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DIZIONARIO

DI ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA

DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI

SPECIALMENTE INTORNO

AI PRINCIPAM SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELLA GERARCHIA DELLA CHIESA CATTOLICA , ALLE CITTA PATRIARCALI , ARCIVESCOVILI K VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII , ALLE FESTE PIÙ SOLENNI, AI RITI, ALLE CEREMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI , CARDINALIZIE B PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.

COMPILAZIONE

DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO

PRIMO AIUTANTE DI CAMERA DI SUA SANTITÀ

GREGORIO XVI.

VOL. XXXIL

IN VENEZIA

DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA M D C C C X L V.

DIZIONARIO

DI ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA

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rOVEBNATORE di Roma, Git- hernator Roniae , Praefeclus Ur- bis. Il più degno, come vice-camer- lengo, dei quattro prelati di Mo- chetti dignitari della Sede aposto- lica, che governa l'alma Roma, ca- pitale dello stato della romana Chiesa, metropoli del cristianesimo, e residenza del sommo Pontefice. Egli è capo e presidente del tri- bunale e congregazione criminale del govwno, direttore generale di polizia nei dominii ecclesiastici , e presidente de' pubblici spettacoli. E ancora il capo dei corpi politici militari dei carabinieri e bersaglieri pontificii , non che del corpo dei vigili detti pompieri , e li dirige tanto neir amministrativo che nel disciplinare sotto la dipendenza del cardinale segretario di stato.

Orìgine del governatore di Roma, vice- camerlengo.

Anticamente e come dicemmo .all'articolo Governatore (Fedi),

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incominciando da Romolo, il pre* fetto della città di Roma era uno de' primi magistrati che la gover- nava neir assenza dei re, de' conso- li, e degli imperatori. II suo po- tere fu alquanto diverso secondo i tempii ed ebbe un'autorità molto maggiore sotto gì' imperatori. Ave- va soprattutto il governo della città di Roma ; giudicava di tutti i de- litti commessi nella città, e cento miglia air intorno ; condannava a morte senza appello, ed anche in forza della Novella 62 aveva la preferenza nel senato , e andava avanti a quelli ch'erano stati con- soli, ed erano di famiglia patrizia ; aveva inoltre la sopraintendenza de' viveri, della polizia, dell'ornato e della navigazione. Eravi ancora in Roma ne' tempi posteriori un prefetto eh' era come un governa- tore, ma molto diverso dall'antico; poiché il suo potei'e non si estese che a quaranta miglia fuori della città, mentre quello dell' antica Ro- ma , si estendeva a cento miglisi

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come si è detto. V. Prefetto ni Roma. Quando gì' imperatori d' o- )-ìente nei VI secolo chiamarono esarcato quella parte d' Italia che dalle invasioni barbariche era re- stata soggetta al loro dominio, ne appellarono Esarca {Vedi) il gover- natore. Ne fu primo Longino, che nel 568 stabiTi sua sede Ravenna, dando il titolo di Duca {Vedi) al governatore di Roma. Questa città fu per lungo tempo governata dai greci a mezzo di tal duca , che r esarca spediva da Ravenna ; e l' ultimo di questi governatori o duchi terminò nell'anno 726 o ver- so il 780, quando i romani spon- taneamente conferirono la sovranità del ducato romano al Papa s. Gre- gorio II, dopo avere cacciato da Roma il duca che abitava il resto del palazzo imperiale sul colle Pa- latino. JNel pontificato di s. Leo- ne III, che mori nell'anno 8i6, già i Papi chiamavano duchi i governatori che ponevano nelle cit- tà ; in Roma pe*ò per alcun tem- po governò il Patrizio (Vedi), in- di tornò a riprendere autorità l'an- tico prefetto, e nel secolo XII con maggior potere, ma ligi agli impe- ratori da' quali ricevevano il manto della dignità; finché Innocenzo III Io costrinse nel 1 198 a prestargli il giuramento di ubbidienza e fe- deltà, diminuendosi quindi a poco a poco il suo potere. In vece si pumentò quello del cardinale Ca- merlengo della santa romana Chie- sa ( Vedi), che divenuto primario ministro pontifìcio , gli restò ad- dossato il principal peSo del gover- no politico, e 1' universale ammi- nistrazione degli affari economici nei dominii della Sede apostolica; p siccome non poteva bastare alla ijipltepjicilà delle sue inctimbenze,

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si elesse alcuni ministri por coa- diuvarlo nell' esercizio della carica, che poi vennero nominati dai Papi. Elessero diverse volte i cardinali camerlenghi un vice-camerlengo, di alcuni de' quali ce ne notizia Gaetano Marini negli Archiatri pontificii y come di Berengario di Securreto della diocesi di Vaison, chierico di camera, e vice-camer- lengo del Pontefice Gregorio \ ai 19 luglio 1274» g'^ custode della camera , essendo camerlengo Gu- glielmo di s. Lorenzo ; di Pietro Accoramboni da Gubbio, chierico di camera nel i3o4, e vice-camer- lengo del Papa Clemente V nel i3o8; di Corrado Caraccioli ve- scovo di Mileto, che da vice-ca- merlengo Bonifacio IX fece camer- lengo a'3o marzo 139T, non che arcivescovo di Nicosia, e poi car- dinale; e di Benedetto Guidalotti di Perugia chierico di camera, no- minato luogotenente del camerlen- go o vice-gerente nel camerlenga- to, vice-canierarii locumtenens , da Martino V nel 1424. Prima del Guidalotti era stato, come dovre- mo ripetere, dal camerlengo Con- ziè, assente dalla curia papale per attendere alla legazione di Avigno- ne, dichiarato suo vice-gerente nel camerlengato Lodovico Alamandi poi cardinale, deponendo da tal grado Giovanni patriarca d' Antio- chia, nominato nel ì^ì5: ]\Iarlino V approvò la deputazione dell' Ala- mandi in vice-camerlengo.

Inoltre il cardinal camerlengo si elesse anticamente un uditore che poi divenne uditore generale della camera, un governatore per la città di Roma, perchè vegliasse agli affari criminali della città e suo distretto, ed un tesoriere che poscia fu il tesoriere generale, dap-

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poiché le dette tre cariche essendo divenute principalissime , vennero nominate con maggiore giurisdizio- ne e<l autorità dai Pontefici. JNel capitolato e pace conchiusa a' 27 ottobre 14^4 ^'"^ •' Pontefice In- nocenzo VII, ed il popolo romano, fra le altre cose venne stabilito, che si dovessero eleggere i sette ri- formatori della repubblica romana, unitamente a tre altri cittadini du deputarsi dal Papa ogni due mesi, cioè i conservatori, e che fosseio e si chiamassero governatori dtlV al- ' ma città, ed il loro ufficio fosse di spendere pei bisogni della repub- blica, amministrar le sue rendite, e pagare le provvisioni e regalie al senatore di Roma e suoi offi- ciali , senza però intromettersi nei negozi civili e criminali estranei alla camera. Francesco di Conziè o Congié arcivescovo di Narbona deputato al governo di Avignone, benché camerlengo di s. Chiesa , mentre stava al concilio di Costan- za, dichiarò nel luglio i4i7 per suo luogotenente nell' uffizio del ca- merlengato, e finché fòsse per du- rare la sua assenza dalla curia ro- mana, il suddetto suo nipote Lo- dovico Alamandi. Divenuto Ponte- fice nel medesimo concilio agli 1 1 novembre \^i'j Martino V, questi confermò l' Alamandi nella carica di vice-camerlengo, con bolla dei 21 dello stesso mese, dicendo in essa. " Ti eleggiamo per luogote- nente del nominato Francesco no- stro camerlengo, e nella di lui as- senza per quel tempo in cui sarà lontano dalla curia romana , con 1' uffizio, giurisdizione, grazie, sigil- li, onori, e pesi soliti e dovuti al camerlengo della Sede apostolica prò tempore. Anche alla pienezza di fede su quelle cose che vengono

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ordinate allo stesso camerlengo dai sommi Pontefici, ti si debba asso- lutamente credere. Anche ti eleg- giamo cappellano, commensale con- tinuo della prefata sede, e nostro cameriere con 1' uso del rocchetto, cappa, cappello, chiavi, ed altre in- segne di tal fatta, solite a conce- dersi ai camerlenghi , cappellani , commensali, e camerieri. Decretan- do, che quelle cose le quali in ap-^ presso saranno a te commesse da noi coir oracolo della nostra viva voce, o che per te o per altri per tua delegazione saranno ordinate onde si eseguiscano coli' oracolo del- la stessa nostra viva voce, abbiano quel vigore come se tu fossi ca- merlengo nostro, e della Sede apo- stolica, e come se a te fossero sta- te ordinate e commesse mediante una bolla ". Il Garampi nelle Os- servazioni sul valore delle antiche monete pontifìcie, avverte che il vice-camerlengo dopo avere eserci- tato il suo officio sotto il Papa che lo avea fatto, veniva cambiato dal nuovo Pontefice, il quale eleggeva un altro individuo a vice-camer- lengo. Dalla costitu/.ione 175 di Sisto V, presso il ^pm. V, part. I, Bull. Magn. et in Jppend. con- st. 44> s' rileva che il vice-camer- lengo era un offiziale della santa Sede ch'esercitava apposito uffizio, e che fornito delle ordinarie facol- tà in alcuni atfari e cause, faceva le veci del cardinal camerlengo, e che talvolta fu diverso dal gover- natore di Roma ; e che in appres- so il titolo di vice-camerlengo, cam- biate alquanto le cose, si riunì nel governatore di Roma.

Il medesimo GaramjM, loco cita* to, p. i57, nella nota 1, dice che il titolo di governatore fu nel se» colo XV assai più cospicuo, e moU

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to meno comune di quello che sia al presente : governatori erano i presidi delle provincie con facoltà amplissima, poiché se un cardinale vi risiedeva appellavasi legato ; se un prelato, per lo più uvea il titolo di governatore. Il simile praticossi anche nelle città più cospicue, dove a contenere a freno il popolo sole- vasi costituire un governatore : co- sì fece Eugenio IV nel i434> ^'" lorchè dovette allontanarsi da Ro' ma, avendovi costituito per gover- natore Giuliano arcivescovo di Pisa, il Garampi dice nel i436. Il Pa- pa fuggì dalla città per la ribellio- ne di alcuni romani, sollevatisi pei danni che ricevevano da Nicolo Fortebraccio, onde posero in pri- gione il cardinal Condulmieri, ca- merlengo di s. Chiesa, e nipote del Pontefice. Dice inoltre il Garampi, che si credè per avventura, che il vice-camerlengo , benché ricevesse le sue facoltà immediatamente dal Papa, pure non fosse sufficiente a potere con questo solo titolo esclu- dere in molti casi le giurisdizioni privative di altri tribunali, ed in jspecie del maresciallo della curia, e del senatore di Roma. Pertanto fu munito di più estese facoltà, e de- corato con un titolo che quasi equi- valeva a quello di legato apostolico, appellandosi Gubernator in alma Urbe, ejiisque territorio et districlu, et in camera apostolica vicecame- rarius , et camerarii locumlenens. Altrettanto dice il eh. Olivieri nel- la sua dotta opera, Jl senato ro- mano, a p. 287, con qualche diver- sità che qui noteremo. Con breve pontificio de' io febbraio i434 fu eletto senatore di Roma Biagio de Narni, sotto il quale il popolo ro- mano si levò a tumulto, e carico di ferite il senatore fu deposto dal'

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r officio; furono ad esso sostituiti sette cittadini col titolo : guberna^ tores libertatis romanorum, senalO' ris qfficium exercentes , ec. Tro- vandosi i romani molto più mala- mente governati, nel dicembre circa del 1434» deliberarono ritornare air ubbidienza di Eugenio IV clie erasi ritirato in Firenze , il quale neir allontanarsi da Roma, essendo in carcere il cardinal camerlengo, costituì un vice-camerlengo che si appellò Gubernator in alma Urbe, ejusque ea Indi a questo offiziale furono dal Papa concesse più eslese facoltà di quelle dategli dallo stes- so Papa immediatamente dopo la sua partenza da Roma, onde esclu- dere in molti casi le giurisdizioni privative di altri tribunali, ed ia ispecie del maresciallo della curia, e del senatore, ed in progresso di tempo questo officiale da straordi- nario eh' era stato creato, passò ad essere ordinario. Così ebbe origine il governatore di Roma, e comin- ciò fino da questo a diminuirsi la giurisdizione del senatore, mentre la carica di prefetto di Roma era divenuta più onorifica che autore- vole : r ultimo prefetto di Roma fu d. Taddeo Barberini, creato dal- lo zio Urbano VIII nel i63i.

Giurisdizione, autorità, prerogative e privilegi del governatore di Roma, vice-camerlengo j e del tribunale del governo.

Il cav. Lunadoro nella Relazio- ne della corte di Roma, dell' edi- zione antica del 1646, a p- G'j, ecco quanto dice di monsignor governatore di Roma, il quale, co- me aggiunge a p. 244> pi'ecede al senatore di Roma, agli amba- sciatori, ec. , perchè è la prim^i

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persona in Roma dopo i cardina- li. » 11 governatore di Roma nel civile, nel quale ha ordinariamen- te due luogotenenti, conosce le cause di salari e delle mercedi sommariamente, e manu regia, e di dare ed avere di povere persone. £ nel criminale , nel quale tiene un luogotenente, ha generale giu- risdizione in Roma, e prevenzione con tutti i tribunali : ha molti giudici, un capo notaro, il quale tie- ne sotto di molti scrittori, gli emolumenti del quale vanno alla Carità (cioè all' arciconfraternita), chiamandosi quel notariato della Carità : ha bargello con trecento birri ; e quando sua signoria illu- strissima (ora ha il titolo di ec- cellenza reverendissima) va per Ro- ma, con duce buona guardia d'a- labardieri, vestiti lutti ad un mo- do, a spese della reverenda came- ra apostolica, e sono soldati ita- liani, ed hanno il loro capitano di guardia, che suol essere un fami- gliare di monsignor governatore, pure pagato dalla reverenda came- ra ". 11 medesimo Lunadoro fu ristampato ed accresciuto nella sua Relazione^ e nel 1774 con illu- strazioni del celebre Francescan- tonio Zaccaria. Nel tom. II, cap. XXXI, Del governatore ili Rorna^ e della congregazione criminale del governo, si legge come appres- so. » Soleva il cardinale camer- lengo sceglierai più ausiliari mi- nistri, onde poter abbracciare in- teramente il ministero tutto della vasta sua giurisdizione. 11 princi- pale di detti ministri era da lui destinato in sua vece al governo di Roma, e perciò governatore della città e vice-camerlengo appella vasi, e così appellasi pur di presente. Col- r andar poscia degli anni addiveu*

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ne, che i sorami Pontefici vollero riserbare a medesimi l'elezione di tale governatore, al quale, avendo e- glino compartite particolari facoltà, accordarono che costituire potesse un tribunale suo proprio, f^. il cardinal Petra , Comment. conslit. apost. t. IV, ad const. I, Urbani VII, n. 10. Innalzato viene a que- sta dignità imo de'pih insigni e be- nemeriti prelati della santa SeAe^ trascelto per lo più dal ceto dei chierici di camera, e consacrato ordinariamente vescovo. Tal posto è risplendentissimo più che qualun- que altro, poiché rimane fregiato da più e più ornatissimi privilegi e diritti, e suolsi confermare anche in sede vacante. Una volta tal ca- rica era instabile, e durava sino a prescritto tempo ; ora chi l'oc- cupa non viene rimosso, se non che per essere eletto alla dignità cardinalizia. V. Santa Maria, Notit. Rom. dir. p. 2 55. Il governatore di Roma, quale vice -camerlengo, precede gli altri chierici tutti, e ri- mane in posto superiore ai mini- stri, prelati, patriarchi , ed agli ambasciatori, s\ nelle cavalcate che nelle cappelle. Esce in pubblico vestito di rocchetto scoperto, col corteggio di carrozze tirate da ca- valli guarniti di Hocchi neri al capo, e custodito ai lati da schie- ra di soldati a piedi muniti d'ar- mi, ed uno de' famigliari di lui porta nelle solenni funzioni il bastone di comando^ che al gover- natore è restituito da sua Santità il giorno che viene creato. »

» E siccome il cardinal vicario ha piena autorità sopra tutte le cause civili , che hanno riguardo a persone ecclesiastiche ed a luo- ghi pii, cos'i il governatore di Ro- ma abbraccia non solamente la

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cause criminali e della città e del <lislrelto, ma ancora 1? controver- sie civili vertenti tra secolari e laiche persone. Si deve inoltre avvertire, che quanto alle cause di n>ercede, e le «tesse persone ec- clesiastiche, e le medesime case re- iif^iose possono essere convenule innanzi al governatore medesimo, benché vi s'interponesse per anche l'obbligo canitrate, non altrimenti che viene a' laici permesso di ri- correre al tribunale del cardinal ▼icario per cause di simil falla. f^. la costit. 1 14 di Benedetto XIV, Roinanae Curiae, e la 21 dello slesso Pontefice pubblicala a'2 1 dicembre i'j\S, che permet- te al governatore di frammischiar- si in quelle sole cause di ecclesia- stici, o di luoghi pii, che non ol- trepassano la somma di scudi venticinque. Egli medesimo pre- siede alla congregazione criminale del governo, che si tiene nelle di lui stanze ogni martedì di ciascu- na settimana ; a questa congrega- zione intervengono i due prelati assessori del governo , 1' avvocato della reverenda camera apostolica, l'avvocato de'poveri, il procurato- re fiscale generale, i luogotenenti, i sostituti numerari, il procuratore de'poveri, altro procuratore e no- laro per la Carità. 11 governatore non porge mai voto, ma conside- ra i sulFragi, attende le concoi*- danze o discordanze dei voti, e rende di tutto informala sua San- tità allorché si porla all' udienza, cioè il mercoledì e sabbato, quan- tunque a lui sia permesso ancor di porlaivisi qualunque altra vol- ta il richieggano le circostanze, lìgli ha inoltre più altre facoltà ed incumbenze, e specialmente in- torno agli aliali della congregazio-

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ne della visita delle carceri. Così in tempo di carnevale interviene egli coi conservatori di Roma al- le pubbliche corse, che dipendono dai cenni di lui; e non può per- sona veruna mascherarsi, se prima uscito non sia alla luce l'editto da lui promulgato a tal elfetlo. I dus assessori sono prelati^ ed abbrac- ciano le cause criminali spettanti al governo. V ha un luogotenente civile, eletto pure dal Pontefice, il quale pressoché tutti li giorni della settimana decide le civili controversie nel foro stesso del go- verno. Havvi un secondo luogotenen- te, e v'ha pure l'uditore del gover- natore medesimo; questo uditore gli assiste nello studio delle cause civili, e i()rma gli oppoi1:uni atti e decreti a nome di lui. Vi sono ancora più luogotenenti sostituti numerari e soprannumerari; v'ha dieci nolari sostituti col loro ca- po, e col sostituto di quello ; v'han- no in ultimo luogo più squadre di birri col loro capitano, detto il bargello di Roma : le accennate persone sono tutte addette all' at- tuale servizio di questo tribunale. V. il cardinal de Luca, Rtlal. Rom. Cur. disc. 36, num. 18 ".

Ottaviano Vestii, nella Pratica in romanae aulae actionein, eie. , Ro- mae 1609, nel lib. II, cap. V traila De Gubernatove Urbis ejus- que auditorio, et ditione, e dal sommarium che riportiamo si po- trà rilevare ciò eh' egli dice. i. Gubernator Urbis intra quadrage- simum dumlaxat lapidem jurisdi- ctionem habet. 2. Curia Sabello- rum, quae sic appellatur, est ma- rescallus Urbis, et de ejus polesta- te. 3. Praevenlio locum habet inter curiam Sabellorum et sena- torem Urbis. 4- Gubernator Urbis

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excommunicare non valet etiam in oiussis vigore obbligalionis in for- nia carti. 5. Giibernatoris oi'ficium in quo consistat. 6. Gubernator duos vicarios habet. 7. Judicandi ratio niultiplex fuit olim Komae in capitalibus judiciis. 8. Parrici- dium anliquitus non soliim paren- tis, sed cujuscuraque honiinis cae- des appellabatur g. Gubernator Urbis aequiparatur quaestoii , et praefecto Urbis. Jacobo Coliellio nella Notitia cardindlatus , etc. , roinanae aulae qfjìcialibus , Ro- inae iG5i3, discorre al cap. XL: Di'. Fice-camerarìo , et Guherna- tore Urbis. I punti principali so- no: Gubernator Urbis appella- tur etiam \icecamerarius. Guber- nator Urbis quare sic dictus. Gu- bernatoris Urbis praeeminentiae , ac f'acullates quales sint ; et de i- psius oiIìcialii)us. Gubernator Urbis praefccli Urbis similitudineni gerit. Gubernator Urbis antiquitibus mi- litaribus indulus vestibus. Guberna- toris Urbis baculus quid signiflcel. Ilunoldo Pietlemberg gesuita, nella Notitia congtTgationnm et tribuna- Uumcuriae romanae ,\V\\(\e%\i i6g3, nel cap. XIV, De Camera jépo- statica, § 4? ^^ Gubernatore Ur- bis Romanae , premette questo sommario al suo trattato, i. Gu- bcrnatori commissus est gladius Ecclesiae tcmporalis. 2. Quo licet dignior sit gladius spiritualis audi- toris. 3. Praecedit tanien guber- nator camerariumj caeterosque of- lìciales, etiam oratores principum.

Cognoscit causas civiles et cri- niinales, sed istas cuni limitatione. 5. Mas vero^ et causas publicae quiclis piaecipue. 6 et 7. Privi- legia gubernatoris, 8. In civilibus liabet unum locumtenentem. g. Ubi et quando bue ju^ dicat. 10.

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Ad quem fìat appellatio a locum- tenente. 11. Locumtenenlis cmo- lumenta. 12. Duos babet locum- tenenles ciiminales cum substìtutis, ubi et quando babeatur tribunal criminale, et qui intersint. i3. Mo- dus in eo procedendi. Inoltre a p. 143 e seg. il p. Plettemherg parla : Gubernatores nominantur in consistoriis secretis, et eorum ju- risdictio. Gubernatoribus commit- titur legatio per breve aposto- licum.

Sisto V con la costituzione Eomanus Ponti/ex, data XV jul, i5go, confermò al governatore di Koma le facoltà come vice-ca- merlengo. Clemente IX nel 1G67 abolì la carica di governatore di Borgo, il tribunale e le carceri, ed aflìdò la giurisdizione al governa- tore di Roma come vice-governa- tore di Borgo, di che ne trattam- mo all'articolo GovEn.vATonE, tranne r epoca della sede vacante in cui tale giurisdizione la consegnò al governatore del conclave. Inno- nocenzo XII concesse dei privile- gi ed esenzioni agli alabardieri di monsignor governatore di Roma. Clemente XII nel 1732 soppresse l'ofllzio di governatore del concla- ve, di che pure parlammo al ci- tato articolo Governatore, destinò in vece governatore perpetuo del conclave il prelato maggiordomo prò tempore, conferendo al gover- natore di Roma, anche in sede vacante, la giurisdizione di Borgo e Città Leonina. Dipoi Clemente XII col chirografo Avendo noi op- portunamente provveduto colla fab- brica delle carceri nuove annesse air ospizio di s. Michele a Ripa- grande, sottoscritto a' 17 maggio 1738, e diretto a monsignor Mar- cellino Gorio governatore, stabili

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cVie non si potessero trasmettere e ritenere nelle carceri suddette per le donne, se non quelle condan- nate ad effettiva relegazione , e che queste prima dovessero tras- portarsi alle carceri nuove , per ivi descriversi in cancelleria i no- mi, cognomi, padre , patria, età, delitto pel quale erano condanna- te dai tribunali di Roma e dello stato a qualche pena, rimettendo 1' esecuzione di tali prescrizioni ai prelati governatori prò tempore , perchè a questi dovevano tutti i capi de' tribunali di Roma e dello slato dare parte delle donne che condannavano. Attribuì ancora Cle- mente XII ai governatori il prov- vedere dette carceri di tutti i ne- cessari ministri per la custodia che per la salute delle anime, con analoghi stipendi, come pure la privativa amministrazione delle medesime, e giurisdizione se le de- tenute ivi avessero commesso qual- che delitto. In seguito avendo il tribunale del cardinal vicario tras- messo più volte alle carceri di s. Michele donne disoneste, rilenen- dole ad arbitrio , Benedetto XIV nel 1746, confermando il decre- tato da Clemente XII, proibì sif- fatte innovazioni. Inoltre Benedet- to XIV con la costituzione Rerum hiimanariwt, data a' 16 dicembre 1747, Bull. Magn. t. XVIIj p. 1 1 5, provvide al buon regolamen- to del tribunale del governo, e fra le molle altre cose prescrisse il numero de' giudici, cioè due luo- gotenenti, al primo de'quali fosse- ro assegnati cinquanta scudi il mese, e al secondo quaranta, oltre la mancia per Natale di trenta scudi per ciascuno; due loro sosti- tuti, il primo con trenta scudi il mese, il secondo con venticinque ;

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qualtio sostituti fiscali con quin- dici scudi mcnsuali per ciascuno; sei sostituti fiscali soprannumerari con dieci scudi al mese per uno; oltre il capo notaro e suo sostitu- to primario, il quale farebbe anco- ra le funzioni di segretario, e dieci notari sostituti con scudi dieci al me- se per cadauno. Pel trasporto dei condannati alle galere, dispose che la camera apostolica pagherà al bargello mille scudi 1' anno. Con altra poi del 1749» Justiliae già- dium, de' 22 maggio, e moto-pro- prio. Avendo noi passala, presso il Bull. tom. XVIII, p. 40, sta- bilì Benedetto XIV il metodo che doveva osservarsi nel medesimo tribunale del governatore di Roma, nelle sue settimanali congregazioni e nella visita de'carcerati, aggiun- gendo al dello governatore altri due ponenti , che sieno ponenti del governo ed assessori. Confermò ai governatori di Roma, anche in qualità di vice-camerlenghi di s. Chiesa, tutte e singole facoltà e preminenze che godevano in vir- tù del breve di sua deputazione. Prescrisse che i bargelli, tanto di Roma che di campagna, dovesse- ro tenere completi i rolli dei bir- ri, e quelli di campagna coi loro cavalli. Dispose alcune provviden- ze contro gli oziosi, e di vigilanza sui pellegrini. Finalmente col mo- to-proprio , Animati dal giusto, sottoscritto a' 7 novembre 1 749» presso il loco citato, p. 4^, Bene- detto XIV prescrisse quali debba- no essere i giudici, relatori, difen- sori e notari nel tribunale del go- verno, e di altri Tribunali di Ro- ma {f^edi).

Pio VII con la costituzione Pos- diuturnas , terlio kal. novcmbris i8oo, De jurisdictionibus tribuna*

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liurn, et judicum criminalium, fu- diciorum forma ec, molte cose pre- scrisse pel migliore ordinamento del tribunale del governo, massime coi numeri 36, sulla congregazione del tribunale ; 44> sul ministero parti- colare del governo ; 55 e seg. sul- l'onorario dei magistrati ed impie- gati del tx'ibunale, ec. Nel capo poi De aliis instilutionibus, nel num. 3 stabilisce un uffizio di polizia composto di due soggetti col nome di ufiiziali di polizia, sotto l'imme- diata dipendenza di monsignor go- vernatore; nel num. 5 si dice che al bramato effetto della polizia e tranquillità pubblica di Roma sa- ranno eletti per organo della se- greteria di stato tre deputati per ciascun rione col titolo di Presi- denti del Rione, ì' uno del ceto de- gli ecclesiastici, l'altro del ceto dei cavalieri, il terzo di quello de' cit- tadini, i quali avranno una parti- colare ispezione su tutto ciò che ris- guarda il costume, l'educazione del- le famiglie^ e la concordia fra i pri- vati; invigileranno sugli oziosi, vi- ziosi ed irreligiosi; comporranno le private dissensioni, risse, ec. ; pro- cederanno secondo le materie cou intelligenza de' parrochi, ed opere- ranno a mezzo d'insinuazioni, cou- sigli, e ne' casi di bisogno coli' ar- resto personale; in caso d'inutili- tà delle loro insinuazioni , giusta r indole degli affari , ne faranno rappresentanza o al cardinal vica- rio, o a monsignor governatore di Roma, a* quali inoltre daranno cou- to dello stato dei rispettivi rioni una \olta il mese, dichiarandosi che la loro rappresentanza deve essere distinta, onorata, ubbidita e rispettata.

Le attribuzioni della direzio- ne geqerale di polizia si esteu-

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dono nella sorveglianza in genere per tutto ciò che si riferisce allo spirito pubblico ; al regolamento disciplinale de' luoghi di reclusione e di condanna per titolo politico ; alle misure di prevenzione pel man- tenimento del buon ordine, per ga- rantire la pubblica e privata sicu- rezza, per impedire ogni specie di delitti ; alle misure correzionali e di punizione sulle contravvenzioni alle leggi e regolamenti di polizia, ed altro riferibile a materie preto- riali. Quanto alle indagini , esse si fanno per la scoperta de' delitti oc- culti, per l'arresto de' delinquenti e disertori ec. Le provvidenze ri- feribili alla sanità pubblica sono per impedire lo sviluppo dell'idro- fobia, l'ammasso di sostanze fetide, la vendita di commestibili nocivi ec; gl'incendi, gli annegamenti ed altri infortunii. Inoltre la polizia rilascia patenti per l'apertura ed esercizio del- le botteghe, pel trasferimento e voltu- ra delle medesime ; ai vetturini, fac- chini e servitori di piazza. Rilascia i permessi per le corse , spari ed altre dimostrazioni di pubblica al- legrezza , pei cantanti e suonatori ambulanti, pel porto d'armi da cac- cia ed a personale difesa , per la reposizione de' fieni, per l'apertura nelle ore vietate delle botteghe di pubblico concorso. Rilascia ancora i passaporti e i visti alle carte di sicurezza ai viaggiatori statisti o stranieri ; ed alle porte di Roma tiene degli ufficiali civici incaricati della ispezione de' passaporti. La direzione generale di polizia ha cor- rispondenza diretta con tutte le au- torità delle Provincie dello stato pontificio, e dirama gli ordini , ed ha corrispondenza coi suddetti pre- sidenti regionari di Roma, e coi go- vernatori della Comui'ca.

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Finalmente nel niim. 6 della co- stituzione Post cliiilurnas si dice , che sarà nominata dalla segreteria di stato una deputazione di cava- lieri, per la sopiaintendenza ad o- gni sorte di pubblici spettacoli del- la città di Boma , rimanendo per altro presso i prelati governatoli l'emanazione del permesso degli spettacoli, tutto ciò che appartiene alle persone privilegiate, il diritto della legislazione da pubblicarsi pel buon ordine e tranquillità degli spettacoli stessi, l'esercizio delle pe- ne sui trasgressori , e tutto ciò in somma che può impegnare l'auto- rità coercitiva e giudiziale. Salva poi la giurisdizione del cardinal vi- cario sulle qualità morali degli spet- tacoli, che per essenza del suo mi- nistero ad esso privativamente ap- partiene, e salva ancora la giuris- dizione sulla qualità politica dei medesimi a monsignor governato- re, d' intelligenza col cardinal se- gretario di stato; nel resto appar- tenga alla nuova deputazione la decenza dello spettacolo che si rap- presenta , i mezzi della rappresen- tanza, la definizione delle partico- lari differenze fra gli a potanti e gli apocati, che non hanno bisogno di discussione giudiziale, la vigilan- za dell'esecuzione delle leggi pro- mulgate dai governatori , le prov- videnze sul fatto alle piccole con- troversie che nascono fra gli spet- tatori , e finalmente tutlociò che contribuisce nell' interno e nell' e- sterno regolamento al decoro del- lo spettacolo, ed alla quiete e buon ordine pubblico, tenendo a giorno monsignor governatore dei loro or- dini e disposizioni. Possono final- mente prevalersi della forza fino all'atto inclusivo dell'arresto, ren- dendone inteso dopo l'esecuzione il

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ministro del governo destinato allo spettacolo quali mque siasij aflincliè monsignor governatore entri ad esercitare la sua potestà coercitiva sulle rappresentanze de' cavalieri suddetti , ai quali inoltre a tutti gli accennati effetti sarà dato gra- tuitamente un luogo convenevole in ciascuno spettacolo ad arbitrio del governatore, e che servirà co- me di luogo di loro residenza. Le erudizieni sugli spettacoli si posso- no leggere in diversi articoli del Dizionario f massime a Giuochi e Teatri.

ilVel i8i5 si pubblicò in Roma per la terza volta il libro intitola- to , Pratica della curia romana , dove a pag. 2 5, cap. IV, Del tri- bunale del governo e sua giuris- dizione, si dice che questo tribu- nale ha due giurisdizioni, civile e criminale, e si descrive la giurisdi- zione ed organizzazione civile e cri- minale secondo le leggi d' allora. Quindi Pio VII a' 6 luglio i8i 6 pubblicò il moto-proprio. Quando per ammirabile disposizione , nel quale sono diverse disposizioni ri- guardanti monsignor governatore di Roma e il tribunale del gover- no. Siccome poi all'articolo 243 si promettevano disposizioni sulla for- za esecutrice, con editto del cardi- nal Consalvi suo segretario distato de' 2 3 del successivo ottobre, sul- l'organizzazione della polizia di Ro- ma e dello stato pontificio, che in- comincia con queste parole: Ogni colta nazione riconosce i regola- menti di polizia come basi primor- diali dell'ordine pubblico ( Il Di- zionario della lingua italiana, de- finisce Polizia: La vigilanza del magistrato civile , per la quale si preveggono e si evitano i delitti, e si mantengono le città sicure 'e

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tranquille), slabilì le presidenze regionarie, ed il corpo de' carabi- nieri pontificii , dichiarando quelle e questi dipendenti dal prelato go- Ternatore di Roma, che dichiarò capo della polizia, aggiungendo ai suoi titoli quello di Direttore ge- nerale della Polizia. Della forza esecutrice degli antichi birri e dei loro bargelli se ne tratta all'arti- colo Birri [P^edi); delle presiden- ze regionarie di Roma , e dei ri- spettivi presidenti, al voi. Vili, p. 7 1 e seg. del Dizionario ; e del corpo politico-militare de' carabinie- ri pontificii all'articolo Milizie Pon- tificie. In seguito Pio VII a* 22 novembre 1817 emanò il molo- proprio, Nello stabilire in tutto il nostro stato, dove sono molte di- sposizioni risguardanti il prelato governatore di Roma ed il tribu- nale del governo. Altre leggi si possono vedere nel moto-proprio di Leone XII, Nel compiere il pri- mo anno, pubblicato a' 2 i dicem- bre 1827. Questo Papa emanò an- cora altre leggi , e dichiarò presi- dente del corpo de' vigili detto dei Pompieri [Fedi), il governatore di Roma. Finalmente il regnante Pon- tefice Gregorio XVI , colle note nuove leggi ci diede un regolamen- to legislativo e giudiziario per gli affari civili, il regolamento sui de- litti e sulle pene, ed il regolamen- to organico di procedura crimina- le. Con tali disposizioni molte cose appartengono al prelato governa- tore ed al' tribunale del governo, il quale al presente si compone come si riporterà qui appresso. Le disposizioni emanate da Leone XII e da Giegorio XVI , con quanto spetta a monsignor governatore e suo tribunale, autorità di giurisdi- zione ed altre particolarità , sono

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rlpwlate nella Raccolta delle leg- gi e disposizioni di pubblica ammi- nistrazione, che si pubblicano nel- r odierno pontificato. Diremo per ultimo che gode pure il tribunale del governo il privilegio di cono- scere le cause di mista giurisdizio- ne , in concorso coi tiibunali del- l'A. C. e del Vicariato. Il medesi- mo Papa nel i833 istituì il corpo de' bersaglieri pontificii pel servi- gio armato di polizia in alcune Provincie del suo stato, lo dichia- rò dipendente dal cardinale segre- tario per gli all'ari di stato inter- ni, e per esso immediatamente da monsignor governatore di Roma , direttore generale di polizia. Di questo corpo se ne tratta al cita- to articolo MmziE Pontificie.

Tribunale del governo.

Prelato governatore di Roma , vi- ce-camerlengo di santa romana Chiesa, direttore generale di po- lizia.

Prelato primo assessore, che in as- senza o impotenza di monsignor governatore, suole farne le veci.

Prelato secondo assessoi'e.

Avvocalo de' poveri , eh' è sempre uno degfi Avvocati concistoriali [Fedi), de' quali si parla in più luoghi del Dizionario, come al- l'articolo Difensore ec. Dell'av- vocato de' poveri se ne tratta an- cora all'articolo Camera Aposto- lica , Poveri, ec. Al presente l'avvocalo de' poveri l»a un av- vocato concistoriale per coadiu- tore.

Avvocato del fisco , eh' è sempre un avvocato concistoriale.

Procuratore generale del fìsco. Al voi. XXV, p. 81 e seg. del Di- zionario, non solo jsì discorre del-

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l'avvocato del fisco e del procu- ratore generale del fisco, tua e- ziaudio s' indicano gli altri luo- ghi ove si tratta di ambedue, come al voi. VII, p. 66, ove di- cesi del giuramento che presta- no in un all'avvocato de' pove- ri avanti il tribunale della pie- na camera.

Due luogotenenti.

Quattro sostituti luogotenenti.

Procuratore de' poveri.

Procuratore de' poveri per la Ca- rità.

Procuratore de' poveri per la sacra congregazione di consulla, e per la Comarca di Roma.

Procuratore de' poveri presso la sa- cra consulta.

Otto giudici processanti.

Capo-notaro, amministratore per la Carità, e cancelliere.

Un sostituto del capo-notaro.

Otto notari sostituti processanti, compreso il decano.

Il notaro archivista.

Il notaro attuario.

Giudici e notari soprannumeri, in numero indeterminato.

Il segretario per gli affari crimi- nali della Comarca di Roma (Fedi).

La deputazione de' pubblici spet- tacoli si compone di monsignor go- vernatore presidente e di sei depu- tali nobili romani, non che dell'as- sessore generale di polizia e del se- gretario redattore. La direzione ge- nerale di polizia si compone del governatore direttore generale di polizia , dell' assessore generale di polizia, del capo d'ufficio de' passa- porti e delle presidenze regionarie di Roma. Qui ci sembra opportu- no riportare alcuni brani del suc- citato editto suir organizzazione del-

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la polizia. » Ogni colta nazione ri- conosce i regolamenti di polizia co- me basi primordiali dell'ordine pub- blico. Erano essi in vigore in Ro- ma fino dai tempi più remoti {f^. gli articoli CAPo-Riom e Capotori), e con energico zelo ne facevano ri- spettare le sanzioni i più distinti magistrati. I vantaggi che la socie- tà ne risentiva animarono quindi i sommi Pontefici, fia' quali più distintamente Paolo II, Sisto IV, Innocenzo Vili e Sisto V, a darne i più sensati e provvidi regolamen- ti, affinchè con questa specie di po- lizia avesse più facili i mezzi di esecuzione. Negli statuti di Roma, riformati ed illustrati dalla sa. me. di Gregorio XIII, mentre si suddivi- se la vastità dell'abitato in altret- tanti rioni, se ne scelsero i capi, ed a questi fu attribuita l'autorità d'invigilare sopra i costumi de'cit- tadini , di resistere alle violenze, comporre le dissensioni, e richia- mare ad una utile industria la per- niciosa classe degli oziosi ". Segue r istituzione de' presidenti, vice-pre- sidenti, segretari, ispettori di poli- zia, de' quali si parla al citato luo- go del voi. Vili del Dizionario , p. 7 I . « La polizia delle provincie sarà in relazione con la polizia ge- nerale di Roma , che ne formerà centro. I legati e delegati di tutto lo stato saranno capi di polizia nel- le loro Provincie. Gli uffiziali dei carabinieri corrisponderanno coi me- desimi. I legali e delegati dovran- no organizzarla secondo le istru- zioni che riceveranno dalla segre- teria di stato. Ove poi non risiede il legato o delegato , o un magi- strato di polizia, e dove sia stazio- nato un ufficiale o basso ufficiale de' carabinieri, questi eserciteranno le funzioni di polizia , secondo le

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islifuzioni di questo corpo, di con- certo col governatore locale, e quan- do occorra col governatore distret- tuale, fermi sempre restando i lo- ro regolamenti per T intelligenza e rapporti militari al colonnello del corpo. A tutti i tribunali ordinari sarà data una forza corrispondente in luogo de' birri, ed un ispettore di polizia. Si accordeià loro anche una somma mensuale per le spese degli esploratori segreti ", Anche per quanto concerne i pubblici spet- tacoli e la polizia, nella suddetta Raccolta delle leggio vi sono le a- naloghe disposizioni.

Altre notìzie di monsignor gover- natore di Roma, cioè elezione , possesso, ed altre attribuzioni. Intervento del governatore al cor- so pel carnevale, anche fregiato della dignità cardinalizia e di quella di prò- governatore. In- tervento alle funzioni pontifìcie j sede vacante ; esequie pel-gover' natore. Palazzo Madama resi- denza del governatore, alcu- ni ujfiziali, del tribunale del go- verno, e della direzione generale di polizia.

Il Pontefice elegge il prelato go- vernatore di Roma a mezzo d' un biglietto del cardinale segretario per gli affari di stato interni, e poscia fa spedire all'eletto il consueto breve apostolico della dignità. Quan- do il nuovo governatore dovrà prendere il possesso, sia col riceve- re dal Papa il bastone del coman- do, sia per passare a farsi ricono- scere, e prendere possesso avanti il pieno tribunale della camera apo- stolica, combinata l' ora e il giorno con monsignor maestro di camera del Papa, quando piacerà a questi

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di dargli il bastone, il governatore ne previene con biglietti il cardi- nal camerlengo, ed il prefetto dei cerimonieri pontificii, cui spelta av- visare ed intimare tutti i rispettivi membri della stessa reverenda ca- mera , perchè si ritrovino in tal giorno nelle consuete stanze del palazzo apostolico col cardinal ca- merlengo. Nel giorno dunque del possesso, il cardinale ultimo gover- natore , accompagnato da due di- staccamenti di carabinieri e di pompieri sino al portico Vaticano o alla piazza del Quirinale presso s. Silvestro, secondo il palazzo che abita il Pontefice (e prima lo era dagli alabardieri), in treno nobile si porta neir anticamera pontifìcia, per restituire al Papa il bastone del comando, ed il nuovo governatore vi si reca con tre carrozze, con servitori a piedi con livree di gala come i cocchieri, ed i cavalli della prima carrozza ove incede monsi- gnor governatore accompagnato da- gli individui della sua anticamera, sono ornati con fiocchi e ciuffi in testa di seta paonazza, distintivo che usano i prelati di fiocchetti, ec. Il Papa si trova sedente in trono ^ vestito di raozzetta e rocchetto, as- sistito dal maggiordomo, dal mae- stro di camera, dal prefetto delle cerimonie , e dalla camera se- greta ; quindi ammette alla sua presenza il cardinale già governa- tore, e il prelato suo successore ; il primo tenendo il bastone del comando in mano. Il secondo si pone genuflesso innanzi al Ponte- fice , ed assistito dal maestro di cerimonie, legge questo giuramen- to. « Ego N. N. gubernator Urbis, et vice-camerarius, ab hac bora in antea fidelis et obediens ero Beato Petro apostolo, sanctaeque roraanae

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Ecclcsiac, et vobis sanctissimo do- mino nostro Papae N. N. vestris- que successori bus canonice intran- tibus. Non ero in Consilio, aut con- scnsu, vcl facto, ut sanctitas vestra vitam perdat, aut membrum , seu capiatur mala captione, aut in canidem , vel successores vestros vioicnter manus quomodolibet in- gerantur, vel injuriae aliquae in- fcrantur quovis quaesito colore. Consilium vero, quod sanctitas ve- stra mihi creditura est per se, aut nuncios suos, seu littcras ad ejus- dem , vel illorum damnum me sciente nemìni pandam. Papatum romanum, et regalia Beati Petri, et omnia jura romanae Ecclesiae, quae habet , ubique manutenebo prò viribus, et defendam, nec non adjutor ero ad relinendum, et de- fèndendum contra oranem homi- nem. A donis, et muneribus, escu- Icntis, et poculentis moderate ta- men, exceplis ubslinebo. Officium vice-camerariatus, mihi a sanctitate vestra commissuui , bene, et fideliter geram, et iu eo servabo juslitiam, et prò posse meo ab aliis faciam observari. Quae supradicta omnia, et singula spondeo, voveo, ac juro. Sic me Deus adjuvet, et haec san- cta Dei evaugelia ". E ciò dicendo il nuovo governatore pone le ma- ni suir immagine del Crocefisso impressa nel hbi-o del giuramento, e la bacìa. Allora il Papa prende dalle mani del cardinale il bastone del comando, e Io consegna al nuo- vo governatore, pi'onunziando que- sta formola, facendo tre volte l' at- to della benedizione : Accipe baca- luni jurisdiclionis et auctoritatis. In nomine Patris ^Jf et Filii -^ et Spiritus ^ sancii. Amen. Quin- di il nuovo governatore bacia ì piedi al Pontefice , e dopo breve

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udienza, preceduto dalla sua corte e dal suo aiutante di camera |ior- tante il detto bastone, si reca nelle stanze del medesimo palazzo, ov'è adunato il tribunale della camera; ed il cardinale già governatore, sen- za corteggio di carabinieri e pom- pieri ritorna alla sua particohu-e residenza. Anticamente il nuovo governatore nel portarsi a prende- re il bastone passava per la sca* letta segreta che conduce alle ca« mere pontificie , e dopo averlo ri- cevuto scendeva per la scala grande. Giunto il governatore, ove tro- vasi adunata la camera apostolica, il cardinal camerlengo impone al prelato il rocchetto e la cappa, e lo ammette all' amplesso, il quale vie- ne dato al governatore, anche da tutti i prelati componenti il tribu- nale medesimo. Nel caso poi che per qualche circostanza il nuovo governatore non abbia potuto fare nelle mani del Papa il detto giu- ramento, lo presta in allora nelle mani del cardinal camerlengo, pre- sente il tribunale della camera a- postolica. In seguito di ciò monsi- gnor governatore si asside presso il cardinal camerlengo, prendendo cosi possesso formale della sua ca- rica. Indi il governatore passa a visitare il cardinale segretario di slato o degli affari interni, dimo- rante nella pontificia l'esidenza , e poi asceso in carrozza , uscito dal palazzo apostolico viene ne' memo- rati luoghi circondato dai due di- staccamenti di carabinieri in nu- mero di circa cinquanta, e di pom- pieri iu numero di circa settanta , e tutti in alto uniforme, che ave- vano accompagnato al medesimo palazzo il cardinale già governato- re, e con questo corteggio si condu- ce a visitare nell'altro palazzo apo-

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sfolico r altro cardinale segretario di stato o degli affari interni, e poscia passa alla propria residenza governa- tifa del palazzo Madama. Quivi per- venuto, monsign. governatore prende possesso della sua carica nell' officio criminale, ov'è ricevuto formalmen- te da monsignor procuratore gene- rale del fisco, dai luogotenenti, e dal ministero processante, e suole per atto di possesso firmare un , man- dato di rilascio, accordando grazia ad un detenuto o condannato per titolo pretoriale. Indi monsignor governatore si porta subito a visi- tare gli ulìfìci criminali, gli uffici di polizia, e il corpo di guardia , nei quali luoghi con breve ed analogo discorso suole impegnare gì' indivi- dui tutti di tali uiKci al zelante disimpegno dei rispettivi loro im- pieghi, con la dovuta fedeltà, ener- gia ed onoratezza. Nelle ore po- meridiane il governatore con treno nobile, preceduto dall'aiutante di camera col bastone del comando, passa a visitare la patriarcale basi- lica vaticana, e dopo ovvero in al- tro giorno, nello stesso modo di forma pubblica, fa la sua prima visita di stretta osservanza al car- dinal decano, che la riceve in abi- to cardinalizio, per quindi eseguire quest' atto di rispetto con tutti i venerandi individui del sacro col- legio. Qui noteremo che il prelato governatore creato cardinale , la mattina che ha ricevuto in conci- storo pubblico il cappello cardina- lizio, in uno de' suindicati luoghi, dopo eh' è uscito dal palazzo apo- stolico, un drappello di carabinieri a cavallo in alta uniforme lo ac- compagna alla sua residenza. Il nuovo governatore poi, finche non ha ricevuto il bastone del coman- do, non suole intervenire alle fun-

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zioni nella cappella pontificia. Al pro-governatore non si il basto- ne del comando, e finche dura il pro-governatorato il bastone si con- serva presso il Papa; giacché il camerlengo riceve il bastone, ma non lo ritiene, perciò non usa questo segno onorifico ed autorevole. Que- sto bastone del comando lo descri- vemmo al voi. IV, p. 19 del Di- zionario j al voi. VII, p. 67 di- cemmo come il cardinale camerlen< go di s. Chiesa riceve il bastone del comando dal Papa, e come al- la sua presenza lo passa al gover- natore , pronunziando la formola : Prendi questo bastone ^ e sii il vi- ce-camerlengo. Altre formole ag- giungono : de consensu Domini No- stri Papae. Non deve recare me- raviglia se al governatore si nella sua creazione il bastone del comando dal Pontefice, e poi nuo- vamente a lui si consegna dal nuo- vo cardinale camerlengo , dappoi- ché deve riflettersi , che quando il Papa il bastone al governato- re, colla formola che abbiamo ri- portato di sopra, in essa non si nomina affatto il vice-camerlenga- to, ma soltanto la giurisdizione e l'autorità come governatore. Laon- de la qualifica di vice-camerlengo la riceve il governatore dal camerlen- go di consenso del Papa.

Ecco poi come il nominato Cohellio spiega il significato di questo bastone. •< Baculum quo- que ligneum ab ipso Pontifice, statim ac gubernator electus est , receptum ante se in publicuiu prodeuntera per unum ex familia- ribus suis gestare facit gubernator ; hunc autem loco fascium , quibus romanorum raagistratus utebantur, et a lictoribus gestabantur, succes- sisse puto ; et baculum raagis ac-

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comodabatur magistiatibns cccle- sìasticìs, et apertum jurisdictionìs , et jusdicendi simbòlum esse, multis probat antìquorum exemplis Buien- gerì US, lib. f, De vest. Pontif. episc. et sacr. cap. i6, et cap. Sa; qui de sceptro, seu baculo Pontifìcis agit, et de baculo episcopali : quod ctiam Lazarus Bayfr. in lib. De re vestiar. cap. io. Livii testimonio in X secundi belli punici, de baculo, sive Scipione eburneo loquendo com- probat iis verbis, ibi. Massinissam primuin regeni appellatum , exi- rniisq. ornatum laudibus , aurea corona, aurea patera, sella curali eburnea, et Scipione eburneo donat. Et a romanis, cum reges constitue- l'unt, scipionem eburneum datum fuisse affirmat Tacitus, lib. 4 ^n- nal.: ad Ptolomaeum missus est a senaloribus y qui scipionem ebur- neum, togam pictam, antiqua pa- trum munera darei ; quem quidem eburneum scipionem ab eodem Pon- tifice receplum hodie senator Urbis, dura aurea veste ornatus in pu- blicum prodit, prae manibus habere solet ". Monsignor governatore fa ora uso del bastone del comando diverse volte, cioè : nel giorno del suo possesso, in cui gli viene con- segnato con tutte le formalità dal santo Padre; il primo giorno di carnevale, ed il giovedì grasso, por- tandosi formalmente al corso; e nel giorno solenne del Corpus Do- mini di ogni anno. L' usa ancora quando il nuovo Papa gli restitui- sce il bastone medesimo.

Il governatore di Roma, come ■vice- camerlengo, è il primo prelato della camera apostolica , dopo il cardinal camerlengo di s. Chiesa. Come prelato domestico, intimo fa- migliare e commensale del Papa , sino agli ultimi del decorso secolo

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riceveva dal palazzo apostolico la parte di pane e vino, come si ha dai ruoli palatini di cui parlammo all'articolo Famiglia Pontifìcia {P^e- di), dove ne abbiamo riportati di- versi. 11 governatore ha l'udienza ordinaria dal Pontefìce il mercole- dì e sabbato mattina, e vi si reca in mantelletta e rocchetto. In sua assenza ed impotenza, col medesi- mo abito si reca all' udienza dei Pontefìce il prelato primo assessore del tribunale del governo, come quello che ne fa in tali casi le veci. Anche anticamente monsignor go- vernatore di Roma avea 1' udienza in detti giorni : ogni mercoledì ave- va r udienza ordinaria il prelato avvocato de' poveri. Monsignor go- vernatore mandava il martedì e venerdì in sala pontifìcia un suo famigliare dal decano del Papa , per sapei'e a che ora doveva re- carsi all' udienza, e quando questa, secondo le stagioni, incominciava. Ciò faceva perchè tutti gli altri ministri mandavano in sala dai governatore per conoscere l'ora stabilita , onde regolarsi per non mancare ai loro doveri. Anticamen- te in assenza od impotenza del governatoi'e , veniva ammesso al- l' udienza pontifìcia il prelato prò* curatoi'e fiscale genei-ale : ciò si praticò a tutto il pontificato di Pio VI. Quando in Roma si deve ese- guire alcuna sentenza capitale, nei giorno precedente il governatore ne partecipazione al Pontefice, già istruito di tutto , con lettera con sigillo di cera di spagna nera, e del seguente tenore. « Beatissimo Padre. Qualora non piaccia alla Santità vostra di ordinare diver- samente, domattina... alle ore... in via de* Cerchi subirà la morte col taglio della testa (talvolta si ag-

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giunge, esemplare col taglio ed esposizione della testa, come tal- volta la morte è di fucilazione j N. N. che convìnto reo di. . . . fu condannato alla suddetta pena. Di (juanto si è superiormente disposto per la esecuzione della giustizia, il sottoscritto governatore di Roma rassegna a Vostra Beatitudine la dovuta rispettosa partecipazione , mentre prostrato al bacio del sacro piede implora riverente 1' apostolica benedizione ". Segue la data e la sottoscrizione. Anticamente la sen- tenza di morte si eseguiva in Ro- ma nella rupe Tarpea sul monte Caprino presso il Campidoglio ( Fe- di ) j ma nel pontificato d' Inno- cenzo Vili cominciò ad eseguirsi sulla piazza del Ponte s. Angelo ( Fedi ). Si è fatta talvolta nella piazza del Popolo, ed in Castel s. Angelo ( Fedi), ed ora ordinaria- mente si fa sul piazzale prossimo alla chiesa della Madonna de' Cerchi. L' A rcicon fraternità della Miseri- cordia {Fedi) assiste i condannati al supplizio^, li aiuta a fare una buona morte, e ne seppellisce con suffragi i cadaveri ; e l' Arcicon- fraternita degli agonizzanti [Fedi) prega e fa pregare per la buona morte dei condannati a morte. Tra i pii luoghi che fanno eguale eser- cizio, nomineremo l' Arciconfrater- nila delle anime più bisognose del purgatorio ^ sotto V invocazione di Cesile Maria, e di s. Giuseppe, di cui parlammo al voi. XVI, p. i3o e seg. del Dizionazio. Nel medesi- mo volume a p. 129, come àgli articoli Arciconfraternite, e Confra- ternite di Roma, si parla del pri- vilegio che prima alcune di esse godevano, di liberare un condanna- to a morte o alla galera in vita. 11 governatore prima della visi-

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ta graziosa o generale delle carceri nuove o Innocenziane, porta al Pa- pa un opuscolo con questo titolo : Lista de' carcerati esistenti nelle carceri nuove di Roma, fatta tan- na ... . per la visita generale ed anche graziosa da tenersi la mat- tina di giovedì .... in dette car- ceri. In questo opuscolo sono de- scrìtti i nomi , cognomi , patria e delitti de' carcerati , lo stato degli atti , il tribunale processante col nome e cognome de' rispettivi giu- dici e notari , e la denominazione del luogo della prigione di secreta o di larga. Siccome il governatoi'e è il presidente di questa , ce ne permetteremo un cenno , dicendo prima che la visita graziosa è di- versa da quella che si fa ogni me- se dal prelato primo assessore del governo, nella quale si chiama ad uno ad uno ogni carcerato di se- greta per intendere se i processi sieno in corso o in ritardo , e di ambedue diremo dell' origine. Nel 1625 l'Amydeno nel pubblicare ii| Roma l'erudito suo libro. De pie- tate romana, a p. 94, cap. X, De carcerum visitatione, et carcerato- rum subventione , tratta dell' argo- mento , e fa menzione delle arci- confraternite che hanno per istitu- zione di visitare i carcerati , che hanno cura di essi, e delle opere che fanno in loro favore: e&se so- no Varciconfratemita della Miseri- cordia summentovata, della Carità esistente in s. Girolamo della Ca- rità [Fedi), e della Pietà de" car- cerati. Dipoi nel i655 il beneme- rito Gio. Battista Scanarolo mode- nese, arcivescovo di Sidonia, che fu per quarant' anni procuratore dei carcerati, pubblicò la celebre ope- ra De visitatione carceratorum, di cui abbiamo altra edizione del 1675,

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ove notò i molti beni derivati ai carcerati dalla visita graziosa , e molte utili cose notò intorno alla procedura criminale, ed alle carce- ri in vantaggio ed utilità de' pri- gioni. Nella camera della visita gra- ziosa, esistente nelle carceri nuove, per memoria vi è un quadro con l'effigie del grand' uomo, quale da ultimo fu posta in fronte oM' Elogio che ne pubblicò in Roma nel 1842 V erudito avv. Oreste Raggi. Quin- di nel 1698 Carlo Bartolomeo Piaz- za coli' Eusevologio romano , nel tratt. V ciba dato il cap. XXXllI, Della visita delle prigioni. Primie- ramente con l'autorità dello stesso Scanaroto, 1. I, § 6, tit. De relax, in visit. grat.y dice che la visita gra- ziosa del s. Natale e di Pasqua eb- be origine in venerazione a tali so- lennità , e secondo la spiegazione che ne Niceforo Calisto. Ag- giunge che chiamavansi anticamen- te queste visite graziose Stative, che celebravansi dai romani con gran celebrità nel primo di gen- naio, e che gli imperatori cristiani le appellarono religio anniversario obligaiionis.

L' istituzione in Roma della vi- sita delle prigioni si deve al Ponte- fice Eugenio IV nell'anno i435, con la quale congiungendo la giu- stizia e la misericordia verso i car- cerati, ordinò che i magistrati del- l'ordine giudiziario, ed i procura- tori de' poveri si recassero due vol- te il mese alle prigioni, ascoltasse- ro ciascun detenuto, ne esaminas- sero le cause, diminuissero in certi casi le pene, componessero i carce- rati per debiti coi creditori , altri ne liberassero, tranne i rei de' più gravi delitti noverati dallo Scana- rolo, ed i recidivi. Nel collegio o magistrato della visita delle prigio-

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d'i i successori del Pontefice Eugenio IV, come Alessandro VI nel ìf\i)iy che vuoisi fosse il primo ad aggiun- gere al governatore altri visitato- ri, Paolo III con la costituzione 44» Pio IV colla costituzione 58, s. Pio V con la costituzione 68, ec. , ne ampliarono le prerogative, ed ac- crebbero il numero di quelli da cui venne composto, e dei giudici di quasi tutti i tribunali di Roma, perchè i detenuti appartengono a diversi di essi ; cioè dei prelati go- vernatore di Roma ; uditore della camera ; luogotenente criminale del cardinal vicario; chierico di came- ra presidente delle carceri, con fa- coltà di decidere le liti civili ; del prelato dell' arciconfraternita della Carità de' cortigiani di s. Girolamo; del prelato della Pietà de' carcera- ti, e del vicegerente del cardinal vi- cario, ambedue aggiunti da Clemen- te IX ; di un ponente di consulta aggiunto da Innocenzo XI; dell'av- vocato e procuratore de' poveri ; dell' avvocato e procuratore fiscale, con altri giudici, notari e ministri di giustizia. Tutti i nominati, ogni giovedì non impedito dalla festa, dovevano fare la visita delle car- ceri, due volte alle carceri nuove, una a quelle di Campidoglio, ed una alle segrete. In queste visite i carcerati dicevano le loro ragioni , o per essi gli avvocati e procura- tori, e la congregazione della visi- ta sommariamente emanava qual- che accordo o concessione ragione- vole, cioè nelle cause civili di de- biti con dilazioni o pagamenti a tempo, in quelle criminali con mo- derarne la condanna : dalla con- gregazione non potevasi appellare ad altri. La [congregazione, secondo il suo istituto, mandava due volle all'anno a visitare le galere. Quia-

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Ji passa il Piazza a parlare delle tlue visite graziose o generali delle carceri, con l'intervento dei mon- signori governatore, uditore della camera, e loro luogotenenti crimi- nali ; il presidente delle carceri, i due avvocati e procuratori del fisco, e dei poveri, il visitatore delle carceri se- grete, il luogotenente criminale del cardinal vicario , e i prelati delle due mentovate arciconfraternile del- la Carità e della Pietà de* carcera- ti. In queste visite si liberavano tut- ti quei poveri od altri detenuti per casi non gravi, sj civili che crimi- nali , tranne quelli che il Piazza registra.

Il Lunadoro, eno^miando la sol- lecitudine e zelo di que' Papi che dimostrarono la loro paternità an- co verso ì carcerati , nel t. II , p. 145 della sua Relazione, narra co- me Paolo V bramoso perchè le lo- ro cause venissero sollecitamente spedite, con la costituzione 7 1 fon- dò la Congregazione delle carceri sotto la presidenza di monsignor governatore di Roma e dell'udito- re della 'camera, chierico di came- ra presidente delle carceri , avvo- cato e procuratore generale del fi- sco, di due luogotenenti criminali del governo di Roma, del luogote- nente criminale dell' uditore della camera, dell'avvocato e di due pro- curatori de' poveri , del visitatore delle carceri segrete , del commis- sario de' galeotti, del luogotenente criminale del cardinal vicario, e di altri due prelati capi delle arcicon- fraternile della Carità e della Pie- tà. Tali personaggi furono stabili- ti per visitale le carceri di Tordi- nona, e di Corte Savella, indi quel- le dette nuove. Visitatori delle car- ceri di Canj[)idoglio vennero desti- nati i due prelati presidenti delle

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carceri, l'avvocato de* poveri, l'av- vocato ed il procuratore del fisco, i nominati due procuratori de* po- veri , il senatore di Roma , il suo uditore, i tre conservatori di Ro- ma, i collaterali del tribunale di Campidoglio, il 5uo giudice de'ma- leficii col procuratore fiscale, il com- missario delle carceri e de' galeotti, ed in primo luogo il governatore di Roma in vece del camerlengo di s. Chiesa. Aggiunge il Lunadoro che l'ordinaria congregazione si tie- ne ogni settimana il giovedì, ed in questa si spediscono le cause più gravi , si condannano i rei , si risolvono le liti civili come quelle dei debitori , e si prendono altri provvedimenti. La congregazione chiamata meno continua si fa una volta il mese, per visitar quelli che l'estano nelle carceri più segrete per cause più gravi: vi si tratta del- le spedizioni de' loro processi , e s' interpongono gli opportuni sta- bilimenti. Parla quindi delle due visite graziose di Pasqua e Natale, in cui vengono posti in libertà i rei di piccoli delitti, quelli cui re- sta poco a terminare la pena di detenzione, e que' debitori che so- no liberati dai menzionati pii isti- tuti, col pagamento del loro dare. Benedetto XIV colla summentova- ta bolla Justitiae gladìuni , ema- nò provvedimenti sulla visita delle carceri, fece analogo e stabile re- golamento, determinando per le carceri di Campidoglio , e per le carceri nuove tre visite distinte e sepaiate , cioè la visita ordinaria , la visita straordinaria, e la visita graziosa. La visita ordinaria vol- le che si facesse ogni giovedì al- ternativamente alle dette due pri- gioni , e che fosse in arbitrio di monsignor governatore intervenire

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a quella di Campidoglio, e nella pongregazione d' ambedue le visite il governatore sedesse a capo ta- vola. Comandò che la visita doves- se unicamente attendere ed invigi- lare pel rilascio di coloro che non debbono restare più lungamente carcerali, e pel disbrigo delle cau- se in rapporto a quelli che per giustizia non debbono rilasciarsi. La visita straordinaria volle che si facesse ogni mese all' improvvi- so, dovendo consistere nella visita ,di tutte le stanze, camere ed offi- cine tanto larghe che segrete, e tutte le infermerie, per riconoscere e provvedere che sieno tenute con la dovuta polizia. I visitatori de- vono pure riconoscere il vino, il pane ed altre cibarie; e devono interrogare i carcerati se sono da alcuno gravati. Con queste disposi- zioni Benedetto XIV non intese to- gliere ai deputati dell'arciconfrater- nita della Carità la facoltà di vi- sitare in altri tempi e a loro ar- bitrio le cose suddette , com' erano soliti lodevolmente di fare. Dichia- rò il Pontefice che la visita straor- dinaria per le carceri di Campi- doglio fosse a peso del senatore di Homa in compagnia d' un assesso- re del tribunale del governo e di altri ; e quanto alle carceri nuove, che la visita straordinaria fosse a carico del governatore di Roma in- sieme all'altro assessore del gover- no, prelato della Carità, avvocato de' poveri o suo sostituto, fiscale generale, e due procuratori della camera e della Caiità. La visita graziosa poi Benedetto XIV ordi- nò che si facesse due volte all'an- no tanto in Campidoglio, quanto alle carceri nuove , cioè prima di Natale e prima di Pasqua di Ri- surrezione, ad effetto di ordinare il

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rilascio non solo de' carcerali per delitti leggieri, con qualche precet- to o senza, secondo le circostanze de' casi ; ma ancora de' carcerati per debito civile, qualora in favore de' medesimi concorrano le cause espresse nella della costituzione di Paolo V. Laonde il prelato gover- natore per antica consuetudine , e in forza delle facoltà , come capo della visita graziosa che faccvasi ogni mese, e che ora si fa soltan- to in tutta formalità nelle tre ri- correnze di Pasqua, dell'Assunta e del Natale , suole graziare i con- dannati a pena di piccola deten- zione, e riferisce alla sovrana cle- menza le suppliche de' condannati all'opera o alla galera. Inoltre il governatore eziandio per antica con- suetudine può graziare e diminui- re di tre mesi la pena de' con- dannati. Altre notizie sulla congre- gazione o tribunale della visita e sua giurisdizione, come del modo di procedere , si riportano nella citata opera. Pratica delta curia romana tom. II, pag. laS e seg. P^. l'articolo Carceri.

La celebrazione del carnevale di Roma con maschere, corse di ca- valli e festini, ed il buon ordine^ è di giurisdizione di monsignor governatore, che con autorizzazio- ne sovrana ne emana il bando, il lutto al modo che dicemmo al- l'articolo Carnevale di Roma [Fe- di), insieme alla pompa con la quale in compagnia di monsignor procuratore generale del fisco , o in sua assenza o impotenza del pri- mo luogotenente del governo, si reca formalmente con nobile tre- no per tutto il corso alla loggia posta nell'angolo del palazzo di s. Marco detto di Venezia, termine del medesimo corso, e ripresa dei

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barberi corridori. Qui appresso ri- porteremo quattro cerimoniali del modo come altrettanti cardinali pro-governatori si recarono al cor- so nei carnevali, cioè due del se- colo passato e due del corrente.

» Sabato 3o gennaio 17 17- Questa mattina il cardinal Scotti pro-governatore di Roma è tor- nato dal palazzo apostolico, e si è pubblicato il solito bando delle maschere. Dopo pranzo per le ven- ti ore si sono trovati tutti e tre li barigelli con tutti i loro birri, ec. Verso le ventidue ore i signo- ri conservatori di Roma, cioè mar- chese del Bufalo seniore , conte Bussi, Maurizio d'Aste, e priore de' capo -rioni marchese Minutilli CalTarelii , vestiti tutti e quattro col rubbone di lastra d' oro, sono venuti con le livree del popolo romano, e fiocchi negri ai cavalli di ciascuna delle tre carrozze, per servire il cardinale pro-governato- re, quali smontati a pie della scala scoperta, e salita la medesi- ma scala, hanno incontrato il me« desimo cardinale, che veniva con tutto il suo corteggio in abito con rocchetto, con il quale tornati in- dietro, ed accostatasi la carrozza di sua eminenza, in quella sono entrati il cardinale, poi i suddetti conservatori, e priore de'capo-rioni, secondo il grado ed anzianità loro. Nella seconda carrozza, che veni- va ad essere la prima dei conser- vatori, vi erano il fiscale genera- le, il fiscale di Campidoglio, e li gentiluomini del cardinale quanti ne poterono capire, nel resto cia- scuno si accomodò secondo il do- vere. Il modo di camminare le carrozze era questo. Prima la car- rozza de' fiocchi cremisi del cardi- nale, poi le tre carrozze de' fiocchi

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negri dei conservatori, appresso le due di seguito del cardinale, ed in ultimo quella del priore de'capo- rioni. Il signor senatore di Roma mandò le sue scuse, nell' istesso tempo che giunsero i conservatori, per mezzo del fiscale di Campido- glio, appoggiate ad un incomodo all' improvviso sopraggiuntogli di dolori di corpo. Partito adunque il cardinale nel modo che si è detto dal palazzo del governo, or- dinò che si andasse verso il cor- so per la strada piìi comoda per entrare nel medesimo al pa- lazzo detto de' Gaetani , da do- ve si portò a smontare alla so- lita loggia del palazzo di s. Mar- co, dove smontato e preceduto da tutti i conservatori, entrato il car- dinale nella loggia, si ritrovarono preparate otto sedie, tutte di vel- luto cremisi, ma di qualità diver- se; mentre una era con trine e fiangie d'oro pel cardinale, l'altra con trine e fi-angie di seta pel sena- tore, e altre quattro pure con trine e frangie di seta pei conservatori e priore, ma di grandezza minore a quella del senatore, altre due pure di velluto con fi-angie e trjne di seta pel fiscale generale e pel fi- scale di Campidoglio, ma di qua- lità e grandezza minore a quelle de'conservatori e priore. Termina- ta la corsa de ' cavalli, i conserva- tori e priore hanno accompagnato il cardinale sino alla carrozza, ed entrato esso nella medesima col suo seguito, gli fecero un inchino, e partì il cardinale restituito al palazzo del governo alla prima a- ve maria della notte, essendo se- guila la corsa di buon'ora, e senza alcun disturbo".

M Memoria della funzione occorsa aireccellentìssimo magistrato roma-

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no nel carnevale del 1754» in cui si trovava pro-governa lore di Ro- ma il cardinal Cosimo Imperiali. Quattro giorni prima del sabato primo giorno di carnevale fu man- dato il pro-scriba con carrozza e due fedeli a far sapere al cardi- nale , che i conservatori nel pri- mo giorno di carnevale suddetto circa le ore ventuna e mezzo si sarebbero portali al di lui palaz- zo per andare secolui unitamente per il corso, ed al luogo solito de! palazzo veneto alla ripresa. Difatti il giorno dopo pranzo del primo sabato di carnevale, dopo ricevuto 1' omaggio dagli ebiei, partirono dal Campidoglio con il solilo corteggio, pallii, ed altro, ed in tal guisa per la strada pa- pale del GesU si giunse al palaz- zo del governo, essendosi mandato l'avviso anticipatamente per un fe- dele che TEE. loro erano per istra- da, ove giunte, ed entrale le car- rozze avanti le scale del secondo cortile, furono subito V E E. loro incontrate dai gentiluomini del car- dinale, dai quali furono serviti mentre ascesero le scale, ed incon- trandosi col cardinale nei piano superiore di dette scale, presero in mezzo il cardinale con conve- nevoli complimenti, essendosi frat- tanto accostata la carrozza del car- dinale, passarono in essa prima il cardinale e poscia per ordine TEE. loro, in portiera il priore, e non altri , con 1' ordine delle car- rozze essendo la prima quella del cardinale, la seconda la prima del- l' EE. loro , la terza e la quarta dell' EE. loi'O, la quinta e sesta del cardinale ^ la settima dell'EE. loro. Con questo ordine partiro- no dal palazzo del governo per andare alla ripresa, ove fermatasi

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la prima carrozza, e salito avanti il corteggio e gentiluomini, scese- ro i conservatori, il prioie, ed il cardinale; salite le scale alla me- glio, essendo il luogo angusto nel- l'ingresso della stanza solita, fece- ro luogo al cardinale che con un inchino entrò pel primo in detta stanza seguito incontanente dall'EE. loro. Fu fatto attaccare il pal- lio fuori della solila fìnestra, e si trattennero l' EE. loro col cardi- nale che fu servito da due gentil- uomini togati del solito rinfresco che si fa dall'ambasciatore dell'im- peratore residente in quel palaz- zo, e così V EE. loro dagli altri aiutanti di camera dell'ambascia- tore in detta stanza, ove si atte- se la corsa, terminata la quale fu fatto consegnare il pallio e premi ai vincitori. Si accostarono le carroz- ze del cardinale, che partì servito sino fuori la porta di detta stan- za, e nel principio delle scale dal- l' EE. loro , essendo anche prima dispensati dal cardinale con tutta gentilezza di praticare ulteriori con- venienze, bensì fu fallo servire il cardinale dal suddetto pro-scri- ba esercente in qualità di gentil- uomo dell' EE. loro sino alla car- rozza. Partito il cardinale i con- servatori e priore de' capo-rioni fecero accostare le loro carrozze, e ritornarono alla loi'o residenza del Campidoglio ".

» A 3 febbraio 1834. Re- lazione di quanto fu praticato nel carnevale in cui intervenne il car- dinal Grimaldi pro-governatore di Homa. Diversi giorni prima del lunedì primo giorno di carnevale (essendosi ommesso il primo gior- no a cagione della vigilia della Purificazione), il maestro di camera dei conservatori di Roma si por-

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al palazzo di residenza del car- dinal pro-governatore a partecipar- gli a nome loro che il senatore e conservatori nel giorno prinao di carnevale si sarebbero condotti se- condo il consueto al corso, e che alle ore ventuna e un quarto cir- ca sarebbero montati nella pro- j)ria carrozza , onde ciò gli fosse di sua norma. 11 caixlinale ringra- ziòj e rispose che anch'egli si sa- rebbe condotto alla ripresa al pa- lazzo di Venezia , in forma priva- ta però, e dalla parte di s. Mar- co, essendo questa la mente della suprema segreteria di stato. In fatti in quest'oggi alle ore 21, prestato il solito omaggio dai fattori dell'uni^' versila israelitica, il magistrato ro- mano colle solite formalità si unì al senatore ^ e condottisi a pie della cordonata del Campidoglio montarono nelle rispettive carroz- ze, e con il solito corteggio e tre- no si portarono alla ripresa, tian- sitando giusta la consuetudine pel corso, ove giunti vennero ricevuti sul ripiano della scala dal mae- stro di camera dell' ambasciatore d'Austria, e passarono nella came- ra di residenza che ancora non e- ra giunto il cardinale. Dopo alcu- ni istanti, dalla parte di s. Marco giunse il cardinal pro-governatore, vestito coU'abito viatorio di ferra- iolone, coi servitori montati, e pi'C- ceduto da due velette di carabi- nieri a cavallo, e seguito da due altre. Fermata la carrozza , scese il cardinale, e venne complimen- tato suir ingresso dai maestri di aimera dell'ambasciatore, senatore e conservatori , ed in tal modo corteggiato ascese nella superiore camera, ove all'ingresso della me- desima, e precisamente avanti la soglia dalla porla, eruvi a ricc-

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vcrlo il senatore coi conservatoli e priore de' capo-rioni ; ed intro- dottosi pel primo nella carne ra il cardinale, lo seguirono i conserva* tori e priore. Attendendo la car- riera de' barberi furono serviti dall'ambasciatore di lauto rinfresco. Terminata la corsa e fatti conse- gnare i consueti premi, il cardi- nale complimentato dal senatore e magistrato romano, ed accompa- gnato dai maestri di camera sud- detti alla porta della strada^ mon- tò nella propria carrozza, e si trasferì alla sua residenza. Altret- tanto poi fecero il senatore e ma- gistrato. Nell'anno i838 pel car- dinale Ciacchi pro-governatore di Roma, si praticarono eguali for- malità , meno per altro che il cardinale vi intervenne in abito corto ".

" A 29 gennaio 1842. Re- lazione di ciò che nel detto gior- no primo di carnevale venne pra- ticato mentr* era pro-governatore di Roma il cardinal Vannicelli- Casoni. Avendo i conservatori man- dato alcuni giorni innanzi il car- nevale il loro maestro di ca- mera al cardinale, per udire la sua volontà intorno al suo in- gresso pel corso, a fine di rego- larsi, rispose il cardinale, che a- vrebbe tenuto il medesimo conte- gno che in simili occasioni prati- carono i suoi antecessori i cardi- nali Grimaldi e Ciacchi, ma più precisamente si sarebbe attenuto a tuttociò che venne eseguito dal primo. Nel dopo pranzo pertanto di questo primo giorno di carne- vale, dopo avere ricevuto il ma- gistrato romano 1' omaggio dall'u- niversità degli ebrei, si unirono al senatore, e si trasferirono colle solite lòrmulilà ullu ripresa dei

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barberi, transitando pel corso. Ar- rivati alla residenza del palazzo di Venezia prima che giungesse il cardinale, smontarono e l'attesero nella camera superiore. Trascorsi appena alcuni istanti si vide giun- gere dalla via di s. Marco, prece- duto da due velette, e da un plu- tone di carabinieri a cavallo, non che seguito da altro simile, con ti'e carrozze. Smontò il cardinale dalla prima , e venne sulla porta d' ingresso della strada ricevuto dai maestri di camera dell' amba- sciatore, senatore e conservatori, ed avendolo complimentato ascese il cardinale alla superiore camera, essendo vestito dell' abito viatorio detto di ferraiolone. Neil' ingresso di essa, e due passi lungi dalla soglia della porla si trovarono a complimentarlo il senatore e con- servatori, i quali presolo in mez- zo, pel primo passò nella camera, e venne seguito dai nominati. Nell'intervallo che vi fu per fare eseguire il secondo sparo de'mor- tari, e quello di attendere la car- riera, il cardinale, il senatore, e i conservatori furono visitati dall'am- basciatore d' Austria in abito di formalità, e dal medesimo fatti servire di rinfresco. Eseguita la carriera, furono consegnati i soli- ti premi ai cavalli vincitori, ed il cardinale si licenziò dai mentovati signori, i quali fatti i loro con- venevoli complimenti , ascese in carrozza accompagnato dai suddet- ti maestri di camera. Indi il sena- tore e i conservatori fecero ritor- no al Campidoglio. Il cardinal pro- governatore intervenne ogni gior- no con lo stesso corteggio, meno per altro (escluso il giovedì, ed ultimo giorno, i quali giorni por- tò seco i due plutoni di carabi -

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nieri come nel primo) i plutoni superiormente indicati, ma bensì un picchetto e due velette di ca- rabinieri a cavallo".

Passiamo ora a dire dell' inter- vento di monsignor governatore di Boma alle cappelle pontifìcie, ed alle funzioni che assiste o celebra il sommo Pontefice. Sebbene di tuttociò che appartiene al gover- natore circa questo intervento, n' è stato parlato all' artìcolo Cappelle Pontificie, ed in altri relativi luo- ghi, qui faremo im breve riepilogo delle cose principali. Abbiamo det- to che monsignor governatore nelle funzioni in cappella siede incontro al Papa per essere pronto ad ogni suo cenno, e nelle processioni or- dinarie e solenni lo precede, perciò riporteremo un bel passo del diario del cerimoniere Paride de Grassi , ricavato dalla p. Il degli Atti ce- rimoniali raccolti dal p. Gattico , ove descrive a p. 8 il ritorno di Giulio II da Ostia , e il suo in- gresso in Roma a' i8 ottobre i5o5, dal qual passo si rileverà il privi- legio antichissimo del governatore di andare nelle cavalcate entro la guardia svizzera, sempre vicino al Papa f e sotto i suoi occhi , come nelle altre funzioni. « Hodie Papa audivit missam lectam in eccles. s. Pauli super uno altari, tunc novi- ter parato apud altare majus, ita ut quasi idem videretur esse cura altari majori prout in ordinario. Et nota, quod ista die Papa man- da vit gubernatori Urbis, quod am- plius non discurrat ad capita vico- rum et viarum cum baroncello et satellitibus, ut solebat; quia, ut dixit, non decet praelatos sic dis- currere , cum tumultu ; ac etiam ut Papa possit intelligere a guber- natore maturius querelantium sue-

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cessi ve fìendarum ante Se eun- tium. Propterea voluit, quod ipse gubernator vadat ante se junctus cum capitaneo guardiae, ad ejus dexteram. Et sic ista die incoepit ". ]n quanto al nonainato baroncello, antico impiego esercitato dalla fa- miglia Orsini de' Cavalieri , lo che vuoisi ricordato dal cane eh' è in- serito nel loro stemma, ecco quan- to lasciò scritto l' Amydenio. « A Vigilum, sive Astitorum Praefecto deduclum volunt nomea Cavaliere familiae Cavalierorum y ante tria saecula deinde Baroncello , hodie corrupto vocabulo Barigello dicto; quod munus publicum antiquitus Romae apud primarios residebat Urbis nobiles. Ncque ab hac no- minis interpretatione declinai Gen- tis Jcon, quum canis vigilantiae, et obsequentiae in hoc magistrata praecìpue requisitae, symbolus a prìscis notetur, et recentioribus ". Abbiamo, De arte Baroncelliy tra- ctatus parvus distributus in XII capita, et in quolibet capite datur ratio artis hujus. Bononiae 1766, typ. de Vulpe. Nel possesso pre- so del Laterano nel 14^4 ^^ ^^' nocenzo Vili , il vice-camerlengo con bacolo in mano seguiva il Pa- pa, dopo il magistrato romano, il maresciallo della curia ossia soldano che andava spargendo moneta, ed il decano della rota portatore del- la mitra. Il vice-camerlengo ince- deva col sacrista , e dopo di lui cavalcavano i protonotari. Quando il Pontefice andava per città alle cappelle, anche pei funerali di car- dinali defunti, incedeva a cavallo innanzi la croce papale monsignor governatore : ciò fu praticato sino al secolo passalo, ed allora caval- cava anche il principe assistente al soglio.

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Nelle cappelle, vesperi ed altre funzioni che il Papa celebra nelle cappelle palatine, o se abita al Va- ticano nella contigua basilica, mon- signor governatore si porta al pa- lazzo apostolico, assume la cappa, e con essa attende in anticamera segreta che il Pontefice col suo corteggio, fra cui il principe as- sistente al soglio ed il senatore, si rechi a piedi alla sagrestia della cappella per pararsi , precedendolo a destra del principe assistente al soglio , e del senatore ; e dopo la funzione il governatore con la stes- sa precedenza accompagna il Papa nella sua ìntima camera : altret- tanto il governatore fa nei conci- atori pubblici, ne' quali pure assu- me la cappa , cos'i nelle prediche. In cappella il governatore siede rimpetto al Papa, e nel primo po- sto del banco de' prelati di fioc- chetti : quando i vescovi assumono i paramenti sagri, allora il gover- natore passa a sedere al banco dei protonotari apostolici , cioè al pri- mo posto, e dopo di lui^ gli altri tre prelati di fiocchetti. È da av- vertirsi che il governatore di Ro- ma, se fosse arcivescovo assistente, nelle sagre funzioni non assume mai ì paramenti sagri, ma deve restare sempre in cappa per di- chiarazione di Benedetto XIV, fat- ta nel 1744- Jl cursore pontificio avvisa monsignor governatore delle cappelle, concistori ed altre funzio- ni per ischedula, in quelle cioè che ha luogo la schedula. 11 governa- tore riceve l'incensazione e la pa- ce prima del principe assistente al soglio, e dopo i vescovi assisten- ti al medesimo. Nelle cappelle del- la Purificazione e della domenica delle Palme , appena queste e le candele sono state benedette dal

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Papa , il governatore si reca al si all'arlorazione, poiché si unisco- trono papale e consegna al cardi- no coi vescovi assistenti clie pan- nai decano le tre prinac candele e menti si scalzano delle scarpe. La palme, che il cardinale consegna al ragione di questo uso può dedur- Ponteflce, e poi a suo tempo il si dal Ceremoniale de' vescovi^ lib. governatore ritorna al trono pon- II, cap. XXV, num. 87, nel qua- tifìcio per ricevere la candela e la le si dice, che i secolari, quantun- palrna dal Papa , e le ceneri nel que magnati, fanno precedere in t\\ primo di quaresima. Quando il tale occasione il clero in segno di Pontefice ha benedetto solennemen- umiltà. Lo stesso si dice al cap. te nel sabbato in albis gli Agnus XVllI, num. 11 e 12 dello stes- Dei^ monsignor governatore si con- so libro , pel giorno delle Cene- duce al trono papale per ricever- ri. E perciò i prelati di fiocchetti ne un pacchetto j quando poi la incedono dopo i vescovi in detta distribuzione delle candele, delle funzione, come di minor grada palme e degli Agnus si fa dal car- d'ordine sacro, dinaie celebrante, monsignor mag- Nel volume IX, pag. 53 del giordomo, e non altri, è condotto Dizionario ^ dicemmo come il go- da un cerimoniere all' altare ia vernatora in cappa, col cardinale cornu evangelii, e consegna il pac- primo diacono e il prelato mag- chetto degli Agnus del cardinale giordomo, siede presso il portone celebrante ad un cardinale diaco- custodito dagli svizzeri, nel defila- no, il quale lo pone nella mitra mento della processione del Cor- dei cardinal celebrante, ed il go- pus Domini. anche in questa vernatore ritorna al proprio stallo, circostanza il governatore se fosse All' adorazione della croce nel ve- vescovo assume il piviale; se lo è ncrdi santo, secondo le Brevi in- il maggiordomo, questo lo indossa, ciicazioni dei cerimonieri ponlifi- ed allora il governatore gli cede cii, i vescovi non assistenti pre- la mano. Se il governatore fosse cedono il governatore , e que- cardinale progovernatore, non as- sto vi si reca avente a sinistra siste al defilamento della proces- il principe assistente al soglio, ed sione. Delle pretensioni dell' am- in sua mancanza incede con esso basciatore imperiale, che nel 1696 il prelato di fiocchetto che vie- pretendeva non incedere col prin- ne dopo di lui; alcuni cerimoniali cipe assistente al soglio, col quale pongono i vescovi non assistenti conducevano in mezzo il governa- dopo i prelati di fiocchetti, come tore nella detta processione , ne lessi nel rotolo con cui i medesi- parlammo al citato voi. p. 61, ed mi cerimonieri regolano ogni anno al voi. I, p. 3o3. Del modo come tale adorazione. Ma l'uso della cap- il governatore di Roma interveni- pella pontificia, siccome si ricava va alla cavalcata del possesso del dalle memorie degli antichi mae- Papa, e di quello come ora v'in- slri di cerimonie, si è, che i ve- cede, se ne parla al voi. Vili, p. scovi non assistenti debbono pre- 177 e p. i8o del Dizionario, di- cedere i prelati di fiocchetti. Per cendosi a p. 1 52 come cavalcava net- tale ragione i vescovi non assisten- le cavalcate che avevano luogo nel- ti depongono le scarpe nel portar- le cappelle della ss. Annunziata, di

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«;. Filippo, della Natività e di s. Carlo, Il vice-camerlengo col pre- fetto di Roma, senatori, conserva- tori, ec. ed altri, nel 14^2 incon- trarono fuori di Roma l' imperatore Federico 111; e nel pontificato di Alessandro VII il governatore di Roma andò ad incontrare verso Pontemolle la regina di Svezia Cristina, preceduto da una compa- gnia di cavalleggieri, e da un pag- gio col bastone e cappello , a ca- vallo sopra una chinea, assistito da ottanta alabardieri, da una guardia con casacche rosse, e un buon nu- mero di palafrenieri, e seguito dai conservatori, dal priore de* capo- rioni, dagli oilìciali del suo tribu- nale , e da altri cavalieri romani che corteggiavano il magistrato.

Nelle relazioni de' Possessi dei Papi raccolte dal Cancellieri , la prima menzione che si fa del go- vernatore, dopo quella riportata del vice-camerlengo, è nel possesso di Paolo III nel i534, ove si di- ce : Conservatores habiterunt suas dijferentias cimi oratoribus. Pa- pa inte.lligcns jitssit eos ciim gu- ùernatore procedere, et per vias, et trivia amovere impedimenta, sicque faclum fuil. La seconda menzione è nel possesso di s. Pio V, che lo prese nel i566, ove si legge la precedenza eh' ebbe il governatore sugli oratori de' principi. In equi- tando ad Laieranum de mane ora- tores volehant ire ante c.ruceni ini- vu'diale posi gubernatoreni Urbis, (juìbus dijci de ordine S. S. qnod irent ante gnbernatorenij vel rcce- derenty et sic parverunt, licei aegro animo. Il non rinvenire prima me- morie del governatore nelle caval- cate de'possessi, ciò deriva che le de- scrizioni antiche o erano brevissime, o non enumeravano tutti quelli che

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v'intervenivano, ancorché costituiti nelle prime cariche. Nella descrizione del possesso di Sisto V del i585, dopo gli scudieri e camerieri si leg- ge, Gubernator Urbis, et senalor a sìnistrìs ipsius, post dictos ora- tores. Nel possesso del iSgo di Gregorio XIV, dopo gli ambascia- tori procedeva il governatore di Roma a diritta del cesareo , con veste paonazza e rocchetto, gual- drappa e finimenti paonazzi : avea seco sei stafFieii di livrea verde e bianca. Nel possesso d' Innocen- zo IX nel iSgi, dopo i conserva- tori cavalcava il governatore in mezzo dell'oratore veneto a destra, e di quello del duca di Savoia a sinistra ; indi veniva la croce pa- pale. Nel possesso di Clemente Vili nel I Sga non v' intervenne il se- natore di Roma come nel pre- cedente, per la controversia cogli ambasciatori, ed il governatore ca- valcò avente a destra 1* ambascia- tore di Savoia, ed a sinistra Gio. Francesco Aldobrandini parente del Papa , e poi succedeva la croce pontifìcia. Nel possesso di Leone IX nel i6o5 il governatore ince- dette solo dopo gli ambasciatori , avanti la croce pontifìcia ; in quel- lo di Paolo V cavalcò tra gli am- basciatori di Francia e di Vene- zia ; in quello di Gregorio XV nel 1621 dopo di loro; in quello di Innocenzo X nel i644) vestito al solito di rocchetto e mantelletta , cavalcò alla destra dell' ambascia- tore imperiale Savelli maresciallo di s. Chiesa, indi i principi e no- bili romani nel ritorno accompa- gnarono il Papa nelle sue camere, usque ad anticamerani bussolne scricae. Ab illustrissimo vero Urbis gnbernaforej et oratore imperaloris usque ad proprium cubiculuni au-

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dienlìae. Nel possesso di Alessan- dro VII del i655 il governatore incedette coli* ambasciatore veneto; in quello di Clemente IX nel 1667, cavalcò in mezzo all'ambasciatore di Francia, ed al contestabile Co- lonna, principe assistente al soglio, con numerosa servitù ; in quello di Clemente X nel 1670, tra gli ambasciatori di Portogallo e di Venezia, in mantelletta e rocchet- to, et suo pileo quotidiano; equi- tabat tamen equum suum Jlocculo nigro a fronte pendente phaleratum stragulo pontificali. Nella relazione del possesso preso da Innocenzo XI nel 1676 si legge: Orator Galliae noluit medius incedere inter orato- rem p^enetiaruni, et coniestabilem , nec medium habere gubernalorem Urbis, sed ivit a dextris oratoris Venetiarum ; comestabilis ivit pa- rum ante, sed a sinistris. Guber- nator vero Urbis retro eos. Nel possesso di Clemente XI nel 1701, secondo il solito tra le guardie svizzere, il governatore cavalcò a destra del contestabile Colonna , principe assistente al soglio; in quello d'Innocenzo XIII nel 1721, a destra del fratello del Papa, d. Giuseppe Lotario Conti, dichiarato principe del soglio ; in quello di Clemente XIII nel 1758, a destra del contestabile ; similmente in quel- lo di Clemente XIV nel 1769, che ritornando al palazzo pontificio in carrozza, fu preceduto a caval- lo dallo stesso governatore , prin- cipe del soglio, ambasciatore di Bo- logna, conservatore e priore de' ca- po-rioni. Nel possesso di Pio VI nel 1775 il governatore egualmen- te cavalcò alla destra del contesta- bile; in quello di Pio VII nel 180 1 solo, ed al solito avanti la croce papale. Nei possessi di Leone XII,

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di Pio VIII, e del regnante Gre- gorio XVI, il prelato governatole cavalcò al modo detto nel citato voi. Vili, p. 180.

In esecuzione della legge di Gre- gorio X, che colla morte del Papa cessano tutti gli ufliziali della san- ta Sede, confermata pure da Pio IV, che prescrisse dovere i cardi- nali in sede vacante confermare tutti gU uffizìalì, compreso il gover- natore di Roma, e questo e quel- li rimuovere ed altri eleggere nel- la prima congregazione generale de' cardinali dopo la morte del Pontefice; monsignor governatore, al modo che dicemmo al voi. XVI, p. 292 del Dizionario, consegna al cardinal decano il bastone del co- mando, e quindi si ritira. Allora t cardinali ne ballottano la conferma o la esclusione, e se è confermato, viene dai Cerimonieri ammesso nel- l'aula ov'è adunato il sacro colle- gio, e nelle mani del cardinal de- cano fa il seguente giuramento: M Ego N. N. gubernator Urbis, et vicecamerarius spondeo, voveo, et juro, quod fidelis ero b. Petro apo- stolo, sacro eminentiss. et RR. S. R. E. cardinalium collegio, futuro Pontifici, ejusque successoribus ca- nonice intrantibus, et fideliter exer- cebo officium gubernatoris Urbis, et vicecamerariatus mihi commissum: sic me Deus adjuvet, et haec sau- cta Dei evangelia ". Quindi il go- vernatore si reca allo stallo del car- dinal camerlengo, il quale gli re- stituisce il bastone del comando, e con genuflessioni ringrazia i cardi- nali, e parte. Dipoi rinnova indi- vidualmente i ringraziamenti all'a- bitazione d' ogni cardinale. Se non fosse il governatore confermato, il nuovo deve prestare il detto giu- ramento, ricevere il bastone del

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coniando, e praticare gli accennati ringraziamenti. Il governatore se ha affari si reca all' udienza o del sacro collegio nelle congregazioni generali, o in quelle serali de'capi d' ordine presso il cardinale deca- no. Quando poi i cardinali si so- tto rinchiusi in conclave, il gover- natore si porta all' udienza dei cardinaH capi d' ordine alle ruote. ]Vel giorno in cui i cardinali en- trano processionalmente in concia- ■vcj il governatore v' incede a fian- co del cardinal decano. Per V ac- cesso alle ruote del conclave, an- che monsignor governatore fa co- niare le medaglie, come si è det- to al voi. XV, p. 3o8 del Dizio- nario, Eletto il nuovo Papa, il go vernatore gli rassegna il bastone del comando, quale gli viene re- stituito.

All' articolo Funerali è ripor- tato il cerimoniale di quelli pei prelati governatori defunti , e qui aggiungeremo qualche altra analoga erudizione. Essendo morto nel palaz- zo del governo, d'anni settantaquat- tro, monsig. Francesco Calfarelli go- vernatore di Roma, vice-camerlen- go ed uditore di rota, a' 12 di- cembre 1711, il suo cadavere fu vestito dell'abito prelatizio di man- telletta e rocchetto , ed in carroz- ca accompagnato da due parrochi, aventi i cavalli i soliti flocchi, da- gli alabardieri colle alabarde rivol- tate, e da due altre carrozze co' suoi famigliari , venne trasportato alla chiesa di s. Maria sopra Minerva : la pompa era illuminata da dieci torcie di cera, e da quattro di pe- ce portate dai palafrenieri. II ca- davere fu esposto sul letto come i cardinali, vestito di cappa, col ca- po verso la porla non essendo sa- cerdote, ed a' piedi fu collocato il

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cappello pontificale, essendo ai quat- tro lati altrettanti palafrenieri col- le solite banderuole di seta nera colle insegne dei defunto. Il letto el'a pure contornato da cento can- delotti accesi, oltre i quatti'o can- delabri ai lati con torcie, tutte di cera bianca. La relazione che ne fece un cerimoniere pontificio è del seguente interessante tenore. » Extra presbyterium aptata fuit sedes supra praedellam strato coo- pertam, et ante genufiexoriura, pa- riter strato, seu tapete coopertum cum pulvinaribus pio emineutissi- mo camerario, qui tamen non in- terfuit podagra laborans, et prope dictam sedem aptata fuerunt sca- mna cum unico gradu pannis eoo- perta prò dd. clericis camerae; ex parte vero epistolae aptata fuerunt alia scamna similia prò camerali- bus, et bine inde alia scamna hu- miliora prò reliquis offìcialibus, no- tarìis, et ex quibus tamen nullus interfuit, auditores rotae non invi- tati fuerunt, quia prò illis locus non erat: nam praecedentiam qui- dem babent supra clericos carne- rae} sed in isto actu clerici came- rae non cedunt, quia ab eorum capite, nempe eminentissimo came- rario separari non possunt. Judi- ces gubernatoris , scilicet locumte- nens, substituti, notari etc. , non interfuerunt, credo propter praece- dentiam. Interfuerunt igitur clerici camerae cappis induti ex parte, ut supra dicti evangelii, et ex alia par- te epistolae thesaurarius generalis, pariter cappa indutus, advocatus fiscalis, commissarius generalis ca- merae , advocatus pauperum , et procurator fiscalis. Illustrissimus Castellus archiepiscopo Marciano- politanus ordinis praedicatorum mis- sam cantavit, cui inservierunt cap- 3

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pellani substituti cappellae cardi- nalìliae, nec non clerici, et subcle» ricus cappellae pontificiae. Facla fuit distributio cerae, nempe cleri- eis camerae, et omnibus camerali- bus datae fuerunt candelae duarum libi-arum , et altera unius librae : celebrans habuit candelam trium librarum, ministri vero, clerici, et alii duarum librarum. Tota eccle- sia parata fuit pannis nigris cum insignibus defuncti, ut moris est". Nel numero 8729 del Diario di Roma del l'j^i si legge la descri- zione del funere di monsignor Bon- delmonte governatore di Roma, e- seguito nella chiesa di s. Giovanni de' fiorentini. 11 cadavere fu espo- sto sopra alto letto vestito degli abiti sacerdotali, con cento cerei e quattro torcie, oltre le quattro ban- deruole ventilate dai suoi famiglia- la in lunghi abiti di lutto. La mes- sa fu cantala da monsignor Rossi arcivescovo di Tarso, con scelta mu- sica, e servita dai ministri della cappella pontificia. Vi assisterono nelle banche coperte di panni pao- nazzi , a comic evangelii i monsi- gnori chierici di camera, ed in al- tre banche più basse, dalla slessa parte, i notari ed altri uffiziali del tribunale del governo; dalla parte a cornu epistolae, parimente nelle banche come sopra, monsignor te- soriere , i monsignori avvocalo fi- scale della R. C. A. , avvocato dei poveri, e fiscale di Roma , e nelle altre banche più basse vi assiste- rono i giudici e sostituii dello stes- so tribunale del governo. Termina- te r esequie il cadavere restò tumu- lato nella stessa chiesa. Finalmente nei numeri 94 e 96 del Diano di Roma del 1775 sono riportati i fu- nerali di monsignor Giovanni Po- teuziani di Rieti governatore di

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Roma, morto a' 2 1 novembre. Iti si dice che vestito il cadavere de- gli abiti prelatizi, fu esposto in una sala del suo palazzo sopra alto let- to ricoperto con nobile coltre, con quattro cerei accesi, ed oltre l'al- tare della cappella domestica ve ne furono eretti due altri, ne' quali fu celebrata la messa ne' due giorni che restò in casa il cadavere. I solenni funerali gli furono celebrati nella chiesa parrocchiale di s. Luigi de' francesi. La messa venne can- tata da monsignor Contessini arci- vescovo di Atene , accompagnata dai cantori pontificii, e servita dai ministri della sagrestia papale: vi assisterono il tesoriere, i chierici di camera, ed i membri dei tiibunali criminali del governo. Il cadavere fu tumulato nella medesima chiesa. Anticamente il governatore di Roma ed il suo tribunale non ave- vano residenza stabile, e si soleva prendere casa a pigione. Il cardinal Stefano Nardini forlivese presso la chiesa di s. Tommaso in Parione edificò un palazzo, ove fondò un collegio, e morendo nel i484 lasciò r edifizio air arciconfraternita del ss. Salvatore. Indi il cardinal Gian- nantonio Serbelloni , esaltalo nel i56o dallo zio Pio IV, ampliò ed abbellì il palazzo , per cui fu col- locata corrispondente iscrizione. Ur- bano Vili, secondo il racconto del diarista Giacinto Gigli , comprò il palazzo per residenza del governa- tore di Roma, e vi collocò ancora gli uffizi civili e criminali, e i giu- dici: uno de' primi governatori ad abitarlo fu monsignor Ariberli, a- mico di d. Olimpia Maidalchioi, e fatto governatore da Innocenzo X. Nel pontificato di Benedetto XIV la dateria apostolica acquistò dal- l'imperatore Francesco 1 granduca,

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di Toscana il palazzo Medici detto Madama, per trasferirvi lu residen- za del proprio tribunale; ma invece la camera apostolica ne desiderò la proprietà, dando alla dateria quei compensi che indicammo al voi. XIX, p. 122 del Dizionario. Allora Benedetto XIV accrebbe di fabbri- che il palazzo Madama , indi dal palazzo Nardini a strada Papale, fece trasportare la residenza del gover- natore, del suo tribunale ed uffi- zi al palazzo Madama , laonde re- stò al palazzo Nardini il nome di Governo vecchio , cosi alla via, ed in vece il palazzo Madama prese il nome di Palazzo del Governo, del quale andiamo a darne un cenno. Questo palazzo rimane incontro a quello de' Giustiniani ; ma per- chè dal lato di levante non è com- piuto, come non lo è da quello in faccia a mezzogiorno, cosi l'ingres- so principale trovasi colla sua fac- ciata compiuta rivolto a ponente presso la piazza Navona. Caterina de' Medici figlia di Lorenzo il Ma- gnifico duca di Urbino e signore di Fiienze, lo fece fabbricare pri- ma di andare in Francia sposa al delfino, e^oi famosa regina, per cui fu detto il palazzo di Madama. Ne fu architetto Luigi Cigoli, altri vogliono che vi abbia avuto mano anche Paolo Marrucelli. Gl'inten- denti dicono che l'opera riuscì di brutta apparenza , sia pegli ornati grevissimi che per altro , tuttavia non manca la facciata di nobiltà. 11 portone è fiancheggiato da co- lonne in travertino che reggono la loggia del piano nobile, su cui ele- vasi il secondo piano, e su quello i mezzanini , terminando 1' edifizio un cornicione gigantesco. L'interno ha un portico in colonne di gra- nito, una parte del quale rimane

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chiusa nelle stanze che servono a- gli uffizi, e un'altra porzione vede- si entro un giardinetto. Le scale sono spaziose e comode, gli appar- tamenti hanno ampiezza e imponen- za, e in molte stanze di quello nobile veggonsi dei fregi coloriti a fresco eoa garbo e buon disegno. A* nostri giorni vi fu collocata anco la direzione ge- nerale di polizia, e l'uffìzio della vidimazione de' passaporti e per le carte di soggiorno. 11 Galletti a p. 220 del suo PrimicerOy avverte che nel palazzo già de' granduchi di Toscana, poi della camera aposto- lica che lo fa abitare dai governa- tori, tra la chiesa di s. Eustachio e piazza Madama già detta de Lom- bardi, vi sono vestigi di terme, le quali è slato disparere tra gli an- tiquari se fossero di Nerone o di Alessandro Severo , o pure che quelle stesse fabbricate già da Ne- rone , e poi ampliate da Alessan- di*o, formando un sol corpo di gran- dissima magnificenza , prendessero anche il nome dello stesso Alessan- dro , come pare molto probabile. Dice inoltre il Galletti, che Vitto- re parlando delle terme di Nerone soggiunge: Quae postea Alexan- drinae, e queste carte fanno vede- re, che già la loro denominazione era quella assoluta di Terme Ales- sandrine. Parla ancora il Galletti dell'o/vz/or/'o Salvator is in ihermisy chiesa che sus&iste ancora, e viene ad essere come incorporata nel pa- lazzo Madama, ove con gran divo- zione si venera l' immagine del Sal- vatore. Di questa antichissima chie- suola ne parlammo in diversi luo- ghi, come ai voi. XII, p. 76 e seg., e XXVI, p. 23i e seg. del Dizio- nario. Ridolfino Venuti nella Ro- ma moderna j a p. 612, dice che i vestigi notabili delle terme di Ne-

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rone e di Alessandro Severo im- peratori, furono demoliti nella ri- duzione del palazzo per uso del go- verno sotto Benedetto XI V. Il Can- cellieri nel suo Mercato riporta le seguenti notizie su questo palazzo. La piazza fu già detta Lombarda (così chiamata dall'antica chiesa ed ospedale di san Giacomo de' lom- bardi, unita a quella del Salvatore, poi incorporata alla chiesa di s. Ma- ria in Cellis , sulle quali si eresse l'odierna chiesa di s. Luigi de' fran- cesi, delle quali parlasi ne' luoghi poc'anzi citati), e poi soprannomi- nata Madama , perchè così chia- mavasi Margherita d'Austria figlia naturale di Carlo V, vedova di A- lessandro de' Medici primo duca di Firenze, destinata in isposa di Ot- tavio Farnese, figlio di Pier Luigi duca di Parma, che abitò in quel palazzo, che da lei acquistò la stes- sa denominazione. Nel 1 644 > P^i' r elezione d' Innocenzo X , in due sere furono fatte due grandi giran- dole, con tale artifìcio che cadendo nella vicina piazza Navona, la rico- prirono con istraordinaria vista. Di- poi nel i65i nello scuoprirsi la ma- gnifica fontana di piazza Navona , molti mereiai, fruttaroli, ferrivecchi si fermarono in piazza Madama, e per un 'tempo essi ed altri vi fe- cero il mercato. Nel 1727 coll'inter- vento di molta nobiltà, e con ab- bondanza d' ogni sorte di rinfre- schi, nel palazzo Medici a piazza Madama si tenne l' accademia dei Quirini alla presenza della grandu- chessa Violante di Baviera ; indi essa diede nel medesimo palazzo una grandiosa festa da ballo agli sposi marchese Filippo Corsini, e duches- sa Ottavia Strozzi. Ivi ancora abitò il principe Clemente Augusto ni- pote della granduchessa, ed arci ve-

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scovo elettore di Colonia. Nel 1 7 ^3 vi furono celebrati dagli arcadi i giuochi olimpici. In questo palazzo oltre monsignor governatore , vi hanno l'abitazione il procuratore generale del fisco , i due luogote- nenti ed altri addetti al tribunale del governo di cui vi sono tulli gli uffizi , il corpo di guardia dei ca- rabinieri , una carcere criminale, ed una carcere di polizia , oltre al- cune camere di deposito per gli arrestati da soggettarsi ad esam^

Serie dei vice-camerlenghi e governatori di Roma.

Oltre i vice camerlenghi nomi- nati superiormente, trattando del- l'origine del prelato governatore di Roma, noteremo i seguenti, e t governatori di Roma, con l'autori- tà del Gararapi, del Marini, del Cardella, del Novaes, e di altri, non che delle annuali Notizie di Roma: quelli elevati al cardinala- to hanno le loro biografie.

Oddo de Varris o Poccia, forse di Tivoli, cubiculario di Martino V che nel 1428 lo fece luogote- nente del camerlengo e del teso- riere. Tra le notizie che di lui ci il Garampi nelle Osservazioni a p. 79 e 80 dell'appendice, con r Infessura racconta che agli ir aprile i432 Eugenio IV voleva far prendere Oddo Poccia vice-ca- merlengo da Stefano Colonna, per sapere dove stavano le robe e i denari di s. Chiesa, ma Stefano disubbidì.

Francesco Condulmieri venezia- no, nipote di Eugenio IV, che lo fece vice-camerlengo, a' 19 settem- bre 143 1 cardinale, ed a'2 3 gen- naio 1432 camerlengo di s. Chie-

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sa, dopo la morte di Francesco Conziè.

Angelo Cavacela, che nel i433 dal vescovato d'Arbi o Arba Euge- nio IV passò a quello di Parenzo, fu luogotenente del tesoriere e del camerlengo.

G'mnvitello Vitelleschi nobile di Comete, oriondo di Foligno, Eu- genio IV lo nominò governatore di Roma, o prefetto di tal città, durante nella quale carica fece con- dannare a morte molte persone, « tra queste alcune di conto ; nel 1437 lo creò cardinale.

Giuliano arcivescovo di Pisa fu costituito governatore di Roma da Eugenio IV.

Tommaso Parenlucelli o Calan- di'ini di Sarzana, nel i443 Euge- nio IV lo fece vice-camerlengo pontifìcio, e nell' anno i446 cardi- nale ; nel seguente anno gli suc- cesse nel papato col nome di K\- colò V.

Giovanni Carvajal spagnuolo, u- ditore di rota, fatto da Eugenio IV governatore di Roma, e nel i44^ cardinale.

Astorgio Agnensi o Agnesi pa- trizio napoletano, vescovo di diver- se chiese, vice-cancelliere, e dopo la morte di Eugenio IV fatto go- vernatore o sia prefetto di Roma, come esprìme il CardcUa nella sua biografia, quietò un tumulto eccitato da Stefano Porcario patrì- zio romano, e ne fu premiato da Nicolò V nel i44^ ^^^ dignità cardinalizia.

Nicolo de Amigdanis vice-ca- merlengo di Nicolò V. Narra il Novaes, che secondo la storia della congiura di detto Porcari, scritta dal vicentino Pietro de Godes , l'Amigdanis fu benemerito di aver- la scopevta, quindi fu maudalo

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dal Papa col soldano delle carceri ad arrestare il ribelle che fu im- piccato al muro di Castel s. An- gelo a' 9 gennaio i^SZ', e poco dopo in Campidoglio lo furono i di lui complici.

Pìeranlonio Colonna romano , altri dicono Antonio, da Pio II nel 14^9 fatto governatore o prefetto di Roma allorquando partì pel congresso di Mantova, secondo il Novaes. Ma il Garampi dice che Pio II a' i5 gennaio i4^9 ^^ce governatore Galeozzo vescovo di Mantova, ad esempio di Eugenio IV, che in partire da Roma nomi- nò un governatore, ed aggiunge che conoscendosi tal carica troppo ne- cessaria per la quiete pubblica del- la città di Roma, questo officio da straordinario ch'era stato fino allora divenne ordinario. Dunque il Colonna sarà stato solo prefetto di Roma, e tale lo descrivemmo all'articolo Colonna.

Girolamo Landò arcivescovo di Gaeta come lo chiama il Marini, essendo in Siena Pio II lo fece vice-camerlengo a* 26 agosto 1^60. Il Garampi lo dice arcivescovo di Candìa, che nell'offizio agli 1 1 gen- naio gli successe Stefano Nardini arcivescovo di Milano, il quale eb- be a successore Alessio Cesarei da Siena arcivescovo di Benevento, ma nel luglio 14^4 ^^ Ancona di nuovo dichiarò Girolamo vice-ca- merlengo per morte di Alessio.

Vianesio Albergati a' 2 9 agosto 1464 f" dichiarato vice-camerlen- go da Paolo II, e durò in tutto il pontifìcato.

Stefano Nardini di Forlì, già vice camerlengo, venne eletto da Paolo II governatore di Roma, nella qual carica meritossi gli ap- plausi del popolo romano : Sisto

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JV lo creò cardinale a' 7 maggio 1473. Il palazzo da lui fabbricato servì poi di abitazione ai gover> natori come si disse.

Auxia di Poggio di Valenza, arcivescovo di Monreale, Sisto IV lo fece governatore di Roma , e 'vice-camerlengo, indi a' 7 maggio 1473 lo creò cardinale.

Galeotto de Oddis perugino, prò- tonotario apostolico, fatto vice-ca> merlengo da Sisto IV,

Vianesìo ^/ierg^jf/ bolognese, già vice-camerlengo nel pontificato di Paolo II, soggetto di gran virtù e prudenza, rettore della provincia del Patrimonio, Sisto IV lo nomi- nò luogotenente del camerlengo, e nel i474 governatore di Roma, morì dopo l'ottobre i47^'

Lorenzo Zane, uno de' più cospi- cui soggetti della corte pontificia, come dimostra il Garampi a pag. 126 e seg., arcivescovo di Spalato, commendatore del patriarcato di Gerusalemme, tesoriere nel ponti- ficato di Paolo II, con altre più gravi incombenze, e ad un tempo commissario della Romagnola e governatore generale di tutta la Marca d'Ancona. Da governatore di Perugia, Sisto IV a' 7 dicem- bre i47^ lo costituì governatore di Roma, e di tutto il suo distret- to, e nel gennaio i477 nomi- nò luogotenente del camerlengo ; morì poco dopo la coronazione di Innocenzo Vili, essendo patriarca d'Antiochia e vescovo di Trevisi, il primo ottobre 1484, ed il Burcardo descrisse i decorosi funerali cele- bratigli nella chiesa di s. Maria sopra Minerva.

Giacomo Vannucci vescovo di Perugia, fu governatore di Roma p vice-camerlengo nel 147801479 eolto Sisto IV.

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Bartolomeo Maraschi, già mae- stro di casa, e maestro della cap> pella pontificia, uffizio che allora soleva conferirsi a qualche vesco- vo, perchè dovea presiedere a tut- ti ì ministri della cappella, luogo- tenente del camerlengo, e nel 1480 vice-camerlengo al primo ottobre, ed in tale anno e nel seguente governatore di Roma, poi teso- riere.

Domenico jélhergati nel i48a e nel 148 3 fu governatore di Ro- ma per Sisto IV, il quale nel pri- mo marzo i483 lo costituì anche maresciallo della curia romana.

Giovanni Alimento de Nigris mi- lanese, consanguineo della duchessa Bianca, protonolario apostolico, nel 1484 a' 16 giugno da Sisto IV fu assunto al cospicuo grado di go- vernatore di Roma, e insieme vi- ce-camerlengo della camera apo- stolica, poi chierico camera e vescovo di Città di Castello.

Antonio Unieoli di Gualdo Ta- dino, vice camerlengo, ed incarica- to d'importanti missioni da Sisto IV, e da Innocenzo VIII.

Giovanni Borgia il seniore, spa- gnuolo, arcivescovo di Monreale, da Innocenzo Vili fatto governa- tore, e dallo zio Alessandi-o VI cardinale nel 1492.

Bartolomeo de Morenis manto- vano, famigliare d'Innocenzo Vili nel 1487, governatore di Roma e vice-camerlengo.

Gondisalvo arcivescovo di Tar- ragona, eletto governatore e vice- camerlengo nell'agosto 1492 da Alessandro VI.

Gio. Andrea arcivescovo di Ra- gusi fu fatto governatore di Ro- ma e vice-camerlengo da Ales- sandro VI, prese possesso della ca- rica a' 2 settembre i494> '"'^' ^i

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4 giugno 149^ ^u spedito nunzio in Francia.

Andrea de'Spirìtìy di nobile fami- glia di Viterbo, da chierico di ca- mera ch'era, a' 12 dicembre i49^ fu dal cardinale camerlengo Raf- faele Riario costituito suo luogo- tenente, e vice-gerente della came- ra apostolica, in cui era già deca- no e insieme prolonotario aposto- lico. Da altre notizie si ha che ai 3i ottobre i49^ '^ cardinale lo confermò nello stesso u/Iizio insie- me con Giovanni arcivescovo di Ragusi altro suo luogotenente, e insieme vice-camerlengo. Incorse Andrea nella disgrazia di Alessan- dro VI, che a* 6 gennaio i5o3 lo lece cacciare in prigione di Castel s. Angelo, e nel i5o4 morì.

Giova/ini de F'alles, Alessandro VI Io fece governatore e vice-ca- merlengo nel 1 496, e successore a Gio. Andrea arcivescovo di Ra- gusi ; era canonico di Messina e protonotario apostolico, prendendo possesso dell'uffizio a' 26 agosto.

Pietro Isualles o Isvagles di Messina successe al precedente de Valles, ed esercitava la carica ai 19 febbraio i497> nel qual giorno fu fatto vescovo di Reggio, e car- dinale a' 28 settembre i5oo: era ancora governatore a' 16 novem- bre.

Francesco Remolino di Lerida, uditore di rota, promosso da A- lessandro VI a governatore di Ro- ma, fatto cardinale a' 3o maggio i5o3.

Gaspare Pou protonotario apo- stolico fu fatto da Alessandro VI governatore.

Per morte di Alessandro VI_, ac- caduta a' 18 agosto i5o3, nella se- guente mattina sedici cardinali nella sagrestia della Minerva eles*

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sero governatore di Roma il ve- scovo di Ragusi Giovanni , asse- gnandogli per guardia duecento sol- dati, come riporta il Burcardo nei Conclavi de" Pontefici : forse questi è quel Gio. Andrea già governa- tore del Papa defunto.

Nicolò Bonafede di Fermo o di s. Giusto, poi vescovo di Chiu- si, Giulio II 11 novembre i5o3 lo fece governatore, ed era anco- ra in ofllzio a' 9 aprile i5o5. Di questo celebre personaggio da ul- timo ne pubblicò l'interessante vi- ta il eh. conte Monaldo Leopardi.

Marco P^igerio di Savona vesco- vo di Sinigaglia, e parente di Giu- lio II, che lo fece governatore di Roma, prefetto di Castel s. Ange- lo, e cardinale agli 1 1 dicembre i5o5, secondo il Cardella ed il Novaes.

Michele Claudio, il Garampi lo fa successore nel governatorato a Nicolò Bonafede a' 20 giugno i5o5, per nomina di Giulio II che pui-e lo nominò vescovo di Polignano, indi di Monopoli, e se ne hanno memorie sino al giugno i5o8.

Lorenzo Fieschi genovese a'3o novembre i5o5 fu da Giulio II fatto governatore, e divenne ve- scovo d'Ascoli, di Brugnalo e di Monreale : era ancora governatore a'3o dicembre i5i2.

Per morte di Giulio II, che ter- minò di vi vere a' 2.1 febbraio 1 5 1 3, il cardinal camerlengo di consenso del sacro collegio diede il basto- ne del comando al vescovo di Tre- viso Bernardo Rossi di Parma, co- me governatore di Roma, premesso il giuramento fatto alla presenza di due conservatori di Roma, e de' cardinali, come si ha dal padre Gattico, Acta caerernonialia.

Per morte di Leone X nel di*

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oembre i52i, il detto p. Gattioo narra che fu eletto governatore di Roma Gianvincenzo Caraffa arcivescovo di Napoli , che giurò nelle mani del cardinal CarvajaI il più antico de' vescovi, e ricevè il bastone di sua giurisdizione, as- segnandogli il sacro collegio in a- iuto per capitano d. Costantino Comneno principe di Macedonia che pure giurò. Il Burcardo agr giunge che i cardinali nominarono custode del sacro palazzo monsi- gnor Francesco Eroli od Ercoli di JNarni vescovo di Spoleto^ col sig. Annibale Rango. Il Caraffa fu poi creato cardinale da Clemente VII.

Per morte di Adriano VI nel i533, narra il Martinelli riporta- to dal p. Gattioo : Full intimaiio cardinalibus de obitu, et venerunt, et in aula paramenti deputarunt gubernaiorem Urbis R. d. archie- pìscopum N., gubernatorent palalii R. d. Pelro de Flisco prius guber- naiorem Urbis , irt capitaneum collegii magnificum d. Georgium de Caesarinis, in capitaneum pa- latii d. N. hispanum, tfuia prius erat una cum aliis, in baroncellum

Paulum ronianum In congre-

gatione jurarunt deputati guberna- tory et capitanei fidelitatem coUe- giOf ut audio etc.

Gio. Girolamo de Rossi di Par^ ma, figlio del conte Traili e di Bianca figlia di Girolamo Riario e di Caterina Sforza. Essendo ve- scovo di Pavia, si trovò governatore di Roma nel 1527, quando sotto Clemente VII fu saccheggiata. Pri- ma che il nemico superasse le mu- ra delU città, avendone il Papa affidata la difesa a Renzo da Ce- ri, il governatore arringò il popo- lo romano, ascendendo il pulpito f\cllu chiesa d' Araceli, ad armarsi

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per combattere l'inimico, al moda che narrano il Bernini nel tom. IV, p. 370 dell'/stona dett eresie^ ed il p. Casimiro da Roma a p. 4^4 delle Memorie i.storìche della chiesa di Araceli. Il primo lo chia- ma aspro e crudele anco co'buo« ni, inesorabile contro i delatori d'armi. Paolo III lo privò della sua chiesa e lo fece porre in Castel s. Angelo per essere stato imputa- to dell'omicidio commesso a dan? no del conte Alessandro Langoschi.

Giovanni Maria Ciocchi del Monte, in tempo di Clemente VII due volte fu governatore di Roma, e nel sacco di Roma salvò la vi- ta per una cappa di cammino, co- me dicemmo al voi. VII, pag. igS del Dizionario. Giovanni divenne cardinale e poi Papa col nome d'i Giulio III, Il Vitale scrive, che in tempo che Roma nel 1527 e- ra in mano dell'esercito di Borbo« ne, fu fatto governatore e senatore di Roma certo La IVIotte nipote d^ Borbone.

Francesco Pesaro nobile veneto, vescovo di Zara, a' 20 settembre i528 fu costituito da Clemente VII govei-natore di Roma, e dopo un anno, cioè a'28 settembre, i52q gli fu sostituito il suddetto Già. Maria Ciocchi del Monte. Partì Clemente VII a*7 ottobre del mcT desimo anno per andare a Bolo- gna a coronarvi l'imperatore Car- lo V, ed il Pesaro fu destinato dal Papa : Gubem. gen. curiae nostrae, et illam secjuentium, cioè in efuibuscumque civitatibus , terris et locis ad quae nos ad civ. Ba- noniae eundo, stando, et ex ilio,, redeundo declinare vel esse con- tingerei, generalis gubernator et C. A. praesidens super curiales et mriam sequenles ac commeaUis^

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eoooe leggesi nel breve della de- putazione medesima spedito a' aS settembre iS^g. Biagio Martinelli da Cesena cerimoniere pontifìcio nel suo diario mss. fa parimenti menzione del Pesaro, che nella co- spicua qualità di governatore del- la curia assistè all'augusta funzio- ne della coronazione di Carlo V. Nel i53o rassegnò la chiesa di Zara, e conseguì il patriarcato di Costantinopoli, il quale pure ri- nunziò.

Gregorio Magalotti romano, ai i3 agosto i532 Clemente VII, es- sendo governatore di Roma, lo e- lesse vescovo di Lipari , indi lo traslatò a Chiusi a'24 agosto i534) onde di lui parla 1' Ughelli, Italia sacra t. I, p. 782, e t. Ili, p. 65o. Il Ratti nel t. II, p. aSg e 284> Della famiglia Sforza, narra il seguente strepitoso tatto. Giulia- no Cesarini romano, figlio di Gio. Giorgio, signore potente ed arbi- tro del favore del popolo romano di cui era gonfaloniere, mosso da spirito di vendetta contro il vesco- vo Magalotto oriondo d' Orvieto, governatore di Roma, perchè stan- do egli in Bologna in compagnia del Papa (quando questi per la se- conda volta vi si recò nel i533) lo comprese nella legge proibitiva sulla delazione d'armi, ordinando a- gli sgherri di carcerarlo e frugarlo nella persona. Dipoi ai i4 marzo i534 mentre il governatore in Roma ritornava dal Campidoglio in visita pauperum de mane, seb- bene Giuliano fosse scortato da pochi uomini a cavallo, quando il governatore era accompagnato da tutti i suoi alabardieri, forzan- do Giuliano la sua guardia lo fe- rì colla spada , tagliandogli di p^ttp uqc( mano. Clemente VII

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sebbene ne fosse rimasto aspra- mente commosso, pure all' inter- cessione di alcuni cardinali, e for- se anche sul riflesso che il popo- lo di Roma, in modo singolare at- taccato al Cesarini, avrebbe potuto eccitare un qualche tumulto, si la- sciò piegare a non procedere a ri- gore di giustizia contro Giuliano, al quale non fece soffrire alti*a pena, che la pubblicazione di una fiera sentenza emanata contro di lui dai chierici di camera, che pe- rò non ebbe effetto. Il Cancellieri nelle Memorie istoriche delle sagre teste, p. 78, racconta che il gon- faloniere Giuliano Cesarini per a- ver ferito il governatore fu ban- dito con grossa taglia, e dipinto ignominiosamente nella facciata del Campidoglio sopra la finestra a cro- ce che si vede al torrione dalla, parte di Araceli, con la spada e cappa in testa, senza cappello, e in giubbone. Vi stette sino alla morte di Clemente VII, che poco prima di morire gli fece grazia di rimetterlo , e cassare detta pit- tura infamante.

Benedetto Conversino, fu goverT natore di Roma Paolo III. Si legge nel p. Gattico , che alla morte di Clemente VII, succeduti! nel i534 , dal sacro collegio fu confermato in governatore monsir gnor Bernardino dalla Barba ve- scovo: dunque il suddetto monsi- gnor Magalotto era partito pel suo vescovato di Chiusi, e Bernardino .eragli successo.

Filippo Archìnto fu fatto da Paolo III a' 6 maggio i538 go- vernatore e vice- camerlengo , di- cendosi nel breve in Curia nostra nos seguente, perchè lo incaricò del buon reggimento di tutta la nu? uierosa comitiva, che seguì il P-^i

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pa nel viaggio a Nizza, senza ri- iijovere il Conversino dairufYìzio.

Michele Pranzino si ponti no pri- ma fu dichiarato da Clemente VII commissario generale della came- ra in Roma e nel suo distretto, indi Paolo III a' 12 luglio i54i lo creò protonotaiio apostolico e governatore di Roma, surrogandolo in questo oHlcio a Pietro Angelini: contemporaneamente fu successi- ■vamente vescovo di Marsi e di Casale che poi rinunziò. Essendo cessato dal governatorato, Paolo IV pensò di crearlo nuovamente governatore di Roma, e gliene fe- ce esibire l' uffizio, ma egli non l'accettò; condusse indi il rimanen- te de' suoi giorni al servizio di Ercole II duca di Ferrara, e in questa città finì di vivere.

pilos Roverella vescovo d'Asco- li fu creato da Giulio III gover- natore di Roma a' iS febbraio I 55o, pochi giorni dopo la sua e- lezione.

Gio. Michele Saraceni napole- tano, arcivescovo di Acerenza, Giu- lio III lo dichiarò successore al precedente governatore a' 29 di- cembre i55o, ed a' 20 dicembre i55i lo creò cardinale: il Garam- pi dice a' 20 novembre.

Gio. Girolamo de Rossi parmi- giano, vescovo di Pavia, che Pao- lo III, come abbiamo detto, per alcuni supposti suoi delitti lo chia- mò a Roma nell'anno i539, e racchiuse in Castel s. Angelo , co- stituendo amministratore del suo. vescovato sino al termine della causa Alessandro Pallantieri. La chiesa di Pavia fu data al cardi- nal del Monte, il quale dimenti- cando le vessazioni che gli avea mosso per impedirgli il possesso dei vescovato, divenuto Giulio HI

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Io reintegrò della sede vescovile , ed inoltre lo costituì governatore di Roma a' 22 novembre iS.Ti.

Girolamo Butinoni vescovo di Sagona, chierico di camera, com- mendatario dell'abbazia di Chiara- valle del distretto di Piacenza, fu fatto da Giulio HI a' 2 1 gennaio i555 governatore di Roma, e mo- rì in Prato nel i564' Nel Cardel- la e nel Novaes si dice, che An- nibale Bozzuti poi cardinale , fu nominato governatore di Roma e del conclave , nelle sedi vacan- ti per morte di Giulio HI, e Mar- cello II.

Carlo Grassi bolognese, fatto ve- scovo di Montefiascone e Comete nel i555 da Paolo IV, per mor- te del quale, nella sede vacante, ai 29 agosto 1559 fu fatto dai car- dinali governatore di Roma. Pio IV nell'anno i565 lo fece chierico di camera, e s. Pio V nel i56g agli 8 giugno nuovamente lo di- chiarò governatore di Roma, in- di nel maggio iSyo lo creò car- dinale. Si legge nel p. Gattico , che nella sede vacante di Pio IV fu confermato il governatore che era il seguente.

Alessandro Pallantieri di Castel Bolognese, di cui ci danno molte notizie il Gararapi nelle Osserva- zioni a p. 293, ed il Marini nel tom. I, p. 427, avendo costui da- to un singoiar esempio della va- rietà della fortuna, ce ne permet- teremo un cenno. Da amministra- tore della chiesa di Pavia, da Giu- lio HI fu fatto nel 1 552 commissario generale della camera , e notaro della medesima. Paolo IV Caraffa nel 1 555 gli conferì l' uffizio di procuratore fiscale, e poi glielo tolse nel 1 557, perchè accusato di frodi commesse nell' amministra-

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zionc dell' annona , ed estorsioni nelle provincia di Marittima e Campagna, sicché fu carcerato in Castel s. Angelo, poi in Tordinona o Torre di Nona. Ma Pio IV di- chiarò che fu iniquamente accu- sato, e lo ripristinò nell' uflìzio di procuratore fiscale, e come tale as- sistè al processo fattosi nel i56o contro i Carafli nipoti del defunto Paolo IV. Fu poi dell medesimo Pio IV a' 26 aprile i563 promos- so a governatore di Roma, nella quale carica continuò a tutto V an- no i566, essendo stato confermato dal sacro collegio nella sede vacan- te in cui fu eletto s. Pio V. Questi nel primo gennaio 1567 lo fece governatore della Marca d'Ancona, dopo aver deposto i fasci nelle pon- tifìcie mani; ma nell'agosto iSGg fu fatto venire in Roma e carce- rato nelle prigioni del s. oifizio. Imputato di gravissimi delitti , s. Pio V lo fece sottoporre a rigoi'oso esame , destinando per giudice e commissario apostolico Pietro Do- nato Stampa canonico di s. Pietro, assessore del s. oftlzio. Formati e finiti i processi nel iDyi fu il Pal- lantieri condannato ad essere de- capitato, come in effetto si eseguì, essendo allora in età d'anni ses- santasei , ed il Pallavicino nella Storia del cotte, di Trento, dice che si meritò tal condanna per irrego- larità commesse nella testura e relazione del processo contro i Ca- raffi, dopo essergli stati confiscati i beni, degradato dall' ordine sacer- dotale, e consegnato ai giudici lai- ci. J^. Caraffa Famiglia.

Monte de Valenti da Trevi, s. Pio V a' 22 maggio iSyo lo di- chiarò governatore di Roma , che vi fu poi confermalo, dal sacro collegio nella sede vacante per

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morte di s. Pio V, che dal suc- cessore Gregorio XIII a' 14 mag- gio 1572.

Lodovico Taberna milanese, ab« breviatore di parco maggiore, ve- scovo di Lodi, a' 28 agosto i5y3 Gregorio Xill lo fece governatore, poi tesoriere.

Corrado Asinari, di nobilissima famiglia, a' 29 dicembre 1576 Gre- gorio XIII lo promosse al gover- natorato di Roma, indi fu fatto vescovo di Vercelli ai 29 maggio 1589.

Francesco Sangiorgio fu nomi- nato governatore da Gregorio XllI, e in sua morte venne confermato dal sacro collegio.

Mariano Pierbenedelii di Came- rino, vescovo di Martorano consa- crato dal cardinal Peretti, il quale divenuto Papa nel i585 col nome di Sisto V, lo chiamò in Roma, ove con amplissime facoltà, e straor- dinaria giurisdizione lo destinò alla carica di governatore , che ripu- gnante accettò. Rilòrmò l' avidità di alcuni giudici e di alcuni mi- nistri del tribunale, ed estirpò i sicari, gli assassini, i malviventi in Roma che altrove, gastigando i rei senza riguardo, per cui in pre- mio fu crealo cardinale a'i4 dicem- bre 1589.

Borsino meritò di essere fallo governatore di Roma da Urbano VII a' i5 settembre 1590.

Girolamo Matteucci di Fermo arcivescovo di Ragusi, poi vescovo di Sarno, governatore di Ravenna, di Ancona, e di Marittima e Cam- pagna, donde Sisto V nel 1587 lo mandò nunzio alla repubblicit di Venezia. Poscia fu fatto go- vernatore nell'interregno di Sisto V, venendo costituito nella medesima dignità nel 1 590 da Gregorio XIV.

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Questi a' 24 aprile 1591 lo spedì ili Francia commissario generale delle milizie ecclesiastiche, e Cle- mente VII! Io inviò nel Belgio, il qual Pontefice a'27 novembre «597 lo dicliiarò commissario generale del- le truppe pontificie alla ricupera di Ferrara. Ma mentre viveva nel- l'aspettativa di essere promosso al cardinalato, morì nel 1609 in Viterbo di cui era vescovo.

Per morte di Gregorio XIV, nell'ottobre 1^90, i cardinali con- fermarono monsignor Borsino nel governatorato , che avendo ras- segnato il bacolo ossia bastone del comando al cardinal decano, giurò al cardinal camerlengo.

Domenico Toschi di Reggio di Modena , fu da Clemente Vili dopo il 1595 fatto governatore di Koma , e sotto di lui con raro esempio non successe omicidio alcu- no ; venne creato cardinale nel i 599.

Ferdinando Taverna milanese, nipote del suddetto Lodovico gover- natore di Roma, dopo aver esercir tato l' uffizio di governatore nello slato ecclesiastico, Clemente Vili lo dichiarò di Roma nel 1599, ma incontrò l' odio del pubblico per la severità da lui usata nel suo gover- no, a cagione delle famose giustizie fatte eseguire sotto il medesimo Cle^ mente Vili [Fedi)^ massime per la capitale sentenza subita da Ono- frio Santacroce. Ad istanza del cardinal Pietro Aldobrandini Cle- mente Vili a' 9 giugno i6o4 Io creò cardinale, quindi si ritirò nel- la sua villa Taverna in Frascati , di cui parlammo al voi. XXVll, p. 1 54 del Dizionario.

Nella vita di Leone XI, che nel l6o5 il primo di aprile successe a Clemente Vili, e regnò ventisei giorni , si legge chp confermò il

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governatore di Roma, e nel dargli il bastone del comando gli disse che amministrasse la giustizia a tutti, ma senza rigore.

Benedetto Ala fu fatto governa- tore di Roma nel i6o5 da Pao- lo V, e cavalco nel suo possesso.

Berlinghiero Gessi bolognese, ve- scovo dì Rimini, nel 16 18 Pao- lo V lo chiamò in Roma, e lo fece governatore dell' alma città t nella morte del Papa restituì il bacolo o bastone del comando al cardinal decano, il quale lo passò al cardi- nal camerlengo, ma fu invece con- fermato; giurò ai cardinali fedeltà, e si ebbe il bastone della dignità. Di poi Gregorio XV lo confer- mò nella carica, conferendogli in pari tempo quella di prefetto dei palazzi apostolici, ed Urbano Vili Io creò cardinale , dopo avere e- sercitato sotto di lui ambedue gli uffizi.

Gio. Girolamo Lomellino geno- vese, da chierico di camera Urba- no Vili lo fece governatore di Roma, poi tesoriere e cardinale.

Girolamo Grimaldi genovese, da vice-legato del Patrimonio, Urba- no Vili lo fece nel 1628 gover- natore di Roma , indi nunzio a Vienna, e gli conferì altre cariche, indi lo creò cardinale.

Lorenzo Imperiali genovese , da chierico di camera e commissario delle armi, nei principii dell'anno i653 Innocenzo X lo fece gover- iiatore, e dopo un anno con plau- so cardinale. Con questa dignità in tempo della peste Alessandro VII lo dichiarò governatore. Sotto il di lui governo nacque il tram- busto tra i soldati corsi e l'amba- sciatore di Francia, per cui fu co- stretto a giustificarsi a Parigi.

4 riberli fu fallo governatore ds»

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Innocenzo X , e si tirò addosso il generale disprezzo: facendo il Pa- pa temere di sua vita, si ritirò per paura alla chiesa del Gesù, ma es- sendo migliorato tornò alla resi- denza governativa in Parione. Nar- ra il Cancellieri nel %uo Mercato, che alcuni per disprezzo tagliarono le code e le orecchie ai suoi be- stiami, a' quali dicevano per insul- to : Arri Berto. Morto Innocen- zo X a' 7 gennaio i655, il prelato A riberti fu deposto dalla carica , ed in vece eletto monsignor Giu- lio Rospigliosi di Pistoia, arcivesco- vo di Tarso, a pieni voti , che il nuovo Papa Alessandro VII fece segretario di stato e cardinale, e che poi gli successe col nome di Cle- mente IX. Si legge nel p. Gattico, Acta caeremonialia : monsignor A- riberti dopo avere rassegnato il ba- stone del comando fu escluso da quarantasei voti dal governatorato; in vece fu eletto monsignor Ro- spigliosi con cinquantuno voti, il quale ricevette dal cardinal camer- lengo il bastone di vice-camerlen- go, giurò al cardinal decano, e nel giorno passò in casa del cardinal camerlengo a giurare come vice- camerlengo.

Carlo Bonelli romano, appena eletto Alessandro VII nel i655 lo fece governatore, e come tale in- tervenne nella solenne cavalcata del suo possesso : poi fu fatto arcive- scovo e nunzio , e dal medesimo Papa cardinale.

Federico Borromeo milanese, pa- triarca d' Alessandria, da Alessan- dro VII fu fatto governatore di Roma, quindi nel!' elezione di Cle- mente IX nel 1667 fu promosso a nunzio di Spagna dopo aver ca- valcato nel possesso come governa- tore; il successore lo creò cardinale.

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Pompeo Varese venne fallo go- vernatore da Clemente IX, poscia conièrmato nel 1670 da Clemente X.

Luigi Bevilacqua nobile ferra- rese, da governatore di Fabriano fu tatto uditore di rota, e da Cle- mente X surrogato nella carica del Concessum a monsignor Fagnani divenuto cieco. Indi il medesimo Papa con breve de* 4 marzo 1671 lo elevò alla carica di governatore di Roma e vice-camerlengo, e nel

1675 lo destinò nunzio all'impe- ratore per conchiudere la pace, fa- cendolo patriarca d' Alessandria, e quindi lo mandò a stipular la pace di Nimega. Morì in Roma nel 1680, e fu sepolto in s. Maria della Vit- toria, ove il cardinal Albizi lo avea consacrato vescovo.

Giambattista Spinola genovese, arcivescovo di Matera, poi di Ge- nova, Clemente X lo nominò go- vernatore , ed Innocenzo XI nel

1676 Io confermò, e poi nel 1681 lo creò cardinale. Continuò ad eser- citare la carica anche fregiato del- la dignità cardinalizia nel resto del pontificato , nella sede vacante , e nel pontificato di Alessandro Vili nel 1691 la lasciò, subentrando- vi il nipote, dopo aver incontrato gravi vertenze con alcuni amba- sciatori per le franchigie.

Giambattista Spinola genovese, nipote del precedente , fu fatto da Alessandi'O Vili governatore di Ro- ma, indi nel iGg^ Innocenzo Xll lo creò cardinale : sostenne con gran fortezza la sua rappresentan- za contro le pretensioni degli am- basciatori sulle franchigie.

Ranuccio Pallavicini di Parma, segretario del concilio, fu fatto gover- natore di Roma, e nel 1706 car- dinale da Clemente XI.

Francesco Caffarelli romano ,

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uditore di rota, colla ritenzione di tale uUlzio Ciementc XI nel 170G lo fece governatore di Koma , e mori nel 171 1 : di sopra abbiamo riportato la sua elezione e fune- rali.

Bernardino Scolti milanese, udi- tore di rota , Clemente XI nel 1 7 1 1 lo dichiarò governatore di Boma ritenendo l' uditorato, indi nel 1715 lo creò cardinale.

Alessandro Falconieri romano, Clemente XI prima lo fece uditore di rota, e colla ritenzione di que- sto uUlzio anche governatore di Roma, che continuò ad esercitare eziandio nei pontificati d'Innocen- zo Xlll, e di Benedetto XIII che nel 179.4 lo c»eò cardinale.

Giambattista Spinola genovese, da segretario di consulta Bene- detto XIII lo creò governatore, e dopo sei anni nel 1733 Clemente XII lo creò cardinale.

Marcellino Gorio fu promosso al governatorato da Clemente XII, e lo era nel 1 738.

Bondelnionle fu fatto governatore di Roma nel 1740 da Benedetto XIV , cavalcò nel suo possesso , e mori nel giugno dell'anno seguente, come dicemmo di sopra parlando del suo funerale.

Raniero Simonetti patrizio di O- simo e Cingoli, da nunzio di Napo- li nel 1743 Benedetto XIV lo fece governatore, e nel 1747 lo creò cardinale.

Cosimo Imperiali di Genova, da chierico di camera nel 174? Benedetto XIV lo creò governa- tore, e nel 1 757 cardinale.

Cornelio Monti Caprara bolo- gnese venne nominato governa- tore di Roma nel 1759 da Cle- mente XIII, ed intervenne al pos- sesso solenne della basilica Latera-

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nense : dipoi lo stesso Papa lo creò cardinale a* 23 novembre 1761.

Antonio Casali romano , da se- gretario di consulla Clemente XIII lo fece governatore , e come tale fece parte della cavalcata pel pos- sesso di Clemente XIV, che a* 12 dicembre 1770 lo promosse al car- dinalato, indi lo pubblicò a' 1 5 mar- zo 1773. Continuò nella carica col titolo di pro-governatore sino alla morte del Papa avvenuta a' 22 set- tembre 1744» per la quale si di- mise dalla carica, ed allora il sacro collegio elesse il seguente prelato.

Giovanni Potenziani di Rieti , maestro di camera di Clemente XIV, nella prima congregazione cardinalizia della sede vacante per morte del medesimo Clemente XIV, fu costituito governatore di Roma, nel qual posto lo confermò il nuo- vo Pontefice Pio VI, quindi come di sopra si è narrato, mori a' 21 novembre ij'j5.

Giovanni Cornaro veneziano fu fatto da Pio VI successore nel go- vernatorato al precedente, essendo uditore di rota^ ìndi nel primo giu- gno 1778 lo creò cardinale.

Ferdinando Alarla Spinelli na- poletano, governatore di Roma per volere di Pio VI , che nel 1755 lo creò cardinale.

Ignazio Busca di Milano, da nunzio apostolico di Brusselles Pio

VI lo fece governatore, e poi nel 1789 creò cardinale.

Giovanni Rinuccini fiorentino , fatto governatore di Roma da Pio VI, quindi nel 1794 creato cardi- nale.

Carlo Crivelli milanese, arcive- scovo di Patiasso, Pio VI lo diede in successore al precedente nel go- vernatorato di Roma, e poscia Pio

VII lo creò cardinale a' 2 3 feb-

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braio dell'anno 1801, Monsignor Baldassarri nella Relazione delle av- versila e patimenti di Pio VI, tona, II, p. 4oo, nari-a com'egli si tro- vò governatore quando Roma fu occupata dai repubblicani francesi, e siccome fedelissimo ed afTeziona- tissimo al Papa fu chiuso in Ca- stel s. Angelo.

Francesco Guidobono Cavalchi- ni di Tortona fu fatto da Pio VII nel 1 80 1 governatore di Roma , quindi nel concistoro de' i4 agosto 1807 Io creò cardinale riserbandolo in petto, ed a cagione delle note politiche vicende il Papa non potè pubblicarlo prima del 6 aprile 1818. Oltre quanto di lui dicemmo nella sua biografìa, parleremo di questo degno porporato all'articolo Leone Xll (Vedi). Siccome il Cavalchini nell'esercizio della carica fu arre- stato dai francesi invasori dello stato ecclesiastico, Pio VII nominò pro- governatore Tom/naso brezzo di Palermo, poi cardinale; quindi fece dopo di lui egualmente pro-gover- natore monsignor Francesco Ser- litpi romano, ch'era uditore di rota, poscia promosso al cardinalato. Re- stituita Roma e i dominii pontifìcii a Pio VII nel 1814, questi nomi- nò prò- governatore di Roma e di- stretto, colla presidenza delle car- ceri, il cav. Giacomo Giustiniani romano, che avendo poi riprese le insegne prelatizie lo spedi delega- to in Bologna a ripristinare il go- verno pontificio. Allora Pio VII no- minò prò- governatore il prelato Stanislao Sanseverino di JN'apoli , che funse l'uffizio sino al ritorno in Roma di monsignor Cavalchini, che riassunse l'esercizio della cari- ca nel settembre 18 14. Tanto il Sanseverino, che il Giustiniani fu- rono poi annoverati al sacro col-

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leglo, il primo da Pio VII, il se- condo da Leone XII.

Tiberio Pacca di Benevento, Pio VII dopo la promozione alla sacra porpora di monsignor Cavalchini lo fece pro-governatore di Roma, e dopo pochi mesi lo dichiarò ef- fettivo; ma per le note vicende es- sendo fuggito nel 1821, Pio VII nominò pro-governatore monsignor Gaspare Bernardo Pianelti di Jesi come primo assessore del governo, quindi fece governatore il seguente.

Tommaso Bernetli di Fermo, da assessore delle armi Pio VII nel i8ai lo promosse alla ca- rica di governatore di Roma , e tale fu confermato nella sede va- cante. Leone XII lo mandò in Rus- sia con carattei-e d' ambasciatore per felicitare, e per assistere alla coronazione in Mosca del regnante imperatore Nicolao I : in tale tem- po fece da prò- governatore monsi- gnor Nicola Clarelli Paracciani di Rieti, come primo assessore del go- verno, al presente cardinale. Leo- ne XII agli 8 ottobre 1826 fece monsignor Bernetti cardinale, poi suo segretario di stato, nel quale uffizio fu pur destinato dal Papa che regna Gregorio XVI, che poi lo nominò vice-cancelliere di s. Chie- sa, dignità ch'esercita.

Gio. Francesco Marco-y-Catalan spagnuolo, uditore di rota, Leone XII nel 1826 colla ritenzione del- l'uditorato lo fece governatore di Roma, ed a' 1 5 dicembre 1828 cardinale.

Benedetto Cappelletti di Rieti, delegato apostolico di Urbino e Pe- saro, Leone XII nel dicembre 1828 lo dichiarò governatore di Roma , cui sono uniti il vice-camerlengato e la direzione generale di polizia. Esercitò tali uilìzi nelle sedi vacau-

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ti per Leone XII e per Pio Vili , e funse il governatorato sotto quei Papi, e sotto il regnante die a 2 luglio i832 lo pubblicò cardinale.

Nicola Grimaldi di Treia, da se- gretario di consulta il regnante Gregorio XVI nel iBSa lo fece go- vernatore di Roma , ed a' 4 gen- naio 1B34 cardinale, indi legato a - postolico di Forlì.

Luigi Ciacchi di Pesaro, da de- legato di Macerata il Papa che re- gna nel 1834 lo dichiarò governa- tore di Roma, e a' 12 febbraio i838 cardinale: funse il pro-go- vernatorato decorato della dignità cardinalizia come il predecessore e il successore.

Luigi Pannicelli Casoni di Ame- lia, da pro-legato di Bologna Gre- gorio XVI nel i838 lo fece pro- governatore e poi governatore ; in- di pubblicato cardinale a* 24 gen- naio 1842, e fatto legato prima di Forlì, poi di Bologna che al pre- sente governa.

Giuseppe Antonio Zacchia della diocesi di Luni Sarzana, uditore di rota, dal regnante Pontefice nel 184^ promosso a governatore di Roma^ vice-camerlengo e direttore di polizia, attribuzioni e gravi uf- fìzi che attualmente disimpegna con zelo, impegno ed attività.

GOYAX (Goyasen). Città con residenza vescovile nel Brasile, nel- la provincia del suo nome , la quale occupa il centro dello stes- so impero del Brasile. Il vasto territorio della provincia di Goyax non era in origine che una co- marca della provincia nel i749- Ebbe per suoi primi coloni degli avventurieri, attirativi dalla vista dell'oro, che serviva di ornamento alle donne degl' indiani, e di cui scopersero le miniere dopo molle

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ricerche. GÌ' indiani che avevano dapprima mostrato ostili disposi- zioni contro i portoghesi, si ricon- ciliarono in fine con essi, loro in- dicando pure il luogo ove trova- vano la maggior quantità d'oro; poscia i coloni vi giunsero in fol- la, ed il paese si popolò rapida- mente. Dal 1749 ^1 1809 questa provincia restò tutta intera sotto la giurisdizione di un solo ouvi- dorf ma ai 18 marzo 1809 fu divisa in due comarche, una delle quali prese il nome di t. Joao das duas Barras, e l'altra quello di Villa-Boaf nome del capoluo* go della provincia. Ciascuna di queste comarche contiene otto ter- ritorii o Julgados. Nella prima co- marca vi sono i territorii di Ara- yas. Cavalcante, Conceicaco , san Felis, Flores, Natividade , Porto Real, e Trahyras. Nella seconda, Araxa, Crixa, s. Crux, Dessembo- que, s. Luzia, Meja ponte. Pillar e Villa-Boa. Questa politica divi- sione non essendo per altro fonda- ta sulla disposizione fìsica del pae- se, ed in conseguenza poco atta a farne chiaramente conoscere la geografia, si eseguì la divisione in sei distretti, adottata dall' autore della Corografia brasiliana , e tracciata dai limiti naturah. Questi distretti sono : Nova-Beira, Caya- ponia, e Goyax all'ovest, e Pa- rannan, Rios das Velhas, e Tocan- tin all'est. Tutte le questioni pe- rò sono oggidì eliminate colla di- visione amministrativa della pro- vincia nelle due comarche di Go- yax e di s. Joao-das duas Bar- ras.

Villa-Boa è il capoluogo della provincia e comarca di Goyax, verso il centro della provincia me- desima , giace in luogo basso sul

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iio Vfermeiho , die Ja divide in due parti pressoché eguali comu- nicanti fra esse per mezzo di tre ponti. E grande, ma mediocremen- te fabbricala ; vi si osserva però il palazzo del governatore, la ca- sa comune, la tesoreria, e la zec- ca, un piccolo forte munito di due pezzi di cannone, che servono i giorni delle feste, una bella fon- tana , ed un delizioso passeggio pubblico. 11 calore vi è intenso durante la stagione asciutta, ma le notti riescono freschissime. Ab- bastanza operoso è quivi il com- mercio, le miniere d'oro produtti- vissime, e la popolazione assai rag- guardevole. JVon era in origine che un villaggio chiamato s. An- na, quando nel 1739, sotto il regno di Giovanni V, vi costrus- se la citta, la quale ora conta più di ottantamila abitanti. Filar, Ouro- Fino, e Santa Crux sono tre vil- laggi importanti della provincia di Goyax, per la quantità notabi- le d'oro che trovasi ne' suoi tei ri- torii. 11 distretto poi dei Diamanti formò un tempo, e tuttora forma la ricchezza maggiore del Brasile. Lungo le rive del Rio-Claro si é- stende, che influisce a destra nel- l'Araguay, ed ha fornito gemme di pura acqua e di grande di- mensione. La città capitale della comarca di s. Joao das duas Bar- ras è la Kalividade posta in riva ad un piccolo afìfluente del Manoel- Alvez. Aguaquente o Acquacalda è un villaggio distinto, posto a mezza lega dal confluente del Rio das Almas, e dal Maranhao pres- so di un lago profondo. L' oro e- ravi abbondante all' epoca della .«iua fondazione, che fu l'anno 17 32, in guisa che per oggetto di gua- dagno vennero a stabilirvi.si dodi- VOI, xxxu.

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cimila Individui. Vi si tiovò il celebre masso d'oro di quarantatre libbre, che si conservava nel mu- seo di Lisbona sino all' invasione francese di quella metropoli. Vil- laggi importanti sotto pure Caval- cante e Couceicao, non che Porto Reale.

11 somma Pontefice Leone XIT, con la lettera apostolica Sollicitet catholici gregis cura, idibus julii anni 1826, eresse la sede vescovi- le di Goyax nell' America meri- dionale, nell'impero del Brasile, con la residenza del vescovo in Villa- Boa. Dichiarò la sede e il vesco- vo sufl'raganei dell' arcivescovato di i. Salvatore della Baia di tutti i santi. Eresse in cattedrale la chiesa dedicala a Dio in onore di s. Anna, il cui edifizio è ampio e decente. Stabili che il capitolo fosse composto di due dignità, la prima delle quali fosse 1' arcidia- cono, con dieci canonici compre- se le due prebende di teologo e penitenziere, oltre altri preti e chierici pel divino servizio. La cu- ra delle anime nella cattedrale viene amministrata da un eccle- siastico deputato; avvi il fonte battesimale, ed è 1' unica parroc- chia ch'esista nella città. Vi è l'o- spedale , non il seminario, che de- vesi erigere cóme il monte di pie- tà. In luogo dell' episcopio il go- verno supplisce al vescovo in altro modo. Ln diocesi fu stabilita am- pia, e contenente più luoghi, e che ogni nuovo vescovo fosse tas- sato nei registri della camera apo- stolica in fiorini 116, ascendimi vero ad bismille, et qualiiorceri' ttim sentala romana aliquibiis o- nerihus gravata. Il regnante Papa Gregorio XVI , nel concistoro dei ?.5 luglio i844> dichiarò per pri-

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rno vescovo monsignor Fianceso Ferreira de Azevedo, traslato da Castoria in partibus, nominalo a tal sede dall' odierno imperatore del Brasile Pietro II. Questa dio- cesi si estende dal nord al sud per piìt di quattrocento leghe ; non vi ha città propriamente detta che la sola in cui sta la sede, e porta il nome della medesima provincia; nell'immenso territorio sono spar- se alle distanze di 20, 3o, o /\.o leghe una dall'altra trentaquattro parrocchie intersecate da tribù sel- vaggie, che vivono di caccie e di rapine. Il presente vescovo da al- cuni si dice il terzo o quarto, ma sarà di tal numero quando vi si calcoli il vescovo in partibus che l'ha finora governata spiritualmen- te, dappoiché propriamente il pri- mo vescovo è il nominato.

GOZARTE o BEZADDA. Sede vescovile della Zabdicena giacobit ta, dipendente da Manfriano , si- tuala all'occidente e sulle rive del Tigri, dodici miglia sopra Mossul. Ne furono vescovi Basilio Marcia- no del 1172, Giuseppe del i243» Giovanni del 1266, Dioscoro del 1285, il quale viene ritenuto au- tore d' una liturgia siriaca , e Chaleph che nel i455 fu fatto patriarca col nome d'Ignazio.

GOZIA, Gothia. Sede vescovile del Chersoneso di Tracia, dipen- dente dal patriarca di Costanti- nopoli. Ne sono registrati per ve- scovi: Teofilo che intervenne al concilio di Nicea, egli è notalo ne'calendàri greci a' i5 settembre per avere istruito il martire Ni- cela, che fu bruciato vivo per or- dine di Atalarico. Filoslorgio è di parere che Teofilo sia lo slesso che il vescovo Ulfila ordinalo da Eusebio di Nicomedia, dopo la vit-

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toria di Costantino . A Teofìlo succedette il di lui segretario Se- lena, ed a questo Uni la eh' ebbe a successori più vescovi riportati neir Oriens Chrisl, tom. 1, pag. 1239.

GOZZADINI MARCAXTOifio, Car- dinaie. Marcatonio Gozzadini, nobile bolognese, nel iSgS ottenne le in- segne di dottore in Bologna , ed essendo divenuto eccellente giure- consulto e famoso avvocato, datosi a patrocinare le cause nella curia romana , fu eletto collaterale di Campidoglio, nel quale uffizio di- pertossi con tanta integrità e va- lore, che il popolo romano lo ebbe in grandissima estimazione. Innal- zato al pontificato a' 9 febbraio 1621 il suo cugino col nome di Gregorio XV , questi lo nominò subito cameriere segreto, e canoni- co di s. Pietro; quindi a' 2 1 luglio lo creò cardinale prete del titolo di s. Eusebio, per cui il popolo ro- mano, per singolare dimostrazione di esultanza, gli fece un donativo di cinquemila scudi. Il Martinelli nella storia della chiesa di s. Agata dimostra che il cardinale fu fatto dell'ordine de' diaconi, con la chie- sa di s. Agata per diaconia, di cui restaurò la sagrestia col campanile che minacciava rovina , ed abbellì con vaga e nobile fontana il giar- dino adiacente alla chiesa , e con altre amenità : di più alla sua mor- te lasciò una somma considerabile per restaurare la porla di quel- r antico tempio. II Novaes dice che passò al titolo di s. Eusebio, dopo essere stalo diacono di s. Agata. Nel 1622 Gregorio XV Io fece vescovo di Tivoli, dove celebrò il sinodo, e poscia nei primi di giu- gno del seguente anno lo trasferì a Faenza. Intervenne al conclave

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per l'elezione di Urbano Vili; ma per gì' incomodi che in esso soffrì, dopo pochi giorni dacché n' era uscito, una lenta febbre lo condus- se al sepolcro in Roma nello stesso anno 1628, in età di quarantano- "ve anni, universalmente compianto per la sua affabilità, piacevolezza, integrità di costumi, e dottrina con- giunta ad esemplarità di vita. Eb- be sepoltura nella chiesa di s. An- drea della Valle, con una onore- vole iscrizione , postavi da Bonifa- cio Gozzadini suo erede.

GOZZADINI Ulisse Giuseppe, Cardinale. Ulisse Giuseppe Gozza- dini patrizio bolognese, pronipote del cardinale Marcantonio, nacque in Bologna a' 20 ottobre i65o. Mostrò sino dai primi anni gran vivacità e prontezza di spirilo, la quale spiccò in singoiar modo nel- la difesa delle pubbliche conclusio- ni, che sostenne con tale applauso, che fu fatto degno di essere am- messo con rarissimo esempio nel collegio dei dottori dell'uno e del- l'altro diritto, prima di avere ri- portato in quella facoltà la laurea dottorale. Il cardinal Boncompagno arcivescovo di Bologna gli conferì la prebenda teologale, che ritenne fino al 1693. Destinato professor di legge in quella celebre universi- tà, ne esercitò l' incarico con som- ma lode e riputazione per venti ^nni. Per salute intraprese un viag- gio in Francia e nelle Fiandre, che gli riuscì vantaggioso , indi in età di quaranl' anni si portò in Ro- ma per interessi di famiglia, quan- do ottenne un canonicato e la pre- benda di teologo nella basilica va- ticana , nella quale ne' tentpi sta- biliti e determinati recito con Uni- versale soddisfazione le dotte sue lezioni, come avea fatto in Bolo-

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gna. Entrò in grazia d' Innocen- zo XII , che lo annoverò tra gli avvocati concistoriali. Io fece se- gretario de' memoriali e de* bre- vi ai principi, e lo avrebbe pro- mosso ad altre cariche, se Ulis- se per male di calcoli non fosse stato costretto di condursi a Fi- renze , ove se ne liberò. Clemente XI lasciò all' arbitrio suo la riten- zione d'uno de' due impieghi, on- de il Gozzadini amò restare segre- tario de' brevi , e poscia lo consagrò arcivescovo di Teodosia in partibus, adoperandolo in diversi gravi affa- ri, finché a' i5 aprile 1709 lo creò cardinale dell' ordine de' preti , e per titolo gli conferì la chiesa di s. Croce in Gerusalemme. Inoltre lo fece vescovo d' Imola, e passa- ti tre anni legato di Ravenna. Fi- no dai primi giorni del suo vesco- vato compose ed aggiustò con mi- rabile prudenza e soavità le fasti- diose controversie che da lungo tempo erano tra il capitolo ed il magistrato della città ; e avendo trovato il palazzo episcopale in pes- simo stalo, si applicò a ripararlo ed abbellirlo , lasciandovi parte considerabile de' suoi mobili a pro- fitto de' successori. Accrebbe le ren- dite della mensa vescovile, e fece ridurre in epilogo, scritto di nitido carattere in otto volumi, tutti gli antichi stromenti riguardanti i fon- di e i beni della sua chiesa, che poi furono collocati nell'archivio della medesima. A sue spese fece eziandio stampare la storia de' vescovi d'I- mola , descritta da Anton Maria Manzoni canonico della cattedrale, avendo inoltre fabbricato, per bene di tutta la diocesi , in gran parte e da' fondamenti il seminario. Cle- mente XI lo dichiarò legato pon- tificio in Parma , deputandolo a

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benedii'e solennemente, accotópagnn- to da tre vescovi, le nozze Ira E- lisabetta Farnese, e Filippo V re di Spagna. D'ordine del Papa si portò pure ai confini della lega- zione ad incontrare il re d' Inghil- terra Giacomo III , allorquando dalla Francia passò in Roma : lo alloggiò nel proprio palazzo , ed accompagnò per tutta la provincia. Nell'anno santo 1725 ai pellegrini che passavano per recarsi a Roma, fece apparecchiare un ospedale , dove ogni sera faceva loro appre- stare da cena, a cui assisteva egli medesimo, servendo loro colle pro- prie mani; e dopo averli ricreati col pascolo della divina parola, li confortava con divoti ragionamen» ti, ed accomiatava con abbondanti limosine. Pel medesimo oggetto fe- ce aprire un'ampia casa pei sa- cerdoti pellegrini , nella quale li accoglieva colle più gentih ed ob- bliganti maniere. Intervenne ai co- mizi per le elezioni d' Innocenzo XIII, e Benedetto XIII, ne' quali ebbe molti voti pel pontificato. Re- stituitosi alla sua chiesa perseverò ne' doveri di zelante e sollecito pa- store, con celebrare sinodi, correg- gere abusi, consagrare e riedificare templi e spedali, visitar con dili- genza anche ne' luoghi alpestri la diocesi^ sovvenire i miserabili e sin- golarmente i vergognosi, e ristorare le chiese rovinate dai terremoti. Quando alcuno de' suoi ecclesiastici avea commesso qualche mancanza, il cardinale segretamente chiamato- lo a sé, con mansuetudine e carità Io correggeva , laonde ne otteneva l'emendazione, senza che nulla il pubblico conoscesse. Conferiva le parrocchie ai sacerdoti che risplen- devano sopra gli altri per dottrina e per specchiati costumi , tenendo

GR.i lontani da' benefizi quelli che vi aspiravano per mezzo d' impegni ed interposizioni di persone auto- revoli e potenti, essendo solito di- re, che questi aspiranti volevano entrare neh' ovile non per la por- ta , ma per la finestra. Recitava ogni giorno le ore canoniche in gi- nocchioni, impiegando notabile tem- po nell'orazione mentale e nella lettura de' libri santi. Visitava gli infermi anco della più misera con- dizione, compartendo loro la pon- tificia benedizione se prossimi a morire. Facilissimo ad ammettere all'udienza, talvolta incontrava 'le persone abiette per animarle, e per sbrigarle subilo. Pieno di buone e sante operazioni, mori in Imola a' 20 marzo 1728, d'anni settan- totto. Ebbe sepoltura in quella cattedrale, in nobile ed elegante mausoleo di marmo, che gli fece costruire Alessandro Maria Gozza- dini suo fratello. Amò teneramente i letterati, e fu autore di qualche opera, di che tratta il Bonamici neir appendice al trattato sugli scrittori delle lettere pontificie, di- cendo che il Gozzadini procurò ma non potè interamente discostarsi dall'inetto stile di scrivere, ch'era in voga al suo tempo. Da Gio. Battista Rondoni, già segretario di questo cardinale si ha : Ulisxis Jo' sephi S. R. E. cardinalis Gozza- dilli bononiensis vitae compendiunu Bononiae 1728.

GRABATARII. Erano quelli i quali un tempo differivano al pun-* to di morte a ricevere il battesi- mo, otide assicurarsi l' eterna bea- titudine, appoggiandosi al principio che questo sagramento cancelli non solo l'originale, ma anche tutti i pec- cati attuali. Si chiamarono ancora Clinici e Leclicarii, V. Battesimo.

GRA. GRADI o GRADINI dell' al- TABE. Anticamente secondo tutte le apparenze, ordinariamenle l'al- tare aveva un solo gradino, mentre in oggi se ne vedono due, tre ec: neir Ordine romano sono sempre due. Su questo punto vanno letti f^li articoli Altare , Chiesa , e gli altri relativi. Nei diversi articoli delie Chiese di Roma , parlammo ancora dei gradini esteriori de' sa- gri templi. Dell'origine dei gradini dell'altare e de'loro ornamenti, dei vasi preziosi, candellieri, reliquie, dittici sacri, e sacre Immagini, ne trattiamo a (juell'articolo. All'artico- lo Scala santa [Fedi), diremo di quelli santifìcati dal Redentore nella sua passione. Degli scalini per discen- dere ne' battisteri, com' erano nelle vasche e peschiere delle antiche ter- me, ne discorre il p. Lupi, Disser- tazioni tom. I, p. II 3. y. Batti- STERio, e Fonte battesimale. Per gli scalini del trono e della catte- dra o soglio pontificio, P^. Trono, si possono consultare Ezechiele e. IV, V. i4, De lege gradiis altaris prohibente ; e Spencero, De legihus hehraeorum. I pagani non volevano che le scale dell' altare avessero più di tre gradini, come si può legge- re in Aulo Gelilo 1. io, e i5. 11 Cancellieri nel suo Af eretto parla del- la scalinata lunghissima della chiesa d' Araceli , fatta dai divoti ginoc- chioni, come Giulio Cesare e Clau- dio salirono in ginocchioni gli sca- lini del tempio di Giove Capitoli- no. Dice ancora che le scale della chiesa de' ss. Michele e Magno in Borgo, furono ascese dai fedeli in ginocchioni ; essendosi altrettanto praticato, come si notò al suo ar- ticolo, cogli scalini della vecchia basilica vaticana. Scrive il Torrigio nelle Grolle valicane : •< Ex vcleri

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kalendarlo il junii, decem millia martyrum. Habemus de eorum re- liquiis, et eo die multitudo mulie- rum confluii ad basilicam , flexis genibus gradus ascendentium , et faculas accensas in manu gestan» tium, sacrumque pio martyrìbus po- stulantium ". Abbiamo notato altro- ve, che anticamente i sommi Pontefi- ci si facevano solennemente coronare sulle scale della basilica vaticana.

GRADISCA o GRADISRA (Gr<x- discan ). Città vescovile unita a Go- rizia, piccola ed un tempo forte, del circolo di Gorizia, nel regno illirico : essa è posta sulla riva destra dell' I- sonzo, capoluogo di distretto. E cinta da mura e fosse, e difesa da un vec- chio castello. I veneziani la fabbri- carono nel 147^} quando i turchi minacciavano per questo lato i' I- talia. Fu presa da Massimiliano I nel i5ii, ed assediata dai vene- ziani negli anni i6i6 e 1617. Di- venne capoluogo della contea del suo nome, e nel i64i fu venduta dall' imperatore Ferdinando III ai principi di Eggenberg. Estintasi questa casa, fu sottoposta ad un capitano particolare. Sotto il cessato regno italico era il capoluogo di una vice-prefettura nel dipartimen- to Passeriauo, dipoi venne compe- netrata nel regno illirico.

La sua sede vescovile, come di- cemmo all'articolo Gorizia ( Fe- di ), fu unita a quella dell' arcive« scovato e metropoli di Gorizia, dal- lo stesso Pontefice Pio VI che l'a- veva istituita in concattedrale della medesima. La chiesa cattedrale è dedicata a Dio, in onore dei prin- cipi degli apostoli i ss. Pietro e Paolo, ed ha il suo capìtolo. Nella città vi sono altre chiese e di- versi stabilimenti di beneficenza e d' istruzione.

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GRADMONT o GRANDE MONI

Gabriello, Cardinale. Gabriello de Gradinont o Grnndenaont, nobile francese oriondo della Navarra, pe- rito in ogni genere di lettetatuia, e assai sperimentato nel maneggio degli affari politici, ne' quali segna- tamente si distinse, dedicatosi allo stato ecclesiastico, fu successivamen- te promosso da Leone X nel i520 al vescovato di Consera ns, e da Clemente VII nel i5i^ a quello di Tarbe, mentre il re Francesco I lo fece maestro delle suppliche , e gli addossò onorevoli e splendi- de ambascerie, e fra le altre nel i^aG lo sped\ suo ambasciatore in Inghilterra al re Enrico Vili, af- finchè ottenesse] da quel sovrano, che la principessa di Vallia o Galles, già promessa sposa del delfino , fos- se impalmata dal duca d'Orleans suo figlio secondogenito. Circonvenuto in tale occasione il Gradmont dalla politica e dalla fina accortezza del cardinal Volse! , recitò nel senato alla presenza dello stesso re un' o- razione, con la quale disapprovò come meno lecito il matrimonio dello stesso Enrico Vili con Ca- terina d' Aragona zia di Carlo V. Fu nel numero degli ambasciatori che la reggente di Francia mandò in Ispagna alla corte di Madrid , per effettuare la liberazione di Fran- cesco I re di Francia. Stava an- cora in Madrid dopo la partenza del re, quando giunta a notizia di Carlo V la lega che formato ave- vano Ira loro Francesco I ed En- rico Vili, fece contro il diritto delle genti chiudere in carcere il Grad- mont. Avendo però i due re fatto lo stesso cogli ambasciatori di Car- lo V, questi fu obbligato a rila- sciarlo. Compito il suo ministero si restituì in Francia, ma la sua

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dimora in quel regno non fu di lunga durata, imperocché fu tosto dal re mandato nuovamente in In- ghilterra con segrete istruzioni di maneggiare lo scioglimento del ma- trimonio di Enrico Vili con Ca- terina d' Aragona , e di proporre quello di Margherita d' Orleans , vedova di Carlo duca d'Alencoive sorella di Francesco I, maritata poi con Enrico II re di Na varrà. Poco tempo dopo fu spedito ambascia- tore in Roma a Clemente VII dal re, ad istanza del quale il Papa a* 19 marzo i53o lo creò cardi- nale prete del titolo di s. Giovan- ni a porta Latina; indi nel 153*2 lo stesso Clemente VII gli conferì il vescovato di Poitiers, essendo già arcivescovo di Bordeaux, divenen- dolo di Tolosa nel i533, dopo a- ver rinunziato in favore del fra- tello Carlo la metropoli di Bor- deaux. Procurò il cardinale l'ab- boccamento di Clemente VII con Francesco I in Marsiglia, e morì in Balma presso Tolosa nel i534., universalmente compianto. Il suo cadavere fu trasferito a Balache nel- la diocesi di Bajona, ed ebbe nella tomba de' suoi maggiori onorevole sepoltura.

GRADO, Gradusj Aquae Gra- datae. Città patriarcale ora nell'Il- liria, edificata nell' isola che ha Io stesso nome, all' imboccatura e sul- la foce della Natisa, in vicinanza delie lagune di Marano. La sua antica chiesa eretta dal patriarca Elia, prima dedicata a s. Eufemia, ed ora ai titolari i ss. Ennagora e Fortunato, conserva pur anco le vestigia della sua passata magnifi- cenza, e specialmente nel pavimen- to di mosaico, nel coro e nella se- dia patriarcale di marmo, veden- dovisi anche in altri luoghi alcuni

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considerabili pezzi d' antichità dei secoli barbari. Ha un piccolo por- to, il quale non riceve che barche pescherecce, poiché i due porti che j)ossedeva anticamente sono adesso interrati. Decadde sino dal tempo in cui fu trasferita la sede del ve- neto governo da Eraclea a Mala- niocco, indi a Rivoalto, perchè al- lora abbandonata venne dalle no- bili famiglie, che avevano influen- za nel governo; oggi conta pochi abitanti che ritraggono il loro so- stentamento dalla coltivazione del- le vigne, degli orti, dalla pesca e dal tralTico del pesce salato. Deve la sua origine agli abitanti di A- quileìa (Vedi), che quivi fuggiro- no dalle armi devastatrici dei bar- bari, e specialmente dalle stragi di Attila nel ^5^. Nella occasione me- desima ivi essendo con esso loio passato il patriarca di quella città chiamato Paolino, sotto il pontifi- cato di s. Benedetto I, portò seco lui tutti i tesori della sua chiesa. Probino suo successore essendo mor- to pochi mesi dopo, Elia greco di nazione, che ne occupò la sede, ve- dendo che non poteva ritornare con sicurezza in Aquileia, anche per evitare le insidie dei nemici della cattolica fede, nel 579 ottenne dal Pontefice Pelagio II che la sua se- de fosse per sempre trasferita a Grado, dove avea egli fatto fabbri- care la memorata chiesa sotto l'in- vocazione di s. Eufemia martire. 11 Papa per tale motivo riunì un concilio a Grado a' 3 novembre, e nominò per presiedervi in sua ve- ce il sacerdote Lorenzo. Fuvvi let- ta la lettera pontificia di Pelagio li, nella quale in virlù delle lut- tuose circostanze, acconsentiva che la sede patriarcale fosse nella città di Grado, che nominò altresì me-

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tropoli di lutto il paese della Ve- nezia e dell' Istria. Quel Papa spe- rava con ciò che i vescovi d'Istria, separali già da lungo tempo dalla Chiesa romana pel famoso affare dei tre capitoli, si riunirebbero al- la santa Sede, ma disgraziatamen- te succedette tutto al contrario; giacché Elia e dìeciotto vescovi che componevano quel concilio, prote- starono nuovamente contro il quin- to concilio generale, per conserva- re, com'essi dicevano, al concilio di Calcedonìa tutta la sua autorità. Severo che nel 58g succedette ad Elia, essendo stato obbligato da Smaragdo esarca di Ravenna di abiurare lo scisma de' tre capitoli, con tre altri vescovi dell'Istria, e non avendolo fatto se non per ti- more, dichiarossi anche più forte- mente contro il concilio generale quinto coi suoi tre vescovi. Quelli di Trento, di Udine, di Vicenza, di Verona, di Treviso, di Feltre, di Pola, e di Belluno eransi assog- gettati alla Chiesa romana. Essen- do morto Severo nel 6o5, gli sci- smatici elessero per patriarca d' A- quileia l'abbate Giovanni, col con- senso di Agilulfo re de' longobar- di, il quale aveva abbracciata la religione cristiana. I cattolici ordi- narono Candiano o Candidiano di Rimini nel 610 in patriarca di Grado, morto il quale nel 6 1 5, venne nominato per succedergli E- pifanio de oppido Humagi. Così si videro due patriarchi, 1' uno ad Aquileia, l'altro a Grado, scismati- co r uno , e cattolico 1' altro. Qui appresso daremo la serie de' pa- triarchi di Grado, in seguito dei nominati, coll'autorità dell'Ughelli, Italia sacra, lom. V, pag. 1075 e seg.

Nel 616 divenne patriarca di

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Grado Cipriano di Pela, &iccomé uomo santissimo. Dopo la sua mor- ie nel 63o, col favore de' longo- bardi invase la sede B^ortunato e- ketico ariano , traditore della re< pubblica di Venezia ; ma il Papa Onorio I depose Fortunato , e gli sostituì Primogenio suddiacono re- gionario della Chiesa romana, co- me si La dal Labbé e dal Baro- nie. Inoltre Onorio I estinse lo scisma de' vescovi d' Istria, che a- vevano preso a difendere da più di seltan l'anni prima i tre capìto- li, sotto Papa Vigilio. Nel 65o fu eletto patriarca di Grado Massimo dalmata; nel 670 Stefano di Pa- renzo ; nel 675 Agatone justino- politano ossia di Trieste ; nel 685 Cristoforo di Pola, e nel 717 Do- nato piacentino fatto dal Papa s. Gregorio II. Intanto gì' imperatori ci' oriente riconquistarono ai lon- gobardi la costa marittima di Ve- nezia e dell' Istria , ed ottennero dal Pontefice che nominasse a Gra- do un vescovo cattolico, che sareb- be chiamato patriarca come quel- lo d'Aquileia. Adunque s. Gregorio II, e l'immediato s. Gregorio III terminarono lo scisma fra le sedi di Aquileia e di Grado : la dio- cesi d' Aquileia fu smembrata in due parti, una delle quali venen- do attribuita al vescovo di Grado, anche a questo venne concesso il pallio pontificio dal Papa, col titolo e dignità di patriarca. Il Kinaldì all'anno 63 1 però narra, acciocché la chiesa Gradense non fosse me- no dell'Aquileiese, i sommi Ponte- fici la illustrarono col pallio e col nome patriarcale, per cui si acce- se tra esse emulazione, perpetue discordie ed odii fomentali poscia dai principi secolari, dappoiché l'e- sarco di Ravenna ed il Papa fa-

GRA vorirono il patriarca di Grado, mentre i longobardi protessero il patriarca d'Aquileia, che per sicu- rezza trasportò la sede all'antica città di Forum Julii, onde fu chia- mato patriarca Forojuliense, come dicemmo all'articolo Cividale (far- cii). E siccome l'esarca non cessò mai di tribolare Aquileia, cosi i longobardi non si rimasero mai di molestare Grado. Laonde, continua il Rinaldi, Lupo duca del Friuli, essendo entrato con un esercito a cavallo per la strada fatta antica- mente per mare nell' isola di Grado presso ad Aquileia, e predando la città, portò via i tesori della chiesa aquileiese ch'erano stati recati a Grado dal patriarca Paolo o Pao- lino quando fuggì da' longobardi nel loro ingresso in Italia.

Nel 724 f" eletto patriarca di Grado Antonio abbate benedettino della ss. Trinità di Brondolo, il quale ebbe per successori: nel 749 Emiliano arcidiacono di Grado; nel 757 Vi- telliano di Lucca ; nel 766 Gio- vanni di Trieste; nell'SoS Fortu- nato pur di Trieste; nell' 83o Ve- nerio di Rivoalto; neir854 Vitto- re veneto; nell' 854 Vitale Parte- cipazio veneto ; nell* 880 Pietro veneto; nell' 884 Vittore giunio- re veneto; nel 902 Giorgio ve- neto; nel 903 Vitale gìuniore ve- neto; nel 906 Domenico figlio di Pietro doge di Venezia ; nel 907 Lorenzo- veneto ; nel 919 Marino Contarini ; nel 953 Bono veneto ; nel 962 Vitale Barbolano veneto; nel 963 Vitale Candiano figlio del doge Pietro; nel io 12 Orso Or- seolo figlio del doge Pietro ; nel 1 045 Domenico Balcano veneto ; nel 1045 Domenico Marengo ve- neto, perché il predecessore visse soli sette giorni nel patriarcato.

GRk Essendo Papa s. Gregorio VII fu eletto a patriarca di Grado Dome- nico Carbone veneto, il quale eb- be in successore nel 1094 Gio- vanni Saponario; nel medesimo an- no Pietro Badoaro veneto. Flami- nio Cornaro, Ecclesiae venetae an^ tiquis monumenti s, corregge l'Ughel- li con provare che Giovanni Sapo- nario fiorì dieci anni prima, cioè che nel luglio 1084 fu fatto patriarca, al quale nello stesso anno succes- se Pietro, Fu promosso a questo patriarcato nel 1 102 Giovanni Gra- denigo, che seguendo lo scisma del- l'antipapa Burdino, ossia Gregorio Vili, fu deposto dal Pontefice O- iiorio II. Nel ii3o fu assunto al- la sede patriarcale Enrico Dando- Io, cui Innocenzo li sommo Pon- tefice confermò l'uso del pallio, ed il privilegio della delazione delia croce : furono suoi successori , nel 1182 Giovanni Segnale; nel 1201 Benedetto Falerio priraicero di s. Marco, a cui Innocenzo III negò il pallio, solo per essere indignalo coi •veneziani per la presa di Zara fat- ta colle armi de' crociati destinale perla Palestina; nel 121 1 Angelo Barocci veneto; nel i238 Leonardo Quirini veneto primicero di s. Mar- co; nel 1244 Lorenzo dell'ordine de' predicatori, ma una caria pro- dotta dal Cornaro dimosti-a che il patriarca Leonardo Quirini era vi- vo a' 28 agosto i25o. L' Ughelli disse che a Lorenzo successe nel 1255 fr. Angelo Maltraversi vene- to dell'ordine de' predicatori, tras- lato da Alessandro IV dall' arcive- scovato di Creta ; ma il Cornaro pone fra Lorenzo e il Maltraver- so, Jacopo Belligno ai'cidiacono, il (|uale a' 7 marzo i255 era già e- letlo patriarca, e mori a' 7 giu- gno. Diveaue patriarca di Grado

GRA 57

nel 1272 Giovanni d'Ancona ve- scovo Monovacense , trasferito al patriarcato dal b. Gregorio X ; nel 1279 Guido dell'ordine eremitano di s. Agostino; nel 1289 Lorenzo di Parma dell'ordine de' predica- tori; nel 1295 fr. Egidio di Fer- rara dell'ordine de' predicatori, fat- to da Bonifacio Vili, che nel 1296 celebrò nella basilica patriarcale di Grado un concilio provinciale, o- ve furono stabiliti trentatre utilis- simi canoni riportati dall' Ughelli, Nel i3io Angelo vescovo Moto- nense divenne patriarca di Grado; nel i3i3 fr. Paolo de Pilastris fio- rentino, dell'ordine de' predicatori; nel i3i6 per compromesso il ca- pitolo elesse Marco de Vinca ve- neto, e Giovanni XXII lo confermò; nel i3i8 vi traslatò questo Papa dalla chiesa di Torcello Domenico; nel i332 lo stesso Pontefice nomi- nò patriarca Dino toscano de' conti di Radicofani ; nel i337 Andrea di Padova vi fu traslatato dalla sede Clodiense da Benedetto XII ; nel i355 da quella di Creta vi fu tras- ferito il veneto Orso Delfino; nel 1367 dal medesimo arcivescovato di Creta vi fu traslatato Francesco Quirini veneto; nel 1372 fr. Tom- maso Frignano di Modena genera- le de' minori, fatto da Gregorio XI, indi nel 1378 creato cardinale col titolo de' ss. Nereo ed Achilleo da Urbano VI; nel i383 Urbano; nel 1389 Pietro Amelio francese, ago- stiniano e sagrista pontificio ; nel i4oo Pietro; nel i4o6 Giovanni Zamboni di Murano, fatto da In- nocenzo VII ; nel i4o8 Francesco Landi veneto , che intervenne al concilio di Pisa ove fu eletto Ales- sandro V, il quale, al dire del Ba- sca pè ne' P^escovi di ]}iovara, con altrij era slato patriarca di Grado :

58 ORA.

il Landi nel 1 4 > i ^^ creato cardi- naie da Giovanni XXIII. Nel i4o9 fu esaltato alla sede patriarcale Leo- nardo Delfino veneto; nel i4'27 Biagio Molina veneto, già arcive- scovo Jadrense: però il Cornaro chiama col nome di Giovanni il Delfino, e muove dubbio contro il Wadingo, il quale pretende che Giovanni sia dell' ordine suo ; così corregge 1' Ughelli sulla morte del j)atriarca Biagio, che la dice acca- duta nel ì^^Cf. Forse in quell'an- no rinunziò egli il patriarcato, giac- ché vi sono documenti che lo di- cono vivo a' 3 giugno i447- Certo è che fa fatto patriarca di Grado nel 14^9 Marco Condulmieri ve- neto, parente del Papa Eugenio IV, sotto dei quale la chiesa di Civita o Città Nova fu unita al patriar- cato di Grado, indi nel i44^ ^^1 nominato Pontefice fu trasferito al patriarcato di Alessandria : allora Eugenio IV dichiarò patriarca di Grado Domenico Michieli nobile veneto, personaggio buono e dolio, che mori nel i45i nel pontificato di Nicolò V. Questo Pontefice vo- lendo dimostrare la sua considera- zione ed affetto all'illustre città di Venezia, capitale della possente re- pubblica veneta, con bolla degli 8 ottobre i^5i unì il patriarcato al vescovato di Castello, trasportando la sede patriarcale con tutti i suoi diritti a Venezia, indi fece primo patriarca di Venezia s. Lorenzo Giu- stiniani veneto, il quale tuttora ha degni successori nel patriarcato. Va notato che il Baronio ne' suoi reti- nali, seguendo il Dandolo, all'anno io5o, nura. 3, scrisse che la trasla- zione del patriarcato di Grado a Venezia fu fatta da s. Leone IX, ma fu confutalo. F. Venezia. Nella piazza di s. Silvestro di Venezia ,

QUA

come si apprende da Flaminio Cor* naro, Ecclcsiae J^enetae ec, ebl)e- ro lungamente loro sede i patriar- chi di Grado, ciò ch'ebbe origine allorché Pop|>one patriarca d'Aqui- leia saccheggiò barbaramente la città di Grado , e tulio vi mise a feiro e fuoco senza perdonarla nem- meno ai monisteri ed alle chiese, il che avvenne essendo patriarca Or- so Orseolo. Per altro solo nel i 179 cominciarono i patriarchi di Grado ad avere ivi stabile sede, avendo nel precedente anno il Papa Ales- sandro III scritto al doge Mali- piero una lettera di raccomanda- zione , perchè ad Eurico patriarca di Grado volesse dar mano aiuta* trice nella traslazione della residen- za patriarcale a Vinegia. Dal me- desimo Flaminio Cornaro s'impa- ra, che in oriente aveva il patriar- cato di Grado non pochi beni , e specialmente quelli ch'egli descrive a p. 89 : Bona patriarchatns Gra- densis posila in Costantinopoli.

Concila di Grado.

Il primo concilio si pretende sia stato celebrato nell'anno 579, in cui fu pubblicala la traslazione del- la sede del patriarcato di Aquileia nella città di Grado; ma il p. Man- si nel tom. I, col. 4^' ^ 4^2> •''■ porta un estratto della dissertazio- ne del p. Rubeis sullo scisma di Aquileia, nella quale egli dimostra che un tale concilio è assolutamen- te supposto : primieramente perchè gli atti di quella riunione, citati da diversi scrittori , sono assai diversi gli uni dagli altri ; secondariamen- te perchè non è possibile che in tempi difficili si avesse trovato un gran numero di vescovi, co- me si dice; finalmente perchè pre-

GRA

temlesi di citare una lettera di Pa- pa Pelagio II, eletto soltanto nel 585 (il Novaes dice nel ^78), nel- la quale non solamente non è fat- ta menzione alcuna di quel conci- lio, ma sembra ancora che quel Pontefice non ne avesse scritto pre- cedentemente. Su questo concilio va letto quanto diremo coU'autori- del Novaes , nella biografia di Pelagio II.

Il medesimo p. Mansi, col. 1869 e 1370, parla di un concilio cele- brato in Grado dal patriarca Do- menico Carbone nell'anno io66, relativamente ad alcuni diritti che il parroco di s. Maria di Murano rivendicava contro il vicario di s. Stefano del medesimo luogo, e di- ce che è fatta menzione di quel concilio , come anche del suo de- creto, negli atti del concilio tenuto a Venezia nel n5i, secondo la nuova edizione dell' Ughelli, alla quale il p. Mansi manda il lettore.

Inoltre il p. Mansi, t. I, col. 43 1 e 432, cita un altro concilio tenu- to in Grado , al quale presiedette il patriarca Domenico già vescovo di Torcello, con l'intervento di ot- to vescovi. Il concilio s' incominciò a celebrare a' i5 luglio i33o, ed in esso vennero accordate delle in- dulgenze a coloro, i quali contri- buissero alla costruzione di una chiesa in onore di s. Giovanni e- vangelista nella diocesi di Con- cordia.

GR ADOLFO (s.), abbate di Fontenelle. f^. Vandregesuo (s.).

GRADUALE o GRADALE, Gra- dalis. Antifona che si dice o canta dopo r epistola , e si dice sempre fuorché nel tempo pasquale, in di cui luogo allora si dicono o can- tano due versetti, come si ha dal- la rubrica del sabbato m albis. JNun

GRA 59

si dice il graduale nel tempo [xi- sqiiale, perchè questo indica una lamentazione, che non conviene ad un tempo di somma allegrezza <jua- le è il pasquale: osta che il me- desimo graduale si dica e canti dal giorno di Pasqua sino al sabbato in albis esclusivamente , dappoiché dicesi solo nella prima settimana pei nuovi battezzati, acciò intenda- no che nella loio vocazione, in cui sono stati chiamati , debbono di continuo esercitarsi ed affaticare , non attendendosi il riposo e la co- rona, come spiega Ruperto lib. 8, cap. 2. Il Macri nella Notizia dei vocah. ecci, verbo Graduale, dice chiamarsi anche Responsoriiim Gra- duale e Cantatorium, sebbene egli sia di parere che il Cantatorio fos- se piuttosto il libro nel quale con- teiievansi i graduali di tutto l'an- no, che il graduale. Fu allresì dato il nome di Graduale al libro che contiene tuttociò che si canta dal coro in tempo della messa , come chiamasi Antifonario il libro che contiene le antifone di tutto l'anno. Giovanni Beleth chiamò il gradua- le Graduarius, nel cap. 59 De div. ofjic. I quìndici salmi che gli ebrei cantavano nel salire i quindici gra- dini del tempio di Salomone, si chiamarono salmi graduali, come abbiamo da Durando lib. 5, cap. a ; laonde furono anche detti can- ticwn graduum et ascensionis , se- condo la voce ebraica Amahaloth. V. S.4LMI. Il graduale o gradale che si dice o canta dopo l'epistola, soggiunge il Macri , fu cos'i nomi- nato, non perché si cantasse sopra i gradini dell' altare , come alcuni pensarono, ma bensì perchè si can- ta mentre sui gradini dell'altare chiede il diacono la benedizione del celebrante per andare sul pul-

6o GRA

]jito a cantare il vangelo, adluchè non si stia tutlo quel tratto in si- lenzio , citando il Bellarmino , De Missa lib. 2, cap. i6.

In Roma e nella cappella pontifìcia sogliono i cantori misurare il canto del graduale piìi presto o più lento, rispettivamente alle funzioni del dia- cono. Tuttavolta non mancano scrit- tori gravissimi, i quali abbraccian- do la prima opinione, citano in loro favore le seguenti parole del- l'ordine romano: Cantar curn cari' intorio ascenda, et dicit responso- riuni graduale. Altri dissero chia- marsi con tal nome il graduale , perchè anticamente si cantava vi- cino ai gradini del pulpito in cui si leggeva il vangelo. Anastasio Bi- bliotecario racconta che s. Celesti-r no I Papa del 4^3 fu il primo ad istituire i graduali, ciò che ripeten- do il Gavanto aggiunge che anche sotto di lui s'incominciò a cantarlo. Aggiunge il Macri che i graduali sono stati composti da s. Ambro- gio, da s. Gelasio I e da s. Grego? rio I, ma ciò non va esente da cri- tica, perchè s. Ambrogio mori nel 397 , il Pontefice s. Celestino I fu eletto nel seguente secolo, Gelasio I nel 49^> 6 s- Gregorio I nel 5go. Sigeberto all'anno ^16. e Ruperto, De divin. offic. lib. 2, cap. 1 1, sono le autorità citate dal Macri. Il p. Fumagalli nelle Amichila longo- bardiche toni. Ili, p. 22, osserva che la chiesa ambrosiana non ha am- messo mai sequenza alcuna, gra- duali^ e dice che chi ha preteso di attribuire a s. Ambrogio quelli che dopo r epistola si recitano nella chiesa romana , l' ha preteso senza jagione, dappoiché non sembra cre- dibile che s. Ambrogio componesse i graduali di cui non v' è stato mai r uso nella sua chiesa ; però nota

GRA che v'hanno bensì nell' uffizio qual- che volta dei rcsponsori graduali , ma non consta che ai tempi di lui fossero questi in uso , sebbene il Macri disse che nel rito ambrosia- no il graduale viene chiamato Psal- mellus, in significato di certo respon- sorio che si canta nel mattutino de' giorni feriali di quaresima. Gli spagnuoli ebbero diflìcoltà in accet- tare il graduale come cosa nuova, perchè il concilio Tolelano IV avea proibito si cantasse cosa alcuna fra l'epistola ed il vangelo.

Significa il graduale la fatica o la pratica, e la penitenza, e per questo motivo si canta in tuono grave , ed ecco come si esprime Ruperto, De div. off. lib. I, cap. 34 : Graduale ad poenitentiani respicit lamentum^ cantus asper , et gravis, adeo ut illud excellenlibus efferre vocibus nec usus, nec decus sit ; significai enini non requiem remuneralorum, sed laborem operanliuni. Laonde si lascia di cantare , come abbiamo detto, nel tempo pasquale, il qua- le è simbolo della beatitudine e del riposo eterno. Nell'ottava della Pen- tecoste, ancorché vi fossero stati pre- senti i nuovi battezzati, con tutto ciò non si cantava il graduale, per essere quella settimana simbolo del- la futura gloria, come spiega il più volte citato Ruperto abbate, lib. I, e. 34- Il Quarti però non è inte- ramente persuaso della ragione ad- dotta da Ruperto, ma crede piut- tosto che si dica il graduale nel- l'ottava di Pasqua , per additare l'afflizione in cui erano gli aposto- li , essendo noto che non furono consolati se non otto giorni dopo la Risurrezione, quando Gesù Cri- sto comparve in mezzo ad essi. V. Messa , ed il Lambertini, Del sa- grifizìo della Messa tom. II ; non

GRA

che Mìssal. Roman, par. I, lil. io, n. 2. Nel 1779 in Venezia fu stam- pato il Graduale Romanunt de tempore j et sanctis , il lutto come l'Ali ti fonarlo.

GRAMMATICO Benedetto, Car- dinale. V. Benedetto V Papa.

GRAMMOJNT o GRAINDMOiST. Congregazione monastica fondata da s. Stefano nel 1073, come si ha dalla holla di s. Gregorio VII ema- nata il primo maggio a favore di tal santo, che la stabili in Mureto villaggio del Limosino nella dioce- si di Limoges. Cominciò questo or- dine nel 1026, al riferire del Bel- luacense nel suo Specchio istorico, lib. 26, cap. 46, da Stefano nobile del castello non di Mureto, ma di Thiers nelI'Avergnese, il quale es- sendo stato ammaestrato nella vita monastica dal beato Milone arcive- scovo di Benevento, e desideroso di vivere solitario, si trasferì in un monte presso Mureto , ed ivi con frasche si fabbricò un piccolo tu- gurio, ove menò vita aspra e pe- nitente, ed è perciò che sulle pri- me pochi discepoli potevano resi- stere al rigoroso tenore di vita, e fu visitato da due cardinali legati, Papareschi che divenne Pontefice Innocenzo II, e Pier Leone poi an- tipapa Anacleto II. Tuttavolta essi crebbero per divina disposizione, e racconta il Mirco al e. 54 della Cronaca benedettina, che furono da Stefano istruiti secondo la regola di s. Benedetto, ed allora si diede incoroinciamento all' ordine, che Stefano governò santamente fino alla morte, avvenuta agli 8 feb- braio del 1124, in età di quasi ottanta anni: fu sepolto occulta- mente per quiete de' religiosi nel- la chiesa di Mureto. Gli successe Pietro abbate^ il quale per celeste

GRA 61

avviso trasferì i religiosi a Gram- mont o Grandmont , monte assai freddo, distante sei leghe da Limo- ges, ove fabbricò un monislero con chiesa, e vi seppellì il santo fon- datore, ed ebbe cosi principio l'ab- bazia di Grammont capo dell' or- dine che da essa prese il nome : Grandis Mons , Grandimonlium* Narrano diversi storici, che succes- sore di s. Stefano fu certo Stefano di Lisiaco , che scrisse la regola dell'ordine, componendola da quan- to aveva udito e veduto dal santo fondatore. Alcuni dicono che il vi- vere di questi religiosi , in origine fu quello degli eremiti , e che s. Stefano diede loro la regola di s. Benedetto, con alcune costituzioni da lui aggiunte. Altri scrivono che i monaci in principio non seguiva- no alcuna regola, modellandosi ad esempio di s. Stefano, ma che ver- so l'anno ii5o posero in iscritta ciò che erasi praticato fino allo- ra, per servire di regola, la quale fu approvata da Adriano IV nei II 56, e poi altri Pontefici vi fe- cero alcuni cambiamenti, come A- lessandro III, Urbano III e Celesti- no III, ii quale nel 1189 canoniz- zò il fondatore: già però l'ordine era stato riconosciuto e confermalo non solo dal nominato s. Gregorio VII, ma ancora da Uibano II net 1095, nel celebre concilio di Cler»* raont. I religiosi vivevano di limo- sine recate al loro monistero, e del lavoro delle proprie mani, non es-» sendo permesso ad alcuno di que- stuare per la città. Abitavano ia celle separate, ma rinchiuse in medesimo chiostro. Ne mitigarono altresì il vivere austero Innocenzo III nel 1202, Onorio III nel 1218, e Gregorio IX nel i234; dopo i quali vi fecero notabili variazioni

62 ORA

i Pontefici Innocenzo IV nel I247> e Cleiiìcnte Y nel i3og. Questo Papa nel i3o6 con sette cardinali crasi portato aGramraont, vi dimo- rò quindici giorni, e vi sedò le diffe- renze che tenevano in divisione quei religiosi.

Siccome san Stefano nell'eser- gìzìo della piìi profonda umiltà, ri- cusò sempre il nome di maesti-o e di abbate, permettendo solo quello di correttore^ per cui l'ordine sino al i3i8 fu governato da priori , nel quale anno Giovanni XXII, nel ritornarlo alla sua piena osservan- za, eresse il priorato in abbazia, ne fece nominare abbate Guglielmo Belliceri, e gliene fece dare le in- segne dal cardinal Nicola vescovo d' Ostia. I re di Francia e d' In- ghilterra protessero V ordine e gli fondarono molte case , esentandole da ogni pubblica imposizione, ed i romani Pontefici accordarono all'or- dine parecchi privilegi. Nella sola Francia si contarono più di sessan- ta monisteri, e quando il moniste- ro di Grandmont aveva il titolo di priorato, gli altri chiamavansi cel- le, ed i religiosi buoni uomini. Sul principio il numero de' frati con- versi era maggiore di quello dei sacerdoti e chierici, locchè cagionò per parte dei primi gravi dissen- sioni, sopite dai Papi Lucio 111, ed Innocenzo III principalmente. Rife- risce il cardinal di Yitriaco che questi monaci vivevano al modo de' cistcrciensi ; la cura delle cose temporali era affidata ai laici, poi esclusi dal governo dei monisteri per le accennate vertenze, e perchè ne abusavano; riferisce pure che questi religiosi vestivano di tonaca di lana bianca rozza, quale co- privano con altra sottile , con pa- zienza e cappuccio nero. Il p. Ro-

ORA nanni nel Catalogo degli ordini re- lìgiosi par. I, a p. CXV ci l'im- magine come vestiva s. Stefano, ed a p. CXVI come vestivano i mo- naci riformati, de'quali andiamo a parlare. Il p. Mabillon nel secondo volume degli Atti dei santi pub- blicò la storia di quest'ordine, e pretende che la regola che seguì fosse quella de'benedettini di Cala- bria. 11 p. Martene nel quinto vo- lume de' suoi Aneddoti produsse il libro suir istruzione de' novizi di Grandmont ; e nel volume sesto della sua gran collezione ci diede due istorie de' priori di Grandmont. Vi. furono inoltre tre monisteri di religiose di quest' ordine , cioè di Drouille-la-Blanche, di Drouille-la- Noire, e di Castenette. Le monache vestivano di nero, secondo le pre- scrizioni di Clemente V, che l'im- pose pure ai religiosi.

Non si deve tacere che alcuni dissero essere stato quest' ordine osservante della regola agostiniana, o almeno che la seguisse prima di adottare la benedettina, ed il p. Giovanni 1' Evéque religioso gran- di montano scrisse un'apologia per provare che l' ordine suo era sog- getto alla regola di s. Agostino, dicendo fra le altre cose, che dal Papa Giovanni XXII i religiosi fu- rono qualificati per canonici rego- lari, conventuali, coUegiati, ed istal- lati, e negli Annali poi si ritrat- ta, scrivendo che l' ordine suo è un ordine particolare, che da ere- mitico divenne cenobitico, con re- gola particolare. In progresso di tempo, essendo I' ordine molto de- caduto dall' antica osservanza, d. Carlo Fremont religioso del me- desimo, ne intraprese la riforma, e con costanza e zelo gli riuscì di stabilirla, osservando ad lilterani la

GRA regola mitigata da Innocenzo ÌV. Con la protezione pertanto del car- dinal Richelieu diede principio alla riforma a'4 agosto 164^ nella prio- ria di Epoisse \icino a Dijon, do- ve con la licenza del proprio ab- bate si ritirò con d. Giuseppe Roboni, altro religioso di Grand- mont, che fu il primo ad abbrac- ciare la riforma. Questo moniste- vo fondato nel 1189 da Odone duca di Borgogna, era rovinato quando la pietìi de' fedeli mossa dalla fama della santa vita de're- ligiosi lo restaurò. Ad onta delle contraddizioni de' correligiosi , d. Carlo co' suoi compagni nel i65o fondò un nuovo monistero della riforma nella città di Thiers, pa- tria di s. Stefano. 11 re Luigi XIV autorizzò siffatta fondazione^ e per- mise ai religiosi riformati di ri- cevervi i novizi. Nel 1668 la stes- sa riforma fu introdotta nel con- vento di Chavanon nella diocesi di Clermont; nel 1679 '" quello di s. Michele di Grandmont nella diocesi di Lodeve ; nel i68i in quello di Lovie nella diocesi di Chartres, e quindi in altri ancora. In quello di Thiers, che fu il più ragguardevole della riforma , d. Carlo Fremont stese gli statuti della medesima, de' quali i princi- pali articoli sono l'assiduità all'uf- fìzio ed alla orazione, in cui i religiosi dovevano impiegare più di ott'ore del giorno; l'astinenza della carne si dentro che fuori del mo- nistero, da cui non erano dispen- sati che i soli infermi; il digiuno di quasi otto mesi dell'anno, e la solitudine, non dovendo i religiosi uscire dal monistero che di rado, e mai per visitare i parenti. II p. Fremont dopo aver governato con somma lode per trent' anni il

GRA fi.l

monistero di Thiers, conoscendo che avvicinavasi l'ora estrema, vi si preparò con molti esercizi di pie- tà e di mortificazione ; ed esor- tando i suoi religiosi a meditare continuamente i misteri della ss. Trinità, e di Gesù Cristo nella sua vita nascosta menata in Nazareth, in età di circa settantanove anni morì nel 1689. Dopo la di lui morte la riforma non fece pro- gressi, ed i religiosi della medesi- ma restarono interamente dipen- denti dal generale dell'ordine, non formando corpo separato dagli al- tri della comune osservanza. I re- ligiosi riformati presero l'antico a- bito dell'ordine, cioè una veste di panno grossolano collo scapolare, un cappuccio aguzzo di color ne- ro, ed una cintura di cuoio. Il p. Flaminio Annibali minore os- servante nel Compendio della sto- ria degli ordini regolari, nel lom. I, p. 168 ci quella di questo ordine.

GRANATA (Granaien). Città con residenza «rei vescovi le nella Spagna, capitale del regno del suo nome, e capoluogo di provincia, residenza di un capitano generale, di un governatore militare, e del- le principali autorità della piovin- cia. Granata o Granada, provincia della Spagna, che ha il titola di regno, forma la parie sud-est del- l'Andalusia, ed è assai montuosa. Si può dire che questo paese sia un incantesimo per la sua posi- zione, fertilità, e pel clima : la coltivazione è migliore nel regno di Granata, che nel restante del- l' Andalusia; le produzioni sono abbondanti ed assai variate, ma le manifatture di questo paese perdettero la loro importanza do- po r espulsione de' mori. La prò-

64 ORA. GRà vincia di Granala faceva parte Id pianura, e principalmente abf- deirantica Belica: fu eretta in re- tato da tintori ed artefici di seta, gno dai mori dopo averla invasa Granata propriamente detta, oc- nell'anno 712, che vi si manten- cupa la testa della pianura, ed u- nero sino al 1 49*21 e fu l'ultima na parte dei valloni fra le mon- provincia dell'Andalusia che Fer- tagne. E cinla di alle mura in dinando V riunì alla monarchia rovina , fiancheggiate da grosse spagnuola. Al tempo della con- torri. Le strade sono per la mag- quista, si permise a molti mori gior parte strette ed irregolari ; I^ di restare nel paese, e di profes- case, molto bene fabbricale , ri- sarvi il loro culto ; ma nell' anno chiamano alla memoria il gusto i5oo furono essi talmente perse- de'mori pel loro esterno triste, es- guilati, che il maggior numero si sendovi però l'interno assai como- vide obbligato di fuggire, seco tras- do, e bene appropriato al clima ; portando le principali sorgenti della un gran numero di esse è abbel- prosperilà di quel regno. Secondo lito con fontane, e con getti di la divisione della Spagna, decretata acqua che hanno il doppio van- dalle cortes nel 1822, le provin- taggio di rinfrescare 1' atmosfera eie di Granata, Malaga, Almeria, nella eslate, e d' provvedere ai bi- ed alcune piccole porzioni di sogni degli abitanti. Sonovi mol- quelle di Siviglia e di Jaen for- te belle piazze pubbliche , e fra marono quasi interamente il re- queste le principali El-Campo, la gno di Granata. piazza Mayor, e la Bivarambla ; La città di Granata è posta in tutte sono cinte di belli edifizi, e una situazione vantaggiosa e ri- l'ultima decorata da una magni- dente, si estende sopra due colli- fica fontana di diaspro. Gli edifi- lle, alla estremità della fertile pia- zi più osservabili sono la caltedra- nura chiamata P^ega de Granata, le, di cui si ammira la cupola, le a poca distanza della Sierra Ne- colonne e le pitture a fresco, e vada, e presso al confluente del nella quale si vedono i mausolei Dario o Duero che l'attraversa, e in marmo di Ferdinando V, e di del Genil che bagna le sue mura Isabella sua moglie, ed incontro ■verso il sud. L' aspetto n'è bello, quelli di Filippo I e di Giovanna ed il clima temperato dalla vici- sua moglie ; il convento de'girola- nanza delle montagne. Ha circa mini fondato da Gonzalvo di Cor- tre leghe di perimetro, compresi i dova, che racchiude il mausoleo sobborghi, e si divide in quattro in marmo di questo gran capita- parti che sono : Granata propria- no ; quello di Santa Croce; il va- mente detta, i'Alhambra, l'Albay- sto e beli' ospedale di s. Giovanni zin, e l'Antiquerula. L'Alhambra è di Dio da questi fondato, la cui una gran fortezza di mezza lega statua si vede nella facciata, e di circuito, situata sopra una delle quello reale situato sulla piazza colline che dominano la città e la del Campo; l'Alcaxeria, grand'edi- pianura; 1' Albayzin è un sobbor- fizio che Serviva di bazar sotto i go sulla collina opposta, ove un mori, e che contiene ancora mol- lempo stava un forte; Anliqueru- te botteghe; il palazzo della can- la è un altro sobborgo eretto nel- celleria, ov'è il supremo tribunale

«jet paese, la cui facciata è aclorna belle colonne d' alabastro ; il palazzo arcivescovile, ed in fine quello dell' Alhambra, eretto nella fortezza dello stesso nome dai re mori, considerato conr)e il piti bel monumento di architettura more- sca, ed i cui superbi avanzi atte- stano la magnificenza, il lusso ed il buon gusto di questi antichi so- vrani; una porzione di questo pa- lazzo fu distrutta per sostituirvene un altro incominciato da Carlo I, ossia Carlo V imperatóre, e che rimase incompleto. A lato dell'AI- hambra sta il piccolo palazzo detto la Generalifa^i cui i mori avevano fatto un delizioso soggiorno ; i giar- dini, i boschetti, e le numerose fontane , che ne facevano 1* orna- mento , sono al presente negletti od in rovina ; ma l'interno degli appartamenti merita per anco la attenzione per i belli ornamenti d' architettura moresca, geroglifici, iscrizioni arabe, finissimi marmi e diaspri ch'essi rinchiudono, lo stes- so essendo delle corti che ne pre- cedono l'ingresso ; la famosa cor- te dei leoni è soprattutto osser- vabile per la stupenda colonnata in marmo che la cinge, e pel vasto bacino che ne occupa il mezzOj al di sopra del quale s'innalza una su- perba cupola di alabastro, soste- nuta da dodici leoni di marmo, e sormontata da una più piccola, da dove si slanciava un getto d'ac- qua, che ricadeva in cascata nel bacino, dopo essere stato ingros- sato dalle acque che gettavano le dodici gole dei leoni. L'anfitea- tro pei combattimenti de' tori, e- retto in pietra, è uno de'migliori della Spagna.

Granata possiede oltre la catte- drale, ventitre altre chiese parroc- voi.. xxxit,

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chialì, due delle quali erano anti- camente moschee. Eranvi trent'ot- to conventi e monisteri, dieci ospe- dali, due prigioni, un monte di pietà, un granaio pubblico^ varie caserme per l' infanteria e la ca- valleria, un teatro, degli ameni passeggi lungo il Genil ed il Bar- ro , una università stabilita nel 1 53 1 dall'imperatore Carlo V, sei collegi, un'accademia di matemati- ca^ una scuola di disegno, ed una società economica. L' industria nel- le manifatture di questa città, che fu portata a un alto grado di splendore sotto i mori, più non e- sisteva nel secolo XVII. Questa città è patria di molti uomini il- lustri, fra' quali nomineremo Fer- dinando del Castillo istorico, Lui- gi di Granata domenicano celebre predicatore. Alonzo Caro pittore e scultore, Diego Mendoza e Luigi de Leon poeti, il gesuita Suarez , MarmoI , e molti altri eccellenti nelle scienze e nelle arti; ma il p. Luigi di Granata, benemerito del- l' eloquenza e morale cristiana , fU maestro della vita spirituale a s. Francesco di Sales, e ad altri asce- tici. I dintorni di questa città sono bellissimi : la Vega o pianura di Granata ha circa dieci leghe di diametro e trenta di circonferenza, essendo irrigata dal Darpo, dal Ge- nil, dal Dilar , dal Vagro, e dal Monachil. È coperta di praterie, foreste di querele, boschi d'aranci, ortaglie, canne da zuccaro, biade, lino ed ogni sorta di legumi. Vi si vede quasi nel centro il Soto de Roma, bosco di olmi giovani, di frassini ec. I re mori vi ebbero un palazzo o casa di delizia, di cui i conquistatori presero possesso. Dal i8i3 il Soto de Roma divenne proprietà del duca di Wellington. 5

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Nel 1755, scavandosi in un campo nelle vicinanze <li Granata, venne- ro scoperti gli avanzi di una città, che credesi l'antica FAliheris od El- vira, in cui si trovarono preziose dovizie letterarie, come manoscrit- ti greci , latini , arabi, ec , ed in particolare gli atti del concilio di Elvira [Fedi), sciitti sopra lami- ne di piombo. Laonde Granala vie- ne pure chiamala Elliberis, Illibe- ris, od lUipula. 11 numero de'suoi abitanti si fa ascendere ad ottanta- mila circa , mentre all' epoca del dominio arabo dicesì che ne con» lava quattrocentomila.

Questa celebre città fu fondata dai mori, dai saraceni od arabi che r hanno abitata per lungo tem- po, ma gli scrittori non vanno d'ac- cordo tra loro ne sul tempo pre- ciso della sua fondazione, in- torno air origine del suo nome. IVell'anno 711 i mori se ne im- possessarono, nel secolo X vi fon- darono la città, e fece da quel tem- po parte degli stati dei re di Cor- dova, mentre nel io3i v'incomin- ciarono ì re africani a risiedere. Dipoi nel ia35 divenne capitale del nuovo regno del suo nome, e fa famosa per le sue ricchezze, per la potenza, per la magnificenza e splendidezza de' suoi edifìzi, per le arti e l' industria che vi fiorirono. Oppose una lunga resistenza agli «forzi dei re cattolici, e nel i49'^ regnando Boadilla fu presa da Fer- dinando V il Cattolico, dopo un assedio di più di un anno, e die- ci anni di fiera guerra, estinguen- dosi così il dominio de' saraceni nella Spagna, dopo che in essa e- rano entrali settecento ottant'anni prima, sotto il regno di d. Rode- rico, avendo avuto origine l'invasio- ne per l'incontinenza d'un re e la

GRA vendetta d'un vassallo ; e si vuole che allora Ferdinando V cacciasse dalla iSpagna ottocentomila tra e- brei e maomettani, ad onta che molti vi restassero. L'espugnazione di Granata seguì a' 5 novembre 149I) ed il prìncipal merito della conquista venne attribuito a Fer- dinando Gonzales di Cordova ossia Gonzalvo detto il gran capitano j che ivi morì nel i5r5 d'anni set- tantadue. Una delle cause che de- terminarono Isabella regina di Lio- ne e di Castiglia, e moglie di Fer- dinando V, alla spedizione del Co- lombo in America, fu il felice e- sito della guerra e conquista di Granata, per la quale nel pontifi- cato d'Innocenzo Vili furono fatte strepitose feste in Roma , che de- scrive il Cancellieri nelle Disserta- zioni epistolari bibliografiche, a p. 268 e seg. Narra il Rinaldi all'an- no 1492» num. I, che Ferdinan- do V a* 2 gennaio ebbe in suo potere Granata secondo i patti sta- biliti nella fine del precedente an- no, ed essendosi alzata e posta nel- l'altissima rocca la Croce, egli che slava in mezzo dell'esercito schie- rato, appena la vide, smontò da cavallo, e genuflesso a terra co' sa- cerdoti e capitani delle milizie re- se le dovute grazie a Dio per ave- re ripristinato la religione cristia- na nel regno di Granala, e resti- tuito questo agli spagnuoli. La cit- tà di Granata fu 1' ultimo asilo e l'estremo baloardo del potere dei mori in Ispagna ; ve ne restarono ancora, come dicemmo, motte fa- miglie, che contribuirono a ren- derla più florida sino al secolo XVI ; ma la loro espulsione tota- le a quest' epoca fu cagione della decadenza di Granata. Il re di Spa- gna Filippo III uel 16 IO, ad istan-

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M (lei Pontefice Paolo V , cacciò dalla Spagna iiovecenloniila mao- mettani.

La sede vescovile di Granata vuoisi eretta nel quarto secolo , vantando per primo suo vescovo s. Cecitìo martire ; i suoi successo- ri continuarono regolarmente a go- vernarla, finché venne elevata al grado di metropoli nell'aprile i493 da Alessandro VI, con bolla ripor- tata nel Bull. Rom. tom. IV, pag. 2 3o, restandovi unito il titolo del- la sede di Elvira. Il Papa ne di- chiarò suffragane! i vescovi di Ma- laga, di Giiadix, e di AInìeria; ma al presente due sono le sedi suffra- ganee di «juesta metropolitana, cioè Almeria e Malaga. Per primo ar- civescovo Alessandro VI dichiarò Ferdinando di Talavera dell'ordi- ne di s. Girolamo , Iraslatandolo dal vescovato d'Avila, il quale mori nel iSoy. Gli successe Antonio di Boxas della casa di Posa , eletto nel i5o9 da Giulio 11: fu fatto governatore di Castiglia nel i5ig, patriarca delle Indie nel i524> in- di trasferito all'arcivescovato di Bur- gos, ove mori nel i5i6. I più di- stinti arcivescovi di Granata furo- no i seguenti. Fr. Pietro de Alva girolaniino, nominato da Carlo V nel 1 5^6, e preconizzato da Cle- mente VII, morto nel iSaS in o- dore di santità, dopo di aver fon- dalo i due collegi di s. Michele, e della s. Croce, dai quali uscirono soggetti distinlissirai tanto nello stato ecclesiastico, che nel civile. S. Tommaso da Villanova dell'or- dine di s. Agostino , provinciale della provincia d' Andalusia e di Castiglia, fu fatto arcivescovo di Granata nel 1542 da Paolo III, ma il santo ricusò la dignità. Pie- tro Guerrero di Leza nella prò»

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vincia di Riosa, teologo delle chie- se di Siguenza e Cuenca, fu no- minato arcivescovo nel i546 da detto Papa ; intervenne al concilio di Trento che poi fece stampare e pubblicare nella sua arcidiocesi; riformò l'università di Granata, e morì nel iSyS in odore di santi- tà, e colla riputazione d' uno de'più grandi teologi del suo secolo. Gio- vanni Mendes di Salvatierra, dot- tore dell'università di Alcalà, teo- logo della chiesa di Cuenca, fu da Gregorio XIII nel 1576 fatto ar- civescovo: operò importanti ripa- razioni alla sua chiesa, e demoPi la torre Turpiana, nella quale Iro- varonsi moltissime reliquie, che co- no ancora in veneratione, e mori in odore di santità nel i588. Si- sto V gli die in successore il ven. Pietro Baca de Castj-o-y-Quinones di Boa, figlio del viceré del Perù, dottore in diritto civile e canoni- co, versatissimo nelle lingue greca ed ebi-aica, stimato da s. Andrea e da s. Giovanili della Croce ; do- po ave»" rinunziato l'arcivescovato di Tarragona, Filippo li lo costrin- se ad accettare questo di Granata : discopri molte preziose reliquie na- scoste, fondò l'abbazia ed il collegio di MoutesacrOj che fu sempre con- siderato un seminario di scienza e di virtù, e trasferito nel 1609 al- l'arcivescovato di Siviglia, ivi mo- rì santamente. Fr. Bartolomeo Pet- torani napoletano dell'ordine |di s. Francesco, inviato da Urbano Vili missionario nell'oriente, convertì e battezzò il figlio dell' imperatore d'Etiopia, e lo condusse a Roma a prestare ubbidienza al Papa; la congregazione di propaganda ^de se ne servì in molte opere arabe ed orientali, finché eletto alle sedi di Calahona e di Granata ricusò

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tutto, e morì nel 1688. II novero degli arcivescovi di Granata del passato e del corrente secolo si legge nelle annuali Notizie di Ro- ma. Per naorte dell'arcivescovo Gio- vanni Emmanuele Moscoso-y-Pe- ralta, Pio VII nel concistoro dei 19 dicembre 18 14 traslatò dalla chiesa di Ter ve l a questa metro- politana monsignor Biagio Gioachi- no Alvarez de Palma, nato in Xe- res de la Frontiera, diocesi di Si- viglia, per morte del quale la sede è ancora vacante.

La cattedrale, magnifico edifizio, è dedicata a Dio in onore dell'As- sunzione in cielo della B. Vergine Maria, il cui capitolo si compone di otto dignità, la maggiore delle quali è il decano, di dodici cano- nici compresi il penitenziere ed il teologo, di sette integri, e dieci di- midii portionarii , di quattordici cappellani, e di altri preti e chie- rici addetti all'uffìziatura ecclesia- stica. La cura delle anime nella cattedrale viene esercitata dall' ar- cipiete, ultima delle otto dignità , coadiuvato da due altri sacerdoti ; ivi è il fonte battesimale, e molte reliquie che vi sono in grande ve- nerazione. La sagrestia è dovizio- sa di ricchi paramenti ed arredi sacri; e poco distante dalla me- tropolitana è l'episcopio, palazzo ampio e cospicuo. Oltre la catte- drale vi sono nella città due col- legiate, ventidue parrocchie col bat- tisterio, dieciotto tra conventi e mo- nisteri, diecisette monisteri di re- ligiose, seminario con alunni, di- versi sodalizi, il monte di pietà ed altri pii stabilimenti. Vi fiorivano principalmente i girolamini, i cer- tosini, i gesuiti, i domenicani, gli agostiniani, ed i francescani. Am- pia è l'arcidiocesi, in cui vi sono

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cinque collegiate, e centosessanta chiese parrocchiali. Ogni arcivesco- vo è tassato ne' libri della camera apostolica in fiorini tremila, verus miteni ilhrum valor eH 80,000 circiter ducatorunt illius monetae nonnuUis pensionibus anliquis gra- vati, come si legge nell'ultima pro- positio di questa chiesa, ove pure è notato cuni reservatione pensio- num 7291 ducatorunt auri de ca- mera et juliorum deceni monetae romanae, computatis antiquis prò personis nominandis ante dieta regi Catholico gratis et acceplis.

GRAN BRETTAGNA. Isola del- l' Oceano , che comprende i regni d' Inghilterra ( J^edi), e di Scozia [P^edi). Furono ivi tenuti tre con- cilii contro i pelagiani che chia- mansi i concilii della Gran Bret- tagna. Il primo fu tenuto nell'an- no 449» 'l secondo nel 5 12, ed il terzo nel 5rg. Regia tom. VII e X; Labbé tom. IH e IV; Ardui- no tom. II ; e Anglic. tom. I.

GRANCOLAS Giovanni, teologo parigino, il quale fece grande onore alla Sorbona per la sua profonda erudizione. Fu zelante oppositore del giansenismo; morì nel 1732, e lasciò diverse opere. Le princi- pali sono: i." Commentario istori- co sopra il breviario romano: fu tradotto in latino e stampato a Venezia nel 1784; 2." Critica degli autori ecclesiastici j 3.° // quietismo contrario alla sacra ScriC- tura j 4'° Dell'antichità delle ceri- monie dei sacramenti j 5." un Trat- tato di liturgia; 6.° La scienza dei confessori; 7.° un Trattato della messa e delU uffizio divino ; 8.° Storia compendiosa della chie- sa, della città e dell'università di Parigi: questa storia fu soppressa per le rimostraaze del cardiuale di

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NoaìHes. Abbiamo inoltre una sua traduzione francese delle Catechesi di s. Cirillo di Gerusalemme, con note e dissertazioni dommaliche ; ed una dell'Imitazione di Gesù Cristo.

GRANDUCA, e GRANDUCA- TO. ^. Duca, e Ducato.

GRANELLI Giovanm, gesuita, teologo, oratore e poeta italiano assai distinto, nato a Genova nel 1703, ed allevato in Venezia. Fu professore di belle lettere nell'uni- versità di Padova, poi venne man- dalo a Bologna dai suoi superiori per studiarvi la teologia. Ivi per sollievo si applicò alla poesia, e compose per gli esercizi pubblici dei collegi dei gesuiti alcune tra- gedie che ottennero grandissimo npplauso, quantunque secondo le legole del suo ordine escluse ne avesse le parti di donne. Termi- nato nel 1786 il suo corso teolo- gico, fu destinato al ministero del- la predicazione, in cui acquistossi altissimo concetto. Poich'ebbe pre- dicato nelle prime cattedrali d'Ita- lia, fu chiamato a Vienna nel 1761 dall'imperatrice Maria Teresa, che volle rinnovare in quella città l'uso dei sermoni italiani. Il p. Granelli occupò gli ultimi ventanni della sua vita fra il ministero del pul- pito e r insegnamento della teolo- gia, di cui venne fatto professore in Modena. Era rettore del colle- gio di quella città, bibliotecario e teologo del duca Francesco HI, il quale si compiaceva assai de' suoi trattenimenti, quando fu rapito da una breve malattia il giorno 3 di marzo del 1770. Abbiamo di lui: 1 Lezioni morali, sloriche, critiche e cronologiche sui libri della Ge- nesi, dell'Esodo, dei Numeri, del Deuteronomio, di Giosuè, dei Giù-

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dici, dei Re; i." Quaresimale e panegirici; 3." quattro volumi di discorsi e poesie, (n cui trovansi le sue quattro tragedie intitolale : Sedecia, Manasse, Dione, e Sriloy che il dottore Andres non esita di annoverare fra le prime tragedie italiane.

GRANGE Giovanni, Cardinale. Giovanni de la Grange francese, di antica famiglia del Beaujolois nella diocesi di Lione, vestì l'abito di s. CenedettOj e divenuto dotto nel gius canonico, e nel i357 abbate di Fecamp e Sandonisiano, fu asse- gnato da Innocenzo VI per com- pagno al cardinal Guido di Bou- logne legato nella Spagna, per so- pire la guerra accesa tra i l'è di Castiglia e d'Aragona. Carlo V re di Francia avendo conosciuta la di lui abilità gli diede luogo nel suo consiglio, e gli affidò 1' educazione della regia prole, facendolo inoltre ministro delle finanze; quindi nel 1 372 Io nominò al vescovato di Amiens, e gli procurò colle sue i- stanze la dignità cardinalizia, a cui lo elevò a'3o dicembre 1875 Gre- gorio XI, dichiarandolo dell'ordine de' preti col titolo di s. Mai-cello. Segui il Papa nel viaggio a Ro- ma, che nel 1378 lo spedì a Luc- ca per riconciliare i fiorentini, che erano in guerra aperta con la Chiesa romana , e lo stesso fece coi viterbesi eh' eransi alienati dal Pontefice. Udita la morte di Gre- gorio XI, da Lucca si trasferì a Pisa, dove intesa l'elezione di Ur- bano VI, pertossi a Roma , e lo riconobbe per legittimo Pontefice. Ma essendo stato da lui accolto con poca buona grazia, e taccialo d'avarizia e d'ambizione, non che di perfidia nel prolungare la guerra tra la Francia e l' Inghillerta, su-

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bito si parili dalla ciltà, ed insie- me coi cardinali francesi promosse in Fondi 1' elezione dell' antipapa Clemetìle VII, che lo fece vescovo Tuscolano. Mori nello scisma