I DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
DA S. PIETRO SINO Al NOSTRI GIORNI
SPECIAL 1^1 ENTE INTORNO
AI PniXCIPALI SA?fTI, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDIIfALl E più' celebri scrittori ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELLA GERARCHIA DELLA CHIESA CATTOLICA, ALLE CITTA PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI COJfCILII, ALLE FESTE PIÙ SOLENNI, AI RITI, ALLE CERIMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E PRELATIZIE, AGLI ORDIM RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, >0X CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.
COMPILAZIONE
DEL CAVALIERE G.VET.iNO MOROM ROMANO
SECONDO AIUTANTE DI CAMERA
DI SUA SANTITÀ PIO IX.
VCL. LXIV. IN VENEZIA
DALLA TIPOGRAFIA K M I L I A N A MDCCCLIIi.
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STOP. ICO -ECCLESIASTICA
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OEMINAUIO PIO, Semmariutn Pinm. E COSI chiamato ilal suo fondatore il re- qiianle Papn Pio IX, clic di proprio pe- culio lo istituì in Roma colle lettere apo- stoliche, Cum Romani Ponlifìces, de'27 piupno i8 »3, riportate nel t. xi, p. 102 tlcgli Annali delle scienze religione, se- rie C8.\cioè in parte ilei locale del Semi- nario romano , al modo e per lo scopo che indicai in quell'ai licolo, e qui nici^lio (liiò con l'autorità di dette letlere aposto- liclie,ricavandoun hievesuntudal pream- bolo e dn''' Seguenti e distinti suoi titoli. I ." De mnnerihns ntriqiicScminario coni- ìnnnihux. 1." Dv mnnci ibn^ proprìis Semi- tiariiPii.Z.° De alnmnoruni numero. ^.° De alumnontm admissione el dotibiis. 5.* De sliultontm rattone. Ct." De adniUten- donim clrrtcorum examine. 7.° De gra- dntirii et laureae collalione. Quanto ni modo, dispose il Fopa istitutore, che il Seminario Pio si governerà con proprie legqi , sogi^clto ni romano Puntclìce, ed al suo cardinal f 'icario tli lìonuijche n- vrìi coiiMiiir e sarà conj;iunlo,ma non con- luso , col Seminano romano, l.i Chieui
di i. Apollinare, le scuole, la biblioteca ed i gabinetti Usici : vi saranno 4 ragguar- devoli eccIcNiastiri in qualità di deputati da nominarsi dal Papa, al quale altresì è riservata la nomina del rettore e del pie- fello degli sludi; gli addetti poi ad altri uf- fìzi come il pro-rettore, il magisier pie /rt//5, l'economo e altri, saranno nominati dal cardinal vicario e approvali dil Pa- pa. Quanto allo scopo, L'ordinalo il nuovo seminairo ecclesiastico in favore de'chie- rici di-Ile provincia dello stato papale, on- de fornire le sue 6S diocesi nrcivescovdi e vescovili, comprese le suburbicaiic, l'ar- ci vescovile tli Benevento, e l'ablìaria nul- litts di Subiaco, di ecclesinslici per pietà e per istiidi segnalali. Fcrtaato il Pap.i concesse in perpetuo o ciascuna di delle diocesi il diritto di tenere un alunno nel seminano Pio di Uom.i, e due Sini:;ig'ia i>er piivilegii),conie patria del benrtìco i; generoso istitutore. Il monlenimenlo de- gli alunni nel seminario è aff.illo giitui- lo. L'ammissione in questo seminano ili- pendc d.d mei ito e dall'idoneità df;:Ii a- spiranti, i quali debbono già aver rum-
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pilo gli sludi di grammatica e di leltorica, e questo conoscersi per pubblico concor- so; essendo primaria ed esclusiva condi- zione la chiericale vocazione e di avere ricevuto lai." tonsura. Il concorso in cia- scuna diocesi si deve fare avanti al vesco- vo, o al vicario generale, o al vicario ca- pi telare, assisti li da'giudicicom petenti os- sia dagli esaminatori sinodali, i quali fa- ranno l'esame de'concorreoti tanto orale che per iscritto. L'ammissione poi defini- tiva nondimeno è riservata al cardinal vi- cario di Roma, al quale effetto gli si do- vranno mandare i lavori e risultati degli esami, colle osservazioni che devono ag- giungere per ciascun candidato, il vesco- vo, o il vicario geuerale^o il vicario capi- tolare. Siffatti esami verseranno sopra gli studi di grammatica e di rettorica. Giun- ti in R.oma i scelti alunni, dovranno su- bire nel seminario Pio altro analogo e- same nella rettorica, nella lingua latina e nella traduzione di questa nell'italiana. Se il candidato non corrisponde perfetta- mente a questo esame, dovrà soggiacere ad altro simile dopo 6 mesi : che se nep- pure questo riuscisse, i rispettivi ordinari potranno surrogare un altro idoneo a- lunno. Qualora poi non vi fosse, e si das- se perciò luogo erd alcuna vacanza, il car- dinal vicario potrà chiamarvi un alunno di altra popolosa e bisognosa diocesi , e per la i/devesi preferire la diocesi di Pon- lecorvo, altro dominio della s. Sede e co- me Benevento posto nel regno delle due Sicilie; fermo però rimanendo, che ninna diocesi possa godere il privilegio di due alunni , tranne quella di Sinigaglia. Se qualche alunno dovrà uscire dal semina- rio Pio, per motivi di salute, per alcuna colpa o inosservanza delle leggi, mancan- za di vocazione ecclesiastica, o di applica- zione agli studi, potranno i rispettivi ordi- nari offrirne altro e colle narrate condi- zioni. Si legge in fine del lit. 6.» Semina- rium onushabebitalendi et insti tuendiju- venes absque eorum expensa.Eorum pa- rentes die ingressus tautuoi pccuuiae pe-
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nesSeminarii ministros deponant,quan- tum dimissionis vel discessus causa inter- dum subila, juvenibus sufficiat tum ad vestes necessariassibi comparandas, tum ad itineris impensas sustinendas ". Am- messo l'alunno nel seminario Pio, vi re- sterà 3 mesi in esperimento, dopo il qua- le assumerà le vesti proprie degli alunni del medesimo, chesono stabilite nella ve- ste talare nera, con mantello (pallio) si- mile, e fascia paonazza; indi passerà io giorni nel ritiro degli esercizi spirituali, passati i quali giurerà solennemente sui ss.Evangeli di ritornare, compili gli studi, alla propria diocesi, e mettersi a disposi- zionedel proprio ordinario, eccetto ilsolo caso d'essere adoperato nell'apostolato delle Missioni straniere. Circa al metodo degli sludi degli alunni, questo non potrà protrarsi oltre 9 anni, ed abbraccerà l'u- niversale filosofia, la teologia dommatica e la morale, lo studio dellaScrittura e dei Padri, la lingua ebraica e la greca, la sto- ria ecclesiastica, i sagri riti, il gius cano- nico, il civile ecriminale(a'vicari genera- li non solo utile ma necessario), ed il can- to ecclesiastico, ma il solo gregoriano. A. questo seminario Pio il Pontefice ha con- cesso il privilegio perpetuo di conferire a'suoi alunni filosofie teologi i gradi ac- cademici di baccelliere, licenziato e dot- tore, cos'i agli alunni studiosi del gius ca- nonico, civile e criminale, in lUroqne j li- re. Tali lauree si conferiranno nell'aula del medesimoedifizio di s. Apollinare, sot- toscrivendone i diplomi il cardinal vicario e il prefetto degli studi del medesimo se- minario^ e validi comequellideirC/^ià'er- ^tó dell'archiginnasio romano e di qua- lunque altra università. Inoltre stabilì il Papa, che il seminario Pio si dovesse a- prirenel novembre dell'istesso anno. Ju- vencs in illud admiuéndi ila paullalini erunl prininni excipiendi, iiL lerlio anno prae/initus eorum numerus explealur. Per ultimo, e per la stabilità del semina- rio Pio, e pel modo e per il fine da lui fonduto, il Papa Pio IX dichiarò. » De-
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niquc volumus, ut Iiaec ponlificin nostra cednlo. Il ponlificio seminario romano si- Pii Seminarii inslilutio seaj[)er integra, tuato nel rione Ponte, dentro ilmaguill- et inviolata persistat,atqiieiclcinPiuni Se- co eclifizio congiunto alla propria e gran- niinai'iuin jxopriis legibus dirigentlum, diosa Chiesa di s. j^poll/riiire [f'.),i: unii a Setninariolloniauo piane d isli nel um,ac del le piiiioi[)a li glorie ecclcsi astiche e scien- si'iunctuin esse ornnino debeat. Qiiapro- tillcUe dell'alma Rotna , centro del cri- pter si unquani futuris temporibus quae- slianesimo e sede del sommo Pontefice, di vis auctoritas volueiil aut idem Piuui Se- cui è l'avventuroso seminario cliiericale e niinarium cimi Romano conjungere, et diocesano cocne vescovo di /?0'/i^(/'.), per uti dicunt, incor[)orare, aut quovis prae- lui essendo governalo dal cardinal fica- leitu, litulo, Ciiusa, et quaesito colore a- rio di Roma (/'.) che vi hn propinqua la li(pia ex parte immutare, alterare ilnem, sua abitazione. In esso vi fiorisce 1' inse- methodum , scopum a nobis expressura gnamento delle scienze ecclesiastiche, riu- ci sancitun), in hisceomnibu«ca.sibus jam scendo di decoro al clero romano di cui runcdcclaramus, volumus, praecipimus, fa pai te, ammettendosi nelle scuole anche et manda m US, ut omnia et singula cujus- allri chierici e secolari. Il sacerdote Costa n- que generis bona,fundi,reddilus, supel- zi, L' Osservatore di Roiitai.iy\>. i)Cy. Del lex,et quaecumque instrumenta, quibus Seminario romano, riferisce. » Gli alun- PiumSeminarium a nobis aere nostro fue- ni sono quivi ammessi per concorso. Deb- lil dutalum, ac deinceps quavis alia ra- Lono {|uesti essere romani, dell'età noa tioneinslructum,ipsoiurestalim,ctomni meno di anni i 2, abili per lo menodi lutla expartedevolvantur,acdeslinenturadin- la grammatica superiore, e chierici o pros- stiluendum, et sustentandum exterarum simi a divenir tali. Sono essi quivi man- WissionuinCollegiumadarbilriumetvo- tenuti di villo, assistiti negli sludi da mae- luntatem Congregationischri^lianaefidei stri e ripetitori, curali gratuitamente nelle propagundae praepositae, ut in hoc Col- loro infermità, ed instituili nella religio- legio clerici dioecesium l'ontilìciaeDitio- ne coll'orazioue mentale e vocale, coll'e- dìs praeceteris alantur, atipie ad saluta- sercizio delle funzioni ecclesiastiche nella re extcrarum Missionum opus peragen- loro chiesa, coll'assistenza aquelle che nd- dum rile eriidianlur, et instiluanlur. Si le maggiori solennità si celebrano uell'ar- aulem de>int clerici l'onlihciae Dilionis, cibasilica di s. Giovanni in Laleiano (pa- iiieorum locoeadeu)! decausaclericos cu- Iriarcale e calteilrale del Pa[)a, madre e juslibel dioecesis, vel provinciae catholi- ca[)o di tulle le chiese del mondo), e con ci Orhis suflici et eligi volumus etjube- gli esercizi spirituali, che si danno all'in- nius ". cominciai edell'anno scolastico. Ctintribui- SEMIiVARIO HOMX^O, Seminariitni scunoall'esisten/a diquesloseiuinario lul- lionuitiutii. Il ponlilìcio e vescovile semi- ti (jnclli che godono bencti/i ecclesiastici nario rocnano è la gloriosa primizia della in Uoma,con lasse determinale. Gii alunni santa istituzione de' Seminari (/'.) thie- debbono a suo tempo ordinarsi sacerdoti, ricalie vescuvili,con lant.i sapienza decre- esealieni daq'.icslostaloconlraggono ma- tali dal sagiocunciliu di riinto{^l .). Non tiimonio, vengono coslietli a p.igare gli vi è concilio nella più venciabile antichità, alimenti che hanno goduti in tulio il lem- in cui sia stala abbiacciala tanta materia, pò in cui hanno dimurato nel semin.irio. così pel domma, come pei costumi e la di- Alle scuoledevonointerTeiiiic tulli i due- 6ci|)lina, e in cui sienu state meglio trai- rici romani in abitolalarc, ed assisterenel- tate che in questo, il ipiale può riguar- le feste aii'ud'uialura nella chiesa udiacen- darsi come la fedele iniinagnif e il coni- le. A lali scuole (che formano couif in» f-i- pimculu di lulli quelli the lu hjuno pre- eco) k sialo coucci»»o di coulcruc la laurea
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dottorale teologica". IlcarclìnallMorlcliini, Degl' istituti d' istruzione in Roma, t. i, p. 200, dice che nel seminario romano e al Seminario Praticano {P'^.), vi sono 5o luoghi gratuiti. Aggiungerò che gli altri alunni pagano una pensione mensile, così i convittori,! quali vestono come gli alunni, cioè cappello ecclesiastico, berretta chic- rica'e, collare, sottana e Mantellone^f'^.) paonazzo, e calze nere. Il p. Bonanni, Ca frilogo (ìe diversi collegi di alunni^ a p.48 riporta la figura dell'alunno del semina- rio romano, e dice, m Li convittori sono vestiti con zimarra nera (cioè a suo tempo e nel pontificato di Clemente XI) : li chie- rici hanno veste lunga chiusa nella parte anteriore con bottoni j e sopra tengono un'altra veste aperta (chiamata soprana o manlellone), n cui sono congiunte due fascie (ch'erano le antiche maniche di que- sta sopravveste), che dalle spalle pendono fino a terra, e tutto è di color paonazzo. Devono questi chierici obbligarsi con giu- ramento a prendere gli ordini sagri , al- trimenti sono tenuti a rendere gli alimenti goduti. " Già a Seminario parlai, come per rilevare la scaduta disciplina chieri- cale,i padri e i legali del concilio di Trento, così ispirati da Dio (in che conviene an- che il dotto vescovo Sarnelli, Leti. erri. lett. I i,n.°7),cousigliarono a Paolo III l'i- stituzione de' seminari , determinala poi nel concilio stesso sotto Pio IV, il quale pienamente approvandola e altamente lo- dandola, dichiarò che pel i.° ne voleva dare l'esempio colla fondazione del Semi- nario romano, che riuscì di tanto van- taggio non solo della gioventù romana, ma di tutta Italia, come lo dimostrano gli «omini egregi, che in somma copia sono usciti da tale palestra, ad onore di questa provincia e della Chiesa, per usare le pa- role che circa due secoli addietro scriveva il cardinal Pallavicino, nella Storia del concilio di Trento lib. 22, cap. 5, n.°i4. Di questa istituzione trattarono coi dovuti encomi,ilcan.°de Giovanni, La storia dei seminari cliiericalij e il vescovo Cecconi,
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Istituzione de' seminari vescovili. L'eru- ditissimo ab. Piazza, x\e\V FAisevologio ro- mano, trai. 4>cap. i: Del Seminario ro- mano, fa la descrizione di sua istituzione e progresso, che toccai già nel voi. XIV,p. 181, con l'altra simile sua opera, ma più ristretta, 1' Opere pie di Roma. Dichia- ratosi dal Piazza il fine e lo scopo de'se- minari , che riportai con più autorità a Seminario, narra che la prima erezione, che secondo la mente del sagro conciliodi Trento si facesse de'seminari perammae- strare la gioventù nelle scienze e discipline ecclesiastiche, per quindi ricavarne buoni operai e ministri nella Chiesa di Dio, in aiuto de' vescovi e de' prelati, fu per co- mando di Pio IV ultimo promotore e i.°e- secutore del medesimo concilio,questa del pontifìcio seminario romano, la quale se- guì il ro febbraio 1 565, per la cui fonda- zione deputò i cardinali Giacomo Savelli vicario di Roma, Amulio, s. Carlo Bor- romeo suo nipote, e T^itellozzi, i quali in brevissimo tempo relTelluarono. Ordinò il Papa, che in esso fossero ricevuti almeno zoo chierici, i quali oltre la buona disci- plina ecclesiastica, colla quale volle si go- vernassero, studiassero non solo le minori scienze, ma ancora la filosofia, la teologia scolastica e morale, la s. Scrittura, il com- puto ecclesiastico, e ogni altrostudio pro- fittevole pel governo delle anime. E per- chè era opera di pubblico servigio, coman- dò Pio IV, secondo la disposizione dello stesso concilio, che proporzionatamente contribuissero alla spesa tutte le chiese di Roma secolari (collegiate dice il p. Bo- nanni) e regolari, tranne le mendicanti. Diede il medesimo Pio IV questo semi- nario io cura de'pp. della compagnia di Gesù (aggiunge Piazza: non ostante l'op- posizione fatta da diversi regolari, e dal clero secolare, superate tutte dal buon e- sempio, che ne vide nella diligentissima cura de' pp. gesuiti nel Collegio germa- nicoj trattandone prima il Papa, che di- morava nel palazzo di s. Marco, col p. Lainez, successore di s. Ignazio uel gene-
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l'alalo), a'qiiali permise che in esso pure si allevassero da altrellanli gesuiti reo convittori figli di persone nobili, e delle prime case non solo d'Italia, ma di tutta la cristianità, 1 quali prima si ricevevano nel collegio germanico, donde furono tra- sferiti in questo seminario. La I.' congre- gazione, che fosse deputata per lo stabi- hraento del seminario romano,, oltre la suddetta di 4 cardinali, fu de'seguenti 2 i cardinali : Savelli vicario di Roma, Ce?/, Moroni, Ricci, Saraceni, Capizucchi,Ni' colini, Sangiorgio, AUempt, Salviati, Si- monetta, Gesualdo, Gonzaga, Reumano, Dolera, Sforza, Naldi, Pactcco, Aimdio, Ganibara, Borromeo: ho ridotto alla vera lezione i cognomi di 5 cardinali, altrimenti dilficilmente si sarebbero conosciuti. III." luogo in cui si aprì la prima volta il se- minariOj fu il palazzo dei Pallavicini in Campo Marzo, colla presenza dis. France- sco Borgia 3." generale della compagnia di Gesù (eletto a'2 luglio 1 56 j», a' 19 gen- naio essendo morto il p. Laynez) co' pp. assistenti, essendone eletto i .° rettore il p. Gio.ljallisla Perusco romano, soggetto di gran viitìi e meriti: poi dirò di sue tras- locazioiii. il p. Theiner, Il seminario ec- clesiastico, dotta opera che lodai a Se- minario, facendo una storia generale delle chiericali istituzioni e de' seminari, a p. I /)8 rileva come s. Ignazio può aver con- tribuito al celebre decreto del concilio di Trento, per la sua intimi là col celebre car- dinal Polo, il (piale nel i 5 jt avea scritto ai vescovi di Cambray e Tournay per ec- citarlia istituire nelle loro diocesi isemiua- li, secondo la forma da s. Ignazio propo- sta, olTerendosi di mandar loro all'uopo alquanti abili e zelanti operai dell'ancor tener.i, ma troppo già sperimentata com- pagnia di («esù. Il proponimentoilel cardi- nale veinie con poche mutazioni abbrac- ciato da'padri tridentini, i quali lo ampli- ficarono maggiormente. Altro caldissimo amico di s. Ignazio, fu s. Carlo IJurromeo, il quale come avrà notato in Uoma quali copiosi frulli rendessero i giovaiìi Icdcschi
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nel collegio germanico governato dai ge- suiti, così animò grandemente i padri con- ciliari allo stabilimenlode'seminan, con decreto de'i5 luglio t563, che sebbene collocato sotto gli articoli di disciplina, ri- cevette nondimeno forza di legge univer- sale, dopo che Pio IV a' 18 agosto appro- vò lo stabilimento de'seminari in tutte le diocesi dellaChiesa.Eccopoicomelostesso p. Theiner narra 1' eiezione del semina- rio romano. PioIV perdarel'esempioalla fondazione de'seminari, in detto giorno statuì co'cardinali che si dovesse solleci- tamente istituirlo in Roma, e senza frap- porvi dimora assegnò Gooo scudi sulla ca- mera apostolica alla sua fondazione e man- tenimento, nominando la ricordata com- missione de'4 cardinali, oltre il cardinal Pio di Carpi decano del sagro collegio, at- fiochè per l'esecuzione del convenuto pen- sassero al luogo dell'abitazione, a' mini- stri, a'maestri, ec. come trovasi nella sto- ria mss. del seminario roraano,pul)blicata dal dottissimo gesuita p. Lagomarsini : fu- Hi Pogiani Sunensis epistolae et oratio- nes olirti collectae ab Ant. M. Gradano, mine ab Hier. Lagomarsuvo S. J. adno- tationibus illuitratae ac primum editae, RomaeiySa-SB.AllorquandoPioI Va'3o dicembre 1 563 con grave e commovente discorso dichiarò chiuso ilconciliodiTren- lo, instò nuovamente sul decreto de'semi- nari, inculcandone la sollecita esecuzione in Roma e in Bologna, le due principali sedi ab antico di teologico erudimento. Né di ciò pago, nel concistoro de' 14 aprile I 564 tornò sul medesimo argomento, rap- presentando ai canlinali non doversi più prolungare l'osservanza del Iridentino ca- none. E allora fu che di nuovo si decretò la fondazione del seminario in Roma, col nome di Seminario romano, per 1' edu- cazione de'chierici, con tassare il clero di Roma pel mapleniraentode'med&.imi,al- fidandone poi il Papa in perpetuo l'alt» soprintendenza ul cardinal vicario/jro/f/*- pore. Nella congregazione de' ^8 luglio i564 Della chiesa di s. INIarco, deliberò
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Pio IV co' voleri concordi de'cardinali ivi presenti, di commettere la direzione di quello alla cura de'gesuiti, che lo tennero benemeriti oltrea 200 anni; e pigliò in pa- ri tempo a fìtto per 1000 scudi annui WPa- lazzo Colonna {^^), per allogarvi il no- vello seminario. Non fu per altro prima del febbraio deli 56 5, che fu recata pro- priamente io opera l'ordinazione di quel- lo: nel qual frattempo il cardinal Àniulio vescovo difi/e//(^.) ebbe la dolce soddisfa- zione di prevenire in ciò Roma stessa, con stabilirlo di 26 giovani, quanti ne compor- tavano le scarse rendite di 1000 zecchini della sua sede,o lo dotò largamente; e pe- rò E-ieti ha propriamente l'onore di aver istituito il seminario, in seguito dell' or- dinamento di Trento, ma il primato della disposizione resta al zelante Pio IV. 11 ce- lebre p. Gio. Battista Perusio fu il f .° ret- tore del seminario lomano: la quale isti- tuzione rispose ella pure in maniera me- ravigliosa alle nobili cure de'gesuili,e creb- be vieppiv^i i loro meriti verso la Chiesa. Quattro de' piìx santi Papi (io registrerò Innocenzo X, Clemente IX y Innocenzo XII, Clemente XI, pel possesso del quale buonapartedi seminaristijfìgli di gentiluo- mini romani, gli kcero da Paggi, Innocen- zo XIII, Clemente XIIj può darsi che al- cuno di questi sia stato convittore nel con- ■vitto riunito al seminario; e il gesuita No- Taes diceche Gregorio AT'studiò e fu con- vittore nel collegio germanico e nel se- minario romano) e piùd'8o cardinali rag- euardevolissimi (forse 96), nonché parecr chic centinaia di arci vescovi, vescovi, e d'al- tri personaggi di chiesa uscirono dal suo grembo, chiaro argomento della eccellen- za e del frutto di questa fondazione : di- ce il p. Theiner. Scrive il citato Piazza, sono usciti da questo celebre santuario sog- getti qualificatissimi (l'opera fu stampata nel 169H) in ogni genere, essendo in tutti i tempi stato un copioso e fecondo campo di operai, ministri, prelati, vescovi e prin- cipi ecclesiastici. Da esso ne uscirono Gre- gorio XV, Clemente IX e Innocenzo XII,
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33 cardinali, moltissimi patriarchi, arci- vescovi e vescovi, e ogni sorta di prelature ecclesiastiche. Né sono mancati uomini se- gnalati non menoin lettere,che nelle armi, eziandio generalissimi d'eserciti in Fian- dra e in Geiaiania. Ma ciò che più rende illustre questo emporio famoso d'uomini grandi, sono i soggetti usciti eminenti in santità di vita, tra' quali Marc' Antonio Odescalchi (che celebrai a Ospizio di s. Galla come fondatore) cugino d' Inno- cenzo XI, di celebre carità co' poveri, e segnalata innocenza di coslumi.Nè visono mancati altri, che hanno col sangue loro professata e difesa la fede cattolica, e molli altri riempiti gli ordini religiosi d'uomini illustri; vero ateneo di letterati, di pietà e di nobile civiltà. Così parlava Piazza al suo tempo; quindi in un secolo e mezzo dopo di lui, numerose altre glorie, anche viventi, vanta ilsemiuarioromano,avendo ora cardinali nel senato apostolico, e rag- guardevoli prelati che riceveranno la sles- sa eminentedignità.A min cognizione sono le 3 seguenti opere. Aiuiibale Adami, Se- minar a Romani, Pallas purpurata, sive deS. R. E.Card.qui ad haecusq ne tempo- ra e Seminario Romano prodiere ima- ginibus expre.ssis, Romae 1609. I rami sono delineati da Ciro Ferri, ed eseguili daG. Castelli. Mario Crescimbeni, xVo/i- zie istoriche di molli convittori del semi- nario romano che sono stati generali di g?ierra, Roma 1 7o4P- Giuseppe Antonio Patrignani, Vite di alcuni convittori stati e morti nel seminario romano, segnalati in bontà, Napoli 1720.
Avendo s. Pio /''f/^.^ conclusa la me- morabile lega contro i turchi, per la quale e per le sue orazioni ottenne la strepitosa vittoria navale di Lepanto, per la conti- nuazione di sì gloriosa impresa si trovò in necessità di raccogliere considerabili som- me di denaro,per cui riferisce Piazza, fece con bolla esenti e liberi gli ordini religiosi non mendicanti (molte congregazioni re- golari, dice il p. Bonanni), dalla contri- buzione al seminario romano; onde mau-
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cando gli assegnamenti, il seminaiio fu in- che in quell'epoca stanziavano nel tlelUj {lotto a diminuii e il numero Je^li studenti locale 40 alunni, i Soconvilluri, e Si ge- o al unni, e si lid ussero ii -zcidoiioGocli'eia- suiti addetti alladisciplin;ieal regola men- no. Ed è pei ciò che il Papa [)er aiuto dei lo de'medesimi; per cui \\ ahitavano 202 seminario, gli somministrò Gooo scudi, persone, non C(jmpresi gì inservienti. Pri- comeleggo in Novaes.Ne'vol.Xl V,p. i56, ina di questo tempo e neliGos m pub- e XXXIX, p. 243 e 247, narrai la fon- blicò in Roma l'interessante opera del Fa- dazione del celebre collegio illirico di Lo- nucci, intitolala: Trattato di lultt Coj)ere reto fatta da Gregorio XIII, e l'allidò ai pit dell'alma città di Roma. Fu la prima gesuiti; ma ridotti a 1 2, furono trasferiti in questo genere, il perchè chi scrisse poi nel seminario romano, e da questo nel in argomento lodovelte prendere perbuo- I 600 al col IcgioClemen tino de'so maschi, iia guida ed erudizione. Ora nel li b 2, cap. donile Urbano Nili li restituì a Loreto, 12: DtL Collegio del Seminario, trattò ripristinando il collegio illirico,tuttoiadi- dell'erezione di questo e del l'esenzione ac- lettoda'gcsuiti e fiorente. Lo slesso l'iazza eiirdata da s. Pio V a'religiosi non men- in'istruisce, che per maggior comodila del dicanli sulla contribuzione al »einitiario, seminario, si traslocò in vari luoghi sue- per cui (Uce chesi ridussero gli studenti a cessivamente, poiché dal palazzo Pallavi- 60, menlre Piazza avea detto di meno, ciiii, prese a pigione il palazzo ^Madama senza i padri della compagnia, e 1 00 altri (che descrivo a Palazzo del Governo), scolari o convittori figli di gentiluomini, indi a s. Marcello, a'ss. Apostoli (forse nel che prima si ricevevano nel collegio ger- contiguo palazzo Colonna, secondo il p. manico : che questi pagavano |)el villo, e Theiner l.' residenza del seminario), alla ogni giornoandavanoallescuoledel colle- Valle, a quello de' ^ardini (che siccome gio romano, lod;indo i gesuiti. Trovo nel un tempo abitazione Óì:' Go^'eriialori di p. Memmi gesuita, Notizie, dell'oratorio Jìoma, a quest'articolo ne parlai), finché della ss. Coinunionegeiierale, voì^aimeii' perla vicinanzadel Collegio romano, ore te detto del p. Cara vita, chea p. 44 "'"■•■3 , andavano a scuola gli alunni e i convit- come nel 1 6 tq il seminai io romanoporse lori, si ac({uislò il palazzo presso s. Bai lo- suppliche per esservi aggregalo e lo fu. lomeo de'Cergamaschi per 60,000 scudi. ISel ponlilìcato d'Urbano Vili e nel 1625 Questo è il palazzo, che piìi lardi e per ilconleinporaneoecrilicoAmvdenoslam- quanto dirò prese il nome di Borromeo, pò in Uoma : De pittate romanaj nella Al dire del n.° 72 òv^W Osseivalore lìo- par. 2, cap. De privalii Urbis Collegiisy ;//rt/jo del 1 852, tale palazzo Paolo \ (nel ecco come descrive il seminario romano iGo5 essendo ancora gli alunni nel pa- del suo tempo. " Iluruin collegiorum pri- lazzoNardini nel rione Parione, leggo nei miim sii Seminanum Uomanum ^ ipiotl Possessi di Cancellieri, che per quello ili Pius IV ìnslìtuit et fundavil, in quo ceii- Paolo V gli scolari del seminario romano luin voluit ali adulescenles, qui insacris fecero un bellissimo apparalo, con t;ran lillerisju\la presciiplumcoiicilii iuslitue- moltitudine di versi ed emblemi) nel 1 G07 reni, ut assignalo iiseorumque rectoribus lo die al seminario romano, onde l.i con- compcleiili annuo censu, e\ ecclesiastico tradapreseilnomecheluttavia ticnedi via Urbis proventu desumplo. Seiiiinariuiii f\e\ Seminario romano. A chi apparlene- regilur a religiosi societalis Jcsu, exac^is- va prima tal palazzo, lodissi nel voi. XI V, sima erga adolescenles cura. Ultra alu- p. 1 8 I . Neil' Oiie/iVi/o/r pur si legge, che innos, qui publico alunlur, seuiinanuiii negli atti della visita apostolica, eseguila ])iaeiatum rccipit nobiiiuni tilios, qui co/i- nel seminario romano sotto Urbano Nili, i'r(7o/r.f distiucto ab aluninis iippellaittui* in agoiloesellcmbrc iG3u, si a[>prcndc nomine. Ili nicnslruum subuul penduto,
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niajus quam sol valur prò singulo alumno rum, quosetiam numero longeexcedunl, quia non ex sola Uibe,setl universa Ita- lia, ut hicerudianturcommigrantjiinmo eliam ultra Alpes, et maria conveniunl. Sane cium ego hoc in seminario quinqueu- niiunsilerem pylliagoricum, couvivebanl uno eodemque tempore germani, belgae, galli, Uispani, poloni, illirii. Cultusetedu- catio adolescenlum admiranda,imbuun- tur siinul pietate,et litteris; lectiones au- tliuut in collegio romano, singulae clas- ses suos liabent repetitores ex patribus, corara quibus fìt repetitio eorum, quae a lectoribus audivere. Singula cubicu- la ex iisdem religiosis habeut praefectos, qui adolescentes nuntpjam deserunt,sed prandentibus, coenantibiis, obambulan- ld:)us, collegium adeuntibus, et redeun- tibus semper odsunt. Victus abundans, et frucalis. Eundem morem servantcae- tera omnia collegia, que patrum socie- talis subjacent regimini liic ordine re- censenda." Urbano VI 11 colla bolla Citm siciitj de' 26 agosto 1623, Bull. Roin, t. 6, p. i,p. 184, stabili la tassa pel man- tenimento de' chierici del seminario ro- mano, colla nota de'monasteri, capitoli, parrocchie, cappelle e chiese, e le quote annue delle las-^e che prescrisse loro di pa- gare al seminario. Le disposizioni di Ur- bano VII Isono tuttora in vigore, con quel- le modificazioni decretate sotto Clemente XU. Dice Piazza, che per la fondazione fatta nel 1 636 daUrbfino Vili delsemina- rio di s. Pietro, furono smembrate l'ul- tima volta l'entrate del seminario roma- no, iu modo che fu ridotto a non poter mantenere che appena 29 alunni; onde pare che sotto Uibano Vili e non nel pon- tificato di s. Pio V,i semhiaristi fossero ri- dotti a numero così ristretto. Forse a ciò alluderà il libro, di cui non conosco che il titolo: La nobiltà difesa per la preci- pitosa riforma del seminario romano , di Annib. Anet.Freret, i 64^. A. tempo d'In- nocenzo Xll il senìinario si trovava co- me lo descrive Piazza, e qui lo riprodu-
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co. w L'elezione de'ac) alunni spella co- me segue: 20 al Papa, ossia al cardinal vicario, il quale è protettore /jrotewj^ore del seminario romano; 3 al cardinal ab- bate di Subìacoj a all'abbate A'xFarfa; a all'abbate àeWeTre fontane e s.Orestej uno all'abbate di Grotlaf errata j uno al- l'abbate della chiesa di s. Lorenzo fuori delle mura (tutti luoghi de' dintorni di Roma). I detti chierici spettanti al Papa, ovvero al cardinal vicario, devono essere romani nati di legittimo matrimonio, abili per l'umanità; e debbono far l'obbligo in forma di camera, di farsi nell'età di ao anni sacerdoti, o aver presi gli ordini sa- gri, altrimenti di rifare le spese al semi- nario; gli altri 9 devono essere soggetti alle suddette abbazie, eccetto quella spettante all'abbate di s. Lorenzo (a tempo del p. Bonanni le nomine siissistevai»o,come l'ho descritte con Piazza). I giovani alunni colle vesti paonazze, all'uso de'seminari eccle- siastici, i convittori colle zimarre nere e modeste, vanno ogni giorno a sentir le le- zioni degli studi,a'quali sono destinati, nel collegio romano de' pp. della medesima compagnia di Gesìi, il che liesce di gran benefizio pubblico, e di molto splendore alla città, che ne fa sentire l'utile e il co- modo a tutto il mondo: possono studiare, oltre la rettorica, colle lettere umane, fi- losofia, teologia e le leggi. I convittori che si allevano nel seminario, devono essere cavalieri o gentiluomini primari dellecittà d'Italia, e vi entrano ancora di ogni altra nazione. Vi si accettano da'9 in 10 anni, sino a'i 7 o iB.Sonoassisliti notte e giorno da 8 gesuiti, che fanno 1' uflìzio di pre- fetti, e da altri maestri per le quotidiane ripetizioni, siccome dai pp. assistenti spi- rituali nelle loro congregazioni ue'giorni di festa per gli esercizi di divozione e di pietà cristiana, nella quale più che d'ogni altra cosa si procura che sieno istruiti. Si permette loro in qualche tempo dell'an- no qualche onesto divertimento 0 tratte- nimento cavalleresco, massimamente nei giorni di curuevale, comedi balli,scherma,
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e di ogni islrumento ila suono per tutto l'anno". In fatti leggo nel n.° (348 del Dia- rio di Roma del I 72 I , la descrizione del- l'accademia lellerai'ia e cavalleiesca, da- ta da'convittori del seminario romano nel loro cortile, dedicata a Innocenzo XllI, già alunno e convittore del medesimOjCon invito de' cardinali, della camera segre- ta pontificia, della prelatura, del corpo diplomatico e della nobiltà. Di più ab- biamo l'opuscolo: Lettera chi marcii. Gi- rolamo Diirazzo in ragguaglio della so- lenne accademia di lettere e di armi, te- nuta il dì 5 settembre del i 7 58 per la glo- riosa esaltazione al pontificato di Cle- mente XIII j da'coni'ittori del seminario romflwo, Roma i 758. Cos'i trovo pure nel n.°64^3 dal Diario di Roma del 17 58, che Clemente XllI avendo nel semina- rio romano i due nipoti d. Gio. Battista e d. Abbondio Rezzonico (poi creòili." cardinale, il 2. "senatore di Roma), inter- venne alla pubblica accademia ed eser- cizio cavalleresco , porlandovisi i cardi- nali in ferraiuolone rosso e zimarra. Il dotto gesuita p. Zaccaria, nella Storia let- teraria d' Italia, t. 6, p. 644» l'piodu. rendo l'avvenuto dal marzo al settembre 1752, descrive 1' E'^ercitazione accade- mica, nella quale 6 convittori del semi- nario romano e die nomina, dierono ap plaudita prova de'Ioro studi sopra la sfe- ra, la geografia e la storia, pubblicando il foglio cogli argomenti d'ogni esercita- zione, in tale occasione distribuito, come- che disteso dal dotto p. (iio. BallistaFau- I e, professore di controversie nel collegio I ornano. Prima di questo tempo Clemen- te X 11 deputò a' I 3 luglio 1735 una con- gregazione particolare di cardinali per modificare le lasse imposte da Libano Vili pel mantenimento del seminario, ri- sultato della (juale fu il decreto, Capìlii- Inni s. fllarci,i\e\ t ."ottobre, emanalo dal cardinal Guailagni vicario di Roma, con l'approvazione di detto P.ipa. Uidolfino Venuti nella lloma moderna, stampala in Roma nel i 7(57, a p. 3 i 7 discorre del-
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la chiesa di s. Maculo, contigua al se- minario romano, ove dice esservi 2g a- hmni, nominali da'suddclti personaggi, avvertendo, che i nominali dagli abbati devono essere sudditi delle loro badie, e dimoravano 7 anni nel seminario: che in- oltre eranvi altri 4 alunnati, fondazione del cardinal De Lugo gesuita, pe'giovani studenti di teologia nati nobili; ma quan- to a'3 luoghi dell'abbazia di Farfa, furo- no tolti per l'erezione del nuovo semina- rio stabilito a s. Salvatore Maggiore in iV^/Z'iV2a,ovefra convittori ealunni si edu- cavano più di 100 giovani alle scienze. Anche Venuti ricorda le diverse accade- mie annuali di belle lettere e di esercizi cavallereschi. Il dotto p.Theiner nella sua bella storia de'seminari, giurilo all'infau- sta epoca della rivoluzione che nel seco- lo [)assato pose a so(|quadro quasi tutta l'Europa, nel fare la narrazione veridica di (|uanto precedette, accompagnò e se- guì la catastrofe, onde la religione, le i- slituzionì chiericali e la monarchia tanto furono travagliate, esclama a p. 267:-» Ma v'ha in essa un fatto su cui non possia- mo rimanerci in silenzio, perchè stretta- mente collegasi con le vicende della cri- stiana educazione, e pei che formò per co- sì dire il primo anello di quella catena d'infortunii che incolsero alla Chiesa e ai
civili siali. Osinun vede che il nostro di-
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scorso volgesi all' abolizione della com- pagnia diGesù.E chi di verodopo le splen- dide leslimonianze di tanti savi, dopo le confessioni de'nemici stessi, dopo il frul- lo tl'una lunga e dolorosa sperienza, può oggimai più dubitare che da silfalta ca- gione massimamente provenne cpiella ra- pida e litgrimevole mutazione che si ope- rò nell'allevamento della gioventù, non pur di quella che si mette per la via del sacerdozio, ma di tutta (pianta in gene- rale? E chi similmente vorrà porre in tòr- se, che la caduta di questa società aprì se non altro la via a quella di tanti altri o- norandi istituti, alla rovina di tutto l'or- dine sacerdotale, al rovesciamento iufìne
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degli altari e de'troni? Tra i molti insi- gni passi di scniltori, così cattolici, come piolestaiiti, che noi potremmo addurre in conferma de'nostri delti, sceglieremo solatnente quello di Pietro de Joux (o de INIliIu) già protestante rientrato nel seno della Chiesa. — E' stata abolita in Fran- cia, egli dice, quella istituzione meravi- gliosa che a vea l'ormato il secolo lumino- sodiLuigi XIV, eche dominò lungo tem- po sulle menti pel solo merito de'suoi ta- lenti e delle sue virlìi. Quella celebre con- gregazione fino a che t'osse durata in pie- di, avrebbe prevenuta la gran catastrofe politica; perocché ella guardava i primi posti dell'ordine sociale, né potevasi ro- vesciarlo, se prima non s'annientava la morale potenza che il sosteneva. Ella è caduta sotto i colpi d'una collegazione ac- cecata da fallaci opinioni e dallo spirito di parte: ella è caduta questa istituzio- ne conservatrice, ma caddero con essolei poco appresso gli ordini religiosi, il clero secolare, gli altari, la monarchia." — Nel ragionare il eh. scrittore, de'guasti che la niotlerna filosofia recò all'ecclesiastica e- diicazione,con isplendide parole e irrefra- gabili testimonianze rendegiustizia a'per- seguitali gesuiti, e descrive le tenebrose ni enee lei ngen li som me spese per distrug- gerla,ciò ch'io narrai a GiisuiTi, a Porto*
GALLO,aFRANCIA,aPAnMA,aRuSSlA,aPRUS-
siA,in breve negli articoli tutti che vi han- no relazione, e sono molti, unicamente per amore della verità. 11 p. Theinera p. 34'?- lumeggia la soppressione della compagnia di Gesù con queste gravi parole. »> Egli è vero ! la guardia del corpo del Papa fu abbattuta. Il Pontefice cadde nelle ma- ni de'suoi nemici ! Ria allora il circondò e difese un'altra guardia, quella che rese il suo petto impenetrabile e saldo ad o- gni colpo delle avversità, quella dinanzi a cui il cielo e la terra riverenti s'inchi- nano! La Chiesa mancò di questo nota- liile presidio, della compagnia di Gesù, in quel momento appunto in che n'avea iDuggiore il bisogno: ma nondimeno ella
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trionfò delle potenze orgogliose d'infer- no,e sebbene non senza gran perdita, uscì vittoriosa da quel conflittOjCon uno splen- dore di che forse niun altro secolo fu te- stimonio. La navicella di Pietro, in quel miserando naufragio dell'umana società, resse all'impeto di sì orribile fortut>a,ao- corchè non fossero più con lei alcjuanti de' vecchi e gagliardi suoi remiganti ". Tra le tante gravissime calunnie di cui sonostati sempre bersaglici gesuiti,quan- do accanitamente si lavorava per la loro soppressione, furono incolpati di negli- gente amministrazione del seminario ro- mano, e incitato il clero, principalmente delle 3 basiliche patriarcali, a fare istanza di non pagar più la lassa, sotto pretesto che i gesuiti avessero di superfluo per mantenere il seminaiio. Indi d'ordine di CleiJiente XIV (/'.) fu loro intimata la visita apostolica, che sebbene di diritto toccasse al cardinal Colonna vicario di Roma, coni 'erasi sempre praticato,fu for- mala da'cardinali York, lMarefoschi,edel Colonna (sospetto a' ministri delle corti che sollecitavano l'estinzione de'gesuiti, di essere parziale di essi), a'quali fu dato per segretario mg.'" Diomede Caraffa di Colubrano. Con grande apparalo fu a- perta In visita nel seminario romano, ed il prelato la incominciò con provocare ar- tificiosamente gli alunni e i convittori a deporre contro i gesuiti; ma restò invece confuso dalle loro onorevoli dichiarazio- ni. Indi furono presi i libri dell'ammini- strazione del seminario e fatti rivedere da certo Smuraglia, il quale ad onta del saldo fatto all'ultima precedente visita, esaminò le partite dalla fondazione del se- niinario sino a quell'epoca, onde pretese che i gesuiti avessero guadagnato trecento mila scudi, e perciò tolti al clero roma- no. Allora i gesuiti ottennero che si de- putassero altri periti, i quali trovarono che in luogo del decantalo sopravanzo, per nuove spese fatte, era l'amministra- zione gravata di scudi trentamila di de- bito. A iVoutcdi luUociù iluaioieule .igli
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I I settembre 1772 un distaccamento fli soldati si recò al seminnrio romano, do- ve un commissionato alla presenza del rettore e di tutta la comunilà lesse ad al- ta voce il decreto di provvisoria chiu- sura del seminario. Fu poi fatto inten- dere ai convittori ed alunni di ritorna- re alle loro case, ed ai gesuiti in quelle che loro sarebbero destinate dal p. pre- posito generale, restandovi intanto per- sona incaiicata di assumere l' animini- slrazione del luogo. La rev. fabbrica di s. Pietro prese quindi possesso del palaz- zo del seminario, ed il tesoriere in forz.i di chirografo pontificio de' 3o dicembre 1773 lo cede al monte di pietà di Roma, mediante lo sborso di 20,000 scudi, con contralto stipidato a' io gennaio 1774' Divenuto l'antico domicilio del semina- rio romano proprietà particolare, per es- servi andato ad abitarlo il cardinal Vi- taliano Borromeo, cominciò a chiamarsi il palazzo Borromeo, ed ancora si suole appellare con tale denominazione. Ag- giungerò, che nel 1 7(^6 la rev. fabbrica di s. Pietro, con istromento de' 26 agosto 1 7q() riportò dal monte di pietà l'mve- slitura e enfiteusi perpetua del palazzo del già seminario romano.
Passatilo mesi dacché esso era stato chiuso, Clemente XIV si trovò co>trelto dalleprepotenti vicende politiche tle'tem- pi, non senza sua ripugnanza e dolore, di sopprimere la compagnia diGesìi, col bre- ve Doniinux ac Rtdcmptor^àtii luglio 1 773, che intiero riporta Cercastel nella iSloria del cristianesimo, l. 34,co'n.i i o 1» e seg., togliendo di' Gesuiti (f.) i collegi e seminari alla loro cura afTidali. Nel n.° iS()o2del/^wnor//7iom^de'Gagostoi 774 sidice, come ClemeuteXl Vcon suo moto- proprio avca fatto l' unione del collegio romano col seminario vescovile pontili - rio,dichiarando quello stabilimento colle- gio, seminario e università, concedendo- gli la casa, la specola, il museo, la biblio- trca, la spezicria, de chiese di s. Ignazio e dell'oratorio del p. Caravila. Inoltre per
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allorn gli nssegnò annui scudi 3')Oo, (in- cile la camera apostolica dovesse mante- nere gl'indivitlui dell'estinta compagnia, intendendo poi di portare la rendita del collegio e seminario a scudi TGoo, sopra l'abbazia di Fiasira nellaMarca, data in enfiteusi ai marchesi liandini. Di più, il Papa lasciò a beneficio del seminario nuo- vo tutte le rendite che godeva dal tempo ch'era amministrato dai gesuiti, condo- nandogli pure due censi passivi del col- legio lomano, delfiullato di scudi qo an- nui. Dopo l'espulsione de'gesniti dal se- minario, non si parlò piìulel debito di scu- di trentamila, né del preteso credito di scudi tiecentomila; anzi nel giorno ste%- so della chiusura del seminario, il clero romano, pel quale sembrava decretata la visita apostolica de'3 cardinali visitatori nominati, fu con decreto obbligalo a con- tinuare il pagamento dell' antica annua tassa. Il n." 8(Jo'f del Diario di Roma di detto anno, riporta come Clemente XIV nvea provveduto il collegio con abili sa- cerdoti secolari per professori, per la col- tura della gioventù nella soda pietà e nel- le buone lettere, disponendo che nel no- vembre si riaprisse il seminaiio sotto i ili lui auspicii. Per cui il cardinal Colonna Ticario a'3 agosto pubblicò una nolilìca- fione, per invitare la gioventìi che avea vocazione pel servizio della chiesa, al pre- ventivoesame che nel seguenleseltembre terrebbe nel suo palazzo, dovendosi pri- ma esibirei retpiisiti di essere romani, na- ti da legittimo matrimonio, non minori d'anni 12, e capaci di studiare l'umanità; non che essere di buoni costumi e di ci- vile onesta condizione, provveduti di cap- pellania, o beneficio o patrimonio eccle- siaslico, ovvero almeno la sicuilà che lo ron?eguirtbbe,eper pagar poi gli alimen- ti qualoia non si elletluosse la loro voca- zione ecclesiaslicn. Cheperallora si sareb- bero ammessi 3o alunni, conìprcsi quel- li che appartenevano all'antico seuìinaiio, se volevano ritoinare. Perla morte d«l Pa- pa il seminariu non si potè aprire nel no-
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vembre 1774» sollanlo si riaprì soflo il nuovo Papa Pio VI : ne fu i ." rellored. Francesco de Vecchis, ma dopo circa 6 mesi essendo slato fatto parroco, gli suc- cesse d. Gio. Battista Tarozzi di Valmon- lone. Essendosi fatti vari progetti per re- stringere l'assegnamento necessario per mantenervi 3o alunni, non si potè stabi- lire a meno di scudi seimila e più annui; mentre i gesuiti per mantenere egual nu- mero non ne riscuotevano più di duemi- la e ottocento circa. Questo confronto è la più vitale difesa alle accennale accuse contro l'economica amministrazione dei gesuiti. I sacerdoti ch'ebbero la direzione e cura del collegio eseminario, nella mag- gior parte erano allievi degli stessi gesuiti, che procederono per quanto fu possibile colle norme precedenti. Quindi furono preposti a presiedere al collegio romano 3 cardinali con titolo e ingerenze di pre- fetti digli sludi, dellospirituale,e dell'eco- nomico : però il piefetlo sullo spirituale, cioè lauto del collegio che del seminario romano, fu sempre il cardinal vicario. Oc- cupato il collegio romano dai professori delle scuole, cui recavansi i vari collegi laici e ecclesiastici di Roma, ed anche le persone addette alla chiesa di s. Ignazio, all'oratorio del p. Cara vita, alle cappellet- te di s. Luigi, alle congregazioni de'seco- lari,ed alle opere pie, che molle vi si eser- citavano da' sacerdoti del collegio roma- no, gli alunni per la ristrettezza del loca- le non poterono mai sorpassare il nume- ro di55o56, non ostante le tnolte ricer- che. Apprendo dal citalo disopra ab. Co- stanzi, p. 2o5, che nel 1785 fu istituita la pia casa degli esercizi spirituali pe'gio- vanetti di nubile e civile condizione, on- de disporli alla [.'comunione, nel locale del collegio romano aderente alle cappel- le di s. Luigi Gonzaga, ossia presso le ca- mere abitate da quel santo gesuita pro- tettore della gioventù e degli scolari, deno- minate le CappellcUe, 11 prefetto dell'o- ratorio del p. Caravita e missionario ur- bano d. Giuseppe del Pino, col favore del
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cardinal Vitaliano Borromeo (che celebrai pure a Conservatorio Borromeo, da lui fondalo), ottenne da Pio VI un breve,col quale si cedevano in perpetuo all'orato- rio le camere e sale dalle quali sono cir- condate le venerabili cappelle, ed il zelan- te cardinale subito risarcì tutto, adornò decoiosamenle il luogo e Io dotò di mol- te rendite, perchè più volle fra l'anno si potesse trattenere una quantità di giova- netti a prepararsi alla s. comunione. L'e- sempio di questo insigne benefattore ec- citò altre pie persone a contribuire gros- se somme per l'accrescimento di tanto be- ne; e qui aggiungerò che Pio VII nel I 8 1 5 portatosi a comunicare colle proprie ma- ni i giovanetti in questo luogo, accordò all'opeia pia l'annuoassegno di scudi 200. Il prefetto dell'oratorio e altri sacerdoti addellifldesso sempre si prestarono a pre- dicare, confessare, assistere la mensa, la ricreazione, i dormitorii de'giovanetti,che per 8 giorni visi trattavano gratuitamen- te. Essendo stala la pia opera da Pio VI sottoposta all' arbitrio del cardinal vica- rio, e potendo egli traslocarla, cambiarne le forme, chiamare altri a dirigerla e am- ministrarla, così nel 1 824 il cardinal Zur- la vicario, nel trasferimento che dirò del seminario, ne rilasciò l'esercizio a'sacer- doli secolari per fondarla altrove; e Leo- ne XII con suo breve la trasferì nel pa- lazzo Imperiali presso la basilica Liberia- na, nella casa della Missione (/^'^) di No- stra Signora delle Grazie e detta Imperia- li. Nelle medesime cappelle di s. Luigi da- gl'individui del Ristretto degli Angeli, e- sislente nell'oratorio del p. Qiraviia, fu istituita nel i 790 una mula d'esercizispi- rituali perla coltura delle anime di quel- li che compongono tale ristretto e altri che bramino ritirarvisi, in preparazione alla Solennità di Pasqua, con privilegio di farvi celebrare più messe nel giovedì san- to, in cui si comunicano gli esercizianli , per concessione di Pio VI. Di presente nel collegio romano i giovanetti studenti del collegio stesso, che non hanno anco-
SEM rn fjjlta lai." comunione, vi si prepai-ano per mezzo degli esercizi spirituali separa- tamente ilagli altri studenti del medesimo collegio, tornando alle proprie c;ise per ci • barsi e dormire; quindi fanno la i .' comu- nione il giovedì san(o, nelle dette cappe!- lette di s. Luigi. Triste conseguenza della tremenda rivoluzione francese lu la pro- clamazione della repubblica, e l'occupa- zione violenta di vari stati, fra i quali il pontifìcio e Roma, donde a*20 febbraio 1798 detronizzato Pio VI fu portato pri- gione in Francia , ove morì tra gloriosi patimenti. In queste infelici circostanze ne soffrì anche il collegio e seminario ro- mano, restando nel primo una dozzina di alunni; tultavolla riuscì ai sacerdoti di- rettori di preservare dal generale spoglio il museo e la biblioteca : a Roma narrai la sua condizione in questa epoca fttale e miserabile. Non andò guari che altra più lagriraevole e piii lunga ne avvenne ne'primordi del pontificato di Pio VII, in cui di nuovo i fiancesi imperiali invasero lo stalo ecclesiastico e Roma, traducendo altrove in deportazione il Papa a'6 luglio 1 809, disperdendo e rilegando in lontani luoghi e prigionie, cardinali, prelati e il clero romano , restando Roma a vivere nel pianto e nella desolazione, con mg.*" Anastasio delegato apostolico, e mg.' Me- noch'io Sa grista (r.), il quale fece alcu- neordinazioni nella chiesa de'signori del- la Missione {y.), altro vescovo avendole eseguite n^\ Palazzo Caniuccini [/'.) A Giuramento parlai di quello democrati- co, che i francesi repubblicani nella pri- gionia di Pio VI esigevano dagli ecclesia- stici di Roma, e che alcuni professori del collegio e seminaiio incautamente pre- starono, ma poi fecero solenne ritratta- zione. A Giuramento eziandio parlai di quello preleso dagl'ini peritili francesi nel- la prigionia di l'io VII, il quuie fu vir- tuosamente ricusato dai maestri del me- desimo collegio e seminario, perciò [)uniti con penosa deportazione. In lale lagrime- vuie tempo gli alunni del seminario ro-
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mano si ridusseroa poco numero. La di- vina provvidenza nel 1 8 1 4 restituì la pa- ce alla Chiesa e all'Europa, ed a Roma il suo clero, e Pio VII che vi entrò trion- falmenle a'24 maggio. Una delle prime sue cure fu la ripiislinazione della com- pagnia di Gesù per tulio l'orbe cattoli- co, imperocché a richiesta del re delle due Sicilie, già l'avea restituita ne'suoi domi- nii, anzi avea sempre esistito ad istanza de' monarchi di Prussia e Rtissia (^'.), sebbene [)roleslanle il i .°,scismatico il 2.° l'io VII dunque co!la bolla del 7 agosto I 8 1 4 pel geneiale 1 iprislinamento de'ge- suiti, espressamente dichiarò nel restituir loro la casa pi ofessa e il noviziato diRoma colle coritiguechiese'»non inlendianiocon ciò di escludere la restituzione anche del- le altre , che in questa città spettavano alla compagnia di Gesù, prima della sua soppressione, sulla restituzione delle qua- li ci riserviamo prendere a suo lungo e tempo le convenienti disposizioni ". Il p. Theiner a p. 34' , esaltando Pio VII per la prima cura che prese di restituire in fiore il pubblico insegnamento (ed il col- legio e seminario romano ne provò subi- to i benefici effetti^ acciò la scienza pro- cedesse colla pielàe la fede, convinto che ormai i principi cristiani per l'esperienza di 25 anni aveano potuto conoscere l'iu- doledella rivoluzione e i gridi di guerra, che rivolti da principio conlro i gesuiti, aveano dopo la loro caduta assalito con egual violenza i troni , aggiunge questa testimonianza. »> Per la qunl cosa eslimò Pio VII non potei dare miglior guaren- tigia al ben pubblico della Chiesa e alla quiete de'civili stati, che quella di riven- dicate ad una degna società di uomini, vogliam dire alla comp;ignia di Gesù, la sua innocenza, di che il processo delle co- se avea dato già mille prove, dichiaran- dola, conformemente eziandio a'desideni di più principi e sapienti uomini di sla- to, risorta a nuova vita. Pio VII lasciò al tempo e alla prudenza de' contempora- nei il ristorare i fieri colpi già recali a
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que^tn pregpvole società, il oollowir nno- vamenle la loro fiducia nef^lianlichi suoi meriti verso la religione e Io stato, e ri- cercare i consigli, i lumi e gli aiuti di lei. Così Pio VII soddisfecej se è lecito dirlo, a un debito della Chiesa ! Luogotenente di Cristo in sulla terra, non potè egli la- sciar più lungamente su d'una sì onoran- da e benemerita corporazione ecclesiasti- ca una macchia di disonore, di che l'etèi slessa riavutasi dal trambusto del suo tra- ■viamento, per vergogna arrossiva. Il mo- mento della reintegrazione della compa- gnia di Gesìiappartiene indubitatamente a que'tratti di provvidenza, la cui vasti- tà ed importanza solamente a pochi, solo ai puri e mondi di cuore è dato di bea conoscere. Oh! come tosinolo degl'incre- duli giubilò di letizia allorché vide la com- pagnia immolata ai suoi perfidi disegni ! Ohlcomeinluoiiò inno trionfale sul pros- simo rovinar della Chiesa ! «Leone XII compì ciò che non fu dato a Pio VII di eseguire, imperocché col breve Recolen- tes, dell. "aprile 1824, trasportò il semi- nario romano e i convittori, co'sacerdoti secolari che fino allora aveano egregia- mente diretto e governato con essi il col- legio romano, nell'antico vasto locale del Collegio Germanico ■lJngarico[f^.), egli assegnò la contigua chiesa di s. Apolli' nate (nella quale, come rimarcai al suo articolo, s'incominciò l'insegnamento del- la dottrina cristiana, pel decreto del Tri- dentino, derivando dal quale il semina- rio, furono così congiunte due glorie ec- clesiastiche al venerando tempio, che di- votamente frequentai ne' primi anni di mia vita, come già mia parrocchia), per iifllziarla, stabilendo la residenza del car- dinal vicario e de' suoi uffici nell'altro propinquo e grandioso palazzo, che ha li maggiore ingresso nella via della Scrofa. Così il seminario romano venne nobili- lato con propria casa,con particolari scuo- le, e separato dall'antico convitto. A' 17 maggio di detto anno, Leone XII, già vi- cariodilloma, restituì in perpetuo ai ge-
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suiti il Collegio romano {F.) e sue ap- partenenze; ed a' 19 affidò ai medesimi gesuiti il Collegio de'Nobili^F'.), che vol- le istituire nel palazzo già del seminario romano e denominato Borromeo , asse- gnandogli la contigua chiesa di s. Macu- lo. A Collegio romano celebrai il clero se- colare che ne avea diretto l'insegnamen- lo pubblicoe amministrato lostabilimen- lo, i professori e maestri che fiorirono nel- le scienze e dignità ecclesiastiche, due dei quali ivi encomiati ora fanno decoro al sagro collegio, cioè i cardinali Fornari e Brunelli; non che quelli che dottamente diressero la specola, di che feci parola au- co nel voi. L, p. 262 e 263. Arroge come il p. Theiner, a p. 347> celebra l'avveni- mento, e la direzione del collegio in tem- po de'preli secolari. »» Leone XII, degno erede delle virtù del suo predecessore, nodriva le medesime benevole disposizio- ni verso la compagnia di Gesù, e si vol- tò a rammarginare le ferite da lei soste- nute. Commuovevalo grandemente la mi- rabile capacità de'gesuili per l'educazio- ne, i quali, come sì bene esprimesi l'illu- stre visconte di Chateaubriand, sapevano elevare i giovani, eziandio de'più diversi ordini e gradi di società, a quella comu- nanza di studi che stabiliva tra il prin- cipe e il dotto una nobile e salda amici- zia, non dissimile a quella degli Scipioni e de'Leli. Volle adunque Leone XII re- stituire la compagnia nell'antica sua se- de, nel gregoriano collegio, stato già pro- vido educatore di tutti i grandi ingegni dell'ordine, e cuna di tanti uomini nella Chiesa e nello stalo cospicui. Il virtuoso clerodi Pioma avea, dopo l'abolizionedel- la compagnia, assunto il reggimento di esso, e col più lodevole ardore faticavasi di riparar la perdita che avean patita la religione e le scienze. E certamente il ro- mano collegio, posto in questo dolente sta- to di orbezza, non poteva scadere in più abili mani. Mercè degl'indefessi sforzi di quel clero così pio, così dolio e ben di- sciplinato, il quale si tenue alle già impres-
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se orme cìe'siioi piedocessoii, fu il colle- gio fecondo in gran manieia di fruiti, e lurniò que'grandi [)re!ali ed uomini che negli ultimi travagliosi tempi con tanto animo e valore diRseioi sagri diritti del- la Chiesa. Allorché dunque, dopo una me- tà di secolo, quell'orfano figlio si tornò alle mani di chi gli avca dato la vita, non ehbechea lodarsi de'fedeli e diligenti suoi tutori, cheaveano religiosamente custo- dito gli antichi ordini e il primiero stato di sì grandioso edificio. Il citro sortì al- lora a nuovo campo della scientifica e re- hgiosa sua attività il seminario romano, sotto la vigilanza e le paterne sollecitudi- ni d'im illustre principe di s. Chiesa, il car- dinal Zurla camaldolese, nel quale pietà, mansuetudine, dottrina si trovano in bel nodo congiunte. Questo degnissimo per- sonaggio, vicario di 3 Pontefici, ha confe- rito principalmente ad innalzare il roma- no seminario a tanto onore e chiarezza, ch'esso pel numero degli allievi, per la so- dezza degli studi, massime sagri, per l'os- servanza d'ogni pili esemplar disciplina, molto avanza, a niuna cede delle più fio- renti istituzioni di chiericale ammaestra- mento ". Con altre splendide parole il p. Thtiner magnifica Pio ^ II e Leone XII, il I ."per avere ristabilito eziandio il colle- gio germanico-ungarico.il 2.°per a vere ri- pristinato il convitto o collegio de'nobili,e ambeilue restituiti allacura e tutela de'ge- suiti. Del nuovo seminario romano ne fu i.° benemerito rettore il saggio e dotto d. Pio Dighi romano, ora vescovo di Li- stri in partibus e vicario della basilica Va • licauii. Siccome in diverse opere ei ronea- inente fu pubblicato, di avere Leone XII concesso la custodia di s. Maria della Pa- ce ai sacerdoti addetti all'educazione re- ligiosa de' giovani che studiano nei liceo delle scuole del seminario romano, sotto il titolo di primaria pia unione del sagro Cuore diGesìi;perchè meglio apparisca ciò non sussistere, e insieme rettificare (|uan- to riguarila la pia unione, credo oppor- tuno dichiarare quanto propriamente di-
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S[)nse quel provvido e zelante Papa. Leo- ne Xll col breve Àcl hoc supremae di- gnilatiifasligiiim, de'27 dicembrei 8^4, unì al collegio de'missionari sacerdoti fon- dato dal marchese Imperiali Lercari, nel- la pia casa sul Monte Estjuilino^óì cui par- lai nel voi. XLV, p. 224, l'amministra- zione delle due opere del cardinal Vita- liano Borromeo per gli esercizi de'giova- netti da ammettersi alla i ." comunione, e degli Oralorii i^T'.) notturni eretti pari- menti inRoma dalcardinal Leonardo .\a- tonellijde'qunli liporlai a'Iuoghi loro. Con al tro bre v e de' 1 4 febbi aio i 8 2 6, Amplis - sima t'/^5, Leone XII alle due pie unio- ni de'sacerdoli, cioè dell'oratorio nottur- no già eretto nella chiesa dell' Arcicon- fraternità di s. Gregorio de' Muratori (F.),e della pia unione di s. Paolo (f.) apostolo addetti a più opere di ministe- ro ecclesiastico, e specialmente alla pro- pagazione della divozione del Sagro Cuo- re di Gesù {f^.), ed alla coltura de'gio- vanelti ne'dì festivi, concesse in perpetuo la Chiesa di s. Maria della Pace (^.), una volta de Canonici regolari Lalera- nensi{dL Ora dissi perchèsuona lacampa- na avanti giorno due volte e con diverso numero di tocchi), equiudide'domenica- ni d' Irlanda per disposizione di Pio \ II del I 8 1 8, i quali per volontà del medesi- moLeoneXII si recarono nel 1 825alcon- vento contiguo alla Chiesa di s. Clemen- te presso il Laterano. Volle in quel breve Leone XII, che Vorator.'o di s. Maria del- la Pace fosse riconosciuto il primario di tutti gli altri del medesimo nome e isti- tuto, in cura de'sacerdoti secolari, e che fosse munito delle facoltà di aggregare ed erigere degli altri oratorii. Determinò pu- re che la memorata e benemeriti) pia u- nione di s. Paolo avesse l'oratorio inter- no del monastero contiguo alla chiesa del- la Pace, ed esistente nel piano del supe- riore loggiato, ove potesse riunire i gio- vanetti della sua adunanza, ed avesse an- che delle camere da destinarsi dal cardi- nal vicario; ed inoltre che potesse far uso
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(Iella chiesa pubblica annessa di s. Maria, per le sue funzioni che celebra di giorno. Deteiniinòquindiil vicariocardinalZur- la, esecutore della ricordata costituzione apostolica, che i sacerdoti della pia unio- ne di s. Paolo nel trasferirsi per l'eserci- zio della divozione al sagro Cuoredi Ge- sù, dalla chiesa di s. Maria in Cappella (di cui parlo a Umvf.p.sita artistiche) a fjuella di s. Maria della Pace, s'inlitolas- se : Associazione alla divozione al sagro Cuore di Gesìi stabilita in s. Diaria in Cappella, ora nella chiesa della Pace, ferma rimanendoinquella la coltura spi- rituale de'marinari; e dispose ancora che l'istituzione stabilita neli8i4 dalla me- desima pia unione di s. Paolo in s. Maria di Loreto al foro Traiano (di cui a Uni- versità artistiche), ch'è di Hir celebrare (juolidianamenteuna messa in lendimcn- lodi grazie alla ss. Trinità, pe'doni e pri- vilegi concessi alla B, Vergine, si tiasfe- risse in s. Maria della Pare. Dispose poi Leone X 11, che tutte le altre camere del monastero della Pace fossero a disposi- zione del cardinal vicario per dare allog- gio a'preli senescenti, oa'beneoierili del- la chiesa, o ad attuali operai, assegnando de'fondi per le spese di chiesa, e per la manutenzione del locale. Da circa g an- ni, come notai a Scuole biPloma, nel det- to monastero vi si è eretto un ginnasio pubblico gratuitCjdiretlo dalla congrega- zione cardinalizia degli sludi, onde i gio- vani possano apprendere gli elementi di filosofìa , il quale ginnasio è situato nel piano terreno del chiostro, colla sua cap- pella per le funzioni festive. Nel restitui- re Leone XII alla compagnia di Gesù il collegio romano, i maestri ed altri addet- ti al collegio e seminario romano che non aveano casa dove ritirarsi, furono invita- ti a prendere alloggio nel locale e antico monastero di s. Maria della Pace, e furo- no pensionati a proporzione di ciò che aveano ne'rispettivi loro uffizi. Il cardi- nal Zuila esecutore dell' analogo bieve ponlifii,;o, con suo decreto de' j c) febbraio
SEM I 827 dispose: Sacerdotes , aliosque mini- stroSj antiqui Collegii ac Seminarii Ro- mani ^ quihus jamdiu cubicula conccs- simus (cioè nel i 824) dummodo ea inco' lant, nulla rationc ahsque nostra aneto- ritate exturhandos esse. I noi IreLeoneX 1 1 diedeal nuovoseminarioromano,con tan- ta dignità da lui eretto, per sollievo degli alunni e convittori , la villetta amena e suburbana chiamata la Pariola, fuori di Porta del Popolo, di cui e della piccola /'rt/'/o^a restata al collei'io "ermanico-un- gaiico parlai nel voi. XIV, p. i63j 23 t e 282, ambedue essendo stale concesse al collegio germanico da Gregorio XI 1 1 , col - la bolla Quoniani Collegiuni Germani- cuni, de'20 novembre I 576, Bull. Rom. t. 4j pai'- 3, p. 825, nel luogo già chia- mato Pesaioli fuori di Porta Pinciana , che dalla proprietà di Bernardino Pisci- na e Fonlanelli, era passala in quella del- la camera apostolica. Clemente XI colla bolla Cum in /V^, de' 16 luglio i 708, con- cesse la piccola Pariola , Tinea in loco Pariolo,a\ Collegio Urbano (A'.), e si leg- ge nel t. I, p. 246 del Bullarium de pro- paganda fide. Ivi a p. 264 è riportalo il molo-proprio di dettoPapa, Cam nosnu- per,àtii seltembrei 709 : Cassationis canoni, cum dismembratione, super T i- nea in loro Pariolo nuncupato, s. e. de prop. fide alias concessa. Quindi questa piccola Pariola di venne proprietà del col • legio germanico-ungarico.
Riferisce il ricordalo ab. Costanzi, che nell'apertura degli studi del i. "anno scola- stico del seminario romano, Leone XII si recò ad assistervi, e ricevè il giuramen- to dai professori delle scuole. A Co^'clu- sioNi parlai di quella tenuta a'3o agosto 1827, dal romano ab. Camillo di Pietro, ora arcivescovo di Berito e inlernunzio straoidinario e delegato apostolico in Li- sbona, con disputa sulla storia ecclesia- stica, ed alla cpiale intervenne Leone XII col sagro collegio. La magnifica descrizio- ne del nobilissimo apparato si può leg- gere nel n,° 72 del Diario di Roma del
SEM SE .M j ij 1827. Nel medesimoanno Leone XII sta- 1 elio rispondente alla chiesn, atl assislcie l)ilì, clie un alunno ilei punlificio semi- olla nie-ìSa eanlala da mg. Mc/zofanle, nario romano lìieesse il sermone nella ba- duiunle la qnale eljbe luogo una scclli silica Laleianense per la festa della ìVa- musica a 8 voci, produrione in parte del tivitìi di s. Gio. Uallisla, alla presenza del celebre aiaeslro Pacini, che da lui umi- ra|)a, de'caidinali, prelatura e allri che Hata al Papa, egli per la i.' esecuzione hanno luogo nelle Cappelle ponllficie, nel raffidùa'seaiiuarisli, bene istruiti nelcan- quale articolo indicai come ciù procede; toeccle>iastico. 11 n."! 1 del Diario di Ro e parlando di quella della Pentecoste, no- ma i834 «"'corda come o'4 febbraio be- tai che sermoneggia uà alunno del colle- iiignameuleGregoiioXVl di nuovosi le- gio Mibano per conces>ir)ne di Clemente co a visitare il setninario romano. Tale XIV, mentre prima ciò faceva un cunvit- anno fu fatale pel seminario, per la mor- tore del seminario romano. Inollre nello te del benemerito cardinal Zurla, awe- stesso articolo descrivt'ndo le processioni nota a'29 ottobre, al quale gli alunni ce- dei Corpua Domini, della Canonizzazio- Icbrarono decorose esei[uie. Per quanto ne, e per l'apertura della Poi la sanla, dissi a Pergola, Gregorio X\ I ilonù al che dal Papa si celebrano nella basilica museo del seminario l.i collezione di [)ie- Aaticana, registrai in ciascuno l'mterven- tre preziose appartenente al defunto car- te del seminario romano in cotta e con dinaie, col peso d'un posto gratuito, da candela accesa, seguendo la croce tlel eie- godersi alternativamente dalle dioce-.i di roroniano,echeÌMcedonopnreneIla prò- Cagli e Pergola. Gregorio XVI riguardò cessione del Corpus Domini cht s\ [a nel- sempre con singolare benevolenza glia- la detta basilica in sede vacante, avendo lunnidelseminarioromanoeiu vari modi luogo gli alunni anche in quella che si ce- lo dimostrò: alfabilraente più volle nel- Itbra dal capitolo Lateranense, ove suole l'autunnale stagione si recò alla Pariola, intervenire il Papa e i cardinali. Ripor! » si assise alla loio raensa,edon)esticamenlc il n." Go del Diario di Roma deli 833, conversava coi maestii e seminaristi, Icd- the a'23 luglio celebrandosi nella chiesi volta ritornando a piedi al Quirinale. A* del seminario romano la festa del titolale vendo il cardinal Zurla fondato nel semi- s. Apollinare I ."vescovo di Ravenna (^ì.), nario una colonia arcadica, dal suo nome vi si recò Gregorio XV i, ricevuto dal car- chiamata Placidia, gli alunni coltivano dinal Znrla vicario e da numerosa schie- lodevolmente la poesia,eco'loro versi ce- ra di seminaristi : adorò il ss. Sagramen- lebrarono in più volle i fasti del ponlifl- to nell'altare della n»iracolosa immagine catodi Gregorio XV^I, che solevano auio- della Beala Vergine, e poi le ss. reliquie revolmente incontrare reduce dalle vii- dell'altare maggiore, quindi ascese nella leggialuree da'viaggi. loebbi cura di ser- gtan saladel seminario nobilmente ador- bare tulle le loro belle e soavi composi- na, ove assiso in trono ammise al bacio tioni latine e italiane, e ne posseggo l'ini- ilei piede il corpo de' professori, i gio- portante collezione, a me graziosimeate vani del seminario e il restante de'chie- donandole il Papadopoaverle lette e gu- lici che ne frequentano le scuole, acco- slatcHa unprospetlodcglisludichesi lan- gliendo tutti paternamenle. Due semina- nn nel seminario romano, potei ricavai e risii, gli ni). Mapei e Castellani, esternalo- che ivi s'insegna e s'apprende: la grani- no al Papa con duepoetici coinpnniinen- malica, l'uinanità, la rellorica, la storii, li, la gratitudine e l'esultanza del semi- l<i cionologia, la gcogralìa , la poesia, lo nario pel compartito onore. Poscia Gre- stile delle iscrizioni; le lingue latina, gic- ijorioX \ I pass()airappaitainenlodelcar- cj ed ebraica ; 1' arilinclica, la logica, !a d.nal vicario, quindi sicouilussea un co- metafìsica e la malccuatica; !a tìsico ma-
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tematicajl'ctico fisico-chimica; le anlichi- tàcrisliaiie,il canto ecclesiastico, la litur- gia; l'eloquenza sagra, la storia ecclesia- stica, il gius canonico e civile, la s. Scrittu- ra, la teologia clominatica e morale, ed i luoghi teologici. All'arlicoloPiolX notai coniiicndiosamciUe quanto qui vado a rammentare di questo Papa che regna. L'alunno d. Camillo Santori, dopo avere neiragosto iS^5 sostenuto pubblica di- sputa in teologia e storia ecclesiastica, al- tra simile ne tenne a' io settembre 1846 nella chiesa di s. Apollinare, alla presenza e sotto i pontificii auspicii di Pio IX, con l'intervento de' cardinali, prelati e altii personaggi, come pubblicò il n.° 7.5 del Diario di Roma. Il •2.''anno secolare del- la meravigliosa manifestazione della bel- la e veneratissima immagine della B. Ver- gine,avvenuta a' 1 3 febbraio i647nel por- tico della chiesa di s. Apollinare, solenne- mente fu celebrato dal cardinale Patrizi vicario di Pvomaedal seminario a' i 2, i3 ei4 febbraio 1847, con quella magnifi- cenza e splendore di culto clie descrive il n.° 1 6 del Diario di /lOOirz, ed il cardina- le vicario medianteindidto papale vi pon- tificò 1 solenni vesperi del 2.° giorno e la messa dell'ultimo, con quello stesso cere- tnoniale che godono i cardinali ne'loro ti- toli. Il Papa nel giorno centenario della manifestazione della s. Immagine si recò a celebrare la messa all'altare maggiore, e vi comunicò gli alunni del seminario e altre di vote persone, in uno alla princi- pessa di Sassonia; quindi dopo ascoltata altra messa, il Papa nella privata cappel- la dell'attiguo seminario conferii la cresi- ma a' convittori Ducrò, Alegiani e Ta va- ni, avendo benignamente preso parte a un decoroso trattamento pieparalo nella bi- blioteca.Oltre a tu tlociò,rul timo giorno fu eziandio festeggiato dagli alunni nell'au- la massima con un esercizio accaderaico di poesia e di musica. Nel n.° 34 delle yYo- tizie del giorno di Roma deli 847, si de- scrivono gli straordinari funerali celebrali al can.Lalerancnse d. Giuseppe M.° Gra-
SEM ziosi, già maestro del Pontefice, e profes- sore del seminario, al quale in segno di affezione Inscio la sua ricca biblioteca. Nel marzo 1848 perle sciagure di Roma, es- sendone usciti i virtuosi gesuiti , riporta il n." 56 della Gozzetta di Roma, che il consiglio e senato di Roma vedendo man- care il collegio romano della direzione de- gli studi,domandb la consegna del locale e delle preziose raccolte che vi si conserva- no, ondeslabilirvi un comunale liceo. Ma il Papa nel i.° aprile dichiarò che il colle- gio provvisoriamente l'avea dato al semi- nario romano, perchè non venisse inter- rotto il corso della pubblica istruzione. In falli i maestri e ministri del seminario ro- mano, cogli alunni si erano recati a di- morare nel collegio romano, in ubbidien- za a'poutificii voleri, sino dal 29 marzo. In conseguenza della obbrobriosa rivolu- zione di Roma dell'infausto 16 novembre 1848, il Papa per le patite violenze sa- viamente ne palli a'24, per cui la fazione democratica, rotto ogni freno,a'g febbraio i849pi"Oclamò la repubblica romana. Il seminario romano in quell'infelice epoca continuò a risiedere nel collegio romano, e solo ne partirono gli alunni forestieri che tornarono alle loro case; bensì gli altri per circa due mesi si astennero dall'uscire, e fu allora che le scuole si chiusero a moti- vo dell' anarchia giunta al colmo. Dopo una serie di combattimenti tra i repub- blicani, ed i francesi accorsi a Roma per liberarla dal tirannico giogo in cui era ca- duta, onde anche i Monti Parioli furono campo di guerresche azioni, Roma fu pre- sa dai francesi e vi entrarono il 3 luglio. Il cardinal vicario vi rientrò a'25 di det- to mese, e ricomposto l'ordine pubblico, il collegio romano si riapri a' 1 8 gennaio i85o nella sua residenza, da'gesuiti già ritornati alle loro case , ed il seminario parfi dal collegio a'24 marzo e ritornò a s. Apollinare; ma il collegio de'nobili re- stò sciolto, ed in sua invece altro convilto il Papa sostituì, concedendo il palazzo al collegio germanico- ungarico, nel modo
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clie vaJo a dire, essendo necessario pre- mettere in breve un riepilogo sul collegio geriiianico-ungarico, a schiarimenlo del suo antico locale dato da Leone XII al se- minario romano. Il collegio geinianico fu ideato da s. Ignazio, e neh 5)3 fondato da Giulio III; indi Gregorio XIII per per- petuarlo, neliSyS assegnò al collegio la rendita di 1 0,000 scudi d'oro, provenien- ti : da'beui del tnotiaslero e Chiesa dc'ss. Sabba e Andrea (f^.)j da quelli dell'ab- bazia di s. Pietro di Lodi vecchio;da parte di quelli del monastero d'Avellana, ora nella diocesi di Pergola {f'' •); e da parte di quelli dell'abbazia di s. Cristina neLMi- lanese. Il medesimo Gregorio XII 1 fondò il collegio ungarico co'denari della came- ra apostolica, come avea fatto col collegio germanico, finché non fosse provveduto, indi gli donò la Chiesa di s. Stefano al Monte Celio (^•), co' suoi beni e mona- stero, già de' religiosi di s. Paolo i.°ere- niita (/''.); ed anche l'ospedale di s. Ste- fano d'Ungheria presso la basilica Vatica- na, di cui parlo a Collegio Germamco- Ungarico; poscia colla bolla Ita sani lui- mrt/m,de' 1 3 aprile i 080, incorporò il col- legio ungarico cou tutti i beni al collegio gei uianiio. A questo concesse pure la chie- sa di s. Apollmare, e suo palazzo e case annesse, applicandogli i beni della colle- giata di delta chiesa già titolo cardinalizio, perciò soppresso, t'inai mente Gregorio XIII restaurò la chiesa con 4ooo scudi d'oro, e per sollievo degli alunni gli die la villetta della Pariola.ll collegio germa- nico-ungarico (lori tanto, che ordinaria- mente enumerò 1 00 alunni. Benedetto XI V rifece dai fondamenti la chiesa, e di suo peculio edilìcò la magni fu a cappella dell'altare maggiore. Pio VI vrdendo che il collegio, allora amministrato d.i'sacer- doli secolari, era impotente a [>roseguire r erezione del propin(pio palazzo e va- stissima fabbrica (già [)alazzo dongiovan- ni, come leggo in lìcrnardini. Descrizio- ne de'liiouidi Roma p. i 37), col «piale co- munica per un arco risponilenle alla piaz-
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za di s. Agostino, con architettura di Pie- tro Camporesi, il quale segiù il disegno del cav. Fuga architetto della chiesa, sgra- vando il collegio da'debiti che avea con- tratta, come ancora notai nel voi LIII,p. (jo, quindi vi collocò \nCongregazrone del Buon governo (/^.), al quale articolo ri- marcai, che fu chiamato ^fl/(7cso Caran- r//rt/, perchè il cardinale prefetto di questo cognome fu il 1 ° che l'abitò, cioè l'appar- tamenfo ora occupato dal cardinal vica- rio. Leone XII col hvQveReeolenles avea stabilito, che il collegio gei'manico-unga- rico,già riaffidiilo neh 8 18 da Pio VII ai gesuiti, fosse unito in un sol corpo nel suo antico locale dis. Apollinare, insieme col seminario romano, ma poi mutalo divi- samento, col chirografo del i ." novendire 1824, diretto al tesoriere mg.^Cristaldi, fece assumerealla camera apostolica i cen- si creati per l'ampliazione di detta fdibri- ca, ed assegnò al collegio il Collegio Um- bro Fuccioli( V.) colla contigua chiesa di s. Lucia de' (jm/jri5/. Sebbene dal Papa e- ransi presi i concerti col p. preposito ge- nerale della compagnia di Gesù, il colle- gio germanico ungarico non accettò l'al- tro ollertogli, come pure ricusò il Colle' gio Clenienimo [!'.), restando a dimora- re nella casa professa del Gesù. Per le nar- rate vicende divenuto vacuo l'antico pa- lazzo del seminario romano, e da Leone XII assegnato al collegio de'nobili, il Pa- pa Pio IX nel i85i lo diede al collegio germanico ungarico, che passò ad abitar- lo nel novembre; ed alcuni mesi dopo e verso la Pasqua deh 8 52 vi furono inol- tre aperte due camerale in porzione del palazzo, per il con vitto misto di giovani nobili e cittadini italiani ili circa 3o indi- vidui convittori, parimenti sotto la dire- zione de' gesuiti, ctl apertosi ivi in detto anno, il (piale fiorendo ora ha tre came- rate e circa quaranta conviuori. Per la chiusura del collegio ile'nobili, il discor- so che un suo alunno dovea pronunzia- re nella c.ip|ìella puntilicìa dell* .Assun- ta in lodeciella Beata \'ergine, nel 1848
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e ne! i8')^o siippri nn professore ed im alunno del semiiinrio Vaficnno ; quindi nel i8'>i Io recitò Giuseppe dc'mnrche- si Sncripante già alunno del collegio dei nobili, come si esprime il n.° i 87 del Gior- nale di Roma j nel i8')2 lo pronunziò Gaetano Pe«ce!e'li Emiliani patrizio sa- bino e convil toredel l'oninno collegio Hor- romeo della compagnia di Gesìi, come io qualifica il n.° i 8G di detto Giornalej il ii.*'i84 del 18^3 dice che Giulio Stcrbini convittore del romano collegio Borromeo fliretto dalla compagnia diGesìi, [)ronnn- 7.iò!a latina orazione, la quale venne distri- buita stampala, secondo il consueto. At- tualmente gli alunni del seminario roma- no sono 72, compresi! 3o posti che si con- segiiiscono per concorso e quindi si nomi- nano dal cardinal vicario, 4 ''Ono però no- minati, due dall' abbate delle Tre fon- tane, uno da quello di s. Loienzo, l'altro dalle diocesi di Ca^li e Percola. L'abba-
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7Ìa di Groltaferrata non nomina più, in- vece manda gli nlimnial scminariodi Fra- scati, ed al seminario romano paga sol- tanto annui scudi 5o di tassa T suddetti 26 alunni di libero concorso dibbono es- sere tutti romani. In breve qui riprodur- rò quanto ricavo dalla Civiltà cnlloUcn, t.f), p. 7 \ ■y.jAnW Osservatore. Romano (\(i\ \'Ò5'ì ^n.^ji, e (\a\ Giornale rìi Romanci n.° 287 del i852, e nel n."i 39deli853. Il regnante Pio IX, nell'attuale locale del pontificio seminario diocesano di Roma va a collocarvi un altro importante e gran- dioso istituto, denouiinato il Collegio ec- rlesiaslieo provinciale, a fine di dare una più eslesa e uniforme coltuia letteraria e religiosa al clero delle diocesi di tutto Io stato papale; per migliorare nelle po- polazioni la pubblica moralità, e ravviva- re il lume della fede, costituendo allo sta- Jjilimento una dote cospicua pel suo con- veniente mantenimento. A tale effetto, il Papa di suo peculio e con architettura del prof. Antonio cav. Sarti, ha edificato un altro piano sopra l'edifizio del seminario, e con alcune traslazioni e riduzioni di lo-
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cali di questo, ha formato tutti gli occor- lenli cambiamenti pel nuovo istituto ec- clesiastico,perciò hanno avuto luogo gr.m- di e dispendiose lavorazioni. Il Papa si re- cò a visitarle a* 12 ottobre 1 8 J2, ricevuto dal cardinal vicario nel proprio apparta- mento, da mg.r Stefano Scena arcivesco- vo d'Ancira e dal cav. Benedetto Filip- pani deputati e preposti ai lavori, non che dall'aichitetto. Ascese al salone ov'era si- tuata l'antica biblioteca, che ora si sta de- corando di pitture nelle pareti laterali; vi- sitò ogni camera di quel piano, passò a- gli altri superiori, quindi discese nel nuo- vo refettorio, ed osservata la bella e ricca farmacia dello slesso seminario, ne uscì ;i piedi. Tra versata la piazza di s. Agostino, si recò al luogo novellamente destinato per la segreteria del vicariato, e per la cu- stodia delle s. reliquie. Da questa parte jier la scala segreta sali all'altro braccio del seminario, e fermatosi in quella va- stissima sala ammise al bacio del piede la nominata deputazione e al tre persone. An- che qui il santo Padre continuò ad osser- vare tulli gli altri lavori che si stava-io facendo, ed ascese perfino alla nuova bi- blioteca, la quale persuoordine si costrui- sce assai maggiore della prima, i cui libri volle pur anco vedere. Disceso nell'atrio, entrò per la contigua porticella nella chie- sa di s. Apollinare, ed orò avanti il ss. Sa- gramento e la B. Vergine. A' 16 giugno 18 53 il Papa tornò ad osservare i lavori ormai prossimi al termine, ricevuto dal cardinal Patrizi vicario, da'deputati e dal- l'architetto, ascese le parti superiori del- l'edifizio, ne osservò minutamente ogni sua parte, esternando come nella prece- dente volta la sua somma soddisfazione di tulio l'eseguilo. IMa la bolla Cimi /lo- mani Ponti fices ,(\e o.'è giugno 1 853, ema- nata dal Papa Pio IX, stabilì che il nuo- vo istituto, dal suo nome si chiamasse i^f- niinario Pio (f'^ ). Il medesiujo Papa nel- le memorate lettere apostoliche, quanto al nuovo edifizio da lui concesso al Col- legio germanico-ungarico, decretò. Che
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avendo Leone XII alliibuito in perpetuo al seminario romano 1' edifiziu di s. A- polliriare, clieGiegorio XIII avea conces- so al colltgio gerrunnicoungarico, M iccir- co cles[)irituali inc'ylaeGei'iDanicaelIun- gnricae nationis nobis carissiinae boiio SLiinniopere soiliciti, eideaì Collegio Ger- manico-Hungarico Aedes satis acupias o- limadRoQianiimSemiiiarium perliuenles ac vulgo Palatii Borroniaei nomine appel- latiis perpetuo concessimus, et adsignavi- miis, ut ibi Germanica etEIungaiica Ju- ventus institui possit, iis omnibus serva- tis, f(uae idem Punlifex Gregorius XIII de ipso Germanico-Hungarico Collegio provide, snpienterquepraescripsit. Atque ad omnein controveisiam hoc, tulurisque temporibus penilus amovendam, earum- dem Aediuin, seu, uti dicunt, Palatii Bor- romaei cuncessiouem , et adsignationem CollegioGcrtnanico-Huiigaricoa nobis fa- ctam denuo bisce Lilleris auctorltate no- stra apostolica conflrmamus et sanciraus, eamcjue[)erpetuoservari volumus, atque manilatnus.
SEMINARIO VATICANO, Semina- ritmi T'aiicanuni. Nel rione di Borgo e dietro la Chiesa di s. Pietro in Fatica- no {^'■), propinquo a quella di s. Marta (di cui p;irlai ne'vol. XXIII, p. " \, XLI, p. 26G), nella celebre area del Faticano (F.)^ è situato il nobile ediflzio del Se- minario (li s. Pietro in Faticano, già dui suo istitutr)re Lhlamalo Seminario Urba- no (li s. Pietro , ove si educano i giova- netti alunni nelle discipline ecclesiastiche, nelle lettere e nelle scienze, sotto il go- verno e direzione d'un prefetto canonico "N'alicano; intervenendo gli alunni alle sa- gre funzioni della nominata e sontuosis- sima basilica patriarcale, alle sue proces- sioni, al coro ne'comuni e nelle feste del capitolo insigne. Il sacerdote Costanzi, L'Osservatore eli Roma t. i, p. yS: Del seminario di s. Pietro, così ne parla.'- Si scelgono da'giovanelli inservienti la pa- triarcale Vaticana, quelli i ({uali sono più iniziati nella lingua latina, e vengono Iras-
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messi in questo seminario, dove sono i- slruiti da maestri mantenuti dalla stessa basilica nelle belle lettere e nelle scienze, non meno che in tutti i rudimenti rela- tiviallustato ecclesiasticOje terminali (jui- vi gli studi vengono impiegati di nuovo al servigio della chiesa di s, Pietro iu ca- rattere di chierici maggiori , fino a che non siano provveduti di benefìzi dal me- desimo capitolo di s. Pietro. Un canoni- co presiede a (jueslo seminario, ed i sa- cerdoti secolari lo assistono nella discipli- na e negli studi". DimurandoUrbanoVI 1 1 in Castel Gandolfo, emanò il breve apo- stolico Quoniam adngrum Domini, dei 2 3 Ottobre iG36, Bull. Dos. Fatic. t. 3, p. 249) P^'" l'eiezione del seminario Va- ticano : ne riporterò il più intrinseco. M liane ob rem s. SynodusTriJentina sta- tuii, ut siugulae cathedr^les^metropolita- une, atque bis majoresecclesiae prò modo fiicultatem, et dioecesis amplitudine cer- tum puerorum ipsius civitatis, et dioece- sis, vel ejus provinciae numerum iu col- legio, seu seminario alere,ac religiose e- ducare, ecclesiasticisque disciplinis in- slruere leuerentur, in cujus rei execulio- uem fuit dudum in alma Urbis nostra, sub cura, guberuio,et admiuistratiooedi- lectorum filiorum pre->bylerorum socie- tatis Jesu institutum Semioarium injun- cta dilectis etiam filiis capitulo etcano- nicis basilicae principis Aposlolorum de Urbe, ut prò ipsius Seminarii sustenta- lione sumiua i3oo scutoruin luonelae (|uolibelanno solvereut,alia veroaliarura ejusdem Urbis basilicarum capitula in quadam modica, etiam terliam parteiii nonexcedeute suinma gravata fueriut, et nihilominus ipsi prcsbyteri societatis Je- su administratores praefati practeudeu- tes, capitulum ejusdem basilicae debuis- sc solvere alia senta 10 annua prò taxa cujusdam capellae s. Marci sita in eadeiu basdicae s. Petri, et unitae per Sedem a- postolicam sacrisliae ejusdem basilicae s. Petri litem moveruot coram dilecto Hlio nostro iu alma Urbt vicario iu spiritila-
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libus generali, sed ejus vicesgerenfe pe- tente scula 4oo monetae;pro leiminis cle- cursis, et non solutis spatio 4o annorura et ultra: linde capitulum,etcanonioi prae- fati ile excessi vitate praefalae taxaeoppo- sueiunt, et forsan desuper liteni move- runt, et apud nos insleterunl, ijuatenus taxa hujusmodi reformaretur, etadae- qualem cum aliis capitulis contribntio- nem ieducerelui-,Seminariumque llomu- num a praefataepiaetentione ratae prae- falae capellae,etpraefcrtur unita median- te litis, et liliiim hujusmodi extiiìclione perpetuo excluderetur. Nos igiturconsi- derantes adeamdera principis Apostolo- ruoi basilicam Christifideles ex omnibus mundi parlibus tamquam ad Fidei pe- liam, et Ecclesiae fundatnenlum conve- nire, in eaque locumejusdem principis A- posloloruin sepulcro consecratum sum- inareligione,etpietate venerar], et in ipsa l)asilicasacras cacremonias,divinaqiie of- ficia, singolari Christifideliura aedifìca- tione, et magna ministroriun frequentia qiìotidie celebrari, proindeque eamdein basilicam magno puerorum et ministro- rum numero prò illius servitio indigere, operae praelium facturus nosdiximussi prò alendis, educandisque, ac prò servi- tio ipsius basii icaeinstruendispueris par- liculare apud i!lam,el prò eaSeminarium provisionis nosfrae ministerio erigatur. Hac enira ratione, nedum majori ipsius basiiicae servitio, et ipsimet Sedi aposlo- licae in sacris caeremoniis addiscendis consuleretur,sed eliam feliciori paiochia- lium, et ecclesiarum eidem basiiicae, et monasteriis,quae illi annexa sunt unita- rum regimini, et gubernio per ampliiis providebitur. Nos igilur, qnos dilectus (ì- lius noster Martins s. Angeli in Foro pi- sci umdiaconus card inai isGinnellus nun- cupalus, noster in alma Urbe praefata vi- carius in spiritualibusgeneralis, de sufll- cienti, et expresso dictorum presbylero- rum societatis Jesu praedicti Seminarii Urbis rectorum ad infrascriptam redn- cliouera couseusu abuudecertiorcs icd-
SEM didil, quam altestalionem prò sufficienti consensu prò omnibus et singulis prae- missis, et infiascriptis lain praefatorutn administratorum presbyterorum scilicet societatis Jesu piaediclae, quam alumno- rum seu collegialium praefati Seminarii Promani, et aliorum quorumcuniqiie in- teresse habentium ve! habere preleuden- tiura, habemus, hac liaberi volumus, et decernimus. Et altendentes prò faciliori Seminarii erectione, canonicos praedictae basiiicae Principis apostolorum in eonun capituloannuum,et perpetuum redditum 200 scutatorum similium ex majori red- diti nuperad eamdeni basilicam perven- to perpetuo assigiiasse .... deque aposto- hcae potestalis plenitudine praefilam ta- xam annuam i3oo scutonun luqusmo- di, ad Qoo dumtaxat scula luijasmodi te- nore praesentiuiu perpetuo reduci mus, ac reductam esse volumus, Pieliqua au- tem scuti 4oo annua a praefata summa I 3oo perpetuo ad efi(ectun)infrascrip(uni dismeinbramus,ila utcapitulum non pos- sil imposteruni molestar!, necgravari prò contributioneSeminariiLIrbis nisi in prae- dictisgoo scutis monetae, nec non unum puerorum Seminarium ecclesiasticuin a- pud earadem basilicam s. Petri sub Car- dinalis archipresbyteri prò tempore exi- stentis, capitulique, et canonicorum di- ctae basiiicae prò tempore exislenlium cura, gubernio, regimine, et administra- tione prò pueris inibi pie alendis, el re- ligiose ediicandis, qui eliam sacro ritus, et caeremonias ecclesiasticas ediscanl, a- liaque per archipresbylerum, accapilu- lum, et canonicos hujusmodi prò tempo- re praescribenda diligenter peragant, et eidem basiiicae in divinis juxla providam ordinationem pereosdem archipresbyle- rum jaccapitulum hujusmodi faciendani deservire leneantur, tenore praesentium erigimus, et instituimus: eidecuque Semi- nario ut praeferlur, erecto, et instiluto, ex nunc 4oo scutorum summam ex re- duclione laxaehujusmodi provenieutcm, ac redditum auuuum aliorum 200 scu-
SEM lorum,ut praefertur, a capitulo assigna- tiinijiiec non quaecumqiie alia hona per qiioscu rni|iieCliiisti fule ICS eicleniScmi Ila- rio quomodolibet ciancia, assignarula, le- linquencla et donancla pio illius dote, ac cnerum illì inciimbenlium sn[)poilatio- ne, apostolica anctoiitale eai urniieru te- nore piaeseiitium perpetuo applica tnus.et appiopiiacuus, praefatainque assignalio- neincanonicorumcapittilaiiter faclam.... Ijìsique .Seminario, illinsi|ue aluninis, et personis in eo prò tempore exisleiitibus, nec non rebus, et bonis quibuscumqiie, qnod omnibus, et si ngulis privilegiis,gra- tiis, et indultis,quibus Romanum, et alia qnaevisSeminaria,juxla ejusdem concilii Tridentini (lispositionem iibilibet erccta, et insliluta de jure, iisu , consuetudine, privilegio, aut'alias quomodolibet utun- tur, poliuntur, et gaudent; ideiiupie Se- minarìuin noviter ereclurn tiujusmodi , ejusque alumnos, rectoi em, et ministros, ejusque bona, et jura eisdem exemptio- iiibiis etiain ab Urbis vicario praedicto, privilegiis quoque, grati is,et indullis,qui- Ijus canonici, et capiluhim dictae basili- <;ae gaudent, frui, potiri, et gauilere de- beie, pariinodo, et aeque principaliter absque ulla prorsus dillerentia uti, poti- ri, et gaudere libere et licite possint, et valeant auctoritate et tenore praedictis concedimus, et indulgemus'*. ÌN'el i 68 i colIestampediGiusep[)eVannacci si pub- blicarono in Roma: Regole per la dire- zione degli alunni, e per il governo eco- nouiico del seminar io / alleano . Alessan- dro Vili col breve Exponi noliis, de'i4 dicembre! G8(), DulLc\\.. p. 278, conces- se al seminario la facoltà di lar celebrare ogni giorno la s. ]\Iessa nel proprio ora- torio.Leggo nell*iazza,clie nel i Gc)8 stam- pò Vlùtsei-ologio roninno,{\at. 5, Ciip.?.5: Del seminario di s. Pietro in f aticano, a s. Michele in Borgo, le seguenli noti- zie. Siccome i chierici alunni del Semina- rio romano (/'.) , nelle feste non inter- venivano ad alcuna basilica per esercitar- si uc'sagririli e ccrciuonic ccclc^iubliclic,
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Urbano Vili per accrescere col maggior servizio e numero di clero splendore al- la basilica Vaticana, la maggioie di tut- te le basilit'ie del mondo, separò i 2 cliie- rici da detto seminario, come troppo lon- tanodalla mede>ima basilica, e poco lun- gi da questa eresse il proprio seminario Valicano, colle sue regole per disciplina degli studi e de'coslumi degli alunni, ac- ciò essi ne'giorni festivi servisseroalle fun- zioni di cjuel celebre e nobilissimo capi- tolo, al cui governo l'assogi^cltò. Il Papa edcltiiò nel 16.37 l'apertura del semina- rio, nelle case vicino alla Chiesa de' ss. lìliclìcle e Magno in Borgo ( meglio ne parlai aScALA, dicendo di quella rinoma- ta |)er antica divozione), con i 2 alunni e l'assegno di alcune entrale ecclesiastiche e legati pii,pel suo mantenimento: di più riservò a suo favore la tassa o contribu- zione d'annui scudi 4oo, che il capitolo di s. Pietro corrispondeva al seminario romano. La direzione fu allidata ad uu rettore, ad un maestro, e ad un canonico eletto ogni anno dal capitolo. Aggiunge Piazza, che gli alunni si accettavano di qualunque nazione, purché avessei o co.n- piti I 2 anni e non sorpassassero! 8 di età; per lo più i piccoli chierici che cpiotiilia- namente servivano le messe nella basili- ca, e terminati gli studi d'umanità ritor- navano nella basilica quali chiei ici mag- giori,venendo destinati allacura dellecose sagree degli altari, finché venivano prov- visti dal capitolo di benefizio, col quale si promovevano al sacerdozio. Il contem- poraneo di Piazza, il gesuita p. Donanni, dipoi e dedicalo a Clemenle XI stam[)ò il Catalogo de'dii-ersi collegi di alunni, ed a p. 5i discorre: Dell'alunno del se- minario Urbano di s. Pietro, ne produ- ce la (ìguia e dice: "Conforme l'uso an- tichissimo della Chiesa, che servissero ai sagri altari i giovani asci itti allo >lato ec- clesiastico, volle il s. concilio di Trento rin- novare «piesto esercizio, acciocché i thie- lici si allezionassero alle siigre funzioni, onde istituì i Scininari (/ .); ina perchè
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gli alunni tlcl seminario romano, quale fu il I ."isliliiifo fra lutti, non servivano iie'giorni festivi in alcuna basilica per la lonlaii;in/.ii della loro abitazione, Urbano VI II. separò da esso i 2 alunni, e ne formò imo vicino alia basilica Vaticana, accioc- c!;è in essa assistessero a'sanli sagrifizi e funzioni di quel noliilissimo capitolo, e li soggettò alla cura d'un canonico, il quale elegge un prefetto ed un maestro. Vi si accettano di tutte le nazioni, dopo l'età di 12 anni. Terminali gli sludi delle let- tere umane, s'impiegano nella basilica aN la cura delle cose sagreedegli altari, sinché suno provveduti di qualche benefizio, eoo cui si proauiovano al sacerdozio. Vesto* nodi saia paonazza conforme gli altri, ma si distinguono da quelli del seminario ro- mano per una fascia che dalla spalla si- nistra (cioè la finta manica del mantello- ne 0 soprano, mentre gli alunni del semi- nario romano e quelli de'collegi ne'man- telloni ne hannodue)pende finoa terra, fo- deratadiselacremesitia,in cui è ricamata l'arma della basilica Vaticana (il Trire- gno colle due mistiche Ciucivi Ponti fide, .soltanto ora si usa), cioè due chiavi pen- denti sotto il triregno pontificio, e le api dell'arma Darberina (di UrbanoVIII,cioè nella detta figura se ne vedono 3 in mez- zo al triregno e alle chiavi, ed inoltre si vedono rabeschi lungo la fascia)." Il se- minario continuò a risiedere nella casa liuigo il borgo s. Spirito, presso la me- morata chiesa, ove l'avea collocato Ur- bano Vili, ma non ve ne sono vestigie. Per sua foituna il benignissimo PapaCe- nedeltoXlII, amorevole cogli alunni, e- difìcò la fabbrica ove lisiedono, a tutte sue spese, con bella e comoda aichitet- tura, adornata dall'attuale canonico pre- fello di convenienti suppellettili, serven- do il piopiuquo piacevole giardino a sol- lievo e ricieazione de'giovani. L'edifizio è di nobile apparenza, con 2 gran porte, il pianterreno e due piani superiori. Sul cornicione e in mezzo del prospetto ester- no vi è l'orologio cou campane, e nel cen-
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fro del (."piano tra due finestre una la- pide di marmo ricorda il fondatore del seminario, e dice essere il luogo situato in aria salubre. Benedetto XIII, che ri- splendette per domestiche virtù, amò di frequentare il consorzio degli alunni, ed ai 6 agosto r ^28 prestò l'estrema assistenza spirituale ad un alunno agonizzante, che colla sua benedizione passò a miglior vita. DenedeltoXl Vcol hveve Expo/ti nuper^ de'4gennaio 1 74^, Bull. cit. p. 3 1 3, con- cesse all'oratorio del seminario Vaticano la facoltà di quotidianamente celebrare una o più messe et adventiliis, vel addi- clis Basii. F'atic, quae perinde sujfra- galut'j ac Sì in ba silica ipsa et ad quodi'is aliare privilegi alani celebrarelur. L'isles- so Papa, colla bolla Adhonorandam, dei 27 marzo 1752, Bull. cit. p. 337, dichia- rò che gli alunni o convittori del semi- nario Valicano godevano i privilegi del clero della basilica, come per le sagre or- dinazioni che ricevono dal cardinal arci- prete. Il Cancellieri, Sagrestia T^alicana, p. 57, riferisce che nel 1782, presso il se- minario fu stabilito il famoso studio del musaico, che prima era alquanto più di- stante, come rimarca Venuti, Reniamo- deniaa. p. i2o3, parlando del Saininario di s. Pietro, già contiguo alla chiesa di s. Stefano degli ungheresi, che appartene- va al Collegio gernianico-nngarico [F .) e demolita da Pio VI nell'erezione della nuova sagrestia Vaticana. Sussisteva in detto luogo lo studio del musaico quan- do Vasi scrisse {'Itinerario di Roma, il quale nel t. 2, p. 264 parla del seminario di S.Pietro ed ific;i lo daBenedeltoX II IjCoI- la direzione del capitolo Vaticano. Quan- to allo studio del Ulumico {F.) ora tro- vasi nel palazzo apostolico Vaticano, nel quale articolo dichiarai le benemerenze dell'odierno canonico prefetto di questo seminario, mg.' Lorenzo de'conti Lucidi di Subiaco, che fu zelantissimo e operoso presidente di quell'insigne stabilimento, quando era economo e segretario della Congt cgiizioue della rev. Fabbrica di s.
SEM Pirli o: quanto fece per ullicuo, Io nol.ii nel voi LUI, [1. ?. 3'.
Prima l'clllmeia re[)iiljhlica del i 7()8, poi l' invasione ilegl' impellali francesi, f^rantlcniciite clamicggiiiioiioil seminai io Vaticano, e lo ridussero quasi a totale cli- sttijzioiie. Dopo il I 8 i4) ricomposto l'or- dine politico Ji lloma e ritornato Pio VII alla sua sede, il capitolo di s. Pietro rior- dinò alla meglio il seminario; tua dispersi i fondi nelle accennate vicende, la listi et- te/za tlelle rendile a[)pena permisero di riaprire le scuole di secondario insegna- mento. Leone XII voleva unire il semi- nai ic) Vaticano ad un liceo, die meditava fondine nel mezz<j del Borgo nuovo; la molle peiòdi cpiel gran Pontefice, avve- nuta ncli82C), ne impedì reiretlnazione, ed il seminario continuò nella sua medio- crità. Per sua singoliw ventura, divenuto P.ipa neh 83 I Gregorio XV I, ed avendo nominato caiionii;o Vaticano il suo came- riere segreto partecipante mg. 'Lucidi sul- lodato, il capitolo di S.Pietro valutando- ne l'attività e Io zelo, lo elesse prefetto del seminario Vaticano, con felice successo. 11 prelatoa tiitl'uomo si dedicò al miglio- r<imenlo dello stabilimento, e pose tale tin' alfezione'agli alunni che ti riguarda (joali figli, e henefica in più maniere. Pri- mamente ristorò e abbellì l'eililizio in o- gni sua parte, ("uro costantemente l'iu- ciemento del seminario, con migliorare e ampliare un regolare e molteplice in- s<-gnaiiiento; ed oltre la coltura religiosa e scientifica degli alunni, iniglioiò ezian- dio \\ loro trattamento, e pei\>ino provvi- de al locale in cui gli aluimi nella stagio- ne estiva, per respirare aria piìi salubre, s(jlevano passa read abilare(pialclie luogo centraledellacillà,ondeil|)relato ridusse a loro uso porzione del/'^7A;s30,V.>//////(/'.), (in dal I 8.'.7 proprietà della rev. Falibrica di S.Pietro e resilienza della segreteria del- la meilesima. Quindi in proeesoodi tempo risultato di tante cure fu 1' aumentulo u raddoppiato unlieo luimeio degli alunni Vaticani, poicliè [>el llut iilu suo si. ilo vi
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accorrono non meno i cliierici romani, che i forestieri tratti dalla sua fama. Così per tanto lodevole reggimento, il semi- nario di s. Pietro è divenuto degno vera - mente del suo nome, dell'illustre capitolo e dcH'augiiNta basilica cui appartiene. Il niagiiauiiiio Gregorio XVI sempre amo- revole della studiosa giovenlii, in modo particolare lo fu altresì degli alunni di questo seminario. Per ben due voile si de- gnò onorarlo di sua augusta presenza, in occasione che i giovani celebravano, una volta la festa dell'Immacolata Concezio- ne, ed in altra quella di s. Luigi Gonzaga protettore della giovenlii studiosa. In cia- scun anno poi e nella ricorrenza precisa- mente dell'anniversario di sua coronazio- ne, si degnava accordare una speciale u- dienza agli alunni e rispettivi superiori, prendendo piacere ai poetici componi- menti co'quali esprimevano i loro senti- mei) li di venerazione e riconoscenza, per la bontà con cui li riguardava, e pe'cun- tinui donativi, de' quali era largo verso di loro. Fra questi primeggiano l'auinen- to delle rendite di annui e perpetui scu- di c[uattroceuto, e gran copia di libri sco- lastici, i quali ora roriiiaiio una discreta biblioteca a solo particolare uso del pio luogo. A promuovere il potente slimola dell'emulazione negli alunni, più voUe nig.' Lucidi fece da loro celcbi are acca- demie e saggi studiosi, che pubblicarono i Diari (Il llonui e altri giornali uflìziali dell'alma città. Mi limiterò a riprodurne line esempi. Si legge nel n.° 2 delle Noli- zie (lei gioì no di ilomu del 1847- " La >era del 3 corrente gennaio, gli studenti del seniinariu di s. Pietro in Vaticano ce- lebrarono le ludi de'ss. Innocenti martiri, cnii accademia ili poesia, diretta ilal sig. ab. .\rteini professore delotpien/.a nel se- minario meiiesimo. Fu liillo as-ai bene a tema della prosa, il / tiUcinto di Grrc- iiiKì siti /iKirito ili liticticlc. I varicuiilp»- iiiinenti latini e italiani veunetu Irame/.- z.ili da belle cantate, composte all'uopo e udullalc d.il si^. inacstiu llavalii alla
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tanto rinomala musica del eh. maeslroBa- sili, ed eseguile da'inusici della cappella Giulia (della basilica Vaticana). L'acca- demia fu decorata dalla presenza degli Eni.i e Rni.i signoi i cardinali Malici ar- ciprete della basilicaValicann, Ostini, Spi- nola, Gazzoli e Massimo; da molli piela- ti, da alcuni principi, e da numerosa u- dienza. L' uditorio tolto ne partì oltre- iDodo soddisfallo, tanto per la scelta dei poetici componimenti,quanto per la squi- sitezza della musica ed ottima esecuzione della medesima. Devesi certamente mol- to airillm.°e R.m.° tngj Lucidi, canoni- co prefetto del seminario Vaticano, clic con tanto zelo presiede a quegli sludi". Pvi porla il n.° 1 26 del Giornale di Roma deli85o. » Nel seminario Vaticano, che prospera per le cure di mg.rLorenzo Lu- cidi, canonico prefetto, fu già istituita u- na novella accademia letteraria sotto la protezionedeU'Em.^cardinal Mario Mal- tei, arciprete della Vaticana basilica, e sotto la presidenza di mg.rGio. Battista Rosanì vescovo d Eritrea. Or essa destinò il dì 26 maggio a celebrare il fausto ritor- no inR.oma del glorioso Pontefice esovra- no Pio IX. Lesse la prosa l'ab. Pietro Arte- mi, professored'eloquenza nel seminario e uno de'censori dell'accademia, Sul pregio della signoria temporale dei Papi consi- derala rispetto alla sua origine, alla sua antichità, alla sua natura tutta confor- me a promuovere la civiltà e le scienze j e le arti dell ingegno e del cuore. Seguì il carme latino di C. Petrucci, il sonetto del p. m. G. Balestra vice-piesidente del- l'accademia,l'ode italiana di R. P>.icci,ral- caica latina del prof. \. Fiorenza: le ter- zine di A. d'Achille, gli endecasillabi la- lini di P.Pratali, l'ode italiana di A.Sua- rez, gli elegiaci latini di d. Francesco Mil- lozzi prof, di umanità nel seminario e uno de'censori dell'accademia, i versi sciolti di F. Gattoni, il sonetto di E. Riccardi, il capitolo di G. Pellegrini ; dipoi 1' ode saffica latina di R. Luiselli, l'anacreonti- ca greca di F. Baldeschi, l' anacreontica
SEM italiana di L. Pellegrini, tutti e 3 candi- dati dell'accademia, finalmente le ottave di L. Lunardi segretario dell'accademia. Chiuse l'accademia un canto in terza ri- ma del prof. Artemi, ch'ebbe a partico- lare subbietto V Ostensorio di raro lavo- ro (ne feci parola nel voi. LUI, p. 226) donalo dal santo Padre alla basilica /Va- ticana il dì 2 1 maggio. L'Em.° cardina- le Malici, l'Em." cardinale Clarelli, assai prelati e personaggi di bella fama,ed un'e- letta udienza, col lovo intervenire, diede- ro testimonianza di ossequio e venerazio- ne al glorioso Pontefice e insieme alle let- tere e ai cultori di esse ", Per la festa del- la dedicazione di s. Michele arcangelo pa- trono de' Procuratori di Collegio deh. Pa- lazzo apostolico [P^.], che questo celebra nella chiesa dcH'università romana a'2q settembre, un alunno del seminario Va- ticano , alla presenza del ragguanlevole consesso, recita un'orazione latina in lode del santo; ciò che prima faceva un con- vittore del collegio Nazareno. Per quanto dissi al i'articoIoPiolXjlemporanea mente restarono chiusi 1' accademia ecclesiasti- ca, ed il collegio de' nobili; e siccome gli alunni d'ambedue hanno l'onore di prò- nimziare im sermone nella cappella pon- tificia, a Ila presenza del Papa, de'cardiiia- li, della prelaluia e degli altri personaggi che vi hanno luogo, mg i' Lucidi procurò questa distinzione al suo seminario, che supplì al modo che vado a raccontare. Trovo nel n.° 3 della Gazzetta Romana del i848,che nella festività della Cattedra di s. Pietro, nella basilica Vaticana, dopo il vangelo uno dearli alunni del venerabile seminario Vaticano pronunciò una dotta ed eloquente orazione latina allusiva alla slessa festività. R.iporla il n.°i6o di detta Gazzetta del 1 848, che nella solenuitàdel- l'Assuntn, nella basilica Liberiana, dopo il vangelo il sig. ab. Pietro Artemi pro- fessored'eloquenza nel seminario Valica- no, pronunziò con molta vivacità un elo- quente discorso latino in lode della Regi- na del cielo. Nel u.°i88 del Giornale di
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Ptomn del 1 85o si !e{5ge,clie nella festa del- l'Assunzioiie della 15. Veigine, celebrala nella basilica Liberianu, dopo il vangelo il giovane sig. Rall'aele Luiseili di Cori, convittore del ven. seminario di s. Pietio in Vaticano, pronuticiò un eloquente Ia- lino discorso, in cui nel celebrare le Iodi di Maria ss. Assunta in ciclo, con bella maestria toccò de'simboli delle sagre scrit- ture che le attribuiscono i Padri, e che veggon<:i CEiandio dipinti nei magnifici musaici di quell'insigne basilica patriar- cale. Nel t. I q, p. 3f) > LÌeW'y^lhtwi di Ro- ma, vi è un erudito e breve articolo inti- tolato : // seminario f 'liticano, col dise- gno del decorato prospetto esteriore del- l'edifirio, di Gio. Battista Piccirilli. Ce- lebrando la fondazione, il progresso e lo stalo attuale del seminario mercè l'inde- fesse cure del canonico prefetto mg.r Lo- renzo de'conti Lucidi, a questi tributa at- testato di pubblica riconoscenza, poiché tanta opera ha esso collocata a promuo- vere il bene dell'ecclesiastica gioveutìi. Di- ce inoltre, godergli l'animo di far men- zione di tre canonici prefetti del semina- rio che meritarono poi il pontificato, Cle- mente IX (sarà errore di slampa, perchè Clemente IX da prelato fu soltanto cano- nico e vicariodtdia basilicaLibcriauajben- sì ClemenleXI nella prelatura fu vicaiio e poi canonico della basilica Vaticana, e per singolare indulto d'Innocenzo XI col- la ritenzione del suo canonicato di s. Lo- renzo in Damaso, indi quel Papa lo fece canonico di s. Pietro e prese possesso ai 3i ottobre i()8H), Pio VI, e Leone XU, i quali dierono al seminario prove non dubbìedcl più calilo alleilo. IVIi piace ag- giungere, che siccome il seminario valila tm bel numero di cardinali già canonici prefetti, fra essi registrerà pure il nome di nig.r Lucidi, poiché occupando egli la cospicua carica di assessore del s. olVizio, da (picsla si suole ascendere alia sublime dignità del cardinalitlo, come provai nel voi. XVI, p. ?.28, nel formare un elenco ili assessori anuovciati al sagro collegio,
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dopoi quali furonocreati cardinali Simo- netti e Calerini,che successivamente fun- sero l'incarico.
SEMI-PELAGIAXI.Eretici del V se- colo, iijuali pretendevano che l'uomo po- teva intraprendere un'opera buona colle sole forze del libero arbitrio, e che la gra- zia non gli era necessaria se non che per proseguire e perfezionare l'opeia buona medesima. Vennero così nominati a mo- tivo che non ammettevano se non per me- tà l'eresia di Pelagio capo degli eretici Pe- liigiani, il quale erroneamente avea in- segnato che tutto il bene proveniva dalle sole forze del libero arbitrio. Xell'ai tico- lo Pelaci ANI enumerai gli errori deScnii- Pelagiani. Giovanni C^f.^m^o (/.), se- condo alcuni scita d'origine, è considera- to come l'auloiee il padie de'semipela- giaui. Allevato in un monastero di 13el- lemme, ove fece professione della vita re- ligiosa , nel 3qo uscì dal monastero col confratello Germano per visitare i soli- tari d'Egitto. Ritornati in Palestina, nuo- vamente in Egitto, dalla l'alestina poi si recarono a Costantinopoli, dove s. Gio* vanniCrisostomochen'era vescovo, verso il 404 ordinò prele Germano, e diacono Cassiano. Esilialo il santo vescovo, il clero di Costantinopoli deputò Germanoe Cas- siano al Papa s. Innocenzo 1, per fargli conoscere l'innocenza di s. Giovanni Cri- sostomo. Il l'apa fece prete Cassiano, che da Roma passalo nelle Gallie fermò la sua dimora in Marsiglia, ove istituì due monasteri per ambo i sessi, e li governò con molta saviezza : i monaci di Lerino e s. Cassiano sono tenuti come i princi- pali autori del semi-pelagianismo. Incer- ta è l'epoca i\i sua morte, alcimi l'anti- cipano, altri la ritardano, come dissi al suo articolo, ove parlai di sue opere, e dove è onoralo per santo. I\i notai, che la maniera colla quale si spiegò nella 3.* delle sue conferenze , lo fece riguardare come il padre ile'semi-pelagiani; l'accu- sano pure di (pianto disse nella 4' confe- renza.Ma asuulempunun avendo laChie-
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sa ancora deciso ceiti punti tifila gra/Ia, qualche suo abbaglio non pregiudica che la sua memoria sia in venerazione. Ab- biamo di lui ancora, che istituì l'ordine delle monache di Ca ssiano (^^■)- In so- stanza i semipelagiani, in confronto dei pelagiani, furono mitigati ne'Ioro errori. Le disputede'semipelagiani furono vive e lunghe coi discepoli di s. Agostino, la cui dottrina difesero inol li Papi; nondime- no il semi-pelngianismo si dilFuse molto nelle Gallie. 11 dottore della Chiesa s. Pro- spero d' j4quitaiiia{J.), si recò in Roma a reclamare contro i semi pelagiani, per cui s. Celestino I scrisse una lettera doin- matica al vescovo di Marsiglia ed ai ve- scovi vicini : quanto s. Prospero fece e scrisse contro il pelaglanismo e contro i semi-pelagiani, lo dissi nella biografia. Il pelagianismOjdopo l'arianesimOjfu il [)iii pericoloso nemico della Chiesa; le piaghe che questo mostro le fece sarebbero stale assai più profonde, se la provvidenza di- vina non avesse fallo nascere il gran dot- tore s. Agostino {T'^.), per essere il difen- sore della grazia. llsemi-pelagianismou- scito dalle ceneri del pelagianismo, trovò un altro zelante e dotto oppugnatore in s. Ilario (/'.) poi vescovo d'Arles. Il ce- lebreconciliod'0/7Z'jgf-?del52C) condan- nò i semi pelagiani; Papa s. Bonifacio II con approvarne i canoni, estiiise questa eresia, come racconta Noris,///5tó/7a Pe- /(/g;V7«(7, t. i,cap. 2 3, p. 53 I . Il semi -pe- lagianismo fu potente , principalmente perchè vi si erano unite molte persone, le quali non appiovavano il decreto as- soluto, che condaiuiava la libertà contro i difensori del fatalismo; ma quando la Chiesa condannò taleopinione,tutta quel- la porzione di seguaci abbandonò il se- nii-pelagianisrao. Nel t, 29 degli 0/^»>scoZ£ del p. Calogei à, vi è: De haeresi Semi Pe- lagicma, Irenaei veronensis liicuhratio. SEMISCATA o GEMISCATA. Sqì\q vescovile delChorazanedelTurquestan, eretta verso il 1329 da Giovanni XXII, e fatta suffraganea di Sultania: uè fece ve-
SEN scovo fr. Mamasola domenicano. Oriens dir. t. 3, p. I 37'>.
SENA o ELSEN. Sede vescovile della provincia patriarcale, nella diocesi de'cal- dei , chiamata pure Cardaliabed, che il cattolico Sebarjesu III uni a quella di Buaziga. Si conoscono i seguenti suoi ve- .scovi. jMilao Mdasso cheoccupava la sede al tempo del cattolico Sebarjesu I; poi Je- suiabjindi Narsete,Sebarjesu,lMaris, Gio- vanni, Stefano, ed Abdelmessia. Oriens dir. t. 2, p. I lyS.
SEN ANO (s.), vescovo in Irlanda. Nac- que in Irlanda, fu discepolo degli abbati Cassido e Natale o Naal , e desiderando di perfezionarsi nella virtù si trasferì a Roma. Si recò in seguito nella Gran Bre- tagna, ove strinse intima amicizia con s. Davide; e ritornato in Irlanda vi fondò molte chiese, e un grande monastero nel- l'isola d'Inis Cathaig^all'imboccaturadel Shannon. Governò questo monastero con molta saviezza, evi foce sempre soggior- no, anche dopo che fu innalzato all'e- piscopato. Gli abbati suoi successori sono stati vescovi per molti secoli; uia la loro diocesi, ch'era molto estesa, venne poscia divisa in quelle di Limerich, Rillaloe ed Ardfert. S. Senano mori nello stesso gior- no e anno che s. Davide, cioè nel ^4 15 ma la chiesa d'Irlanda looDoraagli 8 di marzo.
SENASCOPOLI. Sede vescovile del Ponto Eusino, suliraganea dell'arcivesco- vato di Sultania. Si conoscono 5 de'suoi vescovi, cioè : Goto, morto neli4oiJ h'- BertoKlo Volo dell'ordine de'piedicatori; fr. Nicola Posseck del medesimo oidi uè; quindi Giovanni , poscia fr. Giorgio de Regibus francescano. Oriens dir. l. 3, p, 4i5.
SENATO ROMANO, ^Je^af»^ roma- 7Hi5.ìMagistratoromano,magistratura mu- nicipale dell' alma città di Roma centro del cristianesimo, metropoli del mondo cattolico, sede delle belle arti. Jl comune di Roma è rappresentato da un corpo mu- nicipale di 48 consiglieri (oltre i due de-
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piifnti crclesiastici del clero socniarep re* fjolaie); 8 di essi col noiTie di Conserva- tori di Roma formano la magistratura ro- mana, oltre il capo chiamato Senatore di Rotua. Questa civica magistratura si de- nomina e costituisce il Senato romano^ per quanto narrai in dettaglio a Rdma, insieme a tutte le sueallriliuzinni, auto- rità e prerogative antiche, e da chi con- cesse, ed alia nuova organizzazione rego- lata il I .° ottobiei 847 dal Papaesovraiio regnante Pio IX, le cui postcrinri dispo- sizioni pure intieramente riportai. D'or- dine del medesimo a'3 ottobre 1847 'I se- gretario di sta tocaid inai Gabriele Ferrei ti pubblicò il Prospetto delle prerogative o- norifìche del senato romano^ del seguen- te tenore (si ponno vedere tutti gli analo- ghi articoli che indicherò in carattere cor- sivo,come argomenti in cui dichiarai tut- te le relative particolarità ed eriidizioni : fra parentesi aggiungerò avvertenze), »> Il senato romano avrà l'onore di assistere al Trono ponti fìeio in ciascuna Cappella pa- pa le, (^y\?ini\o v'intervenga il sommo Pon- tefice. Il senatore sederà sul i ." gradino dopo la predella alla parte destra del So- glio, ed i conservat(jri sul "2,° nel nume- io di 3. Nella solenne Processione àe\ ss. Corpus Domini wqW^ basilica Vaticana, ed in altre slraordinaiie funzioni, potrà il se- nato accedere nel pieno suo numero. 1° 11 medesimo sa là ammesso nel l'antica me ra (di cui a Camera segreta) .segreta pon- tifìcia (del Palazzo apostolico). 3.° Avrà l.j precedenza, «piando sia unito al sena- loro nell'entrare aW l^dienza sopra i Pie- Iati, meno nig.*^ Governatore come Vi- ce-Camerlengo di s. Chiesa. Non essen- dovi il senatore, la precedenza gli compe- terà, Oìa dopoi pi imi 4 /'rr/wZ/dellacoi te pontificia (delti Prelati di fiocchetti). /ì" Prenderà lungo nella circostanza che il sommo Pontefice viene portato in iWy/'Vi gestatoria, ed in tutte lepi ocessinni dopo i Cardinali vescovi.^. "^XiWWMnVìW Princi- pe assistente al soglio, spelici ani st nnloie il so^tleiierc l'ultima eslremilàdella Faida
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indossala da sua Santità, e in assenza di lui al piùanzinnoile'conservatori presenti. 6." Portela il boccale dell'acqua ne'pon- lifìcali (e altre hmzioni in cui ha luogo) per le abluzioni o Lavanda delle mani àe[ sonuno Pontefice (le medesime surroga- zioni e supplenze hanno luogo per le Can- dele benedette nella cappella della Puri- fìcazione, e per le Palme benedette, in sostenerle).7.°ll senato riceverà nella r'^/:J- pella pontificia la Incensazione e la Pa- ce. Riceverà la s. Comunione (\.\\\e mani del santo Padre nelle due solenni I\Ies';e pontificali di Pasqua e di Natale (o dal cardinal celebrante, non al trono ma al- l'altare,se ilPapa semplicemente arsiste al- la funzione, baciando prima il sagro Anel- lo : in tale occasione il diacono assistente canta il Confiteor^ come il solilo a pie del trono, ed il Papa dice cantando il Mise- reatiir, ciì'\ risponde il coro). 8. "Nelle circo- stanze che si conduce per le cappelle fuori della propria residenza, riceverà il santo Padre alla porta del luogo ove suo le smon- tare, precedendolo innanzi la cioce. q." Assisterà a lutti i Concistori pn1>hVci. 1 o." Riceverà dai Cursori pontifìcii l'intimo formale diluite le funzioni papali, cimile a quello che ricevono i principi assistenti al soglio. I I ."Sarà specialmentecompreso nella schedola a staaipa, che pel detto in- timo si dirama dal Prefetto delle ceremo- tiie pontifìcie. \'y..°^e\ giorno della Pro- cessione solenne del ss. Corpus Domini, alloi'quando v'interviene il santo Padre, sosterrà le aste del Baldacchino (di cui parlo ancora a Ombrellino) dalle acqua- santiei'e della basilica \ alicana, sino al- V a.\\nvc<\t\\&Confe<isione . i3. "Riterrà pres- so del senatore la chiave della custodia ove si conservano le sagre 7V?/rde'ss. Pie- tro e Pania nella basilica Laleran<Mise, in- tervenendovi in furinalitii all'apei Ima del- la medesima. I 4°Fnrà celebiarela s. mes- sa nella cappella del suo P<dazzo[di Cani' pidogiio), annunziandola col suono dell i (^impana in quaiuncpie gininoaiulie pi 1- viletjiHlissimo, con fdcollà di prciulerv 1 la
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s. Comunione nelle /{ annue principnli ri- 219, dicendo pure della Tabella ^^nm- coneiize, con)pr(.nsivamenle a quella del pala che le regola e riporta il ceremonia- rnercoledì santo in soddisfazione del pre- le: quella vigente nel 1698 la pubblicò cetlo pasquale (perquellode'ioniani e fo- Piazza a p. 149 AeWEuse^'ologw roina- lestieri nelle chiese di Roma, si può ve- no, come delle cagioni che stabilirono si- dere il voi. LI, p. 243), come si pratica mili olferle anniversarie, biennali, qua- nella corte pontificia (di che nel voi. X LI, driennali o decennali, del senato e popolo p. 292). 1 5." Assisterà alla solenne messa romano, in determinati giorni festivi,am- iiel giovedì santo, alla lavanda e mensa montandoneallora l'importoa scudi 1 700 de' 1 2 poveri sacerdoti, che ha luogo nel- annui. Nel voi. V, p i 2 dissi ehe nel 1 72$ 1' archiospedale di Sancta Sanctontm , ascendeva a scudi 2000, e siccome alle quando però non vi sia cappella papale (di 4*^ oblazioni Benedetto Xill ne aggiunse lutto, comedel praticaloanlicamente, par- altre 20 a chiese nominale dal cardinal lai nel vol.XLIX, p.28G). 16.° Alzeiìi per- vicario, senza aggradare la camera capi- manentementeil trono nel proprio palazzo tolina, di-^pose l'alternativa. ]Neli84' 'il- \m\Qn\iti\\ Baldacchino (anche a O.MBnEL- fatte oblazioni, comprese quelle di senì- iiNO, ed a Principe ove descrissi le pre- plici torcie di cera e altro, importa reno più rogative de'principi romani). 17.° Avrà di annui scudi 2000. Inoltre la camera l'uso dell' Ombrellino a somiglianza dei capitolina supplisce alla spesa per la ma- Principi. iS." Avrà la corte composta del nulcnzione de'telti, sluore, campane ec. Maestro di camera , Cenliliionio , cap- della Chiesa di s. Diaria d' A racoeli. Per peliano e cameriere. Il senatoie avrà di disposizione di Clemente XI\ , le chiese più 4 I^^SS^ col loro maestro. 19.° Avrà che ricevono l' oblazione devono dare al- il treno di C<7r/oz2.f; (vedasi meglio il voi. cune tenui ricognizioni alla famiglia del XLIX,p. 12) proporzionaloalleoccorren- magistrato romano,e la candela benedella ze, non mai più di G, né meno di 3. Gli per la festa della Purificazioneal senatore, ornamenti de'C^i'^/// saranno di oro per conservatori, priore decapo rioni, fiscale lai." carrozza; negri e d'oro per la 2.'; di Campidoglio, scribadelsagroS.P.Q.R., negri e gialli per la 3.' 20.° Sarà ricevuto e cappellano de'conservatori). 23. Kice- (ne parlai nel voi. XLVIll,p. 22o)airin- vera la incensazione nella messa solenne gresso delle chiese, ove suol condtusi ad dal (liacono,e la pacedalsudiliacoiio.2 1." olfrire il calice e le lorcie, od assistere a Farà suonare le proprie trombe nell'at- messe votive (ohe riportai a Roma, par- to che smontadallacarroz^ae vi rimonta, landò de'molivi), col suonodelle campane non che in quello dell'olferta. 25. Rice- e dell'organo, non che complimentalo da- -vera l'invito di accedere nelle dette chiese gli ecclesiastici sieno secolari, sieno rego- dai superiori delle medesime vestili diabi- lari, e gli si presenterà l'acqua benedetta lo talare. 26.° Si annunzierà la sua uscita coll'aspersorio da un ecclesiastico vestito dal palazzodisua residenza col suono della in cotta. 21.° Assisterà in tali occasioni campana. 27.° Usciià in vaiie occasioni alla messa solenne in un banco con gra- fra l'anno co' servitori a piedi (chiamali dini paralo a cornii cvangelìi. 22.° Ascen- Fedeli dì Campidoglio), che in alcune cir- derà la predella dell'altare per consegna- costan/e sosterranno le mazze e le torcie, re nelle mani del celebrante il calice e le quando occorrano. In occasione di feste torcie prima dell' offertorio (di queste 0 pubbliche, e specialmente nel Carnevale si\ive Oblazioni divote, come paliotti, trai- di Roma (ne parlai anche ne' voi. XXXI, tai ne' singoli articoli delle chiese che le p. 177, L, p. 726 73: dell'intervento del ricevono, per concessioni de' Papi o del senato col governatore di Roma alla log- senato, e ne' voi. XI, p. 270, XLVllI, p. già per vedere la corsa ^ trattai nel voi.
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XXX IT, p. 24 e seg.; della differenza sul modo di sedere, parlai in due lunghi al- I l'arlicolo Roma. Nel giovedì grasso e uI- I timo giorno di carnevale, il senato incede in treno di carrozze per tutta la strada del Corso : leggo però nel n.° i 3o del Diario
Idi Roma del i 7 1 8, die mg.'' governatore nel I. "giorno di carnevale cavalcò per il Coiso, col senatore, conservatori, priore de'capo-rioni e con tutta la giudicatura critninaie) uscirà in treno secondo il co- stunie. E' bens'i abrogato l'omaggio die si rendeva dall'universilà israelitica in que- sta occasione(dicui tenni proposito aEcREi ed a Pio IX). 28." Farà portare le XI V Bandiere de Rioni di Roma, allorché ac- compagnerà la solenne processione del- l'8/ del ss. Corpus Domini alla Cìiitsa di s. Marco (come parrocchia di Campi- doglio), ed in altre circostanze. 29.° Farà innalzare e portare la bandiera del senato e popolo romano (di che a Gonfaloniere DEL SEN ATo E POPOLO EOMANo) In occasione di qualche solenne straordinaria forma- lità. 3o.° Lo stemma del senato e popolo romano godrà della preminenza sopra gli altri, eccetto quello de'sovrani e de'car- dinali (ne parlai a Roma e nel voi. LIU, p. 35 dell'opera che spiega le sigle). 3i.° Godrà de'privilegi e distinzioni, di cui go- dono i sopraddetti personaggi in qualun- que circostanza. 82." 11 senatore godrà in- dividualmente degli onori e privilegi in- dicali ne'due precedenti articoli, non che di quello di unirsi al sagro collegio nelle visite ai sovrani. 33.° Cessando di vivere alcuno de'membri della magistratura du- rante l'esercizio dell' oflizio, sarà esposto sopra il letto nella chiesa di s. Maria in Aracoeli (a Roma ne riportai diversi esem- pi, e nel voi. XXVIII, p. 60 e seg. trat- tai di alcuni solenni funerali celebrali in detta chiesa con l'intervento del senato l-on)ano; ed a p. 69 e seg. di quelli che si celebrano pe' signori romani), vestito di toga, collo slesso apparalo e numero di ceri attorno, come suol praticarsi per gli cmmentissimi signori cardinali (il ce-
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remoniale Io descrissi nel voi. XXYIII, p. 44 e seg.). Sul luogo della sepoltura del senatore si sospenderà il cappello di lama d'oro di forma simile al pontificale. 34-° Vestirà la toga sia rossa con lama d'oro, sia nera nelle uscite, eia zimarra nera con fascia stando in residenza. La toga del se- natore avrà la coda. Egli farà uso altresì delle Calze rosse, della collana d'oro, e del cappello con fiocchi di color nero e oro. 35.° Prima di entrare nell'esercizio dell' olììcio i membri della magistratura presteranno il giuramento nel modo e se- condo la forma che si determinerà, nelle mani del santo Padre, se e quando piaccia al medesimo. 3().° In occasione di Caval- cata del santo Padre porterà la magistra- tura il morso àe\ Cava ilo òe\ medesimo(ne trattai a Palafreniere e Possesso de'Pa- pi). 37.°Presteràroma"£rioal novellosom-
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mo Pontefice, in occasione del solenne suo Possesso (ne parlai anche a Campidoglio, a CHiAvi,nel voi. VII I, p. i 78 ex 8 i, ripor- tando quello fatto a Pio Vili dal sena- tore Altieri, con 1' allocuzione che pro- nunziò e la risposta del Papa, non chea L\GRESsi solenni IN RoMA, ed altiove). 38.° Presterà prima del Conclaveìì giuramen- to nelle mani degli eminenlissimi signori cardinali capi d'ordine (avendo già fatte al s. collegio le condoglianze per la morte del Papa, che annunzia a Roma la cam- pana maggiore di Campidoglio, al modo detto nel voi. XVI, p. 294). 39.° Assisterà ogni giorno alla i ." rota del Conclave (ol- treché in questo articolo,ed a Capo-Rioni, in cui dissi ciò che fa il senato in tempo del conclave e sede vacante, ne parlai nel voi. VIII,p. JT., j^, '7 3: (ie\\eìo[e,time' daglie che fa coniare per l'ingresso alle medesime, e del compenso che ha dalla camera Capitolina per la mensa che im- bandisce periodicamente ai custodi della sua rota, al dire di Novaes, finché dura il conclave presso il medesimo, cioè nel locale che appositamente gli viene asse- gnato, ne discorro nel voi. XV, p. -y-CìCì, 297, 298, 3o5, 3o8). 4'">-" Spedirà i 4
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trombellieri che faranno pnrle della sua famiglia, nel giorno della solermità del- l'Ascensione l'anno innanzi a quello del giubileo universale o /Inno santo, mon lati a cavallo coi Cursori apostolici, dalla basilica Lateranense alle alli'e basiliche, per afTìggervi la bolla d'indizione che si emana dal sanie Padre in dello giorno, percorrendo la città a suono di tromba. 4i.° A riserva di quanto si contiene nel presente prospetto, ogni altro distintivo onorifico del senato romano cessa di aver luogo". A p.6()3 del t.2,serie?..Mella Cii'il- tà cattolica, Sì riporta il chirografo ilei re- gnante Pio IX e diretto al cardinal Altieri presidente di Roma e Comarca: Il nostro predecessore BencdctloXlf^jàe'i maggio 1 853, nel qnalesi dice.ChequelPapa colla costituzione Vrbeiu Romani, lohe la con- fusione introdotta ne'diversi gradi della cittadinanza romana, e stabili i limiti on- de il ceto de' nobili e patrizi fosse in se- guito distinto con preci sione da gli a Uri cit- tadini e abitanti di Roma. Ma i succes- sivi cambiamenti avendo portato altera- zione alle cose, credè opportuno fire le seguenti modificazioni. « i.°Le famiglie principesche o ducali, che per lo passalo hanno ottenuto, o in avvenire potranno ottenere dalla s. Sede un tale titolo, e che hanno in R^oma il principale loro domi- cilio, senza che per altro sieno comprese nell'albo delia nobiltà romana, da ora in poi ne formeranno parte; e delle mede- sime principalmente si potrà a ver ragione per completare ne'casi di mancanza il nu- mero delle 60 famiglie di patrizi coscritti voluto dalla delta costituzione di Bene- dello XIV. 2.°La congregazione Araldica (l'erudizioni sull'araldica, sul blasone, so- pra ^WStrntniie i iSVg;7//,a(|uesti articoli le riporlo) d'ora in a vanti sarà composta del senatore di Roma, de'4 conservatori del ceto nobile p'o tempore, di 4 squillinatori da trarsi dal numero de'patrizi coscritti, e possibilmente tra quelli che siedono nel consiglio municipale, e dello scriba &- natiis. 3.° Per lascellade'suddetti4squit•
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tinninri si osserviilmelodostabililoin pro- posito nel § Ut auteni in poster uni della citata costituzione Urbeni Homarn, nMì\a sortizione relativa avrà luogo al principio di ciascim biennio; in guisa però che la sortedel bussolo dovrà pria sperimentarsi sopra i coscri Hi consiglieri , ed in mancanza di questi si speiimenterà in secondo luo- go sopra gli altri, che non siedono in con- siglio. 4'° Lo scriba dovrà trarsi dal ceto de' coscritti, e verrà nominato da noi e da'nostri successori, presso proposta della congregazione Araldica. 5.° Non potrà vo- tarsi dallo scriba nellacongregazione me- desima, se non quando il numero degli altri membri intervenuti sia pari. 6.° Il co«)siglio comunale potrà concedere an- che la nobiltà personale, e non trasmis- sibile per eredità, a quegli uomini, che se ne fossero resi degni per segnalali servigi prestati alla patria, o per celebrità acqui- stata colla dottrina, col valorenelle scienze e nelle aiti belle. 11 consiglio stesso però prima di ammettere chicchessia a tal no- biltà, osserverà il sistema, che su di ciò si è osservalo finora. 7.° Seguendo il si- stema stesso, ed osservando le leggi e nor- me adottate in proposito fino al presente, si potrà proseguire a concedere la citta- dinanza romana; ma questa non potrà ac- cordarsi, che a coloro i quali sono già sud- diti pontificii, o che abbiano da io anni almeno fissato in Roma il loro domicilio, e vi abbiano acquistalo beni fondi, e vi possiedano un qualchestabilimento indu- striale, o vi esercitino lodevolmente pro- fessioni liberali. 8.° E siccome si verifica attualmente una mancanza non piccola nel numero delle famiglie de'patrizi co- scritti, cos'i per questa volta dovrà riu- nirsislraordinariainenle la congregazione Araldica, aflinchè si possa completale il numero medesimo ; osservate per altro le norme, che sono all'uopo stabilite di sopra."
Nell'articolo Roma con diffusione ri- portai l'origine del senato romano, inco- minciando da Romolo che lo istituì, qua-
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1(3 SUO consiglio supremo, farcndo clcg- finché infrennti {^l'ii requieti, poterono far
geie dal popolo ino sennloii, ntimenlato (j«)iire il senato stessocon un'illiisJieseric
con aUri loo dopo la pace coi sabini, o di celebri senatori di Roma, e di saggi con-
da Tarquinio Prisco come vogliono altri, servatoli tli Roma e priori de'capo-iioni,
Gli elFetti COI risposerocos'i benealla saggia i cataloghi de'ipiali magistrati scolpiti in
istituzione di Romolo coi senatori consi- tiivole di marmo, si leggono nelle stanze
glieli, che il senato romano fu j)OÌ il mo- de'fasli consolari in Campidoglio. Tutto
dello de'coiisigli di slato, e meritò som- e sino ad oggi, i ipeto, riportai e descrissi u
mi elogi da tutte le nazioni. Narrai il suo Rom*, insieme alla seriecronologica d»;'se-
stato sotto gli altri 6 re di Roira che sue- natori di R^oma eletti da'Pa[)i, colle loro
cessero a Romolo, e che avendone abbat- notizie, seguendo in essa il conte Vendet-
tuto r autorità Tarquinio il Superbo, il tini stato conservatore, l'ab. Vitale, ed il
malcontento del senato contribuì a detro- cav.PompiljOlivierigiàsegretariodehna'
ni/zarlo, etl a proclamare la repubblica gistrato romano; ed altenenilonoi a que-
romana. Quifidi parlai delsenato nel tem- si' idtimo circa a diveiNi senatori dubbi
pò repubblicano, in cui non solo fu re- o non provati, non calculai quelli che alti i
slituito al potere e riacquistò l'antico de- pretesero di aver trovato, per evitare un
coro, ma subito fu aumentato con altri laberinto di que'^tioni sterili. Inoltre ra-
loo senatori, formandosi di 3oo (alcuni gionai di lutto fino al presente stato di co-
dicono che già lo erano e solo fu ristabi- se,delsenaloromano,de'senatoridiRoma,
ilio), numero per altro ch'ebbe fre(juenti de' conservatori di Roma e di altri mu-
variazioni ; nullatueno il senato fu il cu- nicipali magistrati, in uno alle loroallri-
stode, il difen^^ore, il protettore della re- buzioni. Tutlavolla qui aggiungerò altre
pubblica, il suo consiglio supremo. Nel notizie ed erudizieni, sia del senatore, sia
declinar della repubblica, notai i grandi de'conservatori, sia di altri ollizialiappar-
niinienti di senatori, laonde Augusto ri- tenenti al senato romano, dopo avere ri-
thisse il senato romano a Goo senatori e prodotto le odierne prerogative onorili-
l'onorò. Quindi descrissi le dilfercnli con- che, leamministrativeavendoleriporlato
dizioni politiche cui soggiacque il senato a Ho.ma. Questa dunque è la i." magistra-
nell'epoca imperiale, alternando la con- tura municipale degli slati romani, della
.servazione della propria autorità, con la s. romana chiesa, ed il i ."magistrato seco-
tirannia e dispotismo di molli imperatori lare della i .' città del mondo. Quando il
che posero ogni studio in deprimerloe vi- senaloepopolo romanoad essodava leggi,
lipenderlo. Rimarcai quanto il senato ro- era contento di 4 sole lettere dell'alfabeto
mano fu gravissimamente in lutto dele- senz' altro aggiunto : tS'. P. Q. A'. Dipoi
rioralo nel la traslazione della sede dell'i m- prese per distintivo le qualifiche ò' Inclito
pero in Costantinopoli, e nella sua sue- Senato, Inclito popolo romano. A Paube
cessi va divisione, per cui l'impero d'oc- ed a Patrizio di Ro>f*, parlando ileil'o-
cidenle fissò la sua onlinarin sede in Ra- ligine del senato romano e de'palnri, ri-
K'tnna, con sommo danno di Roma. In- levai la distinzione che si fa li»' Pi'oliìli e
di raccontai deirnniiientato senato roma- Patrizi, ilelle Famiglie nohili di lioniaj
no nelle intelici epoche delle dilferenli do- poiché Romolo fondata Roma con raiiilo
miiiazioni barbariche ede'greci, depresso di persone d'ogni specie, scelse tra essi al-
c (piasi spento; quelle del medio evo sotto cimi che nominò patrizi, gli nitri chiami)
la benefica sovranità de'romani l'ontellci, clienti o plebei : per unire questi citlu-liiu
oltraggiali iie'turbolenli lenq)i delle Ire- ni [>ntrizi con reciproco legame, ordinò ai
mende (azioni, dalle ili verse niagisirnlure primi di scegliersi tra 'secondi un patrono
municipali vaglieggianli l'anlica hbcilà, o /'/o<(7/o/r,e dissi de'dovcride'padroni e
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c1e'clienli(ne ri parlai aScni Avo,aSERvo,tli- cendocle'libeili). Laonde per silFatte ele- zioni, i patrizi decorati del grado di senato- re in n.\li I OD col titolo di Padri che loro die liomolo, quasi padri della patria e per denotare il rispello che meritavano, inol- tre quel restabilì a'Ioro discendenti la de- nominazione di patrizi ingenui , altri li dissero originari. Essi furono poi divisi iu patrizi ma/orum gentiuni,ed in patrizi mi- nornni gentiuni cioè que'cittadini |)lebei, che divenuti senatori pervenivano alla di- gnità di patrizio, la quale non sempre era unita al senatorato, vale a direque'ioo senatori eletti dopo la pace co'sabini, ov- \ero aggiunti da TarquinioPrisco. Quindi gli antichi patrizi fregiati della dignità se- natoiia, si dissero Patrcs conscripli. Al- tri opinano, che i cavalieri scelti dai con- soli o censori per le cariche vacanti del senato, furonoappellati Palres conscripli^ perchè i loro nomi e quelli de'primi se- natori detti [V\ullòslo Palres adscripti ^fi\' rono inscritti in un medesimo libro. Nar- ra Svelonio, chegli annoverati tra'palrizi, come benemeriti della patria, non si chia- marono Palres adscriptì,ma Palres con- scripli, i quali non solevano essere com- presi tra'senatoii. Plutarco riferisce che de'senatori alcuni si dissero Padri, altri Padri consentii , perchè i primi furono da Romolo ordinati e chiamati così per riverenza dell'età loro, i secondi perchè furono ad essi aggiunti e scritti insieme cogli altri precedenti; ovvero perchè quel li che dicevano il loro parere in senato, si chiamarono Conscritti, gli altri che non lo dicevano solamente Padri, aderendo alle sentenze de'primi col muoversi dal posto verso loro, o con certi movimenti <le'piedi. Altri dicono che si chiamarono Senatores pedarii quelli che non aveano esercitato magistrature, o perchè non po- teano recarsi in senato che a piedi, o per- chè non avendo diritto di dare il voto pas- sa vanoa collocarsi fra quelli, dell'opinione de' quali erano anch'essi; ovvero perchè non essendo da se slessi capaci di scegliere
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un hnot) parere, né di ben esprimerlo, né avendo sunicienle prontezza e cognizione, seguivano quello di coloro che l'aveano proferito prima, passando a mettersi fra loro, donde poi venne quel modo di dire, pedibus ire in sententiam, ripetere ciò che dicono gli altri. Si può vedeie Flavio Bion- do nella Roma trionfante, su quanto dice de'senatori romani. Che i senatori nell'av- vicinarsi e aderire all'altrui sentimento, lasciato il loro luogo dicevano : accedo ad idem, lo notai nel voi. XXI, p. 240, parlando dell'accesso de'cardinali air/s7e- zione del Papa. Della grande autorità, giurisdizione e prerogative de' patrizi ro- mani, ne parlai a' citati articoli. Eravi un principe o capo del senato, ed i cen- sori lo eleggevano; ma era necessario ch'ei fosse stato console o censore. Il principe del senato pronunziava ili." il suo volo, perchè pel r .° era richiesto dal console del parere; godeva di quest'onore per tutto il tempo di sua vita, e non si nominava un altro che dopo la sua morte. Le de- liberazioni erano tenute segretissime; tal- volta si seppe prima la vittoria, che la di- chiarazione di gueri'a. I decreti si chiama- vano Senatus Considti, i quali il tribuno della plebe che sedeva alla porta della cu- ria li sottoscriveva coll'iniziale T; poi si portavano nell'erario, ed ivi si conserva- vano ne'libri Elefantini, ove si registra- vano i decreti del senato. iSel tabulario o archivio pubblico si custodivano pure gli atti pubblici del senato, i plebisciti, e gli atti de' privali incisi pel solito in ta- vole di bronzo. Inoltre si custodivano le leggi e decreti del senato in Campidogl io, ne' templi di Saturno e di Cerere, la di cui guardia era aftìdata agli edili, li se- nato romano nel tempo della repubblica fu potentissimo, ed esercitava l'autorità sovrana. Sceglieva gli ambasciatori, con- feriva il governodelle provincie, il coman- do degli eserciti; avea l'amministrazione del pubblico tesoro,esi faceva render conto dai tesorieri; faceva leggi e le annullava; riceveva gli ambasciatori, trattava la pace
SEN SEN 37 e le allennze ; ordinava le preghiere, ed pronunziato il loro giudizio sull'atto pro- accordava l'onore del trionlo ai generali poslo, D. I. R. T. C, cioè cfc illa re ita che avcano preso qualche piazza conside- ccnsiw.runtj cos"i opinarono su questo af- rahile, o conquistata qualche provincia. Tare, il tale e tale console ec. La storia ro- Well 'in tei legno governa vano i senatori, ed niana som ministra splendidi esein pi, i qua- li comnndo degli eserciti si dava a quelli li nel contegno del senato romano, finché ch'erano slati senatori; e quando inter- fu hhero, fan conoscere le sue eccellenti venivano ai pubblici spettacoli , aveano qualità , come di attaccamento al reggi- seggio e posto separato. Un senatore non mento democratico e alla gloria di Roma, poteva allontanarsi dal senato senza per- osservanza del segrelo,conservazioncdella inesso; stando in città era obbligalo a in- disciplina militare, giudizio nelle ricom- terveiiiic alle assemblee del senato, per- pense, fedeltà verso gli alleati, fermezza che i decreti di questo non aveano vigore ne' pericoli che minacciavano la repub- quandoisenatorieranomendiioo,emaQ- blica, moderazione negli eventi prosperi, cando si pagava una multa. Il senato ra- costanza ne'contrari. Essendovi nella re- duna vasi ordinariamente nelle calende^ pubblica romana fra la nobiltà due or- nelle nonee nelle idi di ciascun mese, tran- dini, uno de'senatori, l'altro de'cavalieri, ne novembre e dicembre, in cui correvano dopo i quali venivano i cittadini o plebei, le vacanze. Dipoi Augusto ordinò che il ne'pritni tempi della repubblica la digni- senalo si convocasse solo ne' gioì ni delle tà senatoria si conferì sollanto ai patrizi calende e idi di ciascun mese. 1 dittatori, o discendenti de'primi senatori; quando i consoli, i prelori ed i tribuni del po|ioIo poi si giudicò conveniente ricevere nel se- aveano il potere di convocare l'assemblea nato que'di famiglie plebee,furono prima del senato quando lo giudicavano a pio- nobilitati. Per coprire i posti vacanti del posilo. Niente facevasi nella repubblica ro- senato solevansi prendere dall'ordine dei Diana senza consultare il senato, e tutto cavalieri que'di maggior meiiloenobiltà. quel che facevano il popolo e i tribuni non 1 consoli e i censori li nominavano, e se uvea orduiariamente alcun vigore senza ricusavano la dignità senatoria, si toglie- rap[)rovazione del senato. 1 tribuni però va loro quella di cavaliere. Quandosi sca- si o[>ponevano spesso ai decreti del senato, glievano i senatori, si prendeva in con- e nun [)ule\aiio oegiiii si se prima non si siderazione non solamente i pregi perso- fosse lolla ogni opposizione; e per coslriu- naii, ma l'età e la rendila. Per essere se- geie i tribuni a desistere da ogni obbie- natore bisognava aver 3o anni almeno , zione, bisognava ricorrere agli altri ma- aver esercitalo qualche carica, e se l.iluno gistrali, e mettere in opera le preghiere fu scelto prima di questa eia, si fece per o le minacce, oappellariie al popolo. iNon- (àvore, o per cpialolie merito straordina- dimeno <|uaiido un decreto del senato non rio. Quanto alla rendila de'senatori, pi i- avea esecuziune per l'opposizione di qual- ma d'Augusto era d'8oo, 000 sesterzi (cir- the tribuno, non tralascia vasi di registrar- ca iGo,ooo franchi, valutando un seslerzo lo, ina in vece di chiauiarlo Stiialus Con- ([uasi 20 centesimi tl'un franco), ma (piel sulluiii,{:\ì\(imiìva;>\Sfiitiliis Ànctoiitntem, piincipe volle che la loro rendila l'osse d'un cioè sentenza del senato. Quando un se- milione e 200,000 sesterzi (coi risponde!»- nato consullocomunicava qualche ordine lia a.jo.ooo franchi); e se solhi vano qual- a' uiHgiiilrali, esprimevasi in un modo as- che perdila considerabile, per cui si sce- sai convenevole a loro rigiiartlo : iSV j/.y //a masso la loro rcndil.i, perdevano ancora w^/c'/wr, se così lor piace. In uno colla data la dignità e la carica di senatore. Si fece e luogo ove erasi lenulo il senato, nula- (|ueslo. regolamento, perchè molli oltene- Vasi ancora il nome dc'bciuitoii che aveano vano la dignità senaluna sen^a avere uè
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la i'encìitn,nè il merito, e perchè i senatori non fossero in caso di commettere ingiu- stizie, e di lasciarsi corrompere con de- naro, non avendo come sostenere il loro grado,e soddisfare nel tempo stesso al lusso e airambizione,di venuti eccessivi inRoma dopo la conquista d' Africa. Ai senatori non era permesso aver due mogli, né di sposare una parente, né una straniera, né una cortigiana o schiava, né di fare alcun trafilco. De'magistrati della repubblica e dell'impero, come del medio evo, trattai a Roma; molli hanno i loro speciali arti- coli in questa mia opera. Vedasi, Gio. An- tonio Moiragi, De Senatu Romano, Me- diolanii56i. Midleton Conyers, Del Se- nato Romano, Venezia i 748. Gio. Fran- cesco Cecconi, Tabula chronologìca Se' nalorwn Urbis a Ronudo fundalnre ad annulli aerae chriftianae 17G3, Rouiae 1763. Giovanni Sarii Zamosci, De kSe- natii Romano, Veneliisi /)(53.
Il MiU'angoni ne\\' Inloriadcll'oratorio o caiipella di s. fjorenzo, e della nobile compagnia che neavea la custodia (^deWa s. inunagineachcropita del ss. Salvatore: di questa furono i primi custodi il senato e popolo ron>ano,ciò che fecero per mez- zo de'KiI 0.s7/Vzr/', nobile collegio che fu succeduto [)er destinazione di Martino V da delta compagniajdi tutto ampiamenle trattai aScAiASANTA),a p.3()7 osserva che ilsenatoromanodi Roma papale,chesuc- cesse all'antico, risiede nello slesso cele- bratissimo luogo in cui era rallro,inCrt//i- }>idoglio non uìcno illustre di quello cui successe, pe'3 sontuosi palazzi che lo len- doiio maestoso e degno di Roma , uno per l'abitazione del senatore, l'altro per le adunanze de' conservatori , ricco dei monumenti i più singolari dell'anticaR-o- Mia, come lo é l'altro nobilissin)o e ma- gnifico museo.Questo famoso luogo pur- galo didla superstizione dell'idolatria, ha nel culmine dell'eccelsa torre il simula- cro di Roma col trionfale vessillo di no- stra redonzione,ergendosi sulle rovinedel tempio di Giove la grandiosa chiesa dis.
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Maria in Aracoeli, e coWAra Primoge- niti /)et. Riconosce il dotto scrittore nel- l'odierno senatore il principe del senato anticodella repubblica romana, e ne'con- servalori l' ordine degli antichi consoli romani, magistrato senatorio ch'eserci ta giurisdizione e gode distinte prerogati- ve, ed uvea sino al i 84" i tribunali e feu- di di cui parlerò. Immagine dell'anterio- re senato é il presente, pel decoro come ne sostiene le veci, ritenendo l'antica im- presa: iS'. P. Q. R , oltre la lupa allattante i gemelli Romolo e Remo fondatori ili Roma. Il quale stenuna con quello de'Fa- pi regnanti, decora le facciate esterne di molte chiese, e de' palazzi principali ili Roma del baronaggio romano. Che il ma- gistrato gode trattamento princi pesco, ri- cevuto da'cardinali col suono della Cam- panella (ora non più si usa), come gli ambasciatori, incedendo con vestì magni- fiche di forma antica, e con treno nobi- lissimo. Che dal titolo d'Illustrissimo, il magistrato ebbe da Alessandro VII quel- lo di Eccellenlissimo e di Eccellenza. Il decoroso modo col quale sempre magni- ficamente procedette il senato romano, massime nelle pubbliche comparse, po- trà apprendersi da quanto vailo a ripor- tare; e si rileveranno ancora i diversi co- stumi de' vestiari, degli ornamenti e del- le armi che si usavano nerbassi tempi, di molta importanza. Per la magnificenza degli antichi romani, disse Cinea legato del re Pirro, e lipelé l'imperatore Costan- zo: TolReges in L rbe Romae ,quot Cives. L'epoca de'tempidi mezzo, in cui il sena- to romano sloggiò tutta la sua grandezza, furono le feste del Carnevale di Roma e de Giuoclii spettacolosi ili Agone e Te- staccio che celebrava, da me descritti in tali articoli, e indicati insieme ad altro a quello di Roma; solenni feste che con son- tuose cavalcate e siuìbolici carri, incomin- ciate dopo il secolo X, o nel seguente, a poco a poco andarono in disu>odr)pu il XVI. Solo restò il giuoco della cuccagna, che si faceva nel i.°di maggio dagli aviz-
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zeri, e queslo pure cessò sotto Urbano Vili. Erano ordinali dagli anliclii statu- ti di Eoina,{i che si celebrassero atinual- niente colla maggiorsolennilà,[jer cui se ne chiamavano a parte i più esperti giuo- catori e robusti giovani di quasi tutte le comuni delle città convicine, anzi erano esse a ciò obbligate : Tivoli ne inviava 8, altri uè mandavano Anagni,Corneto,Ma- gliano, Piperno, Sulri, Terracina , To- scanella, Velletri, oltre gli ebrei di Ro- ma. Aveano luogo uel giovedì grasso e ultima domenica di carnevale, e per la festa dell'Assunta. Dalle nominate e al- tre comunità che vi prendevano parte, come dalle altre circostanti a Roma, con correvano in folla a godere il lieto trat- tenimento. Questi clamorosi divertimen- ti riuscivano graditissimi a'roniani ed ai foi'estieri, ed avevano un carattere tutto proprio, come si apprende dalle diverse e interessanti relazioni stampate, e che citai in delti luoghi. Ri metlemlomi ad essi, qui solo quanto allefeste e giuochi neda- rò un cenno, nel narrare le pompe che le accompagnavano, per aggiungervi (pial- che erudizione che mi fu dato rinvenire. Le feste eil i "iuochi di A"one e di Te- staccio presero il nome da'luoghi ove si fìicevano, cioè dalla Piazza Navona e dal IMoiite T«f<7rc/o. Divisa allora Roma in Mll l'ioni, ciascuno avea il suo gijufalo- ìiiere o CnpoEione (che godevano un lempo ampia podestà sulla vita e la mor- te de'cittadini, avevano il governo della repubblica e guardavano la patria), of- ficio del quale in questi spettacoli era il far girare pel suo rione un vigoroso e pin- gue toro, avente la testa e le corna coro- nate di fiori, come praticavano gli anti- chi romani colle vittime pe' sagrifizi ai Numi. I capo rioni, delti anche Bande- resi e Decurioni, inqueslacircostanza ve- stivano berretta ducale di velluto creme- si, rubbonc corto con mezzi maniconi di velluto cremesijCon punie e bulloni d'u- ro, loilcrali di tocca toichina e oro, giub- boue di raso paonazzo, cou calze uua di
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scarlatto, e l'altra rossa e gialla, scarpe di velluto ()aonazzo fodeiale di pelle d'ar- mcllino con bollone d'oro allaccialo. Ca- valca vano due a due secondo le loro pre- cedenze, coi Priore in mezzo, con mezze copertine fatte a [lendoni , col pettorale di velluto verde, fallo u ricanìi il' oro e d'argento, con l'rangie e ilocchi d'uro e foruiroenli del medesimo velluto. Nelle feste militari portavano il saiouc crespo scollato, che si allacciava sulle spalle, a- pertoa'fianchijCon faldoni lunghidi vel- luto cremesi, cou fascie guarnite di rica- mo, secondo i colori del rione, e con ma- niche uua rossa, l'altra gialla e rossa, con banda de'colori dell'arme deCapo-Pkio- ni, e sotto fin sulla coscia tulli armati, portando i loro Paggi ìa celata. Accom- pagnavano il capo none i suoi connesta- bili, i (juali erano seguili da una molti- tudine di facchini che portavano in lun- ghe stanghe i doni ricevuti dal popolo, e consistenti in salati, foraiaggi, polli, ciam- belle e fiaschi di vino generoso. Termi- nata l'escursione e la cerca, lutti i capo- rioni co' loro tori si riunivano nel toro Agonale, ove facevano mostra de'ricevu- ti doni, ed ivi recavasi con tutta la pom- pa il senato, ed il popolo vi accorreva a turbe per godere dello spettacolo e della ferocia de'lori,di cui furono sempre aman- ti i romani, piaoeniload e.ssi assai legioslrc. Nel di seguente adunatisi in Campido- glio i più nobili cittadini, al suono della campana e de'timpani con isplendido ap- parato si avviavano per Teslaccio. Cia- scun rione \ i coniluce\a il suo carro trion- fale colla propria bandiera, tiralo da 4 cavalli, ordinariamente bianchi e ricca- mente bardati, accompagnalo da 6 staf- fieli in bellissime livree. Precedeva il rio- ne di Trastevere, seguivano gli altri, [)oi il senato romano, ludi seguiva l'ordine della pompa e magnificenza de'magislra- li romani. Avvertirò, che uel lempo in cui i Papi risiedevano in /h'ignonc, il se- nato romano, valutando multo di [>iii la sua carica per l'usseuza di quelli, l'esei'-
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citava con una reale grandezza e splen- didezza, sì nel governo, come nel riceve- re e incontrare i legati apostolici, con bel- lissimo oidine e precedenze de'magistra- ti; ciò praticandosi dal senato romano an- che nell'andare incontro agl'imperatori e altri principi che si recavano in Roma, cdeziandio in altre simili occasioni. Laon- de la pompa che vado a descrivere, tran- ne quanto riguarda i giuochi, si usava an- cora per le memorate solennità, e l'ap- prendo da Vitale, Storia de senatori di I\onia,p. 3 I I eseg.jil quale la ricavò dal- la distinta relazione che Muratori pub- blicò nella Disseti. 29 Antiq. lini, meda rtei'/jtrascritta dal CodiceV alicanoQ>'] ^"i . Il Manzi la riprodusse a p. 121 del suo Discorso sopra gli spettacoli, le feste, il lusso nel secolo XII^ , e la collazionai con Vitale per la proprietà de' termini. Noterò pure che la foggia de' vestiari era decorosissima, ma all'antica, senza repli- carloogni volta. Aprivano la marcia mol- li gentiluomini e baroni a cavallo, ve- stili pomposamente,co'loro staflìeii in li- vree. Seguivano su eleganti palafreni gli ofliciali e magistrati, ch'erano i primari della nobiltà romana. Quindi 4t''ombet- tieri del popolo romano a cavallo , con fornimenti e sella di corame rosso, ed al- le trombe l'arme del popolo : erano ve- stiti con berretta di panno rosso, con fìt- tuccia cinta di talfeltà bianco , allaccia- ta, con giubbone scollato di raso giallo, e calze liscie di panno rosso, con saione a- perfo da'fianchi scollato di panno rosso, listato di fascie di raso giallo con trine bianche, con una manica alla divisa ros- sa e gialla, l'altra essendo tutta rossa, con una banda di taffettà secondo la livrea del senatore. Seguivano 6 mazzieri con maz- ze d'argento, con vesti lunghe senza ma- niche di panno paonazzo, con rivetti e fo- dera di lab'i rosso, giubbone di raso ros- so, e berrettino di scarlatto, cavalcando con fornimenti e sella di corame rosso. Venivano 4filabardieri della guardia del senalore^cou berretta di panno rosso con
SEN due piume, saione scollato con maniconi larghi, tutto fatto a fascie per lungo di panno rosso e giaIlo,con passamani bian- chì, calze liscie di panno rosso, con una banda secondo la livrea del senatore: in certe occasioni andavano arenati fin so- pra la coscia d'armi bianche. E questi pro- cedevano per guardia del loro capitano, che seguiva a cavallo con sella di velluto paonazzo e fornimenti di fìbbie dorate, con belletta di scarlatto di grana, con me- daglia d' oro e con piuma; giubbone tli damasco rosso, collare di maglia, collana d'oro al collo,caIze una rossa, l'altra gial- la e rossa, rubbunedi panno paonazzo fa- sciato di velluto simile, e foderato di ra- so rosso: nelle occasioni incedeva tutto armato, fuorché la testa; e sopra la coscia d'arme bianche, con mazza ferrata al- l'arcione : que'due pedoni che gli anda- vano a'Iati, colla medesima livrea degli alabardieri, con bastoni facevano largo Ira il popolo. I due Dlaestri di strada (specie d'edili, di che parlai al loroarlico- lo,iiisiemea'loro diversi vestiari,comefeci pe'magistrati e altri che vado segn;mdo in corsivo) seguivano a cavallo con forni- mento di velluto rosso e gualdrappe di scarlatto. Portavano una berretta duca- le di velluto cremesino, con giubbone di raso paonazzo, con calza liscia di scarlat- to di grana, con iscarpe di velluto rosso, con rubbone corto di velluto rosso e tò- derato di damasco giallo. Venivano i due Sindaci del popolo, che cavalcavano con fornimenti di velluto rosso e gualdrappa
di panno rosso, e portavano in testa
con una certa calza lunga di scarlatto che se la gettavano sopra le spalle,coii un poco di mostra di pelle bianca, e rubbone lungo alla senatoria di damasco paonazzo foderato di raso cremesino, con sottana di scarlatto. Seguivano due segretari, ohe cavalcavano con gualdrappa el'ornimenti di velluto paonazzo, vestiti con berrette alia ducale, con giubbone di raso rosso, calze di scarlatto, rubbone di damasco cre- mesino, foderalo di raso giallo lino sopra
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il ginocchio. I (Ine Scriba Senalus a ca- vallo come i segielaii e come loro vesliti, ma il rtibljone avea soli mezzi maniconi con bottoni d'oro e la fodera di raso pao- nazzo. Poi venivano 4 Marescinlli (^•vavso il fine di tale articolo dico pure del loro vestiario in altre j)ompe) al paro caval- candocon mezze coperlinedi scarlatto con Iran<^ie d' oro, con foinimcnti di velluto rosso, con berretta ducale di velluto cre- tnesino, e calze di scarlatto, con ruhbone corto di velluto paonazzo con bottoni d'o- ro, foderato di damasco rosso, ciascuno con bastone in mano di legno bianco. I P(Jggi de'capo-rioni, i tamburi di lutti i rioni a 4a 4)''^^"*^^" ne'tamburi dipinte le insegne delpropiioiione. Questi i 3 paggi de'capo-rioni a due per due precedevano i Cd {jo- Rioni &[e%s\: de'P^g^g'/ ede'tambu- ri pallai a quell'articolo, anco per ciò che spetta a questa relazione. ll/^//OAr(^/c'c77po r/o«/ portava il Laudavo di velluto pao- nazzo foderato di pelle d'armellino all'an- tica, con bottone d' oro allacciato, e ve- ni va per ultimo in mezzo alla G.' Illa de'ca- po-rioni, preceduto da G Fa f^gi con ban- diere. Cavalcavano poscia i due cancel- lieri del popolo romano, con gualdrappa di scarlatto con frangie d'oro e fornimenti di velluto rosso, con berretta ducaledi vel- luto cremesi, sottana di velluto paonazzo e calze di scarlatto, rubbone alla senato- ria, e maniconi di tela d'oro iuderati di damasco rosso. Veni vano poi, vestili a lo- ro beneplacito, gli oratori delle repubbli- clie,de'principiede're. Seguivano i Pfii;~;i dui Goiifalonierf, die tenevano in mez- zo il Palagio del P/rfctlo di lionia.W Cuti- falonierc del senato e popolo romano su - steneva il grande stendardo del popolo, alla cui sinistra stava il Prrjcllo di /ìo- i/ia preceduto da un Paggio colla frusta, segno del suo potere. Seguivano 4 Piag- gi del senatore, che per riverenza por- tavano il berrettino in mano, iG [lala- frenieri poi detti lùcUli di Cainj)iduu,l.o o del popolo rumano, con berrelledi vel- luto lub^u lu muuu, ornale di uicdaglic
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d' argento che loro donavano i senato- ri quamlo entravano in ofllcio, e cosi lu- cevano coi paggi, con giubboni di raso giallo, calze una rossa di panno, l'altra secondo i colori dell'arme del senatore,coii saione di panno rosso scollato, con mez- zi maniconi, guarnito a fascie di velluto giallo, e passamani di seta toi china e bian- ca. Quando il senatore andava ponlilical- inenle, portavano bastoni dipinti verdi, che poi portarono innanzi ai conservatori. ]*oi venivano a cavallo, con mezza coper- tina di velluto paonazzo e con simili for- nimenti due gentiluomini, vestiti con ber- retta di velluto nero, giubbone di rasocre- niesino, calze di scarlatto, rubbonedi pel- luzzo paonazzo corto e con lascie di vel- luto dello stesso colore; portavano inoltre un collaro di maglia sopra il giubbone e collana d'oro, e sostenevano mazze d'oro curiosamente lavorale; in una eravi scol- pila Pioma in figura di robusta vergine sedente sul leone, lenendo in una mano la vittoria, nell'altra la sfera simbolo del mondo; nella 2.* mazza si vedeva la lupa lattante i gemelli che reggevano lo scudo con l'arme del senato: ■^|<- S. P. Q. lì. In- cedevano poi Go alabardieri del senatore a cavallo, vestiti nel modo già dettu, eil il putto della giustizia, incarico che fungeva- no i figli de' geutiluoinini , che dietro le spalle avea il cappello senatorio di tela d'oro fodera tod'ermesi no cremesi no, cam- minando ai fianchi due alabardieri con ha- .sioni in mano e senza berretta. 11 [mito della giustizia cavalcava con mezza coper- tina fatta a pendoni di scarlatto, con ti.in- gie e Hocchi d'oro, co'fornimenli di vel- luto rosso. Portava un berrettino di scar- latto di grana con (jueste lettere d'oro -r^ S. P. Q. Pi. in ricamo; con giubbone di raso cremesino, calze di scarlatto, baione scollalo crespocon mezzi maniconi di vel- luto cremesino listato con fascie di telad'o- ro, con istocco dorato e fodero di velluto rosso. Cavalcava <piiiuli il senatore di ilo- ma,con mae>tìi, sopra bianca chinc.i,coii lòruiaiculi di velluto cremesino alla le-
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stieia, con fiocchi di seta cremesina e oro, fìbbie dorate e gualdrappa di velluto ere- Diesino, con fascia attorno di ricamo d'oro e d'argento larga un palmo, con frangie d'oro, Vestiva il senatore un l>erreltone ducale di broccato d'oro, foderato di pelle d'armellino, con calze di scarlatto di gra- na, scarpe di velluto rosso e fibbie d'oro, soltana di velluto creraesino con bottoni d'oro, con veste alla senatoria di broccato riccio soprariccio d'oro, foderata di pelli d'armellino, con uwa mozzelta sopra di pelle d'armellmo con codette, guanti di pelle bianca con orlo di ricamo d'oro e perle, con collana d'oro al collo, e simile bacclietta nella destra, con una palloltina e crocetta in cima, avente in dito 3 anelli d'oro, uno con rubino, gli altri con dia- mante e smeraldo. Accanto al senatore camminavano due nomini con spadoni da due mani sulle spalle, col capo scoperto, vestiti di giubbone di raso rosso trinato d'orOjCon maniche una rossa, l'altra della livrea del senatore, con calze di scarlatto e della divisa del senatore, con catena tra- versa per banda d'oro. Gli tenevano die- tro due camerieri segreti o aiutanti di ca- mera vestiti con calze una di scarlatto, l'al- tra della divisa del senatore, con giubbone di raso cremesino, berretta di scarlatto, rubbone di pellnzzo paonazzo con fasce dell'istesso colore di velluto, foderato di damasco paonazzo, e sella di velluto ne- ro. Venivano poscia i giudici di Campi- dogliocon gualdrappa di panno paonazzo, con vesti lunghe di velluto nero, berretta da dottore, sottana paonazza, con gli uf- fìziali della corte del senaloie. In ultimo veniva una cornetta di 5o cavai leggieri, indi una trombetta che nella banderuola di essa portava: -^ S. P. Q. R. e sotto l'arme del senatore; cavalcava con sella armata di corame e fornimenti rossi, por- tava berretta di panno rosso con piume, e gitdjbonedi raso torchino, con calze una rossa di panno, l'altra eguale alla livrea del senatore, con saione liscio di panno rosso, mezza colla manica e l'altra mezza
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di panno de'colori del senatore, con una banda rossa e gialla, con spallacci e brac- ciali d'arme bianca. Seguivano due paggi, uno del capitano, l'altro portava la cor- netta dell'alfiere coH'arme del popolo ro- mano, vestili come il trombetta. Poi ve- nivano il trombetta, il capitano e l'alfiere dd'cavalIi,gentiluomini romani, vestiti pu- re come il trombetta, ma di velluti e oro, con collare di maglia, ludi i cavalleggieri al medesimo modo vestiti come il trom- betta, con banderuole secondo la livrea del senatore sopra le lame: in altre occa- sioni portavano celale in testa con piume e alle testiere de'cavalli. Di più solevano intervenire due cori di musici, uno vo- cale, l'altro stromentale, in tutti i G e sti- pendiati dal popolo romano : portavano berrettini di scai latto, giubbone di raso rosso, veste scollata senza maniche, lunga sino al ginocchio. Con questo bell'ordine e magnificenza il senato romano proce- de va nel le feste,come nelle pubbliche com • parse,che pare va in esso ri tornato lo splen- dore dell'antico impero romano ; le livree de'particolari signori erano ricchissiuie e inrmmerabili. Alle faldedel Monte Aven- tino eravi un'antica torre, che guardava il mare. Fino dal mattino si copriva tutta di drappi colorati, con corone di mirto e di fiori; ivi si collocava il gran vessillo del popolo romano, e in alcuni anelli si ap- pendevano i palili pe'vincitori. Nel mezzo poi era un anello più grande, il quale gi- rava intorno a se medesimo, e dove l'uo- mo correndo a cavallo dovea ficcare i I dar- do, il quale giuoco riusciva giocondissi- mo, per l'immensa moltitudine spettatri- ce nella pianura e nelle prossime colline, sotto padiglioni e baracche per difendersi dal sole, onde sembrava il campo d' un esercito. Arrivata la cavalcata al piano di Testacelo, dovea il senatore piantare l'in- segna del po[)olo rouìanOjCom'eragli stato espressamente ingiunto nel ricevere la di- gnità senatoria, in sua assenza ciò faceva (jualche suo stretto parente nobile, ebe- ucmerito per servigi resi allo stalo e alla
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patria. Si collocnvaiio r|uiiic1i alcuni porci a due a due in G cari elle copci ledi drappo rosso, ben peltuiati e tonali. Traspoitali i cari i alla soniinità del Monte Teslaccio, indi si facevanodaperloroprecipilarealle sue radici: appena erano giunti alla pia- nola, i giuocatori incominciavano il coni- ballimenlo per disputarsi la [)reda. PSella mischia si urlavano, Lallevauo, stramaz- zavano al suolo, né avea termine la con- fusa pugna, fliicliè non fosse stato tulio rapilo. In appresso avea luogo la giostra de' lori, ove i comballenti tlavano singo- larissime prove di ardire, di coraggio e di valore. .Si faceva poi il giuoco della cuc- cagna, e la lotta de' saraceni, spettacolo assai dilettevole per l'agilità de'Iottaloi i. in ultimo seguivano le corse, dal Monle Testaccio alle falde del Monte Aventino, ricevendo i vincitori il premio del palliodi 3() cannedi panno rosato. Tali corseerano di vario genere, comedi soli cavalli, di soli uomini, di vecchi e ragazzi, di vecchie e giovani; doveano correre anche gli ebrei vestili in rubbone e quasi in abito sena- torio. Silfalte cose vanno condonate alla rozzezza de'teojpi in cui ebbero origine, e alla passione del popolo romano per gli spettacoli, li continuò anche dopo l'inci- vilimento, con qualche modificazione, fin- ché restarono abolili,anco per rimuoverei disordini che vi accadevano. Nel cilalo\ i- tale a p.460 eziandiosi legge che ne'nuo- vi statuti di Ronia formali nel senatorato d'Arringhieri, rieletto nel 1 4^4, venne or- dinato : Che a'giuochi e corse de'pallii e loro apparalo,che si facevano inl^iazza Na- vona ed a Testaccio, dovessero assislere il senatore diRomaco'coiiservatori,etulligli olllciali vestili degli abiti senaloni. Quin- di si legge nella relazione di detli giunchi in tempo di Paolo li : » Vi comparirono gl'illustrissimi signori, senatore di Iioraa e conservatori, il quale senatore cavalcava un corsiero coperto da capo a piedi tutto d' imbruccalo, con berrelta d" ai niellino con code bellissime per ornamenlii della te»lu. Li signori conservatori lonuini poi
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sfoggiati di una medesima sorte, dimodo- ché ciascuno può considerare, come pote- vano andare mirabilmente adorni, volen- do rappresentare il popolo romano nobi- lissimo". Altre bellissime comparse il se- nato romano fece ne Possessi clt' Papi, nel mollo che si leggono nella raccolta delle lelazioni che ne pubblicò Cancellici i, don- de ricavai quelle notizie che sparsi su que- sto punto ne'moltì relativi articoli di que- sto mio Dizionario , avendo egualmente descritto a Ingressi solenni in Roma, le [ìonipe magnifiche colle quali il senato ro- mano onorò que* sovrani e grandi per- sonaggi che li fecero. Prim^i di passare a dire alcuna delleaiiticheei udizioni sul se- natore e conservatori di Roma, e loro tri'? buiiali, esistenti innanzi alla nuova orga- nizzazione del senato romano eseguila nel 1 847, perchè megliosi comprendino, Iro- voopporlunoqui riprodurre quanto leg- go nel cav. Pompilj Olivieri : Jl Senato Romano, a p. 2 1 3. »> Da questo allo di concordia (tra il Papa Gregorio IX e il senaloieMalabrancadeli 2 35,perdecreto e autorilà del senato e popolo romano) apparisce chiaramente la esistenza tWxn corpo morale che esercitava Tautoritàdel senato e popolo romano, e che quella del senatore non eslendevasi negli alfari pò- lilici se non per relìello esecutoriale dei decreti di quel corpo, che coll'andare del tempo passò ne'conseivalori di Roma, re- stando al senatore la giudicatura in rap- presentanza dell'antico Pretore urbano, e rinterveiito a' pubblici consigli. In virtù degli statuti di Roma emanati sotto Pao- lo li, Alessandro \ I, Leone X, e Grego- rio XIII, la rappresentanza del senato si liasfei'i nel consigliosegrelo, composto if- /( <7o/7/;7Ji'// or»m (stalo todiGregorioXI II the vige ancora in alcune materie; ma il cav. Poinpilj-Olivicri pubblici) l'opera nel 1 84o,eda me genlilmentelii dedicò), ed e- rano i 3conservatori,il priore de'caporio- ni, i caj)orioni, i 2 cancellici i,i maestri di strade,3c) consiglieri da scegliersi da'ca|>o- rioni, l'avvocato e procuratore tiella ca-
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mera di Roma, 4o consiglieri aggiunti, i conservatori e capo-rioni deircilliino tri- mestre, i custodi delle porte del consiglio, ei difensori de'decreli. Il redattore di que- sti atti appella vasi Scriba-Senatus, ei de- creti di questo consiglio erano detti Se- nati consulti. 11 popolo poi era rappiesen- talo dal consiglio pubblico, all'approva- zionedel qualesi portavano lematerie gra- vi già discusse ed approvate dal consglio segreto. Il consiglio pubblico era compo- sto del senatore, dei conservatori, e di tutti i cittadini romani al di sopra de'ao anni. L'uno e l'altro consiglio venne a cessare per mancanza di materie meritevoli d'un- portante discussione. Oggi la rappresen- tanza del senato e popolo romano (cioè a tulio settembre I 847) risiede ne' con- servatori, i quali nell'emanare alcuni alti adoperano la espressione, Stnnlus Popu- liijuc Romani auctorilate qiiafuni^ìtnur, ed imprimono esclusivau/enle il sigillo contenente le lettere +|f S, P. Q. R. Posto tnltociò può credei'si che anche a'tempi de'priirii senatori vi fossero i consigli pri- vali e pubblici, e perciò l'atto del sena- toieìMalabranca si espresse: Dccretoctau' cioriiale ScnaUis Popidique Romani, per tiecreto ed autorità del senato e popolo rumano". Finalmente aggiungerò quanto riferisce la Relazione della Corte ili /lO- rna del cav.Lunadoro, aumenta ta da IZac- caria (in quella dell'edizione del 1646 si dice che il senatoreavea circa annui scudi duemila, ed era ogni settimana ammesso all'udienza dal Papa, e dai cardinali ni- ])oti,quaiHlofacevano da segretari di stato, per dar conto delle cause del suo tribu- ualei quando nel 1847 fu istituito il nuovo senato romano, l'antico senatoreavea an- nui scudi aSoo, con diverse spese a ca- rico suo; ogni conservatore e priore men- sili scudi 25: gli anlichi onorari li ripor- tai a Roma), t. 2, p. 3 18, sul senato ro- mano, w 11 senatore di Roma occupa tra i personaggi secolari che amministrano giurisdizione il princi[)al [)oslo, il ijuale in modo s|jeciale lapprcscula il principe
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secolare: li conservatori di Roma vi han- no il 2.° luogo, dacché pare sienostati so- stituiti ai rinomati consoli della città, non altrimenti che al romano prefetto succes- se il senatore. Il Papa crea perpetuo se- natore (delle temporanee e anche brevi durate degli antichi, di tutti quanti par- lai a Roma), perciocché così vuole lo sta- tuto della città. 1 conservatori vengono eletti, o confermati (per l'elezione e pos- sesso del nuovo Papa, per quello del nuo- vo senatore, pei nuovi cardinali caraer- lengoesegrelariodi stato, perl'anuosanto e canonizzazioni, per la venuta di sovrani in Uoma, e per altre singolari circostanze : prima che Leone XII stabilisse che i lUae- siri (li strade durassero 3 anni, il loro uf- fizio veniva prorogalo da ogni nuovo se- natore, e per quelle altre circostanze che notai al loro articolo) di 3 in 3 mesi, e sono patrizi romani ovvero dello sta lo (Be- netletto XIV colla bolla Urbem Romani, de' 4 gennaioi746, prescrisse i requisiti onde debbono essere dolali que'noblliche potrannoesserecreati conservalori,o prio- re de'c.ipo- rioni). A' conservatori si deve aggiungere il priore de'capo-rioni, i quali capo-rioni, come pure li capotori , sono olììciali del popolo romano; quantunque il priore vesta il decoroso abito de' con- servatori, ciò non ostante non ha eguale giurisdizione del ministero ''. Nelle Me- ìitoric storiche delsenalorediRomaBielke n p. 85 si legge. » La residenza del sena- tore é in Campidoglio. Egli ha ivi i suoi u(liziali,cd una guardia mantenuta a spese della città, che l'accompagna nelle fun- zioni pubbliche; e quando va all'udienza del sommoPoutefìoe viene accompagnalo da un gran equipaggio. Il suo abito dice- remonie, o sia di pubbliche funzioni, è ima lunga Ioga di porpora, bonlata di stof- fa d'oro, che corrisponde all'abito degli antichi senatori romani ". Il Piazza nei Cherosilogio p. i pjdice che il rubbone che usa nelle pubbliche solenni funzioni il se- nato di Roma, oltre ciò che scrive Cas- siuduro, essere alalo il proprio abito la eia*
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irilde, il cingolo, le scarpe dipinte, e ch'e- rano portali per Roma in sedia curiilc d'a- vorio. Marangoni riferisce, che il magi- strato romano nelle funzioni piìi solenni, così il senatore cornei conserva lori vestono l'antica forma dell'ahito senatorio di hroc- cato d'oro, e nelle ordinarie è di velluto nero nell'in verno,e di damasco nell'està te. Sulla toga senatoria abbiamodi H. Eossi, De ronianatoga senatoria, de senaloruni laiO'clavo, Ticiniii6i4-
Altri cenni sul Senatore di Eoma e suo tri Luna le.
Del senatore di T\.oma,Senator alniae Urbis, Decurio Senatore Prinnis cwis Homae, all'articolo Roma trattai di tutto quanto riguarda l'oiigine di questa di- gnità sino a oggi, come delle elezioni tut- te fatte da'l^api con breve apostolico, al- tro occorrendone per la laurea dottorale se non l'avea, e del successivo possesso. Il ceremoniale e cavalcata per questo, co- me vestiva, il giuramento di fedeltà clic prestava al l^apa, edi cui ne faceva rogito il prefetto delle ceremonie ponlilìcie (fa- cendo da testimoni il maggiordomo e il maestro di camera del Papa), lo scettro d'avorio che dal medesin)o riceveva in segno della giurisdizione e podestà con- feritagli,la visita che poi faceva alla chie- sa ili s. Maria d'Araceli, il possesso in Cam- pidoglio previo il giuramento che ren- deva a'conservalori, sull' osservanza del- lo statuto di Roma, si può leggerlo nel voi. X, p. 3 r 2 e seg., dove riportai le re- lazioni delle cavalcate e possessi de' se- natori Frangipane del 1712, e Corsini del 1818. La relazione del possesso del senatoreRezzonico del 1 765, la riportaVi- talea p.i 5o, <licendo, che dopo avere ri- cevuto lo scettro dal Papa, nell'atrio ilei Quii inale il cavallerizzo pontifìcio nel di lui nome gli presentò una chiiiea ricca- mente bardata con gualdrappa di vellu- locrcmesi ricamala d'oro, con islalle e li- nimenti d'argento, su di cui ascese, ed al re[)licalo sparo de inoi Inietti della guar- dia :>vizzcra mcuuunciò la cavalcata. Già
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aCAVAtiERizzo di ciò parlai. Il nuovo se- natoredevefarela visita al cardinal deca- no, il quale in tieno nobile gliela resti- tuisce in Campidoglio; altrettanto si pra- tica coi cardinali nuovi, come notai nel voi. IX, p. 1 77. Il Vettori nel Fiorino d'o- ro, p.i3i, avverte che anticamente il se- natore invece dello scettro d'avorio, per simbolo della giurisdizione riceveva il vessillo o bandiera dal Papa, il quale fu poi donato da'Papi a'senalori in fine del loro uffizio, ma da Paolo 11 in poi ebbe luogo la t radi zione del lo scetlro.^l elle mo- nete del senato di Roma fu espresso il se- natore in alto di ricevere il vessillo da s. Pietro; egli poneva le sue armi in dette monete : ma anche di queste parlai a Ro- ma, come de'titoli che usava anticamen- te, così delle formole Dei gratta, e talo- ra prò D. Nostro Papae, et S. lì. E. de- pntatus,e(l altre. Quando i senatori era- no due, ed uno era assente, quello che ri- maneva in Roma si sottoscriveva anche pel collega, dichiarando giusta la causa tlell'assenza. Ed abbiamo: Nos Jo.de Co- lumna Almae Urbis Sena tor Illustrisi et i'icesgerens ìnagnifìci viri Jordani de fi- liis Ursi collegae nostri absentis ab Lr- be juxta de causa. Essendo assenti i se- natori lasciavano i loro vicari, che sotto- scrivevano per loro, così si ha: Camera- rii Canierae Irbis et vicesgerentes ina- gnifìcoruni viroruni. I senatori solevano aggiungere nella conferma degli statuti ili arti o L niversilà artistiche e nelle loro sottoscrizioni: Decreto, et auctoritate sa- cri Sena tusj e spesso ancora: ex dtlibc' ratione, et nostri assettamenti. Questo as- settamento, che sembra aver contenuto gli assessori o consiglieri de' senatori, è spesso nominato negli antichi statuti di Roma. Anche incedendo solo il senatore godeva l'uso de'cavalli della carrozza coi fiocchi, così di farsi precedere àaW Om- brellino, ove pure parlai di delti fiocchi; l'uso della Campanellaì\c\\\\?'C\ve\\i\\ suo palazzo senatorio di Campidoglio con for- malitàj e l'uso del baldacchino. Unendosi
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però il sonnloreoo 'conservatori, come por fare le oll'erte nelle chiese, per visitare le tnedesime, come nell' ottava della festa LÌe ss. Pietro e Paolo,ne\ porta rsi alle C<2/7- prlle ponti fide, ut:\["\fìcec\eìe pel Corso in tempo del Carnei'ale eli Romano alla log- gia per assistere allecorse,allora forman- do un sol corpo di senato, si servono di un solo ombrellino, e le carrozze del se- natore e conservatori formano un solo treno. In questo il senatoie sempre pren- de ih. "posto, enei ceremoniale di Leo- ne X stampato neli5i6, lib. 3, sect. i i: De ordine sedendi in Cappella, si legge: «SenalorjConservatores, el barones Ur- bis, atque alii proceres, supiadictis pri- miSjinferioressedebunlin secundo et ter- tio grado solii pontifìcalis prò eorum qua- litate: primum inter istos Senator locum obtinuit".Di sopra indicai quanto riguar- da l'intervento del senatore alle pontifì- cie funzioni, e gli oflici onorevoli che vi esercita col Papa. A Roma dissi ancora delle vertenze che il senatore ebbe cogli ambasciatori nel posto al Irono pontifì- cio e nelle cavalcate. Nella citata Storia de' possessi de' Papi d\ Cancellieri, si tro- va che anlicamentein essi cavalcava, do- po avere addestralo per la briglia il ca- vallocavalcato dal Papa; quindi nella ca- ■valcata pel possesso di s. Pio V si asten- ne dal cavalcare, per non cedere all'am- basciatore di Francia che voleva la pre- cedenza, ad tollendam scandali occasio- ne, et hoc egit .w. Pater,ut dixit,quia no- lehat in principio sui ponlificatns displi- cere priticipilnis. Finalmente il senatore fu dispensato d'intervenire a (piesla ca- valcata, per evitare lecontroversie di pre- cedenza prelese dagli ambasciatori, come da hinoceiizo IX nel i Sg t ,e da Clemente Vlllnel I 092, proseguendoi conservatori e altri magistrali e individui della camera Capitolina a intervenire. Nella Storia di Cancellieri sono riportali le veslimentae il corteggio del senatore, sia cavalcando, sia nel lare l'omaggio al Piipa, con diver- se allocuzioni pronunziale da'senatori in
SEN tali funzioni, colle risposte de' medesimi Papi. Si dice ancora che nel 1 Obc) nel possesso di Alessandro Vili, in mancan- za del senatore Negrelli defunto, d. An- tonio Colonna i ."conservatore sulla piaz- za di Campidoglio, avendo seco i colla- terali e tulli i suoi ministri, inginocchia- tosi,conbrevieeleganti parolesi congra- tulò con sua Santità e le esibì sempre fe- dele e pronta ubbidienza di se, del sena» lo e popolo romano; ed il Papa rispose con grande umanità, e dandogli la bene- dizione seguitò ì\ suo viaggio pel Foro ro- mano. Essendo morto l'idtimo senatore principe Del Drago Discia Gentile, ecco la pompa funel)requalesi legge ne'n.i i 72 e 173 del Giornale di Roma del i85r. « Il cadavere del senatore principe Del Drago, ieri sera 29 luglio fu trasportato alla chiesa parrocchiale de'ss. Vincenzo e Anastasio a Trevi. Il convoglio proce- dette nell'ordine seguente. Drappello di dragoni pontifìcii;plutone di vigili o pom- pieri comandalo da un lenente; concer- to de'vigili, ed un fedele capitolino con l'ombrellino; carrozza funebre col cada- vere, a'Iati del medesimo il parroco ed il vice parroco ; a destra della carrozza il capitano de'vigili, allo sportello destro il decano de' famigli del senato, al sinistro il decano de'servitori dell'eoe. ™a casaDel Drago; attorno alla carrozza 16 fimigli del senato, e 6 servitori dell'ecc.m'icasa Del Drago con torce accese ; 3 carrozze deH'ecc.niosenato romano,nella i .*il mae- stro di camera e il gentiluomo, nella 2." i cappelliuii e i pnggi, nella 3 '^ i canie- rieri ; carrozza dell' ecc.nia famiglia Del Di ago co'cappellani; carrozze degli ecc. mi parenti del defunto; plotone de' vigili e drappello di dragoni pontifìcii. Il fune- bre convoglio partì dal palazzo Del Dra- go alle ore 9 pomeridiane, passò per le vie di Arcione, dc'Serviti, de'due Macel- li,di Propaganda, de'Condotli,delCorso; quindi voltando per l'Arco de'Carbogna- ni proseguì per la via delle RIuratle, e giunse alla chiesa parrocchiale alle ore i o
SEX pomeiidinne. Tutte le vie erano piene di popolo.liulelta chiesa nella sef^uentemat- lina si fecero solenni esequie in snflVagio dell'anima del defunto senatore principe Del Drago. La chiesa fu sontnosnmenle palala a lutto. Nel mezzo sopra eIe\alo talamo si collocò l'urna mortuaria, sopì a la quale eranvi le insegne senatorie. Ar- devano aU'mlorno 84 ceri. Ne'due lati e- ranvi le bandiere de' XIV rioni di Ro- ma. Pontificò la messa solenne mg."" Ligi arcivescovo d'Iconio e vicegerente diRo- ma. Il canto funebre fu esesruito da'RR. cappellani cantori della cappella pontifi- cia. Vi assistettero gli ecc.mi conservatori in forma pubblica, ed i signori consiglieri comunali di Roma".
Del tribunale del senatore di Roma, magistrato ordinario della città e suo di- stretto pe'Iaici, nel foro criminale e civi- le, inclusivamente alle condanne di mor- te, tratta Plellemberg, Pfolida Coiigrcg. et Tribunaliiim CuriatRomanaefCap.^T.: De Foro Capitolino seu judicio Senato- ris Urbis. Il senatore fu sostituito in cer- to modo all'antico Picfello di Roma, ed al Pretore o Podestà de' secoli di mezzo, secondo pure il march. Melchiorri. Prima fu un romano, poi uno straniero, indi nuovamente un romano. Fino al 1847, oltre l'avere ili. "posto nelle rappresen- tanze municipali, avea due li ibunali,uno civile, l'altro criminale; nel civile era as- sistito da due togati collaterali, che deci- devano le cause singolarmente e col legial- mente in i .^istanza, e quindi in appello; nel criminale, oltre i collaterali, avea un luogotenente e altri giudici che formava- no la congregazione criminale. JNel Cam- pidoglio avea, oltre la residenza, gli ulìì- ci e cancellerie ile' tribunali. Della giu- risdizione del senatore a Roma ne trattai; solo ricorilerò qui con \ itale, quanto su di essa ne .scrisse Scannarolo , De visil. career, lib. i , § q, capo unico, sect. 1 ,n. 1 8; cioè che fungeva quella ilei Pretore ur- bano, con ordinaria giurisdizione in Ro- mite suo distretto, e ({uesta altresì pel suo
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tribnnale,anche per autorità della costitu- zione di Sisto IV, nella quale si apprende quale e quanta ne fu l'estensione. Vi sono due costituzioni di Giulio II, emanate so- pra le dissensioni ile' 4 tribunali ordina- ri di Pioina, le quali si leggono nel Keii- zonio, //f/ stili. irhis^QÙ altra di Paolo V, oltre rpieila di Benedetto W\\Pioma- nae cunae, nella quale facendola rifor- ma de' tribunali di Roma, dichiarò che la giurisdizionedel tribuiialesenalorioos- sia curia capitolina si stende anche fuori di Rooìa, intra quadragesiniurn lapidrni. Dice Vitale; » Il tribunale del senatore è formato di due collaterali^ i.° e 7..°, i quali giudicano nelle cause civili. E per le cause criminali vi è il giudice de'nia- Icficii. Nel caso che i litiganti vogliano appellare da'decreli di detti giudici, vi è il capitano delle appellazioni, a cui pos- sono ricorrere. E se non si acquietano ai di lui decreti, e si tratti di causa di som- ma prescrilta a poter ulteriormente ap- pellare, non essendo il tribunale senato- rio soggetto a quello della segnatura di giustizia, vi è stabilita una congregazio- ne, chiamata assettamento, la quale giu- dica sopra tali appellazioni e le pertinen- ze delle cause. E detto assettamento è composto del senatore stesso che giudic • col volo del suo uditore, de' due colla- terali, de' quali quello che ha giudicato nella causa non dà voto, ma un a\n-ocato aggiunto che deputasi dal senatore odal suo uditore, e del capitano dell'appella- zione. Per la formazione degli alti giudi- ziari vi sono vali /zo/(7r/ particolari, e di- stinti da quelli degli altri tribunali; co- me anihe vi sono i propri cursori ihia- niali A/j<7/u/<;/(i//. per eseguire le citazio- ni, e similmente il proprio bargello, ed esecutori di giustizia [birri)". Nelle citale Memorie di Bielke,iì apprende a p. 8': mII senatore ha nel suo tribunale per col- laterali o siano primi assessori 4 magi- strali, de'ijuali S hanno il nome di cou- servatori, ed uno di essi è chiamalo prio- re de'capo rioni dc'XIV rioni, o deputato
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fle'di versi quartieri della città. Queste ca- riche sono sempre occupate da geiitiluo- niini che nomina il Papa, due de'fjnali si mutano in of];ni 3 mesi,i5li altri poi chia- mali collaterali sono giudici dottori , e sono laureati /"// utroqne. jure, e licevuti sulle rappresentanze dei senatore, i quali eseicitano ia giudicatura nel palazzo di Campidoglio", Nel pur citato Lunadoro ■viene dello. » Del Iribunale. del senato- re t. 2, cap. 89. Il senatore risiede nel Campidoglio, fa in questa corte di Roma grandiosa comparsa, ottiene i primi posti tra'pi'incipalissimi personaggi, estende la sua auloiilà sopra i cittadini di Roma e .sugi i ahi tanti della ci Ita e del distretto con- foi raementealla coslituzionedi Benedet- to WN ^Roinanae curine, de'22 gennaio I 7 4 is'J^c^'^'f'O''^ P''^"<^'^jch e le cause so- le laicali coinpetonoal tribunale di questo senatore, ed il modo onde procedere deesi nella deliberazione di taluu'altra contro- versia. E' parlicolar cura del senatore che vengano perfettamente osservate le statutarie leggi della città; a lui soltanto è concesso di deputate i notari del Cam- pidoglio,edi conoscere le liti loro priva- tamente, il che fu ordinatodal moto pro- prio di Sisto V, riportato dal Costantino, / ot. 45, n." 20, 1. 1 , Delli collaterali del- la congregazione detta assettamento, e della congregazione criminale. Il sena- tore tiene due collaterali quali luogote- nenti, all'uno o all'altro de'quali si può ricorrere indilFerentemente. Questi colla- terali danno udienza ogni giorno, qualo- ra non sia Feria, nella sala del Campi- doglio, ed in certi giorni destinati deci- dono ancora nelle proprie stanze quelle cause che a ciascuno di loro si apparten- gono rispetti va mente; quelle controversie poi importanti odi tale natura che deside- rano essere esaminate nel pieno tribuna- le, vengono agitale dagli avvocati o dai procuratori alla presenza del senatore, de'suddetti collaterali, del giudice de'ma- lefizi o luogotenente criminale, e del ca- pitano delle appellazioQÌ,cui ricorresi au-
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Cora per l'appellazione delle sentenze dei collaterali. Tale adunanza chiamasi As- settamento, che secondo la riforma d'In- nocenzo XI, per testimonianza del citato Costantino, l^ot. 190, n.° 24, fìi le veci ò&\\i\ Segnatura di giustizia. QrWa^aiv'x cri- minali al fine di questo tribunale si so- gliono spedire dalla congregazione stabi- lita dal senatore, da'collalerali, dal giu- dice de'malefizijCui v'interviene pur an- che il procuratore fiscale del Campido- glio, il sostituto luogotenente, il sostituto fiscale, ed il notaro criminale". Meglio trattò del tribunale di Campidoglio e sua giurisdizionee metodo di procedereilVil- letti, nella Pratica della romana curia, ristampata in Roma nel i8i5, t. i,cap. 3, nel seguente o)odo: » Il tribunale di Campidoglio ha giurisdizione di giudi- care nelle cause civili Inter mere laicos^ tanto ini. '^istanza, che in grado di appel- lazione;questa giurisdizione però si esten- de solamente a' cittadini ed abitanti di Roma e suoi sobborghi. Volendosi poi e- seguire un giudicato di detto tribunale fuori di Roma, è necessario prendere l'e- xeqnatur dal tribunale dell'A. C. Que- sto tribunale è composto del senatore di B.oma, il quale giudica con il voto di un abbate uditore, nella maniera stessa che ^\\.\à\c^\' Uditore della camera con il vo- to del prelato uditore; di due collaterali chiamati \.° e 2.° collaterale, e sono o cu- riali o avvocati: e del giudice di appella- zione. 1 due collaterali, cotne anche il se- natore,esercilano la giurisdizione ordina- ria nelle cause accennate disopra,e tengo- no udienza la mattina in tutti i giorni del- la settimana, nel salone di Campidoglio, nelle loro cattedre, a riserva del senato- re che la tiene in camera. Tengono poi l'informazione in un sol giorno della set- timana nelle loro abitazioni. Ciascuno dei collaterali ha 1 5 notari, i quali stanno sparsi per Roma, avendo così voluto Si- sto V, per servire alla comodità degli a- bitanti, acciò in caso di bisogno in ogni parto di Roma vi sia qualche notaro; ed
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il senatore ha un solo notaio, che stn nel cottile del palazzo de' conservatori in Campidoglio, ben inteso però che depu- tandosi altro giudice in luogo del i .°alle- gato in sospetto, si procelle avanti il giu- dice ileputalo per gli atti del notare del I. "giudice. Questi iiotari,rulHzio de'fjua- li è vacabile, hanno tutti i propri sosti- tuti, che mandano a leggere le citazioni avanti i suddetti due giudici. Hanno pu- re il Rroliardo e Manuale ne'quali si re- gi^trano gli atti a guisa del tiìbunale del- l'A. C, ed hanno un sol ld)i o per notare ogni sorta di spedizione, che chiauìaNi Re- ceptonim. L'uditore del senatore tiene u- dienza in ciascuna mattina nelle stanze del senatore, e tiene poi 1' informazione in propria casa (piando bisogna. Il me- desimo uditore giudica pure in figura di .segnatura sopra la deputazione de' giu- dici; sopra l'ammissione de'ricorsi de'de- creti, tanto suoi, che de'tiue collaterali o degli altri giudici, e sopra le questioni di pertinen7a. Concede pure le supersessorie per andare in pieno assettamento nelle cause, nelle quali si tratta di somma ap- pellabile, cioè di scudi 20. Questo giudi- ce ha il suoufhzioa parte, situato in Cam- pidoglio nell'atrio de'conscrvatori. Il ca- pitano dell'appellazione tiene parimenti udiciìza in una stanza situata nell'atrio de'conservatori, e la tiene il lunedi, mer- coledì e venerdì d'ogni settimana, e nel- l'estate suol tenerla in casa propria. Que- sto giudice giuilica nelle cause che sono appellabili, e giudica poi come giudice di appellazione. Da'suoi decreti circa l'am- missione o reiezione delle appellazioni, la parte che si crede gravato |»uì) ricorrere al senatore. Se però ad alcuna delle par- ti non gradisce il suo giudizio sul meri- to in grado di appellazione, può fare de- putare il consultore, o prelato, o avvoca- lo, ed allora il capitano dell'appellazio- ne giudicherà a tenore del volo del con- sultore ; e se la causa sarà grave, potrà domandarsi il voto del tribunale della ro- ta, ma cpiesla istanza dovrà farsi avanti
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l'uditore del Papa. Questo capitano d'ap- pellazione ha il suo ufìlcioa parte, il qua- le serve pure al primo collaterale, ed a- gli atti di questo notare si trasportano i processi delle prime istanze, e si fanno tutti gli altri atti che occorre di fare n- vanli i giudici d' appellazione. .Siccome poi il tribunale di Campidoglio non è soggetto alla segnatura di giustizia, così ha una congregazione chiamata Asset- tamento., la quale giudica sopra le cau- se di pertinenza, e circa le appellazioni, nella maniera stessa che giudica la segna- tura. Questo assettamento si raduna in alcuni giovedì dell'anno, ad arbitrio del senatore, che n'è il capo. E' composto poi dello stesso senatore, che giudica col voto del suo uditore, de'due colliterali, e del giudice de'malefizi. Il giudice però, che ha giudicato in causa, non vota; ma in luogo di quello, vota un avvocato che si chiama aggiunto, e si deputa dall'udi- tore del senatore. Riguardo alle ferie di questo tribunale è d'avvertirsi, che sono regolate da un calendario diverso dagli altri tribunali, il che deve servire di re- gola per chi ha cause. Quanto alla ma- teria di trattarvi le cause, essa in sostan- za è quasi la stessa degli altri tribunali or- dinari. Dilferenziano io qualche parte i giudizi ordinari, mentre nelle altre curie si comincianocol monitorio,col<piale par- la il giudice come vedremo; equi s'inco- minciano col libello, nel quale parla l'at- tore. Vi è anche diversità nelle forntole de'decreti. Si usa pure quivi in principio del giudizio la citazione adconte<;(nndani Utein, che non è in uso in altri tribuna- li, e la pubblicazione delle sentenze si f.» leggendole in pubblico avanti due testi- moni. Luca Pelo, ed il Costantino m/i^Y^- titliim LV/y/.v, danno una più piena notizia della pratica di questo tribunale, nel (pia- le per altro rare vollecapilano cause gra- vi, onde sembra inutile darne (|ui un più minuto dettaglio. Del rimanente ognuno potrà riportarsi a ciò che diremo nel trai- lare de' giudizi esecutivi ed ordinari io
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genere. E' bene però che si sappin, che in queslo tribunale vi è lo stile di citare per piccole somme immediatamente ad sol- vendimi, e senza premettere la citazione contro j'itra, né giustificare il credito, e spedire anche i mandali in contumacia, in vigore del solo decieìo oblinuit. Questo stile si tiene anche nel tribunale del vi- cario e nell'altro de! governo, non però in quello dell'A. C, onde nelle cause di piccole somme i delti tribunfili, ricevuta la citazione, bisogna fare il nihit fieri nel giorno medesimo. Si è dello in principio che la giurisdizione di Campidoglio si e stende ai soli abitanti e cittadini di Roma e sobborghi. Ciò s'intende però nella giu- risdizione non controversa. In vigore del- la co&lìlm'uve Romanae Ciiriac,d\ Bene detto XIV, si crede debba estendersi an- che a lutto il distretto; ma la questione è tuttavia indecisa, essendovi una celebre scrittura dell'avv, Durani a favore della curia Capitolina (poi la decise Pio VII, dichiarandola estensiva a tulio il distret- to, come la giurisdizione del cardinal vi- cario).Riguardo al tribunale di Campido- glio sono anche da avvertirsi due cose. La 1.' che in tutti gli altri tribunali l'appel- lante gode due anni di tempo, in questo di Campidoglio gode soli 6 mesi.l giudici di appellazione negli altri tribunali pro- nunciano a loro piacimento, ma in que- sto di Campidoglio devono sentenziare en- tro due mesijche si coniano dal giorno del- la loro deputazione, e passali i due mesi spirerà la loro giurisdizione, e perciò si suole domandare la proroga de'falali, pel quale elFello si cita avanti il capitano del- le ap[ìe\\a7Àoì\\ proroga ri fa la Ha. Relati- vamente alla curia Capitolina,credo utile il dire, che le citazioni ad seutenliavi de- vono sempre eseguirsi personalmente tan- to al principale, che al procuratore com- parso in causa, e che nell'udienza in cui cade la citazione ad senlentiani, non può spedirsi la causa, ma il giudice deve dire dìffundi prò prima auditntia, nella qua- le udienza si spedisce la causa col far leg-
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gare dal notaro ad alla voce e pubblicare la sentenza. Inoltre credo anche aggiun- gere, che il chiericocorae attore può com- parire avanti i giudici diCampidoglio, non però come reo convenuto, ancorché fosse convenuto in giudizio di liberazione dal- le molestie, ed in tal caso deve avocarsi la causa anche principale, o sia dalle mo- lestie, dalla curia di Campidoglio al tri- bunale ecclesiastico ". Rammenterò che nell'articolo Roma trattai del tribunale se- natorioede'senatori celebri giureconsulti ^ che l'illustrarono, non che del gran ere- ■ dito chepe' suoi giudici si acquistò la cu- riaCapitolinajComedelgiudicedelIe mer- cedi, dell'antichissima giurisdi/.ione civile e criminale del senatore e sue diverse fa- coltà secondo i tempi, non che dalle car- ceri capitoline. Quali attribuzioni gli ac- cordarono i Papi,comeper ultiinoPioVlI, e più di recenteGregorio XVI, sia pel tri- bunale civile che pel criminale, e come il regnantePioIXil i.°otlobrei 847soppreS' se il tribunale civile e criminale, i nolari e le carceri. Inoltre il Villelti nel t. 2, a p. 96 tratta con qualche diffusione al cnp. 25: Del Tribunale dell'agricoltura, che presiedeva all'arte agraria e giudicava tul- le le cause dell'Agro romano e suo di- stretto; ne parlai ad Agricoltura , e di questa anche a Roma, arte la più antica, ed in qualche senso la più nobile di tutte le professioni; fu la professione de'palriar- chi e degli stessi re: essa e la sorgente della prosperità materiale de'paesi, perchè sen- za essa non si potrebbe nutrire i medesi- mi. Conviene dirlo, l'agricoltura è forse quella fra tolte le professioni in cui si tro- va maggiore probità, rettitudine, spirito di giustizia, e ferma difesa delle proprie- tà; come dichiarò in un bel discorso il dot- to cardinal Gousset arcivescovo di Reims, e riportò il n.° 282 del Giornale di Roma del i852. I più antichi romani erano a un tempo agricoltori e guerrieri, per cui si narra che le loro insegne militari fos- sero manipoli di fieno; forse erano più prodi guerrieri, quanto più laboriosi agri-
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collori. Ma cresciuto smisuratamente con filantropia vegliava inilefesso all'esercizio J'arte della guerra il dominio di Roma, di queirmcarico, sicché la folla degl'in- c con esso l'opidenza e il lusso, il popolo felici mercenari allendevanlo ne'd'i festi- re dispregiò il lavoro della terra, i servi vi ansiosamente quasi un padre o un gè- chiamali in città per servire al faslo dei ilio tutelare". Cos"i l'aulore della Necro- signorili poderi convertiti in luoghi di de- logia, e ben meritava l'avv." Cecconi che Iizic,gran parte di terreni abbandonando- io qui ne dicessi menzione, come quello si al bestiame. Quindi i romani trassero checelebrò l'autore di s'i iniporlauteeca- il frumento dalla Sicilia, Sardegna, ollie ritatevole istituzione, ed egli stesso lode- che dall'Africa , Iberia, Celica, JMaccdo- volmente ne adempì l'ufiizio. Da ultimo, nia, Chersoneso, Asia, Siria, e dall'Egit- il eh. march. Filippo Bruti Liberati, nel- lo. L'agricoltiwa romana poteva risorge- la Lellera XII sopra Monte Santo, nel ic, ma ne fu impedita dalle cause delle lodare il Cecconi quale autore d'una col- allrove. I consoli dcH'agricoltuia furono lezione interessante o decisioni de'tribu- paragonali agli antichi edili cereali , dei naii di Roma, e di altre opere, dice che quali e di altre magistralure edilizie par- idi lui antenati avendo perduto il cogno- lai a Roma e a ^Maestri di Strade. Il loi o me di Vestri, assai nolo per cariche e o- consohito e tribunale risiedeva in Cani- pere stampale, lo cambiarono in Cecconi pulo'^lio. Nc'medesimi articoli Agricol- per un loro maggiore di nome France- TURA e Roma dissi qualche cosa sul giù- sco, cheper lasuagrandestaluraerachia- dice delle mercedi, addello al tribunale malo Ceccone. Il Villelli, t. i, cap. Dtl Capitolino, giudice economico e privativo giudice de' mercenari detto l' abbate Sac' per Roma e suo distretto, munito di spe- co, dal nome del benefico istitutore, ecco ciali facoltà, privilegi egiurisdizione, am- quanto dice. " Così è chiamalo, dal nome pliala da Innocenzo XI, Pio Vie l'io VII : del i .° che coprì questa carica, il giudice nd esso quest'ultimo riunì le attribuzioni de'mercenari campestri, che agiscono per del tribunale dell'agricoltura. Del bene- credilo delle loro mercedi non eccedenti merito suo istitutoie sacerdote Ottavio la somma di scudi j. Questo giudice pro- Sacco ragionai nel voi. XLV, p. 223, ed C(ìì\q(\!ì%q solo, sola factiveritatcìnspectay erutlilan)enlene sciisse l'avv". LuigiCec- senz' opera né di cursori per citare, né coni , che fece onore alla romana curia di notaro; e la citazione, che altro non è (come si può leggere nella 7\r<To/og/<z senonche ordine di pagar subilo la mer- pnbblicala in r«oma_, ove pure nel i 84 > cede, la scrive egli stesso e la consegna al- si stampò V Orazione funebre scritta da l'attore, che da per se la presenta al reo. d. Luigi /Vnrchelti), al quale Gregorio Questi devecomparire immediatamente, XVI nel 184^ affidò il geloso uflicio di e fare il deposito per la somma richiesta, giudicede'mercenari" siccome quello al- io mani dello stesso giudice de'mercena- la di cui probità e religione polca tran- ri, ed indi dire le sue ragioni, le quali se (juillarnente affidarsi una giudicalura,che dal giudice saranno valutate, restituii à per l'arbitrio e l'interesse del giusdiccn- il deposito al de{)onenle e l'assolverà; ma te render potria fatale la condizione di non valutandole consegnerà il deposilo al <)ue'miscri idioti coslretli a chiedere nella mercenario creilitore. Se poi il reo non via giuridica la mercede degli nllannosi comparirà, l'altorc avrà dal giudice un sudori sparsi sotto la cocente sferza del mandato, che senz'allra dilazione, né iii- ^ole, o a traverso delle intemperie del gè- limazione, né ostendatw, si eseguisce tla lato inverno. Ma l'avv." Cecconi non pò- qualunque esecutore. Dalle risoluzioni tea non coi rispondere alle intenzioni so- [trese da cpicsto giudice non si può ricor- viane,c pieno di crisliaua tullerauza e di lorc che al solo uditore del Papa, purché
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se ne ottenga il permesso, nriediante il P. L. Dal Pontefice Pio VI è stata antplia- ta la (li lui giuiisdizione anche nelle ma- terie d'udempitnenfo degli obblighi del- l'opere can)pestri, tra gli agricoltori del- l'Agro romano, ed i caporali degli ope- rari; e tra questi ed i loro caporali, come anche fra 'caporali colle islesse facoltà e- conomiche, come dal chirografo pontifì- cio de' x Sfebbralo i 777". Noteròjche que- sto viene riportato nel Bull. Roni. comi- niialio 1. 1 I j p. 3 I I , insieme alla confer- ma e ampliazione di Pio VII de*20 mar- zo 1802, mediante la costituzione Qiiiirn ex quo tempore. Dopo la soppressione del tribunale di Campidoglio, il giudice del- le mercedi fu conservato , ed attribuito colla sua cancelleria al tribunale civile di Pioma. Quanto al tribunale senatorio, dissi altrove che furono collaterali, Gre- gorioXlIT,GregorìoXf'^,'ì\cav(\\i\a\ Mar- c'Antonio Gozzadini, ed altri personag- gi, prima di essere elevati a tali dignità. Appena uno diveniva collaterale, eragli inerente il titolo e privilegi di Conle Pil' Ialino. Uiliene Novaes, che il giudice dei malcfizi o luogotenente criminale, ed il capitano delle appellazioni doveano es- sere ciltadini romani, e se non Io erano, tali venivano dichiaiali dal senatore, in virtù di sue prerogative di conferire la cittadinanza romana. Rilevo daParisi, nel- le Isliuzioni, t, 4, p- 73, che i conserva- lori della camera di Pioma, con due let- tere parteciparono a Silvestro Aldobran- dini, da cui poi nacque Clemente Vili, che per la sua dottrina e integrità, aven- dolo con altri dottori presentato a Paolo 111 per l'onicio di capitano o giudice del- le appellazioni del popolo romano, era re- slato eletto nel 1542 per un annoj e che per essere 1' officio molto onorevole per avere a rivedere e riconoscere le senten- ze del senatore e suoi giudici nella corte di Campidoglio, ed anche per essere di qualche lucro pei dieci scudi di ordina- rio il mese, l'invitavano a prendere pos- sesso dell'officio, certo di far piacere a tul-
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lo il popolo rotnano. Assicura il p. Casi- miro da Pioma, Memorie cV Araceli, p. 1G7, che anticamente nella sagrestia di tal chiesa si conservava il bussolo per l'e- lezione de'giudici del Campidoglio, e che gl'icnbussolatori con formalità solevano uscire dalla Chiesa di s. Maria Nova, ed acconìpagnati da tutti icaporioni,daicon- solidelle università artistiche e dalla mag- gior parte del popolo, lutti portando ra- mi d'olivo in mano, fatta la cassa dell'i m- bussolatura, si riponeva nella chiesa d'A- raceli. Che i giudici di Cainpidoglio a- busivamente non solo abitavano nel chio- stro di quel convento, ma lo aveano con- vertito in tribunale ordinario, ove trat- tavano le cause ei vili e criminali, definen- do le controversie e componendo i litigi, con somuìo pregiudizio della regolare di- sciplina e quiete de'frali, finché Martino V nel i4^9 'igoi'osamenle rimosse tanto abuso. Tultavolta sembra che per qual- che tempo e dopo la morte di tal Papa, continuassero i giudici ad esercitarvi la giudicatura civile e criminale, anzi si fece pure nella stessa chiesa in seguito e per lungo tempo, stabilendosi la sedia di mar- n)o del senatore vicino alla porta. Negli articoli GiL'Dicr, e pRiMiccnio DELLA s. Se- de, parlai di qualche giudicato del sena- tore e de' suoi giudici. Inoltre dice il p. Casimiro, che fu ordinalo dagli statuti di Pioma,che nella morte di qualsivoglia no- laro, che non lasciava eredi nella profes- sione, fossero portate le di lui scritture pubbliche nella sagrestia d'Araceli, den- tro il termine d'8 giorni, come rimarcai a NoTAPO, parlandoaocora de'notari an- tichi di Pioma profana e ecclesiastica, ed eziandio de'notari capitolini vacabili. Nel- le antiche sottoscrizioni capitoline i no- tar! sono talora chiamati : Almae Urbis Praefeclura aucloritate Notar ii.S\ può an- che vedere Curia romana. Abbiamo, iV/<7- luta veti. CcllegiìNotarioriini Curine Ca- pilolinae, eorumqne facidlales, et privi- legia. Il collegio de'notari capitolini ia delta chiesa d' Araceli officiava iu una
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(Ielle cappelle. A Carceri djRomv ed a Roma parlai delle Capitoline p'.fl Inbuiia- le; (Iella sua visita graziosa trattai nel vo!. X\X1I, p. 22 eseg.: la facevano mi prelato assessore del tribunale del gover- no, il I .° e 2.° collaterale, il luogotenente criminale, il fiscale, i procuratori de'po- veri. Deve notarsi che le carceri di Cciiu- pidoglio erano le più antiche Prigioni di Koma papale, ed ivi ancora si estesero le beneliche cure de' romani ecclesiastici e sudiilizi, Còme dell' elemosinerii aposto- lica, e de'Papi. Queste carceri potevano contenere i )o detenuti, de* quali un 3.° nelle segrete, due terzi nelle larghe. Ol- tre i criuiin;ili potevano starvi 9.0 altri de- tenuti civdi o per debili, di Piooia e ter- ritorio romano, per mandato di (pialun- que giudice o tribunale : de'falliti [)arlai a Mercante ed a Schiavo. Nel carcere Capitolino si ponevano tutti i prevenuti per i delitti maggiori commessi ne'feudi del senato romano, dipendenti dal tribu- nale baronale de'conservatori di Pioma, del (piale vado a parlare. I delitti minori erano di competenza de'governatori loca- li nominati dai conservatori, e quelli che n'erano accusali stavano nelle carceri ba- ronali de'feudi slessi. Si ponevano inoltre nel carcere Capitolino i prevenuti per de- litti commessi in Roma e nel territorio ro- mano,quando In pena non eccedeva San- ni d'opera pubblica. Finalmente sei ca- rabinieri del tribunale senatorio carcera- vano un incol|)ato di qualunque altro de- litto, poteva il tribunale senatorio giudi- 1 u lo e perciò ritenerlo nelle sue prigioni, poiclid' avea la giurisdizione cumulativa cogli altri tribunali criminali di Roma. I ludaimati erano subito inviati ai luoghi .1 pena, meno (juelli chevidoveano re- stare per breve tempo, i quali consuma- vano la pena nella stessa prigione. Ordi- nariamente i carcerati capitolini non ol- trepassavano i 5(), compresi i debitori, e le donne cuslodile dalla priora, [kixIk* i processi si disbrigavano spedii. unente in pochi giorni. L'urdinamculu interno del
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carcere era in tutto simile alle carceri In- noceiiziane di R.oma, cio(* l'assistenza sa- nitaria e l'infermeria Igesuiti ebberoraol- la cura nellospirilualedel carcere diCam- pidoglio : ogni settimana vi udivano le confessioni, facevano il catechismo e (piai- che discorso morale, oltre altre opere di pietà nella cappella comune, l sagri arre- di e lacera venivano somministrati dal- l' /4rcicoiifra(ernila (iella pietà de carce- rali. Il carcere era sotto la giurisdizione ecclesiastica del parroco di s. Marco: nel- le feste vi celebrava la messa un france- scano dell'adiacente convento d'Araceli. Il superiore immedialo di queste prigioni era ['avvocalo Luogotenente criminale del tribunale senatorio, il quale vi godeva prò- pincjua abitazione. I detenuti per debiti non potevano essere imprigionati per più d'un anno. I creditori che aveano provo- calo la loro detenzione doveano pagare bai. t5 al giorno pegli alimenti , oltre il medicoe i medicinali se ammalavano. Fi- no al dedinar de! passato secolo, l'enco- miato sodalizio liberava qualche debito- re, soddisfacendo il creditore : eccone un esempio che rilev(j d.il n.*'i702 del Dia- rio (li Roma deil'anno 1791. I cavalieri deputati deirarciconfraternila della pietà de' carcerati in s. Giovanni della Higua, in conseguenza del risoluto nella congre- gazione, liberarono dalle carceri Nuove o liinocenziane 2C)carcerati detenuti per de- biti civili per la somma di scudi 5 18; ed I ida queiledi Campidoglio per la somma di scudi I 53. L'Ospedale del sì. SaU'a- lore,pe\ legato Ronlìglioli, dispensava nel novembre a ciascuno de'condannati cri- minali due scudi. La congregazione della Natività della Chiem del Gesti, pe'Iegati Ca ! taglia eCon ti, som mi ni stia va due pran- zi l'anno ai carcerali capitolini, servili dai confrati. U A rcicon fraternità del s. Ctio- rer/e'^yt/cco/i/, distribuiva ai uiedcsiiui il pane due volte l'anno. Altri renni su' Conscr\'alori di Roma e lo- ro tribunale^ e del priore de' capo-noni. Ai conservatori di Roma, Conscrwito-
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res Alniae tVifVjanticamenle detti Cori- servatoti della Camera di Roma, Con- servatores Camerae Almae Urbis , fu- rono dati i titoli tli Nohiles rivi, Magni- fici Signori, ed Eccellentissimi. All'arti- colo Roma riportai luttociò che riguarda l'origine di questo magistrato romano si- no ai correnti giorni, ed i diversi modi come furono eletti, le loro prerogative, quando esercitarono il senatorato nella mancanza del sena fore,tS'f/j<2/om officiuni exe/rew/e^, prima tutti e tre, poi il senio- re di essi; e del giuiamento che prestava- no al Papa di fedeltà, ed al senatore per l'osservanza dogli statuti di Roma. Leg- go iu Vitale, che il senatore " nel dare il possesso in ogni trimestre a'nuo vi conser- vatori, dopo che questi si sono portati al pala7zo di Campidoglio, va a incontrarli nella soglia della porta della gran sala, ve- stito col ruLbone, collana d'oro e scettro d'avorio in nìano, precedendolo i suoi fa- migliari e due pnggi, uno de'quali porta Io stocco in mano, e l'altro il cappello. Poi unitamente vanno il senatore nella sedia, ed i conservatori ne'banchi (che de- scrissi a Roma); e postisi a sedere, in di lui presenza ricevono un dopo l'altro dal no- tare di detto magistrato un bastone di le- gno nudo in mano; ed ivi si trattengono fino a tanto che il senatore abbia data ai nuovi capo rioni la bandiera di ciascun rione". Racconta il diarista Gigli, che il i,° luglio 164 1} essendo vacante il sena- torato, entrarono in officio i nuovi con- servatori; e perchè non eravi il senatore, dal quale essi e i capo-rioni solevano ri- cevere il bastone e possesso dell'officio, e non vi era memoria d'un caso simile, il i.° conservatore da se prese il bastone, e postosi a sedere nel tribunale o sedia del senatore (che pur descrissi a Roma, in uno a quelle de'conservatori),diede poi il ba- stone agli altri suoi compagni, ed a'capo- rioni. Dal novero delle 4o nobili famiglie romane dette conscritte, sino al 1847 si estraevano a vicenda ogni semestre 3 con- servatori ed un priore de'capo-rioui. Ve-
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gliavanoquesli al mantenimento dello sta- tuto di Roma, al buono stato delle mura della città,ed alla conservazione de'monu- nienti pubblici. Essi rappresentavano in qualche modo gli antichi edili,e la Camera Capilolinaàx Roma. Il priorede'capo-rio- niera il capode'Crt/70-fì/o/i' anticamente, e poi de'capitani delle milizie capitoline e municipali delti Capotori. Questo ma- gistrato romano amministravate rendite di detta camera, ed in ciò erano subor- dinali al cardinal Camerlengo di s. Chie- sa,cheavea la direzione suprema di que- sta magistratura. Loro residenza era il Campidoglio, cogli uffici e archivi del se- nato romano. Il conservatore e priore dei capo- rioni appena eletti, coll'abilo pro- prio del lorocospicuogrado, si portavano a visitare il Papa, il cardinal camerlen- go, il cardinal segretario per gli affiiri di stalo interni, il senatore, ed il governa- tore di Roma. Quando fu creato cardina- le il duca di York, d'ordine di Denedelto XI Vsi recarono a visitarlo solennemente i conservatori col priore,col corteggio del- le carrozze del s. Collegio, corpo diploma- tico, prelatura e nobiltà. Il porporato li ricevè in abitocardinalizio senza berretta, e colla testa scoperta stettero i delti ma- gistrati. Il i.°coniervatore fece un'orazio- ne Ialina, cui rispose il cardinale; indi tut- ti si coprirono il capo e fu servito uu lau- to rinfresco. Oltre quanto già dissi diso- pra, aggiungerò che fin da quando il se- natore di Roma fu surrogato all'aulico Pretore, cioè a rendere giustizia in ma- teria civileecriminalein R.oma e suo di- stretto, i conservatori ebbero la rappre- sentanza del senato e popolo romano, e l'amministrazione economica del le sue en- trate e della camera Capitolina, colla re- lativa procura : nel i 3 t t già esistevano i conservatori, ma di ciò e di tutto altro meglio a Roma. I loro abili sono il rub- boiie nero, e di lama d'oro nelle solenni- tà, ed altro che vado a dire. Per l'inter- vento alle Cappelle pontificie, a questo articolo tutto narrai. Ne Possessi de' Pa-
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pi e uegV Ingressi solenni in Roma, seca- pre figurarono corae magislialo romano. Cancellieri nella Sloria de' possasi , in molli luoghi palla de'coDservatoii cliR.0- ma,eclel Priore tie' Capo Rioni, chesein- pie con loro incedeva col medesimo abi- to. Lai.* memoria del loro inteivenlo a tiil funzione è del 1 447 P"^'" Nicolò V, che co'capo-rioni fecero correre il pallio. Nel 1 484 per Innocenzo VI II si legge: Equtini Papae duxerunt Seuator Urbis, et Con ser\'alores Camerae, quia dignior nullus iulerfiiil,qui id ageret. Nel i 5o3 pel pos- sesso di Giulio II non vollero incedere a pieili, ma cavalcarono cog!i ambasciato- ri. Neh Ji3 ripugnavano d'andare a pie- di, e si piegarono per non perdere l'abi- to di velluto cremc'ii, the per tale funzio- ne veniva loro donato. Per Paolo 111 nel i533 i conserv. iteri ebbero dispula sul posto, cogli ambasciatori de'sovrani : e- giialinente non cavalcarono per simile dilfeieiiza, non volendo cedere agli am- basciatori, neli5GG per s. Pio V: bensì gli resero ubbidienza sul Campidoglio, e lo precedetteroalL.tterano. Nel medesimo luogo complimentarono Gregorio XIII nel I 072 col senatore, e per altra via pas- sarono al Latei ano. Nel i 5qo a suono di trombe, di taoiburi, coi canti di tre cori di musici, Ira gli spari di artiglierìe, rice- verono sul Campidoglio Gregorio XIV: tutta la piazza era ornata di finissimi a- razzi. Dopo gli uditori di rota ed i ba- roni romani, cavalcarono lo scrittore e il computista de'conservalori con rubboni e berrette di velluto nero all'antica. In niczzo di loro procedeva il fiscale del po- polo romano con mantello di rascia, esol- tana di velluto paonazzo. Indi cavalcava- no i4 coppie di nobili romani con rub- iconi di velluto nero e berrettoni simdi; i maestri giustizieri, testiti nell'iNtesso tno- (lo; i sindaci con vesti lunghe di velluto lionato, con ben elle e gualdrappe di vel- luto nero; gli Scriba senatus con rubboni e berrettoni all'antica, con gualdrappe di Velluto nero. Dopo i vescovic cavalleggieri
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cavalcavano iCapo-rioni, i cancellieri del popolo con giubboni e calzoni di tocca di argento trinati d'oro, calze di seta e scar- pe bianche, spade dorale, cintura e pen- denti imperlati, con rubboni di velluto paonazzo foderati di tela d'oro coi bava- ri ornali di gioie e perle, coinè pure le berrette con piume, gualdrappe di vellu- to con frange, trine e fiocchi d'oro, staf- fedorale.Il priurede'capo-rioni congiub- bone, calzoni di tocca d'argento, calze ne- re di seta e scarpe bianche, spada dorata, cinla e pendenti nobilmente ricamati , rtibbonea mezza gamba di broccato d'o- ro, berretta di velluto nero, gualdrappa sìinde guarnita di trine, fiocchi e frange d'oro, fornimenti di velluto e stalle do- rate. Incedeva al suo destro lato il Gan- filoniere del popolo romano, con paggi. Dopo il gonfaloniere, i conservatori ca- valcarono vestiti con rubbone senatorio di broccalod'oro lungo sino a'piedi, scol- lato con maniche larghissime, e berretto- ni di velluto nero, con gualdrappe simili guarnite pomposamente di trine e flan- ge, fiocchi d'oro con fornimenti e staffe dorate, preceduti da 1 4 Fedeli di Campi- doglio. Questi Ciano vestili con calzoni di velluto cremesiuo fasciali di tela d' oro, orlati di rivetti di raso bianco, e velluto cremesino,con colletti simili, e cappe di scarlatto co'medesimi guarulmenli di fa- sce di broccato, giubboni ili raso creme- sino , berrette di velluto dello stesso co- lore, con treccie d'oro ricamate, con pen- ne rosse, bianche e gialle, e spade dora- te. I conservatori co'uobili romani, nel ri- toino accompagnarono Gregorio XIV al palazzo apostolico. Nel i Dq i pel possesso d'Innocenzo IX, i conservatori cavalcaro- no dopo i tuarescialli ed i capo-rioni, se- guiti dagli amba sciatori. Neh 5()3 perCle- niente Vili nel medesimo luogo caval- caronoi conservatori,con vesti di telad'o- ro lunghe. Nehbo5 per Leone XI, dopo l'ambasciatore di Bologna solo, cavalca- rono i conservatori, seguili dagli amba- icialori de'principij che prcccdcvauo la
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croce pontifìcia. Pel possesso di Paolo V nel i6o5, oltre il numeroso baronaggio romano, splendidamente vestiti, i mare- scialli, i capo-rioni, cavalcavano i conser- vatori col priore de'caporioni, con vesti di tela d'oro lunghe alla ducale, e sottane di raso rosso, sopra leggiadri cavalli con gualdrappe di velluto nero , e coi fedeli vestiti di rosso con bastoni dipinti e do- rati; indi gli ambasciatori. Nel iGaS pel possessod'UrbanoVllI,i conservatori eb- bero contesa per la precedenza col con- testabile Colonna principe assistenteal so- glio, ma il Papa decise in favore di que- sto, che incedette dopo di essi, protestan- do i conservatori sul j'us. Per Innocenzo X. splendida fu la cavalcata nel 1 644? perchè j nobili romani pe'Papi loro concittadini intervenivano in gran numero e magnifì- cauiente vestiti, con isfar/.o di livree : ca- valcarono il priore de'ca pò -rioni, co'con- servaiori , ed il senatore avanti la croce pontificia. Cavalcarono pure l'avvocato e il fiscale del popolo romano, ili.° con veste talare di velluto nero e sottana di saietla nera, wore advocatorum rornanae ciiriae, l'altro con sottoveste e sottana di saietta e rubbone senaloriodi vellutone- l'o. ] conservatori e priore de'ca pò -rioni ebbero dal Papa i4o scudi per ciascuno, per farsi una sottana di raso cremesino, ed un rubbone sino a' piedi di broccato d'oro. A'capo-rioni,eda'5o paggi 70 scu- di per cadauno: agli avvocati del popo- lo, scriba senato, scrittore, computista e altri ofilciali furono dati compensi pel ve- stiario. In Campidoglio fu eretto un arco in cima alla salita, con diverse statue. Nel 1667 pel possesso di Clemente IX caval- carono insieme, il priore de'capo-rioni,ed j tre conservatori, avanti agli ambascia- tori; così per Clemente X nel 1670, segui- ti dal contestabile Colonna, mentre dopo i camerieri segreti del Papa cavalcarono gli officiali del popolo romano, cioè il se- gretario, Io scrittore, il fiscale capitolino, loscriba senato. Per InnocenzoXIneli67G, dopogli uditori di rota, eprima degli ain-
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basciatori e del contestabile, cavalcarono, inrubbonidi velluto paonazzo lijderatidi lama d'oro,! cancellieri del popolo roma- no, carica che ritenevano i capi delle no- bili famiglie romane Naro eSerlupi; indi il priore de'capo- rioni, ed i conservatori di Roma coperti di rubboni di broccato d'oro. Nel possesso diClemen te XI neli7oi, come in altri, presentò le redini del caval- lo al Papa il contestabile come principe assistente al soglio, la staffa destra la res- se ili.° conservatore, stando il 2. "alla te- sta del cavallo : il contestabile condusse pel freno il cavallo sino a metà della piaz- za Vaticana, ed avendogli il Papa ordina- to di cavalcare, restarono a tenere il freno dai due lati i due primi conservatori, che a vicenda col 3.° e col priore de'capo rio- ni continuarono sino al Laterano. Note- rò, che altrettanto si praticava quando il Papa andava in Cavalcata con treno pub- blico, alle Cappelle della ss. Annunzia' la, di s. Filippo, della Naliviià e di s. Carlo. Alcuni Papi è da avvertirsi che andarono in Leiliga, altri in Carrozza, come Innocenzo XIII nel 172 i, per cui il priore de'capo-rioni ed i conservatori ca- valcarono : osservo che alcimi Papi ben- ché andassero a cavallo nel possesso, pu- re i detti magistrati lo precedettero caval- cando. Per detto Papa romano il Campi- doglio fu pomposamenteabbellitOjCon ar- co trionfale tra i colossi di Castore e Pol- luce, le facciate de'3 palazzi si adornaro- no con ista tue dipinte e rappresentanti al- cune Provincie della chiesa romana, e le virtìi personificate del Pontefice, di piìi in medaglioni furono espresse l'effìgie dei Papi della famiglia Conti. Presso il caval- lo di IMarc'Aurelio era inalberata la ban- diera del popolo romano; quelle de'capo- rioni si collocarono sulla balaustra. Nelli fìnestroni de'palazzi latei ali erano i suo- natori di strumenti, e gli 8 tamburi. Ivi il senatore con iscetiro d'avorio in niano, accompagnato dai collaterali e da tutti i suoi ministri e curia, colla sua soldatesca in ordinanza, fece il solito incontro, e gè-
SExN SEN 57 niiflesso con brevi parole latine si congra- Campidoglio, il cavallo Io giltò a terra e tulò con sua Sanlilà, esibendole piontis- perciò entrò in lelligfi. Pio VI neh 77 j sima sempre l'obbedienza e la fedeltà del fli l'ultimo a prendere possesso a cavallo, senato e popolo romano, presentandole in come a recarsi alle 4 suddette cappelle in baciled'.'irgentolecliiavidi Campidoglio; sontuosa cavalcata, perciò i conservatori ed il Papa con graziosa risposta lo bene- e piiorede'capo-rioni loservironosen)[)re d'i e proseguì il viaggio, Uicnlre numero- alle redini del cavallo, inoltre Pio VI fu sissime salve di mortaretti esplosero per l'ultinìo a ricevere l'omaggio del senato allegria. Inoltre il senato e popolo romano e popolo romano sui Caro |)idoglio; ai suc- pei' festeggiare l'esaltazione del concitla- cessoriciòvenneeseguitoal Luterano pri- dino, nella tliiesa d'Alaceli ftrce celebrare ma di entrare nella basilica, dal senato- una solenne messa, ponldÌLal;\ da l''(jnbe- re, conservatori e priore, ccji loro corleg- ca romano vescovo diTivoli,con7'<7>><';/m, gi, e tribunali fjucliè esisterono. Qui ri- avendo fallo magnificamente parare la corderò, che alcuni de'Pa^g' pei Papi per cliiesa. V'mlervennero il senatore incoi- questa funzione del possesso li noiuina- l'Uedi merletto, rubboiie di tela d'oiocon vano i conservatori. Fra le loro anticbe sottana (li poi pora,con fascia simileemer- pieiogalive era ringoiai e quella narrata letto d'oro (ora usa fiocchi d'oro nella da Cancellieri con relativcei udizioni, nei- ia-scia, simile essendo quella d^'conserva- la Lettera a mg.r Calcagnini, p. 8, cioè tori) e collana di tal metallo, coi conser- clie sino alla repubblica del i 798 fu an- vatori e priore de'capo-i ioni vestiti nell'i- tico privilegio de'conscrvatori, di ricevere slessa maniera, ma senza la collana, cor- tutte le teste de'pesci die si pescavano nei leggiali da'capo rioni, il cardinal titola- Tevere esi portavano in pescheria di Bo- re fece il ricevimento de' cardinali , che ma, della lunghezza di 5 palmi e un'on- assunsero le cappe; nel partire furono rin- eia, e tutti gli altri di maggior grandez- graziali dal senatore, conservatori eprio- za, secondo la misura marmorea th'è nel- le. .Nella mano sinistra della quadratura, la i.^alade'conservalori in Campidoglio per entrare ov* erano i baiitlii de'cardi- e rinnovata nel i 58 ( (nella sala de'cnpi- nali preti, in corna Evangelii sederono tani vi sono le misure di marmo dell'o- ii senatore, i conservatori, il priore in Ijan- Ho e dei vino, quali erano in uso nel se- co alquanto discosto e [liìi basso ili (pici- colo XiV).JNel 1 Gfi Urbano \Illfece una io dei cardinali; la |)relatura, la camera eccezione, perle leste de'pesci pescali nei segreta, il)iironi romani ne'bancbi di fìan- luoghi del nipote bai berini prefeltodi Ro- co, dietro a (]ueilo de'caidinali. il detta- ma esuoi successori. Essendosi data inap- gliosi legge in Cancellieri già citato. IS'el- palio la peseheria dal dello governo re- lè ore pomeridiane il l'apa visitò la ciiie- puljblicano,nel i 8uo i conservatori ricor- sa, cicevulo ila delti magistrati in riibbo- sero a l'io \ li per essere leintegrali del- ne nero a pie della scala del convento, e le leste tli pesce; invece ebbero la facoltà sulla porla della chiesa dal cardinal blu- di disporre d'una dote de' Ao///, indi nel lare, e do altri 17 cardinali e ilalla iiobil- 1817 fuiono rimessi in possesso del pri- là romana; nella sera vi fu splemlida hi- vilegio. Tuttavolla, rispettando l'assento minai ia e bi uciamenlo di botti. l'erCle- da Cancellieri, feci indagini se durò tale mente XIII nel 1 7 It) i conservatori sor- reintegrazione, ma lio\aici)e lustesso Pa- reggendo i cordoni delle briglie, addestra- pa l'abolì, insieme ad oltre sporlule. A ) ono e guidarono il cavallo sino al Late- I'onta.nk ni Roma dissi die ne avea la cu- rano, colla 8uiila alternativa col priore, ra anche la camera Capitolina, e parlai di dneperdue;;illiellanlosipiaticòneli 7 H) quelle die specialmente le appaiiengo- con Liciiiciilc \1 / , mu ncUu scendere dui nu. I cunservulori luviijiljvano puie angli
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acquedotti, aveanocura delle mura di Ro- ma, vegliavano sulla conservazione del- le anlicliità romane, sull'osservanza degli statuii di Roma, punivano i venditori dei commeslibili che non davanoil giusto pe- so o alteravano i prezzi, accordavano la cilladinanza romana e privilegiai citta- dini.
11 Vettori nel Fiorino d'oro, a p. 4^1 e 5 1 3 ripoita le seguenti notizie. » In Ro- ma sotto il nome di Conservatori si vuole indicare ili. "magistrato secolare, il qua- le consiste nel numero di 4 soggetti delle famiglie principali, destinali dal Papa a rappresentare il pubblico di Roma. Tre di essi hanno il titolo di conservatori, ed il 4° si nomina priore de'capo rioni o sia del popolo romano, ed hanno tribunale cioè giudicatura, e minislri affatto sepa- rati dalsenatoredi Ron^a. Questi ebbero anticamente il titolo di magnifici sìgiio- li, dipoi pareggiarono il titolo col sena- tore, ed in seguilo presero quello di ec- cellenza, che conservano egualmente col- l'istesso senatore. Uscendo essi dal loro palazzo del Campidoglio collegialmente, sogliono per costumanza molto antica far suonare la campana, che volgarmente si tlice la ccZ7///;(7/je//a, esistente sopra il me- desimo palazzo, la quale serve per dare il segno all<tf>imiglia;anzi [)er questo me- desimo elfetto si fa suonare anche la sera precedente, benché talora i cotiservatori bi adunino in una delle proprie case lo- ro. Suona avanti la messa, che si celebra nella loro cappella; e quando nel Cam- pidoglio si fanno pranzi pubblici, lo che succede ordinaria»nente ogni 3 mesi una volta,oltrei 3 grandiosi banchetti fra l'au- i)o (in cui invitavano la nobiltà romana e forestiera), suona la medesima campana all'entrare a tavola. ]\Ia uscendo magi- stralmente, fumo precedere le loro car- rozze dall'ombrello, portato da uno de' i 2 loro servitori, 9 de'quali sono tratti ogni aimo dal bussolo di Vitorchiano, uno dei ])iìi antichi feudi che presentemente ha il Campidoglio, e per la fedeltà che qua-
SEN sii hanno sempre mostralo verso il sena- Io e popolo romano, si chiamano ancora oggi non con altro titolo che di fedeli. Gli altri 3 sogliono essere romani, e per distinzione si dicono quarti fedeli. I con- .servatori costumano (per concessione di Innocenzo X)di portare alia testa de loro cavalli della i." s."" e 3.* carrozza loro i fiocchi neri di seta, seguendo senza floc- chi quella del priore del popolo romano, elle dà il compimento al treno del sena- to. Anche il senatore di Roma fa precede- re dall'ombrello suo particolare le pro- prie carrozze, usando i fiocchi di sela ne- ra alla testa de'ca valli della suai.", e no*i altrimenti della 2.^ carrozza, avendo ot- tenuto da Clemente XII l'uso della cam- panella che prima non avea, della quale si serve ancora esso nell'uscire dal suo pa- lazzo di Campidoglio con formalità. U- nendosi però alle volte coi conservatori di Roma il senatore, per fare le solite of- ferte de'calici ad alcune chiese, o per vi- sitare le medesime semplicemente, come pine nell'andare alla loro residenza per assistere, secondo il consueto, alle corse de'barberi nel tempo del carnevale; allo- ra formando un sol corpo il senato, si ser- vono d' un solo ombrello, e le carrozze dell'uno e de"li altri formano un solo tre-
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no. Gli slessi conservatori neliySy oltre alcun altro privilegio e onorificenza, ot- tennero da Clemente XII con breve spe- ciale, che la loro cappella nel palazzo di Campidoglio (la quale gode il privdegio di cappella pubblica, e nel tempo della quaresima, a benefizio degli ofliziali del Campidoglio, è arricchita di tutte le sta- zioni ed indulgenze che sono per le chie- se di Roma), gli serva per soddisfazione del precetto pasquale, dovendo i medesi- mi conservatori, che saranno a quel tem- po, f ne la comunione insieme colla nu- merosa loro famiglia, ed altri ofUziali e ministri del medesimo Campidoglio nel- la stessa cappella redolire questo, la deb- bono anco l'are unitamente nelle feste del Natale, d'Oguissanli edeli* Assunta, all'ii-
S E N S E N 09 so ilei palazzo nposloiico.e <li;' raidlnali tidcnlotli Ale^^andio VII); inn riinufon- »;Iie [ualicano l'istessij tielU; loro cappelle «losi ora ogni 6 mesi (purlavn nel r 738), per la propria famiglia. 1 conservatoli e siioleil Pontefice creare una volta iicon- priori (le'capo-rioni avanti il pontificato scrvalore ed il priore de'capo-rioni, ed al- di Alessandro VII ( che inc(jniinciò nel tra volta uu conservutore solo, nominari- iGj5) si estraevano a sorte per bussolo do l'altro conservature dcnnlinal caiuer- ogui 3 mesi (con altri ofTlzia'i del popolo letigo. L'istesso Clemente XII con altro rumano, ed a\Hnti il Papa, ilcardmal ca- moto-proprio de' 19 settembre 1 73 i sta- merkngo, il cardinal nipote del Pontefi- bili, che in avvenire si debbano amniet- ce vivente; indi nel ili seguente preslava- tere airiulienza oi'dinarìa del Papa, ogni no giura mento al Papa, ed il senatore fpiin- i "giorni regolarmente due tle'conserva- ('i gli dava il possesso dell'oflìzio in C>im- toi i tlel popolo romano, cioè il i ." e 2.", pidoglio: si pub