MELODRAMMA

DI

PIETRO MARTINI

POSTO IN MUSICA DA RAPPRESENTARSI

lieti1 cR. ^eat^ó alice $c&Ióù

rER GASPARE TRUFFI

MDCCC\MV

|) r o c in t o

Sono ottenebrate da favolosi racconti o taciute dagli sto- rici le ragioni per le quali Carlo re de'Franchi ripudiò Ermen- garda figlia di Desiderio e sorella di Adelchi ^ gli ultimi dei re Longobardi io Italia. Profittando di siffatta incertezza Lo imma- ginato che uri duce longobardo (Farvaldo) preso d'amore per Er - mengarda, e dispreizato, cerchi ogni via di vendicarsi: git- tati appena i primi semi di guerra fra Desiderio e Carlo, si trasferisce in Francia siccome segreto messaggero ad Ermen- garda già sposa di Carlo; il quale fatto consapevole de' fur- tivi colloquii fra la moglie sua e il duce Longobardo, ferisce il supposto rivale, che, di animo perfidissimo, con atroce ca- lunnia accusa d' infedeltà Ermengarda.

Il re de'Franchi, geloso del proprio onore, pensando aver morto Farvaldo, chiude nelP animo la creduta offesa, e ripu- dia in silenzio la moglie, mentre Farvaldo, non altrimenti estinto , fa ritorno in Italia. Sopra questo fatto ha fonda- mento P azione che comincia nel tempo della resa di Pavia alle armi di Carlo. Taccio della calata de' Franchi dall' Alpi , e dell' altre circostanze che accompagnarono P assedio di Pa- via, dappoiché sono abbastanza note. Solo mi giova accen-

nare aver io posto ogni studio affinchè le cose immaginate non arrechino detrimento alla verità storica, al carattere dei tempi, e del celebri personaggi posti in iscena. Se Cario si mostra debole e precipitoso ne' suoi amori , m' avviso eh' ei non vada scevro di questa menda nemmeno nelle severe pa- gine della storia, ove il vero solleva senza tema la fronte sulle ceneri dei potenti. Del resto egli addimostra quella grandez- za d' animo che gli meritò soprannome eternamente glorioso. - In Desiderio tentai di pingere il re inavveduto, ma ge- neroso e prode. Nel personaggio d'Ermengarda chi potea discostarsi da quella divina impronta che le diede il Man- zoni nel suo Adelchi?... Io vorrei averne saputo ritrarre qualche traccili soltanto ed avrei certezza che la rappresen- tazione di questo melodramma non riuscirebbe spiacevole.

Qualunque sia l'esito delle mie fatiche, sarò almeno posto nel novero di quelli che non fanno del melodramma italiano una servile, e miserabile smozzicatura di componimenti stra- nieri : mi distoglierò mai dall' impreso cammino se l'inge- gno e la fortuna mi concederanno di proseguirlo.

LT Autore.

PERSONAGGI ATTORI

CARLO , re de' Franchi sig. Guasco Carlo

DESIDERIO, re de' Longobardi sig. Marini Ignazio

ERMENGARDA, sua figlia sig.a Gruitz Carlotta

FAR VALDO, duce Longobardo sig. Fallardi Cesare

ILDEGARDE, principessa Sveva sig.aRuGGERi Teresa

AMRI ) Desiderio sig. Rottagli Luigi

> scudieri di

TEUDI ) Farvaldo sig. Marconi Napoleone

Duci , Scudieri ^ Guardie, Soldati Longobardi Donzelle attinenti ad Errnengarda , Conti 2 Uffiziali Soldati Franchi Cavalieri e donzelle del seguito d'Ildegarda.

La scena è in Pavia. Il virgolato si ommette.

Le scene d'architettura sono inventate e dipinte dai signori Merlo Alessandro e Fontana Giovanni; quelle di paesaggio , dal sig. Boccaccio Giuseppe.

Maestro al Cembalo : Sig. Pani zza Giacomo. Altro Maestro in sostituzione al Sig. Panizza : Sig. Bajetti Giovanni. Primo Violino, Capo e Direttore d'orchestra : Sig. Cavallini Eugenio. Altro primo Violino in sostituzione al Sig. Cavallini Signor Ferrara Bernardo. Capi dei secondi Violini a vicenda Signori Buccinelli Giacomo Rossi Giuseppe. Primo Violino per i Baili : Signor Montanari Gaetano. Altro primo Violino in sostituzione al sig. Montanari: sig. Somaschi Rinaldo Primo Violoncello al Cembalo : Sig. Merighi Vincenzo. Altro primo Violoncello in sostituzione al sig. Merighi Sig. Tonazzi Pietro. Primo Contrabbasso al Cembalo : Sig. Luigi Rossi. Prime Viole : Signor Tassistro Pietro e Maino Carlo. Primi Clarinetti

Per P Opera Sig. Cavallini Ernesto - pel Ballo Sig. Piana Giuseppe. Primi Oboe a perfetta vicenda: Signori Yvon Carlo Daelli Giovanni. Primi Flauti

Per V Opera: Sig. Roboni Giuseppe. pel Ballo : Sig. Marcora Filippo. Primo Fagòtto : Sig. Cantù Antonio. Primi Corni da caccia Sig. Martini Evergete. Sig. Languiller Marco.

Prima Tromba : Sig. Araldi Giuseppe Arpa : Sig.a Rigamonti Virginia. Istruttore dei Cori Direttore dei Cori

Sig. Cattaneo Antonio. Sig. Granalelli Giulio.

Editore della Musica sig. Giovanni Ricordi. Suggeritore : Sig. Giuseppe Grolli. Vestiarista Proprietario : Sig. Pietro Rovaglia e Comp. Direttore della Sartoria : Sig. Colombo Giacomo, socio nella ditta. Guardarobiere Sig. Antonio Felisi, socio nella ditta. Capi Sarti:

da uomo, Sig. Albini Rinaldo. da donna, Sig. Paolo Veronesi. Berrettonaro : Signor Zamperoni Luigi. Fiorista e Piumista : Signora Giuseppa Robba. Attrezzista Proprietario: sig. Croce Gaetano Inventore e direttore del Macchinismo sig. Ronchi Giuseppe. Macchinisti Signori Pirola Giuseppe Volpi Giovanni. Parrucchiere : Signor Venegoni Eugenio. Capi illuminatori Sig. Pozzi Giuseppe - Sanchioli Antonio.

ATTO PRIMO

SCENA PRIMA

Sala nel palazzo regio in Pavia.

Desiderio sul trono, Duci e Guerrieri Longobardi raccolti a consiglio , Guardie.

I. Ceder si dè?

II. Resistere

Fin che v'ha un core, un brando! I. Stride per fame il popolo,

Va per le vie mancando.

H. D' armi , e di trombe il sonito Quel grido asconderà :

I. Ma disperata, indomita

La turba insorgerà. II. Qual può virtù sommettere Le longobarde spade ?

I. Campion di Dio proclamasi Quei che r Italia invade ... Come atterrar queir aquila Che al ciel disciolse il voi?

II. Parte dal cielo il fulmine

Che la sospinge al SUOl.(Ztes. $ialzadaltrono3 Des. Questi d'un rege all' anima gli altri lo dr.)

Suonan gagliardi accenti:

Saran la voce unanime

Delle lombarde genti.

Tregua non mai col perfido

Che a mio rossor qui venne ,

Che delle donne italiche

La più leggiadra ottenne*

E d'un crudel ripudio,

Coli' ignominia in fronte,

Quel fior bello e candido

Render poteva a me ! Coro Vile chi osò respingere

L'angiol del bel paese;

Di Dio, de' cor' più nobili

8 ATTO

La prediletta offese;

Sul capo suo ricadano

Di lei gli affanni e Tonte:,

Ij empio non sparga il sangue

Sia vinto, e schiavo a te. Sacra promessa vittima

Al tuo furore egli è. Des Ben farò col brando invitto

Che fra noi non sia barriera ;

Cercherò fra schiera e schiera

Del mio sangue il traditor. Già percosso ,< già trafitto

Egli cade appiè del forte ;

Ah ! non basta la sua morte

Allo sdegno del mio cor. Coro Assicura la vendetta

E l'affretta - il tuo valor.

SCENA li. Farvaldo , Teudi e detti.

Far. Tardo al consesso de' maggior' suoi duci ?

Ma non tardo all' oprar , me vegga il rege.

Della città proterva , irrequieta

Tutte corsi le vie 5

Ogni fronte segnai che più superba

Fra la plebe si estolle,

E cui per sempre al nulla eterno , immoto

Debbe un ferro adeguar. Des. Oh ! la codarda

Gente a Sperdcr VOliam. {mentre si accingono a partire entra Ermengarda vestita a bruno , segnata da alcune donne ugualmente abbigliate)

SCENA III. Ermengarda e delti.

Erm. Ferma ...

Des. Far. Coro Ermengarda !

Des. A che lasciasti della tua sventura

Il mesto asil ? Erm. Padre , una grazia estrema

Ad implorar qui venni.

PRIMO 9 Des. Oh tutto, tutto,

Mia diletta infelice , è a te concesso. Erm. Io vo' veder colui... Des. Carlo !

Far. (Che ascolto! )

Des. Oh ! che di'5 tu ? non senti

L' ira , Io strazio del nefando scorno ? Erm. Sento che ognor con Palma a lui ritorno. Far. Misera ! e a te non giunse

1/ infausto grido ? Erm. Qual ?

Far. Dell'amor suo

Con la Sveva Ildegarde. E di sue nozze Favella, e inorridisce il mondo intero. Erm. Altre nozze 1 altro amor ! Ah non è vero ! No, non è vero... per sempre è mio! La terra il vuole , il vuole Iddio , Iddio che accolse quel giuramento Cui nulla mai discioglier può . Per fato avverso abbandonata 5 AlP onta estrema non io serbata , Perdono e amore nelP alma sento , E a Carlo innanzi morir saprò. Des. Oh ! non fìa mai , dolcezza mia , Che a nuovi oltraggi offerta sia j L'angiol non vede il tradimento ; Ma l' empio intanto compir lo può. Far. (Se da uno stolto fosti rejetta

Fu mio giudizio, fu mia vendetta ... Perder mi puoi... ma non pavento ; Vegliando ascoso te preverrò.) Coro Oh generosa, alma bennata ,

Solo a celesti pensier' formata:. Te , come il soie nei firmamento , A immensa luce Iddio creò! {squilli di trombe Tutti Qual rimbombo di squille guerriere ? al di fuori) SCENA IV. Amri , e detti,

Amri Fendon V aura le franche bandiere ; AlP assalto il nimico avvia.

10 ATTO

Des. Longobardi , corriamo a pugnar, (snuda la

spada , e così gli altri) Erm. Dio, tu leggi nelP anima mia ! Des. (s'arresta come per abbracciare la figlia e la vede in atto di preghiera) Per chi puote Ermengarda pregar? Erm. Prego il ciel perchè un angioi di pace Si frapponga alle schiere pugnanti, E sui ferri spezzati ed infranti Lo stendardo dispieghi d' amor. Prego il ciel che a quest' alma innocente Il consorte pietoso risponda; o quel manto divino m' asconda Che in dolcezza tramuta il dolor. Des. Far. e Coro d'uomini. Noi preghiam perchè vinte - respinte , Rovesciate di Francia le genti , A ruina siili' orde fuggenti Ci sospinga tremendo furor. L'empia turba confusa, travolta Quai gran monte scoscende , giù piomba. Abbian tutti nel fango la tomba Sotto V orme del pie vincitor. Donne O Signor , da que' petti frementi

L' odio e T ire per sempre disvelli ; Sulla terra sien tutti fratelli, Nessun vinto, nessun vincitor! (partono da un lato Ermeng. e le donne, dall' altro Desiderio co' Duci ec. Restano Farvaldo e Teudi : il primo di questi segue sdegno- samente con l'occhio Ermengarda)

SCEKA V. Farvaldo e detti.

Far.ii Vuoi Carlo riveder?... superba donna,

»»Qual demone son io

"Fra Carlo e te ! Teu. «Che dici ?

Far.h Tutto saper dèi tu. M' odi Fanciulla

PRIMO 41

»Io l'adorai, di scherno

«Risposta ebb'io, che in odio atroce, eterno

« Cangiò l'immenso amor ! De' Franchi al rege

» Ella fu sposa ; e allor che sdegni e guerra

«Sorser fra Carlo e Desiderio, io trassi.

«Varcato il monte , messagger segreto

«Nel franco suol. La vidi

«Spesso fra V ombre , e ... le parlai del padre:

«Un che d'Ermengai da

«Ad alta notte dalle stanze uscia,

«Accorto il re del mio venir nascoso ,

«Me credendo rivale,

«Furente nel mio sen vibrò un pugnale:

ti Fui vendicato allor- - Giurai che avea

ii II talamo regal contaminato!. . «Obbrobrio eterno del consorte al guardo

«Ermengarda bruttò; che d'un morente

«Sacra è la voce, e sulle mie sembianze

ii Allor parea la morte. Teu.wOIi qual pietà, qual sorte

ii Potè serbarti? Far. «Della Senna in riva

ii Esanime fui tratto , indi m'accolse

ii E mi sanò la mano

«D' un pio vegliardo. Teu. «Nè alla sposa il rege

«L'evento palesò? Far. «Tutto nascose,

«Gilè l'orgoglio e l'onor d'uomo e di prence

«Così volea. Fra le paterne braccia

«Senza far motto ella tornò. Ma puote

«Oggi vederla, il vero

«Conoscer può.

Teu. «Seguirla è d'uopo.

Far. «Ovunque,

«Sempre seguirla. Teu. «In poter nostro è dessa.

FAR.«Nè sfuggirà. - Paventa, o sciagurata! «Se punitor dai cielo il fulmin piomba «Farvaldo coglierà sulla tua tomba. - (partono)

12

ATTO

SCENA. VI.

Luogo remoto vicino alle mura sparso d' antichi edifìzi in parte rovinati.

All'aprirsi di questa scena odesi un confuso rumore d'armi e di trombe, come durante un combattimento, indi escono da diversi lati Duci e Guerrieri.

ALcuNiLe mura abbandonaste ?

Altri Scendemmo di battaglia al suon primiero.

Voi, come il re lasciaste ? L Furente, impetuoso e cieco al vero. II. Esser volle ingannato.

I. Il sia.

II. La plebe schiuderà le porte Al gallico soldato.

I. E noi ?

II. Gediam per ora innanzi al forte. Tutti Ma nel che nulla manchi

All'evento meditato, Stringerem Lombardi e Franchi A incontrar l'istesso fato; Vii stromento a folle orgoglio li guerrier più non sarà. Come il braccio avrem la mente , Brandirem per noi la spada } E de' Franchi il re possente, Varchi l'Alpe, o vinto cada, Qui per noi s'innalza un soglio Che giammai non crollerà. (partono)

SCENA VII.

' £> Eccheggiano suoni di vittoria, fra i quali udrannosi ripetere

le voci Vittoria ! Vittoria ! Ai Franchi sia glo- ria! — indi Farvaldo e Teudi.

Far.ii Già invasero la reggia?

»Oh abbominate, maledette genti! TEu.wPerchè fremì cos?? non è perduta

PRIMO 15

"Ogni speranza*.. Far. "Spira fuoco e rugge

"Leon die fu costretto

"D'abbandonar la preda. Teu. ?50do frequente

"Mutar di passi ? (si volge a quullaparte onde venne

il vinto, è l'uom fuggente. Urumore) Far.w Compiuta è dunque un'opra

»Ch' io preparai nascoso?

"Del senno il guardo, che non ha confine,

"Ben altre ancor ne scorge. Teu. (che stette intorno spiando) "Il re lombardo vieil.

Far. 5?Fra le ruine

»La sorte un loco a meditar ne porge.

SCENA Vili.

Desiderio colle vesti e P armatura in disordine, cosperso di sangue, seguito da Amri e da pochi soldati.

Des. Oh tradimento inaspettato!...

Son io dal soglio precipitato !.. E il mio nemico trionfa... e ride ! Amri Chi dal tuo fianco non si divide

Oh fuggi! esclama. Des. Fuggire? no.

L'alma del prode, al soglio avvezza, Sente, cadendo, la sua grandezza. Di padre amore - nel fermo core Con santa voce resta ! gridò. Veggo ah! veggo a Carlo innante Ei mengarda generosa, Che tradita , e sempre amante, Disse pace, e perdonò-, Mentre iniqua, minacciosa

Una man la discacciò. Comportar potrei Poltraggio Al mio nome , al sangue mio? Nel? onore, e nel coraggio

44 ATTO

Sempre il forte, il re son io! Si ritolga la fortuna Quello scettro che mi die. Già virtù per sempre aduna Altre glorie intorno a me. {mentre Des.

si è così trattenuto, sonosi raccolti alcuni duci e guer- rieri a lui fedeli, ai quali si uniscono Far. c Tendi)

SCENA IX.

Farvaldo, Guerrieri Longobardi e detti.

Coro Tu sei grande.

Far. Degno sei

Di regnar sulP orbe intero. Des. Oh Farvaldo! oh prodi miei!

Fidi siete, ed è pur vero ? Far. Coro Parla, imponi. Des. A notte oscura,

Della reggia fra le mura, Moverem per via segreta Ermengarda a liberar. Far. E sia morte a chi ci vieta

Quella misera salvar. Coro Ne trarrai! dal gran periglio

La fermezza ed il valor. Des. Poi del re ci accolga il figlio Che in Verona è forte ancor. Colà tremendi aspettano, O Carlo, i tuoi nemici \ Colà poter fulmineo Avran le spade nitrici. 11 padre, il re degli uomini Difende un padre, un re. Far. Teu. Amri e Coro. Per tradimento orribile Ci è tolta questa terra; Bla Paste longobardiche

PRIMO 15

Non fur spezzate in guerra ;

In campo aperto veggasi

11 vincitor qual è. (partono)

SCENA X.

Una stanza del palazzo regio. Adornano le pareti diversi ritratti, fra i quali quello d'Ermengarda.

Due uffizioli franchi schiudono la porta per la quale entra Carlo, poi si ritirano.

Carlo.

D'una vittoria, che ¥ altrui viltade E non il brando a me porgea, si fugga 11 plauso adulator. - Gloria verace Sol mi conforta e piace, Che pura e bella sulla mia corona Una luce immortai diffuse Iddio- Ma infelice son io... la mente audace Invan novelle imprese, Nuovi trionfi immaginò!... Sparia La dolce meta della vita mia. Ove fu spento amor nulla più resta. 9i I/uom s'affaccia a un abisso, ed ivi arresta 5? L' alma perduta!.. Oh lunge 55 Gli affannosi pensier'. Diman qui giunge 55 lldegarde $ riposo e forse amore

?5 Avrà lo Spirto in lei. (volgendosi si avvede del

ritrailo d'Ermengarda)

Che veggo! è quella D'Ermengarda l'effìgie! ahi, si ridesta V orror del tradimento ! oh l' infedele Si asconda agli occhi miei. (pone la man®

sulV elsa come per atterrare quel ritratto)

16

ATTO

SCENA XI. Ermengarda, e detto.

Erm. Ferma, crudele!

Gar. L'empia!

Erm. No, colei clie t'ama,

Che te solo invoca e brama;

E ti chiede forsennata,

Oh perchè m'hai tu scacciata? Car. Al tuo cor l'orrenda inchiesta, (per partire) Erm. Non fuggirmi... resta .. resta. Car. (dopo un momento d'esitanza)

Degli oscuri, degli abbietti

Il rossor non è palese;

Ma se un empio il rege offese

Lo ravvisa il mondo inter. Erm. Oh qual lampo da' tuoi detti? Car. Or sapesti, iniqua, il ver.

Erm. Non t'offesi io no, giammai. (Carlo fa ancora

Resta... parla... eterno Iddio un moto per partire) Car. (ironico) Tutto è dunque oscuro a te? Erm. Nulla io SO. Car. (prorompendo) Noi sai! noi sai!

Ben lo seppi, ben vid' io.,. Erm. Ma chi mai ? Car. Farvaldo.

Erm. (a quel nome getta uno strido, e seguendo coi moti della persona ogni detto di Carlo, si va disponendo a quella, gioja, cui nel rimanente di questa scena si abbandona). Car. » Uscia

»Di tue stanze il traditore! Erm. » Giusto ciel! Car. nMorì, ma in pria

»I1 delitto confessò. Erm. 5?Oh contento ! oh Carlo ! oh amore !

»Non son rea, tei giuro... no. Car, «Alma vii, tu fingi invano.

PRIMO 17 Ehm. «Ma Farvaldo?.. Cab. Questa mano

Lo trafisse... Erm. E non diè morte.

Car. Che dicesti ! ! (colpito) Erm. Oh mio consorte,

È Farvaldo in vita ancor. (pausa) D' oscuro vel ricopresi

La trama iniqua, orrenda ;

Ma quando innanzi al perfido

Tu la mia voce intenda,

Potrai, potrai comprendere

11 traditor qual è. (nel linguaggio dP Ermen- garda è tale sicurezza, che Carlo ne resta scosso)

Car. (In lei sereno spirito,

In lei securo accento ?

Sia muta aìfm, disperdasi

L' idea del tradimento;

Non più, non più colpevole

Torni Ermengarda a me. ) Erm. Guardami ancor... sorridimi;

È il cor nel ciglio mio.

La man, la mano rendimi

Sposo...

Car. (alla dolcezza con cui Erm. ha proferito le precedenti

parole, quasi involontariamente lascia che gli prenda la mano)

(Sì Vii SOn io !J Erm. Oh gioja ! oh Carlo ! posami Qui la tua man sui cor.

Car. No, non poss1 io resistere. (Ermengarda t stretta al seno di lui, che non si oppone; ed infine l'abbraccia) Erm. Ah tu m' abbracci ancor ! (giunta al colmo Sì, tu m'abbracci e stringermi della gioja,

Mai non sapesti tanto ! sembra fuori di sè, e

Oh fra r*immenso giubilo delira)

Sempre sarem d' accanto !...

Già suonan P arpe angeliche,

Già son dinanzi a Dio,

13 ATTO

Non è delirio il mio !

Sento che questo è il ciel ì Gar. Tutto il tesor dischiudimi

De' tuoi pensieri ardenti,

Segua F incanto a porgerti

Dei più soavi accenti;

Chè doloroso, insolito

Tumulto il cor m? assale,

E P angue ancor prevale

Di gelosia crudel. (si toglie da Ermengarda-,

Ersi. »>Oh perchè mai discioglierti ed è in atto di "Potesti da mie braccia? partire)

Car. ^Ovunque i Franchi a spargere «Dell' empio sulla traccia «Io volo.

Ersi. "Oh resta , un palpito

ti W affanno si destò ! «Iddio punisca il perfido* Gar. »>Ei vive?... ebben l'udrò. (parie) Ersi. Tu mi leggi nelP alma, o Dio pietoso, E tu farai che sia Palese a Carlo P innocenza mia.

SCENA XII. Desiderio esce cautamente da' ima porta segreta* Des. Ermengarda.

Ersi. Guai nume, qua! sorte

Al mio fianco propizia ti adduce? Des. Vien. mi segui: con rischio di morte

Agli affanni te volli sottrar. Ersi. Fra divina corona di luce

La mia gioja venisti a mirar. D«s. Gibja ! Erm. Immensa. Des Vaneggi ? per tutto

Tedi P orme di sangue, di lutto. E&u. Veggo un nembo dal scile -squarciato*

Carlo veggo**

PRIMO 19 Des. Dall' uomo esecrato

Fuggi, affretta, (prendendola per mano come Erm. M'ascolta .. non sai per con-

che un crudele noi tutti ingannò! durla seco) Des. So che al vile strapparti giurai,

Che lo sdegno, che V odio non langue : Se congiunsi all'iniquo il mio sangue, Separarlo in eterno saprò.

SCENA. XIII.

Dalla parte ove entrò Des. escono Farvaldo ed altri Longobardi. Far. o prence, t'affretta.

Erm. (correndo a lui) È desso! quell'empio

Che tutti calpesta, di tutti fa scempio ! Far. Deliri ?

Erm. (afferrandolo) Qui resta! qui resta, Farvaldo.

Des, Coro Trascorron gF istanti.

Erm. Non fuggi, ribaldo.

Des. Or vieni , r impongo.

Far. (liberandosi) Il senno smarrisce.

Erm Oh Carlo, mio sposo! (chiamando)

Far. Il padre tradisce.

Coro Ai Franchi ci svela , a morte ci espone.

Des. L' affetto paterno a un vile pospone*.

Erm. w udite, nV udite.

Des. Te a forza trarrò, (prenden-

dola per mano e non lasciandola)

Erm. La pace qui torna, la gioja primiera. (Erm.

cerca sempre trattenere il padre che vuol condurla seco)

Des.CoroFar.Quì tutto è delitto se Carlo v'impera Erm. Fermatevi ! Des. Coro Far. È vano. Erm. Uditemi. Des. Coro Far. No. (mentre la tra-

scinano e si avviano alla porta, cala il sipario)

FINE DELL'ATTO PRIMO*

ATTO SECONDO

SCENA I RIMA

Spiaggia del Ticino in vicinanza di Pavia; parte della scena è ingombrata da folti alberi , altra parte lascia vedere la città. Spunta il giorno. All' aprirsi della scena si odono lieti suoni.

«Di quegli abbietti air abborrita gioja ?

ni campi stessi, e del Ticin la sponda

«Ripeteranno il maledetto suono?

»» Oh ! men furente udrei

« Sovra il mio capo il tuono,

«Che punitor de' rei

«Manda ruggito eterno ed infernale. TEu.uInsana è Y ira, il lamento non vale.

«Ci raggiunsero i Franchi, e invan pugnammo;

«Salva a stento è la vita; ognun t' insegue:

wErmengarda trionfa , e brami ancora?.. Far.« Che inonorata muora,

«O mi segua colei I Giunta è lìdegarde,

«E qui verrà: de' longobardi duci

«La possanza m'affida a me soggetta:

«Tutto sorride a me... fuor che la donna

wCui volsi la superba alma bollente!...

«Ma piangerà. Tu ratto

»Fa che si rechi al coronato Franco

«Questo che invan non apprestai, mendace

«Foglio risvegliator de' più gelosi,

« Crudi pensier (gli consegna una pergamena), L' ignoto

wGalle ricalcherò che d'Ermengarda

Farvaldo e Teudi frettolosi.

«La città non basta

ATTO SECONDO 21

«Alle stanze conduce, e ravvivata

«La calunnia sarà. Teu. "Pensa.... Far. " Pensai...

«Pugnar potrei, noi vo'! Morte jja! aspetta ,

«Ma sanguinosa insiem con lei vendetta. {Tendi parte alla volta di Pavia, Farvaldo si asconde fra gli alberi)

SCENA IL Ildegarde, Guerrieri Svevi, ed alcune Donne

Svevi 11 nome d'Ermengarda

Ovunque risuonò! Ild. Ma sopportar codarda

La sua rivai non può. Svevi E fosti a regio imene

Chiamata in questo suol ? Ild. Lasciai le patrie arene

Per mio rossore e duol. Svevi Ma pochi incontro al forte

A vendicarti siam. Ild. Pria che partir, la morte!

Noi soli al vii bastiam.

SCENA III. Farvaldo e detti.

Far. Sì, tu basti. È tua vendetta

A un poter fatale unita,

Che segreto, ignoto aspetta,

Che persegue e fama e vita ;

Che il trionfo d' Ermengarda,

La sua gioja spegnerà. Svevi Si palesi.

Ild. a che più tarda?

Far. a te innanzi , o donna , ei sta. Ild. Chi sei tu ? Far. Colai che al Franca

Ermengarda un rapia >

22 ATTO

Che per sempre dal suo fianco Separarla ancor potrà.

Ild. Come?

Far. Yanne, ed in Pavia

Coi guerrier secura attendi,

Ed allor la reggia ascendi,

Che un mio fido a te verrà... Io lo giuro, tu sarai

Lieta appieno, e vendicata. Ild. Ma s'ei l'ama?... Far. Tu potrai

Sull'amante, e sull'amata

Sciorre il freno a' sdegni tuoi.

Pochi siete, ma con voi

È Farvaldo. Ild. Ed io pur sono

Che P amai , che V amo ancor ; Ma , tradita , non perdono :

Più che d'uomo ho il braccio e il cor. Tutti Come a folgore tremenda

Campo il cielo * il mondo è segno,

Sul maggior dei re discenda

L'invincibile sdegno:

Come il fuoco del vulcano Copre Timo ed il maggior,

Tutti colga la mano, Tutti sperda il furor. (partQno)

SCENA IV.

Stanza ecc. come alla scena X dell'atto primo.

Ermengarda in abito regale , circondala da alcune donzelle: che le indossano un manto , e le impongono una corona»

Coro Se nobii corona sul capo ti splende ,

Di luce più viva la gemma si accende;

SECONDO 23 Se cingoli tue chiome il giglio , la rosa Divien più leggiadro il fior che vi posa. Oh ben sulle genti regnare tu dèi , Perchè la regina deir alme tu sei.

Erm. Ah ! prima che al trono , creata all' amore*, Non bramo., non spero che il regno di un core.

Coro wV aurora degli anni soave, ridente, nij primo d'amore pensiero innocente, "Il raggio di sera , i doni d1 aprile "Son tutte dolcezze a un'alma geritile ; »E tutte le accogli , ma niuna somiglia »L' incanto celeste che vien da tue ciglia.

Erm. «In fronte mi splende un solo pensiero, "Chè solo d'un' alma mi basta l'impero.

Coro «Oh ben sulle genti regnare tu dei, «Perchè la regina dell' alme tu sei.

Erm. wAh ! prima che al trono, creata all'amore, «Non bramo, non spero che il regno d'un core. Care donzelle festose e liete , Ai consesso regal me precedete, {le donz. partono)

SCENA V. Ermengarda sola,

Erm. «Perchè nel giorno della gloria mia,

«Quando per me con ìmmortal sorriso

«Comincia il paradiso - un nuovo, arcano

« Sgomento il cor mi preme,

«E involontaria, e mesta

«Dallo spirto s' innalza una preghiera ?

SCENA yt

Entra dalla porta segreta Farvaldo , avvolto in un mantello, tosto lo getta e guardasi attorno con somma cautela.

Erm. «Ma la preghiera istessa

«Proferir non poss' io...

«Oh! vile, insano è il mio terror... (Farvaldo chiude a chiave la porta per la quale è entrato: Erm. a quel

Gran Dio? ! rumore si volge)

24 ATTO

Far. A te innanzi or vedi, o donna,

V uom rejetto , abbominato ;

Oh! perchè di te s'indonna

Invincibile tremer? Erm. È sorpresa , o scellerato ,

È ribrezzo, e non terror. Quelle porte ancor dischiudi ,

O mie grida... Far. invan f jilludi.

D' ogni gente in questo tetto

10 son l'arbitro, il signor. Erm. Tu!

Far. Sì. Bada... se un sol detto

Or ti sfugge a5 danni miei,

Tu cagion di morte sei

Al consorte, al genitor. A un mio cenno son trafitti ! Erm. 11 tuo labbro è menzogne!*... Ma... favelli di delitti ?

Oh !.. perdona , è vero , è ver. (voci /o/z.)Ermengarda ! ( Farv. V afferra )

Erm. Oh fiera ambascia !

(vocipìùvic )Ermengarda. Erm. Ah tu ini lascia.

Far. Fremi invan : mia volta è questa ;

Or t' impongo , e grido resta !

11 tuo fato è in poter mio;

Tu sei meco , ed in eterno. ( sempre più

stringendola, mcntr'ella fa inutili sforzi per liberarsi) Erm. Lunge, o vii, da te son io

Come il cielo dall' averno (voei viciniss.)0\' è dessa ? Erm. Oh Dio, pietà! A

Da te sol, da te l' imploro ,

Che quest' empio cor non ha. Far. Me tu segui! (vorrebbe trascinarla, ella cade Erm. Ah pria d' affanno in ginocchio)

Qui prostesa io manco, io moro ! (voci) Chiuso è l'uscio. Far. Te vedranno

SECONDO 28

Se non cedi , accanto a me. (voce di Carlo) Oli Si atterri. ( ode si tosto forte rumore , il Erm. Oli mio consorte', quale segue)

Far. Quel romor tua voce asconde ,

Sol Farvaldo a te risponde l

Vieni alfln... Erm. Che tardi, o morte ?

Far. Fuggi, meco, o Carlo istesso

Del rivai ti scorge al piè. L' uscio cade ... sorgi adesso ! (mentre

viene dischiusa la porta , Ermengarda smarrita, convulsa , vorrebbe correre ai sopravvegnentì ; ma vacilla , vien meno , e cadrebbe, se Farvaldo non la sostenesse, fingendo il do* lore e il dispetto aV uomo sorpreso nel punto di fuggire )

SCENA VII.

Carlo e Desiderio seguiti da Guardie ; si arrestano sulla soglia esterrefatti.

Car. Ciel!

Des. Che veggo !

Car. Fra le braccia

V empia ancor del traditore ? Far. ( io trionfo !) Car* Guai m' agghiaccia

Improvviso , ignoto orrore ? Des. Non è ver... de' sensi miei

È un inganno, un crudo errori

Car. a piombar sul vii , su lei

Mi sospinge il mio furor ? (Erm. si riscuote, e volgendosi a Farvaldo , si toglie ad esso inorridita ) Erm. Ah si fugga... Des. Car. Iniqua ! arresta.

Erm. Padre... sposo—

Car.( con tutta l'amarezza e l'ironia ) È manifesta ,

Qual bramavi , al mondo intero

L' innocenza del tuo cor 1 Erm. L' empio è quegli, il menzognero, (add. Far.) Far. Che dicesti !

26 ATTO

Des. Oh mio rossor l

Erm. Carlo.

Car. Vanne , orror mi fai.

Erm. (aDes.) Tu, m'ascolta

Des. No... più mai.

Erm. L'universo m'abbandona.

Des. Empia , il merli !

Erm. M' Odi !

Des. No.

Car. Infecleì ! la mìa corona

Disonori un' altra volta? Nella polve sia sepolta

Se il tuo capo Circondò. ( le strappa la corona e la calpesta ; Erm. è al sommo della disperazione ) Erm. Crudeli... col serto atterrami,

Calpesta insiem mia fronte ;

Men crudo il sangue spargere

Che sopportar queir onte !

Di pochi istanti, o barbaro,

Affretta il mio morir... Hai scritta , eterno giudice ,

La mia discolpa in cielo ,

Ma qui pur dèi rimovere

Air innocenza il velo...

Deliro!... o Dio, perdonami,

Pon fine al mio soffrir. Car. Per farti ancor più misera

Tuo grido in ciel risuona 9

Che a vii, mentita lagrima

Non cangia Iddio, ma tuonai

E più tremendo vindice

Raddoppia il tuo martir... il reo tuo sangue, o perfida,

Farà mie mani impure ;

Che pur potria quel sangue

Contaminar la scure...

Eterno è a te supplizio

Soffrire, e non morir ! Des. La mente mia confondere

Far muto il guardo al sole >

SECONDO 27: O il ciel dovca nascondermi . L* obbrobrio di mia prole, E allor che fu colpevole A lei la tomba aprir. Far. (S' ei ti condanna a vivere Avrai dal cìuol tu morte, Avrai d'atroce infamia Ugual con me la sorte, Che il nome mio ne' secoli Deve al tuo nome unir).

SCENA Vili.

Conti., Guerrieri Franchi e Longobardi , fra i quali Amri e Donne , indi Ildegarde seguila da alcuni Svevi.

Fran. a Da' Svevi suoi seguita

Carlo Yenne Ildegarde a te.

Far. r opra mia compita )

Ild. Gloria de' Franchi al re. {entrando)

Car. Ben tu giungesti... {correndo ad incontrarla)

Erm. Oh duolo !

Des. (Che far potrà ?)

Car. Tu sei

La mia speranza, il solo

Conforto a' giorni miei. ltx>. E fra dolcezza e pace

Compagna tua sarò.

Erm. {cercando porsi fra Ild. e Carlo)

lavan lo speri. . Ild. Audace !

Erm. Dividervi saprò Ild. Chi è dessa?

Car. Iniqua, Scostati. {respingendola)

Erm. Pietà !

Car. Chi sia dirò.

Costei fu a me consorte. Erm. Oh crudo ! Car. infida è dessa...

Coro Morte all'indegna, morte!

0 ATTO Far. (Soiè (tigO)

Des. Orror !

£rm. Deht cessa,

O uccidimi spietato. Coro Tremendo istante è questo ! Car. nodo sciagurato

Glie a lei m' unia calpesto :

Maledicendo infrango

II giuramento mio;

Or Io cancelli iddio ! Erm. e in \ita ancor rimango ? Des. inulta non Sarà, (pone mano alla spada coma per avventarsi a Carlo, ma tosto si trattiene, e guarda Ali dCSSa è rea ! con orrore Ermeng.)

Car. Coro Difenderla

NulP UOm quaggiù potrà I (succede un mo- mento di silenzio. Ermengarda è al colmo dell' angoscia ; si accosta a Carlo. Gli sguardi di tutti sono a lei rivolti) Erm. Tu. spergiuro, il nodo Mi sciolto,

Che dovea perir con noi :

La tua mano, il cor, m'hai tolto,

Cìie ad un'altra offrir tu vuoi !...

Ti perdono... allor che il vero

Parlerà nel tuo pensiero,

Questa vittima d'amore

Sulla terra non sarà % Per la pace del tuo core

Fra i beati pregherà. Des. Cui. (Quel dolor spiegar non posso

Che incatena i sensi miei t

Ah! favella ancor per lei

Un pensiero di pietà). Far. i Da terror son io percosso !

£ rimorso che in me parla?

10 P amai... potrei salvarla... No. iti offese... perirà).

Ild. (Tardo, vano è il pentimento Se regnar potrò su lei- Ma crucici sui giorni miei

11 rimorso regnerà S)

SECONDO 23 Amr.CoroAIi si desta a queir accento

Ogni moto di pietà ! Car. Or che gemo ?... il reo suo complice, (scuoten-

Tratto al cercere più orrendo, dosi)

Abbia morte sul patibolo, (addita Farvaldo; alcuni soldati lo circondano, e lo disarmano) Far. L' ora estrema fermo attendo. Car. Fra le mura di Pavia Suon festevole si desti , Ch'io l'impongo: ed oggi fìa Ildegarde unita a me. Erm. Oggi!... e ancor non m'uccidesti ? Car. Til ! rimorso e infamia a te. Car. e Coro di Franchi (prorompendo impetuosamente) Un turbin d'averno per tutto il creato L' abbietto diffonda tuo nome esecrato ; Non prece, non grido quel turbine arresti, Ovunque t' appresti obbrobrio, squallor. Ehm. è fiamma d'averno la luce ch'io scerno.1 Abisso d' orrori è fatta la terra... Son demoni ovunque che al giusto fan guerra, Che lascian la vita e tolgon P onori Far. (La trista già copre pallore di morte 5

Nuli' altro più bramo, compita è mia sorte ; Il vero que' stolti giammai non sapranno, Non ebbe V inganno trionfo maggior !) Ild. (D'affanno, d'orgoglio crudele vicenda

La pace mi toglie, m' opprime tremenda... La vittima intanto non trova soccorso- Atroce rimorso... mi piomba sul cor!...) Des. L'eccesso de' mali a farmi presente, Avanzo crudele, mi resta la mente : Mi restano al pianto il ciglio ed il core... Ah sol di mia stirpe è tolto l'onori Amri e Donne A quella gemente soccorri, 0 Signore, Mirando la pena, perdona l'error.

FINE DELL' ATTO SECONDO

ATTO TERZO

SCENA PRIMA

Gran sala ecc. come alla I.a scena dell'atto Franchi e Desiderio incatenato.

Coro Supplice il labbro, la fronte umile; Te scorger deve la turba ostile , Grave di ceppi come i più rei Chiedere a Carlo mercè tu dèi ; Chè già percosso, caduto in guerra, Altro che morte ti attende in terra, (i Fran- chi circondano Desiderio e mentre stanno per trascinarlo entra Carlo)

SCENA IL Carlo e detti.

Car. Che veggo ! e voi pur siete

I generosi Franchi?

Voi, che d' oltraggi ardite La canizie colmar ?... Dai ferri il Prence DiSCioltO venga. (t Fran. eseguis. e dietro un cenno di Des. O nobil core, un premio Car.partono)

A te riserba il ciel. - Forse Ermengarda

Colpevole non è. Car. Stolto ! che dici ?

Des. Nube d' error ne aggrava. Or deh sospendi,

Sospendi il rito che per te si appresta. Car. Corro all'aitar ... Des. (trattenendolo con forza) Ti arresta. Car. 0 tu, chi sei, che favellarmi ardisci

Come in atto d' impero ?

II tuo signor son io ,

Dei regi il rege ed il campion di Dio.-

ATTO TERZO 31 Des. Osa vantarsi di Dio campione (come prorompendo) V uom che a sue brame Iddio pospone ?

uom che, vivente una consorte , Puote ad un' altra la mano offrir !... Attendi almeno che tronchi morte Deir infelice ogni martir. Car. Che vai se un'urna non anco asconde Abbiette ceneri invereconde ? La tua progenie spenta all'onore Non ha più vita pria di morir. Ben mi compensa un altro amore Di mia vergogna, del mio soffrir. Des. 11 sacro nodo infranto brami ;

Ambizioso desir ti mosse. Car. Veglio, tu menti .f Des. Ah no, non ami!

Sui Longobardi tu vuoi regnar. Car. Menti I

Des. Se amore in te pur fosse

Non sorgerebbe novello aitar, (dopo breve pau sa Car. Des. SulP Europa io già spandea Tu non cerchi tu non brami , La mia luce, il poter mio ; Che innocente si discopra ; Ermengarda allor spegnea a scior seco i tuoi legami Quella forza e quel desio \ Arte vii da te si adopra ; E del figlio degli eroi Voiuttade non amore Quasi il genio incatenò. A te sempre favellò. Dim turni , dimmi se puoi , Il mio guardo scrutatore Che il consorte non V amò. Nel tuo core - penetrò. - Car. (ponendo la mano sull' elsa poi la ritrae)

Se non fossi inerme e vinto 5

Traditor, cadresti estinto! Des, Perchè il rito non sospendi ?

Perchè il vero non attendi? Car. D' Ermengarda il turpe eccesso

a te insiem non vidi io stesso ! Des. D' Ildegarde non vedesti

Il pallore, il torvo aspetto. Car. Della sposa che mi desti

Sol conobbi il core abbietto.

52

ATTO

Des. E tu VUOi ?

Car, Dinanzi air ara

La mia mano ad altra offrir. Des. Vanne dunque e ti prepara Più funesto V avvenir. Des. Car. Avrai nell'empio talamo 1/ eterno allór de' Cesari Sempre il rimorso a lato, Circonderà mia chioma; 0 scioglierà la folgore I più lieti e nobili,

Il nodo scellerato. Ravviverò di Roma ;

E non sarai de' popoli Di tenebrosi secoli

Per sempre il vincitore: Già le barbarie infrango, Ma il braccio del Signore E come un Sol rimango Su te discenderà. Fra questa e queir età

(partono)

SCENA HI.

Gotica facciata di un tempio: scorgesi Finterno illuminato. Il restante della scena è occupato da edifizii sui quali splende la luna.

Ermengarda coi capelli sciolti sulle spalle, e con ogni esterno indizio del più intenso affanno e del più profondo abbattimento.

Ove mi trae l'immenso E disperato affanno mio ? chi regge , Chi di breve sovvien pietosa aita Le membra infrante e la mia stanca vita?... »i Ognun m' abbandonò!... Clemente Iddio , «Forse perchè più ratta ulo m'involi al dolor, Phai tu voluto!... 0 degli afflitti padre , Al tuo celeste dal terreno albergo Io salirò pregando; E questo de* miei misero avanzo Fia sacro a te, che benigno il guardi; Fia sacro ancor se l'innocenza mia Conosca il mondo, e Carlo a se richiami V infelice consorte. 5?Oh non avessi degli aitar' la pace ''Abbandonato mai !... Terrena forza 5?Or più non v'ha che trascinar mi possa »Fra le tempeste dell'umana vita.

TERZO 33 «Secura or sono. Iddio soltanto, Iddio 55Non l'uomo, accolse ^giuramento mio. (entra

nel tempio)

SCENA IV.

Con accompagnamento di lieti suoni escono Conti ed altri Cortigiani di Carlo, Svevi, donzelle attinenti ad Ildegarde* e soldati. Alcuni di questi ultimi portano faci.

Coro Un eco nel cielo ottengano i voti ,

Le fervide preci de' Franchi devoti \ Queir ore che appresta a Carlo V imene Sien placide tutte , sien tutte serene -, Feconda radice il nodo gentile Sarà di progenie al padre simile, E ognor delle genti fia pago il desio, Chè avranno nel regc i' imagin di Dio.

SLENA V.

Carlo porgendo la mano ad Ildegarde , e precedendo altri Cortigiani entra nel tempio ove il Coro e gli altri lo seguono. Si odono per breve momento alcune armonie religiose, indi

SCENA VI.

Desiderio ed Amri , che trascinano Teudi.

Des. Oh scellerato , o vile

A che tardasti ? del crudel Farvaldo , Cui ben troncò la scure il capo infame, Chè non svelasti in pria le colpe orrende ?

Teu. Tardo il rimorso...

Des, a Carlo andiam

(pdonsi dal tempio acutissimi stridi e romore) Quai grida!

(voci dal tempio)LsL traditrice, Tinfedel si uccida! SCENA VII.

Ermengarda esce al colmo della disperazione, e come forsennata.

Erm. Presso a giurar il vidi io pur !...

Des, Mia figlia !

U ATTO

Erm. Oh! padre, padre tu m'accogli! {corre fra le

braccia di lui)

SCENA Vili. Franchi escono dal tempio.

Fran. Innanzi Al nume tstesso ardisti Turbar la pace del monarca ? morte Iniqua, a te . (stanno per avventarsi, Des. li trattiene)

Des. Dessa è innocente.

Frai*. Invano Un re caduto, un prigioniero, un padre, Si fa scudo a colei.

Des. Deli ! m' ascoltate !

Fran. (stanno per scagliarsi sopra Emù Desid. li trattiene)

Si uccida. Erm. Lascia, o padre mio.

SCENA ULTIMA. Carlo, Ildegarde e tutto il seguito.

Car. (dalla soglia della chiesa) Fermate, (si avanza,

Des. O tu, che fede a un Prence gli altri lo seguono) Negar potesti , la superba fronte Piega una volta, e credi all' uom che tutta (ad- L'infinita dirà congerie atroce ditando Tendi) Di nefandi, inauditi Misfatti di Farvaldo, al foglio credi Che l'empio duce istesso air ora estrema

Di Sua mano vergò, (gli consegna una pergamena)

Car. Che intendo !

Des. Mira {addii. Ilde,

Lei, che d'orror compresa, a te disvela

Con quale orribil trama

D' Ermengarda la fama

Contaminò ! Car. No, non è ver', mia sposa,

La calunnia smentisci.-.

Tu tremi?... impallidisci? (Ud. si getta a9 suoi piedi)

A terra cadi*..

ìuk Di Farvaldo io fai

TERZO 35

Complice.

Erm. è Segui, (che già comincia a mostrare somma gioja)

Ild. Amor di te, dei soglio Mi trascinò. L' orgoglio Parea maggior del mio rimorso : ed ora Questo a quello prevale, e il ver disvela.

Car. Che fecil ahi lasso !

(Erm» che con ansia crescente è andata seguendo tutto il pre- cedente dialogo, giunta ora all'estremo del contento si pone nel mezzo della scena , e solleva le braccia come per rin- graziare Iddio, mostrando non poterlo fare a parole, e dice,

In cor mi vedi, o cielo !

(si getta poscia fra le braccia di Carlo, e dopo brevie pausa)

Nel soggiorno de' beati (con tutto P entusiasmo)

Qual fla premio ailnostò affanni jj

Se il tormento - di mo\V anni

Un momento - cancellò ? Gu altri A compenso, a gioja eterna

Degli oppressi sventurati ,

Perchè P uomo il ver discerna

Sempre il Nume favellò. Car. «cZErm. Fra la gloria della terra ,

Fra T ebbrezza dell'amore,

Della cruda, ingiusta guerra

Abbia alfin riposo il core. Erm. A colui che resse in vita

La rejetta, la tradita

Sacri sono i giorni miei. Car. Folle voto!... io noi consento. Erm. Cessa, o Carlo, un giuramento

AlPEterno mi donò ! (con fermezza)

Obbedir, piegar tu dèi

A quel Dio che mi serbò. (pausa) (a Carlo Su. questo veglio misero (indicando Desid.) conimmen- Che fu possente invano, sa dolcezza) Sui Longobardi popoli,

Sul mio fratel lontano,

Tutto P amor diffondasi

Glie vuoi serbato a me*

36 ATTO TERZO

I miei niartir dimentico ,

POSSO abbracciar costei. (abbrac. Iidegarde)

Compio il più grande, r ultimo

De' sacrifizii miei

Senza tremar togliendomi,

Diletto sposo, a te ! Car. Se il tuo celeste spirito

Solo affisa in Dio,

Vieni, Ermengarda, a compiere

Dal soglio il tuo desìo;

Dammi eh' io possa renderti

Quel che rapiva a te. Des. Cangiar potenza e gloria

Coi ceppi e coir esiglio,

E senza pianto chiudere

Poss' io lo stanco ciglio,

Chè santo ed ineffabile

Compenso il ciel mi die. Ild. Oh la parola angelica

Dell'alma tua serena

A lei che fu colpevole

Non è perdono, è pena,

Chè il mio rimorso a crescere

Suona tremenda in me. Teu.Amri Vanne, divino spirito c Coro Chiuso in terrestre velo;

Vanne, V ascondi agli uomini

Se ti richiama il cielo :

A noi sospiri e lagrime,

Eterna gloria a te. (Erm* ascende rapidamente la gradinata del tempio, indi si Eum. V'abbandono. Quest'addio arresta sul la soglia)

È l'estremo che vi do. Gn altri Deh! rammenta, angiol di Dio,

Chi t' offese, e chi t' amò.

VX!

il