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MUSEO STORICO
DKLU
CASA DI SAVOIA
IOdizionu di IDO coime.
Torino - V. Bona, Tip. di S. M. e «lo* HK. Principi.
MUSEO STORICO
:ASA di SAVOIA.
NELf ARCHIVIO ni STATO l\ TORINO
PIETRO VAYRA
ROMA - TORINO - FIRENZE
FRATELLI BOCCA Librai di S, M. , 1880/
/
PROPRIETÀ LETTERARIA
HARVARD
UNIVERSITY
LIBRARY
MA3 1 19^5)
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MUSEO STORICO
.SA DI SAVOIA.
KELL' ARCHIVIO DI STATO IN TORINO
ILLUSTRATO
PIETRO VAYRA
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K O M A - TORINO - FIRENZE
FRATELLI BOCCA Librai di S. M.
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wrmofDuzioy^
à « Hbrì |T«no«i delle xaticlie librerie f»*-**~ 4ei ròMófi Ai Savvn.
Mi|i fi Sncb « k loru lettore
n Aiy JMm rt li nte Amm, Tominia &]l«eMÌoo e ptÌMo ^ ' ■ « CMda M smk» XTT', a ni b M^vUto H ÉMfr df ^mAbck «1 B ptwt»g di S«tua. cwBpoiilM«nt* allq;i«ÌM 4dla ttem» MOtla. Huiuacritta minAto ptwoùcKl» 401» Ulwtvii U 400 OmK dì Benr. Saggi id Mando m»- poaiaMnioL Notiiia £ >ltR o] 4i a«Tiù
Epitome d^lf iflitusioHÌ dirìtu di LaUnmio, ms. oncule dal j-'Cjì'i V* o VT*. pTOT^ojente dal mooostero di Bobbio. Bìe- che/i-? di qn^raa biblioieca inonaàtica
La Cit^' de Dìeu di S. Aff^stinu. tradotta da K- di Prèsles; Eli. l't-n minìatar^ di s-Miiila fiammio^. o[>;ta dello ik'tirano Gi'j. Da CbdOK, «s-^oìta nel 1466. appirt^nata al Gran Ba- rrarli Antoiuo di B>nrt^a. Impiirtama artistica di qoesta JT!XilÒaaM
Orazioruirio o libro d'ore, m-. miniata di scooU fiaraminga del ff^iV- SV". Data -lell'aoqaisto dì qa^rsto libro
ìlesinii del Cardinal Domettico iàla Bocere. Tre lolomi ms>. spko'lii lisii nu mtpte miniati, di sraola italiana, della fine del f*fxiìo XT". Impjrtaiua artistica di es^ e delb loro prove- nienza -, linbetie in codici miniati del Catdinal della BoTere pas.'^te in ^ran parte nelU librerìa di Sa^^na
r
— vili —
lì Messale di papa Felice V (Amedeo VIIP di Savoia), ms. alluminato della prima metà del secolo XV®. Interesse di dne antiche miniature del principio del XIII® secolo, innestate in questo volume lir/^.
Notizia d'altri messali delle cappelle dei principi di Savoia .
Messale del Vescovo Tommaso RiariOt savonese, ms. con allu- minature e lettere istoriate, lavoro italiano del 1516-1528 .
Offizìolo di Maria Vergine, ms. miniato del secolo XV, libro di preghiera d'una regina di Casa Savoia
Notizia di altri mss. e libri preziosi a stampa, di devozione o di so^'getto religioso, dei principi di Savoia
L'Art de chevalerie de Flave Ver/ece, traduzione di Gio. di Mcung fatta nel 1284: ms. del XIV" secolo con miniatura di scuola francese. Versi scrittivi sui margini da Carlo Ema- nuele P in età giovanile 1
Faits d'annes de guerre et de chevalerie, di Cristina di Pisano, sotto il falso titolo di Vegecc, de Vart de checalcrie. Ms. mi- niato della ])rima metà del secolo XV°, di scuola fiamminga, appartenuto al Gran Bastardo di Borgogna ]
De militia, di Leonardo Bruni, detto Leonardo Aretino. Due oodicetti con lettere alluminate di fattura italiana, del sec. XV« 1
Trattato d'arte militare, di Filippo di Cleves: ms. miniato di scuola francese del sec. XVI". Indagini e notizie su quest'o- p.?ra e sul suo autore . • ]
Il De Jic militari, di Roberto Valturio, edizione figurata del 1483, alluminata o miniata con alcuno effigie di principi di Casa Savoia. Preziosità di questo volume 1
Notizia di manoscritti d'argomento militare nelle anticlie librerie
dfi principi di Savoia ' 1
11 De regimine principumy di Egidio Colonna, ms. alluminato, del si'c. XV**. Altri codici della stessa ojiera nelle librerie pa- latine di Savoia 1
LcH ancienncs croniques de Savoie, ms. con alluminature del secolo XV**. Vicende di questo codice, cenno sulle cronache di Savoia. Sacrario di esse: storia del matrimonio del Conte Tom- maso 1
De la loHcnge et verta des ìiobles et clerc'^ dames de Jehan IlocC'KSc, traduzione delle Dotine illustri di Boccaccio, fatta sulla fine del XV" sec. Rarissima stampa in pergamena di A. Vérard. Parigi, 1493, con iniziali alluminate ed incisioni co- lorite 1
Dii^rgni di Pirro Ligorio; soc. XVP. Notizie su quest.) celebre
t ed antiquario e sulle sue opere. I trenta volami i libreria di Casa Savoia e loro immenBo costo. Strana storia di tesi e compliouioni diplomatiche cui diedero Inogu. Tulnint dflle opere dì logorio alia biblioteca Vaticana ed a Napoli . . pag. 135
ComMMHonuWK e parteciparixme delia morie di Anna di Bre-
taifita, Arrenata nel 1514, ras. con Agore dello steaso tempo . • 1(17
Etosio di &»ieo II" re di Francia, di Pietro Pascal, nm. del
1560. Cenno BQ qnesto impostore letterario ITO
Tratiak> di Gtomamia, o arte di far gli oroscopi, ins. del s«-
colo SUI*. Sa^o di questa sciema dÌTÌnatoria • 172
- Manoscritti di Prìncipi della Casa di Savoia.
I prindid di Satina scrìttorì
Caino dì Beatrice di Savoia, rimatricc Avi wic. XIII', celclnrata
àaà trovatori del suo tempo
r di' Filippo di Savoia, conte di Bressa, detto Sema L Sue vicende e sua prigionia nel castello di Loches, ove
DioTu di 'Emanuele Filiberto mentre era in Fiandra. Notìzia ' ■»gS><' ^> '^i
Carh Emnnuele P scrittoro; sua vita in mezzo ai dotti, Bna attiviti l'Tii-'K' I .it.i;:.;.M delle sue opere. Saggi dei suoi versi d'j'. in morte della moglie, e dei versi poUticL Cemio d'altri companimenti poeiìd: le imprese. Opere in prosa di argomento storico, militare, polìtico e dì governo, e di soggetto sacro. Suoi disegni artistici
ProittHorio mihlare di Don Amedeo di Saeoia, marchese di g. Bamberto. Sua educazione militare, poco felici risaltati
Memoriali di Carlo Emanuele II\ in nndid volami, dal 1668 al 1675; loro importanza storica. Saggio di essi: appunti per l'ambasciatore a Boma i
AdeUide Eniichetta dachessa di Baviera, sorella di Carlo Ema- narle, poetessa: saoì lavori ricordati
Xaooscrìtti flnaniiarii di Carlo Emanuele 111"; bilanci deUe sue qWKpmotedal 1721 al ITTI
Cdtoia letteraria di Vittorio Amedeo IU°. Sue tarde soiscettìvìtà lettenrie; curioso esempio di esse
Ftmeipio di Qionttàe di Vittorio Gmanaele 1°; sa^o . , .
Giornee di Carlo Felice, in tredici volumi, dal 1T84 al 1813.
r^
— X —
Saggi di essi : la morto della madre, Taccisione deUa princi- pessa di Lamballe, la rivoluzione in Piemonte, l'arrivo, alla | Corto di Savoia, della sposa principessa di Carìgnano . . . pag. 27S
Giornale di Maria Cristina, moglie di Carlo Felice, in quattro volumi, 1813-18. Saggio di esso: U compleanno, quadretto di vita intima » 28S
Giornale del Conte di Moriana Giusep^K) Benedetto, in quindici volami, dal 1786 al 1798. Saggio di esso: gli ultimi giorni della Monarchia e la principessa di Carìgnano (dicembre 1798) » 288
Carattere saliente degli scrìtti dei Principi di Savoia .... ^ 291
SALA DEGLI ATTI PUBBLICI.
I. — Documenti più antichi degli Archivi piemontesi e prime origini di Casa Savoia.
Punti culminanti di storia piemontese o di Casa Savoia ricor- dati da questi atti pubblici -^ 294
SKtOLO VIIP.
Addo
726. Dominazione dei Franchi : dinastia Meroringica. Fonda- zione del monastero della Kovalesa - 296
769. Dinastia Carolingica: Carlomanno. Privilegi allo stesso
monastero » 800
773. Carloìnagno, Altrì privilegi al detto monastero .... - 301
SEroi.o IX*".
810. Carlomagno imperatore: Pipino re d'Italia. Donazione di
un privato al predetto monastero :i03
825. Carolingi: Lotario J°, re d^JUdia. Privilegio allo stesso
monastero 306
861. Carolingi: Ludovico ll'^y imperatore e re (V Italia. Il mo- nastero di Bobbio da lui fìivorito - 306
895. Bc italiani: Quido di Spoleto, re d? Italia, Suo diploma al
monastero di Bobbio .♦ 309
896. Be itidiani: Lamberto, imperatore e re. Suo diploma a fa-
vore dello stesso monastero » 309
Se<'olo X".
903. Re d'Italia italiani: Berengario P, Suo diploma a favore
di Bobbio 312
934. Be francesi padroni d'Italia: Ugo e Lotario di Proveìxza. Dono di essi al conte Aleramo, gran feudatario in Pie- monte; cenni su questo personaggio leggendario . . . 313
Sb.:olo XI".
1003. TtrcQ re ^HaBa italiano: Ardoiito, mare/iese d'Ierea e
re ifltaHa. Sue ricradc, suo diploma alla chiesa d'Ivrea pwj. Sl'J
Ì02H. Omtkrioit todà/t: Gli «rAiapi. Contratti di vendita di
aehùfe o schiavi sol NoTarese e mODonii^oni: esempi. • '^24
1021^. / grandi feudatari: Oìtkrica Manfreili, conta di Torino « marciMM in Italia ; Eoa fondaiione dellab1>aiia di CV mnagna e wiini di Ini > .127
103t drea. Ohgiti di Com Havoia: Ungerlo 1° BÌa»camano. Sua «Ito pcdiionc alla Curt« di Bologna, sue notizie, usiate ali» foodazioDc dal monastero dì Talldn'B fetta
datts ngina Gnuec^rda :S:!0
Ia fine del mondu mi:niiuiiuUt iu ijUHito attu u la ino-
derna crìtica > M3l<
IMO. Vwtbrrto I', conte di Aosta; sua doiunionu ai CMiunid di iv Orso. Notizia di quattro ligU di lui, Auiedw, Ai' tiKitio, Oliione e Bnrcanli) o del niputis Pìi'tro, fornita da qwsta calta - 'l^?
IMO. ùa tforiai Cfimaai della Nomkta, primo componimento •toriro d«l Piemonte. Notìiio di esaa; ruuiouEO dei casi di Voltano ìnsertovi. saggio dì ceso, la Cronaca disila No- vslesi e d'Aieglio, V'aitano e Faniolla • 310
1072. Za Coso di Savoia pasua le Alpi e ai fa polenta in Itaiùi. \ La oantesw Adelwde ed il suo matiìmonio col conte Od-
doiif^ di Savoia che diventii marchese in Italia
L — Snccessiri progreHÌ e Tic«nde della Casa di Saroia.
StcOLO XII". 11:}7. Amedeo IH'. Saoi privila alla chiesa di S. Andrea di
Rivolta, sue vicende ed acquisto dì Torino >
11^. Ca»a di Savoia al bando ddflmpero. Bolla d'oro di Fe- derico Barbarossa in pregindìiio di essa =
U&T. La fortH/ia di Savoia li riìeoa. Tommaai 1°, sua pulitica
« sae vicende, Eua liberalitA allo spedale del Moncenbio ' SicoLO xni'.
Ì2i9. Caia di Savoia mtdiatriee tra T Impero ed il Papato. Lettera dell'imperatore Federico II" ad Amedeo IV' ed al conte Tommaso, incaricandoli dì trattar la pace. Bicordi dei btti di Tunmaeo in PiemDnt« ■■
1249. Tommaso II', eicario imperiak, creato da Federico II" •
— XTI — Anno
1257. Casa di Savoia e i Coìtiuni. Tommaso IP prigioniero dei
Torinesi ; sua pace coi Comuni di Asti e di Torino . . . pag
Secolo XIV».
1310. 1 Coìiti di Savoia creati principi. L'imperatore Enrico VIP eleva alla dignità di principe il conte Amedeo FV® ed i suoi successori »
1366-1368. Spedizione di Amedeo VP in Oriente. Conto delle
spese fatte in questa spedizione, memoria di fatti d'arme >
1381. Amedeo VP arbitro tra Genova e Venezia. Guerra di Chioggia e pace di Torino; protocollo della prima riu- nione degli ambasciatori davanti al conte di Savoia . .
Secolo XV**.
1431-39. Il Concilio di Basilea e il scisma. Atti del Concilio »
1440. Amedeo VlIPy papa. Creazione di cardinali da lui fatta > 1441-48. Papato di Felice V* (Amedeo). Giudizi su di esso e
rinunzia. Suo bollario »
1441. Suo Breve al duca Lodovico, suo figlio »
1485. Il regno di Cipro, ceduto dalla regina Carlotta al duca
Carlo P di Savoia. Ritratto e notizie sulla regina Carlotta di Cipro
•»
m. — Monarchia Armigera.
Nuovo aspetto assunto dal principato di Savoia nel XVP secolo, delineato da questi documenti: formazione del carattere pie- montese '>
Secolo XVP. 1557. Emanuele Filiberto a S. Quintino. Disegni degli stendardi
e delle insegne da lui presi in quella memorabile giornata :> 1571. V armata di Savoia a Lepanto. Relazione di quella ce- lebre battaglia^ di Andrea Provana, ammiraglio di Savoia ^ 1574. Casa di Savoia patrizia veneta. Diploma del doge Moce- nigo di conferimento del patriziato veneto ad Emanuele
Filiberto ed ai suoi discendenti >
1594. Carlo Emanuele P dW assedio di BricJterasio. Piano della batteria per l'espugnazione del castello, da lui disegnato
e relazione deirassedio *
Secolo XVIP. 1608-9. Carlo Emanuele P e la Macedonia. Lettere del patriarca e degli Stati della pr^^vincia di Macedonia a Carlo Ema- nuele P per offrirgli quel regno. Vasti suoi disegni sul-
rOri(int& pratiche e misgioni per (] udì 'impresa, nteintirio
e rakoli autografi del duca al riguardo p
16!>0. Saltaglia dì Staffarda. Belmione di questo btto d'armi
1691. Difaa di Citneo, assediata dai Fraiiceei. Memorì>; auto-
mfe di Vittorio Amedeo II* e del principe Eogoiiia . .
Skcolo xvni".
I70& Aiaedio di Torino. Belaiìone dell'assedio, difesa e libe- raiione di Torìnn dall'esercito frani^ese. Pietra Micca . .
1747. L'Anietìa. Belauone della battaglia e vittoria riportata
(antro i FiODcesi al colle dell'Asaictta
Secolo XIX°.
IB4S. Guerra d'indipendetu;a. Proclama di Carlo Alberto ai suoi papoli per la goerra coutra l'Austria
I^4S. Peat^icra. Captolaiione della resa di Peschiera . . . >
im>*. Proposte atutriache. Lettera del generalo aostriaco Hess recante le oandìiioni per un armistÙEÌo con proposta ili ■tahilire all'Adda la linea di difesa tra i dne eserciti . .
ÌM'ì. ha riacosna. Decreto proctauiante la levata in masaa
1^0. Hoitara. Armistizio conchioso a Novara da Vittorio Ema- uaeio n* col generale Radctxki; primo att« del regno di Vittorio Emanuele i
ltó9. Vittorio Emamiek e Vltaiia. Discorw pronunziato da Vittorio Emanuele all'apertura del Parlamento subalpino il 10 gennaio 1859. Segnale della guerra coU'Aiutria. Testo del liiscoiBo presentato dal Ministero ni Be, impor- tantissime modificazioni e correzioni da loÌ &ttegU di proprio pngno >
. -l*rai.
Unificazione l^slativa segnata da questi documenti »
H30. Prime riforme generali. Statuti generali di Amedeo \ III" ■ 1177. Amminiatriuione della giuttieia. Decreti d Ha duchessa
Giolonda per abbreviar le liti e renderle meno dispendiosL • 1180-1770. Opera legislativa di altri regni ricordata >
1><37. Codice Albertino- Ori^nali dei codici promulgati da Carlo
Alberto ■
1^44. Siforme coslUueionah. Proclama di Carlo Alberto con cui
concede al Piemonte lo riforme costituzionali e promette
uno Statato
184-?. Statuto fondamentale del Regno; originalo di esso . . • 1^65. Legislatione italiana. Orig^ati dei Codici vigenti nel regno
d'It»IÌa
— XIV —
V. — Ingrandimenti dello Stato di Savoia per via di dedizioni spontanee e di annessioni e plebiscitL
I
La libera volontà popolare, antica fondatrice della sovranità di Casa Savoia in Piemonte e donatrice moderna della Corona dltalia. Importanza storica e politica di questa serie di atti ]m^^
Dediziom.
Anno
1198. Miradolo (Pinerolo) ....
1220. Pinerolo
1226. Savona e Albenga . .
1238. Alpignano
1247. Rivoli
1255. Morat — (Svizzera) ....
1255. Berna
1264. Ginevra
1268. Berna
1272. Morat
12>=^6. Moncalieri
1291. Berna
1306. Gassino
1313. Ivrea
1314. Possano
1314. Riva e Cavallermaggiore . .
1347. Chieri
1347. Savigliano
1347. Mondovì
1349. Sarigliano
1351. I Feudi del Canavese ...
1361. Busca
1363. Barge
1373. Verrone (VercclU)
1373. Buronzo
1373. Magnano (Biella)
1373. Castellengo
1377. S. Germano
1377. Santbià
1377. Biella
1379. Chiavazza
4^
4r
4a-^
43^
49^ 437
439
438
439
439
443
444
445
446
446
446
451
1379. loìhga^
Vili. Odriupi
13TB. Vt^noKo
1X79. Hortiglicngo
1ST9. IMrraUi .
I3T9. Gmglm . .
1379.11
mt Krii
t3Ì2. Ciato
1383. (lioaiw (SiiM)
Ii«5. S.Pwlo
•■ Tdcdm, Ciutellan.^ Mairona, Arctiia (Valle 3c
L-P*.! fiMNilonetto (Nizza)
1397. V»[ di BrMio nel Canavostf
IS83- Kia*
I-WI, rinniio e Capitanato di Val di Stura . .
I.»S, Dtdle
im Vicaria di Soopello
I38S, Toonufort nellu Valle dì Hossoins ....
I3>7. ft>T<«
ÌS99, Mnn
Itó*. Cerrione, Ponderano, Qoaregna, Cossat^, Cerreto e Vigliar
J«4. Bioglio
H04. Muntebniardo
UOi. Benna
1104. GaglUnico
14M. Valdengo
1404. Virerone
1404. SaUstt.
1404. Vestigotì
1404. Larissè
1404. Motta
1404. Pezzana
1404. Caresana
1404. Blatino, Boriana, Netro
14'M. S. Salvatore (l'Abbaiia)
1405. Casanova
— XVI — Anno
1405. Mnleggio (l'Abbazia) pag.
1405. Capriasco (il Priorato)
1405. Massaza, Bossoncngo, Castcllazzo di Casanova, Yillarboito
1405. Quinto
1405. Tronzano
1405. Colobiano
1408. Sale
1409. Poirino
1411. L'Ossola
1414. La Chiusa (Cuneo)
1416. Mongrando (Biella)
1426. Sandigliano ( — )
1427. Serravalle (Vercelli)
1435. Crescentino
1447. Castelnovetto
1452. Friborgo (Sozzerà)
1452. Cocconato
Annessioni k plekisciti.
18<i8. Piacenza.
10 maggio. Spoglio e proclamazione della votazione . » 4
27 — ^^^Q d'unione al regno sardo > 4
1" giugno. Scrutinio supplementare » 4
— Atto di consegna del ducato di Piacenza al
re di Sardegna * 4
1848. Parma.
26 maggio. Promulgazione dei voti di unione . . . ^ A
10 giugno. Legge di unione - 4
1848. Modena, lieggiOy Guastalla.
29 maggio. Proclama annunziante l'annessione al Regno Sardo » 4
30 maggio. Atto parziale della votazione di Reggio. . * 4 21 giugno. Legge di aggregazione al Piemonte di Mo- dena e Reggio > 4
28 giugno. Atto di ccmsegna della i>rovincia Modenese al
re di Sardegna » 4
1848. Lombardia.
10 giugno. Presentazicme al re dei voti della Lombardia per l'unione > 4
13 giugno. Atto di fusione della Lombanlia e delle Pro- vincie di Padova, Treviso e Rovigo cogli Stati Sardi - 4
27 luglio. Lo^ge d'uiDessionc delk Venezia ....
1B49. Proreau lerbali <ti parziali votazioai d'uoione eil indìriKiii
di deruziune e dì felicitaiione al re, di vane cittiì
dlt*Ua
18&9. LOMbardia.
Indtrìixo al re, delie città di Qrescia e dì 6«rganiu 1639. Toscana.
24 BgtMb). Metnoranditm alle potenze europee , , . 1860. Emiìùt.
15 aprile. Legge d'ani(iDe dulie pruviiicle deirErnilia al
Kgntt d'Italia
Iseo. TMeana.
IS aprile. Legge d'anione della Toscana
1S60. ProetHde Napoktant.
3 novembre. Seratinìo del plebiscito delli; ]]roviiii^ìc Na- poletane proclvmato dalla Corte Suprema ....
S noTembre. Atto di presentaKionc al re e di accottazioDe del plebiscito
17 dicembre. Lc^ge di anioue delle prorinde Napoletane
al regno d7talm
1*50. Sicilia.
4 noTembre. Scrutinio del plebiscito della Sicilia, procla- mato dalla Corte Suprema
2 dicembre. Presentazione al re ed accettazione dei ple-
17 dicembre. Legge d'unione della Sicilia al regno d'Italia 1%0. Untòrìa e Marche.
4 e S novembre. Voti emessi dalle donne e dai minorenni della città di Ancona e sua provincia e delle provincic di Camerino e Macerata, durante il plebiscito per l'o-
22 novembre. Atto dì accettazione di S. M . il re del ple- biscito delle Marche e dell'Umbria
1?*66. Tmeria.
26 ottobre. Scmtinio del plebiscito della Veneùa . , 4 novembre. Presentazione ed accettazione del plebiscito
— XVIII —
1870. Boma,
9 ottobre. Atto di presentazione al re e di accettazione del plebiscito di Roma e della provincia romana . . pag. 1859-1870.
Processi verbali di parziali votazioni d'unione. Indirizzi di devozione e di felicitazione al re. Schede originali dei Bi e NO deposti nelle urne delle votazioni dei plebisciti : • •
>
•
VI. — Ingrandimento dello Stato per Trattati Europei e sue relazioni internazionali.
Prime e più notevoli relazioni politiche della Casa di Savoia cogli altri Principi e Stati dltaUa dal 1287 al 1427 . . »
Relazioni e trattati colle principali potenze d'Europa dal 1559 al 1748 -"
Trattati intemazionali dal 1815 al 1860. Trattati del regno di Vittorio Emanuele I« (1815-1818); del regno di Carlo Felice (1821-1825); del regno di Carlo Alberto (1833-1848); dei primi dieci "anni di regno di Vittorio Emanuele II* (1849-60) ^
Imponenza dei trattati di quest'ultimo periodo ^
Trattato di amicizia e di commercio colla Persia del 26 aprile 1857. Testo della ratifica
Memorie e riflessioni suscitata da questa serie dei trattati . . >
SALA DEGLI AUTOGRAFI.
Interesse caratteristico offerto dagli autografi ^
I. — Autografi dei principi sovrani della Casa di Savoia.
Serie di essi da Amedeo VP a Vittorio Emanuele II* ... >
Lettera di Carlo Alberto 14 luglio 1842 >
Lettera di Vittorio Einanuele II* -
n. '— Autografi di Statisti e Diplomatici piemontesi.
Interesse di questi autografi e nomi dei più eminenti personaggi a cui appartengono »
. — ABtogrftfi di piemontesi illastrì nelle scienEe, nelle lettere e nelle arti o per virtù e santità di vita.
ì di alcuni dei principali . ■ • P-
. — Anto^^ftfi dltaliani illnstri.
Indìmionc d'alcmiD dei nomi 'ritulìiiiii di tiiag^or fatan ((ui riconlali -.....,, . .
— LltalU politica del secolo XIX.
Autogrù de^li Domini wlebrì (in: la rniipn-'.^uii tanti, iiuiiii di ftlcvst dì eaà
. — Autografi di principi e aorrsm esteri.
1iiì,'liilUTni — Prussia — Rnssìa — Polonia — Spa^a — Por- l>^>llu — Belgiu — Messico — Impero di Alemagna: Au^itria
— Fiui<:i& — Italia: MJlauu — Mantova o Monferrato —
— Yenoiìa e Genova — Pironie — Lacca. — Napoli — ' Ferrara e Modena — Roma: l'api
Lrtt^ra tmtagnb Jdl'imperator Ma^millano (ITiwttembre lf^66} htttfn dell'ìinperator Napoleone III' (17 agosto 1857) . . -
TU. — Autografi di presidenti di repubbliche di America e di aorrani dell'Oriente.
Antugrafi di presidenti di repobbliche americane
Lettere di suiTani d'Oriente. La più cnrioaa di esse è qaella dell' impera ture dei Birmani (1S57) che qui si offre . . .
INDICE
DBLLB MINIATURE, DEI DISBGIil B DEI FAC-SIMILI.
Pagina del manoscritto del roy Modus, con piccola miniatura rap- presentante il re che insegna le regole della caccia .... pa§
Giostra alla corte del roy Modus, miniatura dello stesso manoscritto
Pagina del Lattanzio in scrittura onciale
Segnatura, col motto, del gran Bastardo di Borgogna
Miniatura del manoscritto della Cité de Dieu
Gesù in croce, miniatura del XIII* sec. innestata nel Messale di Felice Y*
Battaglia navale, miniatura del manositritto di Filippo di CleTes .
DÌ9^l[io a penna tinteggiato all'acquerello, di Pirro Ligorìo . . .
I pellegrini, disegno a penna tinteggiato alla sepia, dello stesso
Pagina del giornale autografo, di Emanuele Filiberto
Monogramma di Carlo Emanuele I* e di Margherita di RoussiUon .
Tersi di Carlo Emanuele I* in morte della moglie, di suo pugno .
Iniziali intrecciate di Carlo Emanuele I* e di Caterina d^Austria .
Sonetto airitalia di Carlo Emanuele P, con una terzina di suo pugno
Pagina dei memoriali autografi, di Carlo Emanuele II* ....
Giornale autografo di Vittorio Emanuele I*
Pagina del Giornale autografo, di Carlo Felice
Due pagine del Giornale autografo, di Maria Cristina
Pagina del Giornale autografo del Conte di Morìana
Carta di fondazione dell'abbazia della Xovalesa
Segnatura di Carlomanno
Carta di donazione privata alla Kovalesa
Diploma di Lotario re d'Italia, col suo monogramma
Segnature coi monogrammi di Lodovico II*, di Guido, di Berengario e di Lamberto, re d'Italia
Segnatura coi monogrammi di Ugo e Lotario
M'^nogramma di Ardoino e segnatura di Odelrico Manfredi . . .
Carta di fondazione dell'abbazia di Talloires, fatta dalla regina Er- mengarda, colla segnatura del Conte Umberto I* di Savoia
on* dTrmtierto I' fa Canonici di S. Orso di Aoata, colle flnne
tto^nli àti mai figli Amedeo, Aymone, Oddone e Burcardo e
il conte Pietro, figlio di Oddone
della Cronaca della NoTalesa (1060 circa) .
u cifiginale (Bulla d'oro), di Federico Barbams^, col sao mo-
ignEoms e ù^Uo
na originalo dell'iinpeistor Federico II", con sigillo .... del rotolo delle spese dello spedirionc di Amedeo VI' in Oriente dì Pipa FeUceV
I di Andrea Piorana Tutla liatfaglia di Lepanto.
II ^1 Patriarca di Bulgaria a Carlo Emanuele 1° . . . .
Ito per l'impresa di Macedonia, di pugno di Carlo Eman. I*
ole del pioclama di Carlo Alberto (I84S) .
* pa^na dell' Armigtizio di NoTara (1849) ......
unni &tte (ti proprio pugno dal re Titturìo Eiuannele TI' [ìjotbi della Coiwnn. 10 gennaio 1
» pagina dello Statuto fondamentale del regno
<yia dedtiione di Mindolo (IIRS)
iJ. di Morat (1272)
id. di Berna (1291)
id- di MondoTi (1347)
id. di Terrone (1373) .
ìd. di Magnano (1373)
id. dì Biella (1379)
id. deU-OsBola (1411) ■
a pipna dall'atto di con.=cgiia del ducatii di Pìaeenza al re
li Sardegna, cont«nente le firme (1 giugno 1848)
ilgaiione dei Toti di Parma (26 maggio 1848)
Id. id. di Modena, B^gio e Guastalla (29 mag. 48)
a parte dell'att« di annessione di Beggio, colle firme (30 mag. 48) Id. id. della consegna della prov. Modenese (25 giog. 48)
Id. ìd. dell'indirizzo di presentazione del voto dei Lom-
ardìat re. colle firme dei membri del Governo provv. (10 ging. 48) d'annessone della Venezia al Piemonte (27 loglio 1848) . . I pagina del Memorandum della Toscana (22 agosto 1859) .
Id.
deU'atlo di
presentaiii
e del plebiscito Napoletano
(8 novembre 1860)
delle Provincie Siciliane
(2 dicembre 1860)
delle Marche e dell'Umbria
(22 novembre 1860)
della Veneiia (4 no?. 66)
- XXII —
Ultima pagina dell'atto di presentazione del plebiscito dì Roma e
della provincia liuinana (9 ottobre 1870) . . . pag. SU Id. del Trattato eolla Persia, ratiflcato dallo Schah
(27 aprila 1857)
Lettera ant<«rafa di Carlo Alberto (14 luglio 1842) •
Altra id. di Vittorio Emanuele II" (1851) ■
Lettera deiriinperator tlassimilianu (17 settembre 1866) ....
Lettera dì Napoleone IH" (17 agosto 1857)." ■■
Lettera dell'imperatore di Birmania (22 dicembre 1857) . . . . •
W0s;
■i
I A itorìa dì Gasa Savoia e del Piemonte ha
I il suo pia insigne momuaeiito nell'ArcbiTio
I di Stato, che secoodo il costume assai co-
ì presso dì noi di conoscere le cose
I nostra meno degli straoieri, pochi cono-
I scono appena di nome, pochissimi hanno
L Emo si stende ad una delle estremità della lunga
I die percorre Q primo piano del palazzo, una volta
, e proprio io &ccia all'Armeria Beale, che par
t la mano a dimostrare Tuoione che è tra di
: ■ nn medesimo concetto patrio. Mentre infatti dall'una
■sia nodùode i bttì dì soTrani e d'un popolo guerrieri,
uatura. Nella prima, gli arnesi di guerra di'! ogni forma, le celebri spade piemontesi che tante volte t( rouo dai campi di battaglia senza avervi mai perduto l'oi luccicano di sotto i cristalli delle vetrine e nei ben die trofei colla balda franchezza che si conviene a rappre tare lo spirito marziale e l'indole robusta dei Subaipind secondi, forti armadìi ferrati sono i custodi che si cotfi gono alla gelosa natura degli atti privati della famiglia nostri re, dei diritti e delie leggi del paese e dei Beg Stato.
Gli Archiviì guardati dal punto di vista della nd storia offrono un imponente panorama di tredici ; I documenti che essi conservano corrono , per una l non interrotta, dal secolo VII al presente XIX, rìcorc e rischiarando fatti dimenticati od oscuri, rivelando ( ed origini remote, celate o segrete di fortune, di i e di rovesci di principi, d'uomini grandi, di città e tiere generazioni.
È una folla sterminata, un mondo intiero d' avvenina e di vicende per ciascuno dei quali questa immensa &cd di documenti serba uu ricordo, un cenno, una data,] notizia od intieri volumi.
Percorrendo quest' ampie sale che la magnìBceO! Carlo Emanuele IH edificava nel 1731, sui disegni del lebre luvara, per farne la monumentale custodia della a e degli interessi del Piemonte, passeggiando lo sgoil sulle file di mighaia d'armadi che con severità ne rives< da cima a fondo le pareti e le cui porte a doppio batt si schiudono di volta in volta come le coperte di gìd teschi Tolumi d'annali a chi voglia interrogare il pasfli quante memorie non si affollano alla mente, quante fi^
prodi della schiatta sabauda sfilano davanti alla nostra imaginazione dalla faccia abbronzata dell'antico g-ueiriero De lacenti armature, dal crociato Conte Verde a! pallido llto del martire di Oporto!
Kgnratevi di contemplar dall'alto questo immenso pano- ima Btorico di 1300 anni.
Dapprima lontan lontano giii nello fifondo si presenta ombra moreute dtdla dominazione longobarda e dinastia merovingica cbe si dilec^uano segnate appena U sorgere delle temporalità dei grandi stabilimenti mo- qnindi ancora nell'oscuro orizzonte, indistinto il ui colosso dell'impero di Carlo Magno, poscia lo sfasciarsi esso in vari regni incerti, sbattuti dal turbine delle ire linli. poi lo sciogliersi di questi in altri Stati minori e rap- qaasi un gran banco di fitte nebbie in cui bru- licano confusi poteri e giurisdizioni e s'intricano diritti ge- hrchici. splendori cavallereschi e inique prepotenze. É quella zona del caos feudale.
Di mezzo a quel caos ecco venir fuori a poco a poco i ■ri ooraaoi o spuntare le prime origini della dinastia dì iTQta. Al suo apparire, essa non è che un punto quasi ipercettibile che si perde nell'oscurità feudale , ma non Inh a farsi più visibile, a venir avanti grandeggiante da chiaramente distinguere. Appena varcato il mille punto eccolo una personalità che emerge nel mondo prima della metà del secolo (1045), i Conti di Sa- na SODO già diventati Marchesi in ItaHa. Do questo punto l'orizzonte si presenta sgombro di nebbie Is «cane del grande panorama che ci sta davanti si la- distinguere ad occhio nudo nelle loro particolarità. Davanti al seggio d'Adelaide sovrano di più contadi dei
maggiori io Italia, splendido per parentado coU'ìmpi per protettorato della Chiesa, al quale è rapidamente salj nome di Savoia, il teireoo s'avvalla repentinamente, largo tratto di terra italiana che vedete laggiù roJ giare di sangue è il periodo delle lotte, prima di pre derauza dei Baroni coi Vescovi, poi di libertà dei coi Vescovi e coi Bai-oni, poi coll'iinpero, poi fratricidJ i Comuni stessi. La fortuna di Savoia ravvolta in qn lotte volge, al di qua delle Alpi, rapidamente alla chia nomi di Umberto II, d'Amedeo III, d'Umberto IH, di ' maso I, d'Amedeo IV, di Bonifazio, di Pietro, di Filìpj d'Amedeo V segaano i rimbalzi d'un corpo che rotolai d'un precipizio. Ma, mirabile spettacolo, quegl'anìmosil sono ancora perduti, impavidi combattono contro rinfuT deiravverBafortuna,si divincolano. lottano disperatamente (E lottano ancora, mentre attorno ad essi altri soccombo^
La stirpe sabauda è anch'essa perita? 11 nostro i cerca ansioso per la distesa delle t«rre piemontesi ifl gnacolo nazionale della croce bianca, ma esso vi è i scomparso, appena sovra dtie piccoli punti del suoloS liano esso sventola ancora, Aosta e Susa. Il domìnia Casa Savoia si è spezzato (1285), distrutta l'unioa distrutta la forza, alla divisione non può succedere chi morte. Guardate d'attorno quanti Stati feudali sono in questo modo. Ma no, ciò che trae gli altri alla è pei Sovrani di Savoia elemento di nuova vita. Vm come ogni membro della tripartita famiglia si travaj gaghardamcnte ad aggrandire la sua parte , come i princìpi * abili politici e prodi cavalieri tutti > concoi mirabilmente a far grande e glorioso uno stesso d(^ Ecco là lo scudo di Savoia comparire sovra nuove (
poli, contro i Visconti di Milano, i Marchesi di Mon- B le bande degli avventurieri inglesi. Ecco la croce ia stendersi per libero voto de' popoli sopra Chieri, i, il Canavese, Biella e Canee, sorgere gloriosa in I floatenìtrice di un impero (1366), mediatrice sug- 1a pace fra Genova e Venezia (1381), e con Àme- I giungere 6no al mare a Nizza e allargarsi verso a per la Valle di Barcellonetta e sul Capitanato di D (1388).
potpera fortuna continua a sparger di fiori la via gtaodezza davanti ai principi sabaudi. Lo sguardo un trono su cui siede una nobile figura, quel il colmo della prosperità e quegli che vi si r è Amedeo vni.
leferenza dei popoli lo circonda, una nuova provincia, iit Tieoe ad offrirgli la sua sudditanza (1211), Topu- Tcrcelli si aggiunge al suo regno (1447), e tutti gli ii si ricongiungono sotto di lui (1418). che bella distesa di dominii ! L*intiera sinistra 1^ tolto il Piemonte a pie delle Alpi, dal Monrosa alle • dd Varo, la Savoia, Vaud, Ginevra, la Bressa e SODO uno Stato solo sotto lo scettro dei prin-
fedeli, alla corona ducale succede la tiara, il daca J deo Vili è diventato Papa Felice V.
Seguendo i passi dei tre «Itimi Amedei, ci pare d'esser saliti su uno di quei monti che dopo l'ondi zione di dolci pendii s'ergono arditamente in maet mole. Ma al di là della vetta culminante s'aprono i ( i passi precipitano di balza in balza, e in fondo si spalli l'abisso. È il quadro che ora ci si a&ccia pel tratto ( secolo nel quale Lodovico I, Amedeo IX, Filippo I, Carfi Carlo Giovanni Amedeo, Filippo II e Filiberto II ci davanti incalzati e spinti dalla mala fortuna o dalla prò ignavia giìi pel rapido pendio della decadenza. Quelle Ì macchie più nere che vedete succedersi a breve dista sono due reggenze cbe mettono lo Stato in balia dello s niero e agitano la face della discordia nel seno della f glia regnante. Dtie terribili fiumane vi corrono ai lad minacciano di sommergere lo Stato di Savoia, la str lenza di Luigi XI che minaccia dal lato di Franci^ quella degli Sforza dal lato d'Italia.
Qual triste scena! Il nostro paese si ricopre d'armati « nieri , le nostre terre diventano il campo di batta d'Austria e di Francia che vi seminano la distruzione ( miseria. Due sole città restano del regno di casa SaT< Nizza eroicamente fedele, eroicamente combattente, attori dagli assalti dei Francesi e dei Turchi e dalle eeduzioni Carlo V, e Vercelh occupata dagli Austriaci amici infesti j che nemici (1504-1553). Lo Stato dei principi sabaudi s'estende piìi largo del letto d'un moribondo su cui : Carlo III 0 il principe senza /orza e quasi senza terra» i
filore e la sua spada. Ma in un lampo il soldato di ■a ci fa eroe a S. Quintino (10 agosto 1&57), ed Ema- . Filiberto rientra glorioso negli aviti dominii ristau- m della fivtona di sua Casa e delle sorti del suo • (1S&0).
a qin i Dochi di Savoia, cui abbiamo tenuto dietro coi B fgoardi e non erano stati pili di semplici signori pia o meno indipendenti come tutti gli altri duchi del medio evo, ma da questo momento essi diven- ta delle potenze europee bilanciantesi fra Austria e ed ingrandentesi anche dopo i disastri » (1). Sul , ooetituito per la prima volta in vero Stato in- vediamo stendersi solidi ordini amministrativi e alle masnade avventuriere e baronali succede una ■a aa&onale; vediamo ristaurati gli studi , i commerci iiiHtrie, brillare lo splendore delle scienze e delle let- . L» Stato di Savoia s*allarga verso il Mediterraneo per te signorie di Tenda, del Maro, Prelà e d*Oneglia mai trono nn principe che e riunisce in sé le virtù avi e dei sud discendenti, il valore avventuriero del medio evo e la saggezza calcolata dei rijpi Bodemi » (1), un sovrano che vuol essere e mo-
rire italiano e che dà al Piemonte la lin^t e zionl dell'italiana nazionalità.
Nella stermioata distesa dei tredici secoli di nostra 8 che stiamo contemplando la grande figura di Emanad liberto posa come una colonna di granito che se^a il fini di un nuovo territorio. Dopo di essa ci sfilano dafl i prìncipi più grandi della Casa di Savoia, nel nuovo S s'avvicendano i più importanti avvenimenti , si agita grandi interessi e scorre la vita europea. 11 nuovo | che si afiaccia dopo questo gran termine si atlarg:a di q in mano che ci si avvicina, diviene il campo feconi nuove idee e dì nuovi prìucipii che vi germogliano! sbocciano felicemente, e avanzandosi nella via della ( e della potenza si fa degno di maturare nel seno i dd di una nazione che deve risorgere.
Tutto ciò è la grandiosa mole dell'edifizio storico 1 riempie il corso dei quattro ultimi secoli. Ma quanti i nimenti, quante vicende non si accalcano ancora nello E di questi ultimi quattrocent'anni prima che lo sgaani posi sulla meravigliosa epopea dei nostri tempi, agli sii didi giorni del risorgimento nazionale, ai dì amari da menti e del dolore, alle gioie dei nuovi trioaB, al compim dei destini ìtaUani?
Dopo Emanuele Filiberto vien Carlo Emanuele I, il | cipe dei grandi ardimenti, valente , brillante , avventali in guerra e nella politica. Genio smanioso di grande e di hbertà che per quarant'auni tiene in pugno I contro i colossi dì Spagna e di Francia, che irrequieta mescola ai torbidi dì questa e ne aspira alla corona, che 8 le rivoluzioni e dà mano alle congiure, che pronto ad j sbaraglio getta sé ed il suo popolo che aSàscinato lo s
indo nei più rischiosi cimenti, che in mezzo allo stre- lelle armi, protettore delle scienze, delle lettere e delle chiama a sé letterati e poeti, e poeta e scrittore egli getta in italiano, in francese, in spagnuolo, io latino pensieri in più volumi , e chiede alla sdegnosa sua generosi versi per l'Italia.
in cui lampi di gloria e turbini tempestosi iltu-
lO e Bagetlano con rapida vicenda il nostro paese che
:ndisce di Saluzzo (1588), va vicino ad annettersi il
ito, ma perde la Bressa ed il Bugey (1601) e resta
idamente scosso all'improvvisa scomparsa di quella
di guerra, saccede più savio ma meno fortunato Vittorio Amedeo I. ivi acquisti di Alba e Trino e dì parte del Monferrato, m la monarchia gli deve, appalesano il principe valente e % perdita dell'indipendenza la sua sfortuna.
Poi un'infausta reggenza piena di civili discordie, fune- stata da guerre e invasioni francesi e spagnuole; tempo di dTidaQe pei popoU incerti tra l'obbedienza ad emuli con- di brillanti fatti d'armi, di devozioni e dì passioni in coi Io spirito cittadino s'affina sulla cote della vita politica.
Poi il regno tranquillo e felice dì Carlo Emanuele II. in Coi la capitale e lo Stato s'abbelliscono per magnificenza '•pere d'arte, quindi un'altra reggenza anch'essa mite e
Pei il regno di Vittorio Amedeo II, che stampa le orme ariose nella nostra storia. La lotta fortunata , lunga b vita del principe contro Luigi SIV, il riacquisto indenza, la difesa di Torino. Pietro Micca, l'acquisto di tutto il Monferrato, delle Provincie d' Aleesan-
Mr*3ena Lotnellina, della Valsesia e d'altre terrea sante italiano delle Alpi, Oulx, Fenestrelle, Bardoae< Casteldelfino. L'acquisto d'un reg-no , la Sicilia (1713] rappresentanza morale d'Italia, li sapiente rinnovelL deg'li interni ordinanienti dello Stato.
Poi un altro prìncipe valoroso, Carlo Emanuele III, j altro regno splendido per memorabili pugne e per i vittorie, Guastalla, Parma, l'Assietta e fortunato per i ingrandimenti, Novara, Tortona, i feudi imperiali degl|Ì pennini, Bobbio, Anghicra, Vigevano, parte del Pavd dell'Oltrepò.
Poi il regno di Vittorio Amedeo III, meno glorioso,! povero di vita pubblica . ma piii ricco di vita intelletti e d'attività letteraria coi Denina, Lagrange, Saluzzo. Gii Beccaria , Alfieri , Baretti, Bodoni. Poi l' invasione dei ] cipii del rinnovamento sociale, le valanghe della rivoluj e degli eserciti di Frauda, lo incomposte vicende della lìbt la Repubblica , l'Impero Napoleonico, la Santa AUeani dissepolto inglorioso passato, la morta pace e l'insipid politica della ristorazione fino al moderno rifiorire dellaT tiche speranze. 11 1848, la riscossa, i lutti di Novara, la| delia libertà, l'incrollabile costanza, il raccoglimento, il I i plebisciti, il fondato Regno d'Italia, Marsala, la Yen la croce di Savoia in Campidoglio.
Davanti a tanta folla di grandi avvenimenti, attori quali una moltitudine sterminata d'altri minori si aggrd e s'intreccia, davanti a questo immenso cumulo di stoi in mezzo alla voce assordante con cui i quaranta e più. lioni di documenti dei nostri Archivi vogliono, tutd una volta, raccontarla al visitatore, la mente soprafatd oppressa tenta invano dì svincolarsi da una inestrica
iti è clràmato a rispondere a questo bisogno ed a |i
Il iMiderio. Esso non è destinato « a dar pascolo al- cvKNDtà di viaggiatori vogliosi di futili svaga- i uè è aperto per alleviare il tedio dell'incresciosa di vita degli sfaccendati, giacché gli Archivi son i par tati* altro. Ma deve servire a rimembrare di sbalzo
ai visitatori, guidati da quella seria che è pro6cua educazione alla mente anche degli inoltrati negli anni , molti fatti degni di essere i e meditati » (1). Cosicché e colla sua storica i|
lioiie, delineata a grandi tratti alla comune tà, ^ilgm a svegliare pensieri e riflessioni feconde di Hi orile e di grate soddis&zioni morali nella mente Inibitore >(1).
Irti mnaeo è informato ad un unico concetto storico, • Il dweia easere rappresentando esso per sommi gruppi im Archivio che per un corso di otto secoli e presenta coi suoi copiosissimi documenti ,
■ «d imicammite la Storia della Casa di Savoia.
■ è disCriboito in tre sale, l'una degli Atti pubblici,
liilgii aatografi, la terza dei manoscritti. ^
-12-
Nella prima i documenti posti in mostra costituisco seguenti divisioni :
/. I piU antichi documenti delVArchimo e le della Casa di Savoia.
IL Successive vicende e progressi di essa.
III. Fatti di guerra.
IV. Legislazione.
V. Dedizioni spontanee di paesi al dominio Si
VI. Ingrandimento della Monarchia di Casa Si per trattati europei.
Gli autografi scelti ad adomare la seconda stanno posti in quadri cosi :
/. Principi e principesse regnanti di Casa Savoia*
II. Statisti e diplomatici del Piemonte.
III. Piemontesi illustri.
IV. Italiani illustri.
V. L'Italia politica del secolo XIX. VI Papi, Imperatori, Re, Principi e Principesse
lustri delle diverse corti che carteggiarono coi Pri\ Savoia.
VII. Uomini celebri stranieri. Nella terza i manoscritti dividonsi in due serie:
/. Antichi manoscritti miniati e preziosi delle teche palatine dei reali di Savoia.
II. Manoscritti autografi degli stessi Principi. •!
Entriamo prima in questa sala in cui le grazie della gd
tile arte antica del miniare c'invitano con piii dolce 86fl
zione. 1
lo il piede in questa sala dei manoscritti coi sor- 0 ^ anticfai Dostrì priocìpi nel raccogtinieDto della na. Qui sodo Ì più preziosi libri manoscritti stiì I «■ Bteditarotio nei pochi momenti di riposo, i?Ii unici I mitìeiì anche pei principi . a cui quelli di Savoia i^ a ciuedera la tranquillità dello epirito e la forza isffmsità e dai qnali trassero molte volte nobQi a^- -. - - - L:-randÌ loro imprese. Fu creduto e fu detto LLi-.^Ut tjii^eraziùue che presso i uostri antichi so- ■ 1 Kbri e la coltura della mente fossero tenuti in poco 1% ■• i tatti attestano al contrario il loro culto per le tot per lo sdenxe (I). È pur vero che sempre non re-
stava ad essi l'agio, la tranquillità e la larg-hezza'i di farsi splendidi mecenati del sapere, né profondi eti; è vero che poche volte levarono gli occhi dal gruan; bisogni del popolo per volgerli sui volumi, ma ciò dai sere ragione dì lode e noa può esserlo di biasimo.
I manoscritti esposti in questa sala, ecelti, tra i pìà ziosi, in giusta proporzione coi volumi di cui si compoi biblioteca interna dell' Archivio, ci mostrano dì quali t prÌDcipi di Savoia cercassero con maggior predileàci lettura e ci presentano quasi lo specchio del loro gol della loro indole (1). I libri d'arte militare, quelli che i allo sviluppo della fortezza d'animo e di corpo sono ini gior numero, quelli d'argomento religioso e morale ■ in buoa numero, quelli di storia generale o famìg in quantità assai parca, cioè quanti bastassero a sui elevati sensi ed a porgere imitabili esempi di pubblicai non a levar l'animo a vana superbia dei meriti aviti. di politica non molti e tutti di rette dottrine, i puran letterari pochi, quelli di astrazioni metafisiche e di d alogiche quasi nessuno; i principi dì Savoiì
L» cura dedickU dal oiulri princ1|il «Jlt loro I (fpuana dui due acriiii isgueDll; Nii-iohb, Ho Con dt Savoia (MinariB dall' Ac»i1iimU dalla «fliaiw, voi. SXXYl. pi«, «l a Cibukid: Dti Oowmaiari, éti Uattiri t iiUe bibliotecht éti Prlnetri 4JS» ai Kmanutl4 FillitriO, tee. (Msm. dall'Accad., urie £>, vai II).
<1| La blbliotecK doll'Archivia Dan è aìao che la swfaa salica bibllotaca ino lina pMUIa dodIÌ Archivi dopo t'iocandin cha atava sofferto ngl ISIS, Dalla I
rnli la i
.clpal ai
lUal , qa<^lll lUui ammirati dal HalTa
a, par dono dal Re Vinario Amedeo i ITWj dagU Archivi ai traurro pura in gran e. di Suparga nel l'3l , fra i quali £0(1 e più volumi in-rol. di sola Hiuriapruden:
«bivio di Slato io Torino aelV tnltUlgotii-Blail tutu Strapienm di T. O. Vi'iBg«l, I8M, OOUoda 1* CDia pi& preaioH e apsclaluiaii dalift Germania.
avevan bisogno, e il loro senso piatìoo ne
:nte come dal vuoto, lettore, dì veder uscire da questo catalogo di librila persona stessa di tatti i noetrì prìncipi? li primi maDoscritti che ci cade sotto gli occhi ci lio mezzo ad tina delle principali occapazionì della ile del medio evo, singolarmente prediletta e tn- nei prìncipi di Casa Savoia, la caccia. Non però la n dei tempi moderni, ma quella che. governata da iere di regale e di sottili precetti , formava anti- latta nna disciplina, tutta ana scienza, dalla diffi- Done dei falcouì. degli astori e degli altri uccelli la più minuta conoscenza dei costumi e della varia .diversi animali . dal modo d'inseguirli, di assa- Itbatterli per forza d'armi agl'iiigegnosi mezzi di |ier stratagemma. Quella caccia , di cui favoleg- sserei fatto maestro e scrittore Re Danco. di cui piarono di scrivere l'imperatore Federico II, Ga- foix e pili tardi Carlo IX , re di Francia . e che ■nomo a formidabile cimento corpo a corpo col ci- . lupo e cogli orsi era scuola di coraggio e pale- orza e destrezza di corpo. Fiera ginnastica appro- > robusta tempra dei tempi, ecrìtto che abbiamo davanti è il celebre romanzo del /toi Afodìis, scritto nella prima metà del &e- ìl primo libro francese di caccia che ebbe gran atto il medio evo (1), In uno dei primi fogli, quello
.1 {Owune di Poix, i:i87). b di HuUdìb {\:1H).
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riprodotto nella tavola qui contro , si vede ritratto iai
cola miniatura il re Modus, allegorica personificazione mezzo 0 della forma, che fiiede in cattedra ed impartii Buoi insegnamenti agli attenti cacciatori, divisando il della venerìa delle cinque bestie rosse e delle cinqae nere, che sono il cervo maschio e femmina, il daino, priolo, la lepre, il cinghiale maschio e femmina, il li volpe e la lontra e delle armi e degli ingegni da ado] con ciascuna di esse. Espone loro i precetti delle varii niere di trar d'arco e infine ragiona ampiamente di coneria. Della diversa specie di falconi , quali gli ali altovolanti, quali i volanti a distesa, quali quelli campagna e quali per la riviera, dei gìrofalchi forti a contro il vento, dei lanieri, dei terzuoli, sparvieri e si del modo di allevarli, di nutrirU , di guarirli se malati addestrarli a ghermire la preda , a tornare e star fen pugno, a lasciarsi incappellare, a moderarne e ad anìi il voto, a raccoociarne le penne e di mille altre eimìlt va dettando il re Modus; tutto cib insomma che buon ciatore doveva sapere.
Ogni insegnameuto svolto nel corso del libro è ritratto di mano in mano in graziose miniature improntate alb stessa ingenua semplicità e rozzezza d'espressione e di meni artistici che spira dal dettato di tutta l'opera, ma che puw I ci fanno assistere con vivacità alle varie scene antiche t per noi nuove delle grandi caccio d'una volta.
Gli strani capricci d'un'arte infantile che ci presenta dei cìeh rossi di porpora o d'oro brunito, su cui si disi i personaggi nei singolari costumi del secolo XIV c'invi a seguire con piacevole curiosità queste scene , in foreste echeggiano degli squilli del corno del cacciatore
S»t™oTi Stoni*
i.^.-~_~..- — , <-. ^ ri i-vui |a &lMtH«>t« taiìM *nti to<iu l'n
Icavano insegne il cervo . od ìl cignale ferito fa le sue tìme difese, o l'ammaestrato falcone si spicca dal pug-no ^la dama cacciatrice e cala sulla vittima designata , od I coi il re attorniato dai suoi fidi e dalle numerose mute i cani siede a parca meuf^a all'aperta campagna.
i nella vita di quei nostri antichi il ragionar grave di lorale si scompagnava di rado dal loro conversare, ed in I punto . quando il re Modus ha esposti i suoi insegna- nti di caccia, interviene la regina Raeio, la ragione per- aificata, la quale diserta piacevolmente sulla varia natura ; animali che divide in bestie dolci e bestie puzzolenti \eittes doulces et hestes puantes) e notando di ciascuna ì e le qualità buone e cattive vi moralizza sopra con i maniera d'allegorie. E qui non mancano le ingegnose razioni o abbonda quel pungente spìrito satirico che D cosi singolare del medio evo e che qui trova campo i più strani rafronti dei vizi degli animali con quelli gli nomini per le piccanti allusioni e per mordere acer- bamente la corruzione dei tempi. È bella !a libertà , che ai <fi nostri parebbe ribalda, con cui la regina Racio fa scop- piettare la sua frusta sullo spalle dei grandi e dei potenti, come dei piccoli, senza lasciar neppur salvi i ministri del- Tattare. nei quali ravvisa le peggiori qualità del lupo, i cui urli vede ben imitati quando cantano in coro , e graziosa sempre l'ingenuità della forma con cui veste le sue im- magini.
Lo sfarzo delle numerosissime miniature sparse in tutto il volume che è di ben lavorata pergamena e la ricercata alinminatura delle lettere iniziali rabescate a vividi colori ed a fondo d'oro, condotte con maestria e gusto artistico I Bpregievole, sono poco in accordo colla condizione del-
l'arte presso di noi salita poco alto in mezzo al coati] fragore delle armi. Questo prezioso maaoscritto va dalla Fi-ancia nella libreria dei nostri Duchi (1) ed &p| tenne a Giovanni duca di Berry, salito in tanta celeb per la spensierata magnificenza e lo splendore piii che r^ spiegato negli edifizi, nei gioielli, nei reliquiari e speci mente nei manoscritti in cui impiegò il pennello dei celebri artisti del suo tempo, il piii bel periodo della tura in Francia, e famoso altresì per gl'immensi tesori vi profuse con liberalità la piii sregolata (2).
di Ilen
IlalB la B
aorla dell& diUpIdailoBa d'an' [mmensa forum, ca OioTurmi di Beir; per >erbu eulo, con gaseni ella sua >qul>lMiia di gnilo e di quella magnlfla a V, I-a ma librarli era|rià c«Ieberriini ti raolM wcarai dappoi. Essa coinfensTssi di maooMrlUl ■e , che flg-urana Kdeieo fra I più |iretlo<l doli» RiUta locumeali del Muteo degli Archivi di Praocla. Suo tigni a librala fu il famosa Nicsla Flaiuel , uoo dai pia celebri maestri dslU carparli dagli scrivaoi o ca11igrs,fl di Parigi, quegli tle»o cbe con balla coriiva golica, Hfi •op Unta elegania la capo ai libri del Duca il Dome dal fartuoato poisawr*. Il M ir pregia, giacchi io Bdb vi il legga WriV
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«(0 codice , a ee si debba rirerire ad Bn'tvoi* |
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addielro, ma aoWrù lolo che mi * p |
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nel isgtio dei fogliami e ilei rabaich |
in esso designati con quelli che idomaDo U |
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lario, però di gran lunga sopariore 1 |
bellBHa , dello aleuto Duca di Berry, on « |
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, Bup. frane) rugliaiol che mi rÌlcini*DB ianu| |
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qualche diploma minialo di Carlo VI |
eipoilo OBI Museo d(«li Archivi tranoeai. |
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La wlehre biblioteca del di Berry |
u l'oggetto di b«lla ricerche dì dotU tràUea^ |
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a de Jtan due de B»rr<j , da ehóltau di Ifi |
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«r r^™. ex Uta, f>u6I.V. .» fM |
tr four la premiare fott i'tpràt Ut (nsmM |
^ del n Modus (3).
■ ■Uro RHunzo allegorico, la finzione di tre singola*
n mtgm, d'argomeato morale e storico, che s'intitola :
! tniw Ir MRge it Vacttxu (l'autore) De la prstiienfr
^Htt Iffl f ntn; ni fnccnt (tjassir}.
■tan finga che, dopo d'aver copiati gli avvisi di cacda
ma. la bhMMN* Itala n wmtU dagli IsTauri di qntOx libnri* mII* Morlm kV «1 a hnsta W rfiraduM poi mIU SlNlatMgtM fn>l»f«anpkUpit. pnCaitBlw twpiiMin * uch* lUM Wnuu n qnwio HinMio: > Id 11- 'MJimt é» rrtnm, toc di« Btrry, yuA. «h mw «lUiir pavr la fràmUn (ali; b* te lii di M ^nCf, llIiHti'. da phu Mlu Mfnfalimf ^Mi maniMerftt, tab IMI, ta M. BU. Stf. ealar. Ha di qaaiM pabbUcaikat ora uciroBO ebt Hlk i«M» «*■• • risM* ÌBF«tf«tl».
iMkNMk MK di Puifl povMi pvwcU ■««■pUri bh. dal San Vedtu, la r !■■• MIMI di ■tBiuara a di dliagaL Qoilla portula U a* B3I-If , h ■oilU IVam» HBk WWlataM di Oi—m ISraaain, VamuerfU /VanfOU <■ la Bl- k a^rfa*, ^ dVl. Ahfl aaas allnra.
■ Ma|Ba> y* la prtoa TalU a Claaliar} da Aat- Najivl b*1 1480, Ib-4* got., ftWdWaM rariaalM cha laU a 4d pnail faTolad , Oso a liia 10,0001 ! Pai H» •■ ata« ««laiaai a Parici, dna aran data, a la altra ad 1!A1 , 15», IMO,
■ ^ ■■; r« <w> 1 B«>ar Blaai, adU. di «nn ìnMÈO lo caialtarì getlcl con
M> •■<■» te aurata ■apuaunau aetto 11 titolo t Maini 1 RatUi da U- mmglÈMm^ IrafcHI da Wb. an rra««af>. Parla, Aat. CaiUard ISH, ia-l» ^■ ^ Ha ^1 ^HbaaM di qwata itanpa cai ■anoaciitU al icafga eh'aaaa sa dif- M> * — —a» fi* U Kaaaa cou. L'«diura Tolls apparir*, madlaota cMa- ^^ ra^H« • fwMa aaoa il u«dnll«T* dtll'optra. E^ll, per raalra Mi «u> !■••■» ^ '■•> Ad a^aU XVt, ad aniataarti dal aacolo XIT, aa ha riaglo-
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dettati dal re Modas , come li aveva rinvenuti in un lil molto antico , era in gran pensiero di trovar materia cevole da empiere il suo libro, e cosi andava , come Dani errando tutto solo in una gran foresta un'ora avanti e fi indietro e triste et dolent que je ne pouoie advenir e matiere que je desiroie i». S'assise a pie' d*un albero e addormentò in quel pensiero e sognando gli pareva di dere il re Modus e la regina Bacio che parlavano a gnii^ moltitudine di gente d*ogni condizione. Nel sogno gli pt reva d'udire che il re rivolgesse a quella folla gravi .raai* pogne , perchè gli uomini non seguivano i consigli sim | della sua compagna, ai quaU Iddio li aveva dati in govenl e perchè si reggevano invece e tout par le conseil du deaUi de la char et du monde :d. Voi avete cacciato dal vesta! consorzio, diceva il re, Verità, Carità ed Umiltà che vi eruÉ state concesse per vostro aiiito e conforto , ond'io proterto che per iscarìco di mia coscienza dovrò riferire airOnnipé*! tento la vostra disobbedienza.
A questo punto Tautore vedeva Modufe Rado in ginocda' davanti a Dio il padre, al quale Racio così parlava :
a Beau sire Dieu, mon pére trespuissant veuillez recon- forter racio votre fille esperituel la plus chetive et la plus dolente que elle feust oncques, he beau tres douls pére vook m'avez baillées vos oailles a garder, de quoi je vous rendni petit compie, lesquelles sont trouvées en aventure d'estis perdues se par vous , qui estes fontaine de justìce, n'y est pourveu de remede d.
La regina ricorda la bontà d' Iddio che la diede per com- pagna agli angeli che non vollero ascoltarla e si perdett^o per superbia, quindi ad Adamo ed Eva che pure non pre- starono orecchio ai suoi dettami, sicché i saraceni, grisrae-
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li nistùni che, a tno dire, compongono il genere I del tatto simili ai bruti avendo perduto l'uso
É
Hip Confronta gli nomini colle tre specie d'uccelli, cioè marìai e tem:»trt , a cui fa comspondere le tre ,weùli. e dimostm che come quelli gli uomini sì di- ^i osi gli altri e sodo graudcmeDte colpevoli, la carne ed il avndo sono quelli dio lo hanno dieaza degli uomini, il percbè !<upplic^ nmilmeute re. che faccia venir innanzi a lui Satana, il prìn- tcoebre, la carne e il mondo per sentirne le falso i e a dir causa per cui. il primo mette impedimcuiti ■ fl gli notuini con6dati al suo governo e perchè ittcdate Verità, Carità ed Umiltà, di cui non si ea I ooaa aia avvenuto, ma che pììi non sono pel mondo. B. Sglta mia , rispose Mesir Jesu Orisi, gli uomini Borccati davanti a me per render conto di tutte le to qaali aoao aocosati, ma intanto. Biocome dici che ùo toltp Verità. Carità od Umiltà, voglio che bì sappia l per opera del diavolo . della carne e del mondo che ^■i «ODO dipartite dalla tua compagnia e per qual ra- WL e vogito altresì udire ciò che Satana dice sul mio Ib. Chiama adunque il mio usciere Dihgenza e fa citare ■B, il moDdo e la carne, a comparire davanti a me fra pomi. Diligenza va al limbo e trova Satana che attizza tBD sotto ad una caldaia, in cui cuoce uell'acqua bol- t fanim* di un usuraio, e gli intima la citazione a com- ■davanti al tribunale di Dio per rispondere alle domande
aip li giorno asBc^rnato . Satana compare in cielo, ■^ ie pero tout puisaant » (Ik la parola a Racio, la
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qTiale espone ì suoi gravami contro il convenuto chiude a Si vous requier que punission en aoit faite sela cas j>.
— Hai sentito, disse allora Iddio a Satana, ciò che I ha detto e proposto contro di te ?
— Sì, rispose egli, e domando la parola.
— Dici pure quello che giudichi utile alla tua causafl tu y seras oy et Farai droit aus parties s.
Satana chiede di veder latto di citazione ma la che l'autore ha copiata fedelmente nel suo libro i perfetta regala. Essa incomincia : o A tous les condai des legions inferoaux qui ces presentes iettres verraid oiront Nous le Roy des cieulx, empereur et createur e e sotto è debitamente bollata col sigillo di Dio il padi cui è figurato sedente in trono di maestà attorniato i leggenda: « Roi ass cihux. emperecr s.
Ciò visto Satana allega la brevità del termine non t Bpondente all'importanza della questione , e di noa rispondere a nome di Lucifero gran mastro d'inferno i mandato speciale, e chiede perciò un rinvio davanti al ¥ìM Racio vorrebbe opporsi, ma il Signore le toglie la par(| dicendo di non voler essere parziale concede il tcri fa dar copia a Satana della comparsa di Racio.
Ora viene il turno del Mondo e della Carne contro i Bacio e Modus espongono pure le loro lagnanze, ed j gnore rimette le parti davanti al suo figlio all'uditìni assegnata. Frattanto manda Prudenza, Sapienza e '. denza fra gli uomini ad informarsi che conto faa Carità, Verità ed Umiltà.
Gli esploratori di Dio hanno fatto il giro del mo) BOQO stati presso il clero, presso i nobili e la gente i
> incomincia e contìaua per lunga pezza eoa idi* e controrepliche, allegazioni injure e di fatto. ■T*itf"^ fl Signore, ndite le ragioni dibattute, fa riti-
I i litiganti e rìTolgendosi alla sua corte, Signori, dice,
II Mntìto le dispute di Satana e di Bacio, or ditemi su Mbo STTÌso, chi abbia torto e chi ragione.
Ifea^ per la ]riaw, la parola Sapienza e tutti gli altri si ifcium col suo parere che il torto era a Satana e su to OTiao viene condannato da tMesHr lAesu Crist* ■le nnnda però allo Spirito Santo lo stabilire le pene knuoe d'un anno.
ri «eoondo sogno l'aatore ci fa assistere alla battaglia iiB • delle virtù personificati in perfetti cavalieri del p • nd teno ci trasporta davanti alla giustizia ce- I «TC lo Spirito Santo determina le pene a Satana , al li ad alla Carne che sono i duplicati tormenti dell'in- » pd primo, e pei secondi le pestilenze, le calamità, le n e ^ altri flagelli che dovevano funestare special- li fl ngno di Francia, i quali, l'autore viene in fine
L del processo di Satana che è la tela di tutta k eomposÙDOne abbiamo un riflesso di quelle tetre
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Della Francia, a riempire di paurose fantasie le eia di insieme alle fosche leggende delle Danze macahre e di genii malefici della notte.
Uno dei più antichi scritti e forse il primo a cui il pn cesso di Satana abbia servito d'argomento trovasi fira 1 opere di Bartolo, il celebre maestro di diritto dell'Univenili di Bologna morto nel 1355, il quale pare però non ne fk stato il primo autore ma solo Tespositore d*un racconto {ni antico attribuibile al secolo XIII (1). Il Beliai o ^proceum Luciferi » di Giacomo di Teramo detto anche di Ancaraai portante la data del 1382, citasi come il secondo (2). li nostn Songe depestilence che verosimilmente fu scritto nell976(^ verrebbe adunque a collocarsi come documento importaiìia fira le due opere citate.
Neiristesso modo in cui le massime religiose d'espiasoit; avevano cercato di farsi drammatiche nelle azioni dei Jfi» steri, così sorse un formale processo di Satana (4). DoB principi! avviandosi per la stessa strada tracciata dalilih dole dei tempi concorsero a crearlo. Il concetto astratto delle dottrine giuridiche piegando al bisogno di un*appti* cazione evidente da servire di modello airinsegnamento processuale diede la forma, ed il superstizioso misticismo
(1) Uno degli atti che figurano nello scritto di Bartolo , cioè la sentenia deflaìtÌTai come fece osiservare Stintzing , ha già la data del 1311 , anteriore di due anni alla a^ scita dello stesso Bartolo.
(2) V, Stintzing , Ge^chichte der populàren Literatur des romischltanoniachen 12idUt in Deul^chland (I^ipzig 1S07, p. S71)e Gustw Roskofp , Geschichte des TeuJiltflAàf zig 1800, pag. 349, e seg. Dar Satan process.
(3) In principio del sogno occorre la data del I3:t8, ma putrebì)e anche essere ana pvp finzione per dar aria di maggior antichità allo scritto. Del re&to come nota P. Paria (l.( p. \2) dagli avvenimciiii di cui vi si fa menziona si può dedurre che sia anteriore al ISK e verosimilmente del I37G. Mi pare che possa convenire a quest' epoca anche il manoscritto.
(4) HosKOKK, op. cit., pag. 349.
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minante nel medio evo dettò rargomeoto coHa trailizione dogmatica.
Di un modello delle forme processuali l'idea religiosa io- bicata nei sitili viluppi della scolastica fece una «rea- ì teologica-morale che il g-usto pel meraviglioso, per |rkilegtim e pelle personiGcazioai convertì 'm composizione
Queste furono le molle da cui sorse 1' immaginoso pro- ■Ho di Satana, espressione viva ed artistica dell'antago- e della lotta del bene e del male. Dei due elementi . aocorsero a dargli vita, il concetto giuridico prevale composizione di Bartolo e l'idea morale io quella del nel nostro scritto il primo non resta più che la Bcconda siucarna con larghezza e l'azione ro- tesca si sviluppa e comincia ad intrecciarsi con movi- lo e con effetto, itre questo scritto trova il suo posto nella storia dei religioso e dello svolgimento delia forma letteraria, che sì renda grandemente interessante per il nuovo che il romanzo accenna già di prendervi. Sono decisivi ed importanti che questo genere di óompo- fa in questo scrìtto, l'uno nel campo sociale quando ideoui e le altre virtù vanno pel mondo ad informarsi lo di vivere degli uomini, l'altro nel campo storico Vaotore sotto il poetico velo della profezia registra 'Cùsidel regno di Francia ed i piii grandi avvenimenti Jel tempo di Carlo V (1).
tu fu jtiuttanicnM poits in rilinn) da Piiot-u Il ^baIb dapLonndo che nan u db stoih a f™F ■raplatu, lo gigiiicà una iiUr aptri più d*§»t i'i M MflHM t rfcglf awtnlmsnti lollo il rv") *• ^«rlo V It pvMHcdjionri morali tei tttolo XJY, non vi n'é un
J
Questo estèndersi della osservazione e della pittnift dai \ costumi e il sovrapporsi della realtà storica alla (avola 'dèDa avventure di cavalleria accenna ad una vera trasformazioDe dell'antico romanzo ; esso si allontana dalla cillla mitologica ed eroica per avanzarsi in una vera vita animata daIl*do- quenza di azioni e di affetti reali.
La grazia ingenua, la semplicità e la freschezza che spiia da questi scritti immaginosi in cui il meraviglioso deDa favola si avvicenda colle scene del mondo reale visto a t» verso la lente della satira, ci fa riguardare con una specie di reverenza questi rozzi monumenti letterari in cui si di- rozzarono le moderne lingue nazionali, questi primi vagiti che si conversero col tempo nelle più dolci note^della poen e fecero vibrare le più intime corde del sentimento.
Sarebbe inutile tentare di ritrarre col vero colorito, coil leggiadramente caratteristico, uno di siffatti scritti, né io intendo di provarmi ; credo quindi di far meglio, prima di chiudere il libro del Hoy ModuSy di metterne davanti lettore due capitoli nel testo originale.
Nel primo la prudenza incomincia il suo giro pel nel secondo i cavalieri dei vizi e delle virtù giostrano Corte del Re Modus e della Regina Racio.
apience ala chie\ un arcnw/que et leens vini un evejque au dijner, fi avoil celui evejque en fa com- pagnie XL, chevaux et tant d'ef- cuiers d'uns draps et tant de prejìres a chaperons fourre\ de menu ver que c'ejloit merveilles et furent Jervis a ce dijner de X cu Jt /r.ji; pere de potaiges de diverjes couleurs lej- ^ ^ftoùnt Juere\ et deffu\ Jeme\ de grains de pommes de mée et efioiemt de fi bonnejaveur que tout corps d'ornine
-28- qui mangié en eufie efioit ra/afie:^ et furetti Jervis de
paire de mes fans Ventretnes ou il avoit des.plus rii viandes que leti peust trouver. Et outrage qui ejloit mmj d^ojtel vini a fapience et lui demanda a qui il ejtoit et il disi qu il ejloit a un richeprejtre qui avoit nom Adonajr. que querei vous, dist outrage^ ceans? Vraiement^ dist^ pience, je queroie charitéy verité, humilité. Ale^ les ailì querrey dist oultrage, car ceans ne font il mie. Afur, fapience, ceans doivent il ejlreji comme len nCa dit. Or par ceans, fety outraige, veoirfe vous les verre\, carje les cougnoii. Adoncques ala fapience parmi l'ojtel et ne trouver ce quii queroit mais il trouva vaine gioire et voitife fa femme et vn des fil^ de convoitife qui avoit Jtmonie et feoient tou^ trois a une table et leur portoit grant honneur et reverance. Adoni demanda fapience ejloit celle dame a qui lenfefoit tant d'onneur et le di a vn efcuier qui trenchoit devant elle^ qui avoit nom QplntU de Hapetout.
Comìnent, fet fon efcuier, ne la cougnoijftei vous ,m%eT Nennil^ dist fapience^ je ne Vai point amors a voir^Vrai^ mentj dist colmet de Hapetout e est la plus riche Dame etÌB plus honorée qui foit ou monde car chacun qui la\iài9t Vayme et pour ceest elle appellée et honorée de clers, detKjMa et de toutes manieres de gens. Et celui la qui Jìet au haé de la table qui est fi cointé et Jtjolii ejì fon mari. Et com- ment est il appelli, dist fapience?Vraiement, dist refcuier,U a nom vaine gioire, et voila un des Jil^ madame convoitift
Wchaperon rouge que rapine engendra qui a nom j
t et est aujourdui Ji grant maijlre quc chacun de quel-
^at^u'H/oil le veult avoir a procureur et an a de
W grans prouffi^. Je vous demande, /el /apience, /e les
» prelas qui font ou monde nietnent t7{ aujjì grans
mchacun felon fai comme foni ceuls queje vois ceans.
nnement.fet l'efcuter, convoitijc chascun le meine le
mi qu'il puet et vous di que mon/eigneur vaine gioire
\d2me convoitife les ani fi acoìnle^ des rais et des grans
t que eul^y hantent plusfouvent qui ne foni en leurs
mces cathedraux et faut qu^il^ aient grans ejias ou il\
aient rìen prifie^. uoacques ala fapience chie\ les prejlres feculiers. Si lchie{un prejfre ou il trouva une jeune f emme ala quelle 1 ou ejtoit le prejìre et elle lui disi qu'il eftoit vtù taverne avecques plufeursgens. Je l'atendrai donc- L disi fapience i tant qu'il fai l venu. Asur, disi la pu- fc/e v^us lui voule^ chofe queje lui puijfe dire Je leferai niers. Commenl jce; vous nom, disi fapience. Vraie- firty 4Ìst la pucelle, fai nom alipfon et fui nepce au Vdu prefire. Et ccs enfatts qui foni ceans qui font il ? , disi elle, il font tou^ mas freres et mesfeurs. [^ejtùst l'ini le prefire qui ejìoit fi feru de celle forte goule ift'il tu fé povoit fouftenir. Quant fapience vit Vefiat du frefire il s'en parti et s'en ala c/n'e^ ung autre prefire qui f Irop bon compaignon et lui demanda sii avoit point tr/er ou ^otent verilé, charité, humiUté. Vraiemenl,
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dist le prefire^ fen ai bien oy parler mais il font fors a trouver. Et comment vive^ vous, disi fapience, entre van preftres? Comment y disi le preftrt. Or regardi\Jur Uà clochiers de tou^ les monftiers vous verre^ le Jlgne qui donne exemple et maniere de pivre.
Comment , fet fapience , je riy voi que un cocheL nom Dieu, dist le prejlrej comme le eoe nouf devans vivre qui ploie a tou\ vens. Et comment fé vit le coq^ à fapience. En nom Dieu, dist le prefirCj vie de coq eti boire et de mangier^ de chanter^ de chauchier. Commmi^i fet fapience^ est ce doncques la vie de quoi vous vive\ aiMi vous prefires qui efìes pafìeurs pour garder les ovailUs vous devei garder ? Vraiement^ dist le prefire, nous U$ gardons et multiplion , car nous avons en no\ maifons U$^ belles brebietes qui portent des aignelets qui vont parmf l'ostel.
Quant sapience ot oy parler le prefìre et il ot veu lemt eftas en mout de lieux parmy le monde fé lui difplut mout du gouvemement quii avoit veu et trouvè en euls et s'en parti et ala chiei les religieux ou il cuida bien trouver ce quHl queroit.
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atendoienl au pie du mur ceuls qui a euli devoient joufi§^ et grant partie des gens de la cité ejioient venu:{ apres ad^ polir rcoir les ioujfes. \
Et qui demanderai t comment les. chevaliers a la roh rado aroient nom je diroie que Putì avoit nom atì pance (temperanza) et Vautre pacience et l'autre humilii le quel fist la premiere ioujle et ioujla a vaine gioire fu la ioujle Ielle. Que humilité et inaine gioire ferirent efperons Vun contre Vautre tant comme chevaux les pouoii porter fi feri vaine gioire humilité de fon glaive pai Vcfcu et rompi fon glaive et humilité le feri defonglm panni Vefpaide tout oultre et abati lui et le cheval tout vn mont. Et la huée commence des gens de la tnlle qui tll ejìoicnt ajfemblci et le roy et la roine qui la ioufte o vene orent grant joie que humilité ot fi bien iouflé et tfi orent les dames et les damoifelles qui efioient fur les q neaux.
Apres ioufterent l'un a Vautre atrempance et jeu et vindrent ferant des efperons Vun contre Vautre co ceuls qui point ne f enti reni amor fi hurterent Vun contri Vanire de corps de chevaux quil\ cheireni Vun d'un cq et Vanire dautre moni eftonne^ et blecie:{ efpeciaum jeunejfe fu mout bleccecaril ot du glaive a trempancepa le cofie mail "^'/" ""^' navré a mori.
Apres ioufterent Vun a Vautre pacience et oultrai^ Car les dcux qui avoient ioufte pacience et humilité fi fi blecie^ que il ne porent parfaire leurs ioujfes di
- 33- 'mlragt fisi /<s iroìs lances fans affiver et pacience 't fa Jtrreniere lanci teUcmi'ii/ panni l'vfcit qn il mtratrg par dfjfu^ la croiippe de fon ckeval. Et oul- tk/ _/'«« ('/ nttt iefpi^ en la main et dist a pacience. w renu a la bataillf, Jìrc cheralier or y parrà qne b; ti lance «t cuide/trìr le chet'al pacience panni f et le ckeral tourne,fi h feri en hfeffc et lui fist
t flaie.
^pacience pi l fon cheral feru il fé trai arriere ci
\£t mist l'efpie en h mai» et court fus a oiiltraiffc
ejS ffrant coup fur fon bacinet que par ung poi
ie porta a terre et commenca durcment a chanceler
tUui fM( e^oit tout ejlourdì. Et quant nullrage
■ de l'ejlourdijfoifon nu il aroìt efte, il courii fus
ture moat a pacience ci le cuida ferir panni le ba-
MpaeioKt giSa Vefcu aii devant qui lui fugarant
cult -j/T.-iv p.r le b.iciticl il l'ais! forte .3 tcyrc .ic <:v
f camme jc croy car le ccpfn fi grani quii lui couppa
wrtier de fon efcn et feri l'efféc cn terre bien avaut.
rnMLf diroie, je : la baiaille fu fi dure et ft aspre
t/m merreille et fembloit a tou\ ceitls qui la regu.%r-
t fme pacience en eiist dii piciir car il ganchìffoit aii.x
mtrige et le mcnoit oultraigc ca et la paniti le c/iatiip.
'faifoit pacience apcnfeemenl ptnir d:nx caufcs l'ime
Uffmefm efcu e/lait depecié et n: favoit de quoi cni-
TMMtre fif.ir ce quii lui fefoit fes a>ps gafter pnur lui
r pei ne et travati. Et ce aparul ne deinnura mie long
- 34 -
temps. Qiiar outraige fu fi pene et travaillé pour les gram cops qu'il getoit que pacience lui faifoit faillir qui se ireoi arriere pour lui repofer. Et quant pacience vit ce fi /n courut fus mout asprement en lui donnant grans cops é Vefpée et tant le demena ferant que outrage chei aujjì comwi tout avugle et avoit perdu le pouvoir. Doncques lui desiaci pacience fon bacinet devant et derriere et lui efracha de h tefie. Et oultrage le regarde et dist^ ha frane chevalic ne m'ocy mie, donne moi la vie et pren du mien ce que § voudras. Doncques dist pacience tu t'en iras a la royne rad et te me t ras en fa merci de mort ou de pie. Et anitra^ lui acorda et fianca que ainfi le f eroi t. Adoncques fu é^ farmé et mene a la royne et quant il fu venu devant die sagenoilla et dist. Ma trefchiere dame je fuis vam{ vous mettre mon corps et ma vie en votre mercy et o\ de moyfi comme il vous plaira. Doncques dist la rofm vous retien mon prifonnier et au confeil de monfeigmur | Roy je ordenerai de vous, Quant le Roy Modus ot veu ioufies et la bataille ilfut tout He de la bonne aventurtqi efioit avenue a fes chevaliers et fist amener tou:{ les IIIj ch§ valiers au Roy des vices en une chambre et fist veoir lewf\ plaies a fes cirurgiens lefquel\ reporterent au Roy que a nul d eulx n avoit perii de mort,
Doncques vint le Roy a euls et leur dist feigneurs fatte bonne chiere mes mues m^ont raporté que vous nai*e\garié Doncques prierent le Roy comment il lui pleust de fa grac les f aire porter a Montorgueil devers le roi des vices. E
i
- 36 -
li manoscritto del Boi Modus e del Songe de pestile^ meritava a piò titoli che ci fermassimo lungamente su esso. Oltre il pregio letterario della composizione dàn importanza a questo volume il nome del suo antico pi sessore. Tesserne stato autore, secondo alcuni, un nosl scrittore, Antonio di Challand, della nobile famiglia di 1 nome della Val d'Aosta (1). l'avere, con tutta probabilitli nostro manoscritto servito alla prima stampa fattasi i! libro a Chamberj, e Tessei-e stato a capo d'una serie mal numerosa di altri libri d'uguale argomento, nell' antica blioteca palatina di Savoia (2).
Ma è tempo che dagli svagamenti della caccia e amene fantasie romanzesche volgiamo la mente a più gn argomento , e diamo un*occhiata ad alcuno dei volamii
(1) Il Rkplat Dellope-a £<r SanglUr d* la Forét de Lonn*s esquis»§ du Savoie à la fin du XI V* fiècU, Annecf/ IStO, a pag. 31 afferma che Antonio di compose il Roi Modiu: a ChamtK*rT e aggiunge per noU, che quest'opera è atl ilivt>r$ì autori, ma che tutti ^U scrittori di Savoia s*accordano nel riconosoeme la nità ili Antonio di Challan<l.
Però Alfonso Chvssvnt in un notevole articolo del BulUtin du Bouquini»t9,ì lato : /Vcomvrftf bi'jUifj''itphiqu4 — Le Livr§ du Roy Modus §t de la Royn§ Paris l^'^O. anuuni lò che il vero nome delPautore di questo libro , da lai Henri y\r» Wrières.
(^) Doveva voraiiH>nte es»ere considerevole il numero degli scrittori di cacci* Iil>rt«rie «loi principi di Savoia, giacché solo fra i non molti libri rimasti neirArckll contano ancora tra manoscritti e stampati oltre a venti opere su tale argonenie, »K'11j pi»\ imiH>rtanti e più raro.
IKm manoscritti basta citar,? — La Venerie du Roi Charles neufienms — {(i,ì:ttoit comic cii» Fo:ì<) iv li rArt.<>«f, m», gotico — J. Fabbb, Tratte sur Vari c/iiisvc scritto n»*l ir'42 — L«i Cha^^e du Cerf en rers du XVI* sièele, ms, memi — Sai.tt/^o ^ Valeriane) Libro delU' formali caccia con breve trattato dei motti t't dtiwrsi heroici so^jj^rtii mc/V opTc* militari ed altri particolari fatti intomo Ui tji.nento de' Stali dedicato al Duca Cario Emanuele , 1587 — Moamtm, Librù vciV'Wia ili'l cacciar pr aitj:lh di rapina^ traslato dall'arabo in latino da Thi^Hloro e q"iniii IH volg'ìrc da Seb.t<tiano de Martiuis, 1517 — e gli scritti di MA/./.\ tì »li nsi-n^sso. \
Fra ^li stampati sono a uotar>i la prima e rarissima edizione gotica del PhibwtL A. Voranl : <|U"lla del A\)v Moiut, di Trepperel ; e le opere di Fadrvjue de CulUf^ Oppiano, vii Sai iU< r.'/n:,.-, di fV.in:/nVy«»«, di Fovilloux^ di Valvasone y RaitÈt» (ìioryi, ecc.
i
— 37 —
Wo dei quali erano pure riccamente provve- r|ttincipi, come si convenivi! alla loro tradii^io-
ggìM tru qoesti manoscritti una rnra e prczioBissim.i
ddh più iosìg'ao biblioteca monastica dell'Alta 1-
■ovado tnonumento dì un lontano passnto. Qucstn
ebe pel mo aspetto modesto pa»sa, a prima (fitinta,
IHksenrato sotto gì] occhi del visitatore del Muf^eo
t mentre oe 6 il più prezioso ornamento, è il mano-
lell'CprrouK deixk Istituzioni divine m Lattanzio,
1 ai prìncipi dì Savoia dal monastero di Bobbio.
princìpio del VII' secnlo, S. Colombano, venato da
ftelU Gallte, desideroso di propagare le sue nionusticbe
he m nns liolitndJnc d'Italia, favoreggiato da Teodo-
tibilivasi a Bobbio. Quivi editìcò l'ampia Badìa, vi
Booi libri ed aprì la celebre biblioteca, che i solitari
toazionc dotarono di mano in mano dei volumi più
tfi sacra e profana. Dal VII' al X' se-
b i. ; !: ' '■]" fu tiurciito a^ilo di imlili stU'H in
a alla bariiarie di qin'U'ctà. I monaci, che vi concorre-
^ tutte le l'aiti, vi :uiuii;ivuiifi i libri cil il sapere di
fKse. cùsiccliè la sua bibliulccy, anicrliìtii di codici
B canicra, il'origino Sassone e Gallica, portiitivi dal
•ore stesso » i.'a Cmniano dalla Scozia o da altri nio-
hg^l'si. e di moltissimi manoscritti romani raccolti
ICtoiooiban'i, da BtTtolf.i e da altri religiosi nei loro
fi a Roma, sali al più altn Sfileiidore. 1 tesori della
Mera iel iiionastero di Itobbio furono tanti e tali clic
k b , iviecbt; Ambrusiaria e Vaticana {disi-c un dottis-
•rr.f-.To meritano alcuna lode, e la nostra ili Torino
in2 vir.tf"' sulle nj-uali, tutte devono riconoscere i loro
-as- cimeli dalla sola ed unica di Bobbio » (1). Difatti, erano i suoi Codici, a parlar solo dei romani, le opere di Fi tone, le Orazioni di Simmaco, il Codice Teodosiano , le C zioni e le lettere di Cicerone ed il suo De Repuòlica, ta sospirato e cercato invano dal Petrarca e risuscitato poi Mai da un palinsesto bobbiese nella Vaticana (2). Onde a ragione il mesto cantore di Recanati potè dire :
In un baten feconde
Venner le carte ; alla stagion presente I polverosi chiostri Serbare occulti i generosi e santi Detti degravi
E volgendo il canto allo stesso Mai, allo scopritorfam fargli nobile plauso coi versi :
Bennato ingegno, or quando altrui non cale
De* nostri alti parenti,
A te ne caglia, a te cui fato aspira
Benigno sì, che per tua man presenti
Paion quei giorni ullor che dalla dira
Obblivione antica ergean la chioma,
Con gli studi sepolti,
I vetusti divini, a cui natura
Parlò senza svelarsi, onde i riposi
Magnanimi allegrar d*Atene e Roma.
(1) 3/. Tulli Ciceroni^ Orationum prò Scanio, prò Tullio, et in Clodium, Fragi incilita.pro Cluentio, prò Ctclio, prò Crpcina, etc. variantes Icctiontu^ Orationm T. A. Milone a lacuntR reititutam tj.f meìnbranis palimpacsti^ Bibliotheece R. T n':n<is Athencui edidit et cuni Anìbrosianis parium orationum fragmentit comi Amedbus I*evron etc. Idem Prcefatus al de Bibliotheca Bobiensi cuiux invfntt anno MCCCCLXI confectuni edidit atque itlustravit , Stuttgardi»» et Tubingae, braria Joanuis Ocorgii Cotte, 1S24, pag. III.
(2) M. Tulli Ciceronis De Re Pubblica qucp supcrsuni «dente Angblo Maio, cana; BlibiotUeccR priffecto, Romif 1822, — Peyron, op. cil.,pag. XU.
Moolo X', e nei bucccssìtì la sua famosa biblioteca H» a smembrarsi (2).
IO tra i dotti che facesse tesoro dei codici bobbiesi io Mernla nel 1494, e nell aDDO seguente Tommaso DO. Prefetto della Vaticana, it quale, avutane notizia ib. vi fece buona messe di codici per quella biblio- Altra roag'gior distrazione ebbe luogo nel 1606, per Federico Borromeo, che per l'Ambrosiana da lui eercava i codici di Bobbio e ne otteneva preziosis- ido in cambio libri stampati. Fra i manoscritti pas- nel tempo all'Ambrosiana trovava poi il Mai le parti li sci orazioni Ciceroniane (4). Pochi anni dopo, nel tri manoscritti partivano dalla celebre badìa man- gio V" per la Vaticana {5).
mte in principio del secolo scorso, o forse prima, 1 parte dei Codici di Bobbio pervenne alla biblioteca
i»*«4hv ItvUTOU, jtllIf^Hil. .Utd ,1
b^ me
■.•» ot. l r ÌK.|*«.XVIII. XIX.
- 40-
dei principi Sabaudi (1). Ma altri di quei manoscritti e< numero ben ma<?giore erano andati in altri tempi dispc di essi, toccò ad Amedeo Peyron la rara ventura di pò ancora raccogliere oltre a sessanta nel 1823, i quali < aggiunse airantico fondo della biblioteca della R. Uni' sita (2).
Abbiamo veduto da quale insigne santuario della scie fosse uscito il nostro manoscritto di Lattanzio, teniami ora dietro nella nuova sua sede della biblioteca palatia Savoia.
Nel 1711 un giovane di appena ventiquattr'anni, ma dotto nelle lingue greca ed araba, giungeva a Torino, compagnando come maestro il principe ereditario di \S temberg. Era egli Cristoforo Pfaff, al quale furono ben t( aperti gli scaffali dei manoscritti della ducale biblioteca, quale egli aveva subito rivolti i suoi primi desiderii. Qi al valente scienziato si offersero inaspettati tesori di ma scritti greci, dei quali compose un catalogo illustrato critiche osservozioni (3), e fra i codici di Bobbio gli si forse puro il manoscritto tlel Lattanzio. L'antichità del (lice colpì lo Pfatf, ma la sua meraviglia s*accrobbe m; ^iorincnte quando riconobbe che il manoscritto conten intiera l'Epitome delle Istituzioni di Lattanzio, della qi opera si conosceva appena un terzo ed era ornai svac ogni speranza di trovarne il resto già perduto fin dai tei
il) liiTd il l'«*yroii ^'imlicaii'lo che ciò sia avvcmilo sulla Jiietà dello scorso £ il. e . i» XXV'IIIj tiiacoliò il I attaii/iu iIk* avrv.i a;>parteiiulo a Hobbio era, coii;< <lrtìinu, ^MÌi a Toriuo nel 1711
(2) AMi:i>KO Pkvuon. SiiHzii (ì-H'Arch'riij r',-; If •v,:r>:>i(ìi:i^ivto Ciipilolo iVIcrtr. lino ISIS, pa^^'. 17. IM ojera citala.
(;i) L-tli'ru, '^'i'a citata, di Schmonk M\kh.i nd Apo'^luJo Zeno, da Torino 26 giugno nel Giornale dei Itittcrati d'Italiay Toni. VI, paj.'. 105 o sei-'tr — Pkykox, 1. c.,pa{
SL Oerabiino, il quale nel Jk Viris iilMStriinsìo disse eo aeefido. fi £MSÌÌe immagintrsi eoa qiuiQta avidità il Ito staramelo peroerse le preiiose pagine, die dopo tanti D^<^li Tisoacitavano l'opera del Lattanzio e con quale ipsaemui ai pose all'opera di trascriverle. In quel tempo pasaava per Torino nn altro dotto italiano, oipioiieliaflki ; anch'agli riconosceva Timportanza del nostro paoecritto dal quale non seppe più staccarsi per tutto il pipo die restò nella nostra città, e facendone le più alte aarsvìglie, si affrettava di dare al mondo dottoro come allora f ^ieefva» alla repubblica letteraria, la lieta notizia, annun- die il codice torinese verrebbe mandato alle stampe VhSL In&tti Tanno appresso, 1712, comparivano a t (1) rs^itome ddle istituzioni divine dì Lattanzio» storia di anonimo deir eresia dei Manichei, un fram- ddi*origìne dd genere umano ed una sposizione di fiìnlio Ilariano sulla Pasqua e sul mese, opere contenute nostro manoscritto. In esso si contengono inoltre alcune ttneBe di Origene, già note e pubblicate, e le prime parole del Sermone di S. Agostino di Emerito Vescovo donatista (2). Per tal modo, in jjrazia del codice torinese, il più «grande dei padri della cristiana eloquenza era tornato, dopo molti secoli, a far risuonare pel mondo la calda ed ispirata sua parola.
(I) M&l ù appose A. Petbon quando disse nella precitata Notizia àelV Archivio del mpìtolo d'Ivrea (pag. 18) che lo Pfaff pubblicò il Lattanzio io Germania.
\t) Firmiani Lactantii epitoms institutionum divinarum ad Pentadium fratrem. {mm^ymi historia de Hceresi Maniehceorum. Fragmentum de origine generis fiumani I Q. Julii Hilariani exposilum de ratione Paschce ei mensix. Ex antiquifsimo Biblio- hseee Bsgioe Taurinennis codice" eruit , receniuit, lucique publica: dedit atque etiam dis- wrfti^n€ prttUminari illuslravit Christopbobus Matthbus Ppapfius. Parisiis , apud Baptistam Delespioe otc., MDCCXII. Quest'edizione però del Codice Torinese, troppa fretta'del Pfaff, non riusci senza mende, esse furono notate dal Davis ella ristaiBpa fattane ne] 1718.
Qrz the ìi lettore tia un'idea dell'impurbin^'^ftefrs) 1108OPÌM0. c'iB dopo d'easere stato imo dei pi<'i prezit namcnti ilclln bìbliot(;cta di palnzzo dei nostri princjp lif:ius;iniCTit*s inistodìln nelle vetrino del Musco storico Arcfiiri sabaudi (1). nascerà in luì il desiderio di nverl auipia coniexm.
lì codice è di forma quasi quadrata, di sottile e gainena e consta prementemente di 122 fogli, essendo i alla fine. Bsso è ancora ben con^^ervato fuorché nella fucciata, dove in molti hioirlii la scrittura è svanita' sogna aiutarsi per lejfgerla col solco cbe lì untuosi lasciato nella perg-amenn. Secondo l'uso antico, la continua seoza interruzione! fra ima parola e l'altra; qi volto vi è intervallo raassiuK' fra i membri del pcriot ciò non è seguito reg-olarnienle, nfe sempre a luogti
Il codice è scrìtta in quel maiuscolo arrotondato e cesi onciale e vi si fanno osservare le belle formo antìclii cnratteri, la finezza 0 l'clcganZH. cfTuttt) dcU'ar delle linee e delle nnrve.
Ma il lettore potrà appagar meglio la sua euriostt
L Jt. 'i'xiiriiKuit AtliniMi, >t<|(M k4« dna >r. Mktnali. Tom. II. t'K S6»,<,^. Niinc q« uUrii •■filili ii|iiwll*iuu> >krahi>'ii di Cari* oc
■'UikkmA ■ parli», n LaiiBniln hua nd AailkUi
irl^ i\ Sfttoia cliir, cooiD iiirtanuiiu u |r^, H ■
ili' Archi «la, *■ non iiar («ilKrkra < t'aTtiil AIedI'
\ Unni 1 UiniiiH poi rii..nirt, Non Ugnlflia aulla il Moiriitwi '"• •■'•'■
U t'MiU, fibbUiuiub ijuu] BaUIi]|[il, (i ÌDLrintuiiiD dai in.'
Olila IilLltot*!^ ^*lt' Allineo, bwdtruui tiuii in iiuallk i>;i
prriM l'Anhlvia ■ ^uatl tlIniVB.La qual cu» M kTu*' i
obo n>*bb* Mito •qlamuM viiotf titn wiirerìi, titodii um. ■ in .1, .li
|
(l) |
«HRuo famw > !•» |
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■DDaunJ.i l'nniliD Énymla |
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|
BliMoc in tuMluih.!, |
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CaU. |
ir» ùMluth. H Tt |
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Il •£niiil> Ea^ii Tb |
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l-ilhiura BrloautLiM |
|
fiiUtiaii -Id pruTI |
|
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il.[ia blUiftivin <U1I |
^.r^r-"«^
tir»-»!
I fac-simile qui cnotro i lineate rìpro^iotto nelle dimensioni (icll'<iiigin&lu tm fogliti liero del uisDOscriUo. E^lì vi potrà leggere Btmai veruno^ BeolUi il brano che contiene del capo UT, t'Ma dia-:
I Et isteb mdckonbs iocijm pietas nAiiBUET. Inav-
RffT OIUDBI-ITAS CUil INNOCENTIA KEC TltfontJM mCM COKDICIONEU MGRETUR ; HVK TANTA aVlUa lORIS BST CACSA? Sl'ILICBT QUIA HATIO.NK (lO.V(iUF.I)I ì QCrBTTST VI0L8NTIA PRAEMUNT, INCoOIHTa CAD»A MQCAU NOCBPlTIStniOS DAMNaNT qui OOKSTAM [)U ^SA INftOCBXTIA NOLrKHUNT. N'80 SATIS I'UTaKT SI AC tìlMPI-ICI MORTE MORIANTDil OOOS INHATiO- ^ASIUTBR llDERtFNT, 8HD BOS BXQIUSITIS CRI! CUT III tts BBAST UT EXPLBANT ODlTìM QDOD NON PSOBATOM UJQUOO SKD VEOITAS PARIT, Qt'AB tDCIUCO MALB Ti* V-ENTIBLB ODIOSA EST QUIA BORE FERUMT EiSSB ALIQUOS DIBUS FACTA BORtIM PLACKRG :40N POSSUNT, HO» OH- I CDPtCNT EXTINOUEHE UT POSSINT LIDKIIK WNK : PKCCARE.
I HAEC FACEDH «E DICDNT UT DGOS SLOS UEFEN- , PBUtUM SI DIJ SUNT ET HABENT AUtìUUH PO- TATIS AC KUMINIS DEFBNSIONEM HOMINIS PATHO- t SOS INDIGBNT, 8BD SE IP908 UTIQU8 DB- DUNT; AOT QUOMODO AB US HOMO SPBKABE ADXl- [ POTBtìT SI NE StIAS QUIDEH IXIURIA8 PO^SUKT DICARE? HTULTUM IGITUH ET VANl^M DEOUDM BS3E DIOBH V6LLB, »I31 QUOI) EX EO (MAOI» APPARRT
n») (II.
— 44 —
Non è esagerazione il dire che anche solo in queste poche ; linee il famoso retore, che Costantino il grande aveva dato] per maestro a suo figlio, si rivela eloquentissimo scrittore^ quale la fama lo riconobbe proclamandolo il Cicerone eri- stiano. Si sente, a primo tratto, che è la più eletta espres- sione della fede e della sapienza d'un gran padre della chiesa, quella che fu consegnata alle pagine del codice torinese.
L'aspetto esteriore del nostro manoscritto, per contro, non. susciterà nel lettore, che ha poca famigliarità colle antiche -^ scritture, un uguale sentimento che glie ne faccia apparire i rimportanza. Egli, posando gli occhi sulla pagina che ha davanti, stupirà quasi di questa scrittura a grandi lettere che Io ricondurrà facilmente a ricordi infantili e forse na sorriso gli sfiorerà le labbra colla rimembranza del sillabario. Ma la sua mente si volgerà a ben altri pensieri se guar- derà coli' occhio della riflessione la grossa scrittura di questai. pagina. Per quanto questa scrittura appaia di grande dimea- sione, essa non era tuttavia pei suoi tempi che un carattere minuscolo, il minuscolo di quella maestosa scrittura capitale che sarà occorso al lettore di contemplare sovra antichi mo- numenti e sui frontoni dei tempi (1). Basterà quest'avvertenza percliè egli ritrovi facilmente nella scrittura del nostro Lat- tanzio l'impronta d'una grandiosità monumentale, chele & ripensare a quelle età in cui pare che gli uomini non sa- pessero lasciare altre vestigia che di gij^anti, e non gU sarà difficile di riconoscervi una certa eleganza, un'armonia di
(1«M gentili verso i cristiani. Invoce secondo la lezione inserta nella />'i'-''of/<tfi*a ì'eftrrun Patrum ecc., AnO.ren' GaUandì (Venefiis 1"GS, Tom. IV) dalle i)arole Scd hfce faart 5t' dicunt in giù apparterrebbe al cap. LUI che tr.»tta d.'.la confutazione delle ragtODl dell'odio contro i cristiani.
(1) SciiÒNKM.vNN, Verstfch cinea vollsluniìiijen Nv.-i/t-m.v de/' nli'j.'nv'Hfin Pi pioni atitif
I, pag. ri2S, dice appunto che l'onciale è il minuscolo del capitale
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multeote daUa purezza delle linee e dal predomtoio ^mnatSM ooogiimte alla grandiosità mvegliaiio ricordi jtttete mnttea.
fiKk qpMNrti riòordì ingaiiiiano il lettore, giacché questa scrìt- |n; ch'egli vede, ft realmente ancora scrittura roooina della aénola e^ coea che apprenderà non senza meraviglia, oMritta del Lattanzio per giungere sino a noi ha già dai laOO ai 1400 anni. Questa è Tetà che lo ed 3 Ifadflbi attribuirono al nostro manoscritto aven- isai giudicato del secolo V*, anzi il Maffei pensò che rimobtare mila prima metà di quel secolo (1). Ma cinquant'anni o cento di meno pesassero sul eodice» il visitatore del Museo ed il lettore che lo ni queste pagine pMsono ben dire d'avere innanzi isi pia antichi manoscritti che siano scampati èlle in* dei tempi, un rarissimo monumento.
f^ieitìt severa del codice di Lattanzio è in perfetto eeUa solennità dell'argomento e colla gravità degli tempi schivi di porgere distrazioni a chi legge con
0) Pfaff lo disse del V** secolo o tutto al più del principio del VI°, o fondò il suo
tUisio paragonandolo coi codici deirorosio della Mediceo-Laurenziana (De re diplom.
A , V, f . 3M) e del Lattanzio di S. Salvatore di Bologna {Montfaucotif Diar. Hai.,
V|Lf7, pag. 409, e PaUographia greca, lib. Ili, cap. i, f. 222—223), dei quali il nostro
|fi parve più antico. Giudicò altresì che superasse rantichità delle Lettere Paolino,
(P$kofrmphia greca cit , lib. Ili, cap. 4) del Sedulio e del Sacramentale di Bobbio at-
triiaitì ai secolo VIP, dei quali diede un saggio Ruinart nelTappendice alla seconda
ifiiioM é'i Mabillon {De re diplom., foli. G36—37). Scipione Maffui poi, la cui autorità
■tHa materia è indiscutibile, scrivea: « Io lo giudico scritto nel V° secolo e, raccogliendo
■ohe coogettnre, ardirei ancora di crederlo della prima metà di esso; pochi certamente
n qoanti sono a notizia possono con questo codice contendere d'anzianità • {Lettera
iUUs ad Apotlolo Zeno).
Medcftiain«iite fece accurato esame del nostro manoscritto , neirautunno del 1845, il MMe Augnalo de Bastard, il quale invece conchiuse ch'esso doveva assegnarsi ulla rìaa AMià del secolo VIP. Senza entrare per ora nella questione dell'età che meglio Msa «mvenire al codice, la quale vuol essere discussa a parte, come spero di fare un iavBOy pooasì c<mchiudere collo Pfaff che conta poco un secolo più od un secolo meno ETcvdlci dse banno più di mille anni.
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estranei orDamentì, ma il gusto volse ben diverso nel me- dio-evo in cui l'artista si associò al calligrafo per accrescere la magnificenza dei manoscritti ed i niiniatori cercarono di eccitare la fantasia dei lettori colla rappresentazione delle scene le più svariate e di procurare diletto collo sfoggio d*ori lucenti e di smaglianti colori.
Di questo genere di libri ci presenta un magnifico sag- gio il manoscritto della Città di Dio di S. Agostino che sii presso al Lattanzio. Esso è un imponente volume in foglio massimo di 401 fogli, di ben lavorata e candida pergamena, scritto a due colonne in quel carattere che i francesi chia- mano lettres de forme, di buonissima mano. Contiene il secondo volume della traduzione francese con commenti della Città di Dio fatta da Raoul de Prèsles dal 1371 al 1375 (1). Ciò risulta dalla dichiarazione seguente posta in fine dd volume. (L Ceste translatation et exposition fut commencée par maìstre raoul de praelis a la tussains lan de grace mil trois cens soixaute et onze et fut acheveuee le premier joar de septembre lan de grace mil trois cent soixante et quinzc >. Come è noto, Raoul de Pròsles scrisse questa traduzione per incarico del re Carlo V di Francia, al quale si era fatto co- noscere per una poesia intitolata la Musa, quando esercitava ancora la professione di avvocato. Egli dedicò al monarca francese la sua versione, per eseguire la quale gli era stata assegnata una pensione di quattrocento scudi d'oro, accre-
(I) Il voi. 1^ è alla Rililioteca deirUaiversità alla quale fu donato con altri maBO- scritti, come già dissi, circa il 1720. Il Pasini registrò anche il volume degli ArchÌTÌ nd Catalogo dei manoscritti della biblioteca universitaria (voi. 2", pag. 460, cod. VIU).!» chi si fidasse al Tapini sarebbe tratto nclTtMTore in cui cadde il Peyron pel Lattaiuio. Se poi 8) avverta che questi volumi non hanno ornai altro pregio che come oggetti d'arte, non riesce neppur difficile a comprendere come il re Vittorio Amedeo, mentre faceva doM del voi. 1° alla Università, abbia potuto ritenere il 29 nella biblioteca del suo Archivia.
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intagli in seguito a seicento e che poi gli valse la no- inm éìMaUre ieg refuétes (1). La tradosi<m6 d^l di Prèsles, la prima che si fecesse in ftauma della Città di Dio. incontrò grande favore come me- ftwano rìngegno e le core spesevi dal traduttore. Non peno dì trento manoscritti erano stati collazionati pOFla per- coitexioaedd testo e della versione e Baoul de Prèsleè iaggioBse del suo eominentarii scritti con estesissima eru- i tpstSk Coroiscono fottora preziose notizie sulla storia (2). Le copie di qnes^ opera si moltiplicarono perciò Liiim onmero e molto tra le principali biblioteche d'Europa om in possesso di qualche manoscritto di essa e alcune, b Nasiooale di Parigi e la Reale del Belgio, ne hanno iplari ^). Quando pqì si propagò la stampa, la ver- dd di Ptòales non tardò molto ad essere pubblicata (4). aosfio manoscritto ò dovuto alla penna di Giovanni il qoale si firmò, dopo Vemplicit del primo vo- eoil:
C| (tnr If P Itorr rt prrmtrr nolumr ì^t la 0itr ìst ìntn par 3o liu tftursnr scriptum
* ih LiJiciLOT, iiémcire sur la vie el lei ouvragei de Raoul de Présles nel Tom. XIII
iiOe Mimùires de Uttérature Urèi des registre» de VAcadémie Royale des Inscriptions
m klkM UltraSj Paris, pa^; . 007 o s«gg. ft) Laxcbjot, op. cit., pag. 650 o *tg. Nella sposisione del cap. 25, del 5® libro ad es.
li «ateagoBo carioae notisie sovra Parigi antica. Cfr. Paulin Paris, Les manuscrits
firm^faisecc., ro\. l^pag. 21.
(ìt Nell'opera succitata del Lancelot se ne passa in rassegna alcuni. P. Paris, op. cit., M deserÌTe salte della Biblioteca Nazionale di Parigi segnati coi numeri 6712, 67122, 3. SD— i4, <nì5, 6715St3. 67153bit, 67I53i3, 6715^6, fra i quali ve ne ha alcuni ricchi di hlia Maimtare. Alla- Biblioteca Reale del Belgio, come mi fa conoscere Tegregio Con- ■rrat«re 4ellA Biblioteca di Borgogna, si trovano pare due magnifici mss. della Città I Dia tradotta dal Prèsies, cioè il n^ 9015, eseguito da F. Nic. Colin pel vescovo Gio. di Wmai, ad il d*9016, probabilmente eseguito nello stesso luogo. In altre biblioteche ve 9 aa» altri esemplari. (4) Ftt staaipata prima ad Abbeville in 2 voi., in fol., nel US6, poi a Parigi nel 1531.
4L . .
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Duquesne non è il nome di un oscuro copista del quale non siano noti altri lavori; manoscritti notevoli per belleza che portano la sua signatura dimostrano ch*egli era un dì- stinto calligrafo.
Da alcuni documenti si conosce che Giovanni Diiquesoe, 0, come altri lo chiamano, Du Chesne, era un e escripvain, deniourant à Lille ì> o, come alcuni vogliono, di quella eittkt il quale eseguì delle belle copie d'ordinanze per Carlo il Temerario e dei manoscritti ora esistenti a Parigi, a Londra ed a Copenaghen (1), Duquesne lavorò specialmente per Luigi di Bruges signor de la Gruthuyse, conte di Winche- ster, principe di Stenhuise, cavalier d'onore di Maria Do- chessa di Borgogna, il signore il piiì splendido del suo tempo, il quale erasi particolarmente dedicato a raccoglieie una collezione di superbi manoscritti che comperava o com- metteva ad artisti celebri e faceva eseguire sotto la sua di- . rezioue con intelligenza e squisitezza di gusto.
In uno di questi stupendi manoscritti, Le livre appelé - Trésoì' par Brunetto Latini, nella prima delle tre bellissime i miniature, che adornano il volume, si vede rappresentato appunto Giovanni Duquesne con lunga veste nera, in atto d'offrire a due mani la sua copia al Gruthuyse. ed in fino del volume si le^Jige a Et a tant print fin le livre du trésor par Jan Duquesne de sa main » (2).
Un altro bellissinìo manoscritto con miniature, ugualmente
(1) Gir. A /•<•/« nt'-J (Ui-i arl^, «c/o/icfx et U'ltri.'<:, docìnnent.^ inédU--, pubUcs ^t ann*>i^' * juir Ali:k. Pim u.vkt, clu-f ^]^i sertion aux Archives du Koyauii.o ìi RnixeUes. G***' l"Hi<)— 6'.i, V. H, p. 'iOO. -- Ahkmiams, I^i'srriplioiK di'S mv«. fran^itia da 'a bibl, roy- ^ Ciiiì.hIkìijui', l"*!!, i>. 70.
fi) VAN-Pi{\i;r, li'.'chi'rchci s»//" Lotus de Bnujt'^^ <cigneur de la Grf*r/(»/»/<if,ecc., sum^t ■ de la notici r/'j< manu$i-rit< doni la pitici tj/'anda i>artie fé const'fva A la Biblioth ^ ^ M du roi. Paris lS31.n.a,'. 197— <N, \. 73 — P. Pah», op. cit., voi. i", pajj. 1«, N. -^ -=
icit che 8i legge euIPesemplare ms. della stessa tra- le eoaservato nella biblioteca Nazionale di Parigi e che ne appunto il testo del manoscritto succitato, conce- B ijiiesti termini: e Et atant fini le X* et dernier livre oaunentaires de Jules Cesar translatés en la ville de l'mn mil IIII'^.UXXIIII, par Jehan Du Chesne bumble li^e » (2).
già aveva giudicato il Van-Praet, pare che non ne sia stato che il calligrafo, e Paulin Paris li più osservare, che queste parole, che avevano fatto «re a lai la traduzione, erano state cancellate all'in- no rosso e che Dnqnesne aveva molte altre volte affet- Ititelo d'autore d*opere ch*egli aveva solo trascritte (3). Éeiie in questo manoscritto DnquesDe appaia colpevole igìa, ciò nulla toglie ai suoi meriti come scrivano ; altri ■Mserìtti si conoscono ancora opera della sua penna, ^OMiù Curzio, nn Cesare e la Fortresse de la Fox, i i eooserransi nella biblioteca dei re d*Ioghilterra o • britaooieo (4).
aortro S. Agostino fu scritto nel 1466, come ne fanno k ultime parole del nostro volume :
; Jbcfttfrcft« di., p^f . 131—91. — P. Pam» , op. cit., toI. 1*, pag. 40,
1
-50-
€e pre^ent volume fut tmxpt en Vati ìie gracellireotiratite sii.
Non risulta per commissione di chi il Duquesne abbia ese- guito questo manoscritto, ma sappiamo però a chi appa^ tenne. Non abbiamo bisogno d'uscire dalla Corte di Borgo- gna, ove abbiamo già visto ch'egli lavorava per Carlo 9 Temerario e pel Grutliuyse, per ritrovarne il possessore. Sulla larga fascia composta di fogliami, di frutti, di fiori,^ d'uccelletti e di variopinte farfalle in vaghissimi intrecci, di cui sbocciano grotteschi scimiotti o mostri fantastici, la quale in amendue i volumi inquadra la prima pagina, è po^ sato nella parte inferiore uno scudo inquartato al primo e quarto di Borgogna moderno, al secondo partito di Borgogna antica e di Brabante, al terzo partito di Borgogna antica, e di Lussemburgo e sul tutto di Fiandra. Vale a dire, l'amia che portavano i duchi di Borgogna, Filippo il Buono e Cado il Temerario; se non che un filetto d'argento che Tattrtr versa in sbarra ci fa avvertiti trattarsi non già di essi, mi ^ di un loro bastardo.
Sappiamo che fra i sedici figli naturali di Filippo il Buonft Antonio, detto pel suo valore il Gran Bastardo e noto nella storia per aver combattuto i mori all'assedio di Ceuta, ca- pitanato i borgognoni alla battaglia di Granson, e per la parte avuta nelle vicende dì Borgogna, portava appunto per arma tutti i quarti di Borgogna col filetto in sbarra. E che veramente a lui appartenesse il nostro manoscritto della Cile ì^e Oteit lo indicano chiaro il suo motto ttul nr 0g froU .^ che si legge sul margine del foglio al disotto dell'arma % grosse lettere in oro brunito, e quella specie di mobile od ^ arnese in forma di botolo di sotto al quale escono le fiamme
j
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»
i vede dipmto sul lato destro della &seia,. attorniato le nuDÌ di gelso selvatico fruttati, e che altri mano* i ci dimostrano essere stata la sua insegna. più aiill'nltìino foglio tanto del nostro volume che del 0 (1), m vede ripetuto all'inchiostro lo stesso motto sor- bio da una specie di nodo con lettere o monogramma nodo rappresentato qui appresso, che tenne luogo della izione 0| come alcuni giudicarono, fu la signa- antografa del Gran Bastardo di Borgogna (2).
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Milo che dicemmo essere alla Biblioteca dell'Uoiversità, ora Nazionale. il dabhio natomi che questa fosse realmente la signatura originale d'Antonio di m 1m> creduto d'interpellare il giudizio del chiarissimo C. Ruelems, Conservatore Mirteca di Borgogna nella Biblioteca Reale del Belgio ed egli con una cortesia laie rmdo lieto di rendergli qui pubbliche e vivissime grazie, mi fu largo delle • eogainoDì alle quali non occorre ch*io renda omaggio essendo esse ben cono- ai èoai.
wmmo ngoor Rneleas mi favori ampia notisia di quattro mas. provenienti dal
L-.
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»
Non Y*ha più dubbio che il nostro manoscritto apparteDiM ad Antonio di Borgogna, ma forse esso non fu eseguito di suo ordine e neppure da bel principio per lui. M'inducono ii questo pensiero due considerazioni. Innanzitutto mi pare chi Tarma sia stata dipinta dopo sulla fascia, della quale rompe e ricopre le fogliuzze e gli intrecci del fregio , mentri
Gran Bastardo. Essi sono il n** 0055, Romuléon, in fol. maj. memb. a àa% ooloait, 4 una grande magnitlcenza con molte miniature in grisailU. Il n** 9093, L9 Utr$iufn^ priités des €ho$9S translati du latin 9n frangois Van de grae$ mil CCCLXXIL Osiai; non eseguito per Antonio di Borgogna. U n° 9571—^72, DestructUm de Trùf, TtLh fol. memb. con una grande miniatura paginale al 1** fol. di mediocriaaima Il n^ 9297, La Miditatiom de St. Augu$tin, in fol. memb. con una belli torà nel 1*^ fol. rappresentante S. Agostino nel suo studio. Questi mas. noa mmm
tatti per eredità alFattuale fondo di Borgogna, due soli, i n'. 9065 e 9897, llgaraatiil un inventario della fine del XVI^ secolo, il n. %71, porta, in scrittura del XVn*i Collega Soeietatis Jesu Bruxtllis ed il n^ 9093, è signato sul V* fol. S. Yaodar fbùtL\ Però tutti e quattro portano il segno d*aTer appartenuto al Gran Bastardo. Nat la sigla ine comparo ai quattro angoli ed alla metà dei montanti della ricca fascia ^ inquadra il primo foglio e che è ripetuta nel volume, ed in fine vi ha la signatura i|gHb| a quella del nostro ms. qui sovra riprodotta. Questo ms. fu copiato da David Aabsrtl famoso bibliotecario e scrivano di Filippo il Buono nel 1468. Alla fine del seooado^èl{ solo motto nul ne 8i frste ed al disotto, d'altra mano, «al «e Ulpracc. Nel teno riB|i^j dratura è formata con rami di gelso selvatico con bandierette portanti il motto soBM' ed al basso le anni di Borgogna blasonate su quella specie di mobile che ho detto ss* somigliarsi ad un botolo, il quale è spesso ripetuto e di cui non sì saprebbe iodoviont Tuso. Il signor Ruelens si chiede se sia un vero botolo che chiamavasi burget o frurfMl per allusione a Borgogna 1 oppure se si debba vedere in esso un barbacane e crsdtdk sia più probabile giacché in Olivier de la Marche {Mimoires, chap. XXIV) si dice chi Antonio portava per insegna un grande stendardo bianco ù une barbacane de broi^n; ciò che si nota su una miniatura del Froissarl di Breslavia. Nel quarto le sigle af si* lacciaie ai due rami di gelso che abbracciano inferiormente Taccennato mobile od titn* mento che fosse, colle armi ed il motto senza la sigla.
Ma, quanto alla questione della signatura, ancorchò il Db Rbiffbmbbro (Annuatn de la Bibl. Royale 1848, p. 131) parlando del ms. n" 0055, abbia detto che « il porte IflI armes et la devise du Gran Bàtard de Buu^gJgn:^ L;i fière dovise : nul ne si frote, est Inserite par lui-méme à la fin, au dessus de sa signature » il dotto Conservatore Roelfli è tuttavia del mio avviso non essere cioè certo che la signatura sia di pugno ddi Orti Bastardo anziché di mano del suo bibliotecario o segretario. Egli al pari di me non tn verebbe difficoltà a vedere nelle sigle ine ed anche solo n-e il monogramma di Aatout ma la difficoltà nasce da quel ob be bottrgogne che è sotto al motto. Non siamo però soli ai quali ciò abbia creato imbarazzo. Il dottore Alwin-Schultz {Beschrtibung ék Breilauer Bilderhandsehrift des Froìssart, Breslau 1869, in 4") ed altri hanno tratta) questa questione con molta dottrina senza giungere a risolverla. Il citato acrittOPt ! però di parere che la sottoscrizione non fosse di mano d'Antonio.
àatODio dì Borgogna era partito per la Barberia nel e non ne ritornò se non quando la morte di Pio II, nti nell'agosto di quell'anno, aveva fatta abortire Ita crociata; dopo il ritorno lo troviamo subito con Ita sotto Parigi e nel 1465, al comando della retro- Bi a Monthlerì.
i è quindi gnari credibile che in mezzo agli viaggi • oecaptzioni di guerra Antonio di Borgogna, per », eoodividendo il gusto di suo padre, potesse essere li do bei libri, abbia avuto agio e voglia di pensare eseguire il manoscritto della Gite de dieu. Credo di rfatnrarmi in una troppo arrischiata congettura, sup- do che 0 il padre di lui, Filippo il Buono o suo fra- 3uio il Temerario, avessero ordinato o comprato lo ido manoscritto dopo ch'era già compiuto e fattogliene I dimostrazione di benevolenza e pei grandi servigi I loi alla sua casa, dei quali veniva poi più tardi so- lfiate ricompensato colla legittimazione. |nl ri fosse, o dono od acquisto questo libro doveva ken caro ad Antonio di Borgogna, pel quale era ad ifO un ricordo di famiglia.
nato nel 1421 daerli amori di Filippo il Buono
t
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partcnuto, ancorché illegittimamente alla stessa famiglia (1), i Cosicché si potrebbe anche pensare che il nostro manoscritto; fosse un pegno deir affetto materno se non forse un atto; d'ingegnosa cortigianeria del bibliotecario o Fegretario.
Ad ogni modo, lasciando le congetture, a noi poco im- porta sapere il come e il donde il nostro codice sia passati^. nelle mani di Antonio di Borgogna, per noi basta il cono-- score die fu eseguito alla Corte di Borgogna ai tempi dij Filippo il Buono, perchè questo ci apre la strada a giusti-. mente misurare T importanza del nostro manoscritto.
Dire d'un manoscritto che fu eseguito nel Belgio nelo- colo XV° è già fargli un elogio. Infatti fin da tempi molto antichi quel paese godeva un'eccellente riputazione per li bellezza e la correzione dei suoi manoscritti. Dalle letteM: di Gerberto che fu monaco della Badìa di Bobbio e poi Pafi' sotto il nome di Silvestro II, il quale come si sa non ri- sparmiava ingenti somme per procacciarsi i migliori libri, risulta ch'egli piuttosto che dalla Francia e dairinghiltem cercava d'aver codici dall'Italia, dairAllemagna e dal Belgia" Nei secoli seguenti poi, a S. Martino di Tournai , a Gem- bloux, a St. Hubert nelle Ardcnne si trovavano monaci ec- cellenti calligrafi ed alluminatoli delicati. Anche fuori dei conventi non pochi artisti attendevano alla professione di far codici, e ne ò una prova il fatto colà avvenuto della riunione dogli alluminatori e dei calligrafi o, come dice- vansi, scrittori, i quali trattavano più il pennello che la
(Ij Kaoul «lo l'rr.iles il traduttore di i>. Afust.no e letterato di griilu s>ulto Car'.o V , era fì^'iio ili allio Kaoni do Prèslea begr^tario di Filippo il JJello e di Maria De>(Mii«t colla (jualo aveva aiiior"i:^ialo nioiitr.; era in curo-TO Non aveii'lo (|uestii avuti aùln lì^li l'io'itlimi las:iò i suoi beni o la biguoria di Lisy ad un nipote dei qu&l<t fa ani di:iceDdeuto la Giovanna di Frèàlds madre d'Autouio. Il nostro di Prè?»ios fu iegitt'iniAla nel 1373 (Lancklot, Ofi. ctV., p. GIO).
Mona, alla corporazione dei pittori dai quali erano una vcìik
inilipeodenti. Questa riunione che eraai e&ttoata presso dì noi a Venezia nel Ì4AÌ, si operò a Bruges pochi anDÌ dopo nel 14Ó1, ed a Gaud nel 1463. E che quest'arte fosse Del Belgio molto tìorente risulta pure dal cODOSCcrsi che le mi- siatare dtivano luogo nd un esteso commercio e dal rag- guardevole numero di artisti che si trovano ascritti alla IcoofratcrDita od arte dei librai. la un registro dì questa pmfraternita figurano solo dal 1468 al 1517, non meno di prentun nomi di allumiaatori, ed a Uand essi non erano tatao numerosi che a Bruges, trovandosene parecchi sovente Dienziouatì negli amichi registri &a i quali taluno anche Conosciuto in Italia, come Luca de Heere del quale parla GaicciardiDi. Anche artisti di grìdo lavorarono in questo genere come i Van Eyok per il Qrathnyse a per Filippo il BnoQO, ed II celebre Hemliug che lasciò un gran numerò di miniature e la cui opera capitale è il ben noto Breviario
rimani della Biblioteca dì S. Marco dì Venezia, al quale ■areno pure Gerardo Vander Meìre di" Gand e Lióven
ì Witte suo concittadino (I).
L'arte dì miniare i manoscritti ebbe vita così rigogliosa nel Belgio che anche dopo la scoperta della stampa non mancarono calligrafi ed alluminatori che producessero capi* lavori. Ma l'epoca piij splendida di quest'arte è segnata dal regno di Filippo il Buono dal 1419 al 1467. « Il suo tempo fu quello della trascrizione dei manoscritti più belli fatti
0) Or. Qutlqitti rtelurcliit (tir noi anelfni enlumiiuura et catligrafhts, par U. le « J. J. Db S«bt, nel Bulletin it VAcadimia royali d«j scitnces, ili ìtllrts ti «wz-arli dt Bitjlqiu, ti. 7, T. XV. BruMll^ii, Uajei, in S°, pp. ie~8S, ed iJ GOBIO di qaal'ialcrcuaDM l*Toro duco da Dk Rbiffesduui eoo aggliula di duot* I* Mi BMioplilU BHgt, Tom. V°, Brux«lUi IS48, pp. 394—98.
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nei paesi bassi per le sue librerìe, per quelle di alcuno d< suoi vassalli come il De la Gruthuyse ed altri, e pei mo nasteri ^ (1), e specialmente dopo Teredità del Brabant devoluto a Filippo nel 1430, il brillante periodo di trascri zione dei manoscritti raggiunse il più alto grado del sm sviluppo.
Le circostanze, come osserva Marschal, il dotto illustratON della Biblioteca di Borgogna, erano favorevoli ed erano li conseguenza dell'impulso dato a questo genere di lusso da 6gli del re Giovanni, specialmente da Carlo V. Ma colb scorta dello stesso Marschal scendiamo ai particolari delle trascrizioni eseguite d'ordine del duca Filippo il Buono.
I caratteri, dice il Bibliotecario di Borgogna (2), che di- stinguono i manoscritti fatti d'ordine di Filippo sono finezn e bellezza di pergamena non superati dalle moderne carte; r eleganza e la chiarezza della scrittura, la ricchezza e li varietà delle iniziali, delle inquadrature, delle miniatore e deUe imagini, Io sfoggio delle pitture, siano in colori che in grisailles o camaycux, l'azzurro oltremare impiegato con delicatezza non ostante la sua opacità, Toro adoperato con severità per rialzare tutte queste bellezze senza offa- scarle col suo bagliore metallico; l'argento usato felicemente per rappresentare le vetriate e gli smalti di quel metallo nelle anni, ma adoperato colla più grande precauzione ir causa della tendenza a diventar nero. Le miniature distri
(1) NUrschxl. Catalo(juc iles lìijnuscrits de la JUblìottiique rouaìc des Duct de Bohì aogut', ^ublié [lav ordrc du Minhtrd de V Intéricur. Bruxelles 1S42, voi, 1*. Intro^lui tion, p. LXXIX.
(2) Tratiati'losi di manosicritti ch'iu non ebbi buit'ucclii e non potei studiare atteiii mente pur portarne un giudizio proprio , mi limito a riprodurre quasi testualin<o quanto il Marschal ne scrisbo al Cap. IV" delTIntroduzione che prepose al suo Cataro della Biblioteca di Bor^'Ogna.
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i giudi ziOFameo te al principio d'ogni capitolo, ovvero Spassi più interessanti del testo, sono iu certo modo gai- \ ài quadri in piccole dimensioni. Ogni figura dei per- ggi ba un tipo speciale , un carattere fisionomico di- to, ogni personaggio è animato da un'espressione che lascia travedere le impressioni. Le stoffe dei panneggia- iti, eiano traspareoti od opache, o di un tessuto d'oro, I rimagine della perfezione, alla quale erano giunte le btrie fiamminghe nel secolo XV", esse sono gettate t facilità, colla leggerezza, coli'ampiczza e colla grazia Ivero talento; i guernimenti di pelliccie aggiungono 1 loro ricchezza.
I questi manoscritti, a detta del Marschal, si possono
ueate contare le persone dei gruppi riuniti artistica-
1 senza confusione, cosi naturalmente scaglionati dal
) piano al fondo del quadro: si possono distinguere
lEtmo nella folla uomini e donne di tutte le età ed
piti i costumi.
lunì contorni, le cni forme anatomiche sono false, fe-
mo bensì l'occhio del conoscitore novizio, specialmente
! gambe magre e stecchite e quelle calzature termì-
i in una punta che a noi pare ridicola; così pure gli
bnno male quelle teste talora voltate troppo forzata-
, ma il conoscitore provetto sa fare la parte che è
I alla moda del tempo in cui le miniature sono state
[oite. Non dobbiamo del pari stupirci se i miniatori di
[tempi, come i loro predecessori, rappresentavano le
} come accadute uei tempi in cui vivevano, e se perciò
plagevaoo Mosè. Alessandro, Cesare o Carlo Magno iu
Marne del secolo XV, Davide e Salomone attorniati da
fieri e da baroni col ceremoniale feudale; quegli artisti
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ignoravano i costumi e gli usi antichi, e d'altronde ec miravano a commuovere le moltitudini senza darsi pensie della disapprovazione dei dotti, allora assai poco numero^
È al tempo di Filippo il Buono, conchiude il Marscbi che si spinse ad un alto grado di perfezione il disagi delle prospettive lineare ed aerea. Allora caddero in disti a poco a poco i fondi a tapezzerie o bizantini e si abbt; donarono pure i fondi ad oro. Allora l'architettura si 8^ luppò in tutto il suo lusso secondo il metodo perfezionai della prospettiva. Nulla di piìi sontuoso e di più elegan che gl'interni degli edifizi gotici e che le loro grandio facciate in questi manoscritti. È il bello ideale delle costr zioni del secolo XV** che si avvicina al tempo degli arci tetti di Francesco T, i quali se ne servirono forse dì m delli, mentre nella lontananza i fondi si disegnano paesaggi romantici di cui molti hanno l'anima di Pousn ed il tocco di Claudio Le Lorrain. Ma non mancano pei neppure nei paesaggi molti errori ; i contorni degli alba peccano, i fogliami sono massicci e compatti, era pococfl nosciuto che dovevasi cercare l'eflfetto e si andava nell'oe cesso perdendosi nelle minuzie.
Nel novero di questi manoscritti ai quali il Bibliotecari belga ha prodigato così larghi elogi, va sicuramente posi il nostro codice di S. Agostino, al quale sono comuni ne pochi pregi di quelli.
In esso difatti non si fanno solo notare il candore e finezza della pergamena e la bellezza della scrittura, o ciò che lo rende particolarmente pregievole sono le nam rosissime ed interessanti miniature, le eleganti e varia inquadrature, e le bellissime iniziali a vividi colori su foni d'oro, delle quali è riccamente adorno.
— » — \j» miniature del nostro volume sodo dodici diBtrìbnite a. capo a cìascuso dei dodìd libri che vi si contengono, kn qnali esprìmono od il concetto generale od un punto «aliente dell'argomento. Esse sono per lo luà ddia larghezza deUe due colonne e chiose io ona ricca coroice, tatt'attorno poi al foglio che le contiene gira l'inqtbdratnra d'aaa larga Eucia della quale gìh abbiamo parlato. A cominciare dal ^hbro uodecimo che è il primo del volarne esposto nel Museo ico, le miniature rapjreBentano i segoenti soggetti :
I. Fabbricazione di una città! Veduta di paeae animato, d'un gruppo di persone in ani datanti.
II. Il Creatore estru Eva dal fianco di Adamo sddor- neotato.
ni. L'angelo che ssaecìa Adamo ed Era dal paradiso terrestre. Contrasto di paesaggio Terdeggiante, rìdente di SorieEoIcatodiruscelleUiconterresqnalIideedirte dì spine.
IV. La leggenda della morte che sega l'albero su coi 'aomo sta incerto fra on angelo che gli porge la coróna li diavolo che gli offre un cofanetto pieno d'oro.
V. Caino che uccide Abele. Vedute fantastiche di pae- n^gi, con città e marine iu lontananza.
VI. La scena di Noè ubriaco coi figli.
VII. In un quadro a due scomparti, dall'una un re (hvìt), con scettro in roano, a cui un maggiordomo o mi- >nittro pone in capo la corona, e dall'altra il re Davide che wi«. Studio di panneggiamenti e d'interni.
Vnt Città munita alla cui guardia sta un re, con paese *gnippo di tre persone alla cui presenza gìuoca un folle • gìidUre.
IX.S. Agostino che scrive ispirato da un angelo, mentre «nletb in varie forme fantastiche squinternano hbri nel ■■rtofiolo.
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X. Il giudizio universale.
XI. Dannati tormentati dai diavoli.
XII. La Vergine in cielo, con ai lati e al disotto santi e profeti (I).
Queste miniature non sono tutte di una stessa mano. Evidentemente tre o quattro artisti lavorarono attorno al nostro volume; si riconoscono però d*una stessa mano la prima miniatura, la 2", V8\ la 9% TU', la 12' e forse anche la 4'; sono invece di altro artista la 3' e la 5' ; parrebbe j opera di un terzo miniatore la T, ed ancora di un altro la 10^; a quest'ultimo artista appartengono per lo più le mi- ; niature del volume primo (2).
Più artisti essendo concorsi a fare le miniature, esse non sono tutte d'ugual merito. Mi sembrarono tenere il primo posto quelle che attribuii ai primi due artisti ed alquanto inferiori le altre.
(1) Nel Volume F che è alla niì)liotcca Universitaria, ora Nazionale, vi sono ogoal- mentc altrettante roiaiature quanti sono i libri, vale a dire dieci. I.a P posta sul prima foglio dopo l'indice rappreiienta, in un ^^ran ijuadro a paesagjjrio, ahiuistraS. Agottioa che scrivo ispirato da un angelo ed a destra un personaggio coronato da re tfvjrw Carlo V"), che guarda in alto in atto di meraviglia e colle braccia aperte, mentre, un angelo j,'li porge imo scudo d'a/zurro coi tre gigli d'oro. Dietro questo per»onag-rÌJ sì erge un sontuoso ediflzio. Tra S. Agostino o lui, un pò* indietro, ò piantata ua*u»facaa baiidii^ra rossa, a sinistra della quale sta librata un'aquila ed a destra una colomba portante nel bcci'o una bur^a. Si direbbe che Tasta segna ana divisione di territorio^ La 2* miniatura ra[>presenta una <;iostra di due cavalieri in campo chiuso. La 3* oda città a^^sediata ed incendiata. La -V un vescovo in atto d'incensare davanti Taltare. La. 5" l'Imperatore in ginocchio davanti al Pupa sedente in cattedra. I^ G* un vescovo cIm fa leggere un frate su d'un liìiro mentre un diavoletto dal di sopra lo staffila.. L4 7*tu paesaggio con divinità pagane. I/S^ una donna tenente in mano in un reciato Qoa grand* sfera planetaria. La 0" una scena di paesaggio sul cui davanti un santo vescovo che piglia poi capo un diavolo mentre un fraticello col manto ih-ì vescovo lo inviluppa OA un altro come in una roto, turba di diavoli al di dietro. La IO" un papa davanti Taltar* assistito da due cardinali.
(2) Anche nel voi. 1*' le miniature non sono tutte d'una mano. Giudico dello steMO miniature che esegui le prime del voi. ìi", la 1*, la 7' e la 0'. Le altre sono di altri arlisli ma d^asaai inferiori e d'un fare molto mosvdiino.
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Idiualiia i'm ounosmm Jella CITE DE DIEU del 1466
Son so gè anche colla descrizione la più minuta si riesca dare an'idea adeguata e precisa d'un' opera d'arte qual'è tt mJDiatura, ad og-ni modo non è scmfire la cosa la più ale De che si possa fare in poche parole. Una riprodu- rne, per quanto i mezzi meccanici siano incapaci di ren- io in tutto il suo carattere l'originale, riepoade però più tamente al fine. Il lettore sarà percib lieto di poter avere [t'occhi, nella tavola qui contro, il fac-sitni!e dell'ottava biatrira del nostro manoscritto che gliene dà un'idea ab-
anza fedele ancorché non raggiunga la maggior fini- ta ed armonìa dell'origìiiale. >n che il lettore ha davanti uà sag-gio delle miniature
, Cité de Dieu e lo pub osservare a suo bell'agio, la- tto che prima il suo occhio si sia riconciliato un poco col ppo vivo contrasto dei colori, rol tuono e col fare pro- D di quel genero di dipingere, debbo domandargli se gli e di dover concedere al nostro manoscritto tutti i pregi ■ovarri i difetti che il Marschal ha attribuito a quelli ese- Dti alla Corte di Borgogna ai tempi di Filippo i! Buono. Menno di quei pregi è riconoscibile senza troppa difficoltà & nostra miniatura, e in abbondanza vi si scoprono di i difetti, ma forse a più d'uno tornerà difBcile ammirarvi complesso di tutte quelle bellezze superlative. Dovrassi nnque inferirne che il nostro manoscritto non possiede i atteri distintivi degli splendidi manoscritti di Borgogna I «ecolo XV, e che non meriti di essere posto con essi? len ai contrario, sono d'avviso che il nostro S. Agostino in tatto degno di stare al paro con qui'lli, giacché penso I il Marschal ha riunito in un tipo ideale tutte le bellezze zioaalì di pochi estendendolo poi, forse con troppa lar- xa, agrli altri. Questa dovette essere l'impressione prò-
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vata dal conte De Laborde allorquando, dopo d'avere con luDga fatica compulsati gli archivi belgi e profondamente studiatavi la storia delle lettere e delle arti sotto i Duchi di Borgogna, con finissimo senso artistico visitò i resti del* Tantica biblioteca di Borgogna a Bruxelles. Egli dichiari d*aver perduto molto delle illusioni che si era fatte su quelli' collezione. Vi esaminò l'Uffizio di Filippo il Buono, che ^< parve ce citato ed esposto con troppa compiacenza » e oa^ trovò la pittura secca, il colorito piatto, pallido e sbiavito,Ji ancorché la rassomiglianza di Filippo sia esatta ed il co--^ stume d*una imitazione coscienziosa. Il libro di preghiere dd^ duca Filippo ed un salterio gli parvero di non maggior valore.^ <K Infatti, dice egli, quando si studia quella collezione oott' metodo, si vede che l'epoca compresa tra il 1384 ed il 1483^' cioè per la grand'epoca della scuola fiamminga, essa non possiede che due manoscritti veramente superiori jd (1).
(( L'uno è una meraviglia » ed è il primo volume della storia generale dell'Haynaut dal principio del mondo al 380. Questo volnrae è in pergamena di formato grande in fol, scritto in lettere di forma e fu terminato nel 1449. Ha in principio una miniatura della grandezza dell'intiera pagina rappresentante la presentazione del libro al duca di Borgo- gna, di una bellezza veramente eccezionale, essa è condotta con tale maestria e con tutta quella perfezione di assieme che rivela il pennello del maestro ed eleva questa miniatura alle proporzioni d'un quadro di storia. A giudizio del La- borde, Tallievo di Giovanni Van Eyck, Rogiero Van dei Weyden « potè solo comporre ed eseguire questo capolavoro
H) De Lahorde, Le$ Dua de Bourgognc, étudex sur itf«? lettres, les artx et Vinduttrù pendant le XV^ siede et plus particulièrement dans les Pays-Bas et U Duché d4 Sour gogne, Paris 1849—1852. Tom. 1", Introduction, p. LXXXIII.
celebre Froissart della biblioteca di Breslavia scritto àto, come già dicemmo, pel Gran Bastardo di Bor- I > (2). L* altro maDOscritto ch'egli mette sopra gli 30l precedente è quello della Bible hìstoriale, nel terzo le del quale vi sono due grandi miniature, il cui \ù temperato ed armonico colpisce a primo tratto, ma iMO il prodotto della scuola francese dei tempi della a di Broges e non appartengono all'arte fiamminga (3). t eoli manoscritti giudicati degni di essere proclamati mte belli fira i molti sui quali tutti erano cadute le id liarscbal, sono, a dir vero, pochi ed aggiungendovi ji altri che sono fuori della biblioteca di Borgogna, Figliale origine, non sarebbero ancor molti, ma questo i totto, perchè anche nei manoscritti, i quali il Laborde Mhbe di una straordinaria bellezza, egli giudicò appena • doe miniatore meritevoli di questo elogio. Ài suoi ittidibero tali non solo i due manoscritti menzionati ilAlioteca di Borgogna, ma altresì T Officio di Carlo il nrìo di Copenaghen, il quale, a suo giudizio, non ha ■n miniatora che meriti attenzione , eseguita da Un- \ ad 1465, e lo stesso Froissart della biblioteca di Bre- I MJ quattro volumi del quale trovò solo notevoli le
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-66- della casa di Borgogna per aver miniato manoscritti dal^ 1454 al 1480, ne troviamo nominati sei, ma saranno stati ^ chissà quanti più. \
Nel 1454-55 mastro Giovanni Dreue era valletto di camert ed alluminatore dei libri del duca di Borgogna. Nel 1400^ . il canonico Mielot traduceva libri e vi faceva delle storie;' nel 1467 Simon Marmiou scrivano di Valenciennes istoriau un breviario; nel 1467-68 Loyset Lyeder alluminatore dipin- geva cinquant'una storia sul primo soXxkxnQài RegnauUi$ Mo7itauban, altre venti nella Bible moralisée ed altre venti sul libro Là Vengeance de Nostre Seigneur Jesm Christi nello stesso anno Poi Fruit altro alluminatore aveva alio- minato le lettere del terzo volume delle guerre di Lothem 1 Gwren, e Guglielmo Wyelant, anche alluminatore, aveva I fatto sessanta storie al secondo volume delia storia di Bay- f naut (1). Fra tutti questi artisti fermiamoci un momento snt Tultimo. Le sessanta miniature fatte da Guglielmo Wyelant nel secondo volume del manoscritto d'Haynaut per le quali aveva ricevuto scttantaduo lire, esistono tuttora ed abbiamo su di lui e sulla sua opera degli interessanti particolari. (( Questo alluminatore, scrive il Laborde, aveva tutte le buone qualità e tutti i difotti del suo mestiere. L*abilità della mano compendia tutte le buone qualità, quanto a di- fetti sono di tutte sorta. Abuso di colori brillanti, tuoni ur- tanti, predilezione pel blò nelle vesti e nei tetti delle case, blò vivo che rende male l'ardesia, monotonìa nelle espres- sioni delle figuro, tipi uniformi; gli occhi spaventati, la testa sovente in aria, i piedi mal posati in terra, le figure dise- gnate come se fossero viste a volo d'uccello, i fondi minu-
(1) Laborde, op. cit., voi. P, pp. 437, 473, 496, 501, 502, 503.
lùinente particolaregg'ìati, ma freddi nell'efifetto. insj^di senza traccia d'imitazione [1).
Bisogna pur dire che se il Wyelant non è l'antore delle joiature del nostro manosoitto, esse portano però Yìmr ronta molto pronuazìata àoì ano fare. L'abuso di colorì rillaiiti, it contrasto aspro dei tuoni e la predilezione del li^ -VITO nelle vesti e nei tetti specialmente, paiono apitnnti ilevati dall'esame delle nostre miaiature, nelle quali per kltro DOD ammetto che non fi siano altri pregi incontesta- tUi non menzionati dal Laborde come altred sono lontano kll'accomuDare ad esse in tutta la loro estensione i difetti h lui uotati nella sna critica delle miniature del secondo ■Blume dol manoscritto d'Haynant. Uà non è per ìatabilire ijoanto vi possa essere di comune tra l'alluminatura del qo- •tro manoscritto e del secondo volarne della storia d'Haynaut :Ch'ìo ho raccolto il severo g^iudizio di Laborde su Guglielmo i'Vyelant Intendo di lasciare intatta la cjaestione dell'autore mSia nostre miniature a quei dotti che haono i mezzi di Indiarla e sono meglio di me addentro nelle cognizioni della gloria dell'arte fiamminjja, per risolverla. Bensì ho vo- hilo citare il giudizio di Laborde per la dichiarazione molto ligiiiScante cbe vi fece sejruir*! come conclusione. « Malgrado
I' fssprezza di questa critica (egli scrive) io riconosco che la ia!ig;,'ior parte dei manoscritti citati in molte biblioteche pfr le loro belle miniature non sono notevoli di più i (2). Noi prendiamo atto e ci teniamo paghi di questa miti- gante dichiarazione io favore di quella categ'oria di mano- tn'tti miniati che senza aspirare al merito d'una bellezza
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'a seg^uito al titolo il calendario, quindi vengono gli angeli di S.Giovanni, di S. Luca, di S. Matteo e di S. Marco, izioni e le ore della Madonna, à Vusage de Paris, i salmi, litanie ed altre preghiere diverse del Signore e di santi. Di tal genere di libri di divozione, od uflBzi, detti comu- mente libri d'ore^ si facevano in gran copia nel medio
0 e, quand'erano destinati a principi, a baroni, a prelati ad altre persone di alto rango, con grande perfezione di frittura e con magnificenza di ornamenti e di miniature. orecchi ancora ne rimangono nelle biblioteche e nelle col- »ODÌ e fra di essi alcuni di così rara bellezza da essere santi come maravigliosi monumenti dell'arte raedioevale.
1 famoso e notissimo Breviario Grimani della biblioteca di L Marco a Venezia è appunto uno di siffatti libri , come ì sono altresì l'uffizio, di sommo pregio, miniato da Giulio 3ovio pel Cardinale Alessandro Farnese , della biblioteca lazionale di Napoli, quello di Carlo il Temerario a Copena- {faen, il Breviario del duca di Bedford della Biblioteca na- rionale di Parigi, l'uffizio di Filippo il Buono di Borgogna di Bruxelles, che piìi sopra ho già avuto occasione di ci- tare, e molti altri di ugual merito o di minor pregio come il Breviario della regina Eleonora in Portogallo miniato da
Aiìionio d'Olanda, ed i non pochi disseminati in quasi tutte
le città.
L'uffizio che sta nelle vetrine del museo storico sabaudo
^a annoverato fra i belli. Nessuna delle qualità che pos-
s^^uo rendere bello un manoscritto gli fanno difetto ; spic-
^^no in esso le iniziali miniate e ornate a vividi colori su
^*>-lo d'oro brunito, sono di straordinaria ricchezza le nu-
^^'O^e fascie che cingono le pagine con svariatissimi in-
^ci di rabeschi e fogliami dei più vaghi colori , fra cui
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spuntano fiori e giocano uccelli, scimmie ed altri a bellamente lumeggiati ad oro. Né vi mancano le min 0, come diciamo, vignette, notevoli anch'esse per t dinaria vivacità di tinte, per sfoggio d'oro e di pa giamenti e per le curiose e caratteristiche compos Queste minature, della grandezza tutte di mezza p sono in numero di trenta, oltre quelle di minor dimei che sono sparse nel calendario nelle quali sono ritratti i dello zodiaco e le occupazioni della vita signorile e r sevH>ndo le vicende della stagione. Ancorché queste trvninsi riprodotte metodicamente in principio di tutti ruxsoritti di questo genere, tuttavia i quadrettini in cu rap: rasentate nel nostro Codice non sono privi d'intc giacohè da! castellano che ben pasciuto si riscalda gran fuoco nel cuor deirinverno, o sta in lieta comp banchettando, al villico che fatica arando e semini campì in autunno o suda battendo le messi in estate dama che in gran pompa passeggia tra i fiori di m al porcaro che abbatte le ghiande pei suoi animali e^ gnaiuolo che pigia le uve nel tino, tutto vi è disej dipinto, benché in piccolissime proporzioni, con infinit dei minimi particolari, con molta evidenza e con U rità di costumi. Nelle vignette di maggior dimensi invece rappresentati i soggetti ai quali si riferif argomenti e le diverse preci contenute nel volup minciando dagli evangelisti fino ai misteri della della passione del Salvatore, al giudizio universa vita di alcuni santi (1). Qui il miniatore ebbe
(1) I soggetti delle trenta miniature sono i segaenti : I. S. Giovani 2. S. Luca — 3. S. Matteo — 1. Gesù ntll'Orto — 5. La Vergine col • 0. La VÌKÌtaxione — 7. L'Adorazione dei Re Magi — 8. La Fuga ■
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Dipo di spiegare i suoi mezzi artistici, egli infatti intro- sse sovente nei suoi quadretti più personaggi, studiò di sgrupparli in vere sceDO, di dare ad essi movimento e infondervi sentimento, cercò d'allargare l'orizzonte con ve- le prospettiche di architettura e di ridenti paesaggi , si dfase nei particolari più minuti, caricò di vesti , spesso )ppo abbondanti, i suoi personaggi e quelle rabescò in ille guise di colori vari e vivaci con troppa ricchezza di meggiamenti ad oro, riempi gli iaterni di mobili e d'ar- di ai quali non lasciò mancare nulla fino al minimo ac- istsorìo. Airevangelista che pose scrivente nel suo studio, l esempio, non gli bastò d'aver dato il suo piccolo can- oliere riposto in una nicchietta, ma volle che vi si vedes- irò fin anco le goccio di cera ch'erano sgocciolate lungo i candela nella sera innanzi. Ma tanto magistero d' arte iziente più che giovare nocque all'effetto, come spesso si ota in questo genere di miniature, su cui tuttavia l'occhio i piace, della vivacità, ancor fresca dopo secoli, delle anti- he tavolozze, del ricco bagliore degli ori e delle interes- anti ingenuità dell'arte bambina.
Tutte le miniature di questo volume sembrano d'una sola aano ed appartengono alla scuola fiaaiminga. In nessuna lesse rinvenni però alcun segno che potesse dar indizio all'autore o del tempo preciso in cui furono eseguite. Non stracciai pure in tutto il libro alcun'arma od altro segno
ti di Maria Vergine — 10. Il re Davide — 11. La Trinila — 12. Il Battesimo di :o — 13. L'Assunzione di Maria Vergine — 11. Il Martirio di S. Caterina — 1j. La i del Si.3'nore — 16. La Concezione di Maria Vergine — 17. La mesha della Passione A Gesù iiell*0;to — 19. Gesù davanti a Pilato — 20. Gebù flagellalo alla colonna ; Ges's che porta la croce — 22. Gesù crocifisso — 23. Depobizione dalla croce — .fe^^a di pe-juiern — 25. La Vergine che allatta il Divin Salvatore — 2«3. Il Giiidi/io -ersaJe — 5i7. S. Michele che abbatte il mostro — 28. S. Cristoforo che porta il Sal- xn — W. S. Antonio — 30. S. Margarita.
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nssc 'a persona pella :jL.e esso è stato fatt
>N.- T-'.-'.^sTr.::."^ nou appart^i^r hllt auTiche libreriep
..s:. 5, .\a. es:?o fu i.z n:> s:".o nel 1764 ali
!: ; ".'■ L^i è proveniente dalla Savoia. Un a
^ . -; .. r. :!io Touttemps ne fa il donatore
- -■ ..1 re sabaudo. Trovo che il canonie
^ ^ ,r- ~ - •;T/eg';i si dice, del Capitolo (
•• : .•^: nv.iva con molta soUecituiine, gì
■ _■.:•? 1; s-^vraccirato, re azioni coli
^ > -:■. :*..■:: j :v:re nel 1749 di proget
. -^ ." V j. : r.LiZDeri. vWÀ Capitolo!
. ' :.. iv :. "'I - : ^ ro-lei^-iata sotto
l^-.i.:' .1 ^. C-" " 1 inmiiiv. Era stai
• . '^>t.:-e :i '»ì- Q".: T.ri : ■: '. iX'.o d: R-imilL
. : :neiite nel 1754 ::. y, errare Tereziol
^- .'. .* aiiib'Ti, Annessy e L';.ii: ^ :-)n un nuo"^
... . . :. l':<:r'.:z:one a somi;:liii:.2i .. riarito avc^
^ • ... : A <Ma 1 ii'.g'a dimora in TrLz:i. e da quaa
.. . •' ' <i? lf::e:e, esW pr'.?fr- ~i : :i iasi^ten
■ \ - ..' i'-: : s::i dise^T.i :r-.!?5": . -^^:: rsiaìst:
. - ■ . : :: .ri- 5:iva m:l:: a :- r£ :: : nersè nel
. ^- • ■;. :■: r ^ir-rTa ::;^eir-sr?: i "t^itit l-j vie e
< \ T - .' 7 : u: i a T : rli : ri : :t i i^u u ii<
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€08 chanoines de TÉglise collegiale de St Joire, fils du ifunt Claude résident à Berne lors du siége de Turin, t Disant que s'étant trasporle de Savoye en 1764 pour pren- re la liberté de presenter à V. M. un livre de science dédié a Prince Eugène dans lequel étoient représentées Ics ba- lilies du dit Prince, imprimé à Inspruck, et en taille douce, iont V. M. parùt très-contente, et en méme tems elle m'or- lonna de faire remettre le dit livre avec des manuscrits ec- Jésiastiques sur le vélin, oroés de vignettes or et azur , ecomandables par leur antiquité , qualité et quantité , de ilas encore des autres livres, dont l'un imprimé à Ntirem- lerg contenant THistoire du monde, enrichi de planches, st un autre renfermant quelques ouvrages de S* Jerome, •clié en maroquin rouge sur tranche dorée, lesquels ouvra- fes furent appréciés par le bibliotecaire et les gardes de
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b Biblioteque de Votre Royale Université à la somme de qoatre mille livres. V. M. daigna agréer que la dite somme fftt appliquée en capital et augmentation de THopital de la ▼ille de Rumilly, et que le dit suppliant jouit pendant le reste de sa courte vie des revenus de la dite somme.
<rA ces fins il recourt aux pieds de V. M. en la suppliant très-humblement par un effet do ses graces de vouloir donner 865 ordrcs pour quo le suppliant obtienne 1' effet ci-dessus neDtioniié moyennant de sa part une application sùre et onvenable. Sur quoi le suppliant ne cesserà d^unir ses veres a celles des pauvres en faveur de qui V. M. veut en répandre ses bienfaits, ainsi que pour sa précieuse con- rvation et pour celle de son Auguste faraille Royale. »
Da qnesta lettera apprendiamo in qual modo questo bel inoscritto sia venuto nella libreria del re Carlo Emanuele
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pìù che malagevole è forse impossibile, ed anche i migrli illustratori di miniature hanno talvolta rinunziato sino oflfrirne gli intagli che pure sarebbero riusciti imperfetti così è forza anche a me di fare, tuttavia sarà bene che ciamo qualche cosa un po' più in disteso di questi stupei volumi, che attirano l'ammirevole attenzione di quanti pò»- corrono il museo storico sabaudo (1). ,
Il primo è un volume di duecento e cinque fogli di fiate* sima e candida pergamena, alti cent. 36 e 5", larghi 27 cent scritti ad una sola colonna di dodici linee ciascuna, in gra caratteri gotici tracciati con tutta accuratezza, le colo occupano 22 cent, in altezza e cent. 15 e 5" in larghezza lasciano perciò un ricco margine in bianco.
La parte decorativa non potrebbe immaginarsi né ^É ricca nò piii svariata , Y oro rialzato e brunito da parerli opera d'orafo piuttostochè di miniatore di codici è adope^ rato con profusione e magnificenza, e ad un tempo coaf giusta temperanza coi colori piìi vivi e preziosi da risnl^ tarnc vaghissimi contrasti d'effetto. La fantasia del mi- niatore ha saputo trovare motivi sempre nuovi e variati, giuochi e intrecci di delicati ornamenti di fogliami, d'attor- cigliati filetti, di fiori, di frutti e di gemme preziose per 138 lettere iniziali miniate piìi grandi, e 473 minori, per 8 lettere grandi istoriate a figure ed altrettante fascio paginali a fio- rami ed ornati con medaglioni di figura e di paesaggi. Nel qual lavorio anche delle minute parti ben si vede aver ma- neggiato il pennello un valente artista, un vero pittore, uso altresì ad opere di maggior lena. Tutta T ornamenta
(1) Il Cii>rario aveva già prima dtiiristitu/iontt del Musco Storico Ksaniinatì od aronii rati i Mti>suli (l('l J)clia Uuvere, e ne fece muuz ione come di rara bellezza nel!' JlcoiomI Politica del Medio KvOy voi. I, p. 410.
ntispizio, solo in principio della prima pagina è in- 16 ìq esso si contiene la seconda parte del messale Toso della caria romana, con questa intitolazione: teunda pars missalis secundum usuin romane curie tmtinentur tnisse que per pontijices consueverunt i. Lm pagina seguente contiene Tindice delle messe (1). la prima pagina un bel ornato di fogliami su fondo
> sfornato, da cui si stacca a mo* di foglio volante lUo ebe contiene il titolo e le prime parole deirindice, iiriso inferiormente nel mezzo, s' incartoccia e lascia al basso uno scudo a forma di testa di cavallo so-
> da due putti alati e sormontato dal cappello cardi- SqUo scudo vedesi l'arma dei Della Rovere che,
i noto, era d'azzurro al rovere d*oro, sradicato, frut- à oiedesimo , coi rami intrecciati , o, come più pro- We dicoQO gli intendenti d'araldica , decussati e ri- ^; ti due lati del rovere stanno pure in oro le due & D^ indicanti il motto del cardinale: Soli Deo. dd foglio secondo contiene la prima delle grandi
1^ ---"w in $0CHnéo voi*tmin$ mÌM$aliM pontifUalit; Sj^*^ <« ttnm é0mini Mifta.
;., . '•.;:? -;■•»<' cwKi iidoi ^i! ijtie --ru i^ ef r''!t l'n'.
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no ^raxiosnmentc aagioletti e putti che con funicelle esigono sospesi mazzetti e feetoni di verzura. Un ricco tatto • mo" d'altare a gemicepchio rientrante, ornato (i « TÌvocissimi colorì, sostiene il tutto, sulle spor- I 4«i due lati è paiate il cappello cardiualizìo ed al Ito dite putti reggono da ciascuna parte uno scudo a dì cavallo roll'iirme della Rovere. Piìi indentro duo ihtti •osteog'ncio ana tavoletta recante l'iscrizione in I WHsslme lettere majuscoie;
N
OS AUTEM GLORIARI OPORTET I\ CRUCE m\.
H Bezzo. Botto la tavoletta, un altro putto sostiene due lln di verznra. Compiono la decorazione due vasi posati Im nel setnicercliio del basamento ripieni uno di viole MH a gMnbnì d'ai» parlotta imitaziODQ.
■ «(Wridi (Jel'e prandi miniature paf^rìnali sta sul fop'lìo 1^, < ra;■p^■M>ata Gesit in ctlìco, ai [licdi di essa veg-gousi di cbì puarda il sommo pontefice con dietro di lui ■viiaaie ed altri monaci, e a destra un re coronato con
I ^Qtiluomo, tutti in ginocclii in adorazione del
II papa è in abiti pontiOcali bianchi seminati di lab 0 rabeschi, con paramenta ad oro, il monarca
^^ Ttat« ranciata riccamente lumeg'g'iata ad oro, e veste di turchino, ogni cosa è condotta con ■a finitezza d'arte o di pusto. Fa di sfondo alla scena ■*i*tÌDi» veduta di paese. Anche in tjuesta miniatura ^fiancheggiato da un doppio ordino di coufroc- "fute di fregi a colore d'ottimo stile della maniera
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raffaellesca; in cima di esse è posata dall'una airaltraui grande voluta formante arco sul mezzo, lavorata ad ci Fra gli ornati del timpano sono adagiati tre pattini, quali quello di mezzo sta suonando, mentre gli altri gono uno svolazzo ; in cima alle ante o fascio altri di putti sono appoggiati ad un candelabro, sui capitelli del condo ordine e sui piedestalli stanno altri quattro puttii tenenti con fili d'orouna tavoletta che pende sotto il qua( simile a quella della miniatura precedente e colla sh iscrizione. Ài lati del basamento sono altri due putti in al di suonare, ai quali stanno d'appresso due angioletti sostengono la tavoletta con in mezzo un gruppo di tre puttini in atto di leggere su d'una fascia tenuta quello di mezzo.
Una terza miniatura, minore però delle precedenti, ma grandezza tuttavia di mezza pagina, occupai! seguente foglisi 168. In essa è raffigurato il papa che ascolta la messa aa««s sistito da cardinali e prelati. Il quadro è chiuso in cornice d<H rata. Una grande fascia o basamento a fondo d'oltremare con ricchissimi fregi in oro ed in colori più chiari, si stende per tutto il quarto inferiore della pagina con in mozzo la testa del Redentore in un medaglione sostenuto da due angioletti; da essa si elevano quattro colonne azzurre da destra e dua da sinistra in due ordini, in cima e lunghesso le quah gio- cano pure graziosamente altri sette puttini, cinque cioè» destra e due a manca. Tutte e tre queste miniature e la prima, che fa quasi di frontispizio al volume, sono d' una stessa mano, d'artista, al certo, non volgare ed hanno co- muni i pregi e le mende.
Le alluminature delle altre lettere e dei fregi delle fasciei di cui ho parlato in principio, mi paiono opera di altro mi-
!idi*ewi in fioissima perg^amena, scritti ugualmente i sola colonna di 12 linee in grandi lettere gotiche I fimna. L*ano ha 1&5 fogli e comprende il secondo ì del messale pontificale, Taltro è di fogli 179 e con- l Tolnme terzo dello stesso messale. Bieiidiie questi volumi, che evidentemente erano com-
h splendidezza dell'alluminatura sta di paro a quella ■IO volume descritto, mi pare anzi fuor di dubbio che le lettere miniate quanto gli ornati delle fascie siano dello stesso artista che dipinse queste parti in quello, ae è la rassomiglianza, benché variate le composi- I sempre diversamente alternati i colori. In questi yo- wseaoo però le grandi miniature paginali che danno pregio al primo, ma per contro abbondano non meno e iaiziali e le superbe inquadrature. 11 volume secondo I di 413 lettere miniate e dorate tra grandi e minori, Hggiorì istoriate a più figure con scene tratte dalla Rrittnra di ogni maniera, di altrettante fascie e cin- i ftgioa, talora a fondo d*oro brunito con fregi d'ol- ii e dei più vivaci colorì, talora a fondi bianchi con i feto, talora a fondo nero od in colore con fogliami Mhi in chiarot talora con putti, talora con frutti, con
^■^ animali e con p-ernmo prezioso d'incantovolo imi-
pugnate da altrettante gran^iì taBCie delle diverse inanìenj; ora accennate con incastonati negli angoli o Del mezzo dagrlioni recanti profeti, Banti, pìccole scene o vedutiae paesaggio, oltre una miniatura a quadro di ud quarto pagina con fascia di quelle già menzionate.
Il volume terzo conta 630 lettere miniate e dorate grandi e minori ; 21 delle istoriate con altrettante faso^ 14 delle istoriate di maggior grandezza, fino a due terrii pagina, ugualmente accompagnate da fascia, ed infine miniatura a quadro d'un quarto di pagina.
Davanti a così splendide produzioni dell'arte è bile non provare un sentimento di meraviglia «1 ^olo Bare che la minima delle oltre mille settecento lettere miniai disseminate in questi tre volumi, dovette costare più oro lavoro, e che le maggiori, ohe pure sono così obbnndaa< non poterono essere eseguite in meno che in piii giorni contare le sessanta fascie e le grandi miniature pagii Ma queste all'occhio dell'intelligente e dello studioso d'ai parlano con ben altra eloquenza che non la sola i<lea de' massa di lavoro. Queste miniature sono preziosi monume che, come giustamente nota D'Agincourt (l), segnano, vrattutto per la scelta dei pensieri, pel miglioramento d* forme, pel buon gusto degli ornati, più ancora che pel i rito del [lennello, il cammino dell'arte verso la perfea,^ alla quale si sforzava d'arrivare, ed a cui, giova gere, era già si presso.
Questi non sono i soli splendidi volumi che il c^^^ Domenico Della Rovere ha lasciato a testimonio deKr^» magnificenza e del suo gusto squisito per le arti. X^;;;^
(I) Sbmx D'AoiKcOL-KT, HMoiri U l'Art far Iti a
rodarre la miniatura presso di noi j>, e che da pochi nnm ode delle maggiori meraviglie del Museo Civico , fu eseguito pel cardinale Della Rovere e porta il sao ritratto e le sue armi (I). A questo stupen- iDan06critto è molto probabile che fosse compagno lei quale abbiamo qui sopra parlato pel primo, non ì di condividere gli onori del riferito giudizio. UDO del cardinal Domenico Della Rovere ch'egli te- la tua corte letterati ed artisti e che nella sua vi- eta dato a raccogliere i piìi bei codici degli antichi i, al che, pare, specialmente si fosse molto dedicato IO di Alessandro VI, vale a dire dal 1492 in poi, e egli, come creatura di Sisto IV, non aveva più ùM negli affari politici j> (2). Né solo egli aveva at- Tiecogliere codici già fatti, ma moltissimi ne aveva
■ièfitl «ou MMSftle ch« tUTA pretto il Capitolo della Metropolitana, ff'ik ^^1^ aelu bi4e, come compagno ai nostri deirArcbÌTÌo dal Seineria (S/ort'a >■» Mmr§f^Umms di Torino, pag tt3) e dal Librario {Eeonom. polit , voi. I, k^ I •faeri eaaottici della cattedrale, con poca carità di patria e con minor • ■ia ■eauria 4«l loro antico VeecoTO Della RoTore, erano disposti di ce- '*''*'*'** Metei etraoierì, e che il municipio torinese con miglior senno e ***••••'• «t»^ ac^«istava, pel sao museo, al prezxo di Lire 40 mila, non ?r '•^ ^ •*»• wanoecrilto. Una b«lla e dotta illustraiione «li esso fu scritta PViCu T«wl T. Cbiaso col titolo: Un me*tat^ manoscritto d^l ftecolo XV,
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è nel nostro messale. Il Tisio fu una seconda volta a Berna ^ nel 1505, o 1508, e fu allora che conobbe Raffaello, ne di- ^ venne amico, e si perfezionò nella sua arte, ma a quel tempo il Della Rovere non era più.
Non è parimenti noto in qual maniera i molti manoscritti del cardinale Della Rovere, e specialmente questi dei quali ci siamo intrattenuti, pervennero in potere dei principi di Casa Savoia, alle cui librerie appartennero dapprima anche quelli che sono ora airUniversità e pili che probabilmente quello eziandio già del Capitolo ed ora del Civico Museo.
Domenico Della Rovere, nel suo testamento, fatto ai 23 d'aprile del 1501, l'istess^anno, secondo credesi, della sui morte, aveva già legato due messali stampati in perga- mena, uno a Santa Maria del Popolo e Taltro alla chiesa cattedrale di Montefiascone (1), e quanto ai libri che com- prendendoli cogli altri mobili della sua casa in Roma, lascia ai suoi eredi, dispose in questi termini: «Se poi fra i detti mobili del testatore se ne troveranno alcuni che appartea* gano al divin culto, come breviari, messali, calici, Z/ir/, reli- quiari ed altri ornamenti ecclesiastici, lo stesso rev. testatore ordinò che tali mobili rimandano presso il rev. sig. Gio. Lo- dovico Rovere, vescovo di Torino, finche vivrà, e dopo la di lui morte vuole e comanda che ritornino agli eredi di casa Della Rovere ciascuno per la sua parte. Con questa condizione che, se vi fosse altro prelato della stessa casa, ch'esso possa ritenere presso di se durante sua vita i delti mobili ed ornamenti, e che morto quello e non esistendovi altro prelato d(41a famiglia, quegh oggetti ritornino ai prefati eredi » (2).
(1) V. il testamento del cardinale pubblicato dal Teuivelli, l. e, pagg. 175 e 180.
(2) Te:>taraeato cit., ivi, pag. ISS.
Dopo il cardinal Domenico e Giovanni Lodovico, tennero .ncora digpuità ecclesiastiche Giovan Francesco, morto nel 506, e Gerolamo Della Rovere, morto nel 1592, stati amen- lue vescovi di Torino. Dopo -di essi verificossi la condizione estamentaria apposta dal cardinal Domenico e cogli altri reni mobili anche i libri passarono agli eredi. Il passaggio )0Ì da questi alla libreria palatina di Savoia è cosa natu- tlissima e che si spiega da sé. A tutti è noto con quanta Missione e con quanto dispendio il Duca Carlo Emanuele I Sicesse cercare le antichità e gli oggetti d'arte per le sue collezioni e libri miniati e rari d'ogni fatta. per la sua fa- i&osa libreria, ma sono in grado di fornire una nuova prova ch'egli era amantissimo anche di manoscritti del genere di quelli del cardinal Della Rovere. In sullo scorcio del 1620, essendogli venuto alForecchio che un bel manoscritto mi- niato trovavasi a S. Paolo in Roma, subito per mezzo del 100 ambasciatore ne faceva tórre informazioni per aver nwdo forse d'averlo o di farne trar copia. Onde T ambascia- twe savoino, ch'era il conte Lorenzo S. Martino di Visclie, ai 25 di dicembre di quell'anno .sciisava^^i di non aver avuto tempo di recarsi a S. Paolo in causa delle numerose visite, ed ai 27 gennaio del 1621 scriveva : « Quando il tempo Tlia permesso, martedì con occasione della festa sono tornato a ?. Paolo e trovo che il sig. cardinale Sforza ha equivocato lel nome, perchè invece del canone degli evangeli, del uale non c'è cognitione (et egli deve averlo visto altrove) anno quei padri nel luogo a me assegnato una bibia di
Gironimo, scritta a mano, miniata e molto bella con di- ?rse figure et in particolare quella di Carlo Magno (della lale il sig. cardinale Borromeo mentre si trovava qua ) fece levar copia). E poiché in libreria V. A. ne ha uno
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fatti eseguire esso stesso con grande ricchezza di allnm nature e di miniature. Ne abbiamo la prova nel raggrua^ devolissìmo numero di codici che facevano parte della sua libreria e che ora sono, in gran copia, ornamento della I»* blioteca universitaria torinese. Non sono meno di quarantih sette, tra membranacei e cartacei i codici che si confi6^ vano nella detta biblioteca, i quali appartennero al cardini! Della Rovere e portano dipinto il suo stemma, tutti esegaiii con straordinaria eleganza di scrittura, fra i quali noi buona metà è di piìi ornata splendidamente di iniziali ad oro ed a colori, di fregi e rabeschi pregievoli e di delicata miniature (1).
I nomi degli artisti che il cardinal Della Rovere impiega per fare così ricchi e splendidi i numerosi suoi codici noi ci sono noti, possiamo solo dire ch'essi furono senza dabbk degli eccellenti tra quelli che lavoravano in Roma negl ultimi quindici o vent'anni del secolo XV.
L'egregio autore deirillustrazione del messale Della Ro- vere, ora del Museo Civico, nell'indagine degli artisti di cui poteva essere l'opera, non si attentò neppur egli di var care i confini delle «generiche supposizioni e si limitò a notare che vi potevano aver lavorato il Perugino, il Pintn- ricchio e forse Domenico Panetti, maestro di Benvenuto
(1) Lo str^s-^o Tenivelli alla citata pag. 120 o m-Ua nota X (pag. I-17— 152) diede rittdi- caziono di (lue^ti mss. elio ricavò «Ini voi. 2" del Catalogo dei mss. dflla biblioteca del* l'Università. Però ey;li non li registrò tutti, occone ora la nota, for>,' non jM-rfotia, b* poro già i»iù compl'^tn. Cito la pagina del Catalogo Pasiniano ed il numero del Codice, Pag. :>, N. iil — p. S, X. 3S — p. 11 , N. 5'.i — p. 21 , X. 00 — p. eti, X. 91 — p. 33, X. 113, HO, 117 — p. I-i, X. 112 — p. 00, X. i:>0, 100, 171, 177 _ p. 53, X. 104, IW- p. ■:»:). X. 2i)l — p. 57, X. 201, 2ti7 — p. 79, N. 275, 270 — p. Si, X. 2S5, 2^6, 2S7. 2® 2Sii, 290 — p. S3, X. 296 - p. SO, X. ittiO, 322 — p. S9, X. 33ì> - p. 91, N. :^31 — p. 91 X. 351, 35-1 — p. 92, X. :i02 — p. 93, X. 3GS - p. 94, X. 3*3 — p. 95, X. 339 — p. SS X. 411, 4M, 415 — p. 101, N. 433 — p. 105, X. 450, 451 — p. lOS, X. rK)7 — p. W X. cai, 038, 039,
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Isio (1). Per una sola delle sessantacinque miniature di nel volume arrischiò con più decisione un nome, per quella ice in cui è rappresentato il martirio di S. Lorenzo. Dopo faver divisato gli ornati della fascia di questa miniatura, igli soggiunge: e Sotto, sono posti due vasi con piante li garofani e viole, marca distintiva di Benvenuto da Tisio, ittor ferrarese dell'epoca appunto in cui fu miniato il mes- cle > (2). Questa notizia sarebbe per noi molto importante, a quanto che anche in una delle grandi miniature pagi- lali del nostro primo messale si veggono due vasi con riole e con garofani che potrebbero rivelarcene l'autore. Sta difatti che Benvenuto Tisio, detto Garofolo, dal villaggio fi questo nome nel Polesine, del quale la sua famiglia era originaria, soleva, come ci fanno sapere il Vasari ed il Ba- nflaldi, dipingere nei suoi quadri, invece del proprio nome, il garofolo, ma giova tener conto che ai tempi del cardinal Mia Rovere il Tisio andò una sol volta a Roma, e vi si ibattenne non molto tempo, e fu nel 1499, due anni appena prima della morte del cardinale, quando, abbandonato il Boc- Ciccino, con cui era a scuolaro in Cremona, senza dir miga àieno, come il maestro ci narra, si diresse alla volta della Città eterna dell'età di soli diciannove anni (3). Colà andò dapprima vagando un poco, poi si pose col Baldini, pittor fiorentino, col quale stette non più di quindici mesi, il perchè dubito assai che in quel frattempo a lui, ancora sì giovane e nuovo scuolaro, si dessero in mano lavori di tale mportanza, quale sarebbe stata la miniatura paginale che
flj Cn inusuale mano^icritto del secolo XV^^ p. Vili.
!i) In. pai.'. 23.
{:-, Va^j^ki, Vite di pittori, vul. II, Leraonicr, pag. 223 — B\ri ffaldi, Vite (l>u pit-
r. i ìeuUori ferraresi^ Ferrara 18-11, voi. I. pa^,'. 311.
il, sebbene trovinsi pure ia altre già innanzi, ma imi che si debba sovrattutto tener d'occhio Tespres- lelie figure della quale non saprei trovar prima una ia piii pronunziata, specialmente per la testa di San ini, che nel crocifisso di Giunta Pisano, forse del 1230. a tuttavia raccogliere in breve gli argomenti che >ero dare qualche indizio riguardo all'età delle nostre ure ed alla scuola cui appartengono, minciando dall'alto notiamo che la luna e il sole che idono fra le nuvole sono rafBgurati sotto forma di i^ome era V uso comune del secolo XIII , mentre nei 3oti XI e XII, d'ordinario, si trovano personificati e ti nel campo di un nimbo attorniato da linee ondu- ppresentanti le nuvole come appunto si vede, ad o, in nna scultura in avorio del secolo XI, della bi- ai nazionale di Parigi ed in altri monumenti (2). gure del Cristo, della Vergine e di San Giovanni ci pure alcune note caratteristiche che dobbiamo rac- *e. È noto che Cristo anticamente era raffigurato in »vane imberbe, cosi lo dimostrano la maggior parte nomenti dal secolo II al X ; in quest'ultimo secolo era
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ancora adolescente , ma a partire da esso e nell' XI la sua attitudine diventa dura e la sua fisionomia triste, dal XII la figura di Gesii severa è il tipo normale dell*arte &gvnr tiva, diventando poi nei secoli successivi terribile e persino truce. Il nostro Gesù crocifisso non ha piii l'aspetto dolce del secolo X, è già il Cristo barbuto, o come suol dirsi, il Cristo brutto, ma sul suo volto si vedono piuttosto le trac* eie dei sofferti patimetiti e della morte che non rimpronta d'un concetto di tristezza e di terribile, parmi anzi di scof^ gervi un non so che di sereno (I). Il suo corpo non è jùà vestito della lunga tunica a maniche con cui lo si raffignr rava fino al secolo XI, non solo le maniche sono scomparse e la veste si è raccorciata come fu d'uso nel XII, ma solO' un pezzo di stoffa gli pende dai fianchi , esso tuttavia Io ricopre ancora fin sotto le ginocchia e non è ancora ridotto ad una semplice pezzuola che si attorciglia solo ai fianchi come fu dal secolo XIII al XIV e dopo (2).
Al volto del Divin Salvatore contrapponiamo quello della Vergine ed osserviamo un momento il fatto delia progres- sione inversa e parallela dell'età della madre e del figlio constatata dalle osservazioni iconografiche. Sappiamo che mentre la figura di Cristo andò invecchiando di secolo in secolo, quella invece della Vergine andò per contro ringiova- nendo, di modo che da quaranta o cinquantanni ch'essa aveva da principio non ne ebbe più che venti o quindici sulla fine del periodo gotico. Il punto d'incontro in cui la madre ed il fighe si presenterebbero colla stessa età di trenta a tren- tacinque anni sarebbe verso il secolo XIII. La nostra Ver-
(1) DiDRON, /. c, pagg. 257—262. (2J /vi, pag. 266.
ppreseotata più g'iovaDe dì CrÌEto, e ciò indiche- ,^ià à era nel secolo Sili, se pur la regola non tiooi (I). La faccia di S. GioTanni improntata di {Bntimeiito di dolore, è di un bel giovane imberbe, i dipinse dalla scuola italiana, mentre la f^reca IWrbato.
\s»d OBservarei il modo con cui i piedi sono con- ence. Se stessimo alla sentenza del Rosini, do- JDnsideraro posteriori al Giunta (1236) ì crocifissi in I di Gesìi eotio trafitti da un chiodo solo anziché |hochè questo, dice e^Ii, s'incominciò a praticare ItCiiiiabae (2), ma altri numerosi monumenti ci hDScere che fino al secolo XIII s usava raffigurare hifisso. indiSéren temente con tre o con quattro Bebé dopo quel s(>colo l'uso di soli tre prevalse, m «i potrebbe dedurre da ci^ una prova assoluta (3). ■le ouerrazioni e da altre che sì presentano da IMb ispezione della miniatura, psrmi sia lecito con-
ch'essa e la sua compag-na sono opera non poste- •tamente ai primordi dei XIII secolo, e che appar- ' a maestro che si manifesta eccellente delta scuola
e più propriamente di quella famosa scuola toscana « d'aver fatto spuntare i primi albori del rinnova- tólarte con Giunta Pisano e Guiilo da Siena la sol-
^ tosto in aito con Cimabue e Giotto, precursori ■td'un'-^ra pii'i gloriosa.
'•«hi messali che i principi di Savoia possedevano
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in gran copia per le loro cappelle (1) ne troviamo ancora un altro nelle vetrine dol museo storico sabaudo.
Esso è un grande volume in foglio di fina e candida pe^ gamena scritto ad una sola colonna in quel carattere che suolsi dir gotico, di forma grande ed accurata. Incomincia colle orazioni che il celebrante recita nel vestirsi e contiene quindi le messe delle principali solennità dell'anno, del Na- tale, deir Epifania, della Pasqua , dell' Ascensione , ecc.. 6 termina colla benedizione che si comparte dai Vescovi al popolo, finita la messa.
Anche in questo manoscritto Tarte del miniare si sforzò di spargere i tesori delle sue bellezze stemprandovi Toro ed i più vaghi colori in numerosissime alluminature di fregi e di lettere, ma l'opera riuscì inferiore a quelle di cui bo dianzi parlato (2). Abbondano in esso le capitali miniate di
(1) Invero le ducali cappelle ne erano doviziosameota provvedute, troviamo infuti
memoria d'un messalo compratu dal Conte nel 1415 pur la cappella d'Evian da un Pietro
Lupi per '.dO lìoriiii, <;d all'anno 1110 di un calen iario fatto scrivere u fra Andrea. 'i«I- l'Ordine di S. Antonio e n»iniare da Oio. di Lilla per mettere in capo al iues>ale delU capp'.'lla di Cianiberi. In un inv-.-ntario di mobili lasciali nel capitello <ii Torino da AineJM principe di Piemonte, del 1131, «'» rejì-sirato Ung rni^^al converl da ct'ir roge a pertù- naiycjs, deu (e fi nati tu: darijent '.'N'7/i<u7/t'< a no<lr^ dauió et un an<j«.
Cfr. Manno. Studi princip'f^cìii nel voi. II delle CuriO'^Un e Ricerche di Storia Su- balpina, p. 48S e so^'if. — CiHiixRio, Dei Govern-itufi, d'i M.w^lri e delU Biblioticht dt'i prìììcipi di Siicoia, Accad. delle S':ienze di Turino, serie li, voi. S'*.
Nel 1 IH.i piti la cai»f"'|la <U Ciaiiiberi aveva wn messale {grande con due fermagli ali ■ armi di Papa Fclic; V'^ in ar^'ijuto dorato, uno minore coi tetm.ij^Ii pure d'arj^eulu dorato allo armi d.;l Vescovo di V'iviers, Elia di Poinpa-iour, uno incompleto c>.'n fermagli n- mili e cesellatavi S()i)ra la storia dell'Annunziata, un altro pure inomplf'to, av^necioè Bolo le me-sse solenni, con «juaitro ff;rma|j:li di cui i due ma;^.^;ori alle ariiii di Felice V* e inoltre due puntilìcali, un evan.4eliario, un epistolario, un graduale, «lue antil'otiaài, un ollicio «Iella festa 'Iella M. «donna e fjuattru libri di canto (A. F\biìp:, Tré%or di U chapelld d'-s Ducs de Sovoi'' au.r XV^ et XVI* ^iècU^, eco. Vienne l'Sò'*, pp. lOj— HI)
(iJi Eccont» brevement'; indicata la composizione: 1" Xatali' ; la>cia a fondu d'i>ro con fiori e i.^'^mme, capitale miniata a fiori, purle e frutti ed i^tori.lta colla Natività — 2^^ Epifania; grande capitale su fondo d'oro seminalo di fiori e fragole, nei corpo ddlii lettera Parma Riario sormontata dalla mitra. — 3*^ Pasqua ; capitale colla RisurreiioiM. 4° Ascenfiione ; capitale su fondo d*oro con ornato marginale che la costeggia. — b^Ptn*
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Sappiamo che questa è Tarme dei Riario, patrizi savoDesì, e la mitra sovrapposta ci indica chiarameDte che il nostro messale appartenne ad un vescovo di quella famiglia che credo non possa essere stato altri che quel Tommaso Riario gii decano della chiesa di Pisa e poi vescovo di Savona per la rinunzia fattagli di quella sede episcopale dal car- dinal Bafiaello Riario, suo parente, nel 1516, la quale egli foi tenne da queir anno fino al 1528 in cui morì (1). Mi éoofermo tanto più in questa opinione nel vedere che tra le teste maggiori per le quali fu posta la messa in questo feessale, figura quella di S. Tommaso colla lettera iniziale digentemente miniata su fondo d^oro seminato di gemme ed istoriata colla scena dell* incredulo santo che tocca del ito la piaga del Signore.
Lo stile delle miniature coticorda esso pure col tempo nel ipiale il Riario fu vescovo di Savona ; a quei giorni per altro Tartista non andava fra i migliori. Altri segni che possano avviarci alle indagini sul miniatore non si scorgono ne! volume, solo mi pare che lo stile del lavoro lo indichi di mano italiana.
La serie dei manoscritti miniati di soggetto religioso , esposti nel museo à saggio di quei moltissimi d' uguale argomento eh' erano per lo più quotidiani compagni al devoto raccoglimento dei nostri principi (2), si chiude con un oflBziolo od orazionario di Nostra Donna.
(U roHKLLi, Italia sacra, Tom. IV, col. 742.
(i) Noa inteado di Bt«nder qui il catalogo dei libri religiosi che tenevano presso di sé fli «etichi priocipi Sabaudi, ricorderò solo che di orazionari o come dicevansi libri d'ore ta etmi fatti scrìrere in bella lettera e splendidamente alluminare, ovvero comperati, si ta uotuiA di parecchi agli anni 1301; 1333; 1346; 136S; 1399; 1407; 1410. Amedeo prin- jp« di Piemonte quando mori nel )431, aveva nella stanza in cui soleva dormire nel astftiio di Torino, la Vie de notré Seigneur en papier en franeois; la Passion do \99trt Siigì%eur en franeois en parchemin ; Vng bible en parcfnitnin plain de diverses
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È un volume in 4° in pergamena , scritto ad una sola colonna in lettera gotica , a mio giudizio, del secolo XVL Sul primo foglio si legge:
3nctptt offtctum bmtr &\axxt t)trgtnt0 ab mnm xomant ntrìr.
Sotto questo titolo una miniatura paginate rappresenti Tannunziazione sovra fondo rosso rabescato in oro a foggia degli antichi arazzi; le figure della Vergine e dell'angelo non mancavano di una certa finitezza, ma questa miniatom . fu molto danneggiata dal tempo. Ài basso di essa incomia- j ciava il testo che fu raschiato, lasciatevi solo pii^ le capi- tali i> ed ^ in oro e colori del versetto: Domine labiavui aperies Et os meum annuntiàbit lavdem iuam. La causa di ^ tale mutilazione è stata che questo foglio apparteneva ad " un altro offizio e si volle adattarlo a questo in cui il Te^ '
oraixons; Vng livret de papier de plusieurs oraisons; Vnes petite» matinee te «■• tierture d'argant. Fra i Itbri di neatrice di Portogallo, moglie al Daca Carlo III,* trovano notali : Vng liure des heures de notre dame en parehemin faiet en letk couuern de v«//o»rrs noi/r gamia dor ou il y a la deui.<e de merueillc*, et $ont eftitM lediteli ìteure^ IIIl XXXV ecvs; pht'i vng aulire petit liure de notre dame dor co*- itert dor esmaiUc auerque'i la dcni<e de maraueille aw millicu ou il y a dunj cù*t» sainct Gregoire et de lautre sainct Zeromc et poise V on. XVI dcniérs ; pluf x*i psauUiiir de parcltetriin ([u a e^^te etime CL ducuts; jìluf vng anitre liure dhfurei it notre dame de parchemiii coux'ert dor et au millieit dung causate vn crucifix tt ii laultre une ndtiuHe et poi<e lur II on. V octar'es et rfe.<.'5?'s et an pois de pari^ Il on. et dnng XII grain<; plus "cne lieure'i de parehemin illumine: dor et azur d'Utiflo de p 'an verde d>'ree ; plus vne^ auìirea ìieurefi de parehemin illuminez dor ei dm^f a limpre'i'^ion de pari-< ; plus vn grant breuiaire de cìiambre ; pina la vie de notrt dame (Mvnno, 1. e. — Cnm.vuio, 1. e).
Basti qu«'sto a d.ire un'idea «Iella ricihozza in libri di devozione dei principi di Savoia.
Quanto ad altri libri non di pr«*:jrliiere ma ugualmente» religiosi n'avevano in non mioor dovizia Fra (jiivlli cho dallo antiche librone palatine roit.irouo ntdla biblioteca deii'Ar- cliivio citerò solo fra i manoscritti le EpiMole licati Pauli Apostoli, codice membranaceo antico; la Summa canonica di i'ra«o Moaldo, cod. menibr. elegante; il Tractatu% de Djo, de hominc et anima, ecc., ex operibu/i beati Bernardi Ab. ClarevalUSj cod. ant. menibr., ed il MarliroU gium di V^ua^do, cod. ant. menibr. E fra gli stampati, Eleatas Bornardus, Opu-i ^alnberrimum de imitatione Chri.'iti, ecc., edizione di Brescia 1485; BoNAVtì.NT'KA, Mi'dìtotionex àevoti'ixime , ecc., ed. di Pavia 1490; e le Expositionet varice sacra: Divi Thoma: de Aquino et S. Bernardi abbatia, ed. di Milano I4SS.
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n primo è un codice membranaceo in 4"* grande, di scrit- ara gotico-corsiva del XIV* secolo, ad una sola colonna, RAe mbricbe in rosso e colle iniziali rosse e azzurre con- tornate di ricci, secondo il gusto del tempo. Sulla prima bedata una rozza miniatura, assai danneggiata dal tempo, nppresenta la presentazione del libro air imperatore, seduto h trono, attorniato da tre cortigiani; le figure sono quasi Atto acomparse, ad eccezione di quella deir autore che, fan un ginocchio a terra, offre il volume. Inquadra la pa- lina una stretta fascia di colore alternato rosso e azzurro, tnata a filettini bianchi; essa è rotta di quando in quando h brevi tratti in oro seminati di uno o due trifogli di co- bre. Esteriormente alla fascia gira airintorno sul margine hferiore e di destra un fregio leggerissimo tutto di me- ttidri e di sottilissimi stami portanti piccoli fiorellini e foglie trilobate in oro. Il testo incomincia con una capitale mi- ^ta so fondo dorato. Il volume ha questo titolo:
Cg tommtnct le Uure òt flauf ììeQtce òe laxt òe cl)r- volrrìr òcvise en quatrr partir come il dcneuit.
Alla fine si legge:
€q fine Ir liurr de \)tQ(ct òt lart òe cl)raalcrie) Irqurl BoUf princr 3rl)an conte òcn (iet traneUtcr oc latin rn franrotd par maislrr 3rl)an oc menti lan oc lincanuuion B0trr 6ngnrur mtl tj^ itti" et quatrr. IDro jgraciad.
A questo trattato fa seguito nelio stesso manoscritto le iure nommee lordre de chevalerie^ diviso in otto capitoli.
L'arte di cavalleria, che non pochi bibliografi confusero oU'opera della quale parleremo piìi innanzi, non è altro be la traduzione francese del Rei militaris iìistituta od
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Epitome rei miliiaris, di Vegezio. È noto che questo scrit* tore, il quale raccolse nel suo libro quanto di meglio Tan* tichità aveva prodotto in scienza militare, attingendo, come egli stesso dichiara, alle opere di Catone, di C!ornelio CelsOi di Frontino, di Paterno, ed alle costituzioni imperiali d'Ao* gusto, di Traiano e di Adriano, fu considerato nel medio evo il più celebre autore latino di cose militari. Esso go- dette di una grandissima autorità, forse non totalmenft: meritata, jQno alle osservazioni di Salmasio nel secolo XVI^- ed agli appunti ancora più gravi mossigli dalla critico moderna. Anche nei tempi moderni però si volle da alcuno attribuire a Vegezio l'onore di aver contribuito non poco al ristabilimento in essi della disciplina militare in Europa.
Giovanni di Meung o Mehun fu il primo a dare una tra- duzione francese di quest'opera, tenuta in tanta estima- zione nei suoi tempi, ed egli fece, come è detto alla fine nd nostro manoscritto, la sua versione nel 1284 per Giovanni I di Brienna, conte d'Eu, quello stesso che accompagnò S. Luigi alla quinta crociata nel 1248, e che morì nel 1294.
Il Meung fu celebre scienzato e poeta del regno di San Luigi e di Filippo il Bello; la versione di Vegezio fu una delle sue prime opere, intraprese quindi la continuaziona del famoso Roman de la rose di Guglielmo di Loris e vi aggiunse diciottomila versi, a richiesta di Filippo il Bello ad istanza del quale tradusse pure il De consolatione di Boezio, nella cui introduzione lasciò memoria delle altr sue opere, e fra le altre anche d'aver tradotto il Vegezio (1
(1) Nel mss. Bobcb, De la consolation de philosophie tradotto dal Meang, che tot ai conserva nella biblioteca di Parigi sotto il N. 7071, nel preambolo il tntdattort et translatai de latin en franehois le livre de Vegece de ehevaUrie (Cfr. P. Pi Op. cit., voi. V<»pag. 38).
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Egli è pure lantore della vita e delle lettere di Abelardo t di Eloisa, e con fama di chiarissimo letterato mori tra il ino e il 1318, o 1322. Alcuni vollero che sia stato amico fi Dante e ben potrebbe essere.
Né credasi che il libro di Vegezio giacesse inutile e solo ;Mamento dei ricchi stipi dei principi di Savoia ; nel codice \ÌA quale discorriamo rimangono le traccie ch*esso era as- [•dnaoiente letto e studiato. Sui suoi margini, come a sol- \knt la mente a£EEiticata dal severo argomento, sono di [ludo in quando tracciati versi come questi:
Quando pazia a l'homo sopramonta Di voler cosa per darsi diletto Non la potendo hacer, resta sospetto Che al saper fortuna resti eontra,
E in altre pagine:
De principi e signori la fortuna si gioca E gira eontra loro più sovente la ruota. Il folgore getV ahasso le più superbe tori E senza tema stanno li tetti de pastori,
Doi vaghi occhi et un volto sereno Han tratto 7 mio voler a lor servire Con doglia estrema, langor e martire Per pagarmi di fuoco e di veleno.
Altrove vegf^onsi disegnate fig-ure e teste di donna, il tutto di una stessa mano, che mi pare quella giovanile di Carlo Emanuele 1. Questo che abbiamo descritto non era il folo manoscritto dell'opera di Vegezio che fosse nelle librerie palatine di Savoia. Un altro codice cartaceo con data del
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1306, tuttora conservato nella biblioteca dell'Archivio, faceva ugualmente parte (1), né vi mancavano le più giate edizioni del testo latino di quelPopera e delle i traduzioni francesi ed italiane (2).
L'altro manoscritto che porta pure il nome di Vegez un bel codice in foglio di sceltissima pergamena, sci accuratamente in lettere dette di forma a due colonne, i prima metà del secolo XV**. Le iniziali d'ogni capitolo i in oro brunito, tuttora brillante e freschissimo, su fonc doppio colore rosso e azzurro, delicatamente rabescato filettini e punteggiature in bianco; le rubriche sono sci in rosso. Conserva ancora Tantica legatura formata da assicelle ricoperte di velluto verde a fiorami, è ferrato ; angoli e difeso dai due lati da cinque borchie o cbiod ottone. Lo chiude un fermaglio in rame, ma prima di qu< ne aveva due a lunga cinghia, che distaccandosi dair<
(1) Questo ras. è cosi ÌDtitolato: Cy ést Flava Vegeise d4 lart miUtayre, piut «
nances du bon Philippes Roy de France, des cerimonies de gaige de batailU «n plus des eniperetira rova ducz. In fondo alla pagina è disegnato uno scudo d'axzurr fascia d'oro colla punta d'argento ed un'ultra punta simile rovesciata movente dal '. superiore dello scudo, che sappiamo essere l'arma dei Pingon Baroni di Cousey. (, ms. contiene la stossa traduzione francese con lievi mutamenti di fraseggiare in punti notevoli, specialmente nei pnUughi. La materia è distribuita in cinque et invece di (juattro. Il volume è in 4° grande scritto a due colonne in lettere di i del secolo XIV°. La metà della prima pagina fu lasciata in bianco per una mini che poi non fu eseguita; il testo comincia con una gran capitale inoro su fondo lore, nel margine si stende una fascia che abbraccia anche la metà inferiore dell gina, composta dei soliti meandri con fogliuzze in colore e oro, lìorellini e fragol que:>ta fascia campeggiano in azzurro le lettere %-l), allacciate con un nodo, indi forse Bery. Un'altra capitale miniata, con fascia simile alla precedente, è ripetuta colle lettere suddette in principio dello ordonnances. Il seguo intrinseco della • è formato da due lettere , ^-h di m<>zzo alle quali spunta il giglio sormontato da co
(2) Sono tuttora nella biblioteca dell'Archivio ed appartennero alle antiche lifc palatine, il Vegezio, De re militari della bella edizione di Anversa del 1585, ed il inserto nei Veteres da re militari scriptorcs colle osservazioni di Stevechio, die zione (variorum) di \Vesel lòTO. I due rarissimi volumi della traduzione fraa<i< Nicol. Wolkir, Fiate Vegece Rene homme noble et illustre du fait d<t guerre ^ de chevalerie, ecc. Paris ìoòC. La traduzione di Bourdon de Sigrais, Parigi 1« -^ due edizioni della traduzione italiana, di Venezia 1j!M e 1540.
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rana delle coperture fasciavano il volume fin presso il lotso dell'altra parte, fermandosi in due spuntoncini che an- mtk vi rimangODO. Un piccolo cartello chiuso in regoli di lime ed inchiodato sulla coperta lascia vedere a traverso tnot sottile tavoletta di corno che lo difende, questo titolo:
tìe^tct òt lavi òt r^roalfrtf.
D volarne prìocipia coll'indice così:
! ScMirat la tahit òt et tolumt tntttuU \)tQ(ce òe laxt k c^fMlrrtr qui tonttfnt quatxt Itorre ti prnnif r ìt pro- bfify e finisce: €rpKttt \)tQtct.
Sotto questo tìtolo, uguale a quello del volume che ab- «UDO visto piti sopra, ognuno s'aspetta di trovare un altro MmidaTe dello stesso libro; ma basta aprire il manoscritto «r convincersi che il titolo è ingannatore, e ch*esso copre att'altra opera che non la traduzione di Vegezio. Lo scritto mtenuto nel nostro codice fu da tutti i bibliografi con- fuso colla traduzione e attribuito al Meun ; è un errore, e d'altronde esso non è già una traduzione, ma un lavoro indipendente sull'arte della guerra, pel quale gli antichi wtori, e fra essi anche Vegezio, furono posti a contribu- none. Dall'essere il primo libro stato ricavato essenzialmente ^ Vegezio è probabilmente nata la confusione. Nel secondo \ibTo sono riprodotti gli strattagemmi di Frontino, il terzo ^ ft quarto sono stesi in forma di dialogo, e contengono "'^ ^ teoria più completa dei doveri dei belligeranti nel ^0 evo, improntata aWArbre des Batailles di Onorato ^et. Nel quarto si espone specialmente la teoria del sal- ^^^0, delle tregue, delle lettere di rappresaglia, dei
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Combattimenti in campo chiuso, del diritto delle armi, delle divise ed insegne.
Quest'opera è di Cristina di Pisano; due manoscritti dell biblioteca di Parigi ce ne forniscono la prova sicura ed titolo preciso che era il seguente : Faits d'armes de guerf et de chevalerie (1). Il libro dì Cristina di Pisano fu stao pato a Parigi nel 1488, ed anche di questa stampa possi deva una copia la palatina di Savoia (2).
Nel nostro manoscritto manca il primo foglio del tesi che conteneva certamente una miniatura, e fu barbari mente tagliato. La stessa sorte subì il foglio che contenei il principio e la miniatura del libro secondo; quello con o incomincia il libro terzo andò salvo. Una miniatura vi 0( cupa i due terzi della prima pagina, e vi è rappresentai in mezzo ad una veduta di paese, rincontro delFautore o dotto vegliardo che, com'egli finge in sogno nell'esordio « quel libro, lo confortò a proseguire T opera intrapresa, vegliardo veste lunga cappa azzurra con armellino sol spalle, ed ha in capo un alto berrettone rosso. L'autore vestito di rosso con una specie di cappuccio che Tawolg sotto il collo e gli cade giù dalla spalla. Le vesti dei di personaggi, il terreno, le piante e tutto il paese sono 1' meggiati ad oro. Il testo incomincia con una bella capita
(1) Il ms. N. 7087, appunto cosi intitolato, fa scritto nel H04 da Cristina di Pi cosi anche il N. 7076, codice in 4® massimo velino a dae colonne con qaattro mini del XV<* secolo, eseguito per il De la Gruthuyse, registrato in Van-Praet al N. P. Paris, Op. cit., voi. V», pagg. 94 e 133.
(2) Questo rarissimo libro conservasi ancora nella biblioteca deirArchivio. È lato : Lart de eheuaUrit selon Veg«ce e termina cosi : Explicit le liure de droit eubtilite et cautelle ad ce se'^uans selon Vegece de lart de chet*alerie. Tmp XXVI* iour de juing mil CCCC quatte vings & huit, par Anthoine Verard demourant a Paris, ecc. Questa edizione non ò pienamente conforme al nostro dalmente nella divisione dei capitoli.
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ita ed a colori. Sul margine di destra ed inferiore 8i ide una larga fascia composta di fogliami e di fiori a essimi colori frammischiati a fogliuzze ed a bottoncini [foo Incido, n principio del libro quarto è ornato da un'altra [thiatora di eguale grandezza, in cui è rappresentato un ibattimento di due campioni in campo chiuso; uno dei ca- b'eri è a terra e l'altro gli è sopra e lo ferisce colla spada. Ai lati dello steccato assistono due schiere di armati ; in lanza 8*apre una veduta di paese, quindi il testo in- incia con una capitale miniata con attorno una fascia ifaiili a quella sopra descritta. Queste due miniature che HBMogono sono di stile mediocre.
Onesto bel manoscritto è proveniente dalla biblioteca di borgogna. Dopo Texplicit è apposta la segnatura che il let- hm già conosce, di Antonio di Borgogna (1),
nnl nt 0g frotf oh òt bourg"*.
aggiuntavi sotto quest'altra:
31
ttul ne laprocl)r òe bourg"^
Accanto a questi due manoscritti stranieri prendono posto fra i libri militari due codicetti, lavoro di calligrafi ed ai- laminatori italiani. Amendue contengono pure scritti di un autore italiano, di Leonardo Bruni d'Arezzo, dalla patria, detto comunemente Leonardo Aretino. È un nome assai chiaro nella nostra storia letteraria. Leonardo Aretino, come è noto, fu scrittore di molto grido del XV° secolo, ed uno
fi,. V. p»^. 51.
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dei principali ristoratori dello studio delle lettere g^reche < latine in quel secolo. Segretario apostolico di tre papi, quini cancelliere ed ambasciatore della città di Firenze, grande mente onorato, egli lasciò una vita di Dante, una storia i Firenze, parecchie orazioni e molte traduzioni dal greco eh sono le opere sue particolarmente di maggior merito. I suo biografi lo fanno autore di 26 opere stampate e di 54 ri maste manoscritte (1).
Il nome di Leonardo Aretino richiamerà alla mente d più d'uno dei visitatori del museo storico e dei lettori di questi cenni il monumento in marmo erottogli da Bemtfj dino Rosellino per decreto della Signoria, e che tuttora d vede alla estremità della navata di destra nel tempio i S. Croce in Firenze. E ricordando forse d'avervi letto il poM poso epitaffio che vi è sopra scolpito: j
POSTQVAM LEONARDVS E VITA MIGRAVIT
HISTORIA LVGET, ELOQVENTIA MVTA EST
FERTURQUE MVSAS TVM GR.ECAS, TVM LATINAS
LACRYMAS TENERE NON POTVISSE.
stupirà quasi di trovar qui Leonardo Aretino, il cui nom< si raccomanda specialmente per opere letterarie di storia di eloquenza, in mezzo agli scrittori militari. Fra i moltifi simi scritti del cancelliere fiorentino l'indole guerriera de nostri principi predilesse ciò che era piii conforme alle su inclinazioni ed il nome di lui figurò nelle antiche libreri di Savoia particolarmente in grazia del suo discorso suU milizia che appunto è contenuto nei due codicctti del muse<
(I) Cfr. MAZZ0ct:iiELLi, Gli scrittori d'Italia, voi. 2", parte IV, e Mkhu.s, Prtfazioi alle lettere di L. Bruni, ed. di Firenze, 1731.
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.n primo di essi, volume in-4^ di finissimo velino, ornato pi prima pagina d*una capitale miniata, col ritratto del- ttntore su fondo azzurro e d*iin fregio che ne cinge il mar- BK, scritto in lettera gotica minuscola di tutta perfezione, |iper tìtolo:
fronarìii aretini òt mtlitta ab nagnaldum 2llbtctum
ifioisce:
Cfonardue ^Irrtinud tòiòil ttoxtntiae xm\f kl. januartt mccccxxu
n secondo codicetto è un volume in pergamena meno eha, di formato ìuA^ un pò* maggiore del precedente; è ritto io minuscola corsi va-romana mediocre ed ornato di I fregio di poco buon gusto, in fondo alla prima pagina. I lettere capitali miniate in oro avvolte in nodi ed in- Bcci imitate dall'antico. In principio del volume si legge:
Leonardi de militia liber incipit.
A questo scritto tengono dietro i seguenti:
Laudatio Johannis strogge ; Leonardus dictavit Leonardi oratio prò se ipso ad presides^ Latidatio FloreìUine urbis ; Leonardi opus,
D codice si chiude coirexplicit :
Leonardus Aretinus edidit feliciter rìf ccc<f xxxviij^.
lesti scritti, ad eccezione deirelogio dello Strozzi, sono i quelli che non furono messi a stampa; però se ne mol- h'carono le copie, e se ne trovano manoscritti in quasi
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tutte le biblioteche d'Italia ed in alcuna delle straniere (1) La serie dei manoscritti militari del museo storico si ai ricchisce ancora di un altro codice membranaceo in foglu del secolo XVP. Il volume manca di titolo ed incomindi senz*altro con una dedica contenente il nome deirautorè così :
Mon tresredoiibte Seigneur. Je Philippes Due de Oleve^ Comte de la Marche, Seigneur de Ravestain et vostre A humble et treosieyssant seruiteur cognoissant que doresei
vantje deviens vyel parquoy je craings que la
sance de vous pouvoir /aire service dont jay le cceur et vouloir ne me faille auant que je me puisse trouuer lieu la ou vous vous trouverez pour mener le mestier la guerre, ecc.
i Chi fosse il personagg'io al quale era diretto il iibi^
non è detto esplicitamente: l'autore si accontentò d'indi^ cario nel rilevare, nella stessa dedica, i rapporti di paren- tela che tra lui e quello correvano e ne diede contezza in un modo molto singolare. Je stiys yssic, diss'eg-li, de volft tresnohle maison, de plusieurs costez comme de la mere
(1) Il trattato Dj ^^Utia si trova nis. nella Vaticana; Codd N. 1043, 4496, 4ó05,M8 6 W53. — In Bolof^Mia, nella libreria di S. Salvatore. — In Firenze, nella LaureDzilLal Banchi LII, n. 3 e 5; LV, n. 13; LXXVl, n. 41, e nella Ga<ldiana, codd. (30 e 580. - Nell'Ambrosiana di Milano, codd. F. ir», H. :n e 91, L. 31, M. 44, N. 173. — Nella Bi blioteca di Parigi al n. JilOG. — In Inj^liilterra, nella Norfolciana, cod. 215.
Dell'elogio dello Strozzi che fu pubblicato da H\i.i:zio, Tum III, Misceli, pa^. 22Ó, ' è pure una copia ms. a pag. 47 del cod. XXXI, nella Nazionale di Torino.
L'orazione prò ne lyjso è ma. noi cod. 450') della Vaticana, e nel cod. N. 5, Banco LI della Laiironziana di Firenze.
Dell'elogio di Firenze si hanno mas. in Roma, nella Vaticana, codd. 5116 e 5221. In W'rona, nella libreria Imperiali — In Milano, nell'Ambrosiana, cod. M. 44. — N>1 Luurenziana di Firenze, Banchi LII, n. 11, LV. n. 14. — Nella Riocardiana, Baaco 1 ord. 1. n. 16. — Nella (laddiana, cod. 3SS, n. 42. — Nella biblioteca di Parigi, cod. (V41 Cfr. Mazzuccuhlli, l. e, e Pasini, Codicos mss. Regii Taurin. Athenaei.
— Ili -
fliofi pere qui fast seur du ian dtic Philippes vostre ave de la nóble maison de Bourgoingne^ aiissi pa- t le pere de ma mere fust frere de pere et cousin in a lempereur mere de lempereur votre grand pere mere fust niepce de la duchesse Ysàbeau votre d ave. PeDso che al lettore non saprà male se gli risparmio di icario su pei rami intricati d'alberi genealogici per orlo in cerca della soluzione del problema che Tautore è piaciuto di formolare in modo cosi originale, né credo prebbe più grado se Tintrattenessi lungamente nel di- gli di padre in figlio da chi discendesse il Duca di ISeres, autore del nostro libro. Quanto al primo troveremo ìfi sotto chi ce lo dice, e quanto a Filippo di Cleves il let- jlore si terrà pago di conoscere ch'esso era figlio di Adolfo il Cleves, fratello del Duca Giovanni il Guerriero, e quello mtÈSO il cui nome si fece notare negli annali militari dei pniN dì Federico e di Massimiliano imperatori (1).
Filippo di Cleves è anche un nome non sconosciuto nelle mostre storie. Guicciardini ne parla discorrendo della rivo- httione di Genova del 1506, ove Filippo di Cleves, detto co- munemente Monsieur di Ravestein^ era governatore per laig"! XII (2) ed ugualmente ne fanno menzione gli anna- fisti genovesi che lo chiamano senza più il governatore Savesteno e gli scrittori francesi di quel tempo (3). Il suo Dome figura nelle cose di Genova fin dal primo atto della
(li WoLMaii T«»CH1KM\CHBE1 AB RLVERFKLD, knnalt^ Clìvicc, JuHce, Afontium^ Marcce Wutfkli^r, Baven^fergcf, ecc. Francoforte 1721, pp. 317—318. (tt Storia d'Italia, lib. VIF.
fJi GtusTisià^o, Annali di Genova, ed altri. — D'Authon, Histoire de Louis XII, lt>15. pp. 44. 111,271.
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soggezione di essa a Luigi XIT; infatti, egli giurò nel 1499 pel re il trattato con cui Genova abdicava alla sua libertà, e ne fu il primo governatore. In seguito lo troviamo cof; nome di ammiraglio di Genova comandante in capo delit| fiotta che, composta di dieci bastimenti francesi e di dodid genovesi, veleggiava per Timpresa del monarca franeett sul regno di Napoli. Più non occorrendo colà il bisogno delle sue forze, il Ravestein sì volse allora a Metellioo contro il Turco, aggiuntesi a lui alcune galere dei Voio- ziani. Ma se felici erano stati lo .sbarco e gli inizi dell'ai>; sodio della fortezza, non gli arrise più nel seguito la fiv* tuna, sicché dovette nuovamente far vela per Genova. Scop» piata ivi la rivoluzione del 1506, egli vi accorse di Ftwàt dove trovavasi; stanziò dapprima in Asti a spiare i moli ed a ricevervi i delegati del popolo e dei nobili che feroM- mente si dilanivano in Genova. Entratovi con grande ap- parato di severità e di rigore non tardò ad essere sopraf- fatto dagli avvenimenti e costretto ad abbandonare la città ^ ove Tautorità sua aveva perduto ogni prestigio. Filippo dì Cleves morì nel 1528.
L'opera sua fu pubblicata più volte e tradotta in fiam- mingo (I). Dalla prima stampa fattasene a Parigi nel 1558, n(5 impariamo il vero titolo ed è: Instruction de ioutes ììianieres de guerroyer tant par terre que par mer et ie$ choses y servantes redigées par escrit par Philippes Dw de Cleves, Conte de la Marchi et Se igne ar de RaDestain.
(1) La prima edizione è quella di Parij^'i, in 8", per Guillaumb Morkl. 1:k>8. Fu ristam- pata ad Anversa nel irx)3, sotto il nome di Georges Vivien. Ricomparve nel IjiW, ad Arrai* ìd 8*^ pie, per Kob. Mandhity, sotto il titolo: I>i>cowrs- miUtaire du Sf^ignéur dt £•- restain a san prìnce, ecc. ì$ tout mix en orare ci divine en vingt-huìct diitcours fV LL. Hi. La traduz. fìamminga è stampata ad Anversa par Puilippb Nuyts, 1j79, in8*.
J
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jiieBla Élewa opera si consenra pare un maiioscarittó odia iotecft nazioiide di Torinese da emo apprendiamo qaal- aUm eariosa notìzia soU'op^ra e stili- autore della quale k fmm di tenm» cónto. Ecco qtianto si legge in nna Ir dà» pteeeàe il codice della nazionale torinese, in scrit- idd secolo XVP(l):
bUmre iùoimpoie par treshaut et tremoNe prinehe me^ ifUipfwie Olews seigneur de RaveHain (rette dee IMflfer :0t e&uUUtes des guerres tant terreetres que ^iUmu m>eeqw la guerre quefist ìempereur federic et fermr masimilien san Jttz cantre le seigneur de Ba^ Mi. Àmsi la guerre et miage cantre le ture de Me- h ama tedici seigneur de Bavestain éstait lieulenant ge^ Iti'éu Mog Lags XII. Vray est que le seigneur de Ba- tatmjkisait les sentenees^ mais ung sien argentier et MiiiJNr mowme ganUer ehastelain mettait le taut par iyjfit di Mait ledici gantierfilz de messire George chaste- éammmi&mpz iresexeellentBetharicien. Et lequel pregni re depuis que ledit seigneur de Bavestain fusi retire Service du Boy Loys douziesme et retire en Jlandres il Uà ledit livre a ìempereur Charles V\ Et lequel livre w trouve tresutille a lire atcs jeunes cheualiers et gen- tkommes qui desirent suivre les armes. onesta notizia, mentre ci mette pienamente a giorno sul- )eni conservataci dal nostro manoscritto, serve pure a ?garci le differenze di redazione tra i due codici, che wao uniformi e tra le diverse stampe. nostro codice fu scritto dopo il 1546; ciò. risulta da una
t mn oodlce cartaceo di 189 fogli del secolo XVP segnato L. V. 2, trovasi regi- mi N. CZX in Pasini • proriene dalla libreria d'Onorato d'Urfè.
8
• '^'^f??:''"vr?^*'
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nota di ngml earattere del reato del TohuM e poste margine di contro ad na p^jpetto d*arte militare che Tolle corroborare éòn nn eaempio dicendo che appunto fliveiraffatto il sìg. di Torenna nel detto anno 1646. n li||lift;è scritto in Carattere gotico-corsia della metà, dei secolo XVr; ò ornato di capitali miniato e é|.tipo cmuTO^ moderno e gotico mainscolo. Da totto ihiÀoscritto Ivcspare lo studio di renderlo ricco ed e vi furono dissendnati non podii disegni traodati penna e quindi miniati ed alluminati ad oro. Queste ture die arricchivano il volume erano forse da quindici 0 sedici; alonoe furono barbaramente tagliate llnfllill foglio che le conteneva, ne rimangono ancora alcune biella grandeza di tre quarti di pagina, altre neri; rappreseAtano consìgli di guerra, città fórtìflcats^ citi iù tìiJBp^ espugnazione di fortezze, combat t^rra e di male, e simili soggetti militari. Queste apfèrtengono alla scuola francese, in esse non pregio di una certa sicurezza di disegno e di franchezza pennello, ma esse peccano del manierismo del tempo. TL fac-simile che è qui contro di una di queste miniature varrà meglio d'ogni altra parola, a darne un*esatta idea al lettore.
Dopo il testo deiropera di Filippo di Cleves, seguita da alcuni elenchi delle cose necessarie ad un esercito, che pa» iono dello stesso autore, è pure compreso nello stesso dice un altro lavoro che forse gli è estraneo. Esso è: livre de lopperation de feu auquel sont determinez et declairez les manieres de composer et preparer toules nieres de pouldres et aultres choses appartenantes art de Cannonerye.
Non indegno di stare a fianco di questi manoscritti, q
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5 stampato, è il libro di Roberto Valturio, De re riy che i principi di Savoia tenevano già nella loro \ fin dal 1498, sia nel testo originale latino, sia tra- in italiano (1). L'esemplare custodito dal museo è )reziosa edizione di Verona del 1483, in un volume Ho figurato (2). Io esso concorrono due pregi a me- li la distinzione di essere esposto coi cimelii delle an- [ibrerie palatine, cioè l'interesse storico e la rarità ornamenti artistici.
è questo uno di quei libri, dice il Napione parlando 3 (3), in cui, quantunque stampati, procuravano, se- che nei primi anni della stampa si costumava, di re i codici più splendidi e signorili; non solo miniate se a oro ne sono le lettere iniziali, non solo vi si vede aie il nome e le armi di un personaggio dell'illustre Ha di Varax (4), ma inoltre, nel margine inferiore di ihì dei primi libri dell'opera si vedono miniate le ef- di alcuni dei principi più illustri della real casa ».
un inventario del predetto anno 149S, si trovano descritti due volumi del Val- .>■;: PIh< ung aulire <jro9 livre en papier a lestampe commencant E/encus et .'-'ttm miUtarium el couverl, ecc. — Ung gros livre en papier a lestampe en n-.'\i\e Ruberto Valerio: {ValturioJ armoye an premier feuillet de la croix
«cnpt autour Carolux dux Sahaudie, commencant Credo certamentet coti- r i^i»*:>>ta è sicuramente la traduzione del Ramusio, Verona 14^3. i j-rima, rarissima e-lizione del Valturio, è quella di Verona 1172. Quella della ir.aii.o è la beconda per Bomnim de Boninis, M83. Una ristampa di quest'ul-
faita a Par.gi apud Christiam.'m Wechelum, 1532, mense julio. II Valturio fu r;:* lutto in francese da Li'iGi Meigrbt e stampato a Parigi chez Charles Pbribr, .oti du>! ultimi libri facevano parte della palatina e si conservano ancora nella rva «ieirArchivio. 'y.isij delle antiche biblioteche della Real Ca'ia di Savoia^ Atti dell'Accademia,
vxxvi.
.0 Kudo dei Varax che qui si vede, inquartato al 1" e l** di vaio, al 2** 6 3** di t*><;Qo ^ burmontato dalla mitra; a destra ai innalza uno svolazzo cniriscrizione j B^-l'it. indicante chiaramente che il volume era di Giovanni di Varax, vescovo t'.-j d^ ll»77 al ir>0$, il consigliere del Duca Filippo di Savoia e quello stesso che, Uio dil Duca Carlo I ambasciatore a Roma alla Regina Carlotta di Cipro nel 1185. Ht«tm« h wwione di quel regno.
Un cartellino mìaìtto in pargunena «d ap^ioalo b pagina ofae preoede.il taata^dioe in Iettar» di beUìaa fiuma romana:
GRAtlOR ÈST IN PUWSO VENIENS CORPOKE "VIRTDS
e lo dice molto a proposito per questo volume, g-tacchè riccameote e più leg'giadrameQte non n sarebbe pot adornare. Ha ciò che lo rende ancor meglio prezioso è ricordo storico dello stesso Tolnme e del gran principi Savoia che lo possedette. Sui primi fogli bianchì del voìt si legge manoBorìtta, a mo' di epigrafe, qnesta anootaziì
LIBEUM BACSIB VULTIBtni
sthb0li6qdb sabaunobuv bbtbo
pkincipum illdstkem,
p08tl1mini0 recepii inclitdb
dux emanuel ph1libertu5
votum l, m. solvente lescurio
j. c. gratiannopoli.
Ann. Cebi, cioidlxxix. Mens. Auo.
Strano caso: il libro aveva corso la stessa sorte che toccata, si può dire, all'iutiero stato del Duca di Sav Probabilmente nel tempo in cui i francesi avevano cot mata la spogliazione del Duca Carlo IH" il volume, p forse di bottino, era passato ìd mani straniere, quando
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)d yalore d'Emanuel Filiberto, la fortuna di Savoia risorse igli aviti dominii furono ricuperati, ecco che anche il libro viene restituito al suo antico possessore.
Niona forse delle librerie principesche era in Italia più lieca delia palatina di Savoia quanto a libri manoscritti e ibmpati di cose militari; i pochi che stanno nel museo sto- cco, e dei quali abbiamo parlato, bastano a dare un'idea tiramore con cui i nostri principi coltivavano la scienza ttlitare e della loro predilezione pei libri che ne tratta- tilo (1).
Dove finiscono i pensieri di guerra incominciano pel prin- eipe le cure e le opere della pace, e fra queste s'affaccia per Il prima quella difficil arte di governar sé e lo Stato com- pRBa sotto il nome di politica. Identificare l'interesse per- Mmale e dinastico coir interesse dei loro popoli e farne im- ButabOe norma ai loro atti della vita pubblica e privata, h il principio che informò costantemente la potitica dei principi di Savoia, principio generato ed alimentato in essi più da naturale perspicacia e rettitudine di mente e da bontà di cuore, che non da astratta speculazione d'arte di stato. Tuttavia i nostri principi non trasandarono di far tesoro degli ammaestramenti dettati dai filosofi sul buon governo degli stati.
II libro più famoso in questo genere nell'età di mezzo fu
ti) Dà ooD pochi volami di questa materia che dalle antiche librerie di Savoia pas- ìttmo all'Archivio noi restriDgerò a citare solamente i mss. seguenti : Fronti:^, Art au^irgf cod. cjLTt. gotico. — BoNNET (HoDoró, Prieur de Sallion), Droit et art de juerr€, voi. II, in 4*", cod. cart. io fol. — Lo stesso, Varbre de batailleSf cod. n. got. — Bblll'CCI, Trattato della fortificazione ^ cod. cart. in fol., secolo XVP. — 1C4 Gabriello, Della sptajnatione et della difesa delle fortezze, 1578, cod. cart. in fol. Lcro Anlonio, Nuovo discorso militare, cod. cart., in 8®, secolo XVl®. — Inoltre B'ie ìrra.odi vulumi in foglio massimo, parte in pergamena e parte in carta, di Archi- urs wulitaref ooatenaoti disegai di fortificazioni.
il trattato che Egidio Colonna, detto comUDemeote EaiDio lip^ijotg»
RouANo, il celebre filoBofo e discepolo di S. Tommaso d'A- iiìiij^.
quino, vissuto sulla fine del secolo XIll" e sul priocipio del s^^ ftt\Vo
XIV, scrisse, sotto il titolo De redimine prineipum, per ^àti^j^
Filippo il Bello di Francia alla cui educazione era stato prfr ifetjjjj^
posto da Filippo l'Ardito. Quest'opera divulgatissima od taiJi d" **
medio evo (1), è una delle prime che troviamo nelle scarse ^-^-^ ^ _
notizie sulle antiche librerie palatine dei principi Sabaudi.
Un manoscritto di essa gi^ ne faceva parte Gd dal 1347 (2). . -
Questo manoscritto andò forse perduto nelle guerre o nel- _ _^""
l'inceodio che la biblioteca ducale sofferse nella geconda . _
metà del secolo XVII°, ma esso non era il solo; ne resta- - .
Tono altri codici (3) e fra questi quello ora custodito nel. _^
museo storico. Questo volume è un codicetto in-8<* di 1:
fogli di quella finissima e candida pergamena che ei fai
bricaTa con pelle d'agnelli nati morti, è di modesto aspeti
non arricchito di miniature salvo nella prima iniziale in ci
fa raffigurata la presentazione del libro. La scrittura è
due colonne in quelle lettere gotiche minuscole che s' u
vano nella prima metà del XV" secolo. La modesta scvoi
d'aspetto con cui sì presenta, s'addice ad un libro deatii
più che al lusso, a gravi meditazioni. Vex libris ri]
nel volume dimostra ch'esso proviene da qualche libi
(1) Ou>i tutta l< biblloMcbe d'Europa na pogiiodi rara. 11 Di Rtgimim Prineipum fu iiampaui la p ce» da Sioiaaa d'Hatdin s pubblicato Dal U9T.
(£) CiBBiiua, Dii omrnali>ri.eec.,cit.UD*aitimiitiPrineÌpiàmAl E fu, coma gìk ai accaoDì, uno dai dua libri «onprali da Ouglialoio Blokau a P IT par la «ducaiiona di Amadio VI".
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(3) Due altri ■»>. duliopara di Enidio Colo |
una, di pnianitai'a dalla >d |
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di Caia Savoia ai coDHrvaaa alla DiUiioteca |
N'aiiaaala di Torino. Il pria |
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CMXLlll, i cartacea di fgl. 103, dal a.c. XV° |
. L-altro i il eod. CMXC, t i |
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a dna colonna di fol, 179. della Una da] XIV |
■ecolo. Quindi at fuDO ut l' |
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\ix<, codd. mu. ciu. |
gfto manuau aun Jonannts. in qnai moao questo icritto passasse in seguito alle librerie dì Savoia ooa
ciò che desta maggior interesse nel riguardante sesto volume, non è già né la sua storia uè il suo ■A esteriore, ma bensì ciò che cade sotto gli occbi al correrne le rubriche. Solleva ogni animo gentile il se- 'aatore ove egli addita l'elevato fine iu cui il pria- leve riporre la sua Telicità, quando gli pone innanzi tu della prudenza, della giustizia, della fortezza, dulia raaza, della liberalità e della magnanimità delle quali essere oraato, e lo ammaestra a dominar le passioni niauteoersi uguale sì nella prospera che nell'avversa a. Piace il vederlo accompagnare il reale discepolo icrario della famiglia e porgergli savi ammaestramenti fido di governare la casa, di trattar la consorte e di je i figli. Ma dove il dotto monaco italiano si cattiva eoevola attenzione, è quando con profondità di scienza ■ nei camno politico dei rapporti del prìncipe col suo «0 e Con franca e coraggiosa libertà lo ammonisce, la una essere pessimo principato ed i principi doversi som- ■•Qtc guardare che la loro signoria non si converta iu
bifùde,
essere detestabile che la regia maestà declini a
^ ,^- "^''s è la corruzione di quella, sommamente impor- > governi rettamente il suo popolo e sì^
astenga dal tìrannizzavto, griacchè la tirannide è ; pencoli e meno duratura del buon principato, esser bew prender consiglio dai savi e nulla doversi fare per arbitt jBU tutto dover doraiuaro la giustizia ed esserpe minisi giudici piuttosto clementi che crudeli, intiae dover i | cipi guadagnarBi l'amore del popolo e cercare piìi d'ese amati che temuti (1).
La meditazione di cos'i savi dettauii non poteva i che ognor pììi feconda la gih felice inclinazione di rettila- dine dei prindpi di Savoia, e per certo possiamo ben dira>' ohe nessun, principe in Italia iucarnò meglio di essi la maB-i .urna di voler essere piiì amati che temuti dal loro popolft. '
Il trattato di Egidio Romano non fu il solo che ammae- ' strasse ì nostri principi nel cammino dei gravi loro doveri. Nel 1478 il duca Filiberto 1° faceva comporre per sé dal fa- ■ mOBO Francesco Filelfo un trattato Doctrinae et regiminit , vivendi e nello stesso tempo uà senatore del Senato di To- rino, contemporaneamente professor di leggi all'uaiversitMi indirizzava allo step,«o principe un'opera intitolata Documenta principum, libri si l'utio che l'altro da cui spirano precetti e consìgli di sagge/.za e di civili virtii (2).
Non meno fecondo di politici ammaestramenti è pei prin- cipi lo studio della storia, ne le opere storiche facevano di- fetto nelle antiche librerie della Casa di Savoia. Fin dal principio del secolo XV** troviamo notata l'esistenza in esse
Dell'ali» iatitolab
che più forte parlano alla mente gli esempi delle :;he tradizioni e sono più gagliardo sprone i fatti bili dei propri maggiori. I principi di Savoia ama- spìrarsi alla storia della loro casa e l'abbondanza loscritti di essa che fecero parte delle loro antiche è prova ch'essi ne predilessero la lettura. 1 antica storia di Casa Savoia pervenuta sino a noi L che va sotto il titolo di Slncirnnee (Ironiqued òt
e fu scrìtta fra gli ultimi anni del secolo XIV^ ed del XV% arrivando essa fino ad Amedeo VIIP primo
Savoia nel 1416. Essa non reca nome d'autore, ma provato che sia stata compilata da un tale sopran- to Cabaret, venuto di Savoia presso il conte Amedeo 1, al dire di Perinetto Dupin e più volte da lui ci- la storia del Conte Rosso come autore di memorie Lsa di Savoia (3).
nciennes Croniques furono pubblicate solo ai tempi lon però nel testo primitivo attribuito a Cabaret, ma
urio dei moUli liisciati, nel 1431, da Amedeo, Principe di Piemonte, presso e.
i libri dati a legare, 1476—1486, presso Napionb, 1. e. k di questa eronaca e sai sdo autore manifestarono opinioni diverse il Della rCiCBKS09f ed il Carbra e Analmente ne trattò, con novità di argomenti, Do- <is nella prefazione alla stampa fattane nel voi. I, Scriptorum dei Monti- >rice Patria.
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bensì in quello in parto «imaneggitto ^e tmpUbsato, eij l^rte nuovo della compilàiiona di Oiofwni Servìon gliare di Filippo conto di Brean, indi duct di Sftfoia, quale fu scritto dun^ito la sua (Hrijrionia dal 1464 al Oltre alla comiHlazione di Senrion« le antiche crOMcbe^ Savoia servirono di fondo comune aJle posterimnl deU ' nimo canonico Lionese» di Sinforiano Cbampier • di^ gliemo Paradin. Il primo tradusse sem^ieeamiii in le Andennes Ortmijves, il Champier non léce cìm nelle sue Orans Ortmiqws pubblicate nel 1516 m fitcendone appena qualche frase o mutendone qi rola e continuandole sino al duca Cairto III^ Né vrasameuto fece il Paradin nella sua Orwigm 4§4 uscito alla luce a Lione nel 1&52 (1).
Del testo primitivo si conservarono pareodbi secoli XV e ZVP (2). QueUo che vediamo nel musanti rico è appunto uno di em ed il