e 3 7^^ DIZIONARIO DI ERUDIZIONE STORICO-ECCLESIASTICA DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI SPECIAL MEjVTE INTORNO AI PRINCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDlNAII E riu" CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARlI GRADI DELLA GERARCHIA DELLA CHIESA CATTOLICA, ALLE CITTA PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI COKCIMI, ALLE FESTE PIÙ SOLENNI, AI RITI, ALLE CERIMONIE SACRE, AtLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, N0« CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC.EC. COMPILAZIONE DEL CAVALIERE GAETANO MORONl ROMANO SECONDO AIUTANTE DI CAMERA DI SUA SANTITÀ PIO IX. VOL. XCV. IN VENEZIA DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA MDCCCLIX. La presente edizione è posta scilo la salvaguardia delie leggi vigenli, per quanlo riguarda la proprietà letteraria, di cui TAulore intende godere il diritto, giusta le Convenzioni relative. DIZIONARIO DI ERUDIZIONE STORICO -ECCLESIASTICA VER VER Compimento dell* articolo Verona. XjLnzilullo deijbo avverliie.cheperle inlerrotle comunicazioni, cogiooate dal- le politiche vicende del giugno e luglio i85g (le quali, volgendo il Dizionario al suo lei mine, mi njanca lo spazio per nar- rarle), non avendo polulo rivedere e li- mare la priiìJa parte di quesl' articolo, ne collocarvi le preparale giunlarelle, ad onta dello zelo e inlelligenza postavi da' tipografi, sfuggiroììo alcune lievi mende, che l'indulgenza del benigno lettore sa- prà condonare, a motivo del caso. Però le poche, che non posso fare a meno di correggere, ed alcune forse mie o del veneto copista nella copia del mio origi- nale mss. (perchè desso ritorna in mia proprietà, e nella tipografia resta tal co- pia, dopo aver servilo alla composizio- ne), sono queste, cioè contenute nel pre- cedente voi. XCIV. A pag. 102, col. 2.", lin* 27, dopo mentovato, manca:, in questo mio Dizionario. A pag. 1 99, col. i.'jlin. 28, in vece di 1 623: 1263. A pag. 220, col. I .", lio. 40| io luogo di Ziicro • Liicco. A png. 237, col. 2.', lin.4^,>ove« cedi Reno: Remo. /V pag. 284, col. !.*, lin. 4>>" liJogo tli Romaro: Romano. A pag. 307, col. I.', lin. 25, in vece di 1800: 1801. Perciò nella successiva li- nea 34, dopo marzOj manca 1800. A pag. 309, col. 2.^, lin, i/, in luogo di oro : onore. L'epoca dell'origioedella religione cri- stiana in Verona è contrastata. Essa, co- me le altre pagana, rendeva culto e ado- rava molti Numi, a diversi de'quali eres- se templi, i quali poi nell'epoca cristiana furono convertili in onore del vero Dio, della B. Verginee de'Sanli. I veronesi a- dorarono Saturno, Giove, Diana o la Lu- na, Marte, Minerva, Venere, Apollo o il Sole. Dice il MafFei, che delle chiese di Verona, la prima che si trovi anticamente mentovata, è s. Stefano, esistente già a tempi di Teodorico, ove furono sepolti laoli vescovi, e il conservarvisi cattedra antica di pietra, fa indizio che fosse ma- trice; alcuni la dissero cattedrale, altri o- ratorio. La 2.* di cui si trovi menzione, da s. Gregorio 1 Magno, è l'aulica di s. 4 VER Zenone, però disfalla quando sì fubbricù ' lu gran basilica per collocar più nubil- lìieule il corpo del santo. Nel secolo VII o nel principio dell' Vili più chiese sono nominale, come s. Stefano, s. Pietro in Castello, S.Giovanni in Valle, s. JXazario, ss. Apostoli, s. Lorenzo, s. Mai lino, poi compreso nel Castel Vecchio, e la Ma- dredel Signoreo il duomo dello p#i chie- sa madre e s. Maiia Matricolare, ch'eia prima piccola chiesa. E notabile, come tutte le altre sono fuori della città antica, perchè forse la gran popolazione, e il con- trasto de'gentili non permise da princi- pio il fabbricarle denlVo l'auliche mura. Quindi parla il Maffei de' primitivi mo- nasteri e loro chiese, di s. Tommaso Pi- neolo, della metà del secolo VII o de' primordii del secolo Vili circa. De'mo- naci di s. Zenone non trovasi memoria anteriore airSoo. Si trova nominalo nel- VSo6 quello di s. Benedetto de Leonis. Di quello di s. Maria in Organo si ha, a- verlo edificato il duca Lupoue o Erme- linda sua moglie, e già esisteva neir845, con ospedale pe'pellegnni, i quali ospizi crigevaosi presso le porte delle città e ac- canto d'alcun monastero. L'antico mona- stero fu alquanto più basso e fuor della porta, poi rinnovalo di qua dal 2.° recin- to, benché consideralo sempre in borgo, come f«ior della città antica. Il nome di porla deirOigauo, e di s. Maria in Or- gano a ten)po de'goti e de'longobardi, for- se fa conoscere, che in Verona preslissi- Uio s' iutrodu!>»e il musicale strumento dell'organo, propagalo poi da Papa s. P^i- taliano(F.). La predicazione del Vange- lo in Verona si fa risalire al i." vescovo s. Euprepio, ma il tempo in cur fiori è in- certo, così l'epoca de' suoi primi 1 4 suc- cessori. Avverte Mairei,che Euprepoè no- Die greco, latinizzato in Euprepio. I mo- derni scrittori veronesi, egli dice, non vo- lendo che la lor patria paresse da meno dell'altre città, che spedilo da s. Pietro \ollero il i.°lor vescovo, allermano che s. Euprepio pai imcule fu da lui manda- VER to a Verona, seguaido il rifciilo dal Ba- ronio all'anno 4G. Anzi l'Ughelli, halùt sacra, t. 5, p. 6>55: Veronenses Ejjiscopi^ aggiunge essere stalo unode'72 discepoli di Cristo, affermazioni e tradizioni ripe- tute anche da altri scrittori. Però ilMalFei sinceramente confessa, non aver fonda- mento la tradizione che il vescovato vero- nese abbia avuto principio ne'tempi apo- stolici, sapendosi che il 4.° vescovo sedeva nel principio del IV secolo, ed il 6.° ve- scovo nella mela del IV slesso; ed ili ."noa potè sedere prima delUl secolo; egli noa ammettendo secoli d'intervalli , essendo fieramente perseguitalo il cristianesimo ne' primi secoli di nostra era, nelle città popoloseprecipuamenle.Ad onta che pre- vide le querele che sarebbero insorte, il Maffei ritarda al IH secolo ili. °vescovoEù- prepio, ad onta puredi conoscere la comu- ne credenza che ne'tempi apostolici fos- se eretta la s. Chiesa di Verona; e sebbe- ne questa opinione sarebbe presa per i- strana , disse essere ormai te(npo nella chiara luce de'tempi iucui vivea,di sgom • barare dalla sloi ia le popolari credenze, e di mettere finalmente in evidenza la ve- rità, teitlamenle essendoci propagala in queste parli la fede, per cui fu s. Zeno- ne che ridusse quasi lutla Verona colla sua predicazione al ballesimu. Di re- cente anche il sullodalo d. Schiòr ri- petè la tradizione autorevolissima, che là risalire l'introduzione del criatianesi- mo in Verona al cader del I secolo, per opera d' un discepolo del principe de- gli Apostoli, cioè s. Euprepio, dal qua- le trae principio la serie de'suoi vescovi, e l'estinzione d'ogni avanzo d' idolatria doversi a s. Zenone. Il dotto e critico ab. Cappelletti, Le Chiese d'Italia: l'erona, l. 10, p. 727, ripete che s. Euprepio fu il i.** vescovo e insieme il i.° u seminarvi la religione di Gesù Cristo , ma incerto dice pur egli è il lempo in cui fiorì; e mancano le prove , poiché 1' oscurità di que'secoli remoti e le vicende a cui sog- giacque la cillà hanno involalo per ia V E R hiasMma parte delle memorie de' «agri pastori di questa chiesa sinoall'VlIl se- colo. Di essi però >» fu manifestato il no- me e la successione progressiva da un prezioso drappo del linouìatissimo mo- nastero ravennaledi s. Apollinare in Clas- se, su cui, secondo gli usi degli antichi se- coli, erano eOigiali i sagri pastori della chiesa di Verona, ognuno altresì quali- ficato col proprio nome. Questo drappo, appartenente in origine alla chiesa di Ve- rona, ove copriva l'arca de' ss. martiri Fermo e Rustico, fu ridotto a forma di pianeta, di cuidiedero erudite illustrazio- ni il Sarti, il MafFei, il Cenci ed altri ; cosic- ché la seriede' vescovi veronesi diventòpiù piena ed esalta, senon quanto alle rispetti- ve epoche, le quali tuttora rimasero incer- te, quanto a'nomi almeno ed alla succes- siva disposizione di loro. I vecchi scrittori della storia di Verona introdussero la falsa notizia, che il summentovato vescovo Eu- prepio ne fondasse la chiesa attempi degli Apostoli; io dissero discepolo di s. Pietro e come tale f'i anche elligialo dipoi neli'o- dierna sala dell'episcopio. Da questa con- siderevole inesattezza derivarono in se- guito molte altre insussistenti congellure circa l'età in cui vissero, e circa l'ordine e il ninnerò di alcuni de' primi successori di lui. L'Uyhelli in fatti, dopo il Panvinio ed altri, credè che questo Euprepio fosse uno de'72 discepoli del Redentore, e che da s. Pietro sia stato consagralo vesco- vo di Verona nell'anno 69; vi sia venu- to due anni dopo, in compagnia di s. Cri- cino, ed allora vi ahhia fondata la r/chie- sa. E su questa sua supposizione rigetta egli ed esclude adatto le narrazioni del Tinto e di Giovanni Diacono, storici ve- ronesi, i quali ben altrimenle da lui ne hanno tessuto la serie. IMa il dotto rac- coglitore delle menjoriedeir./'/<7/iVz sacra ignorò a quale bea più credibile monu- mento appoggiassero quelli le loro asser- zioni; monumento che risale a'iernpi di Pipino (re d'Italia), in lode di Verona; riprodotto dipoi nel secolo X da Ralerio VER 5 vescovo veronese". Il diligentissimo sto- rico riporta eziandio la descrizione del ve- lo dittico ridotto a pianeta, e ne offre in parte la figura. Lo dice attribuito a s. An- none, e perciò intorno alla mela del se- colo Vili, trovato nel monastero di Clas- se a Ravenna, ma riconosciuto apparte- nere a Verona soltanto circa la metà del secolo decorso. Tra gl'illustratori il più giudizioso fu il Cenci, che s'ingegnò di supplire alla mancanza de' vescovi, per aver il drappo sofferto per la riduzione a pianeta e per la sua antichità, sì nell'im- magini e sì nell'epigrafi. Egualmenle il monumento in versi ritmici lo pubblicò lo stesso Cappelletti, qualificandolo il più antico che si conosca, da cui raccogliere i primi vescovi di Verona : opportuna- mente olfre notizie altresì delle varie di- vinità pagane, che vi erano adorate, e de* molti templi cristiani, che a'4 venti della città esistevano, a protezione e tutela sua, nel secolo in cui regnava Pipino, cioè nel lX.Laseriede''vescovi dell'U^helli, la di- chiara il Cappelletti difettosissima, egli in- vece avendo seguito le tracce segnale dal Biancolinie dal Cenci, e nell'esporla Tac- coropagna colle più interessanti notizie, giovandosi del velo e del componimento ritmico. Già ilMalfei,nel t.2,p. B^g.avea riportato il medesimo documento, di a- nonimo poeta scrittore, rilevando che in esso conservò l'ordine de'primi 8 vescovi in questo modo, dovendo meritar fede. Pel primo predicò in Verona Euprepio vescovo; 2." Dimidriano; 3." Simplicio; 4.° Procolo confessore e pastore egregio; 5° Saturnino; 6.** Lucio, Lucilio o Lu- cilio; 7.° Gricino o Cricino e dottore; 8.** Zenone confessore e inclito martire, cele- brandolo più de'predecessori. Co'raede- simì l'ab. Cappelletti cominciòla serie de* pastori veronesi, ed il Coleli riordinò la serie Ughelliana collo stesso ordine. Pas- sando poi il MalFei a considerare la con- dizione del vescovo di Verona a suo tem- po , lo dice allora essere sulfraganeo del patriarca à' Aquila a (^.), insieme eoa 6 VER quelli di molte altre città illusili; ma la Chiesa veronese fu sempre per ogni con- io mollo distinta. Avverte però, che nel IV secolo i vescovi di Verona riconosce- vano per metropolitano l'arcivescovo di Milano. Per tale il riconobbe il vescovo Siagrio , nella persona di s. Ambiogio, che chiamò i veronesi suoi carissimi. Co- me poi passò questa chiesa solto Aqui- leia, non l'insegna alcun monumento o scrillore; ma che poco dopo avvenisse, chiaramente s'impara dall'epistola di s. Leone I Papa (morto nel 460> ^ Setti- mio vescovo d'Aitino, in cui chiama l'a- quileiese, metropolitano della provincia di Venezia. E nel sinodo milanese tenuto \erso la mela del V secolo, ove si vedo- no le soscriziooi di tutti i vescovi Buffi aga- nei di Milano, non si trovano quelle de' vescovi della Venezia e del Trentino, e ueppur quella del vescovo di Verona. De- rivandodal patriarcato d'Aquileia quello dì Grado (de'quali meglio riparlai a Udì- jfE e Veivezia), dopo la loro separazione, dell' aquileiese resto la sede vescovile di Verona suffi aganea. Nel secolo XI il ve- scovo Brunone Fece istanza a l*apa s. Gre- gorio VII, perché gli rinnovasse 1' onore del pallio arcivescovile, conceduto già a' «uoi antecessori. Si legge nel registro del- l'epistole di tal Papa, com^egli veramen- te acconsentì. Corrispondente all'onor del pallio, soggiunge, fu \\ decreto già fatto anteriormente nel 1 046 iu un concilio di Pavia, nel quale intervenne l'imperato- re Enrico HI col [)atriarca d'A(p>iIeiae l'arci ve.'covo di Milano, in cui fu decre- tato, in conseguenza degli antichi l Ioli e dell'esame sopra ciò futlo, che nella dio- cesi Aquileiese, prima sede dopo la pa- triarcale si dovesse chiamare quella di Verona; in eflelto di che al vescovo ve- ronese fu posta una sedia alla dritta del patriarca. Tanto vide allermato in Roma il cardinal Cornaro camerlengo in un co- dice, e feceautenlicumente trascrivere. Si conferuìa dti ciò ampiamente il possesso goduto giàda'vckcovi veronesi degli ono- V E R ri arcivescovili, accordati talvolta once a* non metropolitani. Taluno crederebbe sottoscritto, in virtù di essi, il vescovo di Verona dopo gli arcivescovi e avanti tut- ti i vescovi, in un concilio di Ravenna del- 1*877. Essendo ne'tempi bassi la dignità ecclesiastica pervenuta per lo più dalla preminenza civile, è credibile che al ve- scovo veronese si attribuisse, per esser slata nel IX e X secolo Verona capo di Marca, cioè capitale di tutta la provin- cia, li titolo di principe fu anche dato al vescovo Teohaldo o Tebaldo li, in un diploma di Federico l del i i 54- A rende* re per altro illustre e veneranda questa sede, osserva Muffei, basterebbe la me- moria di s. Zenone. iXon pochi famosi soggetti la riempirono, anche ne' prossi- mi secoli, e singolarmente gl'insigni let- terati,Bernardo Navagero e Agostino Va- liero cardinali, Luigi Lippomano, Mal- teoGibertiacui da Clemente VII fu con- ferito, per fin che fosse vescovo di Vero- na, il grado, l'indipendenza e la podestà di legalo a Intere e di legato nato. A due nipoti di Papa, Eugenio IV e Paolo li, fu altresì data questa mitra, cioè a' car- dinali Condulmer e Micheli; all'accettar i quali, come ancora il cardinal Marco Cornaro dopo essi, ripugnò la città acre- mente, per più anni, temendo che per es- ser cardinali non vi facessero residenza. Godeva il vescovo di Verona feudo am- plissimo, con piena esenzione, e con me- ro e misto impero, giurisdizione in Mon- teforle, Bovolone e Poi. Allorché Bene- detto XIV neh 75 j soppresse il patriar- cato d'Aquileia, e ne formò gli arcivesco- vati d'Udine e di Gorizia ^ V^erona fu as- segnata alla provincia ecclesiastica e me- tropolitica giurisdizione del prelato di Li- dine. Fino a tale epoca il capitolo della cattedrale di Verona non era soggetto al suo vescovo, ma dipendeva dall'ordina- ria giurisdizione del patriarca d'Aquileie, per concessione del vescovo di Verona Rotaldo deiry i 4, come dirò alla sua vol- ta, e CIÒ secondo gli antichi esempi, pe' VER quali diversi capitoli di canonici, per con- cessioni apostoliche erano sciolti dall'or- dinaria giurisdizione del vescovo dioce- sano, e tuttora ve ne sono alcuni. Bene- detto XIV nella bolla Supreina disposi- tionCf de' 19 gennaio 17 53, decretò che il capitolo della cattedrale di Verona ri- tnanesse nella giurisdizione, come pure al» tre chiese di pari ragione, del già patriar- ca d'Aquileia cardinal Daniele DelfinOy dichiarato i.** arcivescovo d'Udine, col ti- tolo, insegue e prerogative de* patriarchi a vita; e tale giurisdizione continuasse a risiedere in lai finché vivesse, e lui mor- to, ne capituluni veronensem e le altre parrocchie appartenenti da prima all'a- quileiese pastore, ullo unquain tempore sint sine capite j il vescovo di Verona, itti apostolicus delegatus,ahh'\a ad assumer- ne la giurisdizione, uscite dumfuerit e* xaminalum a s. Sede toiiini id, quodo- pus est examinari, ut rectum judicinm dari possit superpraetensionìbus,ne dum epìscopi f veruni etiam capituli et cano- nicoruni Ecclesiae Feronensis praedi- ctoruni. Alle quali controversie pose fine lo stesso Benedetto XIV colla bolla Re- gis pacifici^ de' 17 maggio 1706, Bull. Bened. XI F^ t.4, P'i99, annullando in- teramente qualunque privilegio del capi- tolo, ed assoggettandolo in tutto e per tut- to alla ordinaria giurisdizione del vesco- vo, appena morto d cardinal Delfino pa- triarca-arcivescovo. Ed egualmente de- cretò,anche sul proposito delle altrechie* se e monasteri, che sin'allora aveauo go- duto d' una simile esenzione. Venuto a morte il cardinale neli762, ebbe esecu- zione la bolla pontificia, che trasferiva il capilolode'canonici della cattedrale di Ve- rona nella soggezione del vescovo dioce- sano, ed essendolo in quel tempo jNicolò Antonio Giustiniani, con suo decreto de* i3 aprile ne fece pubblico l'avvenimen- to, e si legge nel Cappelletti. Finalmen- te Fio VII nel 1819 soppresse la provin- cia ecclesiastica e arcivescovato d'Udine, « le cUies« vescovili che ù' erano suifra- VER 7 ganee lodiventarono della chiesa patriar- cale di Venezia^ inclusivamente a que- sta di Verona e lo è tuttora. Alla mia brevità nel riferne la .-erie de'vescovi di Verona, potranno supplire i sunnomina- ti storici, ed i seguenti. Benedetto Bonel- Wy Notìzie della Chiesa di Verona. Gio. Battista Biancolini, Serie dt vescovi e governatori di Ferona, dissertazione, Verona 1757. Mense povere del Fero- nese, Trevisano^ Padovano, Bergama- jro, Verona pe'figli d'Antonio Pinelli.V. Venturi, Compendio della storia sacra e profana di Ferona, edizione 2.* Verona 1825, tipografia Bisesti. — 11 1." vescovo dunque di Verona fu s.Euprepio,di tempo ignoto, il quale, come si ha dagli alti de' ss. Fermo e liusUcOj propter nietiwt pa- ganoriwi _, cuni paucis christianis non longe a muris civitatis in monasterio suo habilabat. Pare che quest^abitazione fos- se presso la chiesa dipoi intitolata a s. Procolo, poiché in essa fu sepolto. Di que- sto luogo sotterraneo la stessa semplici- tà e strettezza manifestavano il divoto asilo d'una chiesa nascente; e per essersi trovati ivi nascosti i corpi di 4 ss. Vescovi veronesi, assicura ch'essa loro serviva di chiesa cattedrale in que'primi secoli, cioè de'ss. Euprepio, Procolo, Criclno e Aga- pi©. Però a tale uso, come già dissi, di- versi loro successori fecero pur servire la chiesa di s. Stefano, giacché in essa fu- rono deposti i ss. Dimidriano, Simplicio, Saturnino, Petronio, Vindemiale, Lupo, Probo, ed in seguito gli altri in tutto il progresso de'secoli VI, VII e Vili. Egli é questa una certa prova, che alla pri- mitiva residenza era poi stala surroga- la, sino dal 4oo circa, l'altra di s. Stefa- no 2.'' cattedrale, un'epigrafe olfrendone i nomi. Anche nel sotterraneo di s. Pro- colo, con epitaliisi attestava l'esistenza de'4 nominali ss. Vescovi. Nel particola- re sepolcro di s. Procolo, benché l'iscri- zione dica seppelliti con esso anche i ss. Cosimo e Damiano martiri, nondimeno nel 149^ Qon si trovarono, quaudo cioè 8 V i: R ^ furono rinvenuti gli nitri. La chiesa di s. ^Slelano contenendo nitri ss. tesori, si disse per antonomasia s. Stephanus ad Mar- lyres, per altri ss/Corpi de' vescovi collo- cativi nel progresso de'secoli, parlicolar- lìiente nella lunga serie d'anni, in cui go- dè la dignità di cattedrale, enumerando- sene 2 1. Inoltre vi sono memorati esi- stenti i corpi de'ss. Quaranta martirizza- li in Verona sotto Diocleziano, de' quali più sotto, e 4 de'ss. Innocenti. Si vuole dagli scrittori veronesi clie vi fosse anco- ra deposto onorevolmenteil corpo di Gal- la Flacidia, figlia di Teodosio I il Gran- de e madre di Valentioiano. Ili, ma es- sa venne collocata nella sua magnifica tomba in ss. Nazario e Celso di Ravenna (A.) dalla sua pietà edificala, col figlio e il fratello Onorio, essendo morta in quel- la illustre città, non mai in Verona. For- se la confusero con Placidia figlia di Va- lentiniano III, che dimorò e mori vergi- ne in Verona santamente. La chiesa di s. Stefano cessò d'essere cattedrale verso la iTjelà del secolo Vili , il che si com- prova che circa il y6o il vescovo s. An- none non vi fu sepolto, ma nella chiesa di s. Maria Matricolare, la quale diven- ne la cattedrale. Bensì i vescovi per al- cuni anni risiederono a s. Zeno, però nel- r8o6 già era no torna ti a s. Maria, la qua- le rifabbricala più ampia e abbellita con- tinua ad esserlo. Mori s, Euprepioa'ai agosto, ma se ne ignora l'anno. Scrisse il Cenci : Dissertazioni critico-cronologi- che intorno all'epoca de ss. Eitprepio^ Procolo e Zenone. Immediato successore di s. Euprepio fu s. Dimidriano, di cui pure è ignota l'epoca in cui fiori; così quello che lo segue s. Simplicio, che al- cuni dicono vissuto nel 5oo, reputato con- temporaneo di s. Placidia, perché si tro- varono le ossa con quelle della veneran- da vergine, il cui collocamento sarà av- venuto in tempo posteriore. Dappoiché 5. Procolo che il successe precede l'epo- ca di 8. Placidia , come contemporaneo fiirimperaloi'8 Massituino I, che regnò dal VER 23t» al 238, il che attestano gli atti de' 88. Fermo e Rustico, secondo il Capj)eli letti, il quale dichiarando non convenire il rilardarsi il loro martirio più d'un mezt zo secolo sotto Massimiano, invita a con<» sullaie su questo punto controverso Maf- fei, Panvinio, Ballerini, Cenci, Biancolini e altri, che se ne occuparono di propo-? sito. Tuttavolta riporta quanto lasciò scritto r antico salmista della pieve ile* ss. Apostoli, presso il Cenci. Anno Do», mini 2 36 vivebat s. Proculus qiiartus^ episcopus ìeronae^ frater s. Fuscae. (seii Tuscaejvirginis magislrae s. Tlicu- teriae virginia : et luna lemporis pas< si fiierunt ss. Firnius et Riislicus in civitale Veronae. Narra il Mafl'ei, il primo illustre fatto cristiano avvenuto in Verona, e di cui memoria ci sia rima- sta, fu il glorioso loro martirio, colla no- tizia del quale si accoppia quella ancora della santità e del valore di s. Procolo, eh 'è ili.** di cui è noto il tempo preciso. JN'ella persecuzione dunque di Dioclezia-ì no e di Massimiano fu accusalo Ferma nobile di Bergamo a qucst'ullimo che di- morava allora in Milano; il che può cre-r dersi nel 3o4Fu arrestato da un questo- re, e volontariamente si fece prendere an-r che Rustico, ambedue fatti consegnare dall' imperatore ad Anolino suo consi- gliere, perchè fossero custoditi. Se li fcr ce poi Massimiano condurre innanzi qel circo, e tenlalili invano con tormenti e con lusinghe, furono rimessi in prigione. Gli die' poi in balia d'Anolino, perchè q gl'inducesse a idolatria o uccidesse, ovve- ro, non ostante ledidìcoltà del Tillemonl, egli slesso li domandò e ottenne dall'im- peratore. Dovea costui allora per alcuna particolare commissione portarsi con co- mando nella Venezia , per cui subilo li fece condurre a Verona , e quivi tenuti sino al suo arrivo. Il famoso Atifilealro ch'è in questa città, fece concepir l'idea ad Anolino di far con poca spesa un pub- blico spettacolo, com'era uso allora ne' supplizi, Giunsero Fermo e Rustico a Ve-. VER rona in 3 giorni, e furono congegnali a CancaiiooCaio Ancario milite cli'era vi- cario delia cillà, cioè luogolenenle e co- ii»aii(J.u)le del presidio. Arrivò dopo 6 giorni Anolino, e fece subito invitar dal banditore il popolo veronese a spettaco- lo. Ma in quella slessa notte il vescovo s. Procolo, il quale nel suo monastero, cioè in luogo appartato e solitario, non lungi dalle mura della città, con pochi cristia- ni stava nascosto, infervorato di spirilo maggiore nell'orazione, si porlo in cillà, Q visitò i martiri; nel qual tempo essen- do venuti i ministri, il s. vescovo profes- •Sandosi cristiano, fece istanza per esser condotto con essi, e l'oltenne. Giunti da- \anli ad Anolino, che slava nel tribuna- le in presenza di lutto il popolo concor- so, osservando il venerabile vecchio con le mani legale addietro, chiese chi fosse; e udito ch'era un cristiano spontaneamen- te oifertosi, non volendo far altro sangue, e mosso forse anche dall'età, ordinò che Cosse rilascialo, alfermando che delirava per la vecchiezza. 1 ministri però percuo- tendolo co"li schialìi, lo cacciarono dalla ciltàj ritornando il vescovo a'suoi tutto alflitto del non aver conseguito il brama- lo martirio. Ma Fermo e Rustico ec-titati invano n sagrifìcare, furono rotolali so- pra acuii rottami, indi minacciati col fuo- co; il che riuscito per divina grazia sen- za loro danno, e gridando il popolo con- tro di loro, quasi fossero maliardi e in- cantatori , ordinò Anolino fossero traili fuor delle mura, e percossi a morie con bastoni, si tagliasse loro la testa. Così fu eseguilo sulla riva dell'Adige a'9 agosto. Fecesi poi Anolino portare lescnlluie de' cristiani, e tulli gli atti, cioè i processi de* martiri anteriori, che potè a vere, e gli fece abbruciare, dicendo che da quelli veniva il cader degli altri nell' istesso errore, e l'esser venerali i loro .sepolcri pia de iempli degli Pei. Forse perirono allora gli atti dess. Quaranta martiri, de'quali 5Ì è fatta un tempo memoria dal clero VPVQnese, e menzione se qe vede iu au- VER 9 loreanonimocìe'tempidi Pipino. A ggìnn- gesi negli alti, i f(ualicre(lonsi inpartede- rivati dal criminale processo o atti pro- cousolari, cl»e stando i corpi de' ss. Fer- mo e Piustico insepolti , perchè fossero dalle bestie consumati, e facendovi nella notte Ancario convertilo veglia e custo- dia, insieme con due lor parenti venuti di Bergntno, alcuni cristiani, che si dice- vano mercanti, veimero a prenderli, e in- volti nobilmente, li posero in una barca econdussero via. Riferisce inoltre Malici, che nella storia mss. di questi corpi, si leg- ge come fossero poi riportali in Verona; ed il IMarlirnlonio del Fiorentini pone questi santi in Oriente, perchè in quelle parti saranno stati allor portati e venera- ti i loro corpi. Si ha dalla leggenda dal RIalfei pubblicala in fine de'Ioro alti, che si trasferirono in Africa.edopogran tem- po ne fece acquisto il mercante Terenzio, che li trasporlo nella sua patria Capri, poi Giustinopoli in Capo d'Istria. Di là per timore d'incursioni barbariche furo- no trasferiti a Trieste, dove portatosi s. Annone vescovo di Verona con accom- pagnamento di molli ecclesiastici, a forza di denaro gli ottenne, e resliliù alla sua chiesa, insiemea'corpide'ss. Primo, Mar- co, Apollinare e Lazzaro. Le ss. Reliquie fiuono poste con balsami e altri odori in arca di pietra, col coperchio ornato d'o- ro, argento e pietre preziose, collocando- si nel sotterraneo della basilica in onore de'ss. Fermo e Rustico già eretta mollo tempo innanzi fuori delle prime antiche mura. Quivi ancora, afferma Maifei, «i- posano le ss. Ossa, da quando per s. An- none vi furono riposte , essendo favola senz'alcun fondamento,che fossero poi ru- bate e portate altrove. Nel Moscardo è prezioso il monumento o testamento di Radone prete, rogalo nei 774. '" cui tro- vasi nominata la porla di s. Fermo, isti- tuito un ospedale, e falli esecutori (sic) per sempre coloro cUe prò tempore aves- sero la custodia de'ss. Martiri. Uu' ora-» zione d'aulico Sagrameutario, che fu deb IO VER la chiesa di 8. Bovo, nomina i «s. Corpi i»i venerati. Neh 189 fu trovata iscrizio- ne in cui sono notate le loro reliquie e quelle degli altri 4 ^^i^^i registrati nella leggenda, oltre altre. Nel i 1 97 il vescovo Adelurdo II eccitò con esortazioni e in- dulgenze i veronesi, a riparar la fabbrica della chiesa de'ss. Fermo e l^ustico, in cui dice riposano i loro corpi. Ad onta di tante testimonianze che trovo nel MaF- fci, non debbo tacere di leggere nel Cap- pelletti, muoversi da' bergamaschi gra- ve questione sull'esistenza delle reliquie de* ss. Fermo e Rustico nella loro catte- drale (e parlandosi di questa nelle pro- posizioni concistoriali^ s' intende per i' asserzioni de' bergamaschi medesimi, si dice esistervi Corpora ss. Firmi et Ru- stici coni patronorum magna veneratione recondita) jiitìzìchè in Verona, nella chie- sa che neporla il titolo,cioè s.FermoMag- giore, ove i veronesi, e con piti ragione, sostengono esistere tuttavia, in favore della quale scrissero Maffei, Biancolini e altri, e in difesa di Bergamo il can. Gue- liui e altri. Dappoiché raccontano i ber- gamaschi, che s. Annone nel ySi acqui- siate le sagre reliquie, alcuni mercanti bergau)aschi le comprassero a prezzo d'oro da' custodi dell'ospedale di s. Fer- mo, unitamente alla testa del vescovo 8. Procolo, e trasferirono a Bergamo in luogo campestre e sotterraneo, ove poi 3 secoli dopo si trovarono, e con solen- ne pompa recale alla cattedrale, ove tut- tora riposano. Ma il critico Cappelletti conclude l'esistenza a favore di Verona e non di Bergamo; perchè il vescovo s. Annone trasterile a più decorosa stazio- ne le ossa de' ss. Martiri, ne adornò l'ar- ca col discorso velo o drappo dittico, e perchè nella chiesa di s. Procolo colle sagre sue ossa riposavano i corpi de'ss. Cosimo e Damiano, e nella ricognizione ricoidala del i49^ non si trovarono né questi corpi, né la testa di s. Procolo ; concludendo, che i mercanti bergama- schi piulloslo tolsero i corpi de' ss. Co- VER «imo e Damiano, colla credenza che fos- sero qne* de* ss. Fermo e Rustico loro concittadini, insieme alla testa di s. Pro- colo, a quelli contemporaneo, e tutto por- tarono a Bergamo, supponendo che a- vessero avuto comune con esso la tom- ba. L'Ughelli riporta gli atti de' ss. Fer- mo e Rustico, e parla delle due epoche cui fu attribuito il loro martirio, nel ri- ferire le notizie di s. Procolo. Tra i pri- mi avvenimenti cristiani poi occorsi in Verona nel 111 secolo, mg.'^Dionisi (che scrisse intorno ai Santi veronesi), oltre il suddetto de' ss. Fermo e Rustico, ricor- da anche il martirio di s. Arcadio, e con tanto più fondamento, che s. Zeno lo descrive con i più vivi colori. Il Maf- fei non conviene co* Bollandisli , che sulla fede de' moderni fecero viaggiare il s. vescovo Procolo in Oriente, ne' Luo- ghi Santi, e in Pannonia, incompatibile alla sua età e uffizio di pastore dottissi- mo. Gli successe s. Saturnino, auch*egli cospicuo per dottrina ; quindi s. Lucilio o Lucio o Lucilio, mirabile per virtuosa e santa vita, ma non pare che interve- nisse al concilio di Sardica, nel 345, co- me vuole anche Maffei, essendosi confu- so con s. Lucio, di cui appresso. Settimo vescovo fu s. Cricino, non bene detto da altri Gricinoe Brichino, cognominalo il dottore e facondo predicatore. Ottavo il glorioso s. Zeno o Zenone, primario pro- tettore di Verona, che sopra lutti ne il- lustrò la Chiesa, poche essendo tra le latine, rileva Malfei, quelle che vantar possono un s. Padre e dottore, qual vien egli riconosciuto e veneralo, e nella qual classe vien collocalo pe*suoi molli, dot- li, fruttuosi ed eleganti sermoni, celebrali do non pochi dotti anco stranieri i e Maf- fei ragiona pure del merito loro e delle di- verse edizioni, noli essendo altrove sin dal IX secolo, li Barzio lo chiamò VApu- lejo Cristiano. La chiesa di Milano fin dall'antiche età nel prefazio Ambrogia- no lo chiama dottore, essendo egli fio- rilo versola fine del IV secolo, ignoraci- VER dosi la pallia, benché il nome l'indichi greco e l'anonimo sembri nccennaie che r{ua venisse dalie parti di Siria, ove e in Italia, egli dice, operò grandi e mirabili cose. Non conviene MalFei che Gallieni tempore niartyrio coronalus est, dicen- dolo vissuto alquanto più laidi, e po- tersi credere che rendesse l'anima a Dio al Sgo non mollo lontano, il successore essendo stato contemporaneo di s. Am- brogio, il che non pare, come dirò a suo luogo. L' tJghelli pure lo vuole vissuto neir impero di Gallieno, pubblicando l'elogio del Panvinio, e quanto ne scris- sero il notaro Coronato e altri. L' ano- nimo lo chiama confessore e inclito mar- tire, e martire replicalamenle lo dice s. Gregorio 1 ne' suoi Dialoghi, il che fa ripetuto da altri e da' Martirologi enei romano a' 12 aprile. Altri con Coro- nalo dissero essersi, riposato in pace. La s. Chiesa veronese però sempre ne ha celebrata la memoria qual confesso- re e non di martire; ma forse il non a- ver conseguito in tempo di pubblica per- secuzione il martirio ne fu cagione. Egli rese bellissimo e replicalo testimonio agli antichi veronesi, di singoiar pietà, e di cristiana liberalità celebrandoli, non già con semplice attributo d'onore che po- tesse credersi usato per civiltà e per con- ciliar benevolenza, ma chiaraujente e con lutti questi sentimenti ne' due ser- moni sopra V Avarìzia. Nel Compendio della vita di s. Zenone vescovo e mar- tire, protettore di f''e/ona,i\t\ d.' Ben- nassuli, inseiilo nella già ragionata No- tizia sul rinvenimento della sagra sua spoglia, in uno alia sua i.* invenzione e basilica omonima ove si venera, si leg- ge, che vogliono alcuni scrittori che traes- se i suoi natali dalia Grecia, ed accintosi a propagar la religione cristiana, io Asia si trasferisse, e di là in Italia passasse; altri poi riferiscono che i'Alemagna fos- se la patria sua ; ma la chiesa Triestina e la Veronese lo dicono nato e allevalo in Verona; e che sia cresciuto in Italia VER II e ivi educalo, lo dimostra l'elegante e colta elocuzione latina, che materna in lui si può dire. Fu conoscitore profondo ancora della lingna greca, delle lettere e de' libri sagri, con un cuore veramen- te inclinato alla pietà e a tutte le virtù cristiane. Dotato dalla natura d'un' in- dole mansueta, di modi alfabili, e dalla divina grazia di ardente amore per la fede e di carità per dilfonderla, pose in opera a questo sublime e santo scopo ogni sua possa. Predicò eilìcacemenle la parola di Dio, e pascendo il popolo del cibo evangelico, mostrò ad esso la via della salute e del cielo. Esaltalo alla di- gnità vescovile, non lasciò per questo di a (iati carsi, ma proseguì anzi con sempre eguale zelantissima perseveranza, nella predicazione delle celesti verità, e con tal mezzo tornò oltremodo giovevole alla religione e al bene de'fedeli. Accortamen- te e con vivezza combattè il vizio, senza dispiacere a'viziosi, e si studiò di ammo- nire e piegare i fedeli senz'atti lusinghe- voli. Era benigno e caritatevole co' mi- seri, soccorrendo e confortando i pove- ri. La face della carità ardeva nella sua bell'anima. Con se stesso però era sem- pre severo, rifiutando lullociò che non gli veniva dalla necessità assolutamente richiesto per vivere, impiegando il ri- manente delle proprie facoltà in mante- nere e ammaestrare i chierici nel servi- zio divino, nel soccorrere i sacerdoti che pativano disagio d'alcuna cosa, concor- rendo pure a sostenere le spese per le sagre funzioni, e nel recare larghi aiuti agl'infermi e a'bisognosi,che il principul oggetto formavano delle sue cou)passio- nevoli cure. Chiamava la pazienza regi- na di tutte le cose, la connolazioue di tut- ti : la celebrava piùcoll'escrcizio che col- le parole. Angelica fu in lui la viriti del- la pudicizia, dalla dilfusione della (juale, deve certo Verona, come si ha dalle let- tere di s. Ambrogio, quella scelta mol- titudine delle sagre vergini congregale gran parte uè' monaileri, e dimoranli 12 VER alile nel proprio domestico soggiorno. J*er lui si rese Verona degna d' anuni- lazione anclia agli occhi de'genlili stes- ^i, che sorpresi dall' edifìcanli pratiche delle virtù cristiane, e illuminali dal rag- £>io della verità, non lardavano ad ab- bracciarla, accrescendo cosi meraviglio- samente i fedeli al cristianesimo. 11 san- to da' suoi sacerdoti e ministri faceva istruire i catecumeni, che ogni anno ve- nivano da lui rigenerati col sagranìeuto del battesimo, gran quantità di popolo d'ogni nazione, d'ogni età, d'ogni sesso e d'ogni condizione. Perciò resosi angu- sto il vecchio oratorio, dove esercitava i divini uffizi, un nuovo più ampio n'e- resse. Degna di grande encomio fu ezian- dio la sua vigilanza nel mantenere la di- sciplina, e tultociò che riguaidava il cul- to ; sorgendo contro i disordini e srego- latezze introclolli ne'convili di carila che si celebravano nelle feste de' Martiri, ol- ire l'aver tolto altri abusi introdottosi neireccleMastiche giurisdizioni ; combat- tè e sconfisse 1' arianesimo, e vari scismi, il cui veleno erasi propagato per l'Italia. Non pochi furono i portenti tielìa divina provvidenza a intercessione del santo, da' quali ricevè la fede gloriosi e molte- plici trionfi, e per cui contrassegnate ri- masero di chiara, autorevole ed eterna prova le verità evangeliche da lui pre- dicale a istruzione del suo popolo, ed a conversione degl' idolatri. Meravigliosa poi fu la sua possanza nel cacciar da'cor- pi ossessi gli spiriti maligni; prodigioso l'ardore della sua mediazione con cui a ^ran raollitudine d' infermi ottenne da Dio la sanità. Fra' diversi miracoli in- terceduti dalla divina misericordia, de- vesi ricordare l'aver risuscitalo un an- negalo nell'Adige, il che produsse mera* vigliosu conversione a Cristo di quanti- tà d'idolatri, non meno nella diocesi ve- ronese, che fuori e nelle più lontane par- ti d' Italia. Continuando il s. vescovo a iregliare con amore paterno sulla greg- gia, e a seminare eoo sempre maggior VER profitto il Vangelo, si avvicinò a quel tempo in cui doveva coglici' la palma de' suoi trionfi nelle sempiterne allegrezze del cielo; chiamato il popolo a lui, |)rese cou)miato con discorso coramovenie |>ie- no di salutari consigli, e tutti poi bene- detti, l'anima sua dalla prigione corpo- rea uscì soavemente e festosa, ed al suo Signore volò. Il Inllo cagionato da que- sta perdita fu universale in Verona, grati- de il pianto del popolo fedele. Dopo di- vole esequie ebbe onorala tomba lungi dalla città, nel tempio medesimo da lui eretto e consagralo, nel quale soleva e- sercitar il suo ministero, e presso cui la propria abitazione teneva. Questa glo- riosa morte avvenuta a' 12 aprile verso la fine del I V secolo, non troncò il corso a'prodigi, poiché molti se ne operarono al sagro avello, celebrati nel 4 ' ^ in un ser- mone da s. Petronio. Nel Sgo il fiume Adige, per ripetute dirottissime pioggie, traboccò dal suo letto, recando danni e rovine a Verona. Accorsa la moltitudine nella chiesa di s. Zenone per invocarne il patrocinio, le acque impetuosaraente crescendogiunseroa tanl'altezza da chiu- derla a un tratto nel tempio, onde te- neva certo di perire ; ma per divina on- nipotenza, investendo l'acqua da ogni la- to la chiesa, crebbe fino alla sommità delle finestre senza che una sola goc- cia vi entrasse. Il popolo stupefatto dal prodigio, se ne servì ad estinguere la propria sete, e dopo 24 ore l'acqua rien- trò mirabilmente nel suo letto. Questo fatto fu narrato 4 anni dopo da s. Gre- gorio I, sull'autorità di Giovanni tribu- no e di PronuKo vescovo di Verona. Pe- rò il miracolo più memorabile e più sa- lutare a* veronesi, fu l'aver ridotta Ve- rona a ricevere il battesimo, compiendo l'opera cominciala da s. Euprepio e con- tinuata da' successori, distruggendo il culto de' falsi numi. Laonde que'barba- ri, che per 1' opera portentosa del santo videro crollar il genlilesimo, si scnglia- lOQO furenti sopra di lui e sì crudelinen- VER te il (rallarono, che presso a morie il ri- «lusserò ; e sarebbe morto, se un prodi- gio non gli avesse restituito la sanità. Per tale patito strazio, l'anouimo lo chiamò martire, e dopo di lui s. Gregorio 1 e Paolo Diacono lipelerono, oltre diversi INlarlirologi. Quindi ben a ragione è an- che venei alo martire, poiché molti quan- tun(]ue non soiìVirono il martirio, sono tuttavia dalla Chiesa così chiamati pe' gravi all'anni e patimenti che sostenne- ro per dilFondere e far germogliare Tin- fallibili ed eterne verità evangeliche; e per aver logorata lino all'ultimo avanzo la vita loro. Del resto quanto all'inven- zione e traslazione del venerando corpo di s. Zenone, ripeto, descrivendone in principio la sua basilica, anche col d.*^ Dennassuti ne ragionai, e sono notissi- me le solennità che nell'agosto 1889 fu- rono celebrate in Verona per la ricogni- zione del sagro corpo, su di cui e 1' ab. d. Cesare Cavalloni, ed il tu conte Orti Manara, e molti sagri oratori diedero a stampa fruiti pregevoli di eloquenza e di erudizione. Con s. Zenone l'anonimo Pi- pìniano termina il suo breve catalogo de' primi vescovi di Verona. Nono vescovo del la s.Chiesa di Verona, e successore di s. Zenone, secondo il drap- po classense, fu s. Agapio o Agabio o A- gapilo, che alcuni dissero già vescovo di Cesarea e forse successore di Teotemo vescovo di tal città, ma ancora la discipli- na della Chiesa non permetteva i pas- saggi da una sede ad altra. Il Maffei die* per successore as. Zenone il vescovo Sia- grio, cos\ il Biancolini, il quale registra poi Lupicino e Massimo, e dopo questi s. Agabio, nella qual progressione disco- standosi troppo dalla serie moslralaci dal prezioso velo dittico, a questo si attiene il Cappelletti. S. Agapio, l'Ughelli l'avea segnato 3.° vescovo, e io." il Coleti: fu pari in pietà e ardore al predecessore. Jndi s. Lucio, cliB il Cenci credè Lucil- io, ricordato da s. Atanasio e intervenu- to ai couciiiodi Saidica nei 345, ue'cut VER i3 atti propriamente è sottoscritto Lucio « non Lucdlo. Il Coleti nell'emendare l U- ghelli attribiù a Lucilio T intervento al sinodo Sardicense nel ^^j. Segue poi Siagrio, imparandosi da uit'episloia di s. Ambrogio un notabilecaso. Era in Vero- na una vergine consagrata aDiopernome Indicia, ed ancora un monastero di don- ne, di che sarà dillicile trovare piìi antico esempio, come opina IMalfei, che, ripelo, di Siagrio volle fare il successore imme- diato di s. Zenone. Delle sagre vergini allora in Verona, altre vivevano congre- gate, altre nella propria casa, tra le (jua- li Indicia. Essendosi una sua sorella ma- ritata con Massimo, tristo uomo, non vo- lendo Indicia star con esso in villa, adi- ratosi il cognato divise con muro in cit- tà la casa, togliendo alle sorelle di po- tersi veliere, e tentò di muover lite. Cre- scendo poi l'odio, forse per altro occul- to motivo, ordì calunnia atroce, accusan- dola al vescovo come caduta in delitto contrario alla sua professione, e come a- vesse occultato e ucciso il parto. Addusse altri scellerati per testimoni, che non potevano aver accesso in ca>a sua. Il ve- scovo Siagrio die' orecchio all'accusa, e ordinò che si visitasse Indicia dalle leva- trici, per constatare la verginità, il che era un'ingiuria,e tal disposizione fu di sommo dolore alla vergine. Perciò questa appellò as. A(nbrogiometropol(tanodi Milano, di cui allora era sulh-aganea la chiesa di Vero- na. Dovendosi adunque far questa cau- sa in Milano, Massimo cercò di sottrarsi dalla figura di accusatore, e fece che il vescovo scrivesse, non da Ini essersi di- vulgato il fatto, uìa da femmine riferito al uìonastero, ond'era poi giunto a no- tizia anche di lui suo congiunto. Si por- tarono a Milano due testimoni. Renato e Leonzio, dove interrogali parlarono dilFerentemente e si contraddissero : tre vilissime donne, jMerciuia, Lea e Tcodo- la, che doveano far teslicnonio, si trafu- garono, onde innanzi al consesso de' ve- scovi radunato perciò dal s. arcìvescovO| i4 VER nessun comparve. Questi, nluno presen- tandosi al giudizio, esaminò due sante donne, e ne riportò ampia teslimonian* za degi' irreprensibili costumi della ver- gine Indicia j onde pronunziò sentenza, assolvendola del lutto da ogni sospetto, e condannando scomunicali Massimo.R*'" nato e Leonzio; con questo, che al i.^non fosse tolta la speranza d' esser rimesso, quando emendasse il suo errore; ma gli aluidueche rimanessero scomunicati per sempre, finché con pubblica penitenza e lungo piangere il lor peccalo, non si fos- sero mostrati degni di misericordia. Giunta la sentenza in Verona, scrisse Sia- grio a s. Ambrogio, aver timore che di essa non mormorassero i veronesi ; re- star dubbiosa la castità d'Indicia se non seguiva l'ispezione per venire in chiaro della verginità; trovarsi chi lo minac- ciava di non comunicar più con lui, se raromeltesse senza esser prima osserva- ta dalle levatrici ; ne potersi dir Massi- mo accusatore, per aver mostrato dolo- re della fama sparsa contro la cognata. Rispose s. Ambrogio, non credere che i suoi carissimi veronesi fossero per parlar male, contro il loro uso, della sua sen- tenza, e lanlo più che col parere e ap- provazione d'alili suoi confratelli era u- scita, dov'egli all'incontro senza consi- glio d'alcuno erasi arrogalo di giudicar solo: riprese Siagrio, perché a suggestio- ne e a richiesta di persone Irìsle e cat- tive, senza accusatore manifesto, avesse credulo doversi dubitare dell'onestà di fanciulla, approvata già molli anni avan- ti dalia cognizion di Zenone di santa me- moria e dalla sua benedizione santifica- ta (sulle quali parole ancora, Ma (Tei scris- se Siagrio immedialo successore di s. Ze- none: noterò che s. Ambrogio governò la chiesa di Milano dal374al397) Rap- preienlòpoijconieconlro le leggi civili ed ecclesiasticlie avea proceduto senza ma- nifesta accusa, ammettendo malevoli e nemici per testimoni: vero accusatore esser Massioio, e non doversi per cosif- VER futle malignità esporre all'orribile ludi-* brio dell'ispezione una sagra vergine, la cui modestia venerabile esser dovea, e sicura. Asserirsi inoltre da'priraari me- dici, tal esame e tal giudizio riuscire fal- lacissimo, per cui dopo di esso si era tal- volta continualo a disputare. Indis. Am- brogio scrisse altra lettera a Siagrio, a- michevolmente e con un fatto della «. Scrittura mostrandogli, quanto rispetto si dovea alla sagra verginità. A Siagrio successe s. Lupicino. Al Cappelletti, per fissare la successione de' vescovi, lo per- suasero gli sludi diligenti del Sarti e del Cenci, e riassumendo la serie nella fa- scia, che sta a fianco di s. Fermo, quel- la mostra il vescovo s. Petronio. Anche sul tempo di lui sono discrepanti gli scrii» tori, ed all'ab. Cappelletti sembra opi- nione più ragionevole che sia vissuto sul principio del V secolo, per le ragioni che adduce, cioè intorno al 4io.E qui per dar saggio della serie riferita dall' Ughel- li, egli dopo s. Procolo registra per io." vescovo 8. Mauro, pel Coleli li." e pel Cappelletti 39.''; S.Giovanni i i.^pelCole- ti 1 3.° e pel Cappelletti 4o.° Senza rimar- care come questi ultimi riportano gli al- tri, tanto più che seguendo la serie del Cappelletti col suo ordine progressivo li riferirò, essi neli' Ughelli hanno il se- guente: I2.°s. Probo, I 3." s. Teodoro, 14.° s. Innocenzo, 1 5.° s. Lupicino, 16.° s. Lucido, 17.° s. Zeno huius nominis IFj cuiiis inentio facll s. Anihrosias in Epìst. 46, lìb. 6. Huius creduiiUir esse scrmones, qui sub nomine Zenonis Mar* fyris aspexerc lucem^ ut egregie notai Baronius inNot. ad Martyrol Rom.ad dieni \i aprilis. Ibi oplinie colligil duos Zcnones f^ernnenses Episcopos fuisse, non unum, i8.° Siagiio, ig." s. Massi- mo, 20.° s. Alessandro, 21.° s. Biagio, 22.** s. Lupo, 23.° s. Felice, 24." s. Mo- derato, 25.° s. Salvino, 26.° Androni- co, 27." s. Vindemiale, 28.° s. Silvino, 29.°s.Luperio, So.^s. Manio, 3i.°8. Pe- tronio, 32.° 8. Gerbone, 33.° s. Simpli- VER «io, 34' s. Senatore, 35." «. Servolo, 36.° s. Verecondo, 37/ s. Valente, 38.° Solazio. E basti coli* Ughel'i, per dare un' idea della diilerente cronologia sui primi vescovi col Cappelletti, pel quale Solazio è il 32." e scismatico, e pel Co- leti il 38.° Riprendendo il filo con s. Pe- tronio 1 3,° del Cappelletti, a lui venne dietro s. Innocenzo d'anno incerto, loda- to dairUghelli per giustizia, innocenza, esimie virtù e scienza. Montano solo ef- figiato nel drappo dittico, forse perchè breve fu il suo vescovato e perchè non fu annoverato fra' scinli. Circa il 4'3^ • S- Vindemiale, iodatissimodairUghelli per dottrina, indefesso zelo, virtù e amautis- simo della religione cristiana. Nel 44* s. Lupo, detto dall' Ughelli mirabile per santità di vita e dottrina, diligentissimo custode dell'ovile di Cristo, che edificò coir esempio e colle parole. S. Gauden- zio nel 465 sottoscrisse ni concilio roma* lio, non conosciuto dalTUghelli che per 4.° vescovo, la cui carità e santità splen- deva di fervore, efilcace nel sermone. Co- leli lo registrò per i i.°, e MafFei avver- ti che nel detto concilio, presso Labbé, essendo sottoscritto G audentìus Vecco- ;?en5/.9, Cristiano Lupo trovò leggersi Ve- Tonensis ne' mss, cassinesi. Di Germano non si conosce che il nome, soltanto e pel i.° nominandolo ed esprimendolo il drappo. In anno incerto s. Felice, che r Ughelli dice studiosissimo della pro- pagazione della pietà cristiana, probo e illustre per altre virtù : a lui fu edifica- ta una chiesa non lungi dal monastero di s. Gabriele, il cui nome fu imposto ad rmo de' castelli, colla sua immagine sulla porta e iscrizione che riferisce. Indi s. Silvino eccellente in dottrina, soave nel sermone, fregiato d'ogni virtù, umiltà, assiduo ne' digiuni e nell'orazione, colle quali sedò le inimicizie tra gli uomini, come leggo nell'Ughelii. Quindi s. Teo- doro, pio, virtuoso e per dottrina insigne, d' esimia eloquenza ^ di sua traslazione da s. Stefano nella cattedrale ragiona U- VER i5 ghelli. Esso ignorò il vescovo s. Conces- so I, il quale o ebbe più nomi e si disse anche Servidio e Servolo, ovvero fu un vescovo da questo distinto ; in tal caso il drappo dittico dovrebbesi reputar man- cante di esso. Bensì conobbe il vescovo s. Servolo, l'encomia e lo dice chiamalo pure Servus Dei: se ne celebra la festa a* 26 febbraio nel calendario veronese. Questo s. Servolo, a' due concilii roma- ni del 5o4 e del 5 1 2, si sottoscrisse Ser- VHS Dei, Il MafFei io disse iiUervenuto a quelli del 5o i e del 5o4, e che i ve- ronesi chiamano s. Servolo. Dunque fa un medesimo personaggio, dello ancora Servidio. Il vescovo s. Verecondo, pio, dotto e ornalo di gravi virtù, morì nel 5^3 e fu sepolto nella chiesa ora noa più esistente di s. Pietro di Castello, con epigrafe riportata dall'Ughelli, come fe- ce di quelle di diversi suoi predecessori. Così di s. Valente, riferita pure e me- glio dal Maffei, che la chiamò insigne monumento di detta chiesa, insieme a quella del predecessore. Da quella di s. Valente s'impara, che diventò vescovo nel 523 e morì nel 53 i di circa 85 an- ni. Io anno ignoto gli successe s. Salvi- no, che non devesi confondere con s. Sil- vino sunnominato, e d'ambedue parla anche l'Ughelli, che fa elogi di s. Calvi- no per dottrina e grandi opere, conver- tendo col suo zelo a Dio quella parte del- la città che non lo era; limosiniero co* poveri, assiduo ne' digiuni e nelle ora- zioni. E' nominalo anco nel Martirolo- gio romano a' 1 2 ottobre, e la chiesa di Verona ne celebra l'ullizio. Nel 1 792 ca- pricciosamente ne' calendari fa cambia- lo il suo nome in quello di Fiorente, fin- ché fu reintegralo il vero nel 1837. In questo cominciarono ad aver culto an- che i ss. Agabio e Gerbone, del quale più sotto, benché già erano registrati nel Martirologio romano. Il vescovo s. Mas- simo ebbe sepoltura nella chiesa del suo nome, demolita nel i5i8 in occasione della generale spianata intorno alla cit- i6 VER là, per rnilitoi'ì operazioni. Di 8. Cel!>o« ne, l'Ughelli fece elogio, quale indum- inolo per la propagazione delle velila e- vaugeliclie, ed eziandio inirabilinenle dedito all'estirpazione delTeresie. Segue 8. Luperio, grato a Dio e agli uomini, fregialo di molteplici cognizioni, propen- so per natura qual padre a sollevare gli iiiftriiii, i pupilli, le vedove, e come il predecessore fu deposto in s. l'rocolo. Lodato per dottrina e mirabile santità fu il vescovo s. Senatore. Ad esso nel 579 era già succeduto Solazio, vescovo scismatico, che sottoscrisse al sinodo di Grado, insieme cogli altri vescovi difen- sori de' Tre Cnpiloli (P\)f del rpiale scisma ragiona Miifl'ei nel t. 2, p. ^SS e seg. llColeli e il Malfei dicliiararono fal- so il diploma attribuito a l^apa Pelagio Il e riferito daU'Uoljelli, colla sottoscri- 2Ìone del l^apa e dello stesso Solazio, mentre era diviso per lo scisma dalla sua comunione. In anno incerto segue Giù- lìiore ortodosso perciocché inserito venne il suo nome nel drap[)0 dittico, mentre noi fu quello del predecessore. I\Ia nel- l'Ughelli e nelMaffei si dice, che dopo il 590 circa intervenne al sinodo di Illa- rano [F.) o Mariano, nella maremma del Friuli, luogo f)rtissimo per le palu- di che lo circondano, non già vicino al fiume Celina, che n' è molto distante, come da inolti si è scritto. A suo tempo, cioè in detto anno, ovvero nel 58g, rac- conta il Mulfei, avvenne la furiosa piena dell'Adige, narrata ne'cenni di s. Zeno- De. S' ignora Tanno del vescovo ». Pro- ho e de'seguenli 9 successori, di cui par- la rUghelli. Indi s. Andronico, che quel- lo storico qualifica illustre per dottrina e miracoli, liproduceudo l'iscrizione esi- stente in s. Stefano. S. Manio, pur ivi sepolto, lo dice ornato di singoiar dottri- na e preclara eloquenza, consolando il suopopolocolla predicazionee l'esempio. Dopo di lui è registrato s. Pietro I, indi Concesso II, ignorali dall' Ughelli. 11 ve- scoTos. Mauro, quello lo loda tulio deUi- VER lo alla contemplazione, per cui riniiirziò il vescovato per menare vita eremitica, ove poi fu dedicalo un tempio a suo ono- re : dopo 7 anni avvisato dall' Angelo, si recò verso Verona,e caduto infermo mo- ri nella chiesa di s. Felice. Miracolosa- mente lo strepito delle campane, ne av- visarono la città ed il successore Giovan- ni I, il quale vi accorse col clero e {)opo- lo, trovando che nelle mani teneva una carta, che a niuno fu dato togliere. Allo- ra Giovanni I prostratosi a pregare Dio, ottenne che dal santo si lasciasse pren- derla. Conteneva le sue preclare gesta, che il vescovo ad alta voce divulgò al popolo. Questo festante ne condusse ils. corpo nella chiesa di s. Stefano, ove poi si venerò la mitra, il bacolo pastorale ed i guanti da lui usati. A Giovanni 1 suc- cesse Arborio, poi Clemente, indi s. Mo- derato, la cui severità fu moderala dalla clemenza, amato e venerato da lutti, li- berale co* poveri. Circa il 7 [2 Domeni- co, il cui vero nome fu ignorale per lun- go tempo, dicendosi Paterno, per non essersi ben letta la lapide che lo nomina e lo ujostra conleaiporaneo al re Luit- prando, ricordando l'erezione di elegaii- le tabernacolo marmoreo nella chiesa di s. Giorgio di Valpolicella, il cui tenore riferisce Ughelli, e meglio il Cappellet- ti. III." lo disse Paterno, così il Malici e il Diancolini. Eruditissimo delle divine scritture, visse lungo tempo, ma non fu però sotto di lui che Carlo Magno in- signì di privilegi la basilica e il mona- stero di s. Zenone, e l'Ughelli riprodus- se il diploma, emanato piìi tardi. In an- no incerto s. Alessandro, che dì e notte era dedito alla meditazione del le cose ce- lesti, zelantissimo pastore, splendente di ogni bella virlìi. Il vescovo Sigiberto del 744, si vede soltoscrillo in una carta appartenente alla chiesa di s. Maria in Solaro. Non molto dopo ebbe a succes- sore s. Biagio, che rifulse di episcopali virili, mirabile nel soccorrere i bisogno- si, di somma iulegrilà, esimia dollriua e solalrice da s. Consolata o Maria sorella ilei vescovo, per avervi esso deposto il di VER VER 17 SRtìla vita, come scrive l'Uglielll, morto latrlce, piccolo tempio già denominato s. a' 22 giugno 'j5o. Egli Cu 1' uUinio ve- ùlaria Coi»forlatrice, e poi s. Maria Con- scovo sepolto nel sotterraneo di s. Stefa no, ed è altresì rultimo del drappo dit tico, guida all'ab. Cappelletti nel tesser- lei corpo, e poi cambiato in quello di s< ne la serie. Pare anche cessala a questo Maria Consolatrice, della cui chiesa ri- tempo la residenza cattedrale de'vescovi ferisce le notizie coi Biancolini, Notizie in s. Stefano, e sembra che abbia comin- sloriche delle chiese eli /'erona. Narra ciato ad esserlo la chiesa di s. MaiiaMa- come la leggenda riferisce aver s. Anno- liicolare, giacché si principia a trovare ne mantlaloa ricuperare a Trieste i cor- sepolti in essa i vescovi successori, come pi de' ss. Martiri e altri suddetti, la pro- notai di sopra. Primo in fatti fti s. Hanno pria sorella, la quale venne denominata o Annone, che credesi autore del drap- Consolatrice, per la consolazione che nel pò dittico. Egli era nobile veronese, il tli lei ritorno co* ss. Corpi recò a' vero- cui clero e popolo l'elesse nel ySì, se- nesi oppressi il Panvinio disse ch'e- ra già vescovo neir848. Gli successe Au- done, nel testamento di Bilongo ricor- dato quale arcidiacono della cattedrale, che fece edificare la chiesa di s. Loren- zo di Cesano nella Valpaltena. Quell'Au- do o Audone, che l'Ughelli die'per suc- cessore a Rotaldo, dicendo aver fatto te- stamento neir 83o, il Coleli disse me- glio nell'86o, ed essere nominato in due diplomi riguardanti s. Maria in Organo, che riprodusse. iVel 1*865 Ardecario o A- scario o Ardichino, di cui pubblicò l'U- ghelli sentenza pronunziata a'5 febbraio di detto anno, per decider la controver- sia insorta sino dall'SiS, tra'monaci di s. Zenone, e i canonici della cattedrale, circa le offerte che da* fedeli venivano fatte alla chiesa di quelli ; documento non di tutta fede, al diredi Cappelletti. Visse poco Ardecario, poiché nell* 866 trovasi sostituito Aislulfo o Astolfo, no- minato due volte in una carta di tale an- no.Neir876 sedeva Adelardo I, poiché in- tervenne al sinodo provinciale tenuto in Pavia da Ausperlo arcivescovo di Mila- no ; ed alla coronazione fatta in Pvoma da Papa Giovanni Vili (altri dicono a' 25 dicembre 875), dell'imperatore Car- lo II il Calvo. jNel seguente anno, non si sa come, Adelardo I invase la nobi- lissima badia di Nonantola, onde fu sco- municato da Papa Giovanni Vili nel- 1*877, '^ qi^ole ne die' avviso con appo- site lettere al detto imperatore, al clero di Verona, agli arcivescovi di Milano e Ravenna, e al patriarca d'Aquileia. Ma riconciliossi ben presto co' monaci di No- V ER 19 nanlola, e col Papa che nell'epistola in cui l'invitò a un concilio, io disse, tan- tae sapientiae vir. Forse per quello di Pont-Yon in Francia, a cui si recò. Le sue azioni essendo poi degne di lode, e soggetto di onore per la sua chiesa, nel- 1*898 si portò al concilio romano. A suo consiglio Giovanni prete di grande esti- mazione, ornò e migliorò la chiesa de* ss. Fermo e Rustico, in favore de' beni della quale abbiamo nelTUghelli un di- ploma di Carlo li il C«A'odeir883. E* inoltre nominato Adelardo I nel diplo- ma di Berengario I deir895, da lui im- petralo per la conservazione del teatro rovinato dal terremoto ; e nell* altro di Carlo II imperatore per s. Maria in Or- gano, deir895 dice Coleti, correggendo l' Ugheili che lo produsse col preceden- te; ed il Cappelletti dice invece di Be- rengario I, ed emanato nel 914,0 forse sarà altro, perla qual data, egli soggiun- ge, restano esclusi que' vescovi da talu- ni attribuiti a questa chiesa nel fratlem' pò suindicato, cioè Pietro posto dal Bian- colioi nel 906, e Giovanni memorato in questo torno dall' Ugheili (nell'edizio- ne di Venezia del 1720 non \o trovo, soltanto leggo a p. 729, del vescovo No- terio é memoria nel testamento di Joaa- nis Ticinensis episcopi patria veronen- sis, quo condìdit anno 922)^ nato bensì a Verona, ma vescovo di Pavia; non che Adelberlo, dato dal Panvinio in un di- ploma di Ugo imperatore(omegliored'I- lalia), a favore del monastero di s. Zeno nel 927, nel qual diploma avverte tro- varsi anche il nome del vescovo Noterò, per cui a un tempo sarebbero due vesco- vi di Verona. Fatto è, egli dice,che Adel- berto fu vescovo di Bergamo, bensì vero- nese di nascila (errò dunque pure 1' U- ghelli, che lo registra 54.''vescovo di Ve- rona, consigliere di re Ugo, ed a sua istan- za Berengario 1 neir89i elargì un privi- legio alla s. Chiesa di Verona; e con al- tro di tal principe nel 900 convalidò i be- ni donali a s. Maria in Organo da Ode!- ao VER berto prele, prodollo dairUghelli. Que- sti inoltre nana la calala degli unghe- ri, che manomisero Verona nel mo- do il più deplorando, come raccontai nel voi. XCIV, p. i53 e i56, parlando della basilica di s. Zenone e altrove. Di più riporta un diploma del 9*26 di re Ugo, che dev' essere il discorso coli* ab. Cappelletti, rogata Adalherti^ et Nothe- ni Episcoporuin lune i>iven.tium)^ e che Noterò già sedeva sulla cattedra di Ve- rona fin dal 915, come si ha da* docu- menti di tale anno (in fatti li ricorda pu- re rUghelli, lo chiama Noterò li, quali- fica di grande santità, amato da Berenga- rio I, pel quale pervenne a questa sede, riferendo il suo benefico testamento del 921). Noterò era veronese, figlio d'Ade- maro, ricco di molte terre nella Valpal- lena : eresse uno spedale in sua casa, che fu poi intitolato a s. Apollonia, e lo dotò di molte rendite; oltre a molte altre sue beneficenze, lasciò tulli i suoi beni (co- m' è detto nel ricordato testamento) a' canonici della cattedrale, coll'annuo ob- bligo d'una libbra d'argento alla chiesa di s. Zeno. Morì a* io agosto 928, e fu sepolto io cattedrale coU'epilallio che of fre rUghelli, con altri documenti che lo riguardano. Ebbe a successore nell'anno stesso lUluino del Belgio, già monaco di Corbeja, e stretto parente d'Ugo re d'I- talia: i'Ughelli scrive ch'era stato vesco- 1^0 di Liegi, per le cui fazioni sturbatosi rifugiò in Italia presso detto re, alle cui islauze fu fatto vescovo di Verona; in- di due anni dopo fu innalzalo alla sede di Milano. Nel 981 il celebre Ralerioo Hacheriolorenese, figlio del conte di Vien- na, monaco benedettino di Lobia, uo- mo religioso e ingenuo, dottisimo dell'u- mane e divine cose. SoiY\\ dure vicende per le persecuzioui degl' invidiosi, la cui deplorabile origine cominciò col primo nato da' nostri proto- genitori; laonde fu costretto a fuggire per ben 3 volte dalla sua sede : fu la i .' nel 982, e andò a Pa- V ia ; la 2." nel 9 55, e si ricov; ò presso Bru* VER none arcivescovo di Colonia; la 3.' avven- ne nel C)68, in cui rinunziò il vescovato, e si stabilì a Natnur, ove nel 974 mori e fu sepolto nel suo monastero di Lo- bia. Nel tempo del suo i.° esilio fu intru- so nel governo di questa sede Manasse arcivescovo d' Arles, il quale nel 933 ot- tenne il vescovato veronese dal re Ugo, unitamente a que'di Trento e di Manto- va, e lo tenne fino al 946, in cui Raterio fu ristabilito nella sua sede. Nel tempo del 1° esilio, il quale fu conseguenza del pastorale suo zelo in rimproverare pub- blicamente i rotti costumi di Berengario II re d'Italia, fu intruso un Milone gio- vane di 18 anni, e vi rimase sino al 962. E finalmente 6 anni dopo, allorché Rate- rio rinunziò il vescovato, questo medesi- mo Milone ripigliò il governo della chie- sa veronese, e da quest' anno cominciò a figurarvi come vescovo legittimo. Così l'ab. Cappelletti. L'Ughelli molto scrisse di sua storia, producendo inoltre i diplo- mi seguenti: dell'imperatore Ottone I in favore della chiesa di §. Zenone, pel cui compimento somministrò ragguar- devole somma; altro di lui conferma- torio de' privilegi della s. Giiesa di Ve- rona; del conte o marchese Milo o suo testamento; e di Rodolfo li re di Bor- gogna e d'Italia, pel monastero Zeno- niano. Di Milone ancora ragiona 1' U- ghelli, riferendo altri diplomi, come di Ottone I pel detto cenobio del 967, ed altro sul medesimo. Il Malfei narra, che llduino abbate di Lobbia e poi vescovo di Liegi, caccialo da quel vescovato, si recò a cercare ricovero presso Lgo re d'I- talia, e da lui fu fatto vescovo di Vero- na : lasciò de'sermoni, e Gesti Abbatiwi Lobiensium. Ma trasferito all' arcivesco- vato di Milano, nel 93 i successe nella se- de di Verona Raterio monaco della stes- si) badia, ch'era venuto col medesimo li- duino. Qoestijdue anni dopo, unito al con- te di Verona Mione (sic), eccitò a passare in Italia contro re Ugo, Arnoldo duca di Baviera. Rimasto però vittorioso Ugo, ri- VER kgò e imprigionò Raterio in Pavia. Fu poi ritnesso in sede, e quindi nuovamen- te espulso. Ripassate però le Alpi, dopo essersi trattenuto insegnando presso un grande in Provenza, da Ottone I impe> latore venne eletto per maestro di Bruno- nesuo fratello, il quale fu poi arcivescovo di Colonia. Col favore di questo nel gSS passò al vescovato di Liegi, ma 3 anni dopo anche di là fu cacciato. Tornò in \- lalia, e per opera delio stesso Brunone fu rimesso nel vescovato di Verona ; ma do- po qualche leni pò, non già costretto, uè perseguitato, nju per proprio capriccio si parli e ritornò a'suoi paesi carico d'oro e d' argento. Con questo si procurò dal re Lotario una badia, cui parimente ab- bandonò subito. Morì nel 974 io Wamur, e portato a Lobia fu nobilmente sepolto nella chiesa di s. Ursmaro, coll'epitalfio in versi che produce. Passa Ma (lei a dire degli scrittori che parlarono di lui, Pan >»inio avendolo fatto molto bene,e Mabil- lon a lungo. Di sue opere tratta TAchery ne' SpicilegUy ed altri autori, ed anch'e- gli ne rende rrjgione, dichiarando che di tutte le sue opere si pensava fare un'edi- zione, contenendo i suoi scritti cose per la storia, pel dogma e la disciplina, anzi pure per la storia veronese del X secolo. Scrisse Raterio, che la gran Verona era una volta statii reputata non meno della villa di Platone presso Alene (intende TAg- cademia), e di qualunque altra per mol- titudine di sapienti famosa. Intanto suc- cesse al vescovo Milone nel 988 llderico, escludendo r ab. Cappelletti Wolfango perchè fu vescovo di Rati sbona, mentre il Coleti Tavea aggiunto sulla fede del MalTei, in base d'una membrana dell'ar- chivio della cattedrale. D' llderico 1' U- ghelli riporta il diploma dell'imperatore Olloiie in del 988, in favore del mona- stero di s. Zenone, in cui si fj speciale menzione di questo vescovo, in uno alle discrepanti opinioni sull'epoca del suo e- ^iscopato, il che si trae dal diploma di Ottone 11, che egualmenle esibisce, col VER tìi quale nel 988 confermò alcuni beni a' canonici di Verona. Nel 990 fu vescovo OlbertOjdairUghelli detto Oteleberto,ed anche AudberloeAdelberto,pubblicando vari monumenti e diplomi che lo ricor- dano. Adelberlo, crede Panviuio e riferi- sce Ughelli, che gli succedesse nel 1000, benché non lo registri nella serie, e dica volerlo altri succeduto da altro Olberto ricordato nel ioo8,egIi ritenendo però che siensi confusi col solo Olberto, che pare realmente vivesse nel 1008. Indi nel io 1 1 Witprando o ilpraudo o Utprandoo lld- prando, sino al 1014. L' Ughelli lo fa pre- cedere da Milone 11 nel loio, che loda per singoiare santità, riferendo 1' episto- la a lui diretta da Papa Benedetto VII (meglio Vili, se si deve ammettere). D'II- deprando virtuosissimo ci die'il diploma del ioi4 dell'imperatore s. Enrico li, a cui confermò i beni, avendo inoltre concesso un privilegio al monastero Ze- noniano. Nel 1027 Giovanni 11 figlio di Tadone signore di Garda. insigne per san- tità e dottrina, memorato nel diploma di Corrado II imperatore: fu benefico co* monaci de' ss. Nazario e Celso, donando loro la chiesa di s. Tommaso di Corlia- no, fece rinnovar la chiesa e il monastero di s. Zenone di Malcesine, e mori a' 12 ottobre 1037. lo questo VValterio ger- mano, eloquente, dotto e santo, più di- plomi leggendosi nell' Ughelli che lo ri- guardano. Nel I 046 fu al concilio provin- ciale di Pavia, e nel io5o accolse in Ve- rona Papa s. Leone IX reduce dalla Ger- mania, celebrandovi il Natale, avendo già emanato un diploma diretto all'arci- prete, all' arcidiacono, al preposito ed a tutti i canonici di Verona, confermalorio de' loro privilegi. Nel io56 eragli suc- ceduto Ezzelone o Ezelo. Nel io58 Te- baldo o Teupaldo o Dielboldoo Dorlo- boldo o Diabaith, per favore di Enrico J II : Et fare quideìiiynani eo anno Hen- riciis Verona reperìehatiir, (fuamobrern praesidem sili bene visiuiiy vacante se- de eligere poluit. Quell' imperatore Irò- aa VER ▼andosi a Verona, Ti i novembre io55, con diploma confermò i privilegi Zeno- niani, presso l'Ughelli. Questi registrò pri- ma Dielboldo, dicendolo eletto nel io55, e poi Ezelo del io56, memoralo in un documento della chiesa de'ss. Nazorio e Celso. Poi riporta Theupaldo, ricordato in un monumento del io58 della chiesa di 8. Stefano, e in altro per quella di s. Zenone del 1061. Ritiene il Cappelletti che di Teupaldo o Dielboldo si fecero due vescovi, ma con falsa supposizione. Lo stesso dice del successore Adilperio, che fu detto anco Adalberone, e ne'do- cumenli del suo tempo dal io63al 1068 lo si vede talvolta nominato pure Àdel- berio e Aldigerio, morendo nel 1070. L' Ughelli lo chiama Aldegerio o Aldigi- no del 1060, corretto da Coleticol 1061, ricavandosi dal pubblicato diploma i be- ni donati nel 1062 al monastero di «.Gior- gio, fonóalo prò su ae ani ni ae ^la da Ca- daloo, prima vicedomino di Verona, in- di vescovo di Parma, poi antipapa Ono- rio li, per disposizione di Milo tìglio del defunto Ugone conledi Verona. Conget- tura Maff'ei che il vescovo sia slato deno- minato eziandio Altìcherio, autore d'un trattalo spirituale per utile delle mona che volgarizzato e nel i 552 stampato dal ìrescovo Lippomano. Nel loyoUsuardo oHuswart tedesco, morto nel loyS. L'U- ghelli produce un documento Zenoniano del 1071, in cui è nominato con Erman no vicedomino di Verona. Il Coleti lo fa precedere dall' altro tedesco Guglielmo canonico di Goslar, seguendo Maffei. En- rico IV nominò nel 107 3 l'alemanno Dru- none valoroso interprete delle s. Scrittu- re, accettissimo a Papa s. Gregorio VII, che lo decorò del pallio arcivescovile, con lettera riferita dairUghelli, insieme al di- ploma a fa VOI e del monastero Zenonia- no della contessa Beatrice e di sua figlia Matilde: il vescovo fu ucciso da un suo cappellano nel loBSonel io841nque sto il clero veronese elesse Sigimboldo o Sigebodo, rigettando il Cappelletti Gu* VER glielmo sunnominato, seppure non l'eles» «e Enrico IV, e s. Gregorio VII rigettò. A suo tempo e nel 1090 fu concessa la ba- dia della ss. Trinità a* vallombrosani. L'U- ghelli, che ne loda le virtù, proditce due diplomi, uno del 1084 dell'antipapa Cle- mente III per la protezione accordata aU l'arcidiacono, preposto e canonici di Vero- na ; ed altro di tale anno, in favore pure del capitolo, di Enrico IV acerrimo ne- mico delia s. Sede. Dunque il capitola era partigiano d'ambedue. Notai nel voi. LXXXVI, p. 5, che Enrico IV im- prigionò in Verona l' imperatrice sua moglie. A tempo di Sigimboldo 1' Adi- ge inondò Verona e rovinò il ponte ^ro- pe aedem s. Slephani^ episcopiiwi fre- gerii, et aedem s. Ztiionis oratorii ir- ruperit. Nel 1094 Valbruoone-Walfre- do, nominato or con uno e or coli' al- tro nome, perciò non fu nome di due vescovi. Fece esente la chiesa di s. Maria de Marelìsio fabbricata da Aldegerio vice« domino, permettendo che la consagrasse il vescovo di Mantova. Cancelliere impe- riale, perciò fu poco accetto alla s. StAe, Hezeloo del 1 1 o r , forse eletto durante lo scisma di Clemente III, è riputato scisma^ lieo. Del legittimo Berloldosi hanno mo- numenti del 1 1 o4 e 1 1 07 : consagrò l'al- iai e grande della ss. Trinità. Nel i 108 Arnolfo-Zuffelto, dall' Ughelli e altri fu- rono creduti nomi di due vescovi, anzi confuso anco con Uberto del imi, det- to pur Beinone, mentre questo è il nome del successore. Due documenti pubblicò r Ughelli, che lo riguardano, e celebrò il sinodo in Verona. Fu vescovo immagina- rio Sigefredo, inserito nel i 1 1 3 dal Cano- bio, poiché nel i i 16 ancor vi vea Uberto, Nel II 17 Bernone, detto Biimoe Bri- mone, decoralo del pallio arcivescovile da Pasquale II, perciò non mai partigiano d' Enrico V, come il padre nemico della Chiesa; lodalo per vigilanza pastorale, vi- sitava le parrocchie urbane e suburbane. Nel 1 122, con diploma presso l' Ughel- li, Papa Calisto II confermò i beni de'ca- VER nonici. Morto in detto anno Bernone, nel I i 23 gli suGcesseBernardo degnissi me no- bile bresciano; operoso pastore promos- se il restauro della cbiesa e monastero di s. Giorgio in Braida, che nel 1 127 asse- gnò a' canonici regolari di s. Agostino; nel I 128 consagrò la chiesa di s. Maria di Monlorio, e nel i i3o un altare in s. Maria Novella : di tutto porge documenti 1' Ughelli, insieme al diploma in favore de' vallooìbrosani d'Innocenzo II ; di più narra la beata morte avvenuta in Vero- na nel I 127 di s. Gualfardo d'Augusta, dopo aver menato vita penitente nel su- burbano Saltuello per 20 anni, e santa* niente per io nella cella costruitasi pro- pinqua alla chiesa di s. Salvatore in Cor- te o in Curia, ivi sepolto con epitaflio, chiaro per miracoli, celebrandosene la festa a' 20 aprile. Morto Bernardo nel 1 135, subito il clero veronese gli surro- gò Tebaldo o Teobaldo arciprete della cattedrale. Nel seguente l'imperatore Lo- tario li confermò i privilegi del capitolo cattedrale e lo prese sotto la sua protezio- ne, ed a sua istanza g^i concesse S.Giorgio maggiore con diploma riferito da Ughel- li, Questo dite pure, che nel 1 138 pri- die kal. ocloh. cium Lolharius inip. ex Ilalia in Gernianiani reverteretur, in agro P^eron.morluusest. Veramente mo- rì a* 4 dicembre i iZj in Bretten presso a Trento. Nel i i4o il vescovo inlerveu,- ue alla consagrazionedella rinnovata chie- sa di s. Giorgio in Canonica detta di s. Elena, fatta dal patriarca d' Aquileia so- lennemente, come si apprendeda più mo- numenti interessanti nell'Ughelli, in uno al diploma d'Innocenzo 11 iufavoredel- l'arciprete e canonici della cattedrale, da lui e da 12 cardinali sottoscritto. Tebal- do ottenne nel i i4^ ^^ Eugenio 111 la bolla pubblicata dall' Ughelli e corretta- mente dal Cappelletti, in favore di tutti i copiosi possedimenti di sua chiesa, ricevuti sotto la protezione della s.Sede,sottoscrit- ta dal l'apae da 17 cardinali. Inoltre nel- r Ughelli sono riferiti molli diplomi ri- V E R 23 guardanti la chiesa veronese, anche di A- lessandro IH, non però del tempo di Te- baldo, e quello dell'imperatore Federico I del 1 1 54, di nobile privilegio a favore del vescovo e de'suoi successori. Mori Te- baldo in odore di santità nel 1 157 e fu sepolto nella chiesa di s. Croce di Citta- della, oggi de'cappuccini. Nello stesso gli successe Ognibene de'conti Nogaroli: l'U- ghelli lo chiama pure Fraler Bonasie il Coìei'ì Homobonus. Familiarissimodi Fe- derico I, giiem Gennaniam in haliant venientem (nel 1 158), magna veronen- sìumfrequentìa^ et honoriflcentia siisce- pit,a quoPrincìpis imperii titillo nobilita' tus est, interfuitque Roncalia conventui^ ut narrai Otto Frisingensìs^ ab eodeni imperatore celebrato in anno ii58. Il vescovo nel 1 1 60 fabbricòla sagrestia deb la cattedrale; e nel i 172 rifabbricò l'e- piscopio, ad honorem Dei et s. Zenonis eteodem anno vii die intrante julio com- busta est civilas Feron., fu scolpito nella lapide. Nel i 174 trasferì i corpi de' ss. Biagio e Giuliana nella chiesa de' ss. Na- zarioeCelso,alqual monastero nel 1 i58 ottenne da Papa Adriano IV diploma dì privilegi, riportalo con molti altri do- cumenti dall' "Ughelli; tali sono pure il privilegio largito da Federico 1 al mo- nastero Zenoniano, ed a' canonici della cattedrale; la conferma de' privilegi de' canonici di Alessandro III, il quale come notai a suo luogo onorò nel i 1 7 7 Verona di sua presenza, e vi celebrò sagre fun- zioni; e quelli di Lucio III che vado a ri- cordare. Questo Papa, come già dissi, ven- ne in Verona nel i i84 per adunarvi un concilio, che descriverò in fine, e con suoi diplomi, Datum Feronae^ dell' 1 1 set- tembre, commendò r arciprete e canoni- ci; del I. "dicembre, prese sotto la prole- zione di s. Pietro i beni e le persone con- gregationem ut vocant Cleri intrinseci Feronensis, da lui e da 1 1 cardinali sot- toscritto (vi è pure il diploma del 1 177 di Federico I, che ricevè nella sua impe- riai grazia Congregalionis Feronensium, ^4 VER datimi yenctiìsapiids. Marcum^^kal. septtmb. E qui l'Uglìelli dice : Caeterwn s. Ferontnsein Cougregalionern vetu- stissima tn fui s se rcperimusin testamen- to Joannis Episcopi Ticinensis anno 922 condito. Uhi Sacerdotunis. Vero- nensis Ecclcsinr Scholn K>ocatai\cujns antiquitalem^ praemincntiam, caelera- que scitu digna non tacucrunt ejusdeni monumenta in hunc modum. Dopo aver- lo riportato, soggiunge: Extant alia Summorunx Ponti ficum privilegia eidem s. Congrega tionis praecipue Urbani HI concessa) j-\\ diploma de' 1 3 giugno i i85, col quale ad esenjpio d'Alessandio III, prese sotto la prolezione della s. Sede il monastero de' ss. Pietro e Vito di Cala- "wena, sottoscritto dal Papa e da i4 car- dinali. Mentre il Papa Lucio Illcolla cor- te e curia dinnorava in Verona, a'22 ot- tobre I i85 morì Ognibene, e per la cir« costanza eziandio del concilio, i suoi fu- nerali furono decorati della presenza di lutti i cardinali, vescovi e altri prelati, che si trovavano allora nella città, pon- tificando il cardinal Uberto Crivelli arci- vescovo di sua patria Mdano. Itnmedia- tamenle fu eletto dal capitolo per succes- sore il loro arciprete Riprando. Indi Goffredo patriarca d* Aquileia consagrò con solenne pompa la chiesa di s. Maria Antica il g novecnbrei 18 5, al modo ri- ferito dalla lapide presso CJghelli. Già narrai, che a* id dello slesso no- vembre I 1 85 morì in Verona Papa Lucio I II, e gli furono celebrale ^olennissime ese- quie. Il cadavere fudeposto avanti l'altare maggiore della cattedrale. Senza vacar la Sede apostolica, subito fu eletto Papa il suddetto cardinal Crivelli, che prese il nome di Urbano III. Avendone di sopra abbastanza ragionalo, anche sull'epoca dell' elezione, opina l'ab. Cappelletti che seguì nel i 2.** gioì no della Sede apostoli- ca vacatile; imperocché, soggiunge, i car- dinali che qui si trovavano, tennero il lo- ro conclave nel palazzo vescovile, ed eles- sero Papa a' 7 dicembre il milanese car- V E R dinal Uberto Crivelli, il quale assunse il nome di Urbano lll.IIMalfei nel lodare lo storico vero»ieseCanobio,avverte the «re- golò gli archivi più antichi e più cospicui di Verona, ma secondo l'uso per luoghi e non per tempi, e non senza molti equivoci presi da lui nel conlenulo delle carie e del- la lettura". Anche l'ab.Cappelletli è anda- to rilevando gli errori suoi nella serie de' vescovi, come io ho ripetuto; ma quanto all'epoca della sede vacante ed elezione di Urbano III 1' ha senza critica seguito, ri- producendo ancora il suo brano, c!ie vado riferendo eziandio più avanti, nelraccou- lare le solenni relative cereujonie. Mi é indispensabile, pel già più volte notato, r osservare di passaggio, che il Platina, Le Pite de Pontefici ^ dice Urbano 111 crealo a'i5 novembre i 1 85. Il Panvinio, Epitome PontificumRonianorum^\o vuo- le eletto in vigiliis doniinicae Natività- tis hoc est IX kalend. januarii. Coronai tio anno Doniinicae i i85 die Natalis Domini l'eronae in calhedrali Ecclesia, Trovo nel Ciacconio, Historia Ponlifi- cum. Urbano Ili siiffectits est a ij car- dinolibus^ viikal. deceinbris[7.5 novem- bre), qui fui t festuss. Calcrinae v, et ni.^ et dìes obitus Ludi Tertii. Coronati» Vili kaL januarii (25 dicembre) i i85, Veronae in cathedrali ecclesia. ì^eWAd- ditio del Viltorelli, e nella Nova Addi- tio deli'Oldoini, nihilin contrarium. Sen- za osservare altri, scrisse il Sandini, f^i- tae Ponti ficum: Urbanus III anno Chri- sti I i85j eodemdie^qno Lucius Illesi scpultus VII kal. decembr.{i5 tìovem- bie), essendo morto, vili kal. decembr. (24 novembre). Si vede dunque, che Ca- uobio o copiò il concittadino Pauviiiio, o dallo stesso fonte apprese le notizie, che non sembrano esatte. Quantoalla co^ ronazione, di sopra la dissi col MalFei se- guita nella chiesa di s. Pietro in Castel- hi, e Col Novaes Storia de' Pontefici^ e col Ferlone, De' viaggi de' Ponte fici^ dissi ch'ebbe luogo il i." dicembre. Rir porta adunque l'abbate Cappelletti, col VER Canobio, Annali^ \\h. 6 : » Si>bilo fot- ta r elezione, i cardinali accoinpagna- l'ono il Papa nella chiesa del duomo, e quivi concorse tulio il popolo, il quale niosliò grandissima allegrezza, perchè mollo amava il dello Pontefice, sì per- chè era lombardo e di città così amica e confederala a Verona, come ancora per- chè vi era stato molti giorni prima del concilio legato del Papa Lucio 111. Fu po- sto nella sedia, e cantato il Te Deiim ri- tornarono al palazzo, e per tutta la città con diversi segni d'allegrezza ciascuno mostrava il contento che di così fatta ele- zione sentiva. 11 giorno seguente i princi- pali della città gli andarono a baciare i piedi, e a rallegrarsi della sua esaltazione: a quelli, olire 1' essere stati umanissima- mente accolti, parlò (com'egli disse) co- mese fosse un cittadino veronese, dicendo che essendo lon) bardo e milanese era an- cor veronese, e ujolto obbligalo insieme co' suoi milanesi a* veronesi, per gli aiu- ti che ne'maggiori loro bisogni avean ri- cevuto, massime nella Confederazione di Lombardia. Ringraziò tutta la città del molto onore e delle molte cortesie ch'e- gli avea ricevuto jcome legato e come car- dinale, e poi come Pontefice, alla quale con parole eflìcacissime fet e molte offer- te, di che restarono tutti soddisfattissioìi. Visse nel pontificato il mesi e »5 gior- ni (dice il Novaes un anno, io mesi, e aS giorni: il Papebrochio,z« Propylaeo^ pospone un giornoall'elezione e alia mor- te, dicendo che fu eletto a'-aò novembre I 1 85 e morto a'20 ottobre 1 187; la co- ronazione assegnandola agli 8 dicembie), e stette in Verona quasi lutto questo tem- po. Cantò due volte messa nella chiesa di s. Pietro in Castello, il 2.° giorno di Pasqua di Risurrezione i 186, e il gior- no de' ss. Pietro e Paolo, e concesse gian- dissima indulgenza a quelli che si tro- varono presenti, oltre molte altre in- dulgenze a della chiesa (!' Ughelli ne of- fre i documenti).... L'anno segiienle il Papa consagrò la chiesa cattedrale a' VER 25; i5 sellembre in domenica, ma prima fece un sermone sopra al pulpito a tulio il popolo,persuadendoloa continuare nel- r unione e nella pace, nella quale allora per grazia di N. S. Dio si ritrovava, es- sendo che con la sua autorità era segui- ta parentela Ira'Sanbonifaci ed i Monti- coli (i conti di Bonifazio ed i Montecchi), e che in (juel giorno concesse indulgenza ogni anno alla detta chiesa, che in perpe- tuo dura, come si contiene nella bolla. Pochi giorni dopo partì di Verona eoa dispiacere universale di tutta la città, mas- simamente che s' intese che in Ferrara a' 22 d' ottobre era pissato a miglior vi- ta, avendo quivi sentita la sconfitta de* cristiani in Soria,ela presa di Gerusalem- me per lo Saladino sultano d' Egitto'*. In tutto il tempo che Urbano III rima- se in Verona, soggioinò nel palazzo ve- scovile, mentre il vescovodi/norava nella casa della chiesa di s. Giorgio, intitolata poi a s. Eiena, come ripelei : ciò è prova, che r episcopio non era per anco ridotto all'ampiezza nella quale si ridusse due se- coli dopo, come di presente si vede. Nella dimora d' Urbano 111 in V^erona, emanò i seguenti pontificii diplomi, che abbia- mo neir Ughelli, colla Datwn Feronae, ■Primamente con due lettere de'23 marzo e ilanese, abbate be- nedettino tli Villanova, modesto, di gra- ve pietà e solerle vigilanza, cessando di vivere nel i336. Nello stesso gli succes- se Bartolomeo li della Scala de' signori di Verona, abbate benedettino di s. Ze- none, eletto dal capitolo e confermalo da Bertrando patriarca d' Aquileia, per la postulazione che leggesi nell'Ughelli; il quale prelato, per la di lui parentela cogli Scaligeri, senza dinicollà V appro- vò e coosagrò. Nel i338 i suoi nipoti Mastino li e Alberto II signori di Vero- na^con diploma esibito dall'Ughelli, con- fermarono tutti i privilegi concessi a've- scovi di Verona. Ma nelT istesso anno, perla malignità di Azzone da Correggio, il vescovo fu calunniato di tradimento presso il di lui nipote Mastino li, per ti al- tare co'veneziaoi ed i fiorentini suoi ne- mici onde togliergli lo slato. Dappoiché per la guerra mossa a Mastino 11 da've- iieziani, fiorentini e loro collegati, onde reprimere la sua cupidigia nei dilatare la signoria, dopo aver preso il grande e for- te castello di Montecchio, chiave tra Ve- rona e Vicenza, e di quest'ultima occu- pato buona parte e 3 boighi,coo inten- dimento d'assediar Verona; fece credere Azzone a Mastino II, che lo zio fosse loro unito e meditare la sua uccisione. Già deplorai di sopra, come Mastino II acce- calo dall'ira, di propria mano barbala- mente uccise il prelato zio presso la por- ta dell'episcopio a'27 agosto, ad ora di compieta, e fu sepolto subito senz'affai- to alcuna poujpa funebre. Afflitto il capi- tolo dall'acerbo caso, due giorni dopo fe- ce economo e amministratore del vesco- vato Martino arciprete di s. Stefano, e Guglielmo Zolfino vicario generale nel- la sede vacante : gli Scaligeri si dichia- rarono difensori de' beni del vescovato, fino all'elezione del nuovo pastore. Que- sto atroce assassinio desiò l'universale iudegnazione, dolore e mestizia al padre comune de'fedeli Benedelto XII, che da VER 29 Avignone volle detestare, riprovare e punire tanta enorme empietà coi diplo- mi presso rUghelli che vado ad accen- nare, dovendosi tener qui presentequan- to ho riferito ragionando del fiero Sca- ligero omicida per espiare sì gravissimo delitto, oltre il molto eh' egli spese, cu- jasquideni tain nefarii sceleris expia- iioneni grandi peciiniae suinma paci- sci cani Ecclesia Romana. Frimamen- le Benedetto XII in pena dell' orrendo misfatto richiauìò a se il diritto dell'e- lezione de' vescovi di A^erona, privan- done in perpetuo il capitolo e il clero; con annullare la nomina fatta ili. "set- tembre nella cattedrale dal clero nella persona di fr. Pietro Spella pavese del- I ordine degli umiliati; mediante brevi de' 28 settembre, inviati all' arciprete, canonici e capitolo della maggior chiesa di Verona, ed a Bertrando patriarca di Aquileia, riservandosi ancora la elezio- ne del vescovo, dovendo intanto il pa- triarca amministrare il vescovato, col detto arciprete Martino. Nel dì seguenle il Papa indirizzò altra lettera al patriar- ca, ingiungendogli di esplorare con tutta diligenza i rei del tragico delitto parri- cida, onde procedere alla pene decre- tale da* sagri canoni e da concilii, mas- sime dal generale di Vienna, tanto con- tro Mastino II, quanto contro chiun- que altro complice e colpevole, e ciò senza dilazione e appellazione. Il pa- triarca coadiuvato da altri procedette al processo, dal quale risultarono rei Ma- stino II, e Alboino dellaScala naturale di Can Grande 1, i quali umilmente a mezzo del loro nunzio Guglielmo da Pastren- go, pentiti del misiatlo, supplicarono il Papa di misericordia e per l'assoluzione. Benedetto XII con lettera de'27 setlem- bie 1339 iujpose le pene per l'espia- zione, commellendo al vescovo di Man- tova Gottifredo di esigerle, mediante giu- ramento per l'esecuzione, e poi assolve- re i rei dall'incorsa scomunica che ripor- tai nel luogo citalo. Fr. PleUo Spella ri- 3o VER nunzio la nomina capitolare, giaccliè an- nullala dal Papa, e più tardi Clemente VI io promosse al vescovato di Pavia. Da que- sta sede poi il Papa ri mosse il vescovo Mat- teo Ribaldi, 8*27 giugno i343 trasferen- dolo alla sede veronese, non dovendosi credere che Benedetto XII dopo l'ucci- sione di Bartolomeo il gli avesse dato a successore Teobaldo, dicendolo il Pao- vinio virtuoso e benemerito, morto nel 1 34 '.Matteo, almeno per un tempo, non fece residenza in Verona, tenendovi per l'icario fr. Tiberio degli umiliati. L' U- gbelli riporta la sentenza del vicario del patriarca d* Aquileia del i344) contro Matteo e in favore del capitolo verone- se, di sue esenzioni e prerogative, alle quali sembra avesse attentato il vesco- vo, onde il capitolo avea appellato al pa- triarca Bertrando. Morì Matteo di con- tagio il i." maggio 1348, ed a* 27 giu- gno da Viterbo il Papa io questa sede yf'i traslatò il nobilissimo beneventano Pietro Ili Pino, del quale si hanno le costituzioni per la riforma di tutto ii clero della città e diocesi, e compose an- che sermoni. A'27 luglio 1 349 Clemen- te VI trasferì Pietro ili al vescovato di Perigueux, e da quello di Melfi a que- sto fr. Giovanni Ili di Naso, domenica- no, comasco o milanese, cospicuo per dottrina e santità di vita: dimorò bre- Tissimo tempo in Verona, governando la diocesi pel vicario, per cui venne trasla- tato a Bologna a* 1 3 ottobre i 35o da Cle- mente VI, il quale nello stesso giorno no- minò vescovo di Verona ii veronese l-*ie- Iro IV della Scala figlio naturale di Ma- stino il, canonico della cattedrale. Nei i35i, ad esempio del predecessore Bar- tolomeo i, Canonicos calhedralis Ec- desine exeniplos a jiirisdictione Epi- scopali ^ suo diplomate declaravil^ o- mniaque eoruin privilegia solenmi sti- piilatione rata habuit: il documento è neir Ughelli. A suo tempo il marchese Spinetta Malaspina fondò la chiesa di s. Gio. Battista nel suburbano Sacco. Nel VER i353 rinvenutesi nella cattedrale al- quante ossa di s. Agata vergine e mar- tire, a suo onore in essa fabbricò un aU tare e solennemente ivi le collocò. Be- nemerito di sua chiesa, procurò la rifor- ma del clero colle costituzioni, rinno- vando quelle di Teobaldo e aggiungen- done altre tratte da'concilii aquileiesi te- nuti dal patriarca Bertrando. Neli36o ottenne il vescovo da'fratelli Can Signo- re e Paolo Alboino Scaligeri signori di Verona il diploma, riferito dall'Ugiiel- li, di conferma a* privilegi del vescovato e della tutela de' suoi beni assunta da essi , dal vescovo aumentati j gli Scsdi- geri altrettanto facendo col capitolo ca- nonicale. Non ostante che Pietro iV a- vesse ratificato l'esenzioni de* canonici, sulla giurisdizione insorsero gravi dis- sensioni e scàndali, e il vescovo volle ri- vendicarla, si adoperò incessantemente per ridurli alla propria soggezione e de* suoi successori, ma indarno. Lunga, di- spendiosa e deplorabile fu la lite, finché nel 1376 si venne a concordia, confer- mala dall'autorità di Randek patriarca d' Aquileia, soggetti al (|uale rimasero i canonici, e l'atto leggesi nel!' Ughelli. Es- sendosi nel i 387 impadronito del domi- nio Scaligero, Gio. Galeazzo Visconti si- gnore di Milano, fu tolto da Verona Pie- tro IV per sospetto d'infedeltà, per ade- renza agli Scaligeri, benché innocente, venendo in quell'anno trasferito a Lodi, donde poi fu pure cacciato, e andò a fi- nire i suoi giorni a Mantova nel i 393. Si mostrò benevolo co' domenicani, ma non appartenne a quell'ordine. Allonta- nato egli appena da Verona, nel 1387 sotlentrò al governo della chiesa Adelar- do ili, dal Panvinio chiamalo Aleardo, e visse pochissimo, forse morto nel mar- zo i388. A' 20 del seguente gli succes- se Jacopo II Rossi de' conti di s. Secon- do, generoso e bello della persona, inli- mo consigliere favorito di Gio. Galeazzo Visconti dominaloredi Verona; nel 1389 ottenne la conferma de' privilegi Scali- V ER geri pel vescovato, con documento pro- dotto dairUghelli; insieme al dipiuma del 1892, col quale quel principe ratifi- ca ancora la giurisdizione civile del ve- scovo su Monte Forli^ Bodoliniy et Pul- ii villarum^ et terra rum Episcopatus Veronen. Ci die' pure il documento sul- r invenzione del i SqS, de' corpi (meglio parte) de' ss. Simone e Giuda apostoli, in S.Giovanni in Valle; e delle ossa di s. Gia- como Maggiore apostolo, nel Monte Gri- giano. Jacopo II dettò sagge regole per la clausura delle monache nel ( 4o i ,ed a' 25 giugno i4o5 vide l'ingresso de' ve- neziani in Verona, e il principio del loro benefico dominio,con Jacopo Soriano per pretore e Pietro A rimondo per prefetto. Ma caduto il vescovo in grave sospetto a* veneziani, siccome aderente a* Visconti, Innocenzo VII lo fece passare alla sede di Luni-Sarzana a'2 setlembrei4o6,che il can. Dima ritarda al 1412 (dice il Maf- fei, che ne' monumenti di Verona tro- va nsi memorie di Nicodemo Scaligero suo vescovo nel principiodel i4oo,di cui parla il Gobelino ne Comentari di Pio IT. Forse si confonderà con Nicodemo della Scala vescovo diFrisinga contemporaneo, e discorso più sopra). L'istanza fatta dal doge al Papa per la sua remozione, riferi- sce Ughellì. Immediatamenlenello stesso giorno gli fu sostituito Angelo Barbari- co (V.) patrizio veneto, il cui zio il i. "di- cembre divenneGregorioXII,e nel i4o8 lo creò cardinale. L'Ughelli descrive la pom- pa del suo possesso,e 1 o loda qual religioso, giusto e zelantissimo delia disciplina ec- clesiastica.Sotto di lui fu dato il monaste- ro di s. Leonardo a' canonici regolari di s. Frediano di Lucca. Assunto al cardi- nalato, rinunziò la sede vescovile, alla quale Alessandro V vi trasferì da Pola a' 26 dicembre i4^9 '^ patrizio vene- to Guido Memo, il quale pure vi fece solennissimo ingresso. Lodatissimo pa^ slore, eresse e ornò la cappella de' san- ti Zeno e Nicola nella cattedrale, e que- sta arricchì di sagri utensili per uso de' VER 3i vescovi. Sotto di lui furono introdot* ti in Verona nell'anno 14^9 ' gesuali, a* quali assegnò la chiesa di s. Bartolo- meo io Monte; nel i435 i religiosi gi- rolamini della congregazione di Fiesole, che ottennero la chiesa di s. Michele a Porta Borsari, e poi anche quella di s. Zeno in Monte, lultociò confermando Eugenio IV con bolla presso 1' Ughelli. Guido inoltre riedificò la chiesa di s. Mar- tino di Legnago. Scrive l'Ughelli: Ipse vero ut canonicorum collegìuni suae or- dinariae juris die tieni subjectum effice- ret, nullum non movit lapidem, siida^ vity et alsity ac in casswn lahoravitj nunquani majus ah Episcopis, aiit ma- gistraiibiis, vel apiid Summum Ponti- ficem^ vel principe oppugnattun capi' taluni veronense, minusve expugnatuni extitf quani sub Guidone Episcopo, ut ex apostolicis litteris^ quas liic fideliter danius, è canonicorum tabulario, in quibusjura, liberaque eorumdein cano- nìcorum Juris dictio ab Episcopis immu- nis recensetur. Quindi ne riporta 3 di Giovanni XXI 11, contenenti altri docu- menti. Morì Guido in Venezia nel 1 45^8, e portato il suo cadavere a Verona, fu deposto nella suddetta cappella da lui e» dificata nella cattedrale, e dotata col te- stamento di 2000 ducatid'oro perla fon- dazione d' una mansioneria quotidiana. Nel 1439 fu eletto il cardinal Francesco 1 Condulnier(F.) patrizio veneto e nipo- te di Eugenio IV, già ambedue canonici della cattedrale, de'quali e delle loro be- neficenze, per l'amore cheaveano a Ve- rona ed al capitolo canonicale, molti do- cumenti riferisce l'Ughelli; poiché il car- dinale istituì neIi44o nella cattedrale, e il Papa confermò con bolla, il collegio degli accoliti, per decenza e maggior de- coro delle sagre ufFiziature, con vesti di color ceruleo. Accolse nella città nel 1 44^ i benedettini di s. Giustina di Padova, e die' loro il monastero de'ss. Nazario e Celso; nel i444 s'' Olivetani, a cui at- tribuì quello di s. Maria in Organo; ed 32 VER i minori osservanti, ponendo nel i^'yi )a i." pietra della chiesa di s. Bernardi- no. Morì il cardinal Condulmer in Pio- ina a' 5 settembre \/\.53j poca residen* za avendo fatto in Verona. A* i 6 novem- bre vi fu trasferito da Treviso Ermo- lao Barbaro patrizio veneto, di esimia pietà,rendendosi assai benemeritodi que- sta chiesa, speciahnente in ciò favorito dal doge Moro, il quale con diploma, presso rUghelli, confermò i beni e i di- ritti del vescovato. Ornò con eleganza la cattedrale, e l'arricchì di vasi d'argento e vesti sagre; restaurò l'episcopio, co- struì un palazzo nel colie di Nazareth con amcnissimo orto, e ville formò in Monte Forte e in Budoloni. Fu benefico cogli ospedali, co' religiosi, colle mona- che ; istituì nuovamente 1' antichissimo tesoriere della cattedrale, concedendone Ja nomina al capitolo, del cui ulììzio of- fre Ughelii il documento, unitamente a' privilegi concessi a tale uffizio, ed alla serie di 19 tesorieri dal i454^' '679- Paolo li allìdò ad Ermolao il governo di Perugia, e poi l'inviò nunzio in Francia. Morì in Venezia a' 12 marzo i47'> e trasferito a Verona fu sepolto nella cap- pella della B. Vergine della cattedrale. Tosto gli successe il cardinal Giovanni JV Micheli i^V.) nobile veneto e nipote di Paolo 11. Ad Episcopatus possessio- netn adniiUendo, acritcr a cìvibus vc- roncnsibitf per septcnnium diniicaluni esty asserentibiis se oli ni a venetoriirn senalu decretuni obtinnisse, quo cave- batur^ ne Pontificis dignitas cuiquani deinceps daretiir, qui apud ipsos in ci- vitale non esset per/nansurus. Fcruui post diuùnam concertationeni tandem ille voli compos facluSfUt ad placandani populi invidiani magni ficenùae suae insigne aliquod specimen darei. Decorò Ja porta dell'episcopio con ampliarla, e con colonne e statue. In esso alloggiò no- bilmente nel 1488 l'imperatore Federi- co III, r Ughelii narrandone la pompa dell' ingresso e del soggiorno. L'aotichis- VER sima 2.* dignità dell'arcidiaconato, rista- bilita nel 1475 da Sisto IV.l'Ughelli die' un catalogo di 25 di essi dall' 8o5 al 1697, perchè lo continuò il Coleti, co- me avea fatto co' tesorieri. Il cardinal vescovo ottenne al capitolo la bolla d'In- nocenzo Vili, riferita dalTUghelli, sulle distribuzioni quotidiane e le decime. Mu- nifico anche in morte, che seg<ù in Ro- ma nel I 5o2, lasciò alla cattedrale »4iOOO scudi d* oro per la sua riedificazione. X' i4 novembre i5o3 gli successe il car- dinal Marco I Cornaro (F.) patrizio ve- neto e abbate commendatario di s. Ze- no, e solennissimo r.e fu l'ingresso. Nella cattedrale, col diploma e la bolla di con- ferma di Leone X, presso Ughelii, isti- tuì una commissione, appellata mensa Cornelia^ per procurare incremento di decoro alle sagre funzioni. Morto io Ve- nezia a' 24 luglio i524 e sepolto in s. Giorgio Maggiore, i veronesi fecero cal- de istanze alla repubblica di Venezia, onde rimuoverei disordini introdotti nel- la disciplina ecclesiastica, principalmen- te per la trascuranza de' vescovi cardi- nali che non vi facevano la dovuta resi- denza. Laonde Clemente VII stimò op- portuno il troncarla serie de' vescovi ve- ronesi tratti dalla nobiltà veneta, e vol- le che questa volta vi fosse promosso un celebre genovese, ma nato in Palermo, rS agosto, cioè Gio. Matteo Giberti fi- glio di Francesco generale delle galere pontificie, di dolci costumi, rara pruden- ze e sano giudizio, dottissimo e di mollo inerito, segretario del Papa nel cardina- lato, e allora datario pontificio, ed ab- bate commendatario di t\osazzo nel Friu- li. Nondimeno, appunto pel suo ingegno, anch' egli dovette essere lungamente as- sente da Verona, occupato in molteplici e gravi affari ecclesiastici, per la sua spec- chiata integrità, ed intanto resse per lui la diocesi il domenicano fr. Antonio Bec- caria vescovo (li Scolari. Inoltre Clemen- te VII aftldò pure l'amministrazione del- la chiesa veronese ul celcbic Gio. Pie- VER tre Carafa. "là arcivescovo di Cliieli, noi cuidinale e Papa Paolo IV, come dal do- cumenlo dell' Ughelli,il quale parecchi ne riporta riguardanti il Giberti ; testimo- nianze certe degl' innumerevoli vantag- gi che procurò alla sua chiesa anche da lungi, e colle sagge costituzioni da Ini e- manale. Egli neli527 trovavasi in Ro- ma nel famoso sacco, e corse pericolo della vita, come rilevai nel voi. VII, p. I g3 e altrove. Per la sua perizia e pru- denza fu occupato in varie nunziature, come di Francia, sebbene fosse come il confidente e l'anima ne' consigli del l^a- pa, anzi da' suoi consigli pendevano le cose tutte del principato. Osserva il ba- rone Reumont, Della diplomazia ita- liana, che Giberti, uomo di stalo de'più sagaci ed esperti del suo tempo, però al pari di tanti altri s* illuse nel concetto che avea delle forze e della persevera n- Ea de' francesi, che pure avrebbe dovu- to meglio conoscere, avendo sulla fine dell'ottobre ìSi^ accettata la nunzia- tura di Parigi. Allorché nel i528 Cle- mente VII, comprimendo neir animo il dolore degli orribili fatti e l'umiliazione dell'anno precedente, nell'espugnazione di Roma, ravvici nossi a Carlo V, perchè solamente mediante l'imperatore crede- va di poter giungere a'suoi fini, in ispe* cial modo a quelli che vagheggiava per l'ingrandimento de' nipoti Medici, il Gi- berti si ritrasse e fu allontanato dagli af- fari, e tutto quind' innanzi si dedicò alla sua chiesa. Nel 1^29 Clemente VII a- vendo stabilito d'abboccarsi con Carlo V in Bologna e coronarlo imperatore, in- \iò ad incontrarlo a Genova il cardi- nal Gonzaga e il Giberti, olire 3 cardi- nali legati ; vero è però che non si tro- vò alla coronazione seguita nel i 53o, es- sendosi già ritiralo in Verona. Il Maifei crede che sia slato pure nunzio nella Spa- gna, Residente in Verona, Paolo HI ad esempio di Clemente VII, nuovamente gli aggiunse la dignità di legato aposto- lico, e sebbene lontano, io tulli gì* inte- VOL. XCV. VER 33 ressi gravi e del pontificato, sempre lo consultò. Il Zini lo celebrò nel libro, Bo- ni Pastoris cxemplum^ Venetiis i573. Il Maffei esalta il libro stampato delle sue costituzioni, colle parole del cardi- nal Valerio, che Io tenne a modello nel- l'amminislrazione della slessa diocesi. A. suo tempo si fecero più libri spellanti al- la buona regola e all' uHizialura ecclc" siaslica : fece ancora le costituzioni per le monache. Il prelato essendo ricchissimo e pieno di spiriti grandi e generosi in fa- vor de'buoni studi, ed avendo trovato in Verona fiorire singolarmente le lettere greche, volle che a pubblico benefizio s' intraprendessero nobili e dispendiose edizioni, facendo gettare i greci caratteri poco familiari in quel tempo alle slampe- rie. Teneva egli ancora in casa copisti e- sperli per trascrivere correttamente i co- dici greci, con grandissimo stipendio. La corte di lui era illustrata da persone no- bili e di scienziati, non meno del territo- rio che forastieri; eranvi pure Marc'Au- tonio Flaminio, e il poeta Derni che molte delle sue facete e graziose poesie ivi com- pose. Nel principio del suo pastorale go- verno insorse ostinata dispula col capi- tolo canonicale, sopra i di lui privilegi e per l'erezione della prepositura 2.^ digni- tà della cattedrale, ma riuscì alla singo- iar prudenza dell'arcivescovo Caraffa di quietare le parti nel i53o con transazio- ne delta Giberlina, che Clemente VII a istanza del doge veneto confermò con bolla, la qualecolla transazione parimen- te si leggono neirUghelli, insieme al di- ploma relativo di Paolo HI, ed a quello col quale nel i536 rinnovò nell'illustre prelato la memorata autorità di legato a laiere nati in civitate ac dioecesi T'aero- nensi, con ogni giurisdizione e facollàj omnia capitala, conventus, monasteria tani virorum quam mulieriini^ et alias personas ecclesiasticascivilati^, etdioe- cesis praedictae^ prac.seriini Archipre- shytcruni, Capitalum et Canonicos,tiiac Ecclesiae FeronensiSj quamquam olini 3 34 VER ob Episcopo Vcroncnsì exemptos ah nuctoritalc apostolica regcndi^ visitati- ili, corrigendi^ punieiidi in co etc. Esi- bisce puie la letlern da Paolo 111 con- teniporanearaenle inviala al capitolo ca- nonicale di Verona, per la dignità legali- zia confermala al Gibeili. Descrivendola cattedrale già dissi quanto il generoso pre- lato vi fece per nobilitarla nella forma, e per testamento le donò lutti i suoi in- dumenti pontificali preziosi per uso de' successori, adldnndone la custodia al ca- pitolo, n* poveri lasciando 6,000 ducati d'oro. Il Giberli contribuì all'approva- zione dell' ordine de' chierici regolari Teatini (f^.)^ fondato dal glorioso s. Gae- tano e dall'arcivescovo Carafa, il qua- le fu dal santo mandato a Verona ad istanza del vescovo per riformare il cle- ro, die poi volle stabilita una casa di teatini presso la chiesa di santa Ma- ria di Nazareth. In Verona si recò pure s. Gaetano per contribuire alla riforma, riuscendovi felicemente, anzi per le pre- mure del vescovo vi ritornò, ma raffre- nando le sue beneficenze verso l'ordine, altrimenti veniva esso a sottrarsi alla cura immediata delladivina Provvidenza. Mo- rìGiberti a'3o dicembre 1 543 santamen- te, commovendosi al pianto tutta quan- ta la città pe'grandi benefizi che n'avea ricevuti, e per l'opinione universale del- la sua santità. Ne recitò l'orazione fune- bre il canonico Adamo Funiani, che fece dirollamentelagrìuiaregli ascoltanti, e fu impressa dal p. jNovarrini, f^arioriim a- pusculorum. Fu sepolto nella cattedra- le con l'iscrizione riferita da Ughelli,col- l'epitaffio composto dal Fhuninio. Nel 1 544 o'' *'"^^^^*'^^^'^''^ V Lippomano pa- trizio venelOj già vescovo di Bergamo, e ottenne a coadiutore con futura successio- ne il nipote Luigi vescovo di Modone, co- me l'avea ottenuto per Bergamo. Poco dopo inviato da Paolo III nunzio nellaSco- zia, morì in Edimburgo a'9 agosto 1 548. ■Ne occupò il luogo il dello Luigi Lippo- inano patrizio veneto, che poi intervenne VER qual nunzio o presidente al concilio di Trento, e passalo nel i558 al vescovado di Bergamo, rinunziò qtiesto di Verona al nipote Ago-»lino Lippomano professo dell* ordine Gerosolimitano, suo coadiu- tore fin dall'S gennaio i 557, e divenne cifellivo a'6 giugnoi559, morto in Pa- dova a' 16 luglio I 56o, ma trasferito il cadavere in Verona fu deposto nella cat- tedrale. Quanto a Luigi, di sue diverse opere ragiona Maffei. Avvenne la sede vacante, alquanto protratta, perchè Mar- c' Antonio Anudio o da Mula ricusò il vescovado conferitogli da Pio IV, giacché vietatogli dalle leggi della repubblica, ia onta alle quali il Papa lo creò cardinale. Delle conseguenze parlai nel voi. XCII, p. 366. A'28 gennaio i56i fu elelto ve- scovo fra Girolamo Trevisan domenica- no e patrizio veneto, insigne teologo e di cospicua probità. Fabbricò il palazzo ve- scovile di Monleforte. Recatosi al con- cilio di Trento, ivi morì a* 10 settembre di dello anno: trasportato il corpo a Ve* nezia^ ebbe tomba nella sagrestia di s.Do* menico di Castello. Di sua dottrina fa te- stimonianza Madei.L' i I settembre I 562 fu dichiarato amministratore perpetuo il celebre cardinal Bernardo Navagero (y.) patrizio veneto: assunse l'uflìzio a' 12 aprile 1 563, e reduce dal compito concilio di Trento morì a' 25 maggio i565 e fu tumulato nella cattedrale. Di sua dottrina, opere e virtù, ragio- nano tJghelli e Mafiei. 11 nipote celebre Agostino 11 Falcrio (F.) patrizio ve- neto, già fatto suo coadiutore a' 18 di dello mese degnamente gli successe, poi nel i583 creato cardinale. Sedò le di- scordie tra' veronesi, eresse il semina- rio, celebrò più sinodi, istituì ospeda- li e pii luoghi per custodia delle vergini e vedove. Ridusse gli ebrei, sparsi per Verona e frammisti a'cristani, m//Y-{ fer- zo .9 cancello.';. V introdusse i gesuiti e i paolotli, ed a'ieatini die' la chiesa di s. Maria già degli umiliali. Insorte discordie giurisdizionali col capitolo, le tranquillò VER soavemente con transazione, convalidata con bolla di Gregorio XIII, proilotta dal- rCJghelli co'diversi monumenti e iscrizio- ni riguardanti il cardinale, celebrandolo per le sue doltissioie opere, che enume- ra. Di queste e di «ne interessanti notizie dà pur contezza il iM;iirei, stimando forse ja principale, De utililate capienda ex rehusa Fenetis geslìs.Com^oinpwxe^ Ri- tuale Ecclesiae P^eronensìs, ed il Mar- tirologio l'eronetà, ed i superiori delle religiose comunità di Ve- rona, invitativi da* pp. della congrega- zione, convennero nella chiesa delle Stiui- luale, già piena di popolo. Mg."^ vescovo lliccabona fu ricevuto alla porta dal Rev.° p. Marani superiore dell' islituto. Indi, preceduti dal Crocefisso con torce acce- se, entrarono nella chiesa a due a due i membri della nuova congregazione, e do- po il cauto del Peni Creator Spirilus, il vescovo celebrò la me^ìsa e comunicò i 3 fratelli dell'istituto medesimo. Finita la messa e apertosi il s. Ciborio, il p. Su- periore, genuflesso sulla predella dell'al- tare dinanzi al ss. Sagrameuto, fecei 3 voti di castità, povertà, ubbidienza secondo la regola. Chiuso dipoi il tabernacoloe posto- si il superiore a sedere, ricevette i voti di 4 padri e di 3 fratelli laici. Falli i voti, il vescovo tenne loro breve ed eloquente sermone, in cui animò i novelli religiosi a battere generosamente la via additata loro dal fondatore Bertoni, di cui ricor- dò le virtù e la scienza; ed esortolli a continuar cogli esempi delle loro virtuo- se azioni e colle loro fatiche ad essere non pure di ornamento, ma di utilità alla sua diocesi. Finito il ragionamento i pa- dri della congregazione, seguili da tulli i membri deli' altre comunità religiose, eh' erano presenti, entrarono processio- naloienle nella casa per una porta, e ne uacirauodairallra.il vescovo, ch'era i'ui- V E R 39 timo, chiuse dietro di se le porte della casa in seguo della posta clausura. Ed entrali quindi nuovamenle in chiesa, col canto del Te Dcii/n, fu dato (lue alla sa- gra e commovente funzione ". Lo spiri- to di quesl* istituto è di sanlamenle eser- citarsi in ogni sorte di ministero spirilua» le o letterario che giovi al piofillo spiri- tuale del prossimo, e precipuameule nel sopperire a qualsiasi bisogno, anche im- provviso, del vescovo e de' parrochi, sen- z* alcuna ricompensa umana, chiuden- done perfino ogni adito a cure perpetue, non che a dignità e preminenze ecclesia- stiche. Consentaneo a questo fine è il no- me assunto da (|uesto nuovo islituto: i suoi membri chiamausi jMissionari A- postolici in aiuto e servizio de\'escovi ". Fu stampato in Verona: Cenni intorno alla Congregazione de' sacerdoti ec. In- oltre il vescovo attuale ebbe la consola- zione dì veder eretto l'ospedale de'pp.Beu- fralelli,pelqualeslabilimeotonon perdo- nò cure e faticlie il presente, degnissimo e ottimo priore Rev.°p.Gio.M.' Alfìeri,beQ- che sacerdote, e ciò mediante dispensa a- ppstolica, assai benemerito e vero orna- mento del suo illustre ordine. Egli di re- cente ha pure fondato un altro convento- ospedale in Mantova, meritamente aven- dolo decorato cou insegne equestri l'en- comiato monarca Francesco Giuseppe I. Non posso dar contezza, per mancanza di tempo, della Breve notizia sull'ordi- ne ospitaliere di s. Giovanni di Dio detto Fate bene fratelli ^ dalla sua ori- gine fino a* nostri tempi ^ pubblicata al- l'occasione dell'erezione del nuovo con- vento-spedale de* ss. Zenone e Carlo in Ferona, dedicata al Rev.'* p. Pietro Paolo Deldda superiore generale del- l'ordine suddetto. Verona slabilimento tipografico vescovile Viceulmi e Fran- chini 1 855. Egualmente nulla posso di- re della stampa riguardante : L'inaugu- razione del convento-spedale de' Fate bene fratelli in Mantova il giorno 1 1 novembre i858. Vi si trovò preaeutcil 4o VER Itìtialo p. generale, olire rarcìduca Fer- dinaiitlo Massimiliano governatore ge- nerale colla serenissima Consorte. Seb- bene poi dichiarai non poter narrare gli strepitosi avvenimenti succedutisi ra- pidamente in Italia nel corrente anno 1859, qui dirò solamente, che dopo san- guinosa guerra tra T Austria, e gli allea- ti Francia e Sardegna, Napoleone III of- frì la pace a Francesco Giuseppe I,che r I I luglio in Vilìafranca ne stipularo- no i preliminari, fra'quali la cessione del- la Lombardia all' imperatore de* france- si, il quale la rimetteva al re di Sarr degna, eccetto le fortezze di Mantova e Peschiera, oltre Borgoforle, che col ^e- gno Fendo, fino alla linea del Mincio, restano all' Austria in pieno diritto di proprietà. Laonde le fortezze di Legna- go e \erona continuano a formare, col- le altre due nominale, il formidabile e strategico quadrilatero. In verun caso poi, i'imperalored'Austria non accorderà mai ad alcuna potenza il diritto di fare entra- re un solo soldato nelle quattro fortez- ze rimaste in suo possesso esclusivo. Tan- to riferiscono i giornali più accreditati. Prima per altro di abbandonare quanto scrissi finora intorno la serie dei vescovi Veronesi per seguire le tracce dell'Ughel- li, del Malici e del Cappelletti, mi fo de- bito di ricordare quella che secolo per se* celo n'ha tessuto e stampato l'eruditissi* DOG ab. d. Giuseppe Venturi nel più voi- te ricordalo t-uo Compendio della Sto- ria sacra e profana di Verona, alla cui somma autorità, massime pei primi se- coli, rimetto pienamente il lettore. — Scrisse il Mall'ei. La diocesi di Verona per ampiezza ha poche eguali, poiché ol- tre al Veronese, ch'è grandissimo territo- rio, ha sotto di sé non poca parte, e gros- se e nobili terre comprende del Trentino, del Mantovano, della riviera di Salò e del Bresciano, procedendo fin a quasi io miglia da Brescia. La rendita era tale, che ne' libri della camera apostolica fu coubiderata in eguaglianza colla pinguis- V E R sima del vescovato di Padova; ma da qualche tempo per deterioramento ne'be- ni é non poco scemala. Leggo nell' ulti- ma proposizione concistoriale, i frutti ad ogni nuovo vescovo sono tassati ne* libri della camera apostolica a fiorini 1 200, le rendite ascendendo a circa 5, eoo scudi ro- mani, non gravati di pensioni. La diocesi si estende per quasi 100 miglia e com- prende 2 56 parrocchie, di cui 1 5 in città, una nella provincia di Rovigo, 4 in quella di Mantova, 16 in quella di Brescia, 220 nel Veronese. Tutte poi sono suddivise iu 46 vicarie. Concila di Verona. Il i.° fu celebrato nel 967 da Raterio vescovo di Verona, per fare eseguire i de- creti del concilio di Ravenna, tenuto nel- lo slesso anno. Il 2.° e provinciale aduna- to nella cattedrale nel novembre 994 o meglio nel 995 da Giovanni IV patriar- ca d' Aquileia, coli' intervento de'vesco- vi di Verojia, Vicenza, Treviso, Trento, e due altri. Ne fu la causa perchè alcuni chierici che abitavano presso le chiese collegiate unite all'abbazia di s. Maria in Organo, come di s. Maria Antica e di 8. Margherita, per la tradizione non vole- vano più intervenire al sinodo, né alle processioni dal vescovo Giberto intima- te, né osservar quanto 1' allre chiese di Verona osservavano, come il non cele- brar messa pubblica ne'giorni solenni in- terdetti dal medesitno vescovo, cioéquan- do il vescovo proibiva il dire la messa nel- le parrocchie affinché riconoscessero il proprio pastore portandosi a celebrarla nella cattedrale. Di ciò querelandosi nel sinodo Giberto, si alzò Lamberto vesco- vo di Vicenza, già arciprete della chiesa veronese, e testificò che a tempo suo i det- ti chierici prestavano al vescovo di Vero- na in tutte le nominate cose ptmtuale ubbidienza ; e lo stesso accertarono tulli gli alti i preti e diaconi di Verona, presene ti nel concilio. Allora il patriarca aquileie^ V E II se, ricordaiulo esser giii«la e secondo i canoni la domanda di Olberlo^ ordinò di consenso di tulli i vescovi e sacerdoli, che i cliieiici delle ricordatechiesein liit- le le tuenlovate cose dovessero ubbidire ai vescovo di Verona, benché le chiese fossero soggette alla giurisdizione del pa- triarcato aquileiese, e perciò esenti dalla giurisdizione dell'ordinario. II 3.°concilio fu tenuto forse nel ioi4 in presenza di Papa Benedetto Vili e dell' imperatore s, Enrico II, per terminare le differenze fra* patriarchi d' Aquileia e di Grado. Ciò può essere avvenuto quando il Papa fuggendo da PLoma nel io 12, a ciò co- stretto dagli scismatici fazionari dell'an- tipapa Gregorio, ed insieme per invocar l'aiuto di s. Eurico 11, si condusse in Ger- mania,da dove poi il l^apa e l'imperatore partirono nel 1 o i 3, e giunti io RomaBene- delto Vili coronò l'imperatore a' 1 4 ft:b- braio i o i 4> con s. Cunegonda sua sposa. Il 4-° concilio fu celebralo secondo alcu- ni nel 1184,0 veramente nel i i85, da Papa Lucio IH, intorno agli affari della Chiesa, nella cattedrale di s. Maria, e du- rò dal I.'' agosto al 4 novembre almeno. Non manca chi pretende si celebrasse nella chiesa di s. Fermo Maggore; di ta- le opinione essendo pure alcuni storici veronesi. Vi presero parte numerosi ve- scovi e altri ragguardevoli ecclesiastici, non che ambasciatori, anche per tratta- re coU'imperatore Federico 1, eh' eravi presente, molle questioni tra lui e la s.vSe- de, e per concordare il concorso delle due potenze spirituale etemporale, per l'estir- paziope delle propagate eresie. Il Papa of- in per frenarle le pene spirituali, l'un pera- lore, i signori ed i magistrati le civili ; alle prime non essendopiusensibiligli eretici, occorse il braccio secolare. Volevasi prin- cipalmente reprimere il ^lìvove da' Cata- ri, de' Palariìiìy àv- Falciasi (f'.)^ ed al- tri eretici fanatici di quel tempo, molti de' quali erano stati condannali nel 1179 da Alessandro Ili nel concilio generale di Lalcruuo IH. Volevasi eziandio pu- V E R 4t nire severamente l'inaudile' crudeltà che quelli commettevano precipua mente con- tro gli ecclesiastici, esigendosi la mede- sima severità usala già dagl'imperatori romani contro i Circonctllioni (f^-), che ripullularono nel seguentesecolo. Veime- ro dal concilio scomunicali anche gli ere- tici AnialcUsti ('^.), eque' romani loro finitori e seguaci, peiciò disubbidienti o ribelli air autorità temporale del l^ipa. Arnoldo di Lubecca dice che nello stesso concilio furono dibattuti diversi punti contestati fra il Papa e Federico I, e prin- cipalmente il patrimonio della gran con- tessa Matilde, come beni da essa donali e confermati al principato della Chiesa ro- mana: furono prodotti diversi atti, ma al- la pei fine le cose restarono nel medesimo statojddppoichè l'imperatore n'era in pos- sesso, e il Papa ne reclamava la restituzio- ne.Lucio III e Federico I non furono d'ac- cordo nepf)ure relativamente a' diversi prelati e altri ordinati scismatici, eletti durante lo scisma di Vittore V, Pasqua- le III, Calisto III e Innocenzo III antipa- pi, sostenuti coH'armi dallo stesso impe- ratore, durante la funesta rottura tra il Sacerdozio e rimpero,brasnandone l'im- peratore l'assoluzione e il riconoscimento. Federico I pretendeva inoltre, che il Pa- pa coronasse imperatore il figlio Enrico VI, al che si ricusò Lucio III, dicendo non esser l'uso d'aver a un te«npo due im- peratori, non polendo coronare il figlio se prima il padre non vi rinunziava. Laon- de si separarono malcontenti 1' uno del- l' altro. La sola cosa eh' ebbe felice riu- scita, fu la discorsa costituzione che Lucio 111 fjrmò e promulgò nel concilio con- tro gli eretici, e dalla quale derivò la s. Inquisizione, in quanto che ordinò a' ve- scovi d'informarsi da per loro, oa mez- zo di deputali commissari delle persone sospette d' eresia, secondo la comune fa- ma e le denunzie particolari. Nella bolla si distinguono i gradi di sospetto, di con- vinto, di penitente e di relapso. Labbé, t. 10. Arduino, t. 6. Mansi, Siippl,^ l. i. 4a V B R Compilò questo articolo pregando il benigno lettore a voler condonare, per le ragioni indicate al principio di questo vo- lume, anche le seguenti rettificazioni ed aggiunte, che di sopra eranji astenuto di riportare, temendo di non far in tempo. Correzioni. Pag. 12 I, col. 2.^, la torre, attribuita al Ponte Nuovo appartiene in vece al ponte della Pietra. — Pag. i5o, col.i.*, leggasi S. Giacomo alla Pigna in luogo di S. Giovanni. — Pag. i 52, col. 2.*, la prima(chiesa)di s. Tommaso Canlaurieii- se era, come ora, parrocchia, ed in questo convento, ec. — P^g" *^4i col. 2.*, la Coppa di s. Zenone non è ora in angu- sta stanza ma in chieda, subito a manca di chi entra. — Pag. i 77, col. 2.*, la Bi- lancia, era foglio di Milano, non di Ve- rona. — Pag. 240, col. 2.*, la Fede, la Speranza e la Carità del Cimitero furono scolpite da Gratioso «5y^ Pag. 124? col. 2.' L'Arco de' Cavi ora più non esiste. Fu- ron bensì raccolte le pietre, che lo con]- ponevano per riedificarlo altrove, ma nulla finora ne fu fatto. — Pag. i 2 5, col., ^.^ha mura detta Viscontea sussiste an- cora in gran parte. E da ammirarsi in essa la torre pentagona contigua ai gran- di archi chiamati Portoni della Ora: più, un'altra torre sopportata da grossi mo- diglioni di pielia, forse unico esempio di tal falla di costruzioni, e che fu fatalmen- te atterrala dagli austi iaci, restando solo i delti modiglioni a far fede della sua e- VER sistenza. — Pag. i3f» col. 2.' Non ha molto gli austriaci scoperchiarono il Da- slione delle Boccare, e distrussero cosi la più bella cavallerizza coperta del mondo, senza riguardo all' incomparabile mae- 6tria,eleganzaesolidilà,cheaveano presie- duto alla sua erezione. — Pag. i4o,col. 2.* Merita un cenno la bella raccolta di quadri posseduta dal d.*^ Cesare Berna- sconi, delle cui principali opere fu stam- pato un catalogo, corredato da disegni. — Pag. i4i| col. 2.^ Verona non ha più le due prime accademie. Gli /énfioni-Fi' locorei mutaronsi nella società del C(t- sinOy ed i Terpandri fecero luogo alla società Pio- Filarmonica. — Pag. i4'» 001.2." Verso ili 832 ilnob. cittadino, che fujGiangirolamoOrti Manara,un\ in sua casa non i soli studenti^ ma anche i prò- fessorifC le loro produzioni, giudicatene degne, vedevan poi la luce nel periodico verone8e,che porta va il titolo diPo%/v//ò. — Pag. i4*i>col. 2. "Oltre i teatri sudde- scrilti, altri n* esistono in Verona. Uno, detto \[ Nuovo, fu ultimamente fabbrica- to sulla Piatza Navona: l'altro, dello pri- ma Falle, poi Ristori (\ù\ nome della ce- lebre attrice italiana, s'innalza in vicinan- za del civico ospedale. — Pag. 1 56, col. i .* Ilnob.,chefu,GiangirolaraoOrti-Manara descrisse ed illustrò il tempio di s. Zeno- ne, e si rese benemerito della patria per i molti e dotti lavori archeologici con cui le accrebbe rinomanza. — Pag. 1 60, col. I.* Il collegio di s. Zeno in Monte fj tra- mutato ni caserma. Paj )1. .^. 197, col. 1. Il cav. Andrea Monga imprese molli sca- vi sul sito dell'antico teatro romano di Verona, e ne disotlerrò buona parte a proprie spese, essendosi a tal uopo reso proprietario di vari fabbricati colà so- pra esistenti. Questi scavi furono illustra- ti dalla dotta penna del fu consigliere Gaetano Pin.di, che fece e scrisse pur tanto per s;dvar l'Arco de' Gavi. — Pag. 200, col. i.'^ Il nob., che fu, Giau- girolamo Orti-Manara, essendo pode- stà di Verona, iniziò e compi uuo bca- VER vo tutto air ingiro dell' Anfiteatro, cin- gendolo in parie con niuio i iparalo da spranghe di ferro, onde ione icoperta anche la base d' un si prezioso edificio, che prin)a di Ini slava sepolto nel lerre* no per l'allezza d'un uomo. In questa o- peruzione non si rinvenne alcuna iscri-: zione diiuostrànle 1' epoca in cui tanta mole fu creila. — Cosi pure il «nedesi- mo podeslà die' principio al magnifico slrudone di Porla Nuova, che poscia sot- to altri compissi. — Pag. 240, col. 1/ Per venire sino ai nostri giorni, ai nove- ro degli illustri veronesi sono da aggiun- gere i nomi dei chiarissimi poeti Cesa- re Betteloni, Catenna Bon Crenzoni ed Aleardo Aleardi : da poco tempo defun- ti i primi due, l'allro tuttora vivente, per lacere d' altri chiari e fertili ingegni che colle loro opere onorarono U pa- tria.— Pag. 249, col. 1.^ ÌNelle monta- gne di Bolca si trovano nou solo pesci interissimi, ma piante e palme pietrefat- te di rara bellezza e perfezione. Tra le altre le Raccolte dei marchesi di Ca- nossa e del prof. A. Massalongo, delle cose naturali dottissimo investigatore ed interprete, ne fanno amplissima fede. VERONESE Sante, Cardinale. Pa- trizio veneto, nacque a' 1 2 luglio 1 684 '" Venezia, da una famiglia che per le sue benemerenze verso la repubblica , nella qualediversisuoi individui copersero im- portanti cariche e uHlzi, fu aggregata al- la nobiltà. Suo padre Giulio e sua ma- dre Daria Colomba, scoigendo io lui vi- vo e acuto ingegno e tenace memoria, po- sero particolare cura nelT istituirlo nel- l'umane leltere,ÌQ cui fece rapidi progres- si. Nella sua adolescenza dichiarandosi per lo stato ecclesiastico, applicò l'animo od istruirsi nelle sagre discipline,e diven- ne peritissimo nel diritto canonico e ci- vile, e nella teologia, ricevendone la lau- rea dottorale nell'università di Padova. Indi fece progressi nelle scienze, e riuscì facile ed elegante nell* idioma latino, e ueirepiàlolare, recaadosi in Roma a per- VER 43 fezionai'sì ne'suoi sludi. Il vescoTo cardi* nal Cornaro nel i 708 lo fece canonico del- la calletlrale patria. Pel suo profondo sa- pere, purità di costumi, prudenza e altre virtìi si meritò la sticna di diversi cardi- nali, indi divenne canonico tesoriere, ed il vescovo cardinal Rezzonico, a cui fu ac- cettissimo, per l'estimazione grande che ne faceva lo scelse a suo vicario genera- le delia diocesi di Padova , e nelle rela- zioni di sua chiesa alla s. Sede, del i 747 e del 1750, gli rese splendidi elogi per la vigilanza, zelo, virtù e distinti meriti, e sic- come lutto fervoroso per l'incremento del- ladisciplinaecclesiaslica. Giunta la fama di sue eseujplari qualità a Benedetto XlV,lo voleva fare vescovo di Famagosla in par- tibus^ e poi vescovo di Treviso, ma la sua mirabile umilia a tutto rinunziò, suppli- cando d'essere dispensato. Aumentatasi perciò l'ammirazionedel cardinal Rezzo- nico, divenuto a'6 loglio 1758 Papa Cle- mente XIII, poco dopo con onori ficen- tissima lettera gli aOidò l'amministrazio- ne della sua chiesa di Padova, nella qua- le per i5 anni l'avea egregiamente assi- stito per vicario generale; quindi nello stesso anno, i.el concistoro degli 1 1 set- tembre lo dichiarò vescovo della mede- sima. 11 nuovo pastore rallegròil suo cle- ro e popolo con un'enciclica piena di un- zione, di prudenza e di sentenze gravis- sime. Non contento Clemente XIll di a- verlo fallo immedialosuccessore nella sua diletta chiesa vescovile, nel concistoro de' 24 settembre 1759, a dimostrazione di amore e di somma estimazione, lo creò cardinale dell'ordine de'pieti, e gl'invio la berretta cardinalizia pel suo camerie- re segreto partecipante, mg."^ Francesco Fantini padovano, a tale ertetlo dichia- rato ablegato apostolico. Con solenne ri- to glieia impose il cardinal Marino Priu- li veneto e vescovo di Vicenza;, ma per la sua inoltrata età e incomodi disilute, non potè mai recarsi in Roma a ricevere il cappello, l'anello e il lilolocardinalizio. 1! Papa nel i 763 con un breve gli man- 44 VER ilo cjuello croci per insegna de' canonici, tli cui parlai a Padova, commeUendogli tli porle loro al collo formalmente, come eseguì. Meglio delle geste di questo co- spicuo cardinale se ne tratta nella 2Y^- raelPurpuraP'enelafdeì cardinal Quiri- iii, a p. 322 e 4^8, ove pur si dice: »> Huic tuaximis sunt in deliciis observantia re- rum ecclesiasticarum, ardor divini cui- tus, animi detnissio, pax conjunctioque cum bonis omnibus. Quamobrem ejas vita, quam ad mullos anuus superstitem precamur, clero populoque suo splendi- dum in esemplar proposila est". Ma il n. 7743 del Diario di Ro/nadeì 1767 nolillcò la sua tanto deplorata morte, av- venuta tra l'universale dispiacere in Pa- dova, d'anni 83 non finiti, il i.° febbra- io. Il Papa ne restò sensibilmente addo- lorato, e con lui tutti quelli che ne am- miravano le rare virtù, la scienza e la sol- lecitudine pastora le.Celebi ale con pompa funebre l'esequie nella cattedrale, ti re- stò tumulato con elogio scolpito sul mar- mo, ed il suo nome resta in perenne be- nedizione nell'insigne chiesa di Padova e ije*suoi fasti ecclesiastici. Ne recitò l'ora- zione lunebre il dotto d. Gaetano Cogno- lato prefetto degli studi nel seniinario, nel- lo stesso 1767 stampata con in fine un breve compendio di sua vita. Lasciò il cardinale uìolte lettere pastorali che me- riterebbero la pubblicazione.Neli783 per opera di m^/ Nani vescovo di Brescia fu ivi impiessa con qualche mutazione nel titolo un* o|)era postuma di lui: De ne- cessarla Jìdclitini conuntiiiioiie cum A- pò sto li ca Sede. VERONICA, Feronicae. Vocabolo formato dalle parole Vera Icon, veraim- magine.E la rappresentazione della vene- rabile faccia di Gesù Cristo, detta comu- nemente P^olto Santo (^.), improntata sopra un pannolino 0 fazzoletto o velo, che gelosamente si custodice con somma venerazione, fra le tre insigni ss. Reliquie maggiori della patriarcale basilica 0 Chie- sa di s, Pietro in. Faticano di Roma, VER in un oratorio o nicchia situata nell' in- terno d* uno de* 4 grandiosi piloni o ot- tagoni che sostengono l'eccelsa cupola (cioè in quello denominato della Veroni- ca,ne' fonda menti del quale Giulio li pose la i.^ pietra per la gigantesca mole, a' 18 aprile i5o6), a comu Epistolae deWaU tare papale, con loggia per l* ostensione di detti sagri tesori. Paolo V nel 1G06 vi collocò il Volto Santo, ed Urbano Vili nel 1629 la s. Lancia e del legno della s. Croce. E' l'edifizio nell' esterno ornato con bassorilievo esprimente il Volto Santo, mentre a'suoi piedi, nel cor- rispondente nicchione sottoposto ester- no, sopra basamento è la statua marmo- rea colossale di s. Veronica, che il Mo- chi espresse in atto di mostrare colle ma- ni il medesimo Volto Santo, di cui ripar- lai nel voi. LXXXVIII, p. 23 i, e altro- ve della censura del Dernini e della ri- sposta arguta di Mochi. Inoltre nel ricor- dato articolo dissi pure, e qui meglio di- chiarerò, della cappella della Veronica, e- sistente nelle sagre Grotte Vaticane del- la mentovata basilica.Les'jro nella Descri^ zione della sacrosanta basìlica Fatica- ;ìùc, edizione romana4•^ del 1828. Il luo- go sotterraneo che resta prossimo all'an- tico cimiterio 0 o^veiMinò Faticano {^F.), fra il pavimento della nuova basilica e una parte non piccola del piano della vecchia, e che per conseguenza fa una di lei por- zione, degnissima di sagro culto, prese a- busivamente il nome di Sagre Grotte, colla suddivisione di vecchie e nuove. La discesa comune è sotto la detta statua di s. Veronica, sebbene vi siano altri 3 in- gressi sotto le 3 altre colossali statue a pie' degli altri piloni, e dalle due porte al ripiano della Confessione Faticami (/^'.). Internandosi per quello detto della Veronica vedesi sulla sinistra una porta di metallo, per cui mediante una scala a chiocciola si sale alla suddetta nicchia e loggia delle ss. Reliquie maggiori. Per ordine d'Urbano Vili il Bernmi ornò le 4 grandi nicchie da lui scavate oe'pilooi, VER e vi formò la cappella sotterranea della Veronica e le altre 3 cappelle di figura emicicla, e le decorò di due colonne di "^breccia d' ordine jonico, ricevendo il lu- me da due feritoie nel piedistallo delle so- vrapposte statue di s. Veronica e altre. I quadri degli altari sono opera a musai- co di Fabio Cristofari sul disegno d'An- drea Sacchi. Le pitture delle cappelle e de* corridori die da esse portano a quel- lo della Confessione furono fatte a'tempi di Paolo V e Urbano Vili, poi restau- rale da Benedetto XIV: l'autore fu Gio. Battista Ricci da Novara, il ristoratore Gioacchino Borti romano; altro restauro ebbero nel 1824. II quadro dell'aliare in discorso, rappresenta s. Veronica ehe porge il velo al Redentore. Nelle pareli y'ì sono espresse, due per parte, Maria Vergine, e le tre Marie (delle quali ri- parlai nel voi. XCIV, p. 4^ e seg.). Nel i.° ovato della volta vedesi Urbano Vili che riceve dal Bernini il disegno delle 4 cappelle (alle quali il Papa istituì altret- tanti cappellani, addetti alla Biblioteca Barheriìiijj nel a.*' Bonifacio Vili che mostra il Volto Santo a Carlo II redi Si- cilia, ed a Giacomo II re d'Aragona nel 1296; nel 3.° quando d'ordine di Nico- lò V fu mostrato all'imperatore Federi- co III. Nelle pareti del corridore dalla parte del Vangelo vi è espressa la Vero- nica che dà il velo al Salvatore, ne* lati le sorelle Marta e Maddalena. Incontro quando la Veronica dispone di recare a Ronia il s. Sudario (V.)-. da' lati Maria di Giacomo e Maria Salome, Maria Ver- gine e Maria di Cleofa. Nella volta sono espressi 3 fatti, la Veronica che mostra il s. Sudario al popolo; Giovanni VII del 7o5 col tabernacolo da luierettopercusto- dirlo nella cappella da lui fabbricata nella stessa basilica in onore della Madonna del- le Partorienti ; ed il s. Sudario mostrato a Lodovico I re d'Ungheria per ordine di Clemente VII (meglio VI). Tultavolta s'impugna l'esistenza della virtuosa fem- niiua chiamata s. Feronica. L' eiudilis- VER 45 Simo commentatore del Butler chiama egualmente Feronica il Sudario che fu posto sopra il volto adorabile del Salva- tore, quando egli andava al Calvario ca- rico della Croce ; onde noi nella 6.' sta- zione della Via Crucis(F.), meditiamo e veneriamo quando Gesù fu asciugato eoa dello panno dalla pia donna denominata Veronica, espressa in figura di donna pres- so il Redentore col Volto Santo pendente dalle mani ne' quadri delle stazioni, ac- ciò egli imprima nell'anima nostra la me- moria continua di sue acerbissime pene, patite dolorosamente nella sua Passione, siccome impresse il s. Volto suo nel pan- no presentatogli da Veronica. Ma l'enco- miato annotatore, quanto al vocabolo, se pur fu nome d'una donna, e di che tanto si è scritto e parlato, si limila a dire : Che che sia di ciò, Veronica \uo\ dire vera immagine, essendo questa parola compo- sta di vera e di iconica. In s. Gregorio di Tourf, soggiunge, si trova iconica, in ve- ce di ìcon. Si fa menzione della reliquia del Volto Santo, in un antico ceremonìale, o meglio Ordine Romano, che fu dedi- cato al Papa Celestino II nel i i43, e che il p. Mabillon pubblicò nel suo Museum Italicwn ; nel Flores historiarwn^ di Matleo di Westminster, checita le parole d' Innocenzo 111 morto nel 12 16; e in una bolla di Nicolò IV del 1290. Frale messe votive del messale di Magonza del 1493, vi è quella di ». Veronica, seu vultu Domini. Dice inoltre.» Non fa me- stieri avvertire che i cristiani onorando la Veronica, ossia T immagine del Sal- vatore, onorano il Salvatore medesi- mo, di cui questa immagine richiama ad essi la memoria. Si faceva altra fiata l'uffizio della Veronica, e da esso s'è trat- ta l'antifona che si dice ancora in alcu- ne chiese particolari. Quello che abbia- mo detto del culto che si rende alla Ve- ronica, dee intendersi di quello che si rende al s. Volto di Lucca (f.)i il quale non è altro che un Crocefisso miracoloso, che si conserva da gran tempo addielio 4^ V E n nelln cappella ilella s. Croce del In catte diale di quella cillà. Avvi una copia del- la Veronica alla badia di Montreuil-les- Dnmes in Tlneroche, dell' ordine cisler- ciense. Ella vi fu mandala da Pantaleo- ne cappellano d' Innocenzo IV e arcidia- cono di Laon, poi Urbano IV, che via- Tea una sorella. Egli nel 1^49 scrisse a qneslo soggetto una lettera alle religiose, che si troifa nel trattalo De TJnleis se- pulrhralihìis di Chifllet. Il parere di quelli che chiamano santa Veronica quel- la femmina pia, ch'essi suppongono aver presentato un fazzoletto a Gesti Cristo, quand* egli montava al Calvario, non sembra appoggialo che sopra certi qua- dri, ov'è dipinta una donna tenente nel- le mani la Veronica. Lo sbaglio di alcu- ni non può ricadere sulla Chiesa che non ha mai riconosciuto tale santa. La festa della Veronica non è stata istituita in al cune chiese, che per onorare Nostro Si- gnore, forse nell'occasione di qualche im- magine o vera o celebre della s. Faccia. Per questa cagione si fece a Roma a*23 novembre loii la dedica di un aliare del s. Sudario^ sotto la cupola (sic) del quale si custodiva il velo (dovrebbe dirsi della basilica Vaticana, come ho già rife- rito) in cui il s. Volto era impresso. Noi soppiamo questo da un breve di PapaSer- gio IV. Questa s. Faccia era portata in processione, e si diceva una messa votiva della s. Veronica, ossia della sagra rap- presentazione di Gesù Cristo. A. Parigi e in qualche luogo della Francia si fijceva una festa in nome della s. Faccia di No- stro Signore il marledì della Qitinqua- gesitna (aggiungerò col /IJanuel des da- ies^ anclie nel dì delle Ceneri)". Cila Bnil- lei, Feste Mohili\ Papebrochio, 3Jaiiy e le note di Chastelain sul Martirologio Jìoinano. Presso a poco allrellanto avea già j)ubblicato il Bergier, nel Dizionario enciclopedico, riferendo le diverse opi- nioni che rilengnno il Volto Santo esse- re il sudario posto sul vollo del Iledento- le, che altri senza prove si sono persuasi VER elle sìa il fazzoletto con cui una santa doli- na di Gerusalemme asciugò il vollo del Salvatore, quandoandavaal Calvario ca- rico della sua croce. Anch'egli ri|)ete, che questa opinione popolare potè nascere perchè i pittori di frequente rnppresen- tarcmo la Veronica, ola vera immagine, sostenuta dalle mani d'un Ange'o, ed al- tri dalle mani d'una donna. Crede anche il Bergier che il i.*' monumento che ne parlò risalga soltanto al detto annoi i43, e ignorarsi il principio del suo culto. Con questo onorarsi il Salvatore, ed es- sere simile a quello di Lucca, ed a'ss. Su- darii di Torino, Besancon, Colot)ia, ed altre simili rappresentazioni. « Le messe, gli uffizi, le preghiere che a tal oggetto furono composte, hanno per soggetto Gesù Cristo e ci rammentano i di lui pa- timenti; esse non hanno alcuna relazio- ne alla pretesa santa donna di Gerusa- lemme chiamata Veronica, che la Chie- sa non ha mai riconosciuto". Tulio let- teralmente trovo ripetuto nella Biblio- teca sacra di Richard e Giraud. Ma del- l'anteriorità di secoli che Roma si gloria possedere il Vollo Santo, e che abbia esistito la s. Veronica di Gerusalemme, lo sostengono quegli scrittori che pro- durrò in queli' articolo, oltre i seguen- ti. Narra l'annalista Baronie, all'anno 34, n. I 38, stimarsi diverso il ss. Sudario, in cui fu involto il capo del Signore nel se- polcro, da quello accoslatoda Berenice al- la divina faccia di sangue e di suiiore a- spersa,incui rimase impressa l'imuìngi- ne di quella, come si ha per traditione e si riferisce in un mss. della biblioteca Vaticana, che traila della traslazione del- Tistesso sudario fatta a Roma. Di Bere- nice, nomala anche Veronica, e di tale immagine si fa altresì menzione da Melo- dio vescovo, antico cronografo. Etl in To- rino si conserva e venera la ss. Sindone (/ .), ove fu ravvolto nel sepolcro il cor- po del Signore, che vi lasciò improntata la propria figura, secondochè sino al pre- sente 8i vede. 11 dotto vescovo Saruelli VER neWe Leltere ecclesiastiche^ ci die* nel l. 6, la leti. 7.': Se Feronica sia nome di una santa donna, oppure del Fol- to Santo del Salvatore. Premelle le ra- gioni eli quelli che affermano : Feronica è il nome del Vello Santo, non già di al- cuna donna santa di tal nome, le quali sono, r.*' Che nel Martirologio romano non è registrala alcuna santa donna, che si chiami Veronica. 2.°Cheal tempo d'In- nocenzo 111 si lavoravano alcune meda- glie di slagno colla figura del Volto San- to e le chiavi di s. Pietro, le quali si ven- devano a'pellegrini da certi artefici chia- mali vendentes Feronìcas j sicché Ve- roniche eratio le medaglie col Vollo San- to. 3.° Negli antichi messali d'alcune dio- cesi d' Alemagna, e precisamente della chiesa di Augusta, stampati nel 1 555, vi é la rubrica : Missa de Fidia Sancto, seu Feronica. E Giacomo Gretsero, nel suo trattato De iniaginibns non manii- faclìs^ al cap. 7, dice: che in Germania si usa di dipingere nella parte deretana dell'altare maggiore delle chiese l'imma» gine della Veronica, e che il popolo ha la divozione d'accoslarvisi, far sopra di essa il segno della croce, e poi nella pro- pina fronte ; e che questa divozione è tan- to frequente, ch'è necessario fare rinno- vare e rinfrescare le dette pitture, che per essere da tante mani toccate perdono il colore e si consumano. 4.*'Che la parola /'ero/i/'c^, mutate alcune lettere dice P'e ra /con. A queste riflessioni rispondeSar- nelli. Tutti gli scrittori di Terra Santa, e precisamente Adricomio,nella Descrizio- ne di Gerusalemme, n. 44? costantemen- te alFermano, che la casa della Veronica era situata sopra la strada medesima, per cui Cristo colla Croce sulle spalle passa- va ; onde al trapassar che di là fece il Re- dentore tormentalo, uscita di casa, e vi- sta la di lui faccia da sputi e sangue de- formata.prese un panno(si stima di bom- bagia) che sul capo portava, lo porse a Gesù per rasciugare il sangue e il sudo- re, che dal viso gli gocciava; il quale da VER 47 Cristo ricetulcx, e asciugatosi la faccia eoa esso, impresse nel velo l'efTjgie del suo sa- gralissimo volto, e a Veronica in caparra di eterno amore lo restituì. Di questa ve- rità autenticata da una perpetua e non mai interrotta tradizione, ne fanno fede gran numero di scrittori appresso il Mal- lonio> ne' Commentari della sagra Siri' done, eie i4- H Berdini, nell' /.?/or/^ delUantica e moderna Palestina, ed al- tri, oltre il cardinal Baronio negli An- nali ecclesiastici, ùs?>er'ìscono altrettanto. Giacomo Pamelio, nelle sue Annotazio- ni sul cap. 1 dell* Apologetico di Ter- tulliano, dice ancor egli: Effìgies Chri' sti, quam Feronicae in Sudario dedisse traditio est, etiam mine extat tanta in, venera tione, ut de illa dubitare post han non modo miracula non permittant,sed nec aspectns ipse. Il quale, come narra Gio. Gregorio, lib. 17, Del Pretorio di Pilato, n. io: « Si vede in esso il capo tutto spinato, la fronte insanguinata, gon- fi gli occhi_, e di sangue ripieni, livida e annerita la faccia, e nella guancia destra, oltre le lividure, vi si scorge quasi stam- pata la ferrata mano di Malco, che in casa di Anna lo percosse, e nell'altra più macchie di sputi ; il naso schiacciato e in- sanguinato, aperta la bocca e pur di san- gue ricolma, con gli denti smossi, barba pelata e gran capelli svelli". In quanto al segno della guanciata, Giovanni Lan- spergio, Hom. 19, De Passione, lasciò scritto: Quod Cliristi facies in eodem im- pressa Sudario digitorum vestigia im- pressa relineat, et aspicientibus mon- strat, quod armata mann Chrislo Do- mino injlixere. Tuttociò premesso, il Sar- nelli passa ad una ad una a rispondere alle 4 «iflessioni. Quanto alla i.^, egli dice, non essere meraviglia, che s. Vero- nica non sia registrala nel Martirologio romano, imperocché lo slesso Martirolo- gio termina og«ji lezione con queste pa- role : Et alibi alionun plurimorum San- ctorum Martyrum, et Confessorum, ai- que Sanctarum Firginum. Infatti nel 4B VER Martirologio non si fa menzione tìi i. Ni- colò Pellegrino patrono di Trani, e il cardinal Baronio ne tratta all'anno 1094, n. 38, come di s. Veronica all'anno 34, 11. 1 38. Alla 2.^dichiara, poter essere av- venuto, che dipingendosi il Volto Santo, disleso e pendente dalle mani della Ve- ronica, questo nome siasi dato al Volto Santo. Così appare nella statua colossale della Veronica, che sta in unode*4 ^''<^* chi de'pilaslri della cupola di s. Pietro di Roma. Soggiunge alla 3.', che nel mes- sale d' Augusta è questa orazione. DeuSf qui nohis signatis lumineP^ultas fui mc' ìJioriale Uuun^ad instanliarìi Beafac Fe- ronicae, Sudario impressam imagineni tuam relinquere coluistij praesta, quae- sumus, pers. Crucent, et gloriosani Pas- sioìient tuam ita nunc per specuhim in aenìgmate venerari, et adorare, et ho' norare te ipsum in terris, quatenus te in novissimo diefacie ad faciem venien- lem super nos judicem saecuri^ et laeti videre niereamur^ qui cuni €tc. Matteo parigino, nella sua Storia^ dove comin- cia a parlare d'Enrico HI re d'inghiltcp- ra, dice che Innocenzo HI componesse lina divota orazione, di cui fa menzione Giacomo Filippo, del seguente tenore. UeuSy qui nohis signatis luniine Fultus tui memoriale tuuni ad insiantiani D. P^eronicae imagiueni tuam Sudario im- pressam relinquere voluisli^ praesla quaesumus per s. Crucem^ei Passioncin tuam, ut qui cani hodie in speculo^ el aenigmaie veneramur in terris, deside- rabileni^ac veranifacieni laeti^acsaecu- ri videre mereamur in Coelis. Qui vivis, etregnas eie. Finalmente replicando alla 4." obbiezione, dice che Veronica, Vera Icon, è anagramma, e su gli anagrammi non si fa fondamento isloriro. Quando adunque s. Veronica venne a Roma, toc- cò r isola del Zanle, nella quale seminò la fede del Crocefisso; onde (jnegl'isola- ni da questa santa riconoscono i principii della religione cristiana, econ ispecialcul- lo uè conservano la memoria. Da Roma VER passò in Francia, e quivi felicemente a* 4 febbraio terminò i suoi giorni nel ter- ritorio di Bordeaux, come attestano Pie- tro S Uberto, De cultn Vineae Domini, s. Antonino e altri : i Bollandisli scrissero r istoria di s. Veronica nel mese di 3Jar- zo. Quanto poi al nome, chiamasi la san- ta in greco Berenice. \ latini, che voltano in /^consonante la B greca, la dicono Veronice e Veronica. 1 macedoni dico- no Plieronice, quasi ferens vicloriam. Usarono anche i Ialini fa Z^, in vece del V consonante a tempo di Claudio impe- ratore, il quale per distinguere il ^con- sonante dall' U vocale, introdusse il di- gamma eolico, ch'era una figura la qua' le constava di due gamma greci posti l'u- no «opra l'altro, che formano il nostro F maiuscolo, onde per dire servus siscrive- yaSerFus, e CiFis, per Civis. Plinio nel lib. 7, e. 4', chiama Pherenice quella che Valerio Massimo nel lib. 8 nomina Berenice: cui soli ex mulieribus, quod filia, ma ter et sor or essici Olympionica- rum^ concessum est, ut Gymnicos ludos pnsset spectare,foeminis omnibus inter- dictosi Quanto maggiore e piìi sublime gloria riportò la nostra Berenice dall'ef- figie del ss. Volto, che il Signore impres- se nel suo velo? Degli Olimpionici era premio una cotona d' ulivo. Di Berenice fu somma gloria una fronte incoronata di spine, onde nel!' inno del Volto Sanlo si canta: Salve Sancta facies Nostri Re- dcmptoris - In qua nilet species divini splcndoris - Impressa panniculo nivei candoris - Dalaque Veronicae signiirn ob amoris. Quindi il mede-.imo Sarnelli, l. g, leti. 8.*: Della donna Emorroissa, dice che si vuole fosse s. INIarla, sorella di s. Maria Maddalena, secondo s. Ambro- gio. Però la comune opinione la ritiene di Cesarea di Filippi, città detta prima Dan, poi Panca, indi Cesarea. Nell'istoria mss. greca, tradotta in latino dal p. Coui- befis e impressa in Parigi nel 1664, si leg- ge: Che l'Emorroissa avesse nomeliereui- cc.IaUiilSaruelIiuclu.i2iephcaeag3Ìuu- VER gei'iln qunotoal nomedìBerenice^chenoì diciamo Feronlca^ cli'è lo stesso, io molli Iuo£*Iìi della Francia e Paesi Bassi è cou paiticolar cullo venerata e implorata in tulle le infeiinità di flusso di sangue; ben- ché con nome corrotto in vece di Bereni- ce o Veronìcay si dice in alcuni luoghi Venisa e in altri Feniziaj ma dalle pit- ture si ricava essere l'islessa. dipingendo- si col s. Sudario a lato, eh' è particolare contrassegno di questa santa, come nota il Bollandone' Commentari istorici àA- la medesima. Vedi il p. Calvi, nel Propi- nomio Evang.^Resol. 11*' , L'eruditissimo Piazza, Emerologio di Roma, ove pub- blicò l* opera nel lyiS, a' 4 febbraio ri- porta per festa di tal giorno; S. P^eroni- ca iio'oìle matrona gerosolimitana (fio- rita nell'anno 38 di Cristo, sotto Tibe- rio imperatore), si crede sia la donna sa- nata da Cristo dal flusso di sangue, chia- mata dal Baronie col nome proprio di Berenice, essendo questo di Veronica tolto nuncupativo dal Volto Santo; la quale mentre Gesù uscito dalla casa di Pilato s'incamminava tutto insanguina- to per le asprissirae battiture e crudeli trafitture della corona di spine, verso il Calvario, dopo /\5o passi (come osserva- no Andrea cristiatjo, Metafraste e il Su- rio indetto giorno) avvicinandosi ad una casa, che faceva cantone ( altri dissero dalla sua casa, ch'era sulla strada del Cal- vario), scoprendolo da lontano, venne per compassione ad incontrarlo, e trattosi il velo dal capo glielo presentò, acciò si ra- sciugasse il viso lutto bagnato di sudore e di sangue, ed Egli benignamente ricevuto- lo, glielo rese poi con ricompensa cortese dell'impressa figura del sagro suo Volto {^Brev.Amhr.: Petr. iaCatal.), ma con un sembiante così nalurale,che vi si vede per- sino il segno delle dita di colui, che em- piamente gli avea datala guanciata. Lie- ta di COSI prezioso tesoro, l'illustre ma- trona lo custodì con afFetluosissima gelo- sia nella sua casa, finche recatisi in Ge- rusalemme da lloma (Octav. Panar. j VOL xcv. V E R 49 in reg. fu, Bargi Eccl. xvn) gli ani- bascialori di Tiberio, per aver da Pila lo inteso, die Gesti Cristo faceva tanti miracoli, per esser egli pure liberalo da una infermità; ma ritrovatolo già croce- fisso, e narrando loro i giudei la favola del corpo tolto da* suoi discepoli [Me- thod. Episc.f inHist. tenip.)^ s. Veroni- ca li disingannò, mostrando loro quella ss. Immagine, offrendosi di portarsi se- coloro a Roma, perchè sarebbe alla di lei vista risanalo. Posto dunque in una cas~ sa il sagro pegno, con essi navigando, la santa se ne venne a Roma, e presenta- tasi colla medesima all'imperatore, tosto lo risanò; onde Tiberio volle fare ono- rare tra gli altri Dei nel Larario, anco Gesù Cristo. Ma noi comportò il senato romano, dicendo il Baronio, col prelesto, eh* egli non voleva nelcultOy che ad un solo Dio si deve {sic: forse deve mancare, dopo voleva, una parola, come un mor- tale, credendolo tale, o Cristo, Pare che lo sdegno del senato derivasse dall'aver Pilato mandato la relazione della passio- ne e risurrezione di Cristo, a Tiberio, e non ad esso senato, com'era costume ; seb- bene è certo, che ne' grandi avvenimenti i presidi delle provincia scrivevano diret- tamente all'imperatore). Morì in Roma la santa donni, e rimase il sagro tesoro in mano di s. Clemente I successore di s. Pietro (cioè nell'anno 98 qiial 4'" Pa- pa), indi de'Sommi Pontefici. E sebbene, continua il Piazza, di essa nulla abbia- mo, nondimeno si tiene, che morendo in Pioma, fosse qui seppellita, e nel Bre- viario Ambrosiano se ne fa menzione. Così Pietro Galesino annoverandola nel suo Martirologio con queste parole: Ro- mae s. J^eronicae, qnae Vullum Do- mini ad cani Urbem Hierosolyma at- tulit. Il Signorile col Panciroli voglio- no che il suo corpo sia sepolto nella ba- silica Vaticana, dove con tanta celebri- tà e culto si venera il Volto Santo, det- to perciò il Sudario di Feronica, ben- ché altri chiamano lo stesso Sudario Fé- So VER ronicdy degno della venerazione di lut- to il mondo ; benemerita perciò somma- mente di Koma fu s. Veronica, alla qua- le recò COSI inestimabile tesoro. Del sud- detto racconto, disse Pietro Diacono (pa- re il fiorilo nel 5i5): Sudarium cum quo Chrisius facìem siiam extersit^ quod ab aliis Feronica dìcitur tempo- re Tiherii Cesaris romanis delaium est, eie. 11 Cancellieri, De Secrelariis vele- ris Basilicae Faticanae, in più luoghi ragiona della Veronica. A p. 54B e 549*. Veronica niim appellaretiir Haemor- rlioissa ? Plerique erìgendam curavit^ qitanique nonmilli Agalham, aiUMav- tham, ala Veronicara, Venicam seu Ve- nisam, non nemo edam Bevenìceca. aiU Beronicem nunciipatani fuìsse diéunt. In supplemento graeci Synaxarii apud Sirmonduni die xii julii occurrit, Mc' moria s, Veronicae profluvio sanguinis laborantisy quae a Christo sanata est. A p. 855: Veronica in sacristia ma Jo- ri adservaia^ tabula chrystalloy et ar- gento elaborata^ ubi custodilur, et a quibus donata? k. p. 1792 : An sit no- men mulieriSf an polius Vultus San- cii? A p. 1273, 1470: Sine pennicillo depìcta^ in altare s. Jnnae, et in con- clave clericorum beneflciariorum. A p. 1268: Veronica^ et Martyrìbus Peri- stromatist seu Culcitra, oslensio, festa die Ascensìonis. Nella Rivista archeo- logica di Parigi, nel fascicolo d'ottobre i85o, si legge una lettera di Maury a Raoul-Rochetle, sulla etimologia del no- me Feronica, dato a quella donna che porla il Volto Santo, e sull' origine di tale culto. VEROINICA (s.) di Gerusalemme. F. Veronica. VERONICA (s.). Nacque in un vii- laggiù poco discosto da Milano,da geni- tori dibassa condizione, che sostenevano la loro famiglia col solo lavoro delle ma- ni , ma probi e timorati di Dio. Gli e* sempli domestici scolpironle in cuore l'a- rnor delia virtù, che accrebbe coli' eser- VER cizio dell'orazione, in cui trovava le sue più care delizie. I lumi interni', che la grazia le comunicava, la posero in istatu di meditare incessantemente i misteri e le principali verità di nostra santa reli- gione.Quantoera assidua agli esercizi di pietà, altrettanto era allenta ai doveri del suo slato; si metteva al lavoro con una lena mai stanca, e obbediva a'suoi genitori e a' suoi padroni financo nelle più piccole cose. Di mezzo alle occupazio- ni esteriori, la sua conversazione era sem- pre in cielo. Se si trovava al campo, riti- ravasi a lavorare in disparte, per soffe- rirvi meno distrazioni e intertenersi più liberamente con Dio. Questo amore della solitudine nulla però avea di tetro , uè di austero, e tosto che raggiungeva le sue compagne, un'amabile serenità spande- vasi sopra il suo volto. Frattanto Vero- nica sentiva un vivo desiderio per la vi- ta religiosa; e persuasa che Dio chiama- vaia a questo stalo, prese la risoluzione di entrare nelle agostiniane di s. Marta di Milano, in cui tenevasi una regola mollo austera. Per la povertà del suo sialo non avea potuto imparare nemmeno a leg- gere, ma non si scoraggiò punto per questo; e siccome tutto il giorno era oc- cupala nel lavoro, impiegava la notte a leggere e scrivere. Si può immaginare le diilicollà ch'ebbe a superare per venirne a capo senza l'aiuto di alcun maestro. Ricevuta Veronica, dopo una prova di tre anni, nel monastero di s. Marta, vi si distinse ben tosto col suo fervore iu tutti i punti della regola, e colla più per- fetta ubbidienza alle sue superiore. Id- dio permise che fosse messa alla prova con una malaltia di languore, che durò tre anni, senza eh' ella rallentasse per questo r osservanza delle austerità delia regola. Non trovava maggior diletto del render servigio alle altre ed eserciiaie i più dimessi ullìzi. Per tutto suo nudri- mento non voleva che pane ed acqua. Sempre raccolta in silenzio, il suo cuore era di coutiuuo unit^^ cou Dio per ixìti- VER zo dell'orazione, e la sua compunzione era sì vi va, che non rifiniva mai di pian- gere. Questo dono delle lagrime, questo spirito di orazione era da lei sostenuto con frequenti meditazioni sulle proprie miserie, sull'amor di Dio, sulla passione del Salvatore e sopra le inellabili delizie del paradiso. Ad onta di una vita sì pura i e sì innocente, ella si risguardava come carica di colpe, e ne parlava con senti- menti di dolore : i suoi discorsi avevano una tale unzione, che commovevano i cuori più duri. Dopo aver predelta la sua morte, volò a ricevere in cielo il pre- mio delle sue virtù correndo l'anno 1497. Tosto la sua santità fu comprovata da molli miracoli ; e Papa Leone X,dopo le Decessane informazioni, con bolla del i5i7 permise alle religiose di s. Marta di onorare Veronica col titolo di beata. Il suo nome fu poi posto fra i santi, sot- to il giorno i3 di gennaio, nel martiro- logio romano pubblicato da Benedetto XIV nel 1749J mala sua festa è segna- la a*28 dello stesso mese nel martirolo- gio degli agostiniani, che fu approvato dal medesimo Papa. VERONICA (s.) Giuliani, vergine. JVacque a Mercalello, città dell'antico du- calo d'Urbino, a' 27 dicembre 1660, da Francesco Giuliani e Benedetta Manci- ni, ambedue di onorevoli ed agiate fami- glie; le fu imposto nel battesimo il nome di Orsola, e fu l'ultima di 7 figlie. I suoi pii genitori posero somma cura ad alle- varla, scorgendo in essa gì' indizi di sua futura santità. Era però assai giovane quando perdette sua madre, la quale pri- ma di morire chiamò u se le 5 figlie che le rimanevano, poiché ne avea perduto due; e dato loro salutari consigli, le pose sotto il patrocinio delle 5 piaghe del no- stro Redenlore,assegnandone una a cia- scuna.La piaga del sagro Costato fu quel- la ch'ella scelse ad Orsola ; e questa pia- ga divenne 1' oggetto particolare di sua divozione e fu come la sorgente delle grazie che in largacopia ricevette in tut- V E R 5i ta la sua vita. Orsola provò un profon- do dolore per la perdila dell'amata ge- nitrice , e non se ne consolò che per mezzo de'sentimenti di religione, ch'era- no già in lei assai vivi. La carità verso i poveri , il desiderio di patire per Gesù Cristo, lo spirito di mortificazione furo- no virtù della sua fanciullezza. Avendo suo padre ottenuta la carica di soprin- tendente delle finanze a Piacenza, ivi si trasferì colla famiglia. In questa città Or- sola in età di io anni fu ammessa perla prima volta alla s. Comunione, il giorno della Purificazione , cui si apparecchiò con sommo fervore, e il suo cuore restò acceso del fuoco dell'amor divino, che le inspirò sempre più il gusto dell' orazio- ne ; laonde prese la ferma risoluzione di consagrarsi intieramente a Dio nello sta- to religioso. Suo padre, che assai l'ama- va, avea su di lei delle intenzioni diffe- renti, e voleva farle contrarre un orre- vole matrimonio, giacche per la sua av- venenza era ricercata da parecchi nobili. Ella però tenne fermo nel suo proposito, e invano si procurò di far nascere in lei l'amore de'piaceri mondani. Rimandata dal padre a Mercatello , in casa di un suo zio, diede novelle prove di sua voca- zione, sostenendo nuovi combattimenti per rimanervi fedele. Finalmente, supe- rali moltissimi ostacoli, ottenne la permis- sione di entrare nella religionedelle cap- puccine di s. Chiaradi Città diCastello,dO' ve vestì l'abito il 28 ottobre 1677, assu- mendo il nome di Veronica, il suo novizia- to fi.i penoso per gli sforzi che fece il demo- nio, afline di farla cadere d'animo e gettar- la nella disperazione; ma attingendo for- za e consolazione dalla meditazione della passione di Gesù Cristo, vinse il nemico, e con ammirabile fervore fece la profes- sione solenne il i.° novembre 1678, in eia di 17 anni. In ricompensa del suo generoso sagrifizio, Iddio si comunicò a quest'anima pura in maniera affatto spe- ciale, e la ricolmò de' più preziosi favori. Nelle occupazioni de'di versi uffìzi della 52 VER comunità , ne* quali fu successivamente impiegala, come di cuoca, di dispensieia, d'infermiera, e in mezzo alle brighe della sua carica di maestra delle novizie o di ba- dessa, era cosi raccolta,come se non avesse avuto da pensare che all'anima propria. Sempre intesa a ben occupare il posto che erale affidato, si riguardava come la ser- va di tutte. Elia studiavasi di sopportar con pazienza i difetti delle sorelle, e ap- prezzando le tribolazioni e i patimenti , protestava ch'essi erano la sua gioia ed il suo piacere. Fin dalla sua prima gio- vanezza avea avuto delle prove certe del- l'amore che le portava il Signore ; e in età di 33 anni vieppiù conobbe eh' egli voleva innalzarla ad un alto grado di per- fezione, facendola partecipare de' pati- menti di Gesù Crislo.Neli693 ebbe più volte la misteriosa visione di un calice ripieno d'un liquore, la cui vista cagio- uavale gran ripugnanza, e che tuttavia avea un ardente desiderio di bere. Senti allo stesso tempo i dolori dell'incorona- zione di spine, e subilo si videro sulla sua testa le tracce di una somigliante coro- na, come se realmente le fosse stata po- sta. 1 medici che furono chiamati accreb- bero ancora i suoi patimenti co' rimedi violenti di cui si servirono per guarirla. Le applicarono un bolone da cauterio alla lesta, e le forarono il collo con un grosso ago arroventato, per farle un se- Ione. Questi ed altri mezzi però non pro- dussero alcun effetto, laonde i medici la abbandonarono dichiarando che non sa- pevano a qual motivo attribuire il ma- le ch'ella soffriva. Frattanto la di lei unione con Gesù Cristo cresceva sem- pre più, e colla sua mirabile pazienza uel soffrire le pene che provava, dimostrava lo smisurato desiderio che aveva di fare in tutto la divina volontà. Non si dee quindi stupire che il Signore 1' abbia fa- vorita di doni ch'egli non accorda che ai più perfetti de'suoi servi. Coli' assenso de' suoi superiori ella avea incominciato nel 1695 un rigoroso digiuno in p^me ed VER acqua, che continuò per tre anni. Io que- sto tempo ricevette una ferita che Gesù Cristo le fece nel cuore. Il venerdì santo del 1697, mentre era tutta immersa nel- la meditazione de' patimenti del Salva- tore, egli le apparve crocefisso , e dalle sue piaghe uscirono cinque raggi infiam- mati, che le fecero altrettante ferite ai piedi, alle mani , al costalo. Ella senlì allora un acuto dolore e tormento, come se fosse appesa alla croce. Manifestato questo straordinario favore al suo con- fessore, questi ne informò il vescovo di Città di Castello. Il prelato credette di dover consultare su questo fatto il tri- bunale del s. Officio di Roma, il quale gl'ingiunse di non farne parola ; ma nello stesso anno essendosi rinnovato il mira- colo più volte, ed essendo le stimmate vedute da tutte le religiose della casa, il vescovo volle accertarsene da se slesso , e accompagnato da quattro rispettabili religiosi scelli per testimoni , chiamò Veronica alla grata delia chiesa e la e- saminò accuratamente. Egli fu piena- mente convinto della verità delle piaghe, le quali ora erano sanguinose , ora co-» perle d'una leggera crosta. La piaga del costato, posta a sinistra, era lunga da 4 ^ 5 dita, trasversale, larga mezzo dito, e sembrava fatta con una lancia: non era mai chiusa, e i pannilini che vi si appli- cavano ne venivano insanguinati. Tulle le precauzioni che l' utnana prudenza può suggerire, furono usale dal vesco- vo di Città di Castello , per assicurarsi della realtà di questi prodigi , giusta le istruzioni del tribunale del s. Ollicio.Nel timore ch'ella fosse sedotta dallo spiri- to delle tenebre, o che fosse ipocrita, si pose a prova la sua pazienza, la sua umil- tà, la sua obbedienza, mezzo sicuro per conoscere se fosse guidata dallo Spirito di Dio. Le fu tolta la carica di maestra delle novizie, fu privala di ogni voce at- tiva e passiva nella casa, tiallata nspra- mente,e perfino chiamala maliarda e sco- municata; lesi proibì dì scrivere alcuna VER lettera, fuorché alle sue sorelle, religiose a Merca Ielle, di mostrarsi al parlatorio, di ascoltare la messa e T ufficio, trattone i giorni d' obbligo , e di accostarsi alla sagra mensa. Divisa dalle compagne, sommessa alla vigilanza d'una sorella conversa, fu per ordine della badessa rin- chiusa in una cella della infermeria. Il vescovo cercò di far guarire le sue pia- ghe, che venivano medicate ogni giorno, e per timore di qualche soperchieria per parte di lei, metlevausele dei guanti, che si chiudevano e suggellavano col sigillo vescovile. Veronica fu mollo afflitta per la privazione della comunione e deN l'assistenza ai divini uffizi : del resto con- servò la pace dell' anima. Lo stesso ve- scovo, il quale l'aveva sì severamente trattata, rese testimonianza delle sue vir- tù in una lettera che scrisse al s. Officio a'26 settembre 1697. Il celebre missio- nario p. Crivelli, gesuita, venuto a Città di Castello, fu dato dal vescovo per con- fessore a Veronica. Egli pure ne provò le virtù, usando le maniere più rozze verso di lei, e umiliandola nel modo più sensibile; ma dopo essersi adoperato con ogni ingegno per ben conoscere la di lei condotta, restò pienamente convinto che la virtù di Veronica era cosi pura come erano straordinari i favori spirituali che ella riceveva da Dio. Non si può passare sotto silenzio un fatto non meno sorpren* dente degli altri. Veronica solfiiva de'do- lori che ricordavano tutti i tormenti del- la passione del Salvatore. La croce e gli strumenti della santa passione furono impressi nel suo cuore sensibilmente. El- la stessa ne fece la descrizione al suo con- fessore, e gli consegnò un cartone in for- ma di cuore, sul quale avea disegnato la situazione di ciascuno strumento , non che della croce. Dopo la di lei morte , fatta la sezione del suo corpo, ed aper- tone il cuore, alla presenza del vescovo, del governatore della città, di professori di medicina e di chirurgia, e di sette al- tri testiinooi degni di fede , fu trovalo VER 53 come lo aveva ella disegnato nel carto- ne, e portante ancora i segni delle feri- te. Le compagne di Veronica erano da mollo tempo edificate delle sue virtù. iXel marzo 17 16 fu eletta badessa trien- nale, e durò in tale officio fino alla sua morte. Ripiena dello spirito di Dio, fece in tutto il tempo del suo governo regna- re nel monastero esatta osservanza e per- fetta concordia. Ad umili maniere ella aggiungeva sentimenti di amore ed una premura per le sue compagne che guada- gnavano i loro cuori, sì che nelle loro pe- ne ricorrevano a lei come a tenera ma- dre, e vi trovavano le consolazioni di cui avevano bisogno. Indotta dal suo zelo a pigliarsi la cura del temporale della sua casa, fabbricò un gran dormitorio, edificò una cappella interna, e procurò al mona- stero altri vantaggi considerabili. Questa donna ammirabile, perfetto modello alle sue religiose, inoebbriata dell'amore di- vino, cui consagrò la sua vita, sospirava il momento che doveva essere il fine del suo esilio e il principio della sua eterna felicità. 11 Signore , che 1' avea favorita del dono di profezia e di quello de* mi- racoli , le fece conoscere il tempo della sua morte, cui ella annunziò alle sue so- relle. 11 6 giugno 1727, dopo essersi co- municata, fu colpita d' apoplesia. Nel tempo della sua malattia diede prove esemplari di ubbidienza e di umiltà. Poiché ebbe ricevuto il s. Viatico con grandissima consolazione, fece chiamar le sue figlie, diede loro i più saggi con- sigli e le benedisse. Finalmente a' 9 del susseguente luglio la sua bell'anima volò in seno allo Sposo divino. Ella avea 67 an- ni, e ne avea passato 5o in religione, ed 1 1 di badessato.Per la riputazione di sua san- tità fu data mano nell'anno slesso al pro- cesso di sua canonizzazione, il quale fu poi continuato in quasi tutto il secolo scorso. Parecchi miracoli furono autenticamen- te provali ; Pio VI nel 1796 pubblicò il decreto, che dichiarava l'eroismo di sue virtù; e Pio VII nel 1802 quello che 54 VER provava i suoi tniracoii.QuesloPonleflce poi [' S giugno i8o4 la dichiarò beata, eoo un decreto che conferma le partico- larità narrate di sopra ; Leone XII ap- provò due miracoli per la sua canonizza- zione 3 dipoi fu solennemente canonizzata da Gregorio XVI a'26 maggio 1839. La sua festa fu assegnata al giorno 9 di luglio. 11 sagro suo corpo si veneia nella chie- sa di s. Chiara di Città di Castello (F.). Nella sua casa di Mercatello fu piantato un monastero di cappuccine. Abbiamo: Vita della B. Veronica Giuliani bades- sa delle cappuccine in s. Chiara di Cit- tà di Castello, scritta dal sacerdote F. M. iSVz/t^tì!for/,Roma 1 8o3. Fu riprodotta con questo titolo: Vita di s. Veronica Giuliani ec, Roma 1889. VEROSPI Fabrizio, Cardinale. Pa- trizio romano, die'opera allo studio delle leggi nell'università di Bologna, dove ot- tenne la laurea di dottore, acquistata da lui col merito d'avere per 3 giorni con- tinui sostenuto in essa, sotto gli auspicii del cardinal Pietro Aldobrandini , con gran presenza di spirito, le conclusioni le- gali. Assunto alla prelatura romana, a- vendo presieduto con lode al governo del- la città di Fermo, fu fatto uditore delle contraddette e poi venne ascritto nel no- vero de'chierici di camera. A fine però di non gravare soverchiamente la propria casa in sostenere il dispendio, che esige- va il prezzo esorbitante di detto chieri- cato, allora venale, ne fece volontaria di- missione, ed in vece fu annoverato tra gli uditori di Rota. Paolo V conosciutolo per uomo di spirito vivo e intraprendente, l'incaricò di comporre lecontroversiedel- ie Chiane che recavano danni gravissimi allo stato pontificio, a motivo delle gran- di cataratte fattevi costruire da Ferdi- nando granduca di Toscana, le quali io tempo d'inverno inondavano le campa- gne romane,e nell'estate seccavano il let- to del Tevere. Fransi indarno adopera- li e interposti altri personaggi , per dar finca quella spinosa controversia sulla fac- VER eia stessa del luogo, ma nulla erasi potu- to giammai concludere. Però il prelato fornito di straordinario coraggio, decise sul momento la differenza: inìperocchè di forza fatte demolire le cataratte, che non furono poi mai ristabilite, die'fine agl'un- raensi danni che reca vano le acque. Un'al- tra non meno gelosa e malagevole incom- benzagli fu attribuita, per la grave ver- tenza insorta tra Paolo V e l'imperatore Ferdinando 11, per l'arresto del cardinal Klessclio (V.)y per cui fu spedito a Vien- na il prelato. Tornalo a Roma senza a- ver potuto nulla concludere, nel i62£ Gregorio XV lo rinviò in Germania, e gli riuscì di condurre il cardinale in Ro- ma, dopo aver dimostrato insuperabile fermezza e deciso di lanciar la scomuni- ca, venendo poi il cardinale dichiarato in- nocente. Gregorio XV prevenuto dalla morte non potè premiare il prelato, e vi supplì il successore Urbano Vili, che do- po avergli in rimunerazione de' servigi resi valorosamente alla s. Sede, alHdato il governo dell'Umbria e di Perugia, a* 19 gennaio 1626 lo creò cardinale pre- te , ed assente lo pubblicò a' 3o agosto i627,conrerendogli poi per titolo la chie- sa di S.Lorenzo Paneperna.Inoltre lo fece prefetto della congregazione del concilio, lo ascrisse a quelle del s.OIlìzio, di consul- ta e altre. Finalmente dopo tante illustri e gloriose azioni passò all'immortal vita in Roma nel 1689, di &^ anni non com- piti. Fu sepolto nella chiesa della ss. Tri- nità al Monte Pincio, nella tomba de'suoi maggiori, ma senz* alcuna funebre me- moria. VEROSPI Girolamo, Cardinale. Ni- potedel precedente,nacque nobilmente in Roma da Ferdinando de'baroni del suo nome e da Giulia de'Massimi, ed educa- to nel seminario romano sotto la direzio- ne de'gesuiti fece progressi negli studi, e si hannodilui stampali: Oralio ad Pan. luf/i V de Ascensione Domini, recitata nella basilica Lateranese in tale solenni- tà, ed un Carmen a lode di s. Luigi Gon- VE R /aga. Dedicatosi poscia alla giuiispru- denza, e nascilo con credilo nel!' avvo* cazione delle cause, fu preposto come lo zio a giudicarle tra gli uditori di Rota. Mortoli cardinal Fabrizio, Urbano Vili, che mollo amava la famiglia Verospi, a' 10016 dicembre 1641 sostituì al de- funto il nipote nella dignità cardinalizia, dichiarandolo dell'ordine de' preti e coi litolodi s. Agnese al foro Agonale, quan- tunque nel suo tribunale dellaPiota vi fos- sero parecchi prelati che lo avanzavano in anzianità dell'uditorato e nell'età, ma non però nella dottrina, nel merito e nel valore. iMg/ Compagnoni nelle sue bel- le Memorie de'vescovi d' O situo ^ di luì predecessori, nel t. 4» p. 261, copiose e in- teressanti notizie riferisce sul cardinale,ed in prima narra l'aneddoto tra lui e ilPapa. Dopo l'elevazione alla porpora, il cardina- le presentandosi riconoscente a Urbano Vili, questi di repente si accigliò, mo- strandogli cattiva cera. Accortosi di que- sto il cardinale, ne restò assai turbato e confuso, non sapendo immaginare la ca- gione di sì grave contegno. Il Papa con- tinuando a mostrarsi cruccioso, proruppe in lagnanze perchè non avea mostrato fi- ducia nell'animo suo, col non chiedergli la surrogazione del nipote Leone Verospi nell'uditorato di Rota, che poi inconta- nente gli conferì. Quindi Urbano Vili sempre più benefico col cardinale, lo a- scrisse alle congregazioni del s. offizio,del concilio e altre, e nel 1642 lo promosse al vescovato d'Osimo.dove per mezzo di frequenti visite e del sinodo diocesano ce- lebrato nel i65r, estirpati gli abusi, ri- formato il clero, fatti doni alla cattedra- leed alle monache di s. Nicolò e di s. Ben- venuto d'Osimo, non che a' canonici di Cingoli del corpo di s. Candido martire,'si rese benemerito pastore. Inoltre altri be- nefizi compartì alla cattedrale d'Osimo e vi fondò alcune prebende, introducendovi la pia divozionedella novena del s. Natale. Gettò la I .' pietra nella chiesa cap. 10: De Versihus, rubrica. VESCOVATI SUBURBICAIUI. F, Vescovi suburbicarii. VESCOVATO o VESCOVADO, £:- ^r9CO/7rt^u5. Vocabolo che prendesi, o per la dignità slessa del Fescovo (F.), Pon- lì/icaluss o per il suo Betiejizio ecclesia- VER stiro (f^.)i Saccrdotium amplissimus, perchè è la pienezza del sacerdozio sor- gerle della podestà ecclesiastica; o per V Episcopio \r.)o Arci-Episcopio o Pa- triarchìo (F.), o Palazzo (/^.),o casa del P^escovo, Arcivescovo e Patriarca {V.), Aedes Pontijicales j o finalmente per la sua Diocesi (^.), Arcidiocesi e Pa- triarcato ( y.) , Dioecesis. Di quest' ul- lirna piincipal mente, come sinonimo di Vescovato ^ intendo ragionare, prima notando che col vocabolo italianizzato Episcopato s' intende accennare al ve- nerabile corpo di tutti i Vescovi j Arci' vescovi, Primati e Patriarchi. E sicco- me le Abbazie niillitis dioecesis sono con- siderate diocesi, anche di esse ragionerò nel progresso dell'articolo, e più partico- larmente nel § Vili. I greci dissero Tro- no (V,) il vescovato, e Prototrono (V.) il i." vescovo d'una Provincia ecclesia- stica, ovvero quel vescovo che occupava il i.° posto presso il Patriarca o il Pri- mate o il Metropolitano (F.), ossia ili." de' vescovi Suffraganci (F.). Con voca- bolo greco si disse Procatedria^ la pri- ma sede, con precedenza sui patriarchi, Roma.W Morcelli scrisse latinamente, la Sede vescovile, Tlironi Pontificalisj ed il Felici, la diocesi di Roma, Dioecesis Urbana j da Urbs(F.). S'\ denominò ^'- sarcato ecclesiastico (F.) tra' greci la diocesi composta di diverseprovincie, pre- sieduta da un vescovo insignito della di- gnità di Esarca (F.), come il Primate (F.) de' latini che soprasla agli arcive- scovati e vescovati soggetti alla sua giu- risdizione, ed equivalente al Cattolico de' Nestoriani (F.)q al Mafriano de Già- cobiti (F) i e di altre nazioni orienlali. Chiamossi Tetrapoli (F.), la regione del- la Siria che comprendeva 4 vescovati; e Pentapoli (F), le regioni composte di 5 vescovati nell'Oriente e nell' Occidente. N'ebbe due anche lo slato pontificio, del- le quali meglio parlai negli articoli de' vescovati che le formavano. Una si disse Etiusca e Nepesioa; 1' altra Tu divisa iu VER 6»; due, cioè la Pentapoli marittima e la ter- rcstre,\e quali due Pentapoli spesso cam- biarono limite e nome. I greci eterodos- si chiamano Eparchia la diocesi, massi- me nella Russia (F.), pare da eparca, prefettura. Le diocesi si formano co'ter- ritorii e giurisdizioni eccle^iasllche de' Vescovati {^^e. vasti, hanno suiFraganei ve- scovi in prtrtibiis, così gli allri che vado a nominare), degli Arcivescovati (jàìcuiù insigniti della dignità primaziale , altri senza sulfraganei), de Patriarcati, e del- l'Abbazie o Monasteri nullìus diocesis. Fra quelli de'dominii della s. Sede, i pri- mi sei circostanti a Roma si appellano Fescovati Subitrbicarii (F.), governati da altrettanti cardinali seniori. 1 Fica- riati Apostolici (V.) equivalgono a' ve- scovati. Diconsi vescovati residenziali, quelli che hanno la residenza del vesco- vo. Sono vescovati o arcivescovati o pa- triarcati titolari, que'che ne sono privi perchè occupati dagr/«/6"<:/e//, perciò i lo- 10 vescovi si nominano Vescovi inpar- tibus infideliuni (F.), così gli abbati del- le abbazie situate in dette parli , onde i vescovi e gli abbati non ponno dimorar- vi. Tanto del Fescovo residenziale che ti- tolare, e di tutto quanto li riguarda, ne tratto iu quell'articolo, il quale compe- netrandosi interamente con questo va sempre tenuto presente; e quello che forse si troverà mancare in questo si troverà in quello o negli altri articoli che vi hanno relazione, ancorché non citati. Vi furono vescovi d'incerti vescovati. Il concilio di Cartagine del 897 decretò col can. 4^ : >i I luoghi che non hanno mai avuto ve- scovo, non devono riceverne di nuovi senza il consenso dell'antico vescovo del- la diocesi, e il nuovo vescovo non deve intraprendere nessuna cosa sopra la dio- cesi, che resta alla chiesa matrice". Il ve- scovo Sa r ne Ili, Lettere ecclesiastiche, t. I, lett. 5.^, parlando de' Core/?z.9co/7i(/^.) o Covescovi o Corevescovi o Coepiscopi, dice che anticamente erano di due sorte. Gli uni erano semplici preti che pel ve- 68 VER scovo esercitavano u&Tichie nelle f'ille alcuna o la maggior parie delle funzioni proprie de' vicari del vescovo, venendo assomigliati agli arcidiaconi o arcipreti delle terre, a' parroclii, a* vicari foranei, a'visitatori delle diocesi. Gli altri corepi- scopi erano veramente vescovi', ma di- moranti nell'altrui diocesi, e conseguen- temente senza la giurisdizione vescovile; il che avvenne, o quando alcun vescovo era cacciato dalla sua sede per empietà degl'infedeli o degli eretici, laonde rico- veravasi nell'altrui diocesi, ed il vescovo diocesano gli assegnava qualche terra o castello, ove, come suo vicario e parroco insieme, esercitava quella giurisdizione, conferiva quegli ordini, e faceva quel- le funzioni che al vescovo diocesano pia- ceva delegare, come si legge nel can. 8 del concilio di Nicea I; ovvero erano que' \escovi, che come uso fu , in molte re- gioni si ordinavano, come coadiutori de- gli altri vescovi, precisamente quando i vescovi erano pochi e vastissime le dio- cesi, e così erano vescovi d'incerti vesco- vati, quasi avventizii e conduttizii, come fu s. Bonifacio finche Papa s. Zaccaria gli die'la chiesa di JVIagonza. Molti vesco- vi somiglianti si sottoscrissero al concilio di Macon del 585. Tali vescovi si chia- mavano scoli, perchè molti di essi esiste- vano nella Scozia; e nel concilio di Ca- vaillon, can. 43 , sono chiamali vescovi vaganti, senza titolo e senza sede di ve- scovato. Inoltre il Sarnelli nel t. 5, lett. 34: Delle ordinazioni de' vescovi d* in- certe sedi, de' vescovi titolari, e degli ab- bati vescovi de'loro monasteri, osserva. Che io tempo degli Apostoli e degli uo- mini apostolici, nel grado pontificale si ordinarono i vescovi non per una città determinata, ma per le nazioni, li quali sono delti da Eusebio, Hist. eccL, lib. 3, e. 37, e lib. 5, e. I o. Evangelisti. Di que- sti disse Fozio, Bibl. e. 4^> ch'erano or- dinali vescovi delle nazioni: Etlinon Epi- scopi. Di essi se ne trovano nel princi- pio del secolo 11, e nel priucipioe fine del VER UT secolo. Anzi (Ino al concilio Lalera- nense si trovano falle di queste ordina- zioni di vescovi d' incerte sedi, e fu uso in molte regioni d' ordinare come coa- diutori degli altri vescovi di amplissimi vescovati. Trovo nel Galletti, Del Primi- cero, p. 55f che Papa Adriano I nel 786 confermò a Magenario abbate di s. Dio- nigi di Parigi il privilegio che già avea ottenuto dal predecessore Stefano 111 det- to IV, cioè di potere aver fisso nel suo monastero un vescovo proprio per pre- dicare a' popoli , che concorrevano alla tomba di detto glorioso martire; il qua- le vescovo doveva eleggersi dall'abbate e monaci dello stesso monastero, e ciò ia perpetuo, quando veniva a mancare. la parecchi altri monasteri si trovano nel se- colo Vili risiedere vescovi, e in quello di s. Martino di Tours si crede esservene stali fino ai2, i quali non aveauo vesco- vato particolare, ed erano ordinati col solo titolo di Vescovi, per servire ove bi- sognava all'apostolico ministero. Il car- dinal De Luca, // Vescovo pratico, c^^, 2: Della ragione, per la quale nelVIta^ Ha pili che altrove sia così frequente Vu' so de vescovati e degli arcivescovati j co- mincia dal confutare la calunniosa e ol- Iraggiante tradizione del volgo ignoran- te, che i numerosi vescovati d'Italia de- rivarono da un artificio de' Papi e del- la Corte di Roma (vocabolo per islra- zio inventato da' nemici della Sede A- postolica, nel quale articolo tornai a parlarne), per bilanciare ne' concilii ge- nerali il numero de' vescovi oltramon- tani, anch'essi tacciati di massimee con- cetti maggiori della loro podestà. La fal- sa diceria, trista, maligna e sciocca, ca- de da per sé , perchè quando si voglia parlare de' Concilii generali antichi, la maggior parte si celebrarono in Grecia e altre parti orientali; soltanto nel i i 23 si celebrò il IX concilio generale ili La- terano 1, e fu il primo adunato nell'occi- dente; dopo la quale epoca si celebraro- uo io Fraucia i due di Lione e quello di VER J'icnna^t se vogliamo considerare gene- rale l'allro di Costanza^ aimeno in al- cune sessioni, il luogoappailieneallaGer- mania , alla quale spelta in cerio modo quello pure di Trento, sebbene situato nel Tirolo italiano. Da'calcoli falli a suo tempo dal jye'Lucdi&yjiW Italia sacra del- l'Ughelli, i vescovati erano circa 290 e gli arcivescovati 4o> de* quali vescovati n'erano stali isliluiti da i5 e di questi 9 dopo il concilio di Trento, Diverse dun- que sono slate le ragioni de'numerosi ve- scovati italiani, primieramente perchè il Principe degli apostoli s. Pietro, primo vi- cario e immedialo successore di Gesù Cri- sto, fondatore della Chiesa^ per divina provvidenza eletto per la sede o cattedra pontificia, la città di Eomay allora capo e metropoli di lutto il mondo e del gen- tilesimo, segui che la città da madre e maestra dell'errore, lo divenisse della ve- ra Rcligionej laonde le persecuzioni es- sendo per la vicinanza più crudeli e po- lenti, avvenne che per istruire e mante- nere nella costanza della Fede i novelli Criòliaiiie insieme per convertire gli al- tri, s. Pietro ed i suoi successori molti- plicarono gli operai evangelici, e quasi ad ogni città e luogo d'Italia assegnarono il suo vescovo. Secondariamente,perchè do- po esser stata l'Italia in gran parte oc- cupala da' barbari, massime goti e lon- gobardi, r imperatore di Costantinopoli tuttavia ritenesse o ricuperasse alcune parli della penisola verso le riviere del- l'Adriatico e deIJonio; per cui il patriar- ca di Costantinopoli pretendendo che quanto si possedeva dall'imperatore fos- se soggetto alla sua podestà e giurisdi- zione, e profittando dell'eresie e degli sci- smi che travagliavano la Chiesa roma- na , temerariamente s' intruse a creare molti vescovati quasi in ogni città o luo- go considerabile , anche senza diocesi. Qjiando poi i normanni e s. Enrico 1 1 im- peratore cacciarono i greci dulia Puglia o Teira di Bari, tornati i popoli all'ub- bidienza della Chiesa romana e della Se- VER 69 de apostolica (/''.), da questa fu stima- to prudente consiglio il farli continuare per loro divozione e onore ad a vere il pro- prio vescovo, convalidando così l'erezio- ne di tali vescovati. Di che, ed eziandio de'vescovati di Calabria e di Sicilia, me- glio ragionai in quest' articolo o volume LXV, p. 1 25 e seg., e 1 59 e seg. La 3.' ragione, dal De Luca reputata forse la maggiore, particolarmente per quelle cat- tedrali, le quali contro tutte le regole si trovavano erette in alcuni luoghi piccoli e ignobili, enon meritevoli di questa pre- rogativa, fu quella de'frequenli scismi in- sorti prima e dopo il 1000, pe'quali i Pa- pi cacciali da Roma dagli antipapi e lo- ro fazioni, ricovrandosi ue'dominii d'al- cuni signori restali ubbidienti, per esser- ne difesi, come fecero molle volte i nor* manni nelle provincie da essi signoreg- giate, formanti ora il regno di Napoli, con- venne a'Papi per compiacerli e onorare il luogo d' asilo e dimora, d'erigervi la cattedrale e assegnargli il proprio vesco- vo(graloP/o /Aall'ospilaleG^zetó, l'eres- se in arcivescovato). Altra prova che que- sti aumenti di vescovati non ebbero per fi- ne di dominare ne'concilii. Finalmente 4»* e ultima ragione si fu, che seguendo per lo più l'elezione de'Papi in persone italiane, diverse di queste vollero fregiare la loro patria e provincia col vescovato, più tar- di imitati da'successori,comePio li, Gre- gorio XI li e massime Sisto V. Oltre a ciò per l'esenzione domandata e conces- sa alle prelature inferiori, che con terri- torio separalo si dicono lYulliiis Dioece- 5Z.y,di queste si aumentò il numero, e per ultimo si accrebbe in Italia il numero de* vescovati, ne'Iuoghi che vi concorsero i requisiti congrui e necessari, voluti da* sagri canoni e dalle pontifìcie costituzio- ni, per r erezione delle caltedrali, le cui mense assegnarono i popoli che li desi- deravano, non mai i Papi che non pote- vano d'altronde ricusarsi di appagarli. Da tulio il narrato è manifesta la falsi- tà dell'asserzione ingiuriosa, che i vesco- 70 VER voli si moltiplicarono da' Papi in Italia per influenzare ne'concilii generali, e di- sporre a proprio arbitrio della raaggior parie de* voti. Anche il Sarnelli rese ra- gione nelle Lettere ecclesiastiche , t. 2, p. 70, lelt. 37: Perche' il regno di Na- poli sia numeroso di vescovadi^ e quale di essi sia stato il primo canonicamente eretto in arcivescovado. Ricordato per- tanto, come dopo la guerra di Troia a- vendo i greci edificato molte città nella regione, poi reame napoletano, crebbe- ro in potenza quando Costantino 1 di Bi- sanzio fece la sede dell'impero, il cui ve- scovo soggetto al metropolitano d'Era- clea, si usurpò il titolo di patriarca di Co- stantinopoli, e la preminenza sull'anti- che chiese patriarcali d'Antiochia e d'A- lessandria, estendendo sulle chiese di det- ta regione la sua giurisdizione, con isti- tuire metropoli e arcivescovati con facol- tà di consagrar vescovi nelle provincie loro assegnale. Quindi passa ad esamina- re i pareri degli scrittori quanto all'epo- ca di tale incremento di grado e di diocesi, che pare circa il 700 abbia avuto princi- pio. Ed avendo poi nel 934 il patriarca Xeofìlato estorto da Papa Giovanni XI il privilegio del Pallio (F.), senza ricor- rere alla s. Sede, lo concesse a tutti i suoi vescovi. Conclude, essere interamente fal- sa l'opinione, che dal Papa sieno stati e- relli tanti vescovati nella Puglia per a- vere il maggior numero de'voti ne'con- cilii; soltanto quando nel io5o circa i normanni cacciati i greci da essa, per la quiete de' popoli approvarono i Papi la moltitudine delle metropolitane e de've- scovati eretti dal patriarca di Costantino- poli, però restringendone molli nelle so- le cillà^indi i loro successori estinsero mol- ti vescovati, ed altri unirono insieme, per cui a tempo del Sarnelli (che di Beneven- to riparla nelle Memorie de* Fescovi e Arcivescovi, a p. 58), erano 21 metro- politane e I IO vescovati compresi gli u- liili,!." metropolitana essendoBenevento e 2.^ Capua. Nel § I dell'articolo Vesco- V ER vo riporto il novero degli arcivescovi sen- za suffraganei. Diverse nozioni sul pre- sente argomento si ponno apprendere da* seguenti. Jo. Caroli Antonelli, Tracta- tìis de Regimine Ecclesiae Episcopalis, Ubi omnia, c/uae ad Forum Ecclesia- sticum praecipue spectant, exacte, ac dilucide pertractanlur. Opus sane uìi- lissimum, atque omnibus Episcopìs, Ar^ chiepiscopi.'y, eorumque vicariis, inquisì- toribus , regularium superioribus , ac caeteris personis ecclesiasticisjudicibus quoque saecularibus^aliisque in utroque foro versantibus maxime necessarium, Venetiisi6g2, 1705. Dell'Apostolato e dell'episcopato. Lettera d' un anonimo in difesa dell' ab. Cucca gni, agli estenso- ri de* così detti Annali ecclesiastici di Firenze, Roma 1783. Luigi Cuccagni, Dell'autorità e giurisdizione della Chie^ sa e del Romano Pontefice sull'erezione e distribuzione de' vescovadi e delle par- rocchie, sull'elezione e consagrazione de* vescovi, e sulla disciplina della Chiesa^ Roma 1 788. Giuseppe Poosi, Episcopus^ seu de munere Episcopalus , Fulginii 1784. Paride de Grassis, De Caeremo- niis Cardi naliuni et Episcoporum in co- runi Dioecesibus, singulis etiam Eccle- siarum Canonicis valde necessarii, Ro- maei58o, i585: Veneliisi582. P. Carlo da s. Paolo, GeographiaSacra, sive No- tilia antiqua Episcopatuuni Ecclesiae universae,ex Conciliis, Patribus, histo- ria ecclesiastica, et geographis antiquis excerpta,h\xiti\d% Parisiorum 1641; Ac- cedunt notae, et animadversiones Luca.e Holstcnii, Amstelodami 1 7 1 i. Gio. Carlo Stadel, Compendinni Geographiae Ec- clesiasticae universalis in quo Patriar- cìiaiuum,Archi-et Episcopaluuni,per lo- tum Orbeni d'/fusorum modernus status exponitur, cum rebus no tabilioribus prò- vinciarunt, Romae 1712. § I. Erezione de' vescovati, promulga- zione in concistoro, aiwhc di quelli in parlibus iufidelium. Delle diocesi V EU o vescOiKlli di tutto il mondo, geogra- fia ecclesiastica soggetta a variazio- nif incremento de* K'escovati. Al Papa solamente spelta erigere i vesco- vati, dividere i territorii, l'unione di due o più cattedrali, le dismembrazioni e le soppressioni de' medesiuii vescovati; co- me Vicariodi Cristo e vescovo della Chie- sa universale.È incontrastabile questa pri- vativa giurisdizione del Papa e della s. SeA^, e lo prova il De Luca nel cap. 4 : DeW erezione de' nuovi vescovaliy e delle unioni, o divisioni, o soppressioni degli antichi. Le cause dell'erezione de'vesco- vali sono generali o particolari. Le gene- rali sono la necessità pressante e l'utilità evidente della Chiesa. Le particolari so- no: i.° se il popolo estremamente molti- plicato dall'accrescinìenlo della fede, do- manda di avere un vescovo particolare; 2." quando la diocesi è sì estesa, che un solo vescovo non può fare le funzioni ve- scovili in tutti i luoghi del suo vescova- to, secondo che i bisogni degli abitanti lo richiederebbero, e per la lontananza pericolano d'essere trascurali. Per l'ere- zione de'vescovati sono indispensabili re- quisiti: le rendile della mensa, {^catte- drale, il capitolo, {'episcopio, il semina- rio, r ospedale, il monte di pietà ec. I Sorami Pontefici per mezzo della Con- gregazione cardinalizia concistoriale (^.), di cui è segretario il prelato Segre- tario del Sagro Collegio (^•), emanano le bolle per l'erezione de'vescovati resi- denziali, unioni, dismembrazioni, e altre provvisioni concistoriali, che poi promul- gano nel Concistoro (^.), ove parimen- ti provvedono di pastori {q Diocesi, per- chè esci usi vamenle ad essi ne spetta l'i- stituzione. Avverte mg/ Marini, già pre- fello degli archivi segreti della s. SQi\e, nella Diplomatica Pontificia, che nel- VArcìàvio Faticano ^\ hanno le bolle de' vescovati, le quali assegnano una precisa e incontrastabile epoca della loro fonda- zione, della istituzione de' vescovi^ della VER 71 concessione o conferma de'princìpi, e di altro che vi ha riferimento. Come suno concepite tali Bolle, il Bollarlo Romano ne contiene un infinito numero, cos\ la Continualio. In questo poi» no essere e- sempi due di Pio VII riportale nel 1. 12, p. 204 e 21 1. Super Universas terra- rum Orbis Ecclesias, de'9 agosto i8o4: Erectio Sedis Archiepiscopalis Agriea* */5. E quella perlasuasuftraganea, Quuni in supremo Apostolatus o^c/o,dello sles- so giorno : Erectio Sedis Episcopalis Szalhmariensìs. Molti Papi conferirono a Legati apostolici [F.) {a facoltà d'isti- tuire vescovati, di unirli ad altri, di divi- derli e di sopprimerli. Nella presente Eu- ropa civile non vi è quasi contrada che non sia slata una provincia politica di Koma imperiale e pagana, per divenir poscia provincia ecclesiastica di vescova- ti di Roma pontificale e cristiana. Si leg- ge nella lettera pastorale del dotto mg." Cullen arcivescovo d'Armagh, primate d'Irlanda (nel 1 852 traslalo all'arci vesco- vato di Dublino) , presso l' Osservatore Romano del i85i, a p. 44^- « La pie- nezza di podestà sopra tulle le Chiese dei mondo, dice s. Bernardo, è data alla Se- de apostolica per una singol.ir prerogati- va. Questa Sede può rizzare nuovi vesco- vati, dove non v'erano prima, se giudi- ca eh» torni a bene universale. Tra quel- li, che già sono, può abbassarne alcuni e sollevarne altri. Può chiamare i vesco- vi ad arcivescovi, e fare il contrario, se crede esserle mesliero di farlo. Da'gior- ni di s. Pietro non è il Pontefice roma- no mai rimasto d'usare questo diritto. Tra le persecuzioni degli antichi giorni, allorché erano astretti ad appiattarsi nel- le catacombe, e spesso sentenziali ad im- porporare il palco col sangue loro, essi l'usavano in ogni parte del romano im- pero, per fermo senaa consigliarsi cogli statuali. È senza dubbio, che la fonda- zione de'vescovati d'occidente fu fatta di- rettamente da' Papi. E manifesto, dice s. Innocenzo I [dti{ 402), nella sua leltera a ra VER Dcc.cm\OjChcinti(tt* Ifalfa, GalUcty Spa- gna, africa f Sicilia e le Isole che giac- cion di i/ìezzo, ninno istituisce vescovato, se non s. Pietro ed i suoi successori. E lo slesso Papa scrive a Vitricio vescovo, che dalla Sede apostolica di Roma son derivati l'Episcopato e tutta la sua auto- rità: A quo ipso EpiscopatuSy et tota aii- cton'tas- hnjus nominis eniersit. Lo slesso \ien definito da s. Gelasio I del 49'2' A. lutti è conto che le Chiese ne'tempi rae- 1)0 antichi siccome quelle d'Irlanda, Ger- mania, Inghilterra, Danimarca, Svezia, e più recentemente quella d'America set- tentrionale e meridionale, ebbero il co- minciamento da Missionari (/^'.), inviati dall'autorità papale. Da ogni facciuola del- la slorio ecclesiastica s'addimostra, che i Papi setnpre ebbero la slessa giurisdizio- ne, non pur sui vescovi occidentali, ma anche sopra i grandi Patriarchi ^f\) o- rientali, cui spesso deposero, o dipailiro- i)o dalla comunione della Chiesa ". Nel libro, De Unitale Ecclesiae di s. Cipria- no, si dimostra il Papa, ì^escovo di tutta la Chiesa (^'.), Pastore [i^"'.) universale edi lutti i pastori (come lo chiamòs. Ber- nardo) in terra, Vescovo Universale ( F.), con cui chi non comunica è fuor della Chiesa, il di cui Vescovado e un solo spoiio per lutto il mondo, e governato parzialmente da'vescovi parlicolar*, sen- za distaccarlo o dividerlo. Scrisse il dolio Bianchini, nelle notead AnastasioBlblio- lecario, De Vilis Pionianoruni Ponli/l- cum, avere s. Pietro fondalo il vescova- to di Roma, i vescovati ad essa suburba- ni,ed una fjuantità d'altri vescovati in al- tre parli. Essere incontrastabile, che fi- no dal VII secolo celebra vasi la festa del- la Cattedra di Itoma a' i8 gennaio, in memoria dell'istituzione della medesima. 11 primato poi sopra tutte le altre chiese l'assegna a' i5 aprile, poiché altrimenti non si avrebbe la precisa epoca del pon- tificato di s. Pietro, che dice duralo anni aS, mesi 2 e giorni 3. Infatti nel giorno slesso, tinche prima di s. Gregorio I del VER 5r)0, e quasi nel principio della Chiesa romana , univasi il clero col popolo iti Campo Marzo, net titolo di s. Lorenzo in Lucina, come ora nella Chiesa di s. Mar- co, per le Piogazioni àeWe Litanie Mag- giori (V.), portandosi in buon numero al Vaticano; e ciò in memoria del giorno in cui s. Pietro sublimò al Primato della Chiesa universale la sua sede vescovile, dopo aver fondala, mediante s. Marco, di cui in tal giorno si celebra la festa, la iv chiesa patriarcale d'Alessandria (che es- sendo ora il suo pastore Ira' Vescovi in partibnSy in quell'articolo ne riparlo), ed aver esso medesimo predicato nelle vici- ne città il Vangelo , con erigervi delle chiese e ordinarvi vescovi, per mezzo de* quali stabili una gerarchia subordinata al I ."vescovato del mondo.— -Poc'anzi nomi- nai il Concistoro e la Diocesi: qui occor- re che in breve accenni quanto in tali due articoli e ne'relativi ragionai in argomen- to, siccome a questo intrinseco, per evi- tare ripetizioni del molto che altrimenti dovrei diie. il concistoro successe all'an- tico Presbiterio (V.) e Diaconismo de I*api, composto de* preti e diaconi della Chiesa romana, eziandio per le cose spet- tanti alla Chiesa universale, per avere il suo vescovo il Primato (V.) su tulli i ve- scovi del mondo, e si soleva aggiungere qualche vescovo, le cause maggiori trat- tandosi ne'concilii di Roma {V.), finché la trattazione degli affari fu ristretta net Sagro Collegio de* Cardinali [V.), divi- so iu tre ordini, il primo de'quali è quel- lo de' cardinali Vescovi suhurhicarii, di cui il primole il Decano. Giovanni XXU nel 1822 slabilì, che nel concistoro se- greto il Papa promulgarebbe tutj^f^e provviste de' vescovati e de'nuovi vesco- vi; il che dal 1 557, d'ordine di Paolo IV, si eseguisce col Preconio (V.), col quale si preconizzano e si pubblicano i vescovi ed abbati delle abbazie nullins diocesis (quando però queste non si danno in con»- n.enda, come l'abbazia di Snbiaco, l'ab- bazia delle Tre Fontane e altre, che si VER COI) feriscono «enza decreto concistoriale, non fiiceinlosene nìeiizionein concisloro), analoganienlealle Proposizioni concìsto- rinii (/ .)slniì)pate,ed in precedenza dal- l'£/W;7ore del Papa (/^.), a questo umi« liate e dispensale a'cardinaii, onde darsi da essi l'individuale giusto parere, poiché Dell 565 decretò Pio IV, non potersi ac- cordare vescovato e abbazia nullius, sen- za il consenso di due parli de'cardinali j)resenli in concisloro. I vescovati e le ab- bazie nullius vacanti si proponevano in concisloro, oltre il Papa, da alcuni car- dinali, massime ddProtetlori(F.) degli stali della cristianità , finché i Papi ne hanno assunto la proposta di tutti. Le provviste che si eseguiscono in concislo- ro de'palriarcali, arcivescovati, vescova- ti, ed abbazie nullius, residenziali, si di- cono Benefica ecclesiastici (F.) concisto- riali. Contiene la proposizione concisto- riale le condizioni alluali de* vescovati e dell'abbazie nullius (ormai ridotte a po- che, perciò di rado si preconizzano) va- canti, da provvedersi con decreto del Pa- pa, per morie, o per rinunzia, o per se- guila traslazione del proprio pastore; ov- vero che sono per vacare dopo l'annun- zio; le nomine, le qualità de' promoven- di, chi fece il processo a loro e alle chie- se per r idoneità (di cui appunto è un trasunlo la proposizione), e chi ricevette il giuramento dagli slessi promovendi. Premesse le proposizioni, in concistoro si preconizzano ancora i titoli in partilus infide liiim,pav\meiil\ vacanti, de'patriar- chi, arcivescovi e vescovi. Inoltre il Pa- pa conferisce vescovati residenziali e ti- toli inpartibus, ^evBreve apostolico ^%&W' za denunziarsi in concistoro, a mezzo del- la Congregazione cardinalizia di Pro- paganda fide {V.)y cioè pe' vescovati e pe'vicari apostolici e loro coadiutori, sot- to la sua direzione, i vescovati d'Irlanda, America, Inghilterra, Indie orientali, Ci- na ed altri , solevano tutti spedirsi per breve; que'però dell'Arcipelago, MareE- geo, Albania, Servia, Bulgaria, Armenia VER 73 e Persia si proponevano in concistoro a tenore del breve di Cenedelto XIV de* 18 gennaio ij^j- nia col privilegio del- la bolla Inscrutabili , emanata da Gre- gorio XV a' 22 giugno 1622, per cui i promovendi non soggiacevano alle rela- tive spese. Talvolta i detti vescovati che si preconizzavano in concisloro, si spediro- no per breve, a motivo di circostanze par- ticolari e per non potersi altendereil conci- storo, j)ef la mancanza de'lestimoni richie- sti alla formazione del processo, non poten- do i promovendi sostenere le spese della spedizione; e finalmetite per la ragione che milita per le chiese in paesi acattoli- ci, che si spedivano eziandio per breve, milita egualmente per l'altre situale fra gl'infedeli. CoUediscorse proposizioni con- cisloriali e co'ponlifìcii decreti di provvi- sta, si formano le Bolle apostoliche per autorizzare i promossi al possesso delle chiese residenziali loro destinale. L'arci- vescovo, benché insignito della dignità cardinalizia, ed ancorché inpartibus, Ira- slalo ad un vescovato, domanda al Papa l'indulto di ritenere il titolo arcivescovi- le, grado però che non si comunica alla sua nuova chiesa. Quindi sono registrali i cardinali nelle Notizie di Roma, per e- sempio;Ct7rr/mdr/e Gaetano Balujfi Ar- civescovo Vescovo d'Imola, perché pri- ma era stato arcivescovo di Pirgi inpar- tibus. Nelle traslazioni sì di chiese resi- denziali e sì di titolari, il Papa proscio- glie il traslalo dal vincolo che avea col- la prima. ^Sc'concisforisemi-pubblici poi^ per la Canonizzazione de* Santi {V.}, v'interviene tutto l'Episcopato che tro- vasi in Roma, compreso quello in par- tibus, dovendovisi recare i vescovi distaa- ti nel raggio di 100 miglia da Roma, in- vitali da lettere della Congregazione car- dinalizia del Concilio (^.), vestiti io a- bilo prelatizio e colla cappa, con fodere di armellino se nell'inverno, per dare il loro volo. — La Diocesi è l'estensione e il territorio della spirituale giurisdizione ec- clesiastica d' uu vescovato^ d' un arci ve* 74 VER scovato e delta arcidiocesi, d'una diocesi pali'iarcale, d'un'aijbazia nullìus, antica- mente denonf)inata anche Parrocchia ( F.). Alcune diocesi sono riunite ad altre, con concattedrali aeque principalilcr, su di clie vanno tenute pi esenti le particolari- tà indicate nel voi. XX, p. 79; altri ve- scovati si tengono in amministrazione per- petua da alcun arcivescovo residenziale. JNcH'articolo di cui parlo riportai una sta- tistica da me formata, del numero delle diocesi esistenti in tutto il mondo, secon- do l'anno 1843 in cui la pubblicai (per quelle erette posteriormente, non mancai a'ioro luoghi di ragionarne, e per le dio- cesi che ciò non mi fu dato, supplirò veWe Addizioni, nelle quali mi propongo di ampliare le descrizioni di quelle che ìie' primi volumi di questa mia opera trattai con laconismo. S'intende , che se Dio mi concederà di pubblicare le addi- zioni ^ ciascuno sarà in libertà di pren^ derle o ricusarle) , seguendo la comune divisione del mondo in 5 parli. Quanto Si' Ficariali apostolici, comprese le dele- gazioni apostoliche ecclesiastiche, ed alle PrefcUiire aposloliche, dipendenti dalla Congregazione cardinalizia di Propa- ganda fide, in questi tre articoli li regi- strai, e individualmente descrissi appropri luoghi, cioè degli stati in cui si trovano istituiti. Nel3.*'de'ricordali articoli com- pilai il catalogo de'patriarcali, arcivesco- vati e vescovati, come pure de' vicariati e prefetture, dipendenti dalla medesima per la s. Seóe: ne'due primi poi potei da- re i loro cataloghi più ampii, per gli au- mentali vicariali e prefetture. Nell'arti- colo Vescovi inpartibus iNfiDELixJW, ho «crillo nozioni analoghe, e (ormato una statistica de'litoli arcivescovili in parti- bus, che si conferiscono dal Papa. Ripelo, che procedei troppo brevemente in questo immenso e feracissium argomento, cioè a* vanti che pel primo vagheggiassi l'idea di sopperire possibilmente al vasto concet- to del gran cardinal Garampi, colle prò- poizioui e forme volute dalla natura di VER questo mio Dizionario, però supplite e compensate con una moltitudiae di ar- ticoli analoghi, oltre quanto riguarda la propagazione della fede rilevalo nel voi. XLV, p, i^i, cioè eoo dare in compen- dio un Orbis Chrislianus, ossia EpiscO' pologio universale. D'allora in poi assai maggiori furono i particolari miei studi sulla geografia sagra ed ecclesiastica, non disgiunti dalla geografia poiilica,ossia na- turale e civile, impresa grave e laboriosa, che principalmente produsse il notabile aumento de' volumi. Arduo ne fu lo svi> luppo, massimamente per l' incremento progressi vo delle popolazioni, per la trion- fante Propagazione della Fede ( F.), de* vescovati e de'vicariati apostolici, per le fiequenli variazioni della topografia po- litica degli stali a cagione degli avveni- menti storici, pe'tanti Concordati {^f^.) a* quali per amor della Pace (F.) conven- ne la s. SiiLÌe, particolarmente negli ul- timi tempi, in ispecie del corrente secolo, singolare per un complesso di rapidi e inauditi mutamenti religiosi ecivili: laon- de le diocesi andarono soggettea ripetute circoscrizioni pegli sparlimenti delle pro- viiicie ecclesiastiche, non chea varie u* nioni o disgiunzioni, ad ampliazioni, a restrizioni,a soppressioni, e di tutto quan- to dovetti renderne contezza. Bensì con queste ampliazioni, e col sussidio de'mol- lissimi articoli che vi hanno stretta rela- zione, ebbi però la compiacenza di vede- re in sifTdtli studi promossi e agevolati quelli di altri, pel riferito iie'vol.LV, p. 1 33 , e LXX , p. 2o5. Anche l' ottimo mg.' Giuseppe Rosati vescovo di s. Louis o s. Luigi, di cui pure nel voi. XLV, p. 333, quando pubblicò la Notizia stati- stica delle Missioni cattoliche in tutto il mondo , [liei donarmela graziosamente si compiacque scrivermi, con poco comune equità, che si era grandemente giova- to di mia opera. Con essaci diede anco- ra a p. i36 e 275, La Gerarchia Cat- tòlica, ossia l'enumerazione di tulle le diocesiesislcQliaeli843 iu tutte le 5 par- VER lì dt^l mondo. Avendole calcolale, ho tro- valo 5^5 diocesi residenziali, e sembra corrispondere al numero di quelle regi- strate nella suddetta mia statistica. Ag^ giungerò per la storia (ed anco per esse- re troppo diflìcile che a lungo andare la lingua non batta dove il dente diio^ le, e la bocca non versi di quel che ab- tonda nel cuore), che di tante mie studio- 6e,pazienti e laboriose faliche,il tuttopassò senza il rumore delle manifestazioni di pubblici periodici, tranne rare eccezioni, per non averle io provocate, ofors*aoco pel rimarcatospontaneameute dalla Cro^ naca di Milano, de'i5 aprile iSSy^ p. 20I, perchè il leggere opere voluminose costa soverchia fatica. Se i gentili e sa- gaci lettori faranno attenzione a diverse opere contemporanee, e analoghe per gli argomenti a' moltissimi della mia, mi vedranno prettamente copiato, masche- randosi i compilatori con intrecciamen- li d'altri autori, oltre alcun'altra infra- scatura, senza neanche far parola del pre- cipuo fonte j e ciò eh' è piìi curioso, per non dir peggio, in argomenti vergini, e non da altri prima di me esposti e svi- lu[)pati sotto tal punto di vista, ovvero sur un campo che altri non spigolarono. lo spigolai, nella formazione degli arti- coli, perchè inventar non si può il posi- tivo, ma insieme doverosamente cele- brando i campi che mi fornuono la mes- se j gli altri falciarono i miei spietata- mente, senza alfatto nominarmi, come che avessero la scienza infusa. Ebbene che si ha da dir di loro? Lo diranno a suo tempo i critici, quando confronteranno la priorità delle epoche nelle produzioni. Due sole volte la Civiltà Cattolica si compiacque nominarmi, con brevi frasi, pia però generose e incoraggianti, e per ultimo nel quaderno 226 del voi, 3 della ser. 4-'j nella Rivista della stampa italia- na. Ciò dichiaro per grato animo, Neil' al- manacco o annuali Notizie diRonia[F.) perordiiiealfubetico,e colle loro denomi- nazioni laliut^si riportano i |)atriarcali,au- VE R 75 diedi lilolo,gli arcivescovati,! vescovati, co* nomi de* rispettivi cardinali e prelati che ne sono insigniti, colle epoche di loro nascita e preconizzazione,oltre la patria di ciascuno; il catalogo de'vicari, delegati e prefetti apostolici in ogni parte del mon- do sotto la direzione della congregazio- ne cardinalizia di Propaganda fide, pa- rimente col nome loro e l'epoca in che i vicari e delegati ebbero il titolo arcive* scovile o vescovile; e dal 1 BSg anche i ti- lolidegli arcivescovati e vejicovati inpar- tibus che sogliono conferirsi dalla s. Se- de, lo ho proceduto co' due primi cata- loghi, e quanto all'ultimo con quello de* registri concistoriali, perciò ad esso in so-! stanza concorde, soltanto alcuna deno-^ niinazione co'geografi sagri l'avea riferi- ta con diversa lettera iniziale, 0 con di- versa lettera ihe segue, sia vocale o con- sonante (su di che va letto l'articolo Ve- scovo, § VI: De' Vescovi DI riti diversi, perchè ivi gli enumerai), o nomenclatura sinonima, ovvero perchè differenti sono i nomi co'quali sono appellati, anco per- chè i titoli furono dal greco italianizza-r ti, ovvero si usarono denominazioni lati- ne, che non sempre corrispondono all'i- taliane; per cui di parecchi titoli ne feci articoli di rinvio, acciò fossero salve le diverse denominazioni, anzi fino a tre e quattro, e valga per tutti Acri, Acon, s, Giovanni d'Acri, l^oleniaide, città ve- scovile cui sono comuni tali nomi, e ne scrissi due articoli: così praticai per A- crida o Ocrida, Aleppo o Berrea, A- chamito o Hadr amilo, Caffa o Teodo- sia, e via dicendo, oltreché di molte ne riparlai negli articoli delle provincie ec- clesiastiche a cui appartennero. Ma in con- fronto di tutti quanti i patriarcali, arci-r vescovati, esarcati e vescovati di tutto il mondo, pure eterodossi, esistenti o non più esistenti, di cui scrissi articoli , mi- nore è il numero di quelli de' titoli de* l escovi in par tibus (/^.) che conferisce la s. Sede. Articoli tutti e innumerabili, che si rannodano ud altri multi, special- 76 VER mente ali* immenso novero de* Conci- la o Sinodi^ di cui eguelmenle in com- pendio feci la descrizione. Né tiasandai ìa bibliografia della Geografìa (F.) an- tica e moderna, naturale ed ecclesiasti- ca, generale e parziale, comesi può ri« scontrare in tanta copia di molteplici ar- ticoli, in quello citato appena avendo ri- cordato alcuna delle tante opere di cui.al- trove diedi contezza e me ne giovai per tutta l'opera, onde corrispondere colleso- le deboli mie forze, al mio proponimen- to, già in grande concepito dal Garampi sullodato,quand'era archivista della s. Se- de, e nella nostra epoca in cui mirabil- mente persino nelle piti remote regioni si sono fondati un gran numero di nuovi ■vescovati e di vicariali apostolici, oltre il ristabilimento delle provincie ecclesiasti- che di TVeslniinster [F.) e di Utrecht (/^\), ossia le gerarchie ecclesiastiche d'In- ghilterra e di Olanda, per cui trovai l'im- iiiensoargomento gigantescamente accre- sciuto, ed è in via di glorioso incremento. ]jasti il seguente breve quadro della si- tuazione attuate della religione cattolica negli Slati Uniti (F.) d' America, per darne un'idea. Compilato sul Metropo- litan Catholic Alnianackt\e,\ correntean- noiSSg, mostra lo stato della Chiesa in intervalli di io in io anni, ed è la prova più manifesta del singolare progresso del- ia vera fede nelT opposta parte dell* A- llantico. Lo ricavo dal Giornale di Ro- /7?izi85c) a p. 24*2. « Le provincie eccle- siastiche nel 1839 erano una, nel 1849 Ire, nel 1 839 sette. Le diocesi nel i 889 se- dici, nel 1849 trenta, nel 1859 quaran- totto. I vescovi nel 1889 dieciotlo , nel 1849 ventotlo, nel 1859 quarantatre. I sacerdoti nel 1839 qualtrocentosettan- tolto, nel 1849 '"die, nel 1809 duemila cenl'otto. Le chiese nel 1889 quattrocen- todieciotto, nel 1849 novecenlosessanta- sei, nel 1859 duemila trecento t''^"^®' quattro. Nel 1771 vi erano agli Stati Uni- ti (quando colonie) 1 9 sacerdoti. Nel i 790 v'era un vescovo cou 20 sacerdoti. A'7 VER novembre 1791 fu agli Stali Uniti con- vocato il I ."* sinodo diocesano dal vescovo Carrol: vi sì trovarono presenti soltanto 20 sacerdoti, probabilmente la più parte del clero totale. Tra di essi viene ricor- dato il nome del R. Lorenzo Grestei del- la compagnia di Gesù, che fu poi coadiu- tore del vescovo Carrol: egli morì a Fi- ladelfia, e la sua morte viene ricordala in una lettera del cardinal A monelli, in da- ta del settembre I 791. Nel 1795 fu elet- to vescovo di Gortyna inparùhus mg." Leonardo Waae, consagrato nel dicembre 1800. Allora vi erano negli Stali Uniti due vescovi e circa 4o preti. Nel 1808 la sede di Baltimora fu innalzata a metro- politana, con 4 vescovati su(fiaganei,cioè Biirdstown, Boston, Nuova York e Fi- ladelfia. V* erano in quell'anno soltanto due vescovi, 68 preti e 80 chiese. 11 pro- gresso del catlolicismo negli Stati Uniti è un soggetto di vera consolazione e del maggiore interesse per la futura umani- tà". 11 eh. d. Olimpiade Corsi, Notizie statistiche delle Missioni di tallo il moti' do, dichiara a p. 526. « Nella creazione di nuove diocesi, che si anderanno a for- mare, sarebbe desideral)ile che si stabi- lissero per confini, quelli che ha fissato la natura, come sono le montagne, il cor- so de'fiumi, i lidi del mare. Cosi sono designati in Francia i dipartimenti, ne* quali è stato diviso quel regno, e ciò non senza grande vantaggio". Ora la Civiltà Cattolica Ae 5 febbraioi859, a p. 34o, ci die ragguaglio dell'opera divisa in 3 parti e corredata di più di 1 5o carte geo- grafiche, cominciata a pubblicarsi e in- litolala: VOrhe Cattolico, ossia Atlan- te gcografìcOyStoricOf ecclesiastico: Ope- ra del Conini . Girolamo Petri, officia- le minutante della Segreteria di Stato. Roma tipo grafia della rev. Camera apo- stolica iS5S. Parte prima, Italia e Sviz- zera. Un voi. in foglio oblungo di 80 centimetri per 5j. § 11. Dell' Episcopato, uni là e autorità. Il suo stato esige perfezione. Origine VER dc\>cscovatì e della gerarchia ec- clesiastica. Dii'isione delle diocesi e loro gradi gerarchici. Inescavi primi- tivi. Delle Metropoli, delle Primazia- li e delle Patriarcali, e delle grandi Chiese d'Oriente e d* Occidente, colle giurisdizioni de* prelati soggetti al Primato del Papa. L'Episcopato è istituzione divina, e la sua origine risale fino alla Chiesa piirai- tiva. WoiJ è perciò un'istituzione cattoli- ca romana, ma cristiana universale. L'E- piscopato è il corpo organico de* vescovi congiunto indissolubilmente col suo ca- po il supremo Gerarca da Dio stabilito, che possiede il primato d'onore e di giu- risdizione nella Chiesa. La stabilità della Chiesa cattolica deriva dall'intima unione colsuofondamento,cheè Pietro. La Chie- sa cattolica non può trovarsi chedov' è la Gerarchia ecclesiastica de \e^cov'ì,picU e diaconi, del C/i/enc/7to('/^.j,islitui la daGe- sii Cristo, con non interrotte ordinazioni che risalgonosino agli Apostoli, come rile- vai in più articoli e precipuamente a In- ghilterra,ed a Svezia, parlando della pre- tesa successione apostolica de'loro vesco- vi; a Presbiteriani eretici, principalmen- te di Scozia, che negano il vescovato d'i- stituzione divina , pretendendo che la Chiesa sia governala da' soli preti; ed a Thurles, ripetendo ciò anche nell'ortico- lo Vescovo, verso il fine del § IV, iu uno alla massiina fuori della Chiesa non vi e salute, soltanto nella romana conser- vandosi la successione apostolica. Il corpo de' vescovi, separato dal Pontefice roma- no, non è la vera Chiesa a cui Cristo pro- mise l'infallibililà; e la Chiesa la desume dall'infallibilità del Pontefice.Gli Aposto- li stabilirono i ministri e successori della loro podestà, di che Tertulliano fiorito nel li secolo ne cavò argomento invinci- bile contro gli eretici , i quali non pote- vano far risalire fino agli Apostoli la suc- cessione del loro vescovato, dicendo, Adv. haer.^c. Zi: » Mostrino V origine delle loro Chiese^ e ci facciano vedere la succes- VER 77 sione de'loro vescovi risalendo fin al prin- cipio, cosicché qualcuno abbia avuto per antecessore un Apostolo, o un uomo apo- stolico a quelli conlemporaneoj poiché a tale indizio si conosce quali sieno le Chie- se Apostoliche. Tale è la chiesa di Smir- ne, di cui ili.° vescovo fu Policarpo po- stovi das. Giovanni. Tale è quella di Ro- ma, ove Clemente 1 fu o«dinato da s. Pie- tro (oltre i suoi immediati predecessori e insieme successori di s. Pietro, i ss. Lina e Cleto). E così le altre mostrar pomio egualmente quelli, che le ressero primi, e furono dagli Apostoli istituiti". Prima di Tertulliano, s. Ireneo avea inculcata la medésima cosa per provare, che la tradi- zione della Chiesa cattolica è la sola che sia vera, con dire contro Marcion. e. 5, 1. 3: " Tutto il mondo può vedere da sé la tradizione degli Apostoli, che s'è fatta conoscere da per lutto nella Chiesa, e possiamo noverare quelli, che furono fatti vescovi dagli stessi Apostoli, come i loro successoli sino a noi". Aggiunge che nella fondazione della Chiesa di Roma gli Apostoli (o gli uomini apostolici e do- po s. Pietro) vi fecero vescovo Lino, poi Anacleto (o Cleto: su di che va letta la Cronologia de Romani Pontefici,ne\ voi. XVMIl, p. 3i I e 3 I 7), e dopo la morte di questo Clemente I. INovera poi i ve- scovi di Roma fino al suo tempo, in cui sedeva sulla cattedra di s. Pietro il Papa s. Eleulero eletto nel 1 79. Eusebio nella sua storia ci conservò i nomi delle chie- se principali, e de'loro successori fino al suo tempo, cioè d' Alessandria, d' Antio- chia e di Gerusalemme, tulli creati da- gli Apostoli. È dell'interesse degli siali cat- tolici l'avere un numeroso Episcopato; quesla è la migliore guarentigia della lo- ro libertà religiosa. E mestieri che il cor- po venerabile de' vescovi aggiunga T a- scendenle dei numero a quello della dui- trina e della pietà. Sono essi che, armali dell'autorità inerente al loro carallere, re- spingono le intraprese contrarie a'dirilti e alle massime della Chiesa. In ogni tem- ^8 V E ti pò l'Episcopato hn mostrato di non esse- re punto inferiore all'ultezza del suo mi- nistero. Nella coronazione di Carlo X a Reims, mg/ di Doulogne, con sovrauma- naeloquenza e intrepida franchezza, svol- gendo neirorazione che pronunziò i do- veri de'principi verso la Chiesa, disse fra le altre cose. » Se il principe è il vesco- vo del dì fuori cìl protettore de canoni^ avendo il dilitlo d'interporre la sua au- torità per farli eseguire, non è però il ve- scovo al di dentro, che possa rendersene giudice ed arhilro : egli dev' essere con- vinto, che la Chiesa e lo Stato sono indi- pendenti l'un dall'altro^ che se i re non tengono il loro scettro dalla mano de* Pontefici, questi per converso non tengo- no dal principe la loro Verga [F,) pa- storale; e che se la Chiesa vuol esser la prima a prestar uhbidienza al principe nell'ordine politico, questi dal canto suo deve ubbidire a* ministri di Gesù Cristo nelle cose di Dio, e in luttociò che ha tratto alla coscienza". I vescovi sono suc- cessori degli Apostoli senza interruzione, per far le loro veci nella Chiesa, con Vi- caria ordinatione^ come si espresse s. Ci- priano, gran difensore dell' Episcopato. Avendo alcuni scismatici tiralo al loro partito alcuni de*(ormentati nella perse- cuzione, soiitenevano essi che chi non co- municava con que* prelesi martiri, non era membro della Chiesa. Ma s. Cipria- no loro dimostrò, che il centro della co- munione cattolica non sono i martiri, bensì i vescovi, da'quali non si può uno separare, senza lasciar l'imita; ed i mar- tiri slessi diverrebbero scismatici, se si se- parassero dal vescovo. Gesù Cristo vo- lendo fare rispettare il vescovo, e prescri- vendo la disciplma della Chiesa, disse a Pietro: Tu sei Pietro y e sopra questa pietra fonderò la mia Chiesa. Pasce a- ves meas. Di là viene I* ordinazione de' vescovi, e la forma unitiva del governo ecclesiastico, per modo che la Chiesa è e- dihcata sopra i vescovi, a'quali appartie- ne re^gerlci , iu unione al successore di t'ietro, ed a lui subordinati. Il vesùovo Sarnelli, ragionando della Gerarchia ec- clesiastica^ ripete lo scritto dal Pallavi- cino contro Lutero. Depressa la maggio- ranza del Papa, come governerassi laChie- sa? Ciascun vescovo sarebbe sovrano nel proprio vescovato? Diremo, con Lutero, d'aver estinto una tirannia, e ne avremo generato innumerabili. Direte: i vescovi soggiaceranno al concilio. Ma ha da star sempre questo concilio adunato, cioè a dire i vescovi sempre lontani dalle loro chiese? E dato che no, a che si dovrà ri- correre per gli aggravi nel tempo, che non v*è il concilio. Questo concilio a pa- rer di chi si dovrà congregare? quando? come? chi vi sarà presidente? Qua I con- trarietà sorgerebbe di leggi, di riti e fin di fede tra'fedeli, credendo ogni popolo ciò che il suo vescovo, però soggetto ad errare, gli proponesse come senso della Scrittura? Infatti la Chiesa non merite* rebbe nome di Chiesa, cioè di congrega- zione, ove fossedisgregata per tante mem- bra, senza ricever l* unità da un' anima, che le informasse e le reggesse. In breve simil governo poliarchico si arroghereb- bere i rettori privati in rispetto a'ioro ve- scovi, i preti semplici rispetto a*reltori,iu fine si formerebbe quella Babilonia che sacrilegamente fìnse Lutero in Roma. 11 dottissimo cardinal Wiseman, nella dis- sertazione fatta leggere in Roma nell'ac- cademia di Religione cattolica neh 855, di cui pubblicò un sunto la Civiltà Cai- tolica^ serie 2.*, 1. 1 1, p. 36 r, suH' unità della Chiesa, dopo aver esposto come og- gidì più che mai universalmente predo- mini nel mondo incivilito una gagliarda tendenza verso l'unità, e come essa si pa- lesi a mille segni negli ordini materiali e morali, scientifici e civili, ma soprattutto in ciò che riguarda la religione e la fede, le cui funeste divisioni tengono in gran pensiero ed angoscia i più retti e u»eglio veggenti tra gli eterodossi, entrò nel suo argomento. Pertanto espose la teoria no- vella di udìIù inveutala da' teologi pru- VER teslanlì, qualificandola la più perniciosa che sia mai scaturita da cervelli etero- dossi, colia quale essi pretendono di da- re se non a tutte almeno alle precipue tra le varie sette e comunioni cristiane, com- presavi anclie la Chiesa romana, la sospi- rata unilà d'un sol corpo. DilFicile era il loro problema, giacché trattavasi di tro* vare una tal formoladi unità, che toglien- do del pari ed a'cattolici ed a'proteslan- ti il vanto di essere esclusivamente la ve- ra Chiesa di Dio, assicurasse a lutti la sa- lute eterna anche a condizioni contraddit- torie, abbracciasse i dogmi più opposti, e non solo dispensasse i membri di quel corpo da ogni vincolo di comunione e- sterna, ma loro permettesse eziandio le più gravi discrepanze. Ora ecco in che modo parve ad essi di risolverlo. »» La Chiesa di Cristo, essi dicono, comprende tutte le Chiese che si reggono a vescovo e professano la medesima credenza. Ogni sede ^ escovile è indipendente, e basta da sé sola a lulti i bisogni spirituali de'suoi (tdeii: l'unione gerarchica de' vari vesco- vi è cosa accidentale, tutto umana, che può dipendere dal sovrano temporale; da essa nascono quelle varie aggregazioni re- ligiose, che si chiamano Chiesa romana o cattolica, Chiesa anglicana, greca, mono- Csila, nesloriana, episcopaliana negli Sta- ti Uàiili d'America, ed altre, le quali tut- te, benché non abbiano comunione ester- na tra di loro, sono però veri membri d'u- na sola Chiesa universale perchè hanno il medesiojo governo episcopale e credo- no nel medesimo Cristo". Tal è il concet- to d'unità ecclesiastica, ch'è in voga al presente presso molti protestanti, e mer- cé del quale essi confidano di essere in comunione, almeno interna, colla Chie- sa cattolica e di possederne i doni più pre- ziosi, come i sagramenli, le dottrine, gli esercizi di pietà e perfino le indulgenze. Ma quanto uu tal concello sia fallace ed assurdo ben lo dimostrò la splendida e- loquenza dei carduiale al semplice lume del senso comune. Imperocché la vera VER ^9 Chiesa non é già un cadavere o un mero aggregato di parli simili e indipendenti, ma sibbene un corpo organizzalo e viven- te, le cui membra sono tulle unite ed a- nimateda un medesimo spirito vitaleope- rante all'interno e manifestantesi all'è* sterno con visibili elfetti. Ora l'unità dì un tutto vitale in ciò dislinguesi da ogni altra unità, che le sue parti non hanno solo qualche somiglianza di forme inter- ne od esterne, ma sono cos'i intimamen- te connesse e quasi immedesimale, che delie parti singole si può parlare come del tutto e viceversa : e ciò apparisce fa- cilmente discorrendo per vari esempi e riscontri di corpi viventi e non viventi nel- l'ordine fisico. Questo carattere di vita- lità a meraviglia si avvera nella Chiesa cattolica romana, della quale, diffusa co- m'è per tutto il mondo, ottimamente si dice qui grandeggia e fiorisce, là sta in sul crescere e dilatarsi, altrove geme sot- to il giogo del regalismo, o spasima sotto il ferro della persecuzione,o risorge a nuo- va vita e libertà, e tulle queste proposi- zioni in apparenza contraddittorie si pro- nunziano con verità nell'unica Chiesa cat- tolica, come s'ella fosse intiera in tutte le sue parti, appunto perchè queste hanno in lei una somma unità e medesimezza vitale. Ma chi direbbe altrettanto di quel- le svariate selle, le quali, secondo la no- vella teoria protestanlica, compongono la Chiesa universale? o chi dicendo non sa- rebbe o franleso o deriso? Tanto è vero che il senso comune e per cos'i dire l'istin- to medesimo de'crisliaoi ripugna ad una teoria cotanto assurda e la di 5»trugge. Ac- cettala questa teoria in Inghilterra e for- s'anche in America, sarebbe poi ricono- sciuta ed ammessa dall' altre selle a cui benefizio fu inventala ? Questo sistema d'unità inoltre contraddice troppo mani- festamente alle Scritture, le quali ci rap- presentano la vera Chiesa di Dio sotto la figura di Regno (imperocché il governo ecclesiastico éassolulamenle monarchico, per tale riconosciuto da tulle le Chiese, 8o VER tale Io riconobbe In tradizione, ed i fat- ti lo confermano); e siccome sarebbe as- surdo il chiamare un sol regno la colle» zione materiale di più stali indipendenti perchè hanno qualche somiglianza poli- tica o qualche relazioned'amislà, così non è meno assurdo il fare una soia Chiesa universale di molte sette o chiese parziali, solo perchè si reggono con somigliante forma di governo, e convengono in qual- che principio di loro credenza. Conclude l'illustre porporato. « Resta adunque, che la nuova teoria di ecclesiastica unità mes- sa in campo da'protestanti altro non sia che una vanissimachimera,eche la Chie- sa di Cristo non possa avere altra unità fuor di quella della Chiesa cattolica, di cui Roma è il centro ed il Pontefice ro- mano è capo visibile". Le Sctle non so- no tra loro concordi nell'unità, non han- no la menoma conoscenza d' una Chiesa vera tra loro, e perfidiano nelle loro mu- tue ostilità e condajine, per la loro natu- ra proteiforme d'infinite variazioni e con- traddizioni. Invece l'Episcopato cattolico è eminentemente mirabile per la sua uni- tà, forma un sol corpo e una sola anima^ e non prirla che una stessa voce, sia ch'e- gli prosperi sotto la protezione d'un go- verno ecclesiastico per eccellenza, sia che si trovi tuttavia alle prese coli* errore e con lo scisma, e colla prepotenza de'do- ininanli. J\e' tempi che corrono il vene- rando Episcopato subalpino io più incon- tri fece vedere, che l'Episcopato cattoli- co non viene meno a'doveri del suo mi- nistero né per minacce, né j)er calunnie, ne per persecuzioni, e in mezzo alla servi- tù e alla paura fa sventolare la bandiera della verità e dell'indipendenza. L'Epi- scopato cattolico sfida continuamente in ogni punto della terra, in qualsivoglia in- dividuo ed isolalo membro dell'Episco- pato medesimo, qualunque possanza osi ergere un trono contro il trono dell'Eter- no. La violenza che trionfa sui corpi soc- combe sotto il peso dell'universale appro- vazione toslochè in tanta unità e cuucui' VER dia dell'Episcopato, a'vescovi si raggru p- pa il clero, ed a questi seconda il popo- lo, e ne esulta la Chiesa pe' trionfi che produce. Il vescovo cattolico che contri l'usurpatore difende il diritto, la Chiesa, i canoni, l'ovile, vieu posto alle strette fu l'adempimento del dovere e la sanzione d'un'eternità indubitata, ed invigorito da una grazia della quale egli conosce e cre- de l'onnipotenza^ quindi in lui succede l'irremovibile fermezza, e pugna inerme le battaglie della Chiesa, e si fu spettacolo e segno all' universale ammirazione col pronunziare coraggiosamente: Ubbidisco a Dio piuttosLo die non agli nomini. Ed a quelli che lo guardano attoniti, dice: Ab- biamo compiuto un dovere. La sua fer- mezza non si appoggia alla terra, perchè felicità e ricompensa non sa vederla che nel cielo.Così l'Episcopato cattolico è gua- rentigia fortissima d'ogni nazione catto- lica. Eccone due moderni e mirabili e- setr-pi. L'arcivescovo di Colonia, fermo nel dogma e nella disciplina immutabile del matrimonio cattolico, piantò un ar* gine insuperabile a cui dovette infranger- si la prepotenza e l'orgoglio di tutto un ministero di monarca protestante, e del protestantesimo alemanno capo e soste- nitore. Da ultimo pelconfiittodi Baden, il venerando ottuagenario arcivescovo di Friburgo coll'un piede nel sepolcro, e sor- reggendosi con la tremula mano il pa- storale, imperturbabiledifese i diritti del- la Chiesa, ed erse la canizie della sua fron- te al cospcllo d'un governo dispotico che lo minacciava e d'un mezzo popolo di e- terodossi, destando le simpatie degli stes- si protestanti. Fero l'Episcopato cattolico anche nell'atto che resiste, che minaccia, che scomunica da un lato, ripele dal la- to opposto: lieddilc quae sani Caesans Cacsaril Si cerca inutilmente un vesco- vo, un pastore generoso nello scisma gie- co o russo, nel luteranismo di Svezia o di Danimarca, nel presbiterianismo scoz- zese o nella chiesa stabilita anglicana; il quale abbia supulo al cospcllu di iniuisiri VES e monaichi polenti e risoluti, dettare ri- mostranze, sostenere dirilli, abbantlonar l'episcopio e la mensa, affrontar le carce- ri e l'esilio, tranne qualche timida vellei- tà. 11 concorde insegnameolo poi dell'E- piscopato cattolico, è il canale che perpe- tua nella Chiesa infallibilmente la dot- trina di Gesù Cristo, e ciò egualmente in lutti i secoli. 11 Sommo Pontefice princi- palmente !)arla all' Episcopato cattolico colle circolari Lettere apostoliche (nel quale articolo e altri relativi ragionai delle lettere cattoliche e canoniche del- l'Episcopatoj, o Encicliche (/^.), per an- nunziargli la sua assunzione al Ponlijica- to (^''.), per la concessione di Ginhilei[F.) universali e straordinari, per la parteci- pazione delle persecuzioni ode'trionfi del- la Chiesa, e per altri gravi argomenti, co- me di recente per la pace nel tristissimo clamore dell'irrompente guerra, eccitata» si tra popoli cattolici, l'indirizzò a'27 a- prileiBSg il Papa Pio IX, che comincia colle parole Ciim Sancta Mater Eccle- sia^ dopo il consueto saluto: Fenerahiles Fratres , salutem et apostolicaui bene- dictionem (della qual formola parlai ne' "voi. V, p. Qi5y XXVII, p. 23 1 e altrove). La pubblicò il n. 102 del Giornale di Roma del 1859, premesso il solilo indi- rizzo : Lettera Enciclica della Santità di Nostro Signore, per divinaprovviden- za Papa Pio IX , a tutti i Patriarchi, Primati, Arcivescovi, P^escovi ed altri Ordinarli aventigrazia e comunione col- la Sede Apostolica. Per saggio, come il Papa parla all' Episcopato cattolico , io buona parie la riprodurrò. Prima note- rò, che nell'altre suole premettere, come pure nelle Bolle e altri Z^/joZo^i pontifi- cii, la formola: Salnteni et Apostolicani Benedictioneni (F.). La qual formola, col Fenerabilis Frater, usa ne* Brevi apO' stolici che dirige ad alcun vescovo.» Vi- cario in terra di Colui che, nascendo dal- la Verginei mmacolala, annunziò per mez- zo degli Angeli suoi la pace agli uomini di buona volontà, e risorgendo dalla mor- VOL. xcv. VES 81 le ed ascendendo al oielo per sedere al- la destra del Padre, lasciò la pace a'suoi discepoli; per la singolare e affatto pater- na carità e sollecitudine che nutriamo verso i popoli specialmente cattolici, non possiamo non gridare pace, ed inculcan- doa tutti, colla massima contenzione del' l'animo nostro, le stesse parole del Divin Nostro Salvatore, non ripetere senza ia- terjuissioue : Pace a voi, pace a voi. E con queste parole di pace amorevolissi- a^amente ci rivolgiamo a Voi, che siete chiamati a parte della nostra sollecitudi- ne, affinchè, secondo la vostra esimia pie- tà, eccitiate con ogni cura e studio i fe- deli commessi alla vostra vigilanza a pre- gare Dio ottimo massimo che voglia con- cedere a tutti la desìderatissima sua pa- ce. Per questa cagione j\oi, secondo il pa- storale nostro dovere , non abbiamo la- sciato di ordinare che in tutti gli stati no- stri pontifìcii si olTrano pubbliche pre- ghiere al clementissimo Padre delle mi- sericordie. E seguendo gì* illustri esempi de'nostri Predecessori, abbiamo stabilito di rivolgerci alle preghiere vostre e di tutta la Chiesa. Pertanto con queste no- stre lettere vi chiediamo,oVenerabiliFra- lelli, che, secondo l'esimia vostra reli- gione , vogliate ordinare quanto prima pubbliche preghiere nelle vostre diocesi, colle quali i fedeli a Voi commessi, im- plorato il potentissimo patrocinio del- l'Immacolata e ss. Madre di Dio Vergine Maria, caldamente preghino e supplichi- no Iddio ricco in misericordia perchè, pe' meriti dell'UnigeuitoFigliuol suo Signor Nostro Gesù Cristo, allontanando da noi la sua indegnazione e togliendo le guerre fiu dagli ultimi confini della terra, colla sua Divina grazia illustri tutte le menti, e tutti i cuori infiammi dell'amore della pace cristiana, e faccia colla sua onnipo- tente forza che tutti radicati e fondati nel- la fede e nella carità osservino diligentis- simamente i suoi santi comandamenti, chiedano con cuore umile e contrito il perdono de'loro peccati, e dechinandodal 6 82 V E S male e facendo il bene camminino per le -vie ilella giustizia, ed abbiano ed eserciti • no fra se i?icendevole e continua carità, e conseguiscano così con Dio, con se stes- asi e con tutti gli uomini la pace salutare. IN'on dubitiamo, Venerabili Fratelli, che Voi, secondo la provata osservanza ver- so Noi e quest'Apostolica Sede, non siate per compiere diligentissimamente questi nostri desiderii". Seguono l' indulgenze, anche plenaria, a'fedeli che eseguiranno le preghiere loro ordinale dall'Episcopa- to. « Finalmente nulla ci è più grato che di servirci anco di quest'occasione perdi nuovo assicurarvi di quella speciale be- nevolenza che portiamo a Voi tutti, o Ve- nerabili Fratelli. Della quale vi sia anche pegno l'apostolica benedizione, che dal- l' intimo del cuore amantissimamente compartiamo a Voi, Venerabili Fratelli, e a tutti i chierici e laici alla vostra cura commessi.". — Da ultimo scrisse Tottimo arcivescovo diBarìdefunto,MicheleClari, Lo spìrito dell' Episcopato Cristiano e suoi principali doveri, Napoli 1 847. Ce- lebre è l'opera di G. Vincenzo Bolgeni, L* Episcopato ossia della podestà di go- vernare la Chiesa di Gesìi Cristo, Ro- ma 1789, Orvieto 1887. Così quella di Gio. Antonio Bianchi, Della podestà e della polizia della Chiesa j trattati due contro le nuove opinioni di Pietro Gian- none ^ dedicati al Principe degli Jposto- lif Roma 1745». Pareri dell Episcopato Cattolico^ sulla definizione dogmatica dell'Immacolato Concepimento della B. Fergine Maria^ Roma i85i. Fontana, Difesa dell' Episcopato ^IXom^ i 78g.Leg- j;o nella dotta opeia del parroco d. Luigi Nardi. DeParrochi, dedicala a' vescovi della Chiesa Cattolica. 11 vescovato non è il colmo del paslorato, mail colmo del Sacerdozio (^.), e il pastorato islesso. E il sacerdozio maggiore, e la sorgente del sacerdozio, perciò anticamente il solo ve- scovo appellavasi Sacerdote (/^.), ed il vescovato appellasi sacerdozio , e sacer- dozio fu eziandio chiamato l'Episcopato, VES perchè soggiunge. »» La Gerarchia divi- na composta del solo Episcopato col suo Capo, e di lutti i preti e ministri; i ve- scovi successori degli ^^09/o/iesoli che governano la Chiesa di Dio, e che com- mettono a'preti e diaconi quelle cose del- l'ordine presbiterale e diaconale che a* medesimi vescovi sembrano opportune, e quando vogliono e come vogliono e a chi vogliono; che delegano quella di giu- risdizione esterna a qualunque Ecclesia- stico,ancorché non prete o diacono". Tol- to l'Episcopato è tolta la Chiesa; avvili- to l'Episcopato, la Chiesa va sossopra. Il solo Episcopato ha giurisdizione propria, cioè il solo Papa l'ha nella Chiesa uni- versale, ed i soli vescovi ne'rispettivi ve- scovati. Il soloEpiscopato5'com«/2ic« (/^.) d'autorità o sia giurisdizione propria, e delega questa facoltà (della diffcreuza tra le scomuniche date da'vescovi, e quelle date dal Papa, ne tratta il p. Cappellari, poi Gregorio XVI, Il trionfo della s. Se- de e della Chiesa). Del presente Episco- pato cattolico orientale di diversi riti, di- scorro nel § VI dell'articolo Vescovo. Il vescovato è lo slato più perfetto della Chiesa di Dio, anzi slato di perfezione. L'episcopato è un peso terribile. Tutti questi gravi punti svolge eruditamente il Nardi. Quanto all'ultimo, neWfi Storia de* Pontefici del Novaes, trovo di Papa s. Or- misda del 5i4j che con sua lettera de- cretale a tulio l'Episcopato della Spagna, comandò che il vescovato non si ottenes- se con doni o ricercasse con ossequi. Co- me ripetutamente i Papi condannarono V Investiture ecclesiastiche ^ lo narrai in quell'articolo e io altri relativi. Nicolò III del 1277 spediva con maggior brevità de* predecessori i vescovati vacanti;e nel con- ferire il sacerdozio sceglieva più gli uo- mini di santa vita, che i dotti. Leone X del i5i3 fu di tanta integrità nella col- lazione de'beneficii ecclesiaslici,chesi rac- comandava spesso a' ministri, onde non gliene ridondasse pentimento. Diceva il successore Adriano VI: Non ^oler ornare VES I sacerdoti colle chiese , ma queste con quelli. Notai altrove, che appeoa eletto nel 1 566 s. Pio V pronunziò questa sen* lenza: Nel convento aver speralo salvar- si; eletto vescovo e cardinale, cominciò a leiuerne, crealo Papa, quasi ne dispera- va. Clemente XI del 1700, spesso ripe- leva: Indegno è del vescovato chi se lo procura. Clemente XII deli 780, a toglie- re l'abuso ch'eravi in Germania di dare a un medesimo soggetto l'auiministrazio- nedi parecchi vescovati, ordinò che al pos- sessore di uno non si concedessero le bol- le peraltro, se non per grave motivo; e che all'amministratore di due s'impones- se la coudizione di lasciarne uno, doven- dosi negare assolutamente a chi ne pos- sedeva tre. Il p. Menochio, StuorCy cen* luria 2.', cap. 87: Come sì debba inten^ dere quel detto di s. Paolo: Si quis E- piscopatum desiderai bonwn opus desi- derai j dice : siccome Episcopus significa soprinlendente^cìoè colui che ha cura d'ai- Iri, e al quale incombe per uftìzio il fa- ticare nell'i nsegnare e nel governare quel- h che sono commessi alla sua sollecitudi- ne e fede, da Eusebio chiamato, commu- nem Urbis Episcopum a Deo constitu- tum, anche s. Girolamo disse significare il nome di Vescovo un uffizio di fatica e di sollecitudine, non di comodità o de- lìzie. Molto poi più faticosa era la cura episcopale al tempo di s. Paolo, anzi era come un grado e scaglione prossimo al martirio, il che pure rilevò Alvaro Pe- Ingio. Il medesimo scrisse s. Gregorio I nel Pastorale^ s. Anselmo ealtri. In quel- l'epoca siccome il divin fondatore della Chiesa Gesù Cristo, eterno Pastorede'Pa- stori, comunicava a molti il desiderio di patire , e dare anche il sangue e la vita per la fede, così dava a non pochi animo grande di sostenere il carico episcopale, eh' era come mettersi nella prima fila «iell'esercito della Chiesa militante, e ad evidentissimo pericolo di lasciarvi la vi- ta. Ma cessate le persecuzioni ed i perì- coli, airautoritù e dignità episcopale ag- VES 83 giunte le ricche rendile, il desiderare tal carico difficilmente si può scusare d'am- bizione e d'avarizia. È poi presunzione e temerità il persuadersi esser abile al ve- scovato, per richiedere perfezione di vita e dottrina; laonde ben disse il Tridentino, che il vescovato, est onus' Angelici^ ha- meris formidanduriiy perchè chi sotten- tra a questo carico, s'obbliga a dar conto a Dio, non solo dell'anima sua, ma anco di quelle che sono alla sua cura commes- se. Perciò tanti santi uomini a tutto lo- ro potere procurarono di non esser pro- mossi al vescovato, come i ss. Ambrogio e Sinesio (in onore della vu-tù de* quali il p. Menochio nella centuria 5.* scrisse il cap. 26: Quanto sforzo fecero s. Ani- brogio e s. Sinesio filosofo, per non es- sere promossi al vescovato)^ s. Agostino, s. Fulgenzio e altri. Per non riportare al- tro, che bello sarebbe il riferire, termina l'eruditissimo p. Menochio, con avverti- re doversi moderare il desiderio, e mol- to più le pratiche che talora si fanno da alcuni, che non hanno le qualità richie- ste da s. Paolo nella lettera a Timoteo, di composto, grave, modesto, irriprensi- bile, prudente, sobrio, pudico, ospitale e dotto, cioè atto e applicato ad insegnare e istruire l'anime che ha in cura. Lodò s. Cipriano, Papa s. Cornelio, il quale non domandò, né s'insinuò per ottenere la dignità episcopale, ma quieto e modesto fu forzato ad accettarla, come sono quelli che a quel grado sono assunti per divina elezione. Papa s. Gregorio I non costrin- se mai veruno ad accettare il vescovato. L'annalista Rinaldi riferisce un copioso numero di vescovati virtuósamente ri- cusati. L'origine de* vescovati e della gerarchia ecclesiastica, ecco come la descrive il p. Bona n ni , La Gerarchia Ecclesiastica, cap, 18, ma v' intreccierò alcune diluci- dazioni. Nella dimora fatta da Gesù Cri- sto in questa terra, die'principio alla fab- brica della Chiesa romana , fondandola sopra una solidissima pietra, nella perso- i84 VES «a del principe degli Apostoli s. Pietro (/^.), contro la quale niuna forza potesse prevalere e atterrarla. Gesù Cristo disse a'suoì Apostoli e Discepoli: Come mio Padre spedi me, cosi io voi spedisco. Lo Spirito Santo vi ha eletti per reggere la Chiesa di Dio. Neirascendere poi al cie- lo, lasciò alla cura di tale edifizio, in s. Pietro un nuovo e sommo sacerdote, co- me suo vicario in terra, il quale insieme cogli altri Apostoli eletti a perfezionar la fabbrica cominciata , in breve tempo si vedesse compila 1' opera , e con sagra pompa dovuta alla maestà divina, si ve- desse continuamente sopra gli altari of- frire l'Agnellodi vino. Gli Apostoli, col ca- po loro s. Pietro , fondata già da questi la sede à* Antiochia metropoli della Si- ria {V-)i per compiere la fabbrica pro- digiosa , non essendo sicuri in Gerusa- lemme (F.) , della quale s. Pietro avea eletto a i.° vescovo s. Giacomo Minore, ne partirono e si divisero nelle varie parti del mondo, che dichiarai a'Ioro luoghi, inviativi dallo slesso s. Pietro, a promul- gare VEvangelo [F.) e fondare ciascuno quale T^escov'o^y.) le chiese apostoliche, come dissi a Chiesa, sì mW Oriente (/^.), che neir Occidente (^^.). Indi s. Pietro trasferia Roma la suaCattedra (^.), ch^ da s. Dionisio, De Angeloriim Hierar- rhiay fu detto Pater Principatiis^ e dal I ."concilio generale di Nicea riconosciuto Princeps omnium Patriarcharum, Ro- Ola, Orbis Compendium, fu perciò anche detta, Urbs Apostoli eSede Apostolica. I s ac e r do li fìa mini da'romani venivano ri- guardali ministri della religione , come i vescovi sono tenuti da'caltolici, onde i primi ordinatori de'vescovati mettevano il vescovo in quelle sole città ove trova- ■vano il flamine. 1 flamini erano i sacer- doti di qualche nume particolare, che a- "veano cura speciale de' suoi sagrifizi, ed erano così chiamali dal filo col quale si cingevano il capo, quasi si dicessero fila- ìuineSf o dal flammeo velo col quale cuo- privauo la testa: vi erano flamini minori VES e maggiori, ed il più stimato di tutti era il flamine diale, il quale si s«?rviva della sedia curule e della veste prelesta, e del littore. Gli scrittori concordemente asse- riscono, che l'antica disciplina della Chie- sa a ciascuna città assegnava ordinaria- mente il proprio vescovo, come ordinò s. Paolo aTito suo discepolo, constituas per cìi'itates presbyteros, ma la parola pre- sbyteros deve prendersi per vescovi, poi- ché in principio il nome di P^ete era co- mune tanto a'vescovi, che a'sacerdoli. An- zi alcuni col Giorgi dimostrano che il co- stume di que' secoli, tanto nell'oriente quanto neiroccidente, fu non solamente di fissar cattedre vescovili nelle città, ma ancora ne'caslelli e Terre [F.) più insi- gni. Avverte il Wardi,chela parola Op- pidunie Castellum, che si spiega per pae- se, negli antichi monumenti ecclesiastici spessissimo indica città vescovile, come il Castellimi Lamellense^ ed il Castellum Synicense^ aveano i propri vescovi. Ora si fa distinzione da città, Civitas, a città vescovile, Civitas Episcopalis. Sotto la I.* denominazione s'intendono que' luo- ghi che sono decorati del titolo di Cillà (F.) dal sovrano territoriale, sebbene pri- va di sede vescovile. Sotto la 2.' denomi- nazione s'intendono quelle terre e città che dalla s. Sede vengono elevale al gra- do di città vescovili allorquando ha luo- go l'erezione in esse d'una sede vescovi- le o arcivescovile, col suo vescovato o ar- civescovato. In falli i Papi nelle loro bol- le quando parlano delle terre, che furo- no città, se non sono episcopali, le chia- mano soltanto paesi e terre, sebbene co- munemente denominate e riconosciute per città. I Papi nell'erigere le sedi ve- scovili, il luogo di residenza se nou è cit- tà a tal grado l'elevano. Ne'primi secoli fu costretta la Chiesa a impedire con prov- vide leggi l'abuso di stabilire le cattedre vescovili ne'caslelli e nelle terre,a taleef- fello avendo promulgalo decreti i conci- lii di Sardica del 347, di Laodicea del 364, e di Cartagine del 390 e del 397, V ES vietando l'erezione tlelle calledrali ne* piccoli luoghi e ne' castelli, avendo scrit- to s. Atanasio, /jr^e/er traditionem esse in Pagis Episcopos ordinare. I gentili si dissero Pagani^ da pago, castello, ove e- ransi ritirati nel trionfo del cristianesi- mo. Il Nardi però dice, che pfigo era un tratto di paese ossia campagna, che siid- dividevasi in vari paeselli, o vichi e vìlle^ ed anche le città erano divise in 7 vichi o regioni; e che o ve ne'paesi di campa- gna erasi formalo un competente nume- ro di fedeli, nel vico capoluogo del pago, dopo la pace data alla Chiesa, i vescovi vi stabilirono de'preti, formandosi cosi una parrocchia rurale, e già notai che talvol- ta col vocabolo parrocchia nell'antichi- tà si chiamò la diocesi. Questa, ossia il vescovato, si disse pure la provincia con- lenente più vescovati, significando c^^ra- tor e recLor il vescovo. Aggiunge il Nar- di, Diocesi anticamente chiamavansi le Provincie de'patriarchi, e sovente anche le Provincie de'rnetropolitani ossia tutto il territorio coutenenle i vescovati sufTra- ganei (altretlanlo dissi nel ricordato ar- ticolo, e in quelli di silFalle diocesi o e- sarchie o esarcali); e che trovasi Con- diocesano per Vescovo Comprovinciale^ e Dioecesaais Sacerdotibus per dire Coe- piscopis Provinciae noslrae, nel 3.° con- cilio di Soissons deir853j lo stesso vedesi indocumenli del g^SjdelgSS e delio4i circa. Lai.* volta che ne'monumenti ec- clesiastici incontrasi la parola Paroecia, sempre però nel senso di Diocesi o Vc' tfcoi'^fo , è neir epistola circolare della chiesa di Smirne sul martirio patito, do- po la metà del 11 secolo, dal suo venera- bilissimo vescovo s. Policarpo discepolo degli Apostoli. Nella lettera 2.^ di s. Gle- niente vedesi Parochia per diocesi. Il Ca- none I 3 apostolico dice : Episcopo non licere alienare Parochianiy propria re- lieta, pervadere. Il lib. 7 delle Costitu- zioni apostoliche, parlando nel cap. 47» de'vescovi ordinati per varie città, sog- giunge: /// sunt quos Paroeciis Domini VES 85 pracjecinius. Il Libro Pontificale nella vita di s. Sisto! Papa deli 32 dice: Con- slituit utquicumqiie Episcopus evocatus fueritadSedemRomanamJpostolicam, rediens ad Parochiani suani non susci' peretnr, nisi cuni formalis (cioè colle let- tere Formate). Gregorio prete di Cesa- rea nell'orazione sul concilio Niceno, men- tova ex quanam Paroecia, cioè di qual diocesi fossero i vescovi intervenuti a ta- le concilio. Il celebre concilio di Sardi- ca del 34*2 circa, che devesi quasi con- siderare come generale, quale appendice del IN iceno, nel can. 1 5 stabilì: Si quis E- piscopus ex alia Parochia velit alienimi ministrimi sine consensu proprii Episco- pi in aliqiio grado constituerey irrita^ et infirma ejiismodi constitutio existime- tiir. S. Cirillo chiama Parrocchia la dio- cesi di Gerusalemme, culla di nostra s. Religione; e s. Girolamo quella di Bar- cellona;comeEnsebio avea chiamale Par- rocchie le diocesi di Roma, madre di tut- te le Chiese e centro del Cristianesimo y di Alessandria, di Antiochia, di Geru- salemme {y.)' Tale fu il linguaggio ec- clesiastico, osserva Nardi, prima che fos- sero dati i nomi di parrocchie e parrò- chi, a quelle e quelli d'oggidì, ed il ve- scovo non fu chiamato Parochus. Si dis- se diocesi per luogo separalo, ed il Nar- di crede spiegare Dioecesim del can. 33 del concilio d'Orleans del 54 1, con rite- nere significare quegli oratorii ne' recinti de'Iatifondi, e ne'recinti de'castelli rurali de'signori, che a que'tcmpi vivevano al- la campagna, che per la loro separazio- ne dal resto delle terre del popolo for- mavano quasi un luogo separato; poi- ché tale è l'etimologia greca della dioce- si, che poi significò il territorio separalo di ciascun vescovo. Dipoi alcuni signori eressero que'Ioro oratorii io parrocchie, onde si moltiplicarono e ne derivarono i padronati colla nomina del parroco, oltre i diritti sulla chiesa e beni. Si ponno ve- dere G. A. Cornaro, De' Parrochi, Pavia 1 788. A. Gnudi, Del manlenimenlo de- 86 VES gli Economi e de successori nelle par- rocchie, Bologna 1789. SoQ\.\ev, Monita ad Parochos, aliosque Sacerdotes ani- niariun ciirani habentes, Piomae 1826. Catechismus ad Ptìtroc/w^, Pala vii 1 688. Guidi, Duplicato annuale di parrocchia- li discorsi^ Venezia 1 76 1 . Agostino Bar- bosa, De officio et pò testate Parochi, Lugduni 1 670. 11 Piazza, Gerarchia Car- c?/>2«//zzVr, ragionando della chiesa subur- bicaria di Sabina (a* nostri giorni dimi- nuita coll'erezione del vescovato di Pog- gio Mirteto^ e con quanto altro dissi ne' due articoli), nota che quest'ampia dio- cesi si chiama col titolo della provincia, non con quello di veruna città o metro- poli, dicendosi vescovo di Sabina, non di Magliano, sede del vescovo, ne di Cwr/, i]è di Foro Nuovo, né di Noniento^ città antiche e celebri, indi sedi vescovili. Im- perocché, egli pure dice, che si appren- de dall'istorie ecclesiastiche, aver costu- mato gli Apostoli e loro successori, quan- do andavasi propagando felicemente la religione cristiana, di erigere i vescovati e gli arcivescovati, ove risiedevano i fla- mini o protoflamini de' gentili, e quivi si ordinavano i vescovi e gli arcivescovi, il che trovasi poi confermato da' Papi s. Clemente I dell'anno 80, dal successore s. Anacleto, e da s. Lucio I del 255; e perciò nel sinodo romano del 4^5, adu- nalo da Papa s. IIaro,si sottoscrisse Ti- berio vescovo di Curi. E sebbene trova- si in alcuni luoghi dell'istoria ecclesiasti- ca, essersi chiamati diversi© metropolita- ni o vescovi dal nome delie provincie, co- me wtW Epistole di s. Gregorio I: Ma- ximiano Arabiae^ et Felici Siciliae E- piscopis, Aiigusiinus jingliae Episcopo ^ Georgio Episcopo Italiae, Felici Epi- scopo Sardiniae, Leandro Episcopo Hi- spaniae. Così pure nel Menologìo greco, chiamasi s. Martino vescovo della Fran- cia, e s. Massimo della Sicilia ; più mo- dernamente il gesuita Apollinare vesco- vo Niceno, vescovo d'Etiopia. Nondime- no non devesi credere, che nelle noini- VES nate provincie non fiorissero molti ve- scovi, ma così chiama vansi, perchè o fos- sero primati di quelle provincie, ovvero sebbene fossero vescovi d'altre provincie, esercitassero in queste per comandamen- to aposlolico le funzioni vescovili. Altri poi si sono chiamali tali, per ignoranza degli scrittori, i quali poco pratici delia topografia ecclesiastica, ne'cataloghi de' vescovi , principalmente settentrionali, trascuratamente non notarono le ciità, ma le nazioni; onde devesi intendere che lo stesso sia appo loro il dire vescovo del- la Gallia e vescovo Gallo, dell' Anglia o Anglo. In tal modo s. Martino si chia- mò vescovo della Francia, sebbene solo di Tours, e s. Massimo della Sicilia, seb- bene solo di Taormina. Non così della Sa- bina, il di cui vescovo negli ultimi secoli non fu più sabinese, e distrutte le sue 3 antiche città vescovili, di stabile residen- za, giustamente s'intitolò dal nome della provincia, per la celebrità di essa. Del re- slOj benché i suddetti concilii avessero proibito l'erezione de'vescovati ne'castel- li, terre o borghi , da per lutto non fu osservato,come nella Pentapoli della Li- bia, in altre parti dell' Africa, ed anche in Asia. Ripullulato l'abuso nell'occiden- te a' tempi di Carlo Magno, questi nel 789 rinnovò ne'suoi capitolari il canone di Sardica. Va avvertito, il notato a Rie- ti, non doversi credere i primi vescovi conosciuti per fondatori de'loro vescova- ti, tranne quelli che certi documenti lo provano. Altra cosa è fondazionedi Chie- sa, ossia di vescovato, col ripartimento e confini della diocesi, colla destinazione del tempio pe' sagri ministri; altra cosa il principio e introduzione della vera re* ligione e del culto del vero Dio in una popolazione. Anche il Santini, Memorie di Tolentino, p. 88, nota non doversi de- durre l'origine de'vescovati dal 1.° vesco- vo che si trova ricordato, quando non si sappia esser egli stato veramente il primo, citando autori che ciò sostengono a van- taggio delle chiese. La loro divisione si VES attribuisce a Papa s. Dionisio del 26 r. Verainenle trovo nel Novaes, Storia d& PonU'fici^ qX\ egli distribuì di nuovo le parrocciiie di Rooia. Ma il vescovo Q^ok- signani,/?^^'^/^ Marsicana, t. 2,p. SSy, dice che le diocesi furono per la prima volta assegnate a ciascun vescovo , nel 266 da Papa s. Dionisio, appoggiando la sua a-sserziune agli scrittori che ricorda. Ed il p. Fantoni, Istoria (V Avignone^ l. 2,^p. 287, racconta col Noguier, che Pa- pa s. Dionisio nel 260 fece l'uni versai di- visione delle diocesi , assegnando a cia- scuno de' vescovati i suoi lioìili, e che al- lora parimente li ricevè il vescovado d'A- vignone, e fu sottoposto alla chiesa d'Ar- les. 11 IN'oguier giustifica il suo dire, col- i' epistola di s. Dionisio a Severo; ma il p. Fantoni narra, che avendo Severo ve* scovo di Cordova, pregato il Papa di pre- scrivergli il modo d'ordinar le parroc- chie di sua chiesa, s. Dionisio gli rispose, che facesse quant'esso avea fatto io Pio- ma, spiegando il modo da lui tenuto. Tut- tavolta non tace, che sulla divisione del- le diocesi de' vescovati non vi è altra me- moria che nel ììbvo DeRomanis Pontifici- bus, di parole brevi e oscure. Hic (Dio- nisio) presbyteris divisisEcclesias^et eoe- meterias,parochiasque,et Dioeceses con- stiluit. Si può vedere il vescovo Marini, Memorie dì s. Barbara^ p. 216. — 11 p. Chardon, Storia de Sagramenti, tratta nel l. 3, lib. 2, cap. i : La distinzione del Vescovato dal Sacerdozio, e la sape- riorità di quello a questo viene da isti- tuzione divina e apostolica. Si risponde ad alcune difficoltà. La superiorità de' P'escovi (F.) sopra i sacerdoti apparisce chiaramente nell'opere de'Padri contem- poranei agli Apostoli, specialmente di s. Ignazio vescovo d'Antiochia e martire, e di s. Clemente I Papa. 111." scrivendo a* magnesiani, fa l'elogio di Damas loro ve- scovo, di Bassa e Apollonio sacerdoti, e di Sozione diacono, poi aggiunge: » 11 ve- scovo essendo nel i." rango tiene il posto di Dio, i sacerdoti rappresentano il se- VE S 8' nato apostolico, e il ministero di Gesù Cristo è commesso a'diacutii che mi sono carissimi". Nell'epistola a que'di Filadel- fia, raccomanda loro che ubbidiscano al vescovo, a'sacerdoli, a'diaconi.In moltis- simi altri luoghi esprime lo stesso, e di- stingue i sagri Ordini {F.) e la loro su- bordinazione. S. Clemente I discepolo del principe degli Apostoli (e 3.° suo succes- sore nella Cattedra di Roina,menUe l'al- tro discepolo s. Ignazio era stato il 2." successore nella Cattedra d'Antiochia) e contemporaneo di s. Ignazio, nella sua i .* lettera a'corinlii parla sovente de' preti, ma prepone loro quelli che governano la Chiesa, ed insegna che i cristiani devono vivere soggetti a'ioro superiori, e onora- re i sacerdoti come si conviene; ove si ve- de la dilfereoza che era tra' sacerdoti ed i vescovi. Altrove egli fa espressa menzio- ne di 3 ordini della gerarchia ecclesiasti- ca, dicendo: « Il supremo sacerdote ha le proprie incombenze, i sacerdoti hanno il posto loro assegnato , e i leviti ancora hanno il loro ministero; i laici devono a- dempiere i loro doveri. Ciascuno di voi, fratelli, ringrazi Dio dello stato, in cui fu posto, procurando di conservar la pro- pria coscienza senza rimorso, e non si sco- sti dalla regola, che seguir dee". Meglio non potevasi distinguere chiaramente i 3 ranghi dell'ecclesiastica gerarchia, fra di loro subordinali, e dal comune de'fe- deli. Anche Tertulliano nel 11 secolo chia- ma il vescovo sommo sacerdote, ed ezian- dio i preti dal principio della Chiesa si appellavano sacerdoti, e in molli concilii si trovano i diaconi indicati col nome di leviti. S. Girolamo adottò la disciplina della Sinagoga (F.), circa il rango de* suoi ministri, nell' epistola ad Evagrio : « E affinchè sappiamo, che le tradizioni apostoliche vengono dall'antico Testa- mento, che i vescovi, i sacerdoti e i dia- coni si attribuiscono nella Chiesa, cioc- ché Aronne , i suoi figli e i leviti erano nel Tempio '. Dunque s. Girolamo era persuaso, che gli Apostoli non senza di^i- 88 VES Da ispirazione avessero nella Chiesa sta- bilito lo stesso ordine de'ministri, cui a- \ea posto Dio nel Tabernacolo e nel Tem- pio. E che non v* ha minor distinzione tra'vescovi, i sacerdoti e i diaconi, di quel- la che passava tra il Sommo Sacerdote, i Sacerdoti ordinari e i Leviti (/''.), i cui doveri, funzioni e prerogative erano in molte cose tanto dilì'erenli. li p. Char- don combalte quindi i nemici della ge- rarchia ecclesiastica, che si sforzano d'im- brogliare con sommo artifizio. Secondo il comando del divin Maestro, dopo la sua risurrezione, gli Apostoli andarono predicando il regno di Dio, e fecero ve- scovi, sacerdoti e diaconi quelli che ave- ■vano provato collo spirito di Dio. Non istabilirono lutto a un tratto e da per tul- io l'ordine gerarchico, ma a misura che la conversione de'popoli lo permetteva, guidati dallo Spinto Santo. Non istabi- lirono subito un vescovo e molti sacer- doti in qualunque città, come ora si fa, ma in alcuna un vescovo, in altra un sa- cerdote o più secondo il bisogno. E' cre- dibile, che ne' luoghi da loro frequentati collocassero sacerdoti semplici, mentre po- tevano supplire essi alle funzioni episco- pali; ma ne'più rimoti stabilissero vesco- vi, ov* essi personalmente non arrivava- no. Così s. Paolo mandò Tito in Creta in qualità di vescovo per consagrar altri \escovi e preti nelle vicine città, a misu- ra che si estendeva la fede. De' vescovi spediti da s. Pietro da lloma, sì ne'luo- chi suburbani, che in molte parti, ne par- lai a'ioro articoli. Quando poi la Chiesa ebbe corpo, gli Apostoli fissarono tre clas- si di gerarchia, acciocché i vescovi faces- sero le loro veci in reggendola dopo la loro morte coll'aiuto de'sacerdoli e dia- coni. Il che avevano fatto prima nella chiesa di Gerusalemme, madre e model- lo di tutte le altre, ov'erano sacerdoti e diaconi, ed ove crearono vescovo il sud- detto s. Giacomo. Altra prova della pre- minenza de'vescovi sopra i sacerdoti, trat- ta da'monuwenti delia primitiva Chiesa VÈS da Eusebio, è che i sacerdoti passavano dal rango loro al vescovato, come supe- riore. Anche s. Sisto 1 e s. Dionisio da sacerdoti furono eletti Papi, nel i Zi e nel 261. Il p. Chardon nel cap. 1 continua la materia stessa, e fa vedere che le Chie- se non furono mai governale da un se- nato di sacerdoti, il quale fosse eguale in podestà al vescovo, esponendo pure leo- pinioni degli scolastici. JNel senato o Pre- shiterìo de' sacerdoti, questi non furono altro che cooperatori destinali ad aiuta- re i vescovi, con dipendenza e inferiori- tà da essi. Gli Apostoli ninna cosa ebbero tanto a cuore, quanto di conformarsi in tutto alle intenzioni del loro divino Mae- stro. Non può negarsi ch'Egli abbia a cia- scun di loro in particolare conferito il potere necessario pel governo della Chie- sa, e per conseguente non si può dubita- re ch'essi non abbiano fatto lo stesso, tra- smettendo la loro podestà non ad un'as- semblea, ma al capo e superiore d' una Chiesa. Innanzi la morte degli Apostoli in ciascuna città v'era un vescovo, che pre- siedeva a tutti gli affari di religione, ed era incaricato di render conto a Dio del- Tanime de' fedeli. S. Giovanni txeW apo- calisse scrive a' vescovi delle sette Chie- se, e li nomina Angeli, per indicare la preminenza loro, alludendoagliAngeli cui commise Dio la cura de'corpi sublunari. Anco gli scrittori ecclesiastici affermano, che alla fine del I secolo e avanti la me- tà del II, le Chiese avevano ciascuna il loro vescovo, e nessuno fa menzione di veruna chiesa governata da un certo nu- mero di sacerdoti indipendenti. In fine ella è cosasi certa, che i più risoluti ne- mici della gerarchia sono costretti a con- fessare , che un secolo e mezzo dopo il f crho Incarna to,eva\\ un ordine distin- to del sacerdozio, e che i vescovi avevano autorità sopra i preti, come sopra il ri- ma nenie del Clero e de Fedeli. Confor- me alla credenza della Chiesa, circa l' i- stituzione divina dell'Episcopato, e la sua superiorità ai Sacerdozio , i vescovi fu- VES fono sempre consagrali con riti, orazioni e ceremouie dilleienti da quelle de' sa- cerdoti. Il p. Chardon ragiona nel cap. 5: Del- la siihor di nazione gerarchica de' vesco- vi. Si ricerca V origine delle metropoli ecclesiastiche, e delle principali dignità della primitiva Chiesa. Gli Apostoli, a' quali successero i vescovi, erano tulli e- guali fra di loro, a riserva di s. Pietro, cui Gesù Cristo avea conceduto il pii- tnato. I loro successori hanno la medesi- ma dignità, e in virtù dell'ordine episco- palegodono delle medesime prerogative. Sono tulli assisi sulla stessa sedia , tulli egualmente principi della Chiesa, e capi della greggia redenta dalsovrano Pastore a prezzo del suo ss. Sangue. Per evitare tuttavia la confusione, che poteva nasce- re nel governo ecclesiastico dell' Episco- pato, se tutti i prelati fossero indipendeo" ti, fu necessario metter fra loro una spe- cie di subordinazione; e siccome doveva- no spesso radunarsi perprovvedereal be- ne generale delle Chiese, ed al particola- re delle loro provincie, cosi era d'uopo, che riconoscessero un superiore , a cui spettasse convocare e presiedere a tali as- semblee, denominale ConcUii o Sinodi (^')> P^*' niantenervi il buon ordine. Co- sì fu, e sebbene innanzi il IV secolo que- sta subordinazione non fosse decretata da leggi, o concilii, salvo il canone 34 degli Apostoli, la cui autorità è dubbiosa, ella si vede tuttavia stabilita da un tacilo con- senso universale, e da una consuetudine generale che tien luogo di legge. Coa- fòrmea quest'antiche consuetudini il con- cilio di Nicea I del 325 regolò i diritti eia estensione della giurisdizione de'prin- cipali vescovi della cristianità, nulla rin- novando e soltanto confermando ciò che osservavasi. Pviconobbe l'autorità di quella del Fescovo di Roma, sui vesco- vi delle sue provincie; quella del vescovo ò' Alessandria , sui vescovi dtìì' Egitto^ della Libia e deWa Pcntapoli j cosi di quello d'Jniiochiaj e che si conservasse- VES % ro alle Chiese i loro priv'Iegi, o le loro preminenze nell'altre provincie, cioè sal- vi i privilegi de' Metropolitani (f^.), di- chiarando che se alcuno veniva promos- so al vescovato senza il consenso del me- tropolilano , non dovesse esser vescovo. Dappoiché ad essi spettava concorrere al- l'elezione e consagrazione de' vescovi del- le loro rispettive Provincie, e quanto al- tro dissi in queir articolo, anche col p. Chardon, e ad Arcivescovo la cui istitu- zione vuoisi apostolica, provandolo le pa- role di s. Paolo a Tito suo discepolo. Seb- bene Metropolitano e Arcivescovo siano sinonimi, non tulli gli arcivescovi sono metropolitani , qualora non abbiano la propria provincia ecclesiastica e sieno sen- za vescovi sulfraganei, e di sopra indicai quelli che al presente ne sono privi. So- vrastano a'metropolitajii i Primati (P^.)j a'quali, pure arcivescovi , sono soggette più provincie ecclesiastiche, colla giuris- dizione riferita a tale articolo e altri a- naloghi. 1 metropolitani ed i primati han- no la propria chiesa denominata /Metro- poli, ed a quelle de' secondi si aggiunge il nome di Primaziale. Quanto all' ^//-i- ca, di cui non poco riparlai nell'articolo Vandali, al tempo di s. Cipriano vesco- vo di Cartagine, fiorilo circa la metà del III secolo, già riconosceva Cartagine per sua metropoli, anzi da lungo tempo, sic- come già esercitata dal predecessore A- gtippino, il quale convocali i vescovi afri- cani fu presidente del concilio. La p.irti- colare prerogativa della chiesa di Carta- gine era, che quantunque le altre pro- vincie della regione avessero ciascuna la loro metropoli, ove risiedevano i gover- natori, nondimeno tutte riconoscevano per comune metropoli Cartagine, ora si- tuala nella reggenza di Tunisi {F.). 1 ve- scovi delle altre città capitali non aveva- no autorità su quelli delle altre, e perfi- no quando in processo di tempo la distan- za de'luoghi, e la moltiplicazione de've- scovati gli obbligò a coustituire in ciascu- na provincia uu primate, che presiedes- 90 V E S se all'adunanze de* vescovi comprovincia. ]i, (|uesta prennìnenza non fu data, come altrove, alla sedia della città capitale del- la provincia, ma al vescovo più anziano del paese, il quale usava della sua auto- rità con subordinazione al vescovo di Car- tagine , eh* era perciò in alcun modo il solo metropolitano di tutta l'Africa. Es- sendo insorto dubbio circa il luogo ove dovessero custodirsi i registri della pro- "vincia, venne con un canone decretato, di pieno consenso de* vescovi sottoscritti, che la Matricola (P^.) e gli Archivi del- la iVumidia si conservino nella chiesa del 1° vescovato e nella metropoli, cioè Co- stantina. Questa prima sedia era quella di primate di Numidia, odel vescovo an- ziano (il quale modestamente intitolava- si il primo j ed in Ilalia la preminenza goduta da s. Eusebio vescovo di F'erceUif come rimarcai in quell'articolo, appunto derivò specialmente dalla sua anzianità tra gli altri vescovi della provincia), e la metropoli era la capitale residenza de'go- vernatori civili, il cui vescovo non avea distinzione sopra gli altri, quantunque si giudicasse spediente farlodepositario de- gli archivi, perchè forse stavano colà più sicuri, che non appresso il primate, la cui residenza era talvolta un borgo aperto senza mura di cinta. Qui il p. Bernardo da Venezia, traduttore e annotatore del p. Chardon, dichiara non comprendere, come dal mentovato canone l'autore ri> cavi, che il vescovo di Cartagine fosse il solo metropolitano di tutte le provincie africiine. Forse, soggiunge, si fonda sulla distinzione, che fanno i vescovi tra lai." sedia e la sedia della città metropoli. Que- sti primati, o primi vescovi di ciascuna provincia africana non furono istituiti che dopo s. Cipriano, quando si divise l'Africa in 6 provincie , poiché innanzi l'impero di Costantino I non se ne vede traccia nelle memorie ecclesiastiche,e tut» ti i vescovi erano immediatamente sog- getti aquellodi Cartagine. Solamente do- po la moltiplicazione de' vescovati e de* VES vescovi, ne'luoghi troppo distanti do Car- tagine fu ciò stabilito pel sollecito disbri- go degl'interessi ecclesiastici, e perchè le chiese non rimanessero vacanti lungo tem- po, se fosse stato d'uopo attendere gli or- dini o la presenza del vescovo di Carta- gine per consagrare i vescovi. Perciò questo vescovo, da metronolitano ch'egli era, divenne quel che dicesi primate , e perlai modo forse le sedie d'Alessandria e d'Antiochia divennero patriarcali, essen- dosi da queste chiese matrici sparsa la fede nelle vicine provincie, ove furono manda- ti a principio semplici vescovi, a'quali poi si dovette preporre capi o metropolita- ni, che restassero dipendenti da queste primarie sedi. Ma il particolare delle chiese africane , è che i capi de* vescovi comprovinciali erano i vescovi più anzia- ni ; laddove nell'altre parti della cristia- nità, la dignità di primate o metropoli- tano fu annessa alla città capitale della provincia giusta l'ordine del governo ci- vile. Fu in questo dunque singolare l'uso delle chiese africane, perchè da per tut- to altrove le città capitali erano le sedi de' primi vescovi, e sembra che gli Apo- stoli abbiano avuto mira di adattare lo stato delle Chiese a quello dell' impero romano, ripartito in provincie sotto il go- verno d'un magistrato, che dalla dignità delle Provincie sortiva il nome, e risiede- va nella città capitale, che perciò chia- ma vasi Città Madre o Metropoli. Que- sta loro intenzione si scorge da ir£)9/5/o- /edis. Paolo, che sono dirette tuttea chie- se metropolitane, o a' vescovi che le reg- gevano , tranne forse quella a' filippesi. Sebbene gli Apostoli nonabbiano con ap- posite leggi stabilito per capo della pro- vincia il vescovo della metropoli, ebbero tuttavia intenzione che così si facesse, di che grandi ragioni avevano; poiché per quanto confidassero in Dio, e da lui uni- camente attendessero l'esito felice de' lo- ro travagli, non trascuravano tuttavia i mezzi umani loro somministrati dalla di- vina Provvidenza per dislcodere il Vaa- V ES gdo, e perlascrare alleChie«e dopo la lo- ro morte la miglior forma di governo e di disciplina. Ora niuna era migliore che il fissare le principali sedi de' vescovati nelle città capitali, donde la fede poteva piùfacilmentepassarealle altre, e poteva- no i vescovi di queAtesedi primarie più a- gevolmenle vegliare sul procedere de'lo- ro colleghi nell'Episcopato, e correggere i nascenti abusi delle provincie, usando i popoli di portarsi in folla alle città capi- tali, ove i governatori rendevano giusti- zia a' ricorrenti. Verso la metà del IV secolo il concilio d'Antiochia represse al- cuni vescovi che affettavano indipenden- za, sul pretesto che le loro chiese erano state fondate dagli Apostoli, invitandoli a riconoscere per superiore il metropoli- tano, giusta 1' antichissima regola, pro- babilmente accennando al canone apo- stolico che lo prescrive ; e nel declinar di detto secolo, il concilio di Torino giu- dicò lo stesso nelle dispute sul primato tra' vescovi d' Arles e di Vienna. Sulla origine delle metropolitane, seguendo al- tro sistema, dottamente ragionò anQ»)ra il Maffei, Verona illustrata, t. 2» p. 478 e seg. Egli dice: La necessità che negli antichi tempi si avesse in ogni par- te chi ordinasse i vescovi, o la loro ordi- nazione approvasse, e chi radunasse i Sinodi provinciali, costrinse a distribui- re i paesi cristiani in ecclesiastiche pro- vincie, e ad istituire io esse metropoliti; quindi si diramò la sagra gerarchia, san- tamente fondala e promossa, tanto neces- saria al buon ordine; ma troppo acerba- mente talvolta si dispulò di preminenze. Diffuso il cristianesimo, il nome di Me- tropoli poco si usò più in altro senso, che neir ecclesiastico, V indagar la cui origi- ne però divise in varie sentenze, sul tem- po del principio di ciascuna ; poiché al- tri volle, a norma del civil governo ro- mano, esser dagli Apostoli state fondate le principali chiese; altri che si ebbe ri- guardo piuttosto alla grandezza e fre- quenza delle città; altri, che alla dignità V ES 91 di melropoH goduta dalle cillà nel civile. Si credè scelte quelle dagli Apostoli, ove dimorava nìaggior quantità di giudei, e dove i \oi'o Si ne dr a {^f^ .) provinciali con giurisdizione erano stabiliti ; echi penso, essersi bensì seguita la forma della repub- blica giudaica, ma colla considerazione delle sinagoghe e de'Ioro capi. Non man- ^ co chi sosteime derivate V ecclesiastiche metropoli, posteriori a' tempi apostolici, per opera de' concihi, de* Papi, degl'im- peratori. Opinioni tutte, secondo Maffei, che in parte patiscono eccezione, rilevan- do che in Africa col modesto nooìe di primo era metropolita nelle provincie il vescovo anziano d' ordinazione, per cui sovente il più vecchio nella dignità risie- deva in un borgo, luogo del suo vescova- to. A lui ripugna, che per metropoli ci- vili sieno state riguardate l'ecclesiasti- che, mentre in vece con esso dissi a Ve- BONA, 1* instabile residenza de'presidi ro- mani nelle metropoli geografiche. Vuole stabilire origine più sublime al primato delle Chiese, che nacque dall'averle fon- date alcuno degli Apostoli, e dall'averle colla sua voce, co'suoi scritti, e col suo martirio autorizzate e consagrale. Perciò sopra tutte primeggiò sempre la Roma- na, quale dal capo degli Apostoli e dal collega suo dispose la Provvidenza che fosse eretta : il Primato della Sede apo- stolica derivò dal merito di s. Pietro principe della corona episcopale. Di se- condario primato o di metropolitana di- gnità non si parlò per lungo tempo, ed il p. Bacchini, quanto all'Italia, sostiene che in tutti i tre primi secoli in essa non furono metropoliti, bensì nel IV trion- fando la fede, si cominciò l' uso, unifor- mandosi in parte ne' gradi supremi l'ec- clesiastico governo al civile, taluno ne ap- parve. Non fu per tal motivo che s. Ata- nasio, nominando tra* legali del sinodo di Sardica il vescovo di Capua, questa chiamò metropoli della Campania, per- chè l'intese per geografica e regionaria, non ecclesiastica, ne romana. A'tempi di gì VES s. Ambrogio vescovo di Milano trovasi la grande giurisdizione da lui esercitata, pel sommo credito clie godeva, e pel suo operare Milano fece la i.* figura nella ci vii diocesi d'Italia, onde Verona ancora lo riconobbe pel suo primate. Egregia- mente scrisse Domenico Giorgi, De an- tiqidtate Ilaliae Metropolibus^exercila- tio historica, Romae 1722. Il Bercaslel nella Storia del Cristianesimo ^ e THen- lioQ nella Storia universale della Chie- sa^ parlando delle grandi sedi episcopa- li, secondo la divisióne delle provincie ec- clesiastiche nel concilia di Nicea, regola- ta colla norma di quella delle provincie dell' impero, dichiarano. Dopo la giuris- dizione universale del vescovo di Ro- iiiGf nella sua qualifica di Succesiore di s. Pietro e di Vicario di Gesù Cristo, si vede venir quella ò.' Alessandria eà' An- tiochia su parecchie provincie; quella d* Alessandria, come conferita a questa chiesa da s. Pietro, che la fondò nella per- sona di s. Marco; e quella d' Antiochia derivata dalla slessa sorgente, vale a di- re dalla cattedra di Pietro, ch'era stata stabilita in quella città prima eh' egli la trasferisse a Roma colla supremazia del- l' apostolato. Altri prelati delle prima- rie città dell'impero godevano eglino pu- re di straordinari privilegi. Ve n'ebbero 3 che furono dopo nominati esarcbi, cioè il vescovo d'Efeso^ città capitale dell'^- sia, propriamente detta, il vescovo di Cesarea'm Cappadocia.e quello di Era- cleam Tracia. Anche il vescovo di Car- tagine avea una grande autorità su tutte le provincie dell' Africa. Quanto alla chiesa di Roma, se la vediamo paragona- la a qualcuna delle precedenti chiese, es- sa lo è solamente sotto certi rispetti, va- le a dire nel riguardarne semplicemente il capo, sia come vescovo, sia come me- tropolitano, sia come primate o patriar- ca. Tutto il paragone che viene qui isti- tuito tra la dipendenza delle chiese d'I- talia dette suburbane, come di città sot- tomesse alla giarisdizioue dcPrefcUi del VES Pretorio di Roma, e quella delle chiese soggette al vescovo d' Alessandria, con- viene al Sommo Pontefice nella sola par- ticolare sua qualità di patriarca d'Occi- dente, senza verun pregiudizio a quello di capo della Chiesa universale, troppo bene stabilita in tutti i secoli precedenti perchè i Padri di Nicea trovassero che fosse necessario il parlarne; tanto più che non entravano in questo argomento se non per sostenere l'autorità del vescovo d'Alessandria contro i tentativi de'mele- ziani. Circa alla chiesa di Gerusalemme ^ nomala ancor Elia, e poco considerabile fuorché per rappresentare l'antica ch'e- ra stata onorata dalla presenza del Figlio di Dio, i Padri giudicarono opportuno il decorarla del titolo di chiesa patriar- cale e il concedere al vescovo di essa una presidenza d'onore, senza pregiudizio nondimeno ai duini del vescovo di Cesa- rea che n'era il ujelropolitano. Conviene ancor qui ripetere alcune parole sull'ap- parente inferiorità di Gerusalemme e di Antiochia, a confronto di Cesarea e di A- lessandria, sebbene ad esse maggiori per memorie e avvenimenti ecclesiastici. Tut- ti quelli che comunemente sostengono, nello stabilimento e preminenza de' ve- scovati, aver la disciplina ecclesiastica se- guito in ciò il governo temporale dell'im- pero romano, onde nelle città ove risie- deva alcun magistrato politico costituì la sede de' vescovati, le cui diocesi si sten- devano per quel tratto che dipendevano dalla giurisdizione del magistrato laico; e come i magistrali subalterni soggiace- vano al magistrato superiore di tutta una provincia, così i vescovi di quelle me- desime città erano subordinati al vesco- vo della città capitale, residenza del pre- side, del pro-pretore, del pretore, o del proconsole; ilqual vescovo era dello me- tropolitano, come la città capitale porta- va la qualifica di metropoli civile. E seb- bene la chiesa di Gerusalemme fu la pri- ma nel tempo dell' istituzione^ e per la nobiltà de' a>isleri dell' umana redcnzio- VES ne ivi consumala pareva ragionevolmen- te preferibile a tutte l'altre d'oriente, lut- lavolta perchè la città ili Cesarea era sta* ta da' romani costituita metropoli della provincia di Palestina^óa essa dipende- va la chiesa di Gerusalemme, perchè nel* la città di Cesarea era stata stabilita la sede metropolitica della Palestina. Ciò non fu ordinato nel concilio Niceno, ma statuito e osservalo fin dal principio del- la Chiesa cristiana, come osserva \\ Ba- ronio. Quanto poi alla discorsa Antio- chia, capo della Siria, il cui proconsole a- vanzava in isplendore l'altre magistratu- re dell' oriente, di questo fu la sua chie- sa patriarcale; ma non ostante che fosse istituita da s. Pietro prima ancora ch'e- gli mandasse s. Marco a fondar la chiesa d* Alessandria, conlullociò quest' ultima fu preferita nella dignità all'Antiochena, perchè la prefettura d' Alessatjdria capi- tale dell' Egitto, fu sopra tutte nobilita- ta da Augusto, denominandola col suo nome Augustale o Augustamnica. Non ostante, non sempre il rango gerarchico de' vescovati ha seguito l'ordine ci vile nel- le città, ma solamente quando conobbe concorrervi il bene comune della Chiesa. A* tempi apostolici furono riconosciute per primarie sedi Roma, Alessandria, Anliochia^'m seguito qualificate patriar- cali, quando principiò ad usarsi il nome di patriarca per denotare que'vescovi che aveano giurisdizione non solo in una par- ticolare diocesi o provincia ecclesiastica, ma in una vasta regione composta di più Provincie. A* tre detti patriarcali, nell'e- poche narrale a' loro articoli, più lardi furono aggiunti quelli di Costantinopoli e di Gerusalenime^ la s. Seàt però pro- priamente non li riconobbe solennemen- te che nel concilio generale di Laterano IV nel 12 1 5. Al patriarcato Romano fu* rono soggette r/f«/z,2, la Gallia,\a Spa- gna, la Sardegna, la Sicilia^ la Corsi- ca, Vllliria orientale e occidentale, la Bretagna, V Africa, la Mauritiana Tin- gitana, Cesar iense, Sitifense, Tripoli' VES 93 tana, e la Niimidia. Furono soggette al patriarcato Alessandrino V Egitto, la Li- bia e la Pentapoli. Appartennero all'An- tiocheno la Siria, la Cilicia, VOsroena, la Mesopotamia, la Fenicia^ V Arabia, la Palestina e Cipro, il quale fu poi fatto indipendente, e smembrata pure la Palestina. Il patriarcato Costantinopoli' tano estese la sua giurisdizione sino alle rive del Danubio, nella Tracia, nell*^- sia Minore e nel Ponto. Quello Gero- solimitano ebbe l'intera Palestina, cioè la Palesiinai.'e la Palestina 2.^, già ap- partenente all'Antiocheno, e la Palesti' na 3. "già dell'Alessandrino, su di che i geografi non sono d'accordo, laonde me- glio è vedere i loro articoli quanto alla parte che si attribuì all' Alessandrino. Dovrò riparlare de'patriarcati e loro Pro- vincie ecclesiastiche. Il Zaccaria, Anti- Febhronio o apologia del Primato del Papa, t. 2, p. 1 54, tratta nel cap. 7 : Bre» ve istoria dell' autorità Pontificia nel- V erezione de vescovadi e degli arcive- scovadi. Prova che a' romani Pontefici si dee l'erezione di tutti i vescovadi e ar- civescovadi dell' Occidente ne' paesi, a' quali la cristiana fede fu primamente an- nunzia ta. 11 diritto di tali erezioni è patriar- cale, e da'patriarchi fu esercitalo nell'O- riente, senza che il Papa turbasse mai su ciò la loro giurisdizione. Papa s. Innocen- zo 1 del 4o^ oeir epistola a Decenzio ve- scovo di Gubbio, dichiarò che dal solo apostolo Pietro o da'di lui successori, non che tutta l' Italia, ma le Gallie, la Spa- gna, l'Africa, la Sicilia e l'interposte iso- le devono riconoscer le loro chiese e i primi loro vescovi. Le metropoli ancora, quasi tutte, fuori d'alcune di Spagna, so- no state anchedi poi istituite da'Papi nel- le già cristiane regioni; nou così i vesco- vadi. Questi da' primi tempi del cristia-, nesimo fino a s. Bonifacio legato nella Germania, dipendevano nell'erezione da* vescovi, o da' sinodi, benché non da per, tutto fu tolta di mezzo 1' autorità della s. Sede; ma da s. Bonifacio fino a Papa 94 VES s. Gregorio VH, ed a* nostri giorni Iro- ^ansi devoluti al Papa, secondo lo stabili- luento di quel gran propugnatore dell'au- torità ponlificia, ordinando e decretan- do, che al solo Papa è lecito, secondo il bisogno e le circostanze de' tempi, con- gregar nuove Picvit Cioè far nuove sedi ifescovili, istituir nuovi vescovadi o divi- derli. Il cardinal De Luca, // Fescovo pratico^ ragiona nel cap. 4' Dell* ere- zione de' nuovi vescovati, e delle unio- nìy o divisioni o soppressioni degli an- tichi. Al Papa spella d' erigere le cat- tedrali e le metropolitane, e dividere i lerritorii. Tornando al p. Cliardon, egli discorre nel cap. 6: De* principali Ve- scovi che ressero le chiese orientali, de* Patriarchi, Esarchi, Cattolici ec. Es- sendosi la maggior parte delle chiese mol- lo dilatate per la conversione de' gentili, che verso la fine del III secolo e al prin- cipio del IV accorsero in folla ad abbrac- ciare il cristianesimo, i vescovi delle pri- marie sedi, che per lungo tempo aveva- no rette le chiese dipendenti in qualità di metropolitani, si videro obbligali a crearne degli altri ne' paesi più remoti dalla loro residenza, acciocché vi si potes- sero tenere i concilii provinciali, e rego- larvi l'amministrazione delle cose eccle- siastiche, senza che si dovessero chiama- re i vescovi troppo discosti, ed obbligati perciò a lunghi viaggi. Quindi si formaro- no le dignità de* patriarchi, esarchi ec, essendosi alcuni di que' vescovi delle pri- marie sedi riservato il diritto di appella- zione sopra i metropolitani, da loro o da' predecessori creati nelle provincie, le quali prima erano soggette a loro imme- diatamente insieme alle chiese stabilite* "vi, ch'erano in piccol numero ne'primi secoli. Tutte le chiese cristiane orientali erano governate in tal modo al comin- ciar del IV secolo. Erano divise in 5 par- li, che si chiamavano diocesi, ciascuna delle quali conteneva più provincie; a- \evano i loro metropolitani, i quali rico- noscevano per superiore un altro vesco- VES vo, cioè quello che occupava la i.* sedia e chiaraavasi o Arcivescovo, o Patriar- cato Esarca, o il Vescovo soprintenden- te alla diocesi. Nell'impero d'Oriente tro- va vansi le seguenti diocesi. La i ."era quel- la d'Egitto,\a cui capitale era Alessandria. La 2.* era quella d'One/iie, propriamen- te detta, che conteneva varie provincie confinanti colla Persia, come la Siria, la Mesopotamia, 1' Osroena ; e queste rico- noscevano per capo il vescovo d' Antio- chia. La 3." era quella d'Asia, di cui E- feso era la capitale e si stendeva in tulle le provincie meridionali, che dopo si dis- sero 1' Asia minore sino alla Cilicia, che faceva parte della diocesi d' Oriente (gli antichi presero il nome d'Asia in 3 sensi. Alle volte significò la parte del mondo omonima ; altre quella porzione che si e- stende dall'Arcipelago fino alla Siria, al- l'Armenia, al monte Tauro; ed altre infi- ne denotava una provincia particolare, in cui i greci aveano fondato colonie, a- venti per principali città Efeso, Smirne, Mileto ec, da* greci jonii fu detta Ionia indi Asia). La 4-°tIiocesi era quella di Ponto, composta delle rimanenti pro- vincie dell'Asia minore, cioè le setten- trionali, con Cesarea di Cappadocia per capitale.La S.'* finalmente era quella del- la Tracia, la cui principal sede era E- raclea, prima che Costantino I stabilisse la capitale dell' impero in Bisanzio, per lui della Costantinopoli (nell'articolo O- RiENTE, parlando della Chiesa orientale e dell'occidentale, dissi che ambe compren- devano ciascuna sei diocesi, ma erronea- mente quanto all' orientale che ne ha cinque, le riferite di sopra, e cinque pu- re nel ricordato articolo veramente enu- merai, così non corrispondendo alle sei con fallo altrui, ed allora da me non co- nosciuto, enunciale). Questi capi di dio- cesi ordinavano i metropolitani, e giudi- cavano le cause delle provincie a loro ap- pellate specialmente contro iloro metro- politi. Tale era lo stalo delle chiese orien- tali e la forma del loro governo, due Sfj- VES li essendo Palrinrchi (f^.),\\ veicovoA- lessaiidrino dell' Africa, e il vescovo An- tiocheno dell' Asia. Primo di (ulti era ed è, qual Patriarca de Patriarchi^ il Papa patriarca d' occidente ossia d'Eu- ropa. Ma per onorare la città di Coslan- linopoli, eli' era divenuta capitale del- l' impero, il i." suo concilio generale del 38 1, non solo esentò il suo vescovo dalla dipendenza di quello d' Eraclea in Tra- cia, di cui era sulfraganeo, ma gli die* ancora una specie di preminenza su tutti gli altri vescovi d' Oriente. >» Abbia l'o- nore del primato, dopo il vescovo di Ro- ma, perchè questa città è una novella Ro- ma". Laonde il vescovo di Costantinopo- li prese il titolo di patriarca e la corri- spondente autorità, che giammai i Papi riconobbero, fino a Innocenzo 111 e per privilegio. I vescovi di Gerusalemme, per le prerogative di quella memorabile cit- tà, aveano agognato il titolo di patriar- ca e l'autorità a danno di Cesarea, e eoo disapprovazione pontifìcia Taveano otte- nuto in diversi concilii, finché fu ricono- sciuto in quello generale di Costantino- poli nel 553. Per tale nuovo patriarcato gerosolimitano, restò pure diminuita la giurisdizione di quello d' Antiochia, il quale altro pregiudizio ricevè per la pri- mazia accordata al metropolitano di Ci- pro, la cui provincia fu sottratta dalla sua dipendenza, pel pretesto che le di lei chie- se erano state fondate da s. Barnaba a- postolo. La giurisdizione e la residenza del patriarca latino di Gerusalemme fu ripristinata nel i 847, sebbene trovasi nel- r impero di Turchìa (^.), ove sono pu- re altri patriarchi residenziali e con giu- risdizioni, di rito orientale e nazionali. Dopo che ad Antiochia fu ristretta la po- destà de'suoi vescovi, tuttavia dilatò al- trove la sua giurisdizione per mezzo de' predicatori evangelici che mandò per l'O- riente, e di là da'confini dell'impero ro- mano. Questi santi uomini fecero gran progressi, come nella Persia ove pian- tarono piìi chiese, il cui governo fu atfi- VES 95? dato ad un vescovo che nvea autorità «^o- pra lutti gli altri della Persia e dell'Ar- menia; egli poi era ordinato dal piìtriar- ca antiocheno, acui viveva soggetto. Pre- se il nomedi C/7/fo//co, forse per la vastità, della sua diocesi e giurisdizione, alla qua- le soggiacevano i metropolitani e i vesco- vi semplici di que'vasti paesi. Di quegli Cattolici n'ebbero pure gli Armeni^ i Ne» storiani/ì Giacobiti (F^.), ec, ed assun- sero il titolo e le prerogative de'patriarchi, e si ponno considerare come un grado particolare della gerarchia ecclesiastica orientale. Tra loro si computò quello di Russia ( ^.),che egualmente prese il titolo di patriarca e si sottrasse dall'ubbidien- za di quello di Costantinopoli, finché lo czar Pietro I glielo tolse. Gli altri Patriar- chi d'Oriente e d'Occidente, istituiti ia progresso di tempo, di favore e di privi- legio, li enumerai in quell'articolo e de- scrissi a' propri. Nola il Maffei, che per lo scisma de' Tre Capitoli f/^.j, insorto dopo il 544 circa, venendo rimprovera- to agli scismatici la loro separazione dalle chiese patriarcali d'Oriente, e da quella di Pvoma, ch'era sola di tal dignità in Occi- dente, per non parer privi dell' autorità d'un tal nome i vescovi della fazione.e per mostrare d' aver capo anch' essa di su- prema giurisdizione,chiaraarono/7^/r/<7r- ca il vescovo d' Àquileia,iìlo\o cUe allo- ra non aveano che il Papa in Occidente, e i 4 nominali prelati nell'Oriente. Non fa caso, soggiunge, che Cassiodoro attri- buì tal nome a'semplici vescovi, essendo ciò nato, non già dall'uso che avessero i goti di chiamar patriarchi i vescovi d'I- talia, come scrisse il chiarissimo De Mar- ca (anche l'ab. Cappelletti, Le Chiese d'Italiani. 8, p. 3g, narrando che Mace- donio| divenuto nel 539 Vescovo d'A- qoileia, chiamò Massimiano arcivescovo (\\Kiì\'cmìa patriarcha. « Nelle quali pa- role si noti il titolo di patriarca aver già cominciato ad usarsi e ad attribuirsi, se- condo l'uso de'goti, a quelle sedi eziandio, che mai non furono patriarcali; siccome 96 VES lo si trova alhibuito, intorno a questi medesiwi tempi, ad uu Lorenzo vescovo di Milano, per lettera del re Childeber- loìi ad Laurentium patriarcìiam Me- diolanensem^ presso il Du Cfiesne e il Ruinart". Indi a p. 49 » «ferisce che nel SSj^ successo a Macedonio, al cui tempo cominciò il detto scisma, il ve- scovo Paolo « fu il primo ad appro- priarsi il titolo di patriarca, non già per- chè con esso credesse di accrescere la propria autorità, ma perchè l'uso de'go- ti portava, che così i metropolitani si no- minassero. Ed è soltanto per questo, che anco il nostro antico cronista Andrea Dan- dolo i^om'moWo patriarca j e. si ponno ve- dere su ciò altri esempi presso gli scrit- tori che ne parlarono. A torto dunque ad'ermano taluni, essere stato il primo ad assumere questo titolo Elia del Sy i ), ma bensì da enfasi retlorica di quello scrit- tore, per cui chiamò parimente P^escovo de* Patriarchi il Somuio Pontefice. Tra gli scrittori, il i." in cui si trovi dato a' vescovi d' Aquileia il nome di patriarca è Paolo Diacono. 11 monaco di s. Gallo, che poco dopo scrisse la vita di Carlo Magno, dice che tal vocabolo era moder- no. Terminato poi lo scisma, nell'accet- lare anche Aquileia il concilio V gene- rale, e nel sotloporsi di nuovo alla Sede Apostolica, restò ap[)rovato e consolida- to il titolo di patriarca dopo la metà del VII secolo, e tanto più, che non pretese per questo d'averne il gius, uè di sovra- stare a metropolitano alcuno. Anzi tal nome si raddoppiò, venendo parimente conceduto al vescovo di Grado, già se- de di quelli d' Aquileia, il che appunto die* origine alla scissura con eleggersi due vescovi, ambi col nome di patriarca, l'uno di Grado, col favore dell'esarca di llavenna e de' greci, l'altro in Aquileia con l'appoggio de' longobardi. Dipoi quello di Grado si trasfuse nel vescovo di Venezia, e l'altro d'Aquileia venne sop- presso in tempo del cardinal Delfino, che fatto arcivescovo d' Udine (/^.), ultima VES residenza de*patriarchi aquileiesi, finche visse gli furono conservati il titolo e le prerogative di patriarca. Poi, oltre i pa- triarchi di giurisdizione sì in Oriente che in Occidente, cattolici, ed eterodossi o scismatici, cominciarono i titolari in par- tibus, i cattolici essendo soggetti al Papa, che nomina o approva anche ì patriar- chi orientali e conferisce loro il pallio ; al suo articolo avendo notato, che alcu- ni vescovi talvolta assunsero le qualità di patriarchi, che la s. Sede eresse il titolo di patriarca dell' Indie occidentali (es- sendolo da'27 settembre 1 852 uig.*^ Tom maso Iglesias-y-Barcones, di Viilafranca diVierzo, promosso dal vescovato di Mon- donedo), quello di Lisbona per V Indie portoghesi, e riportai diversi esempi de' titoli di patriarchi inpartibus conserva- li 0 conferiti a' vescovi residenziali e di giurisdizione, ed anche negalo. Il cardi- nal De Luca,cap. 36 : Del MelropoUla' no, e degli altri superiori del f^escovo, e particolarmente delle sagre Congre- gazioni cardinalizie j' cominciando da' patriarchi, primati, legati e metropoli- tani, ed altri superiori de' vescovi, dichia- ra.»» Ancorché sopra il vescovo, avanti che si giunga al Papa, il quale è il vescovo sovrano e il Vescovo de Vescovi {zx^ò^Q che l'autore colla parola sovrano non ab- bia inteso alludere al suo principato tem- porale; poiché a suo tempo molli vesco- vi ed abbati nullius e altri prelati erano potenti sovrani, ma in senso che il gover- no ecclesiastico è assolutamente monar- chico, per tale riconosciuto da tutte le Chiese e dalla tradizione, onde il suo ca- po il Papa è un vero monarca; ed il tem- peramento della monarchia coli* aristo- crazia non può entrare nella forma es- senziale del governo ecclesiastico. Si può vedere il p. Cappellari, // Trionfo della s. Sedej ed il vescovo di Dardania do- menicano Nicola Coeifettfui, ne'lre libri apologetici per la difesa della Monarchia della Chiesa Romana, controia Repub- blica eccle&iaslica di Marc'Autonio De Do- V ES minis arcivescovo di Spalatro, la quale opera fu biuciata in Pioma, ed èluUora condannala. La memorala che l'impu- gnò è intitolala: Pro sacra Monarchia Ecclesiae Calholicae^ achersus Renipu- blicain RI. A. De Z)o//imù,Parisiisi62 3), olire il melropolitano, vi siano il prima- te e il patriarca; nondimeno per quel che spella all'Italia, della quale si parla, non vi è alcun patriarca, mentre questa di- gnità del paltiarcalo d'occidente va uni- ta col soaimo pontificato, ne vi è pricua- te, poiché sebbene l'arcivescovo di Pisa usa questo titolo di priniate della Corsi- sica, tullavia in fatti è un metropolitano COSI chiamato per esser solo ( 1' arcive- scovo di Cagliari s* intitola priaiate di Sardegna e Corsica j ed il patriarca di Venezia % intitola primate della Dalmazia ). E T islesso cammina iu alcuni metropolitani, li quali abbiano il titolo di patriarchi, imperocché ec- cetto i 4> cioè il Costanlinopolilauo, l'A- lessandrino, 1' Antiocheno, ed il Gero- solimitano, li quali sono i veri ed i pro- pri patriaichi, negli altri è un titolo o- iioiifìco, piofittevoie però a certi effet- ti ". Che però i superiori de' vescovi nel- l'Italia sono: il metropolitano; il Le- gato aposloUcOy iu que'paesi ne'quali si trovi; ed il Papa, in vece del quale eser- citano la sua giurisdizione nella Corte e Curia Rotuaua VJJditore della canic- rrt^qual giudice ordinario dell'appellazio- ni da'vescovi e arci vescovi,ed ancoda'nun- zi o legati apostolici, non che le sagre Co/z- gr e g azioni cardinalizie, quandoal Pa- pa non piaccia con ispecial Coniniissio^ ìie(F.) deputare altro giudice o tribu- nale. 11 raelropolilauofa due figure e rap- presenta due persone, cioè di vescovo nel suo vescovato, e di metropolitano ossia di superiore e giudice de'vescovi compre- si nella sua provincia, e per questo egli chiamasi arcivescovo, ed i vescovi si di- cono suffragauei. Sono eccettuali que' ve- scovi che per privilegio della s. Sede so- no esenti da tale giuiisdìzioiie; siccome VOL. xcv. V K S 97 immediatamente soggetti alla stessa Se- de apostolica , e questi vescovati escuti appartengono alla provincia del Papa e di Roina^ nel fine del quale articolo li re- gistrai. Qui noterò, che dopo la pubbli- cazione di quell'articolo, il Papa regnan- te pel concordato colla Spagna tolse l'esefizione a' vescovati di Leon e di O- viedo, il che pur notai nel voi. LXVII, p. 269. Benché la s. Sede talvolta depu- ti il melropolitano della provincia, a cui il vescovo esente appartiene geografica- mente, per giudice e superiore dell'esen- te nel caso dtW appellazioni (P •) o de' ricorsi, acciò stante la lontananza delia Curia romana si possa più prontamente riparare agli aggravi, e le parti non ri- cevano maggior incomodo e dispendio. In tali casi non si considera dall' esente come proprio melropolitano, ma qual de- legato apostolico particolare e accidenta- le ad arbitrio del Papa; il quale inoltre alle volle depula il suo Nunzio aposto- lico (V.), ovvero un altro vescovo o ar- civescovo. Che però ordinariamente que- sti vescovi per ordine gerarchico vanno colla riga de'medesimi arcivescovi nella soggezione al Papa ed a' suoi tribunali, oppure al legalo apostolico. Segue il De Luca a ragionare della podestà de* me- tropolitani co'sulfraganeì, delle cause di I.' istanza da conoscersi dall'ordinario, delle controversie tra il metropolitano e i suffragauei, e delle provvisioni genera- li nell'appellazioni , iu che possa il me- tropolitano procedere nel castigo contro i sufiraganei e loro ufBziali.I legali ed i nun- zi apostolici hanno giurisdizione anco so- pra gli arcivescovi e sui vescovi esenti, co- me rappresentanti del Papa. Ma della Ge- rarchia ecclesiasticayO\\.VQ^ì scrittori ri- portali a quell'articolo, aggiungerò: Ce- nedetloBacchini, Deecclesiastìcae Hie- rarchiae originibuSy Mutinae lyoS. E- manuele Domodossola,^/)^//^ Chieda in generale f e della Gerarchia ecclesia' stica, Roma 1788. Pietro Castellano, Po- lignesia ovvero origini e vicende della 7 ^8 V E S Ecclciì astica Gerarchia, Roma i853. Alessandro Tuirecremala, De fulgenti radhio Hierarchiac Ecclesiae imlilari' tis, Ron)aei588. 11 INarcli, che mollo ne ragiona, dice che Ire sono gli ordini del- l'ecclesiastica gerarchia: il purgativo, cioè de' Diaconij VilluminnlivOy cioè de' Preti j il perfettivo^ cioè de'/ (P5Cot'z, co- me vedesi anche neir opera antichissi- ma, De Ecclesiastica Ilierarchia. W ve- scovo Sa nielli, Lettere ecclesiastiche, t. IO, leti/ 56 : Della GerarcJiia Eccle- siasticaj spiega il vocabolo, secondo la greca etimologia, Sacer Principatiis, e in questo nome di principato due cose s'intendono, il principe e la raollitudine adunata sotto il principe. Questa gerar- chia è di due maniere, celeste e terrestre, una angelica, espressa dal Coro degli Angeli i^y.); l'altra ecclesiastica rappre- sentata AoXPapa, f\A' Cardinali, òn' Pa- triarchi, òdi* Primati, cWIÌJctropolitani, dagli Arcivescovi, da' /^(p.«^cot'i, dagli Ab- bati mitrali e altri Prelati e Dignità, da* Sacerdoti, Diaconi, Suddiaconi [E.) ec. Imperocché Gesù Cristo istituì la sua Chiesa a modo della gerarchia celeste, e fece tutti gli Apostoli Gerarchi, da s. Gi- rolamo chiamati Principi di Cristo,\iion- de da s, Ilario furono appellati i vescovi Principi del popolo, (\ua\\ successori de- gli Apostoli. Neil' VI 11 concilio generale, celebrato neH'BGg, Melrofune arcivesco- vo di Smirne chiamò Nettario, Ambro- gio e Niceforo nieuwrabUi Gerarchi: nella IO." Sessione, il no me, l'onore e il ri- Io gerarchico degli Angeli del cielo fu appropriato a* vescovi della Chiesa di Dio. Il concilio di Trento determinò nel- la sess. 23,can. 6 : ^9/ qiiis dixerit in Ec- clesia Calholica non esse Ilierarchiarn divina ordinatione insti tutani, quae con- stat ex Episcopis, Presbylcris, et Mi- nistris, analhemasit. Il Sommo Gerar- ca è Gesti Cristo, istitutore di questa ge- rarchia. Ma dovendo egli ascendere al cielo e rendersi a noi invisibile, fece s. Pietro suo vicario e supremo Gerarca V ES visibile, e con esso i suoi successori. On- de Cirillo Alessandrino osserva, che Pie- tro pel I .° rispose a Cristo, come il prin- cipe e capo degli altri. Dis^^e s. Agostino weW'Epist. 1 62: Nella sedia Romana sem- pre si mantenne il Principato della sede Aposlolico. Scrisse s. Gregorio I nel lib. 4, Epist. 32 : Che a s. Pietro è commes- sa la cura e il Principato di tutta la Chie- sa. E Reda, neir Ilomil. sulla festa de' ss. Pietro e Paolo: Che Pietro ricevelle il Principato della podestà giudiziaria. Or tutte queste parole di Principato de- notano la GerarcJua ecclesiastica, fntta per divina ordinazione; onde la podestà dell'Episcopato deriva immediatamente da Dio, quella della giurisdizione deriva dal Papa che assegna ad esso il vesco- vato in cui i suoi prelati esercitano il sa- gro ministero. In ogni tempo il Pontefi- ce romano è slu'o riconosciuto per su- premo gerarca, principe e superiore di tulli i gerarchi e capo di tutta la Crislia- iiilà. Della nosUa gerarchia disse Dioni- sio, Eccl. llierarch. cap. G : Nostra e- nini Ilierarchia a Deo traditis Ordini' bus Sancte disposila Sanctis, et coele- stibus Hicrarchiis conformis est. Per iil- liroo il Sarnelli ossewa, dopo avere pro- dotto diverse allegazioni in favore de' ve- scovi, che se tanto devesi a un vescovo di chiesa particolare, molto più si deve al principe de'gerarchi, al le scovo del" la Chiesa universale. Nel § Vili di que- sl'arlicolo ragiono: Diocesi dell' Abba- zie Nullius, e Prelati inferiori. § III. Delle Cattedrali, delle Collegia- te, de loro Capitoli, Dignità e Cano- nici, ed insegne corali. Dell'antica vi- ta comune dt canonici col vescovo, un tempo eletto da' capitoli , alcuni da quali tuttora l'eleggono. Prerogative de' capitoli e de' canonici. Mense ve- scovili e capito lari de' vescovati e pria • cipato temporale. Istituiti i vescovati, nel luogo residen- ziale del vescovo, la Chiesa (/^'.) priuci- VES pale 0 Tempio (F.), fu destinata per l' Uf- Jiziatura divina {V ) del vescovo e del suo Presbiterio, la essa si collocò il suo Trono i^.) o Sedia o Cattedra vescovi- le (P^.) per rinsegnamenlo e per giudica- re, in sito eminente per vegliare sul po- polo e perchè questi vedesse il proprio pastore. Questa chiesa venne perciò de- nominata Cattedrale(V.),QàawcheDuo- Wio {/^.),voca bolo che ilNardi dice fors'ao- co derivato da Dominicum, col quale ne* primi tempi dicevasi la casa del Signo- re, o meglio da Domus vescovile e cano- nicale unitaalla cattedrale,nellaqualeve« scovo e canonici abitavano; e facendosi ivi tanti atti ecclesiastici, ed abbisognando a tutti l'andarvi, fu facile dal dire di an- dare Doniiini^ si cominciasse per abitu- dine ad intendere anchelacattedralech'e- ra congiunta di fabbricato. I concilii di Parigi del 5^^^ e di Toledo nel 53 i fu- rono tenuti iìi D omoEcclesiae yCoWe qua- li parole più volte chiamò la cattedrale Possidio vescovo di Calama in Africa, nel- la vita che scrisse di s. Agostino di cui era discepolo e amico. Inoltre l'eruditissimo Nardi spiega gli altri nomi co' quali fu appellata la cattedrale anticamente, cioè Matrix^ 3Ialer, Plebs, Plebiiim Calhe- drae, Cathedra ^ Domina, Sedes, Sedes Cathedralis, Major, Magna, Grandis, Priiicipalis Eeclesia, ed Ecclesia asso- lutamente, Ecclesia Senior^ Teniplam, Matricidaris, Matricialis. Vòporla i mìo- numenti dell'epoche incoi sono usati tali vocaboli, parla del Cattedratico (F.), an- ticamente dovuto pagarsi da'preli rurali (dice il De Luca, non esservi tenuti i chierici privi di beneficio, chiamarsi pu* re Siiiodatico, ed in generale doversi da* parrochi: introdotto per fine onesto e ra- gionevole, cessato non si può esigere); che tutti gli ecclesiastici derivano dalla cat- tedrale,dalla quale mandavansi gli eccle- siastici ad avviare l'ufliziature delle chie- se \ìyxo\t\f\e\\' Immunità [F.) che gode- vano 4o passi all'intorno, e gli altri luo- ghi sagri 3o passi; osservando pure lecat- VES 99 ledralì antiche esser assai vaste, e gli ad- detti alla cattedrale aver precedenza su- gli eguali. Come Plebs significò anche diocesi e vescovato, la cattedrale fu det- ta anche Vescovado, e lo trovo nel Ga- ra m pi, 6'/«///o della G a rf a g nana. Molte cattedrali sono decorate del nome e de* privilegi di Basilica (E.). Dicesi metro- politana quella deirarcivescovo,^jOgni vescovo deve avere nella sua cattedrale un arciprete, un arcidiacono e un primicerio. Il vescovo potrà trarre dalle parrocchie que' preti eque'diaconi, ch'egli giudicherà opportuni in suo aiu- to, e li metterà nella sua cattedrale. Mai non lasceranno quelli di aver ispezione sopra le chiese, dalle quali sono tratti, e di riceverne la rendita. Stabiliranno, colla scelta del vescovo, de'preli che ser- viranno in lor vece, e contribuiranno a quelli i\e\\Q pensioni ecclesias lidie' \ Qae- sta è l'origine, secondo Fleury, de* cano- nici curati primitivi. Delle prerogative de' Capitoli canonicali cattedrali, in quel- V articolo e ne* relaliv^ ne ragionai, co- VES IDI me dell' elezione in Serie Facante^ del Ficario capitolare (F.) per governare il vescovato, senza dipendere da essi ; e Nicola Rodriguez di Ferinosinos scrisse, De potestate Capilnli Sede vacante ci Sede piena. A' loro luoghi descrissi le dignità de'capitoli cattedrali, Arcidiaco- no, Arciprete^ Primicerio, Cantore, De- cano,Tesorlere, Preposto, Priore, Scola- stico,ec. Così del Canonicato, delle pre- bende óeì Teologo edeìPenilenziere.Coù delle /^e^^; ed insegne corali d'ogni specie, anche vescovili e cardinalizie, concesse da'Papi, con altri privilegi. Nella primi- tiva Chiesa, essendosi dato il titolo dica' nonico al chierico ed al vescovo, sicco- me ascritti nel Canone o Matricola e ne' Dittici ecclesiastici (notai in tale artico- lo, che ne' dittici della Chiesa romana si scrivevano i nomi di tutte le chiese e dì tutti i vescovati), in seguito in alcuni ca- pitoli cattedrali portarono i loro cano- nici anche il nome di cardinali, col qua- le si sottosc4*ivevano, ed a somiglianza de* Cardinali di s. Romana Chiesa, an- co con proprie chiese di Titoli Cardi- nalizii e di Diaconie cardinalizie (F.), fra' quali il capitolo di Torino (F.), nel cui articolo pure feci altresì parola del- le differenze che insorgono tra* vescovi e i capitoli, sempre deplorabili. Non man- cano ne' vescovati capitoli esenti dall'or- dinaria giurisdiziojje del vescovo dioce- sano, singolarmente fuori d'Italia, nella quale però furono rari, e tra di essi un tempo lo fu quello di P^erona (F.J, men- tre in Bologna è tuttora esente dall'ar- civescovo il capitolo della perinsigne ba- silica collegiata di s. Petronio : eguale prerogativa gode il collegio delle IX Con- gregazioni del clero di Venezia, forman- do un corpo distinto dal clero di quella diocesi patriarcale. Quanto a* canonici cattedrali, sì ponno vedere: Antonio Ra- guci. De voce Canonicorum in Capita- lo, officio, in choroj'et missa in Eccle- sia, Neapoli 1621. Gio. Pietro Moneta, De dislributionibus quotidiana, et de 101 VES dccimìsy Romae 1621. V Ecclesiastico in coro del conte Annio Giiisharchi. Ra- gionamenti tdle dignità^ canonici, he» nefìcialif ed altri obbligati al servizio del clero, Eenevenloi834- H dolio Nar- di poi, copiosamente scrisse de' capitoli e de' canonici delle cattedrali e delle col- legiale, come si potrà rilevare, non es- sendo possibile compendiarlo in breve, da un esliatto che riporlo del suo indi- ce ; polendo compensarne il laconismo i nomi che produrlo in corsivo, per aver- ne scritto articoli in questo mio Dizio- nariOy giovandomi del medesimo. Altri nomi si compenelrano in quelli di cui non farò rilievi. I Canonici soao di ori- gine apostolica, ossia i preti e diaconi cattedrali, e. principiarono colla fonda- zione della Chiesa, l'unico clero de'3 pri- mi secoli; nome di Canonico e sua au- tichìtù; non furono monaci. Erano il Presbiterio o senato ecclesiastico antico del vescovo, ossia T odierno Capitolo^ formato di 19 ecclesiastici, cioè 12 preti e 7 diaconi: i canonici suddiaconi co- minciarono soltanto nel IX e X secolo. Era il collegio de' preti e diaconi catte- drali. Nel principio del IV secolo non e- ravi che un arciprete per ogni vescovato, e questo era il i ."de'preti cattedrali; men- tre il i.** de'diaconi era l'arcidiacono. Fu- rono delti Capitoli anche anlicamenle, come si trae da' Capitolari di Carlo Ma- gno, ed allora punivano e condannava- no i membri del loro corpo. Non hanno voto in capitolo i canonici onorari ed i canonici coadiutori, e non ponno inter- venirvi, benché assente il coadiulo. Spet- ta aliai." dignità convocare il capitolo, in sua assenza alla 2.^ o ad altri, e in quello di Pesaro al canonico ebdomada- rio. I canonici formarono sempre e for- mano un sol corpo col vescovo. Erano chiamati e laterCy e cardi ne^ come i Car- dinall: lista di molti capitoli in cui i ca- nonici aveano il titolo di cardinali, cioè Bergamo, Ravenna, Como, Asti, Firen- ze, Troia di Puglia, Napoli, Aquileia, VES Renevenlo, Pisa, Siena, Vercelli, Capua, Salerno, Costanlinopoli in Oriente, Mi- lano, Lucca, Piacenza, Verona, Lodi, Fermo, Compostella in Ispagna, Magde- burgo inGermania;Orange, Ni?ers,Sens, Orleans, Besancon, Soissons, Chalons sur Mai ne in Francia, ove era comune \\ ti- tolo, secondo Lupi ; Londra iti Inghil- terra ; Rimini, Vollurara, Ariano, Amal- fi, Alife, Spoleto ; anzi fu titolo generico d'onore, attribuito a tulli i canonici cat- tedrali, che perciò non sempre i canoni- ci r assumevano. Non da' titoli o chiese titolari adunque i cardinali della s. Ro- mana Chiesa ed i canonici cattedrali as- sunsero il nome di cardinale, ma dalla loro aderenza aìcardine^ cioè i primi al SommoPouteficeji secondi al vescovo e al- la cattedrale. Immensa è quindi la distan- za che passa tra il presbiterio della Chiesa universale, e quello d' una chiesa par- ticolare. Il vescovo chiamava i canoni- ci, Fiatres. I soli canonici preji e dia- coni governavano il vescovato col ve- scovo, ed essi soli avevano tutte le inge- renze. Molti atti vescovili erano nulli, sen • za il consenso de' canonici. In altre cose il vescovo doveva sentire il loro consi- glio. I canonici giudicavano le cause : scomunicavano e scomunicano. Soli am- ministravano i sagrcinienli in città e sob- borghi : presiedevano all'estrema unzio- ne de' fedeli. Vegliavano sul costume del clero e popolo, e sul vescovato. Furono i primi deputati a confessare; confessa- vansi tra loro; confessavano le monache, avevano cura delle medesime, predicava- no ad esse e tal volta dicevano loro la mes- sa.Assente il vescovo essi soli regolavano la penitenza pubblica : predicavano.! soli canonici potevano celebrare nelle cappel- le privale ; essi soli e i vescovi potevano celebrare nell'altar maggiore della catte- drale, anzi essi soli potevano cantar la messa, e celebrare negli oratorii e chiese della città. Davano la prima tonsura. Noa conferendo il vescovo i benefizi in tem- po opportuno, conferivali il capitolo. A* VES veano cura del seminario e tle'luoglii pi». Elej^gevano gli altri canonici : aveano tèndi e dirilli signorili. Tulli gli oralo- ni di città dipendevano da loro, come pure avevano un' infinità di chiese che parimente dipendevano da loro: vi era- no ricevuti con onore, e mettevano i pre- ti ne' detti oratorii e chiese, per la piena "iinisdiziooe che vi avevano. Elesiieva- no i vicari foranei pe' distretti e parroc- chie da loro dipendenti. I preti di città dipendevano da' canonici. I soli canoni- ci avevano i diritti sui funeri, funzioni e qualunque alto sagro di città. In essa, essi soli avevano la decima e la (piarla, diritti che godevano pure sopra alcune chiese di campagna. Presente un cano- nico o il capitolo, i parrochi antichi, e preti foiensi non potevano celebrare e fare altre cose, anzi dovevano ubbiilien- za a'canonici. Era onore grande Tessei* promosso un parroco o altro ecclesiasti- co a canonico : il promosso dovea prefe- rire il servizio della cattedrale a quello della parrocchia, ove poneva un cappella- no. Un vescovo senza sede metlevasi fra i canonici (ciò è in vigore anche nelle pa- triarcali di Roma), ed i vescovi spesso e- l'ano canonici ; lo furono i sovrani. I ca- nonici dovevano esser nobili (in molti capitoli di Germania e di altrove si osser- va tale regolamento). 1 canonici erano considerati persone pubbliche ed io rap- presentanza. Le cause criminali de'cano- nici non si sbrigavano dal vescovo come quelle degli altri preti, ma dal concilio provinciale. I canonici delia cattedrale dove lenevasi il concilio vi si trovavano presenti cogli abiti sagii. I deputati de* vescovi assenti erano canonici, preti e dia- coni ; quelli de' canonici delle cattedrali trovavansi anticamente a'concilii ; anche oggidì vi debbono essere, ed il loro con- siglio deve udirsi. Vi hanno volo decisi- vo quando trattasi de' loro interessi. 11 canonico deputalo d' una sede vacan- te ha volo decisivo io concilio. Il ve- scovo deve udire il consiglio nel foi- V ES • io3 mare le leggi sinodali. Il capitolo non è obbligato intervenire al sinodo diocesa- no : però in sede vacante tiene il sinodo se vuole, in tale vacanza conferivano le lau- ree nell'università, l canonici anticamen- te esaminavano i parrochi e gli ordinandi, che senza il loro consenso non polevansi ordinare.^ In presenza loro si manomet- tevano gli schiavi. Aulicamente avevano de' chierici e de'cappellani corali al loro servigio: dovevano accompagnarli; do- vevano svegliarli all'ora del coro. Il cle- ro minore alzava le portiere al passar d'un canonico. Questo ingiuriato, vi erano del- le pene gravissime. Era libero il seguire la vita comune col vescovo nella canoni- ca; tali claustri godevano immunità. Ces- sata la vita comune rimase che spesso il vescovo doveva dar loro da pranzo. Nel- l'ingresso i canonici giuravano le costitu- zioni. In un concilio del 465 circa, fu de- cretata la pena pel chiericodi città, chesen- za necessità si assenta da' mattutini: dal- l'epistole di s. Gelasio Papa del 49'^, par- lando de'reddili ecclesiastici, vedesi chia- ramente l'antichissima distribuzione co- rale, ancora in uso: tulli iconcilii di Fran- cia, dopo il Tridentino, esimono dalle puntatore e fanno partecipi delle distri- buzioni no»! solo i canonici assenti per af- fari della chiesa o del capitolo, ma ezian- dio gli assenti per affari della diocesi col vescovo, il cui segretario è esente dalle puntatore. I canonici anticamente non a- vevano l'uffizialura quotidiana, ma la so- la festi va, salvo V Eh do macia r io y che per- ciò chiama vasi Arclii-ebdomadario. Ne* giorni di lavoro il clero minore solo fa- ceva VUfflziatiira^ presieduta dal cano- nico ebdomadario, uso ancora vigente ia alcuni capitoli. I canonici erano dislinli tra loro coll'ordine di prùims, secandus ec. l canonici diaconi erano 7 in cia- scuna città : erano eguali a* preti nelle cariche, nell* incombenze, nelle onorifi- cenze, anzi li superavano ; predicavano, e talora d'ordine del vescovo assolveva- uo dalla peuileuzu pubblica. Avevano la ió4 VES cillà divisa in VII Regioni^ corae In Ro- ma, ed ognuno cnslodiva la sua. Ebbero questioni co* canonici preti sull' ordine del sedere in coro: per la loro potenza ricusavano d'esser fatti preti. I canonici eleggevano il vescovo, ed il nuovo vesco- vo, per r ordinario, dovea esser un ca- nonico. Il capitolo in sede vacante può accordare indulgenze. Essendo il vesco- vo eretico, il capitolo dà le dimissorie, e fa altre cose come se fosse sede vacante. Governava e governa la diocesi in sede vacante. Morto il vescovo, o traslatato, 0 prigioniero degl'infedeli, il capitolo su- bentra in tutta la giurisdizione ordinaria. Usavaciòanche assente lungamente il ve- scovo. Anticamente i canonici reggevano da se senza far vicario capitolare: prima di Benedetto XIV il capitolo non era obbligato f.ire il vicario capitolare ina- movibile, e delegargli tutte le facoltà. Ciò ancora si usa in molti luoghi. I canoni- ci danno gli ultimi sagraraenti e racco- mandano l'anima al vescovo moriente,ne fanno i funeri, e ne percepiscono gli emo- lumenti. I canonici devono ricevere gli ul- timi sagramenli dalla caltedrale,ed in essa (o nel loro cimiterio,come il capitolo FtìS- ticano) devono esser sepolti ; anticamen- te eravi una chiesa a parte per la loro se- poltura. I canonici ponno esser delegati pontificii e fare statuti. Hanno giurisdi- zione quanto alle cose loro, e servizio divino, e rispetto agl'mdividuijSui mem- bri capitolari, sui mansionari, beneficia* li, cappellani corali, e ne puniscono le mancanze ; perfino scomunicavano i lo- ro individui. Hanno 1' ozione alle pre- bende canonicali. I canonici sono in gra- do e dignità; perciò! Fapi commettono loro le cause. JNelT antichità erano di- stinti e considerali come persone di ran- go, ed anche oggidì devono esser distin- ti e preferiti a tutti ; devono essere rice- vuti con onore e distinzione in altre chie- se ; hanno la precedenza sui parrochi, anco quando questi sono nel loro uffizio. 1 canonici devono preferirsi al magislra* VES to nel safuto, incensazione, pace, posto ec. Ponno portare l'anello cantando mes- sa; oltre il diacono e suddiacono devo- no avere il prete assistente col piviale : soltanto i canonici non genuflettono alla benedizione del vescovo e simili atti, fan- no circolo col proprio vescovo nelle mes- se so\enn'\,a\ KyriejGlona,Sanctus e A- gnus Deì^ e tale è il significalo di for- mare i canonici un corpo solo col vesco- vo proprio ; ma non debbono farlo con qualunque altro, ancorché superiore al proprio vescovo, il quale assistesse alla messa cantata, fosse anche il metropoli- tano o un cardinale o legato pontificio, o anche vescovo amministratore, e vi- cario apostolico dello stesso vescovato. Essi soli sono ammessi al bacio di pace dal nuovo vescovo che giunge alla cat- tedrale e in altri incontri. Le dignità e la maggior parte de' canonici devono es- ser laureati. I canonici onorari già si trovano nel 1 1 1 o nella chiesa di Costan • iinopoli, anche i soprannumerari o qua- si coadiutori senza stipendio, colla sola speranza di divenir canonici ordinari, spe progrcssìonis. Gli ordinari erano l'an- tico presbiterio; i soprannumerari sede- vano negli stalli canonicali dopo gli or- dinari preti e diaconi, sopra il clero m'u nore ; gli onorari sono creati dal vesco- vo e capitolo. Le sedi distinte de' cano- nici furono chiamate nell'antichità thro- nif suhsellia^ calhedrae^ tribunalia, stai' li a slare: si dava grande importanza, pure nell'antichità, all'ordine di sedere de' canonici ; le sedie più basse pel eie-» ro inferiore chiamavansi pleheja, ed era- no in plano. Molti furono i titoli distinti e sommamente onorifici de'canonicijSena- to vescovile e della Chiesa sino dal princi • pio della Chiesa stessa, Corona di essa, Preshyleriuniy Consessunt, Consilinnt, in progresso Collegium, Capilulum, Ca» uoììicid9\ principio del secolo IV, Prae- posili, occhio del vescovo, Ilonorati, Se nforif Ordi/iariiy Primalisy Palres^ Ve- nerahiiis^ExcelkndfPastoraUsfdmilia^ VES Beverendiss{mi^Praelaliyay\G furono le vesti tlislinlede'canonici aoliclil, io chie- sa e fuori; varie le <^//g^/i/zàcnpilolari, tìt- fjocrisari ^ev\e legazioni, Arci-Cantore ^ Jr cario o l^esorìere, A rei- Sacrista, Arci-Canonico ^ ArcidiaconOy ArciprC' fé, Arci-Suddiacono, Primicerio ^ Aw- vocalOy Camerlengo, Cancelliere^ caput Scholaris o magisler Scholarum ossia Scolastico, Decano, sub-Decani, Difen- sore, Exocatacoeliy Eleniosinariy Eco- nomi, Giudici, O spi talari. Preposti, pre» fello de* Sincelli, Protoiwtari, Priori, Precentore, Penitenziere, Teologo, Se- condice rio, Sacellario, Scrinarlo, Se gre- tarlo, Succentor, Vicedomino, Visitato- re: non unti erano o sono dignità, come ii teologo e il peuitenziere. I canonici delle basiliche e culicgiate di Roma precedo- no i canonici di tulle le cattedrali, anche nelle rispettive diocesi j e ciò non solo per l'antichità, ma per esser quel clero, do- po i cardinali e i canonici delle basili- che, quello che più da vicino rappre- senta la Chiesa Romana. « Per un im- possibile, che morto il Fapa, non vi fosse- ro cardmali, i canonici delle basiliche pa- triarcali di Roma eleggerebbero ilSommo Pontefice, spettando loro come quelli che più da vicino rappresenterebbero il presbi- terio della Chiesa Romana". Però si tenga presente 1' articolo Elezione de' Sommi Pontefici R.GM ANI. In un monumenlodel 58o già si nomina la mensa capitolare de' vescovati, Blensa Canonicoruni. Questa derivò dalla divisione delle rendile de' ve- scovati;! beni assegnati a'vescovi si disse- ro mensa i'É'5cov'/7e_,'quelli stabiliti a'cano- nici per tutti i loro usi, e segnatamente alla loro tavola, dopo la i." cessazione della vita comune, ebbero nome di mensa capitolare. Qui deve ricordarsi l'origine della Mensa (f'^-jo Rendita ecclesiastica (/^.)e de Beni diChlesa(F ,)d» I vescovi non devono cercar altro, che la salute dell'anime, e usar de'beni della Chiesa, non come se fossero di loro ra- gione, ma come di un bene, ch'è lor af- fidato in aiuto de* poveri". H concilio di Vienna dispose nel 1060 col can. 3 : >* Proibizione a* vescovi di alienare i be- ni delle Chiese a titolo di benefizio, va* le a dire di feudo". Il Berlendi, Dell' oh- hlazi o ni aie altare ^va^xona come i ve- scovi soprastano a tutte 1' ecclesiastiche sostanze, di cui erano custodi gli econo- mi preti e diaconi, con giuramento di fedele maneggio, facendone la distribu- zione col consiglio e consenso del vesco- vo. La presidenza del vescovo è antichis- sima, ragionevole, e determinata da* ca- noni apostolici, onde preposito si chia- mò ne*primi secoli il vescovo. Non era però la loro autorità dispotica , ne as- soluta, giacché anco prima del concilio di Calcedonia, che istituì gli economi, avea- no debito di manifestare a* preti e dia- coni tutti i beni, i proventi e ciò che di prezioso apparteneva alla Chiesa , ed a quant* altro prescrisse il mentovato si- nodo antiocheno. Il vescovo di Alessan- dria s. Cirillo del 4*2 pel i." fu taccia- to d'aver dato tra'prelati l'esempio d'ar- ricchire i Parenti i che amava. Gli eco- nomi ebbero autorità di contrariare le indebite disposizioni de' vescovi uel di- V ES strìbuire ìe cose ecclesiastiche, «olio pe- na di dover essi risarcire le chiese di quanto i vescovi l'avessero pregiudicale. 11 Sarnelli, Lettere ecclcfiìaslicìic, t. 4> tratta nella leti. 5i; Come il vesco^'O di'hha disporre delle rendile della sua Chiesa^ in vita e in morte, l^rincipia dal ricordare la coabitazione de' chierici ne' tempi apostolici e la loro vita comune, nulla possedendo del proprio ; la distri- buzione successiva dell'offerte de'fedeli e de'prodotli delle possessioni fatta dal ve- scovo, per sé e sua faaìiglia, pel clero, pei sagri edifìzi e pe* poveri, dovendo con moderazione usare del superfluo avan- zato dalla sua porzione, e qui riporta i vari pareri de'teologi, e delle loro sen- tenze dopo l'erezione delle prebende e de'benefìzi ecclesiastici , notando che le ricchezze cumulate colle rendite delle Chiese, passate a'parenti, per l'ordinario non tardano a dissiparsi. All'arbitrio poi del vescovo spetta il disporre delle ren- dile del suo vescovato in u)orle,a bene- ficio di sua Chiesa, secondo le costituzio- ni apostoliche. I vescovi signori di prin- cipato temporale, erano i più nobili tra' F assalii (F) ^q Feudi che possedevano da'Papi,iroperalori, re e altri principi; ed i propri vassalli cui subinfeudavano i castelli si chiamavano Fahassorii^f .). Ma tali privilegi e principato temporale dell'Episcopato, mosse in altri sovrani la pretensione dell' Investiture ecclesiasti- che (P^.) , che produssero tante funeste turbolenze nella Chiesa , e lagrimevoli discordie tra il Sacerdozio e f Impero : le deplorai in più articoli , ed in questo lo farò nel § V. Vescovi e abbati erano principi dell' Impero^ ed iolervertivano alleZ^^e/f, che in Italia tenevansi ne'pra- ti di Roncaglia ^v&^^o Piacenza. Io mezzo all'esercito sielevava il padiglioneimperiaT le, sovrastato da scudo e bandiera, i nsegna e tenda che dovevano quale omaggio cu- stodire tutti i vassalli maggiori. Aprivano l'assemblea gli ambasciatori delle città ilaliaue, i quali esponevano poi i negozi VES 107 generali dello sialo, e finalmente si ac- coglievano dall'imperatore le doglianze de'privatijche solevano farlecolle Croci in mano. Sul potere spirituale e temporale o Sovranità ( / .),ossia de'due principati dei vescovi e de'l^api, ecco come si espresse l'8 luglio 1849 '^ cardinal Cadolini ar- civescovo di Ferrara, nell'omelia per la nuova festa di Maria ss. delle Grazie. >» Se bene slia che la slessa mano strin- ga ad un ten)po lo scettro e le chiavi, ne abbian)o irrecusabili prove in un Noè, in un Melchisedecco figura del sacerdo- zio della legge di grazia, in un Abramo, in un Mosè, in un Samuele, e ne'tre Mac- cabei, Giuda, Gionata, Simone. Quell'or- dine poi di provvidenza singolare, che miriamo splendere in appresso, e che es- sere non potrebbe ne più anlico,nè più costante, né più maraviglioso , ci mani- festa assai meglio la compossibilità del- l'un principato coH'uUro nel sacerdozio cristiano. Una legge invisibile innalzava il seggio pontificio, e Papi dal patìbo- lo de'niartiri salivano al trono addi- venendo sovrani quasi loro malgrado , e senza che neppur se ne avvedessero (Da Pape,\\h, 2, cap. 6). Su quel pati- bolo per tre intieri secoli si leggeva a chiare indelebili cifre il miracolo di un Dio, che maturava il trionfo per le vie del sagrificio; e su quel trono non ap- parve raen grande la divina possanza , la quale, sulle ceneri deli Apostolo er- ^eva un altare indipendente pel gran Sacerdote eletto a proferirvi libero e franco gli oracoli della ^'erz'/à (Du pan- loop). 11 principato temporale de'Ponle- fìci avea suo incominciamento colà nelle stesse catacombe, con quella pacifica ma- gistratura voluta pe'fedeli dall'Apostolo (i. Corint. 6); e la Chiesa romana, ricca di lenimenti sin d'allora ch'erale d'uopo d'occultare tratto tratto i viventi suoi fi- gli nelle viscere della terra, non che ri- cuperare i beni le più volte rapitile dai suoi persecutori (Euseb.,Z?ei'f7. Constan, lib. V», cap. 20), saliva a tanto maggiore io8 V E S oltezza di gloria e di dovizia per opera dei gi'anGostantino,clie mosso da sovrau- lYìana forza trasferiva in sul Bosforo la sede de'Cesari, percliè indi a poco il Vi- cario di Cristo avesse a succeder loro sul Campidoglio. Così la Provvidenza co- stituiva il Pontefice padre e re in Roma', Di quesl' ultimo punto ragionai in più luoghi. Solo qui mi piace ricordare, ave- re scritto Bossuet. » Gli storici, fra le ra- gioni della traslazione dell'impero, an- noverano l'ombra che riceveva da un Sa- cerdozio sì eminente 1' imperatore , il quale lo sofiriva in Roma men pazien- temente che neir esercito un Cesare che gli disputasse V impero ". K De Maislre sentenziò:» In R.oma ancor pagana il Pontefice romano dava già impaccio ai Cesari ". In seguito, gì' imperatori rico- noscendo la santità e la dottrina dell'Epi- scopato,abbandonaronoinsua mano gran parte dell'autorità legislativa; ed i ve- scovi per zelo della verità, talora ripro- varono le leggi imperiali, per cui gl'im- peratori invece di risentirsene , pubbli- carono che certe leggi dovessero sot- tostare all'approvazione de' vescovi. Co- sì il Papato, specialmente in assenza del capo supremo dell'impero, fin d'al- lora cominciò a governare in Boma, se non sovranamente di fatto, certo moralmente e spiritualmente. La Cro- naca di Milano ^ de' 3o marzo i855, die' contezza dell'opera intitolata : Sw^li onori e le prerogative temporali accor- dale alla Religione ed a! suoi Ministri, presso gli anticlii popoli^particolarmen- te sotto i primi imperatori cristiani; del direttore del seminario di s. Sulpizìo in Parigi^ Milano i855. In tempi ne'quali nuovamente s'agitano le grandi questioni de'beni tecnporali della Chiesa, che si pre- tenderebbe del tutto spogliarla di quanto le è rimasto, dopo tanti enormi spoglia- menti, fra gli altri argomenti, dice de* germi della dissoluzione che molto prima di Costantino [ minacciavano la totale dissoluzioae del colossale impero roma- VES mano, ed l soccorsi che andò ricevendo dalla religione cristiana, senza la quale r impero avrebbe affrettalo la sua cadu- ta, e le sue provincie, preda de' barbari e della corruzione pagana, avrebbero of- ferto lo spettacolo d'una totale distruzio- ne,anziché il lento rinnovellarsi di nuove e feconde fasi di vita. L'impero fu soste- nuto contro i barbari e contro la corru- zione interna, dalle virtù de' cristiani, e dalla salutare influenza dell'Episcopato, e Roma principahuente ed altre città doverono al Papa e agli altri vescovi la loro salvezza. Da ciò derivò la polenta temporale del clero, come con-^eguenza naturale di questi fatti istessi ; conseguen- za ammessa altresì da Dupuy e da Gui- zot, sicùramentegiudici non sospetti. An- che prima però che la religione cristiana s'innalzasse a potere, ed ottenesse onori e privilegi, P autore dimostra l'influen- za e r ascendente benefico eh* erasi pro- cacciata^ anco mediante i privilegi e gli onori poi compartitile da Costantino I e da' suoi successori. Da quest' epoca co- minciò la dominazione avventurosa del- l' elemento tutto cristiano, e delle leggi laicali che inflissero pene temporali a'vio- latori della religione. Quanto a* beni e ricchezze del clero ne' primi secoli della Chiesa, l'autore ne tratta a lungo, ne di- mostra i vantaggi molteplici che ne trasse la civiltà e la società, quali anche al pre- sente si godono inforza appuntodelle sue benefiche istituzioni, che per la più parte sopravvissero in mezzo a'cambiamenti u- niversali. Discorre pure dell'immunità ec- clesiastica e del diritto d'asilo, come a que* tempi specialmente utilissimo, e così an- cora del potere giudiziario de' vescovi in materia temporale; osservando, che seb- bene in appresso quest'ultimo potere re- casse non lievi imbarazzi, fu però utilis- simo in età ignoranti e avverse agli studi, e lo sarebbe tuttora se in fatto di mora- lità e di giustizia avesse l'Episcopato un volo precipuamente nelle leggi dello sta- to: ne tace dell'i nlluen^^a del clero nella VES civile amministrazione con utili scbiari- nienti. Riepilogando 1' autore le cose e- sposte intorno al potere ecclesiastico, ter- mina concludendo. i.° Chele fondamen- ta di questo potere furono poste da Co- stantino! e da'suoi successori, in un'epo- ca considerabile per lo stato fiorente della civilizzazione dell' ai ti e delle scienze. 2.° Che accordando al clero si grande pote- re, gl'imperatori cristiani non fecero che trasportare nella Chiesa gli onori e le pre- rogative in ogni tempo concedute a'mi- nislri sagri presso i romani, come presso tutti gli antichi popoli. 3.° Che questa condotta degl'imperatori cristiani era al- tresì conforme a'principii d* una saggia politica e all' uso e alle massime dell'an- tichità per la stretta unione che deve esi- stere tra la religione e lo slato. 4. °Da ulti- mo, che il clero, lungi d'aver ambito que- sto potere, non l'esercitava che con rincre- scimento, e fra' vescovi soprattutto, quelli che ne usarono con maggior splendore sotto gì' imperatori cristiani, precisa- mente i più in salvo dal rimprovero del- l'ambizione e della cupidigia. Ke' libri della Camera apostolica e del Sagro Col- legio (P\) sono registrate le Tasse de henejìciì ecclesiastici(F.), e quelle de've- scovali le vado riferendo negli articoli de* vescovati medesimi colle proposizioni con- cistoriali, colle quali pure riporlo la cifra della rendila della mensa. Tranne quasi poche eccezioni, sono in generale medio- cri, e in buon numero scarse assai, la Tece narrai altrove le pingui mensedel- l'episcopato anglicano ammogliato,e qui aggiungo quanto riferisce la Cirilla Cat- tolicay serie 2.% l. 2, p. 576, sulle ric- chezze de* vescovi anglicani, per confu- tare le calunnie contro le pretese ricchez- ze dell'Episcopato cattolico e del clero, di quelli poi che si mostrano ammira- tori de* protestanti inglesi e de' loro co- stumi. L' episcopato della chiesa angli- cana è riccamente dotato; ne la legge dell'abnegazione e della povertà religio- sa riguarda punto gli alti baroni del cle- VES 109 ro protestante. Consiste l'asseguamento precipuo di que'dignilari, iu 'vasti poderi di cui hanno l'amministrazione e godono parte de'frutti.Lepropinede'vescovali in- glesi,determinate fin da'lempi feudali, so- no così grasse che ove a'nostri dì ne go- dessero tutte r entrate, parecchi di que* \escovi avrebbero aria piuttosto di so- prani che di semplici privati. 11 perchè \olle il parlamento di Londra conoscer- ne le rendile, e trovatele al di là del ne- cessario ad unagialissimo vivere, ne tra- smise per legge del i836 al pubblico e- rario il superfluo, deterniinandoa'singoli un' annua pensione. Kè credasi che il par- lamento siasi mostrato poco generoso. A. vescovi di Worcester e di Salisbuiy fu- rono destinati 1 25, 000 franchi all'anno, a que' di York e di Londra 2 5o,ooo, ed a quello di Cantorbery S^S^ooo. Anche i vescovati di minor rilievo furono ab- bondantemente provveduti: come p. e. di loS.ooo venne dotato quello di sau- t' Asaph, e colla stessa liberalità tutti gli altri. Ridotto per tal guisa il salario del- l'alto clero, non volle il governo inglese metterle ilia ni sopra i beni dell'episco- pato anglicano, che come cosa sagra noa pativano d'esser tocchi da veruu profa- no. Cercossi adunque di non islaccare da* vescovati, ma conservar loro scrupolosa- mente per inlero le antiche dotazioni, la- sciando a' vescovi il carico di ammini- strarle, coir obbligo però di trasmettere essi medesimi ad uu comitato ecclesiasti- co perciò eletto, l'eccesso della tassa le- gale. Colla qùal provvidenza volle mo- strare il parlamento che, mentre pone- va un qualche argine al lusso di que'si- gnori, rispettava pur la chiesa nazionale, e altamente si confidava nella scrupolo- sa integrità de' suoi pastori. In vece l'E- piscopato cattolico dell' Inghdterra, Ir- landa e Scozia, pel quale furono dota- ti i vescovati, vede godersi le rendite dal- l'episcopato eterodosso, menlreesso è po- vero e per lo più vive delle pie oblazio- ni de* cattolici. Ognuno poi conosce qua- no VER le de' due episcopati adempie il suo mi- nisfero, come n sno luogo descrissi. Il cardinal De Luca,// Fcscovo pratico ^iXoX' taniente ragiona della mensa episcopale e sua amoiinishazione. Dice che l'entra- le della mensa sono sue, e adempiti i pe- si a cui é tenuto, resta a di lui comodo e beneQcio, ed a sua libera disposizione quanto ne avanza, mentre vive e sia in islato di buona salute; ma essendo infer- mo e molto più in istalo di moribondo, non ne ha disposizione alcuna, cosi del- l'entrale di quell'anno già mature, e rac- colte, e confuse col suo patrimonio, co- m'anche «legli anni passali, e degli acqui- sii, che colle robe ecclesiastiche abbia fat- to, mentre in quelledeve avere per erede necessario la sua Chiesa, ovvero in suo luogo,ov'è in vigore lo Spoglio ecclesia- stico^ la camera apostolica, qualora non sia munito dell'indulto apostolico di te- slare, secondo le regole generali di tutti i chierici beneficiati, essendo di partico- lare ragione delia medesima Chiesa le Suppellettili sagre. Dichiara 1* entrale «Ielle Chiese patrimonio di (^esii Cristo e de'poveri, e che i vescovi come operai ne sono amministratori e distributori , dovendone solamente prendere per se sfesso l'ouesto sostentamento, acciò viva dell'aliare al quale serve. Prelevalo il mantenimenlo proprio, il resto lo deve dare alla Chiesa e a* poveri, colle distin- zioni che svolge per sì delicato e grave argomenlojollrelealtre parti che vi han- no relazione. Pviparlerò di questo argo- mento nel § VIU dell'ai-licolo Vescovo. §. l V. Dismemh razioni e unione de ve- scovati j loro soppressioni. Governo e amministrazione eli piii vescovati j conferiti a giovani. I^escovati ritenuti da Papi. Un vescovato non puh a- vere pili vescovi. Unioni diverse. Possesso separato. Del titolo de loro vescovi. Vantaggi della residenza e- piscopale. Del sinodo, dell'olio san- to, della visita de' s. Liniiiia, dt'capi- V E R tolif della sede vacante^ de* vescovi di rito diverso in un vescovato. Ul' tinti esempi di disnienibrazioni. La circoscrizione, dismembrazione e unione de' vescovati che fa la s. Sede, ha sempre riguardo all' utilità spirituale e vantaggio de'rispetlivi vescovati medesi- mi, principalmente a'diocesani per la lo- ro vicinanza a* propri pastori. Se il ve- scovato a cui viene falla la dismem- brazione è pieno, conviene ricercare il consenso del proprio vescovo; se è vacan- te, occorre l'assenso del vicario capitola- re e del capitolo. Non mancano però e- serapi che le dismembrazioni ed unioni sieno state effettuate da' Papi inauditis Episcopio , et yicariis capìtnlaribus , eorumque capilulis y owei'O che udite prima le contrarie rimostranze e la rela- zione dello slato civile ecclesiastico de've- scovati, procedettero agli smembramenti pel bene spirituale de' popoli. Ne trovo i seguenti nel Stimmarium, Trcjcn., scn Camerinen., CatìwdraUtatispro Ca- pi tulo , Clero et Ci vitate Trejae. Ivi si dice: Non può validamente oslare all' e- rezione della cattedra di Trcja, la man- canza del consenso del vescovo, giacché sono pieni i Bollarii di esempi ne* qtiali la s. Sede ha dismembrato le diocesi e- tiani Sede piena per erigere nuovi ve- scovati senza attendere tali consensi, a motivo di migliorare il governo de' po- [)oli, e per lustro maggiore della s. Sede medesima. Lo fecero i l^api: Giovanni XXII smembrando Macerala, dalle due diocesi di Fermo e Camerino, a' i 7 no- vembre 1 320. Urbano V a' 3 1 agosto I 36f) separando Monte Fiascone da Ba- gnorea.LeoneXa'2 7giugnoi5i 5 smem- brando Lanciano da Chieli ; ed a' 1 7 set- tembre i520 erigendo il vescovato di lìorgo s. Sepolcro, colla dismembrazione della diocesi di Città di Castello. S. Pio V ili.*' agosto I 57 I smembrando dalla dio- cesi di Fermo, Ripatransone che eresse invescovalo.SistoVa'i4"ovcDibrei5b6 VER cJisfaccando Monlalto dalla della diocesi di Fermo, cjtiiiKli a'26 dello stesso mese Sanseverinoi implica, che uno sia vesco- vo di due o più chiese, e airincoutro che una chiesa abbia due o più vescovi. Que- ste sono le massitne e le regole generali in questa materia. Si danno però molli casi ne'quali ciò si limila, poiché nascen- do questa contraddizione dalla legge po- sitiva ecclesiastica, e non dalla divina; quindi segue che l'autorità pontificia vi può dispensare e vi può indurre le limi- tazioni, le quali sono diverse. Primiera- mente anche nell'Italia si limitava que- sta regola, perchè due e anco più chiese cattedrali o metropolitane si concedeva- no ad una persona in Commenda, ovve- ro in A mmli astrazione. Però dal conci- lio di Trento in poi cessò tale pratica, la quale può vedersi in altre parti ad arbi- trio del Papa (siffdttecommeode non sem- brano più in uso). Questa non è limita- zione della regola, non imporla unione alcuna di chiese, ne laconunenda impor- la il vero matriuìonio spirituale; per la ragione, che quello al quale si concedo- no in commenda o in amministrazione, nou è propriaiueule vescovo 0 sposo del- V ES le chiese, mn è un semplice nmministra- tore, per cui non si osservano le solenni- tà necessarie nella provvisla del vescovo, né vi si ricercano i requisiti voluti nelle persone le quali si devono eleggere per vescovi; onde le chiese giuridicamente si dicono tuttavia vacanti e vedovate sopra un amministratore deputatovi dal Papa in luogo di queirauiministrazione, la qua- le per altro durante la vacanza spettereb- be al capitolo; colla differenza, che que- sto può applicare a se stesso i frutti che avanzano dopo sopportati i pesi, ed ha la do forse non lardi uscirne; e che la tena- giurisdizione episcopale , unione che di- cita nella vecchiezza è morbo. Quindi pro- cesi impropria e si ha come fosse mera- pende pe'giovani, se esemplari e virtuosi, mente provvisionale. Dirò io: Pare che iNel t. 6/scrisse la lettera 5S: Della di' VES ii3 fempornlibiis la maggior parte de*segiien- t', promossi a'vescovati in tenera età, s'in- tende ad istanza de' sovrani, e li ricavo dalia Storia de Pontefici di Novaes. Pri- ma mi piace ricordare, che il Sarnelli nel t. 2. ci die'la lett. i^: Qiial sia miglior partilo eleggere i vecchi o ig'ovanial i'e- scovndo. Riporta osservazioni prò etcon- tra. In favore de'vecchi, dice che non pen- sa a beneficar la sua casa, la chiesa ed i beni di es^aJ non dovendonegodere a lun- go; non pensa a mettersi in guai, doven- ne sia eccezione, quando l'amministrato- reè perpetuo; imperocché le amministra- zioni delle chiese cattedrali e abbaziali so- no di due sorte, perpetue e temporanee, per le quali si suole procedere per la da- g ni tà nell'età decrepita. Giovanni X nel 9^5 confermò l'elezione per l'arcivesco vato di Rf'inis^ ad Ugone figlio del cont( sovrano d'Aquitania e conte di Verman doi<,il quale non avea compili cinquean teria e pe'brevi; si propongono anche in ni di età, perciò scrisse il Baronio, che concistoro,n>assimeleperpetue, colla con- questo fu il i.** mostro che si vide nella f'ezionedel processo concistoriale. Se Tarn- Chiesa di Dio, non mai prima udito, né in ministratore non è vescovo, si promove mente conceputo. Narrai nel voi. LXXll, a chiesa titolare in partihus. Talora per p. 65, che dopo avere l'antipapa Felice la giovanile £'tó(/'^.) dell'amministralo V rinunziato nel i449 l'anlipontifìcatOi re, gli fu data l'amministrazione in teni- ed il vescovato di Ginevra, questo fu con» poralibus tantum j e per la spirituale gli ferito al nipote Pietro di Savoia d'8 an- fu dato un coamminislratore, promosso ni , ed ebbe a vicario generale Tarcive* a chiesa vescovile m/Mr//^«5, come pra- scovo di Tarantasia. Nel i466 Paolo II licossi nel 1732 coll'infante di Spagna d. die'in commenda l'arcivescovato di Lio- Luigi di Borbone^ d'8 anni, per l'arcive- ne a Carlo di Bourbon d'i i anni, per es- scovato di Toledo^ e cardinale, a cui poi sere del regio sangue di Francia, e 4 an- Benedetto XIV nel 1741 accordò pu- ni dopo legato d'Avignone, indi Cardi' re l'altro di Siviglia, egli concesse quel- naie (nel quale articolo riportai un bel la in spiriucalibusy allorché fosse perve- ntunerodi giovani elevati a sì sublime di- nuto ad età legittima e si fosse con sagra- gnità; e nel voi. LIV, p. iii, registrai i to: dignità tutte che rinunziò per ammo- Papi eletti in giovanile età. Scrisse Gio. gliarsi, colla riserva di i5o,ooo scudi di Giorgio Estor, De Cardinali impiibere, pensione sui due arcivescovati, conces- Z>z^z?rz7;fl6;,Jenaei 743). Fu biasimato Si- sagli dallo stesso Benedetto XI V a ti- sto IV, perchè permise che Alfonso, ba- tolo di commenda, non avendo riceva- stardodel re d'Aragona Giovanni ll,fan- to i sagri ordini. Simile amministrazio- ciullo di meno di 6 anni, possedesse in l^e lem poralibus tantum fu concessa an- commenda perpetua l'arcivescovato di che per concistoro, particolarmente sotto Saragozza; ecreòcardinale neh 477 Gio- Clemente XIII. Io credo cheegualmen- vanni ò' Aragona figlio di Ferdmando F te abbiano avuta l'amministrazione in re di Napoli, di i4 a«n<) che pretendono r\ ±. A. \^ ii4 VES alcuni già fallo arcivescovo eli Salerno di 9 anni, bensì nel 1478 lo dispensò come impubere a conseguire l'arcivescovalodi Taranlo. Di i4 anni, Sisto IV fece ve- scovo di Monlauban Giorgio d' Amhoi' se il seniore, principe francese, e poscia cardinale. Nel 1487 Innocenzo Vili no- minò all'arcivescovato di Strigonia Ip- polito à* Este de' duchi di Ferrara, nel- l'età di 9 anni, e di i5 ebbe la porpora cardinalizia. Alessandro VI neli5oi di- chiarò vescovo di s. Pons fle Tomiers e nel seguente arcivescovo di Narbona , Francesco Guglielmo di Cler moni d'i 22 anni, indi cardinale; e neli5o2 di 4 a"* ni nominò coadiutore al vescovato di Metz, colla condizionedi nonaverneram- ministrazione prima di 20, Giovanni di Lorena, figlio del duca Renato li, e poi cardinale e provvisto dii4 vescovati e 5 badie. Di più Alessandro VI, diiB anni fece arcivescovo di TolosaGiovannid'Or- leans, poscia cardinale; non che nominò arcivescovo d'Alby Lodovico cVJmboise di 18 anni , dipoi cardinale. Di tale età Giulio 11 fece vescovo di Laon Lodovi- co di Borbone de'reali di Francia, in se- guito cardinale ; e prima che avesse 20 anni conferì il vescovato di Barcellona ad Enrico di Cardona^ annoverato più lardi al sagro collegio. Avente l'età di 18 anni, nel i5i6 innalzò Leone X all'ar- civescovato di Cambray Guglielmo de Crofy e nel seguente cardinale; e di i5 anni fece vescovo della propria patria Mantova Ercole Gonzaga de' duchi di Mantova, elevato quindi al cardinalato. Di più Leone X fece vescovo amministra - loie di Monte Fiascone e Cornelo Ra- nuccio Farnese di 9 anni, che nel i534 dal parente Paolo IH fu abilitalo a ri- nunziare e prender moglie, non essendo stalo consagrato. Questo bastardo sposò Virginia Gambara e non ebbe figli, ve- rificandosi in lui, come in altri suoi pari, il detto della Sapienza, e. 3; Spuria vi- inlamìna non cìahunt radices alias. Nel 1529 Clemente VII di 20 anni creò ve- VE S scovo Giovanni Moroni, successivamen- te cardinale; e di eguale età vescovo d'An- goulcme Filiberto Naldì, eh* ebbe poi il cardinalato. Paolo III nel 1 544 f^ce il ni- pote R.anuccio Farnese di 1 5 anni arci» vescovo diNapoli,e nel seguente l'ornò col- la porpora; e di 1 3 anni arcivescovo di ReimsCarlode'duchidiLorcAzrt, poi cardi- nale: di 2 I promosse al vescovatodiTroyes Luigi de'duchi di Lorena, anch'esso car- dinale. Di 16 anni. Paolo III dichiaròcoa- diulore all'arcivescovato di Resancon del proprio zio, Claudio de la Baunie, in se- guilo cardinale. Giulio III di 1 5 anni no- minò vescovodi Ferrara Luigi d'^^/e de^ duchi di Ferrara, poscia cardinale. Car- lo di Borbone il giuniore di 20 anni eb- be la condiutoria all'arcivescovato di Rouen, poi cardinale. Con sua dispensa, Gregorio XIII fece vescovo di Ratisbona J Filippo de'duchi di jSrti^zer^, ancor bani- a bino, e di 20 anni divenne cardinale. Nel 16 14 Paolo V creò arcivescovo di Tolo- sa Lodovico Nogaret di 20 anni, e più lardi anche cardinale, dignità che poi ri- ntinziò per la milizia, non essendo m .s^tìt- gm. Benedetto XIV fece amministrato- re di Frisinga Giovanui Teodoro di Ba- viera, the Clemente XI di 16 anni avea fatto vescovo di Ratisbona; poscia colla ritenzione de' due vescovati, gli conferì quello di Liegi e il cardinalato. Pio VII neliBoS dichiarò coadiutore dell'arcive- scovo d'Olmiltz, Rodolfo Ranieri di 18 anni, fratello dell'imperalore Francesco I, e poi lo creò cardinale. Lessi in un mss. importante su questo argomento. « ^'o^ si trova esempio che ad un vescovo resi- denziale sia slata conceduta la ritenzione di altra chiesa residenziale in titolo ad certuni tempus, ovvero ad i^//^/;/, sempre bensì in adininisLralionein. Che un ve- scovo abbia rilenuto due chiese in tilolo, accadde nelle sole chiese occupale dagl'iu- fedeli, le quali si conferiscono talvolta ad un vescovo residenziale " anco di titolo patriarcale, come a suo luogo riportai di- versi esempi, qui ricordando il vescova- :SVÌ»f^VVi;^!' VEK io (li Pnvin^ a cui fu unito il titolo arci- ^cos\\e<\' A niasia^ ed il vescovato di Mal- tn , a cui fu unito l'arcivescovato di JÌO' di. Molti poi sono gli esempi de'Papi che ritennero almeno per un tempo il loro anteriore vescovato, come può riscontrar- si nella descrizione di essi, ed anche nel- le loro biografie. Imperocché se il nuovo Papa era già vescovo di vescovato deler* minato^ non perciò è assolutamente co* strettoa dimetterlo, cosi dell'abbazia /zfJ- liiis. Conservò infatti il vescovato di Barn- hcrga nel 1046 Clemente If, nella cui cattedrale fu poi trasferito il suo corpo, benché morto presso Pesaro, il che me- f»lio dichiarai nel voi. LXXXVI, p.i 65. Quello di Toni nel 1 049 s. Leone IXy de- stuiando bensì il futuro successore, e poi si recòa visitare il vescovato. Quello d' Ei- chstett nel io55 littore IL Quello di Fi- renze nel I o58 Nicolò II ^ e poi fu sepol- to nel duomo di tal città. Quello di F^uc- ca nel 1061 Alessandro II ^ che visitò nel suo pontificato e lasciò dopo i o anni. Dice il Novaes: Si vuole che Urbano II deh 088 fosse stato arcivescovo di Mila- no^ per cui si crede che ritenesse quell'ar- civescovato, perchè lasciò scritto l'Ughel- li: Ecclesiam Mediolanenseni eliani in Ponlificatii rexisse perhibetar, Tuttavol- ta ne' due articoli non credei ciò ripete* re, e nulla trovo d'affermativo nel eh. ab. Cappelletti, Le Chiese d* Ilalia.T emo che il Novaes, che ne parla nel t. 2, p. 56, delle Dissertazioni d' introduzione alle vite de' Sommi Pontefici, benché citi r/;<'Z- //<7.?^cr<7,t.55p.i65,dellai.* edizione prò- l)fìl)ilmente,abbia equivocalo con Urbano HI Crivelli milanese, che nella sua iSVo- /•/ p. 168: Brevi tempore Medio- lanensis Ecclesiae Archiepiscopus fait^ cani deinceps Summus Ecclesiae Ponti- fcx adletus per dìgnos^fidosque adnii' nistros ad mortem usqiie sanctissime re- xit. Il cardinal Conti vescovo suburbica- rio d'Ostia e /^e/Zc^^r/, divenuto Papa nel 1 254 col nome d' Alessandro IV, riten- ne i vescovati sino alla morte, e così li go- vernò 32 anni. Dopoché Clemente V sta- bilì la residenza in Avignone, Giovanni XXII che gli successe nel 1 3 1 6 era stato vescovo di tal città, e dipoi nel i3i8 ri- servò per sé il vescovato d' Avignone, e vi stabilì un vicario generale per gover- narlo in suo nome, né volle altro vesco- vo finché visse. Eletto Clemente Vlaeì i3/\.2 in Avignone, vacato il vescovato nel 1348, lo riservò per sé e lo fece go- vernare da'suoi vicari sino alla sua mor- te. Gli successe neh 352 Innocenzo VI, ed anch'esso ritenne il vescovato d' Avi- gnone , e in tutto il pontificalo lo fece amministrare da'suoi vicari generali. Fe- ce il simile Urbano F" eletto nel i362. Questi Papi avignonesi non erano prima del pontificato vescovi d' Avignone, ma per dimorarvi, oltre il vescovato di Ro- ma assunsero quello d' Avignone, il che però non fecero Clemente V, Benedetto XI le Gregorio XI. E l'antipapa Clemen- te VII fermando la sua dimora in Avi- gnone nel 1379 ^^ assunse il vescovato, che però cede ad altri nel 1 390. Per ana- logia aggiungerò che l'antipapa i^e //ce V talvolta fece residenza in Ginevra, à\ cui riparlai meglio nel voi. LXXII, p. 59, vi avea la dateria, e nel 1 444 ritenne per sé il vescovato. Divenuto Papa nel 1 534 P^o* lo III, per qualche tempo ritenne i'am- ministrazioned'Ostiae Velletri.Neh555 creato Papa Marcello II, ritenne il ve- scovato di Gubbio. Morto dopo 22 gior- ni di pontificato, Paolo //^ che gli suc- cesse, ritenne V arcivescovato di Napoli di cui era pastore, finché nel 1 55'j lo die' in amministrazione al pronipote cardi- nal Garafa. Ma quando fu eletto Papa,es- ii6 VES sendo slato piegalo dal clero e dalla cit- tà dì sostituirgli altro arcivescovo , avea risposto: Ecclesiani illam non iuicarej mi- sere adirne eorum Archìcpiscopum. Nos qui adhuc singulari amore patriain, ac Ecelesìam Sponsam^ nos UH in poster wn eodeni ajfecliim praeerinius. Nel 1724 fatto Papa Benedetto JC/// ritenne 1* ar- civescovato di Benevento, di cui fece suo coadiutore il cardinal Coscia, e Io visitò due volle nel pontificalo. Eletto ^e/^et7e^ to XIV nel 1740 ritenne l'arcivescovalo di sua patria Bologna^ e solamente /^o^f annos xiv dimisit, per farne arcivescovo il cardinal Malvezzi, prima di lui aven- dolo governato per il suosuffragaueoScar- selli arcivescovo di Menico in partibus o Menilo^ a cui successe nel 1 743 Lattanzio Filippo Sega bolognese, vescovo d'Ama- iuniain parlibuSf per esercitarvi le sagre funzioni. Finalmente Pio /^/ritenne il vescovato d* Imola sino al 1816: come sebbene Papa fece un dono col nome di vescovo d'Imola, e come poi con esso viaggiò, lodissi ne'vol.XCIII, p. i i, LUI, p. 154. Ma si ritorni al De Luca, ed al governo e amministrazione di più vesco» vali per un vescovo^ con indulto pontifi- cio. Oltre la discorsa limitazione, l'altra ènei caso della vera e giuridica unione de' vescovati, mediante la quale si dà il caso che una persona sia vescovo e pre- lato di più chiese cattedrali o metropoli- tane, e per conseguenza di più diocesi e Provincie; e questa suole essere di 3 spe- cie, una cioè soggettiva, l'altra sociativa ovvero unitiva, come per un' incorpora- zione,e la 3.^ che si dice aeqite principa- liter. Nelle due prime specie non si ve- rifica il caso che sia un vescovo di due chie- so, ovvero di due diocesi, mentre in ef- fetto è una chiesa sola, per la ragione che nella i .' specie dell'unione soggettiva, cioè che una chiesa accessoriamente si unisca e si faccia soggetta dell'altra, questa do- minante è quella la quale resta 1' unica cattedrale, e l'altra si sopprime ed eslin- gue; sicché diventa un membro ovvero VES un podere della dominante, perdendo an- che il nome e l'essenza, ossia la qualità di cattedrale, onde quel territorio, il quale per l'innanzi costituita un vescovato o diocesi da se, diventa parte dell'altra dio- cesi, la quale però si dice una sola, così ac- cresciuta di confini e di popolo. E nel ca- so della 2.' specie, parimente si dislingue e si confonde la primiera natura d'ambe- due, e di esse se ne forma un nuovo com- posto, il quale costituisce \\x\ solo territo- rio, ovvero un solo vescovato, una sola diocesi, ed una sola chiesa formale. Però si verifica solamente la limitazione nella 3.' specie dell'unione acque principali- ter, per la quale ciascun vescovato e chie- sa ritiene il suo stato antico, e tutte le sue [)rerogative, senza che una abbia sogge- zione o rispettivamente superiorità all'al- tra, ma come se fossero veramente due separale, appoggiale al governo ealTam- ministrazione d'un solo, il quale col ma- trimonio spirituale sia il vero vescovo e sposo d'ambedue, benché a rispetto di esso vescovo si stimino per una, sicché abbia un solo vicario generale e un solo tribunale, restando tuttavia per gli altri effetti due diverse e totalmente separate. Molto rara però, e forse nell' Italia niuna è la pratica della i ." e delia 1.^ specie d'u- nione perpetua delle chiese cattedrali o metropolitane (cioè al tempo dell'autore 1 675), essendo frequente nelle parrocchie e nell'altre chiese inferiori; cooje dall'uso è anche adlitto tolto il dare le cattedrali in commenda, e solo in amministrazione per pochi casi. Per altro frequente è la 3." specie d'unione aeque pruicipaliter, e lasciando di discorrere dell'altre specie suddette, e restringendosi a quest'ultima, entra la distinzione fra il caso e il tempo che la sede episcopale sia piena del vesco- vo, e l'altro che sia vacante per morte na- turale e civile, o per altro impedimento, onde sia luogo alla giurisdizione e all'am- ministrazione del capitolo, ^el i.°caso, benché tra esse chiese e diocesi continui lultavia la diversità, come se veramente VES e di fatto fossero separale e ciascuna a- vesse il suo proprio vescovo, senza che una riconosca soggezione alcuna all'altra; a tal segno che si dia la pratica che siano di diversa natura, cioè che una sia sog- getta al metropolitano, e l'altra sia esen- te e immediatamente soggetta alla s. Se- de; ovvero che una sia d'una provincia e soggetta ad un metropolitano, e 1' al- tra ad un altro, con altre somiglianti dif- ferenze. Nondimeno per quello che spet- ta al vescovo e al suo rispetto, ambe si stimano per una sola circa le cose perso- nali e individue, come per esempio sono: la residenza, il vicario generale, il tribu- nale, il consagrare l'olio santo nel giove* d'i santo, e simili , poiché risiedendo io una delle due diocesi e facendo in essa le funzioni pontificali, come anche lenendo un solo vicario e un solo tribunale appres- so di sé, soddisfa all'obbligo suo. Va ec- cettuato l'atto del possesso che si prende dal nuovo vescovo, perchè deve prender- lo in tutte edue le cattedralijovvero quan- do la cattedrale sia diruta o impedita, ne' luoghi soliti; onde alle volte si dà il caso, che avendo il vescovo preso il possesso in una, continui nell'altra il vicario capito- lare, come se fosse ancora la sede vacan- te. Di gran vantaggio però ad una di es- se sopra l'altra riesce la residenza del ve- scovo per molti rispetti; primieramente per la maggiore onoriQcenza; secondaria- mente perchè sebbene il vescovo di due chiese cos'i unite si deve intitolare col no- me o titolo d'ambedue colla precedenza della più antica; ovvero usando la pre- cedenza secondo la qualità de'negozi, cioè che quando si fucciano le spedizioni spet- tanti ad una chiesa o vescovato, dia a quella la precedenze!, o che con essa sola- mente s'intitoli, secondochè porti la con- suetudine alla quale in questa materia molto si deferisce ; nondimeno di fatto e appresso il mondo, e per l'uso comune di parlare s'intitola con quella sola nella quale per lo più risiede (arroge che, ol- tre il già detto nel § I, io qui riproduca VES 117 quanto ifìse^nbWGonzùleZiRegul.SCan- cell. Glos. 5, § 7, o. 29, sulla comune pratica de' vescovi di vescovati uniti, i quali in lutti gli atti s'intitolano dell'uno e dell'altro, anteponendo sempre il nome di quel vescovato, a cui appartiene l'af- fare che tratta. Tertio moclofu unìo dua- rum dioecesitnif vel ecclesiarum quoad caputa et gubcrnalorem, ut utraque re- maneat in siiis propriis bonis^ ac j uri- bus dislinctisy et separatis, utprius^ sed habeat unum dumtaxat episcopuni etre- clorentf et quaelibet retineat suaprivile- giayjurajac statata glos. et scribentes in cap. et lemporis^ cap. praecipimus 16, q.ifUtacciditin Episcopatu Fiterbien- se et Tuscanense^ quia licei sint duae dioeceses, unus tamen episcopus est, et cum episcopus rescribit super concer- nentibusjurisdictionemetadnìinistratio- neni Episcopatus Viterbien. se nominai Episcopum Viterbiensem, et Tuscaneu- sem, si vero super concernentibus Episco- patus Tuscanensis,se z«^c'r/Z>/f Episcopus Tuscaoensis et Viterbiensis, seniper an- teponendo nomen illius dioecesisy inqua consistit reSf de qua agitur. Mi piace pu- re di rammentare, che si suole ancora pra- ticare, nell'unione de' vescovati, di con- cedere il 1° luogo nella nomenclatura a quello il quale è di più antica erezione. Così fece Pio VII nel 18 18 per la circo- scrizione delle diocesi del regno delle due Sicilie, di concerto coire Ferdinando I). Terzo per la maggior comodità de'dioce- sani in occasione de'negozi giudiziali e slragiudiziali. Quarto perla maggior con- solazione del popolo nelle funzioni epi- scopali. Quinto pe'vantaggi moltichepor- ta la continua presenza del vescovo e del suo tribunale. Sesto per la comodità del- la distribuzione annua dell'olio santo. Set- timo per l'altra comodità nella celebra- zione del sinodo, quando la consuetudi- ne non porti che questi si facciano distia- taraente in ciascuna diocesi. Ottavo per l'altra comodità del seminario, attesoché quando ciascuna diocesi potrà comoda* n8 VES mente avere Ìl seminario proprio, in tal caso non potrà il vescovo pretendere di volerne erigere un solo nel luogo della sua residenza ; ma quando ciò non sia praticabile, sicché per tutte e due con- venga d'erigerne uno solo, per ordinario ciò suole seguire nel luogo della solita residenza, con molti altri vantaggi simi- li, che porti il caso, ovvero l'uso. JNel pro- posito dell'intitolazione, dice lo stesso De Luca, a suo tempo si dubitò circa T ac- cettazione dell'alternativa, se intitolan* dosi il vescovo col solò nome d'un vesco» vate quello s'intende accettato per am- bedue; però si tolse poi il dubbio per le regole moderne della cancelleria, che pre- scrisse doversi esprimere ambedue, e che altrimenti s'intenda per quello solo, il quale sia espresso. £ quanto al sinodo, fu anche dubitato se celebrandosene uno so- lo per le due diocesi, ma distinguendosi gli esaminatori sinodali, ponno quelli d'u- na diocesi intervenire nel concorso delle parrocchie dell'altra, e venne deciso di «o, conforme si ha nell'opere legali, nelle annotazionial concilio e nel titolo de'par- rechi. Circa la distribuzione dell'olio san- to, si dubitò, se i parrochi, anche quelli della città dell'altra diocesi, siano tenuti andare a quella cattedrale , nella quale sia seguita la consagrazione, ovvero che il vescovo sia tenuto mandarne una par» te competente all' altra, e indi debbano prenderlo i parrochi della propria dioce- si, e venne deciso che si debba attendere al solito conforme nell'opere del miscel- laneo ecclesiastico. La visita de'sagri Li' mina si fa nel medesimo tempo per am- bo i vescovati, colla relazione però dello stalo distinto dell'uno e dell'altro; e tut- to quello che riguarda la partecipazione del capitolo cattedrale nella giurisdizio- ne e amministrazione della chiesa, si a- datta a'capitoli di ciascuna, come se fos- sero veramente due vescovi e due vesco- vati; onde quando il caso porli che in uno di essi non vi sia il capitolo attuale, con- forme la pratica alle volle insegna in al- VES cune chiese, che per la povertà non vi siano canonici, non perciò potrà preten- dere il capitolo dall'altra di far questa figura, ma la giurisdizione si consolidane! solo vescovo, quando l'antica e la legit- tima consuetudine non disponga diversa- mente. Kell'altro tempo dellasede vacan- te, ovvero impedita, sicché subentri la giu- risdizione e l'amministrazione del capi- tolo, ha luogo la totale separazione e di- versità, per cui ciascun capitolo deputa il suo vicario e il suo economo, e gli al- tri ufEziali per la propria chiesa e dioce- si , perchè solamente si dà il caso della loro unione quando si abbia da eleggere il vescovo, perchè l' elezione egualmente spetta all' uno e all' altro fuori d' Italia, cioè ove si conserva tale disciplina. Quan- do da'capitoli, o da uno di essi si trascu- ri l'elezione del vicario o che proceda ma- lamente, alle volte il caso porla in que- ste diocesi unite , che la devoluzione si faccia a diversi superiori, cioè che una se- gua al metropolitano, e l'altra al vesco- vo vicino perchè sia chiesa esente, oppu- re a due diversi metropolitani se sono in diverse proviacie. E se si dasse l'ac- cennalo caso che in una di esse non vi fosse il capitolo attuale subentrerà subito la podestà del metropolitano, e non quel- la dell'altro capitolo, quando però l'an- tica e legittima consuetudine, in vigore della quale si possa allegare il privilegio aposlolico,non disponga allrimente.Quan- to poi all'altro punto opposto, se in una chiesa e in una diocesi si ponno dare due vescovi, ancorché la regola sia negativa, per l'accennata ragione della mostruosi- tà di dare due capi in un corpo, ovvero dell'inconveniente di dare due mariti ad una donna; nondimeno ciò si limita, quan- do così richiedesse la ragione della diver- sità de' riti, perché ncli'istessa diocesi il popolo vivesse parte col rito latino, e pai le col greco (o altro, come in CostantinopO' li, ed in Lcopoli, che vi è pure l'armeno : fra le cillà in cui sono cattolici di diverbi rili, certamente va ricordata Ccrusalcm- VES wi<'jivioranuovameiile,coraedissì,iisiecle il patriarca latino, vi soleva dimorare il patriarca {\q* Melchìiiy e vi è un arci ve* SCOTO Siro del patriarcato antiocheno), mentre in tal caso non implica che vi siano due vescovi di diversi riti, poiché in questo caso inteileltuainiente si fingono due diverse spose di diverse qualità, cia- scuna delle quali abbiali suo sposo spiri' tuale, ovvero che l'unica persona forma" le e intellettuale del vescovo sia rappre- sentata da due persone materiali, che pe- rò la diversità de'rispelti toglie l' impli- canza, la quale propriamente cade quau* do due fossero vescovi e capi. La plura- lità delle chiese cattedrali materiali non porta contraddizione, poiché sebbene la chiesa cattedrale è unica, rappresentan- do una sola persona iutellelluale, deve essere quindi uno il vescovo e uno il ca- pitolo. Ciò s'intende della chiesa forma- le, che può essere rappresentata da due o tre o più chiese materiali, le quali con- corrono egualmente a formarla. » Con- forme un'opinione vuole, che le 4 l^asi- liche patriarcali (propriamente sono cin- que, con comprenderci la suburbana di s. Lorenzo), egualmente concorranoa for- mare la chiesa cattedrale o patriarcale di Roma (tale é veramente la protobasi- lica Lateranense, madre e capo di tutte le Chiese), contraddistinta dalla Chiesa universale, dandosi tra esse la preceden- za, secondo l'ordine dell'antichità, onde quantunque in ciascuna sia il 6uo capi- tolo colla diversità dell' entrale e delia mensa, ed anche degli statuti e del modo di servire; nondimeno formalmente si di- ce un capitolo solo così distribuito per l'attualità del servizio senza la divisione del suo corpo intellettuale, conforme nel- l'una e nell'altra opera (dello stesso De Luca) più distintamente si discorre". Il Rodotà, Dell'origine del rito greco inlta' /iV7, parlando della rovina della città ve- scovile di Miseno, non molto distante da Napoli,operata dalfurorede'saraceni nel- rSGo, eoa uguagliarla al suolo, dice che VES 119 acciò la cattedra vescovile non restasse as- sorbita tra le sue ceneri , fu unita alla chiesa di Napoli da s. Atanasio il senio- re che n'era vescovo; ma poiché tal unio- ne non fu aeque principalis, ma subj'e» cZiVrt,cosi la sede vescovile di Miseno per- de l'antico suo titolo, il suo pregio e la sua dignità, restando estinta e soppressa interamente. Talvolta alcuni vescovati soppressi, uniti ad altri, quindi furono di- sgiunti, e nuovamente ripristinati, ven- nero al uiedesimo riuniti, ma aeque prin- cìpaliter, come da ultimo nel i852 av- venne a P'^enafro (P^.) con Isernia.Tat' le altra si dismembrò da una diocesi uà territorio, si eresse in vescovato, e quindi venne unito, aeque principaliter^ a quel- lo medesimo da cui era stalo distaccato, il che di recente seguì nel 1 853 con r'a- slo (F.), già parte dell' arcivescovato di Chied, e da esso diviso. Neh 855 del ve- scovato di Troia {F,) si formarono due vescovati separati, cioè di Troiae di Fog- gia, e perchè quest' ultimo fosse conve- niente vi fu unita l' abbazia di s. Marco di Larais, già nullius ^ dismembrandola dalla metropoli di Manfredonia. § V. Della provvista de'vescovati. Ele- zione e nomine de'vescovi. Privilegio di nominare ad alcuni capitoli. lave- stiture ecclesiastiche. Canoni sulf e- lezione de' vescovi. Nomine regie a ve- scovati e abbazie ^ concesse a' sovrani dà'Papii in virtù di Concordati. Gli Apostoli dietro l'autorità data loro da Gesù Cristo elessero i vescovi, ma qué- sti cessati di vivere, tutta l'autorità si riu- nì nel Sommo Pontefice, come successo- re di s. Pietro e vicario immediato di Cri- sto, a cui fu data la podestà sulla Chiesa universale. In seguito i Papi pel bene e aumento della cattolica religione, secon- do le circostanze, accordarono o permise- ro tacitamente l'autorità di eleggere i ve- scovi ad alcune persone, ed anche al cle- ro e al popolo, il quale conosce le qualità I20 ^ ^VES di quelli che devono preporsi a pastori, uia dovea farsi con molti riguardi sicco- lue capace d'essere incoslaiile e corrotto dall'ioteresse, onde poi gli fu tolta ogni ingerenza sulle elezioni, e per gli abusi in- sorti anche al clero, meno diversi privile- giati capitoli. Il De Luca tratta nel cap. 6 : A chi spetti provvedere i vescovati e le altre prelature , ed in die modo ciò segue. Secondo i' opinione più ricevuta, ne'tempi della primitiva Chiesa, e finché soggiacque sotto le persecuzioni de' gen- tili (come inlese tale vocabolo il Maf- fei, lo riportai nel voi. XCIV, p. 270), onde a' cristiani conveniva vivere e ce- lebrare i divini uffici occultamente; lì vescovi furono deputati da s. Pietro, ov- vero secondo un'allra opinione, colla sua autorità dagli Apostoli e da'primi disce- poli di Cristo; ovvero secondo divers'al- tra opinione, questi ultimi ne ottennero dalla bocca di Cristo la facoltà persona- le; e così successivamente da'successori di s. Pietro nella Chiesa romana, e nel Vi- carialo di Cristo; ossia con 1' autorità del Papa da' patriarchi. Ma avendo in pro- gresso di tempo, dopo Costantino 1 il Maglio^ la Chiesa acquistalo la sua tran- quillila, ed essendosi peiciò resi i popoli lutti fedeli, e moltiplicatisi anche i chie- rici, colla distribuzione de'benefizi e delle dignità, si formarono i due corpi univer- sali del clero e del popolo. Quindi seguì che con l'autorità e concessione, o per- missione del romano Pontefice medesimo, in molte parti, e forse più generahnente fu introdotto, che l'elezione dei Vescovo (nel quale articolo ne riferirò la discipli- na, parlando delle loro elezioni, nel §111), sì facesse unitamenle dal clero e dal po- polo. Ma in progresso di teu) pò, sperimen- tandosi che ciò cagionava confusione, fu ristretta la provvista de'vescovati e l* e- lezione del vescovo al solo clero; ed an- che io questo per la slessa ragione seguì dipoi l'altra restrizione al solo capitolo della cattedrale (e talvolta con l'interven- U> pur€ di altri, che notai nel descrivere V E S ì vescovati, come per Genova nel volume XXVlll,p. 337, insieme al {)raticato per V Intronizzazione e. Possesso) j senì^ie pe- rò colla conferma ecolTapprovazione del- la vSede apostolica, con i' autorità della quale ne seguisse quindi la consagrazio- ne dell'eletto confermato. Anco quest'ul- timo modo andò in disuso, tranne alcu- ni vescovati e arcivescovati di Germania e della Svizzera, spettando alla congrega- zione concistoriale il riconoscere la vali- dità di tali elezioni o postulazioni (voca- bolocomunementeusatoderivanle dal Ia- lino postulaiio, domandare, richiedere; come poitulator si dice colui che doman- da, e principalmente si applica a quello che avanti la s. Sede introduce la causa d'un Servo di Dio^ per la sua Beatifica- zione o Canonizzazione, e quindi ne po- stula e supplica il progredimento e il com- pimento, facendo per lui la postulazione solenne al Papa un avvocalo concistoria- le. Alcuni ordini religiosi hanno in Roma un qualificato idoneo religioso, postula- to re delle cause de' Santi dell'ordine: si può vedere il Chiapponi, Acta Canoni- zationis Sanctorumj Postulatoris òau- sae Beatìficationis et Canonizationis, p. 335; Postulatoruni Convenius, p. 1 8), in occasione di chiedersene la conferma e l'approvazione aposlolica,come totalmen- te necessaria. Nell'altre provincie per lo più i vescovati, gli arcivescovati, e le ab- bazie nullius dioeccsis, oltre altre consi- derabili prelature, sono a nomina^ o sup- plica o postulazione de'sovrani: altri ve- scovati, e altre abbazie e monasteri /^u/- lius sono provveduti per elezione de'ri- spettivi capitoli. In Italia e sue isole i ve- scovati e arcivescovati, ingenerale, sono di libera elezione e provvisione del Papa, eccettuati quelli di nomina o presentazio- ne delle sovranità. Privilegio sempre con- cesso da'Papi alle sovranità o perchè ne furono i fondatori e dotatori de' vescova- ti e arcivescovati, perciò di Padronato (f'.)j ovvero per benigna e indulgente concessione della s. Sede, connivenza o VES altro rispelto. Alcune sovranità nomina- no o raccomandano più soggelli, tra'qua- li il Papa ne sceglie ed elegge uno, che ri- conosciulane l'idoneità, approva, preco- nizza in concistoro e poi dà l'istituzione canonica. Delle formole usate dalie so- vranità nelle nomine, a seconda delle con* cessionidellas. Sede, riparlai nel voi. XV, p. 219 e 2 2 5. Per la provvisione de' ve- scovati e arcivescovati non vanno lette e credute le opere degli avversi alla s. Se* de, che in pregiudizio de'suoi diritti adu- larono le sovranità, a queste prodigan- done. Tra le altre una èia seguente po- sta aWIndice de'libri proibiti con decre- to de'2 I aprileiGgS. Istoria dell'origi- ne e del progresso delle rendile ecclesia' sfiche, nella quale si tratta secondo il gius antico e moderno di lutto quello che concerne le materie beneficiarie del- la Regalia delV investiture, delle nomine e degli altri diritti attribuiti a' principi, di Girolamo Costa dottore in legge e protonotario apostolico^ traduzione dal ^'rt/ice^e, Venezia I 768, pel Zerlelli che l'intitolò a 3 deputati aggiunti al collegio de'DieciSavi, conoscendo in questo punto Io spirito e le pielensionldel governo del- la repubblica di Venezia i^.)- Narra il Cernino, Hisloria diluite V eresie, che uell'elezioni de' vescovi, onde provvedere i vescovati, essendo proibita l'elezionedel Successore (^.) al vescovato, cougrega- vansi li vescovi comprovinciali, il clero e il popolo: il clero proponeva il soggetto, il popolo lo postulava, e col beneplacito de'vescovi, il clero sottoscriveva l'elezio- ne. Ma tralignando il popolo in disordi- ni, Innocenzo 11 a lui tolse lì j'us di po- stulare (anzi imparo dal Novaes, che nel I i4» insorta discordia tra il Papa Inno- cenzo li e Luigi VII re di Francia, a ca- gione del nuovo arcivescovo di Bourges, nominato dal Papa econtraddetto dal re, che un allio voleva promosso a quell'ar- civescovato, Innocenzo 11 pubblicò Vln- ierdclto in quel regno, che durò 3 anni), l'Cilringeudolo prima al clei'o e poi a'suli VES 121 canonici delle cattedrali; indi subentran- do l'interesse anco fra'canonici, Giovan- ni XXII ritirò a se quell'autorità. Alcu- ni capitoli però della Germania., della Svizzera e di altri stati, come dirò nel § III dell'articolo Vescovo, per apostolico indulto e con privilegio furono esenti dai-r la riforma; e se i re e principi interpon- gono al Papa la postulazione de'prelati, ciò succede per Concordati colla s. Sq» de, di che più sotto. Dell'operato da Gio- vanni XXII, ecco quanto nella sua Sto- ria ne scrisse il iNovaes. Per molli secoli eravi l'uso, che i vescovi fossero eletti dal clero di ciascuna chiesa episcopale col suf- fragio del popolo e consenso de'vescovi provinciali, come si ha da s. Cipriano, E' ()ist. 3 e 4> lib. I, morto nel 208; acciò il popolo non avesse assolutamente la fa- colla d'eleggere, ed il testimonio del cle- ro conoscitore delle virtù o vizi de' pro- movendi, come nota il Tomassini, Defe- tus et nova Eccles. disciplina circa Be- neficia et Beneficiar os, t. 2, lib. 2, cap I, De Elecl. Episcopor, ante tempora Con- s tanti ni I. Perovviarequindi alle tumul- tuose fazioni de' laici, che nascevano ia (jueste elezioni, nelle quali seguivano an- cora le uccisioni, la provvista de'vescova- ti e l'elezione de'vescovi passò in diritto a'capitoli delle cattedrali nel secolo XU, come sostiene il Van Espen, Jus Eccles., par. I, lit. i3, cap. 2 (posto a\V Indice nel 1704). Iodi Giovanni XXll fu poi ili." Papa il quale (dopo aver colla bolla Im- minente nobis, de' i3 settembre i3i9, Bull. Rom. t. 3, par. 2, p. 177 : Reser- vallo Ecclesiarum, aliorumque Benefi' ciorum, in Dominio romanae Ecclesiae consistentiuni , ad quae quis consueviù per electionem assumi), nel 1 322 riserbò a se ed a' suoi successori , alle vacanze, l'elezioni de'vescovati tutti nelle piovm- cie ecclesiastiche d' Aquileia , di Mdano, di Ravenna, di Genova, di Pisa, di Na- poli, come attesta il Rinaldi, Annal.Eccl. 1. 1 5 in Append.j e ciò appunto per prov- vedere alle frequenti disseubiooi che tra 121 V E S gli elettori vi nascevano nell'elezioni, mas- si me ailoia che i Papi risiedendo in Avi- gnone, l' Italia era lacerata da intestine lozioni. Trovo nel p. VùcUay Notizie del- le Chiese jLorenlìne^ t. 6, p. 269, narra- te le varie maniere, colle niiali nell' Ita- lia fino al tem[)odi Clemente Videi i342> si costumava di eleggere i vescovi, e co- me vi subentrarono i Papi. Imperocché ora fucevasi l'elezione dal clero solo adu- nato nella cattedrale, talora dal clero in- sieme col popolo, ed altre volle dal po- polo solo per acclamazione; ne mancano esempi che i vescovi slessi vicini a morte nominassero il successore (era proibito, come già dissi; sarà meglio il dire, desi* gnavano, proponevano, raccomandavano alcun soggetto da loro creduto opportu- no e idoneo). Da* Papi finalmente restò escluso il popolo, poi anche i chierici, ri- strettasi la podestà d'eleggersi il pastore a' canonici soli capitolarmente adunali. Altrettanto si praticò da quello di Fi* lenze, coirapprovaziooedeU'eletto dipen- dente dal Papa, come avvenne per An- drea de Mozzi , nel quale concordando unitamente il capitolo, subito lo confer- mò Onorio IV, con breve in cui volle ri- cordare, che dopo 12 annidi sede vacan- te a motivo della discordia de' canonici divisi in due partiti, uno per Ubaldini e l'altro per Lottieri della Tosa, per la ri- nunzia d'ambedue, procedette all'elezio* ne di fr. Jacopo da Castelbuono. Morto poi neh 341 il vescovo di Firenze Fran- cesco Silvestri da Cingoli, adunatisi i ca- nonici nella sagrestia per la canonica e- lezione del successore, a pieni voti fu scel- lo Filippo dell' Antella canonico fìoreii- lino, ed il capitolo inviò in Avignone due canonici a Benedetto XII per l'approva- 2Ìone. Ma morto il Papa, il successore Clemente Vi pubblicò la bolla, che> il Hicha riporta coli' atto dell'elezione di Antella, colla quale annullando tale ele- zione, dichiarò vescovo di Firenze Ange- lo Acciainoli, e tolse per sempre al capi- tolo fioreuliuo il privilegio d'eleggere il VE S suo pastore, facendola intimare al capi- tolo nella sagrestia del duomo. Tuttavol- ta la repubblica fiorentina a supplire a tale spoglio, e per avere un vescovo na- zionale, cominciò a mezzo de'suoi orato- ri ai accomandarsi a' Papi. Quando il gon- faloniere Gherardini si recò da Pio li a pregarlo di dare a s. Antonino defunto un successore fiorentino, fu esaudito nou senza facezie, riferite dall'Ughelli. Rispo- se il Papa: » Illustri fiorentini non pon- no essere della loro patria: s. Ambrogio fu vescovo di Milano^ e non lu milane- se ; e s. Pietro fu vescovo di Roma, e non fu romano ". Ma Gherardini soggiunse con prontezza: » S. Zanobi fu fiorenti- no e vescovo di Firenze; e s. Pietro ve- scovo di Roma, per non essere romano, fu da loro crocefisso ". Il Papa rise, e disse occorrere sentire il parere de' car- dinali ; e Gherardini, avvicinatosi all'o- recchie del Papa, rispose: Papa suui c- go, quasi volesse dire, tu solo puoi ogni cosa. In fatti Pio II pubblicò in concisto- ro in nuovo arcivescovo di Firenze Or- lando Bonarli fiorentino. Dal narrato si trae, che dopo la disposizione diGiovao- ni XXII, non sùbito per tutti i vescova- ti, ma a poco a poco i Papi riservaroasi la provvisione. Altro esempio lo ricavo dal Martorelli, Memorie historiche d' Osimo, p. 242. Per morte del vescovo d' Osimo Pietro Fraticello, avvenuta nel i^i^, Martino V nel 1 4^2 non volle approvare l'elezione fatta dal capitolo del succes- sore Nicolò Bianchi osimano, abbate be- nedettino, o perchè ^ey^c^o fosse stato eletto, o perchè gli ostava certo decreto, forse ignoto al capitolo e all'abbate; non- dimeno proposto in concistoro, e consi- deratosi che alla chiesa Osimana sarebbe riuscita pregiudizievole la sua lunga ve- dovanza, ed avutasi relazione ottima del- l'abbate, fu approvalo con breve diretto al capitolo. Però nel 14^6 cessò sotto il medesimo Martino V l'antica consuetu- dine al colpitolo e clero d' Osimo d'eleg- gere il vescovo, e l'islesso accadde ad al- VES tri capitoli di città anticlie. Moltissimi e- Sem pi, di quando fu tolto a' l'ispettivi ca- pitoli l'elezione del proprio pastore, si ponuo vedere nella descrizione de'vesco- "vati, non che come procedevano le auti* che eie2Ìoni, e di queste io debbo ripor- tare altre nozioni. Quando era couìune il claustro, la ìuensa, il dormitorio, il coro diurno e notturno, al vescovo ed a'cano- iiici, questi mancando il vescovo proce- devano air elezione del successore, cioè uno riputalo il più degno e più atto, an- che alla convivenza, ed il Papa lo confer- mava. La formola della postulazione al Papa Paolo li del capitolo di Sorrento , nel 1470 per Scipione Ciciuelli, è la se- guente presso r Ughelli, Ilalia sacra^ t. 6, p. 61 5. E sarà un altro esempio che ancora vigeva in detta chiesa il piivile- gio del capitolo. Dopo le date dell' anno dell'atto e quella del regnante Ferdi- nando I redi Napoli, segue. P^enerabilc Capiudum majoris ecclesiae Surrcnti- nae congregatum in loco Surrentì , ad sommi campanellae^ modo^ et loci soli- tiSf asseren. corani nobis, Rev. in Chri- sto Patrem et D, Donntiiim (Falango- la) Dei et Jposlolicae Sedis grada ar- chiepiscopum^proiit Domino placuit, ab hoc sacculo deniigrasse, et dictani ma- jorem ecclesiani in praescnti non ha- bere archiepiscopiiniy et volens dicium Capilulum de aliquibus ricariis, Sede vacante f diclani major em provider e y confisuni dictuni Capituluni de fide et caeleris , e te. Venerabilium viro rum presbyterorum Nardi curialis archidia- coni surrenlini, presbiteri Hieronymi Guardali priniiccrii surrentini, etpre- sbyteri Chrislophori de Masso de dieta civitale Surrenli sponle consliluit,ordi- navity et fecit dictae majoris ecclesiae vicariosy Sede vacanle, praesentes ad manutenendum, et rcgendum, el guber- nandum diclam majorcm ecclesiam in locunt archiepiscopalusy el omnia et sin^ gula faciendum y quae fuerint opportu- na, clgencraiUcrj eie. dans etc. promit- VES ii3 tens eie. obligavit, ut auteniy etc. quibus sic peraclis etc. Judlce Pclrillo Cariu' lOymagislro Antonio de Aulixio,Man' ciò TrapanOy Toniasio in Caponanln^ presbitero Antonio de Scoppa, et Ri- chardo Mar esca y Antonio de Angelo^ el Nicolao de Paslana tcslibus. Eodetn die apud chorum praedictum. Fenera^ bile Capilulum congregatum ut supra asservii corani nobis ex, . . informalio- ne percepisse, sacram urgenlem maje- slatem supplicasse Sanclilali Domini Nostri prò Rev. U. J. D. Domino Sci' pio Cicinello de civilate Neapolisy de ar- chiepiscopalu civitatis Surrenli noviter vacanle , diclumque Capilulum corani nobis lune conte/nplationi dictae regiae majestatis , tam conlemplatione dicti Domini Scipiiy quam nobilitalCy scien,' tia, el bonis moribus sic decorali postu- lavi t eundeni Dominmn Sci pi uni in ar- chiepiscopum Surrenlinum, asserendo dicium Capiluluniy si opus crii, Sancli- tati Domini Nostri supplicalurum prò eodcm Domino Scipio, offerendo se di- cium Capilulum prò diclo Domino Sci- pio ad omnia sibi grata paratissimum, quibus omnibus sic peraclis, etc. prae- senlibus praediclis etc. . . . Sic postula- tus Scipio in grada Ferdinandi regis ^ a Paulo li co nfir Hiatus est archiepi- scopusy munusque consecralionis acce- ^iV, della quale si fa la descrizione. An- cora qualche capitolo gode il privilegio di eleggere il vescovo, come ripelutamen- te ho dello, in Germania e nella Svizzera, che trovato dal Papa idoneo a forma de' sagri canoni, per mezzo del consueto infor- mali vo processo viene dalla s. Sede confer- mato.Tanto godono icapitolicattolicidel- laPrussia,PaesiBassiec.Notainelvol.LllI, p. 1 66, che per la sistemazione degli alfari cattolici negli stali protestanti di Germa- nia, questi presentarono a Pio VII una Dichiarazioncya cui ripose il Papa coU'^"- sposizione y couleueute i corrispondenti suoi sentimenti ; e quanto alta provvista de'vescuvali, per l'amore della Pace, cou- 124 VES venne che ì capitoli prima di procedere all'elezione de'vescovi trasmeltessero al- la s. Sede la nota de'candidati ai gover- no locale, il quale escluderebbe una par- te di quelli che non gli riuscissero gradi- li; in conseguenza di che si formò la provincia ecclesiastica dell'aito Pieno, e rordinamento di 5 vescovati che registrai nel voi. XXIX, p. 104. Nel i854, la Ci- viltà Cattolicay serie 2/, t. 7,p. io4> riprodusse quanto le scrisse un corri- spondente, sulle difficoltà mosse da'radi- cali contro l'elezione del vescovo di Ba- silea nella Svizzera. Sebbene in parte già l'ho riferito nel voi. LXXII, p. 79, im- porta qui riportare un brano del testo. w Io vi manifestava nell* ultima corri- spondenza alcuni miei timori sopra le difficoltà che sarebbero slate mosse dal nostro governo contro l'elezione del suc- cessore di mg.'^Salzmanu defunto vesco- vo della diocesi di Basilea. Pur troppo io vedo ora che i miei timori non erano vani. Pure ciò che dee praticarsi in simili con- tingenze fu già determinato fin dal 1828 in un Concordato che non lascia luogo a dubbii sopra le parti che competono ai due poteri, all'ecclesiaìitico cioè ed al ci- vile. Secondo il detto Concordato 1' ele- zione del vescovo appartiene al capitolo di Soletta, il quale però dee assicurarsi prima che la persona non è ingrata al governo de'Cantoni che formano la dio- cesi. Il che non può farsi altrimenti che colla presentazione d'una lista di candi- dati, dalla quale i governi ponuo cancel- lare quelli che loro sono poco graditi, senza più oltre restringere la hbertà della scella. L' elezione e la qualità del- l' eletto sono poi esaminale secondo le prescrizioni canoniche da un delegalo della s. St(\e^ il quale, secondo le infor- mazioni prese e ricevute, ralifica od an- nulla l'elezione capitolare. \L così, se nou erro, si praticò finora negli slati di Prus- sia, di Olanda , di Baden , di VVurlem- berg, di Assia, di Nassau, di s. Gallo e fi- nalmente di Soletta medcaima ". M' i- VES slruisce V Orsato, Historia di Padova, p. 170, che Carlo Magno nel 775, dopo aver vinto i longobardi e fattosi padro- ne d'Italia, se ne intitolò re ; e perchè si conoscesse aver dato alla bella regione qualche specie di libertà, dispose l'istitu- zione d' un congresso, acciò ogni volta ch'egli o i suoi successori fossero venuti in Italia, i vescovi, abbati e feudatari di cui lo compose, oltre i più ragguardevoli del regno, proceri e magnati^ vi trattas- sero insieme i più gravi aifari. Riempì poi di contento le città del regno Itali- co, colla restituzione a' cleri con chiese episcopali, della facoltà d'eleggere i loro Vescovi; alfare, che come quello il quale, per le vicende de'tempi, ormai dipende- va dall'arbitrio de' sovrani, sino allora era con molta variazione e senza alcuna sicurezza passato. Da quell'epoca in poi cominciò a risplendere la condizione de' canonici di Padova, il cui capitolo diven- ne un seminario di vescovi illustri, poi- ché da esso per lo più si traevano i pasto- ri della chiesa padovana. Ma la cagione di tali arbitraggi de'sovrani, nel provve- dere i vescovati^ la riferisce il dotto cav. Hurter, Delle islituzioni e dulie costu' manze della Chiesa nel Medio Evo.E^W. dice : L' Episcopato nel quale la pienez- za e l'apice del Sacerdozio comprendonsi, pel prospetto delle virtù richieste ne' /^e- scovi, appalesa l'alto concetto che si dee avere dell'Episcopato medesimo; concet- to che sempre preoccupò tutti i romani Pontefici ueir ordinare i vescovi. Posti questi da Gesù Cristo al regime della sua Chiesa, da lui hanno la loro missione, e non da coloro presso cui sono mandati, essendo contrario, come dichiarò Inno- cenzo HI, ad ogni ordine naturale, che il capo riceva la sua dignità da'suoi sud- dili. Quindi il sì profondamente radicato male, la vera piaga dell' Episcopato de' secoli di mezzo, fu la parte presa da'priu- cipi e signori nell'elezioni, cioè all'/zi^tf- sliUire ecclesiasliche, per le quali i segni della spirituale giurisdizione da' laici si VES conferivano, medianfe la Iraclizìone del Bacalo e òeWJiiello (nelle formolecrin- vestiture de'signoi i o giudici delegali da- gl'inìperatoriassenli, si legge: N.N. inve- stierunt per demanda do nevi Augustiy per colonnam de curie, ovvero per An- nidiim. Era costume di servirsi in queste ceremonie, che ponno chiamarsi col Co- sta /?/iz/o/zf di diritto^ talvolta del solo bastone, talvolta dell'anello, e più spesso d'ambedue insieme. Quando quest'inve- stiture facevansi da'principi, questo ba- stone chiamavasi bastone regio, nell* i- slessa guisa che i loroprivilegi erano chia- mali carta regia, comandamento regio^ jussione regia, protezione regia j e fu fi- nalmente denominato scettro regio. Le investiture de' vescovati ordinariamente si facevano per sceptruni regale. Il ter- mine d' investire significava dar terre o metterne in possesso); quasi al provvede- re a'temporali beni della Chiesa desse al- cun diritto sull'elezione e sull'esercizio de'ministri di lei, quasi la pietà che dona dovesse colle usurpazioni riaversi del do- no. Coll'attribuzione pertanto de'feudi e delle pastorali insegne smisuratamente cresciuta, massime nell'Inghilterra (ove Goffredo di Bretagna fece mutilare i cano- nici di Salz che aveano cooperato ad una elezione contraria a'suoi voleri, e lo rac- conta Hume, 1. 1, p. 96), e nella Germa- nia, l'influenza de'principi, egli è incre- dibile a dirsi quale e quanto detrimento ne ridondasse non solo a* diritti del su- premo pontificato, ma alla salute delle Chiese, e qual fomite si prestasse alla Si- monia [V.) d'ogni più santa cosa corrom- pitrice. Quali pastori poi del gregge fe- dele non per la porta entrati nell'ovile di Cristo, quale esempio da uomini che al- le male arti dell'adulazione, e alle pessi- me della simonia dovevano il loro innal- zamento, quale libertà nell'esercizio del loro ministero incominciato con un atto di soggezione illegittima ! L'ardire de'prin- cipi era proceduto tanl'ol tre, che io Fran- cia sotto lai.' stirpe de'Merovingi e nel VES 125 principio della 1} de'Carlovingì, in In- ghilterra sotto i re normanni, e in Ger- mania principalmente sotto gli Ottoni e gli Enrichi, moltissime nomine furono e- sclusivamentein balia del principato pro- fano. Molti degli odierni scrittori prote- stanti peraltro, meglio illuminali de' lo- ro predecessori, considerando gli animo- si sforzi de' Papi per la necessaria indi- pendenza delle sagre elezioni) sforzi che e dagU alti degli stessi Pontefici e da'de- creti pressoché innumerevoli de' concilia ci si fanno ben noli; ammirati inoltre di gran numero di véscovi che ricevute le pastorali insegne da'principi o le riman- davano a'donalori, o le inviavano a Ro- ma per riportarle dalla s. Sede, e final- mente colla morte de'martiri la sagra li- bertà propugnarono. Questi scrittori, e fra essi precipuamente Hiu'ter, non vedo- no nelle vessate elezioni e provvisioni de* vescovati, se non un arbitrio sacrilego e una dolorosa. eccezione. Il magnanimo s. Gregorio VII, e gli altri Papi che lo imi- tarono, non sono più pe' discreti storici protestanti, mf>ssime V eccellente Voigt, lo storico di quel gran Papa, se non i giusti difensori dell'ecclesiastica libertà e gli amici beneaieriti dell' uman genere coir estirpazione della simonia. Quando s. Gregorio VII non avesse reso altro ser- vigio alla Chiesa che l'estirpazione della simonia, dovrebbe essere appellato glo- rioso Pontefice e insigne benefattore del- l'umanità. Convengono essi, che gli em- blemi della pastorale autorità non dove- vano da profana mano venir conferiti, pe'vescovati e l'abbazie, che l'ordinazio- ne preceder dovea l'investitura, lo spiri- tuale al terreno, l'essenziale all'accesso- rio; e consentono che il più alto meri- to era la condizione indispensabile del- l'Episcopato piuttosto che l'attribuzione de'beni: questi ben ponno godersi da chi sia elevato e consagrato all'episcopale uf- ficio, ma le investiture non ponno dare capacità e dignità alcuna. Osservò giu- stamente poi il Keller, De origine^diver' i?.6 VE.^ Sì Ut le ^ et nnliirnfeìidnrum Trex'ìrerifn'im?, che non devesi dare alla fendalità trop- po larga estensione, quasi lutti i beni del- la Chiesa tenessero natura di feudo, poi- che buona parte di essi le erano perve- nuti prima della feudalità e doveanoper- ciòsotlo ogni rapporto considerarsi come proprietà allodiali. La libertà de'beni ec- clesiastici doveva render tranquilla quel- la delle elezioni e di lutto l'esercizio del- Tepiscopal ministero,efu grande cura del- la Chiesa che i vescovi non contraessero co* signori gravose obbligazioni feudali o ricevessero stipendio da essi. Imperocché chi non vede quanto il possesso delle pro- prietà ed intero e libero assicuri a cia- scuna pienezza ed indipendenza di deli- berazioni? La libertà delle elezioni e de* beni tanto caldamente promossa da'Soni- mi Pontefici nel medio evo, lasciò loro pieno l'esercizio della suprema autorità nell'Episcopato, e ne abbiamo irrefraga- bili e pressoché innumerevoli gli storici documenti. iVel sinodo romano del 1079 s. Gregorio VII, narra Voigt , riconfer mali i canoni del celibato ecclesiastico, inasprite le pene per tanti anni commi- nate a lutti, fossero laici o chierici, che dessero o ricevessero l'investitura, fu or- dinato con un canone: « Sempre che, morto il pastore , devesi provvedere al governo d'una diocesi, il clero ed il po- polo, congregati a concilio da quel vesco- vo il quale vicario del metropolitano o del Papa presiede alla vedova chiesa, do- vranno con cuor sincero, cioè senza am- bizione, odio o favore, eleggere il piìi de- gno ecclesiastico e subordinar l'elezione canonica al giudizio della s. Sede. Impe- rocché la verità della missione episcopa- le sta nell'approvazione del Papa, e ogni altra elezione é eretica, fnlsa, dannata ". Avea già decretato il concilio generale di Mcea 11 del 787 col can. 4. « Tutte le e- lezioni di vescovo, di prete, o di diacono fatte per autorità del magistrato, saran- no nulle secondo i canoni". Il concilio di Valenza dell' 855 prescrisse col can. 7. V E S » 11 principe sarà supplicato di lasciar al clero e al popolo la libertà delle elezioni del vescovo. Si eleggerà o nel clero del- la cattedrale, o nella diocesi , o almeno ne'contorni. Che se si assume un chieri- co al servigio del principe, si esaminerà altentamente la sua condotta e i suoi co- stumi; del che s'incarica la coscienza del metropolitano, e si gli commette di fare presso il principe, il clero e il popolo lut- tociòche sarà necessario per non ordina- re un vescovo indegno". E il concilio ge- nerale di Costantinopoli 11 dell' 870 col can. 12 staluì:»5E proibito d'ordinar ve- scovi per autorità e comando del princi- pe, sotto pena di deposizione; e a'iaici po- tenti d'intervenire alla elezione de* vesco- vi, se non ci sono invitati dalla Chiesa, o d'opporsi all'elezione canonica sotto pena d'anatema". Noterò, che in Costantino- poli, il cartofilaceo vicario del patriarca, di cui riparlai nel voi. LXXIX, p. 1 1 i, approvava quelli che doveano essere pro- mossi a'vescovati e all'abbazie. Wel con- cilio di LateranolV nel 1 2 15, si dichia- rò col can. 2 3: « Noi proibiamo di la- sciar vacare più di 3 mesi un vescovato, o un'abbazia; altrimenti quelli, che ave- vano diritto d'eleggere, ne saranno pri- vati per questa volta, e sarà devoluta al superiore imurediato, che sarà tenuto di riempire la sede vacante dentro 3 mesi; e s'è possibile d'un suddito tratto dalla stessa chiesa, prendendo per tale oggetto il consiglio del suo capitolo. La forma dell'elezione è di due maniere, per iscru - tinio, e per compromesso. Nella i.", la compagnia deve eleggere 3 persone del suo corpo per raccogliere segretamente i suffragi d'ognuno in particolare, metterli in iscritto, e pubblicarli subito in comu- ne, allinchè quegli sia eletto nel quale si accorda la maggiore e la piìi sana parte del capitolo. L'elezione per compromes- so si fa rimettendo tutto il potere ad al- quante persone capaci, ch'eleggano a no- me di tutti. Ogni altra forma di elezione è dichiarato nulla ; se non fosse, che lutti si VES accorJnssero e nominassero lo stesso sog- getto, come per ispirazione. Nessuno pnò dare il suo volo per procuratore, purché non sia assente per impetlimento legitti- mo; e tosto che fatta sia l'elezione, bisoqna pubblicarla solennemente. L'elezione fat- ta per l'abuso della podestà secolare sarà nulla di pien diritto. L'eletto che vi avrà ncconsentito, non ne trarrà nessun van- taggio, e diferià incapace d'esser eletto. Gli elettori saran sospesi per 3 anni da ogni uftìzio e benefìzio, e privati per que- sta volta della facoltà d'eleggere. Sicco- me non v' è nulla di piti nocevole alla Chiesa, quanto la scelta de'suddili inde* gni pel governo dell'anime, noi ordinia- mo che quegli a cui appartiene di con- fermar l'elezione, ne esamini studiosa- mente la forma e la persona dell'eletto, affinchè se lutto è secondo le regole, gli accordi la conferma. Che se, per negli- genza, egli approva la elezione d'un uo- mo, a cui manca la scienza, o sia di scan* dalosi costumi, o che non abbia 1' età le- gittima, perderà il diritto di confermar ì\i,° successore, e sarà privalo del godi- mento del benefìzio: ma se per malizia, sarà rigorosamente punito. Quanto a'pre- lati, immediatamente soggetti al Papa, si presenteranno a lui in persona, per far confermare la loro elezione; e se noi pos- sono comodamente, manderanno degli uomini capaci di dar al Papa le informa- zioni necessarie. Quelli però che sono molto lontani, vale a dire fuori d'Italia, potranno averperdispensaTamminisfra- zione delle loro chiese nello spirituale, e nel temporale; ma riceveranno la consa- grazione o la benedizione, come hanno costumato". Il concilio generale di Lio- ne II del I 274,1'egolò le elezioni a'vesco- \ati nel modo riferito nel voi. XXXV III, p. 294* ' vescovi provinciali si adunava- no nel luogo della città arcivescovile per eleggere il metropolitano. I vescovi si e- leggevano anche ne' concilii da' vescovi comprovinciali. Talvolta i Papi hanno autorizzalo i vescovi, o vicari apostolici VES 127 di remote regioni, a creare nuovi vesco- vi, dandone parte alla s. Sei\e. Del resto nella provvisione de'vescovati e nell'ele- zione de' vescovi, secondo il bisogno e le circostanze de'tempi senza variare la so- stanza. Qualunque siasi la forma, che neir elezioni de' suoi ministri ha auto- rizzato in diverse epoche la Chiesa, il fatto costante e il principio invariabile si è che sempre ne ha disposto la Chiesa stessa, e che a lei tocca essenzialmente a disporne. I bisogni e le circostanze varia- rono, e la Chiesa variò modo e discìpli' uà ecclesiastica nelle sagre elezioni. la Oriente, nell'antico diritto, come nel nuo- vo, qualunque forma si tenesse in eleg- gere, sempre si tiene una pratica appro- vata espressamente dalla Chiesa, e dal suo capo visibile, il quale essendo rive- stito dell'autorità necessaria per gover- nare la Chiesa universale, può egli solo fjior del caso d* un concilio generale, da lui approvalo e f^lto presiedere, dare al vescovo eletto la mis'^ione canonica sul- la diocesi che gli è assegnala, poiché nitin altro vescovo fuori di lui, avendo giuris- dizione sulla diocesi vacante, niun altro la può conferire al nuovo vescovo. Que- sto è un principio inerente alla stessa co- stituzione della Chiesa. Nomine regie si chiamano le nomine fatte dalle sovranità a'vescovali e allre prelature, in conseguenza delle quali si devono presentare alias. Sede pel ricono- scimento e approvazione, e quindi per ot- tenere le bolle d'instituzionecanonica.Nel Dizionario delBergier, ilcamaldolesep. ab.Diagi che lo corresse e fece aggiunte,fra quest'ultime pose l'articolo: Nomine re- gie cie'i'escovacli , di cui vado a darne un cenno. Ebbe l'autore per precipuo inten- dimento, di esaminare su questo rilevan- te argomento la teoria e la pratica, os- servarne la vera idea, per separarla da quella, con cui i «of^/on, e massimamen- te i moderni, hanno procurato di confon- derla, per gettare finalmente sotto de'lo- ro piedi e l'altare e il trono. Sebbene le 128 VES rivelale clollrine ci presentino la sublime idea del sacerdozio, pure di essa ce ne av- visa parimente la natura. Questa è la ra- gione di ciò che scrisse s. Anribrogio nel- Y Epist, 24' J^olgarwente si di'ce^ che gl'imperatori ambiscono pia il Sacerdo- zio, che i sacerdoti l'Impero; perchè la natura slessa ne dimostra la superiorità di quello sopra di questo (ciò principal- mente sostennero i gran Papi s. Grego- rio FU, ed Innocenzo ///, pel narra- to nelle loro biografie). Quindi fu an- tica la presunzione de'sovrani di arrogar- si il sacerdozio, o di porre le mani nella scelta di questi, e nell'autorità ch'è pro- pria soltanto di esso. Ne abbiamo gli e- sempi nel Testamento vecchio e nelle sto- rie. Sono però da encomiarsi i gentili im- peratori romani, iranneDecio del 249, che non usurparono aVòmani Pontefici que- sta autorità; e particolarmente è degno di lode l'imperatore Aureliano del 270, che essendo a lui portata la questione del sinodo antiocheno e di Paolo di Samosa- ta, in esso deposto da quel patriarcato, per negare la divinità di Gesù Cristo, egli la rimiseas.Dionisioromano Pontefice. Co- stantino I imperatore cristiano non no- minò giammai alcuno singolarmente per vescovo. Costanzo fu il i ."imperatore, che circondatoda'perfidiarianijsi arrogò que- sta autorità, contro di cui vide scagliarsi con tutto lo zelo s. Atanasio. !Vla Valen- tiniano I, sebbene pregato dal sinodo di Milano di nominare un successore al me- tropolita intruso Aussenzio, saggiamen- te rispose: Essere un affare superiore al- le sue forze, e doversi quello eleggere da vescovi illuminati dalla divina gra- zia. 1 vescovi del patriarcato di Costan- tinopoli avendone nommati molti per quella sede, indi presentati e raccoman- dali a Teodosio I, egli elesse fra quelli Nettario. La Chiesa talvolta, attese le cir- costanze, dissimulò una tale usurpazione degl'imperatori. Giustiniano I, sebbenea- doperasse della violenza contro le chiese, pure non si legge che nominasse vescovi, VES fuorché per rimedio allo scisma della chiesa d'Alessandria. Ma più lardi Giu- stiniano II fu imitatore del suo perfido antecessore Costante 1 1. Leone 1 1 1 Y Isau- rico, e il suo figlio Costantino IV Copro- nimOj giunsero in (|uesta materia all'ec- cesso; però vi si oppose il concilio. L'adu- lazione d'alcuni vescovi greci versoi loro imperatori in ciò ne accrebbe lo scanda- lo; sicché sottoscrissero un editto di Nice- foroFoca, il qualeordinòchenon si creas- se alcun vescovo senza il consentimento dell'imperatore; u)enlre i di lui predeces- sori si erano mischiali talvolta nella no- mina de'patriarchi e de'metropolili mag- giori. V'ebbe però anche in quell'età il patriarca Polieuto, che pieno di zelo per la religione, non volle nel 969 né coro- nare, né ammettere nella chiesa il succes- sore di Niceforo, Giovanni Zimisce, se fra l'alti'e cose, non rescindesse quell'editto, e di fatti lo lacerò; ma poi di nuovo si usurpò il diritto di provvedere i vesco- vati, con nominarne i vescovi, fra'quali vi fu anco un eunuco dì n'mn merito. L'e- ruditissimo p. CrislianoLupo nel t. 4 del- le sue Dissertazioni, nella 3.* De regia jdnlistitum nominatione, prosegue la se- rie degl'imperatoii greci usurpatori del- l'ecclesiastico diritto di nominare i vesco- vi. Soggiunge poi, che la s. Sede usò sem- pre indulgenza cogl'imperatori greci, con- cedendo loro qualche diritto nell'elezio- ne de' vescovi della città imperiale; ma veramente i monumenti che reca in pro- va, parlano solamente d'ima consuetudi- ne, che potè essere un oggetto di quella tolleranza, onde non esprimono un vero diritto concesso dal Papa, da cui solo-può avere origine, o da' concilii dal medesi- mo approvati; giacché qualunque sovra- no non può avere se non che l' obbliga- zione di rendere testimonianza al meri- to delle persone da assegnarsi al gover- no de' vescovati. Il p. Lupo sostiene, che la Chiesa romana fu sempre immune da tale servitù sin da'tempi degli eruli e de* goti; poiché i canoni non permettono se V ES non che si proponga al sovrano un solo vescovo o patriarca, dello però dal cle- ro, perchè sìa dal medesimo principe con* fermato. Ninna legge o canone approvò mai nell'antiche età, che si facesse dal cle- ro l'elezione di Ire, e che presentati fos- sero alla scelta dei sovrano. Giustiniano I nelle sue Novelle^ probabilmente col consenso de'vescovi, comandò che sieno eletti tre, ma la scella d'uno di essi non fu da lui conceduta al principe, ma ben- sì al patriarca cai metropolitano, come ora è riservata al Papa. Che se gl'impe- ratori si arrogarono un tal diritto, fu que- sto sempre contraddetto da' canoni, e da' Papi come da (s. Gregorio VII), In- nocenzo III e Gregorio IX principal- mente. Molte furono le violenze de' re barbari nelle elezioni de' vescovi, nel- l'Africa i vandali, in Italia gii eruli, i go- ti, i longobardi, nella Spagna i goti o vi- sigoti, nelle Gallici Merovingi, in Inghil- terra parimente i re (si può vedere in pro- posito l'articolo Vescovo, §lIl).Però negli stessi tempi barbari non mancano esempi di sovrani saggi, che rispettarono le leggi e le persone ecclesiastiche, e che di buon grado si assoggettarono all'autorità del- la Chiesa romana, madree maestra di tut- te le altre; non meno di scrittori, vesco- vi e sinodi, che altamente reclamarono contro le prepotenze e gli abusi, da'quali non andò esente la siesta Elezio ne de' Som- mi Pontefici (/^.), e difesero con tutta e- nergia l'ecclesiastica libertà. II p. L-ipo ragiona ancora de'privilegi che la s. Se- de concesse a' re franchi per le nomine de'vescovati, fra'quali Pipino che ora no- minava de'vescovi, ed ora ne lasciava li- bera la canonica elezione: a lui Papa s. Zaccaria, nella desolazione della Chiesa di Francia , concesse la temporanea fa- coltà di nominare talvolta a'vescovatì al- cuni de'suoi palatini di sperimentata vir- tù, e ciò unicamente fioche durasse la misera condizione de'tempi. INon è senza questione se fu esteso il privilegio al di lui figlio Carlo Magno, lauto benemcri- YOL. xcv. VES 19.9 to della Chiesa, da Adriano loda s. Leo- ne III; è certo poi, come si trae da' Ca- pitolari di Carlo Magno e Lodovico 1 il Pio, ch'essi lasciarono a norma de'cano- ni libera l' elezione de'vescovi. In fatti al« cuni tra' loro successori, che vollero ar- rogarsene l'autorità, furono da'Papi pu- niti colle censure. Altri re, a norma del- le diverse circostanze, ottennero dalla s. Sede la nomina de'vescovati per privile- gio (come nella Spagna Urbano II nel 1 088 ad Alfonso VI re di Castiglia e Leon, e Io notai nel voi. LXVIII, p. 85, o co- me altri vogliono a Sancio Ramiro re d'Aragona e di Navarra, pe' luoghi che avesse ricuperato du'saraceni, ripristinan- dovi la religione cattolica, e fondandovi vescovati, come narrai nel vol.LXXXVf, p. 5); altri per ignoranza e prepotenza lo usurparono, e ne furono ripresi dalla s. Sede, e particolarmente da s. Leone IX e da'suoi successori fu repressa la violenza di que' sovrani, che vollero estendere a questa materia la loro estranea autorità. Quando ne'tempi apostolici e posteriori si elessero i sagri ministri coli' interven- to del popolo , ciò fu perchè si avesse una pubblica testimonianza della loro vi- ta irriprensibiie. L'autorità dell'elezione de'sagri ministri è sagra , ed appartiene alla Chiesa la scelta delle persone che stima piò capaci pel sagro ministero. >»I sovrani non portano seco alcun diritto di nomine agli episcopati. Quella loro po- tenza , cui non potè resistere la Chiesa, fu la loro consigliatrice per prima arro- garsi quel diritto, e la loro religione di- poi li consigliò ad impetrarlo dalla Sede apostolica romana. Questa beo sapendo quanto utile sia l'armonia fra le due pri- marie podestà, confidando nell'onoratez- za de'sovrani laici, parte tollerò, e par- te concesse loro l'autorità di nominare, giusta le diverse circostanze de'regni, e sempre nella maniera che la nomina re- sti ne'primi limiti di nomina^ e non passi alla vera elezione de'nominati. Quindi chi ha un tale diritto , oomina sempre tre 9 j3o VES persone per un vescovafo; il romano Pon- lefìce una ne elegge, ma non già neces- sariamente una delle Ire. Ila la s. Seóe i suoi nunzi e legali per mezzo de'quali ancora acquista la notizia de^norainali(fd accettati li sottomette al processo, alg^m- ramento e alla professione di fede) j e talvolta non ne accettò alcuni di essi (co- me fece l'impeilurbabile Gregorio XVI, con Luigi Filippo re de'hancesi, benché le sue truppe occupata all'improvviso An- cona, minacciassero d'inoltrarsi a Roma; e siccome d'ordine del re gli furono falle serie riflessioni sulle gravi conseguenze, il gran Papa rispose, che i cannoni non la ponno sulla coscienza del capo della Chiesa ! Inoltre Gregorio XVI nella con- lesa coU'imperiale governo del Brasile, in occasione della ricusa delle bolle nell'e- lezione del vescovo di Rio Janeiro, fu di. feso nella condotta da lui tenuta per pro- pugnare le prerogative della s. Sede nel- l'istituzione de' vescovi, dal zelo e dottri- na di mg/ Romualdo Anlonio de Seixas arcivescovo di s. Salvatore o Bahia, roe- Iropolilano del Brasile, colle opere di cui danno contezza con lode al senno ed e- mincnle coraggio dell'illustre prelato, gli Annali delle scienze religiose ^ compila- li dall' ab. De Luca, ora nunzio di Vien- na, l.io, p. 4^9 e seg., 473 e seg). E cosa troppo noia che alcun sovrano non ha per se slesso certa e sincera notizia de' nominandi; perlanlo può egli essere in- gannatoin diverse maniere contro sua vo- glia. Sa, chi ignorare noi può, quanti di codesti nominali e poscia eletti hanno do- Tulo impetrare 1' assoluzione dalle cen- sure incorse per la loro nomina simonia- ca, o per altri molivi illegìttima. La Chie- sa amaramente ne piange; ma alla fine es- sa è fondata su quella slabile pietra, cui per lagrimevole esperienza non è simile quella sopra della quale sono innalzati i regni". Il p. Lupo propone quindi varie questioni, e la i.^ si è, se la pretensione dei sovrani, che sia loro concessa l'autorità di nominare, sia opposta a' sagri canoni VES ed alla liberlh della Chiesa. Risponde e prova: CheseBrunone arcivescovo diTre- veri, legato d'Enrico V (come suo padre Enrico IV acerrimo sostenitore delle con- dannale Investiture ecclesiastiche) impe- ratore, scrisse a Pasquale li, essere anti- chissimo il jus dell'impero sulle nomine; ed egli rispose, che la Chiesa d^ Cristo redenta è libera; e sarà fatta schiava, se si pretenda il diritto delle nomine stes- se. Tali pretensioni affacciò poi il sun- nominato Luigi VII re di Francia, cui fece magnanima resistenza Innocenzo II ( nientemeno che fulminò l' Interdetto al regno, per essersi opposto il re all' e- lezione dell'arcivescovo di Bourges, e per quanto altro dissi nel voi. XXV I,p. 289). E il sinodo di Francforl, in faccia a Car- lo Magno stabilì, che gli abbati non do- vevano esser eletti per solo comando del re, ma ancora de' vescovi. Il p. Lupo of- fre molti altri monumenti, che dimostra- no doversi affrancare la Chiesa e render- si libera dalla catena delle nomine regie. Cerca in secondo luogo, con quale occa- sione e prelesto abbiano i sovrani inva- sa l'autorità della Chiesa nella nomina a* vescovati e altre prelature; e risponde, col pretesto che anco i vescovi sono cittadi- ni sudditi de'sovrani, e con quella forza a cui non può la Chiesa mansuetissima opporsi per mezzo delle armi, con cui quelli difesero i prelesi diritti. I vescovi sono sudditi de'sovrani nelle cose civili, a norma però de'canoni, e non più; e so- no ottimi cittadini soddisfacendo essi a* doveri episcopali, lenendo in uilicio il suo gregge,insinuandogli la dovuta ubbidien- za alle leggi sovrane, e infervorandolo nel- la religione, i cui vantaggi non sono mai disgiunti da que' della repubblica. Con- clude il p. Biagi, essere evidente, che sic- come la podestà d'eleggere,cosi pure quel- la di nominare è di proprio diritto della Chiesa, la quale a fine di conservare la concordia col principato, o tollera 0 con- cede a'sovrani la nomina de'vescovali e dell'abbazie) con quelle misure e condì- VES rioni, che esige la natura del sagro mi- nistero. L'eminente e ciotto autore della Dissertazione della natura e carattere essenziale de' Concordati^ da ultimo pro- vò, che i Concordati (P^.)y conclusi per amor della Pace (^.), fra la suprema au- torità ecclesiastica e la civile podestà, so- no atti di una natura tutta lor propria, e non devono esser confusi con quelli che la Diplomazia (della quale riparlai nel voi. XCIl, p. 6So e seg.), suol legare a certe forme per semplici temporali inte- ressi. Dopo avere ragionato, ne'due pri- Dìi capi, dell'indipendenza della podestà della Chiesa dalla podestà civile, delle ca- gioni per le quali si è attentato all'indi- pendenza della Chiesa, nel 3." tratta del- l'origine de'concordati stipulati tra la s. Sede e le sovranità civili. Comincia con dichiarare: « La sapienza della carne, cli'è nemica di Dio, non è mai slata la guida de'Sommi Pastori, ne del cattolicoEpisco- pato, quando si è trattato di sostenere i diritti dell'ecclesiastica giurisdizione. E- glino han profondamente conosciuto che non potrebbero abbandonare i diritti del sacerdozio, senza tradire gli alti interessi della Chiesa, mettendosi nell'impossibili- là di adempire i doveri della loro sopran- naturale missione; han conosciuto che il libero esercizio di quelli forma il sommo interesse di tutti i fedeli;quindi è che, con lodevole zelo e costantemente gli han propugnati. E quando le particolari cir- costanze de'tempi altro non permetteva- no che gemere sulle arbitrarie invasioni, non si ristettero dall'ammaestrare alme- no i credenti a distinguere gli oggetti so- pra i quali i magistrati o i vescovi avevan facoltà di comandare, onde perlai mo- do sapessero cui e quando dovevano ub- bidire". Rendono di questa verità solen- ne testimonianza innumerevoli canoni, costituzioni e decreti pontificii, i piìi ira- portanti essendo i seguenti. L'8." conci- lio generale tenutolo Costantinopolineì- r 869 , col can. 22, proibì a* principali laici e a'potenlali del secolo l'arrogarsi VES i3i aulorilà nella provvisione de'vescovali e nella nomina de' vescovi, e comanda che si lasci alla Chiesa la dovuta libertà; il qual canone fu poi ripetuto col can. 16 nel sinodo di Clermontne\ 10^5, proiben- do di ricevere l' investitura de' benefizi ecclesia<«tici dalle mani de' laici. Il Papa Pasquale II non appena fu libero dalle sacrileghe mani d'Enrico V, atliuiò nel I I 12 un concilio in Laterano, e revocò la concessione per violenza da quelTim- peralore ottenuta per l'investitura delle prelature; ed in seguito fitta la pace fra lo stesso Enrico V e Papa Calisto II, me- diante Concordato che fu detto Transa- zione Callisti na^venae confermata nelg.° concilio generale di Laierano /, ivi ce- lebrato nel 1128, in cui fu restituita al clero la libertà dell'elezioni. Indi il con- cilio generale di Laterano II, nel i i 3g, col can. I o vietò a'Iaici di posseder le de- cime della Chiesa; e quello di Laterano IH, nelr 179, col can. 19 interdisse l'u- surpazione della giurisdizione, e la dimi- nuzione di quella sotto qualsiasi prelesto, non che detestò i pesi da'laici magistrati imposti alla Chiesa e gli attentati da lo- ro commessi, fulminando anatemi a'coa- traweotori. >'el concilio generale di La- terano IV, nel 12 i5, col can. 25 venne infinta la sospensione e la privazione del- la voce attiva a chi, per abuso della lai- ca podestà, s'inducesse all'elezioni. Ed il concilio generale di Laterano V, comin- ciato nel i5i 2, riprovò solennemente il conciliabolo di Basilea nella Svizzera, che foggiò la famosa Prammatica San- 2zoAie(^'.)suirecclesiastica disciplina, con- tro la quale già aveano esercitato il loro zelo Pio II, Sisto IV, Innocenzo Vili, A- lessandro VI e Giulio II. Diedero poi saggio d'apostolica fermezza anche Inno- cenzo III, nel cassare tutte le leggi civili promulgate contro i sagri canoni; Paolo V, con proibire il giuramento a'caltolici ò' Inghilterra; Innocenzo X, con annul- lar la pace di TVesifaliaj^^QXìeiUnoXW, nel domandare a Luigi XV redi Francia i32 VES la lelnlegrazionede'dirilli deirEpiscopa- to; e per non dire d'altri l'operalo da Pio VI e Pio VII. In mezzo però a tanli alti d'animo invitto de'successori di s. Pietro, nel sostenere la loro podestà, nondimeno fecero luminosamente risplendere la sag- gia condiscendenza in cose che non si op- ponessero al giusdivino, e che giovassero alla quiete de' regni e al bene spirituale de' sudditi rispettivi. Mostrarono così i Papi quanto fosse loro a cuore, supremi ministri d'un Dio di pace, la concordia, la reciproca armonia, e la stabilità de're- gni della terra. Quindi essi a tenore delle varie circostanze concessero privilegi, in- dulti, grazie, esenzioni, provvedendo co- sì con leggi speciali di disciplina a' biso- gni spirituali di non pochi stati. Eccone un bel numero, di altri parlai a'Ioro luo* ghi, cioè descrivendo gli stati , regni ed imperi. Eugenio IV accordò alla repub- blica di Venezia il privilegio di presen- tare alla canonica istituzione il pastore di quell'illustre città, privilegio confer- mato ed esteso da Nicolò V e ria Bene- detto XIV; delle allre nomine a'vescova- ti del dominio veneto accordate da' Pa- pi, nell'indicato articolo uè ragionai. Wi- colò V convenne al Concordato Germa- nico( ^'.),confermando le provvisorie con- cessioni d'Eugenio IV a'principi di Ger- mania, d'indulto e privilegio nella colla- zione de' Benejicii ecclesiastici y con al- ternativa, come neir elezioni , e tuttociò per accrescere la pace e l'unione fra quel- le chiese, aliai." cattedra e alla Chiesa u- niversale; di piti accordò all'imperatore Federico 111 l'indulto delle Preci prima* rie ( V.), ossia collazione de'benefizi eccle- siastici di dignità, vacali la \ .a volta dopo l'assunzione all^impero. Per tale concor- dato fu conservato a'capitoli l'elezione de' vescovi; ma dipoi in forza de'privilegi ac- cordati dalla 8. Sede, l'imperatore A' Au- stria nomina a' vescovati di Boemia, Uq- gheria ec. Quanto a'capitoli di Germania elettori può vedersi la bolla Ad domini- ci gregisf emanala da Leone XII l'i i a- VES prilei827, Bull, /lo/7z.^o/?^, t.i7,p. 54^ Regulae sefvandae in electione Antisli- « ttint Sedinm vacantium regni Germa- niae. Al duca di Savoia (V.) poi, Nicolò V concesse il celebre indulto di nomina- re per privilegio personale a tutti i Be- nefìcii ecclesiastici de'suoi stati, e che i Papi non avrebbero nominato a'vescova- ti e all'abbazie senza il consenso de' du- chi. Questo diritto fu poi loro contesta- to, ma Innocenzo XI l terminò la diffe- renza, con dichiarare che l'indulto di Ni- colò V comprendeva tutti gli slati di- pendenti dalla loro sovranità. Benedetto XIII, Benedetto XIV, e meglio Pio VII concessero la nomina degli arcivescova- ti, vescovati e abbazie del reame di Sar^ degna dato alla casa di Savoia. Alessan- dro VI estese per tulli i vescovati della Spagna (^.), il privilegio già concesso da Sisto IV al re di presentare i Yescovi pel regno di Casliglia, oltre il padronato sui vescovati delle colonie d'America, per la loro fondazione e dotazione, o meglio questo concesse o approvò Giulio li. Col Concordato Ira Leone X e Francesco I re di Francia (/^.), restò del tutto abro- gata la Prammatica sanzione, derivala dal conciliabolo di Basilea ^ che abolite le riserve generali avea ristabilito le ele- zioni; e venne accordata a're la nomina di tutti gli arcivescovati, vescovati e ab- bazie del regno ec. L' imperatore Carlo V, come re di Spagna , ottenne da A- driano VI, per se e suoi successori catto- lici, l'estensione della nomina a' vescova- ti, in seguito ampliata da Clemente VII e Paolo 111, anche in considerazione, di- cono gli scrittori spagnuoli, del padrona- to de're sulle cattedrali da loro erette e dotale. E Clemente VII accordò altret- tanto al duca di Milano, pel vescovato di Vigevano. A're di Portogallo (f"'.), per le loro conquiste néV Africa e neW Indie orientali, aveano i Papi concesso indul- ti e privilegi; laonde Paolo III nell'isli- tuire la sede vescovile di Goa, determi- uaudone i limili Uà lo slermiualo trailo VES (lì paese che si stende dal capo di Duona Speranza a'confini della Cina^ ne coa- feiì il padronato a're portogliesi calloli- ci a motivo di fondazione e dotazione. Dipoi Paolo IV divise il vescovato di Goa, ch'eresse in Daetiopoljtana,e ^\ for- mò i suffraganei vescovati di Coccino e di Malacca. Poscia Gregorio XIII isti- tuì ii vescovato di 3/acao, che abbrac- ciava i due imperi della Cina e del Giap- pone. Di questo ede'due primi, que'Pa- pi egualmente ne conferirono il padro* nato a're di Portogallo, pei medesimo ti- tolo ex nieris fundationibiis et doLationi^ bus, accettando i re altresì 1' obbligo di fondar altre chiese e monasteri, di man- tenere e riparare i sagri edilìzi, di stipen- diare i rettori, i vicari, i cappellani ec. Né 8Ì praticò diversamente pe* vescovati nel tempo seguente istituiti, come di Gran- ^anor, Mcliapor, Nankìno, Pekino ec. Quantunque nella bolladi Gregorio XIII SI dicesse che a quella regalia non si sa- rebbe potuto derogaresenza espresso con- sentimento del patrono, è chiaro che con ciò i romani Pontefici non intesero e uou potevano intendere di vincolare in per- petuo il loro apostolico ministero, lascian- dolo interamente alla discrezione d'un po- tere estraneo e incompetente qual è il laicale. Gomene pure intesero ne pote- vano intendere di sconvolgimento di di- ritto canonico, il quale come stabilisce i diritti e i doveri del patrono, cosi assegna le cause per cui questi può talvolta deca- dere non solo per sentenza, ma eziandio di per sé dal suo padronato in quanto manca agli obblighi che assunse nel con- seguirlo. Il padronato non è che un gra- tuito beneficio della s. Sede: la foodazio- De o dotazione é un mero dono che si fa alla Ghiesa; il diritto di padronato è un meroprivilegiochelaGhiesa gratuitamen- te concede, mossa da gratitudine versò il donatore. Se fosse altrimenti s' incor- rerebbe simonia, essendo simonia il ba- rattare o contiatlare non solo cosa spi- rituale, ma ancora ciò che colla cosa spi- VES i33 rituale è connessa. Le sedi vescovili re- starono lunghi anni vacanti, l'uno e l'al- tro clero abbandonato a se stesso, in som- ma il padronato già tanto benemerito della propagazione della religione in quelle remote regioni, ad essa era dive- nuto un ostacolo a'nostri giorni, e le do- tazioni di diversi vescovati non essendo mai state adempite, perciò decadde dal diritto. Laonde la s. Sede in essi vi eres- se ventidue Ficariaù apostolici^ con po- teri episcopali ricevuti immediatameute dalla medesima, per provvedere alla spi- rituale amcninistrazione delle cristianità cisgangeliche, provvisoriamente sottraen- do i vescovati io cui furono stabiliti dal- la giurisdizione metropolitica dell'arcive- scovo di Goa, primate dell' /«<^/e orien- tali, il quale prelato avversandoli cagio- nò io scisma Goano, di cui parlai nel ri- cordato articolo e nel voi. LI, p. 74. Di questo grave argomento scrisse egregia- mente la Civiltà Cattolica, serie 2.', t. 4> p. 1 29: Lo Scisma Goano, ed il Pu' dronato Por^og/ie^e, deplorandolo pera- vere fatalmente meglio di 25o,ooo cri- stiani aderito per inganno o per mala vo- lontà a pretesi vescovi e illegittimi preti non riconosciuti dalla s. Sede. Ritornan- do al secolo XVI, Giulio HI, dice l'emi- nente autore della sullodata Dissertazio- ne,concesse a Maria regina d'Inghilter- ra la nomina de' vescovi del regno, per sé e pe'suoi successori cattolici; ma infe- licemente succedendole la sorella Elisa- betta, il reame tornò allo scisma. Paolo IV avendo istituito 1 4 vescovati ae' Pae- si Bassi, ad istanza di Filippo li re di Spagna, per averli questi dotati, gli con- cesse ildiritto di nomina. Avendola Fran- cia, pel trattato di Weslfalia, acquistato i vescovati di Metz, Toul e Verdun, nella Lorena, Clemente IX concesse a Luigi XlV la nomina de'benefizi di tali vesco- vati; così di quelli d'Arras e Tournay nel- la Fiandra. Alessandro Vili poi gli ac- cordò la nomina de'vescovati medesimi, e di quello di Perpìgnano. ^el 17 53 fu i34 VES concluso il Concordalo fra Benedetto Xiy e Ferdinando FI re di Spagna (F.)t sulla nomina de' vescovati di Spa- gna. Nel 1783 rimperalore Giuseppe 11 con editto si appropriò la nomina de've- scovati della Lombardia, che da tempo immemorabile spettava al Papa, e Pio VI per benignità vi condiscese. Poscia eb- be luogo il Concordato fra Pio VleFer" dinando IF re delle due Sicilie ( F,) e- gualmente per la nomina de' vescovati. iSeguì quindi il Concordato fra Pio FU e la repubblica Francese (F.)^ per lacii- coscrizionede'vescovatijilPapaconcedeQ'- do al i.** console della medesima il nomi- Ilare agli arcivescovati ed a'vescovali. Di più col Concordato tra Pio File la re- pubblica Italiana [F.)^ il Papa accordò al suo presidente la nomina degli arcive- scovati e vescovati, e di dar loro la canoni* ca istituzione (parole om messe da* tipo- grafi nel citalo articolo). JNarra il cardi- nal Pacca, Relazione del viaggio di Pio FU, p. 96: » Ho riferito nelle Oiie Die- morie e nella Storia de'due miei viaggi in Francia (F.), che strappato violente* mente dalla sua sede e condotto dctSavo- na. Pio VII fu assalito dà varie parli eoo lettere ed istanze de'cardinali e di vesco- vi, atììnchè confermasse, e desse l'istitu- zione canonica agli ecclesiastici nominati dall' imperatore iNapoleone 1 (che dai." console della repubblica francese e pre- sidente dell'italiana, era divenuto impe- ratore de'francesi e re d'Italia), a varie chiese vescovili vacanti in Francia e in Italia. L'ottimo Pontefice credendo inde* gno dì più godere d'una grazia singolare della s. Sede, qual è l'indulto della no- mina alle chiese vescovili vacanti, colui che avea sacrilegamente usurpati i beui e i domiuii della Chiesa romani), e cac- ciato eoa inaudito attentato dalla sua se- de il successore di s. Pietro e vicario di Cristo, restò fermo e costante nella riso- luzione presa di non più ammettere le nomine dell'imperatore per le chiese di Francia e d'Italia, se uuu gli si dava pri- VES ma la ben dovuta soddisfazione, e non si riparava iu qualche modo lo scandalo dato a lutto l'Orbe cattolico". Fu allo- ra che Wapoleone 1 fece eleggere da' ca- pitoli delle cattedrali vacanti, per Fica- ri Capitolari ( F.) i soggetti da esso nomi- nati a que'vescovali, il che venne ripro- valo dal Papa. Fa a proposito che io no- ti un grave coufiouto. ^ ella Chiesa cat- tolica l'aulorilà religiosa deriva dal Som- mo Pontefice, che imparle la istituzione a tutti i vescovi, arcivescovi e patriarchi del mondo cattolico, sieno essi presentali o proposti da'principi, a forma delle spe- ciali discorse convenzioni, sieno eletti dal concistoro ca[)ilolare. La Chiesa greca sci* ematica manca di centro comune, a cui convergano tutte le parti del reggimeu- to geralico, manca d'un capo universa- le, il successore di Fozio e di Cerulario non è che primate d'ordine, non già di giurisdizione, né tiene alcuna podestà sul- le altre diocesi patriarcali. Gli eccelsi di- gnitari della chiesa eterodossa sono eletti per ogni dove da'suffragi del clero e del popolo locale, e senza che vi s'intromet- ta in modo alcuno il patriarca di Costan- tinopoli, domandano la conferma al go- verno ottomano. Caduto Napoleone I dal- la sua potenza, e ripristinato in Francia il trono de'Borboni, si concluse il Concor- dato tra Pio FU e Luigi XFIIIre di Francia {F.)j col quale veime ristabilito il concordato di Leone X e Francesco J, con nuovacircoscrizione di vescovati. In- di si con venne al Concordato tra Pio FU e Massimiliano Giuseppe re di Baviera {F.\ ed il Papa concesse al re e successo- ri cattolici l'indulto di nominare agli ar- civescovati ed a'vebCovali.Allrettai»to Pio VII accordò a Francesco 1 imperatore d'Austria pe'vescovati della già repubbli- ca dìFenezia, uniti airimpero,e per quel- lo di Ragusij dopo aver fatta una nuova circoscrizione di vescovati; e poscia il si- mile eseguì pe' vescovati delia Lombar- dia. Anzi gli concesse pure la nomina del- l'arcivescovo di Leopoli per averlo dola- VES lo. Pel Concordato tra Pio VII e Fer- dinando I re delle due Sicilie (/^.), con- cedendo al re e successori cattolici la no- mina di tutti i vescovati e arcivescovati, nel 1 8 1 8 fece una nuova circosccizione di essi. Pio VII emanò poi la bolla Sinceri- tas fldei, nello slesso 1 8 i 8, Bull. Roni. cont., t.i5, p. i4- IndulUun nominandi adplures Archiepiscopales et Episcopa- les Ecclesia^ favore Serenissimi Ferdi' nandi I utriusque Siciliae regis, ejusque successoruni. Pel Concordato tra Leone XII e il re d' Annover (/^.), il capitolo d' Hildesheim elegge il proprio vescovo, e lo sottopone all' approvazioue della s. Sede. Ma con tutti questi e altri concor- dali, che riporlo altrove, il deplorabile e abusivo Regio Exequatur (/^.) in molli stati è tuttora sventuratamente in vigore, e ciò tornai a compiangere nel voi. LXI, p. 1 53, siccome mostruoso e incomporta- bile, il Tamagna, Origini e prerogati' ve de Cardinali^ t* i> P» 2 5o, ragionan- do come la Chiesa variò modo e discipli- na nelle sagre elezioni, osserva: Che pre- scindendo dalle occasioni fortunale, nelle quali si degnava Iddio con segni sensibili di mostrare la sua adorabile volontà, ne' primi Vili secoli della Chiesa il clfiio e il popolo lutto, il grand'ailare compivano dell'elezione de' vescovi: questo propone- va, richiedeva i soggetti, e della lor fa- ma faceva testimonianza; quello esami- nava i proposti, e sceglieva tra essi chi più credeva opportuno. I dissidii , le fa- zioni, le male arti, che aveano facilmen- te luogo in una moltitudine, fecero final- mente che la plebe venisse rappresentata da'magistrati e dagli ottimali del secolo ; ed ecco insensibilmente la via aperta a po- steriori diritti regi sulla proposizioue e sulla nomina de' vescovi, il Papa come primate interveniva bene spesso a tali pro- mozioni, che per inveterato costume la conferma e la consagrazione esigevano dal sinodo provinciale de'vescovi: il Pa- pa per ragione della sua dignità e ullìcio di ca^ju dcllii Chiesa dovette molte volte au- VES i35 correre a'disordini, che le non isciupolo* se corti o trascuravano, o facevano anco succedere. Forse in tal guisa, soggiunge il p. Tamagna, nacque il sistema che at- tualmente ha luogo in tutta quasi la cri- stiani là: i sovrani rappresentano il popo- lo che anticamente proponeva: il Papa fa le veci del clero cui si spellava di qual- che proposto la scelta. Si conserva in tal guisa la sostanza almeno dell' aulico sta- bilimento, e se ne evitano in gran parte gl'inconvenienti. Simili alle vicende del- l'elezione de' vescovi furono quelle alle quali andò soggetta la creazione del loro capo, il romano Pontefice, e si fini col tollerarsi in alcuni sovrani, prò bono pa- cìs^ il dichiarare l'avvertenza pacifica del - V Esclusiva[FX grave punto che discor- si pure nel voi. LX, p. 2 i 3, non mai pri- vilegio. E' inoltre opportuno, che io ri- produca un altro brano della commenda- ta DissertaziouCi prima dicompiereque- sto §. Dall'esame cioè del cap. 4-° Della natura e carattere essenziale de' Concor- dali^ manifestamente apparisce, costitui- re tale alto solenne due categorie. Lui." concerie luttociò che spetta al libero e- sercizio della cattolica religìoue, la libera giurisdizione dell'Episcopato, la sua do- tazione e quella de'capiloli e de' parro- chi, la libertà dell'erezione di nuovi be- nefizi ecclesiastici, 1' esislt^uza e le dota- zioni degli ordini religiosi, la restituzione de'beni ecclesiastici illegittimamente oc- cupati, il diritto della Chiesa d'acquista- re e possedere, il rispetto alle cose sante e alle persone sagre, l'osservanza della di- sciplma ecclesiastica. La t.!" categoria ri- guarda la circoscrizione delle diocesi o la erezione delle nuove, le nomine de' ve- scovi attribuite per ispecial privilegio a' principi o capitoli, non che la presentazio- ne di soggetti idonei per alcune altre di- gnità: riguarda ancora le alternative per la collazione de' benefizi, le riserve a sé fatte dal Papa, ovvero la modificazione di queste, la diminuzione o condonazione dell'aauate; riguarda la ratifica de' laici i3G VES padronati, la sanazione delle vendite o distrazione de'beui ecclesiastici,il permes- so che non siano scelte ad alcuni uHìzi ecclesiastici persone che alla podestà ci* "vile non siano di gradimento; riguarda in fine alcune regole eccezionali per la cognizione delle cause ecclesiastiche ne' rispettivi regni, non che l'appello alla s. Sede sia in ultimo gradone l'obbligo io* giunto all'Episcopato di prestare al pro- prio sovrano il giuramento di fedeltà eoa una convenula formola. Lai." categoria dunque de' concordali abbraccia i dove- ri de'principi verso la Chiesa; la 2/inten-r de la liberalità de'Ponleflci. E quanto a quest' ultima, il compartire la Chiesa in diocesi e vescovati^ 1' unione loro o con eguale principalilà, ocon soggezione d'u- no all'altro, ovvero con perfetta incorpo- razione^ come altresì l'erezione de'uuo- 'vi,esseudocosa strettamente connessa col culto divino e col bene spirituale de'Ie- deli, é diritto e podestà del solo romano Pontefice, e loconfessa e riconosce lo stes- so Van-Espen, dotto giureconsulto e ce- lebre canonista, par. 2, tit. 29, cap. i, u. 18. Può il sovrano territoriale esi^orre i motivi pe'quali desidera alcuna delle spe- cificate misure; ma il giudizio dell'utili- là, della convenienza è riservato al Pa- store supremo, cui anche spetta deroga- re al gius comune che assegna ad ogni chiesa il suo rettore. Ed in vero la cir- coscrizione,divisione ed erezione de'vesco- ^ati sempre richiede una bolla pontifi- cia, ossia un atto libero e solenne della suprema dignità ecclesiastica che induca obbligazione. Inoltre, se furono gli Apo- stoli che elessero i loro successori, perché ad essi da Cristo fu dato il potere di per- petuare il sacerdozio nella sua Chiesa, e di conoscere ed ordinare chi da Dio era chiamato a quel sublime ministero, riu- nita dopo la loro morte la pienezza del- l'apostolica autorità nel successore di s. Pietro, in lui ancora si trasfuse il diritto totale delle elezioni. Il delegare dunque ad uu laico la semplice facoltà di preseu- VES tare alla canonica istituzione un sogget- to degno e idoneo , non può essere che effetto di apostolico privilegio , in forza del quale resta abilitalo e fatto capace d' una tale elezione, come per speciale mandato. Il romano Pontefice poi ha una eminente facoltà di disporre di tutti i be- nefizi ecclesiastici, come si ha dal cap. Licel^ de Praeb. et Dìgnitat. in 6.°, la quale non può essergli né tolta , ne ri- stretta, non pure dalla podestà civile, ma nemmeno da alcun concilio. K dunque in virtù di siffatto potere, che riserva as- solutamente a sé il conferirne alcuni. Il che , mentre conferma l'esercizio della sua podestà sopra tutti i vescovati, e la conservazione del suo diritto universale d'amministrazione, giova mirabilmente a mantener viva la comunicazione del- l'Episcopato e di tutti gli altri ecclesiasti^ ci colla prima Sede, e la dipendenza da lei delle chiese filiali. Il restringere poi questo diritto è tutto effetto della di lui condiscendenza e liberalità. Il prof. Ver- miglio! i, Lezioni di diritto canonico^ 1. 1, lez. 6.^ Della Elezione e della Podestà delteletiOy dopo aver parlato de* repres- si abusi sulle nomine laicali, soggiunge, non ostante pe'concordati colla s. Sede,aU cuni prìncipi cattolici hanno il diritto di nomina, riservata però sempre al Papa l'istituzione canonica. » Ciò per altro de- ve dare animo e coraggio a que'sovrani che hanno tali facoltà, di usarne a dife- sa e profitto della Chiesa cattolica, né pre- valersene secondo le false e malnate opi- nioni degli eretici e de'settarii, e segna- tamente de'nostri infelici tempi, e stiano ben avveduti i sovrani perchè tutto ten- de alla distruzione de' loro troni e del- l'aitare. Questo mai perirà e verrà man- co, come può accadere per giusto giudi- zio di Dio de' troni terreni, che ponno perire e venir meno. I sovrani cattolici pongano senno, siano amanti della giu- stizia, ed abbiano zelo premuroso per la vera e s. Religione colla quale regolino i loro andamenti, e non colle massime deU VES («1 moderna filosofia , né si lascbo sor- prendere da chi forse proditoriamente li circonda e avvicina". ÌNel n. 46del Gior' fiale Bomano ilei 1848, fu riprodotta la lettera sulla libertà dell' elezione de' ve> scovi, pubblicata neW Araldo dellaPrag- malcgia catlolica di Lucca, Del molto che dice sul gravissimo argomento, mi permetterò solo alcun generico cenno. Dopo aver dichiaralo essere di diritto di- Tino, inalienabile, imperscrittibile, prò- pone il modo onde l'importantissimo di- ritto della libera elezione venga restitui- to alla Chiesa, qualora il clero voglia, per- chè soggiunge l'autore, non v'ha libertà nella Chiesa che non possa essere a lei rivendicata in breve tempo; imperocché la forza bruta deve'cedere alla forza mo- rale, e ciò ciré ragionevole e giusto tro- va sempre una via convenevole, nella quale può essere ridotto all'atto. A ren- dere libere le nomine de' vescovati e le elezioni vescovili , propone dunque che sia proclamato altauiente a tutti, che tali nomine ed elezioni sono di diritto divino, e come la Chiesa dopo aver combattuto per secoli in sostenerne la libertà, ne ab- bandonò una notabile parte, per evitare de'mali maggiori e per porre un argine ad usurpazioni maggiori che la prepoten- za laicale minacciava a'tempi di France- sco I re di Francia, divenuto assolutis- Simo. Essere questa l'unica via per rifor* mare o migliorare il clero, e renderlo pa» ri a'grandi bisogni della società presente. Quando i principi cristiani saranno per« suasi, eh' essi producono un gravissimo male alla Chiesa, e tocca al clero 1' am- maestrameli, coU'inceppar la nomina de' prelati a'vescovati, invece di lasciarla li- berissima alla Chiesa, come dev'essere di sua natura; allora si farà sentire in essi la coscienza, si glorieranno da figli amo» rosi delia Chiesa, di renderla libera, con atto di magnanima giustizia. Descrive l'autore le conseguenze de'prelati impo- sti a'popoli senza conoscerli, e quelle se i vescovi si toi'uassero a nominare dal cle- VES 137 ro e popolo; e ritiene che i vescovi pre- sentati da'principi e influenzati da loro, non ponno avere gran potere sui popoli. « Se la giustizia é l'unico fondamento so- lidissimo de' troni , comincino i principi ad esser giusti con quella Chiesa, colla quale dovrebbero anzi essere generosi ; con quella Chiesa, che fu prima di loro e che sarà dopo di loro ... Tremenda è la loro responsabilità che assumono in fac- cia a Gesù Cristo, C8n l'immischiarsi nel- l'elezioni de'vescovi, giacchègli stessi au- tori benigni, come un s. Alfonso de Li- guori, dichiarano, cheil principe commet- te un peccato mortale, qualora egli non presenti a'vescovati i piti degni sacerdoti di quanti ne può trovare... Non solo il principe, ma il potere laicale in generale tion conosce e non può conoscere i veri bisogni della Chiesa". § VI. Residenza de' vescovi e di altri pre- lati ne* vescovati e nelle abbazie nul- iius dioecesis. Della visita pastorale. La Residenza (V.) ne'vescovali perso- nale è un obbligo,come lo è altresì peraltri possessori de* benefizi ecclesiastici. Bene- detto XIV nella costituzione suìFescovi inpartibus (y.)^ rilevò che i vescovi ta- lora rinunziarono il cardinalato per noa privare di loro presenza i vescovati; per cui anticamente non eranvi che i soli cardinali FescoviSubiirbicarii. Dirò nel citato articolo, che per la residenza che i cardinali debbono fare in Roma pel go- verno della Chiesa universale, fu ritenu- to incompatibile il vescovato che richie- de egualmente personale residenza. Con- venne loro dispensa pontificia per rite- nere le due dignità, finché cresciuto il numero de'cardinali a settanta, si trovò plausibile il vescovato residenziale col cardinalato, per esservi cosi un numero sudicìeute di cardinali in Roma ad aiu- tare il Papa al governo della Chiesa u- niversale. 11 Rinaldi riportai! canone del concilio di Sardica del 34/ contro i ve- i38 V E S scovi vaghi delle chiese maggiori, come furono ralheiiali i vescovi enanli, e per- ciò vietato loro di dilungarsi dalle pro- prie sedi più di 3 selliniane, senza gravi necessità; il concilio inoltre decretò che ì vescovi non potessero andare alla cor- te imperiale, e recandosi a Roma doves- sero mostrare al Papa la supplica che volevano porgere al principe, acciò 1* e- sa mi nasse e occorrendo correggesse. Di piùvielò a'vescovi di ricevere alla comu- nione quegli altri vescovi che recavansi dalTimperatore non chiamati , o s^nza lettere del primate, le quali solevano sot- toscrivere, ospitando i prelati. Nel VI se- colo i vescovi assenti dalle loro sedi a- veano solamente la 4-^ parte de'beni ec- clesiastici. Il vescovo Sa nielli , Lellere ecclesiastiche^ tratta nel t. 3, colla let- tera 4^ J La residenza de' vescovi , e de"" curali inferiori essere di diritto divi- no.hoda il trattato del veneto minore osservante p. Antonio Pagani : De Or^ dine^ Jurisdictione f et Residenlia Epì- scoporuni , dedicato a s. Carlo Borro- meo, dopo essere intervenuto quale in- signe teologo al concilio di Trento , il quale sagrosanto consesso l* ingiunse ca- lorosamente , ma non volle dichiarare essere di diritto divino 5 come sosteneva tra gli altri il p. Pagani, cioè di essere la residenza di precetto divino affermati- vo, che obbliga non ad semper ^ licet semper. Presso gli antichi, dice ilSarneh li, non fu mai rivocato in dubbio la re- sidenza tanto pe'vescovi, quanto pe* cu- rali inferiori, essere di diritto divino; on- de scrisse il Sodo : Hanc quaestioneni temporuni iniquitas celebreni fecit. II i,° che avanti il Tridentino la pose io questione e controversia, qual diritto po- sitivo e umano, si tiene essere stato Am- brogio Caterino arcivescovo di Conza , coll'opuscolo De Residenlia , ma i suoi fondamenti sono deboli. Lunga e acerri- ma fu la contesa in Trento, come accen- nai in quell'ai licolo,fra'seguaci delle di- verse opiuiouìi ma il coocilio uod volle VES formalmente definire, contentandosi di "porre il decreto che emanò fra quelli de Reforni. sess, 23.', cap. i, nel quale an- cora , sebbene dichiarò i vescovi essere obbligati alla personale residenza ne'loro vescovati e chiese, tale dichiarazione nou la collocò nella i.^ parte del decreto, io cui trattò del precetto divino, ne la de- dusse immediatamente da principii del- la divina legge, e ciò perchè lo stabilito sotto Paolo 111 intorno alla residenza, non si tirasse in sensi alieni dalla mente del concilio. Nel resto, se non dichiarò formalmente la residenza essere di di- ritto divino, lo dichiarò virtualmente j onde il Navarro ae Manuali, avendone riferite le parole, ne deduce che non so- lo i vescovi, ma anco i parrochi per di- vino precetto sono tenuti a risiedere ed a predicare al popolo. La comune opi- nione però de'teologi si è , la personale residenza de'vescovi e de* parrochi infe- riori essere di precetto divino, non già espresso in queste formali parole: Epi- scopi resideant, perchè ciò non si legge nel Vangelo, ma per parole equipollen- ti e che importano lo stesso, e questo an- cora si chiama legge divina; benché non neghino, esservi legittime cagioni, per le quali e vescovi e. curati ponno qualche volta stare assentì dalle loro chiese.llFa- gnano, nel trattare egregiamente la ma- teria, aggiunge al precetlodivino, che ob- blighi semper, et ad semper. Quanto al i.° punto, che la residenza de' vescovi e de'curati sia de jure divino^sì cava dal- le parole dello stesso concilio in ambe- due i decreti, delle sess. 6.\ cap. i, 23.* cap. I. Mentre nella sess, 6.*, cap. i5, tacitamente dimostra la residenza non essere de jure positivo huniano, che può essere abolito dalla contraria consuetu- dine, come notano i canonisti. £ certa- mente se i vescovi ed i curati inferiori sono obbligali per divin precetto a cono- scere le sue pecore, e pascerle colla pre- dicazione della parola divina, coll'ammi- nistraziooede'sagrameoti, e coiresempio VES di tulle la opere buone, ed attendere a certi udìzi pai licolaii, e queste cose non ponno adempiersi da quelli, die non assistono ai loro gregge, ma a guisa di mercenari l'abbandonano; dunque di precello divino sono tenuti risiedere nei vescovati e nelle parrocchie loro, e tutto- ciò si ra'^'^oglie dalle parole slesse del concilio. Inoltre il concilio di Trento sess. 24-*)Cap. 4,chiaaia l'ufficio del pre- dicare, Episcoporum praecipuum. Se gli deve parimente l'amministrazione de'sa- gramenti, precisamente di quelli , che non ponno essere amministrati che dal solo vescovo, come sono la cresima e la sagra ordinazione , oltre alla consagra- zione delle vergini, delle chiese, degli al- tari, degli olii santi, che appartengono solamente al vescovo. Sono mezzi per la salute del gregge, la visita , la custo- dia, la vigilanza : e queste cose debbono esercitarsi dal pastore personalmente ; perchè se le commettesse ad altri , non sarebbe egli il pastore, ma il padrone del gregge: ma per diritto evangelico i vescovi sono pastori, giusta le parole di Cristo; Pasce oves mcas; e non disse : Fac pascere oves meas. Né giova qui l'opposizione del Caterino, perchè que- ste parole furono delle solamente a s. Pietro; percl>è dice s. Agostino, De Pa- store, cap. 1 3, Cristo aver ingiunto sin- golarmente a s. Pietro, ciocché era co- mune a tutti i pastori. E s. Ambrogio nel suo Pastorale^ COSÌ dice; Nobis in ver- bis diviiiis credila est dispensatio, gre- gemqite Christi alendum suscepimus^et infra. Repetitum est a Domino tertio : Pasce oves meas. Quas oves , et qiiem gregeni non solimi tane beatus suscepit Petrus i sed nóbiscuni illas suscepit , et <:um ilio nos suscepinius omnes, Jussit Donnnus Petro pascere oves^ per queni ad reliquos omnes potestas, et auctori- tas pascendi nianat a Deo. E dicendosi ne* Proverbi cap. 27 ; Diligenter agno- sce vuliuni pecoris tuìs, tuosqiie greges considera: tengono i dottori , essere la VES i39 Tlsila personale del pvehìOyde/ure divi^ no; perché dice: Agnosce^ e non dice, Fac agnoscereMon si può affermare che il vescovo possa essere osservalo irripren- «ibile,sohrio,caslo,luceed esempio u'sud- dili,e dimostrare qiialiter alios oporleat in domo Dei conversare; con tenere uu vicario generale nella sua chiesa, ed egli starsene assente; e s. Paolo weWEpist. ad Tini, 2, 4, fa vedere' apertauìente che l'ufficio del vescovo é personalissimo. Che servirebbero tante diligenze, cautele, e- sanii intorno al promovendo, se bastasse poi il vicario deputalo dal vescovo? Mol- to meno giova a sostenere l'opinione del Caterino, il dire, che ricevendo i vescovi la podestà immediatamente dal Papa, vengono in conseguenza ad esser obbli- gati alla residenza pel diritto pontificio, non pel divino. Poiché giusta la dottri- na di Fagnano , i vescovi ricevono dal Papa immediatamente la podestà della giurisdizione solamente, non già la pode- stà dell'ordine, che per la consagrazione si riceve immediatamente da Cristo , il quale ha istituito il grado vescovile^ co- me definì il Tridentino. Ed a questa i- stiluzione ha lo stesso Dio annesso il pe- so di pascere il gregge. « Non osta, che il Papa possa dispensare sopsa la residen- za. Imperciocché la dispensa s'intende in due maniere: una é rilassamento della legge; l'altra interpretazione della legge; e secondo questa maniera diciamo , che il Papa dispensa sopra il diritto divino, cioè dichiarandolo ed interpretandolo. Cosi il Papa propriamente non dispensa col vescovo sopra la residenza, ma piut- tosto interpreta, che il diritto divino iu tal caso non obbliga per qualche circo- stanza". Conclude il Sarnelli questo pun- to colle gravissime parole di s. Damaso( xìqW Epist. ^^Concil. t. I. Passa poi ad esaminare raltro punto, che il precet- to della personale residenza del vescovo e de* parrochi inferiori obblighi non so- lamente seniper, ma eziandio <3<^5ewyoer. Oltre a ciò di tre maniere sono le opera- ,4o VES zioni vescovili; alcune hanno tempo cer- to e tleterrainalo, com'è la collazione de- gli ordini, e la confezione del crisma; ed ili quanto a ciò basteiebbe che il vesco- vo risiedesse ne' tempi prescritti dalla Chiesa. Alcune sono di tempo indeter- minato, e che non occorrono spesso,come le cousagrazioni e le benedizioni; ed in quanto a quelle basterebbe che il vesco- vo risiedesse per maniera, che la Chiesa Don patisse per tal difetto. Alcune altre sono finalmente operazioni di tempo in- determinalo e frequente, che non eccet- tuano tempo veruno, com'è il pascere il gregge di Cristo , operazione cosi assi- dua, che ne disse 1* Apostolo 2 ad Cor, 1 1, iS: Instanlìa mea quotidiana^ sol- Ucitudo omnium Ecclesiarum j qui praeest in solicitudine. Per ragione a- dunque delle operazioni, e degli atti di questa 3." specie, il vescovo per diritto divino è obbligato di risiedere assidua- mente nel suo vescovato , si per la fre- quenza degli esercizi degli atti, sì anche per la preparazione; perchè sebbene non tutto il tempo si consuma nelT esercizio degli atti pastorali, lutto il tempo però si richiede t?ella preparazione, dovendo il vescovo essere sempre preparalo ad e- sercitarli, massìaiamente di pascere che sono i principali. E vero però, che la pic- cola assenza non interrompe la residen- za, onde il Tridentino ammise, che i ve- scovi possano essere assenti due o tre mesi; purché ciò si faccia per giusta cagione, e senza verun detrimento del gregge, di che ne incarica la coscienza di que' che si assentano. Circa poi alle legittime ca- gioni, per le quali i vescovi ponno stare assenti dalle loro chiese, ciò può avvenire per accidens^ poiché essendo questa ob- bligazione ad stmper^ dalla parie della materia, ed essendo questa soggetta alle mutabilità e variazioni , perciò avviene che senza violate il precetto, il vescovo non sempre risieda. Le cagioni sono ri- portate dal decreto del concilio: Chri- Uiaua charìtas, urgens necessitasi deli- VES ta ohedientia: ac cvidens Ecclesiae^ reZ reipublicae ulilitas. Le quali cose sono magistralmente spiegate dal Fagnano. Termina il Sarnelli col narrare V avve- nuto nel 1099 a s. Pietro vescovo d* A - nagnì , che uìallrattato dal suo popolo , se n'andò co'crociati di Doemondo all' e- spugnazione di Gerusalemme, seguita ta quale si propose di rimanervi fino alla morte. Ma apparsogli s. Magno protet- tore d'Anagni, in forma di pellegrino, il vescovo gli domandò chi fosse e donde venisse. Risposegli il santo: Sono italia- no, e fuggendo dalla moglie sono venuto a ritirarmi iu questo luogo, per attende- re all'anima mia pel restante della vita. Quindi domandò al vescovo: Mi salverò? Al che il vescovo rispose. Tu cerchi qui la salute con un proponimento di peccato contro il vincolo matrimoniale. Dice il Signore : Quod Deus conjunxit, homo non separet. Allora s. Magno gli disse : Perchè hai tu contro la tua propria sa- lute, e contro la volontà divina , rifiutata temerariamente la chiesa a te sposata, mediante l'intercessione mia? Or che hai compito il. voto di tua pellegrinazio- ne, torna senza indugio alla tua chiesa. E ciò detto disparve; e s. Pietro subitamen- te vi si restituì. Arroge che io qui ricordi il riferito nel voi. LXUl, p. 169, la ri- sposta cioè fatta a Gregorio XI residente io Avignone,daunode'vescovi a cui avea intimato ritornare al proprio vescovato , rivolgendo il rimprovero contro il Papa che preferiva Avignone alla sua sposa di Roma! Il celebre e virtuoso domenicano Bartolomeo de* Martiri arcivescovo di Braga, recatosi al concilio di Trento, so* stenne virilmente, che la residenza de'pa- stori è di diritto divino, e per conseguen- za indispensabile. » A che siamo mai ri- dotti, diceva egli, se coloro a cui Dio ha commesso la cura della sua Chiesa met- tono iu questione l'obbligo che hanno di dimorare con lei?Sortrirebbesi un servo, ol quale essendo aflldata la custodia dei figli del suo padroue, questionasse se fos- V ES se 0 no obbligalo a slar loro Ticino? Che diiemoio noi d'una madre, che abl)an* donasse il figliuolo che allalIa,o d'un pa- store che hisciasse il suo gregge nei Cfim- pi, in balìa de' lupi? E chel dubita* remo noi di essere obbligali personal- mente a vegliare sopra coloro pe' quali siamo lenuli a sagrifìcare le nostre vite, quando lo esige la loro salvezza? Noi sia- mo loro più debitori delle nostre vite pei loro spirituali bisogni, che non a noi me- desimi per qualunque vantaggio tempo- rale ". Era gran tempo ch'egli avea fallo conoscere i suoi sentimenti sopra i dove- ri de'pastori. Facendo la visita del suo arcivescovato vide un giorno ne* campi un giovane pecoraio, il quale non si di- partiva dal suo gregge in mezzo ad una violenta tempesta , ed avrebbe potuto mettersi al sicuro in una caverna vicina; ma non volle allontanarsi, per timore che il lupo o altre bestie non si giovassero di sua assenza. L'arcivescovo zelante ne fu singolarmente commosso , ed esclamò. wQual lezione per un pastore dell'anime I Con che premura non dev' egli vegliare per guarentirle da'lacci del demonio 1 " I Papi ed i concili! sempre zelarono la re- sidenza de'pastori ne'loro vescovati; ed il concilio di Cartagine del 4oo proibì per- sino a' vescovi di risiedere nella diocesi allrove, all'infuori della chiesa catledra- le. Il cardinal De Luca discorre nel cap. 8: Della residenza de vescovi e altri pre^ lati. Die e^\\'. Divenuto il vescovo pos- sessore del suo vescovato , il i.^e prin- cipale suo obbligo è quello di risiedervi, acciò di presenza possa pascere e gover- nare il gregge commessogli. Su quest'ob- bligo souovi due questioni o ispezioni , cioè se sia di legge divina indispensabile, o di legge ecclesiastica a cui si possa di- spensare, maggiormente quando vi con* corra la giusta causa del servizio della Chiesa uni versale, in qualche carica pres- so il Papa o nelle nunziature a' principi , e simili impieghi ; 1' altra sul modo di soddisfare all'obbligo, e delle pene e altri VES i4i effeiri pregiudiziali (|uando non si risie- da. Non volle interloquire sulla i." que- stione o ispezione, ne sul dispensare il Papa dalla residenza, ne s'è bene o male l'impiegare i vescovi in cariche che porta- no l'abbandono de'Ioro vescovati. Quan- ta all'altra ispezione, essendo certo l' ob- bligo della residenza del vescovo, quan- do non ha licenza o dispensa dal Papa, la regola è che si soddisfa all'obbligo seb- bene non risieda presso la cattedrale, in qualunque luogo del vescovato, ancorché nell'estremità, perchè tutto il suo territo- rio viene slimalo d'una natura. Anzi se il vescovo avesse sotto la sua amministra- zione due cattedrali e due vescovati uniti insieme principalmente, basta risiedere in unode'due in qualsivoglia luogo di es- si. E sebbene in senso piùcomune de'ca- nonisti e anco d'alcuni moralisti, deve il vescovo risiedere continuamente, almeno la maggior parte dell'anno, presso la cat- tedrale, ad elletto di farvi le funzioni pon- tificali e tenervi il Tribunale; e ciò per la ragione che la s. Sede nell'erigere in quel luogo la cattedrale e non in altro del vescovato, lo stimò il più opportuno per la comodila de'diocesani e pel deco- ro della dignità;dovendosi avere riguar- do, che la cattedrale essendo la sposa del vescovo, lo sposo dee coabitare colla spo- sa, sebbene la cattedrale formale sia rap- presentata in tulio il vescovato per l'ob- bligo della residenza in generale. Nondi- meno il concilio di Trento l'obbligo di risiedere presso la cattedrale lo dichiarò preciso e forzoso, almeno in alcuni tempi dell'anno, cioè dalla i. "domenica dell'^^- vento a tutto il giorno òtW Epifania; e dal giorno delle Ceneri a tutta l'S." di Pasquaj nelle solennità di Pentecoste^ del Corpo del Signore, e del s. Titola- re; come ancora in quell'altre solennità che per uso del paese si celebrano eoa l'intervento del vescovo, sicché sarebbe cosa biasimevole che trovandosi nella diocesi, senza giusto impedimento , non v'intervenisse. Però in questi termini i42 VES ciò rigaarda un ol)l>ligoper farl)enernf- (ìcio suo, per cui si possa coslringere, come talvolta 1' ingiungono le Congre- gazioni o dei fescoviy o del Concìlio, o della Residenza de' T^escovi^ pe' ricorsi de' diocesani ; ma non all'effetto di con- travvenire al precetto della residenza in generale, per le pene o altri pregiudizi, die risultano dal non risiedere; farà ma- le se non ubbidirà, provocherà avverti- menti, ma ppgli altri effetti soddisfa alla residenza, né potranno perciò i sudditi diocesani ricusargli ubbidienza, e di non andare il vescovo, anche ne' tempi sud- detti, in quel luogo ove risieda e tenga il tribunale , non potendo ne dovendo i sudditi fargli da giudice. Negli altri tem- pi dell'anno si tollera, salvo la consuetu- dine, per la qualità dell' aria e la deca- denza del luogo della cattedrale , onde non più si stimi stanza opportuna del vescovo e de! suo tribunale, e per altra giusta ragione, come di occupazione d'e- retici o infedeli del luogo della cattedrale, oche fosse impedito di andarvi per causa del principe o della stessa città. Del resto è facoltativo nel vescovo,di risiedere in altro luogo diverso dall'ordinario, ed i sudditi non ponno ricusarsi d' andare a\ luogo di sua residenza sotto pretesto che non è la solita, o di lontananza, per la quale la discrezione de'vescovi provvede z<ò Vica- ri foranei. Altrettanto si deve osservare co'vescovali uniti, anche aeque princi- palìter^ che se giuridicamente vengono slimati due cattedrali indipendenti, ri- spetto al vescovo ambedue si stimano per uno, potendo risiedere in uno solo, tenervi un sol vicario generale e un tri- bunale per ambedue , quando non osti la contraria consuetudine d' alternata residenza e del proprio vicario genera- le. Porta seco la residenza del vescovo alcuni benefìzi e privilegi, e all' incontro il non risiedere porta alcune pene e pre- giudizi. Imperocché il Papa per alletta- re i vescovi alla residenza, concede loro l'alternativa nella provvisione de'i?e«e. VES fidi ecclesia siici d'\ libera collazione, sen- za la qnal concessione ha il vescovo la facoltà di nominare soltanto ne'inesi di Diarzo, giugno, settembre e dicembre , gli altri 8 mesi appai tenendo alla s. Se- de. In pena poi delia non residenza, il vescovo perde la nomina nel marzo e nel giugno, ancorché il non risiedere derivi da giusta causa, colle norme dal De Lu- ca discorse nel cap. i6, Della collazio- ne ovvero provvista de bene fidi eccle- siastici, e particolarmente delle chiese parrocchiali. Si può vedere Gonza lez, Comment. adregulamoctav. Cancella- riae de reservat. mensìum et alternati^, Episcoporum, Romaei624Concede an- cora il Papa a* vescovi frequentemente l'indulto e facoltà di testare , per lo più sotto la condizione di risiedere , per cui morendo fuori della residenza non giove- rà loro; oltre altri somiglianti effetti fa- vorevoli o pregiudizievoli, i quali risulta- no dal risiedere o non risiedere. I Papi contro i vescovi che colposamente non ri- siedono emanarono molteplici costituzio- ni, e fecero quanto narrala Congrega- zione cardinalizia della Residenza dei Fescoviy imponendo pene e censure se- condo le circostanze, e talvolta furono an- che rilegati nelle case religiose di Roma. Sono stimate cause giuste d' assenza , il breve tempo che non sorpassi lo spazio di 3 mesi continui o framezzati in tutto r anno; il recarsi a Roma alla visita dei Limina Aposloloriimj la cattiva aria; il curarsi di alcune infermità; il disimpe- gno di cariche in servizio della s. Sede, e altri casi simili. Ciò potrà giovare per i- scusare dalle pene, non già pel godimen- to de'favori concessi a' residenti, se l* in- dulto apostolico non disponga altrimen- ti. Alla residenza soggiacciono ancora gli altri prelati, i quali ancorché non abbia- no la dignità vescovile, nondimeno ne e- sercitano la giurisdizione quali ordinarli, come gli abbati nullius dioecesis,ed altri prelati inferiori, de'quali parlerò in ulti- mo^ come di già notai ; poiché vi concorre VES ]a slessa ragione cì»e ne*ve8covl,ogni volta che la consueliicline non portasse il con- trario, o per rincliillo apostolico, confor- me la pratica insegna ne'monasleri ovve- ro abbazie, che abbiano siffatta giurisdi- zione, e che si sogliono dare in comnien- da a'cardinali, a'prelati e ad altri, i quali senza risiedere l'esercitano per mezzo dei loro vicari. Oltre di questi, alcuni cardi- nali /'escovi Siihiirhicarii [F.) tengono neMoro vescovati un \esco\oSiiff'ragan€0 (F.), e sogliono recarvisi di quando in quando, venendo dispensali dalla stabile residenza , per farla nella vicina Roraa presso il Papa. Nelle chiese o Vescovati in partibus occupali dagl' infedeli o da- gli scismatici, da'quali non si permetta la residenza e l'esercizio della podestà a've- scovi cattolici, non \\ è 1' obbligo della residenza, poiché sì conferiscono come vescovati titolari, tranne que'che prov- vede la congregazione di propagandaci- r/ cordai il canone del concilio di Laterano V, che proibisce lasciar vacare più di 3 mesi un vescovato o un'abbazia. Decretò quello di Trento nella sess. 24." " Subito che una chiesa verrà a vacare, si faranno per ordine del capitolo delle processioni e delle preghiere pubbliche e private per tutta la città e per tutta la diocesi, af- fìnchè il clero e il popolo possano otte- nere un buon pastore. Quelli che avran- no diritto, o parte in qualsivoglia altra maniera nella promozione de' vescovi, so- no esortali dal concilio a risovvenirsi, che non ponno far niente di più utile per la gloria di Dio e per la salute de' popoli, quanto applicarsi a far promuovere de* buoni pastori capaci di ben governare la Chiesa, e che peccano mortalmente e si rendono complici de' peccati allrui_, se non hanno una cura particolarissima di far provvedere quelli eh* eglino stessi re- puteranno piùdegni e più utili alla Chie- sa, non avendo puramente riguardo in questo che al merito delle persone, senza lasciarsi condurre dalle istanze e dall'in- clinazioni umane, né da qualsivoglia uf- fizio o maneggio de' pretendenti, osser- vando altresì che sieno nati di legìttimo matrimonio, di buona vita, di età com- petente, e che abbiano la scienza e tutte le altre qualità che sono richieste, secon- do i sacri canoni". Il prof. Vermiglioli, Lezioni di diritto canonico^ l. 3* nella Jez. 7.': Delle Istituzioni, ragiona della collazione de'beneHzi in sede vacante de' padronati, per l' istituzione canonica del capitolo, riconosciuta l'idoneità; così pon- no istituire anche gli abbati, i delegati e quelli che ne hannoii privilegio. Won pon- no istituire gli scomunicali, interdetti, ir- regolari, i persecutori ec. Nella lez. 8.' : Del concedere prebende^e chiesa non va- cante^ vi discorre pure delle riserve fatte da GiovaoDi XXII nella vacanza di tutte VES le chiese patriarcali, primaziali, nrcive^ scovili, vescovili, e di tutti i monasteri di uomini destituiti di monaci, e soliti darsi in commenda, eccedenti il valore di 200 fiorini d'oro. Tratta poi nella lez. 9.': f^acante la Sede nulla deve innovarsi^ e sui diritti episcopali prendere alcuna determinazione; nondimeno può il capi- tolo assolvere gli scomunicati dal vescovo defunto; fino al nuovo può dare i bene- fizi in commenda temporale, ricevere permute e rassegne, istituire i presentati da' patroni, unir benefizi, senza ledere l'episcopale, ma non conferirli; giudica, condanna, assolve e fa le veci del vesco- vo come vivesse; per cui se l'elezione a* benefizi spelta al capitolo e la conferma ol vescovo, co* diritti capitolari elegge, e cogli episcopali che in lui si riuniscono nella vacanza, conferma. — ^ Per Tra^ slazione (F,) da un vescovato o abba- zia ad altra, per le questioni che ripor- ta il De Luca nel cap. 7.**: Della Trasla- zione de vescovi^ e se sia cosa degna di lode ovvero di biasimo il permettere il passaggio e le Ozioni (P^.) da una chie- sa air altra^ fa diverse distinzioni, se- condo il fine per la quale segue. Se per ambizione di dignità maggiore, come da vescovo ad arcivescovo, o per avarizia on- de passare ad un vescovato più ricco, o per altro fine mondano; ne' quali casi è biasimevole ripudiare e lasciare una spo- sa, per altra più nobile e ricca, mentre quando prese l'altra ne conoscevate qua- lità. Se poi il fine fosse onesto e ragione- vole, e molto più se fosse utile ad una delle due chiese, e maggiormente se ad ambedue, in tal caso sarà lodevole. Cau- se giuste sono: l'aria nociva alla salute; per pubblica inimicizia derivata da causa giusta senza colpa del vescovo, sia col po- polo o sia col principe; per benemerenze, dopo lungo tempo di vescovato, ovvero che per le sue virtù fosse atto al governo di vescovato più vasto, e per altre plau- sibili ragioni. La traslazione la fa il Papa per alto concistoriale, dopo che la congre- V ES gnKÌone omonima ne ha esnminato le cau- se. Parlando tlella Trnslnzìoiie de Be- nefizi e de Bcnejizinti ecclesiastici ( F.), dissi che nella primitiva Chiesa erano proibite, riferendo alcuni canoni de'con- cilii, massime senza necessità. Si ponno anche vedere i voi. LXXII, p. 2-79, e LXXXI, p. i44 6 14^^» pcg'i antichi di- vieti. Il Vermiglioh nel t. i, lez. 7.': Del- la traslazione del vescovo. La qualifica passaggio di una persona da un vescovato o da un' abbazia ad un* altra, per la ne- cessità e ulililà di quella chiesa ove si passa, tanto da una minore ad una mag- giore, che viceversa, sempre però coll'au- torità pontificia, come decretò Innocenzo II. L'urgente necessità consiste nel ne- cessario sostentamento, e nel pericolo del- la vita, come se il vescovo fosse divenuto odioso al popolo, Quando si tratta di Iras- latare un vescovo non consenziente, le prove debbono essere concludenti e ri- gorose : così se l'aria gli fosse pernicio- sa, se la cattedrale fosse rovesciata e di- strutta da* nemici. Un vescovo eletto può liberamente rinunziare, ne può esser co- stretto ad accettare il vescovato. Confer- mato e consagrato, non può abbandonar- lo e passar ad altro di sua autorità e ar- l)ilrio,eciòfacendo resterebbe privo d'am- bedue (noterò, che il solo Papa, pel suo Primato, può fare la Rinunzia della su- prema dignità, senza autorità e permesso d'alcuno). Il passaggio da un vescovato ad altro, senza giusta causa, rende il vesco- vo adultero; e disse s. Ivo di ChartreSj neWEpist. J 54) che si ha per adultero chi passa da un vescovato ad altro. Se un patriarca o metropolita traslatasse un vescovo senza 1' autorità del Papa, reste- rebbe sospeso dal diritto di confermare i vescovi. La Iraslaxione annoverandosi Ira le cause maggiori, non può decretar- si che dal Papa, anche perchè tra il ve- scovo e la Chiesa colla elezione ha prin- cipio il suo sposalizio ecclesiastico, il quale mediante la conferma si ratifica, e per la consagrazione si consuma ; ed VOL xcv. V E8 145 in tal modo concluso un tal coniugio, altro che il Papa può sciorre dal vinco- lo, e Iraslatarlo ad altro vescovato^ seb- bene dissenziente il vescovo, per la discor- sa ragione che il Papa negli affari bene- ficiali ha la piena libertà di disporne. Un vescovo legittimamente traslatato, noo ha piti alcun diritto sulla chiesa che ha lasciato. La vacanza del vescovato comin- cia subilo dopo che l'ha decretata il Pa- pa in concistoro colla traslazione del ve- scovo, secondo il prescritto dal Triden- tino. Se però si traslata un vescovo o as- sente o ignaro della traslazione, il primo vescovato non resta vac^mte, se non quan- do il vescovo traslatato abbia prestato il suo consenso, a meno che il Papa avesse diversamente dichiaralo, come d'ordina- rio vi appone la condizione: se il Irasla- to consentirà. Il vescovo traslato può se- co portare i fruiti già percepiti, ma deve lasciare i pendenti ; può anche portarsi seco i beni immobili già acquistati. Dice inoltre il Vermiglioli : Si reputano biga- mi que'che da una chiesa passano ad al- tra, come dichiarò il concilio di Calcedo- nia. Di questa bigamia riparlai nel voi. LXXXVIII, p. 282 e seg. Agli antichi Papi dispiaceva la mutazione de' vesco- vati, e diversi di essi ritennero nel ponti- ficato il proprio, anche le abbazie, il che rilevai nelle loro biografie e descrivendo gli uni e le altre: per lo più, in seguilo li rinunziarono. L'Hurter, Z>eZ/tì5 Chiesa del medio evo, dice che lo spirituale con- nubio del vescovo colla sua chiesa, que- st'identità della vita del vescovo colla sua chiesa, non può sciogliersi che da colui che lega e scioglie, ed una sentenza d'In- nocenzo HI, contro il vescovo di Tripo- li, dichiara altamente indegno per sem- pre dell' episcopale ufficio colui, che nel- l'abbandono della propria sede abbia ri- guardo a Cesare piuttosto che a Pietro. Né l'abbandono veniva scusalo dalle tra- slazioni, i molivi delle quali doveano pon- derarsi dal supremo Gerarca. Non è per- ciò meraviglia, se tanto forte si dolse Pa- 10 i46 VES squale II co* principi polacchi di toro in- Ironiissione nelle li asiazioni, se Eugenio III non ne riconobbe una fatta dall' im- peratore sul vescovato di Magdebui go, e se Alessandro Ili rinnovò pe' re d'Un- gheria le antiche leggi, che ogni trasla- zione al pastore universale della Chiesa sottomettevano; anzi tale inconveniente essendo mollo in uso in Francia, Ales- sandro 111 se ne lagnò vivamente. Di- chiarò Innocenzo 111 al duca di Svevia, che piuttosto avrebbe egli lascialo la vi- ta, che consentire a qualsivoglia princi- pe ogni briga di traslazioni. Egli inoltre si mostrò fortissimo nel riprovare l'arbi- Iraiia traslazione del vescovo d* Hildes- Leim al vescovato di Wurtzburg, intìig- {^endo le pene canoniche. Imperocché narra lo slesso Hurler, nella Storia d'In- nocenzo ///, che nel primo anno del suo pontificato stinto conveniente porre un termine al fi e(|uenle abuso delia trasla- zione de' vescovi dall'una ali' altra chie- sa senza 1' auluiizzazioue della s. Sede; ond' è ch*egli dichiarò nulle e conie non avvenute sill'atle elezioni, e stabilì che i ■vescovi alle medesime consenzienti per- dessero ambo i vescovati; e senza avere rispello al favore de' principi e alla loro particolare benevolenza verso gli eletti , tenne fermo per T os>ervanza di questi antichi diritti della s. Sede, ben cono- scendo egli di non esser altrimenti padro- ne, ma solo depositario e difensore di tali diritli. Il Zaccaria, Jnti Fchhronio, t. 2 i , Jib. i,cap. 5, tratta: Aulorìlà del Ro- mano Pontefice nelle traslazioni e ri- nunzie de\'escovi dimostrata colla sto- ria ecclesiastica. In esso ragiona delle traslazioni dell' antica Chiesa rigorosa- mente vietate, poiché Innocenzo III fa- vellando delle traslazioni, rinunzie e de- posizioni de' vescovi, alFerraa che non tanto per canonica costituzione ^ quanto per istituzione divina sono al solo ro- mano Pontefice riservale. Permesse solo nel caso di necessità, e di aperta utilità della Chiesa ; ed il giudicare di questo V ES titolo appartenne ne' IX primi secoli re- golaraìenteal l\T[)a. Peic»ò Innocenzo HI non fu ili.'' a riservare tali cause al Papa, né insoslenere questa rifornja si fijndò nel- la decretale di s.Anlei o del 287, non rico- nosciuta legìttima, difendendo Innocenzo ili dall'ingiurie dei protestante Darclaio e di Febbronio. Ci diede il Sarnelli nel l. 3, la lettera 2.*: Come niun vescovo de- gnamenle è tra ''ferito danna chiesa ad un' altra j se non per forza j come non e giusto motivo la povertà della chiesa. Osserva fra le altre cose, che fra' tanti privilegi de'patriarchi, non vi è quello di Iraslalare i vescovi, ch'é riservato alla 6. Seóe. II p. Tamagna, Origini e pre- rotative de Cardinali^ t. 2, p. 252, dice che Stefano 111 nel sinodo romano del 769 fu ili." che nell'elezione de' Papi li- mitò la libertà al clero, con imporgli di eleggere uu cardinale prete o diacono, e perciò alcuni crederono poi che ne avesse escluso i vescovi e i suddiaconi, facendosi essi forti dell'avvenuto poi a Papa For- moso (^^.), che neirSgi fu il i.** vescovo cardinale che dalla chiesa determinata di Porto ( mentre dalla dignità vescovile prima di lui diversi furono innalzati al pontincato,come s. Lino immedialo suc- cessore di s. Pietro, s. Cleto, s. Cleeneute I, s. Anacleto, che furono i primi Pontefici romani : circa io anni innanzi di Pupa Formoso, neir882 fu eletto Papa Mari- no I o Martino II, il quale insignito della dignità vescovile , era stalo invialo dal predecessore Giovanni Vili, ad Anasta- sio vescovo di Napoli per assolverlo dalla scomunica. Negli ultimi secoli di rado i Papi non erano già vescovi consagrali : dal 1592 al 1775, cioè per lo spazio di 1 83 anni, tre soli non lo erano, cioè Cle- mente XI, Clemente XIV e Pio VI : nel secolo corrente il solo GregorioXVI, che però era stalo elevato alla dignità car- dinalizia da quella abbaziale, che ha l'uso di molle insegne e prerogative episcopa- li), pel i.° fu assunto al sommo ponti- ficalo, il che fu poi deplorabilmeule n- VER provalo tla Stefano Fn(T^.)i condan- iiiiiidolo (|iiale invasore della s. Sede, o- peialu che il suo successore Romano a- brogò, e restituì agli onori riunocenle Formoso. Pertanto dichiara il p. Tama- gna, molto pi'in)a del decreto di Stefa- no Ili erano state vietate le traslazioni de* vescovi da una chiesa ad un'altra, co- me da'concilii di Nicea I e di Sardica, op- ponendosi idl'abuso; ma questo esisteva sol cjuundo invece d'aver in mira il van- taggio della chiesa , tali traslazioni non favorivano che l'ambizione e l'avarizia de'vescovi. Il perchè egli non seppe per- suadersi, che il disposto da Stefano III volesse assolutamente esclusi dal pontiQ* calo romano quegli stessi vescovi subur- bicarii, ch'egli avea incorporato ai colle- gio de'caidinali romani, tanto più che ben presto divennero essi quasi gli arbi- tri della creazione dei Papa. « li non ve- der giammai osservato questo canone , la benigna interpretazione chele sue pa- role possono ricevere, mi fa credere che Stefano I i 1 non abbia voluto eleggibile nel nostro caso che un cardinale romano ". in fatti nel sinodo romano del i oSg, Ni- colò 11 statuì: Morendo il Papa, prmiie- ramente i cardinali vescovi trattando in- sieme con somma diligenza circa 1' ele- zione, vi chiamino dipoi i chierici cardina- li, ed in tal guisa acceda ii restante del clero e il popolo a prestare il consenso. Numerosissimi furono quindi gli esempi, die da'vescovati i cardinali furono tra- slati alla cattedra apostolica e al vesco- vato di Pioma, come si può vedere nelle loro biografie. — Per Dimissione o Ri- nunzia[F.),óoè perdi missione spontanea o involontaria (della quale dirò più sotto parlando della deposizione o privazio- ne) , g per rinunzia che da essa differi- sce. Innocenzo 111 teneva per fermo, non esser lecito a chiunque sia chiamato ad esercitare l'episcopale ministero il sotlrar- sene, per quanto penoso egli sia, però che il ricusarlo è in cerio modo negar Cri- sto; Dia nel medesimo tempo sentiva il VER i47 bisogno della grazia speciale di Dio, n potere con gloria ed onor suo e pel be- ne della cristianità sostenere l'altissimo ministero, i cui doveri gli sembravano di tanto superiori alle sue forze; i quali do- veri tanto più gli apparivano grandi e solenni, quanto più era persuaso di do- vere al dì del giudizio finale render ra- gione delle anime alla sua cura affidate. Sperava nondimeno che Dio non 1' a- vrebbe trattato secondo i suoi peccati , ma sì secondo l'infinita sua misericordia. Ogni sua fiducia riponeva in quel D\o che affidò la custodia dei suo gregge a Pietro benché lo avesse per 3 volte nega- to. 11 Sarnelli nel t. 4> '^t*- ^4> n. io , racconta di chi ricusando il vescovato si salvò. Un canonico regolare di s. Vittore di Parigi, nobile, virtuoso e letterato, e- lelto vescovo ricusò il vescovato con osti- nata costanza contro il consiglio de'mag- giori. Dopo morlocomparvead un ama- to compagno, secondo la promessa fat- tagli; e facendo nella parete un segno di croce, gli disse: Non dubitar della visione e dimandami ciò che vuoi, acciocché io me ne passi a cose migliori. Il compa- gno giubilando gli rispose: Io ho dubi- tato molto, che tu soffrissi per io meno gravissima pena nel purgatorio^ perchè contro il consiglio de' snaggiori ricusasti così pertinacemente il vescovato , nel quale avresti potuto fare bene assai e grande per la salute deiraoime. Ed allo- ra l'altro gli replicò: In me hoc ordina' vit clemenùssima honitas Salvatoris, et quia ex tuìic timui^ et nane scioy quod si Episcopalus Cathedram ascendisseni , perpetuae damnationis periculnniincì- dissem. E ciò detto , come scintillando splendori, disparve. 11 De Luca discorre nelcap. 38: Della rinunzia dd vesco- vato^ quando si possa o si debba fare , e rcopetlivamente ammettere. Ed anche della privazione del vescovOyOvvero del- la sospensione o traslazione penale a vescovato inferiore , e delle altre cose penali e pregiudiziali. Tre ispezioni ca- i48 V E S dono in questa materia. Una cioè quan- do il Papa l'ammetta con la riserva dei fruttilo con altre riserve assegnando la congrua al nuovo vescovo, ovvero colla riserva della Pensione ecclesiastica. La 2.' quando il vescovo desideri di rinun- ziare liberamente, ma si dubiti se la ri- nunzia si debbaammettere. La 3.' quan- do il vescovo non voglia rinunziare, ma cbe si tratti di forzar velo per qualche causa. Quanto alla i^, se il Papa si con- tenta d'ammettere Ja rinunzia colla ri- serva de* frutti e di altre ragioni, in tal caso non cade dubbio sulla validità dei- ratto, ma cade su quali ragioni restino al ri serva tarlo de'frutti, ovvero al pensio- nario. E certo cbe al riservalario non re- sta ragione alcuna nella giurisdizione o amministrazione della chiesa, mentre la partecipazione de'frutti e la pensione è cosa temporale. Con indulto poi si ponno conferire i benefizi anche dopo la rinun- zia del vescovato per alcuni mesi. Quan- to alla rassegna libera che volontaria* mente si desideri dal vescovo , il quale ne faccia l'istanze, si procede con molta circospezione e maturità, per le ragio- ni accennate più sopra parlando delle traslazioni, poiché essendo questo matri- monio del vescovato di sua natura per- petuo e indissolubile, non deve facilmen- te ammettersene il divorzio o il ripu- dio; perciò si suole esaminarne le cause dalla congregazione concistoriale. Circa la 3.* ispezione sulla rinunzia domanda- la dal Papa al vescovo, ciò avviene per qualche colpa per la quale si potrebbe a rigore procedere alla privazione , ma a salvare la sua reputazionegli s'ingiun- ge che rinunzi ; ovvero la prudenza lo esige per inimicizia o malcontento del popolo o del principe , il che alle volle suole anco provenire da soverchio zelo o altra cagione, che la s. Sede slimi oppor- tuna la rinunzia per impedire scandali e disordini maggiori. Nel i.°caso, se il \escovo è provvisto del suo non gli si dà provvisione alcuna, e non essendolo V ES per riguardo alla dignità gli si riserva u- na pensione sullo stesso vescovato, ovve- ro con trasferirlo a vescovato minore, co- me praticasi talvolta per castigo. Nel 2." caso si provvede con altro vescovato e- guale, ovvero con competente pensione imposta su quello che lascia. Nel prin- cipio del secolo corrente, in conseguen- za degli avvenimenti di Francia (/^.), cominciati nel declinar del precedente a Versailles (/^.), concluso il concordato tra Pio VII e il i.° console, molli ve- scovi di Francia rassegnarono pronta- mente i loro vescovati, per invito del Pa- pa,molli de'qualisi distinsero rinunzian- doli con divoti indirizzi al l-*apa,che per edificazione si ponno leggere nel Bello- mo. Continuazione della storia del cri- stianesimo, t. I , p. 99 , riconoscendo il doloroso sagrifìzio necessario alia pace della patria e al trionfo della religione. Premiò Pio VII l'esemplare docilità con breve de* io gennaio 1802, che loro in- dirizzò, i cui nobili e afTettuosi sentimen- ti riferisce lo stesso scrittore. Nel t. 18, p. io5 del Bull. Rom. cont. è il breve di Vìo^XW fAccepimus aullienticiim mo- numentum^àe 20 maggio i83o: Acce- ptatio renuncialionis eniissae ab Epi- scopo Elvensi. A' vescovi che hanno ri- nunziato il vescovato si suole conferire dal Papa un titolo vescovile inpartibusj però non l'ebbe mg.' Traversi già ve- scovo di Se^ni y che avendo rinunziato nel 1845, morì nel i853 canonico del- la basilica Lateranense ; e senza dire d* altri, non 1' ha mg.*^ Zannini, che nel 1857 rinunziò il vescovato di Feroli. Monsignor Tizzani nell'anno 1848 aven- do rinunziato il vescovato di Temij sol- tanto nel 1 855 fu nominalo arcivescovo di Nisibi in partihus. Siifalli vescovi si dicono titolati, perchè se non hanno quel- lo d* una chiesa in parlihns , ritengono tuttavia quello della chiesa rinunziata , dicendosi per esempio , già vescovo di Cremo/2^, benché questa abbia il vesco- vo residenziale. — Per Privalionem o VES Deposizione [F,). Per le istanze di Fau- stino vescovo di Lione , s. Cipriano ve- s«vo di Cartagine pregò s. Stefano I Papa del 2 5'/ a deporre dal vescovato d*Ar!es Marciano, eh' erasi unito al i.° Antipapa Novaziano, separandosi così dall'unità della Chiesa cattolica, e in ve- ce di lui ne sostituisse altro vescovo. Laonde chiaro apparisce, quanto antico sia l'uso di ricorrere nelle cause de'vesco- vi al Pontefice romano, cornei. "vescovo della Chiesa universale. Si può vedere Ba- luzio, in s. Cfpriani Epist. 68i DeMarca, De Concord. Sacerd. et Iniper. lib. i ,cap. io; ed ilBaronio, Annal. Eccl.ao. 2 58, D. 3. Questo,quantoairOccidenlej dicia- mo quanto all'Oriente. Non solaoaente 's. Atanasio, vescovo d' Alessandria, ma gli altri vescovi e patriarchi eziandio^in causa di deposizione da' vescovati , ante- posero il giudizio del Papa al giudizio degli stessi conciiii particolari, e da questo a quello ricorsero dal più lontano Orien- te , qiial giudice legittimo. Il Zaccaria, And-FebbroniOyVa^ìona nel t.2,al cap. 6: Riserva delle Deposizioni vescovili al Romano Pontefice^coniprovata e il- lustrata colla storia ecclesiastica. I Pa- pi hanno sempre avuto il diritto di esi- gere dall'Oriente le relazioni de'patriar- chi ivi deposti, e di confermare le senten- ze de'sinodi , che gli aveano degradati. Altrettanto esercitarono riguardo a' me- tropolitani d'Occidente. Quanto a'vesco- v'\ dell'Occidente, oltre il riferito di Mar- ciano d'Arles nel III secolo, sino a s. Ni- colò! deir858 non mai segui alcuna re- golare deposizione, che non ci fosse il con- senso della s. Sede, il che è mostrato spe- cialmente per r lllirio, per l'Africa e per le Gallie. Quindi è che s. Nicolò [ non fece alcuna innovazione su questo artico- lo, e molto meno sulle false decretali fon- dò il diritto della sua Sede intorno a que- ste deposizioni, con deporre Teutgaudo arcivescovo di Treveri , e Guntario ar- civescovo di Colonia. La riserva di tali deposizioni spettanti alta SedeKomauu è VES i49 pili antica d'Innocenzo 1 1 1,che la fece, anzi i'VIII sinodo ecumenico di Costantino- poli deir869 ne fu il i." autore, e vi fu deposto Fozio, fatto celebrare da Papa A- driauo II, che già lo avea scomunicato 3 volte. Dice il cardinal De Luca , che la materia delle deposizioni non è capace di regole certe e generali, dipendendo il tutto dalle circostanze del fatto , per le quali alle volte si procede al castigo più rigoroso della privazione o deposizione formale, ed alle volte si usa la Sospen- sione (F.) dalla giurisdizione e dal- l' amministrazione del vescovato, depu- tandosi un Sicario apostolico (F.) , col permettere al vescovo la residenza con l'esercizio de'pontiflcali; ed alle vol- te si sospende anche da questo pure,e gli si proibisce eziandio di risiedere nel ve- scovato, secondo la qualità de' casi, asse- gnandogli per carcere qualche monastero o convento di Roma, ovvero in altro luo- go , con altre somiglianti provvisioni. Bensì a tali e altri castighi non si può procedere se non pel Papa immediata- mente, ovvero per quelli i quali abbiano in ciò la Commissione speciale segnata di mano del Papa , che per l' ordinario si suole indirizzare aW Uditore generale della Camera apostolica (F.)^ quando si tratta di formare il processo giudizia- le per la privazione per sentenza, poiché quando si tratta di altre provvisioni, co- me della sospensione dalla giurisdizione, e della deputazione del vicario apostoli- co, e simili, si procede nella forma eslra- giudiziale dalla congregazione de' vescovi, non praticandosi più quel che dalla ra- gione canonica in ciò si dispone sopra l'autorità del metropolitano, o del con- cilio provinciale , ovvero del primate o del patriarca. Vacarono i vescovati per privazione o deposizione nel pontificato d'Innocenzo XI pel vescovo di Gerace , in quello di Clemente XI pel vescovo di di Oviedo, in quello di Benedetto XIV per altro vescovo di Gerace e pel vesco- vo di Lavello, seppure uou fecero la di- 15^0 V E S missione nelle mani del Papa per ri- sparmiarsi un tal disonore provocato dalla loro condotta. Pio VI nel 1791 in concistoro formalmente depose dalla Por- pora (^.) cardinalizia e dall' arcivesco- vato di Sens, Stefano Carlo Lomenié de Brienne (F.), per cui nelle Notizie di Boma òe\ 1792 non fu più pubblicato uè come cardinale, ne quale arcivescovo. Seguono le deposizioni anche per Intru- sione (P^-); e talvolta alla deposizione si aggiunge la Degradazione [F.)e la Scon- sagrazione (F.).S\ pub consultare il Sav- nelli, t. 9 ^ lett. 38 : Che il vescovo , il prete, il diacono ingiustamente deposti, se si tornano ad ammettere alla Ghie- sa, non debbono essere riordinati. E del- la imposizione delle mani. Non che ve- dere nell'articolo Vescovo il § W, Della Consagrazione de* Vescovi. Intanto ar* roge riportare due canoni contro la ca- lunnia, che talvolta determinò severe di- sposizioni sui vescovi. Decretò il concilio generale di Costantinopoli nel 38 i.» Per mettere freno alla facilità di calunniare i vescovi cattolici, non sarà permesso a chiunque indifferentemente d'accusarli. Se trattasi d'un interesse privato,e d'un lamento personale contro il vescovo, non si avrà riguardo ne alla persona dell'ac- cusatore, ne alla sua religione, perchè si dee far giustizia a tutto il mondo ; se d'un affare ecclesiastico, il vescovo non potrà essere accusalo, né da un eretico , o da uno scismatico, né da un laico sco- municato, né da \\x\ chierico deposto (già s. Caio Papa del 283 avea proil3Ìlo a'pa- gani e agli eretici di poter accusare i cat- tolici; ed a' secolari di chiamare in giu- dizio i costituiti negli ordini sagri). Que- gli eh 'è accusato non potrà accusare un vescovo, o un chierico, se non dopo d'a- ver purgato se stesso: quelli che sono senza rimprovero, intenteranno la loro accusa davanti a lutti i vescovi della pro- vincia. Se il concilio provinciale non ba- sta , s'indirizzeranno a un concilio più grande. L'accusa non sarà ricevuta , se VES non dopo che l'accusatore si sarà sotto- messo in iscritto alla stessa pena in caso di calunnia. Quegli che in onta di que- sto decreto ardirà importunare 1' impe- ratore o tribunali secolari, o turbare \.\ì\ concilio ecumenico , nou sarà ammesso nella sua accusa ". Determinò il concilio di Troyes deir878. « Non si accuseran- no i vescovi io segreto, ma pubblicamen- te e secondo i canoni ". Altri canoni li riportai nel vol.LXXX, p. r 16. Che pe- rò, i vescovi chiamali a Pioma, tornati al vescovato, dovessero presentare al cle- ro e popolo le Lettere apostoliche, che attestavano la loro cattolicità, lo rile- vai anche nel voi. LUI, p. i63. — Per Bisegnationem e per Regresso {P^.). Per rassegnare a favore di altro individuo, non però ritenendosi in amministrazio- ne o in commenda il vescovato, tale ras- segna non ha luogo per concistoro , ma per la Dataria apostolica {V.),c\oè per le abbazie, giacché per le cattedrali non si ammettono riserve, e solo si ricevono per libera dimissione e rassegna. 11 Re- gresso, vietato dal concilio di Trento , consisteva nella cessione o rinunzia d'un beneficio ecclesiastico o vescovato , colla riserva di riprenderlo quando piacesse al rinunziante , ovvero alla promozione o morte di quello a cui era stato ceduto per regresso. Nella descrizione de'vescovati ho riportato numerosissimi esempi di vesco- vi che ceduti per regresso i vescovati poi vi ritornarono, anche ripetutamente. Ri- feriscono il Cardella e il Novaes, che il celebre cardinal Dessarione fatto vesco- vo suburbicario di àSabina nel i449 ®*^ marzo, quindi a*23 aprile trasferito al- l'altro vescovato suburbicario di Fra- scati, poi ritornò al Sabinese; ma lo Spe- randio nella Sribina sacra, ne rUghel- hneW Italia sacra non parlano di tale regresso, per cui il Cardella avea notalo l'ommissione dell' Ughelli. Avea ragio- ne, poiché leggo nel Conimentarius de vita et rebus ii^cstis Bessarionis Cardi- nalis Nicacnif di Luigi Caudini, a p. 8 1 . V ES TTunisque Cnrdinalìs Ecclesiale Tn- sctt latine reginicn ad qiiam e dioecesi Sali nensi filerai (ninxlalus, rctìnuit.f^e' rum his femporilius, hoc est anno 1 468, e Tiiscnlano iterimi Sahinoruni Episco- pus evasit. Quae fuerit caiisafOb quani nova haec accidit translatìo, seu polìiis regressio ad velerei infida s^omnino la- tei. f litui solunimodo notata estdignumy qiiod rnidlac hic ambages, ac lapsus e- riidi tortini manarunt, diim neniini pror- sus haec altera dioecesum earunideni per muta tio venit in. mentem. Prinius hanc reni praelaudatus Jo. Baptìsta Schìoppalalha(Dissert. in perantiqiiant sacrani tahulain graecani eie. Venetiis 1767) suspicari coepit,ttint qui Bessa- rion Episcopuni Sabinensem sevocatin epigraphe, qtiani sacro donario appo- suit Venetias (cioè il ritratto del cardi- nale coir iscrizione scolpita in marmo, fatto eseguire da'confrali della Carità di Venezia, per aver il cardinale donalo ad essi una Croce d'oro col ss. Legno, ed un ostensorio bizantino, con entro della ss. Tunica o porpora di Gesù Cristo, esisten- te ora nella chiesa di s. Tommaso di Ve- nezia, pel notato nel voi. XCI, p. 119), misso sub initluni anni \^^ lettini quia idem titidus legitur in plurìbus manu- scripiis codicibus, ac etiam libris impres- sis ab anno 1 469 ad annum i^'ji. Quam- obrem sedula perquisitione facta^ no- dum denique hunc soh'itycaligineniqiie omnem discussit ope clariss. Praesidis Josephi Garampi qui mine apostolici nunlii munus apud atdam Caesareani magna cwn laude virtulis, ac doctri- nae sìngularìs exercetj is vnini in lib. 8r Obligat. Cameral. p. 5o ad annum 1468 haec notata adinvenit: i=:Die 29 octob. ven. vir. D. Johannes de Hee- sboem canonicum s. Severini Colonien- sis reveiendiss. D. Bessarionis Episcopi Sabinensis secretarius, et fanìiliarì obtu- lit Camerae apostolicae prò communi ser- vitio dictae Ecclesiae ratione translatio- tiis de persona sua de Ecclesia Tuscula- VES i5t na ad diclamEcclesiam Sabinensem an- cloritate apostolica sub datum Romae a- pud s. Marcum pridie id. octob. annoV florenos auri de Camera . . . = Ex quo testimonio satis super q uè li quel Ciac- coni uni ^ UghelliurUf Boerncruni, cuti- ctosque alios esse corrigendos scripto- reSf qui Nicaenuni putarunt ad exiluiii usque vilae Ecclesiam Tusculaiiatn rc- xisse. Gli altri molivi pe'(|aali vacano i vescovati, gli accennai nel principio di questo §. Altre nozioni sopra i diversi modi pe'quali vacano i vescovati e le abbazie nullius^ le diedi nel principio di questo stesso §. § VIH. Diocesi delle abbazie e de* ma- nasleri Nullius. De' Prelati inferiori e Nullius e loro giurisdizioni. Abba- zie ritenute da' Papi. Della giurisdi- zione delle monache e delle abba- dessCy quasi vescovile^ con territorio Nullius Dioecesis. Le Abbazie (F.), ed i Monasteri (F.) nullius dioecesis, sono considerali come altrettante Diocesi^ e perciò i sudditi di- consi diocesani, come quelli de' vescova- ti. E qui noterò, che 1' ubbidienza che i diocesani devono a' loro ordinari, siano vescovi (o abbati), tuttochà sia di diritta divino, è però subordinala alla Chiesa, mediante il Papa; non però subordinata al consenso del clero, per quanto dice il dotto p. Cappellari, poi Giegorio XVf, // trionfo della s. Sede e della Chiesa^ cap. 6, n. 6. Si deve poi pel presente § rammentare quanto ho riferito ne'prece- dentiin argomento, anzi a questo si cora- penetrano molle delle nozioni riportale a Religioso, massi me pegli abbati, aPiEXDi- TA ECCLESIASTICA, a Regalia, ì quali arti- coli mi dispensano riprodurle,essendo per- ciò intrinseco il tenerli presenti. Noterò che anco gli abbati regolari, come i vesco- vi, usarono intitolarsi, e forse alcuno an- cora s* intitolerà: Dei et Apostolicae Se- dis gratta Abbas N. N. Così s' intitola- i52 VES va r abbate di s. Palerniano di Fano, e lo apprendoda uu monumento del 1 38o, presso l'Amiani, Memorie di Fano^ 1. 1, p. 3o3. Nell'articolo Umile registrai que- sta foimola : Joannes Dei grada humilis ahbas ven. mon. s. Paiili extra miiros Urbis... Salute in et sinceravi in Do- mino caritalem. Oltre il detto della bene- dizione i\e,\V Abbate io quell'articolo, nel § iV di quello iìtFescovi^ parlando del- la consagrazione di questi, riporto l'an- tico rito. Devesi premettere alcuna paro- la dell* origine de' Benejizi ecclesiastici (parlando della quale, nel voi. XIX, p. 1 13, col. I.*, si deve sopprimere a XV, il numero X, aggiunto dal tipografo, poiché dal secolo V si fa derivare). Dot pò i primi secoli della Chiesa, ciascun ministrocominciòa ritener per se le Obla- zioni de* fedeli, ch'erano fatte nel suo tempio, le quali già solevansi portare al vescovo, acciò ne facesse la discorsa divi- sione; ma per ricognizione della superio- rità episcopale, ciascuno dava la 3.^ parte al vescovo e qualche cosa di più per ono- re, che fu poi chiamato il Cattedratico (V.)y perchè era dato per riverenza alla cattedra episcopale. Divisero anche i fon- di e assegnarono a ciascuno la sua por- zione. Queste mutazioni però non furo- no fatte in lutti i luoghi insieme, ne con un pubblico decreto, e si praticò quanto in più articoli narrai. Le abbazie di là da' monti erano ormai fatte molto ampie e ricche, per cui i maestri di palazzo assun- sero a se l'autorità di fare V Abbate (/^.), colla ragione apparente, perchè allora in generale i Monaci (F.) erano laici, sen- z'alcun ordine ecclesiastico (però si ten- ga presente il riferito nel voi. XIV, p. 98, quando cioè essi furono ammessi al sa- cerdozio e all' esenzione). Vero è che non sempre lo davano essi, ma alle volte concedevano per grazia a'monaci che se lo eleggessero. Però in Italia non essendo- Tri ancora monasteri molto ragguardevo- li iu ricchezze, fino al jSo circa i re lon- gobardi, dopo i re goti, poi gl'imperatori VES non ne fecero gran conto; onde la ele- zione restò a'monaci colla sola soprinten- denza del vescovo. Ma i vescovi talvolta, intenti ad aggrandirsi, ei ano troppo mo- lesti a' monasteri, per cui gli abbati e i monaci, desiderosi di liberarsi da quella soggezione, trovarono il modo, ricorren- do al Papa, che li pigliasse sotto la sua immediata prolezione e della s. Sede,e gli esentasse dall' autorità de* vescovi, il che fu finalmente consentilo da'Papi, e quin- di a poco a poco andaroiisi formando le abbazie, ed i monasteri niillins dioeca-^ sisj che più tardi divennero quasi altret- tanti vescovati. Dopo la pace Callislina, o ricordato concordalo del i 122 fra Ca- listo Il ed Enrico V, cessate le vertenze dell' investiture ecclesiastiche, fu quasi per tutto stabilito che, morto il vesco- vo, l'elezione del successore si facesse dal capitolo de' canonici, e fosse confermala dal metropolilano o dal Papa; e morto r abbate 1" elezione fosse fatta da'monaci e coiifermata chd vescovo, se il monaste- ro non era esente dalla sua t^iurisdizione j e se era esente fosse confermala dal Pa- pa. Nel concordato poi concluso fra Leo- ne X e Francesco l re di Francia, fu sta- tuito che a' capitoli delle chiese cattedra- li e conventuali fosse affatto levata la podestà di eleggere il vescovo e l'abbate; ma vacando i vescovati e le badie il re nominasse persona idonea, alla quale fos- se dal Papa conferito il benefìcio. 11 p. Chardon tratta nel lib. 2, cap. 4= De^ vescovi de' monasteri. Oltre i vescovi ed icorepiscopi, anticamente v'era un'al- tra specie di vescovi, cioè quelli de'mona- sleri esenti dalla giurisdizioVie degli ordi- nari. Tali erano que' di s. INIartino di Tours e di s. Dionigi in Francia, di Lau- be uelTHainaut, e d'un monastero d'Al- sazia presso Strasburgo. Siccome questi monasteri avevano dipendenti molle chie- se, che comunemente si chiamavano cel- le, ed era diflìcile di trovar vescovi che vi facessero le funzioni episcopali, così per falle si ordiuuva vescovo uno de' mona^ VES ci. Per questa ragione iPapi Slefiino MI del 752 e Atlfiano 1 del 772, ne' privi- legi concessi per tal motivo alle delle ba- die di s. Martino e di s. Dionisio, accor- darono pure l'avere un vescovo, da eleg- gersi Ira'raonaci da questi e dall'abbate, e quindi doversi cons;igrare da' vescovi del paese. Dovendo allidarglisi pure la cu- ra de' uionasleri e reggerli nel pontificio nome, non che di predicare la divina pa- rola, acciocché i popoli che da'vari paesi si recavano a visitar la tomba del santo, risanassero dalla malattia di loro anime. L'abbazia di s. M;ulino ebbe i propri ve- scovi pili lungo lempo di quella di s. Dio- nigi, e fino a Urbano II, il cjuale recatosi a Tours nel 1096 e portatosi a s. Martino sottopose il monasleroa sé slesso, e ne levò il vescovo pe'Iamenti de'vescovi di Fran- cia e de'Iegati della s.vSede,a'quali icanoni- ci regolari di s. Martino non facevano i convenevoli onori nel ricevimento. In quanto a s. Dionigi, pare che i suoi vescovi non abbiano durato oltre il regno di Lo- dovico I il Pio, morto nell' 840. Alcu- ne volle questi vescovi erano anche ab- bati, altre no; cos'i Erberlo era vesco- vo di s. Dionigi, mentre il celebre Ful- rado n' era abbate; viceversa, nel 797 Victerbo era nel medesimo tempo vesco- vo e abbate di s. Martino di Tours. I primi abbati di Laube, Ursmar, Ermi- none e Teodolfo erano anche vescovi. II cronista di tale monastero rende per ra- gione, che COSI fu fatto onde quegli abba- ti potessero predicare a' popoli novella- mente convertiti, e abbattere il culto ido- latrico, che alcuni di que' barbari an- cora mautenevano. Altri credono, per- chè i re aveano donato il fondo del mo- nastero, il quale era prossimo al palazzo reale di Leptina, di cui non si commet- teva il govern'o se non ad un vescovo, e questa dignità si conservò in molti loro successori. Talvolta anche i monasteri e- rano la residenza de' Corcpiscopi (f^.), come pare fosse quello di s. Martino di Cauloibery. Ve u ebbe in quel luogo VES i53 ch'è situalo nel borgo orientale di detta città sino all'arcivescovato di Lanfran- co, nel declinar del secolo XI, il quale giusta il I\Iona^. Riferisce pure chiamar- si Preshitere o Pre.shiteresse le mogli de'sacerdoti greci. Essendo gli ecclesiasti- ci obbligali al Celibato (V.), non è im- pedimento al vescovato l'aver prima d'es- sere inizialo agli ordini sagri avuto mo- glie, come anche l'ebbero i Papi s. P/e- iro e s. Ormisda (su di che può vedersi il Vermiglioli, Lezioni di di ri Ito canoni- co, \ìb. 4, Osservazione cdla lez. xxi). E' bensì impedimento la bigamia, della qtia- le,come dissi, riparlai nel vol.LXXXVIlf, p. 272 e seg.; come lo è pel presbitera- to, pel diaconato e suddiaconato. VESCOVESSAoVESCOVA.f^. Ve- scovo, Vedova, Diaconessa, e il precedeQ- le periodo. VESCOVI, r. Vescovo. VESCOVI ASSISTENTI AL SO- GLIO POiN'TIFIClO. Patriarcharuui, Archìepiscoporwn et Episcoporuni in Cappella Sanimi Romani Ponti/iris As- sistentium. Il Morcelli li chiama, Sacruni sollemne Adstantibus Ponlijf. Minorr. Il collegio insigne e venerando formalo de* Prelati (F.) Patriarchi, e di moltissimi Arcivescovi e Vescovi (V.) di vescovati residenziali o in partibus, d'ogni nazione e d'ogni rito. Il collegio ha per segreta- rio d. Carlo Bedoni, e n'è decano mg.' Gaetano Giunta arcivescovo d'Atnida no- minalo da Pio VII nel 1822, anzi l'uni- co superstite deTalti da quel Papa (però leggo nel n. 49 del Diario di Roma de' 19 giugno 1822, che allora il prelato era vescovo di Crisopoli in parlibiis, e con- fessore del duca di Calabria poi re Fran- cesco I). I patriarchi Io sono sempre. Gli VES arcivescovi, ed i vescovi a piacere de* Pa- pi, i c{uali dichiarauo assistenti del loro Trono o Soglio (^.), quegli arcivescovi o vescovi a cui per dislincione, beuevo- Icnza ed estimazione vogliono comparti- re questa ragguardevole e cospicua ono- rificenza. Vi nominano sempre i loro fa- migliari Elemosiniere e Sagrisfa {P^.), insigniti del gr«do vescovile in partibus, onde non manchi mai la loro assistenza nelle cappelle ponlificie,ed altre sagre fun- zioni,che celebra oassisle il Papa. Nelle an- nuali Notizie di Roma se ne riporta il ca- talogo secondo 1' epoca di loro nomina, preceduti dal nome del Papa che li fece assistenti al soglio papale, cioè in quelle del 1859 se ne registra uno di Pio VII, Ire di Leone XII, uno di Pio Vili, ses- santa di Gregorio XVI, e cen tot land ne del regnante Pio IX, sebbene poi al- tri ne dichiarò, e pubblicati dal Gior- nale ili Roma. JXon si comprendono in tale almanacco romano i patriarchi, pel notato, bensì i nomi de* prelati elemo- siniere e sagrisla. Dissi nel voi. XLI, p. iy4> ^^'^ '^ prefetto de' maestri del- le ceremonie pontificie fa l'attestato di quegli arcivescovi o vescovi, che il Pa- pa inter Missaruni solemnia, nella cap- pella pontificia, lo incaricò, ordinaria- mente dopo l'Epistola, o l'Evangelio, o il Credo, di invitare dal banco de' vescovi e arcivescovi semplici, a portarsi a sede- re nell'altro de' vescovi e arcivescovi as- sistenti al soglio, colla data del giorno in cui ciò avvenne, per quindi farsi la spe- dizione del breve apostolico, per la par- tecipazione de'privilegi; ovvero se il Pa- pa fuori di tali funzioni li dichiarò assi- stenti, i'iifae vocis oraculo (frase spiega- ta ne'vol. LXXIV, p. i^5, LXXXII, p. 4o. Leggo nel n. 7284 del Diario di Roma del 1 764: " Clemente XIII ha di- chiarato K'U'ae vocis oracido, vescovo as- sistente al suo pontifìcio soglio monsi- gnor Landini agostiniano, vescovo di Por- firioj e sagrista del palazzo apostolico). Se ciò avviene nella cappella ponlifi- VES i65 eia, il prefetto de' ceremónieri accoui- piìgna il dichiarato assistente al soglio al banco più distinto di essi, previe le ge- nuflessioni all'altare e al Papa. In tal mo- do, il possesso precede il breve, col qua- le si sogliono nominare, massime gli as- senti da Roma (in fine ne riprodurrò uno, appunto per essersi spedito ad esso il bre- ve apostolico a mezzo del nunzio ponti- ficio). Questo modo non solamente tante volte lo vidi praticare, ma il trovo enun- ciato x\Q Diari di Roma^ e solo mi limi- terò a ricordare alcuni esempi. Clemen- te XI nel pontificale di l^asqua[7i7, a mezzo dell." maestro di ceremonie, fece passare, dopo il canto dell'Epistola in la- lino e in greco, fra' vescovi assistenti al soglio, l'arcivescovo di Calcedonia Stam- pa, e nel 1718 Guicciardi vescovo di Ce- sena. Neil 7 19 dopo il canto dell'Episto- la dì Pasqua , fece altrettanto con Ser- maltei vescovo di Viteibo, indi lo dichia- rò prelato domestico: dopo l'Epistola del- la Pentecoste distinse in egual modo il ve- scovo di Mantova Bandi e Zandemaria vescovo di Borgo s. Donnino; nel ponti- ficale di s. Pietro, parimente dopo l'Epi- stola, l'arcivescovo di Leopoli. Nel 1722 Innocenzo Xllldopo l'Epistola della cap- pella dell'Epifania, il vescovo d'Aogloua Quarti; nel 1723 per la festa della ss. An- nunziata i vescovi ìMuzzo di s. Agata de' goti, e Lomellino di Ajaccio;dichiarando assistente al soglio nel pontificale di Pa- squa, Herrera vescovo di Siguenza, ben- ché non v'intervenisse. BenedettoXlII fa facilissimo a dichiarare i vescovi assistenti al soglio, sino a sei e otto per ogni cap- pella, onde trovo nella Storia de' posses- si di Cancellieri (il quale notò, che prima di tal funzione, nel i566 s. Pio V nella camera ÒQ^òi'mntnùyCreavitAssisttatcnt R. D. Episcopiiin Cauierinensem) ^ che nel 1780 per quello del successore Cle- mente XII: « Venne ordine dal Papa, di non intimare que'tanti vescovi assistenti, fatti in sì gran numero dal predecessore, i quali non hanno spedilo il breve". Di iG6 VES più, quanto a'nosUi giorni, lia'lanti, leg- go nel D. 3 1 àcì Diario di Roma del 1 844'' il Papa Gregorio XVI eoo bigliello di mg/ Palla vicino prefello de*ss. Palazzi a- postolici e maggiordomo, si degnò anno- verare fra'vescovi assistenti al soglio mg/ Giuseppe Antonio Borghi cappuccino ve- scovo di Betsaida e vicario apostolico del Thibet. Nel o. 2 1 5 del Giornale di Ro- ma del 1 852: il Papa Pio IX con aposto- lico breve si degnò annoverare fra'vesco- vi assistenti al soglio mg/ Gio. France- sco Cornetti Rossi arcivescovo di Nico- media e canonico Liberiano, il quale in- ter Missariwi solemnia era slato dallo stesso Sommo Pontefice chiamalo a far parte di sì illustre collegio. Nel n. 56 del Giornale di Roma del 1 853: il Papa Pio IX si tlegnò con biglietto di segreteria di slato, di benignamente annoverare fra' vescovi assistenti al soglio pontificio mg/ Lodovico Antonio de Salinis vescovo di Amiens. Inoltre il Papa Pio IX dichiarò assistenti al soglio neh 854 "^8-' Stefano Missir arcivescovo d'Irenopoli di rito gre- co, e mg/ Edoardo Hurmuz arcivescovo di Sirace di rito armeno, ambo residenti in Roma pe'pontifìcali e per le sagre or- dinazioni de' loro riti. Essi furono insi- gniti di tanto onore a'29 novembre 1 854, insieme a lutti gli arcivescovi e vescovi che trovarousi in Roma alla promulga- zione del pontifìcio decreto sulla defini- zione dogmatica dell'Immacolato Conce- pimento di Mana sempre Vergi ne, ch'eb- be luogo nel Ftì//c^/zo(/^.)r8 del seguen- te dicembre, benché nella solennissima funzione soltanto 12 di essi prestarono im- mediata assistenzaal Popa,allrimenli sa- rebbe mancato lo spazio a (ionie dell'am- pio presbiterio della patriarcale basilica Vaticana. L'enumerai nel celebrare l'av- venturosissimo utlo nel voi. LXXIIl, p. 42 e seg.; de'quali assistenti al soglio ne leggo i nomi di 88 nelle Notizie di Roma del 1859. — L' assistenza de* vescovi al Sommo Pontefice originò colla Chiesa, dellu quale egli n*è il capo supremo, ed VES essi le principali mend3ra. Poscia Papa s. Evaristo deli 12 dispose, che al vescovo, mentre predicasse, assistessero 7 diaconi, aflinchè gli emuli non gl'imputàssero er- rorij e che due preti e Ire diaconi accotu- pagnassero il Papa e i vescovi, per servi- re di leslimoni alla loro vita. Tutto con- fermò Papa s. Lucio I del 255, per evi- tare le maligne calunnie. Nell'elezione dei predecessore s. Cornelio, v'intervennero 16 vescovi, malgrado le persecuzioni con- tro la Chiesa. Prima de'suddelli, Papa s. Zeferino del 202 avea decretalo,che men- tre celebrava il vescovo,vi assistessero lut- ti i sacerdoti, comei vescovi e i sacerdoti assistevano in Roma il Papa, allorché ce- lebrava i sagrosanti misteri, anche nelle catacombe; nelle quali e mentre sedeva sulla cattedra pontificale fu decapitalo s. Stefano I nel 260. All' antico Presbite^ rio [V.) romano del Papa , erano quasi di continuo uniti i Vescovi siihurbìcarii (/^.), e qualche altro vescovo che fosse stato chiamato in Roma a consulto, e gli prestavano assistenza nelle sagre funzio- ni per accrescerne la maestà e il decoro. Ne'sinodi adunati ìaRoma [F.) da'Papi, frequente era l'accorrervi i vescovi d'o- gni parte, i quali poi nella celebrazione delle feste rendevano assistenzaal Papa. I vescovi suburbicarii intervenivano pure nW Elezione de Somnn Pontefici [F.), e poi anche altri vescovi, principalmente i vicini a Roma, che perciò erano i primi a rendergli Y Ubbidienza (^^.), assistendo a tutte le funzioni che aveano luogo se- condo gli antichi riti, come della Con- sagr azione e Intronizzazione ^ della Co- ronazionee Possesso (F.). A'diaconi del- le Regioni di Roma, s. Gregorio III del 73 r, ne aggiunse 4 col nome di Palati- ni(^F.), per assistere sempre il Papa men- tre celebrava nel Luterano, Altaris Mi- nistri ^ e cantavano il Vangelo alla sua presenza. L'origine remola delle Cappel- le pontificie (/^.) risale alle ecclesiashche funzioni che vado accennando. Papa Ste- fano iV^ nel '/Oc^, ordinò che ogni dome- VES nica alternali vamenle i cardinali vescovi subiubicarii celebrassero negli alr.ori pon- tificii delle patriarcali basiliche di Roma pel Papa, il quale vi prestava assistenza, massime nelle solennità, allora già cir- condato dal Primicerio [V.) della s. Se- de, equivalente al Segretario di Slato, ed a cui i vescovi rimettevano gli alti delle loro cause, non che dagli altri ufii- zìali maggiori del sagro palazzo Lalera- «ense, ch'erano il SecondiceriOy V Arca- no o Tesoriere, il Saccellarìo,\\ Proto- scrinarlo f il Primicerio ùq Difensoriy ed il Nomenclatore (/'".). L' assistevano in tuite le sagre funzioni e processioni, ed intervenivano pure alle solenni Cai'alca- te del Papa (K), colle quali recavasi a celebrarle; ed anche al Trono o Sedia pontificale j&Wa quale assistenza più tar- di furono ammessi i Maggiorenti [F,)/\ domicelli dell'alma città col baronaggio romano, il Prefetto di Roma [F.), pro- babilmente anche il Vestarario ed il Sa- verista (^.), e finalmente i Principi as- sistenti al Soglio ( K), W Senatore di /\o- ma cor' Conservatori [f'' .)y^\\ Ambascia- tori [F.) de'sovrani , che disimpegnaro- no diversi degli uflìzi che fungevano que- gli antichi dignitari della Chiesa romana; non che altri principi, duchi e marchesi chiamati minoris potentiae. Ne' solenni Conviti papali sedevano dalla banda de- stra i vescovi e i cardinali. I Mappula- ri{F.) portavano il baldacchino o trono dove il Papa andava a celebrare. In se- guilo maggiore fu la frequenza de'palriar- chi nel recarsi in Uoma, ciascuno de'quali abitavano il [ìvo[)v\oPatriarchio{ F.); cos\ degli arcivescovi, de'vescovi, degli abba- ti, sìdell'abbazie privilegiate di Pvoina che delle suburbane; prendendo parte alie solennità de* nuovi Papi, calle celebra- zioni de' loro pontificali e altre sagre li- turgie. Trovo che ne'secoli X e XI era di- venuta cosa comune, intervenendo i ve- scovi anche alla Coronazione dell' Im- peratore {F.), che face vasi dal Papa; ed al convito rimptratore mangiava col Pa- VES 167 pa, ^imperatrice co' vescovi, cu'cardinali e co'baroni. Nel possesso preso da Cele- stino li nel 1 143 eranvi de'vescovi, aven- dolo consagrato Episcopo Ostiensi spe- cìalìleryCtaliisEpiscopis de Curia. I ve- scovi ancora ricevevano dal Papa il Pre- sbiterio (/^.), e già li leggo nel secolo XI apertamente denominati, Episcoporuni Assistentiuni papali Solio j il che pro- va ch'essi prestavano ordinaria assisten- za nelle sagre funzioni al Papa, poiché partecipavano soltanto del presbiterio quelli che vi erano ammessi. Uiporta il Moretti, Ritus clandi Presbyteriuniy a p. 75. Episcopus extraneuSypostFicariuni et Cardinalem aliqueniindicatus a Ceji- ciò (Camerario e cardinale nel secolo XI, e Papa Onorio III nel 12 16) lamquam Vaticanorwn oblalorum parliceps^ lo- cum oblinerepotuisset interpartecipan- teSy de cjuibns sectione sexla. Fortassis enini erat ex illis iiniis, quos aetas no- stra vocat Assistcntes papali Solio^ ce- lebrantes qiiandoque rìtii solemni co- rani Apostolico, et Cardinalibus , ac a Pontijicis mensa non alie no s j prople- rcaque suo modo palatinos. Potuisset, ajo; nisi Ccncius ipse suggereret, por- tioneni a se notatani spectasse ad Pa^ pam j'ure suo. Quod aliud nobis obser^ vanduni monet; nimirum, summos Aa^ tistitesparteni quoque hahuisse dedonis praedecessori Petro collatis, que etiarn moreni innuit tradita Pontifici, Cancel- lano non residente etc. Relè gè duo data duobus extrenùs §§ loca Cencii. A dir solo de' Denari (F.) del presbiterio dì- siiihu'ìlo propria manu dal Papa pel Na« tale a' vescovi, il Moretti riferisce con Cen- cio Camerario. Omnibus autem Episco- pis, et aliis Curiae 11 marabolinos , et li solidi papiensem singulis similiter. Si forte Archiepiscopus aliquis extraneus tane praesens fuerity prò voluntate D. N. Papae datar ei Presbyterium, scd de portione tantum debet habere, quantani supradictus prior Episcoporum (della Chiesa romana, chea veaJ(//j//ct2a LXXX, p. 327, avvertendo però, che fino dal 1754 si celebrano nella chiesa di s. Maria in Vallicella (Se Filippini (F^.), coU'assisten- za (hi ministri delle Cappelle prelatizie, de' cantori pontificii e d' un ceremoniere pontifìcio. — I patriarchi, gli arcivescovi, i vescovi al soglio pontificio assistenti, so- no Prelati Domestici (f^.) del Papa, col quale titolo, e con quello di Assistente al soglio pontificio, s'intitolano ne'loro atti pubblici. Eccone due esempi. Frane. iMa- ria Barzellotti Dei et s. Aposiolicae Se- dis gra tia Episcopus S nane nsis,P racla- tus Domesticusj ss. Domini Nostri Gre- gorii XFI,el Pontificio Solio Assistens. Aloysius Scalabrini mcrae Karmelitn- rnni faniiliac vicarius jani gencralls. Dei et Aposiolicae sedis gratta Episco- pus Nazarensi, Praesul Domesticus, et Pontificio solio Adstans. Essi godono di- versi privilegi, e sino al 181 4 "^ gode- vano assai di più, abrogali dopo quell'e- poca da Pio VII. Trovo che Giulio lU col breve Ronianns PonlifeXt de'6 aprile i55i, Bull. Roni. l. 4, pa^*- »i P- ^-79 - Indulta et Privilegia Pairiarcharum, VES Archlcpiscopornm^ et Eplscopornm ^ in Captila Summì Romani Pontificis Assi- slenliuni. D' una parte de' privilegi ne diedi un cenno nel voi. LXVIII, p. '249' Nondimeno pel meglio, di tulli ne rifeii- rò gli argomenti. vSulJa falcoità della li> bera Collactioneni hencfLciorimi, a e in- diiltorum de fruclihiis in absentia per- cipienclisy necnon exemplìonwn a supe- riori tate ^ et jiirisclictione eoritni Ordi- nario timi sili a Sede Apostolica, ante tamen concila Tridentini celehrationevi concessoriim. Nohililatisque drcus, ciini iisuinsigm'orum A/y^f'jdicliiarandoli no- bili del genere di Co/ili, e d' inqnarlare ne' loro slemmi il proprio pontifìcio geo- liliiio in perpetuo. Exemptioneque a de- cimisi ancoicliè imposte dalla s. Seàe, e sotto qualunque denominazione, di ga- bella o pedaggio, ordinarie e straordina- rie. Fectigalaeque vini prò sex vegelibus, esenti da dazio, come godevano i prelati Ixeferendari di Segnatura (y.). Indul- tum vìsitandi Ecclesia s flit Monasteria, et alia qiiaecumque Beneficia ecclesia- slica, suarum civitatum, et dioecesum. Dipoi rivocalo dal concilio di Trento. Locandiqiie ad hiennium frucliis lene- Jlciorum^ redditns et fjroventus mensa- rum suarum, etiam anticipata solutio' ne, Jndultum disponendi de corum ho- nis, immohilihus ne semove nti s jquanwis acquisi tis ex fructihus beneficiorum prò scutis duobus mille etiam, adjavorem in- capacium (hoc ullimuro revocavit Pius V ). Indultiim remissionis fructuum male percepforum, et oninis infamìae et censurae. Inhibitio con tra gabella- rios, cantra praesentium tenorem, quo- que modo molestare praesumant. Ar- renationes prò dìcto biennio praejudi- •cani successoribus, Eorum testanienla valeant. Pr aeterea quod palriarchis , arcìiiepiscopis, et episcopis, ac eorum cuilibet Milites, et Equites de auratos octo, ac ad instar sacri Palatii, et Au- lac Lateranensis Comitum, quoscumqiie Nolarios^ el lahelliones pub licos, ac Ju- VES 175 dìccs ordinarios extra Romanam Cu- riam, creandi, et ìnstituendì, ac eisdem miiìtlbus solita equitum dcnuratoriim in- signia concedi, ipsosque Notarios, et fa- belliones de notarintiis, et labelliona- tiis, et j'udicatus ofjiciis ìiiijusmodi per pennam, etcalamare, ut moris est, inve- stiendi. Noterò, che parlando del Nota- ro, dello Scriniario, e della Penna, dissi di siffatta investitura. Di più nofer?), che ragionando de' Proionotari, de* Notari, de' Cavalieri della milizia aurata o Spe- rone d* oro, non menade Conti dei Pa- lazzo apostolico di La ter ano, ovvero conti Palatini, in tulli questi articoli di tultociò feci parola; anzi nel 5° di essi o voi. XVII, p. 59, riprodussi la formola del diploma di conte palatino e cavaliere dello Sperone d' oro, sp detti maggiori, cioè Costantino- politano, Antiocheno, Alessandrino e Ge- rosolimitano, rappresentano i 4 capi del- l' Ordine Vescovile e del Soglio. Essi, ol- tre i seguenti privilegi comuni a'suddetti arcivescovi e vescovi, possono in ogni città e diocesi portare la mozzetta (questa, co- me compimento delle Vesti de' vescovi, l'hanno ormai assunta anche i nunzi nelle nunziature, per quanto rilevai nel voi. XC, p. 143 e altrove ;di più noterò, che i nun- zi siccome insigniti del titolo arcivesco- vile sono sempre assistenti al soglio) e il rocchetto scoperto, e in ogni luogo pre- cedono qualunque altro deh' ordine ve- scovile, benché questi sia nella propria giurisdizione. Clemente IX concesse loro di poter far uso de' fiocchi a' cavalli, ed il regnante Sommo Pontefice Leone XII di poter intrecciare il fiocco verde dei VOL. cxv. VES 177 cappello con fili d* oro. Allorché il Pa- p;» celebra 0 assiste alle sagVe funzioni, sì essi come gli arcivescovi e vescovi sopra il rocchetto portano la cappa di saia paonaz- za, e stanno tutti in un banco alla sinistra dei trono. Se poi il Papa solennemente ce- lebra e fa pontificale, sono parimente tut- ti sul ripiano del soglio dall'uno all'al- tro lato con piviale e mitra di tela bian- ca. Nelle funzioni ordinarie, uno di essi gli sostiene il libro, e un altro la candela. Godono poi sì i patriarchi, come gli arci- vescovi e vescovi assistenti al soglio una nobiltà come se da genitori conti tratto avessero la loro origine. Possono cele- brare la messa ne' privati oratorii, senza pregiudizio di quella degli indultatarii, e farvela celebrare per loro comodo da al- tro sacerdote in qualunque giorno, casa e diocesi, da valere per lutti gli abitanti e pe'Ioro famigliari. Hanno facoltà di tra- sferire ad allri le loro pensioni annue sui frutti, redditi, proventi e distribuzioni quotidiane di ciascun benefizio, compreso ancora di s. Giovanni Gerosolimitano, eccettuate solo le pensioni su benefizi ri- tenuti da' cardinali secondo la bolla di Urbano Vili, di osservare nel trasferirle la prassi stabilita da Innocenzo XI, e di non eccedere in dette assegno la somma di 25o ducati d'oro di camera; non for* mando però questi l'intero, ma la metà delle pensioni, le quali possono trasferire o tutte insieme ad una persona, o sepa- ratamente a più, purché si trovino in chi le riceve i requisiti prescritti nel breve del sullodato Leone XII. Finalmente vi- vendo o presso a morire, possono dispor- re del loro asse qualunque, eccettuateso- lo quelle cose che diconsi dell'altare e che servono al diviu culto, sino alla som- ma di ducati 1000 d'oro di camera, an- che a favore de'propri parenti ". Ora ri- porterò il breve di Gregorio XVI, col quale dichiarò vescovo assistente al so- glio mg.' Paolo d' Astros arcivescovo di Tolosa (V.), poi cardinale, che ricavo da A. Mana vii (autore eziandio delie No- li. ,78 VES lice sur la Vie et le Ponti fieni de Gre- goire XVI)) Histoire des Chapelles Pa- -pnles par M, le chevalier Moroni pre- mier aide de chambre de S. S. Grcgoi- re XVT, parlando de' privilegi di que- sto cospicuo collegio a p. 437, da cui si ve- dranno gli attuali privilegi che godono i patriarchi, gli arcivescovi e vescovi assi- stenti al soglio. « Venerabili FratriPaulo- Theresiae-Davidi d'Astros, Archiepisco- po Tolosan. Gregorius PP. XVI. Ve- lìerabilis Frater, Saluteoa et apostolicam benedictionem. Piomanorum Pontificum imo$, atque institntum, utii,quas in hanc Apostolicam Sedem, Romanara scilicet s. Petri Cathedram, fides et observantia vel maximecommendat, peculiaribus be- neficiis et graliis augeantur, decorentur- que. Quocìrca propensuro illud sludi um, quod tu, Venerabilis Frater, in eamdem iìedeai ostendis, Nobis, qui ad praesens meritis licet imparibusCathedramipsam tenemus, jamexploraturo, atque perspe- ctum, simul cum ceteris illuslribus tuis, eximiisque virtutibus, quodammodo Nos impellit, ut te perinde ac si semper in hac alma Urbe Nostra adesses praesens, nedum inter Praelatos Noslros Domesti- cos annumereoius honoribus quoque E* piscoporum Pontificio Solio Nostro Assi- stentium lubenti animo afficiamus. Ideo- que te a qùibusvis excoramunicalionis, et interdicti, aliisque ecclesiastici» censu- ris, sententiis, et poenis qnocumque mo- do, vel quacumquede causa latis, si quas forte incurreris, harum dumtaxat rerum gratia absolvem, et absolutum fore cen- sentes, Nobilem te dicimus atque crea- iDus, et in illorura nobilium numero re- ponimus, qui utroque parente de Comi- tum genere orlisunt; acproìndenon mo- do eorum titulis et insignibus honesta- mus te, verum ut frui eliam possis sin- gulis quibusque privilegiis et juribus, quibus uli iidem ipsi possunt, ac pole- lunt in futurum, libi pienissime con- ccdimus. Ut autem aliquid praelerea , quod libi spirituali gaudio, et vohiplati VES sit,nddamiis, fncullalera libi ctiam faci- mus celebrandi Missam io Oratoriis pri- vatis ad calholicorum domus vel luae , vel alienae dioecesis, tametsi ibi non ho- spitaveris, sine ulla dierum exceplione , dummodo tamen oratoria ipsa ex apo- stolico indulto erecta fuerint , nec vero tempus in indultum concessum expira- veril. Quod si iisdem in Oratoriis Mis- sam audire potius quam celebrare ma- luerisjcelebrare inibi facìendi unam mis- sam per alium Sacerdolera in tua prae- sentia jus libi damus. Quam unam mis- sam tura etiam, quando,seu posteaquam tu ibidem sacrificium obtuleris, celebra- re per alium sacerdotem ferciendi (quo- niam maxime decet ut Episcopi post s^- crum ab ipsis operalum, alteri assistant, et hoc jam fere apud omnes positum in more est ) libi licentiam permittimus. Tom vero per sacrificium, quod in iisdem Oratoriis tu vel ofTeres, vel ofTerre facies, nullum praejudicium alios, qui ex apo- slolicis indulti ibi celebrare missam, aut celebrare facere possunt, pali volumus , ne versa vice indulta apostolica , aliis concessa tibi io liane re praejudicium faciant. In lui autem ipsius, tuaeqtie di- gnitalisgratiam indulgemus pariler, fum illos omnes, qui simul, famulatus eliam causa, in illa domo inhabitant in quam tu prò hujiisce privilegii usu te conferes, tum familiares luos, quos tecum duces, in diebus festis salisfacere praecepto au- diendi missam utique posse, si sacrifìcio, quod inibi tu ofFeres, aut ofFerre facies , ipsi intersint. Ad haec singolari benigni- tale nostra veniam libi damus transfe- rendi in alios pensiones annuas super fru- clibus, reddilibus, provenlibus, et obven- tionibus , atque dislributionibus eliam quolidianis cujuscumque beneficii tum majoris, tum minoris, vel saecularis, vel regularis, etiam hospitalis s. Joanni Hie- rosolymilani, libi jam assignatas, aul in pONlerum assignandas. Exceplas tamen volumus pensiones impositas super bene- ficiis, quae per S. R. E. Cardinales obli- VES neri conllgeriJ, eo modo, quo eas voliilt exceplas Praedecessor noslcr fel. vec. Uv- b.inos Vili in suis lilteris aposlolicìs sub pUimbo dulìs kalendas nprilis anni i63i quarum inilium, Cani S. R. E. Cardia nales, et quod ad ceteras pensiones alli- nei, servali volumus oposlolicas iilteras ree. me. Innocenlii XI , eliam nostris Praedecessoris super translalione pensio- ne, data sub annulo Piscatoris die 7 fe- bruarii anni 1677, '" quibus non inte- gras pensiones, sed dimidias earumdem parles solummodo in alios posse traii- sfeni ab bis, qui hanc ab apostolica Sq- de veniam acceperint, constitutum est. Alque ut liac in re moderalio servetur, il- lud etiani libi si<;nifìcacDUS in istis tran- sNnionibos baud posse te summaca bis centumquinquaginta ducatorunr» auri de Camera excedere, prò bac enioi somma tantum facultalem libi impertiri Iransfe- rendi pensiones nieus Nostra atque vo- luntasest; quae quidem summa non ad pensiones integras , sed ad dimidias ea- rumdem pensionem parles referenda sii. Celerum iueos solum pensiones transfer- re libi permittilur , qui clericali saltem tonsura insigniti, ac hujuscemodi pensio- num capaces. Imo circa pensione? impo- sitas super benefìciis, quae constituta re* periuntur in locis temporali IVostraejet liujtis s. Sedis polestati subjectis graviter praecimus, ut in eos solos transfeiantur, qui ex eadem ecclesiastica dilione , vel ex illis regionibus originem ducunt in quibus horaines dominio Nostro subditi admitti indiscriminatim cum bominibus earumdem regionura luna ad beneficia ecclesiastica tum ad similes pen Mones jam consuescunt: secus Iranslatio ipsa nulla omnino sii. Erit aulem in tua potestate omnes prorsus, vel aliquas tantium pen- siones, ac in unum solum, vel in plures liomines, semel, aut diversis viribus at- que in morlis etiam articulo Iransferre. Porro Iranslationes islas non quomodo- cumque, sed solemni ilio modo fieri ju- bemus, quetn bisce in rebus servari ha- VES 179 cleniH Roraani Pontifices praescripse- runt. Ilaque ordinarios loci, ubi tu eos- dem perficere Iranslationes volueris, vel aliquis unus cathedralis Ecclesiae cano- nicus, vel quilibet alius vir ecclesiastica dignilate praedilus lam in Romana Cu- ria, quara extram ad id per te eligendus corani notarios publicos, ac testibus ido neis pensiones annuas, seu partem ìllam earumdem pensionum, quam Iransferre libitum, ac licilura libi fuerit, vi pras- sentis indulti cassabit atque estinguei , deinde vero prò una parte , io qua cas- satae jani fuerint, et extinctae , alias si* miles pensiones annuas uni aut pluribus a te nominandis assignabit , atque con- cedei. Unus aulem, aut plures ilii bomi- nes in quos tali solemni modo Iransla^ae pensiones illae fuerint, quamvisalia jam fuissent ecclesiastica beneficia , et alias pensiones adepti, utique, quoad vixerint tara per se, quam per legitimos suos pro- curatores speciali mandalo hac super re praedilos, easdem pensiones hujusoiodi, in qua tu, Venerabilis Fraler,sub Iran- slationis tempore fueris iidem ipsi cuoi iisdem privilegiis et conditionibus omni- no subrogali esse censeantur: hi vero , qui beneficia obtinent, super quae pen- siones illae jam fuerant imposilae, quem- admodum libi anlea, sic aliis postea a le, ut supra praescriplura est» nominan- di hujusmodi pensiones solvere omnino sub iisdem censuris et poenis leneanlur; quia possint exceplionem opponere, vel quod prius non fuerit eorum consensus petitus, vel quod in ipsa pensionum tran- slalione litleraeaposlolicae, minime fue- rint confectae. Demura gratiis aliis prio- res gratias aeraulare ciipienles , illara quoque polestalera libi facimus, ut vel testamento, vel alios quovis legitimo mo- do tam causa mortis, quam inler vivos, possit usque ad summam mille ducato- rum auri de Camera slatuere de bonis, acjuribus, ubicumqueea,elcujuscumque generis sint, quae ex Archiepiscopata Tolosan., queo» obtines, vel ex aliis Epi- i8o VES scopalibus, aiilsque heneficiis ecclesiasli- cis , quibuscumque turn saectilaribus , lumregularibusa le in lilulum,aul com- mendam, aul administralionem juia ac- qulsilis, ye\ postea acquirendis , vel ex. penslonibus ecclesiaslicis libi assignalls, alque asslgnandis parla fuerinl; ut nem- pe de iisdem bonis, et juribus slaluere usque ad eam summam possisnon solus ad causas pias, alque in lui decentis ho- nestique funeris sumplus , "veruro etiam in favorem consanguineorura,elaflinium, nec non et familiarium luorum, caetero- rumque. Atlamen solvendimi prius eril orane aes alienum, quo eadera forte bo- na, ac jura obligala inveniantur, et dedu- cenda prius omnia impendia, quae prò restauratione aedificiorum , et aliarum reruna recuperalione ad Ecclesias et be- neficia a te adepla spectantinm,facienda sunt; scilicel si tua , aut piocuratorum tuorum culpa sive negligenlia aedificiis ipsis , caeterisque rebus aliquod fuerit damnum illatum. lìs autem detractis, de eo quod reliqui est, nec id totum qui- dem,sed ad praediclam usque summam mille ducatorum auri de Camera, arbi- trium tibipermissum edicimus. Dum ve- ro de iisdem bonis ac juribus vel lesta- mento , vel alios quovis legilimo modo posse te slatuere indulgeraus, ne uliquam derogare intendimus apostolicis litteris PraedecessìorumNoslrorum, vel JuliillI, dalis sub die 26 junii anni i55o , vel Urbani Vili, dalis sub die 5apriiis an- ni 1628, super frucUbus non exactisrac proinde Kcslrarum praesenlium lillera- rum vigore de bis fruclibus non erit libi inlegrura cavere. llemque eliamsi de bo- nis, ac juribus, ubicumque ea, et cujus* cumque generis sint, menlionem feci- mus , inter ea tamen non compcehendi res, quae dicuntur altaris, nimirum vasa, et ornamenta, et aliara quamlibet sacrura suppelieclilem per te destinatam ad u- sum et cullum divinum declaramus ju- xta formam litterarum apostolicarum s. Vìi V, Nostri quoque Praedecessoris , VES quae sub plumbo datae sunt lerlio kn- lendas septembris anni 1567 , quaeque incipiunt, Romani Pontifices. Inhaeren- tes autem apostolicis lilleris fel. ree. Pii IV, etiam Praedecessoris Nostri, quarum inilium, Tn suprema^ sub plumbo dalis septimo kalendasdecembris anni i564i decerni mus , facultatem teslandi , sive statuendi legilimo quoque modo de bo- nis ac juribus supradictis, quam libi per Nostras hasce litleras tribuitnns , omni carere efleclu, si tu, violatis de residen- tia legibus, ab Ecclesia, ubi debeas reside- re, absens decesseris. Confidimus porro per Dei misericordiam , virlutemque tuam minime futurum,ut facultalis liu- jusmodi causa obliviscaris praeceplio- num, monilionuroque , quae in concilio Tridentino, sess. 26,cap. i, de Reforma- tìone^ continentur. IMemoratis ergo pii- vilegiis te, Venerabilis Fralcr, liberaliler afiìcimus, decerneules has lilteras firmas semper fore, ac libi perpetuo sulTiagari, sicque in praemissis per quoscumqne ju- dices etiam S. R. E. Car(linales,liorum- que congregaliones, et legatos a lalere , ac nuncius judicari debere, irrilumque esse si quid secus super bis a quoquam quavis auctoritale scienler, vel ignorau- ter conligeril allentari. Non obslanlibus Nostris, et Cancelleriae aposlolicae regu- lis, aliisque apostolicis, et in conciliis e- liam oecumenicis , edilis conslitutioni- bus , nec non Canierae aposlolicae , et praefatae Ecclesiae Archiepiscopalis To- losan., aliarum Ecclesiarum, et ordinem regulariura ac mililariura, alque institu- torum, et congregalionum, et quorum- libet locorum legibus, consuetudinibus , ac privilegiis juramenlo eliani, vel con- fìrmatione apostolica roboralis , quam- quam prò illorum derogatione specialis mentio facienda,aut alia exquisita for- mula servanda esset, celerisque conlra- riis quibuscuDique.Volumusaulem , al- que praecipimus, ut anlequam tu, Vene- rabilis Frater, bujusmodi lilulo et pri- vilegiis perfruaris, praeseoles aposlolicae^ VES litteiac; si ne quibus nemo sibi arrogare audeat concessionem, in acta Collegii E- piscoporum Assislentium ^olio Pontificio leferantui*. Datum Romae apud s. Pe- Irum, sub annulo Piscatoris, xxvii no- vembiis mdcccxl, Poiilificatus Nostri an- no decimo. — A. Card. Lambruschini. — Pi'aesentes Litterae apostolicae reiata suut in Ada Collegii Episcoporuna As- sistentium Sulio Pontificio, lib. 3, p, g6. In quorum fidem. Hac diei6decembris 1840. Caiolus Bedoni, praedicli collegii a secretis ". Dice il Manavit : il titolo di assistente al trono pontificio è onorifi- centissimo in Francia, e per la grande e- stiraazione che Gregorio XVI avea per la s. Chiesa di Francia , allora ne avea fregiato 6 arcivescovi e 6 vescovi, a quel- r epoca componendosi il collegio di 164 prelati, cioè nel 1846. VESCOVI IN PARTIBUS INFIDE- LIUM o TITOLARI, Episcopi Titilla- res seu Episcopi in pariibiiSy seu Aniiu- lares y seu Nullatenscs. Titolo d'onore ^q' Patriarchi^ Arcivescovi e Vescovi[V.) di rito latino, ed anco di alcuni d'altri ri- ti, loro conferito da'Sorami Pontefici in concistoro o per breve apostolico, di Pa- triarcatiy arcivescovati e Fescovali^f^j^ le cui diocesi e chiese sono miseramente occupate dagl' infedeli e precipuamente da Turchi (^^.), perciò s'intitolano Epi- scopi in parlibus infide liunij ed eziandio occupate da eretici o scismatici, median- te i loro patriarchi, arcivescovi, vescovi, o Esarchiy Mafriani e sedicenti Catto- lici (F.), nomi lutti di dignità nelle lo- ro pseudo-gerarchie. I patriarchi orien- tali con giurisdizione, anch'essi nomina- no gli arcivescovi ed i vescovi in parli- buSy senza darne parte alla s. Sede. Li no- minano pure i mentovati patriarchi ed altri prelati eterodossi, o perchè realmen- te i luoghi sono occupati dagl'infedeli, ov- «ero per esservi al governo ecclesiastico prelati ortodossi. Così avviene che a un tempo portano il medesimotitolo inpar- tibus de'prelali cultolici e degli acattolici VES 181 di diversi riti. Suole pure accadere, che i turchi tollerino in molli luoghi de* pa- triarchi , arcivescovi e vescovi ortodossi ed eterodossi, e quindi la parte esclusa abbia prelati de* medesimi vescovati di semplice titolo, per conservare la ricor- danza dell' antica gerarchia e nella spe- ranza di futura restaurazione. Fra' vesco- vati in partibus che conferisce la s. Sede a vescovi d'altri riti, ricorderò i seguen- ti. Pio VII con attribuire all'abbate ge- nerale prò tempore de' monaci armeni mechitaristi di Venezia, il titolo arcive- scovile di Siunia (/^.), fu il i.° esempio che il Papa concedesse un i\\.o\o in par- tibus per apostolico breve, dopo d* aver fatto il consueto processo e stampata la solita proposizione concistoriale , previa emissione del p. abbate della professione di fede, secondo la particolare formola da Urbano Vili prescritta agli orienta- li. Gregorio XVI con suo breve nel 1837 dichiarò arcivescovo d'Irenopoli in par- libus mg. "^ Stefano Missir greco di Smirne per le sagre ordinazioni e pe'pontificali in rito greco in Ptoaia;e Pio IX con suo bre- ve nel 1847 nominò arcivescovo di Sirace in partibus m^J Y^{\QdLvàoWyii\x\{\i mechi- tarista armeno di Costantinopoli, egual- mente pe'pontificali e sagre ordinazioni iu rito armeno in Roma. Veramente i titoli di vescovati, il cui territorio è occupato da scismatici o eretici, non si dicono giu- stamente in par tibus infideliuni^ ma sem- plicemente i/^o/czr/, come notai parlando d'AteuCj dopoché tolta a'tuichi, 1' occu- parono i greci scismatici. Inoltre dicesi Vescovo e Titolare (F.) quello che ha rinuuziata la sua chiesa, se non ha rice- vuto un titolo in partibus^ intitolandosi per esempio JY.già vescovo di Terni^bea- chèquesta città abbia poi avuto il proprio vescovo residenziale. A'vescovi senza chie- sa determinala, sia per titolo d'onore, sia per tener viva la memoria delle illustri chiese, occupate come dissi da infedeli e altri, il Papa gliene conferisce il titolo, faccudo esprimere uella Proposizione i82 V E S concisloriale (^'.), per preconizzarli tali in concistoro; dopo le parole dichiaraDti la vacanza del Fcscovalo ( /^.): Ad diclani Ecclcsìani proniOK>e:re. intendinnis vene- rabìlein fralrem N.N. jam Episcopiini N.yCujus quulitates jani adprohalaefue- rimi Clini primiim ad liluliun Episcopa- lem N, in partibus infideliuni^ etposlea ad caihedralem ecclesiani N. evecius /a//. Rivolto il Papa a'cardinali, gl'inter- loga: Quidvohis videlurF Èi^]ìvo\aLiì{\o i cardinali con alzarsi e scuoprirsi il capo, il Papa pronuncia il decreto. Auclorila- teomnipotentis Dei, ss. Apostolorimi Pe- tri et Pauliy ac Nos tra, providenms prue- falae Ecclesiaede persona dicùN.^prae- ficientes eum in Archiepiscopuni et pa- storeni, cimi indulto quod quamdiu di- eta Ecclesia ab injidelibus delinebitur, ad Ulani accedere, et apud eani reside- re minime teneatur, proni in decreto, et schedala consistorialibus exprinietur. Laonde col titolo s'impone dal Papa l'ob- bligo, qualora il vescovato venisse sgom- bralo dagl' infedeli, di dovere recarsi a risiedervi per governarlo. L' allegato e- sempio di 3 traslazioni, si oianifesla per un prelato, che prima insignito d'un ti- tolo \esco\'ì\e in partibus, prò mosso quin- di a^d un vescovato resideiiziale,per averlo poi rinunziato, venne elevato ad un arcive- scovato 7>iy3^r//Z»w5. Lo ricavo dall'avve- nulo di fatto nell'illustre odierno arcive- scovo titolare d' Eliopoli, nel concistoro de' 17 dicembre 1840, secondo la ripro- dotta proposizione nel voi. XV, p. 2 2 3, ove ancora ne offro tre per le loro par- ticolarilà non senza interesse. Di frequen- te avviene che i vescovi in partibus sia- no traslati a'vescovati residenziali, mas- sime se n'erano Coadiutori [P^.) con fu- tura successione,© amministratori. Tal- Tolta però furono coadiutori senza titolo in partibus: tale fu l'arciduca Rodolfo /?^«/t'ri d'Austria dato da Pio VII alla chiesa i^Olniiilz, di cui divenne arcive- scovo e cardinale. Nel voi. LI, p. 299, nel 1 icordare vari prelati patriarchi in parti- V ES bus, rilevai che ne ritennero il titolo pro- mossi a chiese con giurisdizione, ancor- ché cardinali, senza ledere i diritti me- tropolitici delle loro chiese soggette , es- sendo soltanto personali i titoli di digni- tà maggiore; né tacendo quando i titoli patriarcali furono negali, perchè la s. Se- de suole d'ordinario fregiarne personàg- gi residenti in Roma, per rendere più de- corose le sagre funzioni, onde sono sem- pre E^escovi assistenti al soglio ponti fi' aio [P".) , absque vocaiionej distinta o- norifìcenza compartita eziandio agli arci- vescovi ed a' vescovi si di giurisdizione, che in partibus. Ecco altri esempi. Nel 1494 ^'^^'"^^"o 6''^^ un tempo arcivesco- vo diCapua e patriarca d'Antiochia irt/^^r- tibiis. Nel secolo passato i vescovi Carolis di Sora, Anastasio di Sorrento, Micheli di Mileto, Leone di Melfi, xMassa di Ri- mini, Bussan di Malta, Galletti di Lipa- ri erano contemporaneamente arcivesco- vi in partibus. A'soli vescovi residenzia- li è dato ritenere allfo Vescovato m ti- tolo, poiché come avvertii in tale artico- lo due vescovati di giurisdizione non si accordano od un medesimo prelato, tian- ne i casi di quelli che sono uniti aeque principaliler,e di quelli aggiunti in am- ministrazione temporanea o perpetua. Be- nedetto XIV concesse in perpetuo a' ve- scovi di Pavia (V.) il titolo arcivescovde di Amasia in partibus j e Pio VI dichia- rò i vescovi di Malia (E.) arcivescovi //* partibus di Rodi; ambedue hanno l'uso del pallio. Que' prelati o cardinali, che sono provveduti d' una chiesa vescovile residenziale, se già arcivescovi in parti' bus, per indulto apostolico s'intitolano arcivescovi vescovi, senza portare l'ante- riore titolo, e senza che la nuova chiesa acquisti il grado arcivescovile. Per le re- plicate istanze fatte dal re di Sardegna a Benedetto XIV, perché dasse il titolo dì vescovo in partibus al cardinal delle Lan- ze suo elemosiniere e cappellano maggio- re nella regia cappella di Torino, il Pa- pa considerando che un cardinale per \i\ VE S sua promozione alla porpora, resta sciol- to se vescovo dalla chiesa sua sposa , se non vi dispensa Tautoiilà pontificia; 2." che anticauiente non vi erano vescovi al- tri cardinali fuori de Adescavi suburbica- rii (e il cardinal l^Filelkspach deli i63, dice il Galletti, Del PrimicerOy p. 820, fu il I .** a possedere due vescovati, cioè l'ar- ci vescovato diMagonza e il vescovato diSa- biua,anzi si crede che per dispensa aposto- lica avesse quello pure di Salisburgo. Il Cardella ancora sostiene, che questo car- dinale fu ih.°, che con nuovo, uè fin al- lora più veduto esempio, al detto di tut- ti gli scrittori, tenesse nel tempo stesso più vescovati; laonde per la novità cagio- nò grande ammirazione, il che poi passò in costume, qualche volta abusivo, e tal- volta coonestato da ragioni conformi allo spirito della Chiesa, e col consenso dePa- pi. Avverte poi, che in seguilo altro car- dinale avendo in Germania posseduto due arcivescovati io un tempo, si disse essere stato ili.** ad ottenerli; ma devesi nota- re, che la distinzione cade, non sopra il possesso di più vescovati ritenuti dallo stesso soggetto , ma sibbene sopra due arcivescovati, il che fu cosa nuova e sen- za anteriore esempio, come rimarcò altre- sì il Ciaccouio. Il Pagi disse di ìut: fuìC primus,qui s'meconlroversia exEpiscopOy Presbyteruni Cardiiialeni dicturn inve* n'taniur.?\.'ì\e\ò'SQ\aeSyue\\aStorìadlLeO' ne X, aver quel Papa nel 1 5 1 8 fatto cardi- naleAlberto d'i Brandeburgofi^Wo di quel- l'elellore, arcivescovo di Magdeburgo e di Magonza, per cui fu ili." tra'principi tedeschi ad avere per indulto pontificio due arcivescovati insieme nella Germa- nia. Imperocché il cardinal Wilellespach vuoisi propriamente, che essendo stalo da Federico 1 spogliato dell'arcivescovato di MagoQza, poscia fu fatto cardinale e in- di vescovo di Sabina colla ritenzione del- l'arcivescovato; ebbe poi quello di Sali- sburgo, e nel lasciarlo gli fu conferito il vescovato di Ratisbona), sembrando al- lora^ che uoo potesse stare congiunta la VES i83 dignità episcopalecol cardinalato, ciò che tuttavia col tempo s'introdusse, ed anche con titoli m/?^/'^iZ»«5.Esami nò questo pun- to BenedettoXIV colla costituzione Cani a nobiSf con profonda erudizione, della quale mi occorrerà riparlare, duetta al cardinal delle Lanze. Appoggiato dunque alla ragione, che mentre i cardinali si fan- no Arcipreti dtWe basiliche di Roma (de* quali riparlai a Titoli CARDINALIZI, anco pel loro possesso), molto più conviene far- li vescovi in partìbus, potendo questi e- sercitare la loro giurisdizione, quando i popoli delle loro diocesi tornassero alla fede; e coH'esempio del cardinal Gueva- ra, da Clemente VIII fatto vescovo tito- lare di Filippi, ad istanza del re di Spa- gna (perchè avendolo nominato i ." inqui- sitore generale della Spagna, de'quali dà l'elenco il Salleles, e approvato dal Papa, come i predecessori bramò che fosse or- nato della dignità vescovile) e da lui cou- sagrato in s. Maria degli Angeli, col bre- ycRoniaiii Ponti ficls^dtìV 1 1 agosto 1 747» suo BullariOy t. 2 , const. 36, conferì al medesimo cardinal delle Lanze l'arcive- scovato di Nicosia in partibuSy allora va- cante, che fino alla morte conservò pei' molti anni, consagrandoio nella cappella Paolina del Quirinale alla presenza del sagro collegio; dopo averlo trasferito dal- l'ordine de'diacoiii a quello de'preti, e dal- la diaconia de'ss. Cosma e Damiano al ti- tolo di s. Sisto. Clemente XIII nel 1758 preconizzò in concistoro arci vesco vo diCo- rinto inpartibus il cardinalYork, ad istan- za di suo padre Giacomo III re cattoli- co d'Inghilterra, con l'allocuzione Posta- lavit a NobiSy de' 2 ottobre, Bull. Boni, cont. 1. 1, p. 45» , acciò quale arciprete Va- ticano potesse fare l'olio santo in feria r majoris hebdoniadae, conferire la cresi- ma neirS.' della festa de'ss. Pietro e Pao- lo, e ordinare il clero della sua basilica secondo il privilegio di questa, pel quale tuttociò può farsi da un vescovo deputa- to dall'arciprete. Indi Clemente XIII, al modo descritto a Vescovo § IV, lo con- i84 VES sagrò nella basìlica de'ss. XII À posloii. In- oltie il Papa Del i ySg nella chiesa di Ca- stel Gaudolfo coQsagrò in arcivescovo di Kicea in parlìbus ì\ cardinal Erba Ode- scalchi , perchè lo fece suo Sicario di Roma^ il quale per l'esercizio dell* emi- inente carica dev' essere insignito del ca- rattere vescovile. Anche Leone XII nel 1823 dichiarò arcivescovo d'Edessa in ^fl!///Z>M5 il cardinal Zurla, per averlo pro- mosso a vicario di Roma, e lo fece con- sagrare dal cardinal decano. Gregorio XVI neli842 fece abbate coramendata- rio di Subiaco nullius dioecesis, il car- dinal Polidori, indi nel 1 844 '0 consagrò in s. Pietro arcivescovo di Tarso in par- iibus Vìi febbraio, dal qual vincolo lo sciolse poi nel concistoro de'aS luglio: gli attribuì la dignità vescovile per l'eserci- EÌo delle sagre ordinazioni e pontificali nella sua diocesi, e nella consagrazione è sempre necessario o un titolo inpardbus o la provvisione d'un vescovato residen- ziale. Promovendosi al cardinalato il pa- triarca titolare dell'Indie occidentali, ne conserva il titolo. Il Papa, premessa la di- spensa delle proposizioni concistoriali, preconizza in Concistoro i patriarcali, gli arcivescovati, i vescovati in parlibas, per quelliche vuole insignire delia dignità epi- scopale,acuiperrordinarioècongiuntala condizione o di Sujfraganeo o aus'\Uave,o di Coadiutore, o di Sicario apostolico, ovvero amministratore d' a-lcuua chiesa residenziale; e anticamente anche tali proposizioni facevano i cardinali in con- cistoro, massime per la coadiutoria di qualche vescovato residenziale, quindi il Papa faceva il decreto, ora egli facendo J'una e l'altro. A darne un esempio, tro- vo nel n. 1 179 del Diario di Roma del 1725, che il cardinal Albani propose la chiesa vescovile di Peila inpnrtibus, col sufFraganeato della chiesa vescovile di Leopoli nella Russia polacca pel cao, Giro- lamo Talowichi polacco. Già il Papa Be- nedetto XIII pel [."avea proposto la chie- sa vescovile d'Urauopoli nelle parti de- VES gl'infedeli, colla coadiutoria della chiesa vescoviledi Macao nella Cina, pel p. fr. Eu- genio Frigueiros agostiniano diLisbona. 1 1 p. Plettemberg, i\^of/^/tìt Congrega tioniini etTribiinaliuni Curiae Romanae, scrive parlando del concistoro e del Papa, e degli Episcopi in pariibus solo nutu promo' ventar.» Ad haec proponuntur, aut eli- guntur in Consistoriis secretis Episcopi et Archi-Episcopi, fiuntque provisione» Ec- clesiarum Palriarchaliura , Melropolila- narum et Cathedralium vacantium de praelatis,seu pastoribus idoneis.Hac pro- visiones vel sunlEcclesiarumTitulariumi tantum absque residentia et adminislra- tione, ut sunt earum,quae occupanturab infidelibus , haerelicis , vel schismalicis; vel est Ecclesiarum habentium actualem jurisdictionem et administralioneai in diocesi calholica". Pio VII colla bolla As- sidua, qaain Ecclesiae universae ex di- vina institiitione dependimus, de'3i mag- gio 18 16, Bull. Rorn. cont. t.i4» p- 32: Consti tutio novae dioecesis Canariensis in insula Tenerife prò Episcopo in parti- bus inftdeliuni a sunimis prò tempore Pontijicibus nominando, dice fra l'altre cose. « Dignam profecto tanto Rege (fii- spaniarum), qiiem supra rerum tenipora- lium curam religiosaeprovidentiae famu- latum divinis, et aeternis dispositionibus perseveranlerirapendere graluiamur, pò- stulatione nacti sumus, eamque aposlo- licis constitulionibus, ac praeserlim cou- cilii Lateranensis quinti statutis, aliisque de Tilularibus Episcopis, per Romanos Pontificespraedecessores Nostros lalisde- cretis apprime consentaueam deprehen- dimus. Obsequentes itaque, ut Leonis I Magni verbis u^amur, ac libenter assen- tienlessanctis regiae pietalis supplicalio- nibus ex certa scientia, et matura deiibe- ralione Nostris, deque apostolicae pote- statis plenitudmesulFcaganeatum dioece- sis Canariensis in insula Tenerife ab ejus nomine nuncupandum harum tenore e- rigimus et constituimus, ita ut qui ad ca- iholici regis uomiualione Xitulu alicujus VES Episcopalìs Ecclesiae in parlibus infide- lium a Nobis et Romanis Pontificibus suc- cessoribus Nostris fuerit insignitus,acsuf- ftaganeus utsupradepulalus,slaliraalque consecralionis munus suscepent in noe* inorala Tenerife insula continuo leside- le, ac in ea, in quae sex aliis circuiiajacen- tibus minoribus insuiis, una videiicet La- guna, altera s. Crucis, alia Gariico, alia s. Ciislophari et Rialcio (lo slesso Pio VII nel 1 8 I 8 eresse poi in vescovato s. Cristo- foro de Laguna, dismembrandola da Ca- narie), alia montis de Pico, acreliqua de Teyda nuncupalis, ea quae ordiniscba- raclerera postulant, ac omnia, et singola ponlificalia munia vice, ac nomine, et in auxiliuni pro-tempore existentis Episco- pi Canariensis exercere teueatur, serva- tis tamen apostolicisconstitulionibus, sta- tulis, et decretis circa jura, privilegia et pertinentias in Episcopos Titulares suf- fraganeos collata. Pro congruo vero hu- jusmodi sufFraganeatus annuam suni- iiiam ducalorum auri de Camera mille seplingentoruni octodecim, et juliorum duodecim cum tribus quarlis monetae ro- manae respondentem ducalis quinque millibus de Vellon nuncupalis monetae bispaniae libere, et integre persolvendacu super omnibus,etsingulisantediclaemen- sae Episcopalis Canariensis fructibus, ac reddilibus perpetuo atlribuinaus et assi- gnamus". E qui dirò, che gli altri sem- plici vescovi in partibiis non hanno ren- dile, ma benefìzi ecclesiastici e uflìzi del- la s. Sede, come i Nunzi apostolici (/^'.), i quali poi per tale dignità hanno speciali facoltà come i Legati apostolici j dappoi- ché i patriarcati, gli arcivescovati, i ve» scovati in parlibus non hanno mensa e- piscopale, essendo stale distratte le ren- dile ecclesiastiche dagli occupatori. Tut- tavolla qualche tenue rendita annua han- no alcuni vescovati in parlibus^ pe'fondi altrove collocali, quali dotazioni a favo* re di chi prò tempore ne fosse investi- to. Tali sono Tarcivescovalo titolare d'/^- lene (ora aveudolo daliSSy m^.' d. Ma- VES i85 riano Falcinelli Antoniacci cassinese d'A- sisi, già vescovo di Forlì, inlernunzio a- poslolico e invialo straordinario nel Bra- sile),di cui meglio riparlai nel voi. XXXI f, p. I 1 9, che gode annui scudi yS, residuo di circa 200, frutto di lascila d'un arci- vescovo in parlibus d' Alene a vantaggio de' suoi successori. Il vescovato in parli' bus di Faniagosta (r.), la cui rendila fondata nello stalo veneto si esprime nel- la proposizione concistoriale, ed io ripe- tei nel citato articolo (sembrerebbe che il vescovo vi risieda, perchè si trova re- gistralo nelle Notizie di Roma^ anche tra' vescovati residenziali, e dal 3 agosto i 85/ vi fu trasferito da Dana he in parlibus l'attuale vescovo mg." Carlo de'conti Cac- cia Dorainioni di Milano. Ma nella pro- posizione concistoriale leggo : Episcopa- lis Ecclesiae Farnaugastan in parlibus infideliuni. E' ripetuta la rendita che pos- siede, che fu deputato ausiliare di mg.' Bartolomeo Rouiilli arcivescovo di Mi- lano, da ultimo defunto, con indulto di ritenere in quella metropolitana il \)\'\~ micerato, ;7em fww2 indulto ad memora- tam Ecclesiani Famaugustan. minime acctdendi, quousque ab infidelibus dtli- nebitur. Per tulio questo non si doveva collocare nel catalogo de' vescovati resi- denziali). Arroge poi che io ricordi un re- centissimo libro : Delle prerogative ed insegne del capitolo maggiore metropo- litano di Milano^ Documenti raccolti ed illustrati dal sacerdote Carlo Bevi- lacqua, con Appendice intorno a diritti d'un vescovo canonico, Milano i85g. Quello di Por/z'no(/^.)che suole conferir- si al Sagrisladd Papa[f\), la cui rendila per le vicende ile'tempiè ridotta ad annui scudi 64 e bai. 60: deriva da un fondo di scudi 6000 a Urbano Vili oderti dal tea- tino p. d. Clemente del Pezzo , per as- segno ad un vescovato in parlibus, ed il Papa l'attribuì a questo (ora essendone titolare il sagrista rag." Francesco Mari- nelli da Tolentino, sin da'i5 dicembre 1 856). li greco caidiual Bessarione ebbe i8G VES in l itolo patriarcale Cosfantiiiopoli^ do- po essere sUita occupala da'lurchi, cjuiu- cii accpiisiò alcune possessioni nell'isola di Candia, chiamale Casali, le cui tendile furono da lui a^segnale a'suoi successori titolari nel patriarcato, a condizione che dovessero alimentare 1 6 sacerdoti catto- hci romani di rito greco, ed a questi im- pose Tobbligo d'istruire ne'inisleri e ve- rità della fede ortodossa que'di loro na- zione, sia per confermarli se cattolici nel- la credenza, sia per illuminarli e convertir- li se prevaricando erano divenuti etero- dossi. Piobabilmenle da tali rendite i palriarchi latini di Costantinopoli riti- I alisi in Venezia, nel 1 63 i rorn)arono Taa- imo assegno pel loro sufFraganeo e vica- rio patriarcale, stabilito neh 63 i io Co- stantinopoli, con titolo vescovile in par- iihus conferito-dalia s. Sede, come ho ri- ferito nel voi. LXXXl, p. 307. Appena Gregorio XVI nel concistoro de'27 apri- le j84o fece vescovo di Corico in parli- bus fr. Lorenzo Serafini di Camerata, cappuccìtìo e Predicatore apostolico [F.)j ricordevole il virtuoso e dotto vescovo del pontificio decreto: Supplicatur prò ex- peditionecuin indulto quodqnanidiu di- eta Ecclesia Corycen ab infidelibusdeti- ìiebilur ad Ulani accedere, et apiid eani personali ter residere minime teneaturj nec noti ciini claiisuUs necessariis et op- portunis; de"ò 00 scudi annui di pensione assegnatigli dal Papa, annualmente ne consegnò 5o alla congregazione di pro- paganda fide, per le missioni della sua diocesi in parlibus. I vescovati in parti- bus non sono tassati ne' libri della came- ra apostolica, nondimeno lessi ne'registri concistoriali quello di Lanipsaco tassalo per 80 fiorini. Forseanticamente era tor- nato a risiedervi il vescovo, ed il registro alluderà a quel!' epoca. Per un semplice titolo in partibus, l'eletto vescovo non de- ve soggiacere 'a\V Esame [f .) de'requisiti ili cui dev'tsser fornito ogni pastore, per essere la sua chiesa nella parie degl'uife- deli^quindi non u vere diocesani da islrui- VE S re, ne clero da dirigere; ma sono sotto- posti al processo (\e\\' Uditore del Papd {y.)y di cui anche nel voi. XV, p. 23o, 1Z1 e a33, alla Professione di fede^ ed al Giuramento di fedellà al Papa e alla s. Sede. Conviene notare, che spettando al detto prelato uditore la cuaipilazione de* processi de* promovendi alla dignità vescovile pe' vescovati d'Italia, i titoli in parlibus^ essendo extra Italiani, talvol- ta fa il processo a'nominati anche la Con- gregazione concistoriale, perchè pure in essa si compenetrano le attribuzioni del- la Congregazione per l'esame devescO' vi. Ma il prelato uditore sostiene di fare i processi a' vescovi Ulo\aiv'i,jure proprio. Sono pure soggetti al processo que' no- minati a' titoli inpartibus d' oltremouli, e si compila da'rispellivi nunzi apostoli- ci, o da altra persona delegata dal Papa, la quale ne riceve la professione di fede. Nondimeno, benché essi siano extra Ita* liani , di molti trovo nelle proposizioni concistoriali il processo fatto dal prela- to uditore. Parlando del Vescovo, e nel § III ragionando de'processi, professione di fede e giuramento de'promovendi, ad esso mi riporto. Devono però subire l'e- same i vescovi in partibus coadiutori e suffragane!, e quelli che da'titoli inpar- tibus sono promossi a'vescovati residen- ziali. Quanto però pe' vescovati in partii bus, ove è permessa la residenza a'pasto- ri che per la s. Sede sono sotto la dire- zione della Congregazione Cardinalizia di Propaganda fide [F.), Benedetto XIV col breve Gravissiniuni Aposlolicae, de* 18 gennaio lySy, suo Bull., t. 4> costi- tuzione 66: Praescribitur ratio construen- di processus tura super statuEcclesiaruui in partibus infide lium exislentiuni,etpO' pulunijideleni habentìumt c/uarum prò- visiones in congregatione de propaganda fide. Nella stessa costituzione sono ripor- tati: Interrogatoria super slalu Eccle- siaruiii Albaniae, Macedoniae, Serviae, Bulgariac, Persidis,et A rmeniae: Inter- rogatoria super stata Ecclesiaruin Ma- V ES risAe^e'r. Interrogatoria super qualità- tibiis proinoi'endi: Interrogatoria super quali La teEpi scopi ad alter ani Ecclesiani transfercndi E quanto a P'icari aposlo- liciiF.)^ costituiti net carattere vescovile e insigniti di titoli m^tì5/7//;M5, dispose Be- nedetto XIV: Denique cunipro Ficariis ^postolicis titulo etcharactere Episcopa- lis insignìtis nullus processus conflciatur super stata Ecclesiae; attanien siiti Ur- bCy vel in Italia conintorentur^ sin auteni extra Urbent et italiani existerint, ac duo testes in Ut^be reperiantur, qui testi - moniuni fcrre possint, tuncjiatfroces- sus super qualitate personae, processus vero in hac alma Urbe Noslraconflcien- di oninini conficiantur corani Nostro^ et prò tempore existentis Romani Pontificis Auditore. Quod si etiani tesles deficiant, sufficiens habeatur judiciuni ejusdeni congregationis , quae illuni a Suninio Pontifìce eligenduni consulet. I vicari a- postolici non si preconizzano in concisto- io, poiché il titolo in partibus, ad istan- za della congregazione di propaganda^- dcj loro l'assegna il Papa mediante bre- ve apostolico. Prima tali titoli erano sta- biliti òdW Uditore del Papa (f^.), come fa di tutti gli altri, ritenendone il registro il Sostituto del Concistoro. Non partecipan- dosi a tale prelato i titoli assegnati dalla congregazione di propaganda, talvolta av- venne lo sconcio che si trovarono due ve- icovi in partibus, ed una volta anche tre, portare lo slesso titolo, il che lamentai nel citato articolo. Ad ovviare a tale incon- ■veniente, si è conaincialo saggiamente dal 1859 a pubblicare dalle Notizie di Roma l'elenco delle Chiese arcivescovili e vesco- vili in partibus injideliuni che soglionsi conferire dalla s. Sede. A tale effetto mi si richiesero gli elenchi, che avea ricava- to da'registri concistoriali, co'quali proce- dei da per me solo, come in tutto, in que- sta mia voluminosa opera. Conviene te- nere presente quanto in proposito ho già notato nell'articolo Vescovato. Io col p. Le Quieo^ Orìens chrislianusj col JMoi- V E S 87 celli, Afrk^a sacra j col Terzi, Siria sa- graj col Gommanville, Histoire de tous les Archeveschez et Eveschez de l' Uni- vers, e con altri scrittori della Geogra- fia 5r/crrt, co Qì pi lai articoli di tutti i pa- triarcali, arcivescovati e vescovati in par- tibus in/idelium^ oltre quelli di cui la s. Se- de non suole conferirne i titoli , almeno secondo i detti registri concistoriali. Laon- de non è a meravigliare, se diversi titoli in partibus ne'Ioro articoli non li qualifi- cai per tali, sebbene di molti di quelli die ne furono fregiati ne parlai al loro luo- go, massime se conferiti a'vicari aposto- lici , pel memoralo disaccordo; oltreché in quasi lutti gli articoli de'vescovati in partibus riportai il nome e 1' epoca di molti di quelli a cui si conferirono, spe- cialmente agli ultimi. Anche qui avver- to, che siccome i vescovati, massime gli antichi, per le loro diverse denominazio- ni e nomenclature latine derivate dalle greche, sono chiamati con più sinonimi, non sempre gli scrittori furono uniformi; per cui esisterà l'articolo, ma con altro vocabolo: io adottai i più comuni. Egual- mente coi registri concistoriali registrai ne' patriarcati e arcivescovati i titoli ve- scovili che ne dipendono, o per dir me- glio, non esistendo su di essi giurisdi- zione de' titolari patriarchi e arcivesco- vi, ad essi patriarcati e arcivescovati semplicemente appartengono. E sicco- me, ripeto, talvolta i geografi sagri noa furono sempre d' accordo nello stabili- re i vescovati antichi, sotto un metro- politano o patriarcato, non deve sor- prendere se talvolta ne'registri concisto- riali trovansi titoli vescovili, che vera- mente appartennero ad altre provincié ecclesiastiche, delle quali pure scrissi ar- ticoli. Ciò probabilmente avvenne da'geo- grafi studiali dal compilatore, e fors'anco da qualche licenza, o abbagli, sì comuni agli uomini. Sia comunque, consuetudo fitlege^ed io procurai per rispetto adat- tarmi,non senza fare all'opportunità qual- che discreto rilievo. Così ue'regisU'i conci- iBB V E S storiali trovai un bel numero di titoli arci- vescovili senza titoli vescovili dipendenti dalTarcivescovato, benché le loro antiche chiese ebbero quelle sufìraganee, che co- me tali non mancai di notare, siccome pur feci in tutte le altre antiche metropolitane. Ora nel catalogo pubblicato à^* P'esco^a- ti in partibus, dalle ricordale Notìzie di Roma del i859,vene sono un numero che non esistono ne' registri concistoriali summenlovali, ovvero quali secoplici ti- toli vescovili, per cui debbonsi conside- rare aggiunti perampliazione, voluta dal- la mirabile propagazione del cristianesi- mo, e dai notabilissimo e consolante in- cremento de' vicariati apo^stolici , che in processo di tempo , come de* precedenti altri molti, diverranno J^escoifali elfeltì- \i con propria denominazione. Utinaml Perchè si conoscano almeno i titoli arci- vescovdi aggiunti, ommetlendo i patriar- cali, come fu praticato dalle Notizie (per registrarsi da esse, come in antico, prr- ma delle diocesi residenziali, e fra i pa- triarcati con giurisdizione, cioè in Eu- ropa, Costantinopoli; in Asia, Antio- chia soltanto, perchè Gerusalemme ora ha il patriarca residenziale, il che me- glio narrai nelT articolo Turchia; in A* frica , Alessandria; mentre per l' Indie Occidentali o America , il patriarca è puramente titolare), qui appresso forme- rò una statistica de' soli arcivescovati in, partibus, con ordine alfabetico, distin- guendo gli antichi in carattere corsivo, cioè que'che trassi da'regislri concistoria- li, ed i nuovi pochi aggiunti li riferirò in carattere tondo , e come tali io fin qui non poteva procedere. Per tutto questo era indispensabile il dichiarare le discor- se avvertenze. Dividerò poi i titoli arcive- scovili pubblicati dalle Notizie, nelle par- ti del mondo a cui appartengono, come praticai nel 1 843 in compilare la statìsti- ca delle Diocesi (f^-) con residenza ve- scavile di tutto il mondo. — Europa. — Acrida o Derida. Adrianopoli. Arca- diopoli di Candia. Atene, Candia o Cre» VE S ta, come intermedio punto fra l'Europa e l'Asia, come lo è Nicosia nell'isola di Cipro. Corone situato nella Morea nella parte più meridionale dell'Europa conti- nentale. Corinto. Durazzo. Eraclea. Fi- lippi. Lacedemonia. Larissa. Lepanto. Negroponte o Calcide. Patrasso. Sala^ ma o Salamina. Sardica. Tebe dì Beozia. Tessalonìca. Trajanopoli. — Asia. — Adana. Adrianopoli. A leppo o Ber rea. Amasia. Amido. Anazarbo. Anchiala. Andra (sul quale è a vedersi il voi. LI, p. 32 4). Antiochia. Apamea o Apatnia, Borito. Bostra. Calcedonia.Camaco. Ce- sarea di Cappadocia. Cesarea di Pale- stina. Ciro o Cirra. Cizico. Clandiopo- li. Colossi. Damasco. Edessa. Efeso. E' lenopoli. Eliopoli. Emessa o Emesa.FaV' saglia. Filadelfia. Filippopoli. Gangra o Gangres. Gerapoli dell'Eufratena. Ge- rapoli della Frigia Pacaziana. Giusti nia- nopoli o Mocesa. Jconio.\veiìO]}o\'\.Laodi- cea. Marcianopoli o Marzianopoli. Me- litene. Mira. Mitilene. Nazareth. Neo- cesarea. Nicea. Nicomedia. Nisibi. Pai- mira. Pessino o Pessinunte. Petra. Pir» gi. Rodi. Sardia o Sardi. Salala o Sala- lia. Sebaste. Seleucia. Scitopoli. Scini- bria o Selivrea. Sergiopoli. Sida. Sino- poli. Siniiadao Aniorio. Sirace.Staiiro- poli. Taron o Daron. Tarso. Teodosia o Gaffa. Teodosiopoli. Tiana. Tijlis o Te- flis. Tiro. Tolemaide, o Acon, o Acri, o s. Giovanni d* Acri. Trebisonda. — A- FRICA. — Adrumeto o Fladramito. Aa- tinoe nella Tebaide. Cabasa o Thebase. Cartagine (dx cui anche a Tunisi ed a Vandali). Cirene. Cirta Giulia. Damia- ta. Dardanide o Dardano. Leoulopoli. Pelusio. Siti fi, Tebe o Diospolis. Tinge. Tolemaide nella Tebaide. L'origine dunque de'titoli vescovili in partibuSf oltre quanto dirò fra poco, de- rivò da quelli de'vescovati, che occupati dagl'infedeli, dagli scismatici, dagli ere- tici, i Papi non tralasciarono di nomi- narvi i vescovi, ed in seguilo ne conferi- rono i titoli, coogiuuli alla dignità ve- VES scovile, a'coadiulori, sufTinganeì e ausi- liari de'vescovi residenziali, n'vicari e de- legali apostolici, a'iiuuzi della s. Sede, per ornamento alia loro rappresentanza e per ovviare alle preminenze dell* Episcopa- le locale; li conferirono altresì a'priniari ministri e ufiìziali della medesima e del palazzo apostolico, non che a quelli che pe'Ioro meriti e "virtù volleio decorare del- j* episcopato. Non mancano esempi che ne'primi secoli della Chiesa furono con- sagrali Vescovi ^ come dico nel § IV di qiiell' articolo, senza proprio TescovatOj predicanti rEvangelo,ed esercitando an- cora alti di giurisdizione. Nel 43 i il con- cilio d'Efeso ci die' l'esempio d'un vesco- vo ordinato ad honorem^ e si ricava dal Boi geni, Dell' EpìscopaiOf cap. 4. "• 54 e 59 : Nomen retineat Episcopi ^ et hono- rem, et communionem.X titoli inpartibusóì quando in quando sono vacanti, non sem- pre si conferiscono appena vacati, tranne poche eccezioni, come di que'prelati a cui furono in perpeluoslabiliti de'litolim/?tì(r- iibust come i vescovi di Pavia e di 3Ial' ta co'suddelli titoli arcivescovili d'Ama- sia e di Rodi; il sagrisla del Papa pel di- scorso titolo vescovile di Porfirio; l'ab- bate generale de'mechitaristi di Venezia col memoralo titolo arcivescovile di Sin- iiia; l'abbate nullius dioecesis di s. Mau- rizio d'Agauno nella diocesi di Sion^ col titolo vescovile di Beilemmej l'arcivesco- vo di Trani, col titolo arcivescovile di Nazareth. Tali vacanze sono più rare ne* titoli patriarcali in partibus, poiché i pre- lati che ne vengono insigniti risiedono in Roma per crescere decoro alle pontificie funzioni, e per contribuire alla rappre- sentanza della Chiesa d' Oriente culla di nostra s. Religione. Tultavolta dal 1857 è vacante il titolo di Costantinopoli per morte di mg.' Alberto Barbolani d' A- rezzo; ed a'25 giugno 1 858 venne preco- nizzato patriarca d' Antiochia nella Si- ria mg.' Giuseppe Melchiade Ferlisi di Castel Termini diocesi di Girgenti, cano- nico Vaticano, già decano de'votanti di VES 189 segnatura. Quello poi di Gerusaleninia di sopra notai che risiede nella sua chie' sa; e nella Spagna dimora sempre il pa- triarca titolare dell' Indie occidentali, qual cappellano maggiore della regia cap- pella, elemosiniere regio e vicario gene- rale de' regi eserciti, essendo talvolta de- corato della dignità cardinalizia. 1 vesco- vi in partibus sono una specie degli anti- chi Corepiscopi (^.), cioè vescovi senza diocesana giurisdizione, ovvero senza sla- bile vescovato, se suffiaganei e ammini- stratori, o vicari apostolici, gli altri es- sendo semplicemente di solo titolo, IlSar- nelli nel t. 5, lett. 34'. De' Fe.i Eranvi nel concilio parecchi ve- scovi, che non avevano potuto mettersi in possesso delle loro chiese, perchè era- no queste sotto la dominazione e la si- gnoria degl'infedeli: fu ad essi conserva- to il loro posto colla facoltà di ordinare de'chiericijè questo il primo esempio che trovisi di ciò che si chiama vescovo in partihus (canone 18). Eranvi molli altri ecclesiastici, costretti dalle scorrerie de' barbari ad abbandonare le loro chiese; ma vuole il concilio che i medesimi vi facciano ritorno, tostochè cesiate saranno Je ostilità. La loro dignità meno lumino- sa di quella de' vescovi, era meno espo- sta alle ingiurie h-a'fiemici del cristiane- simo ". Il p. Andreucci stima più tardi l'introduzione de' vescovi in partihus^ e derivati dalla Chiesa orientale, riferendo col Papebrochio. « Primis decem , aut duodetim saeculisEcclesiae id inusu fuis- se haudcpiaquam reperi. In concilio Tri- dentino publice teslatus est archiepisco- pus Granatensis, dicens; Titulares Epi- V E S scopos incognilos otiinino fui&se in pri- misEcclesiae temporibus. Refert Fagna- nus: Hinc, si qtios reperias auctores, qui nnliquitus titulares Episcopos fuisse do- ceant, eosscias non locp^ide Episcopis hi pa'*« 2, p. 119: Episcopos TituLares nuncupatos Pontijicalia exercere in aliena Dioece- si, Itisi de Ordinarli licentia , minime posse sancii. E' seguita dalla Declara- //ode'aS giugno 1 563, Alias emanarunl a Nobìs, colla quale il Papa die' facoltà agli ordinari di procedere, contra ino- bedientes et coutiunaces , colle pene ec- clesiastiche e civili ivi espresse), e»! an- corché non vi siano le diinissorie del su- periore dell'ordinando; come osservano VES «99 gli autori riferiti eseguitali dal Vasquei in 3 par. Disputai. 343, n. 2 r, l. 2. Ma sono illecite, venendogli vietato di far le funzioni vescovili senza l' aunuenza del prelato locale, e conferire gli ordini sen- za le diraissorie del superiore dell* ordi- nando,come si vede nel luogo sopraccita- to del s. concilio di Trento alla sess. f4, cap. 2. E per vero dire, ciò che siasi de- gli arcidiaconati, decanati, canonicali esi- mili benefizi, che obbligano all'interessen- za del coro, la ritenzione de'quali unica- mente col cardinalato vien proibita dal decreto del nostro predecessore Sisto V, ch'é il 79." nel Bollano Romano al l. 2, per la ragione, che non conviene alla di- gnità di cardinale 1' avere in coro il se- condo luogo dopo il vescovo, come si leg- ge nel detto decreto; se ogni giorno la mezzo a K.oma vediamo darsi a'cardinali gli A rcipretati delie patriarcali, senza che ciò si reputi disdicevole alla loro dignità, e senza che si dica essere il cardinalato strada per l'arcipretato, con molta mag» giore ragione dovrà dirsi, potersi con giu- sta causa conferirsi ad un cardinale un vescovato in partibns, senza che ciò pre- giudichi al suo decoro ed alle sue premi- nenze, e senza che si possa valutare il car- dinalato come uno scalino per ascendere al vescovato; essendo fra gli arcipreti del- le patriarcali, solo quello della basilica di s. Pietro, che per indulti particolari con- cede le diraissorie a'sudditi e dipendenti della sua basilica, ed anche conferisce la cresima; non avendo però né esso, né gli altri arcipreti veruna giurisdizione con- tenziosa sopra i canonici egli altri, che servono alle basiliche, per essere stala soppressa dalla sa. me. d'Innocenzo XTf, nella riforma àe Tribunali diRoma[V.)^ in una sua costituzione confermata da Noi con un'altra costituzione, che incomin- eia: Quantum ad procurandam, spedi- ta sotto il giorno 1 5 febbraio 1742, e che è la 44' "fil t. I del nostro Bollario, e non essendo a* detti arcipreti riservata ultra autorità , che una paternale ed e- 200 V E S torjoniicn; in ciò che appartiene ai servi- zio tiellu cliiesa, all' ecclesiastica discipli- no, etl alia collezione de'coslumi, come si vede nel decreto 65 del particolare Bol- lano d'innocenze XII. Quando per lo contrario, oltre la podestà dell'ordine ve- scovile, che è intera ne' vescovi titolari consagrali, giusta ciò, che poc'anzi si è dello , e che non è in verun modo ne* cardinali arciprett,corae tali non solo pos- sono lecitamente ordinare, amministrar la cresima, quando vi sia il consenso del- l'ordinario del luogo, e siano a loro di- lette ledimissorie dal vescovo superiore dell'ordinando, come di sopra si è detto; ma alUesi è proposizione almeno proba- bile, avvegnaché sostenuta da gravi au- tori, e specialmente dall'Hallier nel suo trattalo De sacvis Ordinalionibiis, po- tersi dal vescovo titolare, che dal vesco- vo locale ha avuta la licenza di esercita- le i pontificali, conferire gli ordini a chi partito dalla città, di cui ha il titolo ve- scovile, viene ne'nostri paesi, ed in que- sti abbraccia la cattolica religione.E quan- do, benché il vescovo titolare non abbia sudditi attuali (supponendosi che nella sua diocesi non vi siano che infedeli), ha però il jus d'esercitare la giurisdizione so- pra i predelti, se abbracciano la s. Reli- gione, o sopra i fedeli, che in essa venis- sero ad abitare; per lo che nella bolla del- la provvista si ammonisce, che, quando possa, vada alla diocesi, per esercitare in essa il suo uffizio pastorale; e nella con- sagrazione si dice a lui, come a tulli gli allri vescovi, dal consagrante: Jccipe E- vangeliiim, et vaclej pratdica populo li- Ifi coniinissoj come ben osserva il cardi- nal de Lugo ne'suoi lìesponsi Morali A lib. 5, dub. j5, n. 2". Quindi IJenedet- lo XIV riproducegli esempi seguenti, de' vescovati //z^fl//i/;«^ conferiti a persone già insignite del cardinalato. Benedetto XI II a'3o oprile 17 28 creò cardinale U\ Vincenzo 6 o^a legge sottopone i cardinal ij condannando alla restituzio- ne de'frulti percetli chiunque non si con- sagra dentro i 3 mesi, ed alla perdita del vescovato, se dentro allri 3 mesi non si fa consagrare: nulla giova il replicare, che non si tratta di vescovo titolare, che non riceve veruna ^julrata dulia sua chic-! VES sa, s^i perchè v\ sono alcuni di questi li- tuli i/i parlibus, che hanno qualche cìole assegnata, com'è quello dell'arcivescova.. lo di Teodosia. che a Noi fVi conferito dal- la sa. me. di Benedetto XIII, ed in que- sti vescovati può aver luogo la privazio- ne de'frulli; sì perchè, o siano, o non sia- no dotati questi vescovati, sono sempre i provvisti capaci della pena della privaz.io- iiedella dignità, se non ««iconsagranoden- Iro i sei mesi; come assai bene considera un moderno sacerdote delia compagnia di Gesù nel suo trattato stampalo inlvoma l'anno \fjZi^ De Episcopo Titulan\ aWa par. 4. n. i86(delqualegid n)i giovai e ri- parlerò in line)." UenedettoXl V ragiona th 3 cardinali patriarchi diCoslanlinopoli, falli patriarchi dopo ch'erano già cardi- nali, e dopo che Costantinopoli era in mano de'lurchi (onde Gregorio IV pa- triarca greco rifugiatosi in Uoma vi mo- rì sanlaujenlenel i4^9) ^" dal i 453, cioè Isidoro e Bessarione greci, e liiario la- linojfalti il (.° neli45i9, il i° per la mor- ie del precedente avvenuta iu Pvoma a' 27 aprilei4C)3, o agli 8 maggioi464> «l 3." nel 1472 eguahnenle pel decesso del- l'antecessore. Osserva quindi Benedello XIV, che propriamente i riferiti 3 cardi- uali patriarchi non seudjra che si possa- noannoverare tra quelli inpariibus, per- chè dopo r espugnazione di Costantino- poli, Papa Nicolò V, ed i successori Ca- listo IH, Pio II, Paolo 11 e Sisto IV non trascurarono il riacquisto, unendo alle lo- ro le armi de'priucipi cristiani, onde spe- ravasi probabile che i delti patriarchi lo divenissero di governo attuale; u)entre i veri vescovi inpariibus sono quelli che hanno in titolo una chiesa oppressa da- gl'iufedieli, della quale non vi è prossima speranza che possa liberarsi dalla lirau- uia, e della quale si dà il titolo acciò se ne conservi la memoria. Benedello XIV a dimostrare che ì delli 3 patriarchi non pouno annoverarsi tra' vescovi in parli' bus y ma bensì fra quelli che cou molta probabilità poteva sperarsi , che fossero VES aoi per essere vescovi di governo, produce l'e- sempio de' patriarchi di Gerusalemme. Bacconta pertanto che dall'insigne capi- tano Golhedo quella città nel 1099 fu tolta dalle mani de'saraceni, e tornò sot- to il dominio maomettano nel i 1 87. Con- linuarono ciò non ostante i cristiani a vivere in quelle vicinanze; ma presa To- lemaide nel 1290, furono i cristiani cac- ciati ed esterminali dalla Terra Santa, morendone di dolore Nicolò IV. Gli suc- cesse s. Celestino V,il quale nel suo bre- ve pontitìcalo non abbandonò il pensie- ro di ricuperare la Terra Santa, ed eles- se patriarca di Gerusalemme Radulfo de Grandeville domenicano. Indi Clemente V del i3o5, nella spedizione de'crocesi« guati, non trascurò di provvedere di pa- triarca la chiesa di Gerusalemme, aven- done eletto Antonio vescovo Dulraense, lodando mollo il di lui zelo (sarà bene te- nere presente la serie che ne compilai in quell'articolo: in questo io riproduco il riferito da Benedetto XIV), e per sua morte nel i 3 1 4 gli sostituì Pietro vescovo di Rhodez. Giovanni XXll vedendo non tanto vicina la ricupera di Gerusalem- me,gli conferì in amministrazione la chìe* sa Nimosiense, e poi in suo luogo nomi- nò fr. Raimondo domenicano. Nel 1329 gli successe Pietro de Palude, parimente domenicano, il quale cou licenza del Pa- pa portò la figlia del conledi Chiaromou- le o Clermonl al figlio del re di Cipro, con cui avea contralto gli sponsali, spe- rando col divino aiuto di passare da Ci- pro in Gerusalemme per governarne la chiesa commessa alla sua cura, e adorare il Redentore nel luogo ubi stelerunt pe- desejus. La serie de'patriarchi si ricava dagli Annali del Rinaldi, e dalla Storia cronologica de Patriarchi di Gcrusa' lemme, composta dalconlinualoredi Bol- lando, lìJaggio, t. 3, p. 69, n. 272. Al n. 274 saviaujeote si avverte, non potersi annoverare i delli patriarchi tra' vescovi in parti bus y ma potersi piuttosto dire, che da tali patriarchi uomiuali quando 202 V E S eravi la speranza di potere ricuperare il perduto, derivò lu pratica di conferire i titoli delle chiese che geQìono soUo gi'iu- fedeli, senza speranza di poterle ricupera- le; non avendo voluto la s. Seóa perde- re il possesso di provvedere le dette chie- se, e non avendo potuto permettere che si perda la memoria delle luedesicne. — • Tratta il cardinal De Luca, Il Fescovo pr alleo ^ cap. 3 9: Delti vescovi litolari de' vescovati occupati clagl' infedeli, ovvero penile abLiano riniinzialo il vescovato atiuale. Dell./ precedenza tra vescovi. Di molte differenze tra vescovi attuali ed i titolari. E de" vescovi coadiutori^ o mi- jiisiri siijfraga/iei degli altri vescovi. E- .gli dice: Di più specie sono que'vescovi, i quali dimorano \\t\\?K Corte di Roma ( P\)y osNÌa presso la Sede Apostolica (^ ,), ov- vero in allre parli senza Talluale ammi- nistrazione pacifica e piena d'alcuna chie- sa cattedrale e diocesi cattolica. Una è di que'vescovi, i quali hanno avuto il vesco- vato attuale e poi lo rinunziarono per di- versi molivi (dichiarali nel § Vii dell'arti- colo Vescovato), o pure che sieno stati privati di esso, per cui ritengano la digni- tà e 1* ordine vescovile, con potere eser- citare i pontificali colla licenza del dioce- sano, quando non gli sia proibito da pri- vazione; mentre ritengono tuttavia il ti- tolo, denominandosi vescovi di quella chiesa rinunziata, benché vi sia l'altro ve- scovo atiuale, il quale parimente usa lo slesso titolo o denominazione, che però questi si dicono vescovi titolari solamen- te, e gli altri di residenza. L'altra specie tli vescovi titolari, è di quelli che o per occasione delle nunziature apostoliche, o per allre cariche, o pure per onorificen- za, e per vivere in quello stato prelati- zio vescovile, essendo altronde ben prov- visti di suilìcienti rendite, ottengono dal Papa qualche vescovato o arcivescovato o patriarcato di quelle diocesi le quali siano occupate dagl'infedeli, che però si dicono vescovi in parlibus, nella creazio- ne de' quali non si ricerca altro esame, VES come sì usa negli attuali o residenziali , ne si usano tutte le solennità praticate per questi ullinn ; essendo creali per conci- sloro, e anche per breve, sicché sono pre- cipuamente segnalati per la consagrazio- ne. La 3/ specie é di que'vescovi, i qua- li sono parimenti provvisti di questechie- se occupate dagl'infedeli o scismatici, ma couie uussiooari a mezzo della concrega- zinne di propagandayZJe. Questa specie é diversa dalla precedente per l'obbligo d'andaie a risiedere nelle stesse diocesi, ovvero in altri paesi per l'islesso fine del- le missioni , secondo gli ordini di delta congregazione, al quale obbligo non sog- giacciono que\lella specie antccedente.La 4." specie è di que* vescovi delle chiese parimente occupate dagl' infedeli o da scismatici, i quali siano ordinati econsa- grati secondo il rito greco, ma che risie- dono in Italia (si dicono Italo-Greci: ne ragionai a Grecfa, dicendo pure della Magna Grecia, e meglio nelle diocesi ove furono o sono), ed in altri paesi de' cat- tolici, perché riconoscendo il primato del Papa e la soggezione alla Chiesa roma- na, con professargli ubbidienza, non sia- no tollerati nel proprio vescovato, o da- gl'infedeli o dagli scismatici>e l'opera de' quali si stima opportuna ancora per le sagre ordinazioni nel proprio rito pe*sa- gri ministri d' alcuni popoli orientali, quando al vescovo locale non riesca ri- durli al rito latino , come avvenne con molti, e notai a' loro luoghi, non senza però rilevare l'incessante cura de' Papi pel mantenimento de' diversi riti. Tutte queste specie di vescovi hanno l* istesso ordine, come gli attuali di governo resi- denziale, per cui secondo l'osservanza del- la cappella pontificia, colla qualer proce- de la s. congregazione de* riti, le prece- denze e i trattamenti siano eguali , con l'ordine delle gerarchie, ed in esse si re- gola con l'oidine dell'anzianità, la quale deriva dall'epoca della consagrazioiie, an- corché ciò sembrasse duro a'vescovi e ar- civescovi di Germania (fra'quali all'epo- V E S ca che scriveva De Luca, nella maggior piirle erano auclie piincipi temporali e tlell'iaipero), e dell'allre parli oltramon- tane, nelle quali vi sia l'uso che gli arci- vescovi o vescovi attuali ritengano a loro servizio, come vicari nello spirituale, per luso de'ponlifjCcJi, que>li vescovi o ar- civescovi col nome di sulhaganei. Dille- riscono questi titolari dagli attuali, olire le cose accennale, in diverse al Ire occor- renze. Pi imieraraenle non si concede loro hi Facoltà, che hanno gli attuali, di confe- rire gli ordini a'ioro famigliari, benché non siano sudditi. Secondariamente, che in essi non si ponno verificare le altre specie di soggezione per reffello degli or- dini sull'incompatibilità del vescovato con altre dignità o benefizi, anzi anco colle pensioni ecclesiastiche, quando non vi sia la dispensa apostolica, mentre ciò non lia luogo in que'vescovi titolari, ma solo ne- gli attuali. E finalmente, oltre diverse al- tre dilFerenze, che si potrebbero conside- rare, vi è (|uella della maggior libertà nel servire a'cardinali, o altri vescovi e arci- vescovi, per uditori o per vicari generali, col peso della residenza, o per vicari nel- l'uso de* pontificali, e che si dicono suf- fraganei. Imperocché luUociòsi permet- te a que'vescovi titolari, come non obbli- gati alla residenza, eall'allualecuraeain- uiinistiazione di qualche chiesa , il che non si permette agli attuali. Però, gene- ralmente, anche i titolari, ma molto più gli attuali, pel concilio di Trento e per altri apostolici decreti , sono proibiti di servire io qualsivoglia carica a'principi e signori secolari, senza dispensa pontificia. \ì sono ancora quelli i quali sono cosLi< tuiti nell'ordine episcopale e consagrati, d'una 3.'' specie, cioè che non sono sem- plicemente titolati, né meno attuali, ma preparati e disposti all' attualità d' una chiesa o diocesi certa. E questi sono i coadiutori, i quali si danno a qualche ve- scovo o arcivescovo attuale in titolo, col- la futura successione nel vescovato attua- le, sicché questa coadiuloria sia diversa VES 2o3 da quella servile e manuale, I quali ina- propriamenle si dicono sulhaganei. L'uso di queste coadiulorie nell'Italia si pratica rare volle, e queste per la sola necessità dell* infermità o per la molto grave età del vescovo, e lo stesso segue nella Spa- gna e in alcuni altri paesi. Però in altre parli, come in Germania, erano più fre- quenti, non sola quando vi concorreva- no le dette ordinarie e naturali cause, ma Htico quando si stimava espediente, beii- cl)é il vescovo fosse sano e abile al gover- no, airefìfelto di ovviare agrinconvenieii- ti e scandali terribdi nell'elezioni, quan- do seguiva la vacanza , a motivo delle sovranità de'vescovati; o veramente per- ché io tal modo la chiesa acquistava il fa- vore di qualche principe, o altra persona polente,© per altre simili cause. Ed ia questo caso non si diceva una vera elezio- ne, la quale si facesse dal capitolo, ma iti forma d'elezione si dava un certo consen- so, il quale benché non era precisamen- te necessario, tuttavia per alcuni buoni fini si desiderava dal Papa airelFetto di concedere questi coadiutori a'vescovi, che li domandavano, onde di ciò si soleva di- sputare nella congregazione concistoria- le. Ora anche in Germania le coadiuto- rie sono meno frequenti. DilFusamente Si risse in questo argomento ilgesuila An- drea Girolamo Andreucci, De Episcopo Ti talari senili parlibiisiafideliuin^ tra- ctalns canonico iheologicits jKomae lySS. Lo riprodusse nel trattalo della Hierar- cìna Ecclesiaslica, Piomae 1766. Divide il trattalo in 5 libri, i!^ Exponiiur cs- sentia,origOf nonien, catisis et proprie- tatihus Episcopi Titularis. if De Po- testate. Z^ De Praeeinitientialibus. ^°De Obligationibus. 5." De Privilegiis Eoi- scoporuiìi Titulariiun. — Le Abbazie derivarono da' Monasteri ^ e le abbazie iT////m5 ebbero origine circa il 681, le cui diocesi sono riguardate quali piccoli ì'escovati^ e ne parlai nel § Vili di quel- l'articolo. Gli Abbati furono di diverse specie, fra* quali di solo nome e titolo 2o4 V E S senza siultllti, onde si dissero al)])all in partiùiiSfC le ìoio abbazie parimente si cliiamarono abbazie in partihus. In con- cistoio si conferirono dal l-*apa i mona- sieri e le abbazie nullins dioecesis. Con- feriva ancora le abbazie in partihus^ cioè i li Ioli di diverse abbazie. In seguito se il Papa voleva conferire alcun titolo ab- Laziale in partihus , noii si soleva farne Ja proposizione in concistoro, ma scelto il titolo dal sostituto del concistoro, se ne faceva l'istanza al Papa per mezzo del cardinal pro datario, ed accordata la graziarsi faceva quindi la spedizione per la via ordinaria delia Dateria e Cancel- leria apostolica^ a somiglianza dell'al- tre provviste apostoliche. Vi furono an- cora dell'abbazie in partihus infidelinm^ Je quali pure non piì^i si conferiscono. INel conferirsi a qucdcbe soggetto il tito- lo di alcuna abbazia, situata in paesi oc- cupati dagl'infedeli, non si soleva farne proposizione in concistoro; ma scelto il titolo eziandio dal detto sostituto del concistoro, cui apparteneva tenere il re- gistro anche di queste abbazie in parti- bus infideliuni^ se ne faceva l'istanza e la spedizione come sopra. VESCOVI SUBURBlCARn,iE/?zVco- porwn Cardinaliutn Suhurbicariorurn. I sei cardinali dell'ordine de' vescovi, il i° dei tre di cui si forma il Sagro Collegio de i Ca rdin <7 // ( ^'^. ), a 'q u a l i so u o e o n fé r i t i i sei vescovati cardinalizi suburbani a ilo- tua, ch'é sinonimo di snhurbicarii ^ dal \ocabo\oVrbicaria,sub Urbe, luoghi vi- cini a Roma e gratissimi agli antichi e agli odierni romani per un complesso di pregi storici , monumentali e natura- li. Quindi si dissero ciascuna delle loro cattedrali chiese, Ecclesia Suhurbica' ria^ ed il loro vescovo, Epìscopns Sub- urbicarius , ognuno de' quali intitolan- dosi: NN. miseratione divina Episco' pus N. Sanctae Ronianae Ecclesiae CardinalisN. Pùlevo dall'Andreucci, che talvolta alcuni s'intitolarono; Episco- pus Suburbicarius IV. Dei, et depostoli- V E S cae Sed's gratia. Anche i cardinali dia- coni usano nell'intitolazione, Miseratio- nedivina. Il primo dell'ordine de' vesco- vi s'intitolava: Prior Episcoporuui Car- dinaliuni. Nel voi. LV, p. 188 riportai, che il i.°de'cardina!i vescovi s' intitola- va eziandio: Episcopio Osliensis Prior^ sue Decanus Episcoporuni^ notando col Nardi, De'Parrochi, t. 2, p. lyg, che poi ritenne il solo titolo di Decano del Sagro Collegio. Quanto alla formo- la Miseratione Divina^ ne ragiono nel g I di Vescovo. I vescovati suburbicarii immediatamente soggetti alla s. Sede a- postolica, cioè d' Ostia e Fellelri uniti, Porlo e s, lluffìna^ Frascati o Tuscolo, Palestrina, Sabina. Albano (F.)'y anzi furono già sette con quello di Selva Can- dida o delle ss. Raffina e Seconda (^^.), riunito al vescovato di Porto. Narrai in tali articoli, co'propri scrittori, che la vi- cinanza a Roma fece ragionevolmente presumere che la voce di s. Pietro prin- cipe degli Apostoli annunziasse la nostra s. Religione di grazia, e recasse 1' Evan- gelo e la pace ad Ostia , ove si vuole che anco l'apostolo s. Paolo vi predicas- se la fede cristiana. A Velletri pure si venera s. Pietro per disseminatore del Vangelo, e fors' anche s. Paolo. Porto van||,a s. Pietro per suo apostolo. Il Ta- scolo ova Frascati riconosce il salutifero lume probabilmente dagli stessi ss. Pie- tro e Paolo, massime e anzi certamente da s. Pietro. Palestrina ripete la dot- trina di Gesù Cristo da s. Pietro, e se- condo il suo storico Petrini, recatosi a Roma il s. Apostolo nell'anno /^i di no- stra era, senza indugio si recò a Prenesle a spargervi la benefica hice evangelica, ed a fondarvi colla novella cristianità il vescovato: l'altro storicoCecconi,col Sua- rez, inclina a credere che vi contribuisse s. Paolo. La Sabina si gloria d* essere stala convertita dall' idolatria al cristia- nesimo da 8. Pietro, da'suoi discepoli, e pur anco da s. Paolo. Albano tiene pro- babile la tradizione d'essere stata dal pa- VES ganesimo rigenerala a Cristo da s. Pie- tro e da taluno de'suoi discepoli ; ed il Lucidi, Memorie storiche dtflV Ariccia o Riccia (/^.) , ne riporta il certo fonda- mento che ne istituì ii vescovato, oltre la predicazione del Vangelo. Quanto a Sel- va Candida j delia già Selva Nera, ne derivò l'origine più tardi, per avervi so- stenuto glorioso martirio nel 2070 nel 260 le due sorelle ss. Rnffina e Seconda, nobilissime vergini romane, e per vene- razione del luogo innadlato dal loro fe- condo sangue, precipuamente altresì pel martirio patitovi dopo il 3oi da s. Mar- cellino prete e da s. Pietro esorcista ro- mani, Papa s. Giulio 1 vi fabbricò una ma- gnifica basilica, che compì s. Damaso I del 367, indi meritò il luogo l'erezione del vescovato, che divenne il più illustre do- po il I ."d'Ostia, il quale è il maggiore del- Ja cristianità dopo Ror.ia , ove \\ suo ve- scovo eslese la sua giurisdizione, ripar- lata nel voi. LXXV, p. 120: il i.**vesco- vo che si conosca è Adeodato del 5or , finche il vescovato nel i 1 20 fu riunito a quello di Porto colle sue prerogative e il nome di s. Ilutiìna, al quale a' nostri giorni fu pure congiunta e quindi di- sgiunta la diocesi di Civitavecchia, il the notai nel voi. LXXll, p. 27 5 e altrove. Il vescovo Cecconi, Storia di Palcslri- na, celebra s. Pietro quale istitutore dei vescovi suburbicarii, con dire. Egli con- sagrò vescovo di Palestrioa un suo disce- polo,dopo avere convertiti i preneslini al cristianesimo. Inoltre s. Pietro consagrò vescovi non solo nell'Italia, ma nelle prò- vincie più remote. Se il Pontificale Ro- mano ne numera soltanto sei, non è da meravigliare, poiché nelle vite de'Papi , qualora non si aggiunga la clausola per diversi luoghi , deve sempre intendersi dell'ordinazione del clero romano, ovve- ro delle chiese al medesimo unite, quali SODO le sei suburbicarie. Riporta la testi- monianza del Bianchini, Pita s. Petri apud Anastasiimi Bihliol.^ che una del- le cnaggiori sollecitudini di s. Pietro fu VES 2o5 di stabilire la nascente Chiesa, con fonda- re una quantità di sedi vescovili, tutte ia città cospicue per dignità de' pastori , massime nelle vicine città, e con questo stabilì una gerarcliia decorosa alla pri- ma sede del monda. Laonde il Cecconi, coir autorità del Bianchini, afferma po- sitivamente, aver fondato tutte le chie- se suburbicarie. Il gesuita p. Andreucci dà a'vescQvali suburbicarii la precedenza di fondazione a lutti «li altri vescovati o dell'Occidente, perchè furono fondati sul principio della nascente Chiesa, e da s. Pietro stesso. Dice il Magri, nella Notizia de vocaboli ecclesiastici , in quello di Cardinalis, che i detti vescovi vicini a B.oma, pritna che propriamente lo fosse- ro, erano denominali Cardinali per es- sere uniti alla Chiesa romana assistendo al Sommo Pontefice. Ed il Nardi, De* Parrochiy osserva che i vescovi suburbi- carii fino da'primi secoli del cristianesinio erano tanto immedesimali col la Chiesa ro- mana, che veuivano chiama li/'e5C0i'i Ro- inani, ed tz\ùv^ò\o f'cscovi di Roma jcome s. Ippolito vescovosuburbicario di Porto del 221,0 più tardi d'alcun anno, venne qualificato f escovo di Romane Leonzio de Sectis lo nomina /^e^coi^o Romano,ì!Ìeì secolo 11 o principio del III, e forse nel 2 i4, Caio prete della Chiesa romana era anche vescovo delle genti, ad genteSy nei dintorni di Roma , assisteva al Papa co- me menjbro del Presbiterio (^.), e co- me consigliere della s. Sede, di cui era pur legato, pare per la conversione de'po- poli vicino a Roma, eguale a' vescovi sub- urbicarii (un cardinal Gregorio nel 743 s'intitolava presbyter Alniae Sedis Apo* stolicae, ed avea 1' ispezione sul titolo di s. Clemente: è nolo che talora furono chiamati presbiteri anche i vescovi , e questi dissero a* preti Compresbyteri o Consacerdotes , poiché anticamente i preti non erano appellali Sacerdos^ que- sto vocabolo significando Vescovo , ed i preti furono e sono discepoli del vesco- vo). Nella collazione o conferenza Cai*- 2o6 V E S l.iginese , Ira* cattolici e ì donatislì del 4» r, trovasi un Felice Urbis Romac. E- ■pi.scopusj non era Papa, ma un vescovo suhurbicario venutoin Africa, e forse fug- gilo e addelto a'donatisli. 1 vescovi del concilio generale di Efeso nel 43 i si sot- toscrissero, giusta il costume, col nome del loro vescovato : Arcadie però e Pro- jetlo, vescovi legati della s. Sede, non vi posero il nome c'el proprio vescovato. Erano, a parere del Nardi, suburbicarii ossia vescovi della chiesa romana »> poi- ché i vescovati suburbicarii sono una spe- cie di frazioni del vescovato romano, af- fidate a vescovi addetti al servizio della s. Sede, e che formavano e formano parte del clero della chiesa romana; chiama- ya\\s\Sacerdoleit,w{}n\Q usato da'vescovi, hiijiis sanclae Romanae Ecclesìae^ e gii altri cardinali Proc^r^»^. Il dirsi adunque, Sacerdoles sanctae Romanae Ecclesiae, era sinonimo ò\ Episcopi Romani. Que- sto titolo si conveniva massioje al vesco- vo di Selva Candida^ che estendeva la sua diocesi e giurisdizione sulla Cilià Leonina (F.), ed a quello di Porto che godeva altretlantonel Rione diTrasteve- re (E.). Abbiamo dalla Storia de* Pon- tefici, che s. Pietro fece suo coadiutore per le funzioni della chiesa di Roma, co- mesi esprime Beda, in Histor. Abballini TVerniulensiiun , ossia suo vicario nei viaggi intrapresi fuori di Roma, s. Lino da lui ordinato vescovo, che alla sua mor- ie il successe nel pontificato. Al quale poi fu sostituito s. Cleto, ch'era stato vesco- vo coadiutore di s. Pietro ne'sobborghi di Roma, inoltre di lui successore fu s. Cle- mente 1, battezzato da s. Pietro, suo fedel diacono, e ordinato pure da lui prete e vescovo, nel qual tempo seguì s. Paolo nelle sue fatiche apostoliche, fra le quali dicesi la predicazione del Vangelo e la cura del gregge veliterno; certo è cheVel- leiri lo venera per suo principale patrono. Questi vescovi poi de'dmlorni suburbani a Kon>a si L\\s?,^voSubnrbicarii^\)eYc\\ii co- me scrissei'Aiidreucci,^7//^M0i Urbi{f) V ES Jlnìlimi. Ma perchè questi vescovati e chiese suburbicarie non si confondino col- lechiese suburbicarie del patriarcato Ro- mano o d'Occidente, e quelle attribui- te al patriarcato Alessandrino, filò una breve digressione per distinguerle , pre- mettendo un cenno sulle provincie e re- gioni civili dell'impero romano , eziandio denominate suburbicarieo urbicarieo an- nonarie, le quali dovevano pagare un tri- buto di frumento al fisco dell'impero per la vettovaglia de'soldali.Ed il Piceno [E.) fu una di quelle regioni che si divise in Annonario e Siibnrbicario. Tratta il Co- luce», Antichità Picene^ l. i,p. 167: Dei vari nomi dati al Piceno,^ Il : Si spiega perche il Piceno si dicesse Annonario e Suhurbicario. Dopo la fatale divisione d'Italia in provincie, furono lassate nei soldi e nelle robe, ed alcune degli uni e delle altre. Il Piceno ft-race di frumento, vino, olio e fruita, specialmente la par- ie di Ih dall'Esi, fu anche lassato somnji- nistrare l'annona o per l'imperatore o pel mantenimento nelle provirjcie degli eser- citi. Da questo avvenne che si aggiunse ai Piceno il óhiinùxo l\\ Annonario ab An- nona eh' erasi obbligato somuìinistrare : sotto il qual nome comprendevasi ol- ire il grano e ogni specie di frumento, il vino, l'olio, la carne, il sale, come avver- te il Cujacio, Comment. ad lib. x Cod. Just. t. 2, tit. 16. L'altra parte del I^ice- uo, restata sotto la dipendenza di Roma e del suo vicario, si disse Urbicaria^ per- chè sub f.VZ'e', quindi Suburbicaria^i^ev- che il vicario ne comandava le provin- cie. Conviene dunque ricordare, che Sub- urbicarie si dissero le x Provincie ( F.) di- pendenti dal vicariato di Pioma , per la divisione fatta dell' Italia (f^.) da Dio- cleziano e confermata da Costantino I il Grande (altri a questi attribuirono la di- visione, come nel riparlarne dissi nei voi. LV, p. 1 52), e governato da uno de*due vicari del Prefetto d'Italia, dimorante in Roma col titolo di Vicario Urbis. Il di lui figlio Coslauzo nel 357 ^*^^® ""* V E S nnovn flivisione (Ielle regioni d' Ilalia , cioè di quelle per appellarsi al piefello del Pretorio , e di quelle dalle quali si appellava al Preftllo dì Roma, donde derivò die le regroui intilolandosi ezian- dio Urhii arie Cui dal SSg, contai nome si conobbero le 4 regioni messe a dispo- sizione del prefello di Pioma. Laonde al- cuni riferirono, che il Vescovo di IxO'ua più parlirolarmente presiedette a'vesco- ^i urbìcor'ìi posti nel raggio di loo mi- glia da KoQia, tbe die'Uu'go alla contro- versia delle regioni Vrbicnrie e Subiir- bicariej altri njeglio con più ampio si- gnificato intesero compresi i vescovi ed i vescovati, non solo ne* confini del vicario d'Italia, ma intuita l'Italia, di cui il P.ipa è primate, la quale dall'isole di Sicilia e di Sardegna si distingue; ma le compren- de. Quindi dal tipo civile, in parte prese nonna recclesiaslico, ed i vescovati più vicini a Boma si cognominarono Subur- hicarii. Questo vocabolo fu ancora usalo dopo il canone del concilio di Nicea l,clie dichiarò i vescovi di Iioma, Alessandria e Antiochia, avere giurisdizione sulle prò- vincie vicine, qualificate Suburbicarie. Il Borgia , Difesa del dominio temporale della Scde^ /apostolica, dice in proposito a p. 220. E nota la questione discussa suir intelligenza del canone VI del con- cilio Niceno del 325, tra Gotofredo e Sal- inasio da un lato per restringere i confini delle chièse subuibicarie, pretendendo che secondo l'esposizione falla di quel ca- none da Rufino, Hist. Eccl. lib. i^cap. 6, quelle stale fossero che per i co miglia in- torno a Roma, e non olire si estendeva- no, ed al prefelto di Roma ubbidivano, come il Piceno, la Toscana, il Lazio e la Valeria ; ed il Sirmondo dall'altro pei' dimostrare che il patriarcato Romano anche ne'iempi di Rufino eslendevasi nel- l'Occidente intero, annoverando così non solo le 4 Provincie indicate, ma le altre 6 che al vicario d' Italia ubbidivano, le 4 Provincie Consolari , le i Corretloriali e le 4 Provincie Presidiali. La repubblica V E S 207 letteraria fece plauso al Sirmondo ; e se poi insorse Launojo per suscitar nuova- mente il sistema del Gotofredo e del Sal- masio, fu valorosamente impugnato da Cristiano Lupo, da Natale Alessandro e da altri critici. Il Castellano, Pali- gnesia ovi'cro origini e vicende dellrt, Ecclesiastica Gerarchia^ par. 1 , p. i 6 1 e 183, riferisce. Rufino prete della chiesa metropolitica d'Aqnileia, pensò erronea- mente a separare dalla metropoli Ro- mana l'Italia, presa nel suo più stretto significalo. Con un implicito modo di dire, per cui fu rinipioverato da'callolici scrit- tori, paragonò l'Egitto ossia il patriarca- to Alessandrino (ch'ebbe pienezza simile al Romano, lianne il Frimaio d'onore e di giurisdizione), col cui uocne deve in- tendersi la provincia e la diocesi, e le chie- se subuibicarie, che lungamente si que- stionò se fossero nel raggio delle 100 mi- glia, o si chiudessero nella giurisdizione del vicario, o fossero estese a tutto l'Oc- cidente. Ed acciò si osservi appo Alessan- dria, e nella città di Roma l'antico uso, cheo quegli dell'Egitto o questi delle chie- se suburbicarie prende cura. « Ma perchè con tanta conlesa si ricercò cosa intende- va Rufino per chiese suburbicarie? Ciò non è investigare il canone JNiceno, ma l'opinione di Piufino. Mutata poi Teccle- siaslica polizia, nemmen Rufino può in- tendersi, se non avvenga che deposti gli sludi di parie, altrove si conosca qual fosse l'ecclesiastica gerarchia, e da quali studi eia Rufino preoccupalo. Avendo ciò trascuralo dottissimi scrittori si cattoli- ci che eterodossi, ed avendo voluto da Ru- fino vanamente apprendere non solo la disciplina del tempo, ma anche il senso del canone Niceno, impiesero opera va- na. Veduta dunque la gerarchica disci- plina d'Occidente, Rufino non potè con- frontare i diritti patriarcali, constando al- tronde da indubitati monumenti, che isti- tuiti i vicari delia Sede apostolica, nate le metropoli entro i limiti d'Italia, con- cesse a'naelropohli occidentali per libera- 268 V E S lìtà de'Ponlefici più ampie facoltà, e con- fermate molte cose alla civile polizia, alla foggia degli orientali, in molle cose esser- si allontanato il patriarcato Occidentale dall'Alessandrino. Ma potè forse Uutìno sotto nome di chiese suburbicarie inten- dere le chiese in quelle regioni, che urbi- carie specialmente nel codice Teodosiano si dissero, e distinte dall'annonarie nel raggio delle 100 miglia dipendevano dal prefello di Roma? In niun modo. Per- cliè comeavrebb'egli ignorato ciò che noi sappiamo, che in quel tempo tutte le pro- vincie soggette al vicario di iloma, reg- gesse le italiche n»etropoli rimanenti, che il vicario d'Italia reggeva? Rimane peiò, che coll'ambigua voce di chiese suburbi- carie egli intendesse le chiese di più prò- "vincie, le quali in qualche h'ogo, o fuori o dentro del ràggio, o in Italia, o altro- ve, ubbidivano al Romano l*ontefjce co- me a metropolita, come dell'egiziane prò- vincie o diocesi le chiese conoscevano il vescovo d'Alessandria quale metropolita. ]n quel senso poi io stimo, che Rufino le chiese suburbicarie nominasse, nel prio vescovato prendevano il nome, co- me altri vescovi, e come i cardinali del- l'ordine de'Pre^i (F.)óa Titoli Cardina- lizi (F.), ed i cardinali Diaconi (F.) dal- le/)/^coA2zeC^r^i>z^//2ie(/^.).Egualmen- te ne'secoli antichi furono talvolta anno- verali tra* vescovi cardinali assistenti al Papa, que'di Tivoli^ di Satri , di ISepi, di Labico,L\\ Orte^dì Rieti (F.)yluUi pa- rimente vicini a Roma. Il La urenti, ($"^0- ria della diaconia cardinalizia di s. A- gata^ a p. 3o, osserva, che i cardinali ve- scovi suburbicarii sotto Papa Stefano IV erano nel 769 sette, cioè: Episcopits 14 2IO VES Oslìcnsis^qui chhet cousecrare et bcnedi- erre Jpostoliciim prae cnmihus aliis: Epìscopus s. Ritfìnae secunduxj Episco- pus Poriunish tertiiisj Episcopus Alba- nensìs quarlus; Episcopus Tusculanen- sis quùUusj Episcopus Sahinensis sextusj Episcopus Praenesù'nensis seplinius. In seguito furono accresciuti e diminui- ti, secondo le circostanze (Velletri van- tandosi fra 'vescovati suburbicarii prima ancora dell'unione con Ostia), ed anche l'antipapa Clemente III del 1080 vi an- noverò il vescovato di Parma sua patria (nel concilio romano del 998 lo era il cardinal vescovo di Labico,(ì\ cui ripar- lai nel voi. LXXXIX, p. 124 e seg., e continuò ad esserlo per alcun tempo). Sotto Urbano II del 1088 vi fu compre- so il vescovo di Ncpi, vescovato poi uni- to a Suirij e nel pontificato di Pasqua- le II, che gli successe nel 1 099 i vescova- ti suburbicarii si accrebbero aio. Calisto li nel 1 120 unì al vescovato di Porto quel- lo di s. Kuffina. Sotto Innocenzo II del ii3o si aumentarono con l'arcivescova- to ó'iPisa^ e co' vescovati di Modena, Or- te e Z/yo/z. Eugenio III neli 149 »inì sta- ]>ilmente i vescovati d'Ostia e di Velie - tri, prima essendolo slati a beneplacito de'predecessori. Sotto Leone X divenne suburbicario il vescovato di Rieli ^ e di muovo quello di Tivoli. Imperocché es- sendosi ribellali a Giulio II, e adunato il conciliabolo di Pisa, i cardinali Carvojal vescovo d'Ostia e Velletri, e Brissonnet ■vescovo di Palestrina, vennero ambedue scomunicati, e deposti da*vescovati e dal- la porpora. Dipoi nel pontificato del suc- cessore Leone X essendosi pentiti e do- mandato perdono, il Papa nel concilio di Lalerano V, li assolse e reintegrò nelle dignità, e secondo il Zaccaria, forse se- guendo il suo correligiosoAndreucci, nel- le note al Lunadoro, Lo stalo presente della Corte di Roma^X.i, cap. i : De* Car- dinali Vescovi y Preti e Diaconi, quanto «'vescovati dichiarò per loro suburbicarii quelli di Rieti e di Tivoli. Noterò, che VES allora erano vescovi, d' Ostia e Velletri il cardinal Puario, e di Palestrina il car- dinal Vigerio; e quanto a'vescovati con- feriti a'cardinali Carvajal e Brissonnet li trovo assai dubbiosi, anzi il r.° quando fu deposto era vescovo di Sabina e divenne vescovo d' Ostia e Velletri soltaiuo nel 1 52 1 ; ed il 2." era vescovo di Palestri- na quando fu deposto, confutando più scrittori, presso il Caidelia, quelli che lo aveano preteso amministralore di Ilieli; e Carvajal non fu mai vescovo di Tivoli, o almeno non fu conosciuto dauli altri scrittori. Anche l'Andreucci, parlando, se altri vescovi cardinali per peculiari cau- se ebbero il nome di Vescovi suhuibi- Ctìtr/z diversi da'soliti, dichiara a allerma- live; iique fuerunt Episcopus Ileatinus, Tiburlinns,lNepesinus,et Veliternus nunc unilusOstiensi,aliiquepropeUrbem,Non desunt qui doceant, inter EpiscoposCar- dinales adscilos etiam olim fuisse archie- piscopum Pisanum, Episcopurn Papien- seni, IMutinensem, Pariiiensem etc. Ve- runi, ut optime no»at card. Brancacci in suo erudito opusculo. De Optione, biUc'ì- ti quidem ii fuerunt ad minisferum Pou- lificis ut hodie adsciscunlur Episcopi, qui Assistentes nuncupantur , nunqiiani la- nien ut S. Pi. E. Cardinales Episcopi; si- quidem ii, teste Panvinio apud eumdem Brancacci, semper fuere ex iis, qui pio- ximioribus Urbi Episcoj)alibus praeeranl. Caeterum.etsi peculiaribuscausis ita eri- genti busa lii oli mEpiscopi,praelersepteni illos quos meminimus, inter Episcopos Carduiales fuerint cooptati , cessanlibus tamen iisdem causis ad pristinum Cardi - naiium Episcoporum numerura et qua- litatem reditum est: unde post Leonem X , qui ut Bernardinum Cnrvajalem et Guilehuum Brisonettam Episcopos Car- dinales a Julio li deposilos, in pristinum reslitueret, duas Episcopales Ecclesias a- djunxit, Iieatinam videlicet, ^t Tiburti- nam, perduravi! usque ad nostra tempo- ra, septem, vel sex tantum Episcoporum, quos supra retulimus, ounserus, ac di- V E S gnitas Cardinalilia". Nel 1 8 i o, come nar- rili a suo Inogo, e riferiscono ii Pistoiesi nella Jlta dì Pio ni, ed il Coppi negli Annali cVIlalia^ Napoleone 1 imperato- re de' francesi , dopo avere occupalo Io stalo pontificio, deironizzato e imprigio- nato Pio VII, olire moltissimi cardinali, prelati e altri ecclesiastici , intimò a' ve- scovi de'due dipaitimenti di /lom^t e del Trasimeno, del quale era capo Spoleto^ in cui avea soppresso le corporazioni re- ligiose, di prestare il GiurnmenlOf stabi- lito nel Concordato colla repubblica francese; ma il Papa dichiarò non po- tersi esso estendere agli stati romani, per cuiiy vescovi ricusarono di farlo. Laonde Napoleone a' 1 8 giugno ne soppresse i ve* covati, fra' quali i suburbicarii, sebbene a' cardinali provvisti de* medesimi non fosse slato chiesto il giuramento^ siccome da lui dispersi in rilegazione o carcerati, sciogliendo eziandio i capitoli cattedra- li, oltre tutte le abbazie de'due diparti- menti che riunì a'vescovati territoriali^ed i beni delle abolite sedi vescovili e del- l'abbazie riunì al demanio imperiale. In- di soppressi altri 3 vescovati, perchè i ve- scovi aveano ritrattato il giuramento e- messo, onde furono puniti colla confisca de'benie la rilegazione in Francia, insie- me a circa 5oo ecclesiastici che parimen- te rifiutarono giurare. Racconta il Bel- \omo, Continuazione della storia delCri- s liane si niOyCooìG Napoleone 1 dopo la di- sastrosa guerra colla Russia del 1 8 1 2, cer- cò di riconciliarsi col Papa , e nel i8i3 l'indusse a convenire ad articoli prelimi- nari d'un nuovo concordato, che riprc dossi a suo luogo. Diceva il 6." articolo. M I sei vescovati suburbicarii saranno ri- stabiliti: si nomineranno dal Papa. I be- ni tuttora esistenti saranno restituiti, e si prenderanno delle misure per quelli ven- duti. Alla morte de'vescovi d'Anagni e di Rieti, le loro diocesi saranno riunite a' suddetti sei vescovati, in conformità del- l'accordo che avrà luogo fra sua Maestà eil Santo Padre". Però Pio VII virilmeo- VES 211 fé si rifiutò d'f ratificarlo, anzi lo rivocò. Nel i8i4 crollata la potenza di Napaleo- ne I, Pio VII ricuperò i suoi stati, ritor- nò gloriosamente in Roma a'24 maggio, e nel i .° concistoro de'vescovi tenuto a'aG settembre preconizzò a vescovi suburbi-^ carii i cardinali Malfei per Ostia e Vel' letri, Doria per Porto e s. Rufllna, So- maglia per Frascati, Caracciolo per Pa- lestrina, e Lilla per Sabina, il quale nu- mero in un medesimo concistoro fu caso singolare. L'origine de'vescovi suburbicarii risaie dal principio della s. Chiesa romana, e dal trasferimento da Antiochia a Roma (K) della Cattedra di s. Pietro (V.), e più tardi furono ornati della dignità car- dinalizia. DiceilCecconi.s. Pietro i." Som- mo Pontefice e fondatore della romana Chiesa, stabilita la sua sede nella città dominante del mondo, vi bandi l'Evan- gelo, e quindi lo promulgò e fece annun- ciare primamente ne'Iuoghi aR.oma sub urbani, erigendovi le chiese e cosliluen- dovi i vescovi. Prese pure a cuore s. Pie- tro, non meno la conversione delle pro- vincie circostanti, che di quelle più remo- te. Narra s. Dionisio vescovo di Corinto, presso Eusebio, che i ss. Pietro e Paolo predicarono per onineni Italiamj volen- dosi per altro intendere, non già di cia- scun luogo ù' Italia in particolare, ma bensì di buona parte di essa penisola, o delle città più illustri e ragguardevoli. Il Valesio interpretò tale testo: la Italiani simulproficli, Romanos inslituerunt. Pe- ròa lui sì opposero Pearson, De Success, prìnwruni Roman. Episcoporuntf p. 36; Foggini, De Rom. D. Petri itinere, et E- piscopatu, Exercit. 3, p. 68 ; ed il Ma- machi , Origini e antichità cristiane, t, 5, lib. 4, cap. 4> § 2, il quale difende a lutto potere, doversi leggere: In Italiani audacter docentes. Di vero, che s. Paolo trovasse de'crisliaoi in Pozzuoli, ne sia- mo assicurati dagli Atti Apostolici; tà i monumenti di TVyz/jo/z attestano a ver qui- vi s. Pietro annunxiato il Vangelo fino 312 VES dall'anno 44 circa o prima nel 2." anno di Claudio. Non è fuori dì proposilo l'opina- re, che i Principi degli Apostoli nelle loro frequenti scorse si volgessero, uno verso Napoli, l'altro verso l' Umbria^ la Tosca- na^ il Piceno^ ec, cioè s. Pietro nell'anno 6f. Può inoltre pensarsi che lo slesso Prin- cipe degli Apostoli eseguisse lesue missio* ni per l'Italia anche in quel tempo, che corse tra il di lui 2.° arrivo a Roma, ed il glorioso martirio. In quanto a s. Paolo potè egli predicare in Italia dopoché fu liberalo dalla sua i.^ prigionia in Pioma, poiché i codici greci affermano scritta de Italia l'epistola agli ebrei, ed in essa anzi si legge: Salutane vos de Italia fratres. Inoltre s. Pietro in Roma formò la ge- rarchia ecclesiastica della s. Sede, coll'or- dine de'preti e de'diaconi, e a distinzione delle altre chiese la volle condecorata al- tresì con un numero conveniente di ve- scovi, che subentrarono alle veci degli A- postoli nel coadiuvare il supremo Gerar- ca, Vescovo d^ Vescovi^ sia col loro con- sìglio nel governo della Chiesa universa- le, sia colla loro autorevole presenza alle sagre funzioni, e sia con supplire ezian- dio, occorrendo, alle gravissime di lui in- combenze, sostenendo colla maggiore ef- ficacia la subordinazione alia i." sede del mondo cristiano. « Ed il vi canone del i ." generale concilio di Nicea, celebrato nel 325 e tanto illustrato da'dolti, fuor d'o- gni dubbio ci ammaestra del notabile ri- salto, che alla dignità di questa romana patriarcale contribuisce quell'antico co- stume di assistere al Romano Pontefice parecchi vescovi^ non solo nel mentre que- sti offerisce i divini misteri, ma anche nel rappresentare ogni altra azione, con cui ci viene additata la stretta unione , che ha tutto il corpo della Chiesa sotto un solo capo". Molte notizie trovo sui ve- scovi suburbicarii nelNardi,Z)e'P<2rroc7i/, opera deducala d Vescovi della Chiesa cattolica. Il Papa ebbe sempre il Presbi» terio ( F.), l'antico senato del vescovo, cor- rispondente al sagro collegio de'cardina- V ES li, in cui alle occorrenze consultato da' Pa- pi, si discutevano e risolvevano gli affa- ri della Chiesa universale. Il presbiterio romano, fino da'primi secoli della Chie- sa, formava il concilio e consiglio perma- nente del Papa, ed era composto da'pre- ti e diaconi, o siano i cardinali: a questi erano quasi di continuo uniti i vescovi sub- urbicarii,ed anco alcun altro vescovoche fosse stato per accidente in Roma, e dal Papa fosse slato chiamato a consulto, co- me si trae dagli antichi monumenti. E- gualmente nell' antichità spesso vedesi contraili Preshyteriiim della Chiesa ro- mana per qualche affare, e vi si vedono due, tre o quattro vescovi, anche cinque, come nella 5.^ lettera genuina dell'anno 192 di s. Vittore I Papa. Questi non e- rano che i suburbicarii; giacché quando è concilio di altri vescovi chiamati, l'an- tichità ce lo dice. Lo stesso dicasi di ve- scovi spessissimo inviati con qualche pre- te e diacono legati a Costantinopoli , o altrove, per affari, non vedendovisi il no- me della loro sede, contro l'uso di tutti gli altri vescovi del mondo. Questi pure non ponno essere che i vescovi suburbicarii, o romani, com'erano appellati; e sarà anzi un caso raro assai, se si troverà che i ve- scovi suburbicarii, nell'alta antichità, pon- gano il nome della loro sede, salvo che ne'sinodi romani, ove intervenivano altri vescovi (dalla costituzione iVb« mediocri^ di Eugenio IV, vedesi che un cardinale deve mettere prima il titolo di cardina- le, poi di vescovo di sua chiesa. Il cardi- nal d^AylIj diceva: Apostoli prius Car^ dinales^ quam Episcopi fuer uni ... prius fuerunt cardinales Urbis. Lo stesso di- ceva nel secolo XVI, in cui fiori quel dot- to, l'accademia di Praga. Dichiara il Nar- di, la vera ragione si è, che i cardinali for- mano un solo corpo col Papa, e con lui reggono tutta la Chiesa cattolica; laddo- ve un vescovo ne regge una frazione. Que- sta preminenza si desume non dall'ordi- ne sagro, ma dalla giurisdizione. Quan- do un vescovo è fatto cardinale, la s. Se- V ES de Io chiama con questo 2.** tilolodi Car' dinaie, come quello ch'è maggiore, o al- meno lo prepone, come lo prepongono i cardinali preli o diaconi, vescovi di qual- che luogo , come sempre fecero, ed usò anche s. Carlo Borromeo, che s'intitola- va cardinal prete del titolo di s. Prasse- de, arcivescovo di Milano. Leggo nel Ma- gri, vocabolo Cardinalis: \ cardinali del- la Chiesa romana ancorché inferiori in dignità a'vescovi, nondimeno sempre han- no preceduto a quelli come membri di detta Chiesa, col cui capo sono uniti. Onde nel concilio d'Efeso del 43f,de'3 legati del Papa sempre precedeva il prete della Chiesa romana a'due vescovi; anzi esso si sottoscrisse primo di lutti. Nelle vi- tede'Papi antichi dicendosi delle loro or- dinazioni di dicembre^ in esse erano sem- pre preferiti i preti e diaconi della Chie- sa romana, come cardinali, a'vescovi,ciuè: Creavii Presbyleros, Diaconos^e^ox E- piscopos per diversa loca. Quando dun- que i sagri canoni insegnano esser mag- giore il grado vescovile del cardinalizio, parlano dell'ordine, e non della dignità. Dichiara inoltre il Magri, anticamente quando un cardinale prete era fatto ve- scovo, lasciava di essere cardinale; ma poi in processo di tempo domandava in gra- zia di potersi chiamar Cardinale^ lascian- do però il titolo della chiesa o vescova- to, e solamente si sottoscriveva: N. Car- dinalis in Ecclesia Dei. Ma nel pontifi- cato d'Alessandro IH deli iSg, conside- rando la sublimità della dignità cardina- lizia, per la elezione del Papa, comincia- rono a ritenere il titolo ancora. £' intrin- seco leggersi il voi. XXXllI, p. 809, sul yenerabiles Fratres^ che il Papa dà a* cardinali vescovi suburbicarii, come al- l'intero sagro collegio, e sul Dilecte fili nostri^ colle quali parole chiama i cardi- nali dell'ordine de'pretie de'diaconi. Co- me pure si devono tenere presenti le for- inole usale dal Papa con un Vescovo e con l'Episcopato, di cui in quell' articolo ri- parlo. INota il Saroelli, t. 4» iett» ^2, o. VES 2i3 3, che prima di Clemente V deli3o5, si pose in disputa, se i vescovi diminuiva- no di grado, con passare a cardinale pre- te o diacono, e due volte fu risoluto nel palazzo apostolico e nell* auditorio del- la Rota : Non notari in tali promotion^ descensum. Lo riferiscono Gomez nel proemio, Reg. Cancell. qu. i, rubr. De Episcopi dignitatCf n. i; ed il Panvinio neW Opuscolo deCardinalis.Dì più il Sar- nelli nel t. 9, lett. 9." Della Mazza d'ar- gento de' Cardinali^ riferisce che antica- mente i vescovi non cardinali precede- vano i preti cardinali, come si vede nel- le sottoscrizioni della bolla d'Alessandro li del loyi, per la consagrazione da lui fatta della chiesa di Monte Cassino, ma che dipoi Clemente V antepose i preti car- dinali, per la connessione che hanno col Papa, a'vescovi, come spiegò il Papa con lettera riportata dal Rinaldi negli Anna- li ecclesiastici^ all'annoi 3 12. In diverse bolle prodotte dall'Ughelli , osservai che gli antichi cardinali vescovi suburbicarii si sottoscrivevano tra gli altri, e senza il titolo di cardinali, e prima dell'Ostiense talvolta altri cardinali suburbicarii, per- sino a'iempi d'Onorio IH del 12 16). Nel V Ordine Romano, ben antico come dice Mabillon, i cardinali vescovi sono chia- maixEpiscopiRomanì.-DQirei riferire mol- ti esempi del secolo Vili e seguenti, co- me di Ecclesiae Romanae Episcoporant. Nel concilio romano del 499 si dice Ec- clesiaslicis Ordinis electio del Papa, la quale elezione era esaminata da'cardina- ii e vescovi suburbicarii, ed era ilsolo giu- dizio che dava la sanzione canonica alta presentazione 0 postulazione del clero mi- nore (cioè quello delle collegiate e la pre- latura) e del popolo; per cui la somma delle cose era presso i cardinali vescovi suburbicarii, e de'cardinali preti e diaco- ni, scegliendo fra* vari proposti pel ponti- ficato. S. Cipriano nell' Episl. 2, lib. 2, dice che s. Cornelio eletto Papa nel 254: de\ Clerlcoruni pene omnium testimonio^ deplebis sujfragio^elde Sacerdotum (ve- ai4 VES scovi) antiquoriun^ et bonorum vìroriim collegio. Nella lettera V genuina di tal Papa, questi si espresse: omni igkur aclu ad me perlatOj placiiit contrahi Presby- teriuin. Àdfuernnl etiam Episcopi quia- que, che il Nardi crede subui bicarii. Era il collegio de'pieli e diaconi, ossia il se- nato della Chiesa romana, e s. Girolamo lo chiama Senatum Romani Cleri. Pri- ma di lui s. Cipriano chiamò i cardina- li, Collegium Jlorentissiniiim, et cuni Cornelium{yapa del 274) pracsiclcntent. Dipoi nel secolo XII il dotto Arnulfo vescovo di Lisieux appellò i cardinali, Palres et Domini mei, ed il loro cor- po Collegium Sanctum, come appunto diciamo oggidì Sacro Collegio. Ne'coa- cilii romani del 4^3 e del 499» come sempre, v'intervennero i cardinali preti e diaconi; neh/ sederono anche i cardi- nali preti e diaconi, non già a tergo de* vescovi, come facevasi in altri concilii, ne* quali i preti slavano dietro a' vescovi, e ì diaconi slavano in piedi avanti a'mede- simi, ma tulli assolutamente sedevano. IVel concilio romano del 702 vi sono sot- toscritti, oltre i vescovi,! preti e diaconi cardinali, col l'espressione haic constiti io a nobis promulgato j e sebbene vi fos- sero altri preti e diaconi, i soli cardinali sono sotloscrilti, poiché il solo presbite- rio romano aveva il singoiar privilegio di sottoscriversi ne'concilii. Nel concilio ro- mano del 745 si vedono sottoscritti i ve- scovi suburbicarii, poscia i cardinali pri- ma degli altri vescovi; cioè forse per uso antico, alle volle però essendo le sotto- scrizioni miste alla rinfusa, di cardinali e di vescovi. Osserva lo Sperandio nella Sabina sagra, che i vescovi suburbicarii principali e primari ministri del Papa, chiamati anche dal Lucenti, ahsoluLe E- piscopi Romani^ appunto per l'antico di- ritto della romana cittadinanza a tutto il paese accordato che dintorno a Roma re- stava, dovevano esercitare iiobilein Epi- scoporuni faniulatuni in sacro Latera- neusi Episcopio^ e quindi Iloruin AiUi- VES stitum fura episcopalia et domtcilkim antìquilus intra Urbis moenia eliam cstabant. Tut tavolta è incerto a quali di essi appartenesse ne'primi secoli, come è incerta l'epoca dell'aggregazione al Sa- groColirgìo (T'^.) de' vescovi suburbicarii, fregiali della dignità di Cardinale [f^.), benché furono detti, come gli altri vesco- vi, Ponte fici, però con l' aggiunta del Laterano (dalla cui cattedra il Ficario di Cristo, co' suoi oracoli con supre- ma autorità ammaestra Urbeni et Or- beni), ed anche di Papi Romani, giac- che il nome di Papa (P^.) da vasi prima del secoloXI a'semplici vescovi, oltre tan- ti altri Titoli d'onore in processo di tem- po riservati al solo Sommo Pontefice. Di che tratta pure Costanti no Pvuggeri , De Portucnsi s. Hippolyti Episcopi et Mar- tyris Sede, Disseriatio postlmma ab A- chille RuschìO portuensi dioecesis abso- luta, et adnotalioìùbus aucta, Romae I 771. Il comune consenso degli scrittori è che la i.^ volta in cui esplicitamente si fci menzione di cardinali vescovi subur- bicarii, per cui ho riunito le riferite an- teriori nozioni, fu nel concilio celebrato in Roma da Papa Stefano III detto IV nel 769, in cui prescrisse il loro ufficio, espresso con queste parole da Anastasio Libliotecurio. Ut omni Dominico die a septem Episcopis Cardinalibus Hebdo- madariis , qui in Ecclesia Salvaloris observant, Missarum soleninia super al- tari Beati Pelici (del quale riparlai nel voi. LXXV, p. 36) celcbrenlur. Sog- giunge il Magri : » celebravano dunque nella basilica V^alicaua (è inesatta l'e- spressione, perchè la proto-basilica del Sai valore è la Laleranense, e appunto nel- l'altare papale è racchiuso l'altare ligneo di s. Pietro, o almeno conveniva distin- guere le epoche ed i casi), a vicenila in tulle le domeniche dell'anno, e nella La- leranense ogni giorno in giro per tutta la settimana, e perciò erano chiamati Epi- scopiLaleranenses, Collalerales, Uebdo- madurii. Nella domenica celebrava l'U- VES slicnse, lunedì quello di Scl\>a Candidila martedì il Portucnsc^ mercoledì il Sabl- nOf giovedì il Prenestino^ venerdì il Tu- siulaiw, sabato \* Albanense. I cardina- li preti solevano nelle feste più solenni concelebrare col Pontefice dal quale ri- cevevano anco l'Eucaristia, per rappre- fcentare Cristo nell'ultima cena co'ss. A- postoli. Così l'Amalario, De ojf. Missac, lib.i, ed Innocenzo III, De sacri f. Mis- sae, lib. 45 e. 2 1. Per questo, celebran- do il Papa pontificalmente, i cardinali preti vestono le pianete, dove che i car- dinali vescovi portano i piviali, li quali assistono e non concelebrano". Ma su que- st'ultimo punto, ragionando il Nardi de- gli Ebdomadarii ( P^.), dice die fuori de* c.udinali preti ebdomadarii nelle 4 basi- liche maggiori (cioè nelle patriarcali C/t/e- se di Roma di s. Pietro^ di s. Paolo, di s. Maria Maggiore^ eòi s, Lorenzo fuo- ri le muraj come narrai ne* loro artico- li, specificando i selle cardinali di quali titoli assegnati a ciascuna, e per l'ultima meglio nel voi. LXXV, p. 225), gli al- tri non celebravano ne Titoli cardinali- zi, ma si trovavano alla messa del Pa- pa. Ne'tempi posteriori, si vede negli Or- dini Romani, che comuuicavansi i cardi- nali co' vescovi dalle mani del Papa nel- la di lui messa, onde conservare l'antico rito, tipo dell'unità nelTunico Sacrifizio col vescovo. Poscia i vescovi distribuiva- no il sagro Pane eucaristico a'fedeli, e i diaconi il sagro Calice, Della Comunio- ne de' vescovi, preti e diaconi cardinali alla messa del Papa, si fa pure menzio- ne nel II antichissimo Ordine Romano, e in tutti gli altri successivi : celebrava il Papaordmariamenteal Laterano, ove an- cora predicava, anzi talvolta per stazio- ni o feste di qualche chiesa colà si porta- va e predicava al popolo. I cardinali ebdo- madarii non solamentecelebravanoin det- te 4 basiliche e vi distribuivano il pane eucaristico nella messa, nja vigilavano sui loro cleri nel servigio del popolo e ani- minislrazioue de'sjgrameuti, il servigio della chiesa e la salmodia. Inoltre Nar- di, con l'autorità del Bianchini e del Can- cellieri, ritiene che sino nel IV secolo vi fosse la divisione nota a tulli gli eruditi de' VII vescovi ebdomadarii nel Lalera- no, ossiano i vescovi suburbicarii, e de* quali mollo scrissero il Ciacconio e l'OI- doino. Facevano il loro turno, e termina- ta la settimana, spesso, se il Papa non ne abbisognava, tornavano al vescovato lo- ro, come scrivono Cenni e Zaccaria, ed erano computali della Chiesa romana. Celebravano anche avanti il Papa, ©ce- lebrando il Papa assistevanlo con gli al- tri cardinali. Poi dice lo slesso Nardi, Ste- fano III Papa nel 767 (non lo era, lo fu nel 768; si legga nel 769) volle che i ve- scovi ebdomadarii del Laterano celebras- sero nella domenica sull'altare di s. Pie- tro, nella quale basilica celebrando il Pa- pa nelle solennità, se impotente suppli- va un cardinal vescovo, e lo conferma VOrdo Offlcior. Z^^^er<3;ze/7. presso un co- dice della Gambalunga in Rimini, percui s. Pier Damiani nella lettera che loro scrisse nelio58 li chiama, T'^escovi della Chiesa Laleranense Cardinali , i quali soli, dopo il Papa, potevano celebrare sul- l'altare di essa, omnium Urbis et Orbis Ecclesiaruni Dlaler et Caputjn omni gen- te Priniatum habuil. Ne aveano l'ammi- nistrazione, come vedesi iu Anastasio IV dell i53,neir£'^z.?/.8,nella quale li chia- ma Cooperatores et Ficarii nostri: si legge nel Rasponi. E' certo che in tut- ta l'antichità dal Papa erano consulta- ti, co'cardinali preti e diaconi, niu^ia co- sa d'importanza facendo i Papi senza ra- dunare a consiglio il Sagro Collegio. Nel- la mentovala lettera il Papa dice, che quando i detti vescovi cardinali cantano messa nel Laterano , vi debbano essere presenti i canonici regolari, in allora ivi dimoranti, i quali debbono assistere iti clericulibus iunicis, e cantare; di più pen- sare a provvedere il prete assistente , il diacono, il suddiacono, l'accolito; alle qua- li cose nell'altre basiliche, ove andavano ii6 VES i cardinali ebdomadarii, pensava il clero o capitolo di quella tal basilica. «> Questi vescovi suburbicaiii, al servizio del Papa e della Cbiesa romana , da' primi secoli della Chiesa sino a'noslri, ci mostrano co- me si pensasse, e quanto si credesse giu- sto che il Vicario di Gcsk Cristo fosse onorato e servito anche da' vescovi. La santa antichità non faceva la schizzigno- sa, come fanno certi moderni , che non sanno intendere quanto sia giusto il de- coro alla Chiesa romana, e l'ossequio al- la medesima, e perciò avevano pensato negli ultimi nostri miserandi tempi di togliere i vescovi suburbicarii, e ne ave- vano fatta imperiosa domanda (anzi co- me dissi. Napoleone I pretese abolirli) al Sommo Pontefice Pio VII, mentre poi eguagliano i parrochi a' vescovi ". Sin qui il Nardi. Abbiamo dalla Storia di Ste- fano indetto IV ^ del Novaes, che il Pa- pa neiraprile 769 ordinò nel sinodo ro- mano, che ogni domenica si cantasse da' VII cardinali vescovi suburbani nella ba- silica Lateranense l'inno Gloria in ex- celsis Deo (V.). » Questa è la prima voi* ta, che si fa menzione de' VII Cardinali Vescovi , ciascuno de' quali faceva per settimana le veci del Papa nella basilica Lateranense, come riporta il Baronio al- l'anno 769, n. io". Riferisce la stessa isti- tuzione di Stefano lII,o IV, il cardinal Pia* sponi. De Basilica et Patriarchio Late- ra«e««,lib. i,cap. 3: De dignitate liuius Basilicaej con dichiarare. «Ad haec cura Basilicae Lateranensis tam sit dìgnitas, etmaiestas VII Episcopi finitimarura Ur- bi Civitatum fuerunt constituti, ut singu* lis hebdomadae diebus cum praesente, tumetiam absente Pontifice, super arara eius maximara divina mysleria per vi- ces singuli celebrarent, a ut certe Pontifi- ci celebranti ad constitutos^solemniores anni dies assisterent. Utautem VII sunt ebdomadae dies, qui ea evoluta denuo recurrunt; ita VII Episcopi electi fuerant, qui hebdomadam celebrando explerent, et miuisterium de integro ea circumacta VES rite obirent, atque inde polissimum fi- ctum est, ut ii VII Episcopi Cardinales sint appellati. Inter hos aulem VII Epi- scopos per vices huiusmodi officium ila partitura erat, ut Osliensis dies Domini- cus, sequentis feriaeEpiscopoSilvaeCan- didae, qui Urbi Leouinae tamquara pio- priaedioecesi praesidebat,mox Portuen- si, qui Translyberinam Urbis regionem Episcopali auctoritate adminislrabat, ac caeleri deinceps Sabinus videlicet, Prae- nestinusque, ac Tusculanus, ac denique Albanus, qui omnes ètiam extant hodie- que praeter Episcopatum Silvae Candi- dae, qui ob eius oppidi infrequeuliara cum Ecclesia Portuensi auctoritnte Cal- lixti II coaluit , eademque de causa O- stiensi deinde Ecclesiae subventum est unitis eidem ab Eugenio IH Velitris ". Ne riparla nel lib. 2, cap. 8: Defimctio- nihus Ronianorum Ponti ficum in Eccle- sia Laieraneiisi^deque Minislris eie. « A d minores anni celebritates, et ad fei ias or- diuarias Cardinales Episcopi per vices, ut iam dixi, singulis diebus loco Romani Pontifìcis in ara maxima sacra perage- bant. Ab huiusmodi autem Cardinalibus oblaliones omnes cuiuscumque generis, aut pretii, quae ipsis celebranlibus. Or- dinationes suae^aut consecraliones haben- tibus (cioè del Papa), aliaque roysteria divina peragentibus obveniebant , cum basilicae canonicis ex aequo divideban- tur, quos tamen, vel functiouibus huius- modi ministrare , vel alias praesenles a- desse conligeret. Pane dumtaxat et vi- no excepto, cuiusoblatio ad solos huius- modi canonicos integra pertinebal. At dura ipse Ponlifex sacrum in ara eius maxima celebrabat, aderant, ei obseque- banturque omnes, qui in romana Curia quocumque honore, vel munere funge- bantur. Erant vero Inter primos VII E- piscopi Cardinales, nempeOstiensis, Por- luensis, s.Rufinae, Praeneslinus, Tuscu» lanus, Sabinus et Albanus; atque Li tam- quam Romani Pontificis Collaterales vo- cabantur primae Sedis Episcopi, et pri- VES mus Inter illos appellabalur Prior Epì- scoporuiD, quelli nunc Sacri Collegii De- canuQ) appellamus". INeiroperadi Can- cellieri, De Secrclariis novae Basilicae Paticanae^ t. 3, p. iSgo, si legge.» Ce- leriini dodissimus F. Blancbiniushebdo- niadariam assignationern Episcoporum VII ili Laleraoensi, loiidemque Presby- terorum Colialeralium in reliquis basi- licis patriarcbalibus s. Petri, s. PauUi, s. Mariae Majoris, et s. Laurenli extra mu- ICS r=r pria» iim rudin)enlum accepissepu- latsubDarnaso l(dei 367),elcomplemen- lum obtinuisse a Simplicio (del 467)' ^^^ JNam Damasus I uainium piimum fiiisse videlur , qui conlinentem psalraodiarn praesciipsit, jubens =::;ut psaimi din no- cinque canerenlur per omnes Ecclesias, et lioc praecepil Episcopis, Presbyteris et Monasteiiis.^ii: Deinde vero Si mpliciusr^: conslituìt ad s. Peliuni et ad s. Paul- lum App. et ad s. Lauientium l\l. ut hebdomadibus singuHsPiesbytei'i mane- rent ibi proptei baplismuuì et poenileu» liani peteules, de regione I ad s. Paul- lum, de regione III ad s. Laurenliuai,de legione VI ve! VII ad s. Pelrum. = Ve- ro una cuui aitare eruditissimo praesule Sleph. Borgiae, a quo baec omnia egre- gie, ut solet, prolata, sum mutatus, Da- masus I id unum praecepisse ut per omnes Ecclesias Episcopi, Presbyleri et mona- cbi psalmodiae vacarent, nihiltamende sacrorum celebratione pronunciasse, ne- ino non videt. Item in vita Simplicii nul- la de sacrifìcii oblatione fit meutio, seJ unice munusPresbyterorum de baplisma- te et poenitenlia adoainislranda indica- lur. Haque haud ante Gregoriuoi IMa- gnura quotidiana sacrorum celebratio su- per altare s. Petri commissa fuisse vide- lur, quam Lucas Holstenius perperam usque ad Stephanum IV relrahenduia esse duxit. Nam haud satis reale iuter- pretatus est verba incerti auctoris de "vitis PP. quae sub Luitprandi nomine circumferuntur, ubi legitur. := Hic con- fililuil VII Caidinales Epiiscopos qui al- VES ai7 ternatim in Eccl. B. Petri Ap. hebdoma- das celebrarent, et bymnum Angelicuin in missarum soiemniis decantarent. =: Quae quidem excerpta videntur ex Sle- pbai»ibiographo,qui haechabet.z::rzCon- stituit, ut omni Domìnico die a VII E- piscopisCardinalibus hebdomadariis,qui iu Ecclesia Salvatoris observant , raissa- rum solemnia super ailarem B. Petri ce- lebrarenlur, et Gloria in excelsis Deo di- cerelur. :=i= " Il Piazza, La Gerarchia Cardinalizia^ dice che il 1." de'suoi tre gradi viene rappresentato nel misterioso numero delle VII Chiese dell'Asia, a cia- scuna delle quali presiedeva un Angelo, come li vide s. Giovanni in visione nel- l'Apocalisse, rafllgurati appunto ne' VII vescovi assistenti al romano Pontefice, paragonati inoltre al Coro degli Angeli nell'ordine gerarchico de' Serafini; che sebbene cessò il loro simbolico significa- lo nel numero, forse non è senza mistero che il preseute numero sessenario rappre- senti le seiali de'Cherubiui, che incessan- temente nella loro assistenza al trono di Dio, cosi questi al Trono pontificio, di- battono alter ad alterimi le loro sei ali, come pure nella medesima visione osser- vò il nominato Evangelista. Il Piazza de- scrisse eruditamente la posizione geogra- fica e le diocesi de'cardinali vescovi sub- urbicarii, essendovisi recato autorevol- mente di persona, studiandone i monu- menti, le memorie, gli archivi, le tradi- zioni, per illustrare con diligenza i ve- scovati e le loro insigni prerogative, di cui sono decorati quelli, di cui formano il I .° e più nobile ordine, espressi nel lib. 1 , cap. 2 de'/ie; Domini sunt Cardines TcrraCy et posuil super eos Orbent.K\(Q' risce poi lo stesso Piazza, avere Giuseppe M.^ Suarez, Praenestes antiquae^ lib. 2, cap. IO, osservato sui vescovi suburbica- ri i, che essi successero a que' vescovi i qua - li anticamente assistevano alIlomanoPon- lefice, pastori delle città vicine e perciò di facile accesso a Roma, ed eziandio co- me immediatameote soggetti alla s. Se- 2i8 VES t!e. Ma essi fuiono d'un numero inag. f;iore, perchè Iìel4i8 per l'elezione di s. lìonifacio I , vi sollosccissero oltre molli prelijIX vescovi di diverse provincie. Do- po avere il Piazza erudilauieule ragio- nalo dell'origine, etimologia, numero e prerogative de'gradi de'Cardinali della s. lion)anaCIiiesa,e del loro gerarchico pi in- cipalo, immediati e non inlerrolli succes- sori degli Apostoli, come assistenti a Cri- sto, mentre i vescovi successero a' sacer- doti levitici, col cardinal Paleolli, De sa- ero Coiisis Iorio y succeduto al romano Presbiterio j ne dicliiara enfaticamente l'ordine della loro gerarchia. « A somi- glianza della Chiesa celeste e trionfante, (u istituito l'ordine gerarchico della Chie- sa militante nel Collegio Apostolico, di- stinto in Ire ordini e gradi, di Vescovi, di Preti j e di Diaconi j de' quali, e loro mistero, scrive con erudita eloquenza il medesimo cardinal Paleolli; il primo de* quali è de'Serafini nell'ordine de' cardi- nali Vescovi^ li quali sono sopra gli altri ardeolissimi nell'amore del loro Creato- re, e ad esso specialmente intimi. Il se- condo ordine è de' cardinali Preti^ rap- presentanti quello de'Cherubini, colmi di sapienza ed erudizione. Il terzo è de'car- dinali Diaconi, allusivi a'Troni, li quali con l'autorità della dottrina mantengo- no ferma eslabile la rettitudine della giu- stizia. Questi tulli assistonoal Sommo Sa- cerdolee Gerarca della Chiesa, con l'ono- re, maestà e autorità del loro apostolico magistrato, per il governo e amoìinistra* zione della Chiesa universale; -esercitan- do in essa molte azioni gerarchiche, col- le quali tulio lo stato del mondo cristia- no si mantenga, con amore infuocalo di Serafini purgalo;con sapienza ed erudizio- ne di Cherubini illuminato; e coll'auto- rità della dottrina e fermezza della giu- stizia, a guisa di Troni, si renda perfet- to; essendo proprio dell' atto gerarchico purgare, illuuimare e perfezionare, cou»e asserì s. Dionigi Areop.igila, De Coclest. Ilierarch. cap. 3; perchè risplenda con VES sì bell'ordine e armonia di virtù celesti la Cliiesa militante ne'suoi ministri". Pri- ma di descrivere le prerogative, l'eccel- lenza e la dignità d'ogni chiesa suburbi- caria, il l^iazza ragiona colla digressione I.": De* selle Vescovi Cardinali^ oggidì sei, loro origine e prerogative. Dopoché il magnanimo imperatore Costantino [ fece trionfare il salutifero vessillo della Croce, nel 3ii donando la pace alla Chiesa e accordando a' cristiani il libe- ro esercizio di loro religione, con ispleo- dida magnificenza edificò nel Lateraoo la basilica patriarcale del Salvatore, poi detta s. Giovanni in Laterano, nel Va- licano quella di s. Pietro, nella via O- stieose quella di s. Paolo, nella via Ti- burlina quella di s. Lorenzo, dotandole di copiose rendile; poscia con celeste pro- digio, sull'Esquilioo Papa s. Liberio e- resse la 5." basilica patriarcale di s. Ma- ria Maggiore. Cosluuìarono indi i roma- ni Ponlefici di onorarle con frequenti uf- fìzialure e pontificie funzioni; ed accioc- ché queste si celebrassero con gran mae- stà e decoro , vollero che vi assistessero VII vescovi, tolti dalle vicine e suburba- ne città, quali avessero altresì, dopo pre- slata al Papa 1' assistenza, l' obbligo un giorno della settimana di celebrare cia- scuno sopra l'altare della basilica Lale- ranense il divino sagrifizio, dove cele- brava il solo Papa e non era permesso ad altrij cattedrale del i." vescovato del cristianesimo; per cui dice il Panvinio, De seplein Ecclesias Urbis Romae, fu- rono detti Vescovi Cardinali, cioè prin- cipali, de' quali si comincia a far men- zione del pontificato di Stefano IV, qua- li ebdomadari i della basilica Laleraneu- se. Si elessero da' vescovati più vicini a Roma, perchè ivi potessero risiedere, ac- ciò non mancassero mai, ancorché vi (os- se presente il Papa. Questi VII cardina- li vescovi conlinuameule assisterono e as- sistono il Papa, anche ne'negozi più gra- vi della s. Chiesa. Lai." delle VII chiese suburbicariedc'cardinali asaisleuli al Pa- V E S pa, è r Ostiense, il cui vescovo per pri- vilegio concesso nel 336 da Papa s. Mar- co,usa il/;rt//22 V E S sieme cacerdole, ovvero pontefice corfìi* naie dell'alila commessagli, come per e- sempio N. Kpiscopus N. , et sacerdos cardinalìs N. Wel pontificato di s. Gre- gorio I si leggono circa 5 di tali casi. La 3.^, che ne'primi secoli per la consagra- zione del Papa fiirono deputati VII ve- scovi, cioè Jlhauus^ Osliensis^ Poriuen- siSy s. Ihifìnae, Tuscitlnnus^ Praenesti- nus^ Sabinensi^, i quali da principio non intervenivano alla pontificia elezione, ma solo alla consagrazione. Nel pontificato d'Alessandro III furono ammessi all'e- lezione, ed allora cominciarono a chia- marsi Fescovi Cardinali , a similitu- dine dei preti e diaconi cardinali che in- tervenivano air elezione del Papa, pri- ma non trovandosi mai la denomina* iXoweiW F escovo Cardinale, ^on credo in tutto esalto il riferito dal Lunado- ro , massime dell'ammissione de'vesco- y'ì suburbicarii all' elezione pontificia COSI lardi, la cpiale in vece è assai anterio- re, codi e indicai e dovrò ripeteie. Bensì anticamente non poteva esser Papa, che un pi eie o diacono cardinale, e ciò era in tanto rigore osservato, che neppure po- teva esserlo un cardinal vescovo subiu- bicario, rome si praticò sino a Formoso, che però dopo morto fu iniquamente ol- traggiato e tenuto invasore della romana cattedra; non ammettendo la disciplina d'allora il passaggio di un /V^corfl/o al- l'altro, e neppure l'amministrazione di più vescovati, di che il i.**esem[)io tra' cardinali è avvenuto in Corrado Wi- tellespach , con dispensa apostolica, il quale, come dissi ne' precedenti articoli, elevato al cardinalato nel i i63 da Ales- sandro 111 (e secondo alcuni anche il i.° vescovo che fu promosso al cardinalato) , fu vescovo di Sabina , e insieme arcive- scovo di Magonza e di Salisburgo. E qui devo notare, che i vescovi, ancorché car- dinali, con indulto apostolico ritengono il titolo arcivescovile, o per e>serne stali in parlihuSjO d'altra chiesa residenziale, oltre a qua' cardinali che per singolari V 1^:8 cause furono fiiHì Vescovi in parlihus (^ .),con titolo di chiese patriarcali e ar- civescovili, ed a quelli che ad un tempo furono o sono arcivescovi residenziali o patriarchi. Ma l'anteriore titolo arcive- scovile non più r usano i cardinali di- venuti vescovi suburbicarii. Però vie l'e- serapio,che il cardinal Orsini essendo ar- civescovo di Benevento, ritenuta questa chiesa, divenne vescovo di Porto e s. Kuf- fina, non però decano per la sua assenza da Roma, e per avervi rinunziato; e ciò per l'amato suo arcivescovato che riten- ne pure nel 1724^ q^'^indo fu assunto al papato col nome di Benedetto Xlll. Ne- gli articoli de' vescovati suburbicarii si ponno vedere i molti cardinali che in processo di tempo furono da essi subli- mali al pontificato, e l'ultimo fu Pio Vili nel 1829, Anzi abbiamo esempi di Papi, che per rinunzia o deposizione furono quindi fatti vescovi suburbicarii. Tali fu* rono Gregorio XII (F.), che rinunzian- do il pontificato nel concilio di Costanza, venne dichiarato vescovo di Porto, o me- glio di Frascati , come vuole l'Ughelli; e Giovanni XXIII (F.)^ che deposto dal ponlificato,gli fu conferito da Martino V il vescovato di Frascati. Di più l'antipa- pa Felice V di Savoia (F.),rinonziata la falsa dignità, Nicolò V lo fece vescovo di Sabina. L'ordine gerarchico de'cardinali vescovi suburbicarii, consiste nel vescovo d'Odia e Velletri,ch'èil i .*' e ordinaria- mente decano del sagro collegio, nel ve- scovo di Porto e s. RufTina eh' è il 2.°, comunemente sotto-decano del sagro col- legio: gli altri 4 vescovi suburbicarii non hanno gradazione , bensì quelli che ne sono in possesso per anzianità dal loro ingresso nell'ordine de' vescovi suburbi- carii.— Lungo e complicalo argomento sarebbe quello dell'Oz/o/je, da un vesco- vato suburbicario all'altro, massime quanto alla dignità di Decano e di sot- to-Z^fC/7«o, di vescovi d'Ostia e Felielri, e di Porto e ^.Ruffina; non più esisten- do l'ozipne tra gli altri 4 vescovati sub- VES inbicarii; come il dire dell'ozione rìal- i'oidine óe' Preti e dall'orcline de' Dia- co/Zi-", all'ordine de'Ve^covi, ossia da' 77- toli cardhinlizi e òitWe Diaconit cardi- nalizie ^ a' vescovati snburbicarii. Credo d'averlo esaurito con suflìcienle diffusio- ne e parlicolarilà in tutti gli articoli che ho ricordali e in queUi che rammenterò, Del limitarmi qui ad un cenno pe'soli ve- scovati suburbicarii. Neli4og, durante il grande e lagrimevole Scisma d' Occi- dente, sostenuto dall'antipapa Cenedet- toXllI, contro il legittimo Gregorio XI J, i cardinali dell' £/^/^/V//e/i3<3 di questi egli anticardinali di quello, si unirono nel Sinodo di Pisa , lì deposero ambedue, ed elessero Alessandro V; il quale rico- nosciuti per veri ì pseudo-cardinali , sì trovò che ad un tempo essi e gli antichi cardinali avevano un medesimo vescova- to suburbicario , un medesimo titolo e una stessa diaconia, per lo meno in tito- lo senza possederlo; laonde stabilì VO- Zìone, ossia il passaggio da un vescovato suburbicario all'altro, e così de' titoli e delle diaconie, per rimuovere la mostruo- silà de* duplici titolari di ciascuno. La novità della concessa ozione o mutazione negli ordini cardinalizi vescovale, presbi- terale e diaconale, di cui in avanti erano stati rari i casi, riuscì perniciosa e pre- giudizievole a'vescovali suburbicarii, a'ti- toli e alle diaconie. Imperocché essendo gli uni e le altre a vita de'cardinali in- vestili, perseverando eglino nella propria chiesa, ne prendevano amore, la benefi- cavano, l'ornavano, zelavano il decoro del divin culto. E quanto a'cardinali ve- scovi suburbicarii, per la cognizione e per l'esperienza del governo del gregge , ai suoi bisogni applicavano opportuni soc- corsi, beneficando la cattedrale e l'intero vescovato. Quest'aHezione alle loro spo- se spirituali notabihnente diminuì dopo le ozioni , pe' facili e frequenti passaggi senza bisogno e plausibile causa , le piti nocevoli essendo quelle de' vescovati sub- urbicarii. Se si leggono i loro articoli, VES 223 si troverà che nel breve periodo d'un an« no, più cardinali ne furot»o vescovi. Paolo 111 Farnese era stato vescovo di cinque vescovati suburbicarii, tranne Albano; e di altrettanti, eccettuato quello di Pale- strina, Paolo IV Carafj, già ambi decani del Sagro Collegio. Il Borgia nella Sto- ria di yelletri a p. SgG asserì , che il cardinal Ilaftaele Riario fu il i ." che per ozione ottenne tutti i sei vescovati subur- bicarii: ciò ripetei nel voi. L., p. 83 ; ma ora avendo esaminato tulle le serie de've- scovi suburbicarii, trovo che noi fu né di Paleslrina e né di Frascati. Il cardinal Gio. AntonioSerbelloni, meno Albano, fu vescovo degli altri cinque vescovati. Ma la gloria di averli governati tulli e sei , con raro esempio si deve al celebre cardi- nal Giovanni Moroui. LoSperandio,iS/Z- bina sagra , p. 244> »^o" solamente de- plora i luttuosi e gravissimi danni deriva- ti a'vescovati subtiibicarii per le frequenti variazioni de'paslori; ma Ira le pregiu- dizievoli conseguenze, fa pure notare l'al- terazioni e oramissioni recate alle serie de'rispettivi vescovi, ed i relativi errori in cui caddero dotti scrittori, appunto per le troppo frequenti lamentate ozioni; rimar- cando, che la Sabina nel periodo di circa i8 mesi ebbe tre vescovi l Anche altri scrittori deplorano la lunga umiliazione delle illustri sedisuburbicarie, per la cou- dizione di averci propri pastori senza qua- si mai possederli presenti; laonde di molli appena se ne conosce il nome,e sterili ne sono le notizie. Si ha un esempio del car- dinal Bessarione, che fatto vescovo di Sa- bina e passato al vescovato di Frascati , poi o per Regresso o in altro modo ri- tornò al vescovato di Sabina , e ntiova- mente divenne vescovo di Frascati. Su di che va letto il § VII dell'articolo Vesco- vato, ove riparlo del pregiudizievole e abolito regresso. Dopo introdotta l'ozio- ne, nondimeno i Papi, come facevano an- ticamente, crearono alcuni cardinali ve- scovi suburbicarii; e Pio II nel i46o conferì il vescovato di Porto e s. Rulìina 224 V E S al cardinal Giovanni CarvajaI, ch'era non diacono di s. Angelo in Pescheria , come scrivono Novaes e Cardella, ma già pas- salo al titolo di s. Croce in Gerusalem- me, il che leggo in Ciacconio e Besozzi. Nel i555 decretò Paolo IV: Decaniini Collega Cardinalium ad antiquiorem spedare ; concedendo l'ozione al deca- nato a'soli cardinali dimoranti in Roma, cai più dentro il distretto di due diete , ossia 4o miglia o due giorni di cammi- no. Avendo Sisto V nel i585 stabilito , doversi comporre il sagro collegio di LXX cardinali, de* quali VI fossero ve- scovi suburbicarii, L dell'ordine de* pre- ti, eXI V di quello de*diaconi;dispo8e che il i.** tra'diaconi ovvero il i.° dopo di lui, quando avesse legittima età e an- zianità di cardinalato, nella 4-^ vacanza de'vescovati suburbicarii,nefosse promos- so, il che non si effettuò mai. Avverte il cardinal De Luca, // Cardinale pratico ^ p. 42i> che secondo la bolla di Sisto V, il transito dall'ordine diaconale al pre- sbiterale non potevasi fare se non quan- do fosse 1* ordine diaconale compito e pieno di XIV cardinali diaconi, e do- vere occupare 1* ultimo posto dell'ordine de'preti, per non averlo spiegalo Sisto V, essendo indispensabile il passaggio gra- dualorio all'ordine presbiterale. Quindi Clemente Vili sul privilegio accordato all'ordine de'diaconi, lo dichiarò cessato per non usumj bensì quel Papa decretò, che i cardinali dell'ordine de'diaconi, dopo IO anni potessero passare all'ordi- ne de'preti, e prendervi luogo sopra gli altri, secondo l'epoca dell'elevazione al cardinalato, col benefìcio dell'anzianità di tale promozione, ben inteso che nel- l'ordine diaconale vi rimanessero i o car- dinali diaconi. Urbano Vili non solo di- chiarò, che il cardinal vescovo d'Ostia e Velletri non potesse stare senza suffra- ganeo ; ma che i cardinali e altri impe- diti per malattia e altre fisiche indispo- sizioni a fare le funzioni vescovili, non po- tessero essere proposti in concistoro per V ES qualunque vescovato, ne passare ad altro se già vescovi. Il cardinal De Luca nella Relazione della Romana Curia^ esatta- mente descrisse il metodo del beneficio dell'ozione, secondo quello in vigore a suo tempo. Egli dice: I cardinali subur- bicarii alle vacanze, per rango d'anziani- tà,ponno oliare al vescovato suburhicario vacante. Il i." cardinal prete può oliare alTultirao vescovato suburhicario vacan- te. Essendo ammesse le ozioni dall'ordi- ne diaconale al presbiterale colla prero- gativa del salto, cioè occupando il luo- go sugli altri cardinali dell'ordine dei preti, secondo l'epoca della loro creazio- ne in cardinaIì;così il cardinal diacono, divenuto cardinal prete, poteva alla sua volta oliare al vescovato suburhicario vacato. Tulli poi dovendo, come al pre- sente, far l'ozione personale in concisto- ro , qualora non dispensi il Papa. Nel voi. L, p. 82, riportai la formola delle ozioni pronunziate da* cardinali in con- cistoro, e quella letta dal cardinal Vin- cenzo Macchi (ora decano del sagro col- legio e vescovo d'Ostia e Felletri) qual deputato dell' infermo cardinal Micara , per l'ozione dal vescovato di Frascati alle chiese d' Ostia e Velletri, siccome dive- nulo decano del sagro collegio , e pel quale postulò in concistoro anche il pal- lio, colla formola riprodotta nel voi. LI, p. 63. Dopo le opere pubblicate dal car- dinal De Luca, rinnovatasi la questione dell'ozione de'cardinali diaconi a' vesco- vati suburbicarii, decretò Clemente XI, non competere ad essi tale ozione , ma a'soli cardinali dell'ordine de'preti; e che se il cardinal suburhicario seniore non volesse passare al decanato, potrebbe a- scendervi il cardinale più antico del suo ordine, cioè quello dopo di lui. Statuì poi Clemente XII, dovere occupare il decanato il più anziano dell' ordine dei cardinali vescovi suburbicarii residente in curia, ed anche se n'è lontano in ser- vigio della s. Sede, non dovendo giovar loro la residenza in altri vescovati e ar- V E S civescovati non subtirbicarit; perei?) e- scltuleiido (lalTozione i cardinali assetili e lontani da Roma , i quali erano stati abilitati a tale ozione dal predecessore Benedetto XIII : aggiungendo non do- versi attendere l'epoca della promozione al cardinalato, per l'otione ai decanato o sotto-decanato, ma l'anzianità dell'orili- ne de'vescovi suburbicarii. Ne'menlovali articoli e in quelli de' vescovati suburbi- carii riportai gli esempi di cardinali de- cani, sen/.'essere vescovi d* Ostia e Fel- tetri, per non aver voluto dimettersi e la- sciare la chiesa suburbicaria che posse- devano. Così Clemente XII finalmente tolse r inconveniente delie frequenti o- EÌoni a'vescovali suburbicarii, lasciandola soltanto per quelli di Porlo e s. Rufijna , di Ostia e Velletri. Molti cardinali pri- mi preti, non volendo sobbarcarsi ai pe- so del vescovato, o per restare capi e Priore del proprio ordine, non vollero passare a'vescovali suburbicarii. Altret- tanto fecero i cardinali primi diaconi , preferendo rimanere capi e Priore del- l'ordine loro. L'ultimo esempio del pas- saggio dall'ordine diaconale al presbite- rale, colla prerogativa del salto, avvenne nel 1854 col cardinal Adriano Fieschi, che però vacato nello stesso anno il ve- scovato di Frascati, il Papa Pio IX non permise che vi oliasse, e in vece conces- se l'ozione pel vescovato di Frascati al- J'aituale vescovo cardinal Anton Maria Cagiano de Azevedo. E da notarsi, che il cardinal Fieschi era stalo creato cardi- nale a'24 giugno i834j e il cardinal Ca- giano a'22 gennaio i844>'' quale com- preso il Fieschi avea avanti di sè2[ car- dinali preti, de'quali oltre il Fieschi, 9 ri- siedevano in Pioma e ricusarono l'ozione, gli altri essendo arcivescovi e vescovi resi- denziali. Nelle vacanze de' ves(;ovati sub- urbicarii, anticamente spellava al Sosti- tuto del Concistoro, in nome del Papa, l'interpellare i cardinali anziani dell'or- dine de' preti presenti in curia, se bra- mavano oliarvi. Ora ciòsi fa dal prelelto YOL. xcv. VES a^*) de* Maestri delle rcrenwnie ponti fìcir^ e lo notai anche nel voi. L, p. 8 i . Tulli i cardinali promossi a qualunqtie vesco- vato sono esenti lìaW Esame de J^escovi» Anticamente, per le chiese suburbicarie cardinalizie, dopo essersi formato il pro- cesso sul promovendo, venivano in Con' doloro proposte dal cardinal ponente i.° dell'ordine de' preti presente in curia, e perciò spettava a lui la propina (ordina- riamente i5 ducati per 100 sulla Tassa delle mense delle rispettive chiese, e lo di- ce il Lunadoro; che inoltre aggiunge, se proponeva il Papa, l'emolumento si de- volveva al collegio de' yacahili de' Se* gretari apostolici j e quando proponeva chiese per cardinali non mai venuti a Roma, essi pagavano parimente il i5 per 100, ma se essi erano presenti in Rotna venivano esentati dalla lassa. Equi note- rò, che lenuissime sona le mense de' ve- scovati suburbicarii, tranne quella pmgue d' Ostia e Velletri, e quella di Porlo e s. Ruffina; per gli altri sono passive a* cardinali vescovi. Da osservazioni che ho fallo sulle Proposizioni concistoriali dei' le chiese suburbicarie, massime sull' ul- time, e per altre mie ricerche, pare che eccettuali i vescovati di Sabina e Pale- slrina, gli altri sieno registrali per le las- se ne' registri della camera apostolica e del sagrocollegio).lndidalfebbraioi646 sino al 1794» propose i vescovati sidiur- bicarii vacanti in concistoro il cardinal F icario di Roma, è poscia propose il Papa, come d'allora in poi propone per tulli i vescovati. Meglio è vedere, oltre il voi. LV, p. 33i e 332, il voi. XV, p. 221, ove ne riportai la formola, ed ivi a p. 229 e 2 3o rilevai, che priuìa riceve- vano i fogli concistoriali i cardinali prio- ri e capi degli ordini de'vescovi, de'pre- li, de' diaconi: ora si dispensano a lutti i cardinali le proposizioni concistoriali. Nel concistoro si propongono prima i ve- scovati suburbicarii, anche avanti le chie- se patriarcali e metropolitane, perchè precedendo i cardinali nel!' onore a' ve- i5 29,6 V E S scovi, arcivescovi, primati e polriaichi, così le chiese vescovili suburbicarie^ co- n)e cardinalizie slabili, si propongono prima di tulle; non però ciò si pratica cogli alili vescovati che si conferiscono a* cardinali, poiché essi seguono l'ordi- ne gerarchico de' vescovati. Si può vede- re il voi. XV, p. 227 e 228. Notai nel voi. LXXV, p. 222, che i cardinali sub- urbicarii talora ritengono in commenda il loro anteriore titolo cardinalizio, e ne riportai alcuni esempi. Altri sono questi : nel secolo decorso, del cardinal France- scoAcquaviva,che passato al vescovato di Sabina ritenne in commenda il tìtolo di s. Cecilia; e nel corrente, il cardinal E- inanuele De Gregorio che conservò in commenda il titolo de' ss. Bonifacio ed Alessio ne' vescovati di Frascati, Porlo e s. Ruflìna a cui era allora unito quello di Civitavecchia. 11 V ice- Cancelliere di s. Chiesa, per disposizione di Sisto V, an- corché vescovo suburbicario, come 1* o- dierno cardinal Luigi Amai vescovo di Palestrina, è sempre commendatario del- la basilica di s. Lorenzo in Damaso: que- sta è chiesa che non soggiace a ozione, e cambia specie e natura secondo l'ordine cui appartiene l' insignito del cancellie- ralo, al quale è congiunta; quindi se il cardinale è vescovo suburbicario, divie- ne commenda, se dell' ordine de'preti,è titolo presbiterale, se dell'ordine de'dia- coni, è diaconia. I cardinali suburbicarii ponno altres'i ritenere in commenda le abbazie nullius, come 1' attuale vescovo di Siibina cardinal Gabriele Ferretti, ab- bate delle TieFontanee commendatario del priorato Gerosolimitano di Roma. Ponno pure essere arcipreti delle patriar- cali basiliche di Roma (de' quali riparlai nel voi. LXXV, p. 2 1 3 e 249, e altrove), come lo sono al presente di s.Pietro io f^a- ticano il cardinal Mario Matteì vescovo di Porto e s. Rullina, e sotto-decano del sagro collegio; e di s. Maria Maggiore il cardinal Costantino Patrizi vescovo d'Al- bano e vicario di Roma. Cosi ho nominalo VES tulli i cardinali vescovi suburbicarii vi- venti. Del possesso come l^cscovo^ oltre quanto riferisco in quest'articolo nel § V, parlando de' possessi de' vescovi, speciali nozioni le riportai ne'vescovati medesimi. 1 cardinali vescovi suburbicarii non sono tenuti alla slabile residenza nel loro Fé- scovato (nel quale articolo di essa ripar- lai nel § VI), i quali erano e sono com- patibili coiramministrazione d'altre cliie* se, come di sopra dissi del cardinal Or- sini, che risiedeva nel suo arcivescovato di Benevento. Riferisce il cardinalDe Lu- ca,// Vescovo pratico, p. 90, ne' secoli XVI e XVI 1 fu mollo dispulato, spe- cialmente nel pontificato di Alessandro Vii, se li sei vescovati cardinalizi d'O- stia e Vellelri, di Porto e s. Ruffina, di Palestrina, d' Albano, di Frascati e di Sabina obblighino alla residenza, da cui dipende ancora il punto della compati- bilità o incompatibilità con un altro ve- scovato attuale di residenza. Però fu ri- soluto per la negativa, cioè che non ob- bligano alla residenza, e che siano com- patibili con un altro vescovato, onde fa stabilito per le ragioni con molta dottri- na ed erudizione prodotte dal cardinal Brancacci in una sua scrittura, la quale conalcun'altrefu pubblicata in Roma nel 1671, ed 6^2." Dìssertazione.^cxòinm solamente per la consuetudine, ma an- cora per la ragione, che conviene cheli 6 più anziani cardinali per Io più risieda- no appresso il Papa ; ed inoltre per esse- re vescovati molto piccoli (devesi eccet- tuare la Sabina, che per la sua ampiezza Gregorio XVI ne dismembrò una parte per formarvi il vescovato di Poggio Min- teto,e alcuni luoghi die* al vescovo di Tì- ifoli jheiìù unì al vescovo di Sabina l'ab- bazia nullins di Farfa, ed a quello di Poggio Mirteto V altra di s. Salvatore Maggiore), così nel popolo, come nella rendita, nella quale, eccettuali i primi due, si può dire che appena basti per le spese de' ministri. Essendo poi il di- stretto di Roma 0 sua Comarca {V.), la VES diocesi ovvero il terriloriopailicolare del Papa (quiìiche luogo della Siibinn, se- condogli ultimi liparli territoriali, Inlto- ra npparlieiie Jilla Couiarca nel distretto di Tivoli, mn lutto il resto della Sabina spetta alla delegazione di Rieti), (piesfi Tescovati suburhani, i quali sono dentro il distretto medesirao, si poniio dire tanti coadiutori, 1* assenza de* quali non pre- giudica « mentre il cardinal Ficario del Papa in Roma, lo rappresenta nella per- sona di particolare vescovo di Roma, vi lia la cumulativa e vi esercita la giuris- dizione vescovale". Su quest'ultima pro- posizione del De Luca va tenuto pre- sente l'indicato articolo, e quanto venne stabilito nelle ultime riforme de' Tribu- nali ^^^e se- condo il Tamagna, 1' uso della berretta e berrettino rosso già accordalo a' car- dinali vescovi suburbicarii, ancora eoa l'antico frasario tlelti V escavi lloniani. Paolo II nel 1464 l'estese a' cardinali preti e diaco!»i,e Gregorio XlVnel 1591 a* cardinali religiosi. Laonde l'uso di tali coperture del capo ne' cardinali, non co- minciò propriamente con Paolo II, co- me comunemente si crede; egli non fece che estenderne l'uso a tutti i caidina- li per uniformità. Dice il cardinal De Luca, i cardinali più anziani de'3 ordini del sagro collegio, cioè il i.** vescovo , il 1.° prete, il i.** diacono, si chiamano sla- bili cupi d'ordine e priore ciascuno del proprio; godono varie prerogalive, ed eseguiscono o sottoscrivono alcuni atti in nome del sagro collegio che rappre- sentano, sottoscrivendo pure il processo de' vescovati e allri atti concistoriali. Ca- pi d'ordine poi temporanei e variabili sono c|uelli del conclave durante il tempo della Sede apostolica vacante. Aggiunge; VES M Dovrel>I)e ogni carili naie registrare in una tabella la forma del giuramento che lia datole quella tenere contiuuaniente esposta io camera, e avanti agli ocelli, e replicare ogni giorno la lettura, come per una specie d'uillzio divino, ovvero d' o- razione giaculatoria; riflettendo ancora, che i cardinali sono giudici, ovvero asses- sori e consiglieri del giudice, cU'è il Papa, "Vicario di Cristo, Vescovo e Pastore del- la Chiesa universale, sovrano temporale del principato della s. Sede ". Scrissero di questo argomento. P. Andrea Girola- fijo Andreucci gesuita, De Episcopis Car- dinalibus Subiirhicariis quaestiones sele- elaepropositae ad usuni congregalìonis e,isuuni,Ron\iìe lySs: liitrarchia Ec- clesia s tic a: \\\. De Episcopis Cardinali- LusSaburbicariiSjlìOfUiìe i yGG.Girolamo Aleandri giuniore, Refiiiatio conjecturae anonymi script. De Suburbicariis regio- nibus^ et Dioecesi Episcopi Romani, Lu- tetiae Parisiorum 1619. Jacopo Sirnton- di, De Suburbicariis regio ni bus et Ec- clcsiisy Luletiae Parisiorum 1622. Ono- frio PiH)VÌnio, De Episcopatibus^ l'ita- lis, et Diaconiis Cardinaliunij Veneliis 1557. Cardinal Francesco M/Brancac- ci. De Optione FI Episcopatum S. R. E. Cardinalìunty Vilerbii i666. Dome- nico Giorgi j Disserlatio de Hierarchia S. R. Ecclesiae, t. 2 : Liturgia Ronia- noriun Pontijìcuni. Cancellieri, De VII Cardinalibus Hebdoniadariis Basilica- rum Lateranensis^ et VaticanaCy ini, 3 De Secretariis, p. 1 58g. Riferisce il n. 5 164 del Diario di Roma del 1730, che il cistcrciense p. ab.d. Lorenzo Farinac- ci, recitò nell* accademia di storia eccle- siastica, avanti Benedetto XIV, la Dis- sertazione sopra i VII Vescovi Cardi- nali Ebdomadarii, oggidì i VI Cardi- nali suburbicarii. VESCOVI VICARI E DELEGA- TI APOSXOLICL V. Vicari Aposto- lici. VESCOVIO o EPISCOPIO. V. Ve- SCOVATO, Episcopio, Palazzo. VES aS3 VESCOVIO o VESCOVATO. K Foro Nuovo e Sabina. VESCOVO(del) Tommaso, C^rr/ma- le. Uomo insignemente dotto e letterato, venuto alla luce inCapua, Innocenzo III nei 12120 nel 12 i3 lo creò cardinale prete di s. Sabina. Si acquistò gran nome nella legazione di Viterbo,avendo insie- me col cardinal Rainaldo vescovo d'Ostia indotto i viterbesi e pacificarsi co'roma- ni, tra'quali ardeva ostinata e pericolo- sa guerra. Non incontrò però la slessa sor- te nelle città di Lombardia, alle quali col carattere di legato erasi portato,per ricoa» cibarle coll'imperalore Federico li. Im- perocché esacerbali que'popoli dalla li- cenza e avarizia degli ulllziali cesarei , chiusero le orecchie a qualunque propo- sizione di concordia. Finalmente Grego» rio IXjche molto pregiava il cardinale per la sua dottrina, integrità e prudenza, gli die' commisione di assistere insieme col cardinal Giovanni vescovo di Sabina al congresso intimato a s. Germano, in cui Federico II si obbligò con solenne giura- mento, prestalo nelle mani di due car- dinali, di sottoporsi senza restrizione a* comandi del Papa, relativamenteallecau- se per le quali era slato da lui scomuni- calo. Ciò aseguito, l'imperatore ottenne dal cardinal vescovo di Sabina l'assolu- zione dalle censure nella cappella di s. Giusta di Ceprano, alla presenza di gran numero di vescovi e signori. Ristabilita cosi la pace, l'imperatore si obbligò anco- ra di non fare alcun risentimento o ven- detta di que'popoli, che restali ubbidien- ti a s. Chiesa si erano mostrali suoi nemi- ci, promettendo pure di non più invade- re le terre pontificie. Vacato il patriar- cato di Gerusalemme, fu il cardinal Tommaso eletto ad esso; ma il Papa per non privare la chiesa romana di un tan- to uomo non consentì alla già falla ele- zione. Mori in Anagni nel I243 dopo3o anni di cardinalato, ed ivi rimase sepolto. Le generose limosine che nel corso di sua vita uvea distribuito a' poveri, ne fecero a34 V E S piangereamnrnmpnlela perdita, dopo es- sere inlervenulo a'comizi (l'Onoiio III, Gregorio IX, Celestino IV e Iiiitoceiìzo JV. Composeu^'ope^aiutiloI^|{l,5'^/m//^£^ Die laminisi in cui traila della maniera (che usava la curia romana in iscrivetele sue lettere, opera che non vide ujai la pubblica luce; olire un'// /////ò/z<:2 in ono- re della B. Vergine, di cui fu divotissirno. Confermò col proprio nomealcune bolle d'Onorio III e di Gregorio IX, e per In- riocenzo 111 scrisse alcune epistole all'ab- baie del monastero di Chiusi. VESCOVO, Àntìstes ^ Ephcopus , Praesuly Po/2///ejr. Prelato di vari gradi q di diversa giurisdizione, P^5tore(/^'.) di chiesa e P^escovato[y.) residenziale, f^e- scovo, Arcivescovo o Metropolitano, Pri- lliate, Patriarca (F.),ovvevo f escovo in partibiis (/^.) semplicemente titolare, ma egualequantoall'ordinesagroagli altri ve- scovi. Il Papaé vescovo di /lomrtj ed insie- me/^CACoro della Chiesa Universale ( ^.). Cessa d'esser vescovo il depostOjdegradato U scomunicato, Spoliatns ponti ficaia at-^ que a sacris retnotus. Ed è falso vescovo y iaUuso, pseudo episcopus : si disse anche {inli-vescovo, come il pseudo-Papa si chiama Antipapale il pseudo-cardinale crealo dall'antipapa, /^/if/frt/T/vVjfl/e, Il ve- scovo è un Prelato ( ^.) insignito della pie- nezza del Sacerdozio(F.).\ enne stabilito da Dio per reggere gli uomini ip tutto quello che spetta al bene spirituale e alla loro eterna felicità. I vescovi si occupano come ministri di Dio a conferire, a man- tenere e far crescere la vita della grazia con la predicazione, con la esortazione , co' sagramenti. Essi invigilano* sulle a- liime loro sottoposte, come quelle delle quali debbono rendere islrelto conto a Pio, comesi legge ueW Ejjist. a' tessalo- picensijXii, I 3, ed agli ebrei 17. Quindi i cristiani Cattolici debbono a' Pastori della Chiesa, amore, rispetto, ubbidien- za^ sovvenimento per la loro temporale sussistenza. Gesù Cristo principe de' pa- stori, mostrò chiaramente quanto gl'im- VES porti che siano amati, ubbiditi e rispet- tali i suoi yl/m/V^r/, allorché lo s. Luci, X, 16, disse a f|uelli che aveva eletti pel governo della Chiesa da lui fondiìta: Chi ascolla voi, ascolla me; e chi vi disprez- za, disprezza me. Ijisegna s. Paolo, nel- VEpist.ix, 7, II, i3 a'corinli, essere co- sa giusta che il pastore mangi del latte delle sue pecore (su (piesla sentenza am- pliata e male interpretala disJf Ego N.CalholicacEcclesiae Episcopus), e s. Pietro pensò di far onore a Cristo, Pontefice eterno, quando l'appellò, come ho già Ae{{o, Pastorelli et Episcopuni a- niniarum,\\Si\\'ì\e\\'\ registrò i 000 vescovi intervenuti al concilio di Laterano Jl nel f • 39 , presieduto da Innocenzo II ; e 5ooin quello di Lione //nel 1274., presieduto da (Gregorio X; che furono i due sinodi ecumenici più numerosi di vescovi. Quanto al Lionese, nota Novaes, ed io descrissi a suo luogo, v' interven- nero! 5 cardinali, 2 patriarchi, 5oo vesco- vi, yo arcivescovi, e più di 1000 altri pre- lati, onde è tenuto questo il più numero- so di tutti gli alili concilii generali. Nel t. 5, leti. 20: Della insita Pastorale, il Sarnelli parlando dell' obbligo che ne ha il vescovo, dice che lo slesso no- VES me di Vescovo^ significa speculatore, visitatore ; e che il vescovo de' Leviti era colui, che dal sommo sacerdote era posto per indagatore degli altrui anda- menti. Gli ateniesi cliiamavano Vescovi coloro, che inviavano nelle città sog- gette per osservare il costume de'cittadi- ni di quelle. Di questa voce si servi Ci- cerone, lib. 7, Epist. ad AcL : Fiilt enini Pompe j US me esse, quem tota haec Cam- pania et Maritima ora haheat Episco- pum, ad quem deleclus^ et negotii sum- marejeratur. Ed egli stesso chiama Pha- selum Episcopium, la nave esploratoria. ProtO' Vescovo o Proto-Episcopo si suo- le dire il I ." vescovo d'una Diocesi, quel- lo cioè che fu ih.*' a governarla; altret- tanto si usa dìveProio- Arcivescovo ePro- to-Patrìarca^ ili.° arcivescovo e i.* pa- triarca rispettivamente d' un Arcivesco- vato e d'un Patriarcato. Quando alcuni metropoliti si appropriarono il nome di patriarca in Italia, e della gerarchia di essi nella regione, riparlai nel volume LXXXII, p. 1 1 5, e nel § II di Vescova- to.— Passando a dire de' titoli che assu- mono i vescovi, e di quelli loro dati nel- l'antichità, cioè dalla Chiesa e da' fedeli d'ogni tempo, con significazioni dichia- rate nell'opere de' ss. Padri, il Zaccaria, Anti-Febhronio, l. 2, cap. 4> o-^Q» Del- V autorità del Romano Pontefice sui ve- scovi intorno alla loro conferma, dice quanto a'primi. I fiequenti gravissimi sci- smi, che dal secolo XI sino a buona par- te del XV travagliarono la Chiesa, e le fìerissime dissensioni tra il Sacerdozio e l'Impero, onde nacquero e si fomentare- no questi scismi ne'tempi d'Enrico IV e di suo figlio Enrico V, e di Federico I e di suo nipote Federico II, pel bene della Chiesa determinò i Papi a procurare di positivamente assicurarsi che i vescovi fossero eletti nell'unità della Chiesa, e che le loro elezioni andassero esenti dalla tan- to universale infezione del la i5'/wo/2i/3(/^.). Questa ragione obbligò i Papi anche ad aggiungere all'aulica forinola d'ubbidieo* VOL. xcv. VES (i\i za, la quale almeno sino dall' VI II seco- lo preslavasi già alla Chiesa romana da* vescovi, varie clausole, che a lei dichia- ravanli più stretti e uniti. Quindi ancora a poco a poco s'introdusse l'uso che i ve- scovi si chiamassero Vescovi per la gra- zia di Dio e della Sede apostolica. Ma non mancano antichi e precedenti esem- pi dell' uso di tale intitolazione. Amalo del 1093 vescovo di Nosco, nel suo te- stamento s'intitolò: Ego Anialus Apo- stolicae Sedis grntia Episcopus. Ansel- mo vescovo di Foligno e di Nocera nel I 174, si chiamò in una carta di dona- zione: Dei gratia, non meis mentis Fui" ginatis et Nucerinae Ecclesiae ex con- cessione D. Papaeet tolius Romanae Ec- clesiae consensu ibidem toto tempore, vitae meae ordinatus. ÌNellai.' metà del secolo XIV tale forraola era divenuta quasi comune. Il Sarnelli, Lett. eccl., t. g, lett. 4' ' L>a che tempo^ e perchè ì ve- scovi aggiungono a' loro nomi: Per gra- zia di Dio e della s. Sede apostolica Ve- scovo di N. Egli crede avere ciò usalo alcuni vescovi del secolo XI, e poi esser- si costumato da tutti universalmente nel XIV , e ne adduce per prova che negli statuti dell'ordine cistcrciense istituitone! 1098 è il decreto: Illis autem , qaibus per Apostolicae Sedis gratiam, seu per electionem concordeni canonicorum ali- cuj'us vacantìs Ecclesiae fuerit provi- sum, velprovìdcbiturinfuturum, de E' piscopatus officio est. Sicché quelli i qua- li erano eletti per unanime consenso de* canonici, non s'intitolavano Dei et Apo- stolicae Sedis gratia, ma solo i vescovi la cui elezione controversa, e dedotta al- l'esame della s. Sede, pel suo giudizio o dispensa fossero stati confermati nel ve- scovato. Infatti lo stesso Roberto Guiscar- do, s'intitolava nel 1080: Ego Robertus Dei gratia, et s. Petri, Apuliae, Cala- brine et Sicilìae Dux, perchè egli ne a- vea ricevuto l'investitura dalla s.vSede su- prema signora di que'dominii (trovo ;iel t. 2, leti. 33, che visono diplomi dell 177 16 242 V E S e dell 187 deirarcivescovodi Napoli Ser- gio, colle parole Dei gratta Ncapoliia- lìus ArchiepiscopuSf impronlate nei si- i^illo di piombo, e nel rovescio coirefTigie del prelato sedeole con io roano il pasto- rale. Il vescovo di Verona, poi cardinal Adelardo Cattaneo del 1188 s' intitola- va : Adtlardus sola Divina gratia S. R. E. Cardinalis, Veronae humilis Episco' pus). Dice il Tomassini, cosi neh 25 1 si appellò r arcivescovo latino di ^icosia nell'isola di Cipro; e l'arcivescovo di Ra- venna nel I 3 i o, I 3 1 4 e I 3 I 7; forse per- chè essi ciano vescovi o per sentenza o per dispensa del Papa. 11 dire, che ciò Icicevasi per delegazione pontificia che accresceva le loro facoltà, non pare, per» thè non sarebbe stato ubbidito dagli e- senti, senza l'aggiunta, Delegata'! apo- stolivas. Quando poi Giovanni XX 11 nel i322 si riservò la collazione de' vescova- ti nelie Provincie d' A qui leia, Milano, Ua- venna, Genova , Pisa (altri aggiungono, ^apoli) ec, per grinnutnerabdi inconve- nienti, dissensioni e tunìulli che nasce- vano nell'eiezioni; e Clemente VI si ri- servò nel 1342 anche quelli della Sicilia di qua e di là dal Faro, allora comin- ciarono lutti , perchè promossi dal Pa- pa, ad intitolarsi: Dei et Jpostolicae Se- disgrada Epìscopi ^ gloriandosi essere come tutti raggi provenienti dal sole, benché l'elezioni che prima facevansi da* capitoli erano anche o per tacita opere- spressa autorità della Sede Romana, la quale pure le annullava. Dichiara qnindi il Sarnelli, che avendo osservalo i diplo- mi de'predecessori suoi nel vescovato di Bisceglia , prima dell' accennata riserva s'intitolavano solamente, iV^. Dei gratia EpiscopuSj- e poscia, N. Dei et /Sposto- licae Sedis gratia Episcopusj come nel ì3S2, Er. Johannes Dciet Ajiostolicae Sedis gratia Episcopus f igilien. y e coCi lutti i successori. Dopo che il ceremonia- lede'vescovi fa riconosciuto da Clemen- te Vili deli5()2, e da Innocenzo X nel 1 65 1 ) uella formola dell'ìadulgcnz^ pub- V l' S bllcale (}à vescovi, fu aggiunto al nome del vescovo concedente, Dei et Apostoli- eoe Sedis gratia ^hu/as s. EccUsiae Epi- scopus. Lo stesso Sarnelli, Memorie de- gli Arcivescovi di Benevento y riporta la formola di quell'aicirliacono quando era eletto dfil capitolo, ed è del 1288 : Ego Petrus de Dolio ^ Divina provi denlia De- ìievcnlanus A rclddiaconus consensi et Tìie subscripsi. Nelle forraole dell' indul- genze, che si pubblicano innanzi o dopo le DcuedizioiiidelSommo Pontefice {F.)y che riportai nel voi. Vili, p. 237, sono le parole JY. divina providentia Papa, Ijioltie in diversi alti pontifìcii, come di nllocuzioni al sagro collegio de* cardina- li, e di encicliche a' patriarchi, primati, arcivescovi e vescovi, aliosque locorunt, Ordinarios ^ gratiani et communìoncm cani Apostolica Sede hahentes^ si suole premettere il titolo: Sanctissiini Domini Nostri Pii divina Providentia Papae IX^ Epistola enciclica^ ec; Allocutio hahi' ta in Consislorìo secreto^ vel puhlicumy die 10 juniiiS5g. Usavano l'intitolazio- ne, Dei providentia^ il Primicerio (/^.), il Secondicerio (P\), l'Arcario o Tesorie- re (E.) della s. Sede; ed i Giudici (V.)(}a- tivi della medesima s' intitolavano, Do- mini gratia j e Gratia Dei. Anzi il pri- micerio lo trovo nel qoo intitolarsi: Pri- niicerii s. Sedis Apostolicae. li Prefetto di Eo.'na(P.), anch'egli usava il Dei gra- fia.Ed il Senatore di Roma(r.) poneva nelle sue monete: Deipìetate. Lesgo nella Dissert. 46 del Muratori: De* Magistra- ti delle città libere d* Italia j una cai la di Lucca del i234, in cui è scritto: Lu- cani Dei gratia majores consules. Inol- tre la fornuila Dei gratia ^ o Per la gra- zia di DiOf l'usarono e l'usano i Re (V.) e altri Sovrani {V-), e se ne intitolarono ancora i dogi di l^enezia {V.). L'usaro- no eziandio altri principi, il che notai a suo luogo. Il Tafuri scrisse, Dell' origi' ne, sito e antichità della città di Nardc), ed ilp. Calogeri lo pubblicò nel 1. 1 i del- la sua Raccolta. Leggo a p. 102 lo spe- V E S cioso titolo (li Dei gratin usalo anche da* conti sovrani indipen(Jenti,cioè da GolTre- do nel I o63 divenuto conte di INardò, con dominio assoluto e indipendente, adope- randolo ne'snoi diplomi: £i,'0 Goffridus Dei gratia iiiclfiics Comes Dominalorcì- vilatis Neritoni: Ego Goffridus Oninipo- tentisD fi fervente (sic) rlementia inclytus Comes Doniitialor civicalis Neritoni: Ego Goffridus Dei gratin inclytiiò- Comes et Donùnalor civitalis Neritoni^ una cum Siclielgaila Comitissa uxore mea. Co- inunen.ente appese con Ilio di seta a'suoi diplomi per Sigillo^ vi sono teche o sca- tole di l'ante piene di cera rossa, in cui è scolpila rcfiìgie del conte con corona in lesta e sceltio in mano, vestilo di manto alia reale, con (paeste parole in giro: Gof- fridus Dei gratta inclytus Comes. Ma- rino Frezza, De Subfeudi ^\\b.i ^{lyi. De antiquo stata Regni ^ n. 69, parlando del titolo Dei gratia, del quale si servirono ue'loi'o diplomi i normanni, scrive: Coni- plures de gente Nortmannica ideo Dei gratia Duces, aut Comi les alia uj'us op- pidi appellabanlur, quia neminent in Dominum,autsuperiorem tenebant. Pai- sis ah co graecis in Calabria et Apulia exislentibus, Dei adjutorio ìpsi Eictores extiterunt. Ed in fatti il Reinkingk nel suo Uatlalo De Regimine saeculari rac- conta come un conte francese avendo fallo pone il titolo Dei gratia '\xìd\cixm diplomi, tu dal re Carlo VII fallo puni- re qual reo di lesa maestà. Gli abbati re- golari esenti e quelli nullius dioecesis u- sarono ed useranno la formola: Dei et A- postolicae Sedis gratia Abbas NN. , co- me pur notai nel § Vili di Vescovato. I vescovi l'usano nelle Pastorali (V.)^ O- melie f/^'.j, editti, diplomi e altri atti. Al- trettanto praticano i Vescovi in partibus ne' loro atti. De* vescovi di giurisdizione eccone alcuni recenti esempi, che ricavo dalla mia collezione di Pastorali^ con ag- giunte di titoli d'onore e dì già esercitata signoria temporale , e di Vescovi assi' s Lenii al soglio pontificio (E,). iViT. Dei ^ V E S 243 et AposloUcae Sedis gratia Episcopus Bcrgomensis. NN. per la grazia di Dio e della s. Sede apostolica arcivescovo di Firenze , dt-lla Santità di N. S. Papa Gregorio XVI prelato domestico ^ ve- scovo assistente al soglio pontificio^ e principe del s. Romano Impero (ad on- ta che questo restò sciolto nel 1806)* NN. per la grazia di Dio e della s. Se- de Apostolicti-f della s. Metropolitana di Ravenna arcivescovo e principe, ed assistente al soglio pontificio. NN. Dei et Apostolicae Sedis gratia Episcopus Assisiensisy eidemques. Sedis immediate subjeclus (quesl' ultime paiole 1' usano lutti i vescovi esenti e immediatamente soggetti alla s. Sede; altri vi aggiungono ramministrazione di altro vescovato, al- tri se sono abbati perpetui d'abbazie, al- tri il dottorato, se legati nati della s. Se- de, se hanno cariche regie e decorazioni equestri). Eranci^cus S. R. E. Presby- ter Cardinalis Tiberj, Dei et Apostoli- cae Sedis gratia Episcopus Aesinus^ no- bilis palritius Reatinus etc. NN. Dei et Apostolicae Sedis gratia, Lunen^Sar- zanensis et Brugnatensis Episcopus et Comes^eideninue s. Sedis immediate sub- jectus. Nos Don Bernardo Erances Ca- ballerò, por la grada de Dios y de la Santa Sede Apostolica, Arzobispo de Zaragosa etc. Saverio Santo Raffaele Casanelli d'Istria, per la divina mise- ricordia e per l'autorità della s. Sede Apostolica vescovo d'A/accio^ protono- tario apostolico , prelato domestico del- la Santità diN. S. Papa Gregorio XEI (il quale poi lo fece assistente al soglio,oa- de d'ambedue e con quest'ulti rao uè porta i titoli ; ma ora lo è del regnante Pio IX, dappoiché sebbene la prelatura domesti- ca e l'assistentato sono a vita, nondimeno i vescovi che nesono insigniti si dichiarano tali del Papa prò tempore). NeliySS per le vertenze fra Papa Pio Vi e Ferdinan- do IV re delle due Sicilie, il cappellano maggiore di questi d. Stefano Ortiz Cor- tes cassiue^ìe napoletano e veìrcovo di Ma- 244 V E s tuia , fu acerbamente limproverato dal Papa, non solariìente per agire in favore della podestà laica contro i diritti della Chiesa, ma per avere tralasciato 1' ordi- naria formola colla quale i vescovi co- minciano i loro atti, di Vescovi per la grazia di Dio e della s. Sede, ed invece adottato quella di Inescavo per la grazia del Re, degna veramente d'un vescovo in- glese scismatico; come vergognandosi del- l'antica formola, poco dopo i vescovi del- la Francia rivoluzionaria, aveano preso il titolo di Feseovi costituzionali, per a- ver giurato la Costiiuzione civile del cle- ro decretata dalla turbolenta assem- blea nazionale, del lutto opposta all' u- nità cattolica e alia nostra s. Religione. J discorsi titoli ponno usarli anche i ve- scovi eletti. Il Sarnelli nel l. 2,p. g5, ci offre la sua lettera pastoralis, pacifica, con questo titolo: Pompeius Sarnellius, Dei et ylpostolicae Sedis gratia, electus Vigilìensis Episcopus, I vescovi usano e praticano ancorala formola, Vescovo per la Divina Misericordia ^osy evo Misera' tione Divina Episcopus. L'origine di es- sa, secondo il Zaccaria nella Lettera al cardinal Qtarini ^ presso il p. Caloge- rà, risale a'secoli X e XI da'vescovi gre- ci e latini, da'quali questa lodevole for- mola passò in uso, al dire del Papebro- chio nella sua risposta afr. Sebastiano da s. Paolo, art. i5, 283. Siccome V u- sano i VI cardinali Feseovi Suhurhica- rii[F.)y Marius Mi seratione Divina E- piscopns TusculanuSy S. R. E. Cardi- nalis Mattei; così l'Andreucci, De Epi- scopis CardinalibusSuhiirhicariis quae- stiones selectae, cap. 4, qnaeres io, scri- ve : « An ejusmodi Episcopi Cardinales debeant uti ea intitolalione; Dei et Jpo- stolicae Sedis gratia. R. De hac re agit cardinalis Petra ad Conslitutìoneni 3 Jnn. Ili sub fìnem , Piebuffus in Praxi beneficiali, n. 4> Thomasinus, lib.r, cap. 6o, n. 9. Ex quibus habeas primosfuis- se Episcopos Cyprios qui hac inlilulatio- ue usi fuerint de annoi 2 52 (si tenga pre- VES sente il surriferito asserto di Sarnelli), sed non constauler,siquidem consequenlibus temporibus reperiuntur apud Labbè E- piscopi Cypriis, qui non eàm sed alluni inlitulationeni adhibuerint, nempe, Di- vina Miseraùone Episcopus. Ab Episco- pis Cypriis derivatus est talis usus in Ita» liam ad archiepiscopum Ravennalem, deinde ad episcopos aliquot Galliae, et tandem ad archiepiscopum Saliburgen- Sem in Germania. Hodie passim usurpa- tur ob omnibus fere episcopis, ita ut ea intitulationeutantur,ex testimonio end. Petra, etiam Eleclores Coloniensis, Mo- guntinus , Trevirensis. Dixi fere ornnes nam aiìfìrmat laudatus card. Petra non teneri ea uti aliquos episcopos, quorum an'ecessores ea numquam usi sunt scien- te actolerante Sede Apostolica, quale sunt archiepiscopi Consenlinus, Capuanus, et episcopus Surrentinus (è veramente ar- civescovo; in fatti nella Hierarchia cecie' siastica, avendo l'Andreucci riprodotto nel 1. 1 il trattato. De Episcopis Cardi' nalibus Suburbicariis f Uovo a p. 214 soppresso Vepiscopus^ chiamandolo ar- chiepiscopus). Raliones talis usus conje- ctat Thomasinus fuisse a principio, ut e- piscopi ostenderent se speciali modo par- licipare de potestate Sedis Aposlolicae, atque idcirco talem usum invaluisse sub initium praecipue apud archiepiscopos. Continualio vero hodierna idcirco tit, ut osteodatur depeudentia episcopi a R.o- mano Pontifice, quare nolenles ea inti- lulalione uti insuspicionom aliquam sebi- smalis veniunt apud R.omanau) Curiam, ac de facto, teste eodem card. Petra, fuit olim in crimen vocatus ipsius palruus e- piscopus(archiepiscopus)Surrenliuus,qui ejusmodi intilulationem in quodam a se edito libro omiseral. Proplerea de stylo Curiae quaedam hodie est obligalio, ut episcopi hac inlitulatione ulantur; cae- terumhaec obligalio est prò foro dumta- xat exteruo,ne, videlicet, lacerentur, ne- dum non admittantur in Dataria lille- rae Ichlimooiales eorum episcoporum,qui VES eam ìnlituìalionem non praesefertint. Controversia esse polest utrum episco* pi Cardinales, ac praesertiin Subuibica- lii hac qualicumqiie obligalione adlii* bendi eaan intilulationem teneanlur? In quo communi responslum apud citalum Petra m, est zruNon teneri. z=: Pialio for- casse ea est , quia cum Cardinales sint pars potissima Sedis Apostolicae, et pars corporis ipsius Papae , non est opus ut per ejusmodi intilulationem, suam a Se- de Apostolica et a Pontifice dependen- tiam testificentur. Accedit praxis , quae ut optima legum inlerpres ostendit Car- dinales Episcopos ad id nonobligari.Non ausira Inmen improbare, si quis ex Card. Episcopis ea intilulalione uli volueril". 11 Magri, verbo Cardinalis^ dice che Mi' seralìoiie Divina^ l'usano pure i cardi* naii dell'ordine de'diaconi, oltre i cardi- nali vescovi suburbicarii, e per privilegio singolare l'arcivescovo di Cosenza, il che assolutamente non pare pel riferito e pel da riferirsi, cioè che non è propriamente I il solo. Anche i vescovi orientali usarono la formola, 31isericordia Dei Episcopu^f come rilevai con diversi esempi a'Iuoghi loro, con essa sottoscrivendosi ne' conci- hi. I Fesco^d Suburbicarii talvolta usa- rono l'intitolazione Dei cL Apostolicae Sedis gratia, come notai in quell'artico- lo. Tuttora s'intitolano, con l'aggiunta di loro cariche: Costantino per la Miseri- cordia di Dio vescovo d'Albano della S. /?. C. Card. Patrizi, arciprete della pa- triarcale basilica Liberiana, della San- tità di N. S. Vicario generale, della Ro- mana Curia e suo Distretto giudice or- dinario ec. I seguenti esempi, con varian- ti, di arcivescovi e vescovi li estrnggo dalla suddetta mia collezionedi lettere pastorali, omelie, mandement ec, de iìosU'ì giorni. Laurentius Ponti Ilo Miseratione Divi- na archiepiscopo Consentinus. Fincen- tius Andreas Grande, Miseratione Di vina et Apostolicae Sedis gratia ardue- piscopus Hydruntiniis, prima s Salenti- norum. Nicolaus Navonius Miseratione I VES 245 Divina et Apostolicae Sedis gratia, archiepiscopus Calaritanns. Hiacinthe Louis de Quelen , par la Miscricorde Divine, et la grdce du Saint-Siége A- postolìque, archévéque de Paris. Nos Jean Francois Marie le Pappe de Tre- vern, par la grdce de Dieu et l'autori- té dit Saint-Siége Apostoliqne, évéque de Strasbourg. Jean Baptìste Bouvier, par la Misericorde Divine et la grdce du Saint-Siége Apostolique, évéque du Mans. Jacques Marie Antoine Celesti- ne Du Pont, par la Misericorde Divine et la grdce da Saint-Siége Apostolique archévéque d'Avignon. Ignatius Denie- ter Miseratione Divina el Apostolicae Sedis gratia archiepiscopus Friburgen- sis, Georgìus Manurrilta Miseratione Divina et Apostolicae Sedis gratia epi- scopus Oleastren-Tortoliensis. Antoine Adolphe Du Puchj par la Misericorde de Dieu et la grdce du Saint-Siége A- postoliquc, évéque d'Alger. Louis Fran- cois Auguste de Rohan Chabot^ Cardi- nal prétre de la Sainte Eglise Romai- ne, par la Misericorde Divine, archévé- que de Besancon, duca de Rohan, prin- ce de Leon e te. lYos Franciscus Xa- vcrius. Divina Miseratione ac Sedis A- postolicae gratia episcopus Ratisbonen- sis. Noi Jacopo Monico per Divina Mi- sericordia patriarca di Fenezia, metro- polita delle Provincie Fenete e dell' 1- stria, abbate commendatario ec. Aven- do l'orgoglioso patriarca di Costantino- poli assunto il titolo di vescovo Univer» sale (^^), Papa Pelagio II del 578 io proibì a lutti i patriarchi e arcivescovi , siccome soltanto proprio del Romano Pontefice; indi s. Gregorio I che gli suc- cesse, riprovando ancora l'alterezza del patriarca d'Alessandria, che s' intitolava patriarca universale, iVaWova in poi co- minciò a intitolarsi Servus Servorum Dei (F.), e fu imitato da'successori tut- ti. In tale articolo dissi venir chiamato il Papa, Principe de' Fescovi, oUre altre denominazioni, ed usar pure il titolo di a46 V E S Vescovo della Chiesa UnivergalejenQ\ precedente, con altri li»oli, narrai che i Papi talvolta si sono inlitoiali , Gratin Dei Ecclesine Praesul et Episcopus, U- Sarono i Papi la seguente forinola, rife- rita dal libro Diurno, cfip. 9, nella loro consagrazione, prestando il giuramento sul corpo di s. Pietro, di amnìinistrar be- ne il pontificalo: Ego^ ille, Misericordia Dei elecluSjfutiirusqiie per Dei gratiam Ini j US Apostolicae Sedis Jnlistes^ libi profileor B. Petre Jpostolorum prin- ceps etc. Di più nel medesimo articolo Servus^ liportai che i Papi si dissero an- cora Dei famuliis j die diversi vescovi •con aggiunte di Episcopus^ Divina gra- tia^Vltimus^Servusontiiiuni, presero an- cb'essi il titolo Servus Servorwn Dei, ed altri esempi produssi nell'articolo Vesco- vo DELLA Chiesa universale. E Servus Z>'f'/s* intitolarono i consiglieri della Se- de Apostolica. W nome poi di St^rvo di Dio fu usato da parecchi vescovi. Ag- giungo che Rotaldo dell' 8i5 s'intito- lava, ultimus Servus Servoruni Dei s, Keronensis Ecclesìae Episcopus. In pa- recchi diplomi e monumenti antichi tro- vai, die molti vescovi usavano 1' Umile {V.)i e s'intitolavano, N. huniilis Episco- pus sanctae N. Ecelesiae, e col Deigra- tia. Di più tali parole o l'epiteto di umi- le lo ponevano nelle loro sottoscrizioni, e nel ricordalo articolo ho esibito altre analoghe formole edificanti, indignus , miserabilesy pecca tores. Questa denomi- nazione unita a quella di umile l'ho pu- re riferita nel voi. LXXXVII, p. 106 e 107. Nel Ecslarario del Galletti a p. IDI, è questa sottoscrizione: -^ Theo- dorus humilis Episcopus. Dunque in ve- ce della •»!♦•, le sottoscrizioni de'vescovi fu- rono anche precedute dal monogramma di Cristo, di cui riparlai all'articolo Ves- sillo. Trovo che la setta Episcopale An- glicana d'America, ne*pretesi suoi vesco- vi ostenta imitare quelli della vera suc- cessione cattolica, intitolandosi Vescovi per permissione divina, — 1 vescovi an- V E S che nell'antichità furono dagli nitri di- stinti con titoli assai onorifici, d'elogio e di rispetto. Il Zaccaria nella Storia let- teraria d'Italia, t. 6, p. 499» "^ riporta diversi, parlando della Gerarchia Ec- clesiastica, di cui tornai a ragionare nel § II di Vescovato, dicendola composta non solo di vescovi, ma de'ministri delle chiese, e di tutti coloro che da essi ven- gono colla dottrina e co'sagramenli pur- gati, illuminati, perfezionali. L'anglicano Giuseppe Bingamo, \\e\V Origini e anti- chità ecclesiastiche, raccolse i titoli d'o- nore tribolati a'vescovi, ma è piena di er- rori, onde fu posta all' indice de' libri proibiti. Egregiamente ne scrisse il p. JVIaraachi, Originwn , et antiquitatuni Christianarum. Furono dunque i vesco- vi chiamati ancora Apostoli {V.) ^ fìgH degli Apostoli, onde alle sedi vescovili venne pure il nome di Cliiese e Sedi a- postoliche, di cui fece un lungo catalogo Giannalberlo Fabrizio nel libro, Sala- taris lux Evangeli!, oltre le fondate da- gli Apostoli, da'qoali ebbero il titolo, che rimasse a pocoa poco alla Romana come suoproprio, e cos\ viene chiamata in una iscrizione di Adeodato posta già nella basilica Ostiense nel 474- Furono pure i vescovi appellati uomini apostolici, co- me lo erano stati i vissuti a' tempi degli Apostoli. Notai altrove, che i vescovi de* primi secoli venendo chiamati così, o di- scepoli degli Apostoli, ciò indusse alcuno a crederli realmente stati tali, anticipan- do perciò l'epoca dell'istituzioue de'loro vescovati. Altri titoli sonoGerarchi, Prin- cipi, principi del popolo, principi della Chiesa f prefetti, proposti y presidenti, guardalori, egumenìy cioè capi condottie- ri. y^/i//^f/Ve>y,jormf/)o/ de'sacerdotiy Som- mi {F.) Sacerdoti^ nel quale articolo ri- parlai de* vocaboli Vescovo e Pontefice (F .)^e^em'^\\cemei\\e Sace.rdoti[V.).V^ev la dignità del Sacerdozio furono appun- to delti Pontefici y e Sommi Pontefici, Papi. Pare che il romano Pontefice s. Si- ricio, Papa del 385pel i ."così fosse cbia- V E S malo, dicendosi aYaiili di lui i prede- cessori Pontefici; ma poi nel!' Italia , per lo meno, si die' al solo successore di 8. Pietro; e perchè Arnolfo II arcivesco- vo di Milano l'avea assunto nel fine del X secolo, se ne lagnò Gregorio V, e tosto nel 997 nel concilio di Pavia gli fa vieta- to usculo, finche S.Gregorio VI I nel sinodo romano del 1076 rigorosamente lo proi- bì a lutti i vescovi, dichiarando il no- me di Pnpa soltanto proprio del supre- mo Gerarca. Il Sornelli afferma, che il nome di Papa durò nella Chiesa comu- ne a luHi i vescovi sino a s. Eulogio ve- scovo di Cordova dell' 85o; per cui fa tacciato d' errore Niceforo , per avere scritto che Papa s. Celestino del /xi'i , concedesse per privilegio il titolo di Pa- j^aa s. Cirillo suo legato, mentre in quel tempo era comune a tutti i vescovi. In fatti s. Girolamo lo die' a s. Agostino, e questi lodava agli altri vescovi suoi colle- ghi, molti essendo gli scrittori di que'lera- pi che riferiscono altrettanto. Si disse- ro ancora i vescovi, Padri, Padri de^ Pa- dri e giudici. Seguono i titoli di Santi, Santissimi , Beatissimi {V.), gloriosis- simi, onorabili, amabilissinii a Dio, di- vo ti s sì mi, religiosissimi, piissimi, Dom- ni i^f^ .). Alcuna volta i vescovi furono delti Patriarchi^ però in altro senso da quello che nel V secolo fu dato a questo vocal)olo; e più spesso P icari di Cristo, Angeli della Chiesa , e Praesulcs (del quale erudiiamente scrisse il can. Mi?.* zoi:dV\, Della Chiesa cattedrale di Napo- li). j\^a il nome più ordinario, e confer- niato dall'usOjè quello di P^escovi, esami- nato singolarmente dal Petavio edal Wi- lasse. Il p. Chardon, Storia de Sagra^ menti, t. 3, lib.i, cap. 6, riporta i nomi co' quali furono chiauìali i vescovi, più sovente P^^^ore(F.), perchè dee veglia- re il g'egge, e gli antichi spesso Prepo- sto (Z^-), sinonimo di Praesul e di An- listes, eziaridio Sagri ficatorc e Sacerdos, nome confusonegli ultimi tempi con quel- lo di Preòb^ler e dato a'seoiplici sucer» 247 VES doli. Anche il Nardi riporta le qualifiche oncrevoli date a' vescovi, fra le quali Do- minuset Imperator Christianorum,prO' cedit cimi bacalo, quasi Imperator cani sceptroj anche Rex; principe del clero e popolo; Throni, Throni Dei, e Chrisli Thro.'ii. Tra loro chiaraavansi Coepi- scopi, Benedictos, Beatos, Beatissimos. Leggo negli Atti sinceri de Martiri di Ruinart , che nel V secolo nella lettera di s. Eucherio vescovo di Lione, chiama Domino Beatissimo Salvìo Episcopo: si dava loro anche il titolo di Beatitudine. Questo e altri titoli che vado ricordando, divennero soltanto propri del Papa, come può vedersi negli articoli de'iVb//ziede'Zi- tolic.nn cui viene onorato. Il Papa poi, co- me «lis.si, chiama \' E[)'\icopaio P^enerabiles Fralres,ed un vescovo f'^enerabiiis Fra- ter, ed a questo ed a quello soggiunge, Salutem et Apostolicani Benedictioneni (F.). Ma se eletto e confermato, lo chia» ma Dilecle Fili, cooie avverte Bene- detto XIV nella sua 64.' costituzione, presso il t. 4 del suo Bullarium. Il Sar- nelli in diverse lettere illustra i titoli da- ti a' vescovi. Tali sono iu 6.' del t. i, Del- la dignità vescoK>ì'e e de suoi titoli; la i.^ del t. 1 sul titolo P^enerabile (P^.); la 52.' del t. 4j in cui fa vedere che il ti- tolo d^Erninentissimo l'ebbero anche i ve- scovi nell'antichità. II concilio Arverne- se del 54 f) nel can. 2, parlando de' ve- scovi, determina: Eminentissimae digni- tatis apicem, omnium conscendat eie- ctione, non paucarnni favore. Die* (pie- sto titolo s. Gregorio I a Jobino vescovo dell'llliria nell' Epist.ij del lib. 2; ed a lutti i vescovi d'Italia neWEpist. 28 del medesimo libro. Il concilio di Toledo del 783 dice nel can. 4 e 7: Eininentissinio nobis, et Deo amabili EUpando Toleta- nae Sedis Archiepiscopo. La leti. 4 1 •* del t. 9: Da che tempo si dà a vescovi i titoli cV Illustrissimo e Reverendissitno.Dà tlue documenli che riporta, risulta che il Re- verendo (/'.) Domino, che si dava a' ve- scovi nel 1 4^4} 0^* ^^^ ' ^^ * *^*'^ *^^**^ *^^'"* 243 V E S J)ialo nel Reverendi s sì nio (T), cioè do- po che neli63o Urbano Vili die' a* car- ilinali il i\io\où* Eminenza {f^-), che per- ciò lasciarouo il Reverendissimo. Quan- to aWIlìusirissìmo (^'.), egualmente in tal circostanza passò a'vescovi. Meglio è leggere i citati articoli. Il Sarnelli trae dalla Storia del concilio di Trento del Pallavicino , queste osseivazioni riferi- bili al i65i circa. Vari Titoli d' onore (^.)disuguali furono dati dalle slesse per- sone. Spesso il titolo di Signoria Illu- strissima ^ e quello à* Eccellenza^ allora sì pigliavano come pari; né quello di Sc' venissimo non era attribuito, se non a persone regie, come neppur quello ^*Al' tezza^ in \aùì\o Celsitudine j appellando- si con tultociò que* personaggi Celsitu- dine Illustrissima, non Serenissima. In Germania era lo stesso Illuslrisiimo e Magnifico ( V.). Eppure questo 2." splen- dido titolo, esprimente operatore di co- se grandi ed eroiche, si die' all' oste, al sarto, allo scarpiuellol Conclude Sarnel- li: il titolo proprio de'vescovi è quello di Santissimo, conie nelle acclamazioni del concilio di Trento furono delti Sanctis- simis Episcopis vita, et fidi x ad E cele- sias suas rediius. Con tultociò, se ad o- gni vescovo sta bene V Illustrissimo per l'eminente dignità, a s. Basilio Magno pa- store di Cesarea 1' attribuì s. Gregorio JNazianzeno per reccellenle sua virtù. Se fosse vivo il Sarnelli, che direbbe sulla a- busiva comunanza in cui è caduto VII- lustrissimo e Y Eccellenza (P^.)^ il qua- le titolo, parimente degradalo, unito a Reverendissima, si dà ora anche a'vesco- vi? E opportuno il leggersi nel voi. LV, la p. 147. Meriterebbero i titoli d'onore una salutare riforma di prammatica, l'ecces- so essendo divenuto nauseante, come di- versi gradi, già illustri e distinti, ad onta dello spirito democratico che si aft'elta e quasidominante. Inoltrei vescovi hanno il lilolo di7)/o/?.y;^«orcrizioni ne' sinodi de' vescovi, de* cardmali preti e diaconi, e de' T"^escovi suburbicarii {!.), furono fatte alla rin- fusa. Inoltre il Sarnelli ci die' nel t. 5 la lettera 53." : Per qual ragione i prelati sottoscrivono colla sola prima lettera del loro nome. Risponde essere stile e uso probabilmente derivato dagli antichi ro- mani che usarono il prenome, colla sola I.* lettera e poi interamente il ]Yome e Cognome (^.), come il/, rullio Cicero, L. Annaeus Seneca. Usarono pure ab- breviature nella Scrittura (F.) e nell'/- scrizioni (^.), come Cn. per Gneo, Sp. per Spurio, come noi facciamo Gio. per Giovanni; ed abbreviature usano i iVo- /«r/, succeduti agli antichi Scriniari[F.), Scrissero di ciò: iVI. Valerio Probo , De Notis Romanorum; e Pietro Diacono, De Notis Litteratoriun more Romano. I prelati uou usano prenome, né cognome 25o V E S nelle .soltoscrizìoni, ma il solo nome,€ co- M i vescovi: e siccome al nome aggiungo- no il titolo tleli' ufllzio o della dignità, basta che niellino la i ." lettera del loro nome, e si hanno esempi di vescovi e car- dinali del I 122, prima scrivendo intero i) nome. Quest'uso forse derivò dalla Ger- mania, per la stravaganza de' nomi. I cardinali però continuarono a scrivere il nome con 1* aggit»nta della -»*f nelle sottoscrizioni alle bolle, le quali non usa- rono sotto Nicolò I V del I 288. La i .' bol- la in cui i cardinali si sottoscrissero colla sola iniziale del nome, è quella del i/p9 d'Eugenio IV per l'unione delle chiese latina e greca. Ciò forse cominciò dopo- ché s. Raimondo nel i234 pubblicò la raccolta delie Decrclali, in cui per bre* tilà pose la sola iniziale de' nomi. Con- clude il Sarnelli, che i prelati dovendo far Diolle sottoscrizioni , per brevità ri- presero l'antico costume romano, segnan» do lai.' sola lettera del nome. Il che si deve intendere in generale, e non in par- ticolare. Sì può vedere anche il t. 2, letL 37.*, in cui riparla delle sottoscrizioni. Dice poi neWe 3Jemorie degli arck'esco- vi di BenevenlOy che ne*pri(ni secoli 1 ve- scovi nelle sottoscrizioni nominavano la città e la provincia , e ne riporta esem- pi. Della sottoscrizione ragiona il Parisi wtVClslruzioniy t. 3, cap. 4» § ^ (quanto alle sottoscrizioni, spaventa il progresso al male annunziato dalla Civiltà Catto- lica, serie 3.'^ t. 6, p. ro4. Ora da qual- che tempo si é iAveutato l'inchiostro ne- rissimo, che può chiamarsi antipatico, pel contrario di quello sirupalico^ che es- sendo invisibile dopo scino, diviene vi- sibile col calore del fuoco o all'azione chi- mica d'un reagente. La pioprietà oppo- sta dunque air^/i^/y^tìtY/co consiste nel ri- manere per qualche tempo, ma poi sva- nisce tutto da sé, senza lasciare sulla car- ta la menoma traccia e senza poter esse- re in niuna maniera ravvivato ; e ciò do- po un anno, sei mesi o anche meno, se- coQclo la dose 1 Se uè la autore il d/ VES ) Queineville. Già in America si conosce- va e adoperava, appellalo con più di ra- gione Jncliiostro de quattro ladri, per le trofie a cui serv"i, facendo sparire alti, let- tere, sottoscrizioni di contratti!). Del rè- sto il iion)e di Vescovo conviene parti- colarmente a'prelati che sono i capi ed i primi pastori d'un vescovato, avendo sot- to di sé altri pastori inferiori e subordi- nali, come i parrochi, benché secondo s. Gio. Crisostomo, //o//?e/. i in Epìst. ad PliiL, i nomi di vescovi e di sacerdoti, an- che di preti, siano stali indilferenleraen- le dati a'prelati del(.° e del 2.° ordine, ne'primi tempi della Chiesa. — Della na- tura e della dignità del vescovo. Viso- nò Ire sentimenti sulla natura dell'Epi- scopato, o della dignità de' vescovi. Gli u«ji sostengono essere un Sagra/nento (f^.)y ed un Ordine particolare distinto dal Sacerdozio^ e che lo suppone neces- sariamente. Così pensano Medina, Desa- croriini honiinuni coutinentié?, lib. i; Bel- larmino, De Ordine, lib. i , cap. 5; Eslio, in Quarluni, dist. 24» ec. Il Sarnelli, t. 3, lelt. 46, dopo avere enumerato come procedono le ordinazioni che fanno i ve- scovi, osserva che per quella del vesco- vato è triplicata la materia parziale. Il vescovo conferisce tutti i sagramenti, e indossa tutti gli abiti sagri degli ordini inferiori, perchè riunisce in sé il potere di tutti : '/ordinazione del vescovo chia- masi consagrazìone f quella del prete semplicemente ordinazione. Così il Nar- di. Gli altri pretendono, che il P'escova- to non sia un ordine, né un sagramento, sebbene confessino essere una dignità su- periore a quella de'preti perla istituzio- ne divina. E questo \\ sentimento di Ugo da s. Vittore, De Sacranient., lib. 2; di s. Bonaventura, in Quartum, dist. 24, par. 2, art. I, quest. 3. Secondo s. Tom- maso , in Quartum senteut. , dist. 24, quaest. 3, art. 2, il vescovato non é già un ordine distinto dal sacerdozio , è la semplice estensione del carattere sacer- dotale ad un nuovo ullìzioj ad uu nuovo V ES .potere, atì una più ampia dignità. Colo- ro i quali sostengono il sentimento eli s. Tommaso, si fondano sulle ragioni se- guenti: I.** se il vescovato fosse un ordi- ne ed un sagrnmento dislinlo dal sacer- dozio, vi sarebbero più di VII ordini e più di VII sagramenti: 2." la diversità degli ordini piendesi da'diversi rapporti che hanno all'Eticaristia; ora il vescova- to non ha altro rapporto all' Eucaristia che quello del sacerdozio, giacché i ve- scovi non consagrano diversamente da' preti: 3.° se il vescovato fosse un ordine distinto dal sacerdozio, sarebbe più gran- de del sacerdozio; ora non vi ha nulla di più glande del sacerdozio, giacché non vi ha nulla di più grande quanto di con- sagrare l'adorabile Corpo di Gesù Cri- sto: 4-" se il vescovato fosse distinto dal sacerdozio, potrebbesi conferire ad un uo- IDO che non fosse prete. Coloro i quali ritengono che il vescovato sia un ordine e un sagramento distinto dal sacerdozio, rispondono così alle ragioni de'Ioro dis- senzienti. Rispondono priniamenle, che secondo il loro avviso, vi sono più di VII Ordini e più di VII Sagramenti (\iìì\]ì\Ko alla specie, ma non già quanto al gene- re. E così che nell'opinione di quelli che credono che i VII ordini sienoalirellanli sagramenli, vi sono VII specie di sagra- menti dell'ordine, i quali tutti insieme non fanno che un sagramento dell'ordi- ne preso genericamente. Secondamente dicono che il vescovato si riferisce al- l'Eucari-itia in una maniera differente dal sacerdozio, giacché i vescovi ordinano i ministri che hanno soli il diritto di con- sagrare. Rispondono in terzo luogo, che il vescovato non è più grande del sacer- dozio quanto a'poteri di consagrare, ma che in effetto è più grande per altri ri- guardi, come per rapporto al potere ili ordinare, di confermare ec. ; ciò che non contiene alcuna contraddizione. R.ispoft- dono per ultimo, che non si può confe- rire il vescovato ad un uomo il quale iiou sia prete, perché sebbene il vescova- VES aoi to sia distinto dal sacerdozio, egli è non* dimeno legato necessariamente con Ini per l'istituzione divina, come si ha dalla tradizione. Il vescovato è la pienezza del sacerdozio, la sorgente dell'ecclesiastica podestà. Quanto disi, loro siic^ cessione^ e della loro superiorità sui preti, I vescovi sono assolutamente necessa- ri alla Chiesa, ed essi furono stabiliti dal- l'autorità divina per essere vicari di Ge- sù Cristo nelle loro diocesi o vescovati, subordinati a' Successori (\'\ s. Pietro, pel Primato che hanno su tu!ti d'onore e di giurisdizione, corae dissi in principio di quest'articolo. Gesù Cristo fondatore del- la Chiesa, dichiarò Pietro principe degli Apostoli e suo Ficario in terra , e fu il i.° vescovo e insimeil[.° Romano Pon- tefice, esercitando subito dopo l' Ascen- sione del Redentore la sua autorità su- gli Apostoli e sulla Chiesa; fondò la sua Cattedra d'Antiochia^ ove i fedeli pre- sero il nome di Cristiani, e da dove tra- sferì la sua Cattedra in Roma e la sta- bilì perpetua. Bartolomeo Gavanli scrisse Episcopus institutus, sive opera ejusdem theologico canonica. Fi Vah. La iMennais, inn.anzi la sua deplorabile aberrazione, Tradilion sur Ulnstitution des E\éques^ Liege i8j4> Pa«Ì!» 1818. Avendo detto Gesù Cristo agli Apostoli. Act. 20 e 28: Attendi te vobis et universo gregi, in quo vos Spirilus Sanctus posuit Episcopos regere ecclesiani Z>e7, perciò gli Aposto- li stabilirono F escovati e vescovi da per tutto per ubbidire al divino comanda- mento, onde i vescovi sono Successori (F.) degli Apostoli, per essersi l'uso per- petuato in tutta la Chiesa, per la canoni- ca istituzione de'Romani Pontefici, a'quali s. Pietro ha trasmesso la giurisdizione e l'autorità da lui ricevuta da Gesù Cristo nSi V E S sulla Chiesa universale. Dice il Cronzuo- li, sopra tulli i VII ordini s'iuitalza eiui* rienlemente l'Episcopato, essendo ivesco* ^i legiltimi successoi i degli A postoli, quel- li ne'quali è la pienezza del sacerdozio, su- periori in carattere , in autorità e pode- stà a'sacerdoti. Si dicono anche i Cardi- nali (/^.) successori degli Apostoli , ciò però non deve intendersi qtianto alla successione dell'ordirìe sagro, ma circa la successione della giurisdizione, come am- piamente dichiarò Eugenio IV nella bol- la De CardinaUum dignitate^ ove nel § 5 asserisce , che Cardinaliufii coelus re- praefentat Jpatoliciim, il die osserva» no gravi scrittori, e meglio ripetei altro- ve, massime ne' due citali articoli Suc- CESSOBE e Cardinali, perchè quesli pre- cedono i vescovi d' ogni grado. Con do- cumenti sostiene il Nardi: « Come gli A- posloli furono assistenti e ministri del di- ■vin Redentore nella sua vita mortale, e a s. Pietro assistenti e consiglieri in Ge- rusalemme prima della loro dispersione pel mondo; cosi i cardinali assistono ed aiutano il Papa, successore di s. Pietro, nel regime della Chiesa universale, ed in questo senso succedono agli Apostoli. Ol- tre a ciò gli Apostoli furono vescovi e stabi- lirono (dopo la loro dispersione) i loro suc- cessori per tulio l'Orbe, e così in questa parte, nell'Episcopato, succedono i vesco- vi. Meritamente dunque i cardinali pre- cedono i vescovi". Già notai che i vescovi furono detti Apostoli, e s. Pietro ader- iiiò che Episcopatìim è lo stesso che A- poslolatumjes. Paolo appellò Cristo, //- poslolnm et Ponlijicem: i greci nel Dle- nologio chiamano /^postoli pure i lxxii discepoli. Diversi antichi vescovi furono qualilìcati discepoli di s. Pietro, come s. Materno che converti que' di Tongre.f {F.) e morì nel 347, o ^' ^*'^'' Apostoli, per conformar con essi la loro dottrina; e tali furono chiamati i primi vescovi delle città (ino al principio del IV se- colo, massime nelle Gallie e nella Spa- gna. La successione continuata de' ve- VES srovi, per cui si è conservata e mante- nuta sempre, quasi di padre in figlio, la tradizione apostolica , è per la religione cattolica romana un argomento così cer- to di verità, ed una prova tanto indubi- tata della sua discendenza da Cristo, che bastar potrebbe da se per far conoscere a chi le professa, l'errore e la novità del- le varie sette da noi separate. Però di quelle del tempo suo, nel il secolo dice- va Tertulliano, De Pracscript., e. 32 : M Mostrino le origini delle loro chiese, spieghino l'ordine de' loro vescovi, tal- mente dal suo principio per successione condotto, che il primo vescovo alcun de- gli Apostoli o degli uomini Apostolici, che con essi usarono, per predecessore, o per autore avesse; " come alcune ebbe- ro tra le chiese nostre, e la Romana sin- golarmente, dalle quali poi procedendo i tempi, il lume della fede in tutte l'altre diffusero. Che s. Pietro venisse a Roma, vi fondasse quella Chiesa, e successori suoi continuali senza interruzione fosserc Pa- pi, come può vedersi nella loro Cronolo- gin (^.), è tanto manifesto, che non ci fu mai prima degli ullimi tempi chi ne dubitasse, e per contenderlo bisogna im- pugnare quanto nelTantiche età si ha di scritto. Gli eretici che tal verità con im- prontitudine hanno preteso di voler ri- vocare in dubbio, sono stati convinti e confusi pienamente da s. Ireneo , lib. 3, e. 2 e 3. Dopo d'essersi fatto forle nella Tradizione apostolica, venula per la successione de'vescovi, e insegnato, come per non aver gli Apostoli scritto tutto, ma molto insegnato colla viva voce , i passi oscuri che si hanno scritti, debbou- si dichiarar per la tradizione , passata e custodita nelle chiese successi vameute; viene a dire , che troppo lungo essendo il registrare le successioni delle chiese tutte, basta osservare quella della massi- ma tra le altre, fondata in Roma da s. Pietro e da s. Paolo, potendosi con 1' a- poslolica dottrina, quivi nella sua pu- rezza mantenuta e tramandata, confon- V ES deie abbastanza ognuno che travia; men- tre i fedeli tulli d'ogni parte del mondo a quella chiesa debbono far capo perla sua principalità, e perla tradizione de- gli Apostoli sicuranienle conservata in es- sa. Tutte queste precise parole di s. Ire- neo ho riferite, perchè si riconosca me- raviglia non essere che dellaRomana Sede intera notizia e quasi perfetta storia sia rimasta; ma non così è avvenuto dell'al- tre d'Italia e d'Occidente. Della maggior parte di queste in profonde tenebre si nasconde lai/ età, né del preciso tempo in cui vennero erette e formate, né da qual dell'altre prime il fondatore si spic- casse, è d'ordinario possibile di render conto. E non solo questo, ma non aven- done parlato Eusebio , che della storia ecclesiastica lino a Costantino 1 è l'uni- co scrìllore, e non avendo esse per gran tempo avuto storico alcuno , né mento- vate essendo dagli altri, quasi tutti i ve- scovi de'secoli anteriori a'documenti con- servati negli archivi, fuor di que'non molti che troviamo ne'concilii sottoscrit- ti, e altri mentovati in alcuni monumen- ti, pare che dovessero rimanerci oscuri e ignoti. Ma volle la divina provvidenza che da un antichissimo uso ecclesiastico fosse tramandato alla posterità le notizie de'primi vescovi della maggior parte del- le chiese, cioè quello de' Fasti ecclesia- stici, chiamati sagri Diuici (^'.). In essi ogni chiesa fece memoria de'suoi pasto- ri, onde pregar per essi , e in segno di comunione e di mantener la stessa ^me si scriveano i non>i de'precedenti vesco- vi, e nel canone della messa si recitava- no. Quindi è che disse s. x\gostino nella conferenza diCartagine, Cognit.'òyn.iZo: M Siamo nella chiesa, dove Ceciliano am- ministrò il vescovato, e morì; recitiamo il suo nome all'altare; comunichiamo col* la sua memoria". Però Cirillo Alessan- drino ingannato, voleva escluso da'sagri dittici s. Gio. Crisostomo, finché sinislra- inenle opinò di lui. Di Eustazio vescovo d'Àuliochia iuteiveouto nei coacilio Ni- V E S ^53 ceno, scrisse Facondo: » Viene nominato solennemente ne'sagrifìzi insieme cogli antecessori e successori suoi". Nel sinodo di Mopsuesla del S'io, dissero i vescovi al tesoriere di quella cbiesa. « Si reciti- no i sagri dittici , che dichiarano 1' enu- merazione de'Sacerdoti di santa memo- ria di questa città di iVlopsueste, da che la pura e ortodossa fede ci si predica". Ne'quali dillici era scritto così: Per li ve- scovi che riposano , Protogene ec, e se- guivano i semplici nomi. Durò gran tem- po in molte chiese questo costume, e A- dalberone arcivescovo di Reims interpel- lato nella fine del secolo X intoino a' primi vescovi di sua chiesa, e alla serie di essi da Falcuino, gli disse: Esser ivi ia uso da immemorabil tempo, che nella so- lennità della messa, alla consagrazione del Corpo del Signore, in quella Comniemo-' razione de Defunti^ che si chiamava so- pra i dittici, il suddiacono legge-se con sommessa voce all'orecchio del prete tut- ti i nomi ad uno ad uno de' vescovi che avean tenuto quella sede. Da' dittici sa- gri mokissimi scrittori trassero la serie de'rispeltivi vescovi e la loro successione, essendo una specie di catalogo di vesco- vi. — I vescovi sono superiori a Predai diritto divino, e Dio ci avea marcata sif- fatta superiorità nell'antico Testamento anche dove avea stabilito tre ordini di ministri; cioè del Sommo Sacerdote^òe Sacerdoti inferiori, e de* Levili^ i quali secondo i ss. Padri erano la figura de' vescovi, de'sacerdoti, de'diaconi della nuo- va legge. Nel nuovo Testamento, Gesù. Cristo stabilì l'ordine degli Apostoli su- periori a'ixxii Discepoli, e quello di questi discepoli inferiori agli Apostoli; ed è uà sentimento unanime fra'Padri, che i ve- scovi sono succeduti agli Apostoli, ed i preti a'discepoli istituiti da Gesù Cristo; e per conseguenza che i vescovi sono su- periori a'semplici preti per V istituzione di Gesù Cristo medesimo. Inoltre i Pa- dri riconoscono distintamente la supe- riorità de'vescovi sopra i semplici preti, 254 V E S fondala sulla isliliiziorie diiìna. Va te- nuto presenle quanloscrissi analogameù- le nel § Il «.li Vescovato. Dice poi s. 1- f5imzio martire wcW Epist. agli elèsini, n. 3: In Dei stìileiLlìani concurralis^ Patris est senfentia ^ ut et Episcopi per terrae tenni no s definiti ex Jesu Chris li siint sen • lentia. Di più ì\t\\' Epist.i agii smirnesi, appellò il vescovo Principe de sacerdoti. Già dissi che fa chia(i»aloiVo/;i/«o. nel qua- leorlicolosono nozioni analoghe; mentre della preminenza del Fesco\>alo^\\\ \)\e- sbiterato ne ragionai pure nel ricordalo § lidi quell'articolo. Sacerdosè eminenle- menl-e il vescovo, di cui canta la Chiesa con antifona propria de' vescovi: Sacer- dos et Pontifex,ct virtiiteni opifex Pa- stor Ione in popido. Dice il Sarnelli, la Chiesa chiama s. Apollinare, Sacerdote e Martire^ nell'orazione del suo ufllzio; e serba questo titolo a'vescovi, couìe lor proprio; e i sacerdoti semplici, che non sono vescovi, passano co'santi laici sotto il titolo di Confessori^ ne si fa menzione del sacerdozio loro. La dilferenza ch'è tra'sa- cerdoli vescovi e tra 'sacerdoti inferiori, è spiegata da s. Epifanio, //^e/e.v. 76, do- vedice: Episcoporuni orcio est adgìi^nen- dos PatreSj nani Ecclesiae Paires, idest Sacerdotes progìgnit. AtSacerdotwn or- do cimi neqiicat Patres progignere, gè- nerat tamen per lavacraruni rcgciiera- tìonis fdios Ecclesiae. Nel lih. 6 degli Stremati , così parla s. Cletnenle Ales- sandrino: In Ecclesia gradus Episcopo- runij preshyterurn et diaconoruin imita- tiones sani angelicae gloriae. Si esprime s. Cipriano ne' seguenti termini, Epist. 27: Doniinus nostcr, ciijus praccepla nie- tiiere et ohservare dehcnius, Episcopi ho- noreni et Ecclesiae siiae notioneni dispo- nens in Evangelio loquiiur et dicit Pc» tro... Tu es Petrus, et super islam peirani aedificabo Ecclesiani meam ... inde per temporuni et successionum vìces Epìsco- porum ordinatio et Ecclesiae ratio de- currit ut Ecclesia super Episcopos con- stilualur^ et omnis aclus Ecclesiae per VES eosdem prarpositos gubernelur. Cam hoc itaque divina lege fundntuni sit eie. Sì ponno consultare s. Oliato, lib. i; s. Gi- rolauH), Epist. 2 ad Ncpoùan. , Epist, 27 ad Eustochiuni in dialogo adversus Luciferianos ; s. Gio. Crisoslotno, Ilo' inil. i in Epist. ad Philip., Ilomd.i^ in I Timoth.; s. Agostino, De Ilaeres., cap. 53; s. Gregorio I Papa , lib. 4» ^'^ P^l' murn licg., cap. 6. Ragiona assai il Nar- di deprt'ti, dicendo che prete vuol dire Senior, ed anche i non preti furono det- ti Presby ter. TiAova furono chiamali co- si anche i vescovi, ma non uiai i preti de- nominali P' escovi. Da Dio vengono i pre- ti per l'ordinazione del vescovo, secondo- che piace al medesimo. Egli non crede che i preti succedano a' LX.XII discepoli, ma che sieno solo ad norniani de'mede* simi, edi second'ordine edi gradoinferio- re. Se talora il vescovo disse al prete Con- preshytere Consacerdos, il prete non po- trebbe dirlo al vescovo, l preti non han- no giurisdizione, e tutti i preti del mon- do non poimo governare la Chiesa. Di più traila il Nardi i seguenti argomenti. Può concepirsi la Chiesa senza preti, ma non senza vescovi; tutto quello che fatino, lo fanno pel vescovo, e tulli sono suoi di- scepoli, COSI i canonici, e inclusivamenle n'preli più dotti e più abili de* vescovi. Tutti i preti sono pecorelle del vescovo, nulla ponno fare senza la sua espressa o tacita licenza, molto Q^enoalla di lui pre- senza. Anticamente neppure potevano viaggiare, o andare da'sovrani senza li- cenza del vescovo; e nemmeno fare i Sa- gramentali (F'Jj dovevano confessarsi dal vescovo, cui giurano ossequio e ub- bidienza. Tutti i preti anticamente si co- municavano ogni festa alla messa del ve- scovo; altrettanto doveano farei preti ru- rali, meno 3 solennità, e almeno due vol- te l'anno doveausi recare in citlà a osse- quiare il vescovo, e talora olh'irgli qual- che dono: due volle la settimana erano obbligali celebrare la messa a vantaggio spirituale del vescovo. 1 preti Missaleso Y ES Epì.'^copahs^ o Missi o M'issatici, riceve- vano dal vescovo rordine e la f.icollà di predicare ne'vichi e nelle ville, ed erano per lo più canonici , ed eziandio abbati regolali; autorizzali anche di visitare la diocesi, e scomunicavano ; facevano da vicari dfi vescovo alla campagna, aveano \arieallribuzioni, facevano fuori della cit- tà da vicari vescovili, rome e più degli odierni F icari foranei (/^'.), vegHavano sui preti e chiese rurali, non che sul po- polo di campagna, a cui insegnavano e confessavano. Sostituiti a''prelali Corepi- scopi (^ .), dopo la loro soppressione (ve- scovi iniperfetti, quando aveano il carat- tere vescovile, e [)erciò non d'istiluzion« divina, ordinali vescovi da un sol vesco- vo, cioè dal proprio, il che la Chiesa ha stìaialo frale illegali oniinazioni, tranne se per dispensa papale), per abusare del loro potere, in parte gli furono delegale da' vescovi le loro attribuzioni. Furono pur detti talvolta Crediti Episcoporuni. \\ Zaccaria nella ricordala Storia lette- raria, discorre degli uflizi de' vescovi, su- [)eriori a quelli de'preti, rilevando cogli antichi monumenti, che i vescovi eserci- tavano l'impiego loro senza dipendenza da'preti; dove questi, e molto più i Chie- rici d'inferior grado, senza l' assenno de' vescovi niente facevano, ancora nelle co- se eh' erano proprie dell'ordme loro, co- me il battezzare, il consagrare,e dare l'Eu- caristia. Così ancora, se non per volere del vescovo, niun prete arrogavasi di pre- dicare e d'insegnare al popolo. Ma eran- vi alcune funzioni, che i vescovi voleva- no a sé soli riservate. Tali erano la con- sagrazione delle Ferginiy delle Chiese, la benedizione delle Ctzw/;tì'/;e, il ricevimen- to alla chiesa degli Eretici convertiti, la riconciliazionede'caduli che facessero Pe- tti/f'/ictìf , e la concessione delle Lettere Formate ocomnnicatorie. Inoltre i pre- ti non aveatio facoltà d'amministrare la Confermazione, comechè poteva esser lo- ro C'jncedula. La podestà d'ordinare, os- sia conferire gii Ordini sa^vi, ècosìpro- V E S 255 pria de' vescovi , che non può ad altro giammai trasferirsi. Dovevano ancora i preli a'vescovi,ove questi il volessero, ren- der conto de'loro impieghi e delle azio- ni loro, non così a'preli i vescovi. Di questi era pure l'intiuìa^eiZ7/■gm/^/, il dispensare le Rendile delle chiese, o provvedere che fussero direltauienle amministrale e di- spensate.Ledimostrazioni d'onoranza che a'vesGovi solevano tiare i cristiani, sog- giunge il Zaccaria, erano principalmen- te cinque: cioè chinare il capo a ricever- ne la benedizione; baciar loro le mani; acclamarli, e nella loro venula alle pro- prie città andar loro incontro festosa- mente cantando salmi, e ancora gridan- do Ilosanna; nel parlare a' vescovi, o in pregandoli d'alcuna cosa solevano in- vocare la loro corona o chierica, e il sagro capo; metter loro ne' templi cat- tedre da quelle de' preli distinte, e più altre. Tocca pure il Zaccaria delle pre- rogative de' vescovi, per le quali gli uni agli altri sono superiori, con ordine gerarchico, come del primate di tolta la Chiesa (ossia il Papa, come lochiamoli VI sinodo), de'patriarchi, de'primali o e- sarchi, ossia degli arcivescovi delle dio- cesi o provincia ecclesiastiche, degli arci- vescovi metropolitani, degli autocefali o arcivescovi o vescovi a niun patriarca o arcivescovo subordinali, di quelli in fine che nelle chiese d'Africa si dicevano in- terccssores e interventores. Dirò io: an- ticaiiienle chiamavansi intercessori, e se mandati dal Papa o dal re, visitatori, ra- re volte Commendator^ i vescovi che in tempo d'alcuna sede vacante, destinati dal metropolitano, amministravano il ve- scovato fino all'elezione del successore al morto; ordinariamente era uno de' ve- scovi viciniori, e come dovrò riferire più sotto, disponeva il clero e il popolo ad un'ottima elezione. Altri dicono, ch'e- rano una specie di corepiscopi, e cosi chia- ma ti perchè intercedebanl, erano cioè tra il vescovo defunto e il suo successore, cor- rispoodeali agli odieroi acumioistratori 256 V E S temporanei, distinguendosi pnre col no- me d'interventori. Ma non doveuno mi> schiarai nelle rendite della chiesa, e per rispetto ad essa non potevano sedere sulla cattedra vacante,nè fare sagre ordinazioni per la chiesa vedova. Ne* primi secoli essi non l'usavano, cioè quando eravi il pro- prio PresZ>z7er/o. Il vescovo nuovo doven- dosi eleggere dopo 3 mesi, dopo un anno era cambialo il vescovo inlervenlore, al quale il concilio di Cartagine del 4oo vie- tò di procurarsi i suffragi, ond'essere so- stituito in quella chiesa vacante. Finiva la sua incombenza coli' elezione del ve- scovo, a cuidovea trovarsi presente. Ces- sarono verso la fine dell' XI secolo. Per incidenza mi sono alquanto allontanato dall'argomento, cui fo ritorno. I teologi hanno pensalo comunemente , come i Padri in tulli i tempi , sulla superioiilà de'vescovi sui preti, e la ragione c'inse- gna, che tale superiorità è necessaria pel buon governo della Chiesa. Il potere di ordinare, il quale non conviene che a've- scovi per istituzione divina, prova pure la loro eminente superioritàsui preti, fon- dala su quella medesima isliluzione, co- me si prova che i preti sono superiori a' Diaconi di diritto divino, perchè hanno essi in forza di quel diritto il potere di consagrare e di assolvere; potere che non appartiene punto a'diaconi. Finalmente, oltre i latini, anche i greci hanno sempre riconosciuto la superiorità de'vescovi sui preti, come chiaramente apparisce tanto nel loro accordo a condannare l'eresiar- ca antiocheno Ezio o Aezio soprannonn- nato VEmpio, prima fabbro od orefice, quindi sofista e poi medico, il quale ab- bracciato l'arianesimo, a questo aggiun- se molti errori: ammetteva un'intera e- guaglianza fra il Sacerdozio e l'Episco* pato, quanto ne'loro rituali, i quali non ìstabiliscono solamente la superiorità de' vescovi sui preti, ma l* attribuiscono al- tresì all'istituzione di Gesù Cristo. Inol- tre Ezio o Aezlo erroneamente diceva il Figlio avere una natura inferiore a quel- VES la del Padre; lo Spirito Santo non e?snr che semplice creatura forcnata prima del- le altre dal Padre e dal Figliuolo. Abu- sando de'passi della s. Scrittura, dove si dice che la vita eterna sta nella cogni- zione di Dio e di Gesù Cristo suo Figlio, riduceva egli tutta la religione a questa cognizione speculativa, dispregiando la pratica de'coujandameoti di Dio e della Chiesa, pretendendo eziandio esser per- messa l'impudicizia, siccome naturale ne- cessità del corpo. Quest'empio dogmatiz- «ava verso la metà del IV secolo, e fu caposetta di molli discepoli che formaro- no altrettante selle di eretici chiamale co' loro nomi, oltre quello d' Anomci, Eunotnianii Trogloditi, esaconiti, eso- menziani, eterousiani , tutti condanna- ti col loro maestro nel concilio di Se- leucia nel Sag. In seguito non manca- rono allri eretici che pretesero eguaglia» re i preti a'vescovi, e modernamente da* notissiu)i novatori, massime Giansenisti (^.)i che al dire di Nardi , si mostrano zelanti difensori dell'antica morale e divo- tissimi del Papa, e così lacerano quai ser- pi occulti il seno della Chiesa. Non vo- glio per ultimo tacere di certe obbiezio- ni. La s. Scrittura dà il nome di sacer- dote a' vescovi ed a' preti , per la somi- glianza di molti de'loro uffìzi e funzioni, il che non pregiudica alla dignità essen- ziale de'vescovi. Nel dividergli antichi il Clero ne'soli ordini di preti e diaconi, o d'un solo comprendente tutti i ministri della Chiesa, non è contraddizione. Ciò in rapporto all' Eucaristia , che gli uni consagrano e gli altri servono, i primi co- stituendo due gradi di cui gli uni sono superiori agli altri inferiori; perchè i pri- mi hanno poteri, che gli altri non han- no. Si divise il clero in un sol ordine, per distinguerlo dal popolo. Si osserva, che avanti lo scisma de'corintii non eravi di- stinzione fra'preti ed i vescovi, governan- do egualmente la Chiesa. Ma se non e- ravi distinzione, quanto al nome , sussi- sleva quella quanto al rango e alla di- VES gnità: il governo poi, communi Consilio, non era con eguale autorità. I vescovi d'Alessandria, anche prima di s. Dionigi, cioè fino alla metà del III secolo, erano ordinati da altri vescovi; però in prece- denza deir ordinazione pare die i preti avessero su di loro imposto le mani, per esercitare intanto la giurisdizione, come narra s. Girolamo, il quale d' altronde, nelle sue opere , riconosce formalmente la superiorità di diritto divino che han- no i vescovi sui preti: paragona i vesco- vi a Moiè, ed i preti a'suoi ixx anziani; e che i vescovi sono nella Chiesa ciò che Aronne era nella Sinagoga, ed i preti a' di lui figli. Se il concilio di Siviglia fon- dò il diritto de' vescovi d'ordinare i pre- ti, sulle nuove leggi della Chiesa, inlese quelle fatte da Gesù Cristo e fondate nel Vangelo, ossia il nuovo Testamento. § III. De differenti gradi e specie de' ve- scovi. Dell'elezione e dell' esame del vescovo, sulle qualità che in lui si ri- chiedono , e sua preconizzazione in Concistoro. I vescovi in tutto il mondo hanno la stessa dignità, sono la primaria prelatu- ra, dopo la quale viene quella dell'anti- chissimo e primario collegio prelatiziode' Prolonotari Jpostolici[F.) partecipanti della s. Sede, originati in Roma per di- sposizione di s. Clemente I Papa del gS, che io processo di tempo avuta preceden- za sui vescovi, Pio II nel 1409 loro la tol- se, e riparlai di essi nel voi. LXXI, p. 8. Altre volte gli areica pellani nella corte di Francia erano un grado cospicuo: riferi va- no al re le cause degli ecclesiastici, e pre- cedevano i vescovi ed arcivescovi, e Io attesta Muratori, Dissertazione vii. Nel- la corte pontificia, non però nella Cap- pella pontificia (f^.) , il Maggiordomo ed W Maestro di Camera del Papa (f^.)^ che incedono a'suoi fianchi, precedono i patriarchi e gli altri vescovi. Oltre il det« to nell'antecedente § II, in questo pure VOL. cxv. VES 257 dico inferiori ì vescovi a* Cardinali io quanto alla dignità, non inquanto all'or- dine sagro; la dignità e la precedenza che i cardinali hanno sopra i vescovi d' ogni grado, è per formare essi parte del cor- po del Papa nel governo della Chiesa u- niversale, per quanto inoltre ripetei con Benedetto XIV, ragionando àt Fé scovi in partibus {F.), e con altri, dicendo de* cardinali Vescovi suburbicarii(F.)j ed è relativo il riferito col iN'ardi , nel voi. LX, p. 213 , notando nel voi. LV , p. 188, che tutti i cardinali ne'concilii sot- toscrivevano prima de' vescovi. Né tac- qui ne'precedenti articoli, che anticamen- te far vescovo un cardinale, era conside- rala una degradazione, e che i cardinali debbono mettere nell'intitolazioni e sot- toscrizioni prima il titolo di cardinale, poi quello di vescovo, se sono anche insigni- ti di tale dignità, il concilio di Trento però vuole, che i cardinali abbiano le qualità che si ricercano per fare un ve- scovo, ed eletti dalle varie nazioni, il che raccomandò al Papa; e ciò per la subli- mità della dignità cardinalizia, superio- re pel grado a qualunque altra, essendo il vescovato lo stato più perfetto della Chiesa. Con ragione quindi s. Bernardo li considera in uno sialo di perfezione ac- quisita, come quello de' vescovi. I cardi- nali giudicarono e giudicano le cause de'vescovi di tutto il mondo, ed antica- mente chiamavano /rtì!/e//j i vescovi. Si ponno distinguere 5 gradi di vescovi. Il i." è quello del Sommo Pontefice^ capo supremo della Chiesa, e Vicario di Ge- sìc Cristo j il 1.° (\wt\\o(\e Patriarchi jW 3." quello de' Primati o Esarchi; il 4-"' quello de' Metropolitani o ArcivescO' vi; il 5.° quello de'semplici Vescovi. Nel voi. LV, p. 202, feci un novero di ve- scovi da'Papi fatti per diverse regioni lo- ro Vicariy commettendo ad essi le loro ve- ci, e meglio ne ragionai descrivendo i ve- scovati di quelli che ne furono insigniti, anche col titolo e facoltà di Legato apO' stolico {V.)^ temporaneo e personale, o 17 258 V E S stabile ne' vescovi successori, in tal caso dicendosi legato natoj ed a molti conces- sero le Vesti de' Cardinali^ non mai le insegne cardinalizie. I Papi sogliono o- norare i vescovi con dichiararli loro PrC' lati domestici, eò Assistenti al soglio pon- tifìcio (V.)> Molti di essi li creano cardina- li, de'qaali un gran numero furono innal- zali al supremo ponlificalo,ed il più recen- te esempio è quello del Papa Vio //Velie regna. Non mancano esempi di Papi e an^ tipapi, che per rinunzia o deposizione di- vennero Vescovi Suhurhìcarii (V.): e di antipapi fatti vescovi, come pel i ."Lorenzo di iVbrertìr, nuovamente deposto pel ritor- no allo scisma; e Clemente Y III fallo ve- scovo di Majorica. Un bel numero di vescovi non sono suffraganei de' metro- politani, e quali esenti sono immediata- mente soggetti alla s. Sede. Vi furono nell'antichi là de'prelatì Cor epi scopi (V.) creati da'propri vescovi, e se col caratte- re vescovile ordinali da un solo vescovo, altrimenti benedetti se preti, come pure ricordai nel § precedente a questo; ordi- nazioni per altro ritenute illecite. Erano vicari foranei de'vescovi con grandi fa- coltà, onde chiamavansi ministri de've- scovi. Di più erano tenuti in onore, e se col carattere vescovile , conferivano gli ordini sagri e facevano molte altre cose, sempre col consenso de'vescovi, senza il quale nulla potevano, anzi lui morto nul- la potevano fare di cose appartenenti al carattere episcopale. Intervenivano a'con* cilii provinciali e diocesani. Governava- no i preti e chiese rurali, ed aveano cu- ra de'loro beni; nulla potevano sul clero della città, ove però talvolta vi fu qual- che corepiscopo.Visitavano il loro distret- to, e nel medesimo presiedevano a' mo- nasteri d'ambì i sessi, con giurisdizione anco sui laici. Avevano de'vicari minori, che per loro sovrastavano a* preti , alle chiese, accostumi de'fedeli. Ve n'erano da per tutto, tranne nella Mareotide, paese dell'Ahica, all'estremità della Libia e del- TEgillo, presso Alessandria. Talora per V ES ischerzo erano detti vescovi villani. Ma cominciarono ad invanirsi, e ad abusare delle loro attribuzioni, e non ostante la molteplicità di quelle furono aboliti, ad onta pure della loro potenza, numero e qualità; laonde si durò fatica ad abolir* li. I corepiscopi erano diversi da'Pcr/o- cleutio Visitatori (V .) óeWe diocesi. Del- la Gerarchia ecclesiastica, riparlai nel § II di Vescovato, in uno a' vescovi pri- mitivi. Altri vescovi , quanto all'ordine sagro, senza giurisdizione, ma di solo ti- tolo, sono i Patriarchi, gli Arcivescovi, ì T^escovi in partibus {V.).Ta\vo\ia\'\ìan' no se sono amministratori, de' quali ri- parlai nel citato articolo, visitatori o vi- cari apostolici de Vescovati (V.). Eserci- tano almeno i pontificali, gli ausiliari e Suffraganei (^•), specialmente i Coa- diiitori [V.) semplici o con futura suc- cessione, de'quali egualmente tornai a ra- gionare nel rammentato articolo: talvol- ta gli ausiliari o i suHraganei sono digni- tari della cattedrale, e perciò abilitali dal- la s. Sede a ritenere la dignità se la pos- sedevano nella promozione alla dignità vescovile, ovvero a riceverla poi. Avver- te però il Magri, nel vocabolo Episcopus, che i coadiutori non ponno usare la moz- zetta, per essere questa insegna d'auto- rità, né indossare la cappa alla presen- za del vescovo, oè sedere sulla cattedra vescovile : i canonici non devono unirsi a loro in circolo nelle messe, perchè que- sta ceremonia significa 1' unione delle membra col capo (come perciò pratica- no i cardinali col Papa), ed il vescovo coadiutore non è capo; quando egli però celebra pontificalmente, i canonici devo- no prestargli assistenza come al vescovo. 1 coadiutori nelle pubbliche strade non ponno dare la benedizione, se non con licenza del vescovo; ne possono concedere l'indulgenze, se non da parte dell'ordina- rio. Dice il Zaccavìa, A nti'FebbroniOypav, 1, lib.i, cap. 4, parlando delle coadiulo- rie con futura successione, se nel gius ca- nonico sono riservale alla s. Sede, e non V E S essendolo per qiial diritto al Papa np- partengn la loro riserva: Prima di Doni- facio Vili del 1294, le semplici coadiu- torie si concedevano da*melropolitani a* loro suffraganei, e da'sinodi a* metropoli- tani,massimamente quand'erano da quel- li e da questi richieste. Ma Bonifacio Vili qolla decretale inserita nel VI, le dichia- rò appartenere alle cause maggiori ri- servate alla s. Secìe^ non ostante qualun- que consuetudine in contrario; ed inol- tre stabili, che nelle chiese rimote, onde non fossero gravate da di«pendi nel ri- correre alla s. Sede, si osservassero le se- guenti cose. i.° Che i vescovi, o per ca- gione della vecchiaia, o d'altra indisposi- zione, che li rendesse perpetuamente im- pediti dall'esercizio del pastorale uffizio, potessero con autorità apostolica, loro in questa parte concessa, eleggersi col con- siglio e col consenso de' loro capitoli cat- tedrali , o della maggior parte di essi, uno o due coadiutori. 1° Che dove il ve- scovo fosse uscito affatto di mente, né sa- pesse o non potesse esprimere, cièche vo- glia o non voglia, il capitolo, o due parti di esso, colia medesima facoltà apostoli- ca in questo caso accordata, possa elegge- re uno o due coadiutori, che adempioo l'ufììzio del vescovo impedito. 3.° Che se il vescovo, dalla vecchiaia o da incura- bile morbo gravato, e perpetuamente im- pedito, non voglia eleggere o voler coa- diutori , ancorché dal suo capitolo am- monito, allora deve l'istesso capitolo rap- presentare alla s. Sede lo stato della chie- sa e del vescovo , ed aspettare la di lei deliberazione. 4*° Che i detti coadiutori sieno provveduti di moderato stipendio dalle rendite della chiesa, vietando loro di alienare e distrarre i beni di essa, e volen- do che della loro amministrazione debba render conto non solo al capitolo £ al pre- lato, se torna in niente sana, ovvero allo stesso capitolo, ed ancora al prelato suc- cessore. Da tuttociò apparisce, che Boni- facio Vili parlò solamente delle coadiu- torie semplici, e non delle coadiutorie col- 2^9 VES la futura successione. Le coadiutorie so- no riservate a'Papi,non per loro dispo- sizione, ma pel contenuto nel diritto ca- nonico, onde per sola ecclesiastica costi- tuzione appartiene al Papa l'assegnar- le, quando giusta e necessaria causa Io richieda, cioè per diritto del suo prima- to, poiché egli solamente può dispensare da'concilii generali e da'decreti della s. Sede. Della diversità de'vescovi e insie- me de Vescovati, oltre il ragionatone in questo articolo, ne feci parole nel voi. XV, p. 247, avendo rilevato, parlando de' ^e- scoviinpart{huSjC\\e fra questi vescovi ti- tolari sono pure compresi xNunzi apostoli- ci presso le sovrane corti cattoliche, e tal- volta anco acatfoliche,edaItriprimari mi- nistri della s. Sede^ specialmente residen- ti in Roma. — L'elezione de' vescovi sem- pre è stata della massima importanza per la Chiesa e pe' popoli, onde la s. Sede costantemente vi ha impiegato le sue ze- lanti e provvide sollecitudini. Il cardinal De Luca, secondo l'opinione più ricevu- ta, e particolarmente della curia roma- na, dice che anticamente ne'tempi della primitiva Chiesa, e finche questa visse sotto le persecuzioni de'gentili, per cui a' cristiani conveniva di vivere e di cele- brare gli Uffìzi fJìvini[y,) occultamen- te, i vescovi furono deputati da s. Pietro, ovvero secondo un'altra opinione, eoa l'autorità di questo, dagli Apostoli e da' primi discepoli di Cristo; ovvero secondo altra diversa opinione, questi ultimi ne ottennero dalla bocca di Cristo la facol- tà personale, e così successivamente da* successori di s. Pietro nella Chiesa ro- mana e nel vicariato di Cristo , per la giurisdizione e autorità che avea ricevu- to dal medesimo sulla Chiesa universale (a Sorte parlai di quella che si usò nel principio della Chiesa per eleggere i suc- cessori, poi abolita dal diritto canonico); ovvero con l'autorità del Papa da* pa- triarchi. Ma avendo, in progresso di lem- po,laChiesa dopo circa il 3 1 2 perCostaoli- Do I, divenuto cristiano, acquistato la sua 26o V E S tranquillità e il libero esercizio della re* jigione, ed essendosi perciò resi i popoli fedeli, e insieme molliplicalisi i chierici, colla distribuzione de'benefizi e delle di- gnità ecclesiastiche, si formarono due cor* pi universali del clero e del popolo. Quin- di seguì, con l'autorità e concessione, o permissione del Papa, in molte parti, e forse più generalmente fu introdotto, che V elezione del vescovo si facesse unita- niente dal clero e dal popolo (cioè Io sce« glieva il clero, ed il popolo vi concorre- va col consenso), conforme le sagre sto- rie insegnano nell'elezione di s. Ambro- gio per vescovo di Milano, di s. Nicolò per vescovo di Mira, e simili. Ma in se- guito, sperimentandosi che ciò cagionava confusione, fu ristretta l'elezione al cle- ro, e anche in questo per l'istessa ragio- ne segui dipoi l'altra restrizione al solo capitolo della cattedrale, sempre però colla conferma e l'approvazione della s. Sede, con l* autorità della quale ne se- gui l'ordinazione e la consagrazione. An- che quest'ultimo modo, quasi da per tut- to andò in disuso, tranne in alcune cat- tedrali di Germania, di Svizzera, e forse d'altre parli, per privilegio della s. Se- de, a cui ne chiedono la conferma e l'ap- provazione nelle postulazioni; altri ve- scovati essendo a nomina e presentazio- ne della maggior parte de'sovrani, in vir- tù di privilegio pontificio, egualmente da doversi approvare dal Papa per l'istitu- zione canonica. Fin qui il De Luca. Di questo argomento, sulla provvisione de' Vescovati^ sulle elezioni de'capitoli, sul- le nomine de'sovrani, per privilegio e per Concordali , nel detto articolo e preci- puamente nel § VI ne trattai. Dice il Magli, nell'articolo Episcopns. J\e' pas- sati secoli il vescovo era eletto, e chiesto dal popolo, non già con tumultuose gri- da , ma davano quietamente il voto le famiglie nobili, e le compagnie degli ar- tefici, che poi si dissero Università arti- sliche f/^.Jycorne si raccoglie óaW'Bpist. 22 scritta da s. Gregorio INazianzeno, a VES nome di suo padre s. Gregorio vescovo di Nazianzo, a que'di Cesarea in favore di s. Basilio, che restò eletto in pastore di quella chiesa. Di questo costume par- lò Tertulliano, fiorilo nel II secolo, in Apocalis: Praesunt probati quippe se- niores honorem ju slum non pretio, secl testimonio probati. Soggiunge il Magri, veramente i popoli non davano il suft'ra- gio, ma solamente testimoniavano le vir- ili del candidalo, applaudivano e accla- mavano a'meriti dell'eletto, come dotta- mente prova il cardinal Bellarmino (egli die'pieziosi avvertimenti a Clemente Vili circa la provvisionede' vescovati, chiaman- dola il più importante e delicato negozio della s. Sede; e l'opuscolo da lui compo- sto e intitolato {'Ammonizione ad un Vescovo^ suo nipote, dovrebbesi attenta- mente studiare e impararsi a mente da ogni nuovo vescovo), il quale dice, che quella parola vota ^ spesso replicata da- gli scrittori, non significa sulFragio, ma desiderio; laonde conclude , essere stata solo nel clero la podestà di eleggere il vescovo, così permettendo il Vicario di Cristo, per utile maggiore delle chiese. Il vescovo Sarnelli, t. 9, leti. 26, riferi- sce che nell'elezione de'vescovi, il popo- lo della chiesa vacante proponeva i suoi desideri! intorno alle persone che doveano esser elette, e rendeva testimonianza del- la vita e de'coslumi di ciascuno, e final- mente acconsentiva all'elezione, di che rende testimonianza s. Cipriano, vissuto nel III secolo, coW Epist.^i ad Carne- liiimy che esibisce. Bensì , aggiunge, al- cuna volta il clero e il popolo avea nel- l'elezioni maggiore o minor parte , per- chè talvolta solo esponeva i desiderii e rendeva le testimonianze, tale allra pro- cedeva all'elezione per acclamazione, co- me nel 238 per s. Fabiano Papa, di co- mun consenso eletto a viva voce del po- polo. Inoltre nell'elezione de'vescovi, il popolo costumava alzar le mani, in se- gno d'approvazione, come i vescovi con- sagralori impongono le mani suU' ordì- VES Danilo. Però nel IV secolo furono stabi- liti i diritti de' metropolitani nelle ordi- nazioni vescovili. Trovo che nel VI seco- lo decretò il concilio di Clermont del 535. ♦* Quegli che desidera il vescovato, sarà ordinato per elezione de' chierici e de'cittadini, e col consenso del metropo- litano (in diversi luoghi fu statuito dover- si fare T elezione col consenso de' vescovi provinciali, come si ha da s. Cipriano nel- VEpist. 3 e 4 del lib. i), senza impiegare la protezione delle persone potenti, senza usare artifizio, né obbligar persone o col timore o con regali, a scrivere un decre- to di elezione; altrimenti l'aspirante sarà privato della comunione della Chiesa, cui vuol governare". Già \& sagre elezioni e- rano ammorbate dalla Simonia (^F.)^ per coi Papa s. Giovanni II del 532, avea ottenuto da Atalarico re d'Italia, che pu- nisse colla regia autorità i simoniaci, che le pene ecclesiastiche non bastassero a correggere ; onde il re fece scolpire in marmo il suo decreto, e collocare nel por- tico della basilica Vaticana. Quanto al- l'acclamazione, è interessante il narrato dal Ì5arnelli nel t. 3, lett. ^o : Delle ac- clamazioni usale a farsi ne U elezioni de* Pontefici e ne' concilii; nell'elezioni de- gV imperatori e de' re, ed anche a* let- terali. Quando non solo i vescovi, ma i sacerdoti e diaconi si eleggevano col con- senso del popoloj'questo colle acclamazio- ni l'elezione approvava: ne offre l'esempio di se stesso s. Agostino ncW Epist. iio. Nel 4^6 giunto egli all'età di 72 anni, de'quali 32 ne avea passati nel vescova- to, e ne sopravvisse altri 4 (ed inoltre ciò fece per essere la sua Ippona assediata da' barbari, e se egli non provvedeva così, for- se non sarebbesi fatto il vescovo per mol- to tempo), si prese in esso a coadiutore Eradio prete, e si fece l'elezione coll'assi- stenza di due altri vescovi; acconsentendo il clero e il popolo a condizione, che Era- dio rimanesse semplice prete fino alla morte di lui, per non disubbidire al con- cilio Niceoo, che nel 325 avea vietato che VES 261 due vescovi fossero in una chiesa, di che ragionai nel § IV di Vescovato. Nondi- meno, di ciò eravi il recente esempio di Severo vescovo di Milevi, ch'erasi eletto il successore (cioè avrà proceduto come s. Agostino, poiché lo stesso concilio avea anche proibito a'vescovi d'eleggersi WSiic- cessare^ e appunto perché alcuni vescovi ciò facevano, Papa s. I laro nel sinodo ro- mano del 46^ tornò a vietarlo; e quan- do Bonifacio II Papa nel 53 1 si elesse il successore, tosto pentitosi, bruciò il decre- to, per cui neppure il Papa può elegger- si il successore). Le acclamazioni furono in questa forma. Deo gratias: Chrislo lau- desy ripetute 23 volte. Angustino vita, replicatosi 16 volte. Te Patrem^te Epi- scopuni^ si disse 8 volte. E avendo s. A- gostino ingiunto a'notari della chiesa di scrivere le acclamazioni, il popolo alzan- do la voce, ripetè 33 volte: Deo gratias; Chris to laudesj Exaudi Chris te. E i3 volte: Angustino vita. Cessati questi fa- vorevoli clamori, s. Agostino richiese di nuovo al popolo, che desse segno della volontà sua circa l'elezione di Eradio, e di nuovo il popolo gridò: Fiat, Fiat, iS volte; Dignum et justum est^ 28 volte; Fiat, Fiat, altre 4 volte: Olim dignus, clini meritus, 2 5 volte: Jndicio tuo gra- tias agimuSf i3 volte. Finalmente : E~ xaudi Chris te, Eradiuni conserva, fa replicato 18 volte. Che (vescovi antica- mente si eleggevano cori il consenso del popolo, come anco i sacerdoti e diaco- ni, è l'argomento del cap. 70 della cent. 9.' delle Sluoredel p. Menochio. Anch'e- gli, navvauòo coi cap. 6 degW Alti A posto- liei, le parole dette dal collegio apostoli- co per eleggere VII Diaconi, che atten- dessero alla cura delle cose temporali, col- la convocazione del popolo, fa notare , che questa elezione, la quale facevasi dal popolo , e per molto tempo si praticò nella Chiesa , non era tanto per voto e suiFragio, quanto per testimonio della vi- ta e de'costumi, perchè comunicandosi questo oegozio dal clero al popolo, veni- 265 V E S vaoo lì proposti per ie dignità ecclesiasti- che, ad esser più coDosciuti, ed a riuscire più grati e più volontieri ricevuti , per aver il popolo in gran paite contribuito all'elezione. Nelle Costi lazi ora apostoli- chCy attribuite a s. Clemente I, si legge nel lib. 8, cap. 4» che dagli Apostoli fu stabilito, che dovendosi ordinare alcun ■vescovo, quelli che dovevano fare le ordi- nazioni, prima interrogassero i sacerdoti e il popolo, se il proposto era quello che essi bramavano aver per vescovo; e che quando avessero risposloaflermativamen- la, s'interrogassero di nuovo , se lo sti- mavano degno di sì sublime uffizio, se nelle cose spettanti al culto divino e alla religione avesse dato buon saggio, s'era osservante delia giustizia, se avea gover- nato bene la sua casa, e se in tutte l'a- zioni erasi periato lodevolmente; e che, quando il popolo, dopo una 3/ interro- gazione, avesse ratificato e costantemen- te testificato il candidalo avere le riferi- te qualità e perciò esser degno, si pro- movesse alla dignità episcopale. Il modo col quale il popolo die' il suo consenso, non fu sempre eguale: alcuno seguiva con \ocee acclamazioni, approvava o doman- dava la persona proposta, e qui il p. Me- nocino riporta 1' avvenuto per Eradio. Quanto praticavasi nell'elezioni de' ve- scovi, facevasi pure nelle promozioni al sacerdozio, il rito delle acclamazioni o Laudi (f^.) era conforme ad altre accla- mazioni popolari, come per qV Impera- tori. Altre volte il popolo dava segno di consenso e appiovazione con far plauso colle mani; dicendo Sidonio in Concilio post Epist. g, lib. 7, che dovendo al po- polo il concilio© jPre-iZ>//mo (/^.) nomi- nar un vescovo, diceva: Dignaminiy ha- militateni nostrani oraiionibus potius in coeluniferre^ qiiani plausibiis. Espres- sione quindi di consenso era i' alzar la Mano (V.) in alto, il che fu dagli antichi assai usato in varie occasioni (talvolta si usa ancora in alcune circostanze, per e- slei'uare approvazione o disappruvazio- VES ne , e più comunemente con alzarsi in piedi), e questo modo da' greci fu detto manuwn extensioy che vale quanto suf- fraga tio e dare il voto per qualsivoglia elezione di ministero sagro o laicale. Ter- mina il p. Menochio col notare, aver mo- strato l'esperienza, che s'introdussero ia queste maniere d'elezioni corruttele e a- busi, procurando l'ambizione di uomini indegni di farsi largo e aprirsi l'ingresso agli onori con donativi al popolo e talo- ra con manifeste violenze (precisamente o peggiojcomedeplorabilmenteora si prati? ca in alcuni stali nell'elezioni per le assem- blee o camerecostituzionali), onde si cessò da queste radtfnanze,ormai di veiiule stru- menti di passioni, confusione, disordine. Scrisse perciò Goffredo Viudociense, E- pist.ii, lib. 3; In illa quitte ni aclione^ rationej quani prò electione reputa tis, lex,velut interarma sehit, vox divina locwn non hahuit. Totani ibi levitas vin- dicavit, et vanitas^ ubi minima quaedam, et niulier publica, quae vos garruliter acclaniabat, plus poiuit , quani plebis maturitasy et clericalis honestas potue- ril. Per questi abusi il concilio di Laodi- cea fin dal 366 o 367 proibì che non si facessero a questo modo l'elezioni, col can. Non est pennittenduni^ dist. 63; cioè ordinò, che I elezione de'vescovi si faccia di concerto col metropolitano ed i ve- scovi circonvicini, i quali devono avere per lungo tempo provala la ieiXoi e i co- slumi di quelli che voglionsi eleggere. Rimosse l'arbitrio de' secolari, inconve- niente gravissimo, colle parole: turbis non esse perniittenduni eoruni, qui sunt in sacerdolio constituendi,eleclioneniJa- cere. Proibizione pia volte rinnovata, co- me neirVIlI concilio generale dell' 86g e nel X del 1 1 39. Lo stesso patriarca sci- smatico de'greci, non da'secolari magna- ti, ma da un sinodo viene eietto; e qui ri- cordo, che nel descrivere i concilii, notai i vescovi in essi eletti. E che Papa s. Caio del 283 confermò l'uso aulico dellaChie- sa, che niuoo potesse giungere alla digni- V ES là vescovile, senza a ver esercitalo per tem- po convenevole i VII gradi degli ordini sagri; mentre Urbano II dipoi nel logi proibì che niun Laico (/^.) fosse eletto vescovo. Sono da vedersi Lorino, Aui Apostolici^ cap. 6, n. 3, e l'Hallier, De Sa- cris ELcctionibus et Ordinaùoìiibus. Or- dinarono i sagri canoni espressamente,clìe i vescovi si scegliessero tra'citladioi, vie- tando assumere alla dignità vescovile persone straniere, e che non avessero in quella chiesa lungamente servito, come si ha dall' Eplst. di s. Celestino I Papa del 4^3, diretta a'vescovi della Gallia, ri- ferita da Graziano nel suo decreto. Ma anco in questo variò la disciplina, e fini con poche volle eleggersi un cittadino, più di frequente un diocesano, ovvero uno sta- lisla,e talvolta anco uno allatto straniero, Qual era il popolo e gli altri elettori, che concorrevano all'elezione de* vescovi, al- meno in Italia^ lo apprendo dal Muratori, Dissertazione i8.' Della repubblica, e parte pubblica^ e de'snoi ininistrij e se le città iV Italia avessero aiiticatnetile CoMJ«/2i7^.Ne'secoli barbari non pare che le città d'Italia godessero il privilegio, co- me sotto Ptooia dominante, cioè di far corpo, comunità o comune, ed eleggere magistrati propri. Non mancano esempi però affermativi, come nell' elezione de' giudici detti scabini, che eleggevansi col consenso di tutto il popolo, al quale ap- parteneva il rifacimento delle strade, de' porti e de'ponti ec. Da'primi tempi della Chiesa, fino al secolo XIII (mi sembra troppo protratto: in alcuni vescovati du- rava il costume nel XII secolo), anche il popolo concorreva col clero all'elezio- ni de'vescoyi, ed abbondano le memorie comprovanti quella essere stata l'elezio- ne canonica del vescovo, che eoa voti concordi si faceva dal clero e dalla plebe, cioè dal popolo. Scrisse s. Gregorio I del 590 , ad Arsicino duci (o governatore della città), clero^ ordini j et plebi civita- iis Ariininensisy afliuché eleggessero per loro vescovo il più degno. ìNel medesi- VES 263 mo senso scrìsse, clero, nohilibus y ordì- jiiyCt plebi consistentibusNeapoli. Come ancora, clero, ordiniy et plebi consistenti Crotonae, Panornd, Nepae, Aesi, Ter- racinae etc. Quest'era la formola usua- le della cancelleria apostolica. Pare che i nomi ordinis et plebis costituissero due come corpi e collegi della cittadinanza, l'uno de'nobili, appellati poscia milites, e l'altro del popolo inferiore. Colla voce or<^o sembra intendersi il magistrato pub- blico che presso i romani significava de- curioni e senatoj per altro, col nome di populusy sovente ^'ì troiano compresi tan- to i nobili, che la plebe. In una lettera di s. Gregorio I, e il concilio romano sot- to s. Nicolò I, decretarono che l'arcive- scovo di Ravenna non consagrasse Epi- scopos per Aeiniliam, nisi post electio- neni ducis, clero etpopuli. Giovanni Vili Papa deirSyi scrisse, clero, ordini,^e^ plebi Falvensis Ecclesiaej e ad Ansper- to arcivescovo di Milano, d'ordinare ve- scovo d'Asti post electioneni cleri, et ex- petionenipopuli. Si legge nell'antico Pon- tificale Romano mss.. Epistola popuh\ et cleri ad Doninunt Apostolicuni, quae petunt consce ratio ne ni electi. Si ha da un istrumenlo del 1020, avere Alfanus archlepiscopus scritta una lettera , c7e- ro, ordini, et plebi consistenti in Alijìs, Qiieste notizie ponno insinuare, che an- co ne'secoli avanti il i eoo, eziandio il po- polo formasse un corpo, non privo di qualche regolamento e magistrato. Gio- vanni vescovo di Modena nel 998 fece una donazione al monastero di s. Pietro da lui donato, cuni consensu et notìtia omnium ejusdem s.Mutinensis Ecclesiae canonicorum, ejusdemque civitatis mi- lituni ac populorum. Quest'intervento e consenso non solo del clero, ma anche de'militi o nobili, e del popolo a'gravi af- fari della città, non è lieve indizio, che anco allora il popolo godesse qualche au- torità e ritenesse alcuna forma di Co» munita (^.). Per comun consenso deaeri» liei, appoggiali all'aulonlà dell'8.° goq- 264 V E S cillo generale fatto celebrare in Costan- tinopoli da Papa Adriano II nell'BGg, il popolo ossia ì laici già erano stali esclusi da qualsiasi volo nell'elezione de' vesco- vi. Dichiara un capo del testo canonico, nulla l'elezione de' vescovi fatta da'cano- nicì insieme coMaici, non ostante la con- suetudine in contrario, che piuttosto dir dovrebbesi corruttela, col cap. Massana 56 de Elect. In appresso, oltre i laici se- parati, intervennero anche i monaci, a' quali si die' il diritto di creare i loro ab- bati, lasciando la scelta de'vescovi a'soli canonici delle cattedrali, come vado a di- re. Qualora non si procedeva dal clero e popolo all' elezione, il Papa provvedeva colla sua autorità e incessante sollecitu- dine per tutte le chiese. Trovo negli An- /zrt/idel Baronio più esempi, come del già ricordato s. Gregorio I, anche per altri vescovati non rammenta li di sopra. Anzi i sagri canoni proibivano di lasciar vaca- re più di 3 mesi un vescovato o un'ab- bazia, il che confermò il concilio genera- le di Laterano IV. E viceversa. Papa Bo« nifacio III del 607 in un concilio di Ro- ma, con Tiutervento di 72 vescovi, or- dinò che non si convenisse per l'elezione del vescovo, se non passati 3 giorni do- po la morte del predecessore. Più volle negli antichi secoli furono pregati i Papi ad eleggere i vescovi, e ad approvare gli eletti canonicamente , come si trae dal citalo Baronio, che all'anno i 1 29 riporta la lettera di s. Bernardo scritta ad Ai- merico cancelliere di Papa Onorio II, per avere Enrico vescovo di Verdun, caccia- to dal suo vescovato, invaso quello di Cha • lons. » Dicono che appo voi più vale la preghiera del povero, che il volto del pò- lente.La qual santa opinione dell'ampiez- za vostra fa ch'io sia ardito di parlarvi, e aiassimamente di ciò che la carità ri- chiede e rammenta , dico intorno alla chiesa Catalaunense, ilcui pericolo, quan- to iu me è, ne posso, né debbo dissimu- lare. Noi che vicini siamo, veggiamo il sopraslaale male, e senliaiuo, che senza VES mollo stare si turberà gravemente la pa- ce della mentovata chiesa, se (juelli non potranno impetrare l'assenso della vo- stra pietà all'elezione dell'illustre mae- stro Alberico, nel quale sono convenuti con voli comuni, tutto il clero e tutto il popolo. Sopra il qual negozio, se si cer- ca e cura il nostro parere, noi sappiamo ch'egli è stato finora di santa fede e dot- trina , ed è nelle cose divine ed umane prudente, e speriamo, che sarà vasinho- norein nella casa di Dio (se la M. S. l'ha eletto) e che giovevole fìa non pure a quella, ma a tutta la chiesa francese **. E conclude, Ves trae jaindiscretionis est judicare^ an merito fl a ^itcliir a vohis facienda dispensalio^ unde talis possi t sperare recompensalio. Dalle quali cose si comprende, che la nomina e l'elezione de' vescovi non si considerava d'alcun mo- mento, dove il Pontefice Romano non da- va l'assenso suo. Infatti nel descrivere a' rispettivi vescovati le serie de' vescovi, non solamentedico delle poslulcizioni falle da' capitoli al Papa per la confertna dell'e- letto, ma anco le ricusate per difetto di elezione concorde, o perchè l'eletto noQ veramente idoneo; quindi sostituzione d'altro vescovo nominato dal Papa. Pri- ma del Cancelliere di s. Chiesa ^ il Sa- cellario della s. Sede[P^.)ave3 parte nel- l'ordinazione de'vescovi, e nel medesimo articolo rilevai la diligenza usata da' Pa- pi per esaminare le qualità degli eletti. Il p.Chardou, Storia de' SagramentiyCon qualche diffusione tratta nel t. 3, lib. i, cap. 6: Della promozione edelezione de* vescovi^ primieramente ne' Fa FI primi secoli j poi fino al finir dell'XI,eappreS' so fino a questi ultimi tempi. Essendo uà trattato quasi completo, lo spigole» ò, sen- za ripetere il già detto, tranne cose in- trinseche per chiarire l'argomeolo. Il ve- scovato è la pienezza del sacerdozio, la sorgente dell'ecclesiastica podeslàjsi man- tenne meglio questa dignità , da quella del sacerdozio, perchè s'ebbe più di ri- guardo di Dou ordinar vescovi , se doq VES per chiese Tacanti. Detto dell'origine da Gesù Cristo, la tradizione riferire, che i vescovi furono scelli da altri vescovi pro- vinciali , recatisi sul luogo della chiesa vacata, concorrendovi il clero e il popolo della chiesa vacante, per non dar loro un pastore sconosciuto o disaggradevole; a- scollavano il loro desiderio, e d' ordina- rio lo soddisfacevatio nella scelta di qual- che sacerdote o diacono di sperimenta- ta virtù, di scienza e carità conosciuta, o qualche illustre Confessore nel tempo deHe persecuzioni. Subilo dopo l'elezione ì vescovi I' ordinavano coli' imposizione delle roani, coll'orazìone, il digiuno. Via- Ironizzavano nella sua Sedia, ed egli co- minciava subito le suefunzioni. Dopo Co- stantino I, aumentato il popolo cristia- no, s'ebbe riguardo a'sulfragi de' nobili, de'magistrati, de'monaci, nja sopra tut- to fu considerato il giudizio del clero. Talvolta concorreva all'elezione eziandio il clero e popolo del territorio e città vi- cine delia diocesi. Anche nell' Oriente si osservava la stessa disciplina: Stefano ve- scovo d'Efeso, nel 4^^ disse nel concilio di Calcedonia, per provare la sua elezio- necanonicatM Quaranta vescovi dell'Asia mi ordinarono col suffragio de'clarissimi (cos'i chiamavansi da Tdjerio in poi i magnati, le famiglie senatorie,! consoli, i proconsoli, i governatori, i presidenti delle Provincie, tiaune quel di Dalmazia detto perfecdssinius, i conti di 2." ordi- ni, i consolari), de* principali (o nobili e magistrali), del venerabile clero, e di tut- ta la città". Papa s. Leone I, per la cui autorità fu adunato quel IV concilio gene- rale, scrivendo a' vescovi della provincia ecclesiastica di Vienna, vuole che a far una legitlima elezione il clero e i vari ordinivi concorrano; con pace e senza tumulto sì chiedano gli ordinandi. « Vi sia la sotto- scrizione del clero , il testimonio delle persone ragguardevoli, il consenso de'ma- gistrati e del popolo. Da tutti si elegga colui, che dee a tutti presiedere ". 1 me- tropolilaai co' vescovi coinproviaciali a- V E S 265 veano la maggior parte nell'elezioni, an- zi eglino propriamente dovevano dirsi gli elettori; il richiedersi l'assenso del clero e i desiderii del popolo, facevasi per uoii dar loro un vescovo mal veduto, come dice s. Celestino 1 Papa. Per altro la scel- la a' vescovi apparteneva, di maniera che se il popolo mosso da passione, o acceca- to dall'ignoranza chiedeva tumultuaria- mente un soggetto indegno, o incapace del ministero, i vescovi aveano il diritto di ricusarlo. In tali occasioni, dice s. Ce- lestino I, scrivendo a' vescovi di Puglia e Calabria, bisogna istruire il popolo, non seguirlo, e renderlo avvertito di ciò ch'è lecito, e di ciò che non lo è, né dobbiamo noi consentire a quello che non è con- veniente. Morto il vescovo, era costume che il clero scriveva a' vescovi della pro- vincia per procedere all'elezione. L' im- potente a recarvisi, scrìveva al clero, ai monaci, alle dignità, al senato e a lutto il popolo, come fece il summentovato s. Gregorio vescovo di Nazianzoa favore dì s. Basilio. M Se questo mio suffragio vi piace, come giusto e derivato da Dio, io sono presente spiritualmente in Cesarea, ed ho già imposte le mani. Ma se pensa- te diversamente, se giudicate per cabale ed interessi di Simiglia, se il tumulto pre- vale alle regole, fate quel che vi piace, io mi ritiro. Si tratta della Chiesa , per cui mori Gesù Cristo. L'occhio è la lucerna del corpo: il vescovo è la lucerna della Chiesa. Sia dunque permesso anche a- gl'infìmi liberamente parlare." Per gli attentati degli eretici, la chiesa di Cesa- rea si trovò in pericolo , pe'loro brogli. Lo seppe s. Gregorio , protestò contro ogni altra irregolare elezione, e sapendo che a Basilio mancava un voto per la ca- nonica sua elezione, adonta di sua decre- pitezza e grave infermità, si recò a Cesa- rea, e ottenne il suo inlento. Eragli stato opposto il pretesto della sanità cagio- nevole di Basilio, ma egli rispose: « Voi non cercate un atleta, ma un dottore'*. Neil* Africa usa vasi, al fluir del IV se- 26G V E S colo, per impedir le dissensioni e procu- lar un'elezione canonica, mandar nelle chiese vacanti un vescovo de* più vicini per disporre il popolo e il clero a eleg- gere persona degna, e per raffrenar gli ambiziosi. Questo vescovo reggeva la chiesa in ten)po di sede vacante, e cliia- luavasi Intcvcessor^ non già perchè do- vesse impetrar alcuna grazia, ma perchè reggendo il vescovato vacante, governa- va ha il defunto e il successore. Ne resi ragione nel precedente §, e dovrò anche riparlarne più avanti. Fu poi chiamalo vescovo visitatore dal 5." concilio di Car- tagine (ed anche se inviato dal Papa o dai re ), il quale gl'impose di nulla o- bliure perchè l'elezione si effettui prima che spiri un anno di vacanza, e allora si ritiri , e vada un altro a compiere tale incombenza. Tale è l'uso supposto, non decretalo da quel concilio , secondo il Chardon, poiché il concilio di Calcedonia non soffre tanta dilazione, ma vuole non si lasci la chiesa vacante più di 3 mesi, eccettuata una necessità inevitabile ; e il decreto caicedonese fu rinnovato sovente ne'secoli posteriori. Quando all' esorta- zioni del vescovo intercessore o visitato- re, o altrimenti, gli animisi trovavano di- sposti a procedere all'elezione canonica, senza tumulto, concorrevano que'vescovi della provincia che potevano andarvi, S' inlimava un digiuno di 3 giorni per iiuplorare la luce dallo Spirito Santo. Adunali i «escovi, si rassegnava loro il decreto di elezione, ovvero i volanti lo facevano alla loro presenza. Poi il me- tropolitano co'suihaganei esaminava tal decreto e la persona eletta, la quale pei voli del clero e del popolo non aveva acquistalo alcun diritto, finché da' vesco- vi non veniva approvala, sebbene per altro questi condiscendevano, quando non vi fossero furti motivi in contrario; e gli scrittori ecclesiastici ci hanno con- servalo le formule de'decreli di elezione. Assicurali i vescovi di sua canonicità e dei buon fine dell'eiezione, rimaneva ad esaminar Telelto con diligenza sui co* stumi e la dottrina, li [^° concilio di Car- tagine, composto di 2 14 vescovi di som- mo merito, ci lasciò il seguente modello di quest'esame.'» Si cercherà primamen- te se colui, che dev'esser ordinalo vesco- vo, sia prudente, moderalo, casto, sobrio ; s'è attento alle sue incombenze, s'è mi- sericordioso, istruito nella divina legge , versalo ne'sensi della s. Scrittura, eserci- talo negli ecclesiastici dogmi ". Esami- navasi poi circa la sua fede, ne solamente interrogavasi sopra i punti più impor- tanti di nostra s. Religione, né bastava ch'egli dasse in iscritto la sua Confissio- ne di fede (f^-); ma si cercava di assicu- rarsi, che non fosse infetto di quegli er- rori, che ne'suoi tempi e luoghi domina- vano. In conseguenza di tale uso, l'impe- ratore Giustiniano 1, cui molto premeva la condanna degli errori di Origene^ vol- le che chiunque fosse fatto vescovo, o ab- bate , anatematizzasse preventivamente coll'allre eresie e loro autori, anche O- rigene e gli errori suoi. Finito l'esame e trovato abile il soggetto presentato dal clero e dal popolo, veniva subilo ordina- to dal metropolitano, assislilo almeno da due de'suoi suffraganei. In tal modo iu tutta la Chiesa si faceva l'elezione de've- scovi ne' primi V secoli, e in una gran parte di essa nel VI ; ma d'allora io poi questa disciplina, che avea dati eccellen- ti vescovi alla cristianità, cominciò ad al- terarsi in più luoghi, conlinuandosi però ad osservare parte dell'accennale regole, come l'antica ceremonia della pubblica- zione solenne dal pulpito della seguila elezione, appena convalidala, ed accom- pagnata dalle descritte popolari acclama- zioni. Gì' imperatori romani, anco dopo divenuti cristiani, non si frammischiaro- no nell'elezioni vescovili, eccettuale quel- le della città di loro residenza, come ia Costantinopoli. \q (\wiìi\ìo agli altri la- sciavano correre con intera libertà l' os- servanza de'canonijcsolo per Roma s'in- trusero di prepotenza uell' Elcziout dti VES Sommi Pontefici (K). Tranne tali due chiese, e alcun'allie cui essi provvedeva- no di rado, da per lutlo serbavasi la de- scrilla forma d' elezione. La chiesa di Lione^ la più illustre delle Gallie, aveva in ciò un costume suo proprio , oh' era d'attendere una speciale rivelazione da Dio per riempire la sede vacante. Per l'elezione di s. Eucherio, ch'erasi nasco- sto in una grolla sul fiume Duranza, nel 434. dopo l'apparizione d'un Angelo,uo fanciullo indicò il luogo dove occulta va- si alle ricerche, onde il popolo e il clero dopo un triduano digiuno vi mandò l'ar- cidiacono della chiesa con altre persone per trarlo di là e condurlo a Lione, ove unanimemente fu ricevuto per vescovo. Anche Ravenna avea anticamente il pro- digioso favore, che i suoi vescovi fossero dal cielo indicati a mezzo d'una colom- ba , onde un suo sinodo prescrisse nel 1 3 1 1 che di tali ss. Vescovi se ne faces- se parlJcolar festa in tutta 1' arcidiocesi. Quando i barbari dal settentrione si spcir- sero nell'impero d'Occidente e vi forma- rono sullesue rovine diverse monarchie, i principi che le dominarono, in seguito raddolciti ne' costumi e illuminati dalle verità cattoliche , abbandonata l' idola- tria o r arianesimo di cui erano infetti , cominciarono a ingerirsi nell'elezione dei vescovi, e qualche tempo dopo vedendo il gran credito e autorità che i prelati vieppiii s'acquistavano fra'loro sudditi , per gelosia crebbe talmente la loro in- trusione, che se ne resero dispotici, quan- tunque facessero continuare l' esteriori precedenti forme , mentre in fatti si fa- cevano a lor talento iu persone che sti- mavano fedeli ad essi, o per lo meno vo- levano darvi il loro consenso. Così pure praticarono i re hauchi della i.^ stirpe e que' del principio della 2.* Si hanno da Marcolfo le formole colle quali i re pro- curavano il vescovato a chi loro piaceva, e si compongono di 3 atti. Il i." è l'or- dine o prtcelio , come chiamavasi , col eguale il re dichiara al metropolitano d a- VES 167 ver inteso la morte di tal vescovo, e d'a- ver perciò risoluto col consiglio de' vesco- vi e de'grandi di dargli il tale per suc- cessore, ordinandogli di consagrarlo, co- gli altri vescovi a'quali avea manifestato egual volere. Il 2.** è una lettera, che sembra diretta ad un vescovo provin- ciale. Il 3." è un memoriale de' cittadini della città vescovile, con cui chiedevano al re di dar loro per vescovo il tale, di cui il merito era ad essi conosciuto. Que- st'ultimo fa vedere che si conservava iii qualche modo la scelta e l'assenso del popolo, onde concordare col disposto dai conciliidi E^arigi del 55^ e del 6 1 5, cioè che non si ordini alcun vescovo che ai cittadini non piaccia, ma quello che il clero e il popolo avrà domandato con pie- nissima volontà; né alcuno se ne ordini per comando del principe, contro la vo- lontà del metropolitano e de' vescovi comprovinciali. Pare che lo statuitoda'si- nodi parigini venisse mal osservato, poi- ché i detti re franchi disposero a piacere de' vescovati de' loro regni , seguendo la maggior parte di tali elezioni con regia autorità giusta le formole di Marcolfo. Il p. Chardon ne produce le testimonian- ze, JNon erano isoli re franchi ch'erausi arrogati tal potere, poivhè nel VII seco- lo se lo attribuirono i re visigoti nella Spagna, ed il loro consenso e approvazio- ne nell'elezione e per la consagrazione era necessario, siccome riconosciuto da'cou- cilii 1 2.° e 1 4''' di Toledo. Il re esponeva la sua nomina al concilio, e questo esa- njinava l'idoneità del soggetto ne'costu- mi e nella dottrina, e se tale la confer- mava. L'imperatore Lodovico 1 il Pio ri- nunziò a tal preteso privilegio nell' 816, nel parlamento o concilio d' Altigny, re- stituendo r intera libertà dovuta alla Chiesa, di cui era stata spogliata dalla potenza secolare de'barbari, acciò il clero e il popolo scegliessero il proprio pasto- re, lo virtù di tal pia e giusta reintegra- zione, ritornarono le cose all'antica for- ma, salvo che i melropolilaai ebbero do* 268 V E S pò nell'elezioni maggior parte, die pri- ma non avevano, e die in tali affari in sostanza nulla facevasi tl'im porta n le sen- za informarne il re (dunque all' autore francese sembra restituita la libertà del- l'elezione, ina per quanto pure mi resta con lui a riferire, non pare, se non in par- te, non essendosi osservato il decreto). Ciò ricavasi puredall'antica seguente formo- la della promozione de'vescovi,ch*è nel- la collezione de' concilii delle Gallie. Su- bilo dopo la morte d'un vescovo, il cle- ro ed il popolo mandava deputali al metropolitano per avvisarlo. Il metropo- litano lo portava a cognizione del re, e d'ordine suo nominava un vescovo del- la provincia per visitatore, come l'antico Jntercessor di sopra accennalo. Scriveva a questo vescovo, e lo mandava nella chiesa vacante per accelerare la elezione e presiedervi, acciò i canoni fossero osser- vali. Nello slesso tempo il metropolitano mandava al clero e al popolo un' ampia istruzione della maniera di far T elezio- ne, perchè fosse canonica. Arrivato il vi- sitatore, radunava il clero e il popolo; fa- ceva leggere i passi di s. Paolo, e i cano- ni, che indicano le qualità d' un vescovo , e il modo d'eleggerlo ; indi esortava cia- scun ordine di persone alla loro osser- vanza, cioè i sacerdoti, i chierici, le vergi- ni, le vedove, i monaci e i laici. Non i soli canonici e chierici della città, ma i chie- rici eziandio di campagna venivano in- vitati. Si digiunava, e si facevano pubbli- che orazioni ed elemosine per 3 giorni, prima di procedere all'elezione. Falla la quale, il decreto sotloscrillo da'principali del clero, de'monaci e del popolo, manda- vasi al metropolitano. Egli convocava tutti i vescovi della provincia per esa- minar l'elezione in certo giorno e in cer- to luogo, ch'era d'ordinario la chiesa va- cante. Tutti i vescovi dovevano con- corrervi , e se legittimamente impediti mandavano un de'Ioro chierici munito di credenziale per approvar l'elezione. L'e- letto poi si preseulava a quest' assem- VES blea , e il metropolitano l' interrogava della sua nascila, della sua vita passata , della sua promozione agli ordmi e de'suoi impieghi, per iscoprire se v'era taccia di irregolarità. Esaminavalo inoltre della sua dottrina, e gli faceva fare la ProfeS' sione di fede, anche in iscritto. Se 1* ele- zione si trovava canonica e l'eletto capa- ce, si stabiliva il giorno della sua consa- grazione. In caso diverso, il concilio l'an- nullava, ed eleggeva un altro vescovo. Seguiva poi la coiisagrazione, la quale se SI faceva altrove, che nella chiesa va- cante, il metropolitano spediva sue let- le^e^ perchè fosse ricevuto il novello ve- scovo. Si avvisava il re di tutti gli atti più importanti, principalmente dell' ele- zione e conferma, poiché egli avea sem- pre il jus di escludere quelli che non gli piacevano. Tali erano l'elezioni de* ve- scovi nel IX secolo sino alla finedell'XF, in quella parte della Francia cli'è di qua dal Reno, e dove dopo Lodovico I , re- gnarono Carlo il Calvo e i suoi discen- denti. Ma sembra che non durasse molto tal modo d'elezione nell'altre parti del- l'impero de' franchi dopo la mentovata concessione di Lodovico I, perchè Lota- rio 1 suo figlio e successore clisposede've- scovati d' Italia con assoluta autorità e prepotenza, come apparisce deplorabil- mente da quanto scrisse a lui ed a Lo- dovico li suo figlio , Papa s. Leone IV deir847, acciò non si opponesse all' ele- zioni de'vescovi fatte dalla s. Sede. Il di- ploma di Lodovico I il Pio , circa la li- bertà dell'elezioni vescovili, in principio fu osservato in quella parte di là dal Re- no da'principi che gli successero, la stir- pe de'quali si eslinse nel 912 : sebbene religiosissimi, non lasciarono alla Chiesa tanta libertà nell'elezioni, poiché da mol- ti fatti apparisce che si attribuivano una somma autorità, e disponevano quasi a lor talento de' vescovati vacanti. Anche i re della Germania disposero assoluta- mente de'vescovali, investendo i vescuvi da loro nominali, o eletti dal clero e dal VES popolo, col dar loro Vinello e il Pasto- rale (/^.), il che fu origine di gravissimi tumulti nella crislianilà, specialmente in Germania, e la terribile lotta fra il Sacer- dozio e l'Impero, per siffatte Investiture Ecclesiastiche (F.) ^q Vescovati (/^.), dell* Abbazie nullius e di altri bene- fìzi ecclesiastici. Io principio la mag- gior parte degl' inoperatori o re di Ger- mania avevano usato tali investiture con molla religione^ avendo cura di provvedere la Chiesa di buoni mini- stri, né mai la Chiesa Germanica, se- condo il p. Chardon, fiori tanto di san- ti vescovi , quanto sotto Corrado I, il 1.° che regnò in Germania dopo estinta la linea di Carlo Magno, Enrico I \Lc- cellatore^Ollone 1 il GrancIe,Ol[oue\lj Ottone III, s. Enrico li, Corrado II il SalicOy ed Enrico III il Nero suo figlio. Ma il peifido Enrico IV nato da lui, che gli successe nel i o56, principalmente abu- sò immensamente di sua autorità, inve- stendo de'vescovali , delle badie e altri pingui benefizi chi più gli piaceva, sen- za esserne idonei, meno alcune rare ec- cezioni, e facendo un vergognoso e simo- niaco traflico di tali dignità, conferendo- le a persone indegne a prezzo di adula- zioni e servigi di parte, o anche di de- nari contanti. Molti zelanti Papi avevano pianti sì enormi abusi miseramente pre- giudizievoli alle anime e alla libertà ec- clesiastica, inceppata anche neW Elezio- ne e Consag razione del Papa^ da diversi di quegli stessi imperatori che il p. Char- don, come ho poc* anzi ripetuto con lui, loda per aver dato le investiture con molla religione, mentre esse furono sem- pre aperte usurpazioni de' diritti della Chiesa, la quale per le deploiabili circo- stanze de' tempi le tollerò, e poi ripetu- tamente riprovò e anatematizzò,massime cominciando da Papa Nicolò II e Ales- sandro II, il cui successore magnanimo e intrepido s. Gregorio FU (F.), corag- giosamente e con petto di bronzo perven- uè a restituire alla Chiesa la libertà tol- VES 269 te dalla sedicente pietà de' princìpi. la questo il p. Chardon francese, seguace d'un Fleuiy e simili noti scrittori, tutto tenerezza per siffatti principi, non senza contraddizione, dopo avere riconosciuto l'investiture ecclesiastiche, pianti abusi sì pregiudizievoli alle anime^ e il jus d'e- leggere che si attribuivano i principi se- colari, nienleroeno si fa lecito dire , lo- dando l'invitto s. Gregorio VII distrut- tore di tante enormezze: a Ognun sa quanto ei dovette sodar e combattere per toglier loro un diritlo di sì lungo e pacifico possesso, e di tanto avvantag- gio alle loro corone, specialmente io A- lemagna, ove i vescovi erano potenti, e de'più grandi signori dello stato (ed ap- punto io questa Regalia slava il tarlo funesto, che per conseguire col vesco- vato il principato ecclesiastico, la simo- nia pi evalse e altre turpitudini, ingiu- riose alla santità dell' Episcopato)".Sog- giunge il p. Chardon, la storia narra le funeste conseguenze della dissensione fra il Sacerdozio e 1' Impero , che a lui non spella descrivere, le guerre, le ri- bellioni; ed io aggiungerò, gli scismi sostenuti dagl'imperatori e laceranti la Chiesa, e tante altre lagrimevoli cata- strofi , the produssero pure le tremen- de e sanguinose fazioni ò^' Guelfi e Ghi' bellini (F.), cioè di papalini e d'imperia- li, da Enrico IV a Federico lì, inclusiva- menle, ambi persecutori della Chiesa , perciò deposti e scomunicali da più Pa- pi. Alquanto imbevuto il p. Chardon da priucipii gallicani e di storici ligi alleu- surpazioni laicali, si fa pure adire:» Le passioni v'ebbero la loro parte, e si con- trastò lungo tempo senza sapersi il giu- sto motivo della dissensione { !! ). Tutto era equivoci, e questi combattimenti fu- nesti erano simili a colpi vibrali nel buio di notte Oi>cura (altri scrittori imparziali non videro buio ma chiaro, ci manife- starono e riprovarono i motivi della dis- sensione e chiarirono la pretesa oscurità, e da ultimo due dottissimi eterodossi, 270 V E S Volgili e Uui'ter, quesl'uUimo premialo da Dio col renderlo fervente caltolico)". V'ebbero nondimeno de'Sanli, che sep- pero mantenersi imparziali fra tante di- scordie (e ve n'ebbero pure e molti, che altamente con petto sacerdotale si oppo- sero alla prepotenza imperiale con eter- na gloria del loro nome ) , e tra gli altri s. Ottone vescovo di Bamberga. Egli pri- ma d'esser vescovo, era stato custode dei pastorali e degli anelli delle chiese va- canti, che dopo la morte del prelato, ve- scovo o abbate, si consegnavano all' im- peratore. Egli accettò bensì 1* investitura ecclesiastica dall'imperatore Enrico IV, perchè gliela die' gratuitamente, ma an- dò poi a farsi consagrare a Roma e rice- vè da Pasquale li l'onore del pallio ben- ché non metropolitano. In Italia s. An- selmo vescovo di Lucca, dopo aver ricu- salo di ricevere l'insegne vescovili del pa- storale e dell' anello , fatti strumenti di prepotenza sacrilega , dalle mani d' un laico, pure si determinò a ricever 1' in- vestitura da Enrico IV; ma ammonito dal Papa , a questi mandò l'anello e il pastorale ricevuti dall'imperatore, per dimostrare la sua ubbidienza alla s. Se- de. Alcuni Santi di que' tempi, abituati al lungo abusode'dominanti, che aveva- no messo il bavaglio alla Chiesa , erano variamente illuminati circa il punto del- l'investiture ecclesiastiche, poiché s. A- dalberto di Praga, s. Wolfaugo diRa- tisbona , s. Annone di Colonia, ed alcuni altri santi alemanni non ebbero diflìcoltà d'essere investiti dagl'imperatori col pa- storale e l'anello. Anche in Francia pa- recchi san ti vescovi furono di diversi sen- timenti circa l'investiture, o elezioni ai vescovati e badie. L'abbate di Cluny s. Ugone, fu sovente mediatore fra s. Gre- gorio V 11, ed Enrico IV , di cui era pa- drino; e s. Gualtieri fallo i.° abbate di 8. Martino di Ponloise, fu subito bene- detto da'vescovi, e poi ricevè il pastora- le da Filippo I re di Francia, il quale teDeodo il pastorale pel nodo superiore, VE S il santo nel riceverlo pose la mano sopra quella del re, dicendogli che non da lui, ma da Dio riceveva l'abbaziale dignità; ma il re avea circa 9 anni. In Inghilterra s./^Aive/modiCantorberyebbe dei contra- sti a cagione dell'investiture col re Enrico I, e ricusò consagrare i vescovi a cui Tavea conferite; e tanto fu fermo nel condan* narle^ che il re infine rinunciò al prete- so diritto. Lodovico Agnello Anastasio , nella Storia degli Antipapi, cap.i i, die* il seguente saggio dell'investiture eccle- siastiche. Per queste intendevansi i beni temporali donati da'fedeli alle Chiese sin da'primi tempi , e di essi investivansi i prelati. Asserisce Giaziano, distinct. 63, cap. Jladrianus, che Papa Adriano I ce- desse l'investiture a Carlo Magno.. L'au- tore della vita d' Adriano o Aidrico ve- scovo di Le Mans, racconta che Lodovi- co I in virtù di tal donazione, preso il ba- stone pastorale dalle mani del suo me- tropolitano Lamdramne arcivescovo di Tours, lo die' ad Aidrico. Glaber riferi- sce nella vita di Pioberto l re di Francia, che avendogli un abbate fatto dono d'uà bel cavallo, gli chiese il re per gratificar- lo la sua croce, ed avendola posta in una statua del Salvatore, indi gliela fece da essa riprendere; onde nacque 1' usanza , che i vescovi egli abbati della Germania orientale e occidentale ricevessero dagli imperatori, prima d'essere consagrati, il bacolo e l'anello. Mlesia limone di Citar' ?rf.y, ch'egli pure prima della consagra- zione ricevè il bastone dal re (ma lo con- sagrò il Papa, come dissi nella sua bio- grafia ). Enrico III diede il vescovato di Paderbona a Meniverco, non già col pa- storale, ma per mezzo d' un sruo guanto. Papa s. Gregorio VII riprovando T abu- so col quale si vendevano in Germania i vescovati, severamente proibì l'investi- ture in vari concilii, come simoniache, e fu imitato da'successori. Ma Pasquale li convenne con Enrico V, che gli abbati alemanni cedessero i loro feudi e beni temporali, e l'imperatore la tradizioue VES del brisfoneeiìell'anello. Finalraenle Ca- listo II concluse in TVorms il concorda- to Callislino con Enrico V, terminando la controversia, con questo: che i vescovi e gli abbati alemanni fossero eletti alla presenza degl'imperatori, e col consenso loro ; che gli eletti fossero investiti delle regalie e beni, eccettuati gli appartenenti alla Chiesa romana, collo scettro, avanti la loro consagrazione e benedizione ; e che dovessero pe' loro feudi temporali rendere i dovuti ossequi e servigi agl'im- peratori. Tutto fu ratificato nel concìlio Lateranense. Ma si ritorni al p. Chardon. Abolite le investiture ecclesiastiche nel I 123, da Calisto il nel concilio generale di Lateraoo I, il clero e il popolo ripre- sero parte all'elezione de'vescovi, ma nel decimar del secolo non osando più il po- polo d'ingerirsene, per non far dispiace- re a'signori, cb'eransi appropriato il di- ritto di eleggere (già Papa Celestino U nel I 143 era stalo eletto senza 1* inter- vento e l'assistenza del popolo romano , peravernelo definitivamente spogliato il predecessore Innocenzo li, e del tutto nuovamente l'escluse, in uno al clero, A.- lessandro III nel 1 179, dichiarando ap- partenere l'elezione pontificia a'soli Car- dinali di s. Romana Chiesa ), fu quin- di devoluto il diritto d' eleggere il pro- prio vescovo B^' Capitoli delle chiese cat- tedrali, rappresentanti il clero. Dalle let- tere di S.Gregorio Vile di s. Bernardo si •vede qual parte il popolo avesse nell' e- lezioni de'vescovi nel declinar dell'XI se- colo e al principio del XII. Ma al comin- ciar del seguente era talmente stabilito tal jus ne' capitoli delle cattedrali, che i canonici o monaci che li componevano , non soffrirono d' aver neppur a colieghi nell'elezione del metropolitano, i vescovi della propria provìncia. 1 monaci inser- vienti alla cattedrale di Cautorbery eb- bero perciò contrasti co* vescovi sullra- gauei della medesima. I Papi in questo favorirono i capitoli, come fece Innocen- zo 111 con quello di Slrigonia, il quale VES 571 avendo chiesto al Papa per metropolita- no l'arcivescovo di Colocza, i vescovi suf- frnganei di Strigonia pretesero non po- tersi fare tale postulazicjne senza il loro consenso. Perciò il Papa scrisse al capi- tolo e suo preposto:'* Noi vi abbiamo or- dinato di procedere con elezione canoni- ca, o con unanime postulazione alla pro- mozione d'un pastore, che vi convenga (ricercato prima il consenso de'suffraga- nei, se per costume antico e approvato hanno tal diritto), altrimenti vi prov- vederemo Noi ". Il re di Francia s. Lui- gi IX trovando quest'uso stabilito al suo tempo, con sua prammatica del marzo 1268, ordinò che le chiese cattedrali e altre avessero la libertà dell'elezio- ni e sortissero pieno edetto. Però questa libertà accordata a'capiloli dal santo re, non impediva che domandassero la per- missione d'eleggere al re, Ucentiam eli- gendi, come fece il capitolo di Teronan- ne nell'anno stesso al medesimo s. Lui- gi IX, e nel seguente quello di Le Mans, oltre altri. Rimasta così a'capitoli l'au- torità dell'elezioni, ad esclusione del cle- ro e de'monaci per tutto il XI i secolo, nel qualel'anarchiaje guerre,lo scisma lun- gamente sostenuto dall'imperatore Fede* rico 1, persecutore della Chiesa e de'Pa- pi, resero dillicile nell' Occidente la con- vocazione de'concilii, per ciò i metropo- litani si misero in possesso di confermar gli eletti vescovi, senza chiamarvi a com- parteciparne i sulfraganei. Siccome però tali conferme aveano minor autorità , e talvolta minor equità di quella de'sinodi, così furono frequenti le appellazioni alla s. Sede; anzi più volte i vescovi eletti si recarono a Roma per chiedere al Papa la conferma e la coosagrazione; laonde i Papi fecero vari decreti per prescrivere la maniera di tali elezioni, e decidere le quasi quotidiane dillerenze che insorge- vano. Per tutto questo avvenne ne' secoli XIleXIll, che la provvisione della mag- gior parte de' vescovati deferivasi al Pa- pato perchè l'elezioni non si facevano nel 272 VES tempo prescri Ilo, o perchè erano difet- tose, tumultuarie, discrepanti i canonici nel convenire in un soggetto, per cui tal- Tolla divisi in partiti ciascuno elesse il vescovo. II Papa o rigettava gli eletti e provvedeva egli, ovvero tra essi ne sceglie- va uno; provvedeva ancora, se nella po- stulazione del capitolo di conferma all'e- letto, la rigettava e nominava altro a suo beneplacito. Di tutto molti esempi riferi- sco nelle serie de'vescovi, ossia nelle de- scrizioni de' vescovati. Imperocché, era manifesto che molte elezioni de' capitoli si facevano per impegno e simonia, spe- cialmente ove i vescovi aveono giurisdi- zione temporale e sovrane /?^'g<7 //e (/^.). Inoltre sovente i pri ncipi, anche signorot- ti feudatari, con intrusioni, sedizioni e violenze dominavano l'elezioni. Le guer- re intestine che cagionavano, i gran con- trasti, i deplorabili disordini, mossero i Papi a valersi della suprema autorità , talvolta a fure Riserve apostoliche [F.) di quelle chiese ov'era maggiore il peri- colo, come Pastori universali ; poi passa- rono a fare riserve generali, come quan- do i vescovi o altri beneficiati morivano in curia, o quando li creavano cardinali , o quando acquistavano altri benefìzi in- compatibili. Il Wardi, De' Parroclii, ra- giona nel t. 2, cap. 3i : Sulla parte at- tiva e passiva, che avevano gli antichi canonici nell'elezione del proprio vesco- vo. V'impiega 47 pagine con abbondan- ti note. Eccone un opportuno isfuggevo- le e breve cenno, come in aggiunta al ri- ferito dal Chardon, tralasciando le mol- teplici eruditissime e critiche prove, non senza notare, che il laconismo de' canoni de'primi secoli è spiegato da quelli del medio evo, in cui sommo rispetto aveasi pe'medesimi. Per quanto riuscirò laconi- co e generico , manifesta riuscirà la di- versità che passa tra lo scrittore roma- no , appoggiato a innumerevoli prove , dalle asserzioni del francese, che in con- fionto poche ne esibisce, e queste piut- tosto favorevoli alla podestà laica, onde VES procurai temperarle colla storia. Nel Nar- di vi sono nozioni , che non trovai nel Chardon. Neir/:)^iv^ i di s. Clemente I Papa del 9 3, si vede che il Presbiterio eleggeva il vescovo, ch'esser doveva uno di quella chiesa, e non eranvi che i pre- ti e diaconi cattedrali; e che i laici non avevano parte sostanziale all'elezione; e nelle Costituzioni apostoliche si parla dell'elezione del popolo, come una testi- monianza che col clero dava a quella chiesa di colui che bramavano per ve- scovo, avuta la quale i vescovi compro- vinciali procedevano all'elezione e consa- grazione, la quale volevano fosse accetta all' universalità; e nella 2.^ Epist. attri- buita a s. Anacleto Papa del io3, si po- ne per coudizione principale il consenso de'vescovi comprovinciali. Dovevano fa- re Io Scrutinio (f^.),osi\a sentire il de- siderio e testimonio del popolo ; ma la sanzione, conferma, o sia istituzione, spet- tava a'medesirai.M Questa fu la discipli- na mai variala della Chiesa, qualunque forma ella prendesse; cioè a dire, quan- tunque presentassero , chiedessero, 0 nominassero altri , la sola Chiesa rap- presentata da'vescovi col Papa, o dal Pa- pa, dava e dà la sanzione, la conferma, o il rifiuto, o l'istituzione canonica, senza la quale non si passò mai alToidiua- zione (legittima ). Dalla presentazione , che prova altra non essere stata la nomi- na del clero e popolo di ciascuna chie- sa, fatta a'vescovi della provincia, i quali davano l'istituzione canonica, dalla pre- sentazione che sembra fatta senza 1' in- tervento della s. Sede, malamente si de- durrebbe, che questa non avesse parte al- l'elezioni, o da lei non emanassero, o ta- citamente o esplicitamente; giacché non è ristretto a luogo o tìt tempo il can. 8.** della sess. 25 del Tridentino, che fulmi- na l'anatema a chi dice: Episcopos,qai auctoritate Romani Ponlificisassiumui' tur, non esse legitimos, et veros Episco- pos. Riconosce adunque il concilio nel l^apa Taulorilà di creare i vescovi. Scrii- V ES tori non parziali a Roma, ammettono con tiitiH l'anlichilà: i.° Che la parlizione de' vescovati, e la designazione de'sudditi a'vescovi dipende dal Fapa.2.*'Che i pa- triarchi , i metropolitani furono creati dalla Sede apostolica, o col suo consenso, salvo qualcuno de' tempi apostolici; ma è altresì vero, che quelle facoltà slraor- clìnariCf che aveano gli Apostoli erano or- dinarie nel solo s. Pietro e successori, e che in questi soli rimasero : ora i metro- politani non avendo per diritto divino al- cuna maggioranza sopra un altro vesco- vo, ma solo per diritto ricevuto dalla s. Sede, ne viene, che quella parte somma e quasi totale che aveva il metropolitano nell'istituzione de'vescovi, proveniva dal Papa,che poteva ora lasciare che istituis- sero i vescovi, ed ora assumerne da sé o l'elezione, o la conoscenza dell* elezione. 3° Che di fatto lutti i vescovati d' Occi- dente sono istituiti dalla Sede Romana. Ora chi ha messi i vescovati, può anche fissar delle leggi per la successione dei vescovi, poiché é dogma semper apostoli- cae Catlieclrae vignit Princìpatus, come dice s. Agostino. 4-° Che s. Pietro fondò i patriarcali di Antiochia e di Alessan- dria (a suo luogo dissi, che Gerusalem- me lo fu poi per onore della santa cit- tà), e poscia il successore di s. Pietro per- mise il patriarcato di Costantinopoli, per cui come dice s. Leone \fniincjitani nisi jKr ipsum Petriim dedit quidquid aliis fiori negavit. 5° Che ognuno sa la depo- sizione de'vescovi riservata al Papa; e oltre i giudizi canonici de' concilii pro- vinciali su di ciò, ne'quali davasi l'ùppel- lazione alla s. Sede, abbiamo cento esem- pi nell'antichità di vescovi destituiti dal Papa, e sino di patriarchi, come di Anti- mo e altri di Costantinopoli , o di altri messi dalla s. vSede ne* vescovati vacanti per visitatori o amministratori. Quindi se per la lontananza de' luoglii , come scrive Pelagio I Papa del 555 al patrizio Giovanni, il Papa permetteva l'islituzio- ue de'vescovi, non vieue che non avesse VOL. xcv. VES 273 potuto egli da sedarla se credeva oppor- tuno, come spesso la dava, w Da tuttociò è manifesto, che o il Papa abbia incari- cato i metropolitani e suffraganei ad i- stituire i vescovi, o che da sé talora gli istituisse; ovvero che abbia concessa la presentazione a'capiloli, o a* sovrani , è sempre vero che ciò si fece e continua- mente o col di lui espresso, o col di lui tacito consenso; e che s. Pietro avendo avuto da Gesù Cristo l'autorità di pU' scere gregge e pastori, ed il mondo in- tcro , da lui solo e suoi successori è sempre dipenduto e dipende il dare i ve- scovi a tutte le sedi, in quel modo che i Papi crederanno opportuno '*. Avverte jN'ardi , nel descrivere come procedeva l'elezione de'vescovi, e chi erano gli elet- tori, che i protestanti hanno attribuita l'antica elezione al solo popolo, con erro- re manifesto (anco pel fin qui riferito) ; ed i giansenisti al solo clero e popolo del- la chiesa vacante, ed anche alla gente e clero di campagna, non escludendone i vescovi comprovinciali con parole mani- feste, ma in modo equivalente. Alcuni cattolici hanno attribuito lutto a'vesco- vi comprovinciali e al metropolitano. Egli dice quindi: nel senso di nomina e pre- sentazione hanno torto ; come hanno ra- gione nel senso d' istituzione canonica, che é quella sola che forma l* eletto ve- ro, e alto alla cousagrazione. Tutto passa a provare con una bella esposizione stori- ca di monumenti, che recano grandissi- mo lume suli' argomento , e variazioni della disciplina ecclesiastica. We' primi secoli dunque della Chiesa , ad onta che il popolo chiedesse, volesse, schia- mazzasse , senza i vescovi comprovin- ciali , oltre i voti de' comprovinciali as- senti, nulla si poteva fare; e dopo tutto- ciò, senza la conferma del metropolita- no tutto era nullo; perciò ne'detti primi secoli il popolo non istabiliva in vescovo chi voleva. Ma anche i vescovi e il metro- politano dovevano secondare i desideri! del popolo, ed i voli del clero,quaudo non 18 274 ^^ E S avessero aTUla cosa in contrario. »* Quel- la del clero e del popolo della chiesa ca- cante, cliianjatela postulazione o presen- tazione^ è sempre vero che se ì vescovi ]a rifiutavano, non vi era elezione^ molto meno istituzione canonica. Se in certi ca- si i vescovi si fossero trovali divisi, il mag- gior numero de'Ioro voti decideva. Sup- poniamo il caso del rifiuto, il popolo e clero avrebbe ricorso, se si fosse creduto gravato, al primate, al concilio; ma l'isti- tuzione sarebbe anche così sempre venu- ta dall'Episcopato'''. Come per VEle- zionedel Papa^ anche per quella de've- scovi fu usato il compromesso, quando gli animi erano divisi sul soggetto da pre- sentare. Talora i capitoli ammisero a concorrere all' elezione un abbate rego- lare di merito, massime se i canonici dis- senzienti, ovvero per privilegio accorda- to a qualche abbate da'capitolì medesiuìi, non però con voto deliberativo, ma con- sultivo. Vari ecclesiastici, o capitoli col- legiali, pretesero votare nell'elezione del loro vescovo; talora fu loro concesso per privilegio, ma in seguito si giudicò che ciò apparteneva al solo capitolo cattedrale. Qualche anomalia non fa legge, sia del compromesso, sia la prescrizione che i "Vescovi della provincia nominassero 3 sog- getti per un vescovato vacante, acciò i chierici e 1 citladini ne scegliessero uno; imperocché tali anomalie dianietralmen- te opposte,confern»ano che l'elezione vera o istituzione canonica apparteneva a' ve- scovi, non al clero e popolo. Tali anoma- lie per certi casi furono parziali^ ne ra- dicarono; così l'altra irregolarità, che il clero è popolo scegliesse due o tre, li pre- sentasse al metropolitano e comprovin- ciali, onde se ne cavasse uno^fci sorte. E siccome anche in Oi ienle il clero e il pò- polo davano i loro suffragi ad uno, col consenso de'comprovinciali, e specialmen- te del metropolitano, era dunque unifor- me la disciplina a quella dell* Occidente. 11 Nardi iu base de' prodotti numerosi monumenti sostiene, che in origine ì ve- V ES scovi eleggevano presente il popolo, ed in seguito la plebe ardita cominciò a mi- schiarsi nella nomina : ì Papi sempre so- stennero l'antica maniera d'eleggere i ve- scovi. Propriamente la presenlazione, egli soggiunge, non apparteneva alla plebe, sibbene a' nobili o consiglio municipale, ossia alla magistratura, come rilevasi da* monumenti che offre, eziandio della chie- sa d'Oriente: il sufhagio del popolo non era uà giudicato, e l' elezione era de' ve- scovi,che giudicavano con ammettere o ri- fiutare l'istanza o presentazione.La postu- lazione della magistratura poca influen- za avea nell'elezione vescovile; la parte primaria consisteva nella presentazione del capitolo. Se non eravi soggetto abile nella propria chiesa, prendevasi altrove, pel giudizio de' vescovi, con licenza del suo proprio ordinario. [^'incombenza del clero e popolo era di nominare e presentare;spet- tava a'vescovi l'esaminareeapprovarejed al metropolitano di dare il consenso : il cle- ro e popolo quindi formavano un voto, i vescovi tanti voti quanti essi erano, perchè essi approvavano o rigettavano il presen- tato. Anzi talvolta ne' concilii furono de- posti vescovi e arcivescovi, quindi eletti i successori, senza sentire alcuno del cle- ro e popolo della chiesa cui appartene- vano. Keplica e con prove dimostra War- di: la moltitudine non eleggeva, ma la somma della cosa, o sia la decisione vera e definitiva era de* vescovi ; come pure si vede ne'canoni dati da Papa Adriano 1 a Carlo Magno, ne'quali espressamente si dice, che i vescovi si facciano col solo giudizio del metropolitano esulfraganei, noiijudiciGmulliludinis. E natura della cosa ,che ninno può da re quello che non ha: isoli vescovi sonò al regime dellaChiesa, ed essi soli quindi regolavano una cosa tanto importante, o il Romano Pontefice, che tante volte inviava de'vescovi senza pre- sentazione del clero e popolo (ciò confer- masi dal Pontificale di s. Damaso 1 del 367, dall' Epistole di s. Gregorio I eoa molli esempi, da s. Gregorio U, da Eu- VE S genio III, (la Alessandro IH, ec.) ; e nìu- iio cerio che non fosse vescovo avrebbe potuto consagrare un nuovo vescovo. Tut- to adunque proviene dall' Episcopato, cli'è tenuto dal successore di s. Pietro io lutto il mondo, e da' vescovi nelle pro- vincie sotto i\ medesimo successore di s. Pietro. Chi operava le Traslazioni e \e Deposizioni^ ed anche le reintegrazioni dopo un giudizio? Chi poteva farle? La sola autorità apostolica e vescovile. Nel- r elezione, per clero, dichiara Nardi, in- tendevasi il cattedrale, o sia il presbiterio antico e poi il capitolo; e ciberà la par- te passiva de'canonici, cioè che uno sol- tanto di loro eleggevasi comunemente ia vescovo; indi passa a svolgere la parte attiva, cioè la loro influenza nell'elezio- ne, non già per uso, ma per prescrizione de' canoni. Se adunque i voli altrui per la presentazione non erano concordi, ba- stava l'unanime volere del capitolo. I ca- nonici erano quelli che avevano diritto di opporsi, e rifiutare chi si fosse nomi- nato ed eletto vescovo, che non fosse sta- lo uno di loro, quando vi fosse stato ido- neo ; poiché s. Celestino I ordinò » che si eleggesse uno de' chierici della maggior chiesa della città (che Nardi spiega per canonici), perchè debbono essi ricevere la mercede della loro milizia in quella chie- sa, ove passati per tulli i gradi, hanno consumalo la loro vita. Non è giusto, che uno straniero gli rapisca la mercede". Per accelerare l'elezione del vescovo di Mda- no, s. Gregorio I scrisse soltanto a' Pre- sbyteris^ Diaconis et Cleroj e Giovanni Vili invitò i medesimi ad eleggere il più degno per arcivescovo, ed il Tomassini scrisse che Clotario II re de' franchi, che regnò dal 584 ^1 628, fu quello che si arrogò il diritto di mischiarsi nella no- mina de' vescovi, contro la volontà de* canoni, volendo in qualche guisa dar l'as- senso alla presentazione del clero e popo- lo ; e siccome nella Spagna si faceva al- trettanto da' re visigoti, si opposero vari coucilii, il simile fecero diversi di Fraa- VES 175 eia, abuso introdotto dal troppo ossequio de'vescovi franchi, l loro re che in prin- cipio s'interposero colle raccomandaziò" ni, dopo vi s'introdussero col con^enso^ Anche nell'Oriente accadde altrettanto, ed ivi pure 1* adulazione de* vescovi fece intromettere i principi nell' elezioni ve- scovili, il che vietarono i concilii generali di Nicea li nel 787 e di Costantinopoli IV neirSGg. Ne' primi V secoli i princi- pi non si mischiavano affatto nell' ele- zioni de'vescovi; in progresso raccoman- davano e talora non volevano frustranea la raccomandazione, ed in ciò influiva il clero palatino che importunava i sovra- ni, come in Francia i cappellani regi del* ti arcicappellani, il capo de' quali per lo più era vescovo o arcivescovo, i quali cercavano di avere delle dignità ne' ca- pitoli e de'vescovati : in principio furono nominati a quelli di cui erano nativi, e poi anche ad altri. Cosi cominciò uà abuso che presto divenne funesto. Osser- va però il Nardi, che s. Zaccaria Papa del 74' > e<^ "" concilio di Francia, col- r intervento di s. Bonifacio legato apo- stolico della s. Sede, diedero a Pipino re de' franchi la podestà di nominare a* ve- scovati i cappellani palatini (anzi pare che al suo fjglio Carlo Magno altret- tanto concedessero Adriano I o s. Leo- ne III : si tenga presente su questo pun- to il § V di Vescovato) ; quindi a tale pri- vilegio si aggiunse che il clero e popo- lo di qualche chiesa domandò al re al- cun suo cappellano per vescovo, per cui fecedirea Incmaro,aFloroe ad altri scrit- tori,che i re de' franchi usarono nominare, o almeno raccomandare qualcuno pe' ve- scovati, e vietare ancora al clero e popo- lo di adunarsi senza il beneplacito regio, onde procedere alle elezioni. ^on vi è so- vrano che reputi avere questo diritto du Dio, non potendosi creare i vescovi che dalla Chiesa ; ma ben pretendono di ave- re il medesimo diritto come concesso lo- ro dalla s. Sede. In tal modo i re fran- chi sempre più s' iotromisero nell' eie- 27^' VES zioiìi vescovili, per favorire i loro protet- ti. Nel secolo X, dice inoitreil Nardi, già gl'imperatori nominavano i vescovi. « A- vici stimato quel clero e popolo che si fosse rifiutato. 1 metropolitani pure Iro- vavansi alle strette. S. Gregorio Vii tuo- nava, minacciava, puniva, (piando si al- teravano i canoni, che il vescovo sia elet- to da* canonici; e tutta la Chiesa sareb- J)e stala capovolta, senza questo intrepi- do Papa; ed i sovrani avrebbero con- vertilo in tirannia la loro podestà anche sul popolo. Eppure non vi è staio Papa tanto mallrallato quanto s. Gregorio "VII '*. Verso il I I 20, durante la verten- za dell' investiture, gravi disturbi susci- tò r elezione d* Alessandro in vescovo di Liegi, perchè eletto dall' imperatore En- rico V invito capì lido Leodiensi. Nel II 27 il cardinal Gerardo legato aposto- lico scrisse al capitolodi Wurlzburg, onde procedesise all'elezione del nuovo suo ve- scovo. Nel I i36 anche in Oriente e pre* cisamenle in Palestina, allora occupata da' Ialini crocesignali, i canonici elegge- vano il vescovo. Ormai numerosi sono i documenti, comprovanti che i canonici eleggevano i vescovi nei secoli XII e XI li, ne' quali i concilii generali di Laterano ili e IV ne regolarono la disciplina, il canone 3 del 2.° dichiarando nulla l'ele- zione fatta per saeculareni poteslatern. Ciò è uniforme al canone 29 Apostolico della più remota antichità, ed al canone 3 del concilio ecumenico di Nicea II del 787, che sentenziò, irritani omnem eie- ctionem^ quae fit a magìstratibiisj e ne rende la ragione, cioè perchè il canone 4 dell'altro concilio generale di Nicea I del ZiS, vuole che sia fatta da'vescovi e con- fermata dal metropolitano. Wel n. 56 de' decreti di Gregorio IX del 1227, vedesi che i laici non potevano intromettersi co* canonici nell' elezione del vescovo. Se vi fosse anche consuetudine, egli la chiama abuso e corruttela, e la vieta. In conclu- sione, anticamente il popolo mostrava il suo desiderio, ed anche chiedeva per niez- VES 70 della civica magistratura il vescovo 5 ma la vera presentazione non facevasiohe da' canonici, dopo udito il desiderio co- mune del popolo, che si manifestava pei* mezzo de' suoi magistrati, altrimenti sa- rebbe stata una vera confusione, per cui i Papi scrivevano al clero e al magistra- to; ed al presente nell'istituzione canoni- ca d* un vescovo, il Papa scrive al clero, cioè al capitolo, ed al popolo, cioè al ma- gistrato, dandone loro parte. Proceden- dosi poi dal capitolo all' elezione, questa facevasi in chiesa, e talvolta nella sala ca- pitolare. In chiesa il magistrato, che già avea esplorato i voleri del popolo, e il capitolo, ciascuno occupava il suo posto, nel resto del tempio intervenendovi il po- polo : terminate le preci, il magistrato e il capitolo si ritiravano nelle stanze ca- pitolari per trattarvi con libertà la nomi- na del vescovo, e ciò seguiva con decoro per la presenza del vescovo inlerventore o intercessore o visitatore, e talvolta i capi- toli vi a mmisero gli abbati per onore e con- siglio. Eseguita l'elezione, il capitolo ac- compagnava l'eletto alla città metropoli- tana per Iaconsagrazione,previoresa!nee il digiuno. L'arcivescovo consultava i suf- fraganei, per esaminare la canonicità del- l'elezionee l'idoneilàdel candidato, etrova- tosi tutto in regola, i vescovi davano all'e- letto la canonica istituzione, dicendo : in Fralreni, et Coepiscopiint, et Coadj'ii- toreni nostri ordinis eligimufj e questa era la vera elezione. Ma in processo di tempo, il popolo con clamori sediziosi avendo domandato i vescovi, e talvolta pure intrusi, queste tumultuarie scene fu- rono la causa, che privatasi talora la cit- tà del diritto di presentazione per casti- go, finalmente s' introdusse la disciplina che i capitoli eleggessero i vescovi senza più consultare il popolo, i quali eletti e po- stulati alla s. Sed^y non potevano consa- grarsi senza la conferma pontificia, e tal- volta il Papa li rifiutava, ed altri eleg- geva come dissi di sopra. Ne ragionai pure, come delle pontificie riserve di cui VES vado a parlare, con quanto altro riguar- da le discorse elezioni, ne' §§ II! e V di Vescovato, riportando nel 3.° ditali §§ una forinola di postulazione de' capitoli. Se vi sarà tfualche lieve ripetizione, esse sono ifulispensabili nel trattare argomen- ti die liJinno tra loro tanta analogia, e per la relativa intelligenza dovendosi rife- ri re diverse testimonianze e particolari- tà. — Passala T elezione de' vescovi di diritto a' capitoli delle cattedrali nel se- colo XII (in principio essendosi attribui- to i capitoli l'esclusivo diritto d'eleggere essi, ne represse i tentativi il concilio di Lalerano il nel ii3q; ma in princìpio del seguente secolo, i capitoli già elegge- vano soli, senza l' intervento del clero e del popolo; come pure i metropolitani vollero couferuiure 1' eiezioni, senza il concorso de' suffraganei), come sostiene Wan-Espen, Jus eccL, pari. i, tit.i3,c. 2, percagiooe dell'accennate popolari dis- sensioni, in cui talvolta erasi pure sparso sangue e con uccisioni ; non meno per la trascuratezza e abuso ile'vescovi com- provinciali e de'melropolitani, ne'«nise- li tempi degli scismi, talvolta impegnali a sostenere gli antipapi; nel seguire il par- lilo de' principi che gli ubbidivano; ma le gare, le umane passioni, lo spirito di parte in seguito non mancò di peoelrare anche in seno dé'capiloli, discrepanti nel- le votazioni e postulazioni al Papa, che confermava o rigettava gli eletti, ed an- che altri vi sostituiva, il che fecero qual- che volta anco i cardinali legali. Quindi, come già accennai di sopra, comincia- rono i Papi a fare delle Riserve n pò sto- lidie parziali e anche generali tempora- nee e locali, come de'vescovi defunti pres- so la curia romana, ossia ove risiedeva il Papa. Finalmente, dopo il trasferimento della residenza poulificia inAvignone,ope- rato da Clemente V, che ad esempio del predecessore DenedettoXI fece riserve de* vescovati, il successore iramediatoGiovan- niXXIl, vedendo l'Italia lacerata e divisa da guerreefazioni^privò i capitoli deldirit- VES 277 lo d'eleggersi il vescovo, riservando a sé ed a' suoi successori la loro nomina, cioè prima di quelli di buona parie delle prò- vincie ecclesiastiche d'Italia, poscia estese anche alle altre; altre riserve fece il suc- cessore Benedetto XII, e Clemente VI si riservò i vescovati delle due Sicilie, la proposito delle conferme e delle nomine de* vescovi, il Zaccaria, nell' Aiili-Feb' broniOi ripete col p. Bianchi, Dell'este- riore polizia della Chiesa. >* Quando i Papi riservarono alla loro autorità la di- scussione, 1* esame, e la confermazione delle elezioni di tutti i vescovi, non s* at- tribuironoun nuovodiritlo, ma posero in uso il diritto antico, spettante alla loro podestà patriarcale . . .11 diritto delle pa- pali riserve è o divino, se parlasi delle ri- servedoviilegli come a capo della Chiesa, o ecclesiastico se di quelle s'intende, che gli potesse competere come a patriarca dell' OiCidente; ma l'uso di questo dirit- to ordinariamente è fondato nell'esigen- ea del bene comune della Chiesa per la trascuranza, per gli abusi, per la corru- zione generale dell' ecclesiastica podestà ne' metropolitani o ne'vescovi. Qual me- raviglia adunque che in que's'i miseri tem- pi, e tempi veramente d'universale deso- lazione per la Chiesa, abbiano i Papi u- sato il diritto, del quale per molte pro- vincie eransi sino allora serviti, a se ri- chiamando le conferme de' vescovati ? Noi domandava l'unità della Chiesa? Il pe- ricolo di crescer gli scismi lasciando i ve- scoyati in mani di persone sospette? L'a- buso di pili metropolitani, i quali noa che pensassero al bene della Chiesa, ma col loro spirito di partito ne aggravavano le divisioni funeste? Ma la cosa è oggi- mai posta in colai lume, che di maggior illustrazione non abbisogna ". Sulle ri- serve pontificie nella collazione de' vesco- vati e altri benefizi ecclesiastici, ecco, di- ce il Zaccaria, quanto insegnò rAlliacea- se, uno degli autori favoriti di Febbro- nio, in un opuscolo letto e pubblicato nel famoso coQciliu di Costanza ael i4i^« 278 VES » li Papa a ragione ha potuto a se e all'A- postolica Sede riservare le ordinazioni delle maggiori ed elellivedignilà, e le col- lazioni degli altri benefìzi, poiché per anti- chissimo diritto a lui appaitene vano. Que- ste hanno potuto competere al Papa non solo per uuiversal diritto della pontifìcia amministrazione, ma ancora per ispecial cagione, cioè per ragione della materia soggetta, abusandosi gl'inferiori nelle lo- ro elezioni, ei collatori ordinari nelle col- lazioni de* benefìzi, e spesso avvenendo, che a questi dalla laicale potenza non fos- se permesso di liberamente usare del lo- ro gius, o per altra ragione". Due dun- que sono le ragioni, secondo il cardinal d'AylIj o Alliacense, onde il Papa può ri- servarsi le collazioni de'benefìzi. La i/è l'univer.sal sua primazia sulla Chiesa, pri- mazìa per la quale le Chiese tutte del mondo sono di lui,comescrive S.Tomma- so, non come padrone e possessore, ma come principal dispensalore ; l'altra l'au- torità di rimediare agli abusi e a' disor- dini, che dagT inferiori o per malìzia o per impotenza di resistere alia forza de* laici si commettevano". L'eminente auto- re della Dissert. della natura dt Con* cordati^ lodalo con essa neirarlicolo Ve- scovato, dice in propositoap. 53.»* Rav- vi di più. 11 Romano Pontefice ha un'e- minente facoltà di disporre di tutti i Be- nefica eccle.ùostici (cap. Licei de Prceb. et dignifat. in 6."), la quale non può es- sergli ne lolla, né ristretta, non pure dal- la podestà civile, ma nemmeno da alcun concilio. E dunque in virtù di siffatto potere che riserva assolutamente a sé il conferirne alcuni. Lo che, mentre con- ferma l'esercizio delia sua potestà sopra tulle le diocesi, e la conservazione del suo dirìttouniversale d'amministrazione, gio- va mirabilmente a mantener viva la co- municazione de'chierici colla prima Se- de, e la dipendenza da lei delle chiese fi- liali, come altre volte ha giovato a ri- muovere gì' invalsi abusi, ed a liberare gli ordiuarii collatori dalla perniciosa iu« VES fluenza del laico potere. Ma il restringe- re questo diritto è tutto effetto della di lui condiscendenza e liberalità. Tale è pure la modificazione e condonazione del- VAnnate^ quali egli esige col più giusto titolo, e che non servono soltanto alle spese dell'universal governo della crislia- uità, ma per conservar la memoria del- l'origine delle chiese minori, per rimu- nerare i n»eritevoli, per sollevare i pove- ri, per sovvenire ancora i medesimi prin- cipi ne' loro bisogni". Il p. Cliardon an- cora parla delle riserve di tutte le chiese cattedrali, allorché fossero vacate, fatta da Giovanni XXII in Avìgnone^eìe chia- ma abolizione dell* elezioni, alle quali si volle supplire col parere de' cardinali ra- dunati ioconcistoroeben informati. Quin- di icapiloli, rileva il Nardi, elessero sino al secolo XIV i vescovi, ed alcuni sino al secolo XV, come in Riniini nel i45o benché nello stato pontificio, lasciandosi da' Papi l'elezione a molti capitoli de've- scovali di Germania (pel concordaioGer- manico con Nicolò V, per altri vescovati nominando i sovrani per indulti della s. Sede), e di altrove, come d'alcuni capi- toli nella S\nzzera^ ne' Paesi-Bassi^ nel- la Prussia, in Irlanda, ed America set- tentrionale neWeRepubb licheni primi colla presentazione al Papa dell'eletto, e quan- to ali* Irlanda e all' America colla pre- sentazione d' una terna formata dagli ar- civescovi, da' vescovi, da' capitoli ec. La sanzione canonica però viene dalla s. Se- de, giacché o in un lernpo da'suliraganei, col tacilo consenso della slessa s. Stuìef o in un altro dal Papa, l'istituzione ed elezione vera procedette sempre dall'E- piscopato. Delle riserve pontificie, fatte in Avignone dal predecessore e successo- re iA\ Giovanni XXII, e della privazione all' Arcivescovo d' eleggere, esaminare e confermare i vescovi suifraganei, parlai anche in quell'articolo. Per l'autorità de* Concordali^ conclusi da'Papi co'sovrani e repubbliche, furouo concesse a questi le nomine regie^ discorse nel citalo § V VES dì Vescovato, cominciantlo dalle più ari» tiche concessioni per la Spagna; e nel voi. XV, p. 2 ig, 220 6 23 I, dicendo del- le formoiedi tali nomine sovrane, di no- mino, preseti tOy supplico, raccomando, secondo gì' indulti e privilegi pontificii, a' vescovati ed abbazie nullius,(\e[\oslruin Jacobus S. R. E. presbyter cardinaleui IMonico palriarcbaoi Venetiartim Nobii innotuerint(era il metropolitano), tuuni glatum, et conditionem valde miserati , lemcjue gialara libi non modo , veruin eliam ipsi palriarchae iN'obis carissimo, ac tot nominibus de re Christiana, el ci- vdi opliuie merito facere cupientes, ala- cri libentique animo volis luis , cui ab amplissimi cardmalis oHlcio maximum po?^dus accedil, obsecundatnus. Quapro- pler le a quncumque culpa nQla,inquam obea, quae IVobis eX[)osita sunt,incidisli, absolvenles, el absolutum fore censenles, ut aliquod in acerba tua infìrmìtate le- vamen referas, libi aucloritale Nostra a- poslolica coricedimuset indulgeraus , ut post hac lametsi luminibus careas, dum- inodo ecclesiastici viri de sacris rebus ap- primeedocli, tibiqueprobati, libi praesto sint, singula quaeque episcopalia munia libere, et licite possis exercere ". Quanto alla dottrina richiesta ne' promovendi al vescovato, il Sarnelli nel t. 5 scrisse nel- la lett. g.^ Che per ottenere le dignità ecclesiastichCfle quali richiedano il gra- do del dottorato , questo dee riceversi in pubblica Università. Dice che in ogni conto deve ottenersi, per la ragione, che non si presume che abbia tale scienza , chi non è pubblicamente esaminalo. Agli abusi intorno a materia tanto importan- te alla Chiesa calla società, iPapi haimo datogli opportuni rimedi. Giulio III nel- VES 283 la bolla C uni si e ut del i5?2, riferisce l'abuso de'suoi tempi, cioè che molti i- gnoranli del Diritto canonico e civile, aspirando al grado di Dottore indebita- mente, sotlo pretesto che attendendo in qualche Università di studio generale, avessero fallo profitto e fossero iilonei , estorcevano dalla s. Seile licenza che po- tessero ricevere la laurea del dottoralo nella romana Curia, da qualche prelato o persona costituita in dignità ecclesia- stica; e col pretesto di tale licenza, senza il richiesto esame, e senza le altre cose necessarie, si facevano promuovere al dottorato in obbrobrio della dignità, e conilo lo statuito da'sagri canoni e dalle leggi. Quindi provenivano molli incon- venienti, e il clero pieno d'ignoranti, coti avvilimento de'veri dotti laureali. Laon- de il Papa ordinò, che in Roma potesse solo dottorare nel jus canonico e civile il collegio degli Avvocati concistoriali. Po- scia s. Pio V colia bolla Quam visa iSe- de Apostolica, óe\ i568, ri vocò tutti i privilegi concessi dalla s. Sede di crear dottori, licenziati, maestri, a'conli pala- tini e a diversi altri, perchè tralasciava- no il necessario esame nel concedere i gradi; ordinando che i dottori e gradua- ti da quelli, non godessero del privilegio in quanlo alle dignità e altri benefizi ec- clesiastici, perchè ingannavano la Chiesa e la repubblica in cosa tanto importan- te. Nel i586 Sisto V colla bolla Sedis Apostolicae^ conferujò i privilegi de' Pro- tonotari apostolici partecipanti , conce- dendo loro di poter dottorare in jus ca- nonico e civile, nella Teologia e lìfedi- cina, purché assisliti da due o tre dot- tori in ogni facoltà, per esaminare i dot* torandi, ed equivalesse il grado come ri- cevuto dalle primarie università, ma col- l'eccezione praeterquam, qiioad habili» tatem ad Catliedrales Ecclesias, per la ragione dichiarata dal Papa , di conce- dere, Concila Tridentini decretis mini' me contrarie. E le congregazioni del concilio e de' vescovi e regolari decreta- 284 V E S rono poi, che ad ellello tli attenere be- nefizi e dignità ecclesiastiche nelle cat- tedrali, che per disposizione di detto con- cilio e de' sagri canoni licercasi il dot- torato in jus canonico o in teologia, s' in- tenda solamente di quello ricevuto nel- r università approvate, e non de'gradua- ti da'conti palatini e altri che aveano il privilegio di dottorare. Nel t. 7 ci die' il ^jarnelli la lelt. 5g': Quale scienza si richiede per le dignità e ordita ecclesia- stici; e che cosa siala sapienzaMgW dice: Ha eminentescienza chi sa discutere le dif- fìcili e sottili questioni, massime apparte- nenti alla fede, prontamente senza ricor- rere a'Iibri: ha mediocre scienza chi è ob- bligalo cercare in essi la verità : l'ha stilTi- ciente quello che da per se basta a ponde- rar leco>e elicgli occorrono.La scienza dee ricercarsi e stimare secondo le dignità, il luogo e l'ordine, e ciò deve esaminare il gmdice discreto, il quale occorre che con- sideri la qualità della chiesa alla quale taluno è assunto. Ora per la dignità ve- «covile, secondo tulli, si richiede la scien- za eminente, poiché il vescovo dee aver profonda cognizione del Testamento vec- chio e nuovo, come giudice e pastore del- l'anime, e rendere ragione a ciascuno in- tornoa'misteri della fede, della «.Scrittura, dell' Evangelo, de's. Canoni, della legge secondo la quale debbono giudicare. Ma quantunque nel vescovo si desideri la scien- za eminente, perchè i superiori devono e- rudiie gli inferiori, soggiunge il Sarnelli, nondimeno basta la competente, come dichiarò \\ concilio generale di Latera- no V: Curialitatis antìquae ciun coni- petenti litteratura. Conipelens illa est qiiae est necessaria ad cxecutioneiii cu- jnscumque ordinis. Dice Sdvio, verbo Scientia: Quia iniperfcctuin scientiae pò- test supplere perfectio charitatis. Altri- menti, se fosse necessaria assolutamente nel prelato la scienza eminente, pochi se ne promuoverebbero al vescovato, raentre appena si ponno trovare nomini di emiueute scienza alle sublimi dignità, V E S come si legge nel cap. FenerahlUs^ § de Praehendis, E la Chiosa verbo Eininen- tisy dice: Sufficit enini Praelalo^ qitod sit sufficientis scientiae^ licet non sit e- ììiincntis, alias pauci ad dii^nitatis prò- moverentur j et ita multo far tius tolera- tur mediocris scienlia.W concilio di Tren- to comprende tutto in poche parole, ^«"«.y. 22, cap. 2. Scientia \>ero ej asma di poi- leaty ut niuneris sihi injungendi necessi- tati possit satisfacere. Gli abbati, che hanno cura d* anime , debbono sapere quello che loro appartiene. In generale: chi è ascritto al clero, bisogna che atten- da di proposito allo studio, massime del- le scienze proprie degli ecciesiastici ; e s. Girolamo stimò non doversi chiamar sacerdote , chi della scienza sagra è pri- vo. La sapienza poi è diversa dalla scien- za, poiché disse s. Tommaso: Sapientìa, qua fornialiter sapientes sunius , est quaedain participatio dis^inae Sapien- ti ae j quae est Deus. Il p. Menochio, Stuorcy cent.'' 9.% volle esaminare nel cap. '] i : Se per esser eletti a^ vescova- ti siano più idonei li Teologi^ o li CanO' nisti. Ne diedi contezza airarticolo Teo- logo, e conclusi con l'autore, la necessità della teologia ne' vescovi, e tanto meglio sarà se vi è unita la cognizione de'cano- ni. Del resto, l'eccellenza della dottrina e d' ogni maniera d'erudizione è assai pregevole ne* vescovi, ed è stata anche nei primi tempi della Chiesa a questa utiliS' sima; né mai fu loro discjetla la lettura discreta de'iibri profani. E vero che più volte fu condannata ne' vescovi la lettu- ra profana, de'poeti massimamente; ma in qne' vescovi, e in (luelle circostanze, ia che impedivano la lettura delle s. Scrit- ture. L'eccellenza in tutta quella manie- ra lì' E r udizione y che si chiama L^ettere Belle (F.)i è stata sempre lodevolissima ne'vescovi, e in loro è stata alla Chiesa u- tile e gloriosa sommamente, perché e- ziandio giovò a combattere gli eretici e i libertini, che per esser letti fanno pom- pa di inolteplicó crudiziouu e di elegaole VES eloquenza, che seduce gl'incauti. Il Papa poi talvolta ne* promovendi dispensa dal dottorato , ed in alcuno e raramente, secondogli speciali moli vi, dall'eia richie- sta pel vescovato , facendosene espressa menzione nella proposizione concistoria- le. Tali dispense facilmente il Papa le ac- corda a'vescovi J^icari apostolici, ed ai loro coadiutori. Ormai fa d'uopo tornare a rammentare, quanto descrissi nelT ar- ticolo Concistoro. Pio IV decretò che i benefizi concistoriali, ossia i vescovati, le abbazie nnllius ec, non si potessero ac- cordare senza il voto e consenso di due parti de'cardinali , nelle proposte in con- cistoro, a seconda del preconio stabi- lito dal predecessore Paolo IV. Indi Gre- gorio XIII stabili la dispensa a' cardi- nali delle Proposizioni Concistoriali ^\q quali si compilano dal lyo^^zV/z/o del Con- m/oro e contengono lo stalo presente dei vescovati di giurisdizione, ed anche quel- lo de'titoli in parlihus e delle abbazie, da conferirsi dal Papa; se sono per nomina del Papa o di chi ne ha l'indulto, il no- me de'promovendi e le loro qualità, chi fece loro il processo, ed a chi essi presta- rono il giuramento di fedeltà e ubbi- dienza alla s. Sede. Sisto V istituì la Con- gregazione Concistoriale per le provvi- ste concistoriali, e per lutto quanto le è inerente. Altre provvidenze ed inquisi- zioni per l'idoneità de'promovendi, i se- guenti Papi principalmente emanarono. Gregorio XIV stabilì le norate de' pro- cessi da farsi pe' promovendi d' Italia e pe'vescovati da conferirsi, nella curia ro- mana per il notaro del Concistoro, o de' promovendi alle chiese vescovili ed alle diocesi nullius, nel quale artico- lo ho riferito tutte le disposizioni e la praxi, e di quanto riguarda 1' Uditore del Papa^ del qual prelato sono uditori i detti notaro de'p recessi e sostituto del concistoro, il quale è revisore de'processi; e nelle altre parti del mondo, l' inquisi- zione e il processo vennero aflidati a' ri- spettivi DUDzi apostolici, o ad altri vesco- VES 285 vi o persone costituite in dignità eccle- siastiche, quali delegati della s. SeAe. An- ticamente, dice il Lunailoro , quando il Papa proponeva a* vescovati cardinali o prelati, erano essi esenti dal processo, e dalla preconizzazione de'cardinali, allora in uso, bastando l'attestato che il Papa faceva dell'idoneità della persona. Di più. Gregorio XIV prescrisse la diliger»za da usarsi nell'esame de'vescnvi ( del quale antichissimo costume, anche per gli altri sagri ordini, parlai nel voi. XLIX, p. 71); e Clemente Vili, onde meglio conoscersi le loro cognizioni in teologia e sagri ca- noni, istituì la Congregazione delC esame de^ Fé scovi (yUsWdL e isole adiacenti, e dei dominii che la s. Sede avea in Francia, cioè Avignone e il contado Fenaissino ^ eccettuandone pure i ye&co^'x in par tib ut per essere le loro chiese titolari extra /- taliani; ma lo dovessero fare se coadiuto- ri con futura successione, e se traslati ai vescovati residenziali d' Italia o de* detti dominii, secondo la disposizione di Cle- mente XII. Non soggiacciono all'iE'.yflfwie i notati in quest'articolo^ e precipuamen- te i cardinali, gli esaminatori, e chi a mez- zo del prelato uditore viene dispensato dal Papa interamente ovvero dal pubblico , ammettendosi l'esame particolare. Tal- volta i Papi fanno da esaminatori. Scris- se GirolnuJO Veniero, Examen Episco* poriiniy Veneliis i645. Della controver- sia insorta fra la s. Sede e la repubblica di Venezia , per 1' esame del patriarca Vendramini, si può vedere quell'artico- lo, precipuamente il voi. XCIII, p. i35. Della congregazione un prelato è il se- gretario, ma nel declinar del pontificalo di Pio VI, lo era il p. ab. d. Enrico San- clemenle camaldolese. Utilissime disposi- zioni emanarono sulle cose discorse Gre- gorio XV, Urbano Vili, Innocenzo XI, che istituì la Congregazione sopra l'ele- zione de* Vescovi (per la promozione d'i- donei soggetti per l'ottimo governo del- le chiese, dichiarandone segretario l'udi- lore del Papa, al quale prelato , cessata 286 VES la congregazione, leslò In gran parie la grave e delicata inquisizione sui soggelli degni del vescovato, onde proporli alle vacanze delle chiese), Alessandro Vili , Cleniente XI, Benedetto XIV, Clemente XIII ec. il prelalo uditore del Papa, in nome di questo avvisa con biglietti o lettere i promossi a' vescovati d* Italia e dello stato pontificio, e de'deslinati alla dignità di vescovi in partihus delle me- desime regioni o di altrove, massime i presenti in curia. Le nomine de'sovraui e quelle de'capitoli, da questi o da' nunzi sono inviate pel mezzo del cardinal se- gretario di stalo al Papa, il quale già ha fatto il tutto esaminare da'raedesimi ri- spellivi nunzi o altre persone deputate e costituite in dignità ecclesiastica , oltre la redazione del processo a'nominati, ed allo slato de'vescovati e loro chiese, come di sopra dissi, e da' promovendi , essi ne ricevono la professione di fede, anche dei nominati a'titoli in parlibiisj s* intende sempre, d' oltremonte, extra Italiani, Quindi il Papa dati ad esaminare al se- gretario e al soslitultr della congregazio- ne concistoriale le nomine, gli atti d'ele- zione se canonica, i processi, questi ven- gono pure riveduti dall'uditore del Pa- pa e dal sostituto del concistoro (sicco- me diverse incombenze sono cumuLuive coir Uditore del Papa, colla Congre- gazione Coneistorìalcy e col Segretario della Concistoriale, mi riporlo a tali orticoli, precipuamenle quanto a'proces- si pe' vescovi myj^r/f/jwy, che considerati i loro titoli esistenti <"xfr<:2/f<7/iVz^7i, talvol- ta anche in detta congregazione si fanno i loro processi ); e trovatosi lutto rego- lare, approva i nominati, istituita la car- dinalizia Congregazione degli affari eC' clesiaslici da Pio VII, dessa si occupa an- cora di ricevere i processi pe'vescovi d'A- merica, non dipendenti per la s. Sede da quella di propaganda y/t/c , e quindi li passa al prelato uditore del Papa perla disamina. Quanto ix P^ escovi in partibnto, ad iniprìmere un carattere indelebi* ìe, che costituisce l'ordinato aiimslro di Dio e dispensatole delle sue grazie; e quanto al vescovo lo abilita a conferire tutti i Sagramenti(I^^.)ymex\ii'Q\ sacer- doti pel vescovo ammimslrano quelli lo- ro propri. Nell'ordine Gesù Cristo con* sagra e dà alla Chiesa i pastori e i mini- stri pel giegge suo, e stabilisce i deposi- tari di sua celeste dottrina, gh ambascia- lori dello sue divine volontà; conferisce loro il potere spirituale di fare lutto quel- lo che ha rapporto coirordine di cui so- no insigniti. Il sagramento inoltre concede ad essila grazia santilìcaute, per esercita- re la podestà e la pienezza del sacei do- zio. Il vescovo chiamasi pure ordinante per conferire gli ordini, dicendosi ordi- nando chi li riceve. Delle disposizioni e condizioni per ricevere il sagramento del - rO/Y/f/je, ne ragionai in quell'articolo nel 5 III, e quindi nel § V dissi degli Eser- tizi spirituali (F.), da farsi dagli ordi »andi prima di ricevere la consagrazio- ne. La parola Ordine si usa in lato mo- do a significare lo stato della gerarchia ecclesiastica, ossia il sagro principato del- la Chiesa, composto di diversi pastori e ministri, di podestà ineguale forniti, de- stinati a compiere quanto appartiene al- l'esercizio del culto divino e alla saUez za delle anime; e io un senso più stretto e comune, ad esprimere il sagro rito, col quale si dà al cristiano la podestà di e- sercitare le sagre funzioni, e la grazia di fungerle santamente, ht tale senso, egli è un vero e proprio sagramento, chedistiu- lo in VII ordini, sopra tutti emim;nte e- levasi l'Episcopato. A Papa s. Anacleto delioS &i alliibuisce il decreto che i ve- V ES scovi fossero consagrati da tre allii, e che gli ordini sagri fossero conferiti pubblica- mente. Intorno alla consagrazioue episco- pale, si vuole clie s. Aniceto Papa dei 167 rinnovasse il dello decreto, con aggiui»- gere, che se fossero metropolitani, vi do- vessero assistere tulli i vescovi provincia- li, o sarà meglio dire viciniori, perchèan- cora non aveano preso forma le provin- eie ecclesiastiche. Ordinò Papa s. llarodel 465, the uiuno fosse consagralo vescovo senza il consenso del suo metropolitano, e senza essere fornito di lettere. Ogni e^ letto vescovo doveva essere consagralo dal metropoli la no, o col di lui assenso, entro Ire mesi dall'elezione, allricnenti era pri- vo della comunione ecclesiastica, fìncliè o rinunziusse o si facesse cousagrare: tutto prova il Nardi, ed aggiimge, la consagra- zioue del metropolitano doversi fare nel- la metropoli, quella del suffraganeo do- ve voleva l'arcivescovo; tutti però in do- menica, o nelle fesle dt^gli Apostoli, come loro successori, ed all'ora di Tcrza^ per- chè in essa lo Spirilo Santo discese sugli Apostoli. Il nuovo metropolitano ne'det- li tre mesi dovea esporre la sua fede alla s. Sede, chiederle il pallio , allriinenli coinmissa sibi careal dignilalt. Temo fallo tipografico, o almeno mancare alcu- na parola,quanto trovasi wtWASloriad'A^ lessandro i/'del Novues, cioè l'aver or- dinalo, che i vescovi dopo la loro elezio- ne fossero consagrali dentro il termine di sei mesi. Quanto alla chiesa ove face- vasi la consagrazioue, riporta il p. Char- don, che anticamente si eseguiva in quel- la chiesa che assumevano a reggere, co- me prescrisse il 3." sinodo romano cele- brato da Papas. Honifacio II,e il 4. d'Or- leans. Qualche volta eziandio nelle chie- se metropolitane rispettive; costume che perla provincia di Tours ancor vigeva nel XV secolo. Avverte, ciò doversi intende- re per l'ordinario uso, poiché vi sono e- sempi in contrario, e specialmente de'so» litari, i quali bisognava andare a cerca- re ne' loro deserti per innalzarli all' epi- V ES scopalo o sacerilozio. Trovo nel cau.id del concilio d' Orleaas del 549. »» Non è {jeriuesso di comprare il Vescovato^ ciia il vescovo dev'essere consagralo dal me- Iropolilaoo e da'suoi coui provinciali, se- condo l'eiezione del clero e del popolo, col consenso del re". E nel caii. 11." Non Sarà dato a un popolo un vescovo, cli'e- gii ricusa; e non si obbligherà il popolo, o il clero, a sollomellervisi colla oppres- sione di persone polenlijallrimenli il ve- scovo così ordì nato per simonia o per vio- lenza sarà deposto". Decretò il concilio di Trento nella sess. 23, De Re/orni.^ can. 3. « Quelli che saranno siali proposti al governo delle chiese calledrali,o superio- ri sotto qualsivoglia titolo, se dentro tre mesi non si fanno consagrare, saranno te- nuti alla restituzione de'frulli percetti, e se trascurano di farlo per tre altri mesi, saranno per diritto privati delle loro chie- se".Già nella sess. 7, De Reforni., avea or- dinalo ilTrideulino.w I vescovi, quand'an- che fossero cardinali, si faranno consa- grare dentro a tre mesi, sotto pena di do- ver restituire ciò che avranno conseguito dalie rendite; e se trascurano di farlo per altri tre mesi, saranno ipso facto privati delle loro Chiese". Anteriori a tali decreti, trovo due de'molli esempi di vescovi non consagrati, in virtìi di pontifìcia dispensa, oltre molli degli eletti in giovanile età, riferiti nel § l V di Vescovato. Il i ." è del cardinal Francesco Todeschini Piccolo- Diini, che divenne Pio 111 nel i5o3: era stalo 43 anni vescovo di Siena sua pa- tria, senza essersi mai ordinato neppure prele, per cui lo zio Pio li gli avea dato in sulftagaueo il b. Antonio Fatati, che ne supplì le funzioni episcopali, il 2." fu Marcello Cervini, che fatto vescovo di Mi- taslro, indi trasferito a Reggio di Mode- na, e poi a Gubbio, non volle mai consa- grarsi, anche per essere occupalo in ser- vigio della s. Sede, contentandosi dell'e- sercizio della giurisdizione vescovile, sen- za quello dell'ordine e della dignità: crea- lo ouidiuule, divenne Papa Marcello il V E S 395 nel id5i. Divenuti Papi, tanto Pio III, che Marcello II, furono con»agrali ve- scovi. Che il vescovo d'Otranto nel me- dio evo avea autorità di consagrare pei* privilegio diversi vescovi, si appren- de dall' Epistola del Castelli, presso il p. Calogerà, Raccolta ci Opuscoli, I.12, p. 52 1. iSella consagiazione episcopale è sempre necessario un titolo di fé- scovo in pariibiiSf o quello della prov- vista di un vescovato residenziale. iNe' primi tempi della Chiesa furonvi vesco* vi ordinali senza Fcscovato^ come ri- levai in principio di quell'articolo. Por- tavano qua e là la luce evangelica, fon- dando nuove chiese, talvolta denomina- ti rescovi delle Nazioni. Vi furono pu- re ne'primi secoli de* vescovi ausiliari sen- za propria giurisdizione e determinalo gregge da governare, e senza slabile se- de: agivano come delegati ì\ìì\\' Oidina- rio. Non mancarono in quell'epoche ve- scovi consagrali o coadiutori o adìiono- re/n, che quantunque tali per carattere, non governavano però con podestà ordi- naria; così nel 4-^ ' ^''l concilio generale d Illeso fu concesso ad un vescovo senza giurisdizione la facoltà di tenere il nome e la dignità episcopale. Il Sarnelli nel t. 2, leti. 5, parla del JYonie de' Papi (f^.) e loro mutazione, uso derivato dall'anti- co Testamento, a persone cui Dio confe- rì insigni benefizi, e dall'operato da Cri- sto con s. Pietro j quindi non solo i Papi nelle loro elezioni, ma i vescovi ancora nelle loro ordinazioni usarono mutarsi i nomi. Così s. W^iilibrordo eletto vescovo d'Utrecht nel 696 fu chiamato nella con- sagrazione Clemente; e s. W^inofrido a- postolo della Germania nella sua cou- sjgrazione fu appellato Bonifacio. Tale giorno è pe'vescovi dello natalizio, ^ev^- che nascono a nuova vita tutta religiosa, tutta santa, allatto irreprensibile, mutan- do pure le vesti, lì p. Chardon nella Sto- ria de'Sagranienti, descrive nel t. 3, lib. 1 , cap. 8 : Riti della consacrazione de* v'CòC0\'i nella Chiesa Ialina, Dell'origine 295 V E S delle ceremonic clic si praticano al pre- sente. Dell' ordinazione de vescovi m- g'/cA7. Ne'rili, nelle forinole, neliecereoio- nie consìste il sagramenlo dell'ordine, a* vendovi Dio annesse le grazie sagranìey- tali necessarie a ben adempierne i mini- steri. La consagrazione de'vescovi si fece mai sempre colla imposizione delle Ma- ni (/^.), e colla invocazione dello Spiri- lo Santo, giusta gli Attiapostolici^ * 3, i, e VEpist. 5 di s. l^aolo a Timoteo. Que- sl'uso è confermalo da infinite testimo- nianze de'Padri, e da tulli gli antichi li- bri Pontificali Q /?////«// pubblicati dal p. Morino,, De sacr. Ordin.f par. i, e dal p. Marlene, Ant. Eccl. rit.^ 1. 1, e. 8. Questi stessi, ch'ebbero contrasto circa la male- ria e forma di questo sagramenlo, non negarono mai essere sempre stata usata r imposizione delle mani e 1' orazione, benché molti pretendessero, che in essa non consistesse l'essenza della ordinazio- ne. Quindi è superfluo addur testiu»o- nianze di cosa notissima. Dopo questa, un'altra rispettabile ceremonia usavasi^ e si usa oggidì, ch'è di mettere il libro degli Evangeli sul capoo sugli ouìeri di quello che si ordina vescovo. Questo ri- to è antichissimo sì nell'Oriente, che nel- l'Occidente, e alcuni scolastici il diedero [3er materia essenziale di tale ordinazio- ne, sebbene altri abbiano creduto il con- trario, sul fondamento, che la materia dev'essere applicata da quello slesso, che pronunzia la formai eppure secondo il Pontificale Ronianiim noni vescovi con- sagranti, ma un cappellano tiene il libro sulle spalle dell'ordinando, e secondo le Costituzioni apostoliche incombe a'dia- coni. Certo è, che questo rito si osserva- va nel IV secolo, come le delle Costitu- zioni lo dimostrano per l'Oriente; e Pal- ladio vi allude, nella l^ila di s. Gio. Cri- sostomo) parlando dell' eunuco Vittore, che i partigiani di Teofilo aveano ordi- nato vescovo d'Efeso; dicendo che non ebbero orrore di mettere sopra quell'em- pia testa il s. Evangelo. Per l'Occideule VES lo dimostra nel cau. i il 4-° concilio di Cartagine, e lo prescrivono i più anlichi rituali, almeno lutti quelli, che oltre la formola delle orazioni contengoito anche i riti della consagrazione de'vescovi, co- me attestano Morino e Marlene mento- vati , che esaminarono a fondo tulle le scritture di tal genere. Il Morino però crede, che tale ceremonia non fosse co- mune a tutte le chiese, specialmente del- le Gallie e della Germania, e ciò perchè il preleso Alenino e Amalano ne par- lano come di cosa non ricevuta da per lutto. III." dice, De Eccl. Ofj^c.^ par. 3, c.i:» Non si trova ueirautorità antica e moderna, nemmeno nella tradizione ro- mana, che due vescovi tengano il libro degli Evangeli sulla testa dell'eletto^ ia tempo che un di loro dice l'orazione, e gli altri gli toccano la lesta". E il 2.° dice, De OJfic.y lib. 2, e. 1 4". « L'Ordme Roma- no prescrive , che due vescovi tengano l'Evangelo sul di lui capo, il che né l'an- tica aulorilà comanda, ne i canoni ". Di questa opinione se«nbra essere anche s. Isidoro vescovo di Si viglia, Z^e 0//7c-.,ljb, 2, e. 5. Imperocchèdescrivendo minuta- mente la consagrazione de'vescovi, e ram- memorando l'imposizione delle mani, il numero degli ordinanti, l'anello, il pa- storale e altre ceremonie meno impor- tanti, nulla dice del libro degli Evangeli sulla testa dell'eletto, quantunque sareb- be stato mollo a proposilo pe* sensi mo- rali, ch'egli cava da tal funzione. Pur- purio capo de' donatisti, parlando di Ce- ciliano suo nipote, il quale si olfriva alla riordinazione, se vi fosse dubbio della va- lidità di sua consagrazione, avrebbe fat- to allusione a questa imposizione del li- bro, dicendo : « Se gli rompa la testa nel- l'imporgli le mani perla penitenza". Dal che crede il Morino potersi inferire, che allora non si usasse nell' Africa porre il libro sulla testa de' vescovi, che si ordi- navano, poiché osserva, se ciò si fosse u- salo, Purpurio dicendo di romperla le- sta a Ceciliauo, avrebbe fatta allusione a V ES quesfa imposizione del libro, piuttoilo- che a quella delle mani, ch'erano meno capaci di produrre tale effetto. Ma la di lui congettura, al p. Chardon pare po- co sussistente. Dappoiché in primo luo- go quel furioso sclsm.tlico parlava del ri- to essenziale dell' ordinazione, ed in se- condo luogo è certo, che i libri erano al- lora di rotoli molto dilVcreiili da' nostri, e perciò nulla più capaci di romper la lesta di quello ch'era l'imposizione del- le mani. Quanto alle varie posizioni, con cui si metteva il libro, varie furono le consuetudini delle chiese. In alcune si ap- poggiava sulle spalle dell'ordinando, in altre sul capo. Quivi meltevasi aperto, là chiuso. Fu costume nella mezzana età, che dalle priuìe parole, che si presenta- vano all'aprire del libro, si cavava pro- gnostico del buono o malvagio governo, che doveva fare il vescovo eletto, di fe- lici e di sinistri presagi. Dopo l'in» posi- zione delle mani e l'invocazione dolio Sj)i- rito Santo, veniva V U/izione (f\). Nella chiesa d'Occidente è antica l'unzione de' sacerdoti, e piìi quella de' vescovi. iXelle Gallie furono ambedue praticate da'pii- mi tempi. La chiesa Ahicana verosimil- ntente non l'usava, non facendone motto il ricordato IV concilio di Cartagine, il silenzio di s. Isidoro di Siviglia, fiorilo nel 600, fa sospettare, che a suo tempo non si usasse neppure nelle Spigne; tnen- tre l'unzione gli avrebbe aperto un bel campo assensi morali ed anagogici di cui tanto dileltavasi, nelTaccurata descrizio- ne dell'ordinazione de' vescovi. Nella Chiesa romana però mollo prima era in uso l'unzione de* vescovi, anzi pare an- teriore a s. Leone I del 44o> '^ q^ale con Gesù Cristo parlando, dice: « Ora è più illustre l'ordine de' levili, più sublime la dignità de* sacerdoti, più scinta l'unzio- ne de'sagrificatori, perchè la vostra Cro- ce è la sorgente di tutte le benedizioni". L* annotatore del p. Chardon propende a credere, che s. Leone I, facesse piuttosto allusione al precello dalo da Dio u iMo- VES 297 se, d' ungere Aronne j per cui lospeita non trovarsi tal rito prima d'allora, cer- to però era in vigore a tempo di s. Gre- gorio I del 590, che parla dell'unzione del Sacerdozio, nel quale articolo col p. Chardon ragionai ilell'unzione de'vesco- vi e de' sacervloti. Dopo l'uiizione, met- tcvasi V Anello (nel quale articolo ripor- tai diverse formole, allorché dopo bene- detto si pone in dito al novello vescovo, qual segno dello Sposalizio cov\ìv&\\.q col- la sua Chiesa) in dito dell'eletto vescovo, e il vescovo ordinante lo esortava a ri- guardare la Chiesa immacolata, come la Sposa di Dio; finalmente gli si dava il B acolo Pastorale (f^,)^ avvertendolo di esser giudice senza passione, e di mesco- Ure la dolcezza colla sevei ila (del Pasto- rale.y oltre 'x\ riferito in questo e nell'al- tro citato articolo, in uno alla formola delia tradizione, aggiungerò qui quanto insegna l'VlU concdio generale e Inno- cenzo III presso il p. Bona noi, Catalogo degli ordini religiosi , 1. 1 , p. 2^.» Il Pa- storale significa la correzione del Pasto- re, che perciò quando si consagra un ve- scovo, gli si dice da <]uello che lo consa- gra ; Prendi il bastone dell'ufficio o cU' rica pastorale. L'essere poi acuto nella sua estremità inferiore, significa, che il pastore deve pungere e sli;nolare i pigri, siccome sostentare 1 deboli, e tirare a sé gli sviati, che perciò nella sommità è in- curvato e ritorto". Dissi altrove : la cur- va del pastorale del vescovo è segno di limitala giurisdizione ; ed il Papa che l'ha illimitata, invece del pastorale usa la Croce pontificia, ed anlicnuiente an- che la Ferga delta Ferula. Non usa il Papa il bacolo pastorale, perché la sua giurisdizione e podestà é superiore a quel- la di lutti gli alili ; laonde Durando os- servò nel Raùonalej che la curvità del pastorale significando la podcslà ricevu- ta dall'uomo, non può convenire al Pa- pa, perché non si può dire che riceve da altri uomini la sua podestà e giurisdizio- ne partecipata immedialaoieule du Dio 29^5 V E S di cui è Vicario io terra. Soggiungo con Innocenzo III, Dt sacra Unctìonc, cap. 3 : Essendo il Papa pastore universale e presente a lutto il giegge della Cliiesa militante, non ha bisogno di tirare a sé e alia sua cura le pecorelle soggette ; del che è ejubleina la parte superiore ricur- va del pastorale. Siccome il bacolo è se- gno di giurisdizione, ed avendone l'uso per privilegio anche gli abbati e altri prelati inferiori, a questi cessa alla pre- senza dell'ordinario della diocesi). Que- lle sante cercuìonie erano già in uso da 809 secoli, ad oggi, come api)arisce da un Pontificale della chiesa di Cahors scrit- to circa quel tempo, e [)ubblicato dal Marlene, l.i, p. 387. Tali atluìique era- uo i riti principali della coosagrazione de' vescovi, e non si trovano negli Buli- chi tempi altre formole, fuorché varie preghiere e invocazioni dello Spirilo San- to sopra l'eletto, con cui s'implorava la fjrazia di conipiere fedelmente i propri doveri. Quelle parole che si leggono adesso nel Ponii/ìcale Romaiium: Accìpe Spirilum Saiicliujitic.f nelle quali molli scolastici creileltero trovare la forma es- senziale dell'ordine, non sono antiche ; poiché i primi tra gli scolastici, quali so- no Ugo di s. Vettore, Alessandro di Ha- les, Guglielmo d'Oxerra, s. Bonaventu- ra e s. Tommaso non ne fanno menzio- ne, sebbene trattino a lungo de'iili del- ]*oidin(izioi»i. Neppure si trovano ne'Pd- ttiuli latini anteriori di 5oo anni, nean- che in molli moderni, come dice il p. Mo- l'ino. Ed i greci, e i sin a^solutacneute tuttora ignorano questa formola. Molli scolastici tuttavia la credettero essenzia- le, fondati su quel principio, che le for- me delle ordinazioni devono essere ìm- petrative. Altri l'impugnarono, né man- cano quelli che sostengono non consiste- re la materia e forma dell' ordine nella imposizione delle mani de' vescovi, e nel- la invocazione delio Spirito Santo, ben- ché tutti convengano col concilio di Tren- to, non dirsi iuvauo da' vescovi urdinau- V ES li : Accipe Spirilum Sane limi etc. (Il ve- scovo Sarnelli, Lelt. eccl.f t. 3, leti. 4^, parlando della materia e della forma de- gli ordini nella Chiesa latina, dice eh' è doppia nel suddiacono, nel diacono e nel prete, e triplice la materia del vescovato. La i.^ parziale essere l'imposizione delle mani fatta da 3 vescovi sul capo dell'or- dinando, e le corrisponde la foroM^par- ziale : Accipe Spirilum Sanctum. La 2.' materia parziale é l* unzione del capo e delle mani fatta dal vescovo consagrato- re, e le corrisponde la forma parziale : Ungalur^ et consecretar caput tiium etc. Ungantur manus istac eie. La 3." ma- teria parziale é il porgimento dol baco- Io pastorale, dell'anello, e del libro degli Evangelij la forma corrispoiKlenle sono le parole, che dice il vescovo consagra- lore in porgendo tali islrumenti: Acci- pe Bavuhim eie. Accipe Annulum etc. Accipt Es^angeltumy et vaile praedica popitlo libi commisso y potcìis est eiiim Deus, ut angeat libi gratiam suam, qui vivit, et regnai in saecula saeculorum. Amen. E sebbene altri teologi dicano altrimenti, soggiunge, questa dottrina è la più pratica, e deve tenersi : perchè circa a quelle cose, che spettano alla va- lidità de'sagramenli, si deve tenere sem- pre la parte più sicura. Avverte poi que- gli i quali ricevono gli ordini, di dover toccare fisicamente le materie, che loro porge il vescovo, poiché Glemeule Vili determinò che »i dovessero riordinare, almeno sotto condizione, quelli ch'erano stati ordinati allora dal vescovo Sagien- se, perché né il vescovo avea dato di sua manogl'istrumenli agli ordinandi, né gli ordinandi li aveaiio toccali fisicamente). Ciò che condusse i teologi a tal senli- ineuto, fu l'osservare, che l* imposizione delle mani e l' orazione furono i soli riti adoperati in ogni tempo, e in tutte lechie- se per l'ordinazione de'ministri ecclesia- stici, ed il p. Morino fu quello che più conlribu"j a fargli rigettare le opinioni sco- lastiche. Essendosi egli portalo iu Roma V ES ne\ 1639, il cardinal Francesco Barbe- rini, cl»e ve lo avea invitato, volle ch'egli fosse d'una congregazione di teologi de- putala da Uibauo Vili suo zio, per esa- minare VEiiCologio de' greci, la dottrina ed i riti degli altri orientati. Egli veden- do, che i teologi suoi colleghi prendeva- no regola per quest'esame dagli assiomi ricevuti nelle scuole, e dalle sentenze de- gli scolastici, che non aveano alcuna tin- tura della disciplina delle chiese greche, ne della lingua di que' popoli, e che per- ciò le ordinazioni de'vescovi, sacerdoti e altri njinislii della chiesa greca correva- liO rischio d'esser dichiarale da que'teo- logi invalide, stimò doversi servire di più sicuri principii in un aliare di tanta im- portanza. Il i.°fu dunque di esaminare qual condotta avesse tenuta la Chiesa la- lina colla greca in proposito dell'ordina- zioni, e il 2.° di confi ontare i riti e le for- inole praticate allora da'greci ed ailri o- rienlali, con quelle che praticavano in- nanzi lo scisuja. Per questa via egli per- venne felicemente a scoprire quaii fosse- ro i riti essenziali delle ordinazioni, e dis- sipò i pregiudizi degli scolastici, mostran- do che l'in^posizione delle mani e la in- vocazione dello Spirito Santo furono in ogni tempo e in ogni luogo considerale conìe riti essenziali nelT ordinazione de' vescovi, sacerdoti e diaconi, non avendo mai cessato di adoperarle la Chiesa, ch*è illuminata dallo Spirito Santo, ad onta de'pregiudizinati nel secolo XIII in quel- li, i quali credevano che i riti essenziali dell'oidinazioneconsislessero in altre for- TOole e cereraonie.Tutte le sedicenti chie- se di rito laico potevano vantarsi, innan- zi il funesto scisma, che nel secolo XVI separò dall'unità cattolica tante nazioni, d'aver pastori in tal guisa ordinali, e di aver perciò conservata senza alterazione la successione del sacerdozio cristiano, ch'era stato di mano in mano trasmesso dagli Apostoli fino a quelli, che allora reggevano le delle chiese. Ma i seguaci degli eresiarchi Lutero e Calvino, dichia- VES 299 ralisi nemici della gerarchia ecclesiastica, interruppero in quasi lutti i paesi da lo- ro pervertiti questa successione del sa- cerdozio, senza il quale, giusta la costan- le dottrina deiranlichità, anzi giusta le regole del buon senso, non si può dare né Chiesa, ne Religione. I soli inglesi si vantano d'aver conservato fra loro il P^e- scovalo (/'.) o Episcopato. Ma dice il p. Chardon, essere un problema, se abbia- no veramente questo i.° grado gerarchi- co, e se ne disputa prò e contra, sino in quanto al fatto, come in quauto al gius. 11 vero è, che questa precipua dignità del- la Chiesa presso di loro è ridotta ad uno slato compassionevole, essendosi ristret- ta nel tempo della regina Elisabetta tut- ta in uomo solo, del quale anche poteva dubitarsi se fosse valiilamente ordinato. L'ardito Le Courayer, nolo pel suo deplo- rabile modo di pensare in materia di reli- gione e pel suo sregolalo procedere, si stu- diò di mostrare la validità delle ordinazio- lìi inglesi, ma è noto come vi riuscì. Sia comunque, sarebbe da desiderarsi ch'egli avesse tolto in tal punto ogni dubbio, poiché vi sarebbe così un ostacolo di me- no alla riunione, di cui non si dee mai disperare, e ciò riunirebbe tanto più al- la Chiesa cattolica quell' illustre nazione, donde tanti personaggi celebri sortirono per dottrina e santità, e la quale anche a tempo del Chardon vantava virtuosi e letterali, che si distinguevano da tutti gli altri Calvinisti per il loro affetto alla ge- rarchia e[)*scopale, di cui gli anglicani sostengono con zelo ì diritti e le preroga- tive, che conoscono meglio degli altri se- guaci di Calvino, come piùdegli altri ver- sati nelle opere de' Padri. Tutti i buo- ni cattolici non cessano di domandare a Dio una sì felice riunione. La Chiesa ma- dre amorosa soffre con estremo cordo- glio, che i suoi figli sieno usciti dal suo seno, fuor del quale non è da sperarsi salute ! (terribile sentenza di cui parlai anche nel voi. XCI, p. 241. E qui mi piace aggiungere. Fuori della Chiesa cat" 3oo V E S tolica non vi sono che rami aridi, sterili, infruttuosi, appunto perchè tagliati e di- velti dalla vite vera che feconda e germi- na i frutti di vita eterna. Non mancano pure negli eretici, negli scismatici e negli infedeli talvolta le virtù, morali della lem- peianza, dell'equità, della compassione, anzi talora eziandio forse in grado mag- giore che in noi cattolici ; ma non essen- do quelle virtù animate dalla grazia dello Spirito Santo, non si sollevano oltre i con- fini del naturale , né più né meno come le virtù che esercitavano i pagani privi della conoscenza del vero Dio; mentre noi cattolici operando per Gesù Cristo , santifichiamo in lui le nostre azioni, con- naturandole colla carità che lelrasnatu- ra in celesti. Anzi ci ha di recente avver- titi il Sommo Pontefice che or siede sulla cattedra apostolica, col molo-pro- prio autografo diretto al cardinal Co- stantino Patrizi suo vicario di Roma a' i5 luglio i85q. » Uno è Dio, uno è la fe- de, e chiunque esce dulTArca deW Unità sarà sommerso nel diluvio delle pene e- terne". Ciò disse nel riprovare la propo- sizione: » Che Iddio fece l'uomo libero delle proprie opinioni siano politiche , siano religiose. Dimenticando così le au- torità stabilite da Dìo sulla terra cui si deve ubbidienza e rispetto; dimentican- do del pari l'immortalità dell'anima, la quale quando passa dal transitorio all'e- terno dovrà rendere conto speciale anche delle sue opinioni religiose al giudice on- nipotente inesorabile '). Anche il Papa Giulio 111, animato da questo spirito di carità, scrisse al cardinal Polo, il quale si era restituito neW Inghilterra{F.),cnian' do ne prese il governo la regina Maria , e vi faceva le funzioni di legalo aposto-, lieo, che nulla risparmiasse per ridurre gl'inglesi all'unità. Nel breve scritto a lai fine gli dice. » Di riabilitare que' ve- scovi e metropolitani, che gli parranno degni e capaci di tal ministero e loro peroieltere il governo delle chiese, dopo che le avranno ricoudolle alla cattolica V ES unione, quantunque avessero eglino rice- vute tali dignità da'Iaici anche scismatici, specialmente da're Enrico Ville Odoar- do VI suo figlio, benché si fossero ingeri- ti nell'anitninistrazìone di tali chiese, e ne avessero godute per lungo tempo le ren- dite, e benché fossero caduti nell'eresia, come si dice^e fossero slati elfellivamente eretici". Quanto a'nostri giorni, oltre tut- lociò che su questo argomento ho riporta- to ne'citati e altri articoli, abbiamo: Sullo stato odierno della chiesa Anglicana , dissertazione di mg." Kaggs, presso gli Annali delle scienze religiose^t. ly, p. 94- Egli chiama le c^cf/e eterodosse mu- tabili come la luna, ed avere la chiesa anglicana un carattere misto nell' opi- nioni, nelle formole, ne'rapporli esterni , e nelle simpatie straniere; un composto di elementi eterogenei , modificati con- tinuamente per Tinfiuenze, alcune di ca- rattere cattolico , altre di carattere pro- testante. Essere sem{)re in istalo di cam- biamento e d' incertezza , diversa dalla lasciata da'pretesi riformatori, per 1' al- terazioni fondamentali ch« subì; in fii>e dovrà cadere come le già potenti sette de- gli ariani e degl' iconoclasti. La sua pretesa unità somiglia al caos, alla Babe- le: non sa indicare la via del paradiso, e si contraddice nel volerla insegnare. Noa è la vera Chiesa , mancando assoluta- mente delTunità di fede, necessaria quan- to l'unità di Dio e l'unità del battesimo, che trovasi nella sola Chiesa cattolica, alla cui fede l'anglicana insegna dottrine dia» metralmente opposte, mentre la vera ed una Chiesa non ammette diversità di fede. Mentre nella chiesa anglicana si osserva- no due evidenti note caratteristiche del- l'errore , cioè la mutabilità ne' diversi tempi, e la varietà nello stesso punto di tempo, queste medesime prove di falsità si trovano anche nel vantalo sistema del Puseisnioj benché, come dissi in quel- l'articolo, notasi in esso un progresso verso il caltolicismo. Imperocché ne' Trat' tatelli pubblicali da' puseisli d' Oxfurd V ES nel i833, non si temetle di asserire che i vescovi anglicani sono i successori degli Apostoli^e si parta della >) nostra discen- denza apostolica " ed » apostolica suc- cessione " » Esaltale, si dice al clero anglicano, esaltate i nostri ss. Padrini ve- scovi, come i rappresentanti degli Apo- stoli egli Angeli delle chiese; e parlate degnamente del vostro ulficio, ordinati come siete da essi a prender parte nel loro ministero". Quindi si sostiene la necessita di una seconda riforma. Di più negli j4uiiali delle scienze religio- se si pouno leggere i seguenti argomen- ti , sulla chiesa anglicana, ^'el t. 17, p. 299 : Assoluta mancanza di un go- verno ecclesiastico in essa; p. 453: Sue corruzioni descritte dal prof. Pus-ey. ISel t. 18, p. 296: Sua servile dipenden- za dalla civile podestà; p. ^^1: Suo stato lamentevole descritto dal d."^ JNewman. Chiamansi episcopali i Protestanti (f^.) d'Inghilterra (f^.)i per pretender d'aver conservata la gerarchia ecclesiastica della Chiesa romana, dopo che da essa infelice- mente si divisero. E^si hanno de* vescovi, de'preli, de*canonici,de'curali e altri he- nefìciati. Hanno pure un uflìzio che chia- mano la liturgia anglicana (ed io posseg- go la magnifica edizione della Liturgia Anglicana Poliglotta oclaglotta^ Lon- don 1821), ed eziandio quasi lutto T e- steriore della religione romana; ma pei* il dogma non diileriscono guari dagli e« retici Calvinisti^ se non in quanto eh' essi sono così attaccati all' Episcopato, che credono, com'è di fatti, che non vi possa essere vera religione cristiana, apostolica, che là dove trovasi la successione de' ve- scovi. E Londra uno de'punti del trian- golo strategico òe Protestanti, per quan- to cbssi in quell'articolo; ma ormai in no- tahile discioglimento pel numero infini- to di sette che lacerano la sedicente chie- sa anglicana. Ed il movimento religioso "Verso la Chiesa Cattolica (P^.), si scoige anche ne' protestanti delle Hcpubhliche (F.) d'America^ i quali appartengono al- VES 3oi la setta degli episcopali d' Inghilterra, da cui derivarono. N' è prova quanto pub- blicò, e qui riproduco, prima la Civiltà Cattolica, serie 2.", 1. 1 ^ p. SSy, poi il n. 29 del Giornale di Roma del i 853. » Il dottor Levi Yves, già vescovo protestante della Carolina del ìNord, uomo riguardalo con venerazione da'suoi per rispetto alla sua dottrina ed alla sua costumatezza, ap- parteneva alla porzione óePuseisli (V.) dell'episcopato anglo-americano; e piut- tosto che un membro erane l'anima ed il capo. Dappoiché egli credeva nella Con- fezione, ed ogni mese la frequentò per lungo tempo: credeva nel Celibato (P'.) de' chierici, e lo commendava a'suoi sud- diti : credeva ne* consigli evangelici, ed avea fondato un certo suochiostrocol no- me di Pialle della Croce: credeva nella maestà del Culto esterno, ed i suoi/i/7/e- semplava dal le Ce remoAzze cattoliche (que- ste e quelli sono considerati quasi Profes- sioni ^/^z:/ecaltolica).D*indifu che il cle- ro anglicano a lui soggetto ebbestupore di colali novità, ma con diversoelFetto, secon- do la varietà delledisposizioni. Ne'piìi do- cili a'suggerimenti del loro prelato, e più capaci d' intendere le ragioni, allo stupo- re seguitò 1* aderenza e la soggezione; e Iddio benedisse la loro flessibilità col chia- marne molti alla verità cattolica. I più reslii adombrarono, e dallo stupore pas- sarono alle mormorazioni, dalle mormo- razioni alle trame occulte, dalle trame al- l'aperta nimistà, e alla fine del i85i in- timarono al vescovo di presentarsi a dare ragione di se innanzi ad un* assemblea, nella quale i due terzi erano laici, e de- gli altri i più erano suoi sudditi. 11 d.*^ Yves non ehbe a durar gran fatica ad uscirne assoluto; ma quel che più importa, non ebbe poca ventura all'uscirne che fece, disingannato appieno d' una Comunione senza gerarchia,senza costanza, senza prin- cipii, senza autorità. Laonde lungo il cor- so del i852 tenue segretamente alcune conferenze coli' arcivescovo cattolico di Kuova York (mg.*^ Giovanni Hugues ir- 3o2 V E S landese, Iraslatovi da Basilopolì in par- tibus nel 18^0), e col d.' Forbes allora parroco callolico nella stessa ciltà e non guari tempo innanzi puseista come lui, anzi suo confessore, tutlochè entrambi fossero a que' dì anglicani. Le conferen- ze, e più delle conferenze le preghiere che per 6 mesi si fecero nelle chiese catloli che diAmerica per la conversione di chia- rissimo personaggio, furono coronate dal pieno ravvedimento del d/ Yves. Nel me- se d'ottobre ei fece la sua abiura nelle ma- ni dell' arcivescovo di Nuova York, au- tenticata cogli argomenti più certi che possano adoperarsi a far fede d'un allo sì solenne, benché tenuto da lui e da'suoi cooperatori in altissimo segreto. Indi par- tissi di presente per Roma, ove riserba vasi di dar personalmente al Santo Padre la nuova della sua conversione, e di rinnovar nelle mani di lui l'abiura. Il dì 26 dicem- bre del caduto anno i852 nella privata cappella di Sua Santità Pio lX,ild/Yves adeujpiva al suo desiderio, e poi che eb- be fatta da capo la professione della fede cattolica, ricevè dsHe mani del Sommo Pontefice il crisma della santa conferma- zione. Dopo di che presentò al Sunto Pa- dre la Croce, l'anello e i sigilli, insegne del grado tenuto da lui per lo innanzi fra gli anglicani, esclamando con lagrime: Santo Padre, eccovi i segni della mia ribellione. Alla quale inaspettata offerta il cuore del Pontefice fu commosso, e ri- spose: Questi segni della vo'itrasoniniis- sioncjvogliamo sia fio appesi alla tomba dis. Pietro. Il d/ Yves è il primo vesco- vo anglicano, il quale nel pieno e legale esercizio della sua dignità, rinunzia al protestantesimo per farsi cattolico; ed è per questo il suggello più cospicuo di questa verità antica sì, ma troppo di- menticata da certi moderni propagatori di luce: che cioè la scienza ampia e profon- da ed il costume immacolato se si accop- pino in una medesima persona, questa o è già cattolica, o il diverrà infallibilmen- te : astiando solo ad occhi veggenti il cat* VES tolicismo, l' ignoranza e la scostumalez- za". Dopo tali pubblicazioni, la Cii'iltà Cattolica, sene 2/, t. 2, p. 71, di nuovo ragionò del d."^ Ives, nel seguente modo. « Nel raccontare in uno de'passali fasci- coli la conversione alla Chiesa cattolica del rev.sig. L. Silliman Ives vescovo pro- testante di Northe Carolina, riferimmo a fede di racconti, per noi giudicati pro- babili, alcune particolarità, le quali ab- biamo ora occasione di rettificare coll'au- torità irrefragabile del medesimo conver- tito. Egli stesso, il quale ora si sta occii' pando a dettare un libro intorno a'raoti- vi avuti per divenir cattolico, ha scritto al giornale americano The Guardif/n^ dichiarando esser f^ilso: i.°Che avanti di far la sua sottomissione alla Chiesa roma- na avesse mai avuto conferenze o col d ' P^orbes o coli' arcivescovo di New-York o con verun altro callolico intorno a que- sta sua determinazione; 2. "Che avesse mai fatto in America, prima di allontanarse- ne, alcuna segreta o pubblica abiura, » che vi avesse colà ricevuti iss. Sagramen- ti; 3.*' Che avesse mai sofferto di mentale alienazione, salvo ne' delirii dell'accesso più violento di febbre tifoidea; 4'** Che prima di lasciar la sua diocesi avesse tol- to anticipatamente 1' annuale salario; a- verne, è vero, ricevuta porzione soltanto, ma questa medesima rinunziata dal dì della sua conversione. Delle prime due circostanze noi avevamo detto quel tanto che avea somiglianza di verità : dell'altre due siam contenti d'aver taciuto allo- ra perchè avean tutta l'apparenza di ca- lunniose. Dobbiamo in fine far noto, che nella chiesa protestante d' America nou v'ha legge canonica che imponga; a'vesco- vi le insegne dellaCroce, dell'anello e del suggello; ma non ve ne ha pure alcuna che le divieti. Intorno all'uso è da sape- re che generahnente s' adoprano l' anel- lo ed il suggello; e che alcuni vescovi di forti tendenze al caltolicismo v'hanno e- ziandio aggiunto la Croce, ed uno di essi che la portava era il nostro convertilo V E .hii sopra la ve- racilà di quella circoslanza d» noi reca- ta, che cioè il d/ Ives ave lo colla bontà, e voi schivate egualmente il rigore e la mollezza. Ne' vostri giudizi non siate parziale. Impiegate i beni del- la Chiesa con fedeltà e disceinimeolo, V ES considerando che vcjì disponete de' beni altrui. Usate ospitalità e carila co'poveri, sollevale le vedove, gli orfanelli e gli op- pressi, né vi lasciate trasportare nella prosperità, o abbaltere dalie traversie ". Questo é un compendio della formola che la Chiesa conserva ne' suoi libri più santi per istruzione di tulli i vescovi. In- oltre il p. Chardon dà contezza col cap. io: De/l'ordinazione dt vescovi tra^ gre- ci e orientali. Abusi intollerabili dene- storiani nella ordinazione del loro Pa- triarca, li vescovato é in si gran venera- zione presso tutte le comunioni orienta- li, che ninna mai fu finora senza vescovi, e ninna credè mai , che senza vescovi si dasse Chiesa. Col nome di vescovi non intendono già essi, come i Luterani (F.)^ certi soprintendenti, o certe persone ordinate da' sacerdoti, e laici; ma veri sacerdoti, che secondo i canoni abbiano ricevuta l' imposizione delle mani da 3 altri vescovi^ o più, i quali l'abbiano pu- re ricevuta da'loro antecessori risalendo fino agli Apostoli. Questa successione é la base delle Ordinazioni ^ che sussiste anche oggidì nelle chiese orientali. Impe- rocché i patriarchi Giacobiti {^F.) di A» lessandria furono ordinati da Dioscoro, e da'suoi successori senza interruzione fi- no a'noslri giorni. I Greci (/'^.) dopo la conquista dell' Egitto stettero 97 anni senza proprio patriarca, nel qual tempo mandavano i loro chierici a farsi ordina- re nelle chiese vicine, finché dopo un se- colo avendo ottenuta la stessa libertà, che aveano i giacobiti, cominciarono ad ave- re il proprio patriarca ei propri vescovi. Anche i greci d'Antiochia (di cui meglio «Siria), ossia i Greci-I\lelchiti[T'.)yeb' bero i h)ro ordinati da'vescovi ortodossi, e i giacobiti aveano ricevuto l'ordinazio- ne da Severo, ed altri patriarchi antio- cheni, eretici in vero, ma ordinati da al- tri legittimamente (gli altri patriarchi d'Antiochia cattolici, sono quelli de' /Ma- roniti e deSirij' e per dire di tutti i pa- triarchi orientali di giurisdizione, qui ri- VK s corderò quelli di Babilonia ossia de' CaZ- dei in Mesopotamìa^ e il Patriarcato Ar- meno e (\\ Cilicia). \ Nestoriani{P'.)&uc- cessero nelle sedi di Seleitcia e di Ctesi- /òrt/e a' vescovi cattolici, de'quali falsamen- te si vantano aver conservata la dottrina, e fiinuo risalire la loro successione epi* sco[)aIe sino a s. Taddeo^ il che dimo- stra ad evidenza, còme credessero non po- tervi essere Chiesa senza questa legit- tima successione. Inoltre si sa di certo, che la maniera di ordinarci vescovi tra loro dopo la separazione era conformata all'antica tradizione della Chiesa univer- sale. Seguirono gli antichi riti, non ne in- trodussero di nuovi contrari, e manten- nero esaltamenie ciò ch'è essenziale nelle ordinazioni. Ahramo Echellense maroni- ta rifiutò solennemente i monumenti ad- dotti dal Seldeno e altri protestanti, per provare, che ne! la chiesa d'Alessandria il patriarca veniva ordinato da'semplici sa- cerdoti. Nel «libro suo intitolato, Euty- cliiiis patrit^^qha Àlexandrinus vindi- catiiSj dimostrò apertamente che il passo della storiad'Eutichio, su cui si faceva for- te il Seldeno, intender doveasi dell'elezio- ne e non dell'ordinazione di questo pa- triarca. Per le Sette orientali nulla vi è di più decisivo, che la forma di ordina- re praticata in tutto l'Oriente, ed è co- me segue. I greci dopo il Trisagìo^ e al- tre orazioni, conducono l'ordinando a pie dell'altare, ove il prelato uHìziante dice laformola: Divina gratia etc. Poi mette il libro degli Evangeli sopra la testa e ilcollo di quello che ordina, sopra il qua- le gli altri vescovi mettono la mano. In- di imponendogli esso la mano dice un'o- razione, con cui chiede a Dio, che il sog- getto riceva per l'imposizione delle sue mani e di quelle degli altri vescovi la di- gnità pontificale per la discesa dello Spi- rito Santo sopra di lui. Si recitano altre orazioni, tra le quali una con altra im* posizione delle raanij poi lo veste dell'ilo- mopliorion^ ch'è il principale de'vescovi- li ornatueoli (è una veste o manto epi- V E S 3o7 scopale, cos'i chiamata dal f)drlarsi sulle spalle, ed è voce composta dalle parole omero e porto; direbbesi in latino Su- perhumeraley e si può vedere quesl' ar- ticolo, ed il voi. LI, p. 58, ove lo dissi Pallio. Delle vesti sagre del vescovo me- tropolita e patriarca greco, principalmen- te parlai nel voi. XXXII, p. i47, ed in altri articoli. Dice il Magri che Hy ponine- lììoiographusyè'ìì nome del ministro del- la chiesa di Costantinopoli, il quale, come cancelliere, notava in un libro le consa- grazioni de' vescovi, e tal vocabolo si- gnifica scrittore delle memorie). L' Ar- cudio corfìoto, ma allevato in Roma, do- ve scrisse e insegnò, volendo conciliare la Chiesa greca colla latina (con opera stam- pata in Parigi nel 1619 e 1625, intitola- ta: Concordia della Chiesa Occidenta' le e della Chiesa Orientale sulV animi- nistrazione de sagr amenti. Suo scopo è di provare, che le due chiese erano in an- tico perfettamente d'accordo non solo sul- la dottrina, ma anche su detta ammini- strazione; che i greci moderni nulla cam- biarono sulla loro natura, numero e vir- tù; che i cambiamenti cui si permisero nell'amministrazione de'sagramenti sono di poco rilievo, e che nulla v'ha in essi d'incompatibile colla disciplina dellaChie- sa latina su tale riguardo. I sentimenti tra' latini e i greci si divisero dallo sci- sma de'secondi, eh* egli combatte, senza trovare da riprovarsi che ciascuna chie- sa osservi la sua disciplina, il contempo- raneo Al lacci greco di Scio, anch'egli pub- blicò nel i655 in Roma : De perpetua. Consensione utriusque Ecclesiae Occi' dentalis atqiie Orientalis. Vi è dimo- stralo che la Chiesa latina e la Chiesa gre- ca sono sempre state unite nella mede- sima fede, e che lo sono ancora, poiché riconoscono un medesimo capo visibile, il Papa, successore di s. Pietro che go- vernò la Chiesa universale e fondò i pa-^ Inarcati d'Alessandria, d'Antiochia e di Roma; il che prova colle testimonianze stesse de'greci. Fa vedere che se torbidi 3o8 . VE S agitarono le due chiese, che produssero gii scismi, esservi ancora molli greci uni- ti alia Chiesa romana. Insomma egli trat- tò sull'accordo perpetuo della Chiesa gre- ca e latina , per riguardo così alia fede, come alla disciplina e a'coslumi), e cre- dendo, giusta la scolastica opinione, da cui era prevenuto, che la forma di que- sto sagramenlo dovesse essere impetra* Uva, né trovandola nelle ordinazioni de* greci, pensò che la discorsa formola; Di- vina gralia eie, fosse la forma essenzia- le della consagrazione de' vescovi, de* sa- cerdoti e de'diaconi, in che s'ingannò pal- pabilmente; poiché basta dare un'occhia- ta agli Eucologi de'greci per conoscere, che detta formola, la quale il vescovo re- citava e recita avanti l'ordinazione, con- teneva il puro decreto d'elezione, il qua- le pubblicavasi prima di cominciare l'or- dinazione. L'antico eucologio del mona- stero di Grolla Ferrata, citato dal p. Mo- rino, ne toglie ogni dubbio, per esser con- cepito cosi. M Dopo il Trisagio il patriar- ca sale al Santuario dinanzi l'altare. Se gli presenta una carta, in cui sta scritto; La divina grazia, la quale sana cioc- eh* è infermo, e supplisce ciò che man- ca, promuove il religiosissimo sacerdo- te N. all' Episcopato della tal città, col suffragio e approvazione de'vescovi di- letti di Dio, de santi sacerdoti e diaco- ni. Preghiamo dunque per lui , accioc- ché riceva la grazia dello Spirito San- to. Il patriarca, ricevuta questa carta, do- po aver l'arcidiacono detto Ascoltiamo, la legge in tuono intelligìbile a tulli, e finita ia lezione tulli dicono Kyrie elei- son. Poi condotto da 3 vescovi l'ordinan- do, il patriarca apre il libro dell' Evan- gelo, glielo mette sul capoec". Il resto contiene i riti già esposti dell'ordinazio- ne. Un esemplare antichissimo del Vati- cano contiene quasi lo slesso; e quel che sopra tutto convince, che questa formo- la non fosse altro, che la pubblicazione del decreto di elezione, è che recilavasi ancora quando un vescovo trasferivasi da VES una sede ad altra; di che esempio abbia- mo del passaggio di s. Germano dalla se- de di Cizico a quella di Costantinopoli nel 7 1 5, il decreto della qual traslazione, giu- sta il Cedreno, diceva: « La grazia divi- na, che guarisce ciocch'è infermo, e sup- plisce a ciocch'è mancante, trasferisce col suffragio e approvazione de'vescovi dilet- ti di Dio, il santissimo Germano metro- politano diCizico all'arcivescovato di que- sta città imperiale". Altre prove di ciò ponno leggersi presso il p. Morino; e que- sto basti, dice il Chardon, per dimostra- re lo sbaglio preso dall' Arcudio, ed ag- giunge; che se al presente il prelato ordi- nante leggendo la delta formola tiene le mani sopra l'elelto, quest'oso è recente, come Io dimostrò ad evidenza il Morino. li rito Neslorìano (V.) delle ordinazio- ni, giusta lo stesso autore, comincia da molle orazioni per chiedere da Dio la grazia, e il dono dello Spirilo Santo so- pra il novello vescovo. Vi si leggono le- zioni vangeliche alludent^jsalla podestà data da Cristo agli Apostoli, poi si met- te il libro sulle spalle dell'eletto, e nello stesso tempo tutti i vescovi astanti gl'ini- pongono le mani. 11 vescovo principale pronunzia la formola: Divina gratia; poi con un'orazione chiede a Dio, che con- fermi l'elezione. Fa sopra l'eletto il se- gno della Croce, e mettendogli la destra sul capo, alza ia sinistra verso il cielo, di- cendo una molto lunga orazione, che eoa- tienequestenotabili espressioni. « Secon- do la tradizione Apostolica fino a noi per- venuta per r ordinazione e imposizione delle mani nella istituzione de'sagri mi- nistri, per la grazia della ss. Trinità, e per la concessione de'noslri ss. Padri, che furono in Occidente, in questa chiesa di Ruki (nome dell'antica chiesa di Seleu- cia, ch'essi pretendono edificata da s. Ma- ris loro apostolo), madre comune di tut- te le chiese ortodosse (com'essi parimen- te pretendono ), vi presentiamo questo vostro servo da voi scelto per vescovo del- la vostra chiesa. Vi preghiamo, che fac- V ES ciafe scendere la grazia dello Spirilo San- to sopra di lui, che in lui abili e riposi, e lo santifichi, e gli dia la perfezione ne- cessaria per sì allo minislero, a cui è pre* senlalo". Poi fa il segno della Croce. L'ar- cidiacono inlima che si preghi per l'elet- to. Allora il popolo ad alla voce grida: Merito, Dìgnuni eslj cioè merilameiile è cosa degna, che si preghi per quello il quale si consagra vescovo, lalvolla dicen- dosi in greco e taleallra in siriaco. L'uf- fìzianle dice un'orazione, con cui chiede a Dio sopra l'ordinalo la potenza dall'al- to per legare e sciogliere in cielo e in ter- ra; che colla imposizione delle sue mani, egli possa guarire gl'inferni i, ed operare altre meraviglie a gloria del di lui Wome, e che colla potenza del suo Nome egli possa creare sacerdoti, diaconi, suddiaconi e lettori pel minislero della sua s. Chiesa. Gli fa poi nuovamente il segno della Cro- ce sulla fronte, e gli dà gli ornamenti vescovili sull'altare. Benedice il pastora- le, e glielo porge, e segnandolo di nuovo conclude: N. e separato] santificato ^ e consagrato per V opera grande ed altis- sima del vescovato della città di N. in nome del Padre ec. 11 restante non con- tiene se non cose cereraoniali. Si può ve- dere, Giuseppe Luigi Assemanì, De Ca- tholicis seit Fairiarchis Chaldaeorum et Nestorianorum Commentarius^ Romae 1775. L'ordinazione secondo il rito Già- cohita è quasi simile. Dopo 1' uffizio del dì, ed altre orazioni, uno de' vescovi ad alta voce fa la proclamazione del vesco* To novello giusta la formola: Divina gra- tia. Diflerisce dal rito nestoriano in que- sto, che il novello vescovo presentalo dagli altri vescovi al patriarca, tiene in mano una confessione della fede scritta esigillata, la quale dopo aver letta la con- segna alTuffiziante. In vari mss. si trova- no Confessioni di fede che sembrano fat- te in tali occasioni, e leformoledi ciò che doveauo contenere. Il vescovo celebran- te , dopo aver posta una particella del Pane consagrato nel calice, e fatto quel V E S 309 die i rituali chiamano connmtazione o unione delle due specie (notai nel voi. L, p. 4j> che tra'latini quando si consagra un vescovo, il consagrante divide V Ostia in 3 parti, una ponendola nel calice, eoo altra comunicandosi, e colla 3/ comuni- cando il consagrato: quesl*uUima, se so- no più vescovi i consagrati, si divide in al- trettante particelle) , mette le mani sul velo che copre la patena e il calice, per santificarle in certa guisa col mediato toc- camento de'sagri misteri, e poi imponen- dole all'eletto le alza e abbassa per 3 vol- te, per figurare così la discesa dello Spi- rito Santo, e allo stesso tempo gli altri vescovi tengono il libro degli Evangeli sopra la lesta dell'eletto, ma sollevato so- pia le mani dell'ordinante principale, il quale dopo alcune altre orazioni dice: N. è ordinato vescovo nella Chiesa santa dì Dio. Il che gli altri vescovi ripetendo, no- Diinano la città del nuovo vescovo, il quale poi viene dall' uffiziante condotto per mano e intronizzato nella Sedia e- piscopale. Indi è portato intorno alla chie- sa con acclamazione degli astanti, che la gridano, e finalmente riceve il bastone pa- storale. Il Renaudot (autore delia Litur' giarum Orientalium Co//eci/oj, dal qua- le il p.Chardon trascrisse quasi tutto il riferito, osserva chenella traduzione e no- te del p. Morino sopra questi uffizi o- rientali, varie cose desiderano più di lu» me, e specialmente nella nota 1 14 latta agli ufljzi della chiesa di Siria (V.) 0 si- riaci, la quale sembra indicare, che i gia- cobili versino sopra la mano del nuovo vescovo qualche particella dell* Eucari- stia; ma egli dice, che nulla di ciò vi ha nel lesto, e giusta l'esplicazione del rass. di Firenze, deve intendersi spiritualmen- te: cioè, che r uffiziante quando accosta le mani alle specie consagrate , fa come se prendesse qualche cosa colle mani. E- gli osserva altresì, che la sua narrazione dell'ordinazione nestoriana non si accor- da io tutto colla versione del p. Morino, e che quelli i quali leggono tali riti solo 3io VES in latino, non ponno bene rilevameli sen- so, non essendo il testo medesimo ben conetto in ogni sua parte. Quando si con- sagra un patriarca, lutti i vescovi presen- ti gl'impoiigono le mani dicendo: Noi im- poniamo le mani sopra questo servo di DiOy eletto dallo Spirilo Santo ec. Si to- glie poi il libro de*Vangeli, e dopo varie benedizioni il celebrante dice: N. e ordi- nato nella s. Chiesa di Dio^ e uno de' ve- scovi soggiunge, Vescovo della città di N.y il che viene ripetuto dal celebrante. Se gli danno poi gli ornamenti vescovili, e s'intronizza. Queste sono le precipue ce- remonie dell' ordinazione del patriarca giucobita nella Siria, e quasi le medesi- me quelle de' Cojli (V.). Bisogna nota- re, che secondo il rito gìacobita, in cui si comprende quello che il p. Morino chia- ma de Maroniti (F.)^ e giusta quello d*A- lessandria ù* Egitto (descritto dal ricor- dato Pienaudol: //. De Liturgiis Alexan- drinis: iv. De Patriarcha Alexandri- no, cuni Officio ordinationis ejusdeni), non si dislingue l'ordinazione de' metro- politani ede'patriarchi da quella degli al- tri vescovi, se non in alcune orazioni, il che è conforme alle regole della Chiesa. ] soli nestoriani con abuso loro partico- lare fanno imposizioni di mani, orazio- ni, ed altre ceremonie particolari in tal modo, che sembrano credere che il pa- triarcato sia un ordine distinto; il quale abuso è ignoto in tutte le altre comunio- ni sì ortodosse che eterodosse. I nesto- riani probabilmentelo introdussero mol- to tempo dopo la separazione, poiché cer- to non potevano averlo tratto dalla Chie- sa cattolica, ove un tal abuso non fu mai. ] greci furono i primi, che intaccassero l'antica disciplina colle Traslazioni de* vescovi, ch'erano da' canoni proibite se- veramente. I giacchiti siriani l'imitaro- no, benché di rado, almen ne'tempi an- teriori. Ma un vescovo trasferito ad una metropoli non riceveva l'imposizionedeb 1< mani, né altri riti essenziali, e solo se gli faceva la ceremooia dell' intronizza- VES zione. i nestoriani rinversarono la disci- plina fino all'ultimo eccesso. Ne'mss. vi é un compendio della storia de' loro Cat- tolici o%i\i\ patriarchi fino al principio del secolo XIV, che porta i nomi di 78, de* quali i primi 18 pare che non siano siali trasferiti; ma degli altri die seguono, ve n'ha 49» ch'erano vescovi o metropoli- tani prima d'esser fatti patriarchi, e alcu- ni eziandio erano stati trasferiti più d'u- na volta (col p. Le Quien, Oriens diri- stianus, ed altri, riportai la successione cronologica de'cattolici o patriarchi diCal- dea, ch'ebbero sede in Bagdad o Scleif day cioè in quest'articolo, co' patriarchi ortodossi). All'incontro i giacobiti d'A- lessandria furono zelanti osservatori de' canoni, poiché da s. Marco fino agli ulti- mi tempi, non si trova alcuno de'suoi pa- triarchi trasferiti da altra chiesa, ed era un motivo d' esclusione dal patriarcato l'esser vescovo, come provano i canoni- sti, e quelli che scrissero delle ordinazio- ni.!! R.enaudot finisce il suo trattato, Z^/- fesa della perpetuità della fede contro i monumenti autentici della Religione de greci, di Giovanni Jymon, ossia del- -j leordinazioni degli orientali, dicendo." Si farà forse qualche difilcoltà sopra queste ordinazioni, perché qualche volta furono condannate come invalide. Questa con- danna però non fu fatta mai dalla Chie- sa, né da'Sommi Pontefici, e quello che ponno aver fatto senza loro saputa alcu- ni piuttosto zelanti, chedotli, non ha l'ap- poggio della loro sovrana autorità. Al- meno é certo, che nel pontificato d'Ur- bano Vili, dopo la consulta di gravi teo- logi, si giudicò, che le ordinazioni orien- tali fossero valide, e molto prima Leone X e Clemente VII avevano pubblicato un breve in forma di costituzione , con cui confermavano a'greci,per quanto era d'uopo, l'uso delle loro cereujonie ne'sa- gramentì, le quali conservano ancora ia lloma e in ogni altro paese. L' Allacci pubblicò questo breve in gì eco e iu la- lino, e M. Ilabert lo fece imprimere nel VES suo Pontificale ch'greci". 11 p. Gio. Gia- ciuto Sbaraglia nel suo libro, Dispulano de sacris pravoriun Ordinaiionihusqua vera vctusque Ecclesiae doc trina eie, Floieuliaei 75o,priucipalmenle volle mo- slraie nulle la orJiuazioui degli Eretici^ degli Scismatici^ óegVIntrusi, de'Dc gra- dati,de^Vi usurpatori delle dignità eccle- siastiche, ec. Distingue cou disceruimeu- to i casi in cui quelle ordinazioni sono nul- le osolauìente illecite, uè manca d' esa- minare alcune questioni che lianno rela- zione colla sua opera. La i.^ riguarda i corepiscopi, ch'egli crede siano stali non solamente sacerdoti, ma anche vescovi; la 2/ è se 1 diaconi hanno il potere di of- frirei sagri ujisleri. L'autore sostiene con ragione la negativa; ed aggiunge, che se furouvi alcuni abbastanza temerari per farlo, vennero severamente castigali. La 3.' è di sapere, se il suddiaconato è un or- dine sagro ec. Il p. Giovanni Morin, nel Trattato delle ordinazioni sagre della Chiesa, Parigli 653, anch'egli volle teo- lare lo svolgimento dell' argomento con 3 parti 5 ma con poca felicità, dicono i critici, per difetto di monumenti. Volle dimostrare nella i.' parte, che i greci sci- smalici non hanno cambiato nulla d'es- senziale nell'ordinazioni: la 2." è una rac- colta de'rituali o ceremouie dell'ordina- zioni de'greci: la 3." è un trattato distri- buito in I 6 esercitazioni, nelle quali risol- ve tutte le questioni dell'ordinazioni. Che la reiterazione dell' 0/'^///ze è proibita, nel § 11 di quell'articolo, ed in altri relativi ne ragionai.Tuttavia aggiungerò altre no- zioni col p. Chardon, massime pel vesco- vato, e col cap. i3: Che nella Chiesa non fu mai creduto doversi reiterare le or- dinazioni canoniche. Condotta varia in. tal punto, e difficoltà nate in certi leni' pi a motii>o di quelle che non erano le- gittime, 0 fatte da intrusi, scomunicati ed eretici. Non essersi mai credute nella Chiesa reiterabili le ordinazioni canoni- che egli è fatto sì certo, e assicurato da' Padri e coucilii, ch'é inutile il trattener- V^S 3ri si a provarlo. Il 3.° concilio di Cartagine nel 111 secolo vieta reiterare le ordinazio- ni. Come il Battesimo; e così quello di Capua del 389 ovvero del 391, chiama- lo plenario da'vescovi africani. Il fonda- mento di tal dottrina s. Agostino lo scuo- pre parlando di essa contro òq Donatisti (de'quali anche nel voi. LXXXVIII, p. 96eio3), i quali dicevano che chi esce dalla Chiesa non perde il proprio balte- simo, ma perde il diritto di conferirlo ad altrui. Egli li siringe dicendo loro, che non v'ha maggiore ragione per uu sa- gramento, che per l'altro, essendo ambe- due amministrati all'uomo per una spe- cie di cousagrazione. Poi lo prova dalla praticr» comune della Chiesa, la quale ri- cevendo gli eretici convertiti gli ammet- teva agli esercizi de' loro ordini senza riordinarli. Rende poi ragione di lai con- dotta, dicendo: » Quando la Chiesa rice- ve gli Eretici co'loro ordì ni, non riceve con loro il proprio male e l'eresia, naa il bene, che riconosce in loro , e non è di loro ma del Signore, ma della Chiesa, ma di Cristo. Quando si ordinano, s'invoca sopra il loro capo il nome di Dio; e que- st' invocazione che fa il vescovo è invo- cazione di Dio, non di Donato ... Il sol- dato disertore è reo, ma il caraltere ch'e- gli porta, è del generale, e non del diser- tore ... poiché non il soldato se lo ha im- presso, ma Gesù Cristo , che non iscan- cella il suo carattere". Eccovi i sodi fon- damenti della dottrina della Chiesa, e la di lei condotta ne' secoli piti illuminati. Poiché, aggiunge s. Agostino, questo ca- rattere è cotanto inviolabile, che ricevu- to anche fuor della Chiesa impedisce la reiterazione, e parla del battesimo e del- l'ordine. Dice inoltre, parlando degli A- postati. « Siccome nel battesimo hanno che poter dare agli altri, così nell'ordi- nazione ; benché 1' uno e l* altro sia pei* loro dannazione, finché la carità non li riunisca all'unità. Ma altro é non avere tal podestà, ed altro è averla in suo dan- no, ed altro é averla per la propria sa- Zx7. VES lule ". Questa cliiaiezza del dogma sta- bilito da s. Agostino aveva servilo di fon- damento a* Padri Niceni per fare i loro decreti circa la recezione di coloro, ch'e- rano stali ordinali dagli eretici. E' un fal- lo incontrastabile, che dal IH secolo fino oltre il VII, ninno o pochi dubitaronodel- la validità delle ordinazioni fatte dngli eretici, purché avessero osservata la for- ma prescritta dalla Chiesa, come ì\qNo' vaziani (^.), eretici e scismatici origina- ti nel 254) ^^ ordinali nella loro sella. In tale senso, di essi debbonsi intendere le parole di s. Innocenzo I, spiegando il canone Niceno del 325.« Piacque al gran - de e santo concilio, che ricevuta l'impo- sizione delle mani (nella loro sella), co- sì restino nel clero". A cagion d'esempio, sul fine del V secolo alcuni dubitarono del valore de'sagramenli conferiti dallo scismalico Acazio patriarca di Costanli- r»opoIi, contro cui Papa s. Felice li del- lo III avea proferita sentenza di recisio- ne dalla comunione cattolica e di depo- sizione dal vescovato. Ma Papa s, Ana- stasio 11 del 496 levò il dubbio, rispon- dendo ch'erano stati validi il battesimo e gli ordini da lui conferilii benché egli si fosse reso indegno di partecipare della loro grazia. Se cosi pensavano gli antichi delle ordinazioni conferite dagli eretici, egli é fuor di dul)bio che lo stesso giu- dicassero di quelle conferite dagl'intrusi per naalvagie vie nel ministero ecclesia- stico, o dagli scomunicati. Quando Papa s. Liberio (F.) fu rilegato nel 356 dal- rimperaloreCostanzo fautore degli ariani, pel suo attaccamento alla fede Nicena, la fazione ariana avendo procuralo che gli fosse sostituito s. Felice //(/^.), questi a primo aspetto fu consideralo come intru- so. Ma dopo che s. Liberio si rallentò ne- gli sforzi(come pretendono alcuni, mentre da alhì viene difeso), con cuiavea fin allo- ra soslcuuta la purità della fede, il popolo e il clero romano si attaccò a s. Felice li. Questi esercitò pacificamente tulle le fun- zioni del pontificato, fino al ritorno di s. VES Liberio, ed in conseguenza fece ordina- zioni, del cui valore tuttavia non fu mai dubitato. Nella I.' mela del VI secolo per deplorabili vie s'intruse nel pontificato Vigilio diacono cardinale, contro s. Sil- veriOy che santamente occupava la Sede apostolica, il quale, toltogli con violenza il pallio dal collo, fu caccialo e rilegalo da Belisario. Con tuttociò non si dubitò mai della validità delle ordinazioni falle da luij e poi morto s. Silverio, nel 54o fu legittimamente eletto o confermato. Tao* lo erano unanimi gli antichi in questa dottrina stabilita e chiarita ne'secoli pre- cedenti. Finalmente s. Atanasio, s. Gio. Crisostomo, s. Cirillo, Teodoreto , Gio- vanni Antiocheno furono deposti da' ve- scovi fazionari, o prevenuti contro di lo- ro. Dessi però non cessarono d'ordinare, e fare altre pastorali funzioni , né mai nacque dubbio della loro validità, nep- pure in quegli slessi che li perseguitaro- no e discacciarono. Tuttociò moslra ia- xctUibilmente, che le ordinazioni falle da' vescovi legiltimamenle ordinati, si repu- tavano sempre valide quando non fosse in esse slato ommesso alcun rito essen- ziale. Ma nell'VlII secolo si sparse di te- nebre questa dottrina, o fosse ignoranza o passione, si cominciòa dubitare delle or- dinazioni falle dagl'intrusi, dagli scomu- nicali, e da quelli che non erano canoni- camente consagrali, sebbene con tulli i riti essenziali. Nella sede vacantèdel 767, anzi nel giorno delia morte di s. Paolo I, o prima, insorse l'antipapa Costanti' iiOy il quale colla prepotenza del fratello duca di Nepi ^ essendo laico, si fece or- dinare diacono, ed ommesso il grado di J prete, si fece consagrare Papa nella ba- 1 silica Vaticana da 3 vescovi suburbica- rii. Indi i romani scossone il giogo, lo cac- ciarono dopo i3 mesi, avendo ordinalo 8 vescovi, 8 preti e 4 diaconi; ed elesse- ro nel 768 Stefano III detto IV. X^kx^. sto Papa nel seguenleanno tenne un con» cilio in Lalcrano, nel quale vi fu giudica- lo Costantino, che comparsovi edifesosi V E S alla meglio, fu sferzalo alla presenza de' vescovi e caccialo dalla chiesa. Essendo* si egli intruso senza ordine alcuno, fu de- cretato: Che niuno fosse promosso al Pon- tificato romano, se prima non era ordi- nato cardinale diacono o prete. Sopra le di lui ordinazioni poi si fece questo de- creto, w Primieramente vogliamo, che i vescovi da lui consagrali, s'erano prima sacerdoti o diaconi, ritornino al loro po- sto , e che poi sieno di nuovo eletti ed ordinati, come non lo fossero stati mai. In quanto a'sacerdoli e diaconi da lui or- dinali nella Chiesa romana, ritorneran- no al suddiaconato, o ad altri ordini, in cui erano prima, e sarà in vostro arhilrio (ì vescovi parlano al Papa) di ordinarli, o no, come vi piacerà. 1 laici poscia da lui tonsurati e ordinali saranno rinchiu- si in un monastero, o viveranno peniten- ti nelle case loro". Questo decreto ven- ne eseguilo: il Papa riordinò i vescovi, non i sacerdoti o diaconi, che restarono per tutta la vita nel primiero loro ordi- ne. Dice il Fleury nell* Hist. eccL, che alcuni teologi pretendono, che la nuova consagrazione di tali vescovi non sia sta- ta una vera ordinazione, ma una sem- pliceceremonia di riabilitarli all'esercizio del loro ministero. Il p. Chardon non vol- le discutere tali sentimenti, ma riconosce che tali modi d' opinare imbrogliano mollo la dottrina; e quando anche, egli dice, quel concilio avesse giudicato do- versi reiterare tali ordinazioni, non se- guirebbe ciò imputare alla Chiesa. Poi- ché a chi volesse di là trarre conseguen- ze contrarie alla dottrina della Chiesa, non si potrebbe forse dare la stessa ri- sposta, che dà il Tourneiy, De Ordin.^ p. 297, a quelli che inferivano lo slesso dalla procedura barbara e crudele di Ste- fano FI detto FII [F.) contro Papa Formoso {F.Jl» Cioè che le persone sag- ge e perite nelle regole ecclesiastiche di- sapprovarono ch'egli riordinasse gli or- dinati da questo, e considerarono tale ri- soluzione come un allenlulocoulrario al- VES 3i3 la disciplina. Posciaché, die' egli, toltone Stefano e i suoi aderenti, tutti gli altri tenevano per valide le ordinazioni di For- moso, anche in supposizione eh' ei fosse stato reo de'delitti imputatigli". Ciò af- ferma Sigeberto all'anno 900, massime essendo stalo Formoso assolto dello sper- giuro da Papa Martino II. Anche Liut- prando biasima Stefano VII d'aver rei- terate quelle ordinazioni; e Ausilio ne fe- ce apposita e bella Apologia^ presso il Morino, anche supposta l'irregolare pro- mozione di Formoso (cioè il i.° vescovo di chiesa determinata che salisse al pa- pato neir89i , dopo riconosciuta la sua innocenza, e fu ottimo Pontefice). Ivi e- gli prolesta di voler ritenere l'ordine da lui ricevuto, e narra che Leone vescovo di Nola sollecitalo da alcuni a farsi con- sagrare novellamente, perchè lo era sta- to da Formoso, consultò i vescovi di Fran- cia e altri molti, i quali lo consigliarono di non farlo. Papa Giovanni IX^nQWòi^^) in un concilio di Ravenna, e in altro di Roma composto di 74 vescovi, annullò e condantìò lultociò che Stefano VII avea fatto nel sinodo romano contro Formo- so e le sue ordinazioni (altrettanto già avea no fallo Romano e Teodoro 11^ im- mediali successori di Stefano VII). Fece bruciare gli atti di quel sinodo, e confer- mò le ordinazioni di Formoso (bensì de- cretò: Che nessun vescovo potesse passa- re dalla sua alla Chiesa Piomana, lesse che si annullò nel 914 nell'elezione di GiOi'^rt/ii^Y, già arcivescovo di Ravenna). E' vero che Papa Sergio ///(intruso nel pontificato e conservatovi dalle fazioni) nel 904 rivocò l'operato di Giovanni IX (e de'suoi predecessori), e sostenne 1' o- perato di Stefano VII contro Formoso. ]Ma che provano mai queste metamorfo- si ? esclama il Chardon. Se non che er- rori rimarcabili nascono sovente dal tra- sporto delle passioni (e (|ui pure ripeterò col Baronio: errarono Stefano VII e Ser- gio 111, ma in questione di fallo, non di dinllu; per pessimo esempio, non per fai- 3i4 VES sa doUrina). In lai modo ii Tournely di- fende la dottrina della Chiesa contro la reiterazione delle ordinazioni, e lutto si riduce a dite, che non si debbono tirare conseguenze contro il dogma da'fatti par- ticolari, che non sono col consenso della Chiesa, e che sono originali o da cieche passioni, o da ignoranza di ecclesiastica disciplina. L'apologia d'Ausilio si può considerare come una preziosa memoria di fjue'tempi deplorabili, e come una pro- va autentica che i disordini d'allora non intaccarono in nulla ladollrinadellaChie- sa in proposito delle ordinazioni. Il p. Chardon riporta quindi la briga di Eb- bone di Reinis, e di Fozio di Costantino- poli', che ammettono più favorevole espo- sizione ; in uno al saggio operato de' Pa- pi s. Nicolò 1 e Formoso, intanto la dot* trina rendevasi vieppiù oscura, per cui verso il fine del secolo XI, e nel principio del XII si videro gli spiriti fluttuanti in tal[)unlo,alcuni dubitando del valore del- l'ordinazioni falle da'siuioiiiaci, laonde vi furono vescovi che le reiterarono, e s. Pier Damiani per impedirlo scrisse il libro det- to GrotissiniLiSy pel modo come fu ben accollo, colle seguenti parole descriven- do l'allerazioneallora vigente.'» In quan- to a quelli ordinali da'simoniaci, voi sa- pete quanto si sia disputalo per 3 anni in 3 romani concilii. Quai perplessità! Quai dubbii! E tuttavia colà la questione si di- batte, essendo stata tale la incertezza, che alcuni vescovi vennero in deliberazione di consagrar di nuovo i chierici, che a- vevano ordinati". Aggiunge, che s. Leo- ne IX nell'ullimo concilio romano avea pregalo in nome di Dio tulli i vescovi d'implorarla divina misericordia, accioc- ché si degnasse rivelare agli spirili vacil- lanti ciocche far si dovesse in tanto ne- gozio. Poi in un' altra operetta il santo ci disse. M Ho trascurato di dire che a* tempi nostri Leone IX Pontefice, molti simoniaci, o male ordinati, quasi di nuo* vo riordinò". Riferì ancora, che lo stesso Papa coirautorità del suo sinodo, avea annullale tulle le ordinazioni de' sìnao- niaci; ma che poi scorgendo gl'inconve- nienti che poteva far nascere tal decre- to, lo avea moderato conforme a quello di Clemente II (il quale avea decretato, che questi tali, falla la peni lenza, a//'e^er- cizlo del loro ordine sieno restituiti), di- chiarando invalide quelle sole ordinazio- ni, che fossero state falle per denaro, e imponendo una penitenza di 4o giorni a coloro, che non avessero fallo alcun pat- to simoniaco, benché il vescovo ordinan- te ne fosse stalo il reo. Tutte queste va- riazioni di s. Leone IX, unite a quanto scrisse s. Pier Damiani, fanno vedere che non si trattava di sola deposizione o io- terdetto contro i simoniaci, né di riabili- tazione per ammetterli, ma di replicare l'ordinazione, e il cercare in quel dotto- re di s. Chiesa al Irò senso sarebbe un so- fisticare. Poiché se alcuni in quel tempo riordinavano, se si disputava su tal pun- to, se il Papa per incertezza voleva che si chiedesse a Dio la rivelazione, non è egli evidente che favorisse l'opinione de* riordinanti? Indi Urbano II, per l'ordi- nazione in diacono di Daiberto, falla da Nezelone o Guezelone vescovo intruso di Magonza e simoniaco, il quale essendo stalo ordinato dagli eretici, secondo la di- chiarazione di s. Innocenzo I, nulla aven- do, nulla poteva dare a lui imponendo- gli le mani (cioè la grazia del sagrameu- lo); ed appoggiato pure all'autorità di s. Damaso I, il quale disse doversi reiterare ciò ch'è mal fatto; ristabih Daiberto nel diritto delle funzioni diaconali, che per la illegittima ordinazione avea perduto. Questa varietà di espressioni produsse altrettanta varietà d'opuiioni ne' dottori scolastici, che cominciarono a comparire nel XII secolo, rendendo la questione dif- ficile a sciogliersi. Finalmente il celebre teologo inglese Roberto Bolleno o Pol- len o Pollo, crealo cardinale nel i i3o o nel 1 133, spiegò nettamente la questio- ne, stabilì la sentenza ortodossa, che proi- bisce la reileiuzioue degli ordini, che ora V ES è seguita da tuUa la Chiesa, e d'allora in poi la coDtraria opinione andò scemando di credito, benché non tutto ad un trat- to, giacché Papa Lucio III, a preghiera dell'imperatore Federico!, nell'abbocca- mento di Verona , fece riordinare quelli ch'erano stali ordinati da' vescovi nello scisma seguaci degli antipapi, per avere il predecessore Alessandro III nel conci- lio di Laleraiio III annullato le ordina- zioni fatte da que'faisi Papi. Guglielmo di Parigi, dottore per altro celebre, ha una opinione singolare, ed è che il carallerc dell'ordine possa essere scancellato dalla l^egradaziotiey Scensa gr azione o Depo- sizione (/^.), donde inferisce doversi rior- dinare i degradati per riabilitarli. Ma gli altri eretici, apostati e scomunicati, dice che si riconciliano colla semplice assolu- zione. Questa opinione non ebbe buon incontro nelle scuole cattoliche, poiché ve- diamo fin d'allora che Alessandro d'H«- leSjS. Bonaventura, s. Tommaso, Giovan- ni Duns detto Scoto, seguirono l'opinione del cardinal Bolleno, da cui non si dipar- tì poi verun accreditato teologo. Così la verità ricuperò il suo splendore dopo le tenebre sparsevi dalla prevenzione, dalle passioni e da' fervidi dibattimenti. Tut- tavia sono scusabili coloro che pensaro- no diversamente, se come s. Leone IX o- perarono di buona fede, il quale non cer- cava che la verità e il bene della Chiesa, e la riforma degli abusi al suo tempo in- trodotti. Finisce il p. Chardon , con ri- prendere que'canonisli , che pretendono esser gli ordini sagri esterne deputazio- ni, per cui il Papa può ordinar un sa- cerdote o diacono, col solo dirgli : Esto SacerdoSj Està Diaconus. Opinione, di cui feci parola nel voi. XLIX, p. Sq, dia- metralmente opposta a tutta laTradizio- ne della Chiesa, la quale dagli Apostoli fino al presente consagrò sempre i suoi ministri con determinati riti e benedizio- ni credute proprie ad attirar sopra loro li» grazia dello Spìrito Santo. Non sono gU ordini sagri come le umane dignità, VES 3i5 che si penne creare colla sola esterna de- putazione. E' un paradosso insostenibi- le, il dire lo stesso d'un vescovo, d'un sa- cerdote, d'un diacono, a'quali Dio dà la grazia e la podestà per via de'mezzi da lui stabiliti e dalla Chiesa usati. Il Sar- nelli svolse lo slesso argomenlo nel t. 3, lett. 46- Come s'intenda quella propO' sìzione, che con dire il Papa: Sis Sacer- àos, i'el S\s^p\scopus, possa fare un pre- te 0 un vescovo. Dice che quest'opinione di Angelo da Perugia, riportata da Feli- no, non é sostenibile intorno all'ordina* zione del sacerdote o del vescovo, doven- do l'ordinazione constare di materia e di forma, per esser sagramento. Si può so- lamente salvare la proposizione, intorno all'elezione del vescovo,poichèpuò il Pa- pa con una sola parola fare un vescovo, cioè conferirgli un vescovato; ma chi è così provveduto, prima della cjnsagra- zione non si chiama vescovo y ma eleilOy avendo con ciò la podestà giurisdiziona- le, che si conferisce col solo mandato del- l'uomo, non già la podestà di conferirei sagramenti , che non si dà se non per mezzo della consagrazione. Quanto al ilet- to da Innocenzo IV, che pare confermi l'opinione, il Sarnelli lo spiega così: Se la Chiesa ialina non avesse determinato in particolare la forma islituila da Cri- sto genericamente, snrebbe bastante che l'ordina! ore dicesse: Sis Sacerdos. Si de- ve notare la parola ordinatore , nella quale s'inchiude anche la materia e le al- tre ceremonie a ciò spettanti; onde il ca- so d'Innocenzo IVé diversissimo da quel- lo di Angelo, Descrive poi tutte l'ordina- zioni, dallequali appare, non potersi con- ferire il sagramento dell* Ordine, senza la materia e la forma, delle quali parlai nel § II di quell'articolo. Nella preceden- te lett. 45, il Sarnelli aggiunge col Fa- goano: 1 vescovi ricevono dal Papa im- n)ediataraente la podestà della giurisdi- zione solamente, non già la podestà del- Tordine, che per la consagrazione riceve- si immediatamente da Cristo, che ha isti- 3i6 VES luilo il grado vescovile, come defiiù il Tiideolino nella sess. 2 3, De Sacrani. Ordiiiis^ can. 6. Le Ordinazioni de* Pontefici (^''.), di vescovi, preti e diaconi comìuciarono da s. Pietro, ne'terapi che ivi riportai, finche 8i assegnarono le Quattro Tempora (F.); e indicai alcuni vescovi ordinali da lui, altri essendo Prisco in Gapua, Pancrazio nella Sicilia, Epafrodito in Terracina, al- tri avendoli ricordati ne' loro articoli, va- rie però essendo le opinioni. Nelle biografie degli antichi Papi ho riferito il numero de' vescovi, preti e diaconi da loro ordi- nati, e per quelli che noi feci ho supplito in dello articolo, cioè fino e inclusive a s. ^'icolò I deir858, perchè riferite dal No- vaes. Ne' secoli susseguenti i Papi fecero eseguire l'ordinazioni dal \ escovo Sicario di Roma (^ .), e questi talvolta da alcun deputatOjfinchè fu stabilito il vescovo ì'^i- cegerente(P^.)a farne talvolta le veci. Alle papali ordinazioni successero le Prowio- zionì pontificie di Cardinali ( P^.),ueWan- tichità chiamate anch'esse ordinazioni. Quanto riguarda la Consacrazione e t Ordinazione del Sommo Pontefic^f anche in Suddiacono, Diacono eSaccr- dote^ ovvero la Benedizione se già vesco- vo, funzioni tutte che spellano al cardi- nal vescovo d'Ostia e Velletri, con altri cardinali Fescovi Si,thurhicarii^ in que- st'articolo ricordai dove ne ragiono; nel i.°de*qui mentovali avendo discorso del- la consagrazione fatta di alcuni Papi, om- niesso il grado di prete, e così furono consagrati i PapiSabiniano nel 6o4, Va- lentino neir 827, s. INicolò I nell' 858 e altri. E ciò praticossi, dice il Dorgia nel- r Apologia del pontificato di Benedetto X, par. 2, non solo co' diaconi eletti pel vescovato di Roma e pel sommo pontifi- cato, ma eziandioper altri vescovati. Im- perocché Ceciliano vescovo di Cartagine, da diacono fu ordinato vescovo, comesi ha da Oltuto di Milevi lib. 1 ; e s. Atanasio da diacono venne consagralo vescovo di Alessandria, e lo racconta Teodorelo ucl VES 1. I. Laonde ognuno vede, che ne* pri- mi secoli della Chiesa non erasi riputato necessario requisito T ascenso per gradi al vescovato. Però avverte il Borgia, che l'unico argomento tfelle indicate ordina- zioni per salto, è il silenzio degli scrittori ; il che se sia suflìciente argomento, alto a fissare una cosa di si grave momento, lo lascia giudicare augni savio lettore ; al- cuni facendo questione che nel vescova- to eniinenter si contenga il presbiterato, derivante dall' altra se il Vescovato sia un ordine distinto dal Presbiterato. Tut- tavia non si deve dimenticare, che s. Am- brogio da laico calecumeno,e perciò noQ battezzalo, fu proclamalo e ordinato ve- scovo di Milano, come rileva il Graveson, Historia ecclesiastica, l.ì. Ma Benedetto XIV, contro il p. Mabillon, rettamente confutandolo, dimostrò che il consagran- do in vescovo ha da essere di già costi- tuito nell'ordine sacerdotale, colla costi- tuzione 64, In postremo, de'20 ottobre I 756, suo Bullariuni l. 4> diretta a Car- lo Camuzio eletto vescovo diCapod'Istria, in cui abbraccia la sentenza del Morino e del Juvenin, i quali sostengono non es- servi esempio d' un vescovato conferito a chi non fosse già prete. La confutazione però si comprende in questo argomento, trattato con singolare erudizione: D'uno eletto vescovo, il quale era stalo prima ordinalo sacerdote dal Papa, seclebbasi fare dal Papa medesimo, o da altri per i speciale sua commissione. Conviene sa- pere, che il Camuzio era stato ordinato diaconoe preteda Benedetto Xlll,e per- ciò era riservato al Papa il consagrarlo vescovo, o deputare altri a firne le veci; COSI spettare al Papa la sospensione e de- posizione de' da lui ordinati. Pertanto Benedetto XIV riconoscendo laici diritto essere riservato al Papa, ed anco per da- re al prelato un attestato d'alfetlo, dichia- rò che r avrebbe volentieri consagrato vescovo, se non glielo impedisse la poda- gra; nel qual caso avrebbe deputato espres- samente altri a fare io suo nome lu fua- VES zione, alla quale si sarebbe trovalo pre- sente. E siccome la consagrazione de've- scovi devesi eseguire in giorno di dome- nica, o in una festa de'ss. Apostoli (nuche in altre feste, 5/ Summits Ponti/ex spe- ciali ter i/idulserit, leggo nel Pontificale Romanum. Molti esempi di che vado a riferire), Benedetto XI V la stabili in quel- la de'ss. Simeone e Giuda apostoli, che si celebra a* 28 ottobre. Legsjo poi nel n. 6182 del Diario di Roma i ySG, che real- mente Benedetto XIV in tal giorno, nel- la cappella Paolina del palazzo apostoli- co Quirinale, consagrò vescovo il Camu- zio, ed ebbe a vescovi assistenti Giovanni Bortoli vescovo diFeltre eCarloPeruzzini vescovo di Macerata e Tolentino. L'am- basciatore veneto godè la funzione da un finestrino chiuso con graia corrisponden- te alla cappella, destinato per simili con- giunture agli ambasciatori, a'ministri re- gi e ad altri ragguardevoli personaggi. Di- ce il cardinal De Luca, il vescovo eletto diviene perfetto vescovo colla solenne con - sagrazione, colla quale acquista 1' ordine vescovalee la podestà pontiOcale, la con- sagrazione seguendo per commissione del Papa, in Roma per lo più da un cardi- Dale insignito della dignità vescovile, ben- ché dell* ordine dt preti, odi un cardi- nale suburbicario, edue vescovi, ovvero da 3 semplici vescovi. Fuori di Roma il Papa commette la consagrazione a 3 vesco- vi inpartihus o di giurisdizione, con bre- ve apostolico facoltativo, per essere con- sagrato extra JJrbemj il che non riesce tanto facile per la loro riunione, mentre in Roma sono numerosi i vescovi sì in partibus che cardinali. Pe'vescovi che si consagrano extra Urheni è prescritto il giuramento di fedeltà e ubbidienza al- la s. Sede, la professione di fede, prima ambo fatti nella sera precedente alla con- sagrazionein mano del vescovoconsagran- te, alla presenza de'due vescovi assistenti, i quali atti sì mandano a Roma, come fe- ce l'arcivescovo di Sida Bernardino Ho- norali, e lo leggo nella sua Relazione del- VES 3i7 la Nunziatura di Firenze. Ne'primi se- coli della Chiesa in Roma consagrava i vescovi il Papa; più tardi li consagrava il vescovo suburbicario d'0>lia, ed in se- guito fu permesso anche agii altri cardi- nali decorati del carattere vescovile. Leg- go nel Nardi, che gli arcivescovi d' Occi- dente scrivevano al Papa dopo la loro elezione, ed i cleri facevano altrettanto dopo r elezione de* vescovi. L'eletto era consagrato a Roma, e dopo la consagra- zione, andando al palazzo del Papa, be- nediceva per le vie pubbliche il popolo, se non veniva nel seguito del Papa, per- chè allora ahslinere dcbet. Anche oggi- dì appena finita la consagrazione, il nuo- vo eletto, benché in diocesi altrui, bene- dice girando per la chiesa. Siccome il ri- ferito dal Nardi è ricavato dal Sagra- mentario Gregoriano,probabilmenle par- lerà de' vescovi della provincia Romana, dal Rubicone alla Sicilia, com'egli dice ; e perciò non veniva ne eletto né consagra- lo da'sutFraganei, ma venir dovea a Ro- ma dal Papa, ch'era anco cosi arcivesco- vo, dicendosi postidationem V atto per la domanda dell'eletto onde fosse confer- mato. Si apprende dal Galletti, che nel 601 Bonifacio Primicerio de' Difensori della s. Sede, era in Corsica suo mini- stro, e gli scrisse s. Gregorio I di procu- rare d'unire il clero e il popolo d'Aleria e di Corsica privi di vescovi, perché eleg- gessero i soggetti da consagrarsi in Roma da lui, che se due fossero gli eletti, egli avrebbe ordinato il piti utile alle loro chiese, dopo attento esame. Nel voi. LI, p. 3oo riportai il decreto di Benedello XIV, col quale stabili le regole per le consagrazioni de* vescovi in Roma, ove sono frequenti. Conservò a'vescovi eletti la scelta del cardinale consagratore,ilqua- le nomina i vescovi che devono assisterlo, dovendone dare parie al Papa con istan- za per r approvazione a mezzo di rag."^ uditore. Non trovandosi cardinali che vo- gliano o possano far la funzione, permise che l'eseguisse uno de* patriarchi m/?«r- 3i8 VES tihiix lesidenlì in Roma, qualora in essa non "vi fosse il melropolilano del consa- grando, a cui allora spelta la consagra» zione; ed in mancanza de'nominati, sup- plisse un arcivescovo o vescovo de' pre- senti in Roma, sempre coH'assistenza di due vescovi. Appartiene al prefetto de' maestri delle ceiemonie il domandare il inaudalo o indulto apostolico per la con- sagrazionein Roma de' vescovi. Una vol- ta gli eletti vescovi ricevevano la con- sagrazione dal metropolitano, ma ora spetta solo al Papa (come la deposizione, di cui riparlai a Vescovato nel § VII), che per lo più suole delegarla a quel ve- scovo che si è sceho il consagrando. A se- conda del cap. 7,dÌ8t. 23: Epi scopila ciim ordinatur^ alla consagrazione assistono sempre due altri vescovi; sebbene per pontifìcia dispensa vi ponno supplire due persone costituite in dignità ecclesiasti- ca, come dichiarò Benedetto XIV, De Synodo Dioecesana^ lib. 3, cap. i3, § r, ed anchedue semplici sacerdoti, come vo- gliono Alsazio, Barbosa ed altri. L' anti- ca disciplina esigeva che l'ordinato do- vesse esser consagrato da 3 vescovi, ed i vescovi ordinanti dovessero essere della provincia ; anzi si dubitava che avesse ri- cevuto il carattere vescovile chi era con- sagrato da un solo, o anche da due vesco- vi, come narra il Nardi. Nel pontificato di s. Gregorio VII decaduta la già sì fio- rente chiesa Africana, e ridottasi con due soU vescovi, il Papa scrisse a que- sti, che eleggessero uno e lo mandas- sero a R.oma per esservi consagrato ve- scovo, aflinchè essendo tre, potessero poi ordinare altri vescovi. Tullavolta opina- no alcuni, non essere essenziale per l'or- dinazione episcopale che vi siano 3 vesco- vi, e nemmeno i. E cosa assai probabile che ciascun Apostolo ordinasse solo i ve- scovi delle Chiese ch'egli fondava ; e leg- gesi inTeodoreto, Hist.^ lib. 5, e. 4, aver s. Eusebio da Samosata ordinato solo de' vescovi cattolici, per occupare molle se- di tacanli ; s. Gregorio I permise la sles- V ES sa cosa a t. Agostino, Taposlolo dell'In- ghilterra, come apparisce dalle lettere che gli scrisse. Quando nel S^5 fu eletto Papa Pelagio I (V.) per avere col prede- cessore Vigilio conilannalo i Tre Capitoli (^'.), dice il Novaes, che non si trovò in Italia il 3." vescovo che lo volesse consa- grare, e però con nuovo esempio fu con- sagralo da'vescovi di Perugiaedi Feren- tino, e da Andrea arciprete d' Ostia. Ur- bano Vili nel i635 nominò vescovo di Nardo F^abio Chigi, mentre passò inqui- sitore a Malta, ove fu consagrato dal ve- scovo coir assistenza di duepersooe in ec- clesiastica dignità costituite, per difetto di altri vescovi: dipoi divenne cardinale e Papa Alessandro VII. Si legge nella f^ita delven. mg.'fr. Giuseppe di s. Maria de* Sebastiani delegato e visitatore aposto- lico dell* Indie Orientali, e vescovo dì Gerapoli, Bisignano e Città di Castel- lo^ di fr. Eustachio di s. Maria Sebastia- ni, anch' esso carmelitano scalzo. Ales- sandro VII lochiamo nel palazzo aposto- lico, ed ingiuntogli rigorosissimo segreto, a' i5 dicembre lóSg, mentre avea 37 anni, fu condotto occultamente in cappel- la pontificia e consagrato vescovo di Ge- rapoli, da mg.*^ Landucci vescovo di Por- firio e sagrisla del Papa, colla sola appli- cazione della materia e della forma. Il Pa- pa inoltre dispensò a' riti del Pontificale Romano, in quella parte in cui si prescri- ve la presenza di 3 vescovi, permettendo che in vece di questi supplissero due sem- plici sacerdoti, e furono Luca Olslenio e Francesco M." Febei, entrambi canonici Vaticani, e da vescovo padrino fece il p. sotto-sagrista della cappella pontificia. Con dispensa di Pio VII nel 1819 il Va- sco vodiChioggiaGiuseppeManfrin- Prov- vedi veneziano, fu consagrato in s. Gio. e Paolo di Venezia da Emanuele Lodi ve- scovo d'Udme, con l'assistenza del p. d. Pla- cido Zurla abbate camaldolese e poi car- dinale, e del p. d. Benedetto Castori ab- bate benedettino; e nel 1821 il vescovo d' Adria d. Carlo Uavasi di Crema fu VES consagrato nella calledrole di Vicenza da Giuseppe M.' Peruzzi vescovo della me- desima, assistito da'raentovati dueabba* ti. Talvolta nelle proposizioni concisto- riali si legge che il Papa dispensa alcuni vescovi deir America e di altre parti, che possano farsi consagrare da un vescovo,as- sistito da due preti costituiti in dignità ecclesiastica. Fiequertti poi sono le di- spense pontificie per la consagrazione epi- scopale de* ricari apostolici ne' paesi in cui donjinano gì' infedeli, gl'idolatri, gli eretici, gli ^ismotici, in remote regioni, da un vescovo assistito da due preti. Dun- que tali consagrazioni sono valide, e non si vede con quali ragioni Tournely abbia sostenuto ilcontrario. III. "vescovo orien- laleconsagrato dal Papa, si vuole che fos- se Menna, che s. Agapito 1 nel 536 con- sagrò vescovo di Costantinopoli, nella ba- silica di s. Maria di quella città. Noterò, che per concessione pontificia i patriarchi d'Oriente ebbero il diritto di concedere il Pallio (F.) a' loro metropolitani, pre- vio il giuramento di fedeltà e ubbidienza alla s. Sede. Il ricevimento ne'metropoli- tani del pallio importa quindi la confer- ma del Papa nella loro dignità, giacche prima di riceverlo non ponno esercitare le funzioni arcivescovili; eGiovanni Vili dell' 878 condannò V abuso di quelli che prima di riceverlo oiavano consagrare i loro suffraganei. Se i Papi lo concessero a semplici vescovi per privilegio, essi di- vennero suffraganei della Chiesa di Roma, e perciò obbligati a recarvisi per essere consagrati da' Papi, quali propri metro- politani. In cappella pontificia sono am- messi i vescovi eletti, ma debbono se- dere e incedere dopo i vescovi consagrati. I F escovi Assistenti al Soglio (/^^.),lali precedenze god ono nella medesima,secon- ào l'epoca delTammissione nel cospicuo collegio,ben inle«oche gli arcivescovi pre* cedonoi v escovi, De'vescovi consagratida' Papi parlai in più luoghi : qui farò men- zione d'alcuni. Ritiratosi nel g65 Giovan- ni Xlll a Capua, coDsagrò io arcivescovo VES 3-19 di quella città Giovanni, fratello del prin- cipe di essa. Papa s. Leone IX portatosi in Germania, Ecclesias^ cappellas et al' tarin in diversis locis ahsqiie numero consecravitj vi consagrò pure de'vescovi. Nel I o53 recatosi a Benevento, vi consa- grò in arcivescovo Uldarico, e gli confer- mò i privilegi di sua chiesa. Scrisse il Sar- nelli, che eletto abbate di Monte Cassi- no Desiderio, poi Vittore III, il Papa l'or- dinò cardinale prete e consagro abbate: sarà meglio Wcìiie benedì.DeWiì benedizio- ne deir^Z>Z'<2/e parlai nel gIV di quell'arti- colo, e la dissi necessaria, e doversi riceve- re o dal vescovo diocesano o dal metropo- li tano.Non imprimere alcun carattere, ma non però doversi reiterare, partecipan- do in qualche modo di una specie di con- sagrazione. In fatti nella bella Storia clelld Badia di Monte Cassino del p. ab. Tosti, trovo la seguente descrizione di tal fun- zione, praticata pure da Nicolò II con De- siderio. Eletto l'abbate, si portava in Ro- ma con alcuni monaci. Presentatosi al Papa sedente in cattedra, questi esami- nava i monaci elettori e se l'elezione era seguita canonicamente. Poi interrogava 1' eletto se voleva esercitare le virtù che in prelato si desiderano. L'abbate ad o- gni domanda rispondeva ://wo«//o. Con- cludeva il Papa con lunga esortazione. Indi l'eletto e il Papa procedevano all'al- tarCj e questo cominciava la messa pon- tificale : Ietta l'Epistola, ambi si prostra- vano innanzi l'altare, mentre il cantore cantava le litanie. Levatisi, il Papa diceva alcune preghiere, e l'eletto giurava in- nanzi a Dio e a' Santi, essere mantenitore della regola, giusto e prudente co*mona- ci, mantenere il patrimonio della badia e non abusarne, e di non preporre a'mona- ci uomo laicale. Ciò fatto, imponevagli il Papa le mani sul capo, dicendo preghie- re, poi il libro della regola, il pastorale e r anello gli dava con formole adatte di parole, e Io faceva sedere in preparata sedia con in mano la regola e il pastora- le, e 6 monaci preti e 6 diaconi gli face- 320 VES va collocare a fianco,! quali (erano dell'i decani, e formavano la parte arislocrati- ca della badia) sempre doveano essere compagni dell'elello, consultori e delibe- ralori con lui delle badiali faccende. Pi- llila la celebrazione de' misteri, il nuo- vo abbate faceva presente al Papa di due corone e di due torchi accesi. Così confer- mavasi dal Papa l'elettOjbenedicevasi poi, durante la pontificale messa, senza veru- na ceremonia, con apposite orazioni. Ni- colò Il confermò a Desiderio i possessi della badia; concesse a lui e successori V uso della dalmatica e de sandali co- me a vescovo nelle sagre ceremonie j confermò V indipendenza del monastero da' vescovi, i quali non potevano scomu- nicare i preti soggetti all'abbate, e questo chiamare al giudizio del sinodo, e neppu- re i monaci ec. Papa s. Gregorio VII consagrò vescovo di Grenoble s. Ugo; e nel 1 080 Desiderio vescovo di Cavaillon. Nel r 120 1*8 agostosi portò inBenevento Calisto II, ricevuto con tanti onori, quanti non si legge che ne avessero i suoi prede- cessori, e nelle tempora di settembre in quel sagro palazzo nella cappella dedica- ta al Salvatore conferì l'ordine del pre- sbiterato a RofFredo eletto arcivescovo della città, che poi nella seguente dome- nica 19 settembre consagrò alla presen- za di IO vescovi sudraganei, che coo- perarono alla sagra funzione; coU'inter- vento pure di Giovanni Grammatico ab- bate di s. Sofia, che avea benedetto abba- te di questo monastero fin da' 19 agosto. Tanto ricavo dal Borgia, Memorie istO' riche di Benevento^ t. 2, p. 1 24. Va per- ciò corretto Sarnelli nelle Memorie, che anticipa la venuta e consagrazione nel I 1 1 9 alla presenza di 20 suffraganei. Nel 1236 Gregorio IX consagrò arcivescovo di Rouen Pietro di Collemezzo, poi car- dinale. Clemente Vili nel 160 I consagiò in Roma patriarca di Venezia Matteo Zane; e nel 1602 arcivescovo di Bari il cardinal Buonviso Buonvisi. Essendosi co- miuciata nel 1716 la pubblicazione del VES Diario di Roma, successo dal periodi- co Giornale di Roma, sono in grado di registrare non poche consagrazioni ve- scovili fatte in della città da' Papi. E l'A- dami, che neh 71 I pubblicò le Osserva- zioni per ben regolare il coro de' can- tori della Cappella pontificia, avverte che la consagrazione che fa il Papa di qualche vescovo, pei- quanto riguarda a* cantori, in tutto è simile a quella del car- dinal decano quando cunsagra il nuovo Papa, funzione da luì descritta e da me riferita nel voi. Vili, p. I70<^e soltanto vi è di particolare che il Te Denm s in- tona dal Papa. Notizie sulla consagrazio- ne di ClemenleX I le leggo nel mss.: fstrit- zione per i monsignori Maestri di Ca- mera, raccolte da mgj Tommaso R'if- fo, cap. 3, Funzione che si pratica nel doversi consagrare il Papa. Essendo funzione solennissima e non comune, lulla la città si recò alla basilica Vaticana. No- tai ne'vol. XXXVIII, p. 224, L, p. 256, che i Papi vi furono sempre consagrati e intronizzati nella Cattedra di s. Pietro, dove perciò non fu mai lecito celebrare altra consagrazione vescovile, che quella sola del Sommo Pontefice, poiché alle altre anticamente erano destinale le vi- cine basiliche di s. Andrea, di s. Marti- no, di s. Stefano e altre. Imperocché la Consagrazione del Papa si fa sull'altare di s. Pietro per istituzione di s. Gregorio I. In processo di tempo i Papi, non piìi esistendo le nominate basiliche, consa- grarono vescovi in alcune delle cappelle della Vaticana, e Io permisero pure a di- versi cardinali arcipreti, anzi Gregorio XVI feceuna consagrazione avanti losles- so altare di s. Pietro. Tutto l'accennato vado a dichiararlo più avanti. Ora è da tornare al mss. Ruffo. Il cardinal decano fu il consagralore, assistenti due altri car- dinali vescovi subuibicarii, più il car- dinal i.** prete, ed i tre primi cardinali diaconi. Si tralasciarono alcune orazio- ni, e sebbene al consbgranle spetti di ce- lebrare la messa, deve il X^apa dire l' iu- VES Irollo, e quello rispondere da cliierico. Inolile il consagralore dà rolfeiiorio al Papa, invece di riceverlo, ossia V Obla- zione (^.)- Dice ancora l'acclamazione: u^d multos onnos^ Beatissime Pater. Piesta il Papa a sedere allorquando il consagrante dice : Accipe Spirilum Saii- ctuni. Il Papa recita le litanie genufles- so, e dà la benedizione dall'altare, e non il consagrante. Terminata la funzione, nella sala del concistoro era apparecchia- ta sotto il baldacchino una gran tavola con trionfi, pel Prtìf«zo(F.) del Papa, che sedeva in sedia camerale sopra pradella, e vi ammise i detti 7 cardinali assistenti (non ebbe luogo nella consagrazione di Gregorio XVI). Fu nobilmente imban- dita : i cardinali sedevano in linea sui so- liti sgabelli, coperti con berretta, e al- zandosi tutte le volte che il Papa beveva. ]1 Papa era servito dal maggiordomo e dal maestro di camera, che stavano die- tro la sedia, dalla camera segreta, che portava le vivande in tavola, dallo scal- co e dal coppiere. In questa funzione pre- cede il maggiordomo, tuttoché sia men graduato del maestro di camera (sic), poi- ché egli ordina tutto l' apparecchio, ed al medesimo spetta dar la tovagliola, e mettere la bavarola al Papa. Un cappel- lano segreto dice l'orazione, ed il Papa benedice la tavola. La funzione della Co- ronazione si celebrò in altro giorno. Nel vol.XC, p. 90,ricordai la /?e/(32;/o«c stam- pata dell'accennata funzione neh 701 (e non che in esso avvenne, ma nel i 700). Nel 1701 Clemente XI consagrò in s. Pietro, nella festa di s. Tommaso apostolo, Carlo TommasoTournon-Maillard in patriarca d'Alessandria, inviandolo legato a latere nella Cina e Indie Orientali, poscia crean- dolo cardinale ; dandogli per successore nel 1719, anche col titolo patriarcale di Alessandria, Carlo Ambrogio Mezzabar- ba milanese. Il diarista Cecconi nel Dia- rio islorico dal 1700 al 1724, racconta che Clemente XI nel 1714 consagrò in vescovo di Sabina il cardinal Fulvio A- VOL. xcv. VES 32 1 stalli nella chiesa di s. Maria degli An- geli,alla presenza di i q cardinali. Nel 1718 Clemente XI consagrò in patriarca, non di Gerusalemme (come col Novaes dissi nel voi. LXXXI I, p. 1 57, senza rammen- tare che espressamente lo avea corretto nel voi. XLI, p. 270), ma di Costantino- poli, come dichiarai nella biografìa, mg.' Camilla Cibo uditore generale della ca- mera. Nel seguente anno, nella chiesa di s. Maria degli Angeli, per l'ampiezza di quel tetnpio. Clemente XI consagrò in arcivescovo e duca di Cambray il cardi- nal Giuseppe Emanuele de la Trejnoille, nella 3." festa di Pentecoste, recandovisi in carrozza collo stesso consagrando e col cardinal Paolucci, ricevuto dal cardinal Vallemani litolare della chiesa. Dopo a- vere orato e fatta la preparazione, fu ve- stito il Papa degli abiti pontificali, col fa- none e pallio, come quando celebra pon- tificalmente. Tutti colle sagre vesti fece- ro d'assistenti, cioè un cardinal diacono per ministro della messa, ed un uditore di Rota per suddiacono ; un cardinale suburbicario per vescovo assistente; due cardinali diaconi per assistenti ; due car- dinali suburbicarii per assistenti al con- sagrato; due vescovi assistenti al soglio, pel libro e la candela. In cappa rossa si trovarono presenti alla funzione altri 9 cardinali, oltre il governatore di Roma, molli arcivescovi, vescovi e altri prelati. Versarono l'acqua per la lavanda delle mani i conservatori di Pioma, che a ca- vallo accompagnarono la carrozza pon- tifìcia. Dopo la funzione, il Papa mandò in dono al cardinal consagrato una bel- lissima pianeta bianca ricamata con l'im- presa papale, oltre molti bacili di com- mestibili, il che elargì purea'cardinali e prelati che lo aveano assistito, inclusiva- mente al prefetto de'maestii delle cere- monie. Nella biografia f\\ Benedetto XIll^ col Novaes, e altrove co Diari di Ronia^ lo celebrai perchè continuamente feceva l'uffizio di vescovo, conferendo e ammi- nistrando tutti i sagramenli, consagian- 322 V E S ilo chiese e altari, predicando la divina parola; e col medesimo Novaes riportai il numero delle cliiese e altari da lui con- sagrali,e quello di sue prediche, tanto da vescovo, che da arcivescovo e da Papa. Egli a* 17 gennaio 1675 fu elevato alla dignità episcopale con l'arcivescovato di Manfredonia, donde passò al vescovato di Cesena a'22 gennaio 1680, «Ila me- tropolitana di Benevento a' 18 gennaio 1686, ed essendo pure vescovo suburbi- cario fu sublimatoal pontificato a'2g mag- gio 1724. Quindi osservò il Bernino nel- V Istoria di futfe Vcresie^ che Benedetto XllI rinnovò l'esempio di s. Leone IX, e non ostante le cure del pontificato fu sempre indefesso nel celebrare le sagre funzioni, come lo era stalo da arcivesco- vo. Laonde per esortazione a que'vesco- vi che alTalto ciò tralasciafio di fare, o lo commeltooo ad altri, mentre il foglio sta va sotto i torchi, volle notare fino a' 2 setlen)brei 727(6 poi visse sino a'2 i feb- braio 1730), tutte le consagrazioni di ve- scovi, chiese, aitali, pietre per essi por- tatili ; benedizioni di abbati e di campa- ne ; battesimi, cresime, ordinazioni. Le cifreche qui ri producOjlai. ^appartiene al- le funzioni fatte mentre era arcivescovo di Benevento, la 2.' a quelle celebrate da Papa. Consacrazioni : di Vescovi 1673: di Chiese 356-12 : di Altari 1 463 96: di Pietre 620-1. Benedizioni: di Abbati 199: di Campane 646 5. Battesimi: 349-44- Cresime: 93 o55-476. Ordi- nazioni: di Preti 1768-335: di Diaconi 1625-297: di Suddiaconi 1668-291. INumerose pure furono le sue pastorali per istruzione del gregge, e Tomelie. Ne* miei studi sull* intera collezione de Dia- ridi Roma e negli estratti che feci de'me- desimi, registrai un numero ragguarde- vole di consagrazioni vescovili tatte da Papa Benedetto XIII, ma qui appena ne ricorderò alcune per qualche notabile particolarità, poiché l'eseguiva dopo ogni concistoro, e costumando donare a tutti i vescovi da lui consagrali uoa mitra di V ES lama d'oio. Eletto Papa, ritenne V arci- vescovato di Benevenlo, e nel mese se- guente ossia a' 1 8 giugno consagrò in ar- civescovo di Nazianzo il suo maestro di camera Lercari, poi cardinale, ed in ve- scovo di Rieti Camarda, nella cappella segieta di s. Pio V nel Vaticano, assisti» to da Cibo patriarca di Costantinopoli e da Marefoschi arcivescovo di Cesarea. A* 2 luglio, celebrata la messa nell' altare maggiore di s. Maria in Vallicella, consa- grò in arcivescovo d'Ambrun, Guerin de Tencin poi cardinale, assistilo da Vali- gnani arcivescovo di Chieti e da Lucini vescovo di Gravina, ambo domenicani, come lo era il Papa. Egli poi ebbe a ve- scovo assistente il cardinal Ba:berini, a diacono del Vangelo il cardinal Polignac, a suddiacono apostolico Ratloy-Oltonel- li uditore di Rota. Intervennero alla fun- zione 16 cardinali incappa e rocchetto, oltre la prelatura. Nella metà di dettome- se conferì in due giorni il diaconato e il presbiterato al cardinal OttoboT)i, che trattenne colle consuete formalità al la sua tavola, e nel seguente anno 1725 lo consagrò vescovo di Sabina in s. Maria Maggiore, il quale co'cardinali assistenti pranzarono alla presenza del Papa in Vaticano. Poco dopo fra "vescovi checon- sagrò nella cappella Paolina del Quiri- nale, vi fu mg." Lambertini, in arcive- scovo di Teodosia, poi Benedetto XIV. Non che il proprio nipote p. Mondillo Or- sini filippino, in arcivescovo di Corinto; Coscia segretario de*n)emoriali, in arci? vescovo di Traianopoli ; Accoramboni sotto-datario, in arcivescovo di Filippi; Majella segretario de'brevi a'principi, ia arcivescovo di Edessa. Presto da lui la fa- miglia, corte e ciM'ia pontificia fu popola- la d'arcivescovi e vescovi in parlibus, in numero che mai il più grande. Nel 1725 essendosi Benedetto XllI ritirato nel car- nevale in s. Maria del Rosario a Monte Mario, vi consagrò Sommier in arcive- scovo di Cesarea, e poi nel refettorio de' suoi doraeoicaoi con questi Io tenue a V E S pranzo, inclusivamenle a*due arciresco- vi assistenti, maestri di ceiemonie e fj- migliari pontificii. Nel 1727 cousagrò in vescovo di Costanza Pizzella suo came- riere segreto, e fu il 15° vescovo usci- to da' suoi famigliari del cardinalato e del pontificato. Inoltre nel martedì 3.* festa di Pentecoste, all'altare della Cat- tedra di s. Pietro, consagrò in vescovo in partibus di Tasso monsignor Gua- scon, descrivendo la funzione il n. i534 del Diario di Roma^ col quale potrei indicare le altre descrizioni, ma per bre- vità me ne astengo. Nello stesso '727, Clemente di Baviera, arcivescovo eletto- re di Colonia, vescovo e principe di Mun- ster e Paderbona, bramando d'essere con- sagralo da Benedetto XIII, e temendo pel trattamento e ceremoniale di recarsi in Roma, ottenne che il condisoendenlis- simo Papa si recasse a fare la funzione nella chiesa di s. Maria della Quercia, presso Viterbo^ ov*erasi recato, facendosi quindi scambievoli doni. 11 Papa gli die* la mitra, ed i 3 preziosi spilloni per fer- mare il pallio, usali nella consagrazione; e 1' arcivescovo gli offri 6 candellieri d'o- ro guarniti di pietre preziose, una croce di diamanti di gran valore, e 24}000 scudi, oltre gli splendidi regali alla chie- sa, alla cattedrale di Viterbo ed alla fa- miglia pontificia. Nella notte di Natale dello stesso 1727, l' infaticabile e zelan- tissimo Benedetto XIII, dopo il mattuti- no e la messa, nella suddetta cappella di s. Pio V, consagrò io vescovo di Samo Dosquet. Nella notte di Natale 1728, il Papa assistè nella cappella Sistina al mat- tutino e cantò la messa, e dopo le laudi , nella cappella di s. Pio V , consagrò io vescovo di Loreto e Recanati Muscelto- la: nella stessa Sistina il cardinal Albani camerlengo cantò l'altra messale la 3." nella mattina fu pontificala in s. Pietro dal Papa. Nella stessa sagra notte del seguente anno, celebrate le solite funzioni, consagrò Baroni in vescovo di Bova. Dive- nuto Papa Benedello XIV nel 1740, file- VEÌ5 323 nendo rarcivescovato di Bologna, subito consagrò per farne le sue veci Scarselli in vescovo di Menilo, per la qual funzione il cardinal Cibo donò un nobilissimo fal- distorio. Nel 1743 martedì 19 marzo > festa di s. Giuseppe, consagrò in vescovo di Padova il cardinal Rezzonico, poi Cle- mente XIII, nella basilica de'ss. XII Apo- stoli; e nella cappella Paolina del Quiri- nale nel 1747» d cardinal Lanze in arci- vescovo di Nicosia in partihiis. Le descri- zioni d'ambedue si leggono ne*num.4oo2 e 4710 de Diari di Roma. Anche Cle- mente XIII, eletto nel luglio del 1758, si prestò volentieri a consagrare i vesco- vi, per cui nel dì i.° di settembre nella cappella Paolina del Quirinale consagrò Chompion in vescovo di Troyes, coll'as- sistenza de'patriarchi Rossi di Costanti- nopoli e Malici d'Alessandria. Dipoi neU la domenica de* in novembre consagrò nella uasilica de'ss. XII Apostoli, sontuo- samente apparata, il cardinal York in ar- civescovo di Corinto in parLibu<:^ la cui descrizione riferisce il n. 6456 del Dia- rio di Ronia^ quella chiesa essendo suo titolo. Il Papa donò in precedenza al real porporato un nobilissimo Pontificale in 3 tomi, ed un Canone di stampa bellissi- ma, ambo legati in cordovano cremisi , lutti arabescati d'oro co'pontificii steoi- mi,onde conoscere il rito della consagra- zione. A questa intervenne il suo padre , Giacomo III re cattolico d'Inghilterra. Il Papa vi si recò con treno di forma pub- blica, avendo in carrozza il cardinal de- cano Delci,e il cardinal York, a cui dal* l'altro fu ceduto il i.° posto come candi- dato. Nell'ingresso della chiesa il cardi-» naie come litolare presentò 1' aspersorio al Papa , mentre i cantori ìntuonavano l'antifona: Ecce Sacerdos Magnus, Si tenne il ceremoniale osservato da Bene- detto XIV, nella consagrazione dello stesso Clemente XIII, ed eccone alcuni cenni degli alti principali, che ricavo da un mss. corrispondente alla descrizione del Diario.FiÀ io vitato tulio il sagro col* 324 V E S legio, che vi assistè in cappa. Il Papa ebbe a cardinali diaconi assistenti, Ales- sandro Albani e Corsini, parati in dalma< ticbe; a cardinal vescovo assistente il de- cano Delci, in piviale; a cardinal diaco- no ministrante all'altare Gio. Francesco Albani, in dalraatica;a suddiacono apo- stolico Fanluzzi uditore di Piota, in dal- matica; due patriarchi in piviale sosten- nero il libro e la candela, cioè Rossi di Costantinopoli, e Calini d' Antiochia ; e l'ultimo uditore di Rota Daldeschi in tu- nicella sostenne la Croce pontifìcia. Il Papa giunto al trono depose la stola , e fu cinto della falda. Lesse i salmi eie o- razioni per la preparazione , ed intanto dal suddiacono apostolico sì portarono i sandali ed i calzari ossia scarpe, che gli furono posti dall'aiutante di camera in cappa. Toltagli la mozzelta dal cardi- nal diacono ministrante, la lavanda alle mani fu somministrala dal principe assi- stenle al soglio, ed il mantile dal cardi- nal decano come vescovo assistente. Il Papa fu poi paralo de' sagri indumenti dal cardinal diacono ministrante, i quali si portarono al trono da' volanti di se- gnatura in cotta e rocchetto, avendoli ri- cevuti all'altare dal sagiista vestito di piviale. Il Papa dopo essere stato para- to, si portò all'altare e principiò la sagra funzione, assiso nella sedia gestatoria col- locata sulla pradella nel mezzo. Assistero- no all'eletto, i cardinali Guadagni vesco- vo di Porto e s. Ruffina, e Borghese ve- scovo d'Albano: il i.^come religioso carmelitano in cotta, e non col rocchet- to, l'altro avendo l'uno e l'altra; arabo vestiti d'amilto, croce pettorale, stola e piviale con formale, oltre la mitra. La messa celebrata dal Papa, colla colletta pel consagrando, 5//^» unica concliisionry fu di s. lilisabelta vedova d' Ungheria , correndone la festa; cantando a suo tem- po i pontificii cantori vari sagri mottet- ti, mentre il Papa si parava degli abiti sagrile Litanie, oltre \' timo f'eni Crea- tor Spìfflus, r antifona Unguenliun in VES capite^eW salmo consueto, ed il Te Deum laudamus^ coli' antifona Firmelur ma' nus tua. L* altare maggiore era prepa- rato col 7.° candelliere, ed 8 statue d'ar- gento; e ne'cancelli le solite 8 torcie do- rale, poste sopra altrettante colonnette , essendosi osservato nella messa il rito quasi d'una messa pontificia cantata. (Si può vedere: Responsio ad qiiaesitum:\e' rum Missam, in qua consecratur Episco- pus, vel conferunlur Ordines dicenda sit solemnist licet sine cantu celebrata? in- ter Responsiones ad duina Jo. Bona S. R. E. Cardinal, infer ejusdent Episto- lae selectae, cura Roberto Sala^ Augu- sta Tauriuorura 1755). Dopo V Offer- torio della messa, il Papa ricevè dal no- vello cardinal arcivescovo la solita o- blazione, consistente in due torcie di ce- ra dorale, due gran pani, 1' uno dorato e l'altro inargentalo, e due bariletti pari- menti l'uno dorato e l'altro inargentalo, con vino e acqua, e sopra V arme papale. La sedia gestatoria^ a guisa di trono por- tatile, nelle prescritte occorrenze, fu sem- pre trasportata da 4 palafrenieri ponti- ficii in soprane rosse; ma il cardinale fu intronizzato dal Papa nel faldistorio.Ter- minata la funzione, il cardinale portalo- si al trono del Papa, pronunziò un pub- blico ringraziamento , con discorso ac- concio all'onore ricevuto ; a cui il Papa rispose benignamente, e benedetti tutti i cardinali partì. Dipoi Clemente XI 11 man- dò al palazzo regio del cardinal York in dono la nobilissima pianeta di lama d'ar- gento ricamata d'oro, colla stola e mani- polo, e con tulio il restante de' sagri ar- redi per celebrare la messa, eh' egli avea adoperato nella funzione. IN'el ritorno al palazzo apostolico, il Papa ammise nel- la sua carrozza -il proprio nipote cardi- nal Rezzonico segretario de' usemoriali , e il cardinalTorrigiani segretario di slato. Sull'esempio di altri Papi, Clemente XIII nello slesso giorno trailo di pubblico Pranzo , che descrissi in quell'articolo , alla sua presenza imbandito, tanto il uo- VES vello cardinal arcivescovo, quanto i car- dinali cheaveano ministrato nella fuo' zione, oltre) cardinali palatini, in tutti 9, e gl'intervenuti alla funzione furono 25. Nel 1759 recatosi Clemente XIII nella pontificia villeggiatura di Castel Gan- c?o//ò, domenica io giugno nella chiesa principale vi consagiò in vescovo di Tor- cello Cornaro, coH'assistenza de* patriar- chi Matlei e Calini summentovati: il coa- sagrato in fine fece un nobilissimo com- plimento per r onore compartitogli. Vi intervennero i cardinali Paolucci , Ca- valchini e Rezzonico, con molta prelatu- ra e nobiltà. La relazione si legge nel n. 6543 dal Diario di Roma. Il Papa, nello stesso 1759 tornato in Castel Gandol- foj nel modo in breve narrato in quell'ar- ticolo, consagrò in quella chiesa parroc- chiale i cardinali Erba Odescalchi in ar- civescovo di Nicea in partibus, come vi- cario di Roma, e Valenti in vescovo di Rimini, che poi insieme a' io cardinali assistenti tenne seco a lauto pranzo nel palazzo apostolico, osservandosi le mede- sime ceremonie del ricordato tenuto nel Quirinale per la consagrazione del car- dinal York. Descrissero la consagrazione e il convito, il n. 6597 del Diario diRo^ ma, e la stampata lettera scritta da Ca- stel Gandolfo a* 1 5 ottobre da Giovanni Reffini , che col Diario mi sta davanti. Laonde eccone un cenno, di particolari- tà non riferite nel citato luogo. Dome- nica i4 ottobre, festa di s. Calisto I Pa- pa e martire. Clemente Xlll coU'accom- pagnamento de'cardinali in abito , della sua corte e di molta prelatura, recossi in detta chiesa maestosamente addobbata di damaschi e velluti cremisi, con ricchi ornamenti di galloni e frangie d'oro. L'al- tare era decorato di candellieri e statuet- te degli Apostoli dorati. Nel piano del presbiteiio a cornu Evangelii era eret- to l'altare pe'novelli consagrandi, ornato di arredi d' argento e candele di cera bianca, a distinzione delle altre che ar- devano nel maggiore e dell' 8 torcie a VES 325 pie della piccola quadratura, ch'erano tutte dipinte e lavorate. Le credenze era- no fornite de' vasi e altri arredi sas:ri ne- cessari alla funzione, cioè dorati pel Pa- pa, d'argento pe'cardinali, oltre le loro o- blazioni, cioè due gran pani per cadau- no, l'uno dorato e l'altro inargentato, e due simili bariletti intagliali co' pontifì- cii slemmi, olire le torcie lavorate e po- ste a oro. Nell'ingresso in chiesa il car- dinale Cavalchini ordinario del luogo, qual vescovo d'Albano, presentò al Pon- tefice J' aspersorio, e dopo avere ora- to, in sagrestia prese la falda. Da un Iato dell' altare collocatasi la sedia ge- statoria^ su di essa il Papa ricevè i pa- ramenti pontificali di colore rosso, per- chè la messa era di s. Calisto I, e del medesimo colore erano quelli degli al- tri, come de'cardinali Paolucci e Ca- valchini vescovi suburbicarii e assistenti de'novelli consagrandi, i quali però sol- tanto indossarono i paramenti bianchi se- condo le rubriche. I cardinali e prelati che v'intervennero, senza assistere, era- no in abito cardinalizio e prelatizio. Il Papa donò a'due consagrati, dentro una zaina guarnita con copertone di merlet- to d'oro, le due superbe e ricche piane- te usale da loro nella funzione, dopo la quale, deposti dal Papa gli abiti sagri, il cardinal Erba Odescalchi, a nome pure del cardinal Valenti, gli fece un rispetto- so complimento, a cui graziosamente ri- spose Clemente XIII. Nel palazzo aposto- lico con grande apparalo s* imbandì la mensa, nella maggior sala, come la chie- sa addobbata. Il Papa si assise su mae- stosa sedia collocata nella pradella sot- to magnifico baldachino, ì 12 cardinali sedendo in altra tavola a deslra del tro- no, serviti da' loro maestri di camera, tutti senza mozzetta, per cui il solo Papa avea il rocchetto scoperto. Il i." luogo fu concesso a'due cardinali consagrali. Nel- la I.' anticamera, presso la sala, erano le grandi credenze e bottiglierie, essendo d'oro o doralo il servizio del Papa , e 326 V E S tl'argenlo quello pe' calcinali. Il cauJa- fario, dopo il Benedicite e l'orazione, fa- cendo il Papa il segno della Croce, sul principio lesse alcune epistole di s. Ber- lìaido, finche il Papa beve la i/ volta , ed allora si alzarono in piedi i cardinali, e genuflesselo i prelati e lutti i ragguar- devoli personaggi astanti. Tosto i li can- tori pontifìcii , che avevano assistito al- la funzione, nel loro coretto, in altro es- sendovi le dame, e ambo con grate, cominciarono coli* accompagno dell' or- gano a cantare sagre laudi , mottetti e cantici , alcuni de' quali appositamen- te composti dal maestro di cappella Ri- naldo di Capua. Il Papa mandò dal- la sua tavola, a quella de* cardinali , due bacili, uno con uno sturione, l'altro di pavoni arrosto. Terminato lo splendi- do convito, e fattosi dal caudatario il rin- graziamento a Dio, il Papa e i cardinali ripresero le mozzelle , e dopo piacevole trattenimento, colla benedizione il Papa li lasciò. Furono poi iuibandite decoro- samente allre 5 tavole per la prelatura, famiglia pontificia e altri personaggi. I Diari di lìonia descrivono le allre con- sagraziani di vescovi eseguile da Cle- mente XIII: cioè il u. 665 1 quella fatta nella domenica di si:ssagesima del 1760 nella cappella Paolina del Quirinale, dei nunzi Visconti per Polonia, in arcivesco- vo d'Efeso; Carafa per Venezia, iu arci- vescovo di Patrasso (non però Ilonora- //per Firenze, come vuole il Novaes , e nella biografia dissi chi lo consagrò nella s. Casa) ; Lucini per Colonia, in arcive- scovo di Nicea; Colonna Pamphilj per Parigi, in arcivescovo di Colosso. Ad es- si il Papa in diverse funzioni già avea conferito altri ordini sugri ; ed in questi ebbe a vescovi assislenti, Caucci patriar- ca di Costantinopoli, e Localelli nunzio di Napoli e arcivescovo di Cartagine, i (|uati erano stali pure da lui consagrati nell'antecedente domenica di settuagesi- nu. Il n. 6750 la consagrazione del mae- stro di camera Boschi, iu arcivescovo di VES Alene, eseguita nell'ottobre 17G0 nella chiesa parrocchiale di Castel Gandolfo, e furono assistenti Calini patriarca d'An- tiochia, e Bufalini mfiggiordomo e arci- vescovo di Calcedonia. Il Papa donò al consograto un nobilissimo piviale bian- co, colla stola, il Canone e il Pontificale Romano, legali magnificamente e co'pon- lificii slemmi. 11 n. 6998 riporta la con- sagrazione fatta nel 176:^ da Clemente XI II nella cappella Paolina del Quirina- le, del cardinal Colonna in arcivescovo di Corinto ili partibtts , che avendolo di- chiaralo vicario di Roma, poc'anzi avea trasferito dall'ordine de'diaconi a quello de'preli. Il Papa Pio VI neirullima do- menica di settembre 1775, come si ha dal n. 78 del Diario di lìoma^ nella cap- pella del coro della basilica Vaticana, no- bihnenie apparata, con 1' assistenza dei prelati della sua camera segreta , consa- grò inarcivescovo di Tiana Bellisomi nun- zio di Colonia, essendo stati i due vesco- vi assistenti Crivelli arcivescovo di Pa- trasso e Archetti arcivescovo di Calcedo- nia. Terminata la consagrazione, il Papa postosi a sedere, sull'esempio dt;'si>oi an- tecessori, recitò una dotta e zelante ome- lia, colla quale dimostrò principahnenle i gravi obblighi della dignità vescovile, e la podestà conferita alla medesima. In appresso si trasferì all' altare papale , a piedi del quale fu eretto un altare por- tatile, ed ivi ascollò la messa celebrata da un suo cappellano segreto. Poscia mg."^ maggiordomo trattò di lauta ntensa il consagralo e tutti gli assistenti. Il n. 3c)4 del Diario di Roma del 1778 , riferisce che domenica 4 ottobre all'altare di s. Benedetto, la cui cappella fu riccamente apparata, della basilica di s. Paolo, Pio VI consagrò in vescovo di Sulri e Nepi Girolamo Luigi Crivelli, ed in vescovo di Cirene in parùbus Pier Luigi Galletti abbate cassinese, i quali furono assistiti dall'arcivescovo di Atene Conlessiui ele- mosiniere e dall'arcivescovo di Tarso Ca- niuzio. Indi il Papa pronunciò un' ome- VE S lin, colla c|U{.le ditiioslrò il pregio di del* la basilica, il uierilo ile' nuovi candidali, i gravi obblighi inerenti all'episcopalo, e la podestà conferita a tal dignità. Poi vi- sitato l'altare del ss. Crocefisso, su quel- lo della tribuna fece celebrare la loes- Sd (la un cappellano segreto , clie ascol- lò. Iodi il maggiordomo trattò di splen- dido pranzo i due cons;«grali, 5 carduia- li, i due arcivescovi assistenti e altri per- sonaggi. L'omelia fu stampata e ne fa ri- cordo il Cancellieri a p. 86 òeWa Storia de' possessi. W n. 782 dei Diario di Ro- ma del 1782 dà contezza della consagra- zio ne fatta in s. Luigi de'Francesi da Fio VI, di Fiancesco de Pierre de Dernis, ni- pote del cardinal ministro di Francia, ia vescovo d'Apollonia/// partibus^ coH'assi- stenza di Contessini arcivescovo d'Alene e di Beni vescovo di Carpenlrasso ; tolti poi trattati di pranzo dal maggiordomo, inoltre l'io VI, come raccontano i n. i356, i358, i364 del D/Vz//o di Roma, nella festa di s. Tominaso apostolo del J787, nella cappella Sistina del Valicano consagrò in arcivescovo d' Edessa il pa- rente e concittadino Gregorio Bandi suo elecnosiniere, assistito da Buschi arcive- scovo d'Efeso, e Passeri arcivescovo di Larissa e vicegerente. Poi il candidato fu trattato di magnifico pranzo dal duca Braschi nipote del Papa, e questi gli do- nò una mitra ricamata con superbo di- segno, ed una croce d'oro cou ismeraldo in mezzo avente incisi da' due lati l'effì- gie del Salvatore e della B. Vergine, alili smeraldi essendo all' estremità. Narrai nella biografia del cardinal 6)o//2rt, che a- vendo ottenuto da Pio VI per rescritto il titolo arcivescovile in parùbus di Co- rinto, e di potersi far consagrare da un vescovo cattolico, essendo poi nella de- portazione del Papa entrato al suo ser- vizio, facente le veci del maggiordomo , nella Cortosa di Firenze fu consagrato a'3o settembre! 798, alla presenza di Pio VI, che v'intervenne in rocchetto e moz- zella. Nel voi. XGIII , p. 20, feci puiole VES 827 sulla consagrazioue fatta da Pio VII nel 1800, nella chiesa di s. Giorgio Maggio- re di Venezia, assistito da* cardinali Aa- lonelli e Doria, del cardinal Hertzau in vescovo di Sabaria, colla messa letta, e dell' omelia che vi pronunziò. Cou essa volle premunire il nuovo pastore contro la falsa filosofia del secolo colle seguenti gravi osservazioni.»» In questo teuqjo noi dobbiamo impiegare maggior premura e sforzi maggiori; mentre una certa falsa ed en)pia filosofìa con incredibile stoltez- za, e velenosi scritti, ed armi fatali tutta si adopra a svellere, se pur lo potesse, dalle tadici la Chiesa di Dio e la nostra s. StiXcy per poi, abbattuta questa, atter- rare alfalto i troni de* re e de* principi. Bestia terribile e fiera e crudele, cui vide Giovanni, ed a cui (come scrive lo stesso Vangelista ntW apocalisse) fu data una bocca parlante cose grandiose e bestetu- mie, e il poter di muover guerra a'Santi, e di vincerli ". In Roma poi a* 3 aprile ]8o4,neIla 3." festa di Pasqua, Pio VII consagrò in vescovo d'Anagni Gioacchi- no Tosi, nella cappella del coro di s. Pie- tro, assistito dal maestro di camera Ode- scalchi arcivescovo d'Iconio, e dal segre- tario di propaganda Coppola arcivesco- vo di Mira; e vi lesse l'omelia, A Pasto- rulli Principe, quiclivcs est in misericor- dia sua^ che fu la 60/ da lui fatta, e fa stampata. Poscia il Papa passò nella Si- slina ad assistere alla consueta cappella. Descrivendo il seminario di s. Sulpizio di Parigi, ricordai che quando Pio VII nel i8o5 trovavasi in quella metropoli, nella sua chiesa vi consagrò Domenico de Pradt in vescovo di Poitiers, e Ga- briele Paillou in vescovo di Rochelle.Ri- porta il n. i4del Diario di Roma del 1808, che Pio VII recatosi nella domeni- ca di setluagesima nella cappella segreta del palazzo Quirinale, da lui abitato, gli presentò alia porta l'aspersorio il cardi- nal Gabrielli eletto vescovo di Sinigaglia; quindi vestitosi di tutti gli abiti pontifi- cali, come nelle mes:»esuleuiit, sedente sul 328 VES faltlisforio ricevè nelle sue mani la prò (essione eli fede del cardinale, vestilo de- gli abili sagri e genuflesso. Indi il cardi- nale sedè sul suo sgabello cardinalizio , in mezzo a'due assislenli Bei lazzoli arci- vescovo d'Edessa ed elemosiniere, e Me- nochio vescovo di Porfirio e sagrista; si die' principio all'esame, e poi si prosegui- rono i riti della consagrazione. Dopo la funzione il Papa vulle ascoltare altra messa, avente a sinistra il cardinale ge- nuflesso al suo sgabello, il quale gli die' a baciare il testo del Vangelo e l'islromen- to della pace, e terminala la messa gli fe- ce i più riveieiili ringraziamenti. JNella stessa cappella Pio VII, domenica 21 a- prile 1816, consagrò i cardinali Rusco- ni in vescovo d'Imola, e Riganti in vesco- vo d'Ancona e Umana, i quali per vari giorni eransi ritirati nella casa della con- giegazione della Missione (^.), pe'solili esercizi di pietà preparalorii. Dopo la sa- gra cerea»onia recaronsi alla visita della basilica Vaticana. Si apprende dal n. 63 del Diario di Roma del 18 16. Domeni- ca 4 agosto Pio VII nella cappella Pao- lina del Quirinale consagrò in vescovo di Evara in partihus mg.' Gio. Battista Giuda Taddeo de Keller, commendato- re dell'ordine del Merito, ed incaricato di una missione straoidinaria presso la i. Sede, del re Federico I di Wurtemberg: l'elemosiniere Certazzoli arcivescovo d'E- dessa, e il bagrisla Menochio vescovo di di Porfirio, assistenti alla funzione. Vari rappresentanti di corti estere, e molti di- stinti personaggi furono presenti alla ce- remonia, alti ettanlo commovente, quan- to decorosa e divota. Il nuovo vescovo venne trattalo di lauto pranzo dal mag- giordomo, a cui intervennero i caidinali palatini Gallefll segietario de'menioriali, e Consalvi segretario di slato. Il prelato nel n)nrtedì seguente si recò a ringrazia- re il Pjipa, il quale a' 1 5 agosto lo dicliia- lò vescovo assistente al soglio pontificio. Leone XII, come narrai nella biografia, e dc«crive il n. 62 dtìDiano di Honuióti VES 1824, nella cappella Sistina consagrò A» bramo Cliasciour in arcivescovo di Meni- fi o Ahnfl, poi formalmente degradato e condannato a perpetua rilegazione nella casa del s. Uflizio di Roma, dalla quale tuttavia in processo di tempo (u liberato, dovendo risiedere in Roma. Dissi pure co- me nella eliiesa di s. Maria degli Angeli nel 1826 Leone XII, col corteggio dei cardmali palatini, e l'assistenza dell' ele- mosiniere Eilonardi arcivescovo di Efeso, e del sagrista Perugini vescovo di Por- firio, nella solennità dell'Assunzione di Maria Vergine (mentre il sagro collegio contemporaneamente celebrò la solita cappella nella basilica Liberiana), consa- grò in arcivescovo di Ravenna mg."^ Fal- conieri, ed in vescovo di Vileibo e To* scanella mg."^ Pianetti, poi ambo cardi- nali, vestilo di lutti gli abili pontificali , non esclusi il fanone ed il pallio. In {ina della funzione nig.*^ Falconieri fece 1' i- stanza pel sugro pallio, il quale mg.' I- soard decano della Rota, esercente le ve- ci di camerlengo del suo collegio, in abi- to suddiaconale, presentato al Papa, fu dalla Santità Sua consegnalo al poslulan- te. Il maggiordomo nel palazzo apostoli- co trattò a lauto pranzo i prelati sì con- sagrati, conie assislenli, e la famiglia no- bile pontificia, sedendo i .° fra tulli il car- dinal Albani segretario de'brevi. 11 Pon- tefice Gregorio XFI nel i836 avendo proojosso ad arcivescovo d'Efeso in par- tiùus e nunzio di Vienna , mg.*^ Altieri , suo coppiere e cameriere segreto, ora cardinal camerlengo ; ad arcivescovo di JVazianzo in parliùusm^." Antonio Tra- versi veneziano suo antico amico, clie ce- lebrai anche nel voi. XCIII, p. i5o (con aggiunta fatta sulle prove di stampa , questa apparisce mancante d' alcune po- clie parole, che la verità storica mi f.» qui reintegrare. Pertanto ivi si deve leggere, non solo che dal Papa si chiama vf. il piìi grande amico che io abbia al mondo, ma si deve aggiungere: parole^che poi 1 ipelè pure io presenza del cardinal Ostini, a VES favore dell'illustre veneto commendato- re Taddeo Scarella. Imperocché quest' e- gregio signore nel suo 5° viaggio a Ro- ma, trovandosi la sera dell'8 luglio 1 845 nelle pontificie stanze, soddisfattissimo Gregorio XVI delle sue incessanti, alfet- tuose e sagaci prestazioni, in all'ari delica- lissimijdidiciii ed importanti, come dichia- rò poi nel suo testamento, ad esso affida- li, lo presentò al cardinal Ostini con dir- gli: Questi e il mio pili grande amico. Inchinandosi il commendatore al porpo* rato, soggiunse: Ho la somma felicità d' essere il pili divoto ed attaccalo de suoi servitori* Ed il cardinale gli rispose: So aitai idea mi devo formare di uno che per tale mi viene presentato dal ca- po della Chiesa); ed in vescovo d' Eich* stett mg/ Reisach, già rettore del collegio Urbano diR.oma, poi arcivescovo di Mo- naco e Frisinga, e di presente cardinale; nella domenica de'i 7 luglio ti consagrò all'altare pontiflciodella basilica di ». Ma- ria Maggiore, della quale erano canonici, mg/ Traversi, ed i prelati Soglia patriar- ca di Costantinopoli e Siuibnidi arcive- scovo di Damiate, che furono gli assisten- ti. A corna Evangelii sederono in abito rosso i palatini cardinalideGregorio,Giu- sliniani, Gamberini, Lambruschini , Pa- trizi pro-maggiordomo, col cardinal O- descalchi arciprete della basilica medesi- ma. A corna Epislolae sedeva ilR.mo capitolo in tre divisioni, ed a capo mg/ Fieschi maestro di camera e designalo naaggiordomo, in luogo più elevato, sepa- rato e distinto:! beneficiati e i chierici be- neficiati, non avevano né scalino» né tap- peto, la semplice banco vicino al prelato, e da una parte sederono il foriere mag- giore, il cavallerizzo ed il fioriere. Avanti a'cardinali, in banco coperto di tappeto verde con iscalino, sederono in abito di niantelione paonazzo due camerieri se- greti partecipantijdue camerieri d'onore, e due aiutanti di camera. Questi ultimi posero e poi levarono al Papa i sandali eie scarpe, i quali indumenti prima e do- VOL. XCV. ' VES 329 pò in un bacile coperti da Telo, Tennero portati da un cappellano segreto in cot- ta. La stola e la mozzetta, gli aiutanti di camera la riceverono dal cardinal arci- prete, ed a lui finita la funzione la pre- sentarono per imporsi al Papa, il quale poi fece invitare a pranzo nel palazzo Quirinale, dal cardinal prò- maggiordo- mo, i consagrati co'loro vescovi assisten- ti, ed i parenti del romano mg/ Altieri. Riporta il n. 5i del D/^r/o diRomai\e\ 1 843,che domenica ^5 giugno nella chie- sa di S.Gregorio al Monte Celio de'camal- dolesi, fu consagrato vescovo di Belluno e Feltre mg." Antonio Gava, dal cardi- nal Ostini, il quale con ispeciale mandalo apostolico di Gregorio XVI fu delegato a fare le sue veci, per l'amore verso Bel- luno di lui patria (per cui nell' indicato articolo ricordai questa funzione e i doni pontificii a mg. r Gava); avendo il Papa scello per assistenti mg/ Altieri e mg." Asquini arcivescovo di Tarso, anch' egli ora cardinale. Tutti poi d' ordine del Pa- pa furono trattali a mensa da mg/ mag- giordomo nel palazzo apostolico. Ho sot- to gli occhi la copia autentica del docu- mento, sottoscritto dal prefetto delle ce- remonie ponlifice mg." de Ligne , cioè dell' istanza di mg." Gava al Papa, per esser da lui consagrato, nianus dignarc' tur imponere, o almeno benignamente delegare un cardmale sibi benevisnni ^ consecrationis impendat , col rescritto: Delegamas Ven. Fratrem NostrumCar- dinalem Ostini Episcopum Albanenseni ut ipse vice Nostra impendat oratori ma- nus consecrationis die et in Ecclesia prout in precibas. Gregorius PP.XFI. Si legge nel Sacrarum Cerimoniarutn sive rituam Ecclesiasticorum S. R. E. del Patrizi e pubblicato dal Marcello, lib. I, til. 8: De ordinatione Cardi- naliumad sacros Ordines. « Assumpti ad dignitatem Cardioalatus minores or- dines, et subdiaconatus accipiunt ab ali- quo Episcopo Cardinali de commissione Ponlificis. Diaconatus vero, et praesbile- 21 * 33-0 VES ralus de manu Siimiuì Pontifìcìs, in io- co, ubi SuaeSanclitali placueril. Adeiuol prae$entes duos Diacoui Pontifici assi- stentes, et unus Diaconus niinistrans in Missa, si erit solen^nis, et unus presby- ler Cardinalis parali, qui Pontifici oiini- strabuiit. Et servabunlur omnia, quae in ordinalioiie alioruoi servant. Senior Dia- conoruni dicet: Pustulats. Mater Ecclc^ sia eie. , et respondet eie. Ordinali post ordinationem oscuiant pedein SS. Do- mini Nostri , et manum genuflexi , et lecipiuntnr ad osculum oris. Ad Offer- torium olTerent cereos, panes, el vinum, ut faciunl Episcopi. El in fine cuoi mi- tra simplici in capile dicenl; Ad mul- ios annos : ut in Episcopis. Quod a- ptid Aliare s, Petri soliis Papa con- sccratiir. Et nota, quandum secundum institulionem Gregorii primi , huius- niodi consecraliones non debent fieri apud altare s. Petri, quia ibi solus Ro- luanus Pontifex consecralur. Quando l^apa aliquos vult ordinare publice in s. Pelro consuevit actus ordioalioniset con- secrationis facere in cappella s. Andreae, vel alia, et reliquum missae finire ad al- tare s. Petri. Eladverle, quod Cardina- leSjSi Papa celebrarci publice, anlequam illi essent ordinati, in suo ordine non es- senl cum paramenlis, sedcumsuis cap- pis laneis; et sederent ultimi post para- tos in suo ordine". Narra il i\#3gri, Noli- zia de vocaboli eccltsiaslici, in quello di Aliare^ che l'altare maggiore di s. Pietro era anticameule tenuto in tanta i?enerazione,che celebrandovi nel sabba- Io delle lempora di dicembre il Papa medesimo per conferire gli ordini sagri, quando veniva il tempo di coqsagrare i sacerdoti e diaconi, si partiva dal detto aliare, e andava a fare questa funzione all'altare vicino di s. Andrea, perchè non era conveniente fossero consagrati nel me decimo altare, nel quale era stalo consa- grato il Papa. Tanto scrisse nel i 1 4o Bene detto canonico Vaticano. Afferma il Piaz» za \n:\\' Effemeride Ealicana, p. 5'j 3, che VES sino da'tempi di s. Girolamo, che fu se- gretario di Papa s.DamasoI del 367, era in lai venerazione l'altare della Confcs- sione di s. Pielro nella basilica Vatica- na , che senza speciale privilegio niuno fuori del Romano Pontefice costumò ce- lebrarvi. Il Sindone chierico beneficialo della medesima, Allariitm S. Basilicae Eoticanae^ p. 129, ragionando del me- desimo, riporta le testimonianzedegli an- tichi scrittori, in conferma del precipuo privilegio dell'altare papale di s. Pietro, avanti e sul quale soltanto viene consa- gralo il Papa in vescovo, pel decretato da 8. Gregorio 1 del Sgo, escludendovi ezian- dio gli arcivescovi e i patriarchi; e che gli antichi Papi facevano le ordinazioni e le consagrazioni de* vescovi nel vicino tem- pio rotondo di s. Andrea (dice il Cancel- lieri per disposizione parimente di s. Gre- gorio I; tempio eretto da s. Simmaco Pa- pa del 49^> •" onore del fratello di s. Pietro, poi dedicalo alla Madonna della Febbre, e per ultimo ridotto a Sagrestìa Vaticana. Sorgeva presso rO//c//5CO Fa' ticanOy cioè nel sito ove in origine fu in- nalzato). Soltanto avanti tale altare i Papi facevano la benedizione e Corona- zione deir imperalore, ch'era stalo da* cardinali vescovi suburbicarii benedetto e unto innanzi quello di s. Maurizio; quin- di dall'altare di s. Pietro, i Papi piende- vano la Spada, e consegnavano all' im- pera lore^ addrfindendamEcclesiani. E- gualmenle lultociò narrando il Borgia, E^alicana Confessio D. Pelri^p. 227, so- stiene, coirOrdine Romano IX; ad idem nemo ordinari consecrarive polest, nisi Pontifex RomanuSf dopo che la scuola de*canlori canenle in inlroiluin : Eliget te Doni in US. Surgens vero ascendit ad aliare, et proslernit se in oralioneni, et omni clerits cum co. Postea erigilur ab Episcopis, el slaluitur inler sedem el al- tare j et tenenl Evangeliuni super caput vel cerviccm ipsins. Et accedit unus E- piscopus , el dal orationeni super eum, ci receditj el alter simUiler. Accedit tcr^ V ES t'uff et consecrat illuni. Archidiaconus autem imponit ei pallium. Aggiunge la teslimouianza di Cencio Camerario, che il MUOVO Papa recatosi nella chiesa di s. Pietro, uhi ad altare maiiis^ prout in or' dineconùnetiir^ah Episcopo Ostiensi spe- cialiter, et aliis Episcopis de curia con- secratury hoc addito^ quod si forte Epi- scopus Ostieiisis praesens nonfuerit^ ar- dii presby ter Ostiensis seu Veliternus in- teresse debet consecrationi. Ma più di tutti eruditamente ragionò sulle ponlifi- eie ordinazioni e cousagrazioui de'vesco» vi nell'antico tempio rotondo di s. An- drea, e che il solo Papa può essere con- sagratoavanti l'aliare di s. Pietro, il Can- cellieri nella dotta opera, De Secretariis Basilicae Vaticanaej polendosi vedere ueir indice Ordinatio Episcoporuni in tempio rotando s. Andrcac^ ac denimn in Cella eidem sacra a Pio IT erecta, Ordinationes Sacerdotum in secreta- no minori. Nondimeno, lifeiendo que- st'uso nel voi. XXX V 1 1 1,p. 2 24> notai che a' nostri giorni Gregorio XVI (a cui da chi spelta non gli furono notificate l'esposlre nozioni) r i 1 febbraio 1 844 consagrò (colle norme del Pontificale lìoinanuin^eW sud- descritto praticalo da Benedetto XIV e Clemente XIII, che perciò si deve lene- re presente), sull* altare di s. Pietro, in vescovi i cardinali Caslracane pel vesco- vato di Palestrina, Polidori per l'arcive- scovalo inpartibus di Tarso, Cagiano pel vescovato di Sinigaglia,e Clarelli-Parac- ciani per quelli allora uniti di iMonteFia- scone e Corneto. Per la specialità del ca- so, imperocché^ se i Papi consagrano ve- scovi in s. Pietro lo fanno all'altare del la Cattedra o in quelli d'alcuna delle sue cappelle, avendo d' uffizio assistito alla funzione, scrissi le seguenti annotazioni, che credo non senza interesse. L* altare piccolo pe' vescovi novelli fu eretto a cor- na Evangelii con paliolto bianco (impe- rocchèprescrive W Pontificale lìomanum, ornetur duae capellac, major prò con- secranle, et minor prò eleclo). Il Irono VES 33i di terza fu collocalo al solito luogo (3cor- nu EpistolaCy di drappo paonazzo^ per- chè era domenica di sessagesima, e die- tro ad esso si formò un camerino. A de- stra di questo trono eranvi Ire o quattro banchi perla camera segreta di settimana ia servizio, cioè i camerieri segreti parte- cipanti, due segreti soprannumerari, due d'onore, caudatario, crocifero e aiutanti di camera. Tutti erano vestiti in cappe rosse foderale di armellini, senza le quali pelli , eguali cappe indossarono i bus- solanti, che presero posto presso il Irono grande. Vi fu la solita quadratura for- niaute il presbiterio, col trono grande in fondo e rimpallo all'altare con drappo rosso, ma non visedè mai il Papa. L»due credenze si formarono a'Iati delle colon- ne sorreggenti il baldacchino del ponti- ficio altare, e guardanti quello della Cat- tedra. Sull'altare ardevano ne'sette cau- dellieri delle candele ornate di carte colo- rite, simili essendo le due de*candellieri degli accoliti, e le 4 lorcie per l'elevazio- ne portale da' volanti di segnatura e lo- ro uditore. Le guardie nobili, con mon- ture di mezza gala , fecero ala dalle co- lonne, presso le quali erano i due ingres- si al quadralo, sino agli stalli de' cardi- nali. Le guardie svizzere erano colle so- lile monture. I vescovi novelli vestirono i consueti paramenti bianchi, qualunque sia il tempo, al quale però nel colore de- gli abili sagri deve uniformarsi il consa- grante. Benché il Papa non usi , il colore paonazzo nel 3IantOyne\ consagrare i ve- scovi, se il tempo corrente lo richiede, si uniforma all'uflìziatura e rito della Chie- sa ne Colori ecclesiasticij e perciò usò le Presti sagre paonazze compresi i sandali e scarpe, ed i guanti. Così i vescovi anche nel faldistorio usarono copertina bianca, e paonazza il consagrante. I cardinali che decorarono colla loro presenza la funzio- ne, vestirono cappe paonazze simili al co- lore degli abiti. I 4 cardinali novelli ve- scovi, ed i cardinali Patrizi e Ferretti lo- ro assistenti e consagranti , egualmente 332 V E S erano ìd abito cardÌDalizio paonazzo, con iscarpe nere questi, con sandali e scarpe bianche quelli (l'avevano naessi per uni- formarsi al Papa, ma dovevano incedere senza sandali e colle scarpe nere, e solo cogli altri abiti sagri dovevano prendere i sandali eie scarpe di drappo). Mg/ A- squini patriarca di Costantinopoli e mg/ Cardelli arcivescovo d'Acrida, destinati al libro e alla candela pel Papa, erano in rocchetto, cotta e croce pettorale: il sa- grisla vescovo di Porfirio, come religio- soagostiniano, vestì la semplice cotta e la croce pettorale, ed eseguì alcune funzio- ni. Vi assisterono ancora, oltre i cantori pontificii, i collegi prelatizi, meno gli av- vocati concistoriali, il prìncipe assistente al soglio, il magistrato romano, ed il mae- stro del sagro ospizio. Intervennero alla maestosa e insieme edificante funzione, il corpo diplomatico, la nobiltà sì roma- na che estera, e molto popolo. Gregorio XVI dal contiguo palazzo Vaticano si recò nella basilica con mozzetta rossa di pannoela stola, con iscarpe e sandali pan- nazzi (così consigliato per minor inco- modo, ma doveva incedere senza sandali e con iscarpe di panno rosso), e per la scala segreta entrò nella cappella del ss. Sagramento. Alla porla fu ricevuto da* due cardinali assistenti e da* consagran- di, tutti in vesti cardinalizie: il cardinal Patrizi gli presentò l'aspersorio, ed egli segnatosi, lo presentò a'6 cardinali, e poi asperse gli astanti. Passò ad adorare il ss. Sagramento chiuso nel ciborio, e da un lato con banco e cuscini paonazzi fecero altrettanto i Scardinali; il restante del sa- ero collegio trovandosi già a'propri stalli, cioè i cardinali sedevano disposti in que- sto modo. 1 vescovi suburbicarii ed i pre- li nel banco a corna Evaugclli dell'al- iare, i diaconi in quello incontro; mentre quando il Papa pontifica nella stessa ba- silica e siede sul trono grande, V ordine dei sedere regelandosi da tal soglio, è vi- ceversa. Kel medesimo presbiterio già vi si erano portatigli uditori di Rota, col p. V ES ndaestro'dels. palazzo, i chierici di camera, i votanti di segnatura, i prelati lutti in col- ta e rocchetto, presso il trono di terza: co- me pure i protonotari apostolici, il mae- stro di camera, il maggiordomo, il go- vernatore di Roma, ed altri prelati di fìoc- chelli, tutti in rocchetto e cappa, a'soliti luoghi loro spettanti. Giunto il Papa nel presbiterio, fece orazione avanti l'altare papale, nel genuflessorio coperto di drap- po paonazzo, com'erano i cuscini: altret- tanto fecero i summentovati 6 cardinali, chel'aveano seguito. Indi il Papa passò al trono di terza, ove trovaronsi i cardi- nali Riario e Gazzoli diaconi assistenti, vestiti (li pianeta paonazze piegale nel da- vanti (veramente doveano vestire le dal- matiche), con iscarpe nere. Il maggior- domo versò l'acqua per la lavanda del- le mani ì\q\ Papaj a cui presentò il pan- nolino, per asciugarle, il cardinal Mica- ra, più anziano tra'vescovi suburbicarii, avendolo ricevuto da mg.*^ maestro di ca- mera. Il cardinal Riario i.° diacono già avea levato al Papa la stola e la mozzet- ta, che gli aiutanti di camera presero e portarono alla credenza; indi il Papa fu vestito degli abiti pontificali paonazzi, por- tati more solilo^ come nel Pontificale, compreso il fanone e il pallio, i guanti e l'anello pontificale, e la mitra d'oro. I due cardinali vescovi assistenti vestiro- no l'amitto, sul rocchetto (se il cardina- le è religioso sopra una piccola cotta), la stola e il piviale paonazzi, e mitre di da- masco bianco, 1 4cai'dinali eletti vesco- vi assunsero l'amitto, il camice^ che fer- marono col cingolo, la stola e il piviale bianchi , con berretta rossa in testa. 11 caudatario del Papa era in cappa rossa; quelli de'cardinali vescovi assistenti, de' due cardinali diaconi assistenti, e de' 4 vescovi novelli, sulla croccia aveano as- sunto la cotta e la vippa: i caudatari de* gli altri cardinali non funzionanti, vesti- vano la sola croccia (Qui seguirebbe la postulazione de'4 vescovi eletti per essere consagrali , che si farebbe in loro uo- V E S me dal vescovo assistente più anziano cìel collega iieir assistenza; ina facendosi la funzione dal Papa si onumise la postu- lazione). Quindi segtù la professione del- la fede e il giuramento de* 4 novelli ve- scovi (professione e giuramento emessi, percliè quando il Papa consagra i vesco- vi, dopo la loro preconizzazione si asten- gono dal farli per non ripeterli), median- te lettura della formula, e il loro tatto del testo degli Evangeli. Il Papa fece [)oi ad essi, scliierati innanzi al trono di terza, le solite interrogazioni ed esame, a ciascu- na delle quali gli eletti risposero. Ter- minale, i caidinali vescovi assistenti con- dussero i 4 novelli vescovi al bacio del piede e della mano del Papa , il quale die' ad ognuno duplice amplesso. Sceso il Papa dal trono, andò a pie' dell' aliare, ed avente a'Iati i 4 vescovi eletti die'piin- cipio alla messa, recitando l'introito e la confessione, a cui essi rispondevano: i ve- scovi assistenti ciò fecero co'loro cappella- ni. Dopo la confessione il Papa stringendo colla manosinistralaCr06'Cjt70/2/f7zV/<7(del- la quale assai riparlai ne' voi. XVllI, p. 253, 254 e seg.jLI, p. 298, LXV, p. 160, LXXIII, p. 370 e 374, LXXX, p. 216, non solamente per dichiarare cU' è sem- plice senza l'immagine del Crocefisso, ma eziandio per aver io contribuito, che in questa consagrazione Gregorio XVI non adoperasse quella colla quale avea consa- grato l'altare papale e la crocerà della basilica di s. Paolo, perchè falla alla gre- ca con 3 traverse, e perciò inservibile. Pe'molivi che escludono ne'vescovi latini l'uso della Croce con due sbarre, dichia- rali ne'citati luoghi, lo si dovrebbe pure alfatto rimuovereper ornamento di Stein- ini vescovili, arcivescovili , patriarcali e cardinalizi Ialini; dissi pure vescovili, per- chè alcun arcivescovo in partibus pro- mosso ad un vescovato o al cardinalato conserva tal segno d'orgoglio orientale, inventato da' prelati orientali per depri- mere l'Episcopato Latino! Quindi tul- l'altro che imitarsi, lo si dovrebbe abban- doQiire. Ma consuetudoj se erroneo, me- VES 333 glio tardi che mai il correggersi. Se si pondererà tutto quanto ne scrissi a de- coro della Chiesa Latina , ho speranza che si Iroveriinuo ragionevoli quesli miei rilievi , che in apparenza destano ripu- gnanza), ascese all'altare (non l'incensò, perchè la messa fu Iella e non cantata, per cui non cantò il prefazio, non fece l'ostensione solenne dell'Ostia e del cali- ce, come ne'ponlificali, e perciò neppure ri fu all'elevazione medesima il concerto delle trombe delle guardie nobili), men- tre al proprio altare i cardinali vescovi assistenti condussero gli eletti, i quali ivi deposti i piviali, indossarono(essendosi già calzati i sandali e le analoghe scarpe) la croce pettorale, la sloia pendente, la tu- nicella, la dalmatica, la pianeta, il mani- polo, tutto di color bianco; e poi l'ac- compagnarono all'altare pontificio, cioè dopo l'Epistola, per l'atto della consagra- zione. 11 Papa dettele orazioni e la col- letta pergli eletti, oltre l'Epistola, venen- do coperto di aiitra si pose a sedere sul faldistorio avanti il mezzo dell'altare; ed i cardinali vescovi assistenti, anch'essi co- perti di mitra, gli condussero ad uno ad uno gli eletti scoperti, a'quali disse il Pa- pa: Episcopumoporlet judicarcy inier- pretari j consecrare^ ordinare^ offerre, bapiizare et confinuarc. Indi invitò i cir- costanti a pregare Diodi concedere la sua grazia agli eletti, per l'utilità della Chie- sa. Allora il Papa si prostrò avanti il suo faldistorio, e lateralmente i consagrandì, sui gradini dell'altare nel lato del Van- gelo, ossia a sinistra del Papa , indietro a'ioro sgabelli stando gli assistenti, e s'in- cominciarono a cantare le Litanie. Que- ste nel terminarsi, il Papa si alzò, e te- nendo colla mano sinistra la detta Croce pontificia, rivolto a'4 vescovi eletti pro- strati disse loro: Ut hos praesctiU'S Eie-- clos bene -^ dicere dignerh, !{;. Te roga- mas a lidi tios. Vthospraesentes Elee lo s bene +tf dice re ^ et sancii ^ flcare digne- rìs. li». Te roganius audi nos. Ul hos praesenles Elee Ics bene ^ dìcere, et san- cii ^l^- ficare, et conse -^ crare digneris. 334 V E S R. Te roganius nudi nos. Xhveìtanio ri- peterono, co'segni della berietlizione,i ilue caidinali vescovi assistenti. Dopo compi- te le litanie, parimenli dal Fapae da'con- cor)sagranli, gli eletti si alzarono e reca- ronsi g«:n»f]t;ssi avanti il Pupa sedente sul faldistorio, il quale coll'aiuto de've«.covi nssislenti, pose sul capo di loro il libio degli Evangeli, e poi co'niedesimi impo- se ambo le inani sul capo de'consagian- di , dicendo ciascuno: Acci p e Spritiirn SaiLCtum. Depostasi la mitra dal Papa, disse l'orazione P/o/7//mre, poscia ilprefa- zio proprio della consagrazione, lenendo )e inani stese avanti il petto. Indi l'ulti- mo uditore di Rota, qual suddiacono a- postolico, portò le bende agli eletti e le Jtgò a'Ioro capi. Inginocchiatosi il [*apa senza mitra, e così tutti gii altri, intuo- nòrinno: f^eni Creator Spiri tus etc. pro- seguito da'cantori, essendosi alzalo dopo ili." verso e coperto di mitra tornò ad assidersi sul faldistorio; depose l'anello e i guanti, ri[)re5e l'anello, gli fu imposto il grembiale, ed intinto il pollice destro nell'olio del sagro crisma, unse a ciascu- no degli eletti genuflessi il capo, forman- do il segno della Croce per tutta ia chie- rica e dicendo: Ungatiu\ et consecrctur caput tuum, cocleiti benediclioiie^ i/ior- dine Pontificali j benedicendo poi sepa- ratamente ognuno tre volte con dire: la nomine Pa ^ tris, et Fi ^ Hi, et Spiritas 4tf Sancii. Amen. W Papa quindi si nettò il pollice colla midolla del pane, e compi- lo il canto dell' inno , deposta la mitra, si alzò e proseguì il prefazio: //oc. Do- mine ^ copiose in caput cor uni in- fluat^iQ. Dopo intuonò l'antifona : Un- gucntuni in capite etc, che fu prosegui- ta da'cantori. Nel ripetersi , fu posta al collo de' consagrandi una benda di lino, e genuflessi, utio per volta, avanti il Pa- pa sedente nel faldistorio e coperto di mi- tra, riceverono da lui in ambe le inani r unzione col Sdgro crisioa in forma di Croce coU'mdice destro, facendo due li- nee dal pollice all' indice e nella palma delle mani, meatie diceva: [Jngantur ma- nus istae de oleo sancti/lcalo, et chr\- smate sanctifLcationis^ sicut iinxit Sa- muel David regeni et proplictani , ita unganlur et consecrentur. Quindi fece 3 volte colla destra il segno di Croce sopra ogni consagrando, dicendo: In nomine Pa -^ Zm eie. Deus, et PaterDo/nini gìc. Ogni consagrato congiunse le inani, le- nendo la destra sulla sinistra, e le pose sopra la benda di lino pendente dal col- lo. Il Papa nettatosi il pollice colla mi- dolla del pane (qualora il bacolo non sia benedetto, il cotisagrante, deposta la mi- tra, si alza e Io benedice con orazione e acquasanta, indi riprende la mitra), se- dendo consegnò il bacolo pastorale a cia- scuno de'consagrati genuflessi, che lo ri- ceverono senza disgiuiigeie le mani fra' diti indice e medio, pronunziando la for- mula: Accipe Daculum pastoralis affi- di. Il simile eseguì (qualora non sieno be- nedetti, qui segue con orazione la bene- dizione degli anelli) cogli anelli vescovi- li, che sedente a ciascuno pose nel dito anulare della destra, ogni volta recitan- do la farn)ola : Accipe Annuluni. Preso poi il Parpa il libro degli Evangeli, coa- diuvalo da'vescovi assistenti, Io mise sul- le proprie ginocchia, e lo consegnò a'con- sagrali, i quali vi posero le mani sopra non disgiunte, il Papa ogni volta ripeten- do la formola : Accipe E\^angeliwn. Iodi il Papa, disse: Paxtibi. p^. Etcuni spirita f//o. Poscia ricevè al bacio i consagrati, gli assistenti pratii^ando altrettanto, ed essi risposero nuovamente col f^. Et cani spi- ritu tuo. 1 consagrali quindi, accom[>d- gnati da'due vescovi assistenti, recatisi al proprio altare, furono con midolla di pa- ne e pannilini nettati dall'olio santo (an- ticamente si soleva spianare i capelli coti pettine) nel capo, e si lavarono le ma- ni; que^tte pure lavandosi il Papa nel suo faldistorio, dopo che un chierico di ca- mera gli pose il zinale di lino. L'acqua ad esso sooiuiinislrò il maestro di cuuae- la e il pannolino il maggiordooio, amba incappo; a'quali i cappellani comuni con- segnarono il bacile col boccale e il piallo VES cnì pannolino, seguendo la ceremonia col - l'acconìpagno di due niazzieii ponlifjcii. Il Papa proseguì la celebrazione della Diessa, intralasciala dopo il trailo o la se- quenza, e la coni inno lino al l'offerì ori o, allreltanto avendo fallo al proprio alta- ici consagrali. Nell'olfeitoiio il Papa po- se nella patena l'Ostia grande, anche per comunicare i consagrali, e nel calice lau- to vino, quanto fosse suflicienle per tulli. Dello rolferlorio, il Pto- VE S rio, rivolto verso il corna Epìslolae. Al- lora ogni cardinal vescovo consagrato, co- perto di mitra e reggendo colla sinistra il pastorale , stando a coma Epistolae^ alla loi o volta genuflessi cantarono in 3 diverse distanze, cioè in detto luogo, a- vànti il mezzo dell'altare, ed a'piedi del Papa, sempre in tuono più alto, l'accla- mazione: Ad niullos annos. Gli baciaro- no il piede e la mano, e riceverono il du- plice amplesso (cogli altri consagratori ha luogo soltanto il reci[)roco bacio di pa- ce); e quindi ciascuno die' il bacio di pa- ce a' due cardinali vescovi assistenti , e passando al proprio altare dissero 1' fi- vangelo di 8. Giovanni , altrettanto di- cendo il Papa al suo luogo. Finito d qua- le, il Papa si lenò al trono di terza, ove deposti i paramenti pontificali, e dopo la lavanda delle mani, il cardinal i.° diaco- no gli rimise la mozzetta e la stola, pre- sentale dagli aiutanti di camera. I cardi- nali consagrati, ed i cardinali vescovi as- sistenti, anch'essi si spogliarono a'propri luoghi delle sagre vesti. E fattosi da essi e dal Papa preghiere a Dio di ringrazia- mento, colla recita dell'antifona: Triuni pueroranij e col caotico Benedìcite, e col- le altre preci prescritte, si compiva la magnifica e commovente funzione. Do» pò di questo, i cardinali consagrati, in a- bito cardinalizio paonazzo, con Croce pel' forale scoperta sulla mozzetta (e scoper- ta da qualunque vescovo e in qualunque luogo devesi portare, non ostante l'erro- nea e radicfita costumanza di tenerla na- scosta in petto, onde Leone XII per ri- muoverla affatto, non contento d'aver fat- to ristampare e diramare l'analoga let- tera o breve di Henedetto XIV , che lo prescrive, ed io collo stesso Cine ripro- dussi nell'indicato articolo, a que'vesco- vi che a lui si presentavano colla croce pettorale nascosta, gliela scopriva con ti- rarla fuori; soggiungendo essere , come l'anello, precisamente il distintivo preci- puo della dignità vescovile, e non letlere affitto la giurisdizione d'alcuno. La Cro- ce pettorale, nella fuuzioue che descrivoj VES non sMmpone a'consagi andi dal consagra* tore,ma da un maestro di cereinonie. Della Croce pellorale loineiò a ragionare nel § VII. Fra le benedizioni, nel Pontifica- le Eomaiuinìf vi è quella: De henecliclio- ne Crucis pecloralis), si presentarono al Papa e gli rassegnarono le più divolea- zioni di grazie. Gregorio XVl si restituì al contiguo palazzo a[>ostolico Vaticano, ed i cardinali a'propri. Questa sagra fun- zione durò due ore e un quarto. I con- sagrali, dopo la consagrazione, presso il luogo ove la riceverono, danno un nobile rinfresco al consagrafoie,agli assistenti e altri che fecero parledella funzione, oltre gl'invitati; ma il Papa li dispensò, ed in- i?ece nel palazzo Quirinale dal maggior- domo fece convitare a decorosa meusa i4 cardinali consagrati, i due cardinali vesco- vi e i due cardinali diaconi assistenti, i cardinali Macchi, Ostini, Dai berini eMat- leì; mg."^ Asquini e mg.' Cardelli , altri assistenti, mg.*^ maestro di camera, mg/ sagrista, i due prinii maestri delle cere- monie, i due comandanti le guardie no- bili , il foriere maggiore , il cavallerizzo maggiore, il capitano degli svizzeri, i 4 camerieri segreti partecipanti, il caudata- rio, il crocifero, lo scalco segreto; ed in- oltre il ministro del re delle due Sicilie, i fratelli de'cardinali Cftgiano e Clarelli, il p. ab. Zuppani camaldolese, ed il ba- rone Henrion distinto lellerato francese. Le particolarità che ho riferite sulla con- sagrazione de'vescovi, massime per quella ripiodotta dell'eseguite daGregorioXVI, mi dispensano da apposita descrizione;im- perocchè il ceremoniale de'vescovi fu to- talmente preso dagli usi e dallo stile del- la cappella pontificia, ommettendosi i ri- ti propri de'Papi e della curia romana. La cappella papale poi in lutto e per tul- io si attiene alle rubriche de' libri litur- gici, meno ne'rili specialmente prescritti al Sommo Pontefice. 3JiUalis nnitandis, \e ceremonie de'Papi nella consagrazio- ne de'vescovi, nella sostanza sono egua- li a quelle del Pontificale tlomamini: De Co/isecralioue Eltcliin J^piscopum. — Il VES 337 regnante Pontefice Pio //Y ha fallo di- verse consagrazioni di vescovi, riferite al suo articolo, fino all'epoca in cui fustam- pato;cioè nella cappella Paolinadel Qui- rinale, in ottobre 1847, "^S**^ Valerga in Patriarca (F.) di Gerusalemme, e mg." Ferrieri in arcivescovo di Sicla in par- iibiiSj coll'imposizione ali. "del pallio do- po la funzione, coU'intervento de'cardi- nali palatini e del cardinal Fransoni pre- fetto di propaganda fide; e nella cappel- la Sistina, in maggio j85o, il cardinal Vaunicelli-Casoni in arcivescovo di Fer- rara, mg. "^ Gonnella in arcivescovo di iVeo- cesaiea in partibus^ e mg.*^ Charbonnel in vescovo di Toronto, assistito da mg." Luccìardi arcivescovo di Damiata, e da mg.' Castellani vescovo di Porfirio e sa- grista, pel libro e la candela, icoosagran- di avendo per assistenti mg.' Malthieu arcivescovo di Desancon e mg." Morichi- ni arcivescovo di INisibi, coll'imposizione del pallio al i.° dopo la funzione, alla quale intervennero i cardinali palatini. Poscia il cardinal Anlonelli prefetto de* ss. Palazzi apostolici, invitò a mensa lut- ti i nominati e altri personaggi. 11 Gior- nale di Roma descrive le altre consagra- zioni eseguite dal Papa Pio IX. Il n. 27 1 quella fatta nella domenica de' 2 i no- vembre 1 852 nella cappella privala ossia segreta del Vaticano, di mg." Vincenzo Spaccapietia napoletano, della congre- gazione della Missione, eletto con breve pontificio vescovo d'Arcadiopoli in par^ tihiis e vicario apostolico nell'Antille, col- r assistenza di mg." Macioti arcivescovo di Colossi elemosiniere coadiutore e il sud- detto mg." Castellani, e l'intervento del- la camera segreta: compita la consagra- zione, il Papa ascoltò la messa ietta da un suo cappellano. Il n.i io deli 855 de- scrive la consagrazione eseguita a'i 3 mag- gio nella chiesa parrocchiale diCastelGan- dolfo, di mg." Francesco Paolo Lettieri di Foggia in vescovo di s. Agata de'Go- li, assistendovi il nominato mg." Macioti, e mg." Palermo vescovo di Porfirio e sa- grista. V'intervennero il cardinal Patrizi 338 V E S TescoTo d'Albano, il cardinal Antonelli segretario di slato, la corte pontificia, e )a magistratura municipale del luogo. Poi il maggiordomo convitò i perso* «aggi mentovati. Il n. i 53 del i856 ri- porta la consagrazione fatta nella cappel- la Paolina de! Quirinale a* 6 luglio, di mg." Alberto Barbolani elemosiniere in patriarca d'Antiochia, di mg.' Salvato- re Nobili Vitelleschi (commendatore di s. Spirito e destinato nunzio a Napoli, il che non si effeltuò) in arcivescovo di Seleu- cia, di mg.*^ Vincenzo Massoni nunzio al Jjrnsile in arcivescovo d'Edessa, di mg."^ Alessandro Franchi interounzio aposto- lico di Firenze in arcivescovo di Tessa- lonica, di mg.*^ Flavio Chigi destinato qua- le ambasciatore straordinario ad assiste- re alla coronazione d'Alessandro li im- peratore delle Russie, in arcivescovo di Mira, e di mg.' Antonio Alberani in ve- scovo con giurisdizione di Monte Feltro. Assisterono il Papa i detti prelati Macio- li e l'alermo, e v'intervennero, oltre i car- dinali palatini, il cardinal Brunelli, e al- tri distinti personaggi e membri del corpo diplomatico. Narra il n. 37 del i SSy, che il Papa Fio IXjdopoaveiea'aG gennaio con- sograto vescovo di Cibistra o Cibystri mg.' Guille.'nin, prefetto apostolico di Quang- long, zelanlissimo e intrepido missiona- rio, fra'mollissimi che tanto onorano l'il- lustre clero di Francia; indi a' i 5 febbraio nella cappella Sistina del Vaticano con- sagrò in vescovo di Cliflon mg.' Gugliel- mo Clifford, assistito da mg.' Giorgio Er- ringlon arcivescovo di Trebisonda e coa- diutore di Westminster, e da mg.' Gia- como Cailles "ià vescovo di Locon. In- tervennero alla funzione lord Clilford pa- dre del consagralo, il fratello di questo distinto ufliziale inglese, e grandissimo iiuroerodi personaggi. 11 n. 192 dellostes- S01857 ^'acconta come il Papa trovando- si in Firenze, nella raelropolitana di s. Maria del Fiore, vagamente addobbata, a'23 agosto vi consagrò solennemente 4 pastori recenti toscani, cioè mg.' Gioac- chino Limberti di Piato arcivescovo di V E S Firenze , mg.' Giuseppe Tar^oni pure di Prato vescovo di Volterra, mg.' Lui- gi M." Paoletti di Volterra vescovo di Monte Pulciano, e monsignor Gioacchi- no Anionielli di Faella vescovo di Fie- sole. Il granduca Leopoldo II e tutta l'imperiale famiglia granducale, l'arcidu- ca Carlo d'Austria, i reali conte e con- tessa di Trapani, v'intervennero in pri- vato, così il corpo diplomatico e la no- biltà. Il Papa fu assistilo dal sunnomi- nato mg.' Franchi, e da mg.' fr. Giulio Arrigoni de'minori osservanti di Derga - mo arcivescovo di Lucca. Finalmente si' apprende dal n. 166 del Giornale di lìn- ;;?/7, che a'22 novembre iSSy, Pio IX nella cappella Sistina consagrò in arcive- scovo d'Edessa mg.' Gustavo de'principi Hohenloheelemosiniere, assistito da mg.' Cardoni vescovo di Carisio e presidente dell'accademia ecclesiastica, e da mg.' Ma- rinelli vescovo di l^orfìrio e sagrista, alla presenza di cospicui personaggi. — Di so- pra parlai delle consagrazioni di vescovi, che si fanno in Roma da'cardinali vesco- vi suburbicarii, o dell'ordine de'preti ma insigniti della dignità vescovile, coli' in- tervento della guardia svizzera e d' un mazziere del Papa, e la direzione de'mae- stri delle ceremonie pontifìcie: pel nume- ro de'consagrati a un tempo ricorderò al- cuni esempi. M'istruisce il o. 1794 del Diario di Rornaùeìiji^'ì, che il cardinal Zelada de! titolo di s. Martino e segreta- rio di stato, all'altare della Cattedra di s. Pietro nella basilica Vaticana consa- grò nella I." domenica di marzo quindici vescovi, preconizzati nel concistoro de'27 febbraio da Pio VI. E che contempora- neamente il cardinal Valenti del titolo de'ss. Nereo ed Achilleo, nella chiesa di 9. Carlo al Corso consagrò dieci vescovi, pro- posti nel detto concistoro; mentre il car- dinal Corsini vescovodiSabina, nella chie- sa di s. Ignazio consagrò cinque vescovi promulgati nello slesso concistoro. Tro- vo nel o. )8o4 del Diario di Roma del menlovato 1792, che il cardinal Zelada ael medesimo altare della Cattedra di ». V E S Pietro consagrò nel mese d'aprile alili qiiimlici vescovi promossi nel concistoro de'26 marzo; ed in pari tempo il dello cardinal Valenti nella memorala chiesa di s. Carlo consagrò sei vescovi. Di più apprendo dal n.1826 del Diario di Ro ma del ridetto i 7C)2,cheil cardinal Zelada nell'altare della Cattedra di s. Pietro, in lina domenica di giugno consagrò otto vescovi proposti nel concistoro de'i8. Ri- cavo dal n.i4oo del Diariodi Roma del 1797, che nella festa di s. Tommaso a- poslolo il cardinal Loren7ana consagrò \*x\ suo titolo de'ss. XII Apostoli sei ve- scovi; il cardinal Somaglia del titolo di s. Sabina e vicario di Roma, in s. Igna- BÌo ne consagiò otto; il cardinal Valenti vescovo d'Albano, in s. Maria in Valli- cella consagrò il vescovo di Sora; il car- dinal Doria del titolo di s. Pietro in Vin- coli,nel la basilicaVaticana consagrò quat- tro vescovi; ed il cardinal York nella sua cattedrale di Frascati, per ispeciale in- dulto apostolico, consagrò l'arcivescovo di Cliieli. Narrn il u. 71 del Giornale dì Berna del i852. che a'28 marzo il car- dinal Patrizi vescovo d'Albano e vicario di Roma, nella basilica de'ss. XI 1 Apo- stoli consagrò cinque vescovi: il n. 278 del 1854, che nella 1.' domenica dell'Av- vento il cardinal Corsi arcivescovo di Pi- sa, nella della basilica consngrò quattro vescovi: ed il n. / 5o del 1859, che nel- l'ultima domenica di giugno il cardinal Ferretti vescovo di Sabina, eguahiìente nella basilica de'ss. Xli Apostoli consa- grò quattro vescovi. Nella stamperia ca- merale vi è la Nola delle propine e ri- cognizioni dovute da ogni vescovo nel giorno della consagrazioue,che ascendojio a circa scudi cinquanta. Parlando d^lle Lettere pastorali e della Paslomlr^óh- si in que' due articoli, quanto riguarda quella che il nuovo vescovo dopo la sua consagrazione indirizza al clero e al po- polo del gregge affidalo al suo governo, d'istruzione ed esortazione, ed in cui ma- nifesta il suo animo. Può vedersi il citalo Cao celi ieri, Ordinationis ss. AntisUtum VES 339 dia /Innù'er.faria. Il vescovo Pompeo Sariielli, jCr//erp Kcclesìafilichej t. 2, ver- so il fi ne, le i\o9 Epistola Pastorali s Pa- cifica, dirette al suo clero e popolo di Bi- sceglia, cioè la i." nel giorno dell'elezio- ne, la 2." in quello di sua consagrazionej Dtlectisaimis in Chris lo Fratribus, et Filìis^ Clero et PopidoFigiliensibus, Sa- luteni et Benedirtionrni in Domino seni- piiernnni. Antichissima è poi la lodevo- le pratica ne'fedeli in celebrare l' Anni- versario dtdla consagrazione del Fé- srovo (^^.), in cui dissi come regolare la messa propria ch'è nel messale romano; e s. Carlo Borromeo desiderava che an- co lutti i preti facessero l'anniversario di loro Ordinazione, come rilevai pu- re nel voi. XLIX, p. 71. Dice il IMa- gri , Notizia de vocaboli ecclesiastici^ in quello di Episcopus, che solevano tulli i vescovi, come oggi costuma il Papa col- V Anniversario della creazione^ consa- grazione e coronazione (^^.), celebrare con grandissiuìa solennità il giorno della loro ordinazione, chiamala da' greci i'^e- sla^ da' latini Natalis Ponti fi cuni, da s. Leone I, Nalalitius dies, ovvero A/i- ima festa Pasloris, il qual Pontefice per un allo di profondissima umiltà chia- mò il dello giorno, Servilutis noslrae natalitiuni dieni. Da s. Ambrogio, Na- talis Sacerdotii; da s. Agostino, Dies soleninis Episcopalns^ e Dies Anniver- sariìis ordinationis j da s. Ennodio,Z?/e5 dedicalionis j da s. Gregorio di Touis, Solemnitas natal'.tiij da s. Pier Criso- logo , Festa natalitia. Era tanto ce- lebre quest'anniversario, che veniva pa- ragonato alle prime feste della Chie- sa, laonde dice Anastasio Bibliotecario, parlando della basilica Vaticana, nella vita di Adriano I: Consliluit, ut qua- fuor vicibiis in anno ipsum phariini ac- cenderent, idest in Nalivitalis Domini , in Paschae, in Natali Apostoloruni, et. in Natali Pontifìcis. Inoltre s* invitava- no in Roma tutti gli altri vescovi cir- convicini, con altri personaggi dotti e di giao uomiuauzaj e eoa tale occasione si bb^UòJ 340 V E S V E S tialtavano i negozi delle Chiese. Tratta ripetè Gregorio IX nella decretale I. i il Satnelli nel t. 2, lell. 1 1 : Quanto sia de Tranci, Episcopi^ til. 7. Questo spos forle il legame delle Ordinazioni ^ech\si- lizio si contrae nell'elezione, si ratific ma il Papa Ordinarìus Ordinariorwn. nella confermazione, si consuma nella con Ragiona il Nardi, De ParrochiytìeXwW' sagrazione. Il 4.''concdio milanese cel jSoio che ha il vescovo col vescovato, da bralo da s. Carlo nel 1576, comatìda eh non poterne fare Rinunzia {^f\),^o\c\\è il vescovo porti sempre l'anello in cai Io stalo di perfezione, oltre i requisiti che e in pubblico, in diocesi e Ìkxov\^uI perpi vuole, richiede per principale il voto di tuo se Ecclesiae suae Sponsuni meniint perpetuila; ed un vescovo deposto, se si ril. Altrettanto prescrisse il concilio ( Tolosa nel i 59 i . Chiunque si comuni dalle mani del vescovo, prima bacia il lui anello, siccome dsuo principale orna mento, e poi riceve la sagra particola, i ciò in segno di soggezione, e di conoscer- 1 imette nel vescovato, non si consagra di nuovo, rimanendogli la podestà dell' or- dine. Lo Sposalizio spirituale e vescovi- le del vescovo colla sua Chiesa, lo dice vincolo più forte di quello del matrimo- nio; e com'esso perpetuo e indissolubile, lo per legittimo padre e pastore (il Ba^ e perciò dal Papa non se ne ammette fa- ciò dell' anello , come dissi in quell* ar- cilmente il divorzio o ripudio, se non do- licolo, vuoisi anche surrogato all' antico pò maturo esame delle cause determinan- bacio della sagra particola, ed a'tempi di ti alla rinunzia; al Papa pure spettando s. Gio. Crisostomo, come leggo nella sua assolvere da tale vincolo nelle IVaslazio- liturgia, si baciava la mano del vescovo ni ad altri Fescovati^ o per deposizione, che comunicava : l' anello vescovile inol Papa Clemente II, eletto nel I 04.6, chia- tre si bacia nel riceversi la cresima e mò sua dolcissima sposa la chiesa di Dam- Abbiamo di Francesco Scipione Don berga, per non averla mai abbandonata, vescovo di l*adova. De more osculan benché elevato alla Sede apostolica, pel Annulum Episcopalem, Palavii 1809)) matrimonio spirituale contralto con essa Per tutto questo, fin dal i.° secolo dell nella consagrazione. Molti hanno tratta- Chiesasi è semprechiamata vedova la dio to dello sposalizio del vescovo colla chie- ce«i mancante del pastore, perchè l'unico sa sua, massime s. Cipriano, i Padri del sposo legittimo di sua chiesa è il vescovo concilio d' Alessandria del 829 o 339, i (l'anello io portano gli abbati regolari Papi s. Siricio, s. Innocenzo l,e s. Gre- per privilegio, per una certa somiglianza gorioIjS. Girolamo, Graziano ec. Il mairi- che hanno co' pastori: lo portano anche monio del vescovo colla sua chiesa è un molli canonici, ma senza gemme, come voto perpetuo, solenne e proprio del solo partecipanti alla cura pastorale, all'ester- vescovo, e come sposo riceve l'anello, m si- na giurisdizione, al deposito dell' aulori- gnuni nupliarum foederis,e lo porla non là vescovile in sede vacante). Vedasi Sta- nel ditoanularedella sinistra come lespo- ni.slao Soco\o\'ìOt Rilus de Consecralione se e des ti sublimi (li religione (riparlerò di que- rum per Romamun Pontificem. L' llal- sto ornamento vescovile nel § VII); ma- lier. De sacris Elcclionibus et Ordina- trimonio che non si scioglie per umana tionibus ex antiquo et uoko Ecclesiae podestà, ma solo per divina, come dice usuj ei\ il Uoccaberti, BibLiotheca Ponti- Innocenzo ni, nel Jus canonico, cap. //i- ficia. Quanto alle oblazioni de' novelli lercorporalia,de Translat.; tììaU-ìOìomo^ vescovi, Troilo Malvezzi, De Oblalwni* come soggiunge il medesimo, che ha un bus^ Bononiae 1487. vincuium forlius quam carnale^ ciò che (Continua nel volume seguente ditoanularedella sinistra come lespo- ni.slao Socolovio, n/7;^s r/e Consecralione — ìallri secolari, ma nel ditoanularedella Episcopi, Ixomae i6o4- Cristiano Lup«| itra colla quale benedice, e Hi tanti al- Dissertatio de Consecratione Episcopo- FINE DEL VOLUME NOVANTESIMOQUINTO. ^uente). J BX 841 .M67 1840 sncR fioroni , Gaetano, 1802-1883. Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica AFK-9455 (awsk)