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DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECGLESIASTICA
DA S. PIETRO SIINO AI NOSTRI GIORNI
SPECIALMENTE INTORNO
M PRINCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI^ AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELLA GERARCHIA DELLA CHIESA CATTOLICA, ALLE CITTA PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII , ALLE FESTE PIÙ SOLENNI, AI RITI, ALLE CEREMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, C ARTÌINALIZIE E PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI^ EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.
COMPILAZIONE
DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO
PRIMO AIUTANTE DI CAMERA DI SUA SANTITÀ
GREGORIO XVL
AOL. XIII.
IN VENEZIA
DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA M D C C C X L I I.
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
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CHI
S. Pietro in Vinculis, hasìlìca Eu- dossiana, titolo Cardinalizio , in cura de canonici regolari latera- nensi, nel rione Monti.
I.
lI monte Esquilino è il più lun- go, e più largo de' monti Palatino, Capitolino, Celio, Quirinale, e Vimi- nale. Si disse Esquilino da quisqui- liOj vocabolo latino, che significa esca, pei' la caccia di uccelli, che ivi facevasi, pei molti nidi, cui ave- vano ne' boschetti del monte. Altri però fanno derivare il nome di E- squilino dalle Esquilie, eh' erano i campi ove anticamente bruciavansi i cadaveri, per raccoglierne le cene- ri in vasi di creta. Sul lato meri- dionale di questo monte, e nella contrada delta delle Carine, dalla forma d' tma bai'ca rovesciata , e precisamente sugli avanzi del pa- lazzo e terme di Tito, delle quali abbiamo sette conserve d'acqua det- te le Selle Sale, fu edificata questa aulica ed insigne basilica, una delle
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prime erette in Roma. Questa e quel- la di s. Pudenziana, vuoisi che sie- no state le prime ad essere ivi con- sagrate.
Se grande fu la venerazione dei fedeli per le catene de' martiri, mol- to maggiore doveva essere per quel- le, che avvinsero il principe degli apostoli s. Pietro. Avendosi detto all' articolo Cate>-e di s. Pietro, del- la loro invenzione, e dei pregi loro, ci limiteremo qui a ripetere ciò che riguarda l'origine di questa basili- ca, la quale dedicata , secondo al- cuni^ al Salvatore, fu poscia destinata ad onorare il primo fra i romani Pon- tefici, e a custodire s'i preziose reliquie dei suoi travagh e patimenti. Questa chiesa pertanto, secondo la tradizio- ne, vuoisi eretta o rinnovata sul colle Esquilino , giacché vi fu chi ne attribuì l' erezione a s. Pietro stesso, da Teodora nobilissima ma- trona romana, sorella del prefetto di Roma s. Ermete. Per avervi poi il Pontefice s. Alessandro I, creato nel- l'anno I 2 I , riposte le catene colle qua-
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li in Roma fa stielto s. Pietro, que- sta chiesa prese la denominazione di s. Pietro in VincuUs, e fu dal det- to Papa consagrata il primo giorno di agosto. Tuttavolta è indidjitato, ch'essa verso la metà del quinto se- colo fu ridotta in modo maestoso e pel medesimo oggetto; dappoiché ri- cevendo r imperatrice Eudossia mo- glie di Teodosio il Giovane, nel 4^9! da Giovenale vescovo di Gerusalem- me, ove erasi portata in pio pelle- grinaggio, e in premio delle limo- si ne ivi fatte, non solo diverse re- liquie, ma anche le due catene con cui fu avvinto s. Pietro in quella città per ordine di Erode, una ne ripose in Costantinopoli, e 1' altra la mandò in Roma alla sua figlia pur chiamata Eudossia, moglie di Valen- tiniaiio 111, la quale subito volle por- la nel tempio situato sull' Esquilino, ovvero per questa circostanza da lei riedificato in onore di s. Pietro. Go- •vernando poi in tal tempo la Chie- sa universale s. Sisto ili, egli nel di primo di agosto vide il mira- colo, che la catena donala da Eu- dossia si congiunse con quella, la quale già custodivasi nella mede- sima chiesa, formandosi una sola catena. Quindi, e per la dedicazio- ne di essa, e pel prodigio avvenu- to in detto giorno , il medesimo s. Sisto III ne stabili la festa.
Alcuni autori raccontano esse- re questo prodigio accaduto inve- ce all' immediato suo successore s. Leone I , il quale volendo con- frontare la catena di Roma con quella di Gerusalemme, ambedue prodigiosamente si riunirono , e , come vuole il Panciroli, pag. 691, quel Pontefice annoverò la chie- sa tra i titoli Cardinalizi. Certo è che le due catene nel VI secolo già vencravansi in questa chiesa ,
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come dicemmo al citalf) articolo. Per quanto poi operò a di lei lustro e vantaggio l' imperatrice Eudossia, fu detta basilica Kuclossiana. Di que- sta basilica^ delle lodi che delle ca- tene di s. Pietro fece s. Agostino, e della grande loro venerazione, è a vedersi il Piazza, Gerarchia Car- dinalizia, pag. 5o8, e seg., mentre a pag. 5i I riporta le testimonianze di vari autori, i quali sono di opi- nione essere la chiesa di s. Pietro in Fincidis la prima fabbricata in Eu- ropa, e da s. Pietro stesso, ad onore del Salvatore.
In questa chiesa, ai 3 1 dicembre dell' anno 532, fu creato Papa s. Giovanni li; in essa anticamente nel mercoledì delle quattro tempo- ra dell' avvento si faceva dal clero romano la colletta, e di qua proces- sionalmente recavasi a s. Maria mag- giore col Papa, che ivi poi cantava la messa, dopo aver nominato (juei che nel sabbato seguente dovevano ordinarsi ; ed in questa chiesa Pe- lagio 1 del 555, colle sue mani po- se sotto r altare maggiore, i corpi de' sette fratelli INIaccabei, trasferiti da altra chiesa di Roma_, di cui scrissero tanti elogi i santi padri , massime s. Leone l. Papa s. Gre- gorio I vi pose la stazione, che ce- lebrasi nel lunedì dopo la prima do- menica di quaresima. Si celebra qui ancora la festa di s. Sebastiano, per im altare, che a lui fu eretto nel- r anno G80 per voto de' romani af- flitti da una pestilenza, e pel di lui patrocinio dai medesimi sperimen- tato, come riporta il Piazza a pag. 5i3.
Adriano I restaurò la basilica , ove ai 2 agosto del loS?, con una- nime consenso, e per acclamazione fu eletto Stefano detto X. Poco do- po, e ai 22 aprile del 1070, vi fu
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pure creato Papa, con unanime vo- lere del popolo e del clei'o, s. Gre- gorio VII romano, cioè mentre si celebravano l' esequie del predeces- sore nella basilica lateranense, laon- de questo Pontefice con animo ge- neroso si diede a restaurare, ed ab- bellire la chiesa di s. Pietro in Viii~ culis. Senza mentovare gli altri Pontefici, che in diversi tempi la restaurarono, e i Cardinali titolari, fra cui il celebre Cardinal di Cusa, diremo che avendo Paolo II, nel 1467, creato Cardinale, e dato que- sto titolo a Francesco della Rove- re (il quale divenuto nel i^ji di lui successsore col nome di Sisto IV, fece fare la volta della nave travei-sa alla basilica), la beneficò in diversi modi, e facendo nell'anno stesso Cardinale il di lui nipote Giuliano della Rovere, gli diede il medesimo titolo. Questi, nel 1489, ottenne da Innocenzo Vili, che tras- ferendo altrove i religiosi di s. Am- brogio ad Nenius, venissero accor- dati la chiesa e il contiguo moni- stero, a' canonici regolari del ss. Salvatore in Selva [Vedi), di cui il Cardinale era protettoi'e, e dive- nuto egli nel i5o3 sommo Ponte- fice col nome di Giulio lì, donò ai canonici regolari l' annesso palazzo dei Cardinali titolari, architettato da Giuliano da Sangallo ; quindi con magnificenza e con disegno di Bac- cio Pintelli restaurò ed abbelb la chiesa, erigendovi il bel portico. Ta- le e tanto poi fu il suo amore e la sua venei'azione verso di essa, che morendo ordinò di esservi sepolto, nel sontuoso monumento commesso a Michelangelo Buonarroti. Questi per mancanza delle somme occor- renti, e distratto dalla dipintura del giudizio universale nella cappella Si- slina, eseguì solo una parte del mo-
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numento, il quale fu collocato nel lato destro della nave della crociera, e invece di essere quasi quadrato, iso- lato, e decorato da quaranta statue, fece solo quello, che si vede in for- me più ristrette, appoggiato al mu- ro, colla statua colossale di Mosè, riputata opera immortale e capo la- voro del grande artista, mentre le altre statue che lo adornano, furo- no scolpite da Raffaele da Monte Lupo. Le ceneri poi di Giulio II rimasero nella basilica vaticana nel- le sue grotte, ovvero presso quelle dello zio Sisto IV. y. Francesco Cancellieri, Lettera sopra la statua eli Mosè di Buonarrolij Firenze 1828.
Altro benemerito titolare fu il Cardinal Alessandro de Medici, che nel i6o5 ascese la veneranda cat- tedra apostolica col nome di Leone XI. Ne fu benefattore il Cardinal Benedetto Odescalchi, poi Pontefice Innocenzo XI; quindi Clemente XI, nel 1706, creò Cardinale prete di s. Susanna, Lorenzo Corsini, il qua- le poscia otto, ed ebbe questa chie- sa titolare, divenendo nel 1730 Pa- pa Clemente XII. Siccome le cate- ne si custodiscono nella sagrestia, in una cavità, che viene coper- ta da due sportelli lavorati in bron- zo, opera esimia dei fratelli Polla- juoli, le tre chiavi che ne chiudono la custodia, sono tenute da tre; cioè pel Poutelìce, presso il maggiordomo, il Cardinal litolare, e l' abbate di s. Pietro in Vincoli, In venerazione di sì sagre reliquie, nel I743j Bene- detto XIV stabdìj che nel quinto giorno dell' ottava della festa dei ss. Pietro e Paolo, iu questa basi- lica si celebrasse messa con ponti- ficale, e l'assistenza de' prelati chie- rici della reverenda camera aposto- lica. 11 detto Pontefice, nel i7)3j
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ere?) CnrJinnlc, e conferì questo li- tolo, a d. Antonio Galli, giìi cano- nico jegolare e professore di teolo- f:;ia nell'annessa canonica, il quale non solo riuiodernò, e abbellì la cliiesa, ma risarcì il monistero, e vi aumentò grandemente la biblioteca, fondata già dal p. abljate Mengio , arricchita dal p. ab. Monsagrati di pregevolissime edizioni, e finalmente dopo i canonici p. ab. del Signore, e Busiri, restaurata tutta ed accresciuta dal p. ab. Tizzanij il quale vi ha aggiunto un altro ambiente giù pieno di preziose opere, per cui ò ora una delle più scelte biblioteche di Roma.
11 suo bel portico con cancelli di ferro, il cui soflltto fu i-ifatto per opera del Cardinale Antonio Doria titolare, si compone di cinque ar- chi. L'interno della chiesa è a tre navi divise da ventidue colonne, due di granito, e le altre di marmo bianco parlo scanalate d'ordine do- rico, ben conservate, e di circa die- ci palmi di diametro. La tribuna, e l'altare maggiore isolato vennero eretti ed adornati dal padre abbate Raffaele Campioni generale de' ca- nonici regolari, essendo le pitture della tribuna, rappresentanti nella parte superiore il miracolo avvenu- to in Berito di un Crocefisso, che trovandosi in casa di un ebreo, e da lui conculcato, con istupore di tutti si vide emanare sangue dal sagro costato, come ripoita s. Ata- nasio. Nella parte inferioi'e della tribuna poi sono espressi dei fatti relativi a s. Pietro, e alle s. catene. Nel 1706, e nel i835 queste pit- ture furono ristorate.
Nelle cappelle vi sono pregevoli dipinti; in quella di s. Sebastiano, lì musaico che il rappresenta, rimonta all'erezione dell'altare, cioè al setti-
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mo secolo, ed ò. unico nel suo ge- nere, perchè espresso colla barha. Il soifitto della basilica nel 170') con disegno dell' architetto Carlo Fojitana , fu rifatto per opera del principe Giambattista Pamphi- ly , mentre il Cardinal Marcel- lo Durazzo titolare, nel mezzo del- la volta a sue spese fece dipinge- re oltre altri ornamenti un (pia- dro dal genovese Paroli, cioè la li- berazione di un' indemoniata per mezzo delle catene di s. Pietro : questo quadro è d' una grandezza straordinaria.
Tra i personaggi quivi sepolti , e i belli depositi che vi sono, van- no rammentati quelli dei Cardina- li IMargotti , e Agucchi, i di cui ritratti somigliantissimi sono dipinti dal Domenichino eseguiti in pietra lavagna ; di Giulio Clovio canonico regolare di questa chiesa, autore di stupende miniature, e di Pietro ed Antonio Pollajuoli, celebri scultoi'i in bronzo.
Finalmente sino dal i63o il se- nato romano nel dì primo di ago- sto offre all' altare di s. Sebastiano un calice di argento, e quattro tor- cie di cei-a . Urbano Vili in tempo di peste, sostituì questa basilica al- la patriarcale di s. Lorenzo fuori le mura, nella visita delle sette chiese. Le sagre catene si espongo- no nella suddetta cappella prelati- zia, e nel giorno della loro festa, e per tutta la sua ottava; e da ultimo nella contigua canonica nel 1823 si unirono le due congregazioni dei canonici regolari lateranesi , con quelli del ss. Salvatore della con- gregazione renana , cui in avanti apparteneva, e vi fu aperto un con- vitto di educazione, che fiorisce con singoiar vantaggio della gioventù, e con singoiar decoro di ({uegli csem-
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plari canonici. Nel chiostro contiguo alla basilica si ammira una superba cisterna di IMichelangclo, capo lavo- ro in simil genere. Questo chiostro, che è uno dei più graziosi di Roma, è stato restaurato ed abbellito dal p. ab, d. Vincenzo Tizzani romano, attuale procuratore generale dei suddetti canonici regolari, il quale non solo fece tre onorevoli iscrizioni ai tre ultimi distinti canonici rego- lari defonti, Garofali, del Signore, e Busiri, sepolti nella basilica, ma è a desiderarsi che in essa ponga pure una memoria al gran Cardinale Sadoleto che ne fu titolare, giac- ché in essa l'iposano le sue spoglie mortali , sebbene ciò da molti si ignori.
iS". Prasscde titolo Cardinalìzio , in cura de' monaci Pallond/rosani, nel rione Monti.
Sul monte Esquilino, poco lungi di s. Maria Maggiore, si vede que- sta chiesa eretta presso le terme di No\'ato nel vico Laterizio, e nella stessa casa della santa, dal Pontefi- ce s. Pio I, eletto nell'anno i58, di che fa pure menzione il b. Pastore fratello del Papa. Dagli at- ti di s. Prasscde nobilissima roma- na si rileva, che avendo notizia l' imperatore Antonino, che in questa sua casa essa sostentava molti cristia- ni nella persecuzione, oi'dinò che ivi si uccidessero, laonde vi patirono il martirio s. Simmetrio prete, con altri ventidue cristiani, i corpi dei quali s. Pi-assede di notte portò a seppellire nel cimitcrio di s. Pri- scilla. Ancora nel mezzo della chie- sa si vede un pozzo, ove la santa gettava il sangue de' martiri, cui andava raccogliendo con ispugna, ma non [loteiido più reggere alle inau-
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dite loro stragi, supplicò Dio che la facesse morire, ed esaudita ripo- sò in pace, e fu sepolta nel mede- simo luogo. Già nel 499 ^'^'^ ^'^ chiesa titolo presbiterale Cardinali- zio, e veniva detto in Romano, dap- poiché nel concilio celebrato in quel- r anno da Papa s. Simmaco, si fa menzione di Celio arciprete Cardi- nale, e Pietro prete di questo titolo, che si sottoscrissero al concilio. Anzi si ha dal Novaes, tomo I, p. 197, che neir elezione di Papa s. Sim- maco, nel 49^5 insorse l'antipapa Lorenzo arciprete Cardinale di s. Prassede, spalleggiato dal senatore di Roma Festo. In seguito fu con- cesso al Cardinal titolare, di cele- brare la messa neh' altare papale della patriarcale basilica di s. Loren- zo fuori le mura, in ogni domeni- ca, perchè fu dichiarato addetto al servizio ebdomadario di quella chiesa. Anastasio bibliotecario l'acconla, che la prima restaurazione di que- sta antichissima chiesa si deve a s. Adriano I, il quale fu assunto al pon- tificato nel 772. Il di lui successore s. Leone III fece prete Cardinale di s. Prassede, s. Pasquale I, che ven- ne creato Papa l'anno 817. PSel- l'anno precedente 1' antecessore Ste- fano IV detto V contiguo alla chie- sa fondò im monistero, e vi pose una congregazione di monaci greci , ch'erano fuggiti dall'oriente perle note persecuzioni, acciò secondo il loro rito vi salmeggiassero tanto di giorno che di notte. Quindi s. Pa- squale I, siccome divolissimo di s. Prassede, e di questa chiesa, in cui spesso passava tutta la notte in ora- zione, volle ingrandirla, ed adornarla co' musaici della tribuna, e dell'ar- co maggioi'e. In questo si vede ef- figiata, secondo l' Apocalisse, la città santa cogli eletti, e gli angeli, che
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ne vegliano alla custodia ; mentre nella iVonte dell' abside è liguralu il mistico agnello, cui rendono omag- gio i ventiquattro seniori. L' abside Ila il Salvatore con diversi santi , leggendosi di sotto i seguenti versi :
Eniicat aula pia vanis decorata
metalli s Praxedis Domino super aelhra
placends lioiiore PoiUiflcis Snmmi studio Paschalis
alnmni Sedis Apostolicae , passini (pd
rorpora condens. Plurima sanctorum subter hacc
inoenia ponit Festiis , ut his limen mercatur
adire pò lo rum.
la oltre s. Pasquale I vi collocò il ritratto di s. Pietro eseguito in musaico, presso quello che conser- vava s. Silvestro I, fatto già copia- re da Sisto III nella basilica Libe- riana. Sopra r altare principale fece un ciborio d' argento di libbre ot- tocento dieci, ed vm regno o corona d' oro con molte gioje. Ornò la con- fessione ov' è il corpo della santa con lamine di argento di libbre cento. Vi trasportò da diversi cimi- teri molti corpi de' santi martiri sino al numero di duemila e tre- cento, o duecento trenta, come dice il Venuti, oltre quelli, che vi avea liposti s. Prassede. Oltre a ciò s. Pasquale I, dal cimilerio di Priscilla tolse il corpo di Papa s. Silicio, e poi quello del Pontefice s. Celestino I, e in questa chiesa ambedue li collo- cò, ove poi il di lui successore Euge- nio II neir 824 trasportò il corpo del niedcbimo s. Pasquale I.
Nella stessa chiesa eresse s. Pas- quale 1 la cuppella od oratorio in onore di s. Zenone martire, e \i
CHI ripose il suo corpo, e quello di s. A aleulino, decorandola entro, e fuori di bellissimi musaici, che ancora si v("dono, fra i quali un' antica im- magine della b. Vergine, col s. Bam- bino in biaccio, clie si venera sull'al- tare, il (piale è decoralo di due colon- ne di akdjastro orientale. Si chiamò la cappella Orto del paradiso, ed anco s. Maria Ubera nos a poe/iis iiifcrid, così detta perchè ivi cele- brando s. Pasfjuale I la messa per suiliagare l'anima di un suo nipote defunto, la vide portata in cielo dalla Madonna. Ed è pei'ciòche pri- vilegiato n'è l'altare, ed in essa non entrano mai le donne, essen- dovi pena di scomunica, meno al- cuni giorni dell'anno. Poi diremo della .s. Colonna che si custodisce, per cui è chiamata anco la Cap- pella della santa Colomia, e degli ulteriori suoi abbellimenti. Sulla por- ta si legge la seguente iscrizione :
Paschalis praesulis opus dccor fui'
gel in aula, Quod pia ohtulit vota studuit
reddere Deo.
Mentre nel 1 1 1 8 celebrava in questa chiesa il venerando Pontefi- ce Gelasio II, nel dì della festa, ed a richiesta di Desiderio Cardinal ti- tolare, dalla fazione di Leone, e Cencio Frangipane fautori di Eurico V, fu sacrilegamente maltrattato , ma prendendone le difese il suo ni- pote Crescenzio Gaetano, colle no- bili famiglie de' Corsi, e de' Nor- manni , dopo serio combattimento sulle porte della chiesa, riuscì al Papa di fuggire nei campi presso s. Paolo , donde si recò a Pisa. Poco dipoi il Cardinal Lamberto di lagnano, denominato Scannabec- chij già titolare della chiesa, nel
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1124} divenne Papa col come di Onorio II ; ed il Cardinale titolare Ubaldo AlUicignoli, nel 1181, fu sollevato al pontificato col nome di Lucio III.
Sotto Papa Innocenzo III, eletto nel 1198, ottennero la chiesa col contiguo monistero i monaci T" al- lomhrosani (Vedi), che tuttora la iifiìciano. Alcuni vogliono che da que- sto monistero uscisse il gran Pon- tiiflce Gregorio VII, il cpiale ivi fu monaco, come lo furono altri, che divennero Papi. Nel ilio nel pon- tificato di Onorio III, mentre n'era titolare e benefattore insigne il Car- dinal Giovanni Colonna, legato apo- stolico e condottiero dell' esercito crociato nella guerra di Soria, es- sendo passato per divozione a Ge- rusalemme, cadde in potere de' sa- raceni, che dopo averlo straziato con tormenti, lo volevano segare vivo; ma atterriti dallo splendore, che improvvisamente tramandò il suo volto, cambiato l'odio in rispetto, gli donarono la colonna di dias>pro sanguigno sulla quale fu legato , quando fu flagellato, Gesù Cristo. Il Cardinale la portò a lloma donan- dola a questa chiesa, e fu collo- cata nella suddetta cappella di s. Zenone. Altri dicono che il Cardi- nale ebbe si preziosa colonna come preda fatta ai nemici, ed il Piazza, // santuario romano parte II, p. i68 dice, che la colonna a' tempi di s. Girolamo con altre colonne fu posta a reggere il portico della chiesa del monte Sion, ov'era il Cenacolo del Signore, e si vedeva spruzzata del suo prezioso sangue; quindi a' tempi del ven. Beda fu posta nel mezzo di quella i:hiesa. Dice poi ancora, che la presente è un pezzo, ovvero la metà dell' an- tica.
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Questa colonna, eh' è alta tre palmi, riscuote grandissima venera- zione ; e monsignor Ciriaco Lancet- ta uditore di Rota ne decorò il luogo dove è riposta, elevandola iu modo conveniente. Ael 1775 il Cardinal titolare Delle Lanze restaurò di nuo- vo questa cappella. Nicolò IV , che regnò dall'anno 1288 al 1292, se- condo Novaes t. IV, p. 78, abitò presso questa chiesa ; tanto confer- ma il Cancellieri, nella Lctlera sul- Varia di Roma, a p. 37. Nicolò V, fiorito nel i447) restaurò questa chiesa notabilmente. 11 Cardinale litolare Vincenzo Ciocchi del Monte, nel i55o fu fatto Papa col nome di Giulio III. Per gran ventura della . chiesa di s. Pi-assede, Pio IV la die- de in titolo nel i564alsuo nipote Cardinal s. Carlo Borromeo, il quale splendidamente la rinnovò ed ab- bellì. Rifece la faccia esterna, il por- tico e gli scalini pe' quali si ascende alla chiesa, rinnovò le tre navi in- terne; fece accomodare i gradini per salire all'altare maggiore, cui chiuse con cancelli di marmo, e ba- laustri di metallo; rinnovò i seggi intorno al presbiterio ; rifece il ta- bernacolo, che sull'altare sostenevasi da quattro colonne di porfido , ed il prospetto esterno del coro decorò colle statue delle sante sorelle Pras- sede e Pudenziana, facendo fare due poggioli con ornato balaustrato an- co pel luogo ove si fa 1' ostensione delle reliquie, nel giorno di pasqua di risurrezione dopo il vespero, sen- za mentovare altri mighoramenti , come l'ingrandimento del contiguo monistero. In questa chiesa il santo Cardinale piìi volte di notte si trat- tenne a lungo in orazione, partico- larmente nella confessione o cap- pella sotterranea dell'altare maggio- re, e nella cappella della santa co-
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lonna. Quivi celebrava spesso la mes- sa, ircilava il divino ullìzio, e eol- la propria famiglia vi orava, e fa- ceva la meditazione. Abitò nell'an- nesso palazzo, che edificò pel Cartli- nal titolare, ove in austerissima vita edificò tutti coir esercizio delle più belle virtìi. Nella cappella, che è a lui iledicala in (juesta chiesa, si con- serva la tavola su cui egli dava da mangiare ai poveri, e la sua sedia pontificale, mentre nel monistero si custodisce la di lui mitra , e moz- zetta Cardinalizia. Anche s. Brigida era stata divotissima di qiicsta chie- sa , come fu frequentata da s. Fi- lippo Neri, cose tutte che distesa- mente riporta il Piazza nella sua Gerarchia Cardinalizia, trattando di questo titolo.
Il Cardinal Alessandro de Medi- ci ne fu pure titolare, e poi nel i6o5 divenne Papa Leone XI. Egli vi fece molti restauri , ed abbelli- menti : rifabbricò la sagrestia , fece dipingere da buoni pennelli, ne' va- ni dei muri della nave di mezzo , varie storie della passione di Gesìi Cristo, ed architetto dei migliora- menti fu il celebre Martino Longhi. Anticamente era parrocchia, ed un monaco adempiva le funzioni di par- roco. Nel lunedì santo tuttora si ce- lebra da tempo remotissimo la sta- zione , come ai 2 1 luglio la festa di s. Prassede. Ove si conservano le reliquie, si custodisce un musai- co coir immagine del Salvatore, do- nato da s. Pietro al senatore s. Pu- dente padre di s. Prassede, col no- me dell' istesso s. Pietro in lettere greche ; della quale immagine, dice il Severano, in VII ecclcs., sono stati levati alcuni pezzetti dalla pia avi- dità dei pellogriui. Si osserva in essa il volto di Gesù Ci'isto di viso lun- go, gracile, e macilente, simile alle
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altre eguali immagini, che si veggono in Roma, ed in molto altre parti del- la cristianità. 13i questa venerabile fi- gura fa menzione il Liudano, Apo- log. prò TÀlurg. s. Falri , cap. 17. Per im antico portico adorno di due colonne si ascende alla chiesa: essa si apre in tre navate separate da sedici colonne di granito. La tri- buna è in alto, e vi si ascende per una doppia scala , i di cui gradi- ni sono di rosso antico , e vengo- no tenuti rarissimi per la gran- dezza dei massi. L' altare maggiore fu ridotto nella forma che si vede, dalla generosità del Cardinal Pico de' duchi della Mirandola nel de- corso secolo, servendosi dell'architet- to Ferrari. Esso è isolato, e coperto da un baldacchino, che vien sostenu- to dalle mentovate colonne di por- fido. Nel presbiterio fra l'arcone, e la suddescritta tribuna, reggono due coretti fatti erigere da s. Carlo, sei belle colonne di marmo bianco, con scanalature rastremate , fogliami e capitelli analoghi di grottesco stile. Le cappelle sono decorate di mar- mi, e di diversi buoni dipinti, e tra i depositi va rammentato quello del Cardinal Cetivo, pel merito artisti- co. Nella sagrestia ammirasi la ce- lebre tavola della flagellazione, di Giulio Romano. Il campanile di questa chiesa viene descritto e ce- lebrato da Francesco Cancellieri , nelle sue Campane a pag. i36. Ai 21 luglio, festa della santa titolare, il senato romano in ogni quadrien- nio la 1' offerta di un calice di ar- gento con sua patena, e quattro tor- cie di cera.
S. Prisca, titolo Cardiìializìo in cu- ra degli Agostiniani, sul monte Aventino nel rione Trastevere.
Nella parte dell' Aventino, che
CHI guarda vci'so oriente, è posfa^ questa chiesa , ove si vuole che fosse un tempio dedicato a Diana, ovvero, se- condo altri, ad Ercole. Alcuni pre- tendono esservi state le terme del- l' imperatore Dccio. Gli antichi fa- volosamente narrano, che in questa paite dell'Aventino fosse la grotta di Fauno, e di Pico con una fonte, in cui Numa Pompilio pose del vino per inebriarli, e riportano la favola di Evandro, di Ercole, e di Giove Elicio, cose che si spiegano da que' versi, i quali leggonsi nella chiesa a mano si- nistra dell'altare maggiore, e furono ivi posti da Papa Calisto III, Dai me- desimi versi pur rilevasi, che s. Pie- tro mentre fu in Roma, per alcun tempo abitò in questo luogo , e vi celebrò la messa, battezzandovi molti convertiti alla fede. Anzi alcuni as- seriscono che nel luogo di questa chiesa, ch'era la casa dei santi coniu- gi Aquila e Priscilla , s. Pietro vi passò prima di i-ecarsi nella casa di Pudente. Si conserva ancora il fon- te dell'acqua colla quale battezzava, e fra quelli che furono ammessi al sagro lavacro, vi furono i detti due coniugi ospiti di s. Pietro , i quali ricettarono nella loro casa anche s. Paolo.
Gli scrittori ecclesiastici chiamano questa chiesa (che eretta in titolo Cardinalizio fu consagrata alla ss. Trinità), de' ss. Aquila e Prisca, o Priscilla, perchè poi dedicata in loro onore. Prima Io era ai soli ss. Aquila e Priscilla, ma dopo che il Ponte- fice s. Eutichiano, creato nel 27.5, ebbe per rivelazione notizia del luo- go ov' era stato sepolto il corpo di s. Prisca vergine e martire romana, si portò fuori di Roma col clero e col popolo, e rinvenutolo quivi con molto onore lo ripose, per cui il titolo prese il nome de' ss. Aquila
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e Prisca, e poi venne chiamato solo con quello di s. Prisca. Di fatti nel secondo concilio romano trovasi sot- toscritto Domenico prete de' ss. Aqui- la e Prisca, come in altri concili , essendo uno de' titoli Cardinalizi dei piìi antichi, per cui fra i suoi tito- lari sono a rammentarsi, Giovanni Colonna detto il Cardinal di s. Pri- sca, il quale morendo nel 1 198, Ce- lestino III il voleva per successore, rinunziandogli il pontificato. Onorio II, nel I 127, diede il titolo al Car- dinal Enrico, che poi si unì coll'an- tipapa Anacleto II; ed Innocenzo II nel I 1 38 lo conferì al Cardinal Rainiero Crescenzio romano. Gio- vanni XXII, nel 1827, creò in Avi- gnone prete Cardinale di s. Prisca il proprio nipote Jacopo dal Forno, che poi gli successe nel pontificato, nel i334, col nome di Benedetto XII. Il Cardinal Giannangelo de Medici era titolare di s. Prisca, quan- do nel iSog fu creato Papa. Tut- tavolta per un tempo rimase sospe- so il conferimento del suo titolo , finché il Pontefice Sisto V nella bolla, con cui confermò i titoli, ve lo comprese, per cui nuovamente fu dato ai Cardinali. Anticamente il Cardinal titolare adempiva il servi- zio divino ebdomadario nella basi- lica di s. Paolo, e in tutti i lune- dì vi celebrava la messa all' altare papale.
Non si deve poi tacere, che an- ticamente furono posti in un son- tuoso contiguo monistero ad uf&- ziarla dei monaci greci basiliani, di quelli che fuggirono dall'oriente nel- la persecuzione delle sagre immagi- ni, e fu annoverata la chiesa tra le venti abbazie privilegiate, il cui abbate assisteva il Papa nei solenni pontificali. Alessandro II, che nel io52 la concesse all'abbate \ indo-
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cinpiisc, ceco come si esprime : Con- ccdiiiiun eiiam omnibus hujus loci filìhatibus ecclesia/il Prìscac cum dignilate CardinaUs, etc. (il' impo- se di riformavo i monaci colla re- gola di s. Benedelto, coi) fermando tutli i privilegi cui godeva la chie- sa. Di poi l'antipapa Clemente HI la tolse ai monaci, ai quali la restituì Urbano li, facendo altrettanto Ca- listo II, e Innocenzo III quando lo- ro venne ritolta. Ma questo ultimo Pontefice sottomise i monaci al Car- dinal titolare prò tempore, e dispose che godesse la quarta parte delle entrate del monistero, come riferi- sce il Su-mondo, ep. 9 lib. I. Es- sendone per la sua lontananza tras- curato il culto, sotto Sisto V vi fu- rono posti i religiosi riformati di s. Francesco, dai quali passò in custo- dia agli agostiniani della congrega- zione di Lombardia , mentre n' era titolare il Cardinal Benedetto Giu- stiniani genovese verso l'anno 1600, il quale, come poi si dirà, fu gran- demente benemerito dell' edifizio.
Zelando il culto divino della me- desima, il Cardinal Giustiniani già diacono di s. Giorgio in Velabro. diaconia che gli conferì colla por- pora Sisto V nel i586, prima di mettere nella chiesa gli agostiniani, vi eresse una collegiata, con istituir- vi sei canonici, ed un arciprete; ma per pochi anni sussistettero, ed allora fu che tanto la chiesa, quanto il mo- nistero, il giardino e l'orto furono da- ti agli agostiniani del convento di .s. IVIaria del Popolo per uso di un noviziato, di cui se ne vede la me- moria nella iscrizione che i religiosi posero nella camera appresso la sa- grestia, in onore del Cardinale Giu- stiniani. I canonicati si convertiro- no in tanti benefìzi semplici, come si raccoglie da una decisione del tri-
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bunale delia Rota, latta avanti mon- signor Manzanedo , ed è in ordine la rìoi, nella parte prima delle Re- rrnsioìii, pubblicala nell'anno 1609. In seguito venendo iiiual/ato nel 167 j al Cardinalato Alessandro Cre- scenzi, Clemente X avendogli con- ferito questo titolo, procurò ripri- stinare la collegiata, ma ad onta del suo impegno dovette cedere alle dif- ficoltà che si liapposero.
Tutta volta venendo i sei canoni- cati ridotti a benefizi semplici, tre sono perpetui , e tre vacabili. Due de' primi vengono posseduti dal prio- re prò tempore degli agostiniani, ed uno dal corpo de' beneficiati di s. Lorenzo in Damaso, i quali ebbero da Innocenzo X il detto canonicato in compenso di alcune piccole case che possedevano, e che furono de- molite nel riedificarsi la chiesa di s. Agnese iu piazza Navona, e il con- tiguo palazzo. Gli altri tre benefizi vacabili sono di nomina del Cardi- nal titolare, qualora non sieno af- fetti alla santa Se.i\e gli ultimi pos- sessori. Tenui sono le rendite di cadauno, e sono sui luoghi de' monti, fruttando ognuno annui scudi tre- dici e baiocchi ottantotto e mezzo. La prebenda è ora in barili cinque di mosto, per canone annuo impo- sto sopra alcuni orti, e vigne adia- centi, e confinanti co' beni del ca- pitolo, e che una volta appartene- vano al medesimo. Ora però fatto- ne il censo colla camera Apostolica, si ritira dalla direzione de' luoghi di monti con ordine la somma tenue di scudi quattro , e baioc- chi settantadue all' anno. I detti benefìzi godono ancora di un' an- nua spartizione, più o meno di scudi tre e baiocchi cinquanta. Di questi in comune si esige la som- ma totale dalla direzione del debito
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pul)bIico, dalla compagnia della mor- te delia nazione israelitica di Roma pel cosi detto Ortaccio, ove seppel- liscono i loro cadaveri, data ad essa in enfiteusi perpetua. L' esattore be- neficiato di s. Lorenzo in Daraaso, il procuratore, ed il computista ven- gono pagati annualmente dai due incassi mentovati, ed il residuo di- viso dà a ciascun canonico circa scu- di tre e baiocchi cinquanta suddetti, ed al cadere dei quindennii circa scudi cinque.
Ritornando all' edifizio di questa chiesa, il Panciroli, Tesori nascosti p. 709 dice, che dopo le persecuzio- ni questo antico titolo sotto il no- me de' gloriosi martiri Aquila e Priscilla, e di s. Prisca che fu chia- mata protomartire dell' occidente dal \'enuti, fosse nobilitato con qualche fabbrica da Costantino Magno, e da s. Silvestro I. Certo poi è che A- driano I, nell'anno 772, la riedificò, e siccome per la vecchiezza era per cadere, accorse il Pontefice Calisto III nel 1455 a rifabbricai-la, come si vede dal suo stemma ed iscri- fione metrica di sopra nominata. In appresso volendo Leone X che i corpi de' suddetti tre santi marti- ri venissero con sicurezza custoditi, li fece trasportare nella chiesa dei ss. Quattro nel monte Celio, da do- ve poi ne fu qui gran parte ripor- tala. Il menzionato titolare Cardi- nal Giustiniani, verso l'anno 1600 nel pontificato di Clemente Vili, con architettura di Carlo Lombar- di di Arezzo, vi aggiunse la facciata esterna, ne ampliò l'atrio, rinnovò ed abbellì con pitture la confessio- ne e l'altare sotterraneo, che dicesi consagrato da s. Pietro, rifece il sof- fitto ornandolo con dorature, e gli donò diversi sagri arredi. Anche il nominato Cardinal Crescenzi, ed al-
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tri benefattori litolari presero cura della chiesa, e del contiguo convento , che venne ampliato dal p. Dacci vicario generale degli agostiniani del- la congregazione di Lombardia; e, verso il 1734, Clemente XII fece molti mighoramenti nella chiesa, co- me attesta una marmorea iscrizione, che si legge a destra dell' ingresso. Anticamente la chiesa ebbe due ingressi, ma al tempo dell' Ugonio già ne aveva un solo. Essa è divisa in tre navi con quattordici colonne antiche, le quali per renderle più solide, furono incassate nel muro di altrettanti pilastri. Le pareti furono dipinte dal Fontebuono; il quadro dell'altare principale è del Passigna- ni, e rappresenta il battesimo della santa. JNel mezzo della nave gran- de è un'ampia inferriata che illu- mina la sottoposta confessione, alla quale si scende per vma comoda e doppia scala circondata da balaustra- te. In essa è un quadro di musai- co rappresentante s. Pietro, e incon- tro l'altare è il vaso, che si preten- de servisse di battistcrio a s. Pietro quando battezzò i ss. Aqviila, e Pri- scilla, ed altri pagani venuti alla fe- de , leggendosi da un lato inciso : BAPTiSMUM s. PETBi. La fcsta di s. Prisca ricorre ai 18 gennaio, e la stazione da tempo antichissimo vi si celebra nel martedì santo.
S. PuDENZiAyj , titolo Cardinali- zio in cura delle canonicliesse re- golari di s. Agostino, o Latera- nensi, nel rione Monti.
Sorge questa venerabilissima chie- sa alle radici del monte Viminale nel vico detto anticamente Lateri- zio, o Patrizio, perchè Servio Tul- lio re dei romani, dubitando della fedeltà de' nobili cittadini romani i
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quali ciano pattizi, comandò clic tutti, abbandonate le loro case, si portas- sero ad abitare per questi strada. Per tal causa il sito fu detto yico Patrizio, che dalla moderna Subur- ra si estendeva sino alla porta Vi- minale. Ora essendo occupato il sito dalla villa Massimo fabbiicata da Si- sto V ( il ciuaie perciò avendo spia- nato le ineguaglianze, tolse l'antica via che divideva il colle Esquilino e il eolle Viminale), l'antico vico Patrizio termina appunto alla por- ta di detta villa, ove si legge la me- moria della porta Viminale. Dagli atti poi de' ss. martiri si raccoglie, che quivi fosse la rinomata grotta JVepoziana, perchè molti asseriscono che fosse nel vico Patrizio, e forse dovette chiamarsi Novaziana da Ne- vato figliuolo di s. Pudcnte, come furono appellate le terme che ivi esistevano, ed anco Timotine da Ti- moteo altro figlio di s. Pudente, le quali edificate dai due fratelli an- cor oggi se ne veggono alcuni avan- zi presso la chiesa. Sotto taU terme dovevano essere le mentovate grot- te o cimiterio, e forse quello in cui il Papa s. Stefano I battezzò cento otto persone.
Recatosi in R.oma il primo som- nìo Pontefice s. Pietro nell'anno 4^ di Cristo, dopo di essere stato per alcun tempo ad abitare in Traste- vere presso la chiesa di s. Cecilia , e di poi suir Aventino nel luogo ove è la Chiesa di s. Prisca ( f edi), a- vcndo convertito alla fede il sena- tore romano Pudente, questi lo con- dusse nella sua abitazione, ove ap- punto è la chiesa di s. Pudenziana. Quivi pertanto vuoisi che s. Pietro incominciasse a praticare i riti, e il culto divino in Roma, e celebrasse la prima messa. Quivi formò gì' inco- minciati fondamenti della Chiesa ro-
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mona, e da quivi propagò sempre pili la sua giurisdizione, ordinando su quella sedia o diltcdra [T'odi), datagli da Pudente , vescovi e sa- cerdoti, e perciò spedi a propagare la fede s. Apollinare a Ravenna, s. Prisco a Capua, s. Aspreno a Na- poli, s. Romolo a Fiesole, s. Eutro- pio a Verona, s. Prosdocimo a Pa- dova , s. Siro a Pavia , s. Filippo Argirone nella Sicilia, s. Encario a Treveri , Torquato nelle Spagne , Giuliano a Cenomani , s. Aristoba- lo nella Brettagna, s. Clemente in Francia, ed altri molti in diver- se parti del mondo. Qui pure or- dinò Lino, Cleto, e Clemente I che gli successero nel Pontificato, e qui scrisse la sua prima lettera a' cri- stiani discacciati da Gerusalemme , consolandoli con paterne parole ; e quivi battezzò Pudente con tutta la sua famiglia, per cui fuvvi eret- to un fonte battesimale, dal Ponte- fice s. Pio I, avendovi esercitato an- ch' egli l'apostohco ministero. Dopo avere risieduto s. Pietro sette anni in Pioma, ne par fi pel bando impe- riale, che esiliava tutti gli ebrei, la- sciando al suo ospite s. Pudente il libro del vangelo, che aveva fatto scrivere da s. 3Iarco in latino, ed un'immagine del Salvatore, che poi fu collocata nella chiesa di s. Pras- sede. Terminato il bando, s. Pietro fece ritorno in R.oma con s. Paolo, e si vuole che ambedue per qual- che tempo abitassero nel ])alazzo di s. Pudente. Poscia in questo luogo s. Pudenziana figlia di Pudente , seppelh tremila corpi di santi mar- tiri, e ad imitazione della sua so- rella Prassede, in un pozzo che og- gidì pur si vede nella chiesa, ri- poneva il sangue de'raartiri, che raccoglieva con una spugna. Dopo la sua morte, il Pontefice s. Pio 1
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detto nell'anno i58, ad istanza di s. Prassede, eresse la chiesa in titolo ili onore di Dio, e di s. Puden/.iana. Qual poi sia la prima chiesa, che fu consagrata iu Roma, se que- sta, o quella di s. Pietro in Vinciir lis, ovvero altra, il Cardinal Bona non lo sa decidere , Rerum liturg. lib. V, cap. 19, § I, dicendo che la cosa è incerta. Ne trattano però eruditamente il Fiorentino, Exerc. XI ad diem i Aug., ed il Punal- di , Annali ecclesiastici , all' anno 162. La chiesa prese poi il titolo di Pastore, da sant' Ermete fra- tello di s. Pio I, che pur si chia- mava Pastore pel seguente avve- nimento. Essendo nata divergenza sul tempo della celebrazione della pasqua, apparve a Pastore un angelo in forma di pastore, e gli rilevò es- ser volere divino, che si celebrasse sempre in giorno di domenica: co- sì il Piazza nel Menologio romano perpetuo, parte II, pag. 75. Altri sono di opinione, che prendesse il titolo di Pastore dal nome del me- desimo fiatello di s. Pio I, perchè questi a lui la diede in cura. Né si deve tacere, che in questo luogo, pi'i- mizia della religione cristiana in Ro- ma, onorato colla presenza, residen- za, e sagrifìzio di s. Pietro, e colla predicazione di s. Paolo, secondo il Pauliano, il Pontefice san Cle- mente I concesse l' indulgenza , e forse la più antica di qualsivoglia di R.oma. T^. Jo. Bapt. Pauliano , De jiihilaeo, lib. Ili, ed il Baronio Annal. ad annum 44- All'anno poi I ^9 racconta la gran carità, che in questa casa e titolo si usava co' no- velli cristiani , mnssime con quelli provenienti dall'oriente, coi quali pra- ticavasi amorevole ospitalità, per cui vi prese alloggio anco s. Giustino filosofo martire.
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Dal padre di s. Pudenzio s. Pu- dente, questo titolo Cardinalizio si chiamò pure col suo nome, e quando neir anno 385 fu creato Papa s. Siricio, trovavasi prete Cardinale di questa chiesa. Quindi s. Gregorio I vi pose la stazione del martedì dopo la terza domenica di quaresi- ma ; ed in progresso il Cardinal titolare nel venerdì celebrava sul- l'altare papale della basilica di -s. Maria Maggiore, essendo addetto al servizio ecclesiastico ebdomadario ; della qual basilica divenne filiale la chiesa di s. Pudenziana, per cui tuttora il capitolo ai 19 maggio, festa della santa vergine, e nel dì della stazione vi si reca a celebrare la messa, e i divini uffizi. Dipoi parte delle rendite della chiesa di s. Pudenziana , formava la prebenda del Cardinal arciprete della mento- vata basilica, ma verso l'anno i543 Paolo III ad istanza del Cardinal arciprete Guido Ascanio Sforza, che in perpetuo le rinunziò, applicate vennero alla stessa basilica pel man- tenimento de' musici, ed altri bisogni della basilica.
Questa venerabile chiesa fu più volte restaurata, ed abbellita. Pri- mieramente si vuole che il detto Pontefice s. Siricio ne fosse beneme- rito. Quindi Adriano I nel 774 la rifece: s. Leone III le donò un ornamento di seta bianca ; e poi, come racconta il Vittorelli, verso l'anno 884, venne restaurata da Adriano III, come ne faceva testi- monianza un monogramma del suo nome. In appresso un tal Cardinale Benedetto titolare , di nuovo la rifabbricò , nel pontificato di s. Gregorio VII, e la consagrò in onore di s. Pastore, e di s. Giovanni Battista, oltre di s. Pudenziana, leggendosene la memoria seguente
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nella cappella di s. Pietro incisa su tavole in marmo, la quale prima stava al vecchio pulpito presso l'al- tare grande;
Tempore Gregoriì septeni prac-
sulis almi Praesbyler eximiuSj prccclarns vir
Benedictum Moribus, ecclesiam renovai'it fun-
dilus istam, Qnam consecravit sacer idem Car-
diiiequenalis : EjiLsdem sane feci t super tempore
Papae Augusli mensis .leptenis nempe
Kalendis, Nomine Pasloris, praecnrsorisque
Joaiiiiis.
Nel 1278 Nicolò UT fece Car- dinale titolare di s. Pudenziana , Girolamo IMascio, che nel 1288 di- venne Pontefice Nicolò IV. Eletto nel i447 Nicolò V, per molto tempo gli piacque ad abitare nel contiguo palazzo, come asseriscono Novaes, e Borgia. Dipoi nel i549 Paolo III ne conferì il titolo colla porpora a Giannangelo de Medici, che nel i559 salì al pontificato col nome di Pio IV. Nel declinare di tal secolo, l'altro Cardinale tito- lare Enrico Caetani, con ecclesiasti- ca magnificenza restaurò la chiesa, e per la sua nobilissima famiglia rifabbricò splendidamente la cap- pella di s. Pastore, in onore de' ss. re Magi, della quale parlammo al tomo VI, pag. 216 del Diziona- rio all' articolo della famiglia Cae- tani. Altro titolare degno di special menzione è il beato Paolo Burati detto di Arezzo. Allorché poi Bene- detto XIV volle rendere nel 1743 più solenne l' ottava de' ss. Pietro e Paolo, stabilì che nel dì primo
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di luglio, in memoria dall' avervi abitato, il collegio dei protonotari apostolici si recasse in questa chiesa, ad assistere al pontificale. Anticii- mente la chiesa di s. Pudenziana lii ufiiziata dal clero secolare, linchè Innocenzo II nel ii3o la diede in custodia ai canonici regolari di s. Maria del Reno di Bologna, dicen- do altri che Adriano IV del i 1 54 r accordò ai canonici regolari late- ranensi. Sotto Url)ano VI dai cano- nici regolari per istanza del Caidi- nal Rainulfo Gerza IVIonturco, tito- lare di s. Pudenziana , vi furo- no collocati i monaci camaldolesi , che vi fecero fioiire la regolare disciplina, ed avendola lasciata, s. Pio V la diede ai p. domenicani, penitenzieri di s. INIaria Maggiore. Quindi, avendo Sisto V confermato nel 1 586 la congregazione de' ci- stcrciensi detti fogUanti, per le pre- mure del nominato Cardinal Cae- tani , ad essi la consegnò. Questi si distinsero nel farvi risplendere il divin culto, adornando la chiesa, e rendendo più ampio, e comodo il contiguo monistero. Fu a questi cistcrciensi, che nel i6o5 Leone XI diede l'incarico di riformare gli Agnus Dei di cera , da benediisi dai Pontefici, lo che confermò nel itìo8 Paolo V. Ma per le note ul- time vicende, rimanendo il moniste- ro senza monaci, per ordine di Pio VII, in esso furono collocate le ca- uonichesse regolari di s. Agostino, dopoché il loro monistero dello Spirito Santo fu atterrato nulla francese amministrazione, per am- pliare il foro trajano, come meglio dicesi al tomo MI del Dizionario p. 233, parlandosi di tali canoni- ci! esse.
Prima si salivano dieci gradini per giungere alla chiesa, ed ora a
CHI cagione clell'alzamento della strada, se ne scendono parecchi per entrar- vi. La facciata esteriore è semplice, e già fu dipinta da Poniarancio. L'interno è a tre navi, sostenute dai pilastri, in cui sono incassate le antiche colonne di marmo bigio , due delle quali a spira si vedono ai lati della porta. La tribuna è decorata d' un antico musaico e- gregiamente conservato , fatto da Papa Adriano I. Si vedono in esso molle prospettive e figure attorno ad un Salvatore, con libro apeito in mano, nel quale si legge : Donii- nus coiisen'ator ecclesiae Picdc/itia- nae. Per le figure, sono rimarche- voli tra gli apostoli quelle di s. Pie- tro e di s. Paolo, non che quella di s. Pudente. L' Ugonio attribui- sce questo musaico ai tempi di Adriano Ili, e lo dice eseguito per sua cui-a. Il quadro colla santa titola- re, insieme alle effigie dei suoi fra- telli i ss. Novato e Timoteo, sono del Nocchi di Lucca. La cupola, e i suoi peducci furono dipinti da Poma- rancio ; le statue in istucco le fece il Reti, e gli angeli, che reggono l'orga- no e i coretti, sono del Maini. Fra le cappelle primeggiano quella succen- iiata dei Caetani, e quella dedicata a s. Pietro , nella quale cappella vuoisi che celebrasse il santo apo- stolo, e perciò Y altare è privilegia- to , venendo abbellita la cappella nel iSgG da Desiderio Collino fran- cese. Parlando il Cancellieri, Me- morie istoriche delle sagre teste dei ss. Pietro e Paolo, a pag. 72, del- l'altare ove celebrò s. Pietro, il quale conservasi entro quello papale della basilica lateranense, aggiunge che di un' altra mensa di legno, in cui vi è tradizione che celebrasse s. Pie- tro, ed esistente nella chiesa di s. Pudenziana, ne trattano il Torrigio,
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Della chiesa di s. Pudenziaiia nei sagri Trofei p. 23; il IMabillou 3Ius. Italie, t. I, p. 58; e \incen- zo M. Costanzi, de Ecclesia s. Pii- dentianae p. 335. La delta cappella di s. Pietro ha suU' altare, entro del quale dicesi essere la suddetta mensa di legno, due statue di Gio. Battista della Porta, che rappresen- tano Gesù Cristo, il quale dà le chia- vi a s. Pietro ; e gli atlreschi della volta che furono condotti dal Ba- glioni, esprimono alcune storie del principe degli apostoli.
Sulla chiesa di s. Pudenziana, la quale ebbe anche il nome di basilica, oltre i citati autori, ed altri, si ha Benigno Davanzali, Notizie della ba- silica di s. Pudenziana, Roma i 725, ed il libro intitolato. Divozione a s. Pudenziana, ed alli santi tre mi- la martiri sepolti in detta chiesa , Ptoma 1731. 11 senato romano in ogni quadriennio fa a questa chiesa r offerta d' un calice di argento con sua patena, e quattro torcie di cera nel d'i della festa di s. Pudenziana.
Ss. Quaranta martiri, dé'pp. mi- nori Osservanti. Vedi.
Ss. Quattro Coronati, titolo Car- dinalizio, in cura delle monache agostiniane del conservatorio del- le orfane, nel rione Canipitelli.
Questa nobilissima ed antica chie- sa è sul monte Celio, in quella parte che guarda verso l'oriente, e il monte Esquilino, nel luogo che si disse Castra peregrina, dagli allog- giamenti, che ivi stabilì Augusto pei soldati forestieri. Si vuole eretta da s. ]Melchiade, come dice Panvinio, prima che divenisse Papa nell'anno 3 II, in onore di quattro soldati fratelli Severo, Severiauo, Carpofo-
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ro, e Villorino niaiiiri nella perse- cuzione (li Diocleziano, i quali es- sendo cornicolaii, che aveano per ulìlzio (li ricevere gli atti de' con- dannati, aveano ricusato di farlo nelle cause de' cristiani destinati al martirio. S. Melcliiade li seppellì nella via Labicana, forse nel ci- miterio ad duos laiiros , presso i santi martiri Claudio, Nicostra- to , Sinforiano , Castorio , e Sim- plicio, i quali patirono il marti- rio perchè, essendo scultori, si ri- cusarono di fare statue, che doveva- no servire per idoli ai gentili, della qual professione alcuni vorrebbono anche i precedenti quattro martiri. Divenuto Papa s.Melchiade, a questi ultimi ordinò 1' uffizio , e siccome ignoravansi i loro nomi, disse che se ne celebrasse la memoria col nome de' ss. Quattro Coronati, dalla coro- na del martirio.
Di questa chiesa fece onorevole menzione s. Gregorio I, il quale per la divozione che ne aveva, vi tras- ferì la stazione nel lunedi dopo la quarta domenica di quaresima, che tuttora vi si celebra, la quale prima stava nella chiesa di s. Cajo. Da questa chiesa vuoisi, che vi trasferisse il titolo Cardinalizio ancora, per cui si ha un Fortunato prete Car- dinale de' ss. Quattro Coronati nel concilio celebrato da quel Papa. Il Pontefice Onorio I, verso l'anno 63o, riedificò la chiesa sull'antica, e forse il fece da Cardinale nel pontificato di s. Gregorio I, che poi r onorò colla detta stazione,, e col titolo. Il Cardinal titolale antica- mente esercitava le funzioni ebdo- madarie nella patriarcale basilica di s. Lorenzo fuori le mura in tutti i sabbati, celebrando suU' altare ponti- ficio. In seguito Adriano I la rin- novò, e siccome Sergio II l'avea
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data in titolo a s. Leone IV, per- chè* era titolo fino da s. Gregoiio I, come rilevasi dal menzionato con- cilio romano da lui celihrato, appe- na quel Papa morì, in questa chie- sa si convocarono il clero , e il popolo, che portarono fra gli ap- plausi s. Leone IV alla vicina ba- silica lateranense, ove lo venerarono Pontelice, il che avvenne agli i i aprile dell' 847. Fu allora, che s. Leone IV dai fondamenti rifece la chiesa, l'abbelh, e le fece il dono di molti vasi d'oro e di argento, ed allri sagri arredi, come poi fe- cero altri successoli. Quindi ricercò, e rinvenne i corpi de' ss. Quattro coronati, i di cui nomi si seppero per divina rivelazione, ed insieme a quelli dei cinque santi martiri scul- tori summeiitovati, li collocò sotto la confessione, o cappella sotterranea. Nel marmo posto da un lato del- l'altare maggiore, vengono descritti non solo i detti corpi santi qui riposti da s. Leone IV, ma quelli di altri santi, e di altre insigni re- liquie. Tale fu poi il culto, che si professò ai ss. Quattro Coronati , che nella festa di essi agli 8 novem- bre i Pontefici usavano il triregno. II Piazza, nella Gerarchia Cardinali- zia a pag. 55cf, e 56o, riporta il catalogo delle nominate reliquie, postevi da s. Leone IV.
Nell'anno 885, e ai i5 luglio, quivi fu acclamato Pontefice Stefa- no V detto VI, il quale essendo titolare della chiesa, abitava l'annes- so palazzo de' Cardinali. Nel io85 per la dilferenza dell' investiture ec- clesiastiche, tra Enrico IV impera- tore, e s. Gregorio VII, il primo si recò in Roma con un esercito, e costrinse il Papa a ritirarsi nel Ca- stel s. Angelo, ove l' assediò. Intan- to recatosi in Roma in ajuto del
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Pontefice, Roberto Guiscardo duca di Puglia, r imperatore si ritirò a Siena. Tutlavolta, siccome i di lui fautori fecero resistenza, il duca in- cendiò vari luoghi della città, onde trasportare nel trambusto s. Gre- gorio VII nel patriarchio lateranen- se, come gli riuscì. Tra i luoghi che perirono per le fiamme, vi fu anco questa chiesa, la quale rimase at- terrata. Peraltro non andò guari, che Pasquale II non solo la rifabbricò dai fondamenti, e l' adornò, ma ai 20 gennaio del 11 16 solennemente la consagrò. Inoltre vi eresse ac- canto un magnifico palazzo ponti- ficio, il quale fu abitato da Sigis- mondo imperatore, quando nel mag- gio 1433 giunse in Roma per es- sei'e coronato da Eugenio IV.
Nel pontificato di INIartino V, essendone titolare il Cardinal Al- fonso Cardio spagnuolo, risarcì in gran parte la chiesa, del che si legge per testimonianza la seguente iscrizione , posta nell' atrio o vesti- bolo sotto il di lui stemma genti- lizio:
Haec quaecumque vìdes \> eteri pro- strata ridila,
Obruta verbenis, hederis, diim is- qiie jacehant.
Non tu Ut hìspanus Carillo Al- pìionsiia. honore
Cardineo fidgens, sed opus lìcet occupat ingens
Sic animus magno rcparatque pa- latia sumpta,
Duni sedet extincto Martinus schìs- mate qiiiiitus.
Altro titolare spagnuolo fu il Car- dinal Alfonso Borgia, che nel 1455 divenne Papa col nome di Calisto III. Quindi nel i54j Paolo III ne dichiarò Cardinale prete Enrico fi-
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glio del re di Pcntogallo, il quale nella minorità del re Sebastiano suo nipote, fu reggente del regno, e per la di lui morte ascese al trono , conservando la dignità e le insegne Cardinalizie, ed era di tali pregi e virtù , che poco mancò ad essere fatto successore a Paolo III. Pio IV accomodò in più parti la chiesa, ed il monistero, che per lungo tempo avea servito di abitazione ai mona- ci camaldolesi, e nel i56o diede sì la chiesa che il monistero al con- servatorio delle povere zitelle orfa- ne, di cui si tratta all'articolo Col- legio Salviati [Vedi), togliendole dal monistero per loro eretto, ove ora è r ospedale de' Bonfratelli nell' iso- la tiberina. Lo stesso Pio IV aprì incontro alla chiesa una comoda via, che conduce alla basilica di s. Giovanni in Laterano.
L' antichissimo oratorio, che si vede sotto il portico, è dedicato da Stefano Cardinale di s. Maria in Trastevere, nel pontificato d' Inno- cenzo III, a Papa s. Silvestro I, è decorato nelle pareti d' interessanti pitture del sesto e settimo secolo, rappresentanti pai'ecchi fatti della vita di Costantino magno, e di s. Silvestro I. Il Cardinal Rinaldo Conti, che fu poi Alessandro IV, nel 1246 sotto Innocenzo IV la con- sagrò, di che ne fa fede una iscri- zione in marmo ivi posta. In una cro- naca di Fiandra, riferita dagli scrit- tori della Germania al foglio 84 citati dal Martinelli, Rom. ex Ethni- ca socr., si racconta : Tlieodoricus Pontifcx Trei'irensis sub Leone Vili cellam ss. Quatuor Coronatorum, Clini omnibus /J ppendìtiis suis sibi, suisque successoribiis in perpetuum acquisii'it. Dal che si scorge, che forse questo oratorio fu assegnato per di lui residenza, quando si fos-
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se recato in Roma 1" arcivescovo di Trevcri, come presso la chiesa di s. Giovanni ante porlam latinain , eravi la residenza per quello di Co- lonia. In questo oratorio pregevole per le sagre e preziose reliquie che ivi veneransi, sino dal i4o6 sotto Innocenzo VII, gli sciiltorij e scal- pellini, sotto i" invocazione dei santi Quattro Coronati, e degli altri cin- que santi martiri, che aveano eser- citata la professione di scultore, eressero una confraternita d' ambo i sessi. V. Piazza, Opere Pie ec. p. C3-2, Della Confraternita dei ss. Quattro incoronati.
Ritornando alla nostra chiesa, nel i583 Gregorio XIII vi prepose in ti- tolare il Cardinal Giannantonio Fac- chinetti bolognese, il quale, ai 29 ot- tobre i')9i, fu eletto Papa col no- me d'Innocenzo IX, ed in onore de' santi titolari, volle prendere il solenne possesso della basilica late- ranense agli 8 novembre giorno della loro festa : nel creare poi ai 18 dicembre il nipote Antonio Fac- chinetti della Noce diacono Cardi- nale, gli diede questa chiesa per diaconia , e morì il Cardinale nel- r anno 1606. Quindi nel .1624 il Cardinal titolare Giovanni Gar- zia Millini , restaurando la chiesa, ebbe la religiosa consolazione di ritrovare i corpi de' ss. Quattro Co- ronati Severo, Severiano, Carpofo- ro, e Vittorino, e fra le tante reli- quie che la chiesa possiede, rinvenne ancora il capo di s. Sebastiano mar- tire, il quale collocato in una teca d'argento da s. Gregorio IV, fu poi da s. Leone IV donato alla mede- sima. In seguito r altro Cardinal ti- tolare Girolamo Vidoni, nel i632 collocò tal capo in nobile reliquia- rio in una cappella elegante dedi- cata al detto santo.
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Per un atrio di antica costruzio- ne si entra in ima corte, da dove per una sola porta si ha ingresso alla chieda. L'interno della chiesa è diviso in ti'e navi, sostenute da otto colonne di granito, quattro per parte, sopra le quali sonpvi i muri a guisa di loggie, come erano nelle antiche basiliche, ornati di altre co- lonne simili , ma piti piccole. Le navi laterali sono a volta, quella di mezzo ha il soHltto di legno con intagli, fatto fare dal sullodato Car- dinal di Portogallo : il pavimento è d' opera alessandrina, accomodato in pili parti. La tribuna già fatta erigere da Pasquale li fu ristorata dal Cardinal Millini titolare, con buoni affreschi del Maimozzi, detto Giovanni da s. Giovanni, stimati per la vivacità della loro composizione. Questo pittore vuoisi fosse il primo a dipingere bizzarramente con gli ange- li le angiolesse ; altri però attribui- scono tale introduzione al cav. d'Ar- pino, o all'Allori. Il primo altare a diritta è dedicato alla nascita di Ge- sù Cristo, indi si vede il maestoso deposito di monsignor d'Aquino, udi- tore delia Camera, insigne benefatto- re dell'attiguo conservatorio, uomo dotto, che raccolse molti libri rari. Segue l'altare di s. Sebastiano mar- tire, il cui quadro dipinse il Baglio- ni. Quivi è nna cappelletta sotter- ranea, dove si scentle per doppia scala; ed ivi si conservano i corpi de' santi titolari della chiesa.
Il senato romano in ogni qua- driennio per la festa de' ss. Quattro, fa in questa chiesa la pia olferta di un calice e patena di argento, e quattro lorcie di cera. Abbiamo da Decio INIemmolo, Della vita, chiesa, e relìquie de' ss. Quattro coronati, Roma iG-jS; opera, che nella stessa città si ristampò nel 1757. E Gio.
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Pietro Luccitelli scrisse, Le Notizie concernenti la testa di s. Sebastiano martire, che si custodisce nella chie- sa de" ss. Quattro Coronati, Roma
1757.
Ss. QuiRico e GiULiTTA , titolo Cardinalizio, con parrocchia in cura dt domenicani , nel rione 31onti.
Questa antichissima chiesa è de- dicata a s. Quirico fanciullo, ed alla sua madre Giulitta martiri, ambe- due di TiU-so, ii cui aliare vuoisi con- sagrato dal Pontefice Vigilio, il qua- le fiorì nel 546. Viene detta que- sta chiesa a 2 or de' Conti ^ da quel- la che vicino grandiosamente eresse ne' primi del secolo XIII Innocenzo IH, Conti, perchè servisse di guardia alla città in occasione di tumul- to, o per testimonio di grandezza della sua illustre casa, e del suo glorioso pontificato : ma minaccian- do di poi rovina, Urbano Vili la fece in parte demolire.
Verso l'anno i47<^> Sisto IV re- staurò questa chiesa, e vi trasportò il titolo Cardinalizio, e la stazione, che nel maitedì dopo la domenica di passione godeva la chiesa di s. Ci- riaco, la quale anticamente era nelle terme Diocleziane; stazione, che ve- nendo alla chiesa de' ss. Quirico e Giulitta contrastata da quella di s. Maria in Via Lata ( Vedi), fu dal- la pontificia autorità deciso, che iu tal giorno ambedue le chiese godes- sero la stazione. Quindi essendo già collegiata con capitolo di canonici, fu annoverata da Pio V nel nove- ro delle vicarie parrocchiali perpe- tue , ma allorché , come diremo , cessò di essere collegiata, vm reli- gioso domenicano ne divenne il parroco. Nel pontificato di Grego-
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rio XIII, e nel \5'j5, quivi fu fon- data la confraternita del ss. Sagra- mento, ai cui fratelli vennero con- cesse molte grazie ed indulgenze, e il sacco bianco, mentre per insegna si stabilì un calice d'oro, con l'O- stia sopra in campo bianco. V. Carlo Bartolomeo Piazza, Opere pie di Roma pag. 53o, Della confra- ternita citi ss. Sagramento , ai ss. Quirico e Giulitta a Torre de Conti.
Lo stesso Gregorio XllI nel i586 fece prete Cardinale di questo tito- lo Alessandro de Medici, il quale nell'anno seguente ai 19 febbraio, avendola restaurata ed abbellita , solennemente consagrò in onore dei due santi titolari l'altare antichissi- mo, già consagrato da Papa Vigi- lio, e poscia nel i6o5 fu creato Pontefice col nome di Leone XI. Gli successe Paolo V, il quale nel 1606 alzò il pavimento, per libe- l'arlo dalle inondazioni del Tevere. Quindi ne fu benefattore anco Ur- bano Vili, dappoiché la restaurò, e feccia fiancheggiare con alcuni pi- lastri. Clemente X la diede per ti- tolo al Cardinal Galeazzo Mare- scotti, le cui beneficenze a favore della chiesa, riporta il Piazza cita- to, nella Gerarchia Cardinalizia , parlando di questo titolo.
Clemente XI, nel 1706, creò Car- dinale de' ss. Quirico e Giulitta Mi- chelangelo Conti, che nel 1731 gli successe col nome di Innocenzo XIII; e tolta la collegiata, che vi era, l'affidò alla custodia dei reli- giosi di s. Domenico, i quali nel pontificato di Benedetto XllI, del loro medesimo Ordine, e da lui aiu- tati, rimodernarono ed abbellirono la chiesa. Tranne il quadro dell'al- tare maggiore, rappresentante i due santi martiri, e di buon pennello, gli altri sono moderni : in quello
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dedicato a s. Giuseppe sposo di Maria Veif^ine , ed al ladrone s. Disma, vuoisi che entro l'altare vi sia gran parte del corpo di quest' ultimo. Di altre reliquie fa men- zione la lapide, che si legge nella slessa chiesa del suddetto Cardina- le titolare de' Medici, colla data 19 febbraio i584- La festa titolare ce- lebrasi ai 16 giugno, nel qual gior- no in ogni quadriennio, il senato romano fa a questa cliiesa la pia oblazione di un calice di argento, e di quattro toi'cie di cera.
S. Rocco, con parrochia, dell' arci- confraternila dì s. Rocco, nel rio- ne Campo Maì'zo. V. Arcicon-
FRATERJVITA DI S. RoCCO.
Il magistrato romano, ogni anno ai 16 agosto festa del santo titola- re, olfre a questa chiesa un calice, e patena di argento, con quattro torcie di cera bianca. Leone XII nel 1824 colla bolla, Super Universani, stabili m questa chiesa la cura par- rocchiale.
S. Romualdo de' monaci camal- dolesi, nel rione Trevi. V. Ca- maldolesi monaci.
Ss. Ruffina e Seconda, delle mo- nache del sagro Cuore, nel rio- ne di Trastevere. V. Sagro Cuo- re monache.
S. Sabba abbate, de' pp. Gesuiti del collegio Germanico, nel rio- ne Ripa.
A questa chiesa si arriva per una piccola via situata dietro s. Balbina , e la sua fondazione è antichissima, giacché l'abbate del contiguo mo- uistero assisteva al romano Ponte-
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fice nelle funzioni solenni , per es- sere la sua abbazia una delle venti privilegiate di Roma. Anticamente eravi la stazione nel martedì santo, come abbiamo dal Piazza, Eortero- logio., ovvero le sagre stazioni ro- mane, pag. 3Gf), il quale parla dei pregi, e delle memorie ecclesiastiche di questa chiesa, non che nel tomo II del suo Enierologio a pag. 717. Venne dedicata a s. Sabba abbate di Cappadocia, e fondata ai mona- ci greci di s. Basilio verso l'anno 55o, che la chiamarono Cella Nuo- va, o Cella Novella, forse, come dicono alcuni, per essere stalo il lo- ro primo ospizio in Roma , o, per dire meglio, per essere stati ivi trasportati da qualche altro luogo della medesima città. Quivi risiede- vano duecento monaci greci, che sal- meggiavano dì e notte, e detti perciò Acemiti, o Acemeti, cioè sempre vi- gilanti. Altri fanno fondatore, o re- stauratore del monistero, s. Grego- rio I, che fu eletto nel Sgo. È poi certo che presso la chiesa vi abita- va religiosamente la di lui madre s. Silvia, di che facemmo menzio- ne all'articolo Chiesa di s. Grego- rio AL MoxTE Celio.
Nell'anno 767 per la sede vacan- te di s. Paolo I, insorse l'antipapa Costantino [Vedi), ma dopo tredici mesi di scisma fu cacciato nel mo- nistero di Cella Nuova, dove fu tratto dai furibondi soldati che gli cavarono gli occhi. Quindi si legge nelle Vite de' Papi, che Giovanni XVIII morì ai 7 dicembre ioo3, ovvero ai 3 1 ottobre, e fu sepolto secondo il Ciacconio, nel monistero di s. Sabba in Cella Nuova : altri dicono pili probabilmente con Gio- vanni diacono, che fosse tumulato al Lalerauo.
Sembra che poi nel luouislero
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vi passassero i monaci benedettini cliiniacensi ; certo è che mancan- dovi l' osservanza della disciplina, nell' anno i i4^ > Lucio II chia- mò dalla Francia in Roma al- cuni virtuosi monaci cluniacensi, e diede loro la chiesa , e il moniste- ro, ma poscia vi passarono i cistcr- ciensi, come afferma il p. Casimiro, Mem. Ist. p. i3. In seguito restan- do l'abbazia pressoché abbandona- ta, Gregorio XIll, siccome era di- venuta commenda, uni le sue ren- dite al Collegio germanico ungari- co ( P^edi ) , che afiidò alla dire- zione de' gesuiti. Da un lato del portico che precede la chiesa è un antico sarcofago, in cui vedesi scol- pila una festa nuziale. L' interno ha tre navi divise in ventiquattro colonne, parte di granito, paite di marmo pario. Essa è visibile al po- polo solo nel giorno 6 dicembre, festività del sauto titolare.
S. Sabina, titolo Cardinalizio, in cura dei domenicani, nel rione Ripa.
Fra le chiese, che nobilitano il celebre monte Aventino, una è que- sta edificata , secondo alcuni , nel luogo dove s. Sabina ebbe la casa paterna, o del suo marito, e presso i templi di Diana, e di Giunone Lucina. Ivi pure vuoisi che la san- ta patisse il martirio, ed ove i fe- deli eressero un oratorio, sul quale nel pontificato di s. Celestino I, e verso l'anno ^'25 venne edificata la chiesa da un certo Pietro Cardi- nale , prete schiavone di nazione , come l'ilevasi dai seguenti versi, che sono scritti sulla porta maggiore del lato destro, con lettere di musaico dorato:
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Culnium apostolicum cinn Coe- lestiniis haheret
Primus et in tato fidgeret epìsco- pus orLej
Haec quae miraris fundavit praes- hyter Urbis
Illyrica degente Petrus, vir no- mine tanto
Digniis, ah exortu Christi nutii- tiis in aula:
Pauperihus lucuples, sili pauper, qui bona vitae
Praesentis JìigienSj meniit spera- re futuram .
Dalle bande poi di tali versi si vedono due figure di donne con un libro in mano, sotto le quali sono queste iscrizioni, cioè sotto quella a destra, ecclesia ex circumcisioxe ; sotto l'altare a sinistra, ecclesia ex Gentirus.
Nell'anno ^3i, successe a s. Ce- lestino I, il Pontefice s. Sisto IH, il quale compì l'edifizio della chie- sa, quindi la dedicò e consagrò coi consueti riti, ponendovi il battiste- rio, laonde fino da quel tempo di- venne titolo di Cardinale prete. Di poi neir anno 538 avendo Yitige re dei goti assediato Roma, Be- lisario capitano imperiale, credendo che Papa s. Silveiio fosse d' intelli- genza col nemico, da questa chiesa ove erasi ritirato l' innocente Pon- tefice, l'esiliò dalla città, dopo aver- lo obbligato a vestirsi da monaco . Dipoi s. Gregorio I creato nel 5cjO vi pose o confermò la stazione pel dì primo di quaresima, incomincian- do visi a celebrare una delle piìi ri- nomate funzioni ecclesiastiche. Dap- poiché in tal giorno il Papa coi Cardinali si recava a s. Anastasia per la colletta per adunarvi il po- polo, ed in essi dava a tutti la ce- nere; quindi processionalmente, pas-
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sando per la chiesa di s. Maria in Cdsineilin scalzo, si avviava alla chiesa di s. Sabina: quivi si caiila- va la messa, pronunciava un ome- lia, ed in fine il diacono annuncia- va la seguente stazione. In piogies- so di tempo i Pontefici si portavano dalia loro residenza in questa chie- sa a dare principio alle stazioni quaiesiinali, in solenne cavalcala, segniti dai Cardinali, prelati e cor- te romana, funzioni tutte che ven- gono descritte all' articolo Cai'Pelle ]^o>TiFiciE G X numero 6.
Qui il medesimo s- Gregorio I lecito quel bel sermone nclT i^liluir- vi le litanie maggiori dette scUiJur- mij cioè nel tempo che Roma era atTlitta dalla peste. Si chiamarono settifonni tali litanie, perchè dove- vano recitarsi nella processione da sette condizioni di persone, partendo da sette diverse chiese; della (piai funzione se ne legge la memoria nella tribuna, o coro di questa chie- sa. In seguito essa fu rinnovata da s. Leone ili, il (juale la diede per titolo Cardinalizio ad Eugenio II, che nell 824 fu eletto Papa, e vol- le beneficarla coli' abbellirla d' ogni intorno di pitture, arricchendola coi cor[)i de' ss. Alessandro I Papa, Teo- ilolo ed Evenzio. \enendo poi ri- guardata come una delle più insi- gni ed antiche chiese di Roma , al suo Cardinal titolare fu concesso di essere annoverato al servigio ebdo- madario nella basilica Ostiense, e ce- lebrare nelle domeniche sulT altare papale solennemente.
In questa chiesa vi era stato tras- portalo dal \ aticauo il corpo di Papa s. Sisto I, ma nel 11 32 Innocenzo li Io donò a Piainolfo conte di Ali- te. JNel 12 38 Gregorio IX consagrò di nuovo l'altare maggiore, facendo cou^aiirare ali altri dai vescovi . e
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Cardinali. Prima di lui Onorio III, avendo con'ermalo l'Ordine de' pre- dicatori, concesse loro la chiesa col contiguo hiogo, per cui fa santifi- cata dalla residenza di s. Domenico fondatore del medesimo, che per virtìi di Dio, vi operò molli mira- coli, ^i fondò il ujonistero in una parte del palazzo di Onorio III, ci dictle l'abito religioso a s. Giacinto, e vi godette la compagnia di s. Francesco d' ^Vssisi, e di s. Angelo carmelitano. I Savelli, della cui fa- miglia era Onorio III che divenne Pontefice nel 12 16, potentissimi no- bili romani, erano signori del monte Aventino. Onorio IH presso la chie- sa aveva edificato un magnifico pa- lazzo ponfificio, ove abitò molto tem- po, come poi fecero altri Papi; in esso appunto confermò l'Ordine di s. Do- menico, e vi stabifi il cospicuo ufllzio di Maestro del sagro palazzo apo- stolico, destinandovi pel primo lo stesso s. Domenico. Nel i285 fu esaltato alla cattedra di s. Pietro Onorio IV, Savtlli , ed anch'esso fece r ordinaria sua residenza, meno l'estate che si trasferiva a Tivoli, nel palazzo pontificio di s. Sabina, come attesta anche Tolomeo da Luc- ca, Hìstor. ecd. lib. XXIV, cap. i3. ]Morì Onorio IV ai 3 aprile 1287 nel detto palazzo, vacando la santa Sede dieci mesi e dieciotto giorni, perchè i Cardinali rinchiusi in con- clave nel palazzo di s. Sabina, a cagione della peste si ritirarono al- trove, dopo che sei di essi vi erano morti, ed altri erano caduti infer- mi. 3Ia il Cardinal Girolamo Ma- scio detto Tineo non abbandonò mai il palazzo di s. Sabina , nel quale nelT estiva stagione purifica- va r aria infetta, col fare gran fuo- co intorno. Cessato il pericolo , ri- tornali i CarJiuLili in concla\e nel
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dello palazzo, ai 22 febbraio 1288, elessero Papa il medesimo Cardinal Mascio, che prese il nome di Nico- lò IV. Altri dicono, che in detto palazzo fui'ono celebrati altri con- clavi ; a me non fu dato rinvenir- li, ed il Cancellieri nelle Notizie istoriche delle Stagioni 3 e de' sili dii'ersi in cui sono stati tenuti i Conclavi, parla solo di quello di Nicolò IV. Su questo palazzo ag- giungeremo, che Sisto IV dipoi fece demolire gli avanzi del famoso ponte Sublicio, ch'era alle radici di esso, ed il palazzo, siccome divenuto sino da Paolo III luogo di diporto per la deliziosa amenità del sito, fu ri- storato dalle sue rovine dal Cardinal Domenico Ginnasi , finché fu tutto incorporato, come diremo, al conven- to dei domenicani.
In questa chiesa il re di Sicilia Carlo II giurò nel 1293, alla pre- senza di Bonifìcio VIII, vassallag- gio e fedeltà alla Sede apostolica , invocando dal Papa l'assoluzione da qualunque ommissione nella conse- guita investitura del reame di Si- cilia. Poscia Bonifacio \III nel crea- re nel 1298 Cardinale il b. Nicolò Boccasini domenicano, gli diede que- sta chiesa per titolo, e questi meritò di succedergli nel pontificato col no- me di Benedetto XI nel i 3o3. Molti poi furono i Cardinali titolari che nobilitarono, e restaurarono la chie- sa. Giuliano Cesarini riparò, e rin- novò la tribuna, che minacciava ro- vina , come rilevasi da una me- moria del i44i- Calisto III nel 1456, creò Cardinal prete di s. Sa- bina Enea Silvio Piccolomini, e poi nel i4j8 l'ebbe in successore col nome di Pio II. 11 Cardinal Auxia Poggio spagnuolo beneficò questo suo titolo, vi fece risplendere il di- vin culto con accrescervi i sacri mi-
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nistri , ristorò il convento annesso , edificò la cappella al s. Piosario, e morendo nel i483 volle essere se- polto nella chiesa, ove gli fu posto nel bel deposito un onorevole epi- taffio. Il Cardinal Bandi nel lo Sauli, genovese titolare, sotto Giulio II, re- staurò il bellissimo chiostro secon- do l'antica costruzione, ed abbellì i vani dei portici di fatti esprimenti le geste di s. Domenico, e in morte volle essere sepolto nell'amata sua chiesa. Ed il Cardinal titolare Ot- tone Truchses rinnovò il musaico della tribuna, operò altri migliora- menti, ed abbclfi la chiesa con pit- ture risguardanti i santi e le sante, che in essa si venerano ed onora- no, come rilevasi da una memoria posta nella cappella maggiore l'an- no i54o.
Prima che s. Pio V divenisse Pa- pa, era stato religioso domenicano nel contiguo convento , per cui il luogo ove abitò venne ridotto in una cappella adornata con istucchi dal Rusconi , non che di pitture. Quelle dell'altare poi sono di Marlia- ni. Nel suo pontificato s. Pio V con- servando grande amore per questa chiesa, spesso vi si recò a celebrale le pontificie funzioni, compì la fab- brica del monistero, della sagrestia, e dei portici, concedendole inoltre la chiesa, allora parrocchiale, di s. Ni- cola de' Perfetti in Campomarzo, perchè servisse di comodo ospizio ai domenicani di s. Sabina nel re- carsi nell'interno, o centro di Roma. Sisto V, che da lui era stato elevato al Cai'dinalato , volle rendere più magnifica la chiesa, e il convento. Piipristinò la cappella papale nel primo giorno di quaresima , per maggior comodo del popolo, e per renderla più ampia levò il presbi- teiio erettovi da Eugenio II, la di-
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visione di mezzo , e i due amboni ovocantavansi l'epistola, e l'cvan^^jolo. Piifcce il pavimento , rispettando le nìcmoiie aiilidic, ed alìhelli la tribu- na col pennello di Taddeo Zuccaii. Sotto l'altare maggiore eresse una nobile cappella con iscala di marmo ben ornata, per discendervi, poi resa più ricca dalla nobile famiglia dan- ti ; nel medesimo luogo si ha, che s. Domenico traltcnevasi in lunghe orazioni. INel rimuovere e rinnova- re r antico altare maggiore, ritrovò sotto le reliquie de' sagri corpi di Sabina martire, Serapia vergine e martire, Alessandro 1 Papa e mar- tire, Evenzio prete, e Teodolo com- pagni. Tanto viene riferito da una marmorea iscrizione, che da un can- to fu ivi posta nell'anno secondo del suo pontificato.
Il Cardinal Girolamo Bernerio; già religioso e priore del convento, edificò una magnifica cappella a s. Giacinto domeniamo , e in essa fu sepolto nel i6i i, Clemente IX, Ro- spigliosi, che regnò sul trono del Valicano dal 1667 al 1669, cangiò in cappella la stanza di s. Domeni- co, con arcliiltttiu'a del Borromini, e rinnovò le antiche memorie de' suoi predecessori, ritirandosi nel carne- vale a fare gli esercizi spirituali, ed a starsene in quiete, nel convento medesimo o palazzo pontificio di s. Sabina, del quale ancora si veg- gono alcune parti, non che i resi- dui di grande muraglia , torri , e merli a di lui custodia. Quindi il Cardinal Delci fondò la bella eap- pella di s. Caterina, e nel 1670 in morte vi lasciò il suo cadavere. Re- se poi luminosa la chiesa il Cardi- nal Tommaso Howard de' duchi di iVortfolk inglese, con aprirvi delle fi- nestre dalle due parti.
Si entra in chiesa per un porli-
CIII elietto laterale, da dove furono ^olte le preziose colonne di granito ver- de, che attualmente servono di or- namento al braccio nuovo da Pio VII aggiunto al museo vaticano. L'interno è compartito in tre navi, una maggiore nel mezzo , due mi- nori ne' lati. Quella di mezzo resta divisa dalle altre da ventiquattro colonne scanalate di marmo pano , cioè dodici per banda, con basi e capitelli di ordine corintio. In fon- do della nave destra si vede la cap- pella di s. Domenico non ha guari rimodernata, avente per quadro la Madonna del Rosario, con s. Dome- nico, e s. Caterina, egregio dipinto del celebre Sassoferrato. La cappella di s. Giacinto nella nave stessa è opera della pittrice Lavinia Fonta- na . Federico Zuccari dipinse da un lato la di lui canonizzazione ese- guita da Clemente Vili, dall'altro Taddeo Zuccari rappresentò s. Do- menico nell'atto di dare l'abito dei predicatori a s. Giacinto, ed al bea- to Ceslao. Presentemente nella sud- descritta tribuna si ammira un qua- dro che esprime s. Sabina martiriz- zata, eseguito dal eh. cav. Giovan- ni Silvagni professore, e vice-presi- dente della pontificia accademia di s. Luca. Nella nave sinistra evvi la cappella della famiglia d' Elei tosca- na, eretta con disegno del Contini, ed abbellita di belli marmi : nel- l'altare il ìMorandi dipinse s. Cate- rina, ed è fra quattro colonne di breccia, mentre 1' Odazi fece gli af- freschi della cupola. Oltre i mento- vati depositi sono meritevoli di men- zione i depositi riuniti del Cardinal Alessandro Bichi , e del suo fratel- lo Celio Bichi uditore di Rota, co- me nel pavimento della nave di mezzo è un musaico, rappresentante fra ]Munio di Zamora, generale dei
CHI domenicani , che morì nell' anno i3oo.
Sono pur degni di osservazione l'antico portico, e l'antico ingres- so, in parte chiuso dentro il con- vento. Allorché tal portico fu restau- rato dal menzionato Cardinid Ber- iierio , il vestibolo era decorato di colonne, delle quali sono superstiti quattro di paonazzelto scanalate a tia verso, e quattro di granito : ivi erano Ire porte, ed ora solo esiste la piincipale, e quella a destra. Si vuole, che questa un tempo servisse di porla santa (su di che è a ve- dersi il Panciroli, Tesori, ec, pag. 788), quando fu sostituita la chie- sa di s. Sabina, alla basilica di s. Paolo negli anni santi dell' univer- sale giubileo, allorché il Tevere colle sue inondazioni impediva l'accesso al- la basilica. Ciò forse appartiene agli antichi tempi, dappoiché tutti sanno, che da Urbano Vili in poi in si- mili od altre emergenze, alla basi- lica di s. Paolo fu sostituita quella di s. Maria in Trastevere, nel mo- do che si disse a quell'articolo. L'in- gresso, o stipite della porta princi- pale, è abbellito per di fuori e per dentro d' intagli di marmo mirabili, per la diligenza con cui furono fatti ; egualmente interessanti sono le sue imposte di cipresso, le quali nei fusti da ultimo ristorati, in riquadri hanno in bassorilievi scolpiti diversi fatti della sagra Scrittura, opera che ri- monta al decimoterzo secolo, e me- ritò, anco per le belle fregiature che l'adornano, di essere incisa ed illu- stiata dal d' Argincourt, nel suo ri- nomato trattato intorno la deca- denza delle arti. Tale lavoro si vuole una imitazione di getti in bronzi la- vorati nel decimoprimo e nel deci- niosecondo secolo. Dal detto portico si può aver ingresso pure al conti-
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guo convento, il cui chiostro di for- ma quadra é ornato di centotie co- lonnine antiche. Pompeo Felici ci diede: La prima stazione di Roina^ e della chiesa di s. Sabina, Ri mi- ni i568. In questo libro si parla della stazione di s. Sabina, e delle altre di Roma , ed anco de' pregi di questa chiesa. La festa della san- ta vi si celebra ai 29 agosto.
Sagre Stimmate di s. Francesco , dell' arciconfraternita nel rione Pigna. V. Volunie II del Dizio- nario a pagine Sog.
Il senato romano ogni anno, per la festa delle sagre Stimmate di s. Francesco d' Assisi, la quale ricorre ai 1 7 settembre, fa l' offerta d' un calice e patena di argento, insieme a quattro torcie di cera.
S. Salvatore delle Coppelle, del collegio de Parrochi di Roma. V. Parbochi.
S. Salvatore della Corte, o s. 31 A RIA della Luce, con parroc- chia in cura de' Pacioni, nel rio- ne di Trastevere ,
Questa antica chiesa fu eretta, e dotata di molte possessioni da s. Bonosa, e si vuole che il Pontefice s. Giulio I, creato nell'anno 336, la facesse parrocchia. Fu detta in Corte, o, come altri vogliono, nella Corte, perchè fu quivi una Curia degli antichij o secondo il Panciroli una basilica, ove si trattavano le cu- re ed i negozi pubblici, aggiungen- do che a Torre de' Specchi fu già una chiesa detta s. 3Iarìa in Corte, dalla cwia o basilica, la quale ivi pri- ma esisteva. Altri sono di parere, che tal soprannome avesse origine, per-
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clic ìli loiit;iui U;iin)i in ([iicsta con- Iraila cMìcto gli cbrii mia sinago- ga, dai gentili chiamala Curii, cioè Circoncisi^ ovvero perchè la liimiglia de Curtibus prestasse a (juesta^ come ad altre chiese, il proprio cognome. L'antichità di (jiicsta chiesa ap- parisce anche dalle pittare in mu- saico del secolo decimo <juarto, che decorano la tribuna dell' aitare gran- de. Clemente Vili vi uiù la par- rocchia della vicina chiesa dedicata alla medesima s. Bonosa, la quale è pure antica, giacché il famoso Co- la di llienzo, ucciso nel 1354, ^^ essa fu sepolto. Fu ristorala nel iGSy, dal pro[)rio parroco Gio. Domeni- co Mauro Cosentino di Aprigliano; indi fu eziandio rinnovata dal ret- tore Francesco Serra di Genova. Quindi Benedetto MI I nel 1729 die- de la chiesa e la parrocchia ai re- ligiosi Jìli/iifìii di s. Francesco di Paola, perciò delti Paolotti, tiella provincia romana, i quali nel se- guente anno la restaurarono con disegno del Valvasori. Allorché fu ter- minata la crocerà, vi venne traspor- tata una divota immagine di Maria Vergine, detta della Luce, che fu discoperta in un arco presso il Te- vere, ove i fedeli accoirevano a ve- nerarla pei prodigi cui operava, e fu allora che la chiesa prese anco l'altro nome di s. Maria della Lu- ce. Il quadro di s. Francesco di Paola nel suo altare fu dipinto dall' Avellino. 11 Padre eterno sul- r aliare maggiore , e il Salvatore sulla porta del tabernacolo sono di Sebastiano Conca, come del fratello di questo, Giovanni, è il s. France- sco di Sales. V. Gio. Domenico Mauro , Descrizione della chiesa parrocchiale del Ss. Salvatore in Corte nel rione Trastevere, Velletri 1667.
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S. Salvatore in Lauro^ de' mar- chcgiaui , cui è unito il collci^io Piceno, con parrocchia, nel rio- ne Punte.
A questa chiesa fu aggiunta la denominazione di Lauro per essere ivi stato il celebratissiino portico di Europa, in mezzo al quale vuoisi che vi fosse un boschetto di allori. Né manca chi opina, che non in Lauro, ma in Lari si dovrebbe di- re, perchè in questo luogo i gentili veneravano in un modo particolare i loro idoli domestici detti Lares. Edi- ficò la chiesa verso l'anno i4493 '^ magnanimo Cardinale Latino Orsini romano, in un all'annesso monistero, in vicinanza del palazzo paterno di monte Giordano. Perchè fòsse poi custodita, e vi risplendesse il culto divino, verso il i4^0j ^i chiamò da Venezia i Canonici di s. Giorgio in Alga [P^edi), colà nel i4o4 istituiti da Antonio Corralo, che dallo zio Gregorio XII fu poi creato Cardi- nale, e da Gabriele Condulmiero, che dal medesimo Papa, di cui era nipote, fu fatto Cardinale, meritan- do nel i43i il pontificato col nome di Eugenio IV. Il benefico Cardi- nal Orsini diede ancora ai canonici una preziosa biblioteca, la quale nel i52 7 fu incendiata dall' esercito di Borbone , soffrendo gravemente in altro incendio anche la chiesa , che i canonici fecero rifabbricare, come meglio poi si dirà, con architettura di Ottavio Mascherini. Dotò il Cardinal Oi^ini la chiesa, e il monistero, e tan- ta amorevolezza avea pei mentovati canonici regolari, che sovente re- cavasi nel loro refettorio, ed assiso a mensa ivi mangiava. Morì nel i477j e fu sepolto in questa chiesa senza memoria alcuna, com'egli avea comandato. Ma i canonici da lui «jui-
CHI vi posti, gli eressero un busto di marmo con una iscrizione sopra la poita del secondo chiostro che con- duce al refettorio, come asserisce il Cardella nel tomo III p. Ili, Delle memorie {storiche de' Cardinali. La detta iscrizione fu replicata presso r ultima cappella dalla parte destra della chiesa. Che il Cardinale fu sepolto in questa chiesa, nella di lui vita Io afferma V Oldoino. ISel tem- po che la uliiciavano i canonici, la chiesa crebbe in tanta venerazione, che ottenne la cura parrocchiale , quantunque per bi-eve tempo la go- desse, venendo poi tolta nel i \^Q> da Innocenzo ^ III, e unita alla chie- sa di s. Celso. Ai nostri giorni però Leone XII, colla bolla Super Uni- versam, data kal. novembris anno 1824» restituì a questa chiesa la cura parrocchiale.
Dopo di tal' epoca, e nel 1 5 1 7 Leone X eresse la chiesa in titolo Cardinalizio, quando in una pro- mozione annoverò trenta uno Cardi- nali al sagro Collegio. ludi avendo Pio IV donato un elegante reli([uia- rio, con parte del legno della ss. Croce a Melchiorre Michieli amba- sciatore della repubblica di \enezia presso la santa Sede, egli ne fece dono a questa chiesa. In seguito mancando la chiesa di Cardinal ti- tolare, Sisto V nel sopprimere il ti- tolo di s. Simeone, nel 1087 ^^^' fermò questo di s. Salvatore in Lauro, ed il conferì al Cardinal Sci- pione Lancellotti, creatura di Gre- gorio XIII , la cui famiglia aveva sino d' allora vicino il palazzo , e che morì nell'anno iSgS. Clemen- te Vili gli diede in successore il ce- lebre Cardinal Silvio Antoniano , che il Ruscellio non dubitò chia- ntare, Piruni sui sacculi miraculum ; ed il Castelvctro , Magmim natu-
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rae miraculum. Innocenzo X, nel i65'2, creò Cardinale prete di s. Salvatore in Lauro Pietro Ottobo- ni veneziano , che poi neh' anno 1G89 divenne Papa Alessandro Vili. L' ultimo titolare fu il dottissimo Cardinal Sforza Pallavicini gesuita, che morì nell'anno 16G7. E sicco- me, come dicemmo al citato artico- lo, Clemente IX nel iG()8 soppres- se i canonici di s. Giorgio in Alga, il suo successore Clemente X nel 1670 vi tolse pure il titolo, ed in vece eresse quello di s. Bernardo alle Terme, dei cistcrciensi. Va qui però notato, che nel settembre 1391, la chiesa per casuale incendio andò tutta distrutta, a riserva di un qua- dro rappresentante la b. Vergine, che tuttora esiste. I canonici la ri- costruirono dalle fundamenta con architettura del nominato JMasche- rini, ma non avendola totalmente terminata, la nazione picena la ri- dusse nello stato in cui ora si ve- de. Di detta nazione picena o mar- chegiana , che sotto Clemente I K passò colla sua confraternita e col- legio, ad acquistare questa chiesa, e monistero contiguo , fa d' uopo narrare qui la origine , e ciò che precedette lo stabilimento di detti pii istituti nella chiesa di s. Salva- tore in Laiu'o.
Nel 1 620 circa i marchegiani , con permesso dei canonici della chie- sa di v. Maria ad Martyres, eressero in quella chiesa un sodalizio pei lo- ro nazionali, che Urbano ^ III nel i(i33 con breve de' i4 aprile ca- nonicamente dichiarò confraternita, elevata poi al grado di arciconfra- ternita nel 1677 con breve de' 16 luglio da Innocenzo XI. Da princi- pio la confraternita essendosi stabi- lita nella chiesa di s. Maria ad Mar- tyres, coir autorità d' uu breve di
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Urbano VITI de' 3i ilicembrc 1^30, la nazione picena oltcniic, per niez- Zf) tlcl Cardinal Gio. l'atlisla Pai- lolla, la lacoltù di erigere una chie- sa propria con oralorio, collegio ed alunni, ce. Laonde concorrendovi il detto Cardinale connazionale e loro primo protettore, nel iG38, presso la piazza del popolo , e nella via Ilipetta, acquistò alcune case, e fab- bricò la chiesa sotto la invocazione di s. INIichele Arcangelo, ed ivi pas- sò a stabilirsi la confraternita, dove espose alla pubblica venerazione e culto la statua della beala Vergine col suo divin figlio, fatta a somi- glianza di quella che sta nella santa casa di Loreto, e quindi implorò ed ottenne dal capitolo vaticano che la coronasse con corona d'oro nel I r)44j corona che pure fu imposta al s. Bambino nel 1646. Essendo grande la divozione dei fedeli a tale simulacro, la chiesa era angu- sta per contenervi il numeroso po- polo che vi accorreva a venerare la santa efllgie sotto il nome della Madonna di Lordo. Narra l'Ai veri, ìloina in ogni stato, tomo li, pag. 56, che non solo presso la chiesa fu istituito un collegio pei marche- giani, i quali volessero applicare al- lo studio delle lettere, ma anco uno spedale per curare gì' infermi di tal nazione; e che tal divenne la divo- zione ivi verso la Madonna, che la chiesa fu diligentemente e decoro- samente uffiziata , per lo zelo e li- beralità del Cardinal Pallotta, il quale ogni anno a' i o dicembre vi foccva celebrare una solenne proces- sione con meravigliosa macchina, che racchiudeva la santa immagine de- scritta dallo stesso Alveri , cui in- tervenivano Cardinali, prelati, e per- sonaggi distinti. In progresso di tempo la confraleriiita stabih di e-
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difìcare altra chiesa più vasta , al- le radici del Campitloglio ov' ci*a una chiesa de' basiliani, detta di .1. Gio. in Illcrcatcllo, ed oggi s. Ve- nanzio de' Camerinesi, per cui la na- zione picena l'acquistò insieme al- l'annesso ospizio a' 1 5 marzo i654 per la somma di scudi sedicimila centocinfjuanta, somma che pagò ai basiliani. Quindi nella chiesa di s. Giovanni 1' arciconfraternita traspor- tò il venerando simulacro della b. Vergine a' 5 aprile i656. Ma sic- come il luogo fu riconosciuto angu- sto, colla mediazione del Cardinal protetlorc Decio Azzolini, e il bene- l)Iacito di Papa Clemente IX, Ro- spigliosi, a' 22 agosto i6Gq, la na- zione picena acquistò pel collegio ed arciconfraternita la chiesa di s. Salvatore in Lauro, col monistero , sagre suppellettili, quadri, ec. , per la somma di trentamila scudi , ce- dendo la chiesa di s. Giovanni in Mercatello ai camerinesi. L'arcicon- fraternila convertì il monistero in col- legio con rendite, per allevare nella curia romana, nelle facoltà legali, e nella medicina, sotto combinate re- gole, dodici giovani marchegiani, per- chè ivi per cinque anni attendessero agli studi. A loro comodo il pio luogo pose una copiosa libreria, lasciata da Maria Urbani da monte Sammar- tino.
In seguito r arciconfraternita al> belh la chiesa, compi la crociera, vi aggiunse la cupola con architettura di Gio. Battista Sassi, collocandovi la statua della IMadonna coronata dal capitolo vaticano, e dedicò la chiesa alla [Madonna di Loreto, la cui festa solennemente celebra ai 1 o dicem- bre, giorno anniversario della for- tunata traslazione della s. Casa nel- la JMarca , ed ottenne stabilmente un Caidinal protettore, della mede-
CHI sima nazione picena o marchegia- na, cioè il piìi anziano di esalta- zione al Cardinalato. Dai Diari di Roma si rileva, che questa chiesa per tal festa veniva visitala dai Cardinali, e nel 17 17 lo fu anco da Clemente XI. Dopo che nel pontificato di Pio Yl sulla piazza, che prende il nome dalla chiesa, furono istituite le scuole cristiane sotto la dilezione dei tanto benemeriti Fratelli delle scuole Cri- stiane, questi ogni giorno vi condu- cono la loro numerosa scolaresca ad ascoltarvi la s. Messa. jN'ell'au- no 1802 poi, avendo Napoleone Bonaparte, primo console della re- pubblica francese, mandato a Roma al Pontefice Pio VII il sagro simu- lacro che si venera nella s. Casa di Loreto, tolto di là, e trasportato a Parigi negli anni precedenti dalle armate repubblicane, Pio VII pri- ma di resti tuiie la sagra statua al .suo proprio santuario di Loreto,, la fece esporre con divota pompa nella chiesa, per appagare la pia ed ar- dente brama de' romani.
La facciata di questa chiesa non essendo per anche terminata è tutta- via rustica, avente ai iati della porta principale due leoni di marmo, se- condo il costume delle chiese anti- che. L'interno è decorato da ven- tiquattro colonne d' ordine corintio ; e fra le sue numerose ed ornate cappelle assai pregevoli pe'loro di- pinti, ricorderemo quella del ss. Cro- cefisso, somigliante a quello miraco- loso di Sirolo presso Ancona; sotto del quale è un' immagine della b. Vergine delle Grazie, coronata an- ch'essa dal capitolo vaticano nel 1654, che pretendisi dipinta dal famigerato pittore e scultore fioren- tino Antonio Pollajuolo. Questo è il quadro della b. Vergine, che limase illeso nell'incendio del 10^91, di
VOI.. XIII.
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cui parlammo di sopra. In due luoghi del quadro si legge: An- tonius pinxit 3 i494- SuU' altare maggiore fu già un quadro rap- presentante la Tx'asfigurazione, di Giovanni Serodine, con altre pit- ture di Pierin del Vaga ; ma la confraternita vi fece pure una tela di Gio. Peruzzini di Ancona, in cui si vede figurata la s. Casa, portata dagli angeli nella Marca. Gli angeli poi, che in istucco fece il Campi , circondano la nicchia in cui si ve- nera la suddetta statua della Madon- na di Loreto, che da ultimo nel 1 836 a' 9 dicembre il Cardinal CTallefli ai'- ciprete vaticano coi canonici del suo cap'tolo, coronò con due corone d'oro benedette dal Cardinale stes- so, giacché nelle ultime vicende era- no state tolte le coi-one d' oro sì alla Madonna, che al s. Bambino.
iSel chiostro dell' annesso collegio, eh' è di buona architettura con dop- pio portico, si vede il deposito del gran Pontefice Eugenio IV, ornato di bellissime scolture, con epitaffio in versi, che ricorda le vicende del conciliabolo di Basilea, e l'animo grande di Eugenio IV, come si leg- ge nella Bibliolh. Pont. pag. 68 del p. Giacobbe, riportandone la fi- gura l'Oldoino, tomo II, pag. 891. Egli mori nel 1447? ^ ^" sepolto nella basilica vaticana, dove il suo nipote Cardinal Francesco Condul- mieii gli eresse un magnifico depo- sito, il quale appunto nella riedifi- cazione della basilica insieme al di lui corpo fu quivi trasferito. Que- sta chiesa ha pure annesso n\\ ora- torio, che un tempo uiiiziarono i confrati, nel quale, oltre le belle pitture a fresco, si vede sulle pareti dipinto a olio il miracolo delle noz- ze di Cana di Cecchino Salviati.
Passata la chiesa, come si dis.se, 3
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in propi ielà della nazione picena o nìnrolici^iana j termiii?) di avere il (Jardiiial titolare, ma fu inveri; pre- sieduta dai Cardinali proteUori. l'er varie vicende sì politiche che eco- nomiche, le rendite della chiesa mol- lo ebbero a soffrire, per cui nel 18 14 Pio VII soppresse la confia- ternita , e congregazione ammini- strativa del collegio Piceno, ed as- soggettò la chiesa, e tutte le sue dipendenze ad un Cardinale visita- tore , con facoltà di nominare un prelato convisitatore. Ciò si effettuò nelle persone del Cardinal Branca- doro , e di monsignor Barile, cui successe mon-iignor Grimaldi, ora Cardinale. Ouindi, nel iSSy, diven- ne visitatore il Cardinal Tommaso Bernetti , e convisitatore il prelato Antonio IMatteucci. Il collegio Pice- no poi, che fu stabilito nel conti- guo moiiistero, per lunga serie d'an- ni fu in pieno vigore ; ma per le diminuite rendite lasciò di sussiste- re, e invece alcuni giovani marche- giani, ed ancora alcuni giovani ge- novesi per certi legati pii ivi la- sciati, godono l'abitazione nell'anti- co collegio, per fare in Roma gii studi alle pubbliche scuole, e ven- gono riguardati come addetti all'an- tico collegio Piceno, giacché godono alcuni anco una pensione, ed han- no un rettore. V . Carlo Bartolomeo Piazza, Opere pie di Roma a pag. 279, Del collegio de' Marchiani, al- la santa casa di Loreto , nonché a pag. 58'>, Della confraternita della santa casa de Marchiani a s. Salvatore in Lauro ; IMa- rio Cresci mljieni, Memorie istorielie della immagine di s. Diaria drlle Grazie esistente in Roma nella chie- di s. Sahatore in Lauro, ossia di s. Maria di Loreto della nazione Picena, Roma 1716; oonchè il Ve-
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nuti Roma moilerna, t. I, parte If, pag: 44'2 j ove parla della chiesa , arcicon fraternità e collegio. Di cpie- slo abbiamo, Regole dell'almo col- legio Piceno, Roma 171 3.
Il senato romano in ogni qua- driennio, per la festa della s. Casa di Loreto, fa a questa chiesa la pia oblazione d' un calice di argen- to, e di (piattro torcie di cera.
S. SÀLVATOiìEin Primi cero, ^. gli articoli Arciconfraterxita del ss. Sacramento nella chiesa di s. Tri- fone, e CHIESA iJi s. Agostino, peichè esisteva nel luogo dei convento aimesso a detta chiesa.
Ss. Sàlvatoiìe ad Sancta Sanclo- rum, ossia alle Scale Sante. V. Sancta Saxctorum.
S. Salvatole alle Terme, detto volgarmente s. Sah'atorello, unito alla Chiesa di s. Luigi de' fran- tesi, f^edi.
ScAt.E Saxte, sttnluario nel rione Monti. V. Scale Sante santua-
S. Sebastiaso fuori delle mura , basilica, con parrocchia, con ca- tacombe, in cura de' minori os- servanti, nel rione Ripa.
Questa chiesa si trova fuori della porta Capena, ora chiamata per la medesima di s. Sebastiano. Fu edi- ficata sopra il tanto celebralo cimi- tero di Calisto, detto comunemente le Catacombe di s. Sebastiano [Ve- di), che descrivemmo a tale artico- lo, ed al volume X p. ^33, e 234 del Dizionario. Non si sa di certo, da chi e quando fu edificata la basi- lica, volendo alcuni che ciò facesse
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r imperatore Costantino, e che s. Silvestro 1 la consagrasse prima del- la metà del quarto secolo. Alcuni la dicono rilal)bricata da s. Damaso I nell'anno SGy, ed in progresso ri- storata da s. Innocenzo 1, e da s. Leone 1, il quale la dedicò al prede- cessore s. Cornelio, che nelle sottopo- ste catacombe avea rinvenuto i cor- pi de' ss. Pietro e Paolo, ivi tem- poraneamente nascosti perchè non fossero derubati, e quindi restituiti alle loro basiliche.
Tuttavolta sembra più probabile, che il glorioso martire s. Sebastiano dopo il suo martirio abbia avvertito s. Lucina matrona romana, che il suo corpo era stato gettato in una cloa- ca, ov' è oggi la chiesa di s. An- drea della Valle, e quivi nel terzo secolo lo riponesse, rimanendovi dap- presso trenta giorni per ossequiare e Acnerare sì sagro spoglie. Sul ci- mitero o catacomba fu eretta la chiesa, che s. Innocenzo I del ^[Oi dedicò a s. Sebastiano, il cui corpo essendo stato l'iposto nella basilica vaticana da s. Gregorio IV, fu fat- to riportare in (jucsta basilica nel 1218 da Onorio 111. In questa ba- sihca anticamente i Papi si recavano a celebrare le sagre funzioni. S. Gre- gorio I vi recitò la XXXVII ome- lia 5 e s. Pio V vi pose cin<|ue al- tari. Quindi il Pontefice Sisto V per la lontananza, surrogò a questa chiesa per le cappelle papali quella di s. Maria del Popolo. Essa è pur venerabile per le tante reliquie che possiede, le quali si custodiscono nell' altare incontro a quella di s. Seba- stiano, cioè di ima spina della co- rona di Gesù Cristo, di un dito e di un dente di s. Pietro, della te- sta e di un braccio del Pontefice s. Fabiano, la cui festa insieme a quella di s. Sebastiano, ricorre ai 20 gennaio;
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di ima delle frecce con cui fu saettato il medesimo s. Sebastiano, e delle orme dei piedi impressi sopra una pietra dal divin Redentore, quando non molto lontano da questa basi- lica nel luogo detto : Domine quo vadis P o s. Maria de planclis dal- la chiesina ivi poi eretta, si fece vedere da s. Pietro, il quale parti- va da Pioma per porsi in salvo, mentre incrudeliva la persecuzione di Nerone. Appena vide il Salvato- re, s. Pietro gli domandò. Maestro ove andate P e Gesù rispose : Vado (i Roma per essere di nuovo cro- cefisso, lasciando 1' impronta dei suoi piedi su detta pietra. In ap- presso Onorio 111 vi pose molte in- signi reliquie, laonde sempre questa basilica anco per le catacombe ri- scosse divozione dal popolo romano, e da molti .santi, fra' (juali notere- mo s. Girolamo^ s. Brigida, s. Ca- terina da Siena , s. Carlo Borro- meo , s. Filippo Neri, e s. Fiance- sco di Sales. Una delle principa- li prerogative poi di questa chie- sa, è r essere una delle Scile chiese di Roma. (Vedi), nella quale, meno nell'anno santo, evvi indulgenza ple- naria per quelli che le visitano. / . Piazza, Emcrologio di Roma, ai ?.o gennaio.
La basilica fu ristorata ed abbel- lita prima da Adriano I, e poi da Eugenio IV. Siccome poi era stata lasciata dai monaci benedettini cui l'aveva affidata Alessandro III, di- venendo commenda Cardinalizia , mentre n' eia commendatario il Car- dinal Scipione Caffarelli Borghese ni- pote di Paolo V, pel cattivo stato in cui era caduta, la riedificò qua- si per intero con architettura di Flaminio Ponzio , e le aggiunse il portico, la facciata esterna, ed il sof fitto dorato co' disegni del fiamniin-
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go Giovanili Vasanzio. ninpliando pure e migliorando l'ai tiglio inoni- slero. Poiché lo zio Paolo V era di fssa divotissimo , nel ilJ^i, la vol- le visitare prima di morire. 11 Car- <linale vi pose i monaci cisterciensi nd ufllziarla, a' quali dipoi Clemente XI unì la cura parrocchiale, finché a' nostri giorni piactpie a Leone XII di dare la chiesa, la ciu'a di anime, e il monistero ai religiosi Blinorì osservanti di s. Francesco. Va però qui notato, che Alessandro III nel 1 i6i uni la chiesa, il monistero, e r abbazia di s. Sebastiano a quel- la di s. JMaria Nova, come si leg- ge nelle Historiae Olivetanae del- l' abbate di tal congregazione se- condo Lancellotto , stampate nel 1623 in Venezia, p. i33, De Mo- nasterio Romano. Ed è perciò, che quando si diedeio agli Olivetani la chiesa e il monistero di s. Maria Nuo- va, ebbero pure la chiesa e il mo- nistero di s. Sebastiano. In progres- so di tempo la cedettero coli' an- nuo censo d'un zecchino d'oro, e di due libbre d'incenso, ai Cistercien- si Bernardini, i quali venendo tolti da Sisto V. furono le rendite con- cedute in vantaggio della sagrestia pontifìcia, finché divenuta commen- da Cardinalizia, il Cardinale Bor- ghesi ottenne dallo zio di ritornarvi i Cisterciensi.
Preceduto da piccola corte si apre il portico composto di soli tre ar- chi , sostenuti da sei colonne bi- nate di granito; l'interno ha una nave sola. Il primo altare dalla par- te destra contiene molte preziose re- liquie, essendo le più insigni il capo di s. Calisto I, un braccio di s. Andrea apostolo, ed altro di s. Se- bastiano, la cui cappella sta di con- tro. Questa fu riedificata co' disegni di Ciro Ferri dal Cardinal Francesco
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Barberini, che vi frce collocare la statua del santo scol[iita dal Gior- gelti con disegno flel cav. Bernini. Sotto la mensa dell'altare in una cju- ca di marmo si venera il corpo di detto santo. Senza fare la descrizione (ielle altre cappelle, decorale di buoni dipinti, diremo delle sole [niiicipali. L' ultima cappella a diritta è quel- la gentilizia della famiglia Albani, eretta da Clemente XI in onore di s. Fabiano Papa, pregevole pei mar- mi che r adornano, per la statua del santo scolpita dal Papaleo, e per le pitture del Passeri, e del Ghezzi : ne furono architetti il Barisrioni, lo Specchi, ed il Fontana. Ivi riposa- no le ceneri di d. Orazio Albani fra- tello di Clemente XI, e di d. Car- lo nipote di questo. La cappella prin- cipale fu incominciata dal Ponzio, e compita dal Vasanzio summento- vati. In mezzo a quattro colonne di verde antico, è un quadro del Tac- coni. Di prospetto alla cappella Al- bani é un oratorio, in cui si discende per una scala di marmo, ove nel- l'interno si osservano alcune pittu- re antiche di greca scuola. In que- sto luogo i Papi celebrarono i divini uffizii nelle persecuzioni, sopra i se- polcri de' martiri, per cui ancora ev- vi il seggio papale di marmo, rd ivi a s. Stefano I, ai 2 agosto del 260, venne mozzato il capo mentre celebrava. Nelle dodici arcate intor- no la confessione, furono sepolti mol- ti martiri, e per quasi due seco- li vi stettero i venerandi corpi flei ss. Pietro e Paolo, per cui in me- moria suir altare vi sono i loro bu- sti di marmo, scolpiti egregiamen- te da Nicolò Cordieri, detto il Fian- ciosino. Risalendo dal Iato opposto , si vede una pila dell'acqua 'oenedelta di buona scoltura, e a destra avvi r etììgie del detti apostoli, che dipin-
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se il Lanfi-nco. Dalla parte poi, che inette al dcsciitto oratorio, si pervie- ne alle catacombe, restaurate ed ab- bellite da s. Daniaso I, da s. Sisto III, da Adriano I, da s. Nicolò I, e da altri sommi Pontefici.
Il senato romano in ogni qua- driennio per la festa di s. Sebastia- no, cioè ai 20 gennaio, fa a questa basilica la pia ol)lazione d' un calice e patena d' argento, con quattro toi'- cie di cera. V. il citato Piazza, E- mcrolos^io di Roma, t. I, pag. 3 1 o, Digressione 2 8 , della dedicazione della sagrosanta basilica de' ss. Fa- biano e Sebastiano nella via Ap- pia, ove riporta i grandi pregi ec- clesiastici della medesima.
S. SEBASTiAyo alla Pohnìera, det- to s. Bastianello, o s. Maria in Pallara^ m-l rione Campitelli.
Nella falda del monte Palatino , che corrisponde all' arco di Tito, quasi in faccia alla porta laterale degli orti farnesiani , evvi questa chiesa, cioè in una contrada nomi- nata la polveriera, perchè in altri tempi ivi fabbrica vasi il sai nitro per le polveri. Essa anticaaiente chiamavasi s. Maria in Pallara, o Pallaria, per la tradizione che qui siasi lungamente conservato il Pal- ladio di Troja, come fra gli altri scrisse l'Allertino, de Mirabil. Lr- bis a pag. ic), supponendosi, che nel medesimo luogo sia stato il tem- pio di Eliogabalo, cioè del dio del- lo stesso nome , ove fu trasporta- to il Palladio. Il Venuti poi fa derivare questa denominazione da Palaliuni, essendovi in tal sito stato r ippodromo, o cavallerizza del pa- lazzo de' Cesari o imperatori roma- ni, i cui vestigi si veggono appies- so la chiesa, siccome alfermano gli archeologi.
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La chiesa fu dedicata a s. Seba- stiano, perchè qui fu colle verghe battuto, o, come altri dicono, qui fu saettalo, ed ucciso colle frecce. Fu detta anche di s, ISlaria, e de' santi Sebastiano, e Zotico, o di s. iMaria in Pallara o Pallaria, ove fu una celebre abbazia, ed una delle venti privilegiate di Roma, il cui al)bale assisteva il Papa quando celebrava solennemente. Alessandro 11 diede il monistero ai benedettini di INIonte Cassino, per cui in seguito fu resi- denza dell'abbate del famoso moni- stero di tal nome, chiamato l' ab- bate degli abbati. Nel monistero, ai 20 gennaio i i 18, fu eletto Ponte- fice Gelasio II, e non molto discoste si pretende che fossero le case dei Frangipani. Il monistero chiamossi talora di s. IMaria iu Pallara, e ta- lora di s. Sebastiano, o s. Bastiano, come lo nomina il Cresci nd)cni, Ist. di s. Maria in Cosmedin, di s. Ba- stiano in Palladio, pag. 89 1 ; laon- de poscia fu detto volgarmente s. Bastianello. Il monistero sembra che siasi fondato ne' primi secoli del- l' Ordine benedettino, dappoiché, s. Bonifacio IV, che fu creato Ponte- fice l'anno 608, era stato monaco benedettino del monistero di s. Se- bastiano di Roma, come si legge ia Novaes, t. II, p. io.
Nel 1274 nella chiesa eravi una collegiata; e nel 1624 fu restaura- ta da Urbano Vili, e da d. Taddeo Barberini suo nipote prefetto di Roma. Fu poi dedicata a s. Seba- stiano martire. Il quadro dell'altare l'appresenta il martirio di s. Seba- stiano, e lo dipinse il Camassei di Bevagna , e le pitture a fresco per di so|na si credono del cav. Ga- gliardi ; dietro l'altare si vedeva una piccola tribuna antica, tutta dipinta con fii^ure di santi, di maniera bar-
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bara. A' 30 gennaio ivi si celebra la fcsla del santo titolare, il quale fu capitano tlella prima compagnia dei pretoriani sotto Diocleziano.
Ss. Seiìgio e Bacco, diaconia Car- dinalizia distrutta.
Gli archeologi fiu'ono di parere che due fossero le antiche chiese, che in Roma vennei'o dedicate ai ss. Ser- gio e Bacco, nobili romani, e glo- riosi martiri. A concordare le opi- nioni, che una fosse presso la basi- lica vaticana, l'altra nel Foi'o x'o- niano, bisognerebbe ammettere quan- to suppongono alcuni, cioè che esi- stendo la chiesa pur dedicata a tali santi , presso il Vaticano , fos- se demolita da s. Leone IV per fortificare la città Leonina, e in ve- ce edificata l'altra nel Foro i-oma- no, trasportandovi la diaconia Car- dinalizia. Certo è, che questa ulti- ma esistette sino a Pio IV, e, sic- come venne demolita, le rendite fu- rono convertite in un amonicato , ed applicate ad un altare dedicato ai ss. Sergio e Bacco nella Chiesa di s. Adriano [P'edi), come asseri- sce il Giimaldi , e come dicemmo meglio al citato articolo, dove inol- tre dicesi, che in essa vi fu già una collegiata.
Riportando le notizie della dia- conia Cardinalizia, essa rimonta ad epoca assai antica, forse istituita da s. Igino, che fu creato Papa l'anno i54- iNel sinodo poi romano, che nel 402 celebrò Gelasio 1, trovasi sottoscritto il Cardinal diacono Gio- vanni. Ai diacono regionario di que- sta chiesa, era assegnato il secondo, e nono rione (li Roma, per la distri- buzione ilei le limosiue, e pel ricevi- mento delle offerte de' fedeli. Ab- biunìo da Anastasio Bibliotecario,
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che s. Gregorio IH, Papa del 781, ingrandii la chiesa di questa diaco- nia, e le assegnò le rendite; e che s. Leone HI, creato nell'anno 79^, fece alla medesima molti donativi , come altri poi ne fece, oltre a di- versi miglioramenti, Benedetto III fiorito neir8j5, e sembra che allo- ra avesse contiguo un moiiistero. Vittore IH, eletto Papa nel io8(>, era stato prima fatto diacono Car- dinale de' ss. Sergio e Bacco, da s. Leone IV. Nei 1190 Clemente HI creò Cardinale Giovanni Lotario Conti, e gli conferì questa diaconia, e nel 1 198, divenne il magnanimo Pontefice Innocenzo III. Di lui si ha una lettera diretta all' arciprete, e ai canonici della diaconia sotto il Campidoglio, ove fa menzione di sei canonici, a' quali donò la metà del- l'arco trionfale di Settimio nel foro romano. Inoltre Innocenzo HI or- nò , e restaurò la chiesa , le fece dei donativi d' oro e di argento, fabbricandovi pure un portico soste- nuto da colonne, con alcuni versi die riporta, trattando di questa dia- conia, il Piazza nella sua Gerarchia Cardinalizia.
Sisto IV, nel i477, creò Cardi- nale prete di questa chiesa, Gabrie- le Rangoni , vescovo di Agria, il quale ne impedì la prossima rovina, e dai fondamenti re^taulò , come narra Onofiio Panvinio nella di lui vita. Senza dire di altri, aggiugne- remo, che Alessandro VI nei i5o3 innalzò al Cardinalato , col titolo presbiterale di questa chiesa , forse divenuta titolo, Francesco Sprala , spagnuolo, vescovo di Lione, che mo- rì in Roma nel seguente anno. Fi- nalmente per vecchiezza la chiesa venne distrutta sotto Pio IV, creato nel i55q, e perchè in essa venera- vausi i corpi de' ss. Felicissimo, ed
CHI Agapito postivi da s. Leone IV, il quale ne avea pur fatto parte alla chiesa de' ss. Quattro Coronati, in- sieme col corpo intatto di s. Vin- cenzo martire , furono i medesimi per autorità della visita apostolica eseguita dal Cardinal Ascanio Cesa- rini, trasferiti all'ai tai-e maggiore del- la vicina chiesa di s. Maria della Consolazione.
In Roma evvi ancora un' altra chiesa de' ss. Sergio e Bacco nel rione Monti, la quale essendo par- rocchia in cura de'paolotti, Urbano Vili trasferì essi e la parrocchia a s. Francesco di Paola, diede la chie- sa ai monaci ruteni, a' quali il ni- pote del Papa, Cardinal Francesco Barberini, ristorò e ridusse la chie- sa secondo il rito greco, e accjui- stò delle case pel mantenimento lo- ro, col fine in progresso di stabi- lirvi un collegio per la nazione ru- tena. Quindi nel 1741 fii rimoder- nata dall'architetto Ferrari, a spe- se dei divoti di un'immagine della b. Vergine, che si venera nell'alta- re maggiore. Questa immagine è co- pia di quella, che si venera in Zi- rowictz nella Lituania, cui Clemente XI fece esporre nel detto luogo, e per detta immagine, d'allora in poi la chiesa prese il nome anche di s. Maria del Pascolo.
Ss. Seugio e Bacco, o Madonna del Pascolo de" ruteni, nel rione Monti. V. Chiesa de' ss. Sergio e Bacco, diaconia Cardinalizia di- strutta.
S. Silvestro in Capite, titolo Car- dinalizio, in cura delle monache di s. Chiara, nel lionc Trevi.
Questa chiesa fu eretta nella val- le marzia, cioè nel luogo piìi basso
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del celebre Campo Marzo, sottopo- sta al colle detto allora degli Ortu- li, ed oggi monte Pincio, e già chia- mata de' ss. Dionisio, Stefano , e Silvestro iiiter Hortos, per le ragio- ni, che si diranno. Sulle rovine per- tanto di alcuni celebri edilizi roma- ni di Domiziano, si vuole che il Pontefice s. Dionisio greco, eletto nell'anno 261, abbia fabbricato un monistero coU'oratorio, sebbene altri attribuiscano ciò al suo fratello santo Stefano, e vogliano che s. Dionisio già monaco nel detto monistero, a- sceso al pontificato, lo abbia ampliato, mentre regnavano gl'imperatori \ ale- riano, e Gallieno. Il suo pi imo ti- tolo fu de'^.y. Dionisio, Rustico, ed Eleuterio martiri, de' quali fa men- zione il bibliotecario Anastasio, chia- mando col nome di basilica questa chiesa, come una delle più celebri e venerabili di Roma, doviziosa di sagre reliquie. E siccome s. Paolo I dipoi qui fabbricò una chiesa, e riedifi- cò il monistero in onore di Papa s. Sil- vestro I; e, come meglio si dirà, oltre A di lui corpo vi ripose anche quel- lo del Pontefice s. Stefano I ; gli scrit- tori ecclesiastici chiamarono la chiesa oi"a di s. Dionisio, ora di s. Silve- stro e di s. Stefano inter duos hortos, da quelli amenissimi che ivi erano, cioè dal colle degli orti summentova- to. Dal capo poi del santo precursore che nella medesima chiesa si venera, tu detta in Capite, prevalendo perciò il titolo di s. Silvestro in Capite, o s. Silvestro in Campo Marzo.
JNell'ora torio, o chiesa antica, per la venerazione che di essa avevasi, fu posta la stazione, che s. Grego- rio I confei'mò nel quarto giovedì di quaresima , la quale tuttora vi si celebra , ed inoltre quel Pon- tefice vi recitò la nona omelia su- gli evangeli. Accanto a questo Ino-
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go era In casa di certo Costantino, clic molti vogliono della finniglia Orsini, due figli del fjiiaie sedettero sulla cattedra apostolica, cioè Ste- tano II detto HI nel 752 ; e s. Pao- lo I che gli successe nel 757. Questo idtimo colla casa paterna ingrandì il monistero clic, come dicemmo, riedi- ficò, e dove forse era stato edu- cato , e di nuovo rifabbricò la chiesa più grande della preceden- te ; quindi la dotò di copiose ren- dite , r affidò ai monaci greci per r uffiziatura, vi ripose i corpi dei ss. Pontefici Silvestro I, e Stefano I, e ad essi dedicò la chiesa e il monistero, che ricolmò di grazie, e favori, come si legge nella bolla di fondazione nel tomo J, p. i54 del Bull. Rom.
Nell'anno 762 ai 19 giugno, s. Paolo I dal cimitero di Priscilla nella via Salare, fece quivi traspor- tare il detto corpo di s. Silvestro I. Non è vero che Sergio II collo- casse tal corpo nella chiesa dei ss. Silvestro e Martino ai Monti, come alcuni scrivono col p. Giacobbe nel- la sua Biblioth. Pontlf. p. -2 13, ne donato da Stefano II detto III nel 753 a s. Anselmo primo abbate di Nonantola, come può vedersi nel- r Oldoino Acldit. ad Ciacc. tomo 1, col. ii5, e nel Giacchetti. La traslazione del corpo di s. Stefa- no I dal cimitero di Calisto, seguì ai 17 agosto dell'anno 762. Di essa il Giacchetti riporta la bolla di Paolo I, nella storia che scrisse di questa chiesa. Del corpo di s. Stefano I, ottenuto poi per opera del conte Orazio Delci sanese nel- r anno 1682 dalla città di Tra- ili per la chiesa dell' Ordine eque- stre di s. Stefano in Pisa, e della sua testa (la quale con alcune altre reliquie fu ac(juislata in Costantiuo-
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poli da Pietro Torregiani fifìrenli- no nell'anno 13 70), iu occasione che ivi furono venduti i sagri arredi della cappella di Costantino magno) ottenuta nel i()83 dal granduca dal regio spedale di Siena per la stessa chiesa di Pisa, ne tratta il Gigli nel suo Diario Sanese tomo li, p. I I , e tomo I p. 9(1, e 3 "12. In ol- tre s. Paolo I vi ripose pure il cor- po di Papa s. Melchiade, che prese dal cimitero di Calisto, dal quale anche fu levato e posto in questa chiesa quello di Papa s. Antero. Il santo fondatore determinò le sud- dette traslazioni in un sinodo di vescovi, die tenne nel Laterano, e l'eseguì solennemente con pompa ecclesiastica. Nel medesimo anno s. Paolo I celebrò in questo luogo un concilio, ed i prelati che v' inter- vennero, sottoscrissero la bolla in favore della chiesa e monistero, co- me si legge negli Annali del Ba- ronio. Oltre a ciò quivi s. Paolo I pose nel monistero i monaci greci dell'Ordine di s. Benedetto, o, come altri dicono, di s. Basilio, che fug- gendo dall' oriente le persecuzioni degli iconoclasti, vi portarono alcu- ne sagre immagini e reliquie insi- gni, celebrandovi i divini ulllcii in rito greco. L'abbazia divenne così illustre, che al suo abbate fu da- ta la prerogativa di essere uno dei venti abbati privilegiati di Roma , i quali nelle funzioni solenni assi- stevano al trono del Papa. A questo abbate e monistero fu concesso il dominio sulla colonna Antonina , dominio che confermò Agapito II eletto nel 94^, allorché approvò i beni e le possessioni che godeva- no. È notevole l' iscrizione, che si legge sotto il portico della chiesa, la quale porta 1' epoca del 11 19, con cui si descrive l' allo dell'abbate
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per le censure ecclesiastiche da lui intimate contro coloro, che ardisse- ro impadronirsi della colonna An- tonina, e delle oblazioni, le quali si facevano sull'altare della vicina chie- sa di s. Andrea della Colonna, per essere anch' essa soggetta al moni- stero . Spiegano alcuni che X obla- zione era di quelli, che volevano ascendere sulla sommità della co- lonna. Dipoi nel 1-28) Onorio IV, ad istanza del Cardinal Mascio, che divenne suo successore col nome di Nicolò IVj concesse la chiesa e il monistero alle monache di s. Chia- ra, che colla regola di s. Francesco tuttora vi fioriscono ; ed i monaci furono distribuiti nei vari monisteri di Roma, ed il loro abbate vemie fatto superiore del monistero di s. Lorenzo fuori le mura. A queste monache il Cardinal Jacopo Colon- na, porporato di Nicolò III, rifab- bricò magnificamente il monistero, e donò il predio chiamato la Co- lonna. Tanto il monistero che la chiesa dalla nobilissima famiglia Co- lonna pili volte furono beneficali , dappoiché generosamente vi operò molti abbellimenti , e i-estauri , fa- cendovi esercitare ogni più bella virtù la b. Margherita superiora del monistero, della stessa famiglia Co- lonna, ed ivi sepolta.
Dipendenti e soggetti alla chiosa di s. Silvestro in Capite, furono già la chiesa e il monistero di s. Valentino fuori della porta del popolo, presso ponte Molle, per cui il di della fe- sta di s. Valentino martire celebra- vasi solennemente anco nella nostra chiesa, giacché sotto un suo altare eravi un di lui braccio. La chiesa di s. Valentino nella via Flaminia, e presso il detto ponte, fu fabbri- cata sopra di un cimitero dal Pon- tefice s. Giulio I del 33() ; quindi
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dopo r anno 642 fu riedificata, e riccamente adornata da Papa Teo- doro I. L' abbate di s. Valentino fu uno dei venti principali di Roma , che godevano la singolare preroga- tiva di assistere il Romano Pontefi- ce, quando celebrava nelle principali solennità. Nella vigna degli agosti- niani, fuori della menzionata parte, nel i6q3 nel fare alcuni scavi si trovarono manifesti indizi dell' esi- stenza dell' antica chiesa abbaziale ili s. Valentino, i quali furono veduti, e registrati dal p. Agostino Lubiii, Ahbatiar. Ital. brevis notitia. p. 346. Della chiesa e del monistero di s. Valentino, si leggono erudite notizie, nel tomo III, p. 23 1 degli Atti delV accad. roin. d'Archeoloi^ia, cioè nell'illustrazione, che fece il ciotto canonico Giuseppe Scitele, so- pra un' antica iscrizione esistente nella chiesa di s. Silvestro in Capi- te, sotto il paliotto dell'altare di s. Dionisio, e già appartenente alla chiesa di s. Valentino.
Per ciò che riguarda le siiccen- nate reliquie di questa chiesa, le due principali, come descrive il Piazza nel trattare di sì venerabile tit(jlo , sono le seguenti, che prova colla autorità di diversi scrittori. Una è il santo volto, o effigie del ss. Sal- vatore, che il medesimo Gesù Cri- sto per mezzo dell' apostolo s. Tad- deo mandò ad Abagaro, re armeno di Soria, con una lettera che poi si con- servò in un al ritratto nella città di Edessa, per venerare il quale si parti da Roma s. Alessio vestito da pel- legrino. Il Petrini, nella Storia di Palcstrina, stampata in R.oma nel 179J, dice a p. 14»^; cli<^ 1^ ^^- nache di s. Chiara, quivi collocate nel l'iSo da Onorio IV, stavano a Palestrina, da dove seco recarono la immagine descritta. L'altra preziosa
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icliniiia r il c;i[)() (li s. Gio. llatlisla, clic si viiolo [ìoilato puro tUi Eilessa ili lloina, (luvii culla massima ve- jieia/.ioiio recavasi in processione ila (juatli-o arcivescovi. Ma siccome nel i4ii sembrava al Papa 'ijo- vunni X.X^in, che potessero involarlo i lìoreuliiii, non III [)oilaLo più in processione, anco per consi^li(j dei Culonncsi benefattori della ciiiesa , per cui si conserva tuttora assai gelosamente. Né deve tacersi, che Martino IV nel 1283 fece a questo capo un nobile e ricco tabernacolo di ari^ento, nel cui piede eravi uno smeraldo, che avea scolpita la nascita, le yesta, e la decollazione del santo precursore, senza mentovare le altre pietre preziose. Però il sagro capo ve lo ripose Bonifacio Vili, il qua- le concesse indulgenza a quelli, che recarunsi a venerarlo. Racconta il Baronio nel Martyrol. Roman. 29 iiH^., che bouifacio Vili pose sopra il tabernacolo un triregno, o tiara papale. Quindi nel 1^27 nel tre- mendo saccheggio dell' esercito di Borbone, alcune monache salvarono SI venerabile capo, col porre la tiara sopra un'altra testa, che fu invo- lata dai soldati, alla rapacità dei quali pure sottrassero l'immagine del ss. Salvatore proveniente an- ch' essa da Edessa , per accrescer- ne il culto alla quale, concessero indulgenze ai fedeli, tanto Bonifacio Vili, che Bonifacio IX, e Martino V, Colonna.
L'Anastasio dice, che avanti que- sto monistero nell anno yqc), mentre s. Leone IH dal patriarchio latei'a- iiense recavasi a s. Lorenzo in Lu- cina per la processione del giorno di s. Marco, fu inifjuamente assa- lito da Pasquale, e Campolo, i quali strascinalo il Pontellce in questa chiesa, gli strapparono gli occhi, e
CUI la lingua, che poi prodigiosamente ricuperò per intercessione di s. Pie- tro. In (juesta chiesa nell'anno 8j8 si celebrarono i sagri comizi, per l'elezione di Papa s. Nicolò I. In seguito Innocenzo III del 1 198 fece ricdilìcare la chiesa, e il campanile dall' architetto aretino Marchionne. Finalmente da Leone X, creato nel iliiS, fu la chiesa di s. Silvestro ili Capile eretta in titolo presbite- rale Cardinalizio. Non ebbe prima questo onore, perchè anticamente i titoli istituironsi nelle chiese dentro il recinto di Roma, giacché la re- gione di Campo ov' essa trovavasi , fu nel terzo secolo racchiusa e com- presa nella città dall' imperatore Au- reliano. Clemente Vili, per mezzo della sagra visita apostolica, ai 17 novembre i')9'), riconobbe autenti- che le sagre reliquie, e 1' identicità dei molti corpi santi, che ivi si ve- nerano, per cui dai lati dell' altare maggiore furono poste due analo- ghe iscrizioni. La ricognizione poi fu eseguita da monsignor Fabrizio Mandosio. A questo Pontelice si deve altresì la riedificazione della chiesa, che minacciava rovina, come a Francesco Dietrichstein vescovo di Olmutz, da lui creato Cardinale, si debbono molti abbellimenti. Le mo- nache coi disegni di Gio. Antonio de Rossi, nel declinare del secolo XVII, ristorarono la chiesa, e la decorarono con marmi, pitture, e stucchi ; ma la facciata esterna fu compita nel 1703, mentre era ab- badessa Maria Arcaugela Muti. Nel 1700 fu creato Pontefice Clemente XI, il quale era Cardinale prete di s. Silvestro in Capite.
La facciata esterna è decorata da quattro statue di travertino, cioè di s. Silvestro I, di s. Francesco, di s. Chiara, e di s. Francesca, e da
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due medaglioni, in cui sonovi efiì- giati il Volto Santo, ed il capo di s. Gio. Battista. Entrando per la porta di detta facciataj trovasi un cortile, da dove si passa ad un por- tichetto con suo prospetto, sotto cui è la porta, che introduce in chiesa. L' interno è ben decorato : la gran volta fu dipinta dal Brandi, e quella della crocerà dal Roncalli e dai suoi discepoli. Il battesimo di Costantino nella tribuna è del Gemignani, e l'altare maggiore col ciborio fu ai'- chitettato dal cav. Carlo Rainaldi. Questo ciborio ha un beli' ornamen- to di quattro colonne di giallo an- tico scanalate, d'ordine corintio. Numei'ose sono le sue cappelle , pregevoli pei loro dipinti. Oltre la stazione vi si celebra la festa di s. Gio. Battista ai 24 gi'^'S"^' quella della sua decollazione ai 2C) agosto, e quella di s. Silvestro I ai 3 1 di- cembre. V. Giovanni Giacchetti , Istoria della chiesa, e moiiislero di s. Silvestro in Capile di Roma, ivi 1629; non che Giuseppe Carletti, Memorie isterico-critiche drlla chiesa e inoiiistero di s. Silvestro in Ca- pite di Roma, Roma 170 5.
Il contiguo monistero è uno dei più belli, e sontuosi di Roma, hi ogni quadriennio , e nel dì della festa della decollazione di s. Gio. Battista, il senato romano fa in questa chiesa la pia oblazione di quattro torcie di cera, e di im ca- lice con patena d'argento.
Ss. Sir.v ESTRO e MjnriNo a' Mon- ti. V. Chies\ de' ss Martino e Sil- vestro a' Monti.
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S. Simeone profeta, già titolo Car- dinalizio, nel rione Ponte.
Sulla piazza Lancellotti, presso il palazzo Cesi, ora Pentini, è questa chiesa ab antico titolo Cardinalizio, e già cura parrocchiale. Dalle iscri- zioni sepolcrali, che riporta l' Alve- ri, Roma in ogni stato parte secon- da pag. 93 e seguenti, rilevasi che già esisteva nel pontificato di Urba- no VI, giacché vi fu nel i38o se- polto certo magnifico Jachellus de Lrsis. D' altronde se ne iguoi'a la origine. Gli ultimi Cardinali titolari fiu-ono; Jacopo del Pozzo, fatto da Giulio III nel i53i, che mori nel i5G3, poco mancando che succedesse a Marcello II ; Virgilio Rosario fatto nel j5j7 da Paolo IV, che lo dichiarò primo Cardinal vicario di Roma, e morì nel 15^9; Fi-. Felice Peretti, fatto nel 1070 da s. Pio V, trasferito quindi all'altro titolo di s. Girolamo degli Schiavoni, di- venendo liei 1^85 glorioso Pontefice Sisto V. Questo Papa soppresse il titolo, che trasferì alla chiesa di s. Salvatore in Lauro , insieme col Cardinal titolare Girolamo Lancel- lotti. Siccome per r ingiuria de'tempi era in istato cadente, nel 16 io il Cardinal Lancellotti la rifàbbrici') dai fondamenti, e le fece diversi abbellimenli, anco in riguardo del- l'alloi-a regnante Paolo V, perchè ei'a stata di lui parrocchia. Il Sa- limbeni dipinse il quadro dell' alta- re maggiore, rappresentante la Cir- concisione del Signore ; come del Saraceni è quello della b. Vergine, col bambino, e s. Anna.
S. SiLP'ESTRO al Quirinale, nel S. Sisto, titolo Cardinalizio, in cii- rione Trevi , de signori della ra dei domenicani, nel rione
Missione. Pedi. Canwitelli.
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Lungo la via Appia, presso un tempio (li Marte, e 1' antica Pi- scina pubblica, in una casa della iiialrona romana Tigrich, fu eretta questa cliiesa in onore del Pontefi- ce s. Sisto II, per cui fu chiamata s. Sisto in Piscina, e titolo di Ti- gride. La detta nobilissima matrona donò la casa e i suoi beni perchè si edificasse tal tempio in onore di Sisto 11, perchè questi, a' G agosto dell'anno i(Ji, passò da questo luo- go con due suoi diaconi, i ss. Feli- cissimo ed Agapito, e quattro sud- diaconi, cioè Gennaro, Magno, In- nocenzo, e Stefano, per andare con essi al marfirio fuori della porta Capena, ora di s. Sebastiano , seguiti dopo tre giorni dall'altro diacono s. Lorenzo. Poscia in questa chie- sa fu s. Sisto II sepolto, trasferitovi dui cimitero di Pretestato; laonde in seguito il sito fu detto anco ciinitcìio di s. Sisto, non perchè vi fosse un cimitero , ma perchè con- finava colle vaste catacombe di Ca- listo. In appresso vi vennero ripo- sti anche i corpi de' ss. Anatolia, Calocero, Partenio, ed altri martiri.
Di questo titolo Cardinalizio di Tigridc si fa menzione nel concilio celebrato nel 499? ^'"^ Papa s. Sim- maco nel Vaticano, ove intervenne- ro due preti di esso, uno chiamato Romano prete, l' altro di Redento arciprete, col qual titolo erasi pure sottoscritto nel precedente concilio celebrato nel 494 ^^ ^- Gelasio I nel Laterano. Nel registro di san Gregorio I, viene nominato certo Basso del titolo di s. Sisto. Il Car- dinal titolare di questa chiesa fu destinato ad uftlziare in ogni gio- vedì nella patriarcale basilica di san Paolo, ed a celebrare suU' altare papale. Alcuni opinarono, che la chiesa fosse eretta da s. Silvestro I,
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cogli aiuti di Costantino imperato- re; certo è che s. Gregorio 1 per accrescervi la renerazione , vi pose la stazione nel mercoI<;di dopo la terza domenica di quaresima, nel qual giorno tuttora si celebra.
\ uolsi inolti'C, che quivi fossero sepolti sette santi Pontefici, e ripo- sti sotto l'altare maggiore, cioè Si- sto Il , Felice, Zefirino , Antero , Lucio, Luciano, e Sotero, come si legge da una iscrizione. Vero è pe- rò che per sicurezza si crede sieno stati trasferiti altrove, ovvero quivi se ne venerino le reliquie. Altri sono d'avviso, che siano santi ve- scovi, meno s. Sisto II, giacché non si conosce alcun Papa col nome di Luciano, chiamandosi anticamente Pontefici anco i vescovi. Altri in fi- ne avvertono, che venendo sepolti alcuni dei nominati Papi nel cimi- tcrio di Calisto , per la vicinanza , fu talora confuso con quello di s. Sisto, come di sopra avvertimmo.
Bonifacio V fu creato Pontefice nel 619, mentre era Cardinale pre- te di s. Sisto ; titolo che splendida- mente, nel 772, ristorò Adriano I, e quindi venne abbellito dal suo im- medialo successole s. Leone IH, al quale si attribuisce la traslazione in questo luogo del corpo di s. Sisto II. Verso il I200, Innocenzo III, magnificamente restaurò la chiesa, ed il suo successore Onorio HI, a- vendo approvato l'Ordine di s. Do- menico, diede a questo per prima chiesa cotesto titolo, fabbricandogli l'annesso convento ; luoghi santifi- cati dalla presenza di s. Domenico, il quale nella chiesa di s. Sisto isti- tuì la celebre divozione del santis- simo Rosario, che si propagò per tutto il cristianesimo. Onorio IH, vedendo che in Roma la disci- plina e lo spinto delle monache
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crasi raffreddato, poiché se ne con- tavano appena quaranta, volle ri- durle tutte in un monistero , affi- dandone r incarico a s. Domenico, e al Cardinal Nicolò de Romanis. Il Papa diede al santo pe'suoi reli- giosi la chiesa di s. Sabina, con parte del suo annesso palazzo per convento, e stabili la chiesa e il convento di s. Sisto per le mona- che, che ivi riunite fecero la pro- fessione religiosa nelle mani di san Domenico. Non mancarono difficoltà da superare, massime per parte del- le monache di s. Maria in Traste- vere, ossia di s. Maria in Cappel- la, le quali possedendo una mira- colosa immagine della B. Vergine, cui la tradizione vuol dipinta da s. Luca, fu loro concesso portarla nella chiesa di s. Sisto con solenne processione, alla quale intervennero molti Cardinali, e i religiosi dome- nicani.
In progresso di tempo divenuto Papa s. Pio V, già dell'Ordine di s. Domenico, considerando che l'a- ria malsana del monistero di san Sisto pregiudicava alle monache , eresse loro al monte Magnanapoli presso il Quirinale, un sontuoso mo- nistero, ed una magnifica chiesa , che dedicò ai ss. Domenico, e Sisto, ed ivi le fece trasferire, ritornando la chiesa di s. Sisto in possesso dei domenicani, e fu allora che venne chiamata s. Sisto vecchio. La mira- colosa immagine della Madonna fu trasferita dalle monache nella nuo- va chiesa, e di essa molto ed eru- ditamente scrissero Francesco Tor- rigio, e Fioravante Martinelli. Nel xSni a s. Pio V successe Gregorio XIII, eh' era stato titolare di s. Si- sto sino dal i56), per cui nel crea- re a' 2 giugno Cardinale il nipote Filippo Boncompagni, glielo confe-
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r"ì, e perciò questi fu detto il Car- dinal di s. Sisto. Il medesimo Gse- gorio XIII, ad evitare il disturbo che producevano agli uffizi divini nel men- dicare i poveri nelle chiese, assegnò loro per comune abitazione il mo- nistero di s. Sisto," nel quale furono processionalmente condotti nel i58i, dall' arciconfraternita della ss. Trini- tà de' pellegrini ottocento poveri ; ma siccome di mala voglia vi en- trarono, dolendosi dell'aria cattiva, presto ne uscirono.
La chiesa fu prima, verso il i-i'^'^j restaurata dal titolare Cardinal Pie- tro Ferrici spaglinolo ; di|ioi il men- tovato Cardinal Filippo Boncompa- gni generosamente ne rinnovò la facciata esterna con travertini, apren- dovi avanti una piazza; rifece il tet- to e il soffitto con belli intagli, or- nò le pareli, ed abbellì la tribuna con istucchi dorati.
Nel pontificato di Paolo V, il p. Serafino Sicco, generale de' do- menicani, rifece il convento, ed ornò con diversi dipinti la chiesa. Ales- sandro VII, nel I6^7 la diede per titolo al Cardinal Giulio E,ospiglio- si, che meritamente, nel 1667, gli successe col nome di Clemente IX. Nel convento professò nel 1646, la regola religiosa Filippo Tommaso Oward inglese de' duchi di Nort- fulch, il quale nel 1671 fu creato Cardinale da Clemente X, e dipoi coni miserando i domenicani iber- nesi esuli dall' Inghilterra per la di- fesa del cattolicismo, quivi li collo- cò dando ad essi molti soccorsi. In questo pio uffizio gli successe il Car- dinal Tommaso IMaria Ferrari, che pu- re avea appartenuto all' Ordine di s. Domenico. Clemente X, nel promo- vcre al cardinalato il religioso do- menicano fr. Vincenzo Maria Orsi- ni, nel iGt"?,, gli diede il presen-
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te lildlo, il (jiial {)er.soiin;^f5Ì() poi in'l I7?.j (livellile l*;i|);i Keiiedello Xllf, c insieme lieiu'liiltoie del iuo^o, giac- ché non solo laloni nel CiUTievale \i passava alenili i^'iorni nell'eserci- zio dell' umiltà, e dell'orazione, ma col disei5n(j del Piau/yini, operò del- le lestauiazioni, ed ab])eiliinenti . La festa del santo titolare si celebra ai 6 agosto.
Nell'interno della chiesa vi sono i depositi de' Cardinali Vincenzo I>ii(luvic() Gotti, Luigi JMaria Luci- iii, e Giuseppe Agostino Orsi, tutti e tre stati domenicani, e Cardinali preti di s. SistOj celebri per la loro dottrina, e per le opere loro, l^er di fuori trovasi congiunta al conven- to una piccola cappella dedicata a .s. Domenico, ov(> alcime pitture e delle iscrizioni rammentano due in- signi miracoli fatti dal santo, men- tre dimorava nel convento. Il chio- stro fu dipinto a fresco da Andrea Casale scolare del Conca , ma una parte di esso è ridotto o cartiera I Iella camera Apostolica, per la car- ta del bollo, e di altri usi ; opificio che a' 17 agosto i835, fu onorato dalla presenza del Papa regnau- te. 11 eh. cav. Gaspare Servi ar- chitetto scrisse : Della rarlicra di s. Sisto, Roma i83^. J^. Girolamo Baldassini Memorie appartenenti al- la storia, e al culto della Madon- na detta di s. Luca, esistente in ss. Domenico, e Sisto, Jesi 1775.
S. SpinrTO in Sassia, nel rione Bor- go, deW arcispedale di s. Spinto. y. Ospedale di s. Spirito ix Sas- sia, ED ARCICO^FRAfER.MTA DI SAN
Spirito in Sassia.
Spibito Sj.vto de' Napoletani, nel none Regola. F. Naioli. .
CHI
S. Sr.tyisr.yto de' Polacchi, nel rio- ne s. Angelo. V. Polonia.
S. SricF.iNo del Cacco, nel rione Pigna, de' monaci Si Ivc strini. F.
SlL\ESTRINI.
S. Stefjvo de' Mori , nel rione Borgo, filiale della basilica va- ticana, con ospizio pegli Abissini.
La chiesa, ed ospizio di s. Stefano de' mori, degl'indiani, o degli «;liopi, ed abissini, come fiiiono chiamali, era del capitol(j di s. Pietro in Vaticano, e fu edificata presso questa basilica das. Leone I del 44^3 come si rileva dai privilegi, che godeva per essere stata una delle venti o veiilidui; abbazie antiche di lloma, e privilegiate, per- chè il loro abbate assisteva il Som- mo Pontefice, allorrpiando celebrava solennemente. L'Alveri dice, che in questo luogo fu l'ospedale eretto da s. Crregorio I pegli orfani, chiamalo orfanotrofio. Nel monistero, eh' era uno de' quattro presso la basilica vaticana, erauvi de' monaci benedet- tini, di cui, come scrive Onofrio Panvinio, fu abbate Pasquale roma- no, figlio di Massimo Bonoso , che ai 2 5 gennaio 817 divenne Papa col nome di Pasquale 1, e che la Chiesa venera per santo. F. su que- sto monistero i compilatori del Bol- lano Faticano, nel tomo I, p. 29. Poscia la chiesa e il monistero fu- rono dati al capitolo di s. Pietro, co- me provasi da una concessione di s. Leone IX del 1049 ad esso indiriz- zata, sotto il nome de' canonici del monistero di s. Stefano. Da ciò si raccoglie, come dice il Panciroli nei Tesori nascosti, che per seicento an- ni abitarono nel monistero i mo- naci dell' Ordine di s. Benedetto, poiché tanti anni appunto corsero da s. Leone I, a s. Leone IX. Che
CHI i monaci erano addetti all' ufGzia- tura della basilica di s. Pietro, con altre nozioni ad essi riguardanti, il dicemmo all'articolo Chiesa di sa\ Pietro l\ Vaticano. Vedi.
Questa chiesa prese il nome di s. Stefano de' Mori, o degli Abis- sini, allorché il Pontefice Paolo IV del i555 la diede, in uno alla con- tigua casa, ad alcuni mori del pae- se detto del Prete Janni, e chia- mali indiani. Tuttavolta Carlo Bar- tolomeo Piazza, nelle sue Opere pie di Roma, parlando a pag. i?.3 e seg. dell'ospedale degli indiani, ov- vero abissini a s. Pietro, dice clic Clemente \ li, nel 1325, diede la chiesa e l'ospizio a detta nazione. Laonde Paolo IV avrà confermata la concessione, e ne sarà stato be- nemerito, come lo fu Gregorio XIII, che dal palazzo apostolico assegnò all' ospizio quotidiane somministra- zioni, come lessi nei ruoli dei pa- lazzi apostolici. Non si dee tacere , esservi chi sostiene, che Alessandro III eresse in P».oma nn ospizio agli abissini , sotto la cura de' monaci copti. V. Abissi>"ia. Anche l'Alveri vuole che Eugenio IV, nel 14^9 > abbia confermato agli abissini l'ospi- zio ad essi concesso da Alessandro III, il quale fu eletto Papa nel i log. 1 diversi tentativi fatti successi- vamente dalla santa Sede per con- vertire alla fede cattolica gli abi- tanti dell'Abissinia, furono soggetti a fiere persecuzioni , come si può vedere nel viaggio che fece Salt, e poi stampato nel 1808. Assunto al pontificato Clemente XI, e vedendo che la chiesa e l' ospizio di s. Ste- fano protomartire presso la basilica vaticana era disestato nelle rendite, e che non venivano dallEtiopia uè abissini, né copti, volle prenderne provvidenza , perchè giungendone
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qualcuno in Roma, ivi fosse chi ne prendesse cura, e diede la chiesa in cappellania al suo familiare d. Sil- vcrio Campana, beneficiato di s. Pie- tro col titolo di rettore, locchè con- fermò con breve de' io ottobre 1705. Ma già la casa contigua era- si rifabbricata per ordine del Papa, il quale si recò a visitarla, come già nell'almo precedente erano giunti in Pioma quattro mori, i quali erano stati ordinati sacerdoti ai 20 aprile. In seguito Benedetto XIII, con bre- ve de' 3i agosto 1724, dichiarò coadiutore al Campana nell' uffizio di rettore dell' ospizio, e di supe- riore della chiesa con futura suc- cessione, Marc' Antonio Ausidei, no- bile perugino arcivescovo di Damia- ta, ed assessore del s. Offizio, che poi nel 1728 creò Cardinale.
Nel pontificato di Clemente XII si recarono a Roma alcuni monaci abissini di s. Antonio, i quali poi vi rimasero sino a quello di Pio "NI. Ad essi coll'autorità della costituzio- ne Alias postqnam de' i5 gennaio it3i. Clemente XII accordò la chiesa di s. Stefano de' IMori col- r annesso ospizio , e giardino. Que- sta concessione venne fatta a se- conda di qnella di Paolo HI , che fu r immediato successore di Clemente VII, ed espres.samente si dichiarò essere in favore dei mo- naci di s. Antonio Abbate {Vedi), di nazione abissini, etiopi, copti, o egiziani, col patto di celebrare le feste di s. Stefano protomar- tire ai 26 dicembre , e di s, Sil- verio Papa ai 20 giugno, secondo la pia disposizione del defunto ret- tore Campana, in onore del santo titolare della chiesa, e di quello del suo nome, assoggettando gl'in- dividui della mentovata nazione al- la sagra congregazione Cardinalizia
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fli Prnpafjnndii , ed al suo Cardinal piclèlto generale prò tempore. Indi sotto l'io \ n, e nel i8o/j, d. Gior- i^io (iiilahadda al)i,ssinio, ispirato dal- la divina J Provvidenza, fiiygi dall'E- tiopia per abiurare gli errori, e por- tatosi in Roma nel 1807, fu dal lodato Pontefice fatto istruire nei dogmi ortodossi di nostra santa re- ligione, e poscia lo dichiarò rettore delia chiesa ed ospizio della sua nazione, cioè della chiesa e casa di s. Stefano de' iMori, carica che tut- tora esercita con pio zelo. Nel n." ^'^ del Diario di Roma del 1841 si legge ciò die spetta ai tre deputati abissini mori, e loro seguito com- posto di vari dottori, sacerdoti, e monaci etiopi, inviati dal Degesma- clio Ubhè signore del Tigre al re- gnante Pontefice, qual deputazione dei tre regni cristiani del Tigre , dell'Amara, e di Sclioa nell'Abissi- nia, cui fecero da interpreti il po- liglotte dottissimo Cardinal Giu- seppe Mezzofanti, d. Gio. de Gia- eobis della congregazione della mis- sione, e prefetto Apostolico del- la missione di Abissinia, nonché del suddetto d. Giorgio Galabadda. ivi ancora riportasi con qual beni- gnità il Papa Gregorio XVI li ri- cevesse ai 17 agosto 1841 nel pa- lazzo Quirinale, e si parla anche d(dr offerta a lui fatta dagli abissini dell'incenso delle lor parti, insieme ad alcuni rari uccelli di Etiopia , come dicesi che cinque di delti abis- sini rimasero in Roma per alunni nel collegio Urbano di Propaganda fide.
La chiesa di s. Stefano de' Mori, che, come dicemmo, ripete la sua erigine da s. Leone I , in diversi teiripi fu ristorata, massime da A- driano I, da Sisto IV, da Gregorio XIII, e da Clemente XI, ha ncl-
CUI
r altare maggiore un buon quadro d'incerto autore, rappresentante s. S!(;f mo lapidato, e nell'altare a de- stra vedcsi un dipinto del Puccini, esprimente s. Silverio Papa; altare, che fu eretto dalla pietà del sun- Tiominato rettore Campana, come alìerma il Piazza nel suo Emerolo- i^io di Roma, a pag. 4io> parlan- do della festa di detto santo, nella quale, e in quella di s. Stelàno il capitolo valicano si reca ad ulììzia- re la chiesa. P^. l'Alveri, Roma in ogni slato j a pag. 219 e 220, ove, trattando di questa chiesa, riporta le iscrizioni necrologiche degli etio- pi ivi sepolti.
S. Stefano Rotondo, titolo Cardi- nalizio, in cura de' Gesuiti, si- tuato sul monte Celio, nel rione Monti.
Sulla vetta del monte Celio, cos\ chiamato da Celio Vibeuna capita- no toscano, che portatosi a soccor- rere R.omolo, o altro re di Roma, ivi si fermò ad abitare, è posta la chiesa di s. Stefano Rotondo, cos\ chiamata dalla sua foi'ma circolare, mentre prima si disse ancora dal monte, .<^. Stefano al Celio. Xè de- ve occultarsi, che fu detto pure s. Stefano nelQuerquelulano in Cele- rina, dalla copia delle querele, che ivi erano, e da una famigha, o con- trada, che si nominava Celerina, giacché abbiamo certo Stefano Car- tlinale titolare di s. Stefano in Ce- lerina. Xon sono d'accordo gli au- tori se fosse un tempio antico sa- cro al dio Fauno. Si sa per altro, che era tempio de' gentili, quando il Pontefice s. Simplicio del 4^7 l" dedicò al protomartire s. Stefano , liducendolo al relativo uso. Già era titolo Cardinalizio quando nel 498
CHI
s. Simmnco celebrò un concilio, dap- poiché y\ si sottoscrisse un Marcel- lo prete del titolo di s. Stefano nel monte Celio; titolo che poscia con- fermò s. Gregorio I. in luogo del- la chiesa di s. Crescenziana, \i pose quest' ultimo Pontefice la sta- zione nel venerdì avanti la do- menica delle palme , ed ai 26 di- cembre, festa del santo, le quali og- gidì si celebrano ancora. Il mede- simo s. Gregorio I in questa chiesa pronunziò al popolo romano l'o- meha IV siiU' evangelo di s. Mat- teo. Il Cardinal titolare doveva ce- lebrare ogni giovedì sull' altare pa- pale della patriarcale basilica di s. Lorenzo fuori le mura, facendovi il servizio ebdomadario.
Già i Pontefici s. Giovanni I , del 524, ed il suo immediato suc- cessore s. Felice HI detto IV, vi avevano fatto eseguire alcuni mu- saici, massime nella tribuna, di che fa menzione il Grutero con due iscrizioni, cui riporta alla p. 11 64 ai numeri 17 e 20. Di poi Papa Teodoro del 642, dall'arenario della via Nomentana, prese i corpi de' ss. martiri Primo e Feliciano , ripo- nendoli in questa chiesa, alla quale offrì molti doni. Ci avverte il Piaz- za, Gerarchia pag. 534, che Sergio II, Papa dell' 844^ concesse ad E- remberto, uomo illustre, il corpo di im s. Primo, e le reliquie d' lui s. Feliciano, venendo depositate nella villa Lega della diocesi di Milano. Su questo punto va letta la Notizia istoiica del martino de' ss. cittadi- ni romani Primo e Feliciano, e del- la traslazione, ed iin'e/izioiic de' lo- to corpi nella chiesa di s. Stefano Rotondo nel monte Celio, Iloma' 1736. In questo libro evvi una bre- ve notizia su questo antico tempio. In appresso Adriano I, nel 773,
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restaurò ed abbellì la chiesa. Que- sta fu data in titolo nel concilio di Clermont al b. Martino Cibo, ci- stcrciense , amico di s. Bernardo , quando nel ii3o Innocenzo li lo creò Cardinale. Quindi nel 1191, Celestino HI conferì il medesimo titolo al Cardinal Giovanni di Sa- lerno, che in sua morte dieci Car- dinali elessero Papa ; ma temendo l'eletto di uno scisma, px-ontamente rinunziò, facendovi sostituire Inno- cenzo IH. Alcuni vogliono, che que- st' ultimo Papa sia stato benemerito della chiesa, per le riparazioni die vi fece eseguire.
INIinacciando in appresso la chie- sa ruiua , Nicolò V accorse solle- cito a ristorarla sino dai fonda- menti. 11 glorioso di lui nome fu posto nel fl'ontespizio della faccia- ta esteriore colla data del i453. Poscia, nell'anno i 455, Nicolò V tol- se la collegiata de' canonici, che si- no allora uffiziavano la chiesa , ed in vece vi pose dodici frati romiti di s. Paolo primo eremita. Pio H, nel i45B, creò Cardinale prete di s. Stefano Alessandro Oliva, agosti- niano di Sassoferrato, celebre pe' suoi grandi meriti. Questo titolare fu be- nefico della sua chiesa, coll'abbelli ria. In seguito venne pure, nel i4'^8 , ristorata da Innocenzo \ III. Ma verso l'anno 1 549, avendo ii^^^^'^^to Paolo IH al Cardinalato Giannange- lo de' Medici, che poi conseguì il presente titolo, da esso nel i55g ascese alla veneranda cattedra di s. Pietro col nome di Pio IV. Aven- do poi il suo predecessore Giulio HI, per opera di s. Ignazio, dato principio al collegio germanico-un- garico, sotto la direzione de' gesuiti, il successore Gregorio XI H lo sta- bilì, e fra le copiose entrate che gli assegnò, gli diede in un alla chiesa,
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"■u, CHI
quello goduto flai ielif:;iosi nuivi (li- molanti, i (fuali orano uudati iu dc;- oadoiiza, e pmciò da lui tolti, come rilevasi dalla b(jlla Jposlolici niu- m-ris snlliciludn , data kal. mar- lii anno i TyS. I gosuili , oltre- ché farvi rifiorire il divin cul- to, l'abbellirono e decorarono con i stupende pitture a fresco, di cui poi faremo parola. Di (juosta chiesa iVi molto divoto s. Filippo ISeri, e vi condiiceva nel giovedì di carnevale molto popolo a ricevervi la s. comu- nione, oltre la visita delle sette chiese. Il Crescim!)eiii nella sua erudita Istoria della chiesa di s. Giovan- ni avanti porta latina, a pag. 167 e seguenti, riporta preziose notizie della chiesa di s. Stefano al monte Colio, che alcuni chiamarono s. Ste- fano in capo d'Africa. Tra le al- tre cose racconta, che la chiesa di s. Stefano apparteneva alla detta chiesa di s. Giovanni , la quale fu data da Lucio II con tutte le sue pertinenze alla basilica lateranense, locchè confermò Onorio III, com- prosavi la chiesa di s. Stefano, in- sieme ad altri Papi. Quindi riporta i diversi accordi fatti dal capitolo lateranense coi frati di s. Paolo pri- mo eremita, a cagione dei reclami dal primo avanzali ai secondi, dopo che a loro Nicolò V avea concesso la chiesa, e i beni. Dopo molte vi- cende da ambedue le parti si con- chiuse col patto di restituire si i beni che la chiesa al capitolo, quan- do i frati per qualunque ragione l'avessero lasciata. Essendo il capi- tolo ricorso dopo la morte di Gre- gorio XI li al successore Sisto V, per essere reintegrato ne' suoi di- ritti, nulla potè ottenere, e il Col- legio gernianico-wigarico [Vedi), go- vernalo dai gesuiti, ne rimase pa- ciiico possessore, come lo è tuttora.
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Sol piondonle , e njcraviglioso è 1 circllo che si prova entrando in quello ic-mpio , dappoiché rotonda n' (• la forma con una nave circo- lare sorretta da cinquantotto co- lonne di granito, e sei di marmo bianco, tutte d'ordini differenti. Au- licamente essa aveva un altro por- tico più vasto all' intorno sostenuto pure da colonne; ma iVicolò V re- strinse il suo circuito , e chiuse nel nuu'o il primo ordine di colonne, che restava piii in fuori, in modo per altro, che alcune ancora se ne vedono scoperte. Le due colonne del centro, che reggono la cupola, sono d'ordine corintio; il diametro della chiesa è di cento novantotto piedi. Nelle pareti della nave circolare, Ni- cola Pomarancio con bravura e di- ligenza dipinse le trentadue storie de' santi martiri principiando dagli Innocenti; ma i paesi e le prospet- tive furono eseguite da Matteo da Siena. Antonio Tempesta dipinse i martirii de' ss. Primo e Feliciano nella hno cappella, e di fuori la strage degl'Innocenti, e la Vergine Addolorata. Nel i 5H j riprodusse tali pitture in rame Gio. Ballista de Cavalieri, come nota il Crescimbjeni a pag. 189. Il quadro della ss. An- nunziata nel suo altare è opera del gesuita p. Pozzi. Nel centro sopra l'altare, e sotto la cupola si alza un artificioso tabernacolo, il quale con bizzarro disegno fu lavorato da un fornaio svedese, che il donò al col- legio germanico- ungarico.
Presso la chiesa anticamente fu il celebre monistero di s. Erasmo, di cui ancora si veggono i vesti- gi , il quale fu uno de' più an- tichi e primari di E.oma, e venne fondato, secondo alcuni, dallo stesso s. Bencdetlo. Piisplendctte per la re- golare diocipliua, pei mouaci che vi
CHI Clir 'Tr
noriionn, uno de' quali fu A(1cn(ìa- cura dcllr inniuichc cisterciensi , to , o Deodato , ovvero Dcusdcrlit , nel rione Trevi. che, nel 6i5, fu creato sommo Pon- tefice. In questo monistero, e pres- Questa chiesa fu detta anticamen- so la chiesa di s. Stefano, dopo la to do' ss. Gabino e Susanna, ad morte di Giovanni Y, avvenuta nel diiai Donins. agli orti Sa liristi a? n . jiiimo agosto del G^6, ncH' elezione lìvU'aUa Semita del Qi/in'nale, vi- dei successore nacque grave conte- cino al vico di Mamurro, fabbro sa, poiché il popolo essendosi divi- che, secondo gli ordini di Numa, ta- so dall'esercito dell'esarca di Ra- voi-ò i famosi scudi Ancillj. Viene venna , che voleva in essa introdur- chiamata dagli scrittori ecclesiastici si, questo faceva tumulto presso la ad duas Domos, perchè ivi furono chiesa, e il popolo col clero roma- le case di s. Gabino padre di s. Sa- no erasi ritirato in s. Giovanni in sanna, e del Pontefice s. Cajo, elet- Laterano, per cui insorti gli antipapi to nel 283, ambedue convertite in Pietro e Teodoi'O, poscia composti chiese, od oratori. In questo luogo, gli animi, concordemente elessero per la sua eminenza ed amenità , Conone per Papa. Finalmente nel già chiamato alta Semita, sul dor- raonistero di s. Erasmo, dalla chic- so del Quirinale, furono il tempio di sa di s. .Silvestro in Capite, nel Quirino, la casa di Pomponio At- 799, i ribelli Pasquale, e Campolo tico, ed i famigerati orti Sallustia- fecero trasportare, e strettamente ni, col superbo palazzo, oltre di- rinchiudere s. Leone IH, da loro versi altri templi ed edifici. V. Chie- orrendamente mutilato, donde fu li- sa di s. Cajo.
berato da Albino suo cameriere, ed Vuoisi pertanto, che Papa s. Cajo
accompagnato al Vaticano. erigesse in chiesa la casa del fratello
Sulla chiesa di s. Stefano Ptoton- Gabino, e della nipote Susanna vei'gi-
do possono principalmente vedei- ne dopo il suo martirio pur ivi sof-
si , Descrizione di Roma antica ferto, e celebrasse nella medesima
e moderna, dedicata al Cardinal piìi volte la messa ad onore di lei.
Valenti tom. II pag. 4 '4? e seguen- Altri credono, che a s. Leone 1 deb-
ti ; Le antichità della città di Ro- ba attribuirsi la dedicazione della
ma per Lucio Mauro stampate in chiesa da lui restaurata, o forse da
Venezia nel i556 a pag. 42; Ro- oratorio ridotta a chiesa, recitando-
ma vetus et recens, auctore Alexan- vi un sermone in onore di s. Feìici-
dro Donato, a p. 324; e V Hi sto- ta, e de' sette martiri suoi figli. Ccr-
ria collega Gennnnici et Ungarici, to è, che nel concilio celebrato nel
auctore p. Cordaro soc. Jesu. Laterano, dal Pontefice s. Simma- co, nel 499» "^' si sottoscrissei'o A-
Ss. Sudario de' Savojardi, nel rio- sello, ed Agatone, preti del titolo
ne s. Eustachio, chiesa dell' Ar- de' ss. Gabino e Susanna ; come s.
ciconf r aterni ta del Ss. Sudario Gregorio I iiomina nel suo registro
[Tedi), fal)!)ricata nel r6o5 con im tal Rustico, prete del titolo di
disegno di Carlo Kainaldi , e ri- s. Susanna. Poscia al suo Cardinal
storata nel secolo decorso. titolare fu data la prerogativa del
servigio ebdomadario nella patriarca-
S. Susanna, titolo Cardinalizio, in le basilica di s. Paolo, dovendo ce-
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Icbrnrc suU'nlfan! pontificio in ogni sahhato. Da tempo anticliissinio rpii- vi, come nella chiesa di s. Cajo, si celebra la stazione nel sabI)ato dopo la terza domenica di rpiaresima.
S. Leone II dichiarò prete Car- dinale di s. Susanna s. Sergio I, che fu creato l'apa nel 687. Adria- no I rifece il tetto delia chiesa; e l'immediato suo successore s. Leo- ne III, nel 795, quando fu eletto, trovavasi prete Cardinale di questo titolo. Secondo l'annalista Baronio, quivi egli volle essere consagrato Papa ; indi la rifabbricò quasi tut- ta, vi pose il baltisterio , l' abbellì facendovi eseguii-e nella trilxma la immagine di Carlo Magno in abito militare, e l'arricchì del corpo di s. Felicita martire, che fu preso dal cimitero detto di s. Felicita nella via Salare, donde era stato trasferi- to in questa sua chiesa anche quel- lo di s. Susanna. In essa riposano pure il corpo del di lei padie san Gabino, e nell'altare di s. Lorenzo la metà di quelli de' ss. martiri Ge- nesio, ed Eleuterio : vi è pure un osso del profeta Michea, che pre- disse il nascimento del Redentore, e vi sono altre reliquie. Anastasio bibliotecario nella vita di s. Leone IH, narra la sua magnificenza ver- so questa chiesa, e fa la descrizio- ne de' donativi, cioè di tre gabale, o lampadi d'oro di cinque libbre e mezzo: di due croci d'oro ornale di gemme, del peso di quindici libbie; di due verghe d'argento; di tre immagini di tal metallo di trenta- cinque libbre ; dell'altare per la con- fessione di argento del peso di cen- totre libbre; di otto colonne d'ar- gento, con due archi, ed una croce simile ; di due vesti di lama di ar- gento, chiamate gamadie; più un'al- tra croce di argento, un canestro,
CHI
ima corona grande con dodici del- fini, altra croce, de' vasi colalorii, due altre lampade con grifi dorali, due corone con dieciotto delfini , tutto di argento.
Nel I 1 44 Lucio II confer'i que- sto titolo al Cardinal Gezo. Altre ri- parazioni a questa chiesa, che fu chia- mata anche basilica, e fino agli ulti- mi tempi fu pure parrocchia, non si trovano sino a Nicolò V, Parentu- celli, che successe nel i447 ^"-l I^"^'" genio IV, il quale l'avea fatto Car- dinale prete di s. Susanna. Dipoi Sisto IV, nel i47^) l'abbeiri, e vi fece alcuni ristauri. INIa al Cardinal Girolamo Rusticucci titolare di santa Susanna, per beneficenza di s. Pio V si devono la riedificazione della chiesa, i maggiori suoi ornati, e la erezione della facciata esterna di travertini, con architettura di Carlo IMaderno, il soffitto dorato, le pit- ture nelle pareti, oltre il totale suo ingrandimento. Adornò ancora con marmi, e dipinti il sotterraneo della confessione, e la tribuna, mentre per l'amore che portò a questa chiesa^ se- condo l'uso antico, volle chiamarsi il Cardinal di s. Susanna, e la ritenne in commenda quando passò al tito- lo di s. Maria in Trastevere, ed ai vescovati suburbicarii.
Contemporaneamente imitatrice in parte del Cardinal Rusticucci fu d. Camilla Peretti sorella di Sisto V, la quale fablnicò con beili marmi la cappella di s. Lorenzo, facendovi dipingere il suo martirio da Battista Pozzo di Valsoldo, e dal Nebbia; e le geste de' ss. Genesio, ed Eleuterio, che nella metà dei loro corpi avea dal Pontefice fratello ottenuti dal- la chiesa di s. Giovanni delia Pi- gna. Quindi stabilì un legato, per dotare, nel giorno di s. Susanna, no- ve zitelle, alle quali assegnò cinquan-
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ta scudi per cadauna, cioè nel di della sua festa agli 1 1 agosto, nel qual giorno il senato romano viene a fare l'olTerta di un calice d' ar- gento e di torcie di cera in ogni quadriennio. La medesima pia da- ma eresse un monistero di mona- che presso la chiesa de' ss. Vito e Modesto, donde poi furono da Si- sto V trasferite a questa chiesa di s. Susanna, aiutata da Pietro Ful- vio, nel modo che si descrive al- l'articolo ClSTERCIEySI MONACHE, CSSCU-
do appunto tali quelle, che tuttora sono nell'annesso monisteio, e sog- gette al Cardinal protettore.
Paolo V ingrandì e riedificò il mo- nistero, il cui coro interno di noce in- tagliata è forse il più bello, che sia in Roma. Entro l'ameno e vasto giar- dino delle monache, si vede una cisterna, il cui architrave, e pilastri sono disegno e lavoro di IMichelan- gelo Buonarroti. Da ultimo onorò questo titolo il Cardinale Lorenzo Corsini, cui lo diede Clemente XI, nel 1705, giacché nel lySo fu su- blimato al triregno, ed assunse il nome di Clemente XII. L' interno della chiesa ha una sola nave, il cui pavimento tuttora conserva al- cuna traccia dell'anlico. Pcicco è il soffitto d'intagli, e doralure, avente le pareti ornate di pitture esprimen- ti le storie della casta Susanna ebrea, eseguite a fresco da Baldassare Cro- ce ; ma le prospettive di tali dipin- ti sono del p. Zoccolino teatino, come le statue di stucco, che le frammezzano, sono del Valsoldo. Dal- la tribuna si scende per una scala a due bracci alla confessione, la qua- le occupa un vasto spazio sotteira- iieo, e vi si venerano i corpi di s. Felicita, e le reliquie de' suoi figli martiri. 11 quadro poi dell'altare maggiore rappresenta s. Susanna
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morta, opera del siciliano Laureti ; le pitture della tribuna, e l' assun- zione della b. Vergine, sono del pen- nello dell'orvietano Nebbia. Al lato destro del detto altare evvi il mar- tirio di s. Susanna, che con altre ligure superiori nel pilastro, e fuo- ri dell'arco dipinse il Nogari. L'i- storia di contro è del mentovato Croce, ch'è pure autore dei freschi esteriori dell'arco. A mano sinistra si vede la magnifica cappella di s. Lorenzo, e nella parete destra è il deposito, che Camilla Minio pittri- ce, eresse al genitore Filippo Valle, scultore del secolo decorso.
S. Teodoro, già diaconia Carcliimli- zia, in cura dell' arciconfralcrnila del ss. Cuore di Gesìi, delta dei Sacconi^ nel rione Canipitelli.
Di questa antichissima chiesa, già tempio rotondo di Romolo, volgar- mente detto s. Tota alle radici del Palatino, o, come altri dicono, fab- bricata sugli avanzi del tempio di Giove Statore, o di quello di Vesta, già se n'è parlato nel voi. II del Di- zionario a p. 3 1 3, trattando di quel sodahzio. Solo qui daremo altre no- tizie su questa chiesa , posta nella contrada, ch'ebbe nome di Vico toscano, perchè vi abitavano mer- canti ed artisti toscani. Fu questa diaconia la nona regionaria istituita da s. Iginio Papa del i54, alla quale presiedeva il diacono Cardi- nale regionario della settima diaco- nia, di cui si ricorda un tal Celio Giovanni, diacono di questa chiesa, nel sinodo romano, celebrato nel 499 dal Pontefice s. Simmaco; chie- sa, che s. Gregorio 1 dedicò all' in- vitlissiino martire s. Teodoro, del quale la Chiesa celebra la festa ai 9 novembre. Il volgo poi lo chia-
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mò santo Tutu per Ja tli lui tenera età, ed al patrocinio di esso santo rieorrono i genitori pe' loro fanciid- li. Essa fu in proj^resso restaurata da Adriano I : quindi da Nicolò V, che conservò le forme anliclie, e fece dipin;^cre sulla ])orta la na- scita del Salvatore ; dal Cardinal Francesco Barberini, nipote di Ur- bano VIH, verso il i<)74; e poi da Clemente XI, che còll'opera del cav. Carlo Fontana, nel i7o5, iso- lò l'ediflzio per liberarlo dall' umi- dità del teri apieno da cui era cir- condato, aprì una piazza avanti , munendo di cancelli lingrcsso , ab- bellì i tre aitali, ed il maggiore decorò con marmi mischi, sul rpia- le evvi un «juadro di s. Teodoro del Zuccari. 11 magistrato romano ogni anno, nel dì della festa di san Teodoi'o , fa in questa chiesa la olTerla di un calice d'argento, e di quattro torcie di cera.
Onorio li, nel i 17.5, conferì que- sta chiesa in diaconia ad Ugo Ge- vemei arciprete della basilica vati- cana ; e Giovanni XXII, in Avigno- ne, la diede, nel i3i6, al celebre Cardinal Gio. Carlo Orsini, morto colà nel i355. Ma nel pontificato di Sisto V restò soppressa la dia- conia, sebbene , secondo il Piazza , Gerarchia Curdinalizia, p. 735, fu da Urbano Vili temporaneamente ripristinata in fiivore del Cardinale Teodoro Trivulzi. Prima era colle- giata di canonici , e poi sotto Cle- mente XII fu concessa alla lodata arciconfraternita. P^. Fi-ancesco Ma- ria Toriigio, Istoria del martirio di ■s. Teodoro, Roma i634, nel qual libro, oltre la vita del Santo, si tratta anco di questa sua chiesa ; nonché Francesco Cecconi, Memo- rie storiche dell' insiirne diaconia di o
o. Teodoro martire, situata alle
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raffici del monte Palatino, Roma 1710.
S. Teresa alle (/icaltro fontane , delle carmelitane scalze riforma- te, nel rione. Monti. V. Carme- litane MONACHE.
Il senato romano, in ogni decen- nio, in vigore di rescritto fitto da Pio VII ai 22 settembre 1804, nel dì della festa di s. Teresa^ ai i5 ottobre, fa in questa chiesa la pia oblazione di un calice di argento con sua patena, e quattro torcie di cera.
S. Tom M. ISO di Cantorbery , del collegio inglese j nel rione Regola. V. Collegio inglese.
S. Tommaso in Foi-mis, del Capi- tolo f^aticanOj nel rione Campi- telli. V. Chiesa di s. Pietro iv Vaticano, nel fine dell'articolo.
S. Tommaso in Parione , titolo presbiterale Cardinalizio , con parrocchia, nel rione di Parione.
Vuoisi edificata nel i 1 3«^ dal Pontefice Innocenzo II, che la con- sagrò solennemente ai 2 1 dicembre di detto anno, giorno in cui ap- punto la Chiesa universale celebra la festa di s. Tommaso apostolo, cui è dedicata. Prese il nome di Parione da quello del rione, per- chè in esso abitavano i cursori , o mandatari, che in latino chiamansi apparitores. Verso l'anno i4^4 '^ Cardinal Stefano Nardini di Forlì fondò l'annesso collegio, che prese il nome di Collegio Nardini [l'aedi), e doveva servire a ventisei giovani stu- denti, ed un palazzo, il quale servì di residenza al tribunale del govei-no, e
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dei [trelati governatori di PLoma, per cui quando tali residenze furo- no traslerite ove sono , al palazzo e alla contrada rimase il nome di governo vecchio. Nella celebre pro- mozione, che Leone X fece, nel I?i7, di trentuno Cardinali, eresse la chiesa al grado di titolo Cardi- nalizio, nominandovi per primo il Car<linal Lorenzo Campeggi da lui creato nella stessa promozione ; e poscia Clemente VII, nel iSat), la diede per titolo al Cardinal Giro- lamo Doria. Fra i Cardinali, che onorarono questa chiesa, vi fu il b. Gregorio Barliarigo veneziano, cui l'nssegnò Alessandro VII, quando, nel 1660, da lui fu aggregato al senato apostolico. S. Filippo Neri vi volle prendere tutti gli ordini sagri, me no quello di diacono, che prese nel- la basilica Kiteranense, ed allora il santo era nell'età di trentasei an- ni ; i primi ordini li prese nel me- se di marzo da Giovanni Lunelli vescovo di Sebaste, vicario genera- le di Giulio IH, e il sacerdozio nel- la Pentecoste. Ciò avvenne in que- sta chiesa forse perchè il detto ve- scovo vi abitava vicino.
Della confraternila de' ss. Gio. Evangelista e Nicola de' Copisti, in s. Tommaso in Pavione, tiatta il Piazza, nelle sue Opere pie di Ro- ma, a pag. 661 , e seguenti. Essa ebbe origine sotto Pio IV , nel 1 56 [ , ma in progresso si estinse. In questa chiesa fu pure fondata nel secolo XVII la confraternita delle missioni, la tjuale poi passò a s. Giuliano in Banchi. j\el pontifi- cato di Gregorio XIII , e verso l'anno i582, Mario e Camillo Cer- rini nobili romani, con molta spesa, e con disegno di Francesco Volter- ra fecero restaurare, ed abbellire questa chiesa. Il quadro dell' altare
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maggiore fu colorito dal p. Cosi- mo cappuccino, che vi espresse san Tommaso apostolo in atto di ora- re. Il quadro dell'Annunziata, e dei ss. Gio. Evangelista, e Nicola di Bii.- ri, posto suir altare a sinistra, è o- pera di Pomerancio. Nell'altare 0[)- posto la Concezione è pittura del Passeri. Nella prima cappella poi a mano destra di chi entra evvi il quadro di s. Filippo , cioè la sua ordinazione , dipinto dal cavaliere Giacomo Conca, il quale seppe su- perare le dlllicoltà de' para menti ros- si, che hanno i sagri ministri.
Questa chiesa fu frequentata dalla matrona s. Francesca Promana. Al- tre notizie di questa chiesa si pos- sono leggere nel Bovio , La pietà trionfante, pag. 187, della chiesa di s. Tommaso in Pai-ione, filiale dell' insigne basilica di s. Lorenzo in Damaso di R.oma. Il Cancellieri, a pag. 66 del suo Mercato, confuta lo Sprengero, il quale nella Roma, nova, aveva scritto, che sulla poita di questa chiesa appendevasi la tabella degli scomunicati , che non avevano adempito alia comunione del precetto pasquale.
S. Trifone nel rione Ponte. V. Chiesa, di s. Agosti vo, ed Arci-
CONFRATERXITA DEL SS. SaGRAMEN-
To nella chiesa di s. Trifone.
SS. Trinità' de' Signori della Mis- sione, nel rione Colonna. V. Si- gnori DELLA Missione.
SS. Trinità' dell' arcicoufraternita de' Pellegrini, nel rione Regola. V. ArciconfrateRxNita della ss. Trinità' de' Pellegrini.
11 senato romano ogni anno, per la lesta della ss. Trinità, fa a (jucr
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sta chiesa l' oblazione d' un calice
d'argento, e quattro torcic eli cera.
SS. Trinità' de pp. Trinitarj cal- zali, nel rione Canipomnrzo. V . Trinitari Ordine religioso.
SS. Trinità' de' Monti al Mon- te Pinci o, titolo Cardinalizio in cura delle monache del Sagro Cuore, nel rione Camponiarzo.
Questa chiesa si chiama della ss. Trinità de monti, al monte Pincio, <) colle degli ortidi, perchè dedica- ta alla ss. Trinità sul monte Pin- cio da quel senatore romano , che ivi fabbricò un sontuoso palazzo , detto poi in Pincis, dai famosi orti di Lucidlo, e di Sallustio , che per la loi'o amenità deliziosa , servirono di diporto ai romani imperatori ; chiamato poi venne il colle col di- minutivo di oriuli da quelli, che nel declivio del monte piantarono molti particolari. Su questo colle, e alle sue falde fu la basilica di s. Felice prete e martire , chiamata ne* Rituali in Pincis, in cui eravi la stazione a' i4 gennaio, e la quale era in tanta venerazione, che s. Gre- gorio I vi recitò la IX omelia sul- r evangclo. Vari sci ittori però sono di parere, che tal basilica non dalla porta o palazzo Pinciano si chia- masse in Pincis, ma perchè s. Fe- lice fu martirizzato colle punte di ferro o lesine, che si dicono Pince. 11 detto palazzo del senatore Pin- ciano, era sì splendido, che Cassio- doro per ordine del re Teodorico, scrisse a' romani , che mandassero a Piavenna i marmi della casa Pin- ciana. In questo palazzo abitò , nel oab, Belisario allorquando liberò Roma dall' assedio de' goti , ed ivi fatto chiamare il santo Pontefice
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Silvcrio, lo calunniò d" intelligenza co' nemici, e l'esiliò ncll'iscjla Pai- maria: ingiustizia, che poi Dio punì col far cadere Belisario in tlisgra- zia dell'imperatore Giustiniano II, pure per calunnia, per cui gli ven- nero cavati gli occhi , e ridotto a mendicare alla porta di Costantino- poli , colle note parole : Date obu- Inni Belisario.
Venendo all' origine di questa magnifica chiesa, e del sontuoso convento, è a sapersi, che mentre s. Francesco di Paola , fondatore de' minimi da lui detti Paololli, si trovava in Francia, ottenne dal re Carlo Vili il permesso di fondare in Roma un convento pel suo Or- dine, massime pei religiosi francesi, per cui mandò i religiosi Giaco- mo di Pulisio, e Giacomo di Mon- tano, con regie lettere al Cardin;d Gio. Villiers de la Grolaye o Grau- lois, ambasciatore presso Alessan- dro VI. Quindi s. Francesco si re- cò egli stesso in Roma, ed insieme a due suoi religiosi , prescelse di fondarlo sid monte Pincio, ove ora sorge la chiesa. Questo sito nel 149^ era stato acquistato dal veneziano Daniele Barbaro per mille cinque- cento fiorini; ma poi per la mede- sima somma lo cedette ai religiosi, per cui a' 20 marzo si stipulò il contratto. Non andò guari, che per la conquista del reame di Napoli , e con poderoso esercito Carlo VIII si avviò per Pioma, entrandovi a' 3 i dicembre i494> e tanto gli piacque tale scelta, che per l' erezione del tempio donò trecentoquarantasette scudi d'oro ; e passando a Napoli ordinò al Cardinal Grolaye, di som- ministrare altra somma più rag- guardevole. Con questi, ed altri pii soccorsi fu nel luogo edificata una cappella sotto l' invocazione della
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ss. Trinità, ed una piccola casa poi- abitazione de' religiosi ; indi a' 20 lebbraio i49^> Alessandro VI ap- provò r acquisto, e la donazione del re di Francia.
Mentre Carlo Vili voleva ingran- dire la chiesa e la casa, mori nel 1498, e gli successe Ludovico XII, dal quale s. Francesco ottenne la somma di seimila lire tornesi, som- ma che poco dopo il novello re fe- ce nuovamente somministrare per le istanze del medesimo santo, e del Cardinal Brissonet , vescovo di s. IMalò , il quale a sue spese man- dò in Roma molti marmi per co- struire l'altare maggiore, che anco- ra esiste. Dopo che nel detto anno 1498 erano state gettate le fonda- menta della presente chiesa , nel meglio ne rimase sospesa l' edifica- zione, a cagione della morte di Ales- sandra VI, seguita nell'agosto i5o3, per cui solo dodici anni dopo ven- ne riassunta la fabbrica. Intanto Leone X nel canonizzare nel i5ir) s. Fi-ancesco di Paola, somministrò considerabili doni s\ per la chiesa , come pel convento della ss. Trinità. Nello stesso anno la regina Claudia, moglie di Francesco I, diede una somma di danaro per progredire nella fabbrica della chiesa ; e suc- cessivamente Carlo IX nel i56i donò al convento novemila tornesi, ed Enrico III nel i584 offri mille scudi d'oro per la facciata esterna, e pei campanili, alla costruzione dei quali però supplì il Cardinal Fran- cesco di Giojosa con mille duecento scudi , perchè la suddetta somma appena fu sufficiente alla facciata.
Essendo molto incomode le scale, che conducevano all' ingresso della chiesa, Sisto V, nel i58T, ne fece costruire una nuova a due bracci , che tuttora esiste ; ed apri una sli-adu,
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la quale dal suo antico nome chia- mò Felice, che direttamente con- ducesse alle quattro Fontane, e al- la basilica liberiana. Oltre a ciò, nel 1387, eresse in titolo Cardina- lizio la chiesa, che poi nel i5q3 fu consagrata, in uno all'altare mag- giore, dal Cardinal Giojosa. Il pri- mo titolare di questa chiesa fu Car- lo di Lorena, cognato del re En- rico II, che Sisto V ivi trasferì dal- la diaconia di s. JMaria in Coranica. Il secondo fu il predetto Cardinal Giojosa, fatto pure da Sisto V nel i588. Gli successero progressiva- mente i Cardinali seguenti. Nel 1594, Pietro di Gondi, vescovo di Parigi; nel 1626 Dionisio Simone de Marquemont, arcivescovo di Lio- ne; nel i63G Alfonso de Richclieu, arcivescovo di Lione; nel i6j3 An- tonio Barberini; nel i655 Girola- mo Grimaldi; nel iG8q Cesare d'E- strees, senza dire di altri Cardinali titolari.
Siccome dalla parte della piazza di Spagna, cioè avanti il prospetto esterno della chiesa, eravi uu ine- guale scoglio coperto d'alberi, ascen- devasi alla piazza della chiesa per tortuose stradelle. L'ambasciatoi'e di Francia Stefano Gouffier, che morì in Roma nel 1660, lasciò i fondi per costruire la magnilica scalina- ta, che ora ammirasi ; perciò ven- ne incominciata nel pontificato d'In- nocenzo XIII dall'architetto Ales- sandro Specchi, e compita nel 1725, in quello di Benedetto XllI, dal- l' architetto Francesco de Sanelis. Poscia nella piazza avanti la chiesa, nel 1789 col mezzo dell'architetto Antinori, Pio VI collocò l' obelisco Sallusliano a decoro del luogo. Ma poco dipoi per le vicende della re- pubblica francese, nel 1799, 1;^ chie- sa fu spogliata de' suoi quadri , e
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nel convento alloggiarono i soldali, por <:iii (li'i:a(l(l(;i'o la cliiosa e il con- vento dal primiero splendore. Accorse a tulle le opportune ii[)ara7,ioni nel 181G la pielù del re Luigi X.V11I, e il religioso zelo del conte di Blacas suo ambasciatore a Pio VII , ese- guendole con perizia l' architetto francese IMa/ois. Perlocliè a' 2 5 agosto, testa di s. Ludovico IX i-e di Francia, essendo stata purifica- ta la chiesa, monsignor vescovo di Ortosia bened'i la chiesa, e le cap- pelle, e solennemente vi celebrò la messa, e venne cosi ridonata al di- vin culto. Leone XII nel 1826 ap- provò l'istituto h'ancese delle dame del sagro Cuore di Gesù, fondato da Sofia Barra, per l'educazione delle nobili donzelle, e pegU esercizi spiri- tuali, e pubbliche scuole gratuite di quelle povere. Neil' anno seguente furono collocate queste monache nel convento già abitato dai Paolotti , ed a loro fu pure concessa la chiesa; istituto che grandemente fiorisce, e di cui fu generosa benefattrice la marchesa Teresa Audrosilla, e più volte meritò di essere visitato dal Papa regnante.
La facciata della chiesa è sempli- ce, ed ha nei lati due campanili. Al piano di essa si ascende per una scalinata a due bracci , e vi si en- tra per un' unica porta. Molte sono le cappelle, che si distinguono per ornati, dipinti antichi e moderni , ed altri pregi , ma a seconda del nostro proponimento, tarenio men- zione soltanto delle principali. L'al- tare dell'Assunzione ha per cpiadro un dipinto di Daniele da VoUeri-a, o disegnato da lui, ed eseguito dai suoi scolari , nel quale si vede il ritratto di ]Michelani!«lo Buonarro- ti ; e nella cappella vi sono altri pre- gevoli dipinti. Nella cappelletta del-
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l'Annunziata, questa coloiù Federico Zuccari. Nella cappella Massimi ev- vi l'apparizione del Redentore ri- sorto , a s. Maddalena, di Oiulio Romano, cui pose mano anco Fran- cesco Fattori : ne' laterali vi sono pitture di Pierin del Vaga. Nella cappella degli Orsini, Daniello da Volterra molto dipinse; tutto però perì, ed al celebre fresco della de- posizione della Croce ebbe a diret- tore il suo maestro Buonarroti. Nel 1 8 1 I si trasportò per conser- varlo sulla tela, ed ora il valente incisore Pietro Folo ne ha maestre- volmente terminata l' incisione in rame. Nella cappella de' Borghesi i freschi sono di Cesare Nebbia , di cui pure era il Cristo dipinto a olio ; ed oggi vi è stata collocata la celebrata Deposizione di Daniel- lo, che gl'intendenti pongono subito dopo la Trasfigurazione, di Raffaele. Nella crocerà poi si vedono a de- stra le sibille e i profeti, e le altre figure dipinte nella volta da un Si- ciliano, scolare di Buonarroti ; e a sinistra i profeti Isaia e Daniello , con altre storie relative alla b. Ver- gine, colorite nella volta da Pierin del Vaga, e da Checchino Salviati, meno che le storie del transito della Madonna, e della sua Assunzione al cielo, che incominciate da Taddeo Zuccari, furono condotte al termi- ne dal fratello Federico. E degna pure di menzione la pittura a fre- sco d' ignoto autore, rappresentante la processione fatta per la peste da s. Gregorio I , e l'apparizione del- l'Arcangelo s. Blichele sulla mole Adriana, e siccome fu eseguita sotto Leone X, si vede la sua effigie in quella del precedente Pontefice. L' aliare maggiore fu rimodernato, ed abbellito con architettura di M. Champagne, che diede anche i di-
CHI segni pegli stucchi. In questa chie- sa furono sepolti diversi Cardinah, ed evvi il deposito di Claudio Ce- lie di Lorena , detto il Lorenese , esimio pittore di paesi , a cui nou ha guari fu eretto un hel monu- mento nella chiesa di s. Luigi dei francesi.
ISeir annesso monistero vi è un bel refettorio, mutato oggi in ca- mera da lavoro, la cui architettura fu del gesuita p. Pozzi , che egre- giamente ne dipinse la volta. jVelle pareti del chiostro sono tutte di- pinte a fresco le storie di s. France- sco di Paola, e il cav. d'Arpino vi e- seguì col pennello la di lui canonizza- zione. Le altre sono del Ptoncelli, del Semenza, e di Marco di Faenza. La serie delle immagini dei re di Fran- cia fu colorita da Avanzino INucci di Città di Castello. Per non di- lungarci di troppo, nou faremo men- zione delle altre pitture. Per mag- giori notizie sono tra gli altri a con- sultarsi, Carlo Bartolomeo Piazza, La Gerarcliia Cardiiializia ce. del Titolo XLIII, della ss. Trinità de' Monti, ed il Pauciroli, Tesori nascosti del- Vahna città di Roma, pag. 70)0 e seg. Il magistrato romano in ogni biennio, })er la festa della ss. Cro- ce, a questa chiesa fa l' oblazione di un calice d'argento e di quat- tro torcie di cera, a tenore del chi- rografo di Paolo V de' 2 maggio 1606.
S. UnBjyo a Campo Carico, delle ìiionaehe cappuccine , nel rione Monti. V. CArrucci.vE di s. Ur- bano.
Ss. f^ESASZio, RuFFiSA e Secon- da al Latcìtino, nel rione Monti. V. CuiESA DI s. Giovanni vs fox- TE, o Battistkkio Latììra.vjì.xse j
e il 1 59
e CuiESA DI s. Giovanni in La-
TERANO.
Ss. Venanzio ed Aysuiyo de' Ca- merìnesi, nel rione Cainpitelli. V. Camerino, e Chiesa di s. Salva- tore IN Lauro de' Marchegiaxi, la cui nazione avea dai baslliani acquistata la chiesa parrocchiale tli s. Venanzio, e lasciando questa , passò a quella di s. Salvatore, co- me dicesi a quell articolo.
SS. Vincenzo, ed Anastasio alle tre fontane, o alle Accpie Salvie, con abbazia, nel rione Ripa.
Questa chiesa è posta fuori del- la porta Ostiense, oggi di s. Paolo, vicino alla chiesina delle tre fonta- ne, già detta ad Acpias Sah'ias, della quale, e di altra premettere- mo qui un cenno, che reputiamo opportuno anco perchè ambedue furono, e tuttora sono unite alla chiesa de' ss. Vincenzo ed Anasta- sio, e soggette alla giurisdizione del- la celebre abbazia nullius di tal no- me. Incomiucieremo a parlare della prima Chiesa.
Chiesa di s. Maria in Scala Codi.
E situata in un luogo chiamato anticamente ad Guttani j'iigiter ma- nentem, cioè della goccia perpetua, ovvero delle Acque Salvie, che ivi saituriscono provenienti da un vi- cino colle, o da una famiglia Sal- via, della quale fu V iuq)cratore Ot- tone, che ivi avea i suoi beni, od una borgata. Parlando il iVibby Analisi de' dintorni di Roma bnuo III , delle tre fontane o Ac<pie Salvie , dice che Gordiano, vicario di Giuliano iuiperaluic, si convertì alla li:de colla moglie JMarina i^-
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sicnic air iiiU;i;i liitniglia nell'anno 3G2, e che JMarina fu ivi rilegata. In quanto poi all'origine de! nome Accjue Sahie, opina che derivasse dalla qualità delle acque salutifere, e medicinali, o perchè il fondo spet- tava alla detta famiglia Salvia. Il (ondo poi , o massa delle Acque Salvie, nell'anno G04 fu donato da s. (}regorio I alla basilica di s. Pao- lo, ad cllelto che si arricchisse di lumi il sepolcro del s. Apostolo. Siccome questo luogo, lungi circa tre miglia da Roma, a cagione del- le circostanti paludi a vea l'aria mal- sana, così dai gentili fu stabilito macello dei martiri. Ivi patirono il martirio s. Zenone con diecimila e duecento tre compagni, de' quali si fu jnemoria nel martirologio ai 9 luglio, dopo avere lavorato nell'edi- licazione delle terme Diocleziane, per cui i cristiani vi eressero una chiesuola intitolata a s. Maria, cui si aggiunse anche il nome di Scala Coe- li, per la ragione che diremo. Ed es- sendovi d'appresso trasportato a de- capitare s. Paolo, nel luogo ove spiccò la testa dal busto, venne e- rctta alti-a chiesa col nome di san Paolo alle, tre fonlaiw ad Aqaas Salvias, di cui pur faremo (jui pa- rola. Nella chiesa pertanto di santa IMaria, celebrando un giorno s. Ber- nardo (avendo avuto il vicino mo- nistero, e chiesa de' ss. Vincenzo ed Anastasio), a prò dei defunti, fu ra- pito in ispiri to e vide una scala , che da terra giugneva al cielo, e su essa ascendevano molte anime imprigionale del purgatorio, per cui d'allora in poi, la chiesa prese la de- nominazione di y. Diaria Scala Codi. Nel i582 il Cardinal Alessandro Farnese, come abbate delle Ire fonta- ne, cull'opcra del \ igiiola riedilicò la chiesma dai fondamenti ; e poscia
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il Cai (linai Pietro Aldobrandini, altro abbate delle tre fontane, la perfezionò coi disegni di Giacomo della l*orta, per cui si vede di forma semplice e leggera, avente l' interno otto faccio. Egli fece com- pire nella tribuna anco il musaico da Francesco Zucca, presso i dise- gni di Gio. de Vecchis, opera assai stimata. Nel sotterraneo, ove si di- scende per due scale, a sinistra tro- vasi un altare, che da un lato è una inferriata, la qual chiude il ci- mitero detto di s. Zenone:;, pel sof- ferto martirio co' compagni ed ivi sepolti: dalla parte opposta, cioè del vangelo, si vede una angusta cameretta, in cui una pia tradizio- ne dice essersi trattenuto s. Paolo, prima di venire decapitato.
Chiesa di s. Paolo alle tre fontane.
Fu portato quindi l'apostolo s. Paolo al luogo del supplizio, ov' è (juesta chiesa, la quale è detta di s. Paolo alle tre fontane, perchè nel tagliarsi dal manigoldo il capo di esso santo, prodigiosamente spic- cò tre salti, ed in ogni luogo ove sbalzò la testa, subito scaturì una lontana. Queste tre fonti pertanto dai fedeli furono circondate, con eri- gervi una piccola chiesa. Divenuta anche questa diruta, il detto Car- dinal Aldobrandini, quale abbate delle tre fontane ( poiché tutto il luogo circostante ne prese il nome j nel 1 55g la fece ritabbricare dal medesimo della Porta. L' interno della chiesa è semplice ; le tre sca- turigini si trovano decorate in for- ma di tre altari, ornati di nicchie con marmi, e colonne di verde an- tico sovrastate da un basso rilievo colla testa di s. Paolo, e l'acqua
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si beve dai fedeli per divozio- preferirono nasconderli per allora ne. Presso il primo fonte evvi la dentro la stessa catacomba o cimi- colonna con cui si ritiene fosse le- tero detto poi di Calisto, ove stet- gato s. Paolo per decapitarlo. Vi tero del tempo, finché il corpo di sono due quadri; quello della ero- s. Pietro fu restituito al suo sepol- cefissione di s. Pietro, il quale è ero, rimanendovi quello di s. Pao- copia di quello dipinto da Guido lo. Quindi Costantino, venerando la Reni, che era quivi, ed in oggi si memoria dell'accaduto, all'imbocca- trova nella galleria vaticana; e la tura delle catacombe, innalzo il decollazione di s. Paolo, che è del tempio suo particolare a s. Paolo, Passerotto. Le due statue dei pria- che ivi ancor giaceva. cipi degli apostoli, sul frontone, so- no di Nicolò Cordieri. V. Panciroli, Chiesa ed abbazia de ss. Vincenzo Tesori, p. 65o, ed il Severano Me- ed Anastasio, morie sagre p. 4'8-
Se vuoisi poi sapere perchè la Presso adunque i suddetti luoghi patriarcale basilica di s. Paolo non delle tre fontane, ed acque salvie, fu eretta in questo luogo, ma in il Sommo Pontefice Onorio I, per quello ov'è ora tal basilica, si leg- illustrarlo maggiormente ad onore ga l'articolo Chiesa o basilica di s. del dottore delle genti nell'occasio- Paolo nella via ostiense. Tutta voi- ne che fa portato in Roma, per er- ta non dobbiamo passar sotto si- dine dell'imperatore Eraclio, il cor- inzio quanto ne scrisse un profon- pò di s. Anastasio monaco marli- do archeologo. rizzato dai persiani per volere tlel Il dottissimo avv. Fea, Lezioni re Cosroe, fobbricò verso il 62 5 sopra quattro basiliche Romane, questa chiesa, seppure non lo fu nei dette Costantiniane, presso il t. Ili, 62(3, o nel 627. Il santo, essendo p. 82 e seg. degli Atti de W Acca- prima mago, fu chiamato fllagun- deniia Romana d^ Archeologia, col- dato; ma convertitosi alla fede , si l'autorità di alcuni documenti dice, fece battezzare, e prese l'abito mo- che i sagri corpi dei principi degli nastico, per lo che fu fatto dal re apostoli furono derubati dai crislia- strangolare con altri settanta mar- ni dell' oriente, i quali vennero in tiri, ed a lui venne pure troncato Roma per riportarseli nelle loro il capo. Ciò non pertanto vuoisi, parti, come loro concittadini. Costo- che Onorio I edificasse la chiesa ro arrivati per la via Ostiense , in onore di san Paolo apostolo, dove ora è la basilica, volendosi al- e poi la dedicasse ai santi Vin- qnanto riposare, li nascosero nella cenzo ed Anastasio, ambedue mar- vicina catacomba. Senonchè volen- tirizzati a' 22 gennaio, in cui se do ripienderli per seguire il viaggio ne celebra la festa. San Vincenzo onde imbarcarsi ad Ostia, furono fu diacono spagnuolo, onorato sino per un terribile temporale talmente dal quarto secolo in tutta la chiesa spaventati, che, abbandonando i sa- occidentale. Onorio I ripose in que- gri corpi, se ne fuggirono. Soprag- sta chiesa la testa , e il corpo di giunti i romani, accortisi del sagri- s. Anastasio, in uno alla di lui im- lego attentato, per prudente consi- mngine, pur mandata a Pvoma da glio non li riportarono in Roma, e Eraclio per mezzo di alcuni mona-
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ci oricntnli Dia; il dialo i\il)l)v, clic in origine la chiesa fu dedicata a s. Maria, die il corpo di s. Ana- slasio vi fu portato piii tardi, e probabilmente da Teodoro I, il (jnale fa creato Papa Tanno G42, V inoltre lo assegnò ai monaci del contigno monistero da lui fljiidato. 11 Panvinio però attribuisce la fon- d:ì7.ione del monistero anche ad O- norio I, e il conferma il Tangellino nelle Notizie delle haxilichc CisLev- licnsi^ par. IV. Certo è, che in ap- presso il corpo di s. Anastasio, dal Pontefice s. Leone III, fu traspor- tato al Laterano, e si venera nella eappella di Snuda Sauctomm. Nel secondo concilio Niceno si parla della prima traslazione del ct)rpo, e della immagine di s. Anastasio a Cesarea di Palestina, e della solen- nità colla quale fu ricevuta dal po- polo, mentre i miracoli operati fu- rono riferiti dallo stesso concilio per corroborare la venerazione dovuta alle sagre immagini. Della grande divozione de' fedeli verso la testa ed immagine di sant' Anastasio, e dei prodigi operati da Dio a di lui in- tercessione, trattano il citato Seve- rano a pag. /^i\ e seg., ed il Piaz- za nel tomo I del suo Eincrolo"io (li Roma a 2-2 gennaio, dove pure parla delle glorie del martire san Vincenzo. Non deve tacersi quanto racconta il predetto Severano sulle leliquie di s. Anastasio. Esse furo- no involate dalla sua chiesa, ed oc- cultate nella sagrestia di s. Maria in Trastevere; ma nell'anno i4o8, in cui regnava Gregorio XII, aven- dolo saputo i conservatori di Pioma, vi si recarono accompagnati dal po- polo romano, e rompendo una cas- sa, vi trovarono due tabernacoli , uno doralo e smaltato colla testa di s. Anastasio, e l'altro piccolo di
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cristallo cerchialo di argento dora- to, ov' era d(;l cervello del mcidesi- nio santo; e tutto con religiosa pompa riportarono a questa sua chiesa, o basilica.
Che la chiesa abbia preso il nome de' ss. Vincenzo ed Anastasio, dacché vi furono collocate le loro reliquie in- signi, lo attesta il Tìaronio nelle Anno- tazioni al HLirlirologio Romano frollo il di 22 gennaio, a causa delle pro- digiose griarigioni, che si otteneva- no per l'intercessione di s. Anasta- sio, come riferisce lo stesso Baronio ali anno 71 3, ^ '^j e all'anno fi?-", § 22. Piìi cose ancora raccontano i Bollandisti di tali guarigioni al dì 22 gennaio. Essendosi dipoi incen- diato, forse per incuiia de' monaci, il batlisterio, che in onore di s. Gio. Battista avea edificato Teodoro I, come pure il monistero e la chiesa, Adriano I, verso l'anno 780 , ma- gnificamente ristaurò 1' uno e l'altra, come alTerma Piiccardo monaco Clu- lìiacense; ma dall' immediato suo successore s. Leone HI, fu rifabbri- cata da' fondamenti ed arricchita di ornamenli ed arredi sagri , verso l'anno 79^- Quindi, come diremo poi meglio, Carlo Magno imperato- re donò alla chiesa pel suo mante- nimento, molte lene, e castella, cioè Orbetello, Cassarbio, Ansidonia, Mon- te Argentario, Giglio, Altrecosta , Acquapiteno, Monte Acuto, Serpena, Massigliano , Sciapilazio , e Monte Gianuzio. Il IMalvoIti però, storico della città di Siena, porta la ragio- ne delle donate terre, e della testa di s. Anastasio quivi riposta. Egli pertanto presso il Torrigio, in Chrypt. l'atic, racconta quanto qui ripor- tiamo. Dopo di avere Carlo Magno soggiogato molte città, e castella dei longobardi, fra quelle di Siena vi fu Ansidonia, che fece una valida
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resislciiza ; ma nicntro progrecìiva ! l'assedio, essendo cadala la lesta di B s. Anastasio monaco e martire, al cui onore era dedicata una chiesa vicina, r esercito di Carlo Magno fece una divota processione, col ca- po di detto santo, laonde il popolo di Ansidonia spontaneamente si ar- rese. Sembrando al pio monarca, clie ciò fosse avvenuto ad interces- sione di s. Anastasio, donò Ansido- nia, ed altre terre di Siena presso il mare alla chiesa de ss. Vincenzo ed Anastasio in Pioma, insieme alla testa del santo, che forse eragli sta- ta involata dai longobardi, e quindi (lall imperatore ricuperata, venendo collocata in un ricco reliquiario in forma di tabernacolo, avente intorno leggiadramente disegnati i dodici castelli summentovati donati alla stes- >a chiesa, cui per altro nel secolo i decorso fu surrogato un altro reli- I qniario di argento.
Accertasi adunque , che Carlo Magno dotò questa chiesa di cit- tà, terre, castella, e porti maritti- mi, e lo asserisce anche il celebre Ferdinando Uglielli, nella sua Ilalia ■'f/^ra, dove parlando de' vescovi o- stiensi, ne riporta pure i privilegi : ed il Panciroli, ed il Severano par- lando di questa chiesa, dicono che tali possedimenti furono dati in feu- do dai sovrani Pontefici. Ma nel fare la storia di questa abbazia al termine di questo articolo, diremo positivamente quanto riguarda i luo- ghi donati, ed altre cose.
Innocenzo [I, verso l'anno ii36, risturò il moni>tero, perchè era ro- vinato, e vi chiamò da Chiaravalle s. Bernardo abbate co'suoi monaci cistcrciensi per abitarlo, ed insieme uilìziare la chiesa, assegnando perciò varie possessioni. Quinili s. Bernardo VI pose per primo abbate il monaco
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Pietro Beinardo da Monte Magno, della famiglia Paganelli pisana, il quale per la sua santità e dottrina, benché non fosse Cardinale, ai 26 febbraio 1 1.4^5 fu eletto Papa col nome di Eugenio III. Successiva- mente nel monistero fiorirono per- sonaggi chiari per dottrina, santità di vita, e dignità ecclesiastiche. Ri- dotta la chiesa sotto i cistcrciensi in florido stato, il Pontefice Onorio III nel 1221 la consagrò in onore del- la b. Vergine, per cui sotto il por- tico si vedeva la di lui elìlgie di- pinta, insieme ad altre pitture ri- guardanti Carlo ìMagno, di maniera rozza, le quali vennero guaste dal- le intemperie, e dai secoli. In segui- to l'abbazia divenuta cotanto cele- bre, fu data in commenda ai Car- dinali. IMentre la possedeva il Car- dinal Giuliano de siedici, nel ijaS fu eletto Papa, ed assunse il nome di Clemente VII; ed avendola data Sisto V al Cardinal Ippolito Aldo- brandini, in premio della concordia stabilita tra il re di Polonia Sigis- mondo, e l'arciduca d' Austria ì\Ias- similiano, nel 1592 1' Aldobiandini divenne Papa Clemente Vili. Ne furono pertanto abbati commenda- tari amplissimi Cardinali, e vari ni- poti de' Pontefici. In seguito Cle- mente XII nel 1733, risarcì il mo- nistero, ed operò varie riparazioni alla chiesa, facendo pure altrettan- to a' nostri giorni Leone XII, che ri- movendone i cistcrciensi , ivi pose i minori osservanti, cioè nel iSaS.
La chiesa viene preceduta da un porlichetto , Sostenuto da quattro colonne di marmo, con capitelli io- nici, opera rifatta da Onorio III. L" interno è a tre navi, divisa cia- scuna da nove pilastri. I primi pi- la^tii da ciascuna parte furono chiu- si entro un muro moderno. Le pit-
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Itirc (loHiillarc maggiore si liton- i,'oii(» ])('!■ antidiissime; e i dodici aposloli, r.Uc ornano i pilastri, furo- no coloriti sopra i cationi di llaf- liicllo, e si pretende clic sieno copie di fpielli dipinti dallo stesso RatThcl- lo, nella sala di chiaro-scuri del pa- lazzo Valicano, le quali vennero ri- prodotte nella cappella l*aolina del palazzo Quirinale per ordine di Pio VII. Dalla parte sinistra dell'altare maggiore si vede la memoria sepol- crale del nominato p. Ferdinando Uglielli, celebre per la sua dottrina ed erudizione, che essendo monaco cistcrciense , e fatto abbate di que- sto insigne inonistero, vi mori a' 19 maggio 1670.
Ahhtizia nullius delle tre fontane.
Di questa abbazia, che nell'ordine gerarchico è delle primarie, oltre quanto si disse di sopra, faremo qui distinta parola per l'unità dell'argo- mento. Mosso il Pontefice s. Leone III dai prodigi, che operava Dio ad in- tercessione di s. Anastasio, e mosso per essi anche l' imperatore Carlo Magno, assegnarono molte città, luoghi, e beni con magnanima gene- rosità al monistero contiguo, ed alla chiesa e basilica, che Onorio I eres- se in onore della b. Vergine Ma- ria, e poi chiamata de' ss. Vincenzo ed Anastasio per le dette l'agioni, con assoluta giurisdizione, come si rileva dal diploma riportato dall' U- ghelli ueW Itt/lia sagra, libro I, col. 65, e dal Marganno nel Bollano delle Costituzioni, tomo li, cosi. 2.5.
Tra i luoghi principali donati si noverano la città di Ansidonia, il Ca- stello di Orbetcllo, le isole del Gi- glio ec. nel gran ducato di Tosca- na, coi rispettivi territori. Per ri- guardo poi alla giurisdizione ecclc-
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siaslica, ecco quanto si legge nel diploma citato: >» Insuper conce- » dinius tibi , praefate martyr » Christi, tuisque successoribus in '> perpetuum omues Ecclesias, quac '» infra comitatum, et assignationem '> hujus territorii sunt, vel us(jue in » fìnem mundi erunt, ut exinde fa- >i ciatis qtiodcumque volueritis vos, » et servi tores vestri in perpetuum, » ponendo rectores, dejiciendo, prò " meritis eos clericos mittere, et » ad vestram utiiitatem omni tem- " pore tenere, et nuUus alius, ni- '> si solus summus Pontifex, et in " praefalis ecclesiis iuterdictum po- >» nere, vel aliquem clericum ex- '> communicare nisi rector jam dictae '5 ecclesiae s. Anastasii possit, et nul- » li licitum sit infra terminos cou- » stituere, vel aeditlcare nisi prò vo- « luntate abbatis s. Anastasii ".
Per lungo tempo presiedette al monistero l'abbate di s. Paolo fuori delle mura, finché il Pontefice In- nocenzo II, negli anni ii3G, ir 38, o I i4o, vi chiamò i monaci cistcr- ciensi, rimovendone quelli di s. Be- nedetto, secondo quel che ne dice il mentovato annalista Earonio al to- mo XII Animi, p. 178. La chiesa nel menzionato anno fu con rito so- lenne consagrata da Onorio III, co- me fa testimonianza anche l'iscri- zione in pietra situata presso l'alta- re maggiore. Si costumò di dare questa abbazia in commenda, per cui Eugenio IV nel i444 l assegnò a certo p. Angelo monaco di san Salvatore di R.iese, ed abbate di s. Apollonio di Canosa, al quale suc- cedette il Cardinal Bernardo, ©Be- rardo, vescovo di Spoleto. Da que- sta epoca in poi sino a'nostri giorni, si è usato di conferire l'abbazia in commenda ad un Cardinale, ed at- tualmente la gode il Cardinal Co-
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stmUino Palrizi romano, vicario di Roma.
Sebbene questa abliazia fosse ri- spettabile possedendo molte città , luoghi, e beili, come si è detto, e come più cliiaramente si rileva dal- la costituzione di Alessandro IV al- l'anno 1255, riferita dall' Ughel li al tomo I ; tutta volta soffrì essa pure negli antichi tempi quelle stesse vi- cende, alle quali sono stati soggetti ai giorni nostri i monisteri e i luo- ghi pii. Mentre poi era abbate com- mendatario il Cardinal Alessandro Farnese, nipote di Paolo III, otten- ne che fossero separati dal moni- stero di s. Paolo della basilica O- stiense, i castelli di Ramiano, il qua- le ora è diroccato, di s. Oreste, e di Ponzano, unitamente al moni- stero di s. Andrea detto in Flami- ne, e di s. Silvestro al Soratte , e coi rispettivi casali, beni, territori, e diritti spettanti, non solo al dominio dei beni dell'abbazia, ma pur anco alla doppia giurisdizione, che vi eser- citava il monistero di s. Paolo, li unì, e li assegnò in perpetuo alla abbazia de' ss. Vincenzo, ed Anasta- sio, come pili diffusamente si rac- coglie dalla bolla di concessione, o di permuta dei detti castelli col monistero di Fontevivo nella dioce- si di Parma, attinente a questa ab- bazia, e col titolo di permuta ap- plicato al monistero di s. Paolo ; nelle quali lettere apostoliche i detti castelli s' intitolano Nullìus Dioece- sis. Di questa permuta molto si parla nell'altra bolla del medesimo Pontefice all'anno i548; e tuttociò trovasi registrato nell' archivio del monistero di s. Paolo.
Per quanto poi spetta alla fon- dazione de' due nominati monisteri di s. Andrea in Flamine, e di san Silvestro al Soratte, non vi è certa voL. xni.
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notÌ7Ìa, rimanendo il tutto nascosto nelle tenebre dell' antichità. Forse non si andrebbe lungi dal vero se si fissasse la loro fondazione al prin- cipio del sesto secolo, quando cioè s. Benedetto capo de' monaci di oc- cidente, unito il suo zelo a quello de' suoi compagni, fondò simili mo- nisteri in Italia, e se ne videro co- struiti alcuni anche nei luoghi no- stri. Di fatti s. Nonnoso, protettore di s. Oreste, il quale fiori nel se- colo sesto, presiedette come abbate al monistero del Soratte, sotto l'invo- cazione di s. Silvestro. D'altronde, che circa la metà del secolo ottavo il monistero fosse già celebre, si arguisce dall' essersi nel medesimo ritirato il b. Carlomano fratello di Pipino con alcuni compagni , i quali vestirono l' abito monastico. Crede poi il p. Kircker, nella sua Storia Eustachiana, che la chiesa annessa di s. Silvestro ripeta la sua origine sino dai tempi di Co- stantino, e che fosse da lui dedicata in onore dei ss. Apostoli Pietro, e Paolo.
Due cose però sono fuori di (hil>- bio ; una cioè che i due sopraddet- ti monisteri, con tutti i loro beni e diritti, furono anteriormente sog- getti all'abbate di s. Paolo , come già fu premesso, aggiugnendosi ora per ciò che riguarda il monistero del Soratte, che la sua unione a quello di s. Paolo accadde nel Pon- tificato di s. Gregorio VII; l'altra che tanto il feudo di Ramiano , quanto quello di s. Oreste, e di Ponzano, essendo incolti, macchiosi, e pieni di spine , furono ridotti a coltivazione per opera e industria dei monaci, i quali resero il terri- torio fruttifero, e vi costruirono co- mode abitazioni pei coloni.
L' abbazia delle Tre Fontane at- 5
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tualmenlc, per quanto riguarda la porzione situala nello stato toscano, confina da ogni parte col mare, ec- cettuato l'istmo da un lato della diocesi di Soana. INclIa porzione poi dello stato pontificio, IVIonterosi con- fina dall'oriente al mezzogiorno col- la diocesi di Nepi, e dal ponente al settentrione con quella di Sutri. I paesi di s. Oreste, e di Ponzano a settentrione confinano colla dio- cesi di Civita Castellana, ad oriente col Tevere, e dal mezzogiorno al- l' occidente con Nazzano, spettante all'abbazia di san Paolo fuori le mura.
Come cattedrale di questa abba- zia ìiullius, si considera la sudde- scritta chiesa del monistero de'.yi'. Vincenzo, ed Anastasio alle Acque Salvie, ove l'abbate prende il so- lenne possesso. Attiguo a questa chie- sa vi è il monistero antico de' mo- naci di s. Bernardo, in oggi quasi abbandonato , e cadente , il qual monistero si vuole abitato una vol- ta da s. Bernardo medesimo. Vi si conservano, come si disse di sopra, le insigni reliquie de' ss. Vincenzo , ed Anastasio, non clie il corpo di s. Zenone, oltre molte altre. Presso la detta chiesa vi sono le sudde- scritte due chiese, cioè quella ele- gante detta Scala Codi, ed in fon- do della Valle quella rifabbricata dal Cardinal Aldobrandini, ed or- nata dallo zio Clemente Vili in o- nore del dottore delle genti s. Pao- lo. Queste due chiese si trovano in buono stato, ed in tutto apparten- gono, e sono soggette alFabbazia. Il regnante Pontefice Gregorio XVI, mentre era suo maggiordomo ed arcivescovo di Filippi l'abbate com- mendatario ora Cardinal Patrizi, si recò a' 28 ottol)re i833, a visitare la cliiesa de' ss. Vincenzo ed Ana-
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stasio, e poscia nel contiguo luogo, fu dal medesimo abbate trattato, in un alla famiglia pontificia, di lauta mensa; laonde a memoria di tal onore, l'abbate vi fece porre un'analoga marmorea iscrizione.
A restringere pertanto il tutto qui brevemente, diremo che l'abbazia in- tera delle Tre Fontane cotanto cele- bre, è compresa in oggi parte nel gran ducato di Toscana, parte nello stato Pontificio. Nella parte dello stato Toscano si annovera: i." la città di Orbetello, che sorge non lungi dal fiume Albegna, e dal monte e pro- montorio Argentaro, e fu fabbricata e ingrandita nel iioi. Innocenzo III, che regnava in tal tempo , se- condo Novaes nella sua vita t. Ili, p. 170, era riconosciuto per sovra- no da Orbetello. Segui peraltro le vicende della repubblica sanese, e quando i re di Spagna cedettero al gran duca le conquiste sanesi, si ri- servarono varie piazze sul littorale, che munite di guarnigioni, furono chiamate sotto il complessivo nome di Stato de' presidj, del quale Or- betello validamente fortificato dalla natura, e dall'arte, divenne il capo- luogo. Quando poi l' infante di Spa-. glia d. Carlo fu chiamato al trono di Napoli, conservò la sovranità di questo stato marittimo, che ne' patti del 1814, fLi definitivamente riuni- to alla Toscana, la quale vi pose un vicario per amministrare la giu- stizia, essendo abitato da più di duemila anime: 1." \J isola del Gi- glio abitata da piìi di mille e due- cento persone : piccola isola con ter- ritorio montuoso, ma coltivato; 3.° Porto s. Stefano, surrogato all' an- tico Portus Donntianus, piccolo vil- laggio in riva al mar Tirreno, che un istmo divide dal Porto Ercole, avente alcune fortificazioni. Com-
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prenderebbe ancora nello stato To- scano la città Ansidouia da lungo tempo distrutta. Prima cliiamavasi Cosa, per cui il Porto Ercole, bor- go clie sta presso la sua area, talor si appella Povtiis Cosanus. Esso è in riva al mare nel piccolo seno formato dalla parte orientale del IMonte Argentaro, e difeso da vari forti. Sulla cima di tal monte tro- vasi il sagro P\.itiro, ove il ven. Pao- lo della Croce fondò la congrega- zione de' religiosi passionisti , che tuttora vi dimorano. 11 suolo di An- sidonia fu con beneplacito aposto- lico dato in enfiteusi alla città di Siena, col canone d'un calice d'ar- gento dorato da offrirsi il giorno del sabbato santo ogni tre anni, ed ogni ventiquattro anni due calici si- mili. Inoltre, siccome nell'atto del- la conferma dell'enfiteusi, fatto nel i466 dal Pontefice Paolo II, la città di Siena sborsò cinquemila fiorini, così parte di questa somma fu im- piegata nella compera del feudo, e del castello insieme di Monterosi.
Nel dominio pontificio, l'abbazia poi possiede i tre seguenti paesi , co' loro territorii , de' quali fondi spetta alla mensa abballale il do- minio tanto utile , quanto diretto : i." s. Oreste, monte della Comarca nel distretto di Castelnuovo di Porto, chiamato Suractes , Soratte, forse con nome pelasgico, celebre negli scrittori classici di tutte l'epoche, come si può vedere nel Nibby, che il descrive. Analisi de' dintorni di Roma, t. Ili, p. io3 e seg. Questo monte fu sacro particolarmente ad Apollo, e perciò celebrato da Vir- gilio, da Silio, e da Strabone, an- co perchè alle sue falde fiorì la città di Feronia, nome d'una dea corri- spondente alla Flora de' romani, ed ove avea tempio, poi saccheggiato da
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