ci ftarà > hammi detto eh* éi vuole dichiarare fua devozione verfo alcuni jgrandiffimi Prencipi ; alla cui memo- ria rimane obbligato per onori , e béneficj Angola- ri • F. Deonó effere i Seréniffimi di Tofcana . V. Voi v* apponete : Ferdinando , e Cofmo ; ma non meno adora :le grazie , e Y alta bontà di Urbano Ottavo Pontefice Maflìmo. F. Per fatti Perfonaggi, che penfà egli riporre qui entro ì V. Vuole che fi dipingano tre archi , uno in quefta faccia della ftan- za , ed ai quefte due pareti due , i quali fi guar- dino all' incontra i in quefti archi ? fecondo V an- tica

P a r rr e IV. 15P tica maniera ha penfato che fi leggano alcune paro- le* F. Da lui polle infieme? V. lo noi fo. F. Ma le parole fapete voi ì V. Solle, e fono quefte;

Ferdinandus Mag. Dux JEtrurioe iij. Arces erexit y Ci affé $ ebtruxit ^ Pirata? af« fiixit

Ad pacis artes converfus Preclara ingenià non defpexit

Per Cofmo diraffi :

Cofmo Magnò Duci JEtruri<e iiij. Fidei cultori ; Pacis cujlodi ; Jufliti<è con- fervatori ,

Quod Muftèlabantes hilariter except<e funt .

F. Sono gran lodi . V, Ma la fommà è che elle fono vere* F. E per lo Papa.

XJrbanus viij. Pont. Max. A fummo dtgnitatum culmine Elegant forum homìnum vota non refpuens . Fauflif acclamationihus felix Fauflis acclamationihus optìmus .

F.O

160 Rime del Chiabrera F. O molto favorito fcoglio j ma perchè appellati? Siracufa? V. Per la vicina Chiefa della Santa , che Patria ebbe quella Città . F. Ottimamente ; ma aiv nottafi, è da moverfi 5 volendo entrar nella Terra perchè i foldaci ferrano le pprte a boa* ora*

M E*

MEGANIRA

FAVOLA BOSCHERECCIA.

M E G A N I R A

FAVOLA

Bofchereccia

DI G ABBRIELLO

C H I A B R E R A.

Da lui donata al M. llluflr. Sig. Filippè del Sìg. Evérardo Salvìati*

O non poflb molto Illuftré Signor Filip- po non fare alcuna parola fopra que* Tra mia tavoletta , anzi che io vi conduca a leggerla ; e ciò farà intorno alle ri- me, lequati ella fa fentire perognifua parte . Veramente alcuni riguardando, che il verdeg- giare in Scena rapprefenta il favellare vicendevole % vogliono per rapprefentare in ciò maggiormente la ve- rità, che le rime fe ne sbandivano affatto . Alcuni altri ftimano, che'l verfo Tofcano privo della rima* rimanga privo di fua propria foavità , e forza , e Tul- le Scene V hanno rimato, ma fenza ordine certo, e con una larga licenza; onde {i viene a foddisfare alla gra- zia del verfo, ed al debito delle Scene : quale fia Topenione megliore io non fo: credo, che nell'uno, e nell'altro modo fi poffa verdeggiare fenza colpa niu. na. Ed ora ho prefo coniglio di non abbandonare le rime : che poi io non abbia porto prologo alcuno non

t % fi ma-

ió4

ti maravigli ; perciocché quante volte le favole fi re- citano , tante pare fecondo i luoghi , e i tempi eh* abbiano bifogno di novelli prologhi : Ed il Coro rappre- Tentando tm popolo , io reputo che non debba luogo ave- re in azione privata : laonde io mi fono ritenuto di frapponilo. Ora di quefta fatta Favoletta ho voluto farvene dono ; primieramente perchè voi vi dilettate nel la Poefia : ed effendo la Poetfa cofa gentile y bene a vói fi conviene che fiete dirittamente ripieno, ecol- mo di gentilezza: fon poi fecuro, che M nome voflro tirerà molti a, leggerla con buono animo ; ed ultima- mente io con quefto fegno d' amore vengo a rifpon- dere agli atti cortefi , ed amorevoli 3 co5 quali oltre al mio merito mi vi fiete fatto incentra molte vol- se nella patria yoftra ^

Gabbri elio Chìabrera l

Per-

ì6f

Perfonc della Favola*

Meganira Giovane innamorata d'Alcippo* Areiufa Vecchia parente di Meganira. Logifto Fratello di Meganira ^ Selvaggio Compagno di Logiftò* Alcippo ìnnamoi-ato di Meganira* Melibeo Amico di Alcippòi Uranio Padre di Alcippo* Tiri]

ta favola fi finge in Arcadia fai i monti CaflFj.

E 5

atto;

1^7

atto primo;

SCENA P RI MA,

Aretufa, e Meganira.

Ar. ✓""X R che m'hai fatta lieta f

V^il- Q Meganira della tua prefenZ**

Per grafìa non Vìncrefca

Darmi contesa de' parenti tuoi ;

Che novelle mi dai del buon Logijlo ?

Ei crefcea, come giovine arbofcello;

Mantiene ei fua bellezza

Dal ch'io non l'ho vijlo?

Certo vantar ti puoi

D*un ben gentil fratello. Me.£' la nojìra famìglia in lieto flato;

Menale a y ed Anfigene

Reggono il pejo della lor vecchiezza S

II mio fratel Logiflo

Si gode il fior della fua giovanezza Ar, Diafene lode a Dio ; per la fua mano

Il ben ci sy avvicina y

E la fua mano ìftejfa

Il mal ci fa lontano;

Ma di te > che prefente io veggo adorna

D'una f omnia beh ade ,

L 4 Che

ATTO

Che chiederò? Non altro certamente

Fuor y che tu volita dire

La verace cagton del tuo venire

Per le no fere forefte ;

Chi Vha fatta [ecura

Verginella foletta?

Non ti prefe paura

Di fiero incontro d animai felvaggio ^

0 d' altro fiero oltraggio?

Me. Aretufa, gli flrali > e la faretra Di qualunque timor ponno fgombrarmì ì A vergini di Arcadia Non vanamente fon conceffe ly armi / Oggi qui fon venuta

1 giochi a rimirar della gran fefia t Ed ancor mi fofpinge

Un poffente defere y

È qual mi mole fi a ,

Che non ha pace il corei kx.Quefio novo roffore

O Megan ir a y che ti copre il vifo>

Mi f veglia nel penfeer qualche fofpetto ;

Ma fea che vuol y non mi tener je creta

Tuagioja, o tuo dolore ,

Svelami la cagton > che ti conturba 9

Ancor che fojfe amore . Mz.Ubbidirotti ; ornai due volte il Verno

Gli

PRIMO. 169

Gli alberi ha fcojfi delle natie f rondi 3 Che fe ne venne Alcippo Ne' campi di Lìconte a far dimora ; E venne per cagton y che Menalippo Sposò fua figlia al giovine Terillo; Or fra le molte fchiere ivi raccolte JD' amoro fi pafìor y nejfuno in danza Siccome ei 3 defir amente i pie movea , Ne contra gli animali infra le fielve Arco più fortemente alcun tendea; Di gran lupo cervier vefiia la pelle > Sua chioma innanellata era fin' oro y F refe a rofa le guancie > e gli occhi fielle .

Ar. Sen^a che più tu dica emmi paleff \ Che la beltà d* Alcippo il cor V accefe ; Ma dimmi tu y da cotefii occhi tuoi Ufciro fiamme tali , Che lafciajjero caldi i penfier fuoi?

Me mCiòy che teco parlo io di fua beliate y Ei die e a della mia ; Ma io parlo di lui veracemente y Egli forfè di me dice a bugia; E tutto il tempo ? che % Liconte ei viffe v Ninfa alcuna non fuy si a fuoi fembianti Hajfi da prejiar fede, Che più di me gradijje ; Sen venne al fine il tempo

Che

ip ATTO

Che qui ne9 monti Cóff) et fe ritomo ;

E fu più duro il fiel della partita y

Che non fu dolce il mei del fuo foggiorno ;

Diffemi fui partir y che non mai meno

Verrebbe nel fuo cor la mia memoria ;

Fece preghiera al del y che fe giammai

Vedeffe un folo y ch'ei non m* amaffe 9

Col più torbido tuono il fulminale .

E per fegno d' amor mi porfe in dono

jQuejìo candido vel fregiato dy oro y

Che caramente in fulle chiome io porto ;

E nella lontananza, e negli affanni $

Ed in ogni dolore emmi conforto > Ar.Ma dopo la partita

Hai ricevuto fegno y

Che duri nel fuo core

L9 amorofa ferita? Me. A me luì novella unqua non venne 3

Onde movo a cercare

S9 io debbo di fua fede

Sperare y o di/per are. Ar. Meganira y l9 amore a gìoventute

Ef come luce a Stella;

Vergognarti non dei d* effere amante ;

Ma non vo9y che rimanga in quefle pene

Tuo cor più lungamente ;

Tu fei bella y e tuo f angue alteramente

Ofi~

PRIMO,

171

Orna quefle f or elle ; CU avi tuoi da allenta fon difcefi > La qual fra noi terreni Era come celefle ;

Alcippo d'altra parte oggi non meno Splende giovanezza, E fuo f angue ne vìen dal gran Penco y Che fra gli Arcadi ancor tanto apprezza A ragione Imeneo Deve con effo Amor fempre legarvi ; Rimanti > io vo*fapery s' Alcippo in petto Seria bufato foco; Ed indi procacciar , che fatta fpofa Ti fi volga in diletto La tua pena amorofa. Me* Quando da prima Alcippo Con fua beltà m? accefey Della p affai a vita odio mi prefe 9 la fìimai d'ogni dolcezza tr tv a > Ed oggi, che d'amor provo il tormento , Con tutto il cor fofpiro La libertà perduta % E d'ejfer ferva per amor mi pento ;

Ma chi veggio apparire? Farmi Logìfio , ed è feco Selvaggio ;

ferj non confento ;

da

ijì ATTO

Già non voglio da laro efere /corta;

Chiuder ommi qui dentro ,

E fe vorranno entrare

Farò y che 'n van percot erari la porta .

SCENA SECONDA,

Logifto, Selvaggio, Tiri?.

Tir* y^v jR fe più y come dite Giovinetti gentili

Non fofte in quefli giorni in quefe feìvé t

Gran meraviglia arete

In veder tante turbe a paffar Vorè

Così gioconde , e liete ;

Vedrete in prova arcieri %

Vedrete Lottatori^

E traf correr leggieri f

Come fe piume avejfero , curforì i Log Ottimamente fpefi

Dunque fan nofìri pajfp;

Ma Tirfi io non intefi

Perchè cotal fi agio ne

Empia d'allegrezza ^ Monte €a0o. Sei. Di farcela palefe non V increfca y

Se ne fai la cagione 4 Tir* Io folla appieno 3 e m\ apparecchio a dire

0*

PRIMO. 175. Ne farò lungo; udite y Che fa dolce l'udire ; Già bellìffma Ninfa in quefle felve Nacque di f angue oltra ciafcuno altero j Chìamoff Hiante y ne giammai faretra Serbò faette temute in caccia Da fier Cinghiali > e da terribili Orfi ; Che più ? col pie leggiadro ella per via Ogni Cervetta fi lajcìava a tergo y E creder fea y che fulle bionde fpiche Ita farebbe y e fovra il Mar fpumante Ed appena bagnate aria le piante ; Splendeva allor non meno in quejìo monte Di nobiltate y e bellezza Alcafìo Cacciatore infra gli Arcadi famofo A meraviglia ; egli col cor feroce Feria Leoni , ed ogni fier ruggito Per folitario orror d* alta forejia Era da lui cupidamente udito $ Così pari d'età, pari d' onore A E pari di valor furono accefi pari fiamma : era comun defire De" padri lor farli conforti y ed era Ornai vicina la giornata eletta ; Gioiva Arcadia y ed era tutta in fefìa y Quando improvvifo nuvolo di pianti Ci ricoperfe y e le bramate no^e

174 ATTO Rivolfe in tutto > e la cagìon fu quefla > Aveva Alcaflo un /ingoiare amico Detto Melampo ; la beltà d'Hiante ti diflruggeay ma tene a cbiufo il foco; Quefli vergendo nelle braccia altrui La cariffma Ninfa , empio penflero Fece per acqui far P alta bellezza ; Ben è ver y eh* ogni legge Amor difprezXA Egli Alcaflo invitò > che feco a caccia N' andajfe incontra i Lupi > e travio Ilo Con molte frodi , fra remote balze Lunge dall' altra turba ; ivi cogliendo E tempo y e loco inftdiofo fpinfe D incauto amico in precipizio , e pofcìa Alzò le ftrida , e dimandando aita Tutti chiamava t cacciator feguaci% E con bugiarde lagrime giurava Volere ufcir dalVodiofa vita; Corfe la fama dolorofa, e fpenfe In quefti bofchi ogni gioir > ma quante Lagrime fparfe y e come al del fi dolfe Mal fi potrebbe dir y la bella Hìante ; viffe un tempo in quefte angofcie > al fin Manifeflò Melampo il fuo defire Chiedendo Hiante per ifpofa ; Riante Facea rifiuto; con Alcaflo eftinto Non era eflint a nel fuo cor la fede ;

Pur

PRIMO* !?? Pur di Melampo ì preghi y ed il configli* Forte d'ambo i parenti le piegaro Il penfter [aldo ; dell'altrui volere y Ella a fe fece legge y e fuo mal grado Volentier fecondò l'altrui piacere ; Or quando delle no?&e il vicino Sen venne y fe veder fi alla fua donna Il morto Alcafìo repentinamente ; Apparvele dormendo in fui mattino L'ombra dilacerata y e pienamente Spiegò la froda del crudele amico ; Le braccia y a cui ti doni in cotal guifa Già mi conciaro : ah fe l' amor fu vero 9 Che mi mojlrajìi un tempo , ora contrago Fa di quell' empio a fcelleraiì inganni ; Te ne f congiura il tuo fedele Alcaflo ; Così le diffe y e difparì ; penfando Stette la Ninfa in forfè y e della vijìa Tanto dolente y e dell' ifìoria atroce y Ch'udita aveay ma fui mattin feguente L'ombra medefma a lei mofirojfty e diffc CU flejfft avvenimenti y allor fermoffi Ben perfuafa un gran penfier^ nel petto ; Pensò farfi di fede altero efempio y E vendetta pigliar del fuo diletto ; finfe dunque lieta oltra l' ufato y E tra Ninfe > e Pajìor fcelfe i più cari

Etra

il6 ATTO E tra i primi Melampo ; indi con arco , E con faretra fe ri andaro a" Monti y Ove Alcaflo fu morto y ivi intra ì gridi Del comune piacere ella un quadrello Fon fulla corda, e quando ogriuno intenta Rimirava qual fera ella impiagale Con forte [degno le faette avventa Contra Melampo , ei falla ria ferita Cadde fupin tutto di f angue involto y jE tutti i cacciator tinfero il volto Di meraviglia y e di terrore ; Hìante Allor gioconda alzò la voce , e diffe Il tradimento occulto ; e fe palefe , Perchè quello infedele ella trafiffe y Poi mojfe il piede y e nelle chiufe felve Tra monti inacceffibili fe vijfe A ciascuno inviabile ; fiimaro Queflo ef empio d* amore i noflri antichi Cotanto avanti y chy a coflei f aerar ù Giorno gioiofo rivolgendo /' anno ; Perchè qui fe fefeeggi ornai fapete y Ma quanto ha feco di piacer la fefla Gli occhi voflri diman fel mireranno , E così favellando

Noflro viaggio effe condotto al fine ;

Colà fon le Capanne

Della vojira Aretufa : or fiate a Dfo 2

Log;

PRIMO, 177 Log. A Dio Tirfi ; felici

Steno i tuoi giorni y e credi

Che 'n tutto di Jervirti ho gran defio . Tir . Io te ne rendo grafie * Sei. Così ti dico ancfaio ;

Ma qui rinchiudo è /' ufcio ,

Ed al noflro picchiar neffun risponde , Log, Andiam verfo la piazza de' Paflori .

Colà vedrem gli amici .

Pofcia qui torneremo , allor tornata

Forfè la troveremo .

SCENA TERZA.

Mcganira,

SE qui faran ritorno , a me conviene Di qui far dipartita ; Non vo% y che per Logifto S'intenda a cafo la venuta mia , Cercherò d% Aretufa , 0 pur d" Alctppo Secret amente > fe pojfféil fa ; E perchè poffa entrar y lafcio la porta Ne aperta , chiù fa; Strano a penfar , che da principio Amore Ci porge con piacer tanta fperan^ay E che poi fra dolore Per poco da fperar nulla ny avanza > Ombrerà Parte IV. M .ATTO

ATTO SECONDO

SGENA PRIMA.

Alcippo, e Aretufa.

-Ale On con maggior dolcezza

O Aretufa la primiera volta

lo vidi gli occhi fuoi,

Ch" or fia per rivederli ; io veramente

Troppo fon fiato lento

A procurare il fin del nofiro amore >

Non già, che la cagione

Sia per poco d'ardore ;

Ma mentre a raccontare

All'orecchie del padre i miei defiri

Voglio tempo opportuno ,

Se nyè trafeorfo il tempo, ht Forfè è ver ; forfè ancora

Parli così con arte ;

Alcippo io temo per un detto antico :

Se P occhio non rimira y

U anima non fofpira;

Ma dimmi tu per vero:

Ancor dimori ardente

Per la tua Meganira?

Ami tu veramente?

Ale.

SECONDO, t$0 Ale. Se i nome d* altra Ninfa

Aretufa efàe mai ne" mìei fofpiri >

Gelo eterno di morte

Occupi la mia lingua ;

Se mai di Meganira

E per pigliarmi ohhlio ,

Pigli tlon tfieno il Cielo

jQuefta mia vita in irà ';

Fulminata cader quefla trita tefìd

Vegga/i da gli amanti

Infra turbini y e tuoni ;

Che mi s' apra la terta y e che m*ingbioiid

Ly ahiffo , io fon contento

Allor ch'io farò reo di tradimento . Ar. Alcippo un grande amore

Suole feco aver giunto un grande affannò /

Ma tu con arco , e flrali

Vai tra ho f chi giocondo

Intento a far de gli animali preda ;

Io non fo > che mi creda

Delle tue fiamme Alcippo ;

Di belle y e frefche rofe

ìl vifo hai colorito;

Oh come poco Amore

Con fuoi colpi V affligge y

Se pure ei P ha ferito . Ale. Chi ti detta Aretufa

M 2 Còsi

%So ATTO

Così fatti argomenti?

Vivo lieto y e giocondo , perch' ognora

Un foave penfier di Meganira

Con effo me dimora;

Erro per folte felve , ed ogni tronco

A me moflra dipinti i fuoi fembKinti;

L9 aurette y che tra fior vanno veloci

Mi portano ali9 orecchia

Il diftata fuon delle f ue voci ;

Nel Sole y e nelle Stelle ho per cofìume

Vagheggiar vivamente

De' fuoi begli occhi il lume ;

E però fon giocondi i giorni mìei ;

Se ciò non foffe y non che fojfe liete

IL9 ore della mia vita,

Ma un momento fol non viver eh. Ar.Se fen^a Meganira

Dunque la vita non ti fora a grada.

Che badi neghittofo ,

Che'l padre ad altri l9 accompagni ? forfè

E* ragion y eh' ella invecchi y

Mentre tu penft venirle fpofo ?

Ornai rpmpi gl'indugi ;

Ch' a dietro non ritorna il tempo corfo * Ale. Credi pur y che. ftan rotti;

Poi ch'ella è qui prefente

Non vo9 eh' ella diparta >

E non

SECONDO; i

E non rimanga mìa ;

Mio padre di fua mano E! per darlamì y o pure

Fatto conforte mi vedrà di lei

Per alcuna altra vìa. Ar. Ecco fiam giunti j qui rimanti y ed io

Entrerò dentro , e le darò novellà

Della venuta tua. A'<\ lo fento per le vene

Un infolito foco

Che mi