O 3 7S.é DIZIONARIO DI ERUDIZIONE STORICO-ECCLESIASTICA DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI SPECIAL :\I ENTE INTORNO AI PRINCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRIj Al SOMMI PONTEFICI, CARDINAII E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELLA GERARCHI V DELLA CHIESA CATTOLICA, ALLE CITTA PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII , ALLE FESTE Più SOLENNI, AI RITI, ALLE CEREMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI , CARDINALIZIE E PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NO.V CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC. COMPILAZIONE DEL CAVALIERE GAETANO MOROiNI ROMANO PRIMO AIUTANTE DI CAMERA DI SUA SANTITÀ GREGORIO XVI. VOL. XVI IN VENEZIA DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA M D C C C X L 1 1, DIZIONARIO DI ERUDIZIONE STORICO-ECCLESIASTICA C CON Conclavisti. Sono quelli, che si racchiudono in conclave in servigio de' Cardinali ; onore che principalmente conviene ai due con- clavisti idonei, che ogni Cardinale sceglie fra i suoi famigliari, cioè uno sacerdote, l'altro laico anche coniugato. Il primo è un famiglia- re edettivo, o di onore, e per lo pili il segretario, ovvero l'uditore, il maestro di camera, il caudata- rio, il cappellano, il confessore, il gentiluomo, uno che sia stato da- pifero ec. Evvi qualche raro esem- pio, che tal segretario, o altro fa- migliare sia stato anche laico ed ammogliato; ed i Cardinali oltra- montani per lo pili sogliono avere per uno de'conclavisli il proprio \icario generale. Della stessa clas- se sono i terzi conclavisti , do- mandati da quelli, che ne hanno bisogno. L'altro conclavista secola- re è sempre il cameriere, non per- mettendosi a' Cardinali religiosi di CON condur seco per secondo , o terzo conclavista , uno del loro ordine. Non sono esclusi i parenti de' Car- dinali al conclavistato, anzi antica- mente l'uso era comune ; come non è impedimento importare in concla- ve per conclavista quelli, che sono già stati in altri conclavi, o col Cardi- nale che li nomina , o con altri. Altrettanto si dica degli altri con- clavisti, e addetti al conclave, cioè di tutti quelli, che in esso si rac- chiudono. L'ordine, col quale il nuovo Pontefice nomina quelli, che sono stati nel conclave, in cui egli fu sublimato al pontificato, nel moto proprio, àeUe gratiae, et privilegia conclavislis postremi conclavis con- cessa, è il seguente, che pubblicasi in istampa: II sagrista pontificio, che è sempre agostiniano, e vescovo in par- tibus. fi CON Il prelato segretario della sagra rongregnzione concistoriale, e del sagro Collegio, facente le veci di segretario di stato in sede va- cante. Il prefetto de' maestri delle ceri- monie pontificie, col secondo ce- rimoniere, e coi quattro più an- tichi cei'imonieri. I due conclavisti, ovvero tre , se tanti erano, del Cardinale dive- nuto Papa, seguiti dagli altri due, o tre conclavisti di ogni Cardi- nale, secondo l'ordine di dignità del rispettivo padrone. II confessore per lo plìi religioso. 11 padre sotto-sagrista, che è sem- pre agostiniano. Il cappellano addetto alla cappella comune del conclave. I due aiutanti del segretario del sagro Collegio, ed il primo se- condo il solito è il sollecitatore, ossia sostituto dello stesso sa"ro o Collegio, essendo l'altro un av- vocato della curia romana, ed uditore del detto prelato. II religioso agostiniano addetto al- la sagrestia pontilicia, in servigio della sagrestia, e cappella comu- ne del conclave. 1 due medici, il chirurgo, e lo spe- ziale, con due aiutanti. 1! fdegnarae con un garzone; il muratore con un garzone: il chiavax'o con un garzone; lo sta- gnaro, ed il vetraro. Scopatori del conclave, cioè tanti servitori, quanti sono i Cardina- li chiusi in conclave. Scopatori comuni, o facchini del conclave in numero di sedici. Dall'articolo Conclai'e [VeAi), e di quanto andiamo a dire si rile- verà quando i suddetti conclavisti, e addetti al conclave , vi furono ammessi. CON Origine, qualità, numero, elezionf, doveri, e principali aneddoti dei conclavisti. Stahilito nel i'2 74 da Gregorio X il conclave, e la sua clausura, fra le leggi da lui formate pel re- golamento di uso, prescrisse ai Car- dinali, che si contentassero ciascu- no di un solo servente, o chierico, o laico, quando non vi fosse pa- tente necessità di due, i quali si potrehbono accordare dal sagro Col- legio ai Cardinali, che li avessero domandati. Sembrando questa dis- posizione troppo rigorosa a Cle- mente VI, colla bolla Licei in Con- stiuitione, data a' 6 dicembre i352, ad ogni Cardinale permise due con- clavisti. In progresso di tempo fu accordato anco il terzo, per la qual cosa i Cardinali, che lo bramano, ne fmno istanza al sagro Collegio nella settima congregazione genera- le, che il medesimo tiene prima di entrare in conclave. Comandò inoltre lo stesso Gregorio X, che ninno potesse mandare ambasciate o scritture ad alcuno de' conclavi- sti. Dipoi Pio IV nel i562, nel confermare le leggi di Gregorio X, decretò che i Cardinali sani aves- sero due conclavisti, e gl'infermi e cagionevoli tre, i quali si dovesse- ro approvare da tutti i Cardinali ; come anche stabili che nel concla- ve vi sieno un sagrista, due mae- stri di cerimonie, un confessore, due medici, un chirurgo, un falegna- me, due barbieri, dieci facchini; e che i conclavisti usciti dal conclave non vi potessero ritornare. Per conto dei medici, e dei chi- rurghi, questi già prima di Pio IV si ammettevano in conclave, su di che sono a vedersi gli articoli I\Ie- nici. e Chirurghi. E poi noto, che CON nel conclave del 1 55o, in cui ven- ne eletto Giulio III, entrarono sei medici, ed altrettanti chirurghi . per cui Pio IV ne avrà stabilito il numero, acciò non si rinnovasse tale esempio. Il Burcardo scrive, che nel con- clave del 14475 "i cui venne elet- to Nicolò Vj " non potevano i *> Cardinali in conclave servirsi di " altri, eccetto del cappellano e del » crocifero. Né vi erano poi altri, « che due maestri di cerimonie, ai *» quali eia concesso, dopo la crea- " zione del nuovo Papa per sua " mercede, di avere tutti gli orna- " menti, e suppellettili della cella ". JVella relazione poi del conclave del conclavista Dionigi Atanagi pel con- clave per morte di Giulio 111, ed elezione di IMarcello li. Lettere dei Princìpi, ediz. veneta del i58i, si legge: jj che vi entrò per medi- " co l'archialro Frigimelica pado- « vano, che fu deliberato di aprire " certe finestre , ch'erano chiuse, >' acciò l'aere potesse entrare, ed » uscire, e mandar fuori tutti i » piatti, e le pignatte, che veni- " vano ogni dì dentro il conclave " colle vivande, acciocché non si >= generasse puzza, e simili cose ap- " partenenti alla sanità. Che dopo " la messa detta dal sagrestano, » alla presenza di tutti i Cardina- " li con le croccie, con un vesti- « mento di panno paonazzo, fatto » come un uiantello, con coda di " Venezia , fu fatla un poco di " congregazione, dove fu delibera- " to, che dopo desinare si facesse " di nuovo la cerca de' conclavisti , " acciò non ve ne l'estassero, se " non gli ordinari, cioè tre per " ogni Cardinale, i quali s'inten- " dono servitori, che nluieno sieno " stati in casa loro, che non sieno CON 7 parenti, ne mercanti, benché que- sta ultima condizionò non fosse poi osservata. E cos\ alle ore ventuna tutti i conclavisti si rin- chiusero nella cappella Paolina, ed i Cardinali capi d'ordine, e il Cardinal camerlengo si posero a sedere sulla porta della cap- pella, e fecero uscire tutti uno per uno; e quelli che non era- no scritti nel rotolo de' concla- visti, furono mandati fuori del conclave, i quali arrivarono al numero di quindici .... I con- clavisti poi elessero otto difenso- ri per far osseivare i loro privi- legi, che sono molti, de' quali gran parte se ne osserva Saputosi dai conclavisti, che an- davasi a far Papa il Cardinal Cervini del titolo di s. Croce in Gerusalemme, ne propalarono la notizia, che prima dell' effettua- zione si seppe per tutta Koma. Per r unanime consenso della maggior parte de' Cardinali, fu posto il Cardinal Cervini nella cappella Sistina a sedere sulla sedia per l'adorazione, ma il Cardinal de Medici, benché fos- se de' confidenti si oppose, dicen- do che bisognava fare tale ele- zione giuridicamente ; e tanto fece, che tutti i conclavisti furo- no cacciati fuori della cappella, e i Cardinali si assisero ai luo- ghi loro. Io solo nel cacciar fuo- ra gli altri, andai dietro l'alta- re; e come fu chiusa la porta, me ne ritornai fuora, e andai dietro la sedia del Papa; e ben- ché io da tutti i Cardinali fossi veduto, pur non mi fu detta co- sa alcuna; e così postisi tutti a sedere , il Cardinal decano in piedi levato , cominciò a dire : Ego Joh. Petrus Card. rp. Host. 8 CON " decanus eligo in summxim Pont. « rev. d. meum Card. s. Crucis; *» e così tutti gli altri dettero li » voti loro; ed eravi un segreta- « rio, che i voti di ognuno, co- « me notaio, scriveva; il quale su- « bito finito di dire, sonò V Ave » Maria, la quale detta da tutti, » quasi che ringraziassero Iddio " di tal elezione ; il Papa che » aveva preso il nome di Mar- « cello II si levò, e fece un' ora- >> zioncella latina, ringraziando il « Collegio dell' elezione . . . Dopo >y si levò il Cardinal decano, e dis- « se, che per osservare gli ordini « antichi, la mattina seguente si « farebbe Io scrutinio con le po- »' lizze aperte, acciocché sua San- « tità potesse vedere il buon ani- « mo di tutti verso lui, e questo " senza pregiudizio della presente " elezione; il che fu da tutti ad » una voce confermato, e vollero, >' che anche il Papa dicesse queste " parole: acceptamus sine praeju- » dicio praesenti electione. Dopo " tutti i Cardinali andarono ad ab- « bracciare il Papa, ed aperte le « porte, io fui dei primi, che gli « baciai i piedi , il che egli non *' voleva dicendo, che il giorno se- « guente sarebbe stalo meglio . E » cos'i tutti uscimmo dalla cappel- " la, ed accompagnammo il Papa " alla sua stanza, la quale trovò " tutta saccheggiata dai medesimi *' conclavisti; perlocchè fu forzato '■ andare in quella del Cardinal « di Montepulciano. Mentre che si " facevano questi rumori, furono " rotte le porte del conclave, ed " entrati molti, se non era il si- " gnor Ascanio della Cornia, forse >' tutto il conclave andava a sac- *' co. Pure entrato lui, ad ogni co- « sa fu preso ordine, e non entro CON » più persona, se non alquanti pre^ ^' Iati ... e cosi tutta quella not- » te mai si dorm\ per lo strepito 5> e rumore che si fece da quelli, » che sgombravano le loro robe » dal conclave ". Da questo interessante racconto principalmente rilevasi qual nume-r ro, e quali doti richiedevansi nei conclavisti, locchè era stato decre^ tato pochi anni prima da Pio IV. In quanto all'abuso del sac- cheggio della cella per opera dei conclavisti, tanto prima che dor pò IMarcello II, come di quello di Leone XI, Paolo V, Gregorio XV, Alessandro VH, ec, si tratta all'articolo Cella (Vedi) , ove pure si dice della benigna consuetudine dei Papi, di donare al cameriere conclavista tutto ciò, che è nella celr la da loro abitata. Qui poi no- teremo, che nel fj^S, nella seconda congregazione generale della sedo vacante, fu stabilito di fare quattro celle di più de'Cardinali viventi per iscartare le peggiori, e le anguste, e perciò anche anticipare l'estraziont» delle celle, di uno o due giorni. Per conto poi di quanto dice Io storico conclavista, dell'esclusione dei conclavisti parenti, nella vita di Urr bano VII, abbiamo che egli in gio- ventù fu al conclave pe»- l'elezione di Giulio III, avendolo portato per conclavista il suo parente Cardinal Veralli, giusta il costume; quando però fossero a ciò adatti. Gregorio XV fece altri utilissir mi regolamenti sul conclave e sui conclavisti, i quali furono approvan- ti da Clemente XII colla l)olla J^ poslolalw!, de'4 ottobre rySa. Que- sto Pontefice ne emanò delle altre, e nel medesimo anno ai 24 dicem- bre con un chirografo stabilì, che oltre ai cento scudi soliti darsi o- CON gni mese ai due medici , al chi- rurgo del conclave, e ad altri mi- nistri, si diano ancora cento scudi al mese al segietario del sagro Col- legio, perchè dia il sostentamento ai due aiutanti, che gli permette por- tare seco, i quali sono per solito il sostituto del sagro Collegio, ed un avvocato della curia j-omana, suo uditore (per decreto de' capi d'or- dine, nel conclave del i8a3 al se- gretario furono in vece assegnali scudi duecento il mese). Ai sei mae- stri di cerimonie ordinari assegnò venticinque scudi il mese, e altret- tanti ai soprannumerari , ai quali permise di entrare nel conclave. Al confessore, e al sotto-sagrista sono assegnati scudi trenta per cadauno, e scudi sei mensili all'inserviente alla sagrestia, e cappella comune, Se il primo cerimoniere fosse ve- scovo, come il sagrista, avrà come questi un servente per la messa, e ad ognuno si daranno scudi dieci al mese. Ai trentacinque scopatori del conclave da lui stabiliti, seb- bene poi sono quanti si contano i Cardinali in conclave, concesse il letto, che ad essi passava il concia- re, ma proibì a questi di portar via qualunque cosa appartenente al conclave: prima della disposizione di Clemente XII, gli scopatori del conclave erano ventiquattro. Ordi-r nò, che i ministri del conclave a' vrebbono rinnovate le vesti al cam-? biamento della stagione, e dopo due mesi del conclave, che morendo in esso un Cardinale, i conclavisti, ed il servo ne dovessero uscire. Dispo- se, che nella terza congregazione, la quale si tiene dai Cardinali pri- ma di entrare in conclave, si eleg- ga per voti il confessore ; nella quarta i medici, e il chirurgo; nel- U quinta gli speciali, ed i barbieri; CON 9 nella sesta, che i cerimonieri pre- sentino il breve apostolico per cssei e ammessi nel conclave; nella seltiina, che i Cardinali presenti avanzino la richiesta se abbisognano del ter- zo conclavista; nell'ottava, che si eleggano due Cardinali per appro- vare quelli, che dovianno entrare in conclave, i quali esibiranno no- me, cognome, e patria, e i concla- visti il nome di Cardinali, che li portano in conclave. Queste sono le principali leggi riguardanti i conclavisti, e gli altri che entrano ia conclave, alle quali noi aggiun- geremo le seguenti dichiarazioni pratiche, oltre a quanto analoga- mente diremo in progresso di que- sto stesso articolo. Tutti quelli, che concorrono per entrare in conclave per confessoie, medico, chirurgo, speziale, barbie- re, scopatori comuni, o^sia facchini, ed altri, ne fanno individuali istan- ze a tutti i Cardinali, o ad alcu- ni, per essere presi in considera- zione nel giorno, che si dovranno scegliere, il perchè ogni Cardinale per propria regola ne porta nota in congregazione, ISell'ultima con- gregazione si stabiliscono gli artisti, che dovranno chiudersi in conclave, preferendosi per lo più quelli, i quali in tal forma hanno ridotte le abitazioni anteriormente abitate dai famigliari del Papa, nel brac^ ciò dalla parte della via, che con- duce alle quattro Fontane del pa-» lazzo Quirinale. La proposizione e scelta degli artisti si fa dal Cardinal camerlengo, e vien confei'mata dal sagro Collegio. Nella settima con^ gregazione si Ca dai Cardinali l'i' stanza, per avere il terzo qonclavi-s. sta, e si eleggono gli scopatori cO' muni del conclave. Siccome le pon- tiflciq costituzioni uQo permettoiig IO CON a tutti i Cardinali di portare un terzo servo, o abbiano bisogno o no del terzo conclavista, così ogni Cardinale anticamente licenziava dal suo servizio quello che bramava aver seco, e poi lo faceva nomina- re per iscopatore del conclave da altro Cardinale , nominando egli per reciprocanza il servo di questo per iscopatore del conclave, ove poi ognuno si faceva servire dal pro- prio. Ora però ogni Cardinale no- mina per iscopatore del conclave il servo di quel Cardinale, che no- mina il proprio ; nomine che si scrivono in un foglio di carta con questa formola, la quale da ognu- no si presenta in congregazione : No- mino bajuliun coiiclavis ]S. N. ro- manum annonim circiler triginta, Eininenlissììno Cardinali N. N. adii inservìenteni. N. Cardinalis N. I Cardinali sogliono portare in conclave il servitore di camera, ra- re volte il decano, il cuoco, o al- tro loro domestico, e tutti debbono essere approvali dai Cardinali a ciò deputati. La mesata di questi sco- patori del conclave, e degli sco- patori comuni è di scudi sei. Del loro vestiario, doveri, e giuramen- to si tratta all'articolo Conclave, massime al § VII. Ai medesimi Cardinali deputati all'approvazione di quelli, che do- vranno entrare in conclave, si sot- tomettono le nomine, che ogni Car- dinale fa dei proprii conclavisti. Ec- cone la formola. Nos N. N. tiiidi N. N. Sanctae Romanae Ecclesiae Preshyter Car- dinalis TV. N. Eligo, et nomino con- clavistas meos R. D. N. N. prcs- bytcruni N. N. dioecesis, ac civeni ronianwn aelatis N. N. annorwn pluriinis ah ìiinc annis; ti in prae.- terìlis comiiiis mcuiii dapiferum. CO.N Laicuin N. N. romanum annoruni N. lY. plurimis ab hinc annis menni cu- bicidariuni. Datimi Roniae die etc. N. Cardinalis N. Loco +!«• signi. Altra formola di nomina di con- clavisti. Nos N. N. Diaconus N. N. etc. Eligo et drpulo in conclavistas meos R. D. N.N. presbylerum N.N., (ini tribus ab hinc annis mihi in au- ditoris munere. inservit. El N. N. romanum aelatis suae annorum circiler vignili septem, cu- bicularium menni, qui spalio triuni annorum meo scrvilio est addictus. I conclavisti, sì ecclesiastico che secolare, secondo la bolla di Pio IV debbono essere famigliari do- mestici continui, e commensali dello stesso Cardinale che li nomina, al- meno per un anno innanzi : non potrebbono essere mercanti , mini- stri de' principi, padroni di giuris- dizione temporale, né fratelli, e ni- poti de' Cardinali. Di fatti abbiamo, che nel conclave del 17 58 per mor- te di Benedetto XIV, si tenne la congregazione generale in conclave, in cui si accordò dal sagro Colle- gio r ingresso nel medesimo al Car- dinalIMal vezzi. Se non che avendo egli mandato la nota de' conclavisti, cui voleva seco condurre in conclave, fra' quali vi era il canonico Bolo- gnini, siccome dal sagro Collegio si CON sapeva, clie quegli non era stato fa- migliare del Cardinale per un anno, o almeno per sei mesi , come pre- scrivono le pontificie bolle, quan- tunque il Cardinal Alessandro Al- bani perorasse a favore del ca- nonico suU' esempio de' Cardinali francesi, ed avesse anche favorevole il voto di quattro Cardinali, tutta- via per venticinque voti contrari fu risoluto di non ammetterlo, se])be- ne ciò producesse non lieve dispia- cere al Cardinal Malvezzi. Dipoi il Cardinale de B-odt entrò in concla- ve, portando per conclavista Filip- po Suttermann, che aveva preso per maestro di camera nel suo arrivo in Roma, e perciò mancante de' re- quisiti richiesti ; pure, e come Car- dinale forestiere , e per l' impegno che vi era pel Suttermann, non vi fu opposizione dei Cardinali depu- tati all'approvazione de' conclavisti, anzi non se ne fece parola in con- gregazione generale. Dalla storia dello stesso conclave del 1758, si ha pure che nella terza congregazione, ove si elesse il con- fessore del conclave, ne furono pro- posti nove regolari, e tre secolari, e venne promosso il dubbio se poteva essere prete secolare, e fu risoluto affermativamente. Così nella quarta congregazione per la scelta de' me- dici, e chirurgo, pei primi concor- rendo sette individui , fra' quali il sacerdote Mattia Carelli, non aven- do autorizzazione pontificia per l'e- sercizio di tale arte, fu corso il bus- solo , e benché avesse tx'edici voti favorevoli, e altrettanti contrari, venne deciso di non ammettersi. Fra i cinque conconeuti chirurghi vi lii certo Guattani , per cui quando doveva correre il bussolo , il Car- dinal duca di Yorck fece sapere ai Cardinali colleghi, che il re d' In- CO?.' ,, ghilterra Giacomo III suo genitore avrebbe gradilo, che non fosse am- messo in conclave ; laonde, sebbene professoi-e molto celebre ed accre- ditato, non venne eletto. Talvolta pel gran numero di quelli, i quali bramavano entrare in conclave per qualche offizio, il sagro Collegio ha deputato due o tre Cardinali a fai'- ne la scelta, la quale poi da essi viene partecipata in congregazione ai colleghi. I conclavisti , e addetti al con- clave debbono intervenire nella cap- pella comune a quegli esercizi di pietà, che per loro ivi si fanno, ed a quelli cui assistono i Cardinali. JNel volume IX, pag. 1^4 e seg. del Dizionario, si riportano le fun- zioni sagre , che si sono celebrate ne' conclavi , e si fa parola della parte, che ne hanno avuta i con- clavisti. I Cardinali impotenti a scri- vere il proprio voto nelle schedule, i motti e le altre formalità, che descrivonsi all'articolo Elezione dei Pontefici (Pedi), deputano a sup- plirvi il conclavista ecclesiastico de- gno della loro intera fiducia, per cui a tale elFctto alcuni Cardinali conducono in conclave per terzo con- clavista il proprio confessore. Dal- la Storia dei conclavi del Burcar- do, abbiamo, che in quello per l'e- lezione di Giulio II, i Caidinali di JNapoli, Rothomagense, e Casanuo- va, fecero scrivere le schedule dai loro conclavisti ; anzi lo stesso Bur- cardo, il quale vi si trovò presen- te, dice, che appena eletto Giulio II gli levò la croccia, il rocchetto, e la veste, cui prese per sé , non ostante la contraddizione del sagri- sta. La ci'occia , e gli abiti cardi- nalizi dell' eletto Pontefice , appar- tengono al cameriere conclavista ; mentre le due mute delle tre com- 12 CON plele eli vestiario, che si preparano pel nuovo Papa, cioè le due clie jeslano dopo essersi vestilo di quelle più adatte alla persona , apparten- gono ai due primi cerimonieri, cui pure appartiene quanto dicemmo ai termine dell'articolo Conclave. Non si dee però tacere, che secondo l'ar- ticolo 9 del chirografo di Clemente XII, r avanzo delie legna in con- clave non dovrebbe appartenere ai due primi cerimonieri, né ad al- tri , giacché ivi fu esplicitamente prescritto che l'avanzo delle legna interamente si riservasse a benefi- cio del palazzo apostolico. Lo spi- rito poi, e lo scopo di siffatta leg- ge tendente a riparare le provigio- ui studiosamente abbondanti , che solevano farsi per particolare spe- culazione, fa pur anche dubilaie che gli altri avanzi, di cei-a, di olio, di carbone, ec. possano appartenere ai suddetti cerimonieri, locché pei'ò sana la consuetudine in loro favore. II nuovo Pontefice viene spogliato degli abiti cardinalizii, ed è vestito degli usuali Pontificii dal sagrista , dai due primi cerimonieri, e dai due suoi conclavisti, che a tal ef- fetto subito si chiamano, appena è compita r elezione. Ora il sagrista, oltre quanto si dirà, ha diversi in- certi,' come la cera, e i tappeti della cappella comune, ec. I principali aneddoti poi dei con- clavisti sono i seguenti. Avvertire- mo prim.51 di tutto, che i conclavisti, e gli addetti al conclave , che ne escono per infermità , sono tenuti al giuramento fatto di conservare il segreto di quanto nel conclave hanno udito o veduto riguardo al- l'elezione; e i nuovi conclavisti, o addetti a! conclave , che in questo entrano, per supplire a quelli, che ne uscirono, debbono prestare egua- CON le giuramento. Quando alcuno dei nominati deve uscire per infermità, il primo maestro di cerimonie colla sua chiave apre la cancellata inter- na, che difende la porta del concla- ve, il Cardinal camerlengo apre col- la sua chiave la porta stessa, men- tre all'esterno il maresciallo del conclave apre la medesima porta con altra chiave. Allora, o quatido vi entra alcun Cardinale, si dà in- gresso nel conclave a quelli , che subentrano agi' infermi. Se un Car- dinale per malattia esce dal con- clave, nel ritornarvi può condur se- co i medesimi conclavisti. Fia gli aneddoti adunque dei con- clavisti, ricorderemo che nel conclave del iSgo, in cui fu eletto Gregorio XIV, e che durò circa due mesi, il conclavista del Cardinal Girolamo Simoncelli di Orvieto, inventò le fa- mose profezie dei romani Pontefi- ci, che il medesimo e il volgo at- tribuì a s. Malachia, sperando con questo mezzo di fare esaltare al tri- regno il suo padrone, indicato nella profezia che toccava a quell'elezio- ne, colle parole : De antiquitate ur- bis, giacché Orvieto patria del Car- dinale, in latino dicesi Urhs J^etus. Il Simoncelli era stato creato Car- dinale dallo zio Giulio III, godette la dignità cardinalizia sessanta anni, ne visse ottantuno , ed intervenne ai conclavi per le elezioni di Mar- cello II, Paolo IV, Pio IV, s. Pio V, Gregorio XIII, Sisto V, Urba- no VII, Gregorio XIV, Innocenzo IX, Clemente VIII, e poco mancò che non intervenisse a quelle di Leo- ne XI, e Paolo V, il primo eletto nel dì primo di aprile, il secondo a' 16 maggio del medesimo anno i6o5, anno in cui morì il Simon- celli. Kel conclave per l'elezione di Pio e O N IV, fra i Cardinali, the V interven- nero, vi fu lo spagnuolo Bariolora- nieo della Cueva, o Queva, bene- merito della santa Sede, e munifi- co benefattore dell' ospedale di s. Giacomo degl'Incurabili, non che promotore di quello pegli alienati di niente. Concorse col suo suffra- gio all'elezione di quattro Pontefi- ci ( l' ultimo de' quali fu il detto Pio IV), e per lo stratagemma usa- to dal suo conclavista Ferrante Tor- res, poco mancò che egli non fosse eletto Pontefice, la qual dignità me- ritava anche senza artifizio. Ed ecco come accadde questo stratagemma. Essendosi il Torres posto in capo di far creare Papa il suo padrone, da uomo accorto e sagace girò un giorno intero per le celle de' Car- dinali, pregandoli uno ad uno fino al numero di trentadue ( dei qua- rantaquattro, ch'erano in conclave), perchè onorassero, giusta il costume dei primordii del conclave , il suo padrone col voto nello scrutinio del giorno seguente. Ciascuno di essi , credendo di essere solo, glielo pro- mise, massime gì' imperiali, e i fran- cesi, ed in fatto tutti scrissero il nome del Queva nella propria sche- dula; ma per caso il Cardinal Ca- po di Ferro dimandò nella mattina allo scrutinio, a quelli che gli era- no vicini a chi dessero il voto , e trovando che lo davano al Cardi- nal della Queva, pel quale egli pure era stato pregato, si venne in sospet- to che la cosa andasse più innanzi, e perciò se ne interrogarono alcuni altri, i quali risposero lo stesso. Al- lora il Cardinal Capo di Ferro ne avvertì i colleghi , e giunse a far lacerare molte schedule, ed a rin- novarle, quando diciassette voti era- no già stati dati, come si può ve- dere nel Cardinale Pallavicino nella CON 1 3 Sfona del concìlio di Trento, lil». XIV, cap. X, p. i3i, e nei conti- nuatori del Burcardo nella Storia de' concla\'i, i quali però dicono , che il Cardinal Queva fosse consa- pevole dell'astuzia del Torres. Non riusciià discaro, che qui si aggiun- ga quanto di analogo avvenne nel conclave per morte di Pio IV , in cui il Cardinal Luigi Pisani, vene- to, scorrendo di soppiatto le celle , pregò ad uno ad uno i Cardinali, perchè onorassero col loro voto la vecchiezza dello zio Cardinal Fran- cesco, decano del sagro Collegio, e che per 1' ottava volta interveniva a' conclavi. E siccome il porporato era in grande estimazione, tutti dis- sero che avrebbono concorso in lui, ciò che per altro essendosi scopei to per la fretta del nipote , andò a vuoto il piano di farlo Papa. Disgraziato fa pei conclavisti il conclave del 1623 per l'elezione di Urbano VIII, incominciato li 19 luglio, e terminato a' 6 agosto , si per la qualità dell'aria divenuta nel conclave valicano infetta a cagione del tempo estivo, e sì per 1' angu- stia in cui allora erano e le celle, e lo stesso conclave poco ventilato, e pieno di sagri elettori arrivati al numero di cinquantacinque, e di numerosi conclavisti, ed addetti al conclave. Dopo dodici giorni si ammalarono dodici Cardinali di febbre, e i Cardinali Peretli, e Ghe- rardo si trovarono costretti ad uscir- ne. Insomma per l' influenza delle malattie pochi Cardinali ne anda- rono esenti ; molti stettei'o per mo- rire, come morirono quasi tutti i conclavisti ; e lo stesso Urbano Vili cadde subito malato uscito che fu dal conclave, per cui credendosi an- zi avvelenato per un mazzo di fioii, fu d'uopo differire a' 29 settembre- i4 CON la sua coronazione , clie fu fatta quando eia ancora convalescente, come racconta il contemporaneo , e diligente diarista Giacinto Gigli. I Cardinali, che morirono in con- clave, o poco dopo di esserne usciti, oltre il decano Saoli, furono Pigna- telli, Sei'ra, Gozzadiiii, e Gherardi. Nel conclave dell'aiuio santo 1 700, tenuto per morte di Innocenzo XII, i sagri elettori cospirarono ad esal- tare il Cardinal Albani; ma fu tan- ta e SI grande l'angustia eh' egli ne ebbe, che per tre giorni ricusò il pontificato con molta costanza, e fu principalmente merito di un con- clavista il vincerne la virtuosa ri- pugnanza. Fu questi l'abbate de Ten- cin , allora conclavista del Cardi- nal Camus, e poi anch' egli Cardi- nale, che coniando sull'amorevolez- za sempre dimostratagli dal Cardi- nal Albani, prese la risoluzione di andare nella sua cella col libro Pa- storale di s. Gregorio I , per con- vincerlo con quel passo, nel quale quel gran Pontefice insegna , che quando per umiltà si ricusa il mag- giore onore, si cessa di essere umi- le , quando non si ubbidisce alla voce di I)io, a noi palese per 1' u- niformità dei suffragi. Ma il Car- dinal fermo nella bassa stima, che aveva di sé stesso, prontamente ris- pose: sarebbe buono che io a\'essi le qualità, che a ciò si richiedono. Tuttavolta alle persuasive del con- clavista, e dei teologi, l'Albani si ar- rese, ed assunse il nome di Clemente XI. 11 Tencin per morte di questo Papa entrò in conclave per concla- vista del Cardinal de Bissy, e poi vi tornò per quella di Clemente XII come elettore. Molti sono i conclavisti divenuti Car- dinali, e per nominarne alcuni;, Mar- cello Passeri fu uditore conclavista CON del Cardinal Corsini, che divenuto Papa Clemente XII, lo creò Cardi- nale ; Clemente Argenvilliers fu con- clavista del Cardinal Lambertini, che esaltato alla cattedra apostoli- ca col nome di Benedetto XIV lo fece Cardinale; e Pio VI era sta- to segretario e conclavista col Car- dinal E.ufFo, nel conclave per l'e- lezione di Benedetto XIV, del qua- le divenne amanuense, ed aiutan- te di studio. Anche oggidì molti Cardinali viventi sono stati concla- visti. Di frequente qualche concla- vista viene beneficato, ed anche an- noverato tra i suoi famigliari dal Pontefice novello , il quale suole molto più esaltare, e benefica- re i suoi fortunati conclavisti, sia col dichiarare il conclavista ec- clesiastico cameriere segreto parte- cipante, cappellano segreto, ovvero col conferirgli alcuna carica, e prov- vista ecclesiastica; ed il conclavista cameriere col nominarlo suo primo aiutante di camera, e con sovrana munitlcenza onorarlo e provveder- lo, come a mia somma ventura eb- bi a provare io stesso. Presti dei conclavisti, ed altri ad- detti al Conclave, beneficenze, e privilegi loro concessi. L'animo sempre grande de'som- mi Pontefici pei primi ognora si esperimentò dai conclavisti princi- palmente ecclesiastici, per quella ge- nerosa liberalità che si diffonde co- me la luce, con grazie, e favori, sia col premiarli col donativo di diecimila scudi d'oro, sia col bene- ficarli con vitalizie pensioni, sia col conceder loro distinti privilegi, sia col promoverne alcuni in ser- vizio della santa Sede. Bene a ra- gione esercitarono i Papi in singo- CON lar modo la loro paterna efriisione con un orili ne s"i rispettabile, clic la meritò, come intimi famigliari dei Cardinali della santa Romana Chie- sa, e da essi prescelti ad entrare in queliaugiisto luogo ove si adu- nano, con grave ed imponente mo- do, per daie un degno successore a s. Pietro, il provvido sovrano ai felici dominii pontificii. Perciò i con- clavisti dopo i Cardinali sono i pri- mi tra i cattolici ad essere ammes- si a veneiare il nuovo Pontefice dato da Dio, baciargli riverenti i piedi, e riceverne l' apostolica be- nedizione. i conclavisti ecclesiastici nella processione dell'ingresso in concla- ve è più conveniente che vestano colla sottana e ferraiuolone nero, ed il conclavista cameriere col consueto abito corto nero di città, e ferraiuo- lone di seta nera. Giunti in con- clave, e dopo le visite di formali- tà, che riceve il proprio padrone, i conclavisti ecclesiastici assumono la zimarra di panno , o di brunel- la nera, secondo le stagioni, oltre la berretta clericale. I cameiieri con- cfavisti vestono col detto abito, nje- uo il ferraiuolcne. II sagrisla, il sut- tosagrista, ed il loro laico religio- so continuano a ritenere l'abito del proprio Ordine agostiniano. 11 se- gretario del sagro Collegio, e i due suoi aiutanti, usano zimarra e ber- retta clericale : il primo assu- me r abito prelatizio nero quando qualche ambasciatore si reca lor- malmente al conclave per presen- tarne le credenziali, cui tocca a leggere al detto prelato. Zimarra e berretta clericale pure usano i maestri di cerimonie, e il cappel- lano della cappella comune. 1 due medici, il chiiurgo e lo speziale adoperano zimarre , e benelta CON lof dottorale. Gli scopatori del con- clave, servi de'Cardinali, hanno ve- sti uniformi, che dà loro il concla- ve, e delle quali parlammo a quel- l'articolo: e gli scopatori comuni del conclave vestono di uniforme casacca, calzoni, cappello etc. Gli al- tri non hanno particolare vestiario. Tutti quelli, che hanno l'uso della zimai'ra ed i camerieri con- clavisti, non che il sagrista, ed il p. sotto-sagrista, benché, come si disse, vestano l'abito religioso, ricevono dal conclave il seguente compenso, detto per le zimarre da inverno, e da estate. Queste si danno, ossia il compenso, appena entrati in con- clave, e poi si rinnova ogni due me- si. Consiste la prima volta tale compenso in ventotto scudi, e ba- iocchi cinquanta per cadauno, giu- sta la riforma di Alessandro Vili eletto nel 1690, perchè prima di quel tempo davasi maggior somma. La seconda volta consiste in tren ta scudi per cella; su di che è a vedersi il chirografo Avendo noi, n. i3 da Clemente XII emanato nel 1782, ove il Pontefi^ce, a prevenire le istanze de'couclavisti nel cambia- mento delle stagioni per rinnova- zione delle zimarre , assegna la somma di scudi trenta per cella ad ogni due mesi. Siccome ad ogni cella di Cardinale sono assegnate le prime volte per le zimarre dei due, o dei tre conclavisti .scudi cinquanta- sette, i quali dividonsi a parti e- guali tra il conclavista ecclesiastico, e il conclavista cameriere, così o- gni Cardinale fa l'ordine pel paga- mento al camerlengo provvisorio del popolo romano, il quale ritira le somme dal pontifìcio erario, sen- za che a lui si debba dai conclavisti emolumento veruno. Ecco la for- mola dell'ordine: iG C0.\ i> Signor N. N. camerlengo pl'ov- '» " visorio del popolo romano, dagli •' « piiioliiineiiti soliti darsi ai con- :> » ola visti per le ziman'e, secon- « " do la costituzione, e chirografo » » della sa. me. di Clemente XII, >» i> le piacerà pagare la rispettiva » » tangente alli signori d. NN., e » » NiV. nostri conclavisti , che con » »> ricevuta ec. » » » Loco +^ Signi. >i -*' ^> i> N, Cardinale N. » ' >i Sotto a questo ordine i con- » clavisti si sottoscrivono, aggiuugen- » do, e per noi al signor JNN. per " altrettanti. » Passando a parlare del donativo " dei diecimila scudi d'oro, dei pri- » ■X'ilegi, e delle provviste ecclesiasti- » che pei conclavisti, incomincieremo » dalla domanda, ch'essi ne fanno nei » piimordi del conclave al sagro " C(>llegio , perchè s' interponga col » futuro Pontefice per la consueta » concessione. Le notizie in argomento » più antiche per noi si desunsero » dalla Storia de Conclavi de Ponte- » Jìci Romani. Ed incominciando da » quelle, e da altre anologhc del » conclave del i5r3 per l'elezione di => Leone X, ecco quanto si legge a « pagine 1 34 e seguenti >».... I >^ " Cardinali vestiti colle croccie en- » '•' Irarono tutti nella sala ultima, » » e trattarono sopra i capitoli del « *' conclave. Trattunto i conclavistij » '•' in un' altra sala, fecero congre- » » gazione, per domandare le esen- » ■= zioni e prerogative, che sono so- « " lite concedersi ai conclavisti, ed » -> indi a poco si congregarono nella » >' medesima sala ventidue Cardi- » » naii sopra la conclusione dei ca- « " piloli del conclave: però nou fé- >y CON cero cosa alcuna, e si ritirarono alle loro camere .... In questo tempo entrò in conclave un chi- rurgo chiamato Giacomo di Brie- ra , ad istanza del Cardinal de Medici, che poi divenne Papa, acciò gli tagliasse una postema: e dopo entrato non vollero che ne uscisse, con tutto che ne aves- se fatta grande istanza II lunedi 7, ad ore 2 1 in circa, furono chiamati dal maestro di cei'imonie tutti i conclavisti a scrivere i loro capitoli del con- clave , i quali furono dettati da Tommaso Fedra segretario del collegio , e da molti di es- si conclavisti furono scritti. Il martedì 8 detto, all'ora solita, vennero tutti i Cardinali alla mes- sa , finita la quale entrarono in congregazione, ed avendo i con- clavisti formato i loro capitoli, deputarono quattro di essi, che andassero a farli firmare, e sot- toscrivere dalli signori Cardinali, che erano in congregazione. Fu- rono deputati a quest'effetto mon- signor Gabrielli sagrista, Tom- maso Fedra, Bartolommeo Salice- to segretario del sagro Collegio, e Pietro E.apelli ; i quali giunti con Francesco Armellini, Rainiero Gentile , e Pietro Pvusignardo, entrarono dalli signori Cardina- \\, a' quali domandarono, che si degnassero di sottoscrivere i ca- pitoli, e le grazie de'couclavisti, ed avendo esibiti ad essi signori Cardinali, i capitoli, e le gra- zie, che essi conclavisti aveva- no posto in buona forma, fu- rono loro da quelli restituiti ; e detto ch'essi avevano fatto fare detti capitoli, e grazie in modo, che sarebbono stali soddisfatti, e cosi li capitoli dai Cardinali fat- CO]V " ti furono dai medesimi sottoscrit- " ti, ed amorevolmente, senza con- -•' traddizione alcuna, e con soddis- " fazione ancora di essi concia vi- " sti, che già speravano quello, " che in detti capitoli, e grazie si " conteneva, e questo detti Cardinali " fecero segretamente senza pubbli- " care allora quello, che in detti ca- " pitoli e grazie si conteneva. E usciti >' i conclavisti stracciarono li capito- » li, ch'essi avevano fatti ". Per questi ultimi debbonsi forse inten- dere i capitoli particolari, che i Cardinali facevano ne'conclavi, dei quali si parlò a quell'articolo, giac- ché in appresso si legge, che i Cardinali rifecero i capitoli, e dopo molte dispute li sottoscrissero avan- ti molti testimoni, essendo stati chiamati tutti i notari, ch'erano in conclave pei rogiti. Ritornando ai conclavisti, a pag. iSy si legge CON 17 " vacante la sede apostolica, li re- » troscritti conclavisti presenti pro- j> mettono, ed in ampia forma ca- »> merale si obbligano, e ciascuno >' di essi in solidnni si obbliga » pagare agli altri conclavisti du- » cati mille cinquecento d'oro di » camera, per la camera del suo •' illustrissimo Cardinale, che sarà » assunto al pontificato, la quale 5' camera per detto prezzo di mille >■> cinquecento ducati adesso per al- -•» lora comprano;, e vogliono, che » sia comprala da essi conclavisti , » li quali di laudabile consuetu- » dine asseriscono doversi ad essi, •j rinunciando de aliis j'urìbus et » legibus^ in favore della cosa veii- >' duta ". Da questo importante passo, sembra certo, che per l'a- buso di saccheggiare dai conclavi- sti la cella dell'eletto Papa, sicco- me appartenente al conclavista del come segue : » furono li detti con- Cardinale esaltato, acciocché gli al- " clavisti dai maestri di cerimonie tri conclavisti non la toccassero, con- " rinchiusi nella cappella grande veniva prima compensarli con tal j» di Sisto IV, essendo i Cardina- somma, dalla quale rilevasi che molto « li nello scrutinio in quella di Ni- maggiore sarà stato il valore delle -■' colò V, dove fecero congregazione suppellettili, le quali portavansi dai » e conclusero, e si obbligarono Cardinali nelle celle del conclave, » che quel conclavista, il padrone come argenterie, ed altre cose di » del quale in questo presente con- valore. Tuttavolta , dopo questo " clave riuscisse Papa, fosse obbli- conclave molti sono gli esempi del- " gato a pagare agli altri concia- le celle depredate dai conclavisti, » visti per la camera di detto suo finche i Pontefici colle censure ec- -•> padrone, assunto al pontificato, clesiastiche proibirono replicatamen- " ducati mille, e cinquecento d'oro te tale abuso. Ad onta di ciò i con- » di camera, da distribuirsi prò- clavisti del Cardinale eletto Papa " porzionatamente tra tutti gli altri: oggidì chiudono bene la cella, ora » del che fu rogato 1' atto dal che hanno muri, e solide porte, » notare della camei'a apostolica ". ed appena aperto il conclave vi La promessa poi de'conclavisti pel pongono alla custodia gli svizze- pagamento di tal somma, era del ri, locchè si pratica da un distac- seguente tenore: » Nell'anno del camento di soldati al palazzo del " Signore i5i3, addi 3o mar- Cardinale divenuto Pontefice, af- » zo in Roma nella cappella del- fine di evitare, che il popolo lo " la felice memoria di Sisto IV, saccheggi, come più volte è ac- voi.. XVI. 2 i8 COI^ caduto, non ostante !e pene fulmi- nate dai Papi. Terrajneremo quanto riguarda il conclave di Leone X , con questo altro iinpoitante tratto, lehitivo ai privilegi, » Nota delie riservazioni, « grazie, e facoltà concesse ai con- « clavisti nel presente conclave. " A ciascun Cardinale si conce- f> de la riserva di ducati mille e '> cinquecento, secondo la lassa del- » la decima per ciascuno suo in ■ 3 dioc, e leggendosi nelle lette- " re con derogazione, con decreto, *' die li Cardinali non possano dis- • porre di detti benefìci in virtù -: di dette riservazioni , se non in » favore di delti conclavisti, colla ^> clausula efficace sulla validità di " detto decreto, e con decreto an- « Cora, che le dette riservazioni » non possano rivocarsi, e che non '• spirino per morte tlel Cardinale, >' ma dopo morto detto Cardinale, -•' in suo luogo si sunoghi un al- >' irò Cardinale vivente da eleggersi " da essi conclavisti, il quale Car- » dinaie surrogalo sia tenuto dis- j' pori'e di dette riservazioni con- » forme la volontà de' detti con- 'j clavisti. Qualsivoglia conclavista !> se era nobile conte palatino, e » famigliare descritto dai Papi con •' aspettazione a tre collazioni , ed !' altrettanti benefici, ed un bene- :■) ficio di qualsivoglia tassa con de- " rogazione della regola idiomete, !> extra ralionem ordinan'ani colla- n tìonis altcniali\'e^ statuti de ohti- •' nendo, citin dcsci'iptioim in fa- -•• miliari descrij>to, e poi il primo ■■> descritto immediate con clausola ■> di essere anteposto a qualsivoglia, --> the avanti fossero descritti, e che •' pos^a ciascun conclavista testare » (ielli benefìci ecclesiastici sino alla >: humuiu di ducati mille, che pos- ( O X j' .sa ottenei-ne quattro incompati- ») bili, ed una parrocchiale in vita, .•' e remissione delie annate, e qual- »' sivoglia benefìcio, e provisioui >y ottenute dai predecessori Ponte- " fìci, ancorché le lettere non l'os- -•• sero con l'assoluzione di qualsi- " voglia irregolarità, e riabililazio- •> ne, e spedite, ed ottenute e da -■ ottenersi, con remissione de' frutti •' malamente percetti, e che qual- '• si voglia conclavista possa surro- ■" gare altri in suo luogo in dette » prerogative , e che la supplica '5 data per un Cardinale, e legi- » strata pel segretario di detto » Cardinale con ascoltazione di un » prelato , sia autentica , e (àccia » piena fede ; e così ancora che le » lettere di sopra per un Cardi - j> naie sotto il suo gran sigillo spe- »j dite, abbiano quella fede come 'j spedite sotto il piombo; e che >i così sia giudicato con deputazio- " ne di tre Cardinali sopra la con- « servazione di tulli li capitoli, ed » altre cose predette ". Aggiiuigeremo eguali nozioni , cioè quanto si legge nella stessa Storia de^ concLu'i , in quello del i5r)0, per l'elezione di Urbano VII, a i^ag. 3o7 e seg. : » Circa le » ore 2 2 di giovedì 2 3 settembre, 55 essendo adunati i Cardinali nella 55 sala regia a ricevei'e il Cardina- 53 le di Pavia, che doveva entrare 5! in conclave quella sera, parendo 55 alli deputati de' conclavisti que- « sia essere opportuna occasione 55 per far sottoscrivere i loro pri- 53 vilegi, i quali la sera precedente 53 per detto del Cardinal decano 55 erano stati veduti, ed approvati •1 dal Cardinal Aldobrandini (che 5' .sedici mesi dopo fu creato Papa 55 col nome di Clemente Vili ), fé- 55 cero istanza unitamente di ciò CON ad esso decano , che sedeva ivi con altri Caidiuaii vecohi, fra i quali facendo qualche ripugnan- za il Santi Quattro ( che tredici mesi dopo fu il Pontefice Inno- cenzo IX ), e Deza, parve ch'es- so decano se ne volesse tornare addietro. Onde essi deputali si persero d'animo, avendo il ne- gozio per disperato, e molti di loro se ne partirono in collera, il che vedendosi da molti con- clavisti, mossi alla volta loro , dissero che non bisognava cede- re al primo incontro , e che si doveva ricorrere ai signori Car- dinali protettori, i quali s'eleg- gono ne' conclavi dai conclavisti per simili bisogni ; ma accortosi che le loro persuasioni poco o nulla giovavano, per ritirarli dal- la loro disperazione, da loro stessi in compagnia del signor Silvio Antoniano (allora segietario dei sagro Collegio^ carica che egregia- mente da quel grand' uomo si disimpegnò per ventiquattro anni, divenendo poscia amplissimo, e ce- lebre Cardinale) andarono alla vol- ta de' Cardinali Sforza, ed Asca- nio Colonna protettori , suppli- candoli ad impetrare dal deca- no, che cominciasse a sottoscri- vere, perchè lo seguirel^bono poi gli altri Cai'dinali, senza contrad- dizione, ed essi benignamente to- gliendo questa impresa, si mos- sero verso il decano, e l'indus- sero a contentarsi. Onde uno dei conclavisti, che aveva mosso que- sto partito, entrato nella cella dei suo Cardinale, tolse penna, e ca- lamaro, ed insieme coi deputati, che vedendo il bvion successo , già erano ritornati, fecero sotto- scrivere i privilegi dal decano, e ptii dagli alili. Il che Unito , CON 19 entrò in esondava il Cardinal di Pavia, che dalla sua chiesa era giunto in Roma a grandi gior- nale. " Il tenore de' privilegi era que- sto : Nos Episcopi, Presbyteri, et Diaconi infrascripti S. R. E. Car- dinales conclavistis nostris, qui intra septa dicti conclavis nobis famulantur promittimus, quemli- bet nostrum conccssorum, et in- dullorum omnes, et quascumque gratias, concessiones, et indulta, tam spiritualia, quam temporalia alias per fel. record. Sixti Pa- pae V , eisdem conclavistis in conclave, in quo ipse ad aposto- latus apicem assumptus fuit, exi- stentibus concessas , et indultas. Insuper, et facullates eisdem con- clavistis concessas transferendi pen- siunes, vel fructuum reservatio- nes nsque ad summani scutoruni centum, extendantur, et amplien- tur ad scuta ducenta similia. » Ac insuper, quia de praesenti major conclavistarum numerus existit, promittimus, et quilibet nostrum promittit, loco deceui niilliuui scutorum auri in auro, quae idem Sixtus conclavistis praefatis donavit, donare, et lar- giri ducatos aureos de camera novos duodecim millia. " Item quo dicti conclavistae noti teneantur ad observationem con- stitutionis novissimae per fel. re- cord. Sixti V dictae super ha- bitu, et tonsura per clericos de- ferendis, hoc quoad obtineutes pensiouem tantum. Clemente Vili , Ahlohrandini , elevato al pontificato a' 3o gennaio i5g2, ai 9 del seguente novem- bre, emanò la costituzione Aeqiii- tnti conscntaneiiin, che riportasi nel Bull. Roin. tom. V, pag. 4t>7i *^"l- 0.0 coy la quale concesse ai conilavisti del suo conclave i seguenti indulti , e privilegi. Egli li dichiarò: i ." Veri fami- gliari continui commensali del Papa. 2." Conti del sagro palazzo late- ranense, e nobili di qualunque cit- tà dello stato ecclesiastico, che vor- ranno scegliei'e, aiìlnchè non sia dif- ferenza fra essi, ed i vari originari antichissimi. 3.° Che possano godere di tutti i privilegi de' notai'i della santa Se- de partecipanti, benché non abbia- no l'abito, e rocchetto di questi. 4-° Li esentò da pagare decime, pedaggi, sussidii, gabelle, e qualun- que altro peso sì ordinario , che straordinario. 5° Rimette loro i frutti eccle- siastici, che dovrebbero avere resti- tuito per r onimissione delle ore ca- noniche, e li dispensa neh' inabilità contratta nei celebrare le messe, o i divini uffizii colle censure, purché non sia in disprezzo della Chiesa. 6." Li rende abili a qualunque dignità, ed onore, benché ^ieno nati illegittimi di qualsiasi commercio illecito, fuorché con chierici. 7.° Li dispensa nel portare abi- to clericale, e tonsura, benché go- dano beneficio semphce, il quale però non sia sopra a cento ducati d' oro di camera. 8.° Che tutte le grazie, provvi- ste, commende, e qualunque altra bolla, e breve, sieno per essi spe- dite gratis. 9." Li rende abiU a qualunque pensione, sopra qualsivoglia benefi- cio ecclesiastico, con cura, e senza cura di anime, di qualunque Or- dine, anche del gerosolimitano. io.° Che le lettere apostoliche in loro favore, sieno sempre valide. CON benché non ammesse , o registrate dentro il dovuto tempo. I i." Questi privilegi non possono essere sospesi , o rivocati di sorte alcuna. Leone XI, che il primo aprile 160 5 successe a Clemente Vili , distribuì a' Cardinali poveri , eh' e- rano intervenuti nel suo conclave, generose somme; ed ai conclavisti donò dieci mila scudi d'oro di stam- pa corrispondenti prima a sedici mila, e cinquecento scudi , ed ora a soli quindici mila scudi di argen- to di moneta romana , secondo il consueto, e tutti i benefìzi, che non sorpassavano le rendite di duecento scudi, vacati dopo la morte di Cle- mente Vili, la quale era accaduta a' 3 marzo del medesimo anno ; quindi dopo ventisei giorni di pon- tificato Leone XI morì. Non si de- ve tacere , che il MafFei, Annali di Gregorio XII I^ tom. II, pag. 4^^'> racconta, che essendo stato ai 1 3 maggio 1072 eletto Papa Gregorio XllI, cioè nel giorno seguente a quello dell'ingresso de' Cardinali in conclave, negò a' conclavisti il soli- to donativo dei diecimila scudi d'o- ro, dicendo che per un solo giorno di conclave non poteano essi aver sofferto alcun incomodo ; però fece distribuire doppia somma ai pove- ri, miserabili, e vergognosi. Paolo V, eletto Papa ai 16 mag- gio i6o5, nell'ottavo giorno di con- clave, colla bolla Ronianiim decel, data die 3i julii i6o5, Bull. Maga. t. Ili, p. igg, ai conclavisti accor- dò i privilegi di Clemente Vili, coir aggiunta, che i diecimila scudi d' oro, i quali ad essi dovevansi dal nuovo Pontefice, fossero fra lo- ro distribuiti egualmente tra i con- clavisti ecclesiastici, e tra i concla- visti laici . ossiano i camerieri ; e CON che la dispensa pontificia per gl'il- legiHinii, fosse ancora per gli oidi- ui sagli, e pei benefizi. Egli inol- tre conferì agli stessi conclavisti tutti i benefizi, ch'eraiio vacati nel- la sede vacante, i quali non ecce- devano il valore di duecento du- cati d'oro. Di poi i medesiiTii pri- vilegi di Paolo V furono concessi ai conclavisti dall'immediato suc- cessore Gregorio XV, coli' autorità della bolla Uomanus Poiitifex, pres- so il Bull. Maga, loco citato pag. 4i8, emanata ai i5 marzo 1621, benché eletto nel secondo giorno di conclave, e per lui il primo, giacché entrò nel medesimo giorno nel quale fu esaltato. Gli successe nel 1623 Urbano Vili, che colla bolla Circuni.specta, data a' 6 agosto , giorno di sua elezione, Bull, fllagn. t. IV, p. 1, accordò ai conclavisti i medesimi privilegi di Clemente Vili, Paolo V, e Gregorio XV: donò loro diecimila scudi d'oro di tanti vacabili, appena vacassero; li esentò come i Cardinali da tutte le gabelle ordinarie , e straordina- rie , ed i loro beni dallo spoglio della camera apostolica ; ratificò le nulle collazioni, e provviste de' loro benefìzi, nel foro soltanto della co- scienza, e li assolvette, giusta il co- stume dei Pontefici appena eletti , dalle censure incorse forse per la violazione delle leggi del conclave, del segreto ec. Alla bolla di Urba- no Vili si uniformarono tutti i suc- cessori di lui sino a Clemente XII. Narra Fulvio Servanzlo, maestro delle cerimonie, nel conclave per l'elezione di Clemente IX, che M die 23 julii anno 1667, exegi a » Dom. de Neilis depositario ca- » merae Apostolicae scuta 92 mo* » netae, portionem scilicet ad me -•* spectantem uti conclavistam a C O jN ■}. i >• largitioiie loooo aureorura eis- >• dem làcta a S. D. N. prò ejus - assumpliune ad Ponlifitatum ; et • iiltia ; uti clcricus, habui duo •• numismata argentea prò posses- •• sione accepla a S. S. basilicae -•» Later. vel ft-stivale ss. Petri , et " Pauli ". Abbiamo poi dal JNo- vaes, t. XI, p. 6, 9, che Innocen- zo XI, creato nel 1676, dopo un conclave, durato quarantanove gior- ni, cui intervennero sessantasetle Cardinali, fece distribuire ai con- clavisti i soliti diecimila scudi d'o- ro, dandone inoltre cinquemila ai poveri , ed altrettanti ai cattolici polacchi per la vittoria riportata sugli ottomani. Clemente Xll, confermando e rinnovando a' conclavisti i privi- legi de' suoi predecessori , secon- do la bolla di Urbano Vili, nella sua, che emanò ai 16 luglio 1730, ed incomincia, Nos voleiites etc. , presso il Bull. Rom. tom. XIV, pag. 12, aggiunse la facoltà ai conclavisti di testare, benché fossero professi di qualunque Ordine, ec- cettuato il gerosolimitano, il che pur fecero i successori di lui, come Benedetto XIV e gli altri. Nel ce- lebre conclave del 1758 per la morte di Benedetto XIV, nel se- condo giorno, essendosi uniti nella sala regia i conclavisti, a viva vo- ce dichiararono loro procuratore, secondo la consuetudine, monsignor Baldani, conclavista ed uditore del Cardinal Alessandro Albani come Cardinale del collegio vecchio, e d. Carlo Dionigi esperto conclavista, ed uditore del Cardinal Orsini, mi- nistro del re di Napoli, come quel- lo del collegio nuovo, per chiedere il solito donativo di diecimila scu- di d' oro, le provviste ecclesiastiche, e i privilegi, per la spedizione dei ■^.-^ CON quali aml)ediie deputarono il cano- nico Alessandro della Torre. Il memoriale a tal uopo combinato, e diretto al sagro Collegio , era concepito nel seguente modo. Sup- plicavano i conclavisti i signori Car- dinali d' interporsi al futuro Pon- tefice efficacemente, con promessa della sottoscrizione di ognuno, on- de comprendervi quello che lo sa- rà, di gratificarli col solito donati- vo di diecimila scudi doro, coi so- liti privilegi secondo le concessioni fatte a' conclavisti dai sommi Pon- tefici, e particolarmente da Clemen- te IX, da Clemente X, da Inno- cenzo XI, da Alessandro Vili, da Innocenzo Xll, da Clemente XI, da Innocenzo XIII, da Benedetto XIII , da Clemente XII, e dal de- fonto Benedetto XIV. Cos'i ancora di accordar loro quella rata dei benefizi vacati nella .sede vacante secondo il solito, ed in contempla- zione dell'assidua, e laboriosa assi- .stenza, che i medesimi conclavisti prestano a' Cardinali in conclave. A questo memoriale sogliono i Car- dinali sottoscriversi con queste pa- role: Sic promitlo, i'ovco, et j'u- ro N. Cardinalis N. Tuttavolta il Cardinal Argenvilliers, .scrupo- leggiando su tal forma, si rese sin- golare per non volerla usare, pro- testandosi che in favore dei con- clavisti avrebbe però fatto più de- gli altri col nuovo Papa. Anche nel precedente conclave il solo Car- dinal Lanfredini non sottoscrisse quel memoriale, cos'i concepito, seb- bene s. Pio V, che fu poi eletto nel i566, il Cardinal s. Carlo Bor romeo, e Benedetto XIV non vi incontrassero alcuna difficolta. In altri conclavi poi alcuni Cardinali fecero .sottoscrizioni condizionale . Divenne Papa Clemente XIII. il cox quale benignamente lutto conces.se ai conclavisti: Gratiae et privilegia conclai'istis postremi coiiclavis con- cessa, Romae lySS. Il Pontefice Pio VI, conferman- do ai conclavisti i privilegi de' suoi antecessori, li elevò pure al grado di nobili, ma Leone XII ne re- strinse alcuno in quelli , che, in uno alle pensioni, ed ai diecimila scudi d'oro, accordò nel 1828. Il di lui successore Pio VIII fece al- trettanto, e col moto-proprio Nos volenles ddectos Jìlios coìuiaK'istas, qui conclavi, in qua divina faveti' te cleinentia ad sunimi yipostolatus apiceni as.mmpti fuìinu^, diretto al Cardinal Bartolommeo Pacca co- me pro-datario, ed emanato sexto kalendas julii 1829, concesse i se- guenti privilegi , dei quali ripor- tiamo il trasunto, notando con ca- rattere corsivo quelli godibili dai conclavisti laici. Veri fiiniigliari , e commensali continui del Papa. Cittadini di qualunque città del- lo stato ecclesiastico, che volessero scegliere, onde non sia differenza fra essi ed i veri originari anti- cìùssimi ; il qual privilegio s^ esten- de anche pei discendenti dei me- desimi. Notari di titolo, del Papa, e del- la Sede apostolica a forma della costituzione di Pio VII, Cum in- numeri dat. id. decembris 181 8. Li dispenso nel portare abito cle- ricale e tonsura, benché godano 'benefìcio semplice , il quale pero non sia sopra cento ducati d' oro di camera. Tutte le grazie, provviste, com- mende, e qualunque bolla, e breve sieno per essi spediti gratin. Li ì-cnde abili sopra qualunque pensione, sopra qualunque bene fi- e O i\ rio ecrlesiaslìco, con cura., e. senza cura (li anime. Le lettere apostoliche in loro fa- vore sieno sempre valide; benché non ammesse o registrate. Li esentò dallo spoglio camera- le, non ostante che sieno di gual- che Ordine regolare, eccettuato però del gerosolimitano. Li assolvette dalle censure in- corse per la violazione delle leggi del conclave. Possono testare, benché professi di qualunque Ordine, meno del ge- rosolimitano. I cavalieri di qualche Ordine , a cui e compatibile il matrimonio, potranno contrarlo con una vergine soltanto^ senza perdere le pensioni, e potranno anche portare ubilo cle- ricale, e tonsura. I conclavisti potranno trasferire !e loro pensioni in qualche altra persona, liella quale però essa ter- mina: possono anche trasferirla ai laici, bene inteso però che volendo questi insignirsi del carattere cle- ricale, il conclavista donatario do- vrà rifarne l'atto di vassegna, e donazione. Va avvertito, clie i conclavisti, i quali sono stati in altri conclavi ove conseguirono privilegi e pensioni, in ogni conclave fruiscono libera- mente que' benefìci!, o pensioni, e privilegi, che l'eletto Pontefice loro accoida. Per la spedizione poi dei privilegi, il conclavista deve farne istanza ai tre Cardinali capi d' or- dine, cioè de' vescovi, preti, e diaco- ni, domandando i privilegi concessi dal Papa , ed a qual cittadinanza vogliano appartenere; ed accludere neir istanza la fede del Cardinal padrone, come il ricorrente sia stato suo conclavista. La quale fede de- ve essere circa come la seguente; CON 23 " Nos N. tituli N. sanclae Ro- ' manae Ecclesiae presbyter Car- > dinalis 1\. sacrae congregationis » de etc. ( s' intende che i vescovi , ' e i diaconi hanno altra fcrmola), » universis ttsingnlis fìdeni facimus > supra iropressnm motu-proprium cum suo originali concordare, ac praefatuniN. N. laicum romanum (ovvero di altro luogo, e se è ecclesiastit o devesi dire ) fuisse nostrum conclavistam in aposto- licis comitiis, in quibus sanctis- simus Dominus noster N, Divi- na providentia Papa N., ad suni- nii apostolatus apicem assum- ptus fuit. In quorum omnium tldein has praesentes manu no- stra signatas, sigilloque nostro niunitas dedimus. Romae ex ge- dibus nostris hac die ec. Loco ^ signj N. Cardinaiis N. I tre Cardinali , capi d'ordine , per le facoltà loro concesse nel moto-proprio pontifìcio concedono i richiesti privilegi e cittadinanza ; ma se il conclavista è laico vi ap- pongono la clausula, exceptis be- nejiciis ecclesiasticis etiani simpli- cibusj e nella schedula di conces- sione si sottoscrivono essi, e i loro segretari, autenticando i Cardinali le loro firme col proprio sigillo. Per conto della divisione dei quindici mila scudi , che paga la camera apostolica, e distribuisce la dateria con ordine del suo com- putista, ad ogni cella furono dati duecento cinquanta scudi, che ven- nero divisi a parti eguali tra i due conclavisti. I Cardinali, che ne por- tarono Ire, ebbero fra tutti scudi duecento cinquanta, che divisero in ^4 CON rate eguali. Ogni cerimoniere, ve- nendo considerato come conclavi- sta, ricevette centoventicinque scu- di, ed altrettanto ognuno dei due medici, il chirurgo, e i due aiutan- ti della segretaria del saci'o Colle- gio. 11 sacrista ebbe doppia parte, cioè scudi duecento cinquanta, che però doveva dividere col padre sot- tosagrista. Lo speziale ricevette cin- quanta scudi, trenta i due suoi aiu- tanti, dodici ogni capo artista, ot- to ogni scopatore delle due specie, e sei i garzoni degli artisti. Nella spartizione de' diecimila scudi, concessi da Clemente XIII , la segretaria del sagro Collegio fu considerata per una cella, e così ebbe scudi duecento settantanove, la cui metà toccò al segretario, ed il resto fu diviso fra i due aiutan- ti. Il confessore, e il sotto-sagrista ebbero in due l'importo d'una cella: i due medici la metà, ed altrettanto il chirurgo. Fu data la spartizione ai conclavisti del Car- dinal Bardi , che essendo uscito per infermità dal conclave, non si trovò presente all'elezione. JNon la ebbe il sagrista, e fu negata ai fa- migliari del Cardinal IMesmer, per- chè il male gì' impedì l' ingresso iu conclave. I conclavisti infermi so- gliono dividere eoa chi li ha sur- rogati la spartizione, ma la pen- sione si riceve da quello, che per male uscì dal conclave, essendo ad ambedue comuni i privilegi, come rilevasi da molti esempi. Nel con- clave del 1829 un Cardinale por- tò seco il solo conclavista camerie- re, e la spartizione fu divisa tra il conclavista ed il proprio cauda- tario, sebbene non fosse entrato in conclave, cui fece inoltre conseguire la pensione. Qui noteremo, che nel conclave CON del 1823, per decreto dei Cardina- li capi d'ordine, il segretario del sagro Collegio ebbe un mandato mensile di scudi duecento, rima- nendo in tal somma compreso tan- to r onorario suo, quanto il trat- tamento per i suoi due aiutanti, i quali col medesimo mandato per- cepivano altresì scudi venti mensili per ciascuno, ed ebbero eziandio in compenso delle zimarre un mandato di scudi cinquaiilasette , da dividersi egualmente fra en- trambi. Passando ora a parlare delle pensioni concesse da Pio Vili ai conclavisti, diremo che egli asse- gnò dalla dateria apostolicaj scu- di quaranta annui per ogni con- clavista ecclesiastico, e che distribuì le dette pensioni per ordine di car- dinalato del proprio padrone di ma- no in mano, che la dateria le a- vesse disponibili. Il conclavista ec- clesiastico del Papa ricevette dop- pia pensione giusta il costume : il sostituto del sagro Collegio, l'ab- bate d. Pietro Caterini ebbe tren- ta scudi; ma il conclavista segre- tario del Cardinal Albani, cioè il compagno del conclavista camerie- re, non ebbe pensione siccome am- mogliato, ed ecco l'esempio d'un Cardinale, che portò due laici per conclavisti. I due medici, in vece della pensione, ebbero la regalia di scudi cento cinquanta per cadauno, ed altrettanti ne ricevette il chi- rurgo, com'erasi praticato nel con- clave del 1823. In quello del j8oo, il medico Porta ottenne da PioVlI l'annua pensione di scudi centoven- ti. Prima degli ultimi pontificati i conclavisti ecclesiastici godevano di una provvista di beneficio sempli- ce, o pensione, di fruttato annuo a«>cendente a scudi cento. Antica- CON unente anche i camerieii concla- visti fluivano le pensioni, e negli ultimi tempi i re di Sardegna so- levano nominare alle pensioni i conclavisti ecclesiastici , ed i con- clavisti camerieri , sopra qualche mensa dei Cardinali nazionali, al- la quale potevano imporle. Finalmente il regnante Ponte- fice con moto-proprio dato decimo kalendas januarii 1882, iVb* voleri' tes dilectos fìlios eie, concesse ai conclavisti del conclave, in cui fu assunto al pontificato, il donativo di quindici mila scudi, toccando ad ogni conclavista scudi centotren- tatre, non che i medesimi privilegi accordati a tutti i conclavisti dal suo immediato predecessore Pio Vili, che riportammo di sopra . Aggiunse però ai conclavisti ec- clesiastici quello dell'oratorio pri- vato personale, a seconda della ri- chiesta fatta in conclave colla so- lita istanza. Il Vannozzi, citato dal l'arisio nel tomo I, p. 288, dà i- struzioni sul conclave, e sul con- clavista. V. Giulio Lavorino, De conclavi, et coiiclavistis F\.omae 16285 ed il Caeremoniale conlinens ritiis flcctionis Eomani Ponlifìcis Grcgo- rìi Papae Xf-^, ac Romae typis Rev. Cam. apostolicae , MDCCXXIV , pag. 3o, 5i, ec. COÌNXLUSIONI o Atti pubblici. Così principalmente in Roma si chiamano le dispute ed esercitazio- ni, proposte, e divise in tesi, le quali precedentemente si dispensa- rono a molli stampate. Queste con- clusioni si fanno dagli studenti di qualche accademia, collegio, scuo- la. Ordine regolare, ec. per lo più sopra materie filosofiche, teologi- che, sul diritto canonico, sulla sto- ria ecclesiastica ec. Talvolta si de- dicano a'Cardinali, e talora al Pa- CON 25 pa; e si tengono in alcuna sala, o nelle chiese, avendo detto Benedet- to XIV, de Synodo dioecesana, che per la qualità dell'argomento, non è sconveniente il fare queste conclu- sioni nei sagri templi. Conclusioni pur chiamansi que- gli atti e quelle dispute pubbliche, che i prelati uditori di rota, e gli avvocati concistoriali fanno nella grande aula della cancelleria apo- stolica prima d' incominciare ad esercitare la loro distinta qualifi- ca^ cioè i primi come giudici, e i secondi come suddiaconi apo- stolici, non solo come patrocinato- ri delle cause, ma come addetti al sagro concistoro . In queste con- clusioni si propongono di difende- re sette tesi, che precedentemente si notificano, e si dispensano al pubblico. Anticamente queste con- clusioni tenevansi dentro la chiesa di s. Eustachio, i cui esempi rimon- tano all'anno i4445 ^ sono ripor- tati dal Cartari in Syll. Advocat. s. concisi, p. 64. E quando Gio- vanni Vannullio di Lucca , nomi- nato uditore di rota sollo li 28 dicembre del medesimo anno, sos- tenne la sua disputa, e le conclusio- ni in detta chiesa, si rileva , che il primo argomentatore contro le con- clusioni del nuovo uditore, era il rettore dell' università romana , ossia della Sapienza, ed il secondo argomentatore era il governatore di Roma. La ragione, che il Car- tari assegna, perchè nella chiesa di s. Eustachio si tenessero le conclu- sioni, si deduce da queste parole : 55 Nam cum d. Eustachiiis, et na- » tione, et nobilitate romanus es- » set, ejus aedem, quae in medio « fere urbis umbelico sita est, ut- 5» potè omnibus accomoda roma- » no gymnasio , quasi Stoam Poi- 26 CO > « ticucQ speciosa cluistianornm di- •> cavit antiquitas ". In progresso non più si tennero nella chiesa di s. Eustachio, ma sibbene nell'aula della sagra rota presso la basilica di s. Pietro. In conferma di che si legge ne' Diari del Poeniac a p. 80: »• Die Jovis 6 martii 1 597 R. P. » D. Horatius Lancellotus , rotae » auditor designatus, habuit publi- « cam dispulationem apud s. Pe- « trum in loco rotae solito. Con- »' venit ingens multitudo hominum, » et totuin fere collegium DD. Car- » dinalium ". Ma in appresso la gran disputa , tanto dagli uditori di rota, che dagli avvocati conci- storiali, si fa entro la gran sala della cancelleria apostolica , della qual sala, e delle quali conclusioni parlammo al voi. VII, p. 194 del Dizionario. Lungi dall' entrare nel merito delle materie fdosGliche, teologiche, di jus canonico, di storia ecclesia- stica ec, che si trattano nelle con- clusioni, e negli atti pubblici dagli studenti, e dagli insigniti di gradi accademici, nelle sale e nelle chie- se; e lungi dall'entrare nelle mate- rie di giurisprudenza, che si discu- tono nell'aula della cancelleria apo- stolica dagli Uditori della Romana Rota [T'adì), e dagli Avvocati con- ^istoriali {Vedi), ci limiteremo qui appresso a riportare le cose prin- cipali risguardanti il cerimoniale , per ciò che spetta al Papa, ai Car- dinali, ed ai prelati relativamente a cosiffatte conclusioni. Conclusioni , che si tengono nelle sale e nelle chiese, dedicale al Papa, ai Cardinali ec., e delle dispute de^li arrademir.i dell' ac- cademia romana di teologia , CO.N che ha sede nell'università ro- mana. Conclusioni dedicate al Papa. Il sommo Pontefice Benedetto XIV , nell'anno 174*^5 nella sala del con- cistoro del palazzo Quirinale assi- stette a tre dispute, fatte in altret- tanti giorni da monsignor Marc' An- tonio Colonna , che ancora non si era posto in prelatura. V interven- nero molti Cardinali, prelati, eccle- siastici, religiosi, e nobili romani. Vi argomentarono i cappellani se- greti, l'archiatro pontificio, il naae- stro del sagro palazzo , alcuni ca- merieri segreti, l'uditore del Papa, il segretario delle lettere latine, il sagrisla, e i Cardinali Besozzi, e Cavalchina I gesuiti pp. Stefanucci e Giuli a.ssistevano il difendente, e le conclusioni furono di filosofia , matematica, teologia, e" sagri cano- ni. Chi bramasse leggerne la de- scrizione, può consultare il n. 4^9 > del Diario dì Roma. Nel 178 r, nella chiesa di s. Apollinare gli alunni del collegio Germanico-Un- garico tennero due conclusioni , e solenni dispute teologiche, dedicate a Papa Pio VI, il quale deputò a presiedervi il Cardinal Pallavicini , suo segretario di stato; come si può vedere nel numero 72 del Diario di Roma. Solo qui noteremo, che la chiesa fu magtiificamente para- ta, e ridotta in forma di sala, si chiuse il CHppellone, si ornarono con arazzi le cappelle, e ne guar- dò r ingresso la guardia svizzera pontificia. Il Cardinale vi si recò, avente nella propria carrozza cin- que prulciti. Si assise sulla sedia di- stinta {)resso il trono papale, ov'e- ra il ritratto di Pio VI, e a lui si recarono poscia gli alunni difendenti a presentare il libro delle tesi su- CON perbamente legato, ed una vaghis- sima mappa di fiori finii. Leone XII si recò nella chiesa medesima alla conclusione, che gli dedicò il nobile chierico Camillo de Pielro , allora studente del seminario ro- mano, ed ora arcivescovo di Bo- rito , e nunzio apostolico presso il re delle due Sicilie. V^. Favore ne tutela Ss. Domini Nostri Leonis XII Pont. Max. Camillus de Pe- tra Romanus piihlicam disputatio- iiem de historia ecclesiastica insti- tnit, in aede sacra s. Apollinaris tertio hai. septemhris 1827. Joan- nes Baptisla Palma doctor histo- riae ecclesiastìcae , tradendae in lyceo seminnrii romani . llomae RIDCCCXXVIl. Fu invitato, q v'in- tervenne il sagro Collegio in buon numero. La chiesa fu splendida- mente paratH , il trono pontiUcio collocato in iondo del gran cappel- lone, cioè nel presbiterio, e l'altare fu coperto. A destra del trono pre- sero luogo i Cardinali , ed a sini- stra i prelati. Le cappelle furono nei vani coperte di bellissimi arazzi. Per quanto poi spetta all'artistica descrizione degli addobbi , ed illu- minazione della chiesa, si vegga il numero 72 del Diario di Roma di quell'anno. Assiso Leone XII sul trono, il difendente di Pietro andò a baciargli i piedi, e gli presentò il libro delle i^roposizioni ; quindi montò sul pulpito, eh' erasi eretto presso i Cardinali, con accanto se- condo l'uso l'assistente professoie d. Gio. Battista Palaia; e letta la dedicatoria , obbiettarono i prelati Giovanni Soglia, Paolo Polidori, e Pietro Ostini, ora tutti Cardinali. E siccome chiunque, dopo il terzo, poteva addurre contrari argomenti obbiettò eziandio il eh. padre ab- bate del Signore, professore di sto- CO\ 57 ria ecclesiastica nell' università Ro- mana. Nell'anno seguente lo slesso Leo- ne XH, vestito coir abito usuale di rocchetto, mozzetta e stola, ed ac- compagnato dalla sua corte, n' 18 settembre si recò nella clue?a in- tona del collegio urbano di Pro- paganda, ed in trono assistette alla conclusione, che in tutta teologia ed istoria ecclesiastica gli dedicò l'a- lunno Paolo Cullen, oi-a rettore del collegio irlandese, e cameriere d'o- nore del Papa regnante. Monsignor Zucche prefetto dei maestri delle ce- rimonie fece V invito in istampa ai Cardinali della congregazione di Propaganda, i quali vi si reca- rono in abito cardinalizio del colo- re rosso, col caudatario vestito di sottana , e fascia paonazza , e fer- raiuolone nero, e col treno di due carrozze, e servi in livree di gala. 11 Papa fu ricevuto, ed accompa- gnato alla carrozza dai Cardinal Cappellari, prefetto generale della medesima congregazione, e da mon- signor Captano, poi Cardinale, se- gretario di essa. ^. auspice et pa- trono SS. Domino nostro Leone XII Pont. Max. Panltis Cullen hiber- nus alumnus CoUegii urbani aneto- ribus pp. Cardinalibus sacri conci- la Christiana nomini propaga ndo.pu- hlicani disputalioneni de theologia universa, et historia ecclesiastica in- sti tu it III idns septenibris anno MDCCCXXVIII mane in aula maxima, horis potneridiaiiis in tem- pio ColU'gii Urbani, Romae, typis s. Congregationis de Propaganda Fide. INel 1829 Gio. Battista Ainaldi, al presente protonotario apostolico; e votante della segnatura di giusti- zia, dedicò una conclusione al Pon- tefice Pio Vili, il quale in sua ve- ce mandò a presiedervi nell'archi- 2S COiN ginnasio romano, ossia università della Sapienza, il Cardinal Giusep- pe Albani suo segretario di stato, coir intervento di molti Cardinali. V. Pio Octrii'o Pont. Max. Joan- jies Bapùsla Arnaldi /anuensis, theo- logicae acadeniiae .wcius, diini se suasque tlieses in romano archi- gyninasio propugnandas ejusdeni e- tiatn acadtiniae nomine, in peren- ne K'eneralionis inomimenliun dedicai consecratque principi inunificentis- simo arliuni studiorumque patrono, felicia et fausta adprecalur, Romae 'MDCCCXXIX. Il Cardinal Fran- cesco Saverio Casliglioni, già acca- demico, e censore delia cospicua ac- cademia teologica , della quale si diede un cenno al volume I pag. 47 e 48 del Dizionario, e poi da Cardinale divenuto uno de' protet- tori della medesima, assunto al Pon- tificato col nome di Pio Vili, nel- l'accettare la dedica di tale atto pubblico, volle dare una solenne prova del conto in cui teneva, e la protezione che accordava a sì insi- gne e benemerita accademia, i cui accademici non si possono confer- mare, se non dopo alcuni assegnati esperimenti riusciti con decoro, in seguito all'approvazione de' censo- ìi. L' approvato non può passare censore dell'accademia medesima, senza essersi esercitato con lode nel- le funzioni dell' accademicato. Anche sotto i pontificati precedenti sono state dedicate simili dispute ai Pontefici. Può servire di esempio quella dedicata a Pio VI dai ca- jionico d. (Candido lAIaria Fratlini, poi elevato da Pio VII all'arcivesco- vado di Filippi, e alla vicegerenza di Pioma. Argomentarono in questa di- sputa i prelati Giovanni Castiglioni, Lorenzo Lilta, ed Alessandro Lau- te, che poi divennero Cardinali. CON Queste funzioni sono dispute so' pra materie teologiche, tanto dom- ala ti che quanto scolastiche, non me- no che sopra la storia ecclesiasti- ca, e la sagra Scrittura. Tali di- spute debbono tenersi ordinaria- mente per lo spazio di un'ora nel martedì, e nel venerdì d'ogni set- timana, e l'accademico destinato a sostenere la disputa sopra uno degli oggetti assegnati, incouiiiicia col di- chiarare, sempre in idioma latino, lo stato della questione^ produce le prove del sentimento, che ha impre-so a sostenere, e quindi due accademici , parimente assegnati, argomentano successivamente in forma sillogistica contro la propo- sizione proposta dal difendente, ed il solo arguente, dopo un quarto d'ora dacché ha argomentato in forma sillogistica, aggiunge qualche obbiezione con discorso sciolto. Ogni accademico partecipante poi, dentro Tanno scolastico, deve sos- tenere una disputa solenne, che talvolta si dedica ad un Cardinale, e che si nomina Allo pubblico, per Io spazio di tre ore la mattina neir aula dell' università romana, e di altrettante nelle ore pomeri- diane nella chiesa interna. In essa difende otto conclusioni parimenti assegnate sulle quattro materie teo- logiche, intorno alle quali versa l'ac- cademia, ed otto arguenti oppon- gono in forma sillogistica le difiì- coltà contro le tesi, che da lui si sostengono. Per essere annoverato o nel numero dei sei partecipanti, l'accademico soprannumero deve a- vere sostenuto con lode uno di questi atti pubblici, oltre le pri- vate difese, ed argomentazioni. I censori giudicano del merito di queste funzioni a voti segreti, e secondo la primitiva istituzione CON CO IN 39 dell'accadeinia, se l'accademico vi chisioni , adduirenio alcuni esem- liesce con onore nel corso di trean- pi, siccome abbiamo fatto più so- ni, \icMe didiinralo censore della pra. Avendo il Cardinale D. Mau- stessa accademia. Di tre sorte so- ro Cappellari, ora Pontefice regnan- no i censori di questa accade- te, accettata la dedica di una di- mia; altri sono d'onore, che ven- sputa di filosofìa, da sostenersi ai gono ascritti per im merito sin- 22 aprile 1828 nella sua chiesa golare indipendente dagli esercizi litolare di s. Calisto dal monaco accademici ; altri si chiamano ex cassinese p. d. Mariano Falcinelli accademici, cioè che si sono eser- Antoniacci (attualmente priore clan- citati in questa accademia senza a- slrale e lettore benedettino, non verne compito il corso; finalmente che consultore della sagra congre- altri sono emeriti, quelli cioè che gazione de'riti ), il Cardinale giu- hanno fatto sei atti pubblici, oltre sia il costume, fece l'invito con ap- le difese privale, fra i quali ora uno posilo biglietto ad alcuni prelati, è il Cardinale Ostini, senza mento- perchè decorassero nella detta chie- vare i precedenti. Abbiamo voluto sa colla loro presenza la disputa, far qui parola di cjueste esercita- vestili di rocchetto, e mantellelta. zioni per la frequenza onde si ce- Aweitiamo che il rocchetto dai pie- lebrano, e pel ragguardevole, e ri- Iati non si può assumere a siffatte spettabile uditorio, che vi fa parte e conclusioni, se queste si tengano in vi assiste, il fiore cioè della gerar- chiese, e luoghi ove il Cardinale cliia ecclesiastica, e del clero secolare, invitante non abbia giurisdizione; e regolare di Pvoma. 11 novero de- come pure che invitandosi un pre- gli atti privati, e pubblici, le tesi lato orientale non si fa menzione che si disputano, e gli accademici, dell'abito cui debbe indossare, mon- che le fanno nel corrente anno, tre invitandosi i prelati, ed altri si possono leggere nell'opuscolo: che hanno l'uso di mantellone, non The.ses in acadentia theologica od io si deve loro perscrivere, ma dire nrchìgymnashmi vovianiivi a i5 semplicemente, che vengano in a- kol. decembris anni i84ij ad i5 bito. kal. octohris \%^i expendendae,pro- Il Cardinale vi si recò in abito tectoribusEniinenliss.etRevevendiss. cardinalizio, accompagnato da due D.D. Cardinalibus Bartholomaeo prelati, col treno di due carrozze, Pacca, Aloysio Lambriif:chini, Ca- servi in livree di gala, con ombrel- striicio Caslracnne de AnielminelUs, lino, cuscino rosso, del qnal colore et Angelo Mai, Romae i84i- Nel- doveva essere l'abito, se non aves- l'anno precedente, ivi puie furono se appartenuto ad Oidine monasti- pubbiicate colla stampa Acadeini- co. Venne ricevuto alla porta del- cae theologicae constitutiones a Gre- la chiesa dal p. abbate del moni- gorio XVI Pontìfice Maximo ap- stero di s. Paolo, in uno ai mona- probatac. ci cassinesi, che ufBziano nella chie- ^ , . . , , ,, sa di s. Calisto, e dai prelati pre- Lnnclusìoni, che si lensono nelle , ^ . • -^ i- 1 i ^ , 77 7 . ? r- • cedentemente invitati, nel qua! tem- saie, e nelle chiese dedicate ai , j- j » ,-, %. ,. no suonavano Je campane di det- Larainali. \ ^., , t^ l •\ r a- to suo titolo. Deposta il Cardi- Per dare un'idea di queste con- naie la mozzetta , e mantellet- 3<. CON la, assunse la cappa , la quale dovrebbe essere rossa pei Car- dinali, che hanno 1' uso di tal »^olore , e preso 1' aspersorio del- l'acqua santa, si se^nh la fron- te, ed asperse gli astanti; indi fat- ta breve orazione, ascese sui trono con baldacchino, coprendosi il ca- po colla berretta cardinalizia. Ave- va lateralmente monsignore de Li- gne, cerimoniere pontifìcio in nian- lellone, e gl'individui della sua nobile anticamera; ed il caudatario era ve- stito con sottana, fascia paonazza, e ferraiuolone di seta nera. Allora furono dispensate le tesi, e si diede incominciamento alla disputa , la (piale terminò al cenno fatto dal Cardinale, che levatasi la cappa, e ripresa la niaatelletta, e la mezzet- ta, fu invitato dal menzionato p. abbate ad ascendere cogli altri nel contiguo monistero caf?inese, ove gustò un rinfresco, dopo il quale si restituì alla sua residenza. Nel giorno precedente nella stessa chie- sa da altro monaco studente cas- .sinese erasi tenuta altra disputa con argomenti filosofici, e dedicata ai Cardinal Carlo Odescalchi di veneranda rimembranza. Questi vi si recò in abito l'osso di ferraiuolone, cioè in sottana, fascia, mozzetta, e ferraiuolone, sul cui bavaro posa- va il cappuccio della mozzetta ; il caudatario poi era vestito tutto di nero. Così il Cardinale vestiva, ed ascese il trono senza baldacchino , per non essere titolare dilla chiesa, sebbene fosse protettore dei cassi- nesi. Poscia vi ritornò nel terzo giorno per assistere ad altra dispu- ta a lui dedicala , e sostenuta da altro studente monaco cassinese nel- le facoltà teologiche, venendo an- cor egli trattato in ambedue i gior- ui di rinfresco. 1 prelati, che in COiN questi due giorni assistettero alle dispute dedicate al Cardinale Ode- scalchi, erano vestiti con abito pre- latizio, ma senza rocchetto per le sopraddette ragioni. Il medesimo Cardinal Cappellari avendo accettato la dedica d' una conclusione di teologia , da soste- nersi agli II agosto i IO, e prometto sui santi evangeli, j> ubbidienza e fedeltà al governo » stabilito dalla costiti. zione della " repubblica francese. Similmente '> prometto, che non terrò alcuna M intelligenza , non interverrò ad » alcun consiglio, e non prenderò >■> parte alcuna, unione sospetta, o « dentro o fuori della Francia, che " sia pregiudizievole alla pubblica » tranquillità, e manifesterò al go- »5 verno ciò, che io sappia trattarsi >y nella mia diocesi , o altrove in !> pregiudizio dello stato ". VII. Gli ecclesiastici del secondo ordine presteranno lo slesso giura- mento avanti le autorità civili de- putate dal governo francese. Vili. In tutte le chiese cattoli- che della Francia , dopo i divini uffici, si farà la seguente preghie- ra : Domine, salvarli fac rernpnhli- cam : Domine, salvos fac consules. IX. I vescovi faranno, ciascuno nella sua diocesi, una nuova ciico- scrizione delle parrocchie, la quale però non avrà il suo effetto, se non dopo che il governo vi avrà pre- stato il suo consenso. X. Gli stessi vescovi nomineran- no alle parrocchie, né eleggeranno se non persone accette al governo. XI. Potranno gli stessi vescovi aver ciascuno un capitolo nella chie- sa cattedrale, ed un seminario nella propria diocesi, senza che il gover- no si obljlighi a dotare né V uno , né r altro. CON 4, XII. Sua Santità, pel bene della pace, e del felice ristabilimento del- la religione dichiara, che né egli, ne i romani Pontefici suoi succes- sori recheranno alcuna molestia a coloro, che avessero acquistati beni ecclesiastici alienati ; ed in conse- guenza la proprietà degli stessi be- ni, le rendite, e i diritti a quelli annessi saranno immutabili presso dei medesimi, e di quelli, che han- no causa da loro. XIII. Il governo della repubbli- ca francese s' incarica di dare ai vescovi, ed ai parrochi, le cui dio- cesi, e parrocchie sono comprese nella nuova circoscrizione, il man- tenimento, che sia conveniente allo stato di ciascuno. XIV. Lo stesso governo prende- rà le necessarie misure, perché sia in libertà de' cattolici della Fran- cia, se loro piacerà, di provvedere alle chiese con nuove fondazioni. XV. Sua Santità ricono'^ce nel primo console della repubblica fran- cese, gli stessi diritti, e privilegi, dei quali godeva l'antico governo presso la santa Sede. XVI. Si è convenuto fra ambe le parti, che nel caso, che alcuno de'successori dell'odierno primo con- sole non professasse la religione cattolica, si farà ri-^petto al mede- simo una nuova convenzione sopra i diritti, e privilegi mentovati nel precedente articolo, e sopra le no- mine agli arcivescovati , e vesco- vati. Il cambio delle ratifiche si farà in Parigi nel termine di quaranta giorni. Fatto in Parigi il di quind:>:i lu- glio ibor. Seguono i nomi dei ple- nipotenziari alla formazione del con- cordato. Quindi Pio \ lì, dopo aver data 42 CON parte al sagro Collegio in concisto- l'O della conclusione del concordatOj emanò la lettera apostolica in for- ina di breve, che principia colle parole, Ecclesia Chrislì, (jiiam ci- , vitaleni sanctani Hierusalem, etc, data decimo octavo kalendas septera- bris 1801, colla quale ratificò il concordato. 11 Pistoiesi , Vita di Pio VII, toni. I, p. 147 e seg., fa delle opportune osservazioni sul- la traduzione di tal bolla fatta per ordine del governo francese, e ne fa notare l' infedeltà. Nel medesi- mo tomo, e alle pag. 109 117 e seg., i32, i36, i3f) ec, si leggo- no interessanti notizie su questo concordato, pel quale si celebraro- no molte feste in segno di pubbli- ca allegrezza. Inoltre il valente Gio. Battista Wicar lo rappresentò in un quadro, ove effigiò il Papa nell'at- to di ricevere dal suo segretario di stato Cardinal Consalvi, il con- cordato portato da Parigi per la pontificia ratifica. Dipoi per coman- do di Pio VII tal dipinto fu rap- presentalo con incisione da Lefé- vre JMarcliand, e dedicato a Napo- leone Bonaparte. V. Storia della vita, e del poiilificato di Pio VII di A. F. Artaud, tradotta dal Ro- vida tom. I, capitoli X, XI, XII, XIU, XIV, ec. ; non che l'ab. Bel- lomo. Continuazione del Bercastel, voi. I, pag. 80, e seg. Il concor- dato però conchiuso nel 18 17, Ira il medesimo Pio VII. e Luic;i XVIII re di Francia, annullò questo del iBoi, a cui fu sostituito. Concordato tra Pio VII, e la re- pubblica italiana. 11 concordato fra il detto Ponte- fice e la repubblica francese non produsse quel bene , che general- CON mente speravasi. La condotta del primo console si manifestò subito, e Pio VII provò il dolore di ve- dere sempre più ingrandirsi le pia- ghe della Chiesa, né cessò di ver- sare lagrime sulle perdite, che ogni dì faceva la cattolica religione. Que- sto stato di cose durò due anni , senza che Pio VII tralasciasse d'in- dirizzare vive rappresentanze al go- verno francese per ottenere la ri- forma degli abusi, che eransi in- trodotti nel concordato in virtù dei precitati articoli organici. Allora fu che, senza potersi rimediare ai pri- mi disordini, s' intavolarono le ne- goziazioni ad oggetto di stabilire un concordato a favore della l'e- pubblica italiana. L' operazione non incontrò grandi ostacoli , laonde il concordato venne conchiuso a Pa- rigi, e sottoscritto ai 16 settembre i8o3 dai due plenipotenziari per esso nominati , cioè dal Cardinal Caprara legato a latere , per la santa Sede, e dal cittadino Ferdi- nando Marescalchi, ministro delle l'elazioni estere per la repubblica italiana. In seguito fu ratificato da Pio VII ai 29 ottobre i8o3, e dal primo console presidente li 2 no- vembre i8o3, approvato dalla con- sulta di stato di IMilano ai 27 no- vembre dello stesso anno, ed è del seguente tenore: La Santità di Nostro Signore Pa- pa Pio VII, e il presidente della repubblica italiana, primo console della repubblica francese, animati da egual desiderio, che in detta re- pubblica sia fissato uno stabile re- golamento di quanto spetta alle corti ecclesiastiche , e volendo che la religione cattolica apostolica ro- mana sia conservata intatta ne' suoi dogmi, sono convenuti ne' seguenti arlicoli. CON Art. I. La religione cattolica a- postolica romana continua ad es- sere la religione delia repubblica italiana. IL Sua Santità nelle debite for- me assoggetterà alla giurisdizione metropolitana delle chiese arcive- scovili di Milano, di Bologna, di Ravenna, e di Ferrara le infrascrit- te chiese vescovili, cioè quelle di Brescia, di Bergamo, di Pavia, di Como, di Crema, di Novara, di Vigevano, di Cren^ona, e di Lodi all' arcivescovo di Milano, di cui sa- ranno siilfraganee. Le chiese di Modena, di Reggio, d' Imola, e di Carpi saranno suifra- ganee dell' arcivescovo di Bologna : Quelle di Cesena , di Forlì , di Faenza, di Rimini, e di Cervia sa- ranno sufliaganee dell'arcivescovato di R.avenna : Quelle di Mantova , di Comac- chio, di Adria, e di Verona dalia parte della repubblica italiana, sa- ranno sulfraganee dell'arcivescovato di Ferrara. IH. Il santo Padre alle istanze della repubblica italiana condiscen- de alla soppressione delle due chie- se vescovili di Sarzina, e di Berti- noi'o, e delle due abbazie nulliiis di Asola , e di Nonantola ; a con- dizione, che le rispettive diocesi sie- no riunite di comune concerto ad altre diocesi vicine. Dichiara poi, che gli attuali vescovi, ed abbati, qua- lora non fossero trasferiti in altre sedi, riceveranno un compenso ade- guato per la cessione della giurisdi- zione, e congrua delle quali gode- vano, ottenute nelle convenienti for- me le linunzie dei detti vescovi, ed abbati. I beni, e le rendite delle suddette chiese, ed abbazie situati nella repubblica italiana , saranno diilla medesima Santità sua ripar- CON 43 titi, ed incorporati ad altre fonda- zioni ecclesiastiche di concerto col governo. IV. In considerazione dell'utilità, che dal presente concordato ridon- da agi' interessi della Chiesa, e del- la religione, sua Santità accorda al presidente della repubblica italiana medesima , ed agli ecclesiastici da esso presidente nominati , forniti delle doti volute dai sagri canoni , la canonica istituzione secondo le forme stabilite. V. Gli arcivescovi e vescovi pre- steranno il giuramento di fedeltà nelle mani del pi'esidente della re- pubblica, secondo la infrascritta for- mola : » Io giuro e prometto sui " santi evangeli ubbidienza e fe- >j deità al governo della repubbli- » ca italiana. Similmente prometto, » che non terrò alcuna intelligen- » za, non interverrò ad alciui con- » sigilo , e non prenderò parte in >i alcuna unione sospetta, o dentro il o fuori della repubblica, che sia » pregiudizievole alla pubblica tran- » quillità, e manifesterò al goA'cr- » no ciò, ch'io sappia trattarsi, o ■5 nella mia diocesi , o altrove, in }> pregiudizio dello stato ". VI. Il medesimo giuramento pre- steranno i parrochi alla presenza delle autorità civili costituite dai presidente della repubblica. VII. Sarà sempre libero a qua- lunque vescovo di comunicare, sen- za verun ostacolo, colla santa Sede, sopra tutte le materie spirituali, e gli oggetti ecclesiastici. Vili. Parimenti sarà libero ai vescovi l'asci'ivere tra i chierici, e promuovere agli ordini a titolo di beneficio, di cappeilania, di legato pio, di patrimonio, o di altra legit- tima assegnazione tutti quelli, che giudicheranno essere necessari, ed 44 CON iilili alle rispettive chiese , e dio- cesi. IX. Si conserveranno i capitoli nelle chiese metropolitane e catte- drali, e similraenle quei delle col- legiate, almeno più insigni; e tali capitoli godranno di una convenien- te dotazione dei beni. Similmente godranno di una conveniente dota- zione dei beni, le mense ai-civesco- vili e vescovili, i seminari, le fab- briche delle chiese metropolitane , delle cattedrali e collegiate, almeno più insigni, e le parrocchie. Tali dotazioni saranno stabilite dentro il più breve spazio di tem- po di concerto con sua Santità, e col presidente della repubblica. X. L'insegnamento, la disciplina, l'educazione 5 ed amministrazione dei seminari vescovili sono soggetti all'autorità de' vescovi rispettivi se- condo le forme canoniche. XI. I conservatorii, gli ospedali , le fondazioni di carità, ed altri con- simili luoghi pii, in addietro go- vernati da sole persone ecclesiasti- che, saranno per l'avvenire ammi- nistrati in ciascuna diocesi da una congregazione di persone per metà ecclesiastiche, e per l'altra metà se- colari. Il presidente della repubbli- ca sceglierà le persone secolari, co- me l'ecclesiastiche, che dal vescovo gli verranno proposte. Nelle congregazioni presiederà sempre il vescovo, cui altresì sarà libero di visitare que' luoghi , che legittimamente sono amministrati dai laici. XII. Sua Santità accorda ai ve- scovi il diritto di conferire le par- rocchie, che verranno a vacare in ogni tempo. Premesso il concorso nelle parrocchie di libera collazione, i vescovi ie confei-irauno ai sogget- ti, eh eglino giudicheranno i più CON degni. Nelle parrocchie poi di gius- patronato ecclesiastico, premesso pu- re il concorso, daranno l' istituzio- ne a quelli , che il patrono eccle- siastico presenterà come i più de- gni tra gli approvati dagli esami- natori. Finalmente nelle parrocchie di giuspatronato laico il vescovo istituirà il presentato, purché nell'e- same sia rinvenuto idoneo. In tutti i sopraddetti casi , i vescovi non isceglieranno, se non persone accet- te al governo. XIII. Il vescovo, oltre le altre pene canoniche , potrà punire gli ecclesiastici colpevoli, anche col rin- chiudeili nei seminari, e nelle ca- se dei regolari. XIV. Nessun parroco potrà es- sere astretto ad amministrare il sa- gramento del matrimonio a chiun- que sia legato da qualcheduno de- gl' impedimenti canonici. XV. Non si farà alcuna soppres- sione di fondazioni ecclesiastiche , qualunque esse sieno, senza l' inter- vento dell' autorità della Sede apo- stolica. XVI. Attese le straordinarie vi- cende dei passati tempi, e gli ef- fetti che ne sono derivati e prin- cipalmente in vista dell' utilità, che da questo concordato ridonda alle cose concernenti la religione, ed an- che per r oggetto di provvedere al- la tranquillità pubblica, sua Santità dichiara, che coloro, i quali hanno accjuistato dei beni ecclesiastici alie- nati, non avranno alcuna molestia né da lui, né dai romani Pontefici suoi successori, ed in conseguenza la proprietà degli stessi beni , le rendite, e i diritti a quelli annessi saranno immutabili presso i mede- simi , e quei che hanno causa da loro. XV II. Resta severamente proibì- CON to tuttociò, che o eoa la parola, o col fatto, o in iscritto tende a cor- rompere i buoni costumi, o al dis- prezzo della religione cattolica, e dei suoi ministri. XVII I. Il clero sarà esente da ogni sorta di servizio militare. XIX. Sua Santità riconosce nel presidente della repubblica italiana gli stessi diritti e privilegi, che ri- conosceva nella maestà dell' impe- ratore come duca di Milano. XX. Quanto agli altri oggetti ec- clesiastici, dei quali non è stata fat- ta espressa menzione nei presenti articoli, le cose rimarranno, e sa- ranno regolate a tenore della ve- gliante disciplina della Chiesa , e sopravvenendo qualche difficoltà, il sauto Padre e il presidente della repubblica si riservano di concer- tarsi tra loro. XXI. 11 presente concordato è sostituito a tutte le leggi , ordina- zioni, e decreti emanati finora dalla repubblica sopra materie di reli- gione. XXII. Ambedue le parti con- traenti promettono, che tanto esse, quanto i loro successori osserveran- no religiosamente tutte le cose, delle quali si è convenuto per l'una par- te e per l'altra nei presenti arti- coli. 11 cambio delle ratifiche sarà fatto in Parigi dopo lo spazio di due mesi. Fatto in Parigi il giorno i6 set- tembre i8o3. Seguono i nomi dei plenipotenziari ec. Concordato tra Pio VII, e Luigi XFIII re di Francia. Ritornata laFrancia solto il domi- nio del suo re, la religione di quel reame reclamò che si ponesse un CON 47 riparo alla vedovanza di molte ihie- .'«c, e che tolto fosse lo slato peno- so d' incertezza intorno al concorda- to del 1801, pei gravissimi disor- dini avvenuti. R.imossi gli ostacoli, e principalmente sul giuramento della carta costituzionale, e eolia dichiarazione di piena sottomissio- ne di sei antichi vescovi, a quanto la santa Sede avesse fatto, Pio VII nominò per conchiuderlo in suo ple- nipotenziario il segretario di slato Cardinal Ercole Consalvi , e il re di Francia il conle Blacas d'Avilps, ambasciatore in Roma ; laonde il concordato contiene le seguenti con- dizioni , e fu sostituito a quello del 1801. Art. I. 11 concordato tra il som- mo Pontefice Leone X, e France- sco I re di Francia è ristabilito. II. In conseguenza deli' articolo precedente, quello del dì i5 luglio 1801 cessa di avere elfelto. III. Gli articoli chiamali orga- nici fatti senza saputa della Santi- tà sua, e promulgati senza alcuna sua approvazione il dì 8 aprile del- l'anno 1802, insieme col soprad- detto concordato del dì i5 luglio 1801, sono abrogati in tuttociò, che hanno di contrario alla dottri- na, ed alle leggi della Chiesa. IV. Le chiese, che nel regno di Francia furono soppresse con la bolla di sua Santità del dì 29 no- vembre 1 801, saranno nuovamente erette sino a quel numero , che di comune consenso saia stabilito co- me più vantaggioso alla religione. V. Tutte le chiese arcivescovili e vescovili del regno di Francia , erette con la sopraddetta bolla del dì 29 novembre 1801 , sono con- servate insieme coi loro titolari at- tuali. VI- L'articolo precedente reìativa- 46 CON mente alla conservazione dei me- desimi titolari attuali nelle loro se- di vescovili ed arcivescovili presen- temente esistenti in Francia , non potrà impedire alcune particolari eccezioni fondate sopra gravi e le- gittime cause, né che alcuni dei det- ti titolari attuali possano essere trasferiti ad altre sedi. VII. Le diocesi delle chiese sì presentemente esistenti, come delle altre le quali dehhono erigersi , ri- chiesto prima il consenso degli at- tuali vescovi, e capitoli delle sedi vacanti, saranno ristrette tra quei limiti che si conosceranno di mag- gior vantaggio all' amministrazione di esse. A'^III. Sarà fissata una dotazione conveniente a tutte le chiese sì esi- stenti, che da erigersi nuovamente in heni stabili, e in rendite sullo stato, quanto piìi presto si potrà , ed intanto sarà assegnata ai pastori delle medesime una rendita suffi- ciente per migliorare la condizione. Sarà egualmente provveduto alla dotazione dei capitoli, delle parroc- chie, e dei seminari tanto esistenti che da erigersi. IX. Sua Santità , e sua maestà cristianissima conoscono tutti i mali, che affliggono le chiese della Fran- cia, e veggono parimenti quanto il sollecito accrescimento delle sedi at- tualmente esistenti sia per essere proficuo alla religione. Affinchè per- tanto non sia ritardato più lunga- mente un vantaggio sì grande, sua Santità procederà senza indugio con la promulgazione di una bolla al- l' erezione delle sedi, ed alla nuova circoscrizione delle diocesi soprad- dette. X. Volendo sua maestà cristia- nissima dare un nuovo attestato del suo impegno per la religione, use- CON rà, di concerto colla Santità sua, di tutti i mezzi che sono in suo potere, per far cessare quanto pili presto sarà possibile, i disordini, e gli ostacoli che si oppongono al be- ne della religione, ed alla esecuzio- ne delle leggi della Chiesa. XI. I territori delle antiche ab- bazie dette nullius saranno uniti a quelle diocesi, dentro i confini del- le quali si troveranno compresi nella nuova circoscrizione. XII. La reintegrazione del con- cordato osservato in Francia fino al 1789 (stipulata con l'articolo primo di questa convenzione ) non porterà seco la reintegrazione delle abbazie, dei priorati , e degli altri benefìzi, che in quel tempo esiste- vano. Ciò non ostante i benefizi , che potranno fondarsi in avvenire, saranno soggetti alle regole pre- scritte nel concordato medesimo. XIII. Le ratifiche della conven- zione presente saranno cambiate den- tro un mese , o più presto, se sia possibile. XIV. Appena cambiate queste ratifiche , sua Santità confermerà con sua bolla la presente conven- zione ed immediatamente dopo pul> blicherà una seconda bolla per fis- sare la circoscrizione delle diocesi. In fede di che i rispettivi pleni- potenziari hanno firmato la pre- sente convenzione, e vi hanno ap- posto il loro sigillo. Fatto a Pv.oma li i i giugno 1817. Ercole Cardinal Consalvi. Blacas d'Aulps. Questo concordato fu poscia pub- blicato da Pio VII nel concistoro segreto de' 21) luglio 181 7, e fé:- CON steggiato colla creazione di alcuni Cardinali, tre de' quali francesi, cioè Talleyrand de Perigoid^ de la Lu- zerne, e de Bossuet, innalzati poi dal re alla dignità di pari del regno. F. Pistoiesi, Vita di Pio VII tomo IV, p. I 77; Bellomo, Continuazio- ne delBercastel voi. II, p. 168, e seguenti, riportando quest' ultimo a p. 173 quanto dissero i nemici di queslo nuovo concordato, e i pa- ralogismi di M. de Pradt. Colla bolla poi degli 8 ottobre 1822, Pio VII effettuò la circoscrizione delle diocesi, come si legge nella bolla Paternae charitatis sollicilu- doj qua coin'entionem, etc. Concordato tra Pio VII, e Mas- siniiliano Giuseppe re di Ba- viera. Questo concordato fu stipulato nel 18 17, ed oltre al cenno, clic se ne diede all' articolo Baviera {Vedi), qui lo riportiamo intera- mente ne' suoi articoli. Art. I. La religione cattolica a- postolica l'oraana sarà conservata illesa in tutto il regno di Baviera, e i paesi soggetti con quei diritti , e quelle prerogative, delle quali dee godere, giusta le ordinazioni divi- ne, e le sanzioni canoniche. II. Sua Santità, servatis servan- dis, stabilirà le diocesi del regno di Baviera nella maniera seguente. Trasferirà la sede di Frisigna a Monaco, e la erigerà in metropo- litana, la quale avrà a sua diocesi l'attuai territorio della diocesi di Frisigna. Il vescovo però di que- sta chiesa, e i successori di lui do- vranno essere chiamati arcivescovi di Monaco, e di Frisigna. Assegne- rà allo stesso arcivescovo in sitf- fraganee le chiese vescovili di Au- CON 47 gusta, Passavia, e quella di Ralis- bona, previa la soppressione delia loro qualità metropolitica. Il vesco- vo però delia chiesa di Passavia, attualmente vivente, godrà sinché avrà vita, del privilegio di esenzio- ne. Erigerà la chiesa di Banibcrga in metropolitana, e le assegnerà a suffiaganee le chiese episcopali di Wirtzburgo, Eichstet, e Spira. Il territorio di Ascaffemburgo, che apparteneva un tempo alla dioce- si di Magonza, ed ora appartiene a quella di Batisbona, e la parte bavarica della diocesi di Fulda, sarà aggiunta alla diocesi di Wiitzbur- go. Unirà poi alla diocesi di Au- gusta la parte bavarica della dio- cesi di Costanza, insieme col terri- torio esente di Kempten. In simil guisa la parte bavarica della dio- cesi di Salisburgo, e il territorio della pi-epositura esente di Beick- tolgaden, parte si unirà da lui alla diocesi di Passavia, parte a quella di Monaco ; alla quale eziandio as- segnerà la diocesi di Chiemsec, pre- via la soppressione di questa sede. Saranno designati i nuovi confini di ciascuna diocesi in quanto sarà necessario. III. I capitoli delle chiese metro- politane avranno due dignità, il preposito cioè, il decano , e dieci canonici; e i capitoli delle chiese cattedrali avranno parimenti due dignità, cioè il preposito, il deca- no, e otto canonici. Ciascun capi- tolo inoltre, tanto metropolitano quanto cattedrale, avrà almeno sei prebendati, ossia vicari. Se poi in avvenire le rendite di queste chie- se, per mezzo di nuove fondazioni, o per accrescimento de' beni, si au- mentassero a segno, che erigere si possano nuove piebende, si accre- scerà altresì il numero de' canoni- 48 co N d e Je' vicari. In ogni capitolo gli arcivescovi, e i vescovi destineran- no, a norma del sagro concilio tri- dentino, due de' canonici, i quali adempiano rispettivamente le parti di teologo, e di penitenziere. Le dignità, e i canonici tutti , oltre il servigio del coro, serviranno da consiglieri agli arcivescovi, e ai ve- scovi nell'amministrazione delle lo- ro diocesi. Agli arcivescovi però, e ai vescovi sarà libero totalmente l'assegnar ad essi a proprio bene- placito le speciali incumbenze del loro ofticio. In simil maniera gli arcivescovi, e i ve>covi assegneran- no gli offizi de' vicari. Sua maestà assegnerà cinquecento fiorini annui a quelli, che avranno la carica di segretari vescovili. IV. Le rendile delle mense ar- civescovili e vescovili, saranno sta- bilite in beni , o fondi stabili da lasciarsi alla libera amministrazione degli arcivescovi e vescovi. Di un simile genere di beni, e del mede- simo diritto di amministrazione go- dranno i capitoli delle chiese me- tropolitane, e cattedrali, e i vicari, ossia prebendati addetti al servizio delle chiese sopraddette. La quan- tità delle rendite annuali, sottratti i pesi, sarà la seguente: Diocesi di Monaco. Per l'arcivescovo sarà di fiorini ventimila; pel preposito, di fiorini quattromila; pel decano, di fiorini quattromila ; per ciascuno de' cin- que canonici giuniori, di fiorini mille seicento; per ciascuno dei tre vicari seniori, di fiorini ottocento; per ciascuno dei tre vicari giuuio- l'i, di fiorini seicento. CON Diocesi di Bainberga. Per l'arcivescovo, di fiorini quin- dicimila ; pel preposito, di fiorini tremila e cinquecento ; pel decano, di fiorini tremila e cinquecento; per ciascuno de' cinque canonici seniori, di fiorini mille e ottocento; per ciascuno de' cinque canonici giunio- ri, di fiorini mille quattrocento; per ciascuno de' vicari seniori, di fiorini ottocento; per ciascuno dei tre vicari giuniori, di fiorini seicento. Diocesi di Augusla, Ratishona, e TVirtzburgo. Per ciascun vescovo, di fiorini die- cimila; per ciascun preposito, di fio- rini tremila; per ciascun decano, di fiorini tremila; per ciascuno dei quattro canonici seniori, di fiorini mille seicento; per ciascuno dei quattro canonici giuniori, di fiori- ni mille e quattrocento ; per cia- scuno dei tre vicari seniori, di fio- rini ottocento; per ciasciuno dei tre vicari giuniori , di fiorini seicento. Diocesi di Passavia, Eichstelt e Spira. Per ciascun vescovo, di fiorini ottomila; per ciascun preposto, di fiorini duemila e cinquecento ; per ciascun decano, di fiorini duemila e cinquecento; per ciascuno de' quat- tro canonici seniori, di fiorini mil- le e seicento per ciascuno de' ca- nonici giuniori, di fiorini mille e quattrocento; per ciascuno de' tre vicari giuniori, di fiorini seicento. Tutte queste rendite dovranno nella loro somma conservarsi sem- pre salve ed intere, e i beni e i fondi da cui proverranno, non po- tranno essere uè distratti, né cam- biati in pensioni. Wel tempo che CON vacheranno le sedi arcivescovili e vescovili, le dignità, i canonicati, le prebende, ossia i vicariati, le sopraddette rendite avranno a per- cepirsi, e conservarsi a vantaggio delle chiese rispettive. Inoltre tan- to agli arcivescovi e vescovi, quan- to alle dignità, ai canonici seniori, e vicari parimenti seniori, sarà as- segnata un'abitazione corrispondente alla loro dignità, e al loro stato. Sua maestà assegnerà anche un lo- cale adatto per la curia arcivesco- vile e vescovile, pel capitolo, e per l'archivio. L'una parte e l'altra dei contraenti nominerà commissari per l'esecuzione di questo assegnamento di rendite, fondi, e beni da compir- si entro un trimestre dopo la ra- tifica della presente convenzione, se pure potrà farsi, o al piìi entro un semestre, e sua maestà comanderà, che sieno in autentica forma esibi- ti tre esemplari dell' atto formale di tale assegnazione, uno per l'ar- chivio regio, l'altro pel nunzio apo- stolico, e il terzo per l'archivio di ciascuna chiesa. Gli altri benefìzi dove, esistono saranno conservati . In quanto poi alla diocesi di Spi- ra, poiché per circostanze partico- lari non le si possono per ora as- segnare beni fondi e beni stabili, le sarà intanto provveduto dalla maestà sua sino a tanto che le si possa fare un tale assegnamento, col- l'assegnamento di una prestazione annua da pagarsi nella somma pel vescovo, di fiorini seimila; pel pre- posito, di fiorini mille cinquecento; pel decano, di fiorini mille cinque- cento; per ciascuno degli otto ca- nonici, di fiorini mille; per ciascu- no dei sei vicari, di fiorini seicen- to. Finalmente i fondi, le reudite, i beni mobili ed immobili delle làbbriche e delle stesse chiese, sa- VOl. XVI. CON 49 ranno conservati, e se non baste- ranno per la manutenzione delle chiese^ per le opere del culto di- vino, e i salari dcgl' inservienti ne- cessari, supplirà sua maestà. V. Sieno conservati a ciascuna diocesi i propri seminari, e prov- veduti di congrua dotazione in be- ni, e fondi stabili. Nei seminari sa- ranno ammessi, formati, ed educati, a norma del sagro concilio di Tren- to, quei giovanetti, i quali gli ar- civescovi, e i vescovi, giusta la ne- cessità, e r utilità delle diocesi, giu- dicheranno dovere essere ammessi. La sistemazione, l'amministrazione, l'istruzione, il regime di questi se- minari saranno di pieno e libero diritto soggetti all'autorità degli ar- civescovi, e vescovi secondo le for- me canoniche. I rettori, e i profes- sori de' seminari saranno puie no- minati dagli arcivescovi e dai ve- scovi, e qualunque volta lo giudi- cheranno essi necessario ed utile, ne saranno rimossi. Siccome è do- vere de' vescovi il vegliare nelle dottrine appartenenti alla fede e ai costumi, COSI in niun modo saran- no impediti dall'esercitare un tal dovere anche sulle scuole pubbli- che. VI. La sua real maestà assegne- rà parimenti, di concerto cogli ar- civescovi, e vescovi, una casa con dote sufficiente, nella quale ritro- vino asilo, e sollievo i chierici in- fermi, e vecchi. VII. Inoltre sua maestà, consi- derando quanti vantaggi abbiano ritratto la Chiesa e lo stato dagli Ordini religiosi, e quanti ritrarre .ne possano in avvenire, e affine eziandio di mostrare il suo propen- so animo verso la santa Sede, pro- curerà d'accordo con la santa Se- de, di ristabilire con una conveue- 4 3o CON vole dotazione alquante case degli Ordini monastici dell'un sesso e dell'altro per l'educazione della gio- Tentù nella religione e nelle lette- re, e in aiuto de'parrochi, o per la cura degli infermi. Vili. I beni de' seminari, delle parrocchie, de' benefizi, delle fabbri- che, e di tutte le alti« ecclesiasti- che fondazioni , dovi-anno essere sempre nella loro integrità conser- vati, né potranno essere distrutti, o cambiati in pensione. La Chiesa inoltre avrà il diritto di acquistare nuovi possedimenti, e qualunque acquisto faccia di nuovo sarà suo proprio, e godrà dello stesso dirit- to, che le antiche fondazioni ec- clesiastiche. JXè di esse, né di quel- le che in appresso si faranno, po- trà farsi soppressione alcuna ed unione, senza l' intervento dell'au- torità della sede apostolica , salve le facoltà attribuite ai vescovi dal concilio tridentino. IX. Sua Santità, avendo in mira il vantaggio, che da questa conven- zione deriva alla religione e alle cose ecclesiastiche, concederà in per- petuo alla maestà del re Massimi- liano Giuseppe, e ai cattolici suc- cessori di lui con lettere apostoli- che, da spedirsi subito dopo la ra- tifica della presente convenzione, l'indulto di nominare alle sedi va- canti arcivescovili e vescovili del regno bavarico, degni ed idonei ecclesiastici, forniti di quelle doti, che ricercano i sagri canoni. Sua Santità poi darà alle persone che sieno tali, la canonica istituzione giusta le fortne consuete. Prima però che l'abbiano avuta, non po- tranno in veruna maniera intro- mettersi nel regime, ossia iiell' am- ministrazione delle rispettive chiese, alle quali sono uoniiuati. Le tasse CON poi delle annate e della cancelle- ria, saranno stabilite di nuovo pro- porzionatamente alle reudite an- nuali di ciascuna mensa. X. Sua Santità conferirà le pre- positure cos\ nelle chiese metro- politane, che nelle cattedrali. Ai decanati nominerà sua maestà, e nominerà eziandio ai canonicati nei mesi apostolici, ossia papali. In quan- to agli altri sei mesi, nominerà nei piitni tre l'arcivescovo e il vescovo, e negli altri tre il capitolo. Non saranno in avvenire ammessi nei capitoli delle chiese metropolitane e cattedrali, che quei nazionali, i quali, oltre le qualità richieste dal sagro concilio di Trento^ abbiano con lode atteso alla cura delle a- nime, e sieno stati di aiuto all'ar- civescovo, o al vescovo nell'ammi- nistrazione della diocesi, oppure si sieno resi illustri per virtù, o per scienza. I vicariati poi delle stesse chiese metropolitane, o cattedrali, saranno liberamente conferiti dal- l'arcivescovo , o dal vescovo. Per questa volta però, essendoché non possono osservarsi tutte le cose che sonosi stabilite in questo articolo, per non tix)varsi ancora formati i capitoli, il nunzio apostolico, d'ac- cordo con sua maestà, ed ascolta- ti quei che vi avessero interesse, costituirà i nuovi capitoli. Lo stes- so si praticherà intorno ai vicari, ossia ai prebendati. Alle dignità, ai canonici, e ai beneficiati tutti resi- denziali, siccome é proibita, secon- do i sagri canoni, la pluralità dei benefizi , così è comandata la re- sidenza secondo il rigore degli stes- si canoni, salva però sempre l'au- torità della Sede apostolica. XI. Il re di Bavieia presenterà a quei benefizi sì parcocchiali che curati e semplici, a' quali presenta- CON vano i duchi ed elettori antecesso- li suoi per legittimo diritto di pa- tronato, acquistato o per dotazio- ne, o per fondazione, o per co- struzione. Inoltre sua maestà pre- senterà a quei benefìzi, a cui pre- sentavano le corporazioni ecclesia- stiche, che non esistono attualmen- te. 1 sudditi di sua maestà, i qua- li godono nel modo legittimo di sopra esposto del diritto di patro- nato, presenteraijno ai benefìzi si parrocchiali che curati e semplici soggetti a questo diritto. Gli arci- vescovi, e vescovi daranno la isti- tuzione canonica ai presentati aven- ti i dovuti requisiti, premesso l'e- same intorno alla dottrina e ai co- stumi da farsi dagli stessi Ordina- ri, se si tratta di benefizi patro- nati o curati. La presentazione poi a tutti questi benefizi si farà entro il tempo prescritto dai canoni, al- Irimciiti saranno essi liberamente conferiti dai vescovi, e dagli arci- vescovi. Gli altri benefizi tutti si parrocchiali che curati, e semplici, che conferivano prima i vescovi antecessori delle otto chiese del re- gno di Baviera, saranno liberamen- te conferiti dagh arcivescovi, e dai vescovi a persone accette a sua maestà. XII. Agli arcivescovi ed ai ve- scovi sarà libero di esercitare per loro regime nelle diocesi quel che compete ad essi in forza del pa- storale ministero, e per dichiarazio- ne, o per disposizione de'sagri ca- noni, secondo la presente disciplina delle chiese approvata dalla santa Sede. Specialniente potranno sosti- tuire in qualità di vicari consiglieri ed aiutatori della loro amministra- zione qualunque, che giudicheranno idoneo ai suddetti uffici: oltre a ciò sarà lecito ad essi promovere CON 5i allo stato clericale ed anche agli ordini maggiori per titolo appro- vato dai sagri canoni (previo l'esa- me da farsi dagli stessi arcivescovi e vescovi, o dai vicari loro, insie- me cogli esaminatori sinodali), tut- ti quelli che giudicheranno o ne- cessari, od utili alle loro diocesi, ed al contrario allontanare dagli ordi- ni quelli, che giudicheranno inde- gni, senza che possano per verua modo esserne impediti. Conoscere nel loro foro le cau- se ecclesiastiche , e massimamente le cause matrimoniali che, giusta il canone duodecimo, sessione 24 del sagro concilio , spettano ai giudici ecclesiastici ; e portare di esse sentenza, eccetto le cause me- ramente civili dei chierici, per mo- do di esempio di contratti, debiti, eredità, le quali saranno conosciu- te, e definite dai giudici laici. Castigare colle pene stabilite dal sagro concilio di Trento, e con altre, che giudicheranno opportune, i chierici degni di riprensione, o che non portino l' abito clericale alla loro dignità ed al loro ordine conveniente, salvo però il ricorso canonico, e metterlo in custodia nei seminari, e nelle case da de- stinarsi a questo effetto, punir ezian- dio colle censure qualunque fra i fedeli , che sia trasgressore delle leggi ecclesiastiche , e dei sagri canoni. Comunicare col clero e col po- polo diocesano per dovere dell'uf- fizio pastorale, e pubblicare libe- ramente le loro istruzioni ed or- dinazioni sulle cose ecclesiastiche; di più sarà totalmente libera la comu- nicazione dei vescovi , del clero e del popolo colla santa Sede, per le cose spirituali, ed ecclesiastiche. Erigere, dividere ed unire le 52 CON parrocchie di concerto con sua rea- le maestà, principalmente per ciò che riguarda l'assegnazione delle rendite. Ordinare, e determinare le pre- ghiere pubbliche, ed altre pie ope- re quanto lo richiederà il bene della Chiesa, o dello stato, o del popolo, e vegliare perchè nelle fun- zioni ecclesiastiche, e specialmente nella messa, e nella amministrazio- ne de' sagramenti, si usino le for- mole della Chiesa in lingua la- tina. XIII. Quante volte gli arcive- scovi e vescovi indicheranno al go- verno libri o impressi nel regno o introdottivi , i quali contengano qualche cosa contraria alla fede, ai buoni costumi, e alla disciplina della Chiesa, il governo ordinerà, che sia nel dovuto modo impedita la loro divulgazione. XIV. Sua maestà proibirà, che Ja religione cattolica e i riti, os- sia la liturgia di lei sieno disprez- zati o con parole j o con fatti , o con isciittuie , o che sieno im- pediti i pastori , o i ministri del- la Chiesa nell' esercizio della lor carica, per custodire massimamente la dottrina della fede , e dei co- stumi, e la disciplina ecclesiastica. Desiderando inoltre, che giusta i divini precetti sia serbato il dovuto onore ai santi ministri, non soffri- rà, che alcuna cosa si faccia, la quale possa portare loro disonore, o renderli dispregevoli, anzi coman- derà, che in qualunque occasione tutti i magistrati del regno li trat- tino con particolare riverenza, e coir onore dovuto alla loro di- gnità. XV. Gli arcivescovi, e i vescovi faranno alla presenza di sua mae- stà il giuramento di fedeltà espres- C0\ so colle seguenti parole: » Io giu- « ro e prometto sopra il santo e- » vangelo divino, ubbidienza e fe- « deità alla reale maestà : pari- »> menti prometto, che io non avrò » alcuna comunicazione , né inter- n verrò ad alcuna adunanza, né » serberò dentro o fuori alcuna '> sospetta unione , che nuoca alla » pubblica tranquillità, e se tanto » nella mia diocesi, o altrove, sa- " prò che alcuna ^ cosa si tratti in » danno dello stato, lo manifesterò » a sua maestà ". XVI. Con la presente conven- zione le leggi, le ordinazioni , e i decreti emanati finora nella Ba- viera sono abrogati in quanto ad essa si oppongono. XVII. Ogni altro oggetto, che spetta alle cose, o persone ecclesia- stiche, di cui non si è fatta espres- sa menzione , sarà diretto ed am- ministrato secondo la dottrina della Chiesa, e la vigente approvata di- sciplina di lei. Se poi in avvenire sopravvei'rà qualche difficoltà , sua Santità, e sua maestà si riservano di conferire fra loro la cosa, ed ac- comodarla amichevolmente. XVIII. L'una parte e l'altra dei contraenti promette, ch'esse, e i suc- cessori loro manterranno inviolabil- mente tuttociò, di cui si è conve- nuto fra loro in questi articoli, e la presente convenzione sarà dichia- rata legge di stato da sua maestà. Questa inoltre promette, ch'essa, e i suoi successori niente mai per qualunque cagione aggiungeranno agli articoli di questa convenzione, né muteranno alcuna cosa di essi, o li dichiareranno senza l' autorità, e la cooperazione della Sede apo- stolica. XIX. La consegna delle ratifiche di questa convenzione si farà qua- CON l'anta giorni dalla data di essa , o più presto se si poti'à. Roma 5 giugno 1817. Ercole Cardinal Consalvi. Casimiro HaefFelin, vescovo di Chersoneso. Concordato tra Pio VII , e Vit- torio Emmanueie re di Sarde- gna. Mentre nel glorioso pontificato di Pio VII, e dopo il suo trionfa- le ritorno in Pioraa, si fecero tanti concordati ed ecclesiastici regola- menti per far rifiorire la cattolica religione nelle regioni oltramonta- ne, per le disastrose vicende, che tanto danno le fecero negli ultimi del decorso secolo, e nei primi del corrente; la pietà, e la sollecitudine de'principi italiani ancora procuraro- no a' loro sudditi un sì grande spiri- tuale benefizio. Principalmente con tutto r animo religioso, proprio di un principe della sempre pia real casa di Savoja, a ciò intendeva il re di Sardegna Vittorio Emmanue- le, che maggiore pur anche ne sen- tiva il bisogno, dappoiché le diocesi de' suoi stati di terraferma gover- nate venivano in forme diverse se- condochè a diversi governi aveva- no obbedito nei politici sconvolgi- menti, guerre, e successive inva- sioni. Avendo il re spedito a Ro- ma per tal effetto il conte Barba- roux , in qualità di suo ministro plenipotenziario, egli felicemente nel 1 8 1 7 stipulò colla santa Sede gli articoli di un concordalo, per con- seguenza del quale nacque una nuo- va circoscrizione di diocesi, sccou- COPf 53 do la bolla pontificia promulgata da Pio VII nel mese di giugno del- l'anno stesso. Da essa ricavasi, che negli stati di terraferma vennero erette dieci nuove sedi vescovili, ri- manendo sussistenti tutte quelle sta- bilite dalla bolla, che il medesimo Pio VII avea emanato nel i8o3. Le nuove sedi furono : Alba , Ao- sta, Biella, Bobbio, Possano, Pine- rolo, Susa, Tortona, Alessandria, e Cuneo. La sede di Vercelli fu in- nalzata al grado di chiesa metro- politana , di cui assegnaronsi per sufTraganee Alessandria, Biella, Ca- sale, Novara, e Vigevano, siccome della metropolitana di Torino si di- chiararono suffraganee, Acqui, Asti, Ivrea, Mondovì, Saluzzo, Alba, Cu- neo, Possano, Pinerolo, e Susa. Le chiese vescovili di Tortona, di Bob- bio, e di Nizza divennero suffraga- nee di Genova, alle cui archidio- cesi fu aggiunta l' isola di Capraja. Concordato tra Pio VII , e Fer- dinando I, re delle due Sicilie. Dopo il tragico fine di Murai a Pizzo di Calabria , vieppiù assicu- rato sul trono Perdinando intrapre- se a riunire i due suoi l'egni in un sol corpo diretto da eguali leggi : il perchè poscia non più si fece chiamare Perdinando IV, ma Per- dinando I. Quindi stabilì di dare ai due regni un medesimo regola- mento ecclesiastico. A ciò venne spronato dal suo religioso zelo, dap- poiché a cagione degli antecedenti politici sconvolgimenti , conveniva rinnovare 1' ordinamento delle dio- cesi de' suoi dominii. A tal effetto il cav. Luigi de Medici di lui mi- nistro di stato, in qualità di suo plenipotenziario, avendo intavolato in Roma colla santa Sede le pra- ^4 CON tiche per la formazione di un con- cordato, per la fervorosa brama che aveva il Pontefice Pio VII di ri- parare i disordini , che nelle co- se ecclesiastiche eransi introdotti nel regno delle due Sicilie , furono le pratiche medesime coronate da un esito felice, ed in trentacinque articoli, che qui appresso per la lo- ro importanza riportiamo, venne nel concordato abbracciata presso che r intera legislazione. Art. I. La religione cattolica a- postolica romana è la sola religio- ne del regno delle due Sicilie, e vi sarà sempre conservata con tutti i diritti, e le prerogative, che le com- petono secondo l'ordinazione di Dio, e le sanzioni canoniche. II. In conformità dell' articolo precedente , l'insegnamento nelle re- gie università, collegi e scuole si pubbliche che private, dovrà in tut- to essere conforme alla dottrina della medesima religione cattolica. III. Riconosciutasi nella conven- zione del 1741 la necessità di ve- nire alla unione di parecchi pic- colissimi vescovati, dove i vescovi non possono mantenersi colla de- cenza dovuta, e questa unione che allora non fa eseguita essendo' ora divenuta ancor più necessaria per la maggior decadenza delle sud- dette, ed altre mense, si farà nei dominii di qua dal Faro, nel mo- do debito, e ricercato prima il con- senso delle parti che vi avranno interesse, una nuova circoscrizione di diocesi. Nel determinarla si avrà riguardo al comodo de' fedeli, e in particolar modo al loro spirituale vantaggio. Fra le sedi , o che per troppa scarsezza di rendite, o per l'oscurità de' luoghi , o per altri ragionevoli motivi non potranno conservarsi, le più antiche, e le più CON insigni sì conserveranno come cat- tedrali. Nei dominii poi di là dal Faro si conserveranno tutte le se- di arcivescovili e vescovili , che attualmente esistono, e di più affi- ne di provvedere meglio al como- do e al vantaggio spirituale de' fe- deli, ne sarà accresciuto il nume- ro. I territori di alcune abbazie Nullius dioecesis, sia per la loro piccole/za che ne hanno fatta, ver- ranno di concerto unite a quelle diocesi, entro i cui confini si tro- veranno nella, nuova circoscrizione. Le abbazie concistoriali, che si ri- trovano colla rendita di là di cin- quecento ducati annui rimarranno senza essere aggregate. I fondi delle altre minori della rendita suddet- ta, quando non siano di jus patro- nato, o si aggregheranno ad altre abbazie ecclesiastiche sino all'indi- cata somma di ducati cinquecento, o ne sarà disposto in favore dei capitoli, e delle parrocchie. Questa disposizione non riguarda le com- mende degli Ordini militari. IV. Ciascuna mensa vescovile del regno non potrà avere una rendi- ta minore di annui ducati tre mi- la in beni stabili, libera dai pub- blici pesi. La Santità sua, di con- certo con sua maestà, assegnerà il più presto possibile tali dotazioni in favore di quei vescovati, coi quali sarà applicabile la pi-esente disposizione. V. Ciascuna chiesa, sia arcive- scovile, sia vescovile, avrà il suo capitolo e seminario, ai quali sarà conservata se sufficiente, o accre- sciuta, se mancante in parte, e se fosse necessario anche per intiero assegnata una sufficiente dote in be- ni stabili. Ciascuna dignità del ca- pitolo metropolitano di Napoli non avrà meno di ducati cincpiecento CON di annua rendita, e gli altri cano- nicali non meno di ducali quat- trocento. Le dignità dei capitoli delle altre chiese arcivescovili, e ve- scovili, che nella nuova circoscrizio- ne verranno stabilite, nella parte del regno di qua dal Faro, non dovranno aver meno di ducati cen- tottauta di annua rendita, ed i ca- nonicati non meno di ducati cen- to. Questa disposizione non com- prende i canonicati di patronato regio, ecclesiastico, e laicale, i qua- li si conserveranno nello stato in cui sonoj a meno che dai rispet- tivi patroni non se ne vogliano nelle debite forme aumentare le rendite. I seminari saranno rego- lati, e le loro rendite amministra- te a tenore del concilio di Trento. VI. Le rendite delle chiese da unirsi si applicheranno a quelle chiese, le quali nella nuova circo- .scrizione si conserveranno, meno che gli altri casi urgenti delle sud- dette chiese da riunirsi richiedes- sero altra applicazione ecclesiastica da farsi coli' intervento della san- ta Sede. I capitoli di quelle chie- se, che nella nuova circoscrizione non saranno conservati , ricercato prima il consenso degl' interessati, saranno convertiti in capitoli col- legiali, e la loro rendita rimarrà tal quale si trova nello stato pre- sente. VII. Le parrocchie, le quali non hanno una sufficiente congrua, a- vranno un supplemento di dote in tale proporzione, che le cure di sotto due mila anime non abbiano meno di ducati cento annui; quel- le di sotto cinque mila anime du- cati centocinquanta; le altre final- mente di cinquemila anime in so- pra non meno di ducati duecento annui. Sarà a carico delle vispetti- CON 5? ve comuni il mantenimento delle chiese parrocchiali, e del sotto par- roco, qualora non vi sieno rendite addette a questo fine, e per la si- curezza se ne assegneranno i fondi, o tassa privilegiata nel pagamento. Questo articolo non comprende le chiese parrocchiaU • di jus patronato regio ecclesiastico, e laicale cano- nicamente acquistato, le quali sa- ranno a carico dei rispettivi patro- ni. Neppure vi restano comprese le chiese ricettizie, sieno numerate, sieno inuumerate, i capitoli, e le collegiate con cura di anime, avendo la loro congrua nella massa comune. Vili. La collazione delle abba- zie concistoriali, che non sono di regio patronato, spetterà sempre alla santa Sede, la quale le confe- rirà ad ecclesiastici sudditi di sua maestà. I benefizii semplici di libe- ra collazione , con fondazione ed erezione in titolo ecclesiastico , sa- ranno conferiti dalla santa Sede, e dai vescovi secondo la distinzione dei mesi nei quali la vacanza suc- ceda, cioè dal gennaio al giugno dalla santa Sede, e da luglio al dicembre dai vescovi. La provvista sarà sempre in persone suddite di sua maestà. IX. Si rassegnerà sollecitamente al santo Padre la nota delle ab- bazie come si ritrova nella curia del cappellano maggiore, che sono di nomina di sua maestà, e la no- ta di quelle, che sono di regio pa- tronato. Queste note potranno in seguito di concerto rettificarsi. X. I canonicati di libera colla- zione, tanto dei capitoli cattedrali , che dei collegiali, si conferiranno rispettivamente dalla santa Sede, e nei secondi sei mesi dai vescovi. La prima dignità sarà sempre di libera collazione della santa Sede. 56 CON XI. Ln Santità sua accorda ai vescovi del regno il diritto di con- ferire le parrocchie, che verranno a vacare in ogni tempo. Previo il concorso delle parrocchie di libera collazione, i vescovi le conferiran- no ai soggetti fra gli approvati eh' eglino giudicheranno i piìi de- gni. Nelle parrocchie poi di jus pa- tronato ecclesiastico, premesso pure il concorso, daranno 1' institu7Ìone a quelli che il patrono ecclesiasti- co presenterà come i piìi degni fra gli approvati dagli esaminatori. Fi- nalmente, nelle parrocchie di jus patronato regio e laicale, il vescovo istituirà il presentato, purché sul- l'esame sia rinvenuto idoneo. Si ec- cettuano le parrocchie, che vache- ranno in curia, o per promozione a qualche dignità ecclesiastica , o canonicato conferito dalla santa Se- de, le quali saranno di collazione pontificia. XII. Tutti i beni ecclesiastici, non alienati dal governo militare, che al ritorno di sua maestà si so- no trovati nell'amministrazione del così detto demanio, sono restituiti alla chiesa. Seguita la ratifica del presente concordato, la massa degli anzidetti beni sarà interinalmenle amministrata da quattro sceltissimi soggetti, due de' quali Terranno no- minati da sua Santità, e due da sua maestà, e questi dovranno fe- delmente amministrarli finché non sieno nel modo debito destinati ed applicati. XIII. Essendo stata alienata sot- to il governo militare nei dominii di qua dal Faro non poca parte di beni appartenenti alla chiesa, e la maestà sua per opporsi con tut- ti gli sforzi possibili alla incursione nemica, tanto in JVapoIi, prima che seguita fosse la invasione di detti CON dominii, quanto in quella di là dal Faro, per impedire che fossero in- vasi essendo stata costretta ad a- lienare una piccola quantità di fondi ecclesiastici con avere assegna- to ai possessori ecclesiastici nei sud- detti dominii di là dal Faro per la dovuta indennizzazione altrettante rendite civili; perciò ad istanza del- la maestà sua, ed avuto riguaido alla pubblica tranquillità, che alla religione sommamente importa di conservare, sua Santità dichiara che i possessoiù di tutti gli anzidetti beni non avranno alcuna molestia né da sé, né dai romani Pontefici suoi successori, e che in conseguen- za la proprietà degli stessi beni, le rendite, e i diritti a quelli annessi, saranno immutabili presso i medesi- mi, e quelli che hanno causa da loro. XIV. Le attuali ristrette circo- stanze economiche del patrimonio regolare non alienato, e trovato da sua maestà al suo ritorno nell'am- ministrazione del cos"i detto dema- nio, non permettendo di ripristina- re tutte le case religiose, dell'uno e dell'altro sesso, le medesime ver- ranno ripristinale in quel maggior numero, che sarà compatibile coi mezzi di dotazione, e specialmente le case di quegli istituti, che sono addetti all'istruzione della gioventù nella religione, e nelle lettere, alla cura degl'infermi, e alla predica- zione. I beni dei regolari possiden- ti, non alienati, saranno con debi- ta proporzione ripartiti fra i con- venti da riaprirsi, senza avere al- cun riguardo ai titoli delle antiche proprietà, che in vigore del pre- sente articolo tutti restano estinti. I locali religiosi non alienali, eccet- tuati quelli interamente addetti ad altri usi pubblici, se per mancanza di mezzi non potranno ripristinar- CON si formeranno parte del patrimo- nio regolare, ed essendovi 1 utilità del detto patrimonio, potranno an- che alienarsi, colla condizione che il prezzo ricavatone, debba surro- garsi in vantaggio del patrimonic; medesimo. Sì aumenterà il nume- ro de'conventi, che tuttavia esisto- no dei religiosi osservanti, riforma- ti, alcantarini, e cappuccini, qualo- ra le circostanze, e i bisogni delle popolazioni lo richieggono. Fissate le rendite, e le località già enun- ciate, sarà libera la vestizione dei novizi degli Ordini regolari possi- denti, e delle monache, in propor- zione de'mezzi di sussistenza; come allo stesso modo sarà libera la ve- stizione dei novizi pei religiosi mendicanti. Le doti delle fanciul- le che monacheranno , saranno impiegate in favore del monistero secondo le disposizioni economiche. Tutti i religiosi sì mendicanti che possidenti, i quali saranno ripristi- nati, come quelli che esistono, di- penderanno dai loro rispettivi su- periori generali. Ai religiosi di que- gli Ordini regolari possidenti, che si riammetteranno nei dominii di qua dal Paro ottenendo lindulto apostolico di secolarizzazione, e non essendo provveduti di benelicio ec- clesiastico, il governo per conto del- l'erario continuerà a titolo di pa- trimonio la pensione di cui ora go- dono, finché sieno provveduti di un corrispondente benefìcio^ o cap- pellania. Ai religiosi poi di quegli istituti, che non potranno ripristi- narsi, il governo continuerà indi- stintamente il pagamento delie loro attuali pensioni. XV. La Chiesa avrà il diritto di acquistare nuovi possedimenti, e qualunque acquisto faccia di nuovo sarà suo proprio, e godrà Io stes- COX 07 so diritto che le antiche fondazio- ni ecclesiastiche. Questa facoltà si intende da oggi innanzi, e senza che sia di pregiudizio agli effetti legali delle leggi di ammortizzazio- ne, le quali sono state in vigore finora, e all' esecuzione delle sud- dette leggi anche in futuro pei ca- si non ancora consumati, e per le condizioni non ancora yerifìcate. Non potrà farsi soppressione alcu- na, o unione delle fondazioni ec- clesiastiche senza l'intervento della autorità della Sede apostolica, sal- ve le facoltà attribuite ai vescovi dal sagro concilio di Trento. XVI. Le luttuose circostanze dei tempi non permettendo che gli ecclesiastici godano la esenzione dai pubblici pesi regi e comunali, sua maestà promette di far ces-are lo abuso nei passati tempi introdotto per cui gli ecclesiastici, e i loro beni venivano più gravati dei laici stessi, che anzi ai momenti felici di maggiori risorse dello slato dal religioso sovrano si supplirà con elargizioni in vantaggio del clero. XVII. Presterà soppresso il così det- to monte frumentario eretto in Na- poli, ossia la regia amministrazione degli spogli , e delle rendite delle mense vescovili, abbnziali , ed altri benefizi vacanti. Appena eseguita la nuova circoscrizione delle dioce- si, si stabiliranno invece in ciascu- na di esse delle amministrazioni dio- cesane composte di due canonici, che il capitolo, sia metropolitano, sia cattedrale, eleggerà e rinnoverà di tre anni in tre anni per plura- lità di voti, e di un regio procu- ratore, che verrà nominato da sua maestà. A ciascuna amministi-azione presiederà il vescovo , o il vicario generale, e nel tempo di sede va- cante il vicario capitolare. L'ordi- 58 CON Ilario e sua maestà, per mezzo del suo regio ministro, erogheianno di concerto tutti i frutti percepiti dai sopraddetti vacanti, a benefìzio del- le chiese, degli ospedali, dei semi- nari in sussidi caritatevoli, e in al- tri usi pii; sarà però riservata la metà delle rendite delle mense ve- scovili vacanti in favore del futuro vescovo. La risoluzione tuttora vi- gente di depositare nel sopraddet- to monte frumentario la terza par- te della rendita de' vescovati e be- nefizi, sotto il nome di terzo pen- sionabile, in forza del presente ar- ticolo resta abrogata ; senza che per questo gli attuali pensionati riman- gano privi delle pensioni, delle quali sono in possesso. All'occasione delle provviste dei vescovati e benefizi di nomina regia, continuerà ad ammet- tersi la riserva delle pensioni secon- do le forme canoniche. I nominati da sua maestà a tali pensioni ot- terranno dalla santa Sede le cor- lispondenti lettere' apostoliche, colle quali saramio abilitati a percepirle vita loro naturale durante, rima- i^endo dopo la loro morte libero da tal peso il vescovato e bene- lìzio, a carico del quale erano state riservate. XVin. Sua Santità sopra alcuni vescovati ed abbazie del regno, che viMTanno stabilite, si riserva in per- petmim dodicimila ducati annui di pensioni, delle quali il romano Pon- tefice prò tempore disporrà a suo piacimento in benefizio de' suoi sud- diti dello stato ecclesiastico. XIX. I benefizi, e le abbazie si- tuate nel regno delle due Sicilie, i cui frutti o in parte, o in tutto si trovano applicati a persone eccle- róastiche, ed a varie chiese, collegi, monisteri, e pie case di Roma, e di altri paesi dello stato ecclesia- COi\ sllco, dovranno continuare ad esse* re applicati per lo stesso uso. Que- sta disposizione non comprende i benefìci, e le abbazie di regio pa- tronato, né quelli i cui beni sono alienati. XX. Gli arcivescovi, e i vescovi saranno liberi nell' esercizio del lo- ro pastorale ministero secondo i sa- gri canoni. Riconosceranno nel loro foro le cause ecclesiastiche, e prin- cipalmente le cause matrimoniali , che giusta il numero 12 sessione XXIV del sagro concilio tridentino, spettano ai giudici ecclesiastici , e porteranno su di esse sentenza. Non sono comprese in questa disposizio- ne le cause civili de' chierici, come per esempio quelle di contratti, de- biti, eredità , le quali saranno co- nosciute, e definite dai giudici laici. Castigheranno colle pene stabilite dal sagro concilio di Trento, oltre quelle che giudicheranno opportune, i chierici degni di riprensione , o che non portino l' abito chiericale conveniente alla loro dignità, e al loro ordine, salvo il corso canoni- co, e li rinchiuderanno nei semina- la, e nelle case dei regolari. Proce- deranno eziandio colle censure con- tro qualunque tra i fedeli, che sia trasgressore delle leggi ecclesiastiche, e dei sagri canoni. Non saranno impediti dal fare le sagre visite del- le rispettive loro diocesi, e ad li- mina ^postolorum, e dal convocare i sinodi diocesani. Ai medesimi ar- civescovi, e vescovi sarà libero di comunicare col clero, e col popolo diocesano per dovere dell'ofllcio pa- storale , pubblicare liberamente le loro istruzioni sulle cose ecclesiasti- che, ordinare ed intimare le pre- ghiere pubbliche, ed altre pie pra- tiche, quando lo richiegga il bene della Chiesa, o dello stato, o del CON popolo. Le cause maggiori spette- ranno al sommo Pontetice. XXI. Gli arcivescovi e i vescovi promoveranno ai sagri ordini, pre- vio il prescritto esame , e quando sieno provveduti del debito patri- monio, o di altro titolo canonico , quei chierici che giudicheranno ne- cessarii, o utili alle loro diocesi, colle cautele però e prescrizioni contenu- te nel decreto del primo luglio 1622 della santa memoria di Gre- crorio XV, e nel concordato Bene- dettino, al capitolo quart», che ha per titolo : Requisiti de promoven- di., le quali cautele, e prescrizioni non sono derogate col presente con- cordato. Essendo necessario di prov- vedere al sufficiente sostentamento di ciascun ecclesiastico, che nei pre- senti tempi esige maggiori mezzi , gli arcivescovi, e vescovi da ora in poi aumenteranno la tassa del sa- gro patrimonio per gh ordinandi da costituirsi in benifondi, la quale non potrà essere né in minor som- ma di ducati cinquanta , né mag- giore di ottanta. Avendo dimostra- to la sperienza accadere frequente- mente nel regno, che nel costituire i patrimoni sagri si fanno degli as- segni fraudolenti, o simulati, o non liberi da ipoteca, e altri vincoli, per cui gli ordinati a titolo di tali pa- trimoni si trovano poi sprovveduti e mancanti di sussistenza, ad evita- re questo abuso dovrà per la ve- rità del fatto costare in forma le- gale il documento della pertinenza e della esenzione da ogni vincolo d'ipoteca del fondo, o fondi che dal- l'ordinando si costituiscono in pa- trimonio sagro; al qual effetto le curie ecclesiastiche richiederanno il documento della pertinenza , e li- bertà del fondo al tribunale civile della provincia, il quale non potrà CON 59 ricusarlo. I promovendi al sacri or- dini a titolo di benefìcio o cappcl- lania, per essere ordinati , dovran- no costituirsi un supplemento cer- to sino all'ammontare della tassa diocesana come sopra, quando il frutto di esso beneficio, o rappella- nia fosse minore di detta tassa. Questa disposizione non comprende le diocesi, nelle quali già fosse sta- ta canonicamente slabilita una tassa patrimoniale maggiore , a riguardo delle quali non avrà luogo alcun cambiamento. XXil. Sarà libero di appellare alla santa Sede. XXIII. La comunicazione colla santa Sede dei vescovi, col clero e popolo su tutte le materie spi- l'ituali , e gli oggetti ecclesiastici, sarà pienamente libera, e per con- seguenza le circolari, leggi, e de- creti del liceat scribere sono ri- vocati. XXIV. Ogni qualvolta gli arci- vescovi nei libri introdotti, o che s' introducono stampali, o che si stampano nel regno troveranno qualche cosa contraria alla "dottri- na della Chiesa, e ai buoni costu- mi, il governo non ne permetterà la divulgazione. XXV. Sua maestà sopprime la carica di regio delegato della giu- risdizione ecclesiastica. XXVI. La carica di cappellano maggiore, e la sua giurisdizione si conterrà nei limiti della costituzione di Benedetto XIV^ che comincia Convenit, e del susseguente moto- proprio dello stesso Pontefice sul medesimo oggetto. XXVII. La proprietà della chie- sa sarà sagra ed inviolabile ne'siioi possessi ed acquisti. XXVIII. In considerazione del- l'utilità, che dal presente concor- 6o CON dato ridonda alla religione, e al- la Chiesa, e per dare un attestato di particolare affezione alla perso- na di sua maestà il re Ferdinan- do, sua Santità accorda in perpe- tuo a lui e ai suoi discendenti cat- tolici successori al trono, l'indulto di nominare degni ed idonei eccle- siastici forniti delle qualità richie- ste dai sagri canoni, a tutti quei vescovati ed arcivescovati del re- gno delle due Sicilie, pei quali sua maestà finora non godeva del di- ritto della nomina; ed a tal ef- fetto, tostochè sieno seguite le no- tifiche del presente concordato, sua Santità farà spedire la bolla d'in- dulto. Sua maestà manifesterà ia tempo debito a sua Santità i no- minati, affmchè a tenore de' ca- noni, si facciano i necessari pro- cessi, ed ottengano la istituzione ca- nonica nei modi, e nelle forme pra- ticate fino adesso. Prima però che l'abbiano avuta non potranno in verun modo intromettersi nella am- ministrazione delle rispettive chiese, alle quali sono nominati. XXIX. Gli arcivescovi, e i ve- scovi faranno alla persona di sua maestà il giuramento di fedeltà e- spressa colle seguenti parole : » logiu- « ro e prometto sopra i santi evange- « li ubbidienza e fedeltà alla real M maestà ; parimenti prometto che ;j io non avrò alcuna comunica- M zione, né interverrò ad alcuna 5j adunanza, né conserverò dentro .-j o fuori del regno alcuna so- si spetta unione, che nuoca alla 55 pubblica tranquiUità, e se tanto 55 nella mia diocesi che altrove 55 saprò che alcuna cosa si tratti •5 in danno dello stato, lo manife- 55 stero a sua maestà. XXX. Quanto agli altri oggetti ecclesiastici, dei quali non è slata CON fatta menzione nei presenti articoli, le cose saranno regolate a tenore della vegliante disciplina della Chie- sa: e sopravvenendo qualche diffi- coltà il santo Padre, e sua mae- stà si riservano di concertarsi fra loro. XXXI. Il presente concordato è sostituito a tutte le leggi, ordina- zioni e decreti emanati sinora nel regno delle due Sicilie sopra ma- teria di religione. XXXII. Essendosi rappresentato a sua Santità per parte della mae- stà sua, che attese le attuali ne- cessità delle chiese del regno di qua dal Faro e gli effetti prodotti dalla nemica invasione, la conven- zione del l'j^i non è piìi sufficien- te a provvedere ai mali, che ri- chieggono un indispensabile riparo, e che altresì la parte dei dominii di là dal Faro, che la convenzione suddetta non abbracciò, è pure biso- gnosa di provvidenze; e che d'al- tronde essendosi dei dominii di qua e di là dal Faro fatto ora un re- gno solo, conviene fissare una re- gola uniforme da osservarsi egual- mente nelle chiese di ambedue i suddetti domini, resta convenuto che il presente concordato è so- stituito al precedente. XXXIII. Ognuna delle alte parti contraenti promette in suo nome, ed in quello de'successori, di osser- vare esattamente luttociò, che si è convenuto in questi articoli. XXXIV. Le ratifiche del pre- sente concordato saranno cambiate in Roma non oltre lo spazio di quindici giorni dalia data del pre- sente. XXXV. Seguita la ratifica del presente concordato si commetterà l'esecuzione del medesimo a due sceltissimi soggetti, uno da nomi- I I CON narsi da sua Santità, e l'altro dal- la maestà sua, i quali saranno mu- niti, dalle rispettive parti contra- enti, delle opportune facoltà. Fatto in Terracina il giorno i6 febbraio dell'anno 1818. Ercole Cardinal Consalvi. Cav. L. De Medici. Qui convien notare, che relativa- mente al suddetto articolo 11 del concordato >> sarà libero di appellare » alla santa Sede " nell'aprile del medesimo anno il re Ferdinando I dichiarò la sua volontà coU'ordi- ne concepito in questi termini pre- cisi : « visto l'articolo 22 del con- >■> cordato del 16 febbraio, decreta j' che non sono aboliti i legittimi ?> e canonici privilegi del tribuna- « le della monarchia delle due Si- « cilie, contenuti nella bolla del " sovrano Pontefice Benedetto XIII, " che li riguarda ". Pio VII, dopo aver ratificato il concordato, lo annunziò al sagro Collegio nel concistoro segreto dei 18 marzo, con apposita allocuzio- ne. Indi nel medesimo anno, quin- to kalendas julii, pubblicò la bol- la, o Lhtcrae apostolicae qidhus nova circurnscriptio dioecesiuni in cli- tiune regni utriusqiie Siciliae dira Pharum decernilur, che incomincia colle parole „ De iitiliori domi- nicae. Concordato tra Pio VII e Gior- gio re di Annover. V. l'articolo ApfNOVER. Concordalo tra Leone XII, e Guglielmo I re de' Paesi- Bassi. V. volume IV. pag. 290 del Dizio- nario, e l'articolo Olanda. Oltie i suddetti concoi'dati, con- venzioni, o trattali falli Ira la saii- CON 6i ta Sede o alcun monarca, e re- pubblica, ed oltre quelli che si ri- portano ai rispettivi articoli, suo- le il Papa, come principe sovra- no a vantaggio de'suoi stati, e de'suoi sudditi fare coi medesi- mi monarchi, massime coi confi- nanti de'suoi dominii, delle con- venzioni risguardanti materie com- merciali, finanziere, postali, sanita- rie, pei" l'estradizione , arresto e consegna dei disertori, e dei rei con patii di reciprocanza: e per Aine alcun esempio, ne rammentere- mo qui tre dell'odierno pontificato. Nel i835 si fece una convenzione col ducale governo di Parma per la reciproca consegna dei diserloii ed altri delinquenti di ambedue gli stali mediante ventisei articoli con- cordati. Nel 1840 ebbe luogo l'ac- cessione alla convenzione stipulata tra le corti d'Austria e di Sarde- gna, colla quale si guarentisce ai rispettivi autori la proprietà delle loro opere letterarie ed artistiche pubblicate nei loro domini, e se ne vietano le ristampe e contraf- fazioni : convenzione composta di ven- linove articoli. E nel corrente an- no venne stipulata tra il medesimo Papa regnante, e il re di Sardegna, che attualmente pure regna, la con- venzione sul reciproco arresto e sul- la consegna de'rei dei lispettivi due stati, la quale convenzione fu sti- pulata in diecinove articoli. CONCORDIA (Concordi cn.) Cit- tà con residenza di un vescovo del regno lombardo veneto, il cui ve- scovo risiede in Porto-Gruaro, pic- cola città del medesimo regno, che è divisa dal Lemene, e sulla spon- da della Reghena, capo luogo di distretto, molto commerciante, ser- vendo di scala alle merci di Ger- mania diielLe a Venezia. Decorala 62 e O N è questa citlà di varie belle case. Concordia, antica città altre volte fiorente, ed oggi interamente deca- tluta pegli avvenimenti come an- diamo ad accennare, è distante da Porto-Gruaro meno di una le- ga per terra. Concordia aveva anti- camente il titolo di colonia, e pre- se il soprannome di Giulia, perchè la colonia vi fu inviata da Giulio Cesare, e perciò fu èeiia lidi a Concor- dia, siccome apparisce anche da di- verse iscrizioni, e da allri storici mo- numenti. Della antichità e celebri- tà di questa città della Venezia, fecero menzione Tolomeo, Plinio, vStrabone, Antonino, Pomponio Me- la, ed altri. Aitila nel quinto seco- lo la i-oviuò, e per questo gli abi- tanti si ritirarono nelle vicine la- gune, e precisamente in Caorle, per cui da alcuni autori ne furono re- putati fondatori. Concordia mai più venne rialzala dalle sue rovine, dalle quali nei diversi scavi furo- no disolterrate importanti iscri- zioni , urne , monete , lucerne ed altri oggetti, che attestano la sua passata grandezza, e quanto ella sia stala considerabile al tempo de'ro- maiii. Concordia è patria di alcu- ni uomini illustri, e di Ruifuio, celebre prete della chiesa aqui- leiese. La città godeva grandi pri- vilegi accordati dagl'imperatori, e principalmente da Ottone // Gran- de. Prima il vescovo vi esercitava il dominio temporale, che estende- vasi per tutta la diocesi, e pigliava il titolo di principe, o vescovo di Concordia, di conte, o marchese. V. l'articolo ClVlDALE DEL Friuli, ovc si parla dell' altra Colonia Giu- lia chiamata Colonia Julia Karno- ìuni. La fede vuoisi predicata in que- sta città quando lo fu nei dintor- CON ni, ed alcuno ritiene che s. Erma- gora ne fosse l'apostolo. La sede vescovile, secondo Commanville, eb- be oiigine l'anno 55o, e Chiarissimo del 579, ovvero Agostino ne fu il primo vescovo, di cui si conosca il nome, come riporta l'annalista Ba- ronio all'anno Sgo : indi gU suc- cesse ■ nel 606 Giovanni. Nell'802 fiori Pietro, che ottenne de'privilegi per sé e successori da Carlo Magno. Poscia governarono questa chiesa que'pastori, di cui fa il novero l'U- ghelli Ital. Sacr. tomo V. pag. 323 e seguenti. Nel iSoy Giulio II fece vescovo di Concordia Fran- cesco Argentino, oriondo alemanno, ma nato a Venezia, che poi nel 1 5 1 i creò Cardinale; ma morendo poco di poi in Pioma, fu sepolto nella basilica di santa Maria in Traste- vere, finché sotto Paolo III le sue spoglie mortali vennero trasferite nella cattedrale di Concordia. 11 vescovo Matteo Sanudo, nobile ve- neto, celebrò il sinodo diocesano, che pubblicò colle stampe nel i587, nel qual anno appunto, ed agli ot- to aprile avea in Concordia cele- brato il sinodo. Fu sotto di lui, che Sisto V, considerando nocevole ai vescovi 1' intemperie del clima della città, trasferì in Poito-Gruaro la sede vescovile insieme al capitolo, il quale da quattordici canonici fu ridotto a dodici, giacché le preben- de de' due diminuiti servirono per l'istituzione di quattro mansionari, ai quali la città ne aggiunse due altri. Allorquando fu eretto il vesco- vato di Concordia, venne sottopo- sto alla chiesa patriarcale di Aqui- leia_, finché essendo questa stata soppressa nel 1731, Benedetto XIV dichiarò la sede di Concordia suffra- ganea della metropolitana di Udine CON (Jal medesimo Papa eretta a tal grado : ma a'nostri giorni Pio VII colla bolla De salute Dominici Gre- gis, nel 1818 la fece suffiaganea del patriarca di Venezia. La cattedrale di Concordia pregevole per le sue antichità e per le reliquie sue, è de- dicata a Dio sotto l'invocazione di s. Stefano protomartire. Qui noteremo, che al tempo di Diocleziano nel terzo secolo, il presi- de romano fece martirizzare in Con- cordia i ss. Donato, Secondiano, e Romolo con altii ottantasei com- pagni, tutti vicentini, le reliquie dei quali si conservano nella cattedra- le in un'urna di marmo greco, e Je cui ossa trasudano acqua lim- pida , che da' fedeli per divozio- ne viene usata nelle loro infermi- tà. Dio per glorificare i detti ss. martiri operò per tal fede prodi- giose guarigioni. È poi sorprenden- te, che queste ossa sieno alcuni an- ni interamente asciutte; ed in altri l'acqua che hanno trasudato, supe- ra quattro dita circa la superficie delle medesime ossa. Siccome il vescovo, anche a ca- gione dell'aria,, fa la sua residenza a Porto-Gruaro, è però obbligato a recarsi a Concordia col clero in diverse volte dell'anno per la cele- brazione de'divini uffizi, cioè nella festa di s. Stefano, e in quella del- l'anniversario della dedicazione del- la chiesa, la quale nell'edifizio ri- trovasi in buon stato. Le altre sagre funzioni sono dal vescovo ce- lebrate col clero a Porto Gruaro, ove ha l'episcopio, e il seminario, nella chiesa dedicata a s. Andrea, ed allorché si restaurava, le funzio- ni ebbero luosro nella chiesa di s. o Francesco. 11 capitolo si compone della dignità del decano, di cinque canonici, compresi il teologo e il CON 63 penitenziere, di tre mansionari, e di altri preti e chierici in servigio della chiesa. Prima il capitolo ave- va anche la dignità del prevosto, e i canonici erano dodici. Lo stesso capitolo, per mezzo del parroco no- minato dalla comune, ed approva- to dall'Ordinario, esercita le fun- zioni parrocchiali nella cattedrale, ove evvi il fonte battesimale. In Porto-Gruaro, olti'e la cattedrale vi sono due confraternite, l'ospedale e il detto seminario. La diocesi di Concordia é molto estesa, e vi si contano circa centodiciotto par- rocchie distribuite in sedici vicariati rurali. Prima eravi nella diocesi un gran numero di monisteri dell'uno e dell'altro sesso. Di essi è superstite quello delle Salesiane a san Vito, mentre da ultimo a Spilimbergo fu fondato un convento di rifor- mati di s. Francesco. In Porto-Grua- ro eranvi ti'e parrocchie, con cin- que conventi di religiosi. La mensa vescovile è tassata nei libri della cancelleria apostolica in fiorini quat- trocento. Da ultimo iu Porto-Gruaro, colle pie oblazioni, e collo zelo dell'at- tuai vescovo e dei fedeli, e parti- colarmente dell'avvocato benemeri- to Antonio Spiga, venne, con ar- chitettura di Antonio Marchi rifab- bricata la chiesa cattedrale con ec- clesiastica magnificenza, in luogo dell'antica già caduta e deserta. L'attuale monsignor vescovo Car- lo Fonlanini , a' 4 agosto i833, solennemente consagrolla in ono- re di Dio, della beata Vergine, e dell'antico titolare s. Andrea A- postolo. F. l'opuscolo. Quando per i'ero amore di religione rallegrava- si Porto-Gruaro della fabbrica, e consagrazioìie della chiesa sua cat- tedrale ^ Treviso i834j letto iu 64 CON detto giorno nella stessa cattedrale dal lodcito vescovo. 11 suo prede- cessore Giuseppe Maria Bressa di Venezia, merita di essere encomia- to, perchè ne gettò le costosissime fuiidameuta, ed eresse i muri mae- stri. CONCORDIO (s.), martire. Re- gnando Marco Antonio, fu condot- to questo santo d'innanzi a Tor- quato , governatore dell' Umbria , clic risiedeva a Spoleto, affinchè ri- nunciasse alla lède cristiana. Riu- scendo inutile ogni maniera di per- suadenti parole a rimovere Concor- dio dalla saldezza della sua cretlen- za, fu avuto ricorso in prima ai colpi di bastone, e dappoi fu diste- so il pazientissimo santo sul caval- letto, ma nulla giovò, ch'egli sem- pre insisteva nella ripetizione di queste parole : siane gloria a. voi, mio Signore Gcsìi Cristo. Adirato il governatore, comandò, che gli fos- se troncato il capo , se dopo tre giorni ricusasse di prestare adora- zione , sacrificando ad un idoletto , che aveva seco un sacerdote, inca- ricato di questa empia missione. Con- cordio, anziché adorare, sputacchiò quell'insensata divinità, e si dispo- se con ciò ad offerire della propria vita al Dio vivente quel sacrificio, che altri volevano offerto a quel- 1' idolo. La memoria di questo san- to è ricordata dal martirologio ro- jnano nei giorno primo di gennaio, ed altii martirologi ne fanno men- zione a' di due dello stesso mese. COM)AX]VE DI ERRORI I?f GLOBO. Bai teologi chiamasi condanna in gl(jbo qui-lla, che la Chiesa fa di molli errori insieme , con diverse censure conglomerate , senza indi- viduare queste con quelli. La di- versa specie di condannare dimo- stra la somma [)rudcnza della Ciiie- CON sa, la quale .sa conoscere i tempi , i luoghi, le persone, per apprestare a' suoi fedeli seguaci i mezzi più opportuni della perseveranza catto- lica. Dice il gran Bossuet, esser ne- cessario sovente, che la Chiesa usi termini generali nelle sue definizio- ni. L'uso di condannare in globo alcuni errori e proposizioni, si vedrà dai seguenti esempi , che in cora- pcndio andiamo a riportare , men- tre delle bolle pontificie per con- da)me di erroii, si tratta all'articolo Bolla [f^'edi) , e principalmente al i) IX, ed al 5 X. Prima di ogni altra cosa, si deve rammentare, che Gelasio I, nel con- cilio romano, proibì alcuni libri nel declinare del secolo V , ed altret- tanto fece il concilio generale V co- stantinopolitano II, senza estrarvi nemmeno gli errori. Questi però furono estratti per opera dei som- mi Pontefici, dei concili ecumenici, e delle cattoliche università, e fu- rono censurati in globo. Tuttavolta il piimo Papa , che espressamente condannasse in globo errori, è Gio- vanni XXII residente in Avignone, quando cioè nel i 3 i 7 dichiarò nella sua bolla contro gli eretici fraticel- li, che alcuni de' loro sentimenti erano eretici, altri insensati, altri favolosi, senza accennare quali fos- sero in particolare. Quindi, verso il fine del suo pontificato, condannò in globo gli errori di Marsilio I\Ie- naiidro da Padova, e di Giovanni Gianduno di Perugia, scrittori ven- duti a Lodovico di Baviera, i quali tra gli altii abbominevoli scritti, com[)ilarono trentasei capitoli, ch'e- gli oppose al Papa, pretendendo di mostrare con essi , che Giovanni XXII non era vero Pontefice. Va (jui rainnif-ntato. che Marsilio aju- talo da G;andun.). nel i32o, dedi- CON et) nllo Scismatico Lodovico di Ba- Tiera il libro intitolato Dcfensorium pacìs circa l' imperiale ed ecclesia- stica giurisdizione; che fu condan- nato dal detto Pontefice con una bolla riferita dal Rinaldi, Annali crei, all'anno loi'j, n. 21. F'. l'e- same di Francesco da Venezia fat- to in Avignone nel iSaS, presso il Baluzio tom. VII Misceli, p. 3ii; Alvaro Pelagio, de Planctu eccles., lib. 7, cap. ^'S ; e Natale Alessan- dio, Hist. eccl. saec. XIII e XIV cap. 3, art. i3. toni. Vili. Nel 1347 la facoltà teologica di Parigi condannò quaranta articoli di rea dottrina in globo, come er- ronei, sospetti, e lììalsoiianti della fi'de. Nel i4i2 la facoltà di teolo- gia in Praga condannò nella stessa lorma quarantacinque articoli di Gio- vanni Huss, dichiarandoli in globo come ciascimo, o eretico, o erroneo, o scandaloso, o tenente lungi i fe- deli dal vero cammino della fede. Così lo praticò dipoi il concilio di Costanza, il quale condannò in glo- bo quarantacinque proposizioni di Wicleffo, e trenta di Giovanni Huss: quindi Papa Martino V nella sua bolla Inter caetera, si protestò di condannarle anch' egli, come prima del suo ingresso a quel concilio ei-a- no state condannate. Così Sisto IV confermò la condanna degli eiTori di Pietro d' Osma , che furono in globo condannali dalla congrega- zione complutense. Indi Leone X, nella sua bolla del i5ig, condan- nò in globo quarautuna proposizio- ni di Lutero ; s. Pio V, Gregorio XIII, ed Urbano Vili similmente proscrissero gli errori di Bajo in numero di sessantanove. Innocenzo XI condannò le sessantotto' proposi- zioni di Molinosi Innocenzo Xll quelle del libro intitolato Massime VOI. XVI. CON r,T de' santi, per tacere di tanti altri che si possono consultare nella Mo- rale al Antoine dell' edizione roma- na. Qui appresso ci limitiamo sol- tanto al far cenno della condanna di Clemente XI contro i giansenisti. Clemente XI, siccome vigilante pastore della Chiesa universale, an- che ad istanza di Luigi XIV re di Francia, a' 16 luglio ito?, foce la celebre bolla T'^ìneani Domini Sa- baoth, Bull. Boni. tom. X, part. I, p. i45ij contro la quale subito si scatenarono i giansenisti, perchè ve- deano per essa condannato con piìi solennità il Caso di coscienza. Que- sti eretici, sempre pertinaci, ebbero un degno successore di Arnaud, in Quesnello, il quale pubblicò nel 1 67 1 // nuovo Testamento; e ve- dendo che da alcuni si gustava, fe- ce un'aggiunta alle sue riflessioni. Fu allora che si sfogò contro le potenze più cattoliche , e procurò d' insinuare nel cuore de' fedeli quel- le massime, che già da cinquant an- ni affliggevano la Chiesa. 11 gesuita p. Tullier, confessore di Luigi XIV, trovò nell'opera di Quesnello cento ed una proposizioni degne di con- danna. Il re le denunziò a Clemen- te XI, il quale condannolle in ge- nerale colla costituzione Unigenitus de' i3 luglio 1708, Bull. E.om. loco citato p. 200, per quattro ra- gioni, che sono in essa dichiarate. Fu però ritenuto in Francia , che una semplice proscrizione non ba- stasse, ma che fosse d' uopo d' una spiegazione con particolari qualifi- cazioni ; quindi è che il Pontefice ordinò in Roma, che sopra // nuo- vo Testamento fosse fatto r'goroso esame, il quale duiò per quasi due anni, con ventitré congregazioni dei Cardinali Spada, Ferrari, Fabroni, Casini, e Tolomei, insieme ad insi- 5 GG CON cui teologi. A queste congregazioni intervenne anche Clemente XI, che per avere maggior aiuto e lume dal cielo , ordinò una processione generale di tatti gli abitanti di E.0- ma alla basilica vaticana, nella qua- le pel medesimo fine egli si recò pili volte a celebrare la messa, e farvi fervorose orazioni. Finalmente, agli 8 settembre lyiS, sottoscrisse e pubblicò la celebratissima bolla Unigenitus Dei Filius, Bull. Rom. loc. cit. p. 340, colla quale condan- nò in globo severamente, e colle con- venienti censure cento ed una pro- posizioni estratte dall'opera di Ques- nello, come non catiolichc, e conte- nenti il puro, e pretto dannato Gian- senisnio. V. il Zaccaria nelle note al Pallavicini Storia del concilio di Trento, lib. I, cap. XXI, pag. 5i, Faenza 1 792 ; ed il Bergier, Di- zionario enciclopedico i alla voce Condanna in globo. CONDEDO (s.), prete e romito inglese, dall'Inghilterra passò in Francia unitamente a tre suoi di- scepoli, Giovanni, Cinomaglio e Zac- cheo. Dimorò da prima presso s. Valerio in Caux, indi nella badia di Fontenelle, ove fu tratto dalla fa- ma di s. Lamberto , e finalmente stabifi la sua ferma dimora a Bel- cinac, isola della Senna , che ebbe in dono dal re Teodorico III. Qui- vi costrusse due chiese, una intito- lata alla ss. Vergine, l'altra ai santi Apostoli Pietro e Paolo. La morte di lui avvenne circa l'anno oo5, e le reliquie, a cagione delle inonda- zioni di Belcinac , furono in pro- gresso di tempo trasportate a Fon- tenelle. CONDOM [Condonius, o Con- domini Fasconnm). Città vescovile di Francia nel dipartimento del Gers, un tempo capitale dei Goil- CON domese in Guascogna, e nella bas- sa Guienna. E capoluogo di circon- dario, e di cantone, ed è posta in riva al Baise in una valle deliziosa, piena di fiorentissimi vigneti. El- la è sede di un tribunale di prima istanza, e di una conservazione delle ipoteche; ha molte chiese, ed un collegio comunale, due ospedali, ed una società di agricoltura. La sua origine si deve ad un monistero di benedettini; e nel i56g fu pre- sa e saccheggiata da Gabriele di Montgomery , capo dei protestanti ugonotti, che tanti danni recarono alia Francia. Condoni fu patria di molti uomini illustri, fra' quali no- mineremo Biagio di Monluc ma- resciallo di Francia , di Scipione Dupleix istoriografo, e di Sabathier autore del Dizìonarìo delle antichi- tà pagane. Il sommo Pontefice Giovanni XXII, residente in Avignone , nel 1 3 1 7, fondò la sede vescovile di Condom, dichiarandola sulfraganea della metropolitana di Bordeaux. ; cangiò l'abbazia di s. Pietro in cat- tedrale, l'abbate in vescovo, e i mo- naci benedettini in canonici, lascian- do loro però l'osservanza della re- gola monastica. Per diocesi assegnò lutto il Condomese, il quale prima colla città costituiva una porzione della diocesi di Agen al di là della Guienna. Il Papa Giulio III, eletto nel i55o, secolarizzò i canonici, e il capitolo venne composto della dignità del prevosto, di quella del- l' arcidiacono, e di dodici canonici. SemLva, che la chiesa dei benedet- tini fosse già cattedrale quando Gio- vanni XXII istituì il vescovato; ma s' ignora da chi sia stata eretta a tal grado. Certo è che Onorata moglie del conte di Guascogna Gar- cia, ebbe a l'irabbricarla, ed ancoia CON abbiamo che nel secolo XI , Ugo , vescovo d' Agen , vi collocò i be- nedettini, e che in seguito divenne celebre abbazia, ricolmata di favori dai conti di Astarac, e dai conti di Guascogna. Ma questa diocesi , che comprendeva cento trenta par- rocchie divise in tre arcipreture, ed il cui vescovo godeva la rendita an- nua di sessanlamila lire, restò sop- pressa pel concordalo del 1801, coir autorità del Pontefice Pio VII. CONDONATO. F. Oblato. CONDORMIEMI . Settari del secolo decimoterzo, che infettarono r Alemagna. Ebbero essi tal nome perchè sotto pretesto di carità e fratellanza dormivano in una stessa camera senza distinzione di sesso. Il loro capo fu vm oscuro perso- naggio di Toledo. Si raccoglievano essi in un luogo presso Colonia , dove si dice, che adorassero l'im- magine di Lucifero , e da lui ot- tenessero grandi oracoli. Il loro ca- po si affogò nel mare passando iu Inghilterra. Condormienti si appellarono ezian- dio alcuni anabattisti del secolo de- cimosesto , i quali cadevano nella medesima indecenza de' primi. CONDULMIEPJ o CONDUL- MERO FAMIGLIA. Trasse l'origine da Pavia, da dove nei primi seco- li della veneta repubblica si trasfe- rì a Venezia. Siccome in seguito Angelo, e il suo figlio, si rendette- ro benemeriti della repubblica, per aver somministrato gente armata nella guerra contro i genovesi, fu in parte ascritta alla nobiltà nel i38i ; ed in parte rimase fra le popolari. Di quest' ultimo ceppo nacque Gabriele, che con distinta dichiarazione del senato venne ri- cevuto fra i nobili patrizi, e la cui linea iu appresso, e nel i554> lu CON 67 ammessa nel maggior consiglio. Ga- briele ottenne la dignità di Cardi- nale dallo zio Gregorio XII, e nel i43i fu sollevato al pontificato col nome di Eugenio IV {Vedi). Egli ebbe per padre Angelo Condulmie- ri, e per madre Beriola Cori-aro, che \ide tre Pontefici suoi stretti pa- renti; cioè Gregorio XII suo fra- tello, Eugenio IV suo figlio, e Pao- lo II suo nipote per parte di Po- lissena sua figlia. Oltre all'essere sorella, madre, ed avola di tre som- mi Pontefici, fu ella ancora avola, zia, e bisavola di nove Cardinali^ di sei patriarchi , e di undici ve- scovi . Anche Polissena Condul- mieri fu madre, sorella, e nipo- te di tre Papi. Gregorio XII [Ve- di) patrizio veneto fu fatto Car- dinale nel i4o4> 6 nel i4o6 di- venne Papa. Egli discendeva dalla famiglia Corraro o Correr, che tras- se l'origine da una casa, a cui tutte le memorie danno Roma per culla. Fu per l'irruzione de' bar- bari, che quella casa si ricovrò in. Venezia, ove nell' amio 863 vive- vano due fratelli Corraro, che es- sendo separati di abitazione, e nel- le facoltà, fecero anche differente lo stemma. I Corrari furono sem- pre in onoranza nella repubblica, ed ebbero rilevanti impieghi , ed autorità nel senato, e negli eserci- ti. L'ammissione loro al patriziato rimonta al 1 297, ed un Angelo Corraro vesti la porpora procura- toria. Gregorio XII annoverò tre parenti, e nipoti al sagro Collegio, cioè Antonio Corraro, che ne di- venne decano, e fu uno de' primi fondatori della congregazione di s. Giorgio in Alga, Angelo Rarbarigo patrizio veneto, e Gabriele Con- dulmieri poi Papa Eugenio IV. Questi creò poscia Cardinali Fran- 68 CON ce<;co Condulmieri figlio di suo fra- tello, che ili Valicano gli eresse poi il monumento sepolcrale, e Pietro Barbo, tiglio di sua sorella, poi Pao- lo li. Tuttavolta il virtuoso Euge- nio IV si dimostrò disinteressato co' parenti, i quali venivano trat- tati da lui in palazzo senza distin- zione. Paolo II I^Vedi), come dicem- mo, riconosceva per madre Polis- sena Condulmieri, e per padre Ni- colò Barbo, duna famiglia che per comun sentimento degli scrittori, si crede oi"iginaria da quell'antica ro- mana degli Enobarbi, da L. Do- miziano, per le cui virtù meritò di essere ascritto all'ordine senato- rio. Da lui discese l' imperatole Nerone. Un ramo della famiglia passò a Parma, dove con gran lo- de resse la repubblica nel conflit- to delle fazioni , le quali peiò a- vendo tolto il dominio ai Barbi, gli espulsero, ritirandosi essi in Ve- nezia. Poco appresso vennero an- noverati tra i senatori; servendo la repubblica nelle più luminose magistrature di toga, e di spada, anzi per le loro prodezze un im- peratore di Costantinopoli diede ai Barbi per istemma un leone in pie- di, con una sbarra d'oro a traver- so. Esaltato nel 14^4 Paolo II al triregno, non solo si mostrò d'ani- mo grande coi Condulmieri suoi stretti congiunti, ma anco con tre nipoti, figli di altrettante sorelle, che creò Cardinali. Essi sono Mar- co Barbo, che poscia eresse allo zio in Vaticano un bel deposito; Bat- tista Zeno, e Giovanni Michieli pa- trizi veneti. Per Gregorio XII, Eugenio IV, e Paolo II la fami- glia Condulmieri fu grandemente onorata, e sali uj più alto grado di rinomanza, lustro ed opulenza. CON CONDULMIERI Francesco, Cdr- diiiale, Francesco Condulmieri di Venezia, nipote di Eugenio IV, fu vicecancelliere, camerlengo della S. R. C, ed amministratore dell' arcive- scovato di Narbona nel i433. Pas- sato poi nel 1436 alla sede vesco- vile di Bezanson, indi fu patriarca di Costantinopoli, e a' 19 settem- bre del i43i venne promosso dallo stesso Eugenio IV al Cardinalato col titolo di s. Clemente. Poscia ot- tenne nel 1 438 la chiesa di Vero- na, ove fondò il collegio degli Ac- coliti, ed introdusse i fiati dell'Os- servanza. Sostenne parecchie lega- zioni , ed in quella contro il turco, perirono in battaglia Ladislao re di Polonia e di Ungheria, ed il Car- dinal Giuliano Cesarini. Intervenne alle dispute, eh' ebbero luogo tra Marco di Efeso ed il vescovo di Coron. Era troppo libero di lingua, e nella fuga di Eugenio fu ritenu- to dai romani dentro il Campido- glio fino al termine di ogni con- tesa. Dopo il conclave di Nicolò V, morì a Roma vescovo di Porto nel 1453, contando ventidue anni di Cardinalato. Venne sepolto nella ba- silica vaticana. CONDULM1ER.I Gabriello, Car- dinale. V. EuGE>IO IV. CONFERENZA . Cos'i chiamansi i ragionamenti, che gli ecclesiasti- ci fanno tra loro sulle materie re- ligiose, di teologia, e principalmen- te di morale. Ve ne sono, secondo i luoghi , settimanali , mensili ec. , ordinarie, e straordinarie. Le con- ferenze ecclesiastiche , e spirituali sono utilissime se si fanno nei de- biti modi, e col beneplacito, e se- condo le ingiunzioni dei rispettivi Ordinari. Conferenze pure si chia- mano le dispute regolate e pubbli- che, che talvolta ebbero luogo col CON concorso del potere secolare tra i cattolici, e gli eretici. Fra le rino- mate sono da ricordarsi quella di Cartagine, tra i cattolici e i dona- tisti, l'altra tra i cattolici e gli a- riani, ed altra tra i cattolici e i severiani : ve n' è anche una di Roma meritevole di menzione. La conferenza di Cartagine fu tenuta in quella città nell'anno 4' ' per comando di Onorio imperato- re, coll'interveiito di duecento ot- tanta vescovi cattolici, e di cento- cinquantanove vescovi donatisti, i quali furono confusi solennemente da s. Agostino, cui i cattolici ave- vano dato il carico principale del- la disputa, Tuttavolta i donatisti per la maggior parte restarono o- stinati nell'errore, sebbene un gran numero di vescovi cattolici offrisse loro di dividere le proprie sedi, ed altri anche di cederle loro intera- mente, se avessero rinunciato allo scisma, esprimendosi perciò s. Ago- slino colle seguenti parole: » E « per i nostri popoli, che noi sia- « mo vescovi; or quello che noi » siamo per li nostri fiatelli, siamo- M lo alla buon'ora in quanto ad es- « si siamo utili; ma desistiamo pu- « re di esserlo, quando noi diven- »> tlamo per loro di pregiudizio. « Dopo che il Figlio di Dio scese '» dal cielo, aflìnchè noi divenissi- " mo suoi membri, sentiremo noi M pena a scendere dalle nostre cat- « tedre, per impedire che i mem- »» bri di Cristo non sieno disgiun- " ti, e separati per una divisione « funesta? " F . Cartagine. La con- ferenza tra i cattolici e gli aria- ni dell'anno 499 f"^* tenuta alla pre- senza di Gondebaldo V, re Ariano diBorgogna. S. Avito, arcivescovo di Vienna, siccome di gran scienza e pietà, avendo conferito a Lione coi CON 69 vescovi ariani, li confuse, e li fé' am- mutire, con trionfo de'cattolici. Con- vinse il re stesso senza però con- vertirlo, né potè indurlo a confes- sare pubblicamente l' errore, che per timore di olfendere i sudditi infetti dell'arianesimo, per cui si as- tenne di abbracciare la cattolica fede. Sigismondo, figlio e successo- re di Gondebaldo, fu più coraggio- so di lui, e rinnegò la falsità del- l'ariana credenza. F. il D'Achery nel tomo III del suo Spicilegio. La conferenza tra i cattolici, e i severiani si tenne in Costantino- poli nell'anno 533 per cura del- l'imperatore Giustiniano I. Il risulta- mento si fu la conversione del ve- scovo Filossene, e di gran numero di cherici e monaci, ch'erano sta- ti infelicemente sedotti. Regia t. XI, Labbè tomo IV, Arduino tomo li. La conferenza di Roma fu te- nuta neir 809 nella basilica Vati- cana, tra i deputati dell'imperato- re Carlo Magno, ed il Pontefice Leone III, sulla particola Filióque aggiunta al simbolo della fede. Re- gia t. XX, Labbè t. VII, Arduino t. IV. CONFERMAZIONE. Sagramen- to istituito da Gesù Cristo, che non solo accresce al fedele battez- zato la grazia santificante, lo ren- de perfetto cristiano, gli conferisce ed infonde i doni dello Spiiito San- to, ma gli dà ancora le grazie spe- ciali per credere, per confessare co- stantemente la fede cattolica, e re- sistere con coraggio ai nemici di nostra eterna salute. Questo sa- gramento imprime in noi un ca- rattere sagro ed inviolabile, un ca- rattere, in virtù del quale non pos- siamo riceverlo che vuia sola volta, per cui s. Paolo scrivendo agli efe- sini, disse loro: Non rattristale lo ffQ CON Sp'mto Sellilo di Dìo, merce di cui foste contrassegnati Nel bat- tesimo riceviamo im carattere , che ci rende figli di Dio, e nel- la confermazione ne riceviamo un altro, che ci fa soldati di Ge- sù Cristo. In virtù del primo noi apparteniamo a Dio ; in forza del secondo combattiamo pel Fi- gliuolo di Dio. Viene il sagramen- to amministrato coll'imposizione del- le mani, e con l'unzione del sagro crisma sulla fronte del battezzato e per tal'azione si dice anche cre- sima la cerimonia, cresimare l'ese- cuzione di essa, e cresimato quel- lo che ha ricevuto il sagramento. f^. Battesimo, Crisma e Cresima. § I. Denominazione, natura, e ne- cessità del sagramento della Con- fermazione. La confermazione è chiamata con diverse denominazioni, dagli apo- stoli, dai padri, e dai concili ; cioè imposizione delle mani ; unguen- to sagro; sagramento del crisma; crisma santo e celeste ; crisma di salvezza; segno del Signore; se- gno spirituale; segno della vita e- terna ; perfezione, e confermazione. Queste ed altre denominazioni so- no fondate o sulla materia, o su- gli effetti della confermazione, sa- gramento della nuova legge, locchè è definito in questi termini dal con- cilio di Trento, nella sessione VII, canone I: » Se alcuno dirà che la !> confermazione in quelli che sono " beltezzati, non è che una ceri- » monia vana, e superflua, laddove » ella è in fatti e propriamente « un vero sagramento; ovvero che » la confermazione una volta altro Si non tosse, che una specie di ca- » techismo dove quelli eh' erano CON >» vicini ad entrare nell'adolescenza « rendevano conto della loro cre- » denza in presenza della Chiesa, )j sia anatema ". Questo punto di fede si prova colla Scrittura, e col- la tradizione. Si prova primieramente la con- fermazione colla Scrittura, dicendo Gesù Cristo a'suoi apostoli, Jo. e. ii\. V. i6: " Io pregherò il Pa- •> dre, ed egli vi darà un altro con- » sciatore, acciocché sempre resti » con voi ; questo è lo spirito di " verità, ec. " e e. 17. v. 10 di- ce al Padre suo parlando degli a- postoli : » Non prego solo per essi, 5; ma anco per tutti quelli che cre- " deraimo in me, in virtù delle lo- » ro parole ". Nel libro degli Atti apostolici, e. 5. f. 38, s. Pietro di- ce a quelli, che lo ascoltavano: -•> Si « battezzi ciascuno di voi, e rice- M verete il dono dello Spirito San- " to, avvegnaché la promessa li- " guarda voi, e i vostri figliuoli, " e tutti quelli che sono ancora » lontani, ma che il Signore no- » stro Dio chiamerà " . Di fatti si legge nel e. 8. v. 17. ec, e. 19. V. 6: « Gli apostoli imponevano « le mani sopra i battezzati, e lo- » ro davano lo Spirito Santo ". Questa è adunque la promessa dello Spirito Santo fatta da Gesù Cristo a tutti i fedeli, seguita dall'esecu- zione, ed un rito posto in uso da- gli apostoli per produrne l'effetto. Osservano i teologi, che la confer- mazione ha le tre qualità richieste nei sagramenti della nuova legge : è un segno esterno e sensibile, co- stituito dall'imposizione delle mani, e dalla preghiera ; ed ecco la pii- ma qualità richiesta in un sagra- mento della nuova legge : è un se- gno santo, e santificante che pro- duce la grazia, e che infonde lo CON Spirito Santo; ed ecco la secon- da : è un segno istituito da nostro Signore Gesti Cristo, poiché egli solo può comunicare alle creature la virtù di produrre la grazia, e gli apostoli non avrebbero avuto tanta cura di applicare il segno della confermazione ai battezzati se non ne avessero ricevuto l'ordine, e la istituzione da Gesù Cristo; ed ecco la terza condizione necessaria nel sagramento della nuova legge. Si prova inoltre la confermazio- ne colla veneranda tradizione, ed in primo luogo abbiamo che il prin- cipe degli apostoli s. Pietro dalla Giudea passò nella Samaria, da s. Filippo convertita, per amministra- re a que' fedeli la confermazione. Il santo Pontefice, dice il Bernini Sto- ria delle eresie p. 3r, essendo colà andato , confermò que' popoli col nuovo sagramento della cresima , nel qual alto, come racconta s. A- gostino, lib. 3. De Bapt. , si vedeva scendere dal cielo una luce sopra il capo del cresimato. Ciò vedutosi da Simon mago, ambizioso forse an- ch'esso di far scendere dal cielo quella luce, o di salire alla digni- tà episcopale, ardi domandarla a s. Pietro esibendogli perciò denaro. Inorridito il principe degli apostoli si rivolse a Simone e gli disse: pe- cunia tua tecuni sii in perditio- nem, ec. Nel secondo secolo, san Teofilo di Antiochia, 1. I ad Ànt. n. li, dice che siamo chiamati cri- stiani perchè riceviamo l'unzione di un olio divino. S. h'eneo, che vis- se nel medesimo secolo, discepolo di s. Policarpo, il quale lo era sta- to dell'apostolo s. Giovanni, adv. haer. lib. i . e. 21. n. 3, scrive che i Yalentiniani, dopo aver bat- tezzalo alla loro foggia i neofiti, facevano loro una unzione col bal- CON yi samo, imitando cos\ quanto si fa- ceva nella Chiesa cattolica. Nel lib, 4 poi p. 7.5, dice che quelli, ai qua- li gli apostoli imponevano le ma- ni, come abbiamo dagli Atti y4post cap. 8, ricevevano Io Spirito Santo, ch'era per essi un pane di vita. Tertulliano, che iìovì nel terzo se- colo della Chiesa, nel lib. de Bapt. e. 7. parla così: » nell'uscire dai 'j fonti battesimali, riceviamo l'un- » zioiie di un olio benedetto secondo 5j l'antico uso di consagrare i pre- M ti con una unzione. Questa un- » zione tocca la carne, ma opera » un effetto spirituale Di poi » e impongono le mani, invocan- » do con una benedizione lo Spi- » rito Santo. " Nel lib. 8 parla dei tre sagramenti del battesimo, della confermazione, dell'eucaristia, che un tempo davansi insieme nel- la Chiesa, e chiama chiaramente sa- gramento anche la confermazione. S. Cipriano, nell'est?. 73 ad Fu- bajanuvi, dopo aver parlato di ciò che fecero s. Pietro, e s. Giovanni rispetto ai samaritani di fresco bat- tezzali , imponendo loro le mani , soggiunge che » se taluno nell'ere- >» sia e fuori della s. Chiesa ha po- 5» tuto ricevere la remissione dei >i suoi peccati mediante il battesi- » mo, potè ricevere anco lo Spiri- M to Santo ; e che non è più me- » stieri, qualora egli ritorni, d'im- » porgli le mani, e di segnarlo ac- M ciocche riceva lo Spirito Santo,... » Dunque, die' egli, questo è il no- » stro costume, che chi fu battez- » zato nella Chiesa, sia presentato » ai vescovi, affinchè colla imposi- » zione delle mani riceva Io Spi- '5 rito Santo, e sia segnato col se- » gno del Signore ". 11 Pontefice s. Corneho del 254 5 '" ""^ delle sue lettere, presso Eusebio, 1. 6, e. 73 CON 47> p. 3i3, dice di Novaziano , il primo degli antipapi, che dopo es- sere stato battezzato, non fu segna- to dal vescovo, e che per mancanza di questo segno, non potè ricevere 10 Spirito Sauto. Testimonianze del quarto secolo sul sagramento della confermazione, si leggono nei con- ciH di Elvira, di JVicea, di Laodi- cea ec., tutti distinguendola dal bat- tesimo, e riconoscendola per sagra- mento, non per cerimonia, come pretendono i protestanti; sagramen- to che pur riconoscono i padri, fra i quali nomineremo s. Cirillo di Gerusalemme, Catechesi 3 de Con- Jirmatloìie; s. Gio. Grisostomo, ho- mil. i8 in Act. apost.j s. Girola- mo, Dialog. contr. Luciferian.; s. Agostino, Tract. 6 in epist. s. Joan.; Innocenzo I, cap. 3 ad Decentiiiìu; s. Gregorio I, epist. ii ; Beda, in cap. 8 Act.; s. Isidoro di Siviglia, lib. 2. de Offic. cap. 26; Amala- rico, lib. I de Offic. cap. 27 ; Val- frido Strabene, Uh. de rebus eccles. cap, 26, e Betram , lib. 4 contra graeconim apposita^ capo VII, ec. 11 p. Drowen, de re sacrarti t. 3, riferisce gli analoghi passi dei con- cili, e dei padri. I luterani, e i cal- vinisti furono i primi eretici ad at- taccare direttamente la cresima. V. Chardon t. I, p. i56. Provalo questo punto di fede colla Scrittura, e colla tradizione, passiamo a dire se è necessario il sagramento della confermazione. Di- cono pertanto i teologi che questo sagramento era sopra tutto neces- -sario in tempo delle persecuzioni , quando tutti i cristiani dovevano essere pronti a spargere il sangue per attestare la loro fede. Non cessò per altro d'essere necessario dopo che il cristianesimo si è stabilito. La fede sempre è stata combattuta dagh e- C () X retici, dagli increduli, dai cristiani scandalosi, e lo è ancora al pre- sente; ma la grazia, che Dio ci concede per resistere, non ci è da- ta per assalire, giacchèj dice s. Pao- lo, Timot. e. 2, v. 7: Dio non ci ha dato lo spirito del timore, ma della fortezza, della carila, e della moderazione. La confermazione a- dunqiie non è necessaria di neces- sità di mezzo, perchè possiamo es- sere salvi senza di essa, purché sia- mo battezzati; ma è necessaria di necessità di precetto divino nel pe- ricolo di morte, di persecuzioni, di violente tentazioni ec. , e lo è di precetto ecclesiastico, come si può vedere dai canoni di diversi conci- ni, fra' quali ecco quanto dice il canone V del concilio di Lambesa, celebrato nel 1281: >■> Vi sono molti cristiani, i quali trascurano di ri- cevere il sa2;ramento della con- fermazione, senza sapere di quali grazie si privano; perchè non vi sono ministri zelanti, che ve gl'in- ducano. Quindi è , che per ov- viare a una negligenza sì con- dannabile, noi proibiamo di am- ministrare il sagramento della Eucaristia a coloro, che non a- vranno ricevuto quello della con- fermazione, se non fossero in ar- ticolo di morte; o se non aveS'- sero omesso di riceverlo , che a causa di qualche impedimento ragionevole ". Conchiudono i teo- logi, che siccome gli apostoli ave- vano somma cura di confermare tutti quelli i quali battezzavano, si può dedurre che Gesù Cristo aves- se ad essi comandato di ammini- strare il sagramento della confer- mazione, e ai fedeli di riceverlo ; il perchè i padri, e le madri sono obbligati a far cresimare i loro fì- gljtjoli innanzi di amuietterli alla CON prima comunione, e peccano gra- vemente se vi uiancliiiio. Gli au- ticlii canoni imponevano tre anni di penitenza a' genitori negligenti. Evvi poi un precetto particolare della Chiesa, che proibisce di rice- vere la tonsura senza essere confer- mato, precetto che sussisteva sino dalla mela del terzo secolo, e che fu rinnovalo nel concilio tridentino nella sessione 23, capo IV : Prima tonsura non inìtientur qui sacra- mentutn confirmadonis non recepe- rint. Questo precetto è fondalo sul- la natura dello stato ecclesiastico , eh' essendo uno slato di perfezione, domanda che coloro, i tjuali l' ab- bracciano colla tonsura, sieno per- fetti cristiani. Quindi la sagra con- gregazione del concilio piìi volle ha dichiarato, che l'iniziato nella pri- ma tonsura il quale non fosse pri- ma cresimato, ed avesse dipoi pre- so gli ordini minori , è malamente promosso, acquista non legittima- mente i beneficii, e non può ascen- dere agli ordini sagri senza la pon- tificia dispensa. Devonsi pure con* fermare le candidate religiose se non lo fossero, prima di dare loro il velo , e generalmente tutti gli adulti. IVon si sa poi precisamente quan- do Gesù Cristo abbia istituito il sa- gramento della confermazione; gli uni vogliono che fosse il di della cena , altri quello della Pentecoste, altri nello spazio di tempo, che cor- re tra la pasqua di risiurezione, e r ascensione. Veramente in questo tempo Gesù Cristo promise spesso a' suoi apostoli di dar loro Io Spi- rito Santo, ed istituì grandi misteri, nel numero de' quali potrebbe es- sere quello della confermazione. 11 secondo sinodo di Chalons nella Sen- lìa, celebrato l'auuo 8 1 3^ fece de- CON 73 creti contro alcuni plebei, che ri- tornavano più volte a farsi confer- mare. Bisogna credere che alloia non fosse in uso, almeno colà, scri- vere i nomi di coloro che si cresi- mavano, dai quali registri si traggo- no le fedi necessarie a prodursi mas- sime nel contrarre il matiimonio. In Roma i vescovi autorizzati a cresimare mandano gli attestati del- le cresime fatte alla patriarcale ba- silica lateranense, dal cui archivio poi si ritirano all' occorrenza dai confermati. Ma gli attestati delle cresime, che per privilegio si fanno nella basilica vaticana , si ritirano da queli' archivio. § II. Mtiterla, e forma citila Confermazione. La confermazione viene ammi- nistrata con r imposizione delle ma- ni, e con l'unzione del sagro cris- ma, sulla fronte del battezzato. Quindi disputano i teologi, quale di queste due azioni sia la mateiia essenziale, e principale di questo sagramento. Gli uni pensarono che lo sia la prima, altri la seconda; l'opinione più comune si è, che tulle e àue sieno necessarie alla nitegrità del sagramento: per con- seguenza la preghiera che accom- pagna l'imposizione delle mani, e le parole unite all'unzione sono e- gualmente parte della forma. Nel- la chiesa greca, e nelle sette o- rientali , si dà questo sagramento immediatamente dopo il battesimo, e si amministra come nella Chiesa Romana, con 1' unzione del sagro crisma; se non che il vescovo ples- so noi dice al confei-mando: « Io li » segno col segno della croce., e ti » confermo col crisma di salute , » nel nome del Padre ^ del Fi- 74 CON » gliuolo, e dello Spirilo Santo. » Amen". I greci, che altra volta si servirono dell' imposizione delle mani nell'amuiinistrazione di que- sto saj^ramento, dicono nel conferir- lo: " Questo e il segno, e il siig- » gello del dono delio Spirito San- » to ', formola che i vescovi greci usano anche in Roma allorché am- ministrano ai loro il sagramento. Il crisma poi della confermazio- ne è un unguento composto d'olio, e di balsamo, che serve pure nelle unzioni, che si fanno nel battesi- mo. L' olio di oliva è essenziale nel crisma della confermazione, e se si adoperasse altro olio, come di no- ce, di mandorle ec. per comporlo, non sarebbe materia valida al sa- gramento. La mescolanza del bal- samo coir olio è necessaria di ne- cessità di precetto ecclesiastico, dap- poiché sia certo che la Chiesa or- dini fare il santo crisma con olio e con balsamo; nei primi cinque secoli della Chiesa non si usava il balsamo per la confermazione. Il crisma dev'essere benedetto e con- sagrato, e già nel terzo secolo era- ne stabilita la benedizione. 11 crisma dev'essere benedetto dal vescovo; ma siccome la Chiesa non ha de- finito, che la benedizione in sé fos- se dell' essenza del sagramento, così non l'ha pur definito della bene- dizione fatta dal vescovo. La ragione, per la quale Gesù. Cristo ha voluto scegliere l'impo- sizione delle mani , e la cresima, per la materia della confermazione, si è, che non ve n'ha di più a- datta per contrassegnare gli effetti di questo sagramento. L'imposizio- ne delle mani accenna la protezio- ne speciale di Dio sopra coloro che si confermano; l'olio per le «iualilù grasse e fluide, significa CON l'abbondanza della grazia, che de- riva da Gesù Cristo per lo Spirito Santo sui confermati, come altresì significa la forza, perchè con esso anticamente ungevansi gli atleti; e pel balsamo, che sparge buon odo- re, e preserva dalla corruzione , s'intende l'odore delle virtù, che deve diffondere chi riceve la con- fermazione. II concilio di Trento, sess. 7, can. 2 : » Se alcuno dirà, » che quelli i quali attribuiscono » qualche virtù al santo crisma M della confermazione, fanno ia- « giuria allo Spirito Santo, sia a- » natema ". § III. Ministro della Confer- mazione. E di fede , che il vescovo solo sia il ministro ordinario della con- fermazione. Il concilio di Trento lo ha così deciso contro gli eretici nel terzo canone della sessione 7: » Se alcuno dirà, che il vescovo »> solo non é il ministro ordinario 55 della santa confermazione; ma » che ogni semplice prete lo è pa- » rimenti, sia anatema ". Dicesi che il Papa s. Urbano I, eletto nel 226, ordinasse che i battezzati ri- cevessero la cresima dalla mano soltanto de' vescovi, onde sciocca- mente argomentarono gli eretici , che da lui fosse istituito il sagra- mento della confermazione. V^. il capo, Onines Jìdeles de Cons. d. 5, e Tertulliano, lib. de Resur. Cam. lib. de Progr., e lib. de Bapt., non che Dionisio Areopagita, de Eccl. Hier. cap. 2, part. 2. Quindi si ha pnre che il Pontefice s. Euse- bio del 309 confermò la prescrizio- ne, che la cresima fosse soltanto amministrata dai vescovi. I Wicle- fibli, gli Ussiti, i Valdesi, ed altri CON ciclici pretesero, che i semplici sa- cerdoti fossero ministri ordinari del- la confermazione. I semplici preti, per qualche ur- gente necessità, e nelle remote re- gioni, possono essere i ministri stra- ordinarii del sagramento della con- fermazione, per concessione ed in- dulto de'sommi Pontefici. AlcLini teologi, come s. Tommaso, ne con- vengono; altri sono di diverso pa- rere, come Ugo di s. \ittore ec. S. Gregorio I, nel declinare del VI secolo, colla sua seconda lettera a Gennaro vescovo di Cagliari, per- mise ai preti della Sardegna di amministrare la ciesima in man- canza de' vescovi. V. lib. ^, Epist. 26; Bellarmino, lib. 4} de Roin. Pont. cap. io; Natale Alessandro saec. II. dis.sert. 10, § i4 e 21; non che le note dei Maurini in que- sto luogo di s. Gregorio I. Ripor- ta il Bernini, Storia delle eresie p. 208, che da Durando fu accu- sato s. Gregox'io I, perchè permise ai preti di Cagliari di conferire la cresima, la quale per ragione divina ai soli vescovi appartiene. Egli però coll'autorità dei canoni dei concili Fiorentino e Tridentino risponde, che il ministro ordinario della cre- sima è il vescovo ad honorem po- tius sacerdolis, quam ad legis ne- cessitatem. Ministi-o straordinario è il sacerdote ove non sono vescovi , i quali sempre confermano, ma il- lecitamente allorché i cresimandi non sono loro sudditi, meno che rOi'dinario ne li autorizzi. Il Char- don, tom. I, p. 294, parla della concessione di s. Gregorio I; ma dice che nella Sardegna, avendo i sacerdoti usurpata la facoltà di cre- simare, egli prima proibì loro, e poi per amore della pace loro permise di proseguire nella inlrodolla usan- CON 75 za. Qui però noteremo, che il se- sto concilio di Parigi dell' 827, e quello di Meaux dell' 843, non per- mettevano amministrare la confer- mazione neppure ai corcpiscopi (Fe- di), e riguardo a quelli che pote- vano amministrarla, si voleva da altri concili, che i cresimandi da loro dovessero essere nuovamente confermati. Tultavolta Isacco di Langres dice in questo proposito: Si quis non. ab episcopo, sed a cor- episcopo fuerit confmnatus j rei- terar i aliìs htnedictionihus non de- bet. Lo stesso si legge in un capitolare dell' 8o3, il cui autore attesta di conformarsi in questa co- sa all'autorità di_ Papa s. Leone III, ch'era stato sopra ciò consul- tato. Quindi altri sommi Pontefici , secondo i bisogni e le circostanze, accordarono ai semplici preti, e ad altri anche per privilegio perpetuo il permesso di amministrare la con- fermazione. Innocenzo IV la " con- cesse ai pp. domenicani, Giovanni XXII, e Leone X ai pp. france- scani spediti in America, nei luo- ghi ove non fossero vescovi, privi- legio che fu riconosciuto dalla con- gregazione de' riti a' 5 aprile 1704, come dimostia il Lambertini , De Canon, ss. lib. 11, cap. 2, n. 4- Gregorio XIII ne facoltizzò i ge- suiti; Benedetto XIII l'abbate dei benedettini cassinesi di s. Paolo fuoii le mura di Roma, come ri- porta il Sandini, Fit. Pont. tom. I, pag. 208 adnot. 8; Innocenzo XIII, e Benedetto XIV ne diedero il per- messo al p. custode o guardiano del santo sepolcro in Gerusalemme, de' minori osservanti, come si legge nella costituzione io, Ballar, toni. I, pag. 28, e nello stesso Benedetto XIV, De Sjnod. Diocces. lib. 7, 76 CON cap. 7, 5 <^5 pt^i" '"Jii nominare al- tri Pontedci, che e;^iui!e indulto ac- cordaiono ad allri religiosi missio- nari nelle terre degli infedeli, ove noti fossero vescovi, bolle che re- gistra il Ferrari, Bibliolh. Canon. K'crI). Coiìjirmatio art. i i . Anzi Be- nedetto XIV, a' 26 aprile i749) colla costi tuzionCj Suprema, Bull. Bcned. XIF , tom. II, pag. 59, agli abbati del monisttro dell' Assunta fle' benedettini di Kempten nella provincia di Magonza , diede la facoltà di conferire nel loro mo- nistero, e nella chiesa di s. Loren- zo (da tali abbati dipendente), il sagramento della cresima ai fedeli sudditi della loro spirituale giuris- dizione quasi vescovile. In Roma i vescovi di rito diverso dal latino, vengono autorizzati ad amministra- re la cresima in caso di bisogno , ma psservando la forma, la mate- ria, e le cerimonie proprie della Chiesa Romana. IVon va qui taciuto, che tra i greci i semplici preti da lungo tempo sono autorizzati a conferire \,\ conlermazione senza che la Chie- sa R.omana abbia ciò mai loro in- terdetto, giacché qualunque volta si trattò dell'unione della Chiesa greca colla romana, questa ricevette j greci con tiilti i loro usi e riti, come principalmente si può vede- i'e nei concili generali Lionese II e Fiorentino. Tuttavolta Benedetto XIV, nella costituzione 07 Bull. Jìoni. tomo I, dice che la Sede apo- stolica avea ciò proibito a'sacerdo- ti greci, e perciò riputava nulla la cresima da loro fatta: ma di poi, colla costituzione 129, loc. cit. p. 5 1-2 disse: » per una certa « tolleranza, e facilita della Sede 5> apostolica il medesimo sacerdote » in Oliente a' greci l'iiuo, e l'al- CON » tro sagramento (il battesimo, e « la cresima ) conferisce ". INon si deve neppure passare sot- to silenzio, che talvolta gli stessi sonimi Pontefici hanno conferito la cresima, il perchè non riuscirà discaro, che qui ne riportiamo alcuni esempi, ove noteremo le cose prin- cipali relative. E primieramente, avendo abjurato il luteranismo la regina Cristina di Svezia, ed abdicato il trono, si re- cò a Ptoraa per istabilirvisi, venen- do accolta con distinzione, e pater- namente nel i655 dal Pontefice Alessandro VII. Nella mattina del santo Natale i due Cardinali lega- ti Medici, e Sforza, deputati ad in- contrarla, con quattro vescovi as- sistenti al soglio, andarono a pren- dere la regina nelle sue stanze nel palazzo Vaticano, e la condussero nella contigua basilica, ove il Pa- pa celebrava solennemente la mes- sa, e prima d'incominciarla la re- gina ricevette da lui la cresima, as- sistendo il Cardinal de Medici nel- l'oflizio di padrino in luogo del re di Spagna, La regina avanti di re- carsi in Roma, e stando in Innsbruck avea manifestato di voler prendere nella cresima un secondo nome e chiamarsi Cristina-Alessandra, vo- lendo con questo secondo nome assumere quello del Papa che ri- conosceva qual secondo padre, e per- ciò la sera precedente fece al me- desimo domandarne licenza. Piacque ad Alessandro VII il pensiero della regina, perchè non riguardava il nome a lui imposto nel battesimo, ma quello assunto come successore di s. Pietro ; e siccome la regina, prima di recarsi a pLonia avea visitato il santuario della beata Vergine di Loreto, il Pupa le uismuò di far precedere CON quello di Maria ai nomi di Cristi- na-Alessandra j e quindi chiamarsi Maria- Cristina- Alessandra , locchè fece la regina. Seguita la cresi- ma, essa si assise sopra un ricco talamo per assistere alla messa pon- tificale, ricevendo a suo tempo dalle mani di Alessandro VII la comu- nione; quindi nel seguente giorno il Papa la invitò seco a desinare. Altri esempi delle cresime fatte dai sommi Pontefici, oltre la de- scritta, sono di Benedetto XIII, il quale nell'anno santo 172^, si re- cò a Vignanello, feudo del princi- pe Ruspoli, la cui figlia era con- sorte al proprio nipote, ed ivi con- sagrò la magnifica chiesa eretta dal principe. Dopo la funzione il detto Pontefice cresimò don Alessandro Ruspoli, ch'ebbe a padrino il Car- dinal Coscia favorito dei Papa, e le sue due sorelle, cui fece da ma- drina la duchessa di Gravina. Di tutto ciò si conserva memoria in una lapide marmorea in detta chie- sa. Nel seguente anno Benedetto XIII canonizzò san Turibio, arci- vescovo di Lima nel Perù, morto nel 1609, dopo aver cresimato cir- ca novecento mila persone, come riporta il Novaes nella vita di det- to Pontefice, t. III. p. 88. Noteremo ancora che innumerabili sono le cre- sime fatte da Benedetto XIII, co- me quello che con tutta facilità e- sercitava le funzioni episcopali, e nella sua prima gita a Benevento, chiesa arcivescovile da lui ritenuta nel pontificato, dopo aver cresima- to un gran numero di fanciulli, partendo dalla città a! 12 maggio 1727, andò a dormire a monte Sarchio nel palazzo del principe, dove nel ffi seguente amministrò la cresima a cinquecentosei fanciulli. Benedetto XIV nel 1751 nel pri- CO.X 7" mo giorno di quaresima cresimò il principe di due Ponti, a cui poco dopo mandò in dono il corpo di s. Giulio di nome proprio, rinve- nuto nel cimiterio, o catacomba di llignano. Lo stesso Pontefice tro- vandosi nel 1754 in Castel Gandol- fo, nel dì della festa della natività di s. Gio. Battista, nella chiesa prin- cipale dopo aver celebrato la mes- sa, avendo deposta la pianeta , se- dente sul faldistorio, conferì il sa- giamento della confermazione al marchese d. Giovanni Lamberlini suo pronipote , alla presenza dei (Cardinali Argenvilliers , ed Albani, olire i prelati e signori della corte, facendo da compare il Cardinal Gi- rolamo Colonna pro-maggiordomo. Al volume IV, pag. 212 e 2i3 del Dizionario , si riportano il battesi- inOj e la confermazione ammini- strati da Benedetto XIV, e Cle- mente XIII a vari ebrei convertiti. Qui però aggiugneremo , che nel 1761 Clemente XllI nella sua cap- pella segreta del palazzo Quirinale, conferì la prima tonsura a Gian- francesco !\Iinali di Padova, il quale, convertito dal giudaismo alla catto- lica fede, era stato precedentemen- te dal medesimo Papa battezzato , e cresimato, ed in quel tempo man- tenuto a sue spese nel seminario Vaticano. Nello stesso anno, e nella medesima cappella Clemente XIII agli 8 dicembre dopo avere cele- brato la messa, cresimò d. Cesai-e Lanibertini, altro pronipote del suo immediato predecessore Benedetto XIV, essendone padrino Carlo III re di Spagna rappresentato per pro- cura dal Cardinal Orsini ; indi il re mandò al suo figliano o figlioc- cio il suo real ritratto contornato di brillanti, del valoie di scudi die- cimila. 78 COx\ Finalmente noteremo, quanto dif- fusamente si può leggere nel Dia- rio dì Roma del 1784 nura. 972. Il sommo Pontefice Pio VI nella cappella Sistina del palazzo Vati- cano , vestito di pianeta e mitra , dopo avere recitata una dotta omi- lia sul sagramento della conferma- zione, cresimò le figlie dell' amba- sciatore veneto Andrea Memmo, d. Lucia, e d. Paola, nella mattina della domenica ia Alhis. Accompa- gnarono tali dame , in vece della loro madre, la contestabilessa Co- lonna, e la principessa d'Avello, e le madrine furono d. Costanza Fal- conieri duchessa Braschi nipote del Papa, e d. Giulia Falconieri prin- cipessa Santacroce: tanto le madri- ne, che le candidate vestivano tutte di bianco. Quindi Pio VI celebrò la messa, nella quale comunicò le candidate, e poi ascoltò quella del cnppellano segreto. Furono presenti alla funzione il re di Svezia Gu- stavo III, molti Cardinali, prelati, e nobiltà sì romana che estera. Monsignor Romualdo Braschi mag- giordomo diede un lauto rinfresco a tutti, nello stesso palazzo aposto- lico; e l'ambasciatore nel palazzo di A enezia fece un sontuoso pranzo. 11 Papa regalò alle cresi mande due preziose corone di lapislazzoli be- nedette legate con cappiette , e me- daglie d'oro ; d. Costanza donò a d. Lucia un anello o rosa di otto brillanti, dei quali era piìi grosso quel- lo in mezzo; e d. Giulia regalò a d. Paola una pretensione con gruppo, e cifra di brillanti : monsignor Dini, primo maestro delle cerimonie, eb- be dall' ambasciatore un orologio d' oro. §. IV. Ceriinonie che precedono , accompagnano j e seguono il cou- CON ferimento del sagramento della Confermazione. Oltre quanto superiormente si è detto, vi sono cerimonie che pre- cedono la cresima, altre che l' ac- compagnano, altre che la seguono. Le cerimonie, che la precedono, consistono nelle seguenti. Quelli che devono essere cresimati fa d'uopo abbiano Padrini, o Madrine (Ve- di), ossiano Compari o Comari (Vedi), acciò li presentino al vescovo , eli sostengano, per significare il loro stato d' infanzia, e di debolezza nel- la via spirituale. Per questa pre- sentazione si contrae nel modo come si disse all' articolo Compa- ratico (Vedi), fra i compari e le comari , i figliocci , e le figlioccia un' alleanza ed affinità spirituale , simile a quella, che dai medesimi si contrae nel battesimo, come per esempio il padrino non può sposa- re la madre del suo figlioccio, ne la madrina il padre della sua fi- glioccia. Celestino V comandò che un solo, o uomo, o donna rispetti- vamente sia il padrino, ola madrina nella confermazione, mentre che nel battesimo più di uno se ne con- cedono. Opusc. 8, part. 2, e. uni- co. L' affinità poi, che contraggono spiritualmente questi padrini, e ma- trine, è meno estesa che quella del battesimo, perchè non passa il primo grado. Conc. Trid. sess. 24» e. 2, de Ref. Devono i cresimandi lavarsi la fronte, e recar seco ben- de di lino bianche convenienti e nette pei' bendarsi la fronte dopo che si sarà Jatta 1' unzione del sa- gro crisma : comunemente le ben- de sono fettuccie di seta bianca lar- ghe circa due pollici. In alcuni luo- ghi le bende non si usano, ovvero in mancanza di esse, i ministri del I COiV vescovo asciugano la fronte dei con- fermati con bambagia. Anticamen- te nella cresima cambia vasi il no- me della persona che dovea rice- vere la confermazione, massime quan- do il nome che avea era non con- venevole, come ridicolo o indecente, ovvero quando la persona per una particolare divozione a qualche san- to, avesse bramato assumerne il no- me. S. Gregorio di Tours lib. 5, cap. 38, racconta che s. Ermenegil- do figlio di Leovigildo re de' goti, Clini chrismaretnrj prese il nome di Giovanni. Dell'uso di cambiare il nome nella cresima, f^. il Car- dinal de Agnine, tomo IV, Concil. Hispan. in praef.; ilMartene; Gio. Enr. Stussii, Commentai, de No- minimi mutatione, Gothae lySo; ed il padre Vincenzo Dom. Passi- ni, de velevuni quoriindam Chri- stianorum propriis , selectisque no- minibuSy Venetiiis 1772. 1 canoni dei concili di Milano, e di Acqui del i585, e di quello di Tolosa del iSgo, comandarono, che nella cresima si cambiasse a' cristiani il nome, se ne portassero uno non con- veniente, già assunto nel battesimo, o prima. Le cerimonie, che accompagnano la confermazione, consistono in ciò: che quelli i quali debbono essere cresima- ti, essendo in ginocchio nei tempi, e nei luoghi indicati dal vescovo, que- sti stando a sedere ovvero in piedi protende le mani sopra di loro, e recita 1' orazione : Spiritus Sanctus super veni at in te, et virtus Altissimi custodiat te a peccatis. R>. Anien^ colla quale invoca lo Spirito San- to, siccome forza ec. Indi il vesco- vo dice altre orazioni, intinge il pollice della mano destra nel santo crisma, col quale fa un segno di croce sulla fronte di quello che CON 79 conferma, dicendo : Sigfw te xigno crii -t^f cis, et confìrmo te chrìsmate salutis. In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sanati. Amen. Delle ve- sti che assume il vescovo, delle ora- zioni che recita nella confermazio- ne, e delle cerimonie che in essa si fanno, V. Pontificale Romanum, Venetiis iBsS, pag. j^ì i ; Forma Conjìrmntiolìis, etc. ; e Forma Con- fìrmationis, etc. ex Pontificali Ro- mano deprompta, Romae 1824. Il Chardon, Storia dc'Sagramenti, 1. 1, p. 223, riporta alcuni estratti dei più antichi Pontificali, coli' ordine tolto dal Pontificale mss. dell'arci- vescovo Egberto, che è vissuto ver- so il secolo ottavo. Il santo crisma applicato in forma di croce sulla fronte, ch'è la sede del coraggio, del timore, della vergo- gna, insegna ai confermati a confes- sare coraggiosamente la loro fede, a temere Iddio , a non arrossire della croce di Gesù Cristo, delle sue massime, del suo vangelo, ma a gloriarsene; e ad arrossire del mondo, delle passioni, del peccato. Riguardo al tempo, in cui si conferi- sce la cresima, questo è la Pentecoste, e in altre solennità, potendosi cre- simare in qualunque tempo per giu- ste cause: così si dica delle ore, che per lo più sono quelle del mattino. Il quinto concilio di Milano, e quel- lo celebrato in Acqui nel ij85, pre- scrivono per l'amministrazione del- la confermazione l'ora di terza , e ragione ne rendono, perchè in quel- r ora venne lo Spirito Santo sopra gli apostoli. Lo che comanda an- che il Rituale ambrogiano stampa- to sotto il Cardinal Monti De sac. Confimi, p. I I. Il cerimoniale am- brogiano prescrive, che il vescovo si ve>ta di stola, e piviale di color bianco, e che porti la sua croce al- Ho CON ?,ata, la mitra , e il pa<;toi'n!e. Ji Cardinal Federico Borromeo nel suo r.liiale stabili che nella città di Mi- lano, la confermazione debba mi- nistrarsi nel quinto giorno della Pentecoste, cominciando a conta- re dal lunedì, con regolare distri- buzione. Le cerimonie poi, che seguono la confermazione, consistono, in questo, che il vescovo dopo aver fatto l'unzio- ne del crisma, dà uno schiaffetto leg- giero sulla guancia del cresimando, dicendo: Pax teciun, e poi recita tutte le altre consuete orazioni. Ne- gli antichi Sagiamentari non si fa menzione di questo schiaffetto, laon- de s' ignora il tempo di sua origi- ne. Questo schiaifetto tiene luogo del liacio di pace, che accompagnava al- tre volte le diverse cerimonie della Chiesa. Serve ancora a rammentare al confermato, che deve essere pronto a sofferire ogni affronto e travaglio pel iifjme di Gesù Cristo. Anticamente le bende, che avevano servito a fa- sciare la fi'onte de' cresimati, si con- servavano per sette giorni, uso che durò sino al secolo XI!; nei secoli XIV, e XV non si conservavano, che due o tre giorni, e nel secolo XVI si ritenevano ventiquattro oie, ciocché ora in pochi luoghi si usa. Solendosi asciugare la fronte ai cre- .siraati. In Roma ed altrove tali bende o fettuccie si ripongono , in venerazione al santo olio di cui fu- jono a contatto, e restarono unte. Piima nella vigilia del giorno di sì importante funzione i cresimandi dovevano non solo lavarsi la fronte, ma si facevano tagliare quei capelli (he potevano loro cadere sugli oc- chi, acciocché non vi fosse impedi- uuMito all' applicazione del santo crisma. CON ^ V. Soggetto della Confermazione, disposizioni per rice^'erla, ed ef- fetti di essa. Il soggetto capace di ricevere la confermazione deve essere battezza- to, essendo il battesimo l'introdu- zione agli altri sagramenti. Quan- tunque i bambini e i fanciulli che non abbiano l' uso della ragione, essendo nati spiritualmente pel bat- te^imo, jiossono ricevere la cresima viilidamente, la quale perfeziona lo spirituale nascimento Nei primi do- dici secoli delia Chiesa, i vescovi nell'occidente ordiiiariamente con- ferivano la confermazione ai fan- ciulli subito dopo il battesimo. In progiesso di tempo fu creduto più conveniente il cresimare soltanto le persone giunte agli anni della discrezione, per cui ora si suole da- re a quelle, che abbiano compiti set- t'anni. Il catechismo romano esor- tando a differire la confermazione sino ai sette anni ha in mira il maggior frutto di questo sagramento, il quale certamente maggiore può sperarsi in quell'età nella quale il cresiman- do è abile a comprendere ciò che rice- ve. Tuttavolta si amministra la con- fermazione anche prima di quell'e- tà per giuste cause, cioè quando i fanciulli sono in pericolo di morte, o che il vescovo preveda di non potere se non dopo lungo tempo ritornare ne' luoghi ove fossero fan- ciulli, che non avessero ancora det- ta età. Neil Oliente si è sempre data, e tuttora si conferisce la cresima ai fanciulli immediatamente dopo bat- tezzati, uso che approva la Chiesa romana. In quanto alla disposizione per ricevere con frutto la confermazio- ne, fa d'uopo a chi la riceve di es- sere in istato di grazia, cioè di aver CON conservato l'innoccnzn hattesimalp, o averla riparala colla penitenza, giacche la conlerniazione è un sa- giamenlo dei vivi. Conviene pure in riceverla sapere quelle verità, la cui cognizione è necessaria a lutti i fedeli, come gli articoli di fede contenuti nel simbolo , i comanda- menti di Dio e della Chiesa , 1' o- ràzione domenicale, la salutazione angelica, e ciò che riguarda il sa- gran)ento della confermazione. I concili provinciali di Roano del i5Hi, quello di Aix del i^By, e quello di Narbona del 1609, co- mandano che su detti punti si usi particolare diligenza. E bene essere digiuno nel riceverla, ciocché non è obbligo, come lo era nei primi do- dici secoli della Chiesa , nei quali bisognava che fosse digiimo tanto chi dava, quanto chi riceveva la confermazione. Tutfavolta il conci- lio Trecese del i4oo ordi-nò il di- giuno ai cresimandi, e quello di Co- lonia del XI 11 secolo il raccoman- dò. I concili di IMeaux , e di Pioa- no del 1072 imposero al ministro della confermazione egual digiuno; ma questo lodevole costume per di- verse ragioni poco si osserva. Gli effetti che produce la confer- mazione sono due, laumenlo della grazia, e il carattere, articolo di fede definito dal concilio Tridentino, ed appoggiato siilia Scrittura, e sui pa- dri, come sulcapoS degli Jl/i; sulla lettera di s. Cipriano a .lubajano; sul capo 26 del XV hbro della Triniti di s. Agostino; sulla let- tera del Pontefice s. Innocenzo I a Decenzio; e sulla lettera di Papa s. Gregorio 1 al vescovo di Caglia- ri. Credettero poi sempre i padri e i teologi essere il presentaneo pe- licolo di morto una di quelle cir- costanze, in cui oliMiga il divin VOI. x\i. CON 8/ precetto tutti quelli, che non lian- no ricevuto il sagraniento della confermazione , a riceverlo , ac- ciocché, come dice s. Tommaso part. 3, q. 172 art. 7, ad 4» biella ri- siirrezioìie perfetd apjìariscano. Ol- tre a ciò va ritlettuto, che vivendo ordinariamente qualche tempo quel- li , che da piccoli ricevettero la confermazione, ed essendo in tutta la loro vita" esposti alle spirituali occulte battaglie, si fa loro molto necessario questo santo soccorso per ben vivere, e trionfare de' loro av- versari. Il Chardon, Storia de sa- cramenti al cap. Vili, parla degli eiìetti interni del sagraniento della confermazione, cioè dell' accresci- mento della grazia santificante, e di quella che è propria di questo sagraniento, vale a dire del dono della spirituale fortezza ; ed al capo IX fa parola di altri effetti mirabili, e sorprendenti della confermazione, cioè del dono de' miracoli, e delle vi- sioni soprannaturali. Questi effetti erano molto ordiiiarii ne' due primi secoli della Chiesa, ed aggiunge le nozioni per quanto tempo tali gra- zie sieno slate comuni nella Chie- sa. Al capitolo poi X dimostra, clic nel terzo secolo ancora vigeva mol- to comunemente il dono de' mira- coli, e delle visioni ; e che dipoi si fecero rari perchè già rassodata la Chiesa, Dio non li credette pii» co- tanto necessari, facendoli rinnovare nel ((uarto secolo per reprimere l'audacia di Giuliano aposlata, co- me racconta s. Gio. Grisosfonio. Finalmente s. Agostino ne riporta molti avvenuti nel .secolo quinto, e cos'i quelli degli altri secoli so- no ricordali dalle storie ecclesiasti- che. Chi amasse erudirsi su questo arg(jinentOj può consultare i se- 82 CON guenli autori: Chaiilon citato t. I, pag. 1 55 e seg. , Della Cresima ; Sainelli, Lettere, eccl. tom, X, lelt. LXVIIl, Che il -ìagramento della cresima non sia reiterahile; Hol- steniuSj de foima et ministro con- Jinnationis apud graecos; Assema- ni in Cod. litiirg. t. Ili; Francesco Vitalcj Dell' antichità, origine, ed ufficio de' padrini nella conferma- zione, nelle Dissertaz. liturgiche, Roma 1 756; Gio. Battista Fran- gipane, sopra la cresima da darsi a' moribondi non confessati, Paler- mo 1768; Trombelli, De. conjir- matione, Bononiae 1775, tom. I, Dissert. V, De materia conjirma- lionis p. 7-2f). Il Cancellieri nella sua Lettera al dottor RorefF a p. 180 riporta i titoli delle sei dis- sertazioni recitate nell'accademia di liturgia istituita da Benedetto XIV, sui più eruditi punti di questo ar- gomento. Senza levai-e il pregio a tanti altri uomini di valore, che hanno lodevolmente faticato nel raccogliere le più sincere, ed anti- che testimonianze dell' uso della cresima dai primi tempi della Chie- sa sino ai giorni nostri, Carlo Vi- tasse nel tomo I, De sacramento confirmalionisj si è senza dubbio segnalato, non avendo omesso pa- dre, concilio, o monumento alcuno per dimostrare, come ha fatto, l'uso perpetuo, e la pratica continua del- la Chiesa nell' amministrazione di questo sagramento. Cos'i il Lamber- tini tom. I, Nolific. YI, pag. 29, ediz, romana del 1742. In Roma nella basilica lateranense si ammi- nistra solennemente la cresima nel sabbato santo, e in quello di Pen- tecoste ai novelli battezzati ; con solennità pure si amministra in tut- te le domeniche dalla Pentecoste sino al mese di agosto: privatamen- CON te si amministra poi anche in altri tempi dell'anno, al die alludendo Prudenzio, disse nel lib. i, conlr. Symni. Coelihiis aut magnis L^ateranas cunit ad aedes, Unde sacrum referat regali chris- mate signuni. Della cresima, che pur si fa con ecclesiastica pompa nella basilica vaticana, e del privilegio di confe- rirla in essa, si tratta al \ol. XII, p. 243 del Dizionario, ove piu-e si parla dell'antico rito , per cui in alcune solennità ivi si amministra- va il battesimo, e immediatamente la cresima. CONFESSIONALE, o Confes- sionario {^Confessarli sedes, sacrum poenitentiae tribunal). Luogo ove i sacerdoti ascoltano le confessioni. Esso è di legno, per lo più di pu- lita noce, e si compone di un seg- gio pel confessore, di due genufles- sori laterali pei penitenti, avanti ai quali sono due aperture ripa- rate da gelosie, o graticcie di ferro, di latta, o di legno con suoi pic- coli sportelli per chiudersi dal con- fessore, e nel davanti del confes- sionario vi sono ti'e grandi spor- telli, uno inferiore che ne chiude l'ingresso, e due superiori per soc- chiudersi nell'atto della confessione. Talvolta però in vece de'due spor- telli superiori vi sono soltanto ten- dine, ed in qualche luogo non vi sono né queste, ne i due sportelli. Vi sono pure confessionarii di ma- teriale, come ordinariamente sono quelli delle monache. Sopra le det- te due laterali aperture, si suole porre l'immagine del nostro Signo- re Crocefisso, o della beata Veigi- CON ne; e dentro si trova la nota stam- jiata de'casi riservati al Papa, ed alla sagra pciiitenzieria apostolica. Il confessionale del Cardinal peni- tenziere maggiore nelle patriarcali basiliche Lateranense, Vaticana, e Liberiana, ove il detto Cardinale a- scolta le confessioni nella settimana santa, è un seggio di noce, senza ripari elevato sopra di alcuni gra- dini, da dove il Cardinale con vma lunga bacchetta di legno dorata, segno della potestà spirituale in foro cojiscienliae , tocca il capo a quei fedeli, che a lui si presentano. Queste bacchette sono ancora presso i confessionari delle patriarcali ba- siliche di Roma, e di altre basi- liche cattedrali, e santuari in di- "verse parti del mondo, colle quali i confessori Pe/iìteiizieri (Vedi) toc- cano il capo de'fedeli, che perciò loro si presentano dinanzi. Questo uso può forse derivare dagli anti- chi romani, i quali per affrancare uno schiavoj gli davano un colpo di bacchetta sulla testa. Si conside- ra il colpo, che ricevono i fedeli colla bacchetta penitenziaria, come l'acqua benedetta e la benedizione sacerdotale , perchè, come è noto, prendendo la prima, e ricevendo la seconda con cuore pentito, ven- gono scancellati i peccati veniali. Benedetto XIV, con decreto dei 3i agosto 1743, concesse ai peni- tenzieri della basilica vaticana ven- ti giorni d'indulgenza per ogni col- po, che darebbono colla bacchetta da essi usata nella basilica : ed ac- cordò similmente venti giorni d'in- dulgenza per quelli, che con senti- mento d'umiltà e di contrizione dei propri peccali, ricevono sul capo tali colpi di bacchetta. Dipoi Cle- mente XIV, con bolla de' 5 ago- sto i774> concesse la stessa indul- CON 83 genza a favore sì dei fedeli, che dei penitenzieri. Questa indulgenza è comune ai penitenzieri delle altre patriarcali basiliche di Roma, e di altri santuari e luoghi: così dicasi de'fedeli, che da loro ricevono il colpo di bacchetta. Ma il Cardina- le penitenziere maggiore acquista cento giorni d'indulgenza nel toc- cai'e il capo d'ogni fedele, come altrettanti ne acquistano i fedeli, che ricevono il colpo sul capo. F. Con- fessori. CONFESSIONE ( Confessio ). Questo termine ha diversi signifi- cati. I. significa lode: Confilemini Domino, vuol dire, lodate il Si- gnore. II. Professione di fede, cioè enumerazione, e dichiarazione de- gli articoli della fede, che si pro- fessa. F. Professione di fede. Con- fessione AuGùsTANA, Confessione di Fede, e Confessionisti. III. La pre- ghiera del Coìtfìlcor Dea oninipo- te nti etc, che il prete dice nel prin- cipio della messa, o durante l'uffi- zio, e la l'ecitazione di questa pre- ghiera. F. Confiteor. IV. Il luogo, in cui il sacerdote recita il Confì- teor prima d'incominciaie la messa avanti l'ultirao gradino dell'altare. V. Il seggio, da cui il confessore ascolta le confessioni, e si disse an- cora della penitenza, ch'egli impo- ne. F. Confessionale, Confessore, e Penitenza. VI. Quel luogo sot- terraneo, che viene sovrastato dal- l'altare maggiore, in cui si custo- discono, e venerano i corpi de'san- ti, principalmente de' martiri, nel quale si discende per alcuni sca- lini, il perchè talvolta questo luo- go fu chiamato discesa. Osserva il Macri nella Notizia de'vocaboli ec- clesiastici, alla parola Confessio, che confessione si prende per quella parte della Chiesa (Vedi), in cui 84 CON si riponevano i corpi e le reliquie dei salili marliri, sebbene in pro- gresso di tempo qualunque luogo, in cui giacevano reliquie, compre- se quelle de'confessori, era chiama- to Confessio, come Martyriiini si disse tutta la chiesa. Aggiunge, che alcuna volta un reliquiario fu det- to confessione, e che questo vo- cabolo non può denotare un orato- rio, siccome rilevasi da molti testi di Anastasio Bibliotecario, uno dei quali è questo : Fecit confcssioneni head Laiirenfii martyris ex argen- to pexanlem Uhras centmn; parole che non si possono applicare ne a chiesa, né ad oratorio. Cassiodoro, colla sua nota eleganza, encomiò Roma arricchita delle confessioni dei ss. apostoli Pietro, e Paolo: » te- ^' nemus aliquid Apostolorum pro- ;» prium, si peccatis dividentibus " non reddatur alienum quando » confessione illas quae videre u- •5 niversitas appetit , Roma feli- " cior in suis finibus habere pro- » meruit, epist. 3 ". Furono cosi nominati i due santuari delle ba- siliche Vaticana ed Ostiense, perchè in essi i fedeli, e particolarmente gl'imperatori, e i principali prela- ti della cristianità solevano fare la loro professione di fede. Si dicono ancora Liinina Apostolorum dalla greca voce, che significa porlo ^ per essere quasi sicuri porti, ai quali dalle pili remote regioni ricorre- vano i cristiani dopo lunga pelle- grinazione. Il detto Anastasio chia- mò la confessione Locuhim . Ma delle confessioni dei santi apostoli si tratta agli articoli. Chiesa di s. Paolo :vfi,la via Ostiense; Chies\ ni s. Pietro in Vaticano, e Lumi- na Apostolorum , che è il luogo ove in dette due basiliche riposano i loro corpi. Vlf. Fu detto anco- ra confessione l'abito monastico e religioso considerato come abito di penitenza, della qftale la confessio- ne forma parte. Vili. La confessione de'peccati sì generale, sì partico- lare, e per singoli come quella che anticamente pratica vasi, e che pra- ticano gli ebrei il lunedì, il giovedì, tutti i giorni di digiuno, e quando sono infermi. IX. La confessione sagramentale, o auricolare, cioè la dichiarazione, e l'accusa che fa il peccatore pentito delle sue colpe ad un sacerdote approvato per ri- ceverne l'assoluzione. V. Confes- sione Sacramentale. CONFESSIONE AUGUSTANA. V. Augustana confessione ed inte- rim, CONFESSIONE m FEDE. Di- chiarazione pubblica, ed in iscritto di quello, che credesi. I concili han- no composte alcune Coìifessioni, o professioni di Fede (Pedi), che si chiamarono ancora Simboli (Fedi), per distinguere la dottrina cattolica dagli errori; mentre gli eretici per parte loro ne formarono per espor- re la propria erronea credenza. Della ridicola confessione degli An- tropomorjiti (l^edi), parla il Bernini, Storia delle eresie p. 76. S. Epi- fanio convinse gli antropomorfiti col testo di s. Giovanni: Spiritus est Deus; e s. Cirillo li chiamò paz- zi perchè affermavano: Christuni ncscio quo pacto posse peccare, co- me se il non sapere, bastasse per asserire una cosa. Nel concilio di Riinini, gli ariani presentarono ai vescovi cattolici una formula, o con- fessione di fede, che portava la da- ta 22 maggio 369, e volevano che l'accettassero senza riguardo ai de- creti dei concili, né alle forinole precedenti. Dall'iscrizione sntlo il consolato di e dalla data CON CON 85 conobbero i vescovi cattolici, che in uno de' sinodi di essa nel i^tyg, questa era rultima formula di Sir- e confermata nel sinodo di Dor- mio, la quale era pessima, la ri- drecht nell'anno 1619. 6. Quella gettarono, e non fecero conto del- dei calvinisti di Polonia composta la iscrizione. 1^. Rimini , e Sir- nel 1570 in un sinodo di Czenger. ìMio. 7. Quella, che si chiamò delle quat- In progresso di tempo la mag- tro città imperiali, cioè Strasburgo, gior parte degli eretici cambiarono Costanza, Memmingen , e Lindau, come gli ariani la loro professione presentata all'imperatore Carlo V di fede; non poterono mai coiiten- nel i53o nello stesso tempo che tare tutti i loro seguaci, né soddis- quella d'Ausburg, la quale fu com- fare a sé slessi. Sovente si fece pilata da Bucero, loro questo rimprovero, e in parti- La seconda parte della raccolta colare ai protestanti. Eglino fecero contiene le confessioni di fede del- una raccolta delle loro Confessioni le chiese, ossieno sette Luterane, e di Fede, divisa in due parti. La pri- quelle che vi hanno maggiore re- ma parte ne contiene sette, cioè i. lazione. In primo luogo la confes- la confessione elvetica, composta sione d'Ausburg, composta da Me- dalle chiese protestanti degli sviz- lantone nel i53o, e presentata a zeri. Già ne avevano fatta una in Carlo V da molti principi dell'im- Basilea l'anno i538, ma siccome pero nella dieta tenuta in quella non sembrò abbastanza diffusa, ne città. 2. La confessione sassona fat- composero una seconda l'anno 1 566, ta a Wirtemberg nel i55i, per es- cui pretesero, che tutte le chiese, sere presentatala al concilio di o per dir meglio le sette calvini- Trento. 3. Un'altra composta nella ste, non solo degli svizzeri, e dei slessa città l'anno i552, e che ap- Grigioni, ma anco dell'Inghilterra, punto fu presentata al concilio di della Scozia, della Francia, e della Trento dagli ambasciatori del du- B'iaudra, sottoscrivessero, o si adat- ca di Wirtemberg. 4- Quella di tasserò. 2. Quella, che i calvinisti Federico, elettore palatino, morto di Francia presentarono al re Car- nel i566, e pubblicata nel 1577, lo IX nella conferenza di Poissy come avea ordinato nel suo tesla- nell'anno i56i, già compilata da mento. 5. La confessione de' Boe- Teodoro Beza . Questa confessio- mi, o dei Valdesi, approvata da ne fu sottoscritta dalla l'egina di Lutero, da IMelanlone, e dall'ac- Navarra, dal s>uo figlio Enrico IV, cademia di Wirtemberg nel i532, dal principe di Condè, dal conte pubblicata dai signori, e presentata di Nassau, e da allri. 3. La con- a Ferdinando re d'Ungheria, e di fessione anglicana, compendiata in Boemia nel i535. 6. La dichiara- un sinodo di Londra l'anno i5Gi, zione appellata Consensus in fide, e pubblicata sotto la regina E- eie. , composta dai ministri della lisabetta nel 1571. 4- Quella degli chiesa di Polonia nel 1570 in un si- Scozzesi, fatta nel i568 in una nodo di Sandoniir. Dietro a queste assemblea del .parlamento di que- furono posti i decreti del sinodo di sto regno. 5. La confessione Belgi- Dordrecht, tenuto nel i6i8e 16 19. ca composta nel i56i, per la chie- Finalmente la confessione di fede, se accaltolica di Fiandra, approvata che i prolcslauli ricevettero da Ci- 86 COX villo Lucari, patriarca greco di Co- stantinopoli nel i63i, chiamata la confessione della fede orientale. Que- sta moltitudine di confessioni di fe- de, fatte dai protestanti nello spazio di quaranta anni , ad innumera- bili scrittori, somm.inistrò matei'ia a gravi riflessioni. Se tutte le no- minate sette pensassero lo stesso, sa- rebbe bastevole per tutte una sola professione di fede, come le decisio- ni del concilio di Trento furono, e sono sufficienti per unire tutti i cat- tolici nella stessa credenza. Bossuet, nella sua Storia delle Tariazioni, ha mostrato l'incostanza, gli equivoci, le contraddizioni di tutte queste confessioni di fede. Ed il Berca- stel, nella sua Storia del Crìslia- nesirnOj edizione veneta dell' Anto- nelli tom. XIX. p. 211 e seguen- ti, nel trattare della strana diver- sità nelle confessioni dijede de' setta- ri, e nel dare un'idea delle princi- pali, dice che basta scorrere queste diverse confessioni di fede, o, per me- glio dire, queste equivoche e falla- ci professioni dell'eresia, quali sono quelle di Bucero, di ^lelantone ec, per riconoscere gli artifizi, e l'in- stabilità dello spirito umano, da cui esse procedevano. F". il Bergier, tradotto ed accresciuto dal camal- dolese p. Biagi , Dizionario Enci- clopedico all'articolo Confessione di FEDE. CONFESSIONE SaGR AMBITALE. La Confessione è un'accusa che il penitente fa dei suoi peccati , com- messi dopo il battesimo, ad un sa- cerdote secolare, o regolare, che ha giurisdizione sopra di lui, per ricever- ne l'assoluzione. La confessione pre- sa in questo senso ha sempre esi- stito nella Chiesa, siccome cosa d'i- stituzione divina ; verità che si pro- va coli' autorità della Scrittura , e CON dei padri , non che coli' unanime consenso di tutte le chiese. La con- fessione de* peccati è il primo pas- so, che fa il peccatore per rimet- tersi in grazia di Dio : ella è, come dice s. Cesario d' Arles, il principio della sanità dell'anima. I greci la chiamano Exoniologesis, che signifi- ca rivelazione di cosa occulta; e coir andar del tempo la voce Exo- inologesìs, fra i latini significò lo stesso, e talvolta anche litanie ed orazioni pubbliche, come attesta s. Isidoro di Siviglia. Non solo si con- fessavano in secreto i peccati occulti, ma accadeva sovente ne' primi se- coli della Chiesa, che si confessasse- ro pubblicamente. Questo costume durò più nella Chiesa occidentale che neir orientale. La detta parola greca Exoniologesìs , che significa confessione, è presa sovente dai pa- dri greci, e latini anche pel corso intero della penitenza pubblica. Prima però di proseguire nell' ar- gomento, l'erudito p. Menocchio, nelle sue Stuore, t. I, capo XXXIII della Centuria terza, discute il pun- to : se nella legge mosaica vi fu qualche sorta di confessione de' pec- cati fatta a' sacerdoti; e conchiude, dopo aver citato varie opinioni , e testi scritturali, che per istimolo del- la propria coscienza chi aveva pec- cato ricorreva al sacerdote , mani- festava la colpa sua , e col sagrifi- cio di qualche vittima si purgava dal delitto, laonde quando si dice sa- cerdoles comedunt peccata populi, è lo stesso che dire, le carni degli animali sagrificati per ottenere la remissione de' peccati. Presso gli ebrei la confessione facevasi ponen- do la mano sopra un vitello in pre- senza del saceidote , come appari- sce dal Misnha, eh' è una raccolta delle leggi giudaiche. Nelle medesi- CON me leggi trovasi, che qualunque ac- cusalo, quando veniva condannato a morte , andava a confessarsi in presenza di testimoni in un luogo appartato qualche tempo avanti il suo suppUzio. Si dice ancora , che nel giorno dell' espiazione solenne gli ebrei si confessavano gli uni co- gli altri; ma Paolo Medici, Riti e costumi degli ebrei confutati, trat- tando a pag. loi, capo XVI, del- la confessione degli ebrei, dichiara, che gli ebrei non hanno confessio- ne auricolare, ma sibbene una cer- ta formola, o sia orazione quoti- diana, eh' egli ivi riporta, in cui so- no descritti tutti i capi de' vizi e de' peccati , che si possono nella giornata commettere : la recitano la mattina , e nel dopo pranzo , e la tralasciano nel sabbato, e nei gior- ni solenni. Aggiunge inolti-e, che gli ebrei nelle loro infermità fanno la confessione in lingua ebraica, e nel modo che descrive a pag. 202. Os- serva finalmente il p. Menocchio , che anco i gentili conobbero l'uti- lità della confessione delle colpe, e il p. Cornelio a Lapide, commen- tando il capo 6 del Levitico, ri- porta queste parole di Seneca, de ìHoribus : Ubi est conjessio, ibi est remissioj e l'autorità di Pitagora, che diceva che li peccati non si dovevano nascondere, ma confessa- re, acciocché pii^i facilmente colla riprensione seguisse l'emenda; e quella di Aristotile , il quale affer- mava essere poco meno che impec- cabili coloro, i quali ingenuamen- te confessavano le proprie colpe. Una qualche confessione de' falli commessi risaie alla più alta anti- chità, e si vede espressamente or- dinata dalle leggi di Zoroastro , che trovasi nel Sadder; gl'inizia- ti non erano ammessi ai misteri CON 87 senza avere esposto il segreto dei loro cuori in presenza dell' Essere supremo. § I. istituzione della Confessione. Piitornando al nostro assunto del- la confessione sagramentale dei cat- tolici, e della sua continua esisten- za nella Chiesa, i protestanti fecero i maggiori sforzi, per provare che questa pratica non è fondata né sul- la Scrittura, né sulla tradizione dei primi secoli. Daillè compose un gros- so volume su tal soggetto ; fu con- futato da molti controversisti, ed in particolare da d. Dionisio di s. Ma- ria in un trattato della confessione, contro gli errori dei calvinisti, stam- pato a Parigi nel 1663. Questo au- tore riportò i passi della Scrittura santa, e quelli dei padri di tutti i secoli, cominciando dagli apostoli sino a noi; e mostri), non esservi alcun punto di fede , o di discipli- na, su cui la tradizione sia più co- stante, e meglio fondata. Di fatti ab- biamo neir evangelo, Matt. e. 18, v. 1 8, che Gesù Cristo disse a' suoi apostoli : Tutlocio che legherete e scioglierete sulla terra, sarà legato e sciolto in Cielo. Joh. e. 20, v. 22; Ricevete lo Spirito Santo; i pecca- ti saranno rimessi a coloro a cui voi li rimetterete, e saranno rite- nuti a coloro, a cui voi li riterre- te. Con queste parole Gesù Cristo stabilisce gli apostoli ed i loro suc- cessori nel sacerdozio, giudici, e medici; giudici per pronunziare una sentenza di assoluzione o di con- danna, per legare , o sciogliere, ri- mettere o ritenere i peccati dei pe- nitenti ; medici per guarire le loro infermità spirituali. Ora i sacerdoti 88 CON non possono esercitare l' officio di giudici o di medici, se i penitenti non accusano loro i propri pecca- li, e loro non discoprono le pro- prie malattie spirituali per mezzo della confessione, dappoiché senza di ciò non potrebbero né giudicare, uè applicare rimedii , avvegnaché non si giudichi senza cognizione di causa, non si medichi, né si guari- sca, quando s' ignorino le malattie. Dunque é chiaro ed incontrastabi- le, che Gesù Cristo ha istituito la confessione , allorché ha stabilito gli apostoli, e gli altri sacerdoti giudi- ci, e medici de' fedeli, rispetto ai loro peccati. Quindi gli apostoli non potevano fare un uso legittimo e prudente di questa podestà, quando non avessero conosciuto quali fos- sero i peccati, che dovevano rimet- tere, o ritenere, e la confessione era il mezzo piìi naturale per co- noscerli. Si legge negli j^tti degli Apostoli, e. 19, v. 18, che la moltitudine de' fedeli recavasi a visitare s. Pao- lo, confessavano, ed accusavano i loro peccati. Se confessiamo i no- stri peccali, dice s. Giovanni , Dìo giusto e fedele nelle sue promesse ce li rimetterà, i . Io. e. i , v. 9. Quando s. Giacomo dice ai fedeli, e. 5, v. I (): Confessate i vostri pec- cati i^li uni agli altri, non però si debbe intendere, di confessarsi pub- blicamente , e indistintamente ad ogni sorta di persone, ma ai sacerdo- ti : e s. Barnaba apostolo disse nella sua lettera n. 19: Confesserete i vostri peccali. I santi padri quindi dice, che Cerdoue ritor- nando sovente alla chiesa, e facen- do la sua confessione, continuò a vivere in una alternativa di con- fessioni, e di ricadute negli stessi errori. Teitulliano, De Poenit. e. 8. e seg., insegna che la penitenza é composta di tre parti, cioè della confessione, della contrizione, e del- la soddisfazione, disapprovando quel- li, che per veigogna occultano i lo- ro peccati agli uomini quasi potes- sero occultarli a Dio. Origene , Honi. 2, in Levit. n. 4; tlice, che un mezzo pel peccatore, il quale vuole rientrare in grazia con Dio, è di manifestare il suo peccato al sacerdote del Signoie, e di cercar- ne il rimedio. Nel terzo secolo la Chiesa condannò i montanisti, e dipoi i novaziani, che le negavano la podestà di assolvere dai gian de- litti ; e come si potevano distingue- re dalle colpe leggiere, se non per mezzo della confessione? /. il Ber- nini, Storia delle eresie, p. 53. S. Cipriano, nella sua epist. 11, di- stingue parecchie sorte di peccati , tantosegreti, quanto pubblici, ed ag- giunge che non si sono ricevuti alla comunione, che quando siasi falla penitenza, la quale s'imponeva dal ministro della Chiesa, in conseguen- za della confessione del colpevole. Lattanzio, Divin. Instit. I. 4> e. 17, dice che la confessione de' peccati seguita dalla soddisfazione, é la cir- concisione del cuore, cui Dio ci co- manda per mezzo dei profeti, e che COi\ la vera Chiesa risana le infermi tìi (Icir anima colla confessione, e colla penitenza. Paolino naira, che s. Am- brogio piangeva coi penitenti, i quali gh confessavano i loro peccati , e che loro manteneva un secreto in- violabile ; locchè prova che ordina- riamente erano peccati segreti ed occulti. S. Girolamo, nel lib. 3 del suo Commento sul cap. i6 di s. Matteo, dice che il vescovo , ed il prete, dopo avere udite le diverse specie de' peccati , decide chi sieno quelli, che debbono essere legali, e chi sieno quelli, che debbono esse- re sciolti di assoluzione. S. Leone 1, epist. 80, e. 5, dichiara che i preti non debbono esigere la con- fessione pubblica dei peccati segre- ti, e che basta che il colpevole gli accusi per una contrizione segreta. I padri, e i Pontefici ec. de' susse- guenti secoli hanno parlato nel modo stesso della confessione in prova della istituzione divina de- dotta dalla dililcoltà della sua pra- tica così contraria all' amor proprio, la quale non si sarebbe mantenuta per tanti secoli nella Chiesa uni- versale senza un precetto divino, che vi obbligasse i fedeli. Osserva per altro il Bergier, che avanti l'anno 200, per ordinario i sacerdoti non ascoltavano le confes- sioni dai lèdeli, ma i vescovi ; che neir anno 890 il concilio di Car- tagine, cap. 3, 4) accorda ai sa- cerdoti la facoltà di riconciliare i penitenti soltanto in assenza del vescovo; che giudica vasi necessa- ria la confessione prima di ri- cevere la comunione; che non si esigeva una confessione pubblica, altrimenti sarebbe inutile lo stabi- lire un penitenziere. Questo era sta- to istituito, rome narra Socrate, Stor. Ecd.j 1. 5, e. 19, dopo la pcr- CON hi., sceuzione di Decio verso l'anno '^T'>, per ascoltare le coni'essioni di quel- li ch'erano caduti do[)() il battesi- mo; in prova di che abbiamo, clu; Nettario, il quale nel 38 1 divenne patriarca di Costantinopoli, ristabi- lì l'antica disciplina della confessio- ne auriculare, col sop[)rimere il pe- nitenziere pubblico, perchè si sep- pe dalla confessione pubblica d una donna, ch'essa aveva peccato. Quin- di è noto, che tutte le chiese del mondo credevano nel secolo XV I la istituzione divina della confessio- ne, tale quale si pratica nella Chie- sa romana, giacché nell'occidente il concilio di Trento condannò per eretica la dottrina contraria a que- st'articolo; e nell'oriente Geremia patriarca di Costantinopoli, condan- nò i luterani, i quali quanLunqiit» ammettessero l'uso della confessio- ne segreta, pretendevano nondimeno non essere necessario l'accusare le circostanze, le quali cambiano la specie del peccato. La credenza a- dunque della Chiesa universale del detto secolo sulla confessione era quella medesima della Chiesa imi- versale dei primi tempi, venuta si- no a noi per una costante e mai interrotta tradizione, come si è sempre creduta nella Chiesa la di- vina sua istituzione. Hanno torto i protestanti nel sostenere, che la confessione deve la sua origine dal concilio generale XII, laleranense IV, celebrato nel 121 j dal sommo Pontefice Innocenzo III, giacché in esso fu soltanto ordinato ai fedeli dell'uno, e dell'altro sesso, perve- nuti all'età della discrezione, il do- vere di comunicarsi e confessarsi una volta l'anno al proprio sa- cerdote; e che se taluno per qual- che giusta caiiSa vuol coidi^ssaie i suoi peccali ad un sacerdote slru- 90 CON niero, cliiedciù ed otterrà la per- missione dal suo sacerdote, perchè altrimenti lo straniero non potreb- be ne legarlo né scioglierlo. Per sacerdote proprio s' intende il cu- rato, ed ogni confessore approvato dall'Ordinario. Da questo medesimo concilio fu di nuovo inculcato il segreto a' confessori, e che questi dovessero essere richiesti dagl' in- fermi, obbligando a ciò i medici. Chiaro è perciò, che il comando del concilio non fu istituzione, ma determinazione del precetto divino di confessarsi annualmente. V. Co- MUXIOJfE, PeXITEAZA, C CONFESSORE. § IL Necessità ed utilità della Confessione. La confessione di tutti i peccati mortali è necessaria di precetto di- vino, a tutti quelli che abbiano peccato mortalmente dopo il bat- tesimo. Questo è un articolo di fe- de definito dal concilio di Trento nella sessione i4j col canone 6. La confessione annuale è di pre- cetto ecclesiastico, che obbliga tutti i fedeli giunti all' età della discre- zione, secondo il XXI canone del mentovato concilio Lateranensc, rin- novato nel concilio Tridentino in questi termini: » Che ogni fedele •' dell'uno e l'altro sesso, giunto > all' età di discrezione, confessi ■' da solo fedelmente tutti i suoi ■' peccati al suo proprio prete, al- " meno una volta all'anno, e pren- •' da cura di adempiere a tutto •' suo potere la penitenza che gli '•' viene ingiunta , e che rice- -5 va con riverenza, almeno alla f> festa di Pasqua, il sagramento >■• dell' Eucaristia, quando non fos- CON » se che, giusta il parere del suo « proprio prete, per qualche cau- " sa ragionevole, giudicasse dove- !> re astenersene per qualche tem- >' pò, altrimenti gli è proibita l'eu- » trata nella chiesa durante la sua » vita, e dopo la sua morte l'esle- » rà privo della sepoltura cristia- » na ". Sono pure obbligate a confessar- si per precetto divino, come dice il Collet, Maral, t. X, p. 704, tut- te quelle persone che prevedessero di essere tra poco in un pericolo probabile di morte, come le donne in procinto di parto, i soldati in procinto di combattere, quelli che intraprendessero un viaggio perico- loso per mare, o per terra. Ogni fedele è obbligato dal precetto ec- clesiastico a confessarsi una volta all'anno ; e sebbene la Chiesa non abbia espressamente determinato il tempo della confessione annuale, il costume generale è di farla nella quindicina di Pasqua. Non si sod- disfa al precetto della confessione annua con un sacrilegio. 7^, s. Al- fonso de Liguori, Theol. mor. lib. 6, n. 667. In Francia nel pontifi- cato di Gregorio XI, e, secondo altri, soltanto per editto del 1897 fu accordata ai condannati a mor- te la facoltà di confessarsi, giacché sino a quell'epoca, malgrado le ze- lanti rappresentanze del clero, la giustizia secolare pretendeva di pu- nire i colpevoli nella loro anima, come nel loro corpo, f^. l'articolo Comunione. 1! Barante, nella sua Storia dei ducili di Borgogna, rac- conta, che il signore di Craon, il quale per più anni aveva potuto temere il patibolo, si senti mosso da compassione pegl'infeHci condan- nati a morte: egli adunque solle- citò il re ed il suo consiglio, e al- CON CON 91 le sue si unirono le istanze dei pria- laUocw ai soli apostoli il Signore cipi del sangue, e previa consulta confido le chiavi de' cieli. Sembra, del parlamento, si accordò final- che altre volte in casi urgenti tut- mente la confessione sagramentale ti gli uomini, ed anche le donne a tutti quelli, che si condurreb- si confessassero a vicenda gli uni Leno al supplizio. gli altri; e lo storico Joinville, nel- II Chardon, Storia de' Sagra- la Vita di s. Luigi IX re di Fra n- menli tom. II, p. (5q e seg. , par- eia, dice che cpiel re confessò il con- iando delle confessioni quotidiane, testabile di Cipro Guido d'Kbelin, e osserva che pure anticamente per- gli diede l'assoluzione. Osserva qui sone divote si confessavano ogni però il citato Chardon a p. yy, giorno, oltre ogni settimana; ciò die ciò accadde perchè, posta in era ordinario fra i monaci , come f"ga l'armata cristiana dai Saracc- lo prova il p. Mabillon nella sua ni, e avvicinandosi il nemico, cia- Praef. sopra gli atti de' santi del scuno si confessò al sacerdote che terzo secolo dell'Ordine benedetti- potè trovare. Nella Cronaca di no, mediante gli statuti di molti Ferdinando re di Castìglia si leg- Ordini regolari. Questa divozione gè, che i soldati spngnuoli essen- si estendeva anche ai .secolari, niol- do in punto di venire alle ma- li de' quali purificavano ogni gior- ni co' mori, alcuni si confessarono no colla confessione le loro coscien- ai sacerdoti che poterono avere, ed ze. Giona, vescovo d'Orleans, lo affer- altri ai loro compagni. Luigi, conte ma, e Beda il consiglia. Ma osserva di Liegi vicino a morie, fece ve- il p. Mabillon, che per queste gior- nire una vergine cattolica, e le naiiere confessioni non si devono confessò tutti i suoi peccati , con sempre intendere le sagramentali , molte lagrime, non perchè da lei ma piuttosto quelle, che scambie- potesse sperai'e il perdono, ma per volraente facevano i fedeli tra di obbligarla con ciò a pregare per di loro per ispirilo di umiltà; in lui. Questa usanza era ben diversa questo senso egli spiega gli statuti dallo spirito de' flagellanti eretici, de' Certosini. che sprezzando l'autorità sacerdo- All'articolo Ahhadessa [fedi) si tale, si confessavano a' laici, e ne disse che anticamente esse ascolta- l'icevevano 1' assoluzione. Antica- vano i peccati delle loro monache, mente invalse l'opinione per la gran- non per sagramentale confessione, de idea, cui giustamente si aveva ma per un atto pubblico di unii- della necessità della confessione, che liazione, somigliante alla denuncia molli antichi dottori scolastici in- della colpa, ciocché è in uso pres- segiiarono comunemente, in difct- so alcuni Ordini religiosi. Ma il to di ecclesiastici poter uno andare Papa Innocenzo III informato del- dai laici, e confessarsi , essendo in l'arroganza di qualche abbadessa , pericolo di morte. Il p. Bernardo ingiunse ad alcuni vescovi di 1 e- da Venezia , annotatore del Char- primcre l' abuso della confessione, don, fa osservare, non avere però che loro facevano le monache, di- il laico potestà d'assolvere, come cendo: Sebbene la b. Vergine Ma- disse il maestro delle sentenze, ma ria sia stata supcriore a tutti gli .operare che Dio usi misericordia in apostoli in inerito e dignità^ con virili della confessione fatta. fi- co N Si legge nella vita di Urbano Vili, e nell'anno iBSy, che passa- to alia Cina un certo sacerdote, col zelo di propagare la tede cat- tolica, questi di là rappresentò alla santa Sede una nuova questione, die il Papa fece dai teologi dispu- tare, cioè se in caso di necessità potessero i laici sentire le confessioni gagramentali; poiché avendo risposta esser lecito tal uso, fàcile strada si a- prireljbealle confessioni delle femmi- ne, che in quell'impero si guardano con rigorosa gelosia. Ma non duraro- no troppo fatica i teologi romani per dimostrare, contro i luoghi del di- ritto a\noiiico, addotti in favore del- la confessione lecita iu simil caso, che il potere e la facoltà di ritenere, e di rimettere i peccati, fu da Gesù Cristo concessa soltanto ai sacerdoti. Tutto narra ampiamente ftlarco Battaglici nei suoi annali del sa- cerdozio ed imperio, all'anno 1637, 13. 70 e seg. J^. Giovanni Morino, Coniinentar Hislor. de admiiiist. iS'ac. Poenicentiae, lib. 8, cap. 24- Quindi aggiunge in proposito il Sarnelli, t. VII. p. -22 : « E però -•) benché chi confessato sia al iai- »• co nell'articolo della necessità ab- A> bia ottcQuto il perdono da Dio, .-j imperocché ha adempiuto, co- t> me ha potuto, il concepito pro- >» ponimento di confessarsi, secon- «3 do il comandamento di Dio; noa -■5 è perciò ancora riconciliato colla s> Chiesa finché possa essere am- «5 messo ai sagramenti della Chie- ?•> sa, se prima non è assoluto » dal sacerdote ; conforme quegli » che è battezzato baplismo flanii- .«5 nis, non si ammette all'Eucaristia. «5 E perciò bisogna, che di nuo- n vo si confessi al sacerdote, quan- *> do ne avrà il comodo; e preci- » samente perchè, come è detto, il CON « sagramento della penitenza non '< fu perfetto: onde bisogna che lo » perfezioni, il perchè dallo stes- >y SO ricevimento del sagramento " conseguisce etfetto più pieno^ si •' anche perchè viene ad adem- » {)iere il precetto di ricevere il « sagramento della penitenza. Fin » qui s. Tommaso ". Tultavolta la confessione ai laici è una cosa af- fatto abbandonata dalla Chiesa per- ché, fra le altre ragioni , fu ia moltissimi casi pericolosa la confes- sione fatta ad uu laico, benché ia caso di urgente necessità. In quanto all'utilità della confes- sione, essa pei grandi vautaggi che contiene è utilissmia perché serve a placare la collera di Dio, ed a soddisfare alla sua giustizia, a ri- mettere i peccati, a i-endere all'a- nima la sua primiera bellezza, ed il suo antico vigore. Consola i pe- nitenti, li illumina, li sostiene, li anima a correggersi dalle loi'o cat- tive abitudini, ed a praticare la vir- tù. Così esprimonsi i santi padri, il concilio di Trento, e il Catechi' sino Romano, part. 2, de confess. § 49- § IIL Materia, ministro e soggetto della confessione. La materia necessaria della confes- sione, cioè le cose che sono neces- sarie a confessarsi, sono tutti i pec- cati mortali commessi dopo il bat- tesimo, poiché nella nuova legge la confessione è stata stabilita dal- la divina autorità per la i-emissione dei peccati , e 1' assoluzione del prete suppone necessariamente la confessione di essi. La materia poi surticiente della confessione , vale CON a dire le cose delle quali possiamo confessarci ed avere l'assoluzione, sono anche i peccati veniali. Il ministro della confessione sa- gramentale , come si è detto, è il solo sacerdote approvato dal supe- riore legittimo. Allorché poi si leg- ge di certe confessioni fatte ai lai- ci, esse erano in uso nel caso di necessità, in cui non si potesse ave- re prete; ma tutti i teologi, e i moralisti asseriscono non doversi credere perciò, che fossero confes- sioni sagramentali, sihbene piutto- sto una pratica di umiltà per parte di coloro che si confessavano, per cui si potevano conciliare l'immen- sa misericordia di Dio come colle altre buone opere, e per parte di coloro i quali ricevevano la confes- sione, non era che un soccorso di suffragi e di preghiere fatte da essi al Signore per quelli, che si u- miHavano dinanzi a loro. Il Char- don citato, capit. X, p. 74) ^^^ dire che nei primi secoli la con- fessione pubblica, o segreta si face- va al vescovo, o al sacerdote, e qual- che volta a tutti insieme, e qual- che altra al solo vescovo, o al solo prete Cardinale, o al peni- tenziere dal vescovo deputato, ag- giunge che in caso di necessità an- che i diaconi qualche volta fecero simile funzione di consenso de've- scovi, come si legge neW episl. i3 di s. Cipriano, edit. Pamel. Oxon. i8. Il concilio di Elviia stabih la cosa medesima nel canone 32, ma con queste parole: se alcuno cade » in peccato degno di morte eter- » na, vogliamo eh' egli faccia la » penitenza, come gli sarà prescrit- " to dal vescovo, a cui deve pre- " sentarsi. Ma in caso di pressante » malattia, bisogna che il sacerdo- » te gli dia la coaninione, e il CON <)i >t diacono se il sacerdote glielo or- » dinerà" . Si servì il concilio come s. Cipriano della parola co- munione in vece di confessione, giacché i diaconi, e mollo meno i chierici,, e i laici non davano la sagramentale assoluzione coll'iinposi- zione che facevano colle inani, ma la loro era un'esterna cerimonia, che dichiarava avere i penitenti e- seguita la penitenza. Forse aderiro- no a questa idea i padii del pri- mo concilio di Toledo, rimandan- do i diaconi caduti in certi falli al posto di suddiaconi, e privando- li della potestà dimpoiTC le mani sui penitenti , come facevano sui catecumeni , mentre si recitavano sopra loro le consuete orazioni. I casi di necessità d'imporsi dai dia- coni la penitenza a chi si confes- sava, accadevano quando i sacer- doti erano in iscarso numero. In progresso l'ambizione de'dia- coni provocò lo zelo dsj' vescovi a reprimerli, e Odone di Parigi nelle sue costituzioni dice : -•' proibiamo " rigorosamente, che i diaconi a- " scoltino in verun modo le confes- » sioni, se non in urgentissima ne- " cessità, perchè non hanno le cliia- » vi, e non possono assolvere ". Il concilio di Vorcester pure vietò loro questa funzione, come un' u- surpazione dei diritti del sacerdo- zio : il che fece altresì Gualtieii vescovo di Dunelma proibendo lo- ro di ascoltare le confessioni, ed imporre la penitenza, se non in ca- so di malattia gravissima nel pe- nitente, o di assenza del sacerdote. Il sinodo di Poitiers del 1280, vo- lendo, com'ei dichiaia, sradicare in- teramente l'abuso dalla ignoranza introdotto, ingiunse ai diaconi, che si astenessero dall' ascoltare le con- fessioni , e dal dare l'assoluziune 94 CON nel foro penitenziale. Da questi, ed altri monumenti si vede, che i diaconi nella chiesa occidentale, poi- ché delle orientali nulla si trova, udirono le confessioni sino al ter- mine del secolo Xlli in caso di somma necessità, ed anche fuori per grandissimo abuso, il perchè da un gran numero di vescovi, e sinodi si fecero molti decreti per arrestarne il corso. Né soltanto ai diaconi, ma eziandio ai chierici inferiori in caso di necessità si faceva la confessio- ne almeno de' peccati occulti. Lan- franco, arcivescovo di Cantorbery, in una sua piccola opera sopra la confessione distinse i peccati in due classi, de'quali alcuni chiama segre- ti ed altri pubblici, ed insegnò che gl'inferiori chierici potevano ascol- tare la confessione dei primi, ed assolvere, riservando i secondi ai sacerdoti, s'intende nel caso di ne- cessità : l'opinione dell' arcivesovo è riputala erronea. Il ministro della confessione an- nuale, senza naturalmente esclude- re né il Papa, né il vescovo, è il solo curato, giacché del solo cura- to devesi intendere la parola di propiìo prete, di cui parla il ca- none ornnis utriusque sexiis del concilio Lateranense succitato, in questo medesimo senso e modo l'intesero IMartino IV, nella bolla Ad iiberes data l'anno 1281 ; Be- nedetto XI, nella costituzione In- ter cunctos; Sisto IV, nell'extrav. Fìces illiiis; il dottor s. Tommaso, in Supplement. 3, part. q. 8, art. 5, non che altri dottori, e molti concili, come quelli di Eeziers del 1246, d'Arles del 1275. ec. 11 con- cilio poi di Parigi del 12 12, nel canone 1 2 decretò che nessun pre- te potesse confessare nella parroc- chia senza licenza del suo curato, CON o del suo superiore. Il curato è qui nominato il proprio sacer- dote, siccome altrove Bonifacio IV nel concilio , che celebrò T anno 610, coi cap. Siint ìionnuUi 25. ({. I. raffrenò coloro, i quali sos- tenevano non avere i monaci po- testà di amministrare né il battesi- mo né la penitenza, quindi Giovan- ni IV del 640 dichiarò, che i mo- naci potevano essere parrochi. ISel 1096 Urbano II confermò il de- creto di Bonifacio IV, aggiungen- do che riputava i monaci degnissi- mi dell'esercizio d'ambo i ministe- ri. Non essendo poi permesso agli altri religiosi l'amministrare il sa- gramento della penitenza, Grego- rio iX nel 1227 lo concedette ai domenicani, come si ha da Van- Espen, Jur. eccl. iiniv. part. 2. tit. 6. capo VI, par. io. Clemente Vili dipoi, moderando la costituzione di Giegorio XIV , a' 3 febbraio 1602, culla bolla Alias, Bull. Rotn. t. V, par. II, p. 49 '> permise a sacerdoti cappuccini di amniinistra- re il sagramento della penitenza. Il concilio poi di Trento dichia- rò e regolò questo interessante pun- to, ses. 28. cap. i5, De re forni.: ;) Quantimque i sacerdoti ricevano « nella loro ordinazione il potere 55 di assolvere dai peccati, coutut- « tociò il santo concilio stabilisce -•3 che nessun sacerdote, anche re- ■5 golare , possa udire le confes- » sioni de' secolari , nemmeno dei « sacerdoti, né riputarsi capace di •5 poterlo fare, se non ha o un -•5 benefizio parrocchiale , oppure « non è giudicato capace da' ve- >i scovi , che se ne saranno renduti -•> certi per via dell' esame, se lo >j trov&ianno necessario, ovvero al- 53 trimenti, e s'egli non ha la lo- -■• ro approvazione , che .sempre CON ') si deve dare gratuitamente ". Il soggetto poi della confessione, cioè la persona , che può e deve confessarsi , è ogni cristiano giunto all' età della discrezione, che sia ca- pace di peccato, e che pecchi di fatto. Dal che ne segue che una persona impeccabile non sarebbe capace di confessione, e che le con- fessioni, le quali si facevano altre volte prima del battesimo, non erano sagramentali , poiché il battesimo è la porta, e il primo de'sagramenti, e non se ne può ricevere alcuno prima d'esso. Pompeo Sarnelli, Lett. eccl. t. II, p. 70, lettera XXXII, Che sorta di confessione fosse quel- la, che facevano gli adulti innan- zi al battesimo, dice essere stato antico uso , che i catecumeni con- fessassero tutti i proprii peccati, se- condo le loro specie distinte al con- fessore, non perchè assoluti fossero da' medesimi peccati , non essen- do capaci di assoluzione sagra- mentale, nemmeno perchè fosse lo- ro imposta la soddisfazione , il che sarebbe stato fare ingiuria al sa- gramento del battesimo, anzi, come dice s. Tommaso , alla stessa pas- sione e morte di Gesù Cristo, quasi ch'essa non fosse sufficiente alla pie- na soddisfazione de'peccati di quelli che si battezzano; ma per la ragione addotta dal medesimo s. Tommaso p. 3, qu. 68, art. 6 : Si qui tamen haptizandi, ex devotione sua, pec- cata conjìteri vellent , essel eorum confessio audienda , non ad hoc , quod eis sadsfactio imponeretur ; sed ad hoc, quod contra peccala consueta eis spiritualis infonnalio vitae traderctur. Da ciò è chiaro , che anticamente si confessavano i catecumeni al sacerdote , non per- chè fossero assoluti; non pei'chè ve- nisse loro imposta penitenza; ma CON 95 perchè, come si è detto con s. Tom- maso, sapendosi la loro vita passa- ta, potessero stabilire come si do- vevano regolare per l'avvenire, de- testando, come dice s. Gregorio Na- zianzeno , orat. 4o iii Saiicttini Ba- ptisnia, i peccati passati, proponen- do di non ricadérvi in avvenire, an- zi per ammonirli , che se avessero offeso il prossimo lo soddisfacessero, con riparare alle ingiurie ad esso fatte, e sebbene non è più in uso, che i catecumeni si confessino nella detta maniera, prima però del loro battesimo si fanno ad essi analoghe avvertenze, e basta che si confessino inteiiormente con Dio, dolendosi dei peccati commessi. 11 penitente deve confessarsi a viva voce ad un prete presente, non per iscritto, né a segni, a meno che non fosse mutolo, né per inter- prete, eccettuatigli stranieri, nel caso che non potessero altrimenti confes- sarsi né per lettere ad un confessore assente. La confessione è nulla se si fa per lettera al confessore assente, s. Alfonso de Liguori , Theolog. Mor. lib. 6, n. 493- I nniti pertan- to, e gli stranieri che ignorano la lingua del paese in cui si trova- no , possono confessarsi a segni , o per interprete, da un prete pre- sente. Non deve però tacersi , che non mancano molti esempi di con- fessioni e di assoluzioni fatte, e date per lettere ad assenti, come si ve- de nel Chardon t, li, p. 94^ e seg. e dalla lettera di Pioberto vescovo di Mans, scritta nell'Sys ai vescovi radunati vicino ad Angers nella cor- te di Carlo // Cah'o, in cui con- fessa i suoi peccati almeno in ge- nerale, e ne domanda l'assoluzione a quei vescovi, i quali gli rispon- dono con una lettera intitolala Epi- stola absolutionis j da parecchie let- ffi CON tele del Poiilcfice s. Gregorio VII, e (III una tra le alti-e a Keiiiedio di l.iiitMjlii, ridia quale gì' invia l'as- S(>liizi(jjie con queste espressioni : » Abbiamo creduto dovervi man- » dare l'assoluzione de' vostri pec- " cali per i' autorità de' ss. Apo- '■> stoli Pietro, e Paolo, di cui te- '• marno il luogo, purché però ap- " plicandovi alle opere buone, e " piangendo i vostri errori, rendia- " te il %'ostro corpo degno di di- •' ventare il tempio di Dio ". Ma queste confessioni , e queste assolu- zioni, secondo l'opinione dei teolo- gi, non erano sagramentali, ma sqIo di cerimonia, e deprecatoiie. Per- ciò lassoluzione, o non cadeva sui peccati , ma solamente sulle pene canoniche ad essi inflitte, per cui i teologi dicono esseie stata propria- mente un'indulgenza; ovvero eia una remissione delle pene tempo- rali dovute a' peccati. Su questo va consultato il Chardon Stona dei sagranienti , tomo II, lib. II, cap. 36, Delia virtù ed effetti dell' as- soluzione ce, cap. 38; Dell'asso- luzione de' penitenti infenni ec. cap. 3r) , Che anticamente si dava l'as- soluzione anche a quelli, i quali per la infermità avevano perduto l'uso de' sensi, o erano divenuti freneti- ci ec. cap. 4o ; che anticamente non si comunicava co' penitenti morti senza l' assoluzione , specialmente nella Chiesa Romana ; che in se- piiito si mitigo codesto rigore ec. ; Della condannazione , e dell' asso- luzione de' morti ec. ; Di alcune assoluzioni straordinarie , e rara- mente usate, delle quali riportere- mo il seguente cenno. Le assoluzioni straordinarie, usa- le di indo nella Chiesa, sono quelle impaititc a molti lontani colletti- A'.■^nìenl(^ o rlic non emno prore- CON dutc dalla confessione. Tale fu quel- 1.1 data da s. (iregorio VII a quan- ti si f()ssero uniti al partito di Ro- dolfo ('a lui dichiarato re d' Ale- magna, in luogo di Enrico IV. Il Papa indirizzò le sue parole ai ss. apostoli Pietro, e Paolo, in questo modo : " Acciocché Piodolfo gov(;r- -V ni il regno dell' Alemagna, e lo » difenda, essendo egli stato da- '> gli alemanrn eletto , io concedo » per parte nostra a lutti ({uelli " che a lui aderiranno, l'assoluzio- " ne da tutti i loro peccati , e in » voi confidando do loro la bene- •5 dizione per questa, e per l'altra " vita ". Lo stesso Pontefice, scri- vendo a' frati del monistero di Mar- siglia, per consolarli dell'assenza del loro abbate, ch'egli tratteneva in Pioma, di.sse loro, lib. 6, ep. 1 5; " Coir autorità del b. Piero prin- » cipe degli apostoli , che a noi , " benché indegni, fu confidata, vi » promettiamo il perdono di tutti » i vostri peccali, e vi diamo l'as- " soluzione colla benedizione ". Non fu s. Gregorio VÌI il solo, che des- se simili assoluzioni ; anche Pietro il venerabile abbate di Cluny ne diede una simile a' suoi monaci stan- do lontano da loro, con questi ter- mini : '> Fi-attanto io faccio lonta- " no ciocché non posso fare pre- » sente, e secondo il dovere dell.i » mia carica vi assolvo da tutti i " peccati a nome di Dio onnipo- '5 lente creatore del lutto, e di no- " Siro Signore Gesìi Cristo.... in » quanto io posso .... confidando- » mi nel!' abbondanza delle grazie » di lui, che disse a' suoi discepoli: " Tutto ciò che legherete sulla ter- j> ra, ec. " iVon pare, che .simili as- soluzioni si riferis.sero alla scomu- nica di cui non v' era apparenza in tjji persone assolte; neppure alla CON indulgenza, non indicandolo i ter- mini, come non può dirsi, che con- tenga una semplice benedizione, o ■voti in favore di quelli , a cui fu- rono date. Finalmente osserva il p. Bernardo da Venezia, traduttore e annotatore del Chardon , che par- lando delle assoluzioni collettiva- mente date a molti insieme, e sen- za precedente confessione , giusta l'opinione dei teologi, furono con- fortatorie, e cerimoniali, o poco di- verse dalla formola generale, che precede anche a' nostri dì l'assolu- zione sagramentale, oppure da quel- le generali assoluzioni, che sogliono dare i supei'iori regolari nelle visi- te de' monisteri loi'O soggetti. Supponendo poi, che quelle con- fessioni, e quelle assoluzioni fossero sagramentali, o comunque sia, l'uso fu abolito espressamente da Cle- mente Vili colla costituzione 282, Saìiclìssimns de' 20 luglio 1602, Bull. Rom. tomo V, par. II, p. 460. Dichiarò egli , che a nessuno era lecito di confessarsi sagramental- mente per lettere, o per internun- zio al confessore assente, né da que- sto ottenere 1' assoluzione. Sebbene il concilio di Trento aveva defhii- to, che quelli, i quali dopo il bat- tesimo avessero peccato , dovevano presentarsi al tribunale della peni- tenza, per esserne assoluti per sen- tenza del competente ministro, tut- tavia alcuni scolastici, fertili in sot- tigliezze, avevano inventato un me- todo , che non poteva essere più comodo ai penitenti, o piuttosto ai peccatori poco disposti alla peni- tenza, insegnando che si poteva, an- che in assenza, fare la confessione, e ricevere 1' assoluzione per lettera, o per mezzo di un terzo. Ognuno vede, non esservi cosa più comoda, che confidare l' istoria de' propri VCL. XVI. CON 97 peccati ad una carta, la quale non ne fa arrossire, o confessarli, come i sagra mentari, al Padre eterno. Cos'i, conchiudono i teologi , si torrebbe alla confessione ciò che ha di più penoso, nel fare cioè a viva voce r intero racconto de' propri man- camenti, e si torrebbe ancora ciò ch'essa ha di più salutare, essendo la medesima una gran parte della penitenza pel passato , ed uno dei preservativi più efficaci per la ri- caduta. Per questi motivi adunque 111 Clemente Vili costretto a con- dannare la nuova opinione come fal- sa , cn'onea , scandalosa , e temera- ria, vietando di sostenerla in pub- blico o in privato, anche come sem- plicemente probabile, sotto pena di scomunica ipso jaclo , riservata al Papa. § IV. Proprietà, condizioni ^ e se.' greto della Confessione. La confessione deve essere u- mile , sincera , ed intera , doven- dosi confessare i peccati tali qua- li sono senza accrescerli , o dimi- nuirli ; in termini chiari , e sen- za racconti superflui , ed estranei all'argomento. La confessione dev'es- sere umile nella positura del peni- tente, e ne' suoi modi d'accusarsi, con vera contrizione de' suoi pec- cati. I teologi poi distinguono, ri- spetto alla confessione due maniere d'integrità, la materiale, e la for- male: la prima comprende l'accusa di tutti i peccati senza eccettuarne pur uno per qualunque ragione si fòsse ; la seconda comprende 1' ac- cusa di tutti i peccati mortali , di cui ci sovveniamo dopo un dili- gente esame, con tutte quelle spie- 7 nS c o >• gazioni, che ne danno i metlesinii teologi. In quanto al segreto della confes- sione è di diritto naturale, divino ed ecclesiastico. E di diritto natu- rale, perche; è fondato sulla giusti- zia, che obbliga a custodire un se- greto, il quale viene confidato con tal condizione, e sulla carità, la qua- le proibisce di fare agli altri quello che non vorremmo a noi fatto. E di diritto divino egualmente che il -sagramento della penitenza , dap- poiché Gesù Cristo nello stabilirlo, stabih pure la legge del segreto, senza il quale nulla sarebbe stata l'istituzione del sagramento, niuuo certamente volendosi espone a li- schi certi , come quelli della pub- blica infamia, e della morte stessa, nel caso della rivelazione de' pro- pri enormi delitti. È poi di diritto ecclesiastico, dopo che il concilio generale lateranense IV condannò i confessori, i quali violano il segre- to, ad una penitenza perpetua in qualche monistei'O. La legge eccle- siastica , che prescrive al confessore il silenzio assoluto è antichissima , giacché sino dal quarto secolo fu- rono soppressi i penitenzieri, come dicemmo di sopra parlando di Net- tario, perchè un delitto accusato a quello di Costantinopoli era dive- nuto pubblico , ed avea prodotto dello scandalo; laonde il concilio lateranense tornò a comandare il segreto senza veruna eccezione. Que- -sta legge è sì stretta, e così estesa, che un confessore può dire col s. Agostino: « quello, che so per mez- •> zo della confessione , meno il so -■' di quanto ignoro del tutto ". S. Giovanni Climaco osserva , che Dio veglia specialmente nella sua Chiesa a questo riguardo , e nel- r epist. ad Pastor, e. 1 3, dice ; CON • Non s' è mai udito, che i pecca - •' ti, i quali si sono confessati nel •• tribunale della penitenza sieno • stati divulgati. Dio ciò non per- •> mette aflinchè i peccatori non sie- -•' no distolti dalla confessione, e in •♦ conseguenza non sieno privi dd- •' la sola speranza di salute, che ad " essi rimane ". Oltre ai vantaggi, che procaccia la legge del segreto rispetto alla confessione, ella è anche somma- mente utile allo stato, col porre il .sacerdote in caso di arrestare il corso dei più gravi delitti e dis- ordini , collo ispirare ai peccato- ri senlimoiti di un sincero pen- timento, distogliend'ì, od obbligando il penitente negandogli l'assoluzio- ne, a prevenirne l'esecuzione. Que- sta riflessione la conobbe assai be- ne Enrico IV re di Francia, quan- do il p. Colon suo confessore gli portò queste, ed altre ragioni . E noto che nell'anno i383 s. Giovan- ni Nepomuceno volle sofFiire cru- deli tormenti, e la morte, anziché manifestare all'imperatore Wences- lao la Confessione dell'imperatrice Giovanna di Baviera sua moglie. 11 segreto della confessione é adunque assolutamente necessario, ed obbli- ga i confessori , e i penitenti. Ob- bliga pur questi , perchè la giu- stizia e la carità li costringono a tacere quello che non potessero rivelare senza mancar di rispet- to al sagramento , o senza fave un torto ingiusto al confessore, sic- come fanno coloro che pubblica- no e pongono in burla le doman- de savie e prudenti, le quali so- no state loro fatte dallo stesso confessore , e i pii avvisi , e le salutari penitenze ad essi impo- ste. Un penitente deve denunciare CON al vescovo un confessore perico- loso 5 che lo avesse sollecitato al delitto , o voluto indurre nel- r errore. Questa regola è fonda- ta nei pontificii decreti massi- me di Pio IV, Gregorio XV, Benedetto XIV , ec. E primiera- mente Gregorio XV confermò la costituzione dell'immediato prede- cessore Paolo V, il quale nel 1608 r avea mandata all'inquisitore ge- nerale di Portogallo, ed ordinò ai 3o agosto 1622 colla costituzione 34, Bull. Roin. toni. ITI del Che- rubini, al tribunale dell' inquisizio- ne, che severamente castigasse qua- lunque sacerdote, il quale col pre- testo delia confessione vera, o fin- ta sollecitasse i penitenti ad atti disonesti, pi'ima o dopo la confes- sione, oppure nel luogo ove soglio- no sentirsi le confessioni, sebbene queste non si effettuassero. Dipoi il zelante Benedetto XIV volendo to- gliere gli abusi introdotti nel tri- bunale della penitenza, colla bolla Sacramenlum poeni lenii ae, data ai 17 giugno 17413 che si legge nel Bull. Bened. XIV., tom. I, p. 5o, rinnovò le pene contro i solleci- tanti imposte da Gregorio XV col- la menzionata costituzione, e dalla congregazione del s. OfBzio a' i i febbraio 161 i, e da altra congre- gazione tenuta alla presenza di A- lessandro VII a' 24 settembre i665. Vietò pertanto Benedetto XIV nuo- vamente a tutti i sacerdoti di u- dire la confessione de' loro compli- ci in peccato disonesto (a' quali im- pose il precetto di denunziarne il sollecitante) fuorché in caso di estre- ma necessità, cioè in articolo di morte, quando non siavi altro sa- cerdote, che possa esercitai'e l'uffi- zio di confessore. In questo caso dichiarò poscia il Pontefice agli 8 COX 99 febbraio 174^» colla costituzione Aposlolìcì, loc. cit. p. 4^9) che po- trà udire la confessione del com- plice suddetto un semplice sacer- dote non approvato, anche in pre- senza dell' approvato sollecitante , purché non vi sia pericolo di scan- dalo, o d'infamia, che con mezzi opportuni dovrebbe sfuggire il sa- cerdote complice. L'assoluzione di questo tuttavia sarebbe valida nel punto di morte, ma egli restereb- be soggetto alle censure nella me- desima bolla fulminate , cioè di scomunica riserbata alla santa Se- de. Indi con decreto della congre- gazione generale del s. Offizio, ai 5 agosto dell' anno stesso 1 745, dichiarò ancora le pene contro i sollecitanti, e contro quelli, che si abusano del sagrifizio della messa per fare sortilegi, o indovini per caso. Introdotto poi l'abuso in Porto- gallo, che alcuni confessori esige- vano dai penitenti il nome de' com- plici, che poscia correggevano con mal consigliato zelo, onde nasceva un naturale abborrimento al sa- gramento della penitenza, il Cardi- nale inquisitore di quel regno, e il Cardinal patriarca di Lisbona si opposero sollecitamente a s\ dan- ne vole opinione, che procurarono per altro di sostenere alcuni dot- tori con iscritti perversi. Quindi, ai 7 luglio 1745, Benedetto XIV^, colla bolla Suprema, Bull. Maga. tom. XVI, p. So 5, la condannò come scandalosa, alla fama del pros- simo ingiuriosa, e tendente alla violazione del sigillo sagramentale. Indi, a' 2 giugno dell'anno seguen- te 174^? coU'autorità della bolla Uhi priinum, loc. cit. tom. XVII, p. 29, impose la pena di scomu- nica riserbata al sommo Pontefice, loo CON a quelli che prendessero in altro senso la sopraddetta condanna , confermando tutte con nuova bol- la, Ad erudiendam , de' 28 settem- bre 1746, loc. cit. pa^. 87J alla quale dipoi a' io dicembre 1749» aggiunse la bolla, Apostolici niini- sterii, loc. cit. tom. XVIII, p. 00, in cui ordinò, che i penitenti in- terrogati dai confessori del nome dei loro complici, sieno obbligali a denunziarli all'Ordinario, il quale dovrebbe prendere i provvedimenti opportuni contro de' medesimi con- fessori denunziati; anzi vi è l'ob- bligo di denunziarli anche al santo Oftizio, se dalle circostanze si co- nosca, che tali confessori mostrino adesione alla massima falsa, che sia lecito il domandare il nome del complice. Sono però esonerati dal- la denunzia quei penitenti, che so- no colpevoli della mancanza. È pe- rò da notarsi attentamente, che l'obblicro di denunziare il confes- sore interrogante nel nome e per- sona del complice, secondo la co- stituzione benedettina, riguarda il solo caso in cui consti al peniten- te dell'adesione alla falsa massima per parte del confessore anzidetto, ovvero una tale adesione si possa dal penitente con fondamento ar- guire dal modo di procedere diì confessore. § V. Confessioni generali , e confessioni pubbliche. Fra tutte le eccellenti pratiche, consuetudini , e ordinamenti della Chiesa, poche ve ne sono, la cui origine non rimonti alla veneran- da antichità, o almeno da essa non derivino. Una di queste è la con- C0\ fe'ssione generale di lutti i peccali commessi dall'uso di ragione, la qua- le ordinariamente si fa da quelli, die di proposito vogliono corregger- si, cambiar tenore di vita, ovvero da quelli, che per maggior sicurez- za, o pel timore di non avere avuto nell'accostarsi ai sagramenti le con- dizioni richieste per farlo con frut- to, e da veri cristiani, prendono la generosa risoluzione di sottoporre di nuovo al tribunale della peni- lenza tutti i peccati della vita tras- corsa. Dicono i teologi e i mora- listi, che è necessario il fare una confessione generale di tutti i pec- cati mortali, tutte le volte che le confessioni precedenti fossero slate nulle, o sacrileghe, e ne riportano i motivi , e le circostanze. Fuori però di alcuni casi , che rendono le confessioni generali o necessarie od utili, non è a proposito il per- metterle ai penitenti, particolarmen- te agli scrupolosi, i quali non vi trovano la pace, di cui vanno in traccia con inquietudine, ed i quali quando ne abbiano fatta una, già ne vogliono incominciare un'altra, a pregiudizio della tranquillità della loro anima, e di quella del confes- sore. Il primo caso d'una confessione generale, che rinvenne il lodato benedettino p. Chardon, Storia dei Sagramenti t. II. p. 92. e seg., è quello della femmina, di cui par- lano Socrate e Sozomeno, la qua- le confessò al sacerdote penitenzie- re tutti i peccati che aveva com- messo dopo il battesimo, sebbene evvi molta probabilità che non fosse generale, ma la prima confessione eh' essa facesse dopo il battesimo. Certo è, che s. Arido confessò alla presenza del b. vescovo Nicezio tut- ti i peccati commessi dalla sua CON prima giovinezza , ed altre volte accusatine! tribunale della penitenza, come narra s. Gregorio di Tours. S. Eligio per mezzo d'una confes- sione generale cominciò a darsi alla vita penitente, da lui poscia santamente condotta, locchè avvenne al principio del settimo secolo. Non solo ciò praticavasi di tempo in tem- po dalle persone pie, che si sentivano eccitate a farla da spirito di peni- tenza, ma talvolta i più saggi pre- lati consigliavano , ed ordinavano la confessione generale; così fece l'arcivescovo Incmaro col giovine Pipino re d'Aquitania, il quale a- veva menato una vita piena di dis- ordini . S. Anselmo consigliò la stessa cosa a suo fratello, che pre- para vasi a tare il viaggio di Ter- ra santa. Racconta s. Pier Damia- ni, che dinanzi l'altare di s. Pietro rn Roma, e sotto la confessione di esso, ricevette la confessione gene- rale dei l'imperatrice Agnese, che la fece con profluvio di lagrime in- cominciando da quanto le era ac- caduto dall'età di cinque anni si- no a quell'ora. Sino dal principio dell'Ordine cistcrciense, i novizi su- bito dopo la loro conversione do- vevano confessare all'abbate tutti i peccati della vita trascorsa. Il p. Martene narra, che s. Federico ve- scovo di Liegi avanti d'intraprende- re il viaggio di Gerusalemme, fe- ce a Berengario abbate di s. Loren- zo la confessione generale. Queste ed altre sono le prime confessioni generali di cui si abbia memo- ria. Per ciò che riguarda la confes- sione pubblica, oltre a quanto ab- biamo detto più sopra , si rileva da s. Cipriano, che nei pi'imi se- coli non solamente si faceva la confessione pubblica dc'peccati oc- CON loi culti, ma eziandio la si faceva al- la presenza de' sacerdoti , i quali col vescovo formavano il senato ec- clesiastico: laonde la penitenza im- ponevasi alla presenza de'sacerdoti, che insieme col vescovo erano giu- dici dei peccati pubblici, notori ed occidti, loro confessati spontanea- mente, o discoperti. Abbiamo da Eusebio , Hislor. eccles. lib. 5, cap. ultimo, che Natalio confessore pentito del peccato commesso, si prostrò ai piedi del Papa Zeffirino, eletto l'anno 2o3 dal clero, e dal popolo, per ottenerne il perdono : si rivolse Natalio anche al popolo afiìnchà lo aiutasse appresso Dio colle sue orazioni , e gli servisse d'intercessore appresso il Papa, e i sacerdoti. Di questa medesima disci- plina si fa parola di frequente negli scritti di s. Cipriano, perchè una quantità di fedeli caduti nelle perse- cuzioni, e bramosi di riconciliarsi senza passare per le prove della pe- nitenza canonica, ottenevano lettere dai martiri, che chiedevano grazia ai vescovi per loro. Da tali passi, e da altri si rileva, che ne'pi'imi secoli della Chiesa, si faceva la confessione pubblica de' peccati alla presenza del vescovo, del clero, ed anche del popolo, il quale condole vasi co'pe- nitenti, e univa le sue orazioni al- le loro per ottenere da Dio, e dai suoi ministri la grazia della licon- ciliazione. Nei primi secoli non era cosa rara accusarsi pubblicamente dei peccati segretij o questa confessio- ne si facesse di proprio moto del peccatore, il quale per questa via studiavasi di placar la divina giu- stizia, oppure per consiglio del sa- cerdote, a cui si aveva segretamen- te accusato, e il quale alcune vol- te per l'altrui edificazione, o per 102 CON altri molivi obbligava il penitente a rivelare in pubblico ciocché a- vea air orecchie di lui confidato. Tuttavolta la Chiesa prendeva le più prudenti precauzioni, acciocché questa confessione non pregiudi- casse a coloro, che la facevano. Lo che era tanto più necessario, per- chè senza tali precauzioni i pe- nitenti si sarebbono esposti al ri- gore delle leggi civili, che con- dannavano a morte i rei di alcuni delitti soggetti alla pubblica peni- tenza. Questa precauzione divenne ancor più necessaria sotto gl'im- peiatori cristiani, i quali avevano decretata pena di morte contro molli delitti, che sotto i principi pagani non si consideravano capitali. Quindi non si obbligavano a cagion di esempio gli omicidi, e gli assassini ad accusarsi in pubblico, come né anche le femmine adultere, o gli uomini che avessero commesso a- dulterio con donna nobile, e molto superiore alla loro condizione, per non esporsi al rigore delle leggi, e ad altri inconvenienti,, che sareb- bono venuti dietro a tal pubblica confessione. V'ha motivo di crede- i-Cj che per riparare ai disordini di certe confessioni pubbliche, non si facevano che quelle consigliate dai sacerdoti a cui si era fatta la con- fessione segreta; lo che sembra in- sinuare Origene, Honi. i. in Psal. 37, secondo lo spirito, e la consue- tudine della Chiesa del tempo suo, ciocché durò sino al settimo se- colo. Tuttavolta nel quinto secolo il Pontefice s. Leone I scrisse una lettera ai vescovi della Campania per moderare lo zelo di quelli che costringevano i penitenti ad accu- sarsi in pubblico delle loro colpe segrete, Epist. 336: •> Io cuinaudo COiX che in ogni maniera si reprima la presunzione di alcuni, i quali contro la regola apostolica, e contro ogni legge esigono da' fe- deli, che scrivano nei libelli, e palesino pid^blicamente ogni spe- cie di peccati, poiché basta sco- prire al solo sacerdote in con- fessione segreta i peccati, di cui uno si conosce colpevole. Con- ciossiaché, quantunque paja lode- vole l'ardore della fede in colo- ro, che per amor di Dio voglio- no soffi-ire la pubblica confusio- ne : tuttavia i peccati di tutti non sono tali, che quelli i quali domandano la penitenza non ab- biano a temere nel pubblicarli. Si lasci dunque codesta mala » consuetudine, per non allontana- re molti da' rimedi della peni- tenza, o a cagione della verecon- dia, o per tema di non far sa- pere i fatti propri a'ioro nemici, ed esporsi cos\ al rigore delle leggi ". Questa lettera di s. Leo- ne I mostra primieramente, che la Chiesa non usò mai costringere i peccatori ad accusarsi pubblica- mente di quepeccati, che pote- vano esporli o alle severità delle leggi, o ad altri inconvenienìi con- siderabili , perché li avreb!)e al- trimenti distornati dal chiedere la penitenza. In progresso di tempo in- tiepidito il cristiano fervore, e dive- nendo più sensibili gl'inconvenienti delle confessioni pubbliche, se ne a- bolì la consuetudine insensibilmente, e se nei secoli posteriori se ne tro- vano alcuni esempi, questi sono ra- rissimi, né si può dire, che il costu- me più sussistesse, come si vedrà dai seguenti esempi. PotamiOj vescovo di Braga , nel concilio di Toledo del 5òQ , con- fessò a' vescovi ivi radunati un gra^ e C) X vissimo tlelitto occullo, per cui fu deposto dal vescovato. S. Teodai- do, vescovo di Narl)ona, trovandosi nel monistoro di s. IMartino di Cliar- tres moribondo, alla presenza del- l'abbate e di tutti i sacerdoti, clic avea seco, fece la confessione di tutti i suoi peccati, dimostrando col pianto il suo dolore. S. Annone, arcivescovo di Colonia, egualmente prima di morire alla presenza del- l'abbate Ersone, dei padri, e dei fratelli di altri monisteri, confessò pubblicamente quanto avea fatto in tutto il corso dellr vita, dichia- randosi reo e peccatore. S. Gelalo eremita si recò nel 1070 in Ro- ma, e fece la confessione innanzi al Papa, ed ai Cardinali. 11 re d'In- ghilterra Guglielmo il Conquistato- re, in punto di morte fece al- 'trettanto ad alta voce, presenti mol- ti sacerdoti , e grandi del regno , dalla gioventù sino alla vecchiaia, pregandoli ottenergli da Dio la re- missione de peccati. Lo stesso, sen- za nulla dissimulare, fece al punto estremo nel i i58 Ugo, vescovo di Cantorbery, avanti tutti i religiosi, priori, ed abbati di Normandia ; ed i prelati gì' imposero la peni- tenza. Il p. Martene, De ant. Ec- cles. rit. t. II, e. 6, riporta anco- ra altri posteriori esempi di con- fessioni fatte a sacerdoti insieme , che tutti davano l'assoluzione al penitente. Finalmente ne abbiamo un esempio nel secolo XVI ; cioè allorquando nel i5i5, celebrando in Bologna la messa Leone X, al- la presenza de' Cardinali, e di Fran- cesco I re di Francia, in uno alla sua corte, non potendo per la fol- la ammettere tutti alla comunione, un ufficiale francese ad alta voce disse : » Poiché santo Padre non " mi posso comunicare dalle vostre CON io3 " mani, né confessarmi all' orecchio " di vostra Santità, dirò il mio » peccato in pubblico; che ho com- »« battuto con tutta la mia forza " contro il defonto Papa Giulio II. Alloia il re colla sua vivacità , e naturale franchezza, che in tutto il tempo della messa era stato colle mani giunte innanzi al suo volto, con voce alta soggiunse: " Vera- » mente santo Padre, io sono nel- » lo stesso caso ; ma quel Ponle- » lice ei-a il più formidabile dei » nostri nemici , e sarebbe meglio » ch'egli fosse stato alla testa del- » V armata, che sulla cattedra di « s. Pietro ". La maggior parte dei signori della sua corte confes- sarono pubblicamente la stessa col- po^ per cui Leone X sul momento diede a tutti l'assoluzione dalle cen- sure, in cui potevano essere incorsi. Per altro è troppo noto quanto Giulio II dopo la sua morte fosse commendato altamente nel concilio generale laleranense V , e difeso dalle accuse, siccome doppiamente glorioso, pel sacerdozio santamente esercitato, e pel principato valoro- samente sostenuto. Si per le confessioni generali, che per le confessioni ordinarie, è ne- cessario l'esame, o discussione della coscienza, affine di conoscere i peccati, detestarli, ed accusarli, e riceverne dal confessore la sagrameli tale as- soluzione. L'assoluzione è un atto pel quale un sacerdote approvato qual giudice , e qual ministro di Gesù Cj'isto, in suo nome, e col potere, ch'egli ha da lui ricevuto, rimette i peccati al penitente, il quale presentasi colle debite dispo- sizioni. Dappoiché il senso delle pa- role , ego le absoh'O, non è già : io vi dichiaro che i vostri peccali vi sono rimessi; ma bensì : io qual J o4 CON ministro di Gesù Cristo vi riinelto i vostri peccati; io vi amminislvo il sacramento della penitenza, col- la grazia remissiva de' peccati. Così decise il concilio di Trento, sess. i4) e. 6, can. g. Per conseguire l'assoluzione e il perdono de' pec- cati, è necessaria la contrizione, cioè il dolore, e la detestazione dei pec- cati commessi, con un fermo pro- posito di non più commetterne. Fi- nalmente è obbligo di fare la pe- nitenza imposta dal confessore in proporzione delle colpe commesse. f^. Pompeo Sarnelli , Lett. eccles. tom. VII, Lettera X Della confes- sione pubblicaj Dionigi di Sainte Marthe, Trattato della confessione contro gli errori dei calvinisti, Pa- rigi 1 685 ; Lorenzo Cozza , Dubia selecla circa sollicitationeni , Romae 1709; Domenico Soto , Trattato del segreto ec. Dovai 162 3; Giro- lamo Onofrio, Trattato del sug- gello della confessione, Milano 16 1 i ; Giovanni Maldero , Trattato del suggello della confessione j Lenglet Dufresnoy , Trattalo storico , e dogmatico del segreto inviolabile della confessione, Parigi iJiS; Trattato della Confessione gene- rale del ven. servo di Dio il b. Leonardo da Porto Maurizio , i83o. CONFESSORE ( Confessarlus ). Sacerdote secolare o regolare, che ha facoltà di ascoltare la confessio- ne dei peccati, e di assolverli col sagramento della penitenza; mini- stero delicato, pericoloso, terribile, e di gran responsabilità, per cui i vescovi con prudenti precauzioni lo conferiscono dopo un rigoroso esame, a quelli forniti delle neces- sarie qualità. Benedetto XIII nel i'ji5 ordinò ai confessori, che nel confessare in chiesa, o in sagrestia, C O \ i confessori secolari usino la cotta, e la stola, e i regolari la sola sto- la, sotto pena di sospensione di con- fessare sì ai primi , che ai se- condi. Ai confessori sono assolutamente due cose necessarie per la validità della confessione, la potestà d'or- dine, inseparabile dal carattere sa- cerdotale, che si dà a tutti i preti nella loro ordinazione, e la potestà di giurisdizione : l' ordinazione dà ai sacerdoti la potestà interna, e soprannaturale, che è richiesta per parte del ministro per rimettere i peccati ; la giurisdizione dà quello che è richiesto dalla parte dei fe- deli, cioè l'autorità di giudicarli, quando si accusano dei loro pecca- ti. Tutti i sacerdoti nella loro or- dinazione ricevono la potestà di as- solvere i peccati, non ricevono però i soggetti su cui possano esercitare quella potestà; e questi soggetti non sono loro dati che per mez- zo della giurisdizione, che è ordi- naria, o delegata, e che si concede dal vescovo , o da qualche altra persona privilegiata. La necessità di questa duplice potestà, per la validità della confessione, è fon- data sul diritto divino, dichiaiato nel XXI canone del concilio gene- rale lateranense, celebrato da Inno- cenzo III; sul cap. f, sess. i4 del concilio di Trento; sul decreto di Eugenio IV; sull'autorità de' prin- cipali teologi; sulla natura della as- soluzione, la quale essendo un atto giudiziario o di giustizia, suppone necessariamente nel confessore che è giudice, la giurisdizione sopra i soggetti, dappoiché è evidente, che non potrebbe portare giudizio, pro- nunciar sentenze obbligatorie, se non avesse soggetti sui quali abbia au- torità, o che sieno obbligati ad CO.N nl)ljicìirgli. Da tali principii ne se- gue: » I. Chiun([iie non sia sacerdote, 0 che essendolo non abbia la giurisdizione ordinaria o dele- gata dal superiore legittimo, non può confessare valida- mente. , I confessori che abbiano la giiu'isdizione ordinaria o dele- gata, non ne possono usare validamente che sui loro sog- getti ; il Papa sopra lutti i fedeli della Chiesa universale; il vescovo sopra i suoi dioce- sani ; il curato sopra i suoi parrocchiani; i superiori re- golari sopra i loro religiosi ; i cappellani degli eserciti sui soldati dei reggimenti di cui sono cappellani. 1 curati non possono essere chiamati dai loro confratelli per confessare nelle loro par- rocchie, salvo che non fossero approvati per tutta la dioce- si, secondo il diritto comune. Lo possono tuttavia in virtìi della consuetudine, e del con- sentimento tacito dei vescovi, che sono sempre padroni di revocare questo medesimo con- sentimento. I vicari di un annesso non possono^ sulla requisizione del curato, ascoltare validamente le confessioni dei parrocchiani del luogo principale, senza una permissione particolare del ve- scovo, perchè la loro giurisdi- zione è limitata a' loro annessi. I regolari non possono confes- sare i secolari senza essere ap- provati dai vescovi, né esten- dere le loro approvazioni da una diocesi ad un'altra, come CON loJ se, essendo approvali in sua diocesi, fossero presunti di es- serlo in tutte le altre. Non basta, che domandino l'appro- vazione, bisogna che la otten- gano, senza eccettuare né i pro- fessori di teologia, né persino i generali d'Ordini religiosi. Ogni confessore approvato può confessare le persone delle al- tre diocesi, che vengano a pre- senlarglisi in buona fede, e non per fiode, onde evitare i confessori delle loro diocesi : laonde i pellegrini, i viaggia- tori possono confessarsi dove si trovano, giacché sono sog- getti agli Ordinari de' luoghi ne' quali s' incontrano senza dolo per ricevere i sa 'bra- menti. Ogni confessore approvato può assolvere gli stranieri, anche dai casi riservati nella diocesi di essi, ma non da f|uelli che fossero riservati nella diocesi del confessore. I confessori che non sono cu- rati, non possono confessare i loro penitenti nelle diocesi in cui non sieno approvati, f). Un confessore approvato per un monistero di fanciulle, non é presunto approvato per un altro. Un confessore straordi- nario che si desse loro per una volta, non può parimen- ti confessarle una seconda vol- ta, senza una nuova delega- zione, o. Un confessore che abbia avu- to i casi riservati per un tem- po limitato, può, dopo finito questo tempo, terminare le con- fessioni dei casi riservati che avesse cominciate, mentre du- rava quel tempo. Quello che io6 CON -•-• avesse avuto una delegazione » generale in una diocesi per « assolvere dni casi riservati , 3. commutare i voli, dispensare !> dagl' impedimenti del matri- 5> monio ec, non perde la sua » potestà alla morte del prelato « che lo avesse delegato, ma la » conserva fino alla revocazione w del suo successore. Non acca- j> de il medesimo per una de- 55 legazione particolare per l'as- » soluzione di alcune persone in 5» particolare, o per qualche al- !> tra funzione della giurisdizio- « ne spirituale; queste delega- M zioni finiscono colla morte del « vescovo allorché non siano -•5 ancora cominciate, da che non -•» sono tante grazie accordate « al delegato, quanto commissio- M ni, delle quali gli si dà l'ese- » cuzione: nudimi rninisteriuni ". I concilii emanarono santissime previdenze sui confessori, e le prin- cipali sono le seguenti, che riguar- dano le loro qualità, e doveri. Un sacerdote essendo in peccato mortale non perde per questo il potere di rimettere i peccati, per- chè la virtìu dello Spirito Santo, che lo ha renduto ministro di Gesìi Cristo coU'ordi nazione, non cessa di produrre il suo effetto. Concilio di Trento sess. i4 de Poe ni t. Il sa- cerdote che avrà rivelata la con- fessione sarà messo in prigione per- petua, e non vivrà che di pane ed acqua. Concilio di Pannaflel, anno i3o2, can. 5. Lo stesso decreto e- mano il concilio provinciale, di Maoonza del 1049. I sacerdoti non ascoltino le donne nel Confessiona- le [Fedi), senza necessità, prima del levare del sole; ma nella chie- sa m vista di tutti, e tra il coufes- CON sor;ì e il penitente siavi una gelo- sia di legno che li divida, e non vadano a confessar nelle case senza precisa necessità, tanto gli uomini quanto le donne. Concilio di Mi- lano del i565, pag. 2, tlt. 6. Se un penitente ricusa di deporre i sentimenti d'odio e d'inimicizia, o di restituire per quanto potrà la roba altrui ; se non è pronto a rinunziare allo stato di peccato mortale, e a schivare le occasioni, che potrebbero farlo ricadere nei falli, de' quali si accusa, il confes- sore non deve assolverlo; ma deve a questo proposito consultar la dot- trina eh' è ricevuta nella Chiesa, e tenere una condotta , che sia a quella conforme. Regole di s. Car- lo sopra V amministrazione de' sa- cramenti. Nessun prete confesserà nella parrocchia senza licenza del curato, e del suo superiore. Il cu- rato è qui nominato il proprio sa- cerdote, siccome altrove. Concilio di Parigi del 1212, can. 12. I vescovi sono esortati ad usare buon discernimento nell'approvazio- ne de' confessori, e a non conceder loro senza gravi i-agioni di assol- vei'e dai casi riservati. Concilio di Soisson, del 14^6, Regola VII. 11 sacerdote deve usare gran di- screzione amministrando la peni- tenza; informarsi studiosamente del- le circostanze del peccato, e delle qualità del peccatore, per conosce- re qual Consiglio Dio gli deve dare, e qual rimedio applicare al suo male. Guardisi con tutta diligenza di non iscuoprire il peccatore per alcun segno, né in qualsivoglia ma- niera; e se ha bisogno di consiglio, lo domandi con circospezione senza esprimere la persona ; imperciocché quegli che avrà rivelata la confes- sione sagrameiitale sarà non sola- CON mente deposto, ma chiuso stielta- lueiite in un monistero per far peni- tenza. V. [V conc. gen. di Lale- rano anno 1 2 1 5, e. 21. Il confes- sore dev'essere di virtù irreprensi- bile, dotto, e di un segreto invio- labile; deve avere della dolcezza per trarre a sé i peccatori; essere di ma- niere consolanti, ma intrepido nel ri- prendere, prudente per applicare i ri- medi a tenore de' mali, rassicurare le coscienze timorose, distinguer leb- bra da lebbra, applicare i rimedi secondo le qualità del morbo. Con- cilio di Colonia anno i536 tit. de Sacrani. 11 sacerdote, che ascolta le confessioni, dev' essere integro e discreto, altrimenti s' egU è avido di lucro, se induce a far delle a- nime ree, se vuole investigare cu- riosamente ciò che non gli appar- tiene, se è indulgente cogl' indocili, se non sa sviluppare una coscienza intrigata; s'è dato all' ubbriachez- za, e alla collera; se è leggero, e incapace di custodire il segreto, si può ben dire, ch'egli è più atto a far perire il gregge, che ad im- pinguarlo a buoni pascoli. Ibidem e. 33. JVoi raccomaivliamo ai sa- cerdoti nelle parrocchie, che ascol- tano le confessioni , di farlo con molta attenzione, e cautela, vale a dire d' informarsi con esattezza dei peccati del penitente , e delle cir- costanze che gli hanno accompa- gnati, in guisa che porgano a' sem- plici maniera di confessarsi , e di- scuoprire la loro coscienza, senza insegnar loro né direttamente, né iiidiretlamente il male, che non san- no. Sinodo di Charlres, anno iSsG. 1 confessori devono avere il cuore tonerò e compassionevole, ad esem- pio di s. Ambrogio, del quale leggia- 'nio, che qualunque volta un pecca- tore presentavasi a lui per chie- CON 107 dergli la grazia della poiiitenza, versava egli stesso tante lagrime, che ne spremeva dagli occhi del suo penitente. Sinodo di Troja, anno i4'J'9- Queste ed altre sono le qualità e i doveri, che i vene- rabdi concili esigono dai confes- sori. Il santo Cardinal Borromeo arcivescovo di Milano, nel primo concilio cui tenne in quella me- tropoli , fece decreti , i quali rac- chiudono le qualilà dei confessori nella scienza, nella pietà, nello ze- lo, nella carità, nella prudenza, e nella pazienza coi penitenti. Molte egualmente, ed utilissime sono le provvidenze prese dai som- mi Pontefici sui confessori, come si tratta ai diversi articoli, massime a Confessione sagranientale, Parro- chi, Monaci, ec. (P"edi),e noi ci limi- teremo qui a riportarne alcune. Ur- bano Vili ordinò, clie tutti i sa- cerdoti approvali ad udire le con- fessioni, avessero presso di sé, e leggessero con diligenza la bolla in Coena Domini. JNel pouliflcalo d'Innocenzo Xll si eccitò in Por- togallo una contesa tra l'arcivesco- vo di Braga, e il vescovo di Leiria da una parte, e dall'altra alcuni regolari, i quali pi'etendevano di non potere essere proibiti dal con- fessare, essendo stati approvati a questo ministero dai vescovi ante- cessori. Il Papa perciò, a' 6 settem- bre i6g8, colla costituzione Enia- navit, che si legge nel Bull. Roni. tomo IX, p. 4'^'^j approvò il de- creto della sagra congregazione dei vescovi e regolari, in cui si coman- dava r osservanza in quel regno della costituzione di Clemente X de'^i giugno 1670 contro quelli, che confessavano senza licenza de- gli Onlinari attuali, non ostante la bolla della crociata , la quale m io8 CON questa inalcria iiou aveva intiodot- lo diritlo alcuno di nuovo. Olire a questo, essendosi lagnati i vesco- vi dello stesso reame, che molli pretendevano in vigore de' pii\'ile- gi della medesima crociata, di po- tersi confessare con ogni confessore approvato da qualunque vescovo, benché questo non fosse l'Ordina- rio del luogo ove tal confessione si facesse, per la qual sentenza il commissario della Bolla della Cro- ciala [f'^ecli] aveva pubblicato un libio voluminoso, lo stesso Inno- cenzo XII colla costituzione Ciun sicut, loc. cit. p. 537, data a' 19 aprile 1700, dichiarò che la bolla della crociata non concedeva ai confessori la facoltà di poter con- fessare senza l'approvazione del ve- scovo di quel luogo, in cui sono i penitenti; e condannando il libro del commissario d. Lorenzo Perez di Carvaglio , condannò pure In- nocenzo XII, con iscomunica riser- vata al Papa, la dottrina contraria a questa dichiarazione. Questa bol- la fu dopo alcun tempo ricevuta, e pubblicata dalle parti, laonde ces- sò affatto la contesa; JMeinoires de TrevouXy fevrier i 702, pag. 202. Avendo dunque Innocenzo XII dichiaralo, che il confessore eletto dal penitente per l' indulto della bolla di crociata, dovea essere ap- provato dall' Ordinario del luogo, in cui si fa la confessione. Bene- detto XIV con la bolla apostolica, Bull. Bmed. XI f^, tom. I, p. 358, pubblicata agli 11 agosto 1744» confermò il decretato da Innocenzo XII, e dichiarò che le bolle d' In- nocenzo XIII de'i3 maggio 1722, e di Benedetto XIII de' 2 3 settem- bre 1724 sulla stessa materia, fra le altre cose decisero, che i regolari sono affatto esclusi dal godimento CON dell' indulto di esse perciò che ri- guarda l'elezione del confessore re- lativamente al privilegio, che la stessa bolla della crociata concede, riguardo all'elezione del confessore. Lo stes- so Benedetto XIV a' 5 agosto 1 748 emanò la bolla Pastoralis, Bull. Bened. XIV, tom. II, p. 4?'? col- la quale prescrisse diversi regola- menti sopra la nomina de' confes- sori straordinari per le monache. y. r Alexandris , De Confessano Mordali uni, Romae 1763; Terzngo, Istruzione pei Confessori, Venezia 1823. Sarnelli, nel tom. Vili, p. 81, lett. XXXV, tratta del con- fiissore da eleggersi da taluno per facoltà del Papa, che anticamente non riceveva l'approvazione dellOr- dinario, ciò che poi venne rivoca- to dal concilio di Trento. D. Gio- vanni Soglia, ora Cardinale di s. Chiesa, nel 1828 pubblicò in Ro- ma colle stampe del Bourjiè, Del- la penitenza, etc. , ed Avvertimenti ai confessori. Non solo i vescovi sono ordina- ri amministratori del sagramento della penitenza, ma anco talvolta gli stessi sommi Pontefici hanno vo- luto esercitare il ministero di con- fessare, siccome si rileverà dai se- guenti esempi. Clemente Vili, eletto nel 1092, pili volte si vide nel con- fessionale ad ascoltare le confessio- ni di quelli, che gli si presentavano, massime nell'anno santo 1600 nel confessare i pellegrini . Clemente IX, creato Pontefice nel 1667, con singoiar pietà amministrò il sagra- mento della penitenza, in un con- fessionale della basilica vaticana , che subito ilopo la coronazione si destinò. Clemente XI , che regnò dal 1700 al 1721, malgrado i suoi frequenti incomodi, sì nella basi- lica di s. Pietro in Valicano, che CON negli o'^pedali che di frequente vi- sitava, spesse volte sentiva le con- fessioni particolarmente nella setti- mana santa, e per quasi tutte le ore pomeridiane. In un mss., che si conserva dai maestri di camera prò tempore, al capo XXXII, Sa- gramento della penitenza esercitato dall' intenso zelo del Papa Cle- mente XI, si legge quanto segue : » II confessionario del Papa è sera- J5 pre esposto nelle basiliche. » Nostro Signore tutti li sabbati » santi al giorno si è degnato u- it sare questa somma carità nella 55 chiesa di s. Pietro. Deve avvertire >3 il maestro di camera di fare stabi- 5» lire sopi'a di esso il baldacchino 5> di quel colore, che in quel gior- w no la Chiesa usa nei paramenti. « Deve anche addobbarsi la sedia M per il Papa con damaschi tri- » nati, e con tappeti gli scalini del- )5 luna e l'altra banda. Dalla guar- » dia svizzera si fa un gran circo- « lo : dentro di esso restano quelli » della corte del Papa, il Cardi- » nal penitenziere maggiore sulla » banda dritta siede in uno sgabello, -■5 vicino al medesimo il prelato « maestro di camera, e gli altri " penitenzieri. Entrano nello stec- » cato quelle persone, che per or- 5> dine di monsignore maestro di ca- sa mera si fanno ammettere, e de- « ve questo preferire i forestieri, e 5» quelli che sono raccomandati » dai penitenzieri, nei limiti però j> della discretezza, poiché siccome 55 è necessario che si spediscano 55 quelli che hanno maggior biso- 5) gno, cos\ come quelli ricorrono 55 in questo tribunale non devono 55 avere l'intero arbitrio, per non 55 permettere ch'entrino quelli che S5 a loro piace, sieno o non sieno 55 X'icorsi alla sagra penitenzieria. CON lOC) » Il numero maggiore non è " stato più di ventitre di quelli 55 che hanno goduto di questo van- 5' taggio, tra' quali alcuni religiosi, 5' e preti. Confessò anche sua Bea- 55 titudine nella basilica di s. Gio- 55 vanni in Laterano nell'aprile 1702. 5' Non si ammettono le donne per 55 maggiore rispetto, e se mai en- '5 trassero delle donne nello stecca- 55 to, con moderazione, e modestia 55 si suol permettere ; ma quando !■> monsignor maestro di camera 55 prevede qualche libertà poco 55 discreta, deve destramente prov- >s vedere, come fece il medesimo 55 prelato per mezzo de'parenti in 55 s. Giovanni in Laterano con al- 55 cune donne ". Il Pontefice Benedetto XIII, elet- to nel 1724, essendo stato prima per moltissimi anni arcivescovo di Benevento, continuò nel zelan- te esercizio delle funzioni episcopa- li, e di frequente nel suo pontifi- cato si vide esemplarmente eserci- tare anche l'uffizio di parroco, e confessore nel confessionale. A que- sto Papa dobbiamo la canonizza- zione di s. Giovanni Nepomuce- no boemo, protomartire del sigillo della confessione sagramentale, per cui meritò che dopo 34^ anni do- po la sua morte e martirio ch'eb- be luogo nel i383, fosse ritrova- ta incorrotta, e fresca la sua lin- gua, che avea negato all'imperato- re Venceslao, di rivelare la con- fessione dell imperati ice di lui con- sorte e penitente del santo. /^. il p. Menochio, tomo II p. 227 delle sue erudite Stuore, capo XXXVIIT ; De' confessori de'principi, ove ripor- ta le ragioni, per cui non si deve procurare un tal delicato, e grave uffizio. Il Berlcndi , Dell'oblazioni dell'altare alle p, 274, 3o5, e seg. 1 1 o e O X trattò il punto, che i confessori non possono celebrare le messe im- poste da loro ai penitenti, né dar- ne in penitenza se non a' sacer- doti. Su questo argomento possono altresì consultarsi, U istruzione per i novelli confessori, opera d'un ec- clesiastico, che si esercitò nelle mis- sioni, Lucca 1720; Avvertimenti utili a tutti i confessori, del ven. servo di Dio b. Leonardo da Por- to Maurizio, Roma l'jji; Instru- ction de s. diarie aux confesseurs, a E.ome 1828; Manuel des Con- fesseurs, par l'abbé Gaume, cha- noinc a Nevers, Paris i83o. L'uo- mo apostolico istruito nella sua {■orazione al confessionario , opera del p. fr. Gnetano Maria da Ber- gamo cappuccino, Eassano lyyS; Baccari de signori della Missione, Pratica del (Jonftssionale, Firen/o i838, tomi qualtro. CONFESSORE DELLA FEDE [Coìì- fessor). Cristiano, che professò pubbli- camente la fede di G. C, che ha patito per quella, e che era disposto a morire per tal motivo. In questo egli viene distinto da un martire, che ha sofferto la morte per ren- dere testimonianza della sua fede. Nella storia ecclesiastica sovente so- no confusi questi due nomi, ma ])iìi ordinariamente si appellano co/2- fessori quelli, che dopo essere stati tormentati dai tiranni, sopravvisse- ro e morirono in pace; e quei, che senza aver sofferto tormenti vissero .santamente, e sono morti in odore di santità. Racconta il Bernini, Sto- ria delle Eresie pag. or, che nel- la persecuzione di Decio formaron- .si ne' cristiani due classi, i quali cad- dero nella idolatria, come in due t lassi si distinsero i cristiani costan- ti nella fedi^; quei che sopportarono cox i tormenti si dissero martiri, e quel- li, che senza di essi erano chiusi nelle carceri, si chiamaiouo Confes- sori. Il Macri, nella Notizia de' voca- boli, ec. , alla voce Confessor, dice egualmente, che spesse volte signi- fica martire, ovvero che aveva nei tormenti o in presenza de'giudici confessata la fede, chiamato da Ter- tulliano Martyr daignatus. Questi però erano di tre sorta; Confessor si nominava colui , che citato in giudizio confessava liberamente la fede; Professor era quegli, che non citato, da sé stesso si offeriva al martirio ; Exlorris finalmente si chiamava colui, che spaventato dal- l'acerbità de' tormenti, per timoie di non essere indotto a negare la fede, si eleggeva un volontario e- silio, giacché disse Gesù Cristo a- gli Apostoli, Matt. e. IO. v. 23: Quando sarete perseguitati in una città, fuggite in un'altra. In fatti la Chiesa non approvava lo zelo di quelli che da sé stessi soffrivano il martirio, meno in qualche circostan- za in cui erano a ciò mossi dallo Spirito Santo. Clemente Alessandri- no dice, che coloro i quali da sé stessi si presentano ai giudici i;ni- tano la temerità di quelli, che pro- vocano un animale feroce, ed in tal guisa si costituiscono rei del delitto di chi li condanna a morte. Quin- di un concilio di Toledo vietò di accordare gli onori del maitirio a quelli, ch'eiano andati ad esibirsi da sé stessi. Il senatore veneto Flaminio Coi- naro, nel tomo XIII della nuova Raccolta Calogieriana pag. 7 5, ha pubblicato una dissertazione, De cultu s. Felicis presbyteri No- lani cuni litulo Confessoris apud ve- nctos, ove dimostra con vari esem- CON pi eà autorità, essere stato attribui- to il titolo di confessore ad alcu- ni santi martiri, che patirono nel- le persecuzioni. Sullo stesso titolo di Confessore hanno specialmente trattato il Muratori nella Diss. quo tempore vixerit s. Felix Nolanns nel tom. I, Àn., il Baronio in Pracf. ad Martyrologium, p. ^i , ed ai 2 di gennaio; Lilt. R il Ruinart ed il commendatore Vet- tori, De FU Donnientihus p. 24, et in Disserl. Philologica p. 66. V. Martire. Oggi però la Chiesa chiama Confessor i martiri di volontà, che osservarono, e difesero la legge e- vangelica vivendo nell'esei'cizio delle eroiche virtù, e morendo santamente nel bacio del Signore, finché me- ritano di essere registrati nel cata- logo de'santi. Così chiamansi con- fessori i santi, che vanno distinti dagli apostoli, dagli evangelisti, dai martiri, dai dottori, dalle vergini ec. Purpuratns Confessor fu da s. Ambrogio chiamato il buon ladro- ne crocefisso con Gesìi Cristo. Una santa vergine non martire altre volte venne detta Confessa ; nel codice di Piodrado con tal titolo abbiamo, Missae in Natali Virgi- nis confessae. Nel concilio Toleta- no IV s. Leucadia venne chiamata confessor. Confessore alcune volte significò il salmista, il cantore , o il chierico della prima tonsura, per- chè nel linguaggio della Scrittu- ra confìteri è cantare le lodi di Dio, e precisamente nel salmo q: Confilebor libi, Domine, in tota cor- de meo. In questo senso si prende nell'orazione del venerdì santo; y4co- lythis, exorcistis jlectorihiis , osiianis, confessoribus. Il medesimo signifi- cato trovasi nel concilio Toletano primo al canone 9 ; Wulla prò- CON I r I fessa, vel i'idua, absente episcopo vel presbitero in domo sua aiiti- plionas Clini confessore, vel seno suo ficiat. Finalmente Confessore, Confessariiis, per distinguerlo da Confessor, nome consacrato partico- larmente ai santi, chiamasi il prete secolare o regolare, il quale ammi- nistra il sagramenlo della peniten- za. Sull'uffìzio e messa de'confessori Pontefici, e non Pontefici, si può consultare 1' articolo Comune dei Confessori nel Diz. Sacro liturgico di d. Gio. Diclich, Voi. I, p. 1H8, ed il p. Gavanlo colle addizioni del p. Merati, Compendio delle ceri- monie eccl. p. 44*^) ^^^ Comune, de" Confessori. Osserva il Novacs, nella vita di s. Melchiade, Papa XXXIII, eletto nell'anno 3i i, essere opinione di non pochi eruditi, che tutti i trentadue Pontefici i quali lo precedettero, abbiano acquistata la gloria di martiri in difesa della fede, per cagione de' travagli, che sostennero per la causa di Dio, tuttoché diversi antichi scrittori dia- no ad alcuni di essi l'onore soltanto di confessori, perchè veramente non morirono co' tormenti. V. il p. Ansai- di : De marfyribus sine sanguine ad- versus Dodwellum, Mediolani i744- Questa dissertazione fu dal medesi- mo autore fatta ristampare con nuo- ve interessanti aggiunte, e con questo titolo : Dissertaliones dime de Mar- tyribus adversiis Dodwelliun iterimi edilae et illustratae, Venetiis 1756. CONFESSORE del conclave. Questo si elegge nella sede vacan- te per voti dai Cardinali nella ter- za congregazione generale. Il Pon- tefice Pio IV , nella sua bolla In eligendis, che si legge nel Bull. Rom. tom. IV, par. II, pag. \\!ì, ^ 17, prescrisse che per confessore dei Cardinali in conclave si elegges- 11-2 CON se vir religiosiis , per cui molli pretesero che il confessore dovesse essere un rfegolare; ma 'pel concla- ve, ch'ebbe luogo nella morte di Benedetto XIV, ed elezione di Cle- mente XIII, fu la questione sciolta, dappoiché restò eletto per confes- sore d. Adeodato Barcali sacerdote secolare, il quale fu preso per con- fessore dallo stesso Clemente XIII, laonde per uomo religioso si deve intendere di esemplari costumi, pio, e dotto. Per lo più il confessore del conclave è un regolare, che in conclave veste l'abito del suo Or- dine, con l'onorario di scudi tren- ta mensili , con quei compensi , e privilegi, di cui si tratta all'artico- lo Co\cL\visTr. Il confessore del conclave del 18-29 fu il p. Lorenzo da Camerata cappuccino, e predi- catore apostolico, fatto vescovo in partibus dal Papa regnante; e il confessore del conclave i83o-i83i fu il p. Luigi Togni, già prefetto generale de' pp. ministri degl'infer- mi detti Crociferi, ed ora procu- ratore generale de' medesimi. CONFESSORE della famiglia PONTIFICIA. È sempre un religioso sacerdote dell'Ordine de' servi di ìMaria, sino dal pontificato di Pao- lo III, eletto nell'anno i534- D'al- lora fino a Clemente XIII, il con- fessore della famiglia pontificia fu costantemente preso dal medesimo Ordine, mediante pontifìcio rescrit- to, che si rinnovava ad ogni nuovo confessore, a scelta del Papa re- gnante. Quindi Clemente XllI col- la costituzione Gravissìniae Apo- stolici Reginiinis, data a' 19 gen- naio 1762, confermò in peipetuo un tal privilegio esclusivo all'Ordi- ne de' serviti, riserbando però a sé e successori la nomina del sogget- to, da prendersi tra i piìi dotti teo- CO\ logi, ed esemplari religiosi dell'Ordi- ne stesso, nominando egli fr. Anto- nio Maria Borini. Volle inoltre Cle- mente XIII, che i medesimi con- fessori serviti della famiglia ponti- fici;!, godessero in perpetuo il voto attivo, e passivo ne^ capitoli, e con- gregazioni generali dell'Ordine, quin- di a'i4 aprile del medesimo anno concesse al medesimo confessore il posto nella cappella Pontificia, col rispettivo abito del suo Ordine, cioè dopo il predicatore apostolico cap- puccino, il quale siede appresso i procuratori generali degli Ordini re- golari, f^. il Bull. Rom. Conlinua- tio, tom. II, p. "ì^o, ed il Guerra, Epitome Coiist. Allendcnles, tom. IV, p. i55. P' . Captelle Pontifi- cie, ove si tratta del posto che il confessore vi ha, e delle candele, ceneri, palme , ed Agnus Dei be- nedetti, che riceve dalle mani del Papa. il confessore della famiglia Pon- tificia deve confessare quegli indi- vidui appartenenti ad essa, che bra- mano accostarsi al tribunale della penitenza ; ed allorquando nel pa- lazzo apostolico hanno luogo le comunioni generali, in quelle della famiglia nobile interviene il con- fessore per chi ne vuol profittare, assumendo la stola violacea sull'a- bito religioso. Di queste comunio- ni si parla al voi. IX, pag. 166, e seg. del Dizionario. 11 confessore ha stabile abitazione nel palazzo apostolico Quirinale, ed é assistito da un laico del proprio Ordine. L' onorario mensile, che il palazzo apostolico somministra al confesso- re, é di scudi quaranta, e tra le cose, che gli spettano riceve le me- daglie di argento, le quali si conia- no pel possesso del nuovo Papa, e per la festa dei principi degli apo- COIV stoli. Vi Famiglia PoNTinctA, e Servi di Maria ordine religioso. Tra i confessori religiosi serviti della famiglia pontifìcia fiorirono anche degli uomini illustri. Il p. maestro Gio. Battista Caldeiini mo- rì nel 1074) dopo essere stato con- fessore in cinque conclavi. Il p. m. Mariano Grana fu confessore di Gregorio XIII, e di Gregorio XI V. Il p. m. Melchiorre Bonucci fu confessore di Urbano Vili. Alcuni sono stati elevati alla dignità epi- scopale, altri furono menibii di di- verse congregazioni cardinalizie, ed il presente padre confessore lo è di quella di Propaganda fide. CONFESSORE del Papa. È un sacerdote secolare, o regolare, tal- volta monsignor sagrista, e talvolta uu Cardinale. Secondo il benepla- cito de' Pontefici hanno i loro con- fessori onorario mensile, ed abita- zione nei palazzo apostolico, locchè ordinariamente non ha luogo. Ri- cevono bensì dal palazzo apostolico la candela benedetta per la festa della Purificazione, e la palma be- nedetta per la domenica delle pal- me, e le medaglie d' argento pel possesso del Papa, e nell' annuale festiva ricorrenza dei ss. Pietro e Paolo. Anticamente il confessore del Papa aveva diverse attribuzio- ni, come quella di destinare i sog- getti per recitare in diverse circo- slanze il discorso nelle Cappelle Ponlificìe (Vedi). Il Pontefice Gio- vanni XXI f, residente in Avignone, nel i3i6 assegnò l'uffizio di con- fessore del Papa ad un religioso agostiniano, o eremitano di s. Ago- stino, insieme a quello di biblio- tecario, e sagrista ; ma Sisto IV nel 1472 divise questi uflizi, come meglio si potrà vedere agli articoli Bibliotecario di s. Chiesa, e Sa- VOL. xvt. CON ii3 r.RisTA Pontificio. Il confessore del Papa nei ruoli di Paolo IV del i555, che sono i più antichi, i quali esistono nell'archivio del pa- lazzo apostolico , veniva registrato dopo i segretari del Pontefice, e fia gli uffiziali extra ordines. Il confessore del Papa esercita con lui il sagro suo ministero, come con qualunque fedele, meno però che nella formola dell' assoluzione , o- inette l'assoluzione dalle censure, non essendo il sommo Pontefice, siccome augusto capo della Chiesa, in veruna maniera soggetto alle medesime. Il Papa si confessa gi- nocchioni, ed il confessore de more deve stare in piedi ; per altro rice- ve anche il permesso di sedere. Ecco alcuni confessori de' Pon- tefici. Il francescano Nicolò da Cur- bio fu confessore d' Innocenzo IV, che nel 12 54 spirò nelle sue brac- cia, e poi scrisse la vita di quel Papa molto importante per la sto- ria ecclesiastica. Bentivenga de Den- ti venghi francescano, fu confessore e cappellano di Nicolò III, che nel i'278 lo creò Cardinale, e fece pe- nitenziere maggiore. All' articolo Penitenziere maggiore , si tratta dell'assistenza, ch'esso presta al mo- ribondo Pontefice. S. Vincenzo Fer- reri fu confessore dell'antipapa Cle- mente VII ne' primi due anni del suo pseudo-pontificato, indi lo ab- bandonò: s. Antonino, arcivescovo di Firenze, esercitò il ministero di confessore con Gregorio XII, e con Eugenio IV, il quale nel i447 spi- rò nelle sue braccia. Giovanni Al- varez di Toledo, Cardinale di Pao- lo III, fu poscia confessore di Paolo IV, eletto nel i555. Il domenica- no Arcangelo Bianchi era confesso- re di fr. Michele Ghislieri, il qua- le, divenuto Papa, lo creò Cardi- 8 1,4 CON CON naie. Clemente VIIT ebbe per con- Fercnllno, e da ultimo a vicegcrenlc. fessole Francesco Toledo gesuita, Gregorio XVI ebbe per conCessoie cbc fece Cardinale, e morì nel i ^96, prima il Cardinal Zurla, e poi il p. avendogli a tal effetto data abita- ai)bate Biancbi da lui crealo in se- zione nel palazzo apostolico, e poi guito Cardinale di Santa Chiesa, prese per confessore il Cardinal Di alcuni altri confessori dei Papi, Baronio, al quale ogni sera faceva si parla all' articolo Confessore del- ia, sua confessione. Essendo mori- la Famiglia Pontificia. Vedi. bondo Leone XI, molti gli fecero CONFITEOR.. Confessione dei premura, che creasse Cardinale il peccati, che recitasi al principio dei- degno nipote di lui, e tra questi la messa, a prima, a compieta ec, ci fu il confessore di lui; ma il nonché avanti di confessarsi sino Papa gli ordinò di partire dalla alle parole tihi pater, dicendosi il sua presenza, perchè in quel tre- resto dopo la confessione. Questo mendo punto gli suggeriva più l'a- termine in linguaggio della Scrit- more de' suoi parenti, che quello tura significa ordinariamente : io delle cose eterne, ond' è che prese lodo, io rendo gra-Je, io rendo glo- per confessore il p. Pietro della ria, per cui alcuni chiamano il IVIadiinna della Pegna, carmelitano. Confiteor anco preghiera. Si disse predicatore apostolico, nelle mani pure Y Exomologesi, cioè confessio- del quale rese il suo spirito al Crea- ne de' peccati, ed oraziotje, ed an- tore. Riginaldo Lucarini di Trevi , che l'apologia del sacerdote, come vescovo di Città della Pieve , fu può vedersi in Pil. Jac. Hardtman- confessore di Urbano YIII; il p. nus. De confessione peccatorian Gio. Paolo Oliva, preposi to gene- ante sacrani sj-naxlm, in lib. De rale della compagnia di Gesù, fu gestis Christianorwn sub Jpostolis, confessore d'Innocenzo X, ed il p. ^1^. gesuita Giambattista Cancellotti lo II rito della recita del Coifiteor fu di Alessandro VII, il quale lo nel principio della messa, e in quel- voleva vedere ogni mattina. Fr. la parte appunto che dicesi con- Francesco JMaria Casini, predicato- fessione, si crede introdotto dal re apostolico, fu confessore d'Inno- Pontefice s. Ponziano del 233, in- cenzo XII, che prima di morire torno a che però va consultato il fece con lui la sua confessione gè- Bona, Rer. Lititrg., 1. 1, cap. 2, e nerale; Clemente XI creò dipoi il Lambertini, del sagrifizio della Cardinale il Casini, ed egli ebbe messa, t. II, p. 219. Il Platina, e per confessore il p. Gregorio Sei- Pvadulfo al capo 2 3, attribuiscono Ieri domenicano, maestro del sagro il Confiteor nella messa a s. Da- palazzo apostolico, che Benedetto maso I del 367. Altri ne flinno XIV aggregò al sagro Collegio, autore s. Celestino I, eletto Papa Clemente XIV elesse per suo con- nell'anno 4^3, ad imitazione delle fessore, il p. Pietro Sangiorgi con- chiese orientali, ed ambrosiana, co- ventnale; Pio VII monsignor Me- me affermano Amalario, Valfridio, nocihio vescovo di Porfirio, sagri- il Micrologo, Bernone , e Onorio sta Pontificio; Pio Vili il canoni- Auguslodunense, dappoiché prima co d. Giuseppe Canali, che il Papa di tale introduzione la messa in- successore promosse al vescovato di cominciava dalla lezione, come se- CON guiva ncirAfrica a' tempi di s. A- gostino, e nelle Gallie a' tempi di s. Gregorio Tiii-onese, Tlì.st. Frane. 1. 8j e. 7. Ed è perciò che tutte le preci, le quali si dicono dai sa- cerdoti avanti 1' ultimo gradino del- 1 altare, prima della lezione, sono chiamate Pam scev astica, o sia pre- paratorie. Prima si dicevano in sa- grestia, o mentre si andava all'al- iare, nell'atto di pigliare gli or- namenti sacerdotali, alla porta del coro. Vi erano chiese, in cui il sacerdote si volgeva altre volte ver- so il popolo durante tutto il Con- fiteor della messa. Il Macri , alla voce Confiteor, coll'autorità d'Innocenzo III, dice che nel recitarlo il sacerdote prima di accostarsi all'altare, imitando il penitente puhhlicano, confessa le sue colpe, percuotendosi il petto, per denotare l'interna contrizione: Si- gnifìenmu. Virgini et omnibus sanctis, et »> tibi pater, me gravi ter peccasse »> per superbiam, in maligna cogi- >■> tatione, suggestione, delectatione, « consensu, verbo et opere, mea " culpa etc. " Varie formole del- la confessione o Confiteor, si posso- no -vedere presso il Cardinal Bona Rerum Liturgie, lib. 2, cap. 2, num. 5, e presso monsignor Gior- gi, de Litnr. Roni. Pontif. tom, 3, p. ';6. Nella cappella Pontificia quando il Papa assiste alla messa, il cele- brante dice con lui il Confiteor iu piedi, sia Cardinale, patriarca, ar- civescovo, o vescovo assistente al soglio; quindi dopo la recita del CON sermone il diacono ad alti voce canta il Confiteor avanti l'ultimo gradino del pontificio trono, e ge- nuflette alle parole tihì Pater, e te Patf-r. Quando poi il Papa celebra solennemente la messa, fa la con- fessione col Cardinal vescovo assi- stente, e col Cardinal diacono mi- nistrante, il quale nei Pontificali di Pasqua, e di Natale, in cui ha luogo la comunione dei Cardinali diaconi e de' soliti laici nobili, pri- ma di essa si reca al ti'ono papale ove canta il Confiteor, chinando il capo nelle due volte, che dice tihi Pater, e te Pater. Quando poi il Pontefice interviene a qualche cap- pella in mozzelta, e stola, come per l'esequie che i Cardinali viventi celebrano ai Papi, da cui furono crea- ti, la confessione, o il Confiteor, \\ene recitato dal Cardinale più degno. Finalmente, allorché il Papa dice messa bassa in alcuna chiesa, ri- spondono alla confessione genuflessi l'elemosiniere, e il sagrista, vescovi, e i cappellani segreti tutti colla cotta. E quando la dice nella sua cappella segreta risponde quello o quelli, che gliela servono. Dell'ori- gine di recitare il Confiteor avan- ti la Comunione [P^edi), e di altre analoghe notizie, si tratta a quel- l'articolo verso la metà del § VII. CONFPtATE, o CONFRATEL- LO, o Fratello. Nome, che si dà alle persone con cui si forma una società particolare per motivi reli- giosi, come gl'individui che com- pongono le a rei con fraterni te e con- fraternite; e dicesi anco tra gl'indivi- dui di un medesimo corpo, ed ordine. P^. CoNFR\TKRNiTA, massime al § III, yfltre notizie sulle confraternite, e sui confrati di esse. Nel nascere del cristianesimo, i fedeli appella- vansi fratelli; ed una associazione CON fonntìta per praticare le slesse buo- ne opere di piiUà, o di carità, sta- bilisce tra essi una nuova fraterni- tà, y. Frath:. CONFRATERNITA o CONFRA- TRIA. Sacrimi sodalllium , sacra so- dalitas, confraternilax. Società, e a- dunanza di persone divote stabilite in alcune cliiese, o oralorii per ce- lebrare alcuni esercizi di religione, e di pietà, o per onorare partico- larmente un mistero, od un santo, non che per esercitare uffìzi cari- tatevoli. Dice il Macri, Notizia dei vocah. eccl. , c\\e la parola confra- ternita deriva dal greco, e signifi- ca congregazione, o compagnia. Le confraternite sono pur chiamale scuole, fratellanze ec. di chierici, e di laici. Il Piazza, Opere pie di Ro' ma, p. 5oo, dice che il nome di confraternita si deduce dal medesi- mo vocabolo ecclesiastico di com- padre, e commadre, e perciò an- che confrate, o confratello, quasi uniti molti in vincolo, e unione di fratellanza cristiana , di cui parlò Tertulliano Ì7ì Apol. cap. Sg con queste enfatiche parole: » et fra- M tres vestri sumus jure naturae M matris omnium ; et si vos mali M homines quia mali fratres, quanto « dignius fralreis, et dicunfur, et ha- M berttur, qui unum Patreni Deum « agnovcrunt, qui unum spiritum M biberunt sanctitatis, qui de uno M utero ignorantiae ejusdem ad u- M nam lucem expa veruni veritatis. » Sed eo fortasse minus legitimi M existimamur, quia nulla de no- » stra fraterni tale Tragediae excla- » mal etc. " Parlando il eh. Martinetti nel suo Codice universale de' doveri , del le Confraternite, le definisce per fratellanze secolari, luoghi ed ope- re pie di terza specie, i confratelli CON 117 delle quali per l' ossei" vanza del- lo statuto che tiene le veci di regola, e per una foggia unifor- me di abito che usano , imitano in qualche parte le forme istituite dal clero regolare. Diconsi le con- fiaternile di terza specie, perchè nella primitiva Chiesa i vescovi coi loro preti , e chierici riunivansi presso le chie.se cattedrali , ove }j Gonsueverunt seligere clericos ad « sanctiorera vitam adspirantes,eos- » que assumpserunt , ut secum ia M clausura, paupertate, et obedien- »» lia remanerent, indeque ortum « habuisse canonicorum ordinem in >» ecclesiis calhedralibus, et coUegia- » tis Iradilur ". Condì. Toletan. 4> can. 2 3, et 6; Augustinus serm. 22, De coni, vita cleri. Perciò, come osserva il Frances , De eccl. cath. cap. i^, pag. i38, il clero secola- re ha il primo posto nella chiesa, quindi succedono i monaci e re- ligiosi, per cui una terza specie di pie adunanze può trovarsi nelle confraternite. Difatti, distinguendosi le confraternite le une dalle altre pel colore, e per la forma dell'abito de' confrali, pegli statuti e regole che osservano, per le chiese e i cimiteri che hanno, per le proces- sioni e opere di pietà che esegui- scono, inalberano croci ed insegne particolari. La maggior parte di queste confraternite non ammettono confrati se non dopo averli provati per un qualche tempo sotto la di- rezione d'un maestro de'novizi, o almeno dopo essere slate da questo, o da altri a ciò destinato, prese le necessarie informazioni sul soggetto da ammettersi; ed è perciò che sem- brano formare un corpo nella Chie- sa, per cui i sommi Pontefici con- cessero indulgenze, grazie e privile- gi. Cqito è, che dalle confraternite 11^ CON si ricavò gran profitto spiiituale da ogni classe di persone, particolar- mente dai laici, che occupati tutta la settimana nelle secolari occupa- zioni ed arti , colla coltura delle cose di vote, nei di festivi vi trag- gono immensi vantaggi spirituali. Alcune di queste confraternite per la loro antichità, lustro e benemeren- ze furono elevate al grado di Ar- ciconfratemilc [Vedi), così appellate dal greco vocabolo archos, che si- gnifica capo, principale, primo, su- periore, etc, coU'autorizzazione di aggiungere ai loro istituti altre confraternite, le quali dovessero osservare le loro regole, statuti e costituzioni, vestire il loro abito, e godere de'Ioro privilegi, indulgenze ec. Pùconoscono tali confraternite le arciconfiaternite come madri, e come loro supcriore generali. In Ro- ma le confraternite sono in gran nu- mero come conviene alla capitale del cattolicismo, e la prima ad essere e- retta in arciconfraternita, e col pote- re di aggregarne delle altre, fu la nobile Arciconfrateridta del ss. Salvatore ad Sancta Sanctorum {Vedi). § I. Origine delle confraternite. Le confraternite sono antichissi- me nella Chiesa, né sono state sco- nosciute agli ebreij ai pagani, co- me rilevasi dalla legge i. De col- legiis et corpovibus illicitis, e da al- tri monumenti. Fa menzione delle confraternite Gioselfo ebreo nel lib. 7. Aniiqiiit., e nella sagra 'Scrittura sono note le congregazio- ni dei Sadducei, degli Scribi, dei Farisei , degli Esseni , degli E- rodiani , dei Samaritani , dei Gor- teni , dei Nazan.-ni , che tenevano radunanze. Sulle scuole, o sinago- COX ghc degli e!)rei va consultato Pao- l> il sacerdote, sono proibite j e le « colazioni si permetteranno dopo « i divini uffizi ". Stimò inoltre il citato Baronio , di aver trovato in Roma nell' anno 894 , Soda- li tinnì plurimorum sacerclotum , iii- ter quos et episcopi nonnulli, ad hoc ut post ohituni singnli conso- dalium sacrificiis juvarenlur. Altro vestigio di confraternite si vorreb- be dedurre dal Mabillon, il quale negli Annali benedettini, dice : cjuod forte primuni exenipluni est ej'us- niodi sodalitìoruni seii confrater- nìtatiiin, ut vulgato vocahulo ular. Ma di eguali esempi si parla nel medesimo Mabillon in Francia, ri- portati air aimo 809, dove tra've- scovi, o preti, o monaci si conve- niva di celebrare messe, e di far altre opere pie per suffragio dei defonti. Dal che vedesi , passa- re grande dilTerenza Ira le pie società di allora, e le secolari og- gidì esistenti. Che a' tempi di Carlo Magno, e prima dell'anno 800, si trovas- sero fra' cristiani d'occidente delle confraternite di persone pie, lo ab- biamo da quanto riporta il Mura- tori citato, dicendoci, che in quel- l'epoca erano istituite delle com- pagnie affine di esercitare alcune opere caritatevoli e pietose, cioè oth'ire al tempio, mantenervi la luminaria, accompagnaie alla sepol- tura i defonti, dar liinosine, e at- CON I2r tendere ceten's pietalis qfficiis, per guadagnarsi merito presso Dio, e prestarsi pel proprio prossimo. Tut- tavolta si deve confessare che le confraternite suddette non sono co- me le presenti, non alzando le an- tiche segno alcuno, come ora si fa con vessillo volgarmente detto Slen- dardino ec. Cominciando il secolo XIII, ed essendo cessate le continue invasioni dei barbali, e le dissen- zioni civili, che nell'Italia durarono sino al secolo decimo, nella mede- sima cominciarono pubbliche pro- cessioni di penitenza da una all'al- tra città in compagnia di uomini a piedi nudi, incedendo due a due preceduti dall' immagine del Cro- cefisso. Laonde per distinguersi una dall'altra, cominciarono gl'indivi- dui, i quali le componevano, a ve- stire un sacco, ed innalzare un vesr siilo o gonfalone , e a prendere il nome di Jlagellanti, o battuti dalla disciplina, che si facevano cantando lodi a Dio, da cui imploravano la pace, e la l'emissione dei peccati. Però in Francia se ne rinvengono anteriori vestigi, ed un concilio di Roano del i 189 descrive Socicta- teni seu Fraterianij o sia Fratria ni, istituita non meno dai chierici, che dai laici, e i pp. Mortene e Du- rando nel Thesaur. nov. anecdot. pubblicarono uno strumento, con cui Arnaldo vescovo di Narbona conferma che nell' anno i 2 i 2 una Confraternita S:' èva. istituita in Mar- siglia, e ne riferisce gli statuti. Nel secolo XII, e forse avanti di esso, fiorirono, particolarmente in Venezia, queste pie compagnie appellate Scuole; nome, che in Mi- lano e in altre città d' Italia si dà a simili confraternite laicali, perchè quasi divengono scuole della pietà cristiana. È noto, che ne' tempi au- 122 CO.\ CON liclii il nome di Scuola significò Federico II, allorché i popoli ita- mia congregazione, un corpo di liaiii erano divisi dalle fa/ioni dei gente, e in Roma v'erano lyc/io/i^e guelfi, e dei gliibellini. Tra i reli- CaiUoi-um^ Scholae Addcslratorum, giosi, clic predicarono nelle missioni Mapjndarioruia , Cuhicidarioriini , la pace tra i popoli, invitandoli fer- etc. , non che quelle di cui fa men- vorosamente con processioni, peni- zione Anastasio BiJjliotecario nella tenzc , ed elofjuenti prediche , è a vita di Leone III, cioè dei franchi, nominarsi fi". Giovanni da Vicenza dei sassom', dei frisoni, ed altre di domenicano, che presso l'Adige trat- nazioni oltramontane. Che negli ul- tò di una pace genei'ale tra i prin- timi anni del secolo XI esistesse in cipi e popoli discordi, mediante una Napoli una congregazione in forma sua predica, ch'ebbe luogo nel 12^3. di confraternita nella chiesa di s. Nell'anno 1260, avvenne altro ce- Restituta, lo abbiamo dal Mazzoc- Icbre spettacolo di pubblica peni- chi, Dìsserlatio Cathedr. napoli- tenza, che però non piacque a Man- tan. parte II , capo III, pag. i43. fredi re di Sicilia, e al Pallavicino Però il nome di scuola alle con- signore di Brescia e Cremona , i irateriiite invalse specialmente in quali proibirono siffatte penitenze Venezia, della cui antichità tratta dei flagellanti e battuti. Intanto con la cronica di Andrea Dandolo, nel questa pia novità presero origine t. XII Rer. Ital. Da questo insi- molte delle moderne confraternite, gne scrittore si apprende che nel dappoiché riconosciutosi, che la fla- 1 loq, e nel dogado di Oidelafo gellazione, ossia il disciplinarsi era venne trasportato a Venezia il cor- un atto molto salutevole alla peni- po de! protomartire s. Stefano , tenza , formarono pie società sotto .juod in lìionaslerìo s. Georgii de- particolari gonfaloni, con fare pro- K'olissiinc coUocarunl. : sub cujus vo- cessioni, con raunarsi ne' dì festivi cahulo innumeri ci^'es scliolani ce- alle loro chiese, massime gli arti- lebcrrirnani perfecerunt. Però Fran- sti, ove imploravano la Divina rai- cesco Sansovino, nella descrizione di sericordia col disciplinarsi, e con Venezia, lib. VII, dice che la pri- esercitare altri atti di cristiana di- ma scuola di quella città, fu la vozione ; e così in molte città si Scuola della carità, il cui princi- formarono una o più- di tali so- pio, secondo lui, rimonta al 1260; cietà, dette comunemente Co/npa- e nell'anno seguente pone la fon- gnie de' haltud. Il Campi, Storia di dazione della Scuola di s. Giovanni Piacenza, dice che nel 1240 ebbe Evangelista. L'Ughelli, nel tomo V principio in quella città la Confra- deir Italia sacra, descrive l'antichi- temila de' battuti nell' oratorio di tà Sacerdolum sanctae veronensls s. Savino, i quali andavano vestili ecclesiae scliolac, aggiungendo tro- con cappe bianche. La compagnia varsi notizia di essa nel secolo de- della vita fu istituita in Bologna cimo. nel 1 2G0 , e cos\ in Mantova la Dai flagellanti, e dai battuti, os- Compagnia della morte. In Berga- sia dalle sagre missioni di piissimi ino la Compagnia di s. Croce si religiosi, sembra derivare l' incon- crede principiata nel I253 dal p. frastdbile origine delle attuali con- Celestino cappuccino, per non dire fraternite , ch'ebbero luogo sotto di altre. Certo è, che nell'anno \ e O i\ l'y.Go, per tcstiinoninn/a (U'I Sigo- nio, De Regno hai. lib. XiXj de- gli Annali Bolognesi, pubblicati flal Muratori nel tomo XVlil; di fr. l*ipino Domenicano, nella cronica pur data alla luce dal Muratori , nel tom. IX Rer. Italie, si for- marono in molte città simili con- l'raternite, per lo spirito dominan- te di pietà e penitenza. In Roma la più antica confra- ternita è quella del Gonfalone eret- ta come tale, dappoiché secondo al- tro sistema anteriore è in antichi- tà quella di s. Spirito m Sassia. Dopo quella del Gonfalone seguì l'istituzione di gran numero di con- fraternite , di molte delle quali parlammo al citato articolo Arci- confraternita, mentre all' articolo Mai ino [Vedi), si dirà se la pri- mazia di tal confraternita si debba alla romana, od alla marinese, av- \egnachè vuoisi, che in Marino, e nella chiesa di s. Lucia s, Bonaven- tura fondasse la prima confraternita. Queste confraternite anticamente, a seconda del colore dell'abito, furo- no chiamate dei penitenti bianchi, dei penitenti neri, dei penitenti bi- gi, o di altri colori, che sono i nomi dati in Francia a somiglian- ti confratei-nite. In Francia que- ste sembrano rimontare avanti l'an- no 1234 5 giacché apprendiamo dal canone settimo del concilio d' Ar- les di detto anno, che le confialer- nite devono essere proibite se non .sono erette per autorità del ve- scovo. Secondo il padre Moli net, la più antica confraternita di Francia fu quella de' penitenti bigi d' Avi- gnone, instituita nel 1268, indi se ne videio per tutto il regno fon- dare, principalmente nel secolo XV f, come si può vedere nelle sue Insti t. et exerc. des Confvaircs des Penitens, CON 123 lib. I, cap. 29. Nella stessa citlà di Avignone vi furono delle con- fraternite dei bianchi fondate nel i527 » come ne vennero istituite in Tolosa negli anni iSyi e iSj'ji dei bianchi, dei turchini, e de' ne- ri , ed in Lione dei bianchi nel 1577. Nel Lionese , nella Lingna- doca, e nella Provenza di molto si moltiplicarono le confraternite con differenti abiti ed istituti. Se ne videro egualmente in Parigi dei bianchi, turchini, neri, e bigi sotto il regno di Enrico HI, che però furono soppresse dopo la morte di questo principe avvenuta nel iSSg. Sotto il regno di lui fiorirono in Parigi, ed altrove i Penitenti tur- chini, così detti dal colore dell' a- bito, le cui confraternite venerava- no il dottore s. Girolamo per pro- tettore. § II. Altre notizie sulle Confrater- nite, e sui confrati di esse. Non si possono erigere le con- fraternite senza il permesso del ve- scovo diocesano, che deve poi vi- sitarle, e toglierne gli abusi, seb- bene fossero istituite presso i re- golari privilegiati, come decretò il concilio di Trento nella sessione 22 , cap. 8 De reform. Così pure dispose s. Cax'lo Borromeo nel quin- to concilio di Milano, p. 3, tit. 18, Le confraternite, ed i loro beni si considerano come cose ecclesiasti- che e dedicate al culto , e perciò sono soggette al vescovo, ed ai tri- bunali ecclesiastici. De Ferrière, al- la parola Confraternita, dice che quantunque le confraternite non sieno benefizi, i beni di esse sono presunti beni di Chiesa, e per con- seguenza non possono essere alie- nati senza una giusta causa, e sen- 124 CON za le formalità licliieste nella ven- dita (lei beni di Cliiesa. In Fran- cia non si r'tGonoscevano le confra- ternite quando non erano autoriz- zate con lettere patenti, l'egistrate nei parlamenti, nella giurisdizione de' quali eiaiio stabilite. Kel t. V, p. i522 delle Mem. del clero, si legge che i giudici secolari non pos- sono pigliar cognizione del servizio divino, né del fatto delle confra- ternite, come neppure degli statu- ti, e regolamenti di esse. Quantun- que le confraternite sieno lodevolis- siuie nello spirito , e nelle opere , gli abusi furono spesso condannati dai concili, ed anche dalle leggi ci- vili : tali sono i giuramenti, che altre volte si esigevano, i posti, i conviti, ed i banchetti, che vi si fa- cevano, e che dal concilio di Sens del iSaS, e dall'articolo 7 della legge di Roussillon del gennaio i563, in Francia si proibirono. E perciò il Alacri osserva, che il Budeo, in Fanckct. de off. qaaesl.^ alludendo a questi disordini, dice di tali fra- telli, e fratellanze, che polius epu- lones, seu coepulones dici possunt, quia plernmque epulandi magis , quam divini cultiis grada conve- niunt more gentilium, ideoqiie lege Franciae omnino iniprobantur. Ma tali disordini non furono generali in Italia ed altrove, in cui la mag- gior parte delle confraternite si man- tengono col primitivo spirito, e coi lodevoli scopi, con decoro, e van- taggio delle anime, e del prossimo. Bensì alcune confraternite tuttora conservano l'uso de' conviti e delle agapi in certe ricorrenze, ed in al- cuni giorni in cui i confrati si riu- niscono, o per un breve pellegri- naggio, come in Roma nella visita delle selle Chiese [l^edi), ovvero per una qualche festa solenne, e CON straordinaria ; ma cristiana e mori- gerata n' è la condotta. Pompeo Sarnelli , Lett. Eccl. t. V, pag. ai , nella let. XI, tratta; Che una coufralernita debba avere r insegna diversa dall' altra. Per insegne intendonsi anche le moz- zette , che sono di colori diffe- renti. La congregazione de' vescovi, e regolari ordinò che le confrater- nite si distinguessero con qualche segno di colore: Si duae confra- ttrnitales ejus'deni loci deferunl euni- detn saccuni distingui debent aliquo coloris signo , Novarae 1 3 mail i586. Vero è però, che questo se- gno distintivo si deve portare dalla seconda confraternita , nel secondo luogo fondata, qualora la prima non avesse mutata insegna , dap- poiché in tal caso si deve costrin- gere la prima a prendere l' antica insegna. Cos\ la medesima congre- gazione decise, Savona 6 agosto i586; la quale mutazione non si deve facilmente concedere, Ancona 20 febbraio 1601. Non è lecito di assumere le insegne aliene, dalle quali si conosce la qualità delle persone, e si ha la distinzione de- gli onori e delle dignità. Se poi la seconda confraternita si avesse fatte le insegne all' uso della prima, de- ve onninamente mutaiie , perchè essendo il diritto accjuistato dalla prima, non ha ragione di servirsi di queir abito ad emulazione, e si può implorare 1' ufficio del giudice competente. V. Sylvester verbo, In- signia, n. 2. Se poi ambedue le confraternite contendenti sono anti- che, ed usano le medesime insegne, godrà la preferenza quella, che ha avuto le insegne dal sommo Pon- tefice, dovendosi avere riguardo ai privilegio. Ma supposto che ambi- due sieno di egual dignità, quella CON che ha un grado minore dovrà cambiare le insegne. Se poi le in- segne fossero simili, e non constasse dell' epoca delle istituzioni, siccome sempre vi è qualche particolarità , le confraternite potranno continua- re ad usarle. I colori dalle confra- ternite si debbono usare nelle mez- zette, ne' veli pendenti dai Crocefissi, e negli stendardi* Di colori difle- renti sono pure le vesti, dette sac- chi, e i cordoni coi quali i con- frati si cingono i lombi. Il citato Piazza, rendendo ragione della di- versità degli abili, e dei colori tutti misteriosi , adottati o concessi con qualche ragione, dice che per se- gno di mortificazione e di peni- tenza adottarono il colore cinerino; per segno di pensare alia morte presero il nero; per conservarsi puri di cuore e di costumi, usaro- no il bianco ; per significare la ca- rità verso il prossimo , e l' amore verso Dio, il bianco e il rosso ; per figura di modestia, il colore pao- nazzo, venendo eoi verde espressa la speranza de' celesti godimenti , come col celeste, e col rosso l'u- miltà, e lo zelo per l'onore di Dio, e per la fede. I quali differenti co- lori furono una imitazione di quelli usati per le sante crociate dai va- lorosi combattenti, incedendo le con- fraternite nelle divote processioni a guisa di schiere, precedute da ban- diere^ croci, ed insegne, etc. Il sacco o veste de' confrati per lo piìi è di tela, e talora anche di saja, e di lana, veste che si chiude col cingersi con una cintura o cor- done, al quale alcune confraternite fanno appendere una corona. Oltre al sacco evvi la mozzetta, che cuo- pre le spalle. Attaccato al sacco vi è il cappuccio [Fedi) di forma a- guzza, col quale sogliono nell'asso- CON 125 ciaré i cadaveri, nelle questue, nef- le processioni di penitenza ec. cuo- prirsi il volto, rimanendo libera la vista da due aperture corrispondenti agli occhi per vedere, e non esse-* re conosciuti. Al sinistro lato delia mozzetta pongono i confrati sopra uno scudo o targa l'immagine del loro patrono, o lo stemma proprio della confraternita. Dalle flagellazio- ni alcuni ripetono l'origine del sac- co, soprana, o cajTpa de'confratr, giacché dopo essersi modestamente denudati, assumevano una tal veste per disciplinarsi. Il Muratori, par- lando dell' origine della veste dei confrati chiamata sacco, è di opi- nione che sino dall' origine delle confraternite, i confrati che vi si ag- gregavano, per distinguersi dal resto del popolo, incominciassero a vesti- re di una veste pi'opria ch'era pro- babilmente il sacco attuale, con cui procedevano nelle funzioni sotto il loro gonfalone. Nel l'ò'ò^, abbiamo da Giovanni Villani, e dall'anonimo autore della cronica Piomana, che fr. Venturino da Bergamo dell'Or- dine de'predicatori, annoverato poi tra i beati dalla divozione del po- polo, mosso da desiderio, e da ze- lo di guadagnare anime a Dio, ac- compagnato da diecimila persone o da trentamila^ come dicono al- cuni altri , predicando da per tutto la penitenza, e la pace, an- dò sino a Roma. Ma perchè tal novità produsse una gran commo- zione de'popoli , e le prediche si facevano senza licenza de' superio- ri, temendo Papa Giovanni XXlI qualche pregiudizievole conseguenza, chiamò in Avigone fr. Venturino, e sebbene d'illibati e santi costumi, e degno di miglior sorte, per le calunnie soggiacque a prigionia e ad esilio. Gio. Antonio Flaminio I20 CON Imolese, presso Leandro Alberti, nel libro V degli Uomini illustri del- l' Ordine de' predicatori, ecco come descrive i fatti di fr. Venturino ; » Vestem alliain interiorem tegebat >> caerulea in nigruni tendens, dua- » bus crucibus altera rubente, al- •' tera alba ex panno signata. In " parte sinistra eminebat columba » candida ramum olivae ore ferens. » Frontem pilei Thau Ezechiclis -•' prophetae signum ornabat. In » manibus baculos, sed nullo ferro » praefìxos, more peregrinantiuni » gestabant. Funiculos item septeni •' nodis distinctos, quibus se cae- » derent, et orationes Dominioas, " quas recitabant, numerarent etc". Certamente, che se alcuna delle confraternite già istituite non aves- se preso ancora qualche abito per distintivo de'confratelli, lo poterono inipararedal narrato esempio. Quin- di, nel 1339, vide l'Italia altro lo- devole fervore di siffatte divozioni, ed anche con maggior commozione ne' popoli, per testimonianza dello anonimo autore della cronaca di Padova, giacché corse voce, che a cagione d'un miracolo in Irlanda avesse principio una trasmigrazione de'flagellanti, o battuti. Dipoi que- sto divoto movimento si propagò successivamente in Inghilterra, in Trancia, m Piemonte, in Genova, nella Puglia, nella Marca anconita- na, nella Romagna ^ in Bologna, Ferrara, e Padova. Andavano in processione tanto uomini che don- ne pannis Uneù albis et longis us- f/tie ili terrani indilli, disciplinan- dosi, e da per tutto predicando la correzione de'vizi e la pace : e ma- raviglioso fu il frutto, che se ne ri- portò ne' costumi, massime tra gli Italiani. Gravi autori furono spet- tatori e insieme storici di tutto ciò. CON Questa gran brigata di fjagellanli fu appellata la Compagnia de' Bian- chi, laddove la precedente era det- ta la Compagnia de' Batiali. Da ci(> avvenne che in quasi tutte le città d'Italia, le persone dabbene le qua- li desideravano la continuazione di cotanto utile divozione, istituirono nuove scuole, ossia confraternite di uomini, che vestendo abito bianco si applicavano a molte funzioni di pietà. Ecco ciò, che tra gli altri scrittori l'autore della cronaca di Padova scrisse intorno a Padova ; " et in tantum placuit omnibus ista •5 devotio, et talis habitus, quod Pa- " duac factae fuernnt sex frataleae 55 de dicto habitu: quarum quaelibet 53 una dominica ibat per Paduam ■5 inlrando omnesEcclesias: et alia -■' dominica alia fratalea , et sic " successive. Multi fuerunt qui dum :■> vidcrent se in casu mortis or- -•' dinabant dum mortui fuerint, se '•' portari indutos de albo, quod qui- " dem erat maxima compassio ad " videndum ". Ed ecco ond'ebbe principio quel rito continuato tutto- ra di portare al sepolcro i cadaveri, quando già non sieno chiusi nella cassa mortuaria, vestiti con cappa bianca, di quella confraternita cui vivendo erano ascritti, ovvero di quella che ne 'associa il cada- vere. Per questo pio fervore dei cri- stiani in que'medesimi tempi fu an- cora commosso s. Vincenzo Ferreri (inclito ornamento dell'Ordine dei predicatori), verso l'anno 140I5 e i^o) con singoiar frutto de'fedcli. Al F(nrei-io succedette nell'apostoli- co ministero s. Bernardino da Sie- na minor osservante, il quale pre- dicando con gran zelo la parola di Dio, e propagando il culto al No- me ss. di Gesìi, percorse quasi tutta CON l'Ilalia, ed inrmmeiahilc gente tras- se alla via di Ila salute. A'imi mai succedevano questi fruttuosi spetta- coli di pietà, che in quell'occasione non si fondasse qualche nuova con- fraternita dal popolo infervorato alla divozione. Nel i433 con incredibi- le frutto pi'edicò s. Bernardino in Modena, e pel suo distretto, e fu alloi-a, che i Modenesi istituirono due nuove confi aternite, una sotto il titolo della ss. Annunziala, e l'al- tra detta in appresso di s. Erasmo. Talvolta ancora la pestilenza ter- minata diede origine ad alcune di queste confraternite, delle quali so- lamente resta a dire che siccome assai lodevole è la loro istitu- zione, così dobbiamo desiderare, che religiosamente sieno adempiu- te le loro leggi , e che non com- pariscano in esse que' disordini, e macchie l'iprovate da Nicolò di Clemente nel trattato denovis ccle- hrit. non institnendis; e dal p. Teo- filo Piaynaudo, gesuita, negli Fle- terorl. spiritual, par. l e IT. Ed è perciò, che e insegnano i tratlati- sti dei doveri de' confrati, ch'essi durante il tempo delle pie funzioni in cui portano l'abito della confra- ternita, devono menare una vitn totalmente fraterna e religiosa, evi- tare qualunque scandalo, edificare il popolo, essere guidati da vero spi- rito cristiano, non di irreligione, o di vanità, ed amare principalmentf; r unità , la pace, e la concordia per r incremento della confrater- nita, secondo il pio scopo, per cui fu istituita. V. il Ferrari, Dihl. ca- nonica verbo Confra terni las , e la storia degli Ordini monastici, reli- giosi e militari, e delle Congrega- zioni secolari, tradotta dal francese dal p. Giuseppe Fontana, e stam- pata in Lucca nel 1739, nella CON 127 quale nel tomo Vili al capitolo XXXIV si tratta di alcune arci- confiaternite e confraternite di pe- nitenti. Agli articoli delle sedi ve- scovili, si dice se hanno confrater- nite. § III. Delle Confraternite di Roma. Delle confraternite di Roma, ol- treché all'articolo Arciconfraterxi- TE nel Dizionario, si parla in di- versi luoghi, singolarmente delle più antiche, e principali. Così pure a- gli articoli delle Chiese di Roma (Pedi), si dice ove furono erette, trattandosi ancora delle confrater- nite nazionali ai rispettivi articoli delle città e regni, e delle confra- ternite degli artisti all'articolo U>-i- vep.sita' ARTrsTiciu:. Solo per ulti- mo in chiesto paragrafo faremo cen- no dell' arciconfraternita di Gesìi, e Maria, e della confraternita de' Sac- coni rossi. Di questa seconda par- leremo come una delle più recenti, e dell'altra faremo menzione per avere da ultimo avuto una chiesa in proprietà. Le confraternite di Pioma si governano con particolari statuti, e secondo le costituzioni ap- provate dai sommi Pontefici. Cia- scheduna ha inoltre uffiziali, che si occupano dello spirituale e del ci- vile, come sono i governatori, i guardiani, i consiglieri, i camerlen- ghi, i sindaci, i fabbricieri, gl'in- fermieri, i provveditori, i sagresta- ni, i segretari, gli archivisti ed al- tri, oltre i ministri e gl'inservien- ti, cioè gli esattori, i computisti, i cappellani, i chierici, i mandatari n Bidelli {^P'edi), ed altri secondo le norme, e la qualità dei lispettivi sodalizi. IMolte confraternite hanno un Cardinale per protettore, e quasi tutte un prelato per priraicero. Non i-iS cox mancano esempi , che i Cardinali pioteltori delle confraternite , esal- tati al pontificato, continuarono la Joro protezione alle confraternite. Così fece Clemente XI \' colle con- fraternite di s. Barbara de' librari, e COSI ha fatto il regnante Grego- rio XVI coli' arciconfraternita del ss. Sagramento, e di s. Maria della jN'eve . I confrati delle confraternite, che associano cadaveri, partecipano d li- na distribuzione di cera; ma l' ar- ciconfraternita della morte, che ha per principale istituto di associare i morti abbandonati per Je cam- pagne, li porta a seppellire per ca- rità. Sebbene in generale le con- fraternite abbiano per iscopo T as- .sociare i cadaveri, e il sutiragarne le loro anime, esercitano altre ope- re meritorie e divote, come il vi- sitare, r a.S3Ìstere , e il sovvenire i carcerati, visitare gì' infermi, dotare Je zitelle , e quelle che vogliono monacare , redimere gli schiari, al- loggiare i pellegrini ed i convale- scenti, promovere il culto di Dio, e de' santi. Nelle processioni, e nelle associazioni de' cadaveri , uno dei guardiani suol portare sempre seco lo statuto del sodalizio , per qua- lunque emergenza , o questione di precedenza che potesse insorgere , venendo sempre le confraternite pre- cedute dai mandatari, con partico- lari vestimenta, e dall' insegna det- ta comunemente stenclardino, ossia .stendardo o gonfalone. Vengono poi chiuse dal cappellano in cotta e stola, il quale deve sempre seguire le confraternite. L' arciconfraternita del Gonfalo- ne, istituita in Roma da s. Bona- ventura, e quella di s. Spirito in vSassia, godono per la loro antichi- y ta la precedenza sulle altre ; do- CON podi esse viene 1' are;! con fraternità di s. Anna de' Paiafrenieri, la quale gode la prerogativa, che nelle pro- cessioni, ed associazioni de' cadave- ri le torcie di cera j eh' erano state date ai suoi confrati, sieno dai me- desimi portati al proprio sodalizio. L' arciconfraternita del ss. Sagra- mento, eretta nella chiesa di s. Ma- ria sopra Minerva, per invigilare che nelle chiese fosse tenuto espo- sto e portato agl'infermi, colla do- vuta venerazione e decenza, sicco- me credesi che sia stata la prima istituita per onorare il Corpo di Cristo, nella processione a cui in- terviene nella detta chiesa, nel ve- neidi mattina dell' ottava della fe- sta del Corpus Doinini , si fa pre- cedere dal padiglione, come le ba- siliche. L' arciconfraternita poi di s. Ma- ria dell'Orazione o della Morte, fu la prima che si recasse in divoto pellegrinaggio alla santa casa di Loieto, e che incominciasse ad in- contrare fuori delle porte di Ro- ma, negli anni santi, le compagnie e confraternite ad essa aggregate: ciò che per la prima volta praticò nelTanno santo del giubileo i5j5, e precisamente colla confraternita di Perugia : abbracciò i confrati, li alloggiò con carità cristiana, lavò loro i piedi ; cose tutte, che poscia vennero imitate a Roma in tal tempo, e tuttora si praticano da altre arciconfraternite. F. Axxf san- ti, ove pur dicesi quali confrater- nite si recassero in Roma a lucra- re l'indulgenza dell' universale giu- bileo, con analoghe notizie interes- santi. Clemente XI, confermando una costituzione di s. Pio V , ed un decreto di Paolo V del 1608, con bolla, che si legge nel Bull. Maga. CON tom. VTTT, pag. 447? nuovamente prescrisse, che per le pagelle, o pa- tenti delle aggregazioni delle con- fraternite, non si possa esigere piìi d'uno scudo d'oro per ciaschedu- ra, come si può vedere al volume II, pag. 3i4 del Dizionario. Quin- di nel 1720 il medesimo Clemenle .XI con altra costituzione, la quale si legge loc. cit. p. 263 , stabilì che niun fratello di qualsivoglia confraternita, possa andare solo per la città a domandare la limosina, col sacco di essa , tranne i confra- ti, che dal sodalizio saranno a ciò destinati. Tra i singolari privilegi concessi dai Pontefici alle principa- li, e pii:i benemerite ■«confraternite di Roma, eravi quello di liberare vin delinquente dalla galera in vita, e dalla morte, purché non fosse reo di lesa maestà. Questo privile- gio, cui godevano le arciconfrater- nite del Gonfalone, della Morte, della ss. Trinità de' Pellegrini, di %. Gio. Decollato, del ss. Crocefis- so, del ss. Salvatore, che liberava due delinquenti, della Pietà de' cai'- cerati, di s. Girolamo della Carità, del Suffragio, ed altre, sole vasi ef- fettuare ogni anno in tempi deter- minati, nei quali recavasi il soda- lizio processionalmente , e con so- lennità, alle carceri Panfiliane, ove dai ministri era loro consegnato il reo liberato dalle menzionate pene. Ma nel 1^44 Innocenzo X, consi- derando che per tal privilegio molti avevano commessi impunemente e- normi delitti, nella lusinga di po- tersi liberare dal meritato castigo della giustizia punitiva, per mezzo delle arciconfraternite, abolì onni- namente i privilegi concessi dai suoi predecessori con bolle e brevi, co- me racconta il Piazza nell' Eusevo- logio Romano, trattato VI, capo VOL. XVI. CON 129 VITI. Tutta volta in progresso di tempo la maggior parte delle no- minate confraternite tornarono a godere il privilegio, e sebbene i Papi si sieno risex'vati di approva- re la domanda fatta dalle arcicon- fraternite, l'annullò definitivamente Pio VII colla nota bolla Post Din- tiirnas. Benedetto XIV, per accrescere maggiormente in Pioma il culto ai ss. Pietro e Paolo, ordinò, colla costituzione Àdniirabilis, che la lo- ro festa si celebrasse più solenne- mente per otto giorni in altrettan- te chiese, cioè in quelle, che con- servano qualche memoria spettante ai medesimi apostoli; quindi stabi- lì, che in ciascuno di detti giorni le confiaternite di Roma si recas- sero processionalmente alla visita delle otto chiese da destinarsi però dal Cardinal vicario. Siccome poi sino da Clemente X potevano le confi'aternite forestiere lucrare nel- l'anno santo r indulgenza del giu- bileo con una sola visita delle quattro patriarcali basiliche; Bene- detto XI V"", nell'anno santo lySo, estese simile indulto anche alle con- fraternite di Roma. Dipoi nell'an- no santo, che celelirò Leone XII nel 1825, dopo aver aperta, ai 24 dicembre 1824, la porta santa del- la basilica vaticana, deposta la cro- ce, e il cereo , con cui entrò in chiesa, si assise sopra una sedia sulla predella dell'altare della Pie- tà, ed ai guardiani delle arcicon- fraternite affidò la custodia delle porte sante delle quattro basiliche, sostituendo così i confrati ai cava- lieri di s. Pietro, e di s. Paolo, cui prima apparteneva vegliare al- l' ingresso delle porte sante. Delle confraternite di Roma, che nel gio- vedì e venerdì santo si recano alla 9 i3o CON visita della basilica vaticana, a ve- nerare le reliquie maggiori, tratta il Cancellieri Descriz. delle funzio- ni della settimana santa p. ii2, e seg., ove pure riporta le visite, che esse prima dicevano processio- nalmente alla basilica il giovedì, e venerdì santo a sera. La confraternita poi dei Devoli di Gesìi Cristo al Calvario, e di Maria ss. Addolorata, in sollievo dei defunti , chiamata de' Sacconi rossi per i sacchi che usano i con- frati, fu istituita da Gio. Antonio, e Michele Scolari, e da Giuseppe Denzi, affine d'impiegarsi nelleser- cizio della Tia. Crucis {^Vedi), in memoria della passione , e morte di Gesù Cristo, ed in suffragio delle anime del purgatorio. Agli 8 set- tembre 1760, per la prima volta si recarono i confrati a fare il det- to pio esercizio nell'anfiteatro Fla- vio ossia nel Colosseo {^Pedì) , e dipoi nel 1768 venne ricevuto il sodalizio nella Chiesa dì s. Bar- tolomnieo all' Isola [f^edi). Quindi, nell'anno 1775, venne la compa- gnia eretta in confraternita, adot- tando per vestito un sacco di ca- nevaccio di colore rosso, chiuso da- vanti, con maniche tonde, e cap- puccio. Si cinsero con ima grossa corda, alla quale appesero la Co- rona del Signore [Vedi). Per istem- ma, od insegna, stabifi la confra- ternita, r effigie del Redentore col- la croce sulla spalla, che s' incon- tra coU'afìflitta sua ss. Madre, nel- l'andare al Calvario. Nell'anno se- guente Pio VI la fece approvare, e riconoscere per confraternita dal Cardinal Colonna vicario di Roma, in uno agli statuti pel suo rego- lamento, ed egli stesso ne benedisse il sacco. In seguito la confraternita fu aggregata all' Ordine francesca- CON no, colla partecipazione di tutti i privilegi, indulgenze, ec. Il primo protettore fu il Cardinal Domenico Orsini. U arciconfraternita delle anime pili bisognose del purgatorio^ sotto l' invocazione di Gesìi, Maria, e di s. Giuseppe, ebbe origine da una pia unione di persone , le quali colle preghiere, limosine, ed altre opere meritorie, bramavano suffi'agare le anime de' fedeli defonti piìi biso- gnose di spirituali ajuti. A tale ef- fetto la società ogni lunedì reca- vasi nella chiesa di s. Andrea del- la Valle, per ivi assistere al pio esercizio, che celebravasi in vantag- gio delle anime purganti. Quindi si aggiunse la visita scambievole degli asjgregati in caso d'infermità, la celebrazione di trenta messe per ogni confratello defunto, e di vma messa quotidiana per le anime piìi bisognose del purgatorio, e a tal efTetto gli aggregati furono tassati di baiocchi dieci al mese. Facendo progressi l' istituzione, ottenne dal Cardinal vicario, che i confratelli si potessero riunire in congrega- zione, ed esercitarsi nei loro di voti esercizi nelle chiese della Madonna di Loreto al Foro Trajano, di san Salvatore in Lauro, e di s. Crregorio a Ponte (jnatfro capi. Quindi i confrati ottennero dal capitolo va- ticano la chiesa di s. Egidio in Borgo pio per celebrarvi le sagre funzioni, e congregarvisi, dopo che il Cardinal Carpegna , vicario di Roma, a forma della costituzione di Clemente Vili Qnaecmmpie , stabilì le regole della pia unione, che approvò a' i4 luglio 1687 sotto il titolo di Compagnia di Gesù e Maria e s. Giuseppe delle anime piti bisognose del purgatorio. Per vestito fu decretato il sacco CON di saja nera, con mezzetta Manca di scolto, una corda per cintura, e zandali per calzari; benedisse il primo sacco il ven. Innocenzo XI, il quale si aggregò alla pia unione clie con breve de' 20 dicembre 1687, chiamò confraternita, in con- siderazione del gran numero dei fedeli, i quali vi si erano ascritti. Fiorendo sempre più il sodalizio, ottenne dai padri eremitani scalzi di s. Agostino alcune camere pres- so la loro chiesa e convento del Gesù e Maria al Corso dalla parte della strada del Babuino. La con- fraternita ridusse quelle camere in forma di oratorio, e nel 1724 vi si trasferì dalla chiesa di s. Egi- dio. Nel seguente anno fu elevata al grado di arciconfraternita, loc- chè Benedetto XIII confermò con breve de' 6 settembre 1727, e Cle- mente XII con breve de' 28 set- tembre 1734 ne approvò lo sta- tuto. Non solo i nominati Pontefi- ci, ma anche Alessandro Vili, In- nocenzo XII, e Clemente XI con- cessero privilegi all' arciconfraterni- ta, la quale fra i suoi edificanti e- sercizi espone il ss. Sagramento dal- le ore venti alle ventiquattro nel giorno precedente all'esecuzione di qualche sentenza di morte, e dal- l'aurora della seguente mattina si- no al punto della esecuzione, l'eci- tando le prescritte preci, e poi ha luogo la recita dell'uffizio, e la messa cantata per l'anima del de- funto giustiziato. Finalmente, sotto il protettorato del vivente Cardinal Carlo Maria Pedicini, l'arciconfra- ternita, col beneplacito di Leone XII, ottenne dai padri serviti la loro antica chiesa parrocchiale di s. Nicola in Arcione, mediante so- lenne islromento, ed a' 29 settem- bre del 1827, i confrati vi an- CON i3t darono processionalmente, esercitan- dovi, con nobile decoro e pompa ecclesiastica, molle sagre funzioni, e in un modo particolare l'ottava- rio de' fedeli defonti. Della chiesa parrocchiale di s. Nicola in Arcione parlammo al vo- lume XII pag. 83 del Dizionario. Soltanto qui ci permetteremo ag- giungere, che questa chiesa, dedica- ta a s. Nicola, vescovo di Mira det- to comunemente di Bari, venne de- nominata in Arcione forse dall'an- tico vico e foro su cui è edificata, chiamato y4rchimonio (dalla qual parola corrotta dal volgo, probabil- mente derivò quella d'Arcione), dove i mercanti greci si adunavano per vendere le mercanzie. Tutlavolta alcuni autori credono, che la de- nominazione in Arcione le venisse dalla famiglia degli Arcioni, ch'eb- be la sua casa in questo tratto di via. Le derivò forse quel nome da- gli archi degli acquedotti dell'acqua vergine, che presso di essa, sotto la contrada di capo le Case, comincia- rono ad apparire. La cura della par- rocchia fu data nel 1478 da Sisto IV ai detti religiosi serviti: ma es- sendone poi stati rimossi, mentre era vicario e parroco don Giovan- ni Luca Fenest maltese, aiutato dalle limosine di pie persone, ri- fabbricò la chiesa nel pontificalo d'Innocenzo XI. Quindi, nel 1729, Benedetto XIII restituì la chiesa, e la parrocchia ai serviti; locchè con- fermò Clemente XII. Questi reli- giosi, con disegno del marchese Girolamo Theodoli, la rimoderna- rono al modo che oggi si vede, e poscia venne solennemente consa- grata dal Cardinal Gentili, il quale abitava nel palazzo di contro edi- ficato dal padre di lui sopra l'area già concessagli da Clemente X, Al- i32 CON tìeri, del quale era stato aiutante di camera: per cui in segno di gratitudine eresse su quel palaz- zo lo stemma degli Altieri. Altri però dicono che lo stesso Cardina- le Gentili fabbricò un tal palazzo. Il quadro dell'altare maggiore del- la chiesa di questa confraternita fu dipinto da Pietro Sigismondi di Lucca, effigiandovi la b. Vergine, s. Nicolò, e s. Filippo Benizzi ser- vita; né manca la chiesa di altri buoni dipinti. Ivi riposano le cene- ri di due insigni archeologi. Fa- mi ano Nardi ni, e Lorenzo Re. Delle confraternite di Roma trat- tano gli autori, che descrissero i tanti pii istituti degni della capita- le del cristianesimo, non che Ri- dolfìno Venuti nella Descrizione di Roma moderna. Carlo Bartolommeo Piazza nelle sue Opere pie di Ro- ma, al trattato V descrive le Ar- ciconfralernite ; al trattato VI par- la delle Confraternite, e compagnie iinii'ersalij al trattato VII delle Confraternite nazionali j al trattato Vili delle confraternite delle arti; e al trattato IX delle congregazio- ni, compagnie, ec. 11 titolo di ar- ciconfiaternita, che si dà a qualche insigne confraternita , riconosciuta meritevole dall'Ordinario, viene dal Papa conferito coli' autorità d' un breve apostolico. CONGALLO (s.), uno de'piìi illustri fondatori della vita mona- stica in Irlanda, nacque nel 5i6 da genitori di nobile schiatta, al settentrione dell'Ultonia. Fu infor- mato alla pietà da s. Fintano nel r/ìonistero di Cluain - Aidhnech , e dopo aver compita la sua educa- zione, divenne fondatore della gran- de badia di Bangor o Benchor, situata nella contea di Down. Il Camden è di avviso, che s. Con- CON gallo sia stato il patriarca dei mo- naci d'Irlanda, ma s'inganna a par- tito. Egli è certo per altro che que- sto santo si adoperò con tutto l'im- pegno a propagare lo stato religio- so nella stessa Irlanda. Anzi dicesi ch'egli fosse alla direzione di tre mila monaci. Le virtù erano da lui esercitate in grado eroico, e per la sua santità e prudenza si meri- tò la stima e l' amore di quanti si trattenevano con esso lui. Verso l'anno 562 recossi nel paese di Galles, e vi costrusse un moniste- ro nella contrada, che a que'giorni si chiamava la terra di Heth. Es- sendo poi ritornato in Irlanda, vi fabbi'icò un altro monistero, cui diede il nome di Cell-Comgail, al presente Saynkille, il quale venne riunito all'arcivescovato di Dublino. Terminò i suoi giorni a* io mag- gio dell'anno 6or. CONGREGAZIONE ( Congrega- tio). I\.adunanza, congrega , compa- gnia , società , convento ec. Cosi chiamansi : i.° parecchie società di preti, e di religiosi ( J^. Congrega- zioM m comunità' religiose); i.° la pia adunanza di parecchie persone, massime de' giovanetti studenti, in forma di confraternita, e che per lo pili si erige in onore della bea- ta Vergine ( P^. Co.vgreg azioni di- vote, o PIE adunanze); 3." la riu- nione dei Cardinali della santa ro- mana Chiesa in congregazioni or- dinarie, e straordinarie, avanti al Papa, nel palazzo apostolico, ed al- trove, alcune con prelati , ed altri ecclesiastici distinti del clero seco- lare e regolare, per discutere affari ordinari e straordinari. ì^. Con- gregazioni Cardinalizie; Congrega- zioni Cardinalizie attuali ; Congre- gazioni Cardinalizie, che si adu- nano NELLA SEDE VACANTE. CON CON i33 CONGREGAZIONI Cardinalizie. E.me ac R.rne Domine. Le congregazioni Cardinalizie , od adunanze di Cardinali, sono stabilite Die sahbati ^ Junii 1842, horct in Roma dai sommi Pontefici, e desti- i3 in puncto, in Palatio Apostolico nate a conoscere, discutere, e deci- Vaticano erit sacra Congregatio dere gl'importanti affari ecclesiastici, concilii. Ideo, etc. particolarmente della Chiesa uni- Tersale , e del dominio temporale Ogni congregazione ha il suo capo, della santa Sede , poiché i Cardi- che chiamasi prefetto , ed è uno nali sono i consiglieri del romano de' Cardinali della medesima , e Pontefice. Vale per un trattato la quella di Propaganda fide ne ha lettera sci'itta dal Cardinal Amman- tre, il prefetto generale, cpiello dei- nati, detto il Cardinal Papiense , Veconomia, e quello della stampe- al Cardinal di Mantova Francesco ria. Alcune congregazioni hanno lo Gonzaga, in quella parte ove parla stesso Pontefice per prefetto , come dell' officio de' Cardinali , massime sono le congregazioni del santo qffi- nelie consulte de' pubblici affari ; zio, ossia della romana ed univer' De cardinalium officio panca mine sale inquisizione, della sagra con- audìj etc. pag. iSy della terza edi- gregazione della visita apostolica, zione di Milano del 1 5o6. Le congre- ^ della sagra congregazione conci- gazioni Cardinalizie sono corredate storiale. Ogni congregazione ha il quasi tutte di consultori prelati, e segretario, il quale ordinariamente distinti ecclesiastici del clero seco- è un prelato, meno quel'»» del san- lare e regolare, e di altri ministri to offizio , il cui segretario è un destinati dal sommo Pontefice. 1 Cardinale. Gli atti, i decieti, i re- membri, che le compongono, ne scritti, e le lettere che si formano, ricevono l' intimazione in iscritto o spediscono in nome d' ogni sin- dai pontificii cursori per adunarsi gola congregazione cardinalizia, ven- ordinarinmente, o straordinariamen- gono sottoscritti e segnati , per lo te ne' luoghi soliti, e per occuparsi piti dal prefetto, e sempre dal se- degli affari ad esse spettanti, a se- gretario. Jl primo, e il secondo prin- conda di quello die in istampa , o cipalmente regolano gli affari delle in iscritto i segretari delle congre- congregazioni, avendo a tal effetto gazioni hanno precedentemente ri- udienze assegnate dal Papa per ri- messo ai singoli individui di esse, ferire le materie più gravi, ed im- Ecco due esempi di formole d' in- plorare l' approvazione de' piìi im- timazioni, che i cursori trasmettono portanti decreti e risoluzioni. L'uf- a' Cardinali. fizio del segretario precipuamente e di proporre le materie, che si E.me ac R.rne Domine. debbono discutere nelle congrega- zioni. A lui tocca per lo più re- Ferìa quarta die prima junii carsi all' Udienza del Papa (Fedi), 1842, hora decima tsrtia ciini di- per riferire gli affari trattati, e le midio, in ven. consenta s. Mariae risoluzioni prese, registrare gli at- supra Minervam erìt congregatio ti, e scrivere le lettere, confor- sancti officii. Ideo, etc. me ai decreti , e alle delibei-a- zioni delle congregazioni. Allorché i34 CON si fa concistoro, noa si tiene mai veruna oougiegazione Cardinalizia , ma si diiìdiisce ad altro giorno , ovvero per quel turno vaca. Leg^esi nel Lunadoro, Relaz. della corte di Roma, dell'edizione del 1 646 a pag. 59 , che quando si tiene il concistoro, non ha luogo veruna congregazione, e si tralascia benché intimala, ed in vece si adu- na nell'ore pomeridiane dello stes- so giorno del concistoro , il quale si fa sempre di mattina in ogni settimana, cioè nel lunedì, o nel mercoledì, ovvero nel venerdì. Tale era l'antico costume. Per solito, do- po il concistoro segreto, e dopo che n' è partito il Papa , i Cardinali restano nell' aula per tenere alcu- na congregazione risguardaute in- teressi ed affari del sagro Collegio, che sono proposti dal Cardinal camerleìig^, e dal Segretario del sa- gro Collegio {Vedi). V. Concistoro. Nell'annuale Diario Romano ven- gono enumerati i giorni in cui le congregazioni si celebrano ( sempre però nella mattina alternativamen- te, se nel palazzo apostolico, ed ec- cettuate le feste mobili, non che le ottave privilegiate). Eccone anzi l'or- dine : Nel lunedì mattina si fa nelle camere del palazzo del collegio Ur- bano, la congregazione di propagan- da ; e in quelle del palazzo aposto- lico ove abita il Papa si tengono le congregazioni dell'indice, o del- le iudulifenze. o Nel martedì hanno luogo nel palazzo apostolico, le congregazioni della sagra consulta, o della immuni- tà. Si tiene pure la congregazione dei riti, che chiamasi preparatoria per la beatificazione, e canonizzazione, e l'antipreparatoria presso il Cardi- nal punente, o relatore della causa. CON In questo giorno si sogliono tenere pure le congregazioni de'riti, che chiamansi generali, avanti il som- mo Pontefice. Nel mercoledì si fa congregazio- ne del santo offizio nel conven- to di s. Maria sopra Minerva. Nel giovedì talvolta ha luogo la suddetta congregazione avanti il Papa, nell'anticamera di onore. Nel medesimo palazzo apostolico, e nel- le consuete camere delle congre- gazioni, si fanno quelle della sa- gra visita, o della reverenda fabbri- ca di s. Pietro. Nel venerdì si fanno le congre- gazioni della consulta, o de' vescovi e regolari nel palazzo apostolico. Nel sabbato si adunano nello stes- so Pontificio palazzo, le congrega- zioni del buon governo, o de'sagri l'iti, o del concilio. I rispettivi segretari delle con- gregazioni intervengono a queste in abito prelatizio, per ricevervi i mem- bri di esse, che vi si recano col- l'abito cardinalizio del colore cor- rente, accompagnati da due indi- vidui della loro anticamera in abi- ti neri. Prende il primo luogo il Cardinale piìi degno per anzianità di esaltazione al cardinalato, e tut- ti i Cardinali siedono in sedie, men- tre il segretario all'ultimo luogo siede sullo sgabello. Nella sala ove si tiene la congregazione evvi una gran tavola coperta di tappeto, con cartelle di pelle, carta, calamaio, pen- ne ed arena. Evvi ancora l'immagine del Crocefisso, il campanello, e l'ora- zione Adsumna^ Domine sancte Spiri- tus etc, la quale prima d'incomin- ciare la congregazione si recita dal piia degno Cardinale in piedi col capo discoperto, come lo sono gli altri, acciocché gl'illumini lo Spirito Sauto per procedere con religiosa COxN savlezzza, e rettitudine alla discus- sione e risoluzione degli alFari. Ter- minata la congregazione, il detto Cardinale recita l' yJgimus libi grntias, e suona il campanello per dare il segnale che è finita, aprendosi su- bito la porta dal custode delle con- gregazioni, il quale veste l'abito cor- to con gonnella. Del modo onde si tenevano prima le congregazio- ni, parla il Sestini nel suo Maestro dì camera, capo XXXVIII, delle Congregazioni, ove tra le altre cose dice che se le congregazioni si te- nevano in casa di un Cardinale, questi al venire ed al partire dei colleghi per onorarli faceva suonare la campanella, e deporre la mautel- letta ai Cardinali stessi. Riporteremo qui l'ordine col qua- le siedono in congregazione i mem- bri componenti quella del s. ofli- 2Ìo, che potrà servire di norma per le altre congregazioni. L'ordine è lo stesso che tengono nella cappel- la pontifìcia. Prima i Cardinali dell'ordine dei vescovi, poi quelli dell'ordine dei preti, indi quelli dell'ordine dei diaconi, e tutti secondo la loro anzianità di promozione al Cardi- nalato. Il Cardinal segretario della congregazione siede nel posto, che gli tocca secondo l'ordine e l'an- zianità. Ordine col gitale siedono i Consultori. I patriarchi siedono secondo la loro dignità, cioè prima il Costan- tinopolitano, poi l'Alessandrino, indi l'Antiocheno, e per ultimo il Gero- solimitano. Gli arcivescovi stanno seduti secondo la loro anzianità, po- scia vengono i vescovi col medesi- mo ordine. CON i35 I prelati secondo il posto, che lo- ro è assegnato nella cappella ponti- ficia. Va però avvertito, che mon- signor assessore del s. offizio non ha posto distinto, ma bensì quello che gli appartiene a tenore del collegio prelatizio a cui è addetto. Se è protonotario apostolico parte- cipante, prende la mano al p. mae- stro generale de'domenicani. L'udi- tore della camera prende il posto come in cappella. 11 p. generale de'domenicani, e il p. maestro del sagro palazzo apostolico siedono se- condo il posto, che hanno in cap- pella, cioè il p. genei-ale dopo i protonotari apostolici, e il p. mae- stro del sagro palazzo dopo gli u- ditori di rota. Il p. commissario del s. offizio siede dopo i prelati, quindi prende luogo il consultore de'minori conventuali, considerato consultore ordinario, e come tale precede i consultori semplici. Se il superiore dei domenicani non è macitro generale, ma vicario generale, siede dopo il p. commis- sario, il quale è sempre dello stesso Ordine, sedendo prima però del con- sultore conventuale. Gli altri consultori siedono tutti secondo l'anzianità della loro desti- nazione. Il padre primo compa- gno del padre commissario sie- de dopo r ultimo consultore, indi l'avvocato fiscale se è ammesso alla consulta; cos\ se sono ammessi ad essa sederanno i seguenti, cioè pri- ma l'avvocato de' lei, poi il som- mista, quindi il capo notare. S. Pio V, nel i566, decretò che i canonici regolari dovessero precedere nelle congregazioni i mo- naci, e che gli abbati rispettivi, secondo l'anzianità di loro promo- zione alle abbazie, avessero la pre- cedenza. Airarlicolo Coimneiulatorc j36 con di s. Spirito (f^edi) si dice perchè tal prelato nelle congregazioni pren- da la mano e la precedenza al de- cano della rota. J^. il termine do! paragrafo delle sue prerogative, di- stinzioni ec. I Cardinali, e i consultori emet- tono il voto, ed esternano il pro- prio parere secondo l'anzianità di promozione; ma nella prima con- gregazione cui essi intervengono, dopo esserne stati fatti membri dal Papa, non votano, né possono in- terloquire. Eugenio lY, colla co- stituzione de'26 ottobre i^Zi, pri- vò i Cardinali di parlare nelle con- gregazioni avanti di ricevere le in- segne cardinalizie, ma s. Pio V, nel 1571,6 Gregorio XV vi dero- garono. Vero è però, che ai Cardi- nali non si conferiscono le congre- gazioni, se non dopo che in conci- storo fu ad essi assegnato il titolo o la diaconia, e dal Papa venne eseguita la cerimonia dell'apertura della bocca per votare ed interloqui- re nelle loro congregazioni. Quattro di queste subito dopo sono assegnate al nuovo Cardinal dal Pontefice, per mezzo di biglietto del Cardinal se- gretario di stato. Secondo la col- lezione de' Diari di Roma del se- colo decorso, poche volte i Cardi- nali ebbero due o tre congregazio- ni. Vi sono esempi, che i Papi fa- cendo la funzione dell'apertura del- la bocca ad alcun Cardinale, nei concistori che tennero nei loro viaggi, fecero poi spedire il biglietto collo assegnamento delle congiegaziorii, di cui doveva far parte, le quali sogliono essere adatte alle speciali cognizioni, ed alle cariche esercitate dal Car- dinale. Pio Vili fece prefetto della sagra congregazione dell' indice il Cardinale Caprano, sebbene anco- ra colla bocca chiusa; era però il CON porporato intervenuto, ed avea ro- tato nel conclave, in cui venne e- letto quel Pontefice. I consultori delle congregazioni sono nomina- ti dal Pontefice, con biglietto del Cardinal segretario pegli affari di stato interni. I consultori regolari godono il privilegio della residenza in Pioma, e i superiori non posso- no rimuoverli senza il beneplacito del Papa, il quale però non mai in- tende impedire ai rispettivi superiori di servirsi di essi per le occorren- ze dell' Ordine, cui appartengono. Dalle disposizioni di Alessandro VII, Clemente X, e Benedetto XllI sui Consultori della Congregazione dei- Vindice de libri proibiti {^J^edi), si vedrà in parte confermato quanto dicemmo. Tanto i Cardinali , quanto i consultori possono essere membri di parecchie congregazioni. La parte del rotolo, che i Cardinali annualmen- te ricevono, e del quale parlammo all'articolo Cardixali, serve anco in compenso ai Cardinali per l inter- vento alle congregazioni ; né altri ne hanno per essere membri di que- ste, meno quelli della congregazio- ne de' sagri riti. Osserva il Mar- chetti, Del denaro che viene a Ro- ma straniero per cause ecclesiasti- che calcolo ragionato, capo IV, pag. 68 , che nelle segretarie del- le congregazioni de' Cardinali, in quella delle indulgenze compre- sevi le perpetue , che si spedisco- no per segretaria de'brevi, si la- scia un tenuissimo emolumento per lo stipendio dovuto ai ministri. Lo stesso è per conto della segretaria de'vescovi e regolari, per quella del- l'immunità (per la quale ora non si paga più), per quella della disci- plina, e della rev. fabbrica di s. Pietro, in occasione della spedizio- CON ne (li alcune grazie, mentre nelle altre segretarie, come delia sagra peuitenzieria, del s. otfizio, de'me-. moriali, dell indice, e del concilio ec, nidla affatto si paga, e la santa Se- de pensa del proprio a pagare il niiiiisterOj e persino le spese di of- ficio, come la carta, ed ogni altra cosa, affinchè tutti i fedeli sieno in esse serviti gratis in qualun- que loro spirituale occorrenza. Il Cardinal de Luca, Il Cardinal pratico, pag. 255, osservando che cosa abbiano di singolare le cause cardinalizie, cioè quelle il cui giu- dizio spetta ai Cardinali, si esprime come segue : » Circa le cause car- " dinalizie, cioè quelle, nelle quali » i Cardinali sono giudici , queste » sono di due sorte ; una antica , » e l'altra moderna. L'antica è di » quelle cause, che si chiamano » commissarie, cioè che dal Papa 55 si commettono con commissioni » speciali , in quello stesso modo , « che segue nei prelati. E la mo- « derna è quella, la quale deriva « dalle sagre congregazioni accen- « nate di sopra nel capitolo deci- » moteizo ; perchè la congregazio- « ne commetta la cognizione, e de- « cisione di qualche causa ad uno « de' Cardinali della medesima , il » che particolarmente nella forma " giudiziale contenziosa suol segai- " re nelle congregazioni del s. of- « fìzio, e della rev. fabbrica di s. " Pietro. Imperocché sebbene nel- » le altre, particolarmente in quel- » la de' vescovi e regolari , e dei « riti, le cause sogliano distribuir- " si tra i Cardinali, i quali si di- " cono ponenti, nondimeno questi « sono pili relatori, che giudici. « In queste cause cardinalizie, tre » cose si scorgono di singolare, a w differenza delle prelatizie in altri CON i37 » tribunali. Primieramente, che non « si concede quella libertà d' alle- » gare sospetto, che nella curia lo » stile porta negli altri prelati e « giudici. Secondariamente le cau- « se Cardinalizie sono sempre tali, j> sicché nel grado dell' ap[jellazio- » ne, o del ricorso si commettono >» ad un altro Cardinale, o più uniti « insieme, aggiungendosi alle volte » la legge di dover sentire il voto » della rota , o d' altro tribunale. 55 E terzo, perché essendo commis- 55 sioni segnate di mano del Papa, 55 quindi segue, che per un certo •5 stile non soggiacciono alla segna- 55 tura di giustizia, ma solamente 55 a quella di grazia ec. ". Lo stes- so Cardinal de Luca, a pag. 38 1, tratta di alcune congregazioni , o tribunali, cui intervengono uno, o pili Cardinali, risguardanti affari spettanti al principato temporale più che alla curia papale. Queste con- gi'egazioni straordinarie non sono frequenti, come erano quelle delle strade, dell'annona, delle acque, dei confini, e simili. Aggiunge, che ve ne sono delie straordinarie parti- colari deputale a certi negozi e cause particolari , appartenenti al- l'uno, e all'altro principato, secon- do le contingenze, ed opportunità, le quali hanno termine colla riso- luzione dell'affare. La più conside- rabile allora era la congregazione di stato, nella quale non eranvi Cardi- nali fìssi come nelle altre ordinarie ; ma si andavano scegliendo ad arbi- trio del Papa secondo le occorrenze. Parla egli eziandio di alcuni tribu- nali , a cui intervengono i Cardi- nali , come particolarmente sono quelli della Segnatura di grazia (Fedi), che si tiene avanti il Pa- pa, pei'ché, a guisa delle altre con- gregazioni 5 v' interviene un nume- io8 CON CON ro competente di Cardinali depu- •> la sua morte alcuni Cardinali lati, comunque l'intervento loro » graziosamente dicevano: non a- sia soltanto per fare assistenza al » vrenio pia chi ci faccia le corre- Papa, mentre il tribunale con un » zioni fraterne ". Per non dire di Cardinale per prefitto si regge dai altri, il Cardinal Alfonso della Cue- prelati, come quello della Segnata- va spagnuolo, fu molto amante del- ra di giustizia (Fedi). la rettitudine, per cui nelle congre- Alessandro VII non solo nei pa- gazioni Cardinalizie esaminava con lazzo vaticano fondò archivii pegli tanta e cos'i diligente attenzione le atti delle congregazioni Cardinali- ragioni delle parti, che spesso la- zie, che prima si conservavano pres- sciava le cause affatto indecise, .so i rispettivi segretari, ma racco- Per lo piìi il Papa conferisce mandò ai Cardinali componenti le le prefetture delle congregazioni dette congregazioni il doveroso , ad uno dei membri delle medesi- e necessario segreto di ciò che me residenti in Roma , e se sono si tratta , peichè dal segreto di- promossi ad altra carica o prefet- pende principalmente il successo tura, sempre restano aggregati alla de' più ardui affari. E qui notere- congregazione, cui lasciano di pre- mo, che m alcune congregazioni, e siedere. bell'assenza, o impotenza in taluni affari di rilevanza e gè- de' Cardinali prefetti, il Cardinale losi, sogliono i Pontefici imporre il più antico per ordine di creazio- segrelo pontifìcio. All'articolo Cox- ne, sottoscrive le lettere, i decreti, e cisTORo si disse, che i Cardinali i rescritti, qualora il Cardinal pre- debbono esternare liberamente il fetto non abbia deputato nessuno, proprio sentimento, secondo la lo- Talvolta per la lunga assenza dei ro coscienza, l'equità, e la giusti» Cardinali prefetti di Roma, il Pa- zia. Si racconta del Cardinal Ber- pa dichiara pro-prefetto un Cardi- nardo Navagero veneto , che nei naie della stessa congregazione ; e concistori, e nelle congregazioni con siccome nella vacanza delle prefet- dottrina, facondia, e soavità di mo- ture o cariche Cardinalizie suben- di schiettamente esponeva il suo tra a suppUrvi il Cardinal segreta- sentimento, destando in tutti ani- rio di stato, così egli in alcune fa niirazione. Abbiamo dal Plato, De le veci di prefetto. Anticamente il Cardinalis dignitate et officio, pag. titolo di prefetto non vi era, cioè 2S0, che nella vita del ven. Car- nell' origine e ne' primordi delle dinal Bellarmino si legge di lui , più antiche congregazioni. Faceva rapporto all'esposizione del proprio da capo il più anziano, e perciò parere: » Nasceva quella sempre non sottoscrivendosi col titolo di >' aggradita libertà in condannare prefetto, non si possono dare elen- '•' con somma chiarezza, e pruden- chi completi di quelli d' ogni con- -•' za, (juando conveniva a suo tem- gregazione. Sino circa la metà del " pò, le cose riprensibili, e dire il secolo XVII, ed anche dopo , le " suo parere colla penna , e colla congregazioni si tenevano in casa -•' voce dentro e fuori delle con- di detti capi , e talvolta avanti il " g'egazioni richiesto, senza eccet- Papa. Il Cardinale Marzio Ginetti w tuare grado nessuno, né il som- di Vellelri, che fu vicario di Ro- » mo Pontefice. Per lo che dopo ma sotto cinque pontificati, esercì- CON CON i3(j tò la prefettura in undici congre- vengono confermate, ampliate o cli- gazioni cardinalizie. minuite, secondo il suo beneplaci- I Cardinali più antichi per lo più to. Se le concedono tutte, a pie sono membri di parecchie congrega- della nota i Papi fanno il rescrit- zioni, e l'attuai Cardinale decano del to. Die . . . . februarii i83i pe- sagro Collegio, oltre l'essere prefetto titas facultntes concedìinus. Grego- della congregazione cerimoniale e del- rius PP. XVI. la correzione de'libri delia Chiesa Delle congregazioni, che in sede orientale, nonché segretario di quel- vacante rimangono sospese, e di la del s, offizio , e presidente del cpielle che hanno luogo, si tratta consiglio supremo della rev. carne- all'articolo Co>'gregazio:vi cardina- ra apostolica (il quale '«i compone lizie, che si adunano nella sede ancora del Cardinal segretario pe- vacante. gli affari di stato interni, del Car- Il Parisi, Istruzioni per la gio- dinal presidente della congregazio- venta impiegata nella segretaria a ne di revisione, di tre prelati iidi- pag. i65 del voi. II, e a pag. 3o tori di rota, dell' avvocato generale del voi. Ili, ripoita il cerimoniale, del fisco, e della rev. cam. ap. con che si deve tenere scrivendo alle voto consultivo, e di un prelato se- congregazioni cardinalizie, ed in qual gretario, eh' è sempre il sostituto modo si debba rispondere alle me- della segretaria per gli affari di desime; mentre a pag. 80 del voi. stato interni ) , per tacere di altre II dice del metodo delle congre- cospicue cariche, è membro delle gazioni nel conservare, e registrare congregazioni concistoriali, de' ve- i rescritti alle suppliche. /^. il Cohel- scovi e regolari, del concilio, del- lio, Notitia Cardinalatus, cap. XV', l'immunità, di propaganda, del- de Cardinaliuni congregationibiis s o. l'indice, dell'esame de' vescovi in l'articolo Archivi della santa Se- sagra teologia , della consulta , del de, ove in fine si dice di quelli buongoverno, dell'economia, degli delle Congregazioni trasportati a affari ecclesiastici straordinari, de- Parigi, e ricuperati da Pio VII. gli studi, e del censo. Il Cardinal decano pro-tempore è sempre pre- ^ I- Origine delle Congregazioni felto della congregazione cerimo- Cardinalizie. niale; ed agli articoli delle singole congregazioni cardinalizie , si dice Sebbene il sommo Pontefice nel delle preletture inerenti ad una ca- suo venerabile carattere di vicaiio rica cardinalizia. Le lettere, e i di Gesù Cristo e di successore di decreti delle sagre congregazioni s. Pietro, sia destinato a governa- nella maggior parte si suggellano re, reggere e pascere il gregge elet- col sigillo del Cardinal prefetto ; e to, ed abbia la sublime potestà di siccome i Cardinali prefètti hanno sciogliere, e di legare i seguaci del diverse facoltà per concedere in- vangelo, per cui gode nella Chiesa dulti, grazie, e dispense, le quali universale, centro dell'unità e co- vengono accordate dai Pontefici , munione cattolica, non solo il pri- così ad ogni nuovo Papa i Car- mato di onore, ma ancora quello dinali prefetti rassegnano la no- di vera assoluta giurisdizione sopia ta delle consuete facoltà, le quali tutti i fedeli; e sebbene sia assiali- i4o CON CON to dal superno lume dello Spirito contro tali congregazioni, ed a par- Santo, per cui decide infallibilinea- te a parte assai bene le difende, te su tutti i dogmi della fede e Venendo ora all' origine delle dei costumi, ed emana le leggi del- congregazioni cardinalizie, gli ern- ia disciplina; ciò non pertanto egli diti ne rinvengono qualche traccia si serve di alcune congregazioni for- sino dal pontificato di Giovanni mate dai Cardinali, e da dotti con- Vili, eletto nell'anno Syz. Dicono sultoi'i versati nelle scienze teolo- perciò che quel Papa ordinasse con giche, canoniche, ed in ogni eccle- suo decreto, che le congregazioni si siastica disciplina. Da siffatte con- adunassero due volte il mese in gregazioni il Papa sente il parere una chiesa, per informarsi de' co- sulle materie di religione e di pò- stumi del clero, e farvi decidere iizia ecclesiastica, e per mezzo di dai Cardinali le controversie rela- esse appresta il comodo, e il van- ti ve alla santa Sede, a guisa dei taggio a tutti i cattolici del mon- settanta vecchioni, o consiglieri del do, di far prevenire alla santa Se- popolo d' Israele. In seguito piùvol- de le suppliche, i reclami, e gli te la settimana si tennero congre- schiarimenti nei dubbi di coscienza, gazioni de' Cardinali, per trattare Sono altresì queste sagre congrega- gli affari di tutta la cristianità, zioni l'organo delle pontificie gra- Certo è, che per volere de' Pontefi- zie, di cui fu sempre generosa, e ci ristretta fu nelle congregazioni indulgente la Sede apostolica. Be- cardinalizie, dal momento delta Io- nissimo ridette il commentatore del ro instituzione in R.oma, la somma Bergier, all'articolo Co^jgreg azione, degli aCfari più rilevanti del gover- che non deve l'ccar maraviglia se no ecclesiastico; affari che antica- i romani Pontefici cambiato ab- mente passavano per le mani di biano in diversi tempi i mezzi per diversi Cardinali non solo bene iu- governare la Chiesa universale, co- formati di essi, ma che aveano in- ine quelli che sono investiti del oltre conoscenza dei luoghi, cui gli divino primato, hanno in deposito alFari medesimi spettavano, perprov- tutta la tradizione, e sono legittimi vedere ai quali molte furono le spe- giudici della parola di Dio scritta dizioni de' Cardinali a latere in di- e tradita, non che custodi e rifor- verse provincie cattoliche, matori della disciplina a norma La prima stabile congregazione delle diverse circostanze de' tempi, si deve a Paolo III, e questa fu la Il Pontefice può, e deve usare al congregazione della santa romana n'golamento della Chiesa que' mez- ed uiik'ersale inquisizione detta del zi, ch'egli slesso crede opportuni s. Offizio [Fedì). Tra i Pontefici, col divino lume, ed anche col con- che ne istituirono maggior nume- siglio di persone dotate di dottri- ro, va rammentato il gran Sisto na, di sperienza, e di probità, se V, il quale bramoso di giovare a lo reputa espediente, quali sono i tutti i fedeli del mondo, col dare Cardinali, i consultori, ed altri ad- egregia norma per la spedizione detti alle sagre congregazioni car- piìi pronta delle cause loro agitate dinalizie. Quindi passa il menziona- in Iloraa, colla celebre bolla Ini- to commentatore con sodi argomen- mensa aeterni Dfi, data a' 22 gen- ti a confutare quelli dei novatori naio iSSj, Bidl. Rom. tomo IV, CON par. IV, pag. 392, confermò ed islitui quindici congregazioni dei Cardinali, assegnando a ciaschedu- na le sue cause determinate, Car- dinali distinti, e convenevole auto- rità, con riserva però, che le cause più gravi, e le piìi difficili consul- tazioni si riferissero alla suprema autorità del sommo Pontefice. Ad ogni congregazione assegnò cinque Cardinali, numero che in progres- so venne aumentato, in proporzio- ne dell' importanza della congrega- zione, e delle materie, che in essa si trattano. Dispose inoltre quel Pontefice che ninna congregazione potesse convocarsi senza l'interven- to almeno di tre Cardinali. Tra i Pontefici poi, che migliorarono le norme, e la procedura delle con- gregazioni, o che ne ampliarono, o restrinsero le facoltà, e la giurisdi- zione, rammenteremo qui il zelan- tissimo Benedetto XIV. Sulla origine, giurisdizione e pre- rogative delle congregazioni cardi- nalizie, e de' Cardinali che le com- pongono, dottamente trattò il cele- bre Cardinal Gio. Battista de Lu- ca nel cap. XIII del suo Cardina- le della S. R. Chiesa pratico. Egli lo divide in cinque punti : I. Che an- ticamente tutte le cause, ed i ne- gozi si trattavano nel concistoro. IL Introduzione de' tribunali. III. Principio dell' introduzione delle congregazioni particolari, e straor- dinarie. IV. Introduzione delle con- gregazioni fisse e ordinarie, e qua- li sieno. V. Qual sia la giurisdizio- ne de' Cardinali in queste congre- gazioni: cose tutte delle quali paF- leremo in breve, per la loro som- ma importanza, e per istabilire una giusta idea dell'argomento. Tutti gli affari riguardanti il go- verno politico o civile dei due prin- CON i4i cipati del Papa, spirituale e tem- porale, anche come vescovo parti- colare di Roma, anticamente si trat- tavano dal medesimo Papa, coi Cardinali in concistoro, in forma contenziosa, e coli' intervento degli avvocati, e procuratori delle parti; disputavansi tutte le cause, e le li- ti anche private, come al presente si fa ne' tribunali, per cui il Papa faceva da giudice, e da principe. Il concistoro poi si teneva ogni gior- no, quando non fosse impedito da solennità, o funzioni ecclesiastiche. In progresso di tempo cagionando tal sistema qualche incomodo, per la moltiplicità degli affari, e sem- brando poco decente alla maestà si del Papa, che del sagro Collegio de' Cardinali , si cominciarono a trattare alcuni affari di minor con- to dai cappellani del Papa, dai chierici, dai prelati, e da altri uf- fìziali della santa Sede. Quindi eb- bero origine i tribunali degli 'Udi- tori di Rota [Vedi), della Camera apostolica [Fedi), della segnatura di grazia, della segnatura di giu- stizia succitati, e tanti altri tribu- nali in parte ancora esistenti, e in parte soppressi , o incorporati ad altri. Ne' concistori però si tratta- rono in seguito gli aflàri piìi gra- vi, e si adunarono con minor fre- quenza, anco perchè furono suc- cessivamente stabilite, e meglio re- golate le cariche, e le udienze del Papa, il quale nella sua domestica camera, coU'opera ed ajuto de' mi- nistri, cioè dei Cardinali segretari di stato, e di altri Cardinali, e prelati, discute e risolve la mag- gior parte degli affari della Chiesa, e dello stato. Ma quando poi gli affai erano di qualche importan- za, incominciando i Papi a chia- mare nella loro camera alcuni i4^ CON Cardinali per consultaili , ebbero origine, e s'introdussero le congre- gazioni cardinalizie temporanee , cioè sino al termine del negozio, per cui il Papa l'aveva istituite, come tuttora alle volte si pratica. Nei primordi del secolo XVI, pei funesti errori degli eretici Lu- tero, Calvino, Zuinglio ed altri, a- vendo Paolo III istituita la con- gregazione del santo ofTizio, ossia della inquisizione, fu poi da altri Papi ampliata e riformata. Laon- de, a suo esempio, vennero suc- cessivamente istituite le altre con- gregazioni cardinalizie, le quali in parte riporteremo al seguente pa- ragrafo, cioè quelle che ora non esistono, e in parte all'articolo Con- gregazioni Cardinalizie attuali [ Ve- di). All' articolo poi Congregaziom CARDINALIZIE CHE SI ADUNANO NELLA SEDE VACANTE, SI vedrà la loro an- teriore istituzione alle congregazio- ni cardinalizie fondate da Paolo IH in poi. In queste congregazioni, dice il medesimo de Luca, i Cardinali in particolare non hanno veruna giu- risdizione, la quale però risiede nel- r intero corpo, sicché i particolari non sono veri giudici , anzi i me- desimi corpi universali non eser- citano la loro giurisdizione nel- la forma di tribunale , ma co- me dicono i giuristi più in domi- nio che in esercizio, ovvero più in teorica che in pratica, ed in forma sommaria stragiudiziale , dando i loro oracoli e risoluzioni per let- tere o decreti, l'osservanza ed ese- cuzione de' quali con i termini giu- ridici segue dai vescovi , e gover- natori , ed altri giudici ordinari, o delegati, oppure dall' uditore della camera, o da altri giudici, o tri- bunali della corte Romana , eccet- CON tuata la congregazione primaria del- la sagra inquisizione universale, la quale ha il suo tribunale chiamato del sonto ofFizio, con giudici, nota- ro, carceri, ed altri ministri. Non deve tacersi, che nei primi tempi le congregazioni cardinalizie si te- nevano nelle case private de' Car- dinali più anziani di ciascuna, ma sotto Alessandro VII fu introdotto l'uso di tenerle nel palazzo aposto- lico dove abita il Papa, eccettuata la congregazione del santo offizio, che nel mercoledì mattina , come dicemmo di sopra, si aduna in una sala del convento della chiesa di s. Maria sopra Minerva, e qualche volta nel giovedì mattina , ed ora assai di rado avanti il Papa, Corani Sanctissinto, e la congregazione di propaganda Jìde, che si convoca nel suo palazzo a piazza di Spa- gna. Tuttavolta ancora si continua- no a tenere alcune congregazioni particolari, e straordinarie, in casa del Cardinal più anziano della me- desima, incedendovi i Cardinali in abito corto. Nella Pratica della curia roma- na, tomo II, Roma i8i5, Delle congregazioni in genere , si legge quanto segue: " Salve le facoltà " speciali di alcune congregazioni, » come quella del buon governo, " della rev. flibbrica di s. Pietro, » del santo offizio, di Loreto , di " Avignone, delle acque, ed altre, " non possono le congregazioni, né " sogliono giudicare nelle cause ve- " ramente contenziose, per decreti '> d' Innocenzo VII, presso il di lui •> Bollarro pag. 34 i, e di Clemen- •» te XII, confermati da Benedetto •' XIV, come nel di lui Bollarlo •' stampato in Venezia p. 5Q, § iq. " In sequela di ciò, s'ingiungono •' alcune volle al tribunale dall' A. CON C. le facoltà rispettive di alcune congregazioni , afiìnchè proceda giudizialmente, allorché una ma- teria in essa trattata divenga più litigiosa, come veWa Luci'en. Trans- actìouis, 17 gennaio 1775, § 5, cor. Molino. Di fatti, per essgui- re le risoluzioni delle sagre con- gregazioni, ex. gr. del concilio , dell'immunità, de' vescovi e re- golari ec, si va avanti l' A. C. ove si procede per l'esecuzione, con chiedere i rispettivi oppor- tuni mandati, citata la parte, come si ha nell' Appendice al conc. Roni. fogl. 290. E se men- tre pende il giudizio avanti l'A. C. per l'esecuzione, la parte ot- tiene nella congregazione la nuo- va udienza , deve sospendersi il proseguimento del giudizio ese- cutivo. Se si è proposta in una delle congregazioni una supplica, ovvero istanza, benché non sia a notizia d'altri, resta vietato di proporre la stessa materia in al- tra congregazione, benché di giu- risdizione cumulativa, come rile- vasi dal Thesaiu\ resol. concilii, foglio del dì \5 luglio 1780 in una Sui/ina. II notaro degli atti giudiziali di tutte le congrega- zioni, è uno di quelli dell' A. C. nel di cui uffizio vi è il sostituto a ciò destinato ". Col regolamento organico per l'amministrazione della giustizia ci- vile, emanato dal regnante Ponte- fice ai 5 ottobre i83i, niima in- novazione si è fatta relativamente alle congregazioni ecclesiastiche, che anzi venne confermata la giurisdi- zione nelle cause civili di loro isti- tuto, come si può vedere al § 23 del regolamento per le cause civili nelle curie ecclesiastiche. Al § 28 si legge: » Le sagre congregazioni CON i4^ ■'j non sono soggette al tribunale » di segnatura. Ed al § 26: Le » questioni di competenza fra le » sagre congregazioni , ovvero fra « le sagre congregazioni e gli altri 53 tribunali, saranno giudicate sopra '5 semplici memorie dal Cardinal 55 prefetto della segnatura col voto j! consultivo dei prelati decano, e M sotto decano del supremo tribu- » naie, previa la relazione che do- » vrà farsi al. santo Padre. Nello " stesso modo saranno esaminate j; e decise le altre controversie re- " lative ai giudicati proferiti in se- » quela delle risoluzioni, che si ema- » neranno dalle sagre congregazio- >i ni ". P^. Girolamo Plato , de Cnrdinalis dignilafe, etc. p. 288, Synopxis S. R. E. Cardinalìimi Coiìgregatìonum , aliorumque tna- gislratuiim Papae ; dove a p. 291 riporta la summentovata lettera del Cardinal Papiense, ubi de officio Papae, et Cardinalium^ etc. ; l'av- vocato Danielli, il quale di tutte le congresfazioni scrisse diffusamen- te e dottamente nella sua Recentior Praxis Rom. Cur. ; la costitu- zione di Pio VII, Post diuturna.^, e le legislazioni di Leone XII, e di Gregorio XVI. § II. Congregazioni cardinalizie antiche, e piìi rinomate ora non più esistenti. Congregazione di Avignone. Al- l'articolo Avignone (^P'edi) si è par- lato della residenza, che sette Pon- tefici fecero in quella città, e si disse che avendola Clemente VI com- perata dalla reginaGiovanna I come signora di Provenza, l'unì al con- tado P'enaissino [f^edi), altro domi- nio della santa Sede. Quindi aven- do Gregorio XI restituita a Roma la i4i CON CON residenza pontificia, gli antipapi vincia; quindi uni la congrega- Clemente VII, e Benedetto XI 11, zione alla congregazione laiiretana occuparono '.Avignone, e il contado, [Fedi). Soleva il Cardinal prefetto ina venendo ricuperati tali domiiiii essere sempre il Cardinal segreta- all.'i Chiesa romana da Alessandro rio di stato, e la congregazione V, vi stabilì un Cardinal legato, componevasi, oltrecchè dei Cardina- perchè li governasse, al quale poi li, anche di prelati, uno dei quali in certo modo successe il Cardi- era il segretario, cioè monsignor iial prefetto della congregazione car- sotto-datario pro-tempore. La giu- dinalizia, istituita da Innocenzo XII risdizione della congregazione eser- pel regolamento degli affari eco- cltavasi dal prelato vice-legato re- nomici e politici dello stato. sidente in Avignone, ed ivi spedito Eugenio IV nominò in legato, e dai Papi dopo che i Cardinali le- vicario pontificio d'Avignone Mar- gali lasciarono di risiedervi, essen- 00 Condulmero suo parente; e Si- do il prelato vice-legato munito sto IV, con amplissime facoltà, di- colle facoltà opportune. Contro la chiaro legato il suo nipote Cardi- sentenza del vice-legato, si conce- nai della Rovere, che fu poi il deva l'appellazione, dovendosi ri- gran Giulio II. Molti de' successivi correre al Cardinal prefetto, o alla Pontefici fecero legati di Avigno- piena congregazione, su di che va ne, e di tutto il contado Venaissi- consultato il Cardinal de Luca, no i proprii nipoti, e fra gli altri Rei. Rom. dir. disc. i6, num. lo furono Farnese fatto da Paolo ri. V. \a. costituzione di Benedetto III; Barberini, da Urbano Vili; XIV, Bonarnm artium^ che riguar- ALiieìi, da Clemente X ec. In prò- da la città di Avignone, gresso di tempo la forma del go- Sotto il pontificato di Benedetto verno legatizio non diede più quei XIV, insorsero gravi questioni fra buoni risultati, che per lo addietro il vicelegato d'Avignone monsignor eransi sperimentati. Divenuto Pon- Acquaviva, ed il rettore di Car- tefice Innocenzo XII, nell' abolire, pentrasso l'abbate Santacroce, per colla bolla Ronianum decel Pontifi- cui il Papa con breve de' 2 5 ago- cein, data a' 2 3 giugno 169-2, ^»//. sto 1753 restrinse di molto le fa- Ronì. toni. IX, p. 260, il nepotis- colta del rettore. Il prelato vice- mo, cioè la grande autorità, che legato poi siccome rappresentante godevano i nipoti dei Papi, e le la congregazione d'Avignone, e per- primarie cariche che da loro oc- ciò lo stesso Pontefice come sovra- cupavansi, una di queste fu la sop- no di quel dominio, oltre ampie pressione di Cardinal legato della flicollà, aveva la guardia svizzera, legazione di Avignone. Quindi, a la guardia de'cavalleggieri, e l'uso sua vece, istituì la congregazione del baldacchino nella camera, ove di Avignone, detta ancora congre- teneva udienza pubblica due volte gazione di Avignone, e Carpentras- la settimana. Esercitava la sua giii- so, essendo questa seconda città la risdizione su tutte le comunità del capitale del suddetto contado Ve- contado, e nell'amministrazione re- naissino. Alla congregazione attribuì golavasi coi metodi antichi della l'autorità del Cardinal legato, e le congregazione del buongoverno. An- aflìdò il governo dell'intera prò- zi aveva pure la facoltà di conferi- CON re henefizii ecclesiaslici, di accorda- re dispense matrimoniali pel terzo, e quarto grado, come insegna il Ri- ganti, Regni. i4 Cancell. tom. II, num 46- Nel pontificato di Clemente XIII la Francia invase Avignone, che poi restituì a Clemente XIV. Dopo quell'epoca il prelato vice -legato ebbe il titolo e V autorità di pre- sidente delia congregazione , e di- minuita venne la giurisdizione alla congregazione, la quale dipendeva dal tenore del breve di Clemente XIV 5 istitutore della presidenza, emanato nel 1774, e che incomin- cia colle paiole Diidiim jani Roma- ni Pontijìcis. Con questo breve ven- ne pur disposto, che Avignone non si chiamasse più legazione, ma pre- sidenza come Urbino. Invaso però nuovamente dalia Francia lo stato Avignonese , negli ultimi anni del pontificato di Pio VI, la congre- gazione restò soppressa. V. il Lu- nadoro, Relaz. della corte di Ro- ma colle note del Zaccaria, edizione di Pioma I774> voi. II, pag. i i4 e I i5i. Non si deve poi passare sotto silenzio, che la legazione, o presi- denza d'Avignone, e Carpentrasso dava alla camera apostolica una discreta rendita, anzi con parte di essa. Benedetto XIV nell' università romana eresse due cattedre , una di matematica, 1' altra di chimica , con l'annuo assegno di scudi due- cento per ciascheduna. Ne ricavava anco lucro monsignor sotto datario, come segretario della congregazione, cioè dalle patenti, che si spedivano a molti impiegati nella provincia Avignonese, per le quali era fissato il pagamento di una certa somma proporzionata all' entità dell' im- piego. VOL. XVI. CON 145: Congregazione del Terrore degli ufjìziali di Roma. 11 Pontefice Pao- lo IV, zelante, ed integerrimo ven- dicatore de' vizi, per l' amore che aveva alla giustizia, a' 22 gennaio 1557 istituì questa congregazione, come riporta il Vittorelli, nelle Ad- dizioni al Ciacconio j t. Ili, col. 818. Questa congregazione si com- poneva di venti Cardinali, e quaran- ta prelati, nella quale il Papa, coi detti Cardinali in qualità di giudi- ci, dava in un giorno d'ogni mese un' udienza pubblica , in cui udi- va tutte le querele, e riceveva le suppliche di ogni persona che si presentasse, di qualunque condizio- ne, e paese fosse, e alle medesime rendeva giustizia secondo il merito della cosa. Di questa congregazione non si hanno altre notizie; e l'an- nalista Rinaldi ne parla all'anno i5ti7, n. I, 2. Congregazione dell' abbondanza dello stalo ecclesiastico. Sisto V ne fu l'istitutore a'22 gennaio del- l'anno 1587 mediante la bolla Tm- nienm, acciocché vegliasse su quel- la dello stato, e prevedesse le pe- nurie e cai-eslie de' viveri. Quindi nell'anno seguente, come si legge nella bolla Abuudanles, Bull. Rom. tom. IV, par. IV. p. 414' con^'eg'iò alla congregazione la somma di duecento mila scudi, acciò li ero- gasse all'importante scopo soltanto, giacche siccome si esprimeva nella bolla, Sisto V la dichiarava patri- monio de'poveri avendola accumu- lata colla sua parsimonia e fru- galità. Ei raccomandò a' successori d'invigilare, che la somma non si diminuisse, ma piuttosto ne procu- i-assero l'aumento. Indi vedendo Si- sto V che i poveri pativano la ca- restia del pane, e non si corrispon- deva alle patern« sue sollecitudini , 10 i46 CON adunò il concistoro, ove pieno ili giusta indignazione rimproverò una tal trascuranza, e disse, che se al- cuni si abusavano di sua clemenza, avrebbero poi provata la sua giu- stizia. V. Jacopo Cohellio, Notitia Cardinalalus ec. p. 99 ; congre- gallo XVII prò urbertate An- nonae, e l'articolo Annona. Congregazione della stamperìa vaticana. Avendo Pio IV istituita nel palazzo vaticano una stamperia con assortimento di caratteri, an- che orientali, ne commise la sopra- intendenza al celebre letterato Pao- lo Manuzio, che a tal uopo chiamò in Roma. Dipoi Sisto V ne au- mentò il lustro, coll'accrescerla e perfezionarla. Oltre a ciò, colla bol- la Immensa, eresse la congregazio- ne della stamperia i'aticana, in- caricandola di far imprimere con diligenza tutti i hbri riguardanti le dottrine della fede cattolica. Con questa stamperia Sisto V pubblicò le opere di s. Ambrogio da lui cor- rette, e dalla medesima fece stam- pare le opere di s. Gregorio ]Magno, di s. Bonaventura, e di altri san- ti Padri : il Bollarlo Romano di Laerzio Cherubini, e le due sagre Scritture, la versione dei settanta, e la Volgata. In appresso Paolo V incorporò alla stamperia camerale la Vaticana. V. il Cohellio, IVot. Card. p. Ili, Congregarlo XX de typo- graphia vaticana. Congregazione Navale. Nel iSSy Sisto V la eresse per la forza navale delta marina pontificia, componen- dola di cinque Cardinali, 1 quali dovessero presiedere alla fabbrica, ed armamento di dieci galere, ed o- gui altro navale e militare apparato. V. Marina Pontificia, ed il Cohel- lio, Not. Cardinalalus, Congrcga- tio Xf'IIJ , De classe paranda et CON servanda ad status ecclesiastici de- fcnsionem. Congregazione per sollevare da- gli aggravi, o gravami lo stato ce- clesiaslico. Bramoso il magnanimo Gregorio XIII di accrescere le ren- dite della camera apostolica, e in pari tempo di moderare le indiscre- te gravezze de' sudditi , trovan- do la congregazione de' Cardinali chiamata Congregazione degli Ar- cigogoli, nella quale si trattava del modo di accrescere i proventi al tesoro pontificio, nel giorno medesi- mo in cui fu eletto Papa, cioè a'i4 maggio I 'J72, interamente la sop- presse, imponendo ai governatori dello stato di frenare la licenza dei baroni. Il successore poi Sisto V, mediante la costituzione Immensa, in vantaggio dei dominii dello sta- to ecclesiastico, istituì la congrega- zione per sollevare dagli aggravi lo stato ecclesiastico, composta di Car- dinali, prelati , ed un segretario, i quali dovevano procurare , che non venissero oppressi piìi del do- vere coi gravami delle gabelle , imposte, e tributi arbitrari de'com- missari, questori, giudici o magi- strati : e che la congregazione do- vesse conoscere le ingiurie, ed e- storsioni denominali magistrati, co- me la marni regia senza forma veruna di giudizio. Quindi ordinò Sisto V, che le cause, le quali so- no di natura giudiziarie, per la re- visione, o decisione, dovessero ri- mettersi ai giudici ordinari. Le con- troversie, che non potevano com- porsi dalla congregazione, venivano riferite al Papa, perchè col consi- glio della medesima congregazione vi provvedesse. Anche Clemente IX, per estinguere molte gabelle, delle quali Roma, e lo stato pontificio erano da molli anni aggravali, isti- CON tnì una congregaziono, dio gli me- ritò nella sua morte il generale compianto. /^. ilLuiiadoro, Rei. del- la Corte di Roma, voi. II, p. i3it ed il Cohellio, Not. Card. Congre- gallo XIV, Pro gravaminibils tol- lendis p. rjn. Congregazione sopra i baroni dello stato eeclesiastico, Per contri- buire maggiormente alla quiete, ed al buon regolamento dello stato, per ovviare a' danni, clie i baroni potessero recare ai loro vassalli, ai quali non pagavano i debiti cui avevano con essi, o li facevano stentar lungamente con liti e ca- villi, Clemente Vili istitiù questa congregazione, colla bolla Juslitìae de' 2 2 giugno l 'JigG, la quale si legge nel t. V, par. IT. Bull. Rom. p. 107. Uffizio pertanto della con- gregazione era di far eseguire i mandati esecutivi dai giudici, ed e- .sibili dai creditori contro qualun- que barone debitore, sopra tut- ti i di lui beni, ad utilità degli stessi creditori, e passato un mese mettere i detti beni all'incanto, e dal ricavato soddisfare il creditore, e il resto consegnarlo al barone. Le cau- se si agitavano nella congregazione in forma giuridica, ed essa veniva formata dal Cardinal prefetto, da alcuni chierici di camera, dall'avvo- cato del fisco, dal commissario del- la camera, dall'uditore della came- ra, dal tesoriere ec. Dalla congre- gazione de' baroni non eravi ap- pellazione, che alla sola segnatura di grazia. F. il Lunadoro, Relaz. della corte di Roma, voi. II, p. 128 e i32. Congregazione de Auxiliis divinae gratiae. Nel i585 in Lisbona fu pubblicalo colla stampa il libro della concordia della grazia, e del libero arbitrio del p. Ludovico di CON 147 Molina, ge.suila spagnuolo. Questo libro venne riprodotto con tre edi- zioni propagandosi con gran plau- so per tutta l'Em-opa. Quindi fu denunziato alla romana inquisizione, per cui il Pontefice Clemente Vili, volendo che questo affare fosse esa- minato col più severo rigore, nel 1602 deputò una congregazione di otto celebri teologi, i quali dopo tre mesi dichiararono sessanta pro- posizioni del Molina erronee, e te- merarie. Vi risposero i gesuiti , il perchè venendo dal Papa aggiunti alla congregazione due altri esami- natoi'i, la congregazione ridusse le sessanta proposizioni soltanto a ven- ti. Fu allora, che Clemente VII! ordinò, che coli' assistenza de' Car- dinali della suprema inquisizione, degli e.saminatori deputali, e dei due generali degli Ordini litiganti, domenicani e gesuiti, le due parti proponessero alla sua presenza le loro ragioni. Furono pertanto cele- biate per sì rilevante affare qua- rantasette congregazioni dai 20 marzo 1602 sino a' 22 febbraio 1606, delle quali Clemente Vili presiedette a trenfaselte, e Paolo V a dieci, conferitone l'esame coi Cardinali soltanto, per cui a' 28 agosto 1606, giorno dedicato a s. Agostino, Paolo V permise ai due Ordini religiosi di potere in- segnare nelle loro scuole 1' uno, e l'altro sistema sulla grazia, purché lo ficessero con quella savia e ri- spettosa moderazione, che conviene a teologi cattolici, e principalmen- te religiosi. Questa determinazione di Paolo \ venne poi confermala da Urba- no Vili a'22 maggio i62l>; da Innocenzo X a'2 3 aprile i6'>45 ^ da Alessandro VII a'i5 settembre 16J17. La storia di questa insigne i^H CON coQlroversia fu esattamente, e co- piosamente descritta da Teodoro Kleuterio nella: Hisloria controver- siarum de dh'inae gratiae auxìliis sub siimmìs Pontijìcìbus Sixto V , Clemente FUI, et Paulo V, An- tuerpiae i7o5; dal p. Li vino Me- yer, nel libro : Historia controver- siarum de dh'inae gratiae auxìliis sub sunwìis Ponlifìcibus Sixlo V, Clemente Vili, Paulo V, ab ohje- clionibus Rev. P. H^acinthi Ser- ry ^indicata: e dal detto Serry, coW Historia Congregationis de au- xiliis dii'inae gratiae j Venetiis 1740. Congregazione de' Confini. Ur- bano YIll la istituì nel 1637 a' 3 novembre, colla costituzione Debi- tiim, componendola di Cardinali e prelati, acciocché non fossero alie- nati, od abbandonati ad altri senza il consenso del Papa i castelli , e dominii dello stato ecclesiastico, ed afìiiichè vegliasse alla difesa di esso, e impedisse nella comunicazione de^ll stati limitrofi la propagazione delle pestilenze, o malattie conta- giose. Su questo importantissimo ar- gomento altri Papi avevano preso le più saggie provvidenze , e ne tratta diffusamente il Cohellio, No- titia Cardinalatus, a p. 11 3, Con- grcgatio XXI, De confìnibus status ecclesiastici conscrvandis sino a p. i53. V. le costituzioni 3, Sollicitu- do, di Sisto V; la costituzione 78, Romana, di Clemente Vili; la costi- tuzione 108, Pastorale, di Paolo V, e la costituzione 65, Decens, dello stesso Urbano Vili, ol tre l'articolo So- vranità de Romani Poiitejici (Vedi). Gli altri articoli del Dizionario, che pure potranno consultarsi sui con- fini dello stato pontifìcio, e le fron- tiere degli stati limitrofi, sono Con- GBEGAZ10;XE S.AMTARIA , PESTILENZE , CON Avignone, e particolarmente a pag. 243 del voi. HI del Dizionario, ove riportasi quell'articolo, non che gli articoli di Benevento, Sicilia, Toscana ec, e di altri stati confi- nanti. Presentemente non esiste la Congregazione de" coiifini , ma evvi nel palazzo apostolico Quirinale la segretaria riunita a quella di stato, e dipendente dal Cardinal segreta- rio di stato, con distinto prelato per segretario; carica che ora co- pre monsignor Pier-Filippo Boatti. Era di lui coadiutore il rispettabile cavaliere abbate Luigi Armellini romano, primo minutante della se- gretaria di stato , di onorevole n- cordanza, il cui giusto e splendido elogio funebre si legge nel Diario di Roma ai numeri 32 e 35 del corrente anno 1842. (Nel medesi- mo anno in Loreto coi tipi dei fra- telli Rossi, il eh. avv. Pietro Ca- stellano ci ha dato l' interessante Elogio funebre del cavaliere Luigi Arniellini, ec. morto in Napoli ai 17 aprile 1842). Anticamente que- sta congregazione ebbe anche il Cardinal prefetto, e Io fiu'ono i Car- dinali Bernardino Spada di Brisi- ghella fatto da Urbano Vili, e Fla- vio Chigi, nipote di Alessandro VII, che lo fece prefetto della congrega- zione de' confìni, e governatore di Fermo ec. Anzi il Cardinal Nicolò Spinola genovese, creatura di Cle- mente XF, nel 1731, era prefetto de' confìni. Altrettanto si legge nei seguenti anni. Egli morì nell' anno 1735. Congregazione sopra V elezione de'' vescovi. Commendevole fu Fisti- tuzione della Congregazione dell'e- same de' vescovi (^Fedi), nei sog- getti, che debbonsi promovere al governo delle chiese. Pure essendo essa giovevole soltanto per assicu CON rarsi sulla dottrina , e sulle cogni- zioni del candidato, non già sulla prudenza, sui costumi, sulla con- dotta, e sulle qualità, che si desi- derano in un vescovo , non si ri- tenne sufficiente a conoscere l' ido- neità del promovendo, del qual processo si tratta all'articolo Con- cistoro [P^edi), ed al § III e seg. Perciò il zelante Innocenzo XI, mentre era suo uditore il celebre monsignor Gio. Battista de Luca , poi amplissimo Cardinale, volle isti- tuire questa congregazione sull'ele- zione de' vescovi, formandola di di- versi Cardinali, di alcuni prelati e togati forniti d'integrità, prudenza, e zelo, acciocché prendessero dili- gente informazione de' soggetti pro- movendi ai vescovati , affine di esa- minare i meriti, e le qualità loro. Fu stabilito che la congregazione si terrebbe nel palazzo apostolico alle occorrenze, intimandola alcuni giorni avanti monsignor uditore, come segretario di questa congre- gazione, in uno alla dispensa della nota delle chiese , che dovevansi provvedere, e de' soggetti che si proponevano per occuparle , poten- do ciascuno de' congregati libera- mente proporre quelli, che avesse creduto degni. Quindi in essa di- scutevasi sulla scelta de' soggetti, la cui nota, dopo la congregazione, veniva dall'uditore portata all'u- dienza del Papa , il quale tra gli approvati eleggeva chi più a lui piaceva, come talvolta sceglieva per vescovi anche persone, di cui non si era trattato nella congregazioiìe. Non si calcolavano affatto gli uf- fizi, e le raccomandazioni , proce- dendosi con l'intrinseco melilo, e colla sentenza di s. Bernardo : Va- IcnCes repelle, nolenles compelle j il perchè per lo più le elezioni riu- CON i49 servano all'improvviso, e inaspet- tate. La scelta cadeva nei chierici secolari, eh' eransi esercitati nei vi- cariati delle diocesi, nella cura del- le anime, nelle missioni e simili, e nei regolari su quei soggetti, che avessero esei'citate le cariche prin- cipali del loro Ordine, o congrega- zione, ovvei'o nel servire la santa Sede, come consultori, o qualifica- tori delle congregazioni cardinali- zie; e SI pei primi che pei secondi avevasi particolarmente in mira che fossero addestrati neli' arte di go- vernare, y. il prelodato de Luca, Il Cardinale pratico, cap. XXXIV Della congregazione sopra reiezio- ne de' vescovi. In progresso si utile congrega- zione andò dimenticata, ma assun- to al pontificato Benedetto XIV, e considerando essere del maggior in- teresse della Chiesa, che i vescovi, ai quali è affidata la cura del greg- ge di Gesù Cristo, fossero persone non solo probe, ma ancora zelan- ti, e fornite di dottrina, a seconda del costante impegno de' suoi pre- decessori, di dare ottimi pastori al- le chiese , nel 1 740 , col disposto dalla costituzione : Ad aposlolicae data a' 16 ottobre, Bull. Magn. tom. XVI , p. 7 , eresse una congrega- zione di cinque Cardinali, col pre- lato uditore per segretario, alla qua- le spettasse esaminare le qualità di coloro, che si dovevano promovere ai vescovati, prescrivendo la congre- gazione ai componenti il segreto del santo offizio , dacché dovevano pro- cedeie colla massima circospezione neir informarsi sulle qualità de' pro- movendi. V. il cav. Lunadoro, Re- laz. della corte di Roma, voi. II, capo XII, Della congregazione per l'elezione de' vescovi. Tuttavia an- elie questa rispettabile cougrcgazio- l'To CON ne ebbe corta durata, e vuoisi che una sola volta ai adunasse , forse per le opposizioni dei Cardinali am- basciatori , e ministri delle corti estere, e singolarn)ente dei Cardi- nali protettori dei regni, che allora proponevano i vescovati in conci- sloro. Da quel tempo in poi , nel cessare di esistere sì la congrega- zione d' Innocenzo XI, che di Be- nedetto XI V, rimase in gran parte ai segretario di esse, uditore del Papa, la prerogativa e le attribu- zioni di prendete a tempo debito segreta, e diligente informazione su- gli ecclesiastici del clero secolare,, e regolare, di specchiata condotta, e di conveniente dottiina, per pre- sentarli, e proporli al sommo Pon- tefice nelle vacanze delle sedi , ed allorché si deve ad esse provvede- re, f^. UorroRE DEL Papa, e Co>- GREGAZIOJVE CoNCISTOIUALE, Congregazione Fermana. Aven- do Eugenio IV, del i43i, dato al Cardinal nipote il governo del- la città e stato di Fermo, i suoi successori fecero altrettanto coi lo- l'o nipoti, per cui il governatore di Fermo era sempre il Cardinal nipote. Ma avendo Innocenzo XII soppresso tal governatore, in vece colla costituzione Constanlis Jìdei, data a' 3 gennaio 1692, Bull. Magn. tom, XIII, pag. 49j eresse questa congregazione per fungei-ne il go- verno, alia quale assegnò tutte le facoltà, che Sisto V aveva concesse alla congregazione della sagra con- sulta. Innocenzo XII volle che ne fosse prefetto il Cardinal segretario di stato pro-tempore, e che mutan- dosi questo Cardinale, si dovessero cambiare anche i prelati, che la componevano. Da ciò per altro na- sceva, che le cause già decise si tornavano a produrre colla nuo- CON va congregazione; il perchè a ca- gione delle protezioni , ne deriva- vano gravi inconvenienti. Volendo- vi provvedere Benedetto XIV, col- la costituzione Nenio, data a' 28 luglio 17465 loc. cit. tomo XVI, pag. 5, rivocò quella d' Innocenzo XII, e riforniò la congregazione, componendola del Cardinal segre- tario di stato come prefetto, del prelato uditore del Papa, duu u- diture di rota, d'im cliiericu di camera, d'un votante di segnatLira di giustizia, d'un segretario, del fiscale gener.de, e di un avvocato. Insorse poi la controversia, se il governo politico, ed economico del- lo stato di Fermo ancora appar- tenesse a questa congregazione, ot- vero a quella del buon governo. Benedetto XIV, colla costituzione Palernij de' 6 settembre 174^5 loc. cit. tom. XVII, p. 85, decise ap- partenere alla congregazione Fer- jnana. !Ma il successore Clemente XIII, vedendo che le misure dei suoi predecessori non raggiungeva- no il bramalo scopo, e che sebbe- ne si dovesse radunare nelle stanze del Cardinal prefetto una volta al mese, non sempre si osservava, coi- r autorità della costituzione Cnm^ etc. emanata a' 19 settenibre 1761 presso il Guerra, Epilotne tom. I, pag. 538, soppresse la congrega- zione Fermana , ed assoggettò il governo della città, e del territorio di Fermo, come quello degli altri luo- ghi dello stato ecclesiastico, alle congregazioni della consulta, e del buon governo, ordinando a questa ultim.a, che erogasse in vantaggio della provincia Fermana, la grande somma di danaro, che si spendeva dalla città di Fermo per la sop- pressa congregazione. Incuinbenza di essa era il regolamento degli at- CON fari ed il giudicare piivativamente gì' interessi delle comunità. L'udien- za si teneva dal prelato segreta- rio; il notaro era quello delle altre congregazioni, e regolavasi come la congregazione del buon governo. V. il Lunadoro, Relaz. della corte di Roma, voi. il, p. 217, e la pratica della Curia Romana, t. II, pag. 73. Congregazione di Ancona. Aven- do Clemente XII eretto in Anco- na un ampio lazzaretto e molo nel porto, che esentò dalle gabelle, nel 1734 istituì una congregazio- ne composta di cinque Cardinali, e di tre prelati, per attendere al buon regolamento di detto porto. V^, Anco\a, ed il Cancellieri nel suo Mercato a pag. 24 g. Dal sunimentovato Lunadoro, del- l'edizione del 1646, a p. 26, abitiamo tlie vi fu la Congregazione della Zec- ca, nella quale si trattava sulle mo- nete, che dovevano coniarsi, coll'in- tervento di quattro Cardinali, uno de' quali n'era il capo, ed in casa di lui si tenevano le congrega- zioni, a cui intervenivano alcuni ministri camerali. Il medesimo au- tore, a pag. 49 pai'la della Con- gregazione di stato, la quale si te- neva, o avanti il Papa, o avanti il Cardinal nipote, avendovi luogo tutti i Cardinali , eh' erano stati nunzi apostolici, ed il segretaiMO di stato : avvertendo che se la congre- gazione si celebrava innanzi al Papa, i Cardinali vestivano l'intero abito Cardinalizio^ e se celebravasi avan- ti il Cardinal nipote, i Cardinali incedevano colla sottana , fascia , mozzetta, e ferraiuolone. Gli scopi tanto delle suddoscrit- le congregazioni, che delle altre di minor confo, nell' estinguersi, fu- iouo riuniti, e incorporati in al- CON i?i Ire congregazioni , e tribunali an- tichi, od istituiti da quel Ponte- fice, die soppresse le congregazioni medesime. CONGREGAZIONI CARDINA- LIZIE ATTU.4LI. All'articolo Coxgre- c.AzioNE, e principalmente a quello delle Congregazioni Cardinalizie si è definito, che cosa sono. Nel secondo articolo si è aggiunto il modo, e il luogo della loro cele- brazione, l'origine delle congrega- zioni col novero di quelle che più non esistono. Nel presente ar- ticolo parleremo delle esistenti, del- la loro istituzione, e de'sommi Pon- tefici, che ne migliorarono le nor- me e la procedura, ne ampliarono o restrinsero le facoltà e la giuris- dizione; non che lo stato in cui trovansi, col catalogo dei rispettivi Cardinali prefetti, oltre a quanto di essi, de'segretari, consultori, ed al- tri, si è detto al precedente citato articolo. Le congregazioni cardinalizie, ossia la riunione de'Cardinali di santa romana Chiesa ( per le qua- li oltre gli allari competenti, tal- volta il Papa affida negozi partico- lari per giudicarli), sono ordinarie perchè stabili, o straordinarie pei negozi, ed affari straordinari che terminano colle discussioni. Si di- cono congregazioni Corani Sanctis- simo quelle, che il Papa tiene a- vanti di sé, locchè ha luogo per l'esame de' vescovi, per gravi a Tari straordinari, ed alcune di quelle del santo olfizio, e de' sagri riti col cerimoniale, che si dirà ai ri- spettivi articoli. Per negozi egual- mente straordinari, ecclesiastici, e civili, suole il Pontefice convocare avanti di .^.è alcune particolari con- gregazioni di quei Cardinali che vuole, ed essi vi si recano pri- i53 CON vatamente in abito corto, sedendo d' iiilonio al tavolino , alla cui testa è lo stesso Pontefice, che a- ■vanti d'incominciarle si scuopre il capo, e recita l'orazione allo Spiri- to Santo, Adsumus Domine etc. suonando il campanello al termine della congregazione. Se vi è un pre- lato per segretario, egli siede su di uno sgabello senza postergale, ed lia un piccolo tavolino a parte. Per solito queste congregazioni partico- lari si tengono di sera. Le congre- gazioni cardinalizie ordinarie sono le seguenti, che riportiamo per or- dine alfabetico, accennandone le co- se principali, dappoiché vi vorrebbo- Do assai volumi per fare l'istoria di ognuna. L'ordine però, col qua- le sono notate le congregazioni car- dinalizie nelle armuali Notizie, o al- manacco di Iloma, è come appresso. S. Ptomana ed universale inquisi- zione. Visita apostolica. Concistoriale. Vescovi e Regolari. Concilio. Residenza de' vescovi, Lnmunità ecclesiastica. Propaganda lide. Indice. Sagri riti, Ceremoniale. Disciplina regolare. Indulgenze e sagre reliquie. Esame de' vescovi. Sopra la correzione de' libri della chiesa orientale. Rev. fabbrica di s. Pietro. Consulta. Speciale sanitaria. Buon Governo. Laurelaua. Acrjue. Economica. CON Affari ecclesiastici straordinari. Degli studii. Speciale per la l'iedificazione della basilica di s. Paolo. Vi sono inoltre le congregazioni del censo, della revisione de'con- ti, e della segnatura di grazia. Congregazione delle Acque. Il sommo Pontefice Sisto V, col- la costituzione Immensa aeteriii Dei, de' 22 gennaio i587, istituì una congregazione di sei Cardinali, la quale avesse cura delle strade , ponti ed acque, e di quelle ac- que segnatamente, che con molto dispendio, erano state condotte in Roma per comodo de' cittadini, e ad ornamento della capitale del cri- stianesimo SI da lui, che da altri Pontefici suoi predecessori. Poste- riormente lo stesso Sisto V, colla costituzione Supremi cura reginii- nis, data ii kal. martii 1590, at- tribuì specialmente la cura dell'acqua, dal suo antico nome detta Felice già Claudia, alla congregazione sud- detta con amplissima facoltà, ordi- nando inoltre, che annualmente si scegliessero due cittadini romani per visitatori, i quali avessero l'in- carico di accedere personalmente almeno ogni tre mesi, e riconosce- re lo stato degli acquedotti, ed al- tre opere annesse, rilevare i ristaii- ri, e lavori occorrenti, e di tutto fare sollecitamente relazione alla sum mentovata congregazione cardi- nalizia. Sisto V pertanto, colle due costituzioni, emanò savissime prov- videnze suU'aprire nuove strade, di- latare e restaurar le vecchie, fab- bricare nuovi ponti, ristorare e mantenere gli esistenti, e princi- palmente sulle acque, e di quelle condotte, e portate in R.ou)a. Dipoi CON Paolo V, a*i3 settembre iGìi, mediante la costituzione, In sede B. Petti, commise ad una congre- gazione composta di molti depu- tati, fra' quali un chierico di ca- mera, e a due visitatori affidò la ispezione, e la custodia, non che la conservazione e ja cura assidua degli acquedotti, e delle fontane dell'acqua da lui condotta in Pioma, e dal proprio nome chiamata Paola, su di che può vedersi 1' articolo Acque, ed Acquedotti di Roma; e l'arti- colo Strade di Roma. Il Cohellio, JYolitia Cardinalatii.'?, etc. Romae i653, ne tratta a pag. 86 e seg. Congregatio XVI, Pro i'iis, ponti- bus et aquis curandis. V, Fonta- ne di Roma. Che vi fossero due distinte con- gregazioni, una sulle acque, e l'al- tra sulle fonti e le strade, si rile- va anche dal Lunadoro, Relaz. del- la corte di Roma p. 52 dell'edi- zione di Bracciano. In quanto alla prima ci dice, che la congregazio- ne delle acque si occupava del cor- so de' hunii, ponti, e simili, pre- sieduta da un Cardinale, nella cui casa adunavasi. In quanto alla se- conda aggiunge, che la congrega- zione si occupava delle acque, delle fonti, e delle strade, essendo il capo il Cardinal camerlengo; ma la con- gregazione facevasi in casa del Car- dinale più degno. Sulle .strade sono a vedersi le costituzioni Sacerdo- ialìs d' Innocenzo XII, e Cuin o- mnibiis di Benedetto XIV. Sino agli ultimi tempi le strade, oltre la congregazione cardinali/ia, avevano un prelato chierico di ca^ mera per presidente, colle attribu- zioni, e ministri, che accenna il Lunadoro, dell'edizione di R.oma, voi. II, p. T.'j^. Cos'i egli a p. 9. Dal primo » momento, che abbiamo riassunte " le redini del nostro governo ". La storia delle suddette tre acque dal citato Nicolai è compendiosa-r mente riportata al tomo II, p. 170 e 270. Prima di pai lare della riunioue i54 CON della presiJcii/a delle acque a quella delle strade, ci sembra opportuno dare un cenno come trova vasi la congregazione delle acque, coli' au- torità della Pralica dtlla curia Ro- mana toni. II, p. rS , Del tribu- nale, ossia Congregazione delle ac- que.. Questo è un tribunale, cbe ba giurisdizione in tutte le materie l'isguardanti i fiumi, i laghi, i con- dotti pubblici , loro dipendenze , e tutto altro che venga sotto il no- me di acqua pubblica; procede per 10 più all'economica, ma giudica ancora contenziosamente; è compo- sto di vari Cardinali col loro pre- ietto, e segretario, il quale, insieme col Cardinal prefetto, regola gli af- fari della congregazione, che però si raduna di rado , ed alle volte passa più d' un anno prima che si convochi. Bensì nelle cose di rilie- vo si manda in giro ai Cardinali della congregazione la posizione , per l'accogliere sovr' essa i loro ri- spettivi sentimenti. Si regola la se- gretaria delle acque come quella del buon governo, ed il suo segre- tario è pur giudice ordinario nelle oause contenziose. Egli non ha gior- no destinato per 1' udienza , onde -i cita per ora certa avanti di lui. 11 iiflaro di questa congregazione è lo stesso notaro dell' A. C. , che serve a tutte le conirre^razioni. Il P 9 medesimo tribunale ha in pariibus i suoi giudici, che si chiamano de- legati della congregazione delle ac- »{ue, e questi si deputano dal se- gretario e dal prefetto , fuorché nelle legazioni , nelle quali il Car- dinal legato procede come delegato nato della congregazione delle aeque, ed egli deputa i delegali subalterni nei luoghi della sua provincia. Dal giudicat'j dei legati si appella al segretario della sagra cougregazio- CON ne , ed alla stessa congregazione. Dove poi vi sono delegati, i giudici ordinari locali sono delegati nati. Era tale Io slato della congrecazio- ne, quando Leone XII pubblicò il moto-proprio, di cui audiamo a par- lare. Animato il magnanimo Leone XII dallo zelo del pubblico bene, dopo avere consultato una congre- gazione di Cardinali, a' 21 dicem- bre 1828, credette utile di pubbli- care il moto-proprio sul metodo da tenersi dai chierici di camera nella revisione de' conti, e negli affari di pubblica amministrazione, non ostan- te la costituzione di Benedetto XIV del 17473 e quella di Pio VII dei 6 luglio 18 16. Gli piacque dunque di stabilire una congregazione di Revisione nel seno stesso del tri- bunale della camera , composta di quattro chierici di camera, la quale riunisse le attribuzioni nella parte dispositiva, relativamente a tutti gli oggetti d'introito ed esito della cas- sa generale dello stato, ed avesse rattiibuzione non meno importante della revisione de' conti di tutte le pubbliche amministrazioni, sindacan- do eziandio ogni ramo di finanza. E.iflettendo però Leone XII, che i chierici di camera addetti alla con- gregazione di revisione non pote- vano distrarsi coli' esercizio delle presidenze inerenti al loro collegio, li esentò da esse, e da* qualunque intervento a giudicar le cause nella piena camera , il perchè dovette riunire ed amalgamare negli altri cinque chierici di camera tutte le presidenze, che per lo passato da un maggior numero si sostenevano. Perciò le strade, le acque, e le ripe fu- rono imile in una sola presidenza, e lù nominato por primo presidente delle aeque e slrade, con chirografo CON fle' 19 gennaio 1829, monsignor Luigi Laiicellolti, che già era pie- sitlente delle strade. L'aflinità del- Ui maleria pareva consigliare que- sta riunione : giaccliè scorrendo le acque in gran paite sotto il lastri- cato delle pubbliche vie, ogni qual- volta occorre di far de' lavori negli acquedolti, di regolare e rettificare il corso delle acque, non possono a meno di guastai'si, e rompersi le stra- de , e quindi convien risarcirle; come altresì può accadere che la presi- denza delle strade, non avendo co- gnizione delle condutture, delle for- me, ed altre costruzioni sotterranee relative alle acque, faccia dei lavori di strade , e chiaviche , che riesca- no ài detrimento alle condutture medesime, e di alterazione alle for- me, oltre a tante altre giuste ra- gioni. Finalmente il regnante Pontefice Gregorio XVI, col regolamento pei lavori pubblici di acque e strade , istituì la prefettura generale di essi, nella persona del Cardinal prefet- to della sagra congregazione, come si legge nel detto Regolanienlo pei lavori pubblici di acque , e strade nello stato pontifìcio, pubblicato agli 8 giugno i833, dal Cardinal Gatn- berini, segretario di stato pegli af- fari interni. La congregazione delle acque si compone del Cardinal pre- fetto, ed ora di altri undici Cardi- nali, d' un prelato segretario , del fiscale 5 del sotto segietario, e del computista. La prefettura generale delle acque e strade componesi dello stesso Cardinal prefetto, d'un pre- lato chierico di camexa presidente, del segretario della congregazione , di due signori secolari, fra i quali il sopraintendeute delle poste pon- tificie pro-tempore, cV un fiscale di- verso dal precedente , d' un sotto CON ij-i segretario egualmente diverso dal nominato, e dal capo contabile, eh' è lo stesso computista della con- gregazione, di quattro Maestri di strade (Fedi), di due segretari di camera e notari delle acque e strade , dell' ispettore generale del- l' illuminazione notturna della città di lioma, dei consiglieri per l'am- ministrazione dei lavori delle strade urbane , e finalmente del consiglio d' arte. Dalla prefettura generale delle acque e strade dipendono i lavori delle strade nazionali o postali ( non più delle strade provinciali, comu- nali dell'agro romano che furono attribuite , in vigore del numero \ III del Regolamento, alla presi- denza della Comarca ) , e quel- li per la navigazione del fiume Te- vere ( Vedi ) , per le bonificazio- ni pontine, i lavori idraulici pro- vinciali j tanto dei fiumi, quanto dei Ponti ( Tedi), e canali di na- vigazione, e gli acquedotti di Ro- ma. Le questioni legali risguardanti i lavori suddetti sono portate avanti le congregazioni governative in pri- ma istanza , quindi alla prefettura generale, o in appello, e nella dispa- rità di sentenza, in terza istanza avanti la sagra congregazione delle acque in grado definitivo, ed avanti la medesima piena congregazione , in grado di revisione. V. gli arti- coli Acque, negli Indici della Rac- colta delle leggi pontificie, ove si leyge al § XXXI II del Pu'golamen- to degli 8 giugno i833 : •» Le que- » stioni, risguardanti i lavori sud- » detfi, sono portate in prima istan- « za avanti la congregazione go- 55 vernativa delle rispettive legazio- " ni, o delegazioni; in appello alla " prefettura generale ; nella dilfor- " mila dei giudicati, alla sagra con- i56 CON » gre£;azione delle acque, la cui rì- » soluzione è definitiva. Se poi le « questioni si riferiscono ai lavori, » la cura dei quali è affidata im- M mediatamente alla prefettura, que- M sta la definisce in prima istan- »> za, e la sagia congregazione in » appello. 11 giudicato è definitivo, » se la seconda sentenza è confor- » me alla prima ; nel caso di di- w screpanza , si fa luogo ad una " nuova proposizione della causa '> avanti la slessa sagra congrega- " zione ". Riporteremo il novero di alcuni Cardinali prefetti della sagra con- gregazione cardinalizia delle acque, francesco Cennini di Salamandri sanese, fatto Cardinale nel 1621 da Paolo V, prefetto delle acque, mori nel i645. Francesco Barberini juniore l'oma- no, pronipote d' Urbano Vili, creato Cardinale nel 1690 da Alessandro \ III, prefetto delle acque, morì nel 1788. Alessandro Albani d' Urbino, nipo- te di Clemente XI, fatto Cardi- nale da Innocenzo XIII, divenne prefetto delle acque, e lasciò di vivere nel 1779. Carlo Un'izzani modenese, creato Cardinale da Pio VI, e da lui fallo prefetto delle acque, palu- di pontine, e chiane, mori nel 1802. Anton Maria Boria Panipliily ge- novese, Cardinale di Pio VI, prefetto delle acque, paludi pon- tine, e chiane : terminò i suoi giorni nel 1821. Fabrizio RuJJo napoletano, fatto Cardinale da Pio VI, prefetto delle acque, paludi pontine, e chiane, mori nel 1827. ri postino Rivarola genovese, fatto COiN Cardinale da Pio VI, prefetto delle acque, paludi pontine, e valle di chiane, il quale in vir- ili del suddetto regolamento de- gli 8 giugno i833 fu il primo prefetto generale delle acque e strade : ora è primo Cardinale dia- cono. Ludoi'ico Cazzali di Terni, creato Cardinale dal Papa regnante, fu fatto da lui prefetto generale delle acque e strade, cui attual- mente presiede con zelo. Congregazione degli affari ecclesia- stici straordinari. Fu istituita dal Pontefice Pio VII, con biglietto del Cardinal 13ar- tolommeo Pacca pro-segretario di stato, ed attualmente decano del sagro Collegio, dato nell'anno i8i4, e diretto al p. d. Francesco Fon- tana generale de' barnabiti, poi am- plissimo Cardinale. Ecco il tenore del biglietto: " Riflettendo la Santità di nostro Signore, che tanti anni di vertigini, e di sconvolgimenti hanno cagionato degli sconcerti notabili in materia di religione, e che spetta alla sua apostolica sollecitudine l'apprestarvi un sa- lutare rimedio, è venuta nella determinazione di destinare una congregazione, composta di otto Cardinali molto distinti nelle scienze ecclesiastiche, un segreta- rio con voto, e con cinque con- sultori della congregazione, ónde possano esaminarsi tutti gli affa- ri, che dal mondo cattolico sa- ranno inoltrati alla santa Sede , e che verranno alla detta con- gregazione rimessi per l' esame, e voto, e sia così la Santità sua messa in grado di dare quelle risposte, e di prendere quelle ri- CON » soluzioni, che sono dettate da >j retti e sani primipii, e conformi « alla sua dignità Pontificia. « Conoscendo la Santità di no- « stro Signore di quanti lumi è " fornito il p. Fontana nelle scien- M ze ecclesiastiche, di quanto zelo " è animato per il bene della re- » ligione, e della Chiesa, e per « il decoro della santa Sede, si è « degnata di nominarlo segretario « con voto della detta congrega- « zione cardinalizia ". Per membri della congregazione furono destinati i Cardinali Mat- lei, della Somaglia, di Pietro, Pac- ca, Brancadoro, Litta, Gabrielli, ed Opizzoni. Per consultori furono di- chiarati gli abbati d. Filippo Gui- di, d. INIarco Mastrofini, d. Gioac- chino Bettini, il p. d. Luigi Lam- bruschini, il p. d. Antonio Maria Grandi, ai quali in seguito con biglietto di segretaria di stato fu- rono aggiunti monsignor d. Fran- cesco Baldi, e il p. abbate d. Mau- ro Cappellari, ora regnante Pon- tefice. La prima sessione fu tenuta ai i6 agosto i8i4 nelle camere del prelodato Cardinal pro-segretario di stato. In questa prima sessione il segretario propose il piano da tenersi nelle adunanze della sagra congregazione, e nell'esame e disbri- go degli affari. Tra le altre cose fu stabilito che la congregazione si ra- dunerebbe una volta la settimana, che ricevuti, e raccolti i voti, il se- gretario dovesse col suo inviarli al Cardinal segretario di stato, o far- ne rapporto egli stesso al medesi- mo Cardinale a seconda delle cir- costanze. In qualche caso straordi- nario la congicgazione slessa, se Io giudicherà a proposito, commetterà al suo segretario di fare immedia- CON 1^7 tamenfe il rapporto a sua Sanlità. Che in certe materie, e massime che importano V introduzione di qualche gius nuovo, o controverso, o che hanno rapporto alla dottri- na in punti, che non sono chia- ramente definiti, sarà necessario, che la sagra congregazione si tenga, e dica i pareri o in iscritto, o a voce Coram Sanctlssimo. Se il santo Pa- dre non ne avi'à dato l'ordine, sta- rà alla congregazione stessa deter- minare i casi, ne' quali si debba a sua Santità domandarne la tenuta alla sua presenza. 11 sigillo della congregazione avrà lo stemma di sua Santità, coli' iscrizione : Congre- GATIO NEGOTUS ECCLESIASTICIS PRAE- POSITA. Non va poi taciuto, che già lo slesso Pontefice Pio VII dopo la sua esaltazione al supremo ponti- ficato, il che avvenne nel marzo 1800, deputò una congregazione di Cardinali con monsignor di Pie- tro per segretario, e poscia anche egli Cardinale, col titolo di Con- gregazione degli affari ecclesiastici slraordinarii, perchè esclusivamen- te trattasse tutti i grandi affari, che la santa Sede aveva colla Fran- cia, e difatti sino al 1809 epoca della deportazione di quel Papa, la congregazione si occupò di tutlociò che con quel regno fu trattalo, anzi la congregazione talvolta si oc- cupò eziandio di affari ecclesiastici di altri regni, e nazioni. La sagra congregazione si com- pone al presente di undici Cardi- nali, di un prelato segretario, che una volta la settimana ha udienza dal Papa, e di sette consultori. Si occupa degli affari della Chiesa di tutto il mondo cattolico, cioè degli straordinari, e di quelli ancora ap- p;irlenenli ad altre congregazioni, i58 CON che il Papa le rimette, adunan- dosi per io pili avanli di lui nel- la sera, come egualmente di sera si adunano nelle camere del Cardi- nale più degno , o del Cardinal segretario di slato. Ecco come il eh. Costanzi , L'osservatore di Ro- ma tom. I, p. 60, descrive questa importante, e cospicua congregazio- ne: " Un'altra grande congrega- zione, nel i8i4, è stata eretta dal Pontefice Pio VII nel suo glorioso ritorno al trono, la quale è stata l'espressione del suo pie- toso impegno per il bene di tutti i suoi figli. Tutta quasi l'Europa, divenuta preda di una fazione miscredente, aveva veduto andar sossopra gli affari dei regni spi- rituali, e lempoiali. Riordinate in fine le cose per un tratto pro- digioso della divina onnipotenza, ogni sovrano pensò a rimettere nel suo primitivo stato tiittociò, ch'era stato disorganizzato, ed il Papa molto più si diede cura di richiamare al giusto metodo tuttociò, eh 'erasi disordinato nel- la Chiesa. Le congregazioni car- dinalizie preesistenti, cinscuna nel- le sue particolari attribuzioni, sa- rebbero state adattatissime al ne- cessario ordinamento; ma la quan- tità immensa degli oggetti, che si presentavano, ed oggetti di ìiuovo geneie, e di somma ur- genza, indussero il Pontefice loda- to, a sgravio di nuovo peso alle altre congregazioni, ed al più sollecito disbrigo, a formare una nuova congregazione per gli af- fari ecclesiastici straordinarii di tutto il mondo cattolico, com- posta di otto Cardinali, di un se- gretario chierico regolare di san l'aolo ossia barnabita, di cinque consultori, e degli opportuni scrit- CON •• tori. Questa congregazione ebbe -•' un cambiamento nel segretario, " il quale è un prelato; non le ■j mancano però mai materie straor- » dinarie, sulle quali fa diiopo " prendere straordinari provvedi - » menti ". V. Concordati , e gli articoli relativi. Novei'o dei segretari della con- gregazione. P. D. Francesco Fontana^ barna- bita , promosso agli 8 marzo 1816 da Pio VII al cardinala- to, mentre era segretario. P. D. Luigi Lamhruschini, barna- bita, fatto Cardinale dal Papa regnante. P. D. Anton-Maria Grandi, bar- nabita. Monsignor Pietro Caprano, arcive- scovo d' Iconio, poi creato Car- dinale da Leone XII. Monsignor Giuseppe Antonio Sala, fatto Cardinale dal Papa re- gnante. Monsignor Castrnccio Castracane degli Antehninelli, fatto Caidina- le dal Papa regnante. 31onsignor Litigi Frezza, creato Cardinale dal Pontefice, che re- gna, mentre fungeva 1' ulìizio di segretario. Monsignor Francesco Capaccini, at- tualmente sostituto della segre- taria di stato, e segretario della cifra. Monsignor Giovanni Drunelli al presente segretario, già sottosegre- tario, e consultore della medesi- ma conffresazione. Congregazione del Buon Governo. Il governo economico delle co- munità delle città, terre, e castelli dello stato ecclesiastico, anticamen- CON te era appoggiato al tribunale della camera, non esclusa però la giuris- dizione della sagra congregazione della consulta, come dice il Cnrili- nal de Luca trattando di questa congregazione, nella sua opera, // Caldina le pratico pag. 3^8. Osser- va il Lunadoro su cpiesto punto, che la congregazione del buon go- verno è molto affine a quella del- la sagra consulta, laonde non deve andare da lei disgiunto, siccome al civile, il politico governo clic alla con- sulta appartiensi, ed unito deve essere ad essa l'economico del buongoverno. IMa siccome il trattare gl'interessi del- le comunità nel tribunal camerale per la forma giudiziaria ritardava quelle pronte provvidenze occorrenti, il Pon- tefice Clemente Vili colla costitu- zione prò commissa Nohis a Domi- no^ sì i5 agosto 1 592, istituì que- sta congregazione colle opportune facoltà, componendola di diversi Cardinali, uno de' quali poi diven- ne prefetto, e di diversi prelati, ed uno di essi fosse il segretario, i quali dovessero usare vesti pao- nazze, e fossero considerati com- inensali e famigliari del Papa, l prelati addetti alla congregazione sono chiamati poneiili del Buon go- verno, perchè essi propongono alla congregazione i rispettivi interessi delle diverse comunità soggette. 11 nu- mero e le descrizioni di tali ponenze, dal citato Lunadoro, Relaz. della cor- te di Roma, sono riportate a pag. 125 e seg. dell'edizione colle note del Zaccaria. Avanti 1' istituzione del Cardinal prefetto, il Cardinal nipote del Pontefice presiedeva la congregazione , e sottoscriveva le lettere. Anticamente si adunava al- ternativamente con quella della con- sulta in ogni sabbato , non che con quella degli aggravi, o sgra- CON 159 vi , di cui parlammo superior- mente. Paolo V ampliò la giiuisdizione della congregazione , coli' autorità della costituzione, Cupienfes. Ales- sandro VII egualmente fu beneme- rito di essa, ed emanò utilissime provvidenze sulle comunità, impo- nendo ai governatori d' invigilare sui commissari dei baroni. Così Cle- mente XII confermò ad aumentò le prerogative della congregazione massime sui debitori dello stato, e sul vantaggio de'sudditi. Benedetto XIV riformò molte cose spettanti alla congregazione , come rilevasi dalle costituzioni 38, e 62, che si leggono nel tom. Ili del suo bolla- rio. Colla costituzione Quainvif , data a 29 luglio ijSi, Bull. Ma- ga, t. XVIII. p. 3o4, Benedetto XIV volle, che nelle comunità do- ve si trattavano affari civili, in cui avessero parte gli ecclesiastici, due di questi, uno secolare, l'altro re- golare, assistessero a' consigli con voto consultivo, ed intervenissero eziandio una volta all'anno al ren- dimento de'conti delle spese fatte dalla comunità: giacche pagando il clero ancora per esse, era ben giusto che conoscesse l'erogazione del denaro, e richiamata fosse in vigore la circolare d'Innocenzo XI de'9 luglio i68i. Colla costituzio- ne poi Gravissimarwn del primo ottobre 1753, Bnll. Magn. toni. XIX. p. 73, Benedetto XIV sta- bilì meglio la giurisdizione della congregazione, prescrivendo i me- todi ne'negozi giudiziali, ed econo- mici. Il suo successore Clemente XIII, nel 17G1, soppresse la Con^ gregnzione Fermaiia[f edi), ed as- soggettò il governo della cittii, e territorio di Fermo alle congregazioni del buon governo, e della consulta. i6o CON CON Sino agli ultimi tempi, la giurisi ministratione honorum cujiifique co- tliziont', e le altribuzioiii dulia con- miinilnlix ecclestasticne ditionis. gregazioue pnncipalmeiite erano Ma assunto al pontificato il re- siill'economico, e civile stato delle gnante Gregorio XVI, essendo l'or- comuni, e perciò ad esse prescri- dinamento amministrativo delle co- veva la maniera di lare gli appai- ninni, e delle provincie uno degli ti, di amministrare le loro rendite, oggetti, che più richiamarono le esaminarne lo stato, le spese, le sue zelanti cure governative, ne fe- alienazioui che facevano, gli obbli- ce pubblicare le disposizioni per ghi che contraevano, considerandosi mezzo dell'editto in data 5 luglio nullo ciò, che non avesse l'appro- i83i, del Cardinale Tommaso Ber- "vazione della congregazione. Toc- netti prò segretario di stato, in vir- cava ad essa il facultizzare le comu- lù delle quali la congregazione del ni d' impori-e le gabelle, le cui buon governo cessò da qualunque controversie poi giudicava, procede- occupazione, che non fosse stretta- la privativamente sui debili e Cre- mente giudiziaria, subentrando nel- dili delle stesse comunità, sulle cau- hi cessata giurisdizione i presidi dei- se sì civili che criminali, e miste, 1« diverse provincie, e i consigli eccettuate quelle di Roma, e quelle provinciali di ognuna: in una pa- delle città amministrale dai Cardina- Jola la giurisdizione del buon go- li legati; inoltre procedeva formai- verno fu conservata nei casi di con- mente contro i debitori, e delinquen- troversia per alienazione de'beni ti, vegliava ai bussoli per l'elezioni dei comunali, come si può vedere nei magistrati comunali, in somma, co- voi. VI ddla raccolta delle leggi ec. me dice il De Luca, la congregazione dello stato Pontifìcio, Roma i835, si occupava di tutte quelle cose a pag. 1 34- Sono a vedersi pure spettanti gl'interessi delle comunità le pag. 119, ove si riporta il citato dello stato pontifìcio, tanto se era- editto, e ^01, ove si legge la dis- no attrici quanto se erano ree, posizione sulla cessazione della nelle cause civili e criminali. Di- giurisdizione del buon governo. Nel poi il Pontefice Pio VII, col mo- volume li della Raccolta si trat- to proprio, di procedura civile, dei tano i seguenti punti: giurisdizio- 22 novembre dell'anno 1817, al ne del buon governo nei giudizi in titolo V, emanò alcune previdenze appello, delle controversie ammi- sulla congregazione. Si vegga la nistrative decise dalle congregazioni collezione delle costituzioni, leggi, governative delle delegazioni pag. ed ordini sulla congregazione del 72: composizione della congregazio- buon governo, che riporta Reginal- ne del buon governo in tali giudi- do Angeli, sotto-segretaiio della me- zi amministrativi, pag. 2t8. Non desima, nel libro che pubblicò in formano materia contenziosa le ver- R-oma nel 1824, intitolalo: I do' tenze relative all'ammissione, ed veri de' cittadini verso la patria, all'esclusione dei salariati comuna- e degli impiegali municipali ec: non li, quelle sulle occupazioni, od in- die l'articolo Comunità' o Comune, novazioni delle strade, e quelle sui Il Coheliio, Notitia Cardiiialatus, diritti di pascere, e legnaie, p. 2 jc). ne tratta alla pag. 79, congregaiio I^e decisioni debbono essere sotto- A/', de botto legimine rectaque ad- scritte da tutti i componenti la CON congregazione. L'ordinanza per so- spendere l'esecuzione degli atti am- ministrativi debb'emanarsi dall'inte- ra congregazione, e non col mezzo di semplici rescritti, pag. -260. La congregazione del buon go- verno al presente è composta di diecinove Cardinali , uno de'quali è prefetto, di sei prelati ponenti, il più anziano de'quali prende il ti- tolo di decano, d'un prelato segre- tario, di un avvocato fiscale, e del capo d'uffizio della computisteria. Il Pontefice Pio VI collocò gli uf- fizi, e la residenza del Cardinal prefetto, e di monsignor segretax'io, nel palazzo del Collegio Germanico (f^edi), come dicemmo a quell'ar- ticolo, col pagare al collegio una annua corrisposta ; ma avendo Leo- ne XII dato il detto palazzo, e il collegio annesso al seminario ro- mano, e stabilitavi la residenza del Cardinal vicario di Roma, il svio successore Pio Vili trasportò la residenza degli uffizi, del Cardinal prefetto, e di monsignor segretario, al palazzo della cancelleria , nel modo che si disse al volume VII pag. 195 del Dizionario. Ecco il novero di alcuni Cardinali prefet- ti del Buon governo. Carlo Pio di Savoja , Cardinale d' Innocenzo X , prefetto : mori nel 1689. Giuseppe Renato Imperiali, geno- vese. Cardinale di Alessandro Vili, prefetto: cessò di vivere nel 1737. Domenico Riviera di Urbino, fatto Cardinale da Clemente Xll, pre- fetto : morì nel 1752. Federico Marcello Lante della Ro- vere^ romano, Cardinale di Be- nedetto XIV: moi'i nel 1773. Giorgio Dona, genovese, Cardinale voi. XVI. CON 161 di Benedetto XIV : mori nel 1759. Antonio Casali, romano, Cardinale di Clemente XIV : moii nel 1787. Filippo Carandini, modenese, Car- dinale di Pio VI, il quale lo fe- ce prefetto, e siccome fu il pri- mo ad abitare il detto palazzo del collegio Germanico , questo dal suo cognome prese il nome di palazzo Carandini : mori nel 1810. Ignazio Busca, milanese, Cardina- le di Pio VI , prefetto : morì nel i8o3. Girolamo della Porta, di Gubbio^ Cardinale di Pio VII : morì nel 1812. Ferdinando Maria Saluzzo, napo- litano , Cardinale di Pio VII : morì nel 18 16. Giuseppe Albani, romano, Cardi- nale di Pio VII: morì nel 1834. Guidobono Cavalchini, di Tortona, Cardinale di Pio VII : morì nel 1828. Ercole Dandini, romano, Cardinale di Pio VII, cessò di vivere nel palazzo della cancelleria nel 1840 a' 22 luglio. Agostino Rivarola, genovese, Cardi- nale di Pio VII, attuale prefet- to fatto dal Papa regnante. Congregazione del Censo. La eguale , e proporzionata di- stribuzione della imposta, formando una delle primarie parti della giu- stizia distributiva, impegnò sino da antico tempo la sollecitudine de' som- mi Pontefici. Tralasciando le più antiche ricerche, che potrebbero far- si ne' secoli anteriori al XVI, non troviamo rivolta più specialmente la cura de' Pontefici, e delle Comii- ì i ììilà [Tedi) dello stato eccle«iiaslico alla formazione de' catasti dall'anno 1543, quando da Paolo III venne ordinata una tassa di trecento mila scudi d'oro da ripartirsi su tutte Je comunità. Dopo quell'epoca, sot- to Paolo V del r6o5, Innocenzo XI del 1676, e Clemente XI elet- to nel 1700, varie disposizioni fu- rono date perchè ogni comunità Tenisse rettificando con più accu- rate norme il suo estimo, e fu ce- lebrato sopra tutti r editto pubbli- cato dal Cardinal Imperiali pre- fetto della- Congregazione del Buon Governo (Vedi), nel pontificato di detto Clemente XI nel 1708. In questi catasti , anteriori a Pio VI, sono in particolar modo da os- servarsi le seguenti cose: i.° che la sopraintendenza alla parte legisla- tiva, ed alla correzione de' mede- simi , venne attribuita, ed esercita- ta dalla mentovata congregazione del buongoverno ; 2.° Che il prin- cipio pel quale furono essi formati, fu quello delle assegne , o dichia- razioni de' proprietari, e per lo piìi affermate col giuramento ; 3.° che non vi fu un modo generale di composizione di lui catasto univer- sale per tutto lo stato pontificio , ma ciascuna delle comunità ebbe facoltà di formare il suo indipen- dentemente da quello d'ogni altra; 4.° Finalmente, che pochissime tra le comunità medesime, dopo il no- minato editto del 1708, formaro- no i loro catasti mercè l' elevazio- ne delle mappe, e le stime de' pe- riti agrari, quali furono Ravenna, Cesena, Perugia, Todi, Spoleto, ed Orvieto; le altre tutte conservaro- ìio il metodo difettoso, e sospetto drlle dichiarazioni. Il grandioso di- segno di un catasto generale devesi attribuire a Pio VI d'immortale CON memoria , che Io promulgò colf e- dilto del 1777. Del resto, sebbene più sviluppati lìe fossero gli ordi- namenti, che per gli antecedenti non era stato, pure esso riposava sulla stessa base , cioè sulle dichia- razioni de' proprietari. L'ammini- strazione continuò ad essere in po- tere della congregazione del buon- governo , la esecuzione fu attribui- ta a dei delegati, che si spedirono espressamente nelle diverse provin- cie, ed in ciascuna comunità fu co- stituita una congregazione catastale per tutelare gì' interessi de' parti- colari. Era però riseibato al glorioso Pontefice Pio VII di prendere su questo importantissimo argomento migliore provvidenza , ed egli, col- l'editto del 180 r, abolendo le tan- te guise, e denominazioni d' impo- ste, che sotto svariate forme tra- vagliavano la proprietà e l'agricol- tura , vi costituì la sola imposta fondiaria , detta Dativa reale, e cu- rò seriamente, perchè la detta uni- ca imposta sui fondi, fosse distri- buita tra i contribuenti proporzio- natamente al reddito de' fondi me- desimi. Pio Vii lo fece col moto- proprio de' 6 luglio 18 16, che in- comincia colle parole : Quando per ammirabile disposizione della divi- na Provvidenza. Sull' organizzazione dell' amministrazione pubblica dei suoi stati, al titolo VI, Organiz- zazione de' dazi, e di altri oggetti relativi all' erario camerale, coU'ar- ticolo 19, furono gettate le basi, ed enrmciati i veri principii di un catasto generale fonduto sulla mi- sura, e siilh stima reale ed anali- tica de' fondi, ed uniforme, per quanto si può, tra le varie parti dello stato. Tali principii sono pur quelli, che oggi governano i più CON famosi catasti di Europa. A noi pare poi giusto ed indispensabile, il riportar qui appresso per intero le parole del menzionato artico- lo 19. " Per coordinare ogni siste- ma amministrativo, e particolar- ' mente quello, che riguarda le > contribuzioni, alla maggior uni- ' formità possibile , in guisa che I alcuno dei sudditi pontificii non > soffra maggior peso dell'altro, e ' volendo ancora che sia corretto ' ogni errore di misura, e di sti- ' ma, onde si tolga ogni motivo ' di giusto reclamo, viene fino da ' ora stabilito, che si eseguisca in tutto Io stato, colla maggior ce- lerità compatibile con la natura ' dell' opera , la compilazione dei nuovi calasti regolati a misura, ed a stima, con un modulo co- mune, che renda equabilmente uniformi gli allibramenti dei fon- di rustici, avuto riguardo alla natura del suolo, alla di lui po- sizione e prodotti , come anche alle differenti specie di coltiva- zione, e d' infortuni , ed a tutti gli altri elementi, che possono e devono aversi in considerazione Hello stabilire un censimento, ac- ciò si renda per tutto corrispon- dente alla forza intrinseca, ed al valore reale de' fondi slessi. » A quest effetto si deputa fino da ora una congregazione parti- colare col titolo di Congregazio- ne de' Catasti, a cui verranno affidate le massime, l'ordinamen- to, e la esecuzione di questa im- portante operazione , la quale , non potendosi per natura sua tei'- minare in ristretto spazio di tem- po, deve però fino da ora assi- curare i possidenti, che nel più breve termine possibile la pere- CON \U » quazione dell'estimo universale sa^ w rà compita. »» Questa congregazione è inol- » tre incaricata di rivedere, e cor- 55 reggere ove esistono , e rispetti- 55 vamente di formare ove non esi- 55 stono, nel piti breve termine pos- »5 sibile, i censimenti dei fondi ur- » bani, conservando le norme pre- » scritte dal moto-proprio daziale " dei 19 marzo 1801 , e dai suc- w cessivi regolamenti ". La prima congregazione de' ca- tasti venne presieduta da monsignor Cesare Guenieri , allora tesoriere generala della R. C. Apostolica, 6 composta di prelati, tra' quali mon- signor Nicola Maria Nicolai sosten- ne le funzioni di segretario. Vi fu aggiunta una direzione in sussidio del presidente, e venne dichiarato dii-ettoi'e il marchese Luigi Marini. Quindi, essendo stato nel 18 ig monsignor Guerrieri esaltato alla dignità Cardinalizia , conservò in questa la presidenza del censo , e continuò a reggere le gravi opera- zioni intraprese, trasportandone la residenza nel palazzo Pio edificato dagli Orsini sulle rovine del teatro di Pompeo, a Campo di fiore, che tuttora occupa. Alla medesima con- gregazione nel 1822 furono aggre- gati vari distinti Cardinali, conser- vati per altro, anzi ridotti a sette i prelati, che la componevano. Così la congregazione prese il titolo di Congregazione generale del censo ^ e fra i prelati venne compreso il tesoriere generale, e l'avvocato ge- ner.'de del fìsco. Ebbe un segreta- rio egualmente prelato , anch' esso tratto fino ad oggi dai chierici di camera ; ebbe pure un consultoi'e legale, e restò presieduta dal Car- dinal presidente del censo. AI Cardinal Guerrieri successero ,6i CON CON negli stessi onori , ed attribuzioni denza fu quella di eseguire la nii- col titolo però di pro-presidcnle, sura di tutto lo stato, e la forma- monsignor Domenico Cattani dopo zione delle mappe di tutti i terri- li 6 febbraio i832, epoca della torii, per offrire cos\ un catasto to- luorte del Cardinale ; poscia moa- pografico. Non si avevano che po- signor Paolo Mangelli Orsi nell'a- che mappe qua e là di alcuni ter- prile del i835. ritorii , alle quali poca fede pote- Nello stesso anno, come meglio vasi aggiugnere ; quella stessa del- diremo in appresso, venendo ordì- l' agro romano compilata dal Gin- nata una revisione generale di tutto golani era da ritenersi per difetto- r estimo rustico già compilato per sa. Le sole, di recente formazione, lo stato, la presidenza di detta no- che potevano conservarsi, eiano quel- velia operazione ■venne confidata al le elevate dal cessato governo Ita- Cardinal Gio. Francesco Falzacap- lieo nelle legazioni, e nelle provin- pa, nel quale poco dopo, nel 1H37, eie di Libino, e Pesaro, già intra- furono ancora riunite le attribuzio- prese fino dal 181 i. In tutte le ni della presidenza del censo, e altre provincie bisognava crearle per presidente della revisione generale la prima volta. La congregazione , del censo. Parimenti intorno a quel nel febbraio 1 8 i 7 , pubblicò il re- tempo, cioè nel i838, colla morte golamento a tale ogg-etto, cioè sulla del marchese IMarini fu soppressa misura e formazione delle mappe la direzione del censo , e le occu- in centonovantacinque articoli , e pazioni di essa vennero a riunirsi sulle norme del medesimo le misu- nel Cardinal presidente. Finalmen- re, e le mappe di tutto lo stato te, nel settembre 1 840 , implorata vennero eseguite in quattro anni dal Cardinal Falzacappa la rinun- circa. Si ebbe allora la superficie eia da sua Santità, fu dalla me- intera dello stato ecclesiastico in desima Santità sua accordata , e rubbia romane due milioni , quat- vsnne surrogato alla carica col ti- trecento trentasette mila, ottocento tolo di pro-presidente monsignor trentatre; dalle quali detratte le Gaspare Grassellini, chierico di ca- aree delle città, teiTe, castelli, e mera, che attualmente con lode l'è- ville, quelle dei fiumi, laghi, canali, sercita. Esposta così l' origine, e le strade, ec, si hanno rubbia due vicende della congregazione del cen- milioni centosessantasei mila, nove- so, è necessario il raccontare adesso, cento sessantatre censibili. Le map- per quanto la brevità di vm arti- pe di tutte le provincie dello stato, colo il permette, l'interessante sto- che si conservano nell'archivio del- lia delle grandi operazioni eseguite la presidenza del censo, ascendono per opera della medesima, per la al numero di quattromila , e set- formazione e perfezione degli esti- tantatre, nelle quali sono descritti ini di tutto lo stato. circa quattro milioni di appezza- A due grandi classi possono ri- menti, dursi le dette operazioni , quelle Inoltre la operazione anzidetta cioè che riguardano le misure , e obbligò all'adottazione d'una misura quelle che riguardano la stima dei comune in tutto lo stato, ad otte- terreni. La prima cura della con- nere cosi la uniformità tra le map- gregaziqne del censo, e della presi- pe per uà pronto ragguaglio fra la CON supei-ncie de' terreni delle diverse comunità. La congregazione de' ca- tasti ordinò , che la misura cen- suale fosse il quadrato diviso in dieci tavole ; ciascuna tavola è di- visa in mille canne censuali; cia- scuna canna censuale è eguale al metro, ed è divisa in cento parti dette centesimi, eguali ai centesimi del metro. Così veniva ad adottarsi per tutto lo stato quella stessa mi- sura uniforme , eh' è diffusa , ed adottata in tante parti d'Europa. Per renderne piìi divulgata poi, e più comune l'applicazione, furono in seguito, nel dicastero stesso del censo, calcolate e compilate delie tavole di ragguaglio per tutte le comuni dello stato, mercè le quali le misure lineari di ciascuna di esse furono comparate in tutte le loro divisioni colla misura censuale. L'o- pera, eh' è molto utile ed interes- sante, è compresa in nove volumi, e trovasi vendibile presso lo stesso dicastero del censo. Posseditrice di questo pi'ezioso deposito di tutte le mappe dello stato pontifìcio, che comprendono la intera, e minuta descrizione di tutta la di lui superficie , la presi- denza volse l'animo a tranne il profitto, che gli altri stati ( ove si è ridotto im catasto topografico ) hanno curato di trarne, la forma- zione, e la pubblicazione cioè delle carte geografiche, e topografiche del- le Provincie, e delle città. Ma sino- ra i suoi sforzi non sono stati co- ronati che da lenti successi. Si han- no soltanto pubblicate le carte to- pografiche della città di Roma_, va- sto ed esattissimo lavoro, inciso per ordine e cura del Cardinal Guer- rieri, la carta del suburbio di Pio- ma , che fu fatta per ordine del Cardinal Falzacappa, e la carta di CON i65 Civitarecchia , pubblicata recente- mente per ordine di monsignor Grassellini. Tuttavolta si prosiegue presso quel dicastero la incisione di altre carte topografiche , e le mappe , eh' esso possiede, servono alla formazione della calta geogra- fica generale di tutta l' Italia, della quale si occupa oggi il governo im- periale austriaco. Dalle operazioni e dai lavori ese- guiti per effettuare la misura genera- le di tutto lo stato, base prima- ria della formazione di un intiero catasto, passando a quelle per ese- guire con giustizia e con uniformi- tà la stima de'terreni, diremo co- me le massime pi nei pali ne furono enunciate nel moto proprio del Pon- tefice Pio VII, sulle stime de'fon- di rustici, dato li 3 marzo 1819, che comincia colle parole manife- stammo già, e furono poscia più particolarmente sviluppate colle i- struzioni generali della congrega- zione del censo del 1823. Per esse si dispone, che la stima de'terreni si deduca dalla rendita netta dei medesimi, la quale venga assunta sul prodotto medio di quelle col- tivazioni a cui trovansi attualmen- te addette^ combinate coi diversi gradi d'intrinseca feracità, e colle circostanze di loro esposizione, e giacitura, e sottratta dal prodotto ogni spesa di coltivazione, ed ogni parte che debbasi attribuire agli in- fortuni ed alle intemperie del cielo, e alla umana industria (artici.); 2." che per ciascun territorio fosse forma- ta una speciale tariffa esfimafiva, nel- la quale venisse rappresentato, e calcolalo, come in uno specchio sta- tistico, il prodotto di ciascun gra- do di coltivazione, e le spese neces- sarie per ottenerlo giusta le consue- tudiui locali del territorio, e eoa i66 CON siffatta speciale tariffa fossero giudi- cati, ed apprezzati ciascuno de'fon- di che la compongono (artic. If, III, V, e IX, ); 3." che tale tarif- fa, come ogni altra operazione di stima, fosse eseguita col concorso e sotto gli occhi de' possidenti, e delle magistrature di ciascuna co- muni tà^ e dalle medesime confer- mata (artic. IV, e XVIII,); 4.° che i prezzi, ai quali calcolati i pro- dotti, si deducessero da quelli che ebbero luogo nel decennio decor- so dal 1785 al 1794 (artic. VII); 5." che sulla rendita netta de'ter- reni, depurata a seconda degli an- tecedenti articoli , si formassero i capitali degli estimi censuali alla ragione del quattro per cento (ar- tic. XI); 6.' che finalmente, for- mati cos\ gli estimi di tutte le co- munità, fossero resi di pubblica ra- gione per tre mesi, e dopo accol- ti, e soddisfatti i reclami di ciascun proprietario, ricevessero la sanzione delia congregazione generale (artic. XIX, XX ). F. il citato moto-pro- prio, non che le istruzioni del 1823. Compiute dall'anno 18 19 a lut- to il 1824 tutte le necessarie ope- razioni e gli sludi preliminari, che qui sarebbe lungo descrivere, furo- no le stime de'fondi rustici intra- prese col cominciare del 1825 col- l'opera di otto ispettori, ognuno dei quali regolava dieci periti d'uffi- cio, ed altrettanti geometri sussidia- ri. Ed al fine dell'anno 1827, cioè dopo soli tre anni, erano già com- piuti gh eslimi di tutto lo stato, ed eseguite mille cento novantacin- que tariffe, ed estimati mille due- cento quarantadue territori. L'esti- mo totale dello stato, che nel pre- cedente catasto era considerato per centosessautaqualtro milioni^ duecea- CON to settantadue mila, settecento cin- quanta, nel novello veniva ad es- sere di scudi centottantatre milio- ni, duecentottantotto mila, seicen- to dodici, con aumento perciò di altri diecinove milioni. Tra le Pro- vincie, alcune scemavano del loro estimo di un quinto, o di un ter- zo, altre intorno a m^tà ; altre in vece crescevano di circa il doppio. Furono portate dalla presidenza alcune ulteriori modiQcazioni, dopo serie e lunghe discussioni, a questi originari e primitivi estimi, pei qua- li i medesimi venivano ad essere ridotti a scudi centoltanta milioni, quattrocento trentaquattro mila,quat- trocento cinquantaqualtro. Pure in parte per la novità, difficoltà, e gran- dezza dell'operazione, parte per l'in- teresse vivissimo, che doveva sor- gerne per ciascun proprietario, co- me per ciascuna provincia, l'uni- versalità non si mostrava soddisfat- ta dei risultamenti ottenuti. Desi- derosa quindi la congregazione del censo di ottenere la comune soddis- fazione, dopo il i83i, ordinò che si ricevessero i reclami de' proprietari, ed ancora delle comunità , ed ai medesimi si rendesse scrupolosa, ed imparziale giustizia. Tale novella e difficile operazione fu recata a termine nel i833. L'estimo gene- rale giungeva per essa a scudi cen- tosessantauno milioni, trentuno mi- la ottocento novantanove, e la con- gregazione, e la presidenza desiderose di vederlo infine messo inattività, si affrettavano a farlo descrivere nei catastini, che sono i volumi, ne'qua- li vengono esposti i singoli fondi col loro valore di ciascun territorio del- lo stato. Ad onta di tuttociò gli animi non si quietarono per siffatti ulte- riori risultamenti , e da ciascuna CON delle Provincie si levavano de'cla- mori, e si adduce vano delle ragio- ni per mostrare qualche singola provincia aggravata in comparazio- ne di ogni altra. Il regnante Papa Gregorio XVI , mentre ardente- mente desiderava di pronunziare questo solenne giudizio di giustizia distributiva, e voltava insieme, ch'es- so fosse tale da riscuotere la comu- ne soddisfazione, e da procurare a tutti i popoli le più giuste, e le più miti condizioni , secondando l'animo suo provvido e generoso, volle che le lagnanze di ciascuna provincia, ed i modi di provveder- vi fossero esaminati, e discussi in Roma da una commissione compo- sta di deputati scelti, ed inviati da ciascuna legazione , o delegazione dello stalo, compreso l'agio Roma- no. Fu allora disposto che l'estimo, quale risultava dopo il pi'edelto sforzo de'reclami, e quale era de- scritto ne' catastini, fosse provviso- riamente messo in attività per tut- to lo stato, e su di esso, dal set- tembre 1835 in poi, si ripartisse, e si pagasse la imposta; che il me- desimo assumesse il carattere ed il titolo di estimo provvisorio; che intanto si ordinasse una revisione generale di esso estimo per tutto lo stato da eseguirsi da una soia giunta di periti di general fiducia; e che le correzioni, che ne nasces- sero, servissero alla finale rettifica- zione del generale catasto. A tal effetto fu disposto un regolamento generale di revisione dell'estimo ru- stico dello stato, che porta la data degli II luglio i835. Quindi colle sopraddette condizio- ni, fu scelta una giunta di periti, e la direzione della ordinata revisio- ne fu affidata ad un Cardinale col titolo di presidente della generale CON 167 revisione del Censo. Col principio del i836 fu intrapresa la divisione dell'estimo della provincia di Fer- rara, e condotta fino a quella di Pesaro, per varie vicende nel 1840 venne interrotta, poscia nel mar- zo del 1842 ricominciala in quel- la stessa provincia, ove mentre noi scriviamo il presente articolo si con- tinua con molto ed efficace zelo ed operosità. Questa è la breve istoria del catasto Pontificio, di cui non possono non lodarsi le massi- me, come quelle , che sono oggi adottate dai più celebri catasti di Europa , e fondate sui migliori principii della economia rurale. Che se il medesimo non vedesi ancora toccare al suo termine , né giu- gnere a quell'ultima perfezione, che gl'interessi de'contribuenti possono desiderare, egli è certo che nulla si è risparmiato dalla congregazio- ne del censo, e sopra tutto dal Papa regnante per arrivarci: che ove si considera per la gravissima difficoltà della materia, e per la vastità dell'operazione, non dee re- car maraviglia se siensi nello stato Pontificio incontrate le stesse diffi- coltà di tempo o di contraddizione, che né più né meno si sono incon- trate, e tutt'oggi travagliano la for- mazione de'catasti di ogni altro re- gno. Nondimeno ogni cosa concor- re per far sperare , che l'attuale operazione di revisione possa otte- nere un felice successo, e dare al Pontefice Gregorio XVI la conso- lazione paterna di poter imporre il suo nome al più solenne alto di giustizia distributiva verso i suoi sudditi. Chi volesse più particolarmente conoscere la legislazione, e la sto- ria dal catasto Pontifìcio, potrà con- sultare la RaccvUa delle leggi, e i68 COx\ disposizioni di pubblica amministra- zione, ove all'articolo Censo si ri- portano le leggi, e i regolamenti re- lativi al nuovo censimento dello stato ecclesiastico pubblicato in Ro- ma nel 1824, principalmente il Tolume TI della prima collezione; il volume I del i834; e i volumi I e II del i835. Cosi ancora va consultata la relazione generale del mioi'o censimento , pubblicata nel 1824 dal Cardinal Guerrieri, e poi riprodotta a tutto il 1 833, da monsignor Cattaui prò -presidente del censo. AI presente la congregazione del censo si compone di otto Cardina- li, di monsignor presidente , del pro-tesoriere generale, di due pre- lati uno de'quali è segretario, dei monsignori avvocato generale del fìsco, e della R. C. Apostolica, non che d'un consultore legale. /^. Ca- tasto. Congregazione della Cerimoniale. Sisto V n'è l'istitutore, come si legge nella bolla Immensa del i 5S'j. II Lunadoro dice, che è una deriva- zione della Congregazione de^sagri riti [ledi). Appartiene a questa congregazione 1 invigilare all'esatto adempimento della sagra liturgia^ non che dirigere, e decidere in- torno alle questioni ed ai dubbi che riguardano la formalità, le piee- minenze tra i Cardinali prelati, ed altri. Ad essa pure spetta il ceri- moniale appartenente agli amba- sciatori, e rappresentanti de'sovrani presso la santa Sede ; come anche il giudicare, e decidere su alcuni punti delle sagre cerimonie nelle cappelle e funzioni pontificie^ per- chè ordinata, grave, ed esatta sia la jfnaniera di procedere pelle medesi- CON me negli atti esterni, e solenni del culto divino, e degna della maestà della santa Sede. Era ben giusto che le sagre funzioni celebrate nel- la capitale del cristianesimo dal sommo Pontefice, dai Cardinali di santa Chiesa, e dalla romana pre- latura, fossero accompagnate da regolate e stabili cerimonie, e da ecclesiastica gravità, e corrisponden- te ordine, affinchè si distinguesse il corteggio del supremo Gerarca per un misto di sacerdotale, di re- gio, di principesco, e di sagro, da inspirare riverenza e venerazione. Perciò conveniva, che un'apposita congregazione vegliasse sui rispetti- vi cerimoniali, li facesse eseguire e giudicasse sui punti di divergen- za, e sulle questioni, che potesseix) insorgere in progresso di tempo. Il Cardinal decano pro-tempore del sagro Collegio è sempre il pre- fetto di questa congregazione come quegli, che per la sua anzianità, e sperienza, e relative cognizioni, si ritiene per uno, e forse il piìi istruito de' Cardinali nelle cerimo- nie, nella liturgia, e particolarmen- te in quelle riguardanti la Sede a- postolica e la romana corte. A tal effetto giustamente il Cardinal de- cano viene consultato sopra le ver- tenze di qualimque specie di eti- chetta, di distinzione, di onorificen- za, di trattamento, e di cerimonia- le ; massime in tutto quello, eh è do- vuto ai singoli membri del sagro Collegio de'Cardinali. Gli ultimi Car- dinali prefetti della cerimoniale furo- no, i Cardinali Gio: Francesco Alba- ni, Leonardo Antonelli, Alessandro Mattei, e Giulio Maria della So- maglia. Al presente è il Cardinale Bartolommeo Pacca, ed undici Car- dinali, oltre di lui, ne sono mem- bri. 11 segretario è sempre uno dei CON Maestri delle cerimonie pontificie (f^edi). V, il LunadorOj Relazione della corte di Roma tom. II. pag. 1 08, e gli aiticeli Cerimonie e Ce- rimoniere. Dalla segretaria della cerimonia- le si danno le istruzioni alla Guar- dia nobile Pontifìcia ( ì edi) , che porta il berrettino cardinalizio al Cardinale, che nella sua promozio- ne si trova fuori di Roma, in uno alla partecipazione di sua esaltazio- ne. Egualmente dalla sagretaria si manda in precedenza al novello Cardinale, il cerimoniale, con cui deve ricevere tanto la detta guar- dia quanto l'ablegato, che gli re- cherà la berretta cardinalizia. Alla stessa guardia si consegna un'istru- zione pel Cardinale, relativa al suo contegno, e al formolario, che deve usare nello scrivere ai sovrani cat- tolici, ed a tutti i Cardinali per partecipare loro la propria esalta- zione. Dalla segretaria pure si conse- gna a monsignor ablegato, destinato per la berretta cardinalizia, l'istru- zione, e il ceremoniale per la impo- sizione della berretta, ed altro, che si deve praticare prima e dopo di tal funzione, non che la furmola del giuramento, che il Cardinale dovrà sottoscrivere, avanti di rice- vere la berretta. Tanto la formola sottoscritta, che un'esatta relazione della funzione risguardante la se- guita imposizione della berretta, dall'ablegato si dovrà rimettere a monsignor segretario della cerimo- niale, per collocarsi nell'archivio della congregazione. In questo ar- chivio si custodiscono le copie del- le lettere, che i sovrani scrivono in risposta al nuovo Cardinale, ed ivi pure si conserva la copia delle ris- poste, che i sovrani fanno alle let- tere scritte ad essi da tutti i Ca?- CON 169 dlnali per la solennità del santo Natale. Alla segretaria della congrega- zione cerimoniale spetta lisolve- re le questioni, che insoigono tra i prelati delegati colle civiche ma- gistrature, coi capitoli, e colle au- torità sì civili, che militari, ec. Egli è perciò che la segretaria di stato, e la segretaria per gli aftari di sta- to interni sono in comunicazione colla segretaria della cerimoniale, e nei ricorsi, che ricevono, o nei dubbi che insorgono, sia ai delega- ti, sia alle magistrature, sia alle autorità ecclesiastiche, civili, e mili- tari, sempre viene interpellato mon- signor segretario della congregazio- ne cerimoniale. La congregazione nelle materie più rilevanti, o nuo- ve, alle quali non si possono ap- plicare le decisioni già emanate, si raduna come tutte le altre nelle camere delle congregazioni, nel pa- lazzo apostolico, ove risiede il Papa. Appena è eletto il nuovo Ponte- fice, secondo la volontà sua, in- combe al segretario della cerimo- niale scrivere lettera circolare ai Cardinali, ed altri, se riconosce, o no i propri patenti, e nel caso che li riconosca, qiial trattamento loro si competa. Quando poi il Papa nel suo appartamento riceve sovrani, o principi reali d'ambo i sessi, monsignor segretario si trova nella pontifìcia anticamera per re- golare il ricevimento; ed altrettan- to fa se il Papa restituisce a' so- vrani la visita, recandosi nell'anti- camera di questi ultimi, afline di regolare il cerimoniale. Se poi il Papa farà il ricevimento de' sovra- ni solenne e pubblico, il segretario lo concerterà prima col prefetto del- le cerimonie, al quale tocca poi re- golare il ricevimento, ed annunzia- lyo CON re al Pontefice il sovrano visitante, come accadde quando l'imperatore Francesco I si recò a visitare Pio VII. In quel punto il prefetto del- le cerimonie disse ad alta voce: sua maestà U iinperalore d'Austria ; ed il Pontefice si mosse ad incon- trarlo. Congregazione del Concilio. Prevedendo , e prudentemente temendo i venerabili padri dell'ul- timo concilio generale celebrato in Trento, che per le maliziose arti di alcuno, o per le eccedenti sot- tigliezze di qualche teologo, ovvero per l'ignoranza di altri, potessero nascere de' dubbi sulla intelligenza de' dottrinali e decreti, in esso con- cilio pubblicati, sebbene espressi colla pili luminosa chiarezza, sup- plicarono il Pontefice Pio IV, che provvedesse in qualunque maniera', e nel modo più acconcio ai disor- dini, ai dubbi, e alle diliicoltà, che potessero insorgere. Sess. i5, de recipiendis , et observandis decrelis Concil. Aderendo Pio IV alle giuste ri- chieste de' padri, nell' approvare e confermare solennemente il conci- lio, colla bolla Benedictus Deus 7 kal. februarii 1 563, dichiarò con au- torità apostolica : » d' interdire a " ciascuna persona si ecclesiastica, » che secolare di qualunque digni- ■" tàj condizione, o grado, ed a' pre- •> Iati medesimi, sotto pena d' ia- » terdetto dell' ingresso alle chiese, » ed agli altri sotto pena di sco- " munica da incorrersi nello stesso " momento, laiae sententiae, che » osasse senza il permesso del- " la santa Sede di pubblicare in » qualsiasi modo commentari, an- » notazioni, glosse, ec, o qualun- CON que siasi altra sorte d' iuteiprc' tazione sui decreti del concilio di Trento, sotto qualunque ve- lo, o colorito pretesto ancora di conferma , ed approvazione di detti canoni ; e se incontrandosi difficoltà in alcun decreto ne de- c siderasse taluno la dichiarazione > ed interpretazione, dovesse ricor- > rere alla santa Sede apostolica maestra di tutti i fedeli, e la cui autorità lo stesso concilio aveva adorata sì riverentemente; la qual Sede apostolica riserva a sé il di- ritto di decidere, e dichiarare le controversie, questioni, e dubbi, che nascer potessero sui decreti del sagrosanto concilio ". Poco dopo di tale approvazione e dichiarazione, lo stesso Pio IV^ volle istituire, 4nonas augusti i564, colla bolla Alias nos, presso il Bull, Piom. tom. II, pag. 3, una congre- gazione di otto Cardinali, i quali, come osserva il De Luca, o come presidenti, ovvero come prelati, teo- logi ec, erano intervenuti al me- desimo concilio, e perciò informati pienamente del suo spirito, e dei motivi degli emanati decreti. Ecco- ne i nomi: Il prefetto era il Car- dinal Giovanni Moroni , gli altri sette sono : Jo. Michele di s. Ana- stasia Saraceno; Gio. Batt. di s. Clemente Cicala ; Michele di s. Sa- bina, Alessandrino, poi Papa s. Pio V ; Clemente di s. ]Maria in Ara- coeli ; Ludovico di s. Ciriaco alle Terme; Simonetta; Carlo di s. Mar- tino ai Rlonti Borromeo, che ve- neriamo sugli altari; e Vitelloticos Vitelli. A questa congregazione Pio IV diede l'incarico di vegliare sul- l'esecuzione del concilio, e di riferire i dubbi al sommo Pontefice, il qua- le soltanto doveva spiegarli. Dipoi s. Pio V, come avverte il Fagna- COx\ no, cap. Quoniant de Constìtnlìoni- hus, e poscia particolarmente Si- sto V , mediante la costituzione Immensa, ii kal. febiuarii 1587, come osserva Waa-Espen, Jur. Eccl. Univ., part. I, tit. 22, cap. 5, con- ferì alla medesima congregazione l'autorità d' interpretare quelle cose solo, le quali risguardano la rifor- ma e disciplina de' costumi , con dipendenza però dal Papa, al quale spetta r interpretazione di quelle materie , che appartengono ai doni- mi di fede. Perciò avverte il citalo De Luca, che da Sisto V in poi la congregazione si disse inleiprete del concilio, essendo prima soltanto esecutrice. Quindi, colla costituzio- ne 74, Sisto V concesse alla con- gregazione altre facoltà; e Grego- rio XIV r autorizzò a scrivere le sue risoluzioni in nome del Ponte- fice. Adunque questa rispettabilissima congregazione abbraccia tutte le cau- se, che dipendono dai decreti del concilio Tridentino; riconosce i de- creti de' sinodi, o concili provin- ciali e diocesani , qualora contro questi ultimi si presenti reclamo alla santa Sede; esamina lo stato delle diocesi, che i vescovi nella lo- ro relazione ad Liinina Aposlolo- rum, presentano al sommo Ponte- fice, e risponde alle richieste di essi, tratta della residenza dei chierici , della assenza de'parrochi, di per- cezioni, o perdite di frutti , e di quotidiane distribuzioni , per cui vengono dalla congregazione dispen- sati i chierici , secondo le diverse cause canoniche , dalla residenza ad tempiis. Concede agli Ordinari la facoltà di diminuire il numero delle messe ordinate da testamen- tarie disposizioni, allora quando pe- VÒ TI è giusta causa, come di mi- CON 171 norazioni di frutti, o di rendite; conosce le cause di nullità di voli, o sieno di professione solenni di per- sone religiose, dispense matrimoniali d'impedimenti dirimenti, di pub- blica irregolarità, di unioni di be- nefìci ai seminari, ed alle chiese, di permute e rassegne ammesse da- gli stessi Ordinari , di giuste od in- giuste esclusioni fatte da' parroc- chiani, dagli esaminatori, e dai ve- scovi ai concorrenti, di questioni di giurisdizione co' prelati inferiori, e di tutte quelle materie, di cui in ultimo faremo menzione nell'elen- co delle facoltà, che i Papi conce- dono alla congregazione allorché vengono esaltati al pontificato. Su di che può consultarsi il Cardinal de Luca, // Cardi nalt pratico, pag. 297 e seg., Dtlla congregazione del concilio di Trento. E degno di osservazione che le facoltà cui sogliono i sommi Pon- tefici accordare ai segretari della sa- gra congregazione, non sono arti- coli estranei dalle attribuzioni della medesima , ma riguardano cose, ia cui la congregazione ha il voto con- sultivo presso il sommo Pontefice , di modo che converrebbe fare in ciascun caso particolare relazione a sua Santità. Attesa la moltiplicità degli affari , le udienze sarebbero lunghissime, e soffrirebbero un gran- dissimo ritardo le petizioni. Quindi è , che a maggior celerità, senza implorare in ciascun affare il pon- tifìcio oracolo, in vigore delle fa- coltà ricevute, si disbriga l'istanza, come se fosse stata riferita al Pa- pa, e si usa il mentovato pi-ivile- gio accordato da Gregorio XIV, di scrivere nomine Papae. Piìr è da osservarsi, che di dette facoltà si fa uso in quel modo, eh' è consen- taneo alle massime e allo stile della 172 CON sagra congregazione, e non già per derogare a! medesimo, giacche se particolari emergenze esigessero la deroga, sarebbe soggetto di esame nella piena congregazione, e quin- di di relazione al sommo Pontefice. Urbano Vili, a' 2 agosto i632, decretò, elio le risoluzioni della con- gregazione devono essere autenticate dal sigillo, e dalla sottoscrizione del Cardinal prefetto, e del prelato se- gretario, perchè abbiano autenticità e valore. Benedetto XIV poi (che da prelato era stato segretario del- la congregazione, ad essa preposto da Clemente XI ) nel confermare il decreto di Sisto V sulla visita , che ad Liininn Apostoloruiìi [Vedi) debbono fare i vescovi, e gli ab- bati, che hanno giurisdizione quasi vescovile, e sull'obbligo per cui essi in tal circostanza dovevano rasse- gnare al Papa il ragguaglio dello stato delle loro chiese, consideran- do che i Pontefici per le loro gra- vi, e raoltiplici occupazioni non sem- pre avrebbero potuto di ciò occu- parsi, colla bolla Decret. Bull. Be- ned. XlVi t. I, pag. 24 , istituì ima particolare congregazione di dodici prelati , detta volgarmente del Concilielto, aggiunta alla con- gregazione del concilio, i quali, esa- minati gli stati delle diocesi, ne do- vessero rendere conto al Papa in determinata udienza. Oltre a ciò Benedetto XIV, col disposto della costituzione Sunimus Pontifex, data die i3 decembr. 174^, loc. cit. pag. i3, prescrisse l'osservanza del- la forni ola, secondo la quale i ve- scovi ed abbati, che recavansi in Pioma ad limitia , o ciò facessero per procuratore, dovevano fare alla congregazione la relazione dello sta- to delle loro chiese; la qual for- mola fu decretata nel concilio ro- CON mano tenuto da Benedetto XIII nel 1725, cioè la esecuzione del- l' istruzione, che avea compilata la stessa sagra congregazione del con- cilio. Questa congregazione attualmen- te si compone del Cardinal prefet- to, di ventotto Cardinali, del pre- lato segretario, eh' è uno de' pri- mari della corte romana, del sotto- segretario, di quattordici prelati ag- giunti alla congregazione (essendo stato da ultimo accresciuto di due il numero antico di dodici ) per ricevere ed esaminare le relazioni, che danno dello stato delle loro chiese , gli arcivescovi, i vescovi, e gli Ordinari nullius: e di monsi- gnor segretario delle lettere latine prò tempore, come estensore delle risposte della congregazione ai ve- scovi. La congregazione Cardinali- zia si aduna nel palazzo apostolico nella mattina del sabbato dal mese di novembre a tutto il mese di maggio ogni quindici giorni, quan- do si possa, e da giugno a tutto settembre ogni venlidue giorni. An- ticamente si convocava dal Cardi- nal antiquiore, nel giovedì o nel sabbato d'ogni settimana, comesi legge nel Lunadoro. Va avvertito, che il detto sotto- segretario non ha luogo nella con- gregazione del concilietto, e v'in- terviene soltanto quando il segre- tario di cui supplisce l' ufficio sia impedito o assenle. Egli ne fa le veci in tal circostanza, in vigore del breve pontifìcio, che gli viene spedito allorché riceve la sua ca- rica. La congregazione del Concilietto si aduna avanti il Cardinal pre- fetto , con monsignor segretario, e i quattordici prelati, i quali fanno le relazioni dell'esame fatto sugli CON slati delle diocesi ; relazioni , che poi il detto segretario, nell'udien- za ordinaria del lunedi sei"a , rife- risce al Papa, non avendo più luo- go r udienza de' prelati , e la loro relazione al Pontefice. Tali prelati sono nominati dal Papa per mezzo di una terna combinala tra il Car- dinal prefetto, e monsignor segre- tario; quindi il Cardinal segretario di stato pegli affari interni spedisce al prelato prescelto il biglietto di nomina, e di partecipazione ai detti prefetti, e segretario. Quest' ultimo è per solito promosso al Cardina- lato, ed in sua vece si reca all' u- dienza del Papa il sotto-segretario. lu queste udienze si riferiscono gli affari, che hanno bisogno di spe- ciali facoltà. In tutte le cause, e le lùsoluzioni della congregazione, il segretario ne porta un esemplare al Papa, ed a monsignor maestro di camera; quindi ogni anno colla stampa ne pubblica un tomo, che pure rassegna al Pontefice con que- sto titolo : Thesaurus resolutìonum sacrae congregationis concUii eie. munus secrelarii ejusdein sac. con- greg. obeunte R. P. D. N'. N., et tri- plici indice locupletatus, Romae etc. La raccolta di queste risoluzioni stampate incomincia dal 1718. Elenco delle facoltà, che s' implo- rano secondo il consutto dal se- gretario della s. congregazione del concilio ad ogni nuovo Fon- tejice. 1. Ammettere i procuratori per la visita de' sacri limini, e presen- tare la relazione dello stato della diocesi. 2. Prorogare ai medesimi vesco- vi il termine ad adempire la visita CON 173 de' sacri limini, ed a presentare la relazione dello stato della chiesa. 3. Assolvere i vescovi medesimi, qualora dentro il termine prescrit- to non abbiano adempito ad alcu- na, ovvero all' una, o all'altra delle suddette obbligazioni personalmen- te, o per mezzo del procuratore. 4- Accordare insieme con l'asso- luzione un nuovo termine, per a- dempiere alle dette obbligazioni. 5. L'estensione di questi quattro articoli di facoltà anche per gli ab- bati Nullius, e vicari apostolici. 6. Concedere , e prorogare di triennio in triennio ai vescovi, vi- cari apostolici , abbati nullius, ed ai vicari capitolari la facoltà di as- solvere i veri poveri dai passati inadempimenti di legati, e pene di tal causa incorse; e di lidurre le messe non mai ridotte de' legati, beneficii, cappellauie, alla tassa del concilio. 7. Accordare la medesima fa- coltà, ancorché le messe sieuo state altre volte ridotte. 8. Concedere e prorogare di triennio in triennio ai suddetti la facoltà di trasferire da un luogo, chiesa, altare, e giorno ad altro paese, chiesa ec, dentro la stessa diocesi, le messe lasciate a designa- ti altari, chiese e giorni, in caso di mancanza di sacerdoti, d'insullicienti limosine, o rendite di legati, per i quali non sieno tenuti gli eredi all'aumento. 9. L' estensione di quest' articolo, anche a poterle trasferire fuori di diocesi, qualora per gì' indicati mo- tivi non si potessero soddisfare den- tro la diocesi. 10. Le medesime facoltà conte- nute nei precedenti quattro artico- li al prefetto, e segretario della s. congregazione , per accordare nei 1^4 CON singoli casi , che si presentino , le assoluzioni, le condonazioni, le ri- duzioni di messe, ancorché ridotte altre volte, e le traslazioni anche fuori di diocesi, il tutto per altro secondo le solite massime, e clau- sole della s. congregazione. 11. Inoltre la facoltà di assol- vere i parrochi , che dopo la sop- pressione delle feste abbiano om- messso la celebrazione della messa prò populo nelle feste ridotte, sul- r opinione di non essere a ciò te- nuti. 12. Di assolvere i capitoli, che o per deperimento di rendite, o appoggiati alla consuetudine non abbiano applicata la messa pontifi- cale prò henefactoribiis. 1 3. La facoltà ai vescovi, vicari apostolici, ed abbati nullius di e- leggere gli esaminatori , e giudici pro-sinodali per tempo maggiore di un anno. 14. Di accordare agli Ordinari la facoltà di assolvere, e dispensa- re tanto gli ecclesiastici, che i se- colari dalle censure ed irregolarità contratte, tanto per violata immu- nità ecclesiastica locale, e personale, quanto per omicidi volontari, e ciò tanto in genere che in i specie, con le solite clausole per altro di aver riportata la composizione col fisco, e parie offesa, quante volte questa non si licusi irragionevolmente. 1 5. Di accordare , e prorogare di triennio in triennio ai vescovi, vicari apostolici, abbati nullius, e vicari capitolai'i la facoltà, attese le circostanze de' tempi, di accre- scere la limosina manuale delle messe a baj. i5, e quella delle per- petue, ossia conciliare a baj. 20. 16. Di accordare ai vescovi, vi- cari apostolici , abbati nullius , e vicari capitolari la facoltà di anti* CON cipare, e prorogare il tempo per l'adempimento del precetto pasqua- le per quel termine che, secondo le circostanze de' tempi e de' luo- ghi, si crederà necessario. 17. Di accordare ai vicari apo- stolici la facoltà di spedire le di- missorie. 18. La medesima facoltà per i vicari capitolari durante l'anno del lutto fuori degli stati di Sardegna, Piemonte, Napoli e Malta, pei qua- li stati i concordati riservano espres- samente tale facoltà al concilio. 19. Di abilitare i vicari capito- lari all'esecuzione delle bolle, bre- vi, rescritti, ed indulti, che fossero slati diretti al vescovo morto, o trasferito prima di eseguirli, ovve- ro al vicario generale. 20. Di accordare al prefetto, e segretario della s. congregazione la facoltà di ridurre le messe cantate a messe lette. 2 li Ne'luoghi, in cui hanno avu- to luogo le abolizioni de' benefici, o pii legati per le affrancazioni, o oltre simili leggi di sospendere l'a- dempimento de' pesi, lasciando fer^ mo un IO per 100 ad oggetto di ripristinare, o in tutto, o in parte, secondo la varietà delle circostan- ze, i benefìzi!, o opere pie. 22. Di dichiarare i sospesi lega- li di messe, doti, limosinc, di cui sieno periti i fondi senza colpa dei benefìciati, possessori, o degli ob- bligali, che non sono d'altronde te^ nuli a supplire del proprio. 2 3. Di sospendere i legati mede^ simi, ancorché i fondi di questi non sieno intieramente periti, se i luo- ghi pii, che sono obbligati all'a- dempimento, si trovino nella pre- cisa necessità di vivere colle ren- dite di delti legati. 24. Di abilitare alla celebrazio- CON ne della messa quei sacerdoti, clie si trovino privi del titolo della santa ordinazione, purché sieno di buona condotta. 25. Di perpetuare le cappellanie ad nutum amovibili, affinchè ser- vano di titolo alla santa ordinazione. 26. Di prorogare con giusta cau- sa il tempo ai beneficiati, per fare la professione della fede. 27. Nelle critiche circostanze, in cui potessero trovarsi le università, di dispensare i beneficiati dal pien- dere la laurea, la quale non po- trebbero conseguire senza recarsi a studiare nelle università, e purché d'altronde consti dalla perizia dei medesimi. 28. Di prorogare per giusta cau- sa ai beneficiati il tempo ad entia- re in. sacris, o ricevere il presbi- terato. 29. Di condonare ai beneficiati i frutti percepiti senza aver fatta la professione della fede, o preso il grado di dottore, o essere ascesi agli ordini sagri dentro il termine pre- scritto dal Tridentino, o dalle bol- le apostoliche di piovista, o dalle costituzioni capitolari, 30. Di assolverli dalla caducità, in cui sarebbero incorsi per qua- lunque delle suddette mancanze. 3 I . Di dispensare i giovani dal- la delazione triennale dell'abito cle- ricale voluta dai concordati di Na- poli, Sardegna, Piemonte, e Malta, affinchè possano lùcevere la prima tonsura. 82. Di sanare le delazioni del suddetto abito fatte in buona fede senza il previo permesso dell' Ordi- nario, o il servigio prestato ad una chiesa non destinata dal medesimo Ordinario. 33. Dispensare nel difetto del- l'età di anni io richiesta dal con- cordato di Benedetto XIV con la corte di Napoli, perchè i giovani possano vestire l'abito ecclesiastico, non che dal difetto dell'età di an- ni 1 3 richiesta nei medesimi per essere iniziati alla prima tonsura. 34. Dispensare i giovani Malte- si dai requisiti voluti nel moto-pro- prio di Pio VI, ed in ispecie dal- la mancanza del beneficio, non che dall' intiera tassa del patrimonio prescritta per i tonsurandi , e mi- noristi di scudi l\o , e per i pro- movendi agli ordini sagri di scudi 80 maltesi, con la condizione, che non vi sia pericolo, che abbiano a mendicare con disonore dell'ordine, 35. La facoltà di spedire per le diocesi di Francia V extra tempora, e le dispense di un anno di età pel sacerdozio. 36. La facoltà di accordare la licenza di celebrare la messa voti- va della b. Vergine, e de' defonti pei sacerdoti, tanto privi di vista nell'occhio del canone, quanto ai ciechi affatto, ingiungendo l'assi- stenza di altro sacerdote, o alme- no di un diacono; non che la mes- sa di Pascione a quei sacerdoti , che per incomodi di salute non possono celebrare le messe corren- ti col Passio. 37. Di assolvere dalle censm-e, e dispensare dalle irregolarità con- tratte per non aver fatto i depo- siti, o i rinvestimenti dentro il termine prescritto nei beneplaciti di alienazioni di beni ecclesiastici, solite ad accordarsi con la commi- nazione delle pene stabilite cantra alienantes bona ecclesiae, nel caso che non si adempiano i depositi, o rinvestimenti. 38. Di assolvere gl'incorsi nella scomunica del canone Si quis sua- dente, dopo congrua penitenza, e 176 CON dopo aver soddisfatto alla parte ollesa, e quante volte questa non si opponga irragionevolmente. 39. Di accordare la conservazio- ne del santissimo Saiiramento neeli oratori pubblici, richiedendolo il bisogno, e purché possa ritener- si colia dovuta decenza, e senza pregiudizio de' diritti parrocchiali, ferma restando la spedizione del breve, e con la facoltà di dero"a- re al breve, se si richiegga dal ve- scovo. 40. Di poter rimettere alla pie- na congregazione i memoriali con rescritto a monsignor segretario che ne parli, qualora dopo inteso il vescovo, si creda che meriti di- scussione, o per la gravezza dell'ar- ticolo, o per la giusta opposizio- ne della parte contraria al ricor- rente. 4'. La facoltà in genere di tutte le piccole deroghe di volontà dei testatori, qualora vi concorre una legittima causa. 42. La facoltà di accordare pic- cole deroghe di statuti di capitoli, o confraternite, concoi-rendovi un legittiu)o motivo. 43. La facoltà di commutare le doti di maritaggio in favore di mo- nacande, purché non vi sia la proi- bizione del testatore. 44- Oi prorogare, col consenso de'collatori, alle zitelle il termine a prendere stato, non ostante il lasso del tempo prescritto nelle loro doti, e ciò estensivamente nel caso, in cui si chiegga la grazia dopo trascorso il termine suddetto. 4^- Di approvare le cessioni delle doti che si fanno dalle zitelle reciprocamente con la clausola ar- hilno episcopi accedente consensu Collatorum, et dumniodo dotes prò monacandis desiiiiatae non inser- CON i'iant prò puellis, quae in sarculo niibnat. 46. Di dispensare le zitelle da qualch'^ requisito, che loro mancas- se, necessario a conseguire le doti, col consenso de'collatori, e salva rimanendo la prelazione a favore di quelle zitelle, che avessero tut- ti i requisiti. 47. Di abilitare a sposarsi quel- le zitelle aventi partito pronto, senza perdere il diritto della do- te, le quali quantunque abbiano i requisiti necessari non possono con- seguirla, o per particolari circostan- ze de' luoghi pii, o delle ammini- strazioni di tali legati. 48. Di concedere, per causa ca- nonica agli Ordinari l'indulto prov- visorio di assenza dalla residenza, anche per lo spazio di un mese, qualora, o per le ferie, o per le al- tre particolari circostanze , non po- tesse farsene prima la relazione al sommo Pontefice. 49. Di concedere ai parrochi, che si recano in Roma, un di- screto e provvisorio indulto di as- senza, finché sia giunta la infor- mazione del vescovo, quante volte la causa dell'assenza sia legittima, ed esibiscano il regolare discesso. 50. Di accordare, per cagione di malattia, licenza ai coadiutori per una discreta assenza dal coro, e dal- la residenza. 5i. La facoltà al segretario di potere airoccorrenza, leggere gli an- tichi processi compilati con segre- to di s. offizio, e di poterli far leggere ad un'altra persona di sua fiducia, restando però lo stesso se- gretario, e la persona da lui scel- ta rigorosamente obbligati all'osser- vanza del suddetto segreto. 32. La facoltà di ridurre pel regno di Francia Tapplicaziouc del- CON le messe prò populo nelle messe soppresse da Pio VII, in sequela del concordato del 1801 , e di as- solvere i parrochi dalle passate om- missioni. Nel secondo volume della Pratica della corte romana, capo IX, Della congregazione del concilio, si por- tano utili nozioni sulla medesima. Si nota che i Cardinali, i quali la compongono^ sono chiamati; pa- tres sacri concilii Tridentini inter- pretes: si dice della remissione, che monsignor segretario fa ai memo- riali prò inforniatione alTOrdinaiio di quella diocesi cui appartiene l'af- fare, e tornata questa, porta egli medesimo l'affare alla congregazio- ne, ove si decide dai Cardinali, che hanno il voto decisivo per le ma- terie le quali discutono, mentre il segretario ha il voto consultivo: che negli affari contenziosi la parte opponente scrive in un libro esi- stente nella segretaria la protesta Nihil transeat, conlro il supplicante di alcuna cosa, il quale allora ci- ta la parte opponente avanti mon- signor segretario per la concorda- zione del dubbio, e destinazione del- la congregazione: che proposta e ri- soluta la causa in piena congrega- zione, può il segretario concedere al soccombente la nuova vidienza, quando però la risoluzione sia uni- ca, e non sia stata presa a pieni voti. Se poi vi è Vampliiiff, allora il solo Cardinale prefetto può accorda- re, citata parte, la nuova udienza. 11 disbrigo di tutti gli affari, che appartengono alla medesima congregazione, o si spediscano per lettera , o per decreto, secondo le circostanze, si eseguisce senza spese di sorte alcuna, in forza del breve Sacrosanctam Sf nodi mi de' 27 no- vembre 1775 di Papa Pio VI. VOI.. XVI. CON 177 Resta unita alla congregazione del concilio altra congregazione sullo stato, erezione e governo de'semina- ri, e componesi del Cardinal pre- fetto, di alcuni Cardinali, e di mon- signor segretario. E pure annessa alla congregazione del concilio la congregazione sopra la residenza de' vescovi [F'edi), della quale è pre- fetto lo stesso sommo Pontefice, e per lui ne esercita le veci il Car- dinal vicario, il quale unitamente al segretario ne forma i decreti. Molti affari, che ora tratta la con- gregazione degli affari ecclesiastici straordinari , prima venivano di- sbrigati dalla congregazione del con- cilio. A questa spetta la cognizio- ne de'sussidi da distribuirsi agli e- redi Giustiniani di Scio, Genova, ed altri luoghi. L'eredità e prela- tura Caraffa, e sua dipendenza, si amministrano dal segretario della congregazione, e da quello della con- gregazione di propaganda. Finalmen- te il collegio Lucarini, nella città di Trevi, diocesi di Spoleto, dipende dalla direzione del Cardinal prefetto del concilio. P^. Trevi. Sulla congre- gazione sono a vedersi il Cohellio No- o tifia Cardinalatus p. 55,Congregatio VI Super excciitione, et interpreta- tione sacri concilii Tridentini ; ed il Lunadoro, Relazione della corte di Roma, voi. II cap. X. Il eh. mon- signor Gio. Fortunato Zamboni ai nostri giorni ci ha dato la dottis- sima, ed importante opera Collc- ctio declarationum s. congrcgatio- nis Card. sac. Condì, inlerpretuni, divisa in otto volumi. Elenco di alcuni Cardinali prefetti della sagra congregazione del Concilio, Giovanni Moroni, milanese, Cardi- nale di Paolo III, fatto pel pri- 1 2 178 CON mo prefetto da Pio IV, mori nel i58o decano del sagro Col- legio. Francesco Aleciali, milanese, Car- dinale di Pio IV, morto nel i58o. V. il Zamboni nella sua utilissima opera: Colleclio decre- torum S. C. Concilii, tom. I , pag. 83. Antonio Caraffa, napolitano, Cardi- nale di s. Pio V: mori nel 1591. Sisto V lo aveva fatto prefetlo nel 1087, nel qual anno colla bolla Immensa estese le facoltà della congrega7Ìone. Tolomeo Galli di Como, Cardinale di Pio IV, morì nel 1607. Paolo Emilio Zaccìiia , genovese , fatto Cardinale da Clemente Vili, morì nel i6o5. Roberto Ubaldini, fiorentino, Car- dinale di Paolo V, morì nel i635. Bonifazio Bevilacqua , ferrarese , Cardinale di Clemente VIII, nel 1626 era prefetto: morì nel 1627. Francesco Cennini di Salaniandri sanese , Cardinale di Paolo V , morì nel 164^. Fabrizio Verospi, romano, Cardi- nale di Urbano Vili, moi'ì nel 1689. Giambattista Pamphilj , romano, Cardinale di Libano Vili, al quale successe nel pontificato col nome d'Innocenzo X nel i644- Giulio Sacchetli, fìorenlino, ma na- to in Roma, fatto Cardinale da Urbano Vili, cessò di vivere nel i663 : nel ifiGo era prefetto. Palazzo degli J Ibi rioni Altieri, Car- dinale di Alessandro VII, pre- fetto nel 16^7; morì nel 1698. Angelo Gelsi, romano, Cardinale di Alessandro VII , prefetto ntl 1669, morì nel 1671. Pier Luigi Caraffa, napolitano, CON Cardinale d' Innocenzo X , cessò di vivere nel i655. Vincenzo Maria Orsini, Cardinale di Clemente X, prefetto nel 1674, fu eletto Papa nel 1724, col no- me di Benedetto XIII. Flavio Chigi, sanese, nipote, e Car- dinale di Alessandro VII , morì nel 1698. Francesco Paolucci, forlivese, dopo essere stato trenta anni segreta- rio del concilio , e dell'immuni- tà, da Alessandro VII fu creato Cardinale, e fatto ancora pre- fetto della congregazione: morì nel i66r. Federico Baldcschi Colonna, Car- dinale di Clemente X, prefetto nel 1676, morì nel i6gi. Giuseppe Saciipanti di Narni , ri- formatore de' tribunali di Ro- ma, per comando d'Innocenzo XII, che il fece Cardinale: morì nel 1 7 1 7 : dopo essere stato pre- fetto sino al 1700. Bernardino Pancia tici , fiorentino, Cardinale di Alessandro \ III, e fatto da Clemente XI prefetto nel 1701, per aver ricusato la carica di segretario di stato; mo- rì nel I 7 I 8. Pietro 3Iarcello Corradini, di Co- ri, nato in Sezze, fatto Cardi- nale da Clemente XI, e da que- sto nel 17 18 nominato prefetto, carica che rinunzie) nel 172I} quando Innocenzo XIII lo di- chiarò pio -datano : morì nel 1743. Curzio Origo , romano. Cardinale di Clemente XI , fitto prefetto da Innocenzo XIII, morì nel 1737. Antonio Saverio Gentili, romano, fatto segretario del concilio nel 1728 da Benedetto XIII, nel I73i da Clemente Xll fu creato CON Carclinale e prefetto : morì nel Mario 3Iìllin{, romano, fatto Car- dinale e prefetto da Benedetto XI Vj morì nel 1756. Gìangìacoiìw Dlillo , piemontese , Cardinale e prefetto per volere di Benedetto XIV, morì nel 1757. Clemente Argemnlliers, nato in Ro- ma, fatto prima Cardinale, e poi prefetto da Benedetto XIV, mo- rì nel 17.58. Ferdinando Maria de Rossi, Car- dinale di Clemente XIII, morì nel i"] 'id- earlo Vitlorio Amadeo delle Lan- ze, piemontese , Cardinale di Be- nedetto XIV , fatto prefetto da Pio VI, morì nel 1784- Guglielmo Palloita, maceratese, fat- to Cardinale, e in seguito pre- fetto da Pio VI, tei'minò i suoi giorni nel 1795. Tommaso Amici di R.ecanati, creato Cardinale da Pio VI, e nel 1791 fatto prefetto. Filippo Carandini , modenese, se- gretario del concilio. Cardinale di Pio VI , e fatto da lui pre- fetto, morì nel 18 io. Giulio Gabrielli, romano, Cardina- le di Pio VII, e prefetto , morì nel 1822. Emmanuele de Gregorio, napolitano, secrretario del concilio, fatto Cai-- dinaie , e poi prefetto da Pio YII; morì nel 1839. Vincenzo Macclà, di Capo di Mon- te, diocesi di Montefiascone, fu fatto Cardinale da Leone XII , quindi nel 1 834 prefetto dal Pa- pa che regna. Inviato poscia a Bologna qual commissario delle quattro legazioni, e poi legato di Bologna , in detto tempo fecero da pi'o-prefetto prima il Cardinal CON 179 Agostino Rivarola, poi il Cardi- nal Polidori. Paolo Polidori, di Loreto, nato in Jesi , fu fatto dal regnante Gre- gorio XVI segretario della con- gregazione, indi Cardinale, poi pro-prefetto, e nel 1841 prefetto della medesima. Congregazione Concistoriale. Il sommo Pontefice Sisto Y isti- tuì questa congregazione colla bolla Immensa Aeterni Dei, col titolo di congregazione per l' ei'ezione delle chiese , e provvisioni concistoriali. Il Cardinal de Luca chiama questa congregazione una specie di asses- sore , o consultore del concistoro , perchè in essa si esaminavano, e si preparavano i più gravi negozi con- cistoriali, i quali non si proponeva- no né si concludevano nel concistoro, se prima non precedeva il suo voto. Le materie, che le appartengono, sono le nuove erezioni delle chie- se metropolitane, o cattedrali, ov- vero le loro divisioni, smembra- zioni, unioni e soppressioni : l'esame delle istanze de'vescovi, che bra- mano rassegnare le loro chiese, ed essere perciò assoluti dal vincolo, che ad esse li legava: l'esame del- le elezioni dei capitoli, e la con- ferma, od esclusione de'soggetti da loro eletti alle dignità metropoli- tane, vescovili, e monasteriali; l'esa- me delle coadiutorie, delle presen- tazioni o nomine di principi sovra- ni e delle repubbliche: la depu- tazione dei suffraganei per eserci- tare i pontificali, la concessione del diritto di godere il pallio, la ri- tenzione delle dignità e de'benefici maggiori incompatibili col vesco- vato, o con altra prelatura, la se- parazione della mensa abbazia le dal- la conventuale, In srcninri7.7n7.inno delle chiese catlediali o melropn- litane, o collegiate e de'loio capitoli, la dispensa dell' inaljilitH al vesco- vato, ed altri somiglianti materie riguardanti il Concistoro [Pedi). A quell'articolo parlando al § 111 diì Ministri del concistoro, e poscia di monsignore uditore del Papa, e delle sue attribuzioni, si dice in gran parte di quelle del prelato segreta- rio della concistoriale, che tuttora egli esercita. Osserva il Lunadoro, Relaz. del- la corte di Roma voi. II. p. 54, della congregazione concistoriale , che Sisto V istituì questa congre- gazione per esaminare, discutere ed obbiettare sulle cose, giacché non conveniva alla maestà del conci- storo il disputare , e il fare con- traddittori, e perciò era meglio, che gli all'ari fossero prima esaminati e definiti, riserbandosi al concisto- ro la pubblicazione loro. Prima la congregazione si costituiva di un numero di Cardinali ad arbitrio del Papa, e da un segretario, il quale talvolta era un semplice to- gato, cui era concesso l' uso del man- tcllone, per cui veniva posto nel no- vero dei camerieii secreti del Pon- tefice, secondo la costituzione di Urbano Vili, data 18 kal. janua- rii 1625. Facevano eziandio parte della congregazione un numero com- petente di prelati, e qualche dotto religioso profondo nella teologia, egualmente secondo il bene|)Iacito dei Papi. Per lo più n'eia prefislto il Cardinal decano prò - tempore del sagro Collegio, in casa del quale, e nel palazzo apostolico soleva a- dunarsi, cioè soltanto quando il bi- sogno lo richiedesse. jVel «ecolo de- corso fu prefetto della concistoriale il Cardinal Gio: Francesco Albani. CON Sono però molli anni clic la pre- fettura è ritenuta dallo stesso Pon- tefice, né pivi vi sono i prelati, e i religiosi consultori, ed il segreta- rio è sempre un prelato distinto, che elegge il Papa, e che i Cardi- nali dichiarano segretario del sagro Collegio, per lo che nella sede va- cante fa le veci del sei^iretario di stato, ed entra con essi in Concla- ve [F^edi). Prima il segretario del sagro Collegio {^Vedi), era il cliie^ lieo nazionale [l'aedi) per l'Italia. Al presente la congregazione si compone del Papa prefetto, di do- dici Cardinali, del prelato segreta- rio della concistoriale, e del sagro Collegio, e del sostituto, che an- ticamente si chiamava sollecitato- re del sagro Collegio, ed ora -a^- i^nnio sosliliito di esso; qualifica che da ultimo ha ricevuto. Evvi anco- ra il computista del sagro Collegio. 11 detto sostituto ed alcuni ullizia- li appartenenti alla segretaria del sagro Collegio, ordinariamente si prestano anco per la segretaria del- la concistoriale. Aggiungiamo, col citato de Luca, che la congrega- zione ha fìguia di tribunale con- tenzioso, perchè talora si fa la for- male compilazione de' processi sul- la giustificazione delle cause per le soppressioni, o divisioni delle chie- se, sulla loro unione, e qualità, che richieggonsi nelle nuove erezioni ec. F. il Cardinal De Luca, // Cardi- nal pratico ec. cap. XXX, Della congregazione roncistonale; e Jaco- po Cohellio, Notitia Cardinalalns, p. 5&, Congregatio VII Pro ere- elione ecclesiarum, et provisionibus conci slorialibns. Delle congregazio- ni istituite da Innocenzo XI, e da Benedetto XIV, sulla elezione dei vescovi, di cui era segretario mon- signor uditore del Papa, si tratta co A all'artìcolo congregazioni sopra la elezione de vescovi (^ì^edì). Congregazione della sagra Consulta. La piimaria sua origine rimonta al Ponlefice Paolo IV Caraffa, il tjiiale verso il fine del suo ponti- ficato essendosi illuminato dell'abu- so di autorità, e d'influenza eserci- tata dai propri parenti, gli esiliò da Roma nel modo che si disse al- l' articolo Caraffa (ì^cdi), in uno al Cardinal nipote Carlo Caraf- faj ch'era sopraintendente di tut- ti gli alfiari dello stato ecclesia- stico; il perchè mancando tal pri- mo ministro , Paolo IV deputò cpiattro Cardinali alla sopraiiiten- denza dello stesso stato ecclesiasti- co. In seguito Sisto V, nel iSSj, colla bolla Ii/unensa diede forma di congregazione a tale unione di Cardinali, ch'erano presieduti dal Cardinal primo niinistro, e la de- nominò Congregazione sopra le con- sultazioni dello stalo ecclesiastico, la compose di cinque Cardinali, e le diede l'incarico di ascoltare, e spedire i consulti, i dubbi, e le querele spettanti a cause civili, cri- minali, e miste del foro secolare di tutto lo stato puiitifìcio. Coilau- torità pertanto del Cardinal De Lu- ca, Il Cardinale pratico e. XXXII, dove parla della congregazione del- la consulta, diremo delle sue an- tiche attribuzioni, e da ultimo par- leremo di quelle attuali a lei at- tribuite dalle ultime legislazioni. 11 Cardinal De Luca loda som- mamente l'istituzione di questa con- gregazione, e dice che potrebbe ser- vire di norma ed esempio a tutti i principi come risguardante piut- tosto il principato secolare, che i'ec- COiN i8i clesiaslico del Papa; ed il Lunado- ro, Relaz. della corte di Roma voi. il cap. XVI, parlando Della con- gregazione della sagra consulta , del segretario e di altri soggetti di questo tribunale, dice essere es- sa tanto considerabile, e l'ilevante quanto desiderabile , od importante si è la quiete, la prosperità ed il pacifico goveruamento de' sudditi pontificii : cose tutte procurate da questo tribunale degno dell'alta mente di Sisto V. Sino dal prin- cipio venne composto, oltre che dai Cardinali, e dal segretario di stato prefetto, da un competente numero di prelati, uno de'quali è il segre- tario, carica rispettabile, che fruiva di emolumenti , mentre gli altri prelati, e i Cardinali uou ne go- devano. Tultavolla leggo nel Lu- nadoro a pag. ^)5 dcU'ediziune del 1646, che i prelati della consulta avevano la parte di pane e vino dal palazzo apostolico, e mille scu- di di regalia all'anno per cadauno, e il segretario ne aveva duemila. Tra 1 prelati distribuivansi le pro- vincie, o presidati, o governi col nome di poncnzc, per cui chiama- runsi Ponenti di consulta, acciocché ognuno si occupasse, e riferisse i negozi della sua ponenza, non con- venendo che i Cardinali frequente- mente, e quando non sieno cau- se gravi ecclesiastiche, come per esempio contro i vescovi ed altri prelati o simili, si occupassero nel- i'esaminare i processi, locchè non era loro permesso dalle rispettive moltiplici occupazioni. Nella mede- sima congregazione, sino dall'ori- gine, intervenne il procuratore fi- scale di Roma, interpellandosi in alcuni casi dubbi l'avvocato fiscale. Il Lunadoro, loc. cit. pag. 120 e seg., nel riportare il novero degli i82 CON otto ponenti di consulta, di ognu- no descrive le provincie, e i go- verni loro ^«segnati. Dal medesi- mo Luuadoi'o si conosce, che la congregazione si teneva due volte ^ la settimana nelle stanze del Car- dinal nipote suo capo , il mar- tedi, e il venerdì mattina . Di poi si adunò nel palazzo apostolico senza eccettuazione che del solo venerdì santo, e del secondo mar- tedì di carnovale, perchè talvolta gli affari potevano aver bisogno di pronto rimedio. A tal effetto anco in tempo di sede vacante, quando tutte le congregazioni, e i tribuna- li collegiali non possono agire, le congregazioni dei prelati di consul- ta continuavansi a celebrare. Quan- do occorreva qualche affare impor- tante, come le risoluzioni dei po- nenti, monsignor segretario ne fa- ceva la relazione ai tre Cardinali capi d'ordine dentro in conclave, i quali sottoscrivevano le lettere, e gli ordini, che in loro nome si e- manavano. Gli affari principalij e più fre- quenti che si trattavano dalla sagra consulta, erano sopra le cause cri- minali di tutto lo stato ecclesiasti- co, eccettuato R.oma, Avignone, Be- nevento, Spoleto, e Fermo co'luo- ghi ad essi soggetti, ^eì pontifica- to di Clemente XIII, essendo sta- to soppresso il governo e la con- gregazione per lo slato di Fermo, colla costituzione Ciini eae, ne fu at- tribuita la giurisdizione, ed affidato il governamento, come gli altri luo- ghi dello stato pontiiìcio, parte al- la congregazione del buon gover- no, parte a questa della consul- ta. ÌNelle Provincie poi che ave- vano il Cardinal legato, la sagra consulta procedeva in qualche caso particolare, e co' debiti riguardi. C O .\' Era la consulta un tribunale anco pei ricorsi dei vassalli contro i baroni dei feudi , e loro ministri, reprimendone gli arbitrii, e l'estor- sioni. Giudicava sui sindacati dei governatori : rivedeva i processi di condanna di morte e di altre pene inflitte dai governatori, meno quelli autorizzati con breve apostolico a non soggiacere a tal revisione, che secondo i casi diminuiva le condan- ne. Si ricorreva pure alla congre- gazione di consulta per moderare i monitori, e 1' inquisizione secon- do i casi; anticamente ingerivasi anco sulla pubblica istruzione, sul governo delle immunità, eccettua- to r economico spettante al buon governo, cioè sid politico, nell'ele- zione de'magistrati, nella formazio- ne dei consigli, nelle questioni di precedenza , in sostanza ella aveva ingerenza in ciò che spettava alla conservazione della pubblica quiete, ed alle volte interponeva i decre- ti per l'ammissione tra i nobili o i cittadini di quegl'individui, che avevano i requisiti a ciò richiesti dagli statuti dei luoghi, senza i qua- li gli escludeva. Così px'ovvedeva al- le questioni tra' confinanti, perchè la congregazione de'conOni si adu- nava di rado, vegliava alla salute pubblica delle provincie, coll'im- pedire la propagazione de' morbi contagiosi, ed esercitava altre in- cumbenze. Clemente XII, sulla piazza del Quirinale, fece edificai-e il magnifi- co palazzo, che prese il nome di palazzo della consulta , perchè vi fin-ono collocati il prelato segre- tario, il sotto segretario e gli uf- fìzi di questa congregazione. Seb- bene il Cardinal segretario di sta- to prò tempore sia stato il piefclto della congregazione della consulta, CON e dal i833 in poi per disposizio- ne del Papa che regna, lo sia il segretario per gli affari di stato in- lerni, pure abbiamo degli esempi, che alcuni prefetti di essa congre- gazione non furono segretari di stato, cioè i Cardinali Domenico Pi- uelli genovese, fatto prefetto nel i5c)0, Mariano Pierbenedetti di Camerino, fatto prefetto da Leone XI nel iGo5 appena creato Papa, e Bonifacio Bevilacqua di Ferrara, che nioiù nel 1626. ^.Segretario DI STATO, ed il Cuhcllio, JYol. Car- dinalatiis, congregatio XIII prò coìisullalionibus ncgoliorum status ecclesiastici, sacra consulta nuiicu- pata . Avanti di parlare dell'odier- no stato della congregazione e tri- bunale, e di accennare le nuove sue attribuzioni, colla Pratica della cu- via Romana, voi. II, capo XXII, del tribunale della consulta, aggiun- geremo qualche altra analoga no- zione , per meglio dichiarare in parte quanto piìi sopra si è detto. Questo tribunale, prima delle legislazioni di Pio VII, Leone XII, e Gregorio XVI regnante, giudi- cava tutte le cause di delitti mera- mente laici , o di misto foi'o, com- messi però dai laici in tutti i luoghi soggetti alla sua giurisdizione, la quale o mediatamente, o immedia- tamente si estendeva a tutto lo sta- lo ecclesiastico. Nelle legazioni pe- rò giudicava solo in grado di ri- corso. Giudicava anche nelle cause civili appartenenti alle materie giu- risdizionali presiedendo, come pur si disse, agli affari di sanità. Il se- gretario regolava quasi da sé, e con dipendenza del prefetto, gli affari della consulta che riguardavano le ilcputazioni de' governatori e dei bargelli: e spediva le lettere in no- me della sagra consulta, emetteu- CON i83 do il voto in piena consulta. Acca- deva alle volte, che si proponeva iu sagra consulta qualche supplica, la quale toccava linteresse civile del terzo; ed allora, per non pre- giudicare alle i-agioni altrui, la sa- gra consulta soleva rescrivere: In- stet citata parte . In seguito di questo rescritto si citava la parte avanti il ponente di quella provin- cia, alla quale apparteneva l'affare colia citazione: Ad videiidum desti- ìiari consultala pio propositione cau' sac, de cjua agitar, e questa citazio- ne bastava per avvisare la parte, che la sagra consulta voleva che fosse intesa anch'essa in causa : e fatte quindi le scritture, e distribuite ai ponenti, si giudicava poi l'affai-e, o in quella consulta, che aveva desti- nata monsignor ponente, col decre- to che faceva alla detta citazione^ ovvero in altra che fosse più co- moda al tribunale. I giudicati poi della consulta si facevano eseguire da monsignor governatore di Roma. Ma per le nominate provviden- ze di Pio VII , Leone XII , e Gregorio XVI, la congregazione e tribunale della sagra consulta eb- be de' notabili cambiamenti nelle sue prerogative, e giurisdizioni, le quali prima colla segretaiia di slato, e poi nell'anno i833 com- penelraronsi nella segretaria di stato per gli affari di stato in texa- ni : per cui ora la sagra consulta fra le sue competenze ha la giu- dicatura in grado di appello, o di levisione, delle cause criminali de- cise dai tribunali al di qua dell'Ap- pennino, ed è il tribunale esclusivo per le cause di lesa maestà, e per quelle di tagli arbitrari, e dirada- menti di selve, come si vedrà dai seguenti cenni. Essa con partico- lari ministri provvede principal- i84 CON CON mente alle disposizioni sanitarie per tribunali pubblicato a' 5 novembre garantire la pubblica incolumilù i83i. dicbiarò cbe il tribunale dei- tanto dagl'interni quanto dagli e- la consulta, per quello che riguarda sterni pericoli. V. Congregazione il ramo criminale, si componesse: Speciale Sanitaria. del Cardinale prefetto , dei prelati E primieramente, colia costitu- ponenti, e di un prelato segretario •/ione super reslaiiratìone regimiiiìs diviso in due turni, che vengono Ponlijìcii, terlio kalendas novemhris presieduti, l'uno dal ponente più 1800, Pio VII nel riformare i tri- anziano in ragione di nomina col bunali, conservò alla sagra consulta titolo dì decano, e l'altro dal sc- ie sue attribuzioni , e le concesse gretario. Ciascuno de' detti turni privativamente la cognizione delle dovrà conoscere, e giudicare, come cause criminali in grado di appel- tribunale di appello, tutte le cause lo, o di ricorso dalle curie baro- giudicate dai tribunali di R.oma, nali; le cause contenziose di nobil- compreso quello del prefetto dei tà furono delegate alla sagra rota, sagri palazzi apostolici, e dai tri- Obbligò ogni ponente di consulta bunali delle provincie, o delegazio- a formarsi uno studio di persone ni di Perugia, di Spoleto, di Rieti, abili, le quali sarebbono poi prefe- di Viterbo, di Orvieto, di Civita- rite nel conseguimento dei governi vecchia, di Prosinone, di Beneven- dello stato, ed a tal effetto venne to con sentenze, che condannano aumentato 1' onorario de' ponenti, alla pena capitale, e cos'i dovrà del segretario, e del tribunale. 1 giudicare le cause giudicate dalle governatorati di patente, che prima congregazioni particolari dei baro- conferiva il prelato segretario, sa- ni, che mantengono ancora la giu- rebbono eletti dal pieno tribunale, risdizione feudale. Inoltre dovrà Qui però noteremo, che Io stesso conoscere, e giudicare come tribù- Pio VII reintegrò il prelato segre- naie di revisione, e come tribunale tario della prerogativa di eleggere supremo , siccome distesamente si i governatori dipendentemente pe- Itgge al titolo II, che ne qualifica rò, e con intelligenza del Cardinal le cause, e la giurisdizione. Il ti- segretai-io di stato prefetto della tolo X gli concede la privativa consulta. Le cause dovranno prò- giurisdizione nelle cause di lesa porsi col ristretto a stampa, distri- maestà, e stabilisce le norme di buito precedentemente ai prelati sul- procedura. Con l'editto poi de' 20 la relazione verbale. Ciascun go- luglio i834 venne dichiarato, che vernatore dovrà mandare alla sagra la segretaria della consulta conti- consulta la relazione delle visite nuerebbe a prestare i suoi servigi carceiarie, senza mentovare altre alla congregazione di sanità, colla provvidenze. Dipoi Leone XII, col spedizione degli ordini, delle riso- moto proprio de'2 1 dicembre 1827, luzioni, e provvidenze della mede- stabifi due tribunali di appello: sima, co' metodi, e sistemi in uso. a quello di Bologna assegnò le le- Al presente la sagra congrega- gazioni, ed a quello pel rimanente zione di consulta si compone del dello stato la sagra consulta. Cardinal prefetto, eh' è sempre il Da ultimo il regnante Gregorio segretario pegli alfari di stato in- X\ 1, col regolamento organico pei terni, di altri tredici Cardinali, di CON CON i85 undici prelati ponenti, compreso il vita e l'importanza rlell'afFare, si decano, di monsignor segretario, giiulicò necessario di deputare per del sotto segretario, e di altri mi- tale oggetto una congregazione par- nistrì. Il segretario ha 1' udienza ticolare composta del nominalo Car- dai Papa ogni martedì sera; in ca- dinal Barberini, e dei Cardinali di so d'impotenza o di assenza, \i si Cremona, e Brancacci, ai quali si leca monsignor decano. aggiunseio i prelati e i teologi in La carica di segretario di con- quel tempo per scienza, e per dot- sulta dai Pontenci si suole confe- trina pii^i illustri. Urbano Vili ap^ rire ad alcun primario prelato del- provò colla sua autorità questa no- ia santa Sede, giacché da essa viene velia congregazione , di cui una promossi ad altra distinta carica, qualche traccia avea già lasciata che porta l'esaltazione al cardina- Clemente Vili, ed appositamente lato, ovvero da questa slessa può chiamò in Roma uomini per ec- esservi direttamente elevato . Co- clesiastica erudizione dottissimi, tra i sì avvenne ai monsignori Rigan- quali il p. Dionisio Petavio (che ti, Bottini, e Pandolfi, come anche per ragione di salute non potè a monsignor Olgiati, il quale fu accingersi al viaggio ), ed il p. Gio- avvertito pel cardinalato, ma fu colto vanni Morino, prete dell'oratorio dalla morie prima che venisse di- di Francia, il quale, elice Benedet- chiarato in concistoro. Il Papa che to XIV, pliiribus sessionihus inter- jegna gli diede in successore mon- fiiit, in qiiibus multa scita digna signor Isola, che ebbe però a ri- pvolulit, ad lem recle instituendani nunziare per la sua avanzata età. opportuna. Dapprima questa congregazione Congregazione sopra la correzione si chiamò Congregatio particularis delubri della Chiesa orientale. super correctione Euchologii Grae- corum, poi Congregazione deputata Il re di Spagna e di Sicilia, Fi- alla correzione dei libri della Chie- lippo IV, nel pontificato di Urba- sa orientale. Sebbene ([uesta sagra no Vili, espose nell'anno i63i congregazione, dal i636 al 164^, alla santa Sede, che i greci uniti, avesse tenuto ollantadue adunan- i quali abitavano nei suoi tiominii, ze, nondimeno la grande opera massime di Sicilia, eransi lagna- della correzione dell'Eucologio non ti, perchè dagli scismatici si era era ancor compita per modo da stampato un Eucologio pieno di er- jjolersi dare alla luce. Per varie rori, e pregò che si cercasse di circostanze il lavoro principiato re- porre rimedio ai danni, ed alle sto sospeso fino al ponlificato di conseguenze, le quali ne avrebbero Clemente XI, il quale ristabilì ne- potuto derivare. Di questo fatto gli ultimi anni del suo pontifica- dal Cardinal Barberini, nipote del to la congregazione della corre-!' Papa, si fece relazione in un' adu- zione de' libri orientali, come quel- nanza generale de' membri com- lo che nella lingua greca si era ponenti la congregazione di prò- perfezionato, sino dall'età di tre- paganda y?r/ej e venne decretata dai dici anni, e di diciassette avea tra- Cardinali la correzione dell'Eneo- dotto in latino una parte del I\Ie- iogio. Quindi, considerata la gra- nologio de' greci, per non nominare i86 CON altre imporliinti opere dal greco idioma in quello dei Lazio da lui tradotte. Tuttavolta, essendosi pro- ceduto con lentezza per ciò che riguarda l'Eucologio, ed essendo morti i Cardinali e i teologi com- ponenti la irjcdesima congregazione, Benedetto XIV ne' primordi del suo celebre pontificato, volle di nuovo ristabilirla deputandovi cin- que Cardinali, dei quali uno ne tosse il prefetto, non clie cinque con- sultori, ed un prelato segretario, di- stinto da quello della sagra congre- gazione di propaganda /?<^/e. Ne fu an- zi dichiarato segretario monsignor Nicola Anlonelli, poi amplissimo Car- dinale di s. Chiesa. Benedetto XIV, nella sua enciclica che comincia colle parole Ex quo prlmiiin, in- viata sotto il dì primo marzo lySG ai vescovi ed ecclesiastici di greco rito, dà piena contezza dell' origine delle correzioni de' libri della Chie- sa orientale, facendo pubblicare l'Eucologio greco corretto per le stampe della congregazione di pro- paganda /zf/e. V. Novaes, Elemen- ti della storia de sommi Ponleftciy tomo XIV p. 23o, e 23 r, nonché l'articolo Greci. Dai Diari di Roma del secolo decorso si rileva, che nel 1722 era prefetto della congregazione il Cardinal Pico, e n'erano membri i Cardinali prefetti prò tempore della iOìigregazione di propaganda fi- de, come lo sono tuttora, e pochi altri Cardinali, fra' quali Ganganel- li, che nel 1769 divenne Clemen- te XIV, Fantuzzi, \ italiano, Bor- romei, ed il dottissimo Gerdil, ol- tre Stoppani, ed altri. Stabilita la congregazione per la correzione, e revisione de' libri o- rientali nell'anzidetta forma, si è conservata fino al presente nello CON stesso modo. Per opera delia me- desima non solo si venne alla per- fetta emendazione del suddetto Eu- cologio, ma ben anche sono stati corretti i libri liturgici di alcune nazioni orientali. Anzi nell'odierno pontificato è stato da essa esami- nato il sinodo celebrato dai Greci ISlelcìàti (J'^edi) ^ in Siria pi'esso Bayrut nel monistero di Carcafe sotto Pio VII nell'anno 1806, si- nodo, che fu condannato dal re- gnante Gregorio XVI con aposto- lico breve, pubblicato a' 16 settem- bre i835, il quale incomincia col- le parole, IMelchitaram Catholico- rum Syiiodus Antiochena nuncu- pala etc, e si legge nel tom. V, p. 12 5, e seg. Bull. Pont. S. C. de Frop. fide, Kom^e i84i. Attualmen- te la congregazione si compone, ol- tre che del prefetto, di cinque Car- dinali, e di cinque consultori, es- sendo la segretari» nel collegio Urbano. Elenco di alcuni Cardinali Prefetti. Ludoi'ico Pico de Princìpi della 31irandola, fatto Cardinale nel 17 12 da Clemente XI, e prefet- to nel 1722 da Innocenzo XIII: morì nel 1743. D. Fortunato Tamburini di 31ode- na, cassinese, fatto Cardinale da Benedetto XIV, che nel i743 lo fece prefetto : morì nel 1761. Nicolo Antonelli di Sinigaglia, Car- dinale di Clemente XIII, e da lui nel 1761 dichiarato prefetto della congregazione di cui era stato segretario : terminò i suoi giorni nel 1767. Gio. Carlo Boichì di Faenza, Car- dinale di Clemente XIII. che nel CON 1769 lo nominò prefetto: ino- ri nel 1788. Leonardo Antonelli di Sinrgagliaj Caidiuale di Pio VI, e da lui nel 1796 fatto prefetto: mon decano del sagro Collegio nel 181 I. Sotto di lui ne fu segre- tario il celeljre p. Fontana bar- nabita, che dal detto Papa ven- ne creato Cardinale. Lorenzo Lilla, milanese, Cardina- le di Pio VII, e quindi dal me- desimo fatto prefetto : mori nel 1820. Barlolomineo Pacca di BcneventOj fatto Cardinale da Pio VII, e prefetto da Leone XII nel i8:>.6, ed al presente decano del sagro Collegio. Congregazione della disciplina regolare. Questa importantissima congre- gazione riconosce l'origine da In- nocenzo X, la conferma da Clemen- te IX, e la pei fezione da Imioceu- zo XII, che si riguarda qnal pri- mario fondatore. 11 Cardinal De Luca nel suo Cardinal pratico, cap. XXXV discorrendo Della con- gregazione, sopra lo stato de' rego- lari, dice che fu istituita da Inno- cenzo X, e ,che componcsi di alcu- ni Cardinali, con un prelato per segretario con voto ; e che sebbene la congregazione fosse istituita per la soppressione di alcuni conventi e mouisteri d Italia, tuttavolta pro- segui ad esistere per la reinttgra- zione di que' monisteri, che le cal- de istanze de' popoli ]:)ramarono ristabiliti, occupandosi la congrega- zione anco di analoghi affari fo- rensi, come delle licenze del vesti- re negli Ordini religiosi, se per al- cuna causa fosse stata loro sospesa. CON 187 o ristretta, la facoltà. Dice ancora il De-Luca, che solendo essere il segretario della disciplina, anche segretario della Congregazione della visita apostolica^ nacque una certa unione tra le due congregazioni, che talvolta si fecero ambedue in un medesimo giorno, e sessione. Perchè si conosca la primaria origine della congregazione della disciplina, è a sapersi che, nel di- cembre 1649, Innocenzo X pub- blicò un decreto, nel quale ordinava una esatta nota di tutti i conventi e monisteri d'Italia, delle loro ren- dite e del numero de' religiosi, che vi dimoravano, vietando frattanto di concedere 1' abito a' nuovi reli- giosi. Quindi nel i652, a' i5 ot- tobre, pubblicò la costituzione 1 5^7 Instaurandae, che si legge nel Bull, lìotn. tom. VI, par. 3, pag. 2 33, colla quale comandò rigorosamente, che nella stessa Italia si sopprimes- sero tutti i monisteri e conventi, ne' quali pel ristretto numero di religiosi non si potesse osservare la regolare disciplina, secondo gli sta- tuti di ciascun Ordine, cioè che fossero soppressi i conventi, ed i monisteri, i quali non potevano sos- tentare sei religiosi, e che fossero assoggettati sotto certe discipline agli Ordinari quelli, ove non potevano almeno mantenersi dodici religiosi, secondo altra costituzione di Urba- no Vili. Indi nello stesso tempo Innocenzo X diede facoltà ai rispet- tivi vescovi di convertire a loro arbitrio le rendite de' monisteri, e conventi soppressi, in altri sagri e pii usi; ed appunto colla costitu- zione Instaurandae, Innocenzo X eresse la congregazione, che poscia Clemente IX confermò agli 1 1 a- prile 1668, colla costituzione In- jnncti. V. il decreto d' Innocenzo i88 CO.N X ut in pan'is, de' i o febbraio i654- Assunto al triregno il zelan- te Innocenzo' XII, penetrato dall'im- pegno sulla disciplina de' regolari del concilio Tridentino, vedendo come i canoni disciplinari formati in esso non sarebbero stati durevo- li col decorrere de" secoli, ordinò che sospesi i noviziati, si surrogas- se una congregazione speciale a quella d'Innocenzo X sullo stato de' regolari, componendola di Car- dinali, preiati, d' insigni teologi, e di un segretario prelato, cioè Car- lo Agostino Fabroni, che poi Cle- mente XI creò Cardinale, per esa- minare, se in tutte le religiose società si osservavano i decreti e- ritanati dalla sagra congregazione del concilio, Qiioad Jpostatas, et (■Jectos, seu ejiciendos. Questa fu una pia istituzione, giacché essen- do specialmente i regolari, che col loro esempio, e colla loro dottrina debbono mantenere nel popolo cri- stiano la probità de' costumi, e la giusta credenza, è troppo necessa- rio, che si conservi in essi una esalta disciplina, e Io spirilo del loro santo istituto. J^. DisciPLi?fA REGOLARE. Questa congregazione si occupò delle provvidenze da prendersi con- ducenti al santo fine propostosi dal sommo Pontefice, il quale a tal effetto emanò la costituzione San- (tissiiniis in Christo Pater, et Do- rniniis nosler, data a iH luglio 1690. Si decretò in essa, che uno o due conventi , con autorità apostolica, si destinassero in ogni provincia d' Italia, ed isole adiacenti, ove si articolari costituzioni di ogni Or- dine, le leggi del concilio di Tren- to, e i decreti di Clemente Vili, CON d'Innocenzo X, di Alessandro VII, e principalmente la vita comune perfetta in detti conventi privati- vamente : quindi, dopo essersi assi- curati dell'osservanza, si costituis- sero i noviziati, e i professori: che in detti luoghi dimorassero i soli religiosi esemplari, ed osservanti delle regole, dovendosi allontanarne gl'indegni: mancando poi le ren- dite pel manlenimento di simili conventi, o monisteri, dovessero supplirvi gli altri dell'Ordine, sop- pi-imendosi con autorità apostolica i piccoli conventi, ed eccitandosi i superiori a concorrere al veneran- do scopo, e minacciandosi di puni- zione i negligenti. jN'el 1698, a' 4 agosto, Innocen- zo XII emanò la bolla Debitiun Pastorale, e con essa soppresse la congregazione sullo stato de' rego- lari eretta nel i652 da Innocenzo X, e stabili meglio que^^ta da lui fondata. Ne fu fatto prefetto il Car- dinal Imperiali, ne vennero stabi- liti membri i Cardinali CoUoredo, Carpegna, Negroni , Sagripanti, e Paolucci, col suddetto monsignor Fabroni per segretario. Quindi le cause contenziose, e giurisdizionali dei vescovi sopra i regolari, le re- lative, ed economia, elezione, ed altre furono trasferite, e confermate alla Congregazione de' vescovi, e re- golari [l^e di). Si attribuirono in ispe- cial modo alla congregazione sulla disciplina privativamente, quelle che riguardano gli aifari disciplinari , la vita interna, l'osservanza clau- strale, lo stabilimento principal- mente, e la soppressione dei novi- ziati, e professori, la deputazione dei conventi di osservanza, e vita comune perfetta, il luogo per col- locare i novizi, e professi, l'autori- tà d'imporre pene, e fulminare ccu- f e O N sure ccclesiasticlie contro i contu- maci. Inoltro da questa con^roga* zione dovevasi promovore l' osser- vanza dei decreti di Clemente VII Fj Super reccptionc. novitìoruin^ super refornialione regulariuin, e quanto si era disposto nella precedente costituzione Sanctissiiniis. Ai 5 di- cembre i6g8, fu emesso dalla con- gregazione il decreto, che approvato dal Pontefice, venne afìilsso né' pub- blici luoghi, e diramato a tutti i vescovi d'Italia, ed isole, col quale si dichiararono incorsi ipso facto nella privazione degli ufiizi, di vo- ce attiva, e passiva, ed inabilita- zione quei superiori, che senza li- cenza della sagra congregazione dei conventi di perfetta osservanza ri- movessero i religiosi. Con altro decreto de' 7 giugno 1700, si san- zionarono le nullità delle professio- ni, se le vestizioni accadessero sen- za l'autorizzazione della sagra con- gregazione, ed incorsi i vestiti ipso facto nelle pene dei decreti gene- rali. Indi, ai 3 luglio 1703, nel pontificato di Clemente XI, si ag- giunsero , straordinariamente alla congregazione i Cardinali Ferrari, Panciatici, Sperelli, e Gabrielli, non- ché i prelati Grimaldi, Fabroni , e Vallemani allora segretario, e poi Cardinale, olti-e diversi teologi re- ligiosi, cioè un domenicano, un carmelitano, un gesuita, un teatino, un servila, un cappuccino; e si rinnovò il decreto, che nei soli con- venti di vita comune perfetta si autorizzassero i noviziati, ed i pro- fessori. Le norme principali di questa cospicua congregazione sono : che nella fondazione de' nuovi conventi e case religiose, dopo che la con- gregazione de' vescovi e regolari ha emesso il decreto di erezione, resta CON ^«9 il l'irorso alla congregazione sulla disciplina regolare, cui appartiene esaminare, se la nuova fondazione possa, colle rendite e limosine, ali- mentare i dodici individui in per- fetta osservanza e vita, e quindi presso autentici documenti, e se- grete informazioni, autorizzare de- finitivamente la nuova fondazione. Fra i doveri in fine della congre- gazione sulla disciplina regolare , forse il più grande è quello di ve- gliare, e riferire al Papa i rilassa- menti dell'osservanza, e consultare sui modi di riparare i mali vdte- riùri. Per alcun tempo le congrega- zioni generali si tennero innanzi al Papa, Corani Saiictissimo^ e sem- pre incessanti furono le cure della congregazione. Pio VI, a' 5 gen- naio 1 790, colla costituzione Siii- gttlare, a rimovere ogni contro- versia sulle attribuzioni che potesse- ro appartenere, o alla congregazio- ne dei vescovi , o della disciplina, dispose negli articoli V, VI e VII; che quanto riferivasi ai noviziati e professori di qualsivoglia istituto, ai decreti generali di Clemente VIII, ed altri particolari, come di Innocenzo XII de' 17 luglio i6f)T, non che alla riforma dei regolai i , e all' interna disciplina, vita comu- ne perfetta, appartenesse alla con- gregazione sulla disciplina. Si con- fermò altresì la facoltà abituale, con- cessa agli II luglio 1769, a mon- signor Lascaris, arcivescovo di Teo- dosia, e segretario della congrega- zione da Clemente XIV, di dispen- sare, abilitare, e sanare con giuste cause, alcune osservanze di regole, le costituzioni relative ai novizi, ed all'interna disciplina; e s' inculcò il dovere alla medesima congregazio- ne sulla disciplii.a, già imposto da 190 . CON Innocenzo XII, di proporre oppor- lunamente al Pontefice i divisamen- ti, che si credessero più atti, o per infiammare, o per ristorare la disci- plina ecclesiastica ancora, nei con- venti fuori d'Italia. Ma per le vicende degli ultimi anni del secolo XVIII, e del pri- mo decennio del corrente, fu di- sperso, e pressocchè distrutto, il corpo benemerito dei regolari, prin- cipalmente nei luoghi invasi dai re- pubblicani, e dagli imperiali fian- ccsi. La divina Provvidenza avendo fatto trionfare la religione cattoli- ca, restituì a' 24 maggio 18 14, a Roma gloriosamente Pio VII, il C[uale subito fece risorgere gli Or- dini regolari e la compagnia di Gesù, facendo che in "ogni istituto fossero emulate le glorie dei fonda- tori e dei tempi più felici. La congre- garione della disciplina tosto ripigliò la sua azione, ma temperata alle cir- costanze di economia decaduta, e di personale mancato negli istituti diversi. Quindi è che da allora sino ad oggi ancora di un consiglio di prudenza le fa mestieri, almeno del discreto uso temporaneo di speciali indulgenze, finché poco a poco ri- stoi'ata l' economia, formati i reli- giosi nel luogo degli antichi, possa riprendere ogni istituto quel vigo- re di disciplina intera, ed univer- sale, che tanta utilità produsse alla Chiesa, ed alla società. Già alcimi Ordini richiamarono nei moniste- ri, e conventi di noviziato e di studio, la piena osservanza, e la vi- ta comune e perfetta. Cos'i, per non dire di tutti, i camaldolesi fecero nei monisteri deirAvellana, e di Gubbio: ed i cistcrciensi ottennero dalla congregazione de'vescovi e re- golari, il decreto che nel moniste- ro di Monte dell'abbate, nella dio- C ON cesi di Perugia, sia riportato il ri- gore delle regole ultimamente con- fermate dal regnante Gregorio XV I. Così non deve tacersi, che il rispct- taliile p. Giuseppe Maria d'Alessan- dria di Sicilia, ministro generale dei minori osservanti, riordinati gli studi, medita e prepara vigorosa- mente, e prudentemente in quel gran corpo ciò che più conviene a confermare, o ristorare la disci- plina regolare, e già in Italia, ed anche fuori è richiamata (ove si è potuto) l'osservanza della costitu- zione 76 Militantes, de'22 novem- bre 1679, d'Innocenzo XI. Frattanto in più modi agisce la congregazione della disciplina, e nel- le cose gravi, e complicate provve- dono riuniti i Cardinali prefetti, e membri, e i prelati segretari delle congregazioni de'vescovi e regolari, e della disciplina, nelle camere del palazzo apostolico. Ivi consultano sull'argomento in cjueslione stampa- to, e distribuito precedentemente. Quindi il segretario della discipli- na rassegna al Papa il voto della consulta per averne il suo oracolo o sanzione. Se gli affari sono or- dinari, e di quelli di cui la con- gregazione ha ricevuto dal Ponte- fice le consuete facoltà, questi si ri- solvono in congresso settimanale in- nanzi il Cardinal prefetto, per cui nelle forme si pubblica il rescritto autenticato dal sigillo, e dalla fir- ma del Cardinal prefetto, e segre- taiio. Se finalmente il negozio su- peri, e non sia compreso nelle fa- coltà come le istanze di secolariz- zazione, le relative, od altre, dopo che sia ogni cosa digerita, e muni- ta delle informazioni dei procura- tori generali, dei vescovi, talora dei Cardinali protettori, dei confes- sori, e di altre necessarie giustifl- CON cazioni, si riferiscono al Papa ila monsignor segretario nell' udieiiya settimanale fissata ad ogni lunedì mattina non impedito Quindi se- condo la mente del Pontefice, si spediscono nelle forme gì' indulti ordinariamente rimessi per l'esecu- zione agli Ordinari, o superiori ge- nerali come giudici misti, cioè che verificato l'esposto , ed adempiute le condizioni prescritte, sia nel lo- ro arbitrio e coscienza l' esecu- zione. Non deve poi passarsi sotto si- lenzio, che riprodotta a' nostri gior- ni la cpiestione medesima, la qua- le Pio VI colla costituzione Singu- lare aveva risoluta, sulla compe- tenza della congregazione de' vesco- vi e regolari, e di questa della disciplina regolare, dopo maturo esame e consulta dei due Cardina- li prefetti, Odescalcbi della prima, e Lambruschini della seconda, dui regnante Gregoi-io XVI per mezzo di un dispaccio del Cardinal Ber- netti allora segretario di stato, in da- ta 3i agosto i833, il quale fu co- comunicato ad ambedue le congrega- gazioni, in quaranta articoli furo- no notate le attribuzioni di ciascu- na congregazione, e le promiscue di ambedue: fermo sempre che se per illudere od estorcere la grazia si ricorra ad altra congregazione dopo avei'e avuto vma ripulsa dal- la prima, la grazia ottenuta dalla seconda venga considerata radical- mente di un vigore. Così ancor;!, secondo il decreto d'Innocenzo XII de' 4 gingno 1 692 , firmato da Ansaldo Ansaldi suo uditore, e con- fermato da Clemente XIII ai i^ì aprile 1739, sottoscritto da monsi- gnor de Simone, oltre la nullità del conseguito indulto, gli agenti, 0 chi lo domandò, sommariamen- C O N 191 le devono essere condannati e pu- niti col carcere, ed altre pene ad arbitrio del segretario della congre- gazione prevenuta; ed inoltre sono obbligati a rifondere ogni pena e danno. f^. il Lunadoro , Relaz. della, corte di Roma, voi. II, capo XIII, della congregazione della disciplitìd regolare; i decreti di Clemente VIII pubblicati nel 1596, enei 1^99; la costituzione di Benedetto XIII la supre/n. niililantis ecclesiae , colla quale confermò quella d'Innocenzo X, Apost. monast. § i4"- la costi- tuzione 47j di Benedetto XIV, Btdl. Benedici. XIF iomo \\; de Synod. Dioces. del medesimo Pontefice, lib. 3, cap. 1, e la ses. i5, capo 3 de Regularihus Concil. Trident. Presentemente la congregazione si compone del Cardinal prefetto, di altri sedici Cardinali, di monsignor segretario, d'un sostituto, dell'av- vocato fiscale, e di sette considto- ri tutti l'eligiosi. Monsignor segreta- rio prò tempore della congregazio- ne de'vescovi e regolari ha sempre luogo in questa congregazione con voto decisivo. Serie dei Cardinali prefetti della congregazione. Giuseppe Renato Imperiali, genove- se. Cardinale di Alessandro Vili, morì nel 1 ySo. Fr. Gio. Antonio Guadagni, fio- rentino, de' carmelitani scalzi, nipote e Cardinale di Clemen- te XII , morì santamente nel 1753. Girolamo Guglielmi^ di Jesi, crea- to Cardinale da Clemente XllI, morì nel r773. Gio. Carlo Boschi di Faenza, Car- 192 cox dinaie di Clemente XIII, mori nel 1788: Gio. Maria Ri minaldi, di Ferrara, Cardinale di Pio VI, mori nel 1789. Ignazio Busca, milanese, Cardinale di Pio VI, morì nel i8o3. Francesco Maria Pignatelli, napo- litano. Cardinale di Pio VI, mori nel 181 5. Pietro Francesco Gallc/Jì, di Ce- sena, Cardinale di Pio VII, morì nel 1S37. Antonio Daria Pamphify, genovese. Cardinale di Pio \I, morì nel 1821. Benedetto Naro, romano, Cardinale di Pio VII, morì nel i832. Luigi Lanihru^chini, barnabita, ge- novese. Cardinale del Papa re- gnante. Paolo Polidori, di Loreto, nato in Jesi, creato Cardinale dal Papa che regna. D. Ambrogio Bianchi, camaldolese di Cremona, fatto Cardinale dal regnante Gregorio XVI. I Cardinali Fabroni, Vallemani, Landi, Benedetto Barberini, e Car- lo Acton erano stati segretari della congregazione della disciplina. Congregazione Economica. L origine di questa congregazione rimonta al gran Pontefice Benedetto XiV. Questi col suo moto-pi-oprio, clie incomincia colle parole, Benchìi da molti dei Romani Pontefici no- stri predecessori, e specialmente da Pio IV, Urbano Vili, e Clemen- te XTI ec. per la buona direzione, ed amniitiistrazione dell'erario pon- tificio ec, emanato a' 1 8 marzo i 746, comesi legge nel tomo li, p. 1 5, e seg. del Bull. Benedici. XIV; do- CON pò avere con saggio accorgimento provveduto alle cose spettanti all'e- rario pontificio, precipuamente alla scritturazione, e registro de' conti, esibizioni di bilanci ec, sulla fine del me>e di maggio, colla costitu- zione Ne igilur ea, quae prò feli- ci prosperarne directione et ad- ministratione ipsius aerarli Ponti- ficii, XIV kai. maij ij^-^J, loc. cit. p. 24, istituì una congregazio- ne, che chiamò Economica. La vol- le composta del Cardinal Albani del titolo di s. Clemente, camerlen- go di s. Chiesa , e dei Cardinali Gentili, Riviera, Valenti segretario di stato, di monsigiior Giambattista Mesmer tesoriere generale, di mon- signor Piubini commissario della R. C. apostolica, e di monsignor Argenvilliers uditore del Papa co- me segretario della congregazione con diritto di votazione. Le attribuzioni di questa con- gregazione furono quelle d'invigi- lare non solo alla esatta esecuzio- ne di quanto prescrive nel suddet- to moto proprio, e promoverne l'a- dempimento, ma eziandio il por- re la sua attenzione a tutti i la- mi di vendite, e spese riguardanti la Camera apostolica (Vedi), pro- porre, insinuare, e formare alcun piano al Papa regnante, e succes- sori, suggerendo que'consigli e quel- le provvidenze, che giudicasse più convenienti al miglior governo del- la stessa camera, al profitto del pubblico erario, al sollievo della capitale, e delle comunità dello stato ecclesiastico, in fine alla sal- vezza, e indennità de'popoli. Oltre a ciò Benedetto XIV dispose, che la congregazione si adunasse il pri- mo mercoledì di ciascun mese nel palazzo apostolico, cioè nelle came- re del Cardinal segretario di stato, CON coll'intervento altresì del computi- sta generale della medesima came- ra apostolica. Né deve passarsi sot- to silenzio, che il zelante Benedetto XIV ai i8 settembre dello stesso anno, emanò la costituzione Aposto- lica Sedis,Bull. iMagn. t. XVII p. 17 colla quale confermò la congre- gazione de'i'esidui (cioè de' debiti restati degli appaltatori camerali), istituita dal predecessore Clemente XII, con utilissimi provvedimenti, per far prosperare le finanze dello stato. Ma della Congregazione E- conomica, pel rimanente del seco- lo XVIil, se ne ignorano gli atti, poiché Roma e lo stato nel decli- nare di esso secolo soggiacquero al- l'occupazione straniera, per cui es- sendo morto Pio VI in Valenza di Francia, in Venezia gli fu dato in successore Pio VII. Pertanto nel 1800 recossi in Pioma il nuovo Pontefice, e tutto intento alla riorganizzazione del go- verno pontificio disciolto nelle in- dicate vicende, con editto della se- gretaria di stato del 9 luglio del- lo stesso anno, istituì quattro con- gregazioni, fra le quali trovasi in secondo posto nominata quella i-e- lativa agli affari economici, col ti- tolo di riforma dell'antico sistema del governo. Ordinò Pio VII, che si chiamasse congregazione Econo- mica e si componesse di cinque Cardinali, cioè Borgia, Antonelli, Doria, Carandini, e Pvuffo, di altret- tanti prelati, che furono i monsigno- ri della Porta tesoriere, Gavotti, Ca- valchini, Sanseverino, IMartorelli, e che avesse per segretario monsignor Laute. Vi aggiunse eziandio i quat- tro cavalieri romani, che avevano di- rettala giunta provvisoria napolitana, Aldobrandini, Gabrielli, Massimo, e Piicci, i quali però si ritirarono dal- VOL. XVI. CON 193 la congregazione dopo il conto re- so della loro operazione. Col detto editto s'invitarono i più doti e ze- lan'.i a presentare a questa congre- gazione i loro piani per essere e- saminati e discussi. La congrega- zione venne incaricata dell'esame del piano d'istituzione delle due deputazioni di Annona, e Grascia, nominate collo stesso editto de' 9 lu- glio 1800. Nel novembre di que- sto anno, tertio kalendas. Pio VII fece pubbUcare la rinomata bolla Posi diuturnas, super reslaiiradone re^iniinis Pontificii. Con tal bol- la la congregazione economica del governo deputala venne al grande oggetto, e stabilmente confermata. All'articolo 2, de publicae aecono- miae etc, le si diede il carico della fissazione de' stabili appuntamenti al tesoriere non meno che a tut- ti quelli, i quali ritraevano dagli emolumenti, e propine la loi-o sus- sistenza. E cogli articoli 33, 34 della citata bolla le si aftldò la ri- forma delle spese della congrega- zione del buon governo , e della camera apostolica. Quindi la con- gregazione economica si consultò in tutti gli affari economici, am- ministrativi, ed è perciò che i pon- tificii moto-propri sul libero com- mercio de'grani, e grascie, quello sul sistema daziale dell' industria, agraria, arti e manifatture, ed in genere in ogni legge riguardante l'economia pubblica, si trova scrit- to , previa consulta della nostra Congregazione Economica. In seguito la congregazione in qualche circostanza ebbe pure la parte esecutrice. Si distinse princi- palmente nell'operazione della ven- dita de'beni comunitativi, affidatale all' intendimento di dimettere l'e- norme debito di cui erauo gra- i3 194 ^'0^ vate le comunità, la f|nale opera- zione essendo condotta con alta saviezza, tre milioni di scudi e più di debito si estinspio con poco piìi di un milione di scudi di beni fondi a valore catastale, e ciò sen- za la menoma coazione. Il congresso economico riuni- vasi regolarmente nelle sere di lu- nedi nelle camere del capo del me- desimOj ch'era sempre il più an- ziano Cardinale . Furono capi del- la congregazione il Cardinal Bor- gia, e per sua morte nel i8o^. gli successe il Cardinal Giuseppe Doria. Così divenuto tesoriere mon- signor Laute, sebbene continuasse a far parte della congregazione, ven- ne fatto segretario monsignor Pao- lo Vergani, assessore delle finanze e commercio, e sotto segretario Vincenzo Folcari , già minutante della segretaria del tesorierato. Le facoltà poi del consesso economi- co si estesero altresì al contenzio- so, avanti il quale molte cause fu- rono agitate in formalità di giu- dizio, e segnatamente quelle sulle quali aveva già per olfizio preso precedente cognizione. La sacra con- gregazione così ordinata nel 1800, ebbe vita sino al 1809, anno iu cui, per la seconda invasione delle armi francesi e violenta deportazio- ne di Pio VII, ebbe per allora il suo fine. Terminato nel 18 14 il dominio straniero, e ritornato Pio VII pa- cificamente alla sua sede, e al pos- sesso de'suoi stati, subito si prese cura di ripristinare la congregazio- ne economica, mediante biglietto di segretaria di stato del i5 luglio 181 5, venendo eletti cinque Car- dinali a comporla, cioè Doria, Lil- la, Pacca, Kutlb, ed Albani, oltre il Cardinal Consalvi segretario di COX stato come capo. Vi fu compreso mon'iignor Ercolani tesoriere, ven- ne fatto segretario monsignor Nico- la Mai-ia Nicolai, e confermato in sotto - segretario Vincenzo Folcari, che lo è tuttora. Non si deve tacere che vi fu qualche variazione nel- l'impianto, dappoiché con altro bi- glietto di segretaria di stato del successivo giorno 16 le si attribuì : i.° L'incarico di discutere^ e deli- berare sulle massime da stabilirsi per una retta, semplice, ed unifor- me amministrazione pubblica; 2." Le si tolse ogni facoltà contenzio- sa, e giudiziale ; 3.° Le facoltà si limitarono a discutere, e deliberare sui soli affari e le materie, che le fossero rimesse dal sovrano per or- gano della segretaria di stato; 4-°^* vietò alla medesima di occuparsi di affari particolari, dell'andamento ordinario delle amministrazioni, ma delle sole massime generali, dalle quali debbono discendere i regola- menti delle medesime; 5° Si pre- crisse che le deliberazioni si doves- sero sottoporre al sovrano per la san- zione, il quale si riserba la sanzione, la promulgazione, e la sorveglianza all'esecuzione. Si accorda ad essa soltanto la facoltà e il diritto di richiedere ai capi delle amministra- zioni gli schiarimenti ed i docu- menti necessari alle discussioni. In appresso fu alla congregazione im- posto il segreto, e vennero aggiun- ti i Cardinali Mattei decano del sagro Collegio, e della Somaglia vicario di E.oma, non che monsi- gnor governatore pro-tempore. Dopo la moite di monsignor Nicolai, segretario della congrega- zione, ed uditore generale della reverenda camera apostolica, avve- nuta nel gennaio 1882, la segreta- ria della congregazione economica, CON I;i quale tiovavasi presso lo slesso segretario in via di Monsegato, per ordine della segretaria di stato venne trasferita in pia7za di chie- sa nuova in casa del sotto-segreta- rio sum mentovato, conservando ad esso la qualifica, l'onorario, ed ogni altra competenza, compresa la re- golare distribuzione delle stampe di governo. La segretaria al pre- sente si compone del sopraddetto sotto-segretario, di due minutanti, e di tre scrittori. La congregazione economica , dall'epoca del suo ristabilimento nel i8i5, cominciò ad adunarsi non più presso il Cardinale più antico in ordine di creazione, ma per massima nel palazzo apostolico, e precisamente nelle stanze dei Car- dinali segretari di stato pro-tc/n- pore. I Cardinali . componenti la congregazione, che, come dicemmo, in principio furono cinque, fra'qua- li v' erano sempre i Cardinali ca- merlengo di s. Chiesa, e prefetto del buon governo, in progresso si estesero fino a dieci, mentre a tut- ti i prelati governatori, e tesorie- ri promossi alla dignità cardinalizia si conservò il posto, e la rappresen- tanza nell'economico consesso. At- tualmente sei sono i Cardinali com- ponenti la congregazione, tra i qua- li il regnante Pontefice nel i834 annoverò prima il Cai'dinal Gri- maldi, e poi il Cardinal Alber- ghini. Vi è compreso anche il Cardinal Tosti come pro-tesorie- re generale. V. Sovranità' de'Pio- MANi Pontefici. Congregazione deW Esame dei vescovi. Pompeo Sarnelli, Lelt. eccl. tom. V, p. 68, dice che l'esame dei ve- CON igj scovi s' introdusse a' tempi di s. A- gostino, nel concilio IV cartagine- se, cap. I, disti net. 2 3: Qui epi- scopus ordinandus est anlcn exa- minetur. Perciò fino da allora fu ritenuta utile cosa, cha i vescovi di città determinate si esaminassero. 11 Cardinal De Luca, Il Cardinale pratico, cap. XXXIII, Della con- gregazione dell'esame de' vescovi, dice che essendosi nel concilio di Trento trattato e conchiuso, che la maggior cosa, in cui si deve por- re tutta la premura per la conser- vazione, e per l' incremento della religione cattolica, è l'elezione dei vescovi, per provvedere le chiese di buoni, e capaci pastori; perciò divenuto Papa nel i5go Gregorio XIV, il quale come vescovo di Cre- mona, e come incaricato da Pio IV intervenne al nominato conci- lio Tridentino, con una costituzio- ne prescrisse le diligenze da usarsi nella elezione dei vescovi. Egli vo- leva ripristinare l'antico esame ; ma il suo breve pontificato gì' impedì di mandarlo ad effetto. Divenuto Papa nel i 392 Clemente Vili, ol- tre r inculcare l'esatta formazione del processo concistoriale, ordinò che gli eletti ai vescovati di libera provvisione del Papa, compresi quel- li d'Avignone, e del contado Ve- naisino ( siccome dominii della san- ta Sede), ed anche quelli di no- mina, o presentazione de' principi sovrani d'Italia ed isole adiacenti, si dovessero esaminare pubblica- mente alla presenza del Papa nella sagra teologia, ovvero in sagri ca- noni. Ed è perciò, che istituì que- sta congregazione, componendola di alcuni Cardinali e prelati canonisti, tra' quali sogliono comprendersi il vicegerente, il decano della rota , r uditore del Papa, ed alcuni teo- igG CON logi i-egolaii dei diversi Ordini re- ligiosi, oltre il padre maestro del sagro palazzo apostolico. Fu stabilito, che l'esame si fa- cesse in sagri canoni , ovvero in teologia, secondo gli studii fatti da- gli esaminandi, a' quali viene con- cesso di eleggere in quali delle tre facoltà bramano faisi esaminare, dietro istanza che presentano per mezzo di mons. uditore del Papa. Ora non si fa distinzione di tre facol- tà, ma solo di due, cioè teologia, o sagri canoni. Agli esaminatori venne imposto, con decreto de'iG maggio 1623, da Urbano Vili, e con giuramento, che prestavano al Cardinal piìi antico della congre- gazione, e poi al Cardinal vicario, di non manifestare, ne indicare le materie sulle quali faranno gli esa- mi: ma da Clemente XIII in poi gli esaminatori furono dispensati dall'emettere il detto giuramento, e fu permesso ad essi di significare agli esaminandi i punti, sui quali verserà l'esame, senza incorrere nelle censure fuhninate da Urbano Vili. A questo esame sono sogget- ti tutti i vescovi delle parti sud- dette, i vescovi coadiutori, e suffra- ganei, e quelli ch'essendo vescovi titolari, sono trasferiti ad una chie- sa residenziale, bcncliè sieno stati nunzi apostolici, e chierici di came- ra, ad onta altresì che per l'eser- cizio delle loro cariche e giudica- ture, sia la loro idoneità notoria. Ne sono esenti i soli Cardinali , e quelli i quali nel trasferirsi ad un altra chiesa già avevano per la prima subito l'esame, ed erano sta- ti riconosciuti ed approvati, dicen- do Innocenzo III, in cap. cuui ve- lìcrahilis n. y : Semel adinisswn ad aUcjitad qfjfìciuni non po'ff^e in sùnilì officio reprobavi recjiàrenle CON eamdem personae idoneitatem. Gli esaminatori se sono fatti vescovi, nel presentarsi al trono del Papa per l'esame sono da lui dispensati. Avverte il medesimo De Luca, che cogli esaminandi di notoria idonei- tà si procede con riguardo e cir- cospezione, e non col rigore, che suol praticarsi cogli altri. Sogliono i Pontefici dispensare dall' esame chi era prima stato esaminatore della congregazione, e il prelato segretario di essa, non che altri , riconoscendone pienamente la ca- pacità. Per un semplice titolo in partibun, l' eletto vescovo non de- ve soggiacere all' esame, per essere la chiesa extra Italiani , e perchè essendo essa nelle parti degl' infe- deli, non hanno diocesani da istrui- re, né clero da dirigere . Se poi un vescovo di chiesa residenziale fuori d' Italia dovesse essere promosso a qualche sede di quest' ultima regio- ne. Clemente XII dispose che do- vesse subire l'esame; talvolta però in tali casi il Papa dispensa per prudenti ragioni. Altri poi sono dispensati in vigore di privilegio apostolico, o benigno rescritto, che da essi s' invoca per mezzo di mon- signor uditore del Papa, detto vol- garmente Uditore santissimo. All'ar- ticolo Concistoro [P^edi), ed al § 111 Dell' Uditore del Papa, come segretario del concistoro , si dice, che dopo avere tal prelato dato r avviso di sua elezione al pro- movendo al vescovato questi fa r istanza per essere esaminato, o in teologia, o in sagri canoni: che stabilitosi dal Papa il giorno del- l'esame, monsignor uditore lo par- tecipa al prelato segretario dell' e- same, colla nota de' soggetti da e- saminarsi : che quindi detto segre- tario inlima l'esame tanto ai prò- CON moveiidiclie ai Caidinali, ed ai con- sultori quella mattina stabilita per l'esame, matidando a quelli, che dovranno esaminare, il nome del- l'esaminando; e che se monsignor uditore interviene all'esame, non esamina, e se lo farà sarà in sagri canoni: finalmente, che dopo l'e- same, e dopo essersi riconosciuta la dottrina, e il merito dei pro- movendo, si fa il processo, se non è stato fatto precedentemente, co- me ora suol praticarsi ; quindi si propone in concistoro. L' uditore del Papa, e il segre- tario della congregazione concisto- riale, sempre si annoverano tra i consultori della contjiesrazioue del- l' o o 1 esame, e tra quelli in sagri cano- ni. Suole alcun promovendo sup- plicare per mezzo di monsignor uditore il Pontefice di essere esami- nato in particolare , o da un Cardinale per singolare concessione, o da un consultore; ma queste concessioni sono rare, dovendo tut- ti soggiacere all' esame pubblico : però se si deve esaminare un solo vescovo, si deputa l'esaminatore, che deve esaminarlo nella propria abitazione, non avendo allora luogo l'esame corani Sanctissinio. Quando si fa r esame in tal modo, il pro- movendo subisce un solo esame, o dal Cardinale, o dall' esaminatore non Cardinale. Talvolta lo stesso Papa esaminava alcun promovendo: di Clemente Vili ne fa testimonian- za il Lunadoro, nell'edizione del 1 646, Della congregazione per esa- minare i soggetti destinati ai vesco- vati, dicendo, che il Papa soleva esaminarli in sagri canoni, ed il Cardinal Bellarmino nella teologia. I^ell' istituzione della congregazione, i Cardinali esaminatori erano otto, o dicci. Dell'esame, clic faceva Cle- CON 197 mente Vili, parla anche il Macri al verbo orcinus^ e riporta l' a- naloga interrogazione , e risposta. Si racconta, che quando nel 1G02, fu fatto vescovo s. Francesco di Sales, perchè si era recato in Pio- ma, siccome savojardo, il ministro di Torino pretese, che non doves- se soggiacere all'esame, e che le parti rimasero soddisfatte soltan- to allora quando Clemente Yllf, per terminare la questione, disse : U esamineremo noi. L'esame de' vescovi per lo più si tiene nel martedì o venerdì mat- tina nelle camere del palazzo apo- stolico, cioè nel pontificio apparta- mento. Gli esaminandi non possono essere più di quattro, né meno di tre, dispensandosi alle volte con ammettersene due. Sulla preceden- za degli esaminandi va notato, che i secolari precedono i regolari, le dignità maggiori le minori , e tra gli eguali prevale l'età. Il Papa va all' esame vestito di sottana , roc- chetto, e mezzetta, e si asside in trono. I Cardinali vi si recano col- l'abito cardinalizio del colore cor- rente, accompagnati almeno da due cappe nere, ossiano individui della propria anticamera ; il caudatario veste tutto di nero; i consultori vescovi, prelati, ecclesiastici, e re- golari, come anche il segretario dell'esame, hanno l'abito proprio; e gli esaminandi assumono quello del loro grado. Che se non sono prelati, non possono avere l'abito prelatizio che nella mattina del concistoro, cioè quando già sono stati approvati mediante l'esame, e il processo. Vi sono casi_, in cui essendosi gli esaminandi smarriti avanti s\ imponente consesso, il Papa conoscitore della loro idonei- tà e dottrina, li dispensò di pro= 1 9^ C O i\ seguirlo; come vi furono casi, seb- bene rari, che i promovendi non essendo riusciti nell'esame, e non avendo potuto corrispondere ai que- siti ed alle argomentazioni loro fatte, non vennero approvati, e per- ciò non furono promossi alla di- gnità vescovile. Dai Diari di Roma rilevansi le seguenti notizie. Nel numero i35 del 17 18 si narra, che Clemente XI tenne un esame de' vescovi a- vanti la predica quaresimale; al- trettanto riporta il numero 720 del 1722, d'Innocenzo XI II. Quin- di si ha dal numero i 543 dell'an- no 1727, che Benedetto XIII, quando si recò alla chiesa di s. Cle- mente de' suoi padri domenicani ibernesi per consagrare 1' altare maggiore , nel contiguo convento tenne l'esame di diversi vescovi ; poi rimase ivi a pranzo, ed in co- ro si pose tra i religiosi all' offi- ciatura. Il numero 61 59 del 1757 riporta, che stante la convalescenza di Benedetto XIV, l'esame pei ve- scovi del concistoro, che tenne in gennaio nella stessa sua camera domestica, fu fatto in una di quelle del palazzo quirinale di sua resi- denza , senza la presenza di lui. Pel medesimo motivo di convale- scenza, Benedetto XIV non inter- venne agli esami dei vescovi, che ebbero luogo per due altri conci- stori, nei mesi di marzo, e di mag- gio, come si legge ai num, 6195, e 6219. Altro simile esempio si ha da Pio VI, il quale essendo in- fermo nel 1779, nel mese di giu- gno si tenne l'esame de' vescovi nel palazzo Vaticano, senza la sua pre- senza, l^. il numero 464 di tal anno dei medesimi Diari di Ru- ma. L'esame pertanto si suole iure CON nella camera dell'appartamento pon- tificio, ove i\ aduna il concistoro segreto. Ai due lati del trono del Papa siedono in due banchi i Car- dinali esaminatori, stando dietro di essi, e in piedi gli altri esaminato- ri ; a destra del trono, su di uno sgabello si pone un campanello, col quale il Papa dà il segno, che è finito l'esame, e prima che s'inco- minci, egli recita l'orazione: Adsii- mas Domine sancte Spiritus etc. Mentre si fa l'esame in questa ca- mera non vi sono che il Papa, gli esaminatori, e il promovendo. Giun- ta l'ora dell'esame, il prelato se- gretario dell'esame, secondo l'ordi- ne anzidetto di precedenza, intro- duce il primo esaminando, e quan- do avrà terminato, il secondo, e progressivamente gli altri. 11 pri- mo esaminando viene a porsi in ginocchio su di vm cuscino, a- vendo avanti di sé uno sgabello di legno, cioè innanzi al Papa, e in mezzo ai Cardinali esaminatori, e resta in ginocchioni per tutto il tempo dell'esame, avendo però a fianco ed in piedi il segretario del- l'esame. L'esame si fa dal Cardinale, e dall'altro esaminatore non Cardi- nale, il primo sedendo al suo posto, il secondo in piedi vicino al Papa, nelle facoltà teologiche e canoniche, cui si elesse il promovendo, suppli- cando il Pontefice. Nell'idioma la- tino gli sono proposte le materie, ed egli in egual idioma risponde alle difficoltà, che gli sono obbiet- tate. I Cardinali esaminano extra forniarn, e i consultori per lo più in forma sillogistica. I primi termi- nano quando vogliono . ma i se- condi finiscono l'esame ad un cen- no del Papa. Prima , secondo il De Luca, ciano tre gli esaminatori d'ogni promovendo, uno de'quuU CON era Cardinale. Compito l'esame, il promovendo, e tutti gli esaminato- ri non Cardinali uscivano dalla camera, ed ivi rimaneva il Papa coi Cardinali, i quali davano il loro voto coU'espressione, o formo- la: Est Idoneus, la quale risolu- zione veniva registrata in un libro dal segretario dell'esame, ed il Pa- pa diceva a monsignor uditore se ciascun promovendo era idoneo. Compiti gli esami, lo stesso mon- signor uditore pubblicava i promo- vendi per approvati. Al presente terminato che sia l'esame di tut- ti, il Papa rivolgendosi agli esami- natori tanto Cardinali, che non Cardinali, esterna la sua soddisfa- zione, se procedettero bene, e tut- ti convengono con segni di appro- vazione pegli esaminati, i quali da quel momento prendono il no- me di vescovi eletti, e come tali ricevono gli analoghi trattamenti. Savissimi e prudenti insegnamenti di moderazione dà il Cardinal De Luca agli esaminatori, sul modo di esaminare i promovendi secon- do le chiese cui sono destinati, ri- C(jrdando loro di limitarsi nelle in- terrogazioni, e non far pompa di ingegno, e di erudizione, facendosi carico , che i promovendi stanno trepidanti avanti il capo venerando della Chiesa, cui fanno corona Car- dinali distinti, e dotti personaggi quasi altrettanti giudici, anche per l'avvertenza che alcuno degli esa- minatori stessi, per l' imponenza del luogo, sono compresi di rispet- to. In mancanza di un esaminato- re, dee supplire il segretario sicco- me esaminatore nato. Di questa cospicua congregazio- ne fu benemerito anche Benedetto XIV. Al presente gli esaminatori in sagra teologia sono ventiquattro, CON 199 nove de'quali Cardinali; e gli esa- minatori in sagri canoni compreso il segretario sono tredici, sette dei quali Cardinali. Va però avvertito, che qualcuno di detti Cardinali so- no registrati in ambedue le facol- tà, perchè in ambedue esaminano i promovendi ai vescovati. La con- gregazione non ha prefetto, consi- derandosi per tale il sommo Pon- tefice, in presenza del quale ( me- no il caso d'impotenza o infermi- tà ) ha sempre luogo l'esame. V. gli articoli CoXGKEGAZlOJfE SOPRA i'e- LEzioNE de'vescovi, ora non più e- sistente, e Congregazione concisto- riale. Anticamente il segretario del- l'esame soleva essere quello della congregazione di propaganda fide. 11 segretario fruisce l'onoi'ario di scudi quattoi'dici mensili , e tie- ne il l'egistro degli esaminati, di chi gli esaminò, e del giorno e luo- go, in cui si fece l'esame. Congregazione della Reverenda fabbrica di s. Pietro. Questa veneranda congregazione composta di Cardinali prelati, oltre l'economica amministrazione della basilica vaticana per ciò che riguar- da la conservazione, 1' ulteriore or- namento ed i restauri del medesi- mo immenso tempio di s. Pietro e delle di lui adiacenze, gode an- cora il singoiar privilegio della ge- losa cura d' invigilare all' esecuzio- ne, ed esatto adempimento dei le- gati pii, e per tale effetto tutti i notari indistintamente sono obbli- gali nel termine di un mese, sotto una multa nello stato pontifìcio, di dar notizie alla l'ev. fabbrica di tutte e singole le pie disposizio- ni da essi rogate. Questa congre- gazione, sebbeue riconosca per pria- 200 CON ci pai fondatore Clemente Vili, eb- be origine in epoca assai ante- rioi'e. Dappoiché i zelanti Pontefici be- nemeriti della sontuosa basilica rav- ■visarono, che essa non si sarebbe potuta conservare splendida, ma- gnifica, e decorosa senza qualche particolare assegnamento, costitui- rono, confermarono, ed ampliaro- no con facoltà e privilegi que- sta congregazione, e tribunale, an- che perchè vegliasse al suo mante- nimento. Per darle poi una rendi- ta, le accordarono l'elemosina del- la santa crociata di diversi regni, ed inoltre vollero che avesse la facoltà di applicare tutti quei pii legafi, che non fossero stati adem- piti, i legati pii incerti, i legati lasciati a persone incerte per isgra- vio di coscienza e per restituzione di mal tolto, i legati pii ripudiati o lasciati per pranzi o pubblici spettacoli, i pii legati che non possano eseguirsi per qualche impedimento di fatto o di ragione, ed i legati pii che si lasciano a persone incapaci: i qua- li legati tutti i medesimi Pontefici disposei'o che andassero interamen- te in benefizio della fabbrica della chiesa, da cui la congregazione pre- se il nome. V . Chiesa, o Patriar- cale BASILICA DI s. Pietro in Va- ticano. E primieramente nel rifabbrica- re Giulio II la basilica Vatica- na, per provvedere ai bisogni della medesima, colla costituzione XXII, Licjuetj concesse larghissime grazie ed indulgenze a tutti quelli, che avessero somministrato limosine, od avessero impiegato la loro opera nella riedificazione della basilica, per cui spedi in varie parti del mondo a raccogliere limosine pa- recchi commissari. A questi il suc- CON cessore Leone X accordò diverse facoltà, come d'impiegare ed a[)[)li- caie i legati pii questionabili ed in- certi, in benefìcio della stessa fab- brica ec. Quindi il Pontefice Cle- mente VII,, promovendo il prose- guimento della fabbrica, coU'auto- rilà della 3 costituzione Adinones, Bull. Vat. t. III. p. i56, istituì uu collegio di sessanta persone di cu- ria scelte da tutte le nazioni, alle quali allìdò la cura, e l'amministra- zione del vasto edifizio, concesse privativa giurisdizione sopra tutte le cause concernenti in qualunque modo l'interesse, le facoltà, e i pri- vilegi della rev. fabìirica, e per in- coraggirle forse con privilegi ed e- senzioni, le sottrasse alla giurisdi- zione di qualunque giudice, e su- periore , e persino a quella del Cardinal arciprete nelle cose rela- tive alla fabbrica , assoggettandole immediatamente a sé stesso, e alla santa Sede, come narra il Marto- reili, Opere tomo V, Storia del clero faticano pag. 128. 11 cav. Lunadoro , Relaz. della corte di Ruma voi. II, capo XX, Della congregazione della rev. fabbrica di s. Pietro, aggiunge che Clemen- te \II accordò pure al collegio la facoltà di eleggersi un giudice, al quale appartenesse la decisione del- le cause, che lo riguardassero, con privativa giurisdizione in tutte le cause, nelle quali potesse avere in- teresse la rever. fabbrica per qua- lunque siasi titolo, come pure può vedersi nel Vespignani, compend. privileg. rev. fabricae, e nel Cal- cagnin, Obser. pract. Icg. 19. Quin- di s. Pio V volle, che dalla sen- tenza del detto giudice non vi fosse appello , se non al medesimo col- legio, né piìi che una volta. Ma r indipendenza di questo collegio CON non sembrò egualmente opportu- na a Sisto Vj il quale sebbene l'assoggettasse finché visse, coH'auto- rità della costituzione 102, alla so- la persona del Cardinal di Cosen- za, Gio. Evangelista Pallotta, arci- prete della basilica con facoltà di cambiare le persone del collegio e di emendare e regolare tuttociò che riputasse utile alla fabbrica, tuttavia da indi in poi rimase sem- pre dipendente dal Cardinal arci- prete. Clemente Vili, col disposto di una bolla che si legge nel Bull. Vat. tom. Ili, p. 333, soppresse il collegio, e sostituì alle persone di curia una congregazione di Car- dinali, e di prelati, dichiarandone prefetto il Cardinal arciprete /j/o- teivpore della basilica vaticana, la cui serie viene riportala al voi. XII, pag. 822, e seguenti del Diziona- rio. Ciò non pertanto dalla storia de'Cardinali rilevasi, che Bartolom- meo Ferratini di Amelia, canonico vaticano, fu prefetto della fabbrica di s. Pietro, e nel 1606 venne crea- to Cardinale da Paolo V. Cosi an- cora si legge che il Cardinal Gia- como Lanfredini, appena eletto Be- nedetto XIV, fu fatto visitatore a- poslolico della reverenda fabbrica di s. Pietro, ma morì nel 1741- ^• le costituzioni 7, e 8 di Clemen- te Vili, corroborate dall'approva- zione d' Innocenzo XII colla sua terza costituzione; quindi confermale, ampliate, e meglio dichiarate da Benedetto XIV, colla costituzione 53 , che comincia eolle parole. Quanta; ed il Cardinal De Luca, // Cardinal pratico, cap. XXII, della congregazione della fabbrica di s. Pietro. Sì coiìipone questa congregazio- ne di diversi Cardinali, che al pre- CON 201 sente sono sedici, oltre il Cardinal prefetto, e de' prelati uditore della cameia , tesoriere, maggiordomo , decano della rota, d' un chierico di camera, e di vari altri prelati, tra' quali dell'economo, eh' è pure canonico vaticano, e segretario del- la congregazione. In oltre di questa congregazione fa parte integrale an- che un prelato giudice singolare, il quale è altresì canonico vaticano , e nella promozione di monsignor economo ordinariamente gli succe- de nella carica di economo, e segre- tario. Il detto prelato giudica, sin- golarmente in Roma, tutte le cau- se in cui ha interesse per qualun- que siasi titolo la rev. fabbrica, ed ha diritto di giudicare anche nella congregazione generale dei Cardinali, e prelati. \i sono anco- ra l'avvocato fiscale, eh' è sempre un avvocato concistoriale, il procu- latore fiscale, eh' è sempre uno dei procuratori di collegio, il cancellie- re generale , ed il computista. Il detto cancelliere è anche pubblico notaro con facoltà di rogaie qua- lunipie siasi atto dopo un formale esperimento, che si tiene avanti il Cardinal prefetto della rev. fabbri- ca, con r intervento di monsignor economo, e segretario, e di due ])ubblici notari della capitale, e do- po l'approvazione sovrana. La se- gretaria, cancelleria, e computiste- ria, non che la residenza di mon- signor economo, sono attualmente nel palazzo di proprietà della reve- renda labbrica, già dei marchesi Astalli, in via Araceli, numero uno, architettato da Gio. Antonio de Rossi. Questa congregazione ha una estesissima autorità, giurisdizione, diritti, e privilegi. Tutti i suoi be- ni debbono considerarsi come quel- 202 CON li, che iniineJialamente apparten- gouo alla santa Sede apostolica, o fisco pontificio. Resoluz. 26 augu- sti 1733. Tutte le cause, nelle qua- li ha interesse la rev. fabbrica, debbono riputarsi come cause della santa Sede, coli' uso di tutti quei privilegi, che competono alla rev. camera apostolica, come si ha dal moto-proprio di Paolo III, 8 aug. 1 545 : Extraordinaiias expensas. Si appartiene alla medesima la spie- gazione ed interpretazione de' suoi privilegi, nel caso che insorgesse questione sui medesimi. Non s' in- tende poi fatta deroga a qualunque privilegio della rev. fabbrica senza lina menzione espressa, speciale ed individuale del tenore di essi, men- tre una qualsiasi deroga generale, mancando la speciale ed individua, si considera piuttosto per un' im- plicita conferma di ciò, che non si trova nominato ed espresso nella deroga. Oltre quanto si è detto di stjpra, la congregazione della rev. fabbrica sorveglia specialmente che si eseguiscano dagli eredi dei de- fonti, o da quelli cui si appartiene, i legati pii, ed in caso che non vengano adempiti, quieta la coscien- za coll'assoluzione, e composizione, e supplisce de thesauro Ecclesìae a favore dei trapassati, che aspettano r esecuzione dei pii suffragii. Ma una tale assoluzione e composizione non si accorda se non quando si riconoscono giusti i motivi, colle clausole però opportune, come prin- cipalmente, che non siensi le ce- lebrazioni ommesse con animo de- terminato ad implorare poi la composizione, la quale è nulla in tal caso, siccome dichiarò Inno- cenzo Xlil nella sua coslituzione. Col mezzo della segretaria di que- sta congregazione, olire i rescritti CON di assoluzione e composizione per (pialunque mancanza di adempi- mento di legato pio, si rilasciano ancora da monsignor segretario i rescritti di riduzione e traslazione di messe, di commutazione di gior- ni, ore, ed altari, di dilazione a soddisfare le opere pie, di sanazione s moderatoria, e confermatoria della bolla di Benedetto XII ad istanza dell' università di Cremona. Per al- tro queste bolle, siccome speciali, non si trovano nel bollarlo roma- no. Dopo ciò il medesimo p. Lan- tusca raccolse periodicamente i de- creti immunitari, da Clemente VII a Clemente VIII, cioè dal iSaS al 159'), tra' quali avvi un monitorio al re di Francia Francesco I, allora anche duca di IMilano per l'esenzione del clero di Lodi dalla parte co- lonica. Quindi raccolse una serie di decreti immunitari, specialmente dei Pontificali di Paolo V, Gregorio CON XV, ed Urbano Vili, sotto i quali già vegliava per la sagra immuni- tà una congregazione speciale di prelati, presieduta da un Cardina- le per decidere le cause immuni- tarie, che venivano alla santa Se- de da tutti gli stati d'Italia, da oltremonte e da oltremare , come da Aragona, Catalogna, Portogallo, Ragusi, Illiria, Sicilia, Malta, Lipa- ri, e sino dal Messico. A cura dei prelati segretari si continuò poi r utile lavoro del p. Lantusca , e la collezione de' decreti riuniti in vari tempi da monsignor Paolucci, primo segretario della congregazio- ne, sino al di d' oggi. Non deve credersi , che nell' età precedenti mancassero tutori alla sagra immunità sublime di origi- ne, e non indotta dalla legge de- gli uomini, ma dalla religione , e dall' intima riverenza verso di essa. 11 decreto di Graziano, e le de- cretali di Gregorio iX ne fornisco- no molti documenti. I vescovi per- ciò, ed i Papi di ogni secolo a tutela della immunità, e libertà ec- clesiastica, soffrirono ogni calamità, e prodigarono per sino la vita. O- mettendo esempi più antichi, s. Gre- gorio VII, intrepido sostenitore, e vindice dell' immunità , mori per essa in esilio a Salerno ; s. Tom- maso arcivescovo di Cantorbery , profugo per l'immunità dall'In- ghilterra, accolto benignamente nel 1171 da Alessandro HI, cadde poi martire dell'immunità per ordine del re Enrico li. Difesero egual- mente la libertà con eroico zelo i Borromei, ed altri degni vescovi. Questi però ordinariamente, per la naturale loro potestà, e giurisdizio- ne, erano i giudici dell'immunità nella loro diocesi. I Papi, ai quali Dio affidò la cura della Chiesa uni- CON 207 versale { per cui sempre alla santa Sede appartennero le cause maggio- ri del cattolicismo ), ne' casi straor- dinari , e nei gravami delle parli contendenti, erano i giudici supe- riori di appello, che con opportu- ni e saggi rescritti definivano le controversie. In fatti sull'argomen- to del privilegio clericale a favore de' chierici, di cui si tratta anche all' articolo Ecclesiastici (A edi), a favore dei chierici celibi senza i canonici requisiti, Clemente III nel 1187, nel capit. 25: In aiidientia, ed Innocenzo III del 1198, cap. Contingit de sentent. excoinunic, al vescovo di Ferrara stabilì il meto- do giudizioso della trina monizio- ne, per richiamare i chierici al loro dovere, che, in caso di trascu- ranza, si dichiarassero decaduti dal privilegio. È pertanto fuor di dubbio che la sagra immunità nacque col mon- do: fu nella legge scritta, non che presso tutte le genti , ove furono templi e sacerdoti. Nella legge di grazia i vescovi, i concili, e i Papi sempre la sostennero vigorosamen- te, su di che vanno consultate le bolle di Gregorio XIII. Quindi e- retta da Sisto V la congregazione de' vescovi e regolari , ebbe questa r esclusivo e geloso incarico di tu- telare, e vegliare sui diritti della sagra immunità, ed il successore Gregorio XIV nel iSpo emanò alcune leggi sulla immunità delle chiese, colla bolla Ex quo. In pro- gresso di tempo ed in occasione di alcune sopravvenivle diflerenze tra i giudici ecclesiastici e secolari, nei processi criminali o civili intentati contro i chierici, la cui conoscenza poteva spettare agli ecclesiastici ed ai secolari, non che per l'affluenza degli affari da cui era gravata la con- 2o8 CON gregazione de' vescovi e regolari, si pensò dai romani Pontefici di forma- re una congregazione di prelati, qua- si come parte delia detta congrega- zione, acciocché atlendcsse privati- vamente alle materie dell' immu- nità. Cos'i venne progredito sino ad Urinano Vili, il quale a' 3o aprile 1626 tenne Tuli ima con£;rei:razione prelatizia, e volendo dare migliore e più stabile piovvedimeuto a que- sta delicata materia, nel 1626 pen- sò d istituire questa congregazione Cardinalizia come oggi si trova. Es- sa per la prima volta si adunò ai 28 maggio, e dai Pontefici succes- sori fu confermata ed ampliata con apostoliche costituzioni, massime da Benedetto Xlil colla bolla In supre- mo, da Clemente XII cella bolla Offi- cio, da Benedetto XIV, Bull. t. Ili , p. 160, Inslitutiones Ecclesiasticasj da Clemente XIII che prescrisse meglio le regole, e le norme Ira la giurisdizione ecclesiastica , e lai- cale, mediante il contenuto della costituzione PraestatRomanum Pon- tificem, data a' 23 agosto 1766, che si legge presso il Guerra, Epit. Bullar. t. Ili, p. 67. F. il Cardi- nal De Luca, Rei. Rom. Cur., ed il Cardinale pratico, della congre- gazione sopra la giurisdizione del- l' immunità ecclesiastica. La congregazione venne costituita da diversi Cardinali , e da diversi prelati (tra' quali si annoverano il de- cano della rota, un chierico di came- ra, il decano della segnatura di giusti- zia), dal segretario del buon gover- no, dal decano di consulta, da un prolonotario apostolico , da monsi- gnor vicegcrente, dal segretario del buongoverno, e da altri prelati del- 1 una e l'altra segnatura referenda- rii, tra cui avvi il segretario perito nei sagri canoni, e nelle materie CON forensi. Si stabili, che i prelati vo- tanti fossero dei principali tribunali e congregazioni di Roma , accioc- ché ognuno potesse in essa votare con piena cognizione degli argo- menti, e per maggiore autorità del- la congregazione. La maggioranza degli aiiari periodici e quotidiani , si doveva disimpegnare dal Car- dinal prefetto, e dal prelato segre- tario. JXei suoi primordi , al dire del Lunadoro, Relaz. della corte di Roma, dell' edizione del 1 646 , la congregazione si adunava ogni martedì in casa del Cardinale piìi anziano , e il Cardinal prefetto godeva l'annuo onorario di mille scudi. Al presente la congregazione si aduna nel palazzo apostolico abi- tato dal Papa, ed il prelato segre- tario ha r udienza dal Pontefice quando ha materie da riferire, che superino le facoltà ordinarie concesse alla sagra congregazione, ed il prefetto non gode più ono- rario. Ora, oltre il Cardinal pre- fetto, si compone di diecinove Car- dinali, e di nove prelati compreso il segretario ; avvi il sostituto, e la segreteria. Per organo del prelato segretario passano le lettere che si ricevono, e a cui si risponde eco- nomicamente secondo le leggi im- munitarie, o si comunicano le de- cisioni della piena congregazione : le lettere sono sottoscritte dal Car- dinal prefetto, e dal segretario, e munite del sigillo del primo. Nelle solenni adunanze si consulta sopragli alTiri piìi gravi, o di massima gene- rale, o nelle appellazioni delle curie vescovili, o dove le parti portino con- traddittoriamente, e direttamente qualche questione immunitaria. Dice il citato De Luca, che que- sta congregazione ordinariamente procede in forma estragiudiziale ; ed CON alcune Tolte assume min specie tìi cognizione giudiziale sopra la legit- tininzione del processo fatto sul de- litto, il quale si pretende eccettua- to. Fra le altre cose è considera- bile per la pratica del ("oro, che almeno noli' Italia è un tribunale dei ricorsi con la privativa in cpie- sla materia dell' immunità, e della giurisdizione ecclesiaslica coi seco- lari. Che però dai vescovi ed Or- dinari de' luoghi non si dà l' ap- pellazione ai metropolitani, ovvero ad altri superiori , in quel modo che si dà nelle altre cause, ma soltanto si dà il ricorso a questa congregazione , la quale però non prende parte nelle cause di eccle- siastica giurisdizione ti-a i vescovi e i prelatij dovendosi esse trattare nella forma giudiziale in rota , e negli altri tribunali, ma solamente quando trattasi della violazione del- la libertà o giiu'isdizione ecclesia- stica per i giudici e tribunali seco- lari, con autorità di giudice, e di magistrato. Del resto le principali materie, che si propongono dai prelati ponenti nella congregazio- ne , prescindendo da quelle, che per liguardo agl'interessi del prin- cipato si risolvono dalla segreta- ria di stato, o da qualche par- ticolare congregazione ; versano so- pra esami di delitti, o di rei, che godere non possono dell' immunità ecclesiaslica secondo le costituzioni apostoliche, in esaminare la manie- ra ed il sito delle catture, od i pesi e le gabelle imposte da alcun ma- gistrato, o da qualche comunità ci- vica, alle persone e ai luoghi ec- clesiastici, essendo di somma em- pietà il turbare, e ledere i diritti, e la indipendenza di santa Chiesa, di che si tratta nei relativi articoli del Dizionario. VOL. XVI. CON 2^'9 Finalmente questa congregazione, come risulla dall' appendice del concilio Romano, p. •:>-84, e 290 , riceve le appellazioni delle cause, che in prima istanza eransi prodot- t(! avanti le curie vescovili. Quan- do una causa deve portarsi al giu- dizio della piena congregazione, tocca al segretario di destinare il ponente, e questo deve fare il ri- stretto delle eause, che si chiama il foglio, ove compendiosamente espo- ne la questione, il fatto, e il dirit- to, da cui emergono uno o piìi dubbi da risolversi. Quindi detto foglio dieci giorni innanzi si distri- buisce a tutti i membri della con- gregazione. Questa congregazione , come quelle del concilio , e de' ve- scovi e regolari, non usa de' man- dati per dare esecuzione ai suoi decreti, ma li eseguisce il tribunale dell' A. C. come semplice esecutore. Le risoluzioni della congregazio- ne comprese nella Siuopsi e rac- colta delle medesime fatta dal p. abbate generale de' cistcrciensi, d. Andrea Ricci, furono stampate in Torino, con questo titolo : Synopsi.i, decreta, et resolationes S. Coug. Ini- mimitalis, ove si legge: Resolationes et decreta hujus S. C. fieri in con- creto, non in abstracto , unde non semper trahendae sunt in conserpien- tiam, sed solitnimodo in variatis facti circumstantiis firma regula . Con tale avvertenza bisogna per- correre il p. Ricci. Non è a tacersi, che gli affari di questa congrega- zione, comparativamente ai tempi antichi, si sono diminuiti per ima ragione canonica. I vari concordali, specialmente da Benedetto XIV in poi, fatti coi principi laici e la san- ta Sede, portarono di conseguenza, che molte delle cause immunitarie, o rimisero alquanto dell' antica di- • 4 2(o CON sciplina, od assunsero altre forme, e giudici ecclesiastici in pariibus, e quindi le questioni in minor nu- mero vengono alla congregazione della immunità. Si può consultare eziandio il Da- niclli, Rccentior. Praxis Rovi. Cnr., ed il Cohcllio, Notitia Cardinalalus congreg. IV^ De Immunitale eccle- siastica. Nella Raccolta delle leggi, che annualmente si stampano dalla tipografia camerale , suU' immunità si ti'atlano i seguenti punti : voi. II f, p. I e 363, Privilegi j e for- me de W esigenza delle tasse pubbli- che dovute dagli ecclesiastici : voi. V, p. 277, Regole dell' immunità ecclesiastica relativamente ai giudi- zi criminali: p. 307, Conferma dei privilegi degli ecclesiastici negli atti criminali: p. 3o8 , Quali delitti tolgano il diritto d' immunità; e co- me si proceda all'estrazione dei rei dai luoghi immuni, voi. VI, p. 467.' La sagra congregazione del- l'immunità è incaricata di conce- dere facoltà annuale alle commis- sioni dei comuni per esigere i da- zi comunali dagli ecclesiastici, f^. il Regolamento organico, con ap- pendice, de' 5 novembre i83i ; ed il moto-proprio de' io novembre 1834, pubblicati dal regnante Gre- gorio XVI. Dalle sue provvidenze, e da quelle de' suoi predecessori fui'ono eccettuati, ed esclusi, sotto r osservanza di certe discipline a pubblico bene, alcuni delitti più enormi del sagro asilo dell' immu- nità. Per la cappella, che i Cardi- nali di questa congregazione ogni anno celebrano nella chiesa od ora- torio interno del collegio inglese, a' 29 dicembre nella festa di s. Tommaso arcivescovo di Cantorbe- ry per onorare questo sostenitore della immunità ecc!l,^iastica, ìT. il CON volume IX, pag. i47 del Dizio- nario. Elenco di alcuni Cardinali prefetti. Giambattista Pamphily , romano , Cardinale di Urbano Vili , da cui inoltre fu fatto prefetto del- la congregazione. Nel 161 4 gli succedette nel pontificato col no- me d' Innocenzo X. Giulio Sacchetti, fiorentino, nato in Pioma, Cardinale di Urbano Vili: morì nel i663. Angelo Gelsi, romano, Cardinale di Alessandro Vili: morì nel 1671. Francesco del Giudice , genovese , Cardinale di Alessandro VII : morì decano del sagro Collegio nel 1725. Sebastiano Antonio Tanara, Car- dinale d' Innocenzo XII : cessò di vivere decano del sagro Colle- gio nel 1728. Giorgio Spinola, genovese, Cardi- nale di Clemente XII : terminò i suoi giorni nel 1738. Giambattista Spinola , genovese , Cardinale di Clemente XII: mo- rì nell'anno 1753. Giacomo Lanfredini , fiorentino , Cardinale di Clemente XII : mo- rì nel 1741- Raniero Delci, sanese. Cardinale di Clemente XII : morì decano del sagro Collegio nel 1761. Valeriana Borromei, milanese, Car- dinale di Clemente XIII: morì nel 1793. Gaetano Fantuzzi j, di Piavenna , Cardinale di Clemente XIII: mo- rì nel 1778. Luigi Valenti Gonzaga di Manto- va, Cardinale di Pio VI : morì nel 1808. Bartolommeo Pacca di Benevento, CON Cardinale di Pio VII , altuul- mcnle decano del sagro Collegio. Emmanudc de Gregorio, napolita- no, Cardinale di Pio YIII : mori nel 1839. Aimibalc della Genga , spolelino , Cardinale di Pio VII, che lo fe- ce prefetto, e lo ebbe a degno successore nel 1823 col nome di Leone XII. Carlo Maria Pedicini, di Beneven- to, Cardinale di Pio VII, al pre- sente sotto-decano del sagro Col- legio. Giaeoino FUIppo Fransonij geno- vese, Cardinale di Leone XII, fatto prefetto nel i83i, dal re- gnante Gregorio XVI. BenedeUo Barberini, romano. Car- dinale di Leone XII, fatto pre- fetto dal Papa regnante nel 1 834- Congregazione dell' Indice de' libri proibiti. Chiamasi questa Congregazione dell' Indice j perchè come diremo è suo officio l'esaminare i libri stampati, e le opere contrarie ai donimi della fede, ed alla morale, e compilaine un indice o registro, che pubblica nel proibiie la lettu- ra di tali opere. Saggiamente i romani Pontefici, sino dai primi se- coli della Chiesa, adottarono la disciplina d' interdire i libri scanda- losi, che potevano pervertire colle false loro dottrine, il costume, e la credenza de' fedeli. A tal effetto il concilio romano, adunato nell'anno 494 ovvero nel 496 dal santo Pon- tefice Gelasio I, con un decreto di- chiarò quali libri dovevano rice- versi, e potevano leggersi, e quali dovevansi rigettare. F. Indice dei 11 GIÙ, e Libri. Il Cardinal de Luca, il Cardi- CON 2 11 naie pratico, capitolo XXXI, Del- la Congregazione deW Indice dei bbri proibiti j osserva che antica- mente non essendovi gran copia di libri, giacché la stampa non in- cominciò che dopo la metà del se- colo XV, il Papa da sé medesimo, e per mezzo di quelli che deputa- va, esaminava i hbri sì per l'ap- provazione, sì per la proibizione, e riprovazione di essi. Ma moltipli- catisi i libri colla stampa, e sopram- modo i perniciosi e pestiferi, dopo le fatali eresie di Lutero, CalvinOj ed altri disgraziati apostati, che ne compilarono un numero grandissi- mo, con grave danno della fede, e de' costumi, da Pio IV, e dal concilio di Trento nella sessione XVIII, furono deputati alcuni Car- dinali, ed alcuni padri di speri- mentata pietà e dottrina cattolica per l'esame, e proibizione dei li- bri di tal genere pubblicati, for- mandone un indice dei loro autori. Prima però di questo incarico, av- verte il Zaccaria, Storia letteraria d'Italia, tom. III, p. 293, e 3o6, ove ci ha dato una breve storia Ae^V Indici romani sino a quello di Benedetto XIV, che già monsignor della Casa essendo nunzio di Pao- lo III in Venezia, nel i548 pub- blicò un indice di libri proibiti, sul quale nell'anoo seguente l'apo- stata Pier Paolo Vergerlo stampò un suo giudizio, e discorso. Quin- di nel iSoy Paolo IV fece impri- mere pel Biado un indice che é rarissimo, e da pochi conosciuto ; ma non essendone il Papa rima- sto contento, ne ordinò un altro, che fu pubblicato nel i559. Formatosi pertanto dai commis- sionati del concilio di Trento l'in- dice de' libri da proibirsene la let- tura, fu sottoposto all'esame^ e re- -> I 7. C O X visione «lol dello Ponlencc Pio tV, il quale avendo ciò fatto eseguire da prelati dottissimi, l'approvò ai 24 marzo i564, colla costituzione 78 Dominici Gregix, la quale si leg- ge nel Bull. Rom. tom. ll,pag. 108 del Cherubini, che è la costituzio- ne loi del Bìill. Rom. tom. IV, parte II del Cocquelines. A tale indice furono premesse in dieci ti- toli certe Regole dai padri, le quali si chiamano Regole dell' Indice, e contengono molte cose da osser- varsi tanto dai vescovi, che dagli inquisitori, e dagli stampatori intor- no alla lettura, revisione, e vendita de' libri. Osserva il JVovaes nella vita di Pio IV^ che il concilio in- vitò i deputati alla formazione del- l'indice, che quanto su tal mate- ria avessero riunito, fosse al Papa presentato, acciocché egli col suo giudizio, e colla sua autorità lo terminasse, ciò eh' egli fece tre niesi dopo il termine del concilio; la qual cosa dimostra, che la maggior parte del lavoro era già da quello disposta, non essendo possibile che in soli tre mesi si avesse jiotuto svolgere s'i grande operazione, e condurla a fine. Quindi la facoltà teologica di Parigi negli articoli, pei quali a' 1 5 luglio 1567 giudicò meritar condanna la Bibbia in idio- ma francese di Rei>ato Benedetto, citò le Regole IH e IF di questo indice, sotto il nome di concilio di Trento. F. La Fonlaine, tom. Ili della costituzione l nigenilw!. col. I2i5. Aggiunge il citato iVovaes , che l'indice pubblicato anteriormen- te da monsignor della Casa, dopo il Vergerlo, fu attaccato da Quesnel- lo, e dagli altri, che con vituperi, e fanatiche contumelie inveirono con- tro la proibizione dei loro libri , e di quelli della loro tempra; CON fitta giustamente dalla santa Se- de. Incombendo alla Congregazione della ianln Romana Inquisizione (Fedi) vegliare sulla pravità dei li- bri, e degli scritti , esaminarli, e proibirli, toccava ad essa far ese- guire le mentovate regole, e l' in- dice di Pio IV, e del concilio di Trento; ma succedendo a questo Pontefice s. Pio V già dell'Ordine de' predicatori, come quello che più d'ogni altro conosceva i molti e gravi affari che deve trattare la menzionata congregazione, nell' an- no 1 57 1 coH'autorità della costi- tuzione, che citano molti scrittori, ne deputò espressamente una par- ticolare, perchè si dedicasse in modo speciale dell' interessante e geloso argomento. Anche il Catalani cita la suddetta costituzione, ed ecco la memoria analoga, che se ne legge nell'archivio della congregazione; -•' Plus V erexit Congregationem » Indicis i57f. Delegavit Cardina- >' les Clarevidlensem, Theanensem , » Montis-Alti (che fu poi Sisto V) » Justinianum. Sed inde defuncto » Clarevallense subrogatus fuit Sir- » Ictus. Consultores, episcopus Reg- » gien, episcopus Signinus sacrista, " magister sacri palatii, procurato- " res ordinum mendicantium, se- » cretarius , fr. Antonius Possius » ordinis min. ", come quello che essendo stato molto tempo al con- cilio di Trento aveva piena cogni- zione della prefata deputazione isti- tuita dal medesimo concilio, e che le diede per segretario un religio- so domenicaiìo di cui si riparlerà, mentre dopo fr. Antonio tutti gli altri segretari furono domenicani. Rimase però eguale giurisdizione ed autorità alla congregazione del- l'Inquisizione, la quale in progres- e GIN so continuò talvolta a proiMie con [ìiuticolar tiecieto (jiie' libri, che d'ano stati già inteidetli dalla con- gregazione dell' Indice. Quindi Sisto V nel i'ti(S7 iieir istituire e confer- mare molle congregazioni colla bol- la iiìiiitcìifia, approvò ed ampliò ancor qnosla, i»jn:uicandola di ri- produrre di tempo in tempo l'in- dice de' libri proibiti, pel mante- in mento della purità della fede, contaminata dagli eietici per mez- zo della stampa, concedendole fa- coltà di accordare la licenza di leggere e ritenere libri proibiti ai teologi, canonisti, ed altri letterati, non per altio fine che pei* confu- tarli e purgarli dagli errori, cono- scere questi e combatterli ; laonde senza i richiesti requisiti, e senza giusti motivi, la licenza non si do- vesse accordare. Ampliò egualmente l'autorità di questa congregazione il zelante Clemente Vili; che inol- tre a' 17 ottobre laqtì colla costi- tuzione 112 SacrosaiicUini Fichi Calliolicac disposi timi , presso il Ball. Roin., toin. V, part. II, pag. iS2, fece pubblicare un nuovo in- dice di libri proibiti, sul quale egli avea nei precedenti anni fatto la- vorare con diligenza i Cardinali, e deputati della stessa congregazione, il lodato Zaccaria, nella sua Sto- ria della proibizione de libri, lib. I, epoca sesta, p, i66 e seg., eru- ditamente tratta questo punto. Lamentandosi molti autori catto- lici, che i loro libri erano proscrit- ti talvolta dalle congregazioni del- l' ln({uisizione ossia del s. Ofiizio, e da questa dell'Indice, il gran Pontefice Benedetto XIV, per to- gliere motivi alle loro ingiuste que- rele, e perchè la tlignità delle proi- bizioni della santa Sede si mante- nesse nel suo vigore, col disposto CON 2 I 3 della costituzione Sollicita et provi- da, data die 9 julii 17^3, Bull, Militi, toni. XIX, p, 59, piena di ecpiità, e di saviezza, per cui me- ritò gli applausi di tutte le nazio- ni, determinò il modo che dove- vasi osservare nell'esame, e nella condanna de' libri , massimamente di autori cattolici, proponcntlo al- cune saggie regole a' Cardinali, etl a' consultori della congregazione, le ((uali vengono eseguite nell' esame de' libri, e nel giudizio, die se ne deve fare. A qnesta sì opportuna costituzione molto concorse co' suoi lumi e consigli, il dotto Cardinal Quirini, allora prefetto della sagra congregazione, il quale per lo zelo che aveva di .s\ grave punto, si offrì del proprio a supplire alle spese die dovevano derivare dal nuovo inetotlo, ed a formare perciò un fondo, come meglio descrive il Zac- caria, Storia della proib. , epoca VII, u. 6, e seg. La congregazione nella sua isti- tuzione venne costituita da alcuni Cardinali, oltre il Cardinal prefet- to, da un numero considerabile di religiosi ed altri ecclesiastici profon- di nelle materie teologiche, dal p. lìiiiestro del sa^ro palazzo aposto- lico [P^edi) prò tempore, per cui ha la qualifica di assistente pcrpeliio, il quale, pel suo uffìzio, è incarica- to della revisione ed approvazione de' libri che si stampano, ed intro- ducono in Iioma, e del medesimo suo Ordine de' predicatori è il se- gretario della congregazione. Anti- camente la congregazione si aduna- va in casa del Cardinal prefetto, ma dipoi nel palazzo apostolico ove risiede il Papa. Quando alla con- gregazione si denunzia qualche li- bro sospetto, se ne commette la revisione ad un consultore, il qua? 2i4 CON CON le, nclìa successiva congregazione di Trento deputato in segrelaiio riferisce il proprio parere, e l' esa- della suddetta deputazione appunto me che ne ha fatto, se vi sono un religioso dell'Ordine di s. Do- cose contro la fede, i buoni co- menico, che fu il p. fr. Francesco stumi, la giurisdizione ecclesiastica Forerio di Lisbona, teologo al me- ec, e quindi si passa alla disamina, desirao concilio, per la formazione e per voti si determina se debba- dell'indice de'libri da proibirsi, si proibire, o correggere: i Cardi- Questo segretario risiede sempre nali hanno il voto decisivo, e i nel convento di s. Maria sopra Miiier- consultori il consultivo. "Va però av- va, ove si tiene la segretiu'ia della vertito, che se non piace alla sagia congregazione. Tocca a lui di convo- congregazione il voto del consulto- care le congregazioni di concerto col re, si decreta Scribat alter; come Cardinal prefetto, cioè la prepara- talvolta si limette la revisione dei toria ch'egli tiene nella sua residen- libri denunziati anche a più con- za, e la generale de' Cardinali, che sultori. ha luogo nel palazzo pontifìcio, e Alessandro VII, e Clemente X precedentemente trasmette ai Car- ordinarono, che i superiori degli dinali, ed ai consultori e i libri Ordini regolari non potessero man- da esaminarsi, e ciò che dovrà trat- dar via da Roma i loro sudditi , tarsi nella congregazione , le cui consultori della stessa congregazio- risoluzioni il segretario riferisce al ne dell' indice, senza esporne pi ima Papa nell'udienza che ha il mer- le cagioni alla stessa congregazione, coleJi mattina, se ne abbia bisogno. ed averne ottenuto il consenso. In- Ottenuta l'approvazione del Ponte- di Benedetto XIII, con bolla dei fìce, si forma il decreto della proi- 2 1 agosto 1727 che incomincia, bizione di talun libro, il quale si Alias etc. , Bull. Rom. tom. XII, pubblica colle stampe in due sesti, p. 248, stabih che nei conventi, e in grande per affiggersi ne'luoghi monisteri di studiò, un solo reli- di Roma, ed in piccolo per aggiun- gioso potesse essere consultore, il gersi all'indice. 11 segretario è auto- quale non potesse escludersi dai rizzato colle summentovate clauso- superiori. Che se poi vi fossero nel le di concedere la licenza di leg- medesimo luogo altri consultori , gere e l'itenere libri proibiti, per «{uesti debbono pagare due paoli tre anni, e di rinnovarla per egual il giorno pel proprio mantenimen- tempo, la sottoscrive col proprio to, ed altrettanti pel compagno nome, e sigilla col pioprio stemma, converso se lo vorranno, altrimenti Ma dell'autorità, prerogative, e tut- i superiori saranno in libertà di to altro che risguarda il segretario mandarli altrove. d'dla congregazione dell'indice, il Il segretario di questa congre- p. Giuseppe Catalani dell'oraloiio gazione è sempre un rispettabile di s. Girolamo della Carità, ci ha religioso domenicano, non solo, co- dato; De secretano sacrae coiigre- me dice il citato de Luca, perchè gationis Indicis, T\.om-de i75i, ove 1 Ordine de' predicatori meritevol- {)ure riporta i dottissimi soggetti mente gode molte prerogative nel- che ne esercitarono l'uffizio, e quel- le materie di fede, ma principal- li che meritarono la dignità car- menlc per essere stato dal concilio dinalizia, l'ultimo de' quali fu il e O i\ p. fr. Giuseppe Agostino Oisi fio- rentino crealo Cardinale nel lySc) (la Clemente XIII, e perciò dal Catalani non registrato. V. la co- stituzione di Benedetto XIV, pre- messa all'indice de'libri proibiti da lui fatto pubblicare nel lySS, Delle facoltà, che dalla sagra congregazione si concedono agli Ordinari , si tratta al citato ar- ticolo : Indice de'libri proibiti. L'in- dice fu pubblicato nel pontificato di Pio VII, nell'anno i8ig, in nome del Papa, e colla consueta lettera prolusoria del segretario del- la congregazione, non potendo niun altro pubblicarlo, come costantemen- te si è praticato, dal primo indice autentico pubblicato nel iSqG da Clemente Vili. Quindi due volte nell'odierno pontificato, cioè nel 1 835, e nel 1841, si è pubblicato l'in- dice generale con questo titolo: In- dex librorum prohibitomni Sanctis- simi Domini nostri Gregorii XP^I rontifìcis Maxi/ni j'ussu edilus, Ro- ìnae ex lypogr. R. C. Jpostolicae. JVeir ultimo Indice, oltre la lettera dell' attuale segretario p. m. Fr. Tommaso Antonino Degola, si leg- gono : la costituzione di Benedet- to XIV, Qnae ad catholicae Re- Ugionìs, die 2 3 decembris t^'J^'j; Regnine Indicis Sac. Synodi Tri- dentinae juxsu editae, Observatio- nes ad regulani quartani et no- nam Clenienlìs Papae Vili jus- su factaej Observationes ad regu- lam decimani Alexandri Papae VII jussu additaci U Instructio prò iisj qui libris tuiii prohibendisj funi expurgandis, tuni etiani inipri- mendis, diligcntetn, ac fideleni, ut par est, operani sunt daturi Clc- niends Vili auctorìlale rcgulis in- dicis adjcrtaj la citata bolla di Be- jiedcllo XiV ; Sollicita ac provida CON 2i5 Romanorwji Pontificum j Decreta de libris prohibitis nec in Indice noniinatim expressis : Mandatuni sa. me. Leonis XTI addilum decre- to sac. Congreg. die sabbati XXFI marta \^i5j Monitum sac. Cong. editum feria III die IV marlii 1828; ed il Monitum sac. Cong. editum feria V die VII januarii i836. Sulla congregazione, oltre i ci- tati autori, e costituzioni, si posso- no consultare : Jacobo Cohellio, No- titia Cardinalatus, Congregatio X prò Indice librorum prohibitorum; r Apostolo Zeno nelle note alla Biblioteca dell' eloquenza Italiana di monsignor Fontanini tom. II, p. i3 e seg.; il padre fr. Mariano Rue- le carmelitano, nel Saggio dell'Isto- ria dell' Indice Romano de' libri proibiti j inserito nella Biblioteca volante scansia XXIII, p. Ili, Ro- ma 1739; ed il Lunadoro, Relaz. della corte di Roma, voi. II, capo IX , Della congregazione dell' indi- ce, e del segretario della medesi- ma. Attualmente, oltre il prefetto, i Cardinali componenti la sagra congregazione sono dieci , quindi viene V assistente perpetuo, p. mae- stro del sagro palazzo, il segreta- rio, e ventotto consultori, fra"" quali sette del corpo episcopale. Elenco di alcuni Cardinali prefetti. Arcangelo Bianchi, milanese, del- l' Ordine de' predicatori, già con- fessore di s. Pio V quando era suo correligioso , e da lui fatto vescovo di Teano, dignità che rinunziò quando lo stesso Papa lo dichiarò prefetto della sagra congregazione dell'Indice, quindi In creò Cardinale, e morì nel i58o. 2i6 CON Marc' Antonio Colonna romano , Cardinale di Pio IV , già disce- polo di Sisto V, che il fece pre- felto: mori nel i^gy. Bonifazio Bevilacqua , ferrarese , Cardinale di Clemente Vili, mo- rì nel 1627. Tommaso Maria Ferrari, domeni- cano. Cardinale d'Innocenzo XII, morì piamente nel 1716. Carlo Agoslino Fahronì, di Pisto- ja, fatto Cardinale da Clemente XI, morì nel 1727. Già. Antonio Davia , bolognese , Cardinale di Clemente XI, morì nel 1740- D. Leandro Poì'zia del Friuli, cas- sinese, già considtore dell'indi- ce per benignità di Clemente XI , fatto Cardinale da Bene- detto XIII, e prefetto da Cle- mente XII, morì nel 1 J^o. D. Angelo Diaria Quirini , vene- ziano, cassinese, Cardinale di Be- nedetto XIII, fatto prefetto da Benedetto XIV, morì nel ìj'ìS. Francesco Landi, piacentino, fatto Cardinale, e prefetto da Bene- detto XIV, morì nel l'jS'j. D. Antonio Andrea Galli, bolo- gnese, canonico regolare del ss. Salvatore, consultore dell' indice, creato Cardinale da Benedetto XIII, e prefetto per morte del precedente : terminò di vivere nel 1767. Beiiedetlo T' eteranij di Urbino, Car- dinale di Clemente XIII, morì nel 17(36. Giacinto Gerdil, savojardo, barna- bita, creato Cardinale, e poi pre- fetto, morì nel 1802. Stefano Borgia di Vellelri, Cardi- nale di Pio VI , e da lui fatto prefetto , morì nel 1 8o5. D. Miclulangelo Lue/ii, di Brescia, casbinesc, fatto Cardinale nel CON iSoi, da Pio VII, e (|uinfU prefetto, morì a' 29 sclteinhre i8o2. Lorenzo Litta, milanese. Cardinale di Pio VII, e dal medesimo fat- to prefetto nel i8o3 , morì nel 1820. Michele di Pietro, di Albano, fatto Cardinale, e poi prefetto da Pio VII , morì nel 1821. Francesco Fontana , barnabita di Casal Maggiore, fatto nel 1816 Cardinale, e prefetto da Pio VII , morì nel 1822. Francesco Saverio Castiglioni , di Cingoli, Cardinale di Pio VII, e da lui fatto prefetto, divenne a' 3i marzo 1829 Pontefice col nome di Pio Vili. Pietro Caprano , romano, fatto Cardinale da Leone XII. Con singoiar esempio. Pio Vili ap- pena eletto, essendo ancora colla bocca chiusa, gli conferì la stessa prefettura, ch'egli aveva nell'as- sunzione al pontificato : morì nel 1834. Giuseppe Antonio Sala , romano , creato Cardinale dal Papa che regna, quindi fu fatto prefetto a' 16 marzo i834, e morì a' 2 3 giugno dell'anno 1839. Giacomo Giustiniani, romano, crea- to Cardinale da Leone XII, nel 1834, dichiarato prefetto dal re- gnante Gregorio X\I. Congregazione delle Indulgenze e sagre Reliquie. Sempre presso i cattolici venne riguardalo come cosa gravissima la dispensa del tesoro delle sante indulgenze, e (juando la calamità de'tempi, e le frodi negli uomini in- ventarono corruttele ed abusi, tanto i R.oniani Pontefici quanto i concili CON ^onoi"ali, piincipalmentc il Tritleit- tiiio, con leggi santissime sì studia- rono di emendale ([negli abusi, ed estinguerli per quanto fu possibile. E poiché per malizia dei tempi cominciarono a cadere in non cii- raJiza i decreti de'sommi Pontefici, e la soverchia facilità invalsa nella concessione delle indulgenze, così prima Pio IV, colla bolla Decet Ro- tiianuin Pontificem^ data a'7 novem- bre i562, dispose che la spedizio- ne di qualunque indulgenza, siiw. clausula ponigendi manus adiu- trices, fosse rilasciata gratis, sotto pena di scomunica latae sentenliae il carico di quelli, che ricevessero qualche cosa; e poi Clemente Vili provvidamente istituì una congrega- zione di Cardinali e pi'elati celeJjri per pietà, e dottrina, chiamandola congregazione delle indulgenze. Ad essa incombeva di porre un sistema nella largizione di silfatti" doni spi- rituali, temperandola a seconda del- l'antica lodevole norma prescritta nei citati decreti. Ma essendo la congregazione non perpetua , solo per poco tempo ebbe vita, e colla morte degl' illustri personaggi di cui era formata, rimase anch'essa estinta. Dopo molti anni la con- gregazione riprese vigore, e fu ri- stabilita da Clemente IX, come tra gli altri afferma l'Oldoino, Vit. Pont. tom. IV, col. 787, preponendola il Pontefice non solo alle indulgenze acciocché le materie relative fossero secondo i sagri canoni in essa trat- tate, e posto fosse ad elfetto quan- to inqiose il concilio di Trento nella Sess. 1 1 col decreto de In- diilgenliis : ma preponendola anche alle reliquie de'sanli, perché i fe- deli non fossero ingannati dalle hodi degl'impostori, spaccianti re- li<[uie false per vere, e [K.*iché in- GON 217 vigilasse affinché venerate, ed espo- ste f()ssero solo le relicjuie di quel- li, che per santi riconosce la Chiesa Romana. Contro l'audacia de'sacri- legi spacciatori delle false reliquie aveva già inveito s. Agostino de Oper. Monadi., ed Innocenzo III ne prese provvidenza col capo Cani ex eo, de Pielicjuiis et veneratione Sanctorum. Clemente IX adunque colle let- tere apostoliche, costituzione 36, data a'6 luglio 1669, dichiarò la congregazione non temporanea ma perpetua , dando ad essa ampia facoltà, sì per le indulgenze, che per le sagre reliquie. Per ciò che riguarda la dispensa delle reliquie, che in Roma si fa dal Cardinal vicario, dal suo vicegerente, e da monsignor .sagrista, e sull'invenzio- ne de'corpi de santi martiri nelle catacombe e cimiteri di Roma, ol- tre quanto dicemmo al volume X p. 2 36 del Dizionario, si possono vedere gli articoli Reliquie, Cimite- ri, E Catacombe. La congregazione venne compo- sta di diversi Cardinali, del Car- dinal prefetto, di parecchi consul- tori, del segretario ec. Dall'erezione della congregazione sino al 1710 non si hanno altre memorie, se non che in questo intervallo piìi volte si tenne la sagra congregazione , la quale emanò parecchi decreti; da quell'anno però l'archivio conserva tutti gli atti dai quali risulta, che la congregazione tenesse in <[uel tempo le sue adunanze una volta ed anche due al mese nel palazzo apostolico, a forma delle altre con- gregazioni. Ivi si proponevano i dub- bi, si riferivano le istanze, e quin- di avevano luogo le risoluzioni, i rescritti, e i decreti che si stanq)a- vano, come dai seguente esempio. 2i8 CON li Feria secunda die in >} palalio Apostolico erit s. 5j congiegatio Indulgentiis sacrisquc li reliquiis piaeposita, in qua prae- » ter noniiuHos libellos plerum- >5 qua a Sanctitate sua remissos >5 proponentur infiascripta dubia ". Il segretario doveva riferire le risoluzioni e i decreti al Papa, che si facevano dal Cardinal prefetto , firmandoli il segretario. I Pontefici, oltre le udienze stibilite, ne con- cedevano altre speciali , e quindi si facevano i rescritti ex audienda Saiicùssì'nii, le quali udienze sotto Clemente XIII cominciarono ad essere più fre(juenti, cioè quattro al mese; il perchè le congregazio- ni da allora in poi si tennero più di rado. I ristretti delle suppliche che si riferivano al Pontefice, tal- volta erano muniti del voto di qualche consultore della sagra con- gregazione. La facoltà di concedere le indulgenze, o fossero esse state approvate nelle congregazioni, o avessero ottenuto il consenso del Papa nella udienza , era solamente presso la sagra congregazione. La stessa segretaria de'memoriali, sotto Benedetto XIV, si attribuì il diritto di fare il rescritto: Jlla rongregazione delle Indulgenze — Jlla congregazione delle Indulgen- ze colle facoltà necessarie, ed op- portune. V. RIemoriali Segretaria, ove si parla delle indulgenze, che essa concede per autorità delle fa- coltà concesse dai Pontefici pro-tem- pore, e a seconda del loro bene- placito. Sebbene poi i privilegi e le in- dulgenze, dopo il rescritto della sagra congregazione mediante let- tere apostoliche in forma di breve spessissimo si concedessero, tutta- voka il medesimo Benedetto XIV, CON mediante semplice rescritto o de- creto della slessa sagra congrega- zione, più volte concesse la stessa grazia colla clausola ahsque ulla brevis expeditione, cioè senza spe- dire affatto il breve. Il primo de- creto, che trovasi in archivio della congregazione, e fatto come sopra, porta la data de' io marzo ^nf^i, essendo allora prefetto il Cardina- le Pico , e segretario monsignor Erba Odescalchi poi Cardinale. Un tal esempio fu seguito dai succes- sori di Benedetto XIV. In ogni elezione del nuovo Pon- tefice la sagra congregazione dà alle stampe l'elenco delle indulgen- ze, che si concedono dal Papa al- le corone, medaglie, croci, crocefis- si , rosari , ec. , benedette da lui , e da chi ne ottiene 1' autorizza- zione per indulto apostolico. Co- sì, per parlare degli idtimi tem- pi, nel 1823 Leone XII fece pub- l'Iicare da monsignor Piatti, arci- vescovo di Trebisonda, segretario della congregazione, l'elenco delle indulgenze ch'egli concedeva per le corone, medaglie, crocefissi, croci, rosari, ec. benedette da lui, o da chi ne avea l' autorizzazione per indullo apostolico. Quindi il mede- simo Leone XII, inerendo al de- creto di Clemente Vili, de' IO giu- gno 1 5'97, volle che lo stesso e- lenco d'indulgenze, per maggiore comodo de'fedeli, venisse impresso in forma di libretto, si pul)blicas- se colla stampa, sì in lingua la- tina, che italiana, proibendo l'im- piessione di tal libretto in ogni qualunque luogo fuori di Roma ; e durante \\n Pontificalo si cita sem- pre dalla congregazione nei rescrit- ti, che autorizzano a compartire si- mili benedizioni ut in Elcnrlio ex typngraphia lì. C. A. anno CON CON 219 rdiio . Questi liln-clli furono ri- nana. Da Pio Vili pcji, oltre le prodotti tanto sotto Pio Vili, che ordinarie facoltà del Cardinal prc- iicH'odierno pontificato. Di fjuesto fctto , e di monsignor scgretaiio, libretto parlammo all'articolo Be- se ne aggiunsero anche molte straor- NEnizroNi, e precisamente al volume dinarie, per cui al presente l'udien- V pag. 77 del Dizionario. V. Tn- t,\ si domanda' soltanto quando nuLGENZE, e gli altri anologi artico- lo necessità lo richieda, o por ca- li. Questo elenco è ormai divul- si particolari. Attualmente la congre- gato in tutto il mondo cattolico gazione delle indulgenze, e delle essendo stato inserito in ogni edi- .sagre reliquie, oltre che del Cardi- zione (fino alla decima del 1841) nai prefetto, si compone di dieci Car- della Raccolta d'orazioni, e pie o- dinaii, del prelato segretaiio. del pere colle indulgenze, da un con- sostituto, e di ventinove consultori, sultore della stessa sagra congrega- fra i «juali hanno sempre luogo zione. il sagrista pontificio, il segretario L'autorità di questa congrega- della congregazione de'riti, il pro- zioue si diffonde principalmente, motore della fede, il prefetto tlelle oltre quanto riguarda le sagre re- cerimonie pontifìcie, e molti rispet- liquie e la loro identità, a proi- labili e dotti religiosi. Nella segre- hire che sieno promulgate fai- tarla de' brevi pontifìcii per le in- se, apocrife ed indiscrete indidgen- dulgenze vi è il sostitiilo dr'l>re\^>i ze, a riconoscere le impresse, ed d'indulgenze, ed i brevi, che per esaminarle, ed anche a rivocar- esse ivi spedisconsi sono per le le, e rigettarle, sempre dopo la indulgenze a settennio; quelle per- relazione fattane al Pontefice , petue, fuori d'Italia, o per cor- e talora a dichiararne meglio la porazioni religiose e confraternite concessione. Tra le tante facol- anche in Italia; giid^ileo per una tà, che la congregazione nelle per- sola volta; indulti personali per sone del Cardinal prefetto e di benedir corone, e dare la benedi- monsignor segretario riceve f'ai zione in arliculo niorits con indul- l'ontefìci, a seconda del loro be- genza ; indulgenze di formolario; neplacito, v'hanno quelle degli al- indulgenze plenarie in oratorio pri- tari privilegiati a settennio, ed in vato ec. Per la concessione delle perpetuo; delle indulgenze piena- indulgenze, tanto per quelle che rie, e minori, o ne'giorni delle fé- concede questa sagra congregazione sta solenni, come di qualche santo che le segretarie de'brevi, e de'me- protettore, della beata Vergine, moriali, V. il cav. Lunadoro, /ie- ne' venerdì di quaiesima ec. , ed laz. della corte di Roma, voi. II altre molte. Se ne formano i de- capo XV, della congregazione del- creti dal Cardinal prefetto e dal le indulgenze, e delle sagre ìrlir/uie; prelato segretario, il quale ha la e gli articoli, Brevi e Memoiìult, udienza dal Papa quando ne abbi- sogna. Elenco di alcuni Cardinali Fino a tutto il Pontificalo di prefetti. Leone XII , il prelato segretario o in assenza il sostituto, ebbero Criamballista Gahielli, nato in Cit- slabilmcnte l'udienza in ogni setti- tà di Castello, cistcrciense, Car- ^2o CON dinaie d'Innocenzo XII, mon nel 1 7 i I . Lodovico Pipo de' principi della Mi- randola, fatto Cardinale nel 1712 da Clemente XI, e quindi pre- fetto, moi'i nel 174^- ìiajfhde Cosimo Girolanii, Iloren- tino, già segretario della congre- gazione, da Benedetto XIV crea- to Cardinale, e fatto pretétto della medesima, mori nel i74<^- Gioacchino Ftidinando Porlocar- rero, spagnuolo, fatto Cardinale, e prefetto da Benedetto XIV, mori nel 1760. ISficolò Anlonflli di Sinigaglia, fat- to Cardinale da Clemente XI H, e poi dal medesimo prefetto , morì nel i7<37. Lodovico Calila di Brescia, Cardi- nale di Clemente XIII, morì nel 1782. Tommaso Aulici di Recanati, Car- dinale di Pio VI. Diego Innico Ciiruccioh della Pu- glia, Cardinale di Pio VII ; in- di da lui fu nominato prefetto , e morì nel 1820. Benedetto Naro, romano, fatto Car- dinale da Pio VII, morì nel i832. Giorgio Dona Pamphily, romano, creato Cardinale da Pio Vii, e dipoi dichiarato prefetto, cessò di vivere nel 1837, Jntonio Frosini di Modena, Cardi- nale di Pio VII, e prefetto per volere di Leone XI 1; morì nel 1834. Casiruccio Castracane degli Aniel- minelli, di Urbino, fatto Cardi- nale, e quindi prefetto dal Pa- pa regnante. C-ongregazione. della Santa Roma- na, ed universale inquisizione , detta del santo OJJìzio. Tra le congregazioni cardinali- COi\ zie, delle quali la santa Sede ab- bonila nella capitale del cattolicis- ino, oeeupa il primo luogo quella della inquisizione universale, vol- garmente chiamala del santo olil- zio, sì per la qualità delle mate- rie che trutta, risguardaiili la cat- tolica religione, e sì per la sua an- tichità, avendo avuta tutte le altre congregazioni cardinalizie un' origi- ne posteriore. Questa rispettabile congregazione della santa Romana Inquisizione non è, come tanti no- stri nemici spacciarono, un tribuna- le teri ibile, tenebroso e funesto ; né meritano confutazione le ridico- le favole spar.se a suo carico, ed intt;i;unente ingiuriose alla stessa Sede apostolica, il cui augusto ca- po sempre a questa congregazione presiedette. L'oggetto di essa, come meglio poi si dirà, è il più utile e vantaggioso, giacché non tende ad altro, che airestir[)azione delie eresie, che sono di sì grave danno pei fedeli, e per la Chiesa. Ne la sua procedura può essere piìi saggia , imparziale e prudente, perchè pro- cedendo segretamente risparmia la fama dei delinquenti, cura la loro conversione, e lascia luogo alle di- fese, ila sostenersi, o direttamente dai prevenuti, o da un avvocato abile ed integerrimo del medesimo tribunale, ovvero permette che al- tro avvocato, a scelta dell'accusa- lo, ne sia patrocinatore. Laonde nulla evvi d'ingiusto, di prepoten- za, di abuso di potere, ma invece tutta carità, e dolcezza congiunta alla giustizia. Il privilegio di chi errò nella fede di recarsi a questo tribunale, e confessare da sé stesso il S(io errore, e quindi essere beni- gnamente assoluto senza subir per esso alcuna pena esterna, dà lidea della indulgenza, e clemenza della COX CON 2^. r sagra congregazione. Le slcs•^e pe- mente doinmalizzavano, e 11 pir- ne, che la medesima inlligge, non uiva con severità a seconda deglt tendono die ad ottenere la conver- enormi loro delitti, e gravissimi sione de' rei, la loro salvezza eter- danni, che recavano eziandio colle na, e procedono dalla maternità armi. Ma a miglior hitelligenza della, santa Sede, e dal padre il delle cose crediamo di dover ag- piìi pietoso qiial è il sommo Pon- giungere il seguente cenno storico, tefìce, essendo sempre pei ravve- L'istoria di s. Pietro martire è duli assai miti, e leggiere in prò- notissima. Era egli di Verona, di porzione dei delitti, degli scanda* famiglia manichea. A dispetto dei li ec. suoi, ed ancor fanciulloj imparò Aumentandosi le ahbominevoli la dottrina cattolica, e si fece re- eresie, con giavissimo danno della ligioso seguace di san Domeni- fede, era indispensabile il provve- co. Fu ucciso, come dicemmo, a dcrvi con energia e pari zelo ad Bablassina, tra Como e Milano, e estirparle; lo che fecero i Ponte- fu santo operatore di gran mira- fìci con istituire la santa Inquisì- coli, vivo e morto. Il suo assassino zìone [Fedi). Ciò vuoisi che avesse si converti a vita santa; ed ha una origine da Lucio IH nel modo che venerazione popolare sotto il nome si dice a quell'articolo. Meglio pe- di Beato Carino a Forlì, ma il rò, e più formalmente la stabilì il eulto di lui non è approvato. San gran Pontefice Innocenzo 111, ad Pietro è stato grande benefattore insinuazione di s. Domenico fon- de' Serviti, in allora nascenti, onde datore dell'Ordine de' predicatori, essi cantano: Sanctus Petrus de dal suo nome detti domenicani, e Verona fecit nohis multa bona. Se che secondo l'Oldoino fu da quel poi s. Domenico sia stato vero in- Pontefice fatto primo inquisitore, quisitore, è cosa contesa. Niun au- per impedire la funesta pi'opaga- lore contemporaneo ne ha parla- zione delle eresie degli Albigesi nel- to; niun fatto di eretici condan- la Fra.'icia. A quel fine spedì Inno- nati è citato, incontrandosene uno cenzo III diversi monaci di Cistel- solo spontaneo riconciliato con pe- lo con una costituzione de'sq màg- nitcnze salutari. V. il p. La Cor- gio i2o4- Capo di essi era il ze- daire nella Vita di s. Domenico laute Pietro di Castel Nuovo col da ultimo pubblicata. E bensì ve- carattere di legato apostolico, il rissimo che si fece a suo tempo quale venne ucciso nel isSi, fra la guerra dei crociati contro gli Como e Milano, per ordine dei eretici Albigesi, nella quale s. Do- fanatici eretici, per cui fu il proto- menieo era solo un portento di martire della Inquisizione, venera- tutte le virtù per la loro conver- to dalla Chiesa sotto il nome di sione. Operò gran miracoli , e vi s. Pietro martire [Vedi), tenuto da attese sette anni; e siccome era as- alcuni per primo inquisitore. Indi sai unito ai Crociati, si vuole che in Tolosa, capitale degli stati di assistesse in una battaglia con in Raimondo, Innocenzo 111 fondò il mano un crocefisso, il quaic trafit- Iribunale della Inquisizione, nome to dalle freccie pur si conserva, che gli fu dato perchè faceva in- Non dimostrando i vescovi la ne- quisizione di quelli, che nascosta- cessaiia diligenza in iscuoprire, e 222 CO.\ CON casligorc i delitti di eresia, come il cui titolo è Dcputalio nonnullo- ad essi apparteneva, secondo il ca.- rìini S. R. E. CardinaUum i^cnc- pò Ad abolenda/n de haereticis ralium Inquisilonun hacivCicae nra- in 6, e perciò i/u/tiisilores nati, vitalis ciiin aiiìplissiina anctorilale il Pontefice (iregoiio IX, nel i23 i, [DoLlario Mainardi lom. IV pari, approvò il primo tribunale di To- 1, p. 211), istituì il principal tri- losa, ne nominò inquisitori i do- bunale doli' inquisizione, collo sta- mcnicani, e scrisse una lettera al bilire in Pioma una congregazione priore di questi religiosi nella Lom- di sei zelantissimi Cardinali. Per bardia, commettendo all'Ordine l'uf- essi con somma potestà dovevasi fizio dulia inquisizione, lo che poi intjuisire contro gli eretici, e i cor- courermò Bonifacio IX, come alFer- rolli nella fede, a cagione delle e- ma il Bzovio all'anno i4o3, num. resie di Lutero, Calvino, ed altri 24, cosa che l'anonimo certosino, loro seguaci, e concessa fu loro fa- il quale nel secolo XV scrisse la colta di nominare gli inquisitori, e storia dell' origine degli Ordini re- di esercitare la loro giurisdizione ligiosi, rivolge a grande onore, e a in qualunque parte del mondo cat- gloria dei domenicani. Non si deve tolico. però tacere, che nella Toscana, ed Giulio III annoverò a questa in alcuna città della repubblica di congregazione il Cardinal Cervini , Venezia, l' Inquisizione fu in mano con gran vantaggio di essa, e che de' mino]'i conventuali, come nelle poi gì. successe nel pontificato col Spngne più tardi V ebbero i chic- nome di Marcello II. Divenuto Pa- rici legolari, su di che va consul- pa Paolo IV, confermò la con- tato Ludovico Pararne, de origine gregazione in concistoro, e nomi- Iiiquisit. nò supremo inquisitore il Cardinal Nel i25i Innocenzo IV, coU'au- Ghislieri domenicano, poi Papa col torità della costituzione Ad exlir- nome di Pio V, come si ha dal pandas, indirizzata ai magistrati Rinaldi all'anno i558, n. i5. della Lombardia, Romagna, e Mar- Accrebbe Paolo IV l'autorità al- ca Trivigiana, dichiarò i capitoli, la congregazione, ed ordinò che che dovevano osservarsi dai tribù- non solo inquisisse, e giudicasse sul- nali contro gli eretici, e loro fau- le eresie, ma ancora sopra molti ioli. IMa delle altre istituzioni di altri delitti relativi; e che le cause tribunali, e dei religiosi cui furcio le quali con autorità de' Cardinali affidati, si tratta al citato articolo della congregazione sogliono termi- IivnuisizioxE, bastando queste cose, narsi, si proponessero in certi gior- che credemmo opportuno di ricor- ni ogni settimana alla presenza del dare prima di tenere proposito sul Papa. Il Gabuzzi, nella vita di san tribunale , e sulla congregazione Pio V, lib. I, cap. V, dice che il romana. suddetto Cardinal Ghislieri fu l'u- Pertanto il Pontefice Paolo Ili, nico ad avere il titolo di supremo per consiglio dei Cardinali CaralTa, Inquisitore; ma il Wadingo, nel che fu poi Paolo IV, e di Toledo, toin. II degli Annali de minori come abbiamo dal Panvinio in £'/og. Firincescani, dimostra con monu- Pauli IV ^ col disposto della bolla menti della biblioteca Vaticana , Licci ab iidlioj de' 21 luglio t542, che molto prima del Ghislieri a- CON vea goduto questo onore il Cardi- nal Gio. Gaetano Orsini, avendolo dichiarato Innocenzo IV, supremo inquisitore generale, che nel 1277 meritò di essere elevato alla cat- tedra di s. Pietro, col nome di Nicolò III. Il medesimo Paolo IV, affinchè nessuno errore di eresia potesse ingombrare la mente de' fedeli col- la lezione de' libri empi, pubblicò colla costituzione 77. Bull. Rom. Chenib. tom. II, p. 108, un indi- ce di questi libri formalo dagl' in- quisitori del santo offizio, la lettu- ra, e ritenzione de' quali egli proi- bì con pena di scomunica riserbata al Pontefice, privazione, ed inabilità a qualunque impiego e benefizio, perpetua infamia, ed altre pene, il rigore delle quali dipoi fu modera- to da Pio IV. In ajuto della con- gregazione dell' Inquisizione, fu e- retta poscia la Congregazione del- l'Indice (P edi), come si può leggere nell'aureo libi-o del Zaccaria, inti- tolato : Storia polemica della proi- bizione de' libri j Roma 1777. Avvicinandosi nell'agosto i55<) l'estrema ora di Paolo IV, chiamò questi a sé i Cardinali, e raccoman- dò loro questo santissimo tribunale, com'egli il chiamava; ed appena morto r infima plebaglia di Roma, provocata dai nemici della sua giu- sta severità, ridusse in pezzi la statua, che il popolo romano per riconoscenza gli aveva innalzalo in Campidoglio, distrusse i monumenti di sua famiglia Caraffa, e bruciò le carceri dell' inquisizione, facendone uscire i prigioni. Questi gravi ec- cessi, per ordine del successore Pio IV, furono espiati dal magistrato romano nella chiesa di s. Eustachio [l'aedi), come ancora venne risarcito il tribunale dei danni ricevuti, e si CON 223 accrebbe di due altri Cardinali la congregazione. S. Pio V, successo- re di Pio IV, non solo fece erigere nella chiesa di s. Maria sopra Minerva [V^edi) un bel deposito a Paolo IV, ma stabili le esequie anniversarie, che ivi a quel Ponte- fice si celebrei'ebbero ogni anno dalla congregazione dell' inquisizio- ne, e della quale fu assai beneme- rito, come in seguito si dirà. Gli successe Gregorio XIII, che per disposizione di Paolo IV era stato posto tra i componenti della con- gregazione, come ad essa apparte- neva Sisto V quando fu dato in successore a Giegorio XIII. Non solo Sisto V confermò le costitu- zioni, che Paolo III, const. XLI, Pio IV, const. xeni, e s. Pio V, const. XXXIII, avevano emanato in favore della congregazione, ma agli otto Cardinali, che la compo- nevano, ne aggiunse non già due altri, come avca fatto Pio IV, ma sì altri quattro, compiendo così il numero di dodici. Indi colla bolla Immensa aetend Dei de' 22 gen- naio 1587, ampliò le singolari loro facoltà d' inquisire, procedere, sen- tenziare, e definire in tutte le cau- se, che concernono l'eresia mani- festa, scisma, apostasia dalla fiide, magia, sortilegi, divinazioni, abuso di sagramenti, e qualunque altra cosa che sentisse d'eresia piesunta, non solo nello stato ecclesiastico, ma per tutto il mondo cattolico. V. gli articoli relativi del Dizio' nario. Sisto V nella delta bolla, per la prima nominò questa del santo offizio, col titolo: Congrega- tio prima prò s. Inquisilione, e vi è la rubrica: Ista congregalio jani' din inslilula fuit, eir/ue aniplam auctoritalem cledit Paidus III. Va qui avvertito, che forse il maggior 5 24 CON privilegio dei Cardinali inquisitoli generali del s. odizio è , clic due ))astano per, congregai-si, quando il solito di tutte le altre congrega/io- ni cardinalizie è, che devono essere tre. Questo singolare privilegio con- cesso da Pio IV fu approvato da s. Pio V nel primo anno del suo pontificato, come si legge nel citato Eollario del Mainardi tom. IV, par. I, pag. 827, cioè nella costi- tuzione, Ctim felicis record. Piics IV. Tutti i successivi Pontefici eb- bero nella massima stima questa insigne congregazione, e Benedetto XIV emanò intorno a lei partico- lari provvidenze. Essendo nel suo pontificato insorta la controversia , se i rei di eresia, fuggiti dalle car- ceri dell'inquisizione al luogo im- mune potessero da questo estrarsi, il Pontefice, confermando la costi- tuzione di Giovanni XXII, Ex •parie, data nel iSay, Bull. Rom. tom. Ili, par. II, p. i54, con una lettera circolare agl'inquisitori del santo offizio, che incomincia Elapso^ data die io febr. i75i, Bull. Ma gn. t« XVIII, p. igo, dichiarò che que- sti rei si potevano estrarre dagli in- quisitori dandone parte all' Ordina- rio del luogo. I rei però dell'in- quisizione di caso non eccettuato, non saranno cos'i levati dal luogo immune; quelli poi condannati alla galera , o a carcere perpetua fug- giti nell'immunità, non si possono estrarre se non coli' indulto apo- stolico. Dipoi Benedetto XI V, colla costituzione degli 8 luglio i755, Ad supremum jusdtiat solium, Bull. Magn. t. XIXj p. 1^, che confer- mò a' 28 di detto mese colla co- stituzione Mota itaque, loc. cit. p. ilii, avendo già riformati i tribu- nali di Roma, riformò ancora quel- lo dell' inquisizione principalmente CON nel numero degli ufììziali, de' pa- tentati, de' privilegiali ec. Qui noteremo che la giudicatura delle cause de' patentati, cioè gli ad- detti e lamiliari del s. oHizio, apparte- neva a mons. assessore, a tenore del- la menzionata costituzione benedet- tina Ad supremum, in cui si espri- mono quali fossero i patentati del s. olhzio di Roma e delle alti-e inqui- sizioni, e come godevano del pri- vilegio del foro. Questa giudicatu- ra si esercitò tanto in figura di se- gnatura, quanto in qualità di giu- dice ordinario. In figura di segna- tuia faceva egli tutto quello , che soleva fare prin)a delle ultime le- gislazioni monsignor uditore della segnatura di giustizia , e dai decreti di lui si poteva ricorrere soltanto alla piena sagra congregazione; e se da essa veniva conceduta l'ap- pellazione, spettava allora al pre- Iato assessore di deputare per giu- dice uno dei consultori privati, che si chiamava giudice deputato. IMon- signor assessore giudice ordinario aveva la cognizione in prima istan- za di tutte le cause passive dei pa- tentati tanto del s. ofTizio , quanto della tenuta del medesimo cliiauia- ta Conca, nella stessa guisa , che gl'inquisitori locali erano giudici in prima istanza di tutti i patentati privilegiati de parlihn.'!, dalle sen- tenze de' quali si rivedevano le cau- se in seconda istanza dal detto pre- lato assessore, ed in ulterior istan- za, da uno dei consultori prelati, che si deputavano come sopra , a- vanti del quale si procedeva pegli atti del notaro del santo olìizio , senza trasporto di atti, né coumiis- sione di sorte veruna. Finalmente Pio VII nel 1 800, colla bolla Post diulurnos. ^ 2, tit. De jurisdilionilms Trih. Civil., abolì CON oi^iii privilegio (li foro de' pafnntafi ««■rnplici tlel 6. oiliziu in (jiiaiiiiique luogo dello stato ecclesiastico, ed anche in quelli eccettuati nella suc- citata l)olla Ad sttprcì7iuni; ma nel § 4 <^'cl tit. De jiirisd. trib. ci ju- diciini criminalium , Pio V 1 1 nel conCeiniare la detta disposizione sui patentati semplici, conservò il pri- vilegio del foro criminale ai paten- tati privilegiati. Olire quanto si è detto sulla con- gregazione dell' inquisizione, sul suo istituto, e sull'officio di lei, si può anche leggere il Cardinal De Luca, Il Cardinal pratico, cap. XXV , Della congregazione dell' inquisizio- ne universale chiamala s. officio. Questo tribunale suole procedere pei seguenti titoli: i.° Pei delitti di eresia , e bestemmie ereticali. ?.. Per poligamia simultanea, sia uomo il reo , o donna. 3.° Per furto delle sagre particole , concor- rendovi insulto (atte alle medesime. 4.' Per sollecitazioni ad turpia con abuso della confessione sagramen- tale. 5.° Per affettata santità. 6° Per disprezzo delle sagre immagi- ni. 7." Per divinazioni e sortilegi. 8." Per ritenzione e lettura de' li- bri proibiti ereticali, g." Per uso dei cibi di grasso nei gioi-ni eccet- tuati , con disprezzo del precetto ecclesiastico. L' autorità della suprema inqui- sizione si estende , trattandosi di cause di fede, sopra qualunque per- sona, di qualsiasi grado, coudizione, e dignità, sieno vesco"vi, magistrali, o comunità, né v' ha privilegio per- sonale o locale , che esima dalla giurisdizione di lei. Rammenteremo, che il concilio di Trento assogget- ta i vescovi alla sola giurisdizione del Romano Pontefice, onde la sa- gra congregazione può bensì iuqui- VOL. XVI. CON 225 sire, ma non sino al pronunziare sentenza , la quale soltanto dal ro- mano Pontefice viene proferita. I Cardinali inquisitori generali però saranno allora i consiglieri di lui, e ne avemmo l' ultimo caso sotto Leone XIL Inoltre la congregazio- ne del s. olTizio costringe, sotto pe- na di scomunica, i magistrati ed i giudici ad eseguire i suoi decreti , ed in genere gl'inquisitori proce- dono contro gli eretici , fautori , e ricettatori di essi, contro i sospetti di una falsa credenza, contro quelli che impediscono agl'inquisitori di esercitare liberamente il loro uffizio, e contro coloro, che richiesti a piestare la propria opera per po- terlo eseguire , si ricusano , ancor- ché sieno principi, magistrati, e co- munità; contro i pagani, e gli E- hrei i^Vcdì), che venuti alla fede e battezzati, ritornano a professare il paganesimo; contro quelli, che im- pediscono ai bramosi di professare la vera fede, di abbracciarla; con- tro quelli, che sostengono temera- riamente, e pubblicamente che la ss. Vergine non sia stata concepu- ta senza macchia originale ; contro chi usa litanie nuove non appro- vate dalla congregazione de' riti ; contro chi celebra la messa, o ascol- ta le confessioni non essendo sa- cerdote ; contro i testimoni falsi , che depongono in causa di fede. Procedono inoltre gì' inquisitoli con- tro i cristiani apostali, contro i giu- dei , ed altri infedeli se neghino quelle verità, che nella loro cre- denza sono comuni coi cristiani, se invochino i demoni, e cerchino d'in- durre anche i cristiani ad eseguir- li, se pronunzino delle bestemmie ereticali ec. In una pai'ola questa congregazione avendo la sopraiu- tendenza, e superiorità su tutte le i5 22G CON altre inquisizioni inferiori e locali , sugl'inquisitori de partibiis^ e sui •vicari elei medesimo s. olTizio, per tal effetto chiamasi Inquisizione uni- versale. Sulle costituzioni emanate per essa dai sommi Pontefici , F. l'avvocato Danielli nella sua opera, e per ciò che riguarda i libri proi- biti, la costituzione di Gregorio XV, Apostolalns officìuin. Nel i634j Urbano Yllljper mez- zo della congregazione, decretò che non solo le canonizzazioni, ma an- che le beatificazioni si dovessero esclusivamente trattare dalla sagra congregazione de' riti. Anzi nel 1625, Urbano Vili confermò il decreto della congregazione del s. offizio , de' 25 fibbraio, nel quale si ap- provava il culto immemorabile della beata Colomba di Rieti, morta nel i5oi in Perugia; approvazione, che equivalendo alla beatificazione non solenne chiamata equipollente, fu la prima di questa specie. Con al- tro decreto della medesima congre- gazione, de' 2 dicembre 1625, Ur- bano Vili approvò ancora il culto immemorabile del beato Matteo Car- rero Mantovano , dell" Ordine dei predicatori, morto in Vigevano nel 1471. Su tali decreti emanati dal sau- to offizio , ci sia permessa una breve relativa digressione. La con- gregazione del santo offizio ha uno scopo opposto a quello del- la sagra congregazione de'riti, men- tre questa attende al culto dei santi, quella all'esecrazione delle eresie. Pure è accaduto , e accade che s' incontrino: I. per l'oppor- tunità , poiché il sommo Pontefi- ce assistendo in persona alla con- gregazione del santo offiizio , gli si può da questa naturalmente somministrare l'opportunità per cer- CON ti decreti; il che pure è acca- duto per quelli summentovati di Urbano Vili, che appunto per op- porsi possibilmente al falso culto dei santi, ha fatto certe salutari restri- zioni nelle stesse congregazioni del s. offizio, e cos'i pure ha dichiarato, che queste non ostavano al culto del tale, e tale servo, o serva di Dio. In oggi però da gran tempo que- sto caso non è accaduto nel s. of- fizio, ma suole risolversi dai riti: II. perchè il santo offizio può oc- cuparsi di certe difficoltà, che s'in- contrarono, o si possono incontra- re; e talvolta esso coi suoi esa- mi e colle decisioni fece svanire l'oggetto dei postulatori. Questo fa molto onore alla santa Sede, e alla premura, che si mantenga intatta e immacolata la santità da ogni possibile mal inteso. Tutte le cau- se poi d'affettala santità si pro- movono presso la congregazione de' riti , sempre coli intervento di monsignor assessore del medesimo s. offizio come consultore nato dei sagri riti. Sotto Pio VII decise la causa di falsa santità d'una viven- te, per la (piale pubblicò un edit- to il p. Angelo Maria Merenda com- missario del s. offizio. E così dicasi di altre, come per esempio di co- loro che insegnavano di fare in pe- nitenza le stesse perversità, che si erano commesse peccando. Differisce questa congregazione dalle altre cardinalizie in più cose, avendo lo stesso Pontefice per pre- fetto, come dispose Paolo IV; per segretario un Cardinale più anzia- no ; un prelato per assessore, che ordinariamente da questa primaria carica viene creato Cardinale. Essa ha pure un p. commissario, e dei consulloii, forniti di tal dottrina, che come si vedià molti di essi furono CON promossi alla dignità cardinalizia. Ecco lo stato presente della con- gregazione: il regnante Pontefice n'è il prefetto; il Cardinal Pacca, decano del sagro Collegio, è il se- gretario, ed in oltre vi sono quin- dici Cardinali, fra'quali sempre si noverano profondi teologi e cano- nisti, i segretari di stato, i vicari di Roma, ed alcun religioso. Ognu- no di questi Cardinali ha il nome óìlnquisitore generale. Vi sono an- cora diciannove consultori, compreso l'assessore, e il p. Commissario. Tra ì consultori alcuni, come si dirà, sono presi sempre da un ceto di prelati, e religiosi, gli altri sono a beneplacito del Papa, che vi suol aggregare, oltre alcuni personaggi, diversi dotti teologi regolari ; e tutti hanno il voto. Entrano anco- ra nella congregazione due dome- nicani, compagni del p. commissa- rio, il primo de'quali chiamasi il p. primo compagno, e ch'è sem- pre consultore durante nell'offizio : V avvocato fiscale; l'avvocato dei rei, il sommista, il giudice relatore del- le cause criminali, il capo notaro, sette qualificatori, per l'esame e preparazione delle materie, come dice il citato De Luca, ed altri uf- fiziali ed inservienti. Qui appresso riporteremo alcune notizie sui Car- dinali segretari del s. offizio, sul prelato assessore, sul p. commissa- rio, e sui consultori. Tra i quali- ficatori vi sono anche de 'vescovi, prelati, e rispettabili religiosi, al- cuni de'quali mentre erano quali- ficatori, furono promossi al cardi- nalato, siccome negli anni addietro avvenne coli' arcivescovo di Tarso Pietro Ostini, nunzio di Vienna. O- ra è qualificatore il suo successore nella nunziatura monsignor Altieri arcivescovo d'Efeso. CON 227 11 p. Giambattista Gabrielli di Città di Castello, cistcrciense, venne fatto da Innocenzo XII prima qua- lificatore del s. offizio, e poi Car- dinale nel 1699. Sui qualificatori si legge nel Lunadoro quanto se- gue: " alle volte suole la congre- » gazione commettere affari, libri, " scritti da esaminarsi a talun teo- « logo, che compreso non è nel M numero de'consuUori, e che non " ha luogo in congregazione, se non » allora quando presentar deve il » ragguaglio de'negozi raccoman- » datigli : tal personaggio tiene il " i\\.ci\o à\ qualificatore." V. Wan- Espen, Jus. Can. Univ. par. I, tit. XXII. Altri definiscono i qua- lificatori per quei teologi dal s. offizio, impiegati a dare alle pro- posizioni erronee, che si trovano nei libri, la qualifica, o sia la denomi- nazione, che loro conviene, come di proposizioni ereticali, prossime all'eresia, scandalose, ed offensive alle pie orecchie, e sìmih. Il quali- ficatore per altro non interviene alla congregazione de'consultori nel lunedì, ed è perciò che se il Pa- pa ne fa taluno Cardinale, non ri- ceve il bighetto di avviso in con- gregazione , come lo ricevono i consultori, intorno alla qual cosa si parlerà. I qualificatori prestano il giuramento di osservare il se- greto al p. commissario, essendo presente un notare. Elenco di alcuni Cardinali segre- tari del s. Offizio. Gio. Battista Paniphily, romano, da Urbano Vili creato Cardi- nale, e poi fatto segretario del s. offizio: quindi nel iG44 S^^ successe nel pontificato col no- me d'Innocenzo X. 7.28 CON Francesco del Giudice, napolilano, Cardinale di Alessandro Vili, inquisitore del regno di Spagna, segretario del s. offizio, mori de- cano del sagro Collegio nel l'ji^). Fabrizio Paolucci, forlivese. Cardi- nale d'Innocenzo XII, segretario, mori nel 1726, decano del sagro Collegio, e segretario di stato. Pietro Oltohoni, veneziano, nipo- te di Alessandro Vili che lo fe- ce Cardinale, divenne segretario^ e morì nel 1740. Tommaso Ruffo^ napolitano, Car- dinale di Clemente XI, segreta- rio, mori decano del sagro Col- legio d'anni f)o, nel 1753. Neri Maria Corsini, fiorentino, ni- pote di Clemente XII che lo creò Cardinale dell'ordine de'diaconi, . quindi divenne segretario del s. offizio, e terminò di vivere nel 1770. Gio. Francesco Sloppani, milane- se, Cardinale di Benedetto XIV, di poi segretario del s. oflGzio, morì nel 1770. Luigi /Ilaria Torregiani, fiorentino, fatto Cardinale da Deiiedetto XIV, indi segretario di stato di Cle- mente XIII: poi ottenne la sua dimissione, e fu dichiarato se- gretario del s. offizio: morì nel 1777. Carlo Rezzonico, veneziano, nipote di Clemente XIII che lo creò Cardinale , e poscia segretario, morì nel 1799. Leonardo Antonelli di Sinigaglia, già assessore del s. ofBzio, fatto Cardinale da Pio VI, e da Pio VII segretario della congregazio- ne : morì nel 1 8 1 i decano del sagro Collegio. Giulio Maria della Somaglia di Piacenza, fatto Cardinale da Pio VI, segretario della congregazio- CON ne da Pio VII, e di stato da Leone XII; morì nel i83o, es- sendo decano del sagro Collegio. Questo Cardinale cominciò a la- re da segretario come seniore, e seguitò, ma non ebbe mai il bi- glietto della segretaria di stato. Bartolommeo Pacca di Benevento, Cardinale e prò- segretario di sta- to di Pio VII, dichiarato da Pio Vili segretario del s. ofTizio, ed attualmente decano del sagro Collegio. Elenco di alcuni assessori del s. Offizio promossi al Cardinalato. Francesco Alhizi di Cesena eser- citò l'avvocatura, e quindi fu fat- to uditore della nunziatura di Napoli e di Spagna ; e poscia da Urbano Vili nel i635 fu fatto assessore del s. offizio, non che segretario della congregazio- ne sugli affari d'iberia, e poi di quella sulla causa de'Giansenisti, nella quale si fece gran merito per la condanna delle cinque proposizioni. Innocenzo X, men- tre l'Albizi era assessore, ai 2 marzo iGji4, lo creò Cardinale, e fu il primo assessore, che nel- l'esercizio della carica fosse pro- mosso alla porpora. Egli stampò con data falsa di Amsterdam l'an- no i683 l'operaZ^e inconstantia in fide. L'autore è nominato au- clore Francisco tituli s. Praxe- dis S. R. Ec. preshytero Card, /llhitio. E un tomo in foglio, che dalla congregazione si suole distribuire a tutti i Cardinali, e ai consultori della medesima. Si ripiglia poi alla morte loro, o quando cessano. Contiene decre- ti, ma non autentici, però veri. Cesare Monti, milanese, da ponente CON di consulta fi.i da Urbano Vili promosso ad assessore del s. of- fìzio nel 1624, indi venne da lui fatto patriarca d'Antiochia, poi nunzio prima a Napoli, quin- di a Madrid, finalmente (cardi- nale nel i633. Lorenzo Casoni de' conti di Villa- nova, da segretario della conci- storiale, e del sagro Collegio, fu mandato da Alessandro Vili nun- zio a Napoli, ove, dopo dieci anni, da Clemente XI suo anti- co ed intimo amico venne pro- mosso alla carica di assessore del s. offizio nel 1702, e poi nel 1706 al cardinalato. Fu il pri- mo assessore, dopo l'Albizi, che venne da questo cospicuo posto annoveiato al senato apostolico. Marc Antonio Ansidei , perugino, era segretario del concilio, quan- do da Clemente XI nel 1 7 i 7 venne fatto coadiutore di mon- signor Zauli assessore del s. of- fizio, divenuto impotente ad e- sercitare la carica per le sofferte malattie. Successe a lui nel 1722 nella segretaria, e fu creato Car- dinale da Benedetto XIII nel 1726, e pubblicato nel 1728. Raffaele Cosimo Girolanii, fioren- tino, da segretario delle indul- genze e consultore del s. ofllzio, fu da Benedetto XIII fatto as- sessore, oltre essere stato dichia- rato arcivescovo di Damiata. Do- po dieci anni Clemente XII lo fece segretario de' vescovi e re- golari, finché nel 174^ da Be- nedetto XIV venne creato Car- dinale. Giuseppe Maria Ferroni, fiorenti- no, nel 1728 fu fatto arcivescovo di Damasco, e segretario dell' im- munità da Benedetto Xlll. Cle- mente XII, nel 1738, Io fece as- CON 229 sessore del s. offizio, enei 1743 Benedetto XIV gli conferì la ca- rica di segretario de' vescovi e regolari, e poi nel 1753 Io de- corò della dignità cardinalizia. Pietro Girolamo Guglielmi, di Je- si, fu fatto assessore del s. offi- zio da Benedetto XIV , il quale nel 1753 Io elesse segretario dei vescovi e regolari. Clemente XIII nel 1759 lo creò Cardinale. Lodovico Valenti di Trevi, da Be- nedetto XIV fu promosso all'as- sessorato del s. offizio, quindi da Clemente XIII alla nunziatura di Lucerna nel 1759, donde pas- sò a quella di Spagna, e al Car- dinalato nel 1776. Benedetto Veterani, di Urbino, nel 1759 da Clemente XIII fu no- minato assessore del s. offizio, e nel I 766 venne da lui fatto Car- dinale. Leonardo Antonelli, di Sinigaglia, nel 1776 fu da Clemente XIII nominato assessore, e nel 1775 Cardinale da Pio VI. Paolo Francesco Antainori, roma- no, da giudice dell' A. C. fu da Pio VI nel 1775 dichiarato as- sessore, e nel 1780 Cardinale, dandogli in successore monsignor Paolo Luigi Sylva, che morì do- po la deportazione di Pio VI in Francia. Alessandro 3Ialvasia, bolognese, fat- to nel 1800 assessore da Pio VII, e poi Cardinale nel 18 16. Fabrizio Turiozzi , di Toscanella , dichiarato nel 1 8 1 6 assessore da Pio VII, e quindi nel 1823 pro- mosso alla sagra porpora ; fu suo successore il rispettabile monsi- gnor Nicola Cuneo, che morì nel 1824. Raffaele Mazio, romano, da Leone XII venne fatto assessore ne 23o CON 1824, e da Pio Vili fu creato Cardinale nel i83o. Giuseppe Alberghini, bolognese, da Pio Vili venne fatto assessore , e nel 18 34 fu decorato della porpora dal regnante Gregorio XVI, il quale gli diede per suc- cessore r esemplare prelato Do- menico Cattani di Brisighella , che la morte rapì nel i838. Silvestro Belli , di Anagni , fu di- chiarato assessore dal Papa che regna, il quale nel crearlo Car- dinale nel 1841 5 gli diede per successore monsignor Lorenzo Si- monetti. Elenco di alcuni commissari del s. qffìzio creali Cardinali. Fr. Michele Ghislieri, di Bosco , dell'Ordine de' predicatori, no- minato dalla santa univei'sale in- quisizione romana, inquisitore pri- ma a Como, poi a Coirà città dei Grigioni, indi a Bergamo. Nel i55i, per opera del Cardinal Ca- raffa (poi Paolo IV), il Ponte- fice Giulio III lo fece commis- sario generale della sagra inqui- sizione, e il detto Paolo IV, nel promoverlo al vescovato di Su- tri nel i566, perchè non pote- va più esercitare le attribuzioni del commissariato, gli diede la qualifica di prefetto del palazzo dell'inquisizione, e nell'anno se- guente lo creò Cardinale ; anzi, con singoiar esempio, lo fece pu- re supremo inquisitore , uftizio riserbato al sommo Pontefice. Nel i566 fu fatto Papa col no- me di Pio V ; e meritò di essere solennemente canonizzato da Cle- mente XI. Fr. Arcangelo Bianchi, milanese, dell'Ordine di s. Domenico, com- CON pagno e confessore di fr. Miche- le Ghislieri. Paolo IV lo dichia- rò commissario, e poi Pio V lo creò Cardinale. Fr. Agostino Galantina, di Bi-isi- ghella, domenicano , inquisitore , poi commissario del s. offizio, maestro del sagro palazzo, e ge- nerale del suo Ordine, fu creato Cardinale nel 161 i da Paolo V. Fr. Desiderio Scaglia 3 cremonese, domenicano, inquisitore per vo- lere di Clemente Vili , venne fatto commissario da Paolo V, che nel 1621 l'elevò al Cardi- nalato. Fr. Vincenzo Maculani, di Firen- zuola, domenicano, vicario gene- rale del suo Ordine, fu fatto commissario da Urbano Vili nel i632, e poi nel 1639 maestro del Sagro palazzo (Vedi), e nel 1644 Cardinale. Al citato arti- colo si riportano quelli innalzali al Cardinalato, e perciò stati tutti consultori del s. offizio. Fr. Luigi Maria Lucini, di Como, domenicano, prima compagno del p. commissario del s. offizio, in- di spedito inquisitore a Novara, e nel 1714 da Clemente XI no- minato commissario generale, fi- nalmente creato Cardinale nel 1743 da Benedetto XIV. Elenco di alcuni consultori del s. offizio, che senza altra carriera ecclesiastica vennero innalzati al Cardinalato. Fr. Felice Peretd, di Montalto, dei minori conventuali fatto inquisi- tore nel dominio veneto da Paolo IV nel i557, quindi da Pio IV nominato consultore del s. olfizio, e da s. Pio V, nel 1570, creato Cardinale. Nel i585, ven- CON ne sublimalo al triregno col no- me di Sisto V. GiamhaUista Castagna, romano, do- po luminosa carriera, da Grego- rio XIII fu fatto consultore, e nel i583 Cardinale. Dipoi nel 1590 venne eletto Pontefice col nome di Urbano VII. Lo stesso Gregorio XIII, prima di essere Cardinale, da Paolo IV era sta- to annoverato tra i consultori del s. ofllzio. Questa consultoria si diede da Gregorio XIII al pa- triarca di Gerusalemme Gio. An- tonio Facchinetti della Noce, che poi creò Cardinale, dalla qual dignità nel 1591 fu esaltato alla cattedra apostolica, col nome di Innocenzo IX. Francesco Toledo, gesuita spagnuo- lo, fu fatto da s. Pio V consul- tore, e nel i^gS creato Cardi- nale da Clemente VIII. Veti. Roberto Bellarmino, di Mon- tepulciano , della compagnia di Gesù, da Clemente VIII venne fatto prima consultore , e poi Cardinale, con isplendido elogio, nel 1599. Fr. Felice Centini, conventuale di Ascoli, fu reggente del collegio di s. Bonaventura, indi consul- tore del s. ofFizio, e nel 161 1 Cardinale di Paolo V. Francesco Sforza Pallavicini, di Parma, della Compagnia di Gesù, fu fatto consultore da Alessandro VII; e quindi nel iGSy Cardinale. D. Giovanni Bona, piemontese, ge- nerale de' cistcrciensi foglianti , affinchè si trattenesse in E.oma fu da Alessandro VII nominato consultore del s, offizio, de' riti, di propaganda fide, e dell'indice, e poscia dal successore Clemen- te IX nel 1669 fu annoverato al sagro Collegio. CON 23i Beato Giuseppe Maria Tommasi, siciliano , era oriundo sanese , e de' chierici regolari teatini. In- nocenzo XII lo dichiarò esami- natore de' vescovi e consultore de^ riti, e Clemente XI lo fece consultore del s. ofllzio, e Car- dinale nel 17 rei, Fr. Pier Maria Pieri, sanese, del- l' Ordine de' servi di Maria , fu fatto da Benedetto XIII consul- tore dell'indice, de' riti, e del s. offizio, non che esaminatore de' vescovi, quindi da Clemente XII nel 1734 venne creato Car- dinale. D. Giovanni Besorzi, milanese , abbate cistcrciense, fu nomina- to consultore del santo offizio, beneficato da Clemente XIII con annua pensione di ottanta scudi, e creato Cardinale da Benedetto XIV nel 1743. Fr. Lorenzo Ganganclli di Borgo- pace , nato in sant'Arcangelo, era minore conventuale, e da Benedetto XIV fu nel 1 746 fat- to coadiutore al consultore del s. offizio, padre Innocenzo Balle- stracci del medesimo Ordine ; indi nel 1759 fu creato Cardi- nale da Clemente XIII, convin- to del suo ingegno, dopo avere esaminati i voti che emetteva nel- le consulte del s. offizio. Per ultimo meritò di succedergli nel pontificato col nome di Clemen- te XIV nel 1769. Francesco Fontana di Casal Mag- giore, barnabita, fu fatto da Pio VII consultore di varie congre- gazioni, e di quella del s. offi- zio, poi nel i8i6 divenne Car- dinale. D. Mauro Cappellari di Belluno, abbate camaldolese, da Pio VII successivamente fu fatto consul» 232 CON loie tlclJe congregazioni degli af- fari ecclesiastici, del s. offizio, di propaganda fide, della correzione de'libri della chiesa orientale, ed esaminatore de' vescovi in sagra teologia, quindi da Leone XII, nel concistoro de'2 I marzo 1825 venne crealo Cardinale, e riser- vato in petto, fu pubblicato po- scia a' i3 marzo 1826. Venne assunto al pontificato nel i83r, ed è il regnante Gregorio XVI. D. Ambrogio Bianchi di Ci'emona, abbate camaldolese, dal Papa che regna prima fu fatto consultore degli affari ecclesiastici, della di- sciplina regolare, e del s. ofllzio, ed esaminatore de' vescovi in sagra teologia, indi nel iSSj, venne creato Cardinale, e pub- blicato nel 1839. Allorquando nel concistoro se- greto, che ordinariamente suole adunarsi il lunedì mattina, il som- mo Pontefice dichiara e pubblica Cardinale di s. Romana Chiesa , monsignor assessore del santo oP- zio , qualunque consultore , o il padre commissario della medesi- ma congregazione, il biglietto di partecipazione del Cardinal segre- tario di stato viene a lui re- cato nella consulta ( che contem- poraneamente si suol tenere nel- le stanze del palazzo dell'inquisizio- ne) da un cerimoniere pontificio, il quale dal mandatario del tribuna- le che sta per custode alia porta, e introdotto nella camera della con- sulta. Il biglietto viene passato dal maestro di cerimonie a monsignor assessore del s. offizio che presiede all'assemblea, il quale lo legge ad alta voce. Allora ha termine la consulta, e tutti i membri che la compongono fauno U loro congpa- CON tulazioni col promosso al cardinala- to, che da monsignor assessore col- la propria carrozza nobile, e colle bandinelle tirate, viene accompa- gnato alla sua residenza; ciocché accade di frequente a cagione che diversi primari prelati, i quali occu- pano cariche, che per consuetudine importano promozione cardinalizia, sono sempre consultori. Talvolta un consultore digniore accompagni) coH'assessore il Cardinale. L'assesso- re, nella sua promozione al cardi- nalato, riceve dalia pia casa del s. offizio il donativo di scudi mille, e siccome ivi risiede, talvolta suol fare il ricevimento pubblico per la sua promozione nel proprio appar- tamento. Va qui notato, che nella promozione dell'assessore al cardi- nalato, non vi è regola da chi deb- ba essere letto il biglietto di par- tecipazione, giacche talvolta lo les- se il medesimo assessore, il p. com- missario, il consultore più. anziano, ed anche lo stesso cerimoniere che lo portava. In questa congregazione hanno luogo alle volle tra i cosultori, i prelati, l'uditore della camera, e i segretari delie congregazioni cardi- nalizie de' vescovi e regolari, non che quello di propaganda Jidc. Lo hanno poi sempre monsignor vice- gerente , il prelato decano della rota, il generale dell' Ordine dei predicatori, il padre maestro del sa- gro palazzo apostolico di detto Or- dine, per disposizione di Gregoiio IX, ed un religioso minore con ventilale da Sisto V in poi, che ne fu il primo consultore. Si deve però avvertire che tutti devono ricevere 1 istitu- zione dal Paj)a con biglietto di se- gretaria di slato; e tra i soli che lo sono senza biglietto, si annove- rano il p. maestro del sagro j>ii- CON Jazzo, e il p. generale dei domeni- cani. V. il Manuale consullonun del Bordoni. 11 Lunadoro, Relazio- ne della corte di Roina^ voi. II. cap. Vili della congregazione del s. ojfizio ec, dell'assessore e com- missario, ed altri ministri d'Infjui- sizione, dice che: « V'ha l'inquisito- " re, detto commissario del s. of- » flzio, ed è sempre dell'Ordine di » s. Domenico. Questi fa le veci « del giudice ordinario della con- :> gregazione. L'assessore, che è pre- " lato cospicuo di questa corte, è " il consigUere di lui, e presta, " per cosi dire , negli affari la « stessa opera quale il commissario: » che anzi al giudizio dell'assesso- » re altrettante cause si sottomet- « tono, quante insorgono civili « controversie spettanti a detto tri- » bunale; e civili e criminali cau- " se risguardanti le persone, che » munite sono delle lettere pateii- •' ti di delta congregazione ". P. la costituzione citata Adsuprenium, e il Cardinal de Luca a p. 295, del Cardinale pratico, il quale af- ferma, che la cognizione delle cau- se degli addetti alla sagra Inqui- sizione, in prima istanza appartie- ne all' assessore , quando cos\ or- dini la congregazione, e nelle altre istanze a'Cardinali, o prelati con- sultori singolari deputati dalla me- desima congregazione de'Cardiuali. Questa talvolta, quando Io richieda la gravità, ed importanza della causa, suol conoscere collegialmente della giustizia e de'meriti, [)ei' quin- di ordinare, o ritardare l'esecuzio- ne, come anche ammettere, o ne- gare l'appellazione ec. Le congregazioni del s. olfizio sono di tre specie, e sogliono te- nersi tre volte la settimana, me- no i tempi di vacanza. La prima CON 233 si tiene nel lunedi mattina nel pa- lazzo del tribunale, coU' intervento de' consultori, di monsignor asses- sore, del p. commissario, del pri- mo compagno di questo, del lisca- le ec, all'eifetto di leggere i pro- cessi, e le lettere degl'inquisitori de partihus; prendonsi le oppor- tune provvidenze, e si preparano le materie per la congregazio- ne de' Cardinali. Questa si fa in apposita stanza ogni mercoledì mat- tina , nel convento de' domeni- cani di santa Maria sopra Miner- va, quando per qualche circostan- za non si debba anticipare al martedì precedente o posticipare ad altro giorno della stessa setti- mana. In essa i Cardinali inter- vengono in abito cardinalizio del colore corrente, trattenendosi l'as- sessore, il commissario, i consulto- ri, e i ministri del tiibunale nella camera contigua. Entrano in quel- la de' Cardinali, quando sieno as- sisi alle loro sedie, l'assessore, il commissario, e il fiscale; ed allora riferiscono le risoluzioni prese nel- la consulta del lunedì. Questa di- scussione si chiama discussione o congregazione segreta; terminata la quale, si suona il campanello, ed entrano in congregazione alcu- ni consultori, e il notaio. La ter- za congregazione è quella che si chiama Corani Sanctissimo, per- chè si tiene innanzi al Papa, qual- che volta nel giovedì mattina, re- candovisi il Pontefice vestito di rocchetto e mozzetta, i Cardinali coll'abito cardinalizio del colore conente, e i prelati e gli altri con quelli di loro uso. Questa congre- gazione si aduna per comando del Pontefice, ed è chiamata di Feria (Ritinta. Le decisioni che vi si ema- nano vanno in nome di sua Santità; 7.^^ CON e sono sommamente autorevoli. Tal concregazione si tiene nella camera del concistoro segreto, detto pcr- ciì» anche camera (lei santo offi- %io. Il Papa siede in trono, legge al principio T orazione Adsumus ec, e quando è terminata suona il campanello: i Cardinali siedono ne' banchi laterali. In essa si tratta qualche grave afltue particolare, e si approvano i decreti delle due congregazioni precedenti. L'assesso- re, il commissario , e i consultori, si trattengono nella camera vicina, per entrare quando sono chiamati dal Papa. Entrati che sieno nella sala della congregazione, l'assessore, e il commissario in piedi si pongo- no rimpetto al Papa, fra il termi- ne dei banchi de' Cardinali, e si pon- gono i consultori dietro i Cardi- nali in piedi. Se gli uni, e gli altri sono interrogati, dicono il loro pa- rere. V. Il sagro arsenale ovvero pratica nelUuffìcio di sagra Inqui- sizione del T. Eliseo Masini, di cui abbiamo tante edizioni; quella di Roma è del i63o, e quella di Ve- nezia è del i665. 11 cerimoniale di precedenza, co- me debbono sedere in congrega- zione tutti i membri della sagra universale inquisizione, si x-iporta all'articolo Congregazioni Cardina- lizie (^f^edi), perchè possa servire di regola alle altre congregazioni com- poste di Cardinali, prelati secolari, e regolari, ed altri. Solo qui note- remo, che se fra i consultori evvi l'uditore della camera, egli deve prendere la mano agli altri prela- ti. Venendo poi il consultore con- ventuale considerato consultore or- dinario, come tale precede tutti i consultori semplici, e siede dopo il p. commissario; cos\ fu deciso do- po analoghe dispute di precedenza. CON L'ordine poi delle votazioni inco- mincia dall'ultimo, e sale fino al primo, ossia a chi presiede. AH' in- contro i Cardinali votano dal più degno, e scendono all'ultimo in di- gnità. 1 voti de' consultori sono ri- feriti ai Cardinali; ma senza dire chi gli ha emessi. E siccome nella mattina de' 29 aprile, nella chiesa di s. Maria sopra INIinerva , dai Cardinali, ed altri della congrega- zione si celebra la festa di s. Pietro martire, con cappella cardinalizia nei modo che descrivemmo al vo- lume IX, p, 187 del Dizionario; se cade in giorno di lunedì tal fe- sta, alla quale i consultori debbono intervenire, allora l'ordinaria con- sulta si fa nelle ore pomeridiane, come almeno si praticò in alcune circostanze. Cadendo però la festa di s. Pietro martire mentre i Car- dinali sono rinchiusi in conclave, la cappella si suole celebrare nella delta chiesa coli' intervento de' con- sultori, p. commissario, ec. Tanto si fece nel 1721 pel conclave per morte di Clemente XI, come si legge nel numero 5q2 del Dia- rio di Roma. Inoltre, celebrandosi nella detta chiesa a' 18 agosto l'e- sequie anniversarie di Paolo IV, se è in giorno di congregazione, essa si tiene prima di dette esequie. Di quelle poi che la congregazione ce- lebra ad ogni Cardinale e consul- tore defonto, si tratta al volume II, p. 96, e al volume IX, p. 137, e 128 del medesimo Dizionario. Due volte all'anno, cioè nel lu- nedi santo, e nel giorno 22, ov ve- lo 2 3 di dicembre, dai Cardinali si tiene congregazione nello stesso palazzo del s. offizio, e si chiama della visita graziosa, perchè dai medesimi si fa la visita alle car- ceri del tribunale. Nella settimana, CON in cui si fa questa visita non ha luogo la congregazione del mer- coletri. Nella sera di ogni nrìercoledì , die non sia vacanza, l'assessore ha l'udienza ordinaria dal Papa, per riferirgli le cose trattate nelle con- gregazioni, ed altro. In sua assenza, od impotenza, va all' udienza il p. commissario . Al medesimo asses- sore incombe riferire ai Cardinali quanto si è trattato nelle consulte, ed in assenza, e impotenza anche questa relazione tocca al p. com- missario. Gli affari si preparano al sabbato nella congregazione detta particolare, cui intervengono l'as- sessore, il commissario, il suo padre primo compagno, l'avvocato fisca- lej e vui sostituto cancelliere. Essi risolvono a chi riferire si debbano, se ai consultori, o ai Cardinali, ov- vero al Papa. Alcune cose le risol- vono eglino stessi, se le materie sono ordinarie, o esecutorie. Mon- signor assessore riceve gli ordini tanto dal Papa, che dai Cardinali. Della spedizione degli affari, e del- le congregazioni tenute dai Cardi- nali nella sede vacante, si par- la all'articolo. Congregazioni che si TENGONO dai CaEDINALI IN SEDE VA- CANTE. Il perno principale della congregazione essendo il segreto il più rigoroso, tutti i membri, e gli addetti alla congregazione e tribu- nale debbono prestarlo , e chi lo rompe incorre nelle più severe cen- sure pontifìcie, oltre le pene cri- minali, se si discopre dalla congre- gazione. Quando un Cardinale è stato dal Papa nominato a far par- te della congregazione, deve man- dare al palazzo del S. offìzio il suo uditoi'e o segretario, cui dà a stu- diare le cause della congregazione, per prestare il giuramento nelle CON a35 mani del p. commissario. Il giura- mento del segreto si presta o avanti i Cardinali, o avanti il padre com- missario. Avanti ai Cardinali radu- nati in congregazione, lo prestano i nuovi Cardinali aggregati dal Papa alla medesima, in piedi e al pro- prio posto. Lo prestano pure, ma in ginocchio sullo sgabello i nuovi con- sultori, che di poi prendono pos- sesso della carica col sedere alla loro sedia, ed assistere alla congre- gazione. Se l'avvocato fiscale, e l'avvocato de' rei sono ammessi a far da con- sultori, e ad intervenire alle con- gregazioni, lo prestano anch' essi inginocchiati allo sgabelletto, e poi ranno a sedere, ma dopo gli altri. Ora il fiscale interviene, sebbene non sia consultore. Il p. primo compa- gno del p. commissario anch' esso allo stesso modo presta il giura- mento, e poi va al suo posto, pri- ma degli avvocati, ma dopo i con- sultori. L'altro compagno, detto se- condo compagno, siccome non in- terviene alle congregazioni, così pre- sta il giuramento avanti al commis- sario , coH'assistenza di un notaro , o del sostituto del capo notaro, che interviene all'alto. Così il capo no- taro è presente ancora al giura- mento dei Cardinali e dei consul- tori, e ne roga l'atto. Allo stesso modo avanti al p. commissario giu- rano tutti gli altri , cioè il capo notaro, tutti i sostituti di lui quan- do sono eletti, l'archivista, il som- mista, e tutti gl'inservienti bassi, primo de' quali è il mandataro : lo presta anche il computista. Il palazzo dell' inquisizione di Ro- ma è situato dietro il colonnato di s. Pietro dalla parte di porta Ca- valleggieri. Viene formato dai due palazzi nel i566 acquistati da s. 236 CON Pio V, e dalle case successivamente comperate, e ridotte ad abitazione, e agli usi per la santa romana ed universale inquisizione. Esso serve di residenza a monsignor assessore, al p. commissario, ai pp. compagni, e a due religiosi conversi domeni- cani, uno de' quali è il maestro di casa del pio luogo. Vi è in esso ima bellissima cappella, il cui al- tare è dedicato a s. Pio V, del qua- le ivi si celebra la festa con qual- che solennità a' 5 di maggio. Inol- tre vi sono una ragguardevole bi- blioteca, l'archivio, la cancelleria, e le carceri della sagra inquisizio- ne, non che giardini ec. Vi risie- dono pure alcuni inservienti di quel tribunale , e della congregazione. Nella vita del santo Pontefice Pio V si legge, eh' egli assegnò rendile stabili per l' inquisizione, e che dal- la fiorentina famiglia Pucci acqui- stò il suo palazzo nel i56(J perla somma di sei mila scudi, che sta- bilii per questo oftjzio col disposto della costituzione XI 1 Sollicitac no- strae consideratioiii s provùlentia, da- ta a' i8 maggio, iJidl. Roni. t. I\ , part. Ili, p. ajo. Anche il Ciac- conio, Vit. Pont. t. II, col. 992, riporta che s. Pio V fece comode abitazioni pegli ufllziali del tribu- nale, e che nel 1 569 fabbricò le carceri. Anticamente le carceri del s. ofilzio erano a Ripetla presso il palazzo Borghese, e poi furono anche presso il convento della Minerva. S. Pio V le stabilì nel luogo ove ora sono. Dopo l'ultima invasione francese si formarono le carceri in alcune camere di detto convento, cioè dal i8i4 al 1823, epoca in cui Leone XII benemerito della santa inquisizione, restaurato il suo palazzo, le ripristinò al primiero locale destinato da s. Pio \. Su CON questo punto si può leggere quanto analogamente dicesi nel volume IX, p. 268 del Dizionario. Tr? le rendite del s. ofilzio evvi la rinomata tenuta di Conca posta a mezza strada tra Anzio^ e Vel- letri (Fedi), della quale crediamo opportuno di dare un cenno stori- co. In questo vastissimo tenimento la sagra congregazione ha il gover- natore, il cancelliere, ed altri mini- stri. Comprende circa tremila e quat- tordici rubbia di terreno, che altri pe- rò dicono tremila e cinquanta. Confi- na colla rinomata tenuta di Campo- Morto del capitolo vaticano , della quale si parlò al volume XII pag. 3i4, 3i5, e 3^1 del Dizionario j inoltre confina colla tenuta di Ca- stella, e co' teiritori di Cisterna, e di Nettuno {Vedi). In questo teni- mento , che si divide in tre quarti, e comprende molti pascolari, sono- vi grandi ferriere mosse dal fiume Astura, fiume celebre per la scon- fitta definitiva riportata dai latini l'anno di Roma 4'7j g che pose fine alla loro indipendenza. L'edi- ficio della ferriera di Conca è ri- nomato , con forno fusorio , e che è uno dei principali dello stato pontificio. Sono essi forni in Con- ca, in Bracciano, e in Canino ec. Siccome le ampie tenute di Conca e Campo-]\Iorto sono di aria mal- sana, così dai Pontefici erano state assegnate per rifugio , ed asilo ai delinquenti rei di delitti. Pio VII, ai 6 luglio 18 16 abolì tal privile- gio. Tultavolta il suo degno suc- cessore Leone XII per prudenti ra- gioni lo volle ristabilito nel 1826, con bolla de' i5 settembi'c, saggia- mente però prescrivendo provvide leggi , acciocché il coniugio si po- tesse conciliare colla sicurezza pub- l'hca. CON 11 casale di Conca surse dalle rovine della celebre città di Satri- Clini, appartenente ai volsci. I sa- t ricani, diversi da quelli della Cam- pania, nell'anno 'y.5'6 di P>.oma en- trarono nella famosa lega latina per riporre, a dispetto de' romani, i Tarquinii sul trono. Vinti i lati- ni al lago Piegillo, i satricani ri- masero tranquilli sino olla guerra anziata dell' anno di Roma 264. Coriolano prese Snlricum nel 268, e saccheggiolla pei volsci, in pote- 18 de' quali rimase sino al 371. Poco dopo il romano Camillo la debellò, ne discacciò i volsci , e la fece tributaria della plebe. Cinque anni dopo poterono i volsci ricu- perarla, usando vilmente della vit- toria verso i prigionieri ; ma i ro- mani, nell'anno 38o, vinsero com- piutamente i latini, che per rabijia ridussero in cenere Salricitin , ri- sparmiando il solo tempio della Ma- dre Ma tuta, perchè atterriti da una voce, che udissi uscire dal medesi- mo tempio. Ritnase Satrico deser- ta fino all' anno 4^0 , in cui gli anziati limitrofi, a cagione dell'im- portanza del luogo, vi dedussero una colonia, e così la città fu re- staurata ; ma poco dipoi , avendo i romani dichiarato nuova guerra ai volsci, questi in numero di quattro mila difesero Satrico, che da Mar- co Valerio Corvo, ad eccezione del tempio , fu incendiata. Di nuovo nel 4 • 6 si raccolsero gli anziati, e i volsci presso Satrico, selibene in istato abbietto ridotta ; ma furono rotti pienamente dal romano valo- re. Sembra che il tempio di Ma- tuta e quello di Giove rimanesse- ro in piedi sino all'anno di Roma 547. In una pianura poi, presso il casale di Conca, fra due fiumicelli soige un colle isolato di tufo , il CON 237 quale, nel swjolo XIII, venne forti- ficato di nuovo colle pietre dell'an- tico suo recinto, di opera saraci- nesca. Tali ristauri vennero rinnf>- vati nel secolo XVI con ogni sorta di materiali. Conca passò in domi- nio della romana inquisizione nel pontificato di s. Pio V da lui acqui- stata, ed alla congregazione donata con bolla concistoriale de' 3 aprile i566 Duni inter arcana, che ripor- tasi nel Bollarlo Domenicano al tomo V, p. 119 con questo tito- lo . S. Romanae et Universalis In- fjnisitionis Conimissarius generalis veniat in possessionem Conchae. L' originale , in decente custodia , si conserva nell'archivio del s. of- fìzio, e tutte le sottoscrizioni, com- presa quella di s. Pio V, vi sono originali. Nello stesso tomo V, pag. I ■?.4 del Bollario Domenicano, è riportata la citata costituzione Sol- licitaCj ed il titolo è : Commi ssa- rins generalis miUatnr in possessio- nem palata s. affidi. L'uno e l'al- tio documento si dicono ex archi- vio Ordinis, ed il santo ofFizio , nello stesso anno i566, entrò in possesso della tenuta di Conca, e dei memorati palazzi. Sulla romana universale inqui- sizione, congregazione, e tribunale del s. offlzio, oltre i citati autori, si possono consultare i seguenti; Francesco Macedo, Schema Sacrae Congrega tionis s. ofj/cii romani, ciini elogiis Carclinalium, Patavii 1676; Jacobus Cohellio, Notitia Carclina- lium, Congregatici II, De sacra In- cjuisitione, sive de sancto officio. Il p. Fabrizio nella Lux saliilaris evangelii, p. 569, riporta gli scritto- ri sul tribunale dell'inciuisizione. Congregazione Laurdana. Avendo il Pontefice Sisto IV 238 CON sotti-atto dalla giurisdizione del ve- scovo di Piecanati il santuario della santa Casa di Loreto, e le perso- ne addette alla medesima, l'assog- gettò immediatamente alla santa Sede, ed il suo nipote Giulio II confermò dipoi interamente l'operato da Sisto IV. Quindi Leone X eresse la chiesa di Loreto in collegiata, e dichiarò esenti dalla giurisdizione vescovile non solo tutti gl'inser- vienti del santuario; ma ancora i pellegrini, durante la loro dimora nella città di Loreto. Lo stesso confermarono Clemente VII, e Pao- lo III. Finalmente Sisto V dichia- rò cattedrale la chiesa di Loreto, e stabih i limiti della giurisdizione del vescovo, e di quella del Cardinal protettore del Santuario, dal quale dipendeva il governo delle cose, e delle peisone, ch'erano state dichia- rate esenti dalla giurisdizione vescovi- le. Siccome però nacquero ben presto alcune controversie, Paolo V, col- la bolla: Divina disponente clemen- tia, data Ji i4 luglio 1620, compo- se le questioni fino allora agita- te, e segnò e stabili più esatte le linee di demarcazione , rapporto alle due giurisdizioni del vesco- vo, e del Cardinal protettore. Ma tale forma di governo non dando quel buon risultato che si sperava, il sommo Pontefice Inno- cenzo XII, dopo aver confermato l'e- senzione dell' insigne santuario del- la santa Casa di Loreto ( Vedi), dalla giurisdizione dell' Ordinario , colla soppressione dell' autorità e della carica del Cardinal protetto- l'e del medesimo santuario, assog- gettò il santuario stesso immedia- tamente al Papa, ed alla santa Sede, e coll'autorità della bolla, Sacrosancta Redeìnptoris, data die 9 augusti 1698, Bull. Rom. t. IX CON p. 470» istituì in Roma una congre- gazione di Cardinali, e prelati, uno de'quali deputò in segretario, e per prefetfo dichiarò il Cardinal segre- tario di stato pro-tempore. A questa congregazione, che dalla cittìi ove venerasi la santa Casa, prese il nome di Lauretana, affidò il regime di tutto quello che era stato dichiarato esente dalla giurisdizione vescovile, e da quella dei tribuuali ordinari, e la incaricò dell'amministrazione del patrimonio del santuario, da eseguirsi sulla faccia del luogo me- diante l'opera d'un prelato gover- natore. Inoltre alla medesima con- gregazione affidò la cura di deci- dere ogni controversia in venera- zione del più augusto santuario di Europa, e del mondo. Colla mede- sima bolla Innocenzo XII dichiarò le facoltà del vescovo di Loreto, e del prelato governatore. Ad onta però di tali lodevoli provvedimenti, in progresso di tem- po, essendo insorte nuove differenze e questioni sull'esercizio delle rispet- tive giurisdizioni , e specialmente fra il vescovo di Loreto, ed il pre- lato governatore, perciò a troncar- ne interamente l'origine, Papa Be- nedetto XIV, a' 6 gennaio 1742» pubblicò la costituzione, Humilita- tis nostrae, che si legge nel Bull. 3Iagn. t. XVI, p. 129, ed ordinò che si l'accogliessero tutte le risolu- zioni emanate sino allora dalla con- gregazione come esecutrice, ed in- terprete della bolla Innocenziana, le quali fossero perciò ridotte per ordine alfabetico in compendio, af- finchè tutte le controversie potesse- ro essere risolte, e fossero quindi diligentemente stampate. In seguito all'insorgere di ulteriori differenze, volle quel Pontefice che si ricorresse alla sagra congregazione, e quindi CON interamente si ubbidisse alle riso- luzioni , ed ai decreti , che sulle questioni avrebbe emanato. A tal effetto il sapientissimo principe avea dalla medesima congregazione fatto discutere una quantità di dubbi, le cui risoluzioni potessero alle circo- stanze applicarsi ad alcuna differen- za, facendo altresì che tanto le an- teriori, che queste risoluzioni della congregazione Lauretana fossero riu- nite in un sol volume, o compendio che intitolò Synopsis Lauretana, il quale tuttora serve di norma alla stessa congregazione. Così con que- ste leggi veime regolata l'ammini- strazione del patrimonio della s. Casa, e la giurisdizione sopra gli stipendiati, e le cose al medesimo spettanti. Questa congregazione presiede al regolamento di tutti gli affari che appartengono alla santa Casa di Lo- reto, suoi ministri, famigliari e nu- merosi dipendenti. Non avea però giurisdizione nelle cause contenzio- se civili, le quali in prima istan- za si vedevano in parlibus, ed in seconda nella Piota di Macerata, quando esisteva quel tribunale, o da quello dell' A. C. , come tutte le altre della Marca, a norma di quanto dispose Benedetto XIV col- la sua costituzione. Circa la giudi- catura della prima istanza in par- tibus , è da sapersi che prima la congregazione Lauretana, e per es- sa il governatore di Loreto, ave- va la giurisdizione privativa nella sola suddetta prima istanza, in tut- te le cause dei nìinistri, e dei pa- tentati privilegiati della santa Casa, e rispetto a chierici godono essi del foro Lauretano solamente nelle ma- terie risguardanti il loro ministero. I soli laici ne godevano indistinta- mente. Per sapere poi quali pa- CON 239 tentati, e privilegiati godevano, e quali no, della privativa dei foro di Loreto, fa duopo consultare la citata raccolta di diverse risoluzio- ni chiamate Synopsis Rcsolntioniun, che si legge nel Bollano di Bene- detto XI f^; avvertendo aver essa avuto, come si è detto, forza di leg- ge; attributo accordato dal medesi- mo Benedetto XIV colla costituzione Humililatis. Dipoi, con moto-proprio di Cle- mente XIII, de'28 aprile 1768, fu accordata la privativa del foro di Loreto con altre dichiarazioni, ai soldati chiamati corazzieri , come ancora ai questuanti della santa Casa nell'attualità dell'esercizio del loro of- fizio. Clemente XIV, successore del precedente Pontefice, con biglietto scritto dal prelato suo uditore, ai 16 novembre 1772, a monsignor uditore della segnatura, decise per questa privativa di foro. Egualmen- te il tribunale di segnatura decise a favore dei custodi delle limosine in una Faventina 17 giugno 17795 ed altra Ferraricn. li i5 luglio dei- Io slesso anno. Pio VII però colla bolla Post diu- iurnas, tertio kal. nov. iSoo, super restauratione reginiinis Pontificii , tit. De jurisdiclionibus tribunaliuni civilium al §. 3, e tit. De jurisdict. trih. et judicuni criminaliuni etc. § 16, relativamente alla congrega- zione Lauretana, dispose, che sia ristretto per l'avvenire il privilegio del foro Lauretano alle sole cause riguardanti l'interesse dello stesso santuario di Loreto, e rapporto ai patentati non si estenda assolutamen- te oltre quelli, che sono descritti nel rollo, e addetti all'immediato e continuo servizio del santuario nella città di Loreto, e nelle sole cause passive. Nuova riforma su ta- ■y.\o CON h; giurisdizione venne fatta col mo- to-proprio del lodalo Pontefice in data () liiifji'o i(Si6; venendo abo- lito del tutto il privilegio del foro latnetano, e tolta al prelato gover- natore, ed alla stessa congregazione la giurisdizione contenziosa, tutto assoggettandosi ai tribunali ordi- nari. Finalmente Leone XII, con bre- ■ve de'?. I dicembre 1827, che inco- mincia, Laureti civilas^ nuovamente afiidòad un prelato, come già avevano fatto Sisto 1\^, ed Innocenzo XII, il governo di Loreto con particolare giurisdizione sulla città, e territorio di Loreto, col titolo di coiiìmissarin apostolico della s. Casa di Loreto, il quale dovesse amministrare tutti i beni della pingue e vasta ammini- strazione della stessa santa Casa, e dovesse rendere conto al Cardi- nal piefflto della congregazione Lauretana. Il medesimo Leone XII restituì ancora alla congregazione Lauretana la giurisdizione conten- ziosa, siccome fu stabilito da Inno- cenzo XII, con la moditìcazione per altro della citata costituzione, Post diuturnas, e rese altresì all'ammi- nistrazione della santa Casa il pri- vilegio, che aveva di escutere i de- liitori con la riiajio regia. Sino al- l' odierno pontificato la congrega- zione si compose del Cardinal pre- fetto pro-tempore, ch'era sempre il segretario di stato, di alcuni Car- dinali membri di essa, di alcuni prelati, compreso il segretario che è sempre monsignor sotto-datario pro-tempore, e che non passai'ono mai il numero di sei, d'un giu- dice relatore, e del sottosegretario ed archivista. Ma il regnante Ponte- fice non solo approvò ed ampliò la giurisdizione del commissariato di Loreto, ehe prende luogo fra le CON delegazioni dopo la prima di Ma- cerata, ma stabih nella città un tribunale di prima istanza sogget- to a rpicllo di appello di Macera- ta, tranne gli altari, ne' quali ha interesse la santa Casa, e pei quali vi è l'appello alla sagra congrega- zione Lauterana, e diede un rego- lamento, e disposizioni per le cau- se del santuario di Loreto. Indi per organo della segretaria di stato, li 21 novembre i83i, e colle di- sposizioni addizionali de' 20 febbra- io i832, prescrisse il regime per la città di Loreto e per l'amministra- zione della giustizia, tanto per le cause del foro privilegialo Lauretano, quanto per quelle non soggette a questo foro, dichiarando che si do- vessero nominare dodici prelati vo- tanti per la congregazione Laureta- na, allineile formino quattro turni, e giudichino delle questioni sia civili sia criminali, come pure in via di segnatura; formando cos\ i diversi gradi di giurisdizione stabiliti nel re- golamento del i83i. Attualmente la congregazione lau- retana si compone del Cardinale pre- fetto, che per disposizione dello stesso Giegorio XVI dal i833 deve essere sempre il segretario per gli affari di statoinlerni : di altri dieci Cardinali, di tre votanti prelati del primo, di al- trettanti del secondo turno, di tre prelati votanti nel turno di appello per le cause civili e criminali, e di altrettanti pel turno di segnatura; non che dei prelati assessore, e se- gretario, dell'uditore criminale, e del sotto segretario ed archivista. Le segretaria e l'archivio sono nel palazzo quirinale, ove è unito l'ar- chivio della Congregazione cardi- nalizia d'A\'ignone [^edi), la quale cessò di esistere quando i repub- blicani francesi invasero colle armi CON nel declinare del passato secolo A- vignone, e il contado Venaissino. Il Cardinal prefetto, e monsignor segretario della congregazione lau- retana, lo erano pure di quella di Avignone. All' articolo Segeetario m STATO si riporta la serie dei Car- dinali prefetti della congregazione lauretana. V. i.° Summonini Pon- tijicuni constitutiones super contro- versus jurìsdictionibus inter episco- punì et gubernatorem laurelanos , Romae ij^S; 2.° il cav. Lunado- ro, Relaz. della Corte di Roma ■voi. II, p. 21 4, Della Congrega- zione della santa Casa di Loreto; non che l'articolo Loreto. Congregazione di Propaganda Jide. Degna della grandezza d'animo, fervido zelo, e generosità apostolica de' Romani Pontefici, fu la mera- vigliosa istituzione di questa bene- merita, e celebralissima congrega* zione , il suo portentoso incremen- to, e il floridissimo suo stato in tutte le parti del mondo, il cui nome risuona glorioso e rispettato dalla moltitudine delle differenti nazioni, che sino dal suo nascere ne sperimentarono i benefici effetti, sia nella loro conversione, o con- fermazione nella vera fede, sia nella civilizzazione, e dirozzamento loro. Stabilita essa fu per la propagazione della religione cattolica, e per ub- bidire al comando divino di Gesù Cristo, che disse agli apostoli: Eun- tes in munduni universum, praedi- cate evangeliuni omni creaturae . V. Missioni, e Propagazione della FEDE. Ognuno già sa come i sommi Pontefici, sino dal nascere della Chiesa, cuiassero l'adempimento del VOL. x\i. CON 241 detto divino comando, e principian- do dal primo di essi il principe degli Apostoli s. Pieho, per tutte le parli spedirono zelantissimi uo- mini a predicare 1' evangelo, e suc- cessivamente a risvegliare in altri la fede illanguidita, ed insieme ac- correre con apostolica sollecitudine a correggere gli errori, ed a com- battere l'eresia e lo scisma, per cui inuumerabili furono quelli, the ri- portarono la bella palma del marti- rio. Fra i tanti dalla congregazione a tal fine inviati, si venera per protomartire di Propaganda fide il cappuccino s. Fedele da Sigma- ringa, ed anche adesso si aumenta il catalogo de' numerosi suoi atleti, con que' missionari esemplari che da ultimo nella Cina soffrirono pe- ne, tormenti e morte, per confes- sare e diffondere la dottrina di Ge- sù Cristo. Tralasciando di novera- re que' Pontefici che si distinsero in questo santo scopo, e tutte le vittime dello scopo medesimo, av^ vegnachè tutto si riporta in molti articoli del Dizionario, veniamo piuttosto all'erezione di questa con- gregazione, operata dall'alta mente di Gregorio XV, Ludovisi, bolo- gnese, dichiarando altresì quanto alcuni suoi predecessori, forse collo stesso divisamento, gliene abbiano preparata per così dire l'istituzione, per cui il loro nome sarà in pe- renne benedizione nella Chiesa di Dio. Questa grand' opera adunque , come osserva il Cocqueliues nella prefazione agli Annali di Grego- rio XIII, p. 5, fu promossa, ed alcuni ne ripetono il nascimento dall'altro bolognese Gregorio XllI, Buoncompagno , che degnamente • successe a s. Pio V l'anno 1^723 d.ippoichè egli diede particolare 24^ CON ispezione ai Cardinali Caraffa, Me- dici, e Sautorio, perciò che riguar- dava la propagazione, e il nianle- nimento nella fede dei maroniti , slavi, greci, etiopi, egiziani, etc. A proprie spese fece stampare egli parecchie migliaia di analoghi librij come di catechismi in diverse lin- gue, ed ordinò che in casa del Cardinal San torio si tenessero con- gressi tutti risguardanti la propa- gazione della fede. Allo stesso Gre- gorio XIII si deve la fondazione di numerosi Collegi ( Vedi) , che enumerammo a quell'articolo, in diverse parti del mondo, ed in Ro- ma, pegl' inglesi, pei greci, e pei maroniti , ec. Nel Giappone apri inoltre una casa ai gesuiti, ricevet- te gli ambasciatori dei principi di quel regno, procurò le conversioni di molti Armeni, pei quali voleva fondare eziandio mi altro collegio in Koma ; confermò nel cattolicismo i cristiani del Malabar; spedì mis- sionari ai ruteni abitanti in Calfa del Chersoneso, con gran copia di libri atti ad istruirli. Le stesse a- postoliche premure ebbe Gregorio XI li pegli abitanti del Ceylau, del monte Libano, pei caldei giacobiti, e per altre nazioni. E perchè la Chiesa era travagliata , massime l'Alemagna , dalle funeste conse- guenze della così detta riforma , consolidò la fondazione in Roma del collegio Germanico-Ungarico, e ne fu amplissimo benefattore. Che se la congregazione ricono- sce i suoi principii da Gregorio XIII, un aumento lo riconosce dallo zelo di Clemente Vili, Aldobrandini , fiorentino, il quale, elevato al pon- tificato nel 1592, prese particolar cu- ra della promulgazione, e del man- tenimento della fede. A tal effetto, nella mattina degli i i agosto i5c)9, CON tenne la prima congregazione avan- ti di sé, mentre le altre congrega- zioni successivamente si adunarono ogni settimana in casa del Cardi- nal Santorio, detto dal suo vesco- vato di Santa Severina , e per- ciò riconosciuto per primo pre- fetto della congregazione. Nelle con- gregazioni settimanali si prepai'a- vano le materie, che ad ogni quin- dici giorni si riferivano al detto Pontefice, il quale ricevette l'abiu- ra degli errori del patriarca Ales- sandrino, spedì soccorsi ai maroniti del Libano, fondò in Roma il col- legio scozzese, e nel 1600 conce- dette licenza a' religiosi mendicanti di diffondere la santa ft^de. Sotto il detto Clemente YllI avvenne anco- ra la conversione della nazione R.ute- na alla fede ed unità cattolica, per la riconciliazione della quale e de' suoi vescovi, tenne anzi il Papa un ce- lebre concistoro, di cui dal Cardi- nal Baroiiio si pubblicarono gli atti. Spedì poi Clemente Vili sull'alfa- re sapientissimi brevi , e costitu- zioni. Nel i6o5 però, colla morte di Clemente Nili, non si adunarono più le congregazioni. Tuttavolta non si deve tacere che Paolo V, il quale successe al brevissimo pontificato di Leone XI, mostrò sonnno in- teresse per la conversione delle In- die, e di tante terre idolatre, che sotto questo nome si comprendono, da lui riempite di operai evange- lici, rivolgendo anche le sue cure all' Inghilterra, ed apprestando con sollecitudine pastorale le necessarie istruzioni ai cattolici di quel regno allora bersagli.iti. Divenuto nel 162 1 Pontefice il gran Gregorio XV, per vieppiìi promovere la cattolica religione , per dilalurla ucUu parie degli iu- CON fedeli, per difenderla, e per ripara- re agl'iminensi danai che in paesi cattolici recava l'eretica pravità, seguendo l'intendimento di Grego- rio XIII e Clemente Vili, diede felice perfezione, e compimento alla incomparabile opera , che divenne il braccio dritto della santa Sede. A' 22 giugno 1622 Gregorio XV pubblicò la bolla, Inscrutabili di- vinae providendae arcano ad Chri- sti Ecclesiae rcgenda gubernacu- la, etc. Bull, de Propagandajidej t. 1, p. 26, eli' è la costituzione XXVI del Bull. Rom. t. Ili, p. 425^ del Cherubini, e la LVIII del Bull. Bovi. toni. V, par. V, pag. 26 dei Cocquelines . Con questa celebre bolla Gregorio XV stabiPi la con- gregazione di Propaganda fide, e ad essa riservò il negozio della pro- pagazione della fede, e la spedizio- ne degli operai evangelici nelle parti straniere. Indi prescelse per mem- bri della congregazione medesima i Cardinali Saoli, Farnese, Bandi- ni, Sordi, Barberini ( poi Urbano VIII ) , Mellini , Borgia , Ubaldini , Cobelluzzi, Valerio, Zolleren, Ludo- visi nipote del Papa , e Sagrati ; insieme ai prelati Vives ( benefico donatore del palazzo della congre- gazione, e benemerito assai del col- legio Urbano), Agucci, e scelse Fran- cesco Ingoli per segretario , nonché il p. Domenico di Gesù e Maria, ge- nerale de' carmelitani scalzi. E sic- come questo ultimo personaggio ne fu assai benemerito, non riuscirà discaro che qui si riporti un pic- colo tratto della sua vita, data alla luce dal p. Filippo della ss. Trini- tà , preposito generale dello stesso Ordine, e pubblicata in E.oma nel 1668, anche per alcune notizie analoghe all' istituzione della con- gregazione. CON 243 Si legge pertanto al libro VI, capo V della detta opera, che fino dal tempo di Clemente VIII i car- melitani scalzi procurarono la isti- tuzione della congregazione di Pro- paganda fide; giacché il p. Pietro della Madre di Dio , già generale dell' Ordine, allora predicatore apo- stolico, fu il primo a dar principio a questo negozio, e mandò nel i6o4 i carmelitani scalzi alle missioni in Persia. Quindi il suddetto p. Do- menico promosse presso Paolo V questa santa opera, che finalmente a sua istanza si perfezionò sotto Gregorio XV. Questa congregazione si componeva allora di undici Car- dinali e due prelati, i quali una volta il mese si dovevano adunar avanti il Papa, e due volte avanti il Cardinal decano. In essa si trat- tava della conversione degl'infedeli, e di lutti gli altri affari apparte- nenti alle missioni. La prima ses- sione fu fatta avanti a Gregorio XV ai i4 gennaio 1622, ed alla congregazione il Papa aggiunse il padre Domenico , come quello eh' era stato promotore dell' istitu- zione, e che in seguito aiutò con ogni mezzo eh' era in suo potere, tanto co' prudenti consigli, che colle limosine di molte migliaia di scu- di d' oro , da lui trovate da alcu- ni principi , signori , e pie perso- ne, e che precisamente da alcuni si vuole ascendessero ad ottanta mila scudi , non potendo uiuno resiste- re al suo zelo e fervore. Grego- rio XV a tal effetto consegnò al p. Domenico nella chiesa di s. Ma- ria della Vittoiia , e alla presenza di tutti i religiosi, un breve se- gnato il px'imo marzo 1622, col quale dichiarò servirsi del suo aiuto nel propagare la religione cattoli- ca, V. V Enchyridiofi, pag. i32, 244 CON del p. Eusebio di Tutti i Santi , ed il libro de procuranda salute o- mnium gentiuni^ Antuerpiae 1 6 1 3, che stampò il p. Tommaso da Ge- sù dello stesso Ordine. In quel li- bro, al e. I del 1. 3, propose la grande idèa de erigenda congrega- tione prò ^de propaganda. Vuoisi aggiungere, che Gregorio XV fu mosso all'istituzione della congre- gazione, anche per le istanze del lodato monsignor Gio. Battista Vi- ves di Valenza, e del ven. p. Gio. Leonardi lucchese, fondatore della congregazione de' chierici regolari della Madre di Dio. Nello , stesso giorno 22 giugno suddetto, Gregorio XV, colla costi- tuzione Romanuni dccet Ponùficem ex pasloralis ofJìciL debito , Bull, de Prop. fide p. 3o, loc. cit., eh' è la costituzione XIX del Bull. Roni. t. V, par. V, p. 28, assegnò in perpetuo alla nuova congregazione, il pagamento di cinquecento scudi d'oro, che ogni Cardinale doveva sborsare nella sua pi'omozione, per y Anello Cardinalizio [Vedi), nel modo che si dice a quell' articolo, e che tuttora riscuote la sagra con-' gregazione, diminuito peiò da Pio VII, dopo l'epoca inlausta della cos\ detta repubblica, nella somma di scudi seicento d'argento. L'am- ministrazione di tali somme, e del- ie altre rendite, che sarebbono as- segnate all' istituto, venne da G lo- gorio XV aflidata ai Cardinali del- l' istituto medesimo. Ed aftinché le altre nazioni avessero nel!' Italia , principal seggio del cattolicismo , un esempio da imitare , il Pajja rinnovò la costituzione di Clemen- te Vili , in cui si vieta agli italiani di far dimora in que' paesi , nei quali non si permette il libero culto della religione cattolica; ed allra CON bolla promulgò, eh' è la XXVIII del Bull. Roni. t. Ili, pag. 4^7 del Cherubini, contro gli eretici dimo- ranti in Italia, e contro i fautori loro, siccome pure riporta il Ber- nini, Storia delle eresie y pag. 701. Quindi Gregorio XV, col dispo- sto della costituzione Cwn Inter inuUiplices , et gravissìmas Aposto- latus nostri curas, i4 decerabris i522, Bull, de Prop. fide loc^ cit. p. 35, concesse alla congregazione ampli privilegi , cioè che tutte le scritture , istromenti , bolle , brevi , patenti, facoltà , licenze , e conces- sioni spettanti in qualunque modo ad essa, si concedano gratis da tutti i ministri, scrittori notari apostolici, e da qualunque pubblico ministro della santa Sede; privilegi che do- vrebbero anche godere i ministri , i deputati, e gli agenti della stessa sagra congregazione. Inoltre Gre- gorio XV, acciò la congregazione godesse di tutte le grazie che po- tessero influire all'utilità e vantag- gio della medesima , con pienezza di autorità apostolica, espressa nella costituzione Cuni nuper ex injuncto huniilitntis iwitrac pasloralis officio, i3 junii 1623, le concesse di poter- si eleggere un giudice particolare per tutte le cause civili , o crimi- nali, che le potessero spettare, per r esecuzione delle cui sentenze in perpetuo deputò l'uditore generale della camera apostolica, e suoi giu- dici dipendenti. Su di ciò è a ve- dersi il Cardinal de Luca: il Car- dinal pratico, capo XXXVI, della congregazione della Propaganda del- la fede. Finalmente Gregorio XV assoggettò alla congregazione tutti i collegi sino allora istituiti, e quelli che in progresso s' istituissero, collo scopo di propagare la ittde per tutto il mondo , ciò che poi conferuif) CON CON 24? Urbano Vili, che gli successe nel gli eretici alla Chiesa cattolica, co- medesimo anno iGaS. All'articolo me si legge nella bolla d' istituzio- CoiLEGi DI Roma , si può vedere ne Immorlalìs Dei Fiiius, Bull, de quali sono i soggetti alla congrega- Prop. fide, t. I, p. 65 ; ove a p. 7 i zione. eziandio si leggono le esenzioni di Per dare alla congregazione un tutti i pubblici dazi a favore sì del prefetto , Gregorio XV deputò a collegio che della congregazione. 11 sottoscrivere le carte della congre- predecessore Gregorio XV avea con- gazione i Cardinali Sàuli decano cessa la franchigia delle lettere al del sagro Collegio, e Ludovico Lu- collegio stesso; franchigia per la dovisi suo nipote, magnanimo fon- quale l'amministrazione delle pon- datore del collegio irlandese. Le tificie poste paga al presente alla carte poi concernenti le rendite , congregazione un annuo compenso. r esito, e l'economia della congre- Urbano Vili ebbe la consolazione gazione, per molto tempo si sotto- di vedere l'Etiopia e il re di Con- scrissero da ciascun Cardinale dei go nell' Africa , non che il patriai-- tredici componenti la congregazione ca di Costantinopoli Partemio giu- stessa, il quale durante quattro mesi rare ubbidienza alla santa Sede, per turno ne regolava l'uffizio. Da Noi qui non riporteremo le no- questo sistema ebbe origine il Car- tizie risguardanti i prodigiosi ef- dinal prefetto dell' economia , nella fetti delle immense e costanti cure cui assenza e impotenza dal Papa della congregazione di Propaganda. si nomina un pro-prefetto , ovvero fide, poiché esse potranno leggersi supplisce il Cardinal prefetto gene- ai tanti relativi articoli del Dizio- rale. Dopo la morte dei Cardinali nario. All'articolo poi Collegio Ur- Sauli e Ludovisi, Urbano Vili, ai bano, non solo si dice con qualche 29 dicembre i632, commise la gè- diffusione tuttociò che spetta a sì nerale direzione degli affari al Car- gran collegio, ed a' suoi alunni, ma dinal Antonio Barberini suo nipo- si riportano ancora importanti no- te surrogandogli , in caso di biso- tizie intorno alla congregazione , si gno, il proprio fratello Cardinal descrive il vasto edilizio della me- Barberini del titolo di s. Onofrio , desima, la residenza del Cardinal con apposito pontificio breve. Da prefetto generale, di monsignor se- questi due ultimi Cardinali ebbe gretario, della segretaria, dell'archi- principio la regolare, e non inter- vio, della computisteria, della chie- rotta serie de' Cardinali prefetti del- sa, del collegio e suo museo, della la congregazione, che riporteremo biblioteca ec, nonché della rinoma- in fine. tissima stamperia e de' pregi che Urbano Vili, col massimo im- tanto la distinguono, in fine del suo pegno, procurò il maggior incre- Cardinale prefetto. Della Congrega- mento della congregazione, e sotto zione poi della correzione de' libri di lui venne institnito l'insigne, delle chiese orientali, originata da e celebratissimo Collegio Urbano questa di Propaganda , il cui se- (f^edi), qual seminario ubertoso, e gietario talvolta fu insieme quello benemerito a tutte le nazioni per della congregazione di Propagan- bandire l' evangelo, coltivare i fé- da, si tratta pure all'articolo rela- deli, e richiamare gli scismatici, e tivo. i^G CON Alessandro VII fu anch' egli nno de' Pontefici benemeriti della con- gregazione, ja quale già sotto di Jiii possedeva pingui rendite. Quel Papa da esse assegnò anzi alla re- gina Cristina di Svezia, che rinun- ziato il regno, abiurato il lutera- nismo, erasi ritirata in Roma, l'an- nua somma di scudi ventimila. La congregazione ogni mese si teneva dapprima avanti il Papa, e talora quelli che la componevano ascesero ^1 numero di trentotto , ma sotto Alessandro VII di rado si convoca- vano, ond'è che dal 1666 inco- minciarono i Papi a l'icevere ad ordinaria udienza* i prelati segreta- ri della congregazione, i quali pri- ma portavano all'udienza le intiere posizioni degli affari che riferivano. Ma regolata in progresso di tem- po la procedura della congregazio- ne , ora solo portano all' udienza pontificia tuttociò, che è piti ira- portante per fare la chiara, ed e- satta relazione degli affari al som- mo Pontefice, riferiscono i risultati delle congregazioni generali , e do- mandano quelle grazie ed indulti non compresi nelle moltissime fa- coltà, che ha il Cardinal prefetto generale. Tx'a i Cardinali della congrega- zione alcuni sono membri di quella particolare della Cina, per nomina che, come dei primi, ne fa il Pa- pa, con biglietto del segretario di stato. Questa congregazione all'oc- correnza si aduna nelle camere del Cardinal prefetto, che come ponen- te di questa particolare congrega- zione è sempre il prefetto genera- le pro-tempore. Così con voto con- sultivo vi è segretario il prelato segretario di Propaganda. La con- gregazione particolare della Cina •venne deputata da Alessandro VII COX in occnsione, che dal medesimo fu-; rono spedili in quell'esfesissimo im- pero i primi Vicari apostolici [Fedi), con caratlei-e vescovile. La prima adunanza ebbe luogo ai i3 gennaio i665; ma però da principio non sembra che fosse permanente, adunaiidosi secondo il bisogno. Di- venne permanente dal pontifica- to d'Innocenzo XI, cioè dall'an- no 1677 in poi. In .seguito le congregazioni si adunavano di sera presso il Cardinale prefetto genera- le, recandovisi i Cardinali compo- nenti in abito corto. Nel medesimo pontificato d'In- nocenzo XI, e nel 1671 nel col- legio di Propaganda ebbe origine la conferenza ecclesia«ticn, che ivi si teneva ogni quindici giorni. Ne fu promotore il dotto monsignor Giovanni Ciampini, e le diede per istituto, di esaminare la storia ec- clesiastica nelle parti piìi importan- ti, con quel metodo e scopo che meritò gli encomi d'Innocenzo XI, e che descrive il Piazza, Opere pie p. 701, Della conferenza ecclesia^ stica nel collegio di Propaganda fide. Dell'accademia qviivi istituita da Benedetto XIV sopra i concili generali e particolari, di cui stabi- lì primo segretario monsignor Ni- colò Antonelli, poi segretario della congregazione, si fece menzione al- l'articolo Accademie (Pedi). Dopo r estinzione della beneme- rita compagnia di Gesù (che Pio VII fece però risorgei-e piìi gloriosa ed a cui il Papa regnante affidò il Col- legio Urbano), compagnia che aveva coperto il nuovo mondo, e due parti dell'antico, di nuovi cristiani, soprattutto dopo la guerra da ogni banda suscitata nel declinare del .secolo decorso, contro la cattolica religione, contro la santa Sede, ed CON il suo venerando capo, le terre più lontane, e remote del globo altre volte coltivate con tanto zelo e felice successo, vesta vano abban- donate; mancavano qiinsi da per tutto gli operai evangelici, e quelli che ancora travagliavano nella vi- gna del Signore non vedevano spe- ranza di essere rimpiazzati, onde con viva fiducia reclamavano il soc- corso divino, tanto pei neofiti, qua- si in punto di essere abbandonati alla ignoranza ed alla seduzione , quanto per gì' infedeli, i quali si vedevano privi della preziosa luce, che già brillava a' loro occhi. Su questa vista dunque i missionari delle Indie orientali, che ancora rimanevano superstiti alla soppres- sa compagnia di Gesù, composero ima messa prò fìdei propagatìone, per impetrare da Dio la conversio- ne delle genti, la quale presentata alla sagra congregazione di Propa- ganda fide, e da questa al sommo Pontefice Pio YI, fu da lui appro- vata con decreto della medesima congregn;ione de'rs marzo 1787, sottoscritto dal Cardinal Antonelli, prefetto generale, e da monsignor Borgia, segretario delia congrega- zione. Quindi venne la messa con- cessa a tutti i missionari apostolici per dirla a loro arbitrio, ne' giorni non impediti, in tutte le missioni. Questa messa, che fu stampata al- lora in Liegi da Desser, è benissi- mo combinata, dappoiché fu com- posta con quelle espressioni di ze- lo, di religiosa unzione, e di quel vivo ardore, di cui per l'onore di Dio è ripiena la sagra Scrittura. L'epistola ed il vangelo sonovi per- fettamente adattati : 1' orazione è presa da quelle del venerdì santo, dove la carità, e la tenerezza ma- terna della Chiesa cattolica per tut- CON 247 ti gli uomini, sono espresse di una maniera inimitabile. T^. il Feller, Journ. histor. et litter., t. VIIL i. nov. 1787 n. 35?. Questa messa, che da principio non si era accor- data, se non che pei luoghi di mis- sione, ora con decreto della sagra congregazione generale del 9 ago- sto 1 84 1 5 confermato dal Papa re- gnante, è stata concessa anche pel Collegio Urbano, e per tutte le diocesi, nelle quali sia eretta l'asso- ciazione della propagazione della fede. Lungo del pari sarebbe il nove- rare le rendite, e i pii legati la- sciati con lodevole divisamento a questa congregazione per secondare l'istituto santissimo, e supplire alle immense spese ordinarie e straor- dinarie, cui va soggetta pel mante- nimento, e pegli aiuti copiosi, che fornisce agi' innumerabili suoi vicari apostolici, prefetti, e superiori delle missioni, missionari, ministri, ed a- genti, che ha per ogni parte del mondo. Non solo i Romani Ponte- fici, che con ogni maniera di sol- lecitudini e di paterno interessa- mento, interpongono la loro salu- tare influenza ed autoi'ità co'sovra- ni, e persino con quelli pagani ed infedeli , accompagnando talvolta i zelanti uffìzi con distinti donativi, affine d'impetrare protezione ai cat- tolici, ed alle missioni ; ma altri ancora potentemente cooperarono colle loro pie liberalità, e con altri mezzi, a sì tanto scopo. Tra i Pon- tefici vanno rammentati , oltre i sullodati, Innocenzo XII, che donò alla congregazione centocinquanta- mila scudi d'oro, e Clemente XII che gliene fornì settantamila. Tra i personaggi poi, che furono gene- rosi di soccorsi, e che lasciarono parte, o tutta la loro eredità alla 248 CON propaganda Jìde, si Jlstinsero ol- ti'ecchè Paolo Andreozzi, moltis- simi Cardinali , per la maggior parte stati prefetti, e membri di essa. Noi per ricordare alcuni, sen- za qui nominare i tanti benefattori del collegio Urbano, in quell'arti- colo ricordati, faremo menzione dei Cardinali Ferdinando Adda, o Abdua, che lasciò centomila scudi d'oro; Ni- colò Spinola clic donò circa novanta- mila scudi d'oro: e quindi dei Cardi- nali Galamina, Ubaldini, Ottoboni , Carrara, Cornare, Torregiani, Yor- ck , Borgia , Di Pietro, Consalvi , della Somaglia, Arezzo ec, i quali furono generosi di disporre in mor- te di gran parte, o della loro in- tera eredità in vantaggio della con- gregazione, che mai sempre erogò le sue rendite con impiegare som- me cospicue, oltre tante altre bene- ficenze pegli aiuti spirituali e tem- porali de'cattolici dipendenti dalla sua giurisdizione. A voler descrivere quale, e quan- to estesa sia la giurisdizione eccle- siastica, che la sagra congregazione esercita, vi vorrebbono molti libri. Di essa per altro si fa menzione ai rispettivi, e analoghi articoli del Dizionario. Laonde , seguendo il nostro metodo compendioso, perchè se ne possa prendere un'idea, ri- porteremo qui appresso il catalo- go de'soli vicari apostolici, delega- ti e prefetti apostolici, per la prin- cipal parte insigniti del carattere vescovile, stabiliti con autorità del- la santa Sede in ogni parte del mondo, sotto la direzione della sa- gra congregazione di Propaganda fide. AFRICA. Ahissiiiia: prefettura apostolica. CON Capo di Buona Speranza: vicaria- to apostolico. Egitto, ed Arabia: vicariato aposto- lico pei copti. Egitto; vicariato apostolico. Congo : prefettura apostolica. Isola Maurizio; vicariato aposto-r lieo. Isola di Borione', prefettura apo-» stolica. lìladagascar: prefettura apostolica, Marocco : prefettura apostolica. Senegal; prefettura apostolica. Tripoli: prefettura apostolica. Tunisi: prefettura apostolica. Noteremo, che sapendosi da ul- timo dalla congregazione di pro- paganda, che nell'Africa meridio-? naie, ossia nella Cafreria , vi è fon-? data speranza, che i Cafri possano essere con facilità convertiti alla cattolica fede, ha essa eretta in quei luoghi una prefettura apostolica, allidandone la cura ai sacerdoti detti Maristi, della congregazione stabilita in Lione. Il prefetto desti- nato per detta missione, quanto prima si recherà in quelle vaste re- gioni, con missionari, e catechisti. AMERICA. America meridionale : prefettura apostolica. Cajenna: prefettura apostolica. Curacao : prefettura apostolica. Giammaica colle Lucaj'e o Baclia- inà, e la Colonia inglese in Hon- duras nel Yucatan : vicariato a- postolico. Gìijana Biittanica , o Demerary: vicariato apostolico. Guadalupa: prefettura apostolica. Isola della Trinità colle Antille in- glesi: vicariato apostolico, Martinicca: prefettura apostolica. CON S. Domingo o repubblica di Haiti'. delegazione apostolica. S. Pietro e 3L'f/uelon: prefettura apostolica. Snrinam: prefettura apostolica. Terra-nuova: vicariato apostolico. Texas: vicariato apostolico. ASIA. Aleppo; vicariato apostolico pei latini , e delegazione apostolica pegli orientali. Asia minore: vicariato apostolico, che si funge dall'arcivescovo di Smirne. Caldea: delegazione apostolica. Cina e regni adiacenti: quattordi- ci vicariati apostolici, che si de- scrivono a quell'articolo, alcuni de'quali, come alcuni di altre par- ti, hanno il coadiutore insignito del carattere episcopale. Indie Orientali: nove vicariati a- postolici, che si riportano a quel- l'articolo. Persia: vicariato apostolico, eserci- tato dal vescovo di Babilonia. EUROPA. Anhalt- Coetlien, Anhalt Dessau . Anhalt-Bernburg: vicariato apostoli- co, che si esercita da monsignor nunzio apostolico di Baviera, in- caricato dell'amministrazione spi- rituale di detti luoghi, Bosnia : vicariato apostolico. Costantinopoli: vicariato apostolico, che si esercita dal vicario patriar- cale pei latini. Germania : vicaiiato apostolico del- le missioni settentrionali, che si fungeva dall'amministratore apo- stolico della diocesi di Osnabru- ch, col titolo di pro-vicario apo- stolico, ed ora si eseicita da un CON 24(, vescovo in partihus, dimorante nella stessa diocesi di Osnabruch. Gibilterra : vicariato apostolico. Grecia: delegazione apostolica, che si esercita dal vescovo di Sira. Inghilterra: otto vicariati apostoli- ci, che descrivonsi a quell'articolo. S. Maurizio, abbazia nel basso Val- lese, di cui è abbate, e primi- cerio del capitolo un vescovo in partibus. Mesolcina e Calanca: prefettura apostolica. Moldavia: vicariato apostolico, al presente sotto un visitatore apo- stolico, vescovo in partibus. Olanda: quattro vicariati apostoli- ci, ed una missione composta di sette arcipreture, come si può vedere in quell'articolo. Solo qui diremo , che della missione delle sette arcipreture è vice superio- re l'incaricato di affari della san- ta Sede all'Aia. Rezia nei Grigioni: prefettura apo- stolica. Sassonia: vicariato apostolico. Scozia : tre vicariati apostolici, di cui si tratta a quell' articolo. Sofìa : vicariato apostolico. Svezia: vicariato apostolico. Vallachia : vicariato apostolico, al presente amministi'ato dal vesco- vo di Nicopoli, OCEANIA. Batavia: prefettura apostolica. Oceania occidentale : vicariato apo- stolico. Oceania orientale: vicariato apo- stolico. Australia: prefettura apostolica. I rapidissimi progressi poi fatti dalla cattolica religione, particolar- mente nella parte occidentale del- l'Oceania, che ha formalo fin qui 25o CON CON un solo vasllsslmo vicariato opo- tofice gli ha dato un coadiutore stolico, determinarono la sagra con- nel sacerdote Guglielmo Dovarre gregazioue di- Propaganda, nel dar- eletto vescovo di Limisso, Amaten- ne lieto ragguaglio al Papa che sis, il quale ricevuta in Lione Te- regna, di supplicarlo insieme, che piscopal dignità, si reca con vari si compiacesse agevolarne la cura missionnri novelli destinati al vica- pastorale con la erezione per ora riato Centrale, a consagrare il suo di altro vicariato apostolico chia- coadiutore, e prestargli assistenza mato Centrale, perchè costituito nel regime pastorale, con le regioni, o isole del centro Oltre i nominati vicari, delegati, dismembrate dall'occidentale, e con e prefetti apostolici, la congregazio- la elezione del rispettivo vicario a- ne di Propaganda ^r/e esercita la postolico insignito del carattere epi- sua ecclesiastica giurisdizione sui se- scopale, con titolo, coui'è solito, m gaenti patriarcati, arcivescovati, e partibiis. Il medesimo Pontefice ap- vescovati di chiese determinate; con provò la risoluzione dei Cardinali questo però, come dicesi meglio al- della congregazione, e fece spedire l'articolo Concistoro [fedi), che gli opportuni brevi pontificii. tanto degli arcivescovi, e dei ve- Ora adunque esiste il terzo vica- scovi vicari apostolici delle missio- riato dell' Oceania detto Centrale, ni, coi vescovi coadiutori , soggetti che comprende le isole Wallis, Fu- alla sagra congregazione, non si fa tura, Tenga, Hamoa, Witij, la proposizione in concistoro, ma si Nuova Caledonia , le novelle He- dichiarano tali per breve apostoli- bridi, e tutte le altre isolelte in- co, incombendo però a monsignor terposte o adiacenti alle menziona- uditore del Papa l'assegnazione del le. I limiti precisi del nuovo vica- titolo in parlibiis, a richiesta della riato, sono all'est il meridiano che congregazione, come quello che di passa per l'isola di IMangea, ossia tali titoli custodisce il registro. V^. il confine stesso fra il vicariato oc- gli articoli Arcivescovi, e Vescovi. cidentale, e l'orientale. All' ovest il A quelli poi degli arcivescovati, e meridiano che passa per la punta vescovati in parlihits si dice se la più orientale dell'isola Christoval, congregazione abbia vicaiMo aposto- >;enza comprenderla nel vicariato, lieo, prefetto, collegi, ec, e missio- Al nord la linea equizionale. Al ne. Gli arcivescovi, e i vescovi poi sud finalmente il Tropico di Ca- di chiese determinate si propongo- pricorno. L'eletto vicario apostolico no al Papa con decieto consultivo è monsignor Pietro Bataillon, sa- della medesima congregazione, che cerdote della società de' Maristi di li approva, o rigetta dalle terne, Lione, ai quali sono confidati am- cui riceve dai sinodi provinciali, se bedue i vicariati occidentale, e cen- degli Stati Uniti d'America, al mo- trale . Il vicario fu fatto vescovo do che si disse al volume II p. i8, di Enio o Enios, anzi per facilita- del Dizionario: e se deW Irlanda re la di lui consagrazione, siccome [T'cdi), con quelle prescrizioni, che dimorante nell'isole Wallis all'in- riportansi a quell' articolo. L'elezio- circa seicento leghe distante dalla ne poi dei patriarcati, si fa sempre nuova Zelanda, residenza del vica- dai vescovi di ciascun patriarcato , rio apostolico occidentale, il Pon- meno il caso che il Papa, ad insi- CON niiazione tlella sagi-a congrpga/ione, elegga un coadiutore al patriarca ■vivente, o che la santa Sede per l'elezione del patriarca, non creda necessario l'adottare qualche straor- dinario divisamento, Seguita che sia l'elezione, il patiiaica novello, unitamente a quelli che ebbero parte all'elezione , invia alla con- gregazione gli atti di essa per fìir fede della canonica procedura, loc- chè essendo di fatto, la congre- gazione supplica il Pontefice ad ap- provare l'eletto, e a dargli il pallio dopo averlo dichiarato in concisto- ro. Ecco la nota de' patriarcati, ar- civescovati , e vescovati dipendenti per la Sede apostolica dalla congre- gazione di Propaganda, i quali tutti hanno articoli nel Dizionario. /Antiochia de' greci 3Ielcliìti , pa- triarcato. Questo patriarca , per concessione pontificia , può eser- citare come amministratore la sua giurisdizione su quella na- zione anche nel patriaicato Ales- sandrino, e di Gerusalemme. Antiochia de' Maroniti, patriarcato. Antiochia de' Siri, patriarcato cor» r amministrazione della chiesa ar- civescovile di Gerusalemme di rito siriaco. Babilonia, patriarcato de' Caldei. Cilicia, patriarcato degli Armeni. Adelaide y vescovato nell'Australia meridionale, nella nuova Olanda, eretto nell'aprile i84'2. Achonry, vescovato nell' Irlanda. Alesio, vescovato in Albania. Andros, vescovato nel mare Egeo. Antivari, arcivescovato nell'Albania. Ardagli, vescovato nell' Irlanda. Armagh, arcivescovato nell'Irlanda. Jìahilonia, vescovato nell' Asia. Baltimora, arcivescovato dell'Ame- rica settentrionale. CON 35 1 BnrdsTùwn, vescovato negli Stali Uniti Americani. Oggidì ebbe dal Papa regnante anche il titolo di Louis lille, ove il vescovo fu autorizzalo a l'isiedere. Boston, vescovato negli Stati Uniti Americani. Cashel, arcivescovato nell'lilanda. Charlestown , vescovato negli Slati Uniti di America. Charlotletown , vescovato nell'isola del principe Odoardo. Chelma, e Èelzi unite di rito gre- co, vescovati in Polonia. Cincinnati, vescovato negli Stati uniti di America. Clogher, vescovato nell' Irlanda. Clonfert, vescovato nell'Irlanda. Cloyne, e Ross, vescovati nell' Ir- landa. Corfà, arcivescovato nell'Isole Jo^ nie. Cork, vescovato nell'Irlanda. Costantinopoli , metropolitano pri- maziale pegli armeni. Crìsio, vescovato di rito greco unita in Croazia. Derry, vescovato nell'Irlanda. Detroit, vescovato nel Michigan ne- gli Stati Uniti di America. Down, e Conno r , vescovati uniti nell'Irlanda. Dromore, vescovato noli' Irlanda, Dublino, arcivescovato nell'Irlanda, Duhuque, vescovato nel territorio Visconsin nelf America setten- trionale. Durazzo, arcivescovato in Maceda-s nia, Elphin, vescovato in Irlanda. Emily, vescovato nell'Irlanda. Fernes, vescovato nell' Irlanda. Filadelfia , vescovato negli Stati Uniti di America. Fogaras, vescovato di rito greco in Transilvania. Galway, vescovato dell' Irlanda. l'i'ì CON Gran- Vamdino di rito greco unito, vescovato in Unglieria. Halifax, vescovato nella Nuova Scozia. Hispahan, vescovato in Persia. Hoherlnwii , vescovato nella terra di Vandieiiien, ossia Tasmania nella nuova Olanda, eretto nel 1842. Kerry ed Jgadon, vescovati nell'Ir- landa. Kildare, e Leighlìn , vescovati nel- r Irlanda. Killalaj vescovato nell' Irlanda. Killaloe, vescovato nell' Irlanda. Kilfcnora, e Kilinacduagli, vesco- vati uniti neir Irlanda. Kilrnore, vescovato nell" Irlanda. KirigstoHj vescovato nell' alto Cana- da. La parte occidentale dell'al- to Canada è stata eretta in ve- scovato distinto da Kingston, ma non si è stabilito ancora il ti- tolo della sede. Leopoli, arcivescovato di rito ar- meno in Polonia. Leopoli, Halicia, e Camenec, arci- vescovati uniti di rito greco ru- teno, nella Galizia Polono- Au- striaca. Limerich, vescovato nell* Irlanda. S. Louis, vescovato nel territorio di Missouri negli Stati Uniti di America. Luceorìa, e. ZyLonierilz, vescovati uniti di rito ruteno nella Wo- lìnia. Luck ed Ostrog, vescovato di rito greco ruteno nella Wolinia. Marcarla, e Trebigna, vescovati uni- ti nella Dalmazia turca. Mealh, vescovato in Irlanda. Miiisck, o Minsko, vescovato di ri- to greco ruteno unito, in Litua- nia. Mobile, vescovato nell'Alabama, ne- gli Stati Uniti di America. CON Montreal, vescovato nel basso Ca- nada. Munkats, vescovato di rito greco unito, neir Ungheria. Nnnkin, vescovato nella Cina. Nashville, vescovato nel Tennesee , neir America settentrionale. Natchez, vescovato nello stato del IMissisipl neir America settentrio- nale. Naxivan, arcivescovato nell' Arme- nia. Naxosy 0 Naxia, arcivescovato nel- r Arcipelago. Nicopoli, vescovato in Bulgaria. Nuova Orleans , vescovato negli Stati Uniti di America. Nuova Yorck, vescovato negli Stati Uniti di America. Ossory, vescovato nell' Irlanda. Pekiiio, vescovato nella Cina. Pinsco, e Turcovia^ vescovati uniti di rito greco ruteno in Lituania. Poloscko, arcivescovato di rito gre- co ruteno, a cui sono unite le chiese di Orsa, Micislavia, e Vi- tepesco nell'Alba Russia. Presinilia ; Sanocia , e Samhoria unite, di rito greco ruteno nella Galizia. Pulati, vescovato nell' Albania. Qucbech, arcivescovato nel Canada nell'America settentrionale. Raphoe, vescovato nell' Irlanda. Richmond, vescovato negli Slati U- niti di America. Santorino, vescovato nell' Arcipela- go, o mare Egeo. Sappa, vescovato in Albania. Scio, vescovato nell'isola di Scio. Scopia , arcivescovato nella Servia. Scutari, vescovato in Albania. Sira, vescovato nell'Arcipelago. Smirne, arcivescovato nell'Asia mi- nore. Sofia, arcivescovato nella Servia. Supraslìa, vescovato di rito greco CON ruteno unito, nella Prussia orien- tale. Sydney^ arcivescovato nella nuova Galles meridionale. Tanger, vescovato in Africa. Tinej e Micone, vescovati uniti nel- r isola del medesimo nome, nel- r Arcipelago. Tuam, arcivescovato nell'Irlanda. Uladiiniria, e Bresta, vescovati uni- ti , di rito greco ruteno nella Wolinia, e Lituania yincennes , vescovato nell'Indiana negli Stati Uniti di America. JVaLerfordj e Lisinore^ vescovati uniti nell'Irlanda. Zante e Ccfalonia , vescovati uniti nelle Isole Jonie. Delle accademie che si tennero nel Collegio Urbano, dell'accade- mia per la festa dell'Epifania del Signore , di alcune sagre funzioni, delle conclusioni , e delle annuali esequie, che per i Cardinali, e be- nefattori della congregazione si ce- lebrano nella contigua chiesa , col- r intervento de' Cardinali della con- gregazione di Propaganda, si tratta air articolo Collegio Urbano , ove sono pure notizie relative riguar- danti tanto i Cardinali della con- gregazione, che il Cardinal prefetto generale, ed il pielato segretario. Questo colossale e mirabile sta- bilimento pio, nelle ultime deplo- rabili vicende, in cui lo stalo pon- tificio soggiacque a straniere inva- sioni, ed al più grave depaupera- mento, soffrì vistose perdite. A ri- parare in parte a queste , e pei crediti che la sagra congregazione aveva colla camera apostolica, il Pontefice Pio VII, nel 1817^ depu- tò espressamente una congregazione, composta dei Cardinali Lilla pre- feltu generale, Pacca camerlengo di CON 253 s. Chiesa, Consalvi segretario di sta- to, e dei prelati Guerrieri tesoriere generale, e Pedicini segretario del- la stessa Propaganda. 11 risultato si fu, I." che Pio VII dichiarò la congregazione esente da tutti i pub- blici dazi e le imposizioni, cosi presenti come future a norma della citata costituzione di Urbano Vili, Inunorialisj 2.° che la camera apo- stolica pagasse alla congregazione il mensile assegno di scudi duemila* Quindi col moto proprio de' 19 giugno 1817 il medesimo Pio VII cedette alla congregazione i diritti della cameia apostolica sugli Spogli [Vedi). E siccome il prodotto di essi consideravasi oltrepassare di molto annui scudi trentamila, dispose che l'eccedenza d' introito di tal somma si passasse alla stessa camera, la qual cosa non fu mai possibile di effettuare, dappoiché, ad onta della piìi diligente ed esatta amministra- zione, sotto la dipendenza imme- diata del Cardinal prefetto dell' e- conomia di Propaganda prò tem- pore, come presidente di tale azien- da, mai s'introitò il supposto pro- dotto , ma solo poche migliaia di scudi. L' uffizio di questa azienda degli spogli esiste nel palazzo della congregazione di Propaganda. Attualmente la congregazione si compone del Cardinal prefetto ge- nerale, che riunisce la prefettura della celebre stamperia di propa- ganda, del Cardinal prefetto dell'e- conomia, e di altri ventisei Cardi- nali ; d'ini prelato segretario, che ordinariamente viene da questa im- portante carica elevato al cardina- lato, d'un prolonolario apostolico, di ventidue consultori ec. Nella se- gretaria cinque sono i minutanU, con diversi scrittori, oltre quello in- caricalo per le materie delle udicn- 254 COìi CON ze del Papa, Cos'i l'archivio, la com- gazione , nel suddetto palazzo a putisteria hanno ufficiali, e subai- piazza di Spagna. Tutti i Caidina- terni; in una parola ripeteremo, li v'intervengono in abito cardina- che numerosissimo è il ministero iizio, e i monsignori segretario e in servizio della sagra congregazio- protonotario apostolico in abito pre- ne, essendo proporzionato alia sua la tizio. Il Lunadoro, Rclaz. della giurisdizione, e corrispondenze. Va corte di Roma dell'edizione del però notato, che talvolta il Cardi- 1646, dice che prima v'interveni- nal prefetto della stamperia fu un vano anche i prelati, 1' assessore del Cardinale diverso (sempre però uno s. offizio, che talvolta era un carae- de'membri della congregazione), e riere d'onore del Papa, ed il giu- che per assenza del prefetto gene- dice della medesima congregazione, rale venne dichiarato dal Papa un ch'era un referendario d'ambedue Cardinale pro-prefetto colle facoltà le segnature. Della giurisdizione dei- ordinarie, che in virtù del breve la congregazione il medesimo au- apostolico di deputazione dei pre- loie parla nell'edizione del 1774 fetti ad essi competono. In quanto colle note del Zaccaria, voi. II, ca- poi riguarda il protonotario aposto- pò XVI, della congregazione di lieo partecipante, che interviene al- Propaganda Jìde. le congregazioni generali di Propa- Oltre alle congregazioni genera- ganda, esso viene destinato dal Pa- li, ogni settimana hanno luogo nel- pa. Il primo fu eletto nell'adunan- le camere del Cardinal prefetto ge- za generale tenuta da Urbano Vili nerale i congressi, cui intervengo- co Cardinali della congregazione ai no il prelato segretario, e i minu- 6 febbraio 1626, coH'obbligo di tanti. Riferiscono essi le corrispon- trovarsi sempre presente alle con- denze epistolari, e si trattano in tal gregazioni generali, e dove in esse congresso gli afiliri , stabilendosi SI parli dei missionari , ed altri inoltre quelli per riferirsi da mon- dipendenti dalla Propaganda, che signor segretario nell'ordinaria u- solfrirono glorioso martirio per la dienza, che nella sera delle do- propagazione della fede, il protono- meniche ha dal Pontefice , da cui tarlo ne registra gli atti, e ne fa il implora quelle grazie delle quali non processo secondo il suo uffizio. Ur- ha facoltà il prefetto generale. Il bano Vili gli attribuì anche alcu- medesimo segretario suole in que- ne anologhe facoltà. 31a su questo ste udienze presentare al Papa i punto si tratta più a lungo a Pro- vescovi, prefetti, missionari ed aluu- tonotari apostolici (Vedi). Solo ag- ni di Propaganda fide, che par- giungeremo, che tra i prelati an- tono per la loro destinazione, o che noverati da Gregorio XV alla con- vengono in Roma, gregazione, vi fu Gio. Battista A- Anche il Cardinal prefetto dcl- gucchi protonotario apostolico. l'economia tiene i congressi econo- La congregazione generale ordi- mici, cui intervengono il prelato nariamente si aduna circa ogni me- segretario, e i ministri dell'azienda se nel lunedì mattina, e se vi è il di Propaganda, per le sue rendite, concistorOj si trasporta al seguente amministrazione, spese ec. Chi bra- giorno. La congregazione si tie- masse ulteriori notizie su questa ne nelle camere della stessa coogie- sagra congregazione, sul suo islitu- COiN to, e suoi singolari pregi, oltre i relativi articoli del Dizionario, po- trà consultare i scgucnli autori: Carlo Baitolommeo Piazza, Opere pie di Roma, pag. 749 t^ ^"^g- ^^'^' la congregazione di Propaganda Jide; Gregorii Xf^ conslilulio ere- ctionis s. Congregai, de Propagan- da Jide, Bruxellis iGaS; Breve Compendiuni ìdsloriae congr. Car- dinaliiua de Prop. jide a Thopli. Sigfrido Bayero, et Carolo Meiizc- lio edituin, E.egiomonte i'j'21; Li- ùellus divixioids provinciarwn orbis terraruni prò Cardinalibus de Pro- paganda fide, E.oniae lyp. ejusdem Sac. Congr. Tli. ed. Amidenius, de Pielale Romana; Collegìiini de pio- paganda in universum mnnduni per sacerdoLes saecularcs Calholica fi- de, pag. 17; Jacobo Coliellio, No- tilia Garrii nalatus, congregatio III De propaganda Jide. Il prutestanLe Mattia Ziuìmermann, nel libro, che sotto il nome di Doroteo Asciano pubblicò nell'anno 1670 in Lipsia, de Mondbus pielalis Romanensibus, credè di farsi onore, ristampan- do l'elenco de' libri in varie lin- gue impressi per ordine della con- gregazione nel i63() nella .sua lipo- gralia. Soprattutto è a vedersi il BuHarium Pontificium Sac. Congr. de Propaganda fide, che coi tipi del Collegio Urbano, con nobile ed utile divisamento {'a pubblicare la sagra congregazione dal 1889 in poi, avendo pubblicato nel 1841 il quinto tomo in fòglio. Piiporleiemo la serie de' Cardi- nali prefetti generali, dopo i Car- dinali Sauli, e Ludovisi suinmento- vati, che progressivamente si suc- cessero, e le cui notizie biografiche si potranno leggere ne' rispettivi ar- ticoli. Ci permetteremo ancora di aggiungere la serie de' prelati segrc- tari di Propaganda per l' imporr tante loro ufficio, che in uno a quello de' Cardinali prefetti genera- li, li rende conosciuti per tutto il mondo, poiché scrivono le lettere, che si spediscono in nome della sagra cougregazioue. Ebbi campo di tesserne la serie allorché compi- lai nel 1828 le Notizie sloriche in occasione che Leone XII, nel con- cistoro de' i5 dicembre, pubblicò Cardinale il prelato Pietro Caprano segretario d'allora, ed al quale presentai le dette notizie in o- maggio di venerazione e rispetto. Nelle ricerche per tali notizie ebbi anzi la ventura di l'invenire quel- le di tre segretari, non registrati nell'elenco del prezioso archivio del- la congregazione, per cui di mia mano ve le aggiunsi. Ebbi l'onorevole incarico di far l'indice generale ragionato di que- sto immenso e pregevole archivio nel principio del i83o, mentre era prefetto generale il Cardinal Cap- pellari, ora regnante Pontefice, e segretario monsignor Castracane , ora amplissimo Cardinale peniten- ziere maggiore ; operazione ardua , e laboriosa che intrapresi col mas- simo piacere, e con coraggio con- dussi, ma che nel declinar dello stesso anno dovetti tralasciare, pel conclave ed assunzione al pontifica- to di Gregorio XVI. E sebbene poi fossi invitato a riassumerla, per mancanza di tempo non la potei recare ad effetto. Serie dei Cardinali prefetli gene- rali, e di alcuni allri prefelti. Anlorào Barberini, fiorentino, cap- puccino, degno fratello di Urba- no VIII, che lo creò Cardinale nel 1624.; e quindi a' 29 diceni- 256 CON bre i63i gli affidò la prefettu- ra. Fu uno de' principali bene- fattori dei Collegio Urbano, e mori nel 1648. Antonio Barberini, fiorentino, ni- pote di Urbano Vili, che nel 1607 Io creò Cardinale, surro- gandolo poi al proprio fratello nella prefettura : mori nel 1671. Luigi Capponi, fiorentino, Cardi- nale di Paolo V, fatto prefetto da Innocenzo X, allorché il pre- cedente Cardinal Barberini si ri- tirò in Francia, non ritornando in Pioma, che nel i653: mori nel 1659. Palazzo Paluzzi degli Alherloni Altieri, romano. Cardinale di Alessandro VII. Fu adottato per nipote da Clemente X, il quale per la morte del sopraddetto Car- dinal Barberini, nel 1671 lo dichiarò prefetto : terminò i suoi giorni nel 1 698. Carlo Barberini, romano, pronipo- te d'Urbano Vili, fatto Cardi- nale da Innocenzo X, e prefet- to nel 1698 da Innocenzo XII : mori nel i 704. Giuseppe Sagripanli, di Narni , ri- formatore de' tribunali di Pioma per ordine d'Innoceuzo XII cbe in premio lo creò Cardinale : indi nel 1704 venne fatto pre- fetto da Clemente XI, e morì nel 1727. Fincenzo Petra, napolitano, Car- dinale di Benedetto XIII, che inoltre nel 1727 lo nominò pre- fetto : morì nel 1 747- Silvio Valenti Gonzaga, di ]Man- lova, creato Cardinale da Cle- mente XII, e prefetto da Bene- detto XIV: morì nel 1756. Giuseppe Spinelli, napolitano, Car- dinale di Clemente XII, poscia nel 1736 (licliiarato prefetto da CON Benedetto XIV: morì nel 1763. Prospero Sciarra Colonna, roma- no. Cardinale di Benedetto XIV, prefetto dell'economia : morì nel 1765. Giuseppe I\Iaria Castelli, milane- se. Cardinale di Clemente XIII, e dal medesimo nel 1763 fatto prefetto, morì nel 1780. Leonardo Antonelli, di Sinigaglia, Cardinale di Pio VI, che nel 1780 lo fece prefetto generale, prefetto della stamperia, degli studi del Collegio Urbano, e del- la congregazione della correzione de' libri della Chiesa orientale. Egli fu il primo che rinunziasse alla prefettura generale, il che accadde nel 1793. Luigi Valenti Gonzaga, di Man- tova, Cardinale di Pio VI, pre- fetto dell' economia, morì nel 1808. Giacinto Sigismondo Gerdil della diocesi di Ginevra, barnabita, fatto da Pio VI prima Cardi- nale, e poi nel 179^ prefetto; carica, che in seguito rinunziò : morì nel 1802. Romualdo Braschi Onesti, di Ce- sena, nipote di Pio \ I, creato da lui Cardinale, e da Pio VII fatto prefetto dell'economia, mo- rì nel 181 7. Stefano Borgia, di Velletri, già se- gretario di Propaganda, e Car- dinale di Pio VI. Essendo poi vacata la prefettura per la ri- nunzia emessa in Venezia nel 1800 dal Cardinal Gerdil, Pio VII la conferì al Borgia, che ces- sò di vivere in Lione nel 1804, mentre accompagnava il Pontefi- ce a Parigi. Antonio Dugnani, milanese. Cardi- nale di Pio VI. Per morte del Cardinal Borgia, avvenuta a' 23 CON novembre, Pio VII, con biglietto di segretaria di slato de' i5 dicembre i8o4> Io destinò in pro-prefetto sino al suo ritorno in Roma, con tutte le facoltà ordinarie e le straordinarie, che per l'assenza del Papa da Roma erano state concedute al defunto Cardinal Borgia, colla dichiara- zione che tutte le risoluzioni, le quali si sarebbono prese dalla congregazione generale, a plura- lità di voti , si potessero fare eseguire come confermate dall'au- torità pontifìcia. Micliele di Pietro, di Albano, Car- dinale di Pio VII, che nel 1806 lo fece prefetto, e durò sino al 1814. Lorenzo Lilla, milanese. Cardinale di Pio VII, e da lui nel i8i4 fatto prefetto, ufficio che eserci- tò sino al settembre 1818. Fu anche prefetto della stamperia, e della correzione de' Hbri orien- tali. Francesco Fontana di Casalmag- giore, barnabita, Caixlinale di Pio VII, che nel 18 18 lo fece pre- fetto della congregazione, della stamperia, e della correzione dei libri orientali ec. : morì nel 1822. Gio. Filippo Gallerati Scotìi, mi- lanese, Cardinale di Pio VII, che nel 1817 lo fece prefetto dell'economia. Luigi Ercolani, di Foligno, Cardi- nale di Pio VII, e nel 1819 fatto prefetto dell'economia. Ercole Consah'i, romano. Cardina- le, e celebre segretario di stato di Pio VII, venne fatto prefetto nel 1823 da Leone XII, e morì a' 24 gennaio 1824. Giulio Maria della Sornaglia, pia- centino. Cardinale di Pio VII, e come segretario di stato di Leo- VOL. XVI. CON 257 ne XII , restò prò- prefetto di questa congregazione, cioè dai 2 5 gennaio 1824, sino ai 1 ottobre 1826. Tommaso Rìario Sforza^ napolita- no. Cardinale di Pio VII, da Leone XII venne fatto prefetto dell'economia nel dicembre 1825. D. Mauro Càppcllari di Belluno, abbate camaldolese , fu creato Cardinale da Leone XII, e ai 2 ottobre 1826 venne fatto pre- fetto generale, e della stamperia , e fu il primo prefetto ad avere la residenza nel palazzo della congi^egazione: quindi ai 2 feb- braio i83i divenne il primo tra i Cardinali prefetti, che fos- se innalzato al pontificato. Go- verna tuttora egli la Chiesa uni- versale col nome di Gregorio XVI. Carlo Maria Pedicini di Benevento, già segretario di Propaganda, fu da Pio VII creato Cardinale , e da Gregorio XVI venne fatto suo successore nella prefettura, e nel 1834 vice-cancelliere di s. Chiesa. Giacomo Filippo Fransoni, genove- se. Cardinale di Leone XII, fat- to da Pio Vili nel i83o pro- prefetto dell' economia , quindi da Gregorio XVI nel 1834 pre- fetto generale, e della stamperia. Mario Malici di Pergola, fatto Car- dinale da Gregorio XVI, e poi nel 1834 prefetto dell'economia. Serie dei prelati segretari di Pro- paganda fide. Le notizie biogra- fiche di quelli divenuti Cardina- li si possono vedere a' rispetti- vi articoli del Dizionario. Francesco Ingoli, fatto segretario da Gregorio XV nel 1622, eser- citò l'ufllzio sino al 1649. Questo 17 258 CON rispetlabilissimo prelato da Grego- rio XV fu anche destinato segre- tario alla 'congiegazione da quel Papa stallili la per compilare il ce- rimoniale pel conclave che appro- vò colla bolla Decct Roinanuin. Dionisio Glossari , dichiarato se- gretario nel 1 649 a' 3o agosto da Innocenzo X, funse il segreta- riato sino al mese di aprile 1657. Mario Albeiici, napolitano, fu no- minato segretario da Alessandro VIF, a' 7 maggio 1657, e quindi nel 1664 dal medesimo Pontefice venne promosso a segretario dei vescovi e regolari. Nell'anno 1674 Clemente X l'inviò nunzio a Vien- na, e nell'anno appresso lo creò Cardinale; fu egli il primo segre- tario, che dopo l'indicata pro- mozione venisse elevato al cardi- nalato. Domenico Maria Corsi, fiorentino, fu pro-segretario per alcun tem- po, e dipoi nel 1686, venne crea- to Cardinale da Innocenzo XI. Girolamo Casanata, napolitano, da Clemente IX nel 1667 fu fatto segretario, e nell'aprile 1668 fu promosso all' assessorato del s. offizio, mentre da Clemente X venne fatto segretario de'vescovi e regolari, e poi nel 1678 con- seguì la sacra porpora. Federico Uhaldi, arcivescovo di Ce- sarea, fu dichiarato segretario da Clemente IXa'17 maggio 1668, ed esercitò la carica sino al mar- zo 1673. Francesco Ravizza, arcivescovo di Laodicea, da Clemente X, a' ?.o novembre 1G73, nom.inato segre- tario. Esercitò una tal carica si- no al maggio 1G75. Urbano Cerri, lomano, nel 1675 fu fatto .segretario da Clemente X, e mori nel i G79. COiN Ocloardo Cibo, patriaica di Costan- tinopoli, nel 1680 da Innocenzo XI venne nominato segretario; e lasciò un tale; uffizio nel 1^9*). Carlo Agostino Fabronl di Pistoia, parente di Clemente IX, da In- nocenzo XII fu fatto segretario de'memoriali, e nel 169? di Pro- paganda fide. Fu il primo che da questa carica fosse creato Car- dinale; la qual dignità gli ven- ne conferita da Clemente XI nel maggio 1706. Ulisse Giuseppe Gozzadinì, bolo- gnese, da Clemente XI fu fatto pro-segretario, e poi Cardinale nel 1709. Antonio Banchieri di Pistoja, pro- nipote di Clemente IX, da vice- legato d'Avignone, a' I 6 novem- bre r7o6, da Clemente XI fu dichiarato segretario, e nell'ot- tobre 1707 assessore del s. olii- cio. Nel 1712 divenne segreta- rio di consulta, e poi Benedetto XIII nel 1724 lo fece governa- tore di Roma, e finalmente Car- dinale nel 1726. Carlo Collicola di Spoleto, per \\\\ tempo fece da pro-segretario , e dopo varie caiichc, da Benedetr to XIII nel 1726 fu elevato alla porpora. Sih'io de' Cavalieri, romano, arci- vescovo di Atene, da Clemente XI fu nominato segretario il pri- mo di novembre 1707, ed eser- citò la carica sino agli 1 1 gen- naio 1717. Domenico Passionei di Fossombro- ne, da nunzio d'Olanda venne da Clemente XI nel 17 19 no- minato segretario, indi fu man- dato agli svizzeri per nunzio , nella quale qualifica fu inviato a Vienna, e nel 1738 lo stesso Pontefice lo creò Cardinale. CON riclro Luigi Carnfa, iinpolitano, arcivescovo di Larissa. Era nun- zio in Toscana, quando a' i6 giugno 17 17, Clemente XI lo fece segretario, da dove nel 1724 Benedetto XIII lo promosse al- la segretaria de' vescovi e rego- lari, e nel 1728 al cardinalato. Barloloniiìieo Ruspolì. romano, fu fatto dal suo parente Umocenzo XIII segretario de' memoriali , quindi da Benedetto XII I, altro suo parente, a'28 novembre 1724, venne preposto a segretario di Propaganda, da dove Clemente XII a' 2 ottobre 1780 lo creò Cardinale. Nicolò Fortigiierra di Pistoia, per comando di Clemente XI dall'ar- clii\io di Propaganda trasse le memorie intorno alle missioni di Africa, di Asia, e di America, e n'ebbe la prelatura, e un canoni- cato a s. Pietro, oltre alcuni of- fici nella corte pontificia. In mor- te di Clemente XI il Fortiguer- ra ne lodò le gloriose geste. Quin- di dedicò il suo lavoro sulle mis- sioni a Benedetto XIII, Orsini, il quale non facendone conto per la contrarietà del Cardinal Coscia, il Fortiguerra scrisse la satira del Ricciardtito contro gli Orsini , nel qual poema l'autore celebrò i Corsini per gratitudine a Cle- mente XII , che a' 2 ottobre 1730 lo promosse a segretario della congregazione. Esercitò tale uffizio lino a' 17 febbraio 1735, in cui morì, e fu sepolto nella chiesa del collegio Urbano. An- gelo Fabroni ne scrisse la vita, e fece il catalogo delle sue opere. Filippo Maria Monti, bolognese, da segretario della concistoriale, venne da Clemente XII nel marzo i 735 fatto segretario di Propaganda, da CON 259 dove Benedetto XIV a' 19 ago- sto 1743 creollo Cardinale. Ave- va egli allora pubblicata colle slampe la relazione delle missio- ni del Tibet, e il modo per am- pliare la fede in quella regione. Nicolo Lercari, genovese, da Bene- detto XIV a' 17 luglio 1744 fu fatto segretario, e Cardinale a' i4 marzo i'j5'j. Nicola Antonelli di Sinigaglia , da Benedetto XIV a' 16 marzo 1757 venne fatto segretario, e da Cle- mente XIII, a'24 settembre i75q, fu creato Cardinale. Mario Marefoschì di IMacerata, nel 1759 nominato venne segretario da Clemente XIII, ed a' 29 gen- naio 1770 fu creato Cardinale da Clemente XIV. Stefano Borgia di Velletri, da go- vernatore di Benevento, fu fatto segretario delle Indulgenze e di Propaganda a' 24 ottobre 1770 per volere di Clemente XIV. Passati diciotto anni , Pio VI , a' 3o marzo 1789, lo creò Car- dinale, e poi divenne prefetto. Giovanni Rinticcini, fiorentino, pro- segretario sotto Pio VI, il quale poi lo fece governatore di B^o- ma , e nell'anno 1794 Cardi- nale. Antonio Felice Zondaclari , sanese, arcivescovo di Adana, da Pio VI, a'5 ottobre 1790, fu dichia- l'ato segretario, e nel primo giu- gno 1795 arcivescovo di sua pa- tria. Fu creato Cardinale da Pio VII nel 1801. Cesare Brancadoro di Fermo, ar- civescovo di Nisibi. Fu promosso a questa segretaria da Pio VI a' 19 giugno 1795, e poscia al Cardinalato da Pio VII a' 23 febbraio i 80 1 . Domenico Coppola, napolitano, fu iGo CON dichiarato segretario da Pio VII li 12 agosto 1801 j ed arcive- scovo di Mira. IVIori a' 1 5 di- cembre 1807. Giambatdsta QuarantoUi , roma- no, nominato da Pio VII segre- tario di Propaganda a' 27 di- cembre 1807; quindi nella de- portazione di quel Pontefice mu- nito di facoltà apostoliche, con- tinuò nell' esercizio della carica colle riserve richieste dalle cir- costanze, e poi a' 22 luglio 18 16 fu creato Cardinale, e fatto pre- fetto della stamperia di Propa- ganda. Mori nel 1820. Carlo Maria Pediciiii, di Bene- vento, fu prima coadiutore nella carica di segretario di Propa- ganda al precedente monsignor Quarantotti , quindi divenne ef- fettivo a'27 luglio 1816, donde, a' IO marzo 1823, da Pio VII fu creato Cardinale, e per dispo- sizione del Papa regnante, diven- ne poscia anche prefetto della congregazione medesima. Pietro Caprano, lomano, da se- gretario degli affari ecclesiastici straordinari fu fatto da Pio VII arcivescovo d' Iconio , segretario dell'esame de' vescovi, e a' io marzo 1823 segretario di Pro- paganda; quindi da Leone XII, nel concistoro de'2 ottobre 1826, fu creato Cardinale, e pubblica- to in quello de' 1 5 dicembre 1828. Pio VIII, appena eletto, benché colla bocca chiusa , gli conferì la prefettura dell' Indice, ch'egli stesso esercitava nel Car- dinalato. Morì a' 25 febbraio 1834. Castruccio Casiracane degli Antel- mìndli di Urbino, da segretario degli alTari ecclesiastici straordi- nari, venne da Leone XII, a' i5 CON dicembre 1828, dichiarato segre- tario di Propaganda, indi fu crea- to Cardinale dal regnante Gre- gorio XVI, a* i5 aprile i833. Angelo Mai, bergamasco, da pri- mo custode della biblioteca va- ticana, fu promosso dal Papa che regna, a' i 6 agosto i833, alla se- gretaria di Propaganda, quindi al Cardinalato a' 12 febbraio i838. Giovanni Ignazio Camolini, di Cre- mona , dal regnante Gregorio XVI prima fatto arcivescovo di Spoleto, poi Iraslato nel conci- storo de' 12 febbraio i838 alla chiesa arcivescovile di Edessa in partibus , e contemporaneamente a segretario di Propaganda j?r/tf. Congregazione della Residenza de' Vescovi. Si considera ausiliaria a quella del concilio, e vi si risolvono le questioni circa l'obbligo, che corre ai vescovi di risiedere nella loro diocesi, argomento importantissimo, dal concilio di Trento trattato con sommo impegno. Prima e dopo del concilio, i romani Pontefici sem- pre ebbero costantemente a cuore tal residenza. Di fatti abbiamo, che Benedetto XII, nel primo concisto- ro tenuto a' io gennaio i335 in Avignone, congedò i vescovi ed abbati , che avevano abbandonate le loro chiese, e minacciolli di gravi pene, se non ritornassero sollecita- mente ai loro benefizi. Il suo suc- cessore Innocenzo VI, nel i352, sotto pena di scomunica ordinò la residenza nelle loro diocesi ai ve- scovi e agli altri benefiziati aventi cura d' anime, i quali per lo avanti correvano alla curia pontificia d'A- vignone per acquistar nuovi bene- CON llzi, come osservò Tolomeo eia Luc- ca nella vlla di quel Papa , presso il Baluzio, Vite de' Papi A^'igno- nesi, t. I, p. 357. Giovanili Nau- clei-o, Gencrat. 46, all' ann. i353, pag. ioi3, dice che Innocenzo VI soleva dire , essere dovere che le pecorelle sieno guardate dal pro- prio pastore. Nell'anno 1 375 Gre- gorio XI , con una bolla de' 29 maggio, obbligò tutti i prelati alla residenza nelle loro chiese, ciò ch'e- gli non aveva mai cessato di rac- comandar loro, dacché occupava la cattedra di s. Pietro. Ingiunse in essa bolla a tutti i patriarchi , ar- civescovi, vescovi, abbati ed altri superiori monastici , di rendersi fra due mesi alle loro chiese o moni- steri, e risiedervi continuamente. Da questo ordine eccettuò i quattro patriarchi titolari dell' oriente , i Cardinali , i legati, i nunzi , e gli iilliciali della corte romana. V. Pom- peo Sarnelli, Lett. Eccl. tom. Ili , pag. 3o, Lettera XLV , La resi- denza de' vescovi, e de' curali es- sere di diritto divino. V. Benefizio ECCLESIASTICO. A non dire di altri, Paolo V, per la settimana santa del 1608, pubblicò un decreto, in vir- tù del quale si ordinava a tutti i vescovi, compresi ancora quelli che si trovavano nella corte del suo nipote Cardinal Borghese, di recarsi alle loro chiese. Il Pontefice Urba- no Vili, per fare eseguire quanto prescrissero le costituzioni pontifi- cie e i concili, principalmente il Tridentino, sulla residenza nelle ri- spettive sedi, ed il tempo determi- nato per l'assenza della visita dei sagri li mini , o di altra imponente e canonica necessità , coli' autorità della bolla Sancla Synodus , data a' 12 dicembre i634j istituì questa congregazione componendola di vari CON 361 Cardinali, e di un prelato segreta- rio, acciocché costringesse i pastori a non tenersi lontani dalla loro greggia, secondo le ordinanze dei Pontefici e i sagri canoni. Quindi Urbano Vili disse ai Cardinali ve- scovi, cui includeva nella legge, che se fino allora si potevano scusare coH'addurre in loro difesa, che il Papa sapendo l'assenza la tollerava; egli non intendeva tollerarlo, e per- metterlo. Il Cardinal de Luca, Il Cardinal pratico, cap. XVI l. Della residenza de' Cardinali nella cortCj e se ottenendo vescovati ed altre dignità, o prelature, o cariche resi- denziali, sieno scusati da una delle residenze, e da quale, dice quanto segue. Per ambedue le qualità , e per sé stesse, e disgiuntamente ( cioè quella di canonico della Chiesa univeisale, ed anche della parti- colare di Roma ) è ne' Cardinali r obbligo di risiedere appresso il Papa, e ad esso assistere come ve- scovo dell' una , e dell' altra chie- sa. Di più portando la loro qualità di senatori, e di consiglieri colla- terali di assistere presso il mede- simo Papa, come principe e diret- tore della repubblica, ne segue, che quando anche non fossero le costi- tuzioni apostoliche, le quali ciò dispongono , tuttavia per ì soli ter- mini della ragione comune la di- gnità Cardinalizia dovrebbe dirsi residenziale , seco portando quin- di l'obbligo di risiedere appresso il Pontefice, e nella sua corte, ac- ciò possa seguire quel fine, pel qua- le tal dignità è stata eretta. Innocenzo X proibì a' Cardinali di partirsi da Boma, o dal suo di- stretto, cioè pel raggio di quaran- ta miglia senza licenza del Pa- pa; ma perchè, come osserva lo 2G2 CON stesso Cardinal de Luca , a maii- leniuiento del decoro della digni- tà Cardinalifia, fa d' uopo prov- vedere alcuni Cardinali con chie- se cattedrali , ed anche metropo- litane di residenza , e di ammi- nistrazione, ovvero concedere loro la ritenzione di quelle che già a- vessero nell'esaltazione al cardina- lato, non potendosi supplire a tutti con abbazie, o commende, e con gli altri benefizi che non porta- no il peso della residenza ; per- ciò prima del concilio di Tren- to la questione era problemati- ca secondo le opinioni , portan- do la pratica che prevalesse quel- la opinione piti favorevole alla sublime dignità cardinalizia , cioè di dover soddisfare alla residen- za , a cui essa è obbligata nella corte romana, ed appresso il Papa; sicché fosse scusata dall'altro ob- bligo portato dalla dignità al Car- dinal conferita. Nasceva però un altro inconveniente, ed era, che nella persona di un Cardinale cu- mulandosi più cattedrali o metro- politane in commende ovvero in amministrazione, non si sapeva do- ve pili propriamente dovesse risie- dere. Ma essendosi nel concilio di Trento fortemente agitata la que- stione, se la residenza de' vesco- vi fosse di ragione divina ovve- ro umana , e benché rimanesse indecisa, tuttavolta vedendosi essere chiaro e indubitato, che l'obbligo della residenza de' Cardinali sia di lagione umana, da ciò seguì che si piinci[)iò a pialicare ed abbraccia- re l'altra opinione, già stabilita per la citata bolla di Urbano Vili, che la lesidcnza vescovile prevale alla caidiiiaii/.ia, per cui s'intende da i|ue->ta seconda dispensato, tpiando al cardinalato si concede la riten- CO.N /ione della chiesa cattedrale, o me- tropolitana, ovvero che esse siano a lui conferite essendo già Cardi- nale. Da ciò venne per conseguen- za l'esclusione, e la proibizione della suddetta pluralità di chiese per avanti praticata, eccettuato il vescovato cardinalizio compatibile con altro vescovato o arcivescovato attuale, per la ragione che questi vescovati non obbligano alla resi- denza. A questa ragione va aggiunto il riilesso, che essendo al presente maggiore il numero de' Cardinali in proporzione a quello degli antichi tempi, e che perciò non manca la sede apostolica di ajuti, troppo gran- de sarebbe il pregiudizio d' una chiesa particolare avente un solo pastore, per una sua lunga assenza. E sebbene alle volte i Cardinali , che hanno in amministrazione chie- se cattedrali e metropolitane, sieno impiegati in servigio della Chiesa universale e della santa Sede eoa qualche legazione, ovvero con al- cuna carica appresso il Papa, e non soddisfino alla residenza , nondi- meno questi sono casi particola- ri, che non fanno regola, come ac- cade essere talvolta alcuni prela- ti impiegati nelle nunziature, e in altre cariche, a cagione di quei giusti, e prudenziali motivi, ado- perati dai Pontefici, e che a tutti non possono essere noti. V. Car- DlJf ALI. Clemente XT, appena eletto nel 1 700, preso da meraviglia in vede- re in Roma diversi vescovi, che vi si trattenevano da lungo tempo, col pretesto de'loi-o alfari, impose ad es- si, che nel termine di dodici giorni ritornassero alle proprie chiese, dal- le quali non potessero partire, se non per indispensabile necessità. Lo slesso comandò a tutti gli ecclesia- CON siici, die a titolo di benefizio, o di qiialuiitjue siipeiiorità locale, erano obbligati di fai-e altrove la loro re- sidenza. Divenuto Pontefice Bene- detto XIV, e considerando che nul- la fu mai tanto a cuore de'suoi predecessori e de' concili quanto la residenza de' vescovi nelle loro cliie- se, una delle maggiori sue cure fu l'osservanza di questo punto di di- sciplina ecclesiastica. Quindi per allettare i vescovi alla residenza , dispose, che dei benefici vacati nei mesi, la cui collazione spettava alla santa Sede, ne godessero i vescovi residenti l'alternativa nelle elezio- ni; concessione però da avere vigore nel suo pontificato soltanto. E sic- come il concilio di Trento, che avca assegnato per cagione di non risie- dere la carità cristiana, la necessi- tà urgente, e l'evidente utilità del- la Chiesa o della repubblica, aveva prescritto tre soli mesi continui, o interpolati, per potere stare assenti dalle loro chiese ; e quindi Urba- no Vili aveva concesso a'vescovi cismontani quattro mesi, e sette agli oltramontani per questa as- senza nella mentovata visita ad li- vii iia Aposlolorwn ; in progresso di tempo da tali licenze insorsero questioni, fra le quali se i mesi con- cessi da Urbano Vili si potessero unire ai tre accordati dal Trideu- dino. Laonde con saggio provvedi- mento volle Urbano Vili istituire la congregazione, perchè da essa si dovessero trattare e decidere ta- li questioni. Vedendo però Benedetto XIV, che la congregazione si adunava di rado, egli per ravvivarla, e riporla nell'intero suo vigore, ai 3 settem- bre 1746, collautorità della costi- tuzione ad universae, che si legge nel Bull. Bened. XIF, lom. Il, p. CON 263 118, comandò che la congregazione riassumesse il tralasciato suo rego- lare esercizio, non che le sue fun- zioni. A tale eiretto stabili che il prefetto fosse sempre il Cardinal T icario di Roma (f^edi) pro-tem- pore, e che il segretario fosse cgual- menle sempre monsignor segre- tai'io della Coìigrrgazione del con- cilio ( f^edi) pro-tempore. Da ciò proviene , trattarsi nella segreta- ria del concilio gli affari riguardanti la residenza dei vescovi : nondime- no questi affari hanno registri to- talmente separati, e senza una spe- ciale deputazione, i Cardinali della congregazione del concilio non pos- sono ingerirsi sulla residenza de've- scovi, essendo congregazione sepa- rata. In seguito i Pontefici non man- carono inculcare l'osservanza della residenza, e Clemente Xlll, con e- ditto de'i3 marzo 1759, ordinolla strettamente agli arcivescovi, vescovi, ed ecclesiastici di qualunque grado si fossero, che avesssero benefizio e ti- tolo, obbligante alla stabile residen- za. A questo oggetto Clemente XIII, rivocando qualunque licenza, che su ciò per lo innanzi fosse stata conce- duta, rigorosamente comandò agli ecclesiastici allora dimoranti in R.o- ma, di partire nel termine di dodici giorni, e di rendersi direttamente alle loro chiese, sotto le pene im- poste dal concilio di Trento, dalle costituzioni apostoliche, ed altre nel suo editto minacciate. A' nostri gior- ni Leone XII nell'enciclica, che ai 3 maggio 1824 diresse a tutti i ve- scovi dell'orbe cattolico, inculcò con molto calore la residenza nelle dio- cesi. Al presente la congregazione si compone del Cardinal prefetto, di cinque Cardinali, e del prelato segretario, i quali alle occoi'renze a64 CON si adunano nel palazzo apostolico abitato dal Papa. Congregazione dt'sagri fìlli. Stando somalamente a cuore a Sisto V l'esatta osservanza delle rubriche, la giusta procedura sulle cause de'santi, la custodia delle ce- rimonie nelle funzioni dalla Chiesa stabilite pel decoro del culto di vi- no j colla costituzione Immensa ae- terni Dei, data a'22 gennaio i5Sy, Bull. Boni. t. IV, par. IV, p. 892, istituì questa cospicua e benemeri- ta congregazione pei sagri riti e cerimonie, cui, secondo il tenore di tal bolla, incombe « di fare in modo " che ovunque, e in tutte le chiese « di Roma, del mondo, e nella nostra » cappella Pontifìcia, e nelle messe, " e ne' divini uffizi, ed in ogni al- « tra cosa, che risguardi il divin « culto, vengano rigorosamente esc- w guite le cerimonie antiche; e se " andò talun primitivo rito in dis- M uso, e se fu depravato, venga •' restituito all'antico splendore, e w riformato secondo il bisogno. In- » combe pure ad essa di emenda- >' re e rinnovare i pontificali, i ri- " tuali, e i cerimoniali, e tutti i " libri de'sagri riti; e di esamina- » re, e concedere colla nostra appro- " vazione gli uffizi divini de'santi. Dc- » ve parimenti essa usare una parti- « colare attenzione per la canonizza- » zione de'santi, e per la celebra- " zione delle loro feste, acciocché » tutto si faccia ordinatamente , » rettamente, ed a seconda delle -' tradizioni de' padri ". Laonde questa rispettabile congregazione decide controversie spettanti all'uso de'pontifìcali, alla venerazione delle sagre immagini sì dipinte, che in marmo, o di altra materia, parli- CON colarmente se debbonsi esporre al pubblico culto e venerazione ; con- cede ai celebranti l'uso del berretti- no o perrucca, per cuoprirsi il ca- po per giuste ragioni; dichiara le rubriche de'breviari, e messali; e tratta cause di precedenze tra il clero secolare^ e regolare nelle sa- gre fi-inzioni, nelle solenni proces- sioni , cause che pure talvolta sono discusse dalla congregazione de' ve- scovi e regolari, e da quella del con- cilio. In queste ultime due congre- gazioni per altro tali materie si trat- tano sotto l'aspetto di decidere di un diritto competente a ciascuna delle parti, ma nella congregazio- ne de'riti sotto l'aspetto di dichia- rare la disposizione dei cerimo- niali, e dei libri rituali. La con- gregazione de' riti giudica ancora delle dilferenze, che insorgono nel- le medesime sagre funzioni fra il clero e i regolari, sebbene tutta- volta il Papa avocando a sé tali questioni, ne incarichi il tribuna- le della rota per la decisione. Ri- conosce altresì le liti sul/«.y di ce- lebrare funerali, e di tuttociò che può alterare e disturbare il divin culto e le sagre cerimonie, accordan- do e stabilendo i distintivi eccle- siastici, nelle vesti, e negli ornamen- ti : in una parola molte sono le sue attribuzioni, come quella che giu- dica e risolve i punti della sagra liturgia, stabilisce gli uffizi e le messe proprie per alcuni santi, gli analoghi inni, ec. K. Cerimonie, Li- turgia e R.1T1. Ma la più grave ed interessante occupazione di c[uesla congregazione consiste nella procedura per la bea- tificazione, e canonizzazione dei sei» vi di Dio, siccome con qualche di- scussione trattammo agli articoli Beatifica zio>'E, e Canomzzaziojte. Ri- CON conosce pur essa il culto immemo- riabile di talun beato, o santo, che chiamasi equipollente beatificazione o canonizzazione: e fa fare il pro- cesso e gli atti per riconoscere il martirio sofferto da alcuno per la fede cattolica. La prima causa di martiri, stata trattata dalla sagra congregazione, si fu quella de' venti- tre martiri del Giappone, minori osservanti, nel pontificato di Urba- no Vili. Quel Pontefice perciò die- de luogo nella congregazione ad un protonotario apostolico parteci- pante, pei processi, ed atti de'mar- tiri. Dell'antica procedura sul ricono- scimento, o dichiarazione d'un bea- to, o santo, oltre quanto dicemmo ai citati articoli, va consultato il Cardinal De Luca, Relaz. Roiii. Cur. disc. i8. n. 2 4) ^ ^^ Cardi- nale pratico del medesimo autore a pag. 32 I e seg, ove riporta lutti i saggi, e provvidi regolamenti di Urbano Vili per argomento sì gra- ve, come che senza licenza della congregazione non si possa proce- dere ad atto alcuno di canonizza- zione, beatificazione, o dichiarazione di martirio, se non dopo passati cinquanta anni dalla morte de'ser- vi di Dio. Si tratta ancora in questa congregazione delle città, Provincie, regni, e nazioni , le qua- li desiderano qualche santo per protettore, lo che si accoi'da dal- la santa Sede per l'organo di es- sa, che stabilisce ai santi la cele- brazione dell'uffizio con rito doppio, semidoppio, con ottava, ed altre par- ticolarità. Va pur notato, che la congregazione per decreto del mede- simo Urbano Vili, agli i i agosto i632, dichiarò essere di niun valo- re qualunque suo decreto stampato o manoscritto, se in autentica for- CON 2GJ ma non sia sigillato, e sottoscritto dal Cardinal prefetto, e da monsi- gnor segretario di essa. 11 citato Cardinal De Luca osser- va, che questa congregazione si può dire essere di due specie, cioè una ordinaria per determinare le diffe- renze, ovvero le difficoltà sui riti e sulle cerimonie ecclesiastiche, nel- l'offizio divino, nella messa, e nelle altre cose suindicate, compreso il de- cidere sulle controversie di preceden- za tra chiese, prelati, chierici costi- tuiti in dignità ec. L'altra specie di congregazione è quella la quale tratta delle materie della canoniz- zazione, o della beatificazione, ovve- ro del culto de'servi di Dio, mar- tiri, confessori, vergini ec. La prima specie di congregazio- ne, cioè la ordinaria, secondo il pre- fato autore , viene costituita da un competente numero di Cardi- nali destinati ad arbitrio del Papa, con un prelato segretario, e con l'intervento di alcuni prelati, cioè del sagrista, del protonotario a- postolico , del padre maestro del sagro palazzo, del promotore del- la fede , dell' assessore aggiuntovi da Pio VII, e con breve speciale confermato da Leone XII, di uno o piì^i maestri di cerimonie ponti- fìcie, uno de' quali era anticamente il segretario della congregazione. In questa congregazione si trattano e si conchiudono gli accennati negozi collo stesso metodo delle altre con- gregazioni, cioè con la forma estra- giudiziale, e con l'informazione dei vescovi, o di altre persone ecclesia- stiche. 1 decreti sono sottoscritti dal Cardinal prefètto, e dal segre- tario. Sembra, che questa congre- gazi(jne abbia pili delle altre del giudiziale, meuUe alle volte tratta sulle questioni di precedenza, per le '?.GG CON f|ii;ili si osserva talora la consuetu- tliiic itniDemorabile , non disappro- vata dal cerimoniale ec. L'altra specie è quella della con- gregazione straordinaria sopra le canonizzazioni , e beatificazioni , ed è più numerosa, dappoiché non solo v'intervengono i medesimi Cardi- nali col prefetto della congregazio- ne ordinaria, col segretario, e con alcuni maestri di cerimonie, ma an- cora diversi prelati , fra' i quali i tre più anziani uditori di l'ota, come periti canonisti e consultori sopra le prove sulìicienti dei mi- racoli, o delle virtìi, o del martirio. Così ancora v' intervengono il pre- lato protonotario della congregazio- ne, r assessore del s. oflìzio, il Pro- motore della fede ( f^edi) , eh' è un oppositore fiscale, per cui an- ticamente esercitavasi tal carica dall'avvocato fiscale della camera apostolica ; alcuni consultori del clero secolare e regolare ( massi- me di quest'ultimo), versati nelle flicoltà teologiche, fra i quali ha sempre luogo monsignor sagrista agostiniano, e il padre maestio del sagro palazzo apostolico. Questi con- sultori esaminano i processi del Cardinal ponente, e danno il loro suffragio, il quale non si attende se trattasi di beatificazione e cano- nizzazione d'individui dell'Ordine del consultore regolare votante; ec- cezione a cui non soggiacciono i ve- scovi regolari consultori, e il detto p. maestro del sagro palazzo dome- nicnno. Questa specie di congregazione là una figura maggiore di un tri- })unale contenzioso, facendo volu- minosi processi sopra i miracoli ( pei quali , se sono di prodigiose guarigioni, idonei e dotti medici, e chirurghi emettono il loro pare- CON re), sulle virtù, o sul martirio, al- l' effetto della canonizzazione, bea- tificazione , o concessione di culto. Alla difesa di tali cause vi sono espressamente alcuni avvocati , ri- chiedendosi una pratica particola- re. Debbono perciò essere essi au- torizzati con ispeciale rescritto del- la sagra congregazione , comechè per le altre materie rituali gra- ziose, e contenziose possa agire qua- lunque procuratore. Fin qui il Car- dinal De Luca. La pratica però presente è come la descrivemmo ai citati articoli Canonizz\zio:ve, e Beatificazione; e qui ne daremo vm cenno di rica- pitolazione. Le congregazioni de' ri- ti, che si adunano nel palazzo apo- stolico, si distinguono in ordinarie, e straordinarie. Nelle prime, oltre i Cardinali, intervengono il proto- notario apostolico , monsignor sa- grista, il p. maestro del sagro pa- lazzo, il promotore della fede, e il sesrretario, ed assessore della concrre- gazione. In queste si sottopongono all' esame i dubl)i minori nelle cau- se de' santi, e tutte le altre mate- rie rituali tanto graziose quanto contenziose, le quali precedente- mente dal segretario sono notate in un foglio, che stampato si di- stribuisce otto giorni prima. Nelle congregazioni straordinarie si trat- tano i dubbi maggiori delle cause di beatificazione, e canonizzazione, che sono il martirio , le virtù , i miracoli. Diconsi queste antiprepa- ratoì'ie, preparatorie e generali. Le prime si tengono dai consultori pre- lati e regolari in casa, ed avanti il Cardinal ponente o relatore; le seconde nel palazzo apostolico alla presenza de' Cardinali ; le terze a- vanli il sommo Pontefice, ed in queste votano anche i Cardinali. CON Per altro tali voti non sono che consultivi, essendo la decisione ri- servata al sommo Pontefice, il quale si reca alla congregazione vestito di niozzetta , e rocchetto, mentre i Cardinali ci vanno in abito cardi- nalizio del colore corrente, e i con- sultori, e gli altri, se prelati, coU'a- bito prelatizio , se regolari o eccle- siastici secolari, coli' abito loro pro- prio. Le congregazioni ordinarie s'in- timano din cursori pontificii, le al- tre straordinarie con biglietti stam- pati , dalla segreta! ia della stessa congregazione. Della pubblicazione del decido di beatificazione, che si fa dal prelato segretario, ec, si tratta al volume IV, p. 267 del Dizio- nario. Clemente 1 X da prelato era stato segretario di questa congrega- zione, come Benedetto XIV, allor- ché era avvocato concistoriale, eser- citò l'uffizio di promotore della fede. Al presente la congregazione si compone del Cardinal prefetto , e di altri diciannove Cardinali , del sagrista, del protonotario apostolico, del segretario, del promotore della fede, del p. maestro del sagro pa- lazzo, dell'assessore sotto-promotore della fede, di trenta consultori, del sostituto, del cancelliere, ed archi- vista, e degli impiegati della segre- taria. A suppliie a questo cenno compendioso sopra sì importante eongregazione , potranno leggersi i molti articoli del Diziouaiio, che vi hanno relazione , ed ove si ri- porta la maggior parte de' suoi celebri decreti. V. Jacopo Cohellio, Nblitia Cardi fiala III.'!, congregatio V, Pro sacn's ridbiis et caercwoniis; Lunadoro, Relaz. della carie di Ro- ma, voi. II, capo XIV, Della con- gregazione de' sagri riti, e de' per- sonaggi di detta congregazione. Lui- gi Cardellini , che fu il primo as- CON iGy sessore e sotto-promotore della fe- de, ci ha dato l'autentica collezio- ne dei decreti di questa sagra con- gregazione, stampata in Pioma coi tipi del collegio Urbano. Elenco di alcuni Cardinali prefetti. Vincenzo Lauri, di Tropea, Car- dinale di Gregorio XIII, fatto capo, o prefetto da Sisto V, mori nel 1 592. Gabriele Paleotti , bolognese, fatto Cardinale da Pio IV, e prefetto da Sisto V, morì nel iSqy. Tolomeo Galli, di Como, Cardi- nale di Pio IV, indi prefetto, morto decano del sagro Collegio nel 1607. Francesco Maria Bourbon, del Mon- te Santa JMaria, fatto Cardinale da Sisto V, indi prefetto, cessò di vivere nel 1627, essendo decano del sagro Collegio. Carlo Emmanuele Pio di Savoja , ferrarese, Cardinale di Clemente Vili, morì decano del sagro Col- legio nel 1641, dopo aver pro- mosso neirUghelli 1' opera del- l' Italia Sagra. Giulio Sacche/li, fiorentino, fatto Cardinale da Urbano Vili nel 1626, e prefetto dal medesimo, morì nel i663. Marzio Ginetti, di Velletri, Cardi- nale di Urbano Vili, quindi pre- fetto successivamente di inidici congregazioni, compresa quella dei riti, fu vicario di Roma sotto cinque Papi, e morì nel 1671. Nicolò albergati Ludovisi, bologne- se , adottato nella famiglia dei Ludovisi, fu fatto Cardinale da Innocenzo X, indi prefetto, e de- cano del sagro Collegio , morì nel 1687. Gaspare Carpegna _, romano , da 268 CON Clemente X suo parente creato Cardinale, poscia prefetto, era di tal ripulilzione, che Clemente XI con trentacincjLie Cardinali si re- cò nella sua abitazione, ove era infermo, per tenervi congrega- zione; morì nel l'ji^- Ferdinando d' Adda, o de Abdua, milanese, Cardinale di Alessandro Vili, indi prefetto, terminò i suoi giorni nel i 7 19. Fabrizio Paolucci , forlivese. Car- dinale d' Innocenzo XII , quindi prefetto, mori decano del sagro Collegio nel 1726. Carlo Maria DTarini, genovese. Car- dinale di Clemente XI, fu fatto prefetto da Benedetto XIII, e morì nel i747- Nicolò Coscia, di Petra di Fusi diocesi di Benevento, favorito di Benedetto XllI, che prima lo fece Cardinale agli 11 giugno 1725, e dipoi prefetto: morì nel 1755. D. Fortunato Tamburini , di Mo- dena , abbate cassinese , da Cle- mente XII fìitto consultore dei sagri riti, da Benedetto XIV Cardinale, e quindi prefetto. Men- tre quel Pontefice era agonizzan- te, il piimo maggio 1708, chia- mollo a sé insieme al Cardinale Cavalchini, ponente della causa del ven. Francesco di Gironimo gesuita, e con monsignor Vete- rani promotore della fede, volle sottoscrivere il decreto della bea- tificazione di quel servo di Dio, celebrata poi nel 1806 da Pio VII, il qual servo di Dio fu ca- nonizzalo nel 1889 dal regnante Giegorio XVI. Il Cardinal Tam- biuini morì nel 1761. Ciusfjìjw Maria Ferroni, fiorenti- no, Cardinale di Benedetto XIV, fatto preletto da Clemente XUI, nioiì nel 17G7. CON Flavio Chigi, romano. Cardinale di Benedetto XIV, nominato pre- fetto da Clemente XIII, morì nel 1771. Mario Marcfoschi, maceratese, da Clemente XIV nel 1770 creato Cardinale, e nel seguente anno prefetto, cessò di vivere nel 1780. Giovanni Archinlo , milanese, da Pio VI fatto Cardinale , e poi prefetto , morì nel i 799. Giulio Maria della Somaglia, di Piacenza, Cardinale di Pio VI, fu fatto prefetto da Pio VII nel 1800, e morì a' 2 aprile i83o decano del sagro Collegio. Carlo Maria Pedicini , di Bene- vento , fatto Cardinale da Pio VII, da Pio VIII fu nominato prefetto di questa congregazio- ne, cui già apparteneva sino da quando era prelato. Al presente è sotto-decano del sagro collegio. Congregazione della Revisione de' Conti. A Leone XII si deve l' istitu- zione , come al regnante Gregorio X\'I la conferma, e l'incremento di questa apposita congregazione per la revisione de' conti , e degli affari di pubblica amministrazione dello stato pontificio. A' 21 dicem- bre 1828, Leone XII emanò per questa istituzione il moto proprio Quando le Nostre speciali cure ri- volgemmo al riordinamento delle singole aziende, ec. Si determinò pertanto il provvido Pontefice alla formazione di questa congregazione, per far discutere con solidi e sicuri metodi i conti preventivi delle a- ziende dello stato, e rivederne i consuntivi, non che regolare l' am- ministrazione generale della came- ra apostolica, collctlrice di tutti i CON rerkìiti appartenenti a' dominii della meflesima, e distribuliice di essi in soddisfazione de' pesi inerenti allo stato. V. Camera apostolica g Te- soro PONTIFICIO. Stimò opportuno il zelante Pon- tefice di osservare diligentemente quanto in ordine a sì interessante oggetto avevano predisposto tanti gloriosi Pontefici, e principalmente Paolo III, colla costituzione, Cum sìcul accepimus , in data de' 2 1 aprile lo^^, e Pio IV, Paolo V, Gregorio XV, Urbano Vili, Innocenzo XIII , Clemente XII , Benedetto XIV , non che la costi- tuzione Super restauratione reghni- nis Pontificii, Post dinturnas tertio kal. novembris 1800, e il moto- proprio, Quando per ammirabile disposizione della Provi'ide.nza, dei 6 luglio 1816, di Pio VII, imme- diato predecessore di Leone XII. Calcando quest'ultimo le stesse orme de' lodati Pontefici, volle for- mare la congregazione di revisione nel seno medesimo del tribunale della camera, componendola di quat- tro Chierici di camera (Fedi), e volendo che riunisse in sé le attri- buzioni nella parte dispositiva re- lativa a tutti gli oggetti d' introito ed esito della cassa generale dello sta- to, a quelle non meno importanti della revisione de' conti di tutte le pubbliche amministrazioni; stabilì che provvedesse con mature discus- sioni alla retta ordinazione di tutta l'azienda camerale, e col più accurato esame sindacasse esattamente e pe- riodicamente ogni anno, la gestione di ogni ramo di finanza, e di qua- lunque pubblica amministrazione. Leone XII non intese di escludere da questa revisione gli altri chie- rici di camera, ma solo volle aveie un riguardo all'amministrazione dcl- CON 269 Io rispettive presidenze, che da loro si disimpegnano, avvegnaché per la discussione giudiziaria delle cause camerali, non avrebbono avuto il necessario tempo per dedicarsi to- talmente all'esaurimento delle at- tribuzioni della revisione , oltreché avrebbero sostenuta una doppia ed incompatibile rappresentanza, di am- ministratori cioè e di revisori nello stesso tempo, ed eziandio in qual- che circostanza avrebbero dovuta portar giudizio sulle loro stesse re- visioni. A tale effetto Leone XII dichiarò, che i quattro chierici di camera componenti la congregazio- ne di revisione, sieno esenti da qua- lunque ingerenza amministrativa, e dall' intervento nel giudicare le cau- se di competenza del tribunale di piena camera. Quindi il Pontefice stabilì, che vmo de' quattro prelati della con- gregazione , sarebbe annualmente presidente per turno, e riferirebbe gli affari al Papa. Compose l'offi- zio di tre contabili revisori tutti di egual i-ango, di un segretario, e di un numero di commessi, e scrittori proporzionato al bisogno. Prescrisse inoltre, che la congregazione si riu- nirebbe due volte la settimana nel proprio locale, e straordinariamen- te tutte le volte che facesse di bi- sogno, pi'esso r intimo del presiden- te. Nello stesso giorno 2 i dicembre 1828, Leone XII fece pubblicare dal Cardinal Cernetti suo segreta- rio di stato il regolamento , che provvedendo ad ogni inconveniente, prescrisse le norme conducenti al- l'oggetto, essendo le attribuzioni della congregazione di revisione: 1° L'esame e la rettificazione della tabella preventiva generale delle rendite e spese dello stato di ogni anno; 2.° La prescrizione dei re- 270 CON CON golamcnli per tutti i rami di fi- ancoraché ciascuno de' quattro pre- nanzn, che si mandano per annui- lati chierici di canieia fosse per nistrazione e per appallo; 3." L'è- turno annuale \ice-presidente, e same e la rettificazione de'conlratti, tenesse luogo del Cardinal presiden- che si fanno dal tesorierato, e dal- te in sua assenza ; che gli affari vi le presidenze de' chierici di camera; fossero discussi, conchiusi, e giudi- 4- La sindacazione, e sentenza del cali a maggioranza assoluta di vo- consuiitivo ne' conti dell' ammini- ti, ed in caso di parità di voti, strazione della camera, e di tutte quello del presidente o quello del le altre pubbliche amministrazioni, vice-presidente, il quale ne faccia Quindi con cinque cnpitoli, suddi- le veci, fosse decisivo; che la con- cisi in articoli, si dichiararono le gregazione venisse rivestita delle norme in ordine agli enunciati facoltà di connnettere ai tribunali quattro oggetti, in un a quelle ris- competenti di procedere civilmente guardanti la sistemazione e l'anda- o criminalmente a carico di quegli mento dell' olitici o addetto aliarne- amministratori, appaltatori, ed iin- desima congregazione. piegati, che fossero stati da lei giu- Assunto al pontificato il regnan- dicati in qualunque modo colpevo- le Gregorio XVI, nella paterna li; che la congregazione nel disim- intenzione di assicurare la debita pegnare le proprie attribuzioni do- regolarità, saggezza, rettitudine, ed vesse avere la cura di proporre economia neiramministrazione delle con separati rapporti all'oracolo rendite dello stato, per mezzo del sovrano tutti quei miglioramenti, Cardinal Bernetti segretario di sta- che, oltre i prescritti nel medesimo to, ai 21 novembre i83i, emanò editto, potessero aver luogo; che un editto composto di ventiquattro la congregazione non avesse l' ob- articoli. Con esso il suddetto moto- bligo preciso di riunirsi due volte proprio di Leone XII, e l'analogo la settimana, ma una sola, tranne regolamento, relativo al metodo da i casi di urgenza, adlnchè ai suoi osservarsi nella sindacazione de'con- componenti non mancasse un tempo ti, e negli altari di pubblica ainmi- congruo per meditare gli allari pri- nistrazione, furono confermati nelle ma della discussione, loro parti, e nell' insieme delle at- Ma di tutto ciò, che riguarda tribuzioni ivi conferite alla congre- questa utile, e benemerita congre- gazione di revisione, le quali però gazione, si tratta nella Raccolta •vennero ampliate, e modificate co- delle leggi, e disposizioni di puh- gl' indicati articoli. Le norme prin- hlica atiiininistrazione , che dalla cipali delle disposizioni di Grego- stampjeria camerale si vanno pub- rio XVI furono, che la congrega- blicando nell'odierno pontificato, zione di revisione sarebbe composta come flicilmente si può vedere ai di un Cardinale per presidente, di due diligenti indici alfàbetico-semi- quattro prelati chierici di camera analitici delle materie, limitandoci non aventi alcuna pubblica animi- qui ad accennare le cose principali nistrazione, né aventi paite nei giù- indicate nei detti articoli. Uno di dizi del tribunale della camera, e essi tratta come la congregazione di quattro deputati laici scelti nella di revisione assista ogni anno ai- capitale, e nelle provincie. Ordinò l' estrazione delle cartelle da estin- CON guersi, del consolidato, e della cas- sa d'ammortizzazione, il cui conto annuale della cassa viene da essa sindacato, per quindi pubblicarlo, esaminando eziandio le deliberazio- ni del consiglio di liquidazione, e le delil)erazioni sulle diverse passi- vità dello slato. Un altro versa sul posto d'onore, che monsignor te- soriere generale prende nella con- gregazione in tutta la discussio- ne, eccetto che in quella sulla sinda- cazione de' conti. Un altro dichia- ra come r appello dalle sentenze sindacaforie dellt» congregazione sia .sempre in devolutivo. Altri poi portano 1 seguenti titoli: dei pre- ventivi parziali , e generali ; del fondo di riserva da designarsi dal Papa, e da lasciarsi a sua dispo- sizione ; appartenere al tesoriere proporre le misure sull'avanzo, o deficienza dei redditi in confronto delle spese annuali ; esame e rap- porti dei metodi di peice/ione, ed amministrazione sui redditi came- rali, non che dei contratti ; grava- torie contro i contabili o ammini- strazioni, che non presentano i con- suntivi neir epoche fissate dalla legge; facoltà della congregazione di richiamare gli atti dei dicasteri, e di farne visitare gli ofìjcii ; in ca- so di parità di voti prevalere il voto collegiale dei contabili; voto decisivo in caso di parità di pare- ri, attribuito al presidente, o vice piesidcnte. Va però qui notato, che al voto collegiale di tre contabili si è virtualmente derogato colla preponderanza decisiva in caso di parità del Cardinal presidente, e del prelato chierico di camera, che ne fa le veci. Anzi il Cardinal AI- berghini fece di piìi derogare espres- samente dal medesimo regnante Pontefice un rapporto, e rescritto CON 271 nell'udienza degli 8 gennaio iS3f) sidl' impianto , sebbene prccaiio , dell' olìlicio, ma che sussìste tuttora. Altri titoli di tali indici sono ancora i seguenti : Facoltà di procedere contro gli impiegati , ed amministratori di tutte le branche camerali ; attri- buzione esclusiva di conoscere e giudicare in via amministrativa tut- te le questioni dipendenti dalle of- ferte date per appalti, affitti , for- niture, ed altri contralti fiscali ; essere i magistrati dell'ordine giu- diziario incompetenti a giudicare delle licitazioni, e delibere fatte dalla congiegazione di revisione. Tali atti poi eseguiti dalla congre- gazione equivalgono a pubblici i- stromenti per iscrivere le ipoteche a profitto della camera apostolica. Altri titoli infine, facoltà, pre- rogative, e attribuzioni della con- gregazione di revisione contenute ne' suddetti indici della Raccolta delie leggi, sono i seguenti ; Fa- coltà esclusiva di concedere i sup- plementi ai conti preventivi nel corso delle gestioni ; estremi richie- sti dalla congregazione, ed oi-dina- ti dalla segretaria per gli affari di stato interni per la concessione dei fondi suppletori a quelli assegnati ne' preventivi ; giudicare sulle con- troversie amministrative nei giudi- zi, per cui la congregazione giudi- ca in secondo grado le controver- sie decise dalla congregazione ca- merale; essere vietato ai magisiia- ti dell'ordine giudiziario d' inteilo- quire sulle decisioni della congre- gazione di revisione per atti di asta ed appalti camerali equivalenti a pubblici istromenti per l' inscrizione delle ipoteche ; regole piescritte dalla congregazione nella redazione del consuntivo generale degl' introi- 27?. CON ti, e delle spese della reverenda ca^ mera apostolica; l'orme delle sin- dacazioni, noinie pei" la compila- zione de' preventivi, e consuntivi da esibirsi annualmente dalle pul> ])liche amministrazioni; giurisdizió- ne esclusiva della congregazione con facoltà di giudicare inappella- bilmente, e colla clausola de ape- ritione oris nelle controversie con- cernenti 1' esenzione totale o par- ziale del pagamento de' dazi fiscali; estensione della preponderanza del voto del Cardinal presidente della congiegazione, anche alle decisioni per ailari contenziosi. Dalle sentenze sindacatone ema- nate sui conti dalla revisione, quan- di) sieno definitive, ne' modi stabi- liti più specialmente dal recente ordine circolare delle segretarie per gli affari di stato interni, non com- pete appello nemmeno in devolu- tivo. 11 § 3-2 del citato ordinamen- to i83^ toglie ai tribunali le fa- colta anche per questa specie di appello. il primo presidente della con- gregazione di revisione è stato il Cardinale Vincenzo Macchi , por- porato di Leone XII, dichiarato ta- le dal regnante Gregorio XVI, il quale poscia nominò i seguenti Car- dinali, già prima fregiati da lui di tal dignità, cioè Giuseppe Alber- ghini, Ugo Pietro Spinola, e Gia- como Luigi Erignole, eh' è l'attuale presidente. Questo Cardinal presi- dente della congregazione della re- visione de' conti ha 1' udienza or- dinaria dal Papa ogni martedì se- ra. /^. Congregazione economica. Congregazione della Segnatura dì Grazia. V. Segnatura di Gra- zia. Congregazione speeiale per la rìe- difìrazìone della basilica di san Paolo. Questa fu istituita con saggio accorgimento da Leone XII nel 1825, e al modo che dicesi al voi. XII, p. 17.0 del Dizionario, sotto la presidenza di un Cardinale, die fu allora Giulio Maria della Soma- glia, decano del sagro Collegio, e segretario di stato. Quindi lo fu- lono i Cardinali Tommaso Ber- netti, e Giuseppe Albani, cioè il prin)o in parte del pontificato di Leone XII, e Gregorio XVI, e il secondo nei venti mesi, nei quali fu Papa Pio Vili. Allorquando poi nel i833 il Pontefice regnante di- vise in due la segretaria di stato, vale a dire in segretaria di stato, e in segretaria per gli affari di sta- to interni, con due diversi Cardi- nali per segretario, a quest'ultima attribuì la presidenza della com- missione, e congregazione per la riedificazione della patriarcale ba- silica di s. Paolo nella via ostien- se, la Descrizione istorica ed arti- stica della quale ebbi l'onore di leggere nell'accademia Tiberina, di cui sono socio residente, nell'adu- nanza de' i4 febbraio 1842. Il primo segretario degli affari di sta- to interni, ch'esercitò la presidenza della congregazione, fu il Cardinal Anton Domenico Gamberini , cui successe nel 1840 il Cardinal Ma- rio Ma t tei. La congregazione al presente si compone di altri cinque Cardinali, del tesoriere generale come depu- tato, di tre prelati, fra' quali tlue uditori di Rota, del segretario, del- l'architetto direttore, e di quattro architetti rinconti. P^. Chiesa o nv- siLicA patriarcale di s. Paolo nel- la via ostiense. CON Congregazione speciale Sanitaria. Volendo il regnante Pontefice migliorare l'andamento amministra- tivo e giudiziario degli all'ari sani- tari, dopo avere inteso il parere di una congregazione di Cardinali, con editto del Cardinal Anton-Domeni- co Gamberini, segretario per gli afiari di slato interni de' 20 luglio i834j istituì una congregazione composta del Cardinal segretario pegli affari di slato interni prò tempore^ e prefetto insieme della s. consulta (colla qualifica di pre- sidente ) , di monsignor segretario della s. consulta nella qualità di vi- ce-presidente, il quale dovesse suppli- le, e rappresentare il Cardinal pre- sidente, quando egli non potesse pre- siedere alle adunanze ; dei monsi- gnori decano, e sottodecano della stessa Congregazione della sagra Consulla ( Fedi), per turno , e di tre consiglieri di sanità, cioè di un officiale di sanità marittima da no- minarsi dal Papa, di un membro della camera di commercio di Ro- ma da scegliersi dal Cardinal pre- sidente in ogni biennio sulla terna, che dovrà aireiFetto presentarglisi dalla detta camera, e per terzo del sotto-segretario della s. consulta , che farà ancora le funzioiìi di se- gretario di detta congregazione spe- ciale. Al presente il sotto-segretario della s. consulta non è più consi- gliere, e segretario della congrega- zione sanitaria, essendosi attualmen- te conferita dal Pontefice tal cari- ca ad altro soggetto. Inoltre fanno parte della congregazione monsignor uditore del camerlengato, e l' as- sessore generale di polizia prò tem- pore, non che uno dei fisici ad- detti alla medesima s. consulta per turno, da cambiarsi in ogni biennio. VOL. XVI. CON 273 Tal congregazione venne dal Pontefice incaricata del regime sa- nitario per tutto ciò che concerne la garanzia della salute pubblica dai pericoli che possono sovrastar- le non meno dall' esterno che nello interno dello stato , dovendo tutte le materie sanitarie, o che hanno stretta relazione con questo ramo, essere di privativa attribuzione e giurisdizione della medesima con- gregazione. Le adunanze si stabili- rono periodicamente una volta la settimana dal medesimo Pontefice, in quel giorno che al Cardinal presidente piacerà di destinare, e straordinariamente tutte le volte che l'urgenza il richiedesse, o il Cardinal presidente lo giudicasse opportuno. La medesima congre- gazione poi prenderà in esame, l'isolverà, e deciderà su tulle le ma- terie sanitarie, ed emetterà tutti quei provvedimenti, che le circo- stanze richiederanno, affine di tu- telare la pubblica salute , sempre a termine delle disposizioni del co- dice sanitario , delle leggi e dei regolamenti vigenti. Le deliberazio- ni poi, e gli ordini, cui la con- gregazione emetterà, obbligheranno alla loro piena osservanza ed ese- cuzione qualunque persona di qual- sisia età, grado, e condizione, an- corché insignita della qualità ec- clesiastica, non che qualunque cor- porazione o regolare , o secolare, ed in una parola qualsisia persona, benché privilegiata, o privilegiatis- sima, e che avesse bisogno di spe- cial menzione. Dispose inoltre il provvido Papa, che la medesima congregazione pre- siedesse , invigilasse , e provvedesse al buon ordine , e al piti regolare andamento dell' azienda sanitaria in tutto lo stato, e procedesse alla no- 18 274 CON mina di quei minisUi , ed uffiziali addetti alla medesima , che a se- conda del còdice sanitario si sono fino ad ora nominati dalla congre- gazione della sagra consulta. La spedizione poi degli alFari , ed or- dini, delle risoluzioni, e provviden- ze della stessa congregazione, si ese- guirà dalla segretaria della sagra consulta con quello stesso metodo, e sistema che allora era in uso ; siccome nella medesima segretaria continueranno a custodirsi i relativi atti, posizioni , e registri , non do- vendo in ciò aver luogo alcuna in- novazione. Quindi, col suddetto e- ditto, in diversi articoli furono di- chiarate le attribuzioni della con- gregazione , l' esame e la riforma del codice sanitario, t' amministra- zione della giustizia in materie sa- nitarie, il ministero sanitario , e compenetrazione in esso delle attri- buzioni attuali della polizia de' por- ti, e della polizia medica, le dispo- sizioni penali, la procedura nei giu- dizi, ec. Di poi, a' IO giugno i835, ven- ne pubblicato dal Cardinal presi- dente r ordine circolare per la det- ta concentrazione in un solo mini- stero della polizia de' porli , e del ramo sanitario; i doveri dei diversi uflìzi sanitari per la concentrazione in essi dell'azienda sulla polizia de- gli stessi porti ; le istruzioni per gli ufficiali sanitari sul materiale dei legni, e sulla spedizione dei le- gni nazionali mercantili. Così pure pel minacciante contagio del cho- leva morbus, la congregazione ema- nò dichiarazione, che sarebbe chia- mata al servigio la guardia civica di Roma, qualora la guarnigione di linea dovesse recarsi a formare i cordoni sanitari, pei quali si pub- blicò opportuno regolamento. Altresì CON ebbe luogo la fissazione d'un siste- ma per l'espurgo delle lettere, di- sposizioni sui lazzaretti attigui ai cordoni sanitari, ed infmite altre provvidenze, che lungo sarebbe qui enumerare, le quali si riportano nella Raccolta delle leggi, e dispo- sizioni di pubblica amministrazione nello stato pontificio, che utilmente si pubblica nell'odierno pontificato, massime sul morbo asiatico cliole- ra, affine di circoscriverne, ed ar- restarne i fatali progressi nello stato ecclesiastico. All' articolo Pestilenze ( Fedi) non solo si parlerà della congrega- zione de' Cardinali e prelati, depu- tata nel i656 da Alessandro VII per la peste che faceva strage nel limitrofo regno di Napoli ed altri stati italiani, non che per provve- dere alle conseguenze della funesta pestilenza, la quale propagatasi nello stato, e in Roma mietè numerose vittime ; ma si dirà eziandio delle provvide misure prese dai Ponte- fici romani , nelle diverse lagrime- voli circostanze, in cui i contagi e le pestilenze decimarono i loro sud- diti. Finalmente al medesimo arti- colo si parlerà delle provvidenze prese da questa congregazione spe- ciale sanitaria pel mentovato mor- bo asiatico, e della istituzione fatta in Roma dal Papa sullodato, di una commissione straordinaria di pub' blica incolumità , affinchè provve- desse ai bisogni pubblici nel caso che si manifestasse il cholera asia- tico, come infatti si verificò, e po- nesse in opera tutti i mezzi preser- vativi riconosciuti i piìi efficaci , a moderarne la terribile forza. Ella fu composta dell' attivissimo Cardi- nal Giuseppe Antonio Sala roma- no, e di personaggi egualmente ze- lanti, ed energici all'uopo, cioè dei CON monsignori Cioja commendatore di s. Spinto, e Marini uditore di Ro- ta, dei principi Eorghese, ed Al- tieri, del commendatore d. Pietro de' principi Odescalchi, e di monsi- gnor Camillo Amici per segretario, tutti romani. Congregazione degli Studi. Il glorioso Sisto V, colla celebre bolla Immensa aeterni Dei, data a' 22 gennaio iSSy, istituì la con- gregazione sopra r università dello studio romano, per presiedere al- l' Università di Roma [Vedi), chia- mata la Sapienza , di cui fu am- plissimo, e munifico restauratore il gran Leone X. Sisto V non solo beneficò l'università anche nel suo economico, e ne regolò le norme, ma volle che della romana fosse sempre rettore un avvocato conci- storiale. V. Jacopo Cohellio, Noli- tia Cardinalatus , congregatio XIX, prò universitate studii romani. Volendo quindi provvedere alla istruzione pubblica, che si dà in tut- to lo stato del governo Pontificio nelle università, collegi, e scuole, il Pontefice Pio VII avea in animo di istituire una congregazione di Cardi- nali al grande oggetto, e restaurare quella sapientemente eretta da Sisto V, ma la morte ne impedì l'effettua- zione. Era riserbata questa gloria al magnanimo suo successore Leone XII, al quale stando sommamente a cuore la più regolare, ed uniforme direzione dei buoni studi nelle uni- versità , collegi , pubbliche scuole , stabilimenti, e luoghi tutti d'istru- zione ed insegnamento , emanò la celebre bolla Quod divina sapien- za omne.s docet, V kalcndas scptem- bris 1824, colla quale istituì la congregazione degli studi. In essa CON 275 egli rende giustizia all'alta mente di Sisto V, e all' immediato prede- cessore Pio VII, del quale dice: » Nullo modo autcm silentio prae- " terire possumus fel. reo. Pium « VII postremis bisce diebus no- >:■ vam studiorum rationem istau- » rare voluisse , quam tamen non « potuit morte praeventus ad opta- » tum fìnem perducere". Quindi in ventisette titoli, e in trecentono- ve articoli, compresi nella medesi- ma bolla, stabilì le regole da os- servarsi, e le opportune leggi per le università, pegli areicancellieri , cancellieri, e rettori delle stesse uni- versità; pei collegi, o corpi colle- giali delle quattro facoltà; pei pro- fessori , e per la loro elezione , ed obbligazioni ; pei sostituti o pro- fessori soprannumerarii ; pei biblio- tecarii delle università ec. ; pei di- rettori degli osservatoci astronomi- ci, e dei musei , o gabinetti ; pei tustodi degli orti botanici; pei bi- delli ed altri inservienti ; per l'am- ministrazione economica delle imi- versità; per le scuole pubbliche fuori delle università; per l'ammis- sione degli studenti ; per le disci- pline degli studenti ; pegli esercizi di religione ; per la collazione de' gra- di ; pel corso scolastico ; per le lau- ree ; per la collazione delle lauree di onore, e di premio; per le lau- ree comuni ; per le matricole di li- bero esercizio in medicina, e chi- rurgia ; per le matricole di libero esercizio in farmacia ; per 1' esame, e idoneità al notariato ; per le pro- pine da pagarsi da chi riceve i gra- di, le matricole, i diplomi d'ido- neità pel notariato ec; pegli esnmi annuali; per l'anno scolastico, e per le vacanze ; e finalmente dispo- sizioni generali , anche sulle acca- demie di scienze; Icllcre, ed arti ec, 9.76 CON Crediamo poi indispensabile di ri- portare il titolo I della bolla. Del- la rongrrgazione degli studi j ri- ffiiardante appunto la benemerita istituzione di questa, che renderà perennemente benedetto 1' animo grande di Leone XII , pei felici vantaggi che se ne ottennero. » I, Si erigerà una congregazione, » la quale presieda agli studi -V tanto in Roma , quanto nello -v stato Pontifìcio. » 1. Questa sarà composta dei Car- » dinali segretario di stato, ca- ;j merlengo della santa romana » Chiesa, vicario di Roma, pre- -•» fetto della congregazione del- -•5 l'indice, prefetto di quella del -V buongoverno, e di altri Cardi- » «ali da eleggersi dal sommo !> Pontefice ; e fra i medesimi >' sua Santità nominerà il Car- » dinal prefetto della congrcga- " zione. " 3. La medesima praticherà il me- -•>■ lodo usato dalle altre congre- -j gazioni cardinalizie , ed avrà " per segretario un degno ed 55 idoneo ecclesiastico , il quale » sia un familiare del sommo « Pontefice, o prelato. Esso re- •» gistrerà diligentemente tutti gli " atti, avrà cura, e custodia del- « l'archivio, ed eseguirà le altre 5» incombenze , che gli saranno a addossate dalla sagra congre- « gazione , e dal Cardinal pre- -V fetto. « 4- Saranno a questa congrega- « zione sogEtette tutte le univer- -•' sita , le pubbliche e private » scuole di Roma, e dello stato, »' e qualsivoglia corporazione, o " individuo impiegato nella isti- w tuzione della gioventìi. » 5. Farà la sagra congregazione CON » ossei'vare con esattezza i prc- « senti regolamenti, ed anco quel- M li , che saranno pubblicati in M appresso. > 6. Tutte le volte che la sagra M congregazione crederà oppor- » tuno di visitare qualche uni- 5) versila, o scuola pubblica, o » altro stabilimento di pubblica » istruzione , potrà deputare un w visitatore , il quale prenda le » opportune informazioni, o dia 33 quelle provvidenze, di cui sa- J5 rà incaricato dalla stessa sagra » congregazione. » y. Chiunque si creda gravato « dai superiori locali in cose ris- « guardanti le dette università, « scuole , e stabilimenti d' istru- J5 zione, potrà esibire il suo ri- >j corso alla sagra congregazione. 33 8. Ogni rescritto, o del sommo » Pontefice, o dato dall'udienza -•; di lui concernente la materia .-) degli studi , dovrà presentarsi, •3 e registrarsi nella segretaria « della s. congregazione , prima 33 che possa essere eseguito. A memoria perenne di questa utilissima istituzione , il medesimo Papa fece incidere dal valente Ni- cola Cerbara una bella medaglia , di gran diametro , avente da un lato la sua pontificia effigie, vestita con mozzetta e stola, ed in giro que- sta iscrizione : leoni xn p. m. stvdio- KVM iNSTAVRATOBi. Nel rovescio in elegante gruppo piramidale di sei figure , si volle rappresentare la Religione colla testa raggiante, te- nendo colla destra mano la croce, circondata dalle altre cinque figu- re allegoriche. La prima sedente a destra è la filosofia colla lira ed altri attributi; dietro questa si ve- de in piedi la giustizia ; dal lato CON sinistro la figura seduta sopra vari volumi è allusiva alla filosofia; die- tro la medesima , quella che tiene un gallo in mano, allude alla me- dicina ; la figura poi sedente sul globo stellato con una fiamma sul capo, l'appresenta la teologia. Sotto le figure evvi la seguente epigrafe: MISIT ANCILT-AS SVAS VT VOCARENT AD ARCEM. Questa medaglia suole dalla sagra congregazione essere di- stribuita ai benemeriti della con- gregazione medesima. Leone XII dichiarò prefetto della congregazione, il Cardinal France- sco Bertazzoli, e per membri i Car- dinali della Somaglia , come se- gretario di stato, Pacca, Gallelli come camerlengo di s. Chiesa, Casti- glioni come prefetto dell'indice, che fu poi Papa Pio Vili : gli altri Car- dinali furono de Gregorio , Zurla come vicario di Roma, e Cavalchini come prefetto del buongoverno. 11 Papa nominò per segretario il suo cameriere segreto e coppiere, mon- signor Giovanni Soglia, ora Cardi- nale. Di poi Papa Pio Vili nel i83o al defouto Cardinal Bertaz- zoli diede in successore nella pre- fettura il Cardinal d. Placido Zur- la, per morte del quale, il regnan- te Pontefice Gregorio XVI , fece nel 1834 prefetto di questa cospi- cua congregazione, il Cardinal Lui- gi Lambruschini, suo segretario di stato. Al presente la congregazione, oltre questo porporato, ha per mem- bri quattordici Cardinali , un pre- lato segretario, un sostituto, un av- vocato fiscale, e diversi impiegati. Non contento Leone XII delle maravigliose ed utili provvidenze emanate colla lodata bolla, a' 5 novembre del medesimo anno 1824, si recò neir imiversità, o archigin- nasio romano per la ricoi'renza del- CON 377 l'annuale riapertura degli sludi del- l'università, ch'egli volle rendere più .solenne per animare e làr fio- rire ogni ramo d'insegnamento, ed a tal uopo recitò analoga e dotta allocuzione, che incomincia colle pa- role: Clini fauste, fclicilcrque evcnerit ut auxiliante Dco Romanoruni Pon- ti fìciini etc. Questa allocuzione venne stampata, e dal Cardinal Bertazzo- li prefetto fu rimessa ai vescovi dello stato, perchè i sovrani senti- menti servissero di norma non so- lamente all'univei'sità romana, ma ancora alle altre università, e pub- bliche scuole del medesimo stato pontificio. In seguito, nel gennaio 1825, lo stesso Leone XII fece pubblicare una declaratoria sulla sua bolla Quod divina sapienlia, su alcuni dubbi e questioni insorte. Ma di altre declaratorie, encicliche dei Cardinali prefetti, regole , ordi- nazioni della congregazione, decreti, risoluzioni, atti, e di tutto altro che riguarda la sagra congregazione de- gli studi, si possono vedere: Col- lectio legnin et ordinationuni de re- cta studiorum ratione, Romae 1828 lypis Antonii Boulzaler; Raccolta del- le leggi e disposizioni di pubblica amministrazione, che si stampa dal- la tipografìa Camerale, ne'suoi indici semianalitici, agli articoli Istruzio- ne PUBBLICA. Nell'anno poi 1841 in Roma s' incominciò coi detti tipi a pubblicare Collectio Icguni et or- dinaùonuni de recta studiorum ratione, jiissu Emi Rin.i Domini Cardinalis Aloysii Lambruschini, Sanctissimi Domini Nostri Gregorii XVI Pont. Max. a sccrclis status, sacrae congregationis studiis mode- rali dis praefecti etc. Cura Pro- speri Caterini ejusdeni s. Congrega- tionis secretarli denuo edita et an- cia, con prefazione di questo prcki- 278 CON to, ac Paraenesis Card. Frane. BcrlazzoUi s. Coiigrcgationls stiidio' rum praefecli juventiUi in tota Ro- mani Ponti ftcis di (ione pi da ti bo- nisque arlibus addictae. Inoltre va consultato l'editto emanato a'2 5 gen- naio 1828, con annuenza del Papa Leone XII, dal suo segretario di stato Cardinal della Somaglia, col quale egli pubblicò le provvidenze prese dalla sagra congregazione per la tu- tela amministrativa del patrimonio addetto alla pubblica educazione ed istruzione , colle cautele ipo- tecarie, per assicurare i capitoli, e le annualità al medesimo apparte- nenti, concedendo a tal uopo il det- to Pontefice competenti privilegi aflìne di rimovere qualunque osta- colo e ritardo. Congregazione de' vescovi, e regolari. Fra le congregazioni Cardinalizie, che il gran Pontefice Sisto V isti- tuì , o rinnovò colla famigerata bolla Immensa a$4.erni Dei de'22 gennaio iSSy, sono nominate due congregazioni, La congregazione per le considtazioni de" regolari , con cinque Cardinali, perchè compones- se, e terminasse le controversie di tutti i regolari, eccettuate le par- ticolari, vertenti tra i religiosi, le quali volle che si decidessero dai loro rispettivi superiori; e La con- gregazione per le considlazioni dei vescovi, ancor essa composta di cinque Cardinali, affinchè ascoltasse le domande, questioni e controver- sie di tutti gli Ordinari, e l'ispon- desse con diligenza sciogliendo i proposti dubbi. Diede loro am- pie facoltà, tra le quali merita spe- cial menzione quella di deputare i visitatori, ed 1 vicari apostolici: CON come ancora l'altra di difendere la immunità della Chiesa, le persone ed i beni. Queste congregazioni, per la connessione che hanno tra di loro per gli affari, e per le perso- ne, furono unite dallo stesso Sisto V. f^. Jacopo Cohellio, JSotitia Cardina- latus, che tratta di ambedue le con- gregazioni distintamente, congrega- tio Vili, Pro consultationibus epi- scoporum et aliorum praelatorumj congregatio IX, prò consultationi- bus regulariuni pag. Gì. Il dotto Cardinale De Luca, Relaz. Roni. Cur. Disc. I 5 n. i5, ed il Cardi- nale pratico, cap. XXVII, della congregazione sopra i negozi dei vescovi, e de"" regolari dell' uno , e dell'altro sesso, egregiamente trat- tò questo argomento delle due con- gregazioni, che si stimano unite, della ragione per cui ne venne fat- ta la unione, da chi vengano co- stituite, delle loro leggi, e regole, della procedura s\ coi vescovi, che coi regolari, delle materie, e nego- zi che ad esse spettano, e della distribuzione delle cause ti'a'Cardi- nali ponenti; le quali cose, coll'au- torità di tanto uomo, noi descrive- remo compendiosamente. Secondo 1' anzidetta bolla di Sisto V, questa di cui parliamo, comporrebbe due distinte congre- gazioni ; una sopra i negozi de' ve- scovi, e del clero secolare; l'altra su quelli de' regolari, e delle mo- nache. Ma dallo stesso Sisto V, e meglio dal pontificato di Clemente VIII, vennero considerate come uni- te, ebbero un solo Cardinal prefèt- to, un solo prelato segretario , e composte amendue furono dai me- desimi Cardinali, i quali nel pon- tificato d' Innocenzo X erano ven- tiquattro, come si legge nel Luna- doro, Relaz. della Corte di Roma CON pag. Sg, dell'edizione del 1646. In una parola le due congregazioni vennei'O riputate una sola , come i vescovati, e gli stati, che sono composti da più parrocchie e pro- vincie. Sì loda, e non a torto, tale unione, a motivo della qualità de- gli afifari, che vi hanno corrispon- denza ed analogia ; p. e. pel go- verno de' monisteri di monache , sebbene esenti, o governati dai re- golari, mentre per le disposizioni e decreti del concilio di Trento, e per le costituzioni de' Pontefici, vi hanno gran parte i vescovi ; come pure per le frequenti differenze, che talvolta insorgoho tra i mede- simi vescovi e i regolari , sia per le prediche, processioni, confessioni ed altro. La congregazione si regola quasi interamente come quella del con- cilio, al cui articolo dicemmo aver- vi in alcuni affari la cumulativa fra le due congregazioni. Essa si occupa nel procedere in forma e- stragiudiziale (non dovendosi inge- rire in quelle cause giudiziali, e contenziose, le quali ricercano il processo, e la sentenza, quando le parti non consentano ), e nel dare le spedizioni con tenui emolumen- ti, ed anche gratis. Tuttavolta os- serva il De Luca, che se la con- gregazione del concilio procede con termini giuridici analogamente ai sagri canoni, secondo lo stile dei tribunali ecclesiastici ; la congrega- zione de' vescovi e regolari, alcune volte giustamente procede da prin- cipe ecclesiastico, con modi pru- denziali, secondo il decretato dai concilii, anche con informazioni se- grete, essendo non pochi affari in sostenimento della episcopale digni- tà, o in decoro degli Ordini reli- giosi, e monisteri, e quindi non CON 279 vogliono essere resi pubblici e no- tori. Quando poi giungono a que- sta congregazione ricorsi contro i superiori ecclesiastici, il Cardinale prefetto li verifica col prelato se- gretario nel detto modo, e quindi si prendono le opportune provvi- denze, e risoluzioni secondo i casi. L' avvocato Danielli nella sua stupenda opera tratta dello stile giudiziario di questa congregazione, secondo la diversità de' negozi, ed avverte che qualora trattasi di af- fari, i quali non ammettano dila- zione, si risolvono tosto in nome della congregazione, premesse le suaccennate informazioni extra ju- dicium dal Cardinal prefetto, e da monsignor segretario; ma se sono affari rilevanti, che esigano ricer- che ed esami, vengono allora pro- posti alla congi-egazione dal prela- to segretario, il quale esibisce le istanze coi documenti e ristretti presentati dalle parti. Cos^ nei mag- giori e gelosi negozi si porta la decisione alla piena congregazio- ne, con iscritture delle parti con- tendenti, deputandosi un Cardina- le per ponente, ossia relatore della causa alla medesima congregazione, che si tiene nel palazzo apostolico, ove risiede il Papa, essendo già stati i Cardinali informati dagli avvocati, e procuratori delle parti vertenti. Ecco quanto prescrisse all' ar- ticolo I, il Pontefice Pio VII, nel- l'anno 1800, colla bolla Post dìu- tiirnas De jurìsdic. trih. et judi- cuni : » Tutte le cause criminali !> provenienti dalle curie de'vesco- » vi si trasferiscono dalla curia >' dell' A. C. alla sagra congrega- M zione de' vescovi e i-egolari, e tut- " te le appellazioni compulsoric, M e inibizioni relative alle medesi- 28o CON -•' me cause, dovranno accordarsi w per l'avvenire da monsignore " uditore del Papa, ingiunto il » peso al fiscale generale, ed al " sostituto generale di comparire » nella difesa delle medesime cau- '•' se, come facevano in passato nel « tribunale dell' A. G. ". Quindi al paragrafo, o articolo 46 del me- desimo titolo si legge: « Il mini- " stero particolare dell' A. C. avrà '•' in primo luogo un luogotenente " criminale, il quale dovrà essere " ancora il relatore delle cause " criminali d'appello dalle curie " vescovili, che si sono trasportate " dal tribunale medesimo dell' A. " C. nella sagra congregazione dei >' vescovi e regolari , continuando " ad avere le medesime facoltà -•> circa il regolamento dell' ordina- " toria, che gli sono attribuite » dalla costituzione di Benedetto -"» XIV. Avrà un solo sostituto luo- " gotenente , la cui incombenza >> consisterà, come per lo passato, " nel compilare i ristretti per le " cause di appello dalle curie ve- >' scovili da proporsi nella sagra » congregazione suddetta , e nel -•> formare i processi più gravi in » servizio del tribunale dell'A. C". In forza poi di declaratoria d'or- dine del Papa regnante, per orga- no della segretaria pegli affari di stato interni, in data de' 28 otto- bre i835, e diretta ancora al Car- dinal prefetto della segnatura, nella procedura delle cause criminali, si deve osservare la istruzione circo- lare diramata alle curie ecclesia- stiche, i5 kai. januarii i835, per cui è interamente cessato il meto- do preesistente di spedire le cita- zioni speciali, e di fare la disputa preliminare sulla validità, suU' os- servanza, e sugli effetti dell'appello. CON I decreti di questa congrega- zione debbono essere sottoscritti , e sigillati con sigillo del Cardinal prefetto, non che sottoscritti dal segretario. Questi decreti sono tal- volta eseguiti, o per lettera in for- ma di breve, o per monitorio del- l'uditore della camera. K. licitato Cardinal De Luca, Rclat. Rovi. Cui:, il quale dice: che il segretario della congregazione, lino dai suoi tempi, soleva essere un prelato qua- lificato, passato per gradi nell'esei'- cizio di diverse cariche, per essere pratico delle materie. Questo se- gretario viene da questo ufficio creato Cardinale. Alessandro VII dalla nunziatura di Polonia pro- mosse a segretario de' vescovi e regolari, monsignor Emilio Altieri nel 1657, quindi Clemente IX lo fece suo maestro di camera nel 1667, e Cardinale ai 29 novem- bre i66g, succedendogli, dopo cin- que mesi nel pontificato, col nome di Clemente X. Monsignor Antonio Pignattelli fu fatto nel 1668 da Clemente IX nunzio di Vienna, e nel 1 67 I fu trasferito da Clemente X al vescovato di Lucca, indi venne ri- chiamato in Pi orna, e consegui la carica di segretario de' vescovi e re- golari . Ma siccome in questo im- piego, fox'se per la poca pratica della curia, il Pignattelli non riuscì con grande applauso, lo stesso Pon- tefice lo fece suo maestro di came- ra, il qual posto gli fu conservato dal successore Innocenzo XI, che nel i68i lo creò Cardinale, dopo di che nel 1691 divenne Papa col nome di Innocenzo XII. Inoltre è da notarsi, che monsignor segre- tario per solito è consultore del s. offizio. Air articolo Congregazio- ne della disciplina regolare [f^edi), non solo dicemmo che vi ha scia- CON pre luogo il segretario de' vescovi e regolari pro-tempore, e con voto decisivo; ma che alcune attiibuzio- ni sono promiscue ad ambedue le congregazioni . Finalmente questo prelato lia dal Papa 1' udienza or- dinaria nella sei'a dei venerdì, me- no i tempi di festa, o vacanza. Il sotto-segretario poi, per impotenza ed assenza del segretario, non solo si reca all'udienza del Papa, ma fa in tutto le veci del medesimo a forma dell'apostolico breve di no- mina. Fra le materie che spettano a que- sta congregazione, oltre quelle che si rileveranno dall'enumerazione prin- cipale delle facoltà cui appresso ri- porteremo, e che soglionsi conce- dere alla sagra congregazione a be- neplacito de' Pontefici, le spetta particolarmente : l'esame de' nuovi istituti , e delle loro costituzio- ni, la fondazione de' nuovi conven- ti, e monisteri de' regolari di am- bo i sessi, e il passaggio da vm nionistero o convento all'altro; le licenze per l'ammissione delle edu- cande ne' monisteri di monache, ovvero per le monache sopra il nu- mero ordinario, o per le converse in- servienti e delinquenti; le licenze per aumento , e diminuzione di dote, e dispense sulle elezioni; il permesso di uscire dal chiostro per tempo deter- minato in alcuni casi, e la scelta de^ confessori ordinari; il beneplaci- to apostolico (f^edi) sopra r aliena- zione dei beni ecclesiastici de'rego- lari, le cause sulla validità della elezione de' provinciali , ed altri superiori locali ; la giurisdizione sulla elezione de' vicari capitolari in sede vacante, per cui la con- gregazione in alcune circostanze, suole deputare un vicario apostoli- co, F. Benedetto XIV, de Synod. CON 281 Dioeces. lib. 2. cnp ig. Così pu- re per ispeciali facoltà concesse da Sisto V, li deputa a qualche vesco- vo per giuste ragioni. Si occupa inoltre tlelle diflercnz-e tra gli Or- dinari, i parrochi e i regolari , co- me della nullità delle professioni de'regolari, e di molte altre mate- rie. La sagra congregazione, oltre le attribuzioni di sua privativa giu- risdizione, ha la cumulativa con molte altre, e soltanto (come osser- va lo stesso Cardinal De Luca § 19) non si può immischiare nelle cause, che riguardano direttamente le questioni di fede, la formale in- terpretazione del concilio di Ti'en- to, la prescrizione de'riti ne'divini oilizi, e le cause di canonizzazione. Tratta poi ancora dell' immunità, cioè delle materie spettanti ad es- sa, allorquando sieno connesse con altre di sua attribuzione. Presentemente la congregazione, ol- treché del Cardinal prefetto, si com- pone di trentacinque Cardinali, del prelato segretario, del sotto segre- tario, che, per impotenza od assen- za del segretario, va all'udienza del Papa, di venti consultori, dell'av- vocato giudice relatore, e di diver- si impiegati. Mentre era Cardinal prefetto della congregazione Ode- scalchi, e segretario monsignor So- glia , ora Cardinal vescovo di O- simo e Cingoli, con decreto del- la sagra congregazione, nonis sep- temhris i834, ad esempio delle altre congregazioni , venne stabili- to di aggiungere alla medesima congregazione de' vescovi e regola- ri, dei consultori quorum es- set super dubiis seu quaestioniùus, de (juibus rogarenlur, sententiam suani expoiiere, firmis tamen manenlibus nntiquis institutionibtcs, etc. Il regnan- te Gregorio XYI approvò, e con- iSi CON fermò tal decreto, e per mezzo del Cardinal segretario per gli affari di stato interivi, nominò per primi consultori i seguenti personaggi: Monsignor Albertino Bellenghi del- la congregazione benedettina, ca- maldolese, arcivescovo di JNicosia. Monsignor Nicola Ferrarelli, vesco- vo di Marronea, ora arcivescovo di Mira. Monsignor Bonaventura Cano - y- Torrente, dell'Ordine de'merce- dari della redenzione degli schia- vi, vescovo di Magida. Monsignor Carlo Vizzardelli, segre- tario delle lettere latine. Monsignor Pietro Marini, uditore della sagra R.ota. Monsignor Luigi Vannicelli, votante della segnatura di giustizia , ora Cardinale. Il p. Antonio Kolman, della com- pagnia di Gesù. Il p. d. Pietro Silvestro Glauda , procuratore generale, ora vicario generale de' dottrinari. Il p. m. Tommaso Cipolletti, del- l' Ordine de' predicatori. Il p. Luigi de Luca , dell' Ordine de' minori conventuali. Il p. m. Luigi Pungileoni, dell'Or- dine de' minori conventuali. 11 p. Paolo di s. Giuseppe, procu- ratore generale dell' Oi'dine dei carmelitani scalzi. Il p. Giuseppe Crescini , procura- tore generale de' chierici regola- ri della Bladre di Dio. Il p. m. Gavino Secchi -IMurro, del- l'Ordine de' servi di ìMaria. Dell'importanza, cospicuità, ed estesa giurisdizione di cpiesta sagra congregazione , si potrà prendere un' idea dal seguente novero delle facoltà, di cui suol essere munita. CON Questa congregazione è piena di affari, alcuni de' quali si spediscono dal sotto segretario, altri da mon- signor-segretario, altri nel congresso settimanale composto del Cardinal prefetto, di monsignor segretario, e del sotto-segretario ; altri si pro- pongono in piena congregazione, ed altri si portano all' udienza del Pa- pa. Da ultimo il regnante Grego- rio XVI, volendo dare vm sollievo al sotto segretario, ha istituito l'of- fizio di soramista, il quale deve prestarsi nel compilare per le con- gregazioni i ristretti di quelle po- sizioni, che a tale effetto gli saran- no inviate dalla segretaria , sem- pre però con piena intelligenza di monsignor segretario , e del sotto- segretario, senza pregiudizio alcuno della preeminenza del medesimo sotto-segretario, e dei diritti di lui, e degli altri officiali della segretaria. Oltre poi le facoltà ordinarie, la sagra congregazione ha ancora spe- ciali facoltà, che sogliono essere a lei comunicate dai romani Pontefi- ci pel sollecito disbrigo degli afiari. Dessa, in forza delle facoltà di cui è munita, o previa l'udienza del Papa, secondo la diversità delle ma- terie, permette ai vescovi capitolari di dare le dimissorie, commuta l'e- secutore delle grazie pontificie ; di- spensa dall' irregolarità ; toglie le inabilità ; restituisce alla voce atti- va e passiva ; dispensa dal servizio triennale ; permette la surrogazione de' fondi, e la restrizione dell'ipo- teca anche rapporto ai legati pii ; applica i beni da un luogo pio al- l' altro ; riduce le tasse de' patri- monii sagri ; approva la erezione de' monti frumentarii , e de' pegni coi rispettivi statuti ; rilascia i be- neplaciti pei conti-atti anche d'en- fiteusi , di colonie , e di vendite a CON frulli compensativi , e sana i con- traili già falli senza il beneplacito apostolico ; permette in fine la im- posizione dei debiti ; dispensa dalla numerata pecunia nella formazione de' censi ; approva le transcrizioni anche in materia beneficiaria ; com- muta la recita delle ore canoniche specialmente alle monache ; per- mette ai sacerdoti, tanto regolari , che secolari, d' immischiarsi nelle amministrazioni; abilita i regolari ai beneficii ; dispensa in casi parti- colari dalle costituzioni degli Ordi- ni ; esercita la sua autorità nella celebrazione de' capitoli tanto ge- nerali, quanto provinciali; all'occor- renza ne conferma gli alti, e dis- pensa i superiori dagl' interstizii per essere rieletti, e vi abilita i vocali. Concede ancora la secolarizzazione, e la facoltà di accpiistare e di dis- porre ai religiosi perpetuamente se- colarizzati; approva gli atti delle vi- site apostoliche ; concede i permessi per gì' ingressi, ed egressi dai mo- nisleri; i passaggi da un Ordine all'altro; trasferisce i noviziati extra Italiani. Per organo della medesi- ma si fanno le erezioni , unioni, e soppressioni di monisteri, conventi, e di altri pii stabilimenti ; si con- cedono le minorazioni, e condona- zioni di pene inflitte ai rei condan- nati dalle curie ecclesiastiche. Sic- come poi questa sagra congregazio- ne ha la tutela de' luoghi pii, così anche per mezzo suo i sommi Pon- tefici concedono le deroghe alle pie volontà, in materia di doli, di le- gati pii, e di altre pie disposizioni, come si rileva dai registri della se- gretaria, dai quali si possono cono- scere le altre attribuzioni, che per brevità si omettono. Aggiungeremo soltanto che i sommi Pontefici si servono di questa sagra congrcga- CON 283 zione per ispcdire le loro encicliche ed i decreti , ed allocuzioni ai ve- scovi di lutto il monilo, eccettuati soltanto quelli, che si trovano ai luoghi soggetti alla sagra Congre- gazione di Propaganda fide {^Vedi), al quale articolo ne facemmo il no- vero. In tali casi si accompagnano le encicliche, decreti ed allocuzioni con lettere circolari della stessa sa- gra congregazione de' vescovi e re- golari. Parimenti, con circolari di questa sagra congregazione, soglionsi imporre le contribuzioni straordi- narie sull'uno e l'altro clero, sta- bilire le norme per le dotazioni , amministrazioni, vendite e liquida- zione di beni, e rendite de' luoghi pii, ed estendere al clero secolare, e regolare alcune disposizioni , che dai dicasteri si emanano per i lai- ci , ed infine comunicare le pon- tificie determinazioni ai vescovi, ed ai superiori degli Ordini regolari. Nel i836 la sagra congregazio- ne fece pubblicare per mezzo della tipografia della R. C. Apostolica: CoUectanea in usimi scerctarìae sa- crae congregationis episcoporum, et regulariimi. In essa viene riportato quanto di questa congregazione scris- se il lodato Cardinal De Lvica nel- r opera Relat. Rem. Curiae in XX §§. Ivi egualmente si legge il nuo- vo metodo per la discussione degli affari della piena congregazione, il decreto prò causis criniinalibits, e- manato dalla congregazione stessa , 20 kal. januai'ii i835, approvato dal Papa Gregorio XVI ; ed inol- tre sono ripoi tati altri importantis- simi decreti. Di questa rispettabile congregazione il Lunadoro nella Re- laz. della corte di Roma colle note di Francesco Zaccaria, tratta al voi. II, cap. XI, Della congregazione de' vcscoK'i, e de' regolari, del se- 284 CON gretarìo, e di alcuni ìniiiistri di det- ta congregazione. t Elenco di alciud Cardinali prefetti. Gabriele Palcotii, bolognese, Cardi- nale di Pio IV, fu fatto prefet- to da Sisto V; mori nel i^gy. Michele Bonelli, di Bosco, dallo zio s. Pio V venne creato Cardinale, quindi prefetto : lasciò di vivere nel i.5()8. Nicolo de Pellevé, francese, Cardi- nale di s. Pio V, indi prefetto: mori nel i5^^. Vincenzo Lauri, di Tropea , fatto Cardinale da Gregorio XIII, poi prefetto: morì nel i5g2. Benedetto Giustiniani, genovese. Car- dinale di Sisto V, indi prefetto : morì nel 1621. Alessandro de' Medici, fiorentino, Cardinale di Gregorio XIII, ver- so il i6o3 fu dichiarato prefet- to da Clemente \I1I, cui suc- cesse nel iGo5 col nome di Leo- ne XI. Francesco Maria Brancacci , na- politano , Cardinale di Urbano Nili, prefetto: morì nel 167.5. Gaspare Caipegna, romano, creato Cardinale da Clemente X , pre- fetto della congregazione : morì nel 1714- Girolamo Casanala , spagnuolo , Cardinale di Clemente X , morì nell'anno 1700, dopo avere e- sercitato questa prefettura. Fabrizio Paolucci, forlivese. Cardi- nale d'Innocenzo XII, fatto pre- fetto da Clemente XI : morì nel 1726 decano del sagro Collegio. Giuseppe Firrao, napolitano , Car- dinale di Clemente XII, indi pre- fetto : morì nel i744- Francesco Barberini 3 il giuniore, romano, pronipote d'Urbano Vili, CON fu fatto Cardinale da Alessandro Vili, poscia prefetto: terminò di vivere nel 1738, decano del sa- gro Collegio. Raffaele Cosimo Girolami, fioren- tino, da Clemente Xll fu nomi- nato segretario de' vescovi e re- golari, da Benedetto XIV ci'eato Cardinale, indi dal medesimo fat- to prefetto: morì nel 1748. Carlo Alberto Guidobono Cavalchi- ni. Cardinale di Benedetto XIV, indi prefetto : morì decano del sagro Collegio nel I774' Francesco Caraffa di Trajetlo, na- politano, già segretario de' vesco- vi e regolari, nel 1773 creato Cardinale da Clemente XIV, in- di fatto prefetto, morì nel 18 18 d' anni g6. Bartolonuneo Pacca, di Benevento, Cardinale di Pio VII , dal me- desimo fu fatto prefetto nel 18 18. Attualmente è decano del sagro Collegio. Cui io Ode scalchi, romano. Cardi- nale di Pio VII. Nel 1827 da Leone XII venne nominato pre- fetto, carica che fu coperta da lui sino al i834, nel qual anno il Papa regnante lo fece vicario di Roma. Questo Porporato ri- nunziò generosamente alla sua di- gnità, per entrare nella compa- gnia di Gesù , ove morì santa- mente. Giusej)pe Antonio Sala, romano, fu creato Cardinale da Gregorio XVI, e dal medesimo nel i834 venne fatto prefetto ; morì nel 1839. Costantino Patrizi, romano, fatto Cardinale da Gregorio XVI, in- di prefetto nel 1839, e poi vi- cario di Roma nel 1842. Pietro Ostini, romano, Cardinale di Gregorio XVI ; quindi vescovo CON di Jesi, e nel iS/p prefetto della igvege congvesfazione. Congregazione della Visita apostoli- ca, ed adempimento dei legali pii di Roma, e suo distretto. È dovere d'ogni vescovo di vi- sitare da sé medesimo, o per mezzo di altri la diocesi, le chiese, i luo- ghi pii ec, massime dopo il decre- to del concilio di Trento, Sess. i^. cap. 3. de Reform. Così il sommo Pontefice, secondo i regolamenti anche del concilio romano , fa la visita delle chiese di Roma e suo distretto e persone soggette, non solo come capo di tutta la Chie- sa, patriarca d' Occidente, e prima- te d'Italia; ma anche come vesco- vo di Roma. Su di che è a veder- si il Cardinal De Luca, Rei. Rem. Cur. dis. 24. Sempre ai Ptomani Pontefici è stata a cuore la sagra visita, che fecero in persona, o per mezzo di altri, Nicolò Y nel i^Si. incaricò della visita delle chiese di Roma, il celebre Cardinal Mezzarota, ca- merlengo di s. Chiesa. Nella vita di Gregorio XI 11 si legge, che nel 1572 quel Pontefice si determinò di far visitare tutte le diocesi della cristianità, principalmente quelle di Italia. A tale oggetto istituì una congregazione particolare di Car- dinali sulle medesime visite, la qua- le dovesse giudicare le difficoltà, che insorgessero su tal materia. E per dar esempio a' vescovi di quel- lo che dovevano fare nelle loro diocesi, Gregorio XIII visitò con molta pietà gli ospedali di R.oma, ed altri pii luoghi. Ma l'istituzione della congregazio- ne della sagra visita apostolica di Roma e suo distretto, cioè di quel- CON 2t)j la che tuttora esiste, si deve allo zelo di Clemente Vili. Questi, agli 8 giugno 1592, coU'autorità della costituzione ìq Speculalores, che si legge nel Bull. Rem. tom. V, par, I, p. 359, la fondò, e quindi si applicò in persona alla visita di tutte le chiese, dei monisteri, colle- gi, ospedali, e confraternite di Ro- ma. Incominciò tale visita a'i4 giu- gno nella patriarcale basilica di s. Giovanni in Laterano, accompagna- to da molti Cardinali e vescovi, per dare l'esempio a tutti gli altri vescovi della cristianità nel visitar le chiese, monisteri, conventi, e pii luoghi di qualunque specie, affine di riconoscere se sieno stati soddis- fatti gli obblighi delle messe ed anniversari, di pi'omovere la ec- clesiastica disciplina, di osservare se i paramenti, gli arredi, e le sa- gre suppellettili sieno convenienti all'uso che se ne deve fare, emen- dando ad un tempo gli abusi, e ri (ormando, e istaurando tuttociò che appartiene al culto divino, ed an- co alla decenza, ed ai buoni costumi. Poscia Clemente Vili fece prefetto della congregazione il venerando Cardinal Francesco Maria Tarugi, il quale poi santamente morì nel 1 606 , Di questa visita scrisse il Cardinal Valerio un Commentario. Urbano Vili, poco dopo la sua ele- zione nel 1624, zelando la riforma del clero, prescrisse la visita delle chiese e luoghi pii di Roma, e la raccomandò a sei vescovi illustri per dottrina e santità, a' quali diede il nome di Congregazione della Visi- ta apostolica, di cui dichiarò pre- sidente il proprio fratello cappucci- no. Cardinal Antonio Barberini, che morì nel 164B. Lo stesso Urbano Vili diede principio a questa vi- sita, facendola alle basiliche patriar- 286 CON cali: e il Lunadoro nella Relaz. della corte di Roma, cap. XXf, tom. II, della congregazione della vinta apostolica, e della revisione delle messe, dice che quel Pontefi- ce deputò una congregazione di Car- dinali e di prelati perchè eseguis- sero la visita. Nel i656 Alessandro VII rinnovò esso pure questa con- gregazione, vi aggiunse più prelati consultori, ed altri ufBziali, conce- dendole giurisdizione anche sopra le chiese, e pii luoghi del distretto di Roma, come si legge nella co- stituzione i5 Cuf?i in pastorali. Ai medesimi Alessandro VII asse- gnò le individuali incumbenze, ed egli stesso personalmente si recò alla visita delle prime quattro chiese patriarcali di Roma. Quindi scrisse due brevi, uno comune ai vescovi della Francia e della Spagna, l'al- tro ai vescovi della Germania, in- vitandoli a fare personalmente la vi- sita delle loro diocesi colla maggior diligenza pastorale. 11 Pontefice Innocenzo XII am- phò e dilatò le facoltà di questa congregazione nel 1698, colle bolle Àgriim degli 11 gennaio; Clini in pastorali qfflcii nostri; Ut in prose- rjuendo,e Quonianieadeni die. Accreb- be, determinandolo, il numero dei Cardinali e prelati, ordinò che si eseguissero senza appellazione i de- creti, che dalla congregazione sareb- bero emanati, e volle che qualsivoglia chiesa, monistero, o pio luogo non si potesse sottrarre dalla sagra vi- sita, ad onta di qualunque esenzio- ne e privilegio che godesse ; che qualsiasi persona fosse obbligata a consegnare i documenti richiesti dai ministri della visita; che la con- gregazione potesse trasferire la cele- brazione di messe ad altro aliare; e che le cause civili , criminali e CON miste, insorte in occasione della vi- sita, si dovessero portare alla de- cisione della congregazione. Final- mente aggiunse ad essa l'autorità della revisione dei libri e registri degli obblighi delle messe, anniver- sari, e altri pii legati, per cono- scere se vengano adempiuti i rela- tivi obblighi, e le concedette di c- saminare l'amministrazione delle cap- pellanicj per vedere se furono ce- lebrate puntualmente le messe as- segnate. Tra le prime cure, messe in o- pera da Clemente XI appena elet- to nel 1 700, si fu quella d'intima- re una visita generale a tutte le chiese di Roma. Anche Benedetto XIV, agli 8 maggio 174^5 api"i <-'■ gli stesso la visita apostolica delle chiese di Roma, incominciando dal- la basilica lateranensc, alla quale si recò per tre giorni continui : ivi volle persino fare la dottrina cri- stiana, spiegandola a' fanciulli della parrocchia, ed emanò diversi decre- ti pel buon servigio della basihca. A'noslri giorni Leone XII, nel prin- cipio del suo pontificato, intimò formalmente la visita apostolica, e l'aprì in persona a'i3 giugno 1824; giorno in cui prese il solenne pos- sesso nella detta basilica lateranen- sc, avendone perciò emanata ap- posita bolla ai 3 i maggio, e dichia- rando presidente alla visita, il Car- dinal Zurla vicario di Roma. Per- ciò, dopo aver dato dalla gran log- gia la solenne benedizione, nella camera de'paramenli aprì la visita apostolica , commettendo il prose- guimento degli atti al detto Car- dinale, che a quest'effetto vi si re- cò nella seguente mattina, donde passò a farla alle basiliche, chiese ec. di Roma. Tutte le chiese di lloma debbo- CON no Icncre nelle rispettive sagrestie, le tabelle approvate dal segretario prò tempore della congregazione , ove sieno descritti tutti gli obbli- ghi di messe, anniversarii e simili, e quindi i libri e registri ove di giorno in giorno si notano gli a- derapimenti di tali obblighi. Questi libri, al principio di ogni anno, si esibiscono alla segretaria della vi- sita, per riscontrarli coi registx'i di essa. Dopo un diligente esame, tro- vato che sia tutto l'egolare , la se- gretaria restituisce i libri alle chie- se colla legale sua approvazione , sottoscritta dal menzionalo segre- tario. Trovandosi poi degli obbli- ghi non eseguiti, procede in forza de' suoi decreti, anche coia seque- stro, inaudiia parte, in vigore del- le speciali facoltà, di cui è ella mu- nita, prendendo in amministrazione il fondo del legato inadempito , di qualunque specie esso sia. Tutti i notari di Roma, che sti- pulano atti, o inter vìvos, o causa mortis, in cui sia ingiunto il peso di qualche legato pio , o di cele- brazione di messe perpetue, o a lungo tempo, come ancora esequie anniversarie , devono, nel termine di quindici giorni , lasciarne copia originale alla segretaria della con- gregazione della visita, e quindi ri- portare la fede della seguita pre- sentazione, sotto pena ai trasgres- sori del pagamento di venticinque scudi d'oro. Egualmente i parro- chi, i confessori, i sacerdoti, e qua- lunque altra persona, a cui sia da- ta brevi manu qualche somma , o lasciato qualche stabile , o mobile per titolo di legato pio, o celebra- zione di messe perpetue, o a lungo tempo, sono tenuti darne nota nel- lo spazio di giorni quindici , e ri- portare una fede dell' esibizione. CON 287 In virtù poi delle facoltà accor- date a questa congregazione dalle costituzioni e bolle pontifìcie, richia- mate in piena osservanza con re- scritto di Pio VII de' 29 marzo i8or, esibito per gli atti del Pro- vinciali notaro dell' A. G. agli 1 1 aprile del medesimo anno , il se- gretario alza tribunale privativo per le materie contenziose, e tiene l'u- dienza ne' giorni che stabilisce a suo arbitrio; ma che, a tenore della notificazione pubblicata dal procu- ratore fiscale, e commissario di det- ta congregazione li 16 luglio i8i4i sono i mercoledì mattina d' ogni settimana, ovvero altro giorno ad arbitrio del segretario. Per tali gui- se, sino dai tempi più remoli , si presero delle opportune provviden- ze alla foggia di quanto si è pra- ticalo nei più vicini. Si pubblicaro- no cioè edilli in proposito, e que- sti, previo oracolo del Pontefice, se- gnali dai segretari prò tempore, spe- cialmente sotto il dì primo settem- bre 1704; 25 gennaio 1720; ir febbraio 1731 , e più di recente sotto li 6 febbraio 1816. È nolo, che la congregazione del- la visita è ben diversa dalla visita apostolica straordinaria, che soglio- no aprire i sommi Pontefici (come si è dello di alcuni ) nel principio del pontificato, o in occasione del- l' anno santo ; visita che dura sin- ché dal medesimo Pontefice, o dal suo successore, sia chiusa col recarsi nella basilica lateranense , ovvero con un decreto della stessa sagra visita. Così fece appunto il Papa regnante, chiudendo quella di Leo- ne XII, la quale si componeva dei seguenti soggetti, riportati nelle No- tizie aimuali di Roma , e sono : il Cardinale Zurla vicario di Ptoma presidi ale; monsignor Lorenzo Mal- 288 CON tei patriarca d'Antiochia, segretario; Monsignor Giuseppe Antonio Sain, assessore; monsignor Nicola Grimal- di, giudice. A tutti questi prelati, che poscia furono fatti CardinaU da Gregorio XVI, si univano altii prelati convisitatori, istoriograll per gli atti, revisori, e regolari, secondo che venne espresso nelle lettere a- postoliche di Leone XII. Gli atti poi della visita apostolica straordi- naria si depositano nell' archivio della congregazione della visita apo- stolica ordinaria. A quest'ultima, mentre è aperta la prima, riman- gono le facoltà soltanto ordinarie, ovvero quelle rilasciate dal Papa, che ha aperto la visita straordi- naria. La congregazione poi della re\'. Fabbrica di s. Pietro (Fedi) ha la comulativa con questa congre- gazione, sia nella riduzione delle messe, che sui legati pii ed altro, in forza di risoluzione emanata il dì primo settemhre 1818 da una par- ticolare congregazione cardinalizia deputata da Pio VII, e quindi pas- sata in perfetta regiudicata. I Papi poi, che aprirono la visi- ta apostolica straoidinaria prima di prendere il possesso, sono : Cle- mente IX nell'anno 1667; Ales- sandro Vili nel 1689; Clemen- te XI nel 1 70 1 ; Innocenzo XIll nel I 7-2 I ; Benedetto XIII nel 1724; e Clemente XII nel 1780. La mede- sima visita straordinaria apostolica venne aperta, dopo aver preso il solenne possesso, da Clemente VIII nel 1592, da Urbano Vili nel 1624, da Alessandro VII nel i656, e da Innocenzo XII nel 1698. 11 lodato Leone X il, che, come abbia- mo detto, l'aprì nello stesso giorno del possesso, i3 giugno, giorno di domenica festa della ss. Trinità dell'anno 1824, passò poi a'4 hi- CON glie, IV domenica dopo la Pente- coste, ad aprirla nella basilica va- ticana; fece altrettanto alla basilica liberiana agli i i luglio, V domenica dopo la Pentecoste, ed alla basilica ostiense a' i 8 luglio, VI domenica do- po la Pentecoste. I convisitatori fu- rono i monsignori della Porta, pa- triarca di Costantinopoli vicegeren- te; Sala, assessore della visita; Mat- tei, patriarca antiocheno segretario della medesima; Groppelli ; Sini- baldi, arcivescovo di Damiata; Che- rubini; Gamberini, giudice della vi- sita, cui successe il sopraddetto mon- signor Grimaldi quando fu fatto vescovo d'Orvieto. Al presente la congregazione del- la visita ordinaria si compone: del prefetto , eh' è sempre il sommo Pentefice, di undici Cardinali,, d'un prelato segretario, di un sostituto, di un cancelliere, ch'è sempre il se- gretario pro-tempore del vicariato, del fiscale e commissario, il quale si suole, scegliere tra i curiali ro- tali, f^. il Cardinal De Luca II Cardinale piratico, cap. XXXV, Della congregazione della visita a- poslolica. Essendo poi sospese alla congregazione della visita, nel tem- po della visita straordinaria, tutte le facoltà, il prelato segretario tras- mette le relative suppliche al Car- dinal presidente della visita straor- dinaria, come si è praticato nell'ul- tima. Per ciò che riguarda il ceri- moniale, tanto dell' apertura , che della chiusura della sagra visita, lo riportiamo all' articolo Visita apostolica ( Vedi). CONGREGA Z I ONI Cardinalizie che si adunano nella Sede vacan- te. Della potestà, e giurisdizione del sagro Collegio de'Cardinali nel tem- jjo della sede vacante tratta il Car- dinal De Lucaj nell'opera: // Car- COx\ dinaie pratico cap. IX. Su questo argomento si possono anco vedere gli articoli , Conclave, Caedinali , SAGRO Collegio, Sede vacante, ed altri relativi. Il Lunadoro osserva, che Pio IV, principalmente in sede vacante, restrinse l'autorità a'Cardi- nali, e nell'opera citata ne dice le ragioni. Parla poi il De Luca di quelle cose permesse a' Cardinali, perchè non eccettuate dalle costi- tuzioni apostoliche , meno qualche urgente e straordinaria necessità, in cui occorra un pronto provvedimen- to. Quindi, per modo di esempio, osserva che per morte di s. Pio V, il quale fu l' immediato suc- cessore di Pio IV, il sagro Collegio emanò gli ordini pel proseguimento della formidabile lega conchiusa da s. Pio V contro il Turco; come an- cora osserva, che nella sede vacante, per morte d'Innocenzo X, i Cardinali spedirono a'principi d'Italia, per se- dare i gravi tumulti della Lombai'- dia, monsignor Altieri, poi Papa Cle- mente X. Memorabile fu pure in quel conclave la destinazione che fece il sagro Collegio in governa- tore di Roma, di monsignor Pio- spigliosi, poi Papa Clemente IX, togliendone monsignor Ariberti , gran fautore di donna Olimpia Maidalchini , cognata d' Innocenzo X. Anche Clemente XII limitò l'au- torità de'Cardinali in tempo di se- de vacante. Nel formare Gregorio X le leg- gi da osservarsi nella sede vacante, dispose , che colla morte del Papa cessino tutti gli uffiziali ecclesiastici, e i tribunali della corte. E sebbene anche da Pio IV venisse poi con- fermata tal legge, non del tutto riman- gono sospese le facoltà delle congrega- zioni Cardinalizie, le quali continuano a spedire gli alTari ordinari, per mez- VOL. XVI. COxN 289 70 del rispettivo segretario , come quelli ch'erano risoluti nelle congre- gazioni prima della morte del Pa- pa. Ma sulla autorità de' Cardi- nali, in tempo della sede vacante, va pure consultato il Ferrari, Bi- hliol. canon, verbo Cardinales ar. V. I Cardinali in queste congregazioni so- no presieduti dal Cardinal decano, che col campanèllo richiama a delei'- minarsi, e a comporsi que' Cardi- nali, che sono prolissi ne' loro pa- reri, o che sostengono con troppa vivezza le rispettive opinioni. Collo stesso campanello, il Cardinal deca- no chiama i due primi delle ceri- monie, che sono alla porta della camera capitolare a disposizione dei Cardinali, e per introdurre all' u- dienza di essi il loro segretario, e gli altri. Di qtiattro specie poi sono le congregazioni , che i Cardinali ce- lebrano in tempo della sede vacan- te. Le prime sono quelle , che su- bito dopo la morte del Papa si tengono nelle sere avanti l' ingresso in conclave in casa del Cardinal decano ; le seconde sono le congre- gazioni generali , che si adunano nella camera de' paramenti del Va- ticano, e in sagrestia della conti- gua basilica ; le terze sono le con- gregazioni, che in conclave ogni se- ra tengono i Cardinali capi d' or- dine ; e la quarta specie delle con- gregazioni , sono le congregazioni generali, che in conclave tengono i Cardinali per qualche affare parti- colare, e le congregazioni che tal- volta i Cardinali componenti la con- gregazione del s. offizio tengono nelle camere del Cardinal segreta- rio della medesima. Di queste quat- tro specie di congregazioni Cardi- nalizie, si parla ne' seguenti para- grafi. 19 ^90 CON Congregazioni, che hanno luogo a- vanti il Cardinal dtcano del sa- gro Collegio, in tulle le sere do- po la morte del Papa, sino al- l' ingresso de' Cardinali in con- clave. In ogni sera , dal giorno della morte del sommo Pontefice fino all' entrata de' Cardinali in concla- ve, in casa del Cardinal decano del sagro Collegio, come primo dell'or- dine de' vescovi, si aduna la con- gregazione composto, oltre di det- to porporato, dei Cardinali piimo dell' ordine de' preti , e primo del- l'ordine de' diaconi, e in loro as- senza de' Cardinali più antichi dei due ordini, non che del Cardinal camerlengo di santa Piomana Chie- sa, di monsignor segretario del sa- gro Collegio , come quello che in sede vacante fa le veci del segreta- rio di stato, supplendo per sua im- potenza il sostituto dello slesso sa- gro Collegio. I Cardinali vi si re- cano in abito paonazzo Cardinali- zio, senza la uìantelletta, coli' ac- compagnamento delle loro antica- mere ; il prelato in abito prelatizio nero, e il sostituto, se vi ha luogo, con veste nera talare di sottana, e ferraiuolone. La congregazione si tiene in vtna camera con baldacchino, ove, a ri- dosso del dossello o postergale del trono, siedono in fila i detti quattro Cardinali, aventi iimanzi un tavo- lino con r occorrente per iscrivere, e cornucopi, o candellieri con can- dele di cera accese. Il primo luogo è preso dal più degno, e rulliino si prende dal Cardinal decanu come padrone di casa. Siedono iu (ila con questo ordine: prima viene il Car- dinal diacono, poi il Cardinal ca- merlengo, se è vescovo suburbica- CON rio, quindi il Cardinal prete, po- scia il Cardinal decano. 11 segreta- lio siede da un lato su semplice sgabello, e se lo supplisce il sostitu- to, riferisce gli affari stando in piedi. Il Cardinal decano in tutte queste congregazioni fa servire i congre- gati, e gf individui delle loro antica- mere con rinfreschi. Quando par- tono i Cardinali, giusta il costume, sino alla sala sono accompagnati con candellieri, e sino alla carroz- za con torcia. 11 Cardinal camer- lengo però è accompagnato al suo palazzo dalla guardia svizzera , e dalle torce accese sostenute dai pro- pri domestici. Un maestro delle ce- rimonie pontifìcie introduce nella congregazione quelli, che sono am- messi all' udienza. 1 Cardinali , che si congregano in tutte le sere, dalla morte del Papa sino all' ingresso in conclave, sono sempre i medesimi, né ha luogo il turno che si pratica in quelle del conclave, come in appresso di- remo. Il segretario del sagro Col- legio, o il sostituto del medesimo, ed altri , che si recassero a dette serali congregazioni, tanto nell' en- trare, che nel partire dovranno ge- iiutlettere; altrettanto debbono fare i famigliari del Cardinal decano , sia nel presentare i rinfreschi , sia per qualche occorrenza. In queste congregazioni si trattano gli affari correnti, e quelli propri della se- de vacante ; il perchè tutti gli or- dini , risoluzioni, e decreti si spe- discono dal prelato segretario , e sono sottoscritti, oltre che da lui , dai Cardinali capi dei tre orduii episcopale, presbiterale, e diaconale, non che dal Caidinal camerlengo. Al medesimo segretario spetta re- gistrare gli aifari trattati e le li- soluzioni prese , ed agire iu tutto CON ciò che occoire. 11 simile praticasi nelle congregazioni serali dei capi d'ordine in conclave. Tra gli affari , che si trattano nelle congregazioni in casa del Car- dinal decano, nomineremo la desti- nazione dei prelati pro-legati di Bo- logna, Ferrara, Forlì, Ravenna, e Urbino e Pesaro, per fare le veci dei Cardinali legati , che devono recarsi al conclave : così la desti- nazione dei pro-delegati , per sup- plire ai pro-legati se fossero in al- cuna provincia delegati. Ma tanto per la scelta dei prelati pro-legati, che dei pro-delegati , ne viene da monsignor segretario del sagro Col- legio, fatta partecipazione alla con- gregazione generale de' Cardinali per la confcima. Se i prelati pro-lega- ti , o prò delegati sono in Roma , prima di partirne vanno ad osse- quiare tulli i Cardinali. Congregazioni generali, che si ten- gono da tutù i Cardinali avanti di entrare in conclave. Tre o quattro giorni dopo la morte del Papa, i Cardinali si adu- nano nella grande camera de' pa- ramenti del palazzo Vaticano, per celebrare la prima congregazione generale, adunandosi poi nei se- guenti giorrii per le altre nove con- gregazioni, nella camera capitolare della basilica vaticana. I Cardinali vi si recano in cappa nel modo che diremo, e i caudatari li accom- pagnano , alla prima congregazione in sottana paonazza , ferraiuolo di seta nera, e alle altre coli' abito, detto croccia, col quale sono stati alle esequie novendiali. Per esse, e pel trasporto del cadavere pontilicio , ed anche per le vesti che usano i Cardinali, e gli altri in sede vacan- CON 291 te, V. il volume Vili, pag. 188, 189, 190, e seg. òe\ Dizionario. Antichissimo è l'uso di fare le con- gregazioni generali in sede vacan- te, prima cioè di entrare in con- clave , ove i Cardinali prendono quelle provvidenze, che si descri- veranno. Nella Storia de^ conclavi de' Pontefici romani, e per f[uelio fatto in morte di Leone X, si ri- leva che agli i i e r 3 dicembre i52i, fu fatta congregazione gene- rale dei Cardinali, in casa del Car- dinal decano, e che ai 16 si tenne nella cappella di Sisto IV in s. Pie- tro, e cantata la messa dello Spi- rito Santo, entrarono in conclave i Cardinali. Per ultimo Clemente XI i regolò meglio la celebrazione delle dieci congregazioni generali, col chi- rografo , Avendo Noi con ispecial nostra bolla ec, dato a' 24 dicem- bre 1732, diretto ai Cardinali ca- pi d'ordini, e camerlengo di s. Chie- sa , sugli ordini, e riforme riguar- danti il conclave, e la sede vacan- te. V. il Lunadoro , Relazione del- la corte di Roma, t. I, capo Vili, Delle congregazioni, che tengonsi dai Cardinali ne' giorni destinati del- l'' esequie del Papa. 11 prefetto delle cerimonie pon- tificie nel giorno precedente alla prima congregazione generale , per mezzo dei cursori pontificii, fa dis- pensare ad ogni Cardinale de man- dato Card, decani, Vintiniatio, os- sia schedula per la prima congre- gazione generale, ove dicesi del luo- go in cui si tiene in aula para- mentoruni palatii apostolici vatica- ni, coir indicazione delle vesti, col- le quali debbono incedere i Cardi- nali: Cardinales a defuncto Pon- tifice non creati, sultana, consueto rocchetto, et mazzetta violacei co- loris cuin ruhris lumen ornamcntis 292 CON indatij creatiirae vero praeclefuncd Poiiti/icis, suhtaìiis, roccheltis non riigatis , ci aììsque laciniis , vulgo merltUì, et mozzctds lanci s cum or- namentis violaceis accedent. Cum auteni ad palatium pervenerint, mo- re solito cappas inducnt violaceasj creatiirae scilicct hmeas, non crea- turae ex caiiiellotto , et in aidam praediclani convenient. Oltre tale schedula , il detto cerimoniere ri- mette a tutti i Cardinali un foglio stampato in cui dichiaransi i gior- ni, nei quali si celebrano le dieci congregazioni , e tutto ciò che in ciascuna viene fatto. I Cardinali sempre vi si recano con due car- rozze, non potendo in sede vacan- te avere in esse alcuno a spalla. Prima congregazione generale. Adunati tutti i Cardinali nella camei'a de' paramenti al Vaticano, il segretario del sagro Collegio ad alta voce legge le costituzioni Pon- tificie risguardanti il buon regola- mento del conclave, l'elezione del Papa, e gli affari della sede vacan- te; ed in caso di bisogno suppli- scono a tal lettura i due primi maestri delle cerimonie pontifìcie , che ivi sono presenti, vestiti di man- tellone. Le costituzioni sono: di Gre- gorio X, che incomincia : Ubi pe- riculuni in § caeterum : di Giulio II, sulla simoniaca elezione, Cwn tam divino, data ai 24 gennaio !5o5; di Pio IV, In eligendo, dei 9 ottobre 1 56 1 ; di Gregorio XV, ^eterni Palris , de' i 5 novembre 1621, e Romanum, de' 1 2 marzo 1622; di Urbano Vili, Ad Roma- ni, de' 28 gennaio 1628, in con- ferma del cerimoniale prescritto da Gregorio XV; e di Clemente XII, j4poitolalus offìciiun, de" 5 ottobre CON 1731, pel regolamento del concla- ve, e di tutto ciò che appartiene alla sede vacante. Terminata la lettura della costituzione, ogni Car- dinale giura di osservarla, come facevasi con giuramento non molto dissimile dai sagri elettori del se- colo ottavo, e come osserva il Cen- ni, In praefat. ad Condì. Lale- ran. Stephani III, anno 769, pag. 20 e seg. Quindi il Cardinal camerlengo consegna {'Anello Pescatorio [Vedi) del Papa defonto al primo mae- stro di cerimonie, che lo spezza, e cos'i rotto lo mostra in gii'o a tutti i Cardinali. Indi dallo stesso ceri- moniere si cancella, o rompe l' im- pressorio o sigillo, col quale con piombo si suggellano le bolle nella cancelleria apostolica, avendolo con- segnato al Cardinal decano il pre- sidente del piombo. Il prelato sot- to-datario consegna la cassetta col- le suppliche della dateria apostoli- ca sigillata, la quale viene data in custodia a due chierici di camera. Altrettanto si fa della cassetta più* sigillata de'brevi, che presenta o il Cardinal segretario de'brevi , o il sostituto de' medesimi. Dipoi per voti si conferma, od elegge il Go- vernatore di Roma [Pedi), e l'uno o r altro si reca da ogni Cardina- le pei debiti ringraziamenti. Si de- putano due dotti personaggi, e pre- lati ordinariamente, uno per l'ora- zione in funere ad elogio del Pa- pa defonto (che solevasi nominare dal Cardinal nipote), e l'altro per la orazione de eligendo sumnio Ponti ftce. Da ultimo si stabilisce egualmente per voti il luogo ove si deve celebrare il conclave, de- putandosi anzi tre Cardinali per la costruzione, e sopraintendenza del medesimo. Dai cerimonieri si CON dispensa ad ugni Cardinale il Cfie- renioniale condnens rilus electionis etc, clie in ogni conclave si ri- stampa dalla tipogiana delia R. C. Apostolica. .Dopo la congrega- zione, i Cardinali colle sfesse cappe passano nella cappella Sistina, per accompagnare il cadavere del de- funto Papa nella contigua basilica vaticana. Seconda congregazione. Questa, e le altre otto seguenti si tengono nella camera capitolare della basilica vaticana. I Cardinali v'intervengono pei passetto, che dalla cappella del coro , ove assi- stono alle esequie novendiali, con- duce in sagrestia. Tanto i Cardi- nali che assisterono alle esequie, quanto quelli che si recano alle sole congregazioni, incedono in cap- pa; ma i caudatari de'secondi ve- stono di sottana e ferrai nolo nero. Se qualche Cardinale non desidera assistere alle congregazioni, è in li- bertà di farlo. Va inoltre avverti- to, che i Cardinali nelle congrega- zioni delle due ultime sedi vacanti, ambedue accadute nella stagione invernale, vi si recarono in cappa; ma in 'quelle della sede vacante per morte di Pio VII, che cessò di vivere a' 20 agosto itìaS, es- sendo la stazione estiva, i Cardi- nali vi andarono col solo abito car- dinalizio, s' intende senza mantellet- ta. Anche in queste congregazioni i Cardinali neh' emettere il loro sentimento, lo fanno per anzianità. In queste congregazioni inoltre si leggono dai segretario del sagro Collegio, le lettere responsive dei sovrani ai Cardinali , intorno al- CON 293 la partecipazione della moite loro comunicata del defonto Papa, e le lettere dei nunzi pegli aflàri. Sic- come quelli, che si presentano ai Cardinali in queste congregazioni , debbono genuflettere, sia nell'entra- re che nel partire, non riuscirà discaro, che prima di progredire nella descrizione delle congregazio- ni, ne rendiamo ragione, coll'auto- rità del dotto Cardinal De Luca, Il Cardinal pratico, p. 98, e seg. Quando i Cardinali sono insieme congregati, formano ii corpo uni- versale del sa^ro Collegio. Così di- casi quando ordinariamente nella sede vacante si adunano nella ca- mera capitolare, ed alle volte an- ciie nel conclave, quando io ricliie- de il bisogno. Facendo adunque il sagro Collegio la figura di un gran principe, e di un gran prelato, i Cardinali vmiti insieme- ricevono quegli ossequi, clìe si prestano ai principe, con genufiessioni, e con altri segni di riverenza, dai mini- stri, ulfiziali, e sudditi pontificii anche dell'ordine magnatizio, ed e- ziandio dai ministri, e ambasciatori de' sovrani presso la santa Sede. E sebbene alcuni credano, che que- sti ossequi si prestino per la ragio- ne, che tra i congregati vi sia il Papa, nondimeno ciò contiene una semplice credenza manifèsta, non solo perchè avanti che segua l'ele- zione, niuna ragione e diritto si acquista nella persona degli eletto- l'i, ma ancora per l' incertezza della persona, nella quale deve quella seguire, potendo cadere in uno dei Cardinali assenti, di clie fu ultimo esempio Adriano VI, ed eziandio in persona non fregiata della di- gnità cardinalizia, l'ultimo de'qua- li esempi accadde nel 1878 nella persona dell'arcivescovo di BariPri- 294 CON gnani, eletto col nome di Urbano VI. Conchiude peilanto il medesimo De Luca, die le genuflessioni, ed aitii atti di venerazione si debbono icndere al sagro Collegio, perchè rappresenta l'uno, e l'altro princi- pato. Tuttavolta va letto quanto analogamente dicemmo al voi. I, pag. 307 e 3 08 del Dizionario, e neir articolo Co>clave. Nella seconda congregazione si confermano i ministri principali di Roma, e dello stato ecclesiastico, e i pieiati provvisoriamente destinati al regime delle provincie, proposti ilai Cardinali capi d' ordine. jNon mancano esempi , che talvolta i Cardinali non ne confermarono alcuno, anzi li sospesero, nominan- done altri. Nel lyBo, nel conclave per morte di Benedetto XIII, fu rimosso dalla carica di tesoriere ge- nerale monsignor Nicolò Negroni, e i Cardinali vi sostituirono nel cospicuo posto, monsignor Carlo INIaria Sagripanti, che poi fu con- fermato dal nuovo Pontefice Cle- mente XII. Così ancora a monsi- gnor iSardini fu dal sagro Collegio sostituito nel posto di commissario delle armi, monsignor Francesco liicci, il quale fu egualmente con- fermato da Clemente XII, e nel secolo precedente , accadde la ri- mozione anche del governatore di Pioma. I Cardinali nella precedente con- gregazione deputati alla costruzione del conclave, riferiscono al sagro Collegio come sarà formato, e co- me disti'ibuito, avendo presente la stagione, e il numero de' Cardina- li viventi. Si ricevono dai Cardi- nali all'udienza i conservatori di Pioma, col priore de' capo-rioni, i quali vestiti dell'abito di rubbone nero, si recano a complimentare il CON sagro C(jllegìo, ed a condolersi per la morte del Papa defonto loro principe, prestando ancora la do- vuta ubbidienza al sagro Collfgio. Ad essi, ed al primo conservatore, che ha fatto i detti atti, come a tutti gli altri, risponde in nome del sagro Collegio, il Cardinal de- cano del medesimo. Parliti i con- servatori ed il priore de' capo-rio- ni dall'udienza, si recano al Cam- pidoglio, ove tengono consiglio pei provvedimenti che loro incombono nella sede vacante. Terza congregazione generale. Si degagé il confessore pel con- clave, che solendo per solito essere un religioso, nel conclave per mor- te di Benedetto XIV, fu in vece prescelto un prete secolare , dopo essersi esaminato se ciò poteva far- si. L' elezione si fa con votazione, e talvolta a viva voce per proposi- zione di qualche Cardinale , come lo fu nel 1829 per morte di Leo- ne XII, giacché alzatosi in piedi il Cardinale Vidoui, propose per con- fessore il p. Lorenzo da Camerata cappuccino, allora predicatore apo- stolico, poi fatto dal Papa regnante vescovo di Corico in partihus. Per r estimazione, in cui era presso tut- to il sagro Collegio tal personaggio, restò con unanime consenso eletto confessore. Quarta congregazione generale. In questa si stabiliscono due medici ed un chirurgo pel concla- ve. Non è impedimento V aver ser- CON vito il defonto Papa, e l'essere stati con egual qualifica in altri conclavi. Altrettanto si deve dire di altri con- clavisti ec. In quello per l'eiezione di Clemente Xlil, per medico con- corse il sacerdote d. Matteo Ca- relli; ma non avendo esibito ne bre- ve né rescritto pontificio di abili- tazione ad esercitare la medicina, fu escluso perchè ebbe tredici voti favorevoli, ed altrettanti contrari. Nella stessa congregazione si venne all'elezione del chirurgo, e restò eletto Carlo Labusieri fra cinque concorrenti, fra' quali il chirurgo Guattani, il quale restò escluso_, perchè quando dovevasi per lui far correre il bussolo, il Cardinal duca di Yorck fece sapere a' Cardinali colleghi, che il re d' Inghilterra suo padre avrebbe g'/adito non fosse ammesso in conclave, il perchè re- stò escluso, sebbene professore cele- bre, e molto accreditato. Quinta congregazione generale. In essa sono eletti uno speziale, con due aiutanti, e due barbieri con due aiutanti, tutti per servizio del conclave. Sesta congregazione generale. L'ultimo Cai'tlinale diacono estrae a sorte le celle del conclave , in cui ciascuno de' Cardinali dovrà abitare durante il conclave. Talvolta ne furon erette quattro di più, per iscarlare le piti incomode. Allor- ché i Cardinali nel visitar le cel- le, trovano che sono troppo an- guste, nella congregazione seguente CON '>.q5 ottano a quelle de'Cardinali, che si congettiu'a non vengano al concla- ve, o per lontananza, o per vecchiez- za. L'ozione si fa per anzianità di cardinalato, non per dignità d'or- dine. Nella medesima congregazio- ne i maestri delle cerimonie pon- tifìcie non partecipanti esibiscono i loro brevi apostolici facoltativi per essere ammessi in conclave, per pri- vilegio concesso dal Papa che li fece. I cerimonieri sono sei; due partecipanti, tre non partecipanti, e il primo de' soprannumeri. Settima congregazione generale. Si propongono le istanze dei Cardinali, allora dimoranti in Ro- ma, per avere il tei-zo conclavista, oltre i due permessi, del quale ab- biano particolare bisogno. Quindi ogni Cardinale esibisce il nome, cognome, patria, ed età d' un fa- migliare d'altro Cardinale per isco- patore del conclave ; e consegnasi l'analogo foglio ai Cardinali depu- tati a riconoscerne l'idoneità. Pri- ma gli scopatori del conclave, ba- juli prò sen'ilio, et munrìitia con- clovis, erano ventiquattro. Clemen- te XIII li accrebbe al numero di trentacinque, ed ora se ne ammet- tono quanti .sono i Cardinali, ac- ciocché li abbiano a servire. Si avverta che uno nomina quello dell'altro. Ottava congregazione generale. Si eleggono due Cardinali per approvare i conclavisti de' Cardi- nali, i quali a tal effetto in foglio 296 CON esibiscono il nome, cognome, pa- tria, età, e qualifiche de' concla- visti. Nona congregazione generale. CON nierlengo per la formazione del conclave. Questa è l'ultima congre- gazione generale, che i Cardinali celebrano avanti di entrare in con- clave. A pluralità di voti segreti si scel- gono tre Cardinali per presiedere alla clausura del conclave, veglia- i-e sugli inservienti di esso, e alla nettezza, e polizia' del conclave. Decima congregazione generale. 1 Cardinali, che non sono insigniti degli ordini sagri , presentano il breve facoltativo ottenuto dal Pon- tefice defonto, per avere la voce attiva e passiva nell' elezione del nuovo Papa. Secondo la bolla In eligendis di Pio IV, i Cardinali, che non sono in sacrin, non potrebbe- ro votare. Sisto V approvò tal bol- la, e Gregorio XV confermò la prescrizione del breve di dispensa. Su questo punto si possono con- sultare il Passerini de elect. Pap. quaest. 7; Camarda de elecl. Fon. dis. 1 7 p. 1 69; il CohelliOj Nodt. Cardinal, cap. 18; ed il Barbosa, Jitr. eccl. lib. i, cap. i, num. 75. I brevi di dispensa pei detti Car- dinali sono ad ienipns, e talvolta sogliono prorogarsi. Se il tempo ter- mina durante il conclave, il Cardi- nale deve ordinarsi , ovvero non può più votare negli scrutini, ed accessi. Nella medesima congregazione si deputano il falegname, il muratore, il chiavare co'loro giovani, lo sta- gnaro e il vetraro, per servizio del conclave. Si sogliono preferire quel- li di cui si servì il Cardinal ca- ^Itre notìzie riguardanti le congre- gazioni cardinalizie della Sede vacante. Ora faremo parola da chi, e del modo come si facevano, e si fanno le condoglianze al sagro Col- legio in queste congregazioni per la morte del Papa, con altre ana- loghe notizie. Prima però notere- mo, che tutte le udienze si doman- dano al sagro Collegio, che destina il giorno. Alcuni del corpo diplo- matico leggono, e recitano a memo- via il compHmento in idioma lati- no, francese, ed italiano, cioè gh ambasciatori, e i ministri, mentre gl'incaricati , ed altri diplomatici fanno le condoglianze pei loro so- vrani in privato nella casa del Car- dinal decano, che risponde sempre in idioma italiano, tanto nella sua abitazione, che nelle mentovate dieci congregazioni generali. Si deve no- tare, che talvolta in alcune sedi va- canti, si variò r ordine di quan- to è descritto nelle dieci congrega- zioni. Anticamente gli ambasciatori ed i ministri de' sovrani, sebbene Cardinali, non che i Cardinali pro- tettori di stati, e regni presso la santa Sede, nelle suddette dieci congregazioni generali facevano le condoglianze al sagro Collegio; in- sieme ad esibizioni, ed alle pre- mure per una sollecita, e degna e- lezione, le cui 'particolarità sono di molta importanza. Pertanto dai Diari di Roma dell'anno 1721, CON nella sede vacante per morte di Clemente XI, al numero 577, si riporta il discorso che l'ambascia- tore di Francia pronuncio al sagro Collegio nella terza congregazione, e nel numero 579 si legge il te- nore delle condoglianze fatte dai Cardinali protettori delle corone, in nome de'rispettivi sovrani. Il nu- mero 58o contiene l'allocuzione del Cardinal Althann, ministro cesareo, nella quale nominò gl'imperatori austriaci avvocati, della santa Sede, e della Chiesa ; quindi esiln le for- ze del primo monarca della cristia- nità, come si espresse. Per morte di Benedetto XI II, avvenuta nel 1730, il Diario di Roma numero 1966, riporta i di- scorsi fatti nelle con^-resazioni al sagro Collegio dall'uditore della cit- tà, e provincia di Ferrara, in luo- go dell'ambasciatore marchese Cal- cagnini ; e quello pronunciato dal conte Aldoviandi quale ambasciato- re della città e provincia di Bo- logna, il primo in nome de' ferra- resi, il secondo dei bolognesi. JVella sede vacante per morte di Clemente XII nell'anno 1740, ab- biamo dal numero 352 1 del Dia- rio di Roma, il discorso clie reci- tò ai Cardinali in una congregazio- ne generale, il barone di Schade, am- basciatore dell'Ordine gerosolimita- no: e il discorso dell' abbate av- vocato Montecatini, ministro di Fer- rara. Al numero 3524 riportasi il discorso del conte Lagnascki, mi- nistro del re di Polonia, e quello detto dal ministro imperiale mon- signor de Thunn. Al numero poi 3533 vi è il discorso recitato dal ministro di Francia Cardinal de Tencin. Benedetto XIV mori nel 1758, e nel numero 6372 del sopraddetto CON 297 Diario di Roma, sono le condo- glianze fatte ai Cardinali, dal conte Beiitivoglio ambasciatoi'e di Bolo- gna ; indi nel numero 6375 si leg- ge il discorso del residente di Fer- rara avvocato Montecatini , diretto al sagro Collegio. Dall' istoria poi mss. di tal sede vacante e conclave, si ha, che al sagro Collegio fecero i complimenti, e le condoglianze nelle congregazioni, il Cardinal Poi'- tocarrero pel re di Spagna, e per l'Ordine gerosolimitano; il Cardinal Alessandro Albani per Tiuiperatore, e per l' imperati'ice regina ; il Car- dinal di Yorck per Giacomo 111 re d'Inghilterra suo genitore; il Cardinal Corsini pel re di Porto- gallo ; il Cardinal Orsini pel re del- le due Sicilie , ed il Cardinal Gio. Francesco Albani pel re di Polo- nia. Ognuno parlò, giusta l'anzia- nità del Cardinalato, come si pra- tica nelle congregazioni Cardinali- zie, ed a tutti corrispose il Cardi- nal decano. L' ultime congregazio- ni, nelle quali l'ambasciatore di Bologna , ed il rappresentante di Ferrara fecero le condoglianze al sagro Collegio, e le proteste di fe- deltà, ebbero luogo nella sede va- cante in cui fu eletto Pio \ I, dopo il qual pontificato Bologna e Fer- rara non ebbero più rappresentanti in Roma. Congregazioni de Cardinali capi d'ordine in conclave. Osserva il Cardinal de Luca , il Cardinal pratico, p. 1 06, che quella potestà e giurisdizione, la quale nelle dette congregazioni generali si eser- cita da tutto il sagro Collegio, sia coir udire da monsignor segretario 298 CON e (la altri ministri la relazione de- qli iidari, sia col ricevere atl udien- za il inagistj,-ato romano, gli amba- sciatori e ministri de' principi pres- so la santa Sede, dopo che i me- desimi Cardinali sono entrati in conclave, si esercita soltanto da tre Cardinali , i quali si dicono capi d' ordine secondo che superioi-meu- te dicemmo parlando delle congre- gazioni, che essi pur tengono (seb- bene con minoi'e autorità ) avanti di fin- l'ingresso in conclave. Dai capi d'ordine si emanano, e sotto- scrivono gli ordini, e le provvisioni; e se il conclave si prolunga per l'alternativa del turno dell'anzianità, tutti i Cardinali vengono a godere di queste prerogative, colla subor- dinazione pei'ò all'intero sagro Col- legio in quelle cose gravi, che ab- bisognano del parere e del consenso di tutti i Cardinali, e con la con- clusione per le due delle tre parti, come dispose Pio IV nella sua bolla. Coi suddetti tre Cardinali intervie- ne sempre il Cardinal camerlengo, che nella sede vacante gode ed eser- cita maggior autorità, per far ese- guire quanto riguarda la sua carica, e le sue attribuzioni. Dei ti'e ordini dei Cardinali , cioè vescovi subur- bicari, preti, e diaconi , a cagione del numero ristretto di questi ul- timi, e di soli sei dei primi, tocca pili spesso ai Cardinali vescovi e diaconi, rifare da capo d'ordine, di quello che sia dei preti, che è molto più numeroso. Il primo turno de' capi d'ordine incomincia il primo giorno dopo quello dell' ingresso de' Cardinali in conclave, e viene composto dal Cardinal decano primo de' vescovi suburbicari, dal Cardinal primo pre- te, e dal Cardinal primo diacono, sebbene essij dalla morte del Papa CON sino a quel punto, già abbiano eser- citata in parte la sovrana autorità, che in certo modo si aumenta nei successivi turni. Per assenza, od im- potenza di detti tre Cardinali, sup- pliscono quelli che vengono ap- presso. Nella sera pertanto del primo giorno di conclave principiano le congregazioni de' capi d'ordine per turno, insieme al Cardinal camer- lengo , ed a monsignor segretario del sagro Collegio, facente le fun- zioni di segretario di stato. Tali congregazioni hanno luogo costan- temente ogni sera per tutto il tem- po che dura il conclave. Queste congregazioni si adunano nella sala accanto a quella delle ruote nobili. Ivi è un tavolino coperto di tap- peto, con cartelle di pelle, scriva- nie complete, ed altro per ognuno de' nominati. I quattro Cardinali siedono di fronte, il prelato segre- tario, o per sua impotenza, il sosti- tuto , da un lato in piccola sedia. Le congregazioni incominciano or- dinariamente alle ore ventiquattro, ed occorrendo, oltre a queste, i pre- delti Cardinali e prelato, si adu- nano in congregazione anche tra giorno. I Cardinali vi si recano in abito Cardinalizio paonazzo, sen- za mantelletta, e senza rocchetto, e monsignor segretario vestito colla solita zimarra nera. I Cardinali so- no accompagnati dai loro conclavi- sti. Il segretario riferisce le cor- rispondenze e gli affari , che di- scussi vengono risoluti , e poi dal medesimo prelato spediti in nome de' Cardinali capi d'ordine , e da loro sottoscritti. Per le udienze poi, che i Cardinali assegnano a' pri- mari ministri della santa Sede , e a qualche ambasciatore, o ministro alla ruota nobile, detta delle udien- CON ze, di essa ruota ognuno dc'lreCar- ilinali capi ti' onliiie ha una chiave tlivcrsa , la quale dopo il triduo del loro olllcio consegna al Cardi- nale del proprio ordine, che suben- tra a succedergH. Congregazioni straordinarie, che ten- gono tutti i Cardinali in concla- ve, e di quelle particolari della congregazione del s. offizio. Al!orr[M;indo i Cardinali capi d'or- dine abbiano a risolvere qualche affare giave, nella camera delle lo- ro congregazioni per mezzo di mon- signor segretario del sagro Colle- gio , invitano a recarvisi tulli i Cardinali , i quali v' incedono col consueto abito Cardinalizio, sul qua- le possono portare pure la croccia. Occorrendo poi, che si aduni nel conclave la congregazione del s. of- tìzio, i Cardinali che la compon- gono, si riuniscono nella cella del Cardinal segretario della medesima congregazione vestiti di abito car- dinalizio. Va qui notato , che in una delle congregazioni, le quali si tengono avanti di entrare in conclave nella camera capitolare della basi- lica vaticana, terminata che sia, vi si trattengono i Caidinali compo- nenti la congregazione del s. offi- zio, ove ammettono monsignor as- sessore, il padie commissario, il padre primo compagno di lui, il fiscale, e il capo notaro. Quindi i Cardinali, come inquisitori generali, ad essi confeiiscono le opportune fa- coltà, di far decretare cioè ai con- sultori del medesimo s. ofBzio, du- rante il conclave e sede vacante , sulle materie risguardanti la sagra inquisizione. Gli affari piìi gravi, e CON 21)9 più delicati dagli offìziali della con- gregazione si spediscono in conclavi ai Cardinali di essa coii cassetta sigillata. Nella sede vacante il si- gillo del s. offizio consiste, oltre che delle figure dei ss. Pietro e Paolo, dell' iscrizione in mezzo sede va- cante, mentre, quando vive il Pa- pa, v'ha invece il suo stemma. Le cassette del s. offizio, della s. pe- nitenzieria, e della segretaria del sagro Collegio, non si aprono alle rote del conclave , e sono esenti dall' essere esaminate. CONGREGAZIONI dìvolc, o pie adunauze. Riunione, od assemblea di persone pie, in forma di Confraterni- ta [Pedi), ordinariamente eretta in onore della b. \ ergine Maria, o di alcun santo, o santa. In molte parrocchie, sia di città, sia di cam- pagna, in molti collegi e pubbliche scuole, si formarono associazioni di- verse dell' uno e l'altro sesso, come di diverse età, stati, e condizioni, per esercitare buone opere, e praticare in compagnia esercizi cristiani, udi- re le prediche, recitare orazioni de- terminate, salmeggiare, cantare le divine lodi ec. » Quello starsi in !> mezzo ai di voti di Maria, in » qualche congregazione o pia adu- » nanza , che con raccoglimento » religioso salmeggi , attenda al- » la santa meditazione, oda la di- }> vina parola a ciascuno adatta- " ta, e forse più che altrove, fre- " quenti i sagramenti , santifi- " chi le feste, visiti e gli ospe- » dali e le prigioni , meni una » vita da buoni cristiani; quello » starsi pertanto in mezzo a sì « esemplari ed utili congregazioni » ben presto fa divenire giusti , e >' convertire anche quei peccatori, " ai quali sembrava di essere alieni a dal ravvedimento ". 3oo CON Nel popolo di Dio j come si ha nel libro 1 Reg. io, e seg. , era- no istituite^ certe adunanze, congre- gazioni , ovvero scuole , e collegi , ove un certo numero di persone, cui la sagra Scrittura dà pure il titolo di profeti, si esercitavano nel canto delle divine lodi. Le adunan- ze sagre quindi incominciarono col- la Chiesa, ed abbiamo che il dot- tore delle genti s. Paolo le inse- gnò ai Corinti, e gliene prescrisse il modo , dicendo loro : Cimi coii- i'ciiilis, uìiusciuisfiiie ve.sirum psal- inum hahet, doctriiiam hahet, apo- calypsiìu hahet, linguatn habetj etc. Dalle adunanze de' Giudei trasportò l'apostolo questa forma nella Chie- sa cattolica. Di tali specie erano quelle di cui tratta s. Luca : Intra- vit Jesus, sccuiiduin coiisuetudinem suani, die siihbati in synagogaiìi , et surrexit legcre, et traditiis est ilU liber Isaiae prophetae, etc. Sot- to l'imperatore Trajano vennero ai cristiani vietate le adunanze, chiamate collegi, sodalizi, ed agapi; adunanze che con voce greca chia- mò quell'imperatore nell'editto di proibizione hetarias. Tuttavolta, per consiglio di Plinio, represse egli in gran parte il ligore di quell'editto; taato più che venne in cognizione che innocue riuscivano al principa- to siffatte congregazioni. Delle sa- gre adimanze ecclesiastiche, o sagre sinassi, e delleucaristia, che in esse si soleva ministrare, ne fa testimo- nianza s. Ignazio martire. Numerose sono le pie congrega- zioni esistenti in Roma, nelle chie- se, ne' monisteri o conventi, negli ospedali, nelle scuole, ne' collegi ed altri luoghi, e di esse ampiamente trattarono diversi autori, fra' quali Camillo Fanucci sotto Clemente VI 11, Carlo Lartolommeo Piazza nel ponti- CON fìcato di Innocenzo XI, ed a' no- stri giorni r erudito sacerdote Gu- glielmo Costanzi. Delle principali si tratta anche agli analoghi articoli del Dizionario. I romani Pontelìci sempre protessero queste congrega- zioni, il santo loro scopo, e le pie loro pratiche ; il perchè concessero a chi le frequentava indulgenze, e grazie spirituali, secondo la consueta benignità della Sede apostolica. Ab- biamo particolarmente che Sisto V accordò molte indulgenze alle con- gregazioni stabilite ne' collegi de' ge- suiti. Delle diverse congregazioni dai gesuiti istituite nel Collegio Roma- no [Vedi)y si tratta a quell'articolo. CONGREGAZIONI di comumta' RELIGIOSE. Queste sono di due spe- cie, di società di preti secolari, e di società di religiosi. In quanto alla società de' preti secolari, ve ne sono, come si vedrà ai rispettivi articoli, che senza far voti si uni- rono per impiegarsi in servigio di Dio, e del ben pubblico; come sono la cura dei coUegii e dei seminari, le missioni della città, e della cam- pagna. Fra questo numero sono i Lazzaristi , quei di s. Sulpizio ec. y. CowiTTO. In Roma risiedono le seguenti congregazioni in comu- nità : dell'oratorio di s. Filippo Ne- ri, de' sacerdoti dell'oratorio in s. (rirolamo, chiamati volgarmente Fi- lippini (^J-'edi), dei Dottrinari [yedi), de' I\Iiss{onarj (Fedi), de' Pii ope- ra/ (^P'edi), de' Passionisti [Vedi), del ss. R.edentore detti Liquorini {Fedi), àe Fratelli delle Scuole cri- stiane [Vedi), ec. Vi sono altre con- gregazioni religiose in grandissimo numero, e tali che lungo sarebbe il noverarle, le quali però hanno appositi articoli nel Dizionario. Quando s'introdusse la rilassatez- za negli Ordini monastici, e si di- CON miniù il fervore religioso, ed osser- vante della primitiva istituzione, un certo numero di religiosi, che zela- rono la riforma , per fare ritorno all'antico fervore dell' istituto, si se- pararono dagli altri , e formarono congregazioni sotto superiori parti- colari, osservando la regola dell Or- dine cui appartenevano, con quelle maggiori austerità e modiOcazioni, secondo i tempi, le circostanze, lo spirito, e lo scopo dei benemeriti riformatori. Così i benedettini , gli agostiniani, i canonici regolari, ed altri si divisero in diverse e sepa- rate congregazioni. V. il Piazza , Opere pie di Roma, e il p. Bo- na n ni Catalogo degli Ordini reli- giosi. CONGRESSO. Adunanza di per- sone per abboccarsi insieme a trat- tare alcun affare. Questo vocabolo indica appunto genericamente qua- lunque adunanza di persone rac- colte a consulta per provvedere ai comuni, o reciproci interessi : co- muni se le persone, che v' inter- vengono, sono o rappresentano i membri d' una stessa società > reci- proci poi se l'appresentano vari in- dividui, o diverse società. Parlando de' congressi in senso politico, di- remo che il congresso degli Stati Uniti di America provvede ai comuni interessi di quella nazione, ed i con- gressi diplomatici europei hanno cura degli interessi reciproci de' vari stati di Europa; e sotto quest' ultimo rispetto il congreso è il mezzo più semplice per accomodare in via di- plomatica le diverse pretensioni di potenze belligeranti , come altresì per ravvicinare quelle die si ritro- vano in uno stato d' irritamento, e per tal modo disporre, con trat- tative e conferenze preliminari, e conchiudere la pace, ed anco pre- CON 3o I venire una funesta rottura. In ge- nerale il congresso è il mezzo di cui si servono gli stati per accomo- dare le contestazioni che riguarda- no i rispettivi interessi. Celebri sono stati i congressi di Munster ( Vedi ) , ed Osnabruck {^Vedi). Nella storia vi sono tre epo- che principali nella storia de' con- gressi relativamente all'importanza della loro influenza sui cambia- menti, e destini dell'Europa. La prima presenta la fondazione di un nuovo sistema degli stati eu- ropei per mezzo del doppio con- gresso di Munster ed Osnabruck, dietro il quale seguì la famigerata pace di TVestfalia (Vedi), e dà questa fino alla pace d'Utrecht (^Ve- di), cioè dal 1 648 al 17 13. La seconda mostra l' influenza sempre più crescente dell' Inghilterra, po- tenza coloniale e marittima, sullo sta- to politico di Europa, ed è dalla pa- ce di Utrecht fino al congresso di Vienna [Vedi), cioè dal 1713 al 18 15. La terza palesa il ritorno al sistema dell' equilibrio europeo, ed al sistema di legittimità, e d or- dine tutelare reciproco, cioè dal congresso di Vienna alla conferenza di Londra, vale a dire dal 181 5 al 1839. Egli è perciò, che dopo i congressi tenuti a Vienna, si può ritenere il congresso qual consi- glio di pace Europea. Vuoisi che Enrico IV, e Sully, allorché ebbe- ro in idea di formare in Europa un' unione di stati, i cui membri fossero eguali in forze, e facessero decidere le loro questioni per mez- zo di un senato, appunto mirasse- ro a costituire un permanente con- gresso, che vegliasse alla pace eu- ropea, stabilendone, e consolidando- ne r equilibrio politico. V. Eu- ropa. 3o2 CON COXGRESSO DI EMS. V. Ems. CO.\LIE,o COLLAINE, Colonia Villa. Borgo di Francia, diparti- mento della Sa r the, capo luogo di cantone nella diocesi di Mans. Nel- r 843, vi fu celebrato un concilio che si conosce sotto il nome di con- ciliiim colojiiensc, seu in f illa Co- lonia. COi\^'OR ( Connorien.). Città ve- scovile d' Irlanda, nella provincia d'Ulster, ossia Ultouia, contea, e ba- ronia : dicesi Connoria , perchè si- tuata sul lago di Cone. Quivi si tengono quattro fiere all' anno . La sede vescovile, secondo Com- manville, vi fu stabilita l'anno 507; ma secondo altri, in quell'anno mo- rì il suo primo vescovo Ego ]Me- nisio, il quale vuoisi pur morto nel 5i4- Certo è che da s. Patri- zio, mandalo in Irlanda dal Sommo Pontefice s. Celestino Ij furono fondati tutti i vescovati d'Irlanda verso Tanno 43'J. Si haiuio scarse notizie dei successori di Ego suffra- gane! dell'arcivescovo di Armagh si- no al iioo, ovvero al i\i^, in cui entrarono gl'Inglesi in Irlanda. iSel pontificato di Eugenio IV, è nel- lanno i44^ '^ sede vescovile di Connor fu unita a quella di Down {Vedi), ambedue restando soggette alla mentovata metropolitana di Armagh. Però il vescovo delle due sedi risiede in Belfast , come si legge nel Calholic Directory del 1839. CONO^'E (s.), vescovo. Leggesl nell'antico breviario di Limoges, che questo santo era figlio di Eugenio re di Scozia. Comunque sia, egli è certo, che Conone fu vescovo dell i- sola di Man, e che molto sudò nel propagaie e mantenere la fede di Cristo, che aveavi per la prima vol- ta predicata s. Patrizio. Egli mor'i CON verso l'anno 64'^j ed era molto onorata nelle isole Ebridi la me- moria di lui , in fino a che la pretesa i-iforma ne tolse l'antico culto. CONONE (s.), martire. Viveva que- sti santamente in Iconio, nell' Asia con un suo figliuolo, che da lui educato nelle virtù cristiane era slato ordinato diacono di quella chie- sa. Venuto in quella città Domi- ziano per eseguire l'editto che con- tro i cristiani avca pubblicato l'im- peratore Aureliano, furono presi am- bedue, e condotti al cospetto del giudice. Fu oltre ogni dire ammi- rabile la fortezza, che dimostrarono contro le lusinghe insieme e le minacele, che veniano loro fatte, afllne di persuaderli a negare la fede di Gesù Cristo, né minore fermezza d'animo manifestarono en- trambi in mezzo ai più crudeli e prolungati tormenti, nei quali fini- rono la gloriosa vita verso l'anno 275. Le reliquie di questi santi si custodiscono in Acera, città della terra di Lavoro, presso a Napoli, in una chiesa che s' infitola dal loro nome. CONONE DA ToMis, Cardinale. V. Co>o>'E Papa. CONONE, Papa LXXXV. Era figlio di Benedetto, ed oriundo del- la Tracia. Nacque propriamente in Tomis, e fu educato nella Cilicia. Alla morte di Giovanni V, i suf- fragi si trovarono divisi tra i due competitori Pietro e Teodoro; l'uno sostenuto dal clero , e l'altro dai magistrati, e dall'esercito {V. Anti- papi VI, e VII, non che VIII, e IX ) . Il clero, ed i vescovi non potendo entrare nella chiesa di Laterano chiusa daU'eseicito, ri- solsero, dopo due mesi e mezzo di incertezze e di opposizioni, di far la CON elezione nel palazzo, e la scelta cad- de ai 2 1 ottobre 686 sopra Cono- ne. Questo vecchio venerabile per l'aspetto e pei bianchi capelli, sem- plice, pacifico, straniero alle fazioni, acquetò incontanente tutti i patti- ti. Alla sua elezione fu però rinno- vato l'abuso già stato tolto dall'im- peratore Costantino Pogonato, di do- ver attendere dall'esarca di Ravenna la conferma dell'elezione medesima . Ma quella soggezione del clero l'o- maiio all'esarcato di Ravenna non fu il solo motivo, che sin dalle pri- me amareggiasse il breve pontifica- to di Conone. Aveva conceduta egli la confidenza a certo diacono Co- stantino, uomo cattivo ed artificio- so, ed ordinatolo vescovo di An- tiochia, lo aveva fatto altresì ret- tore della Chiesa Romana in Sicilia, senza prima informarsi col clero romano, secondo il costume di quei tempi nelle provvisioni ecclesiasti- che. Una sedizione insorse quindi contro quel mandatario litigioso e violento, ed il governatore della provincia Io fece mettere in prigione. Si aggiunga a questo la vita infe- lice ed inferma condotta da Cono- ne durante il suo pontificato, nel quale si sa aver in una ordinazio- ne creati sedici vescovi. Mori ai 2 i settembre del 687, e fu sepolto nel vaticano. Vacò la santa Sede due mesi, e venti tre giorni. CONGNI STI.Eretici del secolo VI discepoli di un certo Conone, se- condo alcuni vescovo di Alessandria, o di Tai-so secondo altri. R.innovò gli errori dei triteisti, insegnando che siccome le persone della santissima Trinità sono distinte, cos'i sono an- che tre dei. Aveva eziandio (jualche eirore sulla risurrezione, ma però non rigettava il dogma. CONRANO (s.), vescovo d'Omkey CON 3o3 delle isole Orcadi, che sono al set- tentrione della Scozia. Di questo santo non ci rimangono notizie e- stese, solamente si sa che viveva nel secolo settimo, che era ragguarde- volissimo, sì per la innocenza del- la vita, che per lo zelo ed aspre penitenze, e che il nome di lui prima della pretesa riforma, suona- va celebre sulle bocche di tutti, sic- come quello di s. Palladio, o di s. Yientigerno. CONSA. V. CoNZA. CONSACRAZIONE. Consecralio. Azione con cui si destina al culto di Dio una cosa comune o profa- na, con preghiere, cerimonie, e be- nedizioni. Questo è il contrario dei sacrilegio, e della profanazione, che consiste nell'impiegare in usi profa- ni una cosa già consagrata al cul- to di Dio. 11 costume di consacra- re a Dio gli uomini destinati al ser- vizio di lui, i luoghi, i vasi, gli strumenti che devono servire al culto di lui, è antichissimo. Nell'an- tica legge Iddio lo aveva ordinato, e ne prescrisse anche le cerimonie. Secondo la nuova legge poi, quan- do queste consecrazioni riguardano gli uomini, e si fanno mediante un sagramento, si appellano ordinazioni [Vedi), ma chiamasi sagra l'ordina- zione de' vescovi, e l'unzione de're. P\ CORONAZIOIVE DEI RE, 6 DEGLI IM- PERATORI. Quando poi si fanno sol- tanto con una cerimonia istitui- ta dalla Chiesa, sono benedizioni [Fedi). La consacrazione delle chie- se, e degli altari viene chiamata pure dedicazione. Le prove di tut- lociò si possono leggere nel Bergier Diz. enciclopedico alla parola con- secrazione. Della consecrazione del- l' altare, della chiesa, del calice, del vescovo, e di altri luoghi, suppel- lettili sagre, cose e persone ec, si 3o4 CON tratta ai rispettivi articoli del Dizio- rfARIO. Consacrazinne dicesi più partico- larmente dell'azione, colla quale se- condo l'istituzione di G.C. nella mes- sa, si cangia il pane e il vino, nel corpo e nel sangue del medesimo nostro Signore Gesù Cristo. Di- ce lo stesso Bergier, che si cono- sce a prima vista che gli eterodossi, i quali non credono la presenza rea- le di Gesù Ci-isto nell' Eucaristia {Vedi), hanno dovuto sbandire dal- la liturgia il termine di Consacra- zione. I teologi cattolici^ dopo s. Tommaso d'Aquino, sono di concor- de sentimento, che la consacrazio- ne del pane e del vino si faccia con queste parole di Gesù Cristo : Questo è il mio corpo, questo e il mio sangue ec. Non si può prova- re, che prima di s. Tommaso nella Chiesa latina siavi stata su di ciò una opinione diversa. Ma si dispu- tò per sapere quale sia al presente, e quale sia stato in ogni tempo il sentimento della chiesa greca sulle parole della consacrazione. Si de- ■ve pertanto sapere , per conosce- re lo stato della questione, che nel- la chiesa Promana prima di pronun- ziare le parole di Gesù Cristo, il sacer- dote fa a Dio una orazione, colla qua- le lo supplica a cambiare il pane ed il vino nel corpo e sangue di Gesù Cristo. Nella liturgia greca, e nel- le altre liturgie orientali, oltre questa prima orazione, ve n'ha una negli stessi termini dopo che il sacerdo- te ha pronunciato le parole di Ge- sù Cristo. Quest' ultima dai greci viene chiamata l invocazione dello Spirito Santo. Alcuni la credono essenziale alla consacrazione, il per- chè conchiusero molti teologi, che secondo i greci la consacrazione non si fa per le parole di Gesù Cristo, CON la quale opinione essi hanno taccia- to di errore. Si osserva, che avanti il XIV se- colo, o prima del concilio generale di Firenze, i greci , e i latini non avevano tra di loro veruna disputa sulle parole essenziali della consa- crazione, quantunque i teologi la- tini fossero molto istruiti de' ter- mini, di cui si servono i greci nel- la seconda invocazione. Di tal que- stione non si parlò punto nel se- condo concilio generale di Lione, né nei tempi posteriori, se non fra alcuni teologi. Ma nel concilio di Firenze , adunato da Eugenio IV nel i4^9j ■vi fu "viva disputa su questo punto tra i greci, ed i la- tini. Laonde nella sess. io fu ema- nato il se?;ueiite decreto: " Noi di- 55 chiariamo, che il corpo di Gesù 55 Cristo è veramente consacrato 55 col pane di frumento, tanto azzi- 5) mo, quanto fermentato; e che 55 i sacerdoti debbono servirsi del- 55 r uno, o dell'altro, ciascuno se- " condo r uso della sua Chiesa, s"i 55 orientale , che occidentale ". In questo accordo de' greci non con- venne Marco d' Efeso, anzi i greci non sono d' accordo tra essi sulla forma essenziale della consacrazio- ne ; gli uni stanno per le parole di Gesù Cristo, gli altri per l'in- vocazione, molti per l' una e per l'altra, ninno però di loro ha ne- gato la necessità delle parole di Ge- sù Cristo per consecrare. Pompeo Sarnelli, Lettere Eccles. tora. VII, lett. i8, n. 7, e n. 19, tratta della consagrazione della Eu- caristia nella messa, come si deve fare da quelli che concelebrano, e come più possono insieme consagra- re. Nel tomo IX poi, pag. 8, dice che la consagrazione del sagrifizio della messa include l' oficrta , così CON che la consaci'azione, e l' oblazione sono una stessa cosa nel sagrifizio della messa, e per conseguenza il sacerdote offre consacrando, e men- tre fa la consaa*azione fa insieme r oblazione , la quale espressamente si denota nell'elevazione dell' Ostia, e del Calice, che si fa in tutte le li- turgie, anche nelle chiese orientali, riferendosi all' oblazione del sagri- fizio cruento della croce, che di sé fece Gesù Cristo, quando in essa elevato tradidil semetìpsum prò no- bis ohlationem et hosdani Deo in odorem suavitalìs. Ephes. 3, i. Ag- giunge il medesimo autore, che è grave sagiilegio consagvare l' una specie senza l'altra, essendo la con- sagrazione dell'una, e dell'altra spe^ eie necessaria all'essenza del sagri- fizio. In quanto alle principali cerimo- nie della consacrazione dell' Ostia , detto che si abbia dal sacerdote , Qui pridie quani pateretur, etc, e posti ì gomiti sopra l'altare, il ce- lebrante, stando col capo inchinato pronunzia sopra l' ostia, e sopra le alti'e che avessei'o da consacrarsi , distintamente, con riverente racco- glimento, e segretamente le parole della consagrazione, e tenendo l'o- stia coi pollici ed indici, dice : Hoc est eninij etc, e quindi l'adora. Po- scia in alto la mostra al popolo perchè sia da esso adorata, e tosto colla mano destra la pone sul cor- poi'ale nel luogo ove V avea presa, tenendo sempre unite le dette dita sino all' abluzione , meno quando dovrà toccare la medesima ostia. In quanto alle principali cerimonie della consagrazione del vino, il ce- lebrante adora prima l'ostia con- sagrata , scuopre il calice , lo alza alquanto, e subito deponendolo di- ce : Item libi gratias agens, ed in- VOL. XVI. CON 3o5 chinando il capo soggiunge, Bene- dixit, etc. E tenendo il calice, colla medesima venerazione, e segi'ctamen- te, su di esso pronunzia le parole : Hic est enim calix sanguinis, etc. Dette queste parole, depone il cali- ce sul corporale, e dice : Haec quo- tiescumque feceritisj etc, e genu- flesso adora riverentemente il san- gue, e ripreso il calice, essendo e- retto lo alza alquanto , perchè il popolo lo adori ; indi ripone il ca- lice sul corporale, ed il ricopre col- la palla, genufletteixlo alle due spe- cie sagramentali. F. il Missal. Rom. par. 2, tit. Vili, De Caiwne Mis- sae usque ad consecraiionem, Rub. 3 e seg., non che i molti articoli del Dizionario a questo apparte- nenti. Nell'elevazione dell'ostia e del calice il servente non solo sos- tiene il lembo della pianeta , ac- ciocché il pi'ete abbia più libere le braccia, ma suona pure il Campa- nello (Vedi), al qual articolo se ne rende ragione, in uno all'origine di tal uso. CONSAGRAZIONE, ed oRDmx- ZIONE DEL SOMMO PONTEFICE. Al vo- lume Vili, pag. i68, e seg. del Dizionario, si disse ciò che riguar- da la solenne funzione Della con- sagrazione del Papa, se il nuovo eletto non è che diacono o prete, e il modo come al presente se- gue , cioè prima della sua coro- nazione , che se già fosse vesco- vo non si consagra di nuovo, ma solo si benedice, come dicemmo anche al volume V, pag. 62 del medesimo Dizionario. Noi ci limi- teremo in questo articolo di riu- nire cronologicamente quanto rac- cogliemmo dalle vite di tutti i Pontefici, ed eziandio di alcuni An- tipapi, sull'interessante argomento della loro consagrazione, ordina- 20 3o6 CON zione, e benedizione, sviluppando quindi con maggior diffusione i re- lativi cenni riportati al citato luo- go ove parlasi di questa funzione, che ha luogo sull'altare della con- fessione, nella basilica Vaticana, destinato per la consagrazione del solo Pvomano Pontefice. Prima pe- lò ci sembra opportuno, e neces- sario premettere due brevi digres- sioni : la prima , se dall' elezione, ovvero dalla consagrazione, ed or- dinazione abbia incominciaraento la suprema autorità Pontifìcia nell' c- letto; la seconda se i diaconi su- blimati al pontificato, sieno stati in qualche tempo consagrati Pontefici, ommesso il grado presbiterale. Digressione che tratta se dall'eie- zione, owero dalla consagrazio- ne, od ordinazione abbia inco- mincianiento la suprema auto- rità del sommo Pontefice^ e del- la sua intronizzazione. In quanto al primo punto, ab- biamo da Antonio Pagi, BreAariwn Gest. RR. Pont., che tra le regole, sulle quali dee stabilii'si la crono- logia Pontificia va primieramente notato, che sino alla metà del secolo XI, non dal giorno dell' ele- zione, ma solo da quello dell'ordi- nazione, va preso il principio di ciascun pontificato, e che Giovanni XV, eletto nell'anno 980, da alcuni non fu contato perchè poco visse, e non fu consagrato; ciò che in quei tempi rendeva Papa piena- mente l'eletto. Siffatta regola non piacque al ^larangoni, Chronol. RR. PP. superstes in paride basilic. s. Pauli, p. 7, e seg., il quale fa ve- dere, che nei primi secoli della Chiesa nel giorno stesso dell'elezio- CON ne si consagrava il Papa. Ed è sì vera la cosa che Simmaco, prefetto di Roma, scrivendo all'imperatore Onorio, sulle contese nate V anno 418 tra Eulalio antipapa, e san Bonifacio I Pontefice, usa la parola: solemniter ordinari per eligi, come osservò il JMabillon, Commentar, in Ord. Rom. p. 112, onde la re- gola del Pagi per que'secoli non ha luogo. Ma quando sul principio del sesto secolo cominciarono gli impe- ratori a pretendere di essere richie- sti per confermare l'eletto Pontefi- ce, fu allora necessario di separare la elezione dall'ordinazione, finché giun- gesse all'eletto l'imperiale rescritto. Quindi è di parere il Marangoni, che in ordine all'autorità Pontificia nulla mancasse all'eletto Pontefice, sì perchè, dice egli, intanto che l'im- peratore confermava la fatta elezione si intronizzava il Papa, col quale in- tronizzamento veniva posto in pos- sesso del pontificato e degli annessi diritti, sì perchè la Pontifìcia po- destà non dall' ordinazione o consa- grazione dipende , ma sì da Dio, il quale al Papa la comparte im- mediatamente dopo seguita 1' ele- zione. E quanto alla prima ragione , siccome il Mabillon, loco citato § 1 8, opinò che l'intronizzazione non sempre si facesse ne' tempi antichi prima dell' ordinazione, ma anzi il più frequente uso portasse di pre- metterla alla consagrazione , prova il Marangoni con molti passi del libro pontifìcale, che sempre alla ordinazione andasse innanzi T intro- nizzazione. Questo punto dovrebbe passare per dimostrato, ma il Zac- caria, Slor. Letter. d' Ital. toni. V, lib. Il, cap. 5, n. 43, pensa che al sentimento del Marangoni neces- sario fosse proyai'e due altre cose; CON la prima che sempre dopo l' ele- zione si premettesse l'intronizzamen- to, prima che gl'imperatori all' ele- zione stessa dessero il loro con- senso; r altra che questa intronizza- zione sia sempre stata di egual forza nel mettere in possesso dei pontificali diritti il nuovo elettOj sulla qual cosa v' è molta ragione da dubitare. Adunque crede il Zaccaria, che dal- la diversità de'terapi si debba dedurre ancora la difièrenza su questo punto. Onde egli opina, che per tutto il trat- to di tempo nel quale doveasi aspet- tare dai Ptomani 1' abusiva confer- ma dell' eletto Pontefice, richiesta dai greci imperatori e dai loro esarchi , cioè sino a Gregorio II, creato l'anno yiS ( nel cui pon- tificato si sottrassero gì' italiani dal- l' ubbidienza di Leone l' Isaurico, come quello che negava il culto alle sagre immagini), o non seguis- se affatto l'intronizzazione, o una cerimonia fosse essa, che niuna au- torità conferisse al Pontefice eletto. La prima volta, che nella storia trovasi fatta menzione d' introniz- zamento, è soltanto per l' elezione di Giovanni V nel 685, cioè dopo che l'imperatore Costantino Pogo- nato avea all' antecessore Benedetto II conceduto, come narra l'Anasta- sio, ut qui electus fuerit in sede Apostolica e vestìgio ahsque ulla tarditate Pontifex ordinetur, senza aspettare, come abbiamo detto, né il consenso dell' imperatore, né quello degli esarchi di Ravenna, a' quali gì' imperatori avevano delegata la facoltà di confermare l'eletto, dopo l'anno 689, come stima il Cenni. Ora per quale ragione mai alloi'a solamente si nomina da Anastasio cosa di qualche afìQnità all' intro- nizzamento, scrivendo di Giovanni CON 307 V: » Hic post multorum Pontifì- » cum tempora vel annorum, juxta w priscam consuetudinem, a gene- w ralitate in ecclesia Salvatoris, *> quae appellatur Constantiniana, f electus est, atque exinde in epi- » scopium introductus", se non ap- punto perchè essendo solamente ia que' tempi stata sciolta la Chiesa dal duro e prepotente legame di aspettare i rescritti da Costantino- poli, o dall' esarca di Ravenna, si pensò che allora si potesse subito, e prima anche dell' ordinazione, riconoscere 1' autorità del nuovo eletto? In fatti d' allora in poi si trovano i Pontefici, o eletti, o ap- pena eletti introdotti subito nel sa- gro palazzo; lo che non seguì mai in tempo dell' usurpazione impe- riale, in cui il prete, o il diacono Cardinale eletto fino alla conferma dell' imperatore, o dell' esarca, non si moveva dal pi'oprio grado, co- me si ha da una lettera scritta nel 640 da Giovanni IV agli scoz- zesi. Ma il Mabillon riconosce più particolarmente 1' intronizzamento nel Pontefice Conone, che a Gio- vanni V fu successore nel 686, mentre di lui si dice , che dopo la sua elezione e vestigio omnes iudices una cum primatìbus exer- citus pariter ad ejus salutationeni venientes, in ejus laudeni omnes si- mul adclama%>erunt. Videns auteni exercitus unanimitatem cleri, popu- lique in decreto ejus snbscribentium, post aliquot dies et ipsi Jlexi sunt, et consenserunt in persona praedi- cti sanctissimi viri (^Cononis), atque in ejus decreto devota mente sub- scripserunt, et missos pariter ex clc- ricis, et ex populo, ad excellentis- simwn Theodorum exarcham,utmos est direxerunt. Or se quella salu- 3o8 C ON tazionc, se quelle acclamazioni fatte furono innanzi che l'esercito sotto- sciivesse l'elezione, non può inten- tlersi l'intronizzamento, il quale non seguiva se non che dopo l'elezione; poiché juxta piiscam consueludi- nern, per rendersi l'elezione compi- ta, volevasi, nella forma che dire- mo all' articolo Elezione de^ sommi Pontefici {fedi), il consentimento abusivo dell' esercito. Da questo documento però na- sce un giaii dubbio, che sembra distruggere quanto poc'anzi si disse. Se l'imperatore Costantino Pogo- nato avea ceduto alle sue preten- sioni intorno la conferma degli eletti Pontefici , perchè i romani spedi- vano di ciò messi all'esarca? Vi risponde benissimo il Marangoni, dicendo essere ciò avvenuto perchè Giustiniano figlio di Costantino non volesse far conto della paterna ces- sione. Ma forse piìi verosimile sarà il convenire, con monsignor Vignoli, Lib. ponlifical. tom. I, p. 299, che Costantino liberò bensì le pontifi- cie elezioni dal riprovevole peso dell' imperiai conferma, dappoiché troppo tempo si richiedeva per le spedizioni a Costantinopoli; ma non già di ricoriere ai vicini esarchi di Ravenna per le ratifiche in nome degl' iniperatori. Checché ne sia su tal punto , tornando all'argomento, se dopo l'elezione si usasse vero intronizza- mento, qua! sembra che fosse quello del Pontefice Valentino nell'Say, certo è che niuna autorità confe- riva all'eletto,, prima che, sotto il summentovato s. Gregorio II, Ro- ma scuotesse il giogo degl'impera- tori orientali. Questo sembra com- provarsi per tre ragioni; 1." Dalla lettera di Giovanni IV a' vescovi di Scozia , da cui si rileva che 1' e- CON letto Pontefice è nominato nel se- condo luogo, non già nel primo; e che ancora dopo l'elezione segui- tava , come nella sede vacante, a stare l'amministrazione della sede apostolica nell' arciprete , nell' arci- diacono, e nel primicerio de' nota- ri. 1." Nella relazione De electione Pontificis ad Exarchiim, tra i mo- tivi che il clero e popolo di Ro- ma adducono della necessità di sol- lecita conferma dell' eletto Pontefi- ce, uno si è : praesertini cani plu- ra sint capitala , et alia quotidie proci^enlurj quae curae solliciludi' neni, et Pontificalìs favorii expe- ctant remedium. Dunque l' eletto frattanto non poteva prestar que- sto rimedio, ed operare da assoluto Pontefice. 3." La terza ragione che sembra togliere ogni dubbio è, che s. Gregorio Magno, già eletto nel Sgo, potentemente si adoperò presso la corte di Costantinopoli, perchè non fosse approvata la sua elezione. Segno è dunque manifesto, che il Pontefice Gregorio egualmente santo che dotto credeva dover avere ef- fetto la sua elezione, se l' impera- tore non r approvava secondo l' in- tiodotto abuso; dunque quella e- Iczione romana, come condiziona- ta, non lo costituiva assolutamen- te Pontefice, perchè mancante di una ultima condizione , ch'era il consenso dell' imperatore , in quei tempi divenuta necessaria, per dura connivenza de' Papi medesimi, af- fine di conservare la pubblica quiete. Dopo che r impero passò in mano degli occidentali , le elezio- ni erano terminate, e compite sen- za il consenso imperiale, il quale però occorieva per la sola consa- grazione, non perchè questa fosse invalida senza la presenza e il con- sentimento dell' imperatore, o senza CON 1j;_ presenza de' suoi a ni bij' lui , ma perchè g!' imperatori volevano obbligare l'eletto a confer- IV ^>v loro i privilegi , da' Pontefici predecessori ad essi accordati, quasi per patto, e per convenzione degli stessi Papi. Non richiedendosi dun- que in questi secoli ii succennato imperiai consenso, gli anni del pon- tificato de' Pontefici di questi secoli posteriori, cioè dopo l'impero occiden- tale, che s. Leone III rinnovò neU 1 800, vanno direttamente cominciati dal giorno dell'elezione, non da quel- lo della consagrazione, come ne'secoli anteriori. S. Leone IX, eletto nel i o49j contò il tempo del suo governo , non dalla consagrazione, ma dalla coronazione, di che non vi era esem- pio, mentre sino a lui tutti i Papi lo contavano dalla consagrazione. Sulla sedia in cui inlionizzavasi l'e- letto Pontefice, va letto l' articolo Sedie, e il volume X, pag. 268 del Dizionario. Digressione che traila, se i diaconi sublimali al pontificalo, furono in qualche tempo consagrali Pon- tefici, omesso il grado presbite- rale. Un esempio soltanto vi è nella Chiesa romana, che un puro laico sia stato assunto al pontificato. Fu questi Giovanni XIX nel 1024} il quale largitione pecuniae ( come scrisse Glabero Piodolfo, monaco di Cluny, lib. IV, cap. I presso il Du- chesne Script. Hist. Frane, t. IV, p. 40' repente ex laicali ordine neophytus constilutns est praesul della Chiesa cattolica, o come scrisse Romualdo di Salerno, in Chron. paig. 167 : uno eodemque die et LU- CO^ 309 ciis fuit, et PonlifeJQ, senza verim altro esempio né prima, uè dopo, come conchiude Francesx;o Pagi suc- citato, Bre\'iar., in vita Joan. XIX, n. 2. Pretende il Baronio, Annal. eccl. an. 614, n. i, che fino all'anno 6 1 5 non sia stato eletto verun Pon- tefice dal grado di suddiacono, nel qual tempo da tal grado fu innal- zato alla cattedra apostolica s. A- deodato, o Deusdedit. Ma Liberato diacono di Cartagine, scrivendo sot- to s. Silverio fatto Papa nel 536, dice presso il Labbé, Condì, t. V, col. dist. 79. Ma sino a quel tempo non ne erano esclusi i suddiaconi, come dimostrò il detto Pagi, t. I, pag. 206, in P il. Deusdedit, num. 2 ; il quale inoltre afferma , loco citato in praefat. num. io; che dopo il decreto di Stefano III, già nel mezzo del secolo XI, gli stessi suddiaconi potevano essere assunti al pontificato. Fra i diaconi, ed i preti, os- serva il Papebrochio, in Conat. ad s. Leon. I, pag. i52, num. 3, 3io CON cbe piìl volte ne' primi secoli della Chiesa furono esaltati al supremo governo più i diaconi che non i pre- ti, jMolte sono le ragioni di sif- fatta preferenza, i." Perchè i dia- coni avevano più perfetto conosci- mento delle cose della Chiesa, non solamente delle temporali, ma delle spirituali eziandio, est enini diaco- nus episcopi ociilus et adjutor, on- de avevano più occasione di essere informati. 2." Perchè erano più co- nosciuti, a cagione del loro impie- go, dai cittadini d'ogni condizione, e perciò più iu vista ad essere esal- tati al pontificato. 3.° Perchè es- sendo ogni cosa in cura loro, era più facile ad essi di acquistarsi gli animi del clero. 4.° Perchè spicca- vano in dignità più che gli altri , e col portarsi con lodevole con- dotta, davano riprove di essere utili al buon governo della Chiesa uni- versale. A questo proposito dubita curio- samente il Mabillon, Commentar, in Old. Rem. Mas. hai. t. II, cap. 18, p. 119, se mai i diaconi su- blimati alla suprema dignità sieno stati in qualche tempo consagrati Pontefici, ommesso il grado pres- biterale. Sembra, ch'egli si pieghi a questa sentenza, adducendo l' e- sempio dell'antipapa Costantino, che eletto contro Stefano III nel 768 essendo ancora laico, fu ordi- nato primieramente chierico da Giorgio vescovo di Palestrina, indi suddiacono, poscia diacono nel gior- no seguente, ed in fine nella prima domenica Poutifex ab eodem Geor- gia, et alììs diiobus episcopi s, Eu- stratio Alhanensij et Cilonato Por- tuensi consecratiis est, come lasciò scritto Anastasio bibliotecario, senza far motto del presbiterato. Se que- sto esempio, per essere d'un anti- COi\ papa non fosse bastante a provo»"' questa ommissione, apporta lo stdJ so Mabillon due alti-i esempi xtÀ legittimi Pontefici , Valentino del- l'827, e s. JVicolò I, dell' 858, ai quali tuttavolfa si possono aggiu- gnere s. Felice II nel 355, come osserva Eusebio, Hist. Eccl. Uh. FI, C(ip. II; s. Agapito I nel 535; \ igilio nel 540, come si ha da Liberato, Breviar. cap. 11 presso il Labbèj condì, tom. V, e Sabi- niano nel 6o4, come si apprende dal Pagi in Vit. Sahiniani. La stessa ommessione non solo prati- cossi da' diaconi eletti pel vescovato Romano, ma per altre chiese an- cora. Ceciliano da diacono fu or- dinato vescovo di Cartagine, come si legge in Ottato Milevitano lib. I, e s. Anastasio da diacono ancora venne ordinato vescovo di Alessan- dria, secondochè riporta Teodoreto, cap. 25. Da ciò vede ognuno non essere stato ne' primi secoli l' ascenso per gradi necessario requisito, e che in caso di necessità il laico era ezian- dio, senza passare per altri gradi de- gli ordini, destinato al vescovato, come successe con s. Ambrogio, che da laico ancor non battezzato, ma solo catecumeno , fu proclamato e ordinato vescovo. Tuttavolta il Cardinal Borgia, ntW Apolng. del Pont, di Benedetto X, par. II, cap. 3, annot. 2, è d'avviso, che l'uni- co argomento delle narrate ordi- nazioni per salto, sia il silenzio de- gli scrittori, la qual cosa se suffi- ciente sia per sé sola a fissare un punto di si grave momento, invi- ta egli a giudicarne il dotto lettore. Questo silenzio sembrò bastante a gran numero di scrittori, rifletten- do particolannente alla minuta de- scrizione degli altri ordini ricevuti, CON ohe non avrebbero gli stessi storl- lici ominesso quello del presbitera- to, qualora gli ordinati l'avessero avuto. E di tal sentimento è pure il p. Decchetti nella sua storia ec- clesiastica. Con tuttociò il dottissi- mo Benedetto XIV nel breve che a' IO ottobre 1706 diresse a Carlo eletto vescovo di Capo d'Istria ab- braccia la sentenza del Morino, e del Juvenin, i quali pretendono di sostenere, che non vi è esernpio di un vescovato conferito a chi non fosse già prete. Qual sia la causa di questa ona- missione, ingegnossi Enea vescovo di Parigi di darne qualche ragione, ed ecco la congettura ch'egli ne ri- porta presso il Dachery, Spicilcg. tora. VII, p. 148: " Forte illi, qui " istiusce ordinationi assentiunt, hoc « intelligi volunt, quia qui benedi- >■> elione pontificali perfuugitur, re- " liquarum benedictioiium honore « decoratur; si ve quia consecralio- » ne corporis Christi et sanguinisof- » fìcium praesulis ac presbyteri , " mystice unitur . Sicut enim in " terrarura rege diversae dignitates » adscribunlur, nam imperatorcs " ex consulibus creati, propter re- " gale commercium quondam non « oramittebant, nec mutabant con- » sulis, et patricii nomen, ita credi « polest, quod in sublimitate ma- >' joris Pontificis consistat etiam " lìonor minoris sacerdotis. Forsi- " tau autem illi, qui de diacono " oi'dinaiit episcopum, praetermissa " benedictioue presbyterali, assen- " tione b. Hieronymi in epistola " loqueutis ad Titum ex parte con- » credere videntur, qui ofilcium « presbyteri, in aliquo compartici- " pari affinnat ministerio episco- •' pali. " Come se dicesse che con- tenendosi il grado di prete in quel- CON 3it Io di vescovo, poteva il primo om- metlersi, senza che però a questo mancasse requisito alcuno. In qual tempo poi sia andata in disuso l'ommissione del grado presbiterale nella consacrazione del Pontefice, che da diacono saliva al pontificato, non si conosce, a di- re del IMabillon, sebbene fosse già cessato l'uso nel secolo XI, allorché s. Gregorio VII eletto nel 107 3; infra hebdomada Pentecostes in prcshyleriim ordinaliis est (cioè nel- la basilica lateranense ), ef m natali ajìostoloruni in Roinaiiiun Pontifi- cem coìisccratus, nella basilica va- ticana. Così ancora Gelasio II, elet- to dal grado di diacono nel ir 18, non fu consegrato Pontefice senza aver prima ricevuto il presbiterato; onde apparisce manifesto, che aven- do questi due Papi preso separata- mente il grado sacerdotale prima d'essere consagrati, l'ordinazione per salto nella Chiesa Romana intera- mente cessò nel tempo intermedio tra i santi Pontefici JNicolò I, e Gregorio VII. Notizie diverse sulla consacrazione de Pontefici Romani. Eletto dunque il Pontefice dal grado di laico, di chierico, suddia- cono, diacono, e prete, dopo l'ele- zione viene consagrato. I riti anti- chi, come i presenti, sono dichiara- ti al succitato volume VIII del Di- zionario,ove dicemmo che i secondi, cioè gli odierni, poco differiscono da quelli, che si eseguiscono nella consa- grazionede'vescovi. Fino però dai pri- mi secoli della Chiesa la consacrazio- ne del Romano Pontefice fu sempre fatta dai tre vescovi dOstia, di Por- to, e di Albano. Negli atti di s. 3ii CON Lorenzo , presso il Surio Vit. 5?, die IO augusti, si trova come av- verte il Baror][io all'anno 261 num. iij che essendo eletto Pontefice s. Dionisio, fu consagrato da Massimo vescovo d'Ostia; per cui soggiunge lo stesso Baronie, che il rito di consa- grare il vescovo romano dall' ostien- se è antichissimo , e perciò il Pa- pa s. Marco diede al vescovo d' O- slia il pallio. Lo dice chiaramen- te, fin dall'anno ^11, s. Agosti- no in Brev. collation. cura Do' natislis dici 3 cap. 16 § 29 , tom. IX, p. 57 I : Nec Romanae ec- clesiae (episcopum) ordinai aliquis episcopus mctropolitanus, sed de prò- ximo Ostiensis episcopus: lo che, co- me benissimo nota il Mabillon, nel citato Comment. t. II, cap. 18, p. 119: non ita accipiendum quasi hic solus fuerit, sed praecipuus Pontifi- cìs vice metropolitani consecralor. In fatti, secondo Leone II eletto nell'anno 682, come narra l'Ana- stasio, in Vit. Leon. II pag. i43, ordinatus est a tribus episcopìs , idest, Andrea Ostiensi, Joanne Por- tuensì, e Piacentino Velitcrnensi (chiesa allora non unita all'Ostien- se) prò eo quod Alhanensis ecclesia episcopum minime habuit. Vogliono alcuni col Sigonio, de regno Ital. lib. II, an. 682, che fino a Leone II il Romano Pontefice fosse con- sagrato dal solo vescovo d' Ostia; ma se in luogo del vescovo di Al- bano, che allora non vi era, gli fu surrogato, dice l'Anastasio, il vesco- vo di Velletri, manifesta cosa è, che egli prima di Leone lì, già vesco- vo di Albano, unitamente colI'O- stiense e col Portuense amministra- va per costume anteriore la con- sacrazione dei Pontefice Romano, ciò che maggiormente conferma il Mabillon, Mas. Italie, tomo II, CON p. 118, soggiungendo che sifTatta economia di consagrare il Ponte- fice da tre vescovi, si usò prima an- CMra del concilio Niceno, dal quale nell'anno 32 5 fu ordinato nel ca- none 4 > che i metropolitani fosse- ro consacrati da tre vescovi. Di ciò egli reca manifesto esempio nel fat- to dell'antipapa Noviziano, il quale nell'anno 2 38 chiamati a Roma tre vescovi, che rese ubbriachi, si fece ordinar vescovo. Benché all'elezione di s. Dama- so I nel 367 intervenisse il giudi- zio divino, insorse l'antipapa Orsi- cino diacono Cardinale, che venne creato nella basilica di Sicino pres- so il foro Esquilino, e dove fu or- dinato da Paolo vescovo di TivoH. Quando altro non vi fosse, questo solo mostrerebbe l'illegittima elezio- ne di Orsicino, appartenendo al ve- scovo d'Ostia la consacrazione del Pa- pa, per cui s. Marco, come dicemmo, lo distinse col pallio. Dipoi nel 4o^i nell'elezione del Pontefice s. Simmaco diacono Cardinale, Pesto senatore ro- mano, lusingato dalla sottoscrizione del famoso editto dell'imperatore Zeno- ne, chiamato l'Enotico, fece elegge- re r arciprete Cardinale di s. Pras- sede Lorenzo in antipapa, nella ba- silica di s. Maria Maggiore nello stesso giorno in cui Simmaco si consagrava nella basilica latera- nense. Tanto era particolare al vesco- vo d'Ostia il diritto di consagrare con due altri vescovi il Romano Pontefice, che venendo egli stesso esaltato al soglio papale, o non po- tendo intervenire alla consacrazio- ne del nuovo eletto, sottentrava in vece di lui, per assistente a questo ministero, l'arciprete d'Ostia, come si argomenta chiaramente dalla con- sacrazione di Pelagio I iiell' anno CON 5^5, per la quale non trovandosi in Italia, siccome egli pure aveva con Vigilio condannati i tre capi- toli, il terzo vescovo che lo consa- gi'asse, con nuovo esempio fu con- sagrato dai vescovi di Perugia, e di Ferentino, intervenendo alla fun- zione Andrea arciprete d'Ostia, in mancanza del vescovo di questa città, a cui per antica consuetudine toc- cava in quell'atto il primo uffizio. Ciò non ostante, benché Pelagio I fosse consagrato contro l'uso costan- te de'Papi, dimostra valida questa consagrazione il p. Berti in una sua dissertazione recitata nel 1747 nella celebre accademia di Benedetto XIV, e eh' è la VI nel tomo XVII delle Dissertazioni ecclesiastiche raccolte dal Zaccaria, e pubblicate in Roma nel 1795. Altro esempio dell'intervento del- l'arciprete d'Ostia, si raccoglie pres- so il Labbé, Bihlìoth mss. t. II, p. 327, da Goffredo abbate di Van- dom, contemporaneo di Lucio III eletto Pontelice nel 1181: Feria tertia eligilur Humbaldus, qui Fon- tifex erat Ostiae et Veliternensis urhium ( vescovati uniti da Euge- nio III ). Seqiienti domìnica prima septembris covonatur , et insignitiir a Theodino episcopo portiiensi , et ab archi presbitero ostiensi j'uxta consuetudineni: giacché, come si leg- ge neir Ordine Romano di Cencio Savelli, poscia Onorio III, presso il Mabillon, Mus. Ital. tom. II, pag. 212, Si forte episcopus ostiensis praesens non fiierit, archipresbyler ostiensis, seu veliternus interesse de- bel consce rationi. V. il Pagi, Dre- viar. t. I, praef. n. 7. Si deve pe- rò qui riflettere, che l' assistenza dell' arciprete d' Ostia in questa oc- casione, non si deve intendere per consagrazione, perchè Lucio 111 es- CON 3i3 sendo vescovo di Ostia era già con- sagrato, laonde si deve intendere per coionazione, o per benedizione, che gli antichi scrittori chiamarono consagrazione , come appresso di- remo. Oggidì essendo sei i Cardinali vescovi suburbicari, incombe di di- ritto di consagrare il Papa, ai pri- mi tre piìi anziani nella dignità, essendo primo tra essi il vescovo d'Ostia e Velletri, decano del sagro Collegio, e il secondo il vescovo di Porto, sotto-decano. Quando il Pon- tefice era già vescovo, prima della sua elezione , non si consagra di nuovo , ma si benedice soltanto, e questa benedizione spesse volte si chiama consagrazione presso gli an- tichi scrittori, come dimostra il Pa- gi, in Vii. Joan. XII num. 22, et Urbani IV num. 4- Da s. Silve- stro I, creato nell'anno 314, inco- minciò l'uso di consagrai'si il Papa in giorno di domenica , oppure di festa ; però in giorno feriale si con- sagrarono Leone X, Clemente VII, e Paolo HI. Negli antichi tempi la consagrazione, e la benedizione an- cora venivano eseguite in giorno di domenica , e 1' Anastasio scrisse di Benedetto III, eletto ueir855: Doniinico die, ut mos est, et anti- qua traditio dictat, consecratus, or- dinatusque est Pontifex. Da ciò ar- gomenta Antonio Pagi, fratello del precedente, Critic. in Annui. Ba- ron. an. 855, num. io: Ordina- tiones Pontificuni Romanorum- non nisi diebus dominicis aut solemnio- ribus festis fieri solitas esse : quod quideni Onuphrus in Chronico ec- clesiastico, Blondellus in apologia prò sententia Hieronymi de episco- pis et presbyteris, ac in libro con- tra priniatuni erclesiae , Jacobus Cappellus, et quidam alii jam oh- 3i4 CON sen'ftntiir, et mine apud omnes In confesso est. ^lentre è da convenirsi col Pagi che le consagrazioni de' Pontefici si facessero anticamente di domenica, non sembra potersi convenire che tutti si accordino in ciò eh' egli ag- giugne, di farsi le consagrazioni eziandio nei giorni piìi solenni ; giacché per questa parte lo con- ti'addicono il Noris, il Bianchini, ed il Cenni, sostenendo che nella sola domenica si facesseio, non già nei giorni piìi solenni. In fatti è chiaro il riportato documento dell'Anasta- sio, il quale non parla che in altri giorni fuori di domenica , fosse il costume, e la tradizione antica di fare la consagrazione de' Pontefici. Tutta volta nei primi del secolo de- corso Clemente XI , eletto a' 2 3 novembre 1 700 , ai 3o festa di s. Andrea, che cadde di martedì , fu consagrato vescovo dal Cardinal Bu- glione vescovo di Porto, perchè al- lora si trovava vacante il vescovato d' Ostia e Velletri , supplendo egli come sotto decano del sagro Col- legio. Nel Pontificato di s. Giovanni II, Atalarico re d' Italia impose a sua istanza pene rigorose contro la si- monia, oltre a ciò il re stabilì in vantaggio de' poveri delle tasse di «lenaro, per avere la conferma dei benefizi ecclesiastici, che aveva con- seguiti. Laonde i Pontefici per la loro consagrazione furono tassati di tre mila soldi d'oro, come si ha «la Cassiodoro, lib. g, epist. 1 5, p. 148. Abbiamo però dal de Mar- ca, de concord, sacerd. et iviper., lib. 8, cap. 9, § IO, che s. Aga- tone Papa, dopo il VI concilio ge- nerale celebrato in Costantinopoli, ottenne dall'imperatore Costantino Pogonato per mezzo di Giovanni CON vescovo di Porlo suo legato , la condonazione dei tre mila soldi d' oro soliti pagarsi dalla santa Se- de agi' imperatori per la conferma degli eletti Pontefici, senza di che non potevaTio consagrarsi : enorme abuso introdotto dal re Atalarico, e continuato sotto gì' imperatori con. gravissimo danno dell' ecclesiastica autorità. Giovanni V , come dicemmo di sopra, fu il primo Papa dopo l' im- posta soggezione ad essere consa- grato senza aspettare la conferma imperiale, o quella dell'esarca, con- ferma ch'ebbe di nuovo pieno effet- to nel 74' per la consagrazione del Pontefice s. Zaccaria. Simile esigenza fu rinnovata da- gl'imperatori d'occidente, malgrado j giusti reclami e le proteste dei Sommi Pontefici, neh' 824 dall'im- peratore Lotario, il quale emanò una costituzione, che per ovviare agli scismi e alla prepotenza delle fazioni, dovessero assistere alla con- sagrazione del R.omano Pontefice gl'imperiali ambasciatori, prenden- done motivo nell'elezione di Euge- nio II neir824) pc'' l'insorgenza dell'antipapa Zinzinio. L'immediato successore Valentino nel!' 827 non. attese questa legge. Dell' assistenza però degli ambasciatori alla consa- grazione, si fece pure parola al vo- lume I, pag. 299 del Dizionario, ove dicesi che il legato dell' impe- ratore giunto in Pcoma esaminava se canonica fosse la seguita elezio- ne, prima che si devenisse alla consagrazione, o alla benedizione. Adriano III eletto Papa nell'884, si vuole che decretasse non doversi attendere la presenza degi' impera- tori, o degli ambasciatori per elfet- tuare la consagrazione del Papa. Laonde il suo successore Stefano CON VI, ricll' 885^, si fece su])ito consa- giare. Eletto però nell'BgS Gio- vanni V, a' 1 2 marzo, e consagrato alla fine d' agosto dopo avere abro- gato quanto erasi fatto contro il Pontefice Formoso (che alcuni voglio- no il primo vescovo, che da chiesa determinata salisse al pontificato ), forse per ovviare alle contraddizioni che talvolta seguivano nella consa- grazione de' Pontefici, ordinò che si facesse coli' assistenza degli am- basciatori imperiali. Enrico l'impera- tore dopo essere stato nel i o 1 2 coro- nato dal Papa Benedetto Vili, nel confermare i diritti della Chiesa PiO- mana, dichiarò che l'elezione del l'O- mano Pontefice fosse libera al clero, e popolo romano, perchè a norma del decreto di Eugenio II re, e di Leone IV, il Papa fosse consagra- to alla presenza de' legati dell' im- peratore. Extat. Diplotn. apud Lab- beum, Condì, t. IX_, col. 8 i 3. Dama- so II, eletto nel 1 047, essendo vescovo di Bressanone, fu soltanto benedetto. Cosi il successore s. Leone IX, che lo era di Toul, fu solo benedetto, ed intronizzato; finalmente in Ales- sandro II, eletto dopo la morte di Leone IX nel 1061, terminò on- ninamente l'abuso di aspettare gli ambasciatori, e la imperiai appro- vazione. Indignato Enrico IV, che Alessandro II non gli avesse data partecipazione del suo esaltamento, fece in Basilea consagrare con scis- matica unzione in antipapa il ve- .scovo di Parma Cadolao dai vescovi di Vercelli, e di Piacenza, e prese egli il nome di Onorio II. Non si deve tacere che eletto, nel 1078, s. Gregorio VII nel tempo che si celebravano ad Alessandro II l'ese- quie nella basilica lateranense, ac- ciocché gì' impedisse di accettare la suprema dignità , non per ri- CON 3i5: ceverne la conferma, ne diede par- te ad Enrico IV, il quale in ve- ce spedì in Roma Gregorio ve- scovo di Vercelli, come cancelliere del l'egno d' Italia, perchè assistesse alla di lui consagrazione. Passeremo per ordine cronologi- co a notare alcune consagrazioni ed ordinazioni, s\ dei sommi Pontefici, che di qualche antipapa, dalle quali si rileveranno non inutili erudizioni, anche in l'elazione a quanto si è detto. Gelasio II, eletto a' 25 gen- naio II 18, a' 9 maiYo, si ordinò prete, e nel seguente giorno si fece consagrare, creando egli nel mede- simo giorno Pietro Rulfo Cardinale. Innocenzo II, eletto nel ii3o, do- po sette giorni a' 22 febbraio si or- dinò prete, e ai 28 si consagrò nel- la chiesa di s. Maria Nuova nel foro romano. Alessandro III, eletto a' 7 settembre 1 1 5gj venne consagrato e coi'onato ai 20 nella terra di Nin- fa, perchè contro di lui fu creato l'antipapa Vittore IV, il quale si fece cansagrare a' 4 ottobre in Fai-- fa da Ubaldo vescovo di Ferenti- no, e dal Cardinal Incmaro vesco- vo di Frascati, ed ivi coronato. Gli successe nell'antipapato Pasquale III a' 2 aprile 1164, che fu consagra- to da Enrico, vescovo di Liegi, ai 26 di detto mese. Innocenzo III, eletto agli 8 gennaio 11985 a' 21 febbraio fu ordinato prete, e nel giorno seguente consagrato in s. Pietro. Noteremo, che prima della consagrazione, a' 1 8 febbraio , con- cesse all'arcivescovo di Milano la ficoltà di promovere agli ordini sa- gri quelli, che avessero ricevuto al- cun ordine dal Papa. Sebbene A- driano V del 1276, morisse dopo tientanove giorni di pontificato , senza avere ricevuto il sacerdozio, né la consagrazione , fu pure con- 3iG CON tato Ira i Papi , bastantlo a quei giorni la sola elezione , ed accetta- zione dell'eletto per essere legitti- mo Pontefice, mentre che nei pri- mi dieci secoli della Chiesa doveva essere coiisagrato, per essere come tale annoverato. Ed Onorio IV, e- letto in Perugia a' i aprile i285, prese in Roma il sacerdozio a' i4 detto, e fu consagrato nel dì se- guente, e coronato a' 20 maggio. Alcuni vogliono che tutte queste l'imzioni venissero per lui fatte in questo ultimo giorno ; ma ciò sem- bra inverosimile, per la poda- gra, e la chiragra da cui era mo- lestato. L'antipapa Benedetto XIII, elet- to in Avignone a' 23 settetuln-e 13945 a' 3 ottobre fu ordinato sa- ceidute dal Cardinal vescovo di Frascati, nel giorno seguente cantò solennemente la messa, ed agli i i fvi consagrato e coronalo. Giovanni XXIII, eletto Papa in Bologna ai 17 maggio i4'o, a' 24 fu ordi- nato prete dal Cardinal vescovo di Ostia, e nel giorno seguente, ch'e- ra di domenica, fu consagrato nella basilica di s. Petronio. Martino V, creato Papa nel concilio di Costanza agli n novembre i4'73 a» 12 ri- cevè l'ordine del diaconato, ai i3 il sacerdozio, ai 1 4 fu consagrato ve- scovo dal Cardinal Broignac , de- cano del sagro Collegio, e vescovo d'Ostia e Velletri ,