e s 7 j-é

DIZIONARIO

DI ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA

DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI

SPECIALMENTE INTORNO

AI PBmcIPALl SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDrNALI E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARI! GRADI DELLA GERARCHIA DELLA CHIESA CATTOLICA, ALLE CITTA PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII, ALLE FESTE PIÙ SOLENNI, Al RITI, ALLE CERIMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.

COMPILAZIONE

DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO

SECONDO AIUTANTE DI CAMERA

DI SUA SANTITÀ PIO IX.

VCL. LXXXIV.

IN VENEZIA

DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA MDCCCLriI.

\

La presente edizione è posta sotto la salvaguardia delle leggi vigenti, per quanto riguarda la proprietà letteraria, di cui l'Autore intende godere il diritto, giusta le Convenzioni relative.

DIZIONARIO

DI ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA

U

UNI

U.

NIVERSITA' ARTISTICHE DI ROMA, Universitatum Artiiini Urhis^ Arlìficum Corporay Sodalium Ariium. Collegi, corporazioni, socielà, maestranze d'arti e mestieri e d* industrianti, chia- mate pure Sodalìzi e Scuole (Z^.)* ^^" me in altri articoli, che sembrano dal ti- tolo riguardare esclusivamente Roma e lo slato pontificio , e contengono invece eziandio molteplici nozioni ed erudizieni interessanti l'universale, mi lusingo e spe- ro che tale puie sia trovato anche que- sto. Dicesi arte. Disciplina^ Virtus^ Ars^ viltà 0 industria applicala alle produ2Jo- ni della natura pe* bisogni o pe' comodi della vita, oìaestria dell'operare secondo alcune regole stabilile, ed in questo signi- ficato si distinguono le arti liberali, di cui riparlai a Ur(ivEBsiT.\', e le meccaniche, le quali hanno principalmente bisogno del- le mani. Al generico paragrafo ^/7/g/'a- «/, che riporterò al suo luogo in quest'ar- ticolo, dirò sulla distinzione delle orti li- berali e delle arti meccaniche, non che de'Ioro professori, ed esercenti di mestie- ri manuali. Dicesi mestiere, AYm/i/mt/w,

tJNt

Opificìum^ Opus, operazione meccanica e manuale, esercizio e professione. Corre però questa differenza tra mestiere e ar- te, che il mestiere è un esercizio, nel qua- le ninna opera manuale si adopera, che dall'ingegno proceda; e l'arte è quella in- torno alla quale si adopera , non sola- mente l'opera manuale, ma ancora l'in- gegno e l'industria dell'artefice. Il Boc- caccio nel Conimento sulla Commedia di Dante, spiega la differenza delle due vo- ci arte e mestiere. Egli dice: Tra il me- stiere e l'arte vi è questa differenza, che il mestiere è un esercizio nel quale niun'o» pera manuale s'adopera, che dall' inge- gno proceda; l'arte poi è quella intorno alla quale non solamente s'adopera l'ope- ra manuale, ma ancora l'ingegno e l'in- dustria dell'artefice. Tale diversità, me- glio può vedersi nel Tartarotti, Lettera intorno alla differenza delle voci nella lingua italiana, presso il Calogero, Opu- scolif t. 32, p. 1 49- Chiamasi artefice, ar- tiere,artigiano, artista, Artifex, Opifex, Excrcitator^ Ofllcinalor, l* esercitatore d*arle, quello ch*e«ercita e professa un'ar-

4 UNI

te liberale. Furono gli opei'ai falli dipen- denti dalle università Qrtistiche,pei l'ulili- tàdeiraiteedeirindustria, non meno che per vegliarne i costumi morali e religio- si,e per prevenire o comporre dissensioni; "vero capolavoro della pubblica saggezza umana,come risulterà dal complesso delle nozioni che raccolsi in questo gravissimo articolo. Roma, come altrove, ebbe per lungo tempo nume,rose e rinomatissime università delle arti e de'meslieri, forma- tesi per l'interesse economico , ed a più saldo vincolo vi aggiunsero il principio religioso e caritatevole. Esse originarono da'vari collegi e università di artieri e in- dustriali, pi esso gli antichi, ch'ebbero an- che speciali patroni o Protettori (^.), per cui erano molto operose, ciascuna formando il suo corpo, la sua università e la sua scuola. Osserva Piazza nell'^'w- sevologio, p. 34, che tra l'altre distribu- zioni del popolo in Roma, pel suo gover- no politico e religioso, vi l'u la comodis- sima delle diverse università ocollegi del- ie arti, costume praticato dall'antica re- pubblica, per attestato di Livio, aggre- gando sotto diverse centurie di varie pro- fessioni,che poi colnomeanticosi dissero Consolali. E ciò perchè dividendosi il po- polo ne'nobili e ne'plebei, a quelli per lo più si dierono le cospicue cariche gover- native, ed a questi, che per lo piti vivea- no d'arti meccaniche e manuali, facilmen- te come pili deboli poterono imporre il giogo delle leggi, tranne quando di venu- la la dominazione de'nobili insopporta- bile, riuscì loro di scuoterlo e assumere il governo. Tra* primi collegi artistici si contavaiio quelli de' fabbri, orefici, cen- tonari o fabbricatori di varie coltri di la- na,calzolari, ec. Tra'secondi, que'de'den- drofori o lavoratori o mercanti di legna- me, de'mercanti, macellari, ortolani, mo- liuari, bovallieri, cisiari o condottieri di carri,de'giumentariomulaltieri,ec. Que- ste e altre corporazioni di arti, mestieri e industriali continuarono ad esistere con «Uri sistemi, riconosciute quasi dapper-

U N I tutto él^muoicipii locali eda'governi,corì alcuni privilegi e prerogali vesino agli ul- timi tempi, ue'quali grandemente si di- minuirono , ancora sussistendo in pochi stati, e in alcuni di questi in poco nume- ro, in altri però le maestranze artistiche sono in pieno vigore, e se ne ammirano e godono i grandi vantaggi. L^istituzione di sidatti collegi è attribuita da Plutarco e altri a Numa Pompilio re di Roma, e da Floro a Servio Tullio re di Roma, come rilevai a Collegio facendo cenno degli artistici, e che dessi erano presiedu- tida capi maestri dell'arti chiamati quin- quennali , perchè 5 anni durava la loro carica. Questi collegi si ponevano sem- pre sotto la protezione di qualche rino- mato e autorevole personaggio, non solo per contrassegno d'onore, ma perchè ne procurasse la conservazione , cercasse e proraovesse rincrementoe la perfezione dell'arte o mestiere. Per le loro beneme- renze, i collegi eressero a' patroni statue e lapidi, delle quali in moltissimi luoghi parlai delle superstiti. In vigore della leg- ge delle Xll tavole non era permesso a- gli artieri e industrianti di erigere in niu- na città soggetta alla repubblica romana alcuna sodalità o collegio, per cui non e- rano legittimamente eretti se non quel- li istituiti con decreto del senato roma- no sotto la repubblica, e non del senato municipale, ovvero con licenza dell'im- peratore in tempo della mouarchia. Dis- se perciò Marciano, De Collegiis, I. 3, § l: JVisi ex S. C. auctoritate^ vel Caesa- risy Collegiuniy vel qaodcumque tale cor- pus conierity cantra S. C. et mandata, et consti tutiones CoUegiiun celebrai. Dis- se ivi pure: Religionis causa coire soda- les non prohibenlur , dunimodo per hoc non fiat contra Senatui consullnni, quo il- licita Collegia arcenlur. Eretto così un collegio formava una università, ed avea la propria scuola ornata di statue, di pit- ture, di memorie onorevoli e di tulli gli ornamenti, nella quale si adunavano gli artefici, formavano le loro leggi, i loro

U N I

magistrati ed i loro patroni ; i quali pa- troni Plutarco li crede originali da Ro- molo i. "re e fondatore diRotna; non pren- devano allatto mercede da'loio clienti, e sarebbe stata un'infamia se si fossero ab- bassali a questa viltà. Da quest'uso in- trodotto in Roma fra la plebe e il senato, ne derivò quello che poi fu frequente nelle città, le quali ognuna scelse in Ro- ma un soggetto per patrocinarla ne'suoi interessi; ed altrettanto e per Io stesso ef- fetto i collegi elessero i loro patroni. Chi era eletto patrono , sapeva la sua scelta dagli ambasciatori che gli spediva il col- legio, e questi gli offrivano le tavole ospi- tali a nome di quel corpo che l'avea elet- to, le quali erano anche di bronzo. In es- se era registrato il decreto del collegio, da cui era stato stabilito ili spedirgli l'am- basceria coir offerta della tavola. Sicco- me era cosa assai decorosa l'avere molle clientele, così era mollo onorevole il pos- sedere un numero di queste tavole, le qua- li si conservavano nella casa del patrono esposte alla vista di tutti, e viceversa si conservavano eziandio o nel tempio del- la loro università da'clienti,o nella cu- ria, o nella scuola dove si congregavano, come può osservarsi nello Spalletli. Ta- li ambascerie si composero talvolta sino di i4 individui, co'due maestri che pre- siedevarìo il collegio, e i due questori ch'e- rano i primi dopo di essi. I privilegi di que- ste scuole o collegi sono distintamente e- spressi nella I. i, it cpiod cii/usq. iini- vcrs. Quibus auiem pennissutn est cor- pus habere Collegii, Socielads^ sive cu- juscumque alterius eorum nomine^ pro- pr'aun est ad exempluni reipublicae ha- bere ves commiines^ arcani commuiieni^ exacloreiii sh'eSyndicum^ per qiiein piarli- qiiani in republicajquod communi ter a- gi, fieriqne oporteni^ agatur^fiat. I col- legi si eleggevano i capi o presidenti o prefetti con diversi nomi, oltre i ricorda- li proiettori. Mure' Aurelio aggitmse ad essi anche il privilegio Maiinmittendi, I. I, If. de manutn : Divus Marcus oinui'

UN r

%

bus Collegiis, quibus coeitndijus est j ma' numittendi polestatem dedit. E a' tecnp' di esso imperatore, il senato accordo lo- ro la facoltà di accettare i legati ; per ultimo affine di rendere più floridi tali collegi, accrebbe lo stimolo della religio- ne, tS'-tZf^rfif cui q ne generi apta, come as- serisce Plutarco. iVotai nel voi. LXlV,p. 270, che l'imperatore Alessandro Seve- ro per fire rifiorire in Roma il comme^ ciò della seta, non solo accordò a'fabbri- calori di drappi gran privilegi , e gli e- senlò da molti e gravi pregiudizi , ma provvedendo anco al buon ordine, divi- se ì mercanti e gli operai in differenti cor- pi di tiaflìchie di mestieri, dando a cia- scuno i loro protettori cavati da'loro cor- pi, e giudici particolari, i quali potessero over conoscenza de'loro affari, come poi fecero moltissimi Papi con moltissime u- ni versila artistiche. Dice Larapridio, in Alex. e. 33, che le università in Roma erano di tante sorti, che sino i venditori del vino e de' lupini formavano il pro- prio collegio: Corporaomniwn constiltdt f^inarioì'um, Lnpinariorum, Caligario^ rum, et oninino omnium artiuni. Delle scuole,de*collegi e università artistiche an- tiche in molti luoghi resi ragione, laonde qui appena dirò d'alcuni, principiando dai centonari. Centonarius in italiano sigui- fica facitore di schiavine, e non solo e- rano essi addetti a cose militari, cioè al- la provvista de' panni di lana ben feltra- ta, o artificiosamente cucita per difende- re le rocche, le navi , i soldati da' colpi de'nemici, ma anco a fare come da sar- tori con provvedere la gente vile e ì ser- vi di vesti di lana per ogni loro bisogno. Sotto il nome di centonari venivano qua» li fi cali i facitori delle grosse coperte da oppendersi nelle porte a guisa di portie- re ; di quelle che si usavano ne' letti di genie vile, o che si adoperavano ne'viag- gi per coprire i muli ; e fhialnienle i faci- tori di certe vesti rusticane v. servili. In- somma i centonari erano fabbricalori di cose vili di iuua. Quulc sia »tulu 1' urlo

6 UNI

(ÌGcìendrofori non si sa con certezza. Al- cuni pretendono che loro mestiere fu di tagliare, acconciare e trasportare il le- gname, e venderlo tanto per uso del fuo- co, quanto per le fabbriche e de'legnaiuo- li, non che per uso delle navi, delle mac- chine militari e de'sagrifizi. Gl'impera- tori Onorio e Teodosio 11 abolirono il collegio, come incompatibile colla reli- gione cristiana , perchè in corpo si adu- navano ne'Ioro tempietti, osservando cer- te superstizioni. Alcuni vogliono che i dendrofori non appartenessero a cose di gentilesca superstizione, e che furono a- bolili attese le superstizioni che osserva- vano nelle loro scuole. Arnobio però av- verte , che i sacerdoti di Cibale furono chiamati dendrofori , perchè portavano unpinone'sagrifìzi che facevanoalla dea. Altri con Cuiacio dicono che solamente provvedevano le legna pe'sagrifizi,e per- ciò appartenenti alla religione pagana, mentre il Salmasio vuole che portassero i rami degli alberi nelle pubbliche pre- ghiere agli Dei. Il collegio i\e pabulari conteneva que' che doveano provvedere il vitto alle milizie quando stavano ne' quartieri d'inverno, ovvero iu tempo di guerra venivano spedili a procacciare le vettovaglie, come i foraggieri, e il nutri- mento pe'cavalli, e pare che ne facessero commercio e traffico. 11 collegio de fab hii f senza la qualifica di Lignarioruni, Sfruclorum, Carpentariorum, Fcrrario- ruffì, ec.j per comune sentimento com- prendeva que'ohe servivano nella fabbri- ca dell'armi per uso della guerra, la qua! fabbrica non solo era nel le legioni, ma an- cora ne'luoghi a' romani soggetti; armi ch'era vietato ad altri fabbricare, come di acquistarsi da altri. Il collegio de'^/i,vK/- ri si componeva di queMeslinali a taglia- re le Selve, e a trasportare in città quel- l'infurmi e rozze materie, che poi lavora- te servivano alla guerra, e alle fabbriche di case e di ponti, e al mantenimento e riparo del corso de'fìumi; al quol mestie- re attendevano anche i dcudrolori, esseu-

UN \ do l'impiego di questi quasi consimile q quello de' tignari. Il numeroso corpo de' tabernan'y vendeva le cibariee altre cose a minuto, e venne stabilito nel 366 sotto Onorio e Teodosio II, essendo prefetto di Homa Lampadio. Ho preferito questi e- sempi di società, fraternite o collegi infe- riori del paganesimo , perchè non rechi meraviglia se poi anche nel cristianesimo si formarono sodalizi e università anche di bassi mestieri e d'industrianti volgari. L'avv. Martinetti, La Diceologla, t. 2, p, 526, dice che le corporazioni di arlii»ti esistevano non solo tra'romani, ma anco tra'greci, e invita a consultare: J. Otto- ne Tabori, Tractatiim^ Lipsiae 1718: De CoUegiis Artificumj lo Sponio, Mi- scell.j il'Bajero, De Collegiis Opificiiin. E siccome non v'ha ristretta corporazio- ne che non abbisogni di leggi statutarie e di magistrati, ciò prova dottamente Gae- tano Marini, Gli atti ^ monumenti dei Fratelli Àrvali^ Roma 1 795, t. i,p. 568! e seg. Cosi le molte iscrizioni del Grufe- rò, del Muratori, il Ludwig, Reliquiae mss. Codicum/\\ Fantuzzine'71/o/Htme«- li Ravenna ti, Desìóev'io Spreti neW Iscri- zioni Ravennati i ed alti i insigni scrittori, rammentano gli statuti degli artisti an- che prima dell' epoca di Carlo Magno e ricordati ne'suoi Capitolari. Gli statuti in progresso di tempo furono riformati a seconda delle circostanze, ma sempre hanno formato una legislazione parziale e rispettala dagli artisti, anche soggetta a comminazioni penali. Osserva il Marti? netti, che fin dal pontificato di Calisto IH del 1455 si ricordano le sanzioni o ap-«, provazioni in forma specifica (anche pri-lfl ma di tal Papa), perchè interessava a'Pon- tefìci d'incoraggiare queste leggi statuta- rie. Una gran moralità non solo, ma un dettaglio di doveri, insieme ad un gran- de apparato di prudenza civile si scopre in questi statuti,furmati per lo più dall'u- nione degli uomini i piti slimali. 11 lette- rato marchese Luigi M;»rini nella sua bi- blioteca possedeva una raccolta prezio-

UN I sa di tali statuti iV università artistiche, che forse saranno passati nella Dibliote- ca Vaticana colle rare collezioni degli E- ditti e lW Diari di Roma che le legò.Nel- l'associazioni <le' cadaveri gli statuti dal pili degno de' confrali si portano in ma- no appoggiali dalla porle del cuore, per prevenire le vertenze che potessero in- sorgere anco di precedenza con altri so- dalizi, ciascuno conlenendo la data di sua istituzione, perciò si può subito fare il confronto. Però alcuni hanno per statu- to di cedere a lutti gli altri, come la ri- spettabile Arciconfraternita delle sacre Stimmate di s. Francesco, per imitare rumillà di quel loro palroco. Se poi es- sa è invitata da altra a prendere la pre- cedenza d' anzianità che le spetta, ade- risce senza ricusarsi. Questo sodalizio ha anco il suo Rituale stampato, come al- tre. \J Arciconfraternita del Gonfalone^ della quale riparlai nel voi. LI, p. 2 56, ed a Schiavo, come la più antica di Ro- ma non interviene alle sagre funzioni con altri sodalizi, per non voler cedere a nes- suno la preminenza. L* arciconfraternite aggregate alle patriarcali basiliche di Roma, precedono le altre benché più an- tiche d'origine, ed alzano per stemma le Chiavi pontifìcie incrociale e sovrasta- te dal triregno. Già all'articolo Confra- ternita , società e adunanza di persone divote stabilite in alcune chiese o ora- toìil per celebrare alcuni esercizi di re- ligione e di pietà, compresa la visita del- le iSelle Chiese di Roma (^.), o per ono- rare particolarmente un sagro mistero, la B. Vergine, o un santo, non che per esercitare uffizi e opere caritatevoli, come di dispensa di Doti alle zitelle o mona- cande, anche con roversi, i quali consi- stono in un pezzo di drappo per fare una veste ordinariamente del colore del sac- co del sodalizio che dota, e talvolta pu- re con un velo per ammantarsi le dola- le, quando queste devono fare la s. co- munione pel bencfallore che fondò la dotazione e per rintervento olle proces-

UNI 7

sionl; pìelsllluzloni che hanno altresì per iscopod'aiutare gl'infermi delle medesime e tumularne i defunti nella Sepoltura; con distribuzioni a' frequentanti di can- dele, pepe e altro, il che dissi ancora nel voi. LXVn, p.i47J composte da persone unite col vincolo di fratellanza cristiana, dissi che derivarono, secondo alcuni, da quelle degli ebrei, e da'collegi de'pagani che trattavano le cose sagre, ma con di- verso spìrito e morale di cristiana carità. Quindi ad esempio delle cristiane confra- ternite, secondo il praticato dall'antichi- tà, in seguitosi formarono speciali soda- lizi composti d'individui esercitanti una medesima arie o mestiere e industria, ed anche miste di artefìci e commercianti le cui industrie e professioni aveano tra lo- ro analogia e corrispondenza, e si chia- marono Scuole e Università artisti- che. Furono saggiamente istituite an- che per riunire gli animi ne' bassi se- coli fieramente divisi da* partiti massi- me de* Guelfi e Ghibellini, de' Bian- chi e de' Neri (/^^.), e da altre deplora- bili furiose fazioni, che per diversi seco- li turbarono e insanguinarono la socie- tà. Ad esempio delle confraternite le pie unioni delle università artistiche si pro- curarono o fabbricarono proprie chiese e oratorii, spedali e anche propri cimite- ri, formarono statuti provvidenlissimi, regolatori non meno delle loro pratiche religiose, che dell'esercizio delle loro ar- ti, mestieri e industrie per la buona con- cordia tra essi, e pel prosperamento del- le rispettive arti, mestieri e Irallìci. Sicco- me molle chiese già appartenenti all'u- niversità artistiche, passarono in pro- prietà di dilferenli sodalizi, per conser- varne la memoria pazientemente ne rac- colsi le notizie sui librilo con accessi perso- nali quando trovai dubbie7ze o contrad- dizioni negli scriltori,le<|unli non sono ra- re. Molte implorarono dalla s. Sede oda* vescovi d'essere costituite in Confrattrni' le, e poi alcime furono elevale al grado di Arciconfraternite. I l*api o i miniicipii

8 UNI

dierono a'ioro consoli il gius di giudicare e senlenziare nelle questioni insorte tra quelli esercitanti mestieri o trallìci, sopra argomenti cV arte o industria e sulla ese- cuzione de'propri statuti. Per queste so- cietà universali e nazionali d'artisti e in- dustrianti, i loro consoli avendo 1' eserci- zio della giurisdizione civile, perciò era- no noverati tra' giudici de' Tribunali di Roma (F.). Il vocabolo di Re (F.) fu u- sato ancora per significare molti capi di diverse università artistiche e altre cor- porazioni, primeggiando tra'lorocoinpa- gni,eil esercitando su di essi quilche spe- cie d'autorità e di comando. Perciò in al- cuni luoghi, come in E' rancia, vi fu il re de'merciaiuoli, carica considerabilech'e- sercilava autorità sulle cose commercia- li; i re de'curiali, de'balestrieri, degli ar- chibugieri,de'geometri o agrimensori, de* suonatori, e così di altri mestieri ed eser- cizi industriali. A Roma dissi de'consoli dell'università artistiche, e di altri titoli onorifici esprimenti autorità e dignità. E quanto agli statuti dell'università arti- stiche , arroge che qui riproduca il di- chiarato da Pio VI nel confermare ^y/rtr^w- tontni Universilatis degli Affidali , de* qiuili a suo luogo parlerò.» Fu sempre sa- vio e lodevole costume , non uìeno che provvido consiglio di tutti quelli, che ad- detti all'esercizio delle arti o professioni, vollero unirsi in un corpo , ed erigere u- na università, di formarequelle leggi par- ticolari, che giudicarono più alte ed op- portune per il buon regolamento de'lo- ro interessi, ben persuasi, che senza la gui- da di queste non avrebbero mai potuto condurre a buon termine i di loro affari. Quindi è, che con queste leggi particola- ri formarono li di loro rispettivi statuti, all'osservanza de' quali si soggettarono, riportandone per maggior fermezza ed inviolabile osservanza l'approvazione dai legitlimi superiori, conforme lo ditnostra- no ad evidenza tutte quelle università, che in quest'alma città di Roma si tro- vano erette". Allorché poi in Roma e al-

U N I trove furono aboliti i privilegi statutari, la maggior parte dell' università artisti- che costituite in confraternite con propria chiesa restarono, e ne'luoghi municipali continuarono a intervenire alle pubbli- che processioni; nel resto continuando ad esercitare l'opere di pietà, ed alcune con- servano pure i loro particolari F.pedali e cimiteri. Egualmente come le confrater- nite, l'università artistiche si posero sot- to gli auspicii d* un cardinal Proiettore e la du'ezione d'uri prelato Primicerio i^F.^^ assumendo particolari insegne e Slendar» do (^.), e nella maggior parte adottan - do la veste penitente dei Sacco (f^.). Di questo ragioìia Camillo Fanucci a p. 8 del suo pregievole Trattalo di tutte l'Opere pie dell' alma città di Roma, ivi i6or, e fu il r.° benemerito che trattò ex pro- fesso questa materia. Egli dopo aver con Polidoro Virgilio riferita l'origine delle confraternite all'esempio degli Apostoli, i quali dopo la gloriosa morte e risurrezio- ne del Salvatore, cominciarono a fare con- gregazioni e adunanze, consigliando, fa- cendo orazioni, limosine e altro per l'in- cremento della religione cristiana; quan- to a'sacchi adottali poi da'confrati, la di- ce imitazione de' niniviti convertiti a pe- nitenza dal profeta, che vestironsi di sac- co, leggendosi nella s. Scrittura esser a- bito d'orazione, di cilizio, di pianto, di do- lore e di penitenza, e ne riporta i diver- si testi. L'istiliizione deli'tuiiversità arti- stiche non andòdiigiunta dal riunirsi sot- to l'invocazione d'alcun santo a princi- pale patrono, o della B. Vergine, o di ab cimo de'di vini misteri. Il p. Me nocino nel- le Stuorp. ^ t. 1 , centuria 5.^ ci diede il Gap. (io: Deili santi che si onorano e in- vocano come protettori delle scienze e ar- ti, e iti alcune sorti d'infermità. Dice es- sere uso de'fedeli di avere particolare di- vozione e di ricorrere ad alcuni santi co- me protettori (l'aloune arti ofìcoltà, ©co- me da Dio privilegiati per soccorrere in certi mali gl'infermi. Quindi s. Giuseppe sposo di Maria Vergine è protettore de'

U i\ I

Iegnninor»,percliè è tradizione antica,cli'e- gli esercitasse quest'arte, sebbene s. Giu- stino «nailire tiene che fosse fabbro di ferro. Di s. Eligio vescovo di Noyon si scrive ch'egli fosse stalo orefice e fabbro ferrare, e che fabbricasse le casse dove ri- posano s. Germano vescovo di Parigi, s. Luciano, s. Genoveffa, s. Colomba,?. Mas- simiano, s. Giuliano, s. INIarlino, s. Bri- zio , s. Dionisio ec. Li sartori sono sotto il patrocinio di s. Omobono cremonese, ih' esercitò tale arte. Li cakohu'i de' ss. Crispino e Crispiniano, i quali tuttoché fossero nobili , non isdegnarono di far quest'arte. E ad essi può aggiungersi s. Aniano vescovo d'Alessandria, il quale di giovinetto esercitò l' arte di scarpinello, ed entrando in quella gran metropoli s. Marco evangelista suo[.°vescovo, e tro- vatolo sulla portagli die ad acconciare le sue scarpe, il che facendo Aniano si feri colla lesina; s. Marco lo guar'j, il prese a discepolo e poi l' ebbe a successore. 1 ss. Claudio, Nicostrato, Sinforiano, Castorio e Simplicio martiri, furono scultori e poi protettori degli scalpellini e altri scultori. De'pittori ha la prolezione s. Luca, come anco de'medici, perchè s. Paolo lo chia- ma medico. Di questa stessa professione ddlla medicina furono i ss. Cosma e Da- miano fratelli, e sono patroni de'barbieri comechè prima essi quasi tutti esercitava- no la bassa chirurgia. Protettrice de'cie- chi (della compagnia di s. Elisabetta de' ciechi e storpi di Roma, parlai nel voi. LVj p. i4> e in seguito ne riparlerò a' suoi luoghi) e de'malati d'occhi è s. Lu- cia, non perchè nel martiriOj le furono cavati tali organi della vista, ma pel suo nome derivante dalla luce; de'bouibar- dieris. Bai bara (autihe della milizia). De- gli avvocali e curiali è patrono s. Ivo, il quale senza prezzo e per amor di Dio di- fendeva le cause de'poveri, delle vedove e de'pupilli, {lerciò è protettore anche di essi; de' nolari s. Genesio notaro e n»ar- tire; degl'iiKjuisilori s. Pietro inartiie ilo* iiicuicauu. il vescovo Ui 2^ula s. PaohuO)

UNI 9

essendo stalo schiavo, coltivò l'orto del getjero del re de' vandali; per umiltà s. Alessandro filosofo esercitò l' arte vile e sordida del carbonaro ; onde potrebbero essere protettori, il i.** degli ortolani, il de'carbonari. Degli studenti sono av- vocati s. Nicola di Bari es. Caterina ver- gine e martire (questa lo è pure de'pre- lati uditori di rota: anzi della scolaresca è proletlore s. Luigi Gonzaga ancora). De'leologi sono patroni s. Agostino, s, Tommaso d' Aquino e gli altri dottori dell.» Chiesa. De'naviganti è protettore s. Nicola, de'carcerati S.Leonardo, degli ap- pestati s. Rocco e s. Sebastiano, ec. Lo slesso p. Menochio nella cent. 6.' ragio- na nel cap. 63 : Che non deve dispu- tare se questo o quel santo sia appres" so Dìo (li maggior merito^ o abbia pìU gloria in cielo. Però insieme avverte, che non si può condannare, stimare riprensibile il paragone che talvolta fau- no i Sanli lodando altri Santi nelle spe- ciali virtù in cui singolarmente fioriro- no. Egualmente non è censurabile il far paragone delle azioni mirabili e gloriose imprese di due Santi, considerando quel- lo che spicca maggiormente nell' uno e neH'.dlro, quando non si faccia per de- jnimere V uno per far risaltare T altro, dovendosene lasciare il giudizio a Dio sui loro meriti, il quale dev* essere onorato e lodato in ciascuno di essi; per quan- to e pieno d* unzione si legge nell'au- reo libro Dell' Imitazione di Cristo , lib. 3, cap. 5S. Il vescovo Sarnelli, Let' tere ecclesiastiehe, t. io, p. 29, riporta la seguente bellissima riflessione del ce- lebre cardinal Pallavicino gesuita nel li- bro, L' Arte della perfezione cristiana. Ogni onesta professione può esercitarsi da'cristiani perfettamente, che giunga alla virtù eroica, la (|ualeovesia manife- stata alla Chiesa con sicura te>timonian- ZI da Dio, riceva incensi e altari, cioc- che non avveniva tra le superbe creden- ze de'ciechi gentili. Quindi è ohe nbbia- uiu uui ti'u'suuli cuuuui^z.ali d. Omubuuo

IO UNI

sartore, s. Isitloro agricoltore, s. Alessan- dro carbonaro,! ss. Crispino e Crispinia- juo calzolari, i ss. Diitistano, Ferrare, Pro- colo e Massimo muratori, s. Paolo for- narOj s. Vinoco n»olinaro, s. Riccardo coc- chiere e carrozziere, ed altri di tutte le onesle professioni. In più luoghi storica- mente rilevai che moltissimi artefici , e Lalltrali (F.) di famiglie basse , oscure non Nobili (/^^.), di tutti furono nobilita - tori, per la nobiltà dell' ingegno e delie virtù, lutti i saggi convenendo d'atlri. buire più grande valore alla nobiltà ot- tenuta col merito, che a (juella fondata soltanto sopra una serie d'antenati, o dei Titoli d'onore [f^.) o di decorazioni eque- stri ormai il più delle volle provocate! Se non meritate, servino almeno di slimolo alle nobili imprese e all'esercizio delle virtù. Di che riparlai nel voi. LXVIIl, p. i5i, ripetendo la sentenza : La nascita fa il Gentiluomo; la virlu sola fa il Ca- valiere. Ivi dissi pure di que'di basso li- gnaggio, ma discendenti anch'essi da'co- rnuni proto-genitori Adamo ed Eva (tut- ti poi redenti col prezioso Sangue di Ge- sù Cristo), i quali per le loro illustrazio- ni, sapere e virtù s'innalzarono per me- liti esclusivamente personali alle più su- blimi dignità o a celebrità imperitura. La vera nobiltà consiste nella virtù co- nosciuta: Nobiliias nihil aliud est, quani cornila virtus, come la definì Cicerone. Disse s. Gio. Grisostomo; La virili del- l'animo e non la nobiltà de nostri mag- giori fa V uomo nobile, chiaro ed illu- stre. Sulla vera nobiltà si può vedere il ca V. ^ngtW, Memorie storiche delC ordine yi arcato dello Sperone d' oro, p. 120 e seg. Egli tra le altre sentenze riporta quella pure di Falaride le di Girgenli benché lirarmo: Io non trovo altra vera nobiltà, che la virtù _, tutte le altre cose sono soggette alla gran volubilità dell'in- stabile mondo, ed uno, quantunque na- to in basso e umile stato, purché sia vir- tuoso e buono, può divenire nobilissimo. Aggiunge l'Angeli, che Tarquinio Prisco

UNI

re Roma celebratissimo, nacque di pa^ dre mercante e di madre serva, L'arpi- nate G. Mario dall'aratro passò a domi- nare nella repubblica romana. Pertina- ce imperatore era figlio d'un carbonaro. L'imperatore Giustino I era uscito dalla casa d'un bifolco. L'imperatore Marzia- no era di nascila oscuiissima. Viviani da povero contadino diventò il piùgran ma- tematico del suo secolo, dopo il Galileo, ch'ebbe a maestro. IlGelli dall'umile con- dizione di sartore potè innalzarsi f ra'più eleganti scrittori d' Italia. Avvenne lo stesso al Burchiello, barbiere di profes- sione, divenuto da se un rinomatissimo poeta giocoso. L'insigne Spontini fu a Je- si un sartore , e poi divenne un colosso musicale, li sommo Canova nacque po- verissimo in Possagno, e ciò non ostan- te, mercè il particolare suo genio, si fece vedere il redivivo Fidia italiano, Di que- sti esseri privilegiati da Dio potrei farne un copioso catalogo, ma bastino per sag- gio i ricordati. I belli ingegni emergono da per loro; e chiunque abbia sortito dal- la natura forza straordinaria d'ingegno e d'intelletto, con mezzi straordinari si appalesa e giunge alla meta. La storia di tutti i popoli ce ne fa fede non dubbia, La Patria e i Parenti, come provai in quegli articoli, ossia la bassa origine e l'o- scura condizione non è impedimento al sommo Pontificato , e molli di tali con- dizioni meritamente vi ascesero e glorio- samente regnarono.O Nobile oServo{V.), o artista o artefice , disse un moderno : «Dobbiamo conoscere e convincerci che oramai nella società umana ogn» uomo è valutato soltanto per quello che perso- nalmente vale, e nulla più 1 " Questo non è già un pizzico di Socialismo (F.) o co- munismo, lutt'altro; poiché senza il me- rito e senza le virtù ninno degnamente si può elevare, e procacciarsi la pubbli- ca stima. Anche nell'esercizio di qualun- que mestiere, si può ciascuno distingue- re, colla religione, la probità e la capaci- tà; si può ancora santificare, come da'ri-

V NI

feriti esempi, e precipuamenle col rasse- gnarsi e conlenlarsi, sebbene dolalo di maggiori intelligenze, nella posizione in cui Iddio r lja posto in questa transito- ria e breve esistenza, per meritarsi l'e- terna salute. legge nel l. 24, p. 4^ 'l^'" V Album Roma, La veste non fa il Vionnco. La croce non ja il cavaliere. Lai toga non fa il professore. La bar- ba non fa il filosofo.

Le università artistiche furono sempre a cuore de' Papi, onde si mostrarono con (?sse benignamente larghi di approvazio- ni, di privilegi, di concessioni di chie- se, per ri.icremento dell'arti, de'meslie- ri e dell'industria, confermando eccel- lenti leggi, statuti (di questi l'eruditissi- mo d/ Andrea cav. Belli ne possiede la rara collezione di circa 60) e regolauìen- li. Gli uni egli altrianlicauienle e prima deli3i5, e colla furmola riferita da Vi- tale, Storia de' senatori di Roma ^^. 3o8, furono molte volte ap[)rovali anche da' Senatori di Roma (f^.J, P tali conferme servirono poi a stabilire meglio l'epoche di loro serie cronologica (a completare la mia qui aggiungo, che il Giornale di Romade^Yii 1 febbraio 1807 riporta, che il Papa con biglietto del ministro dell'in- terno, ha non)inalo Senatore di Roma il principe d. Domenico Orsini, il quale come dissi a quell'articolo già lo era sta- to; indi nella mattina de'i3 coli' intera magistratura, portossi in grande treno al Vaticano, ove il Papa nella camera del trono l'ammise a prestare il giuramento, unitamente a'nuovi conservatori: poscia il senatore e i conservatori passarono a ossequiare il segretario di stato). 11 p. Plel- tenberg riferisce nella Notitia Tribuna- li uni Curine Romanac, e. 4*^» § ^ De foro Capitolino 3 seujudicio Setialoris, etCon- servatoruni Urbis. Suntpraelerca in Ca- pìlolio sìngnlaria quaedani Subsellìa, in nuibus opi/ìcia elarles ni sunt Mercato- rum , lìJerciariornm , Aroindlarioruniy Piinnarioruuì, aUoruinque plurimoruiii ai ti/icum^ quorum in pensUi tabula sunt

UNI II

descrìpta nomina sub porticu^ ex his sin- guliie tribus smini sibieligunt Consulem. Quae uelul tribunicia immunità^ cumju' risdictione et indultis civibus concessa est et confìrmata per diversos Ponli/lces Martinum V, Paulum TII,Juliitm III, Pium IP^j Gregoriani XIII, const. Al- mam Vvhemialiosque. Sunt vero Consu- les Judices competentes in causis ad ar- iem cujusque tribus spectantibus. Marti- nus V const. 6, Sixtus V const. 1 4- Qnod homotechni Sociique tribus suae Con- sules gravari sentiant , rem deferunt ad Conservatores Urbis. Ad qnos etiam pro- vocare possunt artifices a scntentiis suo- rum Consulwn. Nel voi. LXIV, p. 52 e 61, trattai del tribunale di Campidoglio de'Conservalori di Roma, cjje procedeva sopra i ricorsi de'consoli dell' università delle arti e mestieri, come giudici ordina- ri delle loro appellazioni; e dissi che i consoli stessi intervenivano al bussolo per l'elezione de'giudici di Campidoglio. Nel secolo XIV doveano i consoli ei camer- lenghi dell'arti rendere ragione dalla Tor- re (F.) del Mercato [F.) di Ro«na pres- so Campidoglio. Dagli statuti di Roma apparisce, che quelle arti 0 professioni, che formavano corpo o collegio, eleggevansi fin da quel tempo i loro consoli e camer- lenghi, i quali durare non potevano in uf- ficio oltre un anno, essendo obbligati di rendere ragione nel detto sito a ciò desti- nato. Quod Consulcs Ariium reddant jiis a Turre Mercati versus CapiloUum. Statuimus , et orduiainus y quod nullus Consul, velquivis alius audeat, necprae- sumat quoque modo tenere Curiam ejus^ et reddere rationem interillos, quibus de / lire j et ex forma Statutorum Urbis per- missum esty et consuetum in aliqua par- te Urbis, nisi tantum dumiaxat a Tur- re Mercati superversus Capitolium , et in loto ipso Foro yCt nihilominus gesta per talem Consulem , et queincumque aiiud Officialem extra loca praedicta sint nul- la ipso jure , et nullus Offlcialis Curine debeai ipsos processus senlentias execu-

IO UNI

(ioni mandare. Questa stessa Torre del Mercato si trova espressamente nomina- la nella conferma degli statuti dell' arte della lana, fatta a'9 agosto iSyi da'con* servatori di Rojna , che facevano le veci del senatore, ordinandovisi: Quod Con- sules diclae Artis debeant sedere , etjas reddere wiìcuique de Arte ipsorum a Turre Mercatisiipraversus Capìlolmm^ et per taluni Forum, secunduni forniani novorum Slatulorum Urbis. Ne' famosi giuochi e spettacoli clamorosi d'Agone e di Teslaccio, cheaveano luogo in Roma pel Carnevale di Roma e nel /Ife^e d'a- gosto, e da me descritti ne' voi. X, p. 84 e seg., XXXI, p. 177 e seg.,LXI V,p. 38 e seg., e 62, in essi v'intervenivano e pren* devano parte, oltre l' università degli e- brei, le romane università artistiche, con tulli gli artigiani e addetti di ciascuna ve- stili decorosamente. Negli statali di Ro- ma composti sotto Eugenio IV nel 1 44^5 poi riimovati in tempo d'Alessandro VI e stampali nel 1 52 3, in ordine a'ricorda- ti giuochi, ed alle processioni solenni di cui vado a parlare, si trovano le seguen- ti ordinazioni. Che i conservatori di Ro- ma dovessero con diligenza rivedere e tassate le spese, che si facevano dalle uni- versità dell'arti. Quoscumque inlroiluSy et exitus, et ConipuLus (^amerae praedi- ctae , et Canierarios , per Universitales Artium^sweUi Ludispublìcis^ etsoletnni- bus Festlvitatibus , quae in Urbe in As' snmplione B. M. ^ir^inis de mense au- gusti, et in Agone et Testacio celebran- tur , diligentissime recidere et taxare. Trattasi pure: De Judaeis non cogendis per Consules ad solvenduni per Duple- riwn B. y. de mense augusti. Nel voi. LXll, p. 61, 72, 73 e 76, ragionai delle celebri processioni nelle quali si portava la prodigiosa immagine Acheropita del ss. Salvatore, che si venera nel santuario del- la Scala santa {^f^ .)^co\\i.\ Lavanda dei p/V/i (/^'.) della medesicua, massime nel giorno della vigilia per lo scoprimento e piouessioue delia as. Imma^iue^e iu quel»

UN T lo delia festa e processione dell' Assunta alla basilica Liberiana con pompa mae- stosa e trionfale, con l'inlervento del Pa- pa, de* cardinali, del clero , del prefetto di Roma, del senato romano, e del popo- lo scompartito nelle sue arti e confrater- nite co' loro consoli, delle scuole e della curia. Narrai pure che nella desolazione cagionata a Roma nel 1084 da Pioberto Guiscardo , la compagnia de' macellai composta di ardimentosi e forti, traspor- tò la ss. Immagine Acheropita nella chie- sa di s. Giacomo al Colosseo e la difese. In premio fu concesso alla compagnia il privilegio d'intervenire alla solenne pro- cessione con elmo in capo e usbergo (eoa corazze e celate in capo o altra armatu- ra di testa, secondo i tempi), con fiaccole in mano, e con tizzoni di legni preparati e accesi, o bastoni armati di fuoco, intor- no e vicino alla medesima ss. Imcnagine, per difenderla e trattenere la calca del po- polo onde non fosse impedito l'incedere ai portatori. Perciò i macellai furono detti gli Stizzij e il sodalizio la Compagnia de» gli Stizzi, ricevendo i confrati di essa in dettogiorno nell'ospedale del ss. Salvato- re la colazione e ristoro, e nel giorno del- la Purificazione una libbra di cera dalla compagnia del ss. Salvatore. Per tale be- nemerenza fu loro inoltre accordala nel- la festa dell'Assunta l'annua liberazione d* un condannato a morte (tale privile- gio comune ad altri sodalizi soppresse In- nocenzoX, e definitivamente Pio VII, que- sti soltanto conservandolo a quello di s, Giovanni Decollato della Misericordia per assistere gli slessi condannali al sup- plizio, il che rimarcai pure, riparlando di esso, nel voi. LXXVIII, p. 65: qui poi mi piace notare che negli statuti di Roma, rinnovali nel pontificato d'Alessandro VI, nel cap. 23 fu stabilito, che quello il quale fosse stato liberato dal carcere nel dell'Assunta, ex benignitateSS. D. IV., non possa ulterius sìmileni grati ani obtinere). Ma i macellai eccitando talvol- ta ueiraccoiDpagua aleuto disordini, risse

U N I

e lumnllì, nel i55i si decretò da'guar- diiini del ss. Salvatore, ed approvò Giu- lio 111, che non più intervenissero alla processione, il Papa trasferendo le prero- gative e i privilegi alla slessa compagnia tiel ss. Salvatore, e 1 azione di circondare Ja ss. In)maginea 89 nobili romani di det- ta conipagnia, per maggio»* decoro e ci- viltà. E siccome lutto riportai col Maran- goni, Istoria di Sancla Sanctoriim e del- la celebre immagine del ss. Salvatore A- c7ie/o/?//^,cosìcon esso aggiungerò, l con- soli delle arti della città erano i primi nel- la processione dell'Assunta a incontrare la ss. Immagine, con doppieri di cera di 5oo libbre circa per ciascuna università, collocati sopra talami di legno dipinti, ciascuno colTinsegne della propria arte e altri strumenti che le distinguevano. 1 quali talami con lumi sopra portati da 8 ovvero 12 facchini, procedevano avanti la ss. Immagine, secondo il grado di cia- scun'arte disposti,e ordinati da'marescial- li e ulljciali. Questi doppieri e talami delle arti solevano essere 40) secondo un'accu- rata descrizione del 1 462,e si facevano cia- scuno da ogni arte meccanica a spese pro- prie e grandi. Procedeva peri.^il talamo della Camera di Roma, con due doppie- ri della nobil'arle degli Agricoltori di Ro- ma seti Bohaterioriim. Indi seguivano il doppiere de' Mercadanti^ de' Banchieri seu Campsoriini^ ùcMerca danti in Ma- re, óeMercadanli dell'arte del fiume, de' Lanaioli, degli Speziali, de* Conciapel- lif Ait Macellai del fondaco di s. Marcel- lo, de' Macellai del fondaco di Ponte e di Campo di Fiore, òe: Macellai del fon- daco di Sapa, de' Macellai del fondaco di ... , i.\ti Pescatori, (\e Calzolai, cW da- vatlini, degli Orefici, t\e' Merciai seu Ga- liarioriim,i\{ì Pittori, <\ìì Marmorari, de* Ba Ulnari, óa' Barbieri j de' Catpcntari o Facocchì, da' Figlili o Vasellai, tic Fer- rai, de' Candeloltari , de' A/olinari , de* Fornario Pislori,(\t Sellai, degli Oa//,de' rotatorie Ortolani^ i\e Barbieri ((pjcsla ripeiizioue si legge nell'uiiginule), de'. . . .,

UNI i3

degli Albergatori. Nella riferita descri- zione, ove si enumerano i talami che do- \eano fare le arti, essi propriamente non sottoposti secondo l'ordine graduatorie come doveano procedere. Bensì in una gran tavola di marmo alìlssa a pie delle scale grandi del palazzo de' conservatori in Campidoglio, vicino alla colonna ro- strata, si prescrive dal senato di Roma un ordine colla precedenza delle arti, le qua- li sotto pena di 25 scudi d'oro interve- nir doveano alla suddetta processione, af- finchè fra di esse non nascessero contese, e si assegna a ciascuna il proprio luogo e ordine, e sono in tutte 4o. Questa ta- vola scorrettamente si riporta dal Milli- no, pe'rilievi notati dal Marangoni , per autenticare con essa un errore da lui pre- so nel riferirla. Sembrò necessario al Ma- rangoni di esporla con fac-simile, che in- tendo riprodurre, avvertendo che nell'o- riginale molte lettere sono tra loro con- giunte e attaccate, e rarissimi sono i pun- ti fra le parole (ne porrò alcuno oi^irgo- la). Triuniphalis genlilium pompa Angg, Jionori reddi solita ad devottun cliristia- nae Religionis cullum redacta Dei Ge- ni triàs Virginisfeslo die dum ChristiSal- vatoris Nostri mirabile simulacr. ex La- terano in Exquilias ad Mariae Matrix Majorem aedem quot annis ingenti plaii' su solemniq. Processione de fer tur prò Se- natus magistratuumq.el totius equeslris ordinis dignitate populique et plaebìs observanlia ne ulla post hanc inter pie- beia Colltgia contentio fìat decretuni est ut hoc Statuto ordine universi cuni suis faculis thalamisq. et lumìnarib. sacrani Jmagintm qua iterfecerit coniitentur ea ratione ut qui proaimiores simulacro sint digniores habeantur. Aquari; iter auspi- ceiitur, post Fornacarij , Molendinarij^ Muliones Lignarij , Mulioncs Finarij\ Caupones , Salsamenlarij , Candelariis ex saevo, Piscatores piscarij y f'inilores olitoresq., Pistoresfornariq., Pelllpari,Fi- gali. Stabularli ergastuli lignorum,Mer' cinìoniarijiStlUinj\ Coriatij, Totisores,

i4 UNI

Calce etri] ^ Lan ìj ^Siilores ^Sailortaq.^ Fa bri Ugna ri j\ Fahri ferrarif\ Aiirifives, j4ro m a larij, Nu m m u la rij\ La n ifices^ Fu l- lonesq., lìJercalorfs pannorum^ J^ricul- torts, Boari] ^ Thalamusro.fiscì: Siquis ergo seciis ffcerii xxr aiireor. poena inni- letur. Noi solenne Possesso del Papa ( K), fino al tieciinare del secolo passato, nel i e- carsi alla proto-basilica Lateranense , il trailo strada che corre fra la discesa del Campidoglio, la Piazza di Campo l^accino (F.), l'antico Foro Romano, e la Piazza di s. Gioi>anni in Laterano (F.), al modo che riportai ne'luoghi ri- cordati nel voi. LXX, p.i33, e meglio di- rò in seguito, veniva magnificamente ad- dobbalo dalle 70 arti o università arti- stiche di Roma, con arazzi e ornati mol- teplici, emblemi simbolici , ed iscrizioni dUusìvc alle virtù e gesta del nuovo Pa- pa , oltre alcun arco trionfale in qualche altra strada, le quali università si distin- guevano dalle rispettive cartelle. Però dall'arco di Tito (di cui nel voi. LVIII, p. I 70, e altrove), che ricorda l'espugna- zione di Gerusalemme e la guerra giu- daica, sino al Colosseo (^.), edificalo da- gli ebrei fatti schiavi in tal guerra, spet- tava l'apparato all'università degli Ebrei {F.)f i quali oltre gli arazzi , secondo il costume loro, aggiungevano in vari car- telloni diversi emblemi figurati simboli- camente, con epigrafi della s. Scrittura, alludenti alla loro divola ubbidienza al sovrano Pontefice, alle sue lodi e al suo possesso (per quello dei regnante Pio IX preso con maggior pompa degli ultimi predecessori, dal Foro Romano al Late- rano si rividero in parte lungo la via gli antichi addobbi, cioè nel modo descrit- to dal n.° 4^ delle Notizie del giorno del 1846, non però dall'università arti- stiche). In questa finizione gli ebrei, nel passaggio del Papa gli presentavano la lo- ro legge, al quale omaggio poi sostituiro- no la particolare offerta dell'elegante li- bro, che descrissi al citato articolo. Del Presbiterio (F.) che auticaraeulei Papi

UN I distribuivano anche a' Professores Jr- //■«m^ ed alle Unìversitales Laicales, per l'erezione degli archi d'ìTrionfo{F.),n(m che Judaeis prò repraesentaliones legis^ per l'accennata funzione, ragiona il Mo- retti, Ritus dandl Presbyterium, p. 241 e 263, cioè dantur ronianispro Arcubus trig'inta qninque librae provisinae et di- midiae, /udaei vìginti solid. provesinos. Anche in altri tempi ordinari i Papi di- stribuivano lo slesso presbiterio, Schola' nimUrbisM p.Mabillon,/li/<.yei/f^/.,t. 2, p. ig5: Ordo Romamis XII, compilato da Cencio Camerario, nel 1216 Onorio 111, ^\ix,Quibus Scholis datnr Presby- terium, et quantum , ecco (HìHulo riporta. Hoc est presbyterium Scholarum Urbis, quod eisdem Scholis infesto Natività tis Domini, et Paschae, per manus Caniera- riidatur in tanta quaniitaie, scu tali nu- mero. Infesto Paschae Domini, in Na^ tivitate ejusdem, et converso annis singw lis, sine diminulionc donatur. Adcxtra- toribus deceni solid. provesinos, et duo solid. prò regno. Ostiariis decem sol. proves. Mappulariisqni Stimulati dicun- iurquinque sol. proves. et duodecivi den. prò toalea. Majorentibus quinque soL proves. Cubiculariis quatuor sol. proves. F^astarariis quatuor sol. proves. Fiola- riJs quinque sol. proves. Ferrariis prò column. quatuor sol. proves. Calderariis quatuor sol. proves. Dandonariis Colo- saei decem sol. proves. Scopalatiis qua- fuor sol. proves. Mandatariis decem sol. proves. Muratorihus s. Pelri ceto sol. prò- ves. Carbonarìis octo sol. proves. Jliis Mnratoribus quinque sol. proves. Ban- donariisCacqbarii decem sol. proves. Ju- daeis vigiliti sol. proves. Notandum quod Presbyterium supradiclum pracdictis Scholis donatur propler servi ti uui quod exhibentCuriae Romanae utinferius sub- scribelur. Le nominate scuole, di alcune delle quali scrissi articoli, paie che appar- tenessero alla Famiglia pontifìcia, e nello stesso Ordo Romanus si rende ragione di tulte.Quanlo agli ebrei si dicea p.200: Ju-

U N T (Idei vero repraesenlanl DomìnoPapneìn die Coroììalionis suaeLegem in i'zV7(poi( he anticamente il Possesso si prendeva appe- na seguita la Coronazione, quale conti- nuazione (li questa fimi\one)yelei faciunt laudts, et tres lihras,^ imam pìperis , et diias libras de cinnamomo^ ajferunt ad Cameram. Carlo Bartolomeo Piazza, se- guendo il Fanucci,nel 1 679 stampò inKo- ma y Opere pie di Roma, indi più ampia- mente e con soverchia diffusione e lodi, nel 1698 pubblicò eziandio in "RomaVEu- sevologioHomano. In quesle opere si trai- la ancora di tutte l'università artistiche di Roma, e me ne gioverò poi nel descriver- le. Oltre a ciò nella sua Gerarchia car- dìnaliziay a p. 739, fece la digressione : Che la povertà e le arti meccaniche non pregiudicano punto al merito delle vir- tù. Comincia col celebrare Nicolò V ed i fasti del suo memorabile pontifìcato, il quale usò per stemma le chiavi incrocia» te,da'predecessori e successori usate più per ornamento che per corpo d'impresa. Alcuni opinarono avere Nicolò V ciò pra- ticalo per la sua bassa origine, e perciò privo d'insegna gentilizia, per questa u- le chiavi simbolo della pontifìcia po- destà. Altri sostengono che derivò da no- bile famiglia di Sarzana, che fece per ar- me due fasce elevate in alto ondale in campo bianco, e congetturano che Nico- lò V usasse le chiavi papali per stemma, per aver voluto dimostrare, che il Pupa deve lasciare tuttociò che deriva da' pa- renti. Ma non fu imitalo, considerando- da'successori riunire in loro non meno l'apostolico e l'ecclesiastico, n)a il tempo- rale e il politico principato. Indi osserva il Piazza, che Gesù Cristo volleessere cre- duto figlio d'un legnaiolo, e gli Apostoli furono quasi tutti poveri lavoranti; e che l'agricoltura e il lavoro delle proprie ma- ni non oscura il merito , concedendo il primato all'agricoltura, permessa dalle leggi romane a' loro capitani e magnali come arte ingenua. Perciò Paolo Uupi- ho artefice giunse al consolalo, governò

UNI i5

la Sicilia e poi trionfò; Marco Varrone figlio d' un macellaio divenne console; Marco Scauro, nato da un carbonaro, fu annoverato all'ordine patrizio; Caio Otta- viano Augusto ebbe ad avo un argentie- re; Quinto Cincinnato dopo la dittatura tornò a coltivar la terra, come fecero al- tri grandi personaggi della repubblica e dell'impero, cosi l'imperatore Dioclezia- no e il re Aitalo. II cardinal Carlo Lui- gi Morichini vescovo di Jesi, da prelato nel 1842 pubblicò in Roma, Degl'istituti di pubblica carila ed istruzione primaria in Roma^cwè riprodusse con molle giun- le il Saggio storico statistico che avea da- to in luce nel i835, opera importante e pregiatissima. Nel cap. 9 rimarca che per- correndo le Strade di Roma (f^>), legge i nomi delle vie de'Borgognoui, de'Lore- nesi, de'Polacchi e d'altre nazioni, le qua- li dierono nome alle contrade per le chie- se, ospizi e ospedali che vi eressero. Me- desimamente altre vie ancora si nomina- no dagli artigiani ed esercitanti mestie- ri che l'abitavano, o da qualche pio isti- luto che loro per origine o governo ap- partenesse,come si vedrà poi ne'paragrafi di molte. Questo prova che anco in Roma, come altrove, v'ebbero per lungo tempo le famose università dell'arli e de'meslie- ri, che formatesi per l'interesse economi- co , vi aggiunsero a più saldo vincolo il principio religioso e caritatevole; e tutte aveanochiese,oratorii,congregazioni,spe- dali,lin)Osiiie.« Imperocché il lavoro che negli antichi tempi era fio le mani degli Schiavi (/^.), neir età di mezzo de'viV- vi (neir antica Corley come narrai in quell'articolo, doveano possedere un me- stiere non clan»oroso, e risiedere in pic- cole celle disposte intorno alla sala, per evitare il pregiudizievol»^ ozio e le ripro- vevoli mormorazioni, ed insieme riceve- re un aiuto da tale lodevole occupazio- ne: ora tranne qualche sartore o eserci- tante alcun altro u)estiere, tale morale e vantaggiosa consuetudine si può dire ab- bandonala), quando fòrtuualaaienle veu-

i6 UNI

ne in qviella degli uomini liberi ebbe hi- ftogno di prolezione e tutela che gli ven- ne dall' aggregarsi insieme di quelli che professavano 1' aite medesima. Quindi torsero le università e maestranze, le <jua- Ji certo a'ioro tempi ebbero un utile sco- po; ma fallosi poi monopolio deli' indu- strie, veuiiero da tulle le savie ammini- strazioni disciolte. Ciocché fra noi ado- perava il Pontefice Pio VII, sul princi- pio del presente secolo; e quando allri stali ancor disputavano sulla libertà com- merciale, Pvoma persuasa di quell'econo- niica dottrina la poneva in fatto e fran- cava l'industria da ogni inceppamento. E forza nondimeno confessare cl»e se le università di arti e mestieri erano a' di nostri economicamente dannose, aveano però in se molti vantaggi morali. Primie- lamente esse tenevano uniti tulli quei ch'esercitavano l'arie ad adempiere mol- te opere di religione nelle loro chiese ed oratorii e confraternite, eia ricchezza con the le aveano dotale è manifesto segno della fede e pietà che le animava. In se- condo luogo adoperavansi quelle divole jagunanze in molte e belle azioni di ca- lila verso la vedova e il pupillo, verso l'operaio inabile o vecchio; poiché aveva- no ricetti per gl'infermi, doti per le zitel- le, soccorsi d'ogni fatta pe'poveri del lo- ro mestiere; e il figliuoletto orfano Lrova- •va e tutori e maestri nella professione pa- terna senza ricorrere agli ospizi e conser- vatorii, sicché le pubbliche amministra- zioni non avevano quel grave carico di spese d'istituti e sussidii che or sopporta- no. In terzo luogo da questa forma di or- dinamento nasceva un gran freno alla costumatezza ed onestà degli operai, la cui condotta era nota a que'che tenevano la somma delle cose dell'università ed eser- citavano una grande autorità e quasi di- rei paterna su quanti vi appartenevano". Di recente si stampò ueliSoS in Roma, JVotizie storiche intorno alla origine de' nomi ili alcune Osterie, Caffè, Alberghi e Locande esiskntiin Roma, raccoUc dal

UNI

cai'. /Alessandro Riifinì. Considerando l'autore che non poche vie traevano l'ori- gine da' titoli di parecchie osterie, calTè, alberghi e locande, non volle lasciarne in oblio le opportune notizie, e con mollis- sima pazienza ne formò una ragionata raccolta, unendovi la spiegazione dell'o- rigineed etimologia di ciascun nome, per ordine alfabetico. 11 complesso di tante particolarità non lascia d' interessare , e tutte le raccolte riescono sempre utili. Da questa inoltre rilevasi, che l'osterie, caf- fé, alberghi e locande di Roma, a tutto l'anno 1854, ascendono nel totale a nu- mero 808 , cioè osterie SyS, caiTé i 53, locande 3 [, alberghi 22, e trattorie 29. Quelle poi che non portano alcun nome, e che perciò non sono slate descritte, som- mano a circa 227, cioè osterie iSg, cade 64, alberghi 6, e locande 18. Nel gennaio 1857 dalla statnperia della camera apo-. slolica venne pubblicala la Statistica del- la popolazione dello stato pontificio del- l'anno 1 853, compilata nel ministero del commercio e lavori pubblici. Questo im- portantissimo ed elaborato lavoro è lo- datissima compilazione del segretario ge- nerale di dello ministero il eh. cav. Lui- gi Glifi, sulle notizie raccolte da'consigli di Roma e delle provincie. Meritò d'es- sere dedicalo al sommo Pontefice Pio IX, ed iln.°2odel Giornale diRomaòe\iS5j ne die breve contezza. Pili copiosa e con altre dovute lodi la dierono la Civiltà Cattolica, serie 3.', t. 5, p. 684 : La Sta- tistica j t. 6, p. 22; Le Cifre in confer- ma deprincipiij e V Enciclopedia con- iemporanea di Fano,t. 5, p. 2 i i : Nuo- vo Censimento dello Stato Romano per V anno i853. La popolazione di Roma e di tutto lo stato papale com- prende 3,124,668 individui. Tutto l'u- tilissimo lavoro viene diviso in i o tavole, dottamente spiegate e commentate. Nel- l'ultima tavola la popolazione é distribui- ta per principali categorie. Al mio scopo riferirò solo quanto riguarda Roma,gr ni - dividui che contiene. Clero secolare 1 252.

UN 1 Clero regolare 2912. Magisliali e uffi- ciali civili 3 108: Militari 4^^* Possiden- ti di beni stubiiiigjG. Agiicoltori 3362. Pastori 353.Cacciulori 25. Pescatori 1 39. Minatori 24. Manifattori 25,90 r. Traf- ficanti, mercanti, banchieri e agenti di catnbio 7436. Trasportatori di merci e di uomini per terra^ per (lumi, per mare 1749- Cultori delle scienze e lettere 81. Cultori della pittura,scultura, musica ec. 1 073. Medici, chirurghi, farmacisti e le- vatrici 67 I. Avvocati, procuratori, notai e ragionieri 949* Ingegneri, architetti, mi- suratori e agrimensori 293. Professori e maestri delle scienze e arti belle 793: stu- denti ed alunni io5i. Famigliari serven- ti stabili e di servizi indeterminati i 7,3o3. Poveri questuanti e ricoverati 201 2. Dal- ia Ch'iltà Cattolica^ nella detta serie, l. 6, p. 363, si ragguaglio dell'interes- santissima: Rìi>isLa de pili iinportaiili prodotti naturnli e mamifatliirieri del- lo Stato Pontificio^ del eh. d.*^ Gaetano IVigrisoli professore di chimica generale nell'università di Ferrara, qualificando- la opera molto importante per conosce- re le ricchezze del medesimo slato, con altri meritati eucouìii. Un cenno di sta- tistica universale del barone di Reden si legge nel n.''i53 de» Giornale di Roma del i855; quanto al numero degli abi- tanti del mondo, ne faccio cenno a Uoimo. L'introduzione delle arti di qualunque sorte, ed il loro esercizio fu sempre ne- cessario in tutte le città, tanto per il loro adornamento, quanto per il bene che ne ritrae il pubblico, e ciò può facilmente considerarsi con ridurre alla memoria la premura grande con cui i municipii e i principi lutti si sono sempre mossi a trar- ie dalle regioni piii remote per averle nel- le loro città e slati , e per proteggerle e sostenerle ne crearono maestrali e presi- denti; e sul riflesso ancora dell'utile che da delle arti si ritrae dallo stesso princi- pato, e dal comodo grande che ne sento- no i sudditi e cittadini, quali trovano nelle loro proprie patite, ciò che con ispe-

UNI 17

sa esorbitante sarebbero costretti prov- vedere da lontani pae^i, e gli arteOci che l'esercitano con onestà e capacità man- tengono con decuro se slessi e le loro ca se e famiglie. Le antiche corporazioni o maestranze d' arti e mestieri , delle poi università artistiche, tra le città d'Ita- lia in cui assai fiorirono e furono opu- lenti e polenti, e persino con signoreg- giare politicamente i propri concittadini, certamente di preferenza e per dare un'i- dea dell' altre si deve nominare Firenze^ la quale primeggiando nella Toscana^ giunse ad esserne la principale metropo- li, ed è perciò che in tale articolo ne ten- ui proposilo con più dillusione del pro- prio. Presto gl'industriosi e sagaci fioren- tini dierono opera alle arti, alle manifat- ture e al commercio. La i." che fioù fu l'arte della lana, i cui reggitori o conso- li già si trovano nel 1.204 ; ^^ ebbe un grande aiuto dall'ordine degli Umiliati (/^.), che fondato in Milano nel secolo XI, attese principalmente al lanifizio. Con- temporaneamente ad essa cominciò an- che l'arte di calimala, cioè de'mercanli, che facevano il commercio de'panui ol- tramontani, venuti greggi a Firenze, ed ivi poi tinti, cimati e in ogni altro modo perfezionali. Ma qaesl'artedecadde,quan- do negli altri paesi si conobbero le pra- tiche de' fiorentini, e fu perciò vietata J'eslrazione de'panni greggi. Fino a' no- stri giorni si manleime nella sua impor- tanza l'artedelia seta, detta cotuunemeu- te di Porla s. IMaria. Dalla Sicilia, dove il segreto di questa nobile manifattura era stato divulgalo dal normanno conte Ruggiero II, venne poi trasportato in Fi- renze sul finire del secolo XII; dipoi ivi, come altrove, eziandio s'introdusse la col- tivazione de'mori-gelsi. L'arte del cam- bio diventò non meno florida, e produs- se forse più ancora dell'altre rimmensu ricchezza de'fiorenlini del medio evo: nta come sempre avvenne in (|ucsto perico- loso genere d'industria, i banchieri amia- louu iucuulro u gravi pericoli ed a per-

VOL. LXXXIV.

lO&iemorvt, fi».

i8 UNÌ

lìile enormi. Allorquando i popolani o quella parte degli abitanti di Firen/e non era più ligia a signori secolari nèecclesia- Rlici, ne'secoli XU e XIII nùrabilmente cresciuta di numero, d* avelie d'impor- tanza, benché non ancora dotala di di- ritti politici, cominciò nel i^So a costi- tuirsi in un corpo politico niilitare oppo- sto alla nobiltà feudale e cittadinesca che allora governava; le corporazioni artisti- che ch'essi componevano, presero forma più stabile colla creazione delle arti, al- le quali apparteneva ogni cittadino. Da mollo tempo essendo insorta diffidenza e discordia Ira'nobili e i popolani, allorché lo spirito democratico, favorito dal guei- fjsmo, si rese più forte, il popolo comin- ciò a prendere nuovi espedienti per ab- bassare la prepotenza della nobiltà. Sen- tì pertanto come gli fosse necessario d'a- vere un centro dove unirsi per la pro- pria difesa, e da cui dirigere tutte le sue operazioni; e fu a tale effetto che nel i ^66 creò le corporazioni chiamate le arti, co' rispettivi loro oiagistrati. Dall'essere a- $«critto a una queste arti fu poi fatto tlipendere l'abilità, ossia l'idoneità, di es sere eletto agli uffizi; condizione rigoro samente iniposta ed ampliata , nelle sue applicazioni, nel 1 298 per la riforma de- mocratica di Giano della Bella ricco pò* potano, la quale dando tutto il potere am- urinisi rati vo iu mano a'popolani, o al co- M detto secondo popolo, mediante gli or- dinaujenli o slatini di giustizia, perven- ne quasi adatto ad escluderne l'antica i>o- biltà, tranne que'n)eujbri di essa, che per farsi iu tutto eguali al popolo, acconsen- tivano ad esercitare ellellivamente que* mestieri a'quali si erano ascritti. Cosi la scissione Ira'nobili e popolani venne com- piuta, e non mancava che una dissiden- za per cui lo slesso partito guelfo venis- se a dividersi. Ma quest'occasione anco- ra non tardò a presentarsi, e nel j 3oo eb- bero origine le fazioni Bianca e Nera^ le quali rinnovando gli odii antichi iva' Guel- fi e Ghibellini y riempirono Firenze di de-

tJ t\ I littiedi sangue. Le ^r// si divisero in //i^zg- giori e minori.Uiìvi'ì m aggio riei ano com- poste di giudici, di notari, di calimala o mercanti, cambio, lana, seta, medici e speziali. L'arti m;/2on erano formale de* beccai, calzolai, fabbri, caligai, muratori, vinattieri , fornari , oliandoli , linaiuoli, pellicciai e vaiai, chia vainoli, corazzai, co- reggiai, legnaiuoli, albergatori. Bisogna avvertire però , che tra 1' arti minori le prime 5 venivano ancora contraddistinte col nome di arti medianej e che talvol- ta unite alle 7 maggiori, si chiamarono esse pure con questo nome, dimodoché delle maggiori se ne poono contare 12. Ognuna delle arti avea i suoi consoli , i quali si eleggevano, uno per ogni due de* 4 quartieri della città, e duravano 4 nie- si. Da questi consoli veniva giudicalo nel- le controversie insorte per cose riguar- danti l'esercizio delle arti. Ad essi pre- siedeva il proconsole, che sceglie vasi nel- I' arte de' giudici, ed era magistrato di somma importanza, il quale avea poslo immediatamente dopo i priori dell' ar- ti creati nel 1282, a* quali in compa- gnia del capitano del popolo spellava il potere esecutivo, magistrato chiama- to Signoria; e dopo i collegi o compa- gnie, che in numero di 16 co' loro gon- falonieri formavano co'buonuomini, ma- gistrato di 12 popolani per assistere i priori co'Ioro consigli originatone! i 3 12, una potenza, senza la cui cooperazio- ne la signoria non decideva nulla ne- gli affari d' importanza. Il proconsolo fa- ceva la sua residenza in un palazzo del- la via che tuttora dicesi Proconsolo. U numero dell'arti variò in Firenze secon- do i tempi diversi.Rimase per lungo tem- po fermo quello di 7, suddiviso ne' giu- dici e notari, ne' mercanti o arte di cali- mala, nel cambio, nella lana, nella seta, ne'medici e speziali, ne'pellicciai e vaiai. Ognuna di esse avea un console e un gon- falone,una residenza propria, fondi e ca- pitali comuni, giurisdizione civile è cri- minale sopra i suoi membri ne' casi de-

UN I tennlnalida'propri regolamenl/. Le loro iusegueeiano le seguenti: quella cle'giudi- eie uotai,una stella d'oro in campo azzur- ro; quella de'iuercanli, un'aquila d'oro in campo rosso sopra una balla bianca ammagliata; quella de' cambiatori, un campo rosso sparso di monete d'oro; quella de' lanaiuoli, un Agnus Dei in campo azzurro; i setaiuoli portavano una porta rossa cliiusa in campo bianco; i me- dici l'immagine della B. Vergine io cam- po d'oro ; finalmente i pellicciai aveaoo l'insegna divisa in due parti, in una ve- deasi una squadra nera sotto due liste ne- re e più sotto due liste rosse serpeggian- ti, tutto in campo bianco; dall'altra parte un Agnus Dei in campo azzurro, e più sotto una specie di graticola composta di pelli di vai. A queste 7 arti fu dato il det- to appellativo di maggiori, quando nel 1282 si aggiunsero ad esse 1 4 altre, dette arti minori.l mestieri contemplati in que- sta nuova classificazione furono i beccai, coll'insegna d'un montone nero in cam- po bianco; i calzolai, con 3 striscie nere traverse in campo bianco; i fabbri, con le tenaglie egualmente in campo bianco; i galigai, con bandiera bianca divisa per- pendicolarmebte da una striscia vermi- glia ; i maestri muratori, con una scure in campo rosso; i vinattieri, con un cali- ce azzurro in campo bianco ; i fornai por- tavano una stella bianca in campo ros- so ; gii oliandoli, un leone rosso con im ramo verde in campo bianco ; i linaiuoli, una bandiera divisa in due parti, V una bianca e l'altra nera ; i cbiavaiuoli, due chiavi in campo rosso; i corazzai, una spa- da vermiglia e un' armatura azzurra in campo bianco ; i coreggiai, un' insegna bianca divisa da due striscie rosse; i le- gnaiuoli, un albero ritto e a pie di esso una casNH di legno; infine gli albergato- ri, una stella ros>a in campo bianco. Una delle dilferenze tra le arti maggiori emi-> nori si era, che il goiifdoniere di giustì- zia non potè vasi eleggere fuorché dalle prime, se si eccettui il breve periodo d'u-

UNl 19

narchia, detto il tumulto de'Ciompi. Nel i4o6 fu data all'arti la facoltà d'ornare di statue le nicchie della loggia 0 chiesa d'Orsanmichele (di cui riparlai nel voi. LXXII, p. 208). Queste nicchie sono 14, e furono assegnate a quelle arti le quali erano ricche abbastanza per sostenere la spesa occorrente.Tra quelle statue si ana- mira il bellissimo s. Giorgio del Dona- tello, il gruppo di Gesù Cristo con s. Tom maso capolavoro del Verrocchio. E qui osserverò, che non solamente Firenze,per le università o scuole dell'arti vanta ca- polavori, ma anco altre città ponno fare altrettanto, massime in Italia, come Fé- nczìa per averlo ammiralo co'miei pro- pri occhi. Nella festa di s. Anna, che in Firenze ricorda la cacciata del duca d'A- tene, si vedono anche oggidì sventolare le bandiere del le arti sulle pareti esterne del ricordato maestoso edificio. Dissi che la Signoria di Firenze fu magistrato compo- sto da'gonfalonieri dell'arti, e che col ma- gistrato de' 12 popolani buonuomini for- mavano i così detti Collegi, senza i quali niente risolveva la Signorìa fiorentina. Ora conviene riflettere, che il magistra- to della Signoria di Firenze otteune una meravigliosa stabilità, considerato il pe- riodo che dominò, col nome di Priori delle arti. Fu esso crealo da' popolani, quando questi ebbero ottenuto forma e forza politica colla istituzione delle com* pagitie del popolo, alla quale segui poi quella dell'arti; talché in fine poterono pensare a togliere a'nobili il governo del- la città e repubblica fiorentina; a'nobili le cui fazioni s'indebolivano sempre più nelle gare.Trearti delle più polenti.quel- le di calimala o mercanti, del cauìbio o banchieri,e della lana,furono le prime ad accordarsi per eleggere 3 priori. In segui- to, prendendo a ciò parte alcune altre, il numero ne fu accresciuto a 6, il che face- va uuo per ogni sestiero; più tardi ma, ovvero due per sestiere. Qualche voltu ve n'erano anche 1 4 i riilolti però di nuo- vo a I A s(d)ito dopo la cucciala del duca

20 UNI

d'Alene, quando i grandi parlecipnrono al governo; e finalmente, dopo la caduta di questi, stabilmente ristretti a soli 8, cioè i\ue per ciascun quartiere. Si tro- vano anclie 8 priori, col gonfaloniere di giustizia inclusive, come nel i 343. Il no» medi questo magistrato neh 458 fu ma- lato in quello di Priori della libertà^ nelle contese fra Cosimo de Medici il Pa- dre della Patria, e l'animoso e temera- rio gonfaloniere Luca Pitti. Per essere eleggibile al priorato dell* arti bisognava avere 3o anni compiti e trovarsi ascritto ad una delle stesse arti; e siccome i no« bili, cavalieri e messeri, a fine di parteci- pare a'magislrati,adem pi vano queste for- malità prima con reale esercizio e poi sen- za fare veruD'altra cosa, nel fiero conflit- to tra le parti, il rammentato Giano del- la Bella mediante la sua mutazione del 1^93, procurò di escluderli interamen- te dalTuflizio di priori, ampliando que- sta condizione fino a ricercarsi l'eserci- zio effellivo, non riconoscendosi più suin- ciente l'ascrizione alla matricola d'untar- le. Neil' istessa memorabile mutazione \enne aggiunto a' priori dell'arti il gon- faloniere di giustizia, il quale era allora specialmente incaricato di vegliare sulla esecuzione degli ordini di giustizia fatti dallo stesso Giano; magistrato che ve- gliando a mantenere illesi i diritti del po- polo, onde i grandi non gli facessero in- giuria, può paragonarsi a'iyibiuiide'ìO- mani antichi; ma col progredir degli an- ni ebbe incarico diverso. 11 gonfalone del popolo, fatto di zendado colla croce ver- miglia in campo bianco, veniva sempre custodito nella camera del gonfaloniere, ed esponevasi al pubblico sol quando questi voleva intorno a se radunare il popolo medesinio. Col progredir del tem- po quest' ufilzio fu riguardato come la suprema dignità della repubblica fio- rentina. Nel 1292 l'età necessaria ad es- so fu stabilita a ^5 anni. 11 gonfidonie- ve e i priori, che tutti insieme chiama- \au6Ì la Signoria, preudevauo possesso

U N I il I ."giorno del mese e venivano rinnova- ti ogni due mesi, tranne alcune occasio- ni in cui si elesse il gonfaloniere a vita e quando fu eletto per un anno. Per lutto il tempo del loro uffizio, i signori dimo- ravano nel palazzo della Signoria, noa essendo loro lecito di lasciarlo per qual- si voglia ragione. 11 gonfaloniere vestiva di lucco paonazzo, specie di toga, giier- nilo di tela d'oro, con calze di scarlatto; i priori dell'arti diseniplice lucco paonaz- zo. In principio fu al gonfaloniere asse- gnata una guardia di 1000 pedoni e poi di 2000, lutti popolani ascritti all'arti, che doveano star pronti ad eseguire i suoi ordini. 1 priori davano udienza 3 volte la settimana. Nella Signoria risiedeva il po- tere supremo deliberativo, legislativo ed esecutivo,il quale però soggiacque a repli- cale modificazioni, e talvolta le restò solo il potere esecutivo. L'eleggibilità della Si- gnoria dipendendo dall'cisei e ascritto ad una dell' arti, e siccome i nobili ne an- davano esclusi, traiute il caso che si fa- cessero realmente simili al popolo, la so- vranità rin)aneva presso quella parte de' popolani che si distingueva col nome di popolo grassOj cioè de' cittadini appar- tenenti all'arti maggiori, iti che pure av- vennero successivamente moltissimi cam- biamenti. La plebe, ossia il popolo ini- mito nel più ristretto senso, non era abi- le a tale elezione, perchè composta di uomini non ascritti all' arti, scritti a gravezze, cioè non paganti imposizioni dirette, siccome privi d' ogni possesso. I modi usati nel far 1' elezioni al priorato e al gonfalonierato variarono spesso, co- me nella i.^'metà del secolo XIV nel sor- gere la potenza del popolo minuto, do- po la metà di esso, in cui la dignità del gonfalonierato rimase esclusivamente al- le arti maggiori ; finché dalla metà del secolo XV in poi, si giunse al punto d'af- fidare l'elezioiie agli uffizi a un numero ristrettissimo di persone, dette accoppia- toli e non più di 5, ne'quali si concentrò ogni potere, oieotre poi gli accoppialo-

U N I

ri tlipemlevnno clull'aibilrio ili colui che procedeva da principe assoluto, senza a - verne il nome. Seguirono poi le grandi rivoluzioni del 1 494 contro Piero de Me- tlici, pel malaugurato accordo fatto con Carlo Vili re di Francia ; del i 5 i 2 con- tro Pier Sederini a favore de'Medici; nel 1527 di Micolò Capponi a danno de* Me- dici, divenendo egli gonfaloniere di giu- stizia ; e finalmente del i532 per l'abo- lizione del magistrato della signoria di Firenze e del gonfaloniere di giustizia, dopo una durata di 25o anni, per essersi la fazione Medicea impossessata di tutto il potere, occupandosi il luogo del gon- faloniere da Alessandro de Medici i.°dti- ca della repubblica fiorentina. Le cor- porazioni delle arti, dopo avere ancora più volte cambialo di nuenero, perdette- ro la loro importanza civica e politica, come si può vedere nel eh. Reumont, nel- le eruditissime Tavole cronologiche del- la storia fiorentina. Non solo le arti del- la lana fiu'ono fonti inesauste di ricchez- za, ma quelle pure dell'orificeria, la di- sciplina del niellare, dello smaltare, del- l'intagliare a bulino e a cesello, la pittura, giunte a singolare floridezza. Altrettan- to era avvenuto, o successe poi all'uni- versità artistiche delle altre nazioni, tra le quali pure nel declinar del medio evo i nobili eransi ascritti nelle loto patrie a qualche arte, per aver luogo nel gover- no essunto dalle prevalenti corporazioni d'arti e mestieri. Alessandro Macchia- ^elli, nella Lettera intorno alla nobile prosapia Bolognini di Bologna^ presso il Calogerà, Opuscoli t. 16, p. 263, fi rimarcare che nell'antiche matricole del- le società dell' arti, sono descritti molli spettanti a nobilissime famiglie, poiché l'esercizio delle arti non pregiudica alle (jualità della piìi generosa nobiltà. Ed in liologna moltissìuie nobili famiglie era- noascritlealle maestranze d'arti, per aver così mano e parte nel pubblico governo, a llor(pjaudo divenne popolare, al Iritneu» li non potevano parteciparvi. Abbiamo

UNI 21

Gio. Ballista Rossi, Le azioni memo- rabili fatte da' gonfalonieri e maestri delle arti già dominanti la città di Bo- logna j\v'ìi6S'J. I massari o maestri gli a- veano i notari col titolo di correttore, i cambiatori, i drappieri,! beccari,glistraz- zaroli, gli speziali, i merciari, l'arte del- la seta, i fabbri, i calzolari, l' arte della lana, i salaruoli, i pellizzari o pellicciai, i sartori, i calegari, i bisottìeri o bisel- lieri, i muratori, i barbieri, i falegnami, i bombasari, i cartolari, i pellacani 0 pe- lacani, un pittore o un architetto per le 4 arti del disegno. In un'altra nota del magistrato l\q Massari delV arti ^ quello de* notari è óello primario correttore, quello de* muratori è detto architetto de'muratoriy e vi è aggiunto il massaro de'pescatori ; del resto ripetendosi i no- mi delle suddette arti. Inoltre tra le Com- pagnie dell' arti di Bologna trova van- si i pittori, scultori, architetti, intaglia- tori uniti a' ricamatori, indoratori, spa- dari, guainari ed altre arti, che furono poi poste nella classe de* mestieri o arti non liberali. I pittori formavano corpo unito a quello de'calzolai'i nel XIV se- colo, poi a quello degli spadari, guainari e sellai ; essendo in antico tali artisti a- doperati in lavori d'ornamento, che ai- Tarli del disegno aveano qualche rela- zione. Nel I 569 si unirono ad esse arti l'altra de' bombasari, poi da questa si separarono per concessione del senato bo- lognese. Il eh. Giordani nell'erudita Gui- da per la pontifìcia accademia di belle arti in Bologna, che per la relazione ch'ebbe con V Uni^'ersilà di Bologna ivi ne riparlerò, a p. 7 tratta delle Società artistiche con copiose note illustrative. Il medesimo scrittore nel pubblicare la Cronaca della venuta e dimora in Bo- logna del sommo Pontefice Clemente f^ H per la coronazione dell* imperato- re Carlo V ^ nell'eruditissime note parla delle maestranze e massari dell'arti in Bologna, facente parte della magistratu* ra della cittùj lu quale con pompa %\ recò

22 UNI

a incontrare prima Clemente VII e poi Carlo V con nobile cavalcata. I massari o maestri tlelle arti cavalcavano boriosi cavalli, ed erano vestiti con ricchi man- telli di panno paonazzo orlato in cremi- si, ed erano distinti dagli uomini di con- siglio dell'arti, i (piali aveano mantello di color mon'llo di grana, e presso di lo- ro alcuni fanti vestiti di vaghi abiti, e coperti in testa di berretto a varie fog- gia e colori. Preceduti da i6 gonfaloni spiegati, erano fiancheggiati da'mazzieri e dagli alabardieri ; indi cavalcavano i 4o senatori del governo. Nella splendidissi- ma cavalcata per la Coronazione dei- l'imperatorcy la precedevano i porta gon- falone delle compagnie d' arti in mez/.o agli uomini detti guida de' viandanti o cursori di processione. L'insegna del gon faloniere di quelle compagnie veniva se guitata da' massari e drigli nomini del consiglio di esse arti, i quali erano coper- ti con nianlelii di finissimo panno pao- nazzo; tenevano torcie accese nelle ma- ni, e per la distinzione delle varie arti a- veano innanzi a loro un fante, vestilo de- corosamente alla forma antica e in foggia regale, per rappresentare la maestà di ciascun'arle, secondo la prescrizione del loro apposito ceremoniale. Scrisse Ovi- dio Montalbani, L' onore de" collegi e dell' arti della città di Bologna, bre- ve trattato fisico-politico-legale-sto- ricOy Bologna 1670. Ne' rispettivi ar- ticoli delle città parlai delle principa- li corporazioni artistiche che vi fiori- rono, e qui merita menzione almeno la città di Perugia [F.) che vantò 44 col- legi d'arti, fra' quali quello del Cambio ossia del Irallìco pecuniario, e che fra le città italiane grandemente fiori non so- lo per arti e industria, ma per attività e- ziandio di mercatura col collegio della Mercanzia, come l'altro istituito ne'prin- cipii del secolo XIII, modellati su quelli di Firenze. Ambedue i collegi acquista- rono importanza civile, diritti e prero- gative sopra gli altri del comune di l*e-

U N 1 rugia, venendo quellodelCambio immor- talato dal pennello di Pietro Vaunucci di Città della Pieve detto il Perugino per godere la cittadinanza di Perugia, co'ce- lebri dipinti a fresco della sala dell' u- dìenza del Cambio, nella quale il colle- gio teneva le sue adunanze e i suoi gìu^ dizi. Dessa meritò d'essere egregiamente illustrata dal eh. ab. Piallaele Marchesi con I* opera : // Cambio di Perugia. Considei-azioni storico-artistiche. Pra- to 1854. Il nobile collegio del Cambio nel i5oo comnnse le stupende pitture, che sono uno de'più bei monumenti del- l'arti italiane, ed una bella gloria per Pe- rugia. Le arti della pittura giunsero a quel sommo apice a che le condussero le scuole Romana, Toscana j Lombarda e Veneta, le quali tutte formavano una spe- cie di consorzio qual poteva acconciarsi ad arti liberali che di loro condizione so- no liberissime. L'arie poi del dipingere a fresco, col dissolversi della consorteria quasi si perdette in Italia. Fu l' unione costante dell'arti e mestieri, che condus- sero gli artigiani a gran potenza e im- portanza, che certamente non avrebbero conseguite senza tale unità. Gli abbelli- menti da loro fatti alle proprie chiese o o- ratorii contribuirono al risorgimento del- le belle arti, e lo rilevai anche nel prece- dente articolo. Notai nel voi. LV, p. 1 3, che collo spuntare del secolo XVI si cam- biò grandemente la coudizione economi- ca e politica delle città italiane, perchè il commercio che ne avea fatte fiorenti e ricche le loro repubbliche fuggì dal Me- diterraneo, pel duplice scoprimento del passaggio pel Capo di Buona Speranza, e L\e\V America (/^.), avvenuti nel prece- dente; non che per essere alla commer- ciale libertà di dette repubbliche pre- valsi i privilegi, le leggi ristreltive, le maestranze dell'arti; quindi la ricchezza di pochi formò la miseria di molti. E qui mi sia lecito ricordare che nel voi. LXXXI, p. 43o, tornai a deplorare i danni avvenuti airilalia pel discoprimeu -

UN \ lo (li lìello Capo, nell'espone cioè alcu- ne nozioni sui portenlosissinio taglio eli quell'Istmo checoiretìu Suez a Pelusio pei' l'unione ilei Meililcrraneo col mar Rosso, mediante rescavaziouetrmi gran canale marittimo navigabile,e per stabili- re (.Ine porli, tlescri vendo pure le vicende dell'antico Canade. Ne tacqui le meraviglio- se e incalcolabili conseguenze, oltre quelle dell'Apostolato o Missioni pontificie (e saranno maggiori quando si effettuerà l'aprimento dell'Istmo di Panama, che ivi pure discorsi), sulla politica e sulla ci- viltà nazionale, massime a'popoli che sie- dono sul Mediterraneo, per la prosperi- la che gliene ridonderà. Poiché il com- Mjercio dell'oriente, riprendendo l'antica strada per 1' Italia, le restituirà quello deviato dopo la scoperta del Capo di Buo- na Speranza; perciò diversi suoi porli ne fruiranno molta fortuna, con mirabile incremento al loro commercio, a' porti principalmente di Venezia, Trieste, Ge- nova, Li vorno,delledue Sicilie, ed a Por- ti pontificii ( J^.) di Ravenna, Rimini, Pe- saro, Fano, Sinigaglia, Ancona, Fermo, Terracina e Civita Vecchia. Il gran por- lo di Ravenna è sul punto di rimaner compiuto, quello di Pesaro si rinnova, gli altri dello stato pontificio nell'Adria- tico furono migliorati: quanto a quello d'Ancona ne feci parola ad Umana; quan- to al porlo Coi'siQÌ d'i Ravenna (P^.) me- rita leggersi ciò che di esso offre l'utilis- sima Enciclopedia contemporanea di Fano nel t. 5, p. 292. Dell'entità pre- sente e futura del porto di Ravenna. Di sua importanza commerciale bene scris- se nel 1846 il Giornale del TAoyd Au- striacOy in onore della celebre Ravenna città antica e ricca di tanti tesori d'arte, di singolari, aioUeplici e splendide me- morie storiche. Imperocché mediante il progredimento de' grandi lavori che sin d'allora vi si operavano, dichiarò che di- verrebbe centro commerciale di grande importanza, per la sua topografica po- &Ì2Ìoue. Beu a ragione venendo uomioa-

U N r 23

lo /' Odessa dcir Italia, per l'esporta- zione de'cereali e di tanti altri prodotti che Trieste ih colà ritrae. Che per l'im- portazione delle merci Ravenua sarebbe la migliore di tutte le altre città della costa pontificia dell' Adriatico, e per la facile loro diramazione nelle ricche con- tigue Provincie; purché il porto Corsini potesse presentare un ingresso comodo e sicuro, siccome la più breve via per con- giungere l'Austria, e mediante essa tutta la Germania, al Mediterraneo. Ivi inol- tre si rileva la somma importanza uma- nitaria del porto Ravennate, essendo il solo cui da Ancona a Goro ponno sem- pre dirigersi a salvamento i naviganti. Di più si dimostra, che immensamente mag- giore sarebbe l'utile di tracciar la ferro- via da Ravenna a Imola, e portarla per la Valle di Sanlerno a F'ireuze,e non per Val di Reno, come dichiarò ilcelebree peritissimo Slephenson. Di più il Papa Pio IX, annuendo alle preghiere del ma- gistrato comunale e delle persone addet- te alla marina della sua patria Siniga- glia, si è degnata di accordare il restauro del porto sulla base della relazione e pa- rere che presenterà l'inge-gnerecav. Mau- ri/.io Brighenti, e ciò per animare d com- mercio di quella città eacorescerne i mez- zi opportuni. Accordò pure a Sinigaglia l'officio del telegrafo, e la costruzione del nuovo officio sanitario. L'operoso e eh. commeodator Alessandro Cialdi, ne'suoi dótti Cenni sul moto ondoso del mare e sulle correnti di esso, Roma i856, tratta pure del taglio dell* Istmo di Suei, ed anch' egli lo qualifica la più grand'o- pera del nostro secolo, nella lettera che ivi indirizzò all'Altezza di Mohainmed- Said pascià viceré d'Egitto, il quale fau- tore sommo d'ogni progresso di civiltà (ed ora é intento a render facile la na- vigazione del Nilo anche l'ra le catarut- Itj), sotto i di lui Huspicii l'opera elUoace- inente ravvivò l'illustre Lesseps (che mi Roma con mandato della legislativa del- l' iu allora repubblica frauccse, og'i eoa

24 UNI

r accennato nel voi. LTIF, p. 211); per- chè voglia soUopone tal suo lavoro alia commissione scientifica internazionale pel taglio deiristntio di Suez e suo cana- le, su di quanto cioè egli pensa nella que- stione del nuovo porto egiziano nel gol- fo di Pelusio. Indi la dice opera umani- taria confi merda le e non mai abbastanza lodata, proponendo alcune provvidenze di secondario interesse, e corrispondenti al di lui lodevolmente proposto e appro- vato col nuovo pollo di Pesare, nella le- gazione d' Urbino e Pesaro ( V.) ; ed inol- tre come quello cheneli84o inviato da Gregorio XVI neirisfruttiva e onorifica spedizione d'^g-/«ò (/^.), ed altre parole dissi nel voi. LXXV, p. 147, a ricevere le pieziose colonne d'alabastro che il mu- nifico padre dell'encomiato viceré donò a quel Papa per decorare la rinascentig basilica di s. Paolo, ebbe agio di vivere per ben 7 mesi lunghesso il corso maesto- so del Nilo, per meglio di 800 miglia sa- lendo e discendendo dal mare alla prima cataratta, occupandosi più specialmente, cogli altri ufficiali a lui affidati, dell'idro- grafìa di quel classico fiume. E come quello che destinato a partire per Fran- cia e Inghilterra, per commettere a sua scelta i 3 primi nostri piroscafi a vapore e una macchina effossoria pure a vapore pel Tevere (^.), ebbe altresì ordine da Gregorio XVI di visitare e studiare ne* pominati regni quelle opere idrauliche che potessero poi convenire al detto fiu- nie e a'porti pontificii. Ed egli per tanto patrociiiio potè corrispondere con suc- cesso egregio e altrove da me celebrato. Terminerò questa digressione con rife- rire eziandio altre notizie sulla memora- ta grandiosa operazione, ed in quale sta- to trovasi la questione di sua effettua- zione. Nel febbraio 1857 l'animoso Les- seps già avea allestito tutti i lavori pre- paratorii che richiede la colossale impre- sa ; il cui merito è incotestabile e ripetu- to da tutti gli organi della pubblica opi- pione in tutte le contrade d'Europa, pq-

U N I gl'immen<!Ì positivi vantaggi che ne de- riveranno e dichiarali ad esuberanza; co- me [)iu-e è certissima la facilità dell'ese- cuzione, essendo slata definilivamente portata sul campo della certezza, da'rap- porli della comu»issione scientifica inter- nazionale, deputata ad hoc. Non voglio lacere, che nel seguente marzo si conob- be certo progetto di Gugliebno loos di Sciaffusa, proposto da lui al governo egi- ziano, per ottenere i risultati del taglio dell'Istmo di Suez, senza eseguirlo, me- diante una maniera più facile, più sem- plice, e forse non più dispendiosa, col go per 100 di vantaggio ! In che consiste, lo narra il Giornale di Roma dell'i lapri- le. L'isola di Perim, all'imboccatura del- lo stretto di Bab-el-Maudeb, fra l'Africa e l'Asia, a 4^ miglia da Moka residenza del pascià dell'Arabia Felice, per la sua posizione è destinata a comandare il ca- nale intermediario del mare Rosso, che alla realizzazione del perforamento del- l'Istmo di Suez diverrebbe il «rande Bo-

o

sforo flel Mediterraneo coli' Oceano In- diano. Ma i fogli pubblici di <naggio, del- lo slesso 1857, notificarono l'annessione inaspettata dell'isola di Perim alla com- pagnia iXe.W Indie Orientali j e che recò grave e profonda impressione al gabinet- to della Porta ottomana, pe'sovrani di- ritti di questa sull'isola. Neh 856 si co- minciò dall'energico e previdente gover- no francese la costruzione d'una nuova città accanto a Marsiglia^ con sua catte- drale (nel sito occupato dal celebre Pal- ladi uni (\q2^\\ antichi marsigliesi), episco- pio e seminario; cogli stabilimenti pub- blici, docks, bacino di racconciamento, e guardia marittima per la strada del Me- diterraneo. Imperocché, fin d'allora il vigile governo imperiale calcolò, che pel taglio dell'Istmo di Suez e per la nuova corrente di generali ricchezze cui da esso deriveranno, certamente Marsig-Iia era destinata ad esserne il deposito univer- sale. Ripeterò, che dopo la scoperta del- la via dell' Indie Orieolali e del nuovo,

UNI

mondo l'Fnglìilterra si fece regina del- l'Oceano, mentre Venezia e Ge«iova re- starono langtienti e obliate in fondo a'Io* ro golfi. Col taglio dell'Istmo di Suez il Mediterraneo divenendo di nuovo la grande arteria del circolar delie ricchez- ze fra l'oriente e l'occidente, l'Italia ne sarà la fortunata mediatrice, e forse ri- prenderà nella bilancia europea, col be- iiefjcio inestimabile della pace, il luogo che già teneva, son già 3 secoli, sui de- stini dell'incivilioiento. Tutti i porti del- l'Adriatico e del mar Tirreno acquiste- ranno un'importanza che mai non ebbe- ro a'tempi del loro antico splendore. Ed é perciò che i governi della Penisola vol- sero la loro attenzione agi' incalcolabili vantaggi che dovranno risultare pe'loro popoli, al commercio e alle arti preci-^ puamentc. Quindi i governi pontificio, toscano, piemontese, austriaco, napoleta- no ec, fjuono solleciti di nominare com- missioni speciali per esaminare il iato piatico delle questioni che si riferiscono al taglio dell'Istmo di Suez, e il da farsi. E di già si è cidcoiato, che fatto il taglio, la via più breve pe'viaggiatori fra l'In- dia e l'Europa occidentale, sarà la linea di navigazione che partirà do Suez e farà capo aBrindisi, nel reame deliedueSicilie, all'estremità d' Italia ;e da questo punto la via dell'Indie, seguendo le progettate strade di ferro, traverserà gli slati pontifì- cii,lamifìcandosi per Bologna sull'alta Ita- lia e la Germania,eperla linea Sarda sulla Francia. Pertanto il Papa PioIXnelfeb- braioi857, penetrato della necessità che Italia si prepari al gran rifiorimento cora^ merciale del Mediterraneo, ha ordinato che una speciale commissione, composta di que'personaggi notificati dal 0.^*43 del Giornale. r///ioma, studi e riferisca qua- li conseguerjze sia per derivare al cojh- mercio dui progettato taglio dell' Istmo di Stiez, e quali disposizioni fossero in quell'ipotesi da adottarsi, a(llnchè lo. sta- to pontificio possa trarne partito dalle va- fiule condizioni che produrrà queslM uqu-

U .\ I 1^

va più l)reve e più siciu'a via. Dunque il discorso argomento è proprio, si addice e compenetra con questo articolo, vasto e svariato che vado svolgendo con propor- zioni relative alla natura essenziale dell'oi pera e colla mia mediocrità, comechè ri- guardante ancora learti,i mestieri, il traf- fico. A vantaggio de'rnedesimi furono nel n." 6o del Giornale di Roma del iSS^ pubblicati gli statuti della società genera-^ le delie Strade Ferrate (F.) Pvomane da Roma a Ferrara per Ancona e Bologna, e daUoma a Civitavecchia riunenti l'Adria- tico al Mediterraneo dette Linea PioCen^ trale. Di quella compita da Roma al Tu- scolo o Frascati, in quell'articolo ne par- lai, in un all' inaugurazione seguita deU la linea che da Roma mette a Civita- vecchia. Già nel 1 856 il Giornale col n.** i33 avea pubblicato la concessione per la continuazione della linea da Frascati al confine del regno di Napoli presso Ce- prano ; e co' n. i34 e seg. il Capitolato della Strada ferrata centrale italiana. No- tizie sulle grandi reti e lunghezza delle ferrovie d'Eiu'opa e dell'America, com- preso lo stato papale, quando fossero fi- nite, si leggono nel n.° 73 del Giornale di Roma del 1857. Il medesimo co' nu- meri de'mesi di marzo e aprile, uno de* più importanti essendo il n.° 96, siccome basato sul rapporto della relazione della commissione scientifica internazionale, incaricata dell'esame della gran questio- ne sul taglio dell'Istmo di Suez; non che la Cii>iltà Cattolica de'rS aprile, conle- nente un bel sunto del riferito da' più accreditati giornali francesi ; riportano quanto iii breve mi propongo qui accen- nare, sul vagheggiato ferace argomento che preoccu[)a tutte quante le nazioni incivilite e trallìcanti. La retedi Strade ferrate QÌc^h stati pontificii, nel cuore d'Italia, è un'impresa utile non meno pel cattolicismo che pel commercio genera- le d'Europa, per la facile comunic«zio- ne coll'antica Signcjra del mondo, la cit-^ eterna lionia^ patria comune, e U CJ^->

26 UNI

pitali de'piìi polenti imperi cattolici, P^- rigi e Vienna . Congiunge il Mediterra- neo all'Adriatico, colla linea da Civita- vecchia a Roma ed Ancona ; agevola il passo fra l'est e l'ovest ; apparecchia la via più breve al commercio dell* Indie, allorché il taglio dell'Istmo di Suez, a cui già si lavora(irìa il precedente Gior- nale di Roma de'4 febbraio i SSy, ripor- tando il narrato òaWjéssemblée Natio- ìiale^a seconda del ricavato dal 3.° vo- lume pubblicato dall'encomiato Lesseps, sulle fasi e progressi della gigantesca im- presa del taglio dell'Istmo di Suez, avea detto, che l'opposizione sorda e indiret- ta falla da alcuni uomini di stalo d'In- ghilterra, era il solo ostacolo contro il quale abbiasi da combattere l'ultioiadif- lìcollà di cui rimaneva a trionfare. Tut- tavia sperarsi, che mossa la questione nel parlamento inglese,si conosceranno i nio- livi dell'opposizione, agl'interessi di tutti i popoli commercianti, ed agl'interessi eziandio più potenti della civiltà), avrà tolto il bisogno del viaggio intorno al Ca- po di Buona Speranza ; riunisce le stra- de sarde, toscane, lombardo-venete, e le popolose legazioni a Roma, per mezzo della ferrovia da Ferrara a Bologna ed Ancona; fornirà i mezzi di circolazione a quelle industri popolazioni; darà nuo- va vita all' Italia e ne accre-xerà le ric- chezze, come quella che di tutti i paesi di Europa è la più popolata. Quanto allo slato papale, le ferrovie si ritengono d'im- portanza sociale sotto il triplice riguar- do dell'agricoltura, dell'industria mani- fatturiera e del commercio, sorgenti del- la ricchezza d'un paese, d'abbondanza e di prosperità; come quello eh' è ferace di prodotti agricoli, di minerali, di ma- terie primitive. Finalmente, che la linea poi da Trieste a Fienna^ la quale de- v'essere ben tosto finita, completerà la rete delle ferrovie d'Italia.

Quanto alle università artistiche de' dominii della santa Sede, trovo per la prima volta nel Bull. Roni. l.. 3, par. 2,

u N r

p. 439, che Martino V colla bolla Cani inter, de' 3 maggio 1421: Jurisdictio Consulum artis mercatiirac pannoruni de Urbe jaxta artis ejusdeni slatitta cognoscendi causas quascumque ad i fi sani arteni spectantes. Martino V ap- provò e privilegiò anche altre maestran- ze d'arti e mestieri, e Sisto IV a molte confermò gli statuti. Giulio II colla boi- la Si nostrarum cmtatum^ de' 28 mar- zo i5i2, Bull. Roni. t. 3, par. 3, p. 335; Reintegratio incliti Popull Romani ad jarisdiciìonentf quani ej'as Conserva- tores in Urbe et ips'ius populi Castris, praesertini super Consulibus Artiwn et Annona^ hactenus exercuerunty nec- non et ad superioritatem in civitate Tf' burlina. Leone X nel i5i5 eresse in Roma il tribunale privativo del Conso- lato fiorentino, approvando 1' università de' mercanti, bancliieri e foudacali fio- rentini dimoranti m Roma, di che trattai nel voi. LXXVIII, p. 69 e seg. Il Papa Clemente VII colla bolla Ad sacrata^ de' IO febbraio i 024, Bull. Rom. l. par. i,p. 36: Primule già prò abundan- tia rei Frumeiitarìac et Agricoltura in districtu Almae Urbis. E colla bolla In Supernae, de' 7 settembre 1 53oj Bull, Rom. t. 4, par. r , p. 96: Approbatio Sta- tutorum, et ordinationuni prò bono re^ gimine Collegii Artiuniy et Medicinae magistrorum Almae Urbisy cum prac- finitione facultatum protomedici cir- ca Aromatarioruni examen, et medi- cinaliuni admissionem, Nel voi. LV, p. i3, riparlai del sodalizio fondalo da'cu- riali di Roma, e approvato dal Papa Pao- lo IH colla bolla Alliludo diviuae, de' 7 febbraio i54i> Bull. Rom. t. 4> P^*'* p. 187, per prendere cura e istituire nel- I' arti i poveri orfani d' atnbo i sessi. E qui rammenterò che negli Ospìzi di Ro- ma(F'.)ent Conscrvalorii di Roma (^.), ed in altri benefici istituti che a'Ioro luo- ghi descrissi, si esercitiuio ai ti, mestieri e manifatture; ed anche in alcune Prigioni (/".), nel religioso e nel morale regolati

tJNI

in diversi stali, le donne da Sorelle dal- ia cai'ilà, gli uomini da jR(^//^f'o*Kli diver- si ordini, ed in alcuni regni, come in quel- lo di Napoli,anolie da' (^("T/z/f/ per disposi- zione del re Ferdinando II che regna. Per- tanto nelle prigioni fiu'ono stabilite saie di lavoro, secondo la condizione e t'iiitelli- genza de'condannati, preferendosi sempre i lavori che offrono maggior speditezza d'esecuzione e di smercio. Senza ritorna- re nell'argomento, aggiungerò il riferilo dal n.° 1 1 5 del Giornale di Roma del j8 j4- " Alle 5 pomeridiane de' 1 8 mag- gio il Papa Pio IX si recò alla Chiesa <1i .y. Balbi/m a visitare la casa di detenzio- ne de*minorenni, recentemente fondala dalla sua munificenza, per togliere i gio- vanetti dal pericolo di maggiore corru- zione nelle carceri comuni, e adklata alla cura de'fratelli della Madonna della Mi- sericordia, istituto assai beneinerilo,spe- cialmente nel Belgio, per la religiosa as- sistenza che presta a'detenuli nelle pri- gioni. Il santo Padre osservò le celle, ove durante la notte stanno rinchiusi i gio vani, e alcuni di loro interrogò sul cate- chismo. Oegnossi ancora di visitare un fratello infermo, dirigendogli parole di somma consolazione". Alla pia unione di s. Paolo in Roma è affidata la cura spi- rituale de* detenuti politici presso s. Mi- chele a Ripa, delle Carceri Nuove in via Giulia,de'forzati nella piazza di Termi- ni. Nel voi. LXX.X, p. i64ei65 notai (juinito riguarda la nuova direzione ge- nerale delle carceri e case di condanna: la precedenle>pettavaiilGoi^^'r/i<2for<;i///?o- //la^ a\V Uditore della Camera, A Teso- riere generale y al Segretario di Co/isnl- ta,a\Senatore di Roma[f^.),ec. Indi Giu- lio 111 colla bolla Mentis deK'olìonis yi\*i 1 1 «prde 1 553, Bull. Rom. t. 4»por. r ,p. 3o3: Faciilias Co Ile gii Phy sica rum Medico rum Almae Urbis, quoscumque promo- vendi ad gradus phylosophiaCf et niedici- nae privative quoad alios. Et eonfirma- fio jurisdiciionis Proto- Medici, cogno- scendi causas civile^, et criminalcs ad e-

UNI 37

jusofflcium speclantes. Pio IV col moto- proprio Cam sicut accepimus, del 1 559» Bull. Rom. t. 4> p«r. 2, p. i : Jurisdictio Gubernatoris Almae Urbis procedendi cantra Mercatores cambia sicca, et illiei' ta contrahentes. Colla bolla T^olénles di- lectos^deiS gennaio 1062, Bull. cit. p.

I o3: Declaratioj et ampli alio jurisdictio- nis Consulnm artis mercantiae panno- rum de Urbe. Pio IV inoltre stabilì qua- li artisti dovessero ammettersi per Con* clavisti (^".), e gli enumerai nel voi. XV, p. 268 e 273, riportando pure le analo- ghe disposizioni tla Clemente XII ema- nate. Nell'esposizioni straordinarie del ss. Sagra (uenlOjChe iMiWsLSede l'^acante{F'.) si fanno, per invocar da Dio la scelta d'uà ottimo Papa, le università artistiche vi si recavano processionalmente per turno, come si può vedere nelle descrizioni de* Diari di Roma del secolo passato, cioè li- na nella mattina, ed altra nelle ore po- meridiane, altei'uando con altri sodalizi.

II Papa s. Pio V con particolare sollecitu- dine promosse l'arie dell'agricoltura, con- fermò i nuovi statuti , ampliò i privilegi concessi da Sisto IV, Giulio li e Clemen- te VII, massime la facoltà a'consoli per giudicare definitivamente toltele con- troversie ad essa concernenti, quando an- che nascessero fra persone privilegialis- sime, come si può apprendere nel mo- to proprio Pia devolìo, de* 9 settembre 1 5(36, Bull, cit., p. 3 1 3. Laonde nel 1 595 in Roma furono stampati: Statata nobi- lis artis Agricolturae £/r^/.s. Indi con Tal- tro moto-proprio Cupientes^de^Vm ot- tobre i566, Bull. cit. p. 3 16, s. Pio V; Privilegia prò exercentibus arlem Agri* coUurae in districlu Almae Urbis, et fra- mcuLi , ac biada asserenlium ad cani. Piohibilioqueeos impediendi ^ vel dia ul- tra usuui necessarium suae famUiae e- me/u/i. Dipoi colta bolla Ut ad artis La- nacy de' 5 settembre iSBy, Bull. cit. p. 3q6 : Jurisdictio consulnm artis Lanae in Urbe cognoscendi causas ad artem ipsani spedali. Gregorio XI 11 fu bene-

3t8

U N I

merito colle università artisliclie, (ì«r a- t'eieapprovalogli statuti di diverse eoon- cesso privilegi. Col breve In //posloliene, del i.° novembre iSyG, Bull. Rom. l. 4, par. 3,p. 323: furisdictio Prolo-medici^et Collegio Physicorwn Alniae Urbis ^quos- Ciim(jut medicos in ea medenles exatni- imndi,el non repertos idoneo s ab cxerci' tio medicina e expcllendij atqne coercen' di. Nell'articolo TRlBU^'ALl di Roma , fa- cendo menzione di varie bolle riguardan- ti l'uiiiversità arlistiche romaoCjdissi pu- re di quella di Gregorio XIII, stdla rein- tegrazione delia giurisdizione e indolii TJniversìlaUitìi Arliitni Urbis , praeser- vnla superioritale Gubernalorem etalìo- rutn Judicum. Diverse disposizioni ema- nò il suecesso*e Sisto V sulle università de'oìcslieii, come il breve Cuni alias^ de* 18 dicembre I 585, Bnll. Rom. t. 4, P'U*. 4, p. 171 -.furisdictio Consnluni arlis La- nae in Urbe^ et privilegia Mcrcntorum e- jnsdeni artis. Colla bolla poi Ciwi siciit, dciS maggio i 586, Bull. cit. p. 2 1 8: In- stilutio arlis conficiendi sericu/n in Ur- he et loto Slatti Ecclesiaslico citni non- nulli s ordinationihus. Clemente Vili col decreto Sanctissimus,ó(i' 1 g marzo i 592, £ull. Rom. l. 5, par, r, p. SSyf Declara' fio quoad electionem, el qualità tes Judi- cum Conservaloruuì ,ad inslaiUiani quo- rumcumque Ordinum , Unii'ersitatufn, Colleglorum et locorum piornm , a Sede apostolica conces^orum , et concedendo- rum. Il Cancellieri nella Storia de' pos- sessi de' Pontefici, della proto-basilica La- teranense loro cattedrale, pubblicando le relazioni delle pompe e gli addobbi delle slrade,piìi particolarnienle narra in quel- lo di Leone XI nel 1 6o5, che d'ordine del popolo romano dalla piazza di Campo Vaccino sino al Colosseo, la via era stata nl)bfcllifa e ornala dalle arti di Roma; ol- li-e il superbo apparato fallo da'Farne- se lungo le tnura del giai dino e orto di essi , con tappeti e drappi superbissimi per tulle le finestre. In lutto si lece altret- tauio nello slesso anno pel possesso diPao-

UNI

Io V. Suir arco di Tito fu posta Tarme . pontifìcia retta da due angeli, la facciala degli orli Farnesiani era gtiarnita di ric- chissimi panni, le arti avendo apparato il consueto tratto di strada. In diversi pos- sessi trovai, che nell'omaggio del senato- re di Ro«na al Papa, fra il suo corteggio eranVi ancora i consoli dellearti in aurea veste. Nella descrizione del possesso e Ca- valcata del Senatore di Roma (K), Giu- lio Cartari orvietano nel 1 629, leggo che venivano in prima i soldati del popolo ro- mano, cioè gli artisti di Roma, armati di spade e archibugi, co'loro sergenti avan- ti, e tamburo nel mezzo della squadia, es- sendo tutti addobbati con pennacchi e bande di diversi colori; dopo i quali suc- cedeva un'altra squadra armata di pic- che, nel cui mezzo erano due tamburi e un'insegna rossa, e dopo le picche incede- va un'altra squadra d'archibugieri simi- le alla prima e col suo tamburo. Io credo che tali soldati o guardie del popolo ro- mano, fossero la milizia urbana à& Capo- torH^P'.)e poi anche guardia pontificia, composta di artieri di Roma, e da ultimo incorporati alla guardia palatina , di cui parlai nel voi. L, p. 20 f, che unitasi al- la già Civica (f'^.) scelta, si forma di qua- si tutti artisti romani. Ora la guardia mu- nicipale di Roma è quella de' Pompieri (P.), per l'estinzione degl'incendi, pari- menti composta di tutti individui eserci- tanti mestieri. Innocenzo X prese posses- so nel 1 644» e nelle diverse sue descrizio- ni è riferito l'apparato bellissimo fiuto dalle arti di Roma, lateralmente alla via sopra travi, cioè a Campo Vaccino sino agli orli Farnesiani del duca di Parma, il quale erigeva ancora un arco trionfa- le; seguiva l'apparato dell'università de- gli ebrei avanti e dopo l'arco di Tito, con panni d'arazzo, ecirca 60 iscrizioni ebrai- che e latine di profezie, proverbi, verset- ti del vecchio Testamento, oltre l'arme pontificia; indi e sino al Colosseo era l'al- tro apparato dell'università artistiche, se- CQudo il cousuelo, 4ulicaruenle gli Ebrei

UN I nveanoin diversi luoghi, notali in tali ar- licoli , eseguilo la pieseula^ione al Papa dei lesto di loro legge IMosaica, fiiicliè fu slabilito il descritto luogo, acciocché nel trionfo di Tito scolpito nel suo arco, per la distruzione di Gerusalemme, ricono- scessero avverala la profezia del Reden- tore, rs'elle relazioni del Cancellieri sono più volle riportate le iscrizioni degli ebrei poste ne'Ioro apparali, come pel possesso d'Innocenzo X, con diversi passi della s. Scrittura, anche con allusioni di lode al Papa< Avendo Urbano Vili istituito il giudice pe'poveri senz' appello, il succes- sore Innocenzo X lo cont'erniò, e da esso derivò il giudice delle mercedi e de'nier- cenari campeslri, pel pronto pagamento delle mercedi. Ne trattai ne* voi. LXIV, p. 5i,LXXX, p.i54 e 167. Da ultimo il giudice per le cause e questioni delle mer- cedi, venne aggiunto al civile Tribunale r/f/iomrt (F.), successo a (|uello dell* A. C. ossia dell' LV//7ore (Itila Camera (^'.). Riporta il Vitale, Storia de' Senatori di Roma, p. 536, che il senatore del iGIJg Giustino Gemile da Salisano di Sabina, con edillo ordinò a'camerlenghi, consoli enolari di qualsivoglia artediR«jma, che in avvenire sotto pena di scudi dieci d'o- ro, per ogni volta, da applicarci alla ca- mera di Roma, secondo lo Statuto, lib. 3, cap. 45», « e per essi n»andalo esecutivo, el de capiendo, debbano venire, ed assi- stere all'ora solita dell'udienza nel porti- co del palazzo dell'Ili. mi Sig, Conserva- lori, e dare udienza nel proprio tribuna- le in qualsivoglia giorno giuridico nelli luoghi assegnali, o da assegnarsi; qualee- dillo olire la pubblicazione ne'Iuoghi so- lili di Cumpidoglio, si debba ritenere in tulli i Consolali, ed Oilicii de'Notari, che servono Con^olatl delle Arti di Roma '*. Clemente X col breve Decet Romanuni Pontificemy de' i5 maggio 167 i , Bull. Jiom.l. 7, p. 124: Constitiitìo, ut Roma- nisy aiilsque NohiLibus Status Ecelesia- stici Ucealexercere (ommercia sineprae- jiuUcio nobili taiis. Dichiarando però, per

UNI 29

vantaggio del commercio, che l'esercizio di mercante (nel quale articolo Io dissi però vietalo a' Chierici e piecipuamenle Missionari; qui poi avverto con mg/ Nicolai, che Clemente Vili, per invit<ird e allettare i coltivatori delle terre, rin- novò i privilegi e i premi da'suoi ante- cessori conceduti > dichiarò che anco i chieiiei ne'propri terreni potevano eser- citare l'agricoltura, senza che potessero essere accusali di esercitare perciò una negoziazione vietala da'sagri canoni; e ordinò che ogni anno si conservasse Va 3/ parte de'vitelli, per allevarli, aflincliè non mancassero gli animali t)ecessari al- l'agricoltura) non pregiudicava alla i»o- biilà delle persone e delle famiglie, esclu- so a'nobili il vendere le merci a minuto. Nel paragrafo Mercanti riparlerò della bolla e di quest'argomento. Dipoi il ce- lebre cardinal De Luca pubblicò l'opera; Theatruni verìlatis et justUiae , ove nel lib. i5 y De Judiciis, disc. 47» Romana conipetentiae Fori inter quamplura tri- bunaliutn Urbis, tratta nel § 29 e seg. : De Protecioribus Pio rum locorum Urbis^eo- rumquejurisdictione. Nel § 45* ^^ Con- sulibus Artium. Nel § 4^ : De Tribunali Consuluni Jgricolturae. Quanto al § 4^ dice: Sub hoc tribunali Capitolino, tam- quani connexa^seu consequutiva cadunt quaedaui liibunalia inferiora, quaecoit- stituuntur ex Consuiibus Artium haben- tibus proprios Assessores^ dum ab eis ad hiinc forum, sive ad Senatoreni recurri- iur,alquein istacausarum specie nimiutn rari sunt casus, quod assumantur isiae quaeslioneif rompcttnliae Si^nalurae , dum ut plurimum agitar de causis modi- cae coìisiderationis atq quaestio ma- joris compt'tentiae soletessecum Locunt' lenente ci\'li Cubernatorii agente de cait- sis mercedisyVelcnm quvddam altero Ju- dice charitalivo qui in grntiam panpe- rum operariorum,vtlfainulorum in hoc eodcin genere causa ru in mtrcedis, a mo- derno tempore, laudabìlittr quidrm, de- pululuseil. Innocenzo \ Il colla bulla AV

3o UNI

mnnus Ponti fex ^ de i */ settembre 1692, Bull, Boni. l. 9, p. 271 : Abolenlur o- mnia TribunaUa^ et Jitdices particnla- rts citm sui s facilitati bus: Reducunturad fus commune omnesfacullates deputandi dictosjudlces. V incluse quibuscunique Universìtatibus , et Consulta tionibus e- tianiArtium. Quoad CotisulatusArlium, et Universitates eliani Medicoruni,etMer- catorum sublatìs omnibus Assessoribus^ et abrogata in judicìalihus quacumque Consulum , et Vniversitaluni jurisdictio' iiejta ut eorunidem jetearumdeni iurisdi- ctiOj ex mine etìam quoad causasinstru- ctas , penitus , et omnino cessare debeat^ et ccssasseinteWga turj succeda nt^ et prò cedant competentes fudices ordinarli ju- xlaeorum ordinariasfacultates, nulla ut supra habila ratione privdegiorum ,et an- tiquarumfacullatunijinfer quos sii locus praeventioni, adhibitis, quatenus /udici- bus ip<;is opus videaliir iisdeni Consiill- bus soluniniodo tamquani periiis in re- bus ^ et negotiis eoruni arte.in concernen- iibus. Excipimus tamen^ et sub praesenti nostra constitutione contpreheiiso<i esse nolunius tum Consules Agricollurae, il- lorumque Assessorum^tum Notar io s Cu- riae Burgi^ Mercatorum , et Aroniata- riorum prò eoruni offici is ti tu lo oneroso acquisi ti s, seu adniinistratis,donec aliter provideatur. Pel possesso eli Clemente XI nel lyoi l'tiniversilà degli ebrei apparò la via dall'ureo di TiloalColo<;seo, con 3o emblemi e iscrizioni pubblicale dal Can- cellieri, in diverse caiielle ornate di fre- gi dorati, con epigrafi e sentenze albisive al nome, alle virtù e allo stemma del Pa- pa. Nel 1721 pel possesso d'Innocenzo XIll, nel Campo Boario prima di giun- gere all'Arco Farnese, nella paratura fat- ta dall'antica e nobii'arle degli Agricol' ioris'ì leggeva a mano dritta quest'iscri- zione : Innocentio XIII P. O. M. - Pa- triae Principi Paln'que Ainalissìnio-Rei Egregiae Patrono Ac Rcparatori- Agri Boniani Cultorts- Insignibus Ab Eo Pe- tennibusque Bcncficiis Cumulati- Die-

UNI

rum Longitudinem - Et Imperi Felicita- teni Auspicantur. A sinistra incontro a qiiesta si leggeva il versettoi2 del salmo 64 : Benedices coronae anni benignitatis tuacj et campi tui replebuntur ubertatc. Nel parato degli Affldady verso il Colos- seo, eravi per impresa un agnello, cbe te- neva col piede destro una bandiera, die lo circondava coU'epigrafe: Unii'crsilas Affìdatoruni Urbis, ed i seguenti verset- ti tratti dalla s. Scrittura. BenedicctaC' mentis y et gregibus oviuni. Sicut Pastor gregent suum pascet, Firi Pastores su- mus servi tui. Benedicite onines besdae^ et pecora Domino, Le altre arti cbe avea- no parata la strada erano : Albergatori, Bancherotti, Barbieri, Calciaroliy Cai' zettan\ Calzolari^ Candtlottari, Cappel- lariy Falegnami^ Ferrari , Fornaciari^ Fornariy Lavoranti e garzoni de* mede- simi, Frultaroliy Linaroli, Macellari ^ Mtdagliariy Mercanti fondacali, Mer- canti di legno e legname, Molinari, Mu- lattieri, Muratori, Orefici , Osti, LavO' ranti e garzoni de medesimi. Ortolani, Pelllcciari, Pescatori, Pescivendoli , Piz- zicaroli, Pollaroli, Regattieri^ Saponari, Sartori, Scarpi nelli, Scarpellini, Sella- riy Speziali, Tessitori, P^accinari , Fa^ scellari di Ripa, Fermlcellari, Lavorati' ti egarzoni de medesimi. L'università de- gli Ebrei a\ea apparato il consueto luo- go con molle figure e iscrizioni in diver- si cartelloni con caratteri, ornali di vari freci ed emblemi dorali, in molti alludenli al nome, allo stemma e alla famiglia Con- ti del Papa, poste in ordine dal rabbino, e riprodotte dal Cancellieri. Solo ripor- terò l'iscrizione: Eadeni Universitas Ile- braeorum felix fauslumque precatur i- ter , precatur et ipsum gloriosae Posses- sionis ingrcssum. Nel 1724 pel possesso di Benedetto XIII fu ordinato dal senato romano, cbe le università ed arti, princi- piando dal muro de* minori osservanti, dall'una e l'altra parte dovessero appa- rare fino a s. Giovanni in Lalerano. Le università cbe appararono lo spazio d* i 1

U N I canne e mer/a per parte, con porvi i se- gui delle loro professioni t\ìvoì\o:/4ccfua- i'itari, Affidati^ Agricoltori, Albergatori^ Candcloltari , Cnppellan\ Coronari, La' voranli (ìt Fal( gnamìjFerrari^Foniarij JiJd^nzzinieri, Mercanti di legna. Meda- glia ri, Me rea n ti fon d acali, Moli nari, Mu valori y Orefici, Ortolani, Giovani e la- voranti di Osti , Pellicciari, Pescivendo- li, Pollaioli, Regattieri, Saponari,Scar- pellini, Seltari, Tessitorie Gaimoni lavo- ranti, T a scellari di Ripa, Fennicellfiri e Garzoni lavoranti. Altre universrtà ar- lisliclie che appararono 24 canne di spa- zio della via da nna parie solamente fu- rono : Barbieri j Barilari di Ripa, Cal- ciaroli, Calzeltari, Calzolari^ Falegna- mi, Fìiataroli, Linaroli, 3Iacellari. O- sti. Peccatori, PizzicaroU, Sartori, Scar- pellini , Speziali j Faccinari. Altre arti elle appararono 46 canne da una parie sola, furono i Fornaciari , Scarpelli ni, ì'crmicellari. L'università degli Ebrei, passato l'arco di Tito per tutto il tratto di strada, Hnchè seguitava lanjuraglia del- l'orlo de'nionaci oli velani, appaiarono di qua e di con cnd3tenn ebraici, adissi col- le spiega/ioni in Ialino. Anche pel posses- so di Clemente XII nel i 780 l'ornanien- lo della via che traversa Tanlico Foro Ro- mano lino all'arco di Tito, come dal Co- losseo (ino alla pia/za Lalcranense, giusta il solito, l'ornarono Tarli di liouja, e dal- l'arco di Tito fino al Colosseo l'universi- tà degli ebrei s.econdo il consueto; primeg- giando fra le decorazioni del Toro il uìae- sloso arco trionfale solilo erigersi dal du- ca di Parma innanzi a'suoi orti Farnesia- ni, che divenuti proprietà del re delle due Sicilie, questi ne continuò l'omaggio, co- minciando da questo possesso; la descri- zione de'quali magnifici e decorosi archi egualmente si legge nel Cancellieri, che anco per questo possesso e ne'snpplemen- li pure ci die (piella dell' apparato del- l'università degli ebrei, mediunte due i- scrizioni ed elegie in arabo e latino, e altre 4o cartelle con figure siujboliche e mot-

U N I 3 r

ti allusivi ebraici e latini cavati dall» s. Scrittura. Altrettanto dalle università dell'arti e da quella degli ebrei fu prati- calo nel 174' P*^' possesso di Benedetta XIV, con vago appiiralo d'arazzi, emble- mi e iscrizioni. Il Bernardini che d'ordi- ne di tal Papa e a lui dedicata fece la De- scrizione de* Rioni di Ilo ma, parlando del X di Campitelli e del Campidoglio, rife- risce che ili esso erano stanze distinte per le adunanze de'seguenli collegi e univer- sità artistiche. Collegio degli Speziali. Collegio de* Mercanti fondaca li , già del- ti di s. Michele. Università de iM creanti fonda cali. Università de Sartori. Uni» venità de Fornari. Università de^ Ma- cellari. Università degli Osti. Università degli Albergatori. Università de' Fale- gnanii. Università de Muratori. Univer- sita de* Ferrari. Università de* Calzola- ri. Parlando io della Stamperia Camera- /<?, rilevai che nel 174^ » compositori di essa nelT istituire nella medesima la pia adunanza in onore della B. Vergine sotto il titolo di Consolatrix Afflictorum, sta- bilirono tenue settimanale contribuzione, eccettuato il tempo delle vacanze, per a- iulare que'che di loro si amoìalassero -> divenissero cronici, e persuifragi nella lo- ro morte; istituzione esistente, le cuicoii- tribuzioni sono adesso depositale nella cassa di risparuiio, attivata in Boma un secolo dopo, nel pontificato di (»iegoiio XV 1 che appi ovò rutilissimo sc()po,dopo- chè la I .'di esse comunemenle vuoisi fon- data inAinbtirgo nel 17 78.A oche in ili ver- se prigioni, ove, come dissi, si esercitano le arti ed i mestieri, furono inlrodotte le cas- se di risparmio, e così nel regno delle due Sicilie , con morali e felici conseguenze. Non solamente nel luogo ricordato, ma anche a Povero rilevai, che l'origine del- le casse di risparmio può avere avuto t'i- dea da detta pia unione in Roma, don- de derivarono la maggior parie delle uli« li e benefiche istituzioni, le quali poi imi- tate oltremonle e alquanto modifica- te , tornarono a ooi con un certo abito

32 UNI

di novità e come beile invenzioni stranie- re del corrente secolo, sedicente de'iunìi e filantropico. Pegli immensi pregi di Ro- ma, per le sue glorie profane e pontificie ne'monumenti, trovasi sempre verificala ]a sentenza di Properzio: Natura hic pò- suilguid^uidiibiquefuitAuohve non deb- bo tacere, che a Povero riportai l'osser- Ta/ione di quello che riguardo le consor- terie d'arti e mestieri in Italia, le corpo- razioni degli artefici co'loro capi in Fran- cia,le società degli operai pe'soccorsi mu- tui in Inghilterra, ponno considerarsi co- me gl'inizi delle casse di risparmio. Del- l'opera pia sotto l' invocazione di Mater AmabiUs^ di recente cominciata dall'uni- versità e collegio de' barbieri e parruc- chieri, per sovvenire gl'inabili all'esercizio dell'arte, parlerò poi al suo paragrafo. Arroge che qui per analogia riproduca parte del grave articolo pubblicalo col ii.^go dell' OsservatoreRoniano del 1 852, non senza innestarvi alcune altre verità scritte da un altro savio moderno. Le so- cietà di soccorso mutuo furono una del- le tante savie e benefiche istituzioni cat- toliche dell'età di mezzo. Spogliale dal- l'elemento cattolico,come deplorabilmen- te ne'tempi a noi vicini è avvenuto, fa- talmente di vennero potenti ausiliarie del- le Sette (F.)y dell'utopia del Socialismo e Comunismo (/'^), dell'empietà e della ribellione, e specialmente nella Francia, ove in primo luogo lo spirito per eccel- lenza sociale della nostra religione avea loro dato la luce. Fin dal i 2 i 2 si coslilui va in Marsiglia una vera Società di mutuo soccorsOfCocneap^iavhced&WaGaUiaChri- stianUy t. 12 , p. 363. Traltavasi allora di non avversare e combattere, ma vera- mente di proleggere i sagri diritti del ve- scovo e del clero. Si può dire che a quel- l'epoca, in certo modo fortunata e delle Crociale {ìÌgWq quali riparlai a Turchia), la parola d' ordine di tulli i credenti fos- se il motto famoso della cavalleria, che un poeta contemporaneo esprimeva a suo mòdo ne'segueuti versi liferili nelle Mè-

111 aìre s sur t ancienne Chevalerie di La- curue diSainte-Pelaje. Chevaliers en ce monde cy- ISepeuvenl wivre sans soucy; - Ils doivent le p leu pie defendre - Et leur sang pour la Foi espandre. Così gli sta- tuii di quella società, oltre all'essere im- prontati al carattere d'una savia provvi- denza, erano innanzi tutto principalmen- te religiosi, come può vedersi nel Marle- ne, Thesaurus ^ t. 4- Vicendevole aiuto e soccorso tra' vari membri; settimanale of- ferta d'un denaio a sollievo degl'indigen- ti; onorevole sepoltuia a spese comuni pe'defunli poverijcelebrazione annua d'u- na messa a prò de' vivi e de 'trapassali; mantenimento de'poveri all' ospedale di s. Spirito col prodotto della questua; com- posizione all'aujichevole d'ogni dift'eren- za insorta fra'soci; espulsione di chi aves- se offeso gravemente un confratello; ed altrettali savissimedisposizioni,fralequa* li non ultima la facoltà data a'capi di ra- dunare gli ascritti per ammonirli, occor- rendo, salutarmente , sempre però alla presenza del vescovo e del magistrato. Al- tra consimile associazione si formava nel tempo stesso a Tolosa per opera del ve- scovo Folco,pel fine tulio speciale di gua- rentirsi r un l'altro dal mortale veleno dell'eresia degli albigesi, e di non per- mettersi il proscritto mestiere t\*i\\' Usure (/'^.),come rilevasi dalla Gallia Christia- na ili Archiep. l'olos., p. 2 3. Ma tali so- cietà sono un nonnulla a petto di quelle che gli operai delle varie professioni ven- nero successivamente costituendo fra lo- ro a quell'età, per concessione di chi reg- geva la cosa pubblica, sotto forma di cor- porazioni o maestranze d'arti e mestieri. Francia, Germania, Italia ne furono po- polate ben tosto. Ed è mirabile a dirsi quanto lustro alle arti, quanto sviluppo all'industrie, quanto incremento e flori- dezza quindi ne derivasse , nonché alle città, alle intere provi ncie. Forniate tut- te sotto la dipendenza dell'autorità ec- clesiastica esovrana,ed'un interesse d'or- dine^ di moralità e di icligìone , si con-

UN I

temperava per esse in una stupenda ar- monia ii vantaggio deirintlividuo, l'av- viamento della professione, un'efllcace e- niulazione di bene operare, il ben essere e la sicurezza dello slato. Non erano allo- ra queste società scuola di avversioni e di odio verso le classi superiori; non pa- lestra d'ignobili e torbide e violenti pas- èioni; non covi o centri di macchinazioni e di ri volture contro la Chiesa e il Prin- cipe. Tutti attendevano a perfezionarsi nell'arte o mestiere a cui erasi consagra- to; non si pretendeva di ragionare sulla politica, sulla finanza e fino sulla teolo- gia; non si osava, il più delle volle per fi- ne turbolento, di ragionare sul contrat- to sociale, e sull'origine dell'eguaglianza tra gli uomini, e persino sullo spirito del- ie leggi ; ne si presumeva discorrere di tutto e proferire sentenze anco su cose a- slruse e religiose, con paladossi singola- ri, stravaganti utopie, e spropositi d'ogni genere; come fanno ora tal volta alcuni de* facocchi,de'chiavari, de'sartori, de'caffet- tieri, de'cuochi, de'cocchieri e altri arditi saputelli. II Lusso (F.) non era giunto a quell'eccesso immorale di ambiziosa vani- tà, che ora divora e rovina tutta quanta la società: il lusso smodato e sfacciato mol- tiplica i bisogni, rovina i popoli, è un in- centivo terribile al mal costume, un vi- zio de'più velenosi da abbominarsì, che spinge alla decadenza gli stati, danneg- gia le arti, i mestieri e molto più l'agri- coltura. L'artista e il trafUcante si distin- gueva dagli altri nella forma e nella qua- lità del modesto vestiario e del relativo trattamento; t\G'\\ Lullo [V.)evvi una leg- giera e ridicola ostentazione, ne una spe- culazione di vera vanità, come ora Io de- ploriamo adottalo persino da abbietti ar- tieri dell'ultime classi 1 Del lusso delle ca- se parlerò a suo luogo. Un interesse co- mune stringeva in beli' accordo, sotto la prudente e benefica influenza de' capi, i vari membri d'una stessa professione, per istruirsi , educarsi, formarsi a vicenda al più onesto e lucroso esercizio della Uie-

VOL. LXXXIT.

U N I 33

desima. 1 lavoranti, i garzoni erano in- teramente subordinati a'capi d'artie me- stieri, né lo spirito democratico riscalda- va le loro menti come oggidì,eziandio nel- le costumanze lodevoli del Saluto e del- lo Starnuto (/^ .), che voglionsi conculca- re. Il tempio, e le pie congregazioni per gli esercizi di cristiana pietà, e non il tea- tro, r osterie, i calTè, era il luogo ordina- rio de'loro convegni. I sagri nomi di Ma- ria Vergine , di e. Giuseppe, di s. Bene- detto , di s. Omobono o altro santo pro- tellove dell'arte, a cifre d'oro e d'argen- to si ricamavano o dipingevano colle lo- ro effigie su'serici loro stendardi. Al sal- meggiare alterno e divolo , alla pompa solenne della festa del patrono dell' arte o mestiere, al mesto corteo d'un funebre accompagnamento, si recavano i soci eoa in cuore la fede, la divozione, la speran- za della beala eternità, con indosso le ve- sti di penitenza e in mano la candela ar- dente, simbolo della fede e della preghie- ra. >» La religione adunque era il farma- co salutare, che toglieva quelle popolari istituzioni al pericolo di tralignare e cor- rompersi. Conciossiachè, intrecciando es- sa saviamente il legittimo esercizio de'ri- speltivi diritti col fedele adempimento de' propri doveri, e il distacco da'beni Iran- sitorii del mondo colla stima che merita- no in quanto sono mezzo a guadagnare gli eterni, sola è polente a mettere l'uo- mo in sulla via di quella felicità, che può raggiungersi in questa vita. Egli è sotto l'ammirabile suo magistero, che l'uomo del popolo imparava l'umile soggezione a'maggiori, la pronta ubbidienza alle au- torità, il religioso rispetto al sacerdozio, la temperanza negli onesti divertimenti, la rassegnazione nelle avversità, l'amore al lavoro non solo come mezzo di sussi- slenza, ma come allo di (|uelle virtù del- le quali il divino Gesù, il figlio, come vol- le esser detto, d'un fabbro, ci lasciava bel- lissimo esempio ". Tornando all'appara- rato festivo dell'arti di Roma ne* posses- si dtì'Popi, per quttllo di Clemente XIV 3

34 U N I

del r 769, pel consueto ordine del senato romano , dal Campidoglio al Laterano, nelle parli laterali della via prive di edi- lìzi, fu al solilo supplito con travi situati a confronto dell'una e l'altra parte con sue traverse al di sopra, ricoperti con pan- ni di seta e arazzi dalle università arti- stiche, e da quella degli ebrei dall' arco di Tito al Colosseo, che disposero con bel- l'ordine fra gli addobbi 5o cartelledi em- blemi simbolici, distribuiti 25 per par- te, con iscrizioni e versetti della Bibbia allusivi alle lodi del Papa, scritti in lati- no ed ebraico, riferiti come i precedenti dal Cancellieri. Questi rileva pel posses- so in discorso, che il sito deslinalo all'ar- te Agraria, a petizione d'uno de'deputati dell'Agricoltura, fu maggiore del doppio degli altri possessi, e fu quasi nel mezzo a Campo Vaccino , di lunghezza palmi 160 per ogni banda dalla strada, il qua- le silo fu diviso nella seguente maniera dall' architetto Michelangelo Simonetti, che intendo in parte riportare, onde da- re almeno un' idea degli apparali delle arti in questa solennità, nella quale pa- re che si distinguesse l'Agricoltura. Ta- le strada figurava due continuati portici sull'antico stile, di 12 pilastri per parte d'ordine dorico, fra 'quali restavano sim* metricamente divisi i i palchi, 3 de'qua- li erano nel mezzo contraddistinti per es- sere di maggior lunghezza, con sopraor- nato e altro ordine attico superiore nel mezzo a ciascuno de'Iali, sopra a 4 pila- stri, nella sommità de' quali posava un frontespizio con sopra lo slemma ponti- ficio dipinto e lumeggiato a oro, sostenu- to dalle laterali figure esprimenti la Pa* ce e l'Abbondanza. 1 motti dell'antico e nuovo Testamento, posti a due a due in- torno all'apparato e riprodotti dal Can- cellieri, erano situati nel sodo sotto l'ar- mi pontificie, con ornati attorno di rami d'alloro e d'ulivo, da'quali nascevano al- tri festoni, che scherzavano nel mezzo de' pilastrini e attorno le armi laterali. Nello stesso allico dalle due bande erano l' ar-

ti N I mi del senato romano e del cardinal ca-* merlengo, per avere ispezione sull'agri* coltura. Nelle dvie estremità de'portici e nel mezzo della luce de'palchi era situa- ta l'impresa dell'arte Agraria, ma più in- feriore alle accennate, con finali sui pila- stri dj fasci di spighe, canestri di frutti e fiori, e nel mezzo dell'attico putti simbo- leggianli le 4 Stagioni. Tutta l'architel- llira era composta di paratura; cioè i pi- lastri di velluto cremisi trinati d'oro con capitelli e basi dipinte e lumeggiate, e gli sporti tanto dell'attico che del cornicio- ne e architrave, erano parimenti distin- ti da fregi di velluto a rabeschi con fran- gie d'oro, ed il fregio similmente diviso da pilastrini di velluto , fra' quali erano situali vari di detti motti in tliverse car- telle a svolazzo. I palchi erano nobilmen- te parali ne'soffitti bianchì con riporti di conchiglie, e rosoni, e pilastri di velluto a ribattiraento con superbi aiazzi ne' fondi, ed il sia/ile ne'parapetti al di fuo- ri con suo fregio di velluto o frangie d'o- ro, tripponi con trine e frangie negli stes- si soflilti. E perchè i portici dimostrasse- ro solidità , il basamento era dipinto di pietra paonazzelta,onde sembravano due fabbriche solennemente parate a festa.Ed affinchè nulla mancasse al festivo addob- bo, sì udivano continue numerose sinfo- nie di musicali strumenti dall' orchestre (oltre le due che da'lati della porta degli orti Farnesianì erigevano ì propri signo- ri) collocate ne'4 angoli de'palchi. Frat- tanto si dispensavano sonetti allusivi al solenne possesso, e nel tempo del passag- gio del Papa fu ricoperto il suolo d'are- na d'oro. La parte più nobile de'due pal- chi fu occupala da religiosi ragguarde- voli ed altri ecclesiastici. Il restante fu riempito da buon numero de'migliori a- gricoltori , legali e altre persone inten- denti della città, che Clemente XIV nel passare benignamente osservò, colman- do tulli di giubilo, qual fu poi continua- lo fino a sera con plauso indicibile del- la nobiltà e popolo ivi radunalo. Pel pos-

U N I sesso preso da Pio VI nel r 77^, per ordi- iie liti senato roinano , dalia discesa del Campidoglio sino alla piazza del Latera* no, sentiero quasi lutto vacuo di edilìzi, si scorgevano appositamente innalzali con simmetria, tanto da una parte quan- to dall'altra, alcuni travi a confronto con traverse sopra, coperti di setini e di araz- zi, per opera delle università artistiche di Roma, le quali si distinguevano dalle ri- spettive cartelle. Secondo il solilo dalPar- co di Tito al Colosseo V università degli ebrei fra'porati collocò 25 cartelloni per parte, con emblemi e sentenze scrittura- li, tutti riferiti dal Cancellieri.

Per la rivoluzione di Francia e sua re- pubblica, i francesi invasero e democra- tizzarono lo stalo pontificio e /iom/2, de- portando altrove Pio VI che morì a Va- lenza. Nella generale catastrofe tutto fu manomesso,e le università arlislichescon- Tolte e nella più parte sciolte o raffredda- le nell'antico spirito che le informava, a- vendo perduto quasi quanto possedeva- no per le vicende de'terapi e delle cedole, condizioni economiche e finanziarie che descrissi a Tesoriere generale. Il nuovo Papa Pio VII pel possesso che prese nel 1 80 1 , fece precedere un ordine col quale esenlò in generale qualunque aggregazio- ne, ed in particolare qualunque persona, dall'obbligo d'una spesa forzosa, permet- lendo soltanto a' particolari abitanti, o possessori delle case, ville e altri luoghi, d'ornare decentemente le proprie finestre o le mura di que'luoghi, pe'quali dovea passare il Treno (F.) della pompa pro- pria della funzione, stabilendo a tale ef- fetto una strada più breve della solita, cioè dal Quirinale per le Quattro Fonta- ne e s. Maria Maggiore al Laterano. In conseguenza di che i conservatori di Ro- ma pubblicarono una notificazione in cui si dice. Ch'era debito del loro iiflìzio pel possesso di Pio VII il dare l'opportune provvidenze, onde come in altre simili cir- costanze si prescriveva un certo ripartito silo a tulle l'università di Roma, che an-

UNI 35

Cora esistevano, ne' vari tratti di strada inculli e disabitali, cheparlendodal Qui- rinale per delta strada sino al Laterano s'incontrano, poiché quanto a'possessori e inquilini dell'abitazioni, avrebbero cre- duto togliere ad essi una gloria se gli aves- sero reputali bisognosi d'essere eccitati ad ornarle per dimostrare il generaleconleti- to.Ma appena concepite tali idee, che mi- surandole sulla venerazione e filiale osse- quio dell'università medesime, ripromet- tevano la più impegnala esecuzione,nedo verono abbandonare il pensiero, per Tu- miltà e magnanimità delPapa, il quale vol- le a se risparmiare la pompa nel suo posses- so,anche per le attuali condizioni del pub- blico erario, per cui avea loro comandalo che ninna si astringa a qualunque sorle di paratura, ornato o altra simile spesa. Perciò in esecuzione della sovrana volon- tà dichiararono, che l'esistenti università rimanevano per pontifìcia beneficenza di- spensale dell'obbligo che loro incombe- va. L'università degli ebrei però volle u- tniliare a Pio VII in un libro miniato e riccamente legalo, i molti e gli emblemi che avrebbe esposti dall'arco di Tito al Colosseo, se fosse passalo per quella via nel prendere il possesso, per mezzo del suo rabbino vestilo all'oi ienlole con tur- bante e barba lunga, e da* fattori della comunità Israelitica. Le composizioni che contenevano 5 e i 25 molti de' versetti scritturali, si ponno leggere in Cancellie- ri. D'allora in poi, anche per la soppres- sione dell'università artistiche, non ebbe più luogo il solenne loro ap[)araloiie*pos- sessi de'Papi, e solo a questi viene presen- tato il dello libro dall'università tlegli e- brei particolarmente. Gli antichi roma- ni, come i Papi , ebbero il Prefetto (/'.) dell'Annona, incaricalo della cura de'vi- veri per farli veiwlere ad nn piezzo ragio- nevole, e che sempre fossero abbondanti onde evitare la carestia; ed il Prefetto di Romn (/''.) che ptu'e vegli'iva per l'ab- bondanza delle provvisioni , e pel buon mercato e giustezza dc'prezzi. Il prefetto

36 UNI

di Roma presiedeva pure sugli artefici e venditori de'commeslibili, alla riparazio- ne de'pubblici edifizi; speciale era la sor- veglianza sul pane e sui fornari: lulti og- getli di polizia, Tribunal Urbaniim. Nar- ra il eh. Pistoiesi nella Fila di Pio VII^ che il Papa con moto-proprio de' 3 set* lembrei8oo prescrisse un nuovosislema ^tVC Annona (F.) e il libero commercio in materia de'grani, non che la libera pa- nizzazione, in Roma e nel resto dello sta- to pontificio; perciò con tale legge fu a- bolita l'antica università de'fornari, e in- trodotto nella vendita del pane a minu- to dettaglio, senza però alcuna utilità, il cos'i detto calmiere. 11 molo-proprio Lq note sciagure, lo riporta mg/ Nicolai a p. 90, par. 2 delle Memorie, ^cggi^ eclos' serv azioni sulle Campagne e sulU Anno- na diRonìa, ma colla data de'2 settem- bre che sarà quella della soscrizione , e il 3 sarà stato esibito in camera e pub- blicato. Ivi nel § 17 si legge quanto alla soppressione dell'università de Fornari. E quantunque in vista di tutti questi non indifferenti vantaggi, che la presen- te nuova legge abolitiva degli antichi vin- coli annonari presenta ancora a' fornari stessi, vogliamo lusingarci , che saranno eglino per concorrere col maggior impe- gno pel più esaltoadempimento delle no- stre benefiche viste dirette al maggior sol- lievo de'poveri ; nulladimeno per allon- tanare sempre più il pericolo di que'pre- giudizi, che a danno della classe de'con- sumalori, e soprattutto de'poveri, la co- stante esperienza di tutti gli stati ha di- mostrato derivare necessariamente da* venditori de'commestibili riuniti in cor- po, vogliamo, che immediatamente dopo la pubblicazione delia presente nostra ce- dola di moto-proprio, s'intenda per tut- ti gli effetti sciolta e distrutta l' antica università de" Fornari, e come se non a- \esse mai esistito, proibendo sotto lestes- se pene comminate piùsolto a tutti e sin- goli gli antichi udìciali dell'università stes- sa di poter fare alcun allo risguardaule

UNI

le loro antiche funzioni, ne riscuotere al- cuna lassa o emolumento, ed anche sem- plicemente di adunarsi; e solo permet- tiamo che possano essi unirsi nella loro chiesa all'occasione de'suffragi, o di que- gli altri pii e religiosi oggetti, li quali so- no comuni alle altre confiaternile della città, come anco per 1' amniinislrazione e direzione dell'ospedale annesso alla chiesa stessa, ma senza che per altro an- che per questi due pii e religiosi oggetti possino essi sottopórre ad alcuna tassa, o pagamento di qualunque benché minima somma i particolari individui fornari, da' quali per conseguenza l'indicata chiesa ed ospedale non potranno ricevere che sole volontarie oblazioni". Indi Pio VII a'3 I ottobre pubblicò il regola mento giu- diziario da osservarsi in R.oma nelle ma- terie annonarie, ed eresse un nuovo tri- bunale annonario in Civitavecchia. L' 8 gennaio 1801 il Papa dispose il libero commercio dell' olio , abolì il dazio su quello proveniente dall'estero, e gratuita- mente fece dare a* romani i pozzi oleari in Piazza di Termini, e qualunque altro comodo camerale analogo a tale derrata. Questi furono i preliminari di quel famo- so commercio libero che andò a organiz- zarsi, e sul quale fu tanto detto e scritto, prò et contrasse realmente vantaggioso o pregiudizievole. Essendo di quest'ultimo avviso il cardinal Braschi, non che rag."^ R.usconi uditore del camerlengato e poi cardinale, prevedendo il monopolio e l'e- sorbitanze de' venditori, e l'angarie che doveano pesare per la loro avidità di gua- dagno sul popolo, non avendo più freno che li regolasse co'debiti limiti, allorché ebbe ellello tal sistema, comechè tenuto da lui perniciosissimo^ subito rinunziò la cospicua carica di Camerlengo di s. Chic» sa, della quale riparlai a Uditore del Ca- merlengato. Avendo una congregazione dclil)erato la totale estensione del libero commercio, in esso furono compresi lut- ti gli oggetti relativi alla grascia. Dice il Pistoiesi, in im paese ove regna la liber-

UN I del commercio , convengono la mag- gior parie degli economisti, ed in parti- colare Melon, Essai politiqiie. sur le com- merce j Verri, Riflessioni sulle leggi vin- volanti il commercio dc'granijOÌìve altri, che la carestia stessa genera l'abbondan- ra. Mg/ Nicolai prova il commercio ne- cessario all'umana società, e ragiona co- me si deve procurare che la bilancia ne propenda a favore della nazione. Sostie- ne che il sistema de' Feudi è pregi udi- 7Ìevole all' agricoltura e al commercio. Diniostra come ìa libertà del commercio possa giovare all'agricoltura e all'anno- na ; riporta le obbiezioni contro tale li- bertà, ed il temperamento opportuno snll'alìuso di tale libertà. Osserva quan- do possa o no temersi il monopolio, di- scorre sjill' inutilità delle leggi contro il monopolio, proponendo tuttavia i tem- peramenti per frenarlo ; e produce l'o- pinioni del volgo intorno al monopolio : trattando con diffusione la questione sul- la libertà del commercio. E comune opi- nione degl'intendenti di pubblica econo- mia, che dal commercio libero si dovea- ììo erceltuare tulli i generi commestibili di prima necessità:laleommissionefu l'er- rore fatale, edeplorabili ne furono lepre- giudizievoli conseguenze e danni pubbli- ci. Finalmente Pio VII, col moto-pro- prio, Le pili colle nazioni d' Europa j del- l' i i marzo 1801, Bidl. Rom. cont. 1. 1 1 , p. 109: Refonnatio rcgimini Annonarii^ i'um assignalione liberi commercii. Que- sta concessione del libero commercio si gitistifìcò nel preambolo del moto-pro- prio, con alciu)e favorevoli teorie gene- lali, e che una felice esperienza avea fat- to conoscere alle altre nazioni e a' popò Il a noi vicini i suoi illimitati vantajij;!, L*uliIeapplicazionedi tal sistema allepar- ticolari circostanze di Roma. L'estensio- ne del commercio rapporto a ogni gene- re di grascie e di commestibili; l'intera libertà di vendere, comprare e trasporta- re da un biogo all'altro dello stalo ogni genere di gruscie e di commestibili iu

UNI 37

qualunque giorno dell'anno; la libertà di vendere in qualunque luogo; la soppres- kione degli emolumenti, in Piazza Navo- na ( F.) e in og«ii altra piazza di pubblico Mercato. doncesiQ la libertà di prezzo nel- le vendite. Soppresse le corporazioni e unii'ersìtà tutte dipendenti e correlative alle materie di grascia ; acciocché non più avessero alcun diritto di rappresen- tanza sotto nome e forma di corpo, pro- fessione e università, che interamente a- bolì; permettendo soltanto, che gli eser- centi le arti e professioni dipendenti dal dipartimento della grascia, possano riu- nirsi nelle loro chiese all'occasione de'suf- fragi,o di quegli altri pii e religiosi ogget- ti, i quali sono comuni alle altre confra- ternite della città, come ancora per la di- rezione e amministrazione degli ospeda- li annessi alle chiese istesse; ma senza per altro che per questi pii e religiosi oggetti possi no essi sottoporre ad alcuna tassa for- zosa, o pagamento di qualunque benché minima somma i particolari individui,dai quali per conseguenza le indicate chiese e ospedali non potranno ricevere che leso- le volontarie oblazioni. Per la quale sop- pressione restarono abolite le limitazioni degli spacci, e le fissazioni di distanze fra loro, non che le patenti per l'esercizio le- gittimo tlell'arte, e qualunque tassa che prima perciò si esigeva. Di più per I' e- stesa libertà del commercio de' grani a tutto lo stato papale, Pio VII soppresse ancora i Monti frumentari. Istituì il Tri- bunale di Roma [V.) col nome di Depu» tazione della Grascia, lasciandone nelle Provincie pontifìcie l'esercizio delle fun- zioni alle solite legittime autorità. Sop- presse pure il tribunale de'Maestri giu- sti/ieri , perciò che riguarda le materie della grascia, anche per l'aggravio che ne soffrivano i venditori di fratti. Ema- nò regolamenti sulla carne vaccina,agnel- latura e pecorina, e porcina; pe'lattacini e caci; per l'olio; pe'grassi, sevi e strut- ti; pe'polli e uova; pel pesce, ec. ec. Poi fu coniata uuu medaglia esprimente il li*

38 UNI

bero commercio personificalo da una fì- f;ura di una donna seduta, versante dal seno frutta e fiori, avente a destra una poppa di nave e a sinistra il corno del- l'abbondanza, ed un vago mazzo di spi- ghe, con intorno l'epigrafe: Commercio' rum Privilegia Abolita. Seguì il moto- proprio L'oggetto del maggior bene^ de' 4 noveaìbrei8oi,5«//.cit., p. 218: No- vae leges prò incremento curando artis yigrariae. La libertà del commercio ri- guardo a'coramestibili, contribuì non po- co u quella delle arti e mestieri, alla li- berlà dell'industria e delie manifatture, principale sorgente della pubblica e pri- vala opulenza dopo Tagricoltura, macol- Tabolizione delle corporazioni e univer- sità artistiche. Ciò eseguì Pio VII col mo- lo-proprio // lodevole desiderio^ de'4 di" cembreiSoi, Bidl.cìt., p. 266, pubbli- calo a' 16 con editto del cardinal Doria- Pamphilj pro-camerlengo, col § i.", col quale ricorda la soppressione delle uni- versità dipendenti óaW Annona e Gra- scia, ingiungendone l'osservanza per llo- ma e per lutto lo stato pontificio, Ecco- ne il contenuto. » § 2. Il lodevole desi- derio d'introdurre una maggior perfezio- ne ue'lavori della mano d'opera fece io addietro classificare le diverse arti in va- ri corpi separati e distinti , e produsse quella folla di disposizioni, che costitui- scono gli slutuli di delle corporazioni, in ibrza de'quali, non solo presevi vonsi re- gole e precetli colla più precisa analisi ad ogni grado di manifattura, incomincian- do da'primi e piti ordinari lavori oppor- tuni al di lei incremento, e progredendo sino a' più radìnati alti a perfezionarla; U)a resta inoltre vietato d'ingerirsi nel- l'esercizio d' alcuna arte o mesliero, sen- za averne preventivamente riportalo l'op- portuna patente, la quale bene spesso non \ieneconcedula,se non mediante lo sbor- so di una data somma di denaro, e in molte arti anche alla sola opportunità di spacci vacanti nelle determinate distanze. IVla una istituzione, la quale inceppa iu

UNI tanti modi il genio dell' industria e che tende di sua natura a dii^inuire e re- stringere il numero de'fabbricanti, e de- gli artisti e venditori , non sembra che possa adaltarsi a quelle riforme, che per il pubblico bene siamo stali astretti di fa- re air antica legislazione economica de' nostri dominii, la quale per le vicende ac- cadute col tempo, e pel cambiamento del- le circostanze si era resa nella massima parte incoerente , ed anche contraria a quelle viste di privato e pubblico vantag- gio, per le quali in altri tempi e in altre circostanze era stata adottata. In vista di questi riflessi, colla cedola di moto-pro- prio de'2 settembre 180Q, risguardanle ii nuovo sistema libero interno commer- cio rapporto a'generi frumentari,abolim-» mo tutte l'università relative all'annona j in seguito coll'altra nostra cedola di mo- lo-proprio degli II marzo i8qi non la- sciammo di prescrivere la stessa disposi- zione eziandio rapporto a tutte le altre simili corporazioni relative agli oggetti e al dipailimento della grascia. E ani- mati dalle felici conseguenze, che ne de- rivarono, non meno che dall'esempio del- la maggior parte degli stali d' Europa, ne'quali già da qualche tempo con otti- mo successo si trova abolita la predelta antica istituzione dell'università delle ar- ti e mestieri, vedemmo che all'interesse dell'industria, e al bene dello stato avreb- be mollo contribuito l'estendere indistin- tamente a tutte le arti e professioni le determinazioni come sopra già prese per (HìgWc Vtiìiiùv e aW /4 nnona e aììaGrasciaj cosicché niuna venisse iu avvenire ad es- sere priva di quella libertà che può es- sere sola edicace ad animarne ed accre- scerne la perfezione, e in tulle allignasse quella emulazione, che in vantaggio de' consumatori e del popolo sempre ha luo- go in que'generi che dipéndoiio.dalla li- bera concorrenza degli arlisli e de' ver(- dilori. § 3. Ma se in vista degli anzidetti riflessi pubblico e privalo vantaggio ci sc(nbr« necessaria una tale esteusioue

UN I tielle disposizioni già prese colle riferite due noslre cedole di molo proprio, nello stesso tempo non è sfuggito alla nostra alteuziune, che un'assoluta e indefinita libertà non poteva convenire indistinta* mente a tulle le arti e a tutte le profes- sioni. Noi vedemmo che rapporto alle ar- ti le più interessanti , e specialmente a quelle i\e\ lanificio e della seteria,che tan- to convengono a'noslri dpminii per la co- pia e l'eccellenza delle materie prime, sa- rebbe slato avventurare la reputazione delle fabbriche e manifatture già stallili- te, se di slancio, e tulio in un tratto si fos- sero sottraili li rispellivi nianifatlori da qualunque ispezione della legge, e sopra tulio dall'obbligo di corredate i loro tes- suti e le loro stoffe di que' marchi , li quali indicando e la consueta portata del- la manifattura e la sua regolaiilà, ven-i' gono a costituire la base della sicurezza de' consumatori principalmente forestie- ri. Noi non lasciammo parimenti di ve- dere, che rapporto ad altre professioni, come sono per esempio quelle degli Spe- zialii degli Orefici e òe Fabbri fcrrariy si sarebbe potuto comproniettere la sa- lute, o la fede e sicurezza pubblica, se a- bolendo indistintamente tulle le regole, che costituivano gli statuti di delle arti e professioni, si fosse lasciata aperta la slra* da a chiunque, e per conseguenza anche alle persone incapaci, o pregiudicate e sospette, di esercitarle. E ci siamo sem- pre più confermali nella solidità di que- .sti riflessi, vedendo che negli stali più ri- nomali per la floridezza dell'industria, e per la saviezza delle leggi, nell'alto di abolire te antiche corporazioni delle di- verse arti si continuò ad assoggettarne li rispellivi individui a que' regolamenti, che [)otevano esser diretti ad assicurare rmdennità de' consumatori rapporto al- la regolarilà e perfezione delle manilut- lure , e che potevano avere un tpialehe rapporloco'divisati importanti uggelli di salute, o lede e sicure/./a pubblica. Onde dopo le più mature nflcb^iouii e audio

UNI 39

in vista delle savie risoluzioni prese dal- la Congregazione cardinalizia Economi- ca (F.) su di tale materia nella sessione de' 21 settembre scorso, e che vennero da noi intieramente approvate, abbiamo creduto di regolare in modo le nostre de- terminazioni sopra questa interessante materia delle antiche corporazioni , che al momento, ed immediatamente dalla pubblicazione della nostra cedola di mo- to-proprio , eseguendosi la soppressione per quelle fra le anzidette corporazioni e università che concernono le arti e pro- fessioni meno importanti, o che non in- teressano la salute, o la fede e sicurezza pubblica, le altre dovessero continuare a sussistere insìno a tantoché dal partico- lare esame, che ci riserbiamo di fare del- la istituzione e delle leggi delle uni- versità, non siamo venuti in chiaro, se al pubblico beneconvengadi confermarle, o modificarle, o sopprimerle; il tutto come meglio si rileva dalla estensione de' se- guenti articoli. I. § 4* I^'^ll^ pubblicazio- ne della presente nostra cedola di molo- proprio in avvenire s'intenderanno per- petuamente soppresse ed abolite tanto in Roma che in tutta l'estensione de'no- slri pontificii dotninii le seguenti univer- sità, cioè de Credenzieri f Caffettieri^ gio- K'ani degli Osti, Magazzinieri^ Barbieri^ Parrucchieri^ Calzolari ^ giovani Calzo- lari ^ Ciabbattini, Sartori ^ giovani Sar' tori, Falegnami, Facocchi d' arte gros- sa e sottile, Ferracocchi, Ferrari d'arie grossa, Carbonari mercanti, Carbonari rivenditori, Materazzari, Sellnri, Regat- fieri. Scalpellini, Muratori , Imbianca- tori, l^asellari, Plattari, Calderari, Pet- tinari. 11. E imilamente a delle universi- tà d'ora in avanti s'intenderanno pure aboliti e soppressi perpetuamente non meno li loro particolari statuti, che tutte le privative esenzioni, facoltà, prerogati- ve, limitazioni di spacci, e iìssazionidi di- stanze Ira di essi, e geueratmeute (piulun- que altro [n ivilegio accordato alle stesse curpuruzioni ed università, e di cui, o in

4o UNI

forza di delti paiticolan statuti, o per qualunque legge o concessione , esse e i parlicolaii loro individui si trovassero ìq godi mento e possesso. III. In coerenza per- tanto dell'anzidetta prescritta abolizione lutti li particolari individui che attual- inenle esercitano, o che eserciteranno in appresso alcuna delle surriferite arti e pro- fessioni, non potranno d'ora innanzi ave- re più alcun diritto di rappresentanza sot- to nome e forma di corpo, professione ed università, e resterà per conseguenza proibito a tutti e ciascuno di essi di fa- re in avvenire alcun atto risguardanle le rispettive soppresse università, e segna- tamente di riscuotere alcuna tassa o emo- lumento, ed anche semplicemente di a- dunarsi in corpo, sotto pena di scudi cin- quanta, per ciascuna contravvenzione, da applicarsi per una metà all'accusatore, che volendo sarà tenuto segreto, e per l'al- tra a benefìcio de'conservalorii di educa- zione. IV. E soloa'predetti particolari in- dividui esercenti le arti e professioni di sopra nominate sarà permesso di unirsi nelle loro chiese all'occasione de'suffragi, o di quegli altri pii e religiosi oggetti li quali sono coajuni alle altre confraterni- te della cillà, come anco per la direzione q amministrazione degli ospedali annessi alle rispettive chiese , quando questi vi fossero; ma senza che per altro anche per li suddetti due pii e religiosi oggetti pos- sano essi sottoporre ad alcuna tassa o pa- gamento forzoso di qualunque benché minima sommai particolari iudividui,da* quali per conseguenza 1' indicale chiese ad ospedali non potranno ricevere che le sole volontarie oblazioni. V. § 8. E in con- seguenza sarà perciò d'ora innanzi a cia- scuno permesso il libero esercizio dell'ar- ti e professioni suramentovate, senza che sia obbligato di prendere la matricola, ossia patente solita dispensarsi, di pagare alcuno benché piccolo emolumento, e ia fine di soggiacere a veruna di quelle pra- tiche e di que' regolamenti, che si tro- vuiio [uesa itti dagli jiiatuli delie rifeiite

U JN I

soppresse università, onde mediante una tale libertà di particolari individui appli - cali all'esercizio di delle arti e professio- ni, possano in avvenire in vantaggio del pubblico vicendevolmenteemularsi e sul - la perfezione del lavoro, e sul decreraen- tode'prezzi. Vl.§ 9. Per una sequela ne- cessaria della presente abolizione delle summenlovate corporazioni, vogliamo pure e comandiamo, che immediatamen- te dalla pubblicazione di questa stessa no stra cedola di moto-proprio, si abbiano per nulle e irrite, come noi espressamen- te cassiamo ed annulliamo, tutte quel- r inquisizioni e processure criminali , e tutte le condanne, o ancora pendenti, o in altro qualsivoglia modo sinora non e- seguite contro qualsivoglia persona per causa di contravvenzioni alle leggi, slatu - ti e altri qualsivogliano regolamenti del- lesummentovalesoppresseuuiversità,di- chiarando sino da ora tutti e singoli con generale assoluzione pienamente e total- mente assoluti da ogni processura, inqui- sizione e pena , che possano avere e pre- tendersi incorse per causa di dette tra- sgressioni, ancorché più volte replicate; ben inteso però, che tale assoluzione non si estenda a que' delitti, che sono ripro- vali dalle disposizioni del diritto comune. VII.§ io. In ordine poi allearti e profes- sioni non nominale di sopra all' articolo o § 3 ; le quali perchè riguardano og- getti concernenti la salute, fede e sicurez- za pubblica, non conviene che si lascino in una assoluta e indefinita libertà, vo- gliamo che non si faccia alcuna innova- zione alle rispettive antiche corporazioni e università insino a tanto che dalla no- stra congregazione economica, premesse le opportune più mature discussioni, non si riconosca se alla perfezione dell'indu- stria, e al pubblico e privato interesse con- venga di confermarne a!cuna,ovvero mo- dificarle, ed anche sopprimerle. Nel caso che si giudicasse di prendere quest'ulti- mo partilo, dovrà la congregazione stes- sa coaibiuare anlicipatameute le uppor-

UN I lune protviclcDze, onde in seguilo d*una tale abolizione non derivi alcun datino o pregiudizio al privalo e pubblico bene; con avvenire sopra tutto in via di mas- sima e di regola assolutamente inaltera- bile, che le indicate nuove provvidenze da sostituirsi agli statuti delie rispettive soppresse uni versila, ^/rt«o tulle diretle al- la buona qualità della mano d* opera ^ ed alla maggiore perfezione della rispettiva arte o professione^ come pure a divisati interessanti oggetti di salute , fede o sicU' rezza pubblica, e non mai alla fissazio- ne de'prezzi della stessa mano d'opera, all'acquisto ed incetta privativa de gè- neri inservienti alla lavorazione , al pa- gamento di tasse^ o altra qualunque cO' sa, la quale possa pregiudicare all' in- dustria delle manifatture, e arrestare li felici effetti delta libera concorrenza de- gli artisti e de' venditori. Volendo inoltre che la stessa congregazione economica in- cominci subito sino da ora ad assumere l'anzidetta discussione relativa alTenun- ciata conferma, modificazione o soppres- sione delie corporazioni ed università, le quali provvisionalmente soltanto lascia- mo sussistere nel loro antico piede,e che la conduca al suo termine al più presto che sarà possibile, e in modo che non più tar- di della fine del venturo anno 1802 sia- no pienamente ultimate, e possano per conseguenza pubblicarsi le provvidenze e li regolamenti che dovranno stabilmen- te osservarsi in tutta l'estensione de' no- stri pontificii dominii da chiunque ora è applicato, o intenderà in appresso appli- carsi alle diverse classi di arti e di mani- fatture. Vili. § 1 1. Di mano in mano, che dalla prefaia nostra congregazione e* conomica, colie avvertenze di sopra de- scritte, si giudicasse opportuno venire al- la soppressione di alcuna delle predette corporazioni ed università , le quali co- me sopra provvisionalmente soltanto ora lasciamo sussistere sul loro antico piede, \oglianioche in ordine a ciascuna di det- te università^ che si andasse sopprinien-

UN! 4r

do, abbiano luogo e si osservino con ogni esaltezza tutte le disposizioni le quali di sopra agli articoli o §§ 2, 3, 4j 5», 6, sono stale prescritte, per quelle che in seguito della presente nostra cedola di moto-pro- prio restano al presente immediatamente abolite, e senza che per questo debba es- servi bisogno di alcuna nuova dichiara- zione. IX. § I 2. Anche in ordine però al- le corporazioni ed università, che come sopra sino da ora debbono restare aboli- te e soppresse, sarà autorizzata la stessa congregazione economica di assoggettare li rispettivi individui esercenti le arti e professioni, alle qtiali si riferiranno dette università e corporazioni, a tulli que're- golamenli, li quali dalla medesima si giu- dicassero necessari per la maggior perfe- zione delle stesse arti e professioni, e per il miglior servizio del pubblico," ec. ec. Inseguito,comela concessione del com- mercio libero incontrò poi molti de' pre- giudizi preveduti dal cardinal Braschi, e forse si sarebbe soppresso se le condizio- ni dell'erario pontificio lo avessero per- messo; anche l'abolizione delle universi- tà artistiche soggiacque n richiami per le conseguenze dannose che produsse. L'e- sperienza fece poi conoscere al savio e il- luminato governo pontificio, che una troppo libera ed estesa interpretazione delle leggi suddette induceva non di ra- do delle pregiudizievoli conseguenze al pubblico benCj che appunto con esse era- si avuto in vista dal provvido Pio VII di tutelare, al modo trattato da mg."^ Nico- lai nella sua dotta e già encomiata ope- ra. Memorie sulle Campagne e Annona di Roma^ dopo i gravi sconvolgimenti po- lìtici che reclamavano una indispensabi- le riforma neiramministrazionedelie co- se pubbliche. Però sono bene lontano di far eco a qualche scrittore che si lasciò sfuggire qualche proposizione in termini generali contro il principato, e in certo modo contro l'operato dell' ottimo Pio VII, per l'abolizione de'corpi e libere so- cietà delle aiti e mestieri , le quali erano

4^ UNI

stale per lungo lempo i cardini della niunicipale potenza, senz' aver ben pon- tleralo le gravissime e riferite ragioni dal Papa allegate ne' suoi niolu-piopri; per cui la Ch'iilà CatloUca i\t\\dk serie 2.*, t, 1 1, p. 420, censurò silFatle proposizioni in un'opera recente della quale die ono- revole contezza, non senza riconoscerne nel resto il merito, perciò dichiarandola [)iena di senno , di dottrina e di eleganza di stile. Inoltre Pio YII nel suo zelo re- ligioso, secondo l'antica disciplina eccle- siastica e l'ordinalo da diversi suoi prede- cessori, dal cardinal T^icario di Roma fe- ce emanare disposizioni suH' osservanza delle» Domenica {P\) e Yd\\\Q Feslc{f^.) di precetto, pel divieto de'pubblici *.S/;e/. tavoli (//.) , e per la chiusura in ore de- terminale, antimeridiane e pomeridiane, e per pii-J lungo lempo nelle feste solenni, delle botteghe venditrici di commestibi- li e altro, de'barbieri a'quali particolar- fiienle Giovanni XXll avea vietato l'e- sercizio di loro arte nelle feste, e ad altri spacciatori di tabacco ec,, tranne gli spe- ?LÌali a vantaggio della pubblica salute, tulli però nelle orepermessedovendo te- ucre socchiuse le porle delle botteghe, e intera meli le serrate nel lempo della principale Vffivalara dtlla Chiesa(F.)j e lullociò sia per santificare la gior- nata, sia per astenersi dalle opere servi- li, almeno per le ore prescritte. Neil* o- dierno pontificato, e come meglio dirò parlando del nobile collegio (\q Mercan- ti o commercianti foudacali, gli spaccia- tori de'generi coloniali e di drogheria deb- bono chiudere i loro fondachi ne' giorni festivi due ore avanti mezzodì, per non riaprirli che "ella seguente maltma.Dice il dotlissimo Boiler, Delle feste, che le o- pere servili sono permesse e scusale ne' giorni santi in molle circostanze, ch'egli enumera, sia per causa lieve, sia per ne- cessità legittima, le quali ponuo essere ra- gioni sufficienti per dispensare dal ripo- so comandalo nella domenica e altre fe- ste di preccllo. « Perciò uou si è mai a-

UNI

vulo dubbio che non fosse permesio: 1." a'medici e a'chirurglii di somministrare in qualsiasi giorno i soccorsi dell'arie; al servi di preparare i cibi per la tavola de' loro padroni, di ammazzare animali di piccola specie, come sarebbero polli ed altri di sìmil fatta, non però grossi anima- li che si menano al macello; purché pe- rò essi si riservino un tempo convenien- te per soddisfare a'ioro spirituali doveri, e che si faccia la vigilia de' giorni santi lutto quello che non vuol essere prepa- ralo prossimamente. Per questo i mu- gnai debbono macinar le biade , e i for- nai cuocere il pane il giorno avanti, tran- ne conche in ciò il caso di qualche partico- lare necessità (le fornaci continuamente ardenti, come delle vetrerie, di necessità tengono occupali sempre giorno e notte gli operai, coll'allernaliva che loro il tempo di adempiere gli atti religiosi). 3.** Quando la messe o altri frulli sono in pericolo di perire, Se la necessità è gene- rale, il vescovo o il Papa accordano una facoltà generale di far simili lavori; e se la necessitasi limila a una sola particola- re persona, oadun piccolo numero, que- sta permissione può esser data dal par- roco. Ma quando si tratta di una legge emanala da una autorità suprema cioè dalla Chiesa universale, la dispensa data dal parroco è nidia in se stessa , a meno che la necessità non sia reale ed evidente, perchè in tal caso la Chiesa stessa gli per- meile di dispensare dalle sue leggi. Nel corpo del diritto canonico trovasi una di- spensa generale accordata da Alessandro 111, Papa del I iSg, per la pesca dell'a- ringhe e di altri pesci di passaggio, nelle gravi necessità. Egli però nelragge lefe^- sle più solenni, e vi aggiunse questa con- dizione, che si debba porre da canto par- ie della pescagione pe'poveri o per qual- che chiesa vicina. Devesi pure imporre, per modo di compensazione , alcuna li- mosina o allre opere di pietà, quando si accordano somiglianti dispense, massime scia uecessilà uonfossedi graudeevideu-

UN 1 za. Per questa matiìera viene a mecìta' re, giiisla il maggiore o minor fervore del- le [iroprie buone opere, parte nellacoiuu- nioue degli alti di pietà di tutta la Chie- sa ... Essendo presso gli antichi segno di duolo il lasciarsi crescere la barba, cos\ molti cristiani si conforiuavano a que- st'uso per morlincazione. Ma nel giove- di santo si tenevano in dovere di farsi ra- dere, e i preti e i religiosi si facevano fa- re la corona o tonsura pei- comparire con più decenza nel giorno di Pasqua in un esteriore corrispondente alla gioia e al trionfo di questa santa solennità , poiché il venerdì e il sabato santo erano allora feste di obbligo, e tutte sagre a'divini uf- fìzi. Onde era allora strettamente proi- bito, come opera servile, il radersi la do- pieuicao ne'giorni di festa. Pel liferiloco- slume, in Inghilterra il giovedì santo fu chiamato // giovedì di radersi". L'egre- gio annotatore deli' ab. Butler, presoda un santo sdegno nel vedere che le rnag- giori faccende de'barbieri sieno ne'gior- ni festivi, osserva, L'usanza de'barbieri, di radere per gran parte del giorno festi- vo, è un abuso da non doversi tollerare, al quale i vescovi e i magistrati dovreb- bero porre rimedio, Le persone che ven- f;ono dalla campagna, e che non ponno (arsi sbarbare la vigilia, si possono scusa- re per troppo legittima necessità; ma que- sta ragione non autorizza il barbiere a mettere in quest'opera molto tempo. Pe- rò a Roma e in molti altri luoghi le leg- gi stabiliscono una data ora, oltre la quale non è permesso in festivo di far la barba. Questa permissione per un cer- to spazio di tempo è nel numero di quel- le, che il p. Natale Alessandro tiene per iscusobili. È vero che Giovanni XXII nel 1817, e molti concilii proibiscono e- spressamenle a'barbieri di radere lu do- menica, perchè questa in se stessa è ope- ra servile; ma per ['addietro la bai ba lun- ga era per falla maniera alla moda (come in moltissimi lo è al presente), che oou era tuesliere farsela radere per com-

UNI 43

parire decentemente tra lo genie; e ne'se- coli XI e Xll gli uomini non si facevano radere che una volta ogni «4 o i5 gior- ni, uè altro piì^ allora domandavano le leggi di civiltà. Il concilio d' Angers del 1282 inflisse la pena della scomunica a quelli che si radessero o facessero ratie- re in domenica o altra festa. Ma il canj- biamento degli usi ha di molto raddolci- to il rigore della disciplina su questo pun- to, Benché poi un servo possa radere o acconciare il suo padrone, non vi è che la necessità la quale possa scusare un bar- biere dal fare il medesimo, Termina l'an- notatore del Butler le sue osservazioni con soggiungere. Il barbiere può tutta- via conformarsi al costume de'luoghi, ove ciò è permesso, ricusar l'opera sua in caso di vero bisogno, ma che pero non si oltrepassino i discreti confini del lempo^ per lo stesso modo egli dee prendere re- gola da'consigli del suo confessore, o dal-^ la dispensa del parroco. Trovo opportii- nissimo riprodurre un piccolo brano del- la recentissima e bella pastorale del ze^ laute e dotto vescovo di Pinerolo uìg/ Lorenzo Guglielmo M/ Reualdi, il qua- le dopo aver colle gravi parole che ripor- tai nel precedente articolo, riinarcato che il secolo nostro tutto inlento all'industria e al commercio, e quasi unicamente pie- gato alla terra, perde di mira il cielo; in- di ecco come si esprime, parlando della Preghiera sommo conforto dell'uoioo, e del tributo che ne'giorni festivi il popolo olire al Sigiìoie, e della santificazione del- la festa. » È nel festivo che luUi siauiQ egualmente dinanzi a Dio in faccia agli altari, e ivi riconosciamo i duilti fra- tellanza comune; perchè ivi il ricco ed i| potente del secolo, non altrimenti che il lavoratore ed il poveretto, sentono d'es- sere tutti figli del medesimo padre, e di avere tutti le aspirazioni e le promesse della medesima eredità. Kicordutevi a- duncjue, lasciate che vel ripeta, ricordate* vi tli santificale (|uel giorno, perchè è des- so il coulrassegno che Dio ha poilu tra

44 u N I

Ini e voi nella serie delie generazioni, af- finchè sfippiale die egli solo è vostro Si- gnore. Voi che attendete alle dure friti- chedella campagna, che fecondate la ter- ja col sudore; voi che per servire alle u- inane industrie edalla maggior fortuna, -vi seppellite nelle viscere delle montagne per estrarne marmi e metalli; voi che la- Toiale da mane a sera nella povera odi- Cina e v'incurvate faticosamente sull'in- cudine e sulla sega; voi che, trasportan- do sui vostri carri enormi pesi, reggete al freddo rigoroso, alle tarde notti, alle in- temperie d' ogni maniera; voi che per 6 giorni continui vegliale lunghe ore al te- laio, al naspo, al torcitoio, nlla spola, e respirale la nauseosa aria delle stanze de- stinale al lavoro; voi che uscite col mat- tino primissimo dal vostro abituro e non vi ritornale che a tarda notte, e talvolta non cV tornate neppure per la distanza del luogo e pel lavoro da compiere, sap- piate che dopo 6 giorni di fatica e di pe- na, Iddio ha comandalo che abbiale un giorno di riposo per vivere a lui ed alla vostra famiglia. Vuoleche voi pure, iqua- li siete suoi (igli egualmente che i dovizio- si e i f)rlunati del secolo, proviate nel ri- poso di quel giorno le dolcezze della vo- stra casa e della religione: che accorria- te a questa e ne frequentiate i consolan- ti misteri per acquistar nuovo coraggio a compiere esattamente i doveri del vostro sialo; adJnchè, compiendoli per amore di Dio e con fedeltà alla sua legge, ne abbia- te poi la desiderata mercede nella imnjor- talilà che ci attende. Vuole che il gior- no di festa sia giorno di santa allegrezza tra'domestici alfelli, che vi adoperiate in esso a rafforzare sempre più co'vostri ca- j i i viucoli di affetto, mettendo tine ad o- gni dissapore che mai fosse, manifestan- do la vostra tenera dilezione a'figli, pro- movendo in essi la rispettosa soggezione, cose tutte che mantengono vivo lo spiri- to di famiglia, e rendono beate le case a qualunque ordine appartengano, facen- do sì che quelle de'poverelli non abbia -

UN [ no nulla ad Invidiare a quelle de* ricchi". Nel 1823 a Pio VII successe Leone XII, il quale credeva indispensabile di ripri- stinare, massime in Roma, l'università ar- tistiche, ch'egli avea nelle sue nunziatu- re di Colonia e al tratto del Reno ammi- rate anche io Germania nelle maestran- ze, e riteneva prudenti e vantaggiose isti- tuzioni , perchè in quella regione si ri- sguardavanocome l'occhio eil braccio del governo, per condurre e mantenere i po- poli nell'abitudine dell'industria morale della religione. Di questi vantaggi per- suaso Gregorio XVI favori la riprislina- zione delle università artistiche, e vi co- stituì quelle corporazioni che lo brama- rono; inoltre provvedendo all' abuso di aprire pubbliche spezierie o farmacie in Roma e nello slato papale, onde impedi- re col soverchio numero funeste conse- guenze alla pubblica salute; perchè se in ogni ramo d'industria la libertà di com- mercio è di stimolo e impulso a facilita- re le contrattazioni, ed a procurare l'u- tile reciproco de'consumatori e possiden- ti, in fallo di medicinali tal cosa è nocc- volissima.Egli curò alacremente l'abbon- danza, reprimendo l'eccesso de'prezzi de* commestibili, per quanto il potè secon-^ do le leggi vigenti; ma volle che il pane si spacciasse buono e a prezzi discreti. Se- gretamente faceva comprare un pane per quasi tutti i forni; lo pesava da se, lo as- saggiava , richiamando al dovere chi ne alterava il prezzo, la qualità, il peso. Da se medesimo vegliava con sagace previ- denza a rimuovere la penuria de'cereali, tiattando egli stesso con paterno amore co'principali agricoltori e mercanti di es- si. Istituì in Roma la camera di commer- ciOj ed essendo essa uno òt Tribunali di Roma, in quell'articolo ne riparlai, e del- le altre camere di commercio dello stato; de' filliti dolosi ragionai a Mercante^ a

o

Schiavo , e parlando degli statuii muni- cipali, per le pene infamanti da essi in- flitte. Fu benemerito degli artieri e altri del popolo, con approvare le ricordate

U iN I casse di risparmio; protesse le nianiftillu* redanneggiJile dalle macchine; ed a van- taggio de'giovanelti artisti favorì \e Scuo- le dì Fonia (F.) notturne e di altrove. Appena il regnante Papa Pio IX fu e- levato al pontificato beneficò l'universi- tà degli ebrei , sospese e poi soppresse il vassallaggio e Tributo che rendeva a\ Se- nato Romano {/''.). Nel 1847 organiz- zando il consiglio e Senato di Roma (/^.), vi ammise pure i professori d'arti libera- li, i banchieri, i negozianti, i mercanti a- scritti alla camera di commercio, i capi d'arti e mestieri non ignobili. Notai nel voi. LUI, p. 229, cheper l'equilibriodel- le rendite colle spese delio stato e per far fronte alle conseguenze degli ultimi deplorabili avvenimenti politici, ivi nar- rati, dal ministro delle finanze, ministe- ro che poi tornò a fungersi dal Tesorie- re, nell'ottobre i85o fu imposta una tas- sa sull'esercizio delle professioni, arti, me- stieri e industria, poi modificata. Riferi- sce il Giornale Roma de' 4 ollobre i85r.»* Che il Papa vegliando indefessa- mente al miglior essere di tulli i suoi sud- diti ha di recente (a'6 giugno i85o) ri- volto le speciali paterne sue cure ad una delle pili estese classi de'medesimi, eh' è quella di coloro i quali professano le va- rie arti e mestieri in questa dominante. Nell'intendimento di stabilire tra di loro un'intima unione che presti dell'incom- parabili garanzie ad ottenerne il conse- guimento dell'interesse religioso e indu- striale, Sua Santità si è degnala commet- tere ad una particolare congregazione la proposta di quelle provvideiize,che pren- dendo l'uomo per il duplice interesse del- la vita spirituale e della vita materiale, valgano a rannodare cou più stretti vìn- coli, sotto l'autorità della Chiesa, che so- lo può retiderle veramente utili e profi- cue alla società, lecorporazioni industria- li e le confraternite religiose. Mentre la congregazione si occupa con ogni alacri- tà nella discussione e nello sviluppo del- l'allklatole incarico^ Sua Beatitudine ha

U N l 45

voluto dare una pubblica e non dubbio te- stimonianza della cleuientissima sua pro- pensione a concedere a'coi pi diarteenie- stieri di Rou)a una così benefica istituzio- ne". La delta congregazione si compose de'cardinaliMaltei, Patrizi e Marini, con mg.' Vitelleschi per segretario, a' quali nell'ottobre 1 85 1 fu aggiunto il principe d. Marc' Antonio Borghese come magi- strato romano. Indi il Pontefice Pio IX a'j4 maggio 1 852 emanò il seguente ana- logo moto-proprio. « I gravissimi muta- menti, che rispello all'esercizio delle arti industriali s'introducevano nel commer- cio sul declinare del passalo secolo , ed alcuni riprovevoli abusi che nella liujga serie de' secoli si erano sventurata<neiile insinuati nelle associazioni ed universi- tà, in cui si raccoglievano i coQ)mercian- ti e gli artieri di questa nostra metropo- li, indussero l'animo di Pio VII , nostro antecessore di gloriosa ricordanza, a pri- vare l'università medesime dique'molti privilegi, de'quali si erano fino allora av- vantaggiale. E per quanto l'ullimode'tre motupropri a ciò relativi sembri esser dettato con qualche rigore, non discono- sce tuttavia le virlìi e le opere meravi- gliose, che per interi secoli la pindeiilis- sima istituzione di tali università aveva prodotte a beneficio dell' intera società cristiana; mollo meno intende ad af- fievolire lo spirito di carità evangelica, da cui traevano tutta la loro vitalità; a sminuire in alcuna guisa gli aiuti e fa- vori spirituali di cui verso loro in ogni tempo erano stati larghissimi i noslri pre- decessori. Se non che per somma sven- tura accadeva, che mentre alle universi- tà de* commercianti ed artieri venivanti meno co'privilegi i materiali interessi, si rinnovavano ne'noslri slati quelle deplo- rabili vicende, che oltremodo contribui- rono al raffreddamento della pietà e ul rilassamento de^coslnmi delle nostre po- polazioni. L'antica alacrità delle associa- zioni del commercio e delle arti non sen- tiva più lo sliiuolu dulie utilità economi-

46 UNI

che, ne gli eccilanienli dello zelo sacer* clolole,n)ercecliè la parie più nobile e più elella del noslrn clero era stala traila in esilio, talché anche perciò che spelta agli esercizi di pietà, alcune delle università interamente si disciolsero; ed alcune che rimasero, non presenlavano che una hmguida eflìgie di quella operosità ed ef- ficacia, con che prima adempivano a'io- ro uffizi. Le sciagure, che quinci ne de- rivarono agl*individui,alle fawiglie,e per necessaria conseguenza a lulla la cristia- na società, sono sugli occhi di ognuno nel- la Irascuranza, in cui lanle classi di com- mercianti e di artieri vivono delle pra* tiche religiose; e nella facilità, con cui si abbandonano alla dissolutezza ed alla in- lemperanza. La ragione de' tempi e del- le attuali legislazioni ci vieta assoluta- mente il volgerei nostri pensieri al rista- bilimento degli antichi sistemi di privile- gio in favore di qualche classe de' com- niercianli ed artisti; ma per altra parte la sollecitudine del nostro apostolico mi- nistero imponendoci il sagro dovere di procacciare ne'raigliori modi il vero be- ne delle anime de'nostri sudditi, senza di- menticare perciò i domestici loro interes- si, esige da noi un salutare provvedimen- to, il quale richiami la spensieratezza, in cui molti vivono, ad una cura più atten- ta singolarmente degl'interessi loro spi- rituali. Ond'è che ponderali seriamente i consigli a noi proposti da una congre- gazione di Cardinali di S. B. C, e di al- tri distinti personaggi, a tal particolaie oggetto da noi eletta, di nostro molo pro- prio, certa scienza, e colla pienezza della nostra autorità abbiamo creduto di or- dinare quanto segue. Art. i . È autorizza- ta in Roma la ricostituzione delle Uni- versità e Corporazioni che vennero sop- presse ed abolite colle cedole di molo- proprio della sa. me. del nostro predeces- sore Pio VII, in data 3 settembre 1800, 1 1 marzo ei6 dicembre 1801. Art. 2. Sa- rà quindi libero a coloro, che esercitano uu qualunque siasi ramo di coaimercio,

UN I cuna qualsiasi cla8<;e di arte, il costituir- si in Università, e sarà in pieno arbitrio de'rispettivi commercianti ed artisti l'a- scrivervisi in qualunque tempo; salvo quanto si prescrive nel successivo artico^ lo ottavo, e salvo le disposizioni, che po- tessero stabilirsi nella compilazione de* rispettivi statuti, di cui alTarticolo nono^ Art. 3. Non si appone alcun limite di tempo, odi numero a coloro, che così vor- ranno costituirsi, od ascriversi, purché vi rimanga inalterabile l'unità dell'interes- se e della classe. Art. 4* Riconoscendosi di somma utilità, che li garzoni ed ap- prendisti di un' arte siano uniti ed asso- ciali a' maestri e capi dell'arte istessa, a- Tranno i medesimi diritto ad essere am- messi aH'universilàde'rispeltivi loro mae- stri e capi, con quelle regole e gradua- zioni, che verrannodelerminate dogli sta- tuti, restando a loro inibito di costituire una propria distinta università. Art. 5. La competente superioreautorità sulla ri- spettiva domanda di un numero sulìi- ciente per legge a formare collegio in cia- scuna classe di commercianti ed artieri, potrà dichiarare costituita la relativa u- niversità; semprechè sia dimostrato, che questa sarà per avere una chiesa od o- ratorio , ove i componenti la medesima dovranno adunarsi per le pratiche di re- ligione, ed una rendita congrua , o una dotazione per la conservazione della chie- sa od oratorio, e per la decenza del sa- gro suo culto. Art. 6. La dotazione, che richiedesi da ciascuna classe di commer- cianti od artieri, onde erigersi in univer- sità, dovrà essere slabile e sicura; talché la si dovrà comprovare con la previa e- sistenza della proprietà in fondi , o capi- tali fruttiferi. Le mensili od annuali con- tribuzioni, e le tasse 0 multe da impor- si nelle debite forme, non vi saranno cal- colale , se non a titolo d' aumento della dotazione. Art. 7. Le università non pò- Iranno mai invocare il diritto della ma- no regia per la esigenza delle suddette tasse o multe. Art. 8. Perchè poi alca-

U NM ne professioni civili toccano troppo da vi- cino la salute, la fetle e la sicurezza pub- blica, perciò a coloro the l'esercitano, al- lorché saranno costilnite in università, verrà limitato l'arbilrio tli non apparte- nervi, anzi per i diritti, di cui godono a ragione delle professioni medesime, po- tranno essere obbligati ad associarvisi. Art. g. Ciascuna corporazione colla sua legittima congregazione segreta compile- rà nel termine di un anno dalla sua re- golare costituzione il proprio statuto, la cui sanzione apparterrà esclusivamente oiruulorilà superiore. Art. io. Sarà isti- tuita un'apposita congregazione da rico- noscersi dal governo (e venne effettiva- mente nominata a'26 del seguente giu- gno); e la medesima avrà la suprema tu- tela di tutte r università, che progressi- vamente si verranno erigendo, ed eser- citerà questa tutela con (jue'regolamen- ii, che le saran da noi prescritti. Art.i r. La congregazione predelta sarà compo- sta del cardinal Vicario di Roma come presidente, del prelato delegato di Ron»a e Comarca col titolo di vice-presidente (essendo vacante la carica, fu invece no- minato il cardinal presidente di Roma e Comarca), del Senatore, e di uno de'Con- serva tori /?/o tempore [^veso dalla 2.' clas- se, e da scegliersi dalle singole Corpora- zioni ; a* quali tutti si aggiungerà colla qualifica di segretario un consigliere mu- nicipale proposto dal Senatore anzidetto connnnuenzadel cardinal presidente.Art. 12. Ogni università potrà implorare da noi di essere presieduta da un cardinale col titolo di protettore; ed avrà in pari tempo a capo col nome di primicerio un ecclesiastico eletto dall'adunanza genera- le ne'modi da determinarsi dagli statuti; in guisa però, che il capo slesso dovrà in ogni caso essere approvalo dal cardinale Vicario presidente della congregazione summenzionata. Art.i3. Riguardo poi a quelle universilà.le quali non furono com- prese nell'abolizione dai sopraccennali molu propri, non si farà innovazione al-

UNT

47

cuna ìnsino a tanto che non venga sta- bilito altrimenti. A (jnedi richiantare le classi de' commercianti e degli artieri ad un verace e solido ben essere, abbiamo stimalo di ravvicinarle con queste prov- videnze a quella unione fraterna e a quel- le pratiche, che valsero per tanti secoli a contenerle nella religiosità e nella tem- peranza cristiana. Abbiamo ferma fidu- cia nella bontà infinita di Dio onnipoten- te, nella materna carità di Maria ss. e nella incessante assistenza de'Principi de- gli A postoli, che vogliano benedire ed am- pliare questa nostra santa riedificazione, movendo eflìcacemente gli animi di co- loro, a cui prò la indirizziamo, a giovar- sene a santificazione delle loro animejla quale, ne siam ben sicuri, ridonderà me- ravigliosamente non pure al migliore an- damento de'temporali loro interessi, ma eziandio alla maggiore prosperità di que- sta nostra metropoli, ec".

Nel susseg[uente luglio la Civiltà Crt/- ro/rc^, serici.'', t. IO, p. 224 e 368, pub- blicò il bellissimoe gravearticolo: / Cor- pi d'arte eie associazioni moderne d'o- perai. Giovandomi riferirne qualche bra- no, dirò che cominciano gl'illuslri e dot- li scrittori e compilatori della medesima, benemeriti della società, opportunamen- te dal ricordare. « Da quel d'i che sdegno- si e dolenti per lo strazio della Chiesa e per le piaghe della società, volgemmo ad un'impresa aflàtto nuova per noi questa penna, the avevam temprata da giovani per tull'altre battaglie che di pubblicisti e giornalisti (dirò io: trionfaste e trion- fale. Avanti! La Religione, e la Società umana, principalmente la saggia, sempre più ne risentirà gl'immensi vantaggi, con incremento d'eterna gratiludine. Voi vi adoperale, colla solidità de'principii che proclamate, a ridestate o confermare un tipo di mente uniformemente cattolico nella soluzione di tutti i problemi sociali. A Ila fin fine,tutto quanto il di voi con mi- rabile sapienza ed eroico coraggio opera- to, ha per precipuo scopo la divisa che vi è

48 UNI

propria, e lo è pure mia^ecliesi compen- dia nelle auree e santissime parole: Ad Majoreni Dei Gloriami), non cessam- mo di ripetere alla periglianle nostra pa- tria, che i veri suoi pericoli erano ben di- Tersi da ciò chea prima vista compari- vano. Italiani, dicemmo , aprile gli oc- chi ! Que furbi ipocriti che demoliscono l'antico edifizio di Aristocrazia e diChiC' sa per fabbricarne uno nuovo, mirano a UUC altro che a cangiare V ordine materia- le delle istituzioni sociali j delle cjuali si chiamerebbero pienamente soddisfatti, se potessero signoreggiarvi a loro talento sottentrando a' Grandi perimpossessar' si di vostre ricchezze, sotlentrando alla Chiesa per tiranneggiare i vostri intellet- ti. Essi gridano sovrano il popolo^ per- che comprendono d'aver buono in mano per diventar popolo essi soli: gridano suf- fragio universa le, perchè cogl'intrighi de mestatori e coli' organismo del loro par- tito sono certi di dominare le elezioni e di avere deputati a loro scelta: gridano libera la Slampa (V.) ... gridano libertà d'istruzione ... per stabilire il principio u- niversale che tocca al popolo di coman- dare.,. Infine non gli ordini j ma voglio- no cangiar le persone e iprincipii;leper' sone per soddisfar la propria ambizione e cupidigia; i principii per assicurare il trionfo dell' empietà. Per sotientrare a chi governa straziano gli ordinamenti pò- litici j per distruggere la religione gli or- dinamenti ecclesiastici^*. Sebbene la Ci- viltà da 3 anni non cessava di ripeterlo in lutti i toni, pure non sortì una voce, che al suo alto e fianco linguaggio oppo- nesse una leale e robusta coniutazioue. Solo mentite, contumelie e calunnie non si fecero desiderare. Questo eterno silen- zio intorno a fede e religione di chi di- fende le moderne costituzioni, benché ar- gomento negativo, è però di tal forza da convincere ogni assennalo della verità delle asserzioni della Civiltà medesima. Ciò non ostante essa non ommetle al- l' opportuiiilà di ribadirne le prove, ia

U i\ I questo essendo la somma de'suoi interes- si, cioè quello della religione. Ed una dt queste prove la rilevò nella surriferita di- sposizione con cui il sommo Pontefice ri- chiama a vita novella le Università, os- sia i Corpi de^ commercianti ed artieri^ istituzione del medio evo, la quale formò il tema obbligato di mille declamazioni pe'pubblicisti ed economisti alla moderna, finché temettero in esse le influenze del cristianesimo: ma che da loro stessi vie- ne risuscitata oggidì con uua quasi ma- nia da frenetici sotto il nome di Associa^ zione di operai (ossia il germe della ve- ra democrazia in Piemonte), da che spe- rano d'averla sottratta all'influenze del- la religione, fatta i .^gradino al tempio del Socialismo, sentendosi col favore de'clubs organizzatori e de'giornali corrompitori, fermi in arcione da maneggiare a loro talento quell* indomita belva , eh' é una plebe irreligiosa. Indi la Civiltà svilup- pa 3 importantissime riflessioni: lai.^sui motivi apparenti della guerra distruggi- trice che fu mossa a tutte le antiche u- niversilà e corporazioni artistiche, onde r energico marchese di Valdegamas la rinfacciò a' ministri costituzionali; la 2/ sulla natura irresistibile che produsse sot- to forma religiosa e riproduce oggi sot- to forma liberale quelle istituzioni; la 3.* sull'importanza di nuovamente cristia- neggiarle. Ognun sa quali furono gli ar- gomenti con cui vennero abolite le asso- ciazioni artistiche, che sotto l'ispirazio- ni religiose congiunsero io un corpo nel medio evo tutti gli artefici d'una profes- sione medesima. « Noi potremmo com- pendiarli in due formole contrarie, che i sofisti maneggiavano colla soHta loro ipo- crisia in due sensi opposti, secondo i di- versi partiti di cui, piaggiandoli, voleano accattarsi i suffragi. I corpi d'arte, dìcea- no a'gabinetti gelosi d'una autorità di- spotica, i corpi d'arie che di tutti gli o- perai d' una medesima professione for- mano quasi un battaglione, oppongono a ministri una forza compatta e popò-

UN I lare, che troppo rieice perìcolo'!^ al hno^ ordine (e volenno dire a qneirordine che iiiisce non dall'eterna giti-;tizi;», ma dal- l'arbitrario volere e interesse d'un gover- nante). Abolite dunque le pericolose cor- /;orrt2/o^j7.Voleano all'opposto aggraduir- si le moltitudini? Eccoli volgersi agli ap- prendilori, a' fattorini, a'guasfamestieri d'ogni OQaniera, agli ambiziosi volgari e interessali, insomma a tutti coloro di cui speravano stuzzicare il bisogno e le pas- sioni. Fedele , diceano , qital tirannia! Quattro messeri imbarbogiti vogliono far- la da sopraciò a tutti i loro compagni di arte e tenerli in tutela ! E ognun di voi che potrebbe y lavorando sopra di se^ crescere in istato, migliorare la sua in- dustria, primeggiar coli* ingegno e dive- ni re in breve il primo artista della cit- tà, viene impastoiato da'barbassori del- Varte con mille formalità, che gli tarpa- no le ali alV onore non nitno che al gua- dagno. Abbasso dunque le corporazio- ni". Così parlavano costoro un doppio linguaggio per condurre ad un fine me- desimo i due parlili opposti^ e tale con- tegno basta per convincersi che Ttmo l'altro de' molivi allegati era la vera causa della guerra bandita contro le isli- luzioni delle arti, con eguale accanimen- to da due partiti contrari. I quali , se si dovessero combatterne gli argomenti, al- tro non si avrebbe a fare, se non rispon- dere a ciascuno de'due colle ragioni del silo contrario. Basti però l'osservare, che siccome ogni consorzio secondario nella pubblica associazione ha necessariamen- te due rispetti, uno agl'individui che dee rollegare, l'altro alla società cui dee su- bordinarsi; chiunque vuole straziare simi- li isliluzioni,allorchè procedono nella ret- ta loro via intermedia , trova aperto il campo all'invettive, tracambiando la su- bordinazione in ischiavitù agli occhi del- la moltitudine, e l'unione in cospirazione agli occhi del governante. Ma chiunque voglia combattere gli argomenti, non a- vrà che a ricordare a'declumutori gl'in- VCL, ixxxiv.

UNI 4j

convenienti che nascono dal Irasandare alliitlo quello de'due principii ch'essi pre- tendono escludere. Così, per ca «io n d'e- sempio, qtiando lo Scialoia, I prìncipii dell' Economia sociale, combattendo le Corporazioni e le Delegazioni de mestie- ri, dice ch'erano capricciose, e che l'uà mo sotto tali istituzioni dir non poteva: io lavorerò e sosterrò la vita; che la clas- se degli operai dovea giacere nelV oppres- sione,l'ingegno temea dimostrar si,il mae- stro s'ingelosiva ... La condanna ad un e- terno noviziato era il premio della vera a- bilità. Quando si leggono quelle disorbi- tanze, è facile il rispondere, che se talvolta accadevano questi abusi, essi erano certa- mente colpevoli edoveanocorreggersi:ma la correzione adoperata dagli economisti di sopprimere i corpi delleartifa come la cura di quel chirurgo, che per guarire il dolor di capo tagliava il collo. La soppres- sione totale fece che gli artigiani prima perdessero l'importanza politica e perfi- no ci vile, cadendo veramente nell'oppres- sione tutta la classe, perchè gl'individui spicciolali si erano sottraiti alla subordi- nazione. Poi irritati da quell'oppressione, si riscossero tornando ad associarsi con quello spirito di insubordinazione e di \endetta, che oggi ancora scompiglia la società e atterrisce i governi. » Finché la società e i suoi consorzi saranno conipo- sii, come gl'individui , della povera no- stra creta adamitica, sempre ci troveremo esposti nella società all'oppressione di chi comanda per passione : nell' isolamento all'oppressione di chi abusa la prevalen- za delle forze ; gli associali avranno a le mere un superiore prepolente, i dissocia- li paventeranno la debolezza delT uomo isolato. Avvezziamoci dun([ne a Irasanda- re con disprezzo la ridicola obbiezione de- gli abusi , con cui vengono coinbatlule certe isliluzioni du'furbi e dagli stolti; e per determinare nella presente materia i nostri giudizi , esaminiamo piuttosto quali fondamenti essi abbiano in niiturn, e qual rimedio la natura slessa suggerì-

4

5o UNI

scecontrogliabusi vituperali. A ben coni prendere la base naturale di queste co- stumanze di professioni, basta ricordarsi )a vera base naturale della società. La vera, io diro, perchè se volessimo ricor- rere a que' sogni, a quelle idee astratte, a (\ue\\e finzioni di giiirecon cui certi pub- blicisti hanno mutato in romanzo tutta la scienza sociale, correremo rischio, o di sfumare fra le nebl)ie della Idea, o di in- catenarci nella /^^^///à tirannica di chi non conosce doveri , se non siano scritti nel codice. Camminiamo dunque alla buona nel mondo reale, guidati solo da quel senso comune di giustizia e di bene- volenza che il cristianesimo ha chiamato dovere di carità, sublimandolo ad ordine soprannaturale. Presupposto questo do- vere fra uomo e uomo, ognun vede che quando molti uomini s'inducono, per qualsivoglia loro bisogno o dovere o in- clinazione o capriccio, ad usare insieme famigliarmente, sono obbligati ad un mu- tuo ricambio di sussidii e di buoni ufìl- zi. Perlocchè se tutti gli artieri d'una cit- tà sì trovano naturalmente in couìunica- zioni più frequenti fra loro, che non co- gli altri loro concittadini, essi contrarran- no naturalmente il debito di scambievol- mente beneficarsi, non già perchè si ob- bligano con una convenzione, ma perché sono obbligati dalla natura ad amarsi. Questi abbisogna di un consiglio, quell'al- tro d'uno strumento: certi comodiabbou- dano per l'uno, che mancanti all'altro, vengono da esso con)pensati con maggior abilità; e l'abilità di questo potrà giova- re al primo, come l'abbondanza del pri- mo all'abilità del secondo. Si trova insom- ma fra gli artisti^ come in tutto il resto del genere umano, quella naturale disu- guaglianza sì bestemmiata da'//Ve//^/0/7 alla moda, mediante la quale la Provvi- denza volle stringere in unica famiglia tutto il genere umano con intreccio irre- sistibile di bisogni e di benefizi^E in questa disuguaglianza chi è che per parte di Dio e della natura introduce l'ai-monìa del-

UN I le proporzioni? Giustizia e benevolenza, ossia carità: e i molti che si ricambiano in tal guisa sussidii e conforti si trovano bensì associati dal fatto, ma vengono re- golati dalle leggi diquesti princìpii socia- li. Le teste leggiere e superficiali non in- tesero la differenza tra il fatto materiale che produce associazione, e la legge na- turale che la guida; e peiò ci dissero con prosopopea da cattedratico, che la società risulta con tutte le sue leggi dalla libera \ olontà degli uomini,togliendo in tal gui- sa alla Provvidenza creatrice il merito della più insigne fra le opere da lei crea- le. Ma fra le maglie di quel soave e mi- rabile intreccio di bisogni e di carità che abbìaraodescritto,si è traforato per {sven- tura nostra il tossico misterioso, senza di cui tutta la natura diventerebbe un mi- stero, e ammesso il quale, tutti se ne di- sciolgono gli enigmi. E l'effetto che quel- lo produce nella società è di allentarne i legami, d'inlrodurvi ranlagonismo;qnel- l'antagonismo appunto che sotto nome di concorrenza viene promosso dagli ammo- dernalori, i quali se ne ripromettono i fio- rì di ogni virtii, e i frutti d'un transric- chimeulo senza termine ... Noi vorrem- mo qui metter sott'occhio a'nostri lettori un quadro di quelle ammirabili istituzio- ni, per le quali ogni professione di arte e di commercio veniva in certa guisa ridot- ta ad esser quasi una famiglia patriarca- le, nella quale patriarca supremo era un ministro del Dio di pace e di carità , a cui tutti si aprivano i cuori de' maggio- renti: questi poi, pervenuti già a formar- si un capitale di riputazione, di capaci- tà,di stromenti e di pecunia, teneauo sol* to di se, come figli, tutti gli apprendito- l'i, addestrandoti insieme, e alla perizia nell'arte, e all'onoratezza nell'esercitarla. Non conosciamo in Italia infelicemente altro esempio superstite d' associazioni d'arti e della loro utilità, che quelle dei Facchini o portatori detti la Carovana nel porto-franco di Genova; giacché l'al- tra ile Carnali di città venne sciolta pò-

UN f chi anni prima delie riforme a'tem pi <1el goveioalore Paolucci. Quella corpoi azio- ne è composta tutta di beiga maschi, iio- miiìi robusti, benfatti, gi'andi e massicci, i quali sotto i loro capi haimo statuti e consuetudini savissime. Ve fra loro un corpo d'anziani che vigila intorno alla morigeratezza e fedeltà di ciascuno; di guisa che in Genova i facchini di Carova- na sono stimati per gente onesta, di buo- ni costumi e tanto leale, che tutta la po- polazione si serve di loro per gli ogget- ti di porto-franco, benché preziosi, sen- za scorta di commessi di negozio o d'al- tra persona fidata, e non c'è dubbio che ninno involi il minimo oggetto. Costoro hanno le casse di risparmio per quando i garzoni pigliano moglie e mettono su casa. Hanno case di mutuo soccorso pei vecchi, per gì* infermi , per le vedove e per gli orfani. Hanno le doti per le fan- ciulle , i fondi per le funzioni della loro congregazione; per le messe de'cappella- ui, pe'parati sagri, per le cere pe' fune- rali de'consorti. In quelle Carovane non v' è alcun membro mendicante : hanno perfino i fondi per le medicine, pe' me- dici, pe* chirurghi ec. ec. E la congiun- zione fra di loro è si stretta e si onesta, da non potersi credere chi non sappia quanto possa nel popolo amor di religio- ne e di comunanza. Tentati a discioglier- la con promessa di 70 franchia lesta per ogni mese, ricusarono; e ci viene detto che ne anco uno solo ve n'ebbe, il quale prendesse parte ne'tumulti popolari del 184B-49 ••• Ecco cosa erano le consorte- rie dell'arti del medio evo: sempre avvi- vatedalla religione e sostenute dalla pru- denza, dal zelo, dall'esperienza degli an- ziani, i quali si eleggevano ogni anno, od ogni 3 anni, secondo gli statuti fondamen- tali di ciascuna. Genova u*era copiosis- sima, ed é forse la città ove più s'è con- servato lo spirito di associazione, che du qualche anno in qua si cerca di spegne- rea(ratto,odi trasmutare in mazzinismo. Dicano pure i vituperatori del medioevo

UNI 5i

che hanno affrancalo da questa tutela i moderni operai; noi risponderemo fran- camente, che mentre vanno liberi dalla tutela, vanno anche orbi de' conforti e dell'educazione; e che se ogni tutela fos- se un peso da scuotere d'in sulle spalle, il loro zelo avrebbe in che esercitarsi af- francando i figli tutti dalla tutela pater- na. Che se non si credono obbligati di combattere ancor questa , perchè è un gran bene pe'fìgli, benché non manchino talora de' padri che abusano ontosamen- te de'dir itti accordati loro da natura, nep- pur dovrebbero vantarsi d'aver distrut- ta queir altra , poiché gran bene poteva essere pe' giovani artieri l'indirizzo e la protezione degli anziani, benché non man- casse tra questi talora la prepotenza di qualche orgoglio indomito, o la gelosia di mestiere. Certamente anche questo do- vea emendarsi polendo; ma l'averlo e- mendato coli'abolire l'istituzione, ha la- sciato un vuoto immenso nella società, non solo sbrigliando indomite quelle tur- be di artieri affamati che vendono le lo- ro braccia ad ogni rivoltura politica, ad ogni tentativo settario; ma rendendo ne- cessarie pe' garzoni onesti e tranquilli queir altre istituzioni sussidiarie che oc- corrono oggidì ai'iempire la lacuna. Una Società erasi formata a Parigi per dar la- voro agli artieri a sciopro; molte altre sotto il nome di Associazioni di lavoro hanno dato il comodo di paghe non me- ritate ad artieri oziosi: le scuole nottur- ne sono destinate a supplire in gran par- te quell'educazione che gli artieri avreb- bero dovuto ricevere nel consorzio dei propri colleghi; il governo di Francia ha dovuto adoperarsi ad anticipare capitali che hanno dato quel frutto che ognuno ben conosce. In Parigi certi operai che lavoravano per associazione istituita dal governo in forza del preleso diritto al la- voro, piantò in mezzo alla comitiva un palo,e vi adissero un cartellone colle pa- role : Dritto al lavoro, /'ergogna a chi sudai La slessa carità che obbligava gli

52

U N I

anziani a istruire, proteggere, provvede- re i loro falloriiìi, obbligava parimenti tulli i membri dell'associazione iniilua- n»enle a proporzione de' bisogni; e pro- duceva l'effetto di quelle Casse di rispar- mio, ò'ìque' Monti vedovili, di quelle as- sociazioni di mutuo soccorso , di quelle Società assicuratrici, che oggi ne hanno preso il luogo, facendo l'uomo, secondo il solilo, con mezzi molteplici e col con- trasto ed attrito di esterni ordigni , ciò che la natura e la religione facevano col- la soavità dell'interna ispirazione. Sotto quest'impulso religioso le congreghe di operai dopo averli formali nella gioven- tù, ne mantenevarto lo spirito di occu- pazione, di onestà, di concordia, e prov- vedevano alle disdette della fortuna, al uiancamento de) lavoro, al travaglio del- l'infermità, alla sepoltura de'trapassnli, alla penuria della vedova e del pupillo. Non basta: costituito un corpo d'operai in quella unità che rende solidarii tutti i membri, come negl'interessi così ne'do- Teri, nascea nel corpo intero l'obbligo di assicurare agli esterni un esatto servigio per parte della comunanza induslre; ed anche a questo provvedea l* università dell'arte cogli esami, a cui costringea chi volesse esibire V opera sua a vantaggio del pubblico. ..Da* tre vantaggi finora spie- gali delle istituzioni del medio evo, edu- cazione de'giovani artieri, sussidio agli a- dulli, sincerità delle merci e de'Iavori, il tutto assicuralo dalla solidarietà sociale di quanti professavano rarte,nascea spon» taneamente quell'influenza civile e talo- ra anche politica che appartiene naturai* mente ad ogni parte organica della socie- tà. Finché r Uomo (F.) è isolalo, egli è nullo, benché posto in alto stalo : Homo unus, Homus nullus, dice 1' antico pro- verbio. E se questo é verissimo anche de- gli allo locali, quanto più di quel Povero (/ .) che suda il suo tozzo alla giornata ! Ma tosto che ogni cittadino mira in un artiere non il soggetto isolalo, ma la par- ie di una numerosa associazione dirama-

U NI ta In ogni angolo della città, e come di- pendente per bisogni e doveri, così in- fluente per servigi e diritti; allora anche l'artigiano più bas'^o partecipa socialmen- te le influenze delle consorterie, ed ognun sa che come questa sta pagalrice del ret- to operaie di lui, così è pronta a farse- ne difenditrice. Quanto é dunque ciascu- no più rispettivo verso il membro di si numerosa famiglia! Non è quindi a me- ravigliare che i presidenti o consoli del- le arti ancor più triviali, abbiano avuto parte bene spesso ne'corpi municipali, ed ottenuta così quell'influenza in favore del- l' arte propria, che tanto giova a nobili- tarla, così presso i propri cultori , come presso il pubblico. E per fermo ben al- tra protezione ella è questa conseguila per mezzo di chi professa egli stesso quel- l'arte, nella città nìedesima ov'ella agita, ben conoscendoli, lutti i propri interessi, al cospetto de'concittadini da'quali l'esi- to ne dipende; ben altra prolezione io di- co, di quelle che a' setaiuoli , per es., a' coltivatori, a'fabbri, a'pescalori ec. verrà procacciala nel parlamento centrale da un deputato medico od avvocato che nul- la conosce di quelle arti, nulla della città, nulla de'cittadini; ma parla di quegl'inle- ressi, come noi parleremmo di quelli del Mariland e del Connecticut. Dal che na- scea la riverenza , la fiducia amorevole, onde venivano ripagali dalla loro mede- sima consorteria questi protettori confra- telli: la cui modesta ambizione, paga di primeggiare in tal guisa fra'suoi, non co- noscea per conseguenza quella smania di uscire dal suo grado e dal suo paese, ove primeggiava, per gire cercando ventura colà ove ultimo fra' grandi sarebbe non curalo o spregialo. Ciò non ostante non mancarono esempi, allorché i municipii aveano un'esistenza loro propria e non e- rano slromenti passivi di un centralismo sbrigliato; non mancarono, dico, esempi di alle influenze politiche esercitate dai capi d'arti e di commercio, come ne fan- no fede la lega Anseatica, le alleanze che

UNI

molte olila de'Paesi Bassi contrassero con princìpi legnatili, e i negoziati politici del municipio di Barcellona ricordati dal Bai- Dies sulla fede del Capmany da lui cita- tu neir ultima nota della sua opera sul Prolestantesiino paragonato col CalloU- cismo, per non dir nulla delle repubbli- che d'Italia e di Svizzera, notissime a tut- ti pel patriarcale governo d'artigiani e mercanti. Le cronache di Malaspini, dei Villani, di Gino da Pistoia ci l'anno ve- dere di continuo l'importanza che avea- 110 l'arti maggiori e le minori ne'negozi del Comune, e come compartiti per Gori- faloiii uscivano alle battaglie, e primeg- giavano nelle feste popolari. Ecco a qual ingrandimento venivano recate natural- mente le arti da quella carità cattolica che, come impone il dovere, così infonde lo spirito di operosa ed onesta associazio- ne. Que' predicatori filantropici che ne' tri vii e nelle bettole vanno scaldando sot- to i cenci l'orso»lio del cittadino col seri- o o

tiinenlo della propria d'/g^^/V^, riusciran- no essi mai a nobilitare le infime profes- sioni con unioni cordiali e bene ar- monizzate col rimanente della società, co- me faceva la religione del fabbro di Na- zareth, predicando agl'infimi riverenza e ubbidienza,a'supremi umiltà ed amore?'* La Civdlà Cattolica dopo avere ragio- nato intorno alla natura, all'indole e a- gli effetti delle Corporazioni e Universi- tà artistiche^ di artieri e di commercian- ti, passa a parlare del già riportato motu- proprio del Papa Pio IX, pel quale le di- scorse istituzioni devono risorgere in Ro- ma sotto quelle forme religiose che lor dierono il nascimento, e sotto la direzione d'un ministro del Vangelo, per cui spe- ra e si ripromette un qualche frutto di sua trattazione; nel considerare le uni ver- 4«ità e corporazioni a qual dignità e in^ flueu^a sociale ponnoora risorgere in tan- to ravvicinamento delle vaiìe condizioni sociali, se congiunti in uno gli sforzi, e per- fezionala così l'arte e l'operaio, facciano K^Qtiic al pubblico la viU uuvelliij uou

UNI 53

con barricate e tumulti , tna colla lealtà e opeiositàde'servigi; e senza però altre- sì ricadere negl' inconvenienti, che per l'iniquità de'tempi, indussero Pio Vii ad abolirle, onde eransi ridotte nel decor- so secolo a semplici confraternite , poco frequentate, tranne le solennità e le pro- cessioni di straordinaria comparsa. A. rag- giungere lo scopo dell'istituzione cattoli- ca, la prosperità dell'arte e delle famiglie, il premunire dalie frodi il pubblico in tuttociò che riguarda la probità e l'ido- neità dell'arte e l'onore del consorzio; somministra a chi le deve guidare con prudenza e sagacità molteplici e utilissi- me esortazioni morali e pratiche, per la concorde emulazione al bene comune, ed invitandoli a usare quell' industrie mira- bili e sante convinzioni, le quali l'aposto- lo della temperanza il p. Matteo cappuc- cino (del quale farò parola nel paragra- fo Oste), usò non meno tra'cattolici, che fra* protestanti inglesi e americani. Sa- pientissimo duncjue fu il consiglio del re- gnante Pontefice nel rinnovamento del- l'università e corporazioni d* arti e me- stieri sotto l'influenza della religione, ac- ciocché quella parte cospicua del civi- le consorzio venisse richiamata agli anti- chi sensi di pietà e di virtù cristiana , e fòsse tutelata eziandio per ciò che spetta a'suoi materiali interessi, e così ristorare l'organismo della società demolito dallo spirito generale della moderna Europa. E questo l'argine più poderoso che possa mai contrapporsi all'invasione ed a'fuiie- sti progressi de' deplorabili socialismo e comunismo (inoltre la Civiltà Cattolica^ serie 2.", t. 12, p. 708, parla delle Sette o società segrete, le quali rendono più sob lecita e compiuta la rovina del Protestan' tesimOy oltreché la principale loro mira, colla distruzione de' troni, sia la distru- zione della Chiesa cattolica; ma l'opera di Dio non si dissolve facilmente. Perciò ora i protestanti trovansi obbligati a loro rimedio d'ammettere le provvidenze del- la Chiesa lOLuaua, se vogliono allontana-

54 UNI

re da loro la cancrena delle società segre- te che li corrode in lutto il corpo). Se le provvide cure di quelli, a'quali è afììda- ta opera cosi salutare, corrisponderanno pienamente all'intenzioni del Papa, e se il felice riuscimento dell' impresa invo- glierà le altre nazioni a seguirne Tesem- pio, s'avvererà ancora una volta che Ro- ma e il Pontificato (F.) abbiano salva- lo il mondo dalla barbarie. Roma de- gnamente qual capitale del mondo cat- tolico abbonda pie fratellanze, monu- menti di quella pietà che professarono secoli di maggior fede, la quale quantun- que paia diminuita, non è perciò che si debbano trascurare, ma anzi anch' es- se ravvivare, che spogliate d'ogni ga- ra men santa, e ad ogni scopo sottratte che meno senta di nobile e generoso , si raccendano al primo fervore , e si man- tengano nel dovere e nell'ordine. E tan- to di recente si volle fare nel 1 855 dalla confraternita del ss. Sagrameiilo presso la basilica e Chiesa di s. Ilaria in Tras- tevere (JF.), istituita sotlo Gregorio Xlll da un Barbiere^ come dirò in tale para- grafo, la quale deve concorrere alla mae- stà del cullo in quel tempio che fu ili.° aperto al pubblico esercizio della cristia- na religione in onore del Parto della Ver- gine, e la quale avendo il proprio cimi- terio, era uno di que'sodalizi ut* Cimite- ri di Roma, che per l'anniversario eot- tavario de'defunti faceva le note rappre- sentazioni. Riordinata la confraternita da s. Visita deputata dal Papa, a'22 luglio s'inaugurò la ricostituzione nel proprio o- ratorio con solenne atto, alla presenza del cardinal Barberini titolare della basilica, de'coDvisitatori e di alcuni canonici del- la medesima. La sagra funzione si aprì col Feni Creator Spiritus e si chiuse col Te Deum, prima del quale l'eloquente d. Vincenzo Annivilti, con breve edot- to discorso dichiarò il morale bisogno di queste pie associazioni, e specialmente io riguardo de*lempi,onde manifestare col- la forza dell'unione lo spirito della fede,

UN I a quel modo che forti di empia alleanza zelano le sette la loro causa. Aggiunse a ciò il particolare fine della confraternita d'onorare il ss. Sagramenlo, e quando viene recato a conforto de' maiali e dei moribondi, e quando con divota pompa di processione della basilica incede per la sua parrocchia. Tanto e meglio riferii* sce il n.^igo del Giornale di Roma del i855, per destare edificante e santa e- mulazione ne'cuori leali, per conlribui- re anche a mezzo di queste opere secon- darie all'incremento della cristiana reli- gione. Cosa sono te già deplorate società moderne de'fabbricanti e operai, si rile- va ancora òaìGiornale di Roma del 1 856, che a p. 8 16 riporta il bando che a Bar- cellona pubblicò a'22 agosto d. Giovan- ni Zapalero luogotenente generale dell'e- sercito. « Convinto che i disastrosi avve- nimenti che hanno avuto luogo in questa città sono dovuti in gran parte alle mac- chinazioni de'turbolenti direttori degli o- perai, i quali prevalendosi della loro per- niciosa influenza sugli individui membri delle società de'fabbricanti, dispongono di questi col mezzo dell'intimorimento, del terrore e della menzogna, presentan- dosi a loro come i soli interessati al lo- ro buono stato; avendo io impiegata la n>ia altenzione speciale al carattere del- le società, le quali create , è vero, nello scopo di beneficenza e di filantropia, so- no state tramutate in istromenti di pri- vati interessi,ed hanno contribuito a man- tenere l'ozio d' alcuni uomini. Conside- rando che se è lecito e permesso da un lato di fondare società, perchè i loro mem- bri si soccorrano vicendevolmente nelle loro sventure o in casi imprevisti di man- canza di lavoro, queste società non pos- sono d'altro lato venir tollerate quando hanno per iscopo il fomentare piani anar- chicijla cui principaleconseguenza è sem- pre pregiudicievole alla classe operaria, la pili interessata perchè regnino l'ordine e la tranquillità, senza le quali non vi ha lavoro; delerminato come sono ad auto-

UNI

lizzare per l'avvenire la fondazione d'o- gni specie di riunionej a condizione che esse avranno un oggetto lodevole e spe- ciale, cocne ({Hello de'soccorsi reciproci de gl'indi vidui della classe operaia;attesocliè io sono ben deciso a proleggere il più am- pio esercizio di tutti i diritti legittimi, ed in virtù di autorizzazione ec. ". Segue il decreto di scioglimento delle società di fabbricanti e di operai esistenti nel prin- cipato di Catalogna, nello scopo di eser* citare un'influenza qualunque sul prezzo della mano d'opera, d'impacciare il libero esercizio dell'industria, e di aiutare e por- tare soccorsi agl'individui che, a qualun* que siasi titolo, manchino di lavoro. Inol- tre in esso è detto. Tutti i membri delle società disciolte che vorranno riunirsi neU lo scopo unico e speciale di fondare cas* se di soccorso affine di aiutarsi a vicenda nelle loro disgrazie ed avversità, 1* ot- terranno, mediante regolamenti per im- pedirne ogni abuso. Dipoi con decre- to dato pure in Barcellona a' 3 i marzo 1857, riferito a p. SSg del Giornale di Roma di tale anno, lo slesso capitano ge- nerale Zapatero, si trovò nella necessità di sciogliere tutte le casse di soccorsi e associazioni tra gl'individui della classe operaia esistenti in Catalogna, ecccUuan* do le sole stabilite tra persone di diverse condizioni sociali,che abbiano per oggetto di soccorrere gli ammalati.lln.°272e275 del Giornale di Roma del i855 ripro- dusse le osservazioni fatte sull' industrie dello stato pontifìcio dal Giornale delle Arti e delle Industrie, Ed il n.° 27 del Giornale di Roma del i856, parla del- l'annua esposizione di opere di belle ar- ti e dice: « Roma può essere considera- ta come una esposizione permanente di belle arti, dappoiché quasi non passa gior- no, che negli studi di tanti artisti italia- ni e stranieri che vi dimorano, non sia e> sposta al pubblico qualche nuova opera. Nondimeno in una determinata stagione dell' anno suol fare una speciale esposi- zione artistica in locale apposito sulla

UNI 55

piazza del Popolo presso la sua porta- Sifllitta esposizione ha luogo per cura del- la Società de^ cultori ed amatori delle bel- le artiy società, che incominciata or sou vari anni, desideriamo ardentemente che prosperi, perchè grande vantaggio ne pos- sono ritrarre le arti del pennello e dello scarpello, le quali abbisognano di Mece- nati per non cadere in deplorabile languo- re. Scopo principale di questa società si è quello di mettere in mostra in una e- sposizione speciale le opere degli artisti, di facilitare ad es>i la vendita delle me- desime, o commissioni di nuovi lavori^ e pei* conseguire ciò ella ha stabilito una contribuzione annua di scudi tre per o- gni socio, e la tassa del 5 per 100 sulle opere, che gratuitamente esposte fossero vendute, ed una lieve tassa a chiunque vuole entrare nelle sale dell'esposizione. Persone le più eminenti per dignità e per nobiltà, non che i più valenti artisti, fan- no parte di questa bella riunione, la qua- le, prelevate le spese, che sono di poco momento, tutto il denaro che ritrae, con- verte in tanti premi estratti a sorte fra* soci. E col valore del premio conseguito i soci debbono fare acquisto, però a loro scelta, di qualcheduna delle molte opere che furono esposte. Cosi gli artisti , che possono gratuitamente esporre , hanno speranza che sieno comprate le opere lo- ro". Cominciata l'esposizione, il medesi- mo Giornale di Roma descrive artistica- mente in breve le opere principali, che vi fanno bella mostra. Questa bella e utile istituzione ebbe in Roma princìpio a'24 novembre 1829 nel pontificato di Pio Vili, quando il cardinal GallelR camer- lengo di s. Chiesa l'approvò e prese sot- to la sua protezione. Le prime esposizio- ni si fecero in Campidoglio, poi in un lo- cale incontro all'edifìzio eretto da Gre- gorio XVI nella via del Porto di Ripet- ta (di cui nel voi. Lll, p. 278), indi nel già studio del celebre Canova , finché lo stesso Gregorio XVI a istanza dei cardi- nal GalleUì concesse alla società lesale cUa

56 V N I

ora occupa. Gli statoti della società li ap- provò a'21 maggio 1840 il cartlinal Giu- stiniani carnei iengo di s. Chiesa. In segui- to la società con)pilò altri statuti, cioè vi opeiò varie mutazioni e modificazioni, ai 2 7 dicembre 1 853, le quali confermate a* 5 gennaio i854 dal comn)end. Jacobini liiinislro del commercio, belle arti, agri- coltuia e industria, si pubblicò nel 1 856 in Roma lo Statuto cìella società degli amatori e cultori delle belle arti nuova- mente emendato secondo le occorse rifor' me. Però l'esperienza ormai ha dimostra- to, elle questa utile e ouoievole istituzio- ne, dopo che fu all'esposizione abolito il gratuito accesso al pubblico, e invece in- giunto per l'ingresso alla medesima il pa- gamento di 1 o baiocchi o 5 secondo i gior- » Ili, il concorso venendo notabilmente di- minuito, gli artisti ne hanno inteso sen- sibilmente i pregiudizievoli effetti, con \endere poche delle loro opere, mentre prima il numero degli acquirenti era piìi grande. Laonde gli artisti deplorano ta- le disposizione, e bi lusir»gano nell'animp generoso e nobile de'loro Mecenati, che Ijeirinlendimento di più protìcuamenle proteggere le arti figurative di pittura e scultura, vogliano benignamente soppri- mere r indicato pagamento, e restituire al pubblico romano e straniero il gratui- to ingresso; e così meglio facilitare e a- gevolare quanto l'illustre società si pro- cione a favore dell'arte e deiriugegno nel- la metropoli delle belle arti. Quanto al- risliluzipnedel ministero del commercio, belle arli, industria, agricoltura e lavori pubblici, comechè successo al cardinal ca- merlengo, ne riparlai a Upitore del Ca- MEELENGATo. Ad esempio dell'antica Gre- cia, di Parigi, di Londra ec, già ayea Pio \I| aperto alle Convertile pna sala d'e- sposizione per r acpademia di $. Luca, the per le viceiide politiche de'lempi nou ebbe successo, e nel modo che narrerò a lIjvivERsiTA Romana, parlando del suo ponlificato, rilevandone |a giande im- purlanza. L'esposizione poi di belle ailj

U IN 1 nelle suddette sale del corrente anno è stalii onorata dalla visita dell' impera- trice vedova di Russia, ricevuta, osse- quiata e accon)pagnata dal n>archeseGio. Pietro Campana, presidente della socie- tà degli amatori e cultori dell' arti me- desime. Ora riporterò le notizie che po- tei raccogliere ne' libri che citerò, delle Università e Corporazioni artistiche di Roma, esistenti e non più esistenti , per ordine alfabetico, per ciascuna dovendo- si tenere presente quanto già di loro ho riferito in generale, il che però è intrin- seco. Intendo di parlare propriamente di quelle università e corporazioni denomi- nate con questo titolo. Nel 1744 •' ^^'■' nardini nella Descrizione de* Bioui di Ro- ma, enumerò esistere allora in Roma 12 1 confraternite e 54 università. Questo cal- colo generico non è esatto, e in certo mo- do fa contraddizione al diligentemente da lui descritto; poiché non poche corpora- zioni comprendevano più dii3 universi- tà d'arti analoghe o differenti, ed altre ne riunivano diverse. Inolile moltissime con- fraternite le calcolò tra le università, que- ste anche per esserlo, e perciò il numero delle confraternite apparisce maggiore di quello dell'università, che invece di fatto è assai supcriore. Chele università arti- stiche quasi furono il doppio delle calco- late dalBernardini,vadoa dimostrario;ar- gomento grave, svariato, difficile, e insie- me religioso,movale,erudito, art istico.La- boriosamenle dunque procurai di svolger- lo, possibilmente restringendo l'ampia e interessante materia. Di altre corporazioni dell'arti liberali trattai ne'loro articoli e ne' relativi , come della congregazione o Accademia artistica de' Virtuosi del Pan- theon jàtW À ccademia pontifìcia di s.Lu- ca, della quale riparlai a Scoltura, nel descrivere il suo locale e la chiesa di s. Martina di essa e per l'origine di sue scuo- le a Università' Romana; dell'accademia pontifìcia di s. Cecilia di Musica^ e ne ri- parlai aTEATRo. Quanto poi alle Accade- mie arlisliche ì^i\z\Qn-à\\ i\\ peusiuijali esti

U N I nienti in Roma,ne feci cenno a tale artico* lo e lu^ionai in quelli tle'rispellivi stali a cui iippuiten^onu. Inolile hanno articoli in questa mia opera i collegi e corpora- 2.ioni Oi diversi celi, con»e de' facabilij óti'Cuisoriaposiolicij ót;' Pi ocuralori di coUtgio; L\e Curiali e Notari della Cu- ria Romana, e qutinlo a'notari, siccome giù chianiuli Scrmìari, ivi ne riparlai, e feci altrellanlo per quelli de' J///>/.'/irt// 1// lìoma^óvì Senato Roinano^ócW'Uciilo- re dilla Camera^ degli Uditori di Rota, in questi articoli. I notari capil<^iini a- \cano la cappella nella Chiesa di s. Ma- ria d'Aracocliy nella cui sagrestia si por- tavano le scritture pubbliche de' notari morii senza eredi, ed ivi esegui v<i no i lo- ro esercizi di pietà. Nel secolo XIV an- cora esistevano in Roma due collegi o tuagiilrali, il i.° composto di 4 nobili chiù mali Aiitepositi ftlicis Socielatis Balistariorum et Pavcsaloruia; rallro era fui malo di 3 soli e delti Antepositi super guerris et pace. Il nolaro dei pri- mi trd chiamalo Notarius Socielatis, e JVotarius guerrae quello de'secondi.Gli Anlepoiiti per la pace e per la guerra aveuiio ili Roma amplissinieaulorilà.Ma gli antichi scrittori con vocabolo con ot- to chiamarono il notare di tali società Nanliportico e Jiaiportìco, il che cor- ressi nel voi. LXXV, p. 279.

Viiix'ersità artis lidie di Roma.

Acquavìtari. V , il voi. LXXll,p. 196) ed- il paragrafo Credenzieri di quest'ar- ticolo.

Affidati^ Universilas Affi datar um Ur- bis. 11 Piazza, Eusevologio Romano yUvkX, 9, Delle confraternite dell' arti^ riferisce nel Corollario di esse, comprendersi quel- la i\e Pecorariy chiamali Affidali^ i qua- li hanno la cappella di s. Antonio abba- te nella chiesa dell' Ospedale dis. AJa- ria della Consolazione ( / .), già di s. Gio. Ballista, per essersi il s. l^recursore trat- tenuto baiiibino con innocente trastullo nelle selve delle solitudini di Palestina co- gli agnelli. L' univcrsilù , oltiu la iiil^^^U

U N I

^7

quotidiana del proprio cappellano, cele- brava la fesla di s. Antonio abbate nel- la detta cappella a' i 7 gennaio, con appa- rato, musica e oblazione di cera. La cap- pella esiste ed è la Z.^ del destro lato, ed olire le nominate immagini nel ricordato articolo, di s. Antonio abbate e di s. An- tonio di Padova, sull'altare vi è pure il quadrello del primo.GliaHidati essendosi ricostituiti incorporazione nel pontificato di Gregorio XVI, per le vicende politi- che insorte dopo la sua morte, tornaro- no a sciogliersi. Mg."^ Nicolai nelle Me- morie sulle Campagne e Annona di Ro- ma^ tratta nel t. 2. Dell'arte pastorizia e suoi privilegi; delle pecore e de'suoi scrit- tori ; de' pascoli abbondanti dello slato pontificio, che il soverchio alile loro è la cagione principale della poca coltura del- l'Agro Romano, come rilevai a Roma e al- trove discorrendo di esso; fa il confronto dell'utile de' pascoli colle semenze, come Pio VII volle moderare l'abusodi lasciare le terre a pascoli; de'modi di supplire e mi- gliorare i pascoli, il che si ottiene ancora colla coltivazione della terra. Quanto ai privilegi dell'arte pastorizia dice, che le costituzioni pontificie, e specialmente di Gregorio XIII edi Urbano Vllljgl'istro- menti della camera apostolica dell'appal- lo della dogana del Patrimonio, gli edit- ti de' cardinali camerlenghi, le cose giu- dicate concedono e autorizzano molti pri- vilegi de'pastori, che vengono a pascola- re col titolo della Fida nelle terre com- prese sotto la denominazione del Patri- monio, cioè esenzione dal foro d'ogni aU Irò tribunale, eccetto quello de'doganie- ri e del loro assessore, l'immunità d'ogni pedaggio e gravezza di lerrilorii ove pas- cano, purché vadano direttamente ila pa- scolo in pascolo e come dicesi entro la stanga^ eil altresì la liberazione dalle pe- ne di danno dato, colTobbligazione sol- tanto di risarcire il danno; la ftcoltà di trattenersi 3 giorni entro i territorii, ove passano co' loro greggi , e la libertà di ^)iovvcdt:tai del |>uut: ut^cea^urio, uuu

58 UNI

starile i divieti provinciali; la facollà di portare armi difensive e offensive. Que- sti e alUi siraili privilegi furono diretti a favorire l'interesse camerale di quel pro- vento, e favorire l'arte pastorizia, ma in- sieme anclie la Grascia di Roma. Quindi il cardinal camerlengo e il presidente della Grascia si fecero garanti di tali pri- vilegi, e il 2.° fu solilo fornite lettere pa- tenti agli aliidati del Patrìmonic, ec. Si obbligarono però i pastori e proprietari a dare le denunzie de'greggi delle peco- re, per limitare l'uccisione degli agnelli lattanti, che dicesi abbacchiare e gli a- gnelli lattanti uccisi abbacchi^ e sommi- nistrare una quantità d'agnelli per la Pa- squa {V\). 11 JNicolai pubblicò la dotta o- pera neh 8o3, laonde conviene tener pre- senti le leggi posteriori, come il Jus pa- scendi di cui feci parola in diversi luoghi. Del diritto conosciuto sotto il nome di Fida^ e ch'è pur quello che si trae sugli armenti che pascolano in vari luoghi, ne riparlai altrove, come nel voi. LXXI V,p. aSS.Nel t.i3, p. SSy della Raccolta delle leggidì Gregorio XVI vi è la notificazio- ne de*2 3 giugno! 836, a sostegno e prote- zione interna dell'industria pastorizia, per Taumento e rettificazione della tassa d'in- troduzione nello stato pontificio sugli a- oimali vivi; colla dichiarazione, che il be- stiame ch'entra ed esce dallo Mtalo per la ragione de'pascoli estivi e invernali, non paga alcun dazio; e la facoltà al tesorie* re d'esentare dalla tassa gli animali che s' introducono per migliorare le razze e pei' farne delle nuove, e ciò per sempre piti animare V incremento della pastori- zia. Trovo nel Bull. Rom. coni. t. 7, p. 379 , il breve di Pio VI Ad Pastorale fastigiuniy dell'i i marzo 1785: Confir' matio Statutorum Unii>ersitatis degli Af- fidati vulgo nuncupali de Urbe. 1 padro- nali delle masserie di pecore o siano Af- fidati nella Dogana de\ Patrimonio (/^.), inclusivamente a quelli di diversa nazio- ne, si vollero unire iu corpo di universi- tà COD leggi particolari e staluLi , ripor-

UNI

tati nel breve, dopo essere stati rifusi. Pri- ma che fossero uniti e senza leggi parti- colari, riceveano notabilissimi pregiudi- zi tanto in comiuie, quanto in particola- re. Pertanto tenuta da loro una pubbli- ca adunanza a'2 gennaio 1622 con licen- za de'superiori, determinarono l'erezio- ne dell'università simile alle altre di Ro- ma, stabilendo le dette leggi per inviola- bilmente osservarle, e ne ottennero l'ap- provazione del Papa. Si prescrive negli statuti l'obbligo di doversi fare la congre- gazione degli Allldali di anno in anno, e dal corpo di questi venirsi alla deputazio- ne de'capi nazionali di ciascuna provin- cia , e successivamente all' elezione degli udiciali ciuède'3 consoli, il i .°de'quali no- bile, non ostante che il i ."console don ri- tenga masserie di pecore, essendosi con- siderato molto utile e vantaggioso Io sta- bilimento del I. "console nobile, ad esem- pio del praticato da altre università, le quali talvolta per ispeciale e singoiar di- stinzione elessero pure ih. "console per- petuo, olirei consueti 3 consoli; e ciò non solo per decoro dell'università, ma per accudire a'suoi affari e ben essere in qua- lunque occorrenza. Gli altri due consoli si statuirono uno biancaro, V altro nw' retlaro^ cioè uno che ritenesse la masse- ria di pecore bianche, e l'altro di peco- re morette. Gli altri ufficiali furono il ca- merlengo ed i sindaci. Si prescrisse la ma- niera di fare questa elezione, l'obbligo che aveano di accettare gli uffizi gl'indivìdui a'quali erano eletti, le pene in caso di ri- fiuto senza una legittima causa; si ordi- nò l'erezione della cappella, che si effet- tuò nella suddetta chiesa, l'esequie da far- si ogni anno pei defunti addetti all'uni- versità; si ordinò la deputazione d'un av- vocato e d'un procuratore, che dovesse- ro agire nella difesa degli affari riguar- danti l'università; si ordinò il pagamen- to della colletta ossia tassa da pagarsi da tutti gli Affidali; si deputò la persona che dovesse ritenere il denaro, che si erigeva dulia colletta